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La vita nelle comunità residenziali e casefamiglia ai tempi del Coronavirus In pochi ne parlano, ma accanto al personale sanitario e ai tanti lavoratori in prima linea, esiste un’altra categoria di persone che non può fermarsi e non si è fermata neppure un momento durante l’emergenza sanitaria che ha travolto il mondo. Sono gli educatori e gli operatori sociali, il cui lavoro in questi giorni si modifica e spesso si intensifica. Un’educatrice bolognese, Giorgia Olezzi della cooperativa sociale Open Group, ha lanciato qualche settimana fa un’idea e l’hashtag #IoRestoInComunita: “#IoRestoInComunita è evoluzione del necessario, non per tutti realizzabile, #IoRestoACasa. Noi ci siamo, non siamo soli e non lasciamo soli. Giorno dopo giorno restiamo accanto perché siamo una grande famiglia… educatrici ed educatori, operatrici ed operatori sociali: forti, appassionati, creativi, allegri e mai distanti”. L’associazione Agevolando1, che si occupa proprio dei giovani in uscita dai percorsi di accoglienza “fuori famiglia” in comunità, casa-famiglia e affido, ha raccolto l’appello e sta raccontando attraverso il sito (www.agevolando.org) e la pagina Facebook (Agevolando) questo lavoro prezioso e necessario in cui educatori e operatori sono anche loro in prima linea accanto a bambini, ragazzi, migranti, persone con disabilità, mamme e famiglie in difficoltà. Ci sono foto in cucina, ragazzi che curano l’orto e il giardino, lezioni a distanza, pranzi in cortile o sulla terrazza, giochi in scatola e laboratori teatrali. Non mancano però le situazioni di criticità: legate soprattutto alla restrizione della libertà in un contesto già di per sé molto complesso. Questo dossier desidera raccogliere sia le iniziative di comunicazione prodotte dal terzo settore stesso per raccontarsi (campagne, appelli, approfondimenti, webinair…) sia le attività accolte dai media nazionali e locali che hanno dato voce a questo mondo. 1

www.agevolando.org

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Infine, spazio anche alle voci dirette dei protagonisti dei percorsi di accoglienza: i ragazzi e le ragazze. Perché sono loro il principale e vero motore di cambiamento, in ogni situazione (anche la più difficile). Nasce così questo racconto collettivo di un’Italia di cui poco si parla ma che resiste con solidarietà, laboriosità e creatività. Silvia Sanchini

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Indice Il contesto di riferimento L’accoglienza eterofamiliare in Italia Definizioni Chi sono i care leaver

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Il racconto di educatori e operatori sul campo Roberto Vignali, coop. sociale Il Millepiedi (Rimini) Elena Nati, coop. sociale Il Millepiedi (Rimini) Comunità e case-famiglia si raccontano Buone prassi Alcuni aspetti critici La voce di ragazzi e ragazze “Sono tranquillo perché in comunità mi sento protetto” Care leaver e quarantena: Andrada, Ottman e Andrea Z.F. e N.S. si improvvisano parrucchieri Pamela: la casa non è questione di mattoni Il rischio di essere invisibili Le iniziative Il racconto collettivo #IoRestoInComunita #RaccontaIlTuoServizio, l’iniziativa di Animazione Sociale La petizione per un #decretobambini La campagna #AMenoDiUnMetro QuaranTENIAMOCI: una chat per care leaver creata dai care leaver Webinair e dirette social Rassegna stampa sul tema Bibliografia di riferimento

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pag. 21 pag. 21 pag. 23 pag. 24 pag. 26

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Il contesto di riferimento L’accoglienza eterofamiliare in Italia In Italia è garantito il diritto di ogni bambino a vivere nella propria famiglia. In caso di difficoltà il nucleo familiare deve essere supportato con interventi idonei ad evitare l'allontanamento dei minori ma quando è temporaneamente impossibile per il bambino vivere nella sua famiglia, l'ordinamento italiano predispone lo strumento dell'affidamento familiare, come breve parentesi di vita al di fuori del contesto familiare di origine. Se non è possibile ricorrere all'affidamento familiare è consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o in altri idonei contesti di accoglienza. Alla fine del 2017 i bambini e i ragazzi in affidamento familiare in Italia sono 14.2192. Alla stessa data di gli accolti nei servizi residenziali per minorenni risultano 12.892. Il dato non conteggia i minorenni stranieri non accompagnati (Msna), cioè i giovani giunti in Italia soli ancora minorenni senza un adulto di riferimento, che nel 2017 in comunità erano 13.3503. La distribuzione dell’età media nell’affidamento familiare conferma la sostanziale prevalenza di preadolescenti e adolescenti.

Definizioni L’affidamento familiare è un istituto che permette temporaneamente a una famiglia, a una coppia o a un singolo di accogliere un minore la cui famiglia stia attraversando un periodo di difficoltà. Può succedere che 2

Quaderni della ricerca sociale 46 - anno 2017 “La tutela dei minorenni in comunità. Terza raccolta dati sperimentale elaborata con le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni”, a cura dell’Autorità nazionale Garante Infanzia e Adolescenza 3

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un provvedimento di affido venga reiterato, diventando una situazione non più temporanea. Si parla in questo caso di affido sine die, che termina comunque al raggiungimento della maggiore età. Le case-famiglia accolgono bambini e ragazzi temporaneamente allontanati dalla famiglia di origine e sono caratterizzate dalla presenza stabile di uno o più adulti di riferimento. Le comunità educative accolgono bambini e ragazzi temporaneamente allontanati dalla famiglia di origine e sono caratterizzate dalla presenza di educatori professionali che accompagnano i minori con una rotazione e turni di lavoro. (dal sito www.agevolando.org – Glossario) Sono 4.027 le comunità di accoglienza presenti sul territorio italiano con un numero medio di ospiti per struttura di 8,14. Esistono anche altri tipi di realtà, la cui definizione e tipologia può variare su base regionale (comunità di pronta accoglienza, comunità per madri e bambini, comunità educativo-psicologiche…) ed esperienze di accoglienza ad alta autonomia che garantiscono in alcuni casi progetti di transizione anche dopo il compimento della maggiore età.

