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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD –Anno 48 –N. 01 Gennaio-Febbraio 2020 –Mensile

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Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

GEN-FEB

2020

Portiere e capitano dell'Inter

Samir Handanovic: impegno, serietà, dedizione


FIGURINE 2019•2020

www.calciatoripanini.it

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di Damiano Tommasi

Continuità…? Qualità d'esser continuo, estensione non interrotta nel tempo, o anche nello spazio; c. di pensiero, successione ininterrotta di una tradizione di pensiero da un periodo storico all’altro. (Cit. Treccani)

Una parola che ho sentito spesso in queste settimane, in questi mesi, e che mi ha fatto riflettere molto sulla diversità tra le persone. Il diverso arricchisce, fa crescere e mette in discussione le certezze di ognuno di noi. Inutile nascondere come la parola continuità sia inflazionata quando ci si avvicina ad un cambio, ad un momento di analisi e di passaggio, alla vigilia di una tornata elettorale.

editoriale

siamo impegnati per vestire l’AIC di altro. Ci siamo riusciti? La risposta l’avremo, forse, nel prossimo futuro. Fra pochi mesi, quindi, saremo chiamati ad un ulteriore passo in avanti verso la mobilitazione collettiva per dare voce alla nostra categoria. Collettiva nel senso di più voci, perché mi rendo conto che, nonostante tutto, il peso della voce del singolo ha avuto ancora troppo spazio rispetto alle voci del movimento.

L’anno olimpico porta con sé l’idea di passaggio, l’idea di esame di fine corso. Per tantissimi atleti ed atlete, di quasi tutte le discipline sportive, l’anno olimpico è la prova del nove, come si è lavorato in questi anni? Ci si arriva carichi o con qualche acciacco?

Ed è qui che la riflessione ricade sul tema della continuità. Il cambio al vertice dovrebbe investire, sperare o rifuggire dall' “assenza di mutamenti sostanziali”? Sono stati anni complicati ma ricchi di soddisfazioni e la semina ha dato parecchi frutti. Sono personalmente soddisfatto di aver contribuito a dare continuità allo spirito dell’AIC, a non aver troppo dilapidato l’eredità pesante ed esigente di Sergio Campana, di aver acceso l’interesse verso un ruolo e un’attività che sono fondamentali nel sistema calcistico italiano.

Ecco, l’AIC è davanti a questo banco d’esame e tra le varie parole che vibrano nell’aria sento spesso la parola continuità. Dal 1968 al 2011 la continuità ha avuto un nome e un cognome ed è stato naturale pensare ad un’estensione temporale e spaziale di contenuti, azione, comportamenti che non prevedeva interruzioni. Dal 2011, qualcosa è cambiato e, con l’introduzione del limite ai mandati per la presidenza AIC, abbiamo cambiato paradigma e abbiamo posto, almeno nella forma, maggiormente l’accento sul ruolo e la natura dell’Associazione sgravando il peso del nome e del cognome. Non è stato semplice ma ci

Ora, come detto, siamo alla prova del nove. Nell’anno olimpico che ci chiama agli esami ci presentiamo sufficientemente in forma? Ovviamente non potrei che auspicare la continuità lungo il solco tracciato, arricchito e allargato di questi ultimi anni ma mi sono reso conto che esistono vari modi di intendere la continuità. Il mio personale modo di intendere la continuità, e che è anche il mio auspicio per questa nostra Associazione, è che non solo si continuino a fare le cose che si sono fatte e che si stanno facendo ma che, soprattutto, si continui a credere nelle cose che si sono fatte e che si stanno facendo.

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sommario Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD –Anno 48 –N. 01 Gennaio-Febbraio 2020 –Mensile

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

01 GEN-FEB

2020

Portiere e capitano dell'Inter

Samir Handanovic: impegno, serietà, dedizione

l’intervista di Pino Lazzaro

Incontro con Samir Handanovic, portiere e capitano nerazzurro, posizionato dietro solo all’inarrivabile Buffon nella classifica dei giocatori in attività con più presenze in Serie A. Tanti e tanti anni qui da noi: da Rimini all’Inter, passando da Udine, con una media presenze superiore a 36 partite a stagione.

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

direttore direttore responsabile condirettore redazione

foto redazione e amministrazione tel. fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Diego Guido Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Finito di stampare il 18/02/2020

editoriale

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regole del gioco di Pierpaolo Romani

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serie B di Claudio Sottile

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amarcord di Pino Lazzaro

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scatti

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di Damiano Tommasi La Carta dei diritti dei ragazzi allo sport

Alberto Brignoli, portiere dell’Empoli La partita che non dimentico di Maurizio Borsari

scatti di Stefano Ferrio Tre foto tre storie

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segreteria

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primo piano

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femminile di Pino Lazzaro

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calcio e legge di Stefano Sartori

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politicalcio di Fabio Appetiti Francesco Ghirelli

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segreteria

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secondo tempo di Claudio Sottile

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io e il calcio di Pino Lazzaro

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Report Calciatori sotto tiro

Visioni Mondiali/4: Linda Tucceri Cimini Licenze Nazionali 2020/2021

Stefano Ferrario

Giovanni Abagnale

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l’intervista

di Pino Lazzaro

Portiere e capitano dell’Inter

Samir Handanovic: impegno, serietà, dedizione Fine gennaio, Inter lì nella parte altissima della classifica. I meriti di Conte, una “scossa” un po’ a tutto l’ambiente. Incontro allora con Samir Handanovic, portiere e capitano nerazzurro. Lui che spulciando in rete è dietro solo all’inarrivabile Buffon nella classifica dei giocatori in attività con più presenze in Serie A. Già, un portiere davanti a un altro portiere. Primi complimenti dunque a Samir, che non possono che continuare visto quel suo possibile/probabile record legato ai rigori parati, dato che ora come ora (fine gennaio 2020) nella apposita classifica è in testa, appaiato a Pagliuca, a quota 24. Le statistiche ci dicono che ne ha così parati 24 su un totale di 79: facendo il conto siamo al 30% e non è certo poco. Bravura, preparazione e pure, dalla sua, probabilmente proprio questa sua ben conosciuta fama di para rigori che di sicuro qualche preoccupazione in più la dà al rigorista di turno, come dire insomma che con lui sembrano magari un po’ più lunghi sti famosi 11 metri. Tanti e tanti anni qui da noi: impressionante e significativa – per capire di che pasta è fatto – la media presenze con cui ha viaggiato da quando (a Rimini, in B ed era il… 2006/2007) è entrato in pianta stabile da titolare fisso. Ebbene, dopo Rimini, tra Udinese e Inter la media-presenze è superiore a 36 a stagione. Ancora complimenti, per forza. Samir, come tutto è cominciato? “Anch’io da bambino, lì vicino a casa, giocando con gli altri bambini del quartiere. Sempre poco lontano c’era e c’è tuttora un club, lo Slovan, credo siano adesso in Terza o Quarta Divisione, allora erano conosciuti soprattutto per il settore giovanile. Ho cominciato ad andarci che avevo 7-8 anni, a cominciare

dai 10 s’era bel tempo s’andava anche in bicicletta, assieme in quattro-cinque, non era lontano, un paio di chilometri. All’inizio non giocavo in porta, stavo fuori, lo stesso quando si giocava calcio a cinque e non facevo comunque solo calcio, anche basket e pallavolo. È stato più avanti, sugli 11-12 anni, che sono andato in porta ed è stata quella una scel-

ta mia e l’ho fatta vedendo mio cugino Jasmin Handanovic, più grande di me di 6 anni, lui faceva il portiere, pure lui è venuto a giocare in Italia (con Mantova ed Empoli; ndr)”. Fare il calciatore era “il sogno” da bambino? Con gli occhi di adesso pensi di averne fatti di sacrifici? Se c’è, uno più grande degli altri? “Sì, ce l’avevo anch’io quel sogno che hanno tanti bambini, per dire anch’io lì a riempire l’album delle figurine e la mia grande fortuna è stata comunque che i miei genitori mi hanno educato insegnandomi il valore dei sacrifici, intesi come impegno e costanza: lavorare duro è l’unico mezzo che conosco per raggiungere un risultato o traguardo. Con mia moglie, spero d’insegnarlo adesso anche ai miei figli”. Dura magari andar via da casa? “Io ci credevo nel calcio e quella chiamata per un provino con l’Udinese infine arrivò, mi avevano visto nell’Under 19 e nell’Under 20 della Slovenia. Per quel che riguarda i miei a casa, in fondo non è nemmeno servito chiedere loro cosa pensassero, ero abbastanza grande per decidere e ho deciso: sono andato. Il calcio italiano lo seguivo e la mia fortuna è stata quella di andare lì a Udine: c’era tutto, giocatori forti, staff e preparatori forti. M’hanno insomma aiutato a crescere, ho trovato delle persone perbene che mi hanno dato dei consigli preziosi ed è stata insomma un’esperienza di crescita importante. Specie i primi tempi, quando mi capitava di essere in una giornata un po’ storta e qualcosa mi mancava, facevo in fondo presto, Udine non è molto lontana da Lubiana, sono 170 km, non sono proprio tanti, anche in questo sono stato fortunato”. E la scuola? “In Slovenia è un po’ diverso che qui,

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l’intervista

Samir Handanovic è nato a Lubiana (Slovenia) nel luglio del 1984 e il suo esordio nella massima serie slovena lo fa a 19 anni col Domžale. In Nazionale slovena sia con l’Under 19 che l’Under 20, viene visionato dagli osservatori dell’Udinese (le cronache ricordano che il tutto avvenne in un torneo giovanile in Trentino), arrivando così nell’agosto del 2004 a Udine. Con i bianconeri esordisce in prima squadra in Coppa Italia nel novembre dello stesso anno, mentre l’esordio in campionato, in Serie A, è a maggio 2005 (contro la Sampdoria). La stagione successiva va in prestito, prima a Treviso (A), poi con la Lazio (A) ed è poi dalla stagione 2006/2007 che inizia il suo cammino da portiere titolare, giocando in B col Rimini. Torna poi a Udine, rimanendovi sino al termine della stagione 2011/2012, per approdare poi in quell’estate del 2012 all’Inter.

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l’intervista

A filo d’erba

Mi ritorni in mente “Di partite che non dimentico ora come ora te ne posso dire due, quelle dello spareggio con la Russia, nel 2010, in palio c’era un posto per il Mondiale in Sudafrica. La prima l’avevamo giocata lì da loro, avevamo perso per 2 a 1; in casa poi vincemmo per 1 a 0 e ci qualificammo così per il Mondia-

per l’accesso alla Champions League; ndr) e poi a quella recente che abbiamo giocato e perso col Borussia Dortmund. Quella con l’Arsenal mi piacerebbe rigiocarla perché allora la squadra – eravamo forti – era dimezzata dagli infortuni, non eravamo insomma al completo e perdemmo 1 a 0 da loro e 2 a 1 poi da noi. Quella col Borussia per quel risultato finale (3 a 2 per i tedeschi, dopo che l’Inter era in vantaggio per 2 a 0; qui siamo giusto lo scorso novembre; ndr) che non era certo quel che volevamo. Di gol ne ho presi per forza tanti, ognuno di loro mi resta proprio qua. Dirtene uno in particolare? No, lasciamo stare, non ci voglio ripensare, solo quando non mi fanno gol sono contento…

le. Sembrava quella all’inizio una sfida tipo tra Davide e Golia, noi come Slovenia eravamo nettamente sfavoriti. Delle due, mi ricordo in particolare più la seconda, il ritorno. Giocammo a Maribor, quello stadio colmo di gente e pieno di energia. La prima immagine che mi viene in mente? Il gol, quel cross da destra e Dedic che anticipa il difensore e la mette dentro. Ricordo che me ne sono stato lì in area, ho festeggiato da solo, s’era nel primo tempo ed era ancora lunga quella partita…

Gli stadi dove più mi piace andare a giocare sono quelli caldi, con la gente lì addosso: Marassi, San Siro, penso a quello del Celtic, lo stesso stadio del Borussia… tra quelli che ancora mi mancano, dove non sono mai stato, mi piacerebbe giocare a Liverpool: per quella tifoseria, soprattutto per quella atmosfera a cui tutti sempre fanno riferimento”.

Una che vorrei rigiocare? Beh, a dir la verità mi piacerebbe rigiocare tutte quelle perse, ma se proprio ne devo indicare qualcuna, allora penso prima ad Arsenal-Udinese (valeva allora, agosto 2011,

“La solitudine dei portieri per me c’è ancora e sempre. E non tanto perché sei lontano da loro, metti quando facciamo gol. No, il fatto è che sai che sei proprio da solo e la tua è una responsabilità diversa da quella dei compagni. Gli errori? Da giovane mi condizionavano di più, già nella stessa partita, ora so gestirli meglio”.

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Attualmente al secondo posto, dietro a Buffon, nella classifica dei giocatori in attività in serie A, detiene con Pagliuca il record di rigori parati (24, a fine gennaio 2020). Con la Nazionale slovena ha messo assieme 81 presenze, esordendo a 20 anni, partecipando al Mondiale sudafricano del 2010 e decidendo di lasciare dopo la mancata qualificazione della Slovenia al Campionato Europeo del 2016. Calciatore sloveno dell’anno nel 2009, nel 2011 e nel 2012, per tre volte – 2011, 2013 e 2019 – è entrato nella “nostra” squadra dell’anno, quella insomma targata AIC. Altro premio, stavolta da parte della Lega di Serie A, gli è arrivato quale miglior portiere per il campionato 2018/2019. Sposato, ha due figli (9 e 6 anni).

dopo i primi otto anni di scuola sono andato in un ginnasio sportivo, da noi al diploma si arriva in quattro anni e sono stato uno studente normale, ho finito regolarmente nei quattro anni, mai rimandato o bocciato. Però devo dire che quel che mi interessava era prima di tutto il calcio, sempre. Ora come ora, tutto sommato penso che l’ho preso sin troppo sul serio il pallone: sino ai 20 anni è stata una cosa, ma dopo c’era sempre e solo lui prima di tutto il resto”. Quando hai capito che ci potevi stare? “Dai, non mi sono mai accontentato


l’intervista

“Il percorso di portiere è cambiato molto in questi anni, il nostro ruolo ha sempre più importanza dentro il gioco, quindi un portiere deve fare più cose e sapere più cose rispetto a prima. Sono cambiate le regole, i palloni sono più veloci, bisogna saper giocare con i piedi; il ruolo si è evoluto. Secondo me si evolverà ancora di più e avrà sempre più importanza. Il portiere è sempre un uomo solo, è come se facesse uno sport individuale; quando sbagli dietro hai solo la rete, nessuno ti aiuta”. o sentito arrivato, nemmeno oggi. Nel calcio, in particolare in Italia, bastano poche partite per ribaltare qualsiasi giudizio, positivo o negativo che sia. Importante è stato l’anno di Rimini, è stata forse la Serie B più bella di sempre, c’erano pure Napoli, Juventus e Genoa ed ero titolare. Facemmo bene, c’era un bel gruppo, mi facevano sentire e mi sentivo a mio agio. È stato un campionato quello che mi ha fatto capire che la strada era quella giusta e importanti per la mia crescita sono state comunque pure le esperienze a Treviso e con la Lazio”. Come si usa dire, uno su mille ce la fa: ne avrai visti tanti che si sono persi e allora cosa ci hai messo di tuo? “Sono davvero tante le variabili che non

si possono controllare, non parlo solo di calcio ma anche nella vita. Allora io penso che di tuo qualche costante la devi mettere, a prescindere dal talento che puoi avere o non avere: l’impegno, la serietà, la dedizione”.

Fare il calciatore vuol dire essere pure un personaggio cosiddetto pubblico. È un rapporto questo con “l’esterno” in cui ti senti a tuo agio? “Se devo essere sincero, completamente a mio agio no, rinuncerei volentieri a certi aspetti della popolarità che mi impediscono di vivere certe cose normalmente e sicuramente in questa professione bisogna imparare velocemente come comportarsi e cosa evitare”. Al di là dello specifico, lo segui comunque il calcio? Le leggi per dire le pagelle? “Sì, sì, ma ne seguo anche altri di sport. Le pagelle in genere non le guardo anche se, in determinate circostanze, ho chi mi segnala ciò che merita di essere letto con attenzione”.

C’è quel modo di dire nel calcio, che sono i calciatori la parte migliore del mondo del calcio. Un luogo comune? “Perché migliore? Per me è una frase fatta, inutile. Credo che il calcio sia bello e abbia questa rilevanza planetaria per tutto il suo insieme, nonostante alcuni aspetti negativi o migliorabili”. Il fatto che avete ormai mille occhi televisivi sempre puntati addosso pensi abbia contribuito a migliorare in qualche modo il comportamento in campo? “Lo troverei triste se derivasse solo dal fatto di avere le telecamere puntate su di noi. Abbiamo il privilegio di essere professionisti in quello che prima di tutto è uno sport, un ambito quindi con dei valori morali alti, ben chiari e trasversali in tutte le discipline. Dico pure che non possiamo mai dimenticare la responsabilità di avere milioni di occhi a guardarci, soprattutto sapendo che molti di questi appartengono ai bambini”. In cosa consiste adesso per te il divertimento? Per forza di cose sempre legato al risultato? “Sì, assolutamente. Il divertimento per me è quando giochi bene e vinci, ma va bene anche senza giocare bene. Vale in partita ma anche in allenamento

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l’intervista

“La fascia di capitano significa tanto, è un orgoglio. Penso che anche i miei compagni siano contenti, non basta che sia felice io”. (da Internews.it)

mo professionisti. Poi è normale fare di più quando ci si accorge di averne bisogno, visto poi che con gli anni aumenta pure la capacità di riconoscerlo e di autoregolarsi”.

perché è lì che costruisci tutto, forma, mentalità, attitudine, affiatamento. La partita è il 20/30% del tempo che viviamo nel calcio, nella partita c’è solo il raccolto di una lunga semina”.

Se le cose vanno così così, lo porti anche a casa… il lavoro? “Dai, un po’ è inevitabile, anche se poi proprio a casa ho tutto ciò che più mi serve per staccare in modo sano: la mia famiglia”.

Qualcosa che ti piace meno di questo mondo? “Non mi piacciono, per mia natura, l’esibizionismo e certi eccessi”. Pensi che i calciatori possano/potrebbero fare di più nel denunciare fenomeni tipo il razzismo o quando c’è casino sugli spalti? “Il razzismo nasce dall’ignoranza. È una battaglia da combattere prima di tutto a monte; noi siamo a valle e possiamo solo condannarlo, ma è una battaglia diversa. Per la violenza sugli spalti penso che basterebbe vedere come hanno risolto il problema in altre realtà: faccio molta fatica a trovare un senso quando vedo o leggo di certi episodi”.

