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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/VI - Anno 45 - N. 05 Luglio 2017 - Mensile

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Luglio

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

Under 20 terza ai Mondiali Under 21 a testa alta agli Europei

Speranze azzurre


AIC Onlus la ONLUS dell’Associazione Italiana Calciatori

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di Damiano Tommasi

editoriale

Gli esami non finiscono mai L’estate è iniziata con il tradizionale appuntamento degli esami di maturità per i nostri quasi 500.000 diplomandi e il tema ha toccato anche le pagine sportive. La partecipazione all’europeo U21 di Gigi Donnarumma, coincidente con le date degli esami, e la sua successiva (inaspettata) assenza alla sessione d'esame (per lui modificata) hanno occupato parecchio spazio nei media orfani di calcio giocato. Tralascio il tema scolastico, per insufficienza di elementi necessari ad un commento approfondito, per parlare di altri esami effettivamente sostenuti. L’Europeo U21, così come il Mondiale U20, sono stati un momento di verifica importante per Gigi&C. e per il calcio giovanile italiano. La sessione d’esami sportiva come è andata? Sicuramente positivo il terzo posto al Mondiale U20. Risultato storico per una nazionale giovanile che va ad aggiungersi al terzo posto femminile U17 del 2014. Risultato di un percorso, si è detto, che è partito da lontano. Arrigo Sacchi e Viscidi sono riusciti a dare continuità al progetto sportivo che, parole di mr. Evani, ha puntato molto sulle persone prima che sui giocatori, uomini/ragazzi prima che capacità tecnico/tattiche. Si poteva fare meglio? Forse, di certo la distanza con altre nazionali ancora c'è ma si è assottigliata. Annate buone, rinnovata fiducia nei giovani o fruttuose politiche giovanili? Su questo ho qualche perplessità.

Anche l’Europeo U21 mi ha lasciato questo dubbio. Nazionale più competitiva degli ultimi anni, mai tanti giovani così forti arrivati pronti da una stagione giocata da protagonisti. Peccato non aver raccolto di più perché la scelta, sposata da Ventura e Figc, era proprio quella di provarci con tutte le prime scelte. E qui è il dilemma, siamo davvero forti e competitivi? Le norme sui giovani e le politiche federali stanno andando nella giusta direzione? Ha vinto la Germania che aveva lasciato almeno 8 dei migliori per la Nazionale maggiore che ha vinto la Confederation’s Cup lasciando a casa i migliori per non sovraccaricarli dopo una stagione intensa. Quindi, la nostra miglior U21 ha giocato contro le seconde linee tedesche, figlie di una politica federale partita nel lontano 2002. Seconde squadre, centri federali (veri) e scelte di continuità confermano ancora una volta che gli obbiettivi devono essere a medio/lungo termine e non avere cadenze elettorali. Ripensando, quindi, agli esami sostenuti possiamo sintetizzare che i nostri giovani, a differenza dei coetanei delle Nazionali concorrenti, sembrano avere una bici dalle ruote quadrate che il sistema calcistico italiano costringe su un terreno quasi perfettamente piatto… di idee. P.s. A proposito di bici, complimenti a Davide Nicola per la sua Crotone-Torino in nome del figlio… e della sicurezza stradale.


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Poste Italiane SpA – Spedizione

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Luglio

editoriale di Damiano Tommasi serie B di Claudio Sottile

Fabrizio Poli: “Riattaccare la spina fin dal ritiro”

lega pro di Pino Lazzaro Un tatuaggio, una storia

dilettanti di Pino Lazzaro Cosa resta di questo giugno azzurro tra Europei Under 21 e Mondiali Under 20? Resta il grande rammarico di non essere riusciti, in entrambe le competizioni, a salire sul gradino più alto del podio, ma resta comunque la certezza di avere giovani di grande prospettiva, “ricambi” affidabili per la Nazionale maggiore.

Le capitali della D

primo piano

Rinnovo della Convenzione AIC/Lloyd’s

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di Nicola Bosio

scatti di Maurizio Borsari speciale di Umberto Calcagno

calcio e legge di Stefano Sartori Il caso Obodo/Dinamo Minsk

politicalcio di Fabio Appetiti Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

foto redazione e amministrazione

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Finito di stampare il 14-07-2017

segreteria servizi di Claudio Sottile American Soccer Dream

regole del gioco di Pierpaolo Romani

La responsabilità sociale dei grandi campioni

secondo tempo di Claudio Sottile Andrea De Gregorio

femminile di Pino Lazzaro io e il calcio di Pino Lazzaro Paolo Lorenzi

tempo libero

Luglio

– 70% NE/VI - Anno 45 - N. 05 Luglio

Organo mensile dell’Associazi

one Italiana Calciatori

Under 20 terza ai Mondiali Under 21 a testa alta agli Europei

2017

sommario

2017

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in Abbonamento Postale

Speranze azzurre

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2017 - Mensile


primo piano

di Nicola Bosio

Dall’Under 20 alla 21

Azzurrini a testa alta

Cosa resta di questo giugno azzurro tra Mondiali Under 20 ed Europei Under 21? Resta senza dubbio il grande rammarico di non essere riusciti, in entrambe le competizioni, ad arrivare in fondo, se non altro a salire sul gradino più alto del podio. Resta l’amarezza di esserci arrivati vicini e di essere “usciti” forse più per episodi che per demeriti. Resta il dubbio di quanto il gap con altre nazioni (Germania, Spagna…) si sia realmente assottigliato, di quanto le nostre politiche federali a livello giovanile siano veramente efficaci. Ma resta comunque anche la consapevolezza di aver potuto contare su due squadre di grande qualità, di averci provato e di averci creduto. Resta la convinzione di avere due grandi tecnici (Di Biagio da una parte ed Evani dall’altra) i cui meriti sono sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto resta la certezza di avere giovani di grande prospettiva, “ricambi” affidabili per la Nazionale maggiore. Un serbatoio importante in vista dei futuri appuntamenti internazionali, una boccata di ossigeno per tutto il movimento. Il nostro calcio riesce ancora a produrre talenti? Di certo riesce ancora a farsi valere, ad emozionare, a tenere milioni di tifosi incollati al colore azzurro, sia esso indossato dalla Nazionale maggiore che da qualsiasi altra nostra rappresentativa. E ancora una volta le risposte che contano sono arrivate dal campo: di questi tempi non è cosa da poco…

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foto di Maurizio Borsari

primo piano

A fianco, la splendida rovesciata di Pellegrini con la quale gli azzurri sbloccano il risultato con la Danimarca (raddoppierà Petagna). Sotto, la rete di Travnik che spiana la strada alla Repubblica Ceca per il 3 a 1 finale. In basso, la rete di Bernardeschi con la quale l’Italia batte la Germania accedendo alla semifinale dove la Spagna di Saul (tripletta per lui) ci elimina dalla competizione.

Buona partenza con la Danimarca

Battuta d’arresto contro i Cechi

Pronto riscatto con la Germania Niente da fare contro la Spagna 7


primo piano

di

Danimarca - Italia 0-2 Scontro frontale

-2 Danimarca - Italia 0 Raddoppio

0-2 Danimarca -a It?alia D ollarumm

...

Repubblica Ceca - Italia 3-1 Subito puniti Repubblica Illusorio paCrecega gi-oItalia 3-1

4-Danimarca - Italia 0-2 Spiritato

- Italia 3-1 Repubblicai Ceca Dissapor

lica Ceca 8- Repubbto Circonda 8

- Italia 3-1

Italia - Germania Attaccamento alla1-0 maglia Italia - Germ Tamponato ania 1-0


primo piano

Italia - Germania 1-0 Chiesa (di nome)

Spagna - Italia 3-1 Cosi' non va

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Italia - Germania 1-0 Chiesa (di devozione)

Spagna - Ita Colpiti e affolianda3-ti1

Spagna - Italia 3-1 Ce la giochiamo

Spagna - Italia 3-1 Lacrime amare

Mondiale Under 20

Uno storico terzo posto Il terzo posto dell’Italia al Mondiale Under 20 in Corea del Sud è stato davvero un risultato storico. La squadra di Evani, ammessa alla manifestazione grazie all’argento europeo dell’Under 19, un anno fa in Germania (nella finale persa 4-0 con la Francia), priva di molti elementi di spicco (impegnati con le rispettive squadre di B o convocati in Nazionale A o in Under 21), parte male perdendo 1 a 0 contro l’Uruguay. Risolve una bellissima punizione di Rodrigo Amaral a un quarto d’ora dalla fine. Zaccagno, portiere padovano di proprietà del Torino, aveva parato un rigore decretato dalla VAR. Nella seconda giornata, gli azzurrini battono il Sudafrica 2-0 (risolvono gli ascolani Orsolini su rigore e Favilli) e passano il turno con il pareggio per 2 a 2 contro il Giappone (reti di Orsolini e Panico).

Agli ottavi ci tocca la favoritissima Francia, ma l’Italia è in serata, parte forte e va in rete con Orsolini su cross di Pezzella (Palermo), viene raggiunta dal pareggio di Augustin su rigore, ma vince grazie alla rete di Panico (Cesena) di testa in tuffo. Siamo ai quarti contro lo Zambia (che ha eliminato la Germania): una partita straordinaria, che gli azzurri vincono per 3 a 2 ai supplementari (reti di Orsolini, Dimarco e Vido) nonostante l’inferiorità numerica (espulso Pezzella alla fine del primo tempo). Il sogno di infrange in semifinale contro l’Inghilterra: a capitan Mandragora e compagni non riesce l’impresa di superare i “leoncini” che ci battono per 3 a 1 (in rete il solito Orsolini) e volano in finale (che vinceranno). Ma non è finita, perché gli azzurrini

vogliono tornare a casa con una medaglia e vincono il bronzo ai rigori nella “finalina” contro l’Uruguay. Si viaggia sullo 0 a 0 fino ai penalty, con il giovane portiere milanista Plizzari (unico 2000 di Evani) che ne para 2 e regala all’Italia un risultato storico.

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serie B

di Claudio Sottile

Fabrizio Poli, difensore del Carpi

“Riattaccare la spina fin dal Se uno è partito da lontano, non ha problemi a fare un passo indietro per riprendere il cammino con maggiore vigore. È per questo che dopo Seconda e Prima Divisione, Serie B, A e di nuovo B, continuerà ancora più forte la storia d’amore tra il Carpi e Fabrizio Poli. Nonostante “le delusioni, noi negli ultimi 12 mesi ne abbiamo avute due. Siamo retrocessi dalla Serie A con 38 punti, un punteggio col quale quest’anno ci saremmo salvati tranquillamente. E poi la seconda è stata quella di raggiungere la finale contro il Benevento e perderla. Abbiamo subito due grandi batoste. Quando perdi è sempre brutto e le delusioni rimangono. Non sono facili da smaltire in così poco tempo. Ovvio che si deve essere forti e ripartire, sperando di fare meglio la prossima stagione”.

Possiamo affermare che, nonostante non sia servita a garantirvi il salto di categoria, la partita di Frosinone del 29 maggio scorso rimarrà negli annali? “Sì. Col Carpi ne ho giocate tante in sette stagioni in biancorosso, ma la serata di Frosinone è stata quella più incredibile. Per come si era messa, in partenza tutti ci davano per sfavoriti e spacciati, poi in 9 contro 11 con tutto quello che è successo, ma siamo riusciti a spuntarla noi. È stata un’impresa dalle forti emozioni”. Con gli scongiuri del caso: cosa serve per non ripetere la parabola del Trapa10

ni, dalla finale playoff persa alla retrocessione in Serie C? “Devi ripartire fin dal ritiro avendo metabolizzato mentalmente quanto successo, devi riprendere subito col piede giusto, perché la Serie B è una competizione strana, dove ci sono sempre delle insidie, non ci sono mai partite scontate. È un campionato in cui con un filotto positivo ti trovi in alto, e con quattro – cinque partite sbagliate invece sei nel calderone della bassa classifica. È importante riattaccare la spina fin dal ritiro con le stesse motivazioni, con la consapevolezza che se si sono raggiunti certi risultati è perché abbiamo nelle gambe la possibilità di poterli ripetere”. Sono state promosse le squadre più meritevoli? “Se analizziamo tutto l’annata il Frosinone avrebbe meritato, ha inflitto nove lunghezze alle terze, ha fatto più punti della sua promozione di ventiquattro mesi fa. Non è salito per un gol preso al 93’ col Benevento. La Spal sì, anche quando venne a vincere 4-1 in casa nostra diede una grande prova di forza, ma io già non avevo dubbi su di loro, ero convinto che sarebbero saliti. L’Hellas Verona aveva probabilmente la squadra più forte a livello di organico. Il Benevento ha fatto qualcosina in più di noi, onore a loro”. Eravate entrambe matricole in A. Il Crotone è riuscito a salvarsi, voi no. Perché? “Ha sbagliato qualche partita in meno

rispetto a noi, qualche scontro diretto decisivo che doveva assolutamente vincere l’ha vinto, come ad esempio l’ultima casalinga contro la Lazio. Noi in casa alla penultima perdemmo proprio contro i biancocelesti e quella sconfitta ci condannò sostanzialmente alla retrocessione”. Fabrizio Castori non sarà più il mister del Carpi. Che effetto ti fa? “Il mister era diventato parte integrante della nostra famiglia. Erano tre anni che era mi allenava, a parte la mia piccola parentesi a Novara. Mi dispiacerà non trovarlo, ha regalato tanto al Carpi, come mai nessuno aveva dato perché lo ha portato dove non era mai stato. Tutta la città, noi giocatori, ed i tifosi gli saremo sempre riconoscenti. Sono certo che quanto prima troverà una sistemazione e potrà dimostrare il suo valore”. C’è un compagno che però merita lo stesso di giocarsi la massima serie, a prescindere da Kevin Lasagna, da mesi ormai legato all’Udinese? “Lasagna negli anni è cresciuto, ha meritato questa chiamata. Degli altri dico Antonio Di Gaudio, è un esterno che riesce sempre a saltare l’uomo, ha facilità devastante nel farlo, lo ha dimostrato pure in A, era difficile trovare un terzino che riuscisse a stargli dietro”. Che momento della carriera stai vivendo? “Sono nel pieno della maturità, ho compiuto da poco 28 anni, è stata una buona stagione per me, quella in cui ho giocato più partite, ben 43 considerando playoff


serie B

ritiro” e Coppa Italia, sono stato molto presente in campo. È un momento ok, ovvio che con una promozione sarebbe stato ancora migliore”. Tra pochi giorni si riparte. Obiettivo Serie A? “Dovremo anche conoscere il nuovo mister e capire se il modulo di gioco sarà lo stesso. Certo che il modo di lavorare a Carpi sarà sempre quello, allenamenti duri, tanti sacrifici da parte dei giocatori. Ribadisco, la B è molto difficile, è azzardato fare previsioni perché ha dimostrato che qualche sorpresa, come lo siamo

Fabrizio Poli è nato a Bordighera il 26 maggio 1989. Difensore eclettico (può ricoprire tutti i ruoli del reparto difensivo) ha iniziato la carriera nella Sanremese, passando poi al Savona, quindi all’Arezzo e al Carpi (con piccola parentesi al Novara). Con i Falconi biancorossi ha scalato tutti i campionati dalla C2 alla Serie A.

stati noi, il Crotone, la Spal ed il Benevento, c’è sempre. Partiremo con la consapevolezza di essere una buona squadra, e poi quello che verrà durante il campionato lo vedremo. Ci saranno tante piazze importanti. Il Pescara ed il Palermo che sono retrocesse, il Parma, il Foggia, sarà un torneo veramente difficile”.

Dal sito www.assocalciatori.it

#parolaalpresidente È da qualche settimana ormai che leggiamo, sentiamo, commentiamo una quantità enorme di giudizi. Sentenze quasi definitive sul comportamento di un ragazzo, del suo entourage, della sua famiglia, della sua fidanzata, del suo club di appartenenza. Tutti, o meglio, tanti con la soluzione in mano, l'insulto più adeguato e la morale più appropriata. Nessuno, pochi, fa questo con tutti gli elementi in mano, tutte le informazioni a disposizione ma tutti, tanti, si sentono in dovere/diritto di suggerire, ipotizzare, consigliare la scelta migliore criticando le ipotesi giornalistiche nel frattempo costruite. Gianluigi Donnarumma è diventato suo malgrado il simbolo di questa epoca (benedetta) della libertà di parola senza tempo e senza limiti. I social media non si fermano mai e allargano la platea di chi tramuta in "pseudo commenti editoriali" anche i pensieri più veloci della mente, quelli che durano un secondo e passano dalla pancia all'etere senza scomodare la consapevolezza. Sono finiti i tempi del parlare dopo aver contato fino a 10, di sentenziare a ragion

veduta o di commentare senza dare libero sfogo alla pancia. Una volta, forse, si risolveva tutto con il tono di voce che si alzava gradualmente, si passava ad una bevuta al bar per finire con una partita di calcio che faceva dimenticare di cosa si era parlato. Oggi si contano i likes o i retweet e più la si spara grossa più fa "rumore". Il giudizio continuo sulle scelte o non scelte di un ragazzo di 18 anni (avrà messo i denti del giudizio?) e della sua famiglia prende il valore esagerato di monito per i nostri giovani, esempio da valutare se e quanto negativo, responsabilità verso i nostri bambini/ragazzi dimenticando i primi responsabili dell'educazione dei nostri figli che siamo noi genitori. Ecco, allora, che il tutto mi riporta ad un altro significato del termine "giudizio" che ritengo possa essere l'unico consiglio, suggerimento o commento da riservare a Gianluigi & C. Ogni scelta, iniziativa o attività che avviavo, infatti, l'ammonimento sinteticamente più efficace dei miei genitori è sempre stato: "Mi raccomando, con giudizio!". Damiano Tommasi


lega Pro

di Pino Lazzaro

Nonsolomoda

Un tatuaggio, una storia Sempre di più. Moda e non solo. Pure qualcosa da dichiarare, da dire, chi siamo e cosa siamo, chissà. Dunque un tatuaggio ha dietro una storia. Quel che si vive e come lo si vive. Tanto importante e significativo da imprimertelo non solo nella testa e nel cuore, ma pure sul tuo corpo, proprio sulla tua pelle, per vederlo e rivederlo, pensarci e ripensarci, ricordare e non dimenticare. Ce n’è di tutti i gusti: basta bussare un po’ e le storie/racconti si dipanano. Così qualcuna abbiamo deciso di farcela raccontare. Con Ettore Mendicino (Cosenza) “Non è che ne abbia poi tanti, no. Allora, uno-due-tre (li conta a voce alta; n.d.r.) sono tatuaggi che riguardano città degli Stati Uniti, una nazione che proprio amo. Per quel che riguarda il resto, il primo di tutti me lo sono fatto a Barcellona, in occasione di un Capodanno – sì, ancora in viaggio – giusto un simbolo di amicizia: eravamo in otto amici, non c’entrava nulla il calcio quella volta. Altri due poi sono legati alla passione che ho sempre avuto per il basket, il campionato Nba, in particolare Michael Jordan, con quel suo numero 23”. “Il tatuaggio che qui voglio raccontare è quello che mi sono fatto nel 2014, ero a San Francisco, con cinque miei ex compagni di squadra, due ora giocano in B, tre in Lega Pro. Stavamo passeggiando lì al Pier 39, nel Fisherman's Wharf, quando abbiamo incontrato il tatuatore e ci siamo fatti tatuare, oltre alla bandiera americana, anche la data di quel nostro viaggio. L’ho fatto fare sul polpaccio destro e senza una ragione particolare, così”. “Attorno/vicino alla bandiera americana se ne vedono altri. Uno, quello sopra, è lo

skyline di Chicago ed è un tatuaggio che m’è venuto di farmelo fare d’istinto. Ero lì a una fiera del tatuaggio e ho incontrato un tatuatore, mi piacevano i suoi “disegni” e così me lo sono fatto fare. Quell’altro è semplice, un po’ sotto, giusto la sigla L.A. che sta naturalmente per Los Angeles, la città che preferisco degli States. Poi c’è quello per Jordan, che però me lo sono fatto fare in Italia, nulla a che fare col viaggiare, qui c’entra come detto la mia passione per il basket”. “La passione per i viaggi di certo l’ho presa dalla mia famiglia: fin da piccolino mi hanno fatto girare e ho tra l’altro degli zii pure loro sempre in movimento e che vivono adesso un po’ sparsi per l’Europa. Prima dei 21 anni ho così girato per quello che ho potuto, poi ho potuto finalmente seguire questa mia passione per gli Stati Uniti, con dentro pure la Nba. Una passione che mi ha accompagnato fin da ragazzo, quel che mostrava la televisione, il cinema, la musica. Qualcosa che mi incuriosiva e mi attirava, per me era diventato come un piccolo sogno e ancora adesso ci torno quasi tutti gli anni. Sono stato alle Hawaii, sul Grand Canyon, nello Utah, a Las Vegas…”. A vedere la tua scheda, anche lì hai “viaggiato” parecchio. “Sì, purtroppo per 7-8 anni sono stato di proprietà della Lazio, forse anche loro non hanno mai avuto ben chiaro cosa poi avrebbero dovuto fare di me e con me. Sino ai 23-24 anni ero sì della Lazio ma in fondo pure di nessuno, con una fila continua di prestiti. Un po’ di stabilità l’avevo trovata infine a Salerno, vincendo pure la C e salendo in B. Ricordo che per me la scelta della Salernitana era sì un modo per cercare di risollevare la mia carriera, ma pure un far ripartire il lega-

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Ettore Mendicino è nato a Milano nel febbraio del 1990. Cresciuto nel settore giovanile della Lazio, diciannovenne fa l’esordio in A nella stagione 2008/2009 (saranno poi quattro le sue presenze in quella stagione). Ha poi giocato con Crotone (B), Ascoli (B), Gubbio (B), Taranto (C1), Como (C1), Salernitana (C1-C), Robur Siena (C), Arezzo (C), ancora Robur Siena (C) e da gennaio 2017 col Cosenza (C). A suo tempo, ha vestito la maglia azzurra con U16, U20 e U21.

me con la Lazio. Poi però, una volta raggiunta la B, la Lazio ha fatto altre scelte e tutto il mio progetto è sfumato. A Siena poi sono andato dopo il fallimento, pareva una piazza che voleva fortemente rilanciarsi, ma dopo appena qualche mese, ecco tanti e tanti problemi finanziari. Allora sono andato ad Arezzo ma anche qui non è stato facile, stavolta i


lega Pro

problemi li ho avuti io da un punto di vista fisico e sono così tornato a Siena, società cambiata, ero anche il capitano. Lì poi sono stato io a scegliere, ho guardato a una offerta migliore, quella del Cosenza. Se guardo indietro, vedo quanto abbia lasciato per strada in questi miei anni e credo proprio sia arrivato il momento di rilanciarmi, sì. Quella di Cosenza è stata in effetti una scelta fatta bene, potevamo davvero andare avanti nei playoff e penso sempre che l’abbiamo preso al 97’ quel gol così decisivo contro il Pordenone. Sin qui insomma ho avuto un cammino con poca continuità, sia mio che con le società. Devo dire comunque che quest’ultimo anno è stato per me una sorta di anno zero dato che ne ho giocare 42 di partite e mi auguro dunque davvero di “ricominciare””.

Dal nostro sito www.assocalciatori.it

#4chiacchierecon… Matteo Bianchetti Questa è la tua stagione più bella a Verona? “Assolutamente sì. Anche se avevo ottenuto già una promozione con il Verona, questa è molto più sentita, perché quella prima ero giovane e avevo giocato poco. Quest’anno ho trovato continuità ed è stata una bella stagione e molto emozionante”. Ci racconti l’emozione vissuta da voi calciatori al Manuzzi di Cesena? Come è stata accolta la squadra in città? “Direi alla grande. Un’atmosfera fantastica; è stato bellissimo soprattutto al fischio finale assieme ai 4500 tifosi. E’ stato un susseguirsi di emozioni: dallo stadio, allo spogliatoio con tutto lo staff e quando siamo tornati a Verona… veramente molto bello”. Sei rappresentante AIC per il Verona. Quanto credi sia importante la voce dei

calciatori nel mondo del calcio? “Fondamentale. Siamo noi che viviamo il calcio e siamo noi che conosciamo le problematiche dentro e fuori dal campo. È giusto dare la nostra opinione ed è importante confrontarci insieme all’Associazione per poter intervenire laddove ce ne sia bisogno”. Quanto pensi che sia importante il ruolo dei tifosi? “È grazie a loro se noi calciatori ci siamo, perché assistono alle partite, ci seguono, fanno il tifo. Il loro ruolo è fondamentale, anche se a volte accadono episodi spiacevoli, come abbiamo visto quest’anno in alcune piazze. Comunque alla fine, io almeno parlo per Verona, posso dire che loro fanno la differenza. Sono eccezionali e, nei momenti difficili, possono veramente dare qualcosa in più per aiutarti a raggiungere gli obiettivi”.

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dilettanti

di Pino Lazzaro

9 città, 9 squadre, 9 testimonianze dal campo

Le capitali della Serie D Vincenti e precari Questo “speciale” dedicato in primis alle formazioni vincitrici dei rispettivi gironi della serie D, abbiamo pensato intanto di metterlo assieme giusto per festeggiare – da qui – la vittoria di un campionato, traguardo mai facile da raggiungere, a ogni livello, dalla Terza categoria alla A, ancor più poi quando a vincere è giusto una squadra, solo la prima. Quel che dunque abbiamo voluto fare è una sorta di istantanea/omaggio, coinvolgendo nove calciatori (nostri rappresentanti e/o capitani) che in realtà lontane e diverse hanno saputo far parte di una stagione particolare quale sempre si rivela un’annata vincente. Traguardo conquistato allora, da mettere velocemente in archivio (ma non da dimenticare), perché ora c’è da pensare all’anno prossimo, alla Serie C. Nuove strade, nuovi stadi, nuovi campi: un gradino in su che porta come detto nuovi scenari, senza dimenticare gli adempimenti per le società, con – ad esempio – la questione-stadi, con lavori in corso e la necessità per alcune società di traslocare per poterla poi fare questa benedetta C. Dunque uno “speciale” messo assieme nella prima metà di giugno: di fondo, dalle risposte dateci dai calciatori, una diffusa precarietà, un essere comunque “sospesi” nonostante la vittoria del campionato. Sì, un dato di fatto quasi del tutto inimmaginabile anni addietro, quando vincere un campionato di quarta serie davvero significava (va bene, al 95%) riconferma sicura.

