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L I F ES T Y LE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING

Poste Italiane Sped. In A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1,c. 1, DCB Milano

WINE STORIES LE DONNE DEL BIODINAMICO NATURAL FABRICS NELLE TRAME DEI TESSUTI NATURALI FASHION DIARIO DI UN VIAGGIO AL NORD VERSO EXPO 2015 MANI A SUD EVENTS LONDON GARDEN SHOW N° 26 Autunno 2014 Costo copertina € 3.50

David

De Rothschild

La causa ambientale non è mia o tua, riguarda tutti.


www.freerain.it


EDITORIALE

Lo sviluppo sostenibile non è più una moda e la riconoscibilità green di un’impresa è divenuta un driver per il brand e un vettore stimolante l’acquisto nonostante la crisi”. È quanto emerge dall’indagine sui comportamenti ambientali degli italiani, effettuata a settembre 2014 - su un campione di 1.500 persone - dall’istituto di ricerca SWG per Assorel (Associazione Italiana Agenzie di Relazioni Pubbliche). Oltre al dato davvero importante, il fatto che questa indagine sia stata richiesta da chi si occupa di comunicazione dimostra ancor di più quanto sia fondamentale per le aziende virtuose saper comunicare il loro impegno verso la sostenibilità, che spesso resta inespresso, o in altri casi, invece, sfruttato in modo improprio. Qualsiasi rivista e qualsiasi sito internet ormai tratta il tema del sostenibilità. Il punto è proprio come lo si affronta. Questa indagine parla di un consumatore maturo, finalmente anche in Italia, che non vive più il green come una moda, ma come una scelta di vita e che certamente ha ormai una sensibilità per comprendere se un messaggio è serio o meno. Proprio a questo consumatore si rivolge la nostra rivista; la linea editoriale di The Lifestyle Journal sin dall’inizio è stata quella di privilegiare prodotti e realtà che non solo abbiano una componente green, ma che inoltre rispecchino un vero e proprio stile di vita “slow”, dove questa parola per noi, lo abbiamo detto tante volte, significa il tempo della qualità: delle cose ben fatte e del tempo ben speso. È forse questa la discriminante principale per non incappare in tentativi di “green washing”. Non si tratta solo di essere sostenibili, utilizzare energie alternative o smaltire i rifiuti in modo più attento, quello che conta è amare ciò che si fa e farlo nel modo corretto.

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L IF E S T Y LE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING

Direttore Responsabile GIOVANNA CAPRIOGLIO Progetto grafico BUREAUBUREAU bureaubureau.it Art Editor DANIELA SAVOCA Publisher MARCO POLI Hanno collaborato a questo numero: Diana Barbetta Denise Battistin Daniele Buzzonetti Dana Frigerio Elisabetta Margheriti Marco Magalini Carlotta Nespoli Alice Notarianni Giada Strazzella Chiara Viola Concessionaria di pubblicità MILANO FASHION MEDIA Corso Colombo, 9 - MILANO Tel. +39.02/58153201 info@milanofashionmedia.it Responsabile di testata ELISABETTA ARADANAS BATALLA ebatalla@milanofashionmedia.it Stampato in Italia presso MC AZIENDA GRAFICA Via A. De Gasperi, 4 - Cermenate (CO ) mcaziendagrafica.it

Anno II, Numero 26 Registrazione del Tribunale di Milano autorizzazione numero 672del 21 dicembre 2010 The Lifestyle Journal è una rivista di edita da Biblioteca della Moda srl Via Alessandria, 8 – 20144 Milano redazione@thelifestylejournal.it www.thelifestylejournal.it In copertina: David Mayer de Rothschild

Photo credits: Per le immagini senza crediti l’editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli. L’editore è a piena disposizione per l’assolvimento di quanto occorre nei loro confronti.

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Cuciti Intorno a Voi

Tasselli Cashmere introduce il su misura nel settore del knitwear. NEW OPENING ottobre 2014 Spazio House - Corso Canal Chiaro 126, Modena www.tassellicashmere.com


contents N°26 / AUTUNNO 2014 SLOW LANE

SLOW MOTION

THE GUIDE

14 New Materials La casa del futuro è in canapa e calce? -I nuovi usi della canapa -Il bio scooter amico della natura

24 Cover story David Mayer de Rothschild

80 Automotive 82 Design 85 Fashion

16 Eco Retail Il supermercato a “imballaggio zero”

30 Wine stories Le donne del bio-dinamico -La vendemmia di Monte Napoleone 39 Natural Fabrics Nelle trame dei tessuti naturali

89 Kids

18 Green Architecture L’aereoporto più sostenibile al mondo sarà a Mexico City -Stasera dormiamo in un container? -Una casa ... sull’acqua

52 Riscaldamenti alternativi Ritorno alle origini

20 New Mobility Planet Solar -Risparmiare navigando? Verde come vela ci insegna come

47 Fashion Diario di un viaggio a nord

58 Verso expo 2015 Mani a Sud 65 Events London Garden Show -Good Food in Good Fashion -Oticolario 71 Outdoor Algarve. Paradiso dei golfisti 74 Travel Alexander Miric alias destinazione Africa

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88 Beauty

90 Books 92 Travel&Food 96 Pets 98 Green 100 Horoscope


Foto Ezio Manciucca

Il fuoco che arreda furnishing fire www.iflame.it


CONTRIBUTORS

ELISABETTA MARGHERITI Dottore agronomo, direttore commerciale di Torsanlorenzo Gruppo Florovivaistico e direttore di Agrilazio Ambiente International, si occupa della strategia aziendale, dell’organizzazione di convegni, seminari, workshop e iniziative culturali e della partecipazione a manifestazioni floricole e paesaggistiche.

MARCO MAGALINI Veronese d’origine, ha studiato Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia, per poi specializzarsi Luxury goods communication Milano. Vive e lavora a Milano, dove scrive di moda e design per magazine come Urban, Fashion Illustrated, Design Illustrated, Modaonline e Designspeaking. Magalinimarco.com DENISE BATTISTIN E’ giornalista pubblicista dal 1992, socio professionista Ferpi e ha conseguito anche l’attestato di Tecnico Pubblicitario. Ha lavorato presso alcune Agenzie pubblicitarie come copywriter e poi dal 1987 fino al 2008 ha gestito l’ufficio Stampa Italia di Fiera di Vicenza, dove poi si è occupata di sviluppo business e marketing fieristico. Web editor di siti aziendali del settore dei preziosi, scrive di gioielli ed enogastronomia. Alla collaborazione continuativa presso testate locali (Giornale di Vicenza) e nazionali (Orafo Italiano, Vogue Gioiello) ha affiancato anche la direzione di testate on line (Comacchio Web e Free Web).Ha scritto anche un e-book dal titolo “Ricette d’ufficio”.

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N°26 / AUTUNNO 2014 DANIELE BUZZONETTI Parmense di origine, ha iniziato l’attività giornalistica nel campo dei motori a Roma, nel 1970. Ha sempre abbinato l’interesse per le corse automobilistiche alla produzione e alla storia. Entrato nella casa editrice del settimanale “Autosprint” nel 1976, ha svolto varie mansioni in redazione e sui circuiti, per concludere come inviato in F.1 fino al 1987. Successivamente è stato vice-direttore del mensile “Auto” e direttore di “Gente Motori”. Ha proseguito l’attività come vicedirettore di “AM-Automese” per poi tornare ad “Autosprint” in veste di condirettore all’inizio degli anni 2000. Contemporaneamente, dal 1998 al 2009, è stato autore di newsletter per conto della Ferrari nell’ambito del Ferrari Challenge.

DANA FRIGERIO

Dana è una persona creativa che lavora su più progetti differenti: garden designer, ovvero progettista di giardini e terrazzi, blogger dal 2008 (dana-gardendesign.blogspot.it) contributor per riviste del settore green, nonchè Founder e Editor in Chief di Blossomzine, la prima rivista italiana digitale gratuita dedicata al mondo del verde. www.blossomzine.eu

GINNY ALIAS CHIARA VIOLA La rima è una parola che esce sincera/Ma con la pochette ed il vestito da sera/E dalla Parker della Ginny con un sorrisetto/Appoggia sul foglio il suo dolce culetto/Per dirvi che ovunque vi portin le stelle/ La vita riserva sorprese più belle/E a tutto da sempre c’ è un’unica cura:/Rider di brutto e senza paura!/ Dalla mia casetta sul fiume a Milano/Cerco le stelle allungando la mano,/Amo i pensieri e lo straordinario/Ho anche un cane ma è immaginario,/Abbino i cappelli agli occhiali da sole/Mi piace la gente che sa quel che vuole./Il caleidoscopio mi fa impazzire:/due volte lo stesso non ti può riuscire…/È questo che adoro a chiunque predire/Che tutto scorre e potrebbe avvenire! - unaparolabuonapertutti.it TLJ Diary of Slow Living - 26 — 11 —


slow lane RIFLESSIONI SUL MONDO CHE CAMBIA


N EWS slowLANE N EW MATE R I A LS

LA CASA DEL FUTURO È IN CANAPA E CALCE Dall’unione della calce e della canapa nasce una nuova linea di prodotti per il green building e il restauro. In questo momento storico, caratterizzato da una forte crisi dei modelli produttivi, la canapa in Italia torna così ad essere una risorsa. In particolare, il settore dell’edilizia ha visto l’introduzione di Calcecanapa, un materiale innovativo di alta qualità per l’isolamento degli edifici. Le qualità della canapa unite a quelle della calce impiegate in edilizia, come l’isolamento o la traspirazione, mantengono gli edifici caldi in inverno e freschi di estate, ad una temperatura costante. A queste proprietà si aggiungono la resistenza al calore e a muffe e parassiti nonchè la possibilità di essere completamente riciclati in caso di abbattimento o ristrutturazione delle costruzioni in cui sono impiegati. Un’innovazione eco-sostenibile, italiana al 100%, per rendere gli edifici energeticamente più efficienti, sani, confortevoli e anche più belli. Perché oggi il rispetto per l’ambiente e il benessere abitativo non sono più scelte alternative.

I nuovi usi della canapa

Una pianta antichissima, dalla storia millenaria, dai mille utilizzi e da proprietà benefiche inimmaginabili. Le coltivazioni di canapa stanno facendo oggi la loro ricomparsa ed è incredibile la quantità innumerevole di prodotti a cui questa pianta antichissima può dare vita. Tra le decine di usi in diversi e svariati settori, ne esistono alcuni davvero curiosi. Una società del Colorado, ad esempio, sta usando la canapa per combattere la

diffusione delle infezioni da stafilococco negli ospedali: varie sostanze che si trovano nella canapa possiedono infatti proprietà antibatteriche e antifungine. Un gruppo di ingegneri chimici dell’University of Alberta, invece, ha trasformato le fibre di canapa in un nanomateriale con proprietà simili al grafene ma con un costo finale molto più basso e proprietà elettrochimiche di stoccaggio superiori. E ancora. Secondo la dottoressa Nicoletta TLJ Diary of Slow Living - 26 — 14 —

Ravasio, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR, un’altra frontiera a questo proposito è lo studio per ricreare l’“umami”, considerato il quinto gusto insieme a “dolce”, “salato”, “amaro” e “aspro”. Indica il sapore di glutammato, contenuto nei dadi da cucina. Infine, oggi si può trovare la canapa in auto prodotte, tra gli altri, da Audi, BMW, Ford, Chrysler, Mercedes e Honda. Il biocomposto in fibra di canapa è resistente come la fibra di vetro, ma incredibilmente leggero.


IL BIO SCOOTER AMICO DELLA NATURA Uno scooter ecosostenibile realizzato interamente con fibre vegetali che rinuncia alla plastica: il motorino elettrico Be.e,si presenta come il più eco sostenibile mai costruito. La sua monoscocca è realizzata da compositi naturali, fibre di canapa e di lino, e la fibra di vetro è stata sostituita da fibre vegetali mescolate a bio resina. Il Be.e, prodotto ad Amsterdam, si propone di essere uno scooter leggero per l’utilizzo cittadino. Dalla Germania, invece, arriva un’invenzione chiamata Onyx Hemp Bike: una biciletta fatta per la maggior parte di canapa, bambù e polistirolo con l’integrazione di alluminio e carbonio. La Us Hemp Co. ha creato invece una linea di tavole da surf fatte in fibra di canapa al 100%.

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N EWS slowLANE ECO R E TA I L

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Il supermercato a “imballaggio zero”

ascerà a Berlino Original Unverpackt, un vero e proprio supermercato dove gli articoli in vendita non saranno confezionati. Tutto è iniziato attraverso la piattaforma online startnext.de grazie alla quale le imprenditrici tedesche Sarah Lupo e Milena Glimbovski sono riuscite a finanziare interamente il loro progetto grazie alla raccolta pubblica di fondi online. L’Original Unverpackt avrà le dimensioni di un tradizionale supermercato, con oltre 600 prodotti tra cui scegliere, che saranno esposti in scatole e recipienti forniti al ne-

gozio direttamente dai clienti. Le persone, tornando nel negozio, potranno infatti riutilizzare i contenitori per la loro spesa, oppure restituirli al punto vendita, che li darà a sua volta ad un altro cliente. L’acquisto di prodotti sfusi ha un duplice vantaggio, poiché permette anche ai clienti di dosare con maggior precisione le quantità di cui hanno bisogno riducendo, di conseguenza, lo spreco di cibo. L’obiettivo finale del supermercato a imballaggio zero sarà quindi, la sostenibilità, con un’attenzione particolare al km zero e al biologico.

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N EWS slowLANE GR E E N A R C H I T EC T UR E

L’AEROPORTO PIÙ SOSTENIBILE AL MONDO SARÀ A MEXICO CITY Città del Messico avrà l’aeroporto più sostenibile al mondo. Il progetto, firmato dagli architetti Norman Foster e Fernando Romero, punta a rivoluzionare gli standard dell’airport design. La proposta del nuovo scalo messicano, per una superficie totale di circa 555mila metri quadri, sarà infatti rivoluzionaria: l’hub sarà racchiuso da un involucro a griglia leggero, caratterizzato da una forma fluida che comprenderà sia le pareti che il tetto in un unico volume, evocando le sensazioni associate al volo. Un grande giardino circolare accoglierà i passeggeri in arrivo sotto una cupola di vetro e acciaio che ricorderà una forma fluente di volo. Una celebrazione dello spazio e allo stesso tempo della luce, il cui sviluppo consisterà nella rigenerazione della zona circostante. Il terminal inoltre sarà unico, compatto, avrà brevi distanze da percorrere a piedi e poche variazioni di livello: sarà facile spostarsi al suo interno e i passeggeri non dovranno utilizzare treni interni o tunnel sotterranei. La struttura non avrà bisogno di nessun sistema di climatizzazione o riscaldamento. Per gran parte dell’anno, si stima che la temperatura dell’edificio funzionerà al 100% utilizzando aria esterna, con l’impiego di riscaldamento o raffrescamento addizionale solo in minima, se non nulla, parte. Per il progetto verrà utilizzato meno materiale ed energia di quanto preveda un raggruppamento tradizionale di edifici. I lavori dovrebbero iniziare nel gennaio del prossimo anno ed essere ultimati nel 2018. L’aeroporto trae ispirazione dal simbolismo e alla tradizione architettonica messicana. E messicana sarà anche la manodopera, messa a disposizione da ingegneri e imprenditori locali.

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UNA CASA... SULL’ACQUA

STASERA DORMIAMO IN UN CONTAINER? Arriva da Hong Kong il progetto di un originalissimo albergo-grattacielo fatto di container riciclati, ognuno dei quali ospita una camera e può essere spostato in base alle esigenze, come in un gioco Jenga, inserendoli o prendendoli dalla torre, accatastatandoli e sfalsatndoli con facilità. Sostenibilità, riciclo creativo e green building, queste le caratteristiche dell’Hive Inn. Ogni unità abitativa, infatti, sarà estremamente confortevole, provvista dei servizi necessari agli occupanti e altamente

efficiente anche da un punto di vista energetico. È proprio in relazione a questa flessibilità, che l’idea dell’Hive-Inn ha suscitato un grande interesse nel settore della bioedilizia, mostrando i molteplici modi in cui è possibile riciclare i container abbandonati e riportarli a nuova vita. Inoltre, la flessibilità e la mobilità del progetto presentano anche un’opportunità di branding interessante e il fatto di sottrarre all’ambiente materiali ormai inutilizzabili risolve l’attuale problema del loro smaltimento. TLJ Diary of Slow Living - 26 — 19 —

Una casa galleggiante ad altissimi livelli di design e innovazione per circondarsi di natura e libertà, senza rinunciare al comfort. È particolarmente seducente la nuova abitazione di lusso ideata dall’architetto di Singapore Dymitr Malcew per l’azienda francese H2ORIZON, specializzata in strutture galleggianti. Le case pensate da Malcew sono costruite su piattaforme fluttuanti e possono così essere spostate con facilità. Ogni abitazione è dotata di due camere da letto, salone, cucina, due bagni e un’ampia terrazza. La scelta dei materiali va di pari passo con il concetto di sostenibilità: la grande presenza del legno negli interni, ad esempio, sottolinea il forte legame con la natura e le ampie vetrate permettono ai raggi solari di mantenere ben illuminata la struttura, che si ispira all’outdoor e a uno stile di vita semplice ma lussuoso e rilassato. I materiali utilizzati possono essere personalizzati a seconda delle esigenze. Tutte le stanze sono progettate in modo da fornire la massima fruibilità visiva del paesaggio e l’accesso diretto alla terrazza perimetrale intorno alla casa. La base è una piattaforma mobile e può essere facilmente agganciata al porticciolo, al pontile piuttosto che alla baia. Si tratta così di una soluzione abitativa che permette di godere del vero contatto con la natura e dell’impagabile sensazione di libertà che solo una notte tra le onde può donare, nel rispetto dell’ambiente circostante. Oltre ad essere un’idea dal design avanguardista, questa nuova concezione di casa vanta di un bassissimo impatto ambientale in quanto non necessita di fondamenta e di allacciamenti alla rete idrica ed elettrica: l’impianto di desalinizzazione dell’acqua marina e i pannelli solari sul tetto sono sufficienti per assicurare la sua efficienza energetica.


