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Cesare Maria Casati

Tutti ricchi

H

o visitato anche questo anno il Salone Internazionale del Mobile di Milano che per la prima volta, nella sua storia, si effettua nella nuova sorprendente struttura fieristica progettata da Massimiliano Fuksas a Milano Rho. Sembrava di aver fatto un viaggio nel tempo che per magia ci avesse trasportato nel futuro in un enorme spazio architettonico urbano dove le automobili erano un antico ricordo e il viale principale, su due livelli consentiva di visitare ai suoi lati enormi centri commerciali che esponevano e proponevano tutto il necessario e l’inutile per allestire gli interni delle nostre case e per sembrare più ricchi e se si vuole alternativi. Fuori dall’ironia forzata dall’incongruenza formale e concettuale tra contenitore architettonico e merce esposta che contrariamente all’architettura deve seguire le evoluzioni del mercato e le scelte del marketing, finalmente l’immagine generale è di una industria italiana ed europea che ha preso coscienza definitiva dell’importanza di un progetto del prodotto. Ho riscontrato un allineamento europeo di qualità formale e materiale, con punte di eccellenza per fortuna ancora italiane, che ottimisticamente fa pensare ormai a un “made in Europa”. Grande innovazione e ricerca è stata espressa nel settore delle cucine dove, un po’ come avveniva nei favolosi anni Sessanta, con coraggio e molte volte con grande rischio imprenditoriale, molte aziende hanno proposto prototipi ricchi di genialità inventiva e di occupazione del tutto nuova degli spazi domestici. La casa proposta come un grande loft dove un unico grande spazio è cucina, e la cucina è soggiorno e il soggiorno è palestra, luogo di lavoro. Materiali inusuali per degli arredi, come la pietra, vengono proposti in abbinamento ad acciai e a elettrodomestici robotizzati. Sembra che design e architettura finalmente inizino a camminare parallelamente usando lo stesso linguaggio tecnologico ed espressivo lasciando alle spalle, contrariamente a come avveniva negli anni scorsi, facili richiami alla tradizione o a un modernismo fuori tempo. Purtroppo anche per questa edizione occorrerebbe, per completezza di informazione e di offerta, accogliere nel Salone di Milano un intero centro commerciale Ikea dove sempre vengono proposti prodotti di buon design contemporaneo a costi sostenibili per famiglie che abitano alloggi di 80/100 metri quadrati. Altrimenti sembrerebbe, come al Salone sembra, dalla tipologia e dalla preziosità degli arredi offerti, che tutte le famiglie italiane ed europee vivano in appartamenti vastissimi e godano di redditi solo più alti che medi.

All rich people

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nce again this year I attended the International Furniture Show in Milan, which for the first time in its history was held in the startling new trade fair facility designed by Massimiliano Fuksas in Rho near Milan. It was as if I had travelled through time and been magically transported into a huge urban architectural space of the future, where cars were just a distant memory and the main avenue built over two levels provided access to the huge shopping centres at the sides, displaying and offering everything necessary or even superfluous for furbishing the interiors of our homes and for looking wealthier and, if you like, more alternative. Leaving aside any contrived irony about the lack of stylistic and conceptual congruency between the architectural container and the goods on display, which unlike the architecture have to follow market trends and marketing strategies, at last the overall image shows that both Italian and European industry have finally realised the importance of product design. I noted quality materials and stylistic solutions right across Europe, with its high points still coming, fortunately, from Italy, all pointing towards what we might optimistically refer to as “made in Europe”. The kitchen sector in particular showed great innovation and experimentation, as plenty of firms were bravely (taking real business gambols) exhibiting prototypes showing ingenious ways of filling our homes with totally innovative designs, rather reminiscent of what happened in the swinging Sixties. The house is presented in the form of a huge loft, in which one huge space is the kitchen, and the kitchen is a lounge and the lounge is a gymnasium-work place. Unusual furnishing materials like stone are matched with steels and robotic electrical appliances. It would seem that architecture and design are finally starting to walk hand-inhand, using the same technological and stylistic idiom and, unlike what has happened over recent years, abandoning those simplistic references to tradition or outmoded modernism. Unfortunately, once again at this year’s event, to provide a complete picture of what the market has to offer, an entire Ikea shopping mall would need to be accommodated at the Milan Show displaying good quality modern-day design at reasonable prices designed for families living in homes measuring 80/100 square metres. Otherwise it would seem, as it does at the show, from the style and elaborateness of the furnishing on display that all Italian and European families live in huge apartments and enjoy much higher than average salaries.

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Richard Rogers, Estudio Lamela

Luxe, calme et volupté

Richard Rogers, Estudio Lamela

New Barajas Air Terminal, Madrid

U

na rivoluzione che non continua, denunziava con disappunto un Richard Rogers molto giovane rivisitando, o meglio riportando all’onor del mondo, quell’architettura destinata poi, in anni parecchio seguenti, a divenire una sorta di cult, e a essere di conseguenza anche sommersa da fraintendimenti e appesantita da concrezioni critiche più o meno paludate, prime fra tutte e copiose quelle ascrivibili a Kenneth Frampton. Cioè quella casa commissionata sul finire del 1927 dai signori Dalsace a Pierre Chareau (finita poi nel 1932), nella corte interna del numero 31 di rue Saint-Guillaume a Parigi, una traversina di Boulevard Saint Germain, non lontano dal cuore dell’omonimo Faubourg; il cui cantiere, si narra, andasse a visitare di soppiatto Le Corbusier. La Maison de Verre. Oggetto di una quasi istantanea rimozione, forse dovuta alle censure spicce del razionalfunzionalismo all’epoca imperante, ben poco incline a tollerare il gusto, il garbo e la sensibilità dell’architetto forse più bravo e meno declamatorio del XX secolo. Rompendo l’oblio e i silenzi più o meno deliberati Rogers ne scriveva appunto con trascinante passione nel 1966, sul numero 443 di “Domus”, allora ancor nel pieno di una direzione mai più eguagliata (quanto dobbiamo a Gio Ponti: non si finisce mai di scoprirlo). Una rivoluzione che è continuata, possiamo ben dire invece adesso, esattamente a quarant’anni di distanza, di fronte a questo straordinario ampliamento rogersiano dell’aeroporto madrileno di Barajas, da pochissimo inaugurato. Eccome, se è continuata: e fa un grande piacere che, fra le sue radici, ci sia appunto un pizzico di Chareau. Qualcosa più di un pizzico: proviamo a vederne, per sommi capi, il perché. La stazza dell’opera è immensa: un milione di metri quadri e rotti fra terminal, satellite e parcheggio, 35 milioni di passeggeri a breve, bypassando così per esempio Schiphol, e destinati a crescere progressivamente fino a raggiungere, secondo le stime, più o meno il doppio nel giro di un decennio o poco più. Con la parte già esistente, l’hub più robusto d’Europa, e certamente la vera connessione strategica con l’America Latina. Limitandosi al terminal, 174 sportelli per il check-in, 38 braccia per gli aerei, 1.200 metri di estensione lineare delle porte di imbarco. Poi c’è il satellite, per ora con 26 posti-aereo, già pronto per raddoppiarsi ove necessario. Parcheggio per 9000 auto, a funzionamento automatizzato, direttamente collegato e con giardino sul tetto. E ci sarà presto una metropolitana veloce, quindici minuti dal centro di Madrid. Fra Shengen e non Shengen,

un enorme formicaio, un brulichio incessante di persone che partono, che arrivano, che aspettano. E che ogni giorno vi lavorano: ventimila addetti in tutto. Le quantità fanno sempre effetto, e ancor più le consistenze delle masse che si spostano, aggrovigliando le esigenze e le cose più disparate, ma ugualmente, nel complesso, impellenti. Se all’eccezionalità del programma si aggiungono gli empiti e gli impulsi celebrativi e di rappresentanza (la porta di un continente, l’energia di una nazione o di una città, e così via), si capisce come sia difficile sottrarsi al desiderio di mostrare i muscoli, di erigere qualcosa di eccezionale e imperituro, insomma di entrare da un lato in qualche modo nel Guinness dei primati e dall’altro nella storia dell’architettura (o dell’ingegneria) e dei suoi monumenti. Sabbie mobili: e Richard Rogers le evita con minuziosa perizia. L’architettura non urla e senza alcuna rinunzia riesce a farsi paesaggio, risolvendo alla giusta scala la complicazione del programma e, nei limiti del possibile, il dilemma degli input imprevedibili. Ennesima tappa nobile nella vicenda bisecolare del costruire col ferro, ne propone e declina una versione raffinata e dotata di ammirevole understatement, coniugando chiarezza di distribuzione, consapevolezza dei limiti delle risorse, doti di flessibilità, qualità dei luoghi, identità degli spazi, confort. Il gioco festoso delle stampelle prefabbricate d’acciaio colorato, che si rincorrono a perdita d’occhio, calandrate e rastremate, diviene all’interno panorama trafitto fin sotto terra dai raggi del sole; mentre all’esterno non impedisce un non so che di slancio rostrato che non sarebbe dispiaciuto a Viollet-Le-Duc, subito smorzato dalla complessiva dolcezza ondulata dei profili della copertura continua in lamiera di alluminio che suscita l’impressione rassicurante di uno specchio di mare tranquillo e lucente nel forte riverbero madrileno. Da dentro alzando dai vari livelli lo sguardo in su si scorgono invece grandi occhi di luce e cielo e sterminate distese morbide di bambù, e ci si muove fra continue trasparenze laterali. Riassumendo: Luxe, calme et volupté. Dove per luxe si abbia l’accortezza di intendere e saper scorgere la qualità ambientale e l’intelligenza dei materiali, del loro uso e dei loro incontri : come appunto è d’obbligo nel caso di Chareau. Di calme e di volupté, e della loro abituale scarsità, hanno senz’altro esperienza e idea il popolo dei trolley e quello dei frequent flyers. Qui potranno finalmente trovare appagati molti dei loro desideri. Maurizio Vogliazzo