Tre domande tre 1) Quale la tua storia? Prima volta che vinci un campionato? Classe e ruolo.

Ravenna 65 punti (34 partite) 160.000 abitanti

Cuneo 66 punti (34 partite) 56.000 abitanti

Scudetto e Coppa Italia Il Monza (girone B) ha pure vinto lo scudetto dei dilettanti, battendo in finale il Ravenna (D). La Coppa Italia è stata invece vinta dal Chieri (7° nel girone A); l’altra finalista l’Albalonga (7° nel girone G).

3) E adesso? Ambizioni, problemi, perplessità: forse un passo più lungo della gamba? E tu? Confermato o “sospeso”?

Fermana (Fermo) 69 punti (32 partite) 37.000 abitanti

Gavorrano (Grosseto) 70 punti (34 partite) 8.500 abitanti

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2) Era vincere l’obiettivo iniziale? Come ha reagito il territorio? Un legame forte?

Mestre 80 punti (34 partite) 88.000 abitanti

Monza 80 punti (34 partite) 122.000 abitanti

Arzachena (Sassari) 74 punti (34 partite) 13.000 abitanti Sicula Leonzio (Siracusa) 76 punti (34 partite) 24.000 abitanti

Bisceglie (Barletta-Andria-Trani) 74 punti (34 partite) 55.000 abitanti


dilettanti

Giorgio Conrotto (Cuneo)

“Una società seria”

1) “Ho 30 anni e sono adesso tre stagioni che sono qui a Cuneo: D-C-D, è insomma qui dove ho vinto due volte il campionato. Prima ero a Chieri, dove abito; sempre D, sempre secondi o terzi e prima ancora ho fatto anni di Lega Pro col Pizzighettone e col Canavese, con in mezzo pure sei mesi alla Primavera dell’Inter, quando vincemmo lo scudetto con mister Esposito. Ricordo bellissimo, in una realtà davvero differente e capisco perché tanti ragazzi che escono dalle Primavera, fanno fatica quando poi vanno in giro a giocare. Sono un difensore abbastanza aggressivo, per lo più marcatore, direi insomma un po’ vecchio stampo: penso più a difendere che a impostare”. 2) “Eravamo partiti per fare bene, anche per vincere, ma dopo il primo mese eravamo terzultimi, solo due punti e guardando gli organici delle altre squadre, pareva finita. Poi, col cambio dell’allenatore, si è creato quel qualcosa in più, sulle restanti 26 partite ne abbiamo persa solo una e siamo stati insomma i più continui. A Cuneo non è che venga poi tanta gente allo stadio, forse anche perché gli ultimi anni li hanno fatti sempre su e giù. Mediamente sulle 6-700 persone ed è stato col Bra, pure un derby e partita decisiva, che saranno stati più di 2000”. 3) “Intanto qui la società ha deciso di cambiare allenatore, c’era Iacolino, un mister che la D l’ha vinta parecchie vol-

te, ma questa è stata la loro scelta. È una società seria questa, sempre ok con i pagamenti, è tre anni che sono qui e mai ci è mancato nulla. Il presidente è giovane e serio, si meriterebbe di consolidarsi in Lega Pro. Personalmente, vediamo. So che mi vorrebbero tenere, ora presenteranno il nuovo allenatore, è Gardano, ha allenato il Gozzano, arrivando ai playoff. A me piacerebbe rimanere, l’ambiente lo conosco; c’è poi mia moglie che lavora e non ho intenzione di allontanarmi troppo. Dovrò vedere”.

Loris Palazzo (Monza)

“Un bel gruppo” 1) “Sono cresciuto nel settore giovanile del Bari e sono andato poi a giocare in Eccellenza, col Liberty Bari. Via via poi Casarano in D e Andria in C1. Contratto di tre anni, ero giovane giovane e giocavo poco: così ho fatto l’errore di

tutti da dentro l’area, sempre lì attento, sempre”. 2) “L’obiettivo della società era quello di vincere. L’anno scorso le cose non sono andate bene ed è stato dunque rifatto il gruppo, col nostro direttore Antonelli che le scelte le ha fatte andandosi a vedere gli allenamenti, non tanto le partite, erano le caratteristiche umane quelle che più gli interessavano. Ne è venuto fuori un bel gruppo, senza prime donne ed è stata la nostra forza, rimanendo lì sul pezzo sino alla poule-scudetto. Sì, la gente siamo riusciti a coinvolgerla, quasi 1000 gli abbonamenti, certo che quel nostro stadio è comunque sempre troppo grande per la D”. 3) “Col presidente sin dall’anno scorso è bastata una stretta di mano, s’è parlato di una storia che potrebbe/dovrebbe durare a lungo. Una base di accordo c’è già, sarà ora il mio procuratore Diego Tavano a definire le cose per il futuro. Appena vinto lo scudetto sono tornato in Puglia e leggo i giornali: mister Zaffaroni dovrebbe essere confermato e io sono fiducioso”.

Giacomo Pettarin (Mestre)

“Promozione meritata” volermene andare e ho ricominciato dall’Eccellenza. Bisceglie, Matera, Foggia, Manfredonia per tornare poi a Bisceglie in D. Poi in Eccellenza a Nardò dove abbiamo vinto il campionato, poi ancora a Bisceglie e a dicembre dello scorso anno sono arrivato a Monza. Di campionati ne ho vinti come detto in Eccellenza, ma ci sono arrivato tramite i playoff, dunque è proprio questo il primo vinto sul campo. Sono un attaccante a cui piace attaccare la profondità, la mia forza è andar via in progressione, ho i piedi discreti e i gol li faccio quasi

1) “La mia di storia comincia col Pro Romans, lì in Friuli, è lì che ho fatto il settore giovanile, arrivando in prima squadra che avevo 15 anni: eravamo in Eccellenza e abbiamo vinto il campionato. Poi ho girato tra Eccellenza, D e C2; sono stato pure in belle piazze, come Mantova, Forlì e San Bonifacio, all’esordio tra i prof. Di campionati sinora ne ho vinti quattro: a Mantova, col Delta Porto Tolle, quello in Eccellenza a suo tempo col Pro Romans e ora col Mestre. Sono uno che gioca davanti alla difesa, con caratteristiche più che altro di regia. Penso d’avere dei piedi buoni, certo che 15


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cose. L’allenatore Zironelli è stato confermato, io ho fatto il capitano ma ancora – ora come ora – non sappiamo nulla, tra poco dovrebbero cominciare i colloqui, chiaro che mi piacerebbe rimanere”.

Davide Mandorlini (Ravenna)

“Annata particolare” col calcio di adesso bisogna comunque saper fare un po’ di tutto: correre, saltare di testa, cacciare palloni e così via”. 2) “È stata una vittoria nata piano piano, non c’era niente di dichiarato. Vista però la rosa e il mister e come s’andava, alla fine ce la siamo meritata, anche dieci partite di fila siamo arrivati a vincere. Per trequarti di stagione siamo dovuti andare a giocare sempre in giro, Mogliano, San Donà, Chioggia. Solo verso la fine del campionato abbiamo potuto davvero giocare in casa, al Baracca e ce n’era di gente, sui 2000 venivano sempre. No, ora lo stadio così com’è non è ancora a posto per la C. Ho letto che adesso devono fare altri lavori, tipo un impiantovideo interno e pure un generatore che possa garantire almeno tre ore di autonomia. Il presidente s’è dato da fare per mettere a norma l’impianto per la D e ora dovrà fare lo stesso per la C”.

3) “Il programma della società era quello di salire in cinque anni, ci siamo riusciti in due. È una bella piazza questa, con un presidente super serio che sono sicuro saprà far bene le 16

1) “Nei miei anni di calcio ho girato parecchio, tanti anni da prof, tranne questi ultimi tre anni qui a Ravenna dove sono partito che eravamo in Eccellenza, così con due promozioni: sono gli unici due campionati che sinora sono riuscito a vincere. Ho girato un po’ tutta l’Italia,

lì allo stadio, una “scena” quasi più da B che da C. Era il nostro un gruppo nuovo, pure l’allenatore – Mauro Antonioli – era nuovo e c’erano altre società, tipo Imolese e Delta Porto Tolle, che parevano più attrezzate. Inizio buono ma eravamo comunque dietro in classifica, è stato nel ritorno che abbiamo proprio cambiato marcia, senza più perdere”. 3) “Ora ancora non si sa. Per quel che si legge, l’allenatore dovrebbe essere riconfermato e per quel che abbiamo fatto, a me pare una cosa fatta bene. Per noi calciatori inizieranno tra poco i colloqui personali, non so, non dico che spero confermino tutti, ma una buona parte spero di sì. Ho 34 anni, abito proprio qui a Ravenna e so bene che essere del posto è bellissimo quando le cose vanno bene, non è certo così quando magari capita che non gira. Vedremo un po’, si sa che di certezze non ce ne sono più ormai”.

Samuele Salvadori (Gavorrano)

“Qualcosa di buono” ho fatto anche la B e sono contento del percorso che ho fatto. Gioco da difensore centrale, nemmeno poi così alto – 1.85 – visto come va adesso, però di testa me la cavo bene, diciamo che ho tempo e pure qualche gol lo butto dentro ogni campionato. Più che fisico, sono uno tecnico e come sempre m’hanno detto gli allenatori, credo d’essere uno che vede prima”. 2) “Quest’anno qui a Ravenna città è stato particolare, sia nella pallavolo che nel basket – oltre al calcio – tutte le squadre hanno fatto dei campionati straordinari, dunque non c’è proprio quella fame di calcio che possono avere altre piazze, tipo Cesena tanto per dire. Dopo l’ultimo fallimento, la società qui è partita dalla Promozione; poco alla volta è salita, l’ambiente si è riavvicinato e alla fine, quando i punti proprio contavano, era proprio un bello spettacolo

1) “Col calcio ho cominciato col Tuttocuoio, poi nel Fucecchio e due anni li ho fatti infine nel settore giovanile della Fiorentina. Poi a Poggibonsi per sei anni, cinque in C, a Scandicci e con la Fortis Juventus, è stato lì che ho incontrato l’allenatore Bonuccelli che mi ha portato a Gavorrano: questo è stato il mio secondo anno con loro. Gioco difensore centrale, qualità normali, tatticamente me la cavo, un po’ più di testa. È la prima volta che mi capita proprio di vincere in campionato; già con il Poggibonsi avevo fatto una promozione, ma lì eravamo arrivati terzi e siamo saliti solo perché la prima e la seconda non s’erano iscritte: ora è diverso, altro sapore, proprio bello”. 2) “La società sin dall’inizio ci aveva chie-


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tegranaro siamo saliti dall’Eccellenza in D e questo è il secondo anno qui a Fermo. Due promozioni dunque, sono quasi 1.90, difensore, buono di testa, piedi normali e qui ho fatto il capitano: votazione tra tutti nello spogliatoio, è toccato a me”.

sto di fare bene, di provare a migliorare quanto fatto l’anno scorso (avevamo vinto i playoff). Già a luglio come squadra ci eravamo confrontati tra noi e insomma il nostro impegno era quello di fare qualcosa di buono. Un momento decisivo credo sia stata la vittoria nello scontro diretto contro la Massese, inizio del ritorno: da lì abbiamo avuto più consapevolezza che ce la potevamo fare. È un comune piccolo il nostro, l’affluenza è quella che è, però c’era entusiasmo nel paese. Il campo è bello ma mi sa che ci si dovrà trasferire a Grosseto per giocare”. 3) “In società c’era soddisfazione. Conoscendo le persone, che sono oculate, non credo che la C per loro potrà essere un passo più lungo della gamba. L’allenatore intanto è stato confermato, mentre per noi ancora non si sa, è ancora presto. Siamo un po’ tutti ad aspettare una chiamata, spero di restare e spero che ne possano restare tanti del “vecchio” gruppo, vediamo”.

Marco Comotto (Fermana)

“Una piazza importante” 1) “Il settore giovanile l’ho fatto a Piacenza, presto nel giro della prima squadra e ho debuttato pure in B, c’era Novellino allenatore. Sono stato un po’ a Spezia, poi a Imola e lì mi sono rotto un ginocchio, un anno e mezzo fermo. Poi Pistoia, Biella, iniziando poi a giocare sempre in D, prima in Piemonte e poi nelle Marche. Col Mon-

2) “L’anno scorso eravamo arrivati ai playoff e quest’anno pareva, con la squadra che avevano fatto, che il Matelica dovesse vincere facile. Noi si pensava di base a un buon piazzamento, ecco tutto. L’ultimo turno di dicembre siamo poi passati in testa e ci siamo rimasti sino alla fine. Questa

è una piazza importante per la D, a suo tempo hanno fatto pure la B, ci sono state partite in cui c’erano anche 5000 persone allo stadio e in pratica posso dire che abbiamo giocato sempre… in casa, perché anche in trasferta avevamo sempre sulle 400 persone che ci seguivano”. 3) “La società è seria: il passaggio alla C sarà certo impegnativo, ma la voglia di far bene c’è. Sono giorni questi decisivi perché dovrebbe essere ufficializzata – per quel che so – del mister, Destro, che ha fatto proprio bene: è arrivato lo scorso anno in corsa, portandoci ai playoff e quest’anno promossi. Ci hanno detto che l’ossatura la vogliono riconfermare e dunque la speranza ce l’ho. Sì, ho fatto bene, un buon campionato e tra i “vecchi”, sono quello che ha più presenze. Vediamo”.

Danilo Bonacquisti (Arzachena)

“Vittoria inaspettata” 1) “La mia è una storia tutto sommato semplice. Ho fatto cinque anni di Interregionale col Ferentino, poi in Lega Pro

a Cassino e a Latina, ma solo sino novembre; poi solo e sempre Arzachena. Ricordo come la prima impressione fosse così così ed è stato poi che ho capito che questo è un vero paradiso, basti dire che sono a una decina di chilometri dalla Costa Smeralda… a me piace il mare, ma averlo così vicino, questo mare, è proprio una fortuna. Sono un medianaccio, uno che rompe, credo con buone doti di inserimento e, insomma, un generoso, dai. È proprio questo il primo campionato che ho vinto, dopo tanti anni ce l’ho fatta, una gioia pazzesca. Posto tranquillo questo, nessuna pressione: non dico che ci ho sempre creduto, ma sperato sì”. 2) “Qui il paese fa sui 13.000 abitanti, tanti anni di D, primo obiettivo sempre la salvezza. È stata davvero una vittoria inaspettata, penso che nemmeno la società se lo potesse immaginare, solo quando l’arbitro ha fischiato la fine dell’ultima partita, l’avranno realizzato. Nell’ultima, storica partita, c’erano quasi 3000 persone allo stadio, la media in campionato era sui 3-400. In

società c’è gente seria e responsabile, di sicuro se la sono posta la questione della C, dell’iscrizione, di provare a fare comunque un campionato dignitoso”. 3) “Prima volta dunque tra i prof, credo sia la sesta o settima realtà sarda a raggiungere il professionismo. Purtroppo, per quel che sto adesso capendo, lo stadio ha bisogno di lavori, in società 17


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speravano intervenisse il Comune, ma c’è il commissariamento e così non si sa, di certo comunque all’inizio si dovrà andare a giocare a Olbia. Le scelte della società le sapremo attorno a metà giugno e credo che in ogni caso si stiano impegnando per fare bene. L’allenatore che è qui da tre anni dovrebbe essere confermato (Mauro Giorico; n.d.r), pure lui con una voglia matta di confrontarsi con questa nuova avventura. Io spero di restare, sì. È una promozione che so di essermela sudata e meritata, con anch’io la curiosità di confrontarmi con una categoria davvero tosta, per vedere quel che saprò fare”.

Claudio Miale (Bisceglie)

“Promozione cercata” 1) “Una scheda bella lunga la mia, ho girato parecchio. Tutta la trafila all’inizio l’ho fatta col Taranto, dagli esordienti alla prima squadra. Poi sono salito sino a Treviso, in B, società che allora investiva parecchio: tanti giovani e ricordo che c’erano Gobbi, Pasqual, Gazzi, Borriello, Foggia, bel periodo quello. Poi mi sono capitati dei problemi di salute, extra calcistici, che mi hanno tenuto fermo due anni. Sono così ripartito tra Lega Pro e D e ne ho girate di squadre. Difensore, ma non ci tengo proprio a parlare di me”. 2) “No, non è stato un “caso”, qui la pro18

mozione l’hanno proprio cercata. È un uomo ambizioso il nostro presidente, già aveva tentato di vincere anni fa, poi aveva lasciato ma quest’anno si è ripreso la squadra e pur partendo in ritardo, ne abbiamo conquistati 77 di punti sul campo (i 3 di penalizzazione erano legati alla cattiva gestione dell’annata precedente, niente a che fare con l’attuale dirigenza), arrivando in semifinale sia per lo scudetto che per la Coppa Italia: 14 vittorie in trasferta, miglior attacco, seconda miglior difesa, il capocannoniere… che altro posso dire? È stata proprio una bella annata, grande unione tra tutte le componenti e non lo dico per ruffianeria”. 3) “Una piazza questa in cui si sta bene, sul mare, con una qualità di servizi come una piccola Milano: le opportunità ci sono ed è un posto questo in cui sono avanti, sì. Come spettatori abbiamo sempre avuto sui 2000-2500 persone e il botto l’abbiamo fatto a fine stagione, arrivando anche a 6-7000 spettatori. Lo stadio ora lo stanno adeguando, i lavori sono già parecchio avanti, in primis video-sorveglianza e tornelli, col Comune che si è messo veramente a disposizione. Ora hanno intanto deciso di non confermare mister Ragno e a giorni dovrebbe esserci l’ufficialità del nuovo allenatore. Poi toccherà a noi calciatori, vediamo un po’”.

Giovanni Ricciardo (Sicula Leonzio)

“Come una famiglia”

1) “Sono uno che la gavetta l’ha fatta. Ho cominciato col Futura Brolo (nel messinese) in Prima categoria. Poi sono andato al Due Torri in Eccellenza (sempre nel messinese): tra i 16 e i 18 anni ho fatto parecchi gol e così sono arrivato in C con l’Igea Virtus, dove ne ho fatte quattro di stagioni. Poi altri anni di C, fino ad arriva-

re alla scorsa stagione in cui ho vinto il campionato col Siracusa: questo è così il terzo che vinco, perché conto anche l’anno di Melfi, quando c’è stata la ristrutturazione della C e siamo arrivati quarti, dunque “promossi” alla C unica, così la vedo io. Gioco attaccante, sono alto 1.90, piedi abbastanza buoni e non sono una prima punta che sta lì a far da boa, no, mi muovo e mi piace giocare con la squadra. Ne ho fatti 15 di gol (non 14 come scrivono), con in più 10 assist”. 2) “Sono arrivato a Lentini e sapevo che arrivavo in una squadra forte, da prime posizioni. Nel girone ce n’erano però

altre come noi, sei-sette squadre che potevano tutte aspirare a vincere. Siamo partiti così così, c’è stato il cambio dell’allenatore e lì è scattato qualcosa: da -9 dalla prima, siamo arrivati a un +12 sulla seconda, con un record di 15 vittorie filate. Sì, s’usa sempre dire, ma qui il nostro “segreto” è stato il gruppo, come una famiglia e non solo dentro il campo. Non è grande Lentini, allo stadio venivano in 1800-2000; vincendo però l’entusiasmo si è acceso e ricordo la festa lì in piazza, c’erano 3000 persone”. 3) “La società qui è solida e forte. Un presidente giovane, appena 27 anni, che decide e fa e c’è insomma un potenziale forte. So che sta lavorando da tempo per il prossimo anno e dunque nessun problema per l’iscrizione eccetera. Per quel che mi riguarda, sai com’è, oggi come oggi non ci sono più certezze: non so e non si sa. Spero di rimanere, ma non so”.


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2017 - 2018: quale Serie C? Come già ricordato, la Lega Pro tornerà la prossima stagione alla denominazione di un tempo: Serie C. Una categoria che per alcuni lunghi anni – a detta proprio degli stessi calciatori (e allenatori) – aveva perso proprio sul piano della qualità, a causa in particolare della “politica dei giovani” portata avanti dalla Lega, la cui dirigenza tra l’altro, proprio di recente, ha avuto del resto modo di riproporre gli stessi concetti, insistendo nel mettere mano – in ribasso naturalmente – al numero dei cosiddetti “over”. Al proposito, vi proponiamo il contributo di Paolo Bianchet, collaboratore da anni dell’Aic, che assieme ad Andrea Fiumana e Danilo Coppola, forma la “squadra di inviati” che girando settimanalmente per spogliatoi e squadre, ha modo di avere più direttamente il polso della situazione. Questo dunque il tema su cui lo abbiamo sollecitato: che C avremo? I calciatori delle 9 squadre neopromosse si troveranno a giocare in un campionato

molto bello dal punto di vista tecnico e in una serie C con ancora alcune dinamiche negative che purtroppo condizionano il giudizio generale della categoria. Il campionato ha più qualità rispetto a qualche anno fa: lo dimostra il fatto che alcune squadre addirittura arrivano di slancio in serie A. Giocatori di spessore e l'eliminazione degli obblighi in campo hanno alzato di molto il livello è si vedono ottime gare. Anche i nomi sulle maglie hanno avvicinato come interesse la serie C alla categoria superiore. Chiaramente non tutte le 60 squadre riescono a mantenere un passo adeguato, per cui la Lega cerca di introdurre regolamenti che incentivino l'utilizzo dei giovani in rosa, le così dette Liste. Noi come AIC abbiamo sempre sostenuto che la strada da percorrere sia quella della meritocrazia per quanto riguarda gli aspetti "tecnici" e abbiamo lottato ed ottenuto buoni miglioramenti sotto l'aspet-

Alla Virtus Vecomp Verona la Coppa Disciplina 2016/2017 È la Virtus Vecomp Verona (girone C) la formazione tra le 162 al via della stagione 2016/2017 ad essersi aggiudicata la Coppa Disciplina della Serie D. Quella della Disciplina è una classifica che come si sa una volta tanto premia proprio chi ne fa meno di punti (leggi penalità), punteggi che scaturiscono da dei coefficienti legati al comportamento, non solo dei calciatori in campo, ma pure dei tecnici e della società (dirigenti e pubblico). Davanti a tutti dunque la Virtus Vecomp Verona (complimenti) che si è “fermata” al punteggio complessivo di 9,30, precedendo il Calcio Montebelluna (ancora girone C, a 14,10) e il Castelvetro Calcio (nel modenese; girone D-15,10). Le ultime tre sono risultate invece il Due Torri (società

siciliana del girone I – nel messinese – esclusa esclusa dal campionato a inizio 2017, con 152,05 punti), il Città di Foligno (girone G- 144,90) e il Jolly Montemurlo (provincia di Prato; girone E-136,90). Giusto per curiosità, siamo andati a vedere quali sono le formazioni classificatesi ai primi e ultimi 30 posti. Ebbene, nelle prime trenta posizioni, ci sono 8 formazioni del girone C; seguono 6 del girone F, 5 del B, 4 dell’A, 3 del D e 2 ciascuno dei gironi E e G. Tra le ultime trenta, troviamo invece 9 società del girone H e 8 del girone I; ci sono poi 3 società ciascuna per i gironi B, E e G, 2 del girone F e una sia del girone A che del D.

to delle garanzie per i calciatori. In serie C le società possono accedere a dei contributi, fondamentali per la gestione, mentre i calciatori hanno la garanzia che questi stessi contributi siano vincolati al pagamento degli stipendi, oltre ad eventualmente poter ricorrere a un fondo di solidarietà. Il problema è che le risorse sono minori dei costi. A questo proposito i presidenti cercano di ovviare al problema introducendo regole che limitino per l’appunto i costi, solo però che la direzione scelta è sempre quella di limitare anche l'utilizzo degli "over". Questo sistema da un lato certifica "l'incapacità" dei presidenti di sapersi limitare nelle spese, senza una normativa che ne vincoli l'azione di "tesseramento" dei calciatori. Dando quasi l'impressione che sia preferibile far fare a tutti un passo indietro invece che consentire ai più virtuosi di fare nel tempo dei passi avanti. Come sempre, tutte queste situazioni – superato l'ostacolo-iscrizioni e il cosiddetto “mercato” per i calciatori – lasceranno il passo ad una categoria che può contare su risorse limitate, ma tanta e tanta passione. Paolo Bianchet (collaboratore AIC)

Ultima ora • Il Bisceglie ha affidato l´incarico di responsabile tecnico della prima squadra a mister Nunzio Zavettieri. • L’Arzachena ha chiesto all’Olbia la possibilità di utilizzare il "Nespoli" in quanto il proprio impianto necessita di interventi di ristrutturazione. • Il Mestre ha scelto di iniziare il proprio percorso in C nell’impianto di Portogruaro fintantoché non sarà disponibile lo Stadio “Baracca”. • Pino Rigoli è il nuovo tecnico della Sicula Leonzio. 19


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La partita che non dimentico