N EWS slowLANE NEW MOBILITY

PLANET SOLAR

La più grande nave solare al mondo arriva a Venezia per l’unica tappa italiana del suo tour mondiale. Il viaggio della Tûranor PlanetSolar, progettata da Design LOMOcean e costruita da Knierim Yachtbau presso il cantiere di Howaldtswerke-Deutsche Werft a Kiel, è iniziato il 27 settembre 2010 quando il fondatore del progetto Raphael Domjan, assieme a tre altri co-fondatori, è partito dal Principato di Monaco alla volta della circumnavigazione del globo con il solo ausilio dell’energia solare. Con questa spedizione, i promotori del progetto hanno voluto coinvolgere l’opinione pubblica sull’importanza delle energie rinnovabili per la tutela dell’ambiente. Quindi, niente inquinamento acustico, niente emissioni di CO2, niente scarichi e niente carburante. Nel nostro Paese l’imbarcazione è stata accolta il 4 settembre scorso passando attraverso il porto di Venezia, per poi dirigersi all’isola della Certosa dove stazionerà per sei mesi, fino all’avvio dell’Expo 2015 che vedrà Venezia impegnata su progetti legati al mondo dell’acqua e della sostenibilità.

RISPARMIARE NAVIGANDO? VERDE COME VELA CI INSEGNA COME Risparmiare 100 litri di gasolio in 19 giorni di navigazione non è un’utopia. A dimostrarlo, il pro-

getto “Verde come Vela” promosso da Boat Ecology, che punta sull’innovazione tecnologica e

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sull’eco-efficienza per rilanciare nautica e portualità. L’equipaggio ha così effettuato una crociera di 19 giorni nel Mediterraneo, dopo aver partecipato alle regate della 151 Miglia trofeo Celadrin e della Giraglia Rolex Cup, coinvolgendo nel progetto di sensibilizzazione ambientale le coste e le strutture portuali di Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna. Il viaggio della barca a vela autosufficiente dal punto di vista energetico, si è concluso con un bilancio più che positivo il 3 agosto, dimostrando che è possibile risparmiare molto gasolio anche andando a vela. D’altra parte Verde come Vela non aveva la pretesa di portare nessuna novità, bensì di dimostrare come il cambiamento sia possibile e facile da ottenere.


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slow motion PR EN DI I L T E M P O P E R . .. · 24 · Cover story David Mayer de Rothschild| · 30 · Wine Stories Le donne del biodinamico · La Vendemmia di Monte Napoleone | · 39 · Natural Fabrics Nelle trame dei tessuti naturali| · 47 · Fashion Diario di un viaggio a Nord · 52· Riscaldamenti alternativi Ritorno alle origini | · 58 · Verso Expo 2015 Mani a Sud | · 65 · Green Events London Garden Show · 68 · Orticolario · 69 · Good Food in Good Fashion | · 71 · Outdoor Algarve, paradiso dei golfisti | · 74 · Travel Destinazione Africa


slowmotion COVER STORY

* DAVID MAYER DE ROTHSCHILD

LA CAUSA AMBIENTALE NON È MIA O TUA, RIGUARDA TUTTI. UN TEMPO GLI AVVENTURIERI ERANO GENTE INTERESSATA A RAGGIUNGERE LA META PER PIANTARVI UNA BANDIERA E GONFIARE IL PROPRIO EGO. OGGI, INVECE, ESISTE UNA NUOVA RAZZA DI ESPLORATORI, CAPACI DI SFRUTTARE IL FASCINO ROMANTICO DELLE AVVENTURE A FINI PIÙ ALTRUISTI. Di Nicola Scevola

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mprese come raggiungere il Polo, risalire un fiume nel cuore dell’Amazzonia o navigare su una barca fatta di bottiglie riciclate non sono solo modi per appagare le proprie ambizioni, ma possono servire a veicolare idee. Soprattutto se queste idee ruotano intorno al concetto di proteggere l’ambiente. “Se ti piacciono le avventure, non puoi che amare la natura”, dice David de Rothschild, esploratore che ha fatto del verde la sua causa. “A quel punto, difendere la natura diventa come proteggere il tuo parco giochi”. Rothschild avrebbe potuto passare la sua vita oziando disteso su qualche spiaggia tropicale. Il 35enne britannico è l’ultimo erede di una delle più antiche e nobili famiglie di banchieri europei. Come se non bastasse, è anche attraente, simpatico e alto più di un metro e novanta. Godersi la vita restando con le mani in

mano, però, non è mai stata un’opzione per quest’aristocratico iperattivo, definito Climate Hero dall’United Nation Environmental Programme e Emerging Explorer dalla rivista National Geographic. La natura è sempre stata un richiamo troppo forte. Da bambino ha cominciato ad andare a cavallo, diventando una promessa nel salto a ostacoli. Gli anni passati a bazzicare le scuderie e cavalcare all’aria aperta l’hanno reso allergico alla vita sedentaria. E quando ha abbandonato l’idea di una carriera nell’ippica per studiare a Oxford, ha dovuto trovare qualche sfogo alternativo. Così, invece d’investire il suo denaro in feste e vestiti, ha preferito lanciarsi in spedizioni ai confini del mondo con l’idea di sfruttare le storie avventurose che avrebbero generato per attirare l’attenzione del pubblico sui problemi di degrado e riscaldamento ambientale. “Le avventure

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slowmotion COVER STORY

funzionano come cavalli di troia”, dice al telefono da San Francisco, città dove vive da oltre tre anni. “In un mondo fatto d’immagini e comunicazione, per far parlare di certi temi occorre associarli a eventi particolari”. Nel 2001 Rothschild ha partecipato alla sua prima spedizione al Polo Nord. Poi ha raggiunto il Polo Sud, diventando una delle poche persone al mondo a esser passato per entrambi. Ha battuto il record per la traversata più veloce della Groenlandia. E infine ha cercato di navigare il mar polare artico fra la Russia e il Canada. Obiettivo di tutte queste spedizioni era pubblicizzare gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacci dei luoghi più freddi della terra. Come prevedibile, all’inizio i genitori erano piuttosto scettici sulle scelte di vita fatte dal loro terzogenito. “Mia madre non dormiva la notte pensandomi perduto fra i ghiacci”, ricorda Rothschild. Effettivamente qualche motivo per preoccuparsi c’era. Durante la spedizione nell’oceano Artico, ad esempio, il freddo era talmente pungente che le dita di David cominciarono a tagliarsi, costringendolo a ricorrere al nastro adesivo per richiudere le ferite.Con la scusa di comprendere le motivazioni del figlio, dopo i primi viaggi i genitori si sono documentati più a fondo sulle conseguenze dell’effetto serra, arrivando alla conclusione che, tutto sommato, le peripezie di David avevano un senso. In famiglia, d’altronde, la sensibilità per l’ambiente non è certo una cosa nuova. Miriam Rothschild fu una zoologa e botanica

del Novecento e, prima di lei, Walter Rothschild, banchiere e membro del parlamento britannico, divenne famoso per le sue ricerche in campo animale. Il barone girava il mondo collezionando specie diverse per analizzarle e catalogarle. Una volta si recò a Buckingham Palace con una carrozza trainata da zebre per dimostrare che potevano essere usate come cavalli ed esiste ancora una giraffa a cinque corna chiamata con il suo nome. “In famiglia l’interesse per le scienze naturali è sempre andato di pari passo con quello per gli affari”, conferma David. Sfruttando quest’eredità, nel 2010 Rothschild ha organizzato quella che, fino ad ora, è stata la sua impresa più riuscita, almeno da un punto di vista mediatico. Per attirare l’attenzione sul problema

“In un mondo fatto d’immagini e comunicazione, per far parlare di certi temi occorre associarli a eventi particolari”.

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LA CAUSA AMBIENTALE RIGUARDA TUTTI

MOMENTI A BORDO DEL PLASTIKI.


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dell’inquinamento degli Oceani, ha costruito una barca a vela con bottiglie di plastica riciclate ed è salpato da San Francisco alla volta di Sydney. In mezzo all’oceano Pacifico, infatti, esiste una gigantesca isola galleggiante formata da detriti di plastica abbandonati dall’uomo. Poi, per riaccendere il dibattito sulle conseguenze socio-ambientali legate alla costruzione della diga Belo Monte, progetto gigantesco voluto dal governo brasiliano, Rothschild ha risalito in canoa il fiume Xingu fino alla sorgente nell’Amazzonia. Per veicolare il suo messaggio ecologico, Rothschild ha creato una serie di siti internet e un’agenzia di comunicazione che sfrutta il fascino delle avventure a scopo educativo e fa consulenza alle aziende in materia di Corporate Social Responsibility. L’obiettivo finale è quello di ripensare da zero il nostro rapporto con la natura. Nel frattempo, però, occorre fare i conti con la realtà. Per questo il coinvolgimento e la sensibilizzazione delle aziende è diventato un aspetto importante. “Per cambiare il sistema attuale occorre tempo e bisogna coinvolgere chi ha più potere, come industrie e imprese”. Rothschild è un sognatore. A chi lo critica per aver usato la causa ambientale come una scusa per legittimare la sua passione per le avventure, risponde che sfruttare la sua fortuna per fare qualcosa è sempre meglio di non fare nulla. E poi, citando l’architetto-

scienziato Richard Buckminster Fuller, ricorda che “la terra è come un’astronave” su cui siamo a bordo tutti insieme. “La causa ambientale non è mia o tua. Riguarda tutti quanti, indistintamente”. Negli anni Sessanta, Buckminster Fuller aveva previsto che l’astronave terra si sarebbe presto schiantata, se i suoi abitanti non fossero riusciti a mettersi d’accordo su come usare le risorse a disposizione per pilotarla meglio. E aveva spronato i suoi contemporanei a “fare di più con meno”. Cinquant’anni dopo, Rothschild riprende questo concetto, proponendo di organizzare nuove avventure al fine di accelerare la produzione d’idee per migliorare lo sfruttamento delle risorse limitate di cui disponiamo. Prima di organizzare le prossime spedizioni, l’eco-esploratore ha intenzione di lanciare un bando pubblico per raccogliere soluzioni innovative per la conservazione di ricchezze come cibo, acqua ed energia. Oltre a generare pubblicità per queste idee, le nuove spedizioni serviranno come laboratori per testarle. I dettagli delle imprese sono ancora top secret, ma potrebbero coinvolgere, ad esempio, la traversata di un deserto come occasione per trovare una soluzione alla conservazione dell’acqua.“L’obiettivo è usare le avventure per completare il sogno di Buckminster Fuller e riscrivere il manuale d’istruzioni per pilotare l’astronave terra”.

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slowmotion WINE STORIES

LE DONNE DEL BIODINAMICO FRA COLORO CHE PENSANO CHE IL VINO SIA UN ELEMENTO VIVO, VIBRANTE E SOGGETTO AD UNA SPONTANEA EVOLUZIONE, IN CUI LO SVILUPPO DIVENTA PARTE INTEGRANTE DEL TERRITORIO DA CUI PROVIENE, CI SONO LE DONNE, TRE IN PARTICOLARE, CHE DAL NORD AL SUD PORTANO AVANTI QUESTA LORO PARTICOLARE E PERSONALE “MISSIONE”. Di Denise Battistin

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IL VINO COME PRODOTTO DI UN CICLO ARMONICO, nel quale

la natura offre alla mano dell’uomo gli strumenti per realizzare ogni volta un piccolo ma sorprendente capolavoro. Questo è il caposaldo dal quale, soprattutto negli ultimi anni, molti viticoltori e vignaioli sono partiti per fondare il proprio “fare il vino”, che non è solo “produrre”, ma vuol dire per prima cosa saper amare e coltivare le viti e poi custodirne e valorizzarne il frutto. Il vino ne diventa poi una logica e naturale conseguenza. Grazie anche alla maggiore coscienza ecologica che in questi anni si è andata sempre più affermando, si riconoscono fra i produttori molti che si avvicinano alla terra e alla sua coltivazione con un approccio di pieno rispetto, umile e quasi timoroso di fronte alla grandezza dei fenomeni naturali. I quali vengono compresi, assecondati e mai forzati, attraverso ritmi e cadenze che solo la natura sa dare. Fra coloro che pensano che il vino sia un elemento vivo, vibrante e soggetto ad una spontanea evoluzione, in cui lo sviluppo diventa parte integrante del territorio da cui proviene, ci sono le donne, tre in particolare, che dal Nord al Sud portano avanti questa loro particolare e personale “missione”. Pur vivendo in ambienti diversi tra loro, pur coltivando piante completamente estranee le une alle altre, e applicando metodi diversi, tutte e tre parlano lo stesso linguaggio: capire la vite per produrre un buon vino, in una filosofia olistica che sta sempre più affermandosi come l’unica possibile per preservare la biodiversità e il delicato equilibrio dell’ecosistema di riferimento.

AZIENDA AGRICOLA FORADORI

Situata quasi all’imbocco della via Rotaliana che porta a Mezzocorona (Tn) l’Azienda Agricola Foradori, nasce nel 1930 grazie a Vittorio Foradori, e fin da subito viene iniziata una profonda trasformazione dell’azienda, abbandonando la precedente produzione di vino comune e puntando solo su vino di alta qualità. Nel 1985 viene presa in mano dalla giovane nipote del fondatore, Elisabetta Foradori, enologa diplomata. Chiamata anche la “principessa del Teroldego”, Elisabetta, resasi presto conto che le notevoli qualità del Teroldego erano ancora incomplete ed espresse solo parzialmente, si dedica, con arte e passione, a sviluppare le immense potenzialità di questo vitigno. Ciò ha significato un notevole lavoro nel vigneto, nuovi impianti ad alta densità, graduale sosti-

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slowmotion WINE STORIES

NELLA PAGINA DI APERTURA: Un momento della dinamizzazione alla Foradori. IN QUESTA PAGINA (in senso orario): Elisabetta Foradori (ph. Rui Camilo), Elena Pantaleoni e Arianna Occhipinti. NELLA PAGINA A FIANCO: una vigna della cantina Foradori.

tuzione della pergola trentina con l’impianto a guyot, controllo della resa, ma anche selezione massale per recuperare la varietà e, quindi, lavoro in cantina, con il controllo delle fermentazioni, lo studio del Teroldego prodotto e l’attento affinamento in botti di legno. Un lavoro lungo, di anni, che ha richiesto entusiasmo e creatività, uniti ad una buona dose di costanza e di tenacia, che ha portato alla produzione di un vino biodinamico la cui fama varca i confini nazionali. “Foradori è oggi un’azienda in cammino

– illustra Elisabetta - Dopo dieci anni d’uso dei preparati biodinamici in vigna e di attenzioni quotidiane in cantina iniziamo a percepire il valore del nostro lavoro. Raccogliamo le uve di 26 ettari di vigna - l’80% a Teroldego, il 15% a Manzoni Bianco e il 5% a Nosiola - per produrre in media 160.000 bottiglie ogni anno: 90.000 di Foradori, 20.000 di Granato, 20.000 di Fontanasanta Manzoni Bianco, 8.000 di Fontanasanta Nosiola e 10.000 per ciascuno dei vecchi vigneti di Teroldego Sgarzon e

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More”. Socia di “VinNatur”, l’associazione nata per preservare l’individualità del vino, Elisabetta Foradori oggi cura, preserva e protegge le sue viti con tisane di achillea, menta o camomilla, a seconda della necessità, con gli stessi principi della omeopatia. “Il lavorare in un organismo agricolo a ciclo chiuso, cioè autosufficiente, è il nostro obiettivo futuro – commenta infine - Le componenti umana, sociale, vegetale, animale e minerale hanno un ruolo sinergico e di pari peso nella nostra realtà.”


LE DONNE DEL BIODINAMICO

AZIENDA VINICOLA “LA STOPPA”

“La Stoppa” è un’azienda antica che con i suoi vigneti si arrampica solitaria sui declivi della val Trebbiola, non lontano dal fiume Trebbia, in provincia di Piacenza. Dal 1973 appartiene alla famiglia Pantaleoni, che in poco tempo ha razionalizzato gli impianti e rinnovato la cantina. Oggi l’azienda è condotta da Elena Pantaleoni, che dal 1997, insieme all’enologo Giulio Armani, ha voluto che i maggiori investimenti fossero destinati alla vigna, gestita secondo il metodo biolo-

gico e certificato dall’Ente Suolo e Salute. La tenuta si estende su 58 ettari, 28 destinati a boschi e querce, castagni e robinie e 30 a vigna, tutti accorpati e dominati da una torre di impianto medievale. “Il compito dell’uomo è comprendere il territorio in cui egli vive – dichiara Pantaleoni - valorizzando le espressioni e manifestazioni specifiche dei frutti della natura. In quest’ottica, nella nostra azienda si producono vini autentici, di carattere e fortemente legati al territorio.” Quasi la totalità dei vigneti è allevata a guyot,

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a 6.000 piante per ettaro, con inerbimento spontaneo. La cura del vigneto è svolta lasciando la pianta crescere in autonomia, senza concimazioni, né diserbi, solo trattamenti di zolfo e rame. Tutte le lavorazioni vengono effettuate a mano, fino alla raccolta, per garantire un maggior controllo e di conseguenza una maggiore qualità delle uve. Non si effettua diradamento, ma attraverso una vendemmia ragionata e numerosi controlli del vigneto nel periodo di raccolta si destinano le uve dalle vigne più giovani alla produ-


slowmotion WINE STORIES zione dei vini giovani e le uve più pregiate e da vigne vecchie alla produzione di vini da lungo invecchiamento. “Tutto il lavoro in cantina è guidato dalla profonda conoscenza dei frutti della vite e del territorio – conferma Elena – Perché il vino è frutto di un luogo e osservando dov’è un luogo e come è fatto lo si può interpretare, comprendere ed elaborare nel vino.” La Barbera e la Bonarda occupano la maggior parte della superficie coltivata, seguiti dalla Malvasia di Candia Aromatica, il Cabernet Sauvignon e il Merlot.

