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Anno XXVII - no 2 MARZO/APRILE 2013

Via Palmieri, 47 Milano - Spedizione in abbonamento postale - 45% - art.2 comma 20/b legge 662/96 - Fil .di Milano


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ADERENTE ALLA FEDERAZIONE MONDIALE DELLE ASSOCIAZIONI VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI (F.W.V.F.A.)

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M ARZO /A PRILE 2013

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RIVISTA UFFICIALE DELLʼASSOCIAZIONE NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI

Direttore Responsabile Antonio Ascanio MANGANO Segreteria Editoriale Fabio MARANGONI

Comitato di Direzione PRESIDENTE NAZIONALE: Roberto MUGAVERO PRESIDENTE DʼONORE: Gino GRONCHI VICE PRESIDENTI NAZIONALI: Luca BONELLO, Rolando FAGIOLI e Giuseppe PARRINELLO CONSIGLIERI NAZIONALI: Lorenzo AROSIO, Sergio AURELI, Claudio BALLESIO, Paolo BARBIN, Alberto BIDDOCCU, Diego CORIASCO, Erminio CAPPARONI, Paolo CORBETTA, Giancarlo GIACHINO e Damiano LANDI.

Inviato di Redazione Francesco MAZZILLI

Impaginazione e Grafica SATECO sateco.tel@fastwebnet.it

Editore incaricato, ufficio abbonamenti Sede centrale Sicurezza Aziendale s.r.l. Via Palmieri, 47 - 20141 Milano tel. 02/89.500.256 - fax 02/89.500261 Agenzie per lʼItalia CEAT tel. 02/89.500.256 DIFFUSIONE S.M. tel. 055 2590284 Stampa: LITOGRAFIA STEPHAN – GERMIGNAGA (VA) Abbonamenti: Gratuita a Comandi e Distaccamenti dei VV.F. Sostenitori € 70,00 Benemerito da € 70,00 in su Una copia € 8,00 Arretrati € 10,50

L’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari è estranea alla gestione economica della rivista. Gli articoli firmati corrispondono al pensiero dell’articolista e non impegnano né la Rivista né l’Associazione. La Redazione si riserva il diritto di rifacimenti e correzioni di quegli articoli che a sua discrezione riterrà opportuno modificare. E’ vietata la riproduzione anche parziale di articoli, fotografie, disegni qui pubblicati, Il personale addetto alla raccolta di abbonamenti, non appartiene al Corpo Nazionale VV.F.

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w w w. a n v v f v. i t FOTO DI COPERTINA. UN ASPIRANTE VIGILE DEL FUOCO VOLONTARIO DURANTE

L'ADDESTRAMENTO AL CASTELLO DI MANOVRA (CORSO INIZIALE D'INGRESSO

EDITORIALE DEL PRESIDENTE

120 ORE).

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EDITORIALE [A LATO]

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FUNZIONARI VOLONTARI DEGRADATI

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VERTICI ANVVFV INCONTRANO IL CAPO DEL CORPO

SCOUTS A LEZIONE DAI VVF VOLONTARI

CALL CENTER NUE 112 IN LOMBARDIA VI LAVORERANNO 219 “LAICI”

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TORRE DI CONTROLLO E VVF PARLANO LINGUE DIVERSE?

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CINEMA STATUTO – 30 ANNI

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ULTIMʼORA

A TORINO UN SISTEMA INNOVATIVO PER LʼALLERTAMENTO

FESTIVAL DEL VOLONTARIATO DI LUCCA È LA CIRCOLARE CHE ASPETTAVAMO?

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EX COMANDANTE LODI, «PIU CONTROLLI PER I VOLONTARI»

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COINVOLGERE ASSOCIAZIONI PROCIV NEL PROGETTO “ASILI SICURI”

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SALVATAGGIO DI ANIMALI

LʼANVVFV PIEMONTESE RICEVE IL “SIGILLO” DELLA REGIONE

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Aut. Trib. Milano n. 855/89

Via Palmieri, 47 - Spedizione in abbonamento postale - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Fil. di Milano


EDITORIALE

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I mesi appena trascorsi hanno visto l’Associazione fortemente impegnata in una intensa serie di attività rivolte sia verso il proprio interno che verso l’esterno.

Sul primo fronte è da rilevare l’istituzione delle nuove Sezioni Provinciali di Enna, Messina, Pisa e Rimini e della Delegazione di Carini (PA).La costituzione di queste nuove articolazioni associative, alle quali diamo il benvenuto e formuliamo l’augurio per un buon lavoro ed il raggiungimento dei migliori successi, se da un lato è indice della fertilità del territorio nell’accogliere la presenza del volontariato VVF e delle iniziative ad esso correlate, dall’altro dimostra l’importanza e la centralità della funzione svolta dalla nostra Associazione in termini di aggregazione e rappresentatività anche a livello locale.

Sempre sul fronte interno è poi proseguito l’impegno per lo sviluppo e la realizzazione di un percorso di ammodernamento delle attività gestionali in ambito organizzativo, amministrativo ed economico del nostro Ente. Questo percorso, così come già comunicato a tutti i Presidenti di Sezione e Delegazione, vedrà una prima concretizzazione nell’emanazione, entro il mese di maggio, di procedure, linee guida e modulistica da adottare, a livello centrale e periferico, allo scopo di uniformare metodi e processi all’interno dell’intera struttura. Per ultimo, nel Consiglio Nazionale riunitosi a Romano di Lombardia (BG) lo scorso 16 febbraio, sono state poste le basi per l’identificazione dei Referenti di Area e di Regione, che saranno comunicati entro brevissimo tempo alle strutture periferiche, così da poter consentire un dialogo ed un confronto diretto, snello e veloce tra associati e struttura nazionale e volto allo scambio di idee, al lavoro comune, alla mutua assistenza ed alla risoluzione di criticità e problematiche locali.

Sul fronte esterno l’Associazione è stata presente, su invito degli organizzatori ed in piena sinergia con le strutture centrali e periferiche del Corpo Nazionale, primi tra tutti Capo del Corpo Nazionale, Direzione Regionale VVF del Piemonte e Comandi Provinciali VVF di Torino e Lucca, al “Festival del Volontariato” che si è tenuto a Lucca dall’11 al 14 Aprile scorsi.L’evento, che ha visto la partecipazione in massa del volontariato del “terzo settore” e della Protezione Civile, è stato un’occasione unica per poter, attraverso l’Associazione, illustrare, far conoscere ed apprezzare ai più quello che è un fenomeno misconosciuto, il volontariato dei Vigili del Fuoco, normalmente relegato alla notorietà dei soli “addetti ai lavori” o delle comunità locali in cui insiste la presenza di un Distaccamento Volontario VVF.A tale proposito colgo l’occasione per ringraziare i Vicepresidenti, i membri del Consiglio, gli associati e tutti i Vigili Volontari che si sono prodigati per garantire la riuscita della nostra partecipazione all’evento e per costruire un primo piccolo gradino verso quella “riconoscibilità” che sicuramente può favorire la creazione di un movimento di pubblica opinione, a tutti livelli, a favore della categoria. La maggiore rilevanza delle attività associative esterne svolte nei mesi trascorsi è tuttavia sicuramente da collegare agli incontri del Comitato di Presidenza con il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Prefetto Francesco Paolo Tronca, e con il Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale Prefetto Franco Gabrielli.

In entrambe le occasioni si è avuto, per i rispettivi ambiti di competenza, un colloquio cordiale, ma al contempo franco e sincero, sulla situazione attuale e sulle future prospettive della componente volontaria del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Sia il Prefetto Tronca che il Prefetto Gabrielli hanno avuto ampie parole di stima, elogio ed ammirazione, che mi onoro di trasmetterVi in questa occasione, per il lavoro svolto dai Vigili del Fuoco volontari e per l’abnegazione, l’impegno, il senso del dovere e lo spirito di sacrificio mostrato da tutta la nostra componente in occasione del quotidiano assolvimento delle attività volte a garantire il servizio di soccorso e di istituto sul territorio nazionale.

w w w. a n v v f v. it Sia il Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, nostro principale ed indiscusso riferimento, che il Capo Dipartimento della Protezione Civile, importantissimo interlocutore del più ampio e vasto mondo del volontariato di Protezione Civile (del quale non siamo parte ma sicuramente siamo contigui se non altro per la comune “volontarietà” dell’azione nel campo dell’emergenza), hanno espresso la loro disponibilità, nell’ambito delle rispettive competenze, attribuzioni e capacità, per un continuo e sempre più concreto sostegno della componente volontaria VVF e dell’Associazione nell’ottica di un miglioramento delle attività di soccorso a favore della cittadinanza.Tali espressioni, sinceramente apprezzate dall’Associazione, non possono che costituire la fondamentale base per ricostruire, da oggi e con l’attivo contributo di tutti, la fiducia, la serenità e l’ottimismo necessari per il rilancio dell’entusiasmo e della voglia di credere in quello che costituisce da sempre il nostro fine:servire la gente tra la gente.

Roberto Mugavero

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mentre stiamo per andare in stampa Giorgio Napolitano è stato riconfermato Presidente della Repubblica e ad Enrico Letta è stato dato l’incarico di formare il nuovo Governo. Auspichiamo che il nuovo esecutivo recepisca il messaggio lanciato da Franco Gabrielli (Capo del DPC) all’ultimo Festival del Volontariato di Lucca: «Investire nel volontariato è la scelta più intelligente, proprio nel momento in cui il Paese vive una condizione di sofferenza.». Andiamo a sfogliare questo secondo numero dell’anno della rivista associativa e scopriremo cosa si sono detti i nostri responsabili ed il Capo del CNVVF Pini. Sempre dal Viminale arriva una circolare (fresca fresca) che abbiamo provato ad analizzare/interpretare. Di chiaro c’è invece il declassamento degli FTAV a “meri” sottufficiali: così, per decreto, sono stati rivisti i gradi e sono spariti gli ufficiali volontari.

A trent’anni dal tremendo incendio del cinema Statuto, di Torino, l’Ingegner Lanzone – allora giovanissimo vigile volontario – ha voluto ricordare quei drammatici momenti.

Gli amici svizzeri ci hanno invece messo a disposizione un interessantissimo (e ben fatto) vademecum per gli interventi di “salvataggio animali”.

Il Coordinamento Regionale ANVVFV del Piemonte ha ricevuto – dalle mani del governatore Cota - la più alta onorificenza prevista per i cittadini e gli enti particolarmente meritori. Il Piemonte, infatti, vanta il più alto numero di distaccamenti VVF volontari dell’intera penisola (escluse – ovviamente, ahinoi – le regioni e provincie autonome).

A Torino un sistema di gestione del personale volontario che responsabilizza notevolmente i capi squadra volontari, ma che potrà creare qualche “problemino di invio” quando le squadre non siano guidate da un qualificato oppure il personale non stazioni (per intero) presso le sedi di servizio. Sempre più spesso i comandi (non solo Torino) “pretendono” che i volontari stazionino presso le caserme (come i permanenti), un’anomalia se si pensa che siamo – da sempre - “personale a chiamata/campana”. Buona lettura! Ascanio

direttorevfv@me.com twitter@pompieri

https://www.facebook.com/pompieri.vfv

h t t p s : / / t w i t t e r. c o m / p o m p i e r i

Hanno collaborato alla stesura di quest'edizione di "VFV": Giuseppe Parrinello, Roberto Zanin, Ivan Albarelli,

Davide Lanzone, Matteo Pettigiani, Bruno Stalder, Christoph Bischofberger, Clara Rüsi, Andrea Rabbolini, Luigi Saitta.

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EDITORIALE [ A LATO ] EDITORIALE [ A LATO ] EDITORIALE [ A LATO ]

Cari lettori/pompieri,

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n incontro cordiale - quello tra il Capo del Corpo Nazionale ed i vertici del nostro Ente Morale - oltre due ore nelle quali l’Ing. Pini ha espresso la propria visione in merito alla necessità di riforma del nostro “volontariato” evidenziando, tra l’altro, la necessità, nell’ambito della revisione dell’impianto normativo, del rispristino di “elenchi separati” (A=discontinui ventigiornisti; B=volontari dei distaccamenti) dellʼeliminazione dei compensi (al solo personale dei dist. volontari) e della rivisitazione delle qualifiche dei VVF volontari. A tale proposito l’Associazione, pur dichiarandosi disposta al più ampio e propositivo confronto, ha ribadito come, qualsiasi previsione di modifica delle norme, non può ulteriormente penalizzare e mortificare una componente, quella volontaria VVF del Corpo, già in difficoltà da decenni.

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VERTICI ANVVFV INCONTRANO IL

CAPO

DEL

CORPO

Il presidente Mugavero, accompagnato dai vice Fagioli e Bonello, oltre che dal segretario Marangoni, è stato ricevuto a colloquio – presso il Viminale – dal Capo del Corpo Nazionale VVF Alfio Pini. Occasione per salutare anche il capo delle Risorse Umane Carla Cincarilli A cura del nostro inviato a Roma

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Il presidente ANVVFV Mugavero (accompagnato dai Vice Fagioli e Bonello e dal Segretario Marangoni) ha quindi esposto al Capo del Corpo le più urgenti problematiche e criticità che stanno interessando la nostra componente chiedendo l’urgente definizione di concrete strategie per la loro risoluzione. L’Ing.Pini, prendendo atto di quanto esposto dall’Associazione, ha evidenziato la difficile situazione generale del Corpo frutto anche di una più ampia situazione di difficoltà del nostro Paese. A seguire la delegazione associativa ha avuto un lungo colloquio con il Direttore Centrale per le Risorse Umane, Prefetto Carla Cincarilli, nel quale sono state discusse le problematiche di settore relative ai Vigili del Fuoco volontari (dall’arruolamento di nuovo personale per i distaccamenti volontari alla revisione del DPR 76/2004). L’incontro ha trovato, da parte del Prefetto, ampia


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disponibilità ad affrontare i principali temi d‘interesse per la componente e che possano, attraverso una coerente risoluzione delle criticità più attuali, portare ad un rinnovato impulso per lo sviluppo della componente volontaria del Corpo. Questo sicuramente anche alla luce

di un sistema europeo e mondiale ove la componente professionista, destinata alle più alte attività specialistiche, è integrata da una copertura territoriale capillare del territorio con la presenza di sedi VVF volontarie.