Mi ritorni in mente…

Simone Perico (Giana) “Sì, la leggo sempre questa rubrica e ieri proprio non potevo rispondere per bene, giusto domani mi sposo, proprio così, diciamo che ero proprio preso dai preparativi. Poi via per un paio di settimane in viaggio di nozze e mi sa che col calcio e al calcio tornerò a pensare a luglio, vediamo se succede qualcosa. Comunque sia, in questo modo ho avuto tempo di pensarci un po’: ne avrei parecchi di ricordi, ma visto che ne devo dire una, massimo due dai, allora vado a due partite proprio di quest’ultima stagione, anno parecchio positivo per noi, sia per la squadra che

personalmente. Entrambe nel girone di ritorno, la prima contro la Cremonese e poi contro l’Alessandria e si sa il campionato che hanno fatto queste squadre. Comincio con la Cremonese, forse la metto proprio al primo posto quella partita, la sento – come dire – un po’ più “mia” perché l’ho fatto io il gol del pareggio al 90’. Partita equilibrata, non ci avevano mai messo sotto e comunque perdevamo uno a zero. L’arbitro aveva appena dato i 4’ di recupero e come ogni tanto capita quando serve, ero andato su, pure il mister a dirmi di provarci. Allora è arrivata questa palla dalla difesa, sarò stato circa al limite e sono riuscita a spizzarla. Mi sono girato e sono avanzato e mi sono trovato lì il pallone: dietro a me c’era Gullit, attaccante, aveva cercato di stoppare la palla di petto per poi girarsi, ma intanto me l’aveva messa lì, come un assist: tiro, gol! 20

Ne ho fatti cinque quest’anno, m’è andata bene, mi pare che quello sia stato il terzo della stagione e non è che mi sia tolta la maglia o ste cose qui: mi capita di trovarmi a correre, così un po’ a caso, tutto qua. Pareggio al 90’ dunque e pareva fatta, calma e ordine ci diceva il mister, però dopo un minuto altra palla lunga nella loro area, altro rimpallo e a buttarla dentro è stato stavolta un centrocampista, Marotta: 2 a 1 per noi, una delle vittorie più belle sia per il Giana che per me. A pensarci adesso, pareva proprio un colpo da k.o. per loro, una doppia mazzata, partita e campionato e invece sono stati poi loro a salire subito in B. Allora ti dico anche quella contro l’Alessandria, circa un mese dopo, noi che venivamo da un bel filotto di risultati positivi e già salvi, loro invece proprio non dovevano sbagliare. Dopo 5’ gol di Boccalon, 1-0 per loro, stadio pieno di gente, pareva subito già segnata. Invece prima della fine del primo tempo abbiamo pareggiato e nel secondo tempo è successo poi quel fatto di cui tanto s’è parlato. Noi

all’attacco, assistente dell’arbitro che alza la bandierina per segnalare il fuorigioco e arbitro che dà il vantaggio, senza così interrompere l’azione. C’è stata poi quella incomprensione, il loro portiere pensava che il gioco fosse fermo e ha messo giù il pallone per battere la punizione. C’era lì un nostro attaccante, Bruno, che l’ha passata a Gullit che l’ha messa dentro. Ricordo che nemmeno l’ho visto io quel gol, stavo tornando indietro, mi giro e vedo la

palla in porta. 2 a 1 per noi, loro che l’hanno proprio accusato quel colpo; facciamo il 3 a 1, poi il 4 a 1 e nel recupero loro fanno il 4 a 2. Finita così e sono proprio delle soddisfazioni delle partite come quella, specie per un gruppo come il nostro, con la maggioranza dei calciatori che arrivano dal basso. Sono nove anni adesso che gioco tra D e Lega Pro, è questo il terzo col Giana, abbiamo fatto bene, la squadra e io, non mi dispiacerebbe vedere di migliorare un po’, chissà. Quest’anno me lo ricorderò poi perché ho preso il mio primo cartellino rosso, sì, il primo. È successo a Pontedera, abbiamo perso 2 a 0, partita quella che tra l’altro ha interrotto la nostra serie positiva. Mancava poco alla fine, ero lì contrastato da due di loro, mi sono sbilanciato e nel cadere ho sgambettato uno dei due, un po’ di stizza ma niente di che. È venuto lì e m’ha buttato fuori. Dai, sono uno comunque abbastanza tranquillo, non protesto: so che possono sbagliare e so pure che senza di loro non ci sarebbe partita. Le giovanili le ho fatte all’Atalanta, sono nato come terzino ma mi sono adattato pure nel ruolo di centrale. Qui dietro noi si giocava a tre, ero quello di destra e se devo dirti quali siano le mie caratteristiche, rivado a quel che sempre mi ripetevano lì all’Atalanta un po’ tutti gli allenatori: prima cosa difendere, tanto di guadagnato se poi viene qualcosa di più, ma intanto difendere”.


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L’incipit Lì, nel Bronx, dove i camini non fumavano mai (pag. 11) Mi chiamo Gianfranco Cesare Battista Zigoni. Sono nato sotto le bombe, il 25 novembre del 1944. Lì, nel Bronx, alla periferia di Oderzo in provincia di Treviso, nel quartiere popolare Marconi (detto quartiere dei slanguridi), dove i camini non fumavano mai e dove da sempre è rimasto il mio cuore. Furono grami i tempi della mia infanzia, la vita di tutti i giorni ti scorticava vivo. Mio padre Francesco faceva l’operaio, mia madre Stefania la casalinga e io che avevo ereditato il nome da mio fratello che morì bambino nel 1940, ero il quinto di otto figli. Per entrare nel mio magico quartiere c’era un ponticello sopra al fiume dove imparai a nuotare, che come un sottile nastro d’argento scorreva tutto attorno fino a toccare la ferrovia. Ma purtroppo chi nasceva lì, per forza di cose era un predestinato ad essere povero. Noi bambini eravamo degli emarginati e ci sembrava inevitabile che per espiare la colpa di essere figli della miseria, per noi le ingiustizie sarebbero state inevitabili. Una canzone diceva: “D’inverno c’era la neve e il fumo saliva lento…”. Per fortuna, in quel quartiere dove il fumo non saliva mai, ogni tanto arrivava mia nonna Maria Lucchese, che venendo in bicicletta da San Polo, ci portava qualche gallina, altrimenti sarei andato a dormire con i crampi allo stomaco perché la nostra dieta era fatta soltanto di polenta e latte o radicchio e fagioli. E poi fin che campo sarò grato al destino che ha fatto sì che mio nonno Domenico Zigoni, che era un ricco possidente terrieri, abbia perso tutto. Questo ha fatto sì che venendo ad abitare nel mio povero Bronx, imparassi i veri valori della vita… Erano oro anche le cento lire (pag. 31) Quando arrivai alla Juve, guadagnavo quindicimila lire al mese. Diventarono una miseria quei soldi per vivere in una città come Torino, così cercavo di risparmiare anche le cento lire. Andavo ad allenarmi a piedi da dove abitavo sino allo stadio Combi facendo sette chilometri all’andata e altrettanti al ritorno: così anche pochi spiccioli per me diventarono oro. Caro Sivori, ora tocca a te… (pag. 37) Ero ancora un ragazzino, però qualche partita in prima squadra l’avevo fatta anch’io. Eravamo con la Juve in trasferta, quando, il Omar il mio idolo, dopo essere scesi dal treno, rivolgendosi a me, mi disse: “Ragazzo portami la valigia”. Ma avevo deciso che per me il tempo della gavetta era finito, così rivolgendomi a quel hijo de puta argentino lo

sfidai: “E no caro Omar, adesso tu porta la mia”. Da quel giorno e senza rancore ognuno si portò per sempre la propria valigia. Gianfranco Zigoni

DIO ZIGO PENSACI TU

Raccontato da Gianfranco Zigoni e scritto da Ezio Vendrame Edizioni Biblioteca dell’immagine

Gianfranco Cesare Battista Zigoni è nato a Oderzo, provincia di Treviso, nel novembre del 1944. Prima squadra per lui quella dell’oratorio (del patronato come viene chiamato in Veneto), appunto il Patronato Turroni, per poi passare al Pordenone e poi alla Juventus con cui esordì a 17 anni in serie A. Ha vestito poi le maglie di Genoa (A-B), ancora Juventus con cui vinse tra l’altro lo scudetto 66/67 (avendo così modo di giocare la stagione successiva pure nella Coppa dei Campioni), Roma, Verona (sei stagioni, dal 72/73 al 77/78) e Brescia. Dopo tre stagioni a Oderzo con l’Opitergina (in serie D), ha chiuso la sua carriera nel Pavion (frazione di Oderzo), tra Terza e Seconda categoria. Sono 265 le sue presenze in A (63 gol) e dalla sua una presenza pure nella Nazionale A (c.t. Valcareggi): Romania-Italia 0-1 (gol di Bertini) in una gara valida per le qualificazioni all’Europeo ’68 (poi vinto in casa dai nostri). Era esattamente il 25 giugno 1967, questa la formazione di quel giorno: Albertosi, Gori A., Facchetti, Bertini, Guarneri, Picchi, Rivera, Juliano, Zigoni, Bulgarelli, Pascutti. Mio compagno al Padova, Ezio Vendrame è un classe 1947. È di Casarsa della Delizia (Pn) e dopo le giovanili nell’Udinese, ha giocato via via con Spal, Torres, Siena, Rovereto, Vicenza, Napoli, appunto Padova, Audace San Michele Extra e Pordenone. Per un po’ di anni ha allenato a livello di settore giovanile, per poi dedicarsi con più costanza allo sforzo di scrivere, dando alle stampe diversi libri. Nella introduzione/presentazione del libro su Zigoni, così annota: “Nella sua Oderzo, sono bastati tre incontri per registrare tutte le storie di questo libro e per poi trascriverle a mano e con tanto amore”. Ciao Ezio, ciao. (pl)

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scatti

di Maurizio Borsari

Freestyle

Gianmarco Zigoni e Aniello Salzano in Spal – Bari 2-1

In ginocchio da te…

Diego Perotti e Gianluigi Donnarumma in Milan – Roma 1-4

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scatti

Acrobazie

Andrea Belotti in Italia – Liechtenstein 5-0

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servizi

di Umberto Calcagno

Polizza di Assicurazione contro gli infortuni

Rinnovo della Convenzione Assicu Una Convenzione Infortuni AIC migliorata ed una nuova polizza FINE CARRIERA: questa la proposta dei LLOYD’S di LONDRA per la stagione sportiva 2017/18 per i Calciatori Professionisti. Come ogni anno in questo periodo, è fessionale sportiva, della propria carriera e tempo di bilanci anche per la Convenzio- quindi della propria persona e dei propri ne Assicurativa Infortuni in essere ormai famigliari. Ed è per questo motivo che, dal 2013. E come ogni anno l’Assocalciato- sempre grazie ad un Assicuratore Lloyd’s ri, l’Assicuratore Lloyd’s ed il broker Private e con la consulenza tecnica di Private Broking si sono ritrovati per verificare i nu- Broking, a partire dal 1 Luglio 2017 è data meri e l’andamento dell’ultima stagione la possibilità a tutti i calciatori professioe confrontarsi in merito al rinnovo per la nisti associati AIC di stipulare una polizza stagione 2017/2018. L’attenta gestione di cosiddetta FINE CARRIERA a costi molto questo programma assicurativo ci per- vantaggiosi, in particolare per gli atleti mette di proporre per il nuovo anno (a più giovani. Sono proprio loro, infatti, che partire dal 1 Luglio 2017 fino al 30 Giugno maggiormente dovrebbero tutelarsi con2018) delle condizioni di assicurazione ul- tro il rischio di un infortunio o di una materiormente migliorate rispetto all’annua- lattia che possa compromettere DEFINIlità precedente. TIVAMENTE la propria carriera agonistica, Confermiamo che anche nella stagione dato che la stessa è al suo inizio. Stiamo 2017/2018 sarà possibile scegliere tra le 4 parlando di una polizza molto semplice opzioni di franchigia sull’Invalidità Perma- che prevede la liquidazione del 100% delnente introdotte nel 2016, vale a dire: la somma assicurata in caso di: Opzione A) • Morte Accidentale Franchigia 5% fino ad € 600.000 • Infortunio da cui consegua una Invalidi 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 tà Permanente Totale tale da impedire il 10% oltre € 1.000.000 prosieguo della carriera. Opzione B) • Malattia da cui consegua una Invalidità Franchigia 7% fino ad € 1.000.000 Permanente Totale tale da impedire il 10% oltre € 1.000.000 prosieguo della carriera. Opzione C) Questa polizza può essere stipulata in alFranchigia 5% fino ad € 1.000.000 ternativa o in aggiunta alla classica poliz 10% oltre € 1.000.000 za Infortuni che assicura anche l’Invalidità Opzione D) Permanente Parziale e che, comunque, Franchigia 4% fino ad € 600.000 prevede già tra le proprie garanzie, la co 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 pertura di Fine Carriera. Ma desideriamo 10% oltre € 1.000.000 sottolineare che, a parità di budget dediLe novità riguardano i tassi di premio delle cato alle coperture assicurative, è possibidiverse opzioni che sono stati nuovamen- le e consigliabile dotarsi di una copertura te abbassati, così come sono stati miglio- che permetta di ricevere un indennizzo rati i criteri per l’indennizzo dell’Invalidità più alto in caso di un infortunio molto Totale, cosiddetta Fine Carriera. Inoltre, è grave. Sono infatti questi gli infortuni che stato innalzato da 28 a 30 anni il limite di mettono a repentaglio il futuro dei caletà per l’applicazione della supervalutazione al 50%. Tutti questi miglioramenti, che sono più specificatamente dettagliati nel seguito di questo articolo, ci permettono di affermare che la polizza da noi proposta sia leader del mercato assicurativo. Ma Assocalciatori non perde di vista con i propri partner l’obbiettivo primario che è quello di sensibilizzare i giocatori alla copertura assicurativa, intesa come un’importante tutela della propria attività pro24

ciatori e la loro possibilità di generare un guadagno. Pertanto, potrebbe essere opportuno dedicare una parte del proprio budget assicurativo alla polizza Infortuni tradizionale (che risarcisce anche gli infortuni minori), ed una parte alla copertura per il solo Fine Carriera. Ecco i tassi di premio ed alcuni esempi di copertura di questa tipologia di polizza.

POLIZZA DI FINE CARRIERA Età Tasso Premio SA assicurato lordo lordo 18 – 20 anni 0,564% € 100.000 € 564,00 21 – 22 anni 0,620% € 100.000 € 620,00 23 anni 0,643% € 100.000 € 643,00 24 anni 0,676% € 100.000 € 676,00 25 anni 0,789% € 100.000 € 789,00 26 anni 0,846% € 100.000 € 846,00 27 – 28 anni 0,902% € 100.000 € 902,00 29 – 30 anni 1,127% € 100.000 € 1.127,00 31 – 32 anni 1,319% € 100.000 € 1.319,00 33 – 34 anni 2,108% € 100.000 € 2.108,00 35 anni 2,853% € 100.000 € 2.853,00 36 anni 2,988% € 100.000 € 2.988,00 Esempio 1: Un calciatore 20enne sottoscrive la polizza Convenzione AIC con somma assicurata di € 600.000, compreso il Fine Carriera – Premio € 6.300. Si potrà proporre una soluzione “mista” che prevede: • Polizza convenzione AIC con somma assicurata € 300.000 – Premio € 3.150 • Polizza Fine Carriera con Somma assicurata € 550.000 – Premio € 3.100 A parità (quasi) di Premio Totale Pagato, in caso di fine carriera, l’indennizzo sarà di € 850.000 invece di € 600.000 (+ 43% rispetto alla Somma Assicurata di € 600.000). Esempio 2: Un calciatore 20enne sottoscrive la poliz-


2017

Luglio

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Polizza convenzione Aic/Lloyd’s di Londra 2017/2018


speciale Per la stagione 2017-18

Polizza convenzione Aic/Lloyd’s di DEFINIZIONI Il calciatore professionista tesserato per una società di calcio di Serie A, di Serie B o di Lega Pro. Il contratto di assicurazione, cioè la garanzia e la copertura assicurativa prestata con lo stesso. L’Assicurato stesso. In caso di morte ed in mancanza di designazione saranno beneficiari gli eredi legittimi e/o testamentari dell’Assicurato. Certificato di Assicurazione La singola polizza stipulata dall’assicurato, emessa in applicazione alla polizza convenzione. Contraente I calciatori professionisti di Serie A, Serie B e Lega Pro. Indennizzo La somma dovuta dalla Società in caso di sinistro. Infortunio Ogni evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produca lesioni corporali obbiettivamente constatabili, le quali hanno per conseguenza la morte o una Invalidità Permanente. Invalidità Permanente La perdita permanente, definitiva ed irrimediabile, in misura parziale o totale della capacità generica dell’Assicurato di svolgimento di un qualsiasi lavoro proficuo, indipendentemente dalla sua professione. Invalidità Permanente Specifica Lesioni da cui residuino postumi permanenti con conseguenze dirette sull’attività professionale sportiva praticata dall’Assicurato; l’accertamento deve essere esperito da un medico legale. Invalidità Permanente da Malattia La perdita – a seguito di malattia – definitiva ed irrimediabile ovvero una riduzione permanente della capacità generica dell’Assicurato ad un qualsiasi lavoro, indipendentemente dalla sua professione. Malattia L’alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio. Premio La somma dovuta dall’assicurato alla Società per il singolo certificato di assicurazione Polizza Convenzione Il Contratto stipulato tra la Contraente e la Società Rischio La probabilità del verificarsi del sinistro. Sinistro L’evento dannoso per cui è prestata l’assicurazione. Società e/o Assicuratore La Compagnia di assicurazione. Somma assicurata L’importo massimo della prestazione della Società.

Assicurato Assicurazione Beneficiario

CONDIZIONI SPECIALI DI ASSUNZIONE DEL RISCHIO Il presente documento rappresenta le condizioni generali di assicurazione negoziate tra gli Assicuratori ed AIC. In applicazione al presente accordo verranno emessi di volta in volta delle singole polizze/certificati di Assicurazione, stipulati in base alle adesioni facoltative individuali dei calciatori. Solo ed unicamente tali certificati di Assicurazione rappresenteranno l’effettiva copertura assicurativa prestata dagli assicuratori.

Condizioni generali di assicurazione Art. 1 OGGETTO DELL’ASSICURAZIONE L’assicurazione è prestata per gli infortuni derivanti dall’attività professionale come dichiarato nel questionario, per gli infortuni extra-professionali e per quelli derivanti da ogni altra attività lavorativa o imprenditoriale avente o meno carattere professionale. La copertura è prestata esclusivamente per coloro che svolgono professionalmente l’attività di giocatore di calcio, con esclusione di qualsiasi altro sportivo professionista. Art. 2 RISCHI COMPRESI NELL’ASSICURAZIONE Sono compresi in garanzia: 1. Gli infortuni derivanti da strappi e sforzi muscolari, le ernie traumatiche, nonché le rotture sottocutanee tendinee di natu-

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ra traumatica, distaccamento di retina ed ernie discali vertebrali traumatiche; La rottura del naso; Gli infortuni derivanti dalla guida e dall’uso di autoveicoli, motocicli in genere e natanti da diporto, sempre che l’Assicurato, se alla guida al momento del sinistro, sia abilitato a norma delle disposizioni di legge vigenti; Gli infortuni subiti in conseguenza di aggressioni per motivi sportivi; Gli infortuni subiti per legittima difesa, per dovere di solidarietà umana ed in occasione di aggressioni e di atti violenti subiti anche se dovuti a movente politico, sociale, sindacale, nonché quelle sofferte in occasione di tumulti popolari ai quali l’Assicurato non abbia preso parte attiva; La conseguenza dei colpi di sole, di calore, di freddo, le folgo-


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Londra razioni, nonché gli effetti della prolungata esposizione al caldo ed al freddo cui l’Assicurato non si sia potuto sottrarre a causa di infortunio indennizzabile a termini di polizza; 7. Gli infortuni sofferti in conseguenza di imprudenze e negligenze gravi, nonché in stato di malore e incoscienza; 8. Le infezioni (esclusa quella malarica e le malattie tropicali) dipendenti da infortunio indennizzabile, nonché gli avvelenamenti causati da morsi di animali, da punture di insetti e da ingestione di funghi, l’annegamento, l’asfissia e gli avvelenamenti da effusioni di gas e di vapori; 9. Le conseguenze di assorbimento ed ingestione di sostanze dovute a causa fortuita e violenta, restando escluse le conseguenze di intossicazioni dovute ad abuso di alcolici, psicofarmaci ed allucinogeni; 10. Le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche. • La somma delle garanzie di cui alla presente polizza e di eventuali altre assicurazioni da chiunque stipulate a favore degli stessi assicurati per le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche non potrà superare i capitali di: • Euro 1.000.000 per il caso di invalidità Permanente Totale per persona; • Euro 1.000.000 per il caso di morte per persona; • Euro 10.000.000 per il caso di Invalidità permanente e per il caso di Morte, complessivamente nel caso di cumulo di più assicurati coinvolti in un unico evento. • In detta limitazione rientrano anche i capitali riferentesi ad eventuali persone assicurate per lo stesso rischio con altre polizze del medesimo tipo di capitolato stipulate dallo stesso contraente. Nell’eventualità che i capitali complessivamente assicurati eccedessero gli importi sopra indicati, le indennità spettanti in caso di sinistro saranno adeguate con riduzione ed imputazione proporzionale sui singoli contratti. 11. Gli infortuni subiti durante il servizio militare comunque effettuato, sempre che in tempo di pace. Art. 3 RISCHI ESCLUSI DALL’ASSICURAZIONE Sono esclusi dalla garanzia gli infortuni derivanti:

1. dalla guida ed uso di aeromobili di ogni tipo (fermo quanto previsto dall’Art. 18 seguente), guida od uso di mezzi di locomozione subacquei; 2. dalla pratica, anche a livello non professionale, dei seguenti sport: salto con gli sci dal trampolino, bob, guidoslitta, escursioni aeree, volo a motore e a vela, paracadutismo, parapendio, sport aerei in genere, pugilato, lotta nelle sue varie forme, scalate di roccia e ghiacciaio, speleologia, rugby, football americano; 3. dalla partecipazione a corse o gare motoristiche ed alle relative prove od allenamenti, salvo che si tratti di gare automobilistiche di regolarità pura indette dall’A.C.I.;

4. da guerra (fermo quanto previsto dagli Artt. 4 e 17), insurrezioni, atti violenti od aggressioni che abbiano movente politico o sociale, ai quali l’Assicurato abbia preso parte attiva; 5. da trasformazioni o assestamenti energetici dell’atomo, naturali o provocati da accelerazione di particelle atomiche (fissione e fusione nucleare, isotopi radioattivi, macchine acceleratrici, raggi X, ecc…); 6. nel caso in cui l’Assicurato sia sotto l’effetto di alcolici, secondo quanto previsto dalle norme dello Stato che regolano la circolazione stradale, o sotto l’influenza di droghe o allucinogeni, nonché le conseguenze di proprie azioni delittuose, di partecipazione ad imprese temerarie, salvo il caso di atti compiuti dall’Assicurato per dovere di solidarietà umana o per legittima difesa; 7. dalla guida di veicoli o natanti, se l’Assicurato non è abilitato alla guida a norma delle disposizioni in vigore; 8. da conseguenze di interventi chirurgici, accertamenti e cure mediche non resi necessari da infortunio, gli infarti e le ernie di natura non traumatica. Sono altresì esclusi i danni estetici. Art. 4 ESCLUSIONE DI GUERRA, TERRORISMO E STRAGI DI MASSA Ferme le altre condizioni di polizza e modificazioni della stessa, si concorda che il presente contratto di assicurazione esclude danni o esborsi di qualsiasi natura direttamente o indirettamente derivanti, contribuiti, causati, conseguenti o in relazione con quanto di seguito precisato, indipendentemente da altre cause o eventi che possano aver contribuito, concomitantemente o in altro momento, al danno o costo: 1. guerra, ostilità, operazioni belliche (con conflitti dichiarati o no); 2. invasioni; 3. atti perpetrati da nemici di nazionalità diversa da quella della persona assicurata o del paese nel quale gli atti si verificano; 4. guerra civile; 5. sommosse; 6. ribellioni; 7. insurrezioni; 8. rivoluzioni; 9. rovesciamento di governi legalmente costituiti; 10. tumulti civili che assumano le proporzioni o siano equivalenti ad una rivolta e sommossa; 11. colpi di stato militari o usurpazioni di potere; 12. esplosioni di armi da guerra; 13. l’utilizzazione di armi nucleari, chimiche o biologiche a distruzione di massa, in qualsiasi forma esse siano utilizzate o combinate tra loro; 14. omicidi o assalti per i quali sia stata dimostrata incontrovertibilmente la responsabilità di agenti appartenenti uno stato straniero rispetto alla nazionalità dell’Assicurato, sia nei casi di guerra dichiarata con quello stato sia nei casi in cui non vi siano state dichiarazioni di guerra; 15. attività terroristica.

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Ai fini della presente esclusione: I) per attività terroristica s’intendono l’atto o gli atti perpetrati da un soggetto o da gruppo/i di soggetti, compiuti per ragioni politiche, religiose, ideologiche o analoghe, con l’intenzione di influenzare il governo e/o di seminare il terrore tra l’opinione pubblica o parti della stessa. L’attività terroristica può comprendere, senza essere a questo limitata, il ricorso alla forza o alla violenza e/o la minaccia di ricorrervi. Inoltre potranno essere ritenuti responsabili di attività terroristiche soggetti che agiscano individualmente, ovvero per conto di, o in collaborazione con organizzazione/i o governo/i; II) per utilizzazione delle armi nucleari a distruzione di massa si intende l’uso di ogni tipo di esplosivo nucleare o mezzo di emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di materiale fissile con livello di radioattività con capacità di rendere inabile o portare alla morte persone e animali; III) per utilizzazione di armi chimiche a distruzione di massa si intende l’emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni materiale chimico composto solido, liquido o gassoso, che quando usato causa incapacità, disabilità o morte di persone e animali; IV) per utilizzazione di armi biologiche a distruzione di massa si intende l’emissione o scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni agente patogeno (produttore di malattie), micro-organismi e/o tossine biologiche (inclusi, modifiche genetiche e tossine chimiche) capaci di causare incapacità, disabilità o morte di persone e animali. Esclusi dalla presente copertura assicurativa s’intendono inoltre i danni o gli esborsi di qualsivoglia natura, direttamente o indirettamente causati o in relazione con eventuali azioni intraprese per controllare, prevenire o sopprimere uno o tutti gli eventi di cui ai sopra elencati punti da (1) a (15).

