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IL NATALE CRISTIANO

Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce

N°

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25 Dicembre 2009 In questo numero: Vernacolo Niccolò Stenone Fausto Coppi -

Carissimi, con domenica 29 novembre, come ben sapete, ha avuto inizio il nuovo anno liturgico, guidato dalle indicazioni pastorali del nostro Arcivescovo, che quest’anno ha scelto come tema: “Camminare in una vita nuova”, con la riscoperta del sacramento della Riconciliazione. Per questo la nostra Corona d’Avvento, posta sotto l’altare, oltre a scandire i1 tempo con le quattro candele, è avvolta da una stola viola per ricordarci che, vivendo tale sacramento, possiamo arrivare al Natale con un cuore rinnovato. Anche perche corriamo un grosso rischio come ricordava il monaco Enzo Bianchi in un suo articolo su Repubblica definendo il Natale “Festa fragile…, amata da tutti ma esposta a malintesi e stravolgimenti, vittima di facili assimilazioni e riduzioni, ora a opportunità consumistica..., ora a emblema socio-culturale di radici smarrite”. Affermazioni molto dure ma reali nella nostra società del benessere e di solo consumismo dove assistiamo impotenti allo scatenarsi di una frenesia commerciale che usa il Natale come pretesto ben lontano dal suo vero significato religioso. Il tutto con la benedizione dei media che iniettano dosi quotidiane di anestetici assuefatti al consumo. Ma cos’è davvero il Natale cristiano? “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Questa è la realizzazione della promessa di Dio ai primi cristiani, i pastori, e al mondo intero. Evento che ispirò il cristianesimo nel ricordare e celebrare la nascita del Signore dove un calendario romano del 354 ci testimonia che a Roma, verso il 330, nella stagione di libertà per il culto cristiano, si cominciò a festeggiare il Natale il 25 dicembre.

Ci ricorda Enzo Bianchi nel suo articolo che: “quella data fu scelta perché già vi si festeggiava il sol invictus, il “sole mai vinto”, trionfatore sulla notte, che proprio in quei giorni successivi al solstizio d’inverno sembra riprendere le forze e ricomincia a salire nell’orizzonte. Non è un caso che il più antico mosaico cristiano, scoperto sotto la basilica di San Paolo a Roma, rappresenti Cristo-Helios, Cristosole sul carro trionfale. Da Roma la festa si propagò in Africa settentrionale e alla fine del V secolo il Natale segnava già l’inizio dell’anno liturgico: l’imperatore Giustiniano nel 529 lo dichiarerà giorno festivo, senza lavoro, e da allora la festa del Natale si diffonderà progressivamente in tutta Europa”.

Una festività pagana divenuta festa cristiana che oggi ritorna alle sue origini pagane. Perché non riappropriarci del significato del Natale senza farci distrarre? Esso è Gioia per la venuta di un Salvatore fattosi fragile bambino, ma uomo come noi, nato da donna come noi, ma in realtà è Dio che si è fatto carne, creatura umana. Il regalo più grande che Dio ha fatto al mondo e ai cristiani. Cara comunità di San Bernardino il mio augurio è quello di vivere questo Natale nel suo vero significato cristiano. don Michele