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Calciatore visto come uno viziato, uno a cui sembra che sia tutto dovuto. Un quadretto in cui riconosci la categoria? Comunque dei privilegiati? Qualche distinguo? “Che sia una professione privilegiata è indiscutibile ma il resto sono per me delle banalità. Calciatori o meno, ognuno si comporta in base all’educazione che ha ricevuto: trovo così che generalizzare sia stupido, sempre ed è normale che non si sia tutti uguali. C’è anche da dire poi che la gente vede quel che vuol vedere perché, volendo, ce ne sono tantissimi di esempi positivi. Penso per esempio a quelli che ora sono ricordati quasi come degli idoli, tipo Maldini, Peruzzi, Zanetti. Se pensi a questo tipo di giocatori, come puoi far riferimento ai “viziati”? Bastava l’esempio per mostrare quello che erano”. Venendo un po’ più sul “tuo essere calciatore”, sei di quelli che arrivano un’ora prima? Che si fermano dopo? Che stanno attenti a quello che fanno dalla mattina alla sera? “Faccio il mio dovere come tutti, sia-

Dura dare consigli, ma a un ragazzino che magari arriva in Lega Pro cosa ti sentiresti di dire? “Penso che all’intelligente non occorra dir niente e lo stesso vale per lo stupido. Ai giovani qualcosa lo puoi provare anche a dire, chiaro però che è poi da soli che ci devono arrivare. Gli direi di evitare le cazzate, esempi ce ne sono tanti. E gli direi di sfruttare l’occasione, impegnandosi al massimo, con serietà ma anche divertendosi e non c’è contraddizione in questo”. E dopo? Ci stai pensando? “È presto, per ora l’unico dopo a cui penso è la prossima partita…”.


regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Per educare ed educarci

La Carta dei diritti dei ragazzi allo sport Potremmo imparare molte cose dai bambini se avessimo veramente la pazienza e la disponibilità di farlo. Guardare le cose dalla loro prospettiva, dal basso verso l’alto, e non solo nella direzione opposta, ci permetterebbe, in diverse occasioni, di riflettere, di parlare e di scegliere in modo più oculato. Un documento importante, la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, deliberata dall’Onu nel 1992, che da anni AIC fa conoscere a tanti giovani nel corso dei suoi Camp, ci può aiutare in tal senso. La Carta, nei suoi dieci articoli, inizia e termina affermando che ogni bambino ha diritto di divertirsi e di giocare, senza avere l’obbligo di diventare un campione. Il richiamo a questi principi è venuto alla mente, innanzitutto, guardando il video che ha visto come protagonista Hudson Keane, figlio dell'ex giocatore del Tottenham, Robbie Keane. Il piccolo, prima dell’inizio della partita di Cop-

tra l'Aris San Polo Calcio di Monfalcone e l'Azzurra Gorizia, il portiere della squadra di casa è stato colpito da una pallonata in faccia che lo ha tramortito e fatto cadere a terra. L’attaccante della squadra avversaria, anziché segnare un facile goal a porta vuota, ha fermato il gioco e si è diretto subito verso il portiere per sincerarsi delle sue condizioni. Questo gesto di fair play, che è stato segnalato dalla squadra avversaria, è valso al giovane calciatore goriziano un importante riconoscimento da parte della FIGC regionale e, a nostro avviso, gli ha fatto guadagnare punti e credibilità anche nella scala della vita sociale oltre che in quella sportiva. I bambini sono molto attenti al riconoscimento del merito e sentono forte il valore delle regole. Per loro, chi le viola è “un imbroglione” con il quale, come è emerso in diversi AIC Camp, è meglio non averci nulla a che fare. I bambini, a differenza degli adulti,

I bambini, a differenza degli adulti, sono molto diretti nel riconoscere le situazioni, sia positive che negative pa d'Inghilterra tra il Tottenham e il Middlesbrough, si è impossessato della palla posta di fronte agli arbitri ed è andato a segnare un gol facendo esplodere di gioia i tifosi sugli spalti. Un gesto semplice e spontaneo, compiuto di fronte a migliaia di persone, che ha prodotto quello che dovrebbe essere l’assistere ad una partita di calcio: un sano ed emozionante divertimento. Un altro esempio, che ha visto come protagonista un bambino, ci ricorda come il rispetto per le persone venga prima del raggiungimento di un risultato. Anche su un campo di calcio. È successo nell’ottobre dello scorso anno in Friuli Venezia Giulia. Durante la partita del campionato Esordienti

sono molto diretti nel riconoscere le situazioni, sia positive che negative. Lo dimostra un fatto accaduto in Sicilia, che ha visto come protagonista un giovanissimo atleta che pratica il karate. Questo undicenne ha compiuto un gesto che ha lasciato tutti sorpresi. Alla fine di un torneo in cui era risultato vincitore, i suoi genitori gli hanno comunicato che i giudici si erano sbagliati nel sommare i punteggi. Lui, quindi, non risultava essere stato effettivamente il migliore. Questo piccolo karateca, al momento della premiazione, si è tolto la medaglia di primo classificato e l’ha consegnata pubblicamente al suo avversario che era risultato secondo. Un gesto correttezza, lealtà e probità sportiva – le

tre leggi fondamentali dello sport – che dimostra come la conquista della vittoria sia da perseguire sempre nel rispetto delle regole, accettando i propri limiti ed errori, impegnandosi a superarli senza cercare alibi e indebite scorciatoie. Che lo sport e il calcio siano dei fondamentali strumenti per educare ed educarci ad essere delle persone e dei cittadini responsabili lo abbiamo scritto con convinzione più volte in questa rubrica. Giocare, stare insieme, vivere una passione imparando a rispettarci reciprocamente, ci rende persone migliori e più felici, ci aiuta a capire il valore della legalità e della solidarietà, nonché quanto sia importante agire non solo per il proprio interesse ma, prima di tutto, per quello della nostra squadra e della società in cui viviamo. Questi insegnamenti non piacciono a chi ha fatto dell’arroganza e della violenza la propria regola di vita. Ai primi di gennaio, in Puglia, a Cellamare (Ba), è stata piazzata una bomba all’interno degli spogliatoi del nuovo centro sportivo che era stato costruito da alcuni mesi. Il Sindaco, Gianluca Vurchio, che recentemente ha ricevuto una lettera minatoria, ha scritto questo post su Facebook: “La bomba manda in frantumi i desideri e sogni di tanti ragazzi e bambini che frequentano i campetti, assieme alle associazioni sportive. Tuttavia, voi non spegnerete la forza di questa comunità, perché noi saremo più forti e vinceremo contro ogni forma di violenza e di illegalità”. Ai calciatori che leggeranno questa rubrica chiediamo una cosa: organizziamo una partita a Cellamare? C’è bisogno anche di voi per non spegnere i sogni e il divertimento di tanti bambini che in quella città, grazie anche al calcio, possono avere una vita felice e responsabile, evitando di finire nei ranghi della mafia.

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serie B

di Claudio Sottile

Alberto Brignoli portiere dell’Empoli

"Mi piacerebbe scambiare due battute con Donnarumma…" Lucido, pacato, misurato. E, nello stesso tempo, col colpo di testa facile. Nessuna contraddizione se parliamo dell’estremo difensore Alberto Brignoli, consegnatosi (in tuffo) all’immortalità del nostro calcio grazie al gol contro il primissimo Milan allenato da Rino Gattuso.

nostra in primis. Un po’ di episodi non hanno girato a nostro favore. Tanti ragazzi giovani sono entrati e avrebbero avuto bisogno di più sostegno e di risultati migliori per rendere al meglio, noi vecchi purtroppo non siamo riusciti a dare loro quel qualcosa in più”.

Il presente, però, si chiama Empoli, una squadra che sta deludendo le attese: dove risiedono i perché di questo campionato così sofferto? “Se avessi la soluzione, l’avrei condivisa. La situazione è un po’ particolare. È un

Al momento l’obiettivo è la salvezza o guardate ancora al salto di categoria? “L’obiettivo si è ridimensionato e, principalmente, bisogna il prima possibile tirarsi fuori da questa situazione. Nello stesso tempo, consideriamo che la Serie B è talLa maturità non la raggiungi mai mente un camstrano, al 100%, se sei troppo consapevole pionato con la classifica sempre corta. A rischi di abbassare la guardia Palermo lo scorgruppo completamente nuovo, è stato so anno avevamo un buon margine di costruito per fare bene ed era partivantaggio sulla terza e siamo arrivati to anche col piede giusto, poi ha avuto terzi a meno tre, vincendo entrambi gli delle difficoltà purtroppo e le cose sono scontri diretti col Lecce che alla fine cambiate. È arrivato Roberto Muzzi, un ci ha preceduto. Tutto può cambiare in nuovo allenatore, che ha portato conpoche settimane”. cetti differenti rispetto a mister Bucchi. Poi siamo incappati in diversi infortuni. Considerando il Benevento iscritto nei Svariate motivazioni potrebbero essere fatti alla Serie A 2020/2021, la matricola la causa, ma il problema siamo noi che Pordenone ha davvero le carte in regola andiamo in campo, la responsabilità è per mantenere la seconda posizione? “Lo sta dimostrando, ha sicuramente dei valori se è lì alla fine dell’andata. Il torneo è equilibrato, serve tanta continuità. Se escludiamo il Benevento che ha un piede e mezzo in Serie A, il Pordenone è la squadra da battere”. Hai parlato del Palermo, lo segui ancora? “Tanti ragazzi con cui ho giocato, come il palermitano doc Andrea Accardi, sono lì e li sento, lo seguo sempre con piacere, non sarei mai andato via da Palermo dopo l’anno passato. È una città magnifica, una piazza che per un giocatore è un punto di arrivo. Avrei fatto 10 anni in Sicilia, se fossero stati garantiti determinati livelli. È

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un ambiente che richiede giocatori di qualità, forti e prestazioni di alto livello. Mi dispiace essere andato via”. Un fallimento difficile da accettare, nel corso di una carriera che al momento cosa dice? “Ho avuto un exploit iniziale, quando dalla D sono arrivato in B e poi alla Juventus, giocando per sei anni consecutivi titolare tutte le partite tutte le domeniche. Sono andato in Serie A dove era più difficile impormi e ho vissuto tre anni con alti e bassi, dovuti anche alla categoria, i miei bassi erano nella massima serie. Non sono riuscito a giocare, non è facile soprattutto per un portiere, che o gioca o non gioca. A Perugia invece sono stato benissimo, abbiamo sfiorato la promozione. Dopo a Benevento è successo quello che è successo, tutto il clamore, ma ho fatto solo 13 partite, non sono riuscito a impormi in una stagione compromessa e difficile fin dall’inizio. La maturità non la raggiungi mai al 100%, se sei


serie B

LA SCHEDA

troppo consapevole rischi di abbassare la guardia e di diminuire il livello di prestazioni e la qualità del lavoro. Oggi sono più consapevole delle necessità che ho, sono in un ambiente di calcio dove ho tutto per far bene il mio lavoro. Ci sono contesti dove il calciatore non è messo nelle condizioni di fare il massimo, a Empoli invece possiamo dare dal 110% in su, non ci manca davvero niente. Spero di stare qui e trovare la pace sportiva, dopo tanti cambiamenti, raggiungendo la A anche se non quest’anno, confermandomi poi per 10 anni nel massimo campionato”. Chi è il portiere più forte della Serie B? “Tra i più giovani di me dico Guglielmo Vicario del Perugia, per distacco, ha nelle mani 15 anni ad alti livelli. È fortissimo in porta, sa giocare, sa uscire, sta completando un percorso di crescita importante. Spero in futuro che possa avere spazio con continuità in Serie A, se ad esempio racimoli 5 partite non è facile. Sta facendo molto bene anche Luca Lezzerini a Venezia, così come Lorenzo Montipò del Benevento è molto bravo”. Dal 3 dicembre 2017 sarai sempre il portiere goleador, grazie al colpo di testa che inchiodò il Milan sul 2-2 al “Ciro Vigorito”. In carriera, invece, hai mai avuto un compagno di movimento bravo tra i pali? “Pasquale Fazio, con me a Terni. Ora è alla Juve Stabia. Nel maggio 2014 entrò in porta contro il Bari quando mi espulsero, erano finiti i cambi e quasi parò il rigore di Gennaro Delvecchio. Si divertiva, era anche portato ed efficace”. Gianluigi Donnarumma ti disse qualcosa dopo quel gol incassato da un collega? “Dopo la partita non mi sono permesso di avvicinarmi al loro spogliatoio, ma mi sarebbe piaciuto avere la sua maglietta.

Poi non ho più avuto modo di giocarci contro. Se lo dovessi rincontrare, mi piacerebbe scambiare due battute con lui. Secondo me è un ragazzo veramente d’oro e che ha un carattere fortissimo. Ha passato cose a vent’anni che magari altre persone in una vita intera non passano, o che non sono in grado di affrontarne nemmeno metà. Ha la testa sulle spalle e un grande carattere. Il dopo Buffon è partito con Vincenzo Fiorillo e ora siamo arrivati a Gigio, sono passati dieci anni da quando si è iniziato a parlarne. Donnarumma stramerita di essere il titolare azzurro, dietro vedo Alex Meret, fortissimo come Pierluigi Gollini. E poi c’è Salvatore Sirigu, una garanzia. Apprezzo anche Luigi Sepe del Parma”. In origine fu Michelangelo Rampulla, poi Massimo Taibi, due anni fa tu. Il più bel gol tra i tre? “Il mio per il periodo storico in cui viviamo è quello che ha avuto più risonanza, per via dei social e della situazione di Benevento. Quella rete valse il primo storico punto beneventano in A, all’esordio di Gattuso sulla panchina del Milan. Tante situazioni assieme, tutte clamorose. Senza sminuire nessuno, se avessi segnato contro un’altra squadra, non avrei avuto questa risonanza. Dopo anni ancora mi chiamano e mi chiedono dichiarazioni in merito. Su internet ho visto quello di Taibi, non era male. Tuttavia, mi dò da solo il primo posto (sorride, ndr)”. Ti sei consegnato alla storia! “Mi hanno cercato da tutti i continenti, passai due giorni con la mia ragazza nei quali ci dormii soltanto, era impossibile parlare con lei, trascorrevo le ore incollato al telefono. Mi hanno chiamato da Cina, Portogallo, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti, davvero da tutto il mondo. È stato bello. Farlo al Milan, un club dal blasone planetario, ebbe un’eco stratosferica”.

Alberto Brignoli è nato a Trescore Balneario (BG) il 19 agosto 1991. Insieme a Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi rientra nella ristretta cerchia dei portieri che sono riusciti a realizzare una rete su azione in Serie A. Cresciuto nelle giovanili di Sarnico, Grumellese e Montichiari, arriva in Lega Pro (Seconda Divisione) con i rossobù bresciani, per passare poi al Lumezzane (Prima Divisione) e alla Ternana (Serie B). Acquistato dalla Juventus, resta in prestito a Terni quindi alla Sampdoria (Serie A), in Spagna al Leganés e Perugia.Torna alla Juve che lo cede in prestito al Benevento quindi, a titolo definitivo al Palermo. Dopo il fallimento della società rosanero passa nell’estate 2018 all’Empoli. Stagione Squadra

Serie Presenze Reti

2019-2020

F.C. EMPOLI

B

16

0

2018-2019

PALERMO

B

31

0

2017-2018

BENEVENTO CALCIO

A

13

1

01/2017

PERUGIA CALCIO

B

18

0

2016-2017

LEGANES

Pd

1

0

2015-2016

U.C. SAMPDORIA

A

1

0

2014-2015

TERNANA CALCIO

B

38

0

2013-2014

TERNANA CALCIO

B

36

0

2012-2013

TERNANA CALCIO

B

28

0

2011-2012

A.C. LUMEZZANE

C1

31

0

2010-2011

MONTICHIARI

C2

27

0

2009-2010

MONTICHIARI

D

35

0

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amarcord

di Pino Lazzaro

La partita che non dimentico

Fabrizio Massimo Bramati (Paganese) “In effetti devo dirti che quando arriva il giornale dell’AIC, mica tutti lo leggono, ci sono pure insomma quelli che lo lasciano giusto lì, altri invece se lo prendono e ti posso dire che è proprio la rubrica dedicata alle partite che non si di-

che – che abbiamo vissuto, soprattutto dopo tutti quei mesi passati tra sofferenze varie. Squadra giovane, io quel giorno che ero in campo solo perché m’avevano fatto un’infiltrazione al ginocchio, lesione al collaterale, ma non volevo mancare. Dai e dai Stagione 2016/17, ritorno di un poi playout, giocavo allora con l’Akragas, abbiamo p a r e gg i a t o, era l’80’ e quel avversario il Melfi. che ricordo è menticano quella che viene letta di più. la bellissima festa che c’è stata alla Qualcosa di concreto, di vissuto, anche fine, stadio pieno, il presidente in lacripiù facile da leggere piuttosto che regome. Nonostante il campionato che ho lamenti, assicurazioni eccetera. vinto a Savona, è questa partita in cui Allora, quella che scelgo io di partita ci siamo salvati che più mi è rimasta è fatta innanzitutto di sensazioni ed dentro. Avevo 23 anni, non ero tra i più emozioni, così mi piace fare. È una grandi come età, ma per esperienza partita della stagione 2016/2017, il risì, c’era Di Napoli come mister. Se ritorno di un playout, giocavo allora con penso a quel gol segnato all’80’, rivel’Akragas, avversario il Melfi. Ero arrido la corsa dei miei compagni verso la vato ad Agrigento a gennaio, la situabandierina del calcio d’angolo, lì, sotto zione era quella che era, presidente in la curva. Io invece che m’ero inginocdifficoltà, budget che doveva essere chiato sul campo, ero stanco e mi faabbassato e squadra che tutti davano ceva male il ginocchio”. già per spacciata. Invece no, avevamo recuperato, eravamo così arrivati ai “È vero, sinora ho fatto una carriera un playout e col Melfi quel giorno ne avepo’ da vagabondo, ho cambiato spesso vamo due di risultati a nostro favore, squadra, però, dai, così vanno le cose la vittoria ma pure il pareggio. Passa adesso per un giocatore di Lega Pro. un quarto d’ora e un nostro difensore Io ho cominciato nel settore giovanile fa un bellissimo autogol, classica svirdella Lazio e al primo anno di Primagolata, immagina le sensazioni – tragi-

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vera, ecco subito la possibilità di poter andare a Crotone, c’era Corini allenatore, tanti giovani, tra gli altri c’erano pure Sansone e Florenzi, di certo più bravi ma pure più fortunati di me. Una esperienza bella, lì con loro per due anni, c’è stato pure l’esonero di Corini, peccato, e fatto sta che mi prende poi il Cesena, quattro anni di contratto, ma quando arrivo io l’obiettivo che hanno è quello di vincere subito la serie B e così mi danno in prestito. È stato così che ho cominciato a girare e si sa che quando sei in prestito, giochi e non giochi, di problemi ce ne sono, finché l’altr’anno me ne sono andato a giocare sino a Malta, altre possibilità non c’erano per continuare a fare davvero il professionista e penso pure alle cifre dei contratti. Purtroppo mi sono fatto male a una caviglia e ho avuto poi comunque la possibilità di ripartire qui da Pagani, prima hanno voluto verificare come stavo e dopo tre giorni ho firmato il contratto. Sì, la scorsa estate ero davvero a un bivio, tanti pensieri in testa, tante domande, ben consapevole che ora come ora giocare in C, una volta poi che smetti, mica ti fa stare tranquillo. Che vuoi, la passione è sempre grande, sono contento di aver saputo farla diventare un lavoro, però dentro di me so che può andare ancora meglio. Come detto ero a un bivio: mi sto dando del tempo e sto vedendo”.