Art. 8 DICHIARAZIONI RELATIVE ALLE CIRCOSTANZE DEL RISCHIO Le dichiarazioni inesatte o le reticenze del Contraente e dell’Assicurato relative a circostanze che influiscono sulla valutazione del rischio, possono comportare la perdita totale o parziale del diritto all’indennizzo, nonché la stessa cessazione dell’assicurazione, ai sensi degli Artt. 1892, 1893 e 1894 del Codice Civile. Al momento dell’ingresso in copertura, l’Assicurato deve necessariamente e preventivamente compilare personalmente e firmare il “Questionario/proposta di assicurazione” per infortuni dei Calciatori Professionisti, che verrà allegato alla polizza e formerà parte integrante del contratto.

Art. 5 PERSONE NON ASSICURABILI Non sono assicurabili le persone colpite da apoplessia, paralisi, infermità mentale, alcoolismo, tossicodipendenza nonché da altre infermità gravi e permanenti e l’assicurazione cessa con il loro manifestarsi. Non sono assicurabili inoltre le persone affette da diabete in terapia con insulina ed epilessia ad eccezione delle persone in possesso di regolare Certificato di Idoneità Sportiva (sono comunque esclusi gli infortuni riconducibili al manifestarsi della malattia). Le persone con difetti fisici o mutilazioni rilevanti sono assicurabili soltanto con patto speciale.

Art. 11 VARIAZIONI DELLE MANSIONI DELL’ASSICURATO Qualora nel corso del contratto si verifichino variazioni di rischio per cambiamento delle attività professionali principali e/o secondarie dichiarate o delle condizioni nelle quali dette attività sono esercitate, o variazioni nelle relazioni contrattuali tra Assicurato e Contraente, l’Assicurato deve darne comunicazione scritta alla Società. Se la variazione implica aggravamento del rischio, tale che la Società non avrebbe sottoscritto l’assicurazione, essa ha diritto di recedere dall’assicurazione con effetto immediato. Se la variazione implica aggravamento che comporti un premio maggiore, la Società può richiedere la relativa modificazione delle condizioni in corso. Se invece la variazione implica diminuzione del rischio, la Società provvede a ridurre correlativamente il premio a partire dalla scadenza annuale successiva, comunicando all’Assicurato le condizioni di assicurazione e la misura del nuovo premio ridotto. Qualora nel corso di validità dell’ Assicurazione, l’Assicurato non sia più calciatore professionista come previsto nelle definizioni, ma continui l’attività di calciatore in società di calcio non professionistiche, la Società, in assenza di sinistri o circostanze dichiarate, considera cessata la copertura e provvede alla restituzione del premio non goduto.

Art. 6 LIMITI TERRITORIALI L’assicurazione vale per il mondo intero. Art. 7 DECORRENZA DELLA CONVENZIONE, DEI SINGOLI CERTIFICATI E PAGAMENTO DEL PREMIO La presente Polizza Convenzione ha decorrenza dalle ore 24,00 del 30/06/2016. I singoli Certificati di Assicurazione hanno effetto dalle ore 24 del giorno indicato in polizza se il premio o la rata di premio sono stati pagati, altrimenti hanno effetto dalle ore 24 del giorno del pagamento. Se il contraente non paga i premi o le rate di premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore 24 del 15° giorno dopo quello della scadenza e riprende vigore dalle ore 24 del giorno di pagamento, ferme le successive scadenze.

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Art. 9 DENUNCIA DI ALTRE ASSICURAZIONI L’Assicurato deve comunicare per iscritto alla Società l’esistenza o la successiva stipulazione di altre assicurazioni per il medesimo rischio. Se l’Assicurato omette dolosamente di dare tale comunicazione, la Società non è tenuta a corrispondere l’indennizzo. In caso di sinistro, l’Assicurato deve dare avviso alla Società di ogni assicurazione esistente e indicare a ciascun Assicuratore il nome degli altri, ai sensi dell’Art. 1910 del Codice Civile. Art. 10 PROVA DEL CONTRATTO E VALIDITÀ DELLE VARIAZIONI La presente polizza ed i relativi allegati, firmati dalla Società per mezzo delle persone all’uopo autorizzate e dall’Assicurato sono i soli documenti che fanno prova delle condizioni regolatrici dei rapporti tra le Parti. Qualunque modifica del contratto non è valida se non risulta da appendice sottoscritta dalle Parti.

Art. 12 CRITERI DI INDENNIZZABILITÀ Si precisa e si conviene che, con effetto dalla data di decorrenza di ogni Certificato di Assicurazione, ogni richiesta di risarcimento derivante da infortunio o malattia o affezione ad ogni


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parte del corpo, qualora tale infortunio o malattia o affezione sia interamente o parzialmente, direttamente o indirettamente causato, agevolato o aggravato da menomazioni, difetti fisici, processi degenerativi o infermità esistenti già prima della data di decorrenza proposta, si intende esclusa dalla copertura. La Società sarà tenuta ad indennizzare solamente le conseguenze dirette ed esclusive dell’infortunio, indipendentemente da condizioni fisiche o patologiche preesistenti o successivamente sopravvenute; pertanto, l’influenza che l’infortunio può avere esercitato su tali condizioni e, allo stesso modo, il pregiudizio che queste possono avere sugli esiti dell’infortunio sono conseguenze indirette e, come tali, non sono indennizzabili. Allo stesso modo, in caso di menomazioni o difetti fisici preesistenti, l’indennità per invalidità permanente sarà liquidata solo per le dirette conseguenze causate dall’infortunio come se quest’ultimo avesse colpito una persona fisicamente integra e sana, senza considerare il maggior pregiudizio derivante dalle condizioni preesistenti, fermo quanto stabilito dal successivo Art. 13. Art. 13 MORTE L’indennizzo per il caso di morte è dovuto se la morte stessa si verifica, anche successivamente alla scadenza del contratto, entro due anni dal giorno dell’infortunio. Tale indennizzo viene liquidato ai beneficiari stessi o, in difetto di designazione, agli eredi dell’Assicurato in parti uguali. L’indennizzo per il caso di morte non è cumulabile con quello di invalidità permanente. Tuttavia, se dopo il pagamento di un indennizzo per invalidità permanente, ma entro due anni dal giorno dell’infortunio e in conseguenza di esso, l’Assicurato muore, i beneficiari, che non sono tenuti ad alcun rimborso, hanno diritto di richiedere la differenza tra l’indennizzo per morte, se superiore, e quello già pagato per invalidità permanente. Qualora a seguito di infortunio indennizzabile a termini di polizza il corpo dell’Assicurato scompaia o non venga ritrovato e si presume sia avvenuto il decesso, la Società liquiderà ai beneficiari il capitale previsto per il caso morte. La liquidazione, sempre che non siano emersi nel frattempo elementi tali da rendere il danno non indennizzabile, non avverrà prima che siano trascorsi sei mesi dalla presentazione dell’istanza per la dichiarazione di morte presunta a termini degli Artt. 60 e 62 del Codice Civile (anche per gli infortuni aeronautici), col periodo minimo di due anni dalla scomparsa. Nel caso in cui, successivamente al pagamento, risulti che la morte non si è verificata o che comunque non è dipesa da infortunio indennizzabile, la Società avrà diritto al rimborso dell’intera somma liquidata. Art. 14 INVALIDITÀ PERMANENTE DA INFORTUNIO L’indennizzo per il caso di invalidità permanente è dovuto se l’invalidità stessa si verifica entro due anni dal giorno dell’infortunio. L’indennizzo per invalidità permanente parziale è calcolato su base INAIL e la percentuale risultante, applicata alla somma assicurata per invalidità permanente totale, in proporzione al grado di invalidità accertata secondo i criteri e le percentuali indicate nella tabella di cui all’allegato 1 del DPR 30 giugno 1965 n. 1124 e successive modifiche, integrazioni e/o interpretazioni intervenute fino alla data di stipulazione del contratto, con rinuncia da parte della Società all’applicazione della franchigia prevista dalla legge salvo quanto previsto dal successivo Art. 15. In caso di mancinismo, le percentuali di invalidità previste per l’arto superiore destro e la mano destra varranno per l’arto superiore sinistro e

la mano sinistra, e viceversa. Se la lesione comporta una minorazione, anziché la perdita totale, le percentuali sopra menzionate vengono ridotte in proporzione alla funzionalità perduta. Nei casi di invalidità permanente non specificati nella tabella di cui sopra, l’indennizzo è stabilito con riferimento alle percentuali dei casi indicati, tenendo conto della diminuita capacità generica lavorativa, indipendentemente dalla professione dell’Assicurato. La perdita totale, anatomica o funzionale di più organi od arti in uno stesso infortunio comporta l’applicazione di una percentuale di invalidità permanente pari alla somma delle singole percentuali dovute per ciascuna lesione, con il massimo del cento per cento. Si prende e si dà atto che, unicamente per gli infortuni muscolari, e la rottura del naso, la percentuale massima di invalidità permanente liquidabile è pari al 6%, fermo restando quanto previsto dall’art.15 e dalle Condizioni Particolari. Art. 15 FRANCHIGIA PER INVALIDITÀ PERMANENTE DA INFORTUNIO In caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che determini un’invalidità permanente, la liquidazione dell’indennizzo verrà effettuata in base alla Condizione Particolare indicata nella scheda di copertura. Art. 16 DANNO ESTETICO - ROMBORSO SPEDE MEDICHE: Si conviene che, in caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che abbia comportato un danno estetico, la Società rimborserà le spese mediche documentate sostenute dall’Assicurato, con un limite massimo dell’1% della somma assicurata indicata in polizza, per gli interventi di chirurgia plastica o stomatologica ricostruttiva. Art. 17 STATO DI GUERRA Sono esclusi gli infortuni derivanti da stato di guerra. Tuttavia l’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da stato di guerra (dichiarata o non) o da insurrezione popolare per il periodo massimo di 14 giorni dall’inizio delle ostilità o della insurrezione, se ed in quanto l’Assicurato risulti sorpreso dallo scoppio degli eventi di cui sopra mentre si trova al di fuori del territorio della Repubblica italiana, dello Stato del Vaticano e della Repubblica di San Marino. La presente estensione non opera in caso di infortuni aeronautici e per coloro che prestano il servizio militare. Art. 18 RISCHIO VOLO L’assicurazione comprende gli infortuni che l’Assicurato subisca durante i viaggi aerei effettuati in qualità di passeggero di velivoli ed elicotteri esercitati da società di traffico aereo regolare, nonché da autorità civili e militari in occasione di traffico civile, da ditte e privati per attività turistica e di trasferimento e da società di lavoro aereo, esclusivamente durante trasporto pubblico passeggeri, ed è prestata per le somme corrispondenti a quelle assicurate con la presente polizza e per i rischi da essa previsti. Restano in ogni caso esclusi i voli effettuati su velivoli ed elicotteri eserciti da aeroclubs. Art. 19 BRICOLAGE L’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da attività inerenti

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ai piccoli lavori manuali – bricolage – espletati con l’uso di utensili domestici anche azionati da motore ed esercitate non a scopo di lucro o commercio. Art. 20 CONVERSIONE DELLA PERCENTUALE - SUPERVALUTAZIONE 1. 1) Nel caso in cui l’infortunio si riferisca agli arti inferiori, la percentuale di invalidità permanente accertata, qualora fosse superiore al 5% per le opzioni A), C), D), o al 7% per l’opzione B), e secondo quanto previsto dall’Art. 14 delle Condizioni Generali, sarà elevata del: • 50% per l’atleta fino al 30° anno di età; • 25% per l’atleta oltre il 30° anno di età. 2. Per i “PORTIERI” la percentuale di supervalutazione di cui al punto 1) sono estese a tutto il corpo. 3. Resta inteso che per determinare la misura dell’invalidità permanente da cui detrarre la franchigia si farà riferimento alla percentuale di invalidità permanente riconosciuta all’Assicurato ed elevata secondo i criteri di cui al precedente punto 1). 4. Per gli infortuni muscolari e la rottura del naso, in nessun caso è prevista l’applicazione della supervalutazione. Art. 21 OBBLIGO DI CURA L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espressa soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto. Art. 22 ETÀ DELL’ASSICURATO Per determinare l’età dell’Assicurato si dovrà fare riferimento all’età del suo ultimo compleanno purché da questo non siano trascorsi più di sei mesi, nel qual caso si farà riferimento al compleanno successivo. Art. 23 DENUNCIA DELL’INFORTUNIO E RELATIVI OBBLIGHI In caso di sinistro l’Assicurato deve darne avviso scritto a Private Broking Srl – Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano - tramite fax +39 02 36758814 o per e-mail convenzione.AIC@privatebroking.it entro 30 giorni dalla data di accadimento dell’infortunio. La denuncia stessa deve contenere l’indicazione del luogo, giorno, ora e causa dell’evento e dovrà essere corredata da certificato medico. L’Assicurato o, in caso di morte, i beneficiari devono consentire alla Società le indagini e gli accertamenti necessari, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. La mancata denuncia entro i termini prescritti può portare alla perdita totale o parziale al diritto all’indennizzo. Art. 24 LIQUIDAZIONE Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comunicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. La liquidazione sarà effettuata entro massimo 60 giorni dalla concorde chiusura del sinistro. L’indennità verrà

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corrisposta in Italia ed in Euro. Art. 25 BENEFICIARI Il beneficiario del presente contratto, quando non sia l’Assicurato stesso, è indicato nella scheda di assicurazione. In mancanza di designazione, i beneficiari sono gli eredi legittimi e/o testamentari. Art. 26 RINUNCIA AL DIRITTO DI SURROGAZIONE La Società rinuncia al diritto di surrogazione verso i terzi previsto dall’Art. 1916 del Codice Civile. Art. 27 CONTROVERSIE SULL’ASSICURABILITÀ DELLE PERSONE, SULLA NATURA E SULLE CONSEGUENZE DELLE LESIONI In caso di controversie di natura medica sulla natura o sulle conseguenze delle lesioni o sul grado di invalidità permanente nonché sull’applicazione dei criteri di indennizzabilità di cui all’Art. 12, le Parti hanno facoltà di conferire, per iscritto, mandato di decidere, a norma e nei limiti delle condizioni di Polizza, ad un collegio di tre medici nominati uno per parte ed il terzo dalle parti di comune accordo o, in caso contrario, dal Presidente del consiglio dell’Ordine dei Medici di Milano. Il Collegio medico risiede a Milano. Ciascuna delle Parti sostiene le proprie spese e remunera il medico da essa designato, contribuendo per metà delle spese e competenze del terzo medico. Le decisioni del Collegio Medico sono prese a maggioranza di voti, con dispensa da ogni formalità di legge, e sono vincolanti per le parti le quali rinunciano fin d’ora a qualsiasi impugnativa salvo i casi di violenza, dolo, errore o violazione di patti contrattuali. I risultati delle operazioni arbitrali devono essere raccolti in apposito verbale, da redigersi in doppio esemplare, uno per ciascuna delle Parti. Le decisioni del Collegio Medico sono vincolanti per le Parti anche se uno dei Medici si rifiuti di firmare il relativo verbale; tale rifiuto deve essere attestato dagli arbitri nel verbale definitivo. È data facoltà al Collegio di rinviare, ove ne riscontri l’opportunità, l’accertamento definitivo dell’invalidità permanente ad epoca da fissarsi dal Collegio stesso, entro tre anni; in tal caso il Collegio potrà concedere una somma da computarsi nella liquidazione definitiva dell’infortunio. Resta infine stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per la garanzia di cui al successivo Art. 35 punto 2 (criteri di indennizzo – condizione speciale di assicurazione - invalidità permanente da infortunio) o di cui all’Art. 40 (criteri di valutazione - invalidità permanente specifica totale da malattia) - indennizzabile a termini di polizza - egli dovrà produrre al Collegio Medico unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, certificazione di non idoneità all’attività agonistica sportiva rilasciata dalla A.S.L. competente o da altro ente equipollente purché riconosciuto dalla F.I.G.C.. Art. 28 COMPETENZA TERRITORIALE Foro competente: Milano Art. 29 IMPOSTE Le imposte e gli altri oneri stabiliti per legge, presenti e futuri, relativi al premio, al contratto ed agli atti da essa dipendenti, sono a carico dell’Assicurato o dei suoi aventi diritto, anche se il paga-


speciale

mento sia stato anticipato dalla Società. Art. 30 COMUNICAZIONI Tutte le comunicazioni alle quali l’Assicurato o gli aventi diritto sono tenuti nel corso del contratto, devono essere fatte con lettera raccomandata al Broker incaricato della gestione del contratto e/o alla Società. Art. 31 RINVIO ALLE NORME DI LEGGE Per tutto quanto non è espressamente disciplinato dalla presente polizza valgono le norme di legge e del Codice Civile. Art. 32 DURATA DELL’ASSICURAZIONE La presente Polizza Convenzione cesserà alla sua naturale scadenza senza obbligo di disdetta. I Certificati di Assicurazione, emessi durante il periodo di validità della polizza convenzione, hanno durata annuale dalla data di ogni singola decorrenza, senza tacito rinnovo e scadranno anch’essi alla data della propria naturale scadenza senza obbligo di disdetta. Art. 33 RECESSO DAL CONTRATTO E ANTICIPATA RISOLUZIONE Entro 90 giorni dalla data di pagamento della prima rata di premio, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di trenta giorni. Parimenti, dopo ogni denuncia di infortunio e fino al novantesimo giorno dal pagamento o rifiuto dell’indennità, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni. In tali casi la Società rimborsa il premio netto in proporzione al tempo che decorre dal momento della cessazione al termine del periodo di assicurazione in corso. Art. 34 CLAUSOLA BROKER E DOMICILIAZIONE Per la stipulazione e gestione della presente Polizza Convenzione e dei Certificati di Assicurazione il Contraente dichiara di aver affidato, per l’intera durata della copertura, l’incarico al Broker Private Broking Srl con Sede Legale in via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano - iscritto alla Sezione B, di cui al Registro Unico degli Intermediari, ai sensi degli artt. 108 e segg. del D.Lgs 209/2005 e s.m.i. Pertanto, agli effetti delle condizioni della presente polizza, gli Assicuratori danno atto che ogni comunicazione fatta dal Contraente/ Assicurato al Broker si intenderà come fatta agli Assicuratori stessi e viceversa, come pure ogni comunicazione fatta dal Broker agli Assicuratori si intenderà come fatta dal Contraente/Assicurato stesso. Gli Assicuratori inoltre, riconoscono che il pagamento dei premi sia fatto tramite il Broker sopra designato. Resta intesa l’efficacia liberatoria, anche a termine dell’Art. 1901 Codice Civile, del pagamento così effettuato. CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA INFORTUNIO Art. 35 CRITERI DI INDENNIZZO A parziale deroga di quanto riportato all’Art. 14 delle Condizioni

Generali, gli infortuni indennizzabili ai sensi del presente contratto verranno liquidati adottando i seguenti criteri: 1. Se l’infortunio determina un’invalidità permanente accertata in base all’Art. 15 delle Condizioni Generali di Assicurazione di grado pari o inferiore alla percentuale delle franchigie previste, non si provvederà ad alcun indennizzo. 2. Per gli infortuni indennizzabili che comportino una incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale sportiva - invalidità permanente specifica totale - la Società liquiderà l’invalidità permanente secondo la seguente scala di indennizzo, senza deduzione di alcuna franchigia: • 100% della somma assicurata per giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni; • 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni Resta inteso che la perdita totale e permanente della capacità specifica ad occupare il ruolo di “Portiere” è considerata perdita totale permanente della capacità specifica all’attività professionale sportiva. 3. Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente specifica totale conseguente ad infortunio indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne della relativa Federazione. 4. Resta stabilito inoltre che, in caso di revoca / perdita / annullamento di licenza da gioco e/o inabilità alla prativa dell’attività professionale di calciatore, la Società pagherà un indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente totale solo ed esclusivamente se l’invalidità permanente accertata sia di grado superiore a: 5. • 10% (dieci per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori fino a 25 anni di età • 15% (quindici per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori tra i 26 e i 30 anni di età • 20% (venti per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori oltre i 30 anni di età. Art. 36 CESSAZIONE DEL CONTRATTO Resta convenuto tra le Parti che, qualora a seguito di infortunio che comporti un’incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale dichiarata nel Questionario, nonché in ogni altro caso in cui l’indennizzo comporti, nell’annualità assicurativa in corso, la liquidazione dell’intera somma assicurata, il presente contratto cesserà automaticamente di aver vigore. CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA MALATTIA Art. 7 LIMITI DELLA GARANZIA L’assicurazione è estesa all’invalidità permanente che comporti, a seguito di malattia insorta successivamente alla data della stipu-

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speciale

lazione del contratto, la perdita definitiva ed irrimediabile all’esercizio dell’attività professionale sportiva a condizione che tale invalidità permanente si verifichi entro 12 mesi dalla cessazione del contratto. Quanto precede vale a condizione che l’Assicurato sia in possesso di “Certificato di idoneità all’attività professionale sportiva” rilasciato a norma di legge. Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente totale conseguente a malattia, indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne delle relative Federazioni.

Art. 40 CRITERI DI VALUTAZIONE Ferme ed invariate le condizioni dell’Art. 12 delle Condizioni Generali di assicurazione infortuni, che sono valide anche per questa estensione alla invalidità permanente da malattia, il riconoscimento della eventuale invalidità permanente da malattia, ai sensi dell’Art. 37, verrà effettuato, purché vi sia completa ed irrimediabile perdita della capacità di esercitare l’attività professionale sportiva e che determini la perdita dell’idoneità all’attività sportivo agonistica, riconosciuta dalla F.I.M.S. (Federazione Italiana Medici Sportivi), secondo la seguente scala di indennizzo:

Art. 38 PERSONE NON ASSICURABILI - ESCLUSIONI Non sono assicurabili le persone affette da tossicodipendenza, alcolismo o infermità mentali e l’assicurazione cessa automaticamente al loro manifestarsi. Sono comunque escluse dall’assicurazione le malattie derivanti direttamente o indirettamente da:

• 100% della somma assicurata per giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni; • 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni; • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni.

• Abuso di alcolici e uso, a scopo non farmaceutico, di psicofarmaci, stupefacenti ed allucinogeni; • Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) o da malattie collegate alla stessa (sindrome correlata all’AIDS); • Trasmutazione del nucleo dell’atomo, ovvero radiazioni provocate dall’accelerazione artificiale di particelle atomiche; • Guerre od insurrezioni.

La percentuale di invalidità permanente dovrà essere accertata non prima di un anno dalla denuncia della malattia. La Società pagherà l’indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente derivante dalla malattia denunciata, esclusi i danni ulteriori attribuibili a situazioni patologiche o infermità preesistenti all’entrata in vigore del contratto e/o a difetti fisici.

Sono inoltre escluse dalla garanzia le conseguenze di infortunio, intendendosi per tale l’evento dovuto per causa fortuita, violenta ed esterna.

Art. 41 PROCEDURE PER LA LIQUIDAZIONE DELL’INDENNIZZO Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comunicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. L’indennità verrà corrisposta in Italia ed in Euro. L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano, a giudizio del medico dell’Assicurato o del medico della Società, portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espresso soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto.

Art. 39 DENUNCIA DELLA MALATTIA E RELATIVI OBBLIGHI L’Assicurato deve dare immediato avviso della malattia al Broker designato in polizza, quando, secondo parere medico, ci sia motivo di ritenere che la malattia stessa, per le sue caratteristiche e presumibili conseguenze, possa interessare la garanzia prestata. La denuncia deve essere accompagnata dalla seguente documentazione, che deve essere presentata entro 30 giorni dalla denuncia di sinistro: • Certificati medici con dettagliate informazioni sulla natura della malattia, sul momento in cui è insorta, sul decorso della malattia, sulle sue possibili conseguenze nonché su ogni conseguenza che potrebbe già essersi verificata; • L’Assicurato dovrà inoltre inviare alla Società – unitamente alla suddetta certificazione medica o successivamente ad essa, ma comunque non oltre un anno dopo la data del sinistro – un certificato medico che attesti l’avvenuta guarigione dalla malattia stessa. L’Assicurato deve sottoporsi agli accertamenti e controlli medici disposti dalla Società, fornire ogni informazione e produrre copia delle eventuali cartelle cliniche complete e di ogni altra documentazione sanitaria, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. Entro un anno dalla data di emissione del certificato medico che conferma l’avvenuta guarigione dalla malattia, l’Assicurato dovrà sottoporre documentazione medica che indichi il grado di invalidità permanente residua quale conseguenza diretta ed esclusiva della malattia.