“RIALZATI, PER TE DIO SI E’ FATTO UOMO” E’ il tema che la Chiesa italiana, ispirandosi ad una frase di Sant’Agostino estratta da un “Discorso sul Natale”, ha scelto per questo tempo liturgico di Avvento e di Natale e che richiama tre aspetti tra loro connessi. Anzitutto la bella notizia che Dio ha deciso di scendere di persona nel bel mezzo di un mondo confuso e disorientato. E’ un invito esplicito, perciò, ad adottare questo mondo, che porta in sé le sue contraddizioni, le sue fatiche, i suoi slanci e le sue grandi realizzazioni, senza scoraggiarsi, né tantomeno, rassegnarsi. Il principio dell’Incarnazione indica anzitutto quanto Dio abbia amato questo mondo, invitandoci a fare lo stesso. Il secondo aspetto è il “per te”. L’attesa e l’annuncio del Natale riguarda innanzitutto me stessa o me stesso, è un grande dono per me. Si rivolge a tutti noi come inattesa gratuità, ben oltre i possibili meriti che potremmo avanzare. E’ un sentirsi chiamati di persona, per nome e cognome, non in una indistinta massa sbiadita. Quel mistero atteso per secoli avviene “per me”. Stiamo a cuore sicuramente a qualcuno e questo Qualcuno è Dio, che ci ama con tutte le nostre debolezze e fragilità. Il terzo elemento è quell’imperativo così perentorio: “rialzati!”. Sant’Agostino ha davanti agli occhi un’umanità scoraggiata. L’imperativo assume quindi il valore di una iniezione di speranza. Il male non è così radicato. C’è spazio per ricominciare. L’Emmanuele, Dio con noi, sostiene il nostro cammino. Annunciare, celebrare, testimoniare, sono questi i verbi dell’uomo “rialzato” dall’Incarnazione di Dio. Risvegliato dalla luce di Betlemme a un mattino nuovo. E’ il paradosso cristiano: il Bambino davanti a cui ci commuoviamo è il nostro Maestro. La debolezza della sua umanità, la nostra forza. Alla meraviglia e allo stupore per un dono così grande e immediato, deve seguire l’azione concreta. E’ dono ricevuto, ma anche imperativo per l’agire: «alzati, svegliati!». L’augurio per tutti noi è che riusciamo sempre a rialzarci dopo le nostre cadute, perché tutte le difficoltà, che il nostro tempo ci pone davanti, le possiamo superare solo con la speranza cristiana, che sorge dalla fede e si nutre dell’amore e che ci porterà alla pienezza della nostra salvezza Gabriella Licheri

Avviene da più di duemila anni che nella notte di Natale si ascolta nelle nostre chiese l’annuncio “oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è Cristo Signore”. E’ un annuncio di speranza e di gioia dato allora ai pastori che si trovavano in prossimità di Betlemme, ma ripetuto ogni volta a tutti noi. L’uomo del terzo millennio preso da tante distrazioni e inebriato dalle molteplici conquiste tecnologiche e scientifiche ritiene di non aver bisogno di un Salvatore; invece in fondo al cuore, consapevolmente o inconsapevolmente, ne ha una necessità disperata. Facciamo nostro l’invito della notte santa di gioire, perché è stato dato a noi un Salvatore, un Dio che, invece di presentarsi con segni di potenza, si è fatto bambino, affinché noi potessimo avvicinarci a Lui senza timore, con la tenerezza che suscita un bambino, la stessa dei nostri bambini del catechismo che con tanto impegno e gioia quest’anno vogliono dirlo forte che è Natale, non solo per i regali che dovranno ricevere, ma perché sentono questo bambino uno di loro, che nasce per aiutarli a crescere nell’amore di Dio Padre. Avviciniamoci al Bambino Gesù con semplicità, per presentargli i nostri timori e le nostre speranze, mettendo lui al primo posto, facendo sempre la volontà del Padre suo. Questo è l’augurio che tutte noi catechiste facciamo alla comunità, un Natale sereno e pieno di gioia. Marinella Serafini Fuecu nesciu 11 pg 2

Il giorno 22 dicembre alle ore 20 nella nostra parrocchia viene presentato un recital dal titolo “Com’è il tuo Natale” interamente realizzato dalla redazione di . Nell’invitare tutta la comunità a partecipare, la redazione augura

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buone feste!


