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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 01 Gennaio/Febbraio 2019 - Mensile

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Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

GEN/FEB

2019

Andrea Poli, capitano del Bologna

“Il calcio? Un divertimento con molte responsabilità”


editoriale

di Damiano Tommasi

3-2-1… Zero! È un conto alla rovescia quello iniziato a Cuneo lo scorso 17 febbraio che fa male al calcio italiano. Durante la settimana precedente era stato il Matera a non presentarsi per la quarta volta e ad essere esclusa anzitempo dal campionato di Lega Pro. Quello che è successo a Cuneo però ci racconta altro. 7 ragazzi invitati, obbligati o convinti non si sa, a presentarsi con un modulo premonitore, il 3-2-1 … appunto che ha portato ad un 20-0 non presentabile in un campionato professionistico. Da mesi ormai la situazione è compromessa. Dalla mancata sostituzione della fideiussione fino allo sciopero e agli svincoli per morosità. Nessun professionista a Piacenza, dunque, ma affannosa ricerca di ragazzi disposti a salvare un titolo sportivo stranamente diventato vitale per dirigenti che si fanno chiamare ancora imprenditori! Cosa e chi c’è dietro a tutto questo? La proprietà del Pro Piacenza è della Seleco, azienda che sponsorizza Lazio e Salernitana, gente che dovrebbe quindi essere appassionata di sport e di calcio. Non si spiegherebbero, infatti, i milioni di euro investiti in due squadre di piazze tanto seguite. E il presidente Lotito che dice di uno dei suoi sponsor? In Consiglio Federale abbiamo faticato a scrivere le norme per poter avere nei prossimi mesi gli strumenti per interrompere d’ufficio quello che il buon senso avrebbe interrotto mesi fa. Abbiamo faticato, guarda caso, perché il consigliere Lotito insisteva nel puntualizzare. Notifica tramite pec, entro 30 giorni, ma se il Collegio non si pronuncia? Questo il tenore della discussione. Cavilli inspiegabili quanto la scelta di genitori che permettono tanta indecorosa umiliazione per i loro figli. La domenica 17 febbraio ha visto anche il massaggiatore vestire i panni del tre-

quartista con tanto di 10 sulle spalle per sostituire il settimo calciatore che, ironia della sorte, aveva dimenticato il documento! Per completezza il documento è arrivato in corso di partita e ha consentito al massaggiatore di poter uscire al 76’. Alla fine di questo countdown irreale cosa ci aspetta? Il Consiglio Federale ha approvato, senza il nostro voto, la B a 20 (speriamo…visto l’andazzo) e la possibilità delle Leghe di autodeterminarsi. Se questa è la lungimiranza di una riforma a spegnimento lento non oso immaginare cosa potranno partorire nei prossimi mesi i nostri imprenditori del calcio. Mi spiace per i tanti presidenti e veri imprenditori che sono vittime di queste dinamiche, anzi, mi spiace che quando ci si ritrova nelle assemblee, di Lega o federali, ci si dimentichi sempre delle basilari regole imprenditoriali per seguire invece, spesso e volentieri, le occasioni del momento. È sempre più forte in me la sensazione che servirebbe un time out di qualche mese. Niente calcio per poter ristabilire tutti insieme un po’ d’ordine. Chi è professionista? Cosa significa iscriversi ad un campionato professionistico? Quanti sono i veri professionisti? Che garanzie si devono pretendere per non correre il rischio di ridicolizzarci a livello internazionale? Cosa significa formare i giovani? Cosa significa firmare un contratto di lavoro da calciatore? Il tutto partendo però dal quinto comma, lettera A dell’articolo 1 dello Statuto Figc: 5. La FIGC è affiliata alla FIFA e all’UEFA. Pertanto, la FIGC, le Leghe, le società, gli atleti, i tecnici, gli ufficiali di gara, i dirigenti e ogni altro soggetto dell’ordinamento federale sono tenuti a: a) osservare i principi di lealtà, probità e sportività secondo i canoni della correttezza.

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© UNICEFUNI122942Dicko

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sommario Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 01 Gennaio/Febbraio 2019 - Mensile

01

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

GEN/FEB

2019

Andrea Poli, capitano del Bologna

“Il calcio? Un divertimento con molte responsabilità”

l’intervista 6 di Gianni Grazioli Andrea Poli, centrocampista e capitano del Bologna, si racconta in questa lunga intervista tra passato, presente e futuro.

editoriale

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regole del gioco di Pierpaolo Romani

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serie B di Claudio Sottile

12

serie B di Pino Lazzaro

14

lega pro

16

serie B di Tommaso Franco

18

scatti

22

calcio e legge di Stefano Sartori

26

politicalcio di Fabio Appetiti

28

femminile di Pino Lazzaro

30

femminile di Francesco Romeo

33

senior

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secondo tempo di Claudio Sottile

38

io e il calcio di Pino Lazzaro Passione, sacrificio e ...

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tempo libero

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di Damiano Tommasi Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

direttore direttore responsabile condirettore redazione

foto redazione e amministrazione tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Giulio Segato Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

Quando il tifo è preda delle mafie Barbe e duelli

Storie e carriere scritte sulla pelle Pro Piacenza e Matera: questo non è calcio! La B da Nord a Sud di Maurizio Borsari Licenze Nazionali 2019/2020

Insieme contro tutte le discriminazioni Campo e libri: stesso impegno, stessa determinazione Stefania Tarenzi: sognando il Mondiale Perché il mestiere di calciatore continua… Ventola gira (mondo) pagina

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Finito di stampare il 25-02-2019

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l’intervista

Nato a Vittorio Veneto il 29 settembre 1989, Andrea Poli è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Treviso esordendo a 17 anni in prima squadra (Serie B) il 9 dicembre 2006. Viene acquistato dalla Sampdoria la stagione successiva, gioca prevalentemente in Primavera (vincendo campionato e Coppa Italia) ed esordisce in Serie A con la prima squadra blucerchiata a Cagliari il 4 novembre 2007. Ceduto in prestito al Sassuolo (in B) dove segna la sua prima rete da professionista proprio alla sua ex squadra Treviso, torna alla Samp (in A) per due stagioni, viene ceduto in prestito all’Inter che però non lo riscatta nonostante una buona stagione. Nuovamente in blucerchiato è protagonista di un ottimo campionato che lo porta a vestire la maglia del Milan (coi rossoneri resterà 4 stagioni vincendo una Supercoppa italiana). Dal 2017 è a Bologna. Ha vestito 5 volte la maglia azzurra della Nazionale maggiore.

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di Gianni Grazioli


l’intervista Andrea Poli centrocampista e capitano del Bologna

“Il calcio? Un divertimento con molte responsabilità” Quando, poco più di un anno e mezzo fa, è approdato a Bologna direttamente dal Milan, aveva messo in conto di diventare un leader della squadra rossoblù. Ma forse non si sarebbe aspettato di diventare così presto capitano nonché faro del team guidato sino a fine gennaio da Pippo Inzaghi, ed ora da Sinisa Mihajlovic. Del resto saggezza, intelligenza e grinta non gli mancano. Classe 1989, Andrea Poli ha già sommato 242 presenze in Serie A (più 36 in Serie B). Una cifra di tutto riguardo se messa a confronto con tanti giocatori, non solo della sua età ma anche più vecchi anagraficamente. Con un’eccezione a sorpresa: Alberto Paloschi, classe 1990, ha al momento 4 presenze più di lui. Ci incontriamo al centro sportivo di Casteldebole, recentemente ristrutturato. Un impianto all’avanguardia. Quando sei stato contagiato dalla passione per il calcio? “Fin da piccino vedevo solo il pallone. È

stato papà Piero a trasmettermi l’amore per il calcio. Anche lui ha giocato e per qualche stagione pure in Serie C”. Dove hai iniziato a giocare a pallone? “Nelle giovanili del Treviso, a 11 anni. Ho fatto tutta la trafila e a 17 anni ho esordito in Serie B”. Quanto è stata importante la tua famiglia? “Moltissimo. I miei genitori mi hanno insegnato a stare al mondo. E trasmesso valori importanti quali umiltà, rispetto per gli altri, onestà. Senza i loro consigli non sarei diventato quello che sono”. Da bambino quale era la tua squadra preferita? “Il mio cuore ha sempre battuto per i colori rossoneri… del Milan”.

che mi sono affermato come calciatore”. Poi il grande salto in un club titolatissimo come il Milan. “Altra esperienza fondamentale. Molto positiva nel primo biennio, dove ho giocato con continuità. Un po’ meno negli ultimi due anni”. Quali sono le doti per diventare calciatore? “Da bambini bisogna divertirsi, essere felici di giocare. Se poi si hanno talento e tecnica allora si emergerà. Ma prima di tutto bisogna amare il calcio”. Hai amici nel tuo ambiente di lavoro? “Ho giocato in sei club e ho conosciuto molti giocatori. Nei quattro anni al Milan ho stabilito una bella amicizia con

Chi era il tuo idolo giovanile? “Daniele De Rossi. Un centrocampista completo. Ancora oggi quando lo vedo giocare mi esalta e penso dentro di me che, nonostante l’età, è ancora il più forte centrocampista in circolazione”. Com’è stato il tuo debutto in Serie A? “Ricordo tutto di quel 4 novembre 2007. Indossavo la maglia della Sampdoria e giocavamo a Cagliari. Sul risultato di 3-0 per noi mister Mazzarri disse a Montella di prepararsi a entrare. Ma la risposta di Vincenzo è stata secca: perché non dà un premio al ragazzino e fa giocare lui? E così, inaspettatamente, ho fatto l’esordio nel calcio che conta”. Cosa significa esordire in Serie A a 18 anni? “È stata una grande emozione, il coronamento di un sogno. Al momento non ci pensi, lo metti a fuoco bene con il passare degli anni”. Quattro stagioni alla Sampdoria, inframezzate da una all’Inter. “A Genova sono stato molto bene. È lì

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l’intervista

Montolivo, Antonelli, De Sciglio. Ogni tanto uscivamo assieme. E ci sentiamo ancora”. Il tuo allenatore ideale? “Sono legato a tutti, ma a due in particolare. Del Neri perché è stato il primo a darmi fiducia e una maglia da titolare in Serie A, nella Sampdoria a 21 anni. E Mandorlini a Sassuolo in B. Ma da ogni allenatore ho cercato di imparare qualcosa per migliorarmi”. A 23 anni il debutto con la maglia della Nazionale. Dove però hai giocato, ad oggi, solo 5 gare (13 invece con l’Under 21). Rammaricato per non essere riuscito a sfondare in azzurro? “Ho ancora nitido il ricordo del mio debutto con la maglia dell’Italia, il giorno di Ferragosto di 7 anni fa a Berna nell’amichevole contro l’Inghilterra (2-1 per gli inglesi). È stata una bella parentesi, ma nessun rimpianto”. Tra tutti coloro con cui hai giocato c’è qualcuno che avrebbe meritato una carriera migliore? “Angelo Palombo, un centrocampista completo, di grande qualità. Un professionista al cento per cento. Avrebbe potuto tranquillamente giocare in una delle big (ha fatto una parentesi di qualche mese a fine carriera all’Inter, ndr), ma era troppo attaccato ai colori blucerchiati e a Genova città”. Quale errore un calciatore non dovrebbe mai commettere? “Quello di sentirsi arrivato. Io cerco sempre di migliorarmi”.

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Appunto, come il vino, col passare degli anni si migliora? “Sì, certo, se ci si allena con il giusto piglio tutti i giorni. Il calcio lo definirei un divertimento con molte responsabilità”. Credi nelle gerarchie dello spogliatoio? “I senatori nello spogliatoio servono. Con il loro esempio hanno la responsabilità di trainare i giovani in allenamento e di aiutarli ad avere il giusto approccio alle partite”. Aboliresti i ritiri? “Quelli in casa si”. Come passate il tempo in hotel? “A inizio carriera giocando a carte o a biliardo. Negli ultimi anni la tecnologia ha cambiato le abitudini un po’ di tutti. Quindi c’è chi gioca con la playstation, chi guarda film al computer”. Sei tatuato? “No. Non ne sento l’esigenza. Rispetto chi si è fatto i tatuaggi e devo riconoscere che alcuni sono anche belli”.

di fare il massimo per gli altri”. È così difficile dare il buon esempio? “Non tocca solo a noi. Spetta per primo a chi ha il potere, a chi comanda: dirigenti, allenatori e poi noi calciatori. La volontà c’è, sono sempre più numerosi i giocatori impegnati nel sociale”. Il razzismo: una piaga ancora da debellare. “Per combattere la piaga del razzismo serve un radicale cambiamento culturale che deve partire dalle famiglie e proseguire poi con la scuola. Fin da bambino i miei genitori mi hanno insegnato a rispettare tutti. Quando vedevo qualche ragazzino straniero in disparte, facevo di tutto per coinvolgerlo nei nostri giochi. E fin da allora ho avuto diversi amici di colore”. Ti piacerebbe un calcio più tranquillo, con meno polemiche? “Certamente. Purtroppo nel calcio di oggi sono tanti gli interessi economici e ogni pretesto è buono per esasperare

Cosa pensi del do- De Rossi è ancora il più forte ping? “Dopo gli episodi ac- centrocampista in circolazione. caduti agli inizi degli anni Duemila, ora ci sono molti più gli animi e per alzare la tensione. Con controlli. Noi calciatori siamo seguiti e l’avvento dei social si è tutto amplificainformati dagli staff sanitari”. to”. Per tanti ragazzi voi calciatori siete degli idoli, al punto che molti copiano i vostri comportamenti. Senti la responsabilità? “Qualche parola in più può cambiare tanto. Per questo abbiamo il dovere

A quando il calcio ai calciatori? “È un sogno che, prima o poi, spero si realizzi. Nel recente passato ci hanno provato, senza fortuna, Albertini e Tommasi. Due campioni sul campo e nella vita. Evidentemente da noi i tempi non


l’intervista

sono ancora maturi per vedere un ex giocatore al vertice del calcio”. In Spagna e in Polonia alla presidenza della Federazione ci sono Rubiales e Boniek, due ex calciatori. In Germania Beckenbauer ha occupato posti di rilievo… “Chi ha giocato a calcio ha una sensibilità e un’esperienza che possono scongiurare gli eccessi. E magari portare idee nuove. Sono felice che Paolo Maldini sia entrato nello staff dirigenziale del Milan: la sua esperienza sarà utilissima al club”. Il più grande calciatore di tutti i tempi? “Non ho visto giocare Pelè… ma Messi e Cristiano Ronaldo sì. Sono due fuoriclasse, difficile stabilire una classifica. Sono entrambi extraterrestri, col pallone fanno quello che vogliono”. Dal pallone al cibo. Qual è il piatto che preferisci? “Mangio di tutto, ma se devo sceglierne uno allora non ho dubbi: spaghetti alla carbonara”. Cosa fai nel tempo libero? “La sera a casa cerco di rilassarmi guardando qualche film”. Il tuo pregio migliore? “Sono determinato. Quando inizio una cosa voglio sempre portarla a termine”. Il tuo difetto più grande? “Sono impaziente, molto esigente”. Ti piace leggere? “Abbastanza. Ho terminato da poco la

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l’intervista

biografia di Francesco Totti scritta da Paolo Condò, ed ora sto leggendo con molto interesse “L’uomo che parlava con i lupi” di Shaun Ellis”. Che musica ascolti? “Un po’ di tutto, in particolare hip hop e rock. Mi piace la musica degli AC/DC e dei Foo Fighters”. La tua vacanza ideale? “Amo il mare, le piccole isole, ma anche viaggiare, conoscere posti nuovi e lontani. Sono rimasto affascinato dalle grandi metropoli degli States. Prossima meta? Sto programmando un tour dell’Australia a fine campionato”. Se non avessi fatto il calciatore… “Avrei sicuramente cercato di diventa-

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re un pilota di formula uno”.

LA SCHEDA

Hai già pensato al dopo carriera? “No, sono concentrato sul presente. Anche se ho iniziato presto, mi piacerebbe giocare ancora a lungo”. Ti ricordo che AIC da alcuni anni organizza corsi di formazione per preparare i calciatori a intraprendere una professione una volta appese le scarpe al chiodo… “Il ruolo dell’AIC per noi calciatori è fondamentale da sempre, non solo per le conquiste ottenute con fatica negli anni passati, ma anche per l’assistenza e la presenza che assicurate quotidianamente, soprattutto ai colleghi delle categorie inferiori che si trovano in difficoltà”.