ING. ALFIO PINI L’Ing. Alfio Pini è nato a Cremona il 29 maggio del 1949 E’ entrato in carriera il 18 ottobre 1976 e dopo il superamento del corso di formazione svolto alle Scuole Centrali Antincendi è stato assegnato dal maggio ‘77 al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Milano. Dal settembre 1979 ha svolto per un anno le funzioni di reggente del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Rovigo e dal 28 settembre 1984 al 22 luglio 1985 quello di Parma. Promosso dirigente dall’1.7.1985, ha assunto l’incarico di Comandante di Parma dal 23.7.1985. Dal 17.2.1992 è stato Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Venezia. Con D.M. 1.2.2002 ha assunto l’incarico di Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli. Dall’1.8.2003 gli viene conferito l’incarico di Direttore della Direzione regionale VV.F. dell’Emilia Romagna. Con D.P.R. 12/3/2004 gli viene conferito l’incarico Dirigenziale Generale di Direttore della Direzione Interregionale VV.F. del Veneto e Trentino-Alto Adige per un triennio a decorrere dall’1/3/2004. Con D.P.R. 15/2/2006 viene nominato Dirigente Generale e confermato nell’incarico di Direttore Regionale VV.F. del Veneto e Trentino Alto Adige per un biennio a decorrere dal 15/2/2006. Con D.M. in data 25/10/2006 gli viene conferito per un biennio l’incarico di Direttore della Direzione Centrale per l’Emergenza e il Soccorso Tecnico presso il Dipartimento. Dal 3/3/2008, riassume l’incarico di Direttore Regionale VV.F. del Veneto e Trentino Alto Adige. Dal primo aprile del 2010 succede ad Antonio Gambardella alla guida del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

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dall’analisi dell’articolato del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2004 e del decreto legislativo n. 217 del 2005 i funzionari tecnici antincendi volontari «sono equiparati, ai fini della determinazione di doveri, compiti e responsabilità, ai collaboratori tecnici antincendi del corpo nazionale dei vigili del fuoco» (articolo 3, comma 3, decreto del Presidente della Repubblica, n. 76 del 2004), questi ultimi equiparati, per compiti e responsabilità al personale permanente del ruolo dei «sostituti direttori antincendi» (articolo 152, comma 1, d 19 s. 217 del 2005);

FUNZIONARI

VOLONTARI DEGRADATI

SUL CAMPO AZZERANDO LA STORIA DEL

CNVVF

CHE HA SEMPRE

AVUTO UFFICIALI DI

I

E

II

CLASSE

Sono equiparati (sulla carta) al personale permanente del ruolo dei “sostituti direttori antincendi” e «partecipano alle attività di soccorso tecnico urgente» (sempre per ipotesi). Andrebbero attivati dai comandanti provinciali «per specifiche esigenze», si ma quali? Tra lʼaltro, dai nuovi distintivi scompare la figura dellʼufficiale…interrogazioni in corso. hanno collaborato Giuseppe Parrinello e Roberto Zanin

IL

Corpo nazionale vigili del fuoco opera l’attività di soccorso tecnico urgente, su tutto il territorio nazionale, avvalendosi, oltre che della componente permanente, anche della componente volontaria – scrive l’Onorevole Francesco Catanoso (detto Basilio) in un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro degli Interni il 24 settembre scorso - ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 362 del 2000 sono stati decretati, nel territorio nazionale, circa 50 nuovi funzionari tecnici antincendi volontari (FTAV) i quali, dopo un lungo e farraginoso iter formativo, durato circa dieci anni, sono stati posti in servizio operativo, a seguito di due diverse sessioni formative finali nel 2009 e nel 2011;

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stando a quanto detto, pertanto, per analogia, i funzionari tecnici antincendi volontari si trovano a dover compiere gli stessi compiti dei sostituti direttori antincendi permanenti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco – prosegue l’Onorevole nell’Atto della Camera - analizzando quanto statuisce l’articolo 20, comma 1, del decreto legislativo n. 217 del 2005 gli appartenenti al ruolo dei sostituti direttori antincendi, oltre a svolgere compiti prettamente legati all’organizzazione dei servizi di soccorso, «partecipano alle attività di soccorso tecnico urgente»;

- nello scritto poi si inizia a domandare appare subito evidente la necessità di chiarire se le «specifiche esigenze» per le quali il comandante provinciale possa attivare tali figure si riferiscano al soccorso tecnico urgente o se, piuttosto, si riferiscano ad ulteriori particolari situazioni non rientranti nel soccorso tecnico urgente; - poi Catanoso incalza sull’interpretazione della norma difatti, se da un lato, una lettura della norma potrebbe portare ad interpretare la stessa nel senso che i funzionari tecnici antincendi volontari svolgono funzioni inerenti al soccorso tecnico urgente che, in ogni caso, sono

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so il 10 febbraio 2012 (in Gazzetta Ufficiale, 29 febbraio 2012, n. 50), con l’attribuzione dei distintivi di qualifica di cui all’allegato C) si è determinata, di fatto, l’eliminazione della parola «funzionari» dai distintivi medesimi, degradando, sul campo, detto personale a «tecnici antincendi volontari» ovverosia a meri sottufficiali, azzerando, a giudizio dell’interrogante, la storia del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che nel tempo ha sempre avuto ufficiali volontari di prima e seconda classe -: come mai non sono stati previsti i distintivi di qualifica, da assegnare ai medesimi, uguali a quelli disposti per il personale inquadrato, ai sensi dell’articolo 152 del decreto legislativo 217 del 2005, nella qualifica di sostituto direttore antincendi capo e, cioè, «determinati nelle fogge e nelle caratteristiche individuate “nell’Allegato E” e nella relativa tavola», ovverosia corrispondenti ad essi in modo tale da rispettare la qualifica di funzionario e, quindi, ufficiale a loro da tempo assegnata, giusto i decreti di nomina risalenti ai periodi 2001-2004, quindi ante decreto legislativo n. 217 del 2005;

da espletarsi solo in casi particolari, o, come recita la norma, «per specifiche esigenze», dall’altro lato, al contrario, i funzionari tecnici antincendi volontari partecipano in via ordinaria alle attività di soccorso tecnico urgente e solo qualora si verifichino casi particolari o, come recita la norma, «per specifiche esigenze», o se si vuole in via straordinaria, vengono attivati dal comandante provinciale;

- al termine dell’interrogazione la frase di rito, restiamo in attesa che il Ministro (o chi per egli) si pronunciquali provvedimenti intenda adottare il Ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa. (4-17756 seduta n° 690 del 24 settembre 2012)

si ritiene, comunque, che la mancanza di regole precise e indicazioni troppo labili abbia permesso una discrezionalità interpretativa ai vari comandanti delle norme contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2004 che hanno portato alla totale confusione circa l’utilizzo di dette figure professionali, che dovrebbe essere protesa a fronteggiare qualunque necessità delle sedi centrali e periferiche del Corpo, in quanto professionalità formate con l’impiego di finanza pubblica il cui utilizzo operativo ha, tra l’altro, un impatto economico, per l’amministrazione, pressoché irrilevante nel contesto del personale discontinuo richiamato annualmente; - l’Onorevole fa poi riferimento ai nuovi distintivi di qualifica coi quali, di fatto, detti ufficiali vengono degradati a sottufficiali…inoltre, con l’emanazione del decreto ministeriale emesVFV MARZO/APRILE 2013

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SCOUTS

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A LEZIONE DAI

VVF

VOLONTARI

VVFV del distaccamento volontario di Maletto (CT) congiuntamente a medici e soccorritori-istruttori delle Misericordie, hanno istruito scouts ventenni alle manovre di soccorso BLS e tecniche antincendio. A cura della redazione - le fotografie sono del VV Luigi Saitta

sioni formative. Ogni gruppo era contraddistinto da un colore e lo stesso relatore ripotava sul petto il colore distintivo.

omenica 17 marzo, presso il CAMPO SCOUT di Belpasso (CT), organizzata dall’AGESCI – Settore Protezione Civile, si è svolta l’attività formativa avente per oggetto: “formazione di scout (rover e scolte 20/21 anni) e capi scout al primo soccorso sanitario e antincendio” Le attività formative sono state tenute da medici e istruttori delle Misericordie e dal personale Vigilfuoco volontario del distaccamento di Maletto, delegati dal Comandante provinciale di Catania, Ing. Maurizio Lucia.

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Organizzatissimi, come sempre, gli scouts, coordinati da Orazio Marchese e Maurizio Carciotto, hanno ascoltato le lezioni proposte divisi in gruppi che si alternavano nelle varie ses-

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Oltre duecento scout hanno assistito, in 6 sessioni di 30 min., alle lezioni argomentate da tecniche di soccorso sanitario BLS e relative prove pratiche, nonché elementi fondamentali di chimica e fisica del fuoco, dinamica dellʼincendio, metodi di spegnimento e sostanze estinguenti, esposti dal Funzionario Volontario Giuseppe Parrinello. Infine, le prove pratiche di estinzione incendi rappresentate dal personale VV.F. del distaccamento volontario di Maletto coordinate dai Capi Squadra Volontari Antonio Luca e Giuseppe Montagno, naturalmente supportati dal congruo numero di vigili (18) che hanno voluto portare il proprio contributo alla nobile causa degli scouts siciliani dell’AGESCI i quali hanno provato con mano l’bbrezza di spegnere un incendio, anche se simulato.

AGESCI L’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI), che conta più di 177.000 soci, è un’associazione giovanile educativa che si propone di contribuire, nel tempo libero e nelle attività extra-scolastiche, alla formazione della persona secondo i principi ed il metodo dello scautismo, adattato ai ragazzi e alle ragazze nella realtà sociale italiana di oggi. L’Agesci è nata nel 1974, come ini-

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ziativa educativa liberamente promossa da credenti, dall’unificazione di due preesistenti associazioni, l’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), maschile, e l’AGI (Associazione Guide Italiane), femminile. Nell’azione educativa l’Associazione realizza il suo impegno politico, al di fuori di ogni legame o influenza di partito, tenendo conto dell’operato degli altri ambienti educativi. La sua diffusione, omogenea sul territorio nazionale, testimonia l’impegno civile al servizio del Paese attraverso la peculiarità del suo carisma. I principi fondamentali propri dello scautismo, sono proposti attraverso un modello educativo che: • vede i giovani come autentici protagonisti della propria crescita, orientata alla “cittadinanza attiva” (autoeducazione e senso di responsabilità) • è attento a riconoscere valori, aspirazioni, difficoltà e tensioni nel mondo dei giovani; • deriva da una visione cristiana della vita; • tiene conto della globalità della persona e quindi della necessaria armonia con se stessi, con il creato, con gli altri; • offre alle ragazze e ai ragazzi la possibilità di vivere esperienze educative comuni, al di là di ogni ruolo imposto o artificiosamente costituito, aiutando a scopri-

re ed accogliere la propria identità di donne e uomini e a riconoscere in essa una chiamata alla piena realizzazione di sé e all’accoglienza dell’altro (coeducazione); • vive la dimensione della fraternità internazionale, che supera le differenze di razza, nazionalità e religione, imparando ad essere cittadini del mondo e operatori di pace. I soci adulti dell’Associazione, sono donne ed uomini che realizzano la loro presenza di servizio come Capi nei modi propri dello scautismo. Ogni adulto impegnato al servizio dei ragazzi, segue un particolare iter di formazione su due livelli, uno regionale e uno nazionale, che alla sua conclusione dà diritto ad un riconoscimento valido a livello internazionale. L’Associazione dalla sua fondazione ha fatto la scelta della diarchia, della compresenza cioè di un uomo e di una donna, oltre che nelle comunità educative, ad ogni livello di responsabilità associativa. L’Agesci è riconosciuta dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e fa parte delle APS (Associazioni di Promozione Sociale), del Forum Terzo Settore, della Tavola della Pace, di Libera, del Forum nazionale dei Giovani ed è riconosciuta dal Dipartimento di Protezione Civile.

MISERICORDIE -

Le Misericordie d’Italia rappresentano la forma più antica di Volontariato.

La loro origine, infatti, si fa risalire al 1244, ad opera di San Pietro Martire. Si sono costituite in Confederazione nazionale oltre un secolo fa. Presenti nelle varie Comunità, esse danno positive risposte ai bisogni di assistenza ed aiuto alla persona e si impegnano nell’affrontare vecchie e nuove povertà, collaborando, in molte occasioni, con le Istituzioni pubbliche ed altre realtà del Volontariato. In particolare, le Misericordie sono presenti, in forme organizzate, nel trasporto sanitario e sociale, nella Protezione Civile, nella gestione di significative strutture sanitarie e sociali, nei progetti per il Servizio Civile. Ne fanno parte Volontari tra i 16 e gli 80 anni, di ogni ceto sociale, volenterosi di impegnarsi come Fratelli e Sorelle a dare il loro contributo, ispirato al Vangelo, delle opere di Misericordie corporali e spirituali. Sono circa 800 le Misericordie che operano su tutto il Territorio Italiano. Centinaia, operano nel resto del mondo. Oltre 800.000 i Confratelli italiani. Oltre 150.000 i Volontari attivi superpreparati. Oltre 5.000 gli automezzi di ogni tipo a disposizione della collettività. Forte lo sviluppo che le Misericordie hanno avuto nel centro sud dove a causa di eventi calamitosi del passato sono nate numerose associazioni. Ciò a testimoniare l’impegno e la motivazione che le Misericordie toscane hanno saputo trasmettere, nei valori e nell’ispirazione dei padri fondatori della Misericordia.

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tale lombardo.

Il Call Center Laico Il modello del Call Center Laico scelto da Regione Lombardia si basa sulla distinzione tra Centrale di primo livello (Public Safety Answering Point o PSAP1) che riceve tutte le chiamate di emergenza, e Centrali di secondo livello (PSAP 2) che ne assumono la gestione operativa. Il call center laico costituisce la Centrale di primo livello, che garantisce un’unica “prima risposta” a tutte le chiamate di soccorso (pubblica sicurezza, soccorso tecnico e soccorso sanitario) che ogni cittadino italiano o straniero che si trova in Lombardia può effettuare componendo gli attuali numeri di emergenza (112, 113, 115 e 118).

Call Center NUE 112 in Lombardia Vi lavoreranno 219 “laici” Il progetto “NUE 112” in Lombardia rappresenta la prosecuzione e lʼestensione della sperimentazione in atto dal 22/06/2010 a Varese e realizza quanto definito dalla DGR n. IX/1981 del 6 luglio 2011.

IL

progetto è finanziato da Regione Lombardia e Ministero dell’Interno e coinvolge il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, l’Arma dei Carabinieri, i Vigili del Fuoco e l’Emergenza Sanitaria e ha come obiettivo l’attivazione del “112 Numero Unico Europeo (NUE)” attraverso il modello del “Call Center Laico”, così come già avviene in diversi Paesi europei in ottemperanza alla Direttiva CE n. 2002/22/CE.

L’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (AREU) della Regione Lombardia è stata individuata come l’ente incaricato della realizzazione pratica del progetto sperimen-

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Gli operatori del Call Center Laico classificano il tipo di emergenza, raccolgono in automatico tutte le informazioni rilevanti (localizzazione della chiamata e identificazione del chiamante) e le inoltrano alle Centrali operative delle Amministrazioni competenti per la risoluzione dell’emergenza (Pubblica Sicurezza, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco ed Emergenza Sanitaria). Al cittadino vengono garantite: • una risposta coordinata e integrata tra le varie Forze coinvolte;

• la funzionalità di localizzazione e identificazione del chiamante; •

la risposta in diverse lingue;

l’accesso ai cittadini diversamente abili.

Sedi In Regione Lombardia sono previsti 3 Call Center Laici (CCL) con sede a Milano (per la provincia di Milano), a Brescia (per le province di Brescia, Pavia, Cremona, Mantova, Sondrio e Lodi) e a Varese (per le province di

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Varese, Lecco, Como, Bergamo e Monza Brianza). Il primo call center regionale è già stato realizzato provvisoriamente presso la Centrale Operativa 118 di Varese, che dal 21 giugno 2010 già ospita il CCL per i distretti telefonici 0331 e 0332. Tale struttura è infatti in grado di consentire l’ampliamento previsto, dal punto di vista degli spazi e della tecnologia, per gestire un maggior afflusso di chiamate derivanti dall’estensione del NUE 112 alle altre province (Lecco, Como, Bergamo e Monza Brianza per un totale di circa 3.900.000 abitanti). Il trasferimento nella sede definitiva in Varese - via Giambellino è previsto per il 2013. Sono in fase di definizione le sedi per i CCL di Milano e di Brescia. Profili del personale del Call Center Laico 112

Operatore tecnico “laico”

L’operatore del Call Center Laico, per le funzioni che espleta, assume la qualifica di “incaricato di pubblico 1 servizio” , in quanto svolge la propria attività nell’ambito del servizio pubblico di emergenza 112 Numero Unico Europeo. Gli operatori tecnici adibiti alla funzione di front-line sono addetti a: • prendere in carico la chiamata attivando, se necessario, una audioconferenza per la gestione della conversazione in lingua straniera; • ricevere in tempo reale i dati (forniti dal “Concentratore Interforze”) relativi all’identificativo e alla localizzazione del chiamante, che vengono automaticamente inclusi nella scheda contatto; • individuare, durante la conversazione con il chiamante, la natura dell’emergenza; • integrare la scheda contatto con la “tipologia dell’evento”, secondo la classificazione già impostata nell’applicativo 112 NUE; • trasferire contestualmente la chiamata e la scheda contatto al PSAP2 competente. Gli operatori tecnici rispondono al capo turno per gli aspetti operativi relativi all’attività ordinaria e al responsabile di struttura per gli aspetti organizzativi (turnistica, ferie, permessi

vari).

