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L I F ES T Y LE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING

ORTICOLARIO IN GIARDINO CON GUSTO FASHION LA MODA SI VESTE D’ETICA

Poste Italiane Sped. In A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1,c. 1, DCB Milano

DESIGN UN NIDO SUI NAVIGLI SPORT EROI PER UN GIORNO

N° 22 ottobre - novembre 2013 Costo copertina € 3.50

Ilaria D’Il A mico mio segreto è essere slow


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EDITORIALE

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Abbiamo fatto tardi queste sere in ufficio. La vita di redazione è anche questo, ore davanti al pc per concludere l’ultimo numero del magazine che fino a quel momento era un insieme di foto e testi slegati. In questi momenti sembra che il tempo non sia mai abbastanza. Così viene da chiedersi perché parliamo di Slow Living e viviamo una vita così frenetica…perché sogniamo i viaggi che raccontiamo nel giornale e a mezzanotte siamo ancora in ufficio… Ma una risposta invece esiste e si scopre proprio in questi momenti. Slow non significa per forza lento, ma significa fare le cose “fatte bene”, fare le cose che ci piacciono e dedicare loro il giusto tempo. Vedere il nostro giornale prendere forma è sicuramente una cosa che amiamo, non solo per vedere coronato lo sforzo compiuto ma perché ogni giorno The Life Style Journal ci entusiasma con le storie che si porta dentro e in cui ci coinvolge, con il racconto delle persone, dei luoghi e dei prodotti che ci aiutano a guardare questo mondo con uno sguardo positivo. Pensiamo che ciascuno di noi abbia bisogno di leggere questo genere di notizie, che sia forte il desiderio di vivere in modo più autentico e di circondarsi di persone e cose che ci piacciono. Proprio questa nostra convinzione ci ha portati a decidere che era arrivato il momento di far vivere i temi del magazine ricreando un vero e proprio “Spazio Slow Living”, dove tutti i mondi del nostro giornale, dal cibo alla moda, dalla sostenibilità all’arredamento, fino ai viaggi sono rappresentati in uno spazio fisico, che abbiamo individuato all’interno degli spazi di Villa Erba a Cernobbio durante Orticolario, una manifestazione che parla di verde in tutte le sue sfaccettature. Pensiamo che per un magazine riunire in uno spazio reale tutto il suo mondo sia ormai quasi una necessità per esprimere con chiarezza i propri valori e condividerli con i propri lettori, con cui avere un contatto e un confronto diretto . Perché , se è vero che la rete ci ha abituati a vivere in una grande “piazza virtuale”, noi crediamo ancora nel valore di una stretta di mano. Vi aspettiamo.

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L IF E S T Y LE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING

Direttore Responsabile GIOVANNA CAPRIOGLIO Progetto grafico BUREAUBUREAU bureaubureau.it Sviluppo grafico SILVIA DEL VESCO Impaginazione DANIELA SAVOCA Editing RAINING BOOKS Publisher MARCO POLI Hanno collaborato a questo numero: Diana Barbetta Daniele Buzzonetti Benedetta Blancato Anna Carbone & Giovanni Gennari Luca Lagrini Elisabetta Margheriti Marco Magalini Virginia Simoni Chiara Viola Concessionaria di pubblicità MILANO FASHION MEDIA Corso Colombo, 9 - MILANO Tel. +39.02/58153201 info@milanofashionmedia.it Responsabile di testata ERIKA SQUAIELLA esquaiella@milanofashionmedia.it Stampato in Italia presso MC AZIENDA GRAFICA Via XX Settembre - Garbagnate Milanese mcaziendagrafica.it

Anno II, Numero 22 Registrazione del Tribunale di Milano autorizzazione numero 672del 21 dicembre 2010 The Lifestyle Journal è una rivista di edita da Biblioteca della Moda srl Via Alessandria, 8 – 20144 Milano www.thelifestylejournal.it In copertina: Ilaria D’Amico © Escalar Lightshape Photo credits: Per le immagini senza crediti l’editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli. L’editore è a piena disposizione per l’assolvimento di quanto occorre nei loro confronti.

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Collection Viole - www.mirabellocarrara.it

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contents N°22 / SETTEMBRE - OTTOBRE 2013 SLOW LANE

SLOW MOTION

THE GUIDE

15 Environment Dieci anni per salvare il pianeta

24 Cover story Ilaria D’Amico

16 Tech Fair phone: lo smartphone ecologico ed etico -Processore Intel alimentato a vino -Sigaretta elettronica: pro e contro

30 Events Orticolario

90 Automotive BMW i3, eGolf e 5 ibride presentate a Francoforte

18 Role Models Book Forest: un foresta di libri in centro Berlino 20 Wellness Le proprietà del latte vegetale -Rimedi di bellezza naturale per l’autunno -Bogobrush: lo spazzolino sostenibile

38 People Michele Vitaloni 41 Role Models Wild city life 46 Design Un nido sui Navigli 53 Green Un giardino sul mare 59 Outdoor Eroi per un giorno 62 Travel Weekend con gusto 66 Fashion La moda si veste d’etica 70 Cittadellarte Un colpo di vento 74 Art Photography Corner Orizzonti italiani 79 Food Erbe a tavola -Good Food in Good Fashion 85 Wellness Il corpo ci parla

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92 Design Questione di materia(li) -Scelti da TLJ 95 Food&Travel Appuntamenti e consigli 96 Fashion Moda sostenibile dalle sfilate di Milano 98 Beauty Creme e maschere per l’autunno: e tu di che gusto sei? 100 Food Peccati di gola... tra i filari 102 Books Ispirazioni green 104 Green Il Ginko Biloba: l’albero dei dinosauri 106 Horoscope Slow astrology per l’autunno


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CONTRIBUTORS

N°22 / SETTEMBRE - OTTOBRE 2013

MARCO MAGALINI

Veronese d’origine, ha studiato Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia, per poi specializzarsi in Luxury goods communication a Milano. Vive e lavora a Milano, dove scrive di mercati e business della moda e del design per magazine come Fashion Illustrated, Design Illustrated, Modaonline e Designspeaking. Sta esplorando anche la strada del product design disegnando, in collaborazione con Barbieri Design Lab e prodotta da Scandola, una collezione di coffee table in marmo: Ottagono.

THE CHIC FISH alias Anna Carbone & Giovanni Gennari

ELISABETTA MARGHERITI Dottore agronomo, direttore commerciale di Torsanlorenzo Gruppo Florovivaistico e direttore di Agrilazio Ambiente International, si occupa della strategia aziendale, dell’organizzazione di convegni, seminari, workshop e iniziative culturali e della partecipazione a manifestazioni floricole e paesaggistiche.

Giovanni

Esperto di marketing e comunicazione, in Discovery Italia gestisce progetti multi-piattaforma, combinando la visione strategica con la creatività. Oltre ad un innato senso estetico, ama fotografare, viaggiare e tutto ciò che riguarda l’innovazione. È sempre alla ricerca di qualcosa. Anna

Senior designer in RobilantAssociati, è amante del mix di graphic design, pattern, tipografia e colori. Sempre alla ricerca di nuovi modi di pensare, coltiva l’ambizione di fare la differenza.

DANIELE BUZZONETTI Parmense di origine, ha iniziato l’attività giornalistica nel campo dei motori a Roma, nel 1970. Ha sempre abbinato l’interesse per le corse automobilistiche alla produzione e alla storia. Entrato nella casa editrice del settimanale “Autosprint” nel 1976, ha svolto varie mansioni in redazione e sui circuiti, per concludere come inviato in F.1 fino al 1987. Successivamente è stato vice-direttore del mensile “Auto” e direttore di “Gente Motori”. Ha proseguito l’attività come vicedirettore di “AM-Automese” per poi tornare ad “Autosprint” in veste di condirettore all’inizio degli anni 2000. Contemporaneamente, dal 1998 al 2009, è stato autore di newsletter per conto della Ferrari nell’ambito del Ferrari Challenge.

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VIRGINIA SIMONI

È ideatrice del foodblog Ragoût, una piccola guida al buon cibo, il cui nome deriva dal verbo francese ragoûter, “risvegliare l’appetito”. Food explorer per passione, ama viaggiare anche solo per il gusto di assaggiare piatti nuovi e inaspettati. Ha vissuto per un breve periodo a New York e Hong Kong, dov’è nata l’idea di creare il suo blog. Una volta tornata a Milano, dove lavora come redattrice per la rivista Fashion Illustrated, ha iniziato a cercare nuovi posticini gourmet, ricette e ingredienti di nicchia. È convinta che “non esiste amore più grande di quello per il cibo” (cit. G.B.Shaw). ragoutfood.wordpress.com

TOMMASO STEFANI È fondatore e Art Director di Artistocratic, la galleria online di fotografia d’autore a edizione limitata. Con oltre 90 artisti e 500 opere, rappresenta il canale di riferimento, online e offline, per giovani ed esperti collezionisti che vogliono arricchire la loro ricerca di opportunità di investimento nel mondo della fotografia d’arte. Collaborano con la galleria sia i grandi maestri del ’900 come Ferdinando Scianna, Gian Paolo Barbieri, Franco Fontana, l’Archivio Mario Giacomelli di Sassoferrato, sia artisti contemporanei come Giacomo Costa, Davide Bramante, Maurizio Galimberti. artistocratic.com

Quasi 50 anni e due anime, una da ingegnere e una da naturopata, entrambe rivolte al benessere. Ha conseguito infatti una laurea in Ingegneria meccanica a indirizzo energetico ed è esperto di benessere ambientale (climatizzazione e acustica). Accanto, i titoli di riflessologo (scuola triennale FIRP) e di naturopata (centro HPS a Chemintz - Germania) e l’acquisizione dei fondamenti di Psicologia transpersonale fanno di lui uno specialista in benessere della persona con 15 anni di esperienza. Grazie all’incontro di questi mondi, ha anche messo a punto particolari tecniche energetico-vibrazionali (suoni e colori in banda stretta, quarzi condizionati e altro). studiolagrini.blogspot.it

GINNY alias Chiara Viola

La rima è una parola che esce sincera/Ma con la pochette ed il vestito da sera/E dalla Parker della Ginny con un sorrisetto/Appoggia sul foglio il suo dolce culetto/Per dirvi che ovunque vi portin le stelle/La vita riserva sorprese più belle/E a tutto da sempre c’ è un’unica cura:/ Rider di brutto e senza paura!/Dalla mia casetta sul fiume a Milano/Cerco le stelle allungando la mano,/Amo i pensieri e lo straordinario/ Ho anche un cane ma è immaginario,/Abbino i cappelli agli occhiali da sole/Mi piace la gente che sa quel che vuole./Il caleidoscopio mi fa impazzire:/due volte lo stesso non ti può riuscire…/È questo che adoro a chiunque predire/Che tutto scorre e potrebbe avvenire! unaparolabuonapertutti.it

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Anhelo è una preziosa miscela composta dai migliori caffè arabica provenienti da piantagioni del Brasile e dalle alture del Centro-America, con una minor percentuale di pregiate robusta di origine indiana ed etiope. Deve il suo successo all’equilibrato dosaggio ed all’accurata tostatura, frutto di un’esperienza tutta napoletana risalente al 1930. Anhelo viene distribuito esclusivamente nel mercato nazionale ed internazionale della gastronomia di qualità, dei raffinati hotels di charme e di poche selezionate caffetterie.

www.anhelo.it

anhelo FINE ITALIAN ESPRESSO COFFEE


slow lane RIFLESSIONI SUL MONDO CHE CAMBIA

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N EWS slowLANE E NVIR ONM ENT

DIECI ANNI PER SALVARE IL PIANETA 2.200 pagine di report, 6 anni di lavoro, 209 scienziati di caratura internazionale e un premio Nobel: sono questi i numeri che attestano l’assoluta attendibilità del foro scientifico IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), istituito nel 1988 dalle Nazioni Unite, che tratteggia uno scenario shock sul futuro dell’uomo. Sarebbero infatti solo dieci gli anni rimasti per poter salvare il pianeta. Mari in aumento fino a quasi un metro da qui alla fine del secolo, temperature al rialzo, seppure a un ritmo meno accelerato che in passato, e non più di dieci anni, secondo gli esperti, per trovare un rimedio, diminuendo drasticamente la produzione di CO2. Nelle parole di Halldor Thorgeirsson, uno degli esperti dell’IPCC, il mondo rischia “l’infarto” se i governi non correranno ai ripari. Quattro gli scenari possibili; il più catastrofico vede un aumento della temperatura terrestre di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986-2005 e un conseguente innalzamento delle acque di ben 62 centimetri. Una vera e propria apocalisse, se si considera che un simile cambiamento climatico, oltre a inondare le città sulle coste, aumenterebbe in modo estremo il consumo energetico e il conseguente inquinamento. Una situazione insostenibile per il Pianeta, che non sarà più in grado di rigenerare le sue risorse verdi, con gravi impatti sull’agricoltura e la tropicalizzazione di molte aree del globo.

A FIANCO l’opera di Sadik Sakin ‘Global Warming’ in concorso a Good 50x70 2008

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N EWS slowLANE T EC H

FAIRPHONE, LO SMARTPHONE ECOLOGICO ED ETICO.

In pochi mesi sono già stati venduti più di 15.000 dei 25.000 Fairphones messi sul mercato. Fairphone è uno smartphone presentato al Festival del Design di Londra che si ripropone di utilizzare materiali il più possibile riciclabili, nel pieno rispetto dei principi che garantiscono la protezione dei lavoratori in ogni fase produttiva. Il progetto è del designer olandese Bas van Abel, che dopo tre anni è riuscito a rendere la sua idea una realtà: un cellulare il più possibile environmental-friendly e lontano da logiche di sfruttamento. Fairphone, infatti, viene prodotto da uno stabilimento cinese nel quale i diritti dei lavoratori sono garantiti e lo stipendio è equo. Per di più il coltan, un minerale essenziale per la sua produzione, proviene da giacimenti certificati, lontano da organizzazioni criminali e bande armate che purtroppo in Congo provocano veri e propri genocidi per il controllo della raccolta di questo materiale. Fairphone utilizza tecnologia Android e gran parte delle componenti esterne sarà completamente riciclabile. L’accesso all’hardware interno è facile, per permettere riparazioni anche casalinghe, e la batteria è completamente rimovibile. Il rendering del primo modello è molto elegante – caratterizzata da un’alternanza di tonalità di grigio – e il device sembra essersi inserito nella fascia medio-alta del mercato. Il prezzo è di 325 euro. fairphone.com

PROCESSORE INTEL ALIMENTATO A VINO

il futuro è dei processori a basso consumo TLJ Diary of Slow Living - 22 — 16 —


SIGARETTA ELETTRONICA: PRO E CONTRO

PRO >Non si inalano prodotti cancerogeni perché non si avvia il processo di combustione >Si può caricare anche con liquidi privi di nicotina >Può indubbiamente aiutare a perdere il vizio del fumo >Il costo annuo è di circa 400 euro, molto più basso rispetto a quello delle sigarette “tradizionali”. CONTRO >Non esistono studi scientifici completi e imparziali riguardanti le sigarette elettroniche, quindi non è assolutamente provato che sia Durante l’ultimo Intel Devel- di ottenere nel tempo conge- completamente innocua oper Forum, a San Francisco, la dottoressa Genevieve Bell ha presentato un accelerometro che necessita unicamente dell’energia contenuta in un bicchiere di vino. Collegando due elettrodi a un calice di vino, grazie all’acido acetico contenuto nella bevanda si innesca una reazione, che permette di estrarre l’energia sufficiente per alimentare il processore. Quest’ultimo ha ovviamente un consumo molto basso a livello energetico. Lo scopo è quello

gni mobili dal consumo esiguo, che si ricarichino facilmente e che possano essere utilizzati per aumentare le opportunità di connessione degli utenti dei paesi meno sviluppati. Intel è fermamente convinta che i processori a basso consumo siano il futuro. I commenti nella rete si sprecano: “Attenti a non bere la vostra sorgente di energia”, “Passa in enoteca per una ricarica” e molti altri.. intel.com TLJ Diary of Slow Living - 22 — 17 —

>Per chi continuasse a scegliere liquidi che contengono nicotina, l’assunzione di tale sostanza potrebbe comportare il protrarsi della dipendenza; >La diffusa percezione di una minore pericolosità di questo prodotto può portare al rischio opposto, ossia di divenire dipendenti dalla nicotina anche senza aver fumato prima >Esiste una percentuale di incertezza sulla reale composizione del prodotto che acquistiamo, visto che la legislazione e i controlli in merito sono ancora parziali


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BOOK FOREST UNA FORESTA DI LIBRI... IN CENTRO A BERLINO

È questo il progetto dell’associazione BauFachFrau, che ha sposato la filosofia dello swapping e del bookcrossing, che si impegna a portare i libri gratuitamente negli spazi pubblici di tutto il mondo (bookcrossing.com) Così, lungo le strade di PrenzlauerBerg, a Berlino, alcuni tronchi di pino sono stati trasformati in librerie condivise creando tante finestrelle in cui prendere e lasciare libri, protetti dalle intemperie da tendine in plastica. Il progetto, spiega BauFachFrau, «contribuisce a uno sviluppo sostenibile dell’istruzione professionale e si occupa di dare valore alla catena forestalegno-libro. È stato sviluppato e realizzato come un approccio interdisciplinare, nato dalla cooperazione

di esperti di foreste, carpenteria, falegnameria, media design, stampa e libri». L’idea è semplice, continua l’associazione: «Dare vita a una libreria in uno spazio pubblico, in cui le persone possono lasciare i loro libri usati e prenderne altri. Questo tipo di diffusione gratuita, chiamata bookcrossing, è ormai un movimento che interessa tutto il mondo”. Il Book Forest può contenere fino a 100 volumi alla volta: libri di ogni genere, che vanno dai romanzi ai libri di storia, passando per le storie per bambini, sia in tedesco sia in inglese. Un altro modo di fare condivisione che sta prendendo piede in tutta Europa e persino in Italia, per esempio nel comune di Schio, in provincia di Vicenza.

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N EWS slowLANE W E L L N E SS

LE PROPRIETÀ DEL LATTE VEGETALE

ALLA SCOPERTA DELLE MOLTE VARIETÀ DI LATTE VEGETALE, CHE SONO PIÙ LEGGERE E NON CREANO INTOLLERANZE A CHI È ALLERGICO AL LATTOSIO.

Ma c’è di più, perché quello di soia e quello di avena riescono perfino a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo”. Quello di mandorle è ricco di antiossidanti, come la vitamina E, ed è ottimo per rallentare gli effetti dell’invecchiamento cellulare, agendo contro i radicali liberi. Andiamo a conoscerli più da vicino. LATTE DI MANDORLE Il latte di mandorle contiene grassi polinsaturi e acidi grassi antiossidanti (vitamina E), che riescono a garantire il benessere dell’apparato cardiovascolare. Elevato è il contenuto di minerali e di fibre, che svolgono un ruolo di primaria importanza nel regolarizzare l’attività intestinale. LATTE DI RISO Il latte di riso è una buona fonte di energia, immediatamente disponibile, e per questo è utile quando si pratica attività fisica. L’apporto proteico è ridotto, mentre ricco è quello di vitamine A, B, D, sali minerali e fibre. Non contiene glutine, quindi può essere consumato anche dai celiaci. LATTE DI SOIA Privo di colesterolo e molto ricco di proteine, con una percentuale più alta di grassi, che però risultano “buoni” per l’organismo – come gli omega 3 –, il latte di soia contiene vitamine A, E, B, fibre e minerali in abbondanza. Tra questi anche il ferro, in una quantità superiore rispetto a quella che troviamo nel latte di mucca. LATTE DI COCCO Usato soprattutto in ambito culinario, per la preparazione di ricette dolci e salate, il latte di cocco ha proprietà dissetanti e rinfrescanti; ricco di fosforo e di potassio, di vitamina C e di molte vitamine del gruppo B, ha anche un alto contenuto di flavonoidi, che hanno un forte potere antiossidante. LATTE DI AVENA L’avena esercita un’azione benefica nel ridurre il colesterolo “cattivo” e stimola l’appetito. Contiene vitamina E, acido folico, fibre e pochi grassi, per lo più polin-

saturi. Le vitamine B, delle quali è ricco, riescono a influenzare il metabolismo perché migliorano il consumo degli zuccheri, rendendoli immediatamente disponibili. LATTE DI FARRO Anche dal farro si ottiene un latte vegetale che è molto ricco di vitamine A, B, C ed E,

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oltre che di minerali, fra i quali troviamo il calcio, il fosforo, il potassio e il magnesio. Grazie all’elevato contenuto di calcio, è un cibo molto salutare per prevenire l’osteoporosi. Di solito viene considerato un ricostituente completo, oltre che equilibrato.


BOGOBRUSH

SI CHIAMA BOGOBRUSH ED È IL PRIMO SPAZZOLINO DA DENTI CAPACE DI BIODEGRADARSI COMPLETAMENTE: PER SMALTIRLO BASTA SEPPELLIRLO

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IMEDI DI BELLEZZA NATURALE PER L’AUTUNNO.

Il passaggio dall’estate all’autunno è forse il cambio di stagione più faticoso per il nostro corpo. La pelle si spegne e i capelli si indeboliscono. Ecco quattro piccoli consigli di bellezza naturali per affrontarlo al meglio. Pelle luminosa con lo scrub al limone Cellule morte e smog attaccano la pelle: è facile eliminarli con uno scrub naturale. In una ciotola versate 100 ml di latte detergente, una manciata di sale e 6 gocce di limone: strofinate bene la pelle e tornerà a splendere! Chiome folte e capelli che non cadono In autunno si perdono sempre un po’ di capelli: limitare i danni si può, con

un semplice impacco naturale, che si ottiene facendo bollire in mezzo litro di acqua alcune foglie di noce e di salvia per almeno 20 minuti. Applicate questa lozione tutti i giorni prima dello shampoo. Occhi perfetti con l’impacco antigonfiore Il cambio di stagione mette sempre una grande stanchezza e gli occhi ne portano inevitabilmente i segni. Preparate della camomilla e arricchitela con quattro gocce di olio di lavanda: imbevete due dischetti di cotone nell’infuso e applicateli direttamente sugli occhi chiusi. Mani idratate per affrontare i primi freddi Preparate le mani ai primi freddi: nutritele con un impacco che otterrete schiacciando mezzo avocado e aggiungendo qualche goccia di limone: lasciate agire la maschera per circa 15 minuti e lavatevi le mani.