Stagione

Squadra

2018-2019

BOLOGNA

Serie Presenze Reti A

17

2

2017-2018

BOLOGNA

A

32

2

2016-2017

MILAN

A

13

0

2015-2016

MILAN

A

18

0

2014-2015

MILAN

A

33

1

2013-2014

MILAN

A

26

2

2012-2013

SAMPDORIA

A

31

3

2011-2012

INTER

A

18

0

2010-2011

SAMPDORIA

A

21

0

2009-2010

SAMPDORIA

A

31

0

2008-2009

SASSUOLO

B

32

5

2007-2008

SAMPDORIA

A

1

0

2006-2007

TREVISO

B

4

0

2007-2008

TERNANA

C1

8

0

2006-2007

TERNANA

C1

5

0


regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Dopo i tragici fatti prima di Inter-Napoli

Quando il tifo è preda delle mafie I tragici fatti che hanno preceduto la partita tra Inter e Napoli del 26 dicembre 2018 hanno confermato come le tifoserie del calcio siano diventate preda delle mafie e della violenza politica, in particolare di estrema destra. Quello che fino a qualche anno fa qualcuno presentava come un legame “presunto” si sta dimostrando nei fatti un dato strutturale, una minaccia seria ed attuale per il mondo dello sport più amato dagli italiani. Lo ha certificato anche la Commissione parlamentare antimafia in una relazione approvata all’unanimità un anno fa. Nel corso del 2018, e gli inizi del 2019, abbiamo assistito ad altri casi. Ne rammentiamo alcuni.

di fatto delle società, mirando non solo a gestire gli impianti sportivi per ottenere sponsorizzazioni e fare affari in loco, ma anche per acquisire consenso sociale tra la popolazione. L’ultima relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, diffusa alcune settimane fa, riferendosi alla Sicilia, cita il sequestro di una società sportiva e di alcuni campi di calcio a Roberto Vacante, nipote di Benedetto Santapaola, noto boss della mafia catanese, componente della “Cupola” mafiosa che decise gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel documento, si legge anche dell’interesse delle mafie per il business delle scommesse sportive onliNel maggio dello scorso anno, su dispone e per la fornitura di servizi di sicurezsizione della Direzione distrettuale antiza e facchinaggio in occasione di eventi sportivi. Sempre in Sicilia e in provincia di mafia di Torino, i carabinieri di Asti hanno Catania, nel novembre del 2018, stata posta sotto sequestro la La violenza politica ormai èsquadra di promozione del PSV domina le nostre curve. Misterbianco, facendo capo, secondo gli inquirenti, ad esponenarrestato 25 persone accusate di far parti del clan mafioso dei Placenti. te di tre distinte “locali” - ovvero, gruppi Un arresto inerente il rapporto tra calcio criminali – di ‘ndrangheta calabrese. L’oe mafia è stato fatto anche all’estero, a perazione è stata denominata “BarbarosBruxelles lo scorso anno. Nella capitale belga viveva l’agrigentino Daniele Fragasa”. In questo caso, le persone arrestate, appartenenti alle famiglie Catarisano, pane, latitante sfuggito ad un’importante Emma e Stampè, sono state accusate di operazione antimafia denominata “Monassociazione a delinquere di tipo mafioso, tagna”. Fragapane, nonostante la sua sidi traffico e spaccio di droga, di infiltratuazione, giocava a calcio: era capitano e attaccante della squadra dilettantistica zione nelle società di calcio locali, in particolare l’Asti Calcio Football Club, la Pro Roeulx. Asti Sandamianese, l’Us Costigliole CalA dicembre, il prefetto di Lecce ha emescio e la Motta Piccola California. Nel corso un’interdittiva antimafia nei confronti so delle perquisizioni sono stati sequedella società sportiva dilettantistica Asd Galatina 1917. Alcuni dirigenti sono stastrati anche 21 fucili e 16 pistole, segno tangibile che se fosse servito, i mafiosi ti ritenuti vicini alla precedente società avrebbero anche sparato. Secondo gli insportiva, coinvolta nell’inchiesta denomivestigatori, la ‘ndrangheta è stata cercanata “Off side”, che ha portato all’arresto ta dai dirigenti delle squadre astigiane sia di Luciano Coluccia e del figlio Danilo Pasquale, accusati di essere legati all’omoper chiedere capitali con i quali far fronte al pagamento dei debiti, sia per redimenimo sodalizio mafioso e di aver alterato re, con le cattive maniere, delle questioni i risultati di alcune partite della squadra nel campionato di Promozione 2015-2016. emerse nei loro direttivi. Offrendo i capitali e la loro mediazione violenta, gli espoI Coluccia sono stati condannati a nove anni di carcere in primo grado. nenti mafiosi sono diventati proprietari

In tempi più recenti, il Tribunale di Milano ha condannato sempre in primo grado, a sei anni di carcere, il commercialista Ruggero Massimo Curci, ex vicepresidente onorario del Foggia Calcio, per riciclaggio ed altri reati fiscali, accusato dalla Direzione distrettuale antimafia – operazione “Security” - di aver fornito servizi finalizzati all’evasione fiscale e contributiva per una serie di attività ricollegabili alla cosca mafiosa catanese dei Laudani. Per questa sua attività, l’ex vicepresidente del Foggia avrebbe percepito quasi 800 mila euro, in parte riciclati, secondo gli inquirenti, nella società di calcio. Le mafie si sono infiltrate nelle curve delle tifoserie non solo dei campionati dilettantistici ma anche in quelli professionistici. Si pensi, ad esempio, all’inchiesta “Alto Piemonte” svolta dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, di cui tanto si è parlato poiché ha certificato la presenza di ‘ndraghetisti nella tifoseria juventina. Per aver raccontato questa storia, a Federico Ruffo, giornalista della trasmissione Rai Report, ignoti hanno cercato di incendiare la sua abitazione. Di fronte a questo scenario ci si aspetterebbe che il mondo del calcio reagisse con forza e durezza. È capitato, invece, di sentire pronunciare queste parole: “La camorra è una scelta di vita. Ho sempre rispettato la camorra e la camorra rispetta me”. Sono frasi pronunciate da Nicola Di Matteo, che agli inizi di gennaio era stato presentato come socio di minoranza ed amministratore delegato del Teramo Calcio. Una dichiarazione “assurda e vergognosa” l’ha definita il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli. A fine gennaio, il comitato etico della Lega Pro ha diffidato il Presidente del Teramo Calcio, Luigi Luciano Campitelli, dal far entrare il Di Matteo all’interno della società sportiva e fargli assumere un qualsiasi tipo di incarico. Una presa di posizione importante, ma ancora decisamente minoritaria nel mondo del pallone.

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serie B

diStefano Claudio Sartori Sottile di

Andrea Barberis, centrocampista del Crotone

Barbe e duelli Andrea Barberis, per tutti “Barbe”, è il geometra del centrocampo crotonese, impegnato a dare delle fondamenta solide al progetto di salvezza rossoblu. Sta duellando centimetro dopo centimetro, dopo un biennio nella massima serie, per garantire ai pitagorici la permanenza nel secondo piano del calcio professionistico nazionale. Andrea, state vivendo una stagione difficile, sicuramente non preventivata alla luce della qualità incarnata dalla vostra rosa. Se dovessi individuare una sola causa, per spiegare questo campionato sofferto? “Non saprei individuare un motivo, per il quale noi siamo in questa si-

pronto, ne paghi le conseguenze con i risultati che non arrivano. Puoi perdere un pochettino di consapevolezza e fiducia. Ma siamo in un momento di ripresa, quindi speriamo di continuare così”.

“È difficile da dire. Ogni anno, poi, c’è sempre qualcuno che al ritorno fa un campionato diverso rispetto a quello dell’andata, e viceversa. La zona salvezza è molto ampia a mio avviso”.

In testa, invece, quali sono le tue favorite per il salto di categoria? “Palermo e Brescia stanno conducendo un torneo Ogni anno c’è sempre qualcuno importante. I rosanonostante le che al ritorno fa un campionato nero, difficoltà societarie, sono favoriti assiediverso rispetto all’andata. me ai lombardi”. “Il solito campionato, sempre agguerSi avvicendano negli anni gli allerito. Ci sono partite molto difficili, natori (Juric, Nicola, Zenga, Oddo, nessuna è scontata, come può essere Stroppa), tu resti un punto fisso. ad esempio la prima contro l’ultima “Ormai è il quarto anno che sono a Crotone. La società mi ha sempre trattato bene, sono contento di essere qui e sicuramente auspico di dare il mio contributo per cercare di raggiungere questa salvezza”. Che Serie B hai ritrovato, due anni dopo?

Vedi nel tuo futuro ancora Crotone? “Non lo so, ho ancora un anno e mezzo di contratto, poi valuteremo insieme alla società il da farsi, anche a seconda delle loro idee”. Il gol a San Siro contro l’Inter, del 3 febbraio 2018, è il punto più alto della tua carriera? “Per il momento sì, ma spero di raggiungere altri picchi di importanza nel mio curriculum. Mi auguro di giocare ancora in Serie A”.

tuazione di classifica. Sicuramente abbiamo incontrato molte difficoltà, e probabilmente non eravamo pronti mentalmente ad affrontare un campionato così. Poi, quando non sei

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in Serie A. In B si equivalgono un po’ tutte le squadre”. Secondo te fino a che squadra si può considerare la lotta salvezza?

Sei ancora a secco in questa stagione, ti pesa non finire nel tabellino dei marcatori oppure non ci pensi? “Mi dispiace non aver ancora contribuito con il gol al bene della squadra. Spero arrivi presto, ce la metto tutta”. Il Crotone riuscirà a evitare la retrocessione in Serie C? “Spero proprio di sì”.


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serie B

di Pino Lazzaro di Stefano Sartori

Fabio Lucioni, difensore del Lecce

Storie e carriere scritte sulla pelle Quando l’abbiamo sentito, Fabio Lucioni era ancora un giocatore del Lecce. Diciamo ancora perché giusto qualche giorno dopo era arrivata infatti la notizia del trasferimento al Sassuolo dove avrebbe ritrovato e la Serie A e l’allenatore De Zerbi: in entrambi i casi si fa perciò riferimento al Benevento, formazione con cui – da capitano – Fabio ha avuto modo di vivere un indimenticabile e storico filotto di promozioni, dalla C alla A. Una cosiddetta massima serie che non aveva però potuto proprio gustarsi visto la squalifica in cui era incappato dopo un test antidoping effettuato al termine della partita casalinga contro il Torino agli inizi di settembre del 2017. Nel mirino una pomata contenente uno steroide anabolizzante: dopo l’ammissione di colpa da parte del medico sociale, le condanne erano state di un anno di stop per Fabio e quattro per il dottore. Una squalifica poi vissuta tra dei tira e molla (prima la sospensione del provvedimento, poi il dietro-front con la conferma allo stop) che davvero avrebbero potuto consumarlo e magari farlo andar via di testa. Ma Fabio ha saputo tenere botta, sforzandosi come ci ha detto di fare la vita di sempre, allenandosi come se… anche se per lui la domenica era sempre e comunque da non giocatore. Poi quest’ultimo colpo un po’ a sorpresa e dovevamo dunque in qualche modo mettere le mani sul pezzo, magari richiamarlo per – come dire – aggiornare il tutto, ma c’è stato un altro dietro front: no, no, avanti col Lecce. Allora, quanti ne hai di tatuaggi? “In effetti ne ho giusto uno, solo quello. Comincio col dire che dipende anche da quel che pensavano i miei genitori, da come insomma sono cresciuto: loro comunque e sempre contrari a piercing e/o tatuaggi. E devo dire che anche a me non è che proprio mi piacciano, finché non è nato mio figlio. Allora ho deciso di farmelo, comunque con un segno delicato e sottile, facendomelo poi fare pure in una zona che

scelto quel disegno così semplice per non esagerare, perché non si dimenticasse il significato del tutto. C’è insomma parecchio dietro quel disegno, pur così semplice, lasciando poi un piccolo spazio, chissà, magari ne mettiamo un altro, ci spero”.

Dimmi, Fabio, a che punto sei della tua carriera? “Che vuoi, di anni ne ho 31, vado per i 32… però sono convinto che nel calcio di oggi, grazie a Il tatuaggio l’ho fatto quando è come ci si allena, ci si cura e con le cononato mio figlio, in un momento scenze che si hanno, la carriera la si posparticolare della mia vita. sa allungare. È vero, si vede poco. Sì, la nascita di mio figlio può magari anche essere più logoranè venuta in concomitanza con la squate perché si gioca di più, però se stai lifica che è stata certo un momento attento all’alimentazione, al modo in particolare della mia vita. Un periodo cui ti alleni e alla stessa prevenzione, duro e difficile ed è stata proprio la mia allora questo è un calcio che ti permetfamiglia e in particolare mia moglie te di durare di più: dai, è un mestiere naturalmente dato che il bambino avetalmente bello che sarebbe proprio un va pochi mesi, a far sì che non uscissi peccato smettere. Se sono uno “sedi… strada, che non mi perdessi. Me rio”? Beh, ti dico che sto parlando con sono fatto fare a Benevento, dal tatuate e sono adesso qui al campo, nemtore da cui c’era già stata mia moglie meno il magazziniere c’è, questo per e non è stato nemmeno doloroso. Ho dirti quelle che sono le mie abitudini.

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Questo tipo di concezione del lavoro quotidiano l’ho avuta da sempre e sono contento di poterti dire che nessuno mi ha regalato niente, tutto quello che ho ottenuto l’ho ottenuto con le mie di forze e sempre col lavoro quotidiano, ci credo molto a questa cosa qui”. Spesso con la fascia di capitano: come va con i giovani? “Penso d’essere come età uno di quelli che ha attraversato gli anni del cambiamento per quel che riguarda i gio-


serie B

di Stefano Sartori

LA SCHEDA

natore, il direttore, quelli della mia età. Questo il modo che più conosco e che per me più serve a far sì che tutti poi possano remare dalla stessa parte”. E con gli arbitri? “A volte, lo riconosco, la mia foga lì sul campo può essere eccessiva. Sai com’è, l’adrenalina al massimo, ma penso comunque di non mancare mai di rispetto. Di sicuro non sono uno che si tira indietro, soprattutto poi quando so di aver ragione”. vani. Passando così dal periodo in cui ciò che dicevano i vecchi era praticamente sacro, alle riforme che in questi ultimi anni hanno voluto tutelare più

Certo che ne hai cambiate di squadre… “Sì, è vero. Diciamo che è stato un modo per fare gavetta, con decisioni prese che in effetti avrebbero potuto essere diverse. Ero La mia famiglia mi ha dato giovane, non sempre consigliato bene, con la forza di superare il difficile persone che pensavano al loro interesperiodo della squalifica. se, non certo al mio. i giovani (e le società). Io comunque È stato poi, crescendo, che ho capito i giovani li ho sempre trattati al pari quanto conta non andar dietro a chiacdegli altri, col colloquio, fossero l’allechiere e chiacchiere. Sono comunque orgoglioso della gavetta che ho fatto: mi ha aiutato a formarmi e farmi diventare quel che sono adesso”. E quel periodo della squalifica? “È stato molto duro e difficile. Mi fai tornare al tatuaggio, alla fortuna di avere la famiglia che ho, alla forza che m’hanno dato per affrontare il quotidiano, specie mia moglie come ti ho detto. Io che andavo al campo e facevo ogni cosa pur sapendo che poi non avrei giocato. Così sono riuscito a resistere, continuando a fare le cose per bene, come per me vanno comunque fatte e dunque, il quel periodo oscuro, mi ha aiutato continuare a fare le cose come se avessi dovuto scendere in campo, settimana dopo settimana. Un approccio e una voglia che ho ancora e ancora. Lo dimostra l’abitudine di arrivare anche due ore prima nello spogliatoio: sento che ho ancora tanto da dare”.

Umbro di Terni, settembre 1987, Fabio Lucioni è cresciuto calcisticamente nella Ternana con cui ha esordito in C1 nella stagione 2006/2007. Ha poi giocato via via con Monopoli (C2), Noicattaro (C2), Gela (C2), Barletta (C2), Spezia (C1), Reggina (B), Benevento (C-B-A); è col Lecce (B) dalla scorsa estate.

Stagione

Squadra

2018-2019

LECCE

Serie Presenze Reti B

10

1

2017-2018

BENEVENTO

A

8

0

2016-2017

BENEVENTO

B

41

3

2015-2016

BENEVENTO

C

33

1

2014-2015

BENEVENTO

C

35

1

2013-2014

REGGINA

B

37

2

2012-2013

REGGINA

B

11

0

2011-2012

SPEZIA

C1

31

2

2010-2011

BARLETTA

C2

32

3

01/2010

GELA

C2

15

0

2009-2010

TERNANA

C1

0

0

2008-2009

NOICATTARO

C2

29

6

01/2008

MONOPOLI

C2

7

1

2007-2008

TERNANA

C1

8

0

2006-2007

TERNANA

C1

5

0

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lega pro Due storie simili, due situazioni assurde

Pro Piacenza e Matera: questo non è calcio! Seppur diverse nelle modalità, quelle di Pro Piacenza e Matera sono due situazioni molto simili, per certi versi al limite del grottesco: calciatori senza stipendio da mesi, proclamazioni dello “stato di agitazione” prima, attuazione di sciopero poi, con le solite promesse (mancate) da parte di società “inesistenti”, gestite in maniera scellerata e disastrosa. Mesi vissuti dai tesserati in modo paradossale fino alla “resa” (Matera escluso dopo 4 gare non disputate e Pro Piacenza dopo l’assurdo 20 a 0 a Cuneo), non senza rammarico come ci hanno scritto Dario Polverini (Pro Piacenza) e Mariano Stendardo (Matera) che hanno vissuto in prima persona questa incredibile situazione.

Dario Polverini (Pro Piacenza)

“A Piacenza mesi di autentica follia” Purtroppo quello che sta succedendo qui al Pro Piacenza è qualcosa di surreale, irrispettoso e persino comico. A luglio io e i miei compagni accettammo un progetto che sembrava serio. Una proprietà completamente nuova (Seleco) aveva appena rilevato la vecchia gestione, senza un euro di debito. Quindi partiamo in ritiro con grande entusiasmo per un’annata “gaiarda”. Inizio di campionato fantastico, tutto girava al meglio fino a quando, a metà ottobre, la società non adempie al pagamento degli stipendi di luglio e agosto, facendo partire i bonifici il venerdì salvo poi ritirarli dopo 24 ore. Follia. Ascoltiamo le problematiche e decidiamo di dare fiducia “a tempo” alla proprietà che, dopo un mese, salda le spettanze di luglio ed agosto ma senza i relativi contributi. Nel frattempo qualcosa si è ovviamente inceppato, i malumori iniziano a venire fuori per forza di cose e purtroppo anche i risultati non girano più come speravamo. Iniziamo a perdere pezzi per strada, dal preparatore atletico al massaggiatore fino a qualche ragazzo che a causa dei continui spostamenti da un hotel all’altro ha deciso di mollare giustamente la presa per cause

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economiche. Cambia la guida tecnica, cambiano 3 ds, ma la musica è sempre quella. A metà dicembre ecco la seconda scadenza degli stipendi e ancora Pannella buca clamorosamente, dopo continue rassicurazioni. Un bluff che non ci coglie del tutto impreparati, perché grazie al fantastico lavoro dell’Associazione Calciatori, che ci tengo ancora a ringraziare per tutta la vicinanza la professionalità e la disponibilità che ci danno sempre, abbiamo avviato le messe in mora

con l’Alessandria. Non giocando questo partita il Pro Piacenza verrebbe escluso e radiato dal campionato ma il “presidente” Pannella, spalleggiato dal suo allenatore Maspero e dai pochi consiglieri coraggiosi rimasti, racimola un quantitativo di ragazzini 2000-2001 presi per l’Italia e qualche Berretti incosciente della situazione, e si presenta al Garilli per giocare la partita. Ancora follia. Per fortuna interviene la Lega a stoppare questa farsa a 3 minuti dall’inizio della gara, rinviando il match per tesUn campionato che tutto sa seramenti non regolari. A questo punto non ci aspettranne che di regolare ta che attendere cosa succederà in queste ore. Oggi al club e successivamente, per gran la squadra dicono giochi a Pistoia, parte della squadra, anche le richiecon quali giocatori non è dato saperlo, ste di svincolo. Decidiamo quindi mancando di rispetto a giocatori diriprima di Natale di iniziare uno sciopegenti e tante altre persone che hanno ro ad oltranza in attesa delle nostre lavorato senza essere retribuiti fino spettanze dovute. Con la Pro Vercelad oggi. Mancando di rispetto a un li in casa non si gioca, nemmeno ad campionato che tutto sa tranne che di Alessandria con la Juve e nemmeno regolare, mancando di rispetto a tutil 31 dicembre a Siena. Dopo la sosta te le altre società serie che investono del campionato, in cui speravamo soldi e fanno calcio vero, mancando di ancora in un segnale da parte della rispetto ai tifosi che pagano biglietti società, annunciamo ancora lo stato e trasferte per vedere partite surreali di agitazione per la partita in casa come quelle di Pistoia. Auspichiamo


lega pro

Modificato lo Statuto

Fondo di Solidarietà: il nuovo articolo 3 tutti una decisione drastica da parte della Lega e della Federazione nel più breve tempo possibile, in modo da mettere fine ad uno scempio che non può più andare avanti per ovvi motivi, dando la possibilità a tutti di poter tornare a lavorare ognuno secondo i propri ruoli. Ci tengo a ringraziare ancora i miei compagni per essersi dimostrati uomini prima che calciatori, il direttore Londrosi che sta combattendo con tutte le sue forze per la giustizia e ancora una volta l’AIC per tutto il suo lavoro. Speriamo di tornare a parlare di calcio quanto prima. A presto...

