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Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 03 Aprile 2019 - Mensile

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P

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

R

2019

Sul prossimo numero Assemblea Generale AIC

Stefano Sorrentino portiere del ChievoVerona

“Continuare a giocare è il mio unico pensiero”


editoriale

di Damiano Tommasi

Questione di Liste   Liste libere, nessuna lista, lista unicamente per i prestiti… mettiamola come vogliamo ma la rivoluzionaria decisione della Lega Pro (da confermare ad organici completi nel prossimo mese di luglio) ci ha piacevolmente sorpreso e, devo ammetterlo, anche un po’ preoccupato.  Dove sta la “fregatura”? Da buon italiano è infatti il secondo pensiero che arriva quando la buona notizia è così dirompente. Sembrerebbe, invece, che la strada imboccata dalla Lega Pro sia davvero quella auspicata da parecchio tempo. Meritocrazia e libertà di investimento per un auspicato innalzamento della competitività e della qualità dello spettacolo sportivo. Rimangono alcuni approfondimenti di dettagli che vanno capiti per essere giudicati. Un minimo di minutaggio degli Under 21 (270 minuti/partita) per poter accedere ai contributi potrebbe essere un obbligo indiretto, ma il limite massimo (450 minuti/partita) sicuramente evita il “dentro tutti” per fare cassa. Il limite di 6 prestiti (di cui 4/partita che possono andare a minutaggio) dovrebbe incentivare i giovani fatti in casa e di conseguenza aumentare l’attività dei settori giovanili. Il Salary cap, inoltre, che si ipotizza di inserire anche per la Lega Pro sulla falsariga di quello della Serie B, è l’altro tassello mancante e da tenere sotto controllo per non fare 2 passi avanti e 3 indietro. Abbiamo qualche settimana per approfondire, condividere e studiare ma diciamo che salvo sorprese stiamo imboccando una strada promettente. Altre liste sono comparse nel frattempo sui tavoli federali e non solo. La Black list di chi “ha fatto i danni” nel nostro mondo e va emarginato è un’altra novità che aspettavamo da tempo. Anche qui la strada è quella buona ma i dettagli vanno studiati. Un ruolo dirigenziale e formalmente di responsabilità in società escluse o non iscrit-

te negli ultimi 5 anni è sufficiente per escludere alcuni personaggi dal mondo professionistico e, nelle intenzioni, è già un passo avanti. Restano da capire, anche qui, i dettagli visto che se applicata oggi  Manenti (Parma), o chi ha regalato la società a Manenti, non avrebbero preclusioni a ripresentarsi in cabina di comando di un’altra società. Infine altra Black List di cui sentiamo il bisogno, ma di cui non si sente ancora parlare, che riguarda le presenze negli stadi. Ritorniamo sempre agli esempi inglesi ma effettivamente il razzismo, la violenza e l’insulto libero non trovano, ad oggi, certezza di sanzione. Il problema non è solo italiano e lo dimostrano le cronache sportive inglesi ma dovremmo decidere da che parte stiamo. Non è responsabilità di un’unica componente ma se ci attivassimo come in altri ambiti forse potremmo imboccare, anche qui, la buona strada.

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© UNICEFUNI122942Dicko

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sommario Poste Italiane SpA – Spedizione in Abbonamento Postale – 70% NE/PD - Anno 47 - N. 03 Aprile 2019 - Mensile

03 A

P

Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

R

2019

Sul prossimo numero Assemblea Generale AIC

Stefano Sorrentino portiere del ChievoVerona

“Continuare a giocare è il mio unico pensiero”

l’intervista 6 di Pino Lazzaro 40 anni, una carriera lunghissima, una retrocessione dopo 11 anni filati in Serie A e un futuro incerto: Stefano Sorrentino si racconta, con l’unica certezza di voler continuare a giocare.

editoriale

di Damiano Tommasi Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

direttore direttore responsabile condirettore redazione

foto redazione e amministrazione tel fax http: e-mail: stampa e impaginazione REG.TRIB.VI

Sergio Campana Gianni Grazioli Nicola Bosio Pino Lazzaro Stefano Sartori Stefano Fontana Tommaso Franco Giulio Segato Mario Dall’Angelo Claudio Sottile Fabio Appetiti Maurizio Borsari A.I.C. Service Contrà delle Grazie, 10 36100 Vicenza 0444 233233 0444 233250 www.assocalciatori.it info@assocalciatori.it Tipolitografia Campisi Srl Arcugnano (VI) N.289 del 15-11-1972

Questo periodico è iscritto all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Finito di stampare il 06-05-2019

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lega pro di Pino Lazzaro

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scatti

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primo piano di Nicola Bosio

18

Andrea Sbraga

di Maurizio Borsari #facciamogliuomini, per mettersi in discussione e… in ascolto

regole del gioco di Pierpaolo Romani

20

calcio e legge di Stefano Sartori

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segreteria di Bianca Maria Mettifogo

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calcio e legge di Stefano Sartori

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politicalcio di Fabio Appetiti

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primo piano di Stefano Ghisleni

30

secondo tempo di Claudio Sottile

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femminile di Vanni Zagnoli Un anno al femminile

38

internet

42

sfogliando

44

tempo libero

46

Lo sport è una cosa seria

Il nuovo Regolamento Agenti Sportivi

Una concreta opportunità per il tuo futuro nel calcio Fuori rosa/mobbing: l’importanza delle prove a supporto Maria Elena Boschi

#Goal4Uganda: per riscoprire il proprio valore

Massimo Donati, che Fiko

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l’intervista

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di Pino Lazzaro


l’intervista Stefano Sorrentino, portiere del ChievoVerona

“Continuare a giocare è il mio unico pensiero” Da una parte i suoi 40 anni, dall’altra una retrocessione già ufficialmente stabilita dai numeri a sei giornate dalla fine del campionato. Dura, poco da fare. L’incontro con Stefano Sorrentino ha avuto dunque queste premesse e saranno dunque settimane un po’ particolari quelle che passeranno da quelle parti: qualche esordio, prove e riscontri per prepararsi un minimo alla prossima stagione, in B dopo 11 anni filati di Serie A. Uno scossone che naturalmente ha coinvolto pure Sorrentino: società che non intende esercitare l’opzione prevista e giocatore ufficialmente così senza squadra. Allora, da fuori, facile immaginare minimo una certa preoccupazione, chissà, anche dell’ansia. Certo però che l’impressione, dopo l’incontro, non è certo quella legata ai punti di domanda, al che fare insomma… da grande. No, la sola cosa proprio sicura è che “continuo a giocare, continuo e basta, è il mio unico pensiero”.

col bastone e la carota, anche se noi ai nostri tempi abbiamo conosciuto più che altro il bastone. Io con i social sono uno presente, però il ricordo che ho della mia prima volta in Serie A è giusto stampato nella mia mente, certe immagini, io che sono lì che mi guardo attorno. Ora, che vuoi, con Instagram è tutto immediato… è un po’ tutto il mondo che è cambiato e certo si comunicava tanto di più dentro una squadra”.

“Ancora oggi, che ho 40 anni, faccio proprio fatica a vedere il calcio come un mestiere. Sarà magari che mio padre è stato calciatore, sarà che sono così cresciuto a pane e pallone; certo sacrifici ce ne sono e pure rinunce, specie quando cresci, quell’età, 15-16 anni, senza poi davvero sapere se ce la farai ad arrivare e quanti compagni ho visto che non ce l’hanno fatta. Comunque sia, tornando a quell’idea

“Torno alle mie figlie, è loro che vedo, sto fatto che non hanno una passione che davvero brucia, che so, uno sport, uno strumento, qualcosa. Vedo come passano dal basket alla pallavolo, poi alla musica e non posso non rivedermi,

to a diventare un calciatore, riuscendo a esaudire quasi tutti i sogni. Dico quasi perché non ho mai avuto modo di giocare in una grande squadra e nemmeno sono arrivato a vestire la maglia della Nazionale. Però non dimentico quel che sono solito dire e ripetere: chi semina, raccoglie. Allora vuol dire che sono stato io intanto il primo a non farcela, che avrei dovuto insomma fare ancora qualcosa in più, avere ancor più gli delFaccio “casino” quando non si prende occhi la tigre. gol, come un campanello d’allarme Sono felice e condi mestiere, ripeto che non l’ho ancotento della carriera che ho fatto, solo ra capita bene sta cosa. Sarà che ho che nel mio di puzzle manca qualche avuto sempre modo di gustarla questa pezzettino, ecco tutto”. professione, sempre con un entusiasmo che mi fa tornare ogni volta bam“Di mio ho messo intanto la passiobino, io che la domenica in tv me ne sto ne e poi il non mollare mai, cercando ancora lì a guardare i gol e immagino continuamente, giorno dopo giorno, di stadi e avversari, io lì a parare: credo migliorare, cosa questa che continuo a sia questa la mia forza”. fare tuttora, nonostante i 40 anni che mi ritrovo. Io che sono nato e cresciu“Certo che sono fortunato, non solo to in un’altra generazione: ricordo a con la effe maiuscola, ma tutta la pa18 anni lo stanzino in cui mi spogliarola va maiuscola. La prima fortuna è vo, non c’era nulla, spesso l’acqua era stata quella di nascere nella famiglia in fredda, tutto solo, per andare poi con cui sono nato, famiglia sana, con valori la prima squadra, solo dopo potevo veri. Io poi figlio d’arte che sono riuscistare con loro. Ora come ora i giovani in questo sono avvantaggiati, diciamo favoriti e certo rapportarsi con loro… Così penso alle mie figlie, quattro femmine, a come cerco di fare il genitore,

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l’intervista

A filo d’erba

Mi ritorni in mente… “Beh, la partita che non dimentico è quella in cui ho cominciato a giocare in porta, prima ero attaccante. Ero tra i giovanissimi del Bologna, un torneo nel periodo di Pasqua, non mi ricordo adesso dove si giocava, una partita dietro l’altra, sino alla finale. Non avevamo il portiere e così ci sono andato io, visto che mio padre aveva fatto il portiere, poteva essere d’aiuto. Ricordo ancora quel campetto, erba a ciuffi e terra battuta, con le linee bianche che erano di calce, mica disegnate come adesso. Ricordo che in quella finale parai anche le mosche e vinsi il premio come miglior portiere del torneo. Quella invece che vorrei rigiocare è contro la Roma, finita 0 a 0. Non so quanti tiri in porta hanno fatto, dentro però avevo la sensazione, come una sorta di adrenalina, che ne avrebbero potuti fare anche mille di tiri ma non avrebbero segnato. Proprio in quel-

la partita ho fatto poi una parata che mi è proprio rimasta dentro: quella di piede, se ti capita guardala, ci vuole anche un po’ di follia a farne una così. Viceversa, il gol che tuttora mi dispiace aver preso è in un Palermo-Bologna, la combinai grossa. Vincevamo 1 a 0, partita decisiva per la salvezza. Su quella palla, verso la trequarti, arrivammo io e Gabbiadini, io non potevo prenderla con le mani, pensavo di essere in ritardo e mi tuffai per stopparla. Non ci arrivai e lui segnò. Una papera, una vera papera, ancora mi capita di sognarla. Uno invece che mi ha lasciato stupito e ammirato è quello che mi ha fatto Miccoli, la partita era Palermo-Chievo, lì senza guardare, da 50 metri. Che gol! Mi tuffai ma non ci arrivai. A fine partita sono andato da lui, a chiedergli insomma come aveva fatto a fare una cosa così e lui a dirmi che in quel momento non sapeva che fare, era pieno di crampi e voleva così lanciare la palla il più lontano possibile. Lo stadio dove più mi piace andare a giocare è a Torino, sponda granata, l’Olimpico. Sono cresciuto lì da loro e a pelle sento che ancora mi vogliono bene, esperienza questa che ogni volta mi fa stare bene. Lo stadio che ancora mi manca è quello del Liverpool, mai stato, quell’atmosfera così speciale. Spero d’andarci almeno per vedere una partita, da spettatore. Per dirti poi dell’attaccante che negli anni più mi ha fatto penare, allora torno a Miccoli. Mi ritengo uno specialista nel parare i rigori, ho sempre cercato di prepararmi. Ora per esempio qui al Chievo c’è Squizzi preparatore (pensa, lui che è stato allenato da mio padre), ci prepara sempre delle clip sui tiratori della squadra che andiamo ad affrontare, rigori e punizioni, poi approfondisco pure per conto mio. Ebbene, per quanto studiassi lui gol me l’ha sempre fatto. Sono arrivato sì a toccare la palla, ma niente da fare: a lui non ne ho mai parato uno”.

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Stefano Sorrentino è nato a Cava de’ Tirreni (Salerno) nel marzo del 1979; il papà, Roberto, è stato pure lui a suo tempo un portiere (via via con Nocerina, Paganese, Catania, Cagliari e Bologna). Dopo le esperienze a livello giovanile con Bologna, Lazio e Juventus (sempre seguendo il papà), il debutto in prima squadra Stefano l’ha fatto col Torino (in B) nella stagione 98/99, mentre quello in serie A, sempre col Torino e dopo la parentesi in C1 con Juve Stabia e Varese, data esattamente al 16 dicembre del 2001 (Lecce-Torino 1-1). Dopo la maglia granata del Toro, ha poi vestito le maglie di Aek Atene (Grecia), Recreativo Huelva (Spagna), Chievo, Palermo e dal 2016/2017 ancora Chievo.

io invece che volevo giusto giocare, ancora e ancora. Sia a 7 che a 10, che a 12 anni: finiti i compiti, giù in cortile e via con mega partitoni, lì a giocare fin che mia madre mi chiamava per la cena, sporco e scorticato, pronto il giorno dopo a ricominciare. Ecco la passione, noi che giocavamo per le strade e chi lo fa adesso?” “Sì, questi miei “riti”, chiamiamoli così, è da subito che mi hanno accompagnato. Fondamentalmente mi ritengo un sognatore e dunque per affrontare stadi e avversari avevo e ho bisogno di essere bello carico, motivato. Certo è importante allenarsi sempre bene,


l’intervista

ed è lì che vedo bene che sono pure ecco vedere che questo mio calcio di vestito diverso dagli altri. La solitudine collo riesce ancora a mandarlo parecfa parte dell’essere un portiere; pensa, chio lontano, mi… diverte”. facciamo gol e i miei compagni sono laggiù a esultare senza di me. Quando “Quel che non mi piace di questo noinvece il gol lo prendi, fosse anche un stro calcio è la violenza che c’è attorno, tiro imparabile o un calcio di rigore, le polemiche, pur sapendo che indietro ecco che in non si può tornare. Le pagelle le guarquei loro e le leggo anche se so ben io quel È importante allenarsi sempre bene, sguardi non do che posso aver dato. A volte si leggono ma è la testa il motore di tutto manca un po’ comunque delle pagelle strane, sarà di delusione, magari per via del Fantacalcio, non so. comunque, dai, potevo salvarli… come Comunque sia, a me piace guardarle della partita, a cominciare ben prima dire insomma che c’è sempre un meno soprattutto per vedere come va per del riscaldamento. Questo è quel che quando da portiere prendi gol. Aggiunmiei ex compagni, se hanno giocato e faccio, questo il mio “rito””. go che questo fatto della solitudine mi come, non importa la categoria”. capita di sentirla però anche fuori, vedi “In partita sono uno che sente tutto, che so l’essere su una spiaggia, in un’i“Quando perdo, il dopo gara è ancora non sono uno che si isola, certo però sola deserta: proprio non resisto, baduro, è difficile per me. Cerco di non che sono lì bello concentrato, diciamo sta poco e me ne voglio andar via, mi portare a casa il tutto ma non ci vuole che il rumore è giusto superficiale, c’è piace il caos, mi piacciono le pressioni. molto a capire che sono più nervoso e ma non conta poi molto. L’incitamento Star fermo mi dà insomma dei problepiù suscettibile del dovuto: in questo e se vuoi pure le stesse offese non mi mi e sono pure peggiorato negli anni”. devo crescere ancora. Come profesdispiacciono, mi caricano. I buu sono sionista sono migliorato negli anni e qualcosa di molto grave, però – lo dico “Se mi chiedi cos’è il divertimento, (qui penso per esempio all’alimentazione, da terrone – quando sento Vesuvio launa pausa prolungata) penso intanto al altro che il panino che mangiavo una vali col fuoco non vedo la differenza, fatto di star bene, alle mie figlie sono la stessa cosa. Se noi calciatori che riescano a crescere serenauscissimo dal campo? Beh, credo poLa solitudine fa parte mente, io che sono un po’ uno trebbe servire, sì”. spettatore della loro vita. A livel- dell’essere un portiere lo professionale il divertimento “La solitudine lì in campo la sento per me sta nel fatto di riuscire, ogni volta prima degli allenamenti. Oltretutquando il pallone è lontano, che so, anno che passa, di rinviare quel palloto la mia nuova compagna (matrimoun calcio d’angolo per noi e allora mi ne del ritiro che sempre arriva. Allora, nio con Sara fissato questo prossimo guardo intorno, non c’è mai nessuno come no, ma è la testa il motore di tutto ed è su quella che ho cercato così di concentrarmi. Il mio rivedere Stallone che in Rocky IV si allena in Russia, l’ascoltare per l’ennesima volta Al Pacino allenatore in Ogni maledetta domenica, quel mio mutismo assoluto prima

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l’intervista

27 maggio) e la figlia che ho avuto con lei, sono celiache e così mangio ormai

fatto è che “devo” andare, andare lì su quell’erba è un qualcosa sempre di speciale e sarà quando non senDevo andare lì su quell’erba tirò più questa è un qualcosa sempre di speciale spinta, che allora sì smetterò”. anch’io come loro, tranne quando sono con la squadra. Mi piace arrivare sempre per tempo al campo, meglio un’ora prima che un minuto dopo, concentrandomi sulla prevenzione. Una delle mie forze è che non salto un allenamento, non importa ci sia magari una sosta o possa avvertire un fastidio. Il

LA SCHEDA

Gli occhi della tigre A suo tempo, nel numero targato novembre-dicembre 2017 del Calciatore, nell’apposita rubrica denominata Libreria AIC, avevamo ospitato il libro che Stefano ha scritto assieme a Marco Dell’Olio, giornalista sportivo da tempo collaboratore di Sky Sport. Libro il cui ricavato è interamente destinato al progetto “Insuperabili – Scuola Calcio Ragazzi Disabili” di cui Sorrentino è tra i testimonial. Ecco Stefano: “L’idea del libro è nata così, per caso. Con Dall’Olio siamo amici e ricordo quel giorno, era venerdì, s’era assieme al mare, estate, verso il tramonto. Lui che d’improvviso vien fuori con un “lo scriviamo un libro?”. Subito a rispondergli che io ero

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Sorrentino, dai, a chi vuoi possa interessare la mia storia e lui a dirmi che non era vero, ha tirato fuori “gli occhi della tigre”, io che ce l’avevo fatta, i tanti aneddoti. Io così a dirgli che aveva un weekend per trovare un editore, proprio così gli ho detto e lui che mi telefona il giorno dopo: trovato. Così è cominciato questo viaggio a due, lui che veniva in treno il venerdì a Verona, lì a registrare per poi tornarsene a Firenze. Buttava giù le pagine, me le mandava e avanti così, per 7-8 mesi: abbiamo fatto un bel viaggio”. Nel libro, l’ultimo capitolo, l’11°, è titolato Finale di partita ed è proprio in quelle ultime pagine che viene spiegato il titolo del volume: “Gli occhi della tigre è un’espressione che nasce dalla mia passione per Rocky: ho visto milioni di volte la serie dei suoi film, li conosco a memoria. La boxe non mi è mai piaciuta, ma la sofferenza degli allenamenti e, soprattutto, la capacità di rovesciare il fatto di essere meno forte grazie alla determinazione, alla “fame” – agli occhi della tigre, come dice Rocky – è diventato il mio motto”. Così infine la chiusura del libro, giusto le ultimissime righe: “Il calcio ti insegna cose importanti: il sacrificio, la costanza, il gruppo, la fiducia in te stesso; ma non ti insegna a vivere una vita normale. La vita di ogni giorno è la vera impresa a cui siamo chiamati: ci vogliono gli occhi della tigre”.

Stagione Squadra

Serie Presenze Reti

2018-2019

A.C. CHIEVO VERONA

A

31

0

2017-2018

A.C. CHIEVO VERONA

A

38

0

2016-2017

A.C. CHIEVO VERONA

A

34

0

2015-2016

U.S. PALERMO

A

35

0

2014-2015

U.S. PALERMO

A

35

0

2013-2014

U.S. PALERMO

B

32

0

01/2013

U.S. PALERMO

A

15

0

2012-2013

A.C. CHIEVO VERONA

A

20

0

2011-2012

A.C. CHIEVO VERONA

A

37

0

2010-2011

A.C. CHIEVO VERONA

A

37

0

2009-2010

A.C. CHIEVO VERONA

A

37

0

2008-2009

A.C. CHIEVO VERONA

A

32

0

2007-2008

RECREATIVO HUELVA (SPA)

A

38

0

2006-2007

AEK ATENE (GRE)

A

25

0

2005-2006

AEK ATENE (GRE)

A

25

0

2004-2005

F.C. TORINO

B

33

0

2003-2004

F.C. TORINO

B

43

0

2002-2003

F.C. TORINO

A

8

0

2001-2002

F.C. TORINO

A

4

0

2000-2001

VARESE

C1

30

0

1999-2000

S.S. JUVE STABIA

C1

0

0

1998-1999

F. C. TORINO

B

1

0


serie B

di Tommaso di StefanoFranco Sartori

Rondinelle promosse in A

Brescia, una cavalcata trionfale Parlare di Brescia e del Brescia, oggi, è cosa semplice. Da dove parte il successo delle rondinelle? Chi sono i protagonisti di un successo tanto sperato quanto assolutamente non scontato? Il talento che Corini ha saputo sapientemente gestire come Tonali, Morosini, Bisoli, Ndoj. La fame di Donnarumma (nella foto) e Torregrossa, la sicurezza di Alfonso, l’esperienza di Dessena e Gastaldello. Dovremmo citarli tutti, i protagonisti di questa annata straordinaria. E poi il “dietro le quinte”: dal

La miglior formazione di Serie B dall’inizio del torneo BRIGNOLI Palermo 6,39

PORTIERI PALERMO

6,39

FIORILLO

PESCARA

6,37

VICARIO

VENEZIA

6,33

CORDAZ

CRONONE

6,26

SILVESTRI

H. VERONA

6,26

AUGELLO

SPEZIA

6,22

SABELLI

BRESCIA

6,20

LEGITTIMO

COSENZA

6,20

GRAVILLON

PESCARA

6,14

ROMAGNOLI

BRESCIA

6,13

DIAMANTI

LIVORNO

6,50

TONALI

BRESCIA

6,42

MORA

SPEZIA

6,41

TABANELLI

LECCE

6,37

BISOLI

BRESCIA

6,32

TORREGROSSA

BRESCIA

6,63

DONNARUMMA

BRESCIA

6,59

FALCO

LECCE

6,58

LA MANTIA

LECCE

6,47

MANCOSU

LECCE

6,41

DIFENSORI

Presidente Cellino, al Direttore Marruocco, allo storico e fedelissimo Team Manager Piovani. Già, questo successo è anche loro. Sempre vicini alla squadra, anche e soprattutto nei momenti in cui serviva una sterzata. Il gol di Dessena contro l’Ascoli, con speciale dedica all’amico Davide Astori, ha liberato l’urlo di un’intera città, che da troppo tempo mancava al massimo campionato. Da queste parti sognano gli albori di un tempo, nemmeno troppo lontano. Un tempo in cui dalle tribune del Rigamonti si poteva ammirare il talento pure di calciatori come Hagi, Pep Guardiola, Roberto Baggio, gli inizi di Andrea Pirlo e tanti altri ancora. Da tutta Italia non sono mancati messaggi di congratulazioni di chi, anche recentemente, ha fatto parte della famiglia biancazzurra. I tifosi avranno certamente accolto con soddisfa-

AUGELLO Spezia 6,22 LEGITTIMO Cosenza 6,20

GRAVILLON Pescara 6,14 SABELLI Brescia 6,20

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BRIGNOLI

CENTROCAMPISTI

ATTACCANTI

zione e gioia il messaggio di simbolo come Andrea Caracciolo: “... grazie a tutti quelli che mi scrivono MANCHI SOLO TU! Sono fiero di voi! Vi voglio bene, forza BresciAAAAAA”

TABANELLI Lecce 6,38 TONALI Brescia 6,42

A. DONNARUMMA Brescia 6,59

DIAMANTI Livorno 6,50

TORREGROSSA Brescia 6,63

MORA Spezia 6,41


lega pro Ramarri promossi in B

Pordenone, una storica prima volta PORTIERI BRANDUANI

JUVE STABIA

6,24

PISSARDO

MONOPOLI

6,23

CINCILLA

RENATE

6,22

PELAGOTTI

AREZZO

6,22

BINDI

PORDENONE

6,21

MAMMARELLA

PRO VERCELLI

6,40

CRISTINI

CUNEO

6,29

LAMBRUGHI

TRIESTINA

6,22

TROEST

JUVE STABIA

6,21

CELIENTO

CATANZARO

6,15

CARLINI

JUVE STABIA

6,43

SESTU

PIACENZA

6,41

BURRAI

PORDENONE

6,39

CORAPI

GOZZANO

6,38

GUBERTI

SIENA

6,37

GIACOMELLI

VICENZA

6,42

DANY MOTA

VIRTUS ENTELLA

6,33

TAVANO

CARRARESE

6,31

RAGATZU

OLBIA

6,30

GRANOCHE

TRIESTINA

6,28

DIFENSORI

CENTROCAMPISTI

essere mai retrocessa nel campionato cadetto. Per i ramarri, un sogno mai realizzato. Stagione 2018/2019: obiettivo raggiunto, Serie B conquistata. Nella piccola cittadina friulana si è scatenata la festa, tanto da costringere un genitore a firmare una singolare giustificazione da presentare a scuola: assente causa “indisposizione - festeggiamenti Pordenone Calcio”. Sul profilo Instagram neroverde è comparso un tema di un bimbo della scuola primaria che, orgogliosissimo, di come il suo Pordenone avesse conquistato, sotto la pioggia, come i veri eroi, la promozione in B.

il calcio può fare alla gente. Anche i calciatori, chiaramente, hanno festeggiato doverosamente e ciascuno di loro sul profilo Instagram ha celebrato la vittoria del campionato. Da De Agostini a Ciurria, passando per Burrai e Damian. Significativa e toccante la foto postata di Mirko Stefani insieme a suo padre, un momento da condividere con chi ha sempre seguito le imprese dalla tribuna e che, commosso e felice, festeggia assieme al figlio in campo, sotto la pioggia, a fine partita. In questa immagine c’è tutto il sapore di un momento storico, vissuto e festeggiato con la semplicità di chi l’ha conquistato con impegno e sudore. Bravo Pordenone esempio positivo e lieto, portatore sano di provincialità.