Operatore Capo Turno Nell’arco delle 24 ore il coordinamento degli operatori in ogni turno di servizio è affidato ad un supervisore “capo turno”. Il capo turno ha la responsabilità di garantire l’operatività del CCL, definisce le postazioni degli operatori, assegna le attività, verifica le presenze e pianifica i tempi di riposo, controlla il regolare svolgimento delle attività dei colleghi e interviene nelle situazioni di difficoltà. Pur non ricoprendo una posizione gerarchica di livello superiore, il capo turno costituisce, grazie alle competenze e all’esperienza maturata, il punto di riferimento del gruppo (richieste di aiuto per telefonate complesse, risposte a chiamate dai PSAP2, presa in carico di problematiche frequenti, informazioni su eventi rari, formazione e consulenza tecnica su procedure e istruzioni operative). Ha inoltre il compito di mantenere i contatti urgenti con enti ed istituzioni e con il Responsabile di Struttura. Al capo turno compete l’adozione di tutti gli interventi necessari a garantire l’operatività del CCL NUE 112. Il capo turno risponde al Responsabile di Struttura. Complessivamente per i CCL (call center laici) NUE 112 della Lombardia si stimano necessari: 3 Responsabili di Struttura; 18 Operatori Capo Turno (uno per ogni turno di servizio); 3 Amministratore di sistema; 195 Operatori tecnici ; per un totale di 219 persone.

(1) A titolo meramente esemplificativo la giurisprudenza ha individuato tale qualifica nei seguenti soggetti: esattori dellʼEnel; letturisti dei contatori di gas e energia elettrica; dipendente postale addetto allo smistamento della corrispondenza; dipendenti del Poligrafico dello Stato.

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INCHIESTE

SOCCORSO AEROPORTUALE TORRE

VVF DIVERSE?

DI CONTROLLO E

PARLANO LINGUE

LʼATR72 finito fuoripista a Fiumicino il 2 febbraio scorso – quello Carpatair ma con la livrea della nostra compagnia di bandiera – diviene un caso e non solo per via del pronto “sbianchettamento” del logo Alitalia. Nonostante lʼaeromobile incidentato si trovasse a 400 metri dalla caserma, i VVF impiegarono 10 minuti per raggiungere il sito del sinistro (la norma internazionale prevede un massimo di 3ʼ); quando tutti gli occupanti sʼerano ormai “auto-evacuati”. LʼAgenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo apre unʼinchiesta e invia delle “raccomandazioni” anche al Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. A cura della redazione (tra le fonti: ANSV – Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo).

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INCHIESTE el corso dell’inchiesta di sicurezza relativa all’incidente occorso in data 2 febbraio 2013, sull’aeroporto di Roma Fiumicino, all’aeromobile ATR 72 marche di identificazione YR-ATS, l’ANSV ha ritenuto necessario emanare due raccomandazioni di sicurezza (una indirizzata all’ENAC ed al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, l’altra all’ENAC e all’ENAV SpA), eccone uno stralcio sintetizzato.

N

Medesime criticità erano già emerse nel 2010 in incidente analogo avvenuto all’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Anche nel disastro di Linate (8 ottobre 2001) nel quale persero la vita 118 persone, i soccorsi non furono tempestivi: i VVF impiegarono 8 minuti (11 secondo altre fonti) a raggiungere l’MD87 e 26 a rinvenire i resti del Cessna. Questo non ha certo avuto alcun ruolo nell’evento in sé, né può aver influito sul bilancio delle vittime; anche se le autopsie sugli occupanti del Cessna hanno evidenziato la presenza di gas combusti nei polmoni dei piloti, le relazioni tecniche non riportano comunque possibilità di salvezza anche in caso di un intervento immediato dei soccorsi. Il macroscopico ritardo però, per quanto condizionato dalla scarsa visibilità, è aggravato ulteriormente dal fatto che proprio a Linate, tempo prima, era avvenuta la presentazione di un sistema di navigazione GPS da installare sui mezzi di soccorso dell’aeroporto.

Premessa Il giorno 2 febbraio 2013, sull’aeroporto di Roma Fiumicino, alle ore 19.32 UTC (20.32 ora locale), lʼaeromobile ATR 72 marche di identificazione YR-ATS, operante il volo AZ1670 proveniente da Pisa, con 46 passeggeri a bordo e 4 membri di equipaggio, dopo lʼatterraggio per pista 16L usciva lateralmente di pista, arrestandosi ad una distanza di circa 1780 metri dalla soglia pista, sulla striscia erbosa posizionata sul lato destro della pista stessa, in prossimità del raccordo “DE”. A seguito dell’incidente non si verificavano principi di incendio. I primi mezzi di soccorso arrivavano sul luogo dellʼincidente dopo circa 10 minuti dallʼattivazione, da parte della Torre di controllo (TWR), del segnale acustico di allarme, quando tutti gli occupanti del velivolo avevano già abbandonato autonomamente il relitto dello stesso.

figura 2

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Il personale di soccorso intervenuto sul luogo dell’incidente prestava la prima assistenza ai suddetti occupanti, provvedendo a trasferire presso strutture mediche esterne allʼaeroporto 24 persone, di cui 2 in codice “rosso”, 4 in codice “giallo” e 18 in codice “verde”. La visibilità, al momento dellʼincidente, era superiore ai 10 chilometri.

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INCHIESTE tuava una deviazione verso destra, arrestandosi in prossimità del raccordo “DE”. Alle ore 19.33’22”, non ricevendo alcuna risposta dal velivolo YR-ATS, la TWR attivava il segnale acustico di allarme.

Alle ore 19.34ʼ37” la TWR stabiliva il primo contatto radio con i VVF sulla frequenza radio 440,450 Mhz a loro dedicata. Alle ore 19.35’22” sullo schermo del radar di terra si rilevava la presenza di una prima traccia dei tre mezzi antincendio in uscita sul raccordo “C” dalla postazione 1, situata a lato di tale raccordo, quasi di fronte al punto di arresto dell’aeromobile incidentato.

Dinamica dellʼincidente. Dalle tracce al suolo e dalle ulteriori evidenze acquisite si rileva che lʼaeromobile toccava la pista alle ore 19.32ʼ03” UTC in prossimità della linea centrale della pista 16L, ad una distanza di circa 567 metri dalla soglia pista. Dopo il primo contatto con la pista lʼaeromobile effettuava tre successivi rimbalzi, nel corso dei quali riportava il cedimento del carrello anteriore e successivamente anche il cedimento del carrello principale. Dopo il terzo contatto con la pista l’aeromobile si appoggiava definitivamente sul ventre di fusoliera strisciando per ulteriori 500 metri fino all’arresto definitivo. L’arresto dell’aeromobile avveniva sulla striscia erbosa laterale della pista 16L a circa trenta metri dal bordo in asfalto della pista stessa, dopo che l’aeromobile aveva effettuato anche una rotazione sul suo asse verticale di circa 170°, assumendo così un orientamento definitivo di circa 330° magnetici.

Il punto di arresto era situato in prossimità del raccordo “DE”, a circa 50 metri dal suo bordo laterale; tale punto di arresto si trovava a circa 400 metri in linea dʼaria dalla postazione n. 1 dei Vigili del fuoco (VVF), come illustrato in figura 1. Nel corso dell’incidente l’aeromobile riportava la totale disattivazione dell’energia elettrica di bordo, con conseguente spegnimento di tutte le luci.

Allertamento ed intervento dei mezzi antincendio e di soccorso. Dall’esame del tracciato del radar di terra e delle comunicazioni terra-bordo-terra si rileva che alle ore 19.32’33” UTC la traccia del volo AZ1670, dopo l’atterraggio, effet-

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Alle ore 19.35ʼ59”, allorquando gli automezzi antincendio erano già all’altezza della imboccatura del raccordo “DD”, la squadra VVF Rosso 24 chiedeva alla TWR informazioni circa lʼesatta posizione dellʼaeromobile. La TWR rispondeva «Poco dopo il Delta Echo». I VVF confermavano la ricezione del messaggio, ripetendo «Ricevuto, Delta Echo». Alle ore 19.41ʼ45” i veicoli SAR di AdR (Aeroporti di Roma) si fermavano in prossimità del punto di arresto dellʼaeromobile.Alle ore 19.43ʼ02” Rosso 24 comunicava di aver trovato lʼaereo.

Nella figura 2 viene riportato, in rosso, il tracciato del percorso seguito dai VVF dal momento dellʼuscita dei mezzi dalla postazione 1 al momento del ritrovamento dellʼaeromobile incidentato.

4. La normativa in materia di soccorso e lotta antincendio. Il Regolamento ENAC per la costruzione e lʼesercizio degli aeroporti, al capitolo 9, paragrafo 5.5 ss. (Tempi di risposta), prevede quanto segue: «5.5.1 Lʼobiettivo operativo del servizio di soccorso e lotta antincendio è quello di assicurare un tempo di risposta di due minuti, e comunque non superiore a tre minuti, in ogni parte della pista di volo, e non superiore ai tre minuti in ogni altra parte dell’area di movimento, in condizioni ottimali di visibilità e delle superfici da percorrere.

5.5.2 Per soddisfare l’obiettivo operativo quanto più possibile in condizioni di visibilità non ottimali, è necessario che i veicoli di soccorso e lotta antincendio dispongano di una mappa a griglia dellʼaeroporto e delle aree limitrofe (la Grid Map ndr) e ove richiesto, dalle condizioni orografiche ed ambientali, e di adeguati siste-

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INCHIESTE mi tecnologici di guida. 5.5.3 Si definisce tempo di risposta l’intervallo temporale che intercorre tra l’inoltro della chiamata al servizio di soccorso e lotta antincendio ed il tempo impiegato dal primo veicolo per raggiungere un’idonea posizione per l’applicazione dell’agente estinguente ad un rateo pari ad almeno al 50% del rateo di scarico previsto per la categoria dell’aeroporto.». Quanto previsto dall’ENAC è in linea con quanto prescritto dall’Annesso 14 (Aerodromes) alla Convenzione relativa all’aviazione civile internazionale, vol. 1, il quale, relativamente al Response Time, così recita: «9.2.23 The operational objective of the rescue and fire fighting service shall be to achieve a response time not exceeding three minutes to any point of each operational runway, in optimum visibility and surface conditions. 9.2.24 Recommendation. – The operational objective of the rescue and fire fighting service should be to achieve a response time not exceeding two minutes to any point of each operational runway, in optimum visibility and surface conditions.

9.2.25 Recommendation. – The operational objective of the rescue and fire fighting service should be to achieve a response time not exceeding three minutes to any other part of the movement area, in optimum visibility and surface conditions.».

Il “Manuale rosso” dellʼaeroporto di Roma Fiumicino. Nel “Manuale rosso” (Norme e procedure per stati di emergenza o incidente aereo) dell’aeroporto di Roma Fiumicino, approvato dall’ENAC, al capitolo 4 “Evento entro i confini aeroportuali”, è precisato quanto segue. Al paragrafo 4.1.2 “Informazioni da fornire” è precisato che la TWR, nell’attivazione dei servizi di pronto intervento, fornisca una serie di dati, in particolare: «1 – natura dell’evento; 2 – nominativo e tipo dell’aeromobile; 3 – stimato e pista di atterraggio (eventuale) in alternativa posizione al suolo (pista, rullaggio, parcheggio Grid Map); 4 – ogni altra informazione utile.». Viene altresì precisato che la TWR «deve dare precise istruzioni ai VV.F. per il più rapido intervento nelle aree di manovra e fornire le relative autorizzazioni per gli attraversamenti delle pista. Se ritenuto utile, per facilitare l’individuazione del punto di intervento, verrà utilizzata la GRIDMAP di terra (allegata al presente manuale).». Al paragrafo 4.3.2 “Operazioni di primo intervento” si precisa che «In caso di “livello Giallo (emergenza)”,

verrà notificato il tipo di aeromobile, il numero dei suoi occupanti e la parte dell’area di movimento dove si prevede sia necessario l’intervento. Il servizio antincendio, pertanto, assistito dalla Torre di controllo, provvederà ad inviare i mezzi sul luogo indicato (utilizzando eventualmente la GRID MAP allegata al presente Manuale. [omissis] In caso di livello Rosso (incidente), l’intervento, perché sia il più tempestivo possibile, dovrà essere effettuato con modalità diverse a seconda del luogo nel quale l’incidente si sia verificato. A tale scopo vengono definite le seguenti situazioni di luogo: a) una zona comprendente l’area di movimento e le aree comprese nella recinzione aeroportuale; nell’ambito di tale zona il punto dell’incidente sarà individuato attraverso le informazioni che la Torre di controllo sarà in grado di trasmettere al Responsabile delle Operazioni di Soccorso dei Vigili del Fuoco, via radiotelefono, anche con riferimento allegato n. 7; [omissis]». Il citato allegato n. 7 contiene la “Planimetria GRID-MAP di terra SEDIME aeroportuale”, la quale suddivide il sedime aeroportuale in quadrati identificati da lettere e numeri. Nel caso in esame la posizione dell’aeromobile YR-ATS corrispondeva al riquadro identificabile come “102 - G3”. Raccomandazioni di sicurezza. Dal momento dellʼattivazione del segnale acustico di allarme da parte della TWR (ore 19.33’22”) al momento in cui i mezzi del VVF hanno raggiunto il relitto dellʼaeromobile (ore 19.43ʼ02”) sono trascorsi circa 10 minuti, nonostante la posizione di arresto dellʼaeromobile incidentato si trovasse sostanzialmente di fronte alla postazione n. 1 dei VVF, ad una distanza in linea d’aria di circa 400 metri.

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INCHIESTE to di Roma Fiumicino. Tale Manuale suggerisce di far riferimento alla citata GRID-MAP proprio per facilitare lʼindividuazione del punto di intervento, come sarebbe stato utile nel caso di specie. Le evidenze raccolte fanno pertanto emergere una criticità di rilievo nello svolgimento delle operazioni di ricerca e soccorso. Uguale criticità, peraltro – relativamente alle tempistiche di individuazione del relitto dell’aeromobile incidentato – era già stata evidenziata dall’ANSV in relazione allo svolgimento delle operazioni di ricerca e soccorso in occasione dell’incidente occorso sull’aeroporto di Palermo Punta Raisi all’aeromobile A319 marche di identificazione EI-EDM in data 24 settembre 2010.

nota: le fotografie delle pagg: 12, 15 e 16 riguardano l'incidente di Linate dell'8 ottobre 2001 e sono state scattate dal ns. direttore A.A.Mangano che partecipò ai soccorsi.