L’assemblea degli enti che compongono il Fondo di Solidarietà ha approvato una modifica allo statuto di estrema importanza. L’articolo 3 punto 1 è stato modificato con l’aggiunta contrassegnata in grassetto: «Il Fondo non ha scopo di lucro ed ha la finalità di corrispondere, con le modalità e nei limiti fissati dal presente Statuto, un contributo per la mancata percezione degli emolumenti dovuti – in forza di contratti economici ratificati, ai sensi della disciplina regolamentare della FIGC – in favore dei calciatori, degli allenatori di calcio e dei preparatori atletici di calcio già tesserati per le società inadempienti, aderente alla Lega Serie B e Lega Pro (“Beneficiari”), a seguito di revoca o di decadenza dalla affiliazione a carico della società inadempiente, ovvero di esclusione o non ammissione della stessa al Campionato di competenza. La contribuzione non è dovuta in caso di squalifica per doping, per illecito sportivo o per violazione dei divieti di qualsiasi fonte in materia di scommesse, derivanti da fatti o condotte dei Beneficiari, a prescindere dalla data della loro commissione o del loro accertamento. La contribuzione potrà, inoltre, non essere erogata in caso di contratti economici stipulati dal richiedente con società delle quali risulti notorio lo stato

di insolvenza e/o decozione sulla base di comunicazioni pervenute al Fondo dagli Enti Costitutori o, comunque, nei confronti delle quali la CO.VI.SO.C, nel corso della Stagione Sportiva cui la richiesta di contribuzione si riferisce, a) abbia effettuato rilievi relativi a mancati adempimenti degli obblighi previsti dall’art. 85 NOIF o, comunque, dal Comunicato Ufficiale relativo al Sistema di Licenze Nazionali; b) abbia inoltrato gli atti alla Procura Federale con conseguente deferimento della Società avanti agli Organi di Giustizia Sportiva per violazione degli stessi obblighi previsti alla lettera a), che precede, e che a tali provvedimenti abbia fatto seguito la irrogazione della sanzione della penalizzazione.» In sostanza, i calciatori (ed i loro procuratori), all’atto di una trattativa contrattuale con un club, saranno tenuti a valutare attentamente lo “stato di salute” del club stesso: in caso di penalizzazioni già erogate per violazioni del sistema delle licenze nazionali o quando lo stato di decozione od insolvenza costituisca un fatto notorio, dovranno sapere che la copertura del Fondo di Solidarietà potrebbe non esserci.

Mariano Stendardo (Matera)

“Auguro a Matera un’importante rinascita sportiva” Oggi ho concluso la mia esperienza non certo facile a Matera. Sulla passata stagione preferisco non esprimermi, dato che mi avevano dato per infortunato, finito ecc. e ho dimostrato sul campo di non esserlo. Su questa stagione voglio dire solo che IO ci ho creduto sempre con tutto me stesso investendo sentimenti sinceri accompagnati

da lacrime amare... trascinando da capitano i miei compagni fino al 17 dicembre, sperando che qualcosa ci potesse salvare ma poi col tempo è diventato palese che la situazione era insalvabile. Nonostante ciò tutta la Matera sportiva non credeva a noi calciatori e alla situazione che stavamo vivendo sulla nostra pelle, anche perché la stampa non ci

hai mai difeso anzi ha sempre “giustificato” e “tutelato” chi nel momento cruciale non lo ha fatto con noi. Auguro ciò nonostante a tutta la città di Matera che il 2019 possa regalare non solo tutto quello che è già auspicabile dopo l’insignazione a capitale Europea della cultura, ma anche una importante rinascita sportiva.

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serie B

didiTommaso Franco Stefano Sartori

Da Brescia a Palermo PORTIERI

La B da Nord a Sud Brescia e Palermo. 1500 chilometri di distanza, un solo punto il divario in classifica. Il Brescia attacca di più ma subisce anche più reti rispetto al Palermo: 49 a 34 il confronto tra le reti fatte, 30 a 18 per quelle subite.

La miglior formazione di Serie B dall’inizio del torneo SILVESTRI Hellas Verona 6,37

TERRANOVA Cremonese 6,20

GRAVILLON Pescara 6,25 LETIZIA Benevento 6,21

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H. VERONA

6,37

VIGORITO

LECCE

6,36

BRIGNOLI

PALERMO CALCIO 6,36

FIORILLO

PESCARA

6,32

PALEARI

CITTADELLA

6,31

AUGELLO

SPEZIA

6,39

GRAVILLON

PESCARA

6,25

LETIZIA

BENEVENTO

6,21

TERRANOVA

CREMONESE

6,20

MIGLIORE

CREMONESE

6,15

TONALI

BRESCIA

6,58

DIAMANTI

LIVORNO

6,57

BISOLI

BRESCIA

6,38

MORA

SPEZIA

6,38

NDOJ

BRESCIA

6,36

DONNARUMMA

BRESCIA

6,90

TORREGROSSA

BRESCIA

6,67

OKEREKE

SPEZIA

6,40

MANCUSO

PESCARA

6,30

CODA

BENEVENTO

6,19

DIFENSORI

Nei primi 10 marcatori della categoria non figura alcun calciatore rosanero mentre per le “rondinelle” si sono messi in luce Alfredo Donnarumma (21 reti) ed Ernesto Torregrossa (9). Sono molti i nomi che spiccano nella squadra allenata da Eugenio Corini, una squadra giovane con soli 6 stranieri in rosa. Donnarumma e Torregrossa, appunto. Ma anche il gioiellino Sandro Tonali, Dimitri Bisoli (fino a qui, il più presente), Andrea Cistana, Emanuele Ndoj, Leonardo Morosini. Le geometrie delle rondinelle, quel gioco spumeggiante e concreto ha prodotto un attacco senza rivali in termini di concretezza e realizzazione. Il pubblico apprezza, la classifica sorride. Fino a qui, il Brescia è l’unica squadra imbattuta tra le mura amiche. Il fortino del Rigamonti sembra essere inespugnabile. Il rendimento in trasferta è un tantino meno esaltante ma comunque più che confortante. Il Palermo vanta la miglior difesa del campionato con sole 18 reti subite. Il miglior marcatore della squadra è Ilija Nestorovski a quota 6 reti. Alle sue spalle Puscas (5) e Trajkovski (4). La rosa è leggermente più esperta rispetto a quella dei lombardi (età media 26.1 contro il 25 anni dei rivali) e conta tra le sue fila un maggior numero di stranieri (11). Nella “Top 11” di categoria il Brescia ha inserito ben 4 calciatori: i due

AUGELLO Spezia 6,39

SILVESTRI

CENTROCAMPISTI

ATTACCANTI

bomber Donnarumma e Torregrossa, e i centrocampisti Tonali e Bisoli. Curiosamente nessuno del Palermo, per media voto, è riuscito ad accaparrarsi un posto tra i “titolari”. Tra i migliori nel suo ruolo figura il portiere Alberto Brignoli che ha dimostrato in passato anche la sua vena realizzativa. Completano l’11 titolare il portiere dell’Hellas Verona, Marco Silvestri, la difesa a quattro formata da Gaetano Letizia (Benevento), Andrew Gravillon (Pescara), Emanuele Terranova (Cremonese) e Tommaso Augello (Spezia). A centrocampo chiudono il cerchio Luca Mora dello Spezia e Alessandro Diamanti del Livorno.

BISOLI Brescia 6,38 TONALI Brescia 6,58

A. DONNARUMMA Brescia 6,90

DIAMANTI Livorno 6,57

TORREGROSSA Brescia 6,67

MORA Spezia 6,38


lega pro Il bello e il brutto del campionato PORTIERI CONTINI

SIENA

6,28

TOMEI

VIS PESARO

6,27

BRANDUANI

JUVE STABIA

6,27

PELAGOTTI

AREZZO

6,26

PISSARDI

MONOPOLI

6,24

MAMMARELLA

PRO VERCELLI

6,45

TROEST

JUVE STABIA

6,33

CRISTINI

CUNEO

6,31

CELIENTO

CATANZARO

6,28

LAMBRUGHI

TRIESTINA

6,25

CARLINI

JUVE STABIA

6,50

CORAPI

TRAPANI

6,49

LAZZARI

VIS PESARO

6,46

SESTU

PIACENZA

6,37

MOTA

V. ENTELLA

6,33

GIACOMELLI

VICENZA

6,58

CACCAVALLO

CARRARESE

6,56

MESSIAS

GOZZANO

6,40

PAPONI

JUVE STABIA

6,37

BERRETTONI

PORDENONE

6,29

La voce dei calciatori

DIFENSORI

CENTROCAMPISTI

ATTACCANTI

Le storie che vivono come una polvere sottile dietro al campo non possono non influire sugli umori e sulla temperatura di un campionato. Le vicende di Matera, Pro Piacenza e Cuneo sono storie che nel calcio mai si vorrebbero raccontare. Dietro a queste società e a chi le ha gestite ci sono storie di calciatori, uomini e famiglie senza lavoro. Da mesi. Da fuori il calcio sembra una cosa semplice, un’imbarcazione che naviga in acque sicure senza mai perdere di vista il faro. Nelle ultime stagioni anche il pubblico e le piazze hanno tuttavia conosciuto realtà enormemente distanti dalla comune idea di calcio.

La miglior formazione di Lega Pro dall’inizio del torneo CONTINI Siena 6,48

Troppo spesso la passione per questo sport e l’amore per una maglia sono intaccate da chi si avvicina a questo mondo con secondi fini. I calciatori in questo, piaccia o non piaccia, sono l’anello debole della catena spesso tenuti all’oscuro dalla verità che si cela dietro al nome di una proprietà che non avrebbe mai le caratteristiche per poter svolgere un ruolo così delicato con la necessaria credibilità. Dietro a faccendieri e storie di dubbia trasparenza ci sono loro, i calciatori. E così diventa complicato parlare dell’unica cosa di cui si dovrebbe parlare: il campo. La squadra, il gioco, il tifo e i colori passano in secondo piano davanti alle vicende che ammalano l’ambiente. Ci dimentichiamo tutti da dove si parte, dei sacrifici che molti calciatori fanno per inseguire un sogno fin da ragazzini. Perché tutto questo è offuscato dal resto. Sentire la voce dei calciatori su quanto è accaduto in questi mesi non è importante, è fondamentale! Troppo spesso le parole escono dalla bocca di dirigenti, addetti ai lavori, “uomini di campo”. C’è per caso qualcuno che può essere considerato “uomo di campo” più di un calciatore? La voce dei protagonisti è quasi sempre soffocata da chi dovrebbe spiegare, anziché fare domande. E così le storie raccontate in questo

MAMMARELLA Pro Vercelli 6,45 CRISTINI Cuneo 6,31

TROEST Juve Stabia 6,33 CELIENTO Pisa 6,28

numero del “Calciatore” da uomini come Mariano Stendardo e Dario Polverini ci indicano che la strada giusta è proprio questa: raccontare come stanno le cose senza nascondersi tra gli emoticons di Instagram e gli hashtag più comuni. Se ancora vogliamo che la passione e la trasparenza facciano parte del nostro terreno di gioco ideale, non dobbiamo in alcun modo cedere il passo a chi vuole che i calciatori non dicano la loro. Le parole autentiche dei protagonisti sono parole a cui non siamo più abituati. Questo è quello che dobbiamo cercare di cambiare. Per il rispetto dei calciatori. E della gente che li ama da sempre.

LAZZARI Vis Pesaro 6,46 GIACOMELLI Vicenza 6,47

CORAPI Trapani 6,49

MOTA V. Entella 6,33

CACCAVALLO Carrarese 6,56

CARLINI Juve Stabia 6,50

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amarcord

di Pino Lazzaro

LA PARTITA CHE NON DIMENTICO

Alex Sirri

(Virtus Francavilla) “La partita che non potrò mai dimenticare – però poi te ne aggiungo un’altra – è un Genoa-Alessandria, io con l’Alessandria. Partita di Tim Cup e mi ricordo che quella volta c’era pure il gemellaggio tra le due società, che cornice di pubblico che c’era. Abbiamo giocato quella sera una partita incredibile, che abbiamo vinto per 2 a 1 ai supplementari e tra le tante cose che mi sono piaciute allora, ricordo l’applauso finale della curva dei genoani fin che uscivamo dal campo. Prima di quella partita, con la Tim Cup eravamo andati a vincere anche a Palermo, ma era stato diverso, era di giorno, ce n’era poca di gente. Fin che facevo il riscaldamento ero lì che cercavo in mezzo a tutta quella gente la mia ragazza, la mia famiglia, i miei amici: ero orgoglioso di essere lì su quel campo. Da Alessandria erano venuti in tantissimi ed è stato bellissi-

hanno aspettato allo stadio, ancora mi vengono i brividi, bellissimo. L’altra che qui ricordo è quella che abbiamo poi giocato contro il Milan, sempre per la Tim Cup, a Torino (era la semifinale d’andata; al ritorno l’Alessandria perse per 5 a 0, con la soddisfazione però di aver giocato a San Siro; ndr). Abbiamo dovuto giocare a Torino perché ad Alessandria non c’era la capienza. Praticamente tutta la città venne quel giorno allo stadio, tanto è vero che in quella Alessandria praticamente deserta, i cartelli dei negozi indicavano “chiusura per partita”. Perdemmo 1 a 0, rigore di Balotelli.

È vero, per un bel po’ ho giocato solo al nord, finché non sono andato a giocare a Catanzaro. Per come sono fatto, mi rendo conto adesso che preferisco in effetti giocare la passione La vittoria con l’Alessandria a alquisud, è un qualcosa Marassi contro il Genoa in Tim Cup. di viscerale e se ti impegni, se mostri mo, al ritorno, a notte fonda, quando ci di dare tutto, ti applaudono anche se si hanno portato allo stadio, la curva piena perde, ti fanno i cori, quando vai in giro di tifosi, i fuochi d’artificio, i fumogeni, i cori. Lì in attacco loro avevano Pavoletti, Pandev, poi è entrato pure Perotti ed ero io a marcare Burdisso nei calci d’angolo. Abbiamo fatto e ho fatto una grande partita, a parte i primi minuti, quei due appoggi che ho sbagliato, ero proprio emozionato. Stavamo vincendo 1 a 0, aveva segnato Marras ed eravamo rimasti pure in dieci a venti minuti dalla fine, s’era fatto male un nostro terzino e non c’erano più cambi. Su calcio d’angolo e mancava proprio poco alla fine, ha fatto gol Pavoletti e così siamo andati ai supplementari. Primo tempo 0 a 0; nel secondo e anche lì mancava ormai poco, ha fatto gol Bocalon, tra l’altro su un mio rinvio dalla difesa. Dopo il gol, una bolgia: chi piangeva, chi correva di qui e di là, chi faceva capriole. Come detto i nostri tifosi che fino a tardi ci

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ti riconoscono: trovo il tutto molto bello. Penso che la squadra di calcio al sud sia sentita un po’ come “una figlia”, è più profondo il legame che al nord. A che punto sono della mia carriera? Mah, non posso non dirti che mi trovi in macchina, sto tornando su a casa per curarmi, un problema al piede, mi ci vorrà più di un mese per stare meglio. Venendo al discorso del sud, aggiungo che per me ha significato intanto un rimettermi in gioco. Ero infatti ad Arezzo, eravamo quarti in classifica ed era un periodo quello in cui non c’ero però molto con la testa, avevo anche preso quattro giornate di squalifica e nonostante il Catanzaro fosse allora ultimo e praticamente spacciato, decisi comunque di andarci perché volevo dimostrare, anche a me stesso, che c’ero ancora, che ero “vivo”. Poi sul campo feci proprio bene e quell’incredibile salvataggio che ho fatto verso fine partita nella finale playout (contro la Vibonese) fa sì che la sento ancor più mia quella salvezza. Anche lì eravamo quasi a fine partita, s’era sull’1 a 1 e se loro avessero segnato saremmo retrocessi”.


amarcord

Marco Comotto (Fermana)

“Dai, non posso non andare all’unico campionato che ho davvero vinto, sarà anche perché non è lontano nel tempo. Qui con la Fermana, quando siamo saliti dalla D alla C. Potrei dire che ne ho fatta anche un’altra di promozione, lì però eravamo passati per i playoff, per questo per me conta di più questa con la Fermana, che ha voluto dire tra l’altro, per me che soprattutto ho fatto parecchi campionati di D, un bel salto in alto. Ricordo così in

andare bene, cerco sempre di aiutarli visto anche quanto siano fondamentali adesso, provando a far loro capire – specie per chi è proprio all’inizio – come funzionano le cose, quanto possa essere diverso da un settore giovanile. Per il dopo sinceramente non so. Ho un’età (35 anni; ndr) per cui qualche volta non posso non pensarci, ma proprio non so, credo mi piacerebbe anche stare nell’ambiente, anche se non so con quale figura. sicuro non mi senLa partita con l’Alfonsine che Di to “stanco”, di voglia permise alla Fermana di vincere ne ho ancora tanta e quando farò fatica ad il campionato di Serie D. andare al campo o in ritiro, allora il tempo particolare la partita con l’Alfonsine, sarà arrivato, ma ancora così non è. più che altro per quell’atmosfera di Anche perché in queste stagioni qui festa che abbiamo potuto vivere. Quel a Fermo si sta facendo qualcosa di giorno infatti noi si giocava alle 20.30, importante. La società va avanti col mentre la seconda in classifica, il Masuo passo, sempre senza esagerare: telica, giocava prima, alle 18.30. La primo anno ai playoff e promozione il matematica ancora non ci dava promossi: loro dovevano intanto vincere e invece alla fine pareggiarono. Noi lì tutti assieme in ritiro, a tifare proprio contro e con quel loro pareggio la festa incominciò in pratica già prima di giocare contro l’Alfonsine: eravamo già promossi e tra le altre cose ricordo lo stesso mister Destro – è ancora con noi – persona sempre molto seria, come e quanto si fosse lasciato andare. Finì comunque 2 a 2, ma ormai non contava e ce n’erano 5000 di spettatori allo stadio, mica capita poi spesso in D, con in più quella festa che poi fecero in piazza: soddisfazioni che ti fanno sentire vivo, poco da fare.

secondo al tempo della D; salvezza il primo e ora siamo lì nella parte alta della classifica in C. Non che si vinca, come fai a dirlo, magari non duriamo, però qui le stanno facendo bene le cose”.

