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E G L I E ’ E N T R AT O N E L M O N D O P E R FA R C I A M A R E L A V I TA

Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce

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25 Dicembre 2010 In questo numero:

Natale Educare Diego Fabbri

Carissimi, anche quest’anno la Parola di Dio ci aiuta a contestualizzare le festività natalizie: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,5). Notiamo che lo sguardo profetico di Isaia preannunzia, con largo anticipo, l’evento del Natale, incoraggiando il popolo di Israele a non farsi distrarre da altro, ma a prodigarsi per accogliere la vita di Dio: “e il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Per questo il Natale non è una storiella emozionante da raccontare ai bambini ma, come ci ricorda il pontefice in una sua omelia, “Il Signore è presente e da questo momento, Dio è veramente un “Dio con noi”. Non è più il Dio distante che, attraverso la creazione e mediante la coscienza, si può in qualche modo intuire da lontano. Egli è entrato nel mondo”. Questo è l’avvenimento che ha cambiato la storia e il mondo donandoci uno sguardo nuovo e facendoci comprendere che, se Dio ha scelto la vita per interloquire con gli uomini, essa non può essere annientata, né sminuita con superficialità. La sacralità della vita ci viene consegnata da Dio stesso tramite l’angelo ai pastori: “vi annuncio una grande gioia….oggi….è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.” È questa una notizia che non può lasciarci indifferenti. L’antica profezia si attua nella nascita di un Salvatore, il Cristo, che eleva la vita di ogni uomo in un mistero di sacralità e scuote le coscienze inebriate dal non senso. Ognuno di noi non può pensare di gestire la propria vita come se Dio fosse distante o inesistente, “Egli è entrato nel mondo”. L’amore e il rispetto per la propria e altrui vita vengono stimolate dalla consapevolezza che Dio, facendosi uomo, non soltanto squarcia il velo del silenzio, ma sprona a rivalutare la sacralità di ogni vita nella relazione con Lui e con il prossimo, nel promuoverla in tutti gli ambiti. Per questo occorre ritrovare la gioia di vivere e lasciare vivere, lottando ogni giorno nel riportare in salvo le tante vite che rischiano di perdersi, o che vengono meno, in tanti anfratti di un relativismo etico ed esistenziale. Carissimi, il Natale è anche accogliere la vita, “ci è stato dato un figlio” e come i pastori anch’io devo dire: voglio andare a Betlemme e vedere la Parola che Dio ha realizzato, “questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Questa vulnerabilità di Dio bambino ci sprona ad accogliere la vita in tutti i suoi stati di non autosufficienza, in tutte le sue povertà e abbandoni. Che il nostro Natale non sia soltanto il rincorrere le abitudini di un consumismo paganeggiante, ma un vero inno alla gioia di vivere, nel riporre la fede in un Dio che nella fragilità mostra tutta la sua potenza e nel vincere un mondo di morte. Che il nostro Natale continui ad essere la scommessa dell’AMORE di Dio per la vita del mondo. Auguri cara comunità di San Bernardino Realino. Don Michele


EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO Il 28 ottobre 2010 sono stati pubblicati gli Orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana, per il decennio 2010-2011, dal titolo “Educare alla vita buona del Vangelo”. Come sottolinea il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, nella presentazione del documento, gli orientamenti intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde della Chiesa in Italia nell’arte delicata dell’educazione. La pubblicazione di un documento pastorale dell’intero episcopato, negli ultimi quarant’anni, ha fornito alla comunità ecclesiale italiana, uno spunto di riflessione e di azione che ha avuto una sua ricaduta sotto il profilo sociale e culturale. I Vescovi Italiani, nel corso di questi decenni, hanno scelto di dedicare la loro riflessione, formazione ed esperienza pastorale, a tematiche che hanno ritenuto particolarmente urgenti. Sono tematiche conciliari che mirano ad attuare quel grande messaggio epocale che fu il Concilio Vaticano II, ma che nascono anche dalle sollecitazioni della realtà e rispondono quindi ai segni dei tempi. In particolare, la scelta di dedicare un’attenzione specifica al campo educativo affonda le radici nel VI Convegno ecclesiale nazionale, tenutosi a Verona, nell’ottobre 2006, con il suo messaggio di speranza fondato sul «si» di Dio all’uomo attraverso suo Figlio, morto e risorto perché noi avessimo la vita. Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, afferma il Card. Bagnasco, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena. Il documento è suddiviso in cinque capitoli, più un’introduzione e una preghiera conclusiva di affidamento a Maria. La prima parte, “Educare in un mondo che cambia”, fa riferimento all’opera educativa della Chiesa strettamente legata al momento e al contesto in cui essa si trova a vivere, alle dinamiche culturali di cui è parte e che vuole contribuire ad orientare. Si avverte l’esigenza di riferimenti affidabili, mentre la cultura contemporanea sembra favorire il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo. L’educazione è strutturalmente legata ai rapporti tra le generazioni, anzitutto all’interno della famiglia, quindi nelle relazioni sociali. Molte delle difficoltà sperimentate oggi nell’ambito educativo, sono riconducibili al fatto che le diverse generazioni vivono spesso in mondi separati ed estranei. Il dialogo richiede invece una significativa esperienza reciproca e la disponibilità di tempo. Il secondo capitolo, “Gesù, il Maestro”, presenta