Chi sono i care leaver Si definisce tecnicamente care leaver colui/colei che “lascia il sistema di cura”: cioè tutti quei ragazzi e ragazze che, dopo un periodo di accoglienza in comunità o affido, sono chiamati a diventare autonomi, spesso senza avere una famiglia alle spalle su cui contare. Solitamente questo avviene al compimento della maggiore età. Non esistono ad oggi forme di sostegno garantite per questi ragazzi dopo il compimento del diciottesimo anno, nonostante la letteratura 4

“La tutela dei minorenni in comunità. Terza raccolta dati sperimentale elaborata con le procure della Repubblica presso i tribunali per i minorenni”, a cura dell’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza

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scientifica li definisca come un gruppo particolarmente vulnerabile ed esposto a rischi. Valerio Belotti (Università di Padova) e Diletta Mauri (Università di Trento) parlano di “doppia vulnerabilità” dei care leaver riconducibile all’essere giovani in tempi di perdurante incertezza e allo stesso tempo giovani senza o con fragili relazioni familiari e senza una rete di welfare adeguata a sostenerli. Stupisce allora che alla luce di questa situazione di potenziale fragilità manchino forme di tutela e supporto adeguate. L’unico strumento giuridico esistente ad oggi è il “prosieguo amministrativo” che avviene ad opera dei servizi sociali, pubblico ministero o genitori affidatari e viene utilizzato per estendere l’inserimento in comunità oltre il diciottesimo anno. Eccezione virtuosa quella della Regione Sardegna con il programma di inclusione sociale “Prendere il volo”. Nel 2019 per la prima volta, anche grazie all’azione di advocacy svolta da Agevolando e altre organizzazioni, è stato istituito un Fondo nazionale sperimentale per i care leaver56.

Dalla pagina Facebook dell’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza 5

https://delibere.regione.sardegna.it/protected/43402/0/def/ref/DBR43305/ https://www.minori.gov.it/it/progetto-care-leavers-sperimentazione-di-interventifavore-di-coloro-che-al-compimento-della 6

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Il racconto di educatori e operatori sul campo Ascoltiamo in questo capitolo le voci di educatori, responsabili e operatori delle comunità di accoglienza e case-famiglia nei giorni dell’emergenza sanitaria e nella fase 2, raccolte direttamente da chi ha realizzato questo dossier. Roberto Vignali, coordinatore area comunità residenziali della coop. sociale Il Millepiedi di Rimini Abbiamo ascoltato la sua testimonianza proprio nei primi giorni del lockdown, quando le comunità hanno dovuto riorganizzarsi. Quali servizi dell’area sono garantiti in questo momento? Continuiamo a garantire tutti i servizi essenziali, perché la cura per i più fragili non può venire meno. Certo, c’è grande fatica perché dobbiamo ricalibrare la quotidianità. Le comunità residenziali sono microcosmi molto popolati, tante persone che condividono spesso piccoli spazi. Gli educatori in questo momento stanno svolgendo un lavoro esemplare attivando procedure specifiche a seconda dell’utenza: cambio degli abiti, sanificazione degli spazi, prosecuzione delle attività didattiche e scolastiche, attivazione di laboratori, lezioni individuali. Quali le principali difficoltà che state incontrando? Si vive un clima di ansia e tensione: gli educatori devono entrare ed uscire da ambienti in cui vivono e ruotano tante persone. Difficile inoltre sconfiggere l’apatia e la noia in comunità. Per questo gli educatori stanno mettendo in campo tutta la loro professionalità e creatività per inventare nuove attività. Abbiamo a disposizione la tecnologia che per fortuna ci permette di restare connessi: qualche giorno fa i ragazzi di Casa Borgatti e Casa Clementini (due comunità residenziali per minorenni che gestiamo con la Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile) si sono sfidate in miniolimpiadi a distanza. C’è tanto lavoro da fare e per educatori e responsabili non è semplice. 9


Cosa state scoprendo di nuovo in questa situazione? C’è grandissima collaborazione da parte dei bambini e dei ragazzi adolescenti con i loro educatori. Collaborano alla pulizia della casa e alla sanificazione degli ambienti. Ci sentiamo spaesati e smarriti ma resistiamo mettendocela tutta e rafforzando i nostri legami. Pubblicato in: https://www.newsrimini.it/2020/03/la-vita-nellecomunita-residenziali-ai-tempi-del-coronavirus/

Casa Clementini (Rimini)

Elena Nati, coordinatrice area famiglia e protezione sociale della coop. sociale Il Millepiedi di Rimini Elena Nati coordina servizi di accoglienza per mamme con bambini, progetti Sprar per rifugiati, una comunitĂ di pronta accoglienza, Centri per le famiglie e servizi di educativa domiciliare. Anche in questo caso sin dai primi giorni di emergenza questi servizi hanno dovuto ripensarsi. Come sono state riorganizzate le vostre attivitĂ  in questo periodo? Abbiamo dovuto ripensare i nostri servizi residenziali in tempi brevissimi, e questo ha richiesto davvero un grande sforzo. Abbiamo modificato molte procedure ma soprattutto ci sentiamo in questo periodo di voler accompagnare responsabilmente le persone di cui ci 10