Sì, qui sono il capitano e anche se non sono uno che come si dice ‘attacca al muro’, so alzare la voce quando serve. Il tutto perché credo di saper leggere le situazioni, chi ha bisogno di una mano e chi invece si merita appunto che alzi la voce. Coi giovani credo di

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scatti

Pallonata Eugenio Lamanna e Federico Bonazzoli in Padova – Spezia 0-0

Angolatura Leo Stulac in Parma - Roma 0-2

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di Maurizio Borsari

Acrobazia Sergio Pellissier e Stefan de Vrij in Chievo – Inter 1-1


scatti

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segreteria

di Luigi Colombo

5ª edizione Premio Bulgarelli

Daniele De Rossi è la mezzala più completa La Giuria non ha avuto problemi di scelta per eleggere la miglior mezzala della stagione 2017/1018: la candidatura di Daniele De Rossi conteneva tutte le credenziali che il Premio richiedeva. Per onorare la memoria di Giacomo Bulgarelli, una delle più grandi e complete mezzali del calcio italiano, avevo proposto a Capello l’istituzione di un Premio che ogni anno eleggesse la mezzala più completa, il classico numero 8, capace di attaccare, difendere, andare in gol e in possesso di una buona visione di gioco che lo rendesse un punto di riferimento per la squadra. Bulgarelli aveva tutte queste caratteristiche che lo rendevano un leader della squadra. L’idea piacque subito anche a Sergio Campana (e poi al suo successore Damiano Tommasi) perché Bulgarelli era stato uno dei più importanti fondatori, insieme a Rivera, Mazzola, Losi e De Sisti dell’Associazione Italiana Calciatori nel 1968. Anche ad Altafini, Suarez, Mazzola e Rivera l’idea piacque e con loro riuscimmo ad allestire una giuria prestigiosa completata da Campana, Tommasi e Grazioli con Fabio Capello come presidente. “È per me un grande onore ricevere questo Premio per la persona cui è intitolato e per la prestigiosa giuria che mi ha eletto mezzala più completa della stagione 2017/2018”, ha dichiarato De Rossi mentre riceveva il Premio da Fabio Capello che appariva soddisfatto e anche un po’ emozionato nel vedere un giocatore che lui aveva fatto debuttare in Serie A iscrivere il suo nome nell’albo d’oro del Premio accanto ai campioni vincitori delle precedenti edizioni che Gianni Grazioli, “colonna portante del Premio”, ci ha ricordato: 2010/11 Xavi (Barcellona) 2011/12 Andrea Pirlo (Juventus) 2012/13 Yaya Tourè (Manchester City) 2014/15 Paul Pogba (Juventus). “De Rossi è una mezzala che somiglia molto a Bulgarelli”, concludeva Da-

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miano Tommasi durante la consegna del Premio al giocatore della Roma. Se andiamo a vedere le caratteristiche tecniche del giocatore non possiamo che confermare l’opinione del Presidente dell’AIC: “mezzala completa capace di attaccare, difendere e andare in gol, in possesso di una buona visione di gioco che ne fa un punto di riferimento per la squadra”. Se poi andiamo a sfogliare le pagine della sua prestigiosa carriera scopriamo che come Bulgarelli anche De Rossi ha vestito solo due maglie: quella giallorossa della sua squadra di club con oltre 450 presenze e 42 gol a tutt’oggi e quella azzurra della Nazionale con 117 presenze che lo collocano al 4° posto della classifica di sempre e 21 reti che gli valgono il 12° posto tra i marcatori. Con la maglia giallorossa vanta una cinquantina di presenze nelle coppe

che ha contribuito alla conquista del titolo Mondiale della Nazionale azzurra. Nel 2012 si è laureato vice campione d’Europa perdendo in finale con la Spagna. Nel 2013 ha conquistato il terzo posto nella Confederation Cup giocata in Brasile. Nel campionato 2018-2019 è stato vittima di un fastidioso infortunio che lo ha costretto a una Un premio assegnato in passato lunga assenza dai campi di gioco. Con anche a Xavi, Andrea Pirlo, Yaya grande determinazione ha rinunciato alle Tourè e Paul Pogba. vacanze natalizie per Nazionali con 2 Coppe Italia e una Suriuscire a rientrare in campo il più percoppa Italiana vinte, quasi 100 prepresto possibile e dare il suo prezioso senze nelle Coppe europee che portacontributo alla squadra che è apparno il suo totale nella Roma a oltre 600 sa subito più solida e compatta. partite disputate con un bottino di una È la seconda volta che ho il piacere di sessantina di gol. premiare De Rossi. 15 anni fa infatti Come Bulgarelli anche De Rossi è stain una bella serata di sport organizto poi protagonista di una serie di epizata a Roma dalla Sisal, nella magnisodi che ne hanno fatto un vero leader. fica cornice di Palazzo Colonna, per Nel 2004 ha vinto il Campionato Europremiare grandi campioni dello sport peo segnando 2 gol in 12 partite e ha come Dino Zoff e Giacomo Agostini conquistato la medaglia di Bronzo alle mi fu chiesto di segnalare un giovane Olimpiadi di Atene. che potesse avere le doti per divenHa esordito in Nazionale a 21 anni tare un futuro campione. Avevo visto andando subito in gol nella vittoriosa giocare De Rossi le sue prime partite partita con la Norvegia. nella Roma e chiamai Fabio Capello Ai Mondiali di Germania del 2006, parche era il suo allenatore per capire tito titolare, ha subito nella seconda se potevo proporre il suo giovane giopartita una squalifica di 4 giornate per catore. Capello mi rispose così: “Vai una gomitata a un avversario. Rientratranquillo, De Rossi lo troverai preto nella finale ha segnato il terzo rigore sto in Nazionale”. Fu buon profeta.


biblioteca AIC L’incipit

Il prescelto tirandomi con la sua manona, “Vieni, vieni”, sembra che tutti ripetano due volte ogni parola, come se fossi tardo di comprendonio, e invece sono soltanto timido. Molto timido. Mi faccio forza, un bel respiro e salgo le scalette per arrivare in cima alla tribuna, lì dove i premi vengono consegnati. Gioco nella Fortitudo da un annetto, è il campo sotto casa, nel cuore del quartiere. Tutti i bambini di Porta Metronia sono iscritti, così ogni estate viene organizzato un torneo, dodici squadre da otto giocatori, noi siamo il Botafogo e abbiamo vinto in finale sul Flamengo: il capitano è un altro, e quindi stasera sono venuto qui tranquillo, tanto sarebbe toccato a lui ritirare la coppa. Non sapevo che ci fossero pure i trofei individuali. Il dirigente mi consegna la targa, da qualche parte ci sono anche mamma e papà ma non li vedo, mentre Angelo – che ovviamente è in squadra con me – sorride soddisfatto perché pensa che io abbia vinto la timidezza. Macché. Vorrei ancora sprofondare, state e l’intera tribuna del campo della ma una volta che duemila paia di occhi Fortitudo si è messa ad applaudire, sati hanno individuato non puoi più fare ranno duemila persone. E io ho appena finta di niente. Penso confusamente sei anni. che sarebbe educato ringraziare, ma l’idea di parlare al miMi faccio forza, un bel respiro e crofono non è neanche Tengo salgo le scalette per arrivare in considerabile. lo sguardo fisso a terra e appena avverto cima alla tribuna che la stretta di mano “Totti. Francesco”. Breve pausa del del dirigente si è un po’ allentata me dirigente. “Ma dov’è andato? Francela svigno, sperando che la gente sia sco?”. già concentrata sulla premiazione Angelo mi batte le mani davanti al viso, successiva. Scendo veloce i gradini, come a dire ehi, svegliati, tocca a te. riguadagno il campo e l’abbraccio proGli rispondo con l’espressione brutta, tettivo dei miei compagni di squadra, quella che fa venire le rughe sulla fronqualcuno vuole guardare la targa, io mi te. Facile per lui, il mio amico d’infanzia piazzo proprio al centro del gruppetto, più caro, figlio del fratello di mamma: perfettamente nascosto. Un fischio segnala che l’altoparlante è di nuovo ha sempre avuto la faccia tosta, soprattutto con gli adulti, e non soltanto perin funzione. La voce del dirigente è monocorde, non sembra cogliere la notiché è dieci mesi più grande. “Francesco!”. Alla fine il dirigente mi zia: “Miglior giocatore del torneo: Totti ha visto, e mi chiama a voce alta, atFrancesco”. Oh, no. Mio cugino Angelo mima gesti impazienti. “Vai! Vai!” sussurra, ma con la faccia di uno che sta urlando. Io sono totalmente paralizzato. Pelle d’oca alta così, mi vorrei sotterrare per la vergogna. L’altoparlante ha appena chiamato il mio nome per il premio di capocannoniere del torneo, è una bella sera d’e-

Francesco Totti con Paolo Condò

UN CAPITANO Rizzoli

Francesco Totti (settembre 1976, Roma), come ha appena raccontato con Condò nel brano riportato dal libro, ha avuto nella Fortitudo (quartiere di Porta Metronia) la sua prima squadra di calcio; sono seguite poi la Smit Trastevere e la Lodigiani. Ha 12 anni – pareva destinato alla Lazio e caso poi risolto col diretto intervento dell’allora presidente giallorosso Dino Viola – quando passa alla Roma, squadra con cui ha giocato sino alla conclusione della sua carriera (ultima partita esattamente il 28 maggio del 2017, contro il Genoa). Esordiente in serie A a 16 anni con Boskov allenatore (ultimo scorcio di gara a Brescia: Brescia-Roma 0-2; 28 marzo 1993), il debutto da titolare in campionato lo fa poi la stagione successiva con Mazzone in panca (27 febbraio 1994; Roma-Sampdoria 0-1). Da Wikipedia, ecco alcuni dei suoi straordinari numeri: capitano della Roma per 19 stagioni, con 250 gol in serie A è il giocatore italiano ad aver segnato più gol con la stessa squadra; tra campionato, Coppa Italia e Coppe varie ha disputato in totale in giallorosso 786 partite, mettendo complessivamente a segno 307 reti, altro record assoluto per squadre di club. Attualmente dirigente della Roma, nel suo palmares a livello di club ha lo scudetto nella stagione 2000/2001, due Supercoppe Italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006/2007 e 2007/2008). Capocannoniere della serie A nel 2006/2007 (26 gol) e Scarpa d’Oro nel 2007, vanta tra gli altri pure il record per quel che riguarda i “nostri” premi targati AIC: è stato infatti, via via, miglior calciatore giovane (1999), miglior calciatore assoluto (nel 2000 e nel 2003), migliore calciatore italiano (2000, 2001, 2003, 2004 e 2007), miglior gol (2005 e 2006) e miglior cannoniere (2007). Nelle Nazionali giovanili sin dall’U15, si è laureato campione d’Europa nel 1996 con l’U21, conquistando poi l’oro ai Giochi del Mediterraneo l’anno dopo con l’U23. L’esordio nella Nazionale maggiore lo fa a 22 anni nell’ottobre del 1998 a Udine contro la Svizzera (2 a 0 per noi, Zoff c.t.), partita valida per le qualificazioni all’Europeo. Campione del Mondo a Germania 2006 (Lippi c.t.), ha partecipato al Mondiale giapponese-coreano del 2002 (Trapattoni c.t.) e agli Europei del 2000 (2° posto) e del 2004. 58 le sue presenze e la sua ultima partita in azzurro è stata giusto la finale di Berlino contro la Francia (era il 9 luglio del 2006, data difficile da dimenticare…). Paolo Condò, giornalista professionista dal 1981 con Il Piccolo, per La Gazzetta dello Sport ha seguito 7 Mondiali e 5 Europei di calcio, 2 Olimpiadi estive, 8 Giri d’Italia e numerosi altri eventi. Nel 2015 è passato a Sky Sport e dal 2010 è il membro italiano della giuria internazionale di France Football che assegna il Pallone d’Oro. Ha scritto il romanzo Sotto copertura (Piemme, 2002) e Duellanti (Baldini & Castoldi, 2016).

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Licenze Nazionali 2019/2020 Le società, per partecipare al Campionato di competenza stagione sportiva 2019/2020, devono ottenere la Licenza Nazionale e quindi adempiere, entro i termini indicati, alle seguenti condizioni: Serie A  (C.U. FIGC n° 29/18.12.18) 24 giugno 2019 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2019 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2019 nonché dei contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale 30 settembre 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2019 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2019 • Le società devono depositare presso la Lega Serie A la documentazione

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attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2019 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento da scontarsi nel campionato 2019/20. Serie B  (C.U. FIGC n° 30/18.12.18) 24 giugno 2019 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2019 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Deposito presso la Lega Serie B di fideiussione a prima richiesta pari ad € 800.000 • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2019 nonché dei contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale 2 agosto 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2019 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento

16 settembre 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2019 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2019 • Le società devono depositare presso la Lega Serie B la documentazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2019 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento Serie C  (C.U. FIGC n° 31/18.12.18) 24 giugno 2019 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2019 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Deposito presso la Lega Pro di fideiussione a prima richiesta pari ad € 350.000 • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento


calcio e legge

• Deposito presso la Lega Pro di fideiussione a prima richiesta pari ad € 350.000 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale TERMINE PER EVENTUALI RICORSI Le società di Serie A, Serie B e Serie C che hanno presentato la documentazione richiesta entro il termine perentorio del 24 giugno 2019 e che però non sono risultate in possesso dei requisiti richie-

sti possono presentare i propri ricorsi entro il termine perentorio dell’ 8 luglio 2019. Le decisioni definitive verranno assunte dal Consiglio Federale in data 12 luglio 2019: le società i cui ricorsi siano stati respinti non verranno ammesse al campionato di competenza 2019/20, fermo restando che avverso le decisioni del Consiglio federale è consentito ricorrere al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI.

Dati della FIFA

delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2019 nonché dei contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2019 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale 2 agosto 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2019 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento 16 settembre 2019 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2019 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2019 • Le società devono depositare presso la Lega Serie B la documentazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2019 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento Società di CND aventi titolo a partecipare o a chiedere l’ammissione al Campionato di Serie C 24 giugno 2019 • Deposito presso la COVISOC della certificazione del Dipartimento Interregionale attestante l’inesistenza di debiti verso i tesserati previa acquisizione delle quietanze liberatorie al 31 maggio 2019

Gli agenti nei trasferimenti internazionali 2018 Agli inizi di dicembre la FIFA ha reso noto alcun i dati interessanti che riguardano il rapporto tra gli intermediari ed i trasferimenti internazionali. La statistica copre il periodo che va dal 1° gennaio 2013 al 12 dicembre 2018, per un totale di 86.112 trasferimenti internazionali e di un importo derivante dalle attività di intermediazione effettuate pari a 2.139 milioni di dollari (USD). Vediamo a seguire alcuni dei dati più significativi relativi al periodo 1 gennaio/12 dicembre 2018. • I club acquirenti hanno utilizzato degli intermediari per 1.205 trasferimenti, pari al 7,3% del totale. • I club cedenti hanno utilizzato degli intermediari per 335 trasferimenti, pari al 5,9% % del totale. • L’importo relativo alle attività di intermediazione pagato dai club, cessionari e cedenti e quindi non dai calciatori, è pari a 548 milioni USD. • Il 96% dell’importo sopra citato è stato speso da società europee. • Più nel dettaglio, l’83,9% è stato speso da società appartenenenti a soli 6 paesi: Inghilterra, Italia, Germania, Portogallo, Spagna e Francia. • L’Italia è al secondo posto in classifica, con 132,6 milioni USD, superata solo dall’Inghilterra con 155,8; curiosamente, la dominatrice delle ultime edizioni delle competizioni europee e cioè la Spagna è solo al quinto posto

con 38,3 milioni… • Il numero dei trasferimenti internazionali nei quali il calciatore è stato rappresentato da intermediari è di 2.304, pari al 14% del totale. • Tutti i dati sopra riportati vanno interpretati alla luce del fatto che il 65,3 % dei trasferimenti internazionali si riferisce a calciatori con il contratto scaduto. • I trasferimenti che hanno riguardato il calcio femminile sono stati 695, 24 dei quali hanno visto la presenza di un intermediario in rappresentanza dei club cessionari, per un totale di 79.993 USD pagati dai club in commissioni. • Il numero dei trasferimenti internazionali nei quali la calciatrice è stata rappresentata da intermediari è di 167, pari al 24% del totale e quindi a 10 punti percentuali in più rispetto ai calciatori.