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revolution that came to a halt, as a very young Richard Rogers pointed out, much to his disappointment, when he reviewed or rather rediscovered the kind of architecture which, many years later, turned into a sort of cult. Of course this inevitably meant that it was often misunderstood or judged harshly, first and foremost by Kenneth Frampton. We are referring, for instance, to the house the Dalsace family commissioned Pierre Chareau to build in late-1927 (eventually completed in 1932), in the inner courtyard of number 31 Rue Saint-Guillaume in Paris, where allegedly Le Corbusier made a sneak visit. The Maison de Verre, which was almost instantly swept aside, perhaps due to the heavy-handed censorship of rational functionalism, which was so in vogue at the time and unwilling to tolerate the taste, style and sensibility of the architect who was, perhaps, the best and lest acclaimed of the 20th century. Breaking the more or less deliberate silence and forgetfulness, Rogers wrote passionately about all this in issue no.443 of “Domus” in 1966, which was run on a much more even-handed basis even then (how much we owe to Gio Ponti: and there is always something new emerging). A revolution which has continued, we might well now say exactly forty years later faced with this incredible extension to Barajas Airport in Madrid designed by Rogers and just opened. And it has continued in a big way. It also nice to see that there is still a touch of Chareau here, too. More than just a touch, so let’s briefly see why. This is a huge construction: a million square metres or so, encompassing a terminal, satellite building and a car park, 35 million passengers in the near future, even more than Schiphol and destined to slowly grow until the number will more or less have doubled (according to estimates) within about ten years or so. The old hub, the biggest in Europe, is certainly the real strategic link to Latin America. The terminal has 174 check-in desks, 38 docking arms for planes, and a 1,200 metre linear extension for the boarding gates. The satellite building can currently cater for 26 planes and the number will soon be doubled, as required. There is also an automatic car park with room for 9000 cars, directly connected to the main building and landscaped with a roof garden. And there will soon be a high-speed underground line providing a 15-minute link to Madrid city centre. Shengen or not-Shengen, a huge anthill constantly buzzing with people arriving, departing or waiting. And then

there are twenty-thousand staff working there every day. Numbers like this are always striking, and so are all the substantial masses serving all kinds of purposes and requirements, equally vital in overall terms. If, to what is already an exceptional programme, we add a vast array of celebratory-representational input and impulses (the gateway to a continent, the drive behind a nation or city etc.), then we can see how difficult it is not to flex one’s muscles and construct something exceptional and eternal, on one hand getting into the Guinness Book of Records and on the other entering the history books of architecture (or engineering) and its monuments. Sinking sand: and Richard Rogers has managed to avoid it with meticulous expertise. The architecture just quietly creates a landscape, without deafening us, catering for the intricate project brief on just the right scale and, as far as possible, dealing with the dilemma of all the unforeseeable input. Yet another noble landmark in the two-hundred-year history of iron construction, this is a very elegant rendering of this fine material designed with admirable understatement, combining a clear layout with an awareness of the limits of the resources in play, great flexibility, quality features, distinctive spaces and real comfort. The joyful playfulness of the coloured prefabricated steel crutches stretching off into the horizon, carefully shaped and tapered, turns, on the inside, into an landscape with sunlight flowing through it right down to below grade level; on the outside, in contrastr, there is no lack of rostrated thrust, which Viollet-Le-Duc would certainly have admired, instantly toned down by the overall undulating softness of the outlines of the seamless roof of steel sheets which creates the reassuring impression of a calm and shining pool of water reverberating through Madrid. Inside, looking up from the various levels you can glimpse giant eyes of light and sky and endless softly flowing stretches of bamboo plants, all bathed in transparency at the sides. Summing up: Luxury, calm and voluptuousness. Where luxury means and refers to the quality of the setting and intelligence with which the materials have been used and brought together: as, of course, is inevitable in Chareau’s case. Frequent flyers and all those trolley-pushers at airports are quite familiar with this idea of Calme and volupté, or rather the lack of it. Here they will finally find much of what they are looking for.

La facciata del Satellite e vista generale del Satellite e della Torre del nuovo Terminal dell’Aeroporto Internazionale Barajas di Madrid che ha avviato la propria operatività lo scorso febbraio. Façade of the Satellite and overall view of the Satellite and Tower of the new Barajas International Airport in Madrid, which came into operation last February.

Roland Halbe

Roland Halbe

Credits Project: Richard Rogers Partnership+Estudio Lamela Engineering: INITEC+TPS Main Structure Design: Anthony Hunt Structural Engineering: OTEP Internacional, HCA Main Façade Design: Arup Facades Fire Engineering: Warrington Fire Research Quantity Surveyor: Hanscomb y Gabinete de Ingeniería Acoustics Consultant: Sandy Brown Lighting Consultant: Jonathan Speirs Natural Lighting Consultant: Ove Arup, Biosca & Botey Landscape Consultant: dosAdos Models: 3DD, J.Queipo Construction Management: AENA Contractors: Terminal: JV Ferrovial, FCC, ACS, NECSO, SACYR; Satellite: Dragados, OHL Client: AENA (Aeropuertos Españoles y Navegación Aérea)

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Dall’alto: sezione con l’indicazione del flusso passeggeri in arrivo (blu) e in partenza (rosso); pianta del secondo livello, pianta del primo livello e pianta del piano terra del Terminal. From top: section showing the flow of passengers arriving (blue) and departing (red); plan of the second level, plan of the first level and plan of the ground floor of the Terminal.

Nella pagina a fianco, dall’alto: sezione trasversale, pianta del primo livello e pianta del piano terra del Satellite; assonometria dell’area ritiro bagagli, planimetria generale. Opposite page, from top: cross section, plan of the first floor and plan of the ground floor of the Satellite; axonometry of the luggage reclaim area, site plan.

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AENA/Manuel Renal

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La copertura interna ondulata formata da una sequenza ripetitiva di onde di bambù sostenute da “ali” di acciaio; i condotti a vista dell’aria condizionata permettono di avere un sistema di ventilazione a bassa energia in tutto il terminal; particolare della copertura ondulata del terminal, con i lucernari all’apice di ogni curvatura. The undulating inside roof composed of a repetitive sequence of bamboo waves held up by steel “wings”; the exposed pipes for the air-conditioning provide a low-cost ventilation system serving the entire terminal; detail of the terminal’s undulating roof showing the skylights at the top of each curve. Nelle pagine precedenti, la facciata nordovest del terminal; uno dei saloni del terminal, in cui una dosata applicazione di colori si coniuga agli elementi di acciaio.

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AENA/Manuel Renal

Previons pages, the north-west façade of the terminal; one of the terminal lounges, whose carefully gauged colour scheme matches the steel features.

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AENA/Manuel Renal

Opposite page, south façade of the terminal. Above, the security check area. Below, luggage retrieval area.

Roland Halbe

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Nella pagina a fianco, la facciata sud del terminal. Sopra, l’area per i controlli di sicurezza. Sotto, l’area ritiro bagagli.

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corridoi di collegamento all’interno del Satellite. Below, outside view of the Satellite set on the other side of the Terminal’s two new 2km runways. It caters for all the non-

Shengen international flights and its approximately 300,000 square metres of surface area contain 26 gates.

Roland Halbe

Roland Halbe

Sotto, vista esterna del Satellite, collocato al di là delle due nuove piste a 2 Km dal Terminal. Ospita tutti i voli internazionali nonShengen e con circa 300.000 mq di superficie ha 26 gate. Sopra e nella pagina a fianco, gli ampi

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Lipsky & Rollet

La biblioteca del campus In Orléans-la-Source

Credits Project: Intégral Lipsky+Rollet Project Manager: Katja Rapold Structures and Plants: SFICA Economy: Bureau Michel Forgue Client: Ministére de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche Delegated: Rectorat d’OrléansTours et DDE du Loiret

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“B

uilding a library inevitably means coming to terms with the issue of knowledge: books, newspapers, digital files and pictures, all in one place, constitute a mass of information that needs to be stored together not dispersed”. The new University Science Library on the Orléans-la-Source campus is structured around the idea of space and designing a setting. This recent project by Lipsky and Rollet was awarded the 2005 Equerre d’Argent. The building is set in the park on the university campus, embodying its functional programme in an immediate and direct design idiom: reading space, conference and general culture hall, reference area and multi-purpose hall which can be adapted for film shows or exhibitions, a total of 350 seats covering an area of 3,328 square metres. Interaction with its luscious surroundings, and the presence of a manmade lake and tram station providing a link to the city centre, are the features dictating how the building axis is set out: a box-shaped structure with a rectangular base placed as naturally as possible alongside the tram line. No interfering with the setting, no ambition to distort reality through an emphasis on plastic-sculptural features, just an open-avowed desire to fit in with the calm and bright mood of an education and study place, where concentration is required. “Making the architecture vanish to focus on the specific work space of a library”, Lipsky and Rollet have designed a building which structures a new “hospitality” facility around simplicity. This is the key to the magnetic, polarising force of the library, a building that opens up fully to the general public, in which each function and space and all the various components defining the premises (ranging from the light, sound system and air-conditioning to all the ergonomic features) are designed and geared to scholars’ needs. A monumental colonnade marks the main entrance and indicates the path leading through to the clearing and tram station. A glass box, projecting out over the main structure, marks the entrance to the library and filters the transition from outside reality to a place where silence and concentration are to the ore. The building shell meets the need for transparent, light and comfortable interiors. Transparent walls covered with a twin skin made of green polycarbonate and wide apertures set out randomly to frame the landscape in various ways. The precision of the box-shaped form is mediated by the interplay of shutters on the south façade, adjustable mobile vertical elements made of metallic polycarbonate, featuring an undulating effect to enhance the way the overall dynamics are perceived. The inside of the building is constructed around various premises serving all the specific purposes of a library: reference, reading, and even relaxing in the meeting rooms. The transparent structure is set out around large cases serving the various activities. A large wooden box in the middle is used for storing books, while other structures, again made of wood, arrange the groundfloor and first-floor space around a central hall, where there are reading points naturally lit by light flowing through the facades and ceiling. Keeping faith with an approach focusing on exploiting alternative energy sources, the designers have resorted to natural ventilation systems. Fresh air flows through the apertures to the floors below, and warm air is conveyed up and out of apertures on the roof by convection. Part of the windows can be opened by hand to increases the circulation of air, in conformance with the regulations in force forbidding library-goers from entering this way, while the inside temperature in winter is controlled by an underfloor heating system.