Ancorché lʼevento sia occorso in condizioni di luce notturna, la visibilità era ottima, superiore ai 10 chilometri. Dalle evidenze sin qui acquisite in corso di inchiesta – documentate sia dalle comunicazioni intercorse tra la TWR ed i mezzi di soccorso, sia dal tracciato del radar di terra – emerge che i mezzi dei VVF non sono stati in grado di identificare con immediatezza il luogo in cui si trovava il relitto del velivolo YR-ATS. In particolare, i Vigili del fuoco intervenuti non pare avessero piena cognizione sulla posizione del raccordo “DE”. Dalle medesime evidenze è emerso che la TWR ha comunicato ai mezzi VVF, come riferimento per favorire la localizzazione, soltanto la denominazione del raccordo “DE” in prossimità del quale, dal tracciato del citato radar, risultava si fosse fermato l’aeromobile in questione. Non è stato invece mai fatto alcun riferimento al riquadro della GRID-MAP nel quale ragionevolmente doveva trovarsi il velivolo incidentato. In sostanza, in occasione dell’incidente in esame: a) non sono state rispettate da parte dei mezzi di soccorso le tempistiche di intervento previste dalla normativa internazionale e nazionale in materia, malgrado le condizioni di visibilità notturna fossero ottimali; b) per favorire l’individuazione del relitto dell’aeromobile non si è fatto ricorso alla GRID-MAP, prevista sia dal Regolamento ENAC per la costruzione e lʼesercizio degli aeroporti, sia dal “Manuale rosso” dellʼaeropor-

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Le “raccomandazioni” ed i “destinatari”: Destinatari: ENAC, Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Raccomandazione: in linea anche con quanto già raccomandato dall’ANSV con la raccomandazione di sicurezza n. ANSV-13/1836-10/5/A/12, si raccomanda all’ENAC ed al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco di adottare, con urgenza, le iniziative ritenute più opportuno sotto il profilo formativo ed addestrativo per consentire che il personale dei Vigili del fuoco operante sugli aeroporti italiani abbia una effettiva piena conoscenza sia della terminologia aeronautica sia del sedime aeroportuale su cui si trova ad operare, così da evitare fraintendimenti nelle comunicazioni relative alle operazioni di soccorso, a vantaggio della tempestività di individuazione dell’aeromobile che necessiti di soccorso (raccomandazione ANSV-4/132-13/1/A/13).

Destinatari: ENAC, ENAV SpA. Raccomandazione: il richiamo, da parte della TWR, al riquadro di interesse della GRID-MAP (prevista sia dal Regolamento ENAC per la costruzione e lʼesercizio degli aeroporti, sia dal “Manuale rosso” dell’aeroporto di Roma Fiumicino), se fosse stato fatto avrebbe ragionevolmente favorito la tempestiva individuazione, da parte dei VVF, dell’aeromobile incidentato. Conseguentemente, l’ANSV raccomanda, in generale, che le TWR, nelle indicazioni da fornire nell’attivazione delle operazioni di soccorso, diano anche dei riferimenti correlabili alla GRID- MAP dei rispettivi aeroporti (raccomandazione ANSV-5/13213/2/A/13).

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piante a crescere. Nel 2006 la fabbrica aveva subito una denuncia, per il forte odore di ammoniaca che generava. I dirigenti avevano risposto all’Environmental Protection Agency, garantendo che rispettavano tutte le regole di sicurezza e non c’era il rischio di incendi.

Alcuni vigili del fuoco volontari USA sono deceduti nellʼesplosione dʼuna fabbrica di fertilizzanti in Texas

La maggior parte delle persone non si rende conto che oltre il 70 per cento dei pompieri americani sono volontari. Mercoledì (il 17 aprile scorso), nella città di West, Texas, quegli eroi sono morti durante un intervento di soccorso. Ma un quotidiano italiano bolla i volunteer firefighters come “improvvisati soccorritori”, solo perché non di ruolo.

A

seguito di una esplosione presso una fabbrica di fertilizzanti locale - che ha registrato una scossa sismica di 2,5 gradi della scala Richter in Amarillo, Texas - i vigili del fuoco volontari della locale caserma sono stati i primi a rispondere alla chiamata di soccorso.

L’esplosione ha danneggiato molte industrie locali e distrutto tra 50-75 case. Attualmente, molti sono i morti, più di 160 sono feriti e 3-4 pompieri mancano all’appello.

In una città di 2.800 abitanti, i vigili del fuoco sono tutti volontari, incluso il comandante. L’organizzazione dei vigili del fuoco è stata avviata, in USA, da Benjamin Franklin e Peter Stuyvesant. La caserma dei vigili del fuoco (Fire House) funge anche da punto d’aggregazione nelle piccole comunità. I vigili del fuoco volontari ricevono la medesima formazione dei colleghi di ruolo, così come gli EMT e CPR (tecnici d’emergenza medica e rianimazione cardiopolmonare), e Hazmat (leggasi nuclei NBCR). Sono diversi gli incendi di bosco che colpiscono questa zona del Texas e, quando il fuoco lambisce le abitazioni, la preoccupazione principale quando un vigile del fuoco entra in scena è la salvaguardia della popolazione. West è un paesino di 2.600 abitanti, che si trova una ventina di miglia a nord di Waco, il luogo del rogo in cui morirono 76 persone, quando il 19 aprile del 1993 le forze dell’ordine assalirono l’edificio dove si erano rinchiusi i seguaci della setta Branch Davidians. È una piccola comunità agricola, dove naturalmente l’industria principale è la West Fertilizer Co., che produce fertilizzanti. In particolare lavora l’anhydrous ammonia, cioè l’ammoniaca allo stato gassoso che viene usata nei campi per aiutare le

Mercoledì sera, però, le fiamme hanno avvolto lo stabilimento. La comunità locale è così piccola che la reazione è stata affidata ad un gruppo di pompieri volontari, come ce ne sono tanti in questi paesini. Ma il fuoco si è propagato, e forse proprio gli improvvisati soccorritori hanno commesso un errore fatale, versando acqua sul nitrato di ammonio. Così avrebbero creato una miscela esplosiva, che ha fatto saltare in aria tutta la fabbrica. ("La Stampa" edizione di Biella) Lo scoppio, alle 7,53 della sera, è stato visto a cinquanta miglia di distanza e ha provocato un tremore simile ad un terremoto di secondo grado. Oltre settanta case, una scuola e un centro per gli anziani sono stati danneggiati o distrutti. Il numero delle vittime, tra cui ci sono almeno tre dei pompieri intervenuti per fermare l’incendio, è incerto, perché ieri pomeriggio la fabbrica bruciava ancora. Di sicuro oltre 160 persone sono rimaste ferite, ma i soccorritori speravano di ritrovare vivi alcuni dei dispersi. Questo però significa che anche il numero delle vittime potrebbe salire. Qualche ora dopo lo scoppio, si sono alzati in volo i mezzi della Guardia Nazionale del Texas, per controllare il livello di contaminazione dell’aria. La grande preoccupazione, infatti, era che le fiamme provocassero una nube tossica, in grado di fare vittime anche a diverse miglia di distanza dal luogo dell’incidente. A metà giornata, però, il governatore dello stato Rick Perry ha tenuto una conferenza stampa per assicurare che non c’erano altri pericoli. Anche il presidente Obama lo ha chiamato, per assicurare l’aiuto delle agenzie federali competenti e la sua solidarietà alle vittime. «È uno scenario da incubo», gli ha detto Perry. L’Fbi ha mandato degli agenti a West, per lavorare con l’ufficio della polizia locale, alle prese con almeno un episodio di sciacallaggio. La zona dell’esplosione è stata subito gestita come la potenziale scena di un reato, anche se al momento gli investigatori pensano che si sia trattato di un incidente industriale. Questo probabilmente è vero per l’esplosione, che è stata un effetto dell’incendio. Meno certezze, invece, ci sono su come le fiamme si sono sviluppate all’interno dello stabilimento. L’ipotesi che sia stato un atto doloso, magari deciso in corrispondenza con il ventesimo anniversario della strage di Waco, non viene considerata probabile, ma nemmeno è stata esclusa. Sarebbe un incubo, per un paese già terrorizzato dagli attentati di Boston. (ANSA) - PECHINO, 20 APR Sale a 156 vittime e a più 5.500 feriti il bilancio del devastante terremoto che ha colpito il Sichuan, nella Cina sudoccidentale. Il sisma di magnitudo 6.6 si è verificato alle 8:02 di questa mattina (le 2 della scorsa notte in Italia) in un’area montana e prevalentemente rurale della provincia di Sichuan, vicina a quella in cui nel 2008 avvenne un altro devastante terremoto che uccise quasi 90.000 persone. Quello di oggi è il sisma peggiore degli ultimi tre anni.

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CINEMA STATUTO – 30 ANNI

Il DRAMMATICO RACCONTO DEI PARENTI, DEI SOPRAVVISSUTI, DEI POMPIERI Per i Vigili del Fuoco di Torino il 13 Febbraio non è una data scaramantica, ma è il giorno del ricordo. Il ricordo di quella fredda e nevosa giornata invernale che segnò Torino nel tragico incendio che devastò il Cinema Statuto e cambiò il destino e la vita di molte persone. La tragedia portò anche a un vero cambiamento sullʼapplicazione delle metodologie della prevenzione incendi e dellʼimpiantistica correlata. Si scrisse anche che i VVF non avevano autorespiratori e che non capirono – da subito – la portata della tragedia: sʼincrinò il rapporto di fiducia tra Cittadinanza e Pompieri; ma forse qualcun altro si sarebbe salvato…se solo le uscite di sicurezza non fossero state ritrovate chiuse a chiave. curato dall’Ing. Davide LANZONE

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i quella domenica ricordo che, Ricostruzione della dinamica dopo avere festeggiato il mio dell’incendio, 24 luglio 1983 compleanno in famiglia, corsi in Distaccamento ad “ascoltare la radio” e per “studiare” in quanto ancora studente universitario; erano solo 44 giorni che avevo avuto la nomina di Vigile del Fuoco Volontario, ed ascoltare la ricetrasmittente era il massimo che mi era permesso. Mentre ero in Distaccamento seguivo gli interventi di routine del “Comando” attraverso la radio ministeriale e fantasticando grandi incendi ed azioni eroiche. Ad un tratto iniziarono le prime comunicazioni radio tra una squadra intervenuta per un incendio in un cinema e la Centrale di Torino. A poco a poco le informazioni si fecero sempre più intense e le richieanni, e oggi 38, sono ferite che sono si rimarginano, ste di rinforzi divennero sempre più insistenti. queste. Ci restano poche cose, la certezza di avere La Centrale allora smobilitò tutto il Comando e contribuito, attraverso il Comitato delle vittime, a fece presidiare lo stesso dai Distaccamenti Volontari; rendere più sicure le sale pubbliche e lʼamarezza per poco a poco, anche se alle prime armi, capii dal tono gli esiti giudiziari.». Elsa Goitre Spinelli è la mamma di delle comunicazioni che l’intervento stava subendo dei Clara. Studiava musica al Conservatorio, era al quinto risvolti spiacevoli. Tra le comunicazioni radio si iniziarono anno. Quel pomeriggio di domenica, nella grande casa a sentire le prime notizie sulla presenza di persone di corso Re Umberto, Clara aveva ancora suonato. decedute all’interno del Cinema. Figlia di Roberto Goitre, insigne musicista, voleva A poco a poco arrivarono in Distaccamento altri seguirne le orme. Lʼamico Sergio Ganovelli le telefonò. Vigili che appresero la notizia dell’incendio dalle radio Le proposte di passare la serata al cinema e lei disse di private cittadine, e da altri che rientrando a casa, dopo sì. Nelle file di corpi allineati, fu riconosciuta dalla avere trascorso un piacevole pomeriggio in Torino, avemamma per i lunghi capelli biondi. Venticinque anni vano visto trambusto, strade chiuse e automezzi dei dopo : «il dolore è lo stesso. Però il percorso della Vigili del Fuoco nei pressi di Piazza Statuto. Dalla televigiustizia ci ha profondamente deluso. Le condanne sione iniziarono ad arrivare le prime immagini della tradel grado furono abbastanza eque. Poi sconti di gedia, iniziarono a vedersi file di sacchi neri affiancati sul pena e prescrizioni. Noi non volevamo la vendetta. marciapiedi di fronte all’ingresso del cinema. Ma giustizia sì». Sotto accusa anche le commissioni Nello stesso giorno un’altra notizia sconvolse la di vigilanza. «Tutto finito nel nulla – commenta il presiValle d’Aosta; una funivia, per un guasto tecnico, aveva dente del Comitato, Sergio Cabodi – in modo anche stroncato vite umane durante una piacevole giornata di sconcertante, per noi». sci. Mano a mano che passavano le ore ci furono Dallʼimpegno del Comitato, ai ricordi del pm, Raffaele notizie sempre più devastanti sino ad apprendere, il giorGuariniello, allʼepoca giudice istruttore presso la no dopo, il terribile bollettino di 64 persone decedute. Pretura: «La tragedia dello Statuto mise in luce il problema della sicurezza nei locali pubblici e del rispetLa Stampa di Torino (come integralmente riportato), 5 to delle norme antincendio. Da allora è cambiato anni fa, ha voluto ricordare l’incendio dello “Statuto” con molto: dai controlli sistematici in tutti i luoghi di ritrovo di una pagina dedicata, più che altro, ai sopravvissuti; ai Torino, e qualcuno ci accusò di soffocare la cultura visto parenti delle vittime che hanno dovuto riscrivere la proche molti vennero chiusi, alla modifica della legislazione. pria vita dopo avere perso i propri cari o amici fraterni. Ma 25 anni dopo, la domanda è: possiamo dirci tranquilli? Secondo me non ancora. I livelli di sicurezza «No. Io al cinema non sono mai più andata. Mai più. A devono migliorare. Molti parenti e famigliari delle vittime piaceva tanto, prima. Anna Clara pure, aveva 18 me mi scrivono ancora oggi, segnalando luoghi e

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ambienti a rischio. È il loro modo di ricordare. Un modo attivo».

Scorrono i nomi dei morti. Tutti eguali, oggi. Ma Livio Burato, allora giornalista de La Stampa, fu protagonista di una storia incredibile: andò al cinema con la moglie e unʼamica di lei. Scrisse, allora: «…non riesco a togliermi dagli occhi due profili in controluce, che ho visto davanti a me di sfuggita nel buio del cinema Statuto; una testa piccola bassa, i capelli con la riga da una parte; lʼaltra, un piccolo ciuffo di capelli arruffati sulla cima del capo. Ho pensato: “Comʼè gentile questo signore che prima di sedersi, si toglie il capello…”». Burato, per un segno del destino, decise di andarsene pochi minuti prima della fine. Seppi poi, lʼindomani, che i vicini erano Giancarlo Morando, 40 anni, e il figlio Andrea, di 11. «Eʼ come essere rinati una seconda volta», ricorda oggi. Commosso. Madre. Fratello. Cognata. Angelo Stringani li perse nel rogo. «Ho ancora i brividi adesso. Non ci sono altre o nuove parole. Il dolore non ha tempo, non si esaurisce mai». Milvia Palazzini in quel rogo ha perso suo fratello, Marco. Aveva 27 anni, e un futuro nellʼazienda di famiglia. Dice. «Rabbia per ciò che accaduto? No quella non cʼè. Ma certe cose non si possono dimenticare. Lo Statuto ha distrutto la mia famiglia. Mio fratello è morto, mio padre è mancato un anno dopo, per il dolore immenso. Ed è morta anche mia madre. Guardi: rivedere sotto la volte del Duomo le bare degli operai della Thyssen mi è tornata in mente la cerimonia funebre dei 64 dello Statuto. Stessa scena, stesso dolore». Aveva 17 anni Antonio Lanatà. Quel giorno era andato a vedere «La capra» con amici, salvi per miracolo:

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«Avevamo lʼabitudine di vedere due spettacoli ogni volta, per far qualcosa di diverso, che ci faceva sorridere. Quel giorno entrammo che il primo tempo era già iniziato da un bel poʼ. Vedemmo tutto il film, la pubblicità che precede il secondo spettacolo e quindi la pellicola. Poi ci stufammo ed uscimmo. Eravamo ancora in zona quando dal locale iniziò ad uscire il fumo. Così vicini, tra i primi a correre in aiuto dei soccorritori». Una spranga di ferro e un pezzo di legno diventarono palanchini. «Ma che cosa potevamo fare contro il fuoco e le porte sbarrate? Niente. Eravamo ragazzi che, improvvisamente, si sono trovati a tu per tu con la morte», racconta Massimiliano Giuliano, scampato. «Eravamo bambini, la polizia voleva sapere se avevamo notato qualcosa di strano. Che potevamo dire? Niente. Tranne che avevamo visto uscire del fumo». Niente. Come tanti. «A 25 anni di distanza vorrei solo sapere perché. Perché le uscite erano chiuse?», ripete Fabio Jelo. Perse la sorella, Germana, 20 anni, studentessa a Magistero. Seppe della tragedia il giorno dopo. Dalla tivù.”