ATTACCANTI

“Mai stati in B”, recitava una campagna Facebook del Pordenone alla vigilia dello storico confronto in Tim Cup contro l’Inter. Per i Nerazzurri uno slogan storico, unica squadra a non

La miglior formazione di Lega Pro dall’inizio del torneo BRANDUANI Juve Stabia 6,24

Il calcio è anche e soprattutto questo. Una festa, un sogno. Anche, e soprattutto, per i bambini. I calciatori del Pordenone hanno regalato un sogno ai tifosi, è questo il dono più grande che

MAMMARELLA Pro Vercelli 6,40 CRISTINI Cuneo 6,29

LAMBRUGHI Triestina 6,22 CELIENTO Catanzaro 6,15

SESTU Piacenza 6,41 GIACOMELLI Vicenza 6,42

CORAPI Trapani 6,38

BURRAI Pordenone 6,39

MOTA Virtus Entella 6,33

CARLINI Juve Stabia 6,43

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lega pro

di Pino Lazzaro

Andrea Sbraga difensore del Novara

Storie e carriere scritte sulla pelle Dice intanto che il numero dei tatuaggi che ha sul corpo non lo conta più, ne ha proprio tanti addosso, pezzi interi del corpo. Ricorda che il primo se lo fece fare il primo anno via da casa, la Lazio l’aveva dato in prestito al Pisa e lì ci aveva messo poco ad essere “contagiato” (dice proprio così) da due compagni di squadra. “Sepe, che ora è a Parma e Leonardo Gatto che è a Vercelli. Loro ne avevano già, mi piacevano, lì a dirmi di farmene anch’io, dai”.

proprio e ne passavamo tanto di tempo assieme: vivevamo sì in due case diverse, ma poi ci si trovava, anche a fare qualche stupidaggine assieme da ragazzi, sai com’è. Un’amicizia che è continuata, ancora adesso ci sentiamo e quando è possibile pure ci vediamo. Così decidemmo di farci lo stesso tatuaggio, uguale uguale, lì con le nostre maglie – io col 13 e lui col 19 – da calciatori insomma, con sullo sfondo uno stadio. I compagni? Sì, all’inizio qualche battuta, ma nemmeno di tanto, tanto non Con Sparacello un’amicizia più è che in uno spogliatovera, che è rimasta nel tempo io faccia proprio notizia ormai un tatuaggio in È così che è cominciata insomma per più. Un ricordo insomma di un’amicizia Andrea Sbraga, difensore del Novara, che è rimasta, non come tante nel calanche lui – come abbiamo avuto modo cio che si finiscono poi per perdere”. via via di verificare pure in questo spazio dedicato ai tatuaggi e alle relative Ne sono arrivati altri poi di tatuaggi? storie – ad aver cambiato non poche “Certo, anche se più di un annetto orsquadre tutto sommato in non tante mai che mi sono fermato, diciamo che stagioni. Dai, è un calcio che funziona sto riflettendo su quali sono gli spazi così adesso, specie in Lega Pro. ormai rimasti. Il più grande che ho? Quello che in pratica copre tutta una Torniamo al primo tatuaggio, Andrea: gamba, la destra; ma non è che sia cos’era? proprio un unico disegno, no, sono più “Un disegno in stile giapponese, fiori e soggetti messi lì assieme”. farfalle, che prende un pezzo di braccio e termina sul petto. I miei genitori anQualche significato in quel tuo 13 di cora così così, quelli che proprio fecero maglia? fatica ad accettarlo furono i miei nonni, “Lì alla Lazio, nella Primavera, era come nipote volevano… ripudiarmi, poi quello il mio numero di maglia, lo steshanno finito per sopportare”. so che qualsiasi ragazzo difensore lì di Roma vorrebbe avere, pensando natuVeniamo adesso al tatuaggio che riralmente a Nesta. Pensa poi che quanportiamo in primo piano in questa do mi capitò a suo tempo di passare pagina, quello che per l’appunto ha la qualche mese con la prima squadra, sua bella storia. proprio il 13 mi diedero…”. “Sì, è stato quand’ero a Padova. Ero arrivato a gennaio dalla Carrarese e più o 27 anni e già ne hai girate di squadre. meno nello stesso periodo era arrivato “Beh, all’inizio c’erano i prestiti che dal Trapani pure Claudio Sparacello, è a decideva la Lazio e poi ho sempre sinoTeramo adesso lui. In fondo siamo stati ra giocato in C e si sa che è una serie compagni appena sei mesi, eppure tra questa in cui è proprio difficile ci siano noi due ci fu subito feeling. Entrambi dei progetti a lungo termine. Un po’ giovani, dal sud, entrambi pure già piepiù stabile lo sono stato a Carrara e ni di tatuaggi. Insomma ci trovammo Padova”.

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A che punto sei della tua carriera? Come ti vedi? “A dirti la verità, io mi vedo ancora come un bambino, che tuttora sogna e ancora crede di arrivare più in alto, di poter crescere e migliorare. Certo le due finali playoff perse non mi hanno aiutato, la prima col Pisa contro il Latina e poi quella col Siena contro il Cosenza, avrei potuto insomma trovarmi in serie B. Comunque sia, sono qui che cerco sempre di migliorarmi: io continuo a crederci”.

Nato a Roma (gennaio 1992), da questa stagione col Novara (girone A di Lega Pro), Andrea Sbraga – dopo gli anni nel settore giovanile della Lazio – ha sin qui vestito le maglie del Pisa, della Salernitana, della Carrarese, del Padova e della Robur Siena.


biblioteca AIC L’incipit

Alessandro Lucarelli con Mattia Fontana, Nicolò Fabris, Guglielmo Trupo

Da Shangai a Piacenza Shangai, Corea e Torretta. Di viaggi in questi vent’anni ne ho fatti parecchi. La maggior parte grazie al calcio. Ma il primo è qualcosa che soltanto un ragazzo cresciuto nella Livorno degli anni Ottanta potrà capire sino in fondo. Punto di partenza Shangai, scritto rigorosamente senza la seconda “h” o, ancor meglio, così come si pronuncia: “Sciangai”. Il quartiere popolare dove sono cresciuto, da cui partivo ogni mattina d’estate, quando andavano in scena quei tornei senza fine che dividevano la nostra cit-

fare da porte. Perché io e Cristiano eravamo troppo forti, e così ci separavano per rendere equilibrate le squadre. Io in una, lui nell’altra. Entrambi all’attacco. Separati da due anni d’età – lui classe 1975, io 1977 – e uniti da una passione. Quella installata giorno dopo giorno da un tifoso sfegatato del Livorno che, caso vuole, sia anche nostro padre Maurizio. Avrò avuto tre anni la prima volta che ci ha portato all’Ardenza. Ci portava sempre. In gradinata e anche in trasferta. La passione per il calcio, e per l’amaranto in particolare, ce l’ha trasmessa lui. “Il mio sogno è vedervi uscire assieme dal sottopassaggio dell’Armando Picchi a Livorno”, ripeteva sempre. Un sogno coronato anni dopo. Quel giorno, allo stadio, c’era un tifoso più commosso degli altri. Rigorosamente in gradinata, ovvio. Anche se nel Livorno giocavano i suoi figli. Non sarebbe durata tanto, non per colpa nostra. Ma poco conta. Ciò che resta è l’impronta ben scolpita nei nostri cuori. La passione con cui sono partito da Shangai e sono arrivato fino all’Europa, passando per Piacenza, Leffe, Palermo, Brescia, Firenze, Reggio Calabria, Siena, Genova e Parma. 670 partite, 56.838 minuti trascorsi in campo. Più di novecento ore di calcio racchiuse in novanta minuti. Tanti ricordi da mettere in fila. Con un punto di partenza nitido. 25 dicembre 1982, la mattina di Natale. Mi sveglio il prima possibile per scartare il regalo sotto l’albero. E i miei occhi si riempiono di amaranto, il colore del completino del Livorno che mi hanno

tà in stormi di ragazzini. Partivamo alle nove, io e mio fratello Cristiano, con il pallone in mano e la voglia di dimostrare che non eravamo soltanto i più bravi del nostro palazzo o del vicinato. Volevamo mettere ai nostri piedi anche Corea, Torretta, Stazione e tutti gli altri quartieri con Più di novecento ore di calcio cui quotidianamente ci trovavamo a giocare a calcio. racchiuse in novanta minuti Eravamo una spanna sopra gli altri, credetemi. Sarà che il passare regalato mio padre e mia madre Franca. del tempo rende quei ricordi più dolci, Saranno state le sette, ma io e Cristiama non mi viene in mente una nostra no eravamo già in cortile a giocare con sconfitta. Quelle, semmai, arrivavano la divisa appena incignata, come si dice nelle partite di tutti i giorni. Quando dalle mie parti. La mia storia d’amore si giocava in cortile, con i giacchetti a con il calcio è iniziata quella mattina.

L’ULTIMA BANDIERA ultra sport

Alessandro Lucarelli, nato a Livorno nel luglio del 1977, assieme al fratello Cristiano ha iniziato da ragazzino nell’Armando Picchi, sempre di Livorno. Da lì il passaggio al Piacenza (allora neo promosso in serie A), anche se il suo debutto tra i professionisti lo fa l’anno che va in prestito al Leffe (C2). Rientrato a Piacenza, debutta in serie A esattamente il 13 settembre del 1998 (Piacenza-Lazio 1-1). Due stagioni in A, una in B e una nuovamente in A col Piacenza per poi passare al Palermo (B) e successivamente alla Fiorentina (B, con promozione in A). Seguono un campionato in A con la “sua” Livorno e due stagioni – sempre in serie A – con la Reggina (dal 2007 è cittadino onorario di Reggio Calabria); un anno poi col Genoa (A), per arrivare infine a Parma, allora in B (stagione 2008/2009, che si conclude con la conquista della serie A). Dopo sei stagioni filate nella cosiddetta massima serie, ecco la caduta in D dovuta al fallimento del club. Società rifondata e Alessandro, da capitano, riparte pure lui dalla D conquistando consecutivamente via via la promozione in serie C, in serie B e infine in serie A (torneo 2017/2018). Subito dopo la conquista della A, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato, assumendo poi nell’agosto del 2018 la carica di club manager del Parma. La sua maglia, la numero 6 è stata ritirata: è il primatista assoluto di presenze (350) con la casacca del Parma. • Mattia Fontana, giornalista cresciuto alla scuola del “Guerin Sportivo”, lavora attualmente a Dazn, dopo l’esperienza a Eurosport Italia. • Nicolò Fabris, laureato in Giornalismo all’Università Pontificia di Salamanca (Spagna), dalla stagione 2017/2018 è Capo Ufficio Stampa e Responsabile della Comunicazione del Parma Calcio. • Gugliemo Trupo, è redattore sportivo di ParmaToday.it e corrispondente per Radio Bruno.

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scatti

di Maurizio Borsari

Facciata Romagnoli, Di Gaudio, Bisoli, Cistana e Sabelli in Verona – Brescia 2-2

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scatti

Bevuta Hans Hateboer in Parma - Atalanta 1-3

Scorpacciata Leonardo Bonucci in Italia – Liechtenstein 6-0

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primo piano

di Nicola Bosio

Progetto AIC contro la violenza sulle donne

#facciamogliuomini, per mettersi in discussione e… È stato presentato a Milano il 18 aprile scorso #facciamogliuomini, il progetto dell’Associazione Calciatori, realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità e con il patrocinio di Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti. Il progetto è rivolto alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. Per parlare di #facciamogliuomini e presentare tutte le parti che lo compongono, sono intervenuti in conferenza stampa: Damiano Tommasi (Presidente AIC), Pierfrancesco Majorino (Assessore delle Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano), Lara Comi (in veste di Capitano della Nazionale Parlamentari), Emanuela Origlia (Avvocato e Segretaria generale dell’Associazione “Giuriste in Genere”), Cristiana Capotondi (Vice Presidente della Lega Pro e protagonista di “Io Ci Sono”, il film tratto dalla storia di Lucia Annibali), Manuela Ronchi e Demetrio Albertini (Ceo di DEMA4, che collabora con AIC alla diffusione e alla comunicazione del progetto). Tommasi ha sottolineato l’impegno dei

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calciatori: “Come Associazione Calciatori siamo da sempre molto sensibili al problema della violenza sulle donne e abbiamo deciso di presentare un progetto partecipando ad un bando del Dipartimento per le pari opportunità. Le istituzioni molto spesso hanno le idee, ma non hanno gli strumenti per poterle mettere in pratica, e l’AIC si è messa a disposizione per promuovere numerose iniziative e veicolare così importanti messaggi su questo tema. I calciatori sono sempre disponibili ed in prima linea per offrire la loro visibilità, in questo caso con il preciso scopo di sensibilizzare la rete sociale che c’è attorno ad una vittima di violenza, un problema di cui molto spesso si fatica a capire la gravità e che, in maniera subdola, purtroppo prosegue nel tempo. Fare gli uomini, come dice lo slogan del nostro progetto, è una sfida, è un mettersi in discussione ma è anche un mettersi in ascolto, e credo che il mondo del calcio possa essere uno strumento perfetto per passare questo messaggio”. Madrina di #facciamogliuomini è Elena Sofia Ricci, fortemente voluta da

AIC dopo le sue dichiarazioni di gennaio in merito a una violenza subita da bambina: “Facciamo gli uomini… io direi “facciamo le persone”, non mi piacciono i discorsi sessisti uomini/ donne, qua sono le persone che devono crescere, devono maturare, devono imparare ad amarsi e rispettarsi” - ha commentato una delle attrici italiane più amate, in un video mostrato in anteprima durante la conferenza stampa – “Il poter amare l’altro, rispettare l’altro, non può che partire dal rispetto per sé stessi. Quindi noi oggi dobbiamo puntare sulle nuove generazioni, dobbiamo insegnare ai nostri figli ad avere amore e rispetto per sé stessi, perché sicuramente questo indurrà l’altro a rispettarli di più. E poi dobbiamo insegnare loro l’educa-


primo piano

… in ascolto serie di eventi, dentro e fuori dal campo di gioco, che verranno annunciati nei prossimi mesi. Tutti gli appuntamenti avranno lo scopo di creare consapevolezza, educare, sensibilizzare e rieducare giovani e meno giovani sul tema della violenza sulle donne. Grazie alle regole e al “rigore” dello sport, #facciamogliuomini mira alla comunicazione preventiva e all’educazione dell’uomo, agendo anche su chi ha sbagliato, affinché prenda piena coscienza del gesto compiuto e possa riflettere sul proprio vissuto. Parola chiave di #facciamogliuomini è RISPETTO, che è anche FAIR PLAY, ovvero il comportamento rispettoso delle regole, dentro e fuori dal campo. Rispetto come concetto all’apparenza semplice e conosciuto da tutti, ma che in realtà si sta perdendo pian piano in una società che discrimina e non garantisce le stesse opportunità nei rapporti sociali e umani. Simbolo di #facciamogliuomini è il NARCISO, un fiore stupendo dal significato potente e molteplice: da una parte rappresenta l’autostima, la forza e la zione sentimentale, quel rispetto per gli altri che appunto parte dal rispetto di noi stessi. Dobbiamo guardare all’intelligenza emotiva, siamo molto indietro dal punto di vista emotivo rispetto a quello razionale. Dobbiamo lavorare molto sui nostri ragazzi e sulle future generazioni… temo che la nostra ormai sia un po’ persa, anche se spero di no. Tutti noi adulti, tutti noi che abbiamo dei figli possiamo insegnare alle generazioni future ad amarsi di più. L’amore per l’altro non può venire prima dell’amore per sé stesso. Ama il prossimo tuo come te stesso, non più di te stesso, c’era qualcuno di famoso che lo diceva”. Nel corso dei suoi 18 mesi di durata, #facciamogliuomini comprenderà una

sicurezza in sé; dall’altra, invece, rappresenta la vanità e l’incapacità d’amare. Secondo alcune leggende, i narcisi hanno il potere di assorbire i pensieri negativi e malvagi degli esseri umani ed è per questo che sono velenosi. Narciso è un personaggio della mitologia greca, bello e crudele, tanto da disdegnare ogni pretendente; così, per punizione divina, si innamora della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua. Da qui deriva il termine “narcisismo”, un tratto della personalità che spesso diventa sinonimo di egoismo e vanità. Ha collaborato al progetto anche FRIDA’S, prima catena di fiori in Italia, che darà il suo supporto all’iniziativa occupandosi del rifornimento di narcisi nel corso della campagna di sensibilizzazione. L’obiettivo di questa campagna, sostenuta da sportivi professionisti e non, è di dare un’idea diversa dell’uomo, stravolgendo l’accezione negativa del termine narciso per renderlo un simbolo di rispetto. QUESTO È L’UNICO NARCISO CHE CONOSCO.

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regole del gioco

di Pierpaolo Romani

Tra le righe del libro di Matteo Bursi

Lo sport è una cosa seria Lo sport è una cosa seria. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? Certamente queste parole saranno uscite dalla bocca di un atleta, in carriera o ex, nonché da persone amanti dell’attività sportiva. Da oggi, se siamo convinti che lo sport sia veramente una cosa seria, abbiamo uno strumento in più per sostenerlo. È il libro di Matteo Bursi, giornalista sportivo di lungo corso, che in più di 200 pagine edite da Sometti mette in luce, attraverso una serie di storie, luci e ombre dello sport, parlando di vittorie e sconfitte, di resistenze e resilienze, che spaziano dalla provincia e raggiungono terre lontanissime come l’Afghanistan. Il libro di Bursi non parla solo di sport. È un libro in cui si trovano considerazioni di politica, economia, geopolitica. Un libro in cui si citano filosofi come Bauman, sportivi come Mohamed Ali, politici e testimoni della storia come Nelson Mandela. Scorrendo le pagine, scritte in modo chiaro e coinvolgente e tratte da diversi appunti presi dal cronista che ha viaggiato per cercare le sue storie, Bursi

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dà conto di come lo sport sia un fenomeno pienamente dentro le dinamiche della vita quotidiana, sia a livello locale che nazionale e mondiale. Per evidenziare come il vero sport, quello che secondo Bursi è fatto di responsabilità, umiltà, sacrificio, impegno, passione, fatica, altruismo, senso del limite, il giornalista parte da una forte critica alla società occidentale permeata, secondo lui, dalla ricerca esasperata del risultato, del business, dell’apparire. Una società dove, anche a livello sportivo, si possono ottenere certi risultati non in base al merito ma alla ricchezza di cui si dispone. In tal senso, le pagine in cui Bursi racconta la trasformazione del calcio europeo e della Champions League con l’arrivo dei petrodollari degli sceicchi e dei capitali dei magnati russi sono una delle parti del libro di maggiore interesse. L’autore di "Lo sport è una cosa seria", non risparmia critiche severe al governo del calcio. In particolare ad alcuni dirigenti di vertice, sia a livello nazionale (FIGC e LND) che internazionale

(FIFA e UEFA). Li richiama alla loro responsabilità, al fatto che l’essersi espressi con un linguaggio razzista e omofobo o l’aver ceduto alle sirene della corruzione, sono stati errori che hanno inciso pesantemente sull’imma-

Editoriale Sometti

Lo sport è una cosa seria di Matteo Bursi – 224 pagine - € 16,00 Un viaggio lungo quattro anni, come l'intervallo tra due Olimpiadi, alla ricerca di un senso profondo dello sport nella società contemporanea. Dal prezzo che le periferie sportive pagano alla globalizzazione - con i campi di calcio in periferia che diventano teatri di violenza, aggressioni ad arbitri e risse tra genitori - sino ai luminosi germogli di riscatto. Dati, analisi e incontri sono raccontati attraverso sfumature molteplici che descrivono mondi apparentemente opposti. Lo sport contemporaneo governato dalla finanza globale riesce infatti ad imporre modelli e brand universali ma può anche raccontare di maternità e integrazione, migrazioni e guerre, malattie e pressioni, imprevisti e ripartenze, maschilismo ed emancipazione. Insegna che, in fondo, ci si può rialzare dopo un incidente, resistere a condizioni invalidanti o sistemi deviati, emanare umanità e dolcezza, continuare a vivere proprio grazie ai valori universali e primitivi della pratica sportiva.


regole del gioco

Presentata a Magglingen il 18 settembre 2014

gine e la credibilità del calcio e dello sport in generale. Sono errori le cui conseguenze sono pagate, principalmente, da chi sta in periferia, dove il correre dietro ad un pallone non è solo sport, ma è soprattutto il vivere una passione, l’inseguire un sogno, un modo per in includere, per mettersi al servizio della comunità in cui si vive e si lavora. Tra le tante storie raccontate da Bursi alcune in modo particolare hanno colpito l’attenzione di chi scrive. La prima è quella di Giancarlo Masini, divenuto paraplegico a seguito di una caduta durante una gara di motocross. Dopo un periodo particolarmente difficile, Giancarlo ha iniziato una nuova vita, grazie ad un incontro, quello con il CT della Nazionale Paralimpica di ciclismo, Mario Valentini. Giancarlo ha iniziato a pedalare su una bicicletta, non una handbike, e lo ha fatto sempre più forte diventando campione paralimpico di ciclismo a livello italiano, europeo e classificatosi terzo alle Paraolimpiadi di Rio De Janeiro del 2016. Giancarlo aveva paura di cadere. Valentini gli disse: “I ciclisti devono pedalare non cadere”. La seconda storia è quella di Elisa Trotti, pluricampionessa di tennistavolo, partita dodicenne dalla sua amata Val Camonica per andare in Cina, a studiare e a migliorare le sue prestazioni sportive. A poco più di vent’anni, una caduta in moto le ha causato l’amputazione del braccio destro, quello che l’ha portata alla conquista di tante vittorie. Una carriera finita? Non se ne parla nemmeno. Elisa è ripartita … con il braccio sinistro. Si sta allenando per le prossime Olimpiadi. Lei rappresenta un esempio della filosofia giapponese del kintsugi, sostiene Bursi: un oggetto che cade e si frantuma, se riparato può avere una seconda vita ed essere più completo.

Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive Scheda sintetica Dopo quella del Senato, l’11 aprile 2019, la Camera dei deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione di competizioni sportive (AC 1638), composta da un preambolo e 41 articoli. Il voto italiano permette l’entrata in vigore della Convenzione. Quest’ultima, presentata a Magglingen (Svizzera) il 18 settembre 2014, è finalizzata a prevenire, individuare e sanzionare la manipolazione delle competizioni sportive, coinvolgendo le autorità pubbliche, le organizzazioni sportive e gli operatori di scommesse sportive. Attesa la dimensione transnazionale del fenomeno, la Convenzione è stata aperta alla firma non solo dei Paesi membri del Consiglio d'Europa, ma anche degli Stati aderenti alla Convenzione culturale europea, degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati non membri che abbiano partecipato alla sua elaborazione o che godano dello status di osservatore presso il Consiglio d'Europa, nonché di ogni altro Paese non membro su invito del Comitato dei Ministri. Il testo della Convenzione non contiene una fattispecie di reato ad hoc, ma si limita a ricondurre le condotte di manipolazione alle ipotesi di estorsione, corruzione o truffa come disciplinate dagli ordinamenti nazionali. I princìpi guida ai quali deve ispirarsi la lotta alla manipolazione delle competizioni sportive, secondo la Convenzione, sono costituiti dai diritti dell'uomo, dalle regole di legalità e di proporzionalità, dalla protezione della vita privata e dei dati personali. La Convezione sollecita i Governi ad adottare misure idonee, anche di natu-

ra legislativa, per indurre, ad esempio, le autorità di controllo sulle scommesse sportive – in Italia, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli – a contrastare le frodi anche limitando e sospendendo la possibilità di effettuare scommesse o limitando, in caso di necessità, l’accesso agli operatori coinvolti e il blocco dei flussi finanziari tra questi ultimi e i consumatori. Le organizzazioni sportive sono, invece, invitate a dotarsi di regole più stringenti contro la corruzione, nonché a prevedere sanzioni e misure disciplinari per i casi di violazione, oltre a principi di buona governance. Tra le varie misure previste dalla Convezione, oltre alla protezione per coloro che denunciano, vi è quella dell’introduzione della confisca di tutti i beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato. Il disegno di legge che ha recepito la Convenzione ha stabilito che nel caso in cui non sia possibile procedere alla confisca diretta, il giudice ordina la confisca di beni di valore equivalente a quelli che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato e di cui il reo ha la disponibilità, anche indirettamente o per interposta persona. Il testo della Convenzione: h t t p : / / www. s p o r t . g o ve rn o . i t / m e dia/1455/convenzione_macolin.pdf Scheda di approfondimento sulla Convenzione, a cura dell’Ufficio Studi della Camera dei deputati: https://documenti.camera.it/Leg17/ Dossier/Pdf/ES0628.Pdf Iter parlamentare del Disegno di legge di ratifica http://www.camera.it/leg18/126?tab=2&leg=18&idDocumento=1638&sede=&tipo=

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Il nuovo Regolamento Agenti Sportivi Con CU FIGC 102/A del 17.04.19 è entrato in vigore il Regolamento Agenti della FIGC, adottato in conformità al Regolamento CONI precedentemente licenziato in data 26.02.2019. Dopo la “deregulation” introdotta con il Regolamento del 26 marzo 2015 si torna ad una normazione più dettagliata e, soprattutto, si reintroducono le prove di ammissione per i nuovi agenti, che in realtà raddoppiano: ad una prima prova di carattere generale che si dovrà tenere presso il CONI ne seguirà una seconda più specifica da sostenere presso la FIGC Presentiamo a seguire i punti salienti del nuovo articolato. Definizione di agente sportivo Il Regolamento disciplina l’attività dell’agente sportivo (agente) abilitato in ambito calcistico, che si sostanzia nel mettere in relazione due o più soggetti con le seguenti finalità: i) conclusione, risoluzione o rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica; ii) trasferimento di un calciatore professionista; iii) tesseramento di calciatori professionisti presso la FIGC. La Commissione Federale degli Agenti Sportivi (art. 1) Viene costituita presso la FIGC la Commissione Federale degli Agenti Sportivi (CFAS) il cui ambito di applicazione si riferisce in particolare alle prove di esame, corsi di aggiornamento, iscrizioni e, soprattutto, nel segnalare alla Commissione Agenti CONI ogni comportamento posto in essere da un agente FIGC, che possa integrare una violazione della normativa del CONI e/o della FIGC stessa. In sostanza, a radicale modifica rispetto al testo precedente, la potestà disciplinare sugli agenti è riservata al CONI ed è quindi stata sottratta alla Commissione agenti FIGC che d’ora in avanti si limiterà solamente a segnalare le violazioni. Il Registro federale degli Agenti Sportivi (art. 2) L’iscrizione al Registro è soggetta al superamento dell’esame di abilitazione – alla quale è ammesso il candidato che abbia validamente superato la pro-

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va generale svolta presso il CONI - o, in alternativa, ai soggetti in possesso di abilitazione rilasciata prima del 31.3.2015 (art. 2.4); L’esercizio dell’attività di agente da parte di soggetti non iscritti al Registro, fatte salve le competenze professionali riconosciute per legge, è causa di nullità dei contratti di cui ai precedenti punti i) e ii) (art. 2.5). L’esercizio dell’attività di agente sportivo (art. 5) L’agente deve assicurarsi che il suo nome sia indicato su qualsiasi contratto derivante da un'operazione conclusa con la sua intermediazione (art. 5.1). L'esercizio dell’attività di agente può avvenire anche per il tramite di una persona giuridica avente sede nel territorio dell’UE. Ai fini dell’iscrizione, la società dovrà soddisfare le seguenti condizioni (art. 5.2): a) la legale rappresentanza ed i poteri di gestione della società dovranno essere attribuiti all’agente abilitato ad operare nell’ambito della FIGC; b) l’oggetto sociale dovrà essere limitato al solo svolgimento delle attività disciplinate dai Regolamenti agenti CONI e FIGC e allo svolgimento di eventuali attività connesse o strumentali; c) la maggioranza assoluta del capitale sociale della società dovrà essere detenuta esclusivamente da soci che siano agenti abilitati ad operare nell’ambito della FIGC; d) nessuno dei soci deve essere legato da rapporto di coniugio, di parentela o di affinità fino al secondo grado,

con soci o con soggetti comunque aventi un’influenza su società di calcio italiane o estere; e) i soci non agenti dovranno possedere e mantenere i requisiti validi per l’iscrizione al Registro federale; f) i soci non devono possedere, in via diretta o mediata, partecipazioni in altre società aventi analogo oggetto; g i soggetti non abilitati allo svolgimento dell’attività di agente legati a qualunque titolo con la persona giuridica, potranno svolgere esclusivamente funzioni di carattere amministrativo. Il mandato (art. 5.3) Il mandato è il contratto stipulato e sottoscritto tra un agente e una società e/o un calciatore o, con entrambi, in forza del quale l’agente sportivo mette in relazione le parti interessate per le finalità di cui ai precedenti punti i), ii) e iii). Il mandato deve essere accompagnato, a pena di nullità, dal “modello riepilogativo” (executive summary) scaricabile dal sito ufficiale della FIGC recante indicazione degli elementi essenziali del contratto. Disposizioni generali (art. 5.4) Salvo quanto previsto in via eccezionale nei successivi capoversi, un agente può agire solo per conto di una delle parti coinvolte. Ai calciatori ed ai club è vietato avvalersi dell’opera di un soggetto non iscritto al Registro federale o alla Sezione speciale, salvo che si tratti di un avvocato regolarmente iscritto nel relativo Albo Professionale; in tal caso permangono comunque gli obblighi di deposito del mandato. I calciatori e i club possono sottoscrivere mandati in esclusiva o senza pattuizione di esclusiva. Il mandato non può essere stipulato per una durata superiore a 2 anni e non può essere tacitamente rinnovato.


calcio e legge

Il mandato dell'Agente deve contenere: a) termini di pagamento del corrispettivo; b) coordinate bancarie per l’effettuazione del pagamento del corrispettivo; c) soggetto tenuto al pagamento del corrispettivo; d) clausole di risoluzione ed eventuali penali. Qualsiasi remunerazione dovuta all’agente deve essere corrisposta esclusivamente a mezzo bonifico bancario. Il mandato è redatto in 3 copie, una delle quali viene inviata alla CFAS entro 20 giorni dalla sottoscrizione; nel caso in cui sia redatto in una lingua straniera, la copia trasmessa alla CFAS va accompagnata dalla traduzione in italiano debitamente asseverata. Nel caso in cui l’agente agisca nell’interesse di più parti (società cedente, calciatore, società cessionaria), egli sarà tenuto a stipulare un mandato con ciascuna parte interessata: in tal caso, deve indicare chiaramente, mediante apposita dichiarazione apposta in ciascuno dei mandati, l’esistenza del conflitto ed ottenere il consenso scritto di tutte le parti interessate prima dell’av-

vio di qualunque negoziazione. Gli effetti di mandato sottoscritto tra un club e un agente per il tesseramento di un calciatore cessano automaticamente qualora quest’ultimo - per qualsiasi motivo - non sia più tesserato con il club. Disposizioni per i calciatori minori (art. 5.5) In caso di calciatore minore di età, l’incarico dovrà essere sottoscritto anche da coloro che ne hanno la responsabilità genitoriale o la tutela legale. Nessun pagamento o beneficio di sorta è dovuto all’agente in relazione a trasferimenti, sottoscrizione di contratti o tesseramenti di calciatori minori di età. Tale clausola deve essere espressamente menzionata nel mandato. Qualsiasi accordo contrario è nullo e costituisce violazione disciplinare, che sarà segnalata dalla CFAS al CONI. Un calciatore minore di età non può essere rappresentato da un agente prima del compimento anagrafico del 16° anno di età. Disposizioni per calciatore dilettante (art. 5.6.)

Gli effetti del mandato sottoscritto tra un calciatore non professionista e un agente cessano automaticamente qualora entro i 60 giorni successivi alla sottoscrizione del mandato medesimo, il calciatore non acquisisca lo status di professionista. Altrettanto e nei medesimi termini si verifica nel caso in cui il calciatore perda lo status di professionista. Trasmissione del mandato (art. 5.7) L'agente trasmette alla CFAS, in via telematica, entro 20 giorni dalla sottoscrizione a pena di inefficacia: a) modulo riepilogativo del mandato (executive summary); b) copia del mandato (art. 5.3) unitamente a copia della contabile bancaria comprovante il pagamento dei diritti amministrativi pari ad € 250,00; c) copia dell’eventuale accordo concluso con un cittadino non comunitario di cui all’art. 9.1; d) copia di qualsiasi accordo di modifica del mandato concordata tra le parti ovvero la revoca dello stesso. Il mandato diventa efficace dalla data di deposito. Remunerazione dell'agente (art. 5.8) Il mandato deve specificare l'ammontare della remunerazione prevista per l’agente, così stabilita: a) una somma forfettaria, ovvero b) una percentuale calcolata sul reddito complessivo lordo del calciatore o sui valori della transazione. Nel caso di opzione percentuale, l’ammontare totale della remunerazione non dovrà eccedere il 3% della retribuzione fissa complessiva lorda del calciatore; in caso di trasferimento, non dovrà eccedere il 3% del valore del trasferimento. Contratto ai minimi federali (art. 5.9) Nessun corrispettivo è dovuto all’a-

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calcio e legge

gente da parte di un calciatore (o di un club) qualora il calciatore sottoscriva un contratto ai minimi federali. Diritti ed obblighi dei calciatori (art. 6.1) Un calciatore che intenda avvalersi dei servizi di un agente deve rivolgersi esclusivamente ad un soggetto iscritto al Registro federale o alla Sezione speciale ed è suo dovere verificare che l’agente medesimo sia regolarmente iscritto. Il nome dell’agente va indicato sul contratto di prestazione sportiva. Il mandato sottoscritto in violazione dei doveri di cui ai precedenti capoversi è inefficace e la sua sottoscrizione costituisce violazione disciplinare che comporta la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla Procura federale. Se il calciatore non si avvale dell’assistenza di un agente, deve farne espressa menzione nel contratto. Diritti e obblighi delle società (art. 6.2) Le società non possono corrispondere somme o cedere crediti, anche indirettamente, ad un agente relativi a contributi di solidarietà o indennità di formazione previsti da regolamenti FIFA o da norme federali. Società e dirigenti non possono ricevere a qualsiasi titolo somme o altri compensi da agenti. Divieti (Capitolo 7) È fatto divieto offrire, richiedere o accettare somme di denaro o altra utilità a qualsiasi titolo riconosciute, al fine di ottenere la formalizzazione di un mandato. La validità di un contratto o il trasferimento di un calciatore tra due società non possono essere subordinati alla conclusione o alla validità di un mandato o all’impegno di una parte di affidare un mandato a un determinato agente.

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Trasparenza (Cap. 8) Entro il 31 dicembre di ogni anno, società e calciatori sono tenuti a comunicare alla CFAS i corrispettivi erogati agli agenti sportivi. La mancata comunicazione comporterà la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla Procura federale. Entro il 31 marzo di ogni anno, la FIGC rende noti i nominativi degli agenti che hanno svolto servizi per conto di calciatori o società nell’anno precedente e rende altresì noto il dato complessivo delle remunerazioni ed i soggetti che le hanno corrisposte. Esercizio dell’attività di agente da parte di cittadino di uno Stato UE (art. 4) I cittadini UE abilitati in altro Stato UE all’esercizio dell’attività di agente possono chiedere alla CFAS di essere iscritti all’apposita sezione del Registro federale (art. 4.1) In caso di accoglimento, la CFAS provvederà all’iscrizione nella Sezione speciale del Registro federale senza necessità per il richiedente di dover sostenere l’esame di abilitazione (art. 4.2). Decorsi 3 anni dall’iscrizione nella Sezione speciale del Registro federale, l’agente cittadino UE può richiedere l’iscrizione al Registro federale e a quello del CONI senza essere sottoposto all’esame di abilitazione (art. 4.2). Esercizio dell’attività di agente di cittadini extra UE (art. 9) L’esercizio dell’attività di agente da parte di un cittadino extra UE deve obbligatoriamente avvenire mediante la sottoscrizione di un “accordo” con un agente autorizzato ad esercitare l’attività in Italia nell’ambito della FIGC (art. 9.1) L’”accordo” deve riportare l’anagrafica completa delle parti, l’oggetto del mandato, la durata, l’eventuale clausola di esclusiva, il corrispettivo, il soggetto tenuto al pagamento, le modalità di pagamento e la sottoscri-

zione delle parti contraenti. L’”accordo” deve essere inviato, a mezzo lettera raccomandata con ricevuta A/R, alla CFAS entro 20 giorni dalla sua conclusione unitamente a: a) modulo riepilogativo (executive summary); b) copia del mandato di rappresentanza tra il cittadino extra UE ed il calciatore/club che ha conferito l’incarico; c) copia del documento che autorizza il cittadino extra UE ad esercitare l'attività di agente nella nazione di appartenenza; d) copia della contabile bancaria comprovante il pagamento dei diritti amministrativi pari a € 250,00. Il predetto “accordo” è redatto in 4 copie, debitamente firmate dall'agente autorizzato ad esercitare l’attività in Italia e dal cittadino extra UE; le copie sono distribuite rispettivamente all'agente autorizzato, al cittadino extra UE, al calciatore/club e alla CFAS. Nel caso in cui l’“accordo” di cui sopra sia redatto in una lingua straniera, la copia trasmessa alla CFAS dovrà essere accompagnata dalla traduzione in italiano debitamente asseverata. Disposizioni finali Le iscrizioni nel Registro federale provvisorio di cui al CU della FIGC n. 80/26 giugno 2018, rilasciate nei confronti dei soggetti iscritti al Registro FIGC tra il 1.4.2015 ed il 19.4.2018 e dei soggetti cittadini di altro stato UE autorizzati all’esercizio dell’attività di Procuratore Sportivo nel paese di provenienza, cessano in ogni caso di essere efficaci alla data del 30.6.2019. I contratti di rappresentanza sottoscritti dai Procuratori sportivi abilitati all’esercizio dell’attività di procuratore sportivo e depositati fino alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, conservano efficacia sino alla loro naturale scadenza e non potranno essere tacitamente rinnovati.


Organo mensile dell’Associazione Italiana Calciatori

speciale maggio 2019

REGOLAMENTO AGENTI SPORTIVI CU FIGC 102/A del 17.04.19


inserto CU FIGC 102/A del 17.04.19

Regolamento Agenti Sportivi DISPOSIZIONI PRELIMINARI Il presente Regolamento, in conformità al Regolamento C.O.N.I. degli Agenti Sportivi, ai principi emanati in materia dalla Federation Internationale de Football Association (F.I.F.A.) disciplina l’attività dell’Agente Sportivo abilitato in ambito calcistico, il quale mette in relazione due o più soggetti ai fini della: i) conclusione, della risoluzione o del rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica; ii) della conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica; iii) del tesseramento dei professionisti presso la F.I.G.C. CAPITOLO 1 LA COMMISSIONE FEDERALE DEGLI AGENTI SPORTIVI Art. 1.1 – Composizione È istituita presso la F.I.G.C., la Commissione Federale degli Agenti Sportivi (nel prosieguo C.F.A.S.). La C.F.A.S. è formata da sette membri nominati dal Consiglio Federale, di cui uno con funzioni di Presidente e uno di Vice Presidente, il cui mandato è fissato in 4 (quattro) anni, non rinnovabile per più di due volte. I componenti nominati nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza del relativo mandato della C.F.A.S. Art. 1.2 – Funzionamento La C.F.A.S. si riunisce su convocazione del suo Presidente e delibera con la maggioranza semplice dei membri presenti. In caso di parità, la C.F.A.S. si considera validamente costituita con la presenza di almeno quattro componenti, a condizione che fra questi vi sia il Presidente. È ammessa la partecipazione dei componenti anche tramite videoconferenza o audioconferenza.

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Nel quadro dei suoi lavori e competenze, la C.F.A.S. si avvale del personale amministrativo della F.I.G.C. ed è assistita da un Segretario nominato dalla F.I.G.C. Art. 1.3 – Competenza La C.F.A.S. è competente a: a) definire il programma di esame della prova speciale e dei corsi di aggiornamento; b) organizzare l’esame per rilasciare il certificato di iscrizione dell’Agente Sportivo nel Registro Federale; c) predisporre il bando per esame speciale, contenente la data e la sede di svolgimento, i requisiti di ammissione e gli argomenti di esame, e ne cura la pubblicazione; d) escludere dalla prova speciale i candidati che non sono in possesso dei requisiti prescritti; e) provvedere alla iscrizione dell’Agente al Registro Federale ed alla sua cancellazione; f) provvedere all’iscrizione nella sezione speciale del Registro Federale dei cittadini dell’Unione Europea abilitati all’esercizio dell’attività di Agente Sportivo in altro Stato membro e alla loro cancellazione; g) deliberare, su richiesta dell’interessato, la reiscrizione nel Registro Federale, dandone immediata comunicazione alla Commissione C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I.; h) comunicare alla Commissione C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I. la lista degli Agenti Sportivi iscritti nel Registro Federale ed alla sua Sezione speciale; i) segnalare alla Commissione C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I., ogni comportamento posto in essere da un Agente abilitato ad operare in ambito federale, che possa integrare una violazione della normativa del C.O.N.I. e/o della F.I.G.C.; l) istituire e tenere, sul delega del C.O.N.I., il registro dei contratti previsto dall’art. 21, comma 9 del Regola-

mento C.O.N.I. degli Agenti sportivi; m) proporre al Consiglio Federale, il Codice di condotta di cui all’art. 5, comma 6 del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi; n) pubblicare sul sito della F.I.G.C.: i) i risultati della prova speciale per ottenere l’iscrizione nel Registro Federale dell’Agente Sportivo; ii) il Registro Federale; iii) la lista delle persone giuridiche, autorizzate dal C.O.N.I., a mezzo delle quali gli Agenti Sportivi possono svolgere la loro attività; In caso di particolare urgenza, il Presidente della Commissione può adottare gli atti o i provvedimenti di competenza della Commissione, sottoponendoli a ratifica nella prima riunione utile. CAPITOLO 2 IL REGISTRO FEDERALE DEGLI AGENTI SPORTIVI Art. 2.1 – Il Registro federale degli Agenti Sportivi Il Registro federale degli Agenti sportivi si articola in due sezioni: a) sezione agenti sportivi abilitati ad operare nell’ambito federale; b) sezione agenti sportivi stabiliti. Ciascuna sezione del Registro deve indicare: a) nome, cognome, luogo e data di nascita, nazionalità, codice fiscale, residenza, dell’iscritto, indirizzo di posta elettronica certificata, recapiti telefonici; b) data, numero e scadenza del certificato di avvenuta iscrizione al Registro federale o del certificato di avvenuto rinnovo dell’iscrizione al Registro federale; c) numero del tesserino identificativo rilasciato dal C.O.N.I.; d) se l’attività è svolta in proprio o attraverso una società di persone o di capitali; e) nel caso di attività svolta attra-


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verso una società di persone o di capitali: nome, cognome, luogo e data di nascita, nazionalità, codice fiscale, residenza, indirizzo di posta elettronica certificata, recapiti telefonici del legale rappresentante della società, nonché partita iva, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica certificata e sede legale della società; f) eventuali provvedimenti disciplinari comminati dalla Commissione C.O.N.I. degli Agenti sportivi. Il Registro contiene, altresì, l’elenco autorizzato dal C.O.N.I., delle società costituite dagli agenti sportivi iscritti che organizzano l’attività in conformità a quanto previsto dall’art. 19 del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I. e dall’art. 5.2 del presente Regolamento. Art. 2.2 – Requisiti soggettivi per l’iscrizione al Registro federale Possono essere iscritti al Registro federale: 1) coloro che sono in possesso dei requisiti richiesti dall’art. 4., lett. a), b), c), d), e), f), g), h), i), j), k), l), m), n) del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I.; 2) coloro che non sono tesserati della F.I.G.C., non sono dirigenti, calciatori o tecnici e comunque che non ricoprano o non abbiano ricoperto nell’anno precedente alla richiesta di iscrizione, direttamente o indirettamente, di diritto o anche solo di fatto, a titolo gratuito o oneroso, cariche/ruoli/funzioni, contrassegnate da potestà decisionali; 3) coloro che non abbiano rapporti professionali o di qualsiasi altro genere, nell’ambito della F.I.G.C., o delle società ad essa affiliate, in grado di creare una situazione di conflitto di interesse anche solo potenziale; 4) coloro che non abbiano riportato, fatte salve le sanzioni per condotte di gioco, l’inibizione e/o la squalifica in ambito sportivo negli ultimi tre anni per un periodo anche complessivamente superiore ad 1 anno; 5) coloro che non abbiano riportato nell’ambito dell’ordinamento sportivo, nazionale ed internazionale, la sanzione della preclusione o equivalente;

6) coloro che sono in regola con il pagamento dei diritti amministrativi e di segreteria stabiliti dalla F.I.G.C. Il venir meno anche di uno solo dei requisiti sopra previsti determina la cancellazione dal Registro Federale. Art. 2.3 – Rilascio del certificato di iscrizione nel Registro Federale Il certificato di iscrizione nel Registro federale è rilasciato dalla C.F.A.S. alle persone fisiche: a) che abbiano validamente superato l’esame di abilitazione o, in alternativa, che siano in possesso di titolo abilitativo rilasciato prima del 31.3.2015; b) che siano, alla data di presentazione della domanda, in possesso dei requisiti di cui al precedente art. 2.2; c) che abbiano adempiuto alle formalità amministrative necessarie. Art. 2.4 – Formalità preliminari al rilascio del certificato di iscrizione nel Registro Federale L’iscrizione nel Registro federale, da formularsi su apposito modulo predisposto dalla F.I.G.C, alla quale la C.F.A.S dà corso entro trenta (30) giorni dalla richiesta, è condizionata: a) al superamento della prova generale e della prova speciale o, in alternativa, che siano in possesso di titolo abilitativo rilasciato prima del 31.3.2015; b) al possesso dei requisiti di cui all’art. 2.2 del presente Regolamento; c) al versamento dei diritti di segreteria pari ad € 500,00 (cinquecento/00) quale contributo per la copertura delle spese inerenti le attività connesse alla tenuta e alla gestione del Registro. Una volta perfezionate le formalità di cui al capoverso precedente, l’interessato ottiene il certificato di iscrizione al Registro federale per la durata di una stagione sportiva, salvo rinnovo secondo le modalità descritte dal successivo articolo 2.6. Il certificato è strettamente personale e non trasmissibile. L’eventuale furto o smarrimento deve essere immediatamente comunicato alla F.I.G.C. mediante pec o invio di raccomandata con ricevuta di ritorno.