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LA FAMIGLIA AL CENTRO DELLA NOSTRA PARROCCHIA L’emergenza educativa è il tema centrale sul quale si sta soffermando la nostra Diocesi in quest’anno pastorale, ma è anche l’argomento scelto dai Vescovi Italiani per gli Orientamenti pastorali che ci accompagneranno per il prossimo decennio. Qual è il luogo prioritario per attuare un discorso educativo se non la famiglia? Per questo la nostra parrocchia, nel programmare il percorso dell’intero anno pastorale ha scelto di mettere al centro le famiglie. Lo si sta facendo durante le celebrazioni liturgiche, ma ancor più durante queste quattro settimane di Avvento, attraverso degli incontri di preghiera per tutte le famiglie, durante i quali si sta pregando come coppie e come famiglie, ma si sta anche riflettendo su alcune coppie della Bibbia, sulle loro difficoltà e paure e su come le hanno sapute superare grazie alla fede in Dio. L’ultimo di questi incontri è dedicato invece ad una coppia vissuta di recente e proclamata beata, i coniugi Beltrame Quattrocchi, affinché siano modello per le nostre famiglie. Alla fine delle celebrazioni eucaristiche, in queste quattro domeniche di Avvento, ad ogni famiglia, è stata poi consegnata, da Don Michele, una preghiera o un segno che potesse farci maggiormente riflettere sulla Parola di Dio della domenica. Tutto questo perché il Parroco e noi operatori pastorali, riteniamo fondamentale ed indispensabile, per il bene dei nostri bambini e ragazzi la collaborazione tra la parrocchia e le famiglie che ne fanno parte. Sono in programma per i prossimi mesi degli incontri di formazione per i genitori, ai quali ci auguriamo possiate partecipare, tutto ciò al fine di apportare, tutti insieme, un contributo all’emergenza educativa dei nostri giorni. Concetta Baglivo Fuecu nesciu 15 pg 2


*** lo sfondo teologico-biblico della visione cristiana dell’educazione. L’insegnamento di Gesù, unico vero Maestro, può avere un ruolo fondamentale nella sfida educativa. Nella terza parte, “Educare, cammino di relazione e fiducia”, si pone l’accento sulla relazione educativa. Gli adulti, i genitori sono i primi educatori, ai quali è richiesta autorevolezza, credibilità, coerenza di vita. Un’attenzione particolare i Vescovi Italiani la dedicano ai giovani. Molti di loro, affermano i Vescovi, manifestano un profondo disagio di fronte ad una vita priva di valori e di ideali. Tutto diventa provvisorio e sempre revocabile. Ciò causa sofferenza interiore, solitudine, chiusura narcisistica oppure omologazione al gruppo, paura del futuro. A fronte di tali situazioni, è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore. Da questa domanda, che talvolta rimane inespressa, può muovere il processo educativo. Il Papa Benedetto XVI, dopo aver riconosciuto quanto, nell’odierno contesto culturale, sia difficile per un giovane vivere da cristiano, aggiunge: «mi sembra che questo sia il punto fondamentale nella nostra cura pastorale per i giovani: attirare l’attenzione sulla scelta di Dio, che è la vita. Sul fatto che Dio c’è. E c’è in modo concreto. E insegnare l’amicizia con Gesù Cristo». Gli Orientamenti riconoscono particolarmente importanti per i giovani, le esperienze di condivisione nei gruppi parrocchiali, nelle associazioni, nei movimenti, nel volontariato, nel servizio in ambito sociale e in terra di missione. In esse imparano a stimarsi non solo per quello che fanno, ma soprattutto per quello che sono. Il capitolo quarto è dedicato alla “Chiesa, comunità educante”, con i suoi strumenti: catechesi,