Paul Raferty/View

“C

ostruire una biblioteca impone di confrontarsi con la questione della conoscenza: libri, giornali, immagini e archivi digitali riuniti in un unico luogo rappresentano una massa d’informazioni che reclama di essere compatta, anziché dispersa in più parti”. E’ sulla configurazione del concetto di spazio, sulla definizione di un milieu, che si struttura la nuova Biblioteca universitaria di Scienze nel Campus d’Orléans-la-Source, tra le ultime realizzazioni del duo Lipsky e Rollet, premiata con l’Equerre d’Argent 2005. L’edificio declina con un linguaggio immediato il programma funzionale: spazio di lettura, aula conferenze e di cultura generale, spazio di consultazione e una sala polivalente adattabile a proiezioni o esposizioni, un totale di 350 posti a sedere e una superficie di 3.328 metri quadrati. Il rapporto con un intorno paesaggistico particolarmente ricco, la presenza di un lago artificiale della stazione del tram, che collega al centro città, sono gli elementi che hanno guidato l’orientamento dell’edificio: un volume scatolare a pianta rettangolare calato in modo naturale nel parco. Nessuna interferenza con il contesto, nessuna ambizione di trasgredire la realtà con l’enfasi di espressioni plastiche e scultorie, ma una dichiarata sintonia alla dimensione calma e solare di un luogo di educazione, di studio, di approfondimento e quindi di concentrazione. “Fare scomparire l’architettura per esaltare lo spazio di lavoro specifico di una biblioteca”, Lipsky e Rollet hanno disegnato un edificio che fa della semplicità l’elemento strutturante di un nuovo luogo di “accoglienza”. E’ infatti questa capacità che qualifica l’attrattiva, la forza polarizzante della biblioteca, un edificio che si apre al pubblico in modo totalizzante, in cui ogni funzione, ogni spazio, e le diverse componenti di definizione degli ambienti, dalla luce, al confort acustico e climatico, fino agli aspetti ergonomici sono attentamente pensati e calibrati sulle esigenze dei studiosi. Un porticato di ordine monumentale segna l’entrata principale e indica il percorso che conduce al lago e alla stazione del tram. Un scatola vetrata, in aggetto rispetto al volume principale, individua l’ingresso alla biblioteca e filtra il passaggio dalla realtà esterna a un luogo che privilegia il silenzio e la concentrazione. L’involucro dell’edificio risponde alle esigenze di trasparenza, leggerezza, confort degli ambienti interni. Pareti trasparenti rivestite da una doppia pelle in policarbonato di colore verde e grandi aperture disposte in modo aleatorio per offrire diverse inquadrature del paesaggio. Il rigore della forma scatolare è mediato dal gioco dei brise-soleil sulla facciata sud, elementi verticali mobili a orientamento variabile in policarbonato metallizzato con un effetto ondulatorio che contribuiscono alla percezione della dinamica d’insieme. L’interno dell’edificio si articola in ambienti diversi che corrispondono a tutte le attitudini specifiche per una biblioteca: dalla consultazione alla lettura fino ai momenti di relazione accolti nelle sale riunioni. Il volume trasparente è così scandito dalla presenza di grandi scrigni dedicati alle diverse attività. Al centro, una grande scatola in legno è adibita allo stoccaggio dei libri, mentre altri volumi sempre in legno organizzano lo spazio a piano terreno e al primo piano attorno a una sala centrale. Questo ambiente, dove sono distribuite le postazioni di lettura è illuminato naturalmente dalla luce filtrata dalle facciate e dal soffitto. Fedeli a un approccio attento allo sfruttamento delle energie alternative, i progettisti hanno fatto ricorso a sistemi di ventilazione naturale. L’aria fresca penetra dalle aperture ai piani inferiori mentre per convenzione l’aria calda si porta verso l’alto ed evacua dalle aperture sul tetto. Parte delle finestre possono essere aperte manualmente per aumentare la circolazione dell’aria, pur nel rispetto delle normative vigenti che non ne consentono l’accesso ai lettori, mentre in inverno la temperatura interna è controllata da un sistema di riscaldamento a pavimento. Elena Cardani

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A sinistra, dal basso verso l’alto, piante del piano terreno e del primo piano e planimetria generale della Biblioteca universitaria di Scienze d’Orléans. A destra, dal basso verso l’alto, piante del secondo e terzo piano, sezioni trasversale e longitudinale. Nella pagina precedente, particolare dell’involucro esterno

in policarbonato tinto di verde che riveste in doppio strato la struttura dell’edificio in cemento armato. Il sistema di brise-soleil verticali a orientamento variabile protegge le facciate sud ed est. La tettoia che protegge l’area d’ingresso è anch’essa in policarbonato ondulato.

Left, from bottom up, plans of the ground floor, first floor and site plan of Orléans University Science Library. Right, from bottom up, plans of the second and third floors, cross section and longitudinal section. Previous page, detail of the green-coloured polycarbonate outside shell forming a double skin over the reinforced concrete

building structure. The adjustable vertical shutter system shelters the south and east facades. A canopy protects the entrance area, also made of undulating polycarbonate.

In alto, il portico di ingresso segnalato dall’orine delle colonne che sorreggono la tettoia in policarbonato. Sotto, particolare della facciata protetta dal sistema di brise-soleil orientabili e ritmata dal gioco

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aleatorio delle aperture che inquadrano il paesaggio. Nelle pagine successive, particolari del volume esterno e degli spazi di lettura illuminati naturalmente dalla luce che filtra dal

soffitto e dalle facciate. Lo spazio principale si articola attorno a un grande volume in legno, adibito allo stoccaggio dei libri, e a contenitori che accolgono gli spazi di lavoro di gruppo e una sala multimedia.

Top, the entrance gate featuring a series of columns holding up the polycarbonate canopy. Below, detail of the façade protected by an adjustable shutter system and set around a random layout of apertures framing the

landscape. Following pages, details of the outside structure and reading spaces naturally lit by light flowing through the ceiling and facades. The main space is structured around a large wooden structure, used for

storing books, and containers holding group work spaces and a multi-media room.

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A.A.P.V., EHW Architecture

A piedi nudi nel parco

EADS Complex in Saint Aubin Pagina a fianco, particolare della facciata del centro EADS (European Aeronautic Defence and Space Company). Ubicato a Saint Aubin, non lontano da Bordeaux, il nuovo complesso sorge in un luogo con preesistenze risalenti al XVII secolo. Opposite page, detail of the facade of the EADS (European Aeronautic Defence and Space Company). The new complex, in Saint Aubin, near Bordeaux, has been realized in a context of historical buildings dating back in the XVIIth century.

Credits Project: A.A.P.V Atelier d’Architecture Patrick Vever, EHW Architecture Elisabeth Hodbourg, Yves Wagner Collaborator: Jean-Claude Planchenault Consultants: Cabinet Racine, Betherem Ingénierie, Cabinet Schembri, Emmanuelle Crouzet Contractors: GTBA, DL Ocean, Smac Acieroid, Interpliage, Coveris, Geniclime, Ineo Ei, Legendre et Lureau, Moter, Brettes, Indaten, Stabalux, Kawneer, Kreon, iGuzzini, Forum, Hayworth, Steelcase, Devimco, Figueras Client: European Aeronautic Defence and Space Company

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L

a straripante vitalità dell’architettura digitale sta rapidamente condizionando l’immaginario architettonico contemporaneo ma anche declassando ciò che un tempo era semplicemente un’opzione progettuale orientata verso un understatement piuttosto diffuso. Ora che lo spartiacque fra edilizia e architettura non è più solamente soglia concettuale ma impenetrabile “muro del pianto”, chi non si adegua è destinato a un’assordante afonia? Forse l’architettura quando è frutto dell’apporto digitale potrebbe essere anche espressione di intenso clamore mediatico, probabilmente temporaneo. Fra qualche anno si potrà valutare il tutto con maggiore obiettività; ciò che oggi è cronaca non è detto si trasformi in storia. Tuttavia il dubbio rimane, soprattutto pensando che sono ormai pochi quelli che considerano il contesto valore ineludibile, che l’essenzialità delle forme architettoniche sia il percorso più adatto per prevenire casi di rigetto. La proposta di Patrick Vever e EHW Architecture appare davvero una sfida lanciata ai detrattori del purismo massimalista: insomma, piuttosto di piegarsi, i progettisti, sono disposti ad accettare lo schianto clamoroso. Un rischio davvero dietro l’angolo di una pagina patinata, visto che il territorio di confronto è sempre più quello mediatico e non solo delle riviste di settore ma anche dei magazine generalisti. Ciò vuol dire che l’architettura contemporanea è, nel bene e nel male, sotto gli occhi di tutti, quindi esposta alle critiche più radicali. Molto meno esposto agli occhi di tutti è invece l’intervento realizzato nel sito storico di Villepreux, a Saint Aubin, località non lontano da Bordeaux. Si tratta di circa quattordici ettari organizzati a parco con preesistenze risalenti a varie epoche, soprattutto riferibili al XVII secolo. I progettisti dovevano dunque decidere se operare per simbiosi oppure re-inventare un luogo contemporaneo senza creare turbative a un passato dalla forte identità storica. Si è scelta la strada del compromesso, del neutralismo come partito preso, ovvero della rinuncia a ricercare nella dialettica degli opposti nuovi percorsi di senso. Come a volte capita, il progetto non sempre è elaborato solamente dagli architetti ma anche dal committente che ha scelto “quegli” architetti come azione metaprogettuale. Non è detto che tale prassi sia sempre una scelta da non condividere ma quel che è certo è che in tali casi difficilmente si ottengono grandi risultati sul piano del linguaggio. Può quindi capitare di trovarsi di fronte a una sorta di architettura in costume. In questo caso un fuori epoca clamoroso poiché il nuovo insediamento è paludato in un abito “brutalista” anni Cinquanta, quando si esaltava il cemento al rustico. In questo caso modernizzato attraverso una tinteggiatura che vorrebbe unificare il cemento con l’ossidazione delle strutture in ferro presenti nell’opera. Se l’obiettivo era di trovare un accordo fra natura e artificio nulla da eccepire, ma l’architettura oltre essere un guscio protettivo dovrebbe anche esprimere lo spirito del tempo. La presenza del parco ha richiesto un involucro permeabile alla luce naturale e al suo intorno, composto da prati e rigogliose piantumazioni. Insomma, la mistica visione miesiana esercita ancora il fascino discreto della continuità fra esterno e interno attraverso barriere virtuali che proteggono senza isolare. Cuore del complesso è l’Agora, un volume allineato al percorso che porta verso un antico castello. L’interno è giocato sulla percezione di elementi contrastanti come l’opacità e la trasparenza, la verticalità e l’orizzontalità. Insomma, nulla di nuovo: un’occasione mancata per confrontarsi con la storia senza esserne fagocitati. Carlo Paganelli