AZIENDA OCCHIPINTI

La storia di Arianna Occhipinti tra le vigne inizia nel 2004, quando, terminati gli studi a Milano in Viticoltura ed Enologia, decide di ritornare in Sicilia. Comincia da un ettaro di vigneto in Contrada Fossa di Lupo a Vittoria nel cuore della produzione del Cerasuolo. Adesso, sempre a Vittoria, la superficie aziendale è di 30 ettari, di cui 18 a vigneto, tra Nero d’avola e Frappato, Albanello e Moscato (tutte varietà autoctone siciliane) e il resto a uliveto, seminativo e alberi da frutto. L’azienda ha lavorato intensamente sul recupero delle vigne vecchie migliorando anche le tecniche di potatura, mentre tutti gli impianti nuovi derivano da una accurata selezione massale, mantenendo una pratica ancora in uso in Sicilia, che è l’innesto in campo, condotto da squadre di esperti. In questo modo si è cercato di mantenere i cloni più antichi ancora esistenti in zona e di esaltare le diversità dei singoli individui, il cui insieme crea una maggiore armonia dei vini ed esalta i caratteri del territorio. Vincitrice nel 2012 della seconda edizione di “Next In Wine”, il premio assegnato ai giovani talenti under 35 della Vigna Italia, Occhipinti esprime la viticoltura come parte del territorio, dal quale tutto nasce, senza interventi forzati e forzosi da parte di tecniche invasive, ma interpretato e compreso per quello che è, con i suoi limiti e le sue grandezze. “Per me produrre vino – commenta Arianna – non è un obiettivo meramente economico, ma la realizzazione di un progetto di vita, un’esperienza irrepetibile, dove trasfondere il mio entusiasmo”. Un entusiasmo che ritroviamo anche fra le pagine del suo libro “Natural Woman” dove emergono tutte le emozioni e i sentimenti legati alla coltivazione dei vigneti secondo i canoni dell’agricoltura biologica, certificati dalla QC&I International. Oggi i suoi vini vengono definiti “vini di territorio”. Lei stessa scrive: “Amo le uve di questa terra, il Frappato e il Nero d’Avola, mi ritrovo nella loro espressione, nel loro essere armonici e disuguali. Forse longevi, adoro la loro forza di sapersi portare dentro un passato e un futuro allo stesso tempo”.

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LE DONNE DEL BIODINAMICO

NELLA PAGINA A FIANCO: La cantina di Arianna Occhipinti e un filare del suo frappato. IN QUESTA PAGINA in alto la

Tenuta La Stoppa e sotto le botti e gli arnesi del mestiere in Cantina Foradori.

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slowmotion WINE STORIES

LA VENDEMMIA DI MONTE NAPOLEONE La vendemmia rappresenta per ogni cantina vinicola non solo un momento fondamentale nel ciclo di produzione, ma anche la celebrazione del lavoro dell’uomo che coglie i frutti di una terra che lo rappresenta. Ed è proprio questo legame con la terra ed il “saper fare” che rende ogni vino unico e con una storia da raccontare. Questo momento magico del lavoro in vigna, da ormai cinque anni, viene celebrato anche a Milano, nella via che più di tutte mostra al mondo il meglio della moda e del lusso italiano e internazionale, via Montenapoleone. Un connubio quello tra la moda e il vino che ha molti punti in comune, primo tra tutti una storia fatta di passione, tradizione ed eccellenza; la ca-

pacità di valorizzare il proprio patrimonio, di comunicare attraverso il prodotto tutto quello che c’è “dietro” e di farlo con una lingua internazionale, quella della qualità. Nell’avvicinarsi ad Expo sono questi più che mai i valori su cui l’Italia deve puntare e un evento in grado di riunire tradizione, eccellenza, storia e arte come la Vendemmia di Montenapoleone ne è un esempio ispiratore che, giunto alla sua quinta edizione, trova sempre più spunti e allarga il suo raggio d’azione. Così, dal 6 al 12 ottobre Milano e il suo sistema di eccellenze rappresentato da boutique, grandi alberghi, ristoranti e musei ospiterà una fitta serie di appuntamenti legati ai grandi vini. All’immancabile serata del 9 ottobre,

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quando le circa 80 boutique di Via Montenapoleone, via Verri e via Sant’Andrea ospiteranno ciascuna prestigiosi vini scelti dal Comitato Grandi Cru d’Italia, offerti in degustazione ad ospiti selezionati, si affiancheranno moltissime altre importanti iniziative coordinate dall’Associazione via Montenapoleone. Anzitutto uno speciale menù “La Vendemmia” sarà proposto nei più prestigiosi ristoranti e negli hotel 5 stelle del Quadrilatero, i quali offriranno ai propri ospiti pacchetti esclusivi che permetteranno loro di accedere agli eventi in calendario e a degustazioni private nelle case vinicole; inoltre, una importantissima asta benefica organizzata a Palazzo Clerici in collaborazione con Christie’s


PER MAGGIORI INFORMAZIONI WWW.LAVENDEMMIA.ORG

a favore della Dynamo Camp Onlus, in cui saranno battute bottiglie molto prestigiose e ancora un esclusivo Tasting al PAC, dove sarà possibile degustare tutte le etichette del Comitato Grandi Cru d’Italia e vedere in anteprima la mostra “GLITCH: interferenze tra arte e cinema in Italia”; un legame con l’arte che si rinnova anche a Palazzo Reale dove dal 6 al 12 sarà esposta un’installazione di Giuseppe Stampone. Un obiettivo raggiunto quello di “celebrare il Savoir vivre italiano, mettendo a sistema i numerosi attori interessati e creando valore per Milano”, afferma Guglielmo Miani (nella foto sopra), presidente dell’Associazione Montenapoleone.

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slowmotion

Anhelo è una preziosa miscela composta dai migliori caffè arabica provenienti da piantagioni del Brasile e dalle alture del Centro-America, con una minor percentuale di pregiate robusta di origine indiana ed etiope. Deve il suo successo all’equilibrato dosaggio ed all’accurata tostatura, frutto di un’esperienza tutta napoletana risalente al 1930. Anhelo viene distribuito esclusivamente nel mercato nazionale ed internazionale della gastronomia di qualità, dei raffinati hotels di charme e di poche selezionate caffetterie.

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slowmotion NATURAL FABRICS

NELLE TRAME DEI TESSUTI NATURALI

COTONE, LINO, LANA E CASHMERE RACCONTATI DALLE LORO ORIGINI FINO ALLE APPLICAZIONI PIÙ CONTEMPORANEE Di Ornella Bignami.

V

iaggio tra quei filati naturali, semplici ma preziosi, che assicurano un comfort senza eguali a chi li indossa nel pieno rispetto dell’ambiente. È chiaro a tutti, poiché molto diffuse a tutti i livelli del mercato, che cotone, lino, canapa o iuta siano delle materie prime naturali, ma chi penserebbe al ramiè (il filato di ortica), il cocco o la manila come una fibra utilizzabile nell’abbigliamento? Ma attenzione a gridare ‘al genio’ in fatto di novità tessili, dimenticandosi di quelli tradizionali… I filati ‘classici’ hanno ancora molto da dire; e su di essi c’è ancora molto da sapere, come il fatto che il lino è perfetto anche in fibre invernali, o che grazie ad una speciale procedura tecnologica di depilling del cotone la fibra diventa molto più resistente ed elastica. O che dire della lana, perfetta per fare sport?

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slowmotion NELLE TRAME DEI TESSUTI NATURALI

Il cotone è una materia prima straordinaria, semplice e nobile al contempo, e la sua presenza è ben visibile nella quotidianità. Il cotone lo indossiamo, asciuga la nostra pelle dopo un bagno, veste la nostra tavola, arreda la nostra casa, ci abbraccia durante la notte. Da oltre 5.000 anni gli abiti di cotone proteggono l’uomo da sole, pioggia, caldo e freddo. Ogni anno vengono prodotte nel mondo quasi 120 milioni di balle di cotone. E con una sola balla di cotone si possono realizzare 400 lenzuola, 1200 camicie, 4.321 calzini, 313.600 banconote da 100 dollari e molto altro ancora. Il cotone è naturale, confortevole e assorbente, morbido e delicato sulla pelle. Una proprietà fondamentale è rappresentata dalla sua forte resistenza alla rottura, all’usura e all’abrasione. Il cotone è una risorsa naturale che dura a lungo, facilmente rinnovabile e biodegradabile. Una volta smaltito, infatti, il cotone si decompone molto velocemente e può essere utilizzato in numerosi settori come l’agricoltura e l’edilizia. Grazie alla sua proprietà igroscopica, il cotone assorbe l’umidità della pelle per poi rilasciarla all’esterno; questa caratteristica lo rende molto versatile e assicura, sia per la stagione calda che fredda, un’inimitabile sensazione di benessere e di piacere. Morbido e piacevole al tatto, il cotone è molto amato dalla pelle grazie al suo effet-

Il cotone nella quotidianità

to skin loving touch. Questa nobile fibra è adatta ad ogni utilizzo tessile: dalla maglieria circolare a quella rettilinea, alla calzetteria, alla tessitura oltre che numerosi altri usi in settori merceologici differenti. C’è poi chi, come Filmar, al cotone ha dedicato una vita intera. Filmar, infatti, dal 1958 applica ricerca e passione alla nobilitazione di quest’antica materia prima, selezionata nella sua varietà più pregiata. Fin dagli esordi dell’attività manifatturiera, l’azienda ha scelto la filosofia dell’eccellenza applicata ad ogni aspetto del proprio operato, dalla materia prima al servizio. Filmar oggi è divenuta un network di aziende che dalla materia prima realizza filati in cotone, in mischia con altre fibre naturali e man-made. Filati creativi e compositi per la vasta gamma di impieghi tessili per la casa e la persona. La qualità del cotone è ricercata all’origine, nelle tenute agricole a cultura cotoniera acquisite direttamente in Egitto. Filmar presenta oggi, orgogliosamente, questo prodotto straordinario, dalle caratteristiche filatorie uniche, introvabili in altri siti del pianeta. La sua fibra naturale di color crema possiede un tiglio lungo che lo rende filabile in finezze ultrasottili. Lavorata con esperienza dona filati dalla resistenza ineguagliabile, mani soffici e duttilità assoluta. La mercerizzazione esalta la lucentezza naturale, con riflessi perlati e iridescenti. L’eccellenza della lavorazione e della successiva

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NATURAL FABRICS

manifattura ne farà capi unici per veri estimatori della qualità tessile. Massima espressione della qualità tessile e di garanzia del consumatore è Filoscozia®. Filoscozia® è un filato in cotone di altissima qualità: prodotto esclusivamente con varietà nobili a lungo tiglio, resistente e naturalmente lucente. Questo tipo di cotone viene sottoposto a pettinatura, ritorcitura, gasatura e mercerizzazione, rafforzando le sue naturali caratteristiche di brillantezza e resistenza. Acquisisce inoltre irrestringibilità e un miglior grado di assorbimento. Grazie a queste lavorazioni il filato assume anche un tono vivido e lucente. I capi in Filoscozia® sono resistenti, naturali, brillanti, irrestringibili. Dopo vari lavaggi, non subiscono alterazioni e rimangono confortevoli ed eleganti. Filoscozia® è il marchio tutelato e promosso dal 1982 da un’organizzazione no-profit di aziende italiane con una notevole esperienza nel settore. I capi Filoscozia® sono contraddistinti dal marchio registrato in oltre 40 paesi, promosso attraverso certificati di garanzia ed etichettature olografate. Un altro importante prodotto della collezione Filmar è il sofisticatissimo Zero, un filato perfetto che nasce dal connubio di una materia prima selezionata, il migliore cotone Egitto, con una tecnologia di filatura altamente innovativa ed esclusiva che azzera ogni residuo di pilling della fibra. Tale inno-

vazione permette di realizzare un filo con una perfetta struttura, una tenacità superiore, un’ottima elasticità e una maggiore uniformità. Dopo numerosi lavaggi queste caratteristiche mantengono valori molto elevati per capi dall’effetto di “nuovo e pulito” anche con il passare del tempo. Un risultato inedito, dedicato agli esteti più esigenti e ai veri conoscitori della qualità tessile. Il nuovo filato Artic, evoluzione di Zero con mano crêpe, associa l’effetto zero-pilling del filato Zero con le increspature proprie della lavorazione a crêpe. Il risultato in maglia ricorda la texture del ghiaccio: liscio nell’essenza ma corrugato in superficie. Artic è perfetto per la creazione di maglie estive, leggere ma croccanti, che non aderiscono del tutto al corpo per favorire ventilazione naturale e freschezza. A riconferma dell’ amore di Filmar per questa nobile fibra, nel 2013 è stato presentato il volume “The Cotton Museum of Cairo”. L’oro bianco è qui raccontato in tutte le sue facce: dalla botanica alle tecniche colturali e di lavorazione, dalle mappe geografiche delle vie del cotone alla storia sociale, con foto d’epoca, manufatti tessili, documenti manoscritti. Questo libro è un omaggio che Filmar ha voluto offrire al cotone Egiziano e alla sua terra, un gesto di riconoscenza, di promozione e di condivisione della cultura a favore di una nuova economia cooperante e sostenibile.

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slowmotion NELLE TRAME DEI TESSUTI NATURALI

Il lino, naturale, confortevole e versatile è oggi uno dei protagonisti della moda. Una fibra ricca di tradizione, la sola coltivata in Europa, dove trova le condizioni climatiche perfette per crescere forte e bello per la qualità di fibre prodotte. La pianta si adatta al clima oceanico temperato e umido di un territorio che si estende su una grande fascia costiera, dalla Normandia al Belgio e all’Olanda. La coltivazione liniera risponde a tutti i criteri economici, sociali e ambientali dello sviluppo sostenibile. A cominciare dai semi, certificati senza OGM, fino alla pianta che non richiede irrigazioni forzate, non necessita di defoglianti e partecipa all’assorbimento del carbonio emesso nell’atmosfera. I più antichi reperti tessili in lino risalgono a 36000 anni prima di Cristo e testimoniano di una conoscenza ancestrale trasmessa, attraverso le generazioni, di un know-how umano che accompagna la trasformazione della pianta, la stigliatura, filatura, tessitura e lavorazione a maglia nel rispetto delle tradizioni e nella costante innovazione. Il lino ha un profilo ecologico. Fibra vegetale naturale, è sano, durevole, rinnovabile, etico. Proviene da un’agricoltura di prossimità, non inquina né il suolo, né le acque poiché necessita di pochi concimi fertilizzanti e di protezioni fitosanitarie. Il lino Europeo presenta una fibra d’eccellenza dalla proprietà eccezionali: estremamente resistente, ipoallergenico e antiallergico, perfetto per essere indossato quindi a contatto con la pelle, traspirante e termoregolatore. In Estate il lino può essere indossato in maglia ultraleggera rimanendo rinfrescante, in inverno mantiene il calore, specie se associato ad altre fibre nobili quali la lana, l’alpaca, il cashmere.

Il lino tra tradizione e modernità

È una fibra molto apprezzata nella biancheria per la casa, cucina e bagno, anche grazie al suo potere assorbente, che lascia i tessuti sempre asciutti e freschi. Assicurando benessere fisico e psichico è perfetto per la biancheria da letto e aiuta il nostro organismo e difendersi dallo stress, rilassando la tensione muscolare e regolando la temperatura del corpo. La produzione liniera europea si riconosce nella Confederazione Europea per il Lino e la Canapa (CELC), l’unica organizzazione agroindustriale che riunisce tutti gli stadi di produzione e trasformazione del lino e della canapa, dalla pianta alla fibra, al prodotto finito. Nella percezione europea della filiera del lino il CLUB MASTERS OF LINEN si posiziona come il sigillo tessile destinato ai settori della Moda e della Casa che garantisce la tracciabilità europea fino al prodotto finito. EUROPEAN FLAX® è la certificazione di qualità della fibra di lino europea, l’occasione per rassicurare un consumatore attento ed esigente. Tra i produttori di filati linieri europei si distingue il Linificio e Canapificio Nazionale, una realtà industriale in grado di rispondere alle sfide dei mercati internazionali e di sviluppare innovazione. Ampio spazio ha la proposta di filati per maglieria, progettati e realizzati con particolari tecniche di ritorcitura per garantire maglie di qualità. Stile, performance, eleganza si trovano nei filati 100% lino in un’ampia gamma di colori uniti e mélange. Un originale processo artigianale è alla base del filato lino-cashmere, straordinariamente leggero, fresco e naturale, così come il nuovo blend lino-seta-cashmere di alta gamma. Una collezione in cui si ritrovano le proposte più innovative, il lino del futuro.

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NATURAL FABRICS

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slowmotion NELLE TRAME DEI TESSUTI NATURALI

Cashmere: alla scoperta della sua personale autenticità

La parola “cashmere” esercita una magica attrazione sul consumatore, risvegliando sensazioni ed emozioni particolarmente gratificanti. I capi di maglieria, abiti, cappotti, meravigliosi scialli e sciarpe sono apprezzati da un pubblico raffinato ed esigente, attento alla qualità originale dei prodotti. Un indumento di cashmere richiama alla mente un mondo lussuoso, rivela il gusto e lo stile personale, ma seduce perché è bello, confortevole, autentico. Queste caratteristiche gli derivano dalla materia prima, dai velli delle caprette che vivono tra le montagne e gli altopiani himalayani, tibetani e della Mongolia. Il clima rigido di queste zone ha portato la razza di capre cashmere a sviluppare un sottopelo caldo, morbido ed impalpabile, una fibra finissima, ecologica perché naturale. La sua raccolta è indolore per gli animali che la producono. In generale le caprette vengono pettinate in primavera per ricavare le fibre morbide del sottovello. La nobilitazione delle sue caratteristiche viene in seguito affinata grazie ai processi di filatura, dove esperienza, competenza, artigianalità e tecnologia concorrono non solo a conservare i pregi della materia prima, ma anche ad esaltare al massimo le doti di morbidezza e leggerezza degli articoli finiti, l’altissima capacità di isolamento termico e l’estrema brillantezza che conferisce ai manufatti.

Tra le aziende leader nella produzione di filati naturali di alta gamma per maglieria esterna, Filati Biagioli Modesto ricerca e produce filati perfetti per una maglieria preziosa, di gusto contemporaneo, in 100% cashmere e in mischie con altri velli pregiati. Filati che mantengono la loro autenticità nei bellissimi colori originali e che quindi non vengono mai toccati da prodotti chimici o coloranti che potrebbero intaccare la morbidezza e sofficità. Le tinte naturali variano dal bianco lavato al greggio, si scaldano nella mescolanza con il tono più denso del pelo di cammello, si scuriscono con l’inserimento di yak. “Il nostro obiettivo è la ricerca di un nuovo moderno senso di purezza” così Franca Biagioli, titolare e anima creativa di Filati Biagioli Modesto, introduce la collezione per l’Autunno-Inverno 2015/16. Nascono così filati talmente sottili da diventare eterei ed impalpabili o invece voluminose ed aeree catenelle, gonfie d’aria e sempre più leggere. I grossi stoppini sono corposi e compatti con un look sofisticato oppure sperimentano effetti e mescolanze di gusto più casual. Tutta la naturalezza del cashmere si trova nella collezione “Arca di Noè”, 100% naturale e certificata dell’azienda Biagioli. Una collezione davvero preziosa pensata e realizzata per chi i prodotti in cashmere li desidera e li acquista non per ostentare uno stile di vita lussuoso, ma per affermare la propria identità personale, all’insegna di un benessere fisico e psicologico unico.

