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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/VI - Anno 46 - N. 05 Agosto-Setembre 2018 - Mensile

2018

05

Agosto Setembre

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

A Coverciano il ritiro precampionato per calciatori "in attesa di collocazione"

La nostra squadra in cerca di squadra


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AQUA

RIS X2


di Damiano Tommasi

editoriale

Il gioco delle tre carte Più che una variante del gioco delle tre scatolette, o campanelle, è un vero e proprio gioco a sé stante avente però la stessa caratteristica comune di non far mai vincere il giocatore. Alle tre scatolette sono sostituite tre carte da gioco (tipicamente 2 figure e un asso, oppure una figura e due carte senza figure), che vengono tenute in mano dal “conduttore” del gioco (2 in una mano e la terza nell’altra, e fatte passare da una mano all’altra per essere poi fatte cadere faccia in giù sul tavolo; la richiesta al malcapitato di turno è individuare dove si trovi la carta singola (asso o figura). Il trucco sta nel fatto che le due carte tenute sovrapposte nella stessa mano vengono fatte cadere in ordine inverso a quanto appare; cioè viene prima fatta cadere la carta più in alto (vicino al palmo della mano) e solo dopo quella più in basso. Questo è possibile perché, contrariamente a quanto viene percepito

dall’osservatore, le due carte non sono tenute nella mano una sull’altra, ma sono invece tenute leggermente distanziate in modo da far sfilare velocemente la carta di sopra facendo credere che sia quella di sotto. Poiché questa operazione viene fatta in modo impercettibile, l’osservatore crederà che la prima carta ad essere fatta cadere è quella in basso. Ma anche quando il giocatore, per errore o per puro caso indica la carta giusta, il “conduttore” può fare apparire una carta diversa e far perdere comunque il giocatore, applicando il cosiddetto rovescio messicano, la carta sul tavolo viene girata utilizzando una carta che il conduttore tiene in mano e facendo un gesto che permette di avere alla fine in mano la carta incriminata e sul tavolo girata quella che era in mano. In altri termini il giocatore non può che perdere sempre. (Wikipedia) Elezioni Figc, non ci avevo mai giocato prima.


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Poste Italiane SpA – Spedizione

05

Agosto Setembre

editoriale di Damiano Tommasi l’intervista di Pino Lazzaro Gianluca Rocchi

primo piano di Pino Lazzaro

Paolo Nicolato, argento all’Europeo U19

Non solo allenamenti e lezioni, lezioni ed allenamenti: c’è molto di più nelle tre intense settimane di lavoro in campo e sui banchi dell’aula magna del Centro Tecnico Federale di Coverciano del ritiro “ritiro precampionato” targato Associazione Italiana Calciatori. Ci sono competenza e passione, serietà e applicazione, professionalità ed impegno.

scatti di Maurizio Borsari servizi di Umberto Calcagno

Rinnovo della Convenzione AIC/Lloyd’s

l’intervista di Claudio Sottile Francesco Caputo

speciale

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di Nicola Bosio

serie B di Claudio Sottile Alessandro Micai

calcio e legge di Stefano Sartori Termini regolamentari 2018/19 Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

foto redazione e amministrazione

tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Giulio Segato Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

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direttore direttore responsabile condirettore redazione

Finito di stampare il 28-09-2018

in Abbonamento Postale

– 70% NE/VI - Anno 46 - N. 05 Agosto-Setembre

2018 - Mensile

Organo mensile dell’Associaz

ione Italiana Calciatori

A Coverciano il ritiro precampionato per calciatori "in attesa di collocazione"

2018

sommario

2018

05

Agosto Setembre

calcio e legge

Accordi economici pluriennali in Serie D

politicalcio di Fabio Appetiti Veronica Giannone

regole del gioco di Pierpaolo Romani Lo sport ha il potere di cambiare il mondo

segreteria

Dedicato a Piermario Morosini

tempo libero

La nostra squadra in cerca di squadra

3 14 18 22 24 26 28 30 34 36 42 43 46

speciale Questo mese, come inserto da staccare e conservare, il testo integrale della Convenzione Assicurativa Infortuni, stipulata tra AIC e i Lloyd’s di Londra per la stagione sportiva 2018/19, per i Calciatori Professionisti.


speciale

di Nicola Bosio

A Coverciano dal 16 luglio al 2 agosto

Ritiro AIC 2018

per calciatori “in attesa

Non solo allenamenti e lezioni, lezioni ed allenamenti: c’è molto di più nelle tre intense settimane di lavoro in campo e sui banchi dell’aula magna del Centro Tecnico Federale di Coverciano del “ritiro precampionato” targato Associazione Italiana Calciatori. Ci sono competenza e passione, serietà e applicazione, professionalità ed impegno. Un impegno certamente notevole, sotto tutti i punti di vista, ma che alla fine, a detta di tutti, si è trasformato nella solita positiva esperienza che ha permesso ai partecipanti non solo di trovarsi pronti da un punto di vista fisico/atletico in caso di chiamata da parte di qualche club, ma anche di “portare a casa” il famoso “patentino di allenatore”, opportunità da sfruttare per continuare a restare nel mondo del calcio con altro ruolo qualora gli eventi, di qualsivoglia natura, portassero ad appendere le scarpe al chiodo. Fa un certo effetto iniziare il ritiro AIC per “calciatori in attesa di collocazione” a Coverciano proprio il giorno dopo la conquista della Coppa del Mondo da parte della Francia di Deshamps. Fa effetto perché nei 6

lunghi corridoi del Centro Tecnico Ridolfi si respira un’aria anomala, che parla di Nazionale con tutte le foto dei vari trionfi azzurri, ma risuona tristemente vuota per un Mondiale che non ci ha visto tra le par-

tecipanti. Ce lo ricordano gli amici della Nazionale Amputati (Daniele Piana e Giovanni Sasso) che al Mondiale ci andranno e Diana Bellucci che rappresenta quel calcio femminile anch’esso qualificato per la


di collocazione”

competizione iridata. Ci sono anche loro tre aggregati agli oltre sessanta calciatori che hanno deciso quest’anno di prendere parte a questo ritiro. Calciatori “in attesa di collocazione” abbiamo scritto, togliendoci il vecchio retaggio di quel termine “disoccupato” che mai come in questa occasione suona stonato. E mentre saltano fior di società (Avellino, Cesena e Reggiana, ma non saranno le sole…) l’impressione è che, oltre il magnifico restyling del Centro Tecnico, occorra un restyling generale, di tutto il nostro calcio a 360 gradi. Calcio in crisi? Calcio da rifondare? Calcio

in attesa di uscire dalle sabbie mobili? Qui c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare sodo continuare una strada fatta di tradizione, passione, identità nazionale, professionalità. Mai come in questa occasione c’è la consapevolezza che questo ritiro sia una grande opportunità, con molteplici prospettive, con molteplici aspettative. E in un calcio “malato” come il nostro non è cosa da poco. Questa volta, al contrario degli anni passati, il “racconto” dei 18 lunghi e impegnativi giorni del ritiro lo abbiamo voluto lasciare ad una penna “esterna” per capire

Prima fila in alto da sinistra: Ceccarelli, Donadel, Bucchi, Som, Basso, Guidoni (allenatore), Radice (allenatore), Romeo (coordinatore AIC), Frosoni (fisioterapista), Girolami (magazziniere), D’Arrigo (allenatore), Di Salvo (fisioterapista), Piana, Bianchi, Agliardi, Iannini, Marruocco. Seconda fila da sinistra: Pelizzoli, De Giorgio, Gattari, Baldoni (allenatore), Petranzan (preparatore atletico), Orrù (magazziniere), Bosio (coordinatore AIC), Savarese (coordinatore staff tecnico), Pilotto (allenatore), Maestripieri (allenatore), Papini (preparatore atletico), Cannavacciuolo (preparatore atletico), Cacciatori (allenatore), Cascione, Cacia, Urbano, Pisani. Terza fila da sinistra: Gomez, Burato, Nichele, Mallus, Fall, Romano, Sperotto, Rubenni (medico), Raveggi (fisioterapista), Sforzini, Libertazzi, Lazzari, Bovo, Lisuzzo, Radi, Aridità, Di Cecco. Quarta fila da sinistra: Sabato, Priola, Pirrone, Tripoli, Filosa, Ciano, Calil, Di Masi, Digiorgio, Mangiacasale, Bellucci, Fulvi, Liendo, Erpen, De Feudis, Massoni, Sasso. Quinta fila da sinistra: Campagna, Stankevicius, Papini, Ganci, Morini, Zappacosta, Mariotti, Leone, Giovinco, Zotti, D’Anna, Imparato, Cavagna, Benassi, Acerbis, Ruopolo.

se, da un’altra prospettiva, il nostro lavoro fosse veramente “centrato” ed apprezzato, senza quindi condizionamenti e personalismi o valutazioni che rischiano di diventare poco obiettive. È nata così l’idea di riprendere, nella sua versione integrale, l’articolo scritto per “Ultimo Uomo”, “giornale” di approfondimento sportivo online, da Diego Guido che ha passato quasi una giornata intera a Coverciano. Un racconto lungo ed articolato che, a nostro avviso, meritava di essere letto forse perché è riuscito, più di altri, a centrare lo spirito di questa iniziativa. Buona lettura… 7


speciale

di Diego Guido

Forse ex calciatori, forse futuri allenatori

Come vive un calciatore senza squadra Siamo entrati a Coverciano, ospiti del ritiro precampionato che Assocalciatori organizza per i professionisti rimasti senza contratto. Di fronte alla sbarra del Centro Tecnico Federale di Coverciano, seduto sul sedile posteriore di un taxi, non faccio in tempo ad avvertire una piccola dose d’emozione quando sento qualcuno dire: “Prego lo accompagni”. La voce dell’uomo della sicurezza, uscito dalla guardiola per dare l’ok al tassista, mi ha sorpreso con la maniglia della portiera già in pugno. Poi l’auto ha superato l’ingresso, ha compiuto un’ampia curva verso sinistra costeggiando lo stesso auditorium che pochi mesi fa è stato silenzioso ospite della triste veglia per Davide Astori, e mi ha depositato di fronte all’ingresso. Dentro mi aspettava Nicola Bosio, responsabile area comunicazione di AIC, l’Associazione Italiana Calciatori, per mostrarmi cosa sia il ritiro precampionato per gli svincolati.

Il significato di un sindacato dei calciatori Prima di iniziare con l’intervista vera e propria, però, mi sembra doveroso riportare qualche dettaglio sulla realtà di Assocalciatori. Niente che non possa trovare chiunque facendo qualche ricerca, ma è una sintetica panoramica a portata di mano. Per tradurre l’essenza di AIC su schemi più affini alla gran parte degli scenari professionali, la si può semplificare nella definizione di “sindacato dei calciatori professionisti e dilettanti che siano sotto contratto con società italiane”. La data di nascita è il 3 luglio 1968. Nello studio notarile Barassi, nel centro di una Milano assolata, l’Associazione viene fondata da un ex calciatore del Vicenza. Ha 34 anni, e nonostante abbia smesso di giocare solo dodici mesi prima ha già una laurea in Giurisprudenza. Si chiama Sergio Campana. Assieme a lui firmano l’atto costitutivo gigantesche icone del calcio di allora tra cui Mazzola e Rivera. Campana sceglie la sua Vicenza come sede. In parte perché 8

lui vive a Bassano del Grappa e in parte perché vuole sfuggire alle logiche milanesi e romane. Pensa che stare in disparte giovi ad una certa autonomia di pensiero e di azione. Damiano Tommasi, che gli è succeduto nel 2011, per ora sembra pensarla allo stesso modo. Nel nostro paese non esistono altre sigle con funzioni analoghe ad AIC e i giocatori non associati si contano sulle dita di una mano. Spiegare l’impegno di un sindacato a tutela dei calciatori forse è un punto persino prematuro. Prima, probabilmente, serve spiegare il senso stesso della sua esistenza. Sul serio i calciatori ne hanno bisogno? In Italia i professionisti sono circa 2600 e solo poche decine di loro percepiscono contratti milionari per i dieci-quindici anni della loro carriera. Il resto sono persone che attorno ai 35 anni, quando chiunque altro vede consolidarsi le proprie prospettive lavorative, diventano degli ex. Non possono più fare il lavoro che hanno fatto fino a quel momento e, nonostante negli anni precedenti abbiano percepito – chi più e chi meno – ottimi stipendi mensili, non possono certo vivere di rendita. Devono così reinventarsi una seconda vita. Alcuni ce la fanno, altri trovano notevoli difficoltà. Lontano da ipocrisie vittimistiche, è semplicemente corretto andare oltre le etichette e capire che un’entità come AIC esiste per affrontare questioni

reali. Questioni non più gravi di quelle di altre categorie, ci mancherebbe, ma non per questo inesistenti. La gestione del post-carriera e la tutela lavorativa dei propri assistiti sono i due principali iniettori del motore che muove il progetto CPP, Centro Preparazione Precampionato, più comunemente detto ritiro svincolati. Esiste dal 1987 – con sede a Coverciano dal 1998 – e in nessun altro paese al mondo un giocatore senza contratto può usufruire di un progetto come questo.

Dentro Coverciano Aspetto Nicola Bosio al bar di Coverciano. Una grande vetrata si affaccia sul campo 3, il terreno principale del Centro, quello adiacente agli spogliatoi con l’inequivocabile targa “Spogliatoi Nazionale A”. Mi guardo attorno sorseggiando un caffè. Ci sono una decina di tavolini chiari circondati da poltroncine bianche. Oltre a me, al bar ci sono altre due persone in completo AIC, che di lì a poco scoprirò essere tecnici della scuola federale per allenatori. Guardano un portatile e discutono di un’esercitazione tattica per l’uscita palla al piede da situazioni di pressione sugli esterni. Parlano di passaggi diagonali, di analogie con una giocata tipica del basket. A troneggiare sopra di loro, distesa lungo i dieci metri della parete più lunga della sala, è appesa una gigantografia della notte di Berlino del 2006. L’hanno suddivisa in cinque grandi stampe consecutive. La stampa centrale è tutta occupata da un Fabio Cannavaro grandezza naturale nell’istante in cui solleva la Coppa del Mondo; le altre quattro fotografano simmetricamente la scena alla sua destra e alla sua sinistra. Nicola arriva mentre sono immerso nelle immagini che passano in loop sopra un sessanta pollici appeso alla parete più piccola. Il gol di Rivera di Italia-Germania 4 a 3, le immagini del Mundial ’82, Pasadena ’94, il gol di Del Piero contro il Messico nel girone, in Giappone e Corea. Sono arrivato alla parabola di Pirlo contro il Ghana nel 2006, che mi sento chiamare.


speciale

Coverciano in pillole Sono le 11.45 e alle 12.30 è previsto il pranzo. Per fare un tour completo del Centro abbiamo 45 minuti di tempo, non uno di più. “Qui viaggiamo organizzati al minuto. La giornata è densa di impegni e gli orari sono molto fiscali. Esattamente come accade nei ritiri normali”. Il parallelo tra questo ritiro ed un ritiro di club è una costante di ogni discorso che ho ascoltato nel corso della giornata. Tutto è organizzato con la stessa meticolosità e professionalità con cui si organizza un ritiro di Serie A. “Vogliamo fare in modo che dimentichino di essere dei disoccupati, che allontanino la negatività. Devono essere assistiti e torchiati come lo sarebbero in un ritiro di club. Senza dimenticare che se vogliono un nuovo contratto, devono farsi trovare davvero pronti anche fisicamente da chi potrebbe avere intenzione di ingaggiarli”. Mentre usciamo dal bar e passiamo tra ombrelloni e tavolini del dehor con vista sul campo 3, Nicola mi elenca la scaletta delle giornate di ritiro. “Sveglia alle 7.15, colazione alle 7.30. Dalle 8.00 alle 10.00 la prima seduta d’allenamento. Dalle 10.30 alle 12.30 aula. Poi il pranzo e di nuovo aula dalle 14.30 alle 17.30. Alle 18 iniziano le due ore del secondo allenamento, poi cena e dalle 21.15 alle 22.15 l’ultima lezione in aula. Alle 23.00 il coprifuoco ma ti assicuro che non servirebbe nemmeno perché a quell’ora arrivano distrutti”. Mi spiega che le ore di lezioni sono propedeutiche al conseguimento del patentino da allenatori Uefa B. “Il corso classico prevede sei settimane, qui lo possono fare in 3 e completamente pagato. Una bella opportunità per loro”. L’edizione 2018 del ritiro è la numero trentuno organizzata da Assocalciatori e la ventesima organizzata a Coverciano. Quest’anno i giocatori presenti sono sessantasei. “Fanno a gara per venire qui. Molti di loro, quelli che non hanno mai giocato a livelli importanti, ci dicono di non essere mai stati trattati così bene in tutta la carriera. Completi Nike, servizio lavanderia due volte al giorno, un numeroso staff di medici, fisioterapisti, allenatori e preparatori. E poi gli standard e il fascino di Coverciano. Per molti di loro è un’esperienza unica”. Nicola mi spiega che ad ogni primavera l’Associazione invia a tutti gli associati la comunicazione che ufficializza le date del ritiro e le modalità con cui fare richiesta d’ingresso. “Purtroppo è a numero chiuso. Coverciano ha posti limitati e un ritiro più esteso faticherebbe a garantire a tutti di essere

Luogo: Centro Tecnico Federale (Coverciano – Firenze) Periodo: 16 luglio – 2 agosto 2018 Partecipanti: 68 calciatori + 21 elementi staff Si è svolto a Coverciano dal 16 luglio al 3 agosto, presso il Centro Tecnico Federale, l’annuale ritiro precampionato organizzato dall’AIC e riservato ai calciatori senza contratto. Anche quest’anno, grazie alla collaborazione con il Settore Tecnico, è stato possibile far svolgere agli iscritti (68 calciatori) le lezioni per il corso allenatori di base Uefa B. Durante le tre settimane, oltre agli allenamenti (2 tutti i giorni) e alle lezioni (6 ore al giorno suddivise in 2 al mattino, 3 pomeriggio e 1 sera) sono state giocate alcune partite amichevoli per mettere in mostra i calciatori e farli entrare nel ritmo partita. Gli iscritti sono stati suddivisi in 3 gruppi ognuno dei quali ha potuto contare su uno staff composto da 1 allenatore, 1 preparatore atletico, 1 medico e da 1 fisioterapista. I gruppi, ripartiti a seconda del ruolo e della carriera dal coordinatore Biagio Savarese, hanno formato tre squadre guidate dai tecnici Francesco D’Arrigo, Marco Maestripieri e Stefano Guidoni (coadiuvati da Stefano Guidoni e Ruggero Radice). I portieri hanno fatto gruppo a parte e sono stati seguiti dal preparatore Massimo Cacciatori coadiuvato da Dario Pilotto. Questi i calciatori che hanno aderito: Acerbis Paolo, Agliardi Federico, Aridità Vincenzo, Basso Simone, Benassi Massimiliano, Bianchi Rolando, Bovo Andrea, Bucchi Andrea, Burato Andrea, Cacia Daniele, Calil Caetano, Campagna Leandro, Cascione Emmanuel, Castellana Alessandro, Cavagna Matteo, Ceccarelli Luca, Ciano Ivano, Costantino Marco, D’Anna Emanuele, De Feudis Giuseppe, De Giorgio Pietro, Di Cecco Domenico, Di Masi Giuseppe, Digiorgio Luigi, Donadel Marco, Erpen Horacio Nicolas, Fall Ameth, Filosa Liberato, Fulvi Samuele, Ganci Massimo, Gattari Filippo , Giovinco Giuseppe, Gomez Taleb Juan Ignacio, Iannini Gaetano, Imparato Raffaele, Lazzari Flavio, Leone Daniel, Libertazzi Alberto, Liendo Luis, Lisuzzo Andrea, Mallus Marco, Mangiacasale Fabio, Mariotti Alessio, Marruocco Vincenzo, Massoni Leonardo, Morini Emanuele, Nichele Matteo, Papini Romeo, Pelizzoli Ivan, Perticone Romano, Pirrone Giuseppe, Pisani Andrea, Priola Giusto, Radi Alessandro, Romano Alfredo, Ruopolo Francesco, Sabato Roberto, Sforzini Ferdinando, Som Thomas Fabrice, Sperotto Nicolò, Stankevicius Marius, Tripoli Pietro, Urbano Orlando, Zappacosta Giacomo, Zotti Carlo. Al ritiro hanno preso parte anche la calciatrice Diana Bellucci e Daniele Piana con Giovanni Sasso della Nazionale Italiana Amputati. Le lezioni in aula sono state tenute da: Savarese, Maestripieri, Baldoni, Cacciatori, Guidoni, Radice e D’Arrigo (tecnica e tattica); Rubenni e Lotti (medicina); Cannavacciuolo, Papini e Petranzan (teoria e metodologia): Baglioni (regolamento di gioco); Serra (calcio femminile); Menichelli (calcio a 5); Croce (psicopedagogia); Ragonesi (Aiac) e Piani (carte federali). I calciatori hanno inoltre seguito il corso BLSD (pronto intervento) tenuto dalla Dan Europe. Tutti i calciatori hanno superato l’esame finale conseguendo il diploma di allenatore di base Uefa B.

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speciale

Lo staff Lo staff era così composto: Biagio Savarese (coordinatore), Massimo Cacciatori, Dario Pilotto, Marco Maestripieri, Stefano Baldini, Francesco D’Arrigo, Stefano Guidoni e Ruggero Radice (allenatori); Maria Grazia Rubenni e Giulio Ciullini (medici); Michele Petranzan, Vinicio Papini e Fausto Cannavacciuolo (preparatori atletici); Leonardo Raveggi, Marco Di Salvo e Daniele Frosoni (fisioterapisti); Nicola Bosio e Francesco Romeo (responsabili Aic); Arjuna Girolami e Mattia Orrù (magazzinieri).

seguiti in un certo modo”. Entrano i primi di una graduatoria formulata sulla base di meriti sportivi e anni di professionismo. “Ma difficilmente restano fuori coloro che ne hanno diritto”.

“Mentre noi facciamo programmi, Dio si mette a ridere” Il calciatore più titolato di tutto il ritiro è Marius Stankevičius. Classe 1981, lituano, ultima stagione al Crema in serie D. Dopo i molti anni al Brescia e una breve parentesi alla Sampdoria, ha giocato nel Siviglia e vinto in Andalusia la Copa del Rey. Era il 2010. In carriera ha giocato anche in Bundesliga e Süper Lig, oltre ad aver vinto anche la Coppa Italia nel 2013 con la maglia della Lazio. “Ti spiego. Voglio scrivere un articolo su questo ritiro. Vorrei farti delle domande che vanno un po’ più in profondo per capire come lo stai vivendo e cosa ne pensi”. “Certo. Va bene. È anche più bello così, no? Perché tante volte ci fanno delle domande un po’ banali. Se in cento ti fanno cento domande uguali, come fai a dare risposte interessanti? Va bene, ok. Chiedimi pure”. La mia intervista a Stankevičius inizia così. Si prepara alle mie domande seduto su un divano della hall, i gomiti appoggiati sopra le ginocchia larghe e le mani giunte. La sua concezione del lavoro, e dunque del calcio, è inscindibile dalla sua concezione della vita. “Non è la prima volta che resto senza contratto. So che l’unica cosa che posso fare è lavorare su di me. Non possiamo cambiare quello che ci accade attorno, possiamo solo fare di tutto per cambiare ciò che siamo noi”. 10

La conversazione assume molto presto una certa aura filosofica del tutto inaspettata. “Troppo spesso cerchiamo colpe e giustificazioni altrove invece che in noi stessi. Ma non ci accorgiamo che mentre puntiamo l’indice contro qualcuno o qualcosa, tutte le altre dita della mano sono rivolte verso di noi”. Mi racconta che non era mai stato al ritiro AIC e che le altre estati da svincolato si era allenato da solo, in attesa di una chiamata. Era accaduto anche prima di andare a Cordoba, in Segunda División spagnola. Gli chiedo se col senno di poi non sarebbe stato meglio passare da Coverciano anche allora. “Questo ritiro è una cosa enorme. Impari cose che ti fanno dire: cavolo! Se avessi saputo prima che quell’esercitazione

aveva quell’obiettivo l’avrei fatta con tutto un altro spirito, più consapevole. Ma forse non ero venuto per mancanza di coraggio o per pigrizia. O magari non era il momento”. Non è tipo da pensare troppo a cosa è stato e cosa sarà. “Non importa che non sia venuto prima. Io credo che non esista né ieri né domani, esiste solo oggi. Oggi possiamo decidere come cambiare. E oggi sono strafelice di essere qui. Si impara tanto, si conoscono nuove persone e nuove cose. E questo è bellissimo. Se non siamo curiosi di sapere di più allora non siamo vivi”. Non ha dubbi sul fatto che il ritiro sia una cosa preziosa. “Hai visto prima, a pranzo, quante facce sorridenti? Eppure ci conosciamo da due settimane. Vuol dire che c’è un clima costruttivo. Facciamo fatica con il sorriso e in realtà non è nemmeno una fatica questa, è piacere. Devo solo ringraziare chi organizza e chi lavora a questo ritiro. C’è un’energia molto forte”. Ha appena compiuto 37 anni e fisicamente è un fascio di nervi delle dimensioni di un armadio. Crede che l’età sia un fattore molto relativo nella valutazione di un calciatore e che tutto parta sempre e solo dalla mente. “Penso sempre che finché stai bene devi giocare. Però ora voglio conoscere anche tutto il resto. Mi piace studiare da allenatore perché domani non sai cosa può capitare. Magari non ci siamo nemmeno, domani. Nel mio paese c’è un detto: mentre noi facciamo programmi, Dio si mette a ridere”. La diretta conseguenza di questa attenzione unicamente investita sulla totale valorizzazione del presente è la sua incuranza per le eventuali offerte di con-


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tratto che dovessero arrivare mentre è a Coverciano. “Ora voglio concentrarmi sul lavoro con questo gruppo e sulle lezioni. Alle offerte ci penserò quando questo ritiro sarà finito”. Stimolato dal suo punto di vista sorprendentemente ontologico gli chiedo cosa si consideri ora che non ha una reale occupazione. Un calciatore? Un ex? Un futuro allenatore? “Hai ragione, non c’è una firma che dice che io faccio quella cosa e non ho uno stipendio. Ma non mi importa. Io so molto bene chi sono. E so che in questo momento sto investendo tempo su me stesso. Cosa c’è di più prezioso di questo?”. Mi saluta con una generosa pacca sulla spalla e si avvia con gli altri verso l’aula. Sta per iniziare la prima lezione del pomeriggio.