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he bursting vitality of digital architecture is rapidly influencing the image of modern-day architecture, and it is also demoting what was once simply an approach to design tending towards rather widespread understatement. Now that the dividing line between building and architecture is no longer just a conceptual threshold but an impenetrable “wailing wall”, does this mean that anybody failing to fall in line is bound to generate nothing but deafening noise? Perhaps digitally influenced architecture might just be an expression of a great uproar in the media not destined to last. In a few years we will be able to analyse all this more objectively; what is currently news might not necessarily turn into history. But the doubt remains, particularly considering that, nowadays, not many people still believe that context is an indispensable feature and that simple architectural forms are the way to avoid rejection. The project designed by Patrick Vever and EHW Architecture seems to be really throwing down the gauntlet to all those detractors from maximalist purism: so, instead of just giving in, Elisabeth Hodbourg and Yves Wagner have taken up this great challenge. Danger lurking around the corners of glossy pages, bearing in mind that confrontation increasingly takes place in the media, not just in specialist journals but also popular magazines in general. This means that, for better or worse, modern-day architecture is there for all too see and hence exposed to even the most radical criticism. On the other hand, the project built on the historical site of Villepreux in Saint Aubin, not far from Bordeaux, is a lot less visible. Here the fourteen acre plot of land is set out like a park and contains old constructions dating back as early as the 17th century. This means the architects had to decided whether to work in symbiosis with what was there or re-invent a modern-day place without detracting from such a deeply entrenched historical identity. In the end they opted for compromise in the name of neutrality or, in other words, they decided not to look for new lines of action in the dialectical relations of opposites. As happens sometimes, the project was not just the work of the architects who designed the project, but also the client who chose “those” architects as a meta-design option. This may not always be an inadvisable approach, but there is no doubt that cases like this it is hard to obtain notable results from a stylistic viewpoint. We sometimes find ourselves confronted with period architecture, in this instance glaringly outdated since the new construction is dressed up in the kind of “brutalist” clothing that was so fashioning in the 1950s, when concrete was more in vogue than rustic materials. Here it has been given a more modern look by a colour scheme designed to make the concrete fit in with the rustycoloured iron structures in the building. If the idea was to somehow bring together nature and artifice then there is nothing to be objected, but architecture ought to be more than just a protective shell, actually expressing the spirit of the age. The presence of the park called for a shell permeable to natural light and the surroundings, which are mainly lawns and luscious trees and plants. In other words, Mies’s mystical vision still exerts a certain discrete charm in the form of seamless relations between the inside and outside through virtual barriers providing protection without isolating. The heart of the complex is the Agora, a structure lined up with the path leading to an old castle. The interior plays on how contrasting features are perceived, like opacity and transparency, verticality and horizontality. So nothing new really: a missed opportunity to face up to history without getting swallowed up by it.

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In senso orario, pianta dell’Agora, pianta de Les Pierres Precieuses, spazio destinato al ristorante, vista della facciata vetrata e planimetria generale. Clockwise, plan of the Agora, plan of Les Pierres Precieuses, the restaurant building, view of the glass façade, and site plan.

In questa pagina, planimetria generale e dettagli costruttivi.

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In this page, site plan and construction details.

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Grazie alla sua trasparenza, il complesso universitario si fonde col parco e ne utilizza gli alberi come sistema frangisole naturale.

Dettagli degli interni, risolti attraverso spazi improntati a grande trasparenza e linearitĂ .

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Through transparency, the university complex merges with the surrounding park, utilizing the trees as a natural sun-shading system.

Detail views of the interiors, characterized by linear and transparent spaces.

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Marcello Rebecchini

Essenzialità funzionale

Marcello Rebecchini

Faculty of Engineering, Messina

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a chiave di lettura del progetto della nuova Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Messina ideato da Marcello Rebecchini (con la collaborazione di Antonello Di Stefano) è individuabile nell’orditura planimetrica che determina la giacitura dei volumi: un impianto distributivo razionalista basato su un modulo sintattico interrotto da un sottomodulo binato al quale sono affidati compiti distributivi, strutturali, semantici. E’ a seguito di questa scelta ordinatrice, operata per rispettare con rigore le molteplici esigenze del programma edilizio, che il tema delle nuove dotazioni di spazi universitari trova la sua coerente soluzione architettonica. Una soluzione che risulta essere convincente sia dal punto di vista teorico-concettuale, sia come risposta ai reali vincoli derivanti dalle particolari condizioni orografiche ed espositive del sito. Ne consegue una costante ricerca di rapporti di autosimilarità tra le parti che produce macro moduli strutturalmente sottolineati da un ordine gigante, ciascuno composto da tre campate intervallate da una struttura binata. Tale tripartizione di elementi planimetrici è scandita dalla presenza di altrettante passerelle che – per usare una metafora musicale – vanno a ritmare gli intervalli temporali del pentagramma della scrittura architettonica. Pertanto, ogni tre moduli di spazi “serviti” da 12 metri (più due da 2,40 metri, ovvero ogni 40,80 metri), questa matrice logica genera un sotto modulo di spazi “serventi” da 9,60 metri contenente percorsi orizzontali, verticali e servizi igienici, ovvero una maglia che risulta essere perfettamente funzionale per rispondere alle esigenze sia del corpo didattico sia di quello dipartimentale. Ciò che in primo luogo emerge da questa realizzazione è una chiara e dichiarata scelta di ciò che è “dicibile” in architettura, tanto da far pensare che attraverso il suo componimento si voglia perseguire l’obiettivo di produrre un testo che non si presta ad alcun arbitrio né in fase ideativa né in quelle esecutiva e costruttiva. Con questo progetto Mercello Rebecchini, maestro nel regolare

con sapienza i registri di controllo delle grandezze e dei rapporti dimensionali intercorrenti tra gli elementi dell’architettura, insegna in modo magistrale che nei sistemi architettonici complessi, qual è un’Università o un Centro di Ricerca (temi a lui molto vicini), il tutto deve essere sempre commisurato all’essenzialità funzionale e strutturale del programma. Ciò sta a significare che la “venustas” in architettura dovrebbe poter assumere significato solo a seguito del perseguimento di un rigore compositivo espresso su altri piani, che non la ricercano direttamente ma che ne motivano la necessità e ne producono la presenza a seguito del perseguimento di altre irrinunciabili qualità del progetto. Qualità che, altrimenti, potrebbero non essere presenti rendendo, come spesso accade, tale assenza obliterata da chiassose e acrobatiche gestualità. Nel caso della nuova Facoltà di Ingegneria la “venustas” è presente. Non volendo apparire in modo eclatante essa risulta inserita in maniera velata e va quindi scoperta non nella cifra gestuale ma nei rapporti e nelle articolazioni tra il tutto e le sue parti. E sono questi rapporti, queste articolazioni che anche qui a Messina si rendono evidenti come il marchio di fabbrica di una koinè razional-minimalista nella quale si respirano soffi di venti maestrali, scuole romana e milanese, e ponentini, scuola lusitana e iberica. Senza parlare di sé con auto proclami, tale qualità evapora con naturalezza dai candidi bianchi volumi nei quali è stata indelebilmente incastonata insieme alla storia di una possibile “concinnitas” mediterranea. Una storia che parla delle coste bagnate da questo mare, nelle quali ogni inserimento architettonico non può che avvenire a seguito di un doloroso travaglio dovuto alla ricerca di un significato culturalmente vero che non costituisca profanazione e violenza per tali luoghi. Un significato da molti architetti troppo spesso ricercato invano in altre sponde di simile bellezza, qui sapientemente trovato, così da poter essere pienamente vissuto dagli studenti e dai professori della nuova fortunata Facoltà di Ingegneria. Ruggero Lenci

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he key to reading the project for the new Engineering Faculty at Messina University, designed by Marcello Rebecchini (in conjunction with Antonio Di Stefano), lies in the site plan dictating the structural layout: a rationalist plan based on a syntactic module interrupted by a binary sub-module serving distributional, structural and semantic purposes. This choice of layout, opted for to conform to all the requirements stipulated in the building programme, has allowed a coherent solution to be found to the issue of providing new university facilities. A convincing solution both from a theoretical-conceptual point of view and as a way of coping with the real constraints deriving from the site’s very peculiar orographiclocational conditions. This has resulted in a constant quest for self-similarity relations between parts, creating macro-modules structurally underlined by the gigantic overall order, each composed of three spans with a binary structure between them. This three-way division of the various elements of the building plan is marked by the presence of three walkways, which – drawing on a musical metaphor – rhyme together the time intervals of a pentagram of architectural narrative. This means each three modules of space are “served” by 12 metres in length (plus two measuring 2.40 metres in length, i.e. 40.80 metres overall), this logical matrix generates a sub-module of “server” spaces measuring 9.60 metres in length containing horizontal/vertical pathways and restrooms or, in other words, a perfectly functional layout designed to cater for both teaching and departmental needs. What first emerges from this design is a clear and openly avowed declaration of what can be “said” through architecture, so much so that you might think that its components are supposed to achieve the target of producing a text which leaves nothing to discretion, either during the design or the executive-construction phases.