Art. 2.5 – Nullità del contratto L’esercizio dell’attività di Agente Sportivo da parte di soggetti non iscritti al Registro Nazionale degli Agenti Sportivi, fatte salve le competenze professionali riconosciute per legge, è causa di nullità dei contratti di cui ai punti i) e ii) delle Disposizioni preliminari. Art. 2.6 – Rinnovo annuale dell’iscrizione Fermo il carattere permanente del titolo abilitativo conseguito con il superamento dell’esame di abilitazione, entro trenta (30) giorni dalla conclusione di ogni stagione sportiva gli Agenti sportivi che intendano continuare l’esercizio dell’attività per la stagione sportiva successiva, presentano alla C.F.A.S. un'istanza di rinnovo dell'iscrizione al Registro federale. L’istanza, da formalizzarsi su modulo federale dovrà inviarsi a mezzo pec o lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, e dovrà essere accompagnata dalla contabile bancaria comprovante il pagamento dei diritti amministrativi pari ad € 500,00 (cinquecento/00). La C.F.A.S., entro venti (20) giorni dal ricevimento dell’istanza, rilascerà all’Agente apposito certificato di avvenuto rinnovo dell'iscrizione. Ricevuto il certificato di cui al capoverso precedente, l'interessato chiederà al C.O.N.I. il rinnovo dell'iscrizione al Registro nazionale. Art. 2.7 – Cancellazione volontaria dal Registro Federale Fermo l’obbligo di rinnovo di cui all’art. 2.6, l’iscrizione al Registro federale ha carattere permanente. È in ogni caso facoltà dell'Agente sportivo ottenere la cancellazione dal Registro federale. A tal fine, l’Agente sportivo deve: a) presentare istanza alla C.F.A S. mediante pec o lettera raccomandata con ricevuta di ritorno; b) fornire prova che eventuali mandati in corso siano già terminati o già risolti. La cancellazione volontaria ha effetto a far data dalla decisione della C.F.A.S. che sarà comunicata all’interessato. La C.F.A.S. trasmette senza indugio al C.O.N.I. il provvedimento adottato, ai fini di quanto previsto dall’art. 7 del Re-

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golamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi. In ogni caso, venute meno e/o rimosse le cause di cancellazione, l’agente può presentare una nuova domanda di iscrizione. Art. 2.8 – Cause di Cancellazione dal Registro Federale Sono causa di cancellazione dal Registro Federale: a) il venir meno dei requisiti soggettivi di cui all'articolo 2.2 del presente Regolamento; b) la violazione dell'obbligo di aggiornamento di cui all'articolo 3.5 del presente Regolamento; c) la mancata presentazione dell'istanza di rinnovo di cui all'articolo 2.6. del presente Regolamento; d) la sopravvenienza di una causa di incompatibilità prevista dal Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi, che sia stata comunicata dallo stesso C.O.N.I. alla C.F.A.S. La cancellazione ha effetto a far data dalla decisione della C.F.A.S. che sarà comunicata all’interessato. La C.F.A.S. trasmette senza indugio alla Commissione Agenti del C.O.N.I. il provvedimento adottato, ai fini di quanto previsto dall’art. 7 del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I. In ogni caso, venute meno e/o rimosse le cause di cancellazione, l’Agente può presentare una nuova domanda di iscrizione. CAPITOLO 3 PROVA SPECIALE DELL’ESAME DI ABILITAZIONE Art. 3.1 – Domanda di partecipazione alla prova speciale dell’esame di abilitazione Tutte le persone fisiche interessate a partecipare alla prova speciale dell’esame di abilitazione dovranno indirizzare alla C.F.A.S., secondo termini e modalità stabilite con apposito bando da pubblicarsi con Comunicato Ufficiale sul sito internet della F.I.G.C.: a) la domanda di partecipazione; b) la dichiarazione nella quale il candidato attesta di aver preso conoscenza delle norme statutarie e regolamentari del C.O.N.I., della F.I.G.C., della F.I.F.A. e della U.E.F.A.

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e che si impegna a rispettare; c) dichiarazione nella quale attesta di essere in possesso dei requisiti richiesti dall’art. 2.2. del presente Regolamento; d) una fotocopia di un documento di identità in corso di validità recante indicazione della nazionalità del candidato nonché del suo attuale domicilio (es. carta di identità, passaporto); e) contabile bancaria comprovante il pagamento del contributo richiesto per la partecipazione alla prova speciale (secondo l’importo fissato annualmente dalla C.F.A.S. e indicato dal bando). La modulistica necessaria sarà resa disponibile sul sito internet della Federazione Italiana Giuoco Calcio (sezione Agenti Sportivi). Il superamento della prova generale dell’esame di abilitazione è condizione necessaria per sostenere la prova speciale. Art. 3.2 – Prova Speciale per il conseguimento del certificato di iscrizione al Registro Federale Ogni anno sono indette due sessioni d’esame (prove speciali) che dovranno concludersi entro la fine dei mesi di maggio e novembre. Art. 3.3 – Prova Speciale Alla prova speciale è ammesso il candidato che abbia validamente superato la prova generale di cui all’art. 4 DPCM 23.3.2018 svolta presso il C.O.N.I. e che abbia presentato domanda di partecipazione conformemente a quanto previsto dall’art. 3.1. del presente Regolamento. La prova speciale dell’esame di abilitazione consiste in una prova scritta. La prova speciale è organizzata dalla C.F.A.S. che ne stabilisce il programma e la data di svolgimento. Il programma sarà pubblicato unitamente al bando disciplinante lo svolgimento della prova speciale, sul sito ufficiale della F.I.G.C. L’ ammissione alla prova speciale sarà comunicata all’interessato entro i sette (7) giorni anteriori allo svolgimento della prova. Art. 3.4 – Commissione esaminatrice Per la valutazione della prova speciale,

è istituita annualmente una Commissione esaminatrice formata da almeno 3 membri effettivi nominati dal Consiglio Federale. Fra i membri effettivi deve essere nominato un esperto in materie giuridiche selezionato tra docenti universitari, avvocati iscritti all’albo forense da almeno 5 anni e magistrati, che rivestirà il ruolo di Presidente. La composizione della Commissione viene pubblicata sul sito della F.I.G.C. Art. 3.5 – Obbligo di aggiornamento L’Agente Sportivo, ai fini del mantenimento dell'iscrizione al Registro federale, avrà l’obbligo di frequentare corsi di aggiornamento per un minimo di venti (20) ore annuali. Con l’iscrizione, l’Agente sportivo si impegna, quindi, a seguire ed a certificare la frequenza ai “Corsi di formazione e aggiornamento”, organizzati e/o accreditati dalla F.I.G.C. che dovrà anche stabilirne le modalità ed i programmi. La mancata certificazione dell’obbligo di aggiornamento comporterà la cancellazione dal Registro federale. L’obbligo di formazione continua sussiste per il solo fatto dell’iscrizione al Registro federale a prescindere dall’esercizio effettivo dell’attività di Agente sportivo, e perciò anche se questa non sia di fatto svolta o lo sia in maniera marginale, episodica o discontinua. CAPITOLO 4 ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ DI AGENTE SPORTIVO DA PARTE DI CITTADINO DI UNO STATO MEMBRO DELL’UNIONE EUROPEA Art. 4.1 – Cittadini comunitari “abilitati” I cittadini U.E. abilitati in altro Stato membro dell’Unione Europea all’esercizio dell’attività di Agente Sportivo possono chiedere alla C.F.A.S. di essere iscritti all’apposita sezione del Registro federale. Art. 4.2 – Procedura Il richiedente deve indirizzare alla C.F.A.S., a mezzo pec o lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, il modulo all’uopo predisposto e disponibile sul sito internet ufficiale della F.I.G.C. (sezione Agenti Sportivi).


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Il modulo è inderogabilmente accompagnato da: a) fotocopia di documento di identità del richiedente, attestante la sua nazionalità; b) la dichiarazione, che sarà anch’essa disponibile sul sito internet della F.I.G.C. (sezione Agenti Sportivi), nella quale il candidato attesta di aver preso conoscenza delle norme statutarie e regolamentari del C.O.N.I., della F.I.G.C., della F.I.F.A. e della U.E.F.A. e che si impegna a rispettare; c) la dichiarazione con la quale accetta di assoggettarsi volontariamente alla giurisdizione ed ai poteri disciplinari del C.O.N.I.; d) la dichiarazione di essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2.2; e) marca da bollo di € 250,00 (duecentocinquanta); f) dal versamento dei diritti di segreteria pari ad € 500,00 (cinquecento/00) quale contributo per la copertura delle spese inerenti le attività connesse alla tenuta e alla gestione del Registro; g) originale o copia conforme all’originale del titolo abilitativo conseguito presso la Federazione sportiva calcistica del paese di provenienza, nella quale l’attività di Agente sportivo è regolamentata. Tutti i documenti indirizzati alla C.F.A.S. relativi alle formalità di cui al presente capitolo dovranno essere redatti in italiano ovvero, ove redatti in lingua diversa dall’italiano, essere accompagnati dalla traduzione in italiano debitamente asseverata. La C.F.A.S. nel termine di trenta (30) giorni decorrenti dalla data di ricevimento della domanda: a) in caso di domande incomplete o di necessità di chiarimenti, invita a mezzo pec o lettera raccomandata con avviso di ricevimento l’interessato a produrre ogni ulteriore documento; in tal caso, il termine di cui al precedente periodo, decorre nuovamente dal ricevimento da parte della C.F.A.S. dei documenti o chiarimenti richiesti; b) notifica a mezzo pec o lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’interessato il provvedimento di accoglimento o di diniego.

In caso di accoglimento, accertato che il richiedente sia abilitato all’esercizio dell’attività di Agente Sportivo nell’ambito della Federazione sportiva dello Stato di provenienza, la C.F.A.S. provvederà all’iscrizione nella sezione speciale del Registro federale senza necessità per il richiedente di dover sostenere l’esame di abilitazione. Tale annotazione verrà comunicata entro trenta (30) giorni dalla F.I.G.C. al C.O.N.I. che provvederà all’iscrizione del soggetto nell’apposita sezione del Registro Nazionale. Decorsi tre anni dall’iscrizione nella sezione speciale del Registro federale, l’Agente sportivo in regola con tutti gli obblighi previsti dal Regolamento C.O.N.I. degli Agenti Sportivi C.O.N.I. e dal presente Regolamento, ivi compresi gli obblighi di aggiornamento di cui al precedente art. 3.5, che abbia esercitato in Italia l’attività di Agente sportivo ai sensi dell’art. 5 del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I., può richiedere l’iscrizione al Registro federale e a quello del C.O.N.I. senza essere sottoposto a esame di abilitazione. Tale iscrizione verrà comunicata entro trenta (30) giorni dalla F.I.G.C. al C.O.N.I. CAPITOLO 5 L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ DI AGENTE SPORTIVO Art. 5.1 – L’attività Nell’ambito dell’esercizio della sua attività, l’Agente Sportivo iscritto al Registro federale o alla sezione speciale deve rispettare le disposizioni del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi, del presente Regolamento, dello Statuto e dei Regolamenti del C.O.N.I. e della F.I.G.C., gli statuti, i regolamenti, le direttive e le decisioni delle autorità competenti della F.I.F.A. e della U.E.F.A. L’Agente Sportivo deve assicurarsi che il suo nome sia indicato su qualsiasi contratto derivante da un'operazione conclusa con la sua intermediazione. Art. 5.2 – La persona giuridica L'esercizio dell’attività di Agente Sportivo può avvenire anche per il tramite di una persona giuridica avente

sede nel territorio dell’Unione Europea. L’Agente Sportivo iscritto al Registro Federale o alla Sezioni speciale, che intenda esercitare la propria attività per il tramite di una società, deve richiederne l’iscrizione alla C.F.A.S. depositando, esclusivamente per via telematica, il modulo denominato “Dichiarazione delle Persone Giuridiche” disponibile sul sito ufficiale della F.I.G.C., unitamente a copia dell’atto costitutivo e dello statuto della società. Ai fini dell’iscrizione, la società dovrà soddisfare le seguenti condizioni: a) la legale rappresentanza ed i poteri di gestione della società dovranno essere attribuiti all’Agente abilitato ad operare nell’ambito della F.I.G.C.; b) l’oggetto sociale dovrà essere limitato al solo svolgimento delle attività disciplinate dal Regolamento Agenti del C.O.N.I. e dal presente Regolamento e allo svolgimento di eventuali attività connesse o strumentali; c) la maggioranza assoluta del capitale sociale della società dovrà essere detenuta esclusivamente da soci che siano Agenti abilitati ad operare nell’ambito della F.I.G.C.; d) nessuno dei soci deve essere legato da rapporto di coniugio, di parentela o di affinità fino al secondo grado, con soci o con soggetti comunque aventi un’influenza su società di calcio italiane o estere; e) i soci non Agenti dovranno possedere e mantenere i requisiti del precedente articolo 2.2.; f) i soci non devono possedere, in via diretta o mediata, partecipazioni in altre società aventi analogo oggetto; g) i soggetti non abilitati allo svolgimento dell’attività di Agente Sportivo legati a qualunque titolo con la persona giuridica, potranno svolgere esclusivamente funzioni di carattere amministrativo; h) versare i diritti di segreteria pari ad € 500,00 (cinquecento/00) quale contributo per la copertura delle spese inerenti le attività connesse alla tenuta e alla gestione del Registro. Ogni eventuale variazione delle condizioni sopra elencate dovrà essere comunicata alla C.F.A.S. nei venti (20) giorni successivi al suo verificarsi.

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Art. 5.3 – Il contratto di mandato Il contratto di mandato è il contratto stipulato e sottoscritto tra un agente sportivo e una società e/o un calciatore o, con entrambi, che contenga i requisiti minimi previsti dal Regolamento C.O.N.I. degli Agenti sportivi C.O.N.I. e dal presente Regolamento. L’incarico, in forma scritta, in forza del quale l’Agente sportivo mette in relazione le parti interessate per le finalità di cui ai nn. i), ii) e iii) delle Disposizioni Preliminari, è denominato “mandato”. Il “mandato” deve essere accompagnato, a pena di nullità, dal “modello riepilogativo” (executive summary) scaricabile dal sito ufficiale della F.I.G.C. recante indicazione degli elementi essenziali del contratto. Art. 5.4 – Disposizioni generali Salvo quanto previsto nei successivi capoversi del presente articolo, un Agente sportivo può agire solo per conto di una delle parti coinvolte. Ai calciatori ed ai club è vietato avvalersi dell’opera di un soggetto non iscritto al Registro federale o alla sezione speciale, salvo che si tratti di un avvocato regolarmente iscritto nel relativo Albo Professionale, in conformità alla normativa statale e sportiva vigente. In tal caso permangono comunque gli obblighi di deposito di cui al successivo art. 5.7. I calciatori e i club possono sottoscrivere mandati in esclusiva o senza pattuizione di esclusiva. Il mandato non può essere stipulato per una durata superiore a due anni e non potrà essere tacitamente rinnovato. Il mandato dell'Agente sportivo deve contenere, in aggiunta a quanto previsto dall’art. 21, comma 2, del Regolamento C.O.N.I.: a) termini di pagamento del corrispettivo; b) coordinate bancarie per l’effettuazione del pagamento del corrispettivo; c) soggetto tenuto al pagamento del corrispettivo; d) clausole di risoluzione ed eventuali penali. Qualsiasi remunerazione dovuta all’Agente sportivo deve essere corrisposta esclusivamente a mezzo bonifico bancario.

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Le parti contraenti sono libere di integrare il mandato con qualsiasi clausola che ritengano appropriata, nel rispetto della legge e delle disposizioni in vigore. Il mandato concluso tra un Agente sportivo e un calciatore / società di calcio è redatto in tre (3) copie, debitamente firmate dalle parti, una delle quali viene inviata alla C.F.A.S entro venti (20) giorni dalla sottoscrizione, secondo quanto previsto dall’art. 5.7 del presente Regolamento. Nel caso in cui il mandato, o i suoi atti modificativi, siano redatti in una lingua diversa dall’italiano, la copia trasmessa alla C.F.A.S. dovrà essere accompagnata dalla traduzione in italiano debitamente asseverata. Nel caso in cui l’Agente sportivo agisca nell’interesse di più parti (società cedente, calciatore, società cessionaria), egli sarà tenuto a stipulare un Mandato con ciascuna parte interessata. In tal caso l’Agente sportivo deve indicare chiaramente, mediante apposita dichiarazione, in ciascuno dei mandati l’esistenza del conflitto ed ottenere il consenso scritto di tutte le parti interessate prima dell’avvio di qualunque negoziazione. Gli effetti di mandato sottoscritto tra un Club e un Agente Sportivo per il tesseramento di un Calciatore cessano automaticamente qualora quest’ultimo - per qualsiasi motivo - non sia più tesserato con il Club. Art. 5.5 – Disposizioni supplementari specifiche per i calciatori minori Quando a conferire il mandato all'Agente sportivo è un calciatore minore di età, l’incarico dovrà essere sottoscritto anche da coloro che ne hanno la responsabilità genitoriale o la tutela legale. Nessun pagamento, utilità o beneficio di sorta è dovuto all’Agente sportivo in relazione a trasferimenti, sottoscrizione di contratti o tesseramenti di calciatori minori di età. Tale clausola deve essere espressamente menzionata nel mandato. Qualsiasi accordo contrario è nullo e costituisce violazione disciplinare, che sarà segnalata dalla C.F.A.S. al C.O.N.I. Un calciatore minore di età, comunque, non può essere rappresentato da un Agente Sportivo prima del compimento anagrafico del 16° anno di età.

Art 5.6 – Disposizioni specifiche per calciatore dilettante Gli effetti del mandato sottoscritto tra un calciatore non professionista e un Agente sportivo cessano automaticamente qualora entro i sessanta (60) giorni successivi alla sottoscrizione del mandato medesimo, il calciatore non acquisisca lo status di professionista. Altrettanto e nei medesimi termini si verifica nel caso in cui il calciatore perda lo status di professionista. Art. 5.7 – Obblighi di trasmissione L'Agente Sportivo trasmette alla C.F.A.S., in via telematica, entro venti (20) giorni dalla sottoscrizione: a) modulo riepilogativo del mandato (executive summary); b) copia del mandato ricevuto per le finalità di cui ai punti i), ii) e iii) Disposizioni Preliminari unitamente a copia della contabile bancaria comprovante il pagamento dei richiesti diritti amministrativi pari ad € 250,00 (duecentocinquanta/00); c) copia dell’eventuale accordo concluso con un cittadino non comunitario di cui al successivo art. 9.1; d) copia di qualsiasi accordo di modifica del mandato concordata tra le parti ovvero la revoca dello stesso. Il mancato rispetto del termine di cui al precedente capoverso del presente articolo comporta l’inefficacia del mandato o di qualsiasi accordo di modifica o revoca dello stesso. Adempiute le formalità di cui sopra, il mandato diventa efficace dalla data di deposito. L’Agente Sportivo ha l’obbligo di mantenere riservate le informazioni di cui viene a conoscenza nell’espletamento del mandato e di non diffondere notizie comunque relative ai suoi mandati con club o calciatori. Art. 5.8 – Remunerazione dell'agente sportivo Il mandato deve specificare l'ammontare della remunerazione prevista per l’Agente sportivo, che può essere stabilita o in una somma forfettaria ovvero in una percentuale calcolata sul reddito complessivo lordo del calciatore o sui valori della transazione. Nel caso di opzione percentuale, le parti possono fare riferimento ai seguenti


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criteri per la sua determinazione: a) l’ammontare totale della remunerazione dovuta all’Agente sportivo per l’assistenza fornita a un calciatore o a un club per le finalità di cui ai punti i), ii) e iii) Disposizioni Preliminari, non dovrà eccedere il 3% della retribuzione fissa complessiva lorda del calciatore; b) l’ammontare totale del corrispettivo dovuto all’Agente sportivo per l’assistenza fornita ad un club per la finalità di cui al punto ii) Disposizioni Preliminari, non dovrà eccedere il 3% del valore del trasferimento. La retribuzione dell'Agente sportivo dovrà essere corrisposta solo dopo che l'Agente abbia ritualmente trasmesso il mandato alla C.F.A.S. Art. 5.9 – Contratto ai minimi federali Nessun corrispettivo è dovuto all’Agente sportivo da parte di un calciatore o di un club qualora il calciatore sottoscriva un contratto ai minimi federali. CAPITOLO 6 DISPOSIZIONI SPECIFICHE PER CALCIATORI E CLUB Art. 6.1 – Diritti ed obblighi dei calciatori Un calciatore che intenda avvalersi dei servizi di un Agente sportivo deve rivolgersi esclusivamente a soggetto iscritto al Registro federale o alla Sezioni speciale conferendogli l’incarico con le modalità previste dagli articoli 5.3 e 5.4. del presente Regolamento. È dovere del calciatore verificare che l’Agente sportivo sia regolarmente iscritto prima di conferirgli il relativo mandato. Il calciatore è tenuto ad eseguire in buona fede il mandato conferito all’Agente sportivo. Ove un calciatore si sia avvalso dell’opera di un Agente sportivo, deve assicurarsi che il nome dell’Agente sia indicato sul contratto di prestazione sportiva. Il mandato eventualmente sottoscritto in violazione dei doveri di cui ai precedenti capoversi è inefficace e la sua sottoscrizione costituisce violazione disciplinare da parte del calciatore e comporterà la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla

Procura federale. Ove il calciatore non si sia avvalso dell’assistenza di un Agente sportivo, deve esserne fatta espressa menzione nel contratto di prestazione sportiva. Art. 6.2 – Diritti e obblighi delle Società di calcio Ove il club intenda avvalersi dei servizi di un Agente sportivo, deve rivolgersi esclusivamente a soggetto iscritto al Registro federale o alla sua sezione speciale conferendogli l’incarico con le modalità previste dagli articoli 5.3 e 5.4. del presente Regolamento. Il club che intenda concludere un contratto di prestazione sportiva con un calciatore per le finalità di cui ai numeri i), ii), iii) delle Disposizioni Preliminari del presente Regolamento deve trattare unicamente con il suo Agente sportivo, se nominato e risultante dagli atti depositati in C.F.A.S. o di altra Federazione calcistica straniera verificando l’esistenza dell’incarico di cui agli articoli 5.3. e 5.4. del presente Regolamento, ovvero direttamente con il calciatore stesso se sprovvisto di assistenza. Ove una società di calcio si sia avvalsa dell’opera di un Agente sportivo per le finalità di cui ai punti i), ii), iii) delle Disposizioni Preliminari, deve assicurarsi che il nome dell’Agente sportivo sia indicato nel contratto o sul tesseramento. È fatto divieto alle società di calcio corrispondere somme o cedere crediti, anche indirettamente, ad un Agente sportivo relativi a contributi di solidarietà o indennità di formazione eventualmente vantati come previsti dai regolamenti F.I.F.A. o da norme federali. È fatto divieto alle società di calcio e ai loro dirigenti di ricevere a qualsiasi titolo somme o altri compensi da Agenti sportivi. Il mandato eventualmente sottoscritto in violazione dei divieti di cui ai precedenti capoversi è inefficace e la sua sottoscrizione costituisce violazione disciplinare da parte della società e comporterà la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla Procura Federale. Ove la società non si sia avvalsa dell’assistenza di un Agente sportivo, deve esserne fatta espressa menzione nel contratto di prestazione sportiva.