“ALZATI, AFRICA” Per volontà di S.E. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce, la mattina del 20 novembre 2009, il clero si è raccolto nella Basilica del SS. Rosario, per riflettere sul II Sinodo dell’Africa e per l’Africa che da poco ha visto la sua conclusione. La sera dello stesso giorno anche noi laici ci siamo riuniti in Basilica. L’incontro è stato presieduto da un missionario comboniano, padre Fernando Zolli, il quale ha seguito da vicino l’intero lavoro del Sinodo. Per l’intera Chiesa Universale, il Sinodo dei Vescovi per l’Africa rappresenta una grande occasione di riflessione e di vicinanza al continente africano, alle sue sfide, alle sue difficoltà e alle sue ricchezze. Non appena il Missionario ci è stato presentato, ciò che mi ha colpito è stato il suo viso, sorridente e sereno, e quanta energia positiva irradiasse, nonostante i gravi problemi di salute lo affliggessero, poichè ad un certo momento della sua vita, ha dovuto subire un serio intervento chirurgico, che gli ha tolto l’uso delle corde vocali. Padre Fernando ci ha confessato di essersi “arrabbiato con il Signore”, si proprio così! Si chiedeva perché mai Dio avesse voluto una cosa simile, proprio per lui che doveva proclamare la Sua Parola. Quando poi dai medici seppe che avrebbe potuto imparare a parlare con l’esofago, fece i salti di gioia ringraziando Dio, imparando a convivere col suo “compagno di viaggio” (così definiva quel brutto male). Padre Fernando Zolli, di origine pugliese (della città di Troia, provincia di Foggia), attualmente

lavora in Toscana a partire dalla comunità comboniana di Firenze. Il suo ministero lo ha visto impegnato 12 anni in Brasile e 11 anni nella Repubblica Democratica del Congo. Ha dato da sempre priorità alla pastorale familiare, alle giovani coppie e ai giovani. Gli si illuminavano gli occhi quando parlava dell’Africa, diceva “finalmente l’Africa ha parlato”. Già il Papa Benedetto XVI, in Angola, nel marzo scorso, aveva definito l’Africa “continente della speranza” chiamandolo ora “polmone spirituale dell’umanità” e poi in seguito lo ha indicato come nuovo modello di sviluppo, spingendo i credenti a operare come “comunità di persone riconciliate, operatrici di giustizia e di pace”, a coniugare sempre l’evangelizzazione e la promozione umana secondo la “Populorum progressio” di Paolo VI e la Sua enciclica sociale “Caritas in veritate”. Padre Fernando Zolli continua nel suo discorso affermando che i Vescovi africani hanno affrontato gli immensi problemi della miseria estrema, delle ingiustizie, del saccheggio di risorse, dello scempio ambientale, delle malattie e del non accesso ai farmaci, del traffico di persone, dei migranti e degli sfollati, del fanatismo e delle guerre, dei bambini soldato, del commercio delle armi alimentato dai paesi del nostro Occidente. Purtroppo, l’Italia è la seconda produttrice di bombe in Europa. E ancora i vescovi denunciano i “crimini contro l’umanità” causati dai “grandi poteri di questo mondo” dalle “società multinazionali” che “devono cessare la devastazione criminale dell’ambiente per il loro ingordo sfruttamento delle risorse naturali. Finalmente “l’Africa ha parlato”. Padre Fernando Zolli, inoltre, ci ha fatto presente quanto l’Africa stia crescendo. I cattolici presenti in Africa sono 164.925.000 su 943.743.000, cioè il 17,5%; nel 1994, l’anno del primo sinodo, erano il 14,6%. Nel mondo i cattolici sono il 17,3%. Quasi la metà dei battesimi di adulti a livello mondiale si sono registrati in Africa. La crescita del cattolicesimo in Africa, si spiega sia per motivi demografici sia per i successi dell’evangelizzazione. I sacerdoti nel 1994 erano 23.263, ora sono aumentati del 49% e sono 34.658; i diocesani sono del 79%, mentre i regolari sono aumentati dell’11,4%. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma voglio concludere con proverbio africano citato nella lettera di Pax Cristi Italia ai vescovi dell’Africa: “Un esercito di formiche organizzate, può abbattere un elefante”. Dobbiamo sentire in noi il dovere di essere strumento di pace e riconciliazione, secondo il cuore di Cristo, che è la nostra pace e riconciliazione. Maria Rosaria Giannone Fuecu nesciu 11 pg