This project by Mercello Rebecchini, a master in carefully gauging and controlling the size relations and magnitudes between the elements of architecture, is a majestic lesson in creating complex architectural systems like a university or research centre (issues he is very interested in), all carefully complying with the kind of functional-structural simplicity of their programme. This means that the “venustas” in architecture ought only to take on meaning when pursuing the compositionally rigour expressed on other levels, which do not seek it out deliberately but motivate its need and justify its presence after pursuing other indispensable design qualities. Qualities which otherwise might not be there, replaced, as is so often the case, by nothing but noisy acrobatic gestures. “Venustas” is present in the new Faculty of Engineering. Without striving to stand out, it slots in unobtrusively, so it needs to be discovered not in the design features but in the relations between the parts and whole. And here again in Messina these relations and articulations clearly emerge as a sort of trademark of a rational-minimalist approach in which the a RomanMilanese influence blows in from the north and a PortugueseSpanish influence from the west. Without blowing its own trumpet, all this naturally evaporates into candid white structures which also indelibly incorporate a certain Mediterranean “concinnitas”. A story of things bathed in Mediterranean waters, as anything architectural is only inserted after a laborious quest for some cultural vindication that does not in any way violate or desecrate the places involved. The kind of meaning so many architects search for in vein over on other shores of similar beauty has been found here with great skill and expertise, so that the students and professors at the new Faculty of Engineering can enjoy it to the full.

Credits Project: Marcello Rebecchini Collaborator: Antonello Di Stefano Project Management: Francesco Oteri Works Management: Giorgio Lodovici, Vincenzo Morziello Building Supervision: Andrea Valentini Construction Project: Ufficio Tecnico Concessionaria Structures: E. Carrarini, D. Carrarini Plants Project: S.V.A. S.r.L. Giuseppe Vergatini Main Contractor: Concessionaria A.T.I.: Bocoge S.p.A. Costruzioni Generali (Gruppo Impregilo) – Grassetto S.p.A. Metal Works: Gimet S.r.l. Exterior Cladding, Glasses Façade System, Shading, Frameworks: Bucca Antonino Wall Painting: Auditore Salvatore Lighting Systems: Busi Impianti S.p.A Flooring: Bocoge S.p.A. Costruzioni Generali, Seledil False Ceilings: Sadi Partition Walls: Progirt, Auditore Salvatore Doors: Elleggi, Ninz Lifts: Kone Ascensori Air Conditioning, Security Plants, Electrical Plants, Room Automation: Busi Impianti S.p.A, Soc. Coop Citie Security Plants: Roofing, Insulation Systems and Waterproofing: Bocoge S.p.A. Costruzioni Generali Client: Università degli Studi di Messina

Pianta a quota +75.60 e planimetria generale della nuova Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Messina realizzata in Contrada di Dio-Villaggio S. Agata. Nelle pagine seguenti, viste della strada interna che costeggia le due stecche principale. Plan at +75.60 and site plan of the new Engineering Faculty at Messina University built in Contrada di Dio-Villaggio S.Agata. Following pages, views of the inner road running along the two main blocks.

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Alberto Muciaccia

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Viste della Facoltà di Ingegneria. L’impianto planimetrico si articola in due macro-volumi lineari suddivisi in sottomoduli binati, organizzati lungo una strada centrale ritmata da tre campate principali che

contengono i passaggi da un’ala all’altra del complesso. L’impronta espressiva razionalminimalista si coniuga con una forte valenza mediterranea caratterizzata dal candore dei volumi e dal panorama aperto verso il mare.

Views of the Engineering Faculty. The site plan is constructed around two linear macro-structures divided into combined sub-units set along a central road with three main bays holding the passage

ways from one wing of the complex to the other. The rationalminimalist stylistic design also has a distinctly Mediterranean flavour through the candour of the structures and view across the sea.

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Vista di una delle terrazze panoramiche realizzate in copertura. Sotto, particolari dei volumi intonacati e dotati di ampie aperture ombreggiate da sistemi lamellari frangisole.

View of one of the observation decks built on the roof. Below, details of the plastered structures fitted with wide apertures sheltered by laminated shutters.

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Nella pagina a fianco, pianta del piano terra del volume decentrato rispetto al complesso universitario che accoglie le residenze per i docenti e, sotto, particolare del gazebo collocato al centro del giardino antistante le residenze. Sopra, vista della facciata semicircolare delle residenze e, a sinistra, particolare del lucernario che consente di far filtrare la luce naturale nei corridoi a tutta altezza.

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Opposite page, ground-floor plan of the structure decentred in relation to the university complex holding the staff residences and, below, detail of the gazebo set in the middle of the garden in front of the residences. Above, view of the semi-circular façade of the residences and, left, detail of the skylight letting natural light flow into the full-height corridors.

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rotagonista della ricerca che Vittorio Giorgini conduce da tempo – e comunque fin dall’inizio della sua lunga e articolata attività di architetto, studioso e docente – è lo spazio. Ma lo spazio nel quale egli disegna le sue figurazioni architettoniche o concettuali non è quello fisico della geometria o quello funzionale dell’architettura. È invece uno spazio storico, simbolico, antropologico: per un verso è il “luogo” aristotelico, ovvero ”il primo limite immobile che abbraccia un corpo”; per un altro è la pura spazialità, che per Heidegger è definita dall’esserci stesso del soggetto nel mondo. Il primo risultato di questa concezione è stato per Giorgini il superamento dello spazio euclideo. “L’uomo sopporta lo spazio euclideo solo in quella percentuale contenuta in natura”, scriveva nel 1968. L’idea di base era dunque quella di ripensare il concetto stesso di natura per liberarlo dalle scorie di una vicenda storica che l’aveva ingabbiato in un ambiente arido e statico, e riportarlo alla sua fecondità originaria, fatta di diversità e di pluralità delle soluzioni tecniche, formali, linguistiche. La visione di Giorgini è stata dunque fin dall’inizio liberatoria, utopistica, ma senza compiacimenti poetici. Al contrario, tendeva a basarsi su una razionalità alla quale indicava semplicemente nuovi orizzonti. I referenti immediati di quella visione già ampiamente anticipatrice furono subito dichiarati: Moore, Mendelsohn e, soprattutto, Kiesler. I nomi sono significativi, giacché in ciascuno dei personaggi evocati la sperimentazione formale, pur proiettandosi verso concezioni radicalmente innovative dei volumi e degli spazi, non cessava mai di richiamarsi a presupposti strutturali e tecnici saldamente fondati. Ad essi va naturalmente aggiunto quello di Buckminster Fuller, rimasto a lungo indiscusso maestro della ricerca sulle strutture materico-spaziali, segnate da una discontinuità e una porosità che doveva rispecchiare la configurazione stessa dell’universo e la “curvatura del mondo”. Ma è con Frederick Kiesler, in particolare, che la sotterranea e robusta tendenza al “biomorfismo” (che aveva come obiettivo lo studio dei processi morfogenetici) ha assunto caratteri anticipatori e definiti. Nella sua lungimiranza tecnologica e progettuale, il lavoro di Fuller non usciva infatti dalla logica funzionalista tipica del pensiero positivista che dominò il Novecento. Kiesler, invece, andava oltre. Egli non considerava la materia come componente inerte dell’architettura, ma ne esaltava il ciclo vitale, ponendolo alla base di una costruzione la cui crescita era scandita dalla dimensione temporale dell’essere. Queste ricerche trovarono subito in architetti sensibili e attenti come John Johansen e Vittorio Giorgini un’eco feconda. In quest’ultimo, però, essa ha fatto vibrare corde più profonde, giacché ha dato vita a una visione dell’architettura che si ramifica a tal punto nell’ambiente, nei modelli d’esistenza, nelle strutture sociali e culturali da mettere capo a una vera e proprio ideologia architettonica. Giorgini parte infatti da una concezione rigorosamente scientifica dell’attività progettuale, per la quale, come ha scritto in Spaziologia. La morfologia delle scienze naturali nella progettazione (l’Arca Edizioni, 1995), “la ‘scientifizzazione’ della progettazione non rattrappisce o rende sterile l’arte della quale è invece parte integrante, ma al contrario l’arricchisce notevolmente”, fino ad approdare al concetto di “spaziologia”, ovvero allo “studio della geometria come disciplina matematica e spina dorsale della statica, della tassonomia (sistemica) e della tecnologia”, fondato sull’analisi dei modelli naturali. La visione di Giorgini si inserisce nell’alveo di quel pensiero progettuale entrato, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso, in diretta tangenza con una riflessione filosofico-matematica che attraversa obliquamente i vari campi dottrinari del pensiero moderno. Come è noto, questa riflessione affonda le sue radici negli studi di D’Arcy Wentworth Thompson, il biologo e matematico scozzese che credette di individuare una logica matematica nella morfologia