CAPITOLO 7 DIVIETI È fatto divieto offrire, richiedere o accettare, somme di denaro o altra utilità a qualsiasi titolo riconosciute, al fine di ottenere la formalizzazione di un mandato. Il mandato eventualmente sottoscritto in violazione del divieto di cui al precedente comma è inefficace e la sua sottoscrizione costituisce violazione disciplinare da parte della società e/o del tesserato e comporterà la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla Procura federale. In nessun caso la validità di un contratto di prestazione sportiva o il trasferimento di un calciatore tra due società sportive, può essere subordinata alla conclusione o alla validità di un mandato di rappresentanza o all’impegno di una parte contraente di affidare un mandato a un determinato Agente sportivo. CAPITOLO 8 TRASPARENZA Entro il 31 dicembre di ogni anno, Club e Calciatori sono tenuti a comunicare alla C.F.A.S. i corrispettivi erogati ad Agenti sportivi in forza dei mandati sottoscritti. La mancata comunicazione, costituendo violazione disciplinare, comporterà la segnalazione, con contestuale trasmissione degli atti, alla Procura federale, per le determinazioni di sua competenza. Entro il 31 marzo di ogni anno, la F.I.G.C. rende noti i nominativi degli Agenti sportivi che hanno svolto servizi per conto di Calciatori o Club nell’anno precedente e rende altresì noto il dato aggregato relativo alle remunerazioni erogate nell’anno precedente agli Agenti sportivi ed i soggetti che le hanno corrisposte. CAPITOLO 9 CITTADINI NON COMUNITARI Art. 9.1 – Esercizio dell’attività di Agente Sportivo da parte di Cittadini non comunitari L’esercizio dell’attività di Agente sportivo da parte di un cittadino di uno

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Stato che non è membro dell'Unione europea (in prosieguo, il cittadino non comunitario) deve obbligatoriamente avvenire mediante la sottoscrizione di un “accordo” con un Agente sportivo autorizzato ad esercitare l’attività in Italia nell’ambito della F.I.G.C. avente ad oggetto la conclusione, risoluzione o rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica, la conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica ovvero il tesseramento presso la F.I.G.C. Art. 9.2 – Procedura L’”accordo” di cui al precedente articolo 9.1. deve riportare l’anagrafica completa delle parti, l’oggetto del mandato, la durata, l’eventuale clausola di esclusiva, il corrispettivo, il soggetto tenuto al pagamento, le modalità di pagamento e la sottoscrizione delle parti contraenti. L’”accordo” dovrà essere inviato, a mezzo lettera raccomandata con ricevuta A/R, alla C.F.A.S entro venti (20) giorni dalla sua conclusione unitamente a: a) modulo riepilogativo (executive summary); b) copia del mandato di rappresentanza tra il cittadino non comunitario ed il calciatore/club che ha conferito l’incarico; c) copia del documento che autorizza il cittadino non comunitario ad esercitare l'attività di agente sportivo nel territorio del Paese di appartenenza; d) copia della contabile bancaria comprovante il pagamento dei richiesti diritti amministrativi pari a € 250,00 (duecentocinquanta/00). Le parti contraenti sono libere di integrare il suddetto “accordo” con altre clausole ritenute utili, a condizione che siano conformi alle disposizioni legali e regolamentari in vigore. Il predetto “accordo” è redatto in quattro copie, debitamente firmate dall'agente sportivo autorizzato a esercitare sul territorio italiano e il cittadino non comunitario. Le quattro copie sono distribuite come segue: una per l'agente sportivo autorizzato dalla F.I.G.C., una per il cittadino non comunitario, una per il calcia-

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tore/club, una per la C.F.A.S. Nel caso in cui “accordo” di cui sopra sia redatto in una lingua diversa dall’italiano, la copia trasmessa alla C.F.A.S. dovrà essere accompagnata dalla traduzione in italiano debitamente asseverata. DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE Modalità di comunicazione degli atti Ove non diversamente previsto, tutti gli atti di cui al presente Regolamento possono essere trasmessi per via telematica mezzo PEC all’indirizzo che verrà indicato dall’Agente sportivo all’atto dell’iscrizione al Registro federale. Termini Tutti i termini previsti dal presente Regolamento relativamente ad adempimenti cui sono tenuti gli Agenti sportivi sono da considerarsi perentori. Modalità di pagamento a favore della F.I.G.C. Gli Agenti sportivi devono effettuare i pagamenti alla F.I.G.C. esclusivamente tramite bonifico bancario. Ad evidenza dei pagamenti effettuati, l’Agente dovrà fornire alle competenti strutture della F.I.G.C. copia della disposizione bancaria con evidenziazione del Codice di Riferimento Operazione (CRO) ovvero del TRN (Transaction Reference Number). L’Agente sportivo ha l’obbligo di effettuare i bonifici esclusivamente da intermediari bancari del Paese di residenza. Per gli Agenti sportivi residenti fuori da SEPA saranno considerati da F.I.G.C. esclusivamente i pagamenti effettuati in conformità alla vigente normativa antiriciclaggio ex D.lgs. 231/2007 e ss. Le iscrizioni nel registro federale provvisorio di cui al Comunicato Ufficiale della F.I.G.C. n. 80 del 26 giugno 2018, rilasciate nei confronti dei soggetti di cui alle lettere b) e c) del predetto Comunicato Ufficiale cessano di in ogni caso essere efficaci alla data del 30.6.2019. I contratti di rappresentanza sotto-

scritti dai Procuratori sportivi abilitati all’esercizio dell’attività di procuratore sportivo e depositati fino alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, conservano efficacia sino alla loro naturale scadenza e non potranno essere tacitamente rinnovati. Regolamento C.O.N.I. Per quanto non previsto nel presente regolamento trovano applicazione le norme del Regolamento C.O.N.I. degli Agenti Sportivi.


segreteria

di Bianca Maria Mettifogo

Corso per “Segretario Amministrativo”

Una concreta opportunità per il tuo futuro nel calcio È iniziata lo scorso aprile la quinta edizione del Corso per “Segretario Amministrativo”, ideato ed organizzato da AIC grazie alla collaborazione con il Fondo di Accantonamento delle Indennità di Fine Carriera per i Giocatori e gli Allenatori di Calcio e l’AIAC: un’iniziativa che è cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento nel percorso formativo di molti ex calciatori. Il progetto infatti garantisce, oltre alla formazione ed alla preparazione in aula, uno stage retribuito di 10 mesi presso una Società di calcio professionistica. Un’opportunità importante che può aprire la strada ad una conferma lavorativa in un modo conosciuto e nuovo allo stesso tempo, una possibilità di crescita per gli ex calciatori e di nuove e qualificate risorse per le società. C’è chi, infatti, come il Monza, dopo aver accolto in stage un corsista, ha ripetuto la positiva esperienza confermandone un secondo, entrambi inseriti oggi a pieno titolo nell’organigramma nella segreteria organizzativa e nel settore giovanile. L’interesse verso questa opportunità è arrivato da Filippo Antonelli Agomeri, Direttore Sportivo del Monza, ex calciatore che prima di intraprendere la carriera da ds aveva frequentato il Corso organizzato dall’AIC “Ancora in Carriera Manager”. “Il corso fu una guida per capire e scegliere il percorso da seguire e fu molto utile soprattutto per attivare la rete di relazioni e di informazioni che a fine carriera sono fondamentali”, dice Antonelli, che ha poi frequentato il corso per diventare Direttore Sportivo. Andrea Citterio e Fabio Alteri, i due “Segretari Amministrativi” del Monza, hanno saputo “reinventarsi”: il primo dopo varie occupazioni a livello amatoriale - decise di iscriversi all’Università per cercare una nuova prospettiva di carriera, il secondo – dopo aver capito di non essere interessato ad un percorso da “tecnico” – iniziò a lavo-

rare nel settore assicurativo. Entrambi hanno colto al volo l’opportunità di frequentare il Corso e di “rimettersi in gioco” in una nuova dimensione. “Non sapevo cosa aspettarmi da questo percorso di formazione e mi sono confrontato con tanti aspetti del calcio che da calciatore non potevo comprendere. Quando sono arrivato al Monza ero come un bambino al primo giorno di scuola, ero in un mondo che era sempre stato il mio ma che in realtà non conoscevo” - conferma Andrea Citterio, che prosegue: “Ho capito che il futuro va costruito a vent’anni, consapevoli che al dopo ci si deve pensare prima”. Anche Fabio Alteri esterna la sua soddisfazione per il percorso intrapreso: “In questa società sto realizzando un’esperienza davvero significativa. L’AIC, con il Fondo di Fine Carriera e l’AIAC, mi ha permesso di iniziare

un’avventura importante; poi mi sono messo alla prova giocandomi le mie carte. Questa iniziativa mi ha aiutato a restare nel calcio con un profilo del tutto nuovo che sento molto mio”. Il ds Antonelli conclude: “Il corso da segretario amministrativo ha dato una concreta possibilità a due ragazzi che, grazie alla loro umiltà e alla loro disponibilità, sono riusciti a ritagliarsi un ruolo e una conferma nella nostra società. Lo stage è stato molto formativo ed utile a prendere quel tempo necessario per capire come funziona una società di calcio nelle sue mansioni amministrative: un calciatore può capire meglio di tutti cosa vuol dire il rispetto dei ruoli anche se non si parla di ruolo tecnico ma i principi sono gli stessi e nel nostro caso Andrea Citterio e Fabio Alteri hanno saputo cogliere al meglio l’opportunità”. In 7 righe… di Damiano Tommasi

Mensa... na in corpore sano Cosa abbia spinto Antonio Candreva a saldare il conto sospeso presso il comune di Minerbe (VR) per la mensa scolastica di una bambina “vittima” di una burocrazia miope e quasi disumana non è dato sapere e forse non è nemmeno così determinante. Rimane il fatto che dare tonno e crackers al posto della pizza (avuta da tutti i suoi compagni) ad una bambina “colpevole” di avere una famiglia inadempiente non è degno di un Paese civile nell’anno 2019. Onorato di rappresentare una categoria che sfoggia talenti a 360 gradi.

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politicalcio

di Fabio Appetiti

Maria Elena Boschi

“Se non ci occupiamo di politi sarà la politica a occuparsi di Incontrare Maria Elena Boschi ci ha fatto rivivere belle pagine di impegno sociale e istituzionale di questi anni, come ben raccontano le sue parole nell’intervista: la rinascita di San Luca, la maternità delle atlete, la battaglia comune contro la violenza di genere dove come AIC, proprio in questi giorni, abbiamo lanciato la campagna #facciamogliuomini. A lei un grazie sincero, anche per aver voluto rispondere, tra mille impegni, a queste domande de “Il Calciatore”. Da sottolineare anche il suo appello al voto europeo perché “se non ci occupiamo di politica, sarà la politica a occuparsi di noi”. Vero. E l’unico modo per far sentire la propria voce, comunque la si pensi, è recarsi al voto il 26 maggio. Stavolta l’Europa non è solo un posto in Champions, ma il futuro di tutti noi. Sì, #stavoltavoto Cominciamo dai 4 anni in prima fila al governo, insieme prima a Matteo Renzi e poi a Paolo Gentiloni. Mi citi un risultato di cui va orgogliosa e un rimpianto per qualcosa che non è riuscita a fare? “È stato un periodo entusiasmante. Sicuramente impegnativo e pieno di responsabilità ma anche appassionante perché davvero dedicato a cercare di cambiare il nostro Paese. Tra i tanti risultati che siamo riusciti a raggiungere il più importante è stato quello sul piano economico: avevamo trovato un’Italia provata dalla crisi economica, in piena recessione, con un PIL a -1,7% e abbiamo lasciato un Paese in crescita a +1,8%. Essere riusciti con riduzione delle tasse e riforma del mercato del

lavoro a far crescere l’occupazione con oltre 1 milione e 200.000 posti in più è stato sicuramente il traguardo più importante. Certo, resta il rammarico per quello che non siamo riusciti a completare: su lavoro e riduzione delle tasse avremmo voluto fare ancora di più”. Un tema difficile e drammatico di cui si è molto occupata nel suo ultimo anno da ministro: la violenza sulle donne. È riuscita a darsi una risposta sul perché di questa drammatica emergenza nel nostro paese? “Nonostante il lavoro straordinario fatto nella scorsa legislatura in termini di nuove leggi, a cominciare da quella che ha introdotto il femminicidio, e di risorse (oltre 30 milioni l’anno) mai messe prima per il piano anti violenza, molto resta ancora da fare. La vera rivoluzione nel combattere la violenza contro le donne può essere solo culturale: imparare a riconoscere la piena parità e autonomia delle donne. E questo compito spetta in primis a famiglia e scuola, sin da piccoli. Per questo trovo davvero vergognoso leggere di genitori che cercano di giustificare e coprire i propri figli autori della terribile violenza commessa da un gruppo di Casa Pound a Viterbo qualche giorno fa”. Le ricordo una giornata dove con lei ed altri campioni abbiamo incontrato la mamma di Sara Pietrantoni, la ragazza assassinata a Roma dal suo ex. Lo sport può aiutare in questa battaglia culturale?

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“È stata una giornata molto importante che abbiamo fortemente voluto come governo insieme alla mamma di Sara. Penso che ascoltare campioni dello sport come Totti, Peruzzi, Perrotta parlare direttamente ai ragazzi e spiegare loro quanto sia sbagliata ogni forma di violenza sulle donne sia estremamente efficace. Per molti ragazzi, quei campioni dello sport sono modelli anche nella vita e le loro parole contano. E quel giorno, proprio quei grandi campioni trasmisero un messaggio molto semplice ma forte: bisogna imparare a perdere e accettare anche la sconfitta nello sport come nei rapporti di coppia”. Lo sport e il suo valore sociale, soprattutto nei territori più difficili. Un’altra bella pagina che abbiamo condiviso insieme a lei, l'inaugurazione dello stadio di San Luca. Aprile 2017.Una bella storia da raccontare… “Come responsabile delle pari opportunità, decisi di promuovere un progetto per San Luca: costruire in quella


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ica, noi”

cittadina, una delle realtà con la maggior presenza di Ndrangheta, un campo da calcio. Lo sport, sia per i ragazzi che per le ragazze, poteva diventare infatti un’occasione di crescita sana, pulita. Un modo per imparare il valore delle regole, dell’impegno, della fatica e anche del gioco di squadra, cercando di superare stereotipi e divisioni. È stata una scommessa realizzare quel campo, ma ancora di più farlo vivere negli anni successivi. Ebbene a distanza di due anni quel campo è diventato il centro del rilancio di San Luca e la squadra di calcio è riuscita anche a vincere il campionato quest’anno!”. Non solo impegno sociale, ma anche interventi normativi per il nostro mondo. Dal suo tavolo è partita la norma sulla maternità delle atlete, come abbiamo raccontato nel precedente numero del giornale con due calciatrici che ne stanno beneficiando. Un passo importante per lo sport al femminile…

“Con il ministro Lotti abbiamo lavorato molto perché finalmente si riconoscesse un fondo per la maternità per le atlete. Le atlete sono donne che lavorano come altre. Spesso senza grandi sponsor alle spalle, pochi soldi e pochissimi diritti, a cominciare da quello alla maternità. Oggi, finalmente, hanno un fondo dello stato che può sostenerle quando devono sospendere l’attività per la maternità. Per me, è solo l’inizio ma è stato un grande passo avanti rispetto al vuoto di prima”. A proposito di calcio femminile si è da poco concluso un campionato avvincente e quest’anno ci sono anche i Mondiali in Francia. Sta seguendo la crescita di questo sport e, magari , ha nella sua agenda di seguire qualche partita al seguito delle azzurre? “Magari poter seguire qualche partita! Spero proprio di riuscirci. Abbiamo visto un grande calcio al femminile quest’anno e soprattutto una grande partita a Torino tra Juventus e Fiorentina. Per me, il vero successo è stata la straordinaria partecipazione di pubblico fino a quel momento inimmaginabile. Certo, è stato fatto un investimento dalle squadre per far conoscere di più il calcio al femminile, ma la risposta da parte della gente è stata straordinaria e la strada intrapresa è quella giusta. Mando un grande in bocca al lupo e buon lavoro al Mister Bertolini e a tutte le ragazze che tra qualche giorno cominceranno il ritiro Pre-mondiale a Coverciano”. In generale che idea ha del mondo del calcio? Lo segue da tifosa o con maggiore distacco? “Sono sempre stata una tifosa del Milan fin da piccola. Anche se nella mia famiglia era sempre derby: 5 in famiglia e tifosi di 5 squadre diverse! Per fortuna ci ha sempre pensato la Nazionale a metterci tutti d’accordo e a riunirci davanti alla tv per fare il tifo. Poi, qualche

volta, riesco anche ad andare allo stadio e allora è tutta un’altra emozione”. Un calciatore in attività che stima?  “Sono molti. Non solo della mia squadra ovviamente. In questi giorni, però, ci tengo a fare un grande in bocca al lupo ad un grande campione e ad una bella figura dello sport: Iker Casillas. Lo aspettiamo presto di nuovo tra i pali, forte come prima, anche se dai due lati opposti del campo”.   Per chiudere una domanda sull’Europa. AIC e FIFPro (il sindacato internazionale dei calciatori e delle calciatrici) hanno siglato un protocollo con il Parlamento Europeo per promuovere una campagna per la partecipazione al voto del 26 Maggio. Per Maria Elena Boschi perché bisogna andare a votare il 26 Maggio e qual è la sua idea di Europa?  “Penso che a pochi giorni di distanza dal 25 aprile, non si possa fare a meno di ricordare quanto sia importante votare, sempre. Anche per manifestare il proprio dissenso, ma votare. Perché anche se non ci occupiamo di politica la politica si occupa di noi. Il voto per le europee peraltro è particolarmente importante. Si confronteranno due idee: chi l’Europa la vuole distruggere e chi, come noi, la vorrebbe cambiare ma non annientare. Noi vorremmo un’Europa diversa più attenta ai diritti dei giovani, al lavoro, alle sfide della conoscenza e della sostenibilità. Ma abbiamo ancora bisogno di Europa. Noi siamo abituati a vedere calciatori che si spostano dentro l’Europa da una squadra all’altra, andiamo in trasferta solo con la carta di identità, con gli euro in tasca, magari tornando nel Paese dove abbiamo studiato in Erasmus. Nemmeno ci ricordiamo più come era il mondo senza l’Unione Europea. Per questo, per difendere il sogno europeo, abbiamo un solo strumento: il nostro voto il 26 maggio”.