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politicalcio

di Fabio Appetiti

Noemi Di Segni Presidente Ucei

Insieme contro tutte le discriminazioni Ci sono giornate che non si dimenticano e quella del 1° Febbraio resterà a lungo nelle nostre menti e nei nostri cuori. Campioni, insegnanti, studenti e giovani calciatori insieme per ricordare la tragedia delle vittime della Shoah. Per non dimenticare e per ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, che l’ignoranza spesso genera mostri. Educazione, memoria e condanne ferme verso ogni forma di discriminazione sono la strada da percorrere insieme, in cui ognuno può fare la sua parte. Calcio compreso. Noemi Di Segni Presidente della Unione delle Comunità Ebraiche in Italia. Cominciamo dal presentare questa organizzazione che raccoglie tutte le comunità ebraiche nel nostro paese e a spiegare quali sono i suoi obiettivi… “L’Unione è l’ente che in base ad un’intesa con lo Stato italiano (Legge 101/89) rappresenta l’ebraismo italiano e le comunità ebraiche, presente da oltre duemila anni in tutto il territorio italiano, nei rapporti con le istituzioni. Promuove e tutela le libertà religiose definite nella legge, iniziative per conoscere e vivere la cultura ebraica, condividere le nostre tradizioni, rafforzare la conoscenza della storia millenaria del popolo ebraico come parte integrante della cultura italiana. In particolare organizza attività di assistenza sociale nelle comunità, promuove iniziative educative e di tutela di beni culturali, luoghi di culto e della memoria della Shoa”. Il 27 gennaio in tutto il mondo ricorre “la giornata internazionale della memoria”. A distanza di oltre 70 anni dalla fine della seconda Guerra Mondiale e dalla scoperta dell’olocausto, con oltre 6 milioni di ebrei sterminati, quanto è importante trasmettere il ricordo e la storia della S­hoah?  “È importante intraprendere il percorso di trasmissione della Shoah, divenendo testimone dei testimoni, non solo per conoscere la verità di quanto è stato, non negarla, non ridurla, ma di comprendere che quanto avvenuto fa parte dell’identità di ciascuno di noi. Di voi. È parte della catena generazio-

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nale di ogni italiano perché ciascuno ha svolto un ruolo, anche minuscolo, anche con il semplice silenzio, influenzando il corso della storia, influenzando anche senza saperlo, il destino di ciascuno di quei sei milioni di ebrei deportati. Trasmettere significa quindi costruire e alla fine rafforzare la propria identità. Significa sapere riconoscere e convivere con le proprie responsabilità. Significa sapersi tracciare un percorso per il futuro”. Numerosi sono stati gli eventi organizzati per celebrare questa ricorrenza durante la “settimana della memoria” in tutta Italia. Può tracciare un breve bilancio di queste giornate? “Gli eventi promossi per il giorno della memoria sono stati innumerevoli, e trovo particolarmente importante che vi siano stati moltissimi eventi organizzati non solo nelle grandi città e dalle più alte istituzioni che doverosamente hanno omaggiato questa ricorrenza, ma in moltissime località picco-

Le testimonianze di Perrotta e Morgan De sono state toccanti. le, in ogni tipo di istituzione, nelle tv, radio, stadi, biblioteche, incontri con i sopravvissuti e con i testimoni, centri, cinema. Si è quindi generata trasmissione della memoria a tutti i livelli, e soprattutto con moltissimi ragazzi e giovani. Con loro la sfida della trasmissione è particolarmente rilevante. Tra le iniziative più importanti ci tengo moltissimo a menzionare proprio quel-

le promosse dal mondo dello sport. Essendo questo un contesto dove i protagonisti non sono ospiti occasionali che il pubblico riceve o ascolta, ma che invece segue, ammira e considera come punti assoluti di riferimento. Il messaggio che arriva tramite questo mondo con la sua leva narrativa, la sua capacità di fare arrivare un messaggio di ascolto, di rispetto, di emozione rispetto ad eventi cosi drammatici del nostro collettivo passato, è particolarmente forte ed efficace. Esattamente nello stesso modo e di segno contrario se calciatori ed altri personaggi e miti delle diverse discipline sportive promuovono linguaggi di odio, di appiattimento su pregiudizi che ancora impermeano la società di oggi o acclamano la discriminazione”. Tra questi, sicuramente, l’iniziativa organizzata con AIC il 1° febbraio con la proiezione del film “Who Will Write Our History” alla Casa della Memoria di Roma. Una giornata toccante tra campioni, giovani calciatori e studenti con un film che vorremmo tutti vedessero. “È stato scelto di condividere un film particolare che racconta la storia del ghetto di Varsavia attraverso la raccolta dei documenti durante l’occupazione. I veri testimoni e sopravvissuti in questo film non sono Simone le persone che raccontano la loro storia Sanctis dopo la guerra, ma evidenze di dipinti, foto e scritti che raccontavano la vita nel ghetto, sapendo che non potendo vincere la guerra, nessuno avrebbe raccontato la loro storia. È un racconto di resistenza culturale, scrivendo, raccontando facendo comprendere che la vita era un bene prezioso e che in qualche modo anche una vita misera e disperata, sottratta alle libertà, era una vita da voler preservare a tutti i costi. L’incontro tra


politicalcio

ragazzi, calciatori, insegnanti è stato un momento di grande concentrazione e di condivisione. Tutti assieme guardavano lo stesso film, tutti a prescindere dal ruolo stavano imparando qualcosa di nuovo e al contempo insegnando qualcosa che si è appreso, prima o durante, ma che è diventato parte di noi”. Si aspettava parole così sentite e vere di due campioni come Morgan De Sanctis e Simone Perrotta? Le leggo il messaggio di Morgan De Sanctis al termine dell’evento: “Per iniziative di così alto significato e valore culturale chiamami perché ci sarò sempre”. “Le testimonianze di Perrotta e De Sanctis di quanto visto e vissuto nel confronto con i testimoni e nel viaggio in Polonia sono state commoventi e toccanti. Non è stato solo un racconto di quanto visto. È stato un racconto di come quei luoghi e quegli eventi sono diventati parte della loro persona che portano dentro se stessi anche in qualsiasi giorno, il più normale, in qualsiasi attività, mentre giocavano o mentre partecipano ad altre attività, nei luoghi che attraversano ogni giorno. Sapere che ci sono è come sapere che il mondo è un po’ meno buio di quanto appare quando leggiamo di violenze, odio e atti di antisemitismo, negli stadi o nelle aule universitarie. Invece loro hanno dimostrato che prima di tutto esiste una condivisione di valori, di cuori, poi le persone possono avere molte o poche altre cose in comune. Molto bello infine è stato anche il richiamo di Morgan De Sanctis a combattere tutte le forme di discrimi-

nazione religiosa, sessuale, politica, razziale. Per i ragazzi presenti è stato importante ascoltare queste parole”. Avverte in questa fase storica rigurgiti di antisemitismo e nazismo nel nostro Paese? come valuta il fenomeno della presenza nei nostri stadi di gruppuscoli che inneggiano al nazismo e sventolano svastiche e croci celtiche? “C’è un netto aumento significativo e preoccupante di atti di odio razziale e antisemitismo. Ogni atto specialmente se condiviso con le masse mentre commesso è propagatore di ulteriore odio. Come se quanto avvenuto fosse un’invenzione e mai esistito. Gli stadi sono proprio così – un luogo di propagazione. Se c’è un gruppo e se milioni di spettatori in qualche modo li osservano il problema si rafforza e si propaga, quanto asserito anche se falso, acquista ancor più senso di verità assoluta. Non si può sottovalutare né si possono considerare gruppuscoli ignoranti e di minuscolo impatto e quindi tralasciabile. No: ogni persona in quel contesto detiene il potere di odiare e di fare ancora di più e di propagarlo ancora di più. Per troppo tempo è stata sottovalutata tale presenza e crediamo sia arrivato il momento di contrastarla in modo definitivo, dentro e fuori gli stadi”. Come Ucei avete lanciato in collaborazione con il World Jewish Congress due campagne contro l’antisemitismo nel calcio #notinmygame e #weremember. In generale si ha la sensazione che su questi temi le società

calcistiche di paesi come Germania e Inghilterra siano più avanti e più sensibili che in Italia... è così? “Non lo so con esattezza perché percepisco anche in Italia un livello di attenzione, di rispetto e attività molto elevato anche se si può fare ancora di più. Parlando dell’Inghilterra posso citare per esempio il Chelsea che è fortemente impegnato nel contrasto all’antisemitismo e tutta la squadra ha aderito compattamente alla campagna #notinmygame. A differenza della Germania in Italia ancora non è stato fatto un lavoro di riflessione sulle responsabilità del fascismo allo stesso modo e ci sono molti segnali di aggravio di fenomeni xenofobi. Anche i rappresentanti di governo dovrebbero essere invitati a riflettere e comprendere l’impatto e la propagazione delle loro scelte di linguaggio sul vasto pubblico, e convincersi di quanto sia importante saper declinare il potere istituzionale in chiave positiva. Tornando al calcio italiano intanto voglio ringraziare AIC per tutto quello che sta facendo per attirare attenzione su questo tema e la FIGC per aver aderito alla campagna #weremember in occasione della giornata della memoria. Mi auguro sempre più che in futuro saremo compagni di viaggio contro tutte le forme di discriminazione”. Chiudiamo facendo riferimento alla sua audizione presso la commissione esteri della Camera dei deputati. Ha fatto qualche richiesta particolare al parlamento e alla politica tutta a nome della comunità ebraica italiana? “L’audizione alla camera è stata incentrata sul tema dell’antisemitismo portando a conoscenza dei parlamentari le diverse situazioni che viviamo e notiamo, compresa quella relativa agli ambienti dello sport. Antisemitismo di matrice islamica, slogan e accuse di esistere rivolte a persone di colore, immigrati o di religione ebraica, che trovano sulla rete una infinità di adesioni. Vanno quindi rafforzati sia percorsi di cultura e educazione specialmente quelli che vedono i giovani, sia riesaminare tutto l’impianto normativo – anche attraverso accordi europei ed internazionali - per combattere l’odio razziale e il negazionismo”.

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femminile

di Pino Lazzaro

Martina Capelli e Silvia Fuselli

Campo e libri: stesso impegno, stessa determinazione Calcio e studio, pallone ed esami. Conciliare le due cose può essere tutto sommato facile, difficile, impossibile. Dipende sì da molti fattori, alcuni dei quali possono non dipendere da te, ma stringi stringi è ovvio che in un senso o nell’altro, nel continuare o mollare, devi metterci parecchio di tuo. Detto questo, qui abbiamo voluto dedicare un po’ di spazio a due ragazze che in sintesi hanno pensato bene di non mollare e si sono dunque prese l’impegno (e si sa che in genere mica lasciano perdere le donne…) di vestire (o rivestire) i panni delle studentesse, la loro parte agevolate (come tutti gli altri/tutte le altre) dal fatto di poter “frequentare a distanza”, diciamo così, grazie all’Università Telematica San Raffaele di Roma, nello specifico col corso di laurea in Scienze Motorie indirizzo Calcio (vedi la scheda). Le due ragazze sono Martina Capelli (al 2°) che gioca nel Milan e Silvia Fuselli (ora al 3° anno accademico) che gioca nel ChievoVerona Valpo. Lo spazio di cui sopra se lo sono meritato per aver vinto due delle tre borse di studio (la terza è andata ad Alessandro Cavion dell’Ascoli) assegnate un po’ per meriti sportivi, ma soprattutto per i risultati portati a casa nello scorso anno accademico, esame dopo esame. Complimenti.

Centrocampista del Milan

“Conoscenze da sfruttare” “Sono al secondo anno, qui a febbraio ho in programma di fare due esami, la media del primo anno è stata intanto 28,3, per concorrere alla borsa di studio doveva essere di almeno 27. A suo tempo le prime informazioni le ho avu-

“Sì, ho viaggiato parecchio. Certo, l’obiettivo era quello di fare calcio in realtà più sviluppate che da noi ma le mie sono esperienze che vanno viste a 360°, anche oltre il calcio. Penso tra l’altro alla stessa possibilità di viaggiare, cosa questa che puoi permetMi sento una calciatrice “vera” mica terti quando ti trovi a fare un lavoro norcome quando ero all’estero. male, direi un vero te proprio da Katia Serra, stavo giolavoro insomma. Il tutto posso dire cando a Cipro e dato che non c’era la che è stato pure un investimento su possibilità di farli in altri modi se non a me stessa, proprio come persona, per Milano, Roma o Coverciano, al momenquello che è il mio bagaglio e le quatto di iscrivermi al corso di laurea ho tro lingue che ora conosco ne sono la concordato con la società lì a Cipro le prova”. date libere per venire in Italia a sostenere gli esami. Beh, rimettermi a stu“Prima del Milan sono sì tornata in Itadiare non è che sia stato proprio facile, lia per quella parentesi a Como, ma è erano quattro anni che non mi mettevo stata giusto una parentesi, per quella sui libri, avevo sì studiato per imparare che era la situazione del nostro calcio le lingue ma non è la stessa cosa. Con qui in Italia non mi interessava tornarin più che dopo l’allenamento ce l’hai ci. Poi qualcosa ha cominciato a muoancora dell’adrenalina in circolo ed è versi e me l’ero immaginato dentro così più difficile star lì concentrate”. di me che s’avvicinava il tempo in cui

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avrei potuto tornare, o quest’anno o il prossimo. Poi è arrivata una chiamata come questa del Milan: come potevo dire di no?” “Mi chiedi se mi sento adesso una calciatrice ‘vera’ ed è così che in effetti mi sento e già l’avevo comunque sperimentato all’estero. Ora qui sto vivendo una realtà che non ha nulla di meno di quanto visto e vissuto all’e-


femminile

Di Parma, Martina ha iniziato col calcio nel Crociati Noceto, passando poi alla Reggiana con cui ha debuttato in serie A. Ha poi iniziato un lungo vagabondare che l’ha portata dapprima in Germania (Herforder SV e Duisburg), poi in Spagna (Espanyol e Huelva) e negli Stati Uniti (Osa a Seattle, stato di Whashington). Breve ritorno di qualche mese a Como in B e poi nuovamente valige in mano, prima in Svizzera (col Neunkirch) e poi a Cipro (Apollon Ladies). È al Milan dalla scorsa estate. Oltre alla promozione in A col Como 2000 (2015/2016), nel suo palmares figurano le vittorie di campionato e Coppa di Svizzera col Neunkirch (2016/2017) e a Cipro di Supercoppa (2016/2017) e Coppa di Cipro (2017/2018) con l’Apollon Ladies. Venendo un po’più vicino a noi, Martina è una “vecchia” conoscenza de il Calciatore: è stata infatti tra coloro che nella stagione 2014/2015 hanno portato avanti la seconda edizione di Altri Mondi, rubrica in cui tre ragazze che giocavano all’estero hanno avuto modo di raccontare numero dopo numero le loro esperienze. Con Martina (allora dapprima al Duisburg e successivamente all’Espanyol) c’erano Arianna Criscione che giocava col Twente in Olanda e Marta Carissimi, in Islanda con lo Stjarnan.

Terzo anno accademico

L’Università del Calcio stero: ci possiamo dedicare esclusivamente al pallone e attorno a noi ci sono persone che pensano a tutto il resto. La nostra settimana-tipo è fatta di allenamenti mattutini, tutti i giorni, non facciamo mai doppio. Al pomeriggio arrivano poi le ragazzine del settore giovanile, diverse annate, la società ha investito per bene e sinceramente sono felice per lorwo, per le possibilità che ora hanno, qualche anno fa non era certo così e sono pure curiosa di quel che potrà essere tra qualche anno la realtà che vivranno, la loro realtà, tenendo comunque sempre ben presente quanto sperimentato nel passato”. “Al dopo un po’ ci penso, un po’ no. Dico adesso che mi piacerebbe continuare a starci dentro a questo mondo, è questo che mi ha formato. Non so però con quale figura, non penso come allenatrice, magari mi piacerebbe poter sfruttare questa conoscenza delle lingue che ora mi ritrovo”.

Iniziato nel 2016 e realizzato con la collaborazione dell’Associazione Italiana Calciatori, il corso di laurea in Scienze Motorie Curriculum Calcio dell’Università Telematica San Raffaele di Roma (comunemente detto l’Università del calcio) si appresta, alla conclusione di questo terzo anno accademico, alla proclamazione del primo gruppo di laureati. Attualmente gli iscritti sono complessivamente 580; di questi ce ne sono 380 tra ragazze, calciatori professionisti e di Serie D.

te ampliata. A presiedere l’Università del Calcio, percorso accademico unico nel suo genere, è Fabio Poli, direttore organizzativo dell’Aic, per cui “Istituire un insegnamento dedicato esclusivamente al mondo del calcio femminile è il primo passo di un programma accademico che intende approfondire il calcio e i “nuovi mondi” guardando alle concrete opportunità professionali nonché alle specificità che si stanno definendo nel corso di questi anni”.

Nel corpo docenti ci sono “professori” più direttamente legati al calcio (vedi Giancarlo Camolese che insegna “Teoria, tecnica e didattica del calcio” o il segretario del Settore Tecnico di Coverciano, Paolo Piani, con “Scouting, match analysis ed elaborazione dati”) ed altri più “tradizionali”, sempre però in rapporto al mondo del pallone; con elementi di fisica, biomeccanica e fondamenti di biochimica applicata al calcio, funzionamento dei sistemi biologici e anatomia umana.

Dopo la laurea sono previsti dei tirocini obbligatori presso club o istituzioni calcistiche per favorire un successivo inserimento professionale.

Da quest’anno è stato introdotto un insegnamento dedicato al mondo del calcio femminile (docente Katia Serra, responsabile del Dipartimento Calcio Femminile dell’Aic) e a breve l’offerta dei corsi sarà ulteriormen-

Per il secondo anno consecutivo sono state infine assegnate delle borse di studio che coprono interamente le spese universitarie, borse di studio riservate a calciatori professionisti e calciatrici di serie A (i parametri sono legati al rendimento scolastico nel precedente anno accademico e a meriti sportivi). A conseguirle sono stati Alessandro Cavion che gioca nell’Ascoli e le due ragazze ospiti nel servizio di queste pagine: Martina Capelli (Milan) e Silvia Fuselli (ChievoVeronaValpo).