sacramenti, liturgia, impegno di carità, senza dimenticare il ruolo della famiglia, della scuola e l’influsso educativo dell’ambiente sociale, con particolare attenzione alla comunicazione nella cultura digitale. L’impegno educativo sul versante della nuova cultura mediatica, affermano i Vescovi, dovrà costituire, negli anni a venire, un ambito privilegiato per la missione della Chiesa. L’ultimo capitolo offre “Indicazioni per la progettazione pastorale” indicando anche percorsi di vita buona per la costruzione dell’identità personale a partire dai più piccoli. Il documento esorta, infine, a promuovere nuove figure educative, specie di fronte alle novità costituite da immigrazione, devianza, rotture familiari, carcere, nuove povertà.. E’ necessario che tutti insieme pensiamo alla formazione di “un’umanità nuova”. Nessuno di noi deve sentirsi escluso! Innanzitutto dobbiamo avvertire la responsabilità di sentirci persone responsabili dell’educazione all’interno del nostro piccolo nucleo familiare, la responsabilità di essere membri di una comunità cristiana, e in particolare della nostra comunità parrocchiale, nella quale dobbiamo sentirci chiamati a dare il nostro contributo di cristiani, e infine la responsabilità di essere cittadini di una comunità civile e sociale, che non deve vederci indifferenti e passivi, ma artefici per la costruzione di una società migliore, alla luce del Vangelo. In ogni ambito nel quale viviamo è fondamentale portare la nostra testimonianza di cristiani, solo così, tutti insieme, potremo fare davvero la differenza e portare soluzioni concrete e visibili a questa emergenza educativa, attraverso la vita buona del Vangelo. Gabriella Licheri

LA CARITAS - Osservatorio delle povertà e delle risorse Nuovi sviluppi sono in atto nell’ambito della Caritas diocesana in sintonia con le Caritas parrocchiali. Per poter presentare progetti alla Caritas Italiana, la Caritas diocesana di Lecce sta avviando e programmando l’OSSERVATORIO DELLE POVERTA’ E DELLE RISORSE in collaborazione e in rete con i centri di ascolto parrocchiali. Entro il 2011 la distribuzione degli alimenti ai meno abbienti non avverrà più nelle rispettive parrocchie ma nell’EMPORIO DEGLI ALIMENTI. Gli interessati potranno accedervi direttamente, muniti di tessere personali che saranno distribuite dalle parrocchie di appartenenza. La crisi economica e sociale ha fatto emergere le “nuove povertà” per la mancanza di lavoro e la perdita di posti di lavoro; sono sempre più numerosi coloro i quali si rivolgono alla Caritas: accedono alle mense allestite nelle parrocchie e chiedono ospitalità alle case di accoglienza. Nell’ambito del PROGETTO SPERANZA si vogliono avviare le cooperative sociali, piccole luci nel contesto della disoccupazione. La Chiesa, che ancora una volta dimostra di non rimanere insensibile ai problemi della povertà, per mezzo della Caritas mette in atto gli insegnamenti di Cristo e, allo stesso tempo, diventa prezioso osservatorio delle povertà e delle risorse sul territorio, sopperendo anche alle carenze dello Stato e mettendo in risalto la situazione economico-sociale attraverso la elaborazione dei dati raccolti. Questo monitoraggio si sviluppa in collaborazione con l’associazione ForLife e l’Università di Lecce per la formazione di un volontariato giovanile e la elaborazione dei dati. Queste problematiche siano per tutti motivo di riflessione e di consapevole e responsabile Partecipazione. Maria Palma Fuecu nesciu 15 pg 3