NELLA PAGINA ACCANTO IN ALTO: FETTUCCIA REALIZZATA CON TUTTI I FILATI DELLA COLLEZIONE ARCA DI NOÈ DI FILATI BIAGIOLI MODESTO

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NATURAL FABRICS

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FASHION

CRAFTMANSHIP

LIFESTYLE

Diary of

SLOW LIVING The L IFE ST Y LE JOURNAL SLOW LIVING è un nuovo marchio nato per offrire al mercato degli oggetti unici, con uno stile inconfondibile attraverso collaborazioni con grandi produttori e artigiani. Per informazioni sulla distribuzione info@bibliotecadellamoda.it SHOP ONLINE www.libreriadellamoda.it

Maglieria DORATEX

Pipe CAMINETTO

Calze STORYLORIS


slowmotion FASHION

Diario di un viaggio a nord ISPIRAZIONI PER UN ITINERARIO NEL NORD EUROPA, TRA MAGLIERIA E LIFESTYLE. Scatti di Paolo Zuf.

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slowmotion FASHION

JACOPO INDOSSA UN CARDIGAN IN CASHMERE TASSELLI Sullo sfondo il ristorante Noma (un mix tra le parole nordic e mad - cibo in danese) di Copenhagen si classifica tra i migliori al mondo. Ai piatti ricercati unisce design e location unici. www.noma.dk

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DIARIO DI UN VIAGGIO A NORD CAMILLA INDOSSA MAGLIA IN CASHMERE A COSTA INGLESE NOBILI Sullo sfondo Blomsterskuret chiosco di fiori “evoluto” nel quartiere Vesterbro considerato tra i più trendy di Copenhagen www.blomsterskuret.dk

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slowmotion FASHION

CAMILLA INDOSSA CARDIGAN IN CASHMERE SLOWLIVING Sullo sfondo il ristorante Höst ultimo nato della famosa catena Cofoco che porta lo stile rurale scandinavo nella urbana Copenhagen www.cofoco.dk/en/ restaurants/hoest

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DIARIO DI UN VIAGGIO AL NORD JACOPO INDOSSA UN CARDIGAN MASSIMO ALBA Sullo sfondo No40 negozio di arredamento vintage dall’atmosfera industriale e contemporanea. www.no40.dk

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slowmotion RISCALDAMENTI ALTERNATIVI

RITORNO ALLE ORIGINI

LE RISORSE FOSSILI CHE IMPIEGHIAMO OGGI PER RISCALDARE LE NOSTRE CASE NON SONO INFINITE. USANZE DI IERI E RICERCA SCIENTIFICA SCENDONO (O RISCENDONO) IN CAMPO PER CERCARE DELLE ALTERNATIVE ECOSOSTENIBILI PER IL COMFORT DI DOMANI. Di Marco Magalini

H

a fatto in un baleno il giro del web un video che insegna a scaldare una stanza con due candele, due vasi di terracotta e 15 centesimi di euro al giorno. Dylan Winter, l’ideatore dell’innovativa stufa, è un giornalista che ha disegnato questo sistema di riscaldamento alternativo per utilizzarlo inizialmente nella sua barca, e poi nel suo ufficio e a casa. Un po’ come al tempo degli antichi romani e gli eschimesi (finchè abitavano negli igloo), questo sistema consente nel posizionare le candeline all’interno dello stampo da plumcake e ricoprirle con un vaso di terracotta forato di circa 10 cm di diametro. Poi bisogna ricoprire il tutto ancora una volta, con un vaso più grande, sempre forato, senza tappare il buco. E basta così: la nuova stufa è pronta. Problema risolto? Non proprio. La stanza non deve superare i 20 metri quadri e il calore può durare al massimo 4 ore, tralasciando il non trascurabile rischio incendio. Scherzi a parte, ci sono metodi di riscaldamento alternativi veramente fuzionali e senza rischi. La sempre più necessaria ricerca di soluzioni alternative al consumo di combustibili fossili implica una riflessione sul nostro stile di vita non sempre teso alla razionalizzazione; per questo è necessario evidenziare l’importanza dello sfruttamento delle fonti pulite e rinnovabili. Le soluzioni sono molteplici: biomasse come pellet e la legna da ardere, il riscaldamento a infrarossi o il caminetto a bioetanolo, alimentato con un combustibile prodotto dalla fermentazione delle biomasse, come cereali o amidacei. Ma andiamo per ordine. Anzitutto, cosa sono le tanto citate biomasse? Un combustibile ad elevate proprietà

di resa termica, ecologica, con basse emissioni di gas serra, rinnovabili e con bassi costi di acquisto. Ciò che cambia rispetto ai compustibili tradizionali - come il carbone, il petrolio o il gas - è la loro origine. Non si trova infatti in natura allo stato fossile, ma è di origine animale o vegetale. Residui dell’agricoltura, dell’allevamento, rifiuti urbani, scarti della lavorazione del legno; questi prodotti che altrimenti diventerebbero rifiuti diventano invece nuova energia e di conseguenza in grado di riscaldare le nostre case. Entrando nel dettaglio, il biocombustibile green per antonomasia è la legna da ardere: una fonte rinnovabile ed ecologica che, potremmo dire, ha visto evolversi la specie umana. Sempre parlando di materiale legnoso, sul podio c’è anche il pellet, prodotto dagli scarti della lavorazione del legno, dalla segatura e trucioli, senza l’aggiunta di sostanze chimiche o additivi come leganti. In effetti questo materiale ha le stesse proprietà caloriche della legna, ma con un minor costo e una maggiore resa termica. Della stessa famiglia, sul mercato troviamo anche il riscaldamento a mais – con tutte le polemiche circa il fatto che si tratti di cibo e non di scarto -, nocciolini d’ulivo o gusci di nocciole. Maestra in fatto materiale legnoso è l’azienda Castiello, che da oltre trent’anni sfrutta questi materiali per creare camini e termocamini all’avanguardia, grazie anche all’innovativa tecnologia High Performance Open Door, che permette ai caminetti di affacciarsi sulla stanza “senza barriere”. Oltre ai camini, anche le stufe in ceramica sono un’ottima soluzione, anche dal punto di vista estetico, per sfruttare questi combustibili

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UNA FASE DI LAVORAZIONE DELLE STUFE COLLIZZOLLI

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slowmotion RISCALDAMENTI ALTERNATIVI

naturali. Come nel caso di Collizzolli, specializzato in stufe in maiolica fatte a mano. “Nei nostri prodotti puntiamo in primis sulla qualità, che deriva dall’esperienza e dalla dedizione di chi realizza interamente a mano un manufatto. Il nostro è un processo artigianale: dalla creazione delle singole ole in maiolica al montaggio definitivo. Diamo forma all’argilla, dall’impasto allo stampo, curandone l’essicazione e la cottura in forno: diamo vita alla tua stufa a legna, decorandola con incisioni, rilievi, applicazioni, pittura. Tutto fatto rigorosamente a mano”. Parlando ora di innovazione, tra le ultime tecnologie a disposizione nel mercato, vi è il riscaldamento a infrarossi, il quale genera il calore diffuso tramite l’irraggiamento, riscaldando persone e oggetti, senza dispersioni termiche nell’aria. Una piccola rivoluzione, in quanto queste onde elettromagnetiche – che viaggiano alla velocità della luce - non riscaldano l’aria, ma bensì le superfici. Già da questo si può capire che con questa tecnologia si può ottenere un notevole risparmio nel consumo di energia, oltre che condizioni di comfort

ideali per l’uomo. La differenza rispetto ai tradizionali termosifoni è evidente. Questi ultimi, infatti, scaldano l’aria e l’aria a sua volta scalda l’ambiente circostante con un dispendio di energia determinato da questo inutile passaggio che crea inefficienza. Il riscaldamento ad infrarossi, invece, elimina un passaggio in quanto i raggi riscaldano direttamente le persone e gli oggetti senza riscaldare l’aria. Le applicazioni di questo sistema vanno dal residenziale al terziario, all’industria. Nel terziario trova impiego nel riscaldamento da esterno per riscaldare tavolini di ristoranti, pub o postazioni di lavoro esterne mentre nell’industria trova impiego nel riscaldamento delle postazioni di lavoro degli operai senza dover necessariamente riscaldare tutta l’area intorno ad essi. Unico punto di debolezza di questa nuova tecnologia è che si tratta di un riscaldamento di tipo direzionale e non a “360 gradi”. Questo vuol dire che si sente maggiore o minore calore a seconda che ci si trovi o meno nel raggio d’azione dell’irraggiamento determinando una possibile percezione non omogenea del calore. Un

Maestra, in fatto materiale legnoso è l’azienda Castiello, che da oltre trent’anni sfrutta questi materiali per creare camini e termocamini all’avanguardia

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RITORNO ALLE ORIGINI

L’azienda Domin propone vari modelli a seconda delle necessità, che assicurano calore per diverse ore.

altro capitolo è quello che riguarda il bietanolo, ovvero l’impiego di un caminetto alimentato con un combustibile prodotto dalla fermentazione delle biomasse, come cereali o amidacei. Domin è specializzato in questo metodo, ovvero nell’arte di fornire ai clienti una calda fiamma ma senza il fastidio della cenere. Nessuna opera muraria, nessun impianto, solo un mobile e un focolare ecologico che fornisce calore e non sporca. Grazie al bioetanolo, combustibile non inquinante ed ecologico. Il funzionamento è semplice e consiste nel bruciare l’alcool etilico per riscaldare l’ambiente. Non è affatto una pratica nuova, se pensiamo che all’inizio del novecento l’alcool veniva utilizzato per riscaldare l’ambiente nelle seconde case e durante la prima crisi del petrolio venne varie volte proposto (anche in Italia) come combustibile alternativo alla benzina ed al petrolio. Oggi, l’etanolo ripropone la sua candidatura in sostituzione di altre fonti, favorito anche dall’attenzione politica mondiale a ridurre le emissioni di CO2 (anidride carbonica). Una delle sue caratteristiche è di essere un prodotto a CO2

a somma zero, quindi estremamente poco inquinante. L’azienda Domin propone vari modelli a seconda delle necessità, che assicurano calore per diverse ore. Il potere combustibile è garantito da uno speciale infiammabile che ha un potere calorifico indicativamente di circa 7 KW/ora e assicura il massimo rendimento della combustione; non inquina, non rilascia sostanze nocive per l’ambiente e per l’uomo, è incolore, non rilascia odori sgradevoli. “È ottenuto tramite un processo di fermentazione naturale – spiegano dall’azienda - , di prodotti agricoli quali la canna da zucchero e la barbabietola, per rimanere in linea con le politiche ambientali”. Quella del riscaldamento alternativo, in ultima analisi, non è solo una questione di necessità, ma di dovere, di ognuno di noi, di limitare le dipendenze energetiche dalle fonti fossili. L’ennesima riprova che guardando indietro nel tempo, quando lo slow living non era una scelta avanguardista ma l’unica soluzione percorribile, non è tutto da buttare nel camino.

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slowmotion RISCALDAMENTI ALTERNATIVI

STUFE COLLIZZOLLI

“L’Arte del Calore” Dialogo con il committente, argilla battuta a mano, decorazioni uniche, rispetto per le tradizioni: la ricetta “semplice” di una famiglia speciale…| di Marco Lares | Bolbeno (Val Giudicarie – Trentino) “Siamo nati con la stufa in casa, un elemento importantissimo”, racconta Gemma Nutini, moglie di Dario Collizzolli e madre di Eros e Gabriele, figli d’Arte. Entrambi occupati nell’azienda di famiglia. Gemma (ritratta in alto), che ci accoglie, è in realtà di origini Toscane, la terra del cotto e dell’argilla, mentre il Trentino è la terra delle stufe Sfruz (tradizione che risale ai primi anni dell’Ottocento). Questo connubio non poteva che portare al risultato odierno. Oggi la tecnologia nascosta ed essenziale riesce a rendere queste stufe funzionali oltre che bellissime e fedeli alle loro origini. Entrare da Collizzolli è come entrare in una pasticceria dove, al posto dei dolci, troviamo posti su scaffali di legno esempi di maioliche ordinate per colore, spessore, forme e dimensioni. Dalla finestra del laboratorio si scorge un verdissimo prato e, più in là, alberi da frutta, ordinati come nei frutteti della pubblicità e un orto con verdure bellissime, lucide, ‘antiche’, degne di una natura morta del Caravaggio. Gemma si accorge del nostro stupore e incalza: “qui la Natura è fuori e dentro casa, non potremmo realizzare i nostri prodotti in un ambiente diverso da questo…”. È un elemento naturale, il legno, dà calore alle nostre maioliche, scalda le nostre case. Torniamo nel laboratorio ed è Gabriele ad accompagnarci in un tour che spiega meglio di discorsi e presentazioni il valore di questo luogo e dei suoi manufatti. “L’argilla è viva, resta viva anche una volta realizzata la stufa”. Gabriele ci spiega che con la posa, il calore e l’escursione termica, l’argilla si assesta, trova la sua forma, si adegua alle temperature dell’ambiente. È chiaro che, innanzitutto, questo lavoro è passione e rispetto per la materia. Qui si creano i pezzi, l’argilla è impastata e battuta a mano, posta negli stampi di gesso sino all’asciugatura, spatolata a mano. L’argilla si prende poi tutto il tempo per asciugare, senza nessuna fretta riposa per due o tre mesi. Dopo  aver perso l’u-

midità è ora di farla diventare unica, con il carattere di chi l’ha scelta e il tocco dei Collizzolli; allora si personalizza con applicazioni e bassorilievi prima che sia cotta in forno e successivamente dipinta e decorata. È strano pensare che un prodotto che nasce in questo luogo e accompagnato nella crescita per i primi mesi come un figlio, sia poi ceduto ai committenti, ma non potrebbe essere altrimenti, viene pensato e realizzato per la casa dove dovrà abitare, ed è quello il luogo dove può esprimere al meglio la sua unicità. Collizzolli realizza, oltre alle stufe, anche camini, cucine in maiolica e pannelli decorativi per chalet e appartamenti. “Abbiamo clienti dal Trentino a Lipari, il prossimo anno il grande salto: ci recheremo a Boston, negli Stati Uniti d’America per costruire sul posto una stufa molto speciale…”. Le stufe sono create principalmente per essere alimentate a legna, ma è possibile scegliere la soluzione elettrica senza che sia variato in alcun modo il tipo di calore sprigionato. I modelli proposti vanno dalla “Piciola” che, come dice il nome, è la stufa più piccola (con un diametro di 60 cm) che riscalda un ambiente di circa 30 - 40 mq, fino alla stufa a campana che, intera, ha un diametro di 130 cm e riscalda un ambiente di 140 - 150 mq. Tra queste una serie di modelli intermedi e una chicca: la Regina, una stufa che è la riproduzione di un antico modello. Ore di manodopera per un pezzo che, con un nome così, non può essere che il protagonista di ogni tipo di arredamento: il pezzo che contrasta ed equilibra un design moderno, o che dà un tocco un po’ fiabesco ad un arredamento antico. Il laboratorio dove vengono realizzate le stufe è parte di casa Collizzolli, uno spazio praticamente sempre aperto al pubblico per far conoscere a tutti un po’ di quell’artigianato che qui viene tramandato di generazione in generazione. (Nella pagina accanto un particolare di una stufa Collizzolli).

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RITORNO ALLE ORIGINI

“Qui la Natura è fuori e dentro casa. Non potremmo realizzare i nostri prodotti in un ambiente diverso da questo…”

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slowmotion VERSO EXPO 2015

MANI A SUD

CONTINUA LA NARRAZIONE DEI LAVORI FOTOGRAFICI DEI PROFESSIONISTI CHE HANNO PRESO PARTE AL PROGETTO “FOTOGRAFI NEL PARCO” VOLUTO DALLA PROVINCIA DI MILANO E IL PARCO AGRICOLO SUD. È LA VOLTA DI ANGELO FERRILLO, CHE HA VOLUTO RACCONTARE IL LAVORO DI ALCUNE CASCINE ATTRAVERSO IL CONNUBIO VISIVO TRA APPORTO TECNOLOGICO E CONTRIBUTO MANUALE DURANTE LA LORO FASE DI PRODUZIONE. Di Giovanna Caprioglio, Immagini di Angelo Ferrillo

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“Questa scelta è scaturita dalla scoperta di possedere un patrimonio così incredibile a pochi passi dal centro commerciale e terziario italiano, quale ancora è Milano”, ci racconta Ferrillo. Il parco Agricolo Sud rappresenta uno dei parchi agricoli più estesi d’Italia e saperlo tanto vicino a Milano per un napoletano d’origine come Angelo Ferrillo è stata una vera sorpresa e

un grande spunto creativo. Da qui la scelta di chiamare il progetto Mani a Sud, legando la sua origine partenopea e il nome del Parco all’importante apporto umano che ancora è necessario nel lavoro in cascina. Sono più di un centinaio le cascine che vi operano e 26 quelle che hanno un ciclo di produzione completamente interno. Le prime tre che Ferrillo ha raccontato

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attraverso dei trittici rappresentano l’eccellenza nella produzione casearia, birraria e delle carni. Al centro di ogni trittico un’immagine che rappresenta l’interazione tra il lavoro manuale e la “macchina” che, per disciplinari, sicurezza e utilità è entrata a far parte del ciclo produttivo di queste aziende, dove però il contributo della persona è ancora fondamentale.


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Al centro di ogni trittico un’immagine che rappresenta l’interazione tra il lavoro manuale e la “macchina”

Così alla Fratelli Cornalba di Locate Trivulzi, dove si produce carne e latte, una parte fondamentale per il controllo e la qualità del bestiame è rappresentato dalla fecondazione, che avviene direttamente in cascina sotto la guida di veterinari esperti. Questa pratica, così poco “agricola” ha interessato il fotografo che ha saputo far emergere comunque la parte più umana e il rapporto dell’uomo con questi animali, più di 800, che crescono sotto il suo controllo e mangiano solamente foraggio prodotto nella cascina stessa. “Ho trovato delle persone davvero incredibili: giovani che amano il proprio lavoro, si impegnano sul territorio e credono nel suo potenziale”, ci racconta. Le sue immagini infatti ci mostrano dei volti puliti e fieri in una realtà che parla di modernità , ma anche di legame con la terra e le sue tradizioni. Un legame che evidentemente anche le persone “comuni” sentono molto, tanto da spingere la F.lli Cornalba a promuovere l’iniziativa ‘Addotta un vitello’, dove contribuendo con un minimo di 50 euro attraverso il loro sito internet si può sovvenzionare e seguire, attraverso delle web-cam, la crescita di un animale.