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“Il primo spazzolino di cui veramente ti prenderai cura” è il claim per questo spazzolino biodegradabile, ottenuto da bambù e nylon, grazie a un’idea di Heather e John McDougall, due fratelli del Nord Dakota. Effettivamente, solo in America vengono gettati nelle spazzature più di 450 milioni di spazzolini: uno spreco di plastica enorme. Mix equilibrato tra funzionalità e design, Bogobrush è composto da un manico cilindrico in bambù e setole in nylon. Si tratta di un nylon speciale, che pare impieghi circa un anno a decomporsi; ma i fondatori affermano che stanno continuando la ricerca: il loro oiettivo è ideare il prodotto ideale, che consenta uno smaltimento ancora più veloce. Vista la compatibilità ambientale dei materiali che lo compongono, Bogobrush può anche essere sepolto in giardino al termine del suo ciclo di vita, lasciando alla natura il compito di degradarlo. Secondo la US Federal Trade Commission, infatti, i prodotti biodegradabili potrebbero essere poco adatti a decomporsi in discarica, per la scarsa disponibilità di luce, umidità e aria. Per il lancio di Bogobrush, oltre a puntare sulla biodegradabilità e sulla sostenibilità ambientale, i suoi ideatori hanno deciso di investire anche in solidarietà: per ogni spazzolino acquistato, infatti, la società ne regalerà un altro a una persona bisognosa bogobrush.com


Caruso bed with embossed work, Enrico chest of drawers and bedside tables, Giulia table lamp: all items in hand-decorated chalk finishing; Ellisse mirror and Leo standing lamp in hand decorated cream finishing; Amedeo hand-decorated wardrobe in cream and clay colours; bed set and carpet of Cantori collection

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slow motion P R ENDI IL T EM PO PER . . . IS PIRARTI 24 · Cover story Ilaria D’Amico: il mio segreto è essere slow SCOPR IRE UN EV ENTO G R EEN 30 · Events Orticolario: in giardino con gusto CONOSCERE PERSON E S PEC I A L I 38 · People Michele Vitaloni VOL AR E A PA R I G I 41 · Role Models Wild city life E NTRAR E IN UNA CA SA DI SA PO R E 46 · Design Un nido sui Navigli SCOPR IRE IN UN G I A R DI NO S EG R E TO 53 · Green Un giardino sul mare PARTECIPAR E A D UN A GA RA V I N TAG E 59 · Outdoor Eroi per un giorno IS PIRARSI PE R UN W EEKEN D 62 · Food Weekend con gusto CONOSCERE L A M ODA ET I CA 66· Fashion La moda si veste d’etica 70· Fashion Cittadellarte GUAR DARE DA NUOV E PR OS PE T T I V E 74 · Art Photography corner Orizzonti Italiani MANGIAR E A KM Z ER O 79 · Food Erbe in tavola 82 · Food Good Food in Good Fashion A SCOLTARE S E ST ES S I 85 · Wellness Il corpo ti parla

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slowmotion COVER STORY

GIORNALISTA TELEVISIVA, DONNA, MAMMA E OGGI ANCHE SCRITTRICE. SENTIRLE DIRE CHE È PIGRA AI LIMITI DEL CONTEMPLATIVO SEMBRA UN OSSIMORO, LEI INVECE CI SPIEGA CHE È IL SUO VERO SEGRETO. Di Giovanna Caprioglio - Immagini© Escalar-Lightshape

IL MIO SEGRETO È ESSERE SLOW

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INALMENTE, DOPO UN PAIO DI TENTATIVI, Ilaria riesce a trovare un attimo per la nostra telefonata, e sin dalle prime battute traspaiono la sua gentilezza e disponibilità. Molti, se non è possibile incontrarsi, preferiscono ricevere le domande via email, lei invece predilige ancora una chiacchierata telefonica, per parlare a braccio, con naturalezza e disinvoltura. Ecco il racconto molto “vero” di una donna seria e impegnata, che tuttavia non ha perso la sua autenticità. NEL 2012 HA PUBBLICATO PER BOMPIANI “DOVE IO NON SONO”. SENZA AVERLO LETTO, POTREBBE SEMBRARE UN TITOLO AUTOBIOGRAFICO, RIFERITO A UNA DONNA MOLTO IMPEGNATA, CHE DIVIDE IL SUO TEMPO TRA LAVORO E FAMIGLIA. INVECE… Invece, per fugare ogni dubbio, questa è la storia di un uomo, in realtà di poco meno di ventiquattr’ore di quest’uomo, che vive ripiegato su se stesso, fuggendo da tutto e da tutti e rifugiandosi in un’anonima provincia americana; da questa stasi partirà però la svolta. È un romanzo direi intimista, perché in realtà quando leggo io amo la narrativa che porta con sé l’introspezione psicologica. Così quando mi hanno chiesto di scrivere non ho voluto affrontare tematiche vicine al mio lavoro in televisione, ma ho preferito parlare di tutt’altro. E l’ispirazione è arrivata in un pomeriggio d’estate, mentre mio figlio Pietro, che all’epoca aveva tre anni, dormiva. Ho buttato

giù la traccia tutto d’un fiato, finché non sono stata richiamata nuovamente alla realtà: Pietro si era svegliato. QUANDO HA TROVATO IL TEMPO PER SCRIVERLO? Questo libro l’ho scritto nel bar di fronte al nido di mio figlio, dove mi fermavo per tutta la mattina, da vera “mamma chioccia”, in modo che anche le maestre sapessero che per qualsiasi cosa io ero proprio lì accanto. Non scrivevo al computer, ma su fogli vergati, che ogni due giorni mi venivano requisiti dall’editor, terrorizzato che li perdessi! QUINDI SCOPRIAMO UN LATO DI ILARIA D’AMICO MOLTO DIVERSO DA QUELLO CHE CI APPARE IN TELEVISIONE. Ho sempre creduto che fosse fondamentale fare i conti con le proprie fragilità, pur sentendomi abbastanza in armonia con me stessa nella mia vita privata. La nascita di mio figlio mi ha messo invece di fronte a tutte le mie insicurezze, facendomi sentire inadeguata al modello che io pensavo di rappresentare: una donna multitasking, che avrebbe potuto fare tutto, prendersi cura di suo figlio e tornare in redazione dopo un solo mese dal parto (Pietro è nato a meno di un mese dall’inizio dei mondiali 2010 - ndr). Così ho capito davvero che è necessario accettare il tempo naturale delle cose. Pietro è stato allo stesso tempo la mia più grande fonte di equilibrio e la car-

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COVER STORY


IL MIO SEGRETO È ESSERE SLOW

“Non sembra forse, ma io sono una persona lenta...faccio una vita molto movimentata, ma se mi lasci in stasi io sono assolutamente contemplativa” tina tornasole delle mie fragilità, che però grazie a lui, per una volta, sono riuscita ad affrontare. VISTO CHE PARLIAMO DI TEMPO NATURALE DELLE COSE, NON POSSO NON FARE RIFERIMENTO AL PAYOFF DEL NOSTRO MAGAZINE, CHE È “DIARY OF SLOW LIVING”. COSA SIGNIFICA PER LEI? Lo Slow Living è quello a cui io tendo da sempre. Non sembra, forse, ma io sono una persona lenta... faccio una vita molto movimentata, ma se mi lasci in stasi io sono assolutamente contemplativa: riesco a stare sul divano senza nemmeno accendere la televisione o leggere un libro. Il mio ideale sarebbe poterlo fare tutti i giorni, ma invece proprio per questo riempio la mia vita di cose da fare. Il mio vero motore è comunque sempre la passione per le cose che faccio, senza quella sarei assolutamente “indisciplinata”. Sono una Vergine ascendente Pesci, quindi sono una sognatrice con la precisione e il pragmatismo tipici della Vergine...il caos che cerca di organizzarsi, insomma. SULLO SCHERMO SEMBRA RIUSCIRCI BENISSIMO, È UNA GIORNALISTA SPORTIVA MOLTO APPREZZATA, MA ANCHE LE SUE TRASMISSIONI DI ATTUALITÀ COME “EXIT” E LA PIÙ RECENTE “LO

SPOGLIO” HANNO AVUTO SEMPRE GRANDE SUCCESSO. LA SUA VITA PROFESSIONALE È LEGATA A LA7 E SKY, DI CUI SPESSO LA DEFINISCONO LA MADRINA. SKY HA DA POCO COMPIUTO 10 ANNI, COSA LE PIACE RICORDARE DI QUESTA ESPERIENZA? Sky calcio Show è stata la prima trasmissione in onda nel 2003. Io lavoravo in Rai International e seguivo le dirette delle partite a fianco di Gianfranco de Laurentis, un vero maestro per me. In Sky mi chiamò il direttore Gianni Bruno, che era stato direttore di Rai Sport, che mi convinse con il suo entusiasmo e il fatto che questa esperienza fosse una scommessa da vincere, con una squadra giovane e uno spirito pionieristico. La sensazione iniziale era proprio quella della esplorazione, di un laboratorio in cui tutti facevano tutto. Un mondo dove si parlava e si parla ancora un’altra lingua, dove i codici etici sono diversi: il talento, l’impegno e il merito sono gli elementi che ti premiano. Per l’Italia questo era rivoluzionario allora e lo è ancora adesso. A QUESTO PUNTO È IMPOSSIBILE NON PARLARE DI BERLUSCONI, PRENDENDO SPUNTO ANCHE DAL SUCCESSO DI PUBBLICO DELLA SUA ULTIMA INTERVISTA A “LO SPOGLIO”. QUESTO VERO O PRESUNTO “RAPPORTO CONFLITTUALE” TRA VOI PARTE PROPRIO DAL SUO MODO DI FARE TELEVISIONE? In realtà non c’è nessun rapporto conflittuale tra me e Silvio Berlusconi, ma forse nell’immaginario collettivo tutto parte proprio da questo. La mia immagine pubblica evidentemente non corrisponde al “modello Berlusconi”. Siamo considerati antitetici e quindi contrapposti. Io sono stata critica non solo con le decisioni del suo governo, ma anche con quelle del governo Prodi, sento di avere la libertà di critica in tasca. Il gradimento del pubblico, soprattutto nella lunga intervista durante “Lo Spoglio”, credo risieda nel fatto che il confronto tra me e lui è reale, si basa su una dialettica che punta a incalzare, a punzecchiarci. Non posso non riconoscergli di essere assolutamente dispo-

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nibile e leale, di non aver voluto concordare i temi della nostra intervista. Credo che la piacevolezza dei nostri “incontri” dipenda dal fatto che entrambi amiamo questa modalità di scambio dialettico, così le nostre differenze emergono in modo più evidente. Con gli avversari e con gli amici bisogna pensare alla realtà...vedete voi in quale di queste categorie inserire Berlusconi!

UN CONFRONTO QUASI CALCISTICO! D’ALTRONDE ENTRAMBI SIETE “SUL CAMPO”… Sì (ride)... con poteri un po’ diversi! Io di critica e lui decisionale. Comunque non potrei che vedere Berlusconi in attacco, con la fantasia del numero 10. Le sue qualità di comunicatore sono inarrivabili, ma credo che la politica non si faccia solamente con la comunicazione.

BASTA PARLARE DI POLITICA, VISTO CHE IL NOSTRO GIORNALE SOLITAMENTE NON TOCCA QUESTI ARGOMENTI… CI DICE COME HA TRASCORSO LE SUE VACANZE? ALMENO QUELLE SONO STATE “SLOW”? Fosse per me, sarei slow! Anzitutto devo dire che sono comunque fortunata, perché ai periodi di lavoro frenetico riesco ad alternare lunghi momenti di vacanza: faccio parte di una categoria di donne privilegiate. Prima di Pietro, la mia vacanza ideale era un luogo tranquillo, un letto su cui riposare bene e ristoranti dove mangiare sano e buono. Ora devo pensare a mio figlio, a cosa potrà fare, a quanti amici avrà intorno, quindi, per forza di cose, vado in vacanza con una sorta di “comunità” di amici con bambini. Molto mare, ma anche la montagna, meravigliosa per le passeggiate, la vita sana, il buon cibo e il riposo.

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slowmotion EVENTS

ORTICOLARIO IN GIARDINO CON GUSTO ALLA SUA ORMAI QUINTA EDIZIONE, ORTICOLARIO RITORNA NELLA MAGICA VILLA ERBA DI CERNOBBIO DAL 4 AL 6 OTTOBRE. Di Giovanna Caprioglio Green e glamour si uniscono in questa location dal fascino unico che ospita in quei giorni non solo piante e fiori, ma anche design, moda e cibo. Una vera e propria manifestazione legata al Green Living, che ha trovato una collocazione che unisce l’eleganza di una cornice speciale , la magnificenza di un parco se-

colare e una struttura espositiva d’eccellenza che permette di allargare a molti settori merceologici questa palpabile voglia di vivere naturale. Il complesso ottocentesco, luogo di villeggiatura della famiglia Erba- Visconti e salotto mondano di artisti, letterati, politici e personalità dell’industria, che

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ORTICOLARIO

Il giardino diventa con Orticolario un ambiente da vivere a 360°, dove rilassarsi e coltivare le proprie passioni personali, dall’arte al cibo, fino al design.

in quegli anni prolificava nella zona, è oggi infatti un Centro Fieristico d’eccellenza, grazie ai padiglioni progettati da Mario Bellini e armoniosamente integrati nel contesto storico-paesaggistico, che nei tre giorni di Orticolario si trasforma in un allegro mix di fiori, piante, design , installazioni artistiche e gastronomia. Come ogni anno la manifestazione è ispirata ad un senso , in questa edizione rappresentato dal gusto, che provocherà incessantemente i visitatori a commettere “Peccati di Gola in Giardino”. Punti ristoro, cene su prenotazione all’interno dei saloni di Villa Erba e tantissime “Tavole Rotonde Saporose” rendono la visita incredibilmente golosa . Il giardino diventa con Orticolario un ambiente da vivere a 360°, dove rilassarsi e coltivare le proprie passioni personali, dall’arte al cibo, fino al design. La volontà sin dalla sua prima edizione è stata di rilanciare la cultura del giardino in un ambiente già di per sé unico e conosciuto a livello internazionale, che ha come ulteriore particolarità l’acqua. Si tratta di un unicuum diviso solo con l’importantissimo Hampton Court Flower Show di Londra. Dall’acqua gli ospiti possono arrivare tramite i battelli di Navigazione Laghi e sull’acqua si crea un suggestivo teatro proprio nella darsena di fronte alla Villa antica, con uno spet-

tacolo di fuoco e acqua, grazie al progetto di Francesco Mazzola per FDM, che con il marchio iFlame produce delle bio torce al bioetanolo. Davvero tante le ispirazioni e gli spunti offerti , che il suo Presidente Moritz Mantero ci racconta con passione ed entusiasmo, e una novità importante, quella di sette giardini disegnati da altrettanti paesaggisti. “E’ il primo anno che decidiamo di ospitare dei veri e propri giardini, che sono stati selezionati grazie ad un concorso internazionale e occuperanno degli spazi molto suggestivi nel parco della villa. Il vincitore riceverà ‘La foglia d’oro del Lago di Como’ in vetro di Murano, che sarà poi collocato con l’Albo d’Oro a Villa Carlotta. Abbiamo dato fino a duecento metri quadri di spazio per ogni giardino , perché i visitatori prendano ispirazione e inizino a guardare ai giardini in modo diverso”. “Il fiore protagonista di quest’anno, invece, dato che abbiamo scelto il gusto come senso conduttore della manifestazione, sarà la Dhalia, commestibile nei tuberi e nei fiori, che arrederanno le aiuole del parco e , in vaso, saranno in mostra ai bordi della villa e dei padiglioni, nonché protagonisti nelle dimostrazioni di composizione floreale. ‘Il Senso della Dhalia’ è anche il titolo del Festival Internazionale del Cortometraggio Botanico il cui vincitore è nominato proprio nei giorni di Orticolario”. Altra novità è un unico allestimento nel padiglione Centrale, una grande giungla con rare piante tropicali, sub-tropicali ed equatoriali di grandi dimensioni e varietà. “ Un allestimento studiato da Alfredo Ratti , anima di Orticolario, che purtroppo in estate ci ha lasciati e a cui vogliamo dedicare questa ‘Verde Selva’ , oggi seguita con la stessa passione dal nipote Federico”. Un luogo suggestivo, quasi onirico e , nonostante richiami paesaggi lontani, utile anche ad offrire spunti per l’arredo di spazi interni metropolitani, grazie alla spiccata proprietà di fitodepurazione dell’aria di queste piante. Perdendosi tra passaggi sotto le liane e zone paludose avvolte dalla nebbia si scoprono pian piano animali della foresta, ippopotami, zebre, rinoceronti, farfalle e uccelli tropicali, opere dell’artista

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Michele Vitaloni, esponente a livello internazionale della Wildlife Art. Dal padiglione centrale, poi, si diramano i tre corridoi dell’Ala Lario, l’Ala Cernobbio e l’Ala Regina resi tematici da installazioni verdi che li rendono davvero suggestivi. “L’Ala Lario diventerà il Pergolato di Dioniso, dove oltre cento esemplari di viti provenienti dalla Sicilia Orientale condurranno i visitatori tra gli spazi espositivi in un percorso che sfocia in una vera e propria cantina, dove si potranno degustare vini di qualità. L’Ala Cernobbio è invece la Via del Sidro, dove passeggiare tra meli e peri a spalliera della collezione di Ugo Orlandelli, mentre l’Ala Regina, dove avvengono tutti i laboratori per i più piccoli, è dedicata alla Seta, con varietà di gelsi non ancora sul mercato, selezionati esemplari maschi (che non producono frutti, dunque) di Morus platanifolia Koidz; è un doveroso omaggio ad una pianta dalle cui foglie il baco trae le sostanze nutritive per produrre la seta, che rappresenta un prodotto fondamentale nel tessuto sociale ed economico del nostro territorio, come posso personalmente testimoniare!”. L’impegno a sostenere il tessuto sociale è infatti un’altra caratteristica di Orticolario, che né nato proprio con la volontà di dedicare una speciale attenzione alla solidarietà, devolvendo quanto raccolto nella manifestazione ad associazioni benefiche del territorio, che partecipano poi attivamente all’organizzazione degli eventi stessi. “Novità di quest’anno è la collaborazione con la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, che da più di cinquant’anni lavora all’interno del sistema penale piemontese e propone ai detenuti attività di formazione, che sono sfociate spesso in imprese sociali con un alto contenuto di creatività e appetibilità per il mercato. A Orticolario ospiteremo ‘La Gang del Truciolo’, che propone una serie di arredi ottenuti dal riutilizzo dei pallet dismessi che arrederanno sia l’Info Point che l’Aula Magna”. Così come grande attenzione è dedicata anche ai più piccoli, a cui è stato dedicato un ricco calendario di

laboratori sabato 5 e domenica 6. Molti in tema con “il gusto” , altri semplicemente ludici, ma tutti orientati ad intrattenere e divertire i più piccoli fornendo loro degli spunti di crescita e conoscenza, con l’obiettivo di far comprendere ai bambini come buona parte del cibo che mangiamo – e che al supermercato troviamo raffinato o inscatolato - proviene dalla natura. “Avvicinare anche i più piccoli e sensibilizzarli su temi tanto importanti per una loro crescita consapevole è sicuramente un altro impegno di Orticolario sin dalla sua fondazione, perché è dalla formazione degli adulti di domani che dipende il futuro della nostra società”.

immagini dell’edizione 2012 © ph Dario Fusaro IN QUESTE PAGINE: dall’alto in senso orario il ritratto di Moritz Mantero e un’installazione nel parco di Villa Erba © ph Dario Fusaro, dettagli di espositori Orticolario 2012. NELLA PAGINA PRECEDENTE:

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ORTICOLARIO I PROGETTI E I PROGETTISTI FIL ROUGE VERDEarchitettura . Brandinelli - Refaldi architetti paesaggisti Con le piante di FloriPro Services Syngenta . Milano Il centro di “Fil Rouge” è uno spazio conviviale con una Conservatory a forma di lanterna fuori scala, che ospita un giardino d’inverno impreziosito da suggestioni luminose. ORTO È BENESSERE. L’ORTO GIARDINO TERAPEUTICO SOCIALE, CON TUTTI PER TUTTI Carla Testori . Studio Verde e Paesaggio Area destinata a fruizione ricreativa, laboratoriale e microproduttiva. Un progetto in collaborazione con i Servizi Sociosanitari, cooperative sociali e aziende private. DESCO AL FRESCO Anna Piussi Con le piante di Zelari-Euroambiente . Chiazzano (Pt) Azienda Agricola Maurizio Feletig . Arignano (To) Vivaio Capecchi Piante . Masiano (Pt) Ispirato al tema dei “Peccati di Gola” di quest’anno, il progetto consiste in un lungo tavolo rettangolare imbandito con piatti di piante commestibili, decorato da una tovaglia di piante, con una canaletta centrale di acqua. TUTTI GIÙ PER TERRA! Barbara Negretti e Archiverde Con le piante di Archiverde . Eupilio (Co) Materiali di recupero, con la loro storia e anima, si legano a piante dimenticate e alle nostre storie di infanzia. CAPRICCIO ITALIANO Vittorio Peretto . Hortensia Con le piante di Nespoli Vivai . Carugo (Co) Traduzione in paesaggio le emozioni musicali di un brano dell’opera di Pyotr Ilyich Tchaikovskij, nata a seguito di un viaggio del compositore in Italia, nel 1879-80 UNA DALIA DI VELLUTO BLU Sandra Migliavacca . Il Giardino Ritrovato Con le piante di Vivaio Valfredda . Cazzago San Martino (Bs) Parma Vivai . Lemignano di Collecchio (Pr) Pepper Parma . Parma Essenze edibili, fiori, piante ed erbe aromatiche comporranno i petali di un orto a forma di dalia.