DIEGO FABBRI: Il teatro e la fede Nell’attuale contesto di esasperata secolarizzazione non può purtroppo sorprendere che ricorra quest’anno tra l’indifferenza generale il trentesimo anniversario della scomparsa di Diego Fabbri, uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento e senz’altro una delle voci più autorevoli della cultura cattolica contemporanea. Lo scrittore romagnolo, insieme a Ugo Betti e a Eduardo De Filippo, è indubbiamente la figura più significativa nei teatro italiano della seconda metà del secolo scorso e a lui si devono opere fondamentali, nelle quali le problematiche più prettamente religiose si intersecano, sempre con efficace tecnica rappresentativa, con una profonda e partecipata riflessione sul dramma del vivere in una realtà materialistica e spesso disumana. La grandezza letteraria di Fabbri è connotata, tra l’altro, dalla capacità di rendere il teatro un vero e proprio laboratorio di ricerca umana e spirituale, in cui le vicende rappresentate costituiscono una sfida continua per lo spettatore ad interrogarsi sul senso della vita e sul significato da attribuire alla scelta di fede, spesso difficile da sostenere anche per molti credenti. Nella sua opera più nota, Processo a Gesù del 1953, rappresentata con grande successo in tutto mondo, riprendendo la lezione pirandelliana del “teatro nel teatro”, il dramma delle vicende che hanno portato alla condanna del Figlio dell’Uomo sono ripercorse da un punto di vista contemporaneo, coinvolgendo

progressivamente il pubblico in un confronto serrato con gli attori di una compagnia di giro inizialmente impegnati a rappresentare un’opera incentrata sulla Passione. II teatro di Fabbri, comprendente anche diversi altri significativi lavori tra i quali L’inquisizione e Processo di famiglia, ha così potuto svolgere un ruolo insostituibile di stimolo e di vera e propria coscienza critica per il biondo cattolico, ponendo questioni fondamentali anche per il mondo laico, che non a caso ha di frequente colto la portata universale della poetica del drammaturgo romagnolo. Diego Fabbri (che ha svolto anche intensa e apprezzata attività di autore di adattamenti e testi originali per la televisione) ha, quindi, sviluppato e condotto alle sfere di eccellenza il ruolo del teatro quale efficace strumento di divulgazione e di testimonianza religiosa, ma è rimasto purtroppo una voce isolata nel panorama letterario nazionale ed internazionale, nel quale le tematiche riguardanti la fede vissuta continuano ad essere considerate argomenti scomodi, dissonanti dal sentire comune e, perciò, di non facile presa sul pubblico. La lettura e la rappresentazione delle opere di Diego Fabbri costituisce, quindi, ancora oggi una preziosa occasione di crescita e di consapevole maturazione nella fede per l’uomo contemporaneo e un autorevole modello per tutti coloro che credano ancora nel ruolo della letteratura e del teatro quali insostituibili strumenti di elevazione morale ed intellettuale. Giorgio Serafino

L’ARTE POETICA GUADO Sono in viaggio da tempi lontani in un mondo così piccolino che i confini posso abbracciare distendendo le braccia e le mani e non riesco a trovare un angolino dove adagiarmi un solo momento, abbandonarmi ad un bel pisolino; in questo mondo tutto rotondo con dei rumori tanto lontani, a volte dolci, a volte molesti, non so cosa fare, posso solo sognare. Ebbene si, è questo il mio sogno: sogno quel giorno, quando sarà che potrò fare il mio primo respiro, sgambettare all’aria aperta, regalare un breve sorriso a chiunque mi venga vicino e godere la luce del sole e sognare tutte le notti e ricordare quel che succede quando si nasce tra l’oggi e il domani. Fuecu nesciu 15 pg 4