Sui gradoni dell’aula magna, in pantaloncini Prima di arrivare mi immaginavo di trovare giocatori unicamente concentrati sull’obiettivo di ottenere un nuovo ingaggio, di continuare a giocare. Ma una volta lì, ho avuto la riprova che la realtà è sempre più complessa di come appare da fuori. “Il loro obiettivo è quello, senza dubbio. Certo sono in un momento in cui si rendono perfettamente conto del fatto che la loro carriera sta per finire oppure che può vivere incognite non da poco, come l’improvvisa mancanza di un contratto. Il corso allenatori li aiuta a iniziare un possibile percorso, o anche solo a capire se è un percorso che fa per loro”. Me lo racconta Nicola in una pausa tra le mie interviste. E aggiunge che diversi allenatori hanno compiuto il primo passo verso la carriera in panchina, proprio in questo ritiro, grazie al corso svolto mentre

erano svincolati. Tra di loro Di Carlo, Iachini e persino Allegri. Chiedo di poter assistere ad una lezione del corso. Mi siedo per ascoltare assieme al gruppo dei sessantasei l’ora di psicopedagogia. Alle pareti dell’aula magna, sei grandi collage due metri per due ritraggono altri volti di personaggi che hanno lasciato il segno sulle vittorie azzurre. Ci sono i baffi di Bergomi e la pipa di Bearzot. Una fila più sotto di me riconosco Donadel, quella più in basso Pelizzoli. Spostato sul lato opposto dell’aula c’è anche Cacia. L’attaccante che ha segnato più gol nella storia della Serie B, è anche lui qui, senza contratto, dopo che il “suo” Cesena è fallito. La professoressa è Isabella Croce. Non avrà più di quarant’anni e porta un caschetto biondo cenere. Parla alla platea passeggiando avanti e indietro, con la sicurezza di chi conosce bene quel posto. Fa parte del corpo docenti della scuola federale e la sua materia, con alcune varianti del programma, è parte integrante anche dei corsi Uefa A e Uefa Pro. Ogni allenatore italiano che abbia conseguito il patentino negli ultimi dieci o quindici anni, l’ha ascoltata mentre diceva cose come “mi raccomando, non sbagliate nelle interviste: se dite che la vostra squadra non ha avuto personalità dite una stupidaggine. Tutti abbiamo una personalità. Dovete però spiegare al gruppo, e al singolo, perché quegli aspetti della loro personalità non sono utili al raggiungimento dei loro obiettivi”. Si alzano molte mani. Le domande portano esempi concreti di esperienze vissute nello spogliatoio, oppure assomigliano a richieste d’aiuto, del tipo “lei sta dicendo che se saremo allenatori dovremo essere anche psicologi. Ma siamo sicuri di esserne in grado?”. Lei risponde rimbalzando tra biologia del cervello umano, psicanalisi e casi empirici. “Non ponetevi mai come quelli che hanno la verità in tasca. Fate attenzione ai differenti temperamenti dei vostri giocatori: alcuni richiederanno discorsi più approfonditi, ad altri basteranno poche chiare parole”. Dopo la lezione, scambio qualche parola con Francesco Romeo, uno degli uomini AIC presenti in ritiro. Gli dico dell’atmosfera partecipata che ho visto in aula e lui mi spiega che non è un aspetto così scontato. “Ormai i professionisti con un diploma superano il 90% ma è capitato che qualcuno negli anni ci abbia confidato che non studiava sopra ad un libro dai tempi delle medie. Diplomati o no, resta il fatto che la fatica mentale, lo sforzo di apprendere concetti teorici, è una cosa a cui non sono abituati. Non è banale. Anche per questo sono tre settimane molto intense”.

Alla guida del ritiro, tra campo e regole Tra le tante cose che non mi erano così chiare fino a prima di arrivare a Coverciano c’era anche l’importanza della stretta collaborazione tra la categoria dei calciatori, la FIGC e l’AIAC, l’associazione degli allenatori. Nicola me lo ha spiegato già ad inizio giornata “Per quanto ci possano essere divergenze, tutti e tre sappiamo di avere bisogno gli uni degli altri”. Immagino non sia stato semplice organizzare la presenza di allenatori AIAC al ritiro dell’estate scorsa, dopo le frizioni uscite su tutti i giornali tra Tommasi e Ulivieri, i due presidenti, nelle settimane tribolate delle elezioni per la poltrona a capo della FIGC. “La politica è un’altra cosa. Quelle sono questioni che restano del tutto slegate dalla gestione delle collaborazioni operative. Anche l’anno scorso, ci siamo seduti attorno al tavolo per organizzare il lavoro di questo ritiro senza mai metterlo in dubbio nemmeno per un istante”. Riprova di questa comunione d’intenti è quando Biagio Savarese, vicepresidente dell’Associazione Allenatori, usa le parole della moglie per spiegarmi che per lui il ritiro AIC è il momento professionale più bello di tutto l’anno: “Quando la saluto per venire qui, lei mi augura buona vacanza”. Savarese è uno dei professori della scuola allenatori del settore tecnico federale, un allenatore che insegna agli allenatori. Il suo lavoro consiste nell’organizzare l’intera vita del ritiro. Stabilisce i programmi giornalieri, gli orari, seleziona i docenti a cui affidare i corsi in aula, suddivide tutti i partecipanti in tre differenti squadre. “Il primo gruppo è quello formato da chi viene da Serie A e Serie B. Gli altri due gruppi sostanzialmente si equivalgono. Credo sia fondamentale unire giocatori che parlino la stessa lingua calcistica. Questo dev’essere un momento utile ai loro piedi, al loro fisico e alla loro testa. Se mettessi un giocatore di D assieme ad uno di A rischierei di togliere sicurezze al primo e di non allenare a dovere il secondo”. Le tre squadre vengono divise solo durante il lavoro sul campo – ognuna seguita da un proprio staff composto da allenatore, preparatore dei portieri, fisioterapisti, massaggiatori e magazzinieri – mentre convivono perfettamente mescolate in ogni altro momento delle giornate, dall’aula al pranzo. Spesso sono miste anche le camere dell’albergo interno al Centro Tecnico in cui dormono. Ogni settimana Savarese e Bosio organizzano amichevoli separate per ciascuna delle tre squadre, per non far perdere il ritmo partita ai loro ragazzi. Selezionano avversari di pari livello e organizzano le trasferte in pullman. 11


speciale

Le amichevoli in dettaglio

Nel corso delle tre settimane di ritiro sono state organizzate alcune partite amichevoli. Questo il dettaglio:

Domenica 22 luglio a Castel del Piano Siena – Selezione AIC (D’Arrigo) 2-0 Domenica 22 luglio a Coverciano Selezione AIC (Baldoni) – Equipe Campania 1-0 Domenica 22 luglio a Carrara Carrarese – Selezione AIC (Maestripieri) 3-1 Mercoledi 25 luglio a Coverciano 15° Memorial Roberto Clagluna vinto dalla Selezione AIC D’Arrigo Domenica 29 luglio a Ponsacco Ponsacco – Selezione AIC (Baldoni) 3-0 Domenica 29 luglio a Coverciano Selezione AIC (D’Arrigo) – San Gimignano Sport 2-0 Domenica 29 luglio a Montevarchi Montevarchi – Selezione AIC (Maestripieri) 0-0 Mercoledi 1 agosto a Coverciano Selezione AIC (Maestripieri) – San Donato Tavarnelle 2-1 Mercoledi 1 agosto a Coverciano Selezione AIC (D’Arrigo) – Pontedera 1-0

“Il nostro primo obiettivo è aiutarli. Siamo qui per questo. Sono disoccupati e sappiamo che per alcuni di loro, soprattutto per chi gioca a livelli inferiori, può essere un passaggio delicato. Ciò non vuol dire che siamo di manica larga. Le regole ci sono e sono ferree. Solitamente li accolgo io il primo giorno e faccio un discorso chiaro: siamo in un luogo importante che va rispettato. Chi sgarra viene mandato a casa”. Quello è l’unico vero momento in cui usa il bastone, per il resto è solo carota. “Non abbiamo mai avuto problemi e mai nessuno che non abbia trovato bello e utile essere qui. Sempre e solo comportamenti esemplari”.

“Chi vive di rimpianti, vive male” Tra tutte le persone e gli addetti ai lavori con cui ho parlato, c’è anche Rolando Bianchi. Il suo è uno dei cinque o sei nomi per cui i giornali sportivi hanno scomodato un misero trafiletto di una pagina interna per riportare la notizia di questo ritiro. Non importa cosa si faccia qui, come si lavori, né quali vicende personali siano coinvolte. Non importa che Damiano Tommasi, presidente AIC, abbia voluto la presenza anche di una calciatrice e di due giocatori della Nazionale Amputati per allargare sempre più l’influenza del progetto. Importa dire che ci sono Bianchi, Cacia, Donadel, il fratello di Giovinco, punto. Ma Bianchi in che modo è lì? Con quali pensieri in mente? “Inizio col dire che sono molto molto felice di esserci. Ho dormito qui e giocato su questi campi già tante altre volte da ragazzo, passando per tutte le nazionali giovanili fino all’Under 21. Il sapore del ritorno è sempre bellissimo. Proprio poco fa ne parlavo anche con Federico. Abbiamo tanti bei ricordi in questo posto”. Federico è Agliardi, anche lui con un passato da portiere di Serie A, anche lui qui senza nessun ingaggio. Mi dà l’imboccata per una domanda rischiosa. “Sei stato qui da ragazzino, dunque eri uno dei migliori attaccanti italiani della tua generazione. Ora invece ci torni a fine carriera senza

un contratto. Non ti è passato per la testa che qualcosa sia andato storto? Che ci fossero delle aspettative che poi non sono state rispettate?”. La serenità con cui mi risponde ha quel grado di sincerità che esce da un ragionamento con cui evidentemente ha già fatto i conti, uscendone a testa alta. “No, per niente. Io sono contento di quello che ho fatto, va bene così. La considero una bellissima carriera. Chi vive di rimpianti, vive male”. Lui e la sua carriera sono un esempio abbastanza eloquente della rapidità con cui vengono bruciati elogi e critiche. “Ma sì, ma credo che non sia una cosa di cui stupirsi più di tanto”. Anche in questo caso sfugge alla mia supposizione. Non si sente vittima di quel meccanismo, anzi lo guarda dall’esterno come un inutile ottovolante di celebrazione ed oblio su cui altri hanno fatto salire un’immagine di lui a cui non sente di appartenere. Un meccanismo che non lo riguarda. “Avevo fatto molti gol alla Reggina e perfino in Europa si parlava di me. Ma guarda, io ho un padre che ha una piccola impresa ad Albano Sant’Alessandro, il paesino in provincia di Bergamo da cui vengo. Per lui io non ho mai lavorato un solo giorno in vita mia. Quindi diciamo che non ho mai rischiato di perdere il contatto con la realtà delle cose”. Rolando è a proprio agio. Mi sembra che si trovi bene con il mio approccio poco giornalistico. Me ne approfitto e mi spingo ad un’altra provocazione. “Perché un giocatore professionista, dopo tanti e tanti ritiri estivi e stagioni, deve venire qui per tre settimane mentre cerca squadra? Non può tenersi in forma allenandosi da solo? Conoscerà centinaia di esercitazioni e avrà il numero almeno di un paio di preparatori di alto livello che gli possano dare qualche dritta”. “Potrei farlo ma non sarebbe altrettanto utile. Sono sempre stato molto maniacale nel mio lavoro. Oltre alla parte atletica, non voglio perdere l’abitudine al difensore che mi marca stretto, o al lancio sbagliato che devo comunque provare a con-


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trollare. Ci sono troppe variabili nel gioco e non voglio arrivare in una eventuale nuova squadra senza averle mantenute allenate tutte”. Non deve essere semplice continuare a ragionare da giocatori lavorando sul campo, e allo stesso tempo con una parte della mente pensare che forse giocatori non lo si sarà più. “Uno svincolato può essere ingaggiato fino ad aprile dell’anno prossimo, ma io mi sono dato fino alla fine di settembre, al massimo inizio ottobre. Se arrivano proposte interessanti, allora le accetto. Altrimenti basta”. Mi racconta che alcune società si sono fatte avanti in questi giorni, ma che vuole ponderare per bene prima di dire sì. “Quando il Torino ha deciso di non rinnovarmi il contratto, a giugno 2013, avevo fatto una scelta affrettata accettando il Bologna. Mi ero lasciato prendere dalla smania di partire subito per un ritiro. Quell’anno però non ho reso come potevo nemmeno per una partita. Avessi aspettato una settimana in più, avrei capito che in quel momento non era la squadra giusta per me”. Cinque estati dopo, seduto di fronte a me, sa molto bene che esiste l’eventualità che la chiamata giusta possa non arrivare più. “Coverciano è un bivio. Si può continuare a giocare oppure prendere altre strade”. La seconda opzione non lo spaventa e ha le idee piuttosto chiare sul post-carriera. “Mi piace molto l’idea dell’allenatore manager, una figura che deve avere sotto controllo ogni singolo dettaglio. Oppure il direttore sportivo. Devi saper scegliere i tuoi uomini sulla base delle caratteristiche tecniche e umane. Serve grande competenza per farlo e mi stupisce ogni volta incontrare qualche ds ti risponde che non conosce il giocatore tizio e il giocatore caio. L’ho sempre trovato assurdo”. Mi lascia quando deve andare a prepararsi per il secondo allenamento, non prima di avermi detto che per eventuali altre risposte gli posso scrivere o telefonare anche nei giorni successivi. Perfetto, grazie mille.

Come si allena una non-squadra “Io per loro sono un fornitore di oppor-

tunità. Devo pensare a lavorare sul presente, rispettando la loro situazione”. Francesco D’Arrigo è l’allenatore a cui Savarese ha affidato il primo gruppo, la squadra con i nomi più quotati, e anche lui è un professore impegnato tutto l’anno alla cattedra nei corsi per allenatori. La domanda centrale che innesca i discorsi più significativi della mezzora che passiamo assieme è legata alla singolarità del suo incarico. Deve allenare una squadra che in realtà non sta preparando nessuna stagione e che, a tutti gli effetti una squadra non è. Gli chiedo come si affronti una missione del genere. “So bene che non posso lavorare su principi di gioco con un’ottica di medio periodo, ma i fondamenti del lavoro sono gli stessi che porterei avanti se loro fossero davvero la mia squadra”. Non appena gli chiedo di come compia la scelta del sistema, o dei sistemi, di gioco da applicare a calciatori che poi potrebbero essere inseriti nei più differenti contesti tattici a fine ritiro, scoperchio un vaso di pandora. “Per come la vedo io, il sistema di gioco è l’ultima cosa di cui preoccuparsi, qui come in ogni squadra. 433, 352, 4231 sono numeri che valgono solo quando hanno palla gli avversari, e forse nemmeno per quello. Il calcio è un gioco complesso e autoalimentante, non lo si può affrontare partendo dai quattro numeri del modulo. Non esistono numeri, esistono modelli di interazioni tra i giocatori in campo. Il sistema di gioco è la conseguenza naturale di tutto ciò che viene prima”. La sua scelta di essere un allenatore che insegna invece che allenare sul campo, l’ha fatta diversi anni fa. Trova più stimolante fare formazione che guidare una squadra sul campo, anche se la scelta è meno netta di un tempo. “Da qualche anno sento un pizzico di nostalgia della panchina e anche per questo rispondo sempre molto volentieri all’invito di AIC. Ritrovo l’odore dell’erba e per qualche mese poi sono a posto”. Tenere a bada la nostalgia non è l’unica ragione che gli fa apprezzare queste settimane. “Lavorare con questi giocatori mi dà modo di sperimentare, di verificare sul campo gli aspetti teorici. È un periodo che mi serve moltissimo”. L’ultima domanda è sulle prospettive che intravede per i ragazzi che ogni anno segue a Coverciano. Da allenatore come riconosce un possibile futuro collega? “Valuto l’uomo e la sua cultura, e per cultura intendo prima di tutto la curiosità e la propensione ad aggiornarsi, a mettere in discussione

ciò che si è fatto. In queste tre settimane cerchiamo di far partire un percorso che potrà compiersi solo se ci saranno determinate attitudini. Sono le attitudini a far esprimere le competenze”.

Alle otto di sera I calciatori che ho incontrato mangiano sopra gli stessi tavoli su cui mangia la Nazionale, dormono nelle stesse stanze in cui gli azzurri preparano Europei e Mondiali. Il contrasto tra il loro qui-ed-ora e i lustrini dei loro colleghi dentro le decine e decine di foto che arredano corridoi e stanze di Coverciano, è profondo. Incolmabile, direi. Avranno meno talento, certo. O meno attitudini mentali – per tornare alla lezione della professoressa Croce – per meritare quei livelli, o anche solo per non restare mai disoccupati. Sta di fatto che la realtà non è mai semplice e che le categorizzazioni sono inefficienti. Nella fascia di persone classificate come calciatori ne esistono anche di non famosi e di non ricchi. Esistono professionisti che si inorgogliscono di indossare un completo d’allenamento ed uno di rappresentanza firmati. Che si stupiscono di poter essere seguiti da uno staff tecnico, atletico e medico avanzato come quello di Coverciano. Non lo dico per pietà di loro – non la cercano e non gli servirebbe a nulla – lo dico perché il ritiro svincolati AIC è una cosa che va conosciuta e raccontata per bene. Mi chiedevo che atmosfera avrei trovato. Se una situazione più incline al centro di collocamento, sotto una cappa di malinconia per gli anni migliori ormai alle spalle; oppure invece un aggregato di vecchi predatori che hanno ancora fame di prove, di misurarsi con sé stessi, con gli avversari, con le pressioni della piazza. L’ultima immagine che annoto sul taccuino prima di lasciare il Centro, sono Bianchi e Stankevicius, gli stessi con cui ho parlato nel pomeriggio, che bisticciano in una partita di calcio tennis. Sono le otto di un sabato sera, il giorno dopo avranno un amichevole. L’allenamento è di scarico e per un attimo si mettono a discutere se quella palla fosse dentro o fuori. Per cinque secondi è una questione di enorme importanza. Nessuno dei due vuole perdere quel punto. Poi si mettono d’accordo e la rigiocano, resettando tutto e concentrandosi sullo scambio successivo. Probabilmente sono proprio quel genere di episodi insignificanti a distinguere la passione dal professionismo. Indipendentemente dal fatto che professionisti possano o meno continuare ad esserlo anche nella prossima stagione. 13


l’intervista

di Pino Lazzaro

Gianluca Rocchi protagonista a Russia 2018

Il “nostro” arbitro mond Certo che il tempo a volte sa filare davvero veloce. Qui il riferimento lo facciamo al Mondiale di Russia: da metà giugno a metà luglio, Francia campione del mondo. Beati loro e pare siano passati mesi e mesi (per chi scrive) e non sono in fondo che poche settimane. Forse perché non c’eravamo, forse era così un’altra “cosa”, nonostante si sia comunque trattato – così tutti hanno scritto e detto – di un grande successo organizzativo. D’accordo, del Mondiale dovevamo certo dare un po’ di spazio in questo numero così denso e pieno di notizie e storie. Sì, potevamo anche limitarci a una bella foto di loro, dei francesi (beati loro), ma abbiamo poi preferito soffermarci un po’ di più, andando a incontrare Gianluca Rocchi, il “nostro” arbitro al Mondiale, almeno lui se l’è potuto… giocare questo evento. Dunque l’esperienza vissuta in Russia, ma occasione buona per lasciar spazio poi al suo raccontarsi, quel suo essere arbitro proprio per vocazione, cercando via via negli anni di limare per quanto possibile quel suo carattere fumantino, poco da fare. Già, il “signor Rocchi di Firenze”, orgoglioso la sua parte (parecchio) di portare dappertutto il nome della sua amatissima città. La campagna di Russia “A dir la verità la designazione me l’aspettavo, non ne avevo proprio la certezza assoluta ma insomma i segnali erano quelli e l’ufficialità è arrivata con la mail dal Dipartimento e devo dire che è stato comunque proprio un bel momento: al Mondiale! Noi siamo partiti il 3 giugno e con me c’erano gli assistenti Tonolini e Di Liberatore, col gruppo-Var: Irrati, Orsato e Valeri. Così funziona il protocollo della Fifa e in quei giorni della vigilia abbiamo avuto modo di partecipare a un… finto Mondiale, organizzato apposta per noi con squadre locali, proprio per allenarci. In tutto eravamo sui 120, tutti all’Hilton Leningradskaya di Mosca e per allenarci s’andava sul campo del Lokomotiv Mosca, non era lontano, in pullman, sempre superprotetti e super scortati. Sì, tutti hanno parlato bene dell’organizzazione e davvero c’era quest’aria di sicurezza che dappertutto ci ha accompagnato. La lingua comune tra noi? L’inglese. La nostra giornata tipo prevedeva la mattina in campo, suddivisi in gruppo: chi si dedicava al Var, 14

Perché non provate?

chi alla parte fisica e chi alla parte tecnica, con giocatori che simulavano via via delle azioni e gli arbitri interessati che dovevano decidere. Il pomeriggio lo si passava invece in aula, dedicandoci al regolamento; ogni giorno si approfondiva un aspetto con dei video che presentavano per ogni situazione (vedi ad esempio il fallo di mano) minimo una trentina di clip. In più, per conoscere più e meglio chi si doveva andare ad arbitrare, ecco la presenza di due allenatori, due “tattici”, che ci preparavano appunto sul modo di stare in campo delle squadre, sugli schemi e sui calci piazzati. Dunque sulla capacità di lettura delle situazioni, un lavoro che per merito di Collina, noi in Italia già da

Se fosse per me, lo consiglierei proprio agli allenatori di far sì che ogni tanto siano i calciatori ad arbitrare, così provano cosa vuol dire, che proprio facile non è prendere delle decisioni: un vero allenamento.


l’intervista

ndiale

tempo facciamo, un’iniziativa che tanto è servita alla crescita del gruppo degli arbitri italiani”. “Della mia designazione per PortogalloSpagna ho saputo due giorni prima, il mio esordio mondiale, una delle emozioni più belle che mai abbia provato. È capitato lì in aula, davanti a tutti, momento così di grande condivisione, altro momento bellissimo, con la dimostrazione di fiducia nei miei confronti… e aggiungo che è sempre un momento bello quello alla fine delle partite, ovviamente quando la partita è andata bene. Anche se devo dire che da quando c’è la Var l’ansia si è ridotta di un bel po’, credo che da ora in poi sarà più semplice per i giovani arbitri. Se devo dire un percorso che magari seguo d’abitudine prima di una partita, penso alla musica. Mi piacciono molto i Coldplay, ma pure il rock e la stessa musica classica; la musica mi aiuta nella concentrazione e nel rilassamento. Ricordo che dovevo arbitrare una partita dell’Arsenal e c’era quella loro musica che veniva dallo spogliatoio. M’aveva fatto pensare quell’episodio, m’era rimasto dentro: mi ci sono avvicinato e ora non potrei fare a meno della musica nei miei pre-partita”.

Fiorentino orgoglioso

La mia sezione qui a Firenze è stata una scuola importante. Amo la mia città, non vivrei in nessun’altra parte del mondo e per me è un onore e un piacere rappresentare quel ‘Rocchi di Firenze’.

“Speranze per la finale? Mah, sapevo che era abbastanza impossibile, un po’ perché quattro anni fa aveva arbitrato Rizzoli e un po’ perché pure chi è stato scelto, l’argentino Pitana, è proprio bravo. All’inizio di tempo libero ne avevamo davvero pochissimo, un po’ di più nelle ultime due settimane perché c’erano meno partite e il gruppo s’era andato via via scremando. Qualche giornata libera c’è così stata e ricordo il giro per Mosca, con dappertutto tifosi di ogni parte del mondo, sempre con quella sensazione di sentirti protetto, la stessa che a suo tempo ho provato all’Olimpiade di Londra e poi la visita lì alla nostra ambasciata, altro bel momento, lì a sentirti comunque un po’ un rappresentante del nostro Paese. Dove sono stato ad arbitrare, a Soci, Samara ed Ekaterinburg, organizzazione perfetta, stadi e campi stupendi, eccellenti gli spogliatoi e sempre tutto pieno”. 15


l’intervista

spetto, reciproco, il tu va più che bene. Di carattere io sarei e sono un po’ fumantino, è così, farei insomma presto ad arrabbiarmi ma con gli anni sono migliorato, qualcosa sono riuscito a limare. Quel che ho sempre cercato di fare di dare lo stesso rispetto a tutti ed è in fondo lo stesso metro che lì sul campo chiedono i calciatori, è questo quel che vogliono, che tu sia equanime, i due piatti della bilancia devono essere insomma alla pari, quando è così ho visto che discussioni non ce ne sono. L’arbitro dunque come la bilancia e diventa dura quando i piatti non sono pari o così almeno vengono percepiti: per definizione di suo l’arbitro non ha nessuna intenzione di incidere sul risultato”. All’estero? Più facile “Personalmente trovo che sia più facile arbitrare all’estero. Un po’ perché c’è meno conoscenza personale e dunque in fin dei conti pure meno “confidenza”, poi perché grandi discussioni non ce ne sono, anche perché io credo le decisioni dell’Uefa sono parecchio più severe

Il tu o il lei? “Tanti anni che arbitro, il campionato, la Champions, l’Europa League… con tanti e tanti calciatori ormai ci si conosce, più facile usare il tu che il lei e si sa comunque che se c’è ri16

che in Italia. Penso, che so, all’espulsione di un allenatore che la settimana dopo è già lì in panchina: in questo modo che “punizione” è? Lo stesso vale per me arbitro che nelle mischie lì in area do sempre a tutti degli avvertimenti: se però poi non faccio/ decido nulla e ci sono le solite trattenute, che valore possono poi avere i miei avvertimenti?” Sì, una vocazione “Sì, io lo amo proprio il calcio e in particolare la Premier League, per come lo interpretano loro il calcio, per il rispetto che hanno pure per l’arbitro. Quando posso vado a vedermi pure partite di D e di Lega Pro, magari per vedere dei ragazzi qui della sezione che vanno ad arbitrare e mi piace di più andarci allo stadio, più che star lì davanti alla televisione. Io col calcio ho cominciato giocando, qui alla Cattolica Virtus, a Soffiano, una zona di Firenze. Un giorno, avevo 15 anni, mancava chi arbitrava in un torneo che si giocava di lunedì, provai e capii subito quanto mi piaceva. Arbitrare per me è proprio una vocazione, chi è arbitro lo sarà per sempre, lo vedo bene appena parlo con un ex arbitro come s’accendano gli occhi, come ci si intenda subito. Sarà anche per questo che qualche anno fa, avevo 40 anni, ho deciso di iscrivermi a Giurisprudenza, manca ormai poco alla laurea.


l’intervista

Io e i portieri Lì sul campo certo che mi capita di apprezzare la giocata particolare e in particolare penso a calciatori che sono arrivati a giocare sino avanti negli anni, tipo Totti o lo stesso Maldini, a stare sulla breccia a quell’età. Significa che non c’è solo il talento e lo posso capire anch’io, con i miei 45 anni, cosa vuol dire saper stare a quel livello. Un occhio di riguardo ce l’ho poi per i portieri, un ruolo che assomiglia un po’ al nostro: gli errori si vedono di più e “costano” di più. Anche per questo sono contento che è stata cambiata la regola che costringeva all’espulsione, già il rigore in effetti poteva bastare, no? Ah, quel rigore non dato Leggo tutto, pagelle comprese. Credo sapendo comunque dare il giusto peso, anche perché di mio sarei ipercritico nei miei confronti, col rischio di arrivare anche a farmi dei problemi dove non ci sono, col rischio così di avvitarmi su me stesso. Per me un grande arbitro è quello che dopo aver vissuto un grande problema, la partita sbagliata, sa ripartire e “recuperare”. Botte se ne prendono tante, quanti ce ne sono che si sono persi così per strada. Per alcuni errori che m’è capitato di fare in passato, a pensarci ancora m’arrabbio con me, di brutto. Soprattutto quando sono errori evitabili e penso sempre, ancora e ancora, a quel rigore che c’era e che non ho fischiato per il fallo di mano in barriera di Seedorf in un Bologna-Milan, lui da solo in barriera, fermo, non c’era azione e io che mi sono preoccupato più delle coppie lì dentro l’area di rigore. Invece per quelli inevitabili di errori, allora è diverso, già di solito dal mercoledì lascio andare. Vorrei parlare… Certo, io sarei per una comunicazione maggiore, che anche l’arbitro dicesse la sua, però con la certezza che venisse riportato quel che dico, senza quel nostro solito retro pensiero che sempre trova un motivo dietro cui si spiega perché uno ha fischiato o non lo ha fatto eccetera. Tipico tra l’altro di noi latini perché una cosa così tra gli anglosassoni non c’è, lì poi sei giusto una figura di servizio e non sei mi-

nimamente preso in considerazione. Così dovrebbe essere, così. Marassi, così speciale Stadi belli ne ho visti e vissuti tanti, quello che per primo mi vien da ricordare è Marassi, lì c’è sempre emozione, mi ricorda quelli inglesi (sempre lì ritorno…), c’è passione pura, ogni volta, sia contro la grande squadra che contro una piccola e spero proprio che arrivino a toglierli quei vetri che ancora separano dal campo. Mi piacciono gli stadi pieni ma non è che la gente la senta più di tanto, fondamentale la concentrazione, che cerco anche negli ultimi minuti prima di entrare in campo, un filo di musica di sottofondo, con in più quel momento di nostro silenzio che ora facciamo assieme in gruppo, con assistenti e quarto uomo. La partita che non dimentico Foggia-Tricase, partita di C2 (siamo andati a vedere, era febbraio 2001; ndr). Ricordo il clima di quel giorno, la contestazione dei tifosi di casa, un calciatore del Foggia picchiato, fuori poi dopo la partita si vedevano pure delle auto ribaltate. Un contesto folle in un ambiente, quello di Foggia, che in sé sa essere bellissimo: tanta passione e stadio sempre pieno. No, spaventato proprio no, certo mi trovai a gestire una situazione molto complicata, con gli stessi calciatori del Foggia che non ne volevano sapere di rientrare in campo vista l’aria che tirava. Prima la sospensione, poi arrivò in campo addirittura una bomba carta e decisi così di chiuderla subito lì Un messaggio ai calciatori? Beh, ne ho due. Per primo sottolineo la questione del rispetto, che ci deve essere da entrambe le parti e io assicuro che da parte mia il rispetto è totale. Il secondo: capisco l’adrenalina, capisco magari i momenti, ma quando vedo fare certi interventi, allora dico che bisogna/bisognerebbe pensare che si rischia di far davvero male a un collega, ci si deve pensare a una cosa così, dai. Non a caso ce lo ripetono sempre, all’Uefa e alla Fifa, che l’obiettivo dell’arbitro moderno è quello di proteggere la salute dei calciatori, proprio così.