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SPAZIO GIOVANI I giovani d’oggi tra alcool e droghe Al giorno d’oggi è oramai risaputo che la maggior parte dei giovani vive la propria vita, affrontando la propria quotidianità e tutto ciò che essa comporta mediante l’ uso di alcuni “espedienti”, quali l’alcol e le droghe che in qualche modo riescono a facilitare il superamento delle mille difficoltà cui essi vanno incontro. L’alcolismo tra i giovani e il consumo di droghe sono fenomeni ampiamente diffusi all’interno delle nuove generazioni, le cui cause sono da ricercarsi all’interno di problematiche estremamente complesse che colpiscono costantemente ragazzi e ragazze di tutte le età. Spesso dietro una sbronza o peggio ancora una dose di cocaina si cela l’insicurezza e l’incapacità tipica dei giovani di rapportarsi con il mondo esterno. Ragazzi che sono quotidianamente chiamati a confrontarsi con un mondo che pare sia disposto unicamente a metterli alla prova e a giudicarli, non si sentono all’altezza del ruolo che gli viene attribuito, involontariamente all’interno della comunità. Ma non è solo l’insicurezza a spingere i giovani a rifugiarsi in questi mali che affliggono sempre più precocemente una generazione ritenuta per questo “perduta”; talvolta anche la noia che non di rado sopraggiunge nelle loro vite fa nascere il desiderio della trasgressione, dell’avventura che trovano largo sfogo negli effetti causati da alcol e droghe. Paradossalmente è stato rilevato secondo studi condotti dall’attuale governo che bere o drogarsi siano divenuti un lusso dei ricchi, vale a dire che man mano che le possibilità economiche di un giovane aumentano, cresce in maniera preoccupante anche il consumo di alcol e droghe, e ciò avviene generalmente dopo i 18 anni, quando i giovani entrano nel mondo del lavoro. Inoltre tra le cause che inducono un giovane ad assumere superalcolici o droghe è possibile rintracciare una precoce iniziazione da parte dei genitori dediti ad esempio al bere, o la difficoltà d’instaurare relazioni affettive o amichevoli con gli altri, la voglia di dimostrare la propria virilità o la propria maturità manifestando una buona sopportazione dell’alcol, la tendenza ad imitare amici più sicuri di sé ed anche la solitudine, legata spesso alla disoccupazione e ai conflitti sessuali. Certamente i ragazzi che bevono o si drogano, lo fanno perché hanno bisogno di aiuto. L’ubriachezza e la tossicodipendenza sono i segnali delle difficoltà interiori che affliggono i giovani, sempre più deboli e frustrati, che non riescono da soli a superare gli ostacoli che incontrano nella loro esistenza. Infatti è proprio questa debolezza che induce spesso e volentieri all’insuccesso il quale genera a sua volta una tensione a livello psicologico che conduce i ragazzi all’autodistruzione o alla negazione della realtà e del contesto sociale che ha promosso in qualche modo la propria emarginazione. Anche la crisi dei valori, dei rapporti umani all’interno della famiglia cui assistiamo giorno dopo giorno è un Fuecu nesciu 11 pg 4