Il triste racconto di Enzo ARIU, Funzionario del Comando Provinciale di Torino, allora Vigile che intervenne sullʼincendio. «Il 13 Febbraio 2013 saranno trascorsi esattamente trentʼanni da quando, in una giornata invernale accompagnata da una fitta nevicata, in un cinema di Torino, occorse un tragico incendio destinato a cambiare il destino e la vita di molte persone. A quelle povere vittime desidero dedicare la mia riflessione su quellʼavvenimento, che nonostante sia trascorso così tanto tempo, puntualmente riaffiora incontrando coloro che mi furono compagni in quella tragica giornata. Quei luoghi non esistono più, le esigenze del progresso hanno prevalso, stendendovi sopra un discutibile ed anonimo velo. Per quelli come me, transitare in Via Cibrario evoca ancora oggi sensazioni mai sopite: odore di bruciato, cappa di fumo ristagnante per la bassa pressione, i nostri rossi automezzi piazzati a ridosso dellʼentrata del Cinema Statuto, i loro motori a regime per spingere con forza lʼacqua nelle condotte. Ordini precisi e perentori urlati dai Capi Squadra ai propri uomini, sciabolare intermittente di luci blu tuttʼintorno e Vigili del Fuoco, in silenzio, operanti con grinta, men-

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tre tuttʼattorno la neve cade e, bagnandoti il volto, rende più complesso lʼoperare. Voci concitate di chi si è messo in salvo, di soccorritori; io che arrivo alla guida della nuova, fiammante autobotte, deviato sullʼintervento, via radio, dalla sala operativa provinciale. Il Capo Squadra Andrea mi ordina di portarmi dal lato di Via Le Chiuse, è con me solo un ausiliario di leva. Mi viene inviato in aiuto il mio amico Silvano, in sua compagnia so che potrei affrontare il mondo intero, vedo impegnati Michele, Angelo, Livio, ci scambiamo uno sguardo reciproco dʼintesa che vale anche per augurio di buon lavoro. Posiziono lʼautobotte nella via e con Silvano, percorrendo il passo carraio, ci portiamo nel cortile dove, da una porta e da una finestra che vi si affacciano, lunghe lingue di fuoco stanno terminando di distruggere ciò che rimane degli infissi di legno. Stendiamo le manichette e io, via radio, chiedo lʼinvio sul posto di unʼaltra squadra di rinforzo. Attacchiamo lʼincendio e, attraverso la porta oramai distrutta, scorgiamo il corridoio laterale della platea completamente infuocato. Due persone ci raggiungono e si qualificano per responsabili del cinema, sono il proprietario e lʼoperatore, si preoccupano della centrale termica sottostante il punto da cui stiamo operando nellʼestinzione, la disattiviamo. Arriva la squadra “23”, quella dei Capi Squadra Beppe ed Eraldo, che vengono a darci manforte; realizziamo che proprio sopra le nostre teste si affacciano le porte di sicurezza della galleria, sfocianti su ampi terrazzi. Corriamo, inerpicandoci per una scala tortuosa, fino a raggiungere le prime due porte della galleria; Beppe col “picozzino” spalanca una prima porta, Silvano rompe con i pugni il riquadro in masonite di una seconda porta, spalancandola a sua volta, veniamo investiti dal densissimo fumo e dallʼintenso calore che saturano il locale. Il calore ed il fumo sono insopportabili; quando iniziano a defluire, viene ricuperata una ragazza molto giovane

che giace a ridosso della seconda porta di sicurezza; per lei non cʼè più niente da fare. Alcuni di noi, dotati dʼautorespiratori, si addentrano, in mezzo al denso fumo, allʼinterno della galleria inciampando tra i corpi delle persone che giacciono tra le file delle poltroncine e disseminati lungo i percorsi dʼesodo; alcuni di loro sono ancora seduti ai propri posti. Apprendiamo che anche dal lato di Via Cibrario, sono stati ricuperati altri corpi; le comunicazioni si accavallano ed il numero delle vittime aumenta vertiginosamente, realizziamo che in quel locale si è consumata una stra-

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ge. Le operazioni di ricupero dei corpi si protrarranno per ore, durante tutta la notte; alla fine si conteranno sessantaquattro persone, molte sono giovani coppie, tra queste, lo apprenderò solo lʼindomani mattina, figureranno anche un mio amico, Sergio Ganovelli (un giovane promettente ed appassionato fotografo con cui avevo realizzato una mostra fotografica) e la sua ragazza, alcuni nuclei familiari e diversi bambini. La città intera è scossa dallʼenorme tragedia; i giornalisti attraverso i mezzi di comunicazione diffondono la notizia in modo impreciso ed approssimato, forse perché a loro volta coinvolti dallʼonda emotiva. Alcuni di loro scrivono che non avevamo autoprotettori, che non potevamo aver capito la dimensione della tragedia perché eravamo troppo calmi; nascono tensioni ed incomprensioni tra la cittadinanza e noi, tanto da determinare due fazioni: quella di chi colpevolizza e quella di chi condivide il nostro lavoro. Lʼamarezza ci accomuna tutti, coloro che hanno direttamente partecipato e non. Giorni dopo, ai funerali delle vittime, celebrati in forma solenne nel Duomo di Torino, saremo presenti in tanti, con una delegazione allʼinterno della cattedrale ed una folta rappresentanza schierata sullo scalone, allʼesterno, per rendere omaggio a quelle tante, troppe vittime innocenti. Al termine della cerimonia funebre, ci accoderemo in coda al lungo corteo diretto al cimitero generale di Torino, percorrendo la Via XX Settembre fino alla vecchia Caserma Centrale tra due ali di folla. Lungo il pur breve percorso coglieremo commenti solidali, altri di condanna, altri ancora dʼinvettive, per tutti noi certamente fuori luogo. Lʼamarezza è tanta, accusiamo un senso di forte frustrazione per lʼincrinatura apertasi nel rapporto di fiducia tra noi e la comunità torinese, che fino allora ci aveva sempre tributato sentimenti di simpatia, se non dʼaperta ed incondizionata solidarietà e comprensione, quando, in diverse occasioni, il nostro lavoro aveva riscosso il loro plauso. Il senso dʼamarezza e frustrazione ci accompagneranno per parecchio tempo, molti di noi sʼimpegnarono individualmente per approfondire le dinamiche determinanti quellʼenorme tragedia. La Magistratura dette seguito alle indagini, molti di noi furono sentiti dai giudici istruttori dott. Francesco Marzachì e dott. Giancarlo Caselli, in diverse convocazioni o nel corso dei sopralluoghi allʼinterno del locale. Con alcuni colleghi entrai in contatto con un gruppo di medici, i quali ci approfondirono la conoscenza delle dinamiche fisico-chimiche che concorsero a determinare quel funesto esito. Esso era principalmente imputabile alle esalazioni pro-

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Tra le autorità l'allora sindaco di Torino Diego Novelli, accorso sul luogo della tragedia

dotte dalla combustione dei materiali dʼimbottitura delle poltroncine, costituite da schiume poliuretaniche espanse, e dalla “moquette” dʼarredo, diffusamente presente su pareti, pavimenti e solai. Queste, bruciando, avevano prodotto anidridi di vario genere, che a contatto con le mucose delle vie respiratorie si erano tramutate in acidi, portando in brevissimo tempo ed inesorabilmente, tutte le persone coinvolte nellʼincendio, ad una rapida morte per enfisema polmonare fulminante. Seguirono massicci interventi di controllo in tutti i locali di pubblico spettacolo ordinati dalla Magistratura, molti furono costretti a chiudere temporaneamente, altri non riaprirono mai più. La città, sgomenta, continuò a lungo ad interrogarsi sui perché della tragedia; a Torino il modo di vivere la cultura ed il tempo libero, cambiarono radicalmente. Quella tragedia determinò un diverso approccio alle tematiche della sicurezza sia negli addetti ai lavori sia nei comuni cittadini; diffuse ricadute vi furono anche in altre parti dʼItalia. Noi, Vigili del Fuoco, a Torino ci attivammo per dare il nostro contributo. Di nostra iniziativa, coinvolgendo i Comandanti che si susseguirono e le nostre Organizzazioni Sindacali;

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corso per conseguire un livello accettabile di sicurezza è ancora lungo, perché quotidianamente si scontra con inerzie, interessi economici e/o mentalità sedimentate. Care vittime del “Cinema Statuto”, quel giorno sulla scalinata del Duomo di Torino, rendendoVi tristemente omaggio, mentre le Vostre bare sfilavano sotto i nostri occhi, in tanti, commossi, muti ed amareggiati, ci proponemmo dʼimpegnarci affinché le Vostre morti non fossero vane. Ci proponemmo anche di non dover mai più tornare sul sagrato del Duomo per occasioni simili, purtroppo così non è stato! Tornammo, infatti, a inquadrarci davanti al Duomo per rendere omaggio agli operai della Thyssen Krupp; ciò ci conferma la convinzione che il percorso sulla via della sicurezza è ancora molto lungo e pieno dʼostacoli e, per noi, motivo di rinnovato ed ulteriore impegno. Benché siano trascorsi tanti anni e molti di quelli che operarono quel giorno, non siano più in servizio attivo, il Vostro ricordo continua ad accompagnarci tutti i giorni nel nostro complesso mestiere. Noi, per non dimenticarVi, tramandiamo quotidianamente ai nostri giovani colleghi che man mano ci subentrano, lʼimpegno preso allora».

durante il tempo libero, iniziammo a proporci ai Presidi delle scuole medie e ai Direttori didattici delle elementari. Intensificammo la nostra opera di sensibilizzazione delle scolaresche alla cultura della sicurezza, già iniziata anni prima, convinti che il prevenire fosse meglio dellʼintervenire. Fummo seguiti da analoghe iniziative sia nella Provincia di Torino sia in altre parti dʼItalia, giungendo infine a realizzare un progetto che ebbe diffusione a livello nazionale e prese il titolo di “Scuola Sicura”. Istituzionalmente fu rivista la normativa riguardante i materiali dʼarredo dei locali di pubblico spettacolo, adeguandone per tipologie e per quantità lʼuso negli allestimenti, rivedendone le caratteristiche tecniche di reazione al fuoco, le modalità della loro posa in opera e le procedure di certificazione della qualità degli stessi. Furono inoltre meglio determinate le procedure gestionali dei locali, comprensive dei piani dʼemergenza, di quelli dʼevacuazione, della formazione degli addetti alla sicurezza, predisponendo nel contesto un più certo e sicuro utilizzo delle vie dʼesodo, anche in attuazione e in applicazione dellʼex D.Lgs. 626/94. In sintesi, queste sono state le principali iniziative fin qui portate avanti, altre sono in progetto, consci che il per-

Per la Città di Torino la tragedia del Cinema Statuto, ed in particolare per gli addetti ai lavori di progettazione e prevenzione incendi di locali pubblici, fu un vero cambiamento sull’applicazione delle metodologie della prevenzione incendi e dell’impiantistica correlata. Si applicarono, con rigore, tutte le buone regole di progettazione di prevenzione incendi al fine di migliore la sicurezza delle persone; si applicarono a volte, anche un po’ ottusamente, alcune regole imponendo, per esempio, tovaglie e tovaglioli ignifughi per grandi ristoranti. Tutto servì, dalle piccole regole alle richieste a volte assurde e costose, ad aumentare il livello di sicurezza dei locali pubblici; poche sale cinematografiche riuscirono a fronteggiare il contraccolpo economico per ottenere l’abilitazione della Commissione di Vigilanza della Prefettura. La provincia di Torino fu la più colpita, chiusero una dopo l’altra tutte le sale cinematografiche. L’applicazione della sicurezza, al di la dei costi, è anche però un fenomeno culturale; non tutte le persone sono in grado sia di applicarla sia di acquisirla. Esiste, a volte anche per sentirsi forti rispetto ad altri, la sfida alla sicurezza; si violano volutamente le basi della sicurezza per farsi “vedere” dagli altri. La sicurezza, come giusto che sia, deve essere applicata a tutti i costi; la vita di una persona non ha prezzo.

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UN SISTEMA INNOVATIVO PER

L’ALLERTAMENTO CHE RESPONSABILIZZA I

CSV,

ALTROVE UN DITO ROBOT Dopo aver provveduto al rinnovo delle dotazioni radio fisse e veicolari, dal 10 dicembre scorso, la sala operativa del 115 allerta (o no) i 41 distaccamenti volontari della provincia tramite un

sistema di registrazione evoluto che individua la “disponibilità” dei distaccamenti in tempo reale.

Responsabilizzati i capi squadra volontari che si occupano dellʼaggiornamento delle reperibilità; le

squadre verranno attivate/inviate seguendo uno schema concentrico. Ma che vantaggi avrà essere un Corpo “Nazionale” se, altrove, bisogna ingegnarsi con un finto dito attivato da combinatore? A cura della redazione

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a sala operativa torinese assegnerà le risorse dei distaccamenti volontari, individuandole esclusivamente tra quelle indicate dal sistema di registrazione e visualizzate su un quadro sinottico.

L

Pertanto l’operatore SO115, visualizzate le competenze territoriali assegnate all’intervento dal software (saranno estese alla 3° competenza e prossimamente alla 4°), verificherà sul quadro sinottico le disponibilità registrate, allerterà via selettiva il primo distaccamento competente disponibile tra quelli indicati in SO115 (il nome del software) ed assegnerà l’intervento alla squadra richiesta. Il responsabile della squadra allertata, al momento della partenza dal distaccamento, comunica alla sala operativa l’avvenuta partenza, il nome del capo squadra ed il mezzo impiegato. Alla ricezione di comunicazione di avvenuta partenza della squadra allertata, l’operatore di sala operativa aggiorna l’ora di “uscita” su SO115. In caso il capo distaccamento ovvero suo delegato, trascorsi 8-10 (otto - dieci) minuti dalla ricezione della selettiva non abbia dato riscontro alla sala operativa della predisposizione della squadra allertata, l’operatore SO procederà con l’allertamento al distaccamento di successiva competenza e segnalerà la mancata disponibilità al responsabile di sala operativa che provvede alla comunicazione al Direttore di SO115. Tutti i capi distaccamento sono da ora tenuti ad impiegare e fare impiegare esclusivamente al personale CSV, il sistema di registrazione della disponibilità, segnalando eventuali anomalie o contattando direttamente il responsabile di sala operativa in caso di urgenze. Il sistema è volto a sensibilizzare i Capi distaccamento, tenuti ad un’opportuna vigilanza ed il perso-

nale CSV, alle responsabilità connesse con la registrazione della disponibilità operativa, che determina il mantenimento dell’impegno segnalato per consentire una efficace e rapida risposta alle richieste di intervento.