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Art. 42 DIRITTO ALL’INDENNIZZO Il diritto all’indennità è di carattere personale e non è quindi trasferibile. Tuttavia, se l’Assicurato muore dopo che l’indennità sia stata liquidata o comunque offerta in misura determinata, in tal caso la Società paga agli eredi dell’Assicurato l’importo liquidato ed offerto secondo le norme della successione testamentaria o legittima. Art. 43 CONTROVERSIE In caso di divergenza sull’assicurabilità delle persone, sulla natura o sulle conseguenze della malattia, ai sensi dell’Art. 5 delle Condizioni Generali e dell’Art. 38 delle presenti condizioni per invalidità da malattia, si applicano le norme previste dall’Art. 27 delle Condizioni Generali di assicurazione.


servizi

urativa Infortuni AIC/LLOYD’S za Convenzione AIC con somma assicurata di € 1.000.000, compreso il Fine Carriera – Premio € 9.700. Si potrà proporre una soluzione “mista” che prevede: • Polizza convenzione AIC con somma assicurata € 600.000 – Premio € 6.300 • Polizza Fine Carriera con Somma assicurata € 600.000 – Premio € 3.382,52 A parità (quasi) di Premio Totale Pagato, in caso di fine carriera l’indennizzo sarà di € 1.200.000 invece di € 1.000.000 (+ 20% rispetto alla sola Convenzione AIC da € 1.000.000). Ipotizziamo per l’Esempio 2 anche un infortunio che comporti un’IP dell’8% (p.e. la rottura del LCA). Indennizzo con Polizza AIC, somma assicurata € 1.000.000: € 62.000 Indennizzo con Polizza AIC, somma assicurata € 600.000: € 42.000 Differenza: - 20.000€

CONDIZIONI DI ASSICURAZIONE CONVENZIONE AIC/LLOYD’S STAGIONE 2017/2018 Ricordiamo che anche nella stagione 2017/2018 sarà possibile scegliere una delle 4 Opzioni di Franchigia sull’IP. Le novità (confrontate con la Convenzione 2016/2017) riguardano: 1) Supervalutazione • Supervalutazione del 50% per gli atleti fino a 30 anni di età (era 28) • Supervalutazione del 25% per gli atleti oltre 30 anni di età (era 28) 2) Criteri di indennizzo invalidità permanente totale Sono cambiate le percentuali di invalidità permanente necessaria per ottenere l’indennizzo fine carriera. Nel 2016/2017, per i calciatori oltre 28 anni, era necessaria un’IP di almeno il 20%. Nella convenzione 2017/2018, l’invalidità necessaria sarà invece la seguente: • Fino a 25 anni: invalidità permanente superiore al 10% • Tra 26 e 30 anni: invalidità permanente superiore al 15% • Oltre 30 anni: invalidità permanente superiore al 20% Si innalza inoltre la percentuale di somma assicurata liquidata in caso di Fine Carrie-

ra, passando da: PERCENTUALE DI SOMMA ASSICURATA LIQUIDATA IN CASO DI FINE CARRIERA Età Convenzione 2016/2017 Convenzione 2017/2018

Fino a 28 anni

29 anni

30 anni

31 anni

32 anni

33 anni

34 anni e oltre

100%

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3) Tassi di premio OPZIONE A: Franchigia 5% fino ad Eur 600.000 Età Fino a 24 25 – 32 33 e oltre

Tassi lordi da € 600.000 a € 1.000.000 1,05% (-12,5%) 0,85% (-10,5%) 1,20% (-11,1%) 1,05% (-4,5%) 1,50% (-9,1%) 1,25% (-16,6%) Tassi lordi fino ad € 600.000

Tassi lordi da € 1.000.000 a € 5.000.000 0,80% (-11,1%) 1,00 % (-4,7%) 1,20% (-17,2%)

OPZIONE B: Franchigia 7% fino ad Eur 1.000.000 Età Fino a 24 25 – 32 33 e oltre

Tassi lordi fino ad € 1.000.000 0,85% 0,95% da concordare con l’assicuratore

OPZIONE C: Franchigia 5% fino ad Eur 1.000.000 Età

Tassi lordi fino ad € 1.000.000

Fino a 24 25 – 32 33 e oltre

1,30% (-10,3%) 1,45% (-10,5%) 1,65% (-17,5%)

Tassi lordi da € 1.000.000 a € 5.000.000 0,80% (-11,1%) 1,00 % (-4,7%) 1,20% (-17,2%)

OPZIONE D: Franchigia 4% fino ad Eur 600.000 Età Fino a 24 25 – 32 33 e oltre

Tassi lordi da € 600.000 a € 1.000.000 1,40% (-6,6%) 0,85% (-10,5%) 1,60% (-5,8%) 1,05% (-4,5%) 1,80% (-14,2%) 1,25% (-16,6%) Tassi lordi fino ad € 600.000

Tassi lordi da € 1.000.000 a € 5.000.000 0,80% (-11,1%) 1,00 % (-4,7%) 1,20% (-17,2%)

In rosso la percentuale di riduzione rispetto ai tassi della stagione in fase di conclusione (2016/2017)

Ricordiamo una volta di più che tutte le coperture includono le seguenti garanzie: • Strappi e sforzi muscolari. • Ernie Traumatiche • Rotture sottocutanee e tendinee (di natura traumatica) • Distaccamento di retina • Frattura del setto nasale • Supervalutazione dell’Invalidità Permanente prima di sottrarre la franchigia. • Danno Estetico nella misura del rimborso delle spese mediche. Confermate anche le modalità operative di accensione di ogni singola polizza, che avverrà sempre ed esclusivamente attraverso l’adesione individuale del singolo calciatore che nel questionario proposta compilato e sottoscritto dovrà ancora indicare l’opzione assicurativa prescelta.

PRIVATE BROKING Srl (broker d’assicurazione) continuerà a svolgere la propria attività di supporto ad AIC e ad ogni associato, mettendo a disposizione di tutti i calciatori i propri consulenti specializzati ai quali potrete fare riferimento per ogni necessità assicurativa: PRIVATE BROKING Srl - Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano – Rif. Luca Soglio Tel. 02 36758802 - Fax 02 36758814 - Email: convenzione.AIC@privatebroking.it. Per chi volesse ottenere ulteriori informazioni in merito alla nuova convenzione sarà possibile telefonare alla Segreteria AIC (0444 233233 Avv. Umberto Calcagno). È doveroso ricordare nuovamente a tutti gli Associati che avessero acceso una polizza in adesione alla nostra Convenzione, che il contratto è individuale, ha una data di inizio e una data di scadenza proprio, riportato sul frontespizio di polizza. Le polizze non prevedono il tacito rinnovo: pertanto le garanzie assicurative cesseranno alle ore 24,00 della data di scadenza. Il rinnovo dovrà essere sempre effettuato tramite la compilazione del questionario sanitario. Solo con la stipula del nuovo contratto singolo, verranno applicate le nuove condizioni concordate per la Convenzione. Un ultimo importantissimo consiglio; contestualmente alla firma della richiesta di adesione per l’emissione del contratto d’assicurazione, è fatto obbligo sottoscrivere il questionario anamnestico: ricordiamo che dichiarazioni inesatte o eventuali reticenze contenute in questi documenti possono comportare la non indennizzabilità dei danni. Di tali moduli si terrà conto sia in fase di assunzione, sia in fase di liquidazione del sinistro, ad esclusione dell’ipotesi di “Invalidità specifica totale da malattia”, per la quale la copertura di eventuali malattie dichiarate dall’assicurato si intenderà esclusa, potendo essere specificatamente ricompresa solo a discrezione della compagnia, se precisata e riportata nel certificato di assicurazione.

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Il caso Obodo/Dinamo Minsk Un caso molto interessante, per i riflessi che può avere anche a livello domestico, è stato dibattuto dalla DRC della FIFA (decisione assunta il 23 luglio 2015) e, in secondo grado, dal CAS (13 maggio 2016), e si riferisce ad una controversia tra il calciatore nigeriano Christian Obodo, più che egregiamente difeso dall’avv. Luca Miranda, componente dell’ufficio legale AIC, e il club bielorusso Dinamo Minsk. In sintesi, i fatti: Christian Obodo (ben noto in Italia, 206 presenze in Serie A con Perugia, Fiorentina, Udinese e Lecce e 16 in Serie B con il Torino) e la Dinamo Minsk stipulano un contratto di lavoro valido dall’11 febbraio 2013 al 31 luglio del 2014. Appena sottoscritto il contratto, il calciatore evidenzia la presenza di un infortunio per ovviare al quale, tra il 18 marzo 2013 ed il 25 giugno 2013, viene sottoposto a vari test e terapie, dentro e fuori la Bielorussia e sempre con l'approvazione del club. Ciò nonostante, Obodo non recupera e data la persistente condizione di inabilità, da maggio 2013 la Dinamo decide autonomamente di sospendere la corresponsione degli emolumenti contrattuali. Il 26 giugno 2013 il club intende sottoporre il giocatore ad un altro test medico ma il giocatore rifiuta insistendo sul fatto che eventuali ulteriori esami debbano essere eseguiti in un Centro Medico di Eccellenza FIFA. Il 27 giugno 2013, e senza la preventiva approvazione del club, il giocatore si reca in Italia per sottoporsi ad un esame medico avendo però cura di avvisare la società, tramite il proprio legale, e confermando di rimanere comunque "a completa disposizione del club." Il 28 giugno 2013 la Dinamo comunica al giocatore che si è assentato senza permesso e, dopo un nutrito scambio di corrispondenza e nonostante nel frattempo Obodo sia tornato a Minsk, il 9 ottobre 2013 rescinde unilateralmente il contratto. Il 9 aprile 2014 il calciatore decide di rivolgersi alla DRC della FIFA chie26

dendo: a) il pagamento degli stipendi arretrati, b) una compensazione (risarcimento) per la rottura unilaterale del contratto; c) un risarcimento per l’infortunio e i danni conseguenti subiti; d) il rimborso delle spese mediche. Veniamo ora, in estrema sintesi, a quanto deciso dalla DRC e, successivamente, dal CAS.

FIFA DRC Dopo aver esaminato gli argomenti delle parti, la DRC prende in considerazione i seguenti elementi: a) il calciatore si è effettivamente infortunato, è stato assente nel periodo 27 giugno 2013/9 settembre 2013 ed è partito per sottoporsi a cure mediche e riabilitative senza aver ottenuto l'approvazione del club; b) in generale, l'assenza ingiustificata di un giocatore, in determinate circostanze, può essere considerata come un motivo valido per consentire al club di risolvere il contratto di lavoro. Ciò premesso, la DRC ha altresì considerato il linguaggio, nel senso di contenuto, delle lettere inviate dal club nel mese di agosto e dalle quali si evince l’accettazione del fatto che la riabilitazione del giocatore abbia luogo in Italia. Di conseguenza, l'assenza di Obodo per il periodo sopra indicato, in questo specifico caso, non può essere considerata come un giustificato motivo che consenta alla Dinamo Minsk di chiedere ed ottenere la risoluzione del contratto di lavoro. Di conseguenza, il calciatore deve ricevere sia gli emolumenti contrattuali in sospeso così come un risarcimento del danno per la rottura unilaterale del contratto.

CAS A seguito di ricorso presentato dalla Dinamo Minsk l’8 dicembre 2015, il CAS (nella persona del giudice unico Pintò Sala) riesamina la vertenza e, analogamente a quanto rilevato dalla DRC, osserva che l'avvocato del giocatore ha tempestivamente informato il club sulla visita medica e sul programma riabilitativo da svolgere in Italia. Inoltre, il calciatore comunica di rimanere "a completa disposizione del club" e, così facendo, non solo rispetta i propri obblighi contrattuali ma anche il "il principio generale della buona fede nell'esecuzione dei contratti." Secondo il CAS, anche il successivo comportamento del giocatore durante il suo soggiorno in Italia, con continui e costanti aggiornamenti e documentazioni mediche puntualmente forniti alla Dinamo, conferma la buona fede e il corretto adempimento del contratto da parte di Obodo. Inoltre, il CAS osserva ulteriormente: a) quando il giocatore parte per l'Italia, il club ha già sospeso il pagamento delle mensilità; b) come deducibile dalla corrispondenza intercorsa tra le parti, la Dinamo ha tacitamente acconsentito alla permanenza del giocatore in Italia e non ha chiesto o imposto multe al calciatore (provvedimento peraltro consentito in applicazione del contratto di lavoro); c) anche osservando tutte le prescrizioni ricevute dal club, dopo 3 mesi di cure in Bielorussia l’infortunio non era ancora stato risolto: pertanto, citiamo testualmente, “In queste circostanze, l'Arbitro


calcio e legge

FIFA:

alcune statistiche interessanti Un recente report della FIFA presenta alcuni interessanti dati statistici che, pur se elencati in ordine sparso, hanno il merito di fotografare numero ed incidenza dei contenziosi aventi incidenza internazionale nonché la diffusione di patologie, come la morosità, che affliggono i calciatori nei loro rapporti con le rispettive società.

Unico ritiene che fosse lecito (per il calciatore) cercare un parere alternativo ed indipendente da parte di un centro medico specializzato al fine di tutelare e garantire il suo diritto fondamentale alla salute, dato che il club non era stato in grado di farlo”. Di conseguenza e tutto ciò considerato, il CAS perviene alla conclusione che il club non abbia avuto una giusta causa per la quale risolvere unilateralmente il contratto con Obodo ma che, al contrario, la risoluzione sia sleale (unfair) ed illegale (abusive). Inoltre, anche la invocata, dal club, presunta scarsa forma fisica del calciatore una volta ritornato a Minsk non può essere motivazione sufficiente per ottenere una risoluzione, anche perché non dimostrata dalla Dinamo e comunque presumibilmente conseguenza dell’infortunio dal quale stava cercando di riprendersi. Pertanto, confermando la decisione di primo grado della DRC, il calciatore ha il diritto di ricevere sia gli emolumenti contrattuali non corrisposti che l’importo già individuato a titolo di risarcimento del danno per la rottu-

VERTENZE Nel 2016 gli organi deputati a risolvere contenziosi riguardanti lo status od il trasferimento dei calciatori hanno deliberato per 4.413 volte, così ripartite percentualmente: • 61% per questioni relative ai trasferimenti dei minori e al rilascio del CTI (transfer internazionale). I trasferimenti internazionali di giocatori aventi meno di 18 anni non sono consentiti salvo le seguenti tre eccezioni: a) i genitori del giocatore si trasferiscono per motivi indipendenti dall’attività sportiva del medesimo; b) il trasferimento avviene all’interno del territorio dell'UE o dell’AEE (Area Economica Europea), e il calciatore ha un’età compresa tra i 16 ed i 18 anni; c) il calciatore vive in una regione di frontiera, ad una distanza massima di 50 km dal confine e il club in cui il calciatore desidera allenarsi si trova ugualmente ad una distanza massima di 50 km dal confine. • 28% dalla DRC – Dispute Resolution Chamber, e quindi per contenziosi controversie fra società e calciatori in relazione al mantenimento della stabilità conra unilaterale del contratto, entrambi maggiorati con gli interessi decorsi fino alla data dell’effettivo pagamento. In conclusione, almeno in casi strutturati come quello appena esposto, vanno sottolineati due elementi essenziali: a), l’eventuale malattia o infortunio

trattuale, in materia di rapporti di lavoro di carattere internazionale, controversie relative all’Indennità di Formazione (art. 20) e al Meccanismo di Solidarietà (art. 21) fra società appartenenti a federazioni differenti oppure controversie relative al Meccanismo di Solidarietà (art. 21) fra società appartenenti alla stessa federazione nel caso in cui il trasferimento del calciatore oggetto della controversia avvenga tra club appartenenti a differenti federazioni. • 8% dal PSC - Players Status Committee per controversie fra la società ed un allenatore che abbiano una dimensione internazionale o fra società appartenenti a federazioni differenti che non rientrano nei casi di competenza della DRC. • il residuo 3% relativo a conteziosi riguardanti l’eleggibilità dei calciatori e le terze parti.

MOROSITÀ Nel 2016 sono stati sottoposti alla giurisdizione della FIFA 155 casi di morosità (cioè il constatato ritardato pagamento degli emolumenti contrattuali protratto per più di 30 giorni) e 70 casi relativi alla mancata corresponsione dell’indennità di trasferimento tra clubs. I 225 casi hanno avuto il seguente esito: • 34 sono stati risolti amichevolmente; • 77 sono tati respinti per carenza di prove giustificative; • 104 sono stati decisi a favore della parte attrice. del calciatore non può automaticamente costituire una base certa affinché il club ottenga la risoluzione di un contratto per giusta causa; b) un’assistenza legale qualificata è essenziale per ridurre il rischio di subire, in giudizio, provvedimenti a favore delle società ed a danno del calciatore. 27


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di Fabio Appetiti

Salvatore Gulli, commissario prefettizio

Se lo Stato vince a San Luca C’è voluto un po’ di tempo per metabolizzare le emozioni vissute a San Luca con quei 200 bambini, figli di una terra che ha visto scorrere troppo sangue. Soprattutto quando porti certi cognomi e alle spalle hai, senza colpa, storie di dolore, perdita, carcere. Dopo un mese la parola “orgoglio” è quella che mi viene di esprimere con più chiarezza. Noi siamo stati a San Luca a raccontare un’altra storia. E siamo stati quel po’ di luce che fa sperare la parte sana della popolazione e forse anche quella che sana non è, del resto al campo c’erano pure loro. Potere del calcio. Il 2 giugno, giorno dell’arresto del boss latitante, neanche il miglior regista sarebbe riuscito a costruire due scenari così paralleli, sirene della polizia e baciamani di là, bambini e palloni di qua. Sembrava una fiction ma era realtà. La realtà di San Luca, che oggi come mai in passato, sta provando a cambiare. Parliamo con il commissario alle 10 di sera di lunedì 3 luglio, dopo una lunga giornata passata con il Ministro Minniti e le massime autorità ecclesiastiche e della magistratura in visita al Santuario di Polsi, quello considerato il “santuario della ‘ndrangheta”. Partiamo da qui… “Si è stata una giornata significativa e di grande valore che rimarrà nei cuori di tutti i calabresi onesti. La presenza del Ministro Minniti è il segnale di una attenzione e di una presenza che ogni giorno cresce da parte dello Stato verso queste terre. Anche la chiesa è decisa a rompere ogni tipo di ambiguità e tolleranza verso questi fenomeni che in passato si sono verificati intorno al Santuario di Polsi in occasione della festa del 2 settembre, quando diventava teatro di summit tra i vari capi della ‘ndrangheta. Questo non è più ammissibile. Il santuario deve rimanere solo il luogo di culto dei tanti calabresi credenti e patrimonio di tutti i cittadini onesti e per questo il governo si è impegnato a migliorare le strade e rendere accessibile a tutti l’arrivo al santuario. Un santuario che si trova a 2000 metri in uno scenario dell’Aspromonte incantevole di cui non ci si può non innamorare. Come ha detto il ministro Minniti “Dio nulla ha a che vedere con la ‘ndrangheta”. Facciamo un breve bilancio del suo

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lavoro: la chiamano “U sinnaco” ma sindaco non è perché a San Luca non si vota da anni… “I due anni che sono stato qui a San Luca sono volati e ho dato tutto me stesso per ristabilire regole e legittimità dello Stato nell’interesse della collettività di San Luca. Qui nessuno voleva venire a fare il commissario e di certo quando sono stato scelto ho capito che non avevo vinto un biglietto al luna park. Mi sono messo al lavoro a testa bassa con le mie idee e, se sono arrivati dei risultati, lo devo anche ad una squadra di dipendenti comunali che, dopo un po’ di diffidenza, si è messa al servizio mio e di tutto il Paese. Oggi sono orgoglioso del lavoro fatto. A San Luca nessuno pagava l’acqua, la raccolta di nettezza urbana veniva fatta sporadicamente e il concetto di regole era molto labile. Oggi le cose sono cambiate, tutti pagano l’acqua, curano la pulizia e come Comune abbiamo anche razionalizzato e efficientato la macchina amministrativa, in modo da avere più soldi da investire in attività di natura sociale e culturale. Il lavoro è stato duro ma non mi sono mai scoraggiato”. Un po’ di storia di San Luca è necessaria: viene definita la mamma della ‘ndrangheta, a che deve questa triste fama? “Intanto va detto che San Luca è anche la patria di Corrado Alvaro il grande scrittore calabrese che si è battuto contro la ‘ndrangheta e del prete Don Stefano de Flores teologo di fama internazionale. Poi è inutile negare che la fama o meglio la “cattiva fama” è basata su basi reali. San Luca è stato il paese da dove la ‘ndrangheta

Salvatore Gulli nominato Commissario nel 2015 per la provvisoria gestione (con i poteri spettanti al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio Comunale) del Comune di San Luca fino all’insediamento degli organi ordinari. In basso, un momento dell’incontro tra Nazionale Cantanti (rinforzata da Tommasi e Perrotta) e Nazionale Magistrati del 21 aprile scorso in occasione dell’inaugurazione dell’impianto sportivo.

gestiva il narcotraffico internazionale, è il paese della strage di Duisburg e di Luino e delle faide familiari. È infine il paese da dove partivano i sequestri di persona che venivano nascosti in Aspromonte. Un fenomeno criminale che terminò dopo il sequestro Casella, con la “mamma coraggio” che scese nella Locride a chiedere la liberazione del figlio e trovò la solidarietà proprio delle donne di San Luca .Queste sono cose che non si possono negare e che hanno dato a San Luca questa triste fama, sulla quale poi però spesso si è speculato. A San Luca non sono tutti ‘ndranghetisti e soprattutto oggi c'è voglia di cambiare pagina”. La San Luca che rinasce intorno a un campo di calcio: raccontiamo quella indimenticabile giornata del 21 aprile con l’inaugurazione del campo sportivo di fronte a migliaia di bambini… “Sì, a San Luca il campo c’era ma era ormai in stato di abbandono e decadenza. I ragazzi che volevano giocare a calcio erano costretti, ogni giorno, a fare 25-30 km per raggiungere i campi circostanti tornando alle 9 o alle 10 di sera. Circa un anno e mezzo fa, ricorderai, fu Mimma Pacifici della Cgil di Reggio Calabri che cominciò ad organizzare incontri e sopralluoghi per attirare attenzione e venire incon-


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vincerà ovunque tro alle richieste delle mamme di San Luca preoccupate per i propri bambini. È stata la Ministra Boschi poi, a cui va tutto il mio ringraziamento, dopo una visita qui in Calabria a raccogliere questa sfida e a decidere che era arrivato il momento di ricostruire lo stadio e metterlo a disposizione di tutti. E proprio grazie ad un finanziamento del Dipartimento delle Pari Opportunità siamo riusciti a far partire i lavori. Il 21 aprile è stato il coronamento di un sogno a cui abbiamo lavorato in tanti, con tanti momenti di difficoltà ed a tutti va il mio ringraziamento, dagli operai di Calabria Verde a quelli dell’Anas che ci hanno lavorato a ritmo incessante, fino alla Nazionale Cantanti e all’Associazione Italiana Calciatori che ci è stata vicino dall’inizio di questo progetto. È stata una giornata meravigliosa e indimenticabile”. E dopo l’inaugurazione un altro momento che i bambini di San Luca non dimenticheranno, il Camp di AIC e il progetto “Olimpiadi della Legalità”: cosa ha significato questa presenza per i 200 bambini iscritti? “È stata una presenza significativa ed un grande successo e colgo l’occasione per ringraziare, a nome di tutto il paese, tutti i tecnici dello staff che hanno saputo calarsi in una realtà particolare. Come sempre succede qui a San Luca, all’inizio c'è sempre diffidenza ma poi abbiamo dovuto arrestare le iscrizioni se no sarebbe stato ingestibile: tutti i bambini volevano esserci. Vedere 200 bambini e bambine giocare insieme, forse chi non è di San Luca non può capire, personalmente mi ha riempito il cuore (anche a noi..ndr). Ma ora dobbiamo dare continuità al progetto e spero che presto possiate tornare e magari, con il vostro aiuto, dare vita ad una scuola calcio comune. Sarebbe una grande occasione per questi ragazzi che amano il calcio”. Proprio nei giorni di presenza del Camp AIC veniva arrestato uno dei boss più pericolosi, latitante da 25 anni. Voglia di riscatto da una parte e passato che ritorna dall'altra... “Queste sono le contraddizioni di San Luca ma il nostro impegno è non far

tornare il passato e costruire un futuro diverso. A san Luca come è tornato lo sport, deve tornare anche la democrazia e quindi la normalità. Questo deve essere il mio ultimo anno e il prossimo si debbono celebrare le elezioni e il paese dovrà tornare a scegliere democraticamente i propri rappresentanti. Purtroppo ha fatto più notizia l’arresto di un boss latitante da 25 anni con relativo baciamano, che le tante mamme di San Luca che erano allo stadio a portare dolci e torte insieme a 200 bambini. Si è preferito pescare immagini di archivio con mitra e sequestri, piuttosto che raccontare la storia attuale di famiglie che in passato erano divise da faide e oggi si ritrovano fianco a fianco intorno a un campo di calcio. Dopo le mie proteste, riconosco però alla Rai e al Tg3 di aver fatto uno sforzo per raccontare quotidianamente la San Luca che vuole rinascere, raccontando i progetti educativi fatti con la scuola e con lo sport. Non siamo il paese del baciamano al boss”. San Luca è il paese dei bambini, quasi il 40% sono minori e il tasso di natalità è tra i più alti di Italia: una sorpresa che non ti aspetti. Che programmi ci sono per loro? “Noi dobbiamo lavorare sui bambini se vogliamo cambiare San Luca. Con la scuola abbiamo fatto dei corsi di legalità con le forze dell'ordine e della magistratura. Poi ho fatto spostare la sede di Save the Children, che ha realizzato tanti progetti per i minori, da Bianco a San Luca così per avere un presidio sul territorio. È storia di questi giorni un progetto con 6 assunzioni dell'Associazione Civitas Solis ai quali daremo un immobile per portare avanti iniziative di solidarietà e di assistenza sul territorio per famiglie bisognose. E ovviamente il progetto del campo sportivo e quello di cui abbiamo parlato realizzato con Assocalciatori e Auser con le "Olimpiadi della Legalità", un progetto misto che oltre lo sport prevede lavori di manualità in laboratorio dentro la scuola. A proposito di calcio voglio ricordare che c'è anche una squadra di Calcio a 5 Femminile che a giugno è andata a fare un torneo a Coverciano organizzato dalla Figc. In ultimo mi piacerebbe poter organizzare in futu-

ro un grande torneo internazionale di calcio dedicato ai ragazzi. Se il nostro messaggio arriva ai bambini forse possiamo cambiare i loro destini che non saranno più segnati come in passato”. C'è un messaggio che vuole inviare alle istituzioni che lei qui rappresenta? “Stateci vicino e continuiamo a tenere accesa la luce sul paese. Aiutateci a completare quello che abbiamo iniziato soprattutto in merito all'impianto sportivo, vero cuore pulsante della rinascita. Mi rivolgo, ovviamente, in modo particolare al dipartimento Pari Opportunità della Dottoressa Boda che ci ha aiutato molto ma anche ad altre istituzioni come Coni e Regione Calabria. Abbiamo bisogno di trovare altri finanziamenti, così potremo realizzare un altro campo sintetico accanto a quello in erba, la pista di atletica e un percorso vita anche per i meno giovani che vogliono fare sport. Ma l’importante ripeto è continuare ad essere presenti con tutte le iniziative possibili, non possiamo deludere le aspettative di tutti coloro che credono che oggi a San Luca si possa cambiare. Spero di vivere un altro 21 aprile ma soprattutto il mio orgoglio sarà vedere questo campo funzionare e vederci ogni giorno dentro famiglie e bambini. Lo sport può essere davvero il linguaggio universale in grado di dare a questi ragazzi valori ,regole, legalità. C’è tanta strada da fare, ma se lo stato vince a San Luca vincerà ovunque”. Torneremo presto "Sinnacu"…

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segreteria

Audizione AIC alla Camera

Parità di genere nello sport e professionismo femminile Si è svolta il 6 luglio scorso, presso la VII commissione Cultura della Camera dei deputati, presieduta dall’ onorevole Flavia Piccoli Nardelli, l’audizione riservata all’Associazione Italiana Calciatori su alcuni testi di legge: parità di genere nello sport e professionismo femminile, con prima firmataria l’On. Laura Coccia, e proprietà delle società professionistiche a prima firma dell’on. Attaguile. Per AIC erano presenti il Presidente Damiano Tommasi, Katia Serra Responsabile del Settore Calcio Femminile, Ilaria Pasqui Responsabile Ufficio Legale Dilettanti, e Fabio Appetiti delle Relazioni Istituzionali. La discussione, a cui hanno partecipato esponenti di tutte le forze politiche, si è incentrata sulle difficoltà strutturali e culturali dello sport al femminile in Italia, in modo particolare sul calcio, dove il nostro paese sconta un ritardo decennale rispetto ad altre federazioni europee.