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femminile

di Pino Lazzaro

Attaccante del ChievoVerona Valpo

“Mi piace essere preparata” In tasca già una laurea in Tossicologia analitica socio-ambientale, 110 il voto finale, tanto per chiarire. Calcio iniziato tardi, squadre vicine a Bolgheri non ce n’erano, genitori impegnati col lavoro e non proprio del tutto convinti della passione della figlia. La fortuna è stata che a calcio ci giocava una cugina, si è così potuta aggregare e quando ha cominciato a fare un po’ sul serio, eccoli lì i genitori, subito appassionatissimi. Dice Silvia che comunque lì in famiglia prima del calcio doveva venire lo studio, proposte per andarsene lontano dalla Toscana ne erano arrivate, prima però aveva deciso di finire l’università. Dice ancora Silvia che di suo studiare le piace, che di curiosità ne ha parecchie e dunque siano esse legate alle scienze, allo sport, magari alla stessa cucina, lei approfondisce perché “mi piace essere preparata”. Ed è quello che ha continuato a fare, studiare e approfondire, affascinata dagli aspetti chimici e biologici, pure degli allenamenti, dell’alimentazione, tanto da seguire corsi di personal trainer e pure un master sulla preparazione atletica. Ecco così che quando è saltata fuori la possibilità di questa laurea specialistica in Scienze Motorie, ha fatto presto a convincersi anche perché – non era certo poco – alcuni degli esami fondamentali già fatti a suo tempo le venivano riconosciuti. Perché poi dire di no a una possibile borsa di studio? Anche per la consapevolezza, con le basi di chimica e fisica che si ritrova, che il corso di laurea non è che fosse chissà che complicato. Conciliare pallone e libri non è stato così particolarmente difficile: almeno sino a quest’anno è stato dunque il calcio il suo lavoro e avendo così parecchio tempo libero a disposizione, meglio continuare a seguire gli altri interessi e allenare così la mente. È lei ora a continuare: “Ora ho pure la possibilità di star dietro l’attività dell’azienda agricola di famiglia, in particolare con un ettaro di vigneto da cui proprio quest’anno usciranno i miei primi vini. Per quel che riguarda l’università, il prossimo esame l’avrò a metà febbraio, a Coverciano, col prof Ghisleni: ‘Sistemi educativi per il calcio’”. “Finalmente questo nostro mondo del calcio si sta muovendo e certo se avessi 10 anni di meno, mi troverei in una condizione diversa, più “facile” e si sa che per arrivarci ci vuole comunque sempre chi inizia. No, non provo invidia, è uno sviluppo che sto seguendo, ci voleva dopo tanta lentezza. Le prospettive adesso cominciano ad esserci, le giovani d’oggi possono davvero pensare al calcio proprio come una professione dato che sono supportate dalle società. Diciamo che noi della mia generazione abbiamo almeno dato più professionalità di quella che ci è tornata indietro. Ne vedo tante ora di ragazzine, hanno talento e questo ci porterà più avanti a poter competere con tutte”. “La nostra settimana-tipo prevede ancora allenamenti serali, dal lunedì al vener-

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dì, abbiamo libero il mercoledì (vado in palestra a fare della forza, sempre concordando con l’allenatore): alcune ragazze lavorano e così quest’anno la società non ce l’ha fatta, ma l’obiettivo è quello di poterli fare di giorno”. “Da noi qui c’è un settore giovanile molto ampio, curato tantissimo e vedo bambine ma pure ragazzine della Primavera che ne hanno proprio tanta di qualità. Se sapranno sfruttare la possibilità che hanno, saranno delle calciatrici anche se da solo il talento non basta. Bisognerà vedere quanta passione, quanta determinazione, se saranno toste o fragili come a volte a me sembrano”. “Devo pensarci a quel che farò dopo. Già due anni fa ho preso il patentino Uefa B, ora questo corso di Scienze Motorie… penso che potrei dare un contributo a questo nostro mondo, non so se come allenatrice, non so. Ora come ora penso più alla cura dei dettagli, a dei lavori così individuali. Di cose ne faccio già parecchie, vedrò strada facendo ed è un mondo questo nostro talmente in evoluzione che è difficile sapere dove andremo/arriveremo, diciamo che intanto mi preparo”.

Toscana di Bolgheri, provincia di Livorno, Silvia Fuselli ha iniziato col calcio con l’Ulivetese (serie C), passando poi a Lucca in B, stagione quella in cui la squadra conquistò la serie A. Dopo Lucca e sempre in serie A, ha giocato via via con Agliana,Torres, Agsm Verona, Brescia e trasferendosi infine nella scorsa stagione alla Fimauto Valpolicella, che ha assunto in questo 2018/2019 la denominazione di ChievoVeronaValpo. In carriera ha vinto 5 scudetti (quattro con laTorres e uno con l’Agsm Verona), 2 Coppe Italia (entrambe con laTorres) e 6 Supercoppe italiane (cinque con la Torres e una col Brescia). Ha esordito nella Nazionale maggiore (Ghedin c.t.) nell’agosto del 2006 (amichevole contro la Germania) e l’ultima sua presenza è del maggio 2014 (Cabrini c.t.), nella partita vinta 8 a 0 con la Macedonia, valida per la qualificazione al Mondiale di Canada 2015. Ha partecipato all’Europeo 2009 in Finlandia e sono 53 le sue presenze (14 gol).


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di Francesco Romeo

Calciatrice del mese AIC

Stefania Tarenzi: sognando il Mondiale L’Associazione Italiana Calciatori ha istituito il premio “Calciatrice del mese AIC” per dare maggiore rilievo alle protagoniste del gioco e dare un riconoscimento a chi, in campo, si distingue con costanza nell’arco del mese. Un premio già apprezzato nel mondo del calcio femminile; queste le calciatrici premiate fino a questo momento della stagione corrente: • Ottobre: Valentina Giacinti – AC Milan • Novembre: Annamaria Serturini – Roma • Dicembre: Cristiana Girelli – Juventus Women Il premio viene assegnato da AIC e le votazioni avvengono in due fasi. Vengono scelte da una giuria interna due calciatrici che si sono contraddistinte. Successivamente, tramite un sondaggio nel profilo Instagram@assocalciatori, viene decretata la vincitrice. Il premio viene consegnato dalla responsabile AIC per il Calcio Femminile Katia Serra: “Un’iniziativa pensata per far conoscere le calciatrici e realizzata con gli stessi standard del premio del calciatore. Deve emergere la ‘non diversità’. Con l’obiettivo di fidelizzare le persone al calcio femminile, affinché scoprano l’energia che spinge queste donne ad indossare i tacchetti”. Calciatrice del mese di gennaio è l’attaccante del ChievoVerona Valpo Stefania Tarenzi, protagonista con la maglia della Nazionale e con la maglia del proprio club. Ciao Stefania, a gennaio hai vinto il premio calciatrice del mese AIC. Congratulazioni! È un riconoscimento che dà forza alla stagione che stai vivendo a livello individuale. Sei soddisfatta finora? “Questo premio è una soddisfazione perché vuol dire che il lavoro fatto da inizio anno con questa squadra sta dando i suoi frutti. Come squadra non

abbiamo ancora fatto niente, stiamo uscendo dalla crisi iniziale e io cerco di dare il mio contributo per uscirne al meglio. Personalmente, diciamo che sono contenta di quello che sto facendo, ma devo rimanere costante fino alla fine”. Prima calciatrice del ChievoVerona ad essere convocata in nazionale maggiore. Subentrata nella partita contro il Cile, hai segnato il gol vittoria. Hai delle aspettative per il mondiale visto la stagione che stai disputando? “Sì certo! Essendoci dentro, adesso, non faccio altro che sognare il Mondiale. Come detto prima però, dovrò meritarmi la convocazione facendo vedere le mie qualità in campo. Perché alla fine è sempre il campo che parla. Io continuo ad allenarmi bene col mio club per fare sempre meglio in Nazionale. Questo è il mio obiettivo: lavorare bene ogni giorno per raggiungere il Mondiale”. Doverese, Mozzanica, Brescia, Sassuolo e ora Chievo. Una carriera che ha subito molti salti di qualità. Sono tutte esperienze importanti o ricordi qualche momento in modo particolare? “Sono tutte esperienze importanti perché non smetto mai di imparare. Ogni anno è momento di crescita per imparare cose nuove in qualsiasi squadra. Sicuramente però, gli anni migliori che ho passato sono stati al Brescia. Abbiamo vinto tanto ed eravamo un bellissimo gruppo. Molti ricordi resteranno impressi. Al di là del campo, quando cambio squadra sono molto stimolata. Mi piace conoscere gente e ambienti nuovi, quindi per questo dico che sono state tutte esperienze importanti che non scorderò mai”.

A dicembre c’è stato il cambio panchina ed è arrivato Emiliano Bonazzoli. In questa stagione è il terzo ex calciatore professionista a sedere su una panchina di Serie A femminile assieme a Stefano Carobbi della Florentia e Gianpiero Piovani del Sassuolo. Cosa pensi a riguardo? Credi possa incidere la loro presenza e, secondo la tua esperienza, sta cambiando qualcosa? “Sicuramente incide. È una cosa positiva che i grandi ex professionisti si stiano appassionando al calcio femminile. Vuol dire che qualcosa trasmettiamo e stiamo facendo delle buone cose. Mi auguro che sempre più ex professionisti vengano ad allenare squadre femminili”.

Un’ultima domanda che riguarda una curiosità. È nota la tua passione per la cantante Pink. I capelli, immagino, siano dovuti anche a quello… ma c’è qualcosa in particolare che ti affascina di questo personaggio? “Quando ero un po’ più giovane mi sono ispirata proprio al suo taglio e colore dei capelli guardando un video. Mi piace molto la sua musica. Ma andando ai concerti devo dire che mi entusiasma la sua esplosività, la sua carica che ha sempre. Mi trasmette proprio delle belle sensazioni. È un personaggio solare e mi piace anche per questo motivo”.

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AIC SCEGLIE AVIS Associazione Italiana Calciatori ha scelto Avis Autonoleggio. La convenzione è riservata a tutti gli associati AIC e ai loro familiari e garantisce tariffe agevolate fisse in qualsiasi periodo dell’anno. Basta comunicare il codice AWD X050205 in fase di prenotazione. Per ulteriori info vai sul sito www.assocalciatori.it/convenzioni/convenzione-aicavis

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Assocalciatori e AVIS, una partnership vincente La partnership A.I.C.-AVIS prevede, per tutti gli associati AIC per i loro familiari, la convenzione con tariffe agevolate fisse in qualsiasi periodo dell’anno per il noleggio di auto a breve/medio termine. Ma, nei mesi, si è arricchita di nuovi

conoscimento dei segnali stradali e dei semafori. Tutte le attività svolte sono state supervisionate dal responsabile degli Camp e del Dipartimento Junior di AIC, nonché calciatore campione del mondo 2006, Simone Perrotta.

contenuti, affiancando A.I.C. anche in una sua importante novità. Lo scorso luglio, infatti, Avis Italia, in qualità di sponsor ufficiale, ha collaborato con AIC supportando i camp estivi che l’Associazione Italiana Calciatori, attraverso il suo Dipartimento Junior, organizza ogni anno. Oltre a fornire un minivan da 9 posti che ha accompagnato i bambini di età compresa tra i 7 e i 14 anni e lo staff del Dipartimento in giro per l’Italia, attraverso le 20 location in cui si svolgevano i camp, il brand di autonoleggio ha contribuito all’organizzazione dei laboratori didattici. Lo staff del Parco Scuola del Traffico di Roma e gli agenti della Polizia Stradale, insieme ad Avis Italia, hanno inoltre trasmesso ai bambini del campo estivo le principali nozioni relative alla sicurezza stradale, come ad esempio il ri-

Con l’occasione Avis ha il piacere di presentare anche le importanti novità relative al programma fedeltà Avis Preferred (https://www.avisautonoleggio.it/avis-per-te/avis-preferred), disponibile in oltre 3.300 località in tutto il mondo, al quale è possibile iscriversi gratuitamente. Il programma gode ora di ulteriori servizi grazie ad Avis App, tramite la quale è possibile gestire la prenotazione, saltare la coda al banco e mettersi al volante in pochi minuti. Con Avis Preferred si ha la possibilità di godere della migliore esperienza di noleggio con una serie di vantaggi esclusivi, tra cui upgrade e noleggi gratuiti, e privilegi che la rendono unica: tra questi il Fast Track al desk di noleggio, parcheggi dedicati per le automobili Preferred, accesso agli ultimi modelli di auto disponibili. Inoltre, in alcune location si ha la pos-

sibilità di ritirare l’auto direttamente al parcheggio, senza dover passare dal desk di noleggio Avis per la consegna delle chiavi. I clienti Avis Preferred, infatti, possono recarsi direttamente al parcheggio dell’aeroporto o della sta-

zione (dove il servizio è disponibile) e qui potranno visualizzare l’auto prenotata su uno schermo digitale. Le chiavi saranno direttamente in auto e tutto sarà già predisposto per la partenza. Il servizio - che rende il processo di noleggio ancora più facile e veloce - è disponibile attualmente negli aeroporti di Fiumicino e Milano Malpensa e presso la stazione Centrale di Milano. Molte quindi le novità proposte da Avis Italia ed i vantaggi riservati agli associati A.I.C., che possono godere di una ricca gamma di servizi a costi agevolati. Per maggiori informazioni: http://www.assocalciatori.it/convenzioni/convenzione-aicavis

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senior Dipartimento Senior AIC: post carriera e formazione

Perché il mestiere di calciatore continua… Sono, ad oggi, circa 1200 gli ex calciatori professionisti - denominati “senior” - tesserati all’Associazione Italiana Calciatori attraverso il suo Dipartimento Senior. L’idea di accompagnare i calciatori oltre la carriera agonistica nasce nel

Oggi, gli ex calciatori sono associati dell’AIC esattamente come quelli in attività e come quelli in attività hanno diritti di partecipare alla vita dell’Associazione. L’art. 12 dello statuto afferma infatti che “L’Assemblea Generale degli associati è formata…

Il Dipartimento Senior si propone come quella parte dell’AIC che aiuta il calciatore nel post carriera. Ma chi sono i nostri associati? Abbiamo cercato di dare risposta a questa domanda attraverso alcune indagini. La funzione principale delle ricerche che vengono svolte è alla base del Dipartimento: conoscere a fondo i nostri associati, capirne le esigenze e i problemi del post carriera e poter portare le istanze di questi nelle sedi competenti per rivendicare diritti e tutele. Ricerca medico scientifica Svolta in collaborazione con il Dott. Piero Volpi, questa ricerca indaga sulle operazioni ad anca e ginocchio con utilizzo di protesi. È noto infatti come il calciatore soffra di queste patologie, ma mancano dei dati scientifici, che certifichino il fatto che fare il calciatore è un lavoro usurante.

dicembre del 2012 e, nell’aula magna di Coverciano, diventa una delle prerogative dell’Associazione Italiana Calciatori presentando il progetto del Dipartimento Senior. Per gli ex calciatori professionisti si aprono ufficialmente le porte dell’Associazione, e dei suoi servizi, che li ha accompagnati nella loro carriera sportiva con la modifica del 7 maggio 2013 dell’articolo 6 dello statuto: “Possono altresì far parte dell’Associazione tutti i calciatori, non più in attività, che siano stati tesserati per società iscritte ai Campionati italiani del settore professionistico; l’Associazione promuoverà iniziative utili all’inserimento dei calciatori e delle calciatrici a fine carriera nel mondo del lavoro…”

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nonché da 3 (tre) rappresentanti dei calciatori non più in attività, eletti tra quelli iscritti all’Associazione riuniti in assemblee appositamente convocate dal Presidente o, per delega, dal vice-presidente vicario o dal Direttore Generale dell’AIC.” Diversi sono i motivi per cui si termina la carriera agonistica: infortuni, età, motivi personali… Arriva per tutti però il momento di togliere gli scarpini e appenderli a quel leggendario chiodo che aspetta inesorabilmente che termini la carriera di tutti gli sportivi. In quel momento il calciatore capisce che di fronte a sé esiste un’altra vita che, spesso, ha ritmi e abitudini differenti. Ed ecco che i riflettori, una volta puntati addosso, ora si spengono.

“Fine Primo Tempo” Una ricerca dedicata alla seconda vita professionale dei calciatori. Lavorano nello sport o hanno abbandonato il mondo del calcio nel post-carriera agonistico? Queste sono alcune domande che ci siamo posti e a cui hanno risposto oltre 2000 ex-calciatori professionisti. Partendo dai dati forniti dalle indagini, il Dipartimento ha sviluppato negli anni una serie di attività e iniziative legate all’ambito della formazione. Le competenze acquisite durante la carriera sportiva quali lo spirito di squadra, la capacità di far gruppo e di riconoscersi parte di una community, sono alcune delle prerogative che oggi vengono richieste dal mondo del lavoro. Chi ha calcato il manto verde ha un bagaglio importante e AIC parte dalla valorizzazione di queste risorse per accompagnare i “se-


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nior” verso nuovi scenari, sviluppando competenze professionali per il post carriera e agevolandone l’inserimento nel mondo del lavoro. Se prima i calciatori si riconoscevano come parte di un qualcosa perché giocavano insieme o si scontravano da avversari, ora, a fari spenti, come si ricrea una community? La Senior League, che nel 2018 ha coinvolto circa 450 ex calciatori professionisti suddivisi in 20 squadre provenienti da otto regioni e che si è conclusa a Cesena con la vittoria della squadra di Andria, è stata l’occasione per rievocare momenti passati e per ricreare una community fra persone che hanno avuto un comune passato e che potrebbero impegnarsi per avere in comune anche un pezzo di futuro. La presenza del presidente e del vice presidente alla cerimonia di premiazione ci dice quanto l’AIC creda in questo progetto e ci fa capi-

re che metterà a disposizione dei suoi gli ha regalato emozioni e quanto sia associati e delle loro idee ogni sua dolce il ricordo di quei momenti. Dobcompetenza. Creare una community biamo sapere che il feeling dei tifosi non significa vedersi occasionalmenper i loro beniamini non è direttamente per fare una partita insieme, ma te proporzionale alla loro notorietà; in significa comprendere che insieme provincia i giocatori sono amati esatsi possono fare cose che da soli non tamente quanto i grandi campioni lo si possono fare, significa comprendesono nelle grandi piazze e se questi re che tante piccole community ne fanno La Senior League nel 2018 ha una molto grande e che una molto gran- coinvolto circa 450 ex calciatori de con a capo l’AIC professionisti può fare cose grandissime nell’interesse di ogni singola possono sfruttare la loro immagine persona in ogni luogo d’Italia. a livello planetario per iniziative di È per realizzare le nostre e le vostre ogni genere, localmente, anche i proidee che vi chiediamo di credere nel fessionisti del posto lo possono fare progetto perché noi crediamo che il con uguali probabilità di successo. I mestiere del calciatore non termina calciatori devono essere consapevocon la fine dell’attività agonistica ma li che sulle emozioni hanno vissuto il che prosegua per tutta la vita. Spesloro passato e che sempre sulle emoso i calciatori non percepiscono del zioni possono costruire un po’ del loro tutto quanto la gente sia legata a chi futuro. L’AIC lo sa.