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primo piano

di Stefano Ghisleni

Un progetto AIC Onlus, AVSI e CDO Sport

#Goal4Uganda: per riscoprire il proprio valore Dal 31 marzo al 6 aprile siamo stati in Uganda. Personalmente, non era la prima volta che mi recavo in Africa: ero già stato in Sudan e in Senegal. Questa esperienza, però, è stata molto più coinvolgente, è entrata fortissima dentro di noi, negli occhi, nella pelle, nel cuore, nell’animo. Il progetto è partito da una richiesta del calciatore Luca Rossettini, attualmente al Chievo, che si è rivolto all’Associazione Italiana Calciatori per trovare i fondi necessari a sistemare campo, tribuna e spogliatoi presenti nella scuola “High School Luigi Giussani” di Kampala. L’AIC ha subito accettato la proposta di Luca. È nato così il progetto #GOAL4UGANDA. L’AIC, la ong AVSI e CDO Sport si sono uniti in un progetto finalizzato ad utilizzare il calcio e, in particolare, il Modello Formativo AIC, per sostenere il modello educativo adottato nella scuola “Luigi Giussani” che è in contrasto con il sistema vigente nel contesto scolastico ugandese (dove “si insegna con il bastone”). Tra i diversi “quarters” che compongono Kireka, uno dei quartieri più poveri di Kampala, c’è Acholi Land che accolse la tribù degli acholi in fuga da Kony durante la guerra civile. È in questo luogo che nel 2005 è nata la “Luigi Giussani High School”: la scuola è stata voluta da un gruppo di donne sopravvissute a violenze inaudite. Queste donne hanno voluto che la scuola fosse “bella” perché il primo diritto che è stato tolto a quei bambini e che bisogna restituire loro è la bellezza. Queste donne incontrarono Rose Busingye, infermiera specializzata e consacrata a Dio. Rose pensava che queste donne volessero costruire un ospedale; la richiesta, il desiderio, invece, era di costruire una scuola dove poter mandare i propri figli a studiare. Per ottenere parte dei fondi necessari, queste donne cominciarono a spaccare (con un bastone in cima al quale

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avevano messo un grosso bullone) e a vendere le pietre di una cava presente nello slum e a realizzare e vendere collane e braccialetti di perle di carta. Rose è stata fondamentale per queste donne, molte delle quali sieropositive: loro avevano perso la speranza, avevano perso il desiderio di vivere. Rose ha fatto capire ad ognuna di loro che ha valore, che è importante, che è amata; riscoprire il proprio valore ha permesso di scoprire il valore dell’altro. Ora, queste donne, vittime e sopravvissute a violenze di ogni genere, ballano, cantano, giocano. Sono un esempio di gioia, di speranza, di forza. Sono un esempio per tutti noi. Rose afferma che anche i progetti che vengono proposti in Africa, in Uganda, spesso non funzionano perché chi li propone pensa al progetto e non pensa alle persone a cui è rivolto il progetto. Noi non abbiamo mai vissuto il progetto come un foglio di carta in cui c’era scritto “cosa fare”, “quando”… lo abbiamo vissuto come incontro, gli innumerevoli incontri, con le persone. Il progetto è stato veramente un percorso, un viaggio. Per Rose, all’Africa manca ciò che manca a tutti: “un significato per la vita”. Rose afferma che è l’educazione la chiave di tutto. Infatti, la “High School” (con il coordinatore degli insegnanti Matteo, cremasco, consacrato) e la “Primary School” (con Andrea, bergamasco, consacrato) sono un’eccellenza nel contesto scolastico ugandese. Nella scuola “Luigi Giussani”, il modello formativo mette veramente al centro il bambino, la bambina, il ragazzo, la ragazza. Agli insegnanti, durante il colloquio di selezione, viene detto che non possono picchiare e molti si chiedono come sia possibile insegnare senza poter utilizzare il bastone. La High School Luigi Giussani è la casa degli studenti. Ed è qui che ci inseriamo noi, lo staff formativo AIC, composto da ex calcia-

tori: Simone Berardi, Mennato Canelli, Francesco Mortelliti, Maurizio Pertusi. Ci è stato chiesto di presentare il nostro “Modello Formativo” e di integrarlo nel programma formativo della scuola. All’inizio, eravamo un po' preoccupati: siamo partiti dall’Italia con la convinzione che il pallone avrebbe sicuramente consentito a studenti e studentesse di giocare, divertirsi, imparare e insegnare; ma cosa avrebbe significato inserirsi nel programma didattico della scuola e nel percorso formativo seguito dagli insegnanti? È stato bellissimo. Abbiamo svolto allenamento agli studenti e alle studentesse di quattro classi e proposto momenti formativi agli insegnanti. È successo qualcosa di straordinario; sembrava che conoscessimo da sempre questi studenti/queste studentesse e che avessimo sempre condiviso l’attività formativa con gli insegnanti. Dopo il primo incontro in cui Matteo Severgnini, head teachers della High School, ci ha descritto la scuola come la casa dei suoi studenti, abbiamo deciso di cambiare il programma che avevamo


primo piano

foto di Mattia Marzorati

hanno iniziato a riconoscersi come persone con un valore infinito, hanno anche iniziato ad assumere i farmaci e a combattere la malattia. Tornati a casa ci è rimasta dentro l’infinita forza di queste donne. L’amore per la vita, per se stesse e per gli altri che ci hanno insegnato Rose e le “sue” donne.

stabilito. Nel primo incontro con gli insegnanti abbiamo così presentato la nostra casa: “House of child who plays football”. Quante analogie con quanto avevamo sentito da Rose e da Matteo. Rose dice che dobbiamo partire dal nostro valore, dobbiamo riscoprire il nostro valore, dobbiamo amarci e questo ci porterà ad amare l’altro, ad avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita, della malattia, della sofferenza, della povertà, della morte. Per questo motivo le “donne di Rose” ballano, cantano, giocano…anche a calcio. Perché hanno riscoperto il proprio valore. Agli allenatori diciamo sempre che bisogna partire dal proprio “modo di essere”. Le fondamenta della “Casa del bambino/della bambina che gioca a calcio” sono rappresentate dal “modo di essere”. Chi siamo, cosa desideriamo, cosa proviamo… Dobbiamo conoscerci, “conosci te stesso”; bisogna prendersi cura di sé per poi potersi prendere cura dell’altro. La “cura” non è solamente riferita al curare la malattia, ma quando le “donne di Rose”

Un altro incontro meraviglioso è stato quello con gli studenti e le studentesse. Abbiamo proposto allenamenti a ragazzi e ragazze; alcuni – pochissimi, sei o sette su cento – avevano le scarpe da calcio, alcuni giocavano scalzi, alcune ragazze giocavano con le “ballerine”… Gli studenti e le studentesse si sono messi a disposizione, hanno giocato sempre con il sorriso; è stato bellissimo stare con loro, ci siamo abbracciati, abbiamo festeggiato. “We want to celebrate!”. E, a volte, ci siamo dimenticati che molti di questi ragazzi e di queste ragazze abitano nella slum, nella baraccopoli; abitano in case costruite con il legno, con il fango e, solo in alcuni casi, con i mattoni. C’è la fogna a cielo aperto, ci sono condizioni di vita che noi considereremmo inaccettabili. Le persone, però, vivono in queste case con grande dignità, con il

sorriso e sono felici di ospitarci, di condividere con noi il loro tempo (che a noi sembra infinito) e il loro spazio (che a noi sembra infinitamente piccolo). Gli studenti che vivono nella slum arrivano a scuola con i vestiti pulitissimi, con i calzini e la camicia bianchissimi e allora, stupidamente, ci chiediamo come facciano, come sia possibile. Sembra un miracolo e, invece, è la normalità. Sentiamo ancora ora le voci, i profumi, i suoni, i canti, i tamburi…sentiamo gli abbracci, vediamo i loro occhi, i sorrisi, anche questi bianchissimi, luminosi, splendenti, bellissimi…una vera magia. Una vera e attraente luce. Con gli studenti e le studentesse abbiamo proposto il “metodo di allenamento” che adottiamo in tutte le “scuole calcio che collaborano con AIC” in Italia. Abbiamo scelto l’obiettivo tecnico di ogni giorno, abbiamo proposto un gioco iniziale, la fase analitica, la fase situazionale, il gioco a tema e la partita finale. Il pallone ci ha aiutato, ha reso tutto più facile. Come sempre succede quando giochiamo con i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze. Qualcuno ci ha detto che abbiamo realizzato “qualcosa di stra-

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primo piano

ordinario”: noi siamo convinti di non aver fatto nulla di diverso da quello che facciamo sempre. Straordinari sono stati gli studenti e le studentesse che abbiamo incontrato e che ci hanno accolto in aula e sul campo. Un altro incontro è stato quello con gli insegnanti. Prima di partire, in un confronto con le altre componenti coinvolte nel progetto, ci venne detto che il nostro compito sarebbe stato, oltre a svolgere allenamento con gli studenti e le studentesse, quello di fare formazione agli insegnanti della “High School” e della “Primary School”. Abbiamo incontrato persone veramente motivate, desiderose di conoscere il nostro modello formativo. Persone competenti, profonde, che desiderano mettere al centro i ragazzi e le ragazze. Questa esperienza ci ha confermato che i ragazzi, per esprimersi, per esprimere i loro talenti, le loro potenzialità, devono essere inseriti in un contesto facilitante. Così dovrebbe essere anche nei nostri settori giovanili. Negli incontri in aula, siamo partiti dalle fon-

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damenta: il “modo di essere”. Su questo si deve costruire la nostra casa. I muri sono costituiti da: l’aspetto tecnico (insegniamo calcio), le Life Skills dell’OMS, l’intelligenza emotiva e la relazione pedagogica. Abbiamo condiviso il nostro modello con insegnanti di una scuola a Kampala, in Uganda. Abbiamo detto ad insegnanti inseriti in un contesto educativo che utilizza il bastone per insegnare che dobbiamo “capovolgere” la nostra valutazione:

non dobbiamo più valutare rigidamente un ragazzo/una ragazza (in base alla sua “prestazione”) – come avviene normalmente nel contesto calcistico italiano (“quel giocatore – bambino di 10 anni – è scarso”; “quello non migliora”; “quello non ce la fa”; ecc.) – ma valutare cosa noi insegnanti/allenatori abbiamo fatto (pensiamo di aver fatto) per: aiutare il ragazzo/la ragazza a raggiungere l’obiettivo tecnico (l’obiettivo didattico a scuola), sviluppare ognuna delle dieci life skills e sviluppare intelligenza emotiva. Nel contesto calcistico giovanile in Italia, generalmente, gli allenatori, i responsabili selezionano (anche precocemente) i bambini per poi dire, anche dopo due mesi, che sono inadeguati, che non migliorano nonostante la qualità degli allenamenti proposti. Si dovrebbe arrivare ad una valutazione differente: cosa ho fatto io per aiutare il bambino a esprimere i propri talenti, le proprie potenzialità? Dobbiamo mettere veramente al centro il bambino! Questo è il modello che abbiamo condiviso con gli insegnanti ugandesi; ed è quanto proponiamo in Italia attraverso l’attività del Dipartimento Junior e la continua condivisione con gli ex calciatori (e con i loro collaboratori) che lavorano in società dilettantistiche.


dilettanti

di Claudio Sottile

Chamberlain Sidibe, dalla guerra al nostro calcio

Dopo l’avventura passa la paura L’Africa è lontana, vista dalla lunetta dell’area di rigore. Prendiamo in prestito alcune parole del cantautore Sergio Endrigo, adattandole a Chamberlain Sidibe, esterno d’attacco con gli occhi e i piedi buoni, e la voce sfumata di adolescenza e francese. “Leone” lo chiamano i tifosi del Troina, società del girone I di Serie D che gli ha dato un’occasione nel nostro calcio. Dal sud del mondo a quello d’Italia: dalla Costa D’Avorio alla provincia di Enna, un tragitto lungo infinite onde. “Mi fa male parlarne, ma ci provo. Sono partito nel 2011 dalla Costa d’Avorio, c’era la guerra che mi aveva già privato di mio papà, ero piccolo. Sono andato via e sono finito in Mali, dove scoppiò un altro conflitto. Poi in Algeria, dopo in Libia, da lì fino in Italia, sono sbarcato il 28 settembre 2017. Il mio viaggio è durato sei anni, ho spesso convissuto con la paura, mi ha aiutato la fede, sono musulmano. Manco dalla mia casa da 8 anni, non sono più tornato. Ho la mamma e una sorella, che sono in Costa d’Avorio. Con mia sorella comunico telefonicamente”. Il tuo sogno era arrivare da noi? “No, io non volevo mica venire in Italia. Mi hanno fatto salire sulla barca con la forza. In Algeria c’è intolleranza verso le persone di colore, quindi finii in Libia, dove se non vuoi imbarcarti ti trattano con violenza”. Hai sempre giocato a calcio? “In Costa d’Avorio ho frequentato un po’ una piccola scuola calcio, sulle orme di Yaya Touré e Didier Drogba, i miei idoli, anche se io ho un ruolo diverso dal loro. In Mali, in Algeria e in Libia non ho mai giocato. Non pensavo di diventare davvero un calciatore, mi sarebbe piaciuto lavorare nel commercio di automobili, le amo. Non ho ancora la patente, ma il prossimo anno penso di iscrivermi a una scuola guida”.

Da questa stagione vesti la maglia del Troina. “Arrivato in Italia, m’indirizzarono in una struttura a Giarre. C’era un campo, a pochi passi da noi. Non avevamo granché da fare, quindi andavamo a giocare. Lì mi ha notato il signor Leanza, che collabora con il Troina, mi sono emozionato quando mi hanno comunicato che sarei diventato un vero calciatore”. Come ti trovi in questa squadra? “Giocare a Troina è bello. Imparo tante cose, dal mister e dai compagni. Amo la Sicilia. Ho una fidanzata italiana. Il mio sogno è andare ancora avanti, in una grande squadra. Ho delle proposte per il prossimo anno, non so se rimarrò al Troina, a queste cose pensa il mio procuratore, è tutto nelle sue mani. Sono tifoso del Milan, è una squadra con grinta. Lo ammiravo quando ero in Africa e anche ora che sono qui. In Europa invece mi piace il Barcellona”.

ciuto. È andato tutto bene. Mi sono emozionato, è stata una bella esperienza. Bilancio positivo”. Hai assaggiato il calcio che conta anche al San Nicola, quando hai affrontato il Bari in campionato. “Ho provato molta emozione nello scendere in campo al San Nicola. Sarebbe bello giocare nel Bari in Serie C, hanno conquistato la promozione proprio in casa nostra. Il mio sogno è stare in Serie A, quindi toccare da vicino uno stadio grande come il San Nicola mi ha fatto piacere. Magari tra due o tre anni potrò giocare in tanti altri stadi importanti, come quello della Juventus o del Milan”.

A proposito di Milan. Che cosa pensi dei recenti atti di razzismo che hanno coinvolto Tiemoué Bakayoko? “Non va bene così. Non è solo per Bakayoko. È già successo a Samuel Eto’o quando giocava in Italia. Non è buono per noi giocatori. Neri o bianchi siamo tutti uguali. Non so perché certe persone facciano certe cose. A me non è mai successo di essere protagonista di episodi di razzismo”. L’Italia è un Paese razzista? “Secondo me, no. Ci sono i razzisti, ma come ci sono in Africa o in Francia. Purtroppo è uguale in tutto il mondo. I razzisti sono dappertutto. Come ho detto prima, anche in Algeria”. Sei stato recentemente convocato nella rappresentativa di Serie D al Torneo di Viareggio, un traguardo prestigioso. “Ho imparato tante cose lì, mi è pia-

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calcio e legge

di Stefano Sartori

Questo mese parliamo di…

Fuori rosa/mobbing: l’importanza delle prove a sup La delibera del Collegio Arbitrale Lega Serie C/AIC di cui al CU n° 18/24.01.2019 deve costituire un monito per tutti i calciatori messi fuori rosa o soggetti a mobbing. Nel caso di specie il ricorrente, calciatore del Catania Calcio, sosteneva che a causa del proprio rifiuto a rinnovare e prolungare il contratto era stato escluso dalla presentazione ufficiale della prima squadra e in seguito non aveva avuto la possibilità di allenarsi con il resto dei suoi compagni, essendo costretto ad allenarsi da solo, con lavoro esclusivamente atletico e di potenziamento, per lo più da svolgersi in palestra o in spiaggia. In ragione di quanto sostenuto, chiedeva che la società fosse condannata al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno pari al 100% del suo compenso annuo lordo fisso o ad un importo comunque non inferiore al 20% del suddetto compenso. La società ovviamente contro-deduceva ma, al di là di quanto esposto dal club, va rimarcato il fatto che, seppure a maggioranza e quindi con il dissenso dell’arbitro nominato dal calciatore, il ricorso è stato respinto. Il CA ha evidenziato una serie di fatti dai quali si può ipotizzare che il calciatore non abbia convenientemente provato le discriminazioni subite: – tra i diritti di cui all’art. 10 e 16 dell’Accordo Collettivo Lega Pro/ AIC non vi è quello di giocare ma bensì quello di essere fatto allenare; – il comportamento del club diviene illegittimo e dunque sanzionabile solo se al calciatore non vengano messe a disposizione attrezzature idonee alla preparazione e un ambiente consono alla sua dignità professionale o se venga escluso dagli allenamenti per motivi non strettamente connessi alla prestazione sportiva; – le prove testimoniali e/o video devono essere chiare ed evidenziare che il calciatore ha subito un trat-

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tamento differenziato e discriminatorio da parte della società per cui è tesserato. Purtroppo, nel caso in oggetto tutto ciò non è avvenuto, in quanto per il Collegio “all'esito delle prove testimoniali è risultato provato che il calciatore aveva ed ha la possibilità di allenarsi e prepararsi con il resto dei suoi compagni di squadra, non venendone illegittimamente escluso, e che alcun trattamento differenziato (quale quello che si sarebbe potuto configurare ove il calciatore fosse stato costretto ad un allenamento con un allenatore diverso o senza allenatore, oppure in allenamenti in luoghi od ore diverse, oppure all'allontanamento dall'allenamento stesso) è stato posto in essere dalla società”. E in effetti, pare un po’ difficile sostenere il contrario: i due testimoni in favore del calciatore, rispettivamente un compagno della categoria Berretti e lo zio del calciatore medesimo, non hanno aggiunto nulla, anzi; affermazioni vaghe e di seconda mano (“mi risulta”, “per quanto mi risulta”, “mi è stato anche riferito”) non hanno certo corroborato la tesi del calciatore. Poca o nulla valenza probatoria hanno avuto articoli di giornale, video di conferenza stampa e files audio registrati: gli articoli di giornale sono copia di pagine di siti web e secondo costante giurisprudenza “(…) le informazioni tratte da una rete telematica sono per natura volatili e suscettibili di continua trasformazione e, a prescindere dalie ritualità della produzione, va esclusa la qualità di documento in una copia su supporto cartaceo che non risulti essere stata raccolta con garanzie di rispondenza all'originale e di riferibilità a un ben individuato momento” (Corte di Cassazione, Sezione lavoro, 16.02.2004 n. 2912). Anche le immagini fotografiche non sono state idonee a supportare le tesi del calciatore, e le contestazioni effettuate dal Catania hanno purtroppo giustamente evidenziato che "le immagini

fotografiche prodotte che qui si contestano che ritraggono uno spogliatoio ed un calciatore che corre in spiaggia, oltre alla mancanza di qualsiasi riferimento temporale, ben possono riferirsi ad una partita di beach soccer (per esempio) a cui ha partecipato volontariamente” il calciatore. Infine, i video conferenza stampa e files audio sono stati disconosciuti dalla società e gli articoli di giornale e i files video, pur evidenziando l’esistenza di contrasti tra la società ed il calciatore, non sono tuttavia tali da provare la sussistenza di un comportamento gravemente inadempiente e/o in violazione degli obblighi contrattuali. La conseguenza è che il Collegio non ha avuto altra scelta, nonostante l’encomiabile ma vano dissenso espresso dall’arbitro nominato dal calciatore, che ritenere non adeguatamente provato che la società “abbia tenuto per molto tempo un comportamento ritorsivo, di inadempimento e violazione


calcio e legge

pporto

Dati della Fifa

Il mercato globale dei trasferimenti internazionali 2018 Il 30 gennaio u.s. la FIFA ha reso noto i dati che riguardano valori e numeri dei trasferimenti internazionali nel 2018. In breve, i punti chiave più significativi. • Le società hanno speso la nuova cifra record di 7,03 miliardi di dollari (USD), il 10,3% in più rispetto al 2017 • È stato stabilito un nuovo record con 16.533 trasferimenti internazionali, il 5,6% in più rispetto al 2017, che hanno coinvolto 14.186 giocatori di 175 diverse nazionalità • 31 club hanno contribuito, da soli, per più di 50 milioni di dollari ciascuno, il che significa che insieme hanno rappresentato oltre la metà dei 7.03 miliardi USD dollari spesi globalmente • Il 78,2% dell'intera spesa mondiale è avvenuto tra club europei • La Francia ha il saldo netto positivo più

rilevante con + 467,2 milioni USD, l'Inghilterra quello negativo maggiore con -1.05 miliardi USD • L'Arabia Saudita è salita al 7° posto nella classifica delle nazioni con i club che hanno speso di più, con un importo di 173,9 milioni USD 2018 Per quanto riguarda il calcio femminile: • Sono stati perfezionati 696 trasferimenti internazionali, riferiti a club di 74 diverse federazioni nazionali • I trasferimenti hanno riguardato 614 calciatrici di 72 nazionalità diverse • La spesa globale è stata pari a 0,6 milioni di USD, a dimostrazione del fatto che il “mercato” costituito dai trasferimenti di calciatrici è ancora alle sue fasi iniziali • Il 25% dei trasferimenti ha coinvolto calciatrici degli USA, di gran lunga la nazionalità più rappresentata.

agli obblighi contrattuali assunti e nel contempo gravemente illegittimo, che è necessario affinché si abbia diritto alla risoluzione contrattuale”. Il ricorso del calciatore è stato quindi inevitabilmente respinto. La morale che si può trarre da questo esito sfortunato è che i ricorsi in tema di reintegrazione devono necessariamente essere supportati da prove incontrovertibili e direttamente connesse – tempo, luogo, modalità, ecc. – ai fatti che si intende dimostrare. In conclusione: testimoni poco affidabili ed autori di dichiarazioni generiche, quasi da non informati direttamente dei fatti; articoli di siti web poco probanti; file audio disconosciuti; immagini fotografiche a-contestuali e non circostanziate; file video “deboli” dal punto di vista probatorio, rappresentano un elenco di tutto ciò che è meglio non fare/produrre a supporto di una richiesta ex art. 10 e 16 AC.

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secondo tempo

di Claudio Sottile

La nuova vita dell’ex centrocampista

Massimo Donati, che Fiko In tanti ad arrovellarsi sul segreto del nuovo grande Ajax, macchina apparentemente inarrestabile. Sarà il pressing, l’intercambiabilità dei ruoli, oppure la visione totale del gioco di mister Erik ten Hag? Niente di tutto questo. È il banchettare da Fiko, ristorante italiano di Amsterdam. Ce lo racconta Massimo Donati, che ne è mente e proprietario. “Hanno i risultati perché vengono a mangiare spesso da noi (sorride, ndr). Ad esempio, Donny van de Beek era venuto due giorni prima di segnare alla Juventus a Torino. Daley Blind è un altro habitué. Ci fa visita anche un

Possono realmente vincere la Coppa dalle grandi orecchie? “È difficile dirlo, sicuramente quando hai una squadra giovane, che corre, spensierata, non hai nulla da perdere. Hanno buttato fuori Real Madrid e Juve, niente è impossibile”.

circa, abbiamo aperto un altro ristorante con lo stesso nome, ma con un concept diverso, è più un fast food, dove mangiare panini o pizze, abbiamo coinvolto altre sei-sette persone, tra cui Caetano Calil, Samuele Dalla Bona e Alessandro Marotta, hanno investito anche loro. La qualità resta sempre alta. Il primo è situato a cinque minuti a piedi dal centro, il secondo invece è al De Pijp, in zona centrale. Il menu è italiano, spiccano però i cibi pugliesi.Bari, ma in generale la Puglia, ha una grande cultura culinaria. Il 70% dei nostri prodotti arriva da lì. I sapori e i profumi mediterranei conquistano chiunque”.