Nel suo esposto, Tommasi ha rappresentato anche i passi avanti fatti in questi anni, frutto delle battaglie delle calciatrici coordinate da AIC culminate nello sciopero del 2015, e da una maggiore consapevolezza da parte della FIGC che, proprio lo scorso mese, ha affidato alla nostra rappresentante in Consiglio Federale Sara Gama la delega in materia di calcio femminile.  Tommasi ha  concluso dando il massimo sostegno a tutti i percorsi legislativi in atto che prevedano maggior tutele e garanzie nei confronti delle calciatrici, fino a quello che sarà l'approdo definitivo nel professionismo, come anche di tutto il restante mondo dilettantistico, auspicando una definitiva rivisitazione della Legge 91. Numerose le domande e le osservazioni provenienti dai diversi onorevoli presenti (Coccia, Blazina, Valente) che hanno auspicato l'apertura di un tavolo di confronto tra governo e parlamento in grado

di poter definire interventi concreti prima della fine della legislatura. Sul tema delle proprietà delle società, il Tommasi ha ricordato il suo intervento in passato, sottolineando come sia necessario tutelare il valore sociale di una società di calcio, da imprenditori poco interessati a tutelare il patrimonio sportivo che questa rappresenta nei confronti della propria città e dei propri tifosi.

Università del Calcio

Michael Agazzi: "Il futuro è adesso" Cosa ti ha portato ad iscriverti a questo corso? “Questo corso è la prima cosa davvero importante per un giocatore che può aiutare concretamente a crearsi un futuro post-carriera. Il nostro lavoro è un’esperienza bellissima ma finisce presto e, a 30 - 35 anni non sai come inserirti nel mondo del lavoro”. Cosa ti aspetti professionalmente da questo corso? “Vorrei aumentare il mio livello di competenza. Prima del corso c’erano molte cose che non sapevo e altre di cui ero a conoscenza ma che ho approfondito con grande piacere. Psicologia, per esempio, ti offre punti di vista differenti, altre prospettive che da giocatore non prendi in considerazione, nemmeno quando ti alleni o giochi”.   L’esame più interessante e quello più difficile “Il più interessante per me? Psicologia. Un 30

percorso importantissimo, la materia per eccellenza in qualsiasi ambito lavorativo. Tra i più difficili potrei indicare biologia. Davvero tosta: terminologia molto specifica, ci vogliono molta attenzione e molta memoria. È una materia che considero oggettivamente difficile”. Come coniughi lo studio con la professione di calciatore? “Studio la mattina molto presto e la sera tardi, quando mio figlio dorme. È un po’ complicato ma con la giusta organizzazione, la costanza e la voglia di fare tutto è possibile”.   Come pensi di mettere in pratica quanto studiato e cosa ti piacerebbe fare dopo la laurea? “Dopo la laurea mi piacerebbe de-

dicarmi totalmente a qualcosa di mio, ad una attività dove si possano unire la mia passione per il calcio e per lo sport agli aspetti educativi e di crescita. Vorrei aprire un centro polifuzionale, attivare all’interno una Scuola Calcio “non competitiva” e una Scuola Portieri. Vorrei partire dal bambino, dalle sue capacità e dalle sue caratteristiche e disegnare un percorso “su misura” per ciascuno di loro”. Consiglieresti questo corso e perché? Sono certo che lo studio aiuti a crescere. Questa è certamente una buona opportunità, un cammino utile soprattutto per chi svolge la nostra professione e ha voglia di prepararsi al meglio per il futuro.


servizi

In collaborazione con l’Istituto di Credito Sportivo

Da calciatore a imprenditore Si è svolto a Roma, dal 19 al 21 giugno, il primo corso organizzato dall’AIC per la gestione degli impianti sportivi e delle scuole calcio. Un corso di formazione, riservato agli associati AIC, su come gestire, progettare, ristrutturare un centro sportivo e come gestire una scuola calcio seguendo il modello formativo proposto dall’Associazione Italiana Calciatori: questo l’obiettivo di “Da calciatore ad imprenditore”, la tre giorni, svoltasi a Roma nel giugno scorso, che ha anche fornito gli elementi utili

per l’accesso alla linea esclusiva di finanziamento istituita dall’Istituto di Credito Sportivo per gli iscritti all’AIC. L’iniziativa formativa ha visto una straordinaria partecipazione di circa 50 calciatori giunti per approfondire, insieme ai 17 coach e formatori, possibilità e prospettive per il proprio futuro. Tre giornate caratterizzate dall’analisi del settore sportivo in ottica imprenditoriale, con particolare riferimento a come e cosa fare per realizzare e gestire un impianto o una scuola calcio. Il corso, nato dalla collaborazione AIC-ICS, è stato aperto, il primo giorno, con la presentazione da parte di Eliana Ventola (ICS) e Fabio Appetiti (AIC), seguita dall’intervento dell’avv. Diego Bonavina (AIC Onlus) che ha presentato la ricerca “Secondo Tempo”, un focus sulla seconda vita professionale dei calciatori dopo il campo.

Quindi Eduardo Gugliotta (ICS) ha illustrato nel dettaglio i particolari della convenzione tra ICS e AIC approfondendo il tema legato ai finanziamenti dell’Istituto di Credito Sportivo. Verzaro e Panfili (L4V) sono intervenuti sul tema “Come costruire, ristrutturare, gestire un impianto sportivo” e chiusura affidata agli esperti di CALIGO' sulla progettazione e realizzazione di un impianto sportivo. La seconda giornata è proseguita con le lezioni tenute da Simone Perrotta con Stefano Ghisleni e Veronica Brutti sulla “Scuola calcio secondo AIC: un modello sportivo-educativo”, e gli interventi di Valerio Bernardi (AIC) e Massimo Pasquali Coluzzi (ICS) sulla “Normativa, sicurezza, forma giuridica e contratti di lavoro”. In chiusura di corso, gli interventi di Fabio Poli (AIC) su “Comunicazione e sponsorizzazioni: il «radicamento territoriale» come risorsa concreta”, e le conclusioni di Eduardo Gugliotta (ICS), Damiano Tommasi (AIC) e Paolo D’Alessio (ICS).

Nasce la nuova convenzione ICS-Assocalciatori Una partnership consolidata quella tra l’Istituto per il Credito Sportivo e l’Associazione Italiana Calciatori che si rafforza maggiormente grazie a due importanti iniziative. Siglata infatti il 21 giugno scorso da Damiano Tommasi, Presidente di AIC e Paolo D’Alessio, Commissario Straordinario dell’Istituto per il Credito Sportivo, la nuova convenzione triennale che consentirà ai calciatori che vogliono investire nell’impiantistica sportiva di usufruire di vantaggi e agevolazioni grazie ai Fondi Speciali gestiti dall’ICS. 5 mln a tasso ZERO per mutui fino a € 200.000,00 in 10 anni, su un plafond complessivo di 25 mln di euro stanziato dal Credito Sportivo per dare un impulso importante all’imprenditorialità di settore. L’agevolazione è volta a favorire soprattutto gli ex atleti o atleti a fine carriera con massimo 45 anni di età, che abbiano disputato le principali competizioni interna-

zionali o giocato nei maggiori campionati nazionali organizzati dalle rispettive Leghe (A, B Lega Pro, Dilettanti Serie D per gli uomini, Serie A LND per le donne e calcio a 5). I restanti 20 mln di euro, saranno finanziamenti agevolati con contributo negli interessi per società ed associazioni nelle quali i calciatori, anche in attività, svolgano in qualità di titolari, azionisti, amministratori, dirigenti o presidenti, attività di gestione, o attraverso le quali abbiano la proprietà di impianti sportivi. Gli interventi previsti riguarderanno costruzione, ristrutturazione, completamento, attrezzatura, messa a norma, efficientamento energetico e acquisto, di impianti sportivi, delle relative aree e di strutture a servizio o complementari agli impianti stessi. La firma di questo accordo è avvenuta volutamente in concomitanza del primo corso di formazione “Da calciatore a im-

prenditore”, svoltosi dal 19 al 21 giugno presso la sede del Credito Sportivo. Il corso e la convenzione sono stati pensati proprio per accompagnare ex professionisti e calciatori in attività, in un percorso di sviluppo professionale e imprenditoriale atto a favorire l’inserimento lavorativo degli atleti.

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servizi

di Claudio Sottile

Grazie alla partnership AIC/ College Life Italia

American Soccer Dream

Il nuovo Mondo è ancora l’America. Questa è la storia di tredici ragazzi, calciatori associati AIC, vincitori di borse di studio per andare a studiare (e giocare) negli USA: Francesco Ambrosino (Campbellsville University), Luca Battistotti (Montana State), Francesco Cianci (Oral Roberts University), Marco Corà (Rockhurst University), Matteo Costa (Cowley College), Vincenzo Esposito (Mercyhurst University), Andre Frassine (Merrimack University), Dominique Giovannini (Cowley College), Giovanni Giraudo (Truett McConnell University), Riccardo Iafrate (University of Albany), Kevin Myftiu (Mid American), Filippo Pirola (Central Connecticut), Mirko Ronchi (Florida Institute of Technology). L’avv. Francesco Caruso, fiduciario AIC che ha seguito la convenzione, ci racconta il progetto College Life Italia.Ambrosino e Pirola, nei giorni della maturità scientifica, invece ci svelano le loro ambizioni stelle e strisce. Il loro volo è schedulato per il 3 agosto. Il loro passaporto è pronto: manca soltanto il visto per un sogno americano che si chiama soccer, che si chiama football, che si chiama calcio. Che si chiami possibile.

Francesco Caruso (Fiduciario AIC)

“Una grande opportunità” Avvocato, com’è nata la partnership tra College Life Italia ed AIC? “La partnership con College Life nasce dopo un’esperienza personale, fatta lo scorso anno con mio figlio Giacomo. Eravamo alla ricerca di un’opportunità che consentisse a mio figlio di coniugare l’esperienza universitaria con quella di atleta-calciatore. Ho conosciuto così, inizialmente tramite il web, la realtà di College Life Italia, per poi scoprire nei mesi succes-

sivi un team di persone giovani ed intraprendenti, che portava avanti un progetto davvero interessante ed ambizioso per tutti i giovani studenti-atleti. Ricorderò sempre l’emozione provata dopo la prima offerta di borsa di studio ricevuta da mio figlio e spero che questa stessa emozione e questo tipo di esperienza possa essere 32

condivisa da molti altri genitori, proprio come lo è stato per me. Da qui l’esigenza di poter ampliare il progetto College Life Italia anche agli iscritti AIC, che ha portato alla nascita di questa partnership. Mi sono impegnato personalmente affinché l’esperienza accademicasportiva offerta dai college americani, potesse essere proposta anche ai nostri ragazzi, spesso costretti a scegliere tra la carriera sportiva e la formazione universitaria, prevedendo un’agevolazione sui costi del contratto da stipulare con College Life”. Ci spiega le varie fasi (tempi e modi) che hanno portato all’erogazione delle borse di studio? “Posso dire che fin dal primo momento, dai contatti iniziali fino al vero e proprio iter di selezione, tutto si è svolto prevalentemente a mezzo web, tramite email o conversazioni Skype. Ci sono una serie di passaggi da seguire, che prevedono una tempistica non proprio breve. Si parte con la compilazione di un questionario, necessario allo staff di College Life, per ottenere informazioni sullo studenteatleta, sulle sue esperienze scolastiche e sportive, nonché al tipo di disponibilità economiche annuali per la copertura della retta del college e delle spese di vitto e alloggio. A seguire viene richiesto di in-

viare materiale video, che mostri le abilità sportive dello studente-atleta. Un passaggio che viene superato se si partecipa agli showcase organizzati annualmente da College Life in diverse località italiane. Si passa quindi alla conoscenza dello studente e della sua famiglia, con incontri organizzati via Skype o tramite un colloquio fatto dal vivo. A questo punto College Life Italia e le parti sottoscrivono un contratto, con il quale CLI si impegna a fornire servizi di consulenza per l’intero percorso necessario all’ottenimento di una borsa di studio. College Life invia quindi il ma-


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teriale video ed una breve presentazione sulla carriera accademica e sportiva dello studente-atleta ai diversi coach dei migliori college americani. A questo punto si aspetta l’arrivo delle proposte di borse di studio. I tempi burocratici non sono molto brevi, per questo si consiglia ai ragazzi che intendono cominciare con la prima sessione accademica utile, di sostenere gli esami TOEFL e SAT, necessari per l’ammissione ai college americani. Per partire ad agosto, ad esempio, si consiglia di cominciare con i vari step da seguire almeno 6-7 mesi prima. È molto importante anche avere una buona media scolastica per riuscire ad ottenere delle buone proposte di borse di studio. College Life ad ogni modo è a disposizione dello studenteatleta nelle varie fasi propedeutiche all’ottenimento di una borsa di studio”. Pensa che potrà essere un progetto duraturo? “Secondo la mia esperienza personale, credo che il progetto College Life non possa che crescere nel tempo. Anche la recente partnership stipulata con l’AIC rappresenta sicuramente un passo importante per

il consolidamento di questa realtà, che ha raggiunto negli ultimi due anni numeri importanti, per citarne alcuni: 70 studenti-atleti nelle università americane, che da agosto saranno 140 e circa 10 milioni di dollari in borse di studio ottenute dai ragazzi che hanno scelto College Life”. In cosa, ancora oggi, gli USA sono avanti all’Italia nell’ambito dello sport in età scolare-universitaria? “Senza dubbio in Italia rispetto agli USA è difficile per uno studente in età scolareuniversitaria poter pensare di portare avanti contemporaneamente una carriera sportiva di livello. Diciamo pure che non esiste la cultura dello studente-atleta, ma piuttosto il sistema impone ai ragazzi di dover scegliere tra la carriera accademica e quella sportiva. Mancano sicuramente anche le opportunità economiche, che invece i college americani garantiscono con l’erogazione di borse di studio sulla base del talento sportivo, ma anche sui meriti scolastici. Inoltre anche in termini di impiantistica, gli USA hanno sicuramente delle strutture migliori rispetto a quelle del nostro Paese”.

Sarete soddisfatti se…? “Credo che più che un discorso in termini di numeri ed obiettivi da raggiungere, poter offrire ai nostri ragazzi un’opportunità di questo tipo sia già motivo di soddisfazione. Lo è stato per me come genitore di un ragazzo che non voleva rinunciare alla sua formazione universitaria né alla carriera sportiva da calciatore. Spero che questa partnership tra AIC e College Life, possa servire anche ai tanti giovani calciatori-atleti, che continuano ad inseguire i loro sogni sportivi senza dover per questo abbandonare un percorso formativo, necessario per il loro futuro lavorativo”.

Francesco Ambrosino

“Coniugare calcio e business” Con che spirito ti stai approcciando a questa esperienza? “Sto affrontando tutto con molto entusiasmo, è un’esperienza che fatta nel modo giusto può cambiarti la vita, farti voltare pagina e tutto questo con una borsa di studio per di più negli Stati Uniti, è tutto unico e fantastico”. Cosa pensi del progetto College Life Italia? “Io penso che il programma che stanno portando avanti i ragazzi di College Life sia importantissimo e che meriti tantissima attenzione. Stanno facendo un grande lavoro espandendo il progetto con

una richiesta sempre maggiore, il che significa che più ragazzi stanno cercando di prendere questa strada, che ti permette di studiare in uno dei college americani e praticare lo sport che ami”. Come mai deciso di lasciare l’Italia e di raggiungere l’altra sponda dell’Oceano? “Perché qui non avrei mai avuto un’occasione del genere, è un’opportunità che all'inizio era partita con molta semplicità e non credevo molto che si sarebbe potuta realizzare. Invece quando ho visto che le cose si concretizzavano ho capito che era il momento di prendere la palla al balzo e partire!”.  33


servizi

Filippo Pirola

“Progetto stupendo” Con che spirito ti stai approcciando a questa esperienza? “Sono contento della scelta che ho fatto e sono entusiasta di iniziare una nuova avventura in un panorama calcistico del tutto differente da quello a cui sono abituato. Penso che non sarà facile abituarmi a certi aspetti, a partire dalla lingua inglese, ma è una sfida che voglio e sono disposto a cominciare”.

Quali studi intendi affrontare alla Campbellsville University? “Sono particolarmente orientato sul business, è un campo che mi affascina molto”. La tua stagione si è interrotta a novembre, dopo pochi scampoli in Eccellenza con il Città di Termoli. Nel tuo futuro potrà esserci ancora spazio per il calcio? “Ci potrebbe come non, ho puntato abbastanza sul calcio. Adesso voglio cercare di portare avanti contemporaneamente tutte e due le strade, vediamo come si evolverà la situazione”.

La mission

“College Life Italia” è una società internazionale che offre a ragazzi e ragazze italiani la possibilità di ottenere borse di studio sportive ed accademiche nei College universitari americani. La missione di College Life Italia è quella di offrire un’opportunità concreta a tutti quei ragazzi che vogliono coniugare sport ed educazione ai massimi livelli. In un sistema sportivo italiano che troppo spesso preclude ai nostri ragazzi di portare avanti di pari passo studio e sport, il sistema scolastico-sportivo americano rappresenta un’alternativa valida, in quanto le qualità sportive possono essere utilizzate come un mezzo per poter studiare in alcune delle migliori università del mondo a costi contenuti. 34

Cosa pensi del progetto College Life Italia? “Il progetto penso che sia stupendo per tutti i ragazzi giovani che non vogliono abbandonare gli studi o il proprio sogno calcistico, che in Italia è molto difficile far progredire parallelamente. Penso inoltre che sia tra le migliori associazioni disponibili in grado di portare avanti questo tipo di progetto, perché è gestito da ragazzi molto seri e che prendono davvero a cuore ogni persona che si affida a loro”. Come mai deciso di lasciare l’Italia e di raggiungere l’altra sponda dell’Oceano? “Ho deciso di lasciare l'Italia ed andare in America perché ho vissuto molti anni in cui giocavo a calcio a livello professionistico e, nel frattempo, seguivo gli studi di un liceo scientifico tradizionale. È stato davvero difficilissimo riuscire a trovare il

tempo per poter fare bene sia l’uno che l’altro, anche perché non avevo aiuti né da una parte né dall’altra. Per questo motivo ho voluto cercare una soluzione che mi permettesse di poter fare tutte e due le cose insieme e se possibile anche imparare l’inglese”. Quali studi intendi affrontare alla Central Connecticut? “Alla Central Connecticut ho intenzione di affrontare il corso di Finance ed anche quello di Marketing”. La tua stagione può dirsi positiva in D con la maglia della Pro Sesto (29 presenze e due reti), ti senti pronto per il salto nei professionisti? “Questo è stato un anno che è andato nettamente oltre le mie aspettative, non pensavo che sarebbe potuto andare in questo modo, sono molto contento delle opportunità che mi sono state date dal mister e della fiducia e dei miei compagni. L’approdo nei professionisti sarebbe un grande passo per me e ne sarei davvero contentissimo se ce ne fosse la possibilità. Sono consapevole del fatto che bisognerebbe metterci ancora più impegno e dedizione, andando incontro a numerosi sacrifici, ma è un salto che sarei molto orgoglioso di fare”.


regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Educare e trasmettere valori ai giovani

La responsabilità sociale dei grandi campioni

I calciatori sono tra quelle figure a cui i bambini e giovani guardano in modo prevalente in questo magnifico tempo della loro vita. Li imitano sul campo e fuori dal campo. Un’esultazione, un taglio di capelli, un tatuaggio. Spesso l’attenzione si concentra esclusivamente sul lato sportivo di chi corre dietro una palla. Restano nella memoria i goal, le parate, gli assist, i tunnel, i rigori e le punizioni. Tutto ciò che conta sembra essere soltanto quello che si verifica sul rettangolo verde di gioco nell’arco di novanta minuti. Dimentichiamo spesso che i calciatori sono prima di tutto delle persone, che hanno anche una loro vita privata, una famiglia, dei figli, altri interessi. Vivono momenti felici e tristi, come ciascuno di noi. Di questo ne abbiamo parlato con i ragazzi che hanno partecipato all’AIC Camp di Vicenza a metà giugno. A questi adolescenti, che abbiamo diviso in gruppi di lavoro durante il “Laboratorio educativo”, abbiamo chiesto di pensare a dei calciatori e di spiegarci per quali ragioni gli piacevano, sia dal punto di vista sportivo che umano. Ecco quanto emerso. Tra i calciatori preferiti sono stati individuati tre atleti che non giocano più: Xavier Zanetti, Paolo Maldini e Alessandro Del Piero. Tre grandi atleti, tre memorabili capitani delle loro squadre, tre giocatori che hanno contribuito anche ai successi delle loro nazionali. Altri calciatori scelti dai ragazzi sono stati Gigi Buffon, Paulo Dybala e Mario Mandžukić. Partendo dalle caratteristiche sportive dei calciatori, ai ragazzi dell’AIC Camp hanno destato attenzione la loro fisicità, la tecnica di gioco, la velocità, il dribbling, il tiro e la determinazione con la quale tutti hanno

mirato, e mirano, a raggiungere un risultato. Dal punto di vista umano e personale, invece, i ragazzi hanno dichiarato di aver scelto questi calciatori perché sono un esempio, sia dentro lo stadio che al di fuori. In particolare, a colpire questi adolescenti, diversi dei quali militano in campionati di calcio giovanili, sono stati la correttezza, l’altruismo e il rispetto per l’avversario, i compagni di squadra, l’allenatore e i tifosi.