La scheda Classe 1973, fiorentino, attuale rappresentante degli arbitri in attività all’interno dell’AIA, Gianluca Rocchi debutta nella Can C nel 2000 e successivamente fa il suo esordio in Serie A giusto nell’ultimo turno della stagione 2003/2004, arbitrando Lecce-Reggina. Dal 2010 fa parte degli arbitri Uefa Elite e in questi anni ha arbitrato in Champions, Europa League, ai Campionati Europei, in Confederations Cup, alle Olimpiadi e in ultimo al Mondiale di Russia 2018 (coadiuvato dagli assistenti Tonolini e Di Liberatore, ha diretto nella fase a gironi prima Portogallo-Spagna, gruppo B, a Soči e poi Giappone-Senegal, gruppo H, a Ekaterinburg; negli ottavi poi BrasileMessico, a Samara). Sposato, due figli, vive a Firenze. 17


primo piano

di Pino Lazzaro

Paolo Nicolato, argento all’Europeo U19 in Finlandia

“Dietro a ogni ragazzo c’è un mondo

Guardando alle giovanili azzurre, possiamo certo definire il 2018 una ottima… annata, dato che per la prima volta l’Italia ha partecipato alle fasi finali dei Campionati Europei con le Under 19 e 17, sia con i maschi che con le femmine. Risultato ottimo e naturalmente incoraggiante per il futuro: complimenti, forza e avanti. Delle quattro formazioni in lizza per il titolo di ‘campione d’Europa’, a fare più strada è stata poi l’Under 19 maschile, sconfitta infine ai supplementari in finale dal Portogallo (3-2). Un risultato che ha pure garantito ai nostri la partecipazione al Mondiale U20 del prossimo anno in Polonia, torneo che vedrà sulla panca azzurra Paolo Nicolato che dopo aver conquistato l’argento europeo con l’U19, ora è passato per l’appunto all’U20 (con l’U19 è arrivato Federico Guidi) ed avrà così modo di vivere in Polonia un’esperienza letteralmente “mondiale”. Incontro dunque con Nicolato che se da una parte sa che qualcosa gli è venuto a mancare rivestendo il ruolo di selezionatore e non più di allenatore, dall’altra è consapevole del privilegio che ha nel potersi confrontare (dentro e fuori il campo) con dei ragazzi che potrebbero rappresentare un bel po’ del nostro futuro calcistico. A proposito dell’essere allenatore e/o selezionatore… “Chiaro, non è lo stesso lavoro. Quel che serve è trovare soluzioni alla mancanza di tempo, tenendo conto poi che i ragazzi vengono da esperienze diversi, pure da culture diverse. Da qui la necessità, per me, di concentrarmi su alcuni concetti/ principi di gioco, lavorando quindi molto col situazionale. In fondo il lavoro princi-

pale è la scelta dei giocatori, lì è proprio importante, non bisogna sbagliare. Cercando di mettere ciascuno nelle condizioni migliori, guardando così più ai pregi che ai difetti: una sorta di incastro in cui ognuno riesca a fare quel che gli riesce di fare. Sì, un po’ di nostalgia, chiamiamola così, del campo ce l’ho, però il tutto viene attenuato da tutto il resto: la ricerca dei giocatori, il confronto continuo con gli altri allenatori e della Nazionale e dei club, il visionare partite su partite. Comunque, poco da fare, non è la stessa cosa”. Mettere assieme i pregi “Match-analysis, riunioni, insistere sull’idea di gioco e tanta attenzione nei confronti dei ragazzi, dei calciatori. Non possiamo correggere i difetti, però c’è il tempo per mettere assieme i pregi. Puntando a creare un gruppo che sia un vero gruppo e facile non è vista la mancanza di frequentazione e dunque anche in questo cerchiamo occasioni per socializzare – vedi alcune cene – proprio perché ci si conosca più e meglio. Certo che sono dei professionisti, al 100%. Alcuni di loro Vicentino di Lonigo, classe 1966, ruolo centravanti da calciatore dilettante, per parecchie stagioni Paolo Nicolato è stato allenatore nel settore giovanile del Chievo (una stagione ha fatto il secondo a Corini in serie A), arrivando pure a conquistare con la Primavera lo scudetto nel campionato 2013/2014. Dopo un’esperienza a livello di prima squadra con il Lumezzane, è entrato nello staff tecnico delle Nazionali giovanili (allora alla guida dell’U18) nell’estate del 2016.

già guadagnano tanto, con in più proprio in quei giorni dell’Europeo, il fatto che c’era il mercato, non sapevano dove sarebbero andati. Ragazzi in genere di grande professionalità, educati nel gestirsi, comunque con le problematiche della loro età, evidente che siano… impegnativi. Come sempre ti pesano in un minuto e capiscono quanto e come tu possa essere utile nella loro formazione. Non che sia proprio necessario, ma poter aver vicino un persona di cui si possano fidare può essere utile, circondati come sono da mille persone, le aspettative, le pressioni, anche le insicurezze in quella loro età non certo facile”. Democratico? Insomma… “No, per loro non sono comunque un selezionatore, sono un allenatore vero e proprio, nessun dubbio. Di mio non credo poi d’essere uno proprio democratico, no; soprattutto cerco di ragionare, mettendoci del buon senso. Le scelte non le spiego, perché non ci sono spiegazioni: sono scelte tecniche e io credo che l’allenatore debba essere rispettato per quello che fa, per come lo fa. Certo,


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che non conosciamo” ci sono i colloqui individuali, che aiutano a comprendere meglio le dinamiche, anche perché ognuno ha bisogno di un metodo diverso… ma arrivare a pretendere che le scelte siano condivise da tutti non è fattibile, non esiste. E comunque loro sanno che possono pure non giocare, sono con la Nazionale, non col club”.

Social e regole “Per quel che riguarda i social, di regole ce ne sono poche, però da rispettare. Sostanzialmente di non parlare mai di eventi interni a quel che stiamo facendo, di lasciare insomma stare la Nazionale. L’uso dei telefonini non è permesso nei momenti di condivisione, quegli spazi comuni rappre-

sentati dallo spogliatoio o a tavola. Certo che dobbiamo però stare attenti, della flessibilità è necessaria, anche noi dobbiamo cercare di capire e qualcosa cambiare. Sì, un regolamento interno c’è, l’ho fatto fare a loro, con la mia supervisione. Ci pensa poi il capitano, Melegoni, a raccogliere le varie “multe” e il tutto viene dato poi in benefi-

Massimo Paganin, Capodelegazione U19

Non ci devono essere cose non dette Dice che le partite le guarda sempre dalla tribuna, mai in panchina. Naturalmente in giacca e cravatta, ripete spesso quel necessario abbinamento tra forma e sostanza. E che solo in quella finale così coinvolgente contro il Portogallo, quasi quasi gli veniva da fare giusto il tifoso, magari anche un po’ di più, dai. No, nessun discorso negli spogliatoi, lì ci pensa “mister” Nicolato e dice ancora che il gruppo che s’è via via creato è davvero un buon gruppo, che c’è sempre bisogno comunque di un lavoro in profondità, con rapporti veri e trasparenti in cui “non ci devono essere cose non dette”. Massimo Paganin, ex difensore, tanti anni di A, suo il ruolo di capo delegazione dell’Under 19 che in Finlandia ha conquistato quel suo/”nostro” bellissimo secondo posto. “Il mio compito è quello innanzitutto di rappresentare la Federcalcio nel rapporto con le altre delegazioni e con l’Uefa e al mio fianco posso contare sul segretario Blessich, preparatissimo. Al di là delle partite, in questi tornei c’è sempre una prassi fatta pure di scambi di doni con le altre federazioni: gira e rigira, visto che siamo più o meno sempre gli stessi, ci rivede spesso, insomma ci si conosce, idem con i delegati dell’Uefa. Certo, sempre in divisa ufficiale, giacca e cravatta, in fondo mi sento di rappresentare pure l’Italia, con un occhio di riguardo al com-

portamento e ai comportamenti di tutti, dentro e fuori il campo: ci vuole sì la forma, ma assieme alla sostanza”. “Si vede che sono ancora dei ragazzi per come gestiscono cose ed emozioni, non hanno ancora un loro vissuto consolidato sul campo. Però, proprio per la possibilità che hanno di giocare determinate partite come quelle dell’Europeo, ecco che si nota che hanno comunque qualcosa in più dei loro coetanei. Singolarmente li ritengo pronti a entrare in un gruppo di adulti, sia in A o in B, a fianco così di giocatori che hanno già alle spalle dei percorsi importanti e da cui continuare a imparare e crescere. Con più responsabilità da affrontare, col saper/dover accettare critiche, con lo stare dentro come detto a dei gruppi fatti non di soli coetanei”. “Di sicuro non li puoi trattare come avessero 30 anni, quel che serve io credo sia cercare di dar loro degli strumenti perché continuino a crescere, ancora e ancora. Ricordo la decisione a suo tempo di mandare a casa Kean e Scamacca per dei loro comportamenti sbagliati. Una decisione presa d’accordo con tutto lo staff e vedendo poi quale è stata la risposta dei due ragazzi al rientro nel gruppo, posso dire che è stato un qualcosa che è servito. Chiaro che sti ragazzi vedono le cose con occhi diversi da prima, per lo meno dei

miei. Penso a quei loro telefonini, sempre sempre in mano. Faccio sì fatica a capire, ma so che devo giudicare meno possibile, in fondo so bene che per loro posso essere io uno fuori del mondo se sono sempre lì a rompere con ‘sti telefonini. Certo che mi rapporto con loro e quel che cerco proprio di evitare – sempre – è uscirmene con quella solita frase ‘te l’avevo detto’. Troppo facile a 50 anni dire così… di errori si continuerà a farne: è da quelli che si deve poi partire e ragionare”.

Classe 1970, Massimo Paganin dopo gli inizi col Bassano Virtus e le giovanili della Fiorentina, ha giocato via via con Reggiana (B), Brescia (A), Inter (A), Bologna (A), Atalanta (A), Sampdoria (B) e Vicenza (B), concludendo infine la sua carriera con una breve esperienza in Grecia, con l’Akratitos (formazione ateniese). Opinionista per Mediaset Premium, ha seguito “in diretta” il Mondiale di Russia 2018 come commentatore. All’interno dell’Assocalciatori si occupa in particolare del Dipartimento Senior.

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cenza. La scelta del capitano? È un’eredità della scorsa stagione, è quello che ha più presenze e in più, per comportamenti e serietà, ha la stima del gruppo”. Piano con i giudizi “Certo che sono cambiati i ragazzi rispetto a prima, come no. Basta pensare all’offerta che hanno adesso, anche sportiva, c’era solo il calcio una volta. Ora hanno molti più interessi, le cose cambiano a tutta un’altra velocità e sono meno disponibili ad accettare determinati comportamenti. Sono più svegli, abituati a ragionare, conoscere, vedere. Bisogna stare attenti, il rapporto è complesso e cerco sempre di evitare delle etichette, quel pensare che prima era meglio eccetera. Bisogna cercare di capire, di aprirsi, pure sempre disponibili a cambiare idea, è così. Bisogna per forza tenere presente che dietro a ogni ragazzo c’è un mondo che non conosciamo, mai con loro essere categorici, mai. Con le fragilità che hanno tutti, molti di loro poi che se ne sono andati via da casa molto presto, le pressioni che hanno, le aspettative di chi hanno attorno: non è così facile come può sembrare”.

Bellanova

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Consigli non richiesti Agli allenatori “Direi di cercare di comprendere che uno può avere tutte le più belle idee del mondo, ma sono idee che poi vanno nelle gambe degli altri. Credo sia fondamentale – come si sta cercando di fare con le Nazionali – di mettere al centro la persona, comprendendo che tanto più le idee saranno valorizzate, quanto più sapranno coinvolgere le persone. Insomma: le idee che io posso avere, sono adatte a coloro che dovranno poi metterle in pratica?”.

Ai giocatori “L’unico consiglio che mi sentirei di dare è quello di insistere. A volte si aprono delle situazioni impensabili e dunque insistere, non mollare, sempre seguendo la propria passione. A me pare che loro siano un po’ più fragili di prima, più sensibili, si scoraggiano un po’ prima. In genere ci sono più possibilità di prima, le cose si hanno con più semplicità e quando sorgono dei problemi è più frequente di prima che lascino stare, che decidano di cambiare, che non li affrontino. Eppure, si sa, se ne incontrano sempre di problemi…”.

Niente genitori, né procuratori “No, per quel che mi riguarda nessun rapporto né con genitori né con procuratori, mai avuta l’esigenza. I miei contatti sono unicamente con i ragazzi, con i loro allenatori e con i direttori tecnici dei club. I fine settimana le due-tre partite che vado sempre a vedere, con le visite alle società, vedendoli così anche come si allenano”.

questo non aiuta. Io insisto che divertimento è pure fare le cose per bene, il meglio che possiamo, non vuol dire che per forza di cose si arriva a vincere. Da noi, chi vince è bravo, gli altri sono dei falliti. C’è una tale contaminazione sull’approccio, i giudizi e tutto il resto che abbiamo a che fare con una generazione di insoddisfatti, che abbandonano presto lo sport. O vinci o sei fuori, come X Factor insomma: se non si vince, si fa fatica a motivarli. Utile è l’andare in giro, vedere le diverse mentalità degli altri, come accettano la sconfitta in un modo diverso, come al di là del risultato il primo obiettivo è la ricerca della qualità, l’insistere su questo”.

O vinci, o… “Cos’è per loro il divertimento?… (silenzio prolungato)… Mah, non so quanto sia giusta l’idea che diamo noi qui allo sport, dove l’unica fonte di soddisfazione è il risultato e


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Sport e scuola “È un vero e proprio problema quello dello sport qui in Italia. Quello che facevamo noi un tempo per le strade non è stato sostituito, adesso i ragazzini giocano poco e non riusciamo più a “produrre” sportivi come un tempo e dove siamo ancora bravi, questa sì è una nostra qualità, è ottimizzare quei pochi che abbiamo.

In archivio

La fase finale del Campionato Europeo Under 19 Gruppo A: Finlandia, Portogallo, Norvegia, Italia Gruppo B: Turchia, Ucraina, Francia, Inghilterra Il cammino degli Azzurrini (16/7) Finlandia-Italia 0-1; (19/7) Italia-Portogallo 3-2; (22/7) Italia-Norvegia 1-1. (26/7) Semifinale: Italia-Francia 2-0. (29/7) Finale: Portogallo-Italia 4-3 Il Torneo in Finlandia metteva pure in palio cinque posti per la Coppa del Mon-

Plizzari

L’unica risposta che io vedo è quella della scuola, far diventare lo sport una materia come le altre, far sport come si fa matematica e basterebbe vedere quel che fanno gli altri, anche nazioni piccole, vicino a noi, quanto competitivi sappiano essere col tennis, la pallavolo, il basket eccetera. Invece da noi tra sport e scuola c’è ancora più che altro contrasto, questa la realtà”.

do Fifa Under 20 del 2019 in Polonia (dal 25 maggio al 16 giugno), cinque posti da assegnare alle quattro semifinaliste e alla vincitrice dello spareggio tra le terze classificate dei due gironi. Si sono così qualificate: Italia, Portogallo, Francia, Turchia e Norvegia (battuta l’Inghilterra nello spareggio). C’è da dire che il suo unico titolo Under 19 l’Italia lo ha vinto nel 2003, perdendo rispettivamente con Germania, Francia e da ultimo col Portogallo, le finali disputate nel 2008, nel 2016 e nel 2018.

La spedizione Portieri: Michele Cerofolini (Fiorentina), Alessandro Plizzari (Milan); Difensori: Raoul Bellanova (Milan), Davide Bettella (Atalanta), Antonio Candela (Genoa), Enrico Del Prato (Atalanta), Alessandro Tripaldelli (Sassuolo), Gianmaria Zanandrea (Juventus); Centrocampisti: Davide Frattesi (Sassuolo), Matteo Gabbia (Milan), Alessandro Mallamo (Atalanta), Andrea Marcucci (Roma), Filippo Melegoni (Atalanta), Sandro Tonali (Brescia), Nicolò Zaniolo (Roma); Attaccanti: Enrico Brignola (Benevento), Christian Capone (Atalanta), Moise Bioty Kean (Juventus), Andrea Pinamonti (Inter), Gianluca Scamacca (Sassuolo). Staff – Capo Delegazione: Massimo Paganin; Coordinatore delle nazionali giovanili: Maurizio Viscidi; Allenatore: Paolo Nicolato; Assistente Allenatore: Mirco Gasparetto; Segretario: Aldo Blessich; Preparatore atletico: Vincenzo Pincolini; Preparatore dei portieri: Gian Matteo Mareggini; Match analyst: Francesco Bordin; Medici: Matteo

Bettella

Vitali e Luca Labianca; Fisiologo: Christian Osgnach; Fisioterapisti: Nicola Sanna e Andrea Mangino; Nutrizionista: Alessio Colli; Ufficio Stampa: Giuseppe Ingrati.

Quattro Azzurrini nella Top 11 ideale

Il portiere Alessandro Plizzari, i difensori Raoul Bellanova e Davide Bettella e il centrocampista Sandro Tonali sono stati inseriti nella Top 11 ideale di UEFA Euro 2019, selezionata dai tecnici Jarmo Maitikainen (Finlandia) e Làszlò Szalai (Ungheria). Tra i calciatori considerati per la panchina figurano inoltre il centrocampista Nicolò Zaniolo e l’attaccante Moise Kean, secondo marcatore del torneo con 4 reti alle spalle dei portoghesi Joao Filipe e Trincao (5).

La Top 11 Portiere: Plizzari (Italia); Difensori: Bellanova (Italia), R. Correia (Portogallo), Bettella (Italia), Vinagre (Portogallo); Centrocampisti: Cuisance (Francia), Florentino Luis (Portogallo), Tonali (Italia); Attaccanti: Joao Filipe (Portogallo), Supriaha (Ucraina), Moussa Diaby (Francia). In panchina Portiere: Diouf (Francia); Giocatori di movimento: Th. Correia (Portogallo), Chalobah (Inghilterra), Quina (Portogallo), Ylatupa (Finlandia), Zaniolo (Italia), Buletsa (Ucraina), Trincao (Portogallo), Kean (Italia).

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scatti

di Maurizio Borsari

Serataccia

Loris Karius In Real Madrid – Liverpool 3-1

In trionfo

Le azzurre qualificate al mondiale in Italia - Portogallo 3-0

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scatti

Seratona

Antoine Griezmann In Olimpique Marsiglia – Atletico Madrid 0-3

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servizi

di Umberto Calcagno

Polizza di Assicurazione contro gli infortuni

Rinnovo della Convenzione Una Convenzione Infortuni AIC con un occhio speciale ai giovani: questa la proposta dei LLOYD’S di LONDRA per la stagione sportiva 2018/19 per i Calciatori Professionisti. Giugno è stato anche quest’anno il mese in cui a Vicenza l’Assocalciatori ha incontrato il proprio consulente assicurativo Private Broking ed i rappresentanti degli assicuratori del sindacato Lloyd’s che sottoscrive la convenzione assicurativa infortuni AIC/ Lloyd’s per i calciatori professionisti. Durante l’incontro è stato confermato il

ri da 20 fino a 24 anni d’età, è comunque stato abbassato il tasso di premio di quasi il 10% rispetto allo scorso anno. Entrambe le riduzioni di costo, saranno applicate a parità di condizioni. La tabella esplicativa in figura 1 sintetizza i tassi di premio in vigore dal 30/06/2018 sia per rinnovi che per nuove stipule.

Confermiamo inoltre che anche nella stagione 2018/2019 sarà possibile scegliere tra le 4 opzioni di franchigia sull’Invalidità Permanente, vale a dire:

• Opzione A) Franchigia 5% fino ad € 600.000 Franchigia 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Figura 1

positivo andamento tecnico della convenzione, che consente anche quest’anno di poter migliorare il prodotto messo a disposizione da AIC ai propri associati per la stagione 2018/2019. AIC si prefigge da tempo l’obbiettivo di sensibilizzare i calciatori professionisti, in particolari i più giovani che sono all’inizio della propria carriera sportiva, sull’importanza di tutelare la professione di calciatore attraverso una polizza specifica ed adeguata alle proprie esigenze. Ed è proprio dedicata ai giovani la principale importante modifica apportata alla convenzione: è stata introdotta nell’Opzione A) (quella scelta dalla stragrande maggioranza degli assicurati) la nuova fascia d’età di calciatori fino a 20 anni valida per somme assicurate fino a 300.000 €, nella quale il tasso applicato è inferiore del 22% a quello della stagione scorsa; per somme assicurate superiori, in ogni caso e per tutti i calciato24

L’altra importante modifica della Convenzione riguarda l’inclusione del terrorismo, rischio che precedentemente era espressamente escluso e che da questa stagione sarà incluso in garanzia sulla base del testo che segue: “Ai fini della presente inclusione, per attività terroristica s’intendono l’atto o gli atti perpetrati da un soggetto o da gruppo/i di soggetti, compiuti per ragioni politiche, religiose, ideologiche o analoghe, con l’intenzione di influenzare il governo e/o di seminare il terrore tra l’opinione pubblica o parti della stessa. L’attività terroristica può comprendere, senza essere a questo limitata, il ricorso alla forza o alla violenza e/o la minaccia di ricorrervi. Inoltre potranno essere ritenuti responsabili di attività terroristiche soggetti che agiscano individualmente, ovvero per conto di, o in collaborazione con organizzazione/i o governo/i”

• Opzione B) Franchigia 7% fino ad € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 • Opzione C) Franchigia 5% fino ad € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 • Opzione D) Franchigia 4% fino ad € 600.000 Franchigia 7% tra € 600.000 ed € 1.000.000 Franchigia 10% oltre € 1.000.000 Ricordiamo una volta di più che tutte le coperture includono le seguenti garanzie: • Strappi e sforzi muscolari • Ernie Traumatiche • Rotture sottocutanee e tendinee(di natura traumatica) • Distaccamento di retina • Frattura del setto nasale • Supervalutazione dell’Invalidità Permanente prima di sottrarre la franchigia.


2018

Agosto Settembre

speciale

Convenzione AIC/Lloyd’s 2018/2019


speciale Per la stagione 2018-19

Convenzione AIC/Lloyd’s 2018/ DEFINIZIONI L’Assicurato stesso. In caso di morte ed in mancanza di designazione saranno beneficiari gli eredi legittimi e/o testamentari dell’Assicurato. Assicurazione La singola polizza stipulata dall’assicurato, emessa in applicazione alla polizza convenzione. Beneficiario I calciatori professionisti di Serie A, Serie B e Serie C. La somma dovuta dalla Società in caso di sinistro. Certificato di Assicurazione Ogni evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produca lesioni corporali obbiettivamente constatabili, le quali hanno per conseguenza la morte o una Invalidità Permanente. Contraente La perdita permanente, definitiva ed irrimediabile, in misura parziale o totale della capacità generica dell’Assicurato di svolgimento di un qualsiasi lavoro proficuo, indipendentemente dalla sua professione. Indennizzo Lesioni da cui residuino postumi permanenti con conseguenze dirette sull’attività professionale sportiva praticata dall’Assicurato; l’accertamento deve essere esperito da un medico legale. Infortunio La perdita – a seguito di malattia – definitiva ed irrimediabile ovvero una riduzione permanente della capacità generica dell’Assicurato ad un qualsiasi lavoro, indipendentemente dalla sua professione. Invalidità Permanente L’alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio. Invalidità Permanente Specifica La somma dovuta dall’assicurato alla Società per il singolo certificato di assicurazione Invalidità Permanente da Malattia Il Contratto stipulato tra la Contraente e la Società Malattia La probabilità del verificarsi del sinistro. Premio L’evento dannoso per cui è prestata l’assicurazione. Polizza Convenzione La Compagnia di assicurazione. Rischio L’importo massimo della prestazione della Società. Sinistro L’alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio. Società e/o Assicuratore La somma dovuta dall’assicurato alla Società per il singolo certificato di assicurazione Somma assicurata Il Contratto stipulato tra la Contraente e la Società Rischio La probabilità del verificarsi del sinistro. Sinistro L’evento dannoso per cui è prestata l’assicurazione. Società e/o Assicuratore La Compagnia di assicurazione. Somma assicurata L’importo massimo della prestazione della Società.

Assicurato

CONDIZIONI SPECIALI DI ASSUNZIONE DEL RISCHIO Il presente documento rappresenta le condizioni generali di assicurazione negoziate tra gli Assicuratori ed AIC. In applicazione al presente accordo verranno emessi di volta in volta delle singole polizze/certificati di Assicurazione, stipulati in base alle adesioni facoltative individuali dei calciatori. Solo ed unicamente tali certificati di Assicurazione rappresenteranno l’effettiva copertura assicurativa prestata dagli assicuratori.