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PECCATI DI GOLA IN GIARDINO

Tra i cinque sensi, il Gusto è certamente quello con più sfaccettature, anche semantiche. Così, il gusto , inteso nella sua accezione più classica del buon cibo, e anche in quella più ampia dell’estetica e dell’eleganza “invade” Villa Erba , tra espositori, installazioni, ma soprattutto spunti enogastronomici offerti nei molti punti ristoro e attraverso “Tavole Rotonde Saporose”. Deus ex machina della parte dedicata al cibo è Antonio Tarantola, del ristorante Tarantola di Appiano Gentile, che ha coordinato i laboratori alla scoperta di sapori e prodotti naturali, ma anche gli originali punti ristoro nel Parco e le esclusive cene in Villa Erba. Un vulcano di idee che ci ha trasmesso il suo speciale entusiasmo in una breve chiacchierata, dove è stato difficile concentrare le moltissime iniziative pensate per questi tre giorni . “Tutto parte da una grande volontà di scoprire prodotti tipici locali sia per i laboratori che per le cene in Villa, grande novità di quest’anno. Ci siamo orientati verso una ricerca legata al mondo vegetale gastronomico: dalle erbe aromatiche, al cioccolato, alla birra ed al caffè, per individuare produzioni di eccellenza che richiamassero anche le tradizioni del Lago. Menù davvero originali, con preparazioni inconsuete come ad esempio un crudo di salmone e trota affumicata con legno di faggio e germogli di borragine , condita con olio di Perledo , altra perla della ga-

stronomia locale”. Così come moltissimi altre novità le ritroviamo nei tanti punti ristoro nel parco. “Abbiamo preparato dei pani con farine integrali a lievitazione naturale, abbinate ad un salumificio locale che daranno vita a dei panini gourmet nel gazebo a lago, luogo d’eccezione per una pausa rilassante con una vista fuori dal comune, ma le proposte sono delle più svariate. Il ‘Verduraio matto , ad esempio, è una speciale installazione nel parco, all’ombra di una tenda che ricorda quella dei mercati rinascimentali, dove su un lungo tavolo di assi in legno poggiate su vasi di terracotta di Impruneta, saranno esposte tutte le verdure e la frutta di stagione, per dei picnic all’aperto a base di pinzimonio ed insalata”. E per chi volesse approfondire genesi e applicazioni di molti prodotti è stato studiato un ricco calendario di ‘Tavole Rotonde Saporose’, “dei veri e propri laboratori che accompagnano alla scoperta dei sapori e delle caratteristiche dei prodotti naturali, dal caffè al cacao, al tè, dalla birra alle erbe aromatiche e selvatiche, ai fiori eduli, al vino, ai distillati di frutta, agli aceti, ai formaggi, alle senapi, alle confetture, ai germogli, all’olio, in un costante dialogo tra sapore e sapere”. Tutti questi ’peccati di gola in giardino’ sono stati anche uno spunto per nuovi espositori della manifestazione che propongono prodotti derivanti della natura, dalla birra, alle senapi fino ai prodotti a base di mela Leni’s presenti all’interno dello spazio The Lifestyle Journal.

TAVOLE ROTONDE SPOROSE ORTICOLARIO 2013 4-5-6 OTTOBRE Villa Erba, Lago di Como. PROGRAMMA Venerdì 4 14.00 SENAPE A cura di Delizia Delicatessen 15.30 OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA A cura di Azienda Agricola Fabio Festorazzi Antica Azienda Agricola Petrignano 17.00 ACETO BALSAMICO A cura di Compagnia del Montale 18.30 VINO A cura di Cantine Angelinetta La Costa Azienda Agricola Terrazze di Montevecchia Sabato 5 11.00 ERBE AROMATICHE E FIORI EDULI A cura di Renata Spinardi 12.30 CIOCCOLATO A cura di Valrhona 14.00 DISTILLATI FRUTTA A cura di Capovilla Distillati 15.30 INFUSI A cura di Ferri dal 1905

A FIANCO: lo Chef Vittorio Tarantola

17.00 INFUSI A cura di Ferri dal 1905 18.30 BIRRA A cura di Birrificio Italiano Domenica 6 10.30 CONFETTURE FI FRUTTA, FIORI ED ERBE AROMATICHE A cura di Le Tamerici 12.00 CAFFÈ A cura di Milani 13.30 GERMOGLI A cura di Koppert Cress 15.00 FORMAGGIO A cura di Simonetta Cortella . Onaf 16.30 CIOCCOLATO A cura di C-Amaro 18.00 VINO AROMATICO A cura di Leonardo Bernasconi

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Le eccellenze della Moda e del Green si incontrano anche quest’anno ad Orticolario, che ospita come madrina Laudomia Pucci, figlia del grande Emilio Pucci e oggi Vice Presidente e Direttore Immagine della Maison. L’abbiamo raggiunta per approfondire il suo rapporto con la natura, il vivere sostenibile e carpire il segreto della sua innata eleganza. LE STAMPE DI PUCCI DA SEMPRE HANNO UN GRANDE LEGAME CON LA NATURA E I SUOI COLORI, UNA DI QUESTE NEL 1972 HA PRESO IL NOME DI DHALIA, IL FIORE A CUI QUEST’ANNO È DEDICATO ORTICOLARIO. QUAL È IL SUO PERSONALE RAPPORTO CON LA NATURA E LE PIANTE? Vivendo a Firenze si è sempre in contatto con la natura dato che a 20 metri dal centro c’è una delle campagne più belle al mondo; avendo avuto questo privilegio sono da sempre attratta dalle bellezze e dai panorami naturali. Credo che vivendo una vita frenetica, troppo veloce, che ci porta a viaggiare in capitali internazionali e megalopoli, ritrovare l’equilibrio con la natura sia necessario per un equilibrio personale; per respirare e far respirare anche gli occhi. Un evento come Orticolario celebra la natura, l’eccellenza di fiori e piante , presenta i migliori vivaisti italiani e stranieri, in una cornice architettonica e paesaggistica di grande impatto ed eccellenza OGGI SI PARLA MOLTO DI RISPETTO PER L’AMBIEN-

TE, SOSTENIBILITÀ E RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE AZIENDE. MOLTI MARCHI STORICI STANNO ANDANDO IN QUESTA DIREZIONE; COME SI PONE LA EMILIO PUCCI IN QUESTO CONTESTO (HO LETTO DELL’ACCORDO ALTAGAMMA CON LE COOPERATIVE SOCIALI NDR) ? Sono assolutamente a favore dell’ecosostenibilità, Emilio Pucci è impegnato in questa mission per ridurre al minimo gli scarti aziendali derivanti dalla fabbrica, uffici e boutique e reciclare al meglio i materiali con cui lavoriamo. Il nostro packaging è ecosostenibile e certificato FSC (Forest Stewardship Council). Sicuramente c’è ancora molto da fare. LEI È UNA DONNA A CUI VENGONO RICONOSCIUTE COME DOTI PERSONALI SOBRIETÀ E NATURALEZZA, QUALITÀ OGGI PIÙ CHE MAI APPREZZATE E CHE NEL NOSTRO MAGAZINE CERCHIAMO DI TRASMETTERE. HA QUALCHE CONSIGLIO CHE CI PUÒ DARE IN QUESTO SENSO? Ho avuto la fortuna di ricevere un insegnamento in cui la semplicità e naturalezza è stata sempre molto incoraggiata in quanto parte di una eleganza innata. E’ una dote che mi auguro aver trasmesso anche ai miei figli.

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SCOLPIRE LA NATURA

NATURALISTA PRIMA ANCORA DI ARTISTA, MICHELE VITALONI E TRA I MAGGIORI RAPPRESENTANTI DELLA WILDLIFE ART. A ORTICOLARIO CI PRESENTA UNA GIUNGLA SPECIALE Di Giovanna Caprioglio

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I

L PADIGLIONE CENTRALE DI VILLA ERBA PER QUESTA EDIZIONE DI ORTICOLARIO SI TRASFORMERÀ IN UNA GIUNGLA CON PIANTE TROPICALI, SUB-TROPICALI ED EQUATORIALI E UNA FAUNA DAVVERO SPECIALE. Una vera e propria giungla che unisce rari esemplari anche di grandi dimensioni provenienti da latitudini lontane a una incredibile fauna opera dell’artista Michele Vitaloni , esponente a livello internazionale della Wildlife art, con mostre di successo in molte parti del mondo, da Londra alla Biennale di Venezia. Rinoceronti che emergono da piccoli specchi d’acqua, gorilla, orango, scimpanzé, ma anche farfalle tropicali e molte specie di uccelli, rappresentati anche nell’opera “L’albero della vita” ispirata alla tradizione egizia, che rappresentava, attraverso questi animali, le diverse fasi della vita di un uomo. Opere così realistiche e così intense da sembrare vere. Abbiamo incontrato l’artista che quando non è in viaggio risiede con la famiglia a Barzanò ci ha entusiasmati con la sua grande passione per gli animali e la natura in generale. FULCO PRATESI, PRESIDENTE ONORARIO DEL WWF, HA DETTO DI LEI: “MICHELE VITALONI NON È SOLO UN ARTISTA - NATURALISTA, MA È ANCOR PIÙ UN VERO NATURALISTA DIVENUTO ARTISTA”. CI RACCONTA IL SUO PERCORSO? La mia passione per gli animali si è rappresentata sin da bambino, quando già mi divertivo a comporre piccoli modelli animali con il pongo . Sono sempre stato affascinato dal rapporto tra l’uomo e la sua natura animale. La mia prima opera in realtà è stata ricostruire per l’Oasi di Orbetello alcuni modelli di specie volatili durante il mio servizio civile, e lì ho compreso che la mia era ben più di una passione; fino a che nel 2000 ho deciso di farla diventare un vero e proprio “mestiere”. COME AVVIENE IL SUO PROCESSO CREATIVO? Il mio lavoro parte sempre da una lunga osservazione degli animali nel loro ambiente naturale, per poterne catturare anche i più intimi particolari. Scatto foto, disegno bozzetti e quando mi sento pronto faccio un primo “bozzetto” in creta. Dopodiché le sculture più grandi le realizzo con la pasta di legno, un materiale fantastico perché modellabile come la creta finché fresco e una

volta asciutto dà la possibilità di essere ancora scolpito, così da rifinirne i particolari. Le sculture più piccole sono invece realizzate interamente in bronzo e dipinte poi ad olio, che ritengo l’unica tecnica che permette di dare le giuste trasparenze e venature per rendere l’opera il più realistica possibile. Le farfalle che vedrete anche nella giungla di Orticolario sono invece in rame a sbalzo, per enfatizzare leggerezza e movimento. Infine, per il “Colossus” , il grande rinoceronte che è ormai la mia ‘mascotte’ ho dovuto utilizzare la resina per ovvi problemi di peso. LEI DUNQUE HA GIRATO IL MONDO PER AVVICINARSI A TUTTE QUESTE SPECIE DI ANIMALI. L’ULTIMA TAPPA È STATA IN UGANDA PER ‘CONOSCERE’ GORILLA E SCIMPANZÈ, DI CUI HA PUBBLICATO UN DIARIO SUL SITO DI ORTICOLARIO… Sì, effettivamente ho viaggiato molto in Africa e Sudamerica, ma anche in Europa, ad esempio in Finlandia nel Parco di Coto Doñana in Spagna. In questo viaggio in Uganda sono stato accompagnato da mio nipote, fotografo e video maker che ha documentato questa mia esperienza (Il video sarà pubblicato in anteprima a Orticolario ndr). È stato davvero emozionante; con gli scimpanzé, ad esempio, abbiamo passato un intera giornata insieme ad un branco abituato alla presenza dell’uomo per cui completamente a suo agio, tanto che ho potuto avvicinarmi davvero molto e osservarli in tutte le loro movenze. Questo è fondamentale per trasmettere poi nell’opera anche una parte espressiva, che racconta della relazione tra te e l’animale in quel momento. IMMAGINO CHE ABBIA AVUTO DAVVERO MOLTE ESPERIENZE EMOZIONANTI NEI SUOI “INCONTRI”… Avere la fortuna di vivere così da vicino molti animali è un’esperienza davvero unica; d’altronde la parola “safari” in lingua araba significa “viaggio”, per cui il viaggio è sempre crescita e sempre una sorpresa; se devo scegliere tra le più emozionanti, potrei ricordare quella con un leopardo, allevato in cattività, con cui ho avuto la possibilità di passeggiare insieme alla sua educatrice e non nascondo che qualche tensione ci sia stata. L’incrocio dei nostri sguardi però non li dimenticherò mai; e proprio quella magia che si crea tra l’animale e l’uomo in questi momenti, il ritorno alla nostra natura primordiale è esattamente il fine ultimo delle mie opere.

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SCOLPIRE LA NATURA

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WILD city life IL VERDE INVADE PARIGI

Testo di Benedetta Blancato Foto di Hugo le Touset

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L

A CITTÀ VIVE, MA NON NELLA MANIERA CONVENZIONALE ALLA QUALE SI HA L’ABITUDINE DI PENSARE. Vive di una vita ribelle, che rifiuta di sottomettersi alla dittatura dell’asfalto per avanzare, sotterranea e segreta, e rivelarsi solo agli sguardi meno disattenti. I marciapiedi crepati si lasciano sfuggire il verde di foglie testarde, piante misteriose mettono radici nei vasi abbandonati sui balconi, gli stessi nei quali non sopravvivono le nobili sorelle comprate nei vivai, insetti e uccelli di specie che nessuno sa più riconoscere fendono la parcella di cielo rimasta fra un semaforo e l’altro. C’è chi, a questa vita, ha deciso di interessarsi da vicino. Di farla emergere, dandole uno spazio che oggi le è negato. È il caso di Parigi, che nel 2010 ha lanciato un piano per preservare e sviluppare la biodiversità nello spazio cittadino. Ricercatori e urbanisti hanno sviluppato una serie di iniziative concrete per moltiplicare gli spazi nei quali le specie vegetali e animali naturalmente presenti nella regione possano proliferare. Nel giro di qualche mese, i grandi parchi cittadini si sono arricchiti di stagni, scomparsi ormai dalla città da più di un secolo, e le vecchie zone industriali in attesa di riqualificazione sono state destinate alla creazione di nuove oasi di verde.

In questo contesto, non ha nulla di inedito il progetto degli orti urbani collettivi. Ne esistono oggi esempi più o meno riusciti anche in molte città italiane e l’iniziativa ha riscosso ovunque un successo annunciato. Il problema resta semmai quello della rarità di tali spazi e della loro inaccessibilità alla maggior parte degli abitanti. I terreni da coltivare scarseggiano, e a questa rarità si affianca spesso un’informazione carente o di difficile reperimento sulle modalità di accesso. Senza tralasciare la scomodità; fino ad oggi, gli orti urbani sono stati confinati soprattutto nelle zone periferiche, le stesse che non hanno mai abdicato alla propria vocazione agricola e sono sfuggite negli anni, per un impersrutabile destino, alle ruspe e ai piani di edilizia popolare. Eppure, l’esempio di Parigi può dare qualche idea per sviluppare queste forme collettive di gestione dei terreni anche laddove sembri non esserci spazio, nel cuore stesso della città. Proprio nella metropoli dove la carenza di spazi sembra ormai esserci cronicizzata, infatti, si sono trovate le soluzioni più innovative per ottimizzare ogni metro quadro disponibile, permettendo così lo sviluppo capillare della rete dei Jardins Partagés, i giardini condivisi. L’esperienza francese ha ormai dieci anni di vita: è dal 2003 che la città ha cominciato ad applicare una politica municipale in grado di rispondere alla domanda crescente dei suoi cittadini di poter coltivare a fare del giardinaggio nel cuore stesso di Parigi. Il bilancio non puo’ che essere positivo. I giardini proliferano oggi in ogni quartiere e se ne possono recensire più di 70, un numero impressionante che permette di tener fede al credo che anima l’iniziativa fin dal suo esordio: accessibilità e prossimità. I Jardins Partagés nascono infatti prima di tutto come luoghi in grado di favorire le relazioni fra quelle persone che, pur vivendo nella stessa via o nello stesso palazzo, non avrebbero altrimenti alcuna occasione di frequentarsi. Luoghi nei quali i vicini possano incontrarsi e conoscersi, sorvolando IN QUESTE PAGINE :

Scorci dei Giardini d’Alice, 18mo Arrondissement. Sculture di Sara Renaud. TLJ Diary of Slow Living - 22 — 42 —


WILDWATERWORLD CITY LIFE

per una volta sulle differenze di età e cultura. Le attività di giardinaggio ricoprono quindi un ruolo federatore, animato dalla condivisione. Per capire come si sia arrivati oltralpe a sviluppare questa rete di prossimità bisogna quindi rivolgersi alle due caratteristiche proprie dei Jardins Partagés; da un lato, la scelta di spazi anche molto ristretti, in cui le parcelle di terreno da coltivare non superano spesso i 2 metri quadri e possono addirittura essere sopraelevate rispetto al suolo (come ad esempio i tetti dei parcheggi), dall’altro un sistema di creazione che parte dal basso, dall’iniziativa popolare, perché le migliori sentinelle per reperire un angolo di città dimenticato sono proprio gli abitanti del quartiere. I Jardins Partagés sono quindi, prima di tutto, progetti collettivi. Per quanto l’etichetta possa spaventare chi non è abituato alla nozione di cittadinanza che anima i

cugini francesi, è solo così che questi microcosmi di rinascita cittadina si sono potuti moltiplicare. Ecco perché questi giardini nascono spesso a prossimità di scuole, ospedali e nelle corti interne dei palazzi, e la loro creazione è sottoposta alla gestione obbligatoria da parte di un’associazione creata dagli stessi abitanti, che ha la libertà di fissare scopi anche molto diversi fra loro. Che si tratti di giardini pedagogici, di inserimento, collettivi, familiari o artistici, ognuno di loro ha un’identità propria che esprime la vocazione del territorio che lo ospita. La città di Parigi chiede, ad ogni nuova domanda, di firmare la famosa carta “Main Verte”, Mano Verde, un decalogo studiato dalla Direzione dei Parchi, Giardini e Spazi Verdi che stabilisce diritti e doveri delle associazioni aderenti. Grazie a questo accordo simbolico, i futuri giardinieri acqui-

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siscono il diritto di essere accompagnati nella creazione del progetto da esperti in grado di guidarli e formarli, e possono accedere liberamente a una documentazione preziosa sulle coltivazioni cittadine. Inoltre, ogni giardino viene incluso nel percorso ufficiale della città in occasione di svariate manifestazioni, dando la possibilità anche al resto della popolazione urbana di

Parigi nel 2010 ha lanciato un piano per preservare e sviluppare la biodiversità nello spazio cittadino.


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I Jardins Partagés sono quindi, prima di tutto, progetti collettivi. È solo così che questi microcosmi di rinascita cittadina si sono potuti moltiplicare..

scoprirlo e di approfittare di uno spazio gradevole. Unici vincoli richiesti: organizzare delle manifestazioni aperte al pubblico, permettere ai visitatori l’accesso al giardino grazie alla presenza di un giardiniere disponibile, un’apertura settimanale e oltre a quella regolamentare durante il week end. A fine anno, poi, viene richiesto un rendiconto per comprendere se il giardino possa continuare a beneficiare del sostegno del comune. Massima libertà è data alla scelta delle specie da coltivare, anche se la maggior parte dei giardini promuove coltivazioni biologiche e senza pesticidi e predilige le qualità di massimo rendimento come pomodori, cavoli e alcune zucche, af-

fiancate da piante ornamentali in grado di abbellire gli spazi investiti.Aprire un portone per andare alla ricerca di un giardino vuole spesso dire imbattersi in angoli inattesi, che conducono il visitatore al di fuori dello spazio-tempo cittadino, rumoroso e caotico, per ricordargli quanto sia benefico un contatto profondo con la natura. Se c’è una cosa che l’esperienza parigina può insegnare è quindi l’importanza della capillarità, per permettere a chiunque di riappropriarsi di una piccola fetta di vita selvaggia e garantire alla natura di ritrovare spazi confortabili nei quali inserirsi, finalmente, senza sforzi.

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UN NIDO SUI NAVIGLI

I COLPI DI FULMINE ESISTONO E NON SOLO TRA LE PERSONE. COSÌ È STATO PER ALESSANDRA, CHE HA INCONTRATO LA SUA CASA UN TARDO POMERIGGIO DI GIUGNO DI QUATTRO ANNI FA. Testi di Giovanna Caprioglio. Fotografie di The Chic Fish

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UN NIDO SUI NAVIGLI

Nonostante le condizioni quasi fatiscenti, Alessandra ha subito immaginato cosa potesse diventare, affascinata dalle melodie dei musicisti dell’Auditorium di Milano che provavano nel palazzo di fronte. Si è innamorata a prima vista della sua luce, dei particolari anni ’30 come i sopraporta decorati e dell’inedita disposizione delle stanze. In pochi mesi, 95 mq in zona Navigli a Milano si sono trasformati nel suo nido, grazie al suo gusto innato e alla passione per l’arte e il design , settore per cui lavora, seguendo la comunicazione di Saba Italia e del brand di porcellane artigianali Giovelab. L’abbiamo voluta incontrare perché ci raccontasse di persona la sua esperienza. L’INCONTRO CON LA TUA CASA È STATO UN COLPO DI FULMINE, MA SI TRATTAVA DI UN APPARTAMENTO COMPLETAMENTE DA RESTAURARE; CI RACCONTI COME HAI AFFRONTATO QUESTA FASE? Quando l’ho visto per la prima volta, l’appartamento era davvero “provato” dall’incuria, ma immediatamente ho immaginato come potesse diventare. Così, in soli tre mesi e tanto impegno, sono riuscita a dargli un’anima che rispecchiasse pienamente il mio essere. IN APERTURA: schedario anni’30, sedie Boulevard di Ycami, frigorifero Smeg e sulla parete a fianco opera di Cesare Riva, sulla panca second hand il centro tavola in crochet di Giovelab e sul tavolo di Eolo per Arper un origami dell’artista Uros Mihic, a sinistra quadro ricamato “Érotisme domestique” di Catherine Faity NELLA PAGINA A LATO, DALL’ALTO:

Sedia New York di Saba Italia, Tavolo da falegname vintage e sedia in cuoio intrecciato di Saba Italia

Ho seguito personalmente ogni fase del restauro durante tutta l’estate, scegliendo anche i materiali, che sono per la maggior parte di recupero, reperiti per lo più tra mercatini e “svuota case”. Lo specchio circolare del bagno ad esempio, apparteneva a una celebre cantante italiana, la vasca in marmo del lavandino, come diversi altri suppellettili, arriva direttamente dalla Provenza, luogo che amo e frequento con regolarità, al punto che il colore del suo cielo ha ispirato quello delle mie pareti: azzurro, dello stesso tono delle pareti di una galleria d’arte di Lourmarin. Amo molto i mercatini, il vintage, in particolare in quel periodo, era il mio pane quotidiano. Dal pittoresco mercato galleggiante tra i canali di Isle sur la Sourge in Provenza, a quello di Sarzana, di Piazzola sul Brenta e di Pontremoli in Italia, alle numerose visite ai negozi second hand di Milano come Mauro Bolognesi, Avi Interni e Il Cavaliere di Seingalt. QUINDI CON QUALE SPIRITO HAI ARREDATO LA TUA CASA? Per me questa casa ha rappresentato molto, è la mia prima vera casa e nel costruirla ho in qualche modo ricostruito me stessa. E’ stata un’esperienza che ha segnato un vero e proprio spartiacque tra ciò che ero prima e l’Alessandra di oggi, ogni cosa che ho scelto racconta di me senza strascichi anacronistici, lasciando pieno spazio al mio presente. Dall’arredamento, che mixa pezzi vintage con elementi di modernariato e pezzi contemporanei, alle fotografie e alle opere d’arte, per cui coltivo una passione personale. Nel tempo ho raccolto oggetti e ricordi dai luoghi che ho visitato e dalle persone che ho frequentato, trasformando la casa in un “cabinet de curiosités”.