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MANI A SUDEK Altra storia di eccellenza, dove l’intera filiera è interna all’azienda (solo le bottiglie sono prodotte esternamente, ma a pochi kilometri di distanza) è la Prato Rosso, nella Cascina Gaita vicino a Settala, dove si produce birra artigianale (che loro definiscono “agricola”) di qualità superiore, tanto da aver vinto molti premi internazionali. Se ne producono 270.000 litri all’anno in cinque qualità, il 70% dei quali finisce niente meno che in Giappone. Qui il contributo umano è fondamentale nella parte di controllo e durante tutto il processo produttivo, che dura più di 80 giorni. Dalla coltivazione del luppolo e dell’orzo, alla sua maltificazione fino alla produzione vera e propria, tutto avviene in azienda. Il birrificio si raggiunge solo da una strada sterrata, in cui si attraversano i campi di orzo, che riportano subito alla dimensione agricola della cascina. Al suo interno, invece, troviamo un ambiente sterilizzato, dove le birre fermentano in fusti d’acciaio e il personale usa camici bianchi. Questo connubio tra mondo agricolo e produttivo ancora una volta emerge dagli scatti di Ferrillo attraverso le mani, vere protagoniste del lavoro.

NELLA PAGINA DI APERTURA: Stalla di crescita suini Az. Agr. Cascina Maiocca (Mediglia - Milano) NELLA PAGINA ACCANTO, DALL’ALTO: Fasi di scelta del seme per la fecondazione delle mucche e stoccaggio in azoto del seme. Giuseppe Cornalba Socio Amministrazione Az. Agr. Cornalba. IN QUESTA PAGINA: Fase di lettura plato (gradazione alcolica della birra) e controllo del processo di fermentazione. Marco Brusasco Mastro birraio Birrificio Prato Rosso.

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slowmotion VERSO EXPO 2015

Un viaggio che passa anche per l’azienda agricola dei Fratelli Brambilla, dove Ferrillo ha documentato tutte le fasi della lavorazione dei formaggi, prodotti in modo artigianale esclusivamente con latte biologico proveniente dagli allevamenti di razza jersey, che assicura un latte di qualità superiore e in parte è ancora allevata al pascolo, in un’area di 700 ettari di terreno coltivati a foraggi al confine tra Parco Sud e parco dell’Adda. Anche questa è un’azienda all’avanguardia, ma ancora a conduzione familiare, dove ogni giorno si lavora per la produzione di prodotti freschi come lo stracchino, la mozzarella e il cacio, tutti rigorosamente biologici. Fasi di lavorazione documentate da Ferrillo con uno stile che riesce a cogliere manualità, passione e professionalità in un ambiente neutro, dove emerge il prodotto e la cura con cui viene trattato. Un impegno che per i Fratelli Brambilla significa anche valorizzazione del prodotto e delle tradizioni, tanto da essere tra i promotori del mercato agricolo settimanale di Via Ripamonti a Milano. E sono proprio le persone e le attività documentate in questi scatti a stimolare anche un’altra riflessione, legata alla qualità della produzione alimentare, sempre più importante nella nostra realtà globalizzata e “assuefatta” alla grande distribuzione. Queste aziende vendono nei mercati agricoli, sempre più presenti in città come Milano, o hanno i loro spacci interni a circa 15km del centro cittadino, il che dimostra come sia sempre più facile accedere a prodotti alimentari di grande qualità anche in realtà urbane. Le macchine e la tecnologia sono entrate anche in queste piccole realtà per garantire un alto livello qualitativo, non per sostituire l’uomo, che ancora oggi rappresenta l’anima di ogni prodotto e ne garantisce genuinità. IN QUESTA PAGINA: Fase di raspadura

e di impasto mozzarella. Marino Brega Casaro Az. Agr. F.lli Brambilla. NELLA PAGINA ACCANTO: Fase di stagionatura dello stracchino nei frigoriferi dell’Az. Agr. F.lli Brambilla. TLJ Diary of Slow Living - 26 — 62 —


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slowmotion EVENTS

LONDON GARDEN SHOW

UN SOGNO! ECCO COS’È IL CHELSEA FLOWER SHOW. OGNI ANNO A CHELSEA, IL QUARTIERE PIÙ CHIC ED ELEGANTE DI LONDRA, SI SVOLGE UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI MOSTRE DI FIORI E PIANTE. ORGANIZZATA DALLA ROYAL HORTICULTURAL SOCIETY NEL PARCO DEL ROYAL HOSPITAL È UNA DELLE MANIFESTAZIONI “VERDI” PIÙ FREQUENTATE AL MONDO. Di Dana Frigerio (per Blossomzine www.blossomzine.eu)

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slowmotion EVENTS

I

PAESAGGISTI PIÙ FAMOSI E IMPORTANTI A LIVELLO INTERNAZIONALE GAREGGIANO CON I LORO GIARDINI D’AUTORE; I GIOVANI GARDEN DESIGNER PARTECIPANO CON I LORO PROGETTI SPERIMENTALI NELLA SEZIONE FRESH GARDEN E INFINE NELLA CATEGORIA ARTISAN GARDEN CONCORRONO I PROGETTISTI CHE INTEGRANO MATERIALI E ANTICHE TRADIZIONI ARTIGIANALI. Oltre ai classici giardini sono presenti i maggiori vivaisti inglesi che con nuove varietà di piante e fiori daranno il via alle mode per i prossimi anni. Quest’anno il premio Best in Show è stato attribuito all’italiano Luciano Giubbilei che per Laurent-Perrier ha realizzato un giardino geometrico, minimal, tutto giocato sulle tessiture e sulle ombre delle piante che riflesse nella vasca d’acqua creano una vera e propria seduzione tra luce e forme. Articolato su piani differenti che attraverso la vasca d’acqua, la ghiaia e la pavimentazione plasmano un motivo decorativo geometrico e rigoroso. Grande attenzione per i dettagli; dalla raffinatissima scelta per la pianta centrale (un’Amelanchier lamarkii), alla perfetta scultura in legno di Ursula von Rydingsvard, alle delicate bordure di lupini giallo pallido, iris blu, abbinati ai fiori di Rodgersia podophylla e alle eleganti graminacee di Melica altissima. Altro paesaggista italiano presente era Tommaso Del Buono che insieme a Paul Gazerwitz ha presentato The Telegraph Garden rivisitando in chiave contemporanea il classico giardino italiano. Oltre agli alberi di tiglio potati a candelabro, Tilia x europaea “Pallida”, c’erano siepi di alloro, Laurus nobilis e vasi con limoni a spalliera; ma la nostra attenzione era focalizzata dalle sfere di bosso, Buxus sempervirens, distribuite tutt’intorno al piacevole prato centrale. Molte le erbacee ornamentali presenti nelle magnifiche bordure miste come Iris germanica, Borago officinalis, Hyssopus officinalis, Nepeta spp., Silene dioica e grandi macchie di Euphorbia spp. e Foeniculum vulgare. Ma oltre alla visita del famoso Chelsea Flower Show abbiamo scoperto anche il più alternativo e unconventional Chelsea Fringe. Il Festival è nato da un’idea di Tim Richardson, noto giornalista del Daily Telegraph oltre che scrittore di alcuni libri sui giardini. Arrivato alla sua terza edizione il Fringe si svolge durante le stesse date del Flower Show, così da

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LONDON GARDEN SHOW

creare una bella sinergia tra i due festival e soprattutto tra visitatori, cittadini, turisti e negozianti. Tutti possono partecipare con un progetto legato al verde, grande o piccolo che sia, numerosissime sono state le installazioni, gli happening, le conferenze e le mostre che hanno invaso la città durante il mese di maggio e giugno. Sempre nel quartiere del Chelsea a Belgrave Square, nel parco privato degli abitanti del quartiere aperto al pubblico per l’occasione, si è svolta Tiny Taxonomy, creata dalla paesaggista canadese Rosetta Sarah Elkin. Come dice il nome l’installazione tassonomica di piccola taglia conta piante selezionate per forma e portamento, scelte anche per le loro caratteristiche botaniche di resistenza alle intemperie: quelle resistenti al vento, quelle resistenti al freddo la cui caratteristica sono le fitte foglie e infine quelle utili per l’impollinazione che hanno fiori grandi. L’elegante installazione contava venticinque cilindri in acciaio specchiato che contenevano i giardini in miniatura, situati in file ordinate e regolari di cinque che si armonizzavano alla perfezione nel parco privato di Belgrave Square. Era impossibile non essere coinvolti dall’evento Fringe

IN APERTURA: Chelsea Flower Show Artisan Garden. IN QUESTE PAGINE: La pop up sculpture Garden a Vauxhall, il giardino di Luciano

Giubbilei per Laurent-Perrier, il giardino di Rosanna Castrini a Torino

e siamo andati a visitare anche il quartiere di Vauxhall, a sud del Tamigi, dove sta nascendo un progetto di pianificazione di verde urbano che collegherà Nine Elms alla South Bank, trenta alberi di Acer campestre saranno piantati creando un’itinerario verde cittadino nella zona. Il programma era efficace quanto semplice: rendere partecipi i cittadini del progetto, facendogli conoscere visivamente gli alberi che saranno destinati alla riqualifica dell’area. Sempre nel quartiere Vauxhall hanno installato la Pop Up Sculpture Garden, per sensibilizzare i cittadini verso una cultura del verde. Durante il Festival, gli abitanti della zona in pausa pranzo hanno potuto godere delle sedute e delle aiuole realizzate in legno e piantumate con alberi di pero, melo e ciliegio ed abbellite con delicate erbe ornamentali. L’area fa sempre parte di un progetto di riqualificazione, infatti entro l’anno prossimo aprirà anche la nuova galleria d’arte di Damien Hirst. L’idea vincente del Fringe è il fatto di essere una manifestazione internazionale, infatti 250 sono stati i festival satelliti sparsi per l’Europa: Londra, Brighton, Bristol, Kent, Norwich, Vienna, Lubiana e Torino. Ebbene sì, anche l’Italia ha partecipato con la garden designer Rosanna Castrini che ha aperto le porte del suo incantevole giardino per un’intero weekend. L’iniziativa ha avuto grande successo, infatti ha portato ben 150 persone a visitare in un solo fine settimana il suo giardino. La visita non era solo finalizzata alla scoperta di un giardino privato, tra l’altro con una selezione botanica molto curata e ricca da fare invidia ai giardini inglesi, ma ha coinvolto amanti del giardino e visitatori in un clima festoso a parlare e scambiarsi opinioni su fiori e piante. Noi di Blossom zine siamo rimasti piacevolmente impressionati da come sono state organizzate le manifestazioni, ma soprattutto dall’attenzione che hanno dimostrato sia i londinesi che i visitatori, inglesi e non, per le piante e i fiori e in generale verso il mondo del verde e dell’outdoor. La passione per il giardino e la cultura del verde sono in ascesa anche in Italia e le fiere e i festival sono in aumento anche da noi in questi ultimi anni. Cresce la voglia di stare all’aria aperta, sia in città che in campagna, di riscoprire vecchi piaceri legati al mondo campestre cercando di trovare quella tranquillità e quella serenità da cui sempre più spesso la vita odierna ci allontana.


slowmotion EVENTS

Good Food in Good Fashion

I PRODOTTI DEL TERRITORIO NEGLI APERTITIVI “DI MODA”. Grande successo anche quest’anno per Good Food in Good Fashion (l’iniziativa proposta dall’Associazione Maestro Martino, rappresentata dallo Chef Carlo Cracco e istituita per promuovere il territorio lombardo e il Made in Italy attraverso la Cucina d’Autore) che ha portato dei fashion appetizer a km 0 negli alberghi 5 stelle di Milano durante la Settimana della Moda. Sono stati proprio gli chef dei nove alberghi che hanno aderito all’iniziativa a studiare delle proposte gastronomiche in collaborazione con i consorzi di tutela dei prodotti certificati DOP e IGP lombardi e con la Nuova Accademia di Belle Arti Milano NABA. La presentazione dell’iniziativa si è svolta proprio a Palazzo Morando, dove NABA era presente con una mostra che univa una selezione di abiti e accessori dalla collezione privata di Claudia Gian Ferrari, gallerista e storica dell’arte milanese, alle creazioni dei giovani stilisti internazionali formati alla NABA, in una contaminazione d’eccellenza di moda e cibo. Ecco gli chef e gli alberghi coinvolti: Roberto Di Pinto per Bulgari Hotel; Rossano Boscolo per Boscolo Hotel, Marco Offidani per Chateau Monfort: Sergio Mei per il Four Seasons, Fulvio Siccardi per il Magna Pars Suites Hotel, Michele Terreni banqueting chef di Palazzo Parigi, Fabrizio Cadei per l’Hotel Principe di Savoia, Augusto Tombolato per Westin Palace e Mauro Moia per Grand Hotel et de Milan.

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EVENTS

Orticolario

SESTA EDIZIONE, TANTE NOVITÀ. Orticolario compie sei anni e si riconferma una delle manifestazioni più importanti e di livello del mondo del giardinaggio. La suggestiva villa Erba, dimora storica di Luchino Visconti che si affaccia sul Lago di Como, anche quest’anno è stata “invasa” da tantissimi espositori e visitatori che hanno partecipato ad un evento ricchissimo di spunti e di appuntamenti. Un viaggio nella bellezza che ogni anno Orticolario si propone di esaltare, non solo con vivaisti di eccellenza, ma anche con veri e propri giardini (quest’anno anche “Oltre i confini”), installazioni verdi e attività che coinvolgono i visitatori in un entusiasmante viaggio nel mondo del “giardinaggio evoluto”, come ama definire il suo stile. Non sono mancate nemmeno sollecitazioni culturali e grande attenzione verso progetti all’avanguardia, nonché molti laboratori dedicati al senso dell’olfatto.

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slowmotion OUTDOOR

ALGARVE PARADISO DEI GOLFISTI CLIMA PERFETTO, MARE CRISTALLINO E PAESAGGI MOZZAFIATO: QUESTO È IL SEGRETO DELL’ALGARVE DOVE PASSIONE PER LO SPORT E RISPETTO PER L’AMBIENTE HANNO TROVATO “TERRENO” FERTIL E Di Denise Battistin

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slowmotion OUTDOOR ALGARVE, PARADISO DEI GOLFISTI. E, DETTO COSÌ, SEMBRA SOLAMENTE UNO SLOGAN. Ma dietro a questa affermazione c’è un giro di affari molto serio, grazie al raggiunto status internazionale del Portogallo come méta preferita da golfisti professionisti e amatoriali di tutto il mondo. Recentemente e’ infatti cresciuto sensibilmente il mercato del turismo sportivo, in particolar modo quello legato alla pratica del golf, diventando in poco tempo di importanza strategica. Secondo dati diffusi dall’Ente Nazionale per il Turismo “Turismo de Portugal”, nel 2007 sono stati circa 300.000 i turisti, prevalentemente nordeuropei, che hanno soggiornato nel Paese esclusivamente per giocare a golf. L’Algarve possiede da solo 35 dei 75 campi esistenti in tutto il Paese e tra questi almeno 10 rientrano nella Top100 europea, dotati di standard qualitativi particolarmente elevati, come testimonia la circostanza che nel 2005 la regione sia stata sede dei campionati Mondiali di Golf, e che nel 2006 l’International Association of Golf Tour Operators abbia attribuito all’Algarve il riconoscimento di migliore destinazione per il golf. Questa regione, infatti, gode di un clima moderato con un’ampia esposizione solare, quasi maggiore di quella della California e i campi sono fruibili da febbraio a novembre. Grazie anche al mare cristallino e alla bellezza dei suoi paesaggi è frequentata ogni anno da migliaia di turisti: selvaggia e rocciosa a ovest, con villaggi di pescatori e scogliere spazzate dai venti, sabbiosa e dolce a est, in progressivo avvicinamento all’Andalusia. È stato il leggendario Henry Cotton a lanciare l’Algarve nel firmamento del golf mondiale. Nella metà degli anni ’60 a Penina egli disegnò il primo tracciato: il primo dei tre che realizzò poi in Algarve. Durante gli anni successivi, fino alla prima metà degli anni ’90 i campi da golf si sono moltiplicati in tutta la regione, raggiungendo l’apice fra il 2007 e il 2010. La loro caratteristica peculiare è di distare meno di 15 km dalla costa, tanto che per molti di essi l’Oceano Atlantico diventa parte integrante del panorama. Esempi di questo tipo fra gli altri, Oceânico Old Course e Oceânico Victoria che ne portano la dicitura nella stessa denominazione. I terreni variano

dalle colline di Parqua da Floresta fino alle dune vicino al mare di Pine Cliffs e Salgados. O alla particolare morfologia di Espiche Golf Course, sorto vicino alle colline Monchique e diventato modello di campo ecosostenibile. Situato in una riserva ecologica nell’ovest dell’Algarve, il progetto del percorso di 18 buche, realizzato nel 2012, rispetta il territorio locale attraverso l’uso di principi chiave della sostenibilità, ovvero fornendo la garanzia che il processo

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di sviluppo sia in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Un concetto che in questi ultimi tempi è fortemente sentito: secondo stime di “Travel Weekly” il 25% del mercato del turismo è infatti orientato verso un attività turistica sostenibile, sottolineando in tal senso l’importanza dell’etica e dell’ecologia all’interno dell’industria turistica.