occupiamo. Vorremmo essere in qualche modo la voce interiore che le guida a prendere scelte responsabili. Spesso mamme e ragazzi in difficoltà in questa fase sono spaesati, ricevono informazioni contrastanti, non sempre si rendono conto dei rischi. Il nostro compito è offrire loro riferimenti chiari: sostenerli e responsabilizzarli. Posso dire in generale che tutti stanno facendo un grande lavoro – per il quale ringrazio – e c’è molta collaborazione tra ospiti ed educatori. Per quanto riguarda i servizi di accoglienza per migranti come vengono gestiti? Come le altre strutture rimangono regolarmente aperti. Si è molto lavorato sulla sensibilizzazione e sull’informazione, spiegando bene loro cosa stava accadendo anche grazie a tanto materiale messo a disposizione dalla rete: traduzioni, video, infografiche. Tutti sono stati educati all’uso dei guanti e del disinfettante e a rispettare le regole dei decreti. La Caritas diocesana sta cercando di accompagnare i ragazzi anche continuando le lezioni di italiano attraverso Skype. Naturalmente molti di loro sono preoccupati per i loro cari e le loro famiglie lontane, nostro compito è cercare di rassicurarli e informarli anche su questo. Pubblicato in: https://www.newsrimini.it/2020/03/mamme-bambiniservizi-per-migranti-e-famiglie-cosa-si-continua-a-fare/

Associazione Cambia-menti (Padova)

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Comunità e case-famiglia si raccontano Come vivono comunità e case-famiglia questo momento? Agevolando ha raccolto racconti, suggestioni, segnalazioni da molte parti d’Italia. Sicuramente questo tempo anche per chi lavora nel settore dell’accoglienza è carico di preoccupazioni e difficoltà: la paura del contagio, la necessità di dotarsi di nuovo procedure per sanificare gli ambienti, la riduzione o totale assenza di volontari e personale di supporto. Ma anche la fatica a riorganizzare le giornate in ambienti in cui convivono tanti bambini e ragazzi. D’altra parte, proprio questa situazione di emergenza ha portato anche a risultati inaspettati: una maggiore collaborazione tra ragazzi e educatori, che si sentono in questo momento ancora più vicini e uniti. “I nostri ragazzi ce la stanno mettendo tutta e siamo orgogliosi di loro”, ci scrive ad esempio la comunità Il Cerchio magico di Venosa (Potenza). Ma come passano il tempo i bambini e i ragazzi accolti da comunità e case-famiglia? C’è chi trascorre le giornate in cucina, proponendo anche contest culinari in stile “Masterchef”. Chi ha la fortuna di avere un cortile o un giardino può approfittare delle belle giornate per un pranzo all’aperto o per fare un po’ di movimento e sconfiggere la pigrizia e l’apatia. A Milano le ragazze della comunità Fatado scrivono lettere, che spediranno al termine della Quarantena. Quasi tutti si organizzano con attività creative e laboratoriali per mandare messaggi di speranza: le “Coccinelle” di Genova hanno creato un gigantesco cuore luminoso, molti hanno dipinto arcobaleni e striscioni con lo slogan #AndraTuttoBene, c’è chi lancia anche un messaggio all’esterno come i ragazzi del Rifugio di Sassari che scrivono: “Il rifugio #staacasa” o come la Casa dei giovani di Saronno, che ha creato lo slogan: “Noi restiamo in comunità. Voi che potete #restateacasa”. Agenzia Dire e Cncm realizzeranno video con gli smartphone per far raccontare ai ragazzi quello che provano in questo momento. Sicuramente un grande aiuto arriva dai giochi in scatola, riscoperti in questa fase: scacchi, dama, Monopoli, Taboo. A Ravenna Lucia Casadio ci racconta che “Dixit” ha conquistato tutti i ragazzi della sua comunità. I piccoli di “Batuffoli” hanno nostalgia di baci e abbracci. A Nuoro i 12


ragazzi della Casa minori “Il mandorlo” hanno rispolverato il biliardino ma hanno ricevuto molti aiuti e solidarietà dagli amici: c’è chi ha dato in prestito una playstation o altri giochi per permettere loro di trascorrere il tempo distraendosi. In molte zone d’Italia le comunità hanno ricevuto in dono anche la spesa alimentare, vestiti o altri aiuti. Una bellissima iniziativa anche quella del Villaggio Sos di Saronno, che ha realizzato un fumetto per spiegare il Coronavirus e offrire indicazioni e spunti utili per proteggersi. Un educatore della casa-famiglia del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma ha raccontato la loro giornata-tipo: “Finirà anche la notte buia e sorgerà il sole”. Un bel messaggio è arrivato anche dalla comunità Itaca di Bologna, gestita dalla cooperativa Csapsa 2. E i ragazzi e le ragazze cosa ci dicono? Scrivono L. e S. de Il Mandorlo: “Giorni noiosi, altri divertenti condivisi con educatori e ragazzi facendoci coraggio tutti insieme”. Aggiunge F.: “Ora che ci mancano apprezziamo le piccole cose: il tragitto casa-scuola, con la prima sigaretta della mattina e il peso dello zaino sulle spalle, la telefonata dagli amici per uscire la sera, le mani intrecciate con qualcuno di speciale, gli sguardi, i sorrisi, i baci”. A., che vive a Rimini a Casa Borgatti ha scritto: “Sono tranquillo, perché in comunità mi sento protetto”. E anche Genny di Marigliano partecipando al flashmob poetico #RingraziareVoglio ha voluto dire grazie ai suoi educatori “che fanno di tutto per evitare che prendiamo il virus”. Lo stesso grazie che Monica Procentese, coop. Irene ’95, ha voluto rivolgere, e al quale anche noi ci uniamo, a tutti coloro che continuano a lavorare nonostante il Covid. Pubblicato su: https://www.agevolando.org/notizie/iorestoincomunita-comunita-ecase-famiglia-si-raccontano Elenco delle associazioni, cooperative e enti che fino ad oggi hanno partecipato alla narrazione collettiva promossa da Agevolando #IoRestoInComunita: 1. Casa Murri, La Rupe, La Quercia, Casone della Barca Open Group coop. sociale (Bologna) 2. Comunità Fatado, Associazione Fata onlus (Milano) 13