amarcord

Francesco Marano

(Como)

“Intanto te ne dico una, poi magari un’altra. Quella che ricordo e ricorderò per sempre è quella del mio esordio in C2, nel 2009, con la Juve Stabia. Dico della C2 perché già avevo comunque esordito in C1, giusto una presenza e sempre con la Juve Stabia nel 2007. Vengo così al 2009, noi davanti lì in classifica assieme al Catanzaro: si gioca a Scafati. Sono in panchina e un mio compagno, centrocampista come me, si fa male e il mister – allora era Rastelli – mi dice di scaldarmi. Eravamo 1 a 1 e sono così entrato dal primo minuto del secondo tempo. Saranno passati, che so, 6-7 minuti e ho fatto

ai nostri tifosi, ce n’erano quel giorno 600-700, tanti insomma, anche parecchi di miei amici tra di loro: sono così andato verso di loro, ricordo una sorta di muretto, provai pure a salirci sopra… Il fatto è che io sono di Castellammare, da Scafati sono giusto un quarto d’ora, anche se lì la provincia è quella di Salerno: un derby insomma, che mi porterò sempre dentro. Un’annata quella che si concluse poi con la vittoria del campionato, in tutto feci 10-12 presenze, il primo campionato vinto. Ora l’altra, dai. Saltiamo al 2016, giocavo in Lega Pro con la Viterbese e la partita è quella col Renate, noi in casa. La coincidenL’esordio in C2 con la Juve Stabia za con la partita di prima è che anche e la tripletta al Renate stavolta non ero partito titolare e con la maglia della Viterbese pure stavolta sono gol, 2 a 1 per noi, il mio primo gol tra i entrato dall’inizio del secondo temprofessionisti. Anche bello: mi sono inpo. Beh, è capitato che ho fatto una serito davanti, m’hanno dato una palla tripletta, proprio così, vincemmo 3 a 0 in profondità, l’ho stoppata di sinistro e ricordo che il pallone me lo andai a e di destro, di contro balzo, l’ho incroprendere io, con i compagni che a uno ciata in diagonale. No, macché maglia, a uno poi me lo firmarono”. mica me la sono levata, però quel che ricordo, in quell’impianto così grande, è quella sorta di tribuna riservata

“Già una volta, proprio quell’anno con la Viterbese, ho avuto modo di giocare come quest’anno nel girone A, però non c’è dubbio che sono un… terrone, praticamente sempre al sud, gli ultimi due anni poi in Sicilia, col Sicula Leonzio e insomma posso dire che sono passato dall’estremo sud proprio al nord, dal caldo al freddo. In effetti altre alternative ne avevo, però ho pensato – a questa mia età, 30 anni a maggio – che potevo anche fare una sorta di investimento su me stesso, di staccarmi insomma questa etichetta di giocatore del sud e farmi così conoscere anche qui al nord. Esperienza ne ho, la maturità pure e sento di poter dare ancora tanto. Qui a Como mi trovo bene e tutto sommato non è poi che stia trovando tutta sta differenza, sai com’è, i famosi campi caldi del sud eccetera, penso siano discorsi che valevano di più anni fa. Come mai faccio subito io il rappresentante di squadra? A dirti la verità, sono stati i compagni a… incastrarmi. Grazie al fatto che ho potuto giocare parecchio vicino a casa, dai e dai sono arrivato alla laurea, in Giurisprudenza, non mi sarebbe stato possibile o sarebbe stato comunque molto più difficile se fossi stato in giro. Così non ci hanno pensato un minuto: lo fai tu”.

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scatti

Ci metto il nome iniziativa benefica “B come Bambini” in Chievo Verona – Benevento 1-2

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di Maurizio Borsari


scatti After collision Andrea Petagna, Thiago Cionek e Mattia Zaccagni in Spal – Hellas Verona 0-2

(Ag)giro di Boa Takehiro Tomiyasu e Kevin-Prince Boateng in Bologna - Fiorentina 1-1

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scatti

di Maurizio Borsari

Di qua e di lĂ Jasmin Kurtic, Alessandro Deiola e Giulio Donati in Parma - Lecce 2-0

Volo d’angelo Claudia Ferrato, Camilla Forcinella e Sara Mella in Sassuolo Femminile - Verona Women 4-1

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scatti

Calzascarpe Gianluca Manganiello e German Alejo Pezzella in Fiorentina - Atalanta 2-1 (Coppa Italia)

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scatti

di Stefano Ferrio

Tre foto tre storie

Il genio e il “mister” uniti dalla e un torneo da non dimenticar L’amore per il jazz e quello per Chopin possono far accostare temperamenti fra loro diversissimi: è il caso dell’estroso e irresistibile Nacka Skoglund, attaccante dell'Inter campione d’Italia negli anni '50, e di Rino Marchesi, allenatore che ancora prima di Maradona portò il Napoli a un soffio dallo scudetto. Miracoli che solo il calcio ci dona, come una Coppa delle Civiltà giocata vent'anni fa nella Teheran appena sconvolta da venti di guerra Un autentico tesoro di narrazioni e conoscenze l'archivio fotografico dell'Associazione Calciatori. Abbiamo modo di rendercene conto anche attraverso le tre immagini scelte per questo numero, come sempre molto diverse fra loro, a testimonianza della ricchezza di questo patrimonio iconografico. Kurt "Nacka" Skoglund (attaccante, Inter 1953 – '54) - Look anni '50, espressione assorta, spazzola appena adagiata sul rullante, come il jazz insegna. Siamo sicuri che sia un calciatore iscritto al campionato di Serie A 1953 - '54?

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In realtà quanti hanno memoria diretta dell'Inter di allora, oltre ad avere capito subito di chi si tratta, non si stupiscono nemmeno della posa. Semplicemente perché il calciatore qui prestato al jazz è Kurt Lennart

Skoglund, in arte Nacka, attaccante svedese nato a Stoccolma il 24 dicembre 1929, e morto, sempre a Stoccolma, l'8 luglio 1975. Uno che anche sul campo di gioco veniva ammirato come "artista", votato a lasciare il segno ovunque si manifestasse il suo talento puro, poliforme, contagioso. Per molti la scoperta risale al 25 giugno 1950 quando, allo stadio Pacaembu di San Paolo, l'Italia campione in carica debutta ai Mondiali del Brasile incontrando la Svezia. Finisce 3-2 per gli scandinavi che, oltre alle doti acrobatiche del centravanti Hasse Jeppson, futura stella del Napoli, e al'elegante regia di Calle Palmer, destinato a fare la storia in Serie A del Legnano, sfoggiano sulla trequarti la disarmante prepotenza tecnica di questo ventenne dell'AIK Stoccolma, alla seconda partita in nazionale. Un bel premio per la stampa sportiva svedese, che alla vigilia di quel torneo lo aveva inserito in una rappresentativa selezionata per affrontare in un'amichevole la nazionale proposta invece dalla federazione. Scelto perché secondo i suoi connazionali giornalisti, "Nacka", il cui soprannome deriva dal sobborgo natio, è un mancino che ama avanzare a testa alta, la palla incollata al piede e lo sguardo fisso su quello dell'avversario, da dribblare con gli occhi prima ancora che con i piedi. Doti funamboliche e visione di gioco sono le stesse che, una volta acquistato dall'Inter, Nacka Skoglund mette sul piatto della bilancia per la conquista di due scudetti consecutivi, nel 1953 e 1954, contribuendovi da artefice di veroniche, palombelle e assist grazie a cui condividere memorabili domeniche di gloria assieme a venerati compagni di reparto come l'ungherese Istvan Nyers e Benito "Veleno" Lorenzi. Ma sono gli stessi anni di tante notti brave che gli appiccicano addosso il nefasto vizio dell'alcol, da cui non si libererà più nemmeno nelle successive


scatti

musica… e

esperienze italiane con Sampdoria e Palermo, prima di chiudere la carriera nella stessa squadra svedese che lo ha lanciato ragazzino, l'Hammarby. Dopo il ritiro, la caduta diventa inesorabile, fino alla morte solitaria, forse per infarto, anche se qualcuno parlerà di suicidio. Il miglior modo di ricordarlo resta il monumento eretto davanti alla sua casa, dove l'immagine è ispirata a un celebre calcio d'angolo che Nacka bat-

tè direttamente in rete. Da vero artista. Rino Marchesi (allenatore, Napoli, 1980 – '81) - Vincere uno scudetto in una Napoli terremotata, innestando il genio di un unico giocatore, il sublime centrale olandese Ruud Krol, della stessa levata di Johan Cruijff e Johan Neeskens per intenderci, in mezzo a una truppa di professionisti straordinari per impegno quanto "normali" per doti tecniche e atletiche, gente come

Giuseppe Bruscolotti in difesa, Claudio Vinazzani sulla mediana e Claudio Pellegrini piazzato a fare il bomber in area avversaria. A un'impresa degna del miglior libro dei sogni andò molto vicino l'elegante e compassato gentleman di quest'immagine: Rino Marchesi, lombardo di San Giuliano Milanese, dove nasce nel 1937 per una vita fatta di calcio, prima come centrocampista di Atalanta, Fiorentina e Lazio durante stagioni che vanno dal 1957 al 1971, e poi sulla panchina di quattordici squadre, in un pedigree dove Juventus e Inter fanno compagnia a Montevarchi, Como e Lecce. Ma il club alla cui guida Rino Marchesi resta negli annali del calcio italiano è senz'ombra di dubbio il Napoli dove approda in sordina, da cultore quale è dei Notturni pianistici di Chopin, agli albori della stagione 1980 -'81. E' il campionato della riapertura delle frontiere, limitate a un solo straniero per squadra, che nel Napoli, grazie a un inarrivabile uomo di mercato come il presidente Corrado Ferlaino, diventa il trentenne Ruud Krol, regista difensivo dell'Olanda due volte finalista mondiale, delegato a orchestrare con il suo genio ambidestro una formazione di strumentisti impeccabili, votati alla fatica e alla maglia azzurra di un undici amatissimo. In un anno "sismico" sotto ogni punto di vista, per il catastrofico terremoto che si abbatte sulla Campania, e per il caos provocato nel football italiano dallo scandalo del calcioscommesse, l'idea di replicare sotto il Vesuvio schemi corali e ritmi swinganti della Grande Olanda sembra a un passo dal realizzarsi durante un girone di ritorno trasformatosi in una volata a tre fra Juventus, Roma e Napoli. Tanto che, a cinque giornate dalla fine, bioritmi e calendario indicano proprio nei partenopei i favoriti al titolo. Poi, si sa, il calcio è bello e dannato proprio perché capitano domeniche come il 26 aprile

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scatti

1981, quando il volo del Napoli si sfracella nel match interno perso contro un Perugia già retrocesso, a causa di uno sventurato autogol di Ferrario dopo appena un minuto di gioco. Nelle restanti quattro giornate di torneo la spunterà così la Juventus, che prevale sulla Roma fra le infinite polemiche innescate dal gol annullato per fuorigioco a Turone nello scontro diretto del Comunale, finito 0-0. Nonostante ciò, a Rino Marchesi resta il merito impagabile di avere donato a tutta Napoli non solo un sogno meraviglioso, ma anche la prova tangibile che quel fatidico scudetto, all'epoca non ancora vinto dalla squadra azzurra, poteva diventare realtà. A giochi fatti non sembra un caso che nella stagio-

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ne 1984 -'85 spetti proprio a lui essere il primo allenatore italiano di Diego Armando Maradona, accogliendolo con eleganza e umanità in una squadra destinata a diventare "sua" come nient'altro al mondo. Civilizations Cup (gennaio 2001) - Gli archivi sono fatti anche, se non soprattutto, per conservare quanto rischiamo di perdere per sempre. Come questa foto di tifosi, anzi di "tifose", e non certo qualsiasi. La didascalia rivela infatti che trattasi di donne islamiche, come si può intuire dai capi coperti, e per la precisione iraniane. Sono le spettatrici, composte, partecipi e per nulla "scontate" ai nostri occhi, di una partita giocata a Teheran nel gennaio

2001, nell'ambito di un torneo quadrangolare denominato Civilizations Cup, in italiano Coppa delle Civiltà, istituito per favorire, tramite lo sport, un dialogo fra popoli e fra culture. Vi partecipa anche una rappresentativa azzurra, la Under 21 di Serie C allenata dall'ex bomber dell'Inter, e della Nazionale, Roberto Boninsegna. E fa la sua parte nel migliore dei modi, vincendo (sempre ai rigori) prima la semifinale contro i forti padroni di casa e poi la finale contro l'Egitto (per la cronaca è la Cina la quarta squadra). In un 2020 iniziato con tremendi venti di guerra sollevatisi proprio in Iran, è un'immagine perfetta per rammentarci che, grazie al calcio, un altro mondo resta sempre possibile.


segreteria Ai migliori realizzatori di Serie A, B, Lega Pro e femminile

Premio AIC ai capocannonieri Ottava edizione del riconoscimento che l’Associazione Italiana Calciatori ha deciso di istituire per premiare, ogni stagione sportiva, i capocannonieri dei tre campionati professionistici e della Serie A femminile. Il “Premio AIC” consiste in una targa che, all’interno del logo dell’Associazione, ha incastonato tante pietre preziose quanti i gol messi a segno. Un premio a chi ha segnato più di tutti, a chi ci ha fatto divertire e sognare, un riconoscimento “vero” a chi, in questo modo, non resterà solo un nome, scritto sugli almanacchi, buono solo per i “numeri della stagione”. Otto anni fa l’AIC, all’interno del proprio Consiglio Direttivo, ha deciso di istituire il “premio al capocannoniere”, anzi ai quat-

tro capocannonieri di Serie A, B, Lega Pro e Serie A femminile, celebrandoli così in maniera “ufficiale” con qualcosa di prezioso, che restasse nel tempo: una targa, creata appositamente con il marchio AIC ed ornata di pietre preziose, tante quante le reti segnate nei rispettivi campionati. All’iniziativa è legato un progetto benefico che verrà

individuato dal Consiglio Direttivo AIC. Tanti i campioni premiati fino ad oggi, da Di Natale a Ibrahimovic, da Luca Toni a Icardi, passando da Cavani, Immobile, Higuain, Dzeko, e per la B Pazzini, Caputo, Lapadula, Granoche, Mancosu, Cacia e Piovaccari. E allora eccoli i quattro vincitori che sono entrati a far parte di questo già ricchissimo albo d’oro del “Premio AIC”: Fabio Quagliarella (26 reti nella massima serie con la Sampdoria, premiato dal Vicepresidente AIC Calcagno), Alfredo Donnarumma (25 gol in B con il Brescia, premiato dal DG Grazioli e dal Presidente AIC Tommasi), Francesco Tavano (19 centri stagionali con la maglia della Carrarese, nella foto con Calcagno) e Valentina Giacinti (21 realizzazioni con la maglia del Milan, premiata da Katia Serra e Tommasi).

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primo piano Focus razzismo stagione 2018/19

Report Calciatori sotto tiro L’Associazione Italiana Calciatori pubblica il primo focus del “Report Calciatori sotto tiro” dedicato all’analisi degli episodi di razzismo ai danni di calciatori, di ogni categoria. A partire dalla stagione sportiva 2013/2014, l’Associazione Italiana Calciatori ha istituito un Osservatorio con l’obiettivo di censire tutti gli atti di violenze, intimidazione e minacce compiuti nei confronti dei calciatori, sia professionisti che dilettanti. Al termine di ogni stagione sportiva, l’Osservatorio redige un Rapporto intitolato “Calciatori sotto tiro”, in cui si riportano dati, storie, analisi, focus su casi particolari, unitamente a contributi di dirigenti dell’AIC, del mondo del calcio, di esperti di prevenzione e contrasto alla violenza e alla criminalità. Il lavoro svolto dall’Osservatorio AIC ha contribuito, in questi anni di attività, a portare all’attenzione pubblica un fenomeno particolarmente preoccupante e diffuso nel mondo del calcio. L’istituzione di una Commissione di studio specifica da parte il Ministero dell’Interno è da considerarsi un successo istituzionale oltre che un ulteriore passo verso la soluzione di una situazione che non può e non deve essere considerata “normale”. Quest’anno, nello specifico, l’AIC ha voluto dedicare un dettagliato e approfondito report centrato sugli episodi di razzismo, riguardo al quale, scrive il Presidente Tommasi nel suo prologo – “da tanti anni, ormai, si lanciano campagne, si propongono spot o percorsi formativi ma alla fine resta una sensazione enorme di impotenza”. “Nei campionati giovanili sono purtroppo in aumento gli episodi di discriminazione” – osserva il Presidente AIC - “e forse la riflessione si deve indirizzare proprio sulle nostre famiglie, oltre che alle istituzioni. L’impegno di AIC in questo ambito” – conclude Tommasi – “continua nella ricerca spasmodica di una chiave, di un grimaldello che sia repressivo o formativo, regolamentare o mediatico ma che possa davvero far girare pagina ad un paese e ad uno sport che meritano altro tipo di visibilità”. Nel calcio dilettantistico e professio-

DENTRO DENTROGLI GLI STADI STADIDEL DEL NORD NORDITALIA ITALIA

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nistico, gli episodi di razzismo sono in costante aumento da 6 stagioni a questa parte. A tutti i livelli. Dentro e fuori gli impianti sportivi. A livello professionistico sono stati i calciatori di Serie A, in particolare, ad essere destinatari di pesanti insulti razzisti ma anche di vere e proprie intimidazioni personali. In questo campionato, sono i “tifosi” avversari a rendersi i protagonisti principali degli atti di razzismo. Atti che si esplicano quasi esclusivamente in gruppo, prevalentemente con lo “strumento” del coro declinato in modalità offensive. A livello dilettantistico i casi di razzismo si sono verificati in tutti i campio-

nati, con significativi picchi in quelli di Prima, Seconda e Terza Categoria. È il Nord Italia l’area nella quale si registra il maggior numero di casi. Sugli spalti o nelle zone di passaggio degli impianti sportivi (42%), ma anche propriamente sul campo da gioco (57%). Il vero allarme si registra, però, nei campionati giovanili. Nelle categorie nelle quali sono i più piccoli a scendere in campo, il numero degli episodi di razzismo “sul campo” risulta nettamente superiore alla media. A finire nel mirino di giovani colleghi italiani, e dei loro genitori o dirigenti, sono stati soprattutto calciatori di colore di squadre avversarie. A livello territoriale, infine, Roma (14%), Milano (9%), Padova e Torino (7% ciascuna) sono le città nelle quali è stato registrato il maggior numero di episodi di razzismo “dentro gli stadi”.