Condizioni generali di assicurazione Art. 1 OGGETTO DELL’ASSICURAZIONE L’assicurazione è prestata per gli infortuni derivanti dall’attività professionale come dichiarato nel questionario, per gli infortuni extra-professionali e per quelli derivanti da ogni altra attività lavorativa o imprenditoriale avente o meno carattere professionale. La copertura è prestata esclusivamente per coloro che svolgono professionalmente l’attività di giocatore di calcio, con esclusione di qualsiasi altro sportivo professionista. Art. 2 RISCHI COMPRESI NELL’ASSICURAZIONE Sono compresi in garanzia:

1. Gli infortuni derivanti da strappi e sforzi muscolari, le ernie traumatiche, nonché le rotture sottocutanee tendinee di natu-

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ra traumatica, distaccamento di retina ed ernie discali vertebrali traumatiche; 2. La rottura del naso; 3. Gli infortuni derivanti dalla guida e dall’uso di autoveicoli, motocicli in genere e natanti da diporto, sempre che l’Assicurato, se alla guida al momento del sinistro, sia abilitato a norma delle disposizioni di legge vigenti; 4. Gli infortuni subiti in conseguenza di aggressioni per motivi sportivi; 5. Gli infortuni subiti per legittima difesa, per dovere di solidarietà umana ed in occasione di aggressioni e di atti violenti subiti anche se dovuti a movente politico, sociale, sindacale, nonché quelle sofferte in occasione di tumulti popolari ai quali l’Assicurato non abbia preso parte attiva; 6. La conseguenza dei colpi di sole, di calore, di freddo, le folgorazioni, nonché gli effetti della prolungata esposizione al caldo


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/2019 ed al freddo cui l’Assicurato non si sia potuto sottrarre a causa di infortunio indennizzabile a termini di polizza; 7. Gli infortuni sofferti in conseguenza di imprudenze e negligenze gravi, nonché in stato di malore e incoscienza; 8. Le infezioni (esclusa quella malarica e le malattie tropicali) dipendenti da infortunio indennizzabile, nonché gli avvelenamenti causati da morsi di animali, da punture di insetti e da ingestione di funghi, l’annegamento, l’asfissia e gli avvelenamenti da effusioni di gas e di vapori; 9. Le conseguenze di assorbimento ed ingestione di sostanze dovute a causa fortuita e violenta, restando escluse le conseguenze di intossicazioni dovute ad abuso di alcolici, psicofarmaci ed allucinogeni; 10. Le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche. La somma delle garanzie di cui alla presente polizza e di eventuali altre assicurazioni da chiunque stipulate a favore degli stessi assicurati per le conseguenze di movimenti tellurici, inondazioni ed eruzioni vulcaniche non potrà superare i capitali di: • Euro 1.000.000 per il caso di invalidità Permanente Totale per persona; • Euro 1.000.000 per il caso di morte per persona; • Euro 10.000.000 per il caso di Invalidità permanente e per il caso di Morte, complessivamente nel caso di cumulo di più assicurati coinvolti in un unico evento. In detta limitazione rientrano anche i capitali riferentesi ad eventuali persone assicurate per lo stesso rischio con altre polizze del medesimo tipo di capitolato stipulate dallo stesso contraente. Nell’eventualità che i capitali complessivamente assicurati eccedessero gli importi sopra indicati, le indennità spettanti in caso di sinistro saranno adeguate con riduzione ed imputazione proporzionale sui singoli contratti. 11. Gli infortuni subiti durante il servizio militare comunque effettuato, sempre che in tempo di pace. 12. Attività terroristica. Ai fini della presente inclusione, per attività terroristica s’intendono l’atto o gli atti perpetrati da un soggetto o da gruppo/i di soggetti, compiuti per ragioni politiche, religiose, ideologiche o analoghe, con l’intenzione di influenzare il governo e/o di seminare il terrore tra l’opinione pubblica o parti della stessa. L’attività terroristica può comprendere, senza essere a questo limitata, il ricorso alla forza o alla violenza e/o la minaccia di ricorrervi. Inoltre potranno essere ritenuti responsabili di attività terroristiche soggetti che agiscano individualmente, ovvero per conto di, o in collaborazione con organizzazione/i o governo/i; Art. 3 RISCHI ESCLUSI DALL’ASSICURAZIONE Sono esclusi dalla garanzia gli infortuni derivanti:

1. dalla guida ed uso di aeromobili di ogni tipo (fermo quanto previsto dall’Art. 18 seguente), guida od uso di mezzi di locomozione subacquei; 2. dalla pratica, anche a livello non professionale, dei seguenti sport: salto con gli sci dal trampolino, bob, guidoslitta, escursioni aeree, volo a motore e a vela, paracadutismo, parapendio,

sport aerei in genere, pugilato, lotta nelle sue varie forme, scalate di roccia e ghiacciaio, speleologia, rugby, football americano; 3. dalla partecipazione a corse o gare motoristiche ed alle relative prove od allenamenti, salvo che si tratti di gare automobilistiche di regolarità pura indette dall’A.C.I.; 4. da guerra (fermo quanto previsto dagli Artt. 4 e 17), insurrezioni, atti violenti od aggressioni che abbiano movente politico o sociale, ai quali l’Assicurato abbia preso parte attiva; 5. da trasformazioni o assestamenti energetici dell’atomo, naturali o provocati da accelerazione di particelle atomiche (fissione e fusione nucleare, isotopi radioattivi, macchine acceleratrici, raggi X, ecc…); 6. nel caso in cui l’Assicurato sia sotto l’effetto di alcolici, secondo quanto previsto dalle norme dello Stato che regolano la circolazione stradale, o sotto l’influenza di droghe o allucinogeni, nonché le conseguenze di proprie azioni delittuose, di partecipazione ad imprese temerarie, salvo il caso di atti compiuti dall’Assicurato per dovere di solidarietà umana o per legittima difesa; 7. dalla guida di veicoli o natanti, se l’Assicurato non è abilitato alla guida a norma delle disposizioni in vigore; 8. da conseguenze di interventi chirurgici, accertamenti e cure mediche non resi necessari da infortunio, gli infarti e le ernie di natura non traumatica. Sono altresì esclusi i danni estetici. Art. 4 ESCLUSIONE DI GUERRA, TERRORISMO E STRAGI DI MASSA Ferme le altre condizioni di polizza e modificazioni della stessa, si concorda che il presente contratto di assicurazione esclude danni o esborsi di qualsiasi natura direttamente o indirettamente derivanti, contribuiti, causati, conseguenti o in relazione con quanto di seguito precisato, indipendentemente da altre cause o eventi che possano aver contribuito, concomitantemente o in altro momento, al danno o costo: 1. guerra, ostilità, operazioni belliche (con conflitti dichiarati o no); 2. invasioni; 3. atti perpetrati da nemici di nazionalità diversa da quella della persona assicurata o del paese nel quale gli atti si verificano; 4. guerra civile; 5. sommosse; 6. ribellioni; 7. insurrezioni; 8. rivoluzioni; 9. rovesciamento di governi legalmente costituiti; 10. tumulti civili che assumano le proporzioni o siano equivalenti ad una rivolta e sommossa; 11. colpi di stato militari o usurpazioni di potere; 12. esplosioni di armi da guerra; 13. l’utilizzazione di armi nucleari, chimiche o biologiche a distruzione di massa, in qualsiasi forma esse siano utilizzate o combinate tra loro; 14. omicidi o assalti per i quali sia stata dimostrata incontrovertibilmente la responsabilità di agenti appartenenti uno stato straniero rispetto alla nazionalità dell’Assicurato, sia nei casi

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di guerra dichiarata con quello stato sia nei casi in cui non vi siano state dichiarazioni di guerra. Ai fini della presente esclusione: I) per utilizzazione delle armi nucleari a distruzione di massa si intende l’uso di ogni tipo di esplosivo nucleare o mezzo di emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di materiale fissile con livello di radioattività con capacità di rendere inabile o portare alla morte persone e animali; II) per utilizzazione di armi chimiche a distruzione di massa si intende l’emissione, scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni materiale chimico composto solido, liquido o gassoso, che quando usato causa incapacità, disabilità o morte di persone e animali; III) per utilizzazione di armi biologiche a distruzione di massa si intende l’emissione o scarico, dispersione, rilascio o fuga di ogni agente patogeno (produttore di malattie), micro-organismi e/o tossine biologiche (inclusi, modifiche genetiche e tossine chimiche) capaci di causare incapacità, disabilità o morte di persone e animali. Esclusi dalla presente copertura assicurativa s’intendono inoltre i danni o gli esborsi di qualsivoglia natura, direttamente o indirettamente causati o in relazione con eventuali azioni intraprese per controllare, prevenire o sopprimere uno o tutti gli eventi di cui ai sopra elencati punti da (1) a (14). Art. 5 PERSONE NON ASSICURABILI Non sono assicurabili le persone colpite da apoplessia, paralisi, infermità mentale, alcoolismo, tossicodipendenza nonché da altre infermità gravi e permanenti e l’assicurazione cessa con il loro manifestarsi. Non sono assicurabili inoltre le persone affette da diabete in terapia con insulina ed epilessia ad eccezione delle persone in possesso di regolare Certificato di Idoneità Sportiva (sono comunque esclusi gli infortuni riconducibili al manifestarsi della malattia). Le persone con difetti fisici o mutilazioni rilevanti sono assicurabili soltanto con patto speciale. Art. 6 LIMITI TERRITORIALI L’assicurazione vale per il mondo intero. Art. 7 DECORRENZA DELLA CONVENZIONE, DEI SINGOLI CERTIFICATI E PAGAMENTO DEL PREMIO La presente Polizza Convenzione ha decorrenza dalle ore 24,00 del 30/06/2018. I singoli Certificati di Assicurazione hanno effetto dalle ore 24 del giorno indicato in polizza se il premio o la rata di premio sono stati pagati, altrimenti hanno effetto dalle ore 24 del giorno del pagamento. Se il contraente non paga i premi o le rate di premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore 24 del 15° giorno dopo quello della scadenza e riprende vigore dalle ore 24 del giorno di pagamento, ferme le successive scadenze. Art. 8 DICHIARAZIONI RELATIVE ALLE CIRCOSTANZE DEL RISCHIO Le dichiarazioni inesatte o le reticenze del Contraente e dell’Assicurato relative a circostanze che influiscono sulla valutazione del rischio, possono comportare la perdita totale o parziale del diritto all’indennizzo, nonché la stessa cessazione dell’assicurazione, ai sensi degli Artt. 1892, 1893 e 1894 del Codice Civile. Al momento

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dell’ingresso in copertura, l’Assicurato deve necessariamente e preventivamente compilare personalmente e firmare il “Questionario/ proposta di assicurazione” per infortuni dei Calciatori Professionisti, che verrà allegato alla polizza e formerà parte integrante del contratto. Art. 9 DENUNCIA DI ALTRE ASSICURAZIONI L’Assicurato deve comunicare per iscritto alla Società l’esistenza o la successiva stipulazione di altre assicurazioni per il medesimo rischio. Se l’Assicurato omette dolosamente di dare tale comunicazione, la Società non è tenuta a corrispondere l’indennizzo. In caso di sinistro, l’Assicurato deve dare avviso alla Società di ogni assicurazione esistente e indicare a ciascun Assicuratore il nome degli altri, ai sensi dell’Art. 1910 del Codice Civile. Art. 10 PROVA DEL CONTRATTO E VALIDITÀ DELLE VARIAZIONI La presente polizza ed i relativi allegati, firmati dalla Società per mezzo delle persone all’uopo autorizzate e dall’Assicurato sono i soli documenti che fanno prova delle condizioni regolatrici dei rapporti tra le Parti. Qualunque modifica del contratto non è valida se non risulta da appendice sottoscritta dalle Parti. Art. 11 VARIAZIONI DELLE MANSIONI DELL’ASSICURATO Qualora nel corso del contratto si verifichino variazioni di rischio per cambiamento delle attività professionali principali e/o secondarie dichiarate o delle condizioni nelle quali dette attività sono esercitate, o variazioni nelle relazioni contrattuali tra Assicurato e Contraente, l’Assicurato deve darne comunicazione scritta alla Società. Se la variazione implica aggravamento del rischio, tale che la Società non avrebbe sottoscritto l’assicurazione, essa ha diritto di recedere dall’assicurazione con effetto immediato. Se la variazione implica aggravamento che comporti un premio maggiore, la Società può richiedere la relativa modificazione delle condizioni in corso. Se invece la variazione implica diminuzione del rischio, la Società provvede a ridurre correlativamente il premio a partire dalla scadenza annuale successiva, comunicando all’Assicurato le condizioni di assicurazione e la misura del nuovo premio ridotto. Qualora nel corso di validità dell’ Assicurazione, l’Assicurato non sia più calciatore professionista come previsto nelle definizioni, ma continui l’attività di calciatore in società di calcio non professionistiche, la Società, in assenza di sinistri o circostanze dichiarate, considera cessata la copertura e provvede alla restituzione del premio non goduto. Art. 12 CRITERI DI INDENNIZZABILITÀ Si precisa e si conviene che, con effetto dalla data di decorrenza di ogni Certificato di Assicurazione, ogni richiesta di risarcimento derivante da infortunio o malattia o affezione ad ogni parte del corpo, qualora tale infortunio o malattia o affezione sia interamente o parzialmente, direttamente o indirettamente causato, agevolato o aggravato da menomazioni, difetti fisici, processi degenerativi o infermità esistenti già prima della data di decorrenza proposta, si intende esclusa dalla copertura. La Società sarà tenuta ad indennizzare solamente le conseguenze dirette ed esclusive dell’infortunio, indipendentemente da condizioni fisiche o patologiche preesistenti o successivamente sopravvenute; pertanto, l’influenza che l’infortunio può avere esercitato su tali condizioni e, allo stesso modo, il pregiudizio che queste possono avere sugli esiti dell’infortunio sono conseguenze indirette e, come tali, non sono


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indennizzabili. Allo stesso modo, in caso di menomazioni o difetti fisici preesistenti, l’indennità per invalidità permanente sarà liquidata solo per le dirette conseguenze causate dall’infortunio come se quest’ultimo avesse colpito una persona fisicamente integra e sana, senza considerare il maggior pregiudizio derivante dalle condizioni preesistenti, fermo quanto stabilito dal successivo Art. 13. Art. 13 MORTE L’indennizzo per il caso di morte è dovuto se la morte stessa si verifica, anche successivamente alla scadenza del contratto, entro due anni dal giorno dell’infortunio. Tale indennizzo viene liquidato ai beneficiari stessi o, in difetto di designazione, agli eredi dell’Assicurato in parti uguali. L’indennizzo per il caso di morte non è cumulabile con quello di invalidità permanente. Tuttavia, se dopo il pagamento di un indennizzo per invalidità permanente, ma entro due anni dal giorno dell’infortunio e in conseguenza di esso, l’Assicurato muore, i beneficiari, che non sono tenuti ad alcun rimborso, hanno diritto di richiedere la differenza tra l’indennizzo per morte, se superiore, e quello già pagato per invalidità permanente. Qualora a seguito di infortunio indennizzabile a termini di polizza il corpo dell’Assicurato scompaia o non venga ritrovato e si presume sia avvenuto il decesso, la Società liquiderà ai beneficiari il capitale previsto per il caso morte. La liquidazione, sempre che non siano emersi nel frattempo elementi tali da rendere il danno non indennizzabile, non avverrà prima che siano trascorsi sei mesi dalla presentazione dell’istanza per la dichiarazione di morte presunta a termini degli Artt. 60 e 62 del Codice Civile (anche per gli infortuni aeronautici), col periodo minimo di due anni dalla scomparsa. Nel caso in cui, successivamente al pagamento, risulti che la morte non si è verificata o che comunque non è dipesa da infortunio indennizzabile, la Società avrà diritto al rimborso dell’intera somma liquidata. Art. 14 INVALIDITÀ PERMANENTE DA INFORTUNIO L’indennizzo per il caso di invalidità permanente è dovuto se l’invalidità stessa si verifica entro due anni dal giorno dell’infortunio. L’indennizzo per invalidità permanente parziale è calcolato su base INAIL e la percentuale risultante, applicata alla somma assicurata per invalidità permanente totale, in proporzione al grado di invalidità accertata secondo i criteri e le percentuali indicate nella tabella di cui all’allegato 1 del DPR 30 giugno 1965 n. 1124 e successive modifiche, integrazioni e/o interpretazioni intervenute fino alla data di stipulazione del contratto, con rinuncia da parte della Società all’applicazione della franchigia prevista dalla legge salvo quanto previsto dal successivo Art. 15. In caso di mancinismo, le percentuali di invalidità previste per l’arto superiore destro e la mano destra varranno per l’arto superiore sinistro e la mano sinistra, e viceversa. Se la lesione comporta una minorazione, anziché la perdita totale, le percentuali sopra menzionate vengono ridotte in proporzione alla funzionalità perduta. Nei casi di invalidità permanente non specificati nella tabella di cui sopra, l’indennizzo è stabilito con riferimento alle percentuali dei casi indicati, tenendo conto della diminuita capacità generica lavorativa, indipendentemente dalla professione dell’Assicurato. La perdita totale, anatomica o funzionale di più organi od arti in uno stesso infortunio comporta l’applicazione di una percentuale di invalidità permanente pari alla somma delle singole percentuali dovute per ciascuna lesione, con il massimo del cento per cento.

Si prende e si dà atto che, unicamente per gli infortuni muscolari, e la rottura del naso, la percentuale massima di invalidità permanente liqui-

dabile è pari al 6%, fermo restando quanto previsto dall’art.15 e dalle Condizioni Particolari. Art. 15 FRANCHIGIA PER INVALIDITÀ PERMANENTE DA INFORTUNIO In caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che determini un’invalidità permanente, la liquidazione dell’indennizzo verrà effettuata in base alla Condizione Particolare indicata nella scheda di copertura. Art. 16 DANNO ESTETICO - ROMBORSO SPEDE MEDICHE: Si conviene che, in caso di infortunio indennizzabile a termini di polizza, che abbia comportato un danno estetico, la Società rimborserà le spese mediche documentate sostenute dall’Assicurato, con un limite massimo dell’1% della somma assicurata indicata in polizza, per gli interventi di chirurgia plastica o stomatologica ricostruttiva. Art. 17 STATO DI GUERRA Sono esclusi gli infortuni derivanti da stato di guerra. Tuttavia l’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da stato di guerra (dichiarata o non) o da insurrezione popolare per il periodo massimo di 14 giorni dall’inizio delle ostilità o della insurrezione, se ed in quanto l’Assicurato risulti sorpreso dallo scoppio degli eventi di cui sopra mentre si trova al di fuori del territorio della Repubblica italiana, dello Stato del Vaticano e della Repubblica di San Marino. La presente estensione non opera in caso di infortuni aeronautici e per coloro che prestano il servizio militare. Art. 18 RISCHIO VOLO L’assicurazione comprende gli infortuni che l’Assicurato subisca durante i viaggi aerei effettuati in qualità di passeggero di velivoli ed elicotteri esercitati da società di traffico aereo regolare, nonché da autorità civili e militari in occasione di traffico civile, da ditte e privati per attività turistica e di trasferimento e da società di lavoro aereo, esclusivamente durante trasporto pubblico passeggeri, ed è prestata per le somme corrispondenti a quelle assicurate con la presente polizza e per i rischi da essa previsti. Restano in ogni caso esclusi i voli effettuati su velivoli ed elicotteri eserciti da aeroclubs. Art. 19 BRICOLAGE L’assicurazione vale per gli infortuni derivanti da attività inerenti ai piccoli lavori manuali – bricolage – espletati con l’uso di utensili domestici anche azionati da motore ed esercitate non a scopo di lucro o commercio. Art. 20 CONVERSIONE DELLA PERCENTUALE - SUPERVALUTAZIONE 1) Nel caso in cui l’infortunio si riferisca agli arti inferiori, la percentuale di invalidità permanente accertata, qualora fosse superiore al 5% per le opzioni A), C), D), o al 7% per l’opzione B), e secondo quanto previsto dall’Art. 14 delle Condizioni Generali, sarà elevata del: • 50% per l’atleta fino al 30° anno di età; • 25% per l’atleta oltre il 30° anno di età. 2) Per i “PORTIERI” la percentuale di supervalutazione di cui al punto 1) sono estese a tutto il corpo. 3) Resta inteso che per determinare la misura dell’invalidità permanente da cui detrarre la franchigia si farà riferimento alla

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percentuale di invalidità permanente riconosciuta all’Assicurato ed elevata secondo i criteri di cui al precedente punto 1). 4) Per gli infortuni muscolari e la rottura del naso, in nessun caso è prevista l’applicazione della supervalutazione. Art. 21 OBBLIGO DI CURA L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espressa soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto. Art. 22 ETÀ DELL’ASSICURATO Per determinare l’età dell’Assicurato si dovrà fare riferimento all’età del suo ultimo compleanno purché da questo non siano trascorsi più di sei mesi, nel qual caso si farà riferimento al compleanno successivo. Art. 23 DENUNCIA DELL’INFORTUNIO E RELATIVI OBBLIGHI In caso di sinistro l’Assicurato deve darne avviso scritto a Private Broking Srl – Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano - tramite fax +39 02 36758814 o per e-mail convenzione.AIC@privatebroking.it entro 30 giorni dalla data di accadimento dell’infortunio. La denuncia stessa deve contenere l’indicazione del luogo, giorno, ora e causa dell’evento e dovrà essere corredata da certificato medico. L’Assicurato o, in caso di morte, i beneficiari devono consentire alla Società le indagini e gli accertamenti necessari, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. La mancata denuncia entro i termini prescritti può portare alla perdita totale o parziale al diritto all’indennizzo. Art. 24 LIQUIDAZIONE Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comunicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. La liquidazione sarà effettuata entro massimo 60 giorni dalla concorde chiusura del sinistro. L’indennità verrà corrisposta in Italia ed in Euro. Art. 25 BENEFICIARI Il beneficiario del presente contratto, quando non sia l’Assicurato stesso, è indicato nella scheda di assicurazione. In mancanza di designazione, i beneficiari sono gli eredi legittimi e/o testamentari. Art. 26 RINUNCIA AL DIRITTO DI SURROGAZIONE La Società rinuncia al diritto di surrogazione verso i terzi previsto dall’Art. 1916 del Codice Civile. Art. 27 CONTROVERSIE SULL’ASSICURABILITÀ DELLE PERSONE, SULLA NATURA E SULLE CONSEGUENZE DELLE LESIONI In caso di controversie di natura medica sulla natura o sulle conseguenze delle lesioni o sul grado di invalidità permanente nonché sull’applicazione dei criteri di indennizzabilità di cui all’Art. 12, le

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Parti hanno facoltà di conferire, per iscritto, mandato di decidere, a norma e nei limiti delle condizioni di Polizza, ad un collegio di tre medici nominati uno per parte ed il terzo dalle parti di comune accordo o, in caso contrario, dal Presidente del consiglio dell’Ordine dei Medici di Milano. Il Collegio medico risiede a Milano Ciascuna delle Parti sostiene le proprie spese e remunera il medico da essa designato, contribuendo per metà delle spese e competenze del terzo medico. Le decisioni del Collegio Medico sono prese a maggioranza di voti, con dispensa da ogni formalità di legge, e sono vincolanti per le parti le quali rinunciano fin d’ora a qualsiasi impugnativa salvo i casi di violenza, dolo, errore o violazione di patti contrattuali. I risultati delle operazioni arbitrali devono essere raccolti in apposito verbale, da redigersi in doppio esemplare, uno per ciascuna delle Parti. Le decisioni del Collegio Medico sono vincolanti per le Parti anche se uno dei Medici si rifiuti di firmare il relativo verbale; tale rifiuto deve essere attestato dagli arbitri nel verbale definitivo. È data facoltà al Collegio di rinviare, ove ne riscontri l’opportunità, l’accertamento definitivo dell’invalidità permanente ad epoca da fissarsi dal Collegio stesso, entro tre anni; in tal caso il Collegio potrà concedere una somma da computarsi nella liquidazione definitiva dell’infortunio. Resta infine stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per la garanzia di cui al successivo Art. 35 punto 2 (criteri di indennizzo – condizione speciale di assicurazione - invalidità permanente da infortunio) o di cui all’Art. 40 (criteri di valutazione - invalidità permanente specifica totale da malattia) - indennizzabile a termini di polizza - egli dovrà produrre al Collegio Medico unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, certificazione di non idoneità all’attività agonistica sportiva rilasciata dalla A.S.L. competente o da altro ente equipollente purché riconosciuto dalla F.I.G.C. Art. 28 COMPETENZA TERRITORIALE Foro competente: Milano Art. 29 IMPOSTE Le imposte e gli altri oneri stabiliti per legge, presenti e futuri, relativi al premio, al contratto ed agli atti da essa dipendenti, sono a carico dell’Assicurato o dei suoi aventi diritto, anche se il pagamento sia stato anticipato dalla Società. Art. 30 COMUNICAZIONI Tutte le comunicazioni alle quali l’Assicurato o gli aventi diritto sono tenuti nel corso del contratto, devono essere fatte con lettera raccomandata al Broker incaricato della gestione del contratto e/o alla Società. Art. 31 RINVIO ALLE NORME DI LEGGE Per tutto quanto non è espressamente disciplinato dalla presente polizza valgono le norme di legge e del Codice Civile. Art. 32 DURATA DELL’ASSICURAZIONE La presente Polizza Convenzione cesserà alla sua naturale scadenza senza obbligo di disdetta. I Certificati di Assicurazione, emessi durante il periodo di validità


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della polizza convenzione, hanno durata annuale dalla data di ogni singola decorrenza, senza tacito rinnovo e scadranno anch’essi alla data della propria naturale scadenza senza obbligo di disdetta. Art. 33 RECESSO DAL CONTRATTO E ANTICIPATA RISOLUZIONE Entro 90 giorni dalla data di pagamento della prima rata di premio, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di trenta giorni. Parimenti, dopo ogni denuncia di infortunio e fino al novantesimo giorno dal pagamento o rifiuto dell’indennità, la Società e l’Assicurato hanno facoltà di recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni. In tali casi la Società rimborsa il premio netto in proporzione al tempo che decorre dal momento della cessazione al termine del periodo di assicurazione in corso. Art. 34 CLAUSOLA BROKER E DOMICILIAZIONE Per la stipulazione e gestione della presente Polizza Convenzione e dei Certificati di Assicurazione il Contraente dichiara di aver affidato, per l’intera durata della copertura, l’incarico al Broker Private Broking Srl con Sede Legale in via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano - iscritto alla Sezione B, di cui al Registro Unico degli Intermediari, ai sensi degli artt. 108 e segg. del D.Lgs 209/2005 e s.m.i. Pertanto, agli effetti delle condizioni della presente polizza, gli Assicuratori danno atto che ogni comunicazione fatta dal Contraente/Assicurato al Broker si intenderà come fatta agli Assicuratori stessi e viceversa, come pure ogni comunicazione fatta dal Broker agli Assicuratori si intenderà come fatta dal Contraente/Assicurato stesso. Gli Assicuratori inoltre, riconoscono che il pagamento dei premi sia fatto tramite il Broker sopra designato. Resta intesa l’efficacia liberatoria, anche a termine dell’Art. 1901 Codice Civile, del pagamento così effettuato. CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA INFORTUNIO Art. 35 CRITERI DI INDENNIZZO A parziale deroga di quanto riportato all’Art. 14 delle Condizioni Generali, gli infortuni indennizzabili ai sensi del presente contratto verranno liquidati adottando i seguenti criteri: 1) Se l’infortunio determina un’invalidità permanente accertata in base all’Art. 15 delle Condizioni Generali di Assicurazione di grado pari o inferiore alla percentuale delle franchigie previste, non si provvederà ad alcun indennizzo. 2) Per gli infortuni indennizzabili che comportino una incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale sportiva - invalidità permanente specifica totale - la Società liquiderà l’invalidità permanente secondo la seguente scala di indennizzo, senza deduzione di alcuna franchigia: • 100% della somma assicurata per giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni; • 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni Resta inteso che la perdita totale e permanente della capacità specifica ad occupare il ruolo di “Portiere” è considerata perdita totale permanente della capacità specifica all’attività professionale sportiva. 3) Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto

la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente specifica totale conseguente ad infortunio indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne della relativa Federazione. 4) Resta stabilito inoltre che, in caso di revoca / perdita / annullamento di licenza da gioco e/o inabilità alla pratica dell’attività professionale di calciatore, la Società pagherà un indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente totale solo ed esclusivamente se l’invalidità permanente accertata sia di grado superiore a: • 10% (dieci per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori fino a 25 anni di età • 15% (quindici per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori tra i 26 e i 30 anni di età • 20% (venti per cento) della totale, calcolata su base INAIL, per i calciatori oltre i 30 anni di età. Art. 36 CESSAZIONE DEL CONTRATTO Resta convenuto tra le Parti che, qualora a seguito di infortunio che comporti un’incapacità totale all’esercizio dell’attività professionale dichiarata nel Questionario, nonché in ogni altro caso in cui l’indennizzo comporti, nell’annualità assicurativa in corso, la liquidazione dell’intera somma assicurata, il presente contratto cesserà automaticamente di aver vigore. CONDIZIONI SPECIALI DI ASSICURAZIONE INVALIDITÀ PERMANENTE SPECIFICA TOTALE DA MALATTIA Art. 37 LIMITI DELLA GARANZIA L’assicurazione è estesa all’invalidità permanente che comporti, a seguito di malattia insorta successivamente alla data della stipulazione del contratto, la perdita definitiva ed irrimediabile all’esercizio dell’attività professionale sportiva a condizione che tale invalidità permanente si verifichi entro 12 mesi dalla cessazione del contratto. Quanto precede vale a condizione che l’Assicurato sia in possesso di “Certificato di idoneità all’attività professionale sportiva” rilasciato a norma di legge. Resta stabilito che, nel caso in cui l’Assicurato abbia richiesto la liquidazione dell’intera somma assicurata per invalidità permanente totale conseguente a malattia, indennizzabile a termini di contratto, egli dovrà produrre, unitamente alla necessaria documentazione sanitaria, attestato di revoca del tesseramento per inidoneità ai sensi di quanto previsto dalle norme organizzative interne delle relative Federazioni. Art. 38 PERSONE NON ASSICURABILI - ESCLUSIONI Non sono assicurabili le persone affette da tossicodipendenza, alcolismo o infermità mentali e l’assicurazione cessa automaticamente al loro manifestarsi. Sono comunque escluse dall’assicurazione le malattie derivanti direttamente o indirettamente da:

• Abuso di alcolici e uso, a scopo non farmaceutico, di psicofarmaci, stupefacenti ed allucinogeni; • Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) o da malattie collegate alla stessa (sindrome correlata all’AIDS); • Trasmutazione del nucleo dell’atomo, ovvero radiazioni provocate dall’accelerazione artificiale di particelle atomiche; • Guerre od insurrezioni.

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Sono inoltre escluse dalla garanzia le conseguenze di infortunio, intendendosi per tale l’evento dovuto per causa fortuita, violenta ed esterna. Art. 39 DENUNCIA DELLA MALATTIA E RELATIVI OBBLIGHI L’Assicurato deve dare immediato avviso della malattia al Broker designato in polizza, quando, secondo parere medico, ci sia motivo di ritenere che la malattia stessa, per le sue caratteristiche e presumibili conseguenze, possa interessare la garanzia prestata. La denuncia deve essere accompagnata dalla seguente documentazione, che deve essere presentata entro 30 giorni dalla denuncia di sinistro:

• Certificati medici con dettagliate informazioni sulla natura della malattia, sul momento in cui è insorta, sul decorso della malattia, sulle sue possibili conseguenze nonché su ogni conseguenza che potrebbe già essersi verificata; • L’Assicurato dovrà inoltre inviare alla Società – unitamente alla suddetta certificazione medica o successivamente ad essa, ma comunque non oltre un anno dopo la data del sinistro – un certificato medico che attesti l’avvenuta guarigione dalla malattia stessa. L’Assicurato deve sottoporsi agli accertamenti e controlli medici disposti dalla Società, fornire ogni informazione e produrre copia delle eventuali cartelle cliniche complete e di ogni altra documentazione sanitaria, a tal fine sciogliendo qualsiasi medico dal segreto professionale. Entro un anno dalla data di emissione del certificato medico che conferma l’avvenuta guarigione dalla malattia, l’Assicurato dovrà sottoporre documentazione medica che indichi il grado di invalidità permanente residua quale conseguenza diretta ed esclusiva della malattia. Art. 40 CRITERI DI VALUTAZIONE Ferme ed invariate le condizioni dell’Art. 12 delle Condizioni Generali di assicurazione infortuni, che sono valide anche per questa estensione alla invalidità permanente da malattia, il riconoscimento della eventuale invalidità permanente da malattia, ai sensi dell’Art. 37, verrà effettuato, purché vi sia completa ed irrimediabile perdita della capacità di esercitare l’attività professionale sportiva e che determini la perdita dell’idoneità all’attività sportivo agonistica, riconosciuta dalla F.I.M.S. (Federazione Italiana Medici Sportivi), secondo la seguente scala di indennizzo:

• 100% della somma assicurata per giocatori di età fino a 30 anni; • 90% della somma assicurata per giocatori di 31 anni; • 80% della somma assicurata per giocatori di 32 anni; • 60% della somma assicurata per giocatori di 33 anni; • 40% della somma assicurata per giocatori oltre i 33 anni. La percentuale di invalidità permanente dovrà essere accertata non prima di un anno dalla denuncia della malattia. La Società pagherà l’indennizzo per le conseguenze dirette ed esclusive dell’invalidità permanente derivante dalla malattia denunciata, esclusi i danni ulteriori attribuibili a situazioni patologiche o infermità preesistenti all’entrata in vigore del contratto e/o a difetti fisici. Art. 41 PROCEDURE PER LA LIQUIDAZIONE DELL’INDENNIZZO Ricevuta la necessaria documentazione e compiuti gli accertamenti del caso, la Società liquida l’indennità dovuta, ne dà comu-

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nicazione agli interessati e, avuta notizia della loro accettazione, provvede al pagamento. L’indennità verrà corrisposta in Italia ed in Euro. L’Assicurato infortunato è obbligato a sottoporsi a cure qualora esse possano, a giudizio del medico dell’Assicurato o del medico della Società, portare ad un ripristino funzionale della parte lesa, restando inteso che la valutazione del grado di invalidità verrà espresso soltanto quando dalla terapia non si possa ottenere alcun miglioramento. Qualora l’Assicurato si rifiuti di sottoporsi a dette cure, l’invalidità riconosciuta verrà ridotta del presunto recupero funzionale non realizzato per il rifiuto opposto. Art. 42 DIRITTO ALL’INDENNIZZO Il diritto all’indennità è di carattere personale e non è quindi trasferibile. Tuttavia, se l’Assicurato muore dopo che l’indennità sia stata liquidata o comunque offerta in misura determinata, in tal caso la Società paga agli eredi dell’Assicurato l’importo liquidato ed offerto secondo le norme della successione testamentaria o legittima. Art. 43 CONTROVERSIE In caso di divergenza sull’assicurabilità delle persone, sulla natura o sulle conseguenze della malattia, ai sensi dell’Art. 5 delle Condizioni Generali e dell’Art. 38 delle presenti condizioni per invalidità da malattia, si applicano le norme previste dall’Art. 27 delle Condizioni Generali di assicurazione.


servizi

AIC/Lloyd’s Età assicurato

POLIZZA DI FINE CARRIERA Tasso lordo SA

18 – 20 anni 21 – 22 anni 23 anni 24 anni 25 anni 26 anni 27 – 28 anni 29 – 30 anni 31 – 32 anni 33 – 34 anni 35 anni 36 anni

0,564% 0,620% 0,643% 0,676% 0,789% 0,846% 0,902% 1,127% 1,319% 2,108% 2,853% 2,988%

€ 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000 € 100.000

Premio lordo € 564,00 € 620,00 € 643,00 € 676,00 € 789,00 € 846,00 € 902,00 € 1.127,00 € 1.319,00 € 2.108,00 € 2.853,00 € 2.988,00 Figura 2

• Danno Estetico nella misura del rimborso delle spese mediche. Restano invariate le modalità operative di stipula del contratto, che avverrà sempre ed esclusivamente attraverso l’adesione individuale del singolo calciatore attraverso la compilazione e sottoscrizione del questionario-proposta in cui l’assicurando dovrà ancora indicare la somma che si vuole assicurare e l’opzione di franchigia sull’Invalidità Permanete prescelta. Da quest’anno è stato introdotto il campo “scadenza del contratto” nel quale va indicata la scadenza del contratto con il club proprietario del cartellino. Questo dato permetterà all’assicuratore di valutare meglio la congruità della somma assicurata.

POLIZZA ASSICURATIVA DI “FINE CARRIERA” Come nella stagione appena conclusa, rimane la possibilità per tutti i calciatori professionisti associati AIC di stipulare anche una polizza cosiddetta di FINE CARRIERA a costi molto vantaggiosi, in particolare per gli atleti più giovani. Sono proprio loro, infatti, che maggiormente dovrebbero tutelarsi contro il rischio di un infortunio o di una malattia che possa compromettere DEFINITIVAMENTE la propria carriera agonistica, dato che la stessa è al suo inizio. Ricordiamo che la polizza è molto semplice e prevede la liquidazione

della somma assicurata in caso di: • Morte Accidentale • Infortunio da cui consegua una Invalidità Permanente Totale tale da impedire il prosieguo della carriera. • Malattia da cui consegua una Invalidità Permanente Totale tale da impedire il prosieguo della carriera Questa polizza può essere stipulata in aggiunta alla classica polizza Infortuni che assicura anche l’Invalidità Permanente Parziale e che, comunque, prevede già tra le proprie garanzie, la copertura di Fine Carriera. In figura 2 i tassi di premio ed alcuni esempi di copertura di questa tipologia di polizza. PRIVATE BROKING Srl broker d’assicurazione, oltre ad essere il consulente assicurativo di AIC, sarà come sempre a disposizione di ciascun associato di AIC per ogni chiarimento sulla convenzione assicurativa ma anche per qualsiasi diversa necessità assicurativa. PRIVATE BROKING Srl Via Vincenzo Monti 11 – 20123 Milano Rif. Luca Soglio Tel. 02 36758802 - Fax 02 36758814 Email: convenzione.AIC@privatebroking.it. Per chi volesse ottenere ulteriori informazioni in merito alla nuova convenzione sarà possibile telefonare alla Segreteria AIC (0444 233233 Avv. Umberto Calcagno).

È doveroso ricordare nuovamente a tutti gli Associati che avessero acceso una polizza in adesione alla nostra Convenzione, che il contratto è individuale, ha una data di inizio e una data di scadenza propri, riportati sul frontespizio di polizza. Le polizze non prevedono il tacito rinnovo: pertanto le garanzie assicurative cesseranno alle ore 24,00 della data di scadenza. Il rinnovo dovrà essere sempre effettuato tramite la compilazione del questionario sanitario. Solo con la stipula del nuovo contratto singolo, verranno applicate le nuove condizioni concordate per la Convenzione. Un ultimo importantissimo consiglio; contestualmente alla firma della richiesta di adesione per l’emissione del contratto d’assicurazione, è fatto obbligo sottoscrivere il questionario anamnestico: ricordiamo che dichiarazioni inesatte o eventuali reticenze contenute in questi documenti possono comportare la non indennizzabilità dei danni. Di tali moduli si terrà conto sia in fase di assunzione, sia in fase di liquidazione del sinistro, ad esclusione dell’ipotesi di “Invalidità specifica totale da malattia”, per la quale la copertura di eventuali malattie dichiarate dall’assicurato si intenderà esclusa, potendo essere specificatamente ricompresa solo a discrezione della compagnia, se precisata e riportata nel certificato di assicurazione. 25


intervista

di Claudio Sottile

"Ciccio" Caputo, attaccante dell’Empoli

Francesco, in bocca al… luppolo Prendiamo in prestito, modificandola, la filastrocca sui mesi: “Di ventisei ce n’è uno”. E quell’uno da 26 (gol) è Francesco Caputo, per tutti “Ciccio”, capocannoniere della Serie B 2017/2018, terminale offensivo dello stratosferico Empoli, che ha partorito la promozione in massima serie… dopo nove mesi di purgatorio. E sempre a livello di mesi, come non citare quelli che servono (uno, diviso in due blocchi da quindici giorni) per far fermentare la sua birra, diventata anche il ripetuto gesto inconfondibile nelle esultanze post gol. Insomma, un’annata trionfale… “Abbiamo toccato ogni punto possibile. A livello personale ho battuto ogni record, ed a livello di squadra è stata una stagione, dopo l’arrivo del mister Aurelio Andreazzoli, stratosferica. Siamo rimasti imbattuti per 28 partite e questo rimarrà nella storia del calcio”. Eppure non partivate in pole position… “Quando sono arrivato l’obiettivo era quello di provare ad andare in Serie A. ma non così, siamo rimasti tutti sorpresi della seconda metà del campionato. Come tutti sanno l’Empoli ha fatto una mezza rivoluzione dopo la retrocessione, ha cambiato quasi tutti i giocatori, alcuni sono molto giovani, ci aspettavamo un buon campionato però sinceramente non così. Ma questa è una squadra forte, c’è gente come Ismaël Bennacer, Rade Krunić, Miha Zajc, Domenico Maietta arrivato a gennaio, le qualità sono venute fuori ed abbiamo stravinto il campionato”. Hai citato l’arrivo di Andreazzoli. Perché fu esonerato Vincenzo Vivarini? “L’esonero è stato una doccia fredda, non lo nascondiamo. Venivamo da quattro risultati utili di fila, eravamo quinti in classifica ed in piena lotta per gli obiettivi prefissati. La società ha pensato che questa squadra poteva fare molto di più ed hanno visto bene, i risultati col nuovo allenatore sono la dimostrazione che questa squadra poteva macinare un campionato del genere. Il nuovo mister ha cambiato modulo, ci ha dato più compattezza ed ha esaltato molto le caratteristiche di ognuno di noi”. Dopo tanta B, sei pronto per la prima esperienza da protagonista in A? “A 30 anni, dopo tanta esperienza, mi 26

sono guadagnato la Serie A sul campo. Ora voglio giocarmela, sono molto maturo, sono consapevole di tutto. Sarà un campionato difficilissimo, non sarà come quello di quest’anno. Ma potremo toglierci delle soddisfazioni, lo abbiamo dimostrato, con tanta umiltà e con tanta voglia cercheremo di fare bene”. Il tuo passato recente invece, la Virtus Entella, si lecca le ferite dopo la discesa in Serie C. “Sono dispiaciuto e rammaricato per la situazione Entella. A differenza di tante altre piazze, meritano di stare in B per la professionalità, per la forza della società e per l’ambiente che c’è. È stata un’annata disastrosa per loro, ho sentito spesso Michele Troiano e Luca Ceccarelli ed altri mie ex compagni, mi dispiace, ma il calcio è strano. Quando pensi di aver fatto qualcosa di buono ti ritrovi in una situazione completamente diversa”. Il Bari, un altro pezzo del tuo vissuto, naviga in acque tempestose dopo aver nuovamente fallito l’approdo in A. “Da quando sono andato via da Bari ne ho viste di tutti i colori. Ho vissuto sette anni a Bari nell’era Matarrese, un uomo che per me rimane l’unico vero presidente del Bari. Mi dispiace, conosciamo tutti la piazza e la tifoseria. Ora forse è anche più delusa degli altri anni. Si sperava fossero fuori dalle contingenze che conosciamo tutti. Purtroppo si sono trovati dopo due anni nell’identica situazione, questa è una cosa veramente strana. Bisogna fare chiarezza a tutti i livelli, non si può continuare così, illudendo la gente che va allo stadio, che macina km per vedere la propria squadra. Certe situazioni sono veramente difficili da gestire”.

Sei proprietario, con alcuni tuoi amici, della “Birra Pagnotta”, prodotta con l’ausilio del pane di Altamura DOP, proveniente dalla tua terra d’origine. A chi ne offriresti una in Serie A? “A questo punto la offrirei a tutta la Serie A (ride, ndr). Affrontiamo squadre che sono di un’altra categoria, il bello del calcio è questo, confrontarsi, non è mai troppo tardi, l’importante è essere pronti, avere equilibrio mentale ed essere molto umili. Ci vuole anche un pizzico di fortuna e tutto vien da sé”. Dove sogni un gol? “Negli stadi più importanti, scegliendo dico quello della Juventus, il più bello. L’obiettivo primario è cercare di salvare l’Empoli, per noi sarebbe come vincere una Champions League, se ci salveremo sarà anche perché avrò fatto qualche gol…”. Nella tua cittadina sei attivo anche nel mondo dell’impiantistica sportiva con due campi a 7. “Io sono un ragazzo che è partito da Altamura ed ha fatto una piccola carriera. E quattro anni fa ho deciso di mettere su una struttura, la CC Soccer, cercando di trascinare la gente e di aprire le porte a tanti ragazzi. Da noi al sud ci sono sempre meno organizzazione, meno centri adeguati, meno realtà sportive. È difficile. Ci sto provando, ci sto mettendo cuore e impegno, un domani potrò dire che c’ho provato, senza timore. Quest’anno ho deciso di collegare la scuola calcio all’Empoli, ho cercato di fare questo passo ulteriore. La squadra si chiama FC Academy Altamura, sarà la prima academy dei toscani in Puglia”. La tua storia cambiò con Antonio Conte, che ti lanciò in biancorosso nel 2008/2009. “Conte è stato l’allenatore che mi ha fatto crescere, sotto tutti i punti di vista.


intervista

Con lui ho vinto due campionati di B, mi ha trasmesso tanto, c’è stima reciproca, ho ricevuto da lui un messaggio di auguri quando abbiamo vinto il campionato con l’Empoli. Io invece gli ho mandato un po’ di birra a Londra in un locale italiano. Ci sentiamo spesso, siamo rimasti in buoni rapporti”.

cordarmeli tutti (ride, ndr). La tripletta col Palermo in casa è stata bellissima, il gol al 93’ al Castellani col Frosinone o quello di Frosinone, quando forse quel giorno è finito virtualmente il campionato. Ci sono un sacco di gol che mi porterò dentro, sono serviti a vincere il campionato e

E del feeling col tuo gemello del gol Donnarumma cosa racconti? “Con Alfredo si è creato un legame che va anche al di fuori del campo. Il bello è che quest’anno ci siamo affiatati fin dal primo giorno, sembrava giocassimo insieme da anni. Certe volte gli allenatori impazziscono nel far coesistere due attaccanti, noi ci siamo catapultati in questa avventura insieme l’un per l’altro, grazie alla squadra ed ai compagni. La nostra è una squadra di qualità, che ci ha permesso di fare tanti gol”.

quindi sono tutti importanti”.

Da più parti il parere è stato unanime: l’Empoli 2018/2019 si divertiva proprio! “È stato un giudizio che ci hanno detto in tanti. In campo non te ne rendi conto, perché sei concentrato, da fuori però davamo questa impressione. È stata una squadra che ha avuto pochi cartellini gialli e rossi, non abbiamo mai dato fastidio agli arbitri, anche nei momenti di difficoltà. Un esempio? La partita di Frosinone, perdevamo 2-1, ci siamo messi lì tranquilli con la testa e abbiamo stravinto 2-4, questa è stata l’impronta, la filosofia del mister, dal primo giorno ci ha detto dovete avere un obiettivo però vi dovete divertire, senza andare in campo con l’ossessione. Se giocate a calcio vincete, l’abbiamo fatto ed abbiamo vinto”. Il tuo gol realizzato meglio, tra i 26 che ti hanno permesso di laurearti “Pichichi” della cadetteria? “Ho fatto tantissimi gol e faccio fatica a ri-

L’anno prossimo sarai soddisfatto se ne avrai segnati…? “In tutti questi anni non mi sono mai posto dei paletti, sono uno che si allena sempre a 3000, cerco sempre di trascinare il gruppo ed i ragazzi più giovani, dimostrando sul campo la voglia che ho di arrivare sempre più in alto. Non so dove potrò spingermi, obiettivi non me ne voglio porre, l’unico che voglio è la salvezza con l’Empoli. Si respira entusiasmo, c’è un gruppo favoloso, non ci sono prime donne e si rema tutti dalla stessa parte, quando c’è questa mentalità si può solo fare bene. Dalla prima partita all’ultima, se giocherò o subentrerò, darò il massimo ed i risultati verranno di conseguenza”. Quindi tu lo compreresti Caputo al Fantacalcio? “Io non solo lo comprerei, ci spenderei anche tanto!!!”.

La scheda Francesco Caputo è nato ad Altamura (BA) il 6 agosto 1987. Dopo aver militato nei campionati dilettantistici pugliesi, prima al Toritto e poi al Real Altamura, fa il suo esordio tra i professionisti in Serie C2 tra le file del Noicattaro. Veste poi le maglie del Bari in Serie B, conquista la A ma rimane tra i cadetti con la Salernitana, torna a Bari, quindi Siena, nuovamente Bari, Virtus Entella ed Empoli con la cui maglia vince il campionato di Serie B laureandosi capocannoniere del torneo con 26 reti. Stagione

Squadra

Cat.

P.

G.

2017-18

Empoli

Serie B

41

27

2016-17

Virtus Entella

Serie B

40

18

2015-16

Virtus Entella

Serie B

41

17

2014-15

Bari

Serie B

38

10

2013-14

Bari

Serie B

0

0

2012-13

Bari

Serie B

36

17

2011-12

Bari

Serie B

28

9

2010-11

Siena

Serie B

14

3

2010-11

Bari

Serie A

12

1

2009-10

Salernitana

Serie B

36

6

2008-09

Bari

Serie B

28

10

2007-08

Noicattaro

Serie C2

29

11

27


serie B

di Claudio Sottile

Dietro l’incredibile vicenda Bari

Alessandro Micai la dignità non fallisce Andare in ritiro e starci meno di 100 ore. Neanche il tempo di farsi venire un bel po’ di acido lattico, che già si gira il pullman per tornare a casa, con il cuore pieno e la testa svuotata. È l’assurda esperienza vissuta dai calciatori e da tutti gli addetti ai lavori del Football Club Bari 1908, che non sarà ai blocchi del prossimo campionato di B. Chi scrive non intende addentrarsi nelle cause e nelle responsabilità che hanno portato all’epilogo chiamato “fallimento”. Qui, piuttosto, si cerca di raccontare la storia di ragazzi che volevano soltanto continuare a giocare con e per “la Bari”. Parla Alessandro Micai (prima del suo definitivo passaggio alla Salernitana, ndr), premiato dalla Lega B come miglior portiere dell’ultima stagione cadetta, ma suo malgrado impossibilitato nel neutralizzare questo beffardo tiro del destino. Che effetto ti fa restare ai box e guardare gli altri allenarsi? “Strano, perché non sono abituato ad essere a casa quando tutti sono in ritiro. Prendo questa pausa per investire sulla mia persona e sul mio fisico, allenarsi con un gruppo od allenarsi a casa la vedo completamente uguale”. Quando hai realmente capito che il Bari non avrebbe partecipato alla Serie B 2018/2019? “Realmente capito… fino all’ultima ora e fino all’ultimo articolo giornalistico in cui si diceva che avremmo disputato la B, ero sicuro del fatto che in qualche modo ci saremmo salvati. Il Presidente fino all’ultimo momento ha detto che era tutto a posto e quindi ci aveva tranquillizzati. In cuor nostro sapevamo che il Bari era una realtà che difficilmente sarebbe saltata in aria ed avrebbero cercato la giusta opzione per tenerlo in vita, come successo altre tre-quattro volte in passato. Fino all’ultimo ci speravamo. Non ci sono stati segnali del fatto che noi potessimo ritrovarci a piedi, come si suol dire. Anche perché durante l’anno e negli anni passati la gestione è stata pressoché perfetta e non c’hanno mai fatto mancare nulla. Poi che non pagassero altro non lo sapevamo. Ma noi eravamo a posto come squadra, di conseguenza 28

non avevamo la minima idea di poter saltare per aria e di fallire. L’unica cosa che era un po’ più fastidiosa rispetto agli altri anni erano le voci negative attorno alla squadra, mentre l’unico neo che ci fosse qualcosa di più grave degli altri anni sono stati i due punti tolti pre Cittadella. L’unico pensiero negativo che prevaleva all’interno della squadra è stato solo questo”. Col senno di poi: il non superamento del playoff contro il Cittadella, il 3 giugno scorso, è stato l’inizio della fine? “Sicuramente sì. Nonostante dopo la partita fossimo tutti liberi, hanno sempre ribadito il concetto che fosse tutto a posto. E siamo andati in vacanza con la testa da tutto a posto, sinceramente non ci siamo neanche più di tanto informati. In realtà non era tutto a posto”. L’AIC è stata al vostro fianco nelle ore convulse scattate dalla serata del 16 luglio? “Il nostro referente di squadra era Archimede Morleo, ha parlato a nome di tutta la squadra. L’Assocalciatori si è fatta sentire subito, rispettosa di questa situazione e difendente dei nostri diritti. Ora cercheremo di trovare la soluzione più idonea per cercare di recuperare qualche soldino”.

Tralasciando i calciatori che magari potranno riprendere gli stipendi e che da una situazione di fallimenti potrebbero trovarsi avvantaggiati rispetto, ad esempio, ad un magazziniere, con la testa giusta questi fallimenti potrebbero essere un insegnamento per tutta l’Italia, il monito di una realtà che fino a 20 anni fa non sarebbe passata neanche per l’anticamera del cervello. Invito chi pensa di comprare squadre di calcio per qualcosa che non so, a riflettere che gioca con la vita delle persone”. Però tu, se ora avessi di fronte Cosmo Antonio Giancaspro, cosa gli diresti? “Io non posso dire nulla al nostro Presidente, anche perché ha rilevato la squadra in un momento di difficoltà e magari la gente non se lo ricorda. Non c’ha mai fatto mancare nulla, ha pagato sempre regolarmente gli stipendi, addirittura delle volte in anticipo. L’unica cosa che posso rimproverare è che poteva mettere un po’ di amor proprio nella gestione finale di quello che è stato, solo questo”.

Cesena, Bari, infine Avellino. Tre piazze storiche del calcio italiano ripartiranno dai Dilettanti, secondo te servirà finalmente da lezione o saranno le classiche gocce di memoria perse nel mare del dimenticatoio? “Secondo me se ci dovesse essere un cambio di mentalità, questi tre fallimenti potrebbero aprire un grosso scenario nella testa di chi vuole buttarsi in un certo tipo di ambito, che è quello sportivo. Queste nuove persone devono pensare

Invece al DS Sean Sogliano? “Il Direttore era sul nostro stesso piano, puramente dipendente di una società. Sapeva quello che sapevamo noi e ciò che leggevamo dai giornali. Il Presidente ad un certo punto non ci ha fatto sapere nulla, quando eravamo agli sgoccioli. Il Direttore è salito in ritiro, era veramente dispiaciuto quando c’ha detto da domani siamo tutti liberi, perché gli si leggeva in viso la delusione per questa situazione. Non tanto del fallimento, ma della mancanza di rispetto che ha dovuto presentare a noi. Lui ha fatto le veci del Presidente, ed andare davanti a dei ragazzi, a dei lavoratori a vario a titolo, davanti alla gente dell’hotel, a dire che siamo falliti da un giorno all’altro non deve essere stato semplice. Era veramente amareggiato”.

che col calcio non giochi al Monopoli od al Fantacalcio.

Si percepisce che tu, a Bari, ci stavi davvero bene. “Sì, senza ombra di dubbio. Ho trovato una piazza fantastica. Negli anni vuoi per il mio trascorso e la mia escalation da terzo portiere a primo, sono diventato una delle icone di questa città e la mia voce è stata considerata influente a livello cittadino.


serie B

Sarò sempre grato per questo. Non avrei mai lasciato Bari, neanche per una possibilità in A. Il Bari ha sempre cercato di presentare progetti da vittoria di campionato, ed io ero contento di rimanere in una piazza dove avevo molti amici ed avevo trascorso quattro splendidi anni. Ero realmente convinto di rimanere a Bari”. C’è un errore calcistico che non rifaresti? “Di errori ne ho commessi tanti, e quelli meno importanti sono quelli di gioco. 105 partite in biancorosso, è normale che un giocatore possa sbagliare. Sbaglia Buffon e può sbagliare Micai. Ogni giorno ho sbagliato e fatto cose giuste, sia in campo sia fuori. Tirate le somme posso dire di poter girare a testa alta, ciò che ho fatto l’ho fatto nel rispetto di una città, di ciò che desiderava e di ciò che mi ha insegnato”. Un aneddoto dei tuoi anni in riva all’Adriatico? “Ho capito di essere diventato importante per la città quando il 27 febbraio 2017 ho parato un rigore contro il Brescia a Stefano Mauri e lo stadio ha cantato il mio nome come se avessi segnato un gol. Oppure il 25 maggio 2016, nel playoff contro il Novara, quando feci tre parate di fila e anche lì lo stadio inneggiò a me, capii che ero diventato uno dei beniamini di questa città. Di cose negative potrei raccontarne tante. Ma che accadono a Bari come in altre società, solo che qui assumono una risonanza diversa. Cose normali, che purtroppo a Bari sembrano catastrofiche. Ritengo di parlare solo ed esclusivamente bene della piazza, che non meritava questo epilogo, purtroppo è andata così. Qualcuno la paga sempre, partendo dai tifosi, partendo dagli addetti ai lavori che non guadagnano tanti soldi e si trovano a campare delle famiglie senza niente. Non voglio buttare ulteriore benzina sul fuoco, la città di Bari ha bisogno di ripartire da capo e paradossalmente ora è stato meglio riprendere da zero per poi ritornare di rincorsa”. C’è un rapporto cresciuto nello spogliatoio che più di altri porterai nel tuo bagaglio emozionale? “Con alcuni compagni ho avuto grandi rapporti. Al mio arrivo fui aiutato dai vari Alessandro Micai è nato a Mantova il 24 luglio 1993. Cresciuto nelle giovanili della sua città, dopo il fallimento del Mantova passa al Varese (Primavera), quindi al Palermo (sempre Primavera). Il grande salto tra i professionisti arriva con il passaggio al Como (in Lega Pro), poi al Sudtirol, quindi al Bari (allenatore Devis Mangia che era stato il suo mister già a Varese e a Palermo). Dopo il fallimento del Bari, quest’estate il suo passaggio alla Salernitana.

Marco Romizi, Daniele Sciaudone, Stefano Sabelli, così anch’io ho cercato di portare ai nuovi giocatori l’idea di accoglienza che mi fu trasmessa, insegnando il modo di pensare della piazza, di comportarsi, di imparare a leggere con superficialità ciò che scrivevano i giornali e di non prendersela, e di dare il 100% dal mattino alla sera, perché è l’unico modo per sopravvivere in una città come Bari che vive di calcio e di pressioni. Ho cercato di riportare lo stesso atteggiamento che mi fu insegnato a tutti quelli che sono arrivati successivamente. Andavo a pesca con Alessandro Rosina, Marino Defendi, Bari offre tantissimo sia a livello sportivo sia di divertimenti. È un peccato che sia successo tutto questo, perché i calciatori stavano tutti pressoché bene. Quando si perdeva una partita, aveva una risonanza diversa e pertanto si cercava di creare sempre lo scoop per destabilizzare la squadra ed anche i tifosi, dicendo che ci potessero essere problemi di spogliatoio, quando in realtà in quattro gruppi che ho visto passare a Bari, cinque se contiamo quello durato pochi giorni, non è mai esistito assolutamente un problema di spogliatoio. Forse era strano, si andava tutti d’amore e d’accordo, o qualcuno faceva finta oppure realmente erano rapporti ottimi. Non c’è mai stata una rissa, una problematica, niente di niente, non vedo

perché si dovesse sempre cercare qualcosa che non andasse bene in una squadra, in una rosa, in una società dove potenzialmente potrebbe andare tutto a meraviglia. Bari vive anche e soprattutto di queste cose, bisogna cambiare la mentalità. Col senno di poi dico che forse è stato meglio ripartire con qualcosa di forte, preciso e duraturo negli anni”. Prima immaginavi di avere di fronte a te Giancaspro e Sogliano. E se ci fosse un bambino tifoso del Bari? “Io sono passato per il fallimento del Mantova, quando facevo il raccattapalle. Mi sono trovato da un giorno all’altro con una grande squadra che perse i playoff col Torino e poi dopo pochi anni finii a picco. Una società che l’anno dopo la sconfitta coi granata si è vista nella stessa categoria Juventus, Napoli e Genoa, riuscendo a batterle tutte e tre in casa. Ero un bambino quando fallii ed ero pienamente tifoso del Mantova. È una cosa brutta, ma prima o poi queste città ritorneranno dove meritano. Non possono con impianti del genere rimanere nei bassifondi. Dico al bambino al di là della categoria, anzi mi rivolgo ad un tifoso più generico, che deve continuare a seguire la squadra, rispettando chi si mette in gioco ripartendo dalla Serie D”. Alessandro, il tuo è un addio od un arrivederci? “Io spero in cuor mio che sia un arrivederci. C’ho pensato nella mia follia, dopo il fallimento, con un progetto valido di ripartire col Bari se fosse stata Lega Pro. Però una società con la quale parlare ancora non c’è ed io non posso aspettare così tanto tempo. Non nasconderò mai comunque la voglia di rimanere in questa città, nonostante abbia avuto tante altre richieste”. 29


calcio e legge

di Stefano Sartori

I principali termini regolamentari 2018/2019

Tutte le scadenze da non di

Termini per Professio TERMINI PER LA STIPULA DI UN CONTRATTO Termini per la stipula di un contratto pro­fessionistico dall’1/7/18 al 31/3/19 Per la stipula di un contratto professionisti­co da parte di calciatori il cui precedente con­tratto con società professio­ nistiche è scaduto al termine della stagione 2017/2018 o è stato risolto per non ammissione al campionato di compe­ tenza della società di appar­tenenza nonché per calciatori “giovani di serie”, “giovani dilet­tanti” e non professionisti svincolati ex art. 107 e 108 N.O.I.F.

Termini per la stipula di un contratto per calciatore il cui contratto è stato risolto Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/7/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per la stipula di un contratto professioni­stico da parte di calciatori il cui precedente contratto con società professio­ nistica è stato risolto (ai sensi dell’articolo 117 N.O.I.F.) nel corso della sta­gione sportiva 2018/19.

Termini per la stipula di un contratto per calciatore retrocesso nei dilettanti (autonoma sottoscrizione) Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 Lega Pro: dall’1/7/18 al 31/8/18 Per la stipula di un contratto con nuova so­cietà professio­ nistica per il giocatore di Lega Pro il cui con­tratto è stato risolto a seguito di retrocessione della società nei dilettanti (Articolo 117 punto 5 N.O.I.F.).

Termini per la stipula di un contratto per calciatore retrocesso nei dilettanti (con consenso della società) dal 3/1/19 al 18/1/19 Per la stipula di un contratto con nuova so­cietà professio­ nistica per il giocatore di Lega Pro il cui con­tratto è stato risolto a seguito di retrocessione della società nei dilettanti (ai sensi dell’articolo 117 punto 5 N.O.I.F.).

Termini per la stipula di un contratto per calciatore dilettante dall’1/7/18 al 31/7/18 Per l’autonoma sottoscrizione di un contrat­to professio­ nistico da parte di calciatori dilet­tanti in età di contratto (classe ’98, ’97, ’96, ecc.) (Articolo 113 N.O.I.F.).

Termini per la stipula di un contratto profes­sionistico con il consenso della società dilet­tantistica 30

Serie A e B: dall’1/8/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/8/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per la sottoscrizione di un contratto profes­sionistico con il consenso della società dilet­tantistica da parte di calciatori dilettanti in età di contratto (classe ’98, ’97, ’96, ecc.). (Ar­ ticolo 113 N.O.I.F.).

TERMINI PER LA CESSIONE DI UN CONTRATTO Serie A e B e da Lega Pro a Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro e da Serie A e B a Lega Pro: dall’1/7/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per i calciatori appartenenti alle società di Serie A, B, Lega Pro (Articoli 95, 102, 103 e 104 N.O.I.F.).

TERMINI PER LA RISOLUZIONE DELLE CESSIONI DI CONTRATTO A TITOLO TEMPORANEO E DI TRASFERIMENTI A TITOLO TEMPORANEO DEI GIOVANI DI SERIE Serie A e B e da Lega Pro a Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro e da Serie A e B a Lega Pro: dall’1/7/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per la risoluzione delle cessioni di contratto temporanee biennali avvenute nella preceden­te stagione sportiva (Art. 103 bis N.O.I.F.). Serie A e B e da Lega Pro a Serie A e B: dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro e da Serie A e B a Lega Pro: dal 3/1/19 al 18/1/19 Per le cessioni temporanee e trasferimenti temporanei avve­ nuti nel primo periodo (Articolo 103 bis N.O.I.F.). dal 3/1/19 al 18/1/19 Per il recesso dalle cessioni di contratto temporanea e dal trasfe­ rimenti temporaneo. (Articolo 103 bis, commi 3 e 4, N.O.I.F.). dal 3/1/19 al 18/1/19 Per la conversione delle cessione di contratto temporanea e dei trasferimenti temporanei in cessioni definitive o trasferimenti definitivi (Articolo 101, comma 5, e 103, comma 8. N.O.I.F.).

ACCORDI PRELIMINARI dall’1/7 al 30/6 della stagione sportiva I calciatori con contratto in scadenza posso­no stipulare un nuovo contratto (prolunga­mento) con la propria società in qualsiasi mo­mento della stagione sportiva. dall’1/1/18 al 30/6/18 In costanza di rapporto, i calciatori con con­tratto in sca­ denza al 30 giugno 2018 possono stipulare accordo preli­ minare con società di­versa dalla propria.


calcio e legge

imenticare

onisti e Giovani di Serie dal 1/6/18 al 30/6/18 In costanza di rapporto, i calciatori con con­tratto plurien­ nale possono stipulare accordo preliminare con società di­ versa dalla propria, con contestuale cessione di contratto. Tali ac­cordi non devono interessare società della stes­sa Se­ rie e/o girone in costanza di svolgimento dei campionati.

TERMINI PER OPZIONI E CONTROOPZIONI dal 18/6/18 al 20/6/18 (opzioni) e dal 21/6/18 al 23/6/18 (controopzioni) Termine per l’esercizio dei dirit­ti di opzione e controopzione pre­ visti nei trasferimenti e nelle cessioni di contratto relative alla sta­ gione sportiva 2017/2018 (Articoli 101, 103, 103 bis N.O.I.F.). dal 3/1/19 al 18/1/19 Termine per l’esercizio dei diritti di opzione previsti nei tra­ sferimenti e nelle cessioni di con­tratto stipulati nel primo periodo della campagna trasferimenti della stagione spor­ tiva 2018/2019 ove non previsto il diritto di controopzione (Articoli 101, 103, 103 bis N.O.I.F.).

TERMINI PER LA RISOLUZIONE CONSENSUALE dall’1/7/18 al 30/6/19 È ammessa purché prevista da accordo scrit­to che deve es­ sere depositato presso la Lega entro 5 giorni dalla data di stipulazione (Ar­ticolo 117 punto 3 delle N.O.I.F.). N.B. Il calciatore, ottenuta la risoluzione consensuale può tes­ serarsi per una società dilettantistica entro il 30/1/19, purché siano trascorsi almeno 30 giorni dall’ultima partita ufficiale.

TESSERAMENTO IN DEROGA CALCIATORI PROFESSIONISTI CON RAPPORTO SCADUTO O CONSENSUALMENTE RISOLTO ENTRO LA FINE DI UNO DEI DUE PERIODI DI CAMPAGNA TRASFERIMENTI (ART. 6 DEL REGOLAMENTO FIFA) Serie A e B: dal 18/8/18 al 14/12/18 e dal 19/1/19 al 28/2/19 Lega Pro: dal 01/09/18 al 14/12/18 e dal 19/1/19 al 28/2/19 Contratto scaduto o risolto consensualmen­te da lunedì 1° luglio 2018 alla fine del primo periodo di campagna trasferimenti. Dal 19/1/19 al 28/2/19 Contratto scaduto o risolto consensualmen­te dalla fine del primo periodo di campagna trasferimenti al 18 gennaio 2019.

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DI CALCIATORI PROVENIENTI DA FEDERAZIONE ESTERA Serie A e B: dall’1/8/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/8/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per il tesseramento di calciatori professioni­sti provenienti da

Federazione estera e per il primo tesseramento di calciatori professioni­sti mai tesserati all'estero (Articolo 40 N.O.I.F.).

dall’1/7/19 al 31/3/19 Per il tesseramento di calciatori professionisti provenienti da Federazione estera con contratto scaduto nella preceden­ te stagione sportiva (ter­minata entro il 31 luglio 2018).

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DEI GIOVANI DI SERIE dall’1/7/18 al 31/5/19 Per il tesseramento di “giovani di serie” a favore di società delle Leghe professionisti­che (primo tesseramento e tessera­ mento da liste di svincolo).

TERMINI PER I TRASFERIMENTI DEI GIOVANI DI SERIE Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/7/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per il trasferimento di “giovani di serie” a società di Serie A, B, Lega Pro, L.N.D. I calciatori devono però già essere tesserati per la società cedente al 30/6/18 (Articoli 100, 101 e 104 N.O.I.F.).

TESSERAMENTO CALCIATORI GIOVANI DI SERIE MAI TESSERATI ALL'ESTERO dall’1/7/18 al 31/5/19 Per il tesseramento Serie A e B: dall’1/8/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/8/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per l'eventuale sottoscrizione del primo con­tratto da professionista.

TERMINI CALCIATORI CLASSE ’98 - ’99 Da parte di società professionistiche nei confronti di “giova­ ni di serie” che a partire dalla stagione sportiva 2018/2019 hanno rispettivamente diritto al primo contratto (classe ’98) e alla qualifica di aspirante professionista (classe ’99).

dall’1/6/18 al 30/6/18 Termini per la riconferma classe ’98 Termini per la riconferma dei calciatori classe 1998 “giovani di serie” per primo contratto pro­fessionistico (Articolo 33 punto 2 N.O.I.F.). dall’1/7/18 al 16/7/18 Termini per la riconferma classe ’99 Termini per la riconferma dei calciatori classe 1999 “gio­ vani di serie” per un “rapporto di adde­stramento tecnico” (Articolo 33 punto 2 N.O.I.F.).

LISTE DI SVINCOLO dall’1/7/18 al 16/7/18 e dall’1/12/18 al 14/12/18 Termini per porre in lista di svincolo da parte delle società i calciatori “giovani di serie” (Articolo 107 N.O.I.F.). 31


calcio e legge

Termini per Non Professionisti e Giovani Dilettanti TERMINI PER IL TESSERAMENTO Termini per il tesseramento dei calciatori “non professionisti” (primo tesseramento o tesseramento da lista di svincolo) dall’1/7/18 al 31/3/19 Per il tesseramento di calciatori “non profes­sionisti” a fa­ vore di società della L.N.D.

Termini per il tesseramento dei “giovani dilettanti” dall’1/7/18 al 31/5/19 Per il tesseramento dei “giovani dilettanti” a favore di so­ cietà della L.N.D.

Termini per il tesseramento dei calciatori ex professionisti dall’1/7/18 al 30/1/19 Per il tesseramento a favore di società della L.N.D. di cal­ ciatori professionisti che hanno ri­solto (per qualsiasi ra­ gione) il loro rapporto contrattuale, purché siano trascorsi almeno 30 giorni dall’ultima partita ufficiale.

TERMINI PER I TRASFERIMENTI TRA SOCIETA’ DELLA L.N.D. Termini per i trasferimenti 1° periodo dall’1/7/18 al 14/9/18 Per il trasferimento di calciatori “giovani dilettanti” e “non professionisti” tra società della Lega Nazionale Dilettanti (Articoli 100, 101 e 104 N.O.I.F.).

Termini per i trasferimenti periodo suppletivo dall’1/12/18 al 14/12/18 Per il trasferimento di “giovani di serie”a società dilettanti­ stiche. I calciatori devono però essere già tesserati per la so­ cietà cedente al 30/06/18 (Articoli 100, 101 e 104 N.O.I.F.).

TERMINI PER I TRASFERIMENTI GIOVANI DILETTANTI Serie A e B: dall’1/7/18 al 17/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Lega Pro: dall’1/7/18 al 25/8/18 e dal 3/1/19 al 18/1/19 Per il trasferimento di “giovani dilettanti” da società di­ lettantistiche a società di Serie A, B, Lega Pro. I calciatori devono però essere già tesserati per la società cedente al 30/6/18 (Articoli 100, 101 e 104 N.O.I.F.).

TERMINI PER I TRASFERIMENTI GIOVANI DI SERIE A SOCIETA’ DELLA L.N.D.

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dall’1/7/18 al 31/8/18 e dal 3/1/19 al 31/1/19 Per il trasferimento di “giovani dilettanti” da società di­ lettantistiche a società di Serie A, B, Lega Pro. I calciatori devono però essere già tesserati per la società cedente al 30/6/18. (Articoli 100, 101 e 104 N.O.I.F.)

TERMINI PER LA RISOLUZIONE DI ACCORDI DI TRASFERIMENTO dall’1/9/18 al 14/12/18 Per la risoluzione di accordi di trasferimento a titolo tem­ poraneo di calciatori “non profes­sionisti” e “giovani dilet­ tanti” (Articolo 103 bis N.O.I.F.).

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DI CALCIATORI STRANIERI PER SOCIETÀ DELLA L.N.D. dall’1/7/18 al 31/12/18 Per il tesseramento di calciatori stranieri per società della L.N.D. (Articolo 40, quater e quinquies) provenienti o pro­ venuti da Federa­zione estera.

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DI CALCIATORI ITALIANI PROVENIENTI DA FEDERAZIONE ESTERA dall’1/7/18 al 31/1/19 Per il tesseramento di calciatori italiani pro­fessionisti pro­ venienti da Federazioni estere. dall’1/7/18 al 30/3/19 Per il tesseramento di calciatori italiani di­lettanti prove­ nienti da Federazioni estere.

LISTE DI SVINCOLO dall’1/7/18 al 14/7/18 e dall’1/12/18 al 14/12/18 Termini per porre in lista di svincolo da par­te delle socie­ tà i calciatori, “non professioni­sti” e “giovani dilettanti” (Articolo 107 N.O.I.F.). Il tesseramento dei calciatori svin­ colati può avvenire a far data dal 15 dicembre.

LISTE DI SVINCOLO “GIOVANI” dall’1/12/18 al 14/12/18 Termini per porre in lista di svincolo da par­te delle società i calciatori “giovani” (Art. 107 N.O.I.F.). Il tesseramento dei calciatori svin­colati può avvenire a far data dal 15 dicembre.

SVINCOLO PER ACCORDO Il deposito degli accordi di svincolo (Articolo 108 N.O.I.F.) dovrà avvenire entro 20 giorni dalla stipulazione e comun­ que non oltre il 28 giugno 2019.


calcio e legge

Termini per il Calcio Femminile TERMINI PER IL TESSERAMENTO Termini per il tesseramento delle calciatrici calciatori “non professionisti” (primo tesseramento o tesseramento da lista di svincolo) dall’1/7/18 al 31/3/19

Termini per il tesseramento delle calciatrici “giovani dilettanti” dall’1/7/18 al 31/5/19

TERMINI PER I TRASFERIMENTI TRA SOCIETA’ DELLA L.N.D.

(Articolo 107 N.O.I.F.). Il tesseramento delle calciatrici svin­colate può avvenire a far data dal 15 dicembre.

SVINCOLO PER ACCORDO Il deposito degli accordi di svincolo (Articolo 108 N.O.I.F.) dovrà avvenire entro 20 giorni dalla stipulazione e comun­ que non oltre il 28 giugno 2019.

VARIAZIONE DI ATTIVITÀ Il termine per l’invio o deposito delle richieste di variazione d’attività (da calcio a undici a calcio a cinque - Articolo 118 N.O.I.F.) dovrà avvenire nel periodo 20/7/18 – 14/9/18.

Termini per i trasferimenti 1° periodo dall’1/7/18 al 14/9/18

Termini per i trasferimenti periodo suppletivo dall’1/12/18 al 14/12/18

TERMINI PER LA RISOLUZIONE DI ACCORDI DI TRASFERIMENTO dall’1/9/18 al 14/12/18 Per la risoluzione di accordi di trasferimento a titolo tempo­ raneo (Articolo 103 bis N.O.I.F.).

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DI CALCIATRICI STRANIERE dall’1/7/18 al 31/12/18

TERMINI PER IL TESSERAMENTO DI CALCIATRICI ITALIANE PROVENIENTI DA FEDERAZIONE ESTERA dall’1/7/18 al 31/1/19 Per il tesseramento di calciatrici italiane con status pro­ fessionistico provenienti da Federazioni estere. dall’1/7/18 al 30/3/19 Per il tesseramento di calciatrici italiane con status di­ lettantistico provenienti da Federazioni estere.

TERMINI PER LA CONVERSIONE DEL TRASFERIMENTO DA TEMPORANEO A DEFINITIVO dall’1/12/18 al 14/12/18

LISTE DI SVINCOLO dall’1/7/18 al 14/7/18 e dall’1/12/18 al 14/12/18 Termini per porre in lista di svincolo da par­te delle socie­ tà le calciatrici “non professioni­ste” e “giovani dilettanti” 33


calcio e legge Modificato l’art. 94 ter delle N.O.I.F.

Accordi economici pluriennali Come concordato da AIC e LND, la F.I.G.C. ha modificato l’art. 94 ter delle N.O.I.F. che prevede l’obbligo per le Società partecipanti ai cam­ pionati di Serie D di stipulare accordi economici con i propri tesserati, intro­ ducendo la possibilità di sottoscrivere Accordi Economici Pluriennali. La nuova disciplina presenta impor­ tanti novità che determinano conse­ guenze sul piano economico (massi­ male + indennità per pluriennalità), sui termini per il deposito, sul tessera­ mento e sugli aspetti fiscali. Di seguito i punti più importanti della riforma:

1) MASSIMALI + INDENNITÀ PER PLURIENNALITÀ A) Per chi stipula un accordo econo­ mico per una sola stagione sportiva l’importo massimo lordo previsto è di Euro 30.658,00 e non è possibile superarlo. Esempio: Art. 1 - Il Sig. Paolo Rossi si impe­ gna, nella sua qualità di calciatore “non professionista” (come sarà fin d’ora individuato nell’accordo eco­ nomico), a fornire le proprie presta­ zioni sportive alla Società a decorre­ re dal 1.8.2018 e fino al 30 giugno 2019 escludendo espressamente ogni forma di lavoro subordinato. Art. 2 - La Società, si impegna ad assicurare al calciatore le condizio­ ni necessarie per una preparazione tecnica adeguata al suo status fe­ derale, in particolare per quanto riguarda la partecipazione all’atti­ vità di addestramento, allenamen­ to ed agonistica, e a corrisponder­ gli i seguenti importi annui lordi, da erogarsi in dieci rate mensili di uguale importo, entro la stagio­ ne sportiva di riferimento. Ai fini fiscali, le somme oggetto del pre­ sente accordo sono inquadrabili tra i redditi diversi di cui all’art. 67, comma 1 lett. m) del T.U.I.R: Euro 30.658,00 (euro trentami­ laseicentocinquantotto00), per la stagione sportiva 2018/2019 34

Euro…(…), per la stagione sportiva… Euro…(…), per la stagione sportiva… B) Per chi stipula un accordo plurien­ nale (due o tre stagioni al massimo) è possibile inserire al punto n.2 del modulo, la somma massima di € 30.658,00 e successivamente, al punto 3, a titolo di indennità per pluriennalità un’ulteriore somma per ogni stagione sportiva. L’importo dell’indennità per plu­ riennalità è liberamente determina­ bile (non c'è un tetto massimo). Esempio: Art. 1 - Il Sig. Paolo Rossi si impe­ gna, nella sua qualità di calciatore “non professionista” (come sarà fin d’ora individuato nell’accordo eco­ nomico), a fornire le proprie presta­ zioni sportive alla Società a decorre­ re dal 1.8.2018 e fino al 30 giugno 2021 escludendo espressamente ogni forma di lavoro subordinato. Art. 2 - La Società, si impegna ad assicurare al calciatore le condizio­ ni necessarie per una preparazione tecnica adeguata al suo status fe­ derale, in particolare per quanto riguarda la partecipazione all’atti­ vità di addestramento, allenamen­ to ed agonistica, e a corrisponder­ gli i seguenti importi annui lordi, da erogarsi in dieci rate mensili di uguale importo, entro la stagio­ ne sportiva di riferimento. Ai fini fiscali, le somme oggetto del pre­ sente accordo sono inquadrabili tra i redditi diversi di cui all’art. 67, comma 1 lett. m) del T.U.I.R: Euro 30.658,00 (euro trentami­ laseicentocinquantotto00), per la stagione sportiva 2018/2019 Euro 30.658,00 (euro trentami­ laseicentocinquantotto00), per la stagione sportiva 2019/2020 Euro 30.658,00 (euro trentami­ laseicentocinquantotto00), per la stagione sportiva 2020/2021 Art. 3 - La Società, in considera­ zione della durata pluriennale del presente accordo*, oltre alle som­ me previste dagli articoli prece­

denti, si impegna ad assicurare al calciatore, per ciascuna stagione sportiva, un’ulteriore indennità ai sensi dell’art. 94 ter comma 7 delle N.O.I.F., da corrispondersi in dieci rate mensili di uguale importo entro la stagione sportiva di riferimento. Euro 10.000 (euro diecimila) per la stagione sportiva 2018/2019 Euro 15.000 (euro quindicimila) per la stagione sportiva 2019/2020 Euro 20.000 (euro ventimila) per la stagione sportiva 2020/2021.

2) TERMINI DI DEPOSITO L’accordo, in triplice esemplare, deve essere obbligatoriamente depositato a cura della Società presso il Dipar­ timento Interregionale della L.N.D. entro il 31 ottobre della stagione spor­ tiva di riferimento per gli accordi sot­ toscritti entro tale data. Per gli accordi sottoscritti successivamente al 31 otto­ bre, l'accordo deve essere obbligatoria­ mente depositato a cura della Società entro 30 giorni dalla sua sottoscrizio­ ne. In ogni caso, la Società deve dare comunicazione al calciatore dell’av­ venuto deposito contestualmente allo stesso. Qualora la Società non vi prov­ veda, il deposito può essere effettuato dal calciatore entro 15 giorni dalla sca­ denza dei predetti termini (ovvero 15 novembre e 45 giorni dalla sottoscri­ zione dell’accordo). Un’ulteriore copia dell’accordo, regolarmente sottoscrit­ to, deve essere consegnata al calciatore al momento della sottoscrizione. NB. Nulla vieta al calciatore di de­ positarlo anche prima della scadenza dei 30 giorni previsti per la società, pertanto il consiglio è quello di farsi rilasciare la propria copia immedia­ tamente dopo la sottoscrizione ed in­ viarla subito in Dipartimento. L’accordo economico non depositato NON È VALIDO. 3) ACCORDO ECONOMICO E TESSERAMENTO a) È stato reinserito lo svincolo per morosità che può essere richiesto qualora la società sia inadempien­


calcio e legge

in Serie D te per un importo pari ad almeno il 20% della somma annua prevista dall’accordo economico; b) In caso di accordi pluriennali la durata dell’accordo coincide con la durata del tesseramento pertanto: - non è possibile richiedere lo svin­ colo ai sensi dell’art. 32 bis NOIF (al compimento dei 25 anni) fino alla scadenza o risoluzione con­ sensuale dell’accordo economico; - è possibile lo svincolo per accordo (art. 108 NOIF), con lo svincolo decade l'accordo economico; - lo svincolo per rinuncia da parte della Società deve essere controfir­ mato dal calciatore (art. 107 NOIF).

4) REGIME FISCALE La disciplina fiscale in vigore per i c.d. “redditi diversi” come sono qualificate indennità di trasferta, i rimborsi for­ fettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attivi­ tà sportive dilettantistiche, è regolata dagli artt. 67 comma 1 lett. m) e 69 comma 2 del TUIR (Testo Unico sulle Imposte sul Reddito), che prevedono: a) ESENZIONE D’IMPOSTA FINO AD Euro 10.000,00 Tali somme ai sensi dell’art. 69 comma 2 del TUIR “non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente, nel periodo d’imposta, a 10.000,00 euro”. Il “periodo d’imposta” a cui fa ri­ fermento la normativa in parola coincide con l’anno solare e non con il periodo d’imposta dell’associazio­ ne o con la stagione sportiva. Pertanto se si cambia squadra alla fine della stagione (giugno/luglio) al momento della stipula dell’accordo con la nuova società (agosto/settem­ bre) il calciatore deve rilasciare alla Società un’autodichiarazione in cui indica le somme della stessa natu­ ra percepite nell’anno solare fino a quel momento (dalla Società prece­ dente) al fine di verificare se si è già superata la no tax area.

b) DISCIPLINA DA Euro 10.001,00 a 30.658,00 - Per la parte ec­ cedente Euro 10.000,00 e fino al rag­ giungimento di Euro 30.658,00 deve essere ope­ rata una ritenu­ ta alla fonte a titolo di impo­ sta pari al 23% oltre alle addi­ zionali regiona­ le e comunale; - Se il reddito complessivo an­ nuo (comprese altre attività del calciatore) non supera Euro 30.658,00 non è necessaria la d ich ia ra zione redditi. c) D I S C I P L I N A OLTRE Euro 30.658,00 - Per le somme eccedenti Euro 30.658,00 deve essere operata una ritenuta alla fonte a titolo di acconto pari al 23% oltre alle addizionali regio­ nale e comunale; - È necessario fare la dichiarazione redditi e: - le somme da Euro 10.001,00 a 30.658,00 concorrono a formare base imponibile (sommandosi ad altri redditi) ma su queste non si applica una ulteriore tassazione; - le somme eccedenti Euro 30.658,00 concorrono a formare base impo­ nibile (sommandosi ad altri redditi) e su queste si applica oltre al 23% già trattenuto alla fonte, un ulte­ riore aliquota fino a raggiungere l’aliquota prevista per lo scaglione fiscale di riferimento.

NOTA BENE Il calcolo delle ritenute, la trattenuta e il relativo versamento devono essere effet­ tuati avendo riguardo al c.d. “principio di cassa”, ovvero al momento dell’effet­ tivo percepimento dei compensi. Le somme riportate sul contratto che supera Euro 10.000,00 sono da inten­ dersi al lordo delle ritenute fiscali. La Società è SOSTITUTO d’IMPO­ STA pertanto (applicando corretta­ mente la normativa fiscale e sulla base delle vostre autocertificazioni) deve: 1) trattenere le imposte dal lordo; 2) versarvi il netto; 3) versare le ritenute; 4) rilasciarvi la Certificazione Unica relativa alle trattenute e relativi versa­ menti all’Agenzia delle Entrate. 35


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di Fabio Appetiti

Veronica Giannone, neodeputata M5s

“Crediamo nella pratica sporti per migliorare la Le giornate del lavoro organizzate a Lecce, come ogni anno, dalla Cgil Nazionale hanno dedicato molta attenzione al mondo dello sport e messo al centro tre temi di fondamentale importanza. La regolamentazione del lavoro sportivo in tutte le sue molteplici sfaccettature, lo sport al femminile con il superamento di ogni forma di diseguaglianza da quello maschile, il rapporto tra politica e sport che deve essere un rapporto sempre più sinergico per favorire la crescita del settore. Impegni in Parlamento hanno impedito all’On. Veronica Giannone, combattiva neodeputata M5s di Lecce, di essere presente al convegno ma tramite la nostra intervista abbiamo voluto recuperare il suo punto di vista. Un punto di vista importante in rappresentanza di quella che è la forza attualmente maggioritaria nel paese e che ha nella sua agenda molti interventi a favore della diffusione e dello sviluppo della pratica sportiva. Cominciamo dall’impossibilità di es­ sere presente al dibattito di Lecce, or­ ganizzato dalla CGIL su lavoro spor­ tivo, causa lavori in Parlamento… su cosa si stava discutendo? “Intanto vorrei dire che mi dispiace molto non aver potuto partecipare all’evento organizzato dalla CGIL sul lavoro sportivo. Purtroppo durante la giornata in cui era in programma sono dovuta rimanere a Roma per votare, il Decreto Legge Milleproroghe. La discussione di questo decreto e le re­ lative votazioni si sono protratte per molte ore a causa di un ostruzionismo di una parte delle opposizioni. Sono convinta che il nostro lavoro debba es­ sere quello di essere presenti in aula e nelle commissioni in modo da poter ri­

uscire, tutti insieme, a portare quell’ef­ fettivo cambiamento di cui l’Italia ha realmente bisogno. Resto, però, dispo­ nibile per eventuali altre occasioni di discussione sull’argomento”. Un breve bilancio di questi tuoi primi mesi da parlamentare e dell’attività del governo “Questi primi mesi sono stati sicura­ mente entusiasmanti, molte ore le ho passate ad approfondire tematiche ri­ guardanti il tema del lavoro pubblico e privato; molte altre le ho dedicate ai lavori d’aula e di commissione; al­ tre ancora le ho destinate alla gestione delle problematiche sul territorio. Fino ad oggi posso ritenermi soddisfatta dell’attività svolta dal nostro Gover­ no. Il bilancio di questo primo mesi è certamente positivo, basti pensare ai grandi successi portati a casa come le tutele del lavoro nel Decreto Dignità o tutte le azioni volte a combattere la corruzione. Per non parlare dell’imme­ diato intervento del Governo per porre rimedio al grave disastro genovese. In­ somma, la nostra intenzione è quella di fare per i cittadini lasciando alle spalle le vecchie dinamiche di potere ed eco­ nomiche a cui eravamo abituati”. Ritornando alle giornate di Lecce e al dibattito organizzato sullo sport, qual è il tuo rapporto con il mondo dello sport?

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“Ho sempre praticato dello sport, fin da bambina, dalla danza alla Kickbo­ xing, con grande versatilità e voglia di fare. Sono convinta che lo sport possa essere un ottimo rimedio oltre che al corpo allo spirito. Si dovrebbe incen­ tivare alla partecipazione sportiva i bambini già dalla tenera età facendo emergere i talenti e le peculiarità di ognuno di loro. Vedo lo sport come uno strumento che aiuta a conciliare mente e corpo rendendo il tutto più armonico e produttivo”. Ti occupi molto di sanità, non credi che la diffusione della pratica sporti­ va sia la migliore medicina preventiva per i cittadini di tutte le età? “Più che di sanità direi che mi occupo di “malasanità”! Infatti cerco di far emergere il marcio che abbiamo nelle strutture sanitarie per poter ricercare un metodo e un modo per sanarle. La sanità è un tema molto importante per me motivo per cui, pur essendo in commissione Lavoro Pubblico e Privato alla Camera e non in commis­ sione Affari Sociali e Sanità, continuo ad occuparmi di quelle che sono le


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iva qualità della vita” problematiche effettive dei nosocomi e delle attività sanitarie nei territori. Certamente praticare sport è un’otti­ ma prevenzione per diverse patologie che potrebbero svilupparsi a causa del modo sedentario in cui, negli ultimi anni, viviamo le giornate. È importan­ te però farsi seguire sempre da istrut­ tori e persone competenti”. Ci puoi brevemente illustrare quelle che sono le linee guida del contratto di Governo stipulato dal tuo partito, M5s, sullo sport? “Intanto il contratto di Governo è stipulato tra due partiti, ovvero Mo­ vimento 5 Stelle e Lega. L’intento del contratto di Governo è abbastanza importante riguardo lo sport e riassu­ merlo diventa particolarmente com­ plicato oltre che riduttivo. Vogliamo investire nello sport, riducendo, allo stesso tempo la spesa sanitaria. È per questo che riteniamo necessario imple­ mentare, sin dalla scuola primaria, la pratica motoria, assicurando la pre­ senza di insegnanti specializzati nella pratica sportiva ed aumentando, con­ testualmente, il monte ore da dedicare a questa disciplina. La pratica motoria e sportiva è indubbio che abbia un’im­ portante valenza sociale. Intendia­ mo istituire l’anagrafe degli impianti sportivi sia pubblici che privati (inclu­ si quelli scolastici, universitari, delle forze dell’ordine e militari), questo perché lo sport rappresenta da sem­ pre uno strumento di integrazione che trasmette valori fondamentali al mi­ glioramento dell’essere umano, anche come individuo. Per questo vogliamo garantire un generale ristrutturazione degli impianti sportivi in tutto il terri­ torio, partendo da uno strumento che riteniamo essenziale per raggiungere questo obiettivo come appunto l’ana­ grafe degli impianti sportivi. Questa permetterà di conoscere la situazio­ ne reale degli impianti e verificare le

eventuali esigenze di ammodernamen­ to e/o di realizzazione di nuove strut­ ture sportive. Attraverso la mappatura degli impianti saremo così in grado di intervenire per allocare efficacemente le risorse da destinare alla ristruttu­ razione o alla costruzione di nuove strutture. È necessario inoltre revisionare le competenze del CONI. Pur ritenendo necessario garantire al mondo sporti­ vo un’adeguata autonomia è molto im­ portante che il Governo assuma, con maggiore attenzione il ruolo di con­ trollore, deve essere compartecipe del­ le modalità con le quali vengono spesi e destinati contributi pubblici. Non vorrei troppo dilungarmi ma ci sono anche ulteriori punti importanti che ri­ guardano le agevolazioni fiscali e con­ tributive per le associazioni sportive dilettantistiche, il potenziamento delle sedi regionali del Credito Sportivo che possano supportare le attività delle Federazioni in materia di investimen­ ti sull’impiantistica sportiva, l’inseri­ mento del laureato in scienze motorie nell’organico di ruolo della scuola pri­ maria e in generale il sostegno a tutto l’associazionismo sportivo scolastico. Questi sono solo i punti principali ma sono tanti gli interventi che vogliamo mettere in atto perché crediamo molto nella pratica sportiva come elemento in grado, realmente, di migliorare la qualità della vita degli italiani”.

no uno sport definito “maschile”. Il cambiamento di cui tanto si parla in questo Governo deve essere principal­ mente culturale: è la nostra mentalità che deve cambiare, il nostro modo di pensare, di approccio alla vita. Sono contenta di giocare a calcio (anche se non sono un granché) ma mi fa star bene perché è uno sport che amo e posso condividerlo con un gruppo”. Per chiudere una domanda sul tuo Lecce di cui sei grande tifosa e che è una società di grande tradizione: pensi che lo rivedremo presto in Serie A? “Tifo Lecce da sempre! È stata una pena vederlo giocare per anni in C, e spero di rivederlo in Serie A. Sincera­ mente, però, mi fa star bene anche solo vederlo giocare, perché amo guardare la tecnica, come la squadra è messa in campo, che tattica di gioco utilizza­ no... insomma amo guardare le partite di calcio. Se poi il Lecce ne esce vitto­ rioso, ancora meglio!”.

Sei una donna del sud e hai aderito con entusiasmo al progetto della Naziona­ le delle parlamentari. Non pensi ci sia­ no ancora pregiudizi e retaggi cultura­ li nel nostro paese per una donna che gioca a calcio? “Proprio perché donna del Sud cono­ sco e vivo da tempo pregiudizi e re­ taggi culturali e credo che nel nostro Paese, purtroppo, ne esistano ancora tanti. Soprattutto nei riguardi delle donne che giocano a calcio o pratica­ 37


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Soncino è un paese feudale del cremonese (pagina 15) (…) Soncino è un paese feudale del cremonese; io sono nato nel quartiere di Santa Cecilia. E, pensa un po’, nel nostro modo di giocare, rappresentavamo proprio la guerra: ci dividevamo tra guelfi, ghibellini e abitanti del castello… Meno male che c’era don Giovanni, il parroco dell’Oratorio che ci organizzava i giochi e addirittura le Olimpiadi. Giocavamo su una piazzetta fatta di terra con porticati intorno e sul muro avevamo pitturato due pali che rappresentavano le porte da calcio. Cominciammo a gareggiare e ricordo che in queste famose Olimpiadi, don Giovanni ci faceva fare la maratona, che consisteva in due giri delle mura del paese, i 100 metri, il salto in alto e il salto in lungo. Erano tutte gare fisiche, atletiche, e io riuscivo sempre a primeggiare, non volevo mai perdere, mai arrivare secondo e questa grande voglia mi ha aiutato a dare sempre il massimo, a tirare fuori tutto quello che avevo dentro. Vincevo sempre, praticamente ero imbattibile. Tutti mi chiamavano e mi volevano nelle loro squadre, mi dicevano: “Mino gioca con noi”. Terminate le scuole elementari, avevo solamente 13 anni, cominciai subito a lavorare, facendo il sarto da mio zio. Volevo sin da subito aiutare la mia famiglia e magari, in cuor mio, guadagnarmi quei soldi che mi avrebbero permesso di comprare la mia amata bicicletta. Però ero sempre un ragazzino e quindi nei momenti liberi, mi piaceva giocare con i miei coetanei. Andavamo sotto i portici e giocavamo a pallone, anzi a palletta perché in realtà prendevamo un po’ di stoffa e ce la costruivamo da soli. Non eravamo tanti, giocavamo quattro contro quattro e, a volte, addirittura cinque contro cinque. Ci piaceva, ci divertivamo. Man mano che passava il tempo iniziavamo anche a chiederci: “Perché non facciamo una nostra squadra? Perché non sfidiamo qualche altro ragazzo?”. Riuscimmo a dare subito una risposta a queste domande. Il campo ovviamente non era in erba, ma era costituito dalle piazze. Le porte non erano quelle vere di legno, ma delle semplici borse o, come dicevamo prima, dei disegni sul muro. Gli avversari poi erano i ragazzi dei co38

muni vicini. Avevamo bisogno però di altre due cose: il nome della squadra e le divise. A votazione decidemmo Virtus, perché ci sembrava un nome importante, mentre per il colore delle maglie, scegliemmo il nero azzurro, perché lì a Soncino l’Inter era la squadra più seguita e quindi quella, tra virgolette, da imitare. Per i pantaloncini, ci pensai io; facevo il sarto e quindi venni scelto per risolvere almeno un problema: comprai un po’ di stoffa e li realizzai. Francesco Goccia-Valentina Cervelloni

GIACOMO LOSI – “Core de Roma”

Prefazione di Francesco Totti Minerva Edizioni Giacomo Losi è nato a Soncino (Cremona) nel settembre del 1935. Dopo la Soncinese (D), ha giocato con la Cremonese (D e C) e per quindici campionati con la Roma in serie A. 386 le sue presenze in giallorosso in campionato, con la vittoria di due Coppe Italia (63/64 e 68/69) e una Coppa delle Fiere (60/61). Undici le sue presenze con la maglia azzurra, con cui ha partecipato al Mondiale in Cile nel 1962. A lungo allenatore (ha vinto tra l’altro il Seminatore d’Oro grazie alla promozione in B col Bari nella stagione 76/77), si occupa tuttora di una scuola-calcio affiliata alla Roma e della Nazionale attori. È stato tra i promotori e fondatori dell’Associazione Italiana Calciatori. “Tutti quelli che parlano di Giacomo Losi, raccontano di un uomo e di un calciatore che non si è mai risparmiato e che ha sempre dato il massimo in tutte le occasioni. Proprio per questo, rientra in quella cerchia, piccola, di giocatori, amati e apprezzati un po’ da tutti, a prescindere dalla squadra di appartenenza” . (dalla postfazione di Daniele De Rossi). Giacomo Losi, per 299 partite con la fascia di capitano. Mai un’espulsione, mai. E una sola ammonizione(!), giusto poi nell’ultima partita che giocò con la Roma. “Contro il Verona, avevano Bui e


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Losi e l’AIC Traspedini come attaccanti. Il nostro allenatore era il mago Herrera, voleva che si andasse avanti e io mi trovavo a ballare lì dietro, in qualche modo dovevo fermarli. Al terzo fallo viene lì l’arbitro, era Motta: mi spiace Losi, la devo ammonire. Giocavo molto sull’anticipo, vedevo prima e prevedevo e se l’altro la prendeva sapevo temporeggiare, aspettavo che se l’allungasse un po’ e sempre sulla palla entravo, mai sulle gambe, non serviva. Avevo quella che adesso si chiama forza esplosiva e pur essendo meno di 1.70, ero bravo di testa, anche uno grande e grosso come Charles lo marcavo io. Ai miei tempi il capitano contava davvero, forse ancor più dell’allenatore. Sempre con e per i compagni, ma se qualcuno faceva il furbo e non faceva le cose come dovevano essere fatte, non gliela facevo passare, certo che no. M’impegnavo sempre, cercavo d’essere d’esempio per tutti. Per questo ancora mi ricordano”.

Tra i tanti ricordi di Giacomo Losi (e tra le sue soddisfazioni) c’è pure l’Associazione Calciatori, proprio così. “Come categoria avevamo allora un avvocato, si chiamava Masera. Era lui che avrebbe dovuto curare i nostri interessi e dico così perché non ne vincevamo una di cause. Tanti in B e in C ma pure in A non prendevano i soldi e noi tutti in fondo non sapevamo nemmeno chi eravamo. Nessuna tutela, nessuna garanzia. Dei privilegiati, certo, già allora prendevamo più di chi andava a lavorare, ma era un lavoro il nostro? Chi eravamo? Ricordo che sull’aereo che ci portava a giocare in Svizzera una partita della Coppa delle Alpi, fu Lino Cascioli, giornalista del Messaggero, a chiedermi come mai noi calciatori non cercassimo di fare qualcosa, di mettere assieme una roba nostra, avrei potuto parlare con gli altri capitani, no? Era qualcosa che avevo già dentro e così feci. Rivera, Castano, Mazzola, De Sisti, Bulgarelli, altri ancora. Il primo fu Rivera, dai Gianni che

organizziamo almeno un incontro, ci diciamo le cose. Io mi occupo del sud, tu del nord. Così ci trovammo a Milano in una decina, però avevamo le deleghe degli altri. C’era il problema di trovare qualcuno che ci rappresentasse, ci fu chi propose di sentire anche Masera, ma io dissi proprio no, non se ne parla. Già m’era capitato di pensare a Campana, aveva smesso l’anno prima, era uno di noi, li sapeva i nostri problemi. Era appena diventato avvocato ed eravamo amici, eravamo stati assieme in azzurro, nelle giovanili. Lui all’inizio era un po’ titubante, poi si convinse e così c’ero ben anch’io quando nel luglio del 1968 andammo davanti al notaio a Milano a fondare l’Associazione Italiana Calciatori. Peccato che l’anno dopo ho smesso di giocare, così ho preferito chiamarmi fuori, non ero più un calciatore”.

Nozze d’oro a Vicenza

Buon compleanno AIC Lo scenario è la Basilica Palladiana, il salotto di Vicenza. L’occasione è il cinquantesimo compleanno dell’Associazione Italiana Calciatori. I protagonisti sono i presidenti, i fondatori, i consiglieri, gli amici e chi, in 50 anni, ha rappresentato la “controparte” o l’”istituzione”. Il tutto in una bella serata di festa che il 6 luglio scorso ha illuminato il cielo della città che da sempre è la sede del sindacato calciatori mentre, sullo sfondo, le immagini del documentario di Emanuela Audisio “1968: la rivoluzione nel calcio italiano”, fanno passare qualche brivido sulla schiena. Una ricorrenza speciale alla quale in tanti non sono voluti mancare, con il Presidente Onorario Campana e il Presidente Tommasi a fare gli onori di casa, con i fondatori “storici” capeggiati da Gianni Rivera, e i presidenti federali (Carraro, Matarrese, Abete, Tavecchio e Fabbricini) e rendere omaggio ad una isti-

tuzione da tutti definita “seria e credibile”. E poi i segretari, i dipendenti, i collaboratori e tanti consiglieri che negli anni si sono fattivamente adoperati per rag-

giungere tutte le importanti conquiste a favore della categoria. Per una sera tutti attorno ad un tavolo a brindare ad un compleanno speciale.


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La partita che non dimentico

Mi ritorni in mente…

Rolando Bianchi (svincolato) “Ne ho più di una naturalmente e qui ne vorrei ricordare tre, dai. La prima che ricordo è Reggina-Messina, un derby, io che venivo da un infortunio che mi aveva davvero fatto penare, rottura del legamento del crociato anteriore. M’era successo a settembre ed ero riuscito comunque a recuperare velocemente anche se, come detto, m’aveva dato pure dei cattivi pensieri, potevano insomma esserci anche delle incognite sul mio futuro di calciatore, proprio in un momento poi in cui ero come si suol dire sulla rampa di lancio per quel che riguardava la mia carriera, pareva insomma potessi salir proprio in alto. Ricordo che quel giorno entrai dalla panchina e dopo un dieci minuti feci gol, fu quello del 3 a 0 per noi. Un gol che per me fu come una liberazione e un punto di ripartenza, da lì infatti feci poi bene con l’Under 21 e bene giocai pure all’Europeo. Ecco perché quella è una partita che ha sempre significato molto per me, che mi porto nel cuore e la prima immagine che rivedo è proprio quella della mia esultanza, come la vissi, il modo con cui mi sfogai, un misto di gioia e di rabbia: l’ho sempre considerato fondamentale quel mio gol, con in più il Messina che retrocedeva… (siamo nella stagione 2005/2006, quella poi contrassegnata dal caso Calciopoli, con lo scudetto assegnato poi a tavolino all’Inter e la retrocessione all’ultimo posto e dunque in serie B per la Juventus, sentenza che permise poi al Messina di essere riammesso alla serie A per la stagione 06/07; ndr). La seconda, sempre con la Reggina, stavolta contro il Palermo, l’anno in cui partimmo da -15 (2006/2007, con Mazzarri allenatore; ndr). Giocammo da loro, erano una squadra forte e feci quel giorno comunque una tripletta. Sì, la partita alla fine la perdemmo, 4 a 3 per loro, ma fu comunque un segnale forte, un’impresa – quella di salvarci – che poteva così anche essere 40

meno impossibile. Uno di testa, uno di destro e uno di sinistro, un qualcosa di completo. Ricordo poi quanto stessi bene quel giorno, fisicamente e mentalmente, ne potevo segnare ancora di più quella volta. E qui il fotogramma che mi porto dentro è l’abbraccio con i compagni, gli sguardi che vedevo guardandoci negli occhi: una sconfitta che ebbe così il merito di lanciarci proprio perché avevamo capito che eravamo forti e ce l’avremmo potuta anche fare (nel corso del campionato la penalizzazione venne poi ridotta a -11; con 12 vittorie e 15 pareggi e scalando quel -11, la Reggina si salvò con 40 punti, assieme a Siena, Torino e Cagliari: furono Chievo, Ascoli e Messina a retrocedere; ndr). La terza infine è la mia ultima partita col Torino (maggio 2013; ndr), a Torino, contro il Catania. Partii dalla panchina, decisione naturalmente dell’allenatore (era Ventura; ndr), con uno stadio che spingeva per me, si sapeva che era l’ultima che giocavo per loro. Mancavano 20’ alla fine e perdevamo 2 a 1. Prima ho preso un palo e dopo poco ho fatto il 2 a 2. Lì ho avuto proprio un’esplosione e magari te ne rendi conto se vai a vedere le immagini in internet. Ricordo i pugni che mi battei sul petto correndo verso i tifosi, se non me lo sono sfondato quel giorno il petto, non me lo sfondo più. Da una parte sfogarmi e dall’altra un ringraziamento a quella tifoseria che mi voleva bene. Sì, l’andar via era un qualcosa di scontato, era l’allenatore che non mi voleva e io in quei mesi avevo co-

munque continuato a fare il mio, aspettando sino all’ultimo, pur con la prospettiva di dover cambiare squadra: mica una cosa da niente quando di anni ne hai già 30… e qui la prima diapositiva che mi torna alla mente è quella delle lacrime dei miei genitori, loro lì in tribuna, loro che sapevano benissimo tutto quello che sin lì avevo passato: fu davvero un’emozione forte. Adesso? Ho fatto il ritiro di Coverciano, fisicamente sto bene e di voglia di giocare ne ho ancora tanta ma è pur vero che di anni ne ho 35, anche l’età è un qualcosa a cui si guarda, specie adesso, vediamo un po’. Dopo? Non so, l’idea che ho ora come ora è che mi piacerebbe svolgere la figura di allenatore-manager. Sì, avendo così la possibilità di gestire un po’ tutta la macchina, curando ogni particolare e ponendo attenzione in tutti i settori, con lo scopo di creare un ambiente positivo con cui poi si potrà identificare un po’ tutta la società. Penso, che so, agli stessi magazzinieri o a coloro che tengono cura dei terreni di gioco: cercando di far sì che le persone stiano bene, ecco che le risposte che si ottengono saranno sempre di qualità. Per dire, tornando ai campi, ecco che li avrai ogni volta davvero in ordine e questo potrà comportare qualche infortunio in meno e molto probabilmente qualche punto in più in classifica. Tanta attenzione e tanta preparazione (e relativi corsi da fare), per poter svolgere il tuo lavoro davvero a 360°”.


servizi

di Tommaso Franco

Nunzio Di Roberto, attaccante della Juve Stabia

Il calcio italiano deve ripartire dai bambini Qual è il tuo rapporto con l’AIC? Devo dire che non ho mai avuto problemi nella mia carriera ma ho sempre parlato molto con li ha affrontati in passato e li affronta oggi, quotidianamente. L’AIC è sempre vicina a noi calciatori e sarebbe bello acquisisse sempre maggiore importanza. Come sei venuto a conoscenza del Dipartimento Junior dell’Associazione? Tramite Pietro De Giorgio. Giocavamo insieme a Crotone… il mio sogno è sempre stato quello di aprire una scuola calcio. In Simone Perrotta ho trovato una persona umile e disponibile. Sono

tutto te stesso più le cose funzionano. Mi sono avvicinato al mondo dei bambini perché credo sia importante dare a loro una mano a crescere secondo un’etica sportiva. Perché hai scelto di collaborare con AIC? Ho fatto questa scelta perché rispecchia proprio il mio “essere”. Il Dipartimento Junior trasmette i veri valori dell’attività di base: un aspetto su cui io conto moltissimo. L’AIC porta avanti un percorso di calcio ed educazione e questo, per un ragazzo, è un binomio importantissimo per la crescita. Credo sia fondamentale per i bambini avere una guida forte: l’educazione in campo fa crescere anche nella vita. Calcio ed educazione sono inscindibili, devono camminare insieme, proprio come una scuola di vita. Consiglieresti ai tuoi colleghi il percorso proposto da AIC? Lo consiglierei certamente; è un percorso che porta enormi vantaggi. Chi più di noi calciatori può sfruttare questa opportunità? Spero che molti di noi ne capiscano l’importanza.

entrato in contatto con persone competenti che fanno bene il proprio lavoro nell’interesse dei ragazzi: questa è una cosa davvero importante. Cosa significa avere una scuola calcio? È un’emozione forte, non deve mai mancare la passione; personalmente mi rigenera. Stare in campo con i ragazzi mi riempie di gioia e più metti in campo

Come vedi la situazione del nostro amato sport in Italia? Il calcio italiano deve migliorare. Basta pensare ai giocatori che c’erano 8-10 anni fa. Cosa è successo poi? Da quanto ho aperto la mia scuola calcio ho visto realtà assurde che non fanno il bene del nostro sport. Con l’AIC abbiamo fatto un bel lavoro e siamo preparati dal punto di vista calcistico. Uno dei ragazzi che era con noi, ora gioca in una società professionistica. È un ragazzo che è stato intercettato più volte da altre scuole calcio che hanno come unico obiettivo la vittoria… Questo la dice lunga su come è gestito il calcio anche a livello giovanile. Vedo dei giocatori, anche bravissimi, che non sono nemmeno messi nelle condizioni di divertirsi sfruttando tutte le loro capacità. Il calcio italiano deve ripartire dai bambini. Molti adulti che gravitano attorno al nostro mondo illudono i ragazzi pensando solamente ai propri interessi: una cosa di una gravità inaudita.

Per ridare valore al nostro amato sport, le scuole calcio che lavorano bene dovrebbero agevolare le cessioni. Non dovrebbero tenere i ragazzi per creare profitto e cercare in campo la vittoria ad ogni co-

sto. Io sono certo che, se facessimo così, ci ritroveremmo nelle squadre più ragazzi italiani di talento e meno stranieri. Giocare a calcio, per me, è la cosa più bella al mondo. Questo è ciò che voglio trasmettere ai miei ragazzi. A loro cerco di trasferire sempre tutto il mio amore per il pallone. Per me è importante fare la cosa che mi fa star bene dentro e i ragazzi mi danno questa possibilità. Ci tengo a dirvi che sono una persona credente ed ogni cosa che faccio, la faccio con il pensiero e il cuore rivolti in alto.

Nunzio Di Roberto è nato a Napoli il 21 settembre 1985. Ha iniziato la carriera nel Napoli, quindi ha vestito le maglie di Giugliano, Potenza, Foggia, Frosinone, Taranto, Cittadella, Varese, Pro Vercelli, Crotone, Cesena e Salernitana. Nel 2017 gestisce la scuola calcio A.S.D. Nunzio Di Roberto a Napoli che ha adottato il modello formativo AIC.

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regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Razzismo e dintorni

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo

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“Ci vuole un segnale forte. Fallo, rifiutatevi di giocare e tornate subito a casa”. Sta in questo messaggio, inviato via sms dal responsabile del settore giovanile del Pontisola Calcio all’allenatore degli esordienti, Ivan Trocchia, un gesto concreto contro il razzismo. Il fatto è accaduto il primo maggio a Rozzano (MI), durante la partita valida per un torneo regionale. Quel giorno, un giovane della squadra di casa ha apostrofato il centravanti africano avversario con la frase “negro di merda”. L’episodio è venuto alla luce a fine partita quando il giovane ragazzo di colore, piuttosto turbato, si è rifiutato di scambiare la mano con chi lo aveva offeso. Secondo l’agenzia di informazione Ansa, dall’inizio dell’anno questo sarebbe il quindicesimo episodio di razzismo che avviene nell’ambito dei campionati giovanili.

ma… E niente, volevo ringraziarti molto perché questo gesto mi ha commosso, mi è piaciuto e mi è servito molto. Ho capito che in alcuni casi il gol, il rigore, la vittoria non contano, si va oltre. Io sono con te nelle scelte perché questa è una cosa che io non tollero assolutamente”. Parole semplici, ma vere, che danno conto di un calcio che si propone di educare, di formare delle persone responsabili oltre che dei buoni giocatori, di un calcio che si pre-occupa di dare degli esempi di vita concreti, testimoniando come il rispetto e la dignità delle persone, insieme alla condanna di episodi razzisti, vengono prima di qualsiasi goal o vittoria.

Di fronte a situazioni come quella che abbiamo raccontato non tutti, probabilmente, avrebbero avuto la stessa sensibilità e il medesimo coraggio dell’allenatore e dei dirigenti del Pontisola. È più probabile che ci saremmo sentiti dire “sono cose che succedono” e si fosse cercato di archiviare in tempi rapidi i fatti accaduti, senza curarsi delle conseguenze che questi possono avere su chi è vittima di offesa e sull’ambiente del calcio in generale. Merita a tal proposito di essere citata la lettera che il giovane capitano degli Esordienti del Pontisola ha scritto al suo allenatore, a nome di tutta la squadra: “Ciao mister, questa volta ti scrivo per dirti GRAZIE a nome di tutta la squadra perché secondo me il tuo è stato un esempio per tutta la squadra, per tutti i presenti, una strada da seguire, un esempio per la vita. Un grazie perché quello che hai fatto è stato un gesto bellissimo nei confronti di Yasso. Credo che lui sia rimasto “colpito” da questo gesto. Sono orgoglioso di avere un mister come te che a queste cose dà un valore vero e proprio, non come alcuni che fanno finta di niente e lasciamo perdere… Queste persone che fanno questi gesti secondo me devono essere “punite” perché questo per un ragazzo di 13 anni può essere un trau-

Anche un altro sport ha lanciato un esempio forte di recente. È accaduto in Sud Africa un tempo terra “apartheid” dove,

a fine maggio il nuovo ct della nazionale di rugby, gli Springboks, ha nominato capitano Siya Kolisi, 27enne terza linea degli Stormers, il primo nero a ricoprire un ruolo così importante. Aveva proprio ragione, Nelson Mandela, che del Sud Africa è stato presidente dopo 27 anni di carcere duro per la sua lotta contro l’apartheid, quando affermò: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno”.

Antonio Vallardi Editore

Demoni

di Alessandro Alciato - 192 pagine - € 14,90

E di razzismo si parla anche nel libro di Alessandro Alciato, noto giornalista e volto tv che ha voluto dedicare 13 storie ad altrettanti calciatori che hanno vinto la loro partita più importante, quella fuori dal campo, quella alle prese con le sfide della vita. E così Mario Balotelli racconta il disagio di un italiano dalla pelle nera, l’ucraino Andriy Shevchenko, Pallone d’Oro nel 2004, racconta la sua fuga da Chernobyl; Gigi Buffon, da molti considerato il più grande portiere di sempre, la sua depressione; il burbero allenatore Siniša Mihajlović la guerra dei

Balcani; il centrocampista Marco Verratti il terremoto dell’Aquila; il promettente giocatore senegalese Mamadou Coulibaly il suo drammatico viaggio in barcone per raggiungere l’Europa. E poi ancora Cassano, Ibrahimović, Kaladze, Pisacane, Quagliarella, Romero e Sacchi: questo libro dà voce, una voce intima e profonda, ai protagonisti del calcio, offrendo un’immagine assolutamente inedita di un mondo di cui conosciamo quasi soltanto i successi, le glorie, le emozioni collettive. Riesce a far luce sui «fantasmi», sui momenti bui che i più celebri calciatori, allenatori e dirigenti hanno dovuto sconfiggere: Demoni è un libro carico di potenza e fascino, che ci rivela aspetti inediti e sorprendenti dei principali protagonisti dello sport più amato del mondo.


segreteria

A Bergamo #UnCampoPerUnSogno

Dedicato a Piermario Morosini Piermario Morosini è rimasto nel cuore di molti, e molti, tra amici ed ex compagni di quadra, non sono voluti mancare il 13 settembre scorso all’inaugurazione del campo a lui intitolato a Bergamo, presso la sede della ASD Polisportiva Monterosso, quello stesso campo dove Piermario era cresciuto calcisticamente. Un progetto realizzato da AIC ONLUS (la Onlus dell’Associazione Italiana Calciatori) grazie ai fondi raccolti in questi anni dai calciatori di tutte le categorie finalizzati alla realizzazione dell’iniziativa in ricordo del centrocampista scomparso nell’aprile del 2012. Michael Agazzi, promotore di tutta la macchina organizzativa, Giampaolo Bellini, Cristian Raimondi, Damiano Tommasi, Leo Di Ceglie, Massimo Paganin, Valerio

Foglio, Andrea Catellani, Valerio Zenoni, Marco Zanchi, Marco Motta, Fausto Rossini, Elia Legati, Emanuele Filippini e chi da tempo sta portando avanti l’impegno di tenere vivo il nome di Piermario, si sono così ritrovati sul rettangolo verde per tagliare simbolicamente il nastro e disputare una partita amichevole tra la “Squadra AIC” e la squadra “Polisportiva Monterosso – Amici di Piermario”. “A nome di tutta la nostra società sportiva e del quartiere ringraziamo di cuore l’AIC che ha finanziato il progetto di rifacimento del manto erboso” – ha sottolineato Erico Rota Presidente della sezione Calcio della Polisportiva Monterosso. “Un sogno che si realizza. Con questo campo bellissimo continueremo a far crescere i

nostri ragazzi tenendo vivo un ricordo e i valori che hanno contraddistinto sempre Piermario”. Il campo, realizzato da Sofisport Srl, è dotato di un innovativo manto dalla struttura monofilo a doppia S, che garantisce prestazioni di alto livello, con un tappeto estremamente resistente all’usura che tutela la sicurezza dell’atleta.

Il dolore come forza per uscire dall’oscurità

Chi vince nello sport vince nella Vita Dal 3 al 12 di luglio scorso si è svolto il Primo Campeggio Sportivo in Italia per ragazzi orfani e con disagio sociale organizzato dall’Ente Hope for Football con il coordinamento dell'organizzazione Alpini Veneto team. Dal 3 al 12 luglio si è svolta la prima edizione del Campeggio Sportivo per ragazzi orfani e provenienti da famiglie disagiate lituane organizzato da Hope for Football ItaliaLithuania. Il coordinamento è stato curato dell’organizzazione Alpini Veneto Team. Nella stessa giornata del 3 luglio i bambini sono stati ricevuti dal Presidente Tomas Danilevicius alla Federazione Gioco Calcio. Il programma si è svolto ad Auronzo e su parte del territorio veneto: sport, solidarietà, musica, supporto, conoscenza delle montagne (Dolomiti). È stata visitata Venezia, ricevuti dal sindaco di Piombino Dese con l’impegno di iniziare un accoglienza nelle famiglie del suo Comune e accolti dalla Campionessa Mondiale di ciclismo lituana Diana Ziliute manager di Diadora. Il principale obiettivo del Campeggio è stato quello di avvicinare bambini e ragazzi dai 9 ai 16 anni alla Cultura e, come sport, in particolare al calcio (in Lituania non molto popolare). Si è cercato di stimolare il senso di partecipazione, sia come team, sia come famiglia. Tutto attraverso lo sport e le sue regole; incontri; scalate in montagna, allenamenti. I giovani protagonisti hanno così po-

tuto sperimentare le potenzialità della loro voglia di serenità, di imparare e conoscere. “Mi sento di ringraziare i partners e i sostenitori delle nostre iniziative, tra i quali l’Associazione Italiana Calciatori” – ha detto il Presidente di Hope for Football Stefano Piciulin, già fondatore della Nazionale dei ragazzi guariti dalla leucemia. “Il Campeggio proposto è stata un’occasione importante data ai ragazzi per misurarsi con se stessi e le molteplici possibilità di portare a casa un ricordo di questo Paese (primo nelle adozioni con la Lituania). È questo spirito che spinge a lavorare in sinergia con volontari, donatori, associazioni culturali e aziende cercando anche di organizzare delle partite del cuore per recuperare dei fondi. La comune certezza è che solo mettendosi in gioco e “allenandosi” a diventare persone felici e serene si diverrà capaci di creare un futuro e di creare relazioni”. L’importanza in questa manifestazione e la sua riuscita sono state possibili grazie alla tenacia dei volontari e alla collaborazione con testimonial quali Tomas Danilevicius e Marius Stankevicius. “Importanti sono state an-

che la presenza e la disponibilità di Gianni Grazioli dell’Assocalciatori; il Comune di Piombino Desio (Pd); il supporto mediatico dell’Organizzazione Stampa Assieme Veneta e del direttore Giorgio Volpato e specialmente dall’organizzazione Alpini Veneto team, con il loro coordinamento e con la loro umanità”. Per questa prima edizione del Campeggio è stato scelto come filo conduttore ideale di tutte le iniziative: “Chi vince nello sport vince nella vita”. Trarre ispirazione dal dolore, dall’energia di rivincita e di conoscenza dalle proprie emozioni. Imparare a riconoscere i messaggi dell’amore intorno a noi, spostare il punto di osservazione sui goal che possiamo realizzare ogni giorno.


internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

WeWorld onlus:

per i diritti di donne e bambini Durante il fine settimana del 21 e 22 aprile scorsi, in occasione del 34esimo turno di campionato, la Serie A scese in campo con un segno rosso sul volto. Era la modalità scelta dall’Associazioane Italiana Calciatori e dalla Lega di Serie A per manifestare la partecipazione del mondo del calcio alla campagna sociale “Un rosso alla violenza”, promossa da “WeWorld onlus”. L’associazione no profit milanese, presieduta da Marco Chiesara, ha un motto che spiega molto sulla sua attività, ormai quasi ventennale: “Con i bambini, con le donne, per i loro diritti”. Sul sito www.weworld.it apprendiamo che il sodalizio lavora in Italia e nel sud del mondo per difendere i diritti delle donne e dei loro bambini attraverso la diffusione e la garanzia del diritto all’istruzione, alla salute e con la protezione dalla violenza. A queste attività “sul campo”, si aggiungono le campagne di sensibilizzazione per cercare di attuare una trasformazione sociale e politica riguardo le problematiche affrontate. Una pagina del sito consente di fare un approfondimento sul lavoro della onlus. Alla voce “ricerche e pubblicazioni” si trovano i numeri della rivista WeWorld News e i testi delle ricerche, delle indagini e dei report annuali. Una notevole quantità di documentazione che permette di analizzare le azioni dell’organizzazione, gli ambiti in cui agisce e i risultati che ottiene. Tra le altre cose, sull’ultimo bollettino il presidente Chiesara fa il bilancio del 2017: “Abbiamo portato avanti 40 progetti nel mondo, operando in 480 scuole primarie e preprimarie e raggiungendo oltre 1.500.000 di persone”. Il responsabile indica anche il prossimo obiettivo nell’abbattimento delle “cinque barriere” dell’educazione, che rendono difficile o impossibile a tanti bambini e bambine l’accesso al sistema formativo: povertà – anche in Italia -, discriminazione di genere, migrazioni stagionali, violenza familiare, malnutrizione. Cinque ostacoli contro cui We World ha già attivato iniziative specifiche. 44

La campagna #unrossoallaviolenza è nata per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza nei confronti delle donne. Si stima che in Italia ogni 30 secondi una donna subisca atti di violenza e ogni 3 giorni una

o in coppia, con la riga rossa antiviolenza. La campagna ha avuto naturalmente interesse e ricadute non solo in Italia. Basta un controllo con Google per verificare che, quel giorno, sui media internazionali venne data prontamente la risposta al perché i giocatori della Serie A fossero scesi in campo con un segno rosso sulla faccia. L’iniziativa è stata anche rilanciata in lingua spagnola - #unrojoalaviolencia – con le immagini dei calciatori, soprattutto i sudamericani della Serie A, col segno rosso ben visibile. I commenti sui social media, tutti molto positivi e di sostegno alla campagna, sono stati numerosissimi e provenienti da ogni parte del mondo. Un altra riprova di quale sia la capacità del calcio di incidere a livello sociale e di quanto la Serie A sia sempre un torneo tra i più seguiti al mondo. WeWorld, tra le altre azioni e iniziative, organizza “Exponi le tue idee!”, un concorso nazionale nelle scuole per proporre il dibattito come metodologia di insegnamento innovativa, di sviluppo e conoscenza, un nuovo approccio al senso civico per migliorare la società di domani. L’edizione 2018 ha visto la partecipazione di circa 900 studenti di 33 scuole, suddivisi in 148 squadre. Le compagini finaliste si sono confrontate su temi molto importanti: gli investimenti internazionali in agricoltura, il controllo delle nascite, test di cultura e diritto di voto, Internet come opportunità o rischio per la democrazia, il senso civico e la responsabilità della famiglia.

viene uccisa dal partner, dall’ex compagno o da un familiare. WeWorld ha un suo programma antiviolenza imperniato su SoStegno Donna, iniziativa che segue le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presente nei pronto soccorso degli ospedali San Camillo Forlanini di Roma, Galliera di Genova e negli Ospedali Riuniti di Trieste. Un’altro supporto alle vittime viene fornito negli Spazi Donna WeWorld di Scampia a Napoli, San Basilio a Roma e Borgo Vecchio a Palermo. I primi a “metterci la faccia” per lanciare #unrossoallaviolenza sono stati il presidente AIC, Damiano Tommasi, e il presidente del CONI - allora anche Commissario della Lega di Serie A - Giovanni Malagò. I due dirigenti del calcio italiano, insieme al subcommissario Bernardo Corradi, hanno fortemente sostenuto l’idea di un ideale cartellino Claudio Marchisio@ClaMarchisio8 Nessuno potrà mai dimenticare quel giorno rosso da sventolare maledetto. Una notte, quella del 29 maggio 1985, che contro la violenza di ha cambiato per sempre le vite di 39 famiglie, segnate genere. Hanno fatdalla perdita dei loro cari, vittime innocenti di una follia. A loro va il mio pensiero. to seguito i calciatori a scesi in campo per la 34 giornata, con in volto il segno distintivo Fede Bernardeschi@fbernardeschi Fa ancora male. Ora che si comincia, torna tutto in della campagna. testa, a mesi di distanza. La delusione, rabbia e frustrazione Ma anche tanti per non esserci e per non aver portato una nazione altri calciatori, calintera a questi Mondiali è enorme. ciatrici e ancora molte persone, note e meno note, che hanno accolto l’appello a postare sui social proLeonardo Bonucci@bonucci_leo19 prie foto, da solo 299 giorni del mio anno trascorso. Giorni di lavoro,

Tweet

di impegno, di cambiamenti, di critiche, di conferme, di maturazione, di passione per il mio lavoro 299 giorni che si chiudono con l’orgoglio di aver indossato per l’80ª volta questa maglia.


internet

di Stefano Fontana

Allenatori in rete

Allegri e Ancelotti: scontro tra titani www.mrallegri.com Sito ufficiale per Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus ed ex centrocampista di indubbio talento. Nato a Livorno nel 1967, Allegri vanta un invidiabile palmares ed è annoverato tra i “mister” più capaci al mondo: ha guidato la Juve fino allo

scudetto 2017/18; precedentemente ha allenato il Milan per 4 stagioni, il Cagliari per due e il Sassuolo; ha vinto lo Scudetto con il Milan nella stagione 2010/11, 2 Supercoppa Italiana (Milan 2011 e Juve 2015) e vanta riconoscimenti individuali come la “Panchina d’oro” nel 2009, 2015 e 2017 e “Miglior Allenatore” al Gran Galà del Calcio AIC nel 2011, 2015 e 2016. Il sito di Max è caratterizzato dal contrasto tra bianco e nero e da una grafica semplice ed accattivante. Una volta collegati al sito siamo accolti dalla foto di un sorridente Max e da una suggestiva citazione: “è

ttando

soltanto ricercando la perfezione che si possono raggiungere i propri obiettivi”. Di seguito troviamo alcuni interessanti dati statistici: 386 partite giocate, 60 goal realizzati, 402 partite allenate, 43% di vittorie. Nel taglio alto dell'homepage troviamo i collegamenti con le varie sezioni del sito. La sezione biografica è composta da una timeline corredata da

suggestive immagini inerenti i principali risultati ottenuti in carriera. La galleria multimediale del sito contiene numerosi scatti di mister Allegri nella veste sia di allenatore che di giocatore. Troviamo poi filmati relativi ad interviste ed avvenimenti importanti come premiazioni e conferimento di riconoscimenti vari. C’è molto altro da scoprire in questo interessante spazio web, lasciamo a voi il piacere di farlo!

ad oggi: 26 anni di duro lavoro e grandi soddisfazioni alla guida di club europei di primo piano come Parma, Milan, Juventus, Bayern Monaco, Real Madrid, Paris SaintGermain e Chelsea. Il sito ufficiale di Carlo Ancelotti, consultabile in italiano, inglese, spagnolo e tedesco, è una miniera di interessanti informazioni su uno degli allenatori più autorevoli attualmente in attività nel panorama calcistico mondiale. L’homepage del sito è dominata dalla notizia del momento: Ancelotti al Napoli! Il mister definisce la nuova avventura “una sfida molto eccitante”: una squadra in grado di esprimere un calcio spettacolare e vincente, una tifoseria appassionata come poche altre al mondo, una città magica. Nel sito ufficiale di Carlo troviamo un’esaustiva sezione biografica, una pagina dedicata alle ultime notizie ed un’intera sezione dedicata ad un grande traguardo: 1000 partite come allenatore professionista. “one thousand games”, 1000 battaglie tra gioie, soddisfazioni, delusioni e forti emozioni. Troviamo poi i collegamenti con i profili social e molto altro ancora.

Gianluigi Buffon@gianluigibuffon Sono il ragazzo di sempre, forse solo un po' meno ragazzo

www.carloancelotti.it Nuovo allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti ha firmato un contratto di tre stagioni con il celebre club partenoPaulo Dybala@PauDybala_ JR peo. Nato a Reggiolo 100 partite insieme, 1.040 giorni, sorrisi, lacrime, abbracci. Mi hai insegnato tanto, sei stato il capitano dei miei successi. il 10 giugno 1959, CarTi auguro il futuro più felice, mio capitano. Mi manlo milita come centrocherai @gianluigibuffon campista in club importanti come Parma, Roma e Milan. Indossa anche la maglia della Nazionale azzurra in ben 26 occasioni tra il 1981 ed il 1991. Successivamente intraprende il Fabio Cannavaro@fabiocannavaro percorso di allenatore giungendo fino

Alza la coppa, capitano! Alzala alta al cielo, capitano, perché questa è la coppa di tutti gli italiani! Perché oggi grazie a voi abbiamo vinto tutti! Alzala alta perché oggi è più bello essere italiani! 9/7/2006 #12

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tempo libero

musica

libreria Edizioni GruppoAbele

Che razza di calcio

di Lamberto Gherpelli – 240 pagine - € 15,00

Lo spettro del razzismo, dell’intolleranza, della discriminazione aleggia sul mondo del calcio. Negli stadi risuonano cori contro i neri, sugli spalti si srotolano striscioni contro gli ebrei, dirigenti sportivi rilasciano dichiarazioni offensive contro i calciatori gay. Anche tra i giocatori si annidano talora pregiudizi contro i compagni di squadra. Ma c’è chi reagisce: campioni che si dimostrano tali anche fuori dagli stadi, associazioni, semplici tifosi che amano il «gioco più bello del mondo» e i suoi protagonisti di ogni colore. Gli stadi, del resto, sono uno specchio della società: nel bene e nel male. Lo scrive, con una sintesi efficacissima, Lilian Thuram, difensore di Parma, Juventus, Barcellona e della Nazionale francese, uno dei più grandi di tutti i tempi: «Io sono diventato nero a nove anni, quando sono arrivato in Francia e ho incontrato i bianchi. Si diventa neri con gli sguardi degli altri». Di quegli sguardi, di quelle voci e di chi non ci sta parla questo libro di Lamberto Gherpelli, ripercorrendo il mondo del pallone dalle origini (quando era uno sport per soli inglesi bianchi) fino agli incombenti mondiali di Russia. Una denuncia presa a cuore anche dall’Associazione Italiana Calciatori, che nella prefazione raccoglie le testimonianze di calciatori e calciatrici che il razzismo lo hanno vissuto, come Nicolás Burdisso, Simone Perrotta o la capitana della Juventus Women Sara Gama. Cercando di andare oltre le chiacchiere da bar, dove spesso «le appartenenze alle diverse tifoserie rischiano di giustificare il proprio razzismo e di vederlo solamente quando se ne e vittime». Senza dimenticare le «storie di straordinaria bellezza», il capitolo che raccoglie gli esempi virtuosi di giocatori che non si sono fatti fermare dal razzismo ma sono diventati campioni dell’integrazione. Perché, come dice Nelson Mandela, «lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo». E allora, lasciamoglielo fare! Milieu

Il Dottor Socrates

di Andrew Downie - 319 pagine - € 19,90

Sócrates è stato uno dei calciatori più radicali della sua generazione: calciatore di grande talento, leader naturale, laureato in medicina, ma anche uomo di eccessi e autodistruzione, con quattro matrimoni, sei figli e una passione per sostanze poco in linea con la vita dello sportivo come l’alcol e il fumo, che lo hanno portato a una morte prematura a 57 anni. Un’icona del calcio che ha segnato gli anni settanta e ottanta in Brasile e nella sua breve parentesi in Italia, alla Fiorentina, quando il nostro era il campionato più bello del mondo. Fuori dal campo, ha condotto una vita altrettanto originale, con una dedizione alla politica e alle cause sociali che nessun giocatore è mai riuscito a eguagliare. Dalla teoria, con le citazioni di Gramsci e dei grandi filosofi, alla pratica, con l’ideazione del progetto della Democrazia Corinthiana, un esperimento di autogestione dello spogliatoio e della vita del club, lanciato negli anni in cui il Brasile era governato da una dittatura militare. Divertente ed erudito, Sócrates era tanto contraddittorio quanto complesso, e solo attraverso una biografia ricca di voci si è in grado di cogliere tutte le sfumature della sua personalità. Avvalendosi di un libro di memorie mai pubblicato dal Dottore e di interviste inedite, Andrew Downie ha messo insieme un resoconto completo della vita di un uomo che ha sempre difeso ciò in cui credeva, a qualsiasi costo, diventando una delle più importanti figure di ribelli in ambito sportivo. Introduzione di Darwin Pastorin. Prefazione di Johan Cruyff. 46

Mike Shinoda

Post traumatic Chissà se scrivere canzoni serve a metabolizzare il dolore, a dimenticare, ad andare oltre un trauma sconvolgente: Mike Shinoda, polistrumentista coofondatore dei Linkin Park, con questo album da solista prova a superare quella che lui stesso ha definito “una montagna russa in mezzo al caos” dopo la morte dell’amico fraterno Chester Bennington, frontman del gruppo statunitense suicidatosi un anno fa. “Il lutto è un’esperienza personale e intima” e tutte le canzoni di “Post traumatic” si portano dentro proprio questo profondo sentimento, pugni nello stomaco e graffi nell’anima sviluppati attraverso l’arte, musica e pittura (suo il quadro ripreso in copertina), nella quale Mike si è sempre rifugiato per superare le complessità della vita e la confusione della strada da percorrere. Mike Shinoda in questo album è solo Mike Shinoda, “vicino” ai Linkin Park e ai Fort Minor (l’altro gruppo da lui fondato) ma concettualmente molto distante dal suo recente passato, tra rabbia e dolore, euforia e sconforto, disperazione e speranza. Un album che forse musicalmente non lascerà il segno, ma che rimarrà comunque una tappa importante per la storia professionale di questo incredibile artista.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


Profile for Associazione Italiana Calciatori

Il Calciatore Agosto_Settembre 2018  

Il Calciatore Agosto_Settembre 2018  

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