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L A V ERA S TORIA DEI P OMPIERI DI V IGGIÙ DI

FULVIO VANETTI

(capo squadra permanente del Comando di Varese)

“...Viva i pompieri di Viggiù, che quando passano, i cuori infiammano...”

Chissà cosa ispirò così tanto il maestro Fragna, milanese sfollato a Viggiù durante la seconda guerra mondiale, da dedicare una canzone al corpo dei civici pompieri di quel piccolo paese in provincia di Varese, a ridosso del confine svizzero. Canzone di poche pretese, certo, ma che diventò così celebre che negli anni cinquanta se ne fece anche un film. Ma se il “motivetto” è così conosciuto, altrettanto non si può dire della vera storia di quel corpo di pompieri volontari fondato 102 anni fa, nel lontano 1908. ra lʼinizio del secolo scorso quando, alcuni cittadini e amministratori locali, organizzarono una riunione in Municipio per trovare una soluzione contro i frequenti incendi che ormai da tempo colpivano sia il paese che i boschi dei monti Orsa e Pravello. A quel tempo, il corpo di pompieri più vicino a Viggiù, era quello volontario di Varese, attivo dal 1792, ma che si

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spostava ancora su carri trainati da pariglie di cavalli. Questo comportava tempi decisamente troppo lunghi per coprire i circa 15 chilometri, prevalentemente in salita, che lo separavano dal borgo prealpino. Dalla riunione scaturì la decisione di costituire il Corpo Civici Pompieri di Viggiù e il Servizio di Pronto Soccorso Volontario Croce Verde.

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Lʼiniziativa fu così apprezzata in tutto il paese, che numerose furono subito le adesioni dei volontari. Certo, i primi tempi furono i più difficili, tanto che per equipaggiare il corpo e dotarlo di una completa attrezzatura, i volontari e i soci onorari si auto tassarono per comprare tutto il necessario. Un aiuto importante arrivò anche dai contatti intrapresi coi Civici Pompieri di Milano, il cui economo, tale Missaglia, procurò al neonato corpo le divise da fatica e quelle da parata. Il Comune dal canto suo, comprò invece la prima pompa a mano, alcuni secchi di tela e deliberò un contributo fisso di 2000 £ per ogni anno. Ed è sempre il corpo di Milano a fare da animatore a quello viggiutese, inviando in trasferta il maresciallo Pellizzari a far da istruttore ai novelli pompieri.

Con entusiasmo, passione e il supporto della popolazione il corpo cresce e tra il 1910 e il 1911 le attrezzature migliorano, con lʼacquisto di un primo carro a cavalli e con essi arrivano anche i primi risultati. Col carro a cavalli i pompieri di Viggiù scendono a giugno del 1911 fino allʼArena di Milano e partecipano al loro primo convegno pompieristico dove, grazie al pompiere Angelo Molina, vincono la medaglia dʼoro per il tiro al bersaglio col getto dʼacqua. Ma, aimè, dopo i primi anni dorati, arrivano il 1915 e lʼentrata in guerra dellʼItalia contro lʼAustria-Ungheria e il conflitto chiama al fronte quasi tutti i componenti del corpo, riducendo al minimo la sua attività. E la guerra pretese il suo tributo anche a Viggiù, che vide molti dei suoi pompieri non far più ritorno.

Si dovrà attendere fino al 1920 quando, rimarginate le ferite del primo conflitto mondiale, i volontari di Viggiù ripresero il loro impegno, acquistando la prima motopompa grazie al contributo di un generoso cittadino. Migliora così un poʼ la tecnologia a disposizione, ma sono ancora i cavalli a trasportare tutta lʼattrezzatura. Sarà il 1930 lʼanno del cambiamento, con lʼarrivo finalmente del primo camion attrezzi su cui caricare tutto il materiale, oltre allʼacquisto di una nuova autolettiga. A questo punto lʼefficienza del gruppo è massima e anche tra la gente dei comuni vicini cresce la stima e la consapevolezza dellʼimportanza del lavoro di quei volontari del soccorso.

Ma ecco nuove sorprese allʼorizzonte. Il regno dʼItalia è alla vigilia di una nuova cruenta guerra mondiale e Mussolini partorisce il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La vecchia parola “pompieri”, troppo simile a quella usata dagli odiati francesi, è abolita. Nasce così anche lʼ88° Corpo Provinciale di Varese, che ingloba sotto la sua giurisdizione il piccolo corpo volontario di Viggiù, dando inizio alla sua fine. I volontari perdono

completamente la loro autonomia amministrativa e operativa, diventando ufficialmente un distaccamento alle dipendenze del Comando di Varese. Gli anni del periodo bellico sono duri e a causa delle esigue risorse destinate alle sedi minori, il distaccamento di Viggiù ne esce disastrato. Si pensi che, per tutti gli anni cinquanta e fino al 1962, il veicolo in dotazione a Viggiù era ancora un vecchio camion Fiat 514 del 1930. Lʼufficiale Ortelli, che allora comandava il distaccamento, fece vane e ripetute richieste al Comando provinciale per ottenere attrezzature più adeguate ai tempi. Nulla si mosse, mentre iniziava ad evidenziarsi già allora uno degli aspetti oggi ben conosciuti nel Corpo Nazionale: quel centralismo burocratico e decisionale, che gli impedisce unʼevoluzione al passo coi tempi e soprattutto al passo con quella grande realtà che è lʼEuropa e che poco a che a che fare con le risorse economiche disponibili, tema troppo spesso utilizzato quale capro espiatorio per nascondere ben altre responsabilità. Comunque, con grande fatica i pompieri di Viggiù arrivano al 1964, anno in cui inizia un classico scaricabarile tra il Ministero dellʼInterno e lʼamministrazione comunale viggiutese, che non ha i fondi necessari per ristrutturare la vecchia caserma. Dopo un anno di botta e risposta e in pieno boom economico, i fondi non si trovano e di conseguenza, nei primi mesi del 1965 il servizio viene soppresso nonostante le accese proteste degli abitanti della zona. Lʼautofurgone Romeo II° con motopompa e tutte le attrezzature vengono trasferite presso il Comando di Varese e i volontari congedati. In pochi anni, di questo glorioso corpo va tutto perduto, tanto che negli anni 80 nessuno si ricorda ormai più di loro. La vecchia caserma è ancora al suo posto, in una piazza del paese e dopo essere rimasta vuota e silenziosa per più di venti anni, ora è diventata una palazzina con diversi appartamenti privati. Dei pompieri di Viggiù rimangono solo poche fotografie, una bandiera e la canzone.

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La squallida fine dei Pompieri di Viggiù