Dentro gli stadi Il 66% degli episodi di razzismo censiti dall’Osservatorio AIC, nel campionato 2018/19, si verifica nello stadio: cioè all’interno delle strutture degli impianti da gioco. Vale a dire che 2 episodi su 3 sono offese, insulti, striscioni, cori, minacce… da parte delle tifoserie presenti sugli spalti. In alcuni casi sono rivolti anche verso compagni della propria squadra. Il restante 34% dei casi di razzismo (1 caso su 3) si verifica sul campo di gioco. Protagonisti sono, per lo più, calciatori italiani che minacciano o insultano calciaIltori 66% stranieri. degli episodi di razzismo censiti dall’Osservatorio AIC, nel La maggior parte degli episodi di «razzismo nello stadio» e di Il 66% degli episodi di razzismo AIC, nel La maggior parte deglisi episodi «razzismo del nelloNostadio» campionato 2018/19, si verifica nellocensiti stadio:dall’Osservatorio cioè all’interno delle «razzismo sul campo» registradi nell’area rd-Italia.e di La maggior parte degli episodi di “razzismo nello stadio” ecampo» di “razzismo sul camcampionato 2018/19, si verifica nello stadio: cioè all’interno delle «razzismo sul registra nell’area strutture degli impianti da gioco. Rispettivamente il 42% [stadi] e siil 57% [campo] dei casi.del Nord-Italia. strutture degli impianti da gioco. Rispettivamente il 42% [stadi] e(stadi) il 57% [campo] casi. po” si registra nell’area del Nord-Italia. Rispettivamente il 42% e ildei57% Vale a dire che 2 episodi su 3 sono offese, insulti, striscioni, cori, Anche nel Centro-Italia il “razzismo negli stadi” presenta valori Vale a dire che 2 episodi su 3 sono offese, insulti, striscioni, cori, Anche nel C e n t r o I t a l i a il “razzismo negli stadi” presentaqui. valori (campo) dei casi. minacce … da parte delle tifoserie presenti sugli spalti. In alcuni casi significativi. Il 37% dei casi censiti [più di 1 caso su 3] si registra minacce … daverso partecompagni delle tifoserie sugli spalti. In alcuni casi significativi. Il 37% dei casi censiti [più di 1 caso su 3] si registra qui. sono rivolti anche dellapresenti propria squadra. Anche nel Centro-Italia il “razzismo negli stadi” presenta valori significativi. Il 37% Al Sud il numero più basso dei casi di razzismo: sia negli stadi che sono rivolti anche verso compagni della propria squadra. Al Sud il21% numero più bassoledei casi di razzismo: sia negli stadi che Ildei restante 34% dei casi di(più razzismo caso su su 3] si3) verifica sul sul campo. per entrambe categorie. casi censiti di 1[1 caso si registra qui. dei casi sono, di razzismo su 3]italiani si verifica sul campo. 21% per entrambe le categorie. camIlporestante di gioco34% . Protagonisti per lo [1 più,caso calciatori che sul AlcSud piùsono, basso casi di razzismo: sia negli stadi che sul campo. 21% ampo doil i insultano gnumero ioco. Protagonisti per lo dei più, calciatori italiani che minacciano calciatori stranieri. o insultano stranieri. perminacciano entrambe le calciatori categorie. 57% 57%

42% 42% 34% 34%

37% 37%

21% 21%

22% 21% 22% 21%

66% 66%

RAZZISMO NELLO STADIO RAZZISMO SUL CAMPO RAZZISMO NELLO STADIO RAZZISMO SUL CAMPO

RAZZISMO NEGLI STADI RAZZISMO SUL CAMPO RAZZISMO NEGLI STADI RAZZISMO SUL CAMPO

NORD CENTRO SUD NORD CENTRO SUD


primo piano

Razzismo nello stadio: area geografica Razzismo nello stadio: categoria 13 Regioni fanno registrare episodi di (razzismo nello stadio). Se a Il fenomeno del “razzismo nello stadio” coinvolge le catelivello di area geografica è il Nord Italia a primeggiare per episodi gorie professionistiche e quelle dilettantistiche e giovanili. di razzismo dentro gli stadi, è il Lazio la Regione in cui sono censiti Sono principalmente i calciatori di Serie A ad essere fatti il maggior numero di casi: 21%. 1 caso su 5. Al secondo posto la oggetto di episodi di questo genere. Calciatori per lo più Lombardia, con il 19% dei casi. Va precisato, tuttavia, che Lazio e provenienti dal continente africano o dall’est Europa. Lombardia sono le regioni nelle quali si concentra il maggior nu- Le squadre più interessate, tra quelle dei campionati promero di partite disputate e, pertanto, il maggior numero di episodi. fessionistici, sono: Bologna, Foggia, Genoa, Inter, Juventus, Al terzo posto laToscana (12%). Emilia Romagna, Campania e Mo- Lazio, Milan, Napoli, Roma, Ternana, Torino. Il fenomeno del «rrazzismo nello stadio» coinvolge le categorie Sono i campionati giovanili [Primavera, Allievi, Esordienti, 13 Regioni registrare episodi di zzismo nello stadcon io». Al terzo posto la Toscana [12%]. di Emilia Romagna, Campania e Sono lisefanno(2%) sono le«rraRegioni il minor numero di casi “razzismo i campionati giovanili (Primavera, Allievi, Esordienti, professionistiche e quelle dilettantistiche e giovanili. Giovanissimi] a far registrare un dato estremamente preoccupante. Molise [2%] sono le Regioni con il minor numero di casi di “razzismo Se a livello di area geografica è il Nord Italia a primeggiare per Il dato secondo gruppo di episodi, dopo la Serie A. prenegli stadi” tra quelle che ne hannoalmeno fatto registrare uno. almeno uno.Sono principalmente negli stadi” tra quelle che ne hanno fatto registrare Giovanissimi) a far registrare un estremamente i calciatori di Serie A ad essere fatti oggetto di episodi di razzismo dentro gli stadi, è il Lazio la Regione in cui sono episodi di questo genere. Calciatori per lo più provenienti dal censitiA il maggior numero di casi: 21%. 1 caso è su Roma 5. Al secondo A ad livello occupare provinciale, è Romala (14%) ad occupare la posizione più occupante. livello provinciale, (14%) posizione più Il secondo gruppo di episodi, dopo la Serie A. continente africano o dall’est Europa. posto la Lombardia, con il 19% dei casi. alta di questa poco lusinghiera categoria. Milano (9%), Padova e Torino (7% cad.) Milano confermano che è il Nord Padova l’area con il maggior alta di questa poco lusinghiera categoria. (9%), Le squadre più interessate, tra quelle dei campionati professionisVa precisato, tuttavia, che Lazio e Lombardia sono le regioni nelle numero di casi del genere. Segue Bergamo [5%] e tre provincetici, del Bologna, Foggia, Genoa, Inter, Juventus, Lazio, Milan, quali sie concentra il maggior numero di partiteconfermano disputate e, pertanto, Torino (7% cad.) che è [Frosinone, il Nord l’area con il mag- Napoli,sono: CATEGORIA Centro Perugia e Prato: tutte con il 5%]. Roma, Ternana, Torino. il maggior numero di episodi. gior numero di casi del genere. Segue Bergamo (5%) e tre province del Centro (Frosinone, Perugia e Prato: tutte con il 5%).

RAZZISMO NELLO STADIO

32%

21% 19%

12% 16% 9% 7%

7% 5%

5%

5%

9%

5%

7%

7% 5%

2%

2%

2%

2%

5%

2%

5%

5%

5% 2%

Razzismo sul campo: area geografica Razzismo sul campo: categoria La categoria denominata “razzismo sul campo” rappresenta un l “razzismo sul campo” sembra essere un fenomeno quasi fenomeno dentro il fenomeno. Un fenomeno che emerge esclusi- esclusivamente limitato ai campi dei giovani calciatori. Il vamente nei campionati dilettantistici, con particolare rilevanza 70% dei casi censiti rappresenta un indicatore sociale che in quelli giovanili, mentre sembra assente tra i professionisti. non può essere frainteso né trascurato. I giovani “colpiscoIn questa categoria rientrano gli episodi nei quali i calciatori, gli no” i giovani. Compagni o, principalmente, avversari. Per il allenatori o altri dirigenti presenti sul campo da gioco, minaccia- colore della loro pelle. Sono principalmente i giovani calciano o colpiscono calciatori della propria squadra o di quella avver- tori, infatti, a rendersi protagonisti degli episodi di violenza saria. Il 22% dei casi censiti (1 su 5) si verifica in Lombardia. Il 13%, o minaccia ai danni di altri calciatori, registrati in questa rispettivamente in Toscana e Veneto. Con il 9% dei casi, Piemonte, categoria. Assieme a loro anche allenatori, genitori e tifoseSardegna e Calabria posizione rie per le stesse motivazioni. razzism(dove o sul camppresenti). o» sembra essere Sempre un fenomeno quasi Nei campionati dilettantistici, dati significativi per questa sezione si La categoria denominata «rrazzismo sul csi amppongono o» rappresenta unin una Il 22% dei casi censitiintermedia. [1 su 5] si verifica in Lombardia.Il Il «r 13%, esclusivamente limitato ai campi dei giovani calciatori. registrano nel campionato di Terza Categoria, in quello di fenomeno dentro il fenomeno. Un fenomeno che emerge rispettivamente in Toscana e Veneto. Con il 9% dei casi, Piemonte, La percentuale più bassa di casi di “razzismo sul campo” (tra le Nei campionati dilettantistici, dati significativi per questa Promozione e, da ultimo, in quello di Serie D. esclusivamente nei campionati dilettantistici, con particolare Sardegna e Calabria si pongono in una posizione intermedia.Il 70% dei casi censiti rappresenta un indicatore sociale che non rilevanza in quelli giovanili, mentreregistrare sembra assente almeno tra i Regioni che fanno 1La caso) 4%di della Liguria, sezione sitrascurato. registrano nel campionato di Terza Categoria, in di Prima e può essere I giovani «colpiscono» i giovani. Più preoccupanti, da questo punto di vista, i campionati percentuale è piùilbassa casi di «razzismo sul campo» [tra le frainteso ne professionisti. Seconda Categoria. Con il 9% dei casi registrati ciascuno. che fanno registrare almeno 1 caso] è il 4% dellaCompagni Liguria, o, principalmente, avversari. Per il colore della loro pelle. Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna,Regioni Umbria e Campania. quello di Promozione e, da ultimo, in quello di Serie D. In questa categoria rientrano gli episodi nei quali i calciatori, gli Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria e Campania. Sono principalmente i giovani calciatori, infatti, a rendersi allenatori o altri dirigenti presenti sul campofanno da gioco, minacciano o Alcune Regioni non registrare alcun peralcun questa Più preoccupanti, questo di vista, i campionati di Pridegli episodi di violenza o da minaccia ai danni dipunto altri Alcune Regioniepisodio NON fanno registrare episodio perprotagonisti questa CATEGORIA colpiscono calciatori della propria squadra o di quella avversaria. calciatori, registrati in questa categoria. categoria. categoria. ma e Seconda Categoria. Con il 9% dei casi registrati ciascuno.

RAZZISMO SUL CAMPO

CAMPANIA

4%

LAZIO

4%

UMBRIA

4%

EMILIA-ROMAGNA

4%

FRIULI VENEZIA GIULIA

4%

LIGURIA

4%

Assieme a loro anche allenatori, genitori e tifoserie [dove presenti]. Sempre per le stesse motivazioni.

PROMOZIONE

ECCELLENZA

CALABRIA

9%

SARDEGNA

9%

PIEMONTE

9%

SERIE D

TOSCANA

13%

VENETO

13%

LOMBARDIA

4%

4%

4%

2° CATEGORIA

9%

1° CATEGORIA

9% 70%

22%

CAMPIONATI GIOVANILI

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femminile

di Pino Lazzaro

Mi ritorni in mente…

VISIONI MONDIALI /4: Linda Tucceri Cimini Nuova puntata di questa nostra rubrica che parte sì con uno sguardo all’indietro, a quelle giornate francesi d’inizio della scorsa estate, alle immagini/diapositive/ altro ancora che le protagoniste del nostro Mondiale hanno per prime ben piantate nel cuore e nella mente, ma che vuole concentrarsi poi sul presente/futuro, a quelle che per forza di cose sono ora nuove responsabilità (e maggiori consapevolezze). Linda, quale la prima immagine, o sensazione o chissà che altro hai dentro quando rivai a quei giorni del Mondiale di Francia? “Dai, se torno a quei giorni, la prima cosa a cui penso, che ho proprio dentro, è quell’abbraccio di gruppo che è nato tra noi tutte dopo la sconfitta con l’Olanda ai quarti. Lì a bordo campo, niente di preparato, non mi ricordo nemmeno chi avevo vicino, però che emozione. Un abbraccio, come dire, conclusivo di un gruppo che sin dal ritiro s’era via via fatto solido, compatto. Tutti quei giorni assieme ci hanno davvero unito e lì, in questo essere tutte assieme dopo la partita persa con le

olandesi, le parole del mister, lei che ci ringraziava per il buon lavoro fatto, che ringraziava tutto lo staff, parecchie quelle che di noi piangevano”. Dura poi tornare alla… solita realtà? “No, direi proprio di no. È stata sì una bellissima esperienza, certo, ma per come sono fatta, penso proprio molto alla mano, non sono cambiata, no, sono quella di prima e di sempre. La mia parte timida, se posso non apparire non mi dispiace, ne faccio volentieri a meno. Ora capita che mi chiedano di fare dei selfie: mi fa piacere, sia chiaro, ma un po’ continua a imbarazzarmi, di certo non c’ero abituata

e di occasioni ora ce ne sono tante più di prima”.

Linda Tucceri Cimini è nata ad Avezzano (provincia dell’Aquila) nell’aprile del 1991 ed è di Cerchio, comune sempre in provincia de L’Aquila. È da Cerchio che inizia dunque il suo percorso calcistico, sempre assieme ai due fratelli maggiori con cui non si stanca mai di giocare nel campetto lì vicino a casa. Una passione insomma grande così e proprio bravi sono stati i genitori che l’hanno sempre assecondata, tanto che a 10 anni Linda ha iniziato un vero tour de force durato per ben sei anni, tante sono state le sue stagioni nel settore giovanile della Lazio (siamo andati a vedere: da Cerchio a Roma sono circa 120 km, andata e ritorno due-tre volte la settimana; dice Linda che ‘alla fine l’ha dovuta buttare la macchina mio padre’). Dopo la Lazio, ecco a 16 anni il passaggio all’Aquila in B, cui sono via via seguite il Cervia (A2), il Riviera di Romagna (A2-A), la Torres (A), ancora il Riviera di Romagna (A), il San Zaccaria (A), con l’approdo infine al Milan (A) nell’estate del 2018. Mancina, piede parecchio educato, Linda ha fatto il suo esordio in Nazionale nel 2015, con Cabrini commissario tecnico, alla Cyprus Cup: 20 sinora le sue presenze”.

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Pensi magari anche tu, come da più parti si continua a ripetere, che per il vostro calcio qui in Italia non sarà più come prima? “Me lo auguro. Sono passati pochi mesi dal Mondiale e già abbiamo potuto vedere lì sul campo quanto sia cresciuta quest’anno la Serie A. Già prima però, con l’ingresso delle società maschili, ci siamo accorte di quanto si stia cambiando: ora abbiamo tutto, non manca davvero nulla, c’è attenzione ai settori giovanili. Ecco perché spero proprio che non possa essere più come prima”. Se fosse capitato prima… “Sì, a volte mi capita di pensare a quello che è stato il mio percorso, anche quello dei miei genitori, loro che per anni e anni – e sono stati sei – mi hanno portato sino a Roma per gli allenamen-


femminile

ti, due e anche tre volte la settimana. Pensa, hanno cominciato che avevo 10 anni, gli allenamenti che erano di sera, si tornava in macchina sempre molto tardi, l’una e più. Adesso ho 28 anni, non sono certo vecchia, però sarebbe stato bello avere prima tutto quello che adesso abbiamo a disposizione”. Anche lì al Milan sono tante di più ora le ragazzine che si stanno avvicinando al pallone? “Beh, noi ci alleniamo la mattina, le ragazzine del settore giovanile al pomeriggio e non è che ci vediamo spesso. Capita a volte però di allenarci al pomeriggio del sabato se giochiamo la domenica e in effetti si fa presto a vedere quante ce ne siano adesso sul campo. Proprio l’altra mattina – era domenica, abbiamo poi giocato con la Roma il lunedì, che grande emozione quella nostra rimonta (3 a 2 al 90’ dopo essere state sotto per 2 a 0 sino a venti minuti dalla fine; ndr) – c’era una partita tra ragazzine, loro lì poi a chiederci di fare delle foto assieme, ero io e la Bergamaschi. Come detto mi fa piacere, so io dentro quel che provo, anche se non posso fare a meno quasi di… vergognarmi, è così”.

che ho: sono “seria” come dici tu, come no, in tutto ne avrò saltati tre di allenamenti sinora”. Un po’ schiva anche nello spogliatoio? “No, no (risata). Quanto sempre un po’ sulle mie fuori, tanto più casinista sono invece lì dentro. Mi piace scherzare e parlare con tutti, anche col muro lo farei. Mi piace tenere allegre le ragazze e mi viene in mente adesso quella nostra Macarena lì al Mondiale, un qualcosa partito per gioco e per scherzo in allenamento, io la coreografa… Però se vedo o avverto dei problemi, anche lì non sto zitta, non le mando a dire, anche perché se è una un po’ più grande a dire le cose, magari serve di più. Se ho pazienza con le giovani? Sì, sì, ne ho, anche troppa a volte”. Qualche idea per il “dopo”? “Ora come ora proprio non ci penso. Quel che mi vien da dire è che spero di rimanere in questo ambiente, in una maniera o un’altra, che so, con delle ragazzine o a livello di organizzazione, non so. Comunque dentro”.