E tu come sei passato dal campo da gioco a quello della ristorazione? “Tutto è nato parlando con Adriano, un mio amico di Bari. Avevamo l’idea di aprire qualcosa in giro per l’Europa. A Bari ci sono cibi caratteristici come la burrata, la salsiccia arrotolata e tanto altro. Giocavo lì in quel periodo, il mio amico voleva iniziaIl compagno più forte è stato re quest’attività. Ha Ci lavorano nostri connazionali? iniziato a girovagare “Il personale in cucina è praticamente Paolo Maldini: un monumento. per l’Europa e, dopo tutto italiano, mentre i camerieri e le vari giri, la scelta è altre figure che devono girare nel loex Lanciere: Justin Kluivert, ora alla ricaduta su Amsterdam. Ha fatto sei cale e parlare inglese e olandese è più Roma. L’Ajax è giustamente sulla bocmesi lì per capire come funzionasse la facile sceglierli del posto”. ca di tutti, ha tanti giovani che vanno a città e nel giugno 2017 abbiamo deciso mille all’ora, giocano un calcio fantadi aprire. Oltre a me e lui, abbiamo coinTu sai cucinare? stico bello da vedere. Bisogna elogiarli volto Martino Borghese, del quale sono “Se devo fare cose base sì, piatti come apprezzarli per ciò che stanno facenanche testimone di nozze, e Marco Celplicati no. Se si parla di sopravvivere do vedere a tutta l’Europa”. lini. Ecco com’è nato Fiko. Quello che so farlo molto bene. Per le specialità si è occupato di tutto è il mio amico di non ci siamo proprio”. Bari, perché noi eravamo tutti in attività. Devo riconoscere che lo abbiamo fatto Noti analogie tra la carriera da calciamolto bello, è esploso, sta andando betore e quella imprenditoriale? nissimo. Abbiamo clienti molto impor“Quando giocavo, facevo allenamentanti, come il pilota Lewis Hamilton o il to, tornavo a casa e finiva tutto, idem deejay Martin Garrix, vengono tantissiil giorno della partita, al fischio finale mi personaggi noti, è diventato un punto tutto chiuso. Quando parli di ristorante di ritrovo, dove si mangia molto bene, alo di altre attività, sei coinvolto tutto il trimenti la gente non tornerebbe. Abbiagiorno e tutti i giorni. Devi pensare ai mo puntato tanto sulla qualità, perché dettagli da sistemare. Nel personale vogliamo che la gente esca soddisfatta. abbiamo venti persone con teste diverLewis Hamilton ha preso il nostro ristorante Vivo in Scozia e vorrei allenare come portafortuna. È spesso ad Amsterdam una prima squadra. perché Tommy Hilfiger, anche lui passato dal nostro locale, è se, ogni giorno c’è una situazione nuova il suo sponsor personale. Hilfiger ha il da fronteggiare. Però le risolve Adriano quartier generale lì, perciò Hamilton il mio socio, che le vive day by day, io viene a mangiare spesso da noi e il gran vado qualche volta ad Amsterdam, perpremio successivo lo vince. Da sei mesi ché vivo ad Hamilton, a venti minuti da

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secondo tempo

Glasgow, non sono sempre in Olanda. Controllo un po’ più da lontano e magari dò qualche dritta quando serve”. Nel tuo curriculum da calciatore ci sono Atalanta e Milan, pensi che per il quarto posto in campionato sarà una volata tra loro due? “Io spero sinceramente che se lo giochino loro due. Sono legato a entrambe le società, ma ho un piccolo favoritismo per l’Atalanta, sono cresciuto lì, sono tifoso. Sarebbe bello per un anno vedere la Dea in Champions, lo meriterebbero per il calcio che giocano e per i ragazzi bravi che hanno in squadra. Sarebbe un bel vedere, non al pari dell’Ajax, ma siamo sulla buona strada”. Un altro pezzo importante della tua vita è legato ai colori del Bari. Che idea ti sei fatto del nuovo corso biancorosso? “Ho seguito l’annata da lontano, ma ritengo che De Laurentiis abbia le idee chiare su quello che vuole fare. Non si vince al primo anno senza avere chiarezza. Sono stati bravi, vincere non è mai facile, ci sono riusciti, De Laurentiis ha la solidità economica e la volontà di portare Bari, che è una piazza importantissima con un seguito pazzesco di tifosi, in alto. Questa proprietà è fatta dalle persone giuste perché questo accada”. Il capitano dei Galletti è un certo Ciccio Brienza, tuo compagno ai tempi di Palermo… “È pazzesco, ce la fa ancora a correre. È vero che gioca in un ruolo dove può prendersi delle pause e la sua partita vive di fiammate, però ha pur sempre quarant’anni. Se pensassi io, che ne ho trentotto, di rimettermi a fare una partita seria… sarebbero guai, non esiste proprio. Sono logorato dagli anni di corsa, non ce la farei a tenere certi ritmi. Franco ha un’intelligenza tecnica, tattica e fisica sopra la norma. È bello vederlo battagliare sui campi”. Non ti capita proprio più di mettere gli scarpini? “Faccio qualche partita con gli amici, adesso sono nella squadra dell’Hamilton over 35, vado a divertirmi, non ci sono allenamenti. Gioco un’oretta e

Massimo Donati è nato a San Vito al Tagliamento il 26 marzo 1981. Dopo aver fatto tutta la trafila nei settori giovanili del Sedegliano, dell’Ancona Udine e del Donatello Calcio (Udine) viene acquisito dall’Atalanta e, con Bortolo Mutti allenatore, esordisce nel campionato di Serie B nella stagione 1999-2000 e contribuisce alla promozione in Serie A degli orobici. Nel campionato successivo esordisce in Serie A e nell’estate del 2001 viene acquistato dal Milan. Veste quindi le maglie di Parma,Torino, Sampdoria, Messina, torna all'Atalanta, nel giugno 2007 passa a titolo definitivo alla società scozzese del Celtic, in Scottish Premier League.Torna in Italia nel 2009, al Bari, quindi gioca a Palermo,Verona (sponda Hellas), ancora Bari, quindi nel luglio 2016 firma un contratto con l'Hamilton Academical tornando così dopo sette anni nella Premier League scozzese. Si ritira dal calcio giocato nel 2018 e assume il ruolo di allenatore della giovanile dell'Hamilton Academical, ma ppena un mese dopo aver deciso di ritirarsi dal calcio giocato torna sui propri passi siglando un contratto fino al termine della stagione con il St. Mirren, sua ultima squadra, club scozzese di Scottish Championship. Ha vestito le maglie azzurre di Under 16, 18, 20 e 21. Da quest’anno è opinionista e commentatore tecnico per la piattaforma web DAZN. poi basta. Mi sto divertendo col tennis, gioco quasi tutti i giorni, m’è sempre piaciuto, mi sfogo così”. E quindi, ora che non battagli più sui campi, che vuoi fare da grande? “Ho allenato nel settore giovanile dell’Hamilton per due anni, poi ho staccato, voglio iniziare a fare l’allenatore di una prima squadra. Vivo in Scozia perché spero di iniziare da qui, ho preso i patentini, spero che a giugno arrivi l’opportunità giusta. Vediamo e speriamo. Questo è quello che voglio fare”. In Scozia hai vissuto l’anno più soddisfacente della tua storia. “Vero, il primo al Celtic. Ho vinto il campionato e ho giocato in Champions, segnando un gol decisivo per la qualificazione agli ottavi di finale, quell’annata è stata indimenticabile per me. Forse per quello sono tornato anni dopo in Scozia, per il modo di vedere il calcio e per

il tipo di vita, che mi tengono legato a questa nazione e a questa terra”. Il compagno più forte? “Maldini, di solito a queste domande si risponde con il nome di un attaccante, per me invece è stato Paolo. Un esempio di professionalità, intelligenza, forza fisica e bravura. Aveva tutto. È un monumento”. Se tu fossi un piatto servito nel tuo ristorante? “Sarei la pizza al carbone. A vederla non sembra buonissima, invece quando l’assaggi è buona buona, da andare fuori di testa”. C’è una persona, non per forza uno sportivo, che sogni di vedere nel tuo locale? “Ho avuto Marco van Basten ed è stata una grande gioia. Però mi piacerebbe ospitare Will Smith”.

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femminile

di Vanni Zagnoli

È stato…

Un anno al femminile È stato il miglior campionato del calcio femminile, con lo scudetto bis della Juventus, all’ultima giornata. Cinquantasei punti per le bianconere, uno in più della Fiorentina, vincitrice della Supercoppa. Bene anche il Milan, con 51 punti, poi la Roma, il Sassuolo, al miglior campionato della sua storia, quindi il Mozzanica, ovvero l’Atalanta. Firenze ha anche un’altra società, la Florentia, le friulane del Tavagnacco resistono, poi il Valpolicella, ovvero il Chievo, davanti al Verona. Retrocedono il Bari e l’Orobica.

del Verona. Fra le cannoniere, la scozzese Clelland della Fiorentina, la canadese Kelly dell’Atalanta, la spagnola Lazaro del Bari e la finnica Kollanen del Tavagnacco.

È stato il miglior campionato della storia, il più visibile grazie a Sky, con signori allenatori. Al Chievo, subentra Emiliano Bonazzoli, l’ex centravanti, alla Florentia c’è Stefano Carobbi, mancino, ex terzino che giocò anche le coppe. La Juve resta la migliore con Rita Guarino in panchina, il Milan continuerà probabilmente con il simbolo Carolina Morace, alla Roma benino Elisabetta Bavagnoli, al Sassuolo benissimo Mino Piovani, l’ex ala sinistra del Piacenza tutto italiano di metà anni ’90, alle prime salvezze in Serie A. Le straniere non sono eccessive, spiccano per presenze la nigeriana inglese Aluko, della Juve, la belga Lemey dell’Atalanta e la bulgara Dessislava

È stato l’anno delle 41mila presenze allo Juve Stadium per Juve-Fiorentina, anche se non si pagava il biglietto, e soprattutto del record mondiale di 61mila presenze per Barcellona-Atletico Madrid, con la fiorentina Elena Linari nella difesa colchonera. “Il momento più bello della carriera” - racconta – “In Spagna non si guadagna più che in Italia, ma è bello essere state cercate”. È un centrale difensivo. “Capita di incrociare Diego Costa e Simeone, al campo di allenamento, anche se non è lo stesso”. È la favola del nostro calcio, un’italiana al Wanda Metropolitano, con la maglia biancorossa del club riportato in auge dal Cholo Simeone, appunto.

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È stato un anno quasi senza Martina Rosucci, la bella trascinatrice della Juve, infortunata a settembre e tornata a Reggio, in Nazionale, nel 2-1 con l’Irlanda, giusto in tempo per il Mondiale. Perché tutto adesso è finalizzato al Mondiale, con obiettivo minimo passaggio del primo turno.

Il calcio femminile sta finalmente sfondando, dà un calcio ai pregiudizi, è esploso come fenomeno, rispetto al basket, viaggia all’inseguimento della pallavolo, del nuoto, della ginnastica, gli sport tradizionalmente più femminili. Ha successo il modello voluto anni fa da Carlo Tavecchio, di obbligare le maggiori società ad avere anche una squadra in gonnella. A spanne, la classifica bilanciata fra le due Serie A incorona, ovviamente, la Juve, doppia campione d’Italia, 8 titoli di fila al maschile e 2 al femminile, poi il Milan e la Roma, l’Atalanta, la Fiorentina e il Sassuolo, a chiudere il Chievo Verona, con l’azzurra Tarenzi.

Molto del merito va a Milena Bertolini, l’allenatrice più carismatica, scudetti a Brescia, forte impronta ovunque, peccato non sia arrivata prima di Antonio Cabrini. È il secondo ct donna, viaggia sulle orme del mitico Guenza, mentre l’ultimo Mondiale venne disputato 20 anni fa, con Facchin. Poi il ritorno di Cavicchi, altri significativi furono Recagni e Niccolai. La Morace non sfondò, Pietro Ghedin è stato più bravo a Malta, ci fu persino una parentesi con Sergio Vatta, nel ’97-’98. L’esplosione mediatica si deve alla cultura, alle parole di Milena, in tandem con Katia Serra, volto di Sky, dopo gli anni a Raisport. Milena medica, Katia è più telegenica, mora e bionda, grinta e sprint, ct e sindacalista, educatrice e trascinatrice. Vanno sui campi, nelle scuole, sono onnipresenti, reggiana e bolognese. La federazione spinge, le ragazze chiedono di essere giudicate solo per quanto avviene sul campo, niente battute o


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allusioni al fascino, è giusto così. Niente show biz, insomma, niente Isola dei Famosi. Il calcio femminile non è più isolato, anzi è vezzeggiato. Manca giusto l’ultimo baluardo, la qualificazione alle Olimpiadi. La Nazionale piace, sfrutta anche la mancata qualificazione al Mondiale con Giampiero Ventura. Il prossimo campionato sarà ancora più avvincente, con la matricola Inter e il derby, e la salita dell’Empoli. In B restano il Cittadella e la Lazio, prota-

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4 1) Lana Clelland (Fiorentina) e Tuija Hyyrynen (Juventus) tra le migliori straniere della stagione. 2) La Juventus campione d’Italia per la seconda volta. 3) Rita Guarino (Juventus) e 4) Giampiero Piovani (Brescia), stelle della panchina. 5) Martina Rosucci (Juventus) rientrata in Nazionale dopo un lungo stop. 6) I 41mila spettatori dello Juventus Stadium per la sfida tra Juve e Fiorentina.

gonista negli anni ’80, e l’Arezzo, che al maschile si è perso. Manca solo il meridione, viene in mente l’Alaska Lecce, scudettato un terzo di secolo fa. Gli stadi più piccoli ma meno vuoti, anche festosi. Anni fa, il movimento e il livello erano forse paragonabili a una Serie D maschile, adesso siamo forse a una B. La speranza è che duri, che ci sia

ricambio giovanile, che aumentino ancora le tesserate e i genitori a seguirle. Il tutto, ovviamente, ed è anche il bello, con grande pulizia di tifo e di ambiente. È un top repentino, imprevisto. Chissà, magari un giorno in tv si parlerà tanto del calciomercato al femminile, sarebbe l’ultimo grande salto di qualità di popolarità.

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di Francesco Romeo

Calciatrice del mese AIC

Martina Tomaselli, il futuro è adesso Diciassette anni, seconda stagione in Serie A, titolare nel Sassuolo e maglia azzurra dell’Under 19. Martina Tomaselli è una giovane realtà del campionato italiano femminile. Una stagione fantastica culminata con un gol meraviglioso – il primo in maglia neroverde – nella sfida contro la Juventus, che aveva riaperto la lotta per il vertice del campionato. A marzo votata “Calciatrice del mese AIC” dai tanti tifosi sulla pagina Instagram @assocalciatori. Prima di lei, nella stagione 2018/19, hanno ricevuto il premio tante campionesse affermate come Giacinti, Serturini, Girelli, Tarenzi e Bonansea. A premiarla la responsabile del Calcio Femminile AIC Katia Serra e noi abbiamo approfittato dell’occasione per farle qualche domanda. Giovanissima e già alla seconda stagione nella massima serie, prima col Brescia, ora con il Sassuolo. Sei soddisfatta di questa annata?

“Sono soddisfatta per quanto fatto a livello di squadra. Durante il campionato abbiamo avuto alti e bassi con un periodo in cui giocavamo bene ma non riuscivamo a portare a casa il risultato. È stato proprio in questi momenti più difficili che ci siamo unite ancora di più e abbiamo dimostrato quello che sapevamo fare! Abbiamo chiuso il campionato con una vittoria che ha confermato il nostro quinto posto in classifica”. E a livello individuale? “A livello personale, sento di essere cresciuta molto, merito del mister che mi ha insegnato tanto, delle compagne che mi hanno aiutato e dato fiducia e di tutto lo staff”. Sei stata premiata come “Calciatrice del mese AIC – marzo 2019” per la qualità e la continuità delle prestazioni fornite… “Non mi aspettavo davvero un riconoscimento così importante per questo sono molto orgogliosa e onorata di aver ricevuto questo premio che mi ripaga dei sacrifici, delle delusioni e della fatica di questa stagione. È un premio che voglio condividere con tutta la squadra, perché in campo c’è un intero gruppo che non molla mai, assieme al mister e tutti quelli che mi sostengono e hanno creduto in me. È un punto di partenza, un incentivo per continuare a lavorare per crescere e migliorare ancora”. E quel gol alla Juve… raccontaci le emozioni provate. “Il gol contro la Juve mi rimarrà sempre impresso! Sono contentissima perché era da molto tempo che cercavo il gol ed è arrivato contro una grande squadra. Devo dire che sono orgogliosa di come l’ho fatto: è stato un gol che riassume un po’ il mio carattere e lo spirito che il mister ha dato alla squadra: mai mollare fino all’ultimo

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minuto! È stato bellissimo l’abbraccio in mezzo al campo in cui ci siamo stretti tutti. Questo mi ha fatto sentire parte di un grande gruppo”. Capitolo Nazionale. Purtroppo è svanito il sogno di partecipare alla fase finale dell’Europeo Under 19… “Nonostante il grande percorso e miglioramento che abbiamo fatto durante l’anno, è stato un vero peccato non aver centrato il passaggio alla fase finale dell’Europeo. Sapevamo di affrontare squadre di livello superiore al nostro, ma abbiamo sempre dato il meglio che potevamo. Il bilancio di due vittorie e una sconfitta è decisamente positivo”. I tuoi prossimi obiettivi con la maglia azzurra? “Per quanto mi riguarda, spero di continuare anche il prossimo anno con l’U19 facendomi trovare sempre pronta per gli impegni che dovremo affrontare. Il mio obbiettivo è quello crescere e migliorarmi sempre di più per arrivare a vestire la maglia azzurra nella Nazionale maggiore”. Qualche sensazione per i prossimi Mondiali? Come vedi le ragazze che parteciperanno? “Avendo seguito il loro percorso, posso dire che la partecipazione al Mondiale dopo vent’anni sia stata più che meritata. Le ragazze affronteranno già da subito due squadre veramente forti come Brasile e Australia, per questo il passaggio del turno si preannuncia complicato ma non impossibile. La Nazionale italiana è cresciuta molto in questi ultimi due anni e conoscendo molte di loro sono sicura che se la giocheranno fino alla fine, mettendoci tutta la grinta e l’orgoglio che hanno già dimostrato in passato”. Approdi in un mondo del calcio femminile in piena evoluzione. Voi giovani


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calciatrici sentite questa sensazione di cambiamento? Vi rendono partecipi delle conquiste avvenute? “Certamente ho avuto la fortuna di arrivare in Serie A nel momento in cui il calcio femminile sta cambiando molto grazie all’ingresso dei grandi club maschili e la presenza di numerosi importanti sponsor. Tutto questo porta all’organizzazione di eventi che contribuiscono ad avvicinare sempre più persone al calcio femminile, come ad esempio la partita all’Allianz Stadium tra Juventus e Fiorentina. Nell’insieme, anche noi giovani tramite i social e le trasmissioni delle partite in televisione, abbiamo più visibilità e molte più opportunità per farci conoscere e apprezzare!”. Ultime curiosità. Hai sempre giocato in quella posizione di campo o è stata una scoperta maturata col tempo? E come nasce la passione per il pallone fin da piccola? “A dire la verità ho ricoperto tutti i ruoli. Ho cominciato come attaccante nei primi calci, poi sono passata in difesa e per ultimo, circa tre anni fa, ho trovato il mio posto a centrocampo, anche

se tutt’ora durante il corso della partita mi cambiano spesso di ruolo. Ho iniziato come tante bambine giocando con mio fratello. Quando andava agli allenamenti lo accompagnavo e mi fermavo sempre a guardarlo attaccata alla rete... un giorno mi hanno chiesto se volevo entrare in campo, e da allora non sono mai più uscita”.

Nata a Trento il 1° agosto 2001, Martina Tomaselli si appassiona al calcio fin da giovanissima, tesserandosi con l’Audace Caldonazzo e giocando nelle sue formazioni giovanili miste. Si trasferisce quindi al Levico Terme dove, impiegata nei Giovanissimi, rimane fino al raggiungimento dell'età massima prevista dalla Federazione per giocare con i maschi. Durante il calciomercato estivo 2016 sottoscrive un accordo con il Trento Clarentia per continuare l'attività agonistica in una squadra interamente femminile e con la quale fa il suo esordio in Serie B. Pur ancora quindicenne, grazie anche all'ottima fisicità, scende fin dall'inizio del campionato come titolare diventando una delle giocatrici cardine nel centrocampo della squadra trentina. Viene convocata nelle nazionali giovanili (U16, U17) attirando l'attenzione delle società della massima serie, tra le quali il Brescia con la cui maglia esordisce in Serie A e vince una Supercoppa italiana. Nell'estate 2018, dopo il passaggio del titolo sportivo del Brescia all’A.C. Milan, si trasferisce al Sassuolo, rimanendo quindi per il secondo anno in Serie A.

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di Mario Dall’Angelo

I link utili

Avviso Pubblico: formazione civile contro le mafie L’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nel tessuto sociale e produttivo del nord Italia è un fenomeno conosciuto da tempo. Lombardia e Piemonte lo conoscono da alcuni decenni, con inchieste della

magistratura e giornalistiche - vedi ad esempio il libro "O mia bedda Madonnina", pubblicato nel 1993, sugli "affari" di Cosa Nostra a Milano - mentre per il Nordest e il Veneto in particolare si tratta di una relativa novità. Relativa perché le prime inchieste - come anche le minacce a una giornalista che se ne occupa professionalmente - risalgono ormai a 9 anni fa. La novità consiste nelle prime retate di polizia avvenute lo scorso marzo, con numerosi arresti nei confronti di esponenti della camorra - ramo casalese - e dei loro presunti complici nel veneziano, comprendenti anche un sindaco accusato di voto di scambio. L'impressione dirompente suscitata da questi eventi ha indotto il presidente AIC, Damiano Tommasi, a dare il suo appoggio ad Avviso Pubblico www.avvisopubblico.it - organizzazione che, come si legge nella grafica in home page, vede impegnati "regioni ed enti locali per la formazione civile contro le mafie". L'associazione, fondata nel 1996 da 13 comuni e dalla regione Toscana, vede oggi numerosissimi enti locali come soci, riportati in un elenco con allegata la mappa interattiva d'Italia. La carta d'intenti di Avviso Pubblico

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spiega come le mafie, non più limitate nell'azione ai territori d'origine, reinvestono le loro enormi ricchezze nei circuiti finanziari e nelle attività economiche legali, costituendo un gravissimo pericolo al corretto funzionamento dell'economia e dell'amministrazione da parte delle istituzioni. In definitiva, mettono a rischio la convivenza civile. Nella sezione "cosa facciamo" spicca la voce "informazione". Avviso Pubblico mette a disposizione una grande quantità di documentazione su tutti gli aspetti del contrasto alla criminalità organizzata. Ci si può quindi informare sulle attività anticorruzione, a cominciare dall'azione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Oppure sull'argomento, strettamente collegato al primo, degli appalti. E poi via via con antiriciclaggio, beni confiscati e tutti gli altri collegati alle attività mafiose. Nella sezione "formazione" troviamo modalità e proposte con cui l'associazione si rivolge agli enti pubblici per sostenere percorsi formativi differenziati per temi, durata, metodologia e destinatari. I temi naturalmente sono quelli già visti: anticorruzione, antiriciclaggio e tutte le altre forme di contrasto agli "affari" delle mafie. Un'altra voce è "progettare", in cui vengono descritti gli eventi e i progetti formativi e i protocolli con enti e università, passo ineludibile per seminare la legalità anche tra le giovani generazioni. Sotto "buone prassi" apprendiamo che Avviso Pubblico ha e mette a disposizione una banca dati in cui raccoglie tematicamente le azioni virtuose condotte dagli enti locali, sui loro territori, nell'azione di contrasto e prevenzione nei confronti della criminalità organizzata. Un'iniziativa con cui si vuole favorire la conoscenza e la diffusione delle pratiche più efficaci. Alla voce "pubblicazioni" troviamo diversi testi elaborati e prodotti dall'associazione, tra cui di particolare inte-

resse ci sembra "Amministratori sotto tiro", un rapporto che dal 2010 fa luce sulle intimidazioni e ogni altra forma di minaccia che le mafie rivolgono agli amministratori locali. L'elenco raccolto da Avviso pubblico è lungo e, purtroppo, ben conosciuto: incendi, aggressioni, insulti sui social, spari contro case e auto, lettere minatorie, esplosivi. Il rapporto parte dall'illustrazione dei dati per poi analizzarli e arrivare a individuare le località e le zone più colpite dal fenomeno. Un'altra pubblicazione di Avviso Pubblico è "Lose for Life - Perdi per la vita. Come salvare un paese in overdose da gioco d'azzardo", realizzata in collaborazione con la rivista Altreconomia e il Master dell’Università di Pisa su “Analisi prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”. Si tratta di un saggio pratico sul gioco d'azzardo, analizzato nei suoi aspetti economici e legislativi e nel rovescio della medaglia, cioè i costi sociali, umani e sanitari sostenuti da quei singoli e quelle famiglie che si ritrovano a dover fronteggiare la ludopatia. E poi, naturalmente, il ruolo nel settore delle mafie e della corruzione, di come si possono contrastare anche in questo ambito sociale ed economico, grazie anche agli esempi - le buone pratiche - di enti locali che hanno già affrontato tali situazioni.