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Casa dei giovani (Saronno) Villaggio dei bambini Sos (Saronno) Comunità il Cerchio magico (Venosa) Comunità alloggio Casa Saimir (Portici) Rifugio del Gesù Bambini (Sassari) Casa Borgatti e Casa Clementini, Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile e Il Millepiedi coop. sociale (Rimini) 8. Comunità Cambia-menti (Robbiate) 9. Comunità Le coccinelle (Genova) 10. Comunità di pronta accoglienza di San Giovanni Galermo, Coop. Prospettiva (Catania) 11. I Batuffoli, Dolce Aurora e Fiori di campo, Coop. Rugiada (Castellamare di Stabia) 12. Coop. Caos (Casandrino) 13. Amarkord, Associazione Sergio Zavatta e Il Millepiedi coop. sociale (Rimini) 14. Ctrp I Cristalli (Verona) 15. Casa-famiglia Baloo 16. Comunità Aniel (Padova) 17. Casa minori Il Mandorlo (Nuoro) 18. Casa-famiglia Borgo ragazzi don Bosco (Roma) 19. Casa Momo e Casa Irene, Coop. Irene 95 (Marigliano) 20. Associazione Welcome (Padova) 21. Caf onlus (Milano) 22. Casa-famiglia associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Rimini) 23. Casa-famiglia Murialdo (Viterbo) 24. Lago di Pane (Parma) 25. Comunità Terraferma – Cervia (RA) 26. Cooperativa Cspasa 2 (Bologna) 27. Case rifugio Artemisia (Firenze) 28. Comunità di semi-autonomia per minori stranieri non accompagnati San Zeno che ride (Verona) 29. Comunità Alloggio "La casa di Kirikù” (Salerno) 30. Comunità “Tempi nuovi” Limatola (Benevento)

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Comunità Terraferma – Cervia (RA)

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La copertina del fumetto realizzato dal direttore del Villaggio Sos di Saronno

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Buone prassi Buone prassi di associazioni dai territori sono state raccolte e evidenziate dal gruppo CRC7, che scrive in un editoriale8 di cui riportiamo i passaggi relativi alle comunità: “Le comunità di accoglienza in questa fase di estrema gravità e emergenza continuano a essere risorse importanti per la tutela e la protezione dei bambini e ragazzi accolti. Gli operatori della comunità sono restati accanto ai ragazzi e alle famiglie d’origine con un grande lavoro di mantenimento delle relazioni da remoto così come sono mantenuti i rapporti con la scuola dei ragazzi accolti per continuare a garantire loro il diritto allo studio. Ma il lavoro delle comunità è rivolto anche ai tanti ragazzi che, seguiti nell’ambito dei servizi territoriali e semi-residenziali, rischiano di ritrovarsi privi di validi riferimenti educativi. Gli interventi messi in atto sono mossi dalla necessità di restare accanto ai ragazzi/e fornire supporto e anche informazioni corrette sulla situazione sanitaria attuale per evitare distorsioni legate alla diffusione di fake news che alimentano la paura e il disorientamento. Ad esempio, la Cooperativa Prospettiva di Catania, appartenente al CNCA, sta attivando volontari disponibili a supportare a distanza alunni delle scuole medie e superiori. Nella gestione delle comunità alloggio per i minori, delle strutture di seconda accoglienza e dei gruppi appartamento per giovani adulti, ha attivato tutte le forme consentite di supporto psicologico e di accompagnamento educativo volte a sostenere i ragazzi in un processo, non facile, di adattamento. La Cooperativa sociale La Grande Casa – organizzazione socia del CNCA – ha sentito il dovere di continuare a prendersi cura delle persone che segue, facendo fronte all’emergenza: le comunità hanno riorganizzato tempi, turni, vite, 7

È un network che si propone di monitorare l’effettiva attuazione della CRC (Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) in Italia 8

http://gruppocrc.net/editoriale-speciale-covid19-buone-prassi-eresilienza-dai-territori/ 17


due case rifugio sono state adibite alla quarantena per garantire alle donne di continuare a sottrarsi a situazioni di maltrattamento in sicurezza; i servizi scolastici, domiciliari, clinici, per la prima infanzia, proseguono a distanza. Una costellazione ricchissima e fertile di idee nuove, che abbiamo scelto di raccontare, aprendo una sezione dedicata alle storie di questa quarantena. Per quanto riguarda invece i minorenni non allontanati dalle proprie famiglie, ma che vivono in situazioni familiari “a rischio” vi è preoccupazione per l’esposizione dei bambini alla violenza assistita, considerata la condivisione prolungata dal confinamento in caso degli spazi domestici. I servizi di supporto alle donne vittime di violenza continuano ad essere operativi. Riportiamo l’esperienza della Casa delle donne di Bologna segnalata dal Cismai, che ospita 31 ospiti (di cui 14 donne e 17 bambine/i), che ha apportato delle modifiche sia al tempo di presenza in casa che alle modalità di presenza, nonché dei presidi di protezione necessari, ma continuando a garantire il servizio”.