Coloro che hanno rivestito, e rivestono, il ruolo di capitano sono stati apprezzati perché danno l’esempio ai loro compagni, incitano la squadra nei momenti difficili, insegnano a vivere la vittoria e la sconfitta con serenità, a praticare il gioco in modo leale, senza barare. Per quanto riguarda gli aspetti che colpiscono il lato umano di un calciatore al di fuori del rettangolo di gioco, quelli che hanno lasciato un segno in questo microcosmo giovanile sono stati l’educazione, la gentilezza, l’attenzione ai più deboli. Su quest’ultimo aspetto, ad esempio, i ragazzi dell’AIC Camp sono rimasti colpiti dall’attenzione dimostrata da Dybala per il bambino ferito a Torino nella calca di Piazza San Carlo e dalle attività che Xavier Zanetti svolge con la sua Fondazione Pupi con i ragazzi poveri in Argentina. Essere calciatori, in particolare professionisti, implica il dover essere coscienti che si ha una responsabilità sociale importante di cui si deve tenere conto. A ricordarlo re-

centemente incontrando i calciatori del Villareal, è stato anche un tifoso speciale, Papa Francesco, il quale ha pronunciato queste parole: “Quando giocate a calcio state al

tempo stesso educando e trasmettendo valori. Attraverso la vostra professionalità trasmettete un modo di essere a quanti vi seguono, soprattutto alle giovani generazioni. Ed è una responsabilità, e vi deve motivare a dare il meglio di voi”. Sul campo e fuori del campo.


secondo tempo

di Claudio Sottile

La nuova vita di Andrea De Gregorio

Vesto lo sport che vince La vita dei centrocampisti è così. Vedono spazi dove non ci sono, progettano e difendono, ripartono e gestiscono. Dopo aver inzuppato una dozzina di maglie su e giù per il Meridione, era arrivato il momento di sudare le sette camicie in giro per l’Europa. Andrea De Gregorio un giorno ha visto spegnersi la luce del calcio di campo ed ha acceso a Bari quella dell’insegna della sua “Gem2Sport” (distributore per tutta la provincia del marchio spagnolo “Joma Sport”), affermato negozio di articoli sportivi. Andrea, perché sei uscito dal mondo del calcio? “Il calcio stava cambiando radicalmente, c’erano situazioni che la gente come me non accetta. Dovevi fare una scelta, basata sulle motivazioni. Nonostante avessi fatto l’allenatore con ottimi risultati, una mattina mi sono svegliato e mi sono reso conto che le motivazioni non c’erano più, perché dovevi ricominciare a fare una vita da girovaghi, con la differenza che l’allenatore è un uomo solo. In più allenavo nei Dilettanti, dove qualcuno scimmiotta il calcio, ma resta pallone. Molti pseudo dirigenti spesso non conoscono l’ABC del calcio, chi bene o male ha fatto il calciatore si ritrova nei Dilettanti e vive sì un’ottima esperienza di vita, però allo stesso tempo diventa dura, difficile. La priorità rimane fare delle scelte”. Però appunto la carriera in tuta a bordocampo non andava così male… “Ho smesso di giocare nel 2001. Risolsi il contratto col Foggia a marzo e approdai ad Apricena in D, dove era patron il vicepresidente dei Satanelli, Alfonso Zuccarino. L’ultimo mese mi affidò la squadra e conquistammo quattro vittorie in altrettante partite. Il dopo carriera lo vedevo ancora nel calcio, per quello mi misi immediatamente ad allenare. Andai in Eccellenza a Francavilla Fontana, vincendo la Coppa Italia regionale. Ad Ostuni, sempre in quinta serie, raggiungemmo i playoff nazionali. Poi San Paolo Bari in Serie D, unica società barese che ha fatto la LND, con un budget risicato ci salvammo. L’ultima tappa fu Nardò. Bella piazza, una 36

tifoseria che mi accolse bene. Ci ritrovammo nel bel pezzo dell’estate senza una dirigenza con cui parlare. Durò il mesetto di precampionato, lì dissi basta. Ho avuto la possibilità di fare l’allenatore in seconda tra i professionisti, ma non me la sono sentita di portare in giro la famiglia. Non mi sentivo più motivato”. Perché proprio la Joma? “Niente viene per caso. Ho sempre vissuto lo sport a 360°. Ho avuto il piacere di fare anche il capitano e la fortuna di giocare in piazze motivanti. Restavo sempre dell’idea che anche l’occhio volesse la sua parte e che il calciatore deve essere un buon esempio. Ho iniziato questo percorso come distributore nel 2008, la Joma è una multinazionale spagnola consolidata ed affermata. Con la Joma ho vissuto una crescita costante, quasi parallela. È una grande azienda, solida nei rapporti, ottima, brillante, dinamica, che cresce ogni anno. Siamo gratificati da tutto il lavoro fatto. Con Gem2Sport siamo sponsor tecnici di squadre di calcio e non solo, perché vestiamo tutti gli sport: running, volley, basket, karate, tennis. Ho aperto l’attività nel 2004, con sana gestione e sacrificio. Ho due punti vendita ed a breve apriamo il terzo nel nord barese. Poiché nulla viene per caso, è giusto evidenziare la professionalità di Angelo Corti, responsabile commerciale per la Puglia e la Basilicata del marchio Joma Sport”. Nella carriera imprenditoriale ti ha aiutato essere stato un atleta professionista? “Mi aiuta aver condiviso del tempo con veri professionisti. Ho tanti amici nel calcio, su tutti mi piace ricordare Elio Di Toro e Pasquale Matarese, con cui ho diviso lo spogliatoio rispettivamente a Foggia e Trapani. Però in questo lavoro che svolgo io resto ancora un professionista, bisogna essere seri. Non bisogna trattare la gente per categorie, bensì per quella che è”. Cos’era il calcio per te? “Andavo d’accordo con tutti, mi piaceva migliorarmi, ho sempre accettato e rispettato i ruoli, la scuola che ho avuto è stata buona. Sono dell’idea che se fai il bene poi ricevi il bene”.

Tornerai, prima o poi, nel movimento con un ruolo d’avanguardia? “Non in questo calcio. È un calcio business, usa e getta, utilizza le persone non per valori o rapporti, bensì come numeri. Una gara di Serie A al mese dal vivo me la vedo, perché mi diverto dall’esterno, ma sempre con la mentalità dello sportivo. Prima era un calcio legato allo scouting, alla ricerca dello sconosciuto, oggi è molto spettacolo, è affare. È giusto che sia così, il progresso porta pure questo”. Quali parole diresti ad un calciatore, magari in attesa proprio in questa finestra di calciomercato, che vede il suo futuro di colore nero? “Crederci sempre. Le frasi fatte possono essere smentite e contraddette. Ho conosciuto tanti giocatori bravi, che per sfortuna hanno giocato in categorie inferiori. Io da imprenditore non posso legarmi solo al commercio, ma devo aggiornarmi, specializzarmi, devo studiare le altre discipline, la contabilità, la fiscalità, il diritto sportivo. Io investo su me stesso. Direi al ragazzo di trovare delle attitudini. Faccio un esempio. Chi meglio di un ex calciatore può mettersi a creare scarpe da calcio? Chi meglio di uno che è del mestiere può capire e modellare le esigenze dello sportivo? Oppure cosa serve per fare il segretario sportivo? Ce ne sono tante professioni. Qualche tempo fa ho conosciuto un giovane ingegnere che lavorava in Giappone, brevettava mobili e divani. Era amante del ciclismo, ha deciso di licenziarsi e dopo aver studiato i macchinari per la creazione di calzature civili s’è messo a riparare e produrre scarpe. Oggi bisogna rimboccarsi le maniche e fare quello


secondo tempo

in cui si crede, rialzandosi se si cade. Se sei sano, hai sempre una sana reazione”. Il tuo più forte compagno di squadra? “Tanti attaccanti. Gianfranco Palmisano, ho giocato con lui in Serie C a Casarano, non molti magari lo ricordano, però era dotatissimo. Roberto De Zerbi a Foggia, io ero a fine carriera, lui era un giovane già forte. Loriano Cipriani, ex Genoa, con me a Taranto. Ma pure un osso duro come Salvatore Mazzarano, capace di giocare in A con l’Ancona, difensore arcigno sull’uomo, con lui sono stato a Casarano e Taranto. Oppure Alessio Frati a Trapani. Ho avuto il piacere di giocare a Fasano con Vittorio Insanguine, a Casarano con Mauro Meluso, ora Direttore Sportivo del Lecce, gente per bene anche fuori dal campo. Da ragazzino ho ammirato Pietro Maiellaro, giocatore fortissimo. In quel Bari c’erano pure Lorenzo Amoruso ed Emiliano Bigica. Forte non è solo quello che fa tanti gol, si è forti a 360°”. Il migliore allenatore mai avuto? “Nel settore giovanile del Bari sono cresciuto con maestri, che mi hanno temprato, fortificato. Pasquale Loseto, un maestro, fino alla Primavera. Nelle categorie superiori ho avuto tanti bravi allenatori, sia come idee sia come professionalità. Ivo Iaconi a Taranto e Trapani, Giovanni Pagliari sempre a Trapani, Gianni Balugani a Casarano, la buonanima di Ezio Volpi, un gentleman, ad Andria. Ignazio Arcoleo a Foggia, una persona molto motivata e motivante. Un calciatore che si chiami così, in tutte le sue esperienze, non deve giudicare l’allenatore od il compagno di squadra, eravamo abituati così. Facevamo più facilmente gruppo”.

Come mai, nonostante la nascita, la militanza e le radici lavorative siano lì, non ha mai più avuto a che fare con il Bari calcio? “I rapporti sono veri e nascono veri con tutti. Non inseguo nessuno. Deve nascere tutto da sé, sulla base delle relazioni nasce tutto il resto. Penso sia normale, fa parte della vita. Vivo da lontano l’ambiente barese, tifo per il Bari, sono stato benissimo ovunque ho giocato, rispettando sempre la maglia. Solo una volta sono andato vicinissimo ad un ritorno. Erano i primi tempi dei procuratori, avevo militano in C2 ad Altamura, eravamo arrivati terzi. Sarei stato coinvolto in un giro con un giocatore del Licata, un procuratore ed un dirigente mi fecero arrabbiare. Volevano che andassi al Bari per poi ripartire subito in prestito, non accettai e scelsi Casarano in C1”. Ti pesa non aver mai esordito in Serie B? “Ho la consapevolezza che l’avrei anche meritata, tuttavia il mio carattere temprato d’orgoglio mi ha portato a decidere da solo. Bari mi ha cresciuto e mi ha dato tanto, mi ha premiato portandomi in ritiro per due volte, la prima a 16 anni, ho fatto panchina con Enrico Catuzzi nell’all’epoca campionato estivo di Serie A. Ma mi sentivo stretto, a quell’età avevo la presunzione di voler giocare. Il fatto di stare aggrappato tra Primavera e prima squadra non mi stava bene. È giusto dire che se avessi aspettato, avrei recitato il mio ruolo. Non è colpa di nessuno, ero militare e volevo andare a giocare. L’amore si fa in due”. Le squadre della tua vita, salvo il Foggia neopromosso in cadetteria, non se la passano bene. Che effetto ti fa? “Oggi ai tifosi bisognerebbe sempre dire la verità e spesso non accade. Spesso molti per scopiazzare il calcio di alto livello camuffano gli scenari. Sono situazioni che portano solo danni e lo si vede con tanti esoneri. La scuola allenatori italiana rimane la migliore, ma da noi mascheriamo la mancata programmazione con gli esoneri degli allenatori. È un malcostume. Bisognerebbe fare come prima, quando si concedevano due-tre anni agli allenatori per creare un ciclo, valorizzando i giovani italiani. Ai tempi miei quando non c’erano soldi si lanciavano gli sconosciuti che venivano dalla Serie D e dall’Eccellenza, facendo calcio sul campo. Non si fa perché si vuole vendere l’abbonamento in più col nome altisonante. Gli allenatori

devono lavorare sereni, ma loro non possono dire che un giocatore magari non è funzionale. Taranto l’ho vissuta bene, a Foggia c’è uno stadio di calcio strepitoso. Bisogna fare calcio come lo si fa a Sassuolo, Carpi, Cittadella, Vercelli, a dimensione d’uomo. Sani bilanci, difendendo la scelta dei mister. Quando allenavo in Eccellenza a Francavilla avevamo la regola degli under, io avevo un ragazzo sotto età che aveva appena finito gli Allievi, era Pasquale Maiorino. Lui è arrivato in B, recentemente ha vinto il campionato a Cremona. Se abbiamo i ragazzi, facciamoli giocare. Valorizziamo le risorse del posto e risparmiamo soldi”. C’è una squadra che “sogni” di vestire? “Spero sempre con Gem2 Sport di vestire squadre con valori, che non è la sola rendita economica. Spero sempre di vestire qualcuno che giochi con fair play, che ambisca a sane vittorie e accetti sane sconfitte. La priorità è quella. Ce l’avevo da calciatore, ce l’ho da imprenditore: cercare la vittoria, del resto il nostro slogan recita vestiamo lo sport che vince”. Questa di Gem2Sport è la tua fermata definitiva o vedi altro nel tuo domani? “Ho alcune progettualità in itinere in altri settori imprenditoriali”. Nel frattempo lo sport continua a farla da padrone nella tua giornata. “Sono integro fisicamente, ma non gioco a calcio neanche amatorialmente perché cercano tutti la polemica, lo scontro. Non mi manca il campo. Quando voglio fare sport corro o vado in barca. Ho visto live l’addio di Francesco Totti, mi sono emozionato tanto. Un campione che ha toccato le corde di tutti quelli che hanno fatto calcio. Ha spiegato una sensazione fantastica, perché è quello che tutti hanno affrontato quando hanno smesso, alle prese col mondo reale di fuori che non si ricorda più di nessuno. L’errore più grave è quello di ostinarsi a rimanere per forza nell’ambiente”. La vita continua. “La vita continua. Non solo nel calcio. Oggi è diventata ancora più dura in tutti i campi. Il calcio è un termometro sociale. È giusto che continui ad avvicinare la gente, è un modo per gioire, divertirsi, stare assieme. La vita nel dopo calcio c’è, affinché tu faccia qualcosa che ti piaccia”. 37


femminile Capitana della Fiorentina Women’s FC

Giulia Orlandi: “Indossare il viola vuol dire indossare Partiamo dalla storica stagione per la Fiorentina Women’s: scudetto, Coppa Italia e qualificazione Champions a soli due anni dalla nascita del progetto. Cosa significa per te, capitana della squadra e tifosa della viola sin da bambina? Quali emozioni? “Per me ha un sapore tutto particolare. Essere di Firenze, indossare quella maglia, e dopo un percorso - che per quanto mi riguarda dura da una vita - vincere lo scudetto, la Coppa e raggiungere la qualificazione in Champions è incredibile. È vero, il progetto Fiorentina è giovane e certamente innovativo, nasce per la precisione 3 anni fa, con un primo anno di affiancamento alla ex società ACF Firenze, ma ciò che l’ha portato in così poco tempo al vertice secondo il mio punto di vista è stato proprio l’aver chiaro fin dal principio dove arrivare. Per me essere dove sono è un’emozione indescrivibile, coronare anni di carriera vincendo il tricolore è qualcosa di unico”.

Pensando al futuro, cosa vorresti ritrovare ancora nel prossimo campionato? “Beh, pensare già al prossimo anno è difficile, ci saranno tante cose da valutare, ma una cosa spero davvero che non venga perduta, ovvero lo spirito di questo fantastico gruppo che si è creato. Spero davvero che si possa nel tempo mantenere questa genuinità! Chiunque arriverà in futuro si deve rendere conto che a Firenze non s’indossa una maglia qualunque, si indossa una Città!”. In Serie A siete l’unica realtà inserita totalmente nel club professionistico maschile. Ci racconti gli aspetti di cui avete beneficiato nel quotidiano? “Momentaneamente in Italia siamo le uniche, ma spero vivamente che già dal prossimo anno non sia più così. Il quotidiano è cambiato tanto per noi, non dob-

biamo preoccuparci più di fare mille altri ruoli c’è una persona addetta a tutto. Dal magazzino che ci prepara il materiale per l’allenamento, allo staff dirigenziale che cura l’organizzazione degli eventi e delle trasferte, allo staff sanitario che si occupa di risolvere le varie problematiche. Siamo veramente messe in condizione di pensare solo all’allenamento e questo grazie ad una società che ha una struttura professionistica”. Il mister ha sottolineato che ha portato un po’ di mentalità maschile nello spogliatoio. Cosa significa? Che vantaggi ne avete tratto? “Sì, spesso il mister dice questa cosa, probabilmente da quando è approdato al femminile avrà riscontrato delle differenze, perché oggettivamente ce ne sono e credo lui si riferisca alla mentalità

Alia Guagni, difensore

“Una annata pazzesca”

A chi dedicare tutto ciò? Cosa dire a una bambina oggi del settore giovanile? “Dedico questo magnifico successo ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuta e a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questi anni, con le quali ho condiviso gioie e difficoltà. Vorrei ringraziarle una per una perché tutto questo è anche merito loro. Che cosa direi a una bambina del giovanile? Di impegnarsi al massimo, di avere passione e di non smettere mai di crederci!!”. 38

Una stagione da incorniciare: primo scudetto e prima Coppa Italia vinta in carriera. Esserci riuscita con la tua squadra del cuore, la Fiorentina, cosa ti ha trasmesso? “Annata pazzesca con campionato e Coppa Italia. Siamo riuscite a creare un gruppo e formare una squadra che nemmeno noi ad inizio anno ci aspettavamo fosse così buona. Un anno veramente ricco di soddisfazioni; e portare lo scudetto a Firenze è stato bellissimo. La città ci è stata vicina fin dall’inizio e abbiamo creato un grandissimo pubblico che ci ha seguite tutta la stagione ed ha gioito con noi alla fine. Giocando a Firenze da vent’anni questo scudetto ha un sapore completamente diverso da una semplice vittoria”.   Nella prossima Serie A aumenterà la concorrenza per l’arrivo, già sicuro, di altre società professioniste come Juventus, Sassuolo ed Empoli. Più contenta per la

crescita del movimento o preoccupata per la concorrenza? “Abbiamo lavorato tantissimo perché accadesse questo. Con la Fiorentina siamo state le prime a farlo e rimarrà nella storia. Però è fondamentale che entrino nel movimento femminile anche altre società professionistiche, perché per alzare il livello bisogna aumentare i numeri e lavorare in tutta Italia come stiamo


femminile

a una città” e a come si lavora in campo. Siamo molto concentrate sul campo: pensare sempre che quell’esercizio che stai facendo non è fine a se stesso ma anzi ha una utilità e motivazione, e quindi di immaginarsi nel momento in cui lo fai, ci aiuta a ricollegarci alla situazione reale in campo. Per questo è importante riuscire a mettere la stessa intensità. Penso che gestire una squadra femminile rispetto ad una maschile sia molto più complicato, ma si sa, siamo Donne!!!”.

facendo noi a Firenze. Sono contenta di questo e, se aumenterà la competitività, è giusto ed è bello così”. Sei tra le calciatrici che ha vissuto l’esperienza estiva nella Women’s Premier Soccer League, giocando nello Seattle. Quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra i due campionati? Cosa vorresti portare nella nostra Serie A che là ti ha particolarmente colpita? “Ho visto un livello veramente alto. Questo è dovuto soprattutto dal lavoro che fanno con le ragazzine: hanno dei numeri pazzeschi e quindi tanta possibilità di scegliere. Poi hanno un calcio completamente diverso: il nostro è molto più tecnico-tattico, invece il loro è prettamente fisico. Ad esempio, io che sono una calciatrice molto fisica, là tante volte facevo un po’ di fatica. Questo, quindi, è uno degli aspetti che dovremmo curare di più in Italia. Ed infatti anche con la Nazionale quando andiamo ad affrontare le nostre avversarie, solitamente l’aspetto fisico e atletico è quello che ci penalizza maggiormente”.

Il ritorno in A della Pink Bari

Francesca Soro: “Un’ondata di entusiasmo” Partiamo dal ritorno in Serie A. Una rincorsa: prima, la vittoria all’ultima giornata nello scontro diretto che vi ha portato allo spareggio; poi, la lotteria dei rigori con la Roma che vi ha viste vincitrici in un match incredibile e molto equilibrato. Quanto è stato determinante l’aspetto psicologico? Cosa ha fatto la differenza? “Nelle ultime due partite disputate l’aspetto psicologico è stato determinante per un buon 70/80%. Specialmente nella prima gara, dove avevamo un unico risultato utile che volevamo fortemente portare a casa. Credo che la differenza l’abbiano fatta, come prima cosa, il modo scrupoloso con cui abbiamo preparato le partite, senza trascurare alcun dettaglio e poi anche la voglia e la determinazione che avevamo di riconquistare la Serie A, dopo un girone in cui siamo sempre stati col fiato sul collo della Roma”. Dopo la retrocessione in Serie B, sei rimasta alla Pink Bari. Cosa ti ha convinto a ricominciare? Come hai vissuto tutto il periodo? “Credo che si tratti di una serie di fattori. Per prima cosa la voglia di riprendermi ciò che avevo perso con questa maglia. Inoltre ho trovato che questa voglia sposasse a pieno il progetto proposto dalla società, aiutandomi a trovare nuovi stimoli, soprattutto da un punto di vista caratteriale. Ciò mi ha permesso di vivere il periodo in maniera serena, an-

che riuscendo ad affrontare i momenti di difficoltà”. Negli ultimi anni a Bari il Calcio Femminile sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più importante. Che rapporto ha la città con la squadra? Cosa ti piacerebbe vedere che ancora manca? “La società è già da anni che lavora sulla sinergia con la città, ma devo dire che questa stagione ha portato un’ondata di entusiasmo che non mi sarei mai aspettata. Far emozionare i tifosi nelle ultime due gare è stato davvero bello e spero che questo entusiasmo possa essere d’aiuto per portare più tifosi al campo ed un maggior seguito”. Hai iniziato a giocare a Sassari, poi hai girato per l’Italia e - al di là delle esperienze friulana al Chiasellis e milanese all’Inter - hai sempre giocato dal centro Italia in giù. Casualità, o ci sono motivi che ti hanno spinto in quelle zone? Calcisticamente, che differenze hai notato tra il sud e il nord d’Italia? “Le scelte che ho fatto non sono state dettate da fattori geografici, ma devo dire che giocare al sud è particolarmente piacevole dati i fattori climatici e le mie origini sarde. A prescindere da sud e nord, credo che nel calcio femminile ci siano delle mancanze: ad esempio la poca voglia di investire nella crescita del movimento”.

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Io e il calcio l’intervista

di Pino Lazzaro

Paolo Lorenzi, tennista

“È da mio fratello, lui è più grande di me, che ho preso la passione per il tennis. Oltre al tennis, lui faceva anche nuoto e così poi ho fatto anch’io, però è stato proprio il tennis che mi ha subito preso, che mi ha sempre più appassionato e me la rivedo quella scena – avevo sui 6-7 anni – che sono lì, tutto il tempo, a palleggiare da solo contro un muro. Rispetto quel che quasi sempre succede nel tennis, ho cominciato più tardi degli altri a dedicarmi completamente al tennis, dalla mattina alla sera per dire. Basta dire che sino alla quarta liceo sono andato avanti in un istituto normale, poi m’ero anche iscritto a medicina, pure dando qualche esame, ma poi è stata la strada del tennis quella che ho deciso di scegliere. A pensarci adesso, vedo bene quanta incoscienza ci sia stata da parte mia, anche perché le cose non sono venute subito, per me arrivare tra i primi 100 del mondo è stata lunga, avevo già 27 anni la prima volta, non ero insomma proprio giovane. I miei? Sono stati proprio bravi, mai mi hanno ostacolato, sempre e sempre appoggiato”. “Molto spesso ho continuato a girare il mondo da solo, scegliendo dove andare a giocare, quali tornei fare. Per le mie caratteristiche, ho visto che giocare in altura qualcosa in più mi dà, il gioco è più veloce ed è per questo che spesso sono andato

a giocare in Colombia e Messico. No, questo fatto del girare non mi ha mai creato problemi o stanchezza, quel che contano sono sempre le priorità e la mia era ed è il tennis, basta e avanza. Negli anni questa mia grande passione si è dunque trasformata in un lavoro, il mio lavoro, che mi permette tra l’altro di stare bene, di avere delle opportunità che non sempre i miei coetanei possono avere. Certo che mi sento fortunato, fortunato e privilegiato”. “Di mio posso dire d’aver messo tutto quello che potevo mettere. Se ti poni degli obiettivi forti e con te hai la passione, allora li fai volentieri i sacrifici, che diventano così un po’ meno “sacrifici”. Te ne dico una: io mi sono sposato da poco, eppure da un bel po’ di tempo a questa parte saranno in tutto una decina i giorni che ho passato a casa, a Siena, così è lei, mia moglie, che di tanto in tanto mi viene a trovare. Sì, quel che ho dentro è proprio una grande passione, questa la spinta fondamentale che ho”.

“Un cambio nella mia carriera l’ho avuto attorno ai 26 anni, è stato infatti in quel periodo che ho cambiato sia allenatore che preparatore atletico e quel che è successo poi è stato effettivamente un salto di qualità: merito loro dunque. Nel nostro sport, il rapporto che hai con queste due figure, specie con l’allenatore, è proprio uno a uno, non è insomma come col calcio dove c’è una squadra, parecchi calciatori eccetera. A turno, sia l’allenatore che il preparatore sono con me nei miei viaggi, nei tornei in giro per il mondo, deve esserci per forza della intesa. Mediamente di tornei all’anno ne faccio sui 30-33: una ventina di questi li faccio in compagnia, una decina con l’allenatore e una decina col preparatore”. “Pensando al logorio fisico di un’attività quale quella del tennis, il primo fattore che si deve tenere presente è intanto la superficie su cui si va a giocare e non ci sono naturalmente da noi gli infortuni da contatto come nel calcio. Più che il gomito, il polso è una parte delicata e poi ginocchia, caviglie e spalle e aggiungo che pure le anche possono dare dei problemi,

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specie per quelle scivolate che a volte ti capita di fare anche sul cemento”. “Sì, sono soprattutto un agonista e mi capita in effetti di perdere più in allenamento che in partita. L’adrenalina c’è, ma non è per dire che non ci dormo la notte e tieni conto che noi in fondo si gioca quasi tutti i giorni, diventa un’abitudine. Quando capita, il fatto di giocare con tanta gente è un qualcosa che mi gasa, per me non è insomma un problema e poi credo che nella fantasie anche dei ragazzini, quando sognano di giocare partite importanti, le immaginano davanti a tanta gente, non certo dentro uno stadio vuoto, no?” “Per i nostri spostamenti/viaggi ho un’agenzia di riferimento, loro sanno per bene le nostre esigenze, seguono le partite e così – metti che si perda – sanno quando possiamo partire e per dove, per il prossimo torneo. No, il turista è proprio difficile poterlo fare; capita però come adesso che sono qui a Caltanissetta (metà giugno; ndr) e fino domani non gioco: ho la possibilità di andarmi a vedere la Valle dei Templi ma sono giusto occasioni che capitano una volta ogni tanto”. “In genere la nostra preparazione, per noi tennisti insomma, inizia circa a metà novembre e si va avanti per un sei settimane, diciamo che si arriva grosso modo a Natale. Settimane in cui faccio doppio allenamento, campo e palestra, palestra e campo, tutti i giorni, dal lunedì al sabato mattina, staccando solo la domenica. Poi iniziano i tornei e dipende sempre da quanto e come vai avanti, anche se fermo fermo non sto mai e un allenamento


l’intervista

lo faccio praticamente ogni giorno, può essere giusto per scarico. Certo, il mio programma l’ho già delineato. Ora per esempio, dopo Caltanissetta, c’è la Germania, poi in Turchia e poi a Londra, ci sarà Wimbledon e dunque bisogna andare a far pratica intanto sull’erba. Sì, le partite cerchiamo sempre di prepararle, anche vedendo dei filmati: a seconda di chi si va a incontrare, ricercando quale possa essere la tattica migliore”. “Col calcio faccio il tifo per la Fiorentina ed è una cosa questa che mi ha passato mio padre, è di San Giovanni Valdarno lui, sempre lì a portarmi allo stadio a vedere le partite. Io invece a pallone non ho mai proprio giocato e ricordo mia madre che me lo diceva sempre che non avrei potuto fare il calciatore, che lei non poteva accompagnarmi al campo, tra l’altro nemmeno le piaceva il calcio. Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, capita di fare un po’ di calcio tennis giusto per scaldarsi, ecco tutto. Allo stadio comunque mi capita d’andarci, a Firenze naturalmente. Al dopo? No, ancora non ci penso, lascio stare, preferisco così. Quel che ho in testa è giocare ancora qualche anno, stando con la testa proprio lì sul tennis, ancora e ancora”.

