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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/VI - Anno 45 - N. 07 Ottobre 2017 - Mensile

2017

07

Ottobre

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

Speciale

70 anni di calcio

/2 dalla pellicola al digitale

All'interno inserto

70 anni di calcio

dalla pellicola al digitale/2

Intervista all'attaccante dell'Hellas Verona

Giampaolo Pazzini "Il mio calcio h24"


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editoriale

di Damiano Tommasi

T’immagini "T’immagini la faccia che farebbero se da domani davvero, davvero tutti quanti smettessimo. T’immagini quante famiglie sul lastrico, altro che crisi del dollaro, questa sì che sarebbe la crisi del secolo. T’immagini se fosse sempre domenica e fossi sempre libera…". Vasco Rossi non pensava certamente al calcio quando scriveva queste parole, pensava forse ad un altro tipo di “dipendenza” non meno popolare e sicuramente più problematica. Nelle ultime settimane, però, mi è risuonata nella mente molte volte a cominciare dalla notizia della Nazionale danese, finalista dell’ultimo Europeo femminile, che ha disertato la partita di qualificazione contro la Svezia per un contenzioso con la loro federazione. Niente partita, FiFPro e UEFA mobilitate per risolvere la questione e ripresa dei giochi una volta sistemate le richieste delle calciatrici. Ad Udine, poi, abbiamo presentato lo studio sul post carriera. Cosa accade quando si appendono gli scarpini al chiodo, quando si spengono i riflettori, quando, appunto, si smette. Purtroppo non sono rare le famiglie sul lastrico e sicuramente il disorientamento è molto più frequente di quanto si immagina. Lavoreremo sempre più in questa direzione sperando di avere sempre più risorse da destinarvi.

A Modena invece si sta consumando l’ennesimo fine corsa di un progetto (a due mesi dall’inizio del campionato?) e questa volta a dire basta ci hanno pensato prima i calciatori del giudice. Ad un certo punto sembra proprio che l’interesse che sta attorno vada oltre la volontà di chi deve (dovrebbe) scendere in campo. Il rammarico più grande è che il peso di tante famiglie, non solo dei calciatori, aggrappate a quel lavoro in società ricada su ragazzi che scelgono di fermarsi. Perché la responsabilità non è mai chiaramente a carico di presunti dirigenti “affermati”? Perché si riciclano sempre le stesse facce e gli stessi fantomatici investitori? Infine la notizia delle ultime settimane con la popolarità degli eSport aumentata repentinamente quando il CIO, nel discutere dei futuri programmi olimpici, ha detto “parliamone”. Già da tempo si stanno giocando tornei internazionali alla Play Station e alcune squadre importanti, Roma, Manchester e altre, hanno assunto i loro giocatori (in questo caso sì “giocatori” e non “calciatori”) con tanto di coach per competere a quello che sarà il futuro (?). Non più piedi dorati ma dita dorate. Sponsor, istituzioni e ragazzi sono incuriositi e attirati da questa prospettiva. Io, rimanendo un nostalgico del fango sulle ginocchia e delle anche sbucciate, mi chiedo allora, alla Vasco Rossi, … e se davvero, davvero tutti quanti smettessimo?

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Poste Italiane SpA – Spedizione

70 anni di calcio

dalla pellicola al digitale

07

Ottobre

scatti di Maurizio Borsari primo piano di Nicola Bosio

Gran Galà del Calcio Triveneto 2017

segreteria regole del gioco di Pierpaolo Romani

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Sport e regole, binomio imprescindibile

calcio e legge di Stefano Sartori

Il tesseramento di calciatori extra Ue in Serie B

calcio e legge di Stefano Sartori Accordo economico e violazione della clausola compromissoria Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

foto redazione e amministrazione

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Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

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ione Italiana Calciatori

All'interno inserto

Cremonese, Foggia, Parma e Venezia: Bentornate

di Pino Lazzaro

Organo mensile dell’Associaz

dalla pellicola al digitale

serie B di Claudio Sottile

intervista

2017 - Mensile

70 anni di calcio

editoriale di Damiano Tommasi

Vivere il calcio 24 ore al giorno, portandosi, come si suol dire, il “lavoro a casa”: Giampaolo Pazzini, attaccante e capitano dell’Hellas Verona, racconta la sua passione per il pallone ripercorrendo tutta la carriera. Una lunga intervista tra ricordi, curiosità e obiettivi futuri.

Ottobre

– 70% NE/VI - Anno 45 - N. 07 Ottobre

Speciale

2017

sommario

2017

07

in Abbonamento Postale

politicalcio di Fabio Appetiti Daniela Sbrollini

femminile di Pino Lazzaro sfogliando tempo libero

Intervista all'attaccante dell'Hellas Verona

Giampaolo Pazzini "Il mio calcio h24"

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speciale Secondo “speciale” interamente dedicato alla fotografia sportiva, ripercorsa attraverso 70 anni di calcio, vale a dire dagli anni ’50, con la nascita di molte testate giornalistiche, fino ai giorni nostri. Un viaggio lungo ed affascinante, iniziato con immagini suggestive in bianco e nero, passando a scatti a colori sempre più definiti. Un percorso che, in questa nostra seconda parte, ci accompagnerà dai primi anni del 2000, fino alla partita… giocata ieri, ripresa e documentata da macchine fotografiche qualitativamente sempre più all’avanguardia.


l’intervista Attaccante e capitano dell’Hellas Verona

In basso a destra, Pazzini riceve da Damiano Tommasi il “Premio AIC al capocannoniere” grazie alle sue 23 reti messe a segno lo scorso anno nel campionato di Serie B.

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di Pino Lazzaro

Giampa


l’intervista

aolo Pazzini: “Il mio calcio h24” “Per quel che posso dire, sono proprio cresciuto con un pallone in mano, me lo ricordo sempre con me, mattina e sera. Una passione davvero innata, mai nessuno che mi abbia spinto, mai, e intanto io lì che me l’andavo sempre a cercare, qualsiasi fosse, di cuoio, di tela, anche quello che mettevo assieme con carta e scotch, anche quello andava bene. Sì, c’è poi il fatto che mio padre ha fatto pure lui il calciatore, è arrivato in Serie C e lo stesso ha fatto mio fratello, un bel po’ di anni più di me e ricordo che lo andavo a vedere, ha giocato tra l’altro a Poggibonsi e pure a Siracusa. Mio padre è stato invece anche con la Pistoiese, attaccante anche lui, ma era mancino. Dunque, come detto, sono proprio cresciuto col pallone e avevo meno di sei anni quando sono andato a giocare col Montecatini, da casa sui 3 chilometri, sempre mio padre a portarmi, è stato lui insomma il mio tassista. A Montecatini ci sono rimasto 4 anni, sono passato poi al Margine Coperta, società di settore giovanile tuttora importante lì nel territorio, è proprio il paese che si chiama così, allora erano gemellati con l’Atalanta, adesso con la Juventus. È stato così,

dopo qualche anno, avevo finito con la terza media, che sono passato all’Atalanta”. “Sono stati anni quelli di cui ho dei ricordi bellissimi, il calcio era solo e soltanto gioco, era divertimento, senza alcuna pressione. E non ero mai stanco, al venerdì capitava che giocassi con gli ’82, al sabato con gli ’83 e alla domenica con quelli della mia classe, con gli ’84. Sì, dai, mi rendevo anche conto che ero magari più bravo, vedevo che avevo delle qualità che a quell’età ne fanno tanta di differenza, ma – ripeto – era soprattutto divertimento, il gusto di giocare, di stare con i miei compagni”. “Per passare all’Atalanta, le premesse sono state due tornei che ho giocato in prestito con loro. Tornei importanti, come quello di Montichiari dove c’erano squadre come Juve e Inter (feci bene e segnai pure un gol all’Inter) e a Verbania e anche lì andai bene e così decisero di prendermi e c’era solo da finire la terza media, questo era l’accordo. Era una possibilità questa che ho avuto modo di vivere soprattutto con grande gioia, con entusiasmo. Io che fin da piccolo non ho fatto altro che finire album di figurine, io che sapevo proprio tutti i nomi dei calciatori. Le cose dunque stavano cambiando, già negli stessi pullman con cui si andava in giro c’erano delle differenze ed è una cosa questi dei pullman che mi ha sempre accompagnato, a cui ho sempre fatto caso, un po’ come i sottopassaggi lì degli stadi, posti sempre particolari quelli per me, non so bene perché”. “No, nessun dubbio se andare o no a Bergamo, anzi, sono stato io a spingere lì in casa, i miei genitori un po’ preoccu-

pati lo erano, pensavano alla scuola, ma io ero curioso di vedere quel che potevo fare, chissà. D’accordo, potevo anche avere il sogno della Serie A, ma non è che l’obiettivo fosse proprio quello di fare il calciatore, prima veniva il divertimento, il giocare. Lì a Bergamo ero alla “Casa del giovane”, un ostello gestito da preti e non c’erano solo calciatori, non era insomma qualcosa di specifico per l’Atalanta. Una sorta di collegio, dove c’eravamo sì noi giovani dell’Atalanta che venivamo da fuori regione, ma pure studenti e lavoratori di aziende di Bergamo. Una trentina di camere, due per camera, due-tre tutor che ci seguivano negli studi. I miei che venivano su grosso modo una volta al mese; per me era più dura, tra allenamenti e la

scuola, capitava che a casa ci andassi anche dopo tre mesi. Ora non so, credo di sì e comunque sino a qualche anno fa la Casa c’era ancora, qualche volta ci sono tornato negli anni, per salutare questo o quel tutor o quelli che ancora erano là da quando c’ero io”. “Fondamentale nel mio percorso è stato il trovare delle persone che mi hanno

Quel mio gesto

“È nato lì a Firenze, all’inizio più che altro per gioco, per scherzo. C’era Toni sempre lì a fare quel suo gesto vicino all’orecchio, capitava che lo faceva più volte al giorno, sempre come per dire ‘senti?’. E allora io ho pensato di rispondergli pensando agli occhi, come dire ‘vedi’? Così è cominciata ed era come detto giusto uno scherzo”. 7


amarcord l’intervista

Mi ritorni in mente

“Dai, faccio proprio fatica a dirtene proprio una di partita che non dimentico, ne ho tante infatti che mi sono rimaste dentro. Intanto, mettendomi qui a pensare, potrei dirti delle partite d’esordio: l’esordio in A con l’Atalanta, ma pure gli altri, tra l’altro sono sempre stati esordi fortunati perché m’è capitato di fare subito gol e penso all’Under 21, all’Inter, al Milan, anche con la Nazionale maggiore, per questo faccio fatica. Ma insomma, se proprio insisti, allora dico quel giorno a Wembley, l’inaugurazione del nuovo stadio, quel luogo così pieno di storia e di fascino. Noi dell’Under 21, in fondo nemmeno ancora abituati a una atmosfera così, tanta gente, 55.000 spettatori e io che dopo 28” faccio gol e poi ne faccio altri due ed è finita 3 a 3. Certo che ce l’ho ancora quel pallone e pure le scarpe e il completino, tutto ben messo lì in una teca che ho a casa mia. Quegli spogliatoi, quell’erba, la gente: un ricordo fantastico e credo lo sia per tutti quelli che quel giorno erano lì con me, i miei compagni [siamo andati a vedere: era esattamente il 24 marzo del 2007, inaugurazione dello stadio dopo anni di lavori per ristrutturarlo. Questa la formazione dei nostri quel giorno: Curci, Potenza (1’ st Raggi), Andreolli, Mantovani (18’ st Coda), Chiellini (18’ st Criscito), Montolivo, Nocerino (18’ st Lazzari), Padoin (1’ st De Martino), Rosina (35’ st Pellè), Rossi (18’ st Lupoli). In panchina: Viviano, Paonessa, Dessena; c.t. Casiraghi]. Una partita che mi piacerebbe rigiocare è la semifinale di ritorno di Coppa Uefa contro il Glasgow Rangers, che abbiamo perso ai rigori e ce n’è un’altra, anzi, giusto gli ultimi 5’ di Sampdoria-Werder Brema, partita che valeva la qualificazione alla fase a gironi della Champions League. All’andata lì da loro avevamo perso per 3 a 1 e al ritorno, partita che avevamo dominato, si vinceva 3 a 0 e abbiamo preso gol dopo il 90’. Sì, avevamo strameritato e fu un colpo grosso quello, nei supplementari loro fecero il 3 a 2 e addio. Il gol che non so ancora come ho fatto a non segnare m’è capitato in un Siena-Fiorentina. Ero a due metri dalla linea di porta, palla facile, tutto il tempo che volevo e non ero nemmeno decentrato: sono riuscito a mandarla fuori lateralmente: inspiegabile. Il gol più bello? Anche questa è una domanda un po’ complicata… torno allora a quella partita col Werder Brema, palla che mi è arrivata dalla trequarti e io poco dentro l’area che la metto al volo lì, vicino all’incrocio. Di sicuro ho giocato in anni in cui di difensori proprio forti ne ho incontrati tanti, sapevo da prima di cominciare che non sarebbe stato semplice con gente come Nesta, Cannavaro, Thiago Silva, Samuel, Materazzi… Uno stadio che mi manca, in cui avrei voluto giocare, è quello del Real Madrid, non m’è riuscito. E comunque so bene d’essere stato fortunato perché dovunque ho giocato lo stadio è sempre stato bello e particolare, da Bergamo a Verona, passando per Firenze, San Siro e Marassi”. 8

aiutato a crescere e non parlo solo come calciatore, anzi. Ricordo le parole di Favini a mio padre, quel suo sottolineare che ‘non sappiamo se diventerà un calciatore, ma di certo crescerà come uomo’. Sì, ho trovato lì da loro delle persone che per davvero mi hanno aiutato a crescere, anche negli studi: è stato un percorso bello e decisivo. Momenti difficili ne ho avuti, come no, io poi così legato ai miei e ai miei posti, però ho continuato, non ho mollato”. “Con la scuola sono sempre andato abbastanza bene e poi era una condizione fondamentale quella. Lì all’Atalanta ci stavano davvero attenti, se non andavi bene ti facevano magari saltare qualche partita, ci seguivano, anche a scuola se arrivavamo magari tardi subito avvisavano la società, così andava. Duri in particolare sono stati comunque gli ultimi due anni di Primavera, i tanti tornei giovanili che poi si facevano, assenze su assenze e ricordo quel periodo della maturità, io lì da solo che pensavo solo a studiare. Va bene, sì, l’istituto era privato e comunque sarebbe stato impossibile con un pubblico, lì almeno mi venivano incontro, me la davano una mano. Sono ragioniere, quello il mio pezzo di carta, sono uscito con 96 ed è stata una soddisfazione, sia per me che per i miei genitori. Anche una difficoltà superata, così la ricordo, altro esame passato e penso ai giovani di adesso, a quel loro buttarsi giusto sul calcio, lasciando gli studi: un qualcosa che non mi piace e che faccio pure fatica a concepire”. “Ho capito che magari ci potevo anche stare il secondo anno di Primavera, è quello del resto il momento decisivo: o ci sei o no. Ero anche in Nazionale, qualche pensiero insomma me lo facevo, poi abbiamo vinto quella volta l’Europeo U19, è ancora quello l’unico titolo della categoria per l’Italia. I giornali che cominciavano a


l’intervista

parlare di me, avevo insomma un po’ di popolarità, con in più che dopo 10 giorni cominciai il mio primo ritiro con la prima squadra. No, era finito quel tempo in cui il giovane portava per dire le borse, però ricordo bene come allora il giovane era ancora giovane e i vecchi erano vecchi. Nessuno si permetteva di rispondere loro e c’era dunque questa differenza, che personalmente trovo giusta. Mi rendo conto che m’ha aiutato pure il mio di carattere, ma devo dire che sono stato pure fortunato perché ho trovato dei vecchi che per davvero mi hanno aiutato”. “Sì, devo dire che il calcio è diventato anche mestiere dopo tre-quattro anni: cambiate responsabilità e pressioni. Ricordo che all’inizio era tutto un po’ magico, che tutto fosse come nei sogni. Sì, i pullman, ma pure altro, pure la novità che eravamo scortati per andare allo stadio e poi gli stadi sempre pieni di gente, bellissimo. Dai, mi sono sentito giocatore: consapevole che avevo ancora tutto da dimostrare, ma è stata una grande spinta. E poi, come dire, le cose sono venute quasi semplici, è stato un passaggio rapido: l’esordio alla prima di campionato, subito un palo e poi la partita dopo ho fatto gol, che è stato decisivo”. “Cosa ci ho messo di mio? Direi dedizione, passione, determinazione, voglia di arrivare e il non accontentarsi. Un qualcosa, specie questo fatto di non accontentarsi, che ancora ho e devo dire che… purtroppo ce l’ho. Questo mio mestiere, mettigli pure le virgolette se vuoi, vedi tu, è un qualcosa che non riesco, giusto per dirtene una, a non portare a casa: se le cose non vanno come devono/dovrebbero andare, non sono contento – poco da fare – non sono sereno, non ci riesco. Sì, mi chiamano “Pazzo”, ma solo di soprannome: sono uno

serio io, uno che le cose cerca sempre che le cose siano fatte bene. Ma come, si ha davanti una occasione così grande e come si fa a non mettere tutti sé stessi? Chissà, magari qualche rimorso ti può restare dentro, ma la coscienza di essere a posto la devi avere, dai. Non so dirti se è un approccio questo che m’è venuto dai miei, non so, certo che loro sono stati proprio importanti, mi hanno dato tanto. E guarda che non è che vivessimo nell’oro, problemi ce ne sono stati, ma loro in ogni caso non mi hanno mai fatto pesare nulla, sono stati bravi, lo capisco ancora di più adesso che ce l’ho anch’io un figlio: sono stati dei grandi genitori, i miei”. “Ormai sappiamo che ci sono telecamere ovunque, sempre e comunque. Tanti gesti che magari potevi anche fare anni fa, tipo gomitate eccetera, non li puoi più fare, lì a casa delle partite fanno vedere proprio tutto. Per forza il comportamento in campo s’è fatto migliore; qualche episodio ci può ancora essere, degli errori magari ci stanno, ma credo che bene o male ci sia pure del rispetto vero tra noi calciatori, almeno per quel che riguarda la A e la B: non conosco la C, non so se magari lì è diverso. Devo dire però che in ogni caso il mondo del calcio mi piaceva di più anni fa, mi pareva più genuino. Ora come ora lo trovo, come posso dire, molto più costruito, mille social a cui star dietro, si è perso un po’ il gusto di stare assieme. Ora c’è il computer, appunto i social… per me, per come sono fatto io, tutto sommato mi piacerebbe di più si potesse vivere come si faceva prima, era meglio. Il fatto è che io di mio sono uno parecchio riservato. So che ci sono quelli che riescono a costruire molto con l’esterno, esterno – e penso al tifo per esempio – che considero una delle cose più belle del calcio. Però, come detto, in questo sono un po’ all’antica, per me insomma è lì sul campo dove soprattutto ci si deve esprimere per bene”.

“Beh, è stato l’allenatore a darmi la fascia di capitano e sinceramente pensavo fosse più semplice “fare” il capitano. Visto che pretendo tanto da me, lo stesso approccio ce l’ho verso i compagni, poco da fare. Se vedo/avverto che c’è qualcosa che non va, lo faccio presente, zitto non sto, sia se c’è da parlare a tutta la squadra, che a questo o quel singolo giocatore: ne ho conosciuti tanti di capitani che scambiano giusto i gagliardetti e stop. Ci metto dunque tante e tante energie, ma devo dire che ho pure delle soddisfazioni. Penso così all’anno scorso e mi fa particolare piacere il rispetto nei miei confronti che ho avvertito dai miei compagni, vuol dire che capivano e “sentivano” che quando intervenivo, lo facevo per aiutare la squadra, il gruppo. No, fare il capitano non significa per me mettermi lì davanti, specie poi nelle corse, non è mai stato il mio forte quello… ma parlo molto, voglio che lo facciano tutti e poi voglio sempre 9


l’intervista amarcord

vincere, anche la partitina. Mi piace vivere lo spogliatoio e il gruppo, con gli anni che avanzano vedo che mi sto curando di più e sono cose che le capisci proprio con gli anni, dunque pure l’alimentazione, i miei lavori, la consapevolezza di cercare di stare bene. Così adesso tocca a me star lì a dirlo ai giovani, anche se so che non è facile, che ci vuole del tempo. Insomma, io con i giovani va così così e certo ci sono giovani e giovani. Ci sono quelli che si impegnano, che si fanno voler bene, ma ci sono pure i presuntuosi, quelli che hanno atteggiamenti come se già avessero fatto tutto, che credono che in fondo sia tutto più facile… non c’è niente invece di facile. Con un bel po’ di like credono di essere già arrivati, ma non stanno così le cose”. “Alle ginocchia ho avuto quattro interventi, due da una parte e due dall’altra. Farsi male per me significa prima di tutto arrabbiarmi e quando capita sono uno che tende a estraniarsi dal gruppo, proprio perché star lì a vedere che loro si allenano, mi fa soffrire di più e il tutto diventa così ancora più difficile. Al dopo? Mah, non so, vedo che comincio a pensarci, un po’ sto provando a vedere. È vero, mai dire mai, ma allenare una prima squadra ora come

ora dico proprio no. Ecco, magari a livello di settore giovanile mi potrebbe pure piacere, ma non scarto nemmeno l’idea del procuratore, penso magari in particolare ai giovani, soprattutto con un approccio che possa aiutarli per davvero a crescere”. “Quello che siamo tutti viziati eccetera,

Giampaolo Pazzini è nato a Pescia, provincia di Pistoia, nell’agosto del 1984. La sua prima squadra è il Montecatini e da qui passa poi al Margine Coperta, polisportiva ora associata alla Juventus ma a quel tempo all’Atalanta. Finita la terza media, c’è così il passaggio all’Atalanta con cui debutta in serie B nella stagione 2003-2004. In quel campionato l’Atalanta ottenne la promozione in serie A e Pazzini fa così l’esordio nella cosiddetta massima serie (con gol, dopo appena 2’) esattamente il 12 settembre 2004 (Atalanta-Lecce 2-2). Sempre in serie A, ha giocato successivamente con Fiorentina, Sampdoria, Inter e Milan. Dall’estate del 2015 è con l’Hellas Verona: prima stagione conclusasi con la retrocessione in serie B e immediato ritorno in A nella successiva, col titolo di capocannoniere: 23 gol. In azzurro in tutte le categorie giovanili (con l’Under 19 ha vinto nel 2003 il titolo europeo), ha fatto l’esordio nella Nazionale A nel marzo del 2009 – con Lippi c.t. – nella partita Montenegro-Italia, valevole per le qualificazioni al Mondiale 2010 in Sudafrica (a cui poi ha partecipato); altro esordio segnato da un gol: subentrato a Iaquinta, mise dentro il pallone del definitivo 2 a 0 per noi (primo gol di Pirlo su rigore). In totale sono 25 le sue presenze, l’ultima (Prandelli c.t.) nel settembre del 2012 a Modena contro Malta (2-0), valida per la qualificazione al Mondiale 2014 in Brasile. Vincitore della Coppa Italia con l’Inter (2010-2011), come miglior giovane si è aggiudicato il “nostro” Oscar del Calcio Aic nel 2005. Sposato con Silvia, è papà di un bambino di cinque anni.

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non è altro che uno dei tanti luoghi comuni che ci sono in giro. Certo, qualche giocatore si comporta magari in “quel” modo, ma poi si fa di tutta l’erba un fascio, con l’aggiunta poi che non vedo cosa ci sia di male se a piacerti è una bella casa o una bella macchina: a chi non piacerebbero? Sono invece tantissimi i calciatori che sono normalissimi e tra questi mi ci metto anch’io, mi ritengo infatti abbastanza equilibrato. Detto poi che me lo sono anche sudato, perché non togliersi qualche sfizio? Che poi io sia un privilegiato non c’è alcun dubbio: soprattutto perché mi trovo a fare un… lavoro che sognavo sin da bambino. Sì, lo dicono tutti, ma è proprio così, è la verità: siamo pagati anche bene, ci piace quel che facciamo, questi stadi belli in cui giochiamo…”. “Le partite credo di sentirle nel modo giusto. Ne ho fatte tante, certo che nelle vigilie dormo, non muoio d’ansia ma nemmeno sono lì che me ne frego. Importante per me il continuare a sentire le farfalle nello stomaco, sarà proprio quando non le sentirò più che sarà tempo di lasciar stare. Le partite le “sento”, mi piace viverle ma non è che stia lì a “sentire” la gente, quando comincia la partita, a tutto ci badi meno, però come detto io sono proprio un amante degli stadi e così mentre che sono lì a fare il riscaldamento, mi guardo sempre attorno, osservo, per


l’intervista

Divertimento e adrenalina

“Cos’è adesso il divertimento?… (pausa, non breve)… mah, ora non è certo più quel che provavo da bambino… ora penso più che altro alla soddisfazione di aver fatto bene la mia parte, sì, il mio lavoro e questo naturalmente si lega per forza al risultato, ai tre punti, insomma al vincere. Cosa poi mi piace più di tutto? Penso a quell’attimo prima, quel mezzo secondo che hai quando capisci che stai per fare gol, con quella scarica di adrenalina che il secondo dopo ti arriva addosso”. rendermi conto di com’è fatto, anche gli angoli, è così. Prima il calcio lo seguivo di più, intendo pure a vedere tante partite eccetera. Ora, da quando è arrivato mio figlio, molto meno, è lui in fondo che “comanda”. Anche alle pagelle prima ci stavo più attento, poi come funzionano le cose lo capisci da te, possono essere giudizi che fanno anche piacere, ma non è il voto in più o in meno che ti può far alzare l’autostima”. “Negli stadi credo che quel che dobbiamo fare noi calciatori sia il comportarsi da professionisti, cercare insomma di dare un buon esempio, sono altre le istituzioni che devono intervenire quando ci sono problemi sugli spalti. Io? Credo d’essere stato sempre uno molto rispettoso. Capitano poi situazioni in cui sbagli, senza magari rendertene conto, ma con tutta la cassa di risonanza che c’è adesso, come detto non scappa nulla. Dai, non so per davvero se io possa essere un esempio, non so, diciamo – ecco – che cerco di non essere un cattivo esempio, questo sì. Se si parla di ste cose nello spogliatoio? Sì, qualche volta capita, specie quando succede qualche episodio/polemica”. “Certo, mi piacerebbe molto vedere stadi pieni e un

grande tifo, ma l’atmosfera che spesso si respira è quella in genere di grande rabbia, con tante più offese e insulti, mi piacerebbe ci fosse più un tifo pro che contro. Non lo so, magari nelle serie inferiori è ancora peggio e certo non posso non pensare al perché si sprechino così tante energie nell’offendere, anziché nel tifare per la propria squadra, mah. Io con gli arbitri? Beh, con qualcuno di loro magari rompo un po’, sto lì a discutere ma sempre con rispetto, sì e tutto poi finisce lì, a fine partita. Dai, ci vuol

buon senso anche da parte loro e loro ce l’hanno: per le situazioni che si creano e vivono in campo, mica è così semplice a volte”. “Il consiglio che mi sentirei di dare a un ragazzo è soprattutto di sfruttare l’occasione nel miglior modo possibile. Di fare in modo sì di divertirsi, ma di non avere rimpianti. Sacrifici certo se ne devono fare, ma sono queste delle occasioni enormi, dunque bisogna stare sempre lì sul pezzo, ancora e ancora, perché la prospettiva è per davvero di arrivare a fare il mestiere più bello del mondo e non è un modo di dire”.

La scheda Stagione

Squadra

Cat.

P.

2017-18

Hellas Verona

Serie A

7

G. 2

2016-17

Hellas Verona

Serie B

35

23

2015-16

Hellas Verona

Serie A

30

6

2014-15

Milan

Serie A

26

4

2013-14

Milan

Serie A

18

2

2012-13

Milan

Serie A

30

15

2011-12

Inter

Serie A

33

5

gen. 2011

Inter

Serie A

17

11

2010-11

Sampdoria

Serie A

19

6

2009-10

Sampdoria

Serie A

37

19

gen. 2009

Sampdoria

Serie A

19

11

2008-09

Fiorentina

Serie A

12

1

2007-08

Fiorentina

Serie A

31

9

2006-07

Fiorentina

Serie A

24

7

2005-06

Fiorentina

Serie A

27

5

gen. 2005

Fiorentina

Serie A

14

3

2004-05

Atalanta

Serie A

12

3

2003-04

Atalanta

Serie B

39

9

11


serie B

di Claudio Sottile

Le neopromosse nel campionato cadetto

Cremonese, Foggia, Parma e Venezia: Bentornate Sono nel calcio del sabato del villaggio nel pallone. Sono nel calcio delle telecamere negli spogliatoi. Sono nel calcio degli stadi che ospitano gare della Nazionale o che fino all’altro ieri erano teatro di partite di coppe europee. Sono Cremonese, Foggia, Parma e Venezia, in rigoroso ordine alfabetico, approdate nella Serie B 2017/18. Chi come lombardi, pugliesi e veneti dopo una cavalcata travolgente, chi sopravvissuto ai playoff come gli emiliani. Il primo quarto del campionato ha evidenziato un grande appetito per tutti. Grigiorossi, rossoneri, gialloblu, neroverdi: tornati in cadetteria rispettivamente dopo undici, diciannove, nove e dodici anni, tutti curiosi di orientarsi al meglio nel ritrovato habitat. La prova della loro fame nelle parole di Simone Pesce (Cremonese), Matteo Rubin (Foggia), Riccardo Gagliolo (Parma) e Marco Modolo (Venezia): fame di vitamina B, fame di campionato delle quattro stagioniLa prova della loro fame nelle parole di Fabio Lucioni (Benevento), Manuel Iori (Cittadella), Daniele Mannini (Pisa) e Mattia Finotto (Spal): fame di vitamina B, fame di campionato delle quattro stagioni.

Simone Pesce, centrocampista della Cremonese

“Campionato molto livellato” 1. “Se avremo raggiunto l’obiettivo preposto ad inizio anno, che è di arrivare alla salvezza il più velocemente possibile e poi da lì vedere cosa potremmo riuscire a fare”. 2. “Vincere non è mai facile. Perché lo fa una soltanto ed hai un margine di errore ridotto, puoi sbagliare meno. Per la salvezza hai qualche possibilità in più di sbagliare, però bisogna analizzare, sono comunque categorie differenti”. 3. “Gaetano Castrovilli ha nel motore dei colpi importanti, poi sfondare dipenderà da lui”. 4. “Da un po’ di anni il campionato di B dice che le squadre che vincono la C fanno sempre bene, vuoi per aver mantenuto l’ossatura, vuoi perché dalla terza serie sono salite compagini che hanno una tradizione. Ogni stagione ha una storia a sé, il campionato quest’anno è molto, molto livellato, ci saranno dodici-tredici squadre che lotteranno fino alla fine per un posto al sole”. 5. “Far fermare l’intera giornata no. Alle squadre che veramente hanno tantissimi giocatori tolti dalle nazionali far rinviare il match potrebbe essere una soluzione”. 6. “Sicuramente, per tradizione, l’Italia che non partecipa sarebbe una cosa stranissima, è una delle formazioni che poi quando parte il Mondiale è sempre accreditata per arrivare in fondo. Per come è amato il calcio in Italia sarebbe una botta grandissima non andare in Russia”.

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Matteo Rubin, difensore del Foggia

“Giocarsela fino in fondo” 1. 2. 3. 4.

“Se il Foggia si salva”. “È stato più difficile salire lo scorso anno, senza dubbio”. “Sicuramente posso dire Davide Agazzi e Francesco Deli”. “Ci può essere. Siamo ancora all’inizio. Noi siamo sempre lì, nonostante non siamo posizionati benissimo, facendo duetre vittorie possiamo trovarci in alto in classifica. Bisogna giocarsela fino alla fine. L’Empoli sta facendo un campionato a sé per adesso, sta facendo vedere che sono molto organizzati. Per ora è un torneo che sembra aspettare tutti, con una partita fatta bene ti trovi nei playoff, fatta male sei quasi nel baratro”. 5. “Secondo me no. Quando giocavo a Modena era uguale. Chi ha tanti nazionali è penalizzato, però dico contestualmente che chi ha svariati convocati vuol dire che ha una squadra molto più competitiva, anche nelle riserve!”. 6. “Non vedere l’Italia al Mondiale sarebbe scandaloso, è sempre stata una nazionale importante, come il Brasile o l’Argentina. Sarà una sfida dura soprattutto in trasferta, perché la Svezia non è l’ultima arrivata, ma sono convinto che l’Italia riuscirà a passare. Magari farà fatica lì per lì e finirà come nel 2006…”.


serie B

Sei domande sei… 1. A fine campionato sarai contento se…? 2. È più difficile essere promossi dalla Lega Pro oppure salvarsi in cadetteria? 3. La B è sovente indicata come la fucina di nuovi talenti. Il nome di un giovane della tua squadra che dirà la sua? 4. Intravedi spazio per i nuovi miracoli in stile Spal e Benevento? 5. Il Palermo, nella gara dell’8 ottobre scorso contro il Parma, complici infortuni e nazionali, ha registrato 11 indi-

Riccardo Gagliolo, difensore del Parma

“Retrocesse avvantaggiate” 1. “Se avremo raggiunto i playoff”. 2. “Vincere il campionato è sempre difficile, giocare per vincere è molto diverso che giocare per non perdere, quindi sicuramente la prima”. 3. “Non ce ne sono tanti giovani da noi in rosa, dico Luca Germoni ed Andrea Dini, attuale terzo portiere”. 4. “Lo spero, anche se le squadre retrocesse dalla Serie A sono più forti ed hanno più possibilità di salire, anche perché hanno più soldi grazie al paracadute e perché, vedi il Palermo, è stata conservata l’ossatura della precedente annata. L’Empoli pure si è rinforzato molto con Ciccio Caputo, terzo tra i cannonieri 2016/2017”. 5. “Non lo so, sono decisioni che spettano alla Lega di Serie B, dobbiamo giocare quando ci viene chiesto, oggi le televisioni rappresentano l’introito maggiore per le società. Per esempio a me non infastidisce giocare nel periodo natalizio, perché poi ti danno i giorni liberi a cavallo del nuovo anno, è giusto che la gente possa vedere il calcio sempre”. 6. “Penso proprio di sì, un Mondiale moderno senza l’Italia non c’è mai stato. È impensabile, non sarebbe un Mondiale anche per noi italiani. Però ce la farà, passerà”.

sponibili. Sarebbe opportuno fermare l’intera giornata, come già accade per la A, in occasione di appuntamenti internazionali? 6. Il 10 e 13 novembre, gli azzurri di Giampiero Ventura cercheranno contro la Svezia di staccare il pass per Russia 2018. Da più parti una mancata qualificazione, circostanza che manca dal 1958, viene indicata come una “tragedia per tutto il movimento”. Appoggi questa chiave di lettura?

Marco Modolo, difensore del Venezia

“Obiettivo salvezza” 1. “Se il Venezia otterrà la salvezza”. 2. “È molto più difficile salvarsi in Serie B”. 3. “Noi abbiamo iniziato con il piglio giusto, però il nostro obiettivo è quello della salvezza, e quindi se noi perdiamo di vista quella meta, rischiamo di fare un grosso errore. Un po’ per scaramanzia un po’ perché siamo una neopromossa dico che dobbiamo puntare alla salvezza, senza guardare più in là”. 4. “Davide Marsura”. 5. “Sarebbe opportuno dare la chance alla squadra che ha un certo numero di giocatori con le nazionali di poter scegliere se posticipare, o meno, la partita. Magari fermare tutto il turno no, ma dare la possibilità di scelta al club che ha tutti questi tesserati fuori dico di sì. In questo modo il campionato non presenterebbe questi svantaggi non da poco”. 6. “Se l’Italia non dovesse andare al Mondiale non sarebbe una tragedia, ma un segnale molto negativo per tutto il mondo del calcio italiano. Magari il piccolo aspetto positivo, in caso di mancata qualificazione, sarebbe che si ripartirebbe da zero e ci sarebbe una nuova era incentrata sui giovani, aprendo un ciclo rinnovato. L’Italia comunque parte da favorita, anche se son partite da leggere nell’ottica dei 180 minuti, la gara di andata sarà fondamentale per poi potersi giocare il ritorno in casa nel migliore dei modi”.

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scatti

Tutti per uno…

Fulvio Fiorin in Empoli – Ascoli 3-0

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di Maurizio Borsari


scatti

La retta via

Pioli, Di Francesco e Gaspar in Fiorentina – Bologna 2-1

Cento nomi

Rodrigo Palacio in Fiorentina – Bologna 2-1

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amarcord

La partita che non dimentico

Mi ritorni in mente…

Ciro De Franco (Matera) “Sai bene che le emozioni che più restano sono quelle legate a una vittoria e così per forza rivado all’anno in cui con la Nocerina vincemmo il campionato di C1 e finimmo in serie B. Ricordo che in quella stagione dovevamo all’inizio fare la C2, la società aveva fatto comunque richiesta di ripescaggio e insomma alla fine ci ritrovammo in C1. La squadra era fatta in ogni caso di gente esperta e di qualità, l’obiettivo doveva dunque essere una salvezza tranquilla. Invece le cose andarono diversamente, riuscimmo a mettere assieme un grande gruppo e continuammo a vincere, tanto che a marzo eravamo lì lì per essere promossi. Il giorno in cui divenne matematico fu comunque più tardi, era il 23 aprile del 2011 e non me lo posso dimenticare perché era una domanda quella – ma quando sarà? – che ci facevano spesso, finché uno di noi se ne uscì con ‘sarà prima di Pasqua’. Ed effettivamente quel 23 aprile era il sabato prima di Pasqua. No, quella definitiva non la vincemmo in casa, ma andammo a farlo proprio a Foggia, c’era Zeman e c’erano tra gli altri pure Sau, Insigne, Farias, calciatori che giocano ora in ben altri palcoscenici. In uno stadio

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poi in cui i tifosi non sono solo il dodicesimo uomo in campo, per me pure il tredicesimo. Grandissima soddisfazione e non ti dico al ritorno: dall’uscita autostradale di Nocera ci avremmo messo minimo tre ore per fare quei 5-6 km sino al campo. Dopo 33 anni, se non sbaglio, quella piazza tornava in serie B e davvero quell’anno tra squadra e tifoseria era venuto a crearsi qualcosa di magico: fu una cavalcata incredibile. Mi torna ora in mente quel coro che alla fine si cantava assieme ai tifosi, noi a correre lì da loro a fine partita: ci si accucciava, si cantava assieme e si finiva tutti assieme a saltellare, noi e loro. Sì, eravamo diventati come una famiglia”.

Matteo Nolè (Lucchese) “Beh, è una rubrica questa che leggo sempre e così quando m’hai mandato il messaggio, ho subito pensato – m’è venuto proprio istintivo – a Correggese-Lucchese, campionato di Serie D, giusto ultima partita del campionato: era esattamente il 4 maggio del 2014, cer to che me lo ricordo. Quel che si dice uno scontro diretto, loro primi in classifica e noi secondi a due punti: l’abbiamo vinta noi quella partita e così li abbiamo superati in classifica, 82 a 81, vincendo il campionato. Ricordo che nel primo tempo perdevamo 1 a 0 e avevamo pure sbagliato un calcio di rigore. Poi abbiamo fatto l’1 a 1 dopo pochi minuti del secondo tempo e il 2 a 1 per noi è arrivato giusto alla fine, nel recupero, credo fosse il 93’. Da Lucca quel giorno erano venuti in 2000, ma la gran parte dovette star fuori, saranno stati 500 quelli che poterono entrare. Rivedo il momento del 2 a 1, come un po’ tutti lì sul campo ci siamo messi a correre, di qui e di là, come impazziti.

Di campionati in tutto sinora ne ho vinti due, sempre in D, l’altro quand’ero col Pontedera: pure lì dei ricordi bellissimi, certo che questa partita con la Correggese, per il modo poi in cui siamo arrivati a vincere il campionato, viene prima di tutte. Ora come ora mi fai ricordare quante emozioni vivemmo già in settimana, noi che si veniva dopo aver vinto contro una squadra di media classifica, non era stato difficile; loro invece avevano vinto contro la terza o la quarta e così c’erano sempre quei due punti in più per loro. Ricordo la partenza in pullman al sabato, quanti ce n’erano lì di tifosi a “spingere” e poi – soprattutto – m’è rimasto impresso il trasferimento dall’albergo al campo prima della partita, con tutti quei nostri tifosi che erano lì con noi, proprio ad accompagnarci… le festa poi della promozione… che emozioni!”


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L’incipit Capitolo 1 La Befana vien di notte… (pag. 11) Ho sempre avuto una grande, smisurata e straordinaria passione per il calcio. La scuola mi piace, ma prima di tutto c’è il calcio. Ogni occasione è buona per tirare quattro pedate al pallone. Credo che questa passione sia nata già nel grembo materno. Fin da piccolo mi piace molto leggere e fare sport. Carlo, mio padre, uomo mite e riservato, ha un’edicola in Ponte Molino, non lontana dalla stazione ferroviaria di Padova. È un uomo di città, ha le sue idee politiche, simpatizza per il socialista Saragat, Nenni gli sembra già troppo rosso. Pur non avendo mai messo piede in chiesa, mi lascia fare il chierichetto senza protestare: è un modo per farmi vivere l’Oratorio e stare con altri bambini. A lui devo tanto, mi accompagna da lontano nella crescita: me ne renderò conto in seguito di quanto siano stati importanti i suoi insegnamenti sul rispetto e la lealtà. Mi trasmette la passione per la lettura e la scrittura. Scriverò tanto nella mia vita, consumerò penne, matite, gomme, perché amo la grafia, amo lo scorrere della biro sul foglio bianco, comporre articoli a mano (il computer non lo utilizzerò mai). Utilizzerò fogli di ogni formato, da quelli protocollo alle ricevute della posta; conseguirò nel tempo anche la tessera da giornalista pubblicista. Mio padre è un giornalaio, non edicolante. Giornalaio, come fornaio, è un nome che cela dentro di sé una poesia, che profuma di sentimenti, di passione, di amore per il proprio lavoro. Aprire il suo negozio è una missione, attendere i distributori alle cinque del mattino per avere i giornali e prepararli con ordine certosino all’interno del negozio è un piacere per gli occhi e per l’anima. Sono cose che si fissano indelebilmente nella mente di un bambino e che rimangono dentro tutta la vita. Tra qualche decennio mi ritroverò a iniziare ogni giornata alle sei con il desiderio impellente di trovare un’edicola aperta per il rito dell’acquisto dei quotidiani, monete contate nella mano, i soliti giornali, il solito tranquillizzante odore. Quando trovo chiuso, penso ai sacrifici di mio padre, m’incavolo e parto alla ricerca: giro per chilometri pur di trovare il quotidiano che mi interessa.

Dalla prefazione di Gianni Mura … il maggior numero di messaggi dai lettori mi arrivò per Nicolè. “Non sapevamo la storia”. “Sembra incredibile”. “intelligente e sfortunato”. Cose così. Intelligente sì, sfortunato forse. Quando ci siamo incontrati, Nicolè mi è sembrato un uomo sereno. Dal calcio poteva avere di più, uno che a 18 anni, dopo i due gol alla Francia a Colombes, Gianni Brera aveva paragonato a Silvio Piola, “Due gol e un palo”, precisò Nicolè, segno che non aveva dimenticato nulla. A intelligente e sfortunato aggiungerei un altro aggettivo: sensibile.

Fabio Nicolè

BRUNO NICOLÈ

Ho amato lo sport e ho scelto il calcio, ho amato il calcio e ho scelto lo sport Prefazione di Gianni Mura Berica Editrice Bruno Nicolè è nato a Padova nel febbraio del 1940. Cresciuto nelle giovanili del Padova, ha fatto l’esordio a 16 anni in serie A sempre col Padova (Nereo Rocco in panchina), stagione 1956/1957. Il campionato successivo, ecco il passaggio alla Juventus con cui conquistò tre scudetti (57/58, 59/60 e 60/61) e due Coppe Italia (58/59 e 59/60). Dopo la Juve, vestì le maglie di Mantova, Roma (con cui vinse la sua terza Coppa Italia, 63/64), Sampdoria e infine Alessandria, smettendo col calcio giocato che aveva appena 28 anni. Otto le sue presenze con la maglia della Nazionale, con l’esordio (e doppietta) a 18 anni, nel pareggio in trasferta contro la Francia (2 a 2). Per quel che riguarda la maglia azzurra, detiene record ancora imbattuti: il più giovane goleador (18 anni e 258 giorni) e il più giovane capitano (21 anni e 61 giorni).

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primo piano

di Nicola Bosio di

A Vicenza la 17ª edizione con Nicola Rizzoli

Galà del Calcio Triveneto 2017 Diciassettesima edizione, il 16 ottobre scorso a Vicenza, del “Galà del Calcio Triveneto”, evento organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori in collaborazione con l’Ussi (Unione Stampa Sportiva) del Triveneto, per premiare i calciatori delle squadre professionistiche del Triveneto (Calcio a 5 e Femminile compreso), nonché il miglior arbitro e il miglior allenatore, che più e meglio degli altri hanno saputo mostrare qualità e continuità di rendimento nell’arco dello scorso campionato. Ospite d’onore l’ex fischietto internazionale Nicola Rizzoli, oggi responsabile e designatore della Can A, terzo arbitro italiano (dopo Gonella e Collina) riuscito nell’impresa di dirigere una finale Mondiale (2014) e ad aver diretto anche una finale di Champions League e una di Europa League. Con Rizzoli, sul palco del Teatro nuovo di

Vicenza, anche il Presidente dell’AIC Damiano Tommasi, il Vicepresidente Umberto Calcagno, il Direttore Generale Gianni Grazioli, il Presidente USSI Veneto Alberto Nuvolari e Luca Ancetti, Direttore del Giornale di Vicenza che anche quest’anno, insieme all’Ufficio Scolastico Provinciale, ha confermato la propria collaborazione per il consueto concorso giornalistico riservato agli studenti delle scuole superiori di città e provincia. “Partecipo sempre volentieri a questa bella iniziativa che il prossimo anni diventerà maggiorenne” – ha detto in apertura Damiano Tommasi - “occasione ogni anno per far vedere il territorio dove è nata e dove ha sede la nostra associazione. Il Veneto sta tornando ai vertici del nostro calcio, da questa terra sono usciti molti campioni”. Poi una curiosità: “Per questa edizione ho il piacere di avere al

mio fianco Nicola Rizzoli, grande arbitro ma soprattutto grande persona: quando interruppi per 16 mesi la mia carriera, a causa di un grave infortunio, tornai in campo con la maglia della Roma in una gara arbitrata proprio da Rizzoli, e ricordo che evitò di ammonirmi per un fallo che feci quasi per esorcizzare la paura di rifarmi male… lui capì perfettamente la situazione”. La manifestazione che, come ha ricordato il Presidente USSI Veneto Alberto Nuvolari “avvicina il calcio di livello al mondo studentesco lanciando e ribadendo valori sportivi importantissimi”, ha coinvolto molti giovani studenti vicentini, anche quest’anno protagonisti degli elaborati sviluppati su temi proposti da AIC, Giornale di Vicenza e Ufficio Scolastico Provinciale: “Collaboriamo con questa bella iniziativa perché vale la pena dare spazio


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I temi del concorso giornalistico

Ecco la lista dei premiati per la stagione 2016-17 UDINESE: CHIEVO: HELLAS VERONA: CITTADELLA: VICENZA: BASSANO VIRTUS: PADOVA: PORDENONE: SÜDTIROL–ALTO ADIGE: VENEZIA: ALLENATORE: ARBITRO: CALCIO A 5: CALCIO FEMMINILE:

Danilo Larangeira Roberto Inglese Giampaolo Pazzini Enrico Alfonso Francesco Signori Mattia Minesso Giacomo Bindi Gianvito Misuraca Michael Cia Simone Bentivoglio Filippo Inzaghi Andrea Zanonato Pablo Taborda Lana Clelland

Qui a fianco, l’ex arbitro Nicola Rizzoli in un momento dell’incontro con gli studenti. A sinistra, gli ospiti della 17ª edizione del “Galà del Calcio Triveneto” che si è svolto al Teatro Nuovo di Vicenza: da sinistra, il direttore de “Il Giornale di Vicenza” Luca Ancetti, il Presidente AIC Damiano Tommasi, Rizzoli , Alberto Nuvolari Presidente dell’Ussi Veneto e, nelle vesti di moderatore, il Direttore Generale AIC Gianni Grazioli. A destra, gli studenti vincitori del concorso giornalistico indetto in collaborazione con “Il Giornale di Vicenza” e l’Ufficio Scolastico Provinciale.

Fair play, solidarietà, scommesse e razzismo Anche quest’anno al Galà è stato legato un concorso giornalistico nato dalla collaborazione tra AIC, Il Giornale di Vicenza e l’Ufficio Scolastico Provinciale riservato agli studenti delle scuole superiori e delle secondarie di primo grado di città e provincia. Due i temi proposti, sei ragazzi segnalati e sei vincitori: “Calcio e solidarietà, calcio e fair play, calcio che spettacolo: sono slogan che suscitano sentimenti che a volte corrispondono alla realtà e a volte rimangono solo speranze disattese” (scelto dal vincitore degli Istituti Superiori Davide Spinello che apre il suo elaborato con “Calcio: solo il sostantivo suscita emozione, sei lettere che accompagnano un mondo, una rincorsa verso un pallone che regala momenti indimenticabili” e chiude con “Calcio: solamente sei lettere che regalano infinite emozioni”) e “Calcio-scommesse, doping, tifo e razzismo: comportamenti concreti ed idee costruttive per cambiare i mali del calcio partendo dai giovani” (sviluppato dal vincitore delle Scuole secondarie di primo grado Samir El Merkely che commenta: “Nel calcio ho imparato a non essere visto come un ‘diverso’, nel calcio ho scoperto che l’inclusione esiste e attraverso il calcio ho cominciato ad apprezzare la mia vita”.)

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1) Simone Marconato, segretario dell’Hellas Verona, ritira dalle mani del Vicepresidente AIC Umberto Calcagno il premio di Giampaolo Pazzini; 2) Mattia Minesso del Bassano Virtus premiato da Massimo Paganin del dipartimento Senior AIC; 3) il portiere del Padova Giacomo Bindi premiato da Diego Bonavina Presidente AIC Onlus; 4) il consigliere regionale dell’Ussi Luca Pozza con Michael Cia, miglior calciatore del Südtirol - Alto Adige; 5) miglior arbitro è risultato Andrea Zanonato premiato da Nicola Rizzoli designatore della Serie A.

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6) Pablo Taborda premiato quale miglior calciatore di Calcio a 5 da Umberto Niccolai, assessore allo sport di Vicenza; 7) Simone Bentivoglio del Venezia premiato da Damiano Tommasi; 8) Luca Ancetti, direttore del Giornale di Vicenza, insieme a Gianvito Misuraca del Pordenone; 9) il portiere del Cittadella Enrico Alfonso premiato da Giuseppe Falco responsabile provinciale CONI; 10) Gianni Grazioli, Direttore Generale AIC, premia Francesco Signori (oggi al Venezia) come miglior calciatore del Vicenza.

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11) Marco Pacione, team manager del Chievo, ritira il premio destinato a Roberto Inglese dalle mani di Alberto Nuvolari, Presidente Ussi Veneto; 12) Lana Clelland (assente per impegni di Nazionale) è risultata la miglior calciatrice. A ritirare il premio consegnato da Katia Serra, responsabile settore femminile AIC, il vicepresidente Domenico Bonanni; 13) Filippo Inzaghi premiato da Antonio Allegra direttore di Panini Italia.

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Speciale

70 anni di calcio

dalla pellicola al digitale/2


Secondo “speciale” interamente dedicato alla fotografia sportiva, ripercorsa attraverso 70 anni di calcio, vale a dire dagli anni ’50, con la nascita di molte testate giornalistiche, fino ai giorni nostri.

70 ANNI DI CALCIO DALLA PELLICOLA AL DIGITALE/2 di Nicola Bosio foto di Maurizio Borsari

Un viaggio lungo ed affascinante, iniziato con immagini suggestive in bianco e nero, passando a scatti a colori sempre più definiti. Un percorso che, in questa nostra seconda parte, ci accompagnerà dai primi anni del 2000, fino alla partita… giocata ieri, ripresa e documentata da macchine fotografiche qualitativamente sempre più all’avanguardia.


Si parte dal nuovo millennio, dalla storica vittoria del Mondiale della Nazionale di Lippi in Germania per arrivare alla Juventus dei record targata Conte/Allegri. 15 anni di storia, di calcio, di personaggi e curiosità. Momenti, scatti, fotografie: tante, tutte belle ed affascinanti, sempre più nitide e dettagliate, a volte volutamente riportate ad un suggestivo bianco e nero d’altri tempi. Con questo secondo “speciale” (che ci accompagna fino alla partita giocata ieri, anzi domani…), il nostro “viaggio” vuole raccontare la storia del calcio attraverso la fotografia, cercando di riuscire a comprendere i cambiamenti avvenuti nel mondo fotografico e calcistico in questo ultimo periodo. Scoprire cioè sia l’evoluzione della fotografia nella cronaca sportiva che le trasformazioni del mondo del pallone… e viceversa. Per documentare tutto questo abbiamo scelto i momenti più importanti di questo ultimo decennio, i personaggi che li hanno “scritti”, i campioni artefici di partite epiche, gli “eroi del calcio” che restano sempre, e per sempre, nella nostra memoria.

La nascita della fotografia sportiva avviene nei primi anni ‘50 con l’avvento di macchine fotografiche portatili e la creazione di parecchie testate giornalistiche. Si parte da formati fotografici 6x6 per arrivare a file digitali ora in uso. Questo cammino passerà dalla pellicola bianco e nero alla pellicola a colori, alle diapositive, per iniziare, fine anni ’90, con le prime macchine digitali con file piccoli ed arrivare a file molto grandi. Dobbiamo capire che il periodo 1950-2000 ha avuto un’evoluzione tecnologica basata non sui supporti fotografici, ma sulle macchine fotografiche: dagli scatti singoli, con formati quadrati in bianco e nero, al formato 24x36 colore, o dispositivo con l’aumento della velocità di scatto dell’apparecchio fino a 12 fotogrammi per secondo, fino all’evoluzione delle lenti fotografiche passando da lenti fisse (che potevano essere 50 0 75 mm) a teleobiettivi di diverse focali (da 100 a 1200mm). Poi l’arrivo delle ottiche a focale variabile chiamate zoom. Quindi, fine anni novanta, l’avvento dell’era digitale con macchine fotografiche da prezzi astronomici (le prime costavano 40 milioni di lire) ma con una qualità molto scarsa. Da qui in avanti inizia l’era “consumistica” della fotografia: fino ad allora un camera professionale poteva essere all’avanguardia per 5 o 6 anni o, per restare aggiornati, al massimo si cambiavano le camere ogni 2 anni. Ora abbiamo raggiunto uno standard molto elevato e si spera in un rallentamento dello sviluppo tecnologico.


Il 2006 è l’anno del riscatto, o meglio del trionfo, quello che riporta incredibilmente il nostro calcio in vetta al mondo nonostante l’ennesimo scandalo legato alle scommesse: “Calciopoli” ha da poco emesso le sue sentenze (Juventus in B con la revoca di 2 scudetti, penalizzazioni per Lazio, Milan, Fiorentina e Reggina, radiazioni e squalifiche per numerosi dirigenti e calciatori) quando la nostra Nazionale parte (coperta di insulti e critiche) per i Mondiali in Germania. I più contestati (Lippi, Cannavaro e Buffon) saranno invece i protagonisti di una delle più belle pagine del pallone azzurro. Si inizia con la vittoria sul Ghana (2 a 0 gol di Pirlo e Iaquinta), alla quale segue il deludente pareggio con gli Stati Uniti (1-1, gol di Gilardino ed autogol di Zaccardo) e la vittoria sulla Repubblica Ceca (2 a 0 con

gol di Materazzi e Inzaghi) che ci porta agli ottavi. Ci tocca l’Australia che liquidiamo con un rigore di Totti, quindi nei quarti, l’Ucraina alla quale rifiliamo un secco 3 a 0 (Zambrotta e doppietta di Toni) che ci regala una semifinale di fuoco con i padroni di casa della Germania. Altra partita che entrerà nella storia: vinciamo 2 a 0 ai supplementari (Grosso e Del Piero in gol) e voliamo in finale con la Francia. A Berlino gli azzurri di Lippi sono inarrestabili: gol su rigore di Zidane, pareggio di testa di Materazzi, testata di Zidane a Materazzi e rigori che, una volta tanto, ci premiano con capitan Cannavaro che alza la nostra quarta Coppa del Mondo… nelle immagine della Nikon D2X, reflex digitale professionale, forse il migliore modello della linea di fotocamere dell’azienda giapponese.


Prima della D2X, la Nikon aveva lanciato sul mercato la D2H, macchina fotografica reflex digitale con un sensore jfet lbcast Nikon da 4.1 megapixel di risoluzione, capace di scattare raffiche di 30 jpeg. Quella macchina ci permette di fare un piccolo passo indietro (ed uno in avanti), per omaggiare una delle squadre più vincenti della storia recente, il Milan di Carlo Ancelotti e capitan Paolo Maldini, che nell’arco di sei stagioni (tra il 2002 e il 2008), mette in fila 8 titoli tra Champions (quella di Manchester nel 2003 e quella di Atene nel 2007), due Supercoppe europee (2003 e 2007), un Mondiale per club (2007), una Coppa Italia (2003), una Supercoppa italiana (2004) e il campionato di Serie A della stagione 2003/2004 con 11 punti di vantaggio sulla Roma. Una cavalcata entusiasmante grazie ai famosi schieramenti a

“rombo” prima e ad “albero di Natale” poi, e a calciatori di grandissima qualità in tutti i reparti: tra i pali (Dida e Abbiati), una difesa di ferro (il già citato Maldini, quindi Costacurta, Nesta, Kaladze, Serginho, Oddo e Cafù), un centrocampo dai piedi buoni (Pirlo, Rui Costa, Gattuso, Seedorf e Ambrosini), un attacco stellare (Inzaghi, Shevchenko, Kakà, Crespo, Gilardino, Ronaldinho e persino il Ronaldo brasiliano). Tanti trofei da mettere in bacheca, tante partite indimenticabili come la finale del Mondiale per Club (la vecchia Coppa Intercontinentale) vinta in Giappone per 4 a 2 sugli argentini del Boca Juniors grazie alla doppietta di Pippo Inzaghi e alle reti di Nesta e Kakà (per gli argentini in gol due vecchie conoscenze del nostro calcio come Ledesma e Palacio).


Per quanto riguarda la fascia professionale dedicata alla foto sportiva (quella cioè che privilegia la velocità alla risoluzione) la Nikon lancia la D3, una fotocamera Digital Single Lens Reflex professionale da 12.1 megapixel con sensore a pieno formato (35 mm). È la macchina fotografica dell’Europeo 2008, quello disputato in Austria e Svizzera, dove la Nazionale campione del mondo in carica del “dopo Lippi” (affidata a Roberto Donadoni) si presenta ai nastri di partenza da favorita. Con ancora negli occhi la notte da sogno di Berlino, gli azzurri hanno però un brusco risveglio con le tre sberle che l’Olanda ci rifila subito all’esordio, rimediate (solo in parte) dal pareggio per 1 a 1 con la Romania (in rete Panucci). Passiamo il primo turno grazie alla vittoria sulla Francia (2 a 0 con gol di Pirlo e De Rossi), ma “sbattiamo”, nei quar-

ti, su quella che diventerà una delle nazionali più forti e vincenti degli ultimi anni: la Spagna di capitan Casillas, Sergio Ramos, Fabregas, Xavi e Iniesta. Stavolta i rigori ci condannano (sbagliano De Rossi e Di Natale) e gli iberici andranno a vincere il titolo battendo in finale (arbitrata dal “nostro” Rosetti) la Germania di Podolski. Ancelotti, vinto tutto col Milan, vola in Inghilterra al Chelsea (vincerà anche coi Blues) incrociando la propria carriera con Josè Mourinho, allenatore portoghese che proprio dal Chelsea arriva a Milano (sponda Inter) gettando le basi per una breve (tre stagioni) ma intensa sfilza di vittorie coi nerazzurri. Lo “special One”, come lui stesso si definisce, vince una Supercoppa italiana, 2 scudetti, una Coppa Italia, e una Coppa Campioni chiudendo la sua avventura interista con uno storico “triplete”.


Chiusa l’era nerazzurra, e prima di aprire il lungo dominio targato Juventus, la Milano del pallone vive un’altra stagione da protagonista, stavolta sponda Milan grazie ad un allenatore emergente, Massimiliano Allegri, e ad uno dei colpi di mercato più importanti dell’era rossonera, vale a dire Zlatan Ibrahimović, rientrato in Italia dal Barcellona dopo aver già vestito le maglie di Juve e Inter. Ma è solo un flash (quello della Nikon D3s, prima fotocamera full frame in casa nipponica ad offrire anche la registrazione video in HD) perché poi sarà solo Juventus. In casa bianconera arrivano Antonio Conte in panchina e Andrea Pirlo in regia, e la musica cambia: la grinta del mister leccese e le magie del centrocampista bresciano con la sua “maledetta” (punizione imprendibile, incubo di ogni portiere) riportano lo scudetto sotto la Mole. È

la Juve di Buffon, Chiellini, Bonucci e Barzagli, di Vidal e Marchisio, ma soprattutto di capitan Del Piero. Già, Alex Del Piero, un monumento, un numero “10” che entra di diritto nella storia del club torinese anche se il finale, a dire il vero, come in tutte le grandi storie d’amore che si rispettino, non è proprio una favola alla “…e tutti vissero felici e contenti”. 19 anni sempre con gli stessi colori, tanti trofei, tante vittorie, molte sconfitte e mille critiche alle quali Pinturicchio (così lo soprannominò l’avvocato Agnelli) ha sempre risposto con i fatti e con quei gol “alla Del Piero” che hanno segnato uno stile oltre che un’epoca. Il suo addio, il 20 maggio 2012, nella finale di Coppa Italia persa contro il Napoli, tra applausi e lacrime, tra amarezza e devozione, lascia un segno anche in chi non è mai stato di fede juventina…


Campionato Europeo 2012 in Polonia e Ucraina, l’ultimo a 16 squadre: partiamo bene bloccando la favorita Spagna sull’1 a 1 (gol di Di Natale e pareggio di Fabregas), ma ci complichiamo la vita impattando, sempre per 1 a 1, contro la Croazia di Mandzukic (rete di Pirlo con la solita “maledetta”). Il discusso attacco sul quale punta il C.T. Prandelli improvvisamente esplode: contro l’Irlanda vanno a segno sia Cassano che Balotelli portandoci ai quarti dove affrontiamo l’Inghilterra di Rooney. Nei tempi regolamentari si resta sullo 0 a 0 e nemmeno i supplementari cambiano la situazione. Ancora una volta gli azzurri si giocano tutto ai calci di rigore: sbaglia Montolivo, poi Pirlo fa il cucchiaio e i due Ashley (Young sulla traversa e Cole parato da Buffon) falliscono il loro penalty; tocca ad Alessandro Diamanti portarci in semifinale, mentre

in Italia partono i caroselli e risuona quel “poo po po po po poo” di berliniana memoria. Perché, tra l’altro, ci tocca ancora la Germania e, ancora una volta, sarà una partita “storica”, quella dove Buffon si confermerà “Supergigi” e Mario Balotelli diventerà “Supermario”, quella dove la sua doppietta, e quella posa statuaria a torso nudo dopo il secondo gol, faranno il giro del mondo. Si torna a sognare, si torna a far parlare del nostro calcio, si torna a colorare d’azzurro le nostre piazze, ma la festa, purtroppo durerà poco: in finale ritroviamo la Spagna e il 4 a 0 conclusivo per le furie rosse è un passivo fin troppo pesante per De Rossi e compagni. Capitan Casillas alza al cielo un’altra coppa (dopo l’Europeo 2008 e il Mondiale 2010), mentre sulla comunque bella Nazionale di Cesare Prandelli cala mestamente il sipario…


L’Europeo 2012, nonostante la finale raggiunta, lascia aperti molti interrogativi, soprattutto appare troppo evidente il gap con altre nazionali, Spagna in primis. E mentre la Juventus della nuova stella nascente Pogba vince un altro scudetto, e il Real Madrid di Ancelotti e del pluri Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo si aggiudica la finale di Champions contro i “cugini” dell’Atletico, siamo già alle porte di un nuovo Mondiale, quello giocato in Brasile che, finale arbitrata dal “nostro” Rizzoli a parte, per i colori italiani riserverà solo amarezze. Andiamo con ordine: si riparte da Prandelli, Buffon, Pirlo e Balotelli, dalla rodata difesa BBC (Bonucci, Barzagli, Chiellini) e dall’estro di Cassano e Verratti. E si parte anche bene, con la vittoria sull’Inghilterra (reti di Marchisio e Balotelli) e con la convinzione di poter fare un grande

Mondiale. Poi il buio totale: perdiamo contro il Costarica e, nell’ultima gara per sperare negli ottavi, l’Uruguay ci prende letteralmente a… morsi. A Natal succede di tutto: l’espulsione (discutibile) di Marchisio, il morso (di Suarez) non visto (dall’arbitro messicano Rodriguez) a Chiellini, la rete di Godin e le dimissioni (di Prandelli e Abete). E pensare che il segno dei denti del “pistolero” sulla spalla del nostro difensore lo vedono tutti, lo immortala nitidamente persino l’obiettivo della Nikon D4 (fotocamera reflex con sensore FF (1.0x) da 16.2 megapixels) del nostro fotografo. Il Mondiale della festa, della musica e dei colori si trasforma in una piccola-grande tragedia sportiva… anche per i padroni di casa del Brasile, che beccano un sonoro (quanto umiliante) 7 a 1 dalla Germania che quel Mondiale lo andrà a vincere battendo in finale l’Argentina di Messi.


C’è un’altra reflex lanciata sul mercato, dotata di un sensore pieno formato Nikon FX prodotto da Sony di 36,3 milioni di pixel effettivi, la prima fotocamera 35mm ad adottare un sensore dalla così elevata risoluzione: è la Nikon D800 alla quale tocca “l’ingrato compito” di documentare la storia tragica, sportivamente parlando, della sconfitta del Brasile, con conseguente mancata finale del “suo” Mondiale, contro la Germania. Una batosta storica paragonabile solo al “Maracanazo” del 1950, un 7 a 1 senza precedenti per la Nazionale verdeoro, che dal 1975 non perdeva una gara ufficiale in casa. Eppure al “Mineirão” di Belo Horizonte, l’8 luglio 2014 (segnatevi questa data) accade l’incredibile: ai brasiliani di Scolari, lanciatissimi verso la sesta coppa mondiale, mancano le stelle Thiago Silva (squalificato) in difesa, ma soprattutto Neymar (messo ko da una ginocchiata di

Zuniga e già autore di 4 reti) in attacco; i tedeschi di Löw sono una squadra granitica, forse la più bella vista in tutta la competizione. La partita, in pratica, dura meno di mezz’ora, il tempo di contare, come su un pallottoliere, le reti di Müller (11’), Klose (23’), Kroos (24’), ancora Kroos (26’) e Khedira (’29). Al povero Júlio César, in balia di una difesa da incubo (Maicon, Dante, David Luiz e Marcelo), non resta che raccoglie ancora due palloni in fondo alla rete quando, nella ripresa, va a segno due volte anche Schürrle, prima del gol (della bandiera… “ammainata”) di Oscar. Il “Mineirazo”, nuovo termine coniato per l’occasione, è servito: piange il Brasile travolto da uno psicodramma nazionale tanto umiliante quanto inaspettato; ride la Germania che, mentre il sole tramonta alle spalle del Cristo Redentore sulla baia di Rio, vince il suo quarto Mondiale.


Lionel Andrés Messi Cuccittini, detto Leo, sopranno-

minato “la Pulce”, forse il più grande calciatore del nuovo millennio, vincitore di 5 Palloni d’Oro. Mai, come per lui, vale l’antica locuzione “nemo profeta in patria”: con la Nazionale Albiceleste, a parte un oro olimpico, perde quasi tutte le più importanti competizioni internazionali (1 Mondiale e 3 Copa America), con la maglia del Barcellona, invece, vince tutto: 8 campionati, 5 Coppe di Spagna, 7 Supercoppe di Spagna, 3 Supercoppe Uefa, 3 Coppe del Mondo per Club, 4 Champions League. L’ultima, in ordine di apparizione, il 6 giugno 2015 a Berlino contro la Juventus di Allegri, fresca vincitrice del suo quarto scudetto consecutivo. Stavolta l’Olympiastadion, già teatro di italici trionfi, non porta bene a Pirlo e compagni: Juve sotto di un gol già al quarto minuto (in rete Rakitić) e dominata per quasi tutto

il primo tempo dal palleggio asfissiante dei blaugrana. Poi, nella ripresa, un lampo bianconero, il pareggio di Morata e una gara che sembra cambiare “padrone” con la Juve vicina al raddoppio. Ma è qui che i grandi campioni prendono in mano la situazione, è qui che dal cilindro estraggono la magia del loro talento, è qui che dal sinistro fatato di Messi (diagonale non trattenuto da Buffon) Suarez raddoppia e Neymar, a tempo ormai scaduto, fa il 3 a 1, apre le ali e vola a prendersi la Coppa dalle grandi orecchie. Messi e Neymar, sono loro la “coppia più bella del mondo”, un argentino ed un brasiliano che riescono a riscattare un mondiale per entrambi da dimenticare. E sono baci e carezze che la Nikon D4s (reflex sempre più sofisticata che permette di ottenere immagini perfette anche in condizioni di scarsa illuminazione) cattura limpidamente in un semplice istante.


C’è una Juve che vince e una che perde, una che domina in Italia (6 scudetti di fila) e una che fallisce le finali di Champions: è la Juventus di Massimiliano Allegri, che prende in corsa il testimone da Antonio Conte e porta i bianconeri sul podio d’Europa. Ma, ancora una volta, manca il gradino finale, stavolta a Cardiff contro il Real Madrid di Zidane e capitan Sergio Ramos. Comunque, senza ombra di dubbio, chapeau… Il nostro viaggio arriva al termine e lo chiudiamo con un numero magico, quello che nel calcio ha sempre affascinato, quello dei grandi campioni, quel “numero 10” che dice già tutto… anche se nelle numerazioni “moderne”, può diventare anche un “21”… o fare il percorso inverso. Da Zidane a Del Piero, passando da Messi e Tevez, da Pirlo (che era un 10 ed è diventato un 21) a Dybala (che era un 21 ed è diventato un 10), fino a Antonio Di Natale e Francesco

Totti, che la reflex Nikon D5, l’ultima nata dell’azienda

giapponese, è riuscita a fissare nel tempo prima del loro ritiro. Prima “Totò” e poi, ad un anno di distanza, “il Pupone”, hanno lasciato “orfani” dello loro magie le tifoserie non solo di Udinese e Roma, ma di tutta Italia. Perché, campioni infiniti, come Rivera, Riva o Roberto Baggio nel recente passato, sono campioni di tutti, campioni del calcio a 360 gradi. 445 partite e 227 gol in 12 anni con la maglia dell’Udinese il primo; 784 partite e 307 reti in 25 anni di maglia giallorossa (praticamente una seconda pelle) il secondo. Al di là dei numeri, seppur da record, probabilmente le ultime due bandiere che il nostro calcio è riuscito a regalarci, probabilmente gli ultimi due campioni che hanno messo il cuore davanti a tutto il resto, probabilmente le ultime due stelle che hanno saputo emozionarci fino alle lacrime…


primo piano

ai giovani e alla loro voglia di esprimersi su temi importanti” – ha commentato Luca Ancetti. “Lo scorso anno ero alla mia prima uscita come direttore del Giornale di Vicenza, ma la voglia e l’emozione di incontrare i giovani è sempre forte. Ho visto con piacere molti ragazzi chiedere un autografo a Rizzoli, fatto abbastanza anomalo per un arbitro, ma vuol dire che lui è riuscito a lasciare un segno come persona al di là di quello che ha interpretato nella carriera”. In effetti l’entusiasmo e l’affetto nei confronti del celebre fischietto emiliano ha sorpreso persino il diretto interessato: “Le parole a volte valgono molto più di un premio, ed essere riconosciuto prima come uomo che come professionista mi fa immenso piacere” – ha detto Rizzoli. “Quello che fa la differenza è proprio metterci la propria persona in ogni professione che si fa. E importante è fare squadra perché da soli non si arriva da nessuna parte. Se sono rimasto 16 anni in serie A, 11 da internazionale con una finale Mondiale, una di Champions e uno di Europa League, lo devo grazie al gruppo che abbiamo creato con altri arbitri. Ed il rapporto di rispetto istaurato con i calciatori credo sia stato testimoniato anche dai tanti premi che l’Aic mi ha attribuito in questi anni”. Ultima battuta, naturalmente, sull’esperimento del VAR: “Credo che quest’anno si parli più di calcio e meno di polemiche, meno di noi arbitri e più di pallone. Certamente il VAR sta trasformando il modo di seguire il calcio e di viverlo, il veicolo di una nuova cultura che sta andando nella direzione dei giovani”. Dello stesso avviso anche Filippo Inzaghi, allenatore del Venezia: “Il VAR ci dà una grande mano ad accettare tutto con serenità. Con Rizzoli c’è sempre stato un

grande dialogo e di Tommasi vorrei raccontare un piccolo aneddoto: abbiamo giocato insieme in Nazionale e fu proprio lui a farmi l’assist del mio indimenticabile primo gol in azzurro a Palermo contro la Spagna”. Largo quindi alle premiazioni, iniziando dal miglior calciatore del Chievo, Roberto Inglese (assente per problemi familiari), già promesso sposo al Napoli di Sarri: “Roberto è arrivato alla Nazionale e il prossimo anno giocherà in una grande squadra” – ha sottolineato il team manager Marco Pacione che ha ritirato il premio. “Un onore per la nostra società che è una realtà ormai consolidata, orgogliosa di essere in A da tanti anni”. Dopo Enrico Alfonso del Cittadella (“Campionato durissimo ma ce la giochiamo con tutti. Sogno e desiderio vanno di pari passo: puntiamo a fare un campionato di vertice e sarebbe giusto premio per una società che da anni lavora bene. Ma ci sono almeno 10 squadre attrezzate per vincere”) e Mattia Minesso del Bassano (“Premio che condivido con la squadra e lo staff dello scorso anno sperando di migliorare quest’anno”), premiati anche l’ex idolo di casa (oggi al Venezia) Francesco Signori (“Lo scorso anno è stato un campionato sfortunato perché il Vicenza non meritava di retrocedere”), il portiere del Padova Giacomo Bindi (“Questi premi fanno piacere singolarmente ma vanno condivisi con tutti. Quest’anno è un bel campionato, grande bagarre davanti, non c'è ancora una leader, le battaglie più difficile sono con se stessi perché è un campionato dove non si può mollare

mai”), Gianvito Misuraca del Pordenone (“Partiamo da favoriti ma sarà sempre il campo a dire la verità”) e Michael Cia del Südtirol (“L’obiettivo è far bene a casa mia e vediamo se in futuro si riesce a tornare ad alti livelli”). Quindi siparietto finale tutto “veneziano” prima con Simone Bentivoglio (“Lo scorso anno è stata una annata speciale, nel nostro gruppo si va al campo con grande entusiasmo che ci trasmette il mister. Il mio sogno è tornare in A e spero di farlo con la maglia del Venezia”) e poi con mister Pippo Inzaghi premiato come miglior allenatore: “La scorsa stagione è stata esaltante, non eravamo i più forti perché c’erano anche Parma, Padova e Pordenone, ma vincere con 5 giornate di anticipo è stata una grande cosa. Ci tengo a condividere il premio con il presidente e il direttore sportivo, con i miei giocatori e con il mio staff, soprattutto con Maurizio D’angelo che è il mio secondo”. Sul campionato della matricola Venezia ha aggiunto: “Mi piacerebbe essere la rompiscatole della B: non dobbiamo montarci la testa, capire da dove veniamo perché se pensassimo di essere diventati bravi sarebbe un errore grave”.

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segreteria

di Nicola Bosio

Aspetti psicologici e traumatici del dopo-carriera dei calciatori

“Tempi supplementari”: convegno AIC a Udine Si è svolto il 30 ottobre scorso alla “Dacia Arena” di Udine il convegno “Tempi supplementari - Aspetti psicologici e traumatici del dopo-carriera dei calciatori” organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori in collaborazione con Polisportiva Udinese, S4S ed UnLab e con il patrocinio del Comune di Udine. Nel corso del dibattito, moderato da Francesco Pezzella di Udinese TV, è stato affrontato il tema del dopo carriera dei calciatori, argomento più volte al centro delle cronache sportive e non solo, oggetto di studio e di approfondimenti. Dopo i saluti del Presidente della Polisportiva Udinese, Alberto Rigotto, che ha aperto i

Battuto il Pescara

AIC Senior League: vince il Cesena

lavori, sono intervenuti Umberto Musumeci, Presidente di Sport4Society (che è intervenuto su "Sport e responsabilità sociale"), Massimo Paganin del Dipartimento Senior AIC (che ha illustrato i dati della ricerca "Fine primo tempo" sul dopo carriera dei calciatori) e Fabio Poli Direttore organizzativo AIC (che ha presentato, insieme al Presidente di UnLab Cristiano Longoni, i risultati di una ricerca inedita, condotta da AIC, sui risvolti di natura psicologica relativi al passaggio dalla carriera agonistica al “dopo-carriera” di un calciatore professionista). Seconda parte del convegno, aperta dal saluto del sindaco di Udine Furio Honsell, con le testimonianze di alcuni ex calciatori professionisti come Manuel Gerolin, Direttore Sportivo dell’Udinese (che ha spiegato le difficoltà della gestione dei tesserati di un club professionistici dal settore giovanile alla prima squadra), Valerio Bertotto e Diego Bortoluzzi (che hanno raccontato il passaggio tra la carriera di calciatore a quella di mister), Mauro Milanese (oggi direttore sportivo della Triestina, che ha posto l'accento sull'importanza della sua esperienza all'estero), Denis Godeas (42enne che ha scelto di continuare a giocare tra i dilettanti) e anche di Piera Maglio, ex calciatrice, e Renè Cattarinussi, medaglia d'oro mondiale di biatlon, atleti dilettanti per i quali il dopo carriera è stato vissuto in maniera diversa e meno traumatica avendo già un lavoro in essere durante la carriera. Chiusura del Presidente AIC Damiano Tommasi per il quale “il problema del

calciatore moderno sarà il post carriera. Abbiamo formalizzato come AIC l'istituzione del Dipartimento Senior per far capire che l'AIC ci deve essere durante la carriera, ma anche dopo. Oggi si investe molto nell'età adolescenziale e non sempre i risultati arrivano, e noi vogliamo trasformare il problema in un tema, vogliamo cercare di raccontare il post carriera perché diventi argomento di discussione e di conseguenza di soluzione. Un calciatore oggi viene giudicato come persona basandosi sui risultati sportivi, senza capire cosa vuol dire fare sport, senza conoscere i sacrifici che fa magari abbandonando la famiglia in tenera età per inseguire un sogno. Essere considerato mentre giochi, e magari sei all'apice, per quello che non si è, diventa un aspetto importante da analizzare, sapere chi siamo diventa determinante per ogni atleta per la vita che lo aspetta alla fine della carriera”. Diversi i punti di vista che hanno offerto un’analisi completa su quello che rappresenta un momento tra i più delicati ed importanti della vita di uno sportivo.

Si sono disputate a Cesena, tra domenica 8 e lunedi 9 ottobre, le finali della prima edizione della “AIC Senior League”, campionato riservato ad ex calciatori organizzato e promosso dall’Associazione Italiana Calciatori. Nelle semifinali di domenica sera, vittoria del Pescara sul Verona per 3 a 0, mentre il Cesena liquidava il Frosinone con un secco 4 a 1. Lunedi mattina, presso l’Orogel Stadium (Stadio Manuzzi) di Cesena, le due finali: per il 3°/4° posto il Verona ha avuto la meglio ai rigori sul Frosinone (1-1 al termine dei tempi regolamentari) confermandosi sul terzo gradino del podio, mentre nella “finalissima” Cesena e Pescara hanno dato vita ad una gara combattuta a ritdi Damiano Tommasi mi elevati, terminata 3-2 in favore del Cesena che diventa così la prima vincitrice dell’AIC Senior League. Si chiude così la stagione con le premiazioni a tutte le squadre finaliste dando Se n’è parlato troppo? Qualcuno pensa che il clamore suscitato da qualche adesivo di una appuntamento alla seconda edizione decina di… non fosse giustificato. Pochi hanno commentato la reazione degli “amici” della per il 2018. decina di… che c’è stata alla lettura delle parole di Anna Frank prima delle partite. Entrata allo stadio in ritardo, cori a coprire l’audio, fischi di disappunto, assenza totale dallo stadio. Effettivamente il rumore è stato tanto ma quando si “tocca” un simbolo la percezione del “… allora così vale tutto…” è forte e non dobbiamo abituarci! Non si può che ascoltare in silenzio… e pensare…

In

righe… 7 Anna Frank


regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Responsabilità, impegno, studio, sacrificio

Sport e regole, binomio imprescindibile Responsabilità, impegno, studio, sacrificio. Che c’entrano queste parole in un dibattito con più di 100 studenti, dal titolo “Sport e regole”? Per capirlo è bene raccontare quanto è successo a Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, lunedì 25 settembre nel corso della rassegna culturale “Raccontiamoci le mafie”, organizzata dal Comune in collaborazione con l’associazione Avviso Pubblico. Relatori della giornata sono stati Damiano Tommasi, presidente AIC, e Massimiliano Saccani, già arbitro di Serie A, moderati da chi scrive queste righe. Seduti davanti alla cattedra, in mezzo ai ragazzi, Tommasi e Saccani hanno raccontato innanzitutto come sono diventati due professionisti dello sport. E qui è stato lanciato un primo messaggio ai ragazzi: siamo diventati calciatore e arbitro senza averlo pronosticato, pianificato e immaginato. Abbiamo iniziato per divertimento e passione. Quello che è venuto dopo è stato il frutto di tanto impegno, di tante rinunce, di tanto allenamento svolto con la voglia di migliorarsi costantemente. Giocatore e arbitro. Uno chiamato a rispettare le regole, l’altro ad esserne il custode e il difensore. Ma le regole servono per giocare a calcio? Non basta un pallone, uno spazio fisico, qualche amico e quattro oggetti con cui fare due porte e, magari, qualche maglietta colorata? Tutto questo serve ma non basta. Le regole sono necessarie, hanno affermato Tommasi e Saccani, anche per giocare al calcio. Dobbiamo conoscerle, prima di tutto, e imparare a considerarle come delle possibilità anziché esclusivamente come degli obblighi o dei divieti. Le regole consentono di divertirci, offrono a tutti la possibilità di giocare, garantiscono una leale competizione, chiedono e garantiscono il rispetto delle persone, ci permettono di praticare con responsabilità la nostra libertà, ci aiutano a scegliere. Ci sono regole scritte e non scritte, tante giuste e alcune sbagliate. Disattendere le regole, quando si è adolescente “fa figo”, ha ricordato il presidente di AIC, ma bisogna essere consapevoli che venire meno a quanto stabilito da

una regola è passibile di sanzione, ha rammentato Saccani. Se una regola non è ritenuta corretta perché viola dei principi fondamentali allora, come insegnava don Lorenzo Milani, bisogna disubbidire ma, allo stesso tempo, impegnarsi per cambiarla, ha sottolineato Tommasi. Piuttosto che ragionare solo in termini di “chi sbaglia paga” è importante pensare anche che “chi sbaglia impara”. Questo è stato un altro messaggio lanciato ai ragazzi. Il problema, infatti, non sta nel non rispettare una volta la regola, ma nel perseguire su questa strada. Sia Tommasi che Saccani, con un dialogo franco, diretto e animato, durato quasi due ore, hanno stimolato i ragazzi a pensare che compiere un errore non significa fallire. E questo principio, hanno sottolineato i due relatori, va capito e praticato, consapevoli che viviamo in una società incapace di ammettere e di accettare l’errore. Cercate la vostra strada, siate il meglio che potete essere, siate convinti che si può migliorare ogni giorno, amate lo sport, rispettate voi stessi e gli altri, confrontatevi con chi vi vuole bene e vi è accanto. Non pensate e non credete che sia facile diventare e restare calciatori ed arbitri professionisti. Questi i messaggi che Tommasi e Saccani hanno regalato ai

ragazzi che hanno seguito il dibattito con attenzione e partecipazione, ponendo anche delle domande. La soddisfazione più grande per Tommasi? Tutti pensavano ad un goal realizzato durante una partita importante. E invece, il presidente di AIC ha spiazzato l’uditorio. È il non aver mai preso un’insufficienza a scuola quando giocava nel Verona. Studiava in pullman, prima e dopo l’allenamento. Sul rap-

porto scuola-sport anche Saccani ha ricordato di essersi laureato in ingegneria e, grazie a questo, di aver trovato un futuro professionale una volta terminata la carriera sportiva professionistica. Lo scorso 23 settembre il Ministro dello Sport, Luca Lotti, e quello dell’Istruzione, Valeria Fedeli, hanno sottoscritto un protocollo di collaborazione. A Gazoldo si è toccato con mano quanto questo connubio sia importante e necessario per educare ed educarci ad essere buoni cittadini e buoni atleti. 23


calcio e legge

di Stefano Sartori

Ricorso respinto

Il tesseramento di calciatori extra UE in Serie B Con CU n. 4 del 19.09.2017 il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Tesseramenti ha deliberato sul ricorso presentato da un calciatore brasiliano contro il provvedimento che ha negato l’esecutività del suo contratto e quindi del tesseramento per una società di Serie B. A fondamento del proprio ricorso, il calciatore evidenziava di essere titolare di passaporto brasiliano, di un permesso di soggiorno in corso di rinnovo, che da circa due anni si era trasferito in Italia per ricongiungersi alla propria famiglia e che era stato già tesserato con una società della LND. In seguito, aveva stipulato un contratto con una società di Serie B ma, dopo l’iniziale nulla osta, l’Ufficio Tesseramento della Lega aveva trasmesso il seguente provvedimento: “Con la presente comunichiamo che passiamo agli atti nulla e di nessun effetto la documentazione in oggetto in quanto, come da punto C) del C.U. n. 164/A della FIGC, per la stagione sportiva 2017/2018 le società appartenenti alla LNPB non possono tesserare calciatori cittadini di paesi non aderenti alla UE o alla EEE, fatto salvo quanto previsto dal successivo punto F) del C.U. in parola”. Il calciatore sosteneva inoltre che il comunicato non poteva trovare applicazione al proprio caso, in quanto la lettera C) sopra citata prevede un divieto di tesseramento esclusivamente per i calciatori extracomunitari “provenienti dall’estero” e quindi non andava applicata a chi, come nel suo caso, era già da due anni in Italia ed in questi due anni era stato tesserato per una società dilettantistica. Il TFN, con una decisione che, per la prima volta, consente l’interpretazione di questa norma, ha rigettato il reclamo per i motivi che seguono. La lettera C) del Comunicato Ufficiale 164/A prevede che le società di Serie B non possano tesserare calciatori cittadini di paesi non aderenti alla UE o alla EEE provenienti dall’estero. Il calciatore ha sì sostenuto che det24

ta norma non si applica al suo caso in quanto, risiedendo da due anni in Italia, non deve essere considerato “proveniente dall’estero” ma, sostiene il TFN, si deve prescindere dal mero tenore letterale della disposizione ed interpretarla in combinato disposto con la lettera F) del comunicato ufficiale n. 164.. Al punto F) si afferma che “Le limitazioni numeriche di tesseramento per società professionistiche non riguardano i calciatori cittadini di paesi non aderenti alla U.E. o alla E.E.E. già tesserati alla data del 30 giugno 2017 in Italia per società professionistiche…”, da cui si può dedurre che per le società di Serie B non vige il divieto indiscriminato di tesserare calciatori extracomunitari, ma soltanto il divieto di tesserare calciatori che, al 30 giugno 2017, non risultino già tesserati per una società professionistica. Del resto, continua il TFN, “laddove si volesse seguire l’interpretazione offerta dal ricorrente (ossia che la locuzione “provenienti dall’estero”

riguarda i calciatori appena giunti in Italia), si arriverebbe alla conclusione di rendere del tutto inapplicabile la lettera F) del Comunicato Ufficiale.” Infatti, non va sottaciuto che la corretta interpretazione della lettera C) è coerente con le politiche sportive volte ad assicurare la tutela dei vivai giovanili e non può essere inoltre accettata la tesi secondo cui quanto previsto alla lettera F) vada applicato solo alle società di Lega Pro in quanto, il divieto di tesserare con lo status di professionisti calciatori extracomunitari già tesserati in Italia con status dilettantistico, risulterebbe del tutto pleonastico per società, quali quelle di Serie B, che in ogni caso e anche se neopromosse, provengono inevitabilmente da una categoria professionistica. Pertanto, dopo aver conclusivamente affermato che le decisioni del Tribunale Federale non possono essere influenzate da provvedimenti emessi dal Tribunale Ordinario, il ricorso del calciatore è stato respinto.


calcio e legge Questo mese parliamo di…

Accordo economico e violazione della clausola compromissoria La Corte Federale d’Appello (CU 124/20.04.17) ha recentemente valutato un aspetto estremamente interessante, relativo al rapporto tra un eventuale accordo economico sottoscritto a livello dilettantistico, indipendentemente dal fatto che sia consentito o meno, e la clausola compromissoria. Nella fattispecie, alcuni calciatori tesserati per l’ASD Barga, militante nel campionato di Seconda categoria nella stagione sportiva 2013/14, si rivolgevano al Giudice di Pace di Lucca chiedendo il pagamento di importi dovuti loro dalla società. A seguito di questa iniziativa, l’ASD Barga inviava un esposto indirizzato al Presidente FIGC nonché alla Procura Federale con cui denunciava i propri tesserati per violazione dell’art. 30 dello Statuto Federale e dell’art. 15 del CGS (in sostanza, per violazione della clausola compromissoria). Il Tribunale Federale Territoriale (TFT) presso il Comitato Regionale Toscana (CU 77/23.06.2016) infliggeva ai calciatori la sanzione della squalifica per 6 mesi e l’ammenda di € 500,00, disponendo altresì la trasmissione degli atti alla Procura Federale. Il TFT motivava la propria decisione osservando quanto segue: a) tenuto conto di quanto esattamente previsto dall’art. 30 dello Statuto FIGC, si deve rilevare che “al tesserato o all’affiliato, non è vietato di adire l’A.G.O. ma esso deve chiedere la preventiva autorizzazione federale per agire, dovendosi in ogni caso osservare che la mancata richiesta, ed ancor più l’inosservanza dell’eventuale diniego ad essa, non impediscono al tesserato (o affiliato) l’esercizio del proprio diritto, comportando uno di tali inadempimenti unicamente la sottoposizione del soggetto federato ad un procedimento disciplinare tra quelli previsti dall’art. 15 del C.G.S.”. b) esaminate le cifre pattuite tra i calciatori deferiti e la società, va osservata l’impossibilità di parlare di un semplice rimborso delle spese dato

che, considerata la distanza chilometrica esistente per ciascun calciatore tra la residenza e la sede sociale, queste sembrano verosimilmente riferibili non al semplice importo delle trasferte quanto ad un “vero e proprio compenso che, per ciò stesso, è - per i calciatori delle Categorie I e II della L.N.D. – vietato dal comma 1 dell’art. 94 ter.” In sostanza, per il TFT i calciatori devono sempre chiedere l’autorizzazione ai sensi dell’art. 30 dello Statuto FIGC, salvo i casi in cui l’A.G.O. intervenga di propria iniziativa e quindi d’ufficio; pertanto, per la mancata richiesta di deroga i calciatori vanno sanzionati - 6 mesi di squalifica e € 500,00 di ammenda – e per la pattuizione di accordi non regolamentari vanno ulteriormente deferiti alla Procura Federale. I calciatori si sono quindi appellati alla Corte Federale d’Appello chiedendo il riesame della questione che, come è evidente, presenta due aspetti alquanto distinti. Per quanto riguarda la violazione della clausola compromissoria e come già deciso in passato in casi analoghi (Corte di Giustizia Federale, CU 21/20.07.2011), la Corte ha ritenuto l’impugnazione fondata per i motivi che seguono. Il Giudice di Pace di Lucca ha condannato l’ASD Barga in quanto ha ritenuto fondate le pretese dei calciatori e, al riguardo, il Tribunale Federale Territoriale ha evidenziato come si trattasse di accordi non regolamentari, nel senso che gli importi erano palesemente superiori al mero rimborso delle spese. La conseguenza, decisiva, di quanto premesso è che siamo in presenza di accordi che, proprio per la loro illegittimità, non potevano sicuramente trovare forme e strumenti di tutela nell’ambito dell’ordinamento federale obbligando quindi le parti a ricorrere al Giudice Ordinario. Pertanto, vanno annullate le sanzioni della squalifica per 6 mesi e dell’ammenda di € 500,00 in quanto, per

le ragioni ampiamente esposte, l’inadempimento del club non poteva che essere fatto valere e sanzionare esclusivamente dall’Autorità Giudiziaria. Diverso l’aspetto relativo al deferimento alla Procura Federale per aver concordato accordi economici in contrasto con le NOIF: in proposito, come abbiamo già più volte esposto dal “caso Hubner” in poi, la giurisprudenza delle commissioni che, con diverse denominazioni, hanno affrontato la questioni conferma che, entro determinati limiti formali e sostanziali, le società dei campionati che vanno dall’Eccellenza alla IIIa Categoria e così pure nei campionati regionali della Divisione Calcio a 5 e della Divisione Calcio Femminile possono concordare e corrispondere compensi ai calciatori per esse tesserati. I requisiti da tenere in considerazione sono però estremamente rigidi: il rimborso spese forfettario erogato dalla società deve preferibilmente rientrare nei limiti previsti dalla normativa fiscale (€ 7.500,00) e comunque le somme erogate devono costituire effettivamente un indennizzo proporzionato alle reali spese sostenute di volta in volta e non un velato corrispettivo. Inoltre, il rimborso deve essere concordato e stipulato per iscritto e non verbalmente. Se, come nel caso che si riferisce ai calciatori dell’ASD Barga, si tratta di importi che superano il mero rimborso, la trasmissione degli atti alla Procura Federale è invitabile, così come la sanzione che ne deriva.

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di Fabio Appetiti

On. Daniela Sbrollini, responsabile dipartimento Sport PD

“La politica prenda atto della spe Non si può negare che la svolta della legislatura in tema di politiche sportive sia stata la nomina di un Ministro dello Sport. Finalmente si è riconosciuto il valore sociale ed economico di un settore che ha quasi il 2% del Pil nazionale. Un grande passo in avanti da cui speriamo non si debba più tornare indietro. Molti i provvedimenti in cantiere nella legge di bilancio in discussione in questi giorni: dalla redistribuzione dei diritti tv, alle società dilettanti, fino al fondo maternità delle atlete che ha visto proprio l’On. Sbrollini in prima fila per il raggiungimento dell’obiettivo. Molto lavoro resterà per la prossima legislatura, ma la strada tracciata in questi mesi per far crescere tutto lo sport italiano è quella giusta. Ps. Mentre scriviamo sgradevoli rumori di fondo ci giungono da alcuni stadi italiani: non ti curar di loro ma guarda e passa, si potrebbe dire. Con la speranza però che quando li guardi, li vedi in galera e non in curva. Partiamo da Vicenza che è la tua città e la città della nostra storica sede. Quest’anno è stata la città Europea della Sport. Facciamo un bilancio di questa manifestazione a cui tu hai dato un importante contributo… “Quest’anno Vicenza ha conquistato questo prestigioso titolo assegnato da Aces Europa, un titolo che sento in parte anche mio per aver proposto e accompagnato il percorso di candidatura della città. È stato un percorso entusiasmante durato oltre 2 anni. Vicenza è già di per sé una ‘capitale dello sport’ e lo si nota sia nell’indice di sportività pubblicato ogni anno sia per la vivacità e i risultati delle oltre 160 realtà sportive attive. Il potenziale di benessere e di sviluppo economico che questo territorio può creare attraverso lo sport è davvero enorme”. Qualcuno ti vedrebbe bene nel ruolo di sindaco della città... è possibile o preferisci continuare il tuo ruolo nazionale di parlamentare?

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“Qualche settimana fa ho annunciato in città la mia scelta. Non correrò per le elezioni amministrative. È una decisione che prima di tutto ho preso con la mia famiglia. Tuttavia sono onorata dell’affetto e della stima che tante, tantissime persone mi hanno dimostrato in questi mesi a Vicenza. Le prossime elezioni politiche sono un’incognita per molti aspetti, se il territorio e Partito Democratico lo vorranno non mancherà il mio impegno”. Vicepresidente Commissione Sanità e responsabile dello sport del PD. Salute e Sport temi che si intrecciano: quali sono stati i principali interventi a tutela della salute dello sportivo praticante in questa legislatura? “Quello tra sport e salute è un binomio imprescindibile, lo sport è alla base di uno stile di vita sano e sempre più la politica deve incoraggiare i cittadini a compiere scelte che garantiscano il benessere psicofisico e la qualità della vita. In questa legislatura sono stati diversi ed importanti gli interventi sul settore: innanzitutto si è data vera attuazione al decreto Balduzzi, grazie ad un protocollo d’intesa tra Ministero dello Sport e Ministero della Salute le attività sportive sono più sicure. Ogni impianto sportivo ha l’obbligo di essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata, e nel corso di ogni gara ufficiale deve essere sempre presente una persona idonea all’utilizzo dei sistemi salvavita. Salute, disabilità e integrazione sono anche i principali temi di cui si occupa il Comitato

Nata a Latiano (Brindisi) nel 1971, Daniela Sbrollini vive a Vicenza e lavora all’Anci Veneto da molti anni. Membro del Coordinamento politico regionale del PD del Veneto è la Coordinatrice regionale della Consulta del Veneto che si occupa di infanzia e adolescenza. Da aprile 2008 riveste il ruolo di parlamentare nel gruppo del PD alla Camera dei Deputati, è Vicepresidente della Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera e dal maggio 2015 è responsabile nazionale Sport e Welfare del Partito Democratico. Appassionata di letteratura e di filosofia (ha anche pubblicato tre libri di poesie), è tifosa del Vicenza e della Juventus.

Italiano Paraolimpico, divenuto recentemente ente autonomo di diritto pubblico, così facendo, si è riconosciuta piena dignità ed autonomia al movimento. Ovviamente rimane molto da fare, soprattutto sugli incentivi all’attività sportiva rivolta a giovani e categorie fragili. Il mio obiettivo è che l’attività motoria entri a pieno titolo nei Livelli Essenziali di Assistenza del nostro sistema sanitario”. Nel tuo ruolo di responsabile del dipartimento sport del PD, hai presentato nel corso della legislatura delle importanti proposte di legge. Quali erano, in sintesi, i principali obiettivi di queste proposte? “Principalmente il mio impegno legislativo sul settore sport si è concretizzato in tre importanti proposte di legge: la prima che riguarda la promozione dello sport e l’educazione dei più giovani, il riconoscimento dei laureati in scienze motorie e dei manager dello sport e la tutela per tutti i ragazzi che contemporaneamente al loro percorso scolastico vivono con serietà e risultati l’impegno nello sport. Inoltre una ri-


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ecificità della carriera sportiva” forma dello sport dilettantistico con la creazione delle società sportive a scopo commerciale per aumentare gli investimenti pubblici e privati in un settore che ha enormi potenzialità di crescita e ricadute positive sul benessere della popolazione. A questa si va ad aggiungere l’ipotesi di IVA agevolata e un corretto inquadramento dei contratti di lavoro nel settore. Questa proposta non cancella nulla per le attuali configurazioni associative, ma aggiunge un’opportunità in più a chi vuole investire nello sport. Ed infine una vera riforma del mercato dei diritti TV del calcio professionistico, per una più equa distribuzione delle risorse tra le squadre e perché gli investimenti garantiscano la formazione dei giovani e un adeguato livello delle infrastrutture sportive”. La presenza di un Ministro dello Sport è la vera novità di questo scorcio di legislatura: qual è il tuo rapporto con il ministro Lotti e quali sono le linee principali del pacchetto sport che sarà presentato in finanziaria? Ci puoi anticipare qualcosa? “Il mio rapporto con il Ministro dello Sport Luca Lotti è un rapporto di grande stima e continua collaborazione. Parlamento e Governo hanno collaborato bene e prodotto importanti risultati. Questa legge di stabilità cambierà positivamente il mondo dello sport italiano, soprattutto lo sport di base. Per la prima volta ci saranno una serie di interventi strutturali su questo mondo, frutto di un lungo e complesso lavoro di ascolto con i vari attori del mondo sportivo, società ,tecnici, atleti. Determinante anche il lavoro del CONI con il Presidente Malagò e delle Federazioni: con tutte queste istituzioni sportive ho sempre trovato disponibilità e sostegno”. L’Associazione Italiana Calciatori si sta battendo a vari livelli presso le istituzioni sportive e politiche per porre l’attenzione al post carriera dei calciatori: non credi che questo tema sia la vera sfida del futuro che riguarda tutto lo sport italiano e che necessiti di investimenti concreti?

“Credere nello sport significa fare il possibile perché soprattutto i giovani investano le proprie competenze ed il proprio futuro nel settore. Perché possano farlo ovviamente devono esserci le condizioni adeguate. Solo attraverso strumenti concreti come percorsi di re-inserimento professionale, di formazione e ammortizzatori sociali la scelta dei ragazzi sulla propria carriera nello sport sarà libera e il settore potrà continuare a crescere in maniera strutturale. In questa legislatura il Ministero del Lavoro ha avviato un percorso su questo tema ma occorre investire più risorse sia sul piano delle politiche attive, sia con interventi previdenziali che prendano atto della specificità della carriera sportiva”. Un fondo per la maternità delle atlete è un segnale importante verso tutto lo sport al femminile... “Oggi le donne nello sport non possono essere vere e proprie professioniste, non hanno avuto fino ad oggi alcuna tutela in caso di maternità, nessuna tutela reale sui contributi previdenziali. Ciò significa rendere difficilissima la vita delle atlete, delle allenatrici e di tutte le figure che ruotano intorno a questo mondo. Il tavolo nato tra il Ministro dello Sport Luca Lotti e il Sottosegretario Maria Elena Boschi nasce anche da una mia proposta, condivisa da tempo insieme alle associazioni degli sportivi, con AIC sempre in prima fila. In questa legge di stabilità è già previsto un fondo di 2 milioni di euro per la copertura della tutela della maternità delle atlete, una misura che il Governo ha fortemente voluto e che modifica una situazione inaccettabile”.

che hanno diffuso l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma e altre scritte antisemite. Gli stadi devono essere luoghi di passione e di festa, di incontro e di cultura sportiva in cui le ideologie, soprattutto quelle più estreme, devono stare fuori. C’è molto da lavorare nel rapporto tra le società ed i tifosi, nuove regole potrebbero incentivare meccanismi virtuosi. Serve la volontà di tutte le leghe per creare un clima di passione positivo che coinvolga in particolar modo le famiglie ed escluda le peggiori frange di ultras dagli stadi”. Chiudiamo con il calcio giocato, tra pochi giorni ci sarà il “Gala del calcio” tradizionale festa organizzata da AIC che premia i migliori calciatori del 2017. La top 11 dell’anno di Daniela Sbrollini? “In questa classifica non può non entrare in gioco la mia passione per la Juventus, i ‘miei’ bianconeri nella stagione scorsa sono stati straordinari e molti di loro sono stati tra i migliori interpreti del campionato a partire dal capitano Gianluigi Buffon. A lui poi aggiungerei: Chiellini, Alex Sandro, Dybala e Higuain. Per completare una rosa fantastica sicuramente aggiungerei: Conti e Caldara, Nainggolan, Hamsik, Gomez e Mertens”.

È storia, triste, di questi giorni lo squallido episodio degli adesivi di Anna Frank. La risposta delle istituzioni è stata importante, qual è il tuo giudizio sulla vicenda? “Tutte le forme di discriminazione, di razzismo, di odio devono essere combattute. La mia più dura e ferma condanna agli ultrà laziali 27


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di Pino Lazzaro

Le 12 capitane della Serie A

Buona “rincorsa”… Sì, pare proprio che finalmente qualcosa si stia muovendo. Lo testimoniano prima di tutto proprio le risposte – così piene di speranza e pure responsabilità – delle capitane della Serie A che abbiamo sentito in avvio del campionato. Un ritardo di 10/15 anni, come scrive nel servizio Katia Serra: ora bisognerebbe davvero “correre” per cercare di ridurlo. Che dire? Buona rincorsa.

Atalanta Mozzanica (Bergamo)

Brescia CF (Brescia)

Agsm Verona (Verona)

Due punti, un po’ di domande 1) Da quanto sei la capitana? Votazione di gruppo? Indicazione dell’allenatore? Della società? Che capitana sei? Usando dei luoghi comuni (magari maschili): quella che se serve attacca le compagne al muro? Una che è sempre lì davanti a tirare il gruppo? Hai/hai avuto qualche esempio? Qualche tua capitana a cui vorresti/potresti ispirarti? 2) Sembra che qualcosa nel mondo del calcio giocato dalle donne stia finalmente cambiando, sembra. Nel vostro ambito, pure un po’ di responsabilità in più (tua e delle tue compagne) a far sì di fare ancora meglio la tua/ vostra parte? A livello di settore giovanile come va lì da voi? Numeri che stanno aumentando? Cosa ti aspetti dal campionato 17/18? Personalmente e come squadra? Pronostico secco: squadra favorita?

Fimauto Valpolicella Chievo (Verona)

Tavagnacco (Udine) Ravenna Woman (Ravenna) Sassuolo (Modena)

Juventus Women (Torino) Empoli Ladies (Empoli)

Pink Sport Time Bari (Bari)

Fiorentina Women’s (Firenze) Res Roma (Roma)

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Angelica Soffia (Agsm Verona)

“Più calcio in rosa” 1) Il ruolo di capitana mi è stato assegnato quest’anno dal mister all’inizio della stagione sportiva. Penso di essere una persona tranquilla di conseguenza non sono quel genere di capitana che urla addosso alle compagne di squadra, ma piuttosto cerco di dare una mano, per quanto possibile data la mia esperienza comunque limitata essendo giovane. Insieme alle ragazze che da più tempo giocano al Verona, sproniamo il gruppo a dare di più in ogni situazione che ci si presenta davanti. L’esempio di capitana a cui mi ispiro è Melania  Gabbiadini,  con la quale ho avuto la fortuna di giocare e credo inoltre che, oltre ad essere una grandissima calciatrice, prima di tutto è una bellissima


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persona, dentro e fuori dal campo. 2) Effettivamente nel mondo del calcio femminile sta cambiando qualcosa e sembra anche in modo abbastanza significativo, per fortuna. Questo di sicuro è fonte di motivazione sia nel singolo che nel collettivo, ma anche motivo di responsabilità in quanto dipende anche dai nostri atteggiamenti e prestazioni sia dentro che fuori dal campo. Un esempio sono i settori giovanili, a Verona ad esempio, si vedono sempre più bambine avvicinarsi al calcio, facendo ben sperare per un futuro che vede molto più “calcio in rosa”. Per questa stagione prevedo un campionato molto equilibrato quindi fare un pronostico sarebbe abbastanza complicato, personalmente credo che la nostra squadra voglia inserirsi tra le prime in classifica e riaffermarsi come nelle passate stagioni, avendo un buon potenziale e voglia di lavorare al meglio possibile.

meglio. A livello giovanile, non ne sono tanto sicura, ma non credo purtroppo che qui ci sia stato un grande aumento di numeri e mi auguro che in futuro ci saranno. Mi aspetto un campionato di maggiore livello e decisamente più combattuto. Come squadra mi auguro di fare sicuramente meglio dell’anno scorso, abbiamo tutte le carte in regola per poterlo fare. Pronostico secco? Fiorentina.

Cristiana Girelli (Brescia CF)

“Campionato competitivo”

1) Sono capitana di questa squadra da quando è iniziata questa nuova stagione, scelta presa dalla società. Non so come

Daniela Stracchi (Atalanta Mozzanica)

“Visibilità e responsabilità” 1) Sono la capitana da quest’anno, l’anno scorso ero il vice. Lo sono su decisione dell’allenatore con consenso del gruppo e della società. Sono una capitana da bastone e carota, affronto ogni discorso, sia negativo che positivo, assumendomi tutte le responsabilità, agisco sempre per il bene del gruppo, cerco ogni giorno di dare il buon esempio, un esempio di “professionalità” e sono sempre li davanti a tirare il gruppo. 2) Aumentando la “visibilità” sicuramente qualche responsabilità in più sotto certi aspetti c’è, anche se in campo, abbiamo sempre fatto e faremo sempre del nostro

definirmi, ma credo di essere una persona che odia malumori all’interno di un gruppo per questo cerco e cercherò sempre di fare il possibile per risolvere le questioni o malumori subito. Non ho un prototipo di capitana a cui ispirarmi, ho avuto tanti esempi nel passato e di ognuna ho preso quello che considero il meglio. 2) Sembra che qualcosa si stia veramente muovendo. Son tanti anni che sento voci di un cambiamento ma son sempre rimaste parole, ora finalmente si stanno facendo anche i fatti. La responsabilità per chi gioca c’è sempre, siamo noi che offriamo quello spettacolo a cui la gente si appassiona. Il Brescia femminile ha da sempre un settore giovanile da far invidia, tante squadre e tante ragazzine orgogliose di vestire questa maglia. Mi aspetto un campionato competitivo, probabilmente il più competitivo degli ultimi anni in cui anche squadre che non lottano per i piani alti possono rubare punti alle favorite. Personalmente spero sia un anno

soddisfacente e soprattutto di crescita. Ovviamente mi auguro di vincere il più possibile con la mia squadra e di vedere sempre più tanta gente appassionata a vedere le partite. Pronostico? Juventus.

Valentina Boni (Fimauto Valpolicella Chievo)

“Società molto presente” 1) Questo che è appena iniziato è il mio quarto anno da capitana, con un gruppo che si sta formando e compattando, che sta mettendo basi solide e che sa lavorare molto bene ma anche divertirsi. Da parte mia cerco solo di dare l’esempio in ogni situazione, dall’allenamento alla partita, dal non mollare mai al rispetto per tutti. Cerco di avere sempre attenzione per le compagne in maniera pacata ma anche “alzando la voce” se penso possa essere più costruttivo, consapevole che siamo tante teste diverse e ognuna con la propria personalità. Sicuramente preferisco i fatti alle parole, l’esempio conta più di tante belle frasi e il rispetto non deve mancare mai. Dicendola con un luogo comune, potrei essere una capitana silenziosa, ma presente. Sì, di ottimi esempi ne ho avuti sicuramente, da tutte ho imparato qualcosa: la gentilezza di Formisano, il carattere di Panico, il non mollare mai di Zizioli e l’attaccamento alla maglia di Bonafini, per citarne alcune. Poi ovviamente ho il mio carattere e cerco di trasmettere a modo mio l’amore per questo sport. 2) Beh, finalmente sembra si stia muovendo qualcosa. Da parte nostra sicuramente più responsabilità, starà a noi dimostrare

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femminile ancor di più la professionalità che c’è sempre stata in questo ambiente e la passione che ci ha sempre fatte andare avanti. Abbiamo l’opportunità di fare calcio in un certo modo e questo deve essere solo un punto di partenza. Qui abbiamo un settore giovanile molto importante, già da qualche anno collaboriamo con il Chievoverona e di anno in anno i numeri crescono. È un aspetto su cui la società punta tanto e questo è importante per far crescere il movimento. A proposito di società: la nostra è molto presente, come se ne trovano pochissime. Professionale ma con un lato umano invidiabile: ci ha messo ha disposizione tutto per far bene e ci chiede di dare sempre il massimo con entusiasmo e con la stessa professionalità e passione che hanno loro. Per il campionato mi aspetto in generale molto equilibrio e il nostro obiettivo è uno, la salvezza. La favorita? Il Brescia”.

Elisa Caucci (Empoli Ladies)

“Cavalchiamo l’onda” 1) Questo è il terzo anno che mi viene assegnato l’importante e delicato ruolo di capitana dal mister e dalla società. Ho sempre ammirato tutti quelle capitane (non ne ho una in particolare), dove prima che delle parole fossero i fatti a descrivere di loro, attraverso il massimo impegno e la massima devozione fuori e dentro il campo. Non ho mai tollerato quei leader che dicono agli altri quello che devono fare, a mio parere sottovalutano l’intelligenza e potenzialità altrui.  Per quelle sfumature del mio carattere e per quella consapevolezza di non essere una grande oratrice, spesso preferisco il silenzio, dimostrando con il mio comportamento quello che vorrei vedere nelle mie compagne. Non sono una persona che ama stare al centro dell’attenzione, per questo ogni problema cerco di non metterlo in piazza, ma risolverlo direttamente con le persone interessate. In ogni caso, comunque le mie parole cercano sempre di essere dei consigli. 2) Siamo sull’onda più importante di sempre. I riflettori si stanno accendendo su tutto il movimento femminile. Nel nostro piccolo, con la squadra riteniamo che sia importante dimostrare all’Italia che il calcio ha anche un volto in rosa e ci impegniamo ogni giorno per crescere sempre di più ed essere pronte, in maniera sempre più professionale a questo cambiamento.  Quest’anno abbiamo avuto l’onore di poterci inscrivere anche come Scuola Calcio. 30

Ci sono state molte piccoline che si sono affacciate al nostro campo per poter far parte di questa grande famiglia, per noi è stato motivo di grande orgoglio veder aumentare i numeri d'iscrizione del nostro vivaio. Questa stagione non la vedo molto scontata come quella passata. Il movimento sta crescendo e questo fa sì che non ci sia un’unica favorita: penso che Fiorentina, Juventus e Brescia lotteranno fino alla fine per aggiudicarsi lo scudetto. Il nostro impatto con la massima categoria non è stato delle migliori. Ma come un pugile dopo un duro colpo, proviamo a rialzarci. Non importa quanti colpi dovremo subire ancora, nel nostro mirino c’è la salvezza e ci proveremo fino alla fine.

Alia Guagni (Fiorentina Women’s)

“Momento importantissimo” 1) Sono capitana della squadra da quest’anno. La stagione passata ero vice-capitana, quest’anno sono io a dover guidare la squadra. Penso che il Mister si fidi di me e della mia esperienza sia in campo che fuori dal campo, è per questo che mi ha scelta. Sono un tipo che trascina e dà l’esempio in campo più che fuori, non sono bravissima a parole ma cerco di farmi capire e soprattutto cerco con l’esempio di dare il mio contributo e di indicare la via, ovviamente sia sul terreno di gioco che all'esterno. 2) Stiamo vivendo un momento importantissimo, abbiamo lavorato tanto per questo quindi sentiamo adesso un po’ la responsabilità dato che ci stiamo avvicinando tanto al maschile. Le responsabilità sono più alte perché la visibilità è diversa, così come le richieste delle società e gli impegni. Siamo però felicissime di fare la nostra parte, perché come ho detto è qualcosa per cui stiamo lottando da tempo. Il nostro settore giovanile è florido, l’arrivo della Fiorentina ha portato tanto entusiasmo e moltiplicato le iscrizioni, vediamo sempre tante bambine anche alle partite e questo è un segnale positivo. C o m e squadra puntiamo a fare benissimo e ripetere la stagione dell’anno scorso, vogliamo

vincere il campionato e lavoriamo per questo, così come lavoriamo duro per l'impegno in Champions che non sarà facile. Personalmente è la prima volta che ho la possibilità di giocare in Europa e spero di fare bene, portando a Firenze qualche trofeo. Pronostico favorita? La Fiorentina.

Sara Gama (Juventus Women)

“Anno zero” 1) Sono capitana della Juventus da quest’anno. La squadra è totalmente nuova e quindi l’indicazione della mia persona per questo ruolo è arrivata direttamente dalla nostra allenatrice e dal club stesso di comune accordo. Mi piace pensare che l’esempio conti più di molte parole quindi cerco di dare il massimo convinta che le mie compagne percepiscano il mio impegno e diano perciò anch’esse il meglio. Sono di esempio per me tutte le capitane che ho avuto, dalla Nazionale ai club. Da ognuna di loro ho appreso qualcosa a cui aggiungo la mia personalità e le mie convinzioni per interpretare questo compito. 2) Credo che siamo all’anno zero per quanto riguarda il calcio femminile in Italia. È indubbio che l’entrata dei club professionistici maschili stia dando un nuovo impulso alla disciplina che finalmente tocca anche qui da noi orizzonti inesplorati. Tutte noi abbiamo una responsabilità, i settori giovanili crescono costantemente e qui alla Juventus in pochi anni hanno visto moltiplicarsi il numero delle bambine tesserate in bianconero. Proprio per loro, per diventare modelli positivi a cui possano ispirarsi, tutte noi abbiamo oggi una responsabilità maggiore nel portare avanti questo gioco che ci ha coinvolto per passione innanzitutto. Da questo campionato mi aspetto sfide competitive, il livello sta aumentando grazie alla preparazione migliore che riceviamo nei nostri club. Come squadra, più che aspettarmi qualcosa, desidero che doniamo il massimo in campo e fuori per portare in alto i colori di questa maglia che pesa con la sua tradizione di vittorie. L'obiettivo comune prima di tutto e poi c'è il desiderio di contribuire attivamente al suo raggiungimento. Come detto credo che questo campionato sarà molto competitivo, una favorita non esiste,


femminile esistono squadre che hanno fatto bene negli ultimi anni ed altre, come la nostra, create ora per puntare in alto. I conti si faranno alla fine.

Jenny Piro (Pink Sport Time Bari)

stro obiettivo è la salvezza; personalmente vorrei divertirmi, crescendo come singolo e come squadra, così da giocare ogni partita alla pari contro tutti. Squadra favorita? La Fiorentina.

Simona Cimatti (Ravenna Woman)

“Obiettivo salvezza” “Qualcosa 1) Sono capitana della Pink dalla scorsa stagione sportiva, in cui abbiamo conquistato sta cambiando” la Serie A. Una scelta frutto di diversi fattori: l’appoggio della società, la considerazione da parte delle compagne, il feeling con l’allenatore; di sicuro un fattore non è stato l’età, visto che qui a Bari sto vivendo la mia seconda giovinezza! Sono una calciatrice di cuore, che lotta fino alla fine, che sia una partita di allenamento che la finale dei Mondiali. Sono una calciatrice che cerca sempre di trasmettere alle compagne il vero valore dell’allenamento e dell’impegno con il quale lo si dovrebbe condurre, sono una calciatrice siciliana e noi siciliani mettiamo sempre tutto in ciò che facciamo. E io farei di tutto per questa maglia, per questa squadra, per questa società. Il mio esempio non può che essere Totti, un calciatore che ha dato ogni parte di sé per i suoi tifosi e compagni.

1) “Sono di Niscemi, ho 34 anni, gioco 1) Sono la capitana del Ravenna da 2 anni: dopo aver disputato diverse stagioni con questa maglia, la società ha deciso di affidarmi la fascia. Non sono una capitana che incute timore, al contrario cerco di essere sempre disponibile e aperta al confronto.

2) In Italia per troppi anni siamo stati fermi immobili ma fortunatamente i modelli europei e l’interesse che i media hanno dato a determinate manifestazioni, vedi i Mondiali del 2015 in Canada e gli ultimi Europei in Olanda, hanno dato una misura di come dovrebbe essere lo spettacolo del calcio femminile anche in Italia. Piano piano le grandi società si stanno muovendo per avere una squadra femminile competitiva ai vertici, ma creando un numero elevato di giovani calciatrici possiamo avere davvero una crescita esponenziale del movimento, perché si sa che una squadra è davvero forte avendo un vivaio alle spalle. Ho sempre pensato che la radicalizzazione del movimento andava iniziata dalla scuola, per una bambina di 6/7 anni non cambia giocare a palla con le mani o con i piedi, ai bambini importa di giocare. Questo è ciò che ha fatto la Pink, è entrata nelle scuole, con numeri che superano il centinaio di bambine innamorate, come me, di un prato verde ed un pallone. Certo, il no-

Chiaramente se c’è bisogno di spronare la squadra, qualche volta il tono della voce si alza, ma non mi sento diversa dalle mie compagne, ma mi impegno al massimo per riuscire a trasmettere col mio modo di fare, la grinta e la cattiveria agonistica che servono per lavorare al meglio e crescere insieme. Come capitana non posso dire di ispirarmi a qualcuno in particolare: cerco solo di essere me stessa pensando sempre al bene della squadra, provando ad essere un punto di riferimento e un esempio per le mie compagne. 2) Qualcosa nel calcio femminile sta cambiando, si stanno facendo passi molto importanti e proprio per questo noi cercheremo di dare il nostro contributo, lavorando al meglio e comportandoci da professioniste, affinché il movimento diventi sempre più importante e riconosciuto in Italia. Il Ravenna ha sempre avuto un ottimo settore giovanile, ragazze sulle quali la società investe tanto, perché sono loro il nostro futuro. Negli ultimi anni il numero delle presenze sta aumentando, anche perché facciamo promozione nelle scuole, andando noi giocatrici a far conoscere questa realtà e incentivare chiunque abbia voglia di iniziare questo sport. Da questo campionato mi aspetto tanto, il livello è cresciuto e non vedo nessuna squadra già data per vinta, per questo sarà molto difficile e nello stesso tempo stimolante. Personalmente spero di

contribuire al meglio per ottenere grandi risultati con questa maglia, mettendo tutta me stessa a disposizione della squadra, che spero riesca a trovare la giusta armonia e il giusto equilibrio per fare un campionato di livello. La lotta allo scudetto secondo me è molto aperta, Brescia e Fiorentina sono due squadre già consolidate, con ottime probabilità di giocarsi il campionato, insieme alla nuova entrata Juventus. Dovendo fare un pronostico secco, dico Brescia.

Vanessa Nagni (Res Roma)

“Tracciamo il nuovo percorso”

1) Sono capitana dal 2007, ormai dieci anni, sono stata scelta dall’allenatore in quanto smetteva la nostra capitana Federica Manca. Nei rapporti sono molto tranquilla, abbiamo avuto quasi sempre tante ragazze giovani in squadra e devi cercare di essere di esempio, soprattutto in allenamento, diciamo che mi ispiro al calcio maschile: per me il calcio è appartenenza, come è stato per Totti. 2) Sì, qualcosa sta cambiando, io lo spero davvero per le nuove generazioni. Adesso dobbiamo essere brave a crescere con professionalità e cultura sportiva, perché se vogliamo crescere dobbiamo adeguarci ed essere capaci di tracciare il percorso. Il nostro settore giovanile è ben curato e ci ha permesso di essere competitive in A: quasi tutte atlete fatte in casa e che hanno portato tre scudetti Primavera consecutivi, un record. Dal campionato mi aspetto un’altra salvezza e mi piacerebbe tornare in doppia cifra come gol. Credo che la favorita per il titolo sia la Fiorentina, però con Brescia e Juventus molto vicine.

Roberta D’adda (Sassuolo)

“Con me 11 capitane” 1) Sono capitana del Sassuolo da 2 mesi ovvero da quando sono arrivata quest’estate. È stata una scelta del gruppo di farmi capitana e ne sono onorata. L’esser capitana non mi fa sentire più importante delle altre: a inizio anno quando ho parlato con le mie compagne ho detto che la fascia che porto al braccio non mi da più autorità perché per 31


femminile me in campo ci sono 11 capitane. Non sono di certo quel tipo di persona che vuol dar l’esempio con l’autorità anzi, mi piace parlare poco ma essere concreta e quindi dimostrare sul campo. Quando serve mi devo anche far sentire, ma questo è dato anche dal fatto di esser la più grande e quella con maggior esperienza. Come capitana ho l’esempio di Elisa Zizioli (Brescia): faceva i fatti sul campo e si faceva sentire nei momenti giusti. 2) Ancora a piccoli passi, ma nel nostro mondo forse qualcosa sta cambiando, anche al di fuori del campo, perché vedo che ci sono sempre più appassionati che ci seguono. Ora con l’avvento di queste squadre che hanno alle spalle società maschili si sta accelerando lo sviluppo del nostro calcio e noi abbiamo la responsabilità, come abbiamo sempre avuto, di diventare sempre più professioniste in campo e fuori. Per crescere c’è bisogno di dare sempre più importanza ai settori giovanili dove bisogna mettere a disposizione persone sempre più competenti perché è lì che si crea la calciatrice. Settimane fa sono stati organizzati dalla FIGC in collaborazione con il Sassuolo Calcio due “Women Open Day” a cui hanno partecipato la bellezza di 80 bambine! Questo vuol dire che c’è l’interesse, la voglia di fare questo sport da parte delle più piccole, quindi c’è necessità di lavorare tanto per lo sviluppo del movimento! Noi come squadra siamo una neopromossa, in primis puntiamo alla salvezza, ma siamo una buona squadra che penso potrà mettere in difficoltà parecchi club. Personalmente spero di riuscire a trasmettere un po’ di esperienza e di professionalità. La squadra favorita per me è la Fiorentina, senza dimenticare Brescia e Juventus: due squadre nuove ma con calciatrici di grandi qualità.

Paola Brumana (Tavagnacco)

“Numeri in aumento” 1) Inizio adesso la sesta stagione da capitana, dopo che Stefania Donà ha smesso di giocare. Penso di ispirarmi proprio a lei per la sua continua voglia di lavorare e migliorarsi e la sua facilità ad ascoltare e aiutare le compagne di squadra. Non sempre è facile conciliare le due cose: sé e gli altri; ma ci sto lavorando da tempo, e penso ormai di avercela fatta. Non penso che mi si possa inquadrare in un luogo comune: non attacco le compagne al muro e non sono sempre davanti a trainare il gruppo. 32

Resto a disposizione e le ragazze lo sanno. Lavoro sul loro umore cercando di strappare una risata e un po’ di determinazione in più. Il gruppo e la società stanno cambiando in meglio: i nuovi acquisti si sono integrati da subito e questo permette di avere un gruppo coeso, con il quale si lavora meglio. Anche la riconferma del mister è positiva: finalmente quest’anno può dimostrare il suo valore, cosa che non gli è stata permessa la stagione precedente, in cui, a causa di una rosa ristretta e troppi infortuni, non ha potuto fare miracoli. Ripartiamo da questa stabilità, cariche per ottenere qualche buon risultato. 2) Finalmente si inizia a fare sul serio! Il campionato sarà tosto perché il livello di tutte le squadre si è alzato. La favorita a mio parere resta la Fiorentina, ma sarà una lotta fino all’ultimo. Penso che per far crescere il numero si debba obbligare le squadre maschili ad avere la femminile almeno in un cam-

pionato di A2, monitorata dalla Federazione, soprattutto a livello del settore giovanile. I numeri stanno aumentando anche da noi: a livello giovanile possiamo contare su categorie che vanno dalle esordienti alla Primavera, con quest’ultima che spicca per ottime qualità. Noi ovviamente cercheremo di migliorare il piazzamento della stagione precedente; io, invece, dopo le tre operazioni al ginocchio, mi ripropongo di stare bene fisicamente e pensare a divertirmi… alla fine il calcio rimane questo!

L’inizio di un nuovo percorso La stagione 2017/18 rappresenta l’inizio di un nuovo percorso per il calcio giocato dalle donne. L’avvento pionieristico della Fiorentina Women’s FC ha tracciato una strada raccolta da altre realtà importanti come Sassuolo Calcio Femminile, Empoli Ladies, Atalanta Mozzanica, Fimauto Valpolicella Chievo. È però la creazione della Juventus FC Women a rappresentare il traino principale per una svolta sia di interesse mediatico che di nuovi modelli organizzativi utili alla crescita della professionalità del movimento. Un percorso iniziato a ottobre 2015 con la protesta delle calciatrici che non solo ha portato tutele determinanti (accordi pluriennali, fondo di solidarietà, tutela parziale della maternità), ma ha stimolato l’ambiente del calcio a conoscere ed accompagnare la passione di tante donne innamorate del pallone. Per crescere in fretta serve lavorare ancora sulla cultura, sugli stereotipi, sulla visibilità e sui modelli di riferimento prestativo e di testimonial per creare certezze e dare futuro alle numerose bambine che giocano. Le scelte di AIC: Sara Gama Consigliera Federale e Presidente della Commissione Sviluppo e Progetti sul calcio femminile; Marchitelli e Mason nel Direttivo; la creazione del Settore Calcio Femminile di cui sono Responsabile; l’acquisizione del diritto di voto in assemblea, elezione del Presidente compreso, con lo stesso meccanismo della serie A maschile (1 un voto per ciascuna squadra, 20 per gli uomini 12 per le donne), sono tutte azioni concrete da imitare o come stimolo per altre idee innovative da

parte delle altre componenti, per mettere al centro della propria mission la valorizzazione del calcio in rosa. Il ministro dello Sport Lotti, insieme alla Sottosegretaria del Consiglio dei Ministri con delega alle pari opportunità Boschi, e ad esponenti del ministero del lavoro hanno aperto un tavolo tecnico permanente di confronto di cui facciamo parte, per rivedere la nota ed obsoleta legge n.91 del 1981 che disciplina il professionismo sportivo. In 36 anni il numero di calciatrici praticanti è cresciuto esponenzialmente e sono necessari nuovi modelli di organizzazione Federale (es. creazione di una lega calcio femminile o l’accorpamento alla lega di serie A e comunque il distaccamento dalla LND) per crescere ed ridurre il gap che ci caratterizza col resto del mondo. Abbiamo 10/15 anni di ritardo ed abbiamo iniziato finalmente a collaborare per ridurlo. I primi ad apprezzare le donne che giocano sono proprio i colleghi uomini, accumunati da passione e senso della sfida, ora serve correre   coinvolgendo le nuove professionalità arrivate, senza disperdere chi ha seminato con enormi sacrifici in tutti questi anni, con la consapevolezza che solo chi è competente, professionale e capace ha i requisiti per restare nel sistema. Non deve essere una battaglia di genere, ma di merito in cui uomini e donne insieme devono diventare gli artefici del futuro del calcio giocato dalle donne. Katia Serra Settore Calcio Femminile Associazione Italiana Calciatori


AIC Onlus la ONLUS dell’Associazione Italiana Calciatori

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Criteri di assegnazione dei contributi erogabili da Aic Onlus La Onlus può erogare contributi a sostegno di: richieste che abbiano come obiettivo un beneficio per soggetto richiedente o per il proprio nucleo familiare avanzate da un ex calciatore o calciatore professionista; richieste che abbiano come obiettivo un beneficio per soggetto richiedente o per il proprio nucleo familiare avanzate da un ex calciatore o calciatore dilettante, purché tesserato Aic; progetti di interesse calcistico, che saranno valutati dal Consiglio della Onlus.

aic.onlus@assocalciatori.it


internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

Invictus Games: sport e disabilità In questi ultimi anni abbiamo imparato a conoscere e tributare il giusto riconoscimento a chi pratica sport nonostante condizioni di disabilità e i giochi paralimpici sono ormai una consuetudine entrata nella vita degli sportivi. Meno famosa però è una manifestazione di più recente istituzione: Invictus Games. Si tratta dei giochi paralimpici militari, nati per un’iniziativa di Harry d’Inghilterra. Il principe, recatosi in visita negli Usa nel 2014 per assistere ai locali Warrior Games, giochi paralimpici riservati al personale militare disabile, ebbe l’idea di realizzare una versione internazionale e così nell’autunno del 2014, a Londra, 400 partecipanti di 13 nazionalità diedero luogo alla prima edizione degli Invictus Games. Il nome Invictus - parola latina che significa “invincibile” o “indomito” - è il titolo di una poesia del poeta inglese William Ernest Henley, che durante la sua vita dovette affrontare le gravi difficoltà arrecategli da una salute compromessa. La poesia è un’affermazione di volontà e di resistenza contro le avversità che possono tormentare l’esistenza umana. Dal testo di Henley è stato tratto il motto dei giochi: “I AM the master of my fate, I AM the captain of my soul” (io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima). L’idea di Harry - Invictus Games spirit - è stata quindi di dare anche a militari e reduci disabili un’opportunità di dimostrare la capacità di affrontare e superare, attraverso lo sport, le limitazioni fisiche e psicologiche patite per cause di servizio. Le parole del principe rendono bene lo spirito dei gio-

chi: “Nelle gare di questa manifestazione vediamo gli atleti competere, con tutto ciò che possono dare, fino al traguardo e poi voltarsi ad applaudire gli altri partecipanti. E alcuni hanno scelto di oltrepas-

sare la linea insieme”. Uno spirito, quindi, di speranza, attraversata dalla potenza dello sport quando si tratta di unire e affratellare le persone nella solidarietà

ronto, nel Canada, ci consente di informarci sull’evento e di capirne meglio le finalità. A cominciare dalla home page, che riporta i numeri dell’edizione: 550 atleti di 17 nazioni, impegnati in 12 sport e supportati da 1500 volontari. La sezione multimediale del sito contiene un gran numero di video e immagini in alta risoluzione di momenti delle gare, delle pause e degli eventi collaterali. Il sito è attualmente solo in lingua inglese ma la pagina Facebook, a cui si accede da un link a fondo pagina, può essere tradotta automaticamente in italiano. L’Italia ha partecipato con 15 atleti del Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa, costituito nel 2014. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale i nostri rappresentanti prima della partenza per il Canada. Nel corso della manifestazione gli azzurri hanno conquistato ben nove medaglie.

Marco Borriello @borriellomarco1 Sarebbe meraviglioso vincere tutte le partite o riuscire sempre a far gol… ma purtroppo a volte bisogna fare i conti con tutta una serie di motivi, tecnici, fisici, di VAR… L’unico rimedio che conosco è continuare a lavorare per migliorarsi con costanza e pazienza aspettando la prossima occasione…

umana. Uno spirito che portò, già nella seconda edizione che si svolse nel 2016 Alessandro Florenzi @Florenzi a Orlando in FloriContento di essere tornato a fare ciò che amo di più al mondo: giocare a calcio! Grazie per il vostro da, ad aumentare la sostegno. partecipazione, con 500 atleti da 14 nazioni. Il sito della manifestazione di quest’anno - www.invictusgames2017.com - che si è svolta nell’ultima settimana di settembre a ToDavide Calabria @davidecalabria2

Nessuno mai dimentichi #Auschwitz #Birkenau

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internet

di Stefano Fontana

Calciatori in rete

Calhanoglu e André Silva, i nuovi rossoneri www.hakancalhanoglu.com Centrocampista offensivo del Milan e della Nazionale turca, Hakan Calhanoglu è nato a Mannheim in Germania nel 1994. Versatile trequartista, è dotato di

un’eccellente visione di gioco. Abile nel dribbling e atleticamente dotato, Calhanoglu è inoltre un vero asso nelle punizioni. Ha debuttato a soli sette anni nel vivaio del Karlsruhe nel 2011, per poi passare nelle fila dell’Amburgo nel 2013. Dal 2014 al 2017 milita nel Bayer Leverkusen, per poi approdare nel 2017 al Milan. Il sito ufficiale di Hakan Calhanoglu è allo stato attuale una vetrina delle pagine social del giocatore. La grafica semplice e gradevole, giocata sui toni del nero e del rosso, mette in risalto le numerose fotografie inserite: cliccando su ciascuna è possibile visualizzare direttamente la pagina Facebook, Insta-

gram o Twitter del giocatore. È possibile ammirare scatti di Hakan in azione in campo con la maglia del Milan e della Nazionale turca, durante i momenti di relax con i compagni e la famiglia, in occasione di eventi mondani e durante le vacanze estive: un vero e proprio sguardo nella vita di questo talentuoso giocatore. Diversi scatti sono accompagnati da un commento di Calhano-

glu: ne emerge il profilo di un giocatore maturo ed estremamente professionale, tratti ancora più rilevanti considerando l’età di appena 23 anni.

www.andresilva10.com Attaccante del Milan e della Alfred Gomis @AlfredGomis NazionaPer tutte le maglie sporche a fine allenamento. Per tutto il sudore ad ogni tuffo. Tutto per questa occasione. le por#forzaspal #gomis toghese, André Silva dispone di un sito web ufficiale ben realizzato e ricco di informazioAntonio Mirante @MIRANTE83 ni. La struttura del Che bella cosa la solitudine del nostro ruolo…!!! sito è pienamente “responsive”, ovvero perfettamente fruibile tanto da pc quanto utilizzando smartphone e tablet. Il navigatore è accolto da un suggestivo scatto di un sorriAlessandro Murgia @Murgia dente André: questa immaLa passione e i sacrifici. Il sostegno della fami-

gine riesce a catturare alla perfezione la grinta e l’entusiasmo che caratterizzano il bomber nato a Gondomar nel nord del Portogallo. Scorrendo verso il basso troviamo un’interessante testo introduttivo, utile per “entrare nella testa” di André e conoscere la sua personale visione del gioco del calcio e della vita. Più in basso un’infografica di ottima fattura consente al navigatore di aggiornarsi rapidamente sui risultati di Milan e Nazionale portoghese, ovviamente con un occhio di riguardo alle statistiche che riguardano Silva (numero di partite giocate, goal realizzati, minuti complessivi giocati). La sezione successiva offre informazioni sulla prossima partita giocata dal Milan, mentre andando oltre approdiamo nella galleria fotografica del sito. Ogni scatto è visibile anche nella pagina Facebook ufficiale del giocatore, seguito con entusia-

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glia e amici. L’abbraccio dei compagni. Segnare il primo gol in A è un’emozione speciale.

smo e partecipazione da quasi 300.000 tifosi. Tutti i testi del sito sono visionabili in inglese o portoghese: ci auguriamo al più presto una traduzione in italiano, consentendo così ai numerosi sostenitori nostrani di André una piena fruizione degli interessanti contenuti in gioco. 35


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di Nicola Bosio

frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte di più del Nei nostri settori giovanili passa l'insegnamento che la qualità fisica ha la prevalenza su quella tecnica, che il risultato è l'unica ragione di vita e che la mentalità giusta è quella che si respira nel calcio di Serie A. Dove per esempio chi arriva secondo, magari praticando un gioco divertente, diventa un magnifico perdente e viene irriso dalla tifoseria avversaria – Roberto Donadoni (Bologna) Aspetteremo 30 o 40 anni per avere un altro Leicester e non spunterà in Italia. O si alzano gli introiti di tutti, e gli stadi di

Roberto Donadoni Allenatore del Bologna “Y Viva España” Sarebbe da sciocchi immaginare che improvvisamente in Spagna, dopo anni di magri risultati a livello di nazionale, dagli alberi siano spuntati come frutti inattesi i migliori talenti del calcio spagnolo. Hanno invece cominciato negli anni precedenti a lavorare sulla base, dai settori giovanili: quelli sono gli alberi da cui sono spuntati i frutti. Bisognerebbe tra l'altro controllare il palmares delle nazionali giovanili spagnole di questi ultimi dieci anni per certificare il numero dei loro successi e misurare quindi il fossato scavato tra il loro calcio e il nostro. 36

proprietà possono essere un fattore, oppure in un campionato di 38-40 partite vinceranno sempre le stesse – Simone Inzaghi (Lazio) Il nostro è un ruolo che impone di fare risultato. L'essere allenatore include al suo interno una percentuale di rischio e non è che più ti metti alla guida di club importanti e più aumenta la possibilità di fallire. Tutto è perfettibile sempre, tanto più che sono pochissime le squadre che al termine della stagione raggiungono gli obiettivi che si erano prefissi all'inizio – Stefano Pioli (Fiorentina) I fuoriclasse non vanno a senso unico. Tutti i grandi hanno le loro eccellenze – Marco Giampaolo (Sampdoria) Le donne devono essere allenate bene, con passione e competenza. E la competenza non ha sesso. In Italia abbiamo molte donne preparate, da sfruttare: anche negli staff maschili di serie A – Milena Bertolini (C.T. Nazionale Femminile) Ho dodici tatuaggi. Ho i nomi dei miei genitori, la mappa del Brasile, i punti cardinali. In Ucraina mi sono fatto tatuare una scritta in cirillico. Sulla mia pelle c'è la mia storia – Douglas Costa (Juventus) Non mi piace apparire, preferisco far parlare la squadra. La comunicazione deve essere curata in relazione al lavoro, non per spolverare la propria immagine – Roberto De Zerbi (Benevento) Non mi ispiro a nessuno, voglio essere me stesso. Ovviamente guardo i grandi attaccanti, ma non ho un idolo. Non avevo poster in cameretta. Non ho mai guardato tanto calcio quando ero piccolo e per la verità neanche adesso. Quando torno a casa preferisco staccare un po'. Gioco ai videogiochi, mangio bene, mi godo la vita – Andreas Cornelius (Atalanta) Io sono abituato a dividere i giocatori in due categorie: intelligenti e meno intelligenti – Stefano Pioli (Fiorentina) Ho vissuto la mia vita cercando di estrapolare le cose positive da quelle negative e da quando è cominciata la stagione ho una strana euforia, una strana felicità, figlia anche di quel pizzico di follia che mi ha sempre contraddistinto e che

mi ha portato fin qui. Voglio assaporare emozioni che non saranno eterne – Gianluigi Buffon (Juventus) Ho cercato di mantenere sempre una linea di coerenza. La vita è fatta di scelte sagge e di

Josip Ilicic Centrocampista dell’Atalanta “Beato Turnover” Se non sei preparato fisicamente e mentalmente, una stagione così è massacrante, perché non tempo di recuperare tra una partita e l'altra. E la rosa deve essere ampia, tutti devono sempre essere pronti. Nessuno può giocare 45-50 partite. Meglio ci sia qualcuno che deve giocare al tuo posto quando sei stanco piuttosto che avere il pensiero di dover tornare in campo tre giorni dopo una partita che ti ha stremato. errori. L'essere umano non è infallibile – Marco Giampaolo (Sampdoria) Io sono stato un professionista serio ma ho fatto pure qualche stupidaggine, tipo un rigore tirato con uno scavino sul 3-0 al 90'. Oggi so che non c'è bisogno di umiliare un portiere avversario e l'altra squadra, e ai giovani lo dico. Così come ai più anziani ripeto ogni giorno di godersi tutto fino in fondo, gli ultimi anni, queste sensazioni che non torneranno


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calcio giocato più e che nessuno restituirà quando tutto sarà finito – Simone Inzaghi (Lazio) Se vivo il calcio con il cuore, mi emoziono ancora. Se penso però alla componente economica, resto indifferente – Marco Giampaolo (Sampdoria) Ho imparato a non accettare tutte le offerte. Molti firmano e poi vedono come gira, io mi sono imposto di fare il contrario: aspetto un buon progetto sportivo – Roberto De Zerbi (Benevento) Se i calciatori vogliono andar via è sempre più difficile convincerli a restare. Ma alla fine se in

Simone Inzaghi Allenatore della Lazio “Mercato chiuso” Non sono in imbarazzo a mettere in campo un giocatore che vuole andare via. L’imbarazzo dovrebbe provarlo chi consente a un calciatore di giocare due partite in un posto, salutare e andar via. È diventata quasi un’abitudine, ci stiamo rassegnando. L’errore non è avere un calciatore sul mercato il 10 agosto, l’errore è che il 10 agosto il mercato sia ancora aperto. Alle partite ufficiali bisognerebbe arrivare con le squadre definite e con le trattative chiuse. Se non è possibile chiudere il 31 luglio, almeno il 10 agosto.

un posto non rimani volentieri è meglio salutarsi, più giusto per tutti, anche se fa male – Simone Inzaghi (Lazio) A me serve una squadra che arrivi con la palla ad un certo punto del campo, perché ho bisogno di attaccare negli ultimi 20-25 metri. Se vedo la porta a 50 metri non va bene – Gianpaolo Pazzini (Verona) In allenamento se non faccio gol mi arrabbio. In campo invece viene prima la squadra, anche se una partita in cui non segno mi fa arrabbiare lo stesso – Patrick Cutrone (Milan) Il calcio mi ha insegnato l’autonomia. A cavarmela da solo. A 17 anni sono andato via di casa, prima Carpi, poi Novara, Lumezzane, e tutto ha smesso di essere facile. Non giocavo nemmeno tanto, e se giocavo prendevo botte. Avevo offerte da Atalanta, Inter, Milan. Mia madre invece era convinta che mi facesse bene, meglio cominciare così, tanto se devi arrivare, disse, arrivi lo stesso. Una profezia – Simone Inzaghi (Lazio) Studio, guardo partite e assisto agli allenamenti dei grandi tecnici in giro per l’Europa. Si lavora anche quando non si è in panchina – Roberto De Zerbi (Benevento) Guardiola mi disse che aveva calcolato il tempo in cui riusciva a non pensare al calcio: 40 minuti al giorno! – Roberto De Zerbi (Benevento) Dopo tre partite mi dissero: Roberto, così non va, in Lega Pro non si vince giocando un bel calcio. Risposi che non avrei cambiato una virgola: un successo ottenuto con le barricate non mi appaga. Certo, ben venga l’eccezione, ma che non sia una regola – Roberto De Zerbi (Benevento) A Coverciano insegnano che non si devono spiegare ai giocatori le scelte fino in fondo. Io faccio il contrario. Ne ho avuti di allenatori che mi raccontavano frottole per lasciarmi fuori. Non lo sopportavo e non lo faccio. Le bugie non portano lontano. In questo almeno il calcio non cambia mai – Simone Inzaghi (Lazio) Il peso di una maglia lo dividi con altri venti compagni. Un allenatore è sempre un uomo solo, ed è pure responsabile dello staff, della squadra, delle aspettative della folla – Simone Inzaghi (Lazio) Penso che il Var è me-

Leonardo Semplici Allenatore della Spal “Seconde squadre” Le seconde squadre per me sono importantissime. Le seconde squadre nei Paesi europei stanno svolgendo un ruolo importante. Lì possono giocare giovani che altrimenti sarebbero in panchina. In questo modo si può far sì che i giocatori non esordiscano più a ventidue anni ma a diciotto, come negli altri Paesi. glio ci sia. Può togliere la sensazione di sentirsi derubati, e pensarci, ripensarci, parlarne, riparlarne. L'importante è che i tempi siano stretti, 25 secondi al massimo, non possiamo fermarci minuti a guardare i video. Il calcio va giocato – Simone Inzaghi (Lazio) Con il Var la tempistica potrà non essere ottimale, ma così i "grandi errori" potranno non esserci più – Stefano Pioli (Fiorentina) Si dice che tutto può succedere, non sempre si aggiunge che succede solo se gli sfavoriti giocano una grande partita – Simone Inzaghi (Lazio) Chi critica guardando partite dove gli allenatori cambiano metà squadra ogni venti minuti lo fa strumentalmente – Gianluigi Buffon (Juventus) 37


tempo libero

musica

libreria Mondadori

Una vita in gioco

di Chantal Borgonovo e Mapi Danna – 156 pagine - € 17,90

Questo libro racconta la storia di Chantal Borgonovo e di Stefano, suo marito, calciatore del Milan, della Fiorentina e di molte altre squadre di serie A. Stefano Borgonovo, attaccante tutta la vita, soprattutto dopo l’arrivo della SLA, è mancato nel 2013. Tutti lo ricordano per la straordinaria partita a Firenze, nel 2008, in cui entrò allo stadio davanti a 27.000 persone commosse, inchiodato a una sedia a rotelle. Per cinque anni ha mosso solo gli occhi. Eppure, con il solo uso degli occhi è riuscito a fare la rivoluzione. Ha deciso di dire sì, di non staccare le macchine, di vivere con una nuova identità e un nuovo scopo. Questa è una storia straordinaria, piena di valori. Ci sono la passione, la rabbia, l’odio, la rassegnazione, ma ci sono anche la rivincita e la resurrezione. C’è la fede, quella terrena e quella celeste. Ci sono la dedizione, la fedeltà e la gelosia. C’è il tema bioetico del “fine vita”, l’abuso “comodo” di certi farmaci, ci sono il coraggio e la speranza. Non c’è la soluzione ma c’è la ricerca, che attribuisce senso al dolore. C’è il mondo dorato e appassionato del calcio e per il calcio l’amore assolto e acritico di Stefano. C’è il valore della famiglia che può salvare o ferire, a volte contemporaneamente. C’è la condizione ingiusta e spietata dei malati di SLA che diventano schiavi, prigionieri. Eppure Stefano ce l’ha fatta, è riuscito a liberarsi, a essere incredibilmente acceso, empatico, volitivo, ironico e innamorato, senza malinconia. Stefano ci è riuscito perché Chantal gliel’ha permesso. Gli ha permesso di continuare a essere persona, intera, a essere marito e padre dei loro quattro figli. Lo ha guardato come si guarda un uomo, sempre, non come si guarda un malato, mai. Questo è un libro che tratta soprattutto di rispetto e desiderio. Desiderio e rispetto per la vita, trattenuta, difesa e accolta, qualsiasi vita sia. Sporteditore srl

Il Signor Giulio

di Anni, Belloni, Lazzari, Pavan – 140 pagine - € 12,00

“Giulio Savoini è stato non solo uno dei giocatori più importanti nella storia del Vicenza, ma anche una vera icona, un’immagine sacra del calcio. Uno che ha giocato 317 partite con la stessa maglia non può non essere considerato una leggenda biancorossa”. Inizia con queste parole il ricordo dell’ex compagno di squadra da parte di Sergio Campana. Si può leggere in uno dei primi capitoli de “Il Signor Giulio”, il libro scritto ad... otto mani da Laura Anni, Anna Belloni, Andrea Lazzari e Mario Pavan, edito da Sporteditore srl (prezzo di copertina 12 euro). Nato da un’idea di Lia Paulon, che ha accompagnato Savoini nei suoi ultimi anni di vita, racchiude, in una sorta di canto corale, nei diversi capitoli i contributi di ex-compagni di squadra (Luis Vinicio, Giorgio De Marchi, Adriano Bardin, Gianfranco Volpato...), di ex-giocatori che lo hanno avuto come secondo di G.B. Fabbri (Paolo Rossi, Franco Cerilli, Giorgio Carrera, Renato Faloppa), come allenatore (Carlo Perrone, Piergiorgio Zamuner) o come “maestro” nelle giovanili (Massimo Briaschi, Mauro Zironelli...), presidenti (Giussy Farina, Pieraldo Dalle Carbonare), dirigenti (Sergio Gasparin, Adriano Fin, Sergio Vignoni), rappresentanti della tifoseria (Maurizio Salomoni, Emanuele Arena, Antonio Santagiuliana..), amici (l'ex-sindaco Giorgio Sala, Federico Formisano, Carlo Bolzani...) e giornalisti. Tra le "chicche", la testimonianza dell'ex-attaccante dell'Hellas Verona Gianfranco Zigoni, il quale in un Genoa-Vicenza tentò invano di fare un tunnel al più esperto avversario, che negli spogliatoi gli disse: “Ragazzo, io sono a fine carriera, tu hai invece ancora tanto tempo per giocare, ad ogni modo non provare più a fare il furbo con me”. Non manca, ovviamente, il ricordo dello storico spareggio di Ferrara contro il Prato, perché, come scrive Gianni Grazioli “con quell'impresa Savoini è entrato nel cuore di tutti quelli che lo avevano ammirato per tanti anni sul tappeto verde del Menti e dei più giovani, che lo hanno conosciuto come istruttore e maestro di calcio con i giovani prima e con la prima squadra poi”. Centoquaranta pagine corredate da foto d’epoca che si leggono tutte d’un fiato. 38

Madonna

Rebel heart tour (live) Alle soglie delle ormai 60 candeline, la signora Ciccone non finisce mai di stupirci: “Rebel heart tour”, live della tournée con cui Madonna ha presentato in giro per il mondo il suo ultimo album in studio, è un vulcanico documento di due ore di spettacolo che racconta il lungo viaggio della regina del pop dal settembre del 2015 al marzo del 2016. 22 tracce (e un lungo video) che sono una sorta di “best of” del suo decimo tour mondiale che ha toccato ben 55 città in 7 mesi per un totale di 82 concerti. Canzoni del passato e del presente completamente rilette per la performance sul palco per ripercorre un’intera carriera fatta di successi planetari e spettacoli mastodontici che hanno segnato un’epoca: Lady Ciccone sembra una ragazzina, si muove e canta come una ventenne e, come il buon vino, pare addirittura migliorare col passare del tempo. Del resto, quasi fosse la “Re Mida” della musica, è riuscita a trasformate in oro tutto ciò che ha toccato, non solo da cantante ma anche da ballerina, attrice, regista, sceneggiatrice, produttrice discografica e cinematografica. I tempi di “Like a Virgin” sembrano infinitamente lontani, ma in fondo sono più vicini di quanto si possa immaginare: difficilmente la musica mondiale rivedrà nascere un’artista di questa caratura.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


Profile for Associazione Italiana Calciatori

Il Calciatore ottobre 2017  

Il Calciatore ottobre 2017  

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