Alcuni aspetti critici La fase di lockdown ha imposto ulteriori restrizioni a luoghi, come i contesti di accoglienza residenziali, che già hanno regole e una complessità organizzativa elevata. In alcuni casi la gestione degli spazi e la restrizione della libertà hanno creato problemi per contesti in cui devono convivere fino a 10/12 adolescenti, insieme ai loro educatori. Abbiamo ricevuto, ad esempio, la segnalazione della comunità “Il Mandorlo” di Nuoro: una struttura per minorenni che ha vissuto il paradosso di non poter fruire liberamente neanche di spazi all’aperto di pertinenza della comunità come il campo di calcetto collocato sotto lo stabile della struttura. Più volte sono stati richiamati dalle Forze dell’ordine pur trattandosi di un luogo fruito solo da ragazzi e ragazze che già vivono insieme all’interno della comunità. La notizia è stata ripresa anche dalla stampa locale. 18


Anche l’ingresso nella Fase 2 è non privo di ambivalenze per i ragazzi in comunità e affido a causa di disposizioni differenti che variano da comune a comune e che rischiano di emarginare questi ragazzi ulteriormente e restringere la loro libertà ben più di quella dei loro coetanei. Alcune criticità sono emerse anche nel reperimento di mascherine e dispositivi di protezione individuale per gli educatori, soprattutto nella prima fase. Molte Fondazioni e aziende si sono però organizzate per donare mascherine alle strutture di accoglienza, come in questo caso: http://www.cnca.it/comunicazioni/comunicati-stampa/3541-grazie-aitasolidale-donate-decine-di-migliaia-di-mascherine-a-organizzazionidel-cnca. In generale la situazione ha evidenziato anche l’assenza di attenzione alle professioni sociali e educative e la solitudine e mancanza di tutele per alcune categorie professionali come quella degli educatori. Infine, un aspetto critico ha riguardato l’impossibilità di garantire incontri in presenza tra i minori in comunità e familiari. Questo ha creato tensioni da parte di alcuni genitori che non sempre hanno recepito e compreso le disposizioni. Ha imposto inoltre alle comunità e ai servizi sociali di doversi riorganizzare per garantire comunque contatti e incontri virtuali attraverso gli strumenti digitali, sempre nel rispetto delle regole precedentemente disposte dai giudici. In data 29 aprile alcune organizzazioni (Cnca, Ccm, Cismai e Sos Villaggi dei bambini) hanno inviato una nota ai Tribunali per i minorenni per chiedere di poter gradualmente riprendere gli incontri tra minori in comunità e famiglie: http://www.cnca.it/comunicazioni/news/3533comunita-per-minori-riprendere-gradualmente-gli-incontri-tra-ospiti-efamiglie. Si tratta comunque di un aspetto della vicenda che ha amplificato la sofferenza di adulti e ragazzi e creato situazioni di criticità e tensione in alcune strutture.

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Cooperativa Csapsa2 - Bologna

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La voce di ragazzi e ragazze Anche i ragazzi e le ragazze accolti o usciti da percorsi di accoglienza ci hanno raccontato la loro esperienza condividendo scritti, immagini, racconti. A: “Sono tranquillo perché in comunità mi sento protetto” “Sono molto felice di questa situazione, perché non vado a scuola. Durante questi giorni passo le mie giornate sul divano a guardare i film oppure a giocare con mio fratello. Le regole a Casa Borgatti9 sono molto cambiate, fino alla fine dell’emergenza non potremo uscire di casa. I bravi educatori che mi stressano per fare i compiti, mi hanno fornito il gel lavamani e ci chiedono di avere molta attenzione alla pulizia nostra e della casa. Ci hanno preparato un programma delle nostre giornate per cercare di rendere più leggero questo momento. Io personalmente non sono molto preoccupato di questa situazione perché non ci penso molto e qui mi sento protetto”. Pubblicato in: https://www.newsrimini.it/2020/03/sono-tranquilloperche-in-comunita-mi-sento-protetto/

Care leaver e quarantena: i racconti di Andrada, Andrea e Ottman Questo è un tempo difficile e complesso per tutti, spesso ancora di più per chi è da solo o da sola, non ha adulti su cui contare oppure ha una famiglia che vive delle difficoltà.

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Comunità educativa per minorenni gestita dalla Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile e dalla cooperativa sociale Il Millepiedi di Rimini

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Ma, come sempre, i ragazzi care leaver sono pieni di risorse, hanno avuto storie difficili e per questo usano la loro resilienza anche per affrontare questo momento e viverlo al meglio, per quanto è possibile. C’è Andrada, per esempio, che vive a Trento, e utilizza il suo talento per l’arte e il disegno per esprimersi. “Disegnare mi aiuta a dare forma e senso a quello che provo. Mi impegno ogni giorno con tutta me stessa per essere forte e libera, nonostante le mie fragilità”, ci spiega. Andrea ha solo 19 anni ma le idee chiare. Lei vive a Bolzano, da un anno circa è tornata a vivere in casa con la sua mamma. “Certo la convivenza dopo tanti anni trascorsi fuori casa è difficile, ho dovuto ritrovare un equilibrio”, ci racconta. “Mi aiuta fare sport e attività fisica anche in casa per canalizzare le mie energie. Poi mi piace leggere, guardare serie tv su Netflix, sentirmi con gli altri ragazzi e ragazze. Se posso dare un consiglio è quello di non forzarsi eccessivamente o non sentirsi per forza in dovere di fare tante cose. Ascoltarsi in profondità e fare quello che ci si sente e che è più giusto per noi in questo momento”. Ottman invece vive ancora in una comunità ad alta autonomia, a Casale in provincia di Torino. Anche lui ha trovato un modo per esprimersi molto efficace: la scrittura. E si sente di consigliarlo anche ad altri ragazzi e ragazze. Ecco quello che ci scrive: “Ormai ho perso il conto da quanto tempo siamo confinati in casa, inizio a sentirmi debole a livello psicologico faccio fatica a controllare le mie emozioni. Devo sfogarmi, più di tanto non so che fare oltre al workout in casa e la meditazione. Ogni tanto però scrivo, non l'avrei mai detto ma si mi aiuta a sfogarmi, metto nero su bianco quello che penso. Pensare in questo periodo lo sto facendo troppo, mi si sta consumando la mente a forza di pensare, vecchi ricordi che riemergono senza alcun motivo apparente, rimuginarci sopra non so se mi faccia bene o no ma per sicurezza lo scrivo. 22