La scheda

Paolo Lorenzi è nato a Roma (“ma dopo tre giorni ero già a Siena, è quella mia città, del Nicchio come contrada”) nel dicembre del 1981. La sua carriera come professionista inizia nel 1999, quando comincia a partecipare a tornei ‘Futures’, mentre è invece nel 2003 il debutto nel circuito ‘Challenger’. Sempre nel 2003, coglie il primo successo in un torneo ‘Future’ in Croazia, mentre la prima vittoria in un ‘Challenger’ arriva nel 2006 all’Open Tarragona in Spagna, finalmente poi col primo Atp 250 nel 2016, a Kitzbühel, in Austria. Giocatore azzurro con la Coppa Davis dal 2010, con la vittoria-bis al Challenger di Caltanissetta dello scorso giugno ha eguagliato la sua miglior posizione (a maggio ’17) nel ranking mondiale: 33° (secondo italiano alle spalle di Fognini, 27°).

Da wikipedia

Futures e Challenger L'ITF Men's Circuit (conosciuto anche come Futures Series) è una serie di tornei gestita dall'organo internazionale del tennis, l'ITF. Lo scopo di questi tornei è quello di permettere, in particolare ai giovani tennisti, di migliorare la loro classifica per giocare in tornei più importanti. Ogni anno vengono disputati centinaia di questi tornei in tutto il mondo. Al 2017, i Futures hanno un montepremi variabile tra 15 000 $ e 25 000 $ e rappresentano la più bassa categoria del tennis professionistico; seguono poi, via via salendo, Challenger, ATP World Tour 250, ATP World Tour 500, ATP World Tour Masters 1000 e i tornei dello Slam. L'ATP Challenger Tour è una serie di tornei

internazionali maschili studiati per consentire a giocatori di seconda fascia di acquisire un ranking sufficiente per accedere ai tabelloni principali o di qualificazione dei tornei ATP World Tour 250 o ATP World Tour 500. I tornei Challenger dispongono di un montepremi che può variare da un minimo di 25.000 fino a un massimo di 150.000 dollari e che, insieme all'ospitalità (vitto e alloggio) determina il numero di punti in palio. L'ospitalità può incrementare la distribuzione dei punti: al vincitore di un torneo possono essere assegnati punti da un minimo di 50 (tornei da 25.000 $) a un massimo di 100 (tornei da 150.000 $ con ospitalità). 41


internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

Insieme alla Onlus di Andrea Ranocchia "La più bella vittoria è fare del bene". Il motto che compare a fianco di "Andrea Ranocchia onlus" nella ricerca di Google ci aiuta a entrare velocemente in sintonia con le motivazioni che hanno portato il difensore dell'Inter - in prestito all'Hull City nella seconda parte della passata stagione - a creare una propria iniziativa a carattere solidaristico e sociale. Sul profilo Facebook del difensore c’è un post di presentazione, del 23 dicembre 2016, in cui Ranocchia presenta la sua onlus - www.andrearanocchiaonlus.org - precisando che vuole offrire un aiuto a tutte le persone in difficoltà, con particolare riguardo ai bambini, alla loro crescita ed educazione. Il progetto è nato dopo il terremoto in centro Italia. Ranocchia è di Assisi e nella sala del consiglio municipale della cittadina umbra ha presentato la sua Onlus. Ma non la sua attività di solidarietà è iniziata parecchio tempo prima. Andrea, in precedenza, era già un sostenitore de “i Bindun”, l’associazione fondata dai grandi ex interisti Beppe Bergomi, Beppe Baresi, Riccardo Ferri e da Enrico Cucchi. I Bindun – che in milanese significa “girovago” - organizzano partite benefiche ed altri eventi per sostenere case e comunità per adulti e per minori. Andrea, in un video sul sito, dichiara di essere diventato un nuovo Bindun. Ma vediamo le parole che Ranocchia rivolge dalla home page del sito: “Sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno. Purtroppo non per tutti è così. Approfittando della dimostrata generosità degli italiani (ma se anche dall’estero vorranno contribuire saremo ben lieti) e del supporto e disponibilità dei molti amici che si sono fatti e si faranno testimonial delle campagne che andremo a sostenere, ho deciso di farmi promotore e garante di questa iniziativa a scopi benefici, un’altra direte voi, ma l’aiuto che si può dare a chi è meno fortunato non è mai abbastanza. A chi vorrà supportarci partecipando alla nostre aste, facendo un’offerta o semplicemente facendo conoscere il progetto il mio più sentito ringraziamento anche a nome di tutti i campioni sportivi e non che si metteranno in gioco”. Un appello quindi a 42

tutti coloro che, grazie alla popolarità acquisita con lo sport, possono contribuire al bel progetto di Andrea, il quale colpisce il segno con l’accenno al fatto che le iniziative a carattere benefico e sociale

Umbria Onlus - associazione che assiste giovani affetti da disturbo generalizzato dello sviluppo - sul cui profilo Facebook si trova il video della visita di Andrea al centro “La Semente”. Un’altra iniziativa supportata dalla onlus è “Insuperabili” della Reset Academy, che punta a portare la pratica sportiva a giovani portatori di handicap attraverso percorsi didattici e di pratica. Anche questa attività di Andrea è documentata da un video in cui lui raccoglie la simpatica sfida calcistica di uno dei ragazzi “Insuperabili”. La pagina testimonial è una galleria fotografica con i calciatori sostenitori della onlus in posa con i cimeli – maglie, scarpini e guantoni – donati per le aste che consentono la raccolta fondi. Sono presenti molti compagni di Andrea – Nagatomo, Candreva, Jovetic, Handanovic, Palacio, Banega, Biabiany, Miranda, Icardi, Silvestre, Palombo, Cigarini, Santon, Peresic, Borozovic, – ma anche calciatori di altre squadre, come Muriel, Quagliarella Liaijc, Belotti, De Silvestri, Kovacic, Modric e Morata. Sul profilo Twitter di Andrea c’è una sua foto con la maglia dell’Hull City e l’annuncio delle nuove aste.

non sono mai troppe, dal momento che le persone in difficoltà sono numerosissime, in Italia e nel mondo. Bobo Vieri, grande ex di Juventus, Inter e Milan, ha raccolto l’appello di Andrea dandosi disponibile per un’idea a favore delle popolazioni colpite dal terremoto: chi partecipa, con una donazione, può vincere un week end per due persone sulla riviera romagnola, da trascorrere in compagnia del campione e dei suoi amici. Ranocchia si sta spenClaudio Marchisio @ClaMarchisio8 Viaggi della speranza che finiscono in tragedia dendo in prima per molte persone! Ancora corpi senza vita nel persona con alcuni #mediterraneo. Come la tragedia di Manchester, progetti per i terreavvenuta pochi giorni fa, continuiamo a vedere, sentire e leggere notizie strazianti e storie motati, in particolare assurde! Come sta cambiando il per la ricostruzione del mondo? campo da calcio di Visso, cittadina delle Marche duramente colpita dal sisma. Un altro ambito in cui Guglielmo Stendardo @willystendardo Una nobile persona attrae persone nobili, e sa come Andrea sta tenerle vicino a sè'. lavorando con la sua Onlus è quello del sostegno ai soggetti autistici, che non riescono a inserirsi nei ritmi della società senza apprendere tecniche e metodiche specifiche. Un impegno che il diPaulo Dybala @PauDybala_ JR No terminó como queríamos, pero lo dejamos fensore sta portodo. La desilusión es enorme y aprenderemos de esta tando avanti da derrota que duele: retomamos desde aquí! (Non è finita diversi anni socome volevamo, ma abbiamo dato tutto. La delusione è enorme e ci sarà da imparare da questa sconfitta che fa stenendo Angsa male: ripartiamo da qui!)

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internet

di Stefano Fontana

Calciatori in rete

Con Dybala e Pellissier… la parola ai bomber www.paulodybala21.com Attaccante in forze alla Juventus ed alla Nazionale argentina, Paulo Dybala nasce il 15 novembre 1993 nella cittadina di Laguna Larga, situata nel cuore del grande paese sudamericano. Come si evince dall’esaustiva sezione biografica del suo sito ufficiale, il talento calcistico di Paulo emerge già in tenera età: a soli 17 anni fa il suo esordio nella prima squadra del Cordoba CF. Segue poi un’intensa esperienza con il Palermo, per approdare nel 2015 alla Juventus dei record, dove tutt’ora ricopre il ruolo di attaccante. Il sito ufficiale di Paulo rimane impresso nella memoria grazie ad un

aspetto allo stesso tempo aggressivo ed elegante: il navigatore viene accolto da un’introduzione animata composta da una serie di fotografie in bianco e nero in rapida successione. La sezione biografica del sito è suddivisa in ben quattro pagine: bio, identità, timeline e record. Un’autentica miniera di informazioni. La sezione denominata Fixtures contiene l’elenco aggiornato delle prossime partite in calendario per Dybala suddivise secondo il seguente criterio: Nazionale argentina, Serie A del campionato italiano, Champions League e Coppa Italia. Ampio spazio è dedicato alle notizie, inserite in uno spazio che non sfigurerebbe affatto come sito web a sé stante dedicato alle news in ambito calcistico. Lasciamo a voi il piacere di scoprire cos’altro ha da offrire l’ottimo sito web ufficiale di Paulo Dybala, come ad esempio la ricca sezione multimediale.

www.sergiopellissier.com Sergio Pellissier non è solo il capitano del Chievo: questo granitico attaccante è davvero l’anima della squadra Nicolas Burdisso @NicoBurdisso veronese. È arrivato il momento di ringraziare, salutare e continuare la mia strada. Sono stati più di 3 anni belCarattelissimi ed emozionanti, vissuti da Capitano e protagonista. riz zato Ringrazio tutti i tifosi, dal primo all’ultimo, perché siete voi il vero marchio di questa piazza. Ringrazio tutti miei compagni da una per tante battaglie, tanti momenti in campo e fuori, ringragrinta zio il Mister Ivan e la società, per la fiducia e la propoin es auri sta a che io continuasse qui. Grazie grazie e grazie. #sempreforzagenoa bile e da un grande talento, questo attaccante valdostano si è sempre distinto per le ottime doti tecniAntonio Rüdiger @ToniRuediger che, un limpido istinto Ci sono giocatori di calcio. Ci sono bravi giocatori. E poi c’è il nostro capitano Totti. Che addio. Grazie del gol e la capacità capitano, è stato un onore. di motivare i compagni e spingerli a dare il meglio di sé. Pellissier detiene inoltre record Mattia Perin @MattiaPerin rilevanti legati al club veronese:

ttando

Passione. Cuore. Leggenda. Vederti giocare è stato un piacere. Conoscerti e affrontarti in campo un onore. #TottiDay

478 presenze in Serie A nonché in tutte le competizioni, 107 reti messe a segno. Navigando nel suo sito ufficiale, leggendo le sue parole e studiando il suo sguardo nelle suggestive fotografie disponibili, è possibile percepire il fuoco che brucia dentro il numero 31. La grafica di questo spazio web, semplice e chiara grazie, favorisce una navigazione veloce ed intuitiva. Nell’homepage del sito troviamo un toccante benvenuto da parte di Sergio stesso: un breve, intenso manifesto dove tempi come l’amore per il calcio, il

rigore nella preparazione fisica e la determinazione al risultato fluiscono limpidi e cristallini come l’acqua di una sorgente d’alta quota. Tra le informazioni reperibili nel sito troviamo una breve biografia del giocatore, una tabella contenente diverse informazioni statistiche divise per stagione e molto altro ancora. Non manca inoltre uno spazio per le news dedicate al Chievo e le interviste fatte a Pellissier.

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sfogliando

di Nicola Bosio

frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte di più del La cultura sportiva va migliorata, il clima è rissoso. Mi piacerebbe passare con il nostro pullman tra i tifosi avversari e non venire insultato da genitori con i bambini in braccio – Stefano Pioli (allenatore) Da noi in Italia si fa molta più tattica, qui in Spagna pensano a giocare. Gli allenamenti sono per la maggior parte del tempo con la palla, mentre in Italia si fanno tante esercitazioni. La differenza, poi, però, la vedi in campo: in Spagna ogni tanto assisto a delle scene incredibili, con errori che da noi sarebbero

Daniele De Rossi centrocampista della Roma “Social 1” È il mondo che è cambiato, non solo il calcio. Che fai, te la prendi con i giovani calciatori? Ma lasciali stare, che ci vuoi fare? A volte danno fastidio pure a mc quando li vedo. Quando fanno la diretta Instagram dallo spogliatoio prima della partita io gli darei una mazzata da baseball sulla bocca. Ma hanno 18 anni e tra venti anche loro si ritroveranno quello di 18 anni che farà un’altra cosa per cui diranno: “Ma dai, quando eravamo giovani noi c’era De Rossi che ci faceva a pezzi se avessimo fatto una cosa così”. 44

imperdonabili. Ma il calcio spagnolo è bello anche per questo, per la loro voglia di attaccare e giocare sempre. ll massimo sarebbe un mix tra calcio italiano e spagnolo, peccato non esista – Nicola Sansone (Villareal) Non sapete quanto mi è mancato il pallone il primo anno dopo aver smesso di essere calciatore: lo spogliatoio, il campo, la battuta sotto la doccia con i compagni, la trasferta, mi è mancato tutto come l’aria Ma poi servono stimoli nuovi, è quella la chiave, ognuno di noi deve a crearseli. E possono arrivare anche dalle cose semplici, di famiglia, accompagnare una figlia a scuola, una lezione di pilates con la moglie, un libro – Luigi Di Biagio (allenatore Under 21) Non sono d’accordo con i giocatori a fine carriera che si sentono lontani dal calcio di oggi. Ogni tanto sento dire che i giovani pensano solo al calzino in pendant con lo scarpino o al nome sopra la scarpa e non pensano al magazziniere. Ma che si pretende? Quando abbiamo cominciato noi era diverso. Sono passati vent’anni: è cambiato tutto. Un ragazzino di vent’anni ora arriva in prima squadra e ha più follower di Messi. È normale che si senta più sotto attenzione. Quando ero giovane io, quelli di 35 anni mi dicevano: "Non è più come quando ero giovane io". È sempre stato così, sarà sempre così – Daniele De Rossi (Roma) Credo che uno debba rimanere sempre se stesso. Anche se quando sei ct della Nazionale ogni parola può essere vivisezionata. Ogni tua riflessione rischia di essere interpretata male, una battuta ironica, poi, può creare fraintendimenti. Tanto è vero che a volte ho dovuto gestire il mio pensiero. Ho la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo, ho l’entusiasmo e la voglia di vivere di un bambino, mi piacerebbe ogni tanto anche poter sorridere, ma a questi livelli un’espressione può essere equivocata. Meglio sorridere quindi… ma con intelligenza – Gianpiero Ventura (C.T. Nazionale) Qualcuno oggi è in difficoltà perché

non gioca o quando gioca non rende come potrebbe. Diciamo che non chiudo la porta a nessuno anche se poi sarò chiamato a fare delle scelte. Saranno

Sulley Muntari centrocampista del Pescara “No al razzismo” Sono stato trattato come un criminale. Come potevo essere punito quando ero io la vittima di un atto razzista? Spero che il mio caso sia di aiuto affinché altri calciatori non debbano soffrire quello che ho sofferto io. E spero che questo sia un momento di svolta in Italia. È un’importante vittoria per mandare un chiaro messaggio che non c’è posto per il razzismo nel calcio, o in generale nella società. difficili, ma le farò solo per il bene della squadra. In passato ho escluso miei pupilli, ma il mio ruolo è anche quello di prendere decisioni scomode. Sono qui per pensare alla squadra. Non vuol dire che ciò che farò sarà sicuramente giusto, ma lo sarà per me. L’importante è essere sinceri con i ragazzi, dire la verità. Altrimenti diventa difficile. Ricordo


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calcio giocato sempre una battuta di un allenatore: un giocatore gli chiese: “mister perché non gioco?”, “perché voglio vincere!”. Questo per dire che è inutile inventare scuse: se sei fuori sei fuori – Luigi Di Biagio (allenatore Under 21) Bisogna avere sempre una propria identità in quello che si fa e voglio che la mia squadra faccia o provi a fare sempre la partita. Chi vede la mia Spal deve capire esattamente questo: si gioca per vincere – Leonardo Semplici (Spal) La cosa di cui vado più fiero è che

Domenico Berardi attaccante del Sassuolo “Autosqualifica” Una volta la vena mi si tappava al terzo fallo subìto, se arrivavo al quarto era tanto: era più forte di me, prendere botte mi mandava al manicomio. Adesso non sono diventato un santo, ma credo di aver imparato a controllarmi: non mi si tappa neanche al ventesimo fallo. È una promessa che ho fatto, solo a me stesso, la sera della gomitata a Juan Jesus (Inter-Sassuolo, settembre 2014). Sono arrivato a casa e ho acceso la tv, volevo rivedere quella reazione. Ho spento e mi sono detto: “Quello non sei tu, è un’altra persona: per quanto ancora vuoi passare per quello che non sei?”. Fu un’autosqualifica ben più importante dei tre turni del Giudice. sono passate almeno cinque generazioni di allenatori, li ho affrontati tutti e sono ancora qui a parlare di calcio. Come ho fatto? C'è un segreto? La voglia di mettermi in discussione sia come uomo, sia

come allenatore, soprattutto, dal punto di vista tattico. Quando non alleni una squadra che lotta per lo scudetto devi escogitare soluzioni nuove per colmare il gap. Sono come quelli che vengono dalla strada. Chi viene dalla strada è più sveglio dei figli di papà perché si deve inventare ogni giorno la maniera di sopravvivere – Gianpiero Ventura (C.T. Nazionale) In campo riesco sì e no a parlarci con gli arbitri. Il problema è che certe etichette le hai e te le tieni: io ho fatto degli errori e con loro continuo a pagarli. Inutile illudermi del contrario, nei miei confronti un po’ di prevenzione c’è: ultimamente meno, per fortuna, perché non gliene do più motivo. E comunque, se posso dirlo, dovrebbero tutelare di più i saldatori di talento: troppi falli tattici e sistematici uguale meno spettacolo. E ci vorrebbe anche più dialogo, ma alla fine, soprattutto in un piccolo club, finiscono per parlare solo col capitano – Domenico Berardi (Sassuolo) Con gli anni ti passa la mania del look. Credo che certe cose facciano parte soprattutto di una parte della vita e della carriera. È normale che i giovani stiano attenti a certe cose, mentre chi è più maturo no – Daniele De Rossi (Roma) La Nazionale è un treno che ho preso a volo perché non sarebbe passato più. Ma è anche un mondo incredibilmente complesso – Gianpiero Ventura (C.T. Nazionale) Io devo stare bene fisicamente per fare il mio calcio, ma ho anche bisogno di una squadra che mi sostenga. Sono un ingranaggio – Daniele De Rossi (Roma) Ho sempre creduto che ognuno di noi abbia un destino scritto, dunque sono quasi sicuro che senza la "famosa" partita a calcetto con mio fratello, in cui mi vide un osservatore del Sassuolo, oggi sarei ancora in Calabria – Domenico Berardi (Sassuolo) A volte noi calciatori facciamo un po’ di populismo, di chiacchiere. Frasi come: "Il nostro non è un lavoro, i veri eroi sono quelli che si alzano alle 5 di mattina per andare a lavorare"… Si è vero, vabbè, ma basta dirlo. Tu sei pagato da un privato che facendo giocare te e i tuoi compagni ha determinati incassi. È un investimento come un altro, quasi.

Daniele De Rossi centrocampista della Roma “Social 2” Esprimere un’opinione su questo fatto o su un altro non è un diritto assoluto, anche se tutti pensano di sì, si sentono legittimati a parlare di qualunque cosa. È la deriva social che dilaga ovunque. E attenzione: il problema non sono i social, ma gli esseri umani. Un mio amico ha scritto una cosa sul rapporto tra Facebook e il calcio: "Una volta il lunedì mattina uscivi, andavi al bar e sapevi che tra dieci che parlavano di calcio c'erano due scemi del quartiere. Tutti sapevano che erano scemi, ma li lasciavano parlare. Il problema di Facebook è che adesso conosci anche gli scemi di tutti gli altri quartieri, di tutte le città, di tutto il mondo. Con un problema in più: che una volta espressa e scritta un'opinione, nessuno è più disposto a cambiarla neanche di fronte a un errore. E questo, applicato al calcio, significa che non tifi più tanto per la tua squadra, quanto per le tue opinioni, tifi per le tue ragioni, tifi per i giocatori che ti stanno simpatici. Ed è tutto legato all'esaltazione di sé stessi. Guadagniamo troppo? Sì, ma dipende da come la guardi. Magari nasci in America, giochi a baseball e guadagni ancora di più. Però di nuovo: guadagniamo troppo? Si. Guadagniamo troppo per l'importanza di quello che facciamo? Si. È stato semplice guadagnare così tanto? No – Daniele De Rossi (Roma) 45


tempo libero

musica

libreria Il Saggiatore

Il principe della zolla

di Gianni Brera – 299 pagine - € 19,00

Di Stefano e Pelé, i più grandi. Italia-Germania 4-3. L’abatino Rivera e Gigi Riva, Rombo di tuono. Nereo Rocco, pragmatico sincero. Il giovane Coppi e gli inverni dell’Alessandrino. Il fiero Gimondi, cannibalizzato da Merckx. Don Lisander Manzoni, che in Don Abbondio dipinge se stesso. Quasimodo e Gadda. Fiumi, laghi, risaie e vigneti padani. Salami e capponi, carpe e storioni, barbera e barbacarlo. Il mondo di Gianni Brera, grande come il mondo intero. "Il principe della zolla" custodisce le cento storie di uno scrittore che passava per giornalista sportivo. "Un grande fiume senza mai problemi di siccità", secondo Gianni Mura, che qui ha raccolto i migliori articoli di Brera - battuti a caldo e dettati a braccio a indefessi dimafonisti - unendoli alle pagine più meditate dei suoi romanzi. Un'antologia che si trasforma in un unico grande racconto, curata con il rispetto di un allievo consapevole dell'inimitabilità del maestro; con l'affettuosa nostalgia di lunghe notti avvolte nel fumo di sigari e pipe, trascorse parlando di calciatori e poeti, vini e ciclisti, politici e discoboli. Odoya

I ribelli degli stadi

di Pierluigi Spagnolo – 284 pagine - € 16,00

C'è chi li etichetta come teppisti e facinorosi. E chi li dipinge come sostenitori colorati e passionali. Come i padroni violenti del calcio, oppure come gli ultimi romantici in un mondo che ha perso gran parte della sua genuinità. Nel bene e nel male, gli ultras degli stadi hanno scritto pagine importanti nella storia del calcio italiano. Rappresentano quasi mezzo secolo di aggregazione e passione, di originalità e folklore. Purtroppo anche di episodi di teppismo e violenza. Per cercare di comprendere cosa siano gli ultras, bisognerebbe innanzitutto abbandonare la zavorra dei pregiudizi e considerarli come un’aggregazione spontanea, trasversale ed eterogenea, con una forte connotazione ribelle e antagonista al sistema, che incarna le logiche di una dicotomia forte che filtra il mondo attraverso le lenti della contrapposizione amico/nemico. Un multiforme insieme di uomini e donne che amano follemente una squadra e che, insieme alla squadra, amano la città che quella squadra rappresenta, la maglia e i colori che i giocatori portano addosso. Questo volume racconta e spiega il mondo delle curve italiane, mescolando le esperienze dirette con l’analisi di saggi e studi sul movimento ultras, proponendo le autorevoli opinioni di chi ha già studiato il fenomeno e mescolandole con le voci dei protagonisti. Con rigore storico e un pizzico di passione. Italo Svevo

Il trequartista non sarà mai un giocatore completo

di Gianvittorio Randaccio – 80 pagine - € 12,00

Una folgorante raccolta di aforismi e brevissimi racconti sul calcio. L’autore sembra intromettersi in quel mondo in punta di piedi; con un’ironia acuta, intelligente e talmente sottile da sembrare ingenua. Tanto nelle serrate serie di aforismi, che nei racconti, la scrittura di Randaccio va molto più in profondità di quanto il tono così lineare vorrebbe farci credere. Come si legge in copertina: “Era stata la fine della partita e anche del genere umano: il calciatore attaccante, dopo aver ucciso il portiere, si era lasciato cadere sulla sabbia rovente in attesa che la morte venisse a prenderselo come giusta punizione per la sua sconsiderata reazione. Prima, però, con un bastone aveva scritto una frase sulla sabbia, in modo che, nel caso, chiunque li avesse ritrovati, avrebbe potuto conoscere la verità: «era gol!!»”. 46

Linkin Park

One more light I nu-metal è (quasi) morto, e a celebrarne metaforicamente il funerale ci pensano proprio i Linkin Park che di questo genere musicale sono stati tra i più importanti esponenti. “One more light”, settimo album in studio, segna così una decisa svolta pop della band californiana, per qualcuno una “eresia sonora”, per altri una nuova pagina della loro già brillante carriera. Un album che ha letteralmente “spaccato” in due la critica e i fan, considerata la grande diversità di approccio di quasi tutti i brani (10 tracce): niente più chitarre taglienti, niente più leggendari “scream” di Chester Bennington, niente più doppie voci rappate di Mike Shinoda, ma un modo nuovo (ed inedito) di concepire strutturalmente le canzoni. Del resto i Linkin Park, sin dai loro esordi, sono sempre riusciti a dividere le opinioni, modificando a più riprese il proprio sound e tracciando il proprio percorso in maniera irregolare ed “irriverente”. Ogni volta sorprendono, ogni volta “sconvolgono” ma ogni volta riescono comunque a restare in vetta alle classifiche: saranno pure svoltati verso il pop, ma rimane un pop di qualità, sarà pure banale e piatto, ma riempie le radio e gli stadi… e al giorno d’oggi non è poco.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


Il Calciatore Luglio 2017  
Il Calciatore Luglio 2017  
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