Salvatore Perfetto


PENSIERI NATALIZI VIENE A NOI L’EMMANUELE Prepariamo il nostro cuore ad accogliere Gesù, il figlio di Dio, che nel mistero dell’incarnazione si fa uomo e viene da noi, a vivere nella nostra quotidianità, carica di incertezze, di troppe cose che non vanno, di tanta confusione, maggiormente in questi ultimi tempi, in cui ci accorgiamo, sempre più, della mancanza di uomini di buona volontà, capaci di amare il prossimo come se stessi, non indifferenti ai bisogni altrui, ma concentrati sui propri interessi a scapito degli altri. Anche se si respira un’atmosfera triste, sul presepe brillerà la stella cometa e nell’umile grotta nascerà il salvatore del mondo, l’Emmanuele, il “Dio con noi” e per noi, se riusciremo a metterlo al primo posto, al centro della nostra vita, a vivere mettendo in pratica, ogni giorno, la sua Parola, che nessuno potrà fermare perché la sua origine non è umana bensì divina. Questo è l’augurio a tutta la comunità, di un Buon Natale pieno di bontà e d’amore, per la vita e per il Signore che viene. Marinella Serafini

TRADIZIONI PERDUTE Le feste Natalizie ncignanu cu la “nuera” te la Mmaculata. Alli tiempi te osce li giovani nu sapenu propriu ce bete la “nuera”. Te la escilia te la Mmaculata se facia lu ddesciunu, me spiegu megghiu: a menzatia nun c’era lu pastu cautu, ma se mangiava ‘na puccia ccunzata cu ueggiu e sale ccumpagnata cu nu bicchieri te mieru bianco. Solamente alla sira se putia mangiare e tutta la famiglia se riuinia pe’ la cenatradizionale fatta cu pittule e rape. Alli tiempi te osce a menzatia te la escilia te la Mmaculata lu ddesciunu se face ccussì: baccalà, pesciolini sutta citu, capetune, e frutti te mare te megghiu a megghiu e... quistu me lu chiamati ddesciunu? Dopu la festa te la Mmaculata se preparà tuttu lu materiale pe’ fare lu Presepiu, osce invece se ae alle bbarracche e lu Presepiu se lu ccattanu tuttu bellu e fattu. Osce manca la fantasia e lu tiempu pe’ fare lu Presepiu, currimu tutti cu ccattamu rrecali ipertecnologici pe’ li piccinni nesci o li nneputi, e rrecali pe’ li randi; sti rrecali li porta Babbu Natale la sira te la escilia te Natale. A tiempi antichi la sira te la escilia te Natale se spettà cu nasca lu Mmamminieddhu preandu cu ni tescia tanta salute. A tiempi antichi nun c’erano li sordi ca nci su’ osce, n’cera tanta miseria ma ni sentiamu ricchi intra allu core percé scìamu alla chiesa cu preamu. A tiempi antichi la nascita te lu Mmamminieddhu la spettammu intru alla chiesa e a mezza notte tutti a cantare Gloria. Quandu la missa ia spicciata tutti a casa cu mentimu lu Mmamminieddhu intru alla rutta te lu Presepiu e dopo la prucessione, a casa, alli strei ni tuccà qualche mendula riccia. Passatu lu Santu Natale osce se penza alli recali te la Befana, eh già la tredicesima s’à

spendere!!! A tiempi antichi la tredicesima nu esestia mancu comu vocabulu, se fatiava e basta, dhi picca sordi ca se buscanu servianu pe’ campare. La escilia te la Befana se sciucava a carte in famiglia cu li nonni e qualche zia vedova, cu li ruppini, semienti te cucuzza e ciceri rustuti. Osce te la escilia te la Befana se ae alla discoteca, allu cinema e allu Bingu cu se squagghianu sordi. Mo... me ddummandu: ma... la famiglia a du sta bae? Fermamuni nu picca! Pe’ festeggiare lu Natale nu serve fare tanti rrecali, ccussì facendu la festa te lu Santu Natale diventa nna festa te puru consumismu. Le feste te Natale tocca cu se tornanu a fare cu li nonni ca lu ccchiui te le fiate suntu suli e bbandunati, facimu qualche bona azione purtandu nu surrisu, nu pastu cautu e nu picca te compagnia a cinca è sulu. Ccusì facendo tamu l’esempiu sanu te la vita alli figghi nesci ca tenenu tuttu e nu sapenu ca tanti piccinni soffernu la fame, insomma tocca cu dimostramu amore pe’ lu prossimu. Pe’ quiste bone azioni ene lu Mmamminieddhu, cu ni face ddescetare intru allu core nesciu la preghiera, la carità, quiddha vera fatta cu lu core, cu lu sentimento, tocca cu cangiamu mutellu te vita; nu spese folli, cardellasci, ma na vita semplice dividendu lu pane cu ci nd’ae besegnu, cu lu escinu te casa cu li ecchiarieddhi suli. Allora si ca è Natale, cu la fratellanza e la pace, allora sì ca se sente dhu profumu forte ca te trase intru alle narici, ca te pigghia tutti li sensi, fenca all’intimu te lu core e ca te face sentire riccu te amore versu lu prossimu, quistu è lu Natale!! Geraldo Aprile