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slowmotion DESIGN

Per questo motivo tutto evolve insieme a me e aggiungo sempre pezzi nuovi… Pensare che avrei voluto una casa minimal! Ma come mi disse un giorno il designer Fabio Novembre “massimalisti si nasce, minimalisti si diventa”, in qualche modo nutro ancora la speranza di percorrere questa direzione. Una casa parla di te allo stesso modo degli abiti che indossi ogni giorno, ovviamente questi vengono scelti in base al mood e alle varie esigenze e sono quindi più semplici da cambiare, ma credo dovremmo im-

parare a vivere anche il nostro spazio in modo più “fluido”, cercando di armonizzarlo con il nostro passo. Per tale motivo questo autunno dedicherò più di qualche giorno a una remise en for me della mia casa, aiutata dall’artista Uros Mihic, un caro amico con il qualche condivido diverse passioni, in primis quella per l’arte e per il design e un particolare modo di sentire. SE DOVESSI SCEGLIERE GLI OGGETTI CHE PIÙ TI RAPPRESENTANO? Se dovessi scegliere una stanza direi

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il mio bagno. Il suo recupero è stato letteralmente un miracolo! Amo le tonalità scelte, dal tortora all’avio, il lavabo di pietra, il quadro che mi è stato regalato da un’artista di Anversa (il suo autoritratto da giovane), che ho posizionato come lei sopra la vasca rétro. Adoro poi la poltroncina New York di Saba Italia, l’azienda per cui lavoro, a cui ho messo il nome della mia città preferita, ma anche il mobile da falegname in soggiorno, Utensilio di Ingo Maurer, le sedie d’attesa del cinema...


UN NIDO SUI NAVIGLI

Direi che la lista potrebbe continuare all’infinito. E UN OGGETTO CHE TI MANCA E CHE VORRESTI? Forse più che un oggetto vorrei una parete vuota, perché l’assenza da ritmo e senso al pieno. L’oggetto dei desideri invece è un’altalena, mi è sempre piaciuta perchè mi ricorda una parte felice della mia infanzia. GRAN PARTE DELLA TUA CASA È FATTA DI OGGETTI DI RECUPERO, HAI QUALCHE CONSIGLIO DA DARCI PER INTEGRARLI CON

CHARME IN VARI CONTESTI? Il consiglio principale che mi sento di dare è di mescolare secondo la propria creatività, contemporaneo e vintage, non esistono stili tra loro avversi e anche le combinazioni più ardite possono avere un loro perché. Un suggerimento che darei è di non accostare legni di essenze diverse nella stessa stanza, optando per nuances tra loro affini. NELLA PAGINA A LATO, DA SINISTRA:

maxi polaroid dell’artista Matteo Varsi, vasi TLJ Diary of Slow Living - 22 — 51 —

in crochet e opere in porcellana di Giovelab, cassetto second hand newyorkese adibito a mensola e bidone del verde rame come portafiori. NEL BAGNO: pavimento di recupero proveniente da un monastero, lavabo di pietra provenzale, vasca rétro di Gentry Home, sgabello in legno Avi Interni, specchio girevole appartenuto a Ornella Vanoni. NEL LIVING: dettaglio del divano Livingston e libreria in tondino di ferro verniciato tutto di Saba Italia, tra i ripiani opere di Giovelab, Catherine Faity, origami di Uros Mihic, fotografie di Nacho Alegre.


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slowmotion GREEN ABITARE LA MONTAGNA

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UN GIARDINO SUL MARE QUATTRO ETTARI CHE DIRADANO SUL MARE DI VENTIMIGLIA: IL GIARDINO BOCCANEGRA È MOLTO NOTO IN FRANCIA E IN INGHILTERRA, MA INCREDIBILMENTE MENO IN ITALIA di Margherita Lombardi - Immagini di Ursula Piacenza

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UE CUORI – VERDI – E UN GIARDINO. Lui è Guido Piacenza, industriale tessile biellese e raffinato botanico, per decenni titolare del Mini-Arboretum, a lungo unico vivaio italiano di piante rare per amatori; lei, Ursula Salghetti Drioli, naturalista livornese, trasferitasi anni fa in Piemonte per amore; il giardino, un mondo incantato di piante rare, provenienti dai climi di tipo mediterraneo di tutto il mondo, dall’Australia al Sudafrica, al Cile, alla California: Boccanegra, a Ventimiglia, a pochi chilometri dal confine con la Francia. Quattro ettari di fasce terrazzate, a picco sul mare, molto noto in Francia e Inghilterra, ma quasi sconosciuto in Italia. Un formidabile esempio di acclimatazione e ricerca, frutto del lavoro e dell’esperienza degli attuali proprietari, una coppia di giardinieri appassionati, ma non solo. «Il fondo è molto antico, le prime tracce risalgono al 1500» racconta Ursula, oggi presidente dell’A.Di.P.A., Associazione per la Diffusione di Piante fra Amatori, e consigliere degli Amici di Villa Hanbury, un altro meraviglioso giardino botanico mediterraneo. Ma è soprattutto negli ultimi due secoli che i vari proprietari hanno contribuito a conferire a Boccanegra l’aspetto attuale: nei primi anni del Novecento il parlamentare Giuseppe Biancheri introdusse molte rose, fra cui le banksiane che ancora oggi decorano il muro di divisione dalla via Aurelia. Tra il 1906 e il 1923 Ellen Willmott, ricca ereditiera inglese, fece costruire due riserve d’acqua, tracciò vialetti e camminamenti, piantò specie esotiche di ogni genere, palme da datteri e un filare di eucalipti. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Mario Sertorio, industriale piemontese della carta, realizzò la terrazza-belvedere che si affaccia sul giardino e sul mare, la pavimentazione a opus incertum davanti alla casa e quella in pietra del sentiero, oltre alla serra vicino all’orto-frutteto, e arricchì il verde ornamentale presso l’abitazione. Acquistato in seguito dalla famiglia Piacenza – che nel Biellese, sulla collina alle spalle della fabbrica, aveva creato il celebre parco Burcina, oggi riserva naturale speciale della Regione Piemonte –, nel 1983 Boccanegra passa infine nelle mani capaci di Ursula e Guido. «Le zone del giardino vicino alla casa, dove crescono le piante tropicali più delicate e bisognose di attenzione, erano in ottime condizioni, mentre quelle più lontane erano state la-


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sciate andare, e la vegetazione mediterranea spontanea o naturalizzata aveva preso il sopravvento» racconta lei. Alberi quali il leccio, il pino di Aleppo, le acacie, gli eucalipti e i corbezzoli crescevano numerosissimi, ovunque si erano riprodotti pittospori, lentischi, alaterni, agavi, e la vegetazione “nobile” era stata sepolta sotto i tralci vigorosi di piante come i seneci rampicanti sudafricani e la spinosa e ostinata salsapariglia. È stato quindi necessario innanzitutto un grosso lavoro di pulizia, per tagliare le piante invasive e riportare alla luce le specie esotiche e di pregio, e solo dopo è stato possibile cominciare a introdurne di nuove. «Negli ultimi vent’anni abbiamo sperimentato di tutto, andando incontro a scoperte esaltanti ma anche a insuccessi, dovuti all’estrema aridità estiva del giardino e al terreno poco profondo e in pendenza, per cui l’acqua scorre via in fretta: per esempio, alberi bellissimi come la jacaranda, la Coymbia filicifolia, un tempo chiamata Eucaliptus filicifolia, e le eritrine arboree, che crescono benissimo in Costa

Azzurra, qui invece fanno troppa fatica. Al contrario, abbiamo sperimentato la pericolosa capacità di adattamento di alcune introduzioni, alcune delle quali tendono a disseminarsi spontaneamente, come l’Aberia cafra e la Polygala mirtifolia. Siamo perciò arrivati alla decisione di limitare gli alberi e di studiare invece più approfonditamente il comportamento degli arbusti, delle erbacee perenni e dei bulbi, originari di climi mediterranei di tutto il mondo.» È a Ursula, in particolare, che si deve l’introduzione di una cinquantina di specie di aloe, molte agavi e innumerevoli erbacee o piccoli arbusti come felice, dimorphoteche, gazanie, la Loxostylis alata, un alberello sudafricano, e l’Eriocephalus africanus, un cespuglio che si trasforma, in fioritura, in una piccola nuvola biancorosata. «La maggior parte è nata da semi acquistati da ditte sementiere specializzate, come l’australiana Silver Hills Seeds, che li raccoglie in natura, oppure cercati negli orti o raccolti nei nostri viaggi e poi fatti germinare nella serra». Ursula alleva con

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UN GIARDINO SUL MARE

cura le nuove, preziose piantine per anni e infine le mette a dimora, scegliendo per ciascuna la posizione più adatta. «Anche nell’ambito dello stesso genere, le varie specie hanno esigenze diverse, che vanno rispettate per riuscire a farle crescere bene. Inoltre le piante vanno disposte in associazioni, in modo che ciascuna tragga vantaggio dall’altra: soltanto così possono prosperare, ma anche governarsi quanto più possibile da sole.» Nel giardino si distinguono infatti zone diverse, ognuna delle quali ha una sua precisa fisionomia e un microclima diverso: un bosco mediterraneo di lecci, cipressi, pini di Aleppo, ornielli e filliree, fresco e ombroso; una parte al sole per le essenze specifiche degli ambienti aridi; due oliveti, uno dei quali, composto da olivi più antichi, accoglie piante esotiche che gradiscono l’ombra; un orto e un frutteto essenzialmente di agrumi; i terreni scoscesi sul mare lasciati alla flora spontanea. Tante anche le rose, scelte fra quelle più adatte ai climi caldi, come le banksiane, la Rosa laevigata, molti ibridi fra specie cinesi e indiane e la rara Sénateur Lafollette, un rampicante creato nel 1910 a Cannes da Busby, giardiniere di Lord Brougham. Soltanto le zone vicino alla casa, dove crescono le piante tropicali più bisognose d’acqua e attenzioni, come le gardenie, sono dotate di un impianto di irrigazione: Boccanegra è infatti un giardino naturale, in cui le associazioni di piante, gratificate dal clima, si governano perlopiù da sole. «Interveniamo con cautela, solo per correggere le situazioni di disequilibrio ed evitare che qualche essenza possa prendere il sopravvento sulle altre, o per arricchire il contesto con nuove introduzioni» dice Ursula. «Il lavoro è comunque enorme e quotidiano, anche a causa della serra di riproduzione. Il periodo migliore per venire a visitare il giardino? La primavera, quando si concentrano le fioriture. Ma è bellissimo anche a fine gennaio-febbraio, quando fioriscono i narcisi e le aloe, e a fine estate, quando è il turno delle tropicali». IN APERTURA: Un’immagine del

giardino con vista sul mare. IN QUESTE PAGINE: Il sentiero costeggiato da Agapanthus; un esemplare di Aloe Pluridens

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‘Negli ultimi vent’anni abbiamo sperimentato di tutto, andando incontro a scoperte esaltanti ma anche a insuccessi’ COME CREARE UN GIARDINO COSì: I CONSIGLI DI URSULA SALGHETTI DRIOLI Cosa occorre 1-Un terreno ben drenato: le piante mediterranee o da climi simili non amano l’umidità. 2-Disponibilità d’acqua per i primi anni dall’impianto, fino a che le radici delle piante non sono scese in profondità. Cosa fare 1-Oltre alle piante mediterranee propriamente dette, cercare altre specie originarie di terre dal clima simile, con una stagione piovosa corrispondente al nostro inverno, e una asciutta come la nostra estate: Australia, Sudafrica, Cile, California ecc. 2-Collocare ciascuna pianta nella posizione più adatta alle sue necessità. 3-Combinare le piante fra loro, in modo che ciascuna aiuti l’altra. 4-Concimare una volta all’anno, in autunno, con stallatico o altro concime naturale. 5-Eliminare le infestanti, che possono soffocare le piante coltivate o sottrarre loro nutrimento. PER VISITARLO Giardino di Boccanegra, via A.Toscanini 43, Ventimiglia (IM), e-mail: estero@ piacenza1733.it Visite per gruppi solo su prenotazione.


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EROI PER UN GIORNO

A GAIOLE IN CHIANTI ANCHE QUEST’ANNO SI PEDALA ANDANDO INDIETRO NEL TEMPO. TRA I POETICI PAESAGGI TOSCANI, LA PASSIONE PER LO SPORT E DEL BUON VINO ROSSO.

Di Sibilla Foti - immagini Angelo Ferrillo per Le Coq Sportif

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OMENICA, ORE 5 DEL MATTINO. Dal 1997, anno in cui è iniziato tutto, l’Eroica si svolge sempre lo stesso giorno, la prima domenica di ottobre, e sempre alla stessa ora. Appassionati di ciclismo di tutto il mondo si ritrovano sulle colline del Chianti per gareggiare con biciclette d’epoca su strade d’epoca, le famose “strade bianche” della Toscana. Lontano dalla città e dai suoi rumori, lontano dall’asfalto e, in un certo senso, lontano dal tempo. Tutto all’Eroica ha un sapore di antico: si gareggia su biciclette di una volta (il regolamento della competizione prevede che sia possibile partecipare unicamente se dotati di un veicolo prodotto prima del 1987, freni compresi!), indossando un vestiario altrettanto datato. Ma l’Eroica è fuori dal tempo non solo perché è la gara ciclistica più “vintage” che ci sia, ma anche perché i ritmi sono rallentati, ognuno può godersi la libertà di gareggiare come meglio crede. Non si tratta di una gara di velocità, non c’è nessuno da battere, non ci sono ultimi, né primi. Proprio per questo motivo l’atmosfera che si respira all’Eroica sembra essere di una convivialità assoluta, i partecipanti si aiutano e si sostengono, il divertimento supera la fatica. L’ideatore dell’iniziativa, Giancarlo Brocci, l’ha definita la Woodstock del ciclismo vintage, e in questa espressione si riassume interamente lo spirito della corsa, che vuole

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slowmotion OUTDOOR

essere aperta a tutti, dai meno allenati ai professionisti esperti, purché accomunati dall’amore per la bicicletta e, forse, per i bei tempi andati. C’è l’ex ciclista in pensione, il fanatico delle due ruote, quello che si allena da tempo per prepararsi all’evento e quello che, mosso dalla curiosità, decide di avventurarsi in questa esperienza senza avere valutato bene le difficoltà che l’impresa comporta. E sono tutti eroi, senza alcuna distinzione. I percorsi stabiliti dall’organizzazione sono quattro, adatti a ogni tipo di biker: 38 km, 75 km e 135 km, fino ad arrivare ai temutissimi 205 km. Il fascino retrò dell’Eroica attira persone di tanti paesi diversi; oltre ai molti italiani, infatti, si registrano moltissimi inglesi (che sembrano esserne i maggiori fan), tedeschi e statunitensi, ma anche francesi, olandesi, austriaci, tutti pronti a raggiungere l’Italia per partecipare a questa corsa per nostalgici. La nostalgia è poi in realtà ricerca di autenticità, la volontà di allontanarsi dal caos, dalla modernità senza freni, riscoprendo lo sport puro, il ciclismo originale, il contatto con la natura, il concetto di squadra che sa di fratellanza. I ciclisti riscoprono la maglia di lana, la cercano nei vecchi armadi, la chiedono in prestito a genitori o amici. Quando invece la vogliono comprare, scelgono Le Coq Sportif, il marchio sponsor ufficiale del tour ormai da diverse edizioni. E per i collezionisti non esiste occasione migliore per riuscire a scovare pezzi di ricambio ormai introvabili, risalenti persino ai primi anni nel Novecento. Possono girare tra i mille banchetti espositivi, perdersi tra svariati cimeli e sorridere perché sono riusciti a scovare un sellino originale degli anni Sessanta o la maglia che indossava Gino Bartali. Tutto parla una lingua che mira alla salvaguardia delle cose vere, autentiche: nello sport, nel territorio, nella solidarietà e... sì, anche nel cibo, che è un altro grande protagonista della giornata. Ogni tappa, infatti, è per gli eroi una conquista, resa ancora più piacevole dall’accoglienza locale, che offre prodotti tipici della tradizione gastronomica toscana e ovviamente un bicchiere di ottimo Chianti. Insomma, all’Eroica oltre a fare sport si beve e si mangia. Tut-

GUIDA PER GLI EROI QUANDO: Domenica 6 ottobre 2013 PARTENZE - ARRIVI: Gaiole in Chianti, Siena, Italia PERCORSI: 2 percorsi lunghi da 205 km e 135 km; 2 percorsi ridotti da 75 km e 38 km

to questo ha contribuito ad accrescerne la fama tra sportivi e non, tant’è che le iscrizioni a questa ultima edizione avevano superato il limite di partecipanti. L’organizzazione è stata così costretta a sorteggiare 2500 dei 5000 posti disponibili per i partecipanti (l’altra metà è stata suddivisa tra i partecipanti over 60 e altri aventi diritto). Perché tutti vorremmo essere eroi, anche solo per un giorno.

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ORARI DELLE PARTENZE: percorsi lunghi da 205 km e 135 km: partenza libera, dalle ore 5.00 alle 7.00; percorsi ridotti da 75 km e 38 km: partenze per gruppi, dalle 8.30 alle 10.00, circa ogni 10 minuti Oltre 5.000 partecipanti previsti nell’edizione 2013 (a numero chiuso) Oltre 20.000 visitatori al sito www. eroica.it nella settimana di iscrizione 1-6 marzo 2013


EROI PER UN GIORNO

LE COQ SPORTIF VESTE L’EROICA

Il marchio sportivo Le Coq Sportif anche quest’anno è uno degli sponsor ufficiali della competizione, per la quale da sempre crea modelli esclusivi. Maglia di lana, berretto da ciclista, guanti dal sapore retrò e borsa messenger completano l’outfit perfetto di questi atleti d’altri tempi. Novità di questo autunno è la nuova Jersey performance L’Eroica: tecnicità ed eleganza si fondono creando una maglia tecnica nella quale lo stile retrò si mixa perfettamente con il DNA performance del marchio francese. Nelle immagini centrali, la bicicletta con la maglia dedicata all’Eroica e un gruppo di partecipanti che indossano maglie eberretti Le Coq Sportif. TLJ Diary of Slow Living - 22 — 61 —


slowmotion TRAVEL

WEEKEND CON GUSTO APPROFITTARE DI UN EVENTO GASTRONOMICO PER SCOPRIRE PAESI E TERRITORI MENO CONOSCIUTI, PER UN FINE SETTIMANA ALL’INSEGNA DEL BUON CIBO E DELLA CONVIVIALITÀ. Di Giovanna Caprioglio

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rriva l’Autunno e l’Italia si trasforma in una grande tavola imbandita: di città in città, di borgo in borgo si parte alla scoperta di tradizioni locali e prodotti tipici che animano sagre e festival gastronomici. Un’occasione unica per spazzar via la malinconia di questi mesi e scoprire cibi e luoghi magari dimenticati, o che comunque non avremmo mai visitato se non grazie a queste manifestazioni. Così, partendo dalle più conosciute Langhe e dai loro prodotti tipici, possiamo andare a scoprire il territorio friulano, il piccolo borgo di Marradi nel Mugello, oppure spingerci fino a Zafferana Etnea. Un piccolo itinerario attraverso l’Italia, per fine settimana pieni di gusto. FESTIVAL DEL TARTUFO DI ALBA Il pretesto perfetto per un weekend nelle Langhe è il Festival del Tartufo che ogni sabato e domenica, dal 12 ottobre al 17 novembre 2013, invaderà il centro storico di Alba, dove potrete vedere, annusare, assaggiare e acquistare il tubero bianco più prezioso che ci sia. Le Langhe, però, non finiscono ad Alba. Sono una delle zone per eccellenza del turismo enogastronomico e culturale e sicuramente tra le più apprezzate in questa stagione, dove i colori delle loro colline si trasformano in una tavolozza di gialli e rossi e la loro terra offre i prodotti più apprezzati. Le vigne da cui nascono i meravigliosi vini piemontesi saranno il pa-

esaggio che potrete ammirare dalle finestre dei moltissimi relais e bed and breakfast che puntellano la zona, così come gli interessantissimi itinerari lungo le strade dei vini (una fra tutte la Strada del Barolo, alla scoperta di cantine straordinarie). A chi al vino e al tartufo volesse abbinare un itinerario culturale, quello dei Castelli delle Langhe e del Roero è senza dubbio immancabile, con dieci castelli di origine medioevale perfettamente conservati e spesso legati alla produzione del vino (in quello dei Marchesi Falletti a Barolo potrete visitare il WiMu, il Museo del Vino, nel Castello di Grinzane Cavour l’Enoteca Regionale Piemontese e nel Castello di Mango l’Enoteca Regionale del Moscato). Da non perdere la Strada Romantica delle Langhe, ben 100 chilometri tra colline e vigneti per scoprire un paesaggio unico e multiforme attraverso aspetti che, per tradizione o suggestione, ne sappiano evocare lo spirito d’insieme, rispettando ritmi e spirito del territorio. FESTA DELLA ZUCCA DI VENZONE Il quarto fine settimana di ottobre di ogni anno, nel centro storico della cittadina medievale di Venzone (Ud), ha luogo la Festa della Zucca, una manifestazione quasi unica per la sua maniera un po’ goliardica di interpretare le antiche cronache della Terra di Venzone. Nata quasi per caso nel 1991 è oggi una tra le più famose rievocazioni medievali che si tengono in regione.