Vittorio Giorgini delle specie viventi, al punto di affermare che “la natura esibisce semplicemente un riflesso delle forme contemplate dalla geometria”; e in qualche modo si rispecchia nelle ricerche condotte nell’ambito dello strutturalismo biologico, che pongono in relazione le forme spontanee – per esempio la spirale di una conchiglia – con sequenze d’ordine matematico. Giorgini ha ricondotto direttamente queste analisi sul territorio dell’architettura, e ha formulato un “paradigma” tipicamente thompsoniano, secondo il quale “la forma di ogni porzione di materia, sia essa viva o morta, e i cambiamenti di forma che appaiono nei suoi moti e nella sua crescita, possono sempre venir descritti come l’effetto dell’azione di una forza. In breve: la forma di un oggetto è un diagramma di forze”. Nel concetto di “forza” si capovolge dunque l’idea di un controllo progettuale della materia e dello spazio, e si fa invece della progettazione architettonica una sorta di ascolto delle forze vive che vi operano, in modo da assecondarle, seguirle nel loro sviluppo e realizzarle pienamente. Ma per giungere a questo risultato, egli avverte, è indispensabile rinunciare alle tecniche ormai tradizionali, fondate sulla “geometria classica”, per assumere come base d’ogni possibile calcolo le “tecniche della natura”, le uniche in grado di produrre con la massima economia sistemi complessi. La ricerca di Giorgini ha proseguito il suo percorso muovendosi sempre su due piani paralleli: quello concettuale dello spazio fisico-matematico e quello strutturale dello spazio architettonico. Ma per questa via essa ha finito con l’incrociare un’altra dimensione, quella estetica, che in qualche modo ha finito col riassumerli in un’unica figurazione. Sono nate così le “architetture d’alabastro”, artefatti che mirano a incarnare nella nobile materia le astratte immagini delle tensioni topologiche finora affidate unicamente a diafane immagini grafiche. Ciò che Giorgini insegue non è certo la realizzazione di un oggetto d’arte. Ciò nonostante, queste forme che la materia rapprende nello spazio, offrendole alla totalità della nostra percezione, si animano di un’ulteriore identità, s’impongono come presenze autonome, che rilanciano il loro senso profondo nel momento stesso in cui confermano le premesse sperimentali e teoriche che hanno dato loro vita. Si potrebbe dire addirittura che queste “sculture” si collocano sull’incerto punto di equilibrio tra una riflessione scientifica ormai codificata da una lunga consuetudine e l’apertura di nuovi scenari che essa – forse inavvertitamente – spalanca dinanzi a sé. Non per nulla reclamano un approccio “estetico” che va oltre l’esemplificazione didattica di una teoria. In effetti, ci ricordano che il concetto di spazio si estende ben oltre i territori della matematica, della geometria e dell’architettura, giacché in primo luogo ci mette tutti in gioco con l’intera nostra corporeità, che è natura essa stessa. Considerate dal punto di vista fenomenologico, queste architetture d’alabastro ci richiamano alla nostra sensorialità immediata, ma anche alla multiforme realtà della loro esperienza vissuta. Esse rinviano a una topologia brulicante di una pluralità di spazi, se è vero che il nostro corpo, come ha avvertito Michel Serres, non è calato in uno spazio unico, bensì nella difficile intersezione di una numerosa famiglia di spazi, nell’insieme delle connessioni e dei collegamenti da praticare tra queste varietà spaziali. Nelle “sculture” di Giorgini, la continuità dell’esperienza topologica viene assicurata dalla definizione di diagrammi statici in grado di assicurare all’artefatto la “struttura” organica e inorganica dell’oggetto naturale. Ma così facendo esse gettano luce su uno “spazio” sensoriale e antropologico destinato a entrare in diretto rapporto con il nostro corpo, ovvero con la vitalità della nostra natura, quasi a ricordarci che il progetto architettonico resta sempre un progetto di vita, giacché la sua organizzazione spaziale, comunque la si voglia intendere, non è che l’ambito fisico destinato ad accogliere la nostra storia. Maurizio Vitta

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pace is a protagonist of the experimentation Vittorio Giorgini’s has been working on for some time now – at least since the start of his long and far-reaching career as an architect, scholar and teacher. But his architectural or conceptual figurations are not designed in the physical space of geometry or functional space of architecture. The space is actually historical, symbolic and anthropological: on one hand, it is Aristotelian “place” or “the first immobile boundary embracing a body”; and on the other it is the pure spatiality which Heidegger claimed is defined by the very being of a subject in the world. For Giorgini the first result of this line of thinking is the moving beyond Euclidean space. “Man can only support Euclidean space to the extent it is contained in nature”, so he wrote in the catalogue to the Sonic Structures exhibition (hypotheses for a more natural habitat) held in Ferrara in 1968. The basic idea was to re-think the very concept of nature to free it from the shackles of a past that saw it entrapped in a dry and static setting, so that it might be restored to its original fecundity featuring a wide range of technical, stylistic and linguistic solutions. Giorgini’s vision was liberating from the very start, utopian without indulging in poetic excesses. On the contrary, it tended to be based on a rationalist approach pointing towards new horizons. The immediate referents of this very forward-looking vision were acknowledged right from the start: Moore, Mendelsohn and, above all, Kiesler. These names are important because each of the aforementioned figures worked on stylistic experimentation which, despite being projected towards radically innovative ideas of structures and spaces, never ceased to evoke deeply entrenched structural-technical assumptions. Another name which might be added to this list is, of course, Buckminster Fuller, for a long time the undisputed master of research into material-spatial structures, whose discontinuity and porosity were supposed to mirror the very configuration of the universe and “curvature of the world”. But it was with Frederick Kiesler, in particular, that the subterranean and powerful tendency towards “bio-morphism” (designed for studying morphogenetic processes) took on forward-looking and well-defined traits and features. The technological-design foresight of Fuller’s work did not actually break with the functionalist thinking typical of the kind of positivistic thinking that dominated the 20th century. Kiesler, on the other hand, went further. He did not just treat material as an inert component of architecture but actually exalted its lifecycle, placing it at the foundations of a construction whose growth was determined by the temporal side of being. His Endless House, a model for which was presented for the first time in 1960 at the “Visionary Architecture” exhibition at MOMA in New York, set the tone for a philosophy of design aimed at turning artefacts into organisms capable of living in tune with the pulsating beat of nature. These experiments were immediately echoed in the work of conscientious and attentive architects like John Johansen and Vittorio Giorgini. The latter actually made it vibrate with even deeper chords, creating a vision of architecture branching so far into the environment, lifestyles and socio-cultural structures that it actually developed into an authentic ideology of architecture. Giorgini worked on a strictly scientific idea of design, according to which, as he wrote in Spatiology. The morphology of the natural sciences in design (l’Arca Edizioni, 1995), “the ‘scientification’ of design does not numb or dry up the art of which it is an integral part, but on the contrary it notably enhances it” into the concept of “spatiology” or the “study of geometry as a mathematical subject and backbone of statics, (systemic) taxonomy and technology”, based on an analysis of natural models. Giorgini’s vision slots into that core of design thinking which, over the last few decades of the 20th century in particular, was at a direct

tangent to a line of philosophical-mathematical thinking running right across the various doctrinal realms of modern thought. As is well known, this line of thinking has its roots in the studies carried out by D’Arcy Wentworth Thompson, the Scottish biologist and mathematician who believed he had found a mathematical logic in the morphology of living species, so that he actually went as far as to claim that “nature simply shows a reflection of the forms contemplated by geometry”; and in some way it is mirrored in the experimentation carried out in the field of biological structuralism, which relates spontaneous forms – for example, the spiral of a shell – to sequences of mathematical order. Giorgini has directly related these analyses to the realms of architecture and formulated a typically Thompsonian “paradigm” according to which “the form of each portion of material, living or dead, and the changes in form appearing in its movements and growth may always be described as the effect of the action of a force. Briefly: the form of an object is a diagram of forces”. The idea of “force” upturns the idea of design control over matter and space, and it actually turns architectural design into a means of listening to the living forces inhabiting it, so as to help them along, trace their development and realise them to their full. But, he warns, to achieve this result traditional methods based on “classical geometry” must be abandoned in favour of “nature’s methods” as the basis for all computation, the only means of producing complex systems as economically as possible. Giorgini’s research has followed its course on two parallel planes: the conceptual plane of physical-mathematical space and the structural plane of architectural space. But in this way it has ended up crossing over into another dimension, that of aesthetics, which in some sense has ended up encapsulating them in one single figure. This has resulted in “alabaster architecture”, artefacts aimed at embodying in this noble material the abstract images of the kind of topological tensions until now exclusively entrusted to transparent graphic images. Giorgini is not attempting to create an art object. Nevertheless, these forms taken up by material set in space, offered up to our experience as a whole, are injected with greater identity, making themselves felt as independent presences, projecting their deepest meaning just as they confirm the experimental-theoretical premises from which they derive. It might even be said that these “sculptures” are balanced at the unstable point between scientific thought (now coded through the force of habit) and an openness to new scenarios which it casts open – perhaps inadvertently – before itself. Hardly surprisingly they call for an “aesthetic” approach which is more than just a didactical example of a theory. Indeed they remind us that the concept of space actually extends well beyond the realms of mathematics, geometry and architecture, since first and foremost it calls our entire corporeal nature into play or, in other words, nature itself. Seen from a phenomenological viewpoint, these works of alabaster architecture invoke our immediate sensorial nature, as well as the multilayered reality of their lived experience. They refer to a form of topology bursting with a multitude of spaces, if it is right, as Michel Serres has pointed out, that our body is not set in one single space but at the tricky intersection between a large set of spaces, a combination of connections and links to be made between this array of spaces. In Giorgini’s “sculptures” the seamless nature of topological experience is ensured by defining static diagrams capable of guaranteeing the artefact has the organic and inorganic “structure” of a natural object. But in this way they shed light on a sensorial and anthropological “space” designed to enter directly into relation with our body, viz. the vitality of our nature, as if to remind us that architectural design is always a life project, since its spatial layout (however it is seen) is merely a physical realm designed to accommodate our history.