Un Mondiale che in qualche modo ti ha pure cambiata? “No, il cambio c’è stato dall’anno scorso, da quando sono arrivata qui al Milan. Prima ero al San Zaccaria, era diverso, non dico che le cose si prendessero alla leggera, certo che no, però era diverso. Così sento una maggiore responsabilità, sempre con questa voglia di dimostrare quello che comunque sono sempre stata. Prima non avevo mai avuto la possibilità di giocare in grandi club. Ora qui al Milan faccio solo questo, è il mio lavoro e ho deciso così di lasciare quello che facevo prima, assistente alla poltrona in uno studio dentistico, che mi piaceva comunque molto. Mi rendo conto d’essere cresciuta parecchio e mi dedico al pallone con tutto quello

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biblioteca AIC

di Pino Lazzaro

Il libro di Carolina Morace

Pescando tra i ricordi “Era da tempo che ricevevo delle sollecitazioni perché scrivessi un libro, da amici, anche da giornalisti. C’è stato allora quel periodo in cui non avevo impegni col calcio dopo l’esperienza con Trinidad e Tobago e decisivo è stato l’incontro con Stefano Catone della casa editrice People: da lì è davvero nata l’idea di mettere assieme materialmente il libro. Io da una parte che non sapevo cosa mai potevano aspettarsi i lettori, lui a darsi da fare nelle ricerche. Più o meno ci abbiamo messo sei mesi, mi pare fosse settembre quando abbiamo iniziato e la stampa del libro è stata a marzo. Il titolo? È uno di quelli che Stefano mi propose, io non ho fatto altro che sceglierlo tra gli altri”. W il Mondiale ma… “Certo, la popolarità derivata dal Mondiale e il fatto che la nostra squadra sia piaciuta sono dati certamente oggettivi, ma dopo che ho visto la notizia che è stato tolto per le società maschili l’obbligo di avere delle squadre femminili, allora non posso fare a meno di constatare che si tratta di una decisione che fa tornare indietro, non avanti, una decisione che a mio modo di vedere non sta attenta a quel che invece la gente vuole”.

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Come eravamo “No, non sono – come dire – rammaricata per non aver avuto allora le possibilità che ora si prospettano per le ragazze. Ho avuto la mia carriera, tante soddisfazioni. Quel che mi dispiace è che non si sa quanto in effetti eravamo forti, cos’era e com’era quel nostro calcio, le prime straniere, anche loro forti forti, tanta qualità. Ecco, il rammarico è che non c’è nulla, non ci sono filmati; eppure eravamo brave e vincenti e non a caso siamo arrivate per due volte in finale all’Europeo”. Pescando tra i ricordi “Beh, se devo ricordare ciò di cui sono particolarmente orgogliosa, allora dico intanto da calciatrice i quattro gol che ho segnato a Wembley contro l’Inghilterra, vincemmo per 4 a 1, una quaterna che ha pure contribuito all’assegnazione lo scorso anno del Golden Foot Award, con l’impronta dei miei piedi che ora è lì sulla Champions Promenade sul lungomare di Montecarlo e non è certo poco, dai. Come allenatrice, la vittoria col Canada della Gold Cup della Concacaf, vale a dire un torneo tipo l’Europeo per quel che riguarda il Nord America, il Centroamerica e i Caraibi e battendo per due volte a casa loro, il Messico”.

“E tu, siccome sei bionda e carina pensi di non doverti allenare come tutte le altre?” Me lo ringhia in faccia Sergio Guenza, commissario tecnico della Nazionale. È il 16 maggio 1982, la Nazionale femminile ha appena perso sei a zero contro la Danimarca, fuori casa. Si tratta della peggior sconfitta di sempre per la nostra Nazionale; verrà eguagliata il 6 marzo 2017, quando saremo sconfitte, nuovamente sei a zero, dalla Svizzera. Ero senza parole, pietrificata. Guenza non aveva risparmiato critiche a nessuno, quindi si era scagliato anche contro di me. Peccato che io quella partita non l’avessi giocata, ero rimasta in tribuna per tutti i novanta minuti perché infortunata. Eppure, quella critica così feroce e senza motivo fu una molla che mi fece scattare qualcosa dentro: se mi avesse convocato per la partita successiva gli avrei dimostrato sul campo di cosa ero capace. La partita successiva giocammo a San Benedetto del Tronto e nei giorni precedenti, durante il pre-ritiro, riuscii a convincere mister Guenza a schierarmi dal primo minuto. Arrivai al giorno della gara molto concentrata, consapevole dei mezzi e pronta sia dal punto di vista atletico che mentale. Partii nell’undici titolare e da quel momento la maglia


biblioteca AIC

Carolina Morace

L’incipit

Io puntavo a vincere azzurra mi è rimasta scolpita addosso. Quell’attacco senza senso cominciò ad averne uno: aveva toccato profondamente la mia dignità e quella di tutte noi. “Se non date il cento percento” ci urlava addosso “ci sarà sempre una vostra compagna che dovrà fare il suo e il vostro lavoro! Il calcio è uno sport di squadra, dovete aiutarvi dentro il campo come sorelle. Fuori dal campo, poi, ognuna per la sua strada”. Caro mister Guenza, no: per noi donne conta anche, e soprattutto, quel che avviene fuori dal campo. L’approccio al calcio da parte delle donne è totalmente diverso, e lo vediamo sin da piccoli: se tra i bambini prevale un approccio competitivo (ognuno vuole essere più bravo dell’altro, si vanta di avere un tiro più forte, di essere più veloce o più abile nel dribbling), tra le bambine prevalgono dinamiche relazionali diverse e collaborative, senza che questo vada a incidere sull’approccio alla gara: se mister Guenza ci chiedeva il cento per cento, io puntavo al centocinquanta per cento, io puntavo a vincere.

Sfogliando … (pag. 15) Non ne faccio una questione personale, ma una questione di genere sì: se fosse stato un calciatore maschio, italiano, a realizzare quattro gol a Wembley in un’amichevole contro l’Inghilterra, come avrebbero aperto i quotidiani sportivi? E quelli non sportivi? … (pag. 20) Il campo era provvisto di porte, con tanto di pali e

traverse costruite dai papà, i quali non solo si prendevano cura del campo ma non vedevano l’ora di giocare insieme a noi. Mi sembrava un campo sconfinato, eppure a rivederlo ora è poco più grande di un campo da tennis… (pag. 27) “Voglio diventare come Messi, come Cristiano Rolando. Voglio essere un allenatore vincente come Ancelotti o Mourinho”: quante volte l’abbiamo sentito dire? Ma da bambini, però. Che aspirazioni può offrire, a una bambina, uno sport popolato solo ed esclusivamente da maschi? … (pag. 36) Ai tempi il mio talento non era di certo messo in dubbio, ma c’era chi sosteneva che, per quanto brava tecnicamente, fossi lenta. Quello che imparai è che non ero lenta, ma che semplicemente non venivo sottoposta ad allenamenti da professionista. … (pag. 38) Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta giocavamo alla pari con la Germania, battevamo la Francia, con la Spagna non c’era storia. Eppure, i loro movimenti hanno continuato a crescere, mentre l’evoluzione del nostro calcio assomiglia molto di più a una parabola. … (pag. 41) Ho chiesto all’Inps quante fossero le donne allenatrici in pensione in Italia: sono zero. Mentre gli allenatori vanno in pensione, le allenatrici non ci andranno mai. … (pag. 57) Ho assistito a partite femminili oggettivamente brutte dal punto di vista atletico, tecnico e tattico e le ragioni sono semplici: se non sei professionista, continuerai ad allenarti alle otto di sera, dopo otto ore di lavoro, e il salto di qualità non lo farai mai.

LA PRIMA PUNTA

Prefazione di Michele Uva People Carolina Morace è nata a Venezia nel febbraio del 1964. Ha giocato in Serie A via via con Belluno, Verona, Trani, Lazio, Reggiana, Milan, Torres, Agliana e Modena. Nel suo palmares, ben dodici scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. 550 i gol da lei realizzati, risultando per 12 volte (11 consecutive) capocannoniere della Serie A. Già a 14 anni in Nazionale, la Morace ha messo assieme 153 presenze (per due volte vicecampionessa d’Europa, 1993 e 1997), realizzando un totale di 105 reti (tra queste, i quattro gol segnati a Wembley contro l’Inghilterra in un’amichevole dell’agosto 1990: mai nessuno, né uomo né donna, ha saputo fare lo stesso in un unico match). Premiata come miglior giocatrice al mondo nel 1995, ha smesso col calcio giocato nel 1998. Da allenatrice ha iniziato con la Lazio, vivendo poi l’esperienza (nel 1999) di essere la prima donna ad allenare una squadra professionistica maschile (con la Viterbese di patron Luciano Gaucci, in C1, esperienza che si esaurì nel giro di poche settimane, con le sue dimissioni). Dal 2000 al 2005 commissario tecnico della Nazionale femminile azzurra, ha allenato pure la Nazionale del Canada (vittoria della Gold Cup in Concacaf nel 2010 e della Cyprus Cup nel 2011), quella di Trinidad e Tobago e da ultimo il Milan nella stagione 2018/2019. Prima donna a essere inserita nella Hall of Fame del calcio italiano (2014), ha pure al suo attivo una lunga esperienza quale commentatrice televisiva (inizi con Galagoal su Telemontecarlo, dal 2019 sulle reti Sky). Ambasciatrice Fifa del calcio femminile nel mondo, una laurea in Giurisprudenza, esercita come avvocato.

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Per la prossima stagione

Licenze Nazionali 2020/2021 Le società, per partecipare al Campionato di competenza stagione sportiva 2020/2021, devono ottenere la Licenza Nazionale e quindi adempiere, entro i termini indicati, alle seguenti condizioni: Serie A (C.U. FIGC n° 134/16.12.19) 22 giugno 2020 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2020 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2020 nonché dei contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale

testazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2020 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento da scontarsi nel campionato 2020/2021 Serie B (C.U. FIGC n° 135/16.12.19)

16 settembre 2020 • Le società devono depositare presso la Lega Serie A la documentazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione da scontarsi nel campionato 2020/2021

22 giugno 2020 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2020 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Deposito presso la Lega Serie B di fideiussione a prima richiesta pari ad € 800.000 • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2020 nonché dei contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale

30 settembre 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’at-

3 agosto 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’at-

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testazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento 16 settembre 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2020 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2020 • Le società devono depositare presso la Lega Serie B la documentazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione. Serie C (C.U. FIGC n° 136/16.12.19) 22 giugno 2020 • Deposito presso la COVISOC della attestazione dell’avvenuto pagamento a) degli emolumenti e b) dei compensi, compresi gli incentivi all’esodo, derivanti da accordi depositati, dovuti fino al mese di maggio 2020 o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria • Deposito presso la Lega Pro di fideiussione a prima richiesta pari ad € 350.000 • Sanzione per inosservanza del termine: mancata concessione Licenza Nazionale • Pagamento da parte delle società dei contributi al Fondo Fine Carriera riguardanti gli emolumenti dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute fino al mese di aprile 2020 nonché dei


calcio e legge

contributi Inps dovuti fino al mese di maggio 2020 • Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale 3 agosto 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti, compresi gli incentivi all’esodo, dovuti per il mese di giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione. 16 settembre 2020 • Deposito presso la COVISOC dell’attestazione dell’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef dovute per i mesi di maggio e giugno 2020 nonché dei contributi Inps dovuti per il mese di giugno 2020 • Le società devono depositare presso

la Lega Serie B la documentazione attestante l’avvenuto pagamento dei contributi al Fondo Fine Carriera per il mese giugno 2020 • Sanzione: 2 punti di penalizzazione, per ciascun inadempimento Società di CND aventi titolo a partecipare o a chiedere l’ammissione al Campionato di Serie C 22 giugno 2020 • Deposito presso la COVISOC della certificazione del Dipartimento Interregionale attestante l’inesistenza di debiti verso i tesserati previa acquisizione delle quietanze liberatorie al 30 maggio 2020 • Deposito presso la Lega Pro di fideiussione a prima richiesta pari ad € 350.000

• Sanzione: mancata concessione Licenza Nazionale Termine per eventuali ricorsi Le società di Serie A, Serie B e Serie C che hanno presentato la documentazione richiesta entro il termine perentorio del 20 giugno 2020 e che però non sono risultate in possesso dei requisiti richiesti possono presentare i propri ricorsi entro il termine perentorio del 6 luglio 2020. Le decisioni definitive verranno assunte dal Consiglio Federale in data 8 luglio 2020: le società i cui ricorsi siano stati respinti non verranno ammesse al campionato di competenza 2020/21, fermo restando che avverso le decisioni del Consiglio federale è consentito ricorrere al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI.

Art. 39.2 delle NOIF

Lo svincolo per firma apocrifa Tra le condizioni richieste per la validità del tesseramento del calciatore minore c’è senz’altro la sottoscrizione di entrambi i genitori e pertanto in presenza di firma apocrifa si può legittimamente chiedere lo svincolo del calciatore. L’art. 39.2 delle NOIF prevede che “La richiesta di tesseramento è redatta su moduli forniti dalla F.I.G.C. per il tramite delle Leghe, del Settore per l'Attività Giovanile e Scolastica, delle Divisioni e dei Comitati, debitamente sottoscritta dal legale rappresentante della società e dal calciatore/calciatrice e, nel caso di minori, dall’esercente la responsabilità genitoriale se il tesseramento ha durata annuale e da entrambi gli esercenti la responsabilità genitoriale se il tesseramen-

to ha durata pluriennale”. Ma attenzione a tempistiche e modalità. Il Tribunale Federale Nazionale (TFN)– Sezione Tesseramenti si è ripetutamente espresso in tal senso, come a puro titolo di esempio si può riscontrare nel CU 13/TFN del 6 febbraio 2018, che contiene due ricorsi di genitori di altrettanti calciatori minorenni volti ad ottenere lo svincolo del giovane in presenza di firme apposte da altri soggetti. Ebbene, in entrambi i casi, il TFN ha ritenuto ininfluente l’accertamento della lamentata apocrifìa delle firme dei genitori alla luce della pacifica circostanza che i calciatori medesimi hanno partecipato nel periodo intercorrente tra la data del tesseramento

e quella del reclamo a numerosissime gare, circostanza ben nota ai ricorrenti e non contestata. La norma è senz’altro posta a tutela dei calciatori minori per la loro posizione nel caso di “abusi” nei loro confronti o delle loro famiglie ma non può operare laddove: a) tutti i soggetti interessati siano, fin dal primo istante, a conoscenza dell’irregolarità del tesseramento; b) i calciatori interessati prendano parte all’attività della società per un consistente lasso di tempo, ponendo quindi in essere un comportamento di pacifica acquiescenza che non si può in seguito porre in contrapposizione con il tesseramento e gli effetti che ne sono derivati.

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politicalcio

di Fabio Appetiti

Parla il Presidente Francesco Ghirelli

Riforma regolamento giovani: la svolta della Lega Pro La lega Pro che fa parlare bene di sé è sicuramente notizia a cui da anni non eravamo abituati. Merito di uno sforzo innovativo portato avanti dal Presidente Francesco Ghirelli in sintonia con tutte le componenti a cominciare da AIC, che ha avuto il suo punto di svolta nella riforma del regolamento dei giovani. Ma anche lotta al calcioscommesse, iniziative sociali, investimenti in infrastrutture e classe dirigente. In questa serie c’è anche l’essenza del nostro lavoro di sindacato. Quando nel 1968 i grandi campioni come Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Picchio De Sisti ed altri fondarono l’AIC con l’avvocato Campana, meno famoso di loro ma di certo il più competente a rappresentare la categoria come presto la storia si è incaricata di certificare, non era per sé stessi ma per quei colleghi che avevano meno diritti e possibilità di difendersi. Un messaggio che 50 anni dopo è sempre attuale e che sta nel Dna della nostra Associazione. Cominciamo dalla serata conclusiva di Sanremo quando la Vicepresidente Cristiana Capotondi ha regato il pallone celebrativo dei 60 anni della Lega Pro ad Amadeus. Immagino ti sia sentito orgoglioso. “Si sono stato molto orgoglioso, non solo per la Lega Pro e per quello che rappresentiamo, ma per tutto il calcio italiano. Nelle serate precedenti c’era stato Cristiano Ronaldo, che è il più famoso protagonista del nostro calcio ma ne esprime solo una parte, quella del calcio di elite. Con quel pallone consegnato ad Amadeus invece, abbiamo voluto ricordare che c’è un calcio italiano più ampio che è il calcio dei comuni, diffuso su tutto il territorio e che svolge una straordinaria funzione sociale. Su quel palcoscenico abbia-

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mo anche simbolicamente chiuso un periodo di ricostruzione dell’immagine stessa della Lega Pro che, poco più di un anno fa, era raccontata dal New York Times come il campionato del Pro Piacenza e del 21 - 0. Oggi stiamo aprendo una pagina del tutto nuova e la presenza della nostra “fuoriclasse” Cristiana Capotondi nella serata conclusiva del Festival lo ha rappresentato nel migliore dei modi”. Un breve bilancio del tuo impegno da quando, 6 novembre 2018, sei alla guida della Lega Pro “Io credo che il punto chiave della rinascita della Lega Pro sia stato il regolamento dei giovani. Lì si colloca il punto di svolta. La Lega Pro ha sempre voluto rappresentare la lega del territorio e della formazione dei giovani, ma questa funzione si era persa negli anni in cui si erano affermate politiche di valorizzazione dei prestiti delle grandi società di A che utilizzavano le società di Lega Pro, ma ne svilivano la loro capacità di formare giovani calciatori. Con il nuovo regolamento abbiamo, da una parte liberato i grandi clubs che ambiscono al salto di categoria con rose competitive, e dall’altra favorito la possibilità di far crescere giovani dai settori giovanili delle società che da questa missione traggono linfa vitale. I grandi clubs invece di chiedere risorse le veicolano nel sistema, mentre le risorse disponibili servono a finanziare i più piccoli che

puntano a rimanere in categoria e a formare giovani. Su questa progettualità nell’ultimo Consiglio Federale abbiamo ottenuto ulteriori contributi e possiamo anche richiedere una redistribuzione della Melandri. Far rinascere questa missione significa far rinascere le fondamenta del calcio italiano che, negli anni dei titoli mondiali del 1982 e 2006, aveva molti giocatori che erano partiti dai campi di Lega Pro. Allo stesso tempo significa restituire solidità ai bilanci delle società che possono patrimonializzare i ragazzi cresciuti nel vivaio: come vedi progetto sportivo e sostenibilità camminano insieme. Questa scelta, che ci ha restituito molta credibilità presso l’opinione pubblica, le istituzioni sportive e politiche, è quanto abbiamo voluto raccontare nel convegno di Roma del 28 gennaio”. Parliamo allora di questo convegno a Roma che ha raccontato il nuovo volto della Lega Pro. Il titolo era ambizioso “Il calcio che fa bene al Paese”. “La ricerca di Italiacamp ha voluto dimostrare, partendo dai numeri, il valore complessivo di questa lega che si distribuisce capillarmente in tutto il nostro Paese, da nord a sud, svolgendo un ruolo sociale insostituibile. Quei pulmini che noi simbolicamente abbiamo rappresentato per parlare della


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nostra realtà, oltre a restituire un’immagine romantica del nostro calcio, ci raccontano che coinvolgono decine di giovani a cui insegniamo non solo il gioco del calcio ma regole, educazione civica, capacità di stare insieme. Ogni euro investito nella Lega Pro ne produce tre per un valore complessivo di circa 580 milioni di euro, un risultato enorme da un punto di vista economico e sociale. Noi abbiamo voluto parlare alla politica rappresentando tutto quello che siamo e che facciamo e credo che, in quella bella giornata di Roma, siamo riusciti a far arrivare il messaggio che volevamo”. In concreto cosa ti aspetti dalla politica? “Sia che il Ministro dello sport Spadafora, che il Sottosegretario allo sviluppo Manzella, abbiano messo nella loro agenda le nostre proposte. Io sono abituato a dare fiducia e a non dubitare di chi prende degli impegni e verificheremo nel corso dei prossimi mesi se questi si saranno trasformati in realtà. Sappiamo che c’è stato un momento di tensione a dicembre con lo sciopero, ma volevamo ricordare a tutti il nostro valore. Mi aspetto ora un dialogo proficuo. Bisogna anche riconoscere che il calcio ha molte responsabilità di fronte alla politica perché spesso si è presentato di fronte le istituzioni con una immagine negativa di sé, preda di lotte intestine, incapace di darsi progettualità e regole, con all’interno mele marce che hanno fatto danni incredibili a tutto il sistema: fatti come quelli della Pro Piacenza, o del Matera dello scorso anno non possono, né debbono più accadere. Abbiamo messo regole che escludono i soggetti negativi per far entrare solo soggetti virtuosi perché abbiamo bisogno di imprenditori sani. Non è una frase retorica la mia, ma il pallone deve tornare a rotolare sul campo e a svolgere quel ruolo di aggregazione sociale positiva che tutti conosciamo”.