Per squadra si intende, ai sensi dell’art. 66 comma a, del DPR n. 64/2012, una squadra tipo attrezzata per l’effettuazione della generalità degli interventi di soccorso, composta da 5 unità volontarie, di cui un capo partenza con qualifica di capo squadra volontario ed un autista con patente idonea alla conduzione del mezzo impiegato ed in corso di validità. Dall’interpretazione di questo punto stanno già nascendo alcuni problemini perché vi sono distaccamenti con organico di CSV ridotto all’osso (anche per via dei pensionamenti) che, di fatto, vengono considerati di supporto e non inviati in primo impiego anche se i più vicini al luogo del sinistro.

Per supporto si intende, infatti, una squadra operativa con la disponibilità di un mezzo di supporto operativo (ABP, CA, ACT, ecc.) composta da un numero di operatori non inferiore a 2 unità volontarie, di cui il più anziano in ruolo assume il comando ed un autista con patente idonea alla conduzione

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telefono. La sala operativa non invia la selettiva.

La condizione “Squadra operativa via selettiva” è attivabile esclusivamente dal risponditore telefonico o dal servizio web. Tale condizione garantisce, nei tempi strettamente necessari al raggiungimento della sede del distaccamento, di norma 8/10 minuti, la disponibilità operativa, della squadra/supporto volontaria previo allertamento con selettiva.

il finto dito robot

del mezzo impiegato ed in corso di validità. Il supporto può operare esclusivamente in appoggio ad altre squadre, permanenti o volontarie. Successivamente all’integrazione con il software ministeriale, l’operatività delle squadre sarà gestita direttamente dall’applicativo SO115 che restituirà all’operatore 3 condizioni: • Squadra operativa in sede; •

Squadra operativa via selettiva;

Distaccamento non operativo.

La condizione “squadra operativa in sede” viene attivata dal client del distaccamento volontario che deve essere permanentemente attivo, mediante la compilazione del servizio con il nominativo dei componenti la squadra in sede; ovviamente alla cessazione della presenza in sede, lo stato del servizio sul client deve essere immediatamente aggiornato. Tale condizione garantisce la pronta disponibilità operativa della squadra/supporto volontaria. Al verificarsi di tale stato la sala operativa impegnerà direttamente la squadra inserita sulla maschera intervento di SO115. La comunicazione verbale dell’evento avverrà, in supporto all’attivazione informatica trasmessa sul client del distaccamento, come di prassi in tale stato, via radio o via

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Al verificarsi di tale stato, ovvero in attesa dell’integrazione, quello di squadre e/o supporti disponibili, come precedentemente descritto la sala operativa invierà la selettiva, assegnerà l’intervento su SO115 alla squadra richiesta e non procederà alla ricerca di altre squadre disponibili.

La condizione di “Distaccamento non operativo” è determinata dalla mancata predisposizione del servizio in sede e dalla contestuale assenza di disponibilità via selettiva; in tal caso la sala operativa non vedrà visualizzato, nelle competenze di SO115, il distaccamento, visualizzando invece, se disponibile, quello di seconda competenza. Al verificarsi di tale stato la sala operativa procederà all’individuazione di altro distaccamento operativo.

Non lontanissimo da Torino l’attivazione del distaccamento avviene tramite telefonata al CD che, a sua volta, attiva un combinatore telefonico (col suo cellulare) apparecchio che, collegato a un relè, fa sì che un finto dito vada a premere il pulsante [CHS] sulla radio ministeriale. In realtà quello strumento potrebbe – se opportunamente programmato – aprire cancelli, accendere luci, suonare sirene ecc. ma i potenti “laboratori ministeriali” non sono in grado di metterci mano. Bisognerà far ricorso (“di frodo”) a tecnici della Provincia Autonoma di Trento; aggiornamento che dura solo alcuni minuti.

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ne civile, il restante 25 % no. Il mio comune, Montignoso – a spregio della mia posizione – non ce lʼha!» Quindi dobbiamo prendercela con i municipi, con gli amministratori locali?

Festival del Volontariato di Lucca Gabrielli: «Cultura della protezione civile e salvaguardia del territorio fanno fatica ad affermarsi, questo è il vero dato d’arretratezza di questo Paese.» Questʼanno al Festival del Volontariato di Lucca la nostra ANVVFV è stata inviata a partecipare ad una tavola rotonda alla quale sedevano le

più grosse organizzazioni nazionali di Protezione Civile insieme al

a cura della redazione abrielli s’è soffermato sui temi della prevenzione e sulla vulnerabilità del territorio: «Lʼunico antidoto è lavorare sulla vulnerabilità degli edifici; tanto più gli edifici sono in grado di sopportare i terremoti attesi e tanto più avremo delle risposte. La differenza la fa la vulnerabilità del territorio. – ha detto il Capo del DPC nel suo intervento - «Cosa deve fare un sistema di protezione civile attrezzato? Avere dei piani di protezione civile innanzitutto, perché tutte le nostre procedure – mentre per il rischio idraulico e idrogeologico prevedono un “prima” – per i terremoti presumono soltanto un “dopo”.»

G

A che punto siamo, ad esempio in Toscana, visto che ci troviamo Lucca? «In Toscana il 75% dei comuni ha un piano di protezio-

Ed il nostro volontariato quanto è “avanzato” rispetto al resto del pianeta?

«Il nostro modello di volontariato organizzato di ProCiv è unico al mondo e ne siamo fieri e consapevoli; tutto ciò ci consentirà di affrontare le disgrazie in maniera adeguata. Anche per il terremoto dellʼEmilia abbiamo movimentato 10.000 volontari per lʼallestimento dei campi dʼaccoglienza che – altrimenti gestiti – sarebbero costati alla collettività delle somme assolutamente improponibili.» poi Gabrielli ha fatto riferimento all’attuale crisi che attanaglia il Paese, un momento in cui non mettere assolutamente da parte il “volontariato”, anzi valorizzarlo. -

capo dipartimento Gabrielli che ha esortato i volontari a fare meglio e

le istituzioni ad investire.

«Se avete seguito la campagna elettorale, i tempi della protezione civile – nei programmi dei candidati – erano marginali se non del tutto assenti. La gente questi temi non li sente (ed i politici parlano solo di ciò che la gente ama sentirsi dire): cultura della protezione civile e salvaguardia del territorio fanno fatica ad affermarsi, questo è il vero dato dʼarretratezza di questo Paese. Certo in questi trentʼanni la nostra protezione civile ha fatto dei passi da gigante, ma resta un Paese arretrato.»

«Ecco perché dico che investire in volontariato è la scelta più intelligente nel momento in cui il Paese vive una condizione di sofferenza. Non solo gestione dellʼemergenza ma che la Protezione Civile diventi un elemento di contaminazione. Lʼiniziativa che è nata in nove piazze italiane due anni fa - diventate 100 lo scorso anno e 205 nellʼanno in corso “Terremoto io non rischio” - è la risposta a quello che io immagino possa essere il volontariato organizzato di ProCiv del futuro.».

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D I PA RT I M E N T O V V F - S P D C

LA

CIRCOLARE

CHE ASPETTAVAMO?

Un limite massimo triennale che, tuttavia, non blocca del tutto i reclutamenti.

Gli uffici non potranno rifiutarsi di protocollare le nuove domande dʼiscrizione.

Si stabilisce un “tetto vigili” per ciascun distaccamento volontario (60 unità) ma non sarebbe un numero vincolante (o forse si). La cancellazione spetta al solo

Dipartimento, previa diffide ripetute e contraddittorio col volontario inadempiente.

Previsto il richiamo in scenari emergenziali (calamità?) e “a progetto”, anche sequenziali. a cura della redazione

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D I PA RT I M E N T O V V F - S P D C poi dare massima pubblicità relativamente al numero di posti che, via via, si liberassero; oltre al calendario dei corsi di formazione (iniziale) programmati, avvalendosi dei siti internet istituzionali.

60 volontari per distaccamento, non uno di più (o forse si) Una nota dolente: la circolare stabilisce un contingente massimo di vigili volontari per ciascun distaccamento che, indicativamente, potrà essere costituito da 60 vigili. Lascia ben sperare quell’indicativamente, anche perché – è lampante – ad un distaccamento da 100 interventi l’anno non potrà bastare lo stesso personale di una caserma da mille partenze annuali (No?).

IL

Dipartimento, lo scorso 12 aprile, ha diffuso una circolare (la 9906) che – in merito al piano programmatico triennale di reclutamento VVF volontari – chiarisce le modalità operative. Chiarimenti necessari al fine di garantire una uniforme applicazione delle disposizioni emanate in materia (sulla scorta del DLGS 139/2006 e DPR 76/2004, nell’attesa di un quadro regolamentare ancora non emanato).

Il limite massimo triennale non è un vero e proprio limite – le domande dovranno comunque venir protocollate Un primo chiarimento riguarda il “limite massimo triennale” (quello previsto dalla tabella nella quale sono elencati tutti i comandi provinciali della penisola). La circolare infatti specifica che per numero massimo di nuovi volontari s’intendono gli iscritti che, nel triennio, siano ammessi e superino il corso di formazione iniziale (il “120 ore”).S’aggiunge che tale limite non riveste carattere dʼobbligatorietà per il Dirigente Provinciale, in quanto il numero di corsi e conseguentemente il n° di nuovi volontari formati potranno essere opportunamente ponderati con le necessità strategiche del Comando, con le relative risorse finanziarie disponibili e con gli altri obiettivi primari della sede. Ne consegue che un limite è dettato ma, detto ostacolo, può venir tranquillamente “aggirato”? Si sottolinea, appena un rigo più giù, che tale limite ha il solo scopo di fissare il numero massimo di potenziali nuovi vigili volontari effettivamente operativi nel triennio (cioè, è un limite oppure no?).

Le eccezioni e i criteri di precedenza Nella circolare si ricordano poi le “eccezioni” già previste dalla 14828 (del maggio 2012) che stabilivano criteri di precedenza - da utilizzare per l’individuazione dei volontari da ammettere ai corsi per la copertura dei distaccamenti volontari più carenti - tra coloro che avrebbero dichiarato espressa e incondizionata disponibilità a prestare servizio in uno dei distaccamenti volontari della provincia per tutto il triennio 2012/2014. Tuttavia, a contingente triennale esaurito, i comandi hanno sempre la possibilità di segnalare particolari e sopravvenute necessità, connesse allʼapertura o al potenziamento di distaccamenti volontari (indi, i limiti sono previsti, ma sono tranquillamente by-passabili).

Se iscritti come musicanti non cʼè tetto massimo Si precisa che le iscrizioni - di cui al comma 3 dell’art. 6 del DPR 76/2004 (orchestrali o atleti) – non sono da conteggiarsi

Leggendo ancora s’apprende, tuttavia, che non potranno essere istruite nuove richieste dʼiscrizione qualora il numero il n° di volontari già decretati e in attesa del corso iniziale, sommato con le richieste dʼiscrizione pervenute al Comando (entro il 31/12/2011), sia superiore al limite massimo triennale della provincia. (Quindi un limite esiste!) Il Comando comunque – a limite superato – dovrà informare tempestivamente il richiedente ma dovrà, contestualmente, protocollare la richiesta senza però inoltrarla presso gli uffici centrali di competenza. E’ opportuno

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nei limiti triennali e, questi “vigili”, non devono frequentare il corso di formazione iniziale.

La cancellazione è una cosa seria e spetta al solo Dipartimento Si precisa poi che la cancellazione d’ufficio dagli elenchi rimane in capo al Dipartimento; la proposta deve essere valutata dai Comandi sulla base di parametri oggettivi, in contraddittorio con gli interessati, con lʼeventuale giudizio dʼuna apposita commissione decretata dal direttore regionale.

In caso di mancata partecipazione a turni e addestramenti e richiami, gli interessati andranno diffidati pena la cancellazione. (da una parte questo sistema tutela il vigile che non potrà vedersi “cancellato” per uno schiribizzo del capo distaccamento; di contro volontari inoperativi – in carico ai distaccamenti – potrebbero “far numero” e falsare l’effettivo organico; visto quel tetto di 60 unità stabilito, seppur indicativamente).

Lʼimpiego (anche in scenari emergenziali!) e il richiamo “a progetto”… I volontari potranno venir richiamati sia in sostituzione di personale permanente destinato temporaneamente ad attività istituzionali diverse, ma anche per l’inserimento in scenari emergenziali (Calamità naturali?), o comunque per il potenziamento del dispositivo di soccorso per particolari situazioni.

Quindi richiamati in servizio per sole esigenze “operative”? Non è detto perché il richiamo è attuabile in tutti i casi, motivati da strutture centrali e periferiche del Corpo, anche per la partecipazione a specifici progetti correlati al soccorso (o comunque correlati ai compiti istituzionali, quindi anche la prevenzione incendi, quindi anche agli uffici, quindi anche per far le fotocopie?). Sono previsti anche richiami sequenziali (nei limiti previsti) sino alla conclusione del progetto stesso. La novità prevede particolari competenze per i vigili volontari (cinofili, esperti di impianti ecc.); in quell’eccetera potrebbe comprendere un po’ di tutto a voler ben vedere (o pensare). Nella circolare si stabiliscono poi criteri di rotazione basati sull’anzianità, sull’eventuale stato di disoccupazione e sul carico familiare degli interessati al “richiamo”. Elementi base sui quali poggiare una regolamentazione applicativa – in attesa di specifico provvedimento normativo – ispirata a criteri d’equità e ragionevolezza… di tale regolamentazione, vertendosi in materia che può avere effetti sull’organizzazione del lavoro e delle risorse umane, devono essere informate le (sole…) OO.SS., e deve essere data massima informazione al personale volontario (sito web del Comando Provinciale). Sono poi previsti controlli a campione onde verificare il variare dei requisiti di priorità (residenza, situazione familiare, disoccupazione ecc.). I Comandi dovranno poi rendere pubbliche esigenza d’arruolamento e graduatorie per la rotazione dei

richiami in servizio.

La formazione inziale, lʼidoneità motoria ed il mantenimento Si ribadisce – nella circolare – che la partecipazione ai corsi di formazione iniziale rimane riservata ai soli volontari iscritti nel rispettivo elenco provinciale e aventi residenza in un comune della provincia stessa (fatta salva l’eccezione che consente l’iscrizione dei volontari – residenti in comune limitrofo alla provincia – che si rendano disponibili per il funzionamento del distaccamento volontario fuori-provincia. Si sottolinea poi che l’avvio di corsi di formazione iniziale debba avvenire in ordine strettamente cronologico d’iscrizione (fatte salve le specifiche esigenze di funzionalità dei distaccamenti volontari, circ. 14828 14/05/2012). La durata del corso è fissata nella misura di almeno 120 ore (i comandi che ne prevedono di più non commettono quindi un errore), ed è previsto un imminente aggiornamento dei programmi stabiliti dal Dipartimento. L’articolazione del corso potrà poi prevedere prove d’idoneità motoria-attitudinale che concorrono al superamento del corso stesso (idem come sopra). I piani formativi, tuttavia, dovranno venir approvati dai Signori Direttori Regionali, ai sensi dell’art. 3 del DPR 314/2002. Si rammenta poi – pare ve ne sia il bisogno – che, per il richiamo in servizio è necessario effettuare l’addestramento periodico. In relazione alla tipologia d’interventi effettuati, la partecipazione effettiva agli interventi di soccorso può essere valutata ai fini del raggiungimento del monte ore d’addestramento obbligatorio (almeno 5 ore al mese). Nelle foto piccole: aspiranti VVF volontari - durante il corso iniziale (C.do di Milano) seguiti da istruttori professionali e CSV in qualità di coadiutori.