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secondo tempo

di Claudio Sottile

Ex attaccante, oggi opinionista TV

Ventola gira (mondo) pagina Quanta aria nei polmoni ha dato Ventola a migliaia e migliaia di tifosi festanti? Tanta, sicuramente meno di quella che avrebbe voluto, se solo la sfiga non si fosse accanita sul suo ginocchio dal 2 novembre 1997. Ma ormai è acqua, anzi aria, passata. Nicola, iniziamo dalla fine. Tu vivi da anni negli Emirati Arabi, com’è giudicato il nostro calcio lì? “Di sicuro ne parlano benissimo, con affetto. Con noi si sono innamorati in generale di questo sport, perché era il calcio dei campioni degli anni ‘90, nessuno li aveva, tranne noi. È anche vero che in questo momento sono consapevoli della crescita di altri campionati. Per fortuna è arrivato Cristiano Ronaldo, che fa bene in generale a tutto il movimento del calcio italiano, però fino all’anno scorso le squadre più seguite erano Real Madrid e Barcellona, mentre come campionato spiccava la Premier League. Questo va detto, onestamente. Però tutti, soprattutto nel mondo arabo, hanno voglia di rivedere quello per cui si sono innamorati”. Nel 2000 hai vinto un Campionato Europeo Under 21, competizione che l’Italia non si aggiudica da ben 15 anni. “C’è carenza di giovani. Gli investimenti sono venuti meno, la crisi ha penaliz-

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zato il settore giovanile, si è puntato meno sullo scouting. Di sicuro vincere l’Under 21 ti porta matematicamente delle nazionali maggiori forti. Ogni volta che abbiamo vinto un Europeo, dopo ci sono stati sempre grandissimi campioni. Abbiamo vinto il Mondiale 2006 con tre calciatori arrivati dalla mia Nazionale Under 21 guidata da Marco Tardelli. È una questione matematica,

gente competente, si lavorava bene sul settore giovanile. Io venivo da un paesino, Grumo Appula, e io so quando mi hanno visto, quando mi hanno osservato. C’era una ramificazione che lavorava per il settore giovanile, che poi si è persa per la crisi economica. È normale che va strutturato bene un settore giovanile. Ce ne stavano parecchie di squadre come il Bari, che davano fastidio Il più forte calciatore con cui alle grandi. E poi per un club di provincia ho giocato è stato Ronaldo, il come il Bari è fondamentale scovare brasiliano, ai tempi dell’Inter. talenti, vivi vendendo quando hai giovani forti hai una base i giocatori, come è successo con me, forte per il futuro. Come, storicamenprima con Emiliano Bigica e Lorenzo te, abbiamo sempre avuto. Un punto Amoruso, poi Antonio Cassano, Gianfondamentale è investire sui giovani luca Zambrotta. Se lavori bene, sai e investire dal punto di vista tecnico. che non puoi vincere lo Scudetto col Ci manca un po’ di tecnica, più che la Bari, ma puoi sopravvivere alla grantattica, dove siamo bravi e lo sappiade in Serie A, prendendo giovani immo. Dobbiamo lavorare sulla tecnica di portanti”. questi ragazzi”. Il giocatore più forte con cui hai gioForse manca un po’ di provincia calcato? cistica, come quel Bari che poteva “Quattro nomi: Roberto Baggio, Youri battere anche le grandi? Djorkaeff, Beppe Signori e Bobo Vieri. “L’ho vissuto. In biancorosso ho conMa il più forte è stato Ronaldo. Avrei quistato nel 1997 il Torneo di Viaregdetto Baggio, ma Roberto era già over gio, mentre nel 1993/1994 abbiamo 30, mentre gli altri erano più giovani e vinto gli Allievi Nazionali. Eravamo quindi li giudico allo stesso livello”. un’ottima squadra. C’era un sistema, Esiste, oggi, un nuovo Nicola Ventola? “Di sicuro mi rivedo in Andrea Belotti, un attaccante tuttofare, non solo in area di rigore, che lotta, fa salire la squadra, partecipa al gioco, attacca la profondità, va incontro. Un attaccante moderno e completo in tutte le fasi di attacco e non solo, anche nel sacrificio difensivo. È il momento che faccia il grande salto, deve capire chi è. In una grande squadra lo capisci se sei in grado, non solo tecnicamente perché lui con i gol ha già dimostrato. In una grande capisci se puoi avere quella crescita per te e per la Nazionale. Se va in una big e fa bene, poi sarà lui


secondo tempo

l’attaccante per tanti anni della Nazionale italiana”. Uno di quei tre ex azzurrini, poi diventati campioni del mondo in Germania nel 2006, era Gennaro Gattuso. Ti aspettavi che sarebbe diventato allenatore del Milan? “Mi aspettavo diventasse allenatore. Ha voglia di stare in questo mondo, ha voglia di far bene e di vincere sempre, ha fame. È uno che studia, sa che nulla arriva per caso. Non mi aspettavo diventasse così presto mister del Milan. Ma oltre ad essere migliorato tatticamente, mentalmente ha sempre la squadra in mano, anche se ha a che fare con tanti campioni.

to beIN Sports, dove lavora Bobo Vieri, visto che avranno il Mondiale in Qatar, io perciò sto valutando delle cose a Dubai che nulla hanno a che fare col calcio. Nel frattempo quando potrò venire in Italia farò delle cose in tv nel nostro Paese”.

Cos’hai pensato quando Erick Thohir, all’epoca presidente dell’Inter, nel 2013 dichiarò: «Il mio giocatore preferito nella storia dell’Inter è Nicola Ventola»? “Sono conscio e consapevole che non sono stato il miglior giocatore dell’Inter. Quello che voleva dire Thohir è che gli è sempre piaciuto il mio spirito. A 20 anni ero un giocatore importante e mi sono capitati degli Mancini ha già capito quali infortuni che mi hanno rallentato. Sono giovani hanno la personalità partito forte, mentalmente e fisicamente, per giocare in Nazionale. con i gol in campioMentalmente sa come tirare il meglio nato e in Champions. Voleva dire che dai giocatori, standogli addosso con lo spirito di un ragazzo che arrivava in la sua grinta, che ha portato anche una squadra così gli è sempre piaciuto. fuori dal campo. È un allenatore che L’Inter ha avuto Ronaldo, Roberto Bagse studia ancora, e migliora ulteriorgio, Mario Corso, Luis Suárez, Karlmente tatticamente, ha tutto il resto Heinz Rummenigge, Alessandro Altoper fare benissimo”. belli, posso dire mille nomi, fenomeni molto più forti di me. Il messaggio di Tu non ti vedi in panchina? Thohir era non mollare mai, devi dare “A me è sempre piaciuto lavorare in tv. il cuore. Ed è quello che ho fatto io”. L’ho fatto a Sky, poi per quattro anni negli Emirati con Abu Dhabi Sports Tu eri tifoso nerazzurro da ragazzino? Channel. Mi piace analizzare, com“Sono sempre stato tifoso del Bari, mentare, guardare. Per una scelta di quando sono arrivato all’Inter ho imvita personale e familiare ho deciso parato ad amarla, visto che comunque di non ricominciare la gavetta come la Juve e il Milan vincevano più di noi. allenatore. Come direttore sportivo ci E quindi così capisci la famiglia intepenserei tra un po’, mi piacerebbe fare rista. Sono rimasto tifoso dell’Inter, da tramite tra il budget del presidente la seguo sempre. Con mio figlio sono e le caratteristiche tecniche dell’alleandato alla sesta di campionato, Innatore, devi far combaciare le due aniter-Fiorentina, si è vinto 2-1. Sì, ora me. Questo magari mi piacerebbe cosono tifoso dell’Inter”. minciare a farlo. Ma al momento se ci sono opportunità televisive preferisco Giochi ancora a pallone? coglierle, mi piace veramente molto. “Faccio corsette, palestra. Ogni tanto, Adesso in Medio Oriente ha preso tutquando capita, una-due partite a set-

timana riesco a farle, tra amici chiaramente. Ce l’ho nel sangue, sono come i cani, vedi una palla e ci vai dietro”. Sono ormai 8 anni che hai scelto di ritirarti, ma ricordiamo che sei ancora giovanissimo. “Di sicuro non era mia intenzione smettere poco più che trentenne. Però sei consapevole che hai dolore, hai perso velocità. La mia forza era fisica più che tecnica, e vedevi i ragazzi di 18 anni che andavano al doppio di te. Onestamente ho preferito mollare, e non farmi cacciare perché non utile alla causa. È stata una mia decisione, ho capito che fisicamente non potevo dare di più. Con la quotidianità non riuscivo ad allenarmi, come volevo, a causa dei dolori”. E allora vesti i panni dell’opinionista. Chi vince lo Scudetto? “La Juventus, è la squadra più completa, con più scelte e cambi, ha un allenatore bravo. Quando la Juve è in palla, è superiore a tutti”. La Champions League? “Potrebbe esserci una conferma del Liverpool. Può far bene il Psg con Kylian Mbappé, che sarà per tanti anni il prossimo Pallone D’oro. La Juve stessa, perché no. Il Bayern Monaco devi sempre tenerlo presente, è mentalmente forte. Se devo indicarne una sola, dico Liverpool”. Gli Europei del 2020 l’Italia? “C’è tanto da lavorare. Roberto Mancini sta capendo dei giovani chi ha già personalità già per giocare in Nazionale. Non è facile. Le grosse squadre da noi hanno principalmente stranieri, è un compito difficile. A un certo punto, conoscendolo, formerà una base di 1415 giocatori e lì capiremo la vera Italia se sarà in grado di competere e migliorare. Il lavoro sarà lungo”.

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io e il calcio

di Pino Lazzaro

Gabriele Detti (nuoto)

Passione, sacrificio e ... Campione mondiale in carica degli 800 metri stile libero, col “fratello” Paltrinieri (per anni hanno condiviso gran parte del loro quotidiano, dagli allenamenti alle gare, incluso una parte dello stesso percorso scolastico dopo essersi entrambi trasferiti al Centro Federale di Ostia) è una delle punte della nostra competitiva Nazionale di nuoto. Un oro, quello ottenuto a Budapest nel 2017, che per Gabriele Detti arrivò dopo una entusiasmante rimonta giusto nelle ultime due vasche, lui in quella sua seconda corsia, che va a prendere e superare – davvero a un’altra velocità – i due davanti (secondo il polacco Wojdak e terzo proprio Paltrinieri). Viene da un anno difficile Gabriele, con quella spalla dolorante che per mesi gli ha impedito di allenarsi per bene: appena cercava di forzare un po’ di più,

mi sono divertito! Da piccolino erano loro che mi portavano avanti e indietro per le piscine della Toscana per gareggiare e posso dire in fondo che ho fatto sempre e solo nuoto. sport mi piac... un occhio particolare all’Inter Altri ciono ma li seguo e basta. Calcio? No, di cui sono tifoso da sempre. non ci gioco, anche ecco che il dolore tornava a bussare, perché sono abbastanza scarso”.  costringendolo a rallentare. Come lui Quando hai cominciato a capire che stesso ha avuto modo di dire, un inforil nuoto poteva diventare qualcosa in tunio il suo dovuto a “un mix di fastipiù? È diventato nel tempo un “lavodi che hanno generato instabilità alla ro”? Le devo togliere quelle virgolette? parte anteriore della spalla e alla sca“È stato quando avevo 17 anni e mi pola, molti nuotatori ne soffrono ed è sono trasferito ad Ostia, al Centro un problema che necessità di riposo e federale. Sì, nel tempo è diventato in cure mirate”. Poi da settembre le cose effetti un lavoro, dunque quelle virgosono migliorate e dopo aver rinunciato lette vanno tolte, ma prima di tutto c’è agli Europei sia in vasca corta che lunsempre la passione”. ga, uno squillo incoraggiante è arrivato a dicembre al Mondiale in vasca corta, Con la scuola come hai fatto? Dura col terzo posto nei 400sl. Un risultato conciliare? Che so, i professori ti hanche ci voleva anche per preparare al meglio l’appuntamento più importante no dato una mano? “Finché sono rimasto a Livorno, diciadel 2019: il Mondiale che si svolgerà a mo che ho avuto qualche problema: luglio in Corea del Sud. nonostante avessi i permessi da parte della Federazione, per i professori Allora, Gabriele, come è cominciato il tutto? ero un alunno come gli altri. Quando poi sono sceso a Ostia, la quarta e la “La prima volta sono stato letteralquinta del liceo scientifico sono state mente buttato in acqua dai miei, però

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un po’ più “semplici”: non ero un genio ma insomma facevo il mio. L’università? Non so, ci penserò a carriera natatoria conclusa”. Quale in genere la settimana-tipo? Mai un po’ di noia andando su e giù per quelle corsie? “Posso dire che di sicuro nuotiamo parecchio! Sono 10 allenamenti in acqua più 3 in palestra. Sedute di ogni tipo, dall’aerobico a quelle col passo gara. In palestra idem, lavori in aerobico fino a massimali con i pesi. No, non viene a noia, certo che a livello fisico c’è spesso molta stanchezza fisica. Negli allenamenti, anche quando la fatica si fa sentire, non mollo niente e magari posso dire a volte che sono un po’ pigro e penso sia normale. Sì, anche per quel che riguarda l’alimentazione ci sto attento, certo che lavorando su 16/18km quotidiani, possiamo in fondo mangiare tutto”. Le senti le gare? Per dire, riesci a dormire la notte prima? Lavori magari con un mental coach? “Sì, le sento ma dormo lo stesso una meraviglia e abbiamo pure un mental coach che ci aiuta e non poco. Grazie a lui diciamo che sono riuscito a trovare


io e il calcio

LA SCHEDA il tempo, capisci chi vuoi avere vicino. No, non penso di essere privilegiato, sono dove volevo essere, ho avuto la fortuna di poterci arrivare e ci voglio restare. Solo noi sappiamo i “sacrifici” fatti per arrivarci: qui siamo e qui vogliamo stare”. Quali gli obiettivi per il 2019? “Si va per step, pensando intanto a qualificarmi per i Mondiali; poi andarci, divertirmi e dare il massimo: quel che viene, viene”.

una buona via di mezzo per rendere sia in allenamento che in gara”. Tanti viaggi: tempo di fare pure un po’ il turista? “Proprio zero, ormai sono abituato a conoscere solo aeroporti, hotel e piscine: prima o poi avrò tempo di girare tutto con calma”.  Hai un po’ perso la compagnia degli amici lì vicino a casa? Ti consideri comunque un privilegiato rispetto ai tuoi coetanei? “In parte li ho persi anche se poi, con

Ho letto che sei tifoso dell’Inter e che tutto è cominciato un po’ per tradizione di famiglia e un po’ perché quando avevi 8 anni ed eri in vacanza con i tuoi genitori, ti venne regalata da dei conoscenti una maglia di Toldo. Ti capita di andare allo stadio? “Si, quando mi è possibile ci vado: mi piace proprio; tra l’altro ho avuto pure il piacere di conoscere il presidente, l’allenatore e qualche giocatore”. Ti rompe un po’ che di calcio ci sono pagine e pagine tutti i giorni, mentre il nuoto ha spazio solo di tanto in tanto? “Più che rompere, mi dispiace. Sarebbe bello avere uno spazio maggiore anche per far vedere che ci siamo anche noi, non una volta ogni quattro anni”.

Dell’agosto 1994, livornese, Gabriele Detti è salito alla ribalta internazionale nel 2011, annata in cui conquistò un argento e un bronzo rispettivamente negli 800sl e 1500sl ai Mondiali giovanili di Lima e ben tre argenti (con l’oro nella staffetta 4x200sl) nei 400sl, 800sl e 1500sl agli Europei giovanili di Belgrado. La stagione successiva, sempre agli Europei giovanili, stavolta ad Anversa, ha conquistato l’oro sia nei 400sl che nei 1500sl e nella staffetta 4x200sl. Con al suo attivo numerosi titoli italiani, si è laureato campione del mondo sulla distanza degli 800sl al Mondiale di Budapest 2017 (terzo nei 400sl e quarto nei 1500sl) e ha conquistato due medaglie di bronzo (400sl e 1500sl) alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016. Dopo i due bronzi sugli 800sl e 1500sl agli Europei di Berlino 2014, agli Europei di Londra 2016 ha messo in fila un oro nei 400sl, due argenti negli 800sl e 1500sl e il bronzo con la staffetta 4x200sl. Frenato da un infortunio a una spalla, in questo 2018 ha dovuto saltare l’appuntamento con gli Europei di Glasgow, riuscendo comunque lo scorso dicembre a conquistare il bronzo sui 400sl ai Mondiali in vasca corta di Hangzhou (Cina). Sin dalla fine del 2011, fa parte del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito.

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internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

Contro la violenza delle parole In questa stagione si è riaffacciata prepotentemente la questione degli insulti negli stadi. La giustizia sportiva si è mossa con forza, stabilendo gare a porte chiuse, settori chiusi, multe. Ma oltre alla repressione, che finora non

solo agli spot video per dire “no al razzismo”. Anche in Italia si stanno moltiplicando le iniziative per affrontare la questione. Una di esse è “Parole O_Stili, un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole”. Il sito paroleostili.com ci racconta che il progetto non profit è nato a Trieste nel 2017, fondato da un gruppo di insegnanti, manager ed esperti di comunicazione. Circa 300 persone accomunate dalla “volontà di rendere la Rete un luogo migliore, meno violento, più rispettoso e civile”, diffondendo la consapevolezza che virtuale è reale. E che “l’ostilità espressa in Rete può avere sembra aver fatto molto effetto sui conseguenze concrete e permanenti più facinorosi, da molte parti si insiste nella vita delle persone”. Può semsulla necessità che si deve procedere brare un’affermazione perfino banale, con un lavoro educativo di lungo periotanti sono stati i casi riportati dalle do sulla cultura sportiva e, più in gecronache di vicende anche tragiche nerale, sul principio del rispetto delle con al centro casi di hate speech, con persone. L’AIC, con il Presidente onocui persone sensibili sono state implarario Sergio Campana e il Presidente cabilmente bombardate fino ad esiti Damiano Tommasi, afferma da molto anche fatali. Ma evidentemente è netempo tale necessità, insistendo percessario continuare a ribattere il conché si arrivi a una “rivoluzione cultucetto dell’importanza delle parole, che rale” nel calcio. possono essere scagliate come pietre. Nelle società occidentali, da anni, vieLa onlus triestina ha varato un decane analizzato il problema del hate spelogo, intitolato “Il Manifesto della comunicazione non ostile… lo sport #LoSportCheCiò che diciamo è lo specchio per MiPiace”, che troviamo di ciò che siamo in una sua propria pagina nel sito. L’iniziativa, che è ech, la comunicazione basata su odio patrocinata dal Comitato Olimpico e intolleranza, tanto diffusa sui social Nazionale Italiano, è stata realizzata media. La maggior parte delle legislacon la collaborazione di un centinaio zioni europee e occidentali hanno nortra federazioni - come la FIGC - atleti, me che la vietano ma resta il problema squadre, tecnici, club, dirigenti, aziendi fondo, l’assenza di condivisione di de, specialisti della comunicazione. valori positivi come la tolleranza. La Vediamo il decalogo punto per punto. Uefa ha compreso la portata sociale 1. “Virtuale è reale”. Ribadisce che si del problema e si è mossa in questi devono sempre avere come riferimenultimi anni con le sue campagne che to i “valori della correttezza, della conhanno ottenuto un grande consenso di divisione e del rispetto”. tanti big del movimento - da Ronaldo a 2. “Si è ciò che si comunica”. Ciò che Messi, da Buffon a Neymar - e la pardiciamo è lo specchio di ciò che siamo. tecipazione come testimonial. Si pensi 3. “Le parole danno forma al pensie-

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ro”. È necessario mantenere sempre l’autocontrollo, anche nel linguaggio, “perché lo spirito sportivo vinca anche nella sconfitta”. 4. “Prima di parlare bisogna ascoltare”. Perché solo ascoltando gli altri e se stessi si riesce a migliorare. 5. “Le parole sono un ponte”. Lo sport è insieme un linguaggio e un messaggio che tutti sono in grado di capire ed è quindi essenziale che trasmetta emozioni e valori positivi. 6. “Le parole hanno conseguenze”. Il peso delle parole deve sempre essere misurato. 7. “Condividere è una responsabilità”. Condividiamo ciò che unisce e non ciò che divide. 8. “Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare”. Rispetto per tutti, avversari e arbitri, senza i quali non è possibile il gioco. 9. “Gli insulti non sono argomenti”. Insultare e aggredire sono comportamenti dei deboli e dei vili. 10. “Anche il silenzio comunica”. Perché il silenzio aiuta la concentrazione e l’autocontrollo. Massimiliano Allegri, uno dei vari testimonial di Parole O_Stili, in un video ha ribadito i punti del Manifesto. L’allenatore della Juventus ha concluso: “Lo sport che mi piace non insulta”. Molto ricchi di contenuti multimediali anche i profili social della onlus, senz’altro da seguire per tenersi aggiornati sulle adesioni e le iniziative.