Fuecu nesciu 15 pg 5


IL PRESEPE VIVENTE Una manifestazione bene organizzata e portata avanti con grande entusiasmo e spirito di carità verso i molti visitatori, come quella del Presepe Vivente negli spazi della Masseria Cervolo a cura del Gruppo Arte e Cultura non deve passare in sordina, anzi, merita una ribalta che vada oltre i confini del rione “Aria Sana” di Lecce. Certi eventi fanno parte del patrimonio culturale di una comunità inserita in un territorio parrocchiale, San Bernardino Realino, con una peculiarità dovuta al fatto di estendersi in un ambito intercomunale, tra i Comuni di Lecce, San Cesario di Lecce e Cavallino. A tutti gli operatori di questo evento va riconosciuto il merito di essere portatori di un messaggio di accoglienza, espresso nei gesti di ognuno, così naturali e discreti come entrando in casa, nell’impegno quotidiano che si rinnova di anno in anno volto al fine di assicurare nei giorni da Natale all’Epifania la presenza attiva e fattiva per animare la pia tradizione francescana del Presepe. Alle spalle della sacra scena c’è tutto un lavoro di preparazione sapientemente svolta da ognuno secondo il proprio ruolo ed i tempi necessari alla buona riuscita dell’evento. C’è, soprattutto, il dono personale di ciascuno consistente nel tenere aperti le porte ed il cuore indipendentemente dalle avversità meteorologiche tipiche della stagione invernale, ad allestire l’illuminazione ed in particolare la grande stella, a comporre le varie scene lungo il percorso del presepe con i vari personaggi ed animali, provvedendo anche a nutrirli ed accudirli ogni giorno: ecco che giungendo sul posto si percepisce quell’intimo calore umano generato dalla presenza di tanti volontari che danno vita agli altrimenti deserti caseggiati che delimitano lo spazio quadrato della corte presepiale; in questo modo sono meglio apprezzate le fragranze

provenienti dal forno a pietra mentre si cuoce il pane, i profumi provenienti dal pentolone del casaro che distribuisce la ricotta ancora fumante ed il formaggio appena pressato, dalla cottura in olio bollente delle “pittule” con le loro svariate forme e dai particolari e stimolanti sapori, dalla pasta fatta a mano secondo la tradizione sotto la guida di “mescia Angiolina”, dal buon vino rosso distribuito al banco. Una considerazione particolare merita il gruppo della Natività rappresentato da giovani che interpretano nei costumi tradizionali e con grande compostezza i personaggi di Maria e Giuseppe. Parlavo di un percorso: questo viene scandito dalla presenza di tabelle, non molte per la verità, che riportano i brani evangelici relativi alla Natività, ma mi rendo conto che ai più, se non proprio a tutti, viene meno la capacità di soffermarsi a riflettere sul contenuto delle parole stampate a chiare lettere; è come se si venisse attratti e distratti dalle scene di vita che rievocano la tradizione agreste e si sorvolasse sul fatto che tutto l’insieme è volto alla rappresentazione di un evento mistico. Andando a visitare un “Presepe Vivente” si entra a far parte integrante della scena, un po’ come i pastori che rispondono all’annuncio degli Angeli, si recano incuriositi sul luogo segnalato dalla stella e ritornano alla proprie occupazioni trasformati dal contatto con il Divino Bambino diffondendo la notizia di ciò che hanno visto e magari anche toccato con mano, perchè no. Il pane, il vino, il latte, la pasta, il consumo conviviale dei cibi sul posto, o anche il portarli a casa custoditi dentro un piattino, nascondono dei simboli che portano dritti all’Eucaristia e, passando attraverso le tribolazioni-occupazioni quotidiane, alla Pasqua. By SAPER

LU PRESEPIU Recòtte, casu e quarche pecurieddhu nnu picca de sciuncata e llatte friscu sta bbísciu lu carusu e l’ecchiarièddhu, lu Ntòni, lu Carmelu e lu Frangiscu.