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APPROFONDIMENTI

L’EX COMANDANTE DI LODI CHIEDE «Più controlli per i volontari» Continua il processo per truffa (da 156 €) a carico dell’FTAV Peviani a cura della redazione - Fonte: Il Cittadino (Lodi) – 17 aprile 2013

Secondo De Rossi il personale rimasto in sede non avrebbe diritto al compenso delle ore, e non sarebbe un solo problema di Lodi ma di tutta lʼItalia. Ecco perché – durante il periodo di comando – provò a pretendere un fax con lʼelenco del personale uscito sullʼautopompa di volta in volta.

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ontinua il processo per falso e per truffa (da 156 euro) a carico dell’assessore comunale di Casalpusterlengo Luca Peviani (il funzionario volontario, già consigliere nazionale della nostra ANVVFV, per via di questo procedimento è sospeso dal servizio da ormai 5 anni NdR). Il politico è imputato perché in due mesi del 2007 avrebbe beneficiato di 13 rimborsi per missioni effettuate come volontario nei vigili del fuoco casalini, dove era capo distaccamento, mentre sulla distinta che indica il personale presente sui mezzi usciti per gli interventi di soccorso il nominativo di Peviani poi non figurava (in effetti è risaputo che, oltre al personale sul mezzo di soccorso, vengano compensati anche un massimo di due volontari restati a presidio della caserma – procedura in uso non solo a Lodi NdR). E su questo verte tutto il processo.

a Rieti, che aveva segnalato l’incongruenza alla procura. Peviani, questa l‘accusa, si sarebbe fatto pagare per missioni (interventi di soccorso NdR) che in realtà non avrebbe svolto. Secondo la difesa però era effettivamente in servizio.

Il 16 aprile scorso ha ribadito la propria versione l‘allora Comandante Provinciale dei vigili del fuoco di Lodi Giuseppe De Rossi, poi trasferito nel 2009 a Piacenza e ora

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Il comandante De Rossi ha chiarito che «i vigili del fuoco volontari non sono dipendenti. Vengono però compensati per le ore di missione esterna e per quelle obbligatorie di formazione mensile». L’avvocato difensore Mauro Salvalaglio ha chiesto se venga riconosciuta anche la presenza in caserma, a supporto degli equipaggi in missione sul


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territorio: «No, non è previsto che nientʼaltro venga pagato. Uno che resta in sede non è trattato come chi esce. E il coordinamento delle missioni lo fa solo il comando provinciale» ha replicato De Rossi, che ha anche ricordato al giudice la genesi della segnalazione alla procura: «Mi era stato riferito che uno dei volontari disse alla dottoressa che era a capo del personale che il capo distaccamento di Casale diceva a qualcuno “non preoccuparti che firmo io”. Così abbiamo controllato i fogli».

Le ipotesi di reato a carico di Peviani 1- Delitto previsto dallʼart. 479 c.p. perché nella sua qualità di pubblico ufficiale (vigile volontario in forza al Comando Provinciale VVF di Lodi), formando un atto nellʼesercizio delle sue funzioni, attestava falsamente nelle dichiarazioni relative (omissis) di aver compiuto 13 interventi di soccorso tecnico urgente non risultanti nei rapporti dʼintervento redatti dai capi squadra. Con lʼaggravante (di cui allʼart. 61 n° 2 c.p.) per aver commesso il fatto per eseguire quello di cui al punto successivo.

2- Delitto previsto dallʼart. 640 del c.p. perché con artifizi e raggiri consistiti nellʼaver falsamente compilato le dichiarazioni mensili, inducendo in errore lʼamministrazione statale, si procurava un ingiusto profitto consistito nel farsi attribuire indennità per interventi di soccorso per un ammontare di euro 73,20 per il mese di agosto 2007 ed euro 83,51 per il mese di settembre 2007 (omissis). Con lʼaggravante di cui allʼart. 640 comma 2 c.p. per aver commesso il fatto ai danni dello Stato (Ministero dellʼInterno – Dip. VVF S.P.D.C.).

De Rossi, a margine, ha poi lamentato la carenza di controlli: «Non è un problema solo di Lodi, ma di tutta Italia. lo avevo chiesto che, non appena ultimata la missione, i distaccamenti mandassero al comando provinciale un fax con il personale uscito sui mezzi. Mi hanno detto che non si poteva fare, io credo che qualcuno si sta poi lamentato a livello politico e credo che proprio per questo mi abbiano poi trasferito da Lodi». Secondo la difesa però tutto nasce da un equivoco che il processo riuscirà finalmente a chiarire. De Rossi – proprio per via di critiche alla sua gestione “sui generis” (pare avesse intenzione di coprire il territorio lodigiano con mini-partenze a bordo di potenti Porshe Cayenne, con solo personale permanente, anche nelle zone di competenza dei distaccamenti volontari di Casalpusterlengo e Sant’Angelo) – denunciò per diffamazione (e vinse, almeno in primo grado, davanti al giudice di pace) rappresentanti nazionali della ANVVFV, condannati a risarcire 7.500 €. (ne abbiamo parlato su VFV n°1/2011). Grazie anche a Peviani il distaccamento casalese dei vigili del fuoco volontari, negli ultimi anni, s’è dotato di moderni automezzi e attrezzature (una APS IVECO SuperCity, un fuoristrada ed una recentissima autopompa su telaio MAN 4x4). L’impegno di Peviani in Municipio è servito anche a progettare il futuro “Centro di Soccorso Unificato” che nascerà in via Curiel all’angolo con la SS 234. In questo nuovo polo troveranno sede i VVF volontari di Casalpusterlengo ma anche il Corpo Forestale dello Stato ed altri enti deputati al soccorso.

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D’INTERVENTO Anche gli animali hanno bisogno di aiuto. Nel corso degli ultimi anni, il numero di animali di rendita è costantemente diminuito nelle zone cittadine, mentre è aumentato quello degli animali domestici, come i gatti o i cani, ma anche, e sempre più spesso, quello di animali esotici quali serpenti, ragni e lucertole. I pompieri in intervento quindi, sempre più spesso, hanno a che fare con insoliti animali domestici.

SALVATAGGIO

DI ANIMALI

a cura di Bruno Stalder, Christoph Bischofberger - Corpo pompieri professionisti di San Gallo e Clara Rüsi, sostituta redattrice capo, capointervento Corpo pompieri AMG

CON

LA COLLABORAZIONE DI:

“GIORNALE

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SWISSFIRE.CH

DEI POMPIERI SVIZZERI”


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el corso del salvataggio di questi animali, bisogna sempre tener conto di tutta una serie di fattori. In tutti i casi, l’intervento dipende ovviamente dalla specie da salvare. L’elemento che resta invece invariato sono le misure da rispettare per la propria incolumità, e questo indipendentemente dall’animale in questione. In situazioni di stress, anche il gatto più inoffensivo può trasformarsi in una creatura dal comportamento imprevedibile, che morde e che graffia.

Anche in questo caso: priorità alla sicurezza personale Nel corso di azioni di salvataggio o durante l’istruzione, i pompieri possono contare sui consigli e il sostegno di numerose istituzioni. Il seguente elenco di potenziali interlocutori non è tuttavia completo: • proprietario dell’animale, per esempio il contadino; • clinica veterinaria; • veterinari; • servizi di salvataggio per grandi animali; • ambulanza veterinaria; • specialisti di animali dei giardini zoologici, di animali domestici, di animali velenosi. È molto importante che i corpi pompieri abbiano sempre una lista delle istituzioni di picchetto con l’indicazione del numero di telefono e il nome degli interlocutori. Nel corso del salvataggio di un animale, è indispensabile valutare in modo specifico i seguenti aspetti e prendere le misure adeguate: • sicurezza personale, equipaggiamento d’intervento adeguato; • messa in sicurezza del luogo dell’incidente; • coinvolgimento del proprietario nel salvataggio; I cigni possono battere violentemente con le ali e colpire con il loro becco. Qui la testa di un cigno viene avvolta con una coperta e le ali vengono fermamente mantenute immobili.

Un serpente può, per esempio, essere trasportato grazie a un sacco speciale. I pompieri, sempre più spesso, hanno a che fare con insoliti ed esotici animali domestici.

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allarme degli specialisti; allontanamento degli eventuali curiosi; movimenti e spostamenti calmi e lenti; niente luci violente o accecanti; niente luci blu o sirene; in generale, evitare i rumori; prepararsi a reazioni violente da parte dell’animale; salvare innanzitutto gli animali sani e quelli meno «problematici»; • animali da branco: farli sempre spostare in gruppo; • preparare un punto dove riunire gli animali salvati; • continuare a sorvegliare gli animali per evitare che fuggano.

Il modo di procedere viene deciso in base alla specie da mettere in salvo. Facciamo un elenco delle diverse categorie: Animali da rendita • mucche, vitelli, ecc.; • cavalli; • asini; • maiali; • pecore, capre; • pollame.

Animali domestici • cani; • gatti; • porcellini d'india (detti anche cavie), ratti, topolini; • rettili (autorizzati e tenuti correttamente).

Animali esotici La maggior parte degli animali che si possono vedere in uno zoo sono degli animali esotici, come per esempio i serpenti, le iguane, i ragni e le scimmie.

dall’alto: a DX: Modo di portare sbagliato: il cane può dimenarsi. Se è ferito, portarlo in questo modo può causargli forti dolori. a SX: Modo di portare adeguato: preso correttamente, un cane non si dimena e può essere trasportato in tutta sicurezza.

Mai impugnare a mani nude un serpente velenoso. È molto meglio utilizzare una pinza per rettili.

I denti dei maiali e affini sono affilati come coltelli!

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Animali selvatici Non bisogna tuttavia dimenticare gli animali selvatici che possiamo incontrare alle nostre latitudini in libertà nella natura: • volpi; • caprioli; • martore; • cinghiali; • lupi; • linci.

Indicazioni specifiche alle varie specie Tutti gli ungulati (come i cavalli, i poni, gli asini, i muli), sono animali chiamati da fuga. In situazione di stress e di paura, gli animali da fuga cedono facilmente al panico e il loro comportamento diventa imprevedibile e difficilmente controllabile. Per questo motivo, in caso di salvataggio di questi animali, esiste per il soccorritore un serio rischio di ferite (colpi, morsi). Un animale da fuga che scappa non vede più nessun ostacolo. Per la persona che cerca di salvarlo, questo significa che a volte è meglio lasciare la corda o la briglia. Parlare agli animali che sono restati bloccati o che si trovano in un box può contribuire a calmarli. Bisogna tuttavia sempre avvicinarsi a loro in modo deciso, tenendosi di fronte, per poter passargli una cavezza o una briglia. Nei box per cavalli, il pompiere rischia di trovarsi bloccato tra la parete e l’animale, o addirittura di ricevere un calcio. Non dimentichiamo che un cavallo adulto può pesare fino a 700 kg! I cavalli non devono essere lasciati a se stessi fuori della stalla. Normalmente un cavallo viene accompagnato per la cavezza o la briglia, stando a sinistra dell’animale e, se possibile, portato da una persona a lui familiare (vedere anche l’articolo «Quando le stalle bruciano …» VFV n° 2/2011). Osservare il linguaggio corporeo dei cani e dei gatti. Un cane ansioso … e un cane aggressivo.

Brutta aventura, ma lieto fine, per il cagnolino Rudy e i suoi padroni, che aperta la portiera dell’auto l’hanno visto tuffarsi in un canale. Vano il loro tentativo di metterlo in salvo sono intervenuti provvidenzialmente i VVF volontari di Treviglio (BG) che l’hanno riconsegnato intirizzito e spaventato ai proprietari.

Le specie gregarie (come le mucche, le pecore, ecc.) seguono invece il movimento del branco. È quindi facile dirigerle e farle andare nella direzione desiderata chiamandole. La soluzione più efficace è che il capo mandria, o il capo gregge, resti sempre visibile per gli altri animali del branco. Bisogna evitare ogni genere di colpo, sia con le mani che utilizzando un bastone, poiché colpire un animale scatena spesso delle reazioni di resi-

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D’INTERVENTO persino causarne la morte per arresto cardiaco. I maiali ed i cinghiali possiedono una forza enorme, delle mascelle potenti e dei denti aguzzi. Anche loro sono una potenziale fonte di ferite importanti per gli intervenienti. Esiste inoltre sempre il rischio che i maiali fuggano in direzione delle fiamme, attirati dalla luce che sprigionano. Può quindi essere utile piazzare un proiettore in un luogo strategico per poter dirigere i maiali dove si vuole. Voler far uscire tutto un branco di maiali da una stalla, è un’impresa difficile. È meglio lasciar uscire gli animali uno alla volta, l’utilizzazione di pannelli che Due pompieri sotto protezione della respirazione cercano di passare permettono di delimitare lo spazio e una cinghia intorno al collo di una di canalizzare gli animali possono mucca per poterle mantenere la risultare molto utili. Una volta che gli testa fuori dal liquame. animali sono stati tratti in salvo e sistemati in un veicolo per il trasporto, dei rifugi di soccorso, dei pascoli, ecc., bisogna badare a che non si feriscano tra di loro, né che possano ritornare spontaneamente sul luogo del sinistro. Le pecore e le capre possono correre con la testa abbassata in modo del tutto caotico e violento, diventando un vero pericolo per i soccorritori. In presenza di questi animali bisogna cercare di identificare il capo gregge. Il resto del branco lo seguirà e sarà possibile mettere in salvo tutti gli animali. Se si tratta invece di cani o di gatti, è necessario, se possibile, coinvolgere nel salvataggio una persona che l’animale conosce. I pericoli principali sono ovviamente i morsi e i graffi.

stenza che complicherebbero inutilmente il salvataggio. La cosa più semplice è quella di scacciare gli animali in direzione di un itinerario a loro conosciuto. I tori, le mucche madri e gli animali che vivono in libertà, hanno generalmente un comportamento imprevedibile e aggressivo. Neanche loro tengono conto degli eventuali ostacoli in caso di panico. È utile conoscere i diversi sistemi con i quali gli animali vengono legati, in modo da poterli liberare rapidamente. Portare fuori i tori isolati aiutandosi con un bastone per indicare la direzione. Non cercare assolutamente di catturarli, il pericolo corso può essere mortale! I maiali sono piuttosto difficili da salvare poiché si lasciano facilmente prendere dal panico. Se vengono scacciati bruscamente, il loro stress può aumentare in modo rapido e può

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È indispensabile indossare abiti di protezione, specialmente i guanti in cotta di maglia e una protezione per il viso. I cagnolini e i gattini possono essere presi e portati impugnandoli dalla pelle della nuca – un modo di essere trasportati che per loro è naturale. Se invece ci si trova di fronte un grosso cane, è importante tenerlo correttamente. Anche gli uccelli possono trovarsi in difficoltà. Durante il salvataggio bisogna fare attenzione alle loro ali. I cigni, per esempio, possono dibattersi violentemente anche se sono feriti. Non bisogna nemmeno dimenticare il becco con il quale possono infliggere colpi e morsi.