Miralem Pjanic @Miralem_Pjanic Le certezze le costruisci poco alla volta, non bastano 90 minuti per smontarle. Sono proprio questi i momenti che fanno crescere e diventare più forti le grandi squadre.


internet

di Stefano Fontana

Calciatori in rete

Romulo e Rincon: grinta e sacrificio www.romulocaldeira.com Romulo Caldeira è un centrocampista e difensore di origine brasiliana naturalizzato italiano classe 1987, attualmente in forze alla Lazio. Noto semplicemente come Romulo, vanta

ottime doti atletiche ed una straordinaria versatilità: è stato impiegato con successo in molteplici posizioni come difensore, terzino, centrocampista esterno ed interno ed anche come ala offensiva. Il sito ufficiale di Romulo, consultabile in lingua italiana e portoghese, è una vera e propria miniera di informazioni. La sezione biografica è scritta personalmente dal giocatore: riga dopo riga è impossibile non notare

la grande passione per il gioco del calcio, la determinazione e lo spirito di sacrificio che lo hanno portato a militare in importanti club brasiliani ed italiani. Non a caso, il motto del centrocampista nato a Pelotas nell’estremo sud del Brasile è "sacrificati oggi, vinci domani": riportata a chiare lettere sotto al nome del giocatore nell'intestazione del sito, questa frase riassume la grande professionalità dimostrata sin dagli esordi. La sezione del sito denominata "media" contiene un nutrito archivio fotografico ed anche alcuni video ripresi da Youtube e dalla pagina Facebook ufficiale. Dalla stessa fonte attinge anche la sezione news, puntualmente aggiornata con i risultati della Lazio e statistiche relative in particolare al centrocampista bianco-azzurro in prestito dal Genoa. Ottimo spazio web, merita sicuramente una visita.

Paulo Dybala @PauDybala_JR Quando sei abituato a vincere, perdere fa male.

Gabriel Vasconcelos @GVFOfficial  Si vince insieme e si perde insieme. Continuiamo a lavorare forte, perché per arrivare lontano bisogna credere sempre! Gianluigi Buffon@gianluigibuffon Le persone che non soffrono mai non possono crescere né sapere chi sono (James Baldwin).

Leonardo Bonucci @bonucci_leo19  Ogni volta che cominci, dimentica il passato e costruisciti il futuro.

Fede Bernardeschi @fbernardeschi Sono passato attraverso il mio corpo e dall’altra parte ho trovato me stesso. A chi ama A chi crede A chi prega A me, sempre un po’ più rock

www.tomasrincon8.com Talentuoso mediano venezuelano classe 1988, Tomas Rincon è una delle colonne portanti del centrocampo del Torino. Tecnicamente si distingue per la dinamica visione di gioco e la capacità di impostare azioni d'attacco, le poderose progressioni ed in generale per doti atletiche fuori dal comune. In Italia dal 2017, ha avuto modo di dar

prova del proprio talento nelle fila della Juventus e del Genoa, per poi approdare nel 2017 al Torino. Rincon vanta una straordinaria esperienza con la nazionale venezuelana: forte della fascia di capitano, ha affrontato fino ad ora oltre 90 incontri ufficiali. Punto di riferimento per i compagni tanto in campo quanto negli spogliatoi a livello motivazionale, è amatissimo in patria dove per i giovani è un esempio da seguire, ed incarna la speranza in un futuro migliore. Il sito ufficiale di Rincon è caratterizzato da una veste grafica molto originale. L’homepage è dominata da uno slideshow di foto del giocatore, mentre sulla sinistra troviamo incolonnati i collegamenti con le varie sezioni del sito. Il sito, consultabile soltanto in spagnolo, risulta comunque fruibile anche per chi non parla questa lingua data la vicinanza con l'idioma italiano. I contenuti includono ampi cenni biografici, collegamenti diretti con le pagine social, una sezione news dedicata ai prossimi eventi in calendario sia con Torino che con la nazionale venezuelana e molto altro ancora.

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sfogliando Frasi, mezze frasi, motti, credi proclamati come parabole, spesso vere e proprie “poesie”

Alle volte il calcio parlato diverte più del calcio giocato Andare all’estero a me ha dato tanto, come uomo e come atleta. Lo consiglio a tutti, ti dà la possibilità di integrarti con un popolo diverso dal tuo per lingua, cultura, idee, abitudini. È stimolante, ti migliora o ti spinge a farlo – Stefano Sorrentino (Chievo) Nel calcio si rende complicato ciò che è semplice. La semplicità è la cosa più complicata, ma si sta andando verso una direzione non corretta, perché complicare le cose rende ancora più difficile il lavoro – Massimiliano

Rolando Mandragora centrocampista dell’Udinese “Questione di testa”

Mio padre mi dice sin da piccolo che la testa fa la differenza. È un insegnamento importante per un ragazzo che deve crescere. Si può arrivare ad alti livelli se hai testa e poca tecnica, ma è impossibile arrivare ai massimi livelli con tanta tecnica e poca testa.

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Allegri (Juventus) Io devo far giocare bene la squadra, non un singolo. Devo velocizzare, accelerare o rallentare. Ho una responsabilità grande, ma alla fine voglio vincere – Miralem Pjanic (Juventus) Senza fidelizzare giocatori e tecnico non si vince – Marco Giampaolo (Sampdoria) Tutti mi chiedono di vincere l’Europeo. E io mi prendo questa responsabilità, anche perché giochiamo in casa. Dovremo essere bravi a trasformare in energia positiva le tante pressioni in più rispetto al passato. Ma ci tengo a far notare che la nostra mission è da sempre quella di rilanciare il calcio giovanile italiano. Vedere in maniera continua le nostre nazionali Under 17, Under 19 e Under 20 arrivare alle finali è bellissimo – Luigi Di Biagio (allenatore Under 21) Galeone diceva che se bevi e vinci sei un intenditore, se bevi e perdi sei un alcolizzato – Marco Giampaolo (Sampdoria) L’allenatore che non ha calciatori forti a disposizione deve dare un’organizzazione di gioco e avere la lucidità di capire fino a dove possono arrivare i giocatori che ha a disposizione. Quelli che posso-no arrivare a 7 e devono dare 7, quelli che possono arrivare a 10 devono dare 10. L’importante è che l’allenatore conosca le qualità e il punto fino a dove può arrivare il giocatore che ha davanti. Non possono tutti fare le stesse cose, questa è una legge di vita – Massimiliano Allegri (Juventus) Marcello Lippi è l’uomo che mi ha dato la gioia più grande della mia carriera: farmi debuttare in Nazionale nel 2009 contro l'Irlanda del Nord. L'unica mia partita in azzurro. Ma segnai e non lo dimenticherò mai – Sergio Pellissier (Chievo) Un allenatore aziendalista è un allenatore che porta risultati – Massimiliano Allegri (Juventus) Ma nel calcio tutto cambia molto velocemente – German Pezzella (Fiorentina) Un allenatore non deve sentirsi bravo, ma sicuro di quello che fa. Il calcio è una grandissima bugia. Perché

Cesare Prandelli allenatore del Genoa “Ipse (Trap) dixit”

E comunque vale sempre la verità del grande, vecchioTrap che dice che la Nazionale ti dà tanto e ti toglie tutto. E che, da ct azzurro, sei un condannato a morte, ma non sai qual è la tua ora.

semplifichiamo tutto con il risultato. L’allenatore è solo, precario, deve trovare l’equilibrio dentro se stesso – Marco Giampaolo (Sampdoria) Gli allenatori italiani sono più bravi rispetto agli altri. E infatti appena andiamo fuori vinciamo. Ma siamo più tattici. Dobbiamo avere più coraggio ed essere più spregiudicati. Ma senza perdere l’equilibrio – Luigi Di Biagio (allenatore Under 21) Ma quale stress da panchina... lo mi sono sempre divertito, in ogni categoria. Io lo stress lo cerco, rendo meglio quando mi attaccano. Qualche volta mi è andata male, però sono sempre ripartito più incazzato di prima – Piero Braglia (Cosenza) Tenacia e perseveranza sono le basi senza


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le quali difficilmente si può raggiungere un obiettivo nella vita. Fortunatamente l'ho capito da piccolo e mi ha aiutato a sopportare la lontananza dalla mia famiglia in una età complicata. Pura passione – Rolando Mandragora (Udinese) Il centrocampo è il cuore del gioco. Devi correre, pensare... devi saper fare tutto. Una delle migliori doti è vedere il gioco in anticipo, vedere cose che gli altri non vedono – Miralem Pjanic (Juventus) Tante partite, e la testa è ancora quella dell'inizio. Mi emoziono per una parata e mi incazzo per una sconfitta. Ma non mi piace guardarmi indietro, lo farò il giorno in cui smetterò – Stefano Sorrentino (Chievo) Un allenatore deve essere credibile verso i giocatori – Raja Nainggolan Ho un’età in cui anche le emozioni puoi gestirle. Sono il più vecchio tra tanti ragazzini e tutti forti e sto ancora cercando di ritagliarmi il mio spazio. Non mi scambierei con loro – Fabio Quagliarella (Sampdoria) L’età è solo un numero su un documento, il motore di tutto è la testa: se regge quella, il fisico la segue – Stefano Sorrentino (Chievo) Preferisco conquistare un trofeo da protagonista piuttosto che alcuni scudetti giocando solo 10 partite – Raja Nainggolan Alla mia età la continuità tiene attivi. Quando smetto mi vedo dirigente o commentatore tv. L'allenatore no, troppo stress: devi gestire 30 teste, già faccio fatica con 4 figlie – Stefano Sorrentino (Chievo) L’empatia brutale è molto semplice: al giocatore do quello che gli serve ma non quello che vuole – Massimiliano Allegri (Juventus) La verità è che solo in Italia sento i soliti discorsi. L'arbitro è uno, quando sbaglia viene fermato e non viene pagato, se non erro... Non dobbiamo avere paura che un arbitro sia in buona o malafede, sono tutti dei professionisti. Noi dobbiamo solo giocare e rispettare il loro lavoro – Gennaro Gattuso (Milan) Parlando degli arbitri si va solo alla ricerca di

– Raja Nainggolan I primi sei mesi sono stati di adattamento. Un giocatore ne ha sempre bisogno perché sei in un paese diverso, in una squadra diversa e in un campionato diverso e si sente – Lautaro Martinez (Inter) Nel calcio dalla sera alla mattina cambia il mondo: le analogie non servono, conta la quotidianità – Giampiero Gasperini (Atalanta) Quando partecipi alle coppe europee le partite sostituiscono gli allenamenti – Raja Nainggolan (Inter)

Massimiliano Allegri allenatore della Juventus “Polli d’allevamento”

Purtroppo si va verso un’idea di calcio in cui i ragazzi non vengono fatti più pensare. Ma se si fanno crescere dei ragazzi “non pensanti”, poi chi smette di giocare a calcio cosa fa nella vita?

alibi – Gennaro Gattuso (Milan) Una confidenza? Non mi piace come si atteggiano i calciatori, sempre al telefono, a pensare ai soldi, ai vestiti e alle macchine. Vorrei sentimenti semplici, applicarmi in altre cose, leggere, studiare – Nicolas Haas (Palermo) Se un giocatore è più forte bisogna solo stargli accanto, imparare e aiutarlo – Piero Braglia (Cosenza) Cerco ancora di imparare. Vado a vedere la Serie D, si impara dipiù dal basso che dall'alto, dove l'immagine conta di più – Piero Braglia (Cosenza) La vita è spietata, il calcio ancora di più – Gengiz Under (Roma) In una squadra tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile

Sergio Pellissier attaccante del Chievo “Largo ai giovani”

Si sente sempre dire: devono giocare i giovani. Per me giocano i più forti. La meritocrazia è importante, a tutti i livelli. L’impegno è tutto. Io sono partito spesso in terza fila e poi sono arrivato in prima. Ad un giovane per fare il salto occorre la testa. Il calcio è un gioco di squadra, ma quando arrivi con i grandi sei solo e c'è sempre qualcuno che ti può mettere i bastoni tra le ruote. Devi reggere.

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tempo libero Sick N’Beautiful

Element of Sex Non basta una frontwoman molto bella e sensuale o vestiti colorati e sgargianti per essere una band di successo, non bastano video ben fatti o l’immagine decisamente ben costruita per andare a catturare le simpatie dei fanatici del metal, non basta inventarsi una storia piena di mistero fatta di fantomatici alieni scesi sulla terra per attirare l’attenzione di un pubblico anche più vasto, non bastano performance live piene di stupefacenti coreografie… occorre la musica, quella vera, che suona, che entra dentro, che stupisce al primo ascolto e colpisce al secondo. I Sick N’Beautiful, gruppo “alieno/romano” la musica ce l’hanno nel sangue e si sente, energia

pura che si trasforma in note e che in “Element Of Sex”, loro secondo lavoro, esce fuori in maniera prorompente. Tutto quello che c’è attorno serve, altro che, ma le canzoni sono quelle che contano una volta infilato un cd nello stereo e alzato il volume a palla. E qui i Sick N’Beautiful diventano adrenalina pura, che viaggia tra l’hard rock ed il metal, tra il goth ed il symphonic, strizzando spesso furbescamente l’occhio al pop e dando all’album una notevole varietà di colori. Suoni taglienti e precisi, riff di chitarra e la voce ruggente della bellissima Herma ​fanno il resto, e ci regalano un lavoro pregevole per un gruppo dal futuro assicurato.

Prospero Editore

Un calcio da ridere di Gino Franchetti – 134 pagine – €14,00 Gli appunti di un giornalista sportivo vissuto nel mondo del calcio, a contatto con personaggi anche assai diversi uno dall’altro, ma tutti capaci di sorridere del loro mestiere e di destreggiarsi con allegria fra i problemi del loro lavoro, mostrandosi nei loro pregi e difetti senza la protezione assillante di guardie del corpo e di regole ferree a tutela della privacy. Un calcio più umano di quanto non sia poi diventato, sommerso da fiumi di denaro. Con "Un calcio da ridere - Rocco e i suoi gemelli", Gino Franchetti ha voluto condividere i ricordi indimenticabili di tanti anni di esercizio della

professione di giornalista sportivo, un lavoro a volte faticoso, che richiedeva impegno intellettuale e fisico e magari almeno un pizzico di simpatia, ma che per sua stessa ammissione gli ha regalato momenti di vero divertimento, accanto a uomini di valore che non sempre stavano dall'altra parte della barricata, come si usa dire adesso che la barricata fra allenatori di calcio e giornalisti è quanto mai compatta e invalicabile. Nella convinzione che un ritorno all'atmosfera che si respirava ai tempi di Nereo Rocco e C. attorno ai campi di calcio sarebbe anche per i tifosi più accaniti un bellissimo regalo.

La nave di Teseo

La giusta parte di Alessandro Bonan – 140 pagine - € 15,00 Ultima partita di campionato. A pochi secondi dal fischio finale, l'arbitro concede un calcio di rigore alla squadra di casa, decisivo per non precipitare in Serie B. Come in un western di Sergio Leone, due uomini si affrontano in un duello: sul dischetto il capitano, Pietro Giacomelli, detto il Pesse, la bandiera della squadra, uno sciupafemmine con la coscienza non proprio immacolata. Di fronte a lui il portiere Antonio Griffanti, l'avversario di sempre, un gentiluomo con la passione per i libri. Due

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uomini così diversi, i cui destini sono uniti da un filo invisibile. Tra di loro, il bianco o il nero, l'abisso o la salvezza. Alessandro Bonan racconta, nel suo stile ironico e illuminante, il romanzo di due vite che si incrociano, e che partendo dal calcio parlano di desideri e peccati, di amore e riscatto. Per una coincidenza beffarda, i due rivali si trovano a dover rispondere – adesso, subito, inesorabilmente – a una domanda che non lascia scampo: esiste una giusta parte nella vita?


Benvenuto in Italia! Welcome to Italy! ¡Bienvenido a Italia!

Ti scriviamo queste poche righe di presentazione di quella che è la TUA associazione. Dal 1968 in Italia è presente un’Associazione di categoria che rappresenta tutti i calciatori. L’Associazione Italiana Calciatori dal 1968 associa, infatti, i calciatori professionisti e dal 2000 anche i calciatori dilettanti, le calciatrici e i calciatori del calcio a 5, Con più di 16.000 associati, è l’unica Associazione di categoria presente in Italia. AIC fa parte di FIFpro, il sindacato mondiale dei calciatori, del quale fanno parte le Associazioni di categoria della maggior parte dei Paesi nel mondo. In ogni squadra è presente il Rappresentante AIC, spesso il tuo capitano o uno dei veterani, che è il punto di riferimento per tutti gli associati della squadra e il tramite preposto per le comunicazioni con la struttura dell’Associazione. L’attuale Consiglio Direttivo è presieduto da Damiano Tommasi, Presidente AIC dal 2011. Di seguito potrai conoscere i componenti del Consiglio Direttivo che rappresentano tutte le

categorie di associati: Serie A, Serie B, Lega Pro, Dilettanti, Calcio a 5 e Calcio Femminile. Tra i servizi offerti dall’AIC sicuramente potranno essere di tuo interesse: • Assistenza legale tramite l’Ufficio Legale dell’Associazione e i suoi Avvocati Fiduciari su tutto il territorio nazionale; • Consulenza previdenziale e gestione dell’accantonamento al Fondo di Fine Carriera*; • Abbonamento gratuito all’App di Wyscout con fruibilità personalizzata del servizio di Video Analysis conosciuta a livello internazionale; • Servizi e scontistica applicata dai partner (www.assocalciatori.it) in ambito medico e assicurativo, dal Credito sportivo; • Percorsi di formazione post-carriera e per calciatori in attività; • Collegamento con l’Associazione calciatori del tuo Paese d’origine (o di tua ultima provenienza) per chiarimenti e/o problematiche di qualsiasi natura. L’iscrizione annuale all’AIC ti darà la possibilità di usufruire di tutto ciò e di altre attività

che potrai approfondire nel sito istituzionale www.assocalciatori.it o chiedendo informazioni al numero +39 0444 233233. Come avrai modo di vedere sarà semplice stabilire un contatto diretto con AIC e con i collaborator che sono in contatto continuo con i rappresentanti di squadra per aggiornamenti e/o problematiche che possono sorgere durante la stagione. La massima disponibilità di AIC è garantita dal fatto che è l’Associazione dei Calciatori, nata dalla volontà dei calciatori della nazionale nel lontano 1968 e da allora al servizio di questa professione tanto bella quanto piena di insidie personali e professionali. Buona permanenza nel nostro Paese, in bocca al lupo per il tuo lavoro e grazie per l’ascolto. Ti aspettiamo tra i nostri associati!

We are sending you a few lines to introduce YOUR association. Italy has had an Association representing all its football players since 1968. From that year,a the Associazione Italiana Calciatori – Italian Footballers’ Association – has united all professional players and in 2000 it extended its scope to include also amateurs, women and five-a-side players. With more than 16,000 members, it is the only footballers’ association in Italy. AIC forms part of FIFpro, the worldwide players’ union, of which the players’ associations of most countries of the world are members. Every team has an AIC Representative, often your team captain or one of the older players, who is the contact person for all team members and represents the team with the Association management. The present Management Council is chaired by Damiano Tommasi, AIC President since 2011. Later, you can get to know the members of the Management Council who represent

all categories of members: Serie A, Serie B, Lega Pro, Amateurs, Five-a-side football and women’s football. Some of the services of interest offered by AIC: • Legal assistance throughout Italy by way of the Association’s legal office and its lawyers; • Pension advice and management of contributions to the end of service fund*; • Free subscription to the Wyscout App with personalised use of the internationallyfamous Video Analysis service; • Services and discounts applied by partners (www.assocalciatori.it) for medical care and insurance, by the bank Istituto di Credito Sportivo; • Post-career and business training courses; • Contact with the footballers’ Association of your own country (or the country where you played last) for clarification and/or assistance with problems of any kind. Annual membership of the AIC will give you access to all of the above and many other activities which you

can see in more detail on the website www.assocalciatori.it or you can request information calling +39 0444 233233. As you will see, it is easy to make direct contact with AIC and its agents who are in continuous contact with team representatives for news and/or problems which can arise during the season. The AIC can assure you of its availability because it is the Footballers’ Association created by the Italian national team as long ago as 1968 and from then on has been at the service of this wonderful profession which, however, is also full of personal and professional pitfalls. Enjoy your stay in Italy, good luck with your work here and thanks for your attention. We hope to see you among our members!

Te escribimos estas pocas líneas de presentación de lo que es TU asociación. Desde 1968, en Italia existe una Asociación de categoría que representa a todos los futbolistas. Associazione Italiana Calciatori – Asociación italiana Futbolistas – asocia desde 1968 a los futbolistas profesionales y desde 2000 también a los aficionados, a las futbolistas y a los jugadores de fútbol sala. Con más de 16.000 asociados, es la única Asociación de categoría existente en Italia. AIC forma parte de FIFpro, el sindicato mundial de los futbolistas, integrado por Asociaciones de categoría de la mayoría de los países. En cada equipo hay un Representante AIC, que a menudo es el capitán, o uno de los veteranos, y hace de referente para todos los asociados del equipo y de intermediario encargado de las comunicaciones con la estructura de la Asociación. El actual Consejo Directivo es presidido por Damiano Tommasi, Presidente de AIC desde 2011. A continuación mencionamos a los componentes del Consejo Directivo que representan a todas

las categorías de asociados: Serie A, Serie B, Liga Pro, Aficionados, Fútbol sala y Fútbol femenino. Entre los servicios ofrecidos por AIC, indudablemente pueden ser de tu interés: • Asistencia legal a través de la Oficina Legal de la Asociación y sus Abogados Fiduciarios en todo el territorio nacional; • Asesoramiento sobre previsión y gestión de asignaciones al Fondo de Fin de Carrera*; • Abono gratuito a la App de Wyscout con uso personalizado del servicio de Video Analysis conocido a nivel internacional; • Servicios y descuentos aplicados por nuestros socios comerciales (www.assocalciatori.it) en ámbito médico y de seguros, por el Crédito deportivo; • Cursos de formación post-carrera y para futbolistas en actividad; • Conexión con la Asociación de futbolistas de tu país de origen (o de tu última proveniencia) para aclaraciones o por problemas de cualquier naturaleza. La inscripción anual en AIC te dará la posibilidad de aprovechar todo esto y otras actividades

sobre las cuales puedes informarte en el sitio institucional www.assocalciatori.it o pidiendo información al número +39 0444 233233. Como ves, es muy sencillo entablar un contacto directo con AIC y con los colaboradores, que a su vez están continuamente en contacto con los representantes de equipo para las actualizaciones o por cualquier problema que pueda surgir durante la temporada. La máxima disponibilidad de AIC está garantizada por el hecho de ser la Asociación de Futbolistas fundada por iniciativa de los jugadores del equipo nacional en el lejano 1968, desde entonces al servicio de esta profesión tan bella como llena de insidias personales y profesionales. Feliz permanencia en nuestro país, muchos éxitos con tu trabajo y gracias por escuchar. ¡Te esperamos entre nuestros asociados!

www.assocalciatori.it

*Ogni anno vengono accantonati dallo stipendio delle somme che potrai ritirare una volta concluso il contratto con la società sportiva in Italia. Ricorda che le cifre accantonate andranno richieste al Fondo.

*Each year amounts are put aside from your salary which you can withdraw once your contract with the Italian club ends. Remember that the amounts set aside must be requested from the fund.

*Cada año, parte del sueldo se destina a una asignación que podrás retirar una vez concluido el contrato con la sociedad deportiva en Italia. Recuerda que los montos de las asignaciones deberán ser solicitados al Fondo.


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