Agora Dreams and Visions

Agora Dreams and Visions

Vittorio Giorgini

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Torre Civica di Scarlino (Grosseto) Credits Project: Vittorio Giorgini Project Team: Barbara Catalani, Marco Del Francia, Carla Gaglianone Structures: Massimo Ascoli Artist: Mauro Corbani Glasses Consultant: Sunglass Show Lighting Consultant: Spacecannon Renering: Verafinzione (Vittorio Fradelizio, Costanza Furiesi) Client: Comune di Scarlino (GR)

Negli anni Cinquanta la Torre Civica di Scarlino (GR) era stata demolita per motivi di carattere statico e negli anni si è dibattuto sulle ipotesi della sua riedificazione. Nel 2003, l’Amministrazione Comunale ha bandito un concorso per reperire idee progettuali con la primaria e forte esigenza di non creare un falso storico ma di realizzare una struttura nuova, originale e simbolica. Il concorso è stato vinto da Luigi Ravanelli; secondo il gruppo guidato da Giampaolo Romagnoli. La giuria ha però assegnato una menzione speciale al progetto presentato da Vittorio Giorgini per la sua originalità. The Scarlino Civic Tower (Grosseto) was knocked down in the 1950s for static reasons and subsequently there was plenty of talk about rebuilding it. In 2003 the City Council organised a competition to gather ideas with the primary and fundamental aim of not creating a historical fake but rather to construct a new, original and symbolic structure. The competition was won by Luigi Ravanelli; second place was awarded to the team headed by Giampaolo Romagnoli. The jury also gave a special mention to the project entered by Vittorio Giorgini for its originality.

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Si tratta di una sfera di vetro temperato appesa dal suo equatore al meccanismo di sollevamento, in modo che si mantenga sempre orizzontale durante la salita. Le dimensioni della sfera sono all’incirca di 3 metri di diametro con un involucro interno capace di contenere circa quattro persone alla volta. La pavimentazione interna è in materiale trasparente in modo che una volta giunti sulla piattaforma sia possibile ammirare l’installazione artistica qui sistemata. La piattaforma risulta costituita da un telaio in acciaio delle dimensioni di 3 metri di lato, ovvero circa le dimensioni planimetriche occupate dalla torre civica. La struttura inoltre è stata progettata per ospitare lungo i quattro lati del telaio dei corpi illuminanti in grado di ricreare attraverso lame di luce il volume esatto che occupava la vecchia torre civica. Per la realizzazione delle luci è stata contattata la Spacecannon, (sua la realizzazione dei fasci luminosi a Ground Zero per commemorare l’11/9). Sono previsti: 4 fari a sola luce bianca dotati di lampada agli ioduri metallici per evidenziare gli spigoli, e 12 fari con luce bianca + colori dotati di lampada agli ioduri metallici da 150 w per simulare le pareti.

This is a reinforced glass sphere hanging by its equator line from the lifting mechanism, so that it is kept horizontal at all times as it is raised. The sphere measures approximately 3 metres in diameter and its internal shell can hold about four people at a time. The inside flooring is made of a transparent material so that once on the platform the artistic installation on it can be admired. The platform is made of a steel frame measuring 3 metres along each side or, in other words, the base dimensions taken up by the civic tower. The structure is also designed to accommodate lighting appliances along its four sides to recreate through beams of light the precise space taken up by the old civic tower. Spacecannon (which designed the beams of light at Ground Zero to commemorate 11/9) was contacted for the lighting design. There will be: 4 white lamps with metal iodide bulbs to highlight the edges and 12 lamps projecting both white + coloured light fitted with 150 W metal iodide bulbs for simulating the walls.

Nella pagina a fianco, rendering della torre di luce. In alto, schizzi di Vittorio Giorgini. Sopra, schemi del funzionamento della sfera di vetroascensore. Sotto, rendering della sfera poggiata sulla piattaforma a stella e del fascio di luce, simboli che rimandano alla funzione storica di Scarlino (dal latino “scara”, fuoco di segnalazione) che grazie alla sua posizione dominante sulla collina di fronte al golfo e all'Elba e molto ben visibile da tutta la cerchia dei monti metalliferi ha sempre servito da stazione di segnalazione pirica per le popolazioni dell'entroterra circa i pericoli provenienti dal mare. Opposite page, rendering of the tower of light. Top, sketches by Vittorio Giorgini. Above, operating diagrams of the glass sphere-lift. Left, rendering of the sphere resting on the star-shaped platform and beam of light, symbols evoking Scarlino’s historical function (from the Latin “scara” meaning warning light), whose position up on a hill opposite the gulf and Elba clearly visible to the ring of metalliferous mountains has always allowed it to act as a sort of landmark warning people living inland of danger coming from the sea.

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Schema per un ponte sospeso Diagram for a suspension bridge Credits Project: Vittorio Giorgini Collaborator: Marco Del Francia Graphics and 3D: Vittorio Fradelizio

Viste del Ponte sullo Stretto di Messina proposto da Vittorio Giorgini come alternativa al progetto esistente. In basso, studi per la definizione degli elementi modulari e seriali della struttura. Views of the Bridge across Messina Strait designed by Vittorio Giorgini as an alternative to the old project. Bottom, studies for designing the modular, mass-produced parts of the structure.

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La soluzione di ponte pensata da Vittorio Giorgini rappresenta un riadattamento di uno schema già proposto nel 1999 (V. Giorgini, Osservazioni sul Ponte di Messina, in l’Arca 137) come alternativa al progetto approvato. La proposta si basa sul principio strutturale della tensostruttura. L’impalcato tradizionale diventa un sistema reticolare composto da elementi di tensione. Tale sistema è sospeso su una maglia di tre cavi disegnata in modo da equilibrare le forze laterali e da ridurre, fin quasi a eliminarle, quelle assiali lungo il tenso-trave (così impropriamente chiamato). I tre cavi sono agganciati a piloni a quattro o tre piedi; il sistema di tenso-elementi si presenta di forma triangolare, con una larghezza ridotta rispetto all’impalcato classico, il che permette di eliminare una o più sedi viarie per recuperarle superiormente con un sistema analogo di cavi. Così si separano completamente le sedi stradali dal sistema primario della struttura portante. La sede ferroviaria (non rappresentata in questo schema) potrà essere sostituita da un sistema su monorotaia. La differenza fondamentale con il ponte tradizionale sospeso è che l'impalcato tradizionale, in quel caso, è solo di sospensione, mentre qui la struttura tetraedrica di forma triangolare, oltre al sostegno, produce la stabilità che l'altra non ha. Il ponte, concepito con l’impiego di elementi modulari e seriali, permette di avere una struttura notevolmente più leggera e quindi più economica (grazie anche alla facilità di manutenzione che ne abbassa i costi), conferendogli una morfologia “trasparente”, viva e dinamica che si inserisce in maniera quasi naturale nell'ambiente.

The bridge designed by Vittorio Giorgini is a re-working of a scheme first proposed in 1999 and published by l’Arca (V. Giorgini, Osservazioni sul Ponte di Messina, in l’Arca 137). It allows the possibility of putting forward an alternative to the approved project. The project is based on the structural principle of the tensile structure. The traditional structure turns into a reticular system composed of tensile elements. This system is suspended from a web of three cables designed to balance out the lateral forces and reduce the axial forces (almost eliminating them) along the tensile girder (as it is so inappropriately named). The three cables are hooked onto piers with three or four feet; the system of tensile elements is triangular-shaped and not as wide as the conventional structure, which means either one or more roadways may be eliminated and then recovered at a higher level using a similar system of cables. This allows the roadways to be completely separated from the primary system of the bearing structure. The railway line (not represented in this scheme) may be replaced by a monorail system. The main difference from a conventional suspension bridge is that a conventional structure is merely a suspension system, whereas here the triangular-shaped tetrahedron structure also provides the kind of stability the other does not have (as well as support). The bridge, designed using modular and serial elements, is much lighter and hence more economical (thanks partly to the ease of maintenance which keeps down costs), giving it a more “transparent”, lively and dynamic morphology slotting almost naturally into the environment.

Sopra, piante del ponte. Sotto, vista prospettica del ponte concepito come un sistema reticolare composto da elementi in tensione. Above, bridge plans. Below, perspective view of the bridge designed like a reticular system of tensile elements.

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Architetture di alabastro Alabaster architecture

Dall’incontro tra Vittorio Giorgini e due poliedrici artisti volterrani, David Dainelli e Alessandro Marzetti, hanno recentemente preso forma delle inedite figure geometriche create da Giorgini stesso tra gli anni Sessanta e Settanta. Tracciate con china seppiata, le strutture morfologiche rimaste in questi decenni fissate bidimensionalmente su carta, si sono ora materializzate in pietra di alabastro rivelando, oltre che le abilità artigiane e artistiche dei loro autori, la forza espressiva e carica di concetti topologici ai quali Giorgini si dedica fin dagli anni Cinquanta.

Nel corso dello sviluppo e dell’approfondimento delle scoperte personali, gli interessi dell’architetto si sono indirizzati verso il campo della Topologia. La Topologia ci ha fornito come modelli geometrici l’anello di Moebius e la bottiglia di Klein. Moebius sembra un volume ma è una superficie. La bottiglia di Klein dovrebbe rappresentare il modello topologico del volume, ma non è in effetti un modello utilizzabile come tale. E non è topologico perché l’intersezione del tubo quando entra nella bottiglia forma un angolo di saldatura, perdendo la continuità. Giorgini approfondisce la ricerca, spingendosi a configurare due nuove figure spaziali a più curvature, la “Sfera Giorgini” e il “Toro Giorgini”, peculiari a dimostrare la continuità di superficie. Infatti, attraverso il percorso di un punto su entrambe le figure, si può passare dalla superficie interna a quella esterna e viceversa, senza mai doversene distaccare. Lo studio di tali figure topologiche e le trasformazioni continue che si possono operare su di esse (durante la realizzazione dei modelli in alabastro Giorgini riesce a “correggere” la bottiglia di Klein, conferendogli quella continuità che non aveva e inventando così una nuova e inedita figura), permettono di ottenere la continuità topologica anche in architettura, con interessanti conseguenze di efficienza statica.

While working on and developing his own personal discoveries, the architect’s interests have shifted to the field of Topology. Topology has given us the Moebius strip and Klein’s bottle as geometric models. The Moebius strip looks like a structure but is actually a surface. Klein’s bottle ought to represent the topological model of a volume but it cannot, in fact, be used for this purpose. And it is not topological because the tube’s intersection forms a welding angle as it enters the bottle, thereby losing continuity. Giorgini extends his research, experimenting with two new spatial figures with various curvatures, the “Giorgini Sphere” and “Giorgini Toroid”, peculiar features showing surface continuity. The pathway of a point across both figures moves from the inner to the outer surface and vice-versa, without ever leaving them. The study into these topological figures and the smooth transformations which may be operated on them (Giorigini manages to “correct” Klein’s bottle while creating the alabaster models, giving it the kind of continuity it did not have and thereby inventing a new and original figure) provides topological continuity even in architecture, with interesting consequences in terms of static efficiency.

Nella pagina a fianco, in alto, il Klein modificato e, in basso la Sfera Giorgini. Sopra, lo Scorpione. Sotto, il Toro Giorgini. Opposite page, top, the modified Klein’s bottle and, bottom, Giorgini’s Sphere. Above, the Scorpion. Below, Giorgini’s Toroid.

Vittorio Giorgini’s encounter with two multi-faceted artists like David Dainelli and Alessandro Marzetti has recently resulted in the creation of novel geometric forms created by Giorgini himself in the 1960s70s. Traced out using sepia-coloured Indian ink, the morphological structures, which have been left down on paper in twodimensional form for the last few decades have now been given concrete form in alabaster stone revealing not just the craftsmanship and artistry of their creators, but also the expressive force and charge of topological concepts that Giorgini has been working on since the 1950s.

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Antonio Tramontin

Antonio Tramontin

Forma e natura

Cuponeddi Viaduct in Sardinia

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e lagune di San Teodoro, in Sardegna, sulla Strada Statale numero 1317 D.C.N. Carlo Felice, in località Stazzareddu, sono la cornice naturale, di particolare bellezza, che caratterizza l’intorno dell’insediamento del ponte progettato da Antonio Tramontin. Docente Universitario all’Università di Cagliari, Tramontin è prima di tutto un uomo capace di trasformare la scienza delle costruzioni, il numero matematico, la logica dell’algoritmo, nel sapere della materia e porla a colloquiare con le forme più perverse e sofisticate della natura. Ciò che più stupisce nel disegno di questo ponte sono le molteplici congetture e le articolate riflessioni, fatte durante il suo concepimento. Appaiono nella loro complessità proprio quando si fa una riflessione sullo sviluppo delle nuove tecnologie progettuali ed edificatorie, che vanno dall’ingegneria alla genetica fino alla neurobiologia, per finire nell’intelligenza artificiale, capace di renVista del Viadotto Cuponeddi realizzato da Antonio Tramontin lungo la SS 131/DCN Carlo Felice in località Stazzareddu sulle Lagune di San Teodoro in Sardegna. View of the Cuponeddi Viaduct designed by Antonio Tramontin along Highway 131/DCN Carlo Felice in Stazzareddu along the Lagoons of San Teodoro in Sardinia.

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dere insostenibile la tradizionale scissione tra scienze della natura e scienze dello spirito. Questo non vuol affermare che si sia dissolta ogni differenza tra fenomeni naturali e culturali, né che gli uni e gli altri stiano per confluire in una scienza unica generale la cui genesi, almeno in tempi brevi, resta molto improbabile. Quel che è vero è che sta emergendo l’unità della differenza tra natura e spirito. La distinzione concettuale tra la materia manipolata dall’uomo e la natura, tra ambiente e il mondo costruito dall’uomo, tanto discussa da Martin Heidegger e da Jakob von Uexküll, nel 1930 e nel 1940, tende a dimostrare che ogni organismo è correlato geneticamente al mondo esterno; insomma, una sorta di nicchia ambientale in cui sono tarate le sue necessità. E’ così che il ponte appare, per contenere le sue origini genetiche, è così che la contemporaneità delle nuove forme delle archi-

tetture, quelle dei modelli essenziali come il ponte, il museo, la casa, hanno definita la loro fonte d’ispirazione progettuale per diventare parte della natura. Santiago Calatrava, Norman Foster, Renzo Piano, non esitano a servirsi delle nuove matematiche contenute nelle logiche del calcolatore per confrontarsi con ciò che la natura c’insegna e ci ha insegnato. Antonio Tramontin, non solo si allinea ma addirittura oltrepassa i limiti umani, quelli della burocrazia, del conservatorismo, dell’economia, quasi volendo imporre una lezione per permettere all’Italia di diventare più bella. Queste infrastrutture, tese all’avanguardia, sono di sprone alla creatività, quasi una lezione ai giovani per lottare nell’intento di un mondo migliore. Nell’osservare il disegno del ponte di San Teodoro ecco riaffacciarsi l’annosa dissertazione sulla creatività, sulla musa ispiratrice, sul perenne desiderio del progettista per cercare nella

materia l’opportunità di rendere gli eventi semplici e facilmente comprensibili. Sulla natura della creatività umana sono state elaborate le più diverse teorie. Abbiamo delle spiegazioni naturalistiche che vedono nella creatività intellettuale una manifestazione della creatività evolutiva della vita che, secondo Konrad Lorenz, è la spiegazione darwiniana dell’evoluzione biologica delle nuove idee. Chi ha studiato empiricamente la creatività sottolinea le differenze tra quella scientifica e quell’artistica. Ecco, ancora una volta, lo sforzo riflessivo e involutivo del disegno del ponte di Tramontin: la scientificità di un modello che si oppone alla spinta del vento e la soluzione artistica della forma per renderlo possibile. Non possibile solo all’equilibrio statico, ma possibile al suo esistere, immerso nella natura del luogo. Mario Antonio Arnaboldi

Credits Project: Antonio Tramontin Assistants: Marco Attori, Vanna Madama, Elisa Mocci, Maria Ludovica Tramontin, Michele Zara Structures: S.I.C. – Studio Associato Ing. Corona/Giovanni Corona Contractors: Lotto IV° S. TeodoroCuponeddi: IRA Costr. Gen. s.r.l., Nino Ferrari Impresa Costr. Gen. s.r.l., N. Ferrari (technical director), L. Ferdani (worksite manager), F. Cacace (worksite director); Lotto V° Cuponeddi-S. Simone: I.R.C.E.S. 95 Ingg. Pisa – Brescia, E. Biemmi (technical director), A. Broccia (worksite manager), I. Locci (worksite director) Client: A.N.A.S. – Compartimento della Sardegna, Gavino Coratza, Bruno Brunelletti

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Sezione longitudinale e viste del ponte le cui linee strutturali generano un confronto sobrio con l’ambiente determinando un segno di modernità. Longitudinal section and views of the bridge, whose structural lines generate sober interaction with the environment to create a sign of modernity.

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he lagoons of San Teodoro in Sardinia, along Highway 1317 near Stazzareddu, are a particularly picturesque natural setting that further embellish the bridge designed by Antonio Tramontin. A member of the teaching staff at Cagliari University, Tramontin is, first and foremost, a man capable of transforming the science of building, mathematical computation and algorithmic logic into a knowledge of materials, bringing this expertise into contact with nature’s most perverse and sophisticated forms. The most striking thing about this bridge design is all the conjecture and thought that went on beforehand. They emerge in all their complexity when analysing the latest developments in new design and building technology, ranging from engineering to genetics and neurobiology and even artificial intelligence, capable of bringing back together the sciences of nature and the sciences of the spirit. This does not mean there is no longer any difference between natural and cultural phenomena, or that they are all about to combine into one all-encompassing science, whose genesis is highly unlikely, at least in the short term.

What is true is that the unity of the difference between nature and spirit is coming to the fore. The conceptual distinction between the material manipulated by man and nature, between the environment and human builtscape, which Martin Heidegger in1930 and Jakob von Uexküll had so much to say about in 1940, tends to show that all organisms are genetically correlated to the outside world; so what we have is a sort of environmental niche catering for their needs. The bridge actually appears to contain its genetic origins, and the latest architectural forms, essential forms like the bridge, museum and house, reveal their source of design inspiration by fitting into nature. Santiago Calatrava, Norman Foster and Renzo Piano have no hesitation in drawing on the new mathematics provided by computer logic to confront what nature teaches and has taught us. Antonio Tramontin does not just conform to but actually moves beyond the human bounds set by bureaucracy, conservatism and economics, as if to show us how Italy could become more beautiful. These infrastructures, right at the cutting-edge, encourage cre-

ativity, as if to show young people how to struggle to improve the world. Studying the San Teodoro bridge design, we are once again faced with the tricky issue of creativity, inspiring muses and the designer’s never-ending desire to use material to create simple events that are easy to understand. The widest possible range of theories have been put forward regarding the nature of human creativity. We have naturalistic explanations which see intellectual creativity as a manifestation of life’s evolutionary creativity, which, according to Konrad Lorenz, is the Darwinian explanation of the biological evolution of new ideas. Those who have empirically studied creativity emphasise the differences between scientific and artistic creativity. So here we have, once again, the deep involutional thought that has gone into Tramontin’s bridge design: the scientific nature of a model which opposes the wind’s thrust and the artistry of a form that makes it possible. Not just possible in terms of static equilibrium, but possible in terms of its existence immersed in surrounding nature. Mario Antonio Arnaboldi

Il Viadotto Cuponeddi ha