Non sono qui per dirvi per forza di scrivere e di mettere per iscritto quello che pensate o provate... Ma provate, magari sono l'unico in questo periodo a cui accadono ste cose, penso che ognuno abbia qualcosa da dire, qualcosa da scrivere, qualcosa per cui valga la pena soffermarsi giusto il tempo di scriverlo... Apritevi con voi stessi, imparate a conoscervi e non vergognatevi: siate voi stessi, non dovete dimostrare niente a nessuno, datevi tempo ora che potete, riflettete, pensate, ascoltatevi e se avete qualcosa per cui vale la pena soffermarsi scrivetela”. Pubblicato in: https://www.agevolando.org/notizie/care-leaver-inquarantena-i-racconti-di-andrada-andrea-e-ottman

Il Rifugio – Sassari Z.F. e N.S. si improvvisano parrucchieri "Durante la Quarantena, una delle mancanze più sentite dai ragazzi della comunità Cambia-menti, oltre alla libertà di uscire è stato il parrucchiere. E così...".

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La foto è in concorso per il contest fotografico “La prima cosa bella” promosso dall’associazione Agevolando.

Pamela: la casa non è questione di mattoni “Ho voluto rappresentare quello che sento disegnando la casa del cartone Up. Una casa non è una questione di mattoni, ma di amore. Anche uno scantinato può essere meraviglioso. Il protagonista è infelice perché la sua casa rappresenta tutto il dolore che ha provato, decide infatti di lasciarla andare. Casa è diversa. Casa non è dove si dorme. Casa è anche vivere con 12 ragazzi che poi diventano la tua famiglia. Casa è anche vivere con 7 educatori che si occupano di te. Casa è anche condividere la tua paura di cadere e la tua gioia di rialzarti, casa non è dove vivi ma dove ti capiscono e ti vivono. Casa è anche la pelle di chi, quando ti abbraccia ti fa sentire al posto giusto. Là dove sei felice, sei a casa. Abbiate sempre il coraggio di scegliere di quali persone circondarvi. ‘Una casa non è un semplice rifugio temporaneo: la sua essenza risiede nelle personalità delle persone che la abitano’.” 24


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Il rischio di essere invisibili Cosa ha scoperto il Covid-19? Grandi risorse, come mostrano queste testimonianze, ma anche situazioni terribili slatentizzate dall’emergenza. Se i ragazzi e le ragazze in comunità hanno tendenzialmente, pur nelle difficoltà, vissuto una situazione di protezione e tutela lo stesso non si può dire per molti giovani che hanno invece concluso il loro percorso di accoglienza e presa in carico. Ragazzi e ragazze care leaver che sono rientrati all’interno di famiglie (perché privi di alternative) in cui sono riemerse dinamiche di violenza fisica e psicologica o maltrattamento. Ragazzi e ragazze che vivono situazioni di forte isolamento e condizioni di marginalità, spesso incapaci di accedere alle risorse istituzionali attraverso canali ufficiali o che non sono in possesso di adeguati dispositivi per fruire delle tecnologie e delle forme di comunicazione online. Ragazzi e ragazze che hanno perso il lavoro o visto interrompersi i percorsi di tirocinio formativo, che non sanno se e quando potranno ricominciare a lavorare, che vivono in situazioni abitative molto precarie o totalmente inadeguate, indeboliti psicologicamente e a rischio per problematiche di dipendenza o di salute mentale. Questi giovani non più in carico ad alcun servizio sociale sono invisibili, intercettati spesso solo dalle reti del volontariato, ma privi di forme strutturate di aiuto e di sostegno adeguate alla loro situazione. Questo dramma che riguarda tanti giovani che da bambini e adolescenti sono stati in carico ad un servizio e oggi completamente soli, si è reso ancora più acuto in questo tempo e non si può qui non esprimere profonda preoccupazione.

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Le iniziative in atto Il racconto collettivo #IoRestoInComunita

Con l’hashtag #IoRestoInComunita l’associazione Agevolando ha raccolto ad oggi oltre 50 immagini da case-famiglia e comunità in tutta Italia, insieme a poesie, racconti, playlist musicali, approfondimenti. Le foto sono state pubblicate in una gallery dedicata su Facebook e, in alcuni casi, rilanciate su Instagram.

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La Gallery completa: https://www.facebook.com/pg/associazioneagevolando/photos/?tab= album&album_id=2916740568433588

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#RaccontaIlTuoServizio: l’iniziativa di Animazione sociale

Animazione Sociale, storica rivista in Italia per operatori sociali, ha promosso l’iniziativa #RaccontaIlTuoServizio: un invito a costruire ponti tra gli operatori sociali al lavoro nei giorni dell’emergenza. Ad oggi sul sito web della rivista sono stati raccolti oltre 200 racconti di operatori sociali in diversi servizi: dalle residenze per gli anziani ai centri diurni per disabili, dalla scuola alla pronta accoglienza, dall’accoglienza dei migranti alle strutture per persone con problemi di salute mentale o dipendenza. È interessante notare che un grande numero di questi racconti arriva proprio da comunità, case-famiglia e strutture ad alta autonomia per giovani care leaver. Ne segnaliamo qui alcuni: • • •

Spiega a un adolescente in comunità che la libertà è sospesa | Capoterra (Cagliari) Cronaca semiseria di un educatore alle prese con adolescenti stranieri in comunità >>> | Milano In casa-famiglia il contagio è quello dei sorrisi >>> | Cassino (Frosinone) 29