ALGARVE IN APERTURA: Il Golf Club Gramacho. IN QUESTE PAGINE: L’ocean Golf Course

di Vale Do Lobo e la buca 12 del Silves

I MIGLIORI CAMPI DELL’ALGARVE Espiche Campo de Golfe Sitios Matos Brancos, Lagos, 8600-114 Espiche, Luz + 351 282 688 250 www.espiche-golf.com Pestana Gramacho Golf Apartado 1011 8401-908 Carvoeiro, Lagoa +351 282 340 900 www.pestanagolf.com Vale do Lobo 8135-864 Almancil + 351 289 353 000 www.valedolobo.com Pestana Silves Golf Vila Fria, 8300 Silves +351 282 440 130 www.pestanagolf.com

Inoltre, sono proprio i golfisti a richiedere sempre di più una corretta sostenibilità dei campi da golf, poiché, come emerge da recenti studi condotti da “Between Us”, il 95% è favorevole ad un incremento e il 52% sarebbe anche disposto a pagare per questo. Ad Espiche, nei pressi di Lagos, l’architetto Peter Sauerman ha considerato attentamente tali concetti nel realizzare il tracciato. Fra olivi e carrubi, aranci e limoni, si trovano anche pini tipici del Mediterraneo, creando un giusto

equilibrio fra le specie, valorizzando le autoctone e affiancandole con altre più resistenti. Come l’erba del green, ad esempio, selezionata ad hoc, affinchè possa immagazzinare il più possibile l’acqua delle scarse piogge e far fronte alla stagione calda senza soffrirne. Durante l’inverno va in quiescenza e questo consente di evitare di annaffiarla e fertilizzarla, e ciò previene l’erosione della fascia superficiale e il danneggiamento della sottostante riserva

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idrica. Il campo è attualmente seguito da un team di biologi e di studenti dell’Università di Algarve, alla testa di progetti di ricerca sullo sviluppo sostenibile del territorio. Recentemente, sempre l’Algarve è stata protagonista della sigla di un importante accordo fra il GEO – Golf Environment Organization e l’IAGTO – Global Organization for Golf Tourism. Lo scopo di questa strategica alleanza risiede nel supportare e promuovere la sostenibilità del golf in tutto il mondo.


slowmotion TRAVEL

ALEXANDER MIRIC ALIAS DESTINAZIONE AFRICA DESTINAZIONE AFRICA È UN PROGETTO PER VIVERE QUESTO MAGICO CONTINENTE ATTRAVERSO L’ESPERIENZA DI ALEXANDER, CHE LO CONOSCE E LO FREQUENTA SIN DA BAMBINO. UNA PROPOSTA PRESSOCHÈ INFINITA PER COSTRUIRE OGNI VIAGGIO A IMMAGINE E SOMIGLIANZA DEL CLIENTE .

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IL PRIMO SAFARI LO FECE A SEI MESI E DA LI NON HA MAI SMESSO; ERANO TEMPI IN CUI L’AFRICA si stava scrollando di

dosso decenni di colonizzazione europea e si trovava a far coesistere usi e costumi ancestrali con la modernità che avanzava a passo spedito, inghiottendo con voracità territori e culture per far posto ad un progresso che avrebbe rimarginato, purtroppo solo sulla carta, le ferite lasciate dalle precedenti amministrazioni. Ma gli bastava uscire dal centro abitato per pochi chilometri e si trovava immerso nei panorami tropicali che ancor più risultavano suggestivi e pieni di avventure ai suoi occhi di bambino. I pomeriggi dopo scuola passati sugli alberi e le fughe nella jungla con gli amici durante la sua adolescenza hanno radicato nella sua anima l’amore più profondo per queste terre, le loro contraddizioni e le persone, creando un legame indissolubile che da oltre 40 anni lo vede impegnato in progetti imprenditoriali legati ai territori africani. Viaggiatore, sognatore e imprenditore, la sua particolare storia personale lo ha portato a visitare luoghi e punti remoti del continente africano, a conoscere capi di Stato e semplici braccianti, avventurieri e uomini di fede e con ognuno di loro ha avuto il privilegio di condividere esperienze che avrebbero in seguito formato il suo desiderio di realizzare qualcosa che permettesse a tutti di immergersi in quella terra generosa di vita ed opportunità. Nasce così Destinazione Africa, progetto ideato con lo scopo di offrire a chi vuole fare un viaggio in Africa un’esperienza il più possibile lontana dai concetti di generalizzazione dell’offerta turistica che troppe volte ha creato false aspettative nel viaggiatore coinvolto, relegandolo a semplice spettatore. La filosofia alla base di Destinazione Africa è da sempre una sola, racchiusa nel primo claim scelto per la sua comunicazione: “l’Africa non va visitata, va vissuta”. Questo concetto accompagna ogni singola fase dello sviluppo dei programmi proposti ed è il principio su cui si basa già il primo incontro con chi desidera intraprendere un viaggio. Tutto viene personalizzato in base all’aspettativa, l’esperienza e l’attitudine del cliente a vivere il viaggio, sempre rispettando i concetti di ecosostenibilità che mirano a preservare il più possibile i territori e le popolazioni che

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slowmotion TRAVEL

li abitano. Punto fermo della programmazione di Destinazione Africa è infatti l’osservazione del luogo in cui ci si trova senza modificarne gli aspetti, le caratteristiche ed i silenzi, elementi essenziali che contraddistinguono una reale esperienza di viaggio che va oltre una semplice vacanza. La supervisione precedente e la condivisione successiva rendono l’esperienza del viaggio il giusto connubio tra aspettative desiderate e necessità elaborate. Tutti gli itinerari proposti e le strutture utilizzate  sono infatti vissuti periodicamente in prima persona dal personale di Destinazione Africa, così da garantire sempre un alto standard qualitativo e conoscere esattamente le peculiarità di ogni luogo. L’attenta analisi e la cura della valutazione sono frutto del desiderio di dare ampio risalto al territorio e ai suoi protagonisti, prediligendo strutture di piccole dimensioni possibilmente realizzate con materiali naturali caratteristici della zona e gestite da personale locale, al fine di turbare con il minor impatto possibile i delicati equilibri naturali. Ad ogni località vengono abbinati temi di viaggio diversi per diversi tipi di viaggiatori, come, ad esempio, itinerari tra i deserti della Namibia, campi tendati mobili lungo il Delta dell’Okavango, safari fotografici ed escursioni alla ricerca degli sfuggenti gorilla di montagna, oppure una più rilassante vacanza sui campi da golf del Sud Africa, tra i più belli al mondo, per gli amanti di questo gioco. Una menzione speciale merita il progetto Tustistabile, precursore in Italia del concetto di Africa accessibile, con programmazione dedicata, che, grazie all’ausilio di personale specializzato, mezzi di trasporto modificati e strutture   appositamente attrezzate, permette una piena esperienza di viaggio senza alcuna limitazione anche ai viaggiatori con mobilità ridotta, al fine di garantire davvero a tutti la possibilità di vivere l’Africa, non solo di visitarla.

IN APERTURA: Makanyane Lodge

in Sudafrica, nella Riserva di Madikwe , area Malaria Free IN QUESTE PAGINE: Legend Golf Safari in Sudafrica, nella Riserva di Entabeni, area Malaria Free, interno lodge, Alexander Miric tra una famiglia Himba, in Namibia. TLJ Diary of Slow Living - 26 — 76 —


Dal 4 all’8 dicembre si svolgerà la finale del torneo Destinazione Africa presso il Golf Club Arabella Country di Cape Town PER INFO SU DESTINAZIONI E PRODOTTI: Destinazione Africa www.destinazioneafrica.it facebook: destinazione africa t. + 39 0362 344489 – t. + 39 0362 340840

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the guide BREVIARIO ILLUSTRATO DEL RALLENTAMENTO

TLJ Diary of Slow Living - 22 TLJ Diary of — Slow 79Living — - 26 — 79 —


the guide AU TOMOTIVE A cura di Daniele Buzzonetti

MINI A CINQUE PORTE

AUMENTA LO SPAZIO, RESTA IL FASCINO AFFASCINANTE, RICCA DI PERSONALITÀ E PERFETTA SOPRATTUTTO PER VIAGGIARE IN DUE, nonostante le dimensioni leggermene aumentate nel caso della versione più recente. Con il nuovo modello a 5 porte, la Mini non rinnega il suo stile ma guadagna parecchio in fatto di confort per i passeggeri seduti sui sedili posteriori, e di spazio per i bagagli (il vano passa da 211 a 278 litri). Un miracolo favorito dall’allungamento del passo: 7,2 cm, sufficienti per piazzare due porte anche dietro. Con una lunghezza di

398 cm (16 in più) e un peso superiore solo di circa 50 kg, la nuova 5p non perde il piacere della guida tipico della 3p. Da quest’ultima ha ereditato motori e versioni, tutte “Cooper”. Previste due unità a benzina (1.5 e 2.0 da 136 e 192 Cv: 207 e 232 km/h, le rispettive velocità) e due Diesel: 1.5 da 116 Cv e 2.0 da 170 Cv (203 e 225 km/h). I prezzi risultano maggiorati di 800 euro rispetto alla 3p: si parte da 21.500 euro per la meno potente versione a benzina, per arrivare ai 27.100 euro della Cooper SD da 170 Cv.

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the guide AUTOM OTIV E

LE ARMI DI SEDUZIONE DELLA NUOVA JAGUAR XE.

NEW SUZUKI VITARA La parentela con le sorelle maggiori XF e XJ è evidente, ma le dimensioni ridotte regalano alla nuova Jaguar XE una personalità più agile e dinamica. Lunga 4,67 metri, entra di diritto nella competitiva categoria delle berline “premium”, equipaggiate per lo più con motori a benzina o a gasolio di 2.000 cc. Per contrastare la temibile concorrenza tedesca, cerca di sedurre con una linea molto aerodinamica, risultato anche dell’altezza inferiore (141,6 cm), rispetto a tutte le più note berline della stessa categoria. Lo spazio interno non è stato però sacrificato, perché la “seduta” è stata a sua volta abbassata. Sotto l’aspetto tecnico, numerosi i particolari di qualità, come la scocca in alluminio per abbassare il peso, le sospensioni

“multi braccia” sia davanti che dietro, un sistema di controllo della motricità “totale” (ASPC: All Surface Progress Control) e naturalmente i motori. A parte il potente V6 3.0, spiccano i 2.0 litri, a 4 cilindri, della nuova famiglia Ingenium, leggeri e a basso attrito. Sono dotati di alimentazione di tipo sovralimentato, per generare una buona spinta anche a basso regime, sia i benzina che i Diesel. Tra i secondi risulta interessante la versione da 163 Cv, che si annuncia sobria e pulita: 26,3 km/litro e una emissione di appena 99 grammi al chilometro. Tutti i motori 2.0 sono abbinabili a un cambio manuale a 6 marce, oppure alla trasmissione automatica ZF a 8 marce, già sperimentata nella gamma Jaguar. Il listino prezzi partirà da 37.750 euro.

JEEP RENEGADE TUTTOFARE “INTEGRALE” CHE SI TROVA A SUO AGIO QUANDO IL GIOCO SI FA DURO È costruita nello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza), ma la Jeep Renegade, progettata negli USA, tiene fede al marchio caratterizzato dalle sette barre verticali sul muso: è una fuoristrada dura e pura, che non teme ostacoli. La definizione delle modalità di guida, scelte dal pilota tramite un manettino, sono chiare: “Auto” (asfalto o comunque strade “tranquille”), “Neve”, “Fango”, “Sabbia”, “Rocce”. Ovvio, è una 4x4 ma c’è anche la versione d‘ingresso a trazione anteriore (costa 20.000 euro). Ampia e comoda (è lunga 424 cm e larga 181 cm), dispone di motori di origine Fiat: un Turbo a benzina Multiair2 da 140 Cv e due Turbodiesel: 1.6 da 120 Cv e 2.0 (140 o 170 Cv).

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Non le basta più la terra Apparsa per la prima volta nel 1988 e diventata in breve un riferimento importante tra le fuoristrada pure, comunque a loro agio sull’asfalto, la Suzuki Vitara ha voltato pagina al recente Salone di Parigi. La nuova Vitara, che sarà commercializzata nel marzo 2015, è ancora caratterizzata dal sistema a quattro ruote motrici permanenti AllGrip, ma viene proposta anche nella versione a trazione anteriore. Lo stile, addolcito e con padiglione spiovente, inserisce d’altronde la nuova Vitara tra le crossover che gradiscono la terra ma sono destinate ad essere apprezzate soprattutto in città e in autostrada.


the guide DE S I G N

IN CASA, MA ALL’ARIA APERTA

SI VA VERSO LA STAGIONE FREDDA, MA NIENTE PANICO. TRE SOLUZIONI SMART PER CONTINUARE A VIVERE IN MEZZO ALLA NATURA, ANCHE SE AL QUARTO PIANO.

IN QUESTA PAGINA: Lampada Bulbo

BULBO. AGRICOLUTURA DOMESTICA

Come ha detto Carlo Petrini, il Fondatore e Presidente “Slow Food”, “dobbiamo iniziare a decolonizzare il nostro pensiero. I cittadini possono diventare contadini. Non vogliamo più consumatori passivi, vogliamo co-produttori coscienti, soggetti attivi ed educati al cambiamento”. Da queste parole il progetto Bulbo, una start-up italiana nata dalla convinzione che la rivoluzione alimen-

tare parte dalle nostre case, trasformandole nei primi presidi di tutela e conoscenza della natura. Mettete assieme Lorenzo Antonioni, lighting & product designer, Zeno A.I. Pasquini Jossen, imprenditore, Sara Pellegrini, architetto & grafica e Tommaso Marzioni, economista, e il risultato è questo progetto di agricolutura domestica. Bulbo infatti progetta e produce lampade a LED, ad alta innovazione tecnologica, per crescere ortaggi, piante aromatiche, fiori e piante grasse. Il frutto della progettazione è funzionale ed elegante, semplice nell’utilizzo e di forte personalità, vive in combinazione con l’elemen-

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to naturale ed è 100% made in Italy. Dopo anni di ricerca e sperimentazione sui primi prototipi, nel 2012 Bulbo ha vinto il concorso europeo Spinner che finanzia giovani imprenditori per sviluppare la ricerca e creare impresa in ambito di innovazione tecnologica. “Da subito abbiamo applicato gli stessi principi di valorizzazione del locale sia al mondo dell’agricoltura che a quello dell’industria, ricercando soluzioni intelligenti per una produzione industriale in tempi di crisi”. Tutto il processo produttivo è svolto in Italia, con materiali di prima qualità e il coinvolgimento di artigiani specializzati.


the guide DE SI GN A cura di Marco Magalini

DEESAWAT. PRATO IN CASA Ispirato al concetto di verde, questo set porta la natura in casa. “Rivelare la forza della natura attraverso i canoni di bellezza e semplicità tipici del design – raccontano -, questo lo spirito con il quale abbiamo concepito il Rock Stone di Deesawat. Si immagina di portare in casa l’esperienza di un giorno all’aria aperta. L’azienda Thailandese, una dei leader sul mercato nella lavorazione del legno, continua a sviluppare i concetti di ricerca legati ad un materiale così naturale come il legno, perché la vera sfida ecologica è esserlo dalla a alla zeta, dalla scelta delle materie prime fino alla sostenibilità dell’impatto produttivo, fino alla normale amministrazione aziendale. La produzione dei Black Stone ha luogo nella fabbrica madre, in Thailandia, che è stata da poco premiata come “The Golden green production” nel Paese.

NOMAD. APPARAMENTO GIARDINO The Garden Apartment è una collaborazione tra due product designer

con altrettante passioni

in comune: il cibo e il design. Miriam Josi e Stella Lee Prowse si sono conosciute alla Parsons The New School for Design a New York City. Divennero compagne di stanza e si trasferirono in un appartamento di Brooklyn. “L’idea di volere un orto in casa ci ha portate ad ideare una soluzione per avere un appartamento con giardino – ci raccontano -. Significava avere verdure fresche ed erbe tutti i giorni, nonostante fossimo nel cuore della città”. Nomad è un piccolissimo appezzamento di erba portatile sotto forma di tessuto ripiegato. Il design è adattabile a vari ambienti, soprattutto quelli con uno spazio limitato per le piante. Può essere appeso al soffitto con una corda, appoggiato sul tavolino, trasportato alla finestra per avere più luce solare si può appendere al muro per creare un giardino verticale. È in sostanza un rettangolo di tessuto (ottenuto dagli scarti dei tessuti di vela per imbarcazione) piegato e arricchito con un occhiello, con un divario tra i due strati per permettere al terreno di respirare. Nomad è spedito richiuso in una busta 12x15.

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design: Laboratorium artwork: Andrea Tarella

modaprima@pittimmagine.com T +3905536931

21 23 novembre 2014 firenze stazione leopolda viale f.lli rosselli 5 salone internazionale delle collezioni moda e accessorio A/I 2015/2016 e bestsellers P/E 2015 www.pittimmagine.com 77


the guide FA S H I O N A cura di Marco Magalini

BARASHAN. Il sartoriale dal sapore retrò Il barracano è quel tessuto rettangolare bianco, tipico indumento dell’Africa settentrionale, senza cuciture che avvolge due volte il corpo. Da qui Barashan, il nuovo viaggio imprenditoriale di Andrea Scuderi, cominciato nel 2006 dopo una esperienza ultraventennale nell’omonima azienda di famiglia. “Quello che cerchiamo di creare non è solo un giacca ma un oggetto, un capo talmente piacevole da indossare e bello da vedere – ci racconta Andrea Scuderi - che chi lo compra ogni volta che lo guarda dentro il proprio armadio deve essere fiero dell’acquisto che ha fatto... Come un vecchio denim che hai nell’armadio e non passa mai di moda, anzi più lo porti più diventa ricco di sapore invecchiando con te”. Per raggiungere questo scopo, vengono usati solo tessuti di altissimo livello molto piacevoli al tatto e assolutamente stretch in modo da rendere il capo oltre che pregiato anche comodo e confortevole quando indossato. Nell’atelier di Viterbo – se così possiamo chiamarlo, considerato che è di oltre 2.600 metri – c’è anche una divisione che si occupa di un altro aspetto clue: il colore. Una vasta gamma cromatica che va dai colori basici come le tonalità dei blu, grigi e fango alle tonalità più forti ma mai volgari dei verdi, rossi e gialli. “Con questi lavaggi al tessuto cerchiamo sempre di smorzare i colori in modo da renderli più raffinati ma allo stesso tempo nuovi ed in linea con i trend”. Un inverno in fustagno stretch all’insegna dei dettagli, come il sottocollo in denim e i bottoni in vero argento e rame che ossidano leggermente con il tempo in modo da trasformare il capo in un oggetto ancora più vintage e di sapore.