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© Stefania Spadoni_Archivio Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero

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slowmotion TRAVEL

Ma al centro di tutto c’è sua maestà la zucca, proposta in ogni sua forma e in ogni ricetta pensabile. Venzone è una cittadina di origini medievali diventata patrimonio storico nel 1965. Alla confluenza di due importanti valli, quella del Tagliamento, che porta in Carnia, e la Val Canale, ha sempre rivestito un’importanza anche strategica ed è ancora molto legata al corpo degli alpini: basti pensare che molte scene di Addio alle armi di John Huston e Charles Vidor (1957) e della Grande Guerra di Mario Monicelli (1959) sono state girate nel suo territorio. Oltre alla piacevolezza della cittadina, che pur colpita dal tremendo terremoto del ’76 conserva ancora chiese e monumenti, questa zona offre una varietà di paesaggi naturali davvero suggestivi e una particolarità, le Risorgive del Praduin a Portis, in una zona ricca di vegetazione acquatica e palustre. Ma Venzone può essere anche il punto di partenza per un’altra gita enogastronomica davvero suggestiva, in direzione del Collio, terra di grandi vini bianchi, coltivati sin dall’epoca preromana per la caratteristica calcarea del terreno e per l’esposizione a mezzogiorno delle colline, scandite da borghi e vigneti. Il Collio vede prevalere la produzione dei Pinot, del Tocai friulano, del Sauvignon e del rinomato Collio Bianco, uvaggio DOC., ma merita anche la cucina della zona: un originalissimo mix di tradizioni austriache, friulane, slovene. Un giro tra grandi cantine (Villa Russiz e Jerman tra gli altri), borghi, suggestivi bed and breakfast e meravigliosi ristoranti per un fine settimana ricco di tradizione e gusto. Da non perdere gli itinerari proposti da “Collio in vespa”, che a percorsi cicloturistici, a cavallo o a piedi tra queste meravigliose terre, affianca suggerimenti riguardo ai migliori ristoranti e alberghi della zona. SAGRA DELLE CASTAGNE DI MARRADI Ormai giunta alla sua 50a edizione, la tradizionale “Sagra delle Castagne” anima il paese di Marradi tutte le domeniche di ottobre. Stand gastronomici propongono il meglio delle ricette tipiche a base del famoso “marrone di Marradi”: tortelli di marroni, castagnaccio, torta di marroni, marmellate di marroni, marrons glacés, “bruciati” (caldarroste), e moltissime altre; il tutto accompagnato da musiche di ban-

de itineranti e musicisti che rallegrano le giornate dei visitatori.Terra natia di Dino Campana, questa zona al confine tra Toscana e Romagna è sempre stata strategicamente importante e sotto il dominio dei Medici, i quali si procurarono i favori della famiglia Fabroni, vennero realizzati molti dei bei palazzi che ancora oggi si possono ammirare. Una cittadina vivace dove convivono cultura, tradizione e produzioni di qualità, dove ancora sopravvivono la tranquillità e la convivialità, tanto da averle assicurato il marchio di Città Slow. Qui si può ancora fare il bagno nelle acque dei fiumi, passeggiare nei boschi, dove, oltre al marrone certificato IGT , crescono funghi, tartufi, fragoline e succosissime more. Ma

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in tutto il Mugello è possibile coniugare natura ancora intatta e cultura: il Museo di Vicchio, ad esempio, intitolato a Beato Angelico, conserva tutte le opere provenienti dalle chiese del Mugello che, in seguito al progressivo spopolamento delle campagne, sono state abbandonate; il Convento di Montesenario dei Padri Serviti è una delle più importanti costruzioni religiose fiorentine del Duecento, oggetto di un intervento di Cosimo de’ Medici nel Cinquecento e di una successiva sistemazione nell’Ottocento. Da non perdere l’opportunità di salire sul tradizionale treno a vapore che in questo periodo collega Marradi a Firenze, Bologna e Pistoia attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano.


WEEKEND CON GUSTO

OTTOBRATA DI ZAFFERANA ETNEA Chiamata anche la Perla dell’Etna, Zafferana è immersa nel verde e la sua posizione permette di ammirare un incantevole panorama che nelle giornate terse consente allo sguardo di spaziare dalla costa della Calabria al Golfo di Siracusa. Pretesto in più per andare a visitarla “fuori stagione” per i canoni tradizionali, ma nel suo momento di più grande vivacità: a ottobre, dove ogni domenica il centro si anima grazie all’Ottobrata. Nata all’inizio degli anni Ottanta come una mostra mercato dei prodotti tipici dell’Etna, delle castagne, del miele e dei funghi, l’Ottobrata Zafferanese si è, pian piano, tra-

sformata in un mese di spettacoli, mostre, incontri culturali, mostre fotografiche, dimostrazione di lavorazioni artigianali, stand gastronomici, esposizioni di artigianato locale e mercatini di prodotti delle valli. L’obiettivo della manifestazione è quello di far rivivere antiche tradizioni, usi e costumi locali ma anche quello di promuovere la gastronomia etnea divulgando la conoscenza dei prodotti tipici e degli antichi mestieri oramai in estinzione. Una festa per tutti coloro che amano le antiche tradizioni siciliane, i colori dell’isola, i suoi sapori intensi o che desiderano scoprirli. Tra i prodotti principali primeggia il miele, davvero importante per l’economia di questo territorio, ma

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anche il vino, l’olio, i formaggi e le mele, che qui spesso vengono trasformate in purea per essere accompagnate alle carni (parlando di carni non può mancare il panino alla salsiccia e funghi dell’Etna) e i moltissimi dolci, tra cui e famose “foglie da tè” a base di mandorle. Passeggiando tra gli stand nelle strade di questa meravigliosa cittadina non si potrà non restarne affascinati. Da non perdere la visita alla Chiesa Madre: dedicata alla Madonna della Provvidenza, si innalza al termine di una scalinata in nera pietra lavica con un contrastante prospetto bianco in pietra di Siracusa, eretto secondo uno stile che raccoglie rimandi barocchi e richiami al liberty.


slowmotion FASHION

LA MODA SI VESTE D’ETICA

UNA NUOVA SENSIBILITÀ PROVENIENTE DALLA SOCIETÀ CIVILE EMERGE, UN NUOVO APPROCCIO CRITICO MA AL CONTEMPO COSTRUTTIVO E COSCIENZIOSO VA SVILUPPANDOSI. PROPRIO A LATO DI UNA FASHION WEEK NEI CONFRONTI DELLA QUALE VENGONO SOLLEVATI POLVERONI ‘ETICI’ TROPPO SPESSO INFONDATI. Di Marco Magalini - immagini Daniela Savoca

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MILANO, nella stessa Milano nella quale si stanno gettando le fondamenta di nuove aree urbanizzate in vista del grande expo del 2015, prende vita una iniziativa che invita a prendersi una pausa di riflessione. Ci spinge oltre le frenesie da fashion system per fare il punto, senza pretenziose affermazioni morali, su un modo diverso di intendere la moda. So critical so fashion, giunto alla sua quarta edizione, è un appuntamento di tre giorni dedicato alla moda etica. Da venerdì 20 a domenica 22 settembre, durante la Milano Fashion Week, si sono tenuti eventi, incontri e workshop per proporre manufatti di qualità dall’alto contenuto etico ed estetico. Ma che cosa si intende per moda etica (vedi anche la fashion guide nella seconda parte

di questo numero di TLJ)? “Le caratteristiche dell’edizione 2013 sono la ricerca di materiali biologici e naturali, innovazione e recupero di tecniche tradizionali, ma anche upcycling e riciclo creativo - raccontano gli organizzatori -. Il fil rouge è l’attenzione e la promozione dell’artigianalità e della creatività proprie del Made in Italy, presentando al consumatore capi e accessori che raccontano la storia di chi li ha creati, progetti vincenti e competitivi in un mercato sempre più in crescita”. Tra le tante novità presentate durante la manifestazione, gli eco-bijoux di Mieko. Bangles, orecchini e collane sono realizzati da vecchi fumetti, come i mitici Lupo Alberto e Diabolik, oppure utilizzando mappe delle città o pagine gialle, libri e vecchi giornali.

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Sono dei veri e propri pezzi unici che, grazie a cristalli, pietre dure, coralli e pelli di recupero, diventano modelli preziosi. L’ecosostenibilità è uno stile di vita, non solo una moda… Questo lo spirito con il quale Silvia Massacesi affronta la sua trasformazione “est-etica” - così la definisce - grazie alla quale la designer crea delle borse in carta e sughero riciclati. Di grande impatto sia il contrasto di colore che si crea tra i due materiali che l’effetto tridimensionale complessivo. Tatiana Stoppa presenta poi il suo progetto Artedì, una collezione di gioielli non convenzionali realizzati mediante ricercate tecniche artigianali che permettono la trasformazione di materiali di recupero o destinati ad altri utilizzi come camere d’aria, cerniere, cd, dvd e componenti elettronici.


Una installazione di ‘So critical so fashion’, la tre giorni di moda critica ed etica presso i Frigoriferi Milanesi di Milano, 20/22 settembre 2013

Anche Giovanni Scafuro si focalizza sui gioielli, derivanti da oggetti di uso quotidiano come forchette da tavola o stanghette di occhiali o ancora ferri da lana. La linea FORKinprogress comprende gioielli dalle forme essenziali ed evocative, collier, bracciali e anelli d’argento in cui le forchette si attorcigliano come edera o minuti ciondoli portafortuna, racchiusi in ampolle di vetro. Dagli scarti di lavorazione di plexiglass nasce invece una nuova linea di bracciali scomponibili dai colori acidi e le forme ironiche che ha il nome di Plex-Fork. Da ferri da lana in alluminio nascono infine anelli e bracciali. Di grande appeal anche il progetto Paglia Milano, che utilizza scarti di produzione di tessuti di lusso. I tagli sono semplici e un po’ retro, finiture artigianali alto di gamma?,

100% made in Italy e cucito a mano. Questa iniziativa è già stata premiata con la menzione speciale del Grandesign Etico Award 2012. Da sottolineare anche la collezione Detta Dada, che veste bambini e bambine da 2 a 10 anni utilizzando solo tessuti di alta qualità come lino 100%, fibra di soya, bamboo, puro cotone, tutti rigorosamente made in Italy come la manifattura artigianale, curata nei minimi dettagli. “Ogni collezione si ispira a una corrente diversa, dagli anni ’60 (factory di Andy Warhol) agli anni ’50 e alle atmosfere briose di Saint-Tropez e Capri, come nella collezione p/e 2013” racconta la designer. So critical so fashion non è però solo un appuntamento nel quale vengono presentate

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delle collezioni. Il calendario della kermesse è infatti pieno di laboratori come ‘In jute we trust’, un vero e proprio tributo alla juta naturale, che viene decorata con elementi di riciclo al fine di realizzare elementi di personalizzazione di un total look: polsini, colletti, passamanerie, cinture, bracciali. Da non perdere anche il workshop sul ‘design e tecniche artigianali tessili’ con gli insegnamenti di Carla G. Lacognata e ‘Centosettantaperottanta’, il laboratorio a cura di àntica sartoria errante OK? per apprendere le tecniche per trasformare una camicia da uomo in un abito da donna. Non è tutto. In programma anche molti laboratori dedicati ai gioielli, alle t-shirt e ai colori naturali e diverse mostre sul costume. Tra queste, ‘Costumi di un’esposizione’ a cura di Roberto


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Sironi, che conduce in un defilé di immagini, colpi di pennello, colori, figure e silhouettes che sfilano su una passerella immaginaria dove “l’Arte si veste di Moda e la Moda si colora di Arte”. So critical so fashion è l’esempio concreto che una diversa concezione di moda è possibile, un evento al di fuori degli schemi della settimana della moda milanese e che cambia il punto di vista: una nuova valorizzazione del concetto di moda che pone l’accento sui valori e sull’etica, sull’importanza dei lavoratori e sulla salute del consumatore senza tralasciare bellezza, attenzione ai dettagli e innovazione. DA SINISTRA: capi di Secret des Filles,

anelli di Lalu e stand di Fashion B.E.S.T. di Fondazione Pistoletto TLJ Diary of Slow Living - 22 — 68 —


LA MODA SI VESTE D’ETICA

CASHMERE FROM UMBRIA WITH LOVE di Marco Magalini

Una squadra di 500 imprese, oltre 4.000 addetti altamente specializzati, un giro d’affari di 500 milioni di euro e un chiodo fisso: il cashmere. Quella del distretto umbro è una storia di eccellenza locale che coniuga sapientemente maestria artigianale e innovazione tecnologica. Un genius loci, una capacità naturale che risiede nel DNA di un luogo, che viene salvaguardato con attenzione anche grazie ad attività al passo con i tempi, come il contest internazionale ‘Umbria Cashmere District Award’. Questo progetto coinvolge ogni anno alcune tra le più prestigiose accademie internazionali del fashion design e le mette in contatto con gli attori umbri, dalla miriade di piccoli eccellenti artigiani alle capacità imprenditoriali delle grandi aziende come Brunello Cucinelli. La sfi-

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da, per una realtà così segmentata, è quella di dare vita a un distretto produttivo riconoscibile a livello internazionale per qualità e creatività. Con questo obiettivo è nato il Centro Estero Umbria (CEU), finalizzato a promuovere una maggiore cooperazione tra le imprese del settore e affermare a livello internazionale l’originalità del sistema locale, contraddistinto da un’eccellenza qualitativa che affonda le proprie radici nelle migliori tradizioni artigianali italiane. Il CEU include tutte le aziende della filiera, dalla filatura, al finissaggio, alla tintoria, al controllo qualità e al confezionamento, per affrontare le sfide dei mercati internazionali con un progetto innovativo in grado di rappresentare l’industria umbra del cashmere nella sua globalità.


slowmotion CITTADELLARTE

UN COLPO DI VENTO NEL BIELLESE ESISTE UNA PIATTAFORMA CHE UNISCE UN INSIEME DI AZIENDE CHE ANCORA TIENE ALTO IL NOME DELLA TRADIZIONE LANIERA MONDIALE, IL LORO SEGRETO È STATO UNIRE GRANDE KNOW- HOW E IMPEGNO VERSO L’AMBIENTE . UN RACCONTO A VOLO D’ANGELO DELLE REALTÀ PRODUTTIVE DI FASHION B.E.S.T. Di Paolo Naldini

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N

oi siamo adesso un filo di lana. Leggerissimi. Una corrente di risalita ci solleva. Grazie a googleearth da quassù vediamo tutto benissimo. Poi ci prende un vento. Ci spinge lungo un viaggio che inizia dove la Pianura Padana incontra le masse rocciose del Mucrone, ai cui piedi si accoccola come una leonessa il Santuario di Oropa, capolavoro di un archistar del ’700 che si chiamava Juvarra. Siamo nel cuore dell’aristocrazia laniera mondiale, il Biellese. Terra povera fino all’avvento dell’industria. Avviò lei, si dice, la rivoluzione industriale in Italia. Divenne ricca. Divenne, suona tetro questo passato remoto, oggi. Ma l’industria italiana qui ancora batte colpi. Cuore forte. Il vento ci ha portato a risalire un torrente che si chiama Cervo. Volteggiamo sulla punta della ciminiera di un lani-

ficio ottocentesco. È pieno di artisti e imprenditori, oggi. Questo posto si chiama Cittadellarte. Una folata ci spinge su, controcorrente, verso le gole della montagna. Un mondo verde. Ombroso. Umido per corsi d’acqua purissima. Ventoso. Condizioni perfette per cardare, filare, tessere e tingere. Roba che vediamo fare, da quassù, negli edifici della Filatura e Tessitura di Tollegno Spa, azienda dalle radici antiche avvinghiate ancora alle tradizioni e al tessuto sociale del paese. Ci sono tutti degli impianti fatti per bonificare le acque reflue derivanti dai cicli produttivi. E l’aria. Queste aziende sono come incastonate tra l’arco alpino, la serra morenica di Ivrea e tre gioielli naturali, le 3 B di Biella: Burcina, Bessa e Baraggia. La Bessa sta lì sotto, coi suoi immani cumuli di sassi neri, quel che resta di un’enorme miniera d’oro d’e-

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slowmotion CITTADELLARTE poca romana. Il vento che ci spinge sembra attratto dal tessuto industriale attorniato da una natura selvaggia e addomesticata insieme. Campi e risaie. Piattissimo territorio. In questo “niente sotto il sole” come direbbe Capossela, spunta l’ITALFIL Spa, anche loro impegnati su questo filone della sostenibilità. E Avia Spa, a Pollone, un’azienda specializzata nella produzione di filati fantasia caratterizzati dall’alto contenuto tecnologico, multicolor, dicono. E poi, verso Mongrando, la Guabello Spa, tessuti di lusso, le fibre di lana più fini e pregiate e la mission di portare il messaggio della responsabilità sociale industriale a livello mondiale. È un vento capriccioso, sembra non sapere dove andare, balza di qua, di là, adesso precipitiamo verso sudest, voliamo velocissimi su Biella, coi suoi corsi d’acqua, i campi e tutti quegli edifici industriali, alcuni ancora in piena attività dopo magari 170 anni. Qui c’è la sede legale di un’azienda storica, a Vigliano, la Zegna Baruffa L.B. che mostra una coscienza ambientale industriale lungo tutto il ciclo produttivo. Forse ci distraiamo un attimo, fatto sta che a un certo punto ci ritroviamo più lontano, abbiamo forse se-

no ombrelli, un tempo. Poi cravatte. Tessuti d’arredamento. Ah, naturalmente seta. Come la SERIKOS, tecnologie avanzate e 75% di export, che vede la Cina (noi fin là non ci arriviamo con il vento, però) e la sua borghesia di clienti. Così, sulla lucida scia di quest’antica storia della seta, che viene dalla Cina e dopo secoli vi torna, anche noi siamo sempre in movimento e arriviamo a Monza, dove i capricci segreti di questi refoli ci portano a scoprire un tessuto che si chiama “Penelope”, di Laura Cortinovis. In un attimo siamo risucchiati da Milano e sorvoliamo l’ALCANTARA Spa, dove la sostenibilità, certificata da TÜV SÜD Carbon Neutral dal 2009, nel 2012 ha esteso la rendicontazione fino alla cosiddetta “tomba” (smaltimento a fine vita) del prodotto. Potremmo posarci, e riposarci, ma cos’è più inafferrabile di questo vento? Che adesso soffia deciso, e passano sotto di noi fiumi strade città campagne capannoni rotonde parcheggi canali caselli boschi rovi pioppeti appennini autostrade e piazze, la Toscana? Prato? Restiamo in volo sulla Marini Industrie Spa che adotta lana H2Wool, trattata per risparmiare acqua nella fase di tintura e finissaggio del 30-40 %.

guito il Sesia invece che il Cervo, giù a perdifiato fino a Vercelli, adesso levitiamo sospesi sopra la YKK Italia Spa, multinazionale leader mondiale delle cerniere lampo, che ha, tra i suoi principi, quello che “nessuno prospera a meno che non renda beneficio per gli altri”, e infatti ha vinto il Premio Sostenibilità 2013. È tardi. È ora di andare. Dispiace lasciare questa terra ai piedi dei monti, questo scrigno muschioso del Biellese, dove globalizzazione e tradizione si fronteggiano ogni giorno. Andiamo, il vento ci porta altrove. Dicono che anche nel Comasco... tanto è gratis, per noi, viaggiare, è un andare a vela. La Tessitura Taborelli srl, un’azienda oggi leader nella produzione di tessuti jacquard e uniti. Faceva-

Gira la testa. Uno in queste condizioni potrebbe perdere la bussola. Biella, Como, Milano, Prato... ma noi abbiamo un ago invincibile che ci indica il nord e non possiamo perdere l’orientamento. Siamo un filo della lana migliore che ci sia, non tanto per la finezza della fibra o per la qualità della lavorazione (anche per quello, certo) ma soprattutto perché oggi “il meglio” si dice B.E.S.T., coi puntini, dove B sta per Bio, E sta per Ethical, S sta per Sustainable e T sta per Trend. Cioè una Tendenza Bio Etica e Sostenibile. È questo filo, leggerissimo, naturale e morale, tecnologico ed ecologico, competitivo e responsabile, che unisce aziende e luoghi, storie e natura, persone e cultura, in un tessuto unico che si chiama Italia.

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UN COLPO DI VENTO

’opera “Prima Scena“ di Michelangelo Pistoletto e una veduta dall’alto di Cittadellarte ph © Enrico Amici SOTTO: esposizione di B.E.S.T. al MAXXI di Roma ph. © Sebastiano Luciano IN QUESTE PAGINE:

CITTADELLARTE

FONDAZIONE PISTOLETTO: Cittadellarte è un nuovo modello di istituzione artistica e culturale che pone l’arte in diretta interazione con i diversi settori della società. Un luogo in cui convergono idee e progetti che coniugano creatività e imprenditorialità, formazione e produzione, ecologia e architettura, politica e spiritualità. Un organismo inteso a produrre civiltà, attivando un cambiamento sociale responsabile, necessario e urgente a livello locale e globale. Cittadellarte è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, riconosciuta nel 1998 dalla Regio-

ne Piemonte e con essa convenzionata. Ha sede a Biella, in un’ex manifattura laniera (sec. XIX), complesso di archeologia industriale tutelato dal Ministero dei Beni Culturali. FASHION B.E.S.T. riunisce in una piattaforma decine di aziende produttrici di tessuti, filati e accessori ecosostenibili. Cittadellarte Fashion B.E.S.T. realizza incontri ed eventi di sensibilizzazione al consumo sostenibile, partecipa a gruppi di lavoro internazionali e organizza seminari e approfondimenti formativi. Propone materiali e prodotti tessili ecosostenibili in un’esposizione sempre visitabile e promuove iniziative pubbliche di sensibilizzazione al conTLJ Diary of Slow Living - 22 — 73 —

sumo responsabile. Tra i vari progetti in corso, il progetto “Abito della Rinascita” è un concorso di idee rivolto a giovani designer, stilisti e creativi, finalizzato alla realizzazione di un capo unico che rappresenti l’essenza del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Un abito che sarà quindi frutto dell’intreccio fra creatività ed etica, nonché di un modo nuovo di fare moda. Una scelta, dal concept ai materiali, fino all’intero processo produttivo, in linea con il Manifesto della Sostenibilità redatto dalla Camera Nazionale della Moda. Via Giovanni Battista Serralunga 27, Biella cittadellarte.it - facebook: cittadellarte


slowmotion ART PHOTOGRAPHY CORNER

ORIZZONTI ITALIANI UNA CONVERSAZIONE TRA IMMAGINE, PAESAGGIO E TEMPO Collaborazione d Tonnaso Stefani, Art Director di Aristocratic

I

IL TERZO PARADISO IN TERRA BIELLESE

l nostro interlocutore è il fotografo Luca Capuano, che ha realizzato il progetto iconografico “Il paesaggio de/scritto” sul Patrimonio italiano Unesco. Una ricerca che nasce dalla necessità, da un lato di produrre una documentazione accurata sullo stato dell’arte dei luoghi facenti parte della Lista Patrimonio Mondiale dell’Umanità, dall’altro dalla volontà di proporre al pubblico una visione complessiva dello straordinario paesag-

gio che abbiamo la responsabilità di preservare e capire per poterlo tramandare alle generazioni future. Partito dallo studio di Bologna, dove vive, a bordo di un furgone attrezzato, Capuano ha attraversato l’Italia. Insieme a lui, una biblioteca ambulante, punto di partenza per raccontare tutti i 44 siti Patrimonio dell’Umanità. Ne nascono 450 scatti dai quali prendono vita il libro e la mostra “Il paesaggio de/scritto - Luoghi italiani patrimonio UNESCO”.