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Le matite spezzate colorano ancora – Appunti di un’operatrice di comunità >>> | Vicenza Piano piano ce le faremo, intanto qui c’è tanta vita, vita di comunità >>> | Salerno “La parola d’onore di un gatto del porto impegna tutti i gatti del porto” – Voci da comunità e gruppi appartamento >>> | Terlizzi (Ba) L’emergenza ha prodotto una sorta di alleanza con i nostri ragazzi – Note da una comunità >>> | Mestre (Ve) In una notte di stelle penso a quanto la vita in comunità sia diventata più educativa >>> | Genova Le comunità residenziali ai tempi del coronavirus >>> | Ancona Anche ai tempi del Covid-19 restiamo invisibili: le case-famiglia per minori >>> | Roma Un po’ di amuchina come acqua benedetta e mi siedo con loro – In una comunità per minori >>> | Acireale (Catania) Noi, invisibili famiglie alternative – Racconto a due voci di un’operatrice e una ragazza in comunità >>> | Seveso (MB)

Cooperativa Prospettiva – Catania 30


La petizione per un #decretobambini Il 22 marzo 2020 un gruppo di organizzazioni, professionisti, docenti universitari e cittadini ha scritto una lettera aperta al Governo per chiedere interventi urgenti dedicati alle persone di minore età, tutelando in particolare bambini e ragazzi che, per diversi motivi, vivono in condizioni di vulnerabilità e fragilità. La lettera è diventata poi una petizione su Change.org sottoscritta ad oggi da più di 5.000 cittadini: change.org/bambiniinvisibili La petizione è stata diffusa attraverso comunicati stampa e iniziative dedicate realizzate dai promotori. Un gruppo di parlamentari ha accolto le proposte dei promotori dell’iniziativa e avviato un confronto e un dibattito che nel mese di maggio dovrebbe portare all’elaborazione di una proposta concreta.

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#AMenoDiUnMetro: la campagna di Casa al plurale #AMenoDiUnMetro: si chiama così l’appello rivolto alle istituzioni da Casa al Plurale, Arci nazionale, Agevolando, Centro Astalli, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA e Cnca Lazio, CNCM Coordinamento Nazionale Comunità per Minori, Confcooperative Federsolidarietà, Forum Terzo Settore Lazio, Legacoop Lazio, Rete Mb Lazio Mam&Co per chiedere maggiore attenzione e un piano ad hoc per le persone più vulnerabili: “È questo il momento di rinnovare un’alleanza con le Istituzioni per dare risposte concrete delle fasce più fragili della nostra società» si legge nell'appello. Che prosegue: «Infine vogliamo sottolineare l’apporto in questa crisi di migliaia di volontari - a cui va il ringraziamento di tutta la comunità - che, oltre a svolgere servizi fondamentali per la sopravvivenza delle comunità come approvvigionamento alimentare, farmaci e visite sanitarie per gli ospiti, stanno facendo sentire la propria vicinanza con inedita creatività, attraverso donazioni, messaggi di solidarietà e sperimentazioni di ogni genere nel campo multimediale e della comunicazione a distanza, per continuare a raggiungere persone ospiti nelle case famiglia”. Il testo completo del comunicato stampa su: http://www.casaalplurale.org/amenodiunmetro-lappello-lanciato-daassociazioni-e-case-famiglia-al-piu-presto-un-programma-per-i-piufragili/ Si segnala anche, pur meno specificatamente dedicata a questi temi, la campagna di Save the Children e il Manifesto: “Riscriviamo il futuro”: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/riscriviamoil-futuro/il-manifesto

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QuaranTENIAMOCI: una chat per i care leaver creata dai care leaver I ragazzi del progetto “Care leavers network”10 di Agevolando hanno creato durante l’emergenza la chat su whatsapp “QuaranTENIAMOCI”. Spiega Davide Pirroni, care leaver di Verona, ideatore e amministratore della chat: “Ho voluto fortemente questa chat, in cui credo molto, poiché questo periodo che sta travolgendo il popolo italiano è ancora più problematico per le persone che non hanno una rete di supporto. Mi riferisco a quei care leaver, spesso maggiorenni che si ritrovano in casa, da soli, nelle loro fragilità. Ma anche a quei ragazzi che si trovano in comunità, fisicamente in compagnia di altre persone, ma emotivamente in solitudine. Questa chat in definitiva ha lo scopo di condividere e metterci in relazione in modo diretto e informale”. Ad oggi partecipano alla chat 40 care leaver da tutta Italia. I ragazzi si danno anche appuntamento settimanalmente su “Google Meet” insieme ai responsabili del progetto per un confronto periodico, dibattiti su film e libri, chiacchiere su tematiche di interesse comune, musica e molto altro ancora. Spiega così il senso di questi appuntamenti virtuali Giorgio Vergano, referente del progetto “Care leavers network” in Piemonte: “È una risorsa grande per veicolare temi su più piani, da quello di sostegno al singolo ragazzo a quello più generale di espressione di gruppo. Questo appuntamento sta inoltre da un lato fortificando la relazione e la conoscenza tra i senior del gruppo11 e dall'altro, l'esperienza dei senior aiuta anche molto i ragazzi ancora in comunità ad avere un punto di vista differente e più consapevole rispetto le loro quotidianità”.