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the guide FA SH I O N A cura di Marco Magalini

GREEN

MITCHUMM

Mitchumm Industries, il brand con le palme, tributo alla California e all’attore americano Robert Mitchum (con una ‘m’), è nato nel 1976 sulla West Coast a Manhattan Beach, vicino a Los Angeles. Un brand originale e frizzante, molto dandy, dallo spirito anticonformista che si contraddistingue per un’innata eleganza e per quel gusto tipicamente “hipster americano” rivisitato con un particolare tocco italiano. Un brand però squisitamente made in Italy, nel senso stretto del termine, dalla creatività alla produzione, che fa della sostenibilità e dello slow living il suo mantra. “Avere a cuore l’ambiente vuol dire molte cose – ci racconta Alex Tino (anche se si fa chiamare Mitchumm) dal suo headquarter sul lago di Como –, significa stimolare l’ambiente lavorativo locale, prestare attenzione alla selezione dei tessuti e delle colorazioni, fino alla scelta di un packaging ecofriendly. Noi abbiamo fatto una scelta etica, non solo di stile”. Il brand è made in Italy, anzi made in Como. Si lavora a chilometro zero, a partire dalle aziende tessili con cui Mitchumm collabora. Green anche nel senso che i colori utilizzati sono naturali e quindi non sono nocivi per chi li indossa e per l’ambiente. Ma sostenibilità significa anche limitare gli scarti. “Buttare gli sprechi? Perché mai. I tessuti sono qualcosa di unico e prezioso, che ha impiegato risorse e lavoro. Gli avanzi vengono utilizzati per creare le buste porta scarpe o piccolo gadget”. Non solo prodotto. Il brand prevede un packaging eco-friendly per tutti i prodotti Mitchumm: biglietti da visita, carta intestata, etichette e bag. A cavallo della sua bici, Alex ci svela anche il suo cotè sportivo, che lo ha portato a mettere in pista un progetto a due ruote. “Oltre alla moto ho da sempre avuto la grande passione per la bici. Sono ormai 14 anni che pratico questo sport a livello agonistico, tanto che nel 2007 abbiamo creato il Mitchumm Cycling Team”. Un bel progetto, sempre aggiornato, che si può seguire sul sito mitchummteam.com.

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the guide FASHI ON

G-STAR. DENIM DALL’OCEANO G-Star realizza una collezione usando il rivoluzionario Bionic Yarn, un filato ecologico di fibre ottenute da bottiglie di plastica riciclate. La collezione RAW for the Oceans, questo il nome, abbraccia una moda sostenibile. Le organizzazioni ambientaliste Sea Shepard Conservation Society USA e Plastic Pollution Coalition avevano evidenziato la gravità del problema della plastica nei nostri oceani in una conferenza stampa organizzata da G-Star e dai partners del progetto, presso il Museo Americano di Storia Naturale di New York l’8 febbraio. La necessità di trovare una soluzione nasce dalla quantità di rifiuti plastici scaricati in mare, che ogni anno si triplica, raggiungendo il peso del pescato. G-Star ha unito le forze con i suoi partner, utilizzando la tecnologia innovativa non solo per recuperare la plastica dagli oceani, ma per trasformarla in una nuova generazione di denim. Questa prima collezione dell’iniziativa RAW for the Oceans ha già recuperato e riciclato oltre 10 tonnellate di plastica negli oceani. In vendita nel monomarca G-Star di Milano da fine ottobre oppure da Brian and Barry Building in San Babila.

TASSELLI. Cashmere tailor-made Made in Bevagna, Umbria, Italy. Una terra ambasciatrice di un saper far lusso in modo sofisticato e discreto. Una regione-distretto che racconta da sempre la storia di gente autentica e devota all’alta qualità artigianale. Da questa tradizione tessile umbra nasce nel 1970 l’eccellenza artigianale di Tasselli Cashmere. Prima qualità della materia prima, consistenza della tessitura, accuratezza di calature e cimose, controllo dei capi uno ad uno: questi gli ingredienti. La storia della Tasselli è una storia comune a quella di tante aziende manifatturiere che hanno reso grande il nome del Made in Italy nel mondo. Costruita dall’intreccio di competenze e abitilità segretamente custodite in Umbria in piccoli laboratori domestici. È lì che, alla fine degli anni Sessanta, Renzo Tasselli scova maestranze specializzate nella maglieria calata e non tagliata di tradizione umbra. “Una manodopera abile, e preziosissima, che dalla cultura contadina ha imparato a non sprecare e dunque a lavorare con cura i filati”. Un vero e proprio cashmere su misura, con la possibilità di scelta tra oltre duecento colori e un servizio tailor-made al passo con le esigenze contemporanee di sofisticatezza.

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the guide B E AU TY

PROTEGGERE LE MANI CON L’OLIO D’ARGAN

Una nuova crema idratante mani all’olio di Argan, ideale per una pelle nutrita e protetta. La Crema Mani biologica – I Provenzali, grazie alle sue preziose qualità idratanti e rigeneranti, è il perfetto rimedio che idrata e non unge, rendendo le mani sempre morbide e curate. In autunno, infatti, con l’arrivo delle temperature rigide, prendersi cura delle mani si rivela fondamentale. Proprio per questo motivo la Crema Mani biologica è stata pensata per sfruttare le virtù indiscusse dei principi attivi di olio di Argan, Burro di Karitè, Vitamina E, Betaina, olio di Crambe e Alphaglucan Oligosaccharide. La soluzione vanta di un profumo tutto naturale: il 99,90 % degli ingredienti in formula è di origine naturale e l’intera soluzione non contiene OGM. (Formato: 75 ml - Prezzo consigliato: 3,99 €).

THE LAUNDRESS. LUSSO NATURALE PER UN BUCATO ECO-CHIC

Una collezione di prodotti per il lavaggio dei tessuti che si prende cura in modo adeguato degli abiti e della biancheria di casa. È altissima la qualità dei detersivi ecologici The Laundress, privi di additivi chimici piuttosto che fragranze sintetiche e petrolio. Si tratta di soluzioni ecofriendly nei confronti dei tessuti, della pelle con cui vanno a contatto e, non per ultimo, dell’ambiente: 100% biodegradabili, tre volte concentrati, contengono solo ingredienti naturali ottenuti con risorse rinnovabili, non hanno ammonia-

ca, candeggina, coloranti, grassi animali e sono realizzati in impianti che non funzionano a petrolio. Wool & Cashmere, shampoo per lana e cashmere, combina ad esempio gli estratti di cedro con uno shampoo senza solfati per lavare e proteggere i componenti naturali dei filati, garantendo una protezione in più come anti-tarme. All Purpose Bleach Alternative, invece, è l’alternativa naturale alla candeggina: sbianca, disinfetta e ravviva i tessuti e le superfici della casa aiutando a togliere anche le macchie più difficili.

ORIENTE E OCCIDENTE NELLE NUOVE FRAGRANZE CARTHUSIA Un viaggio sensoriale tra Oriente e Occidente. Il mistero e il fascino di culture diverse che si fondono tra loro in una collezione che profuma di autunno. Nasce “Oud Collection”, una nuova serie di fragranze per ambiente dal calore avvolgente, create con i profumi tipici del Mediterraneo che incontrano la pregiata essenza di oud, uno dei più nobili ingredienti della profumeria artigianale. Tre nuove fragranze con le quali l’antica casa dell’Isola Azzurra mixa Oriente e Occidente con accostamenti originali. Ed è così che la lavanda, per merito di un mix con l’oud, rivela il suo lato più luminoso in Infinity Oud, la zagara diventa un omaggio al Mare Nostrum in Mediterranean Oud e il pepe blu, fragranza che rimanda all’Isola di Capri e al gioco di chiaro scuro della Grotta Azzurra, si unisce al gelsomino, al geranio e alla lavanda per farsi amare in Secret Oud. La perfezione compositiva di queste fragranze è messa in risalto da un packaging estremamente curato e prezioso che fa di questi prodotti “oggetti del desiderio” da regalare e regalarsi. Tocco finale ultra raffinato: la linea comprende il diffusore per ambiente da 500 ml, il set delle tre fragranze da 100 ml ognuna e la candela profumata in bicchiere.

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the guide KI DS

BAMBOOM: LA PRIMA LINEA PER L’INFANZIA IN BAMBÙ BIOLOGICO

Prodotti per la prima infanzia trendy e alla moda, realizzati con tessuti di elevata qualità, certificati e sicuri per il benessere del proprio bambino. Si presenta così la nuova linea per i bebé con proposte originali tutte al 100% made in Italy e rigorosamente in bambù. Ma perché proprio in bambù? A spiegarlo è l’ideatrice del marchio, Pascalle de Jongh, 39 anni, olandese di nascita ma piemontese d’adozione. “Ho usato degli indumenti in questa fibra durante la gravidanza e mi sono trovata molto bene. Così ho pensato che poteva essere adatta per la pelle dei neonati”. I tessuti in bambù sono infatti antibatterici, anallergici, traspiranti, impermeabili ai raggi UV e infrarossi, capaci di assorbire umidità e sudore oltre ad essere ecocompatibili e biodegradabili. Inoltre, la pianta di bambù ha un impatto positivo sull’ambiente, grazie al suo veloce processo di accrescimento senza bisogno di pesticidi e fertilizzanti. I vestiti e gli accessori della collezione sono disegnati interamente da Pascalle, coadiuvata da un team composto da genitori, insegnanti, nonni, infermieri e pediatri. Oggi la collezione Bamboom conta più di 20 prodotti, che vanno dal set lenzuolino al sacco nanna, fino alle copertine, ai body, il set bagno e le coperture per passeggini e ovetti che, al momento, vengono distribuiti in Italia, Belgio e Paesi Bassi. Lo scorso settembre la “Square collection” di Bamboom è stata selezionata alla fiera di prodotti per l’infanzia “Kind + Jugend” di Colonia tra le migliori innovazioni 2014 nel settore tessile per i bambini, nell’ambito dell’Innovation Award.

IL BIO SPAZZOLINO PER I PICCOLI Una valida alternativa ecologica per la quotidiana pulizia dei denti dei più piccoli: arriva lo spazzolino in bambù firmato da Tea Natura. Le setole di questo spazzolino sono di media durezza mentre il manico si può personalizzare, inserendo il nome del piccolo proprietario o un disegno nell’apposito riquadro. Lo spazzolino, inoltre, è al 100% biodegradabile: una volta utilizzato può essere compostato o conferito nell’umido.

La casetta creativa ed ecologica È tutta bianca e sembra proprio che non aspetti nientr’altro che la fantasia di un bambino che la colori, personalizzandola e rendendola unica. Si chiama Casa Cabana ed è una deliziosa casetta in robusto cartone riciclato e biodegradabile, l’ultima creazione della maison olandese Kidsonroof. L’azienda, infatti, produce dal 2005 giocattoli in cartone, utilizzando materiale riciclato e biodegradabile e facendo dell’ecosostenbilità un punto fermo dei propri prodotti. Casa Cabana è già decorata con un gatto sull’albero, una piccola formica, un coniglio, un cane e uno scoiattolo, ma ha ancora molto spazio per essere colorata, dipinta e decorata secondo il gusto e la fantasia dei più piccoli. Potrà diventare un castello, una casa sull’albero o il rifugio segreto di ogni bambino.

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the guide BOOKS A cura di Diana Barbetta

ATMOSFERE IN VERDE

di SATOSHI KAWAMOTO

Quella di Satoshi Kawamoto, noto designer e stylist di giardini, è una visione del mondo in costante dialogo con il tempo in cui la natura riesce armoniosamente a convivere con l’arredo. Una sintonia quella tra interno ed esterno che trova dimostrazione nella sua casa alla periferia di Tokyo in cui la sua poetica visiva, ispirata dalla millenaria saggezza orientale e da un’acuta osservazione del contemporaneo, si riflette non solo nel suo modo di vivere ma soprattutto nel gusto con il quale sceglie di personalizzare gli ambienti. Dal 1997 Satoshi Kawamoto si muove tra design e garden art mostrando una predilezione per il particolare anche quello più trascurabile come insegna la cultura giapponese, in cui il disordine è solo apparente ma in realtà estremamente ricercato. Nel libro Satoshi illustra al lettore numerosi spunti per arredare con originalità la propria casa sfruttando le peculiarità delle piante che divengono protagoniste degli ambienti del nostro vivere quotidiano.

Logos, pp.112, € 20.00

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the guide BOOKS

THE GREEN KITCHEN DAVID FRENKIEL & LUISE VINDAHL

Guido Tommasi Editore, pp. 250, € 29.90

Green Kitchen Stories è il loro blog nato dall’incontro-scontro di due mondi alimentari e dalla voglia di imparare dalla reciproca diversità. David Frenkiel e Luise Vindahl aprono le porte del loro mondo fatto di semplicità e consapevolezza per ciò che si mangia, attraverso uno spazio virtuale dedicato all’alimentazione sotto il segno del verde. “The Green Kitchen” è la trasposizione cartacea della loro passione per una cucina semplice e salutare, un libro pubblicato in Italia da Guido Tommasi Editore che illustra attraverso delicate immagini ricette vegetariane ed anche vegane, dove gli ingredienti naturali come semplici cereali o frutta e verdura, divengono protagonisti di gustosi e nutrienti piatti. Un approccio all’alimentazione e alla vita libero da condizionamenti culturali e preconcetti di ogni sorta che invita il lettore a sperimentare nuove soluzioni alimentari e ad ampliare l’immaginario culinario.

PAOLO PEJRONE LE FOGLIE D’AUTUNNO AUTORE PAOLO PEJRONE, FOTOGRAFIE DI DARIO FUSARO L’autunno rappresenta una delle stagioni più riflessive e introspettive dell’anno e ad accentuare queste note è la componente cromatica. Colori in continuo movimento le cui sfumature alludono simbolicamente alla caducità stessa della vita, come è stato più volte sottolineato in pittura dal tema della “vanitas”. È la natura ad offrire il meraviglioso spettacolo della vita e del suo lento declino che apre le porte al riposo invernale, mostrando un ventaglio di poliedrici toni di alberi e arbusti. A introdurre questo viaggio alla scoperta di venti tra le più caratteristiche oasi di verde presenti in Italia è Paolo Pejrone, architetto di giardini e scrittore di innumerevoli libri, che attraverso le fotografie di Dario Fusaro illustra la palette cromatica offerta dalle più disparate specie vegetali: dall’Acer rubrum alla Betula, dal Liquidambar alla Parrotia, dal Berberis

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all’Ampelopsis, solo per citare alcune delle variegate piante immortalate in questo meraviglioso omaggio alla vita e alla sue stagioni.

Electa, pp. 160, € 29.00


the guide FOOD

Biscotti al mosto (...senza mosto)

I biscotti di mosto sono tipici di un’area compresa tra Toscana, Umbria e Marche. Sono leggermente profumati, dalla fragrante consistenza di fette biscottate, deliziosi se intinti nel latte o nel tè (e persino in bevande meno innocenti quali un bicchierino di vin santo). Tradizionalmente preparati in autunno, potete replicarli finché dura la stagione dell’uva se utilizzate il succo centrifugato invece del mosto. Provate la ricetta di Sabrine d’Aubergine, food blogger per passione, che nel suo libro Fragole a merenda offre spunti originali per ricette semplici e informali, con un tocco francese très chic.

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the guide FOOD A cura di Guido Tommasi Editore

PREPARAZIONE 1. Lavate e sgranate l’uva, centrifugatela e misurate 200 ml di succo. Fate intiepidire il succo d’uva con il burro e lo zucchero, scioglietevi il lievito e lasciate che si formi una bella schiuma (ci vorranno 10 minuti). 2. Mettete in una ciotola capiente le farine, il sale, i semi d’anice e quelli di finocchio; mescolate bene con una frusta a mano e fate un incavo al centro. Rovesciate il lievito nella ciotola delle farine e iniziate a sbattere con un cucchiaio come se faceste una frittata: prima al centro della ciotola e poi, gradatamente, incorporando anche la farina ai bordi. Mescolate finché tutta la farina sarà incorporata. 3. Quando non riuscite più a lavorare con il cucchiaio passate alle mani: inizialmente dentro la ciotola e poi, quando avrete una specie di palla, sul piano di lavoro. Date all’impasto 10 torciture (a chi non si fosse ancora avventurato nel magico mondo dei lievitati consiglio la lettura dell’accorgimento 10), sbattendolo 4-5 volte con forza sul piano a metà lavorazione. 4. Rimettetelo nella ciotola pulita unta con un pezzetto di burro, sigillate con la pellicola e fate lievitare in un luogo riparato finché raddoppia di volume (ci metterà circa un’ora).

INGREDIENTI PER CIRCA 40 BISCOTTI TEMPO: 3 ORE E ½ + 2 ORE PER IL RAFFREDDAMENTO MINUTI CIRCA 200 ML DI SUCCO D’UVA FRESCO DI CENTRIFUGA (VI SERVONO CIRCA 800 G D’UVA) 30 G DI BURRO 40 G DI ZUCCHERO SEMOLATO 12 G DI LIEVITO DI BIRRA (MEZZO CUBETTO) 200 G DI FARINA MANITOBA 100 G DI FARINA BIANCA 00 1 PIZZICO DI SALE FINO 2 CUCCHIAI DI SEMI D’ANICE 2 CUCCHIAI DI SEMI DI FINOCCHIO 1 PEZZETTO DI BURRO PER UNGERE LA CIOTOLA

5. Accendete il forno a 220°C e rivestite di carta forno una teglia per biscotti. 6. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro, sgonfiatelo delicatamente senza rilavorarlo, dividetelo a metà e ricavatene due filoncini. Spolverizzateli di farina, trasferiteli sulla teglia (disponeteli in diagonale e ben distanziati tra loro, se non volete ritrovarveli attaccati all’uscita dal forno) e fateli lievitare ancora una ventina di minuti, al riparo da correnti ma senza coprirli. 7. Cuoceteli per 15-20 minuti: fate attenzione perché scuriscono in fretta, devono essere poco più che dorati fuori e molto soffici dentro. 8. Fateli raffreddare un paio d’ore, poi tagliateli di sbieco a fette di poco più di un centimetro e rimetteteli in forno a 170°C. Biscottateli qualche minuto per parte e sfornateli. Si mantengono a lungo in una scatola di latta.