Fede Bernardeschi@fbernardeschi One of the main aspects of sport is talent, but my greatest advice is to have fun, always! (Uno degli aspetti principali dello sport è il talento, ma il mio più grande consiglio è di divertirsi, sempre!)


internet

di Stefano Fontana

Ex calciatori in rete

Zambrotta e Candela: ieri, oggi e domani www.gianlucazambrotta.it Il sito ufficiale di Gianluca Zambrotta rappresenta un punto di riferimento per tutti i sostenitori ed i fan del dirigente/ allenatore ed ex difensore/centrocampista campione del mondo nel 2006.

Graficamente snello ed efficace, gianlucazambrotta.it è perfettamente fruibile anche da smartphone o tablet. L’intero sito è composto da una lunga pagina dinamica ricca di contenuti multimediali; la fascia dei menù rimane ancorata nell’intestazione ed è raggiungibile in qualsiasi momento, rendendo la navigazione veloce ed intuitiva. Appena collegati al sito siamo accolti da una serie di suggestivi scatti tra che vedono ritratto Gianluca in abiti borghesi, in campo

con il pallone forte di una forma fisica perfetta, degna degli anni in azione sul campo, insieme ai compagni della Nazionale esultanti con la Coppa, in quella magica notte di Berlino di quasi 13 anni fa. Non manca infine un richiamo all’autobiografia del giocatore, “Una vita da terzino” edito da Kowalski. Tutti i contenuti del sito sono fruibili in italiano o in inglese; troviamo poi il collegamento diretto con la pagina Facebook ufficiale. Le sezioni del sito includono news, carriera, media audio e video, biografia, uno spazio dedicato agli sponsor ed uno alle numerose attività di charity, contatti e molto altro ancora. La sezione biografica, organizzata in fasce temporali, si distingue per efficacia e sinteticità mentre lo spazio dedicato alla carriera fornisce statistiche ed informazioni su tutte e squadre dove Zambrotta ha militato. Chiudiamo consigliando una visita a questo ottimo sito personale, curato nei dettagli e strettamente legato all’uomo generoso e volitivo al quale è dedicato. www.vincentcandela.it Vincent Candela, classe 1973, è un ex difensore francese ancora oggi molto

jacopo sala@jacoposala Life is the game that must be played (La vita è il gioco che deve essere giocato)

Gabriel Vasconcelos@GVFOfficial Quando c’è qualcuno con cui condividere i successi è ancora più bello vincere!

Eder citadin martins@Edercitadin7 La presunzione può gonfiare un uomo, ma non lo farà mai volare.

Alessandro Florenzi@Florenzi C’è qualcosa di magico nei momenti più difficili: la forza del gruppo. Restare uniti, aiutarsi, tendere la mano al tuo compagno. Perché il calcio ti dà sempre l’opportunità per rialzarti!

noto in Italia grazie ad una lunga e sentita militanza nella Roma a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000. Atleticamente dotato, capace di un proverbiale spunto e letale nei calci piazzati, nel corso della carriera si laureò con la Nazionale francese Campione del Mondo nel 1998 e Campione d’Europa nel 2000. La platea internazionale dei sostenitori di Vincent si riflette nelle molteplici

lingue nelle quali è tradotto il suo sito ufficiale: francese, italiano ed inglese. Il forte legame tra Vincent Candela e l’AS Roma risulta evidente accedendo alla pagina del sito denominata “Il Calciatore”: i contenuti, vergati da Vincent stesso, sono divisi nelle sezioni “Io e l’AS Roma” ed “Io e la Nazionale”. La sezione dedicata ai media racchiude ufficio stampa, collegamenti con i social network e ed una nutrita galleria fotografica: Vincent è attivo su Facebook, Twitter e LinkedIn. Nel sito trova ampio spazio anche la seconda vita di Candela: dopo i trionfi in azione sul campo da gioco, il volitivo atleta originario del sud della Francia ha dato origine al progetto “Tr32tadue”, azienda vinicola situata nella splendida cornice dei Castelli Romani ed in particolare nella suggestiva Tenuta dell’Angelica, circondata da lussureggianti vigneti e frutteti. Il nome dell’azienda è ovviamente ispirato al numero della maglia della Roma indossata per tanti anni con profondo orgoglio. Interessante notare come il nome contenga anche il numero della maglia indossata con la Nazionale francese: il 2!

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sfogliando frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte più del calcio giocato Il colore della pelle non è mai stato un problema, anche su quello credo sia stato un valore aggiunto, anche dal punto di vista fisico e sportivo. Oggi si parla tanto della multiculturalità, e una persona come me, anche senza volerlo, diventa un po’ r appresentativa di certi fenomeni che attraversano oggi la società. Nel mio caso negli ultimi anni credo mi abbia portato cose positive – Sara Gama (Juventus Women) Razzismo? Ho avuto la fortuna di stare all’estero nove anni e queste cose sono state debellate. Quello che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti. Non si può fare, si deve fare. Non credo sia una cosa tanto complicata. Purtroppo in questo senso in Italia il calcio non è cambiato. Ignoranti e maleducati do-

Rolando Maran allenatore del Cagliari “Corpo estraneo”

“Io non sono social, non ne sento la necessità. Leggo qualche libro, amo la buona musica. Sono cresciuto così, ma non credo che tra i calciatori vada tutto male: se tu gli offri la possibilità il dialogo è gradito e la disponibilità c’è. Il calciatore non è un corpo estraneo alla società”.

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vrebbero fare un corso di educazione e senso civico – Carlo Ancelotti (Napoli) Il razzismo esiste nella società e arriva nei campi, non il contrario. C’è intolleranza, crescente. Il razzismo è uno dei virus dell’intolleranza – Sara Gama (Juventus Women) L’odio è un vento osceno, non solo in uno stadio perché ho il forte sospetto che il calcio reciti da pretesto – Gianluigi Buffon (PSG) Sono stato per tanti anni in Inghilterra, dove la situazione era altrettanto drammatica: oggi i tifosi vedono le partite a contatto con i giocatori, non ci sono ostacoli tra loro e il campo. Perché in Italia non si può entrare in uno stadio serenamente, senza rischiare una bastonata in testa o una coltellata? E poi tutto quel razzismo, oggi che anche in Nazionale abbiamo dei giocatori di colore. Manca una vera cultura sportiva, il mondo è cambiato e in troppi non se ne sono accorti. Bisogna che i genitori facciano i genitori e inizino a educare i propri figli. Questa è la base di partenza, poi servono prese di posizioni impopolari. I buuuu razzisti non hanno senso, non c’è una squadra dove non ci sia un nero, perché allora insultare quelli della squadra avversaria? – Roberto Mancini (C.T. Nazionale) Il lavoro del ct è diverso da quello dell’allenatore di club: oltre ad allenare, devo anche studiare, scoprire le qualità dei giocatori – Roberto Mancini (C.T. Nazionale) Ai nostri ragazzi, anche ai più bravi, manca quell’abitudine a giocare quando in palio c’è qualcosa di grande: l’Europeo in Italia, con le sue straordinarie attenzioni, aiuterà un’intera generazione ad accelerare il processo di crescita – Luigi Di Biagio (Under 21) Oggi una generazione cambia in due anni e noi dobbiamo parlare il loro linguaggio: io da cosa scrivono o da quale foto mettono sui social capisco che giocatore ho davanti, il suo carattere, la sua personalità… – Luigi Di Biagio (Under 21) Quando ero ventenne me ne appro-

Sara Gama

difensore della Juventus Women “Non c’è più rispetto…” “Il calcio è lo specchio della società e il tifo purtroppo è peggiorato, in questi anni. Non si tifa per ma si tifa contro, quanto di più lontano dallo sport. Non è più lo sfottò di un derby, è vero odio che degenera in violenza, e trasforma un gioco in una guerra, le due cose più lontane che si possano immaginare. E tutto questo peggiora perché è peggiorata anche la dialettica nella nostra società per cui la gente si permette di dire tutto, sui social network, allo stadio. Si perde il rispetto verso il prossimo. È grave e pericoloso”.

fittavo del mio strapotere fisico: avrei fatto a cazzotti con Tyson ma mai mi sarei permesso di essere maleducato: oggi i ventenni fanno fatica a salutarti. Ma che mondo è? – Emiliano Viviano (Spal) Credo che il fatto che il calcio


sfogliando

femminile possa acquisire importanza è qualcosa che cambia proprio la società, è un fatto culturale e sociale importante. In Italia parte del potere sta anche nel calcio che attraversa la vita di ogni italiano e quindi se appare lì questo tipo di passaggio vuol dire che sta cambiando e vuol dire cambiare qualcosa di profondo nella società. Un altro muro crolla, ed è sempre un fatto positivo – Sara Gama (Juventus Women) Che i nostri giovani giochino poco è un dato, nessuna polemica. Ma la verità sta, come sempre, nel mezzo: perché non trovano il coraggio di mettersi alla prova anche in una categoria inferiore? – Luigi Di Biagio (Under 21) Io costruisco il mio futuro con il presente. Non ci penso. So soltanto che facendo bene le cose, alla fine arrivano i risultati, e si possono aprire scenari diversi – Emil Audero (Sampdoria) Dobbiamo capire che fare l’arbitro è un mestiere tremendo. Mi sono incazzato anche io e mille volte e a fine gara sono andato a chiedere scusa – Emiliano Viviano (Spal) Quando c’è da combattere per difendere ciò in cui credo non mi tiro indietro – Sara Gama (Juventus Women) Il calcio è cambiato, i piedi contano – Etrit Berisha (Atalanta) Il calcio non è più quello di due anni fa. Il portiere è oggi parte integrante della squadra. Qualche anno fa, Neuer allo Schalke 04 ha rappresentato il punto più alto del portiere abile anche fuori dai pali. Dietro di noi, è vero, non resta nessuno, certe giocate comportano dei rischi. Tuttavia, per come si sta evolvendo il calcio, il portiere dovrà essere bravo anche con i piedi, evitando gli eccessi di confidenza. Nel mio ruolo bisogna innanzitutto essere bravi in porta – Emil Audero (Sampdoria) La tecnica Deve essere predominante. Ma la gamba è fondamentale. I ritmi sono molto alti, occorre un buon motore – Rolando Maran (Cagliari) In Italia si sta come in cima al mondo, a Lisbona era tutto surreale: mi manca-

Matteo Politano attaccante dell’Inter “Approccio mentale”

“L’Italia dovrebbe cambiare, le seconde squadre sono una soluzione per evitare il salto troppo grande dalla Primavera alla Serie B. Ma in generale andrebbe mutato l’approccio mentale nei confronti dei ragazzi: in Inghilterra e in Olanda c’è gente di 18-19 anni con 20 presenze in Champions”.

va la quotidianità dei rapporti umani. A Londra e Lisbona è più dura andare in piazza, bere un caffè, leggere il giornale, parlare con la gente. Qui si può – Emiliano Viviano (Spal) È sempre una bella sfida, in ogni categoria. In A c’è più qualità, in C prendi più legnate – Francesco Tavano (Carrarese) Noi parteciperemo al Mondiale e cercheremo di fare il nostro meglio ma non è da quello che dipende lo sviluppo del calcio femminile. Chiaramente i risultati, far bene, porta entusiasmo, però non passa solo da quello lo sviluppo del femminile. È partita la crescita, ci vuole il consolidamento. Deve continuare l’attenzione dei media e la Nazionale cercherà di fare il suo ma bisogna strutturare, andare sul territorio. Bisogna allargare, andare anche in città di squadre dilettanti, devono cominciare anche loro a coltivare il settore giovanile e la prima squadra – Sara Gama (Juventus Women) Il femminile è un calcio un po’ più libero, in cui la tecnica individuale conta molto. Tra gli

uomini la fisicità e la tattica sembrano essere aspetti prevalenti fin dalla formazione e questo penalizza l’estro. Il calcio femminile ancora è uno sport giovane, più carico di libertà e fantasia – Sara Gama (Juventus Women) Odio tre cose nel calcio: la mancanza di educazione, le etichette e il fare sempre polemica perché noi siamo il Paese del voler comunque dire la nostra. In Inghilterra non è così – Emiliano Viviano (Spal) Nel calcio italiano ci sono tanti soldi concentrati in poche squadre. Le piccole faticano. Ci vorrà tempo per uscire dalla crisi, il livello generale è abbastanza basso, da solo Ronaldo non basta – Francesco Tavano (Carrarese).

Roberto Mancini C.T. della Nazionale “Motivo di orgoglio”

“Diventare CT della Nazionale era un sogno che si è realizzato. Quando giochi in quella squadra, sai di essere entrato a far parte di un’élite di calciatori importanti, ti misuri con il meglio di tutto il mondo. Quando la gestisci in panchina, sei consapevole di rappresentare il tuo Paese, occupando un ruolo importante: a volte il calcio regala emozioni che fanno bene alla gente. Io voglio allenare con questo spirito: provare a vincere gli Europei e i Mondiali, sì, ma anche trasformare la squadra in un motivo di orgoglio per la nostra gente”.

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tempo libero Hooverphonic

Looking for Stars Un ritorno al passato con una voce femminile tutta nuova: gli Hooverphonic, al secolo Alex Callier con Raymond Geerts, con il loro “Looking for Stars” tornano in grande stile lanciando la nuova cantante Luka Cruysberghs, protagonista assoluta di questo nuovo lavoro. Scoperta proprio da Callier in uno dei tanti talent musicali, la giovanissima vocalist sembra dare nuova linfa al gruppo belga dall’ormai ventennale carriera, quasi fosse da sempre l’elemento portante della band. Tanto da sapersi districare da navigata performer tra le 11 tracce scelte (pare proprio da lei) che vanno dal trip hop,

al funky pop, dal dark al country, dall’indie all’alt pop, fino alla “colonna sonora” stile Morricone. Un album eclettico, come del resto gli stessi Hooverphonic, tracce molto diverse ma che alla fine si fondono perfettamente per questo decimo album (in studio) tra i migliori mai usciti. I testi sono, al solito, semplici, che restano sempre sul vago, le melodie accompagnate dall’immancabile pianoforte, cori e basso e chitarre non mancano come del resto l’elettronica. Forse in classifica arriverà soltanto la suonatissima “Romantic”, ma nell’album c’è molto di più: “Looking for Stars” è un disco piacevole, completo, atmosferico.

Bibliotheka Edizioni

Codice 1982

di Luca Dalla Vecchia e Stefano Savastano – 232 pagine – € 16,00 Il Mundial di Spagna, per gli italiani, è stata l’ultima pagina di un mondo reale e spontaneo, poetico e ottimista. Qualcosa di fondamentale lega ancora oggi l’Italia alla vittoria della Nazionale azzurra ai Campionati Mondiali di calcio di Spagna nel 1982. Oltre la conquista di un trofeo sportivo, l’evento fu l’affermazione di una visione ottimista della vita. Nel futuro di Codice 1982 l’ex “Bomber” della Roma Roberto Pruzzo, anima invisibile della Nazionale, è chiamato a rispolverare il genio di quei tempi per riordinare

un pianeta allo sbando, in cui cellulari, televisori e computer non trasmettono più immagini. La sfida per Pruzzo, neoeletto Presidente della Repubblica italiana, è portare il Belpaese al centro dello scacchiere politico planetario. Il “Bomber” non cerca potere o celebrità, vuole solo rimettere in ordine le cose per il bene di tutti. Per la sua impresa sono richieste visione, intelligenza e creatività dei grandi campioni. Dei campioni del mondo. Con la partecipazione straordinaria del “Bomber” Roberto Pruzzo.

Newton Compton Editori

Cartellino Rosso di Ken Bensinger – 406 pagine – € 14,90 Il racconto inedito dello scandalo che ha sconvolto la FIFA: uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni, che ha coinvolto decine di paesi e non ha risparmiato nessun evento recente di uno degli sport più popolari al mondo, il calcio. Il “caso FIFA” è emerso in modo quasi inaspettato: indagando sulle dichiarazioni dei redditi di alcuni dirigenti sportivi, gli agenti si sono ritrovati davanti un enorme caso di corruzione internazionale. Nella sua inchiesta, Ken Bensinger racconta lo scandalo e le personalità che ne sono

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state travolte. Da Chuck Blazer, a Jack Warner, fino all’uomo più potente di tutto il mondo dello sport, il presidente della FIFA Sepp Blatter, la corruzione era un sistema attivo da anni, un meccanismo oliato di tangenti, frodi e riciclaggio di denaro sporco che non ha risparmiato nemmeno i Mondiali. Questo libro porta alla luce la storia reale, oltre i titoli di giornale, raccontando non solo il più grande scandalo della storia dello sport, ma anche uno dei più grandi casi di corruzione internazionale mai registrati.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


Profile for Associazione Italiana Calciatori

Il Calciatore Gennaio-Febbraio 2019  

Il Calciatore Gennaio-Febbraio 2019  

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