Animali esotici Se ci troviamo in presenza di animali esotici, vale sem-

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pre la pena farsi consigliare da uno specialista. Anche in questo caso è utile avere una lista di numeri di telefono con indicato il personale di picchetto, allestita da ogni corpo pompieri in funzione dei propri bisogni. In effetti solo uno specialista potrà identificare con assoluta certezza il genere di animale e il pericolo che rappresenta, in modo da poter indicare il corretto modo di agire. Per garantire la protezione del soccorritore bisogna sempre partire dall’idea che si tratta di una specie velenosa. Gli animali esotici per il cui possesso è necessaria un’autorizzazione, sono chiaramente definiti negli articoli 89–93 (detenzione privata di animali selvatici) dell’Ordinanza sulla protezione degli animali (OPAn). Delle restrizioni vengono inoltre applicate concernenti gli animali per i quali la detenzione è particolarmente difficile. Un’autorizzazione del servizio veterinario è richiesta per esempio per i serpenti velenosi, gli elodermi e i ragni velenosi. Attualmente, il maggior pericolo per i soccorritori proviene dagli animali esotici detenuti illegalmente. (in Italia I possessori di animali esotici sono tenuti a compilare la domanda di autorizzazione alla detenzione da parte del Sindaco del Comune in cui intendono detenerli e consegnarla al Servizio Veterinario dell’Asl territorialmente competente per il relativo inoltro). Se, nel settore d’intervento di un corpo di pompieri, si trova uno zoo o animali di compagnia di una particolare specie, è indispensabile contattare gli organi o le persone competenti per elaborare di comune accordo piani d’intervento ed esercitarli regolarmente.

Acquisire sicurezza – la formazione: Anche per i pompieri, la protezione e la presa a carico degli animali costituiscono delle preoccupazioni maggiori. Si sa per esperienza che è importante occuparsi di un animale da salvare, che sia ferito oppure no. Più l’animale è tranquillo, più sarà facile per il pompiere portargli soccorso. È per questo che è indispensabile formare i soccorritori ai corsi speciali dedicati agli animali. L’istruzione all’utilizzo del materiale speciale è estremamente importante: che tipo di materiale abbiamo a disposizione? Come va utilizzato? È inoltre necessario esercitarsi regolarmente con gli animali nelle fattorie o

negli zoo, in modo da permettere ai pompieri di superare gli eventuali timori provati in loro presenza. Il corpo dei pompieri professionisti di San Gallo, per esempio, fa ogni anno un esercizio di salvataggio degli animali, rispettando il seguente schema: ingaggio, discussione, istruzione, test. I tre specialisti nel salvataggio di animali di cui dispone il corpo seguono inoltre ogni anno una formazione di due giorni al giardino zoologico di Gossau. Durante il corso, Ernst Federer, direttore dello zoo e presidente dell’associazione «Wildparks und Zoos Schweiz», insegna loro come comportarsi con gli animali esotici. Questa formazione non garantisce ovviamente il successo delle azioni di salvataggio, ma conferisce al personale la sicurezza necessaria per lavorare con gli animali. In breve … Nel corso degli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi nel salvataggio di animali. Se il salvataggio e il trasporto di piccoli animali non creano praticamente alcuna difficoltà, l’intervento in presenza di animali più grandi, come i cavalli e le mucche, così come gli animali di uno zoo, è molto più problematico sia per i soccorritori che per quanto concerne i veicoli per il trasporto. È necessario un allenamento intenso e regolare, concentrato sia sul modo di comportarsi in presenza di animali che sull’utilizzazione dei mezzi necessari per effettuare salvataggi complessi, in modo da poter reagire in modo corretto nei casi reali. I pompieri hanno un ruolo importante visto che dispongono delle infrastrutture necessarie e che sono rapidamente sul luogo nella maggior parte degli incidenti.

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VADEMECUM LISTA

DI CONTROLLO GENERALE

• Per il salvataggio di animali, far sempre capo a personale competente o a veterinari. Ricorrere ai servizi di organizzazioni di salvataggio specializzate. • Stabilire precedentemente dei contatti con i veterinari e le organizzazioni di soccorso partner. In caso di intervento, convocarle il più rapidamente possibile sul luogo del sinistro (lista dei numeri di telefono di picchetto). • Esercitarsi regolarmente sul modo di comportarsi con gli animali vivi nel settore d’intervento (elaborare dei piani d’intervento!). • Imparare a utilizzare i sistemi di detenzione e di immobilizzazione degli animali. • Le tenute dei pompieri e l’equipaggiamento di protezione della respirazione possono complicare il salvataggio degli animali e generare una paura supplementare. • Animali tenuti legati: evacuarli uno alla volta per evitare l’imbottigliamento e il panico all’uscita. • Se il pavimento della stalla/della scuderia è scivoloso, coprirlo preventivamente con sabbia per evitare il rischio di cadute. • Di notte: illuminare un posto all’esterno dell’edificio in fiamme per evitare che gli animali ritornino verso il fuoco (concerne soprattutto i maiali). • Nella misura del possibile: svuotare le fosse del liquame pompando fuori il liquido.

LISTA

(prigionieri di fosse, di pozzi, ecc.)

DI CONTROLLO PER IL SALVATAGGIO DI ANIMALI

• Avvisare immediatamente il veterinario locale, l’organizzazione di salvataggio degli animali e gli specialisti degli animali per potersi assicurare la loro collaborazione. • Sicurezza personale! Far intervenire esclusivamente pompieri che sanno come interagire con gli animali. • Garantire immediatamente un apporto di aria fresca (per esempio ventilatore). • Fare del tutto per calmare gli animali, occuparsene costantemente e sorvegliarli. • Assicurare e proteggere gli animali per evitare ogni ferita supplementare. • Durante la stagione fredda: riscaldare gli animali. Durante la stagione calda: rinfrescare progressivamente e con cautela gli animali surriscaldati. • Procurarsi i mezzi di sollevamento necessari, per esempio una gru, un elicottero, un escavatore, ecc. • Per il salvataggio tener conto della specie con la quale si ha a che fare per evitare incidenti e ferite inutili. • Utilizzare esclusivamente imbracature sicure, controllate e che non causano ferite. • Non sollevare gli animali con cinghie, con catene o con corde. • Procedere al salvataggio di comune accordo con il veterinario che si occupa regolarmente dell’animale. aSe necessario, far sommnistrare un calmante.

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Coinvolgere Associazioni ProCiv nel progetto “Asili Sicuri” corsi necessari anche nei “nidi” privati Roma - «L’avvio del progetto “Asili sicuri” è una buona notizia che attendevamo da tempo. Mai più tragedie evitabili nei luoghi che dovrebbero invece offrire porti sicuri e protetti per le famiglie, garantendo da un lato cura ed educazione per i bambini e dall’altro una maggiore possibilità dei genitori, quando riescono a trovare un posto per il loro bambino, di partecipare pienamente alla vita sociale e al mondo del lavoro. Si tratta di un importante passo avanti per la tutela della salute e della sicurezza dei più piccoli che avevamo già chiesto oltre un anno fa in una proposta inviata il 30 gennaio 2012 al Sindaco Alemanno e agli assessori competenti, a seguito della tragedia della bimba deceduta nell’asilo nido di Via Giulio Cesare Viola alla Magliana». Lo dichiara in una nota il consigliere regionale e presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale Fabrizio Santori, commentando l’inizio dei corsi di primo soccor-

so e per la disostruzione delle prime vie aeree e rianimazione pediatrica dedicati ad insegnanti ed educatrici delle strutture scolastiche della Capitale. «Non dobbiamo assolutamente sottovalutare i risultati dei controlli effettuati dalla Polizia Locale lo scorso anno nei nidi convenzionati, che hanno evidenziato fenomeni di abusivismo e sovraffollamento, e operatori non formati o irregolari. Per questo chiediamo che si faccia di più, estendendo presto i corsi anche alle omologhe strutture private convenzionate. Abbiamo inoltre la possibilità di ottenere ottimi risultati con spese limitate, grazie anche a quel vero e proprio gioiello prezioso rappresentato dalle associazioni della protezione civile e del volontariato che da sempre offrono competenza e professionalità in questo settore, ma che spesso vengono dimenticate», conclude Santori.

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L’ANVVFV PIEMONTESE RICEVE LA MASSIMA ONORIFICENZA DAL GOVERNATORE COTA a cura dell’Ing. Davide LANZONE

Il “Sigillo” della Regione Piemonte è stato conferito dal Consiglio Regionale al locale “coordinamento ANVVFV”. Grazie allʼattività associativa questa regione vanta il maggior numero di presidi volontari VVF dellʼintera Nazione. Diffusione capillare di distaccamenti e “alto livello di professionalità” garantiscono “lʼespletamento del servizio di soccorso e sostegno indispensabile per la comunità”.

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econdo l’articolo 5 della Legge Regionale n. 15/04 il Consiglio Regionale della regione Piemonte, può conferire il sigillo della Regione, nella misura di due all’anno, a cittadino o a associazioni meritevoli di tale riconoscimento, con propria mozione motivata. Il sigillo, trattandosi di onorificenza avente un valore specifico per il patrimonio di cultura, di moralità e di idealità regionale, è segno distintivo che viene conferito per qualche motivo, per qualche evento o fatto di certo rilievo che abbia portato lustro o onore alla Regione.

Cota consegna il ”Sigillo” a De Caroli

«Il Consiglio Regionale - vista lʼattività di gestione di situazioni emergenziali di vario genere svolta dai Vigili del Fuoco Volontari, che operano a supporto ed integrazione del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, assicurando il servizio 24 ore su 24, tutti i giorni dellʼanno, costituendo un elemento essenziale, oltre che numericamente prepondere rispetto alle altre regioni, per garantire lʼespletamento del servizio di soccorso e sostegno indispensabile per la comunità - ha ritenuto che il livello di professionalità dei Distaccamenti Volontari ha raggiunto lʼefficienza dei Vigili del Fuoco di carriera e consente di ovviare alle carenze di personale, garantendo continuità nello svolgimento di interventi di emergenza. Pertanto il Consiglio Regionale il 23 ottobre 2012 ha deliberato di conferire, per le motivazioni espresse, il Sigillo della Regione Piemonte anno 2012 – al Coordinamento regionale dellʼAssociazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari in considerazione dellʼopera particolarmente meritoria in situazioni emergenziali di particolare rilevanza e gravità.»

Per motivazioni analoghe il sigillo è anche stato conferito al Corpo Volontari Antincendi Boschivi della Regione Piemonte.

Gino Gronchi durante il suo intervento

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«Il Sigillo - ha detto CATTANEO - è dato in poche occasioni, è in questo caso è conrerito a due associazioni di volontari che si sono particolarmente distinte a tutela del territorio, e in tragici momenti per la comunità, come nelle alluvioni che hanno profondamente segnato la nostra regione nel 1994, nel 1996 e nel 2000. Le associazioni che oggi andiamo a premiare sono due realtà impegnate nel quotidiano a tutela delle persone e del territorio, Il Piemonte, che mi onoro di rappresentare in questo consiglio, è orgoglioso di avere queste due forze che sono anche state impegnate al di fuori della nostra regione e che hanno esportato il nostro modo di vivere il volontariato. I piemontesi - ha concluso CATTANEO ringraziano di cuore.». «Li ho conosciuti meglio - ha detto invece il Governatore COTA nel suo intervento - da quando sono a capo della Regione Piemonte. La nostra regione ha sviluppato un sistema di Protezione Civile, a base volontaria, per interventi quotidiani e per le grosse calamità. Un pilastro della Protezione Civile sono i Vigili del Fuoco Volontari e gli Anti Incendi Boschivi. Il nostro sigillo è un riconoscimento a tutto lʼimpianto della Protezione Civile, un riconoscimento al mondo della Protezione Civile».

«I volontari – in conclusione COTA − sono una parte integrante del Sistema Regione. La Regione Piemonte ha un alto livello di Protezione Civile, fatta da volontari che molte volte mettono a rischio la loro vita per affrontare gli incidenti e per mettere in pratica le varie tecniche di estinzione degli incendi».

Sabato 2 marzo 2013, presso la sala del Consiglio Regionale del Palazzo Lascaris, alla presenza del Presidente del Consiglio Regionale, Valerio CATTANEO, e del Presidente della Regione Piemonte, Roberto

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Alla cerimonia, con la Sala del Consiglio gremita di rappresentanti delle due associazioni insignite, erano anche presenti il Direttore Regionale Vigili del Fuoco, Davide META, il Presidente d’Onore dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari, Gino GRONCHI, il responsabile del coordinamento Regionale dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari, Mirko DECAROLI, l’Ispettore Generale del Copro A.I.B., Sergio PIRONE, il Direttore dell’ufficio Volontariato del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, Maurizio GIROLA. Ognuno nel proprio intervento ha sottolineato l’impor-

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tanza del volontariato nel sistema di Protezione Civile sia Regionale sia Nazionale; META ha sostenuto che i Vigili del Fuoco Volontari sono una parte fondamentale del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, mentre GRONCHI, portando il saluto di tutti i Vigili del Fuoco Volontari d’Italia ha ricordato che solo nella Regione Piemonte esistono 52 Distaccamenti operativi dei Vigili del Fuoco Volontari che intervengono nel proprio territorio e anche fuori nazione, ricordando l’esperienza di Valona in Albania.

Ha inoltre sottolineato come in questi periodi di sofferenza economica sia ancora più importante investire sul volontariato, vera risorsa del territorio.

Parole di elogio anche da GIROLA il quale è intervenuto all’evento portando i saluti del Capo della Protezione civile Prefetto Franco GABRIELLI. Nel suo intervento ha ricordato l’importante opera che il Corpo A.I.B. ha prestato nella città di Barisciano, colpita dal terremoto in Abruzzo nel 2009.

Sempre RAVELLO, nel concludere, ha ringraziato due persone che non ha mai conosciuto ma che hanno dato la propria vita per la comunità facendo riferimento al Fabio Cloud, fondatore dei Volontari Anti Incendi Boschivi medaglia d’oro al valore civile nel 1999 mentre spegneva un incendio, e Luigi Bongiovanni Vigile del Fuoco Volontario di Grugliasco vittima nel 1993 di un incidente durante un soccorso.

PIRONE ha sottolineato come «Un associazione di persone, entrata in punta di piedi nel panorama del volontariato, abbia saputo mettere in atto negli anni una professionalità di intervento esemplare, ottenuta dal grande interessamento economico della Regione Piemonte e dal supporto morale e tecnico del Corpo Forestale dello Stato». A chiusura della serie di interventi è intervenuto l’assessore regionale alla Protezione civile Roberto RAVELLO che ha sottolineato come l’organizzazione gerarchica e la struttura professionale abbiano portato una maggiore rapidità di interventi, oltre alla sentita radicazione sul territorio dei volontari che fanno parte di questa realtà.

«Lo spirito di umanità e di volontariato - ha continuato RAVELLO – non si possono avere per Legge, ma possono solo esistere per passione e noi, come politici, dobbiamo avere rispetto della vostra passione e non possiamo fare altro che promuovere Regole, Norme e Leggi finalizzate a migliorare la vostra attività».

Al temine degli interventi, il Presidente del Consiglio della Regione Piemonte, CATTANEO, e il Presidente della Regione Piemonte, COTA, hanno consegnato formalmente il sigillo ai rappresentanti delle due Associazioni di volontariato chiamate a questa alta onorificenza. «A questi veri e propri eroi – ha concluso COTA - e a tutte le donne e gli uomini che ogni giorno si impegnano per garantire la sicurezza delle comunità locali e del territorio va la gratitudine dellʼintero Piemonte».

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VFV N° 2 - 2013 Marzo-Aprile  

Incontro tra Capo del Corpo e vertici ANVVFV; abbiamo provato ad analizzare l'ultima circolare che regolamenta reclutamenti, impiego, formaz...

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