Se l’impasto risultasse un po’ troppo appiccicoso per poter essere lavorato a mano, non aggiungete farina: lasciatelo riposare 10 minuti sul piano di lavoro, sotto la ciotola rovesciata, e poi assestategli qualche energico colpo secondo la tecnica “afferrare-sbattere-piegare”. L’effetto sarà immediato, e voi potrete proseguire a suon di torciture con un impasto “domato”…

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FRAGOLE A MERENDA SABRINE D’AUBERGINE GUIDO TOMMASI EDITORE

18 X 24,5 CM CARTONATO, 352 PAGINE, ILLUSTRAZIONI A COLORI € 35,00 - 978 88 96621 714


the guide F O O D

KOOK

OSTERIA MODERNA A due passi da Roma sulla via Cassia e precisamente a Campagnano di Roma si trova l’osteria e pizzeria Kook. E se pizza, primi piatti e vini italiani sono classici, l’immagine visiva che spesso si ha della tradizionale osteria romana, invece, qui è davvero rivoluzionata. L’osteria-pizzeria che hanno progettato e realizzato Luca Gasparini e Mohamed Keilani dello studio Noses Architects, ricorda più una bella e curata abitazione privata che un ristorante. L’intero spazio del locale, infatti, è stato interessato da un’elegante rivisitazione dalle forme retrò e insieme fortemente contemporanee. L’uso del vetro, del cemento e del legno, uniti alla scelta di elementi di arredo colorati dai toni caldi e insieme all’ulivo nel giardino d’inverno, restituiscono l’attenzione a quella sensazione di spensieratezza e di ospitalità necessaria al successo del locale. Via Cassia 2040, Roma t. +39.0630880456 kookofficial@gmail.com

ANHELO: IL VERO GUSTO DEL CAFFE’ NAPOLETANO Aperto da colazione a cena, Anhelo Caffè serve i piatti di un piccolo menù negli orari canonici e alta caffetteria a qualsiasi ora. L’antracite moderno della sala segna la fuga dall’immaginario del calore partenopeo, fino alla bellissima macchina del caffè costruita a mano, bullone su bullone. Gli antipasti quì si chiamano tapas, come polpette di baccalà e il pan y tomate. Tra i piatti principali, poi, il Grande Arancino, un sartù di riso alla napoletana vestito da arancino, servito su un fondo di salsa di pomodoro, parmigiano e basilico e il mussillo alla catalana, con pomodori di Sorrento, patate, cipolla rossa di Tropea e basilico. Ingredienti selezionati e intelligenza fra i fornelli, presentazioni moderne ma senza strafare. Resta comunque il caffè il protagonista indiscusso del locale, aperto nel 2010 da Luca Ferrari, mosso proprio dalla sua passione per il caffè, con

l’intento di ricreare e recuperare il concetto del vecchio caffè napoletano, ossia un posto dove poter gustare il suo aroma durante tutte le ore del giorno. Per questo chi si ferma da Anhelo non può non assaporare la miscela esclusiva, nata dai migliori caffè Arabica del Brasile e del Centro America e da una minima percentuale delle pregiate Robusta indiane. Il suo successo è dovuto al perfetto bilanciamento dei mono origine utilizzati e all’accurata tostatura, nel rispetto della migliore tradizione napoletana, con il risultato di un caffè delicato al palato e persistente nel gusto, che viene servito anche a Roma, Milano, in Germania, Canada e Regno Unito. Via Bisignano, 3, 80121 Napoli t. +39.081 402432 - www.anhelonapoli.it

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the guide TRAV EL

IL RICHIAMO DEL BOSCO:

IL B&B ECOLOGICO IMMERSO NEL SILENZIO

Immerso nella natura e nel silenzio dei boschi di Carrega, sorge il b&b “Il richiamo del bosco”. Situato nel regno dei caprioli e ristrutturato rispettando i criteri della bioedilizia e del risparmio energetico il bed and breakfast, situato vicino a Sala Baganza a 15 km da Parma, si caratterizza per una serie di elementi unici. La scelta del legno di rovere per i parquet, l’arredamento composto di mobili di recupero, reinterpretati cambiando loro funzione o assemblandoli in maniera creativa, la cura nel-

la scelta di materiali naturali sono solo alcuni degli esempi. Una casa fatata dove il design e la natura giocano un ruolo da protagonisti. “Il richiamo del bosco”, inoltre, mette a disposizione degli ospiti un’enorme cucina con vetrata che si affaccia sul bosco, due amache sotto l’ampio portico, colazione bio, biciclette per escursioni in zona, una piccola biblioteca e un dojo, per chi desiderasse rilassarsi o fare esercizio. La mente creatrice di tutto questo è di Carla Soffritti che ha tanto desiderato cre-

are un ambiente che non distraesse lo sguardo dalla bellezza del paesaggio e, al tempo stesso, usasse materiali che arrivano dalla natura come il legno e la pietra. Missione compiuta! Via Capanna 18, Boschi di Carrega 43038, Sala Baganza (PR) t. +39 335 8388895 - +39 0521336376 info@ilrichiamodelbosco.it www.ilrichiamodelbosco.it

MASO DI VILLA RELAIS DI CAMPAGNA. Un angolo di paradiso nella terra del Prosecco Una casa di campagna piena di fascino, che cambia colore a seconda delle stagioni grazie all’edera che la ricopre e offre a chi la visita una sosta di pace tra le magnifiche colline del Prosecco, vicino a Conegliano. Quattro camere arredate con un gusto country ma raffinato, un giardino che accoglie la piscina con vista sulle vigne e un meraviglioso roseto che accompagna nell’orto ricco di verdure, quelle che Chiara e la sua famiglia offrono nei piccoli spuntini ai propri ospiti, accompagnandole con prodotti locali e il vino Nasi Rossi di loro produzione. via Morgante II - 31058 Susegana, località Collalto (Treviso) T. +39 0438841414 - www.masodivilla.it

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the guide P E TS

IL DOGSITTER IN UN’APP

Se Fido distrugge casa durante la vostra assenza, una webcam lo può segnalare in tempo reale. Un aiuto utile anche se il micio appena adottato sta graffiando il divano nuovo. Quando si ha un cucciolo, lasciarlo solo in casa le prime volte è sempre fonte di ansia e preoccupazione per quello che potrà fare da solo. Capire se i nostri cuccioli mangiano, se si annoiano, se stanno per rompere qualche cosa. Tutto questo grazie alle app e alle telecamere che li controllano a distanza. Dispositivi ormai diffusi negli Stati Uniti, ma che ora incominciano a prendere piede anche in Europa e in Italia. Petcube è un gadget casalingo pensato proprio per tenere sott’occhio il vostro animale domestico e farlo sentire meno solo. Oggetto di design, Petcube è un cubo dotato di fotocamera, sensori di movimento e puntatore laser che serve per controllare a distanza il vostro cane, quando siete fuori

casa, guardarlo e parlare con lui, ovunque voi siate. Lanciato ufficialmente la scorsa primavera, è dotato di moltissime funzioni racchiuse nell’applicazione, creata ad hoc a questo proposito. In alternativa, per la stessa funzione di vigilanza domestica c’è Presence, un’applicazione gratuita. Oltre a scaricarla, l’unica cosa che dovete fare è collegarla ad un vecchio iPhone o iPad, da lasciare a casa. Potete prendere il vostro vecchio telefono e trasformarlo in una videocamera che faccia da tata al vostro cucciolo e vedere a distanza quello che succede quando è da solo. Curioso, inoltre, l’innovativo servizio offerto da Pintofeed, l’applicazione che permette di dare i pasti al cane o al gatto rimasto a casa. È una specie di chef per Fido. Il pranzetto o la cena sono inseriti all’interno di un contenitore con un cassetto che si apre solo quando è attivato a distanza con lo smartphone.

LA CLINICA VETERINARIA PER TUTTI Una clinica veterinaria pubblica, con spazi dedicati alla cura e alla degenza di animali domestici. A Milano tutto questo sta per diventare realtà. È stata infatti approvata la delibera che darà in concessione uno stabile del Comune: 200 metri quadrati in via Senigallia 60 a Bruzzano, quartiere della periferia nord. La struttura, prima nel suo genere in Italia, sarà inaugurata entro la fine del 2014. Le associazioni animaliste senza scopo di lucro troveranno qui la loro sede per un massimo di tre anni, poi rinnovabili a fronte della presentazione di un nuovo piano di attività. Ma la novità più grossa è senz’altro quella che riguarda i pagamenti per i servizi offerti dalla struttura: lo spazio sarà aperto gratuitamente a tutti i cittadini milanesi che non sono in grado di sostenere le spese per le cure veterinarie dei propri animali.

I CUSCINI PER I CUCCIOLI DIVENTANO ECOSOSTENBIILI Pouf, igloo e cuscini ideati come complementi di arredo, caratterizzati dalle linee essenziali in tessuti e colori d’arredamento dal gusto decor contemporaneo. Sono ecosostenibili le cucce del marchio made in Italy Lou and Mi. Progettate per il massimo comfort del cane, morbide e leggere, sono in puro cotone e mischie naturali. Sfoderabili e lavabili facilmente, sono realizzate in fibra naturale, biologica e biodegradabile, che viene dall’albero della Paineira, la fibra naturale più leggera del mondo.

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the guide GR EEN A cura di Elisabetta Margheriti di Vivai Torsanlorenzo

IL MELOGRANO DAL FRUTTO INCORONATO Quando arriva l’autunno rimango sempre affascinata dai frutti del melograno che pendono rossi dai rami come palline di Natale, e dai loro dolci semi, belli come rubini incastonati in un mosaico. Pianta originaria dell’Afghanistan e della Persia, si è poi diffusa nel sud est asiatico e in tutta l’area del Mediterraneo dove si è naturalizzata per fini alimentari, terapeutici ma anche ornamentali insieme all’olivo, il fico, la vite e la palma da dattero. I suoi usi tradizionali hanno radici molto antiche, è da sempre considerato simbolo di fertilità, abbondanza, ricchezza presso i popoli ma anche di esuberanza della vita. Nell’antica Grecia era sacro a molte dee, in particolare ad Afrodite che secondo la leggenda lo avrebbe piantato per la prima volta a Cipro, isola a lei dedicata. Ippocrate ne descrive le proprietà e lo considera un vero rimedio medicamentoso. Citato nella Bibbia, nel Medioevo il frutto era simbolo della Chiesa capace di proteggere e contenere insieme tutti i fedeli. Le spose romane usavano intrecciare tra i capelli dei rametti di melograno il giorno delle nozze, mentre quelle turche ancora oggi scagliano per terra un frutto e il numero dei semi che fuoriescono indica quanti figli nasceranno. Nel linguaggio dei fiori non poteva che esprimere amore ardente. Punica granatum: è un grande arbusto o un piccolo albero, negli esemplari secolari arriva a 4/5 metri d’altezza, con tipico tronco contorto e fessurato dal colore grigio brunastro tendente al rosso. Le foglie piccole e allungate cadono in autunno virando dal verde brillante del periodo primaverile-estivo al giallo dorato. La fioritura scalare aumenta il fascino ornamentale, inizia in primavera

per finire all’inizio dell’estate. I fiori sono ermafroditi e si trovano alle estremità dei germogli, sono a forma tubulare, rossi e carnosi, la corolla è formata da 5/7 petali precocemente caduchi. Il frutto particolare è una bacca chiamata balaustra, ha una buccia coriacea, dura e tondeggiante, inizialmente di color verde che a maturazione assume le tipiche sfumature dell’a-

COME SI COLTIVA Ama le posizioni soleggiate e preferisce suoli profondi per il suo apparato radicale fittonante, ma cresce ovunque anche nei suoli calcarei e leggermente salini, purché privi di ristagni idrici. Resiste bene alle basse temperature invernali e all’intenso caldo estivo. Va potato preferibilmente all’inizio della primavera prima che sbocciano i fiori, può essere utile tagliare qualche ramo nella parte centrale della chioma per dare aria e luce. Si moltiplica prevalentemente per talea semi-legnosa durante l’estate ma anche attraverso i semi raccolti durante il periodo autunnale e conservati in luogo fresco per poi essere seminati in primavera. TLJ Diary of Slow Living - 26 — 97 —

rancio e del rosso intenso. Spesso tende a spaccarsi rendendo facile il rifornimento di cibo agli uccelli. Le dimensioni variano in base alle diverse cultivar e alle condizioni ambientali. I semi che si trovano all’interno sono succosi, rossi, la forma prismatica e la polpa traslucida li rende brillanti, di un tipico sapore dall’aspro al dolce.


SLOW ASTROLOGY L’OROSCOPO DELL’AUTUNNO • PAPEROPOLI • unaparolabuonapertutti.it ARIETE 21 Marzo - 20 Aprile

Topolino: sarai proprio il classico perfettino / che tutte le cose le fa a modino / e sarà impossibile anche al professore / cogliere te, Topolino, in errore! / Da sera a mattina contento sgambetti / le tue buone azioni non hanno difetti / ma ad ottobre potresti cader incastrato / in qualcosa che non hai preventivato / perché in un trionfo di perfezione / non hai considerato una grande emozione: / l’amore che rende molto diverso / il tempo condiviso dal tempo perso! TORO 21 Aprile - 20 Maggio

Paperoga: un Toro sa sempre con certezza / che se vuole una cosa serve concretezza / e con ben tre pianeti sull’attenti / al lavoro sarete dei veri talenti / con sagacia, dolcezza ed inventiva / migliora anche una giornata cattiva / senza per forza far dello yoga / come vorrebbe insegnarvi anche Paperoga! / Per questo mese preferite scaldarvi / fare l’amore e a letto abbracciarvi / e per ogni ,minuto di difficoltà / Vi concedere un’ora di baci a volontà! GEMELLI 21 Maggio - 21 Giugno

Qui Quo Qua: scordati il sesso ed i suoi affini / Qui Quo e Qua sono ancor poco più che pulcini! / ed usano tutte le fantasie / per fare i dispetti alle nonne e alle zie / perché son talmente intelligenti / che fanno i compiti lavando i denti… / ma tutta questa grande baldanza / si spegne di colpo quando entra in stanza / quella carina compagna di classe / che ha gli occhi blu e le piume basse… / e quando la vedi con l’amica del cuore / balbetti qualcosa mentre scoppi d’amore! CANCRO 22 Giugno - 22 Luglio

Nonna Papera: questo mese d’ottobre ti darai da fare / a sfornare dolci e a caramellare / come Nonna Papera che in ogni momento / ha la teglia imburrata ed il fuoco lento! / Non c’è miglior modo per compensare / quella poca voglia che hai di baciare / e tanto meno col grembiule indosso / di toglier tutto per far del sesso!

/ così se vuoi migliorare le cose / metti di zucchero un’abbondante dose / e anche il cervello che è un po assonnato / sarà di certo ben ben stimolato! LEONE 23 Luglio - 23 Agosto

forza il tuo amor da chi rompe: / che sia un duomo, un gatto o un vaso d’erbe puntute / lo tieni stretto tra le alette pennute! SAGITTARIO 23 Novembre - 21 Dicembre

Gastone: sei cosi fortunato caro Gastone / che i quadrifogli ti crescono anche in balcone / e se cammini guardando il cellulare / in una banconota potresti inciampare / oppure cadere per una svista / ma in braccio a un gentile spogliarellista! / che sia in amore o nel lavoro / sarà proprio il tuo un culetto d’oro / così si potrebbe anche rischiare / a darti due piume per farti volare!

Zio Paperone: non si lascia scappare nemmeno un gettone / quel gran furbetto di Zio Paperone / e per ogni cosa che va a buon fine / guadagna montagne di monetine. / Così ad Ottobre senza indugio / potrai accendere il mutuo per il tuo rifugio / perché ti riserva l’immediato futuro / un grande successo più che duraturo / che ti consiglio di festeggiare / con notti di sesso da ricordare!

VERGINE 24 Agosto - 22 Settembre

CAPRICORNO 22 Dicembre - 20 Gennaio

Paperina: sarà che si sente l’autunno alle porte / ma quanto ti piace esser stretta forte! / e passar sul divano delle lunghe serate / tenendo al tuo amore le zampe intrecciate. / Ma poi il dentifricio senza tappo basta / o la doccia rimasta di piume cosparsa / per farti andare su tute le furie / e sul tuo fidanzato scagliare ingiurie / corsie che per farsi perdonare / dovrà chiudere il becco e portaerei a ballare!!

Banda Bassotti: al massimo potresti rubar dei biscotti / altro che la temibile Banda Bassotti! / perché sei ambizioso più che non si dica / e il denaro te lo guadagni con grande fatica / però questo mese le energie / saranno così basse da accendere le spie / ed anche l’amor che ti ha tanto dato / ad ottobre ti fa sentir abbandonato / cosi progetti con un piano perfetto / di rubare al tuo amore almeno un bacetto!

BILANCIA 23 Settembre - 22 Ottobre

ACQUARIO 21 Gennaio - 19 Febbraio

SCORPIONE 23 Ottobre - 22 Novembre

PESCI 20 Febbraio - 20 Marzo

Minnie: se una Bilancia sbatte le ciglia a Archimede Pitagorico: si risveglia un Milano / a Paperopoli potrebbe scoppiar ingegno fantasmagorico / degno di Archil’uragano / la bellezza ed il fascino senza mede Pitagorico / e se ultimamente ti sei confini- fan girare i baffi a tutti i topini! / ma azzuffato / in cerca del corretto risultato / non è che una topa in minigonna / abbia ad ottobre ti svegli di soprassalto / con la poi nel cervello orsetti di gomma / perché tu soluzione che piove dall’alto! / Ti batte le sei la prova che alla bellezza / fa coppia un mani chi t’ama e ti stima / la fedele amica pensiero di grande destrezza / e quello che in tua lampadina / perché in questo mese di tanti pensan tu dillo: / son più bellici geni con grande ripresa / l’amore ti porta più d’una tacchi a spillo! sorpresa!

Paperino: ti lamenti e brontoli da sera a mattino / proprio come da sempre fa zio Paperino / e se un vaso traballa su qualche balcone / stai sicuro che cade sul tuo bel crapone… / Ma in questo mese d’imperfezione / riscuoti più amore e maggior attenzione / e colui per cui provi gran sentimento / ha chiaro che questo è solo un momento / in cui anche se inciampi nelle tue stesse zampe / difendi con

Brigida McBridge: con Saturno in trigono che tiene duro / sei un fan dell’amore più che duraturo / e come Brigida con Paperone / conquisti il tuo uomo col polpettone! / Di sesso Ottobre è un pó scarsino / ma vedi di non piantare un casino / perchè le coccole rivalutate / vi faranno sentire un granchè più amate!


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SL O W


The Lifestyle Journal n. 26  

The italian magazine about slow living

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