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https://www.agevolando.org/progetti_realizzati/care-leavers-network Si definiscono “senior” all’interno del network

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Webinair e dirette social Anche organizzazioni del terzo settore e enti di formazione e ricerca si sono attivati per continuare formazione a distanza e occasioni di riflessione e confronto virtuali. L’esperienza italiana è stata inoltre presa ad esempio anche da altri paesi europei e non solo, perché ha aperto la strada a una riflessione su misure per proteggere l’infanzia e l’adolescenza più fragile. Ispcan (International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect), ad esempio, ha organizzato un webinair dedicato proprio all’esperienza italiana, in data 21 aprile, dal titolo: The Child Protection Response to COVID-19 in Italy: Lessons Learned. Sono intervenuti per l’Italia Gloria Soavi, Rocco Briganti, Donata Bianchi, Teresa Bertotti e Monica Micheli. Su youtube e sul sito del Cismai è possibile riascoltare il webinair (in lingua inglese): https://cismai.it/webinar-ispcan-the-child-protectionresponse-to-covid-19-in-italy-lessons-learned/

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La casa editrice “La Meridiana” ha ospitato in diretta Elena Buccoliero e Rosy Paparella, intervistate da Elvira Zaccagnino12per parlare del tema della violenza assistita. A livello internazionale Ifco (International Foster Care Organisation) ha organizzato “Coffee conversations” online con professionisti del settore per discutere di come supportare i ragazzi in affido e comunità e i care leaver. Agevolando ha scelto lo strumento delle dirette Instagram, nel mese di maggio, per parlare di tematiche legate all’accoglienza e all’advocacy, con approfondimenti specifici sulla situazione legata all’emergenza Covid. Non sono mancati altri eventi formativi e di approfondimento online, anche in collaborazione con Università e istituti di ricerca. Sabato 16 maggio sulla pagina Facebook “Riportando tutto a casa” è in programma una diretta per dare voce a una delle buone pratiche di accoglienza raccontata da Ugo Bressanello, presidente della Fondazione Domus De Luna di Cagliari, e ai ragazzi care leaver rappresentati da Davide e Pamela.

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https://www.facebook.com/lameridianaedizioni/videos/555435291781358/UzpfSTE2 NjYzMzE0MDExMTAyNTozMDIzOTM2MjE0MzgwNjg5/

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Breve rassegna stampa In questa appendice, infine, una selezione - sicuramente non esaustiva di articoli apparsi sul web e sulla carta stampata a proposito di queste tematiche. • • • • • • • • •

13 marzo 2020, Corriere della sera, “Coronavirus l’appello della onlus per i minori: abbiamo bisogno di aiuti per sopravvivere” 14 marzo 2020, Avvenire, “Minori: “I nostri educatori allo stremo” (anche nella versione cartacea) 20 marzo 2020, Famiglia Cristiana, “Le difficili giornate nelle comunità per minori ai tempi dell’emergenza” 24 marzo 2020, Cismai, “Il lavoro in comunità ai tempi del Covid19: un lavoro da trasformisti!” 1 aprile 2020, Gli Stati Generali, “Le ripercussioni del Coronavirus sulle comunità per minorenni” 4 aprile 2020, Open, “Nelle case famiglia è impossibile rispettare un metro di distanza” 21 aprile 2020, Reti Solidali, “Educare nell’emergenza: il Borgo Don Bosco non molla” 22 aprile 2020, Newsrimini, Un’altra giornata di Quarantena in comunità. I ragazzi creano una playlist Racconti dal sito della coop. “La grande casa”: https://www.lagrandecasa.org/storie/

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Bibliografia di riferimento Normativa di riferimento • • •

Legge 148 del 28 marzo 2001, «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori» Linee di indirizzo per l’accoglienza nei Servizi residenziali per minorenni Legge 47 del 7 aprile 2017, “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”

Pubblicazioni • •

F. Zullo, B. Bastianoni (a cura di), “Neomaggiorenni e autonomia personale: resilienza ed emancipazione”, Carocci 2012 L. Pandolfi, “Costruire resilienza”, Guerini Scientifica (2015)

Articoli scientifici •

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Pandolfi, L. (2019) Vivere l’età adulta dopo l’esperienza della comunità per minori. L’associazionismo tra care leavers come educazione permanente, Vivere l’età adulta nel tempo della formazione e dell’apprendimento permanenti. Belotti, V. Mauri, D. (2019) Gioventù brevi. Care leavers e capacità di aspirare. MINORIGIUSTIZIA. Mauri, D., Romei, M., Vergano, G. (2018). Il Care Leavers Network Italia. MINORIGIUSTIZIA. Zullo F., Verso un welfare generativo con giovani in uscita da percorsi di tutela, in “Studi Zancan”, n. 3/2015, Fondazione Emanuela Zancan onlus. Zullo F., Le relazioni che fortificano: la rete affettiva dei ragazzi e delle ragazze fuori della famiglia di origine, in « Cittadini in crescita », n. 1-2/2015.

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Zullo F., Dall'accoglienza all'autonomia: sfide attuali e del futuro (2017), in AA. VV. Relazione sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2012-2015. Temi e prospettive dai lavori dell’Osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza, Firenze, pp. 193 – 203).

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Casa dei giovani – Villaggio Sos di Saronno

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*** Questo dossier è un lavoro aperto, un continuo work in progress. Nasce dalle voci di tanti educatori, volontari e ragazzi (che di cuore ringrazio) e dall’esperienza in particolare dell’associazione Agevolando, che si occupa dal 2010 di realizzare attività e progetti per i care leaver e con i care leaver. Continueremo quindi ad aggiornarlo e a discuterlo all’interno dell’associazione (e non solo) come opportunità per riflettere su questo tempo come esperienza di cambiamento e di comune resilienza. A cura di: Silvia Sanchini, coordinamento editoriale e contenuti Grazie di cuore per la collaborazione a: Silvia Forasassi, consulenza redazionale Diletta Mauri, consulenza scientifica Ada Serra, editing e consulenza redazionale Gregorio Prada Castillo, consulenza grafica Le foto presenti nel Dossier sono state raccolte dall’associazione Agevolando grazie alla collaborazione con case-famiglia e comunità d’Italia.

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La vita nelle comunità e case-famiglia ai tempi del Covid-19  

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