« Dormi, dormi, Mmamminièddhu, statte cittu e tte ddurmísci a bbenutu nn’angelièddhu e tt’a nduttu, ‘ttíe, lu scísci,

Nna ècchia se sta scarfa ‘lla pignata, marítusa sta ccònza nnu scarpune, annanzi la funtana nc’è lla Ndata, sta ppòrta a llu Mmamminu nnu capune.

poi la mamma te lu minte quandu a ccasa ni nde sciamu Tíe sta ddèrmi ... a mmanu strinte, cu lla Mamma te llassamu!».

Le pècure … le addhine … nnu pavòne nde ínchenu nna stòzza de campagna, lu zzampugnaru pòrta nnu bbastòne e ssòna quandu scinde la muntagna:

Santu Sciulièsciu nnanzi Gesú Cristu ni chiúte l’annu … cu llu bbuènu e tristu.

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Franco Lupo


L AB A B OR FA N TA S I

Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta … Il numero dei bambini è raddoppiato, si sono create nuove amicizie e tanto divertimento che fanno dimenticare tutte le nostre fatiche per organizzare tutto, per tanti bambini che sono vivacissimi, molto creativi e fantasiosi. Oltre a tanti lavoretti, abbiamo voluto essere presenti in parrocchia con un “Presepe” particolare che attira la nostra attenzione con un mappamondo, Gesù bambino e con tante nuvolette di buon augurio in tante lingue, che i bambini hanno attaccato intorno con molta cura. Tutto questo rappresenta la pace nel mondo, che si raggiunge solo mettendo Cristo Signore al centro di ogni cosa. Auguri a tutti dai bambini del “Laborfantasi”. Daniela, Claudia, Maria Grazia e Giovanna

NATALE La mamma ca stae chiusa alla cucina sta frisce pittulicche e ncarteddhate, te purceddhuzzi na quatara china, le fimmene su tutte ndaffarate.

Annanti allu presepiu lu menzanu, sta dice lu sunettu allu mamminu, li randi ni sta battenu le manu, ardenu l’asche sutta llu caminu.

Dha fore, face nie, sta face ientu, ssettatu a na poltrona n’ecchiarieddhu, nturniatu te piccinni stae cuntentu, e cunta, cunta te lu Mmamminieddhu.

Ndore te pigni… ndore te na fiata… Te quando lu Natale era preghera, mo’ osce lu Natale è na mangiata, nu saccu te recali e… buonasera.

“... Lassamu te sciucare, è menzanotte! …Tu scendi dalle stelle oh mio Signore…” Mentre dha fore sparanu le botte, sta nasce ntra ‘lla rutta cu l’amore.

Gino Maragliulo

La redazione di fuecu nesciu augura a tutti

Buon Natale e

felice anno nuovo!

Fuecu nesciu 15 pg

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NATALE IN ... Recital Il giorno 19 dicembre alle ore 20 nella nostra parrocchia viene presentato un recital dal titolo

P a r t e c i p i a m o

“Com’è il tuo Natale” interamente redazione di

realizzato

dalla

fuecu nesciu.

Il giorno 22 dicembre alle ore 20 i ragazzi di tutte le classi di Catehisno presentano un recital dal titolo “Dirottate su Betlemme”

Orario delle Sante Messe

Domenica giorni feriali

ore ore

8,30 - 10,30 - 18,30 18,30

Adorazione Eucaristica Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com

email donmichele@sanbernardinorealino.com Fuecu nesciu 15 pg 8

Impaginazione Giovanni Contino

Ogni Giovedi ore 19,00

Disponibilità per le confessioni Ogni Venerdi (escluso il 1° Venerdì di ogni mese) dalle ore 9,00 alle 12,00 dalle ore 16,30 alle 18,30

Si cercano persone per il coro e per altre attività parrocchiali

Prove di Canto

Ogni Martedi dalle ore 19,00 alle 20,00


Fuecu Nesciu 15 00