fattore che solitamente spinge i giovani a bere e a drogarsi. A tutti questi motivi va aggiunta la curiosità per un’esperienza condannata da tutti, eversiva e provocatoria. Le conseguenze di tutto ciò ovviamente sono a dir poco disastrose. Innanzitutto è dimostrato che i giovani sono più vulnerabili ai danni psichici ed emotivi che derivano dal consumo di tali sostanze, ed inoltre l’abuso di alcol può causare seri problemi al fegato e al sistema cardiovascolare. Inoltre l’alcolismo e la tossicodipendenza rappresentano anche dei gravi elementi di turbativa sociale: basti pensare ai numerosissimi incidenti stradali causati da tali ragioni, per questo si parla di “stragi del sabato sera”, quando molti giovani irresponsabili uscendo dalle discoteche il sabato sera si mettono al volante delle automobili imbottiti di alcol e di sostanze stupefacenti, incapaci di controllare i propri riflessi, rappresentando dunque un pericolo sulle strade per se stessi e per gli altri. Infine non bisogna dimenticare che l’uso di tutto ciò induce i giovani a comportamenti sessuali a rischio, che sfociano disgraziatamente nella violenza sessuale. Oggi numerosi sono infatti i casi di stupro, che vedono gli stupratori spesso ubriachi o drogati costringere giovani ragazze ad avere con forza un rapporto sessuale con loro. La salute e il benessere quindi sono fortemente minacciati dal consumo di alcol e droga. E’ fondamentale opporsi con grande energia alla droga e all’alcol facendo leva sulla propria forza interiore, sulla propria maturità e sul proprio senso di responsabilità. Bisogna capire che la propria felicità non si può trovare perdendosi, perdendo la propria identità e coscienza. Ognuno deve capire che i problemi si affrontano grazie alla propria intelligenza, con la quale è possibile ricercare delle valide soluzioni che possano migliorare la nostra esistenza. E’ vitale rifugiarsi nella propria fede in Dio, la quale da sola può donare la fortezza interiore di cui i giovani che si affacciano alla vita hanno bisogno. Non importa quanto tempo si impieghi a trovare tale forza interiore che permette di andare avanti nella vita che spesso non è tanto dolce nei nostri confronti, ciò che realmente conta è volersi bene e amare a tutti i costi la propria vita, un dono immenso e grandioso che deve essere preservato a tutti i costi, e mai essere messo in pericolo, come di frequente accade quando ci si perde nell’alcol e nelle droghe. Essere giovani rappresenta già di per sé una potenzialità, ossia quella di poter costruire la propria esistenza avendo a disposizione tutto i mezzi di cui si necessita, come ad esempio il tempo. E’ davvero poco intelligente sprecare tutte le opportunità di cui si dispone in giovane età per stupidi e pericolosi vizi che ingannano la nostra anima. In una società dunque che espone i ragazzi a questi pericoli, è basilare acquisire consapevolezza delle proprie capacità che da sole sono bastevoli a fronteggiare tutte le incertezze, dubbi e incognite della vita. Elisa Baglivi


SPAZIO VERNACOLO Letterina de lu Mammineddhu Pe stu Natale oju stau curcatu ‘ntra nu lettu cunzatu a dovere, nu me mintiti cchiui ‘ntra lu presepiu giustatu a n’anguleddu de la casa, trattatime comu unu de famiglia tantu su nu vagnone comu li fiji osci, ca sape sulu Diu li genitori mei ce sci ccappara lu giurnu ca ia nascire ieu: intru la capannina nu truvara mancu lu locu de lu focalire cu pozzene scarfare e dare luce a ‘ntra dha notte longa, fridda e scura e menu male ca nc’erene lu ciucciu e lu oi ca ni tinnera cautu lu mmamminu, li mantisceddhi ca purtàne susu a malapena bastàne pe iddhi stessi. Tinitime ‘ntra la cammareddha cu li vagnoni osci ppozzu sciucare puru ieu cu iddhi. Dopu tre giurni tinitime ‘ncora, nu me faciti scappare de fretta e furia comu fose pe quiddha strage ‘nfame ca la chiamara “de li Nnucenti”: quardammene ‘ntra l’occhi, è sempre tiempu, ce centràne quiddh’animeddhe sante, cu mie se l’ia bbitire lu putente. Pe rricalu oju nu telefoninu, l’aggiu mannare nu messaggino a sei miliardi e passa de cristiani ca stannu sulla facce de la terra, aggiu scrivere cu la maniceddha mia nnucente: “Salute, Pace, Amore, Buon Natale!” by Saper

Ntorna si turnatu! Mamminu miu ntorna si turnatu? Tie nun ne abbandono mai, eh?! Te sta bisciu ca sta ridi, ce na’ nnuttu st’annu?...cose bone? Ma nui tenimu tuttu, mangiare, biere, abbigliamentu te ogni genere, tenimu lu cellulare, randi e piccicchi, lu computer, la televisione in ogni stanza... se dice ca ete lu progressu... cose ranni per la storia! ...Però manca l’Amore..., lu reggettu, la gente ca fuce te na parte all’aura, e nimu scerrati pure de Diu... percio si benutu st’annu? Forse cu ni perduni? Ma tie te ne curi se ne tenimu muti peccati? Ieu ulia cu fazzu quiddru ca te piace a tie, però ticenu ca suntu anticu, nu su modernu. Parlano te la pillola abortiva per rispetto della donna, i potenti delle nazioni parlanu de pace