Il tuo rapporto con l’AIC: dal regolamento sui giovani al rilancio sportivo del campionato… “Ho trovato un interlocutore molto attento, ma forse la definizione di interlocutore non è corretta perché di fatto abbiamo lavorato insieme. Nei momenti di crisi, come era quella della Lega Pro, tutte le componenti del sistema hanno capito che era importante lavorare insieme ad un progetto comune di riforma. Servivano le idee migliori e bisognava darsi una mano e negli incontri fatti con AIC c’è sempre stata grande condivisione degli obiettivi, nonostante la normale e fisiologica dialettica che però è stata utile proprio per generare idee vincenti. La riforma ha determinato una crescita della credibilità del campionato e un innalzamento del livello tecnico evidente a tutti. La scorsa settimana sono stato a vedere Reggina - Ternana che per intensità fisica e livello tecnico sembrava una partita di categoria molto superiore. Va infine sottolineato anche come molti ragazzi di clubs di Lega Pro si stiano affacciando nel giro delle Nazionali giovanili coordinate da Viscidi. Uno su tutti Barbieri del Novara, titolare al Mondiale, che rappresenta un orgoglio per tutti noi”.

Crescita tecnica significa anche crescita di presenze sugli spalti… “Sì l’innalzamento del livello dello spettacolo ha determinato un massiccio aumento di presenze allo stadio, siamo al 63% in più dello scorso anno per quasi 600 mila unità. Questo è dovuto non solo alla crescita tecnica, ma ad una pluralità di iniziative messe in campo per favorire la partecipazione allo stadio dei tifosi di tutte le età fino alle opere di ristrutturazione di circa 40 stadi rendendo più accoglienti le case dei clubs. Siamo la lega dell’innovazione, non possiamo mai fermarci e per rendere più attrattivo il nostro campionato abbiamo lavorato in molteplici direzioni. Il risultato delle presenze ci incoraggia a continuare”. A proposito di credibilità, parliamo di calcioscommesse. Piaga sconfitta? “No. Mai abbassare la guardia. Noi continuiamo a monitorare tutte le partite, minuto per minuto, ma dobbiamo tenere presente che ci troviamo di fronte ad un gigante di livello internazionale che ha stipulato alleanze e trovato appoggi nel nostro Paese nella grande criminalità organizzata dalla camorra, alla mafia, alla ndrangheta. Se pensiamo che una delle più grandi agenzie di scommesse

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internazionali ha il bilancio della Coca Cola capiamo di cosa stiamo parlando. Inoltre l’apparato repressivo penale è assai inferiore a quello messo in piedi per la lotta al traffico di droga e questo ha determinato uno spostamento di capitali della grande criminalità sul fenomeno delle scommesse, dove c’è anche un minore coordinamento tra le varie polizie, apparati di sicurezza, magistrature. Io ho sempre sentito tale problema come una mina della credibilità del sistema e già da tempo la nostra collaborazione con Sportradar è finalizzata, non solo a monitorare tutti gli eventi, ma anche a formare ed informare i calciatori, soprattutto quelli più giovani”. Innovazione significa anche una nuova classe dirigente. Cristiana Capotondi, una donna Vicepresidente, non immagine ma sostanza. “Lasciami dire che quella di Cristiana è una scommessa vinta. All’inizio tutti mi dicevano cosa c’entra una attrice con il mondo del calcio, ma in questi mesi Cristiana ha dimostrato competenza, attaccamento, impegno su innovazione digitale ed ha girato moltissimo. La forza di un Presidente è anche nell’individuare un gruppo dirigente capace di portare avanti le proprie idee con competenza e determinazione per essere sempre all’altezza delle sfide che si trova davanti. Con lei e Tognon, l’altro Vicepresidente professore universitario, io credo di aver

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individuato un mix giusto di personalità che hanno caratteristiche diverse e si completano. Cristiana competenza calcistica, sensibilità, intuizioni e innovazione, il Professor Tognoli l’esperienza e la grande conoscenza del diritto sul piano nazionale e internazionale. Siamo una bella squadra”. Professionismo femminile, sì? “Cominciamo da noi. Io credo che noi come Lega Pro dovremmo essere la Lega del calcio femminile. Mi spiego cosa voglio dire partendo dal fatto che, dopo la grande esperienza del Mondiale, abbiamo ancora poche tesserate, solo 25 mila. E se non vogliamo che quel Mondiale rimanga solo uno spot, dobbiamo in concreto lavorare per arrivare alle 100- 200 mila tesserate delle altre nazioni, se no non riusciremo in futuro a ripetere l’exploit della scorsa estate. Noi potremmo essere la lega della formazione delle giovani calciatrici e se i miei presidenti capiscono che questa potrebbe essere una grande opportunità di crescita sul territorio, forse potremmo contribuire in modo decisivo allo sviluppo del settore femminile in Italia. Ho ancora alcune resistenze, ma io non mi arrendo facilmente e sono sicuro che i miei presidenti presto condivideranno questa mia idea. La Federazione in tal senso ci ha incentivato con l’ultimo contributo di circa 1 milione e duecentomila e io sono convinto che questa sia la strada da percorrere. Sul professionismo penso che ormai la scelta sia stata fatta, bisogna solo individuare i tempi e i passi giusti in modo che una volta partiti non di debba mai più tornare indietro”. Un giudizio sul lavoro del presidente Gabriele Gravina di cui sei stato un grande elettore. “Gabriele Gravina ha fatto un grandissimo lavoro di cambiamento. Tutte le norme di iscrizione sono state modificate in senso restrittivo, ha fatto un profondo cambiamento sulla Giustizia Sporti-

va determinando un quadro di certezze di cui c’era assoluto bisogno ed ha ricostruito un rapporto positivo con la Nazionale maggiore avviando, allo stesso tempo, un programma di sviluppo di tutte le Nazionali giovanili. Io credo che rispetto al programma presentato, buona parte sia stato realizzato, per me quindi il giudizio sul suo operato non è positivo, ma “nettamente” positivo”. 60 anni di Lega Pro: auguri di? “Auguri e benedizione perché concluderemo questa fase di celebrazioni in udienza privata dal papa il 21 marzo. Abbiamo cominciato queste celebrazioni a Firenze ricordando il più grande dirigente italiano, Artemio Franchi, alla presenza anche del presidente FIFA Infantino e lo chiudiamo dal Santo Padre. Io credo che questo 60esimo compleanno fatto all’insegna dell’innovazione, ci ricorda che abbiamo radici profonde e che questa lega rappresenta un pezzo della storia del nostro paese e del nostro calcio e il suo ruolo è insostituibile. È un patrimonio di sport e socialità che non si può disperdere. A tal proposito fammi ricordare, per chiudere, una iniziativa di cui sono particolarmente orgoglioso che è quella di “Quarta categoria” per i ragazzi diversamente abili: il fatto che molti nostri clubs si siano spesi per la realizzazione di questo campionato ci restituisce il senso più autentico del nostro impegno e della nostra missione. Auguri Lega Pro!”.


formazione Iscrizioni aperte fino al 6 marzo

Sesta edizione del Corso per "Segretario Amministrativo" Si rinnova l’appuntamento con il corso per "Segretario Amministrativo", giunto alla sesta edizione. Prosegue quindi la collaborazione dell’Associazione Italiana Calciatori con il Fondo di Fine Carriera e l’AIAC per offrire ad ex calciatori ed allenatori un percorso formativo per lo sviluppo delle competenze per l’allargamento delle opportunità lavorative. Il corso è completamente gratuito per tutti i partecipanti ammessi (che dovranno sostenere le spese di vitto e alloggio), sulla base della graduatoria stilata. Sono previsti 12 partecipanti, che saranno così suddivisi: • N° 10 borse di studio a copertura totale dei costi di formazione e stage presso le singole società; • N° 2 borse di studio a copertura dei soli costi di formazione. Saranno ammessi al corso • i calciatori ed ex-calciatori professionisti, che abbiano compiuto il 30° anno d’età; • gli allenatori professionisti, che abbiano compiuto il 30° anno d’età. Il corso si svolgerà a Roma, presso la sede del Fondo di Fine Carriera e si articolerà in n. 5 sessioni (le date potrebbero subire delle variazioni): 1° sessione: 6 -8 aprile 2° sessione: 20 - 22 aprile 3° sessione: 11 - 13 maggio 4° sessione: 25 - 27 maggio 5° sessione: 8 – 10 giugno Per partecipare alla graduatoria, è necessario mandare il proprio cv, completo di carriera calcistica, titolo di studio e titoli sportivi conseguiti a formazione@assocalciatori.it, entro venerdì 6 marzo 2020. Per info: Bianca Maria Mettifogo 0444 2332233

un segretario può rappresentare un concreto vantaggio per la società stessa, senza contare che il suo ruolo è di centrale importanza nella gestione dei rapporti tra club, staff e calciatori tesserati. Appare chiaro che questo specifico ruolo possa essere preferenzialmente ricoperto da chi abbia avuto modo di vivere il campo o lo spogliatoio in prima persona, durante la sua carriera agonistica. Su queste basi è nata l’idea di questo corso: per garantire ad ex-calciatori ed allenatori la possibilità di accedere ad un corso di formazione per lo sviluppo delle competenze di "segretario amministrativo" per una società che militi in un campionato di Lega. Dopo il successo delle precedenti cin-

que edizioni, anche quest’anno l’iniziativa darà la possibilità agli iscritti di frequentare cinque settimane di corso (tra aprile e giugno) e confrontarsi con le materie specifiche che formano la figura del "segretario amministrativo". Al termine delle lezioni, i corsisti potranno mettere a frutto le competenze acquisite grazie ad uno stage presso una società di calcio professionistica. L’iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione del "Fondo di Accantonamento delle Indennità di Fine Carriera per i Giocatori e gli Allenatori di Calcio" e dell’AIAC, si inserisce all’interno delle molteplici attività di formazione che l’AIC mette in campo per i calciatori che hanno terminato la carriera agonistica.

Gennaio 2020

Calciatore/Calciatrice del mese AIC Anche in questa stagione l’Associazione Calciatori assegna il premio “Calciatore/Calciatrice del mese AIC” in collaborazione con la rivista online “l’Ultimo Uomo”. Alla fine di ogni mese, sui rispettivi social, si può votare scegliendo da una lista di quattro giocatori di Serie A, Serie B e Serie A femminile, che si sono distinti

per continuità di rendimento. L’assegnazione avviene tramite giurie specializzate che, per ciascun campionato, scelgono ogni mese il/la vincitore/ vincitrice. Per il mese di gennaio i premi sono andati a Josip Iličić (Atalanta), Giuseppe De Luca (Virtus Entella) e Beatrice Merlo (Inter Femminile).

Il ruolo di "segretario amministrativo" rappresenta una delle funzioni di maggiore interesse e utilità per un club di Lega. La conoscenza dei regolamenti, delle procedure e delle prassi da parte di

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segreteria Al Parlamento Europeo

Lo sport contro l’omofobia: una partita da vincere Si è svolto a Bruxelles il 4 febbraio scorso, presso il Parlamento Europeo, un convegno sul tema “Lo sport contro l’omofobia: una partita da vincere” (Sport VS Homophobia: a must-win game). Tra i relatori, rappresentanti delle istituzioni europee, dell’Uefa, dell’AIC e tra i giocatori anche Albin Ekdal (Sampdoria) e Chiara Marchitelli (Inter femminile). Un’iniziativa presieduta da Tiziana Beghin (Eurodeputata e Vicepresidente Intergruppo Sport) e organizzata con gli eurodeputati Mark Tarabella e Tomasz Frankowski, per combattere la discriminazione nei confronti delle persone della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Nella prima parte del convegno è stato affrontato il tema del ruolo delle Istituzioni, con interventi di Yves Lostecque (Commissione Europea), Iris Hugo

Bouvier (UEFA) e Roberta Li Calzi (ex calciatrice, avvocato AIC, Presidente Commissione Consiliare Parità e pari opportunità del Comune di Bologna). Seconda parte più incentrata sulle esperienze sportive, con interventi di atleti e di ONG: Chiara Marchitelli, Albin Ekdal (con un contributo video), Sarah Townsend (European Gay & Lesbian Sport Federation), Dante Solis (Brussels Gay Sports) e Michel Desbois (Brussels Gay Sports). In mezzo ai due panel un bell’intervento di Fabio Canino che ha parlato di questo tema partendo dal suo libro “Le parole che mancano al cuore”, una storia d’amore tra due calciatori. Questo evento è stata un’occasione importante per affrontare un tema di cui ancora non si parla abbastanza all’interno di un’Istituzione come

Quadrangolare benefico a Tirana

Le Legends AIC per i terremotati in Albania La squadra delle Legends Aic ha vinto a Tirana il quadrangolare con Albania, Turchia e Grecia organizzato dal sindacato albanese per ricordare le vittime del terremoto dello scorso autunno e raccogliere fondi per chi ha perso tutto a causa del sisma. La selezione italiana, guidata da Gianni De Biasi (ex ct della nazionale albanese), e capitanata

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da Damiano Tommasi, in semifinale ha sconfitto 4-3 ai rigori l'Albania (1-1 con gol di Esposito, poi dal dischetto hanno segnato Carbone, Bonanni e Marcolin). Nella finale le Legends dell'Assocalciatori si sono imposte sulla Grecia grazie ad un autogol. Presenti anche i tre ex campioni del mondo, Perrotta, Zambrotta e Zaccardo.

il Parlamento Europeo. Solo se ogni protagonista fa la propria parte, si può combattere con forza il fenomeno dell’omolesbotransfobia nello sport. “Seppure sappiamo bene quanto siano importanti i coming out e le prese di posizione degli atleti” – ha detto Roberta Li Calzi – “soprattutto di quelli con maggiore visibilità mediatica, non possiamo pensare che questa sia la soluzione. Perché non si può chiedere agli atleti di caricarsi tutto il peso sulle spalle. È necessario un cambiamento culturale, che non può che partire dalle Istituzioni e dalla politica sportiva. Bisogna creare le condizioni affinché un atleta si senta libero di poter fare coming out senza dover rinunciare alla propria carriera. A maggior ragione perché la carriera sportiva è mediamente breve. Per chiedere coraggio a chi pratica sport, il mondo sportivo e la società tutta devono prima costruire le basi per rendere migliore, meno intriso di pregiudizi, il contesto sociale all'interno del quale potrà avvenire il coming out”.


segreteria Squadra che vince non si cambia!

Continua la partnership tra AIC e AVIS Per tutti gli associati AIC e per i loro familiari, Avis mette a disposizione il proprio ecosistema di soluzioni di mobilità a tariffe agevolate fisse in qualsiasi periodo dell’anno per il noleggio di auto a breve e medio termine. Con Avis App sarà inoltre possibile noleggiare un’auto in modo semplice e senza problemi con un semplice tocco sullo schermo del proprio dispositivo mobile. I clienti Avis avranno quindi il pieno controllo della loro esperienza di noleggio, dall’inizio alla fine del processo, saltando completamente le classiche

procedure al desk ed entrando nella propria vettura a noleggio in pochi minuti. Inoltre la flotta Avis si arricchisce di nuovi modelli auto ibridi ed elettrici per favorire la libertà di movimento all’interno delle grandi città. Agli associati AIC, Avis ricorda sempre l’opportunità di aderire al programma fedeltà Avis Preferred (https://www. avisautonoleggio.it/avis-per-te/avis-preferred), al quale è possibile iscriversi gratuitamente ed è disponibile in oltre 3.300 località in tutto il mondo. Con Avis Preferred si ha la possibilità di godere della migliore esperienza di noleggio con una serie di vantaggi esclusivi, tra cui upgrade e noleggi gratuiti, e privilegi che la rendono unica: Fast Track al desk di noleggio, parcheggi dedicati per le automobili Preferred, accesso agli ultimi modelli di auto disponibili. Inoltre, in alcune location, si ha la pos-

sibilità di ritirare l’auto direttamente al parcheggio, senza dover passare dal desk di noleggio Avis per la consegna delle chiavi. I clienti Avis Preferred, infatti, possono recarsi direttamente al parcheggio dell’aeroporto o della stazione (dove il servizio è disponibile) e qui potranno visualizzare l’auto prenotata su uno schermo digitale. Le chiavi saranno direttamente nell’auto, pronta a partire. Il servizio - che rende il processo di noleggio ancora più facile e veloce - è disponibile attualmente negli aeroporti di Fiumicino e Milano Malpensa e presso la stazione Centrale di Milano. Per maggiori informazioni: http://www.assocalciatori.it/convenzioni/convenzione-aicavis Biancamaria Mettifogo tel. 0444 233233

Il 23 e 24 marzo 2020 per gli ex-calciatori associati

Il modello formativo AIC: corso gratuito a Roma Il corso ha l’obiettivo di coinvolgere ex-calciatori professionisti nelle attività educativo-sportive del Dipartimento Junior AIC, in Italia e all’estero nei progetti di cooperazione internazionale.  Il  “modello formativo AIC”, applicato da sette stagioni in oltre 40 Scuole Calcio in collaborazione con AIC sul territorio nazionale, ha l’obiettivo di sviluppare le competenze relazionali-sociali e sportive del bambino, attraverso allenamenti e laboratori didattici. La partecipazione al corso è GRATUITA per tutti gli ex-calciatori professionisti iscritti all’AIC e per i tecnici delle Scuole Calcio affiliate AIC. Garantisce l’ottenimento di crediti per i corsi del Settore Tecnico FIGC, per l’iscrizione

ai corsi triennali di Scienze Motorie e Scienze Motorie Calcio. Ledomandediammissionealcorsodovranno essere inviate via mail entro il 10/03/2020 a: dipartimento.junior@assocalciatori.it