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slowmotion CITTADELLARTE

IN “IL PAESAGGIO DE/SCRITTO”, UNA SORTA DI MACCHINA DEL TEMPO E ATLANTE STORICO ARTISTICO DEI LUOGHI PIÙ SIGNIFICATIVI DELLA STORIA DELLA CULTURA ITALIANA, HA REALIZZATO PRATICHE DI INDAGINI SUL PAESAGGIO E DI DOCUMENTAZIONE DEL PATRIMONIO. COME HA AFFRONTATO QUESTO LAVORO E QUALI SONO STATE LE SUE PRINCIPALI LINEE DI INTERESSE? Lavorare a questa commissione - l’incarico mi è stato dato dall’Associazione Città e Siti UNESCO - è stata un’esperienza in un qualche modo integrale, sia emotivamente sia intellettualmente: tra ricerca, viaggio e, infine, immersione, confronto e dialogo con molti tra i monumenti più significativi del patrimonio culturale italiano. Potersi rapportare in maniera ravvicinata con questi luoghi ha richiesto uno studio per individuare uno sguardo specifico per ogni sito, senza cadere nella retorica delle immagini da cartolina. Ho cercato di rifiutare a priori l’immagine iconica, l’immagine simulacro, per stabilire un confronto con le opere che mi permettesse di rappresentare quelle che secondo me sono le reali qualità, almeno a livello retinico, dei luoghi - o perlomeno quello che risulta il reale oggetto della tutela dell’UNESCO, l’identità di un luogo. QUALI PAESAGGI, EDIFICI, MONUMENTI, ARCHITETTURE HA SCELTO DI FOTOGRAFARE? Il patrimonio UNESCO è infinito, io ho avuto una committenza chiara: realizzare un numero preciso di immagini per la mostra e per il libro. Potevo permettermi di scegliere perché è talmente vasto il patrimonio, che era impossibile documentarlo tutto. Mi è stato chiesto di dare un’interpretazione di ciò che vedevo. La selezione è avvenuta attraverso la mia persona, la mia conoscenza, i miei occhi. È stato fondamentale individuare una chiave di lettura personale, generata dall’unione tra un approccio fenomenologico e uno studio dei siti, in grado di far emergere il genius loci: il rapporto tra luogo, identità e contesto culturale. Per dare risalto a questa prospettiva ho deciso di intraprendere una scelta in qualche modo radicale: ho scelto di eliminare tutti quegli elementi che distraevano l’attenzione o celavano questo carattere.

Senza la sovrapposizione di ostacoli visivi, delle segnaletiche, della spesso ingombrante presenza del turismo e del traffico, ho cercato di restituire delle immagini puramente evocative, in grado di stabilire un rapporto possibilmente autentico con l’osservatore. LE IMMAGINI CHE HA REALIZZATO SPESSO OPERANO DELLE SELEZIONI DETERMINANTI, AVVICINAMENTI, RIPETIZIONI, O VISIONI CHE SEMBRANO ISPIRATE DALL’IMMAGINARIO DEL GRAND TOUR. IN CHE MODO HA ADATTATO LE SCELTE DI RIPRESA ALLE CIRCOSTANZE E AI LUOGHI SPECIFICI CHE HA AFFRONTATO? Sono stato condizionato dallo studio dei diversi siti e da una ricerca che conduco da anni in termini di rappresentazione della città e dell’architettura. Ma alla fine l’incontro con il luogo ha avuto un impatto sostanziale - in termini di forza espressiva, di qualità di luce, di linguaggi visuali - tale da dettare le suggestioni che hanno preso forma nella mia poetica personale. L’occhio, quindi lo sguardo, ha subito una specie di costante adattamento all’ambiente. Per esempio, a Siena, per rappresentare il Duomo, un edificio gotico che nella sua architettura preannuncia già la prospettiva rinascimentale, la drammatizzazione prospettica diventa un aspetto formale determinante. L’edificio stesso ti suggerisce questo modo di ritrarlo. Al contrario, a Pompei ho deciso di concentrarmi sul dettaglio, per esprimere al meglio l’eleganza, la ricercatezza e la magnificenza degli affreschi pompeiani. In parte la scelta è stata dettata dalla opportunità di ritrarre affreschi raramente visibili, ma anche dall’impossibilità di comporre una visione d’insieme senza il fastidioso rumore di fondo di elementi contemporanei, quali i servizi per i turisti, le segnaletiche e via dicendo.

IN APERTURA: Porto Venere, 2009 IN QUESTE PAGINE: Amalfi – La

Costiera Amalfitana, 2009 e La Reggia di Caserta, 2009 TLJ Diary of Slow Living - 22 — 76 —


ORIZZONTI ITALIANI

Luca Capuano è fotografo professionista, specializzato nella fotografia di architettura e operatore nel campo dell’arte. Ha realizzato numerosi progetti di documentazione e di analisi interpretativa dell’architettura contemporanea e storica per aziende private, architetti, case editrici, musei, fondazioni ed enti pubblici. Le sue immagini sono pubblicate sulle maggiori riviste nazionali e internazionali di settore. Si è confrontato, su committenza di case editrici, riviste di settore e studi di architettura, con le opere dei più grandi architetti italiani e dei maestri del design. Ha al suo attivo molti lavori di documentazione del patrimonio storico, artistico e culturale italiano su committenza di case editrici e istituzioni pubbliche e private. Le sue ricerche sullo spazio lo hanno portato a confrontarsi con una committenza non solo legata al mondo del design, ma anche al settore pubblicitario. È presente nel mondo dell’arte grazie a lavori di ricerca e rappresentazione del territorio esposti in diverse gallerie private e musei d’arte contemporanea. Ha partecipato a vari progetti editoriali di documentazione delle trasformazioni del paesaggio commissionate da enti pubblici e fondazioni private. Insegna Storia e linguaggio della fotografia contemporanea all’Isia di Urbino nel Triennio di Grafica e Comunicazione e nel Biennio specialistico di Fotografia, insegna Fotografia di architettura allo IED di Roma, tiene workshop e laboratori in collaborazione con istituzioni e associazioni culturali. Vive e lavora a Bologna.

ARTISTOCRATIC è la galleria online di fotografia d’autore a edizione limitata. Con oltre 90 artisti e 500 opere, rappresenta il canale di riferimento sia online che offline per giovani ed esperti collezionisti che vogliono arricchire la loro ricerca di opportunità di investimento nel mondo della fotografia d’arte. Collaborano con la galleria sia i grandi maestri come Ferdinando Scianna, Gian Paolo Barbieri, Franco Fontana, l’Archivio Mario Giacomelli di Sassoferrato, sia artisti contemporanei come Giacomo Costa, Davide Bramante, Maurizio Galimberti, Nicola Cicognani. Artistocratic organizza mostre e partecipa a fiere d’arte in Italia e all’estero. artistocratic.com




LIFEST YLE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING



LIFEST YLE JOURNAL DIARY OF SLOW LIVING

CITIES GRATTACIELI A EMISSIONI ZERO FOOD AL SCOPERTA DEI FRUTTI ANTICHI DESIGN LO SPAZIO CHE AMIAMO

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tra libri, prati e nebbia

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ERBE IN TAVOLA

DALLA TERRA AL PIATTO, LE ERBE SPONTANEE TORNANO NELLE NOSTRE CUCINE Di Virginia Simoni

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slowmotion FOOD

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N TEMPO VENIVANO COLTIVATE NEGLI ORTI DEI SEMPLICI O NEI GIARDINI DELL’IMPERATORE MENTRE OGGI SE NE STANNO RISCOPRENDO TUTTE LE VIRTÙ IN CUCINA. Sono le erbe spontanee, dette anche “semplici”, che i monaci in secoli di storia hanno meticolosamente studiato e catalogato negli erbari, scoprendone le più raffinate proprietà. Il loro utilizzo in campo alimentare infatti può risolvere anche problemi di salute gravi. Come insegnano i frati, la cura nel raccolto è fondamentale: mai strappare le piante dalla terra, ma tagliarle attentamente e la regola del monastero consiglia di farlo tra l’aurora e i primi raggi del sole. Sotto il regno di Carlo Magno le piante erano considerate al tempo stesso alimento e rimedio, e vi erano, secondo legge, delle specie precise che dovevano essere coltivate nei conventi e nei giardini imperiali. Tra queste troviamo salvia santoreggia, origano, cerfoglio, menta, coriandolo, finocchio, angelica, erba cipollina, basilico, aneto e prezzemolo. In alcuni monasteri il tempo non ha cambiato le abitudini, e le piante vengono ancora coltivate per uso interno e vendita, come ad esempio nella Comunità di Bose a Magnano, in provincia di Biella, dove vengono ancora miscelati e confezionati gli infusi secondo le regole degli antichi manuali. Passando dal sacro al profano, possiamo citare piante che hanno sempre avuto un alone misterioso ed esoterico, come l’Ortica comune (urtica dioica), protagonista di fiabe (come I sei cigni dei fratelli Grimm) e ingrediente immancabile in pozioni e calderoni di streghe e maghi. Cresce pressoché ovunque nella nostra penisola, ma la sua reputazione può trarre in inganno. Sebbene sia una pianta urticante nasconde grandi proprietà medicinali ottime per depurazione e diuresi, è antiemorragica, antireumatica e ricca di ferro, oltre che di sali e vitamine A, C e K. Per l’uso alimentare si utilizzano i getti più nuovi e freschi che si raccolgono in autunno o primavera (mi raccomando ricordarsi di utilizzare i guanti). In Italia settentrionale sono molto diffuse ricette tradizionali con questo vegetale, ottimo in frittata, per l’impasto di una pasta fresca oppure per una semplice minestra di riso e ortica, tipica delle zone montane. Per conservarne le proprietà benefiche ma eliminare la parte urticante basta sbollentarla prima dell’utilizzo. Ora queste erbe, che crescono in modo spontaneo, si ritrovano sempre più spesso nei piatti dei ristoranti stellati, a riprova del

crescente interesse nel loro utilizzo in cucina. Secondo lo Chef Vittorio Tarantola, dell’omonimo ristorante di Appiano Gentile (Como) che in occasione di Orticolario 2013 ha creato un menù a base di erbe, “Imparare a conoscere, riconoscere e utilizzare le erbe selvatiche in cucina significa prima di tutto contribuire a tramandare una tradizione contadina che si sta completamente perdendo anche per colpa di uno sviluppo economico-sociale che ha allontanato velocemente la gente dalla terra. Salvaguardare questo bagaglio culturale è indispensabile e trasmettere tali conoscenze attraverso la proposta di ricette ben studiate rappresenta il modo più semplice e diretto per favorirne la divulgazione”. La tendenza è quindi quella di fare un passo indietro e riscoprire soprattutto le proprietà benefiche e organolettiche che possono cambiare il gusto e il profumo di un semplice piatto, e soprattutto contribuire al benessere fisico.

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Uno chef che da sempre utilizza le erbe di campo nella sua cucina è lo Chef Giovanni Ruggieri del ristorante Refettorio Simplicitas di Milano e Salisburgo è un vero cultore del mondo vegetale, e fin da bambino ha sempre raccolto ciò che offriva spontaneamente la terra: “Scelgo gli ingredienti da curare in base a quella che è la disponibilità di stagione in stagione, proprio come era di uso in passato nelle case e nei refettori dei conventi. Nei miei menù inserisco fiori eduli come violette NELLA PAGINA: precedente mazzetto

di erbe spontanee appena raccolte, sopra foglie di Borago officinalis, Silene vulgaris, Raphanus raphanistrum, Reichardia picroides, a fianco foglie di Ortica dionica Foto di Simonetta Chiarugi www.aboutgarden.it


ERBE IN TAVOLA selvatiche, fiori di sambuco, fiori di glicine, di acacia o di achillea fino alle più comuni primule. Tutti i fiori sono ottimi in insalata, per frittelle dolci o elisir, oppure spadellati appena con un po’ d’acqua, come ad esempio i germogli di papavero che si possono raccogliere facilmente durante le prime passeggiate primaverili”. Una delle erbe preferite di Chef Ruggieri è una pianta meno conosciuta, ma ottima per uso alimentare, la parietaria. Si può servire in insalata o utilizzarne i semi che, bolliti e resi a pappetta, sono ottimi per una polentina che, dopo essere stata distesa e asciugata, si frigge per fare delle cialde soffiate. Anche il luppolo è un ottimo vegetale, si può ottenere una deliziosa frittata, oppure passarne leggermente i germogli in padella con olio e burro, ideali per accompagnare piatti di carne come il capocollo”. Anche il tarassaco ha un largo consumo in cucina, è un tipo di cicoria amara, che ritroviamo come

ingrediente di una ricetta di Refettorio Simplicitas: crema di patate con tarassaco padellato, ragù di vitello e gremolada. Il crescione poi è ottimo per qualsiasi preparazione, perfetto per un risotto semplice da cucinare, ma dal forte effetto cromatico (vedi ricetta a fianco). Per lo Chef Tarantola anche la rosetta basale delle classiche margheritine, soprattutto se raccolta nel momento in cui rispunta, può essere utilizzata come ingrediente per un’insalata mista di campo; i capolini ancora chiusi possono essere preparati sott’olio o sott’aceto, mentre il fiore, dal sapore leggermente aromatico, si può consumare in insalata o per arricchire minestre oppure tritato e aggiunto a crostini imburrati.

RISOTTO AL CRESCIONE

Bibliografia: Ricette & Segreti dei monasteri di Gilles Laurendon e Laurence Laurendon, 2012, Guido Tommasi Editore

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

Ricetta di Chef Giovanni Ruggieri

350 gr. di riso carnaroli 500 gr. di crescione di fonte  100 gr. di olio extravergine d’oliva  50 gr. di parmigiano reggiano 24 mesi 

PREPARAZIONE Mondare il crescione privandolo dei gambi più grandi e dei germogli che devono essere tenuti da parte in un recipiente con carta assorbente inumidita. Il restante crescione, dopo essere stato lavato, va sbollentato per un minuto circa e poi subito frullato con l’aggiunta di un poco di acqua di cottura per rendere il composto il più omogeneo e cremoso possibile. Quindi procedere con la tostatura del riso e iniziare la cottura con dell’acqua salata e precedentemente messa in bollore. Girare di tanto in tanto, mantenendo il fuoco medio. Passati 14 minuti, procedere con la mantecatura del riso, con crema, parmigiano, olio e un poco di acqua salata per rendere il risotto all’onda: semiliquido, ma cremoso al contempo. Aggiustare di sale se serve, impiattare e aggiungere i germogli centrali del crescione, precedentemente tenuti da parte in carta assorbente inumidita e riposta in frigorifero. Un risotto semplice, senza soffritti e senza burro, che utilizzando la ricchezza data da un’erba di fontanile, vuole rendere contemporaneo un gusto antico. 

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slowmotion FOOD

GOOD FOOD IN GOOD FASHION FINALMENTE ANCHE I PRODOTTI DEL TERRITORIO SONO DIVENTATI DI MODA

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ood e Fashion ci distinguono e valorizzano il Made in Italy all’estero, e per questo saranno ulteriormente messi in luce durante l’Esposizione Universale che si terrà a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. Grazie all’Associazione Maestro Martino, presieduta da Carlo Cracco, la Settimana della Moda milanese si è arricchita di un nuovo e interessante progetto, patrocinato anche da Expo 2015. Gli Hotel a 5 stelle più esclusivi di Milano (Armani Hotel Milano, Hotel Boscolo Milano, Bulgari Hotel Milano, Hotel Château Monfort, Four Seasons Hotel Milano, Palazzo Parigi Milano, Hotel & Grand Spa, Park Hyatt Milan e The Westin Palace Milan) hanno ospitato nei loro bar speciali aperitivi dove sono stati offerti “fashion appetizers” realizzati dagli chef della casa con prodotti tipici lombardi, che rappresentano i principi di sostenibilità, la cultura e la tradizione gastronomica del nostro Paese. L’iniziativa ha lo scopo di promuovere il territorio lombardo con le sue eccellenze e prelibatezze attraverso la cucina d’au-

tore, assemblando tre mondi distinti quali il Food, il Fashion e l’Imprenditoria Agricola Lombarda guidata da donne. In particolare, l’intento è quello di creare sinergie tra agricoltura e aziende del turismo privilegiando la “filiera corta” in modo da accorciare le distanze e dare spazio ai prodotti locali. Altro obiettivo è quello di aprire gli hotel di lusso milanesi non solo a chi è in visita a Milano, ma anche ai cittadini, come luoghi di ritrovo e di relazione. Per questo “The Lifestyle Journal” ha voluto essere Media Partner del progetto, così in linea con le tematiche trattate dal nostro magazine. Secondo Giuseppe Sala, Commissario Unico delegato del Governo per Expo Milano 2015, il Good Food in Good Fashion è il contesto ideale per rappresentare i temi dell’Expo, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.Un format, quello di Good Food in Good Fashion, destinato a essere replicato e ampliato nelle prossime edizioni della settimana della moda in modo da arricchire l’offerta culturale della città a favore del pubblico locale e internazionale.

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slowmotion W E L L N E SS

IL CORPO CI PARLA

NEL CORPO È SCRITTA TUTTA LA NOSTRA STORIA. OGNI SENSAZIONE, OGNI EMOZIONE, OGNI SEGNO, OGNI SINTOMO SONO I SINGOLI ATTI DI UN COMPLESSO SISTEMA IN COMUNICAZIONE. di Luca lagrini - immagini Joel robinson

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iusciamo a sentire? Questo mal di testa, quel fastidio allo stomaco, gli occhi stanchi, il morale a terra cosa ci stanno dicendo? Adesso, da qualche tempo, da sempre? La naturopatia, e in generale qualunque metodica naturale, non dovrebbe essere intesa come la sostituzione dei medicinali di sintesi con prodotti estratti da vegetali con procedimenti naturali, ma dovrebbe educare chi la approccia a ricollegarsi col corpo, a rientrare nel processo della comunicazione con questo. Se non è indispensabile non sopprimiamo

i sintomi, iniziamo a sperimentare l’ascolto e rendiamo disponibile al nostro sistema corpo-mente quello di cui ha bisogno e i sintomi, se non è troppo tardi, cesseranno. Proviamo ad associare un “nuovo ascolto” alle necessarie cure mediche, oppure, quando possibile, a intervenire in modo diverso molto in anticipo percependo correttamente i segni di disagio che si manifestano in noi. Questa visione richiede un cambiamento del modo di pensare che nella nostra società ha radici profonde e lontane. L’educazione che ci viene data dall’infanzia, specie

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in ambito medico, ci induce a smettere di ascoltarci. La cultura scientifica disponibile alla maggioranza delle persone è tuttora fortemente influenzata dalla visione meccanicistica. Questo vale anche per la medicina ove il corpo umano è visto come un insieme di organi e l’attenzione è prevalentemente centrata su questi, ipotizzando che un insieme di parti sane componga un corpo in salute che gode di benessere. Come naturale conseguenza di quanto sopra esposto si è sviluppato il convincimento che la malattia, i suoi sintomi, così


come la cura che ristabilisce, sono elementi esterni al corpo e subiti in maniera passiva dall’individuo stesso. In questi termini i sintomi sono vissuti come semplici manifestazioni di sofferenza da evitare e quindi eliminare ed il compito di fare questo spetta a qualcun altro. UNA NUOVA VISIONE Ma ora siamo arrivati al limite dell’applicazione del “paradigma”: sono in aumento le “malattie” che non si riescono a curare - infarti, tumori, malattie autoimmuni e degenerative, quelle non dovute alla “rot-

tura” di qualche parte della “macchina” oppure dovute a rotture che non riusciamo a capire o a riparare, e ancora quelle malattie dovute ai cattivi agenti patogeni esterni che ora resistono agli antibiotici e ai vaccini. Tenendo comunque conto che alla visione meccanicistica in generale e alle applicazioni mediche di questa l’umanità deve molto sia a livello di conoscenza acquisita che di risultati ottenuti, è ora necessario andare oltre. Una via è quella di prendere dei pezzi che ci siamo lasciati dietro molto tempo fa: la visione d’insieme di tutti i

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sistemi nei quali siamo immersi, dei quali siamo elementi e di quelli di cui siamo i contenitori. Per esempio la famiglia, l’ambiente di lavoro, la tribù, il villaggio, la storia e il clima culturale con tutte le correlazioni che intercorrono tra questi e noi. Con questa nuova visione la malattia e i sintomi diventano evidenza di problemi di relazione tra le parti del tutto. Questa può essere una definizione che va verso la visione olistica, secondo la quale ogni malessere è il preciso segnale che il nostro intero sistema ha qualcosa in disequilibrio e in disarmonia. Curarsi non


slowmotion WELLNESS

significa limitarsi a sopprimere il sintomo o riparare un pezzo. Si tratta, invece, di acquisire e utilizzare gli strumenti per raggiungere e mantenere il corretto funzionamento di componenti e relazioni. Certo se mi punge un insetto o se picchio la testa contro uno spigolo, molto probabilmente posso limitarmi a una medicazione. Ma se sono spesso soggetto a sintomi come difficoltà a digerire, mal di testa, dolori muscolari, spasmi, difficoltà respiratorie, una volta confermata o esclusa una causa funzionale, parallelamente alle eventuali cure mediche potrei farmi delle domande e cercare delle risposte non ragionate ma percepite col sentire del mio corpo. Sono felice? Sono agitato? Sono sotto pressione? Sto vivendo da troppo tempo una o più situazioni che vorrei evitare o che non posso sostenere? Mi obbligo o mi sento obbligato ad affrontare e risolvere tutto? Mi sono condizionato a non percepire il disagio che vivo, lo strappo interiore a cui mi sottopongo per essere all’altezza? OGNI SINTOMO È UN MESSAGGIO Negli ultimi anni è divenuto normale correlare alcuni disturbi fisici con cause non ritenute fisiche come lo stress, considerato un fenomeno di origine nervosa. Questo concetto fu una conquista. A questo proposito un elenco di sintomicause comunemente accettato è sinteticamente presentato da Claudia Rainville nel suo libro “Ogni sintomo è un messaggio”. Quale lettore non converrà con almeno una di queste righe? La malattia può esprimere o essere: un insieme di emozioni accumulate; non vedete che soffro?; la scusa per smettere una attività o un lavoro che non ci piace più, o dire quel “no” che non riusciamo a dire per paura di essere respinti o non amati; l’occasione di sfuggire a una situazione di cui non vediamo la soluzione; un mezzo per carpire l’attenzione delle persone che amiamo; un meccanismo di sopravvivenza collegato al disagio di vivere; un mezzo per colpevolizzare la persona che riteniamo responsabile della nostra sofferenza; un modo per nutrire un rancore per qualcuno che riteniamo responsabile della nostra sofferenza; l’espressione di una rinuncia.