e poi indenu armi e droga, sparatorie facili, e ci rubba de na parte, ci mina bombe te l’aura. Comu faci cu ne perduni?!? Tie a tenire mute pacenza! Ieu sacciu la fine ca faciscti, ca muristi sulla Cruce per amore nesciu, ieu ulia cu suntu comu a dru buon ladrone, ca stia te coste a tie sullu Calvariu, ma nu sacciu se resistu alla sofferenza e alla Cruce. Sulu ‘na cosa sacciu, ca tie nu me abbandoni mai... Grazie mamminieddhu miu ca si turnatu! Geraldo Aprile Fuecu nesciu 11 pg 5


RICORDO DEL ‘CAMPIONISSIMO’ Il 2 gennaio 1960, all’eta di soli quaranta anni, decedeva a causa di una malaria non individuata e non curata per tempo Fausto Coppi, il più grande ciclista di tutti i tempi, passato alla storia e tutt’ora universalmente ricordato come il “campionissimo”. A distanza oramai di mezzo secolo, la figura mitica del fuoriclasse piemontese è ancora viva e stabilmente presente sia nell’immaginario collettivo sia come stella di riferimento per tutto i1 movimento ciclistico, ora più che mai bisognoso di modelli non contaminati dai veleni e dalle polemiche delle desolanti vicende che negli ultimi anni hanno spesso investito e screditato questa disciplina sportiva e non solo nel settore professionistico.

fisica del suo organismo (in particolare, la straordinaria conformazione della sua cassa toracica). Le battaglie sportive e le vittorie di Coppi (che spesso arrivava al traguardo da solo, infliggendo pesanti distacchi agli avversari, gareggiando per ore e ore su strade non asfaltate e dovendo provvedere da se alla riparazione di eventuali guasti alla bicicletta) hanno assunto un valore più ampio e profondo rispetto al semplice aspetto agonistico, in quanta hanno rappresentato un significativo momento dell’eterna sfida dell’uomo contro se stesso ed i limiti fisici apparentemente impostigli dalla natura e dal trascorrere del tempo (al momento della morte Coppi era ancora in attività, sia pure senza più conseguire i successi di un tempo).

Fausto Coppi ha segnato una svolta nel ciclismo e nello sport in generale, non solo per le sue grandi vittorie fino ad allora mai conseguite da alcun altro campione (tra le altre, 5 Giri d’Italia, 2 Tour de France, campionato mondiale su strada e di inseguimento, record dell’ora, innumerevoli affermazioni nelle più prestigiose classiche in linea, primo atleta a vincere nella stessa stagione il Giro e il Tour), ma anche per le sue eccezionali caratteristiche tecniche (è stato nello stesso tempo un grande passista e un grande scalatore) e per i suoi innovativi metodi di allenamento e preparazione, impostati su un piano scientifico, ma sempre esclusivamente basati sulla naturale potenza

Ma accanto alle vittorie e alle gioie connesse, nella sua breve vita Fausto Coppi dovette affrontare anche numerose vicende dolorose che lo segnarono sul piano personale e gli impedirono forse di raggiungere una vera felicità, a dispetto delle facili apparenze: la seconda guerra mondiale (alla quale partecipò nella fase iniziale e che ovviamente impedì per diverse stagioni l’attività agonistica, sottraendogli i migliori anni della sua gioventù); la morte tragica del fratello Serse, pure lui ciclista; le numerose cadute in corsa, con i conseguenti gravi infortuni che frequentemente lo tennero a lungo lontano dalle gare impedendogli di arricchire ulteriormente il suo palmares; la tormentata relazione extraconiugale con Giulia Occhini, la “dama Bianca”, per la quale Coppi abbandonò la moglie e la figlia e fu anche incarcerato per il reato di adulterio. Questi eventi contribuirono a costruire sulla sua figura un alone di avversità fatalistica, destinato a culminare nella ancora oggi non completamente chiarita vicenda della sua morte, certamente inquadrabile come un caso di malasanità. Fausto Coppi ha quindi incarnato in sé le grandezze e le debolezze dell’uomo contemporaneo, e la persistenza del suo mito a cinquanta anni dalla scomparsa (e malgrado alcuni altri campioni venuti dopo di lui abbiano conseguito un numero maggiore di vittorie) dimostra che le sue affermazioni sportive e le sue vicende umane hanno irripetibilmente coinvolto nel profondo la sensibilità del pubblico, al punto da rendere il Campionissimo uno dei protagonisti della nostra storia recente. Giorgio Serafino

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NICCOLO’ STENONE: dalla Cattedra alla Cattedrale Tutti, ora, sappiamo che il pianto è una manifestazione esteriore di emozioni piacevoli o spiacevoli e che le lacrime vengono prodotte dalle ghiandole lacrimali, situate all’interno delle palpebre superiori: ma circa quattro secoli fa si credeva che le lacrime provenissero direttamente dal cervello attraverso i nervi ottici. Sappiamo ancora che basta solo pensare a qualcosa di gustoso che “ci viene l’acquolina in bocca”; non solo, ogni qualvolta mastichiamo si sa che viene prodotta una quantità di saliva che serve a dare inizio alla digestione dei cibi: la saliva è prodotta dalle ghiandole salivari, tra le quali la più importante è la parotide (quella che si gonfia quando ci ammaliamo di “orecchioni”) posta dietro la mandibola e sotto l’orecchio e la sua vera funzione era sconosciuta fino a circa quattro secoli fa. Fu proprio grazie alle ricerche di Niccolò Stenone che venne per la prima volta descritta la sua vera funzione ed il dotto salivare della parotide venne poi denominato con il nome di “dotto di Stenone”. Niccolò nacque il 11 gennaio 1638 a Copenhagen da una ricca famiglia luterana, prese la laurea nel 1664 a Leyden; compì viaggi di studio e di lavoro a Montpellier, Parigi, Roma, Pisa, Firenze; qui si fermò alla corte di Ferdinando che carpiva illecitamente un vescovato e rinunciò al II de’ Medici, come medico personale stipendiato proprio ufficio di Vescovo. Morì a 48 anni nel 1686 e lavorò all’Ospedale Santa Maria Novella. Un nel corso di una violenta colica biliare; al momento particolare di valore non trascurabile è dato dal fatto dell’agonia non si trovava un prete cattolico, pertanto che la scoperta del famoso “dotto di Stenone” egli decise di confessare pubblicamente i suoi peccati. Un primo grande segno del suo carisma avvenne la compì quando era ancora studente di medicina con un microscopio primordiale su di una pecora. subito dopo la morte allorquando i luterani ospitarono Solo due anni dopo compì studi sulla lacrimazione la sua salma nella loro chiesa; successivamente verrà e fu così che definì gli organi e anche la funzione trasferito, per desiderio di Cosimo III de’ Medici, a lacrimale. Altri importanti studi li compì sui muscoli Firenze in San Lorenzo nelle tombe Medicee. Passati ed in particolare sul cuore, giungendo a descrivere trecentocinquanta anni dalla sua morte, fu Papa per primo la struttura muscolare dell’organo in linea Giovanni Paolo II a proclamarlo Beato il 23 ottobre con gli studi sulla circolazione compiuti da Harvey. 1988, affermando tra l’altro di rivolgere “il suo Si dedicò, inoltre, a studi di Matematica, Geologia, pensiero a tutti gli scienziati e ricercatori ovunque Embriologia, Paleontologia. Nel periodo di soggiorno e in qualunque campo siano impegnati...Tutta la sua a Copenhagen (1672-1674) fu nominato Anatomista vita è stata un instancabile peregrinare alla ricerca Reale. Ma la sua ricca produzione scientifica, che della Verità scientifica e religiosa” Un bell’esempio per i ricercatori dei tempi scaturiva da una forte vocazione alla ricerca, si arricchì ancora della grazia della conversione al attuali che profondono tante energie sulle frontiere cristianesimo avvenuta il giorno di Ognissanti del avanzate della genetica, della biologia molecolare, 1667 maturando ulteriormente con l’Ordinazione della fisica, ecc... ecc... manipolando gli elementi Sacerdotale a Firenze, aprile 1675; due anni dopo fondamentali del creato. Non basta accontentarsi (1677) verrà consacrato Vescovo da Papa Innocenzo delle briciole di verità carpite “alla natura avara” (il IX e inviato come Vicario Apostolico in Danimarca, creato) a costo di faticose nonché costose ricerche e Norvegia e Germania del nord –quasi tutta luterana. sperimentazioni; occorre ancora giungere a capire che Giunse a piedi da Roma alla sede di Hannover; prima del creato c’è il Creatore, accogliendo il dono compì molte visite pastorali a piedi; scrisse molte della fede, come recita Giovanni: “ In principio era il lettere ai tanti amici luterani spiegando le ragioni Verbo”. Festa liturgica: 5 Dicembre. della sua conversione; svolse attività apostolica a Musslie (1680), Amburgo (1683), Schwerin (1685): Salvatore Perfetto qui espresse il suo “no” ad un principe cattolico Fuecu nesciu 11 pg 7


Il Vescovo Domenico incontra i giovani

per una comunità sempre più vivace c o l l a b o r i a m o

Giovedì 3 dicembre, nella cripta della Cattedrale di Lecce, il nostro Vescovo, Mons. Domenico D’Ambrosio, ha dato inizio alle sue catechesi per tutti i giovani della diocesi, organizzate e animate dall’Ufficio diocesano della Pastorale Giovanile. La cripta del Duomo, luogo già di per sé suggestivo, era stracolma di giovani, e ciò mi ha riportato alla mente le giornate mondiali della gioventù, esperienze indimenticabili. La cripta sorregge la Cattedrale, così anche voi giovani siete le fondamenta della Chiesa di Lecce, ha esordito il nostro Vescovo, che ci ha apertamente detto di voler essere chiamato Padre e non Eccellenza e che ha condotto i giovani alla scoperta del dono del sacerdozio, attraverso una catechesi sulla figura del sacerdote, preceduta dall’ascolto della lettera di San Paolo apostolo agli Ebrei (5, 1-4). Nell’Antico Testamento il sacerdote era l’uomo del culto, nel Nuovo Testamento è il mediatore, cioè il ponte, colui che aiuta gli uomini ad avvicinarsi a Dio; è colui che è solidale con tutti, ma che lo è maggiormente con i peccatori, che comprende, perché anche lui uomo con le sue debolezze. Successivamente i giovani hanno dialogato con il Vescovo in un clima familiare e gioioso. Abbiamo concluso in tarda serata recitando tutti insieme una preghiera di San Giovanni Maria Vianney, del quale ricorre quest’anno il 150° anniversario del “dies natalis”, occasione per la quale è stato indetto da Papa Benedetto XVI l’anno sacerdotale. Il cammino dei giovani della diocesi di Lecce in Avvento, ha visto anche l’iniziativa delle “Notti di Nicodemo” nella Chiesa di San Matteo, tutti i sabati dalle 21.30 alle 01.00, con adorazione, canti e la presenza di sacerdoti per le confessioni e inoltre, per tutto il periodo di Avvento la celebrazione della S. Messa feriale presso la Chiesa di Santa Elisabetta alle 20.30. Sono esperienze davvero belle, che arricchiscono e che fanno vivere maggiormente la diocesanità, ma che ci aiutano anche a comprendere che la Chiesa Sua Eccellenza, in visita nella nostra può essere sempre più giovane e vivace, parrocchia, collegato con il nostro perché ci sono tanti giovani ben disposti a sito parrocchiale renderla tale. Gabriella Licheri

Orario delle Sante Messe

Domenica giorni feriali

ore ore

8,30 - 10,30 - 18,30 18,30

Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00

Disponibilità per le confessioni Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com

email donmichele@sanbernardinorealino.com Fuecu nesciu 11 pg 8

Impaginazione Giovanni Contino

Ogni Venerdi (escluso il 1° Venerdì di ogni mese) dalle ore 9,00 alle 12,00 dalle ore 16,30 alle 18,30

Si cercano persone per il coro e per altre attività parrocchiali

Prove di Canto

Ogni Martedi dalle ore 19,00 alle 20,00


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