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secondo tempo

di Claudio Sottile

La “seconda vita” di Stefano Ferrario

La palestra di vita “Palestra di vita”, metafora spesso abusata nel gergo calcistico. Per Stefano Ferrario, però, la palestra si è rivelata letteralmente allenante per l’esistenza, e non perché quando giocava in Serie A avesse una chissà quale predilezione per la parte pesistica della preparazione atletica. Stefano, ci racconti il tuo switch lavorativo? “La mia idea per il dopo calcio è nata quando ancora giocavo tra i professionisti, nel 2015. Ero in C1 a Catania. Mi venne in mente perché, dopo tanti

Il campo mi ricarica di quelle energie spese anni di A e B, ritenevo che lo scendere in C mi avrebbe portato una difficoltà economica, in quanto non avrei più ottenuto i contratti precedenti e vedevo poi tante società in giro che comunque facevano fatica a pagare”. E quindi apri una palestra. “Non volevo tenere fermi in banca i risparmi di una vita calcistica, puntavo

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a investirli e farli fruttare. Conoscevo il proprietario del marchio Fit-Express, una catena franchising di palestre low cost h24, abbiamo iniziato a lavorare insieme, creando questa società e aprendo la sede di Rimini il 18 novembre 2018. È tutto digitale, c’è totale libertà del cliente all’interno della struttura, l’accesso è permesso a qualsiasi orario. Abbiamo un target di clientela trasversale, dal notaio al ragazzo giovane alle prime armi. Il 25 pomeriggio, dopo il pranzo di Natale, c’era gente che è venuta ad allenarsi. A Milano c’è una concorrenza spietata su questo concept, nel resto d’Italia il territorio è ancora vergine, l’intenzione ora è quella di proseguire al lavoro in altre città”. Vivi la struttura? “Sì, quotidianamente, è un mestiere che mi piace. Ho avuto la fortuna, avendola aperta in franchising, di essere assistito nella crescita lavorativa. Arrivavo dal calcio, con differenti modi di fare e altri tempi di lavorare. Avevo bisogno di qualcuno che sapesse darmi una mano e mi facesse da mentore. Loro mi hanno dato questo

tipo di aiuto. Dopo un anno e mezzo, sto imparando a gestire la struttura”. Senza farti i conti in tasca, questa scelta finanziaria si è rivelata vincente? “È un buon investimento, rispetto a quanto ho speso all’inizio e a quanto mi sta rientrando. Hai la fortuna di rimanere nello sport, lo consiglio a tanti miei colleghi che magari sono in C, categoria che potrebbe diventare semi professionistica, o in D dove si arranca. Questo è un tipo di investimento che i calciatori potrebbero mentalizzare più facilmente”. Quando hai capito che stavi per uscire dal grande giro, hai avuto paura? “Non è proprio paura, direi più smarrimento. Per questo aiuta pensarci quando sei ancora in attività. Se lo fai dopo aver smesso, sì che hai paura. È un discorso in primis economico. Un conto è avere un certo tipo di entrate quando sei calciatore, un altro è buttare via dei soldi se quando hai smesso non hai altri introiti. Inizi a spaventarti, perché non sei abituato. Quando ci pensi c’è nostalgia, smarrimento, dispiacere, è una parte di vita importan-


secondo tempo

te che va spegnendosi. Ai ragazzi dico di pensarci a 30, a 28, a 25, non a 35. È giusto concentrarsi sul calcio quando si è in attività, ma è opportuno guardarsi attorno, capire cosa ti piacerebbe fare. È un passo che va fatto”. Tu continui a farlo, oppure per adesso la palestra è il tuo punto di arrivo? “È un lavoro che mi piace, vado avanti. Mi piace però stare attento e vigile, è tutto una continua valutazione, vediamo”. Non ti attirerebbe un dopo calcio… nel calcio? “Mi piacerebbe allenare, ma non lo vedo come una necessità. Negli ultimi anni, tranne in Serie A, è un lavoro poco consolidato e ti dà poco futuro”.

Stefano Ferrario è nato a Rho il 28 marzo 1985. Cresciuto nelle giovanili del Como, squadra con la quale ha esordito in C1, ha vestito le maglie di Ternana (esordio in B), Ravenna, Lecce (esordio in A contro il Milan, nella foto), Parma, Lanciano, Catania, Sambenedettese, Arezzo, Forlì, Tre Fiori e Cattolica.

Anche se tu indossi ancora gli scarpini, a Cattolica in Serie D, dopo una parentesi nel campionato sanmarinese. “E puntiamo alla salvezza, per noi sarebbe come vincere il campionato. È una squadra prettamente di giovani, con tre-quattro anziani per dare una mano al mister nella costruzione del gruppo”. L’erba continua ad avere il suo perché. “Da quando lavoro, il campo è uno sfogo. Il rapporto con la clientela ti assorbe tanto. E il campo mi ricarica di quelle energie spese al lavoro. Finché posso andare avanti fisicamente… La

estremamente positivo verificatosi in carriera? “A Parma, quando siamo arrivati ottavi in classifica. Poi a Lecce, quando abbiamo vinto la Serie B, salvandoci in A espugnando Bari nel derby, meglio di così non potevamo È giusto concentrarsi sul calcio immaginare, fu come conquistare uno Scuquando si è in attività, ma è detto”.

opportuno guardarsi attorno passione c’è sempre, la voglia pure. Te le possono togliere solo gli infortuni, o qualche episodio estremamente negativo che hai avuto legato al mondo del calcio. Nel rettangolo di gioco l’adrenalina è immutata, ciò che succede attorno può fartela scemare”. E se invece dovessi citare un episodio

Che seconda parte di stagione prevedi per le tue grandi ex Lecce, Parma e Catania? “Il Lecce si salva, al netto della scaramanzia, vedo delle grandi coincidenze con l’anno citato prima. Ci furono le genovesi in difficoltà, come quest’anno, magari si salverà a scapito del Genoa, più che della Sampdoria. Il Parma sta disputando un ottimo campionato,

si nota una società dietro importante, Roberto D'Aversa è un mister che ho avuto a Lanciano, sono contento per lui. Otterrà una salvezza tranquilla, non penso che potrà raggiungere la qualificazione europea. Del Catania ho un ricordo bello, mi ha formato molto come uomo nello spogliatoio. Mi ha anche tolto tre anni di vita in uno, perché fu davvero un’annata difficile, molto. Lì se non riescono far quadrare la società o a venderla, saranno in brutte acque. Arrivai il primo anno di Serie C quando erano stati retrocessi per il calcioscommesse, l’ambiente ha fatto fatica ad accettare il doppio balzo all’indietro di categoria. In questi anni hanno sempre preso giocatori importanti, pagandoli, senza però riuscire a salire, e ora sono in difficoltà, complice lo stadio sempre più svuotato. Spero che l’anno prossimo ci sia ancora il Calcio Catania e che non debba ripartire dalle categorie inferiori, questo sarebbe già un buon risultato”.

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io e il calcio

di Pino Lazzaro

Giovanni Abagnale (canottaggio)

“Non ha senso per me fare le cose a metà” “Prima avevo fatto nuoto, poi per quattro anni la pallacanestro ma per un problema fisico m’ero dovuto fermare, niente sport. Ricordo che era poi il mio primo anno di Liceo, proprio il primo giorno ed eravamo lì in palestra e mi viene vicino il professore di educazione fisica, lui proprio alto e mi dice se mi andava di andare a fare degli allenamenti con lui. Subito avevo pensato al basket, lui non mi aveva detto altro,

contatto con l’acqua, la natura, quasi un distaccarsi dai problemi, come poteva essere allora una traduzione dal latino, quello sì era un sacrificio. Non so, ancora adesso come entrare in un mondo parallelo, in cui faccio sì tanta fatica, ma in cui mi diverto”.

“Ho cominciato e pure l’inizio è stato bellissimo, facevo parte di una squadra, vincevamo dappertutto. Non so come spiegarlo, ma Da piccolo ci ho giocato col mi sono trovato da subito in un monpallone, mi piaceva… allo stadio do che ho scoperto giusto il mio, quasi ci vado, sono tifoso del Napoli che il tutto mi venislo davo per scontato. Poi in classe un se naturale, io che a 15 anni ero già alto paio di miei amici a dirmi che sarei 1,90 e avevo forza e, ancora, quella mia così andato ad allenarmi con loro e fu prima, fantastica squadra, vincevamo allora che capii, loro in effetti facevatutto e pare che tutto mi venisse facile, no canottaggio, altro che basket, loro dunque provando a spingersi ogni volta che si alzavano alle cinque di mattina un po’ più in alto, cercando qualcosa per andare all’allenamento, io poi che di più grande, sino a quando arrivi che quando posso tiro fin quasi a mezzoquel tuo sogno che hai, arriva una volta giorno a volte prima di alzarmi, ma ogni quattro anni” (per scaramanzia, quando mai, no grazie insomma. Poi, Giovanni in tutta la nostra chiacchieracon i corsi che c’erano con la scuota non ha mai nominato quel che andrà la, m’è capitato di provare e la prima in scena tra luglio e agosto in Giappone; cosa che hanno fatto è stata quella di “cautela” che qui così riproponiamo, mettermi sulla barca ed è stato lì che con assoluto rigore…; ndr). mi hanno… fregato. Sì, perché c’è sto “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua… si dice così, no? Ora il canottaggio è anche lavoro, come capita a tutti gli atleti dei cosiddetti sport minori, sono i corpi armati quelli che ci danno la possibilità di avere un lavoro e uno stipendio – io sono con la Marina Militare – così da non gravare sulla mia famiglia. È un lavoro perché mi impegna tutte le settimane che ci stanno in un anno, sono 4-5 i giorni in cui sto proprio fermo, metti Natale, il primo dell’anno, nemmeno Pasqua perché abbiamo una prova di Coppa del Mondo. Anche le domeniche non esistono, lì però di allenamenti ne facciamo solo uno, al mattino, bello lungo comunque, altrimenti sono sempre due-tre al giorno. Alle-

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namenti che come durata e intensità, variano poi a seconda del momento della stagione. La mattina si comincia sulle 8.30, facendo stretching in palestra per poi salire in barca verso le 9 e qui di solito è un lavoro lungo, fino al pranzo. Si ricomincia il pomeriggio, verso le 15.30, variando tra corsa a piedi, bicicletta o il remo ergometro in palestra. In bici, io ne ho una da corsa, si sale qui sul Monte Circeo, ripetendo in caso la salita un paio di volte. Ora come ora siamo impegnati con la preparazione invernale, da noi le gare iniziano tra marzo e aprile, si finisce entro la prima parte di agosto. Stiamo così facendo dei lavori di solito lunghi, oggi per esempio abbiamo fatto una trentina di chilometri in barca, ti assicuro che non sono pochi. Più invece ci si avvicina alle gare, più si lavora per minor tempo e maggiore intensità”. “Le barche mi piacciono tutte, quella del due senza è molto bella e conta poi il feeling col compagno. Barca stretta, parecchio instabile, il remo che è lungo quasi 4 metri e tu proprio dalle mani – le hai giusto all’inizio del remo – devi capire quel che succede, ci vuole molta tecnica e sensibilità. L’otto è una barca più larga e stabile, lunga 16 metri e lì sei proprio una squadra, la velocità è più alta e anche il tuo colpo sull’acqua deve essere più veloce, forte e agile nello stesso tempo. E c’è poi il quattro, un qualcosa a metà, sorta di “musicisti”, tecnici come nel due e forti come nell’otto, ogni barca ha insomma la propria particolarità”. “Ambizioso lo sono, credo che tanto o poco lo siano tutti. Anche adesso che sono un atleta di livello, ce l’ho ancora dentro questa spinta per essere uno dei migliori, magari proprio il migliore. Sono uno che non si risparmia mai, posso peccare magari su qualche particolare tecnico, ma cerco di dare sempre il massimo, anche l’anima se occorre. Sono uno che fa le cose che


io e il calcio

gli viene detto di fare. Magari chiedo il perché di questo o quel lavoro, faccio presente una possibile mia carenza per cercare di trovare una soluzione: l’obiettivo rimane quello di migliorare, di continuare a farlo, non ha senso per me fare le cose a metà”. “Sì, s’usa dire così, ma per davvero il canottaggio è una disciplina sportiva, che come tale ti insegna ad affrontare le cose, la vita, quel che hai davanti, come reagire a quelle che possono essere le difficoltà o gli impedimenti. Di sicuro a me ha formato il carattere, il saper cacciare fuori tutto, prima ero molto più timido, ora me ne faccio molti meno di problemi, se una cosa la vedo in un certo modo, è così, rimane quella. Fare sport, e non parlo solo del canottaggio, aiuta, ti fa crescere, meglio farlo che non farlo e penso così ai genitori, ai loro figli, a quel fare sport che non deve puntare ad avere dei nuovi campioni – chissà – quanto per il divertimento, per lo stare con gli altri ragazzi, ancora, sì, per crescere”. “Con la scuola? L’idea che avevo era quella di fare l’ingegnere, ho due sorelle che sono ingegneri chimiche, io magari pensavo a qualcosa sulla biomedicina o l’aerospaziale, ma c’era l’obiettivo dell’Olimpiade, ho lasciato stare. Per fortuna ci sono poi andato ai Giochi, avrei altrimenti perso sia una cosa che l’altra: ora ho ricominciato a studiare, faccio Economia, non è facilissimo conciliare ma se potessi tornare indietro, non smetterei, non è poi così semplice riprendere”. “Dai, mi considero comunque un privilegiato, si sa che un atleta di alto livello vive quasi dentro una bolla di vetro, i problemi della vita reale quasi non li conosci e me ne rendo conto quando mi capita per esempio di stare con i miei amici, lì a casa, quelli veri, in tutto sono una manciata, loro con davanti magari dei problemi a cui io nemmeno ci penso. Quel che loro comunque hanno è una certa qual libertà per come si muovono, per quel che possono organizzare. Per me invece primario è l’allenamento, come posso fare per farlo eccetera, ben cosciente che poi quei nostri 2000 metri di gara mi aspettano

e lì non c’è nulla da fare: o arrivi davanti o arrivi dietro”. “Per quest’anno l’obiettivo è…quello lì (avanti con la… cautela; ndr) e prima di arrivarci ci sono delle gare nazionali e internazionali, con le gare di Coppa del Mondo a cominciare da aprile. Sono tre e si fanno prima del Mondiale o dell’eventuale Olimpiade. Sono gare che ti danno la possibilità di vedere come stanno gli altri (e così come sei messo tu), il modo che hanno di affrontare le gare, se magari utilizzano delle frazioni di gara in un certo modo, quale la tattica, tutto può servire. Da noi a qualificarsi è intanto la barca, non l’equipaggio: non è insomma scontato che ci sei tu in barca pur se c’eri tu quando c’è stata la qualificazione (di solito ti qualifichi al Mondiale, lì guadagni i pass che sono 11 per il due senza, 8 per i quattro senza e 5 per gli otto). In genere è vero che non si cambia molto, meglio andarci piano, ma a volte cambiare serve come in effetti è successo a me nel 2016 a Rio e il tutto proprio negli ultimi giorni”. “Sì, sì, da piccolo ci ho giocato col pallone, anche perché avevo una marea di cuginetti, s’andava tutti da nonna a giocare, purtroppo avevo alle elementari un orario un po’ più lungo, peccato così che arrivavo un po’ più tardi, mi piaceva. Dico intanto che gli sport mi piacciono tutti però allo stadio ci vado, come no, sono tifoso del Napoli e spero ce la facciano a risolvere tutti sti problemi di quest’anno, per me ce la possono fare. Di stanza sono qui a Sabaudia e dunque spesso vado a Roma, allo stadio, più la Roma che la Lazio. Il calcio mi piace, con degli atleti che col pallone sanno fare anche cose fenomenali”.

si sa nulla, sport “sconosciuti” saltano fuori solo quando c’è l’Olimpiade ed è pur vero però che è tutto l’anno che sono lì. Poi vedi, tu che magari sei arrivato a vincere un Mondiale, che in copertina dedicano così tanto spazio alla foto della nuova ragazza di questo o quel calciatore, mah…”.

La scheda Giovanni Abagnale, classe 1995, è nato a Gragnano (Napoli). Col canottaggio ha iniziato a 14 anni e come lui stesso racconta in queste pagine, è stato proprio il primo giorno di liceo quello decisivo, una sorta di spartiacque, grazie al suggerimento-invito dell’insegnante di educazione fisica, Antonio La Padula, poi il suo primo allenatore. A 16 anni il debutto agonistico in azzurro, sull’otto come barca: subito vittoria. A livello di Mondiali Juniores, sempre con l’otto ha conquistato la medaglia d’oro sia nel 2011 che nel 2012, mentre nel 2013 è stato medaglia d’argento nel quattro senza, barca con cui è stato dapprima medaglia di bronzo agli Europei del 2014 e poi – nel 2017 – medaglia d’oro agli Europei e d’argento ai Mondiali. Atleta della Marina Militare, in coppia con Marco Di Costanzo ha vinto nel 2016 la medaglia di bronzo nel due senza alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

“È vero, di noi e di tanti altri sport scrivono poco o niente, magari nemmeno una riga… Ok, il calcio qui in Italia è il primo sport, muove davvero le masse, certo però che qualche altra notizia ci starebbe, dai. Ho avuto la fortuna di andare all’Olimpiade di Rio, di altri sport ne ho visti tanti, anche loro fantastici, penso al nuoto, ai tuffi, alla ginnastica, lo stesso pugilato. Ci sarebbe e c’è un mondo di cui si dovrebbe parlare, ma di cui non

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internet

di Mario Dall’Angelo

I link utili

Il calcio come strumento di inclusione Lo scorso 3 ottobre si è celebrata la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, evento voluto dall’Onu fin dal 1981 per portare l’attenzione su quella parte della popolazione - in Italia circa 3,1 milioni - che ha difficoltà

di inclusione nella società. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla presentazione del rapporto Istat sulla disabilità, ha così sintetizzato il nocciolo del problema: “Il nostro Paese ha nei nostri concittadini con disabilità un giacimento di energie, risorse e contributi di cui si priva perché non li mette in condizione di potersi esprimere: è l'obiettivo sociale e politico. Il problema della disabilità non è di assistenza ma soprattutto di sostegno, per consentire l'opportunità di realizzazione”. Il mondo dello sport in questi ultimi anni ha lavorato molto su il tema del sostegno ai disabili, attraverso la pratica agonistica, per favorire la possibilità di trasformare sogni e speranze in realtà. Alex Zanardi e Bebe Vio sono i due personaggi forse più noti tra quanti, superando i propri limiti, hanno ottenuto grandi risultati, riuscendo di esempio per tanti altri. Le istituzioni del calcio, da parte loro, non sono rimaste a guardare. Risale allo scorso ottobre la sottoscrizione da parte di Gabriele Gravina e Luca Pancalli, presidenti rispettivamente della Federcalcio e del Comitato Italiano Paralimpico, del protocollo d’intesa per la costituzione della Divisione paralimpica e sperimentale della FIGC. Il calcio

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per l’inclusione, come ha sottolineato Gravina: “Il calcio è uno e il mondo della disabilità ne deve far parte”. E la FIGC è la prima Federazione al mondo a dotarsi di una divisione paralimpica. Il calcio come strumento di inclusione non è una novità assoluta. Vi sono Federazione sportive, affiliate al Comitato paralimpico, che offrono ai tesserati la possibilità di esercitare agonisticamente vari sport tra cui il calcio. La Federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi, con il sito www.fispic.it, ci consente di avere una panoramica delle attività agonistiche praticate nel nostro paese da chi non può vedere. Il Calcio a 5, nelle categorie B1, B23, è praticato su campi all’aperto per ragioni di acustica e qualora le condizioni meteo lo consentano. Le squadre schierate in campo sono composte da non più di cinque giocatori, quattro dei quali devono essere del tutto ciechi e

un portiere vedente o ipovedente. La sezione News del sito è molto aggiornata. Al momento in cui scriviamo, le ultime notizie riguardano la partecipazione degli Azzurri al Campionato del Mondo di Calcio a 5 categoria B2-3, in svolgimento in Turchia. Sono molte anche le notizie sugli altri sport, come il Goalball, un gioco inventato dopo la seconda Guerra mondiale per la riabilitazione dei veterani. Si gioca in palestra in squadre di tre elementi che devono far entrare una palla dotata di sonagli nella porta degli avversari. È sport paralimpico, a

differenza del Torball, altro gioco molto praticato e simile al Goalball. Lo Showdown è uno sport praticato sia da vedenti sia da ipovedenti. Due giocatori si affrontano su un campo da gioco costituito da un tavolo rettangolare con aree di porta alle due estremità, diviso in due nel mezzo. Si utilizzano delle racchette per far entrare una palla sonora nella porta avversaria. Il Blind tennis, conosciuto anche come Visually impaired tennis, si gioca su un campo più piccolo del normale e con palle speciali, dal suono più forte quando sono colpite o rimbalzanti. Una disciplina che si annovera tra gli sport per il forte contenuto agonistico e competitivo sono gli scacchi. Per questo gioco non sono necessarie modifiche particolari e del resto esiste da molto tempo una variante per giocatori vedenti, che si affrontano senza guardare la scacchiera e comunicandosi le mosse a voce. Un altro sport che viene praticato dagli ipovedenti senza particolari modifiche è il Judo, disciplina paralimpica dai Giochi di Seul del 1988 e praticato sia dagli uomini che dalle donne. La vittoria è assegnata regolarmente quando uno dei due lottatori effettua l'ippon definitivo, ossia l'atterramento sulla schiena dell'avversario. Nella sezione Convenzioni è possibile consultare gli accordi che la Fispic ha con numerose altre organizzazioni ed enti. Di particolare rilievo la convenzione con l'Unicef per la collaborazione e la cooperazione internazionale a favore dei bambini disabili.