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IL CORPO CI PARLA

IL LINGUAGGIO DEL CORPO Prima di passare oltre ritengo importante stigmatizzare che le dinamiche che provo a presentare sono degli automatismi siti nell’inconscio, quindi del tutto inconsapevoli e involontari. Come leggere il linguaggio del corpo? Quale messaggio è collegato a ogni sintomo? Secondo Oscar Bettelli, docente e ricercatore presso l’università di Bologna, autore del testo “Modelli computazionali della mente”, il modo in cui nell’infanzia impariamo a vedere e a muoverci è il modello, la metafora secondo la quale sviluppiamo tutti gli altri mondi di percezione e azione: il modo in cui ci emozioniamo, pensiamo. Ecco il vocabolario del linguaggio del corpo: l’analogia e il simbolismo. Per esempio: stare in piedi, muoversi, digerire sono termini che hanno un significato letterale e anche uno simbolico, correlati dall’analogia o metafora (il nostro cervello funziona proprio così). Stare in piedi ha un significato letterale per cui servono le gambe e la colonna vertebrale e per il corrispondente significato simbolico il sistema corpo-mente coivolge ancora le gambe e la schiena. Infatti problematiche alle gambe e alla colonna lombare possono indicare la difficoltà a mantenere la propria posizione e la stabilità nella vita e nel mondo, in una situazione difficile in cui ci sembra che tutto ci crolli addosso. In questa dinamica possono comparire debolezza muscolare o sindromi dolorose, che col tempo possono favorire discopatie e stati infiammatori cronici, manifestando la difficoltà o l’impossibilità di perseverare nei propri pensieri e programmi, di mantenere un incarico di responsablità, il reddito o di consolidare quanto acquisito. Per muoversi in senso letterale si utilizzano i muscoli comandati dai motoneuroni. Per spingere a muoverci o per bloccarci in senso simbolico il sistema corpo-mente coinvolgerà ancora queste stesse strutture. Infatti le tensioni muscolari indicano spesso paura di muoversi nelle strade della vita, perché non riconosciamo come nostra la vita che stiamo vivendo o perché abbiamo degli impedimenti “insormontabili” a

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Negli ultimi anni è divenuto normale correlare alcuni disturbi fisici con cause non ritenute fisiche continuare. Le tensioni muscolari, spesso silenti, a lungo andare possono creare lesioni alle articolazioni cui si legano perché le inducono a lavorare con carichi molto superori alla norma. A loro volta le articolazioni, specialmente quelle ad ampio movimento, rappresentano la flessibiltà del corpo e la sua capacità di cambiare forma per adattarsi all’ambiente. Problemi come artriti artrosiche indicano una grande difficoltà a essere elastici (anche a livello mentale) e a cambiare posizione, a inchinarci alla vita oppure il contrario: adattarsi così tanto all’ambiente da perdere la propria forma e la capacità di riprenderla. Lo stesso metodo è facilmente applicabile al digerire (con stomaco, duodeno, intestino...). Se non sopporto, se non digerisco, una situazione, un ambiente o una persona, potrei sviluppare in sequenza e in funzione dell’intensità del disagio subìto, difficoltà digestive, una gastrite, un’ulcera gastrica (e in casi particolari anche un tumore). Applicando il metodo della metafora e del simbolismo si riesce a creare una mappa completa e dettagliata che correla malattie, sintomi e significati. Quindi, al di là di qualunque indagine diagnostica e di ogni procedura curativa, la proposta presentata da questo articolo è quella di imparare ad ascoltare il corpo e ai primi disagi, o ai primi sintomi, provare a identificare quali malesseri si stiano esprimendo. La cura può partire dall’affrontarli: se riusciremo a fare questo, magari prima che si sviluppino una sindrome o una patologia, avremo importanti e durevoli benefici.


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the guide BREVIARIO ILLUSTRATO DEL RALLENTAMENTO · 90 · Muoversi BMW i3, eGolf e 5 ibride presentate a Francoforte · 92 · Design Questioni di materia(li) | Scelti da TLJ · 95 · Food&Travel Appuntamenti e consigli · 96 · Fashion Moda sostenibile dalle sfilate di Milano · 98 · Prendersi cura di sè Creme e maschere per l’autunno: e tu di che gusto sei? · 100 · Mangiare bene Peccati di gola... tra i filari · 102 · Leggere Ispirazioni green · 104 · Curare le Piante Il Ginko Biloba: l’albero dei dinosauri · 106 · Conoscere le stelle Oroscopo dell’autunno

Nello sfondo fotografia di Jim Golden: © Jim Golden / Styling: Kristin Lane jimgoldenstudio.com TLJ Diary of Slow Living - 22 TLJ Diary of — Slow 89Living — - 22 — 89 —


the guide AU TO MOTIVE A cura di Daniele Buzzonetti

BMW i3

(NATA PER ESSERE ELETTRICA) Bmw ha scelto di entrare nel segmento delle city car elettriche con la i3, che vedrà le prime consegne in Italia a novembre. Vera auto da città, Bmw i3 è un Suv compatto che mantiene la caratteristica trazione posteriore e che si posiziona nella fascia premium del segmento, soprattutto per il prezzo (a listino in Italia a 36.200 euro). Quasi 4 metri di lunghezza e un peso non superiore a 1.300 kg, grazie all’utilizzo di materiali leggeri che ne agevolano il risparmio e l’autonomia, che varia da 130-160 chilometri, per salire a 180 con il sistema Eco Pro e a 200 nella versione Eco Pro+. Tuttavia, grazie a un motore a benzina di appena 650 cc (34 cavalli), che ricarica le batterie, può percorrere

300 km, diventando così una “elettrica ad autonomia estesa”. L’alimentazione puramente elettrica è assicurata dalla tecnologia Bmw eDrive, che permette prestazioni interessanti: 7,2 secondi per passare da 0 a 100 km/h e una velocità di punta di 170 orari. Per una ricarica veloce (quasi completa) dovrebbero bastare meno di 30 minuti. Anche dal punto di vista produttivo i3 è una sfida: Harald Krüger, membro del CdA di Bmw AG, ha spiegato che per la fabbricazione viene impiegato il 50% in meno di energia ed il 70% in meno di acqua, attingendo a fonti di energia elettrica prive di emissioni di CO2, grazie a turbine eoliche posizionate sul posto.

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the guide AUTOM OTIV E

VOLKSWAGEN E-GOLF Anche Volkswagen si getta nella mischia delle automobili elettriche, e lo fa scegliendo la sua auto più rappresentativa

Si chiama e-Golf ed è la prima “elettrica” nella storia del celebre modello. Nella linea non si discosta molto dalla Golf VII, se non sul davantio davvero il tempo contato, per le luci principali a Led, presenti anche nella parte inferiore dello scudo. La e-Golf dispone di un motore elettrico da 115 Cv e 27,7 kgm di coppia massima; può raggiungere i 140 km/h e accelerare da 0 a 100 km/h in 10,4 secondi. Grazie alle modalità Eco ed Eco+, può percorrere fino a 190 km in autonomia e per ridare energia alle batterie

5 IBRIDE PRESENTATE A FRANCOFORTE BMWI8 Un prototipo rivoluzionario: una scocca straordinariamente leggera e l’innovativa tecnica di propulsione BMW eDrive permettono una guida anche esclusivamente elettrica, mantenendo il potenziale dinamico di una vettura sportiva (da 0 a 100 km/h in 4,5 secondi).

MERCEDES BENZ S500 Consumo dichiarato di 3 lt/100 km; abbina il motore diesel V6/328 cavalli a un motore elettrico da 80kw e 34,6 kgm con un’autonomia di 30 km. Quattro le modalità di guida: E-Mode, Hybrid, Charge e E-Save. Sul mercato nel 2014.

AUDI A3 E-TRON Ibrida che abbina il tradizionale 1.4 TSI a un motore elettrico con batterie ricaricabili in modalità plugin. Divertente da guidare, prevede un’autonomia di 50 km a sola elettricità, con un consumo di appena 1,5 litri di benzina per 100 km. Arriverà nella seconda metà del 2014.

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servono dalle 5 alle 7 ore. È però previsto un sistema di caricamento rapido, per un “pieno” all’80% in mezz’ora, tramite la colonnina di ricarica rapida. La spesa chilometrica, secondo i conteggi validi per la Germania, ammonta a 3,30 euro ogni 100 km: un poco di più rispetto alla e-up!, la compatta che interpreta in chiave moderna il concetto di auto popolare, oltre che di vettura per la città. Dal 2014, si vedrà la risposta del mercato. Il costo dovrebbe aggirarsi sui 40.000 euro.

FORD ECOSPORT È un Suv compatto, robusto, affidabile, accessibile e incredibilmente spazioso: la EcoSport Limited Edition presentata a Francoforte sarà proposta in Italia in versione 1.0 Ecoboost 125 Cv (da 19.150 euro) e 1.5 TDCi 90 Cv (da €20.000).

PEUGEOUT 3008 HYBRID4 Crossover con l’abitabilità di una monovolume compatta. La versione Hybrid4 dispone di 200 cavalli e 30,5 kgm complessivi, frutto del lavoro congiunto di un motore elettrico abbinato al 2.0 litri HDi 163 cavalli turbodiesel.


MARMO, LUSSO DA VIVERE Giallo reale di Verona, bianco Carrara, pregiato nero marquina o verde guatemala? Sono solo alcuni dei marmi utilizzati dall’azienda veronese Scandola Marmi per un nuovo progetto di design puro, focalizzato sull’impiego di materiali naturali come appunto il marmo. Fondata da Bruno Scandola nel 1964, l’azienda si è sempre fatta portatrice dell’esperienza e dell’antica tradizione dei maestri tagliatori della zona della Valpantena (Verona). Un’impresa familiare illuminata che oggi, a dispetto – o forse proprio a causa – della crisi, decide di dare credito a un giovane designer nato sempre nel Veronese e intraprendere una nuova sfida. Il ventritreenne Manuel Barbieri, che aveva già all’attivo alcune collaborazioni con aziende quali Linea Zero e Purapietra, ha proposto a Scandola Marmi di diversificare l’attività introducendo una collezione di oggettistica in marmo per la casa: 9 pezzi in diversi marmi, per un totale di 29 prodotti. Alcuni esempi? Tray, un tagliere che, grazie a un trattamento idrorepellente antimacchia, non teme il contatto con i cibi. Oppure Moon, un sottopentola dal carattere “lunare” che funge anche da dosatore per la pasta; o ancora la Shot Collection, piccoli vasi che possono essere appoggiati su un piano o appesi al muro grazie ad appositi forellini per piccole piante, bonsai o cactus. scandolamarmi.it

Questione di materia(li) A SINISTRA: una delle fasi di lavorazione

di Scandola Marmi; qui sopra la Shot Collection disegnata da Manuel Barbieri (ph. Matteo Bianchessi)

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the guide DE SI GN

CARTA, ESTETICA FUNZIONALE I prodotti creati da NextMaterials nascono per disinquinare gli ambienti in cui viviamo. La collezione si compone di depuratori ambientali celati all’interno di cactus di cartone. Di taglia mini, large o extralarge, sono in grado di abbattere i batteri migliorando la qualità dell’aria in modo efficace e silenzioso. Per rendere il tutto ancor più piacevole, sono disponibili anche cactus profumati. Non certo frutto di esperimenti di botanica avanzata, i diffusori di fragranze CactusScent sono in grado di profumare gli ambienti in modo costante e prolungato, alimentabili a scelta con caricacellulare, cavetto USB connesso a computer o pile. Se invece volete introdurre in casa un pezzo d’arte, fanno al caso vostro i 3dMaxi, riproduzioni in cartone a grandezza naturale di opere importanti come la Venere di Milo e il Guerriero di Terracotta. cactusnext.it

LEGNO, AMPLIFICAZIONE NATURALE Si chiama iTòch ed è un sistema naturale di amplificazione del suono. Ideato da due giovani mantovani, Davide e Daniele Barbieri, riuniti in uno studio specializzato in product design e soluzioni architettoniche wood-oriented, iTòch è naturale perché realizzato con un “semplice” pezzo di legno, in mantovano appunto “tòch”, e perché non necessita di energia elettrica. Grazie alla struttura, al legno d’abete e a una particolare lavorazione interna, iTòch fa confluire l’audio diffuso dalle piccole casse di uno smartphone in un padiglione, che permette l’amplificazione del suono in modo naturale e non metallico. Non resta che inserire il telefono all’interno di questo pezzo di legno e... ascoltare. realizzatoridiidee.it

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the guide SC ELTI DA TLJ

CANTORI NATURAL ESSENCE Tessuti di rivestimento in purissimo lino, cotone e lana, trattati con colori naturali;il legno e la tradizione del ferro battuto lavorato con tecniche artigianali, la ricerca di forme affinate e moderne da affiancare ai mobili e complementi più tradizionali per ricreare un ambiente in armonia con la natura, ma con ambizioni cittadine. Cantori, è da notare,ha sempre perseguito la più grande attenzione al rispetto dell’ambiente, come testimoniano le certificazioni europee ottenute. A titolo di esempio, per ogni trattamento di finitura sono utilizzati esclusivamente prodotti atossici. Coerentemente con questa impostazione, tutti i tessuti dei coordinati e dei rivestimenti sono naturali. www.cantori.it

LISTONE GIORDANO

PER FARE IL LEGNO CI VUOLE L’ALBERO

Mirabello Collezione viole

Mirabello, marchio della biancheria per la casa di alta qualità, si esprime da sempre nella bellezza dei fiori, disegnati con una tecnica pittorica che lo ha reso celebre nel mondo. Per l’inverno alle porte, quale migliore fiore della “Viola del pensiero” declinata nei colori che la natura offre ? La stampa su raso finissimo di puro cotone esalta la lucentezza dei fondi in colori caldi e di forte valenza arredo. Nella Collezione Viole, grande coordinato letto con lenzuola in raso unito bordato o nella versione interamente stampata; copripiumini, trapunte e spugne da bagno. Mirabello è distribuito in Italia nello showroom di Milano e nei migliori negozi al dettaglio. All’estero nelle boutique più esclusive e nei grandi magazzini di alto livello. www.mirabellocarrara.it

Il nome Margaritelli è, fin dai primi del ‘900, legato al legno e al territorio umbro. Un’impresa familiare che ha fondato il suo successo sull’innovazione tecnologica di questo materiale, che ha saputo sviluppare in numerosi settori: dal parquet all’interior design con il marchio Listone Giordano, fino alle traverse ferroviarie. E’ così che Andrea Margaritelli, oggi direttore marketing del Gruppo, ha sempre creduto fortemente nell’importanza della tutela di ambiente e territorio. Il legno, d’altronde, è un materiale vivo, figlio dei boschi, ed è proprio da lì che si comincia a costruire la storia del prodotto. Per questo da qualche anno, a Città della Pieve, la Famiglia Margheritelli ha voluto piantare un bosco di 160 ettari, con 25000 piante di rovere, compiendo la riforestazione di latifoglie più considerevole mai avve-

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nuta in Italia. La Foresta Margheritelli è un impianto boschivo modello, che ha ottenuto la certificazione internazionale FSC che attesta una gestione ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile del territorio. Non si tratta, infatti, solo di una foresta voluta come bacino produttivo e sperimentale, ma anche pensata per offrire l’opportunità di far comprendere, soprattutto alle nuove generazioni, quanto sia indispensabile la tutela dell’ambiente. Un legame così forte da decidere di mettere a frutto anche un vigneto di 52 ettari nel cuore dell’Umbria, tra Assisi e Perugia e produrre quattro etichette I.G.T con il nome Terre Margheritelli. Il legno e il vino, frutti della stessa terra, degli stessi luoghi e della stessa passione per ambiente e territorio. www.listonegiordano.com


the guide FOOD & TRAV EL

Bere Bene

GRAPPERIA NARDINI

Chi pensa che Nardini sia solo sinonimo di grappa dovrebbe visitare la sua Antica Grapperia sul Ponte Vecchio, dove tutti i giorni banconieri in camice grigio servono ad habitué e turisti gli aperitivi Rosso e Mezzo e Mezzo, l’immancabile Tagliatella, la fresca Acqua di Cedro e tanti altri liquori come l’amaro, oltre alle tradizionali Grappa Bianca e Riserva. Locale storico d’Italia, l’Antica Grapperia è rimasta immutata dal 1779, sopravvivendo alle guerre e diventando simbolo non solo di Bassano del Grappa, visto il suo legame con il ponte palladiano, ma anche della Resistenza alpina, che ancora la ritiene un vero e proprio “tempio”. Il bancone decorato, illuminato da vecchie lanterne, le giare di rame, dalle quali un tempo si mescevano i tanti prodotti, un lumino perenne a illuminare una Sant’Anna remondiniana, danno all’atmosfera un tocco di antico ed emanano un calore che avvolge anche lo spirito dei suoi avventori. Giovani bassanesi che non rinunciano al loro “meso e meso” (Mezzo e Mezzo), un mix di rabarbaro e Rosso, il liquore aperitivo Nardini; turisti che restano affascinati dalla storia della Tagliatella, a base di grappa e marasca, un tempo ottenuta unendo tutti gli scarti degli altri prodotti per offrire un liquore economico ai carrettieri che navigavano sul Brenta verso Venezia; signore che preferiscono il dolce liquore all’Acqua di Cedro, un limoncello molto secco e fresco al palato. Noi vi consigliamo l’amaro, a base di arancia amara, menta piperita e radice di genziana, che lascia in bocca un inaspettato retrogusto di liquirizia. In Grapperia potrete solo assaggiarlo liscio (non vengono serviti altri prodotti che non siano Nardini e non azzardatevi a chiedere del ghiaccio o tantomeno qualche patatina!), ma comprandone una bottiglia potrete offrirlo con ghiaccio tritato e una fetta d’arancia o usarlo come base per i cocktail più fantasiosi (le ricette sul sito nardini.it).

UNA VENDEMMIA IN CENTRO A MILANO Dall’10 al 13 ottobre le Boutique di Via MonteNapoleone, Via Sant’Andrea e Via Verri ospiteranno i migliori sommelier e le cantine vinicole più prestigiose d’Italia e del mondo. Un’edizione di tre giorni per regalare ai propri Ospiti un’esperienza che ha come protagonista il vino in una cornice di eleganza e ricercatezza. E’ “La Vendemmia”di Montenapoleone che ormai da quattro anni vede protagonisti il mondo della moda e del lusso e i vini più prestigiosi d’Italia. Un evento ideato e organizzato dall’Associazione della Via MonteNapoleone nata all’insegna della valorizzazione delle eccellenze italiane e non solo, che mira a creare un’indimenticabile esperienza che unisca, in un network virtuoso di eccellenze, i diversi ambiti del lusso: cultura del vestire, cultura dell’ospitalità, cultura enogastronomica, il savoir vivre tipico italiano. Molti gli eventi collaterali, che coinvolgono gli alberghi 5 stelle del centro e prestigiosi ristoranti he studieranno menù appositi e daranno modo di degustare al calice bottiglie normalmente non servite in questo modo. www.lavendemmia.org

Grapperia Nardini, Ponte Vecchio, 2 – 3661 Bassano del Grappa (VI)

APPUNTAMENTI - I GARDINI DEL BENACO Il 12 e 13 ottobre, nel meraviglioso Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, si terrà la seconda parte della Rassegna Internazionale del Paesaggio e del Giardino, con il convegno dal titolo “Turismo, Paesaggio, Salute: progettualità e proposte Expo 2015”, che vedrà avvicendarsi al tavolo dei relatori le personalità più notevoli e rilevanti del mondo culturale, accademico, imprenditoriale e turistico del panorama europeo. Tema, il legame fra verde, paesaggio, turismo e salute,

allo scopo di individuare una nuova progettualità strategica e consapevole delle esigenze del territorio, anche in previsione dell’Expo 2015. Scenario, il Vittoriale degli Italiani, uno dei luoghi più celebri e affascinanti d’Italia, dimora di Gabriele D’Annunzio, di cui quest’anno si celebra il 150esimo anniversario della nascita. giardinidelbenaco.it

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LA RISCOPERTA DELLE MICRO “COMUNITÀ DI UOMINI INTEGRI” La Ethical Fashion Initiative promossa dall’International Trade Center, una delle agenzie dell’ONU, e lanciata alla scorsa edizione di AltaRoma, favorisce la realizzazione di prodotti di moda creati attraverso la collaborazione fra case di moda internazionali e comunità di microproduttrici in vari paesi africani e ad Haiti. L’iniziativa ha creato un business fiorente, che ha consentito a migliaia di microimprenditrici di far parte della catena produttiva della moda, sempre controllando, attraverso rigorose valutazioni di impatto e applicazione dei principi del Fair Labour, che il lavoro garantisca loro dignità e indipendenza. La Ethical Fashion Initiative sostiene designer africani e internazionali producendo splendidi accessori in partnership con grandi case di moda, tra cui Stella McCartney, Ilaria Venturini Fendi, Vivienne Westwood, Chan Luu, Sass & Bide, Osklen, United Arrows e Manor. Anche Stella Jean, talentuosa stilista di origine italo-haitiana invitata da Giorgio Armani in persona a sfilare nel suo teatro durante la fashion week di settembre, ha preso parte alla collaborazione e ha recentemente visitato il Burkina Faso in preparazione delle sue sfilate. «Il rigore delle linee orizzontali dei tessuti canvas rigati utilizzati per i capi spalla e per le gonne dai tagli retrò della mia collezione per l’estate 2014,» ci racconta la designer «seppur richiamando per associazione di idee i rigati dei blazer dei college britannici, costituisce in realtà il portabandiera della cultura del Burkina Faso, stato dell’Africa occidentale e “terra degli uomini integri”. »

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the guide FASH ION A cura di Marco Magalini

MALIPARMI. QUANDO UN TESSUTO HA SETTE VITE Il ciclo della moda avanza senza sosta e un tessuto, attualissimo oggi, potrebbe essere considerato agé tra sei mesi. Come riutilizzare le rimanenze di magazzino? Maliparmi ha concretizzato questa volontà di non sprecare le eccedenze tessili creando, nel 2010, la capsule “Tessuto della Memoria”. Si tratta di una serie di capi, colorati e funzionali, creati dando vita a un nuovo tessuto realizzato dal patch di tanti altri. Mai come in questo momento, infatti, si sente il bisogno di avere una maggiore attenzione, ottimizzando ed evitando di sprecare risorse che rappresentano un patrimonio prezioso, frutto di un lavoro importante,

stampata, disponibile in tante varianti di

Non lasciatevi ingannare dal nome... Que-

di tanta ricerca e creatività. Il guardaroba

patch, chic o easy. La gonna in pizzo ab-

sta collezione strizza l’occhio anche alla

Maliparmi è vario: oltre al Precisa Patchou-

binata alla kafta-T-shirt rappresenta una

tecnologia: oltre agli accessori, come bor-

li, icona del progetto fin dagli inizi, c’è lo

nuova idea di abito. Da indossare su tut-

se o tracolline, ci sono anche porta iPad in

chemisier in cotone con la gonna in seta

to la k-way, con zip, pratica e funzionale.

corda e tessuto dai toni accesi.

CANGIARI. CAMBIARE ROTTA È POSSIBILE Quando la moda non è solo una questione estetica. Cangiari, in calabrese “cambiare”, sottintende una missione aziendale etica, il cui obiettivo è operare sul campo per la liberazione e il riscatto delle comunità locali dalla ’ndrangheta. La filiera di produzione è totalmente made in Italy ed è costituita dalle cooperative sociali del Gruppo Goel (www.goel. coop), che vogliono dare un lavoro concreto a donne sfuggite dall’ambiente malavitoso sfidando il mercato con capi di altissima qualità. È una bella storia di dignità e riscatto, nella quale le protagoniste si mettono al lavoro davanti a un telaio, recuperando le tecniche tessili e di ricamo tradizionali della regione. Con questi tessuti, lo stilista Paulo Melim Andersson, che ha alle spalle esperienze in Martin Margiela, Chloé e Marni, realizza una collezione preziosa, disponibile in molti negozi oppure online, su yoox.com.

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the guide BEAU AU TOTY MOTIVE A cura di Daniele Buzzonetti

CREME E MASCHERE PER L’AUTUNNO: e tu di che gusto sei? Uva, castagne, miele e fichi sono gli ingredienti che dominano la scena delle creme per il prossimo autunno, pensate per aiutare a ristabilire i normali costituenti della nostra cute e dei nostri capelli. Ammorbidire e detergere correttamente è il primo passo per ottenere una pelle sana e bella, si sa, mentre sole, vento e sale sono purtroppo fattori che possono causare disidratazione, soprattutto quando le vacanze estive finiscono. Per questo è

importante cercare di ripristinare il film idrolipidico della pelle con creme restitutive, idratanti e lenitive, anche in previsione dell’imminente autunno e del progressivo aumento di idratazione che si avrà con l’abbassamento delle temperature. Sono infatti proprio gli ingredienti che siamo soliti usare nel nostro quotidiano i più adatti a migliorare pelli delicate, fragili, secche e bisognose di nutrizione al termine della stagione estiva.

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the guide BE AUTY A cura di Adele Danile

UVA E CASTAGNE ELISIR DI BENESSERE

Dopo le splendide giornate al mare, in piscina dobbiamo fare i conti con la nostra pelle. Per questo, Bottega Verde ha pensato alla linea Uvage, composta da crema viso, latte tonico e contorno occhi, che sfrutta le proprietà della vite e dell’uva. La crema viso ricompattante, antirughe e illuminante (50 ml, 29,90 euro), con la sua azione mirata antiage, se applicata tutti i giorni vi donerà una pelle morbida, luminosa ed elastica. Il latte tonico, ricompattante e illuminante (200 ml, 18,99 euro), anche questo con azione antiossidante e antietà, diventerà il prodotto irrinun-

ciabile a fine giornata, per rimuovere le impurità del trucco e del sebo. Infine, il contorno occhi ricompattante, antirughe e illuminante (15 ml, 22,90 euro) combatte i segni del tempo e dello stress, ed è ideale per ottenere un viso disteso e più giovane. L’Erbolario sceglie invece di avvalersi delle proprietà della castagna e della pappa reale per progettare delle maschere in grado di rigenerare capelli aridi e secchi. Un esempio è la Maschera super nutriente ad azione restitutiva per capelli sfibrati (150 ml, 13,00 euro), che ripara e protegge i capelli.

3 PRODOTTI “DI STAGIONE” BAUME GOURMAND CORPS DI CLAUDALIE Fa parte della nuova linea di Claudalie questo balsamo che nutre le pelli secche e molto secche. La formula altamente naturale è ricca di principi attivi relipidanti e ristrutturanti, e di ingredienti estratti dalla vite e dall’uva. Vasetto da 200 gr in plastica vegetale Prezzo consigliato: € 24,50

MIELE DALLE MILLE VIRTU’ DI SANOFLORE Crema nutritiva per viso e pelli sensibili pensata da Sanoflore per idratare e proteggere dal freddo la pelle del viso. È disponibile nel formato da 40 ml per il viso e nella versione da 200 ml per il corpo. (40 ml € 20,50 200 ml € 16,50)

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CREMA CONTORNO OCCHI ALLA CAMELIA E AI SEMI D’UVA L’ERBOLARIO Trattamento idratante e tonificante per la delicata zona degli occhi. Grazie al suo speciale principio attivo ricavato dai semi d’uva, garantisce una doppia azione elasticizzante. 15 ml € 14.50


the guide

Peccati di gola... tra i filari IL PROFUMO DI UN DOLCE APPENA SFORNATO RISCALDA LE GIORNATE AUTUNNALI, COLORANDOSI DELLE NOTE AGRODOLCI DELL’UVA APPENA COLTA. TLJ Diary of Slow Living - 22 — 100 —


the guide FOOD A cura di Guido Tommasi Editore

SCHIACCIATA CON L’UVA DI ANNA Per 6 persone

PREPARAZIONE Fate sciogliere il lievito in 1/2 bicchiere di acqua con lo zucchero e 3 cucchiai di farina, aggiungete questo preparato al resto della farina, mettendolo nel mezzo, e impastate il tutto su una superficie liscia. Formate una palla e lasciate lievitare la pasta per circa 2 ore. Una volta che l’impasto è lievitato, dividetelo in due e stendete due sfoglie. Appoggiatene una su una teglia oliata, sistemateci i chicchi d’uva precedentemente puliti e coprite con la seconda porzione di impasto. Cospargete la superficie con il resto dei chicchi d’uva, un po’ di zucchero e un po’ di olio di oliva. Cuocete in forno caldo a 180°C per circa mezz’ora. INGREDIENTI PER 6 PERSONE - 350 G DI FARINA - UVA Q.B. (MA IN ABBONDANZA) - 3 CUCCHIAI DI ZUCCHERO - 3 CUCCHIAI DI OLIO DI OLIVA - 1 PANETTO DI LIEVITO DI BIRRA

il libro: LA CUCINA TOSCANA

(di MARIA TERESA DI MARCO E MARIE CÉCILE FERRÉ) GUIDO TOMMASI EDITORE 17,5 X 28,5 CM - BROSSURA 224 PAGINE ILLUSTRAZIONI A COLORI ISBN 978 88 96621 158 € 25,00

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the guide BOOKS A cura di Diana Barbetta

UN ANGOLO VERDE SUL TERRAZZO (di ISABELLE PALMER) RISTABILIRE IL LEGAME CON LA NATURA NELL’ORDINARIA VITA METROPOLITANA, RICREARE L’EQUILIBRIO NEL NOSTRO QUOTIDIANO, riascoltare primari bisogni, il tutto ripensando i luoghi del nostro abitare. Che si tratti di piccoli balconi, ampie terrazze o semplicemente davanzali, è possibile creare la nostra oasi di verde anche in città. Isabelle Palmer, già nota per la sua attività sul portale web thebalconygardener.com, illustra con semplicità e ingegno idee creative per realizzare, con pochi accorgimenti, meravigliosi giardini ornamentali e orti nei quali coltivare frutta e verdura. Il primo passo è l’osservazione dell’ambiente e, successivamente, la sua personalizzazione attraverso l’utilizzo anche dei più impensabili oggetti di riciclo, che donano un tocco di originalità e ricercatezza a luoghi altrimenti impersonali. L’essenziale è liberare l’immaginazione e concederle ludicamente di rievocare la magia che si respira nei più disparati luoghi all’aperto della nostra memoria.

Logos, pp.144, € 19.95

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the guide BOOKS

THE TEMPLE OF FLORA ROBERT J. THORNTON

Pubblicato nel lontano 1799, “The Temple of Flora” questo volume rappresenta uno dei più importanti esempi di illustrazione floreale. Fu concepito da Robert John Thornton, medico e grande appassionato di botanica, disciplina che acquisì il titolo di scienza solo qualche decennio prima, grazie al contributo degli studi di Linneo. Thornton stesso fu un suo grande estimatore, tanto che la sua opera può essere letta come un omaggio al padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi. Per la realizzazione di “The Temple of Flora”, Thornton si avvalse della collaborazione dei migliori illustratori floreali dell’epoca, investendo enormi capitali al fine di creare un’opera di altissimo livello. Le rarissime edizioni complete giunte fino ai giorni nostri costituiscono il patrimonio di importanti biblioteche, mentre le singole tavole sono ambite dal mercato del collezionismo mondiale. Oggi la ristampa a cura di Taschen è basata su uno degli esempi meglio conservati, ovvero quello custodito al Missouri Botanical Garden di St. Luois, che ne restituisce l’originale bellezza.

Taschen, pp.104, € 39.99

LATINO PER GIARDINIERI

OLTRE 3.000 NOMI DI PIANTE SPIEGATI E RACCONTATI Conoscere le cose attraverso le parole, l’etimologia come strumento di deduzione. “Latino per giardinieri”, libro inaugurale della nuova collana dedicata al verde di Guido Tommasi Editore, “Germogli”, svela la preziosità del latino botanico, da sempre utilizzato nella nomenclatura internazionale e suggeritore delle peculiarità delle specie vegetali. Oltre 3.000 termini per comprendere la provenienza geografica di una pianta e le condizioni ideali per il suo sviluppo, e scoprirne la morfologia e le caratteristiche cromatiche, oltre che olfattive e gustative. Un glossario tecnico, che oltre a illustrare il significato di molti termini botanici, è impreziosito da interessanti approfondimenti e curiosi articoli su importanti e noti naturalisti. E qui si scopre che con il termine banksii o banksianus si identificano le piante scoperte da colui che introdusse il Rhododendron canadense in Inghilterrra, ovvero Sir Joseph Banks, o che il barone Alexander von Humboldt, ammirato da Darwin e Goethe, è considerato un antesignano del moderno pensiero ambientalista. Un libro impreziosito da delicate illustrazioni, che oltre a fornire valide informazioni ai già abili conoscitori del mondo vegetale, è un ottimo strumento per avvicinare giovani neofiti alla botanica.

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Lorraine Harrison Guido Tommasi Editore, pp. 224, € 24,90


the guide G REEN A cura di Elisabetta Margheriti, Torsanlorenzo Guppo Florovivaistico

IL GINKO BILOBA L’ALBERO DEI DINOSAURI

IN PIENO INVERNO SI ERGE SPOGLIO, NELLA SUA ARISTOCRATICA DIVERSITÀ. All’inizio della primavera si ricopre di giovani foglie simili a piccoli ventagli, di un verde fresco e luminoso, che si scuriscono in estate, per poi, con l’avanzare dell’autunno, tingersi di una magnificenza dorata. È il Ginko biloba, uno degli alberi più belli, sani e resistenti. Un vero e proprio “fossile vivente”, come lo definì Darwin nel 1859: i sui primi reperti fossili risalgono infatti a 250 milioni di anni fa. Silenziosamente sopravvissuto all’era glaciale nelle zone montane della Cina sud-orientale, dove i monaci buddisti lo coltivavano intorno ai loro templi e monasteri sin dal 1100, si diffuse in seguito, sempre grazie ai monaci, in Giappone e Corea, circondato da un alone di mistero e divinità. Le foglie hanno ispirato per secoli pittori e artisti orientali, e i giapponesi le usavano come segnalibro, per proteggere la carta dagli insetti che se ne nutrono, grazie alla presenza dell’acido ginkolinico. Ancora oggi in Oriente, dove si trovano gli esemplari più grandi e antichi (anche di 1.000-4.000 anni!), si usa piantare un albero di Ginko biloba per commemorare gli eventi importanti della vita. Nel 1691 il botanico tedesco Engelbert Kaempfer lo scoprì in Giap-

pone e ne portò i semi in Europa: ben presto, anche gli occidentali cominciarono a subirne il fascino, per l’eleganza e l’unicità del portamento, la forma singolare e la bellezza del colore del fogliame. Goethe, che oltre a essere un poeta era un fine botanico, nel suo giardino a Weimar ne coltivava diversi esemplari e nel 1815 dedicò a quest’albero un delizioso poemetto. Nei nostri climi il Gingko biloba raggiunge i 30 metri di altezza e gli 8 di larghezza, crescendo dapprima velocemente e poi molto lentamente, con portamento prima colonnare e poi espanso. Il tronco è dritto, con una bella corteccia scanalata, di colore grigio chiaro. È una specie dioica, vale a dire che i fiori maschili e femminili sono presenti su individui diversi. La fioritura avviene all’inizio della primavera ed è insignificante, ma a metà estate le piante femminili formano piccoli frutti simili a prugnette, contenenti un seme: in autunno, una volta mature e cadute a terra, si decompongono in fretta, emanando un odore sgradevole e rendendo il terreno scivoloso. Purtroppo, anche se le piante maschili sono in genere più slanciate, non è semplice distinguerle dalle femmine e bisogna quindi attendere la prima fiori-

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tura, che avviene solo 20-35 anni dopo la semina. Per questo motivo si coltivano soprattutto i soggetti maschili ottenuti da talea o innesto, oppure varietà solo maschili. A partire dalla metà del secolo scorso, anche in Occidente gli si riconoscono importanti proprietà terapeutiche, soprattutto nella cura delle malattie dell’invecchiamento.

COME si coltiva Il Gingko biloba ama il clima temperato, con estati calde ed inverni freddi. Resistente alle basse temperature, ai parassiti e all’inquinamento atmosferico, ama il terreno fertile, ben drenato, esposto al sole, pur adattandosi anche a quelli compatti e poveri. Da giovane, può essere necessario potarlo leggermente, a fine inverno o inizio primavera, per eliminare gli eventuali rami disordinati. Di grande valore paesaggistico, si presta a essere coltivato in grandi giardini come esemplare isolato o in magici boschetti, ma anche nelle città; per gli spazi meno ampi vi è la varietà “Pyramidalis”, dalla chioma più contenuta; “Laciniata”, “Pendula” e “Variegata”, altrettanto decorative, sono tutte selezionate per non fruttificare.


the guide SCELTI DA TLJ

REPOPLANT PER LE PIANTE DEL VOSTRO TERRAZZO O GIARDINO, LE AROMATICHE E QUELLE DA ORTO, MA ANCHE PER I FIORI DELLE OCCASIONI SPECIALI, REPOPLANT DI CORNAREDO È IL PLANT CENTER PERFETTO.

Nato dalla storica impresa florovivaistica milanese Repossi, ormai alla terza generazione con Luca, Repoplant coltiva e vende al pubblico piante ornamentali d’appartamento e da giardino, aromatiche, da orto, fiori recisi. Le sue serre in loco permettono di scegliere direttamente le piante, consigliati dal personale esperto dell’azienda. Socio del Distretto Florovivaistico Alto Lombardo, Repoplant offre servizi che spaziano a 360 gradi nel panorama della cura del verde: dalle composizioni di piante o fiori alla coltivazione di fioriture autunnali e primaverili, alla realizzazione di addobbi per cerimonie, giardini e terrazzi, fino all’arredamento di stand, grandi alberghi come l’Hotel Four Season di Milano e persino le aree hospitality dello stadio San Siro. Non solo eventi, ma anche produzioni cinematografiche e televisive, come i sei giardini realizzati per la trasmissione Sky “I sempreverdi”, in collaborazione con un agronomo, il dottor Luca Masotto. E proprio il lavoro in collaborazione con Luca Masotto ha dato vita a un nuovo marchio, giovane e ambizioso, che punta alla qualità: HD GARDEN, il brand dedicato alla realizzazione e manutenzione di terrazzi e giardini seguendo la filosofia “il tuo verde su misura”, che vede alla base il confronto con il cliente, l’aggiornamento professionale continuo e una fitta rete di collaborazioni, per anticipare sempre le tendenze e ricercare le piante più belle, gli arredi che meglio si adattano alle esigenze di ciascuno.

Via Favaglie San Rocco 36/38 Cornaredo (Milano) Tel. +39.02.9362039 info@repoplant.it - www.repoplant.it TLJ Diary of Slow Living - 22 — 105 —


unaparolabuonapertutti.it

SLOW ASTROLOGY L’OROSCOPO DELL’AUTUNNO LEONE il cambio dell’armadio 23 Luglio - 23 Agosto

Di più romantico non c’è nulla Di un caminetto che scoppietta e brilla E tu non avrai alcun altro pensiero Di quanti baci dare al tuo amore vero Che non solo sarà deliziato Da coccole che lo faranno sentire amato Ma soddisfatto anche a pieno Da notti di fuoco senza reggiseno.. E’ questo forse che intendevo dire Parlando di Urano e delle sue iniziative!!!

Hai l’energia giusta e Venere a favore Per far spazio nell’armadio alle cose nuove Cosi senza alcuna malinconia Ciò che non va più bene mettilo via… Magari cosparso di naftalina abbondante Da poterlo riusare in modo incostante! Un sacco di cose sono da iniziare E con tutto te stesso ti vorrai dedicare: Riempiranno ogni minuto della tua giornata Come i cassettoni la biancheria profumata… E forse vorrai lasciare anche un posticino Per qualcuno in cambio di un dolce bacino E se inizierà una storia più vera Potrà conquistare anche un’anta intera!

TORO ricominciano i serial 21 Aprile - 20 Maggio

VERGINE regolare il taglio 24 Agosto - 22 Settembre

ARIETE il caminetto 21 Marzo - 20 Aprile

SAGITTARIO le pinne 23 Novembre - 21 Dicembre

Ad ottobre come micioni di soppiatto Tornerete affettuosi ad infilarvi nel letto Dopo qualche mese di insofferenza D’amore e d’affetto non vorrete star senza Ed il vostro partner resterà ammaliato Dalla coda sinuosa e lo zampino affilato Perché con Venere che amoreggia con Marte Di baci e di graffi ne farete un’arte E poco vi importa se sul lavoro I colleghi Vi riservano un indegno coro perche il tifo per voi più importante è quello che avrete dal vostro amante!

CAPRICORNO la vendemmia 22 Dicembre - 20 Gennaio

Niente è più rilassante che aspettare La nuova serie ricominciare E svelare dopo una suspance di tre mesi Chi è finalmente il padre di Deisi! I serial TV con la nuova stagione Non ti chiedono mica di usar la ragione Ma puoi esser felice e più che soddisfatto Steso sul divano coccolando il gatto… E poi per fortuna ogni nuova puntata Dura al massimo mezza serata E ti lascia il tempo più che sufficiente Di finire in modo assai divertente mostrando al tuo uomo quanto calore Ti è cresciuto guardando il televisore!

Ttagliare i capelli è un gesto importante Da abitudini e passato si prendon le distanze Pronti a vivere sicuri nel vostro presente Senza guardare indietro o volar con la mente Cosi ad ottobre non avrete tempo Per pensare all’amore o al suo tormento Perche ogni energia sarà concentrata Nel render produttiva ogni singola giornata E con Giove, Saturno e Mercurio a favore Non sbaglierai nemmeno un rigore!

GEMELLI i buoni propositi 21 Maggio - 21 Giugno

Ottobre è davvero il mese ideale Per la lista di buoni propositi da stilare: Andare in palestra, migliorare l’inglese, Sistemare la crepa e contenere le spese… Ora con venere in opposizione Non c’è alcuno spazio per imprevista emozione ma un rigore svizzero nel programmare Che cosa in autunno sarà il caso di fare… certo che è strano dirlo proprio a voi Che del cambiare idea siete gli eroi Ma se volete un consiglio dalla vostra streghetta Questa voglia di ordine tenete la stretta!

E forte l’istinto di conservazione Il bisogno che hai di grande attenzione E di fare scorte per tutto l’inverno Di marmellata di more e promesse d’eterno Cosi passerai il mese di ottobre A cercare equilibrio con diverse prove: Libererai ogni ciliegia dal suo nocciolo E per i semi delle fragole userai un binocolo Senza fretta alcuna come un monaco buddhista Ti rifugerai nel facile per non usar la testa Finché nel tuo cuor suoneran le campane: Ricorderai che la marmellata non si spalma solo sul pane! Ma per giochi d’amore si può ben usare E qualsiasi promessa così aiutare…

Sembra che tutto senza conforto Voglia girare dal verso storto Cosi adesso che ne avresti bisogno La caldaia borbotta in modo indegno: Sarà mercurio insieme a Saturno Che a creare problemi fanno a turno E tu con Marte in opposizione Ti mangeresti tutti in un sol boccone! Ma devi tenere i denti stretti E fino al 15 non trovare difetti Poi per fortuna a sirene spianate Marte porta via le giornate sfigate E preferirai usare la tua energia Per provare nel letto qualche nuova pazzia!

CANCRO cene in casa 22 Giugno - 22 Luglio

SCORPIONE abbonamento a teatro 23 Ottobre - 22 Novembre

PESCI la potatura degli alberi 20 Febbraio - 20 Marzo

Con freddo e pioggia che sono in arrivo Non starai più fuori per l’aperitivo E devi trovare un diversivo urgente Affinché la noia non diventi invadente… Con Venere che certo non ti aiuta Nella casa dell’abitudine più cocciuta! La soluzione più che geniale E’ darsi alla vita conviviale: Lume di candela da coppia innamorata E il sabato sera una lunga tavolata…. Basta un libro con qualche ricetta Ed ogni serata risulterà perfetta!

BILANCIA le conserve 23 Settembre - 22 Ottobre

In questo mese di ottobre tutti i tuoi pensieri Saran su progetti che diventano veri Quindi i soldini saranno investiti Non in palestra o in bicchieri finiti Ma in un impegnato abbonamento teatrale Che alla cultura non faccia mai male… E piu che confidenti in grandi guadagni Affittate il palco reale, non siate tacagni! Cosi belli larghi potrete invitare Il vostro partner che certo non saprà rifiutare E con la scusa buona di un po di cultura Terrete sott’occhio la sua cintura Che non resti slacciata più di un istante Per scongiurare sicure qualsiasi amante!! Ma ricordate bene che ogni amore Si conquista amando con la pancia e il cuore…

La vendemmia è un momento senza inibizione Senza freno alcuno alla trasgressione E se venere pone qualsiasi domanda Rispondi legandola stretta alla branda Perché è Marte ad ottobre che comanda il cuore come il mangiafuoco non hai alcun timore Di bruciarti alle fiamme delle tue azioni: Si scaldano e scottano le tue emozioni! Ed ogni decisione la prende il destino Nel tempo di accendere un solo cerino Perché negli occhi ti brilla la voglia Di fare un bel salto al di là della soglia..

ACQUARIO la manutenzione della caldaia 21 Gennaio - 19 Febbraio

Non c’è spazio ad ottobre per le vostre effusioni, Per boccioli di rose e piantine di limoni Perchè venere come le prime piogge Vi raffredda il cuore e da voi rifugge Cosi un po inumiditi nel petto Vi dedicate solo ad un grande progetto Che sia il lavoro in cui farvi valere Facendo tardi in ufficio tutte le sere Oppure un sogno da realizzare Che potrete presto veder salpare… Comunque ad ottobre ogni vostro neurone Sarà concentrato in questa missione E per costruire dalle fondamenta Bisogna buttare ogni vecchia rumenta Potare gli alberi e spazzare via Ogni cosa che Vi porti malinconia.


The Lifestyle Journal 22  

Ilaria D'amico - Il mio segreto è essere slow

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