Manuel Pasqual @ManuelPasqual Eccoci… è arrivato il momento che ogni sportivo non vorrebbe arrivasse mai! Ora sono un po’ più grande, volto pagina… inizia una nuova storia… una nuova sfida… una nuova avventura GRAZIE GRAZE GRAZIE


internet

di Stefano Fontana

Calciatori in rete

Llorente e Pastore: Italia andata e ritorno www.fernandollorente.es Attaccante in forze al Napoli, Fernando Llorente è nato a Pamplona nel 1985: atleta in grado di coniugare potenza fisica e notevoli doti tecniche, è rapidamente divenuto un punto di riferimento per il reparto offensivo del club partenopeo.

Il sito ufficiale di Fernando è consultabile in spagnolo, inglese ed italiano. La grafica scelta, semplice ed efficace, gioca sui colori sociali del Napoli a testimonianza dell’attaccamento del calciatore nei confronti della maglia numero 9. L’homepage ci porta già nel

Miralem Pjanic @Miralem_Pjanic I titoli d’inverno non occupano spazio in bacheca. Gli scudetti non si decidono a gennaio, nè sul campo, nè a parole

vivo dell’azione: accolti da una suggestiva foto con protagonista Llorente esultante dopo un gol segnato, scorrendo verso il basso troviamo un’originale timeline interattiva. Tramite apposite frecce è possibile scorrere avanti e indietro nel tempo esplorando così la carriera della punta spagnola dagli esordi ad oggi. Più in basso trovano spazio le ultime notizie inerenti i risultati del Napoli ed una striscia dedicata ai dati statistici. Ogni aspetto trattato può essere approfondito con un semplice click, accedendo all’apposita pagina del sito. La galleria fotografica del sito è ricca di scatti suggestivi: oltre a foto in privato, trovano spazio immagini di Llorente in azione con i principali club ove ha militato e con la maglia della Nazionale spagnola, con la quale si è laureato campione del mondo nel 2010. Non mancano infine i collegamenti con i social network come Facebook, Instagram e Twitter: carismatico, vincente e ottimo comunicatore, Llorente

Leonardo Bonucci @bonucci_leo19 Nel calcio non c’è nulla di scontato. Con sacrificio e voglia di vincere si arriva ad ottenere il risultato.

Zlatan Ibrahimović @Ibra_official 1 strong togheter stronger

Leonardo Pavoletti @Pavoletti Se era grande ciò che hai superato, sarà immenso quello che raggiungerai

Davide Calabria @davidecalabria2 Vogliamo davvero questo mondo? Il pianeta non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno del pianeta.

è popolare anche fuori dai confini europei (vanta ben 1.2 milioni di follower su Instagram!). www.javierpastore.com Javier Matías Pastore è un versatile centrocampista in forze alla Roma. Argentino di origini italiane (la famiglia è originaria della provincia di Torino), Pastore è soprannominato “El Flaco” per

via del fisico slanciato: alto ben 190 cm ha un peso forma di appena 80 kg e vanta una falcata, tale da “divorare” metri su metri coprendo rapidamente importanti porzioni di campo. Tecnicamente dotato, elegante nei movimenti e caratterizzato da una spiccata visione di gioco, Javier ha dimostrato sul campo di poter fare la differenza in qualunque circostanza. Dopo l’esordio con i club argentini Tallares e Huracán, approda nel 2009 al Palermo per poi trasferirsi al Paris Saint-Germain dove rimane fino al 2018; il successivo trasferimento alla Roma sancisce il ritorno del giocatore in Italia. Ad oggi, Pastore vanta una trentina di presenze nella Nazionale argentina. È possibile reperire una notevole mole di informazioni ufficiali sul giocatore collegandosi all'indirizzo www.javierpastore.com. Javier è attualmente “ospitato” nel grande portale web Dodici Sports Management, consultabile in molteplici lingue incluso l’italiano. A portata di click troviamo il palmarès completo, dati tecnici e statistici, suggestivi video delle giocate più evocative ed un aggiornato elenco di news.

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sfogliando Frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte più del calcio giocato Allenatore meglio in tribuna piuttosto che in panchina? Una mega puttanata, una delle più grandi puttanate che abbia mai sentito dire. L'allenatore deve stare in panchina, deve respirare la partita, deve capire il momento in cui c'è da cambiare un giocatore e il momento in cui c'è anche bisogno di togliere il migliore perché la squadra ha bisogno di un altro giocatore – Massimiliano Allegri (allenatore) Io cerco sempre di essere sincero, tanto le parole vengono sempre giudicate, almeno si giudica il mio pensiero autentico – Lorenzo

Roberto Mancini CT Nazionale “Razzisti 1”

“I razzisti ci sono ovunque. E penso che l’italiano non sia razzista. Forse siamo diventati più duri di cuore, più ruvidi. E, allora, bisogna fare cose concrete per estromettere quelli che lo sono. Il calcio è sport e va trattato come tale: gli atleti si battono per divertire il pubblico e per divertirsi”.

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Pellegrini (Roma) L’esperienza serve a far capire che le critiche sono parte delle regole del gioco. Devi essere in grado di accettarle. Devi trovarti pronto a tutto: assunto dalla squadra più grande o esonerato senza motivo, perché fai giocare male o bene. Ci sono cose che ti vanno male e non sai perché. È anche la bellezza del calcio – Roberto Mancini (CT Nazionale) A volte, quando tutto ti va contro, quando ogni cosa che succede è uno schiaffo continuo, diventa difficile anche trovare la chiave per contrattaccare – German Pezzella (Fiorentina) Giocare bene non basta. Bisogna saper leggere bene le partite. Non sempre la squadra che gioca meglio poi è quella che vince. Occorre talvolta anche furbizia. Se uno cerca sempre lo spettacolo e il bel gioco è probabile che vinca meno di quel che si aspetta. Un’organizzazione di squadra difensiva è alla base di tutto – Roberto Boscaglia (Virtus Entella) Quello che fai da allenatore purtroppo non dipende più di tanto da te. L'allenatore ha meriti, ma dipende da altri per essere decisivo – Roberto Mancini (CT Nazionale) Vincere è difficile dappertutto. L'unica cosa che si può fare per vincere è lavorare, essere seri, professionali e creare un clima tanto forte e positivo qui dentro, tra noi, da resistere alle pressioni esterne – Lorenzo Pellegrini (Roma) Quando si inizia a vincere ci si prende gusto. C'è fiducia, autostima e consapevolezza – Jonathan Biabiany (Trapani) Io penso solo che quando una squadra non vince, sulla graticola ci finiscono tutti, non solo l'allenatore. È tutto il gruppo a doversi mettere in discussione – Dusan Vlahovic (Fiorentina) Il calcio è un gioco di squadra, nessuno vince e perde da solo. Se penso che Messi e Ronaldo si mettono a disposizione dei compagni, non può esistere categoria in cui un giocatore faccia la primadonna. Se uno ha caratteristiche importanti, bene, ma le metta a disposizione della squadra.

Romelu Lukaku attaccante dell’Inter “Razzisti 2”

“Di fronte ai “buu” penso: segno, vinco e vado a casa. Nella vita ho dovuto affrontare molte volte situazioni di questo tipo. Poi costruisci una sorta di guscio. Tiro fuori la rabbia sul campo”.

Le partite si vincono in 14, 15, anche in 20 giocatori. Non c'è un elemento che faccia pendere o vincere una gara. Tutti possono essere importanti anche giocando solo un minuto. Questa è la mia legge: decido io quanto devi giocare, ma tu dimostrami che puoi stare in questo gruppo – Roberto Boscaglia (Virtus Entella) Il giocatore più forte? Perora sono io, l'anno prossimo non lo so. In questo momento non mi interessa fare l'allenatore. Sono felice e motivato, voglio giocare ancora per molti anni – Cristiano Ronaldo (Juventus) Molti mi prendono in giro ma per me fare un assist è come fare un gol. Ti arriva la palla, vedi uno spazio, una linea di passaggio e vai, secondo l'istinto.


sfogliando

Sono frazioni di secondo. Istanti in cui devi decidere. E per me un vero campione è quello che prende le decisioni e che sa rischiare anche le giocate difficili – Lorenzo Pellegrini (Roma) Diciamo che anche una malattia così bastarda, quando la superi, ti può lasciare qualcosa di positivo e di benefico perché ti può cambiare il modo di pensare, di vivere, di comportarti. Io ho riassaporato la meraviglia delle piccole cose – Sinisa Mihailovic (Bologna) Queste sono le cose che ti fanno capire cosa sia davvero la vita: ecco perché, se c'è da tuffarsi su un pallone, non puoi tirarti indietro mai, così come non puoi innervosirti di fronte ad uno scarpino magari non sistemato a dovere. Ci sono momenti che ti segnano, a volte in maniera indelebile. A noi è successo con Davide Astori, che ciascuno si porterà dietro a prescindere da dove andrà a giocare. Per Mihajlovic il calcio è vita – German Pezzella (Fiorentina) Ognuno di noi ha attraversato un momento delicato nella vita. E non parlo solo di calcio – Gaetano Castrovilli (Fiorentina) Il campionato di C è bello come sempre, anche se le situazioni sono molto diverse. A volte mi capita di giocare in stadi con mille spettatori e mi fa un po' strano, se ripenso al Meazza – Mirko Antenucci (Bari) A me piace vagare per il campo, toccare la palla tante volte, essere sempre nel vivo del gioco. Toccando tante volte il pallone prendi confidenza, ti senti più sicuro – Lorenzo Pellegrini (Roma) Ho notato molto rispetto nei miei confronti e la cosa mi fa grande piacere. I difensori sono decisi ma corretti, come è giusto che sia – Mirko Antenucci (Bari) Sono cattolico praticante e prego perché il mondo torni ad essere migliore rispetto a com’è diventato. Il mondo è così bello, vario, grande che tutti potrebbero vivere in pace godendosi la bellezza dell’universo. Continuo a pensare che le persone per bene sono più di quelle che non lo sono – Roberto Mancini

voglio scusarmi perché potrei anche passare per un presuntuoso. Io sono rimasto il vecchio Gaetano – Gaetano Castrovilli (Fiorentina) Essere fermati dai tifosi è una sensazione che devi provare di persona. Ti vogliono bene senza conoscerti, solo perché hai buttato una palla in porta. Ti fa capire quanto il calcio sia importante per la gente. Soprattutto per i bambini, ed è quello che più mi emoziona – Lautaro Martinez (Inter) Sognare non costa niente. Solo se sogni puoi arrivare alla meta – Roberto Mancini (CT Nazionale)

Massimiliano Allegri allenatore “Il calcio è arte”

“In Italia la tattica, gli schemi sono tutte puttanate. Il calcio è arte egli artisti sono i grandi campioni, non devi insegnare niente, li devi ammirare e metterli nelle migliori condizioni di fare bene. È bello quando vedo un grandissimo campione fare grandi giocate. Io in panchina sono spettatore di uno che fa spettacolo che è il giocatore”.

(CT Nazionale) Se la gente è dalla nostra parte, per tutti noi che scendiamo in campo è "più facile" lottare. A volte quando tutto ti rema contro è più difficile reagire – German Pezzella (Fiorentina) Le cose che devono accadere, accadono. Bisogna solo indirizzarle – Roberto Mancini (CT Nazionale) Nella mia carriera ho sbagliato più rigori che punizioni – Sinisa Mihailovic (Bologna) Ancora non riesco ad abituarmi a questa ondata di popolarità. A volte la gente per strada mi chiama ma io non rispondo perché mi sembra strano che qualcuno possa riconoscermi. Anzi,

Lorenzo Pellegrini centrocampista della Roma “Magnifica ossessione”

“Il calcio è sempre stata una magnifica ossessione. Mia sorella mi odiava perché diceva che le rompevo le bambole per usare le teste come palloni. Non escludo avesse ragione. Impazzivo per ogni forma di pallone. Di cuoio, plastica, spugna. Rompevo quadri, vasi. Insomma, facevo come fanno sempre tutti i bambini pazzi per il calcio”.

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tempo libero Levante

Magmamemoria Alla fine resteranno solo i ricordi: la signorina Claudia Lagona, in arte Levante, è tornata, e prima di calcare il prestigioso palco di Sanremo lascia ai posteri un album pieno di sentimenti legati al passato e a tutto quello che ci tiene imprescindibilmente annodati alla memoria. Ricordi che bruciano, nostalgie che guardano al passato per conquistare il presente senza timore del futuro, attimi di vita che non si cancellano, ma che restano dentro arricchendo di esperienze la propria esistenza e fanno guardare con occhi sempre diversi ciò che ci accade intorno. E la memoria diventa il fulcro del quotidiano microcosmo per-

sonale, un bene prezioso che non va perso e disperso, grimaldello per capire e capirsi, quasi fosse un lucchetto per custodire gelosamente idee e riflessioni maturate strada facendo. “Magmamemoria” non è un album “semplice”, è forse il lavoro più maturo di Levante, dove le parole hanno un ruolo fondamentale, stilisticamente ben costruito e musicalmente arricchito da alcune pregevoli parti orchestrali. Ma ciò che più emerge da questo quarto capitolo discografico è proprio la grande personalità della stessa cantautrice siciliana, che se ne frega delle classifiche e ci regala brividi sinceri che resteranno vivi nel tempo.

Biblion international monographs

Le illusioni del progresso linguistico di Felice Accame e Paolo Serena – pag. 114 - € 10,00 Tra le tante e giustificate inquietudini che sembrano affliggere le attuali società multiculturali c'è quella originata dalla cosiddetta "correttezza politica del linguaggio". I motivi ci son sempre stati, ma pochi o nessuno se ne preoccupava. Ora, in qualsiasi circostanza sociale - sia un dibattito scientifico o sia la telecronaca di una partita di calcio femminile, o sia la più banale chiacchiera quotidiana - emergono contraddizioni, presupposti, valorizzazioni più e meno nascoste che, portate alla luce della coscienza,

possono urtare la suscettibilità altrui. Una soluzione radicale del problema non può venire che dall'analisi dei rapporti tra linguaggio e pensiero e delle modalità della loro evoluzione. In questo saggio, Felice Accame e Paolo Serena analizzano gli aspetti di questa nuova censura partendo dalle telecronache dei recenti campionati mondiali di calcio femminile, che hanno costretto i giornalisti a fare i conti con la femminilizzazione di un gergo finora esclusivamente maschile come quello del calcio.

Bolis Edizioni

Le voci della domenica di Roberto Pelucchi - 250 pagine - € 18,00 Quando da una torretta dell'ippodromo di San Siro, il 19 giugno 1927, Alfredo Gianoli si avvicinò titubante al microfono per raccontare il Gran Premio di Milano di galoppo, le radiocronache sportive erano in Italia ancora un esperimento. Ma da allora la storia dello sport alla radio è continuata per più di novant'anni: sono cambiate le voci e si è evoluto lo stile del racconto, ma non si è mai spezzato quel filo che lega milioni di italiani all'appassionato ascolto delle radiocronache. Ripercorrendo

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e talvolta scoprendo per la prima volta decine e decine di storie, imprese, drammi sportivi e attraverso la voce di personaggi entrati nella memoria collettiva, Roberto Pelucchi, giornalista della Gazzetta dello Sport, racconta con coinvolgente passo narrativo quasi un secolo di sport alla radio e i suoi cantori. Sarà la forza dell'immaginazione, ma a più di novant'anni di distanza dalla prima radiocronaca sportiva l'attesa, l'emozione, il batticuore, sembrano gli stessi di allora.


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


AIC SCEGLIE AVIS PER LA SUA MOBILITÀ A tutti gli associati AIC e ai loro familiari Avis garantisce tariffe agevolate fisse in qualsiasi periodo dell’anno. Basta comunicare il codice AWD X050205 in fase di prenotazione. Per maggiori informazioni: www.assocalciatori.it/convenzioni/convenzione-aicavis C O N AV I S H A I S E M P R E L A S O L U Z I O N E D I M O B I L I TÀ P I Ù A DAT TA A L L E T U E E S I G E N Z E . CALL CENTER 199 100 133* AV I S A U T O N O L E G G I O . I T * Numero soggetto a tariffazione specifica.

Profile for Associazione Italiana Calciatori

Il Calciatore Gennaio-Febbraio 2020  

Il Calciatore Gennaio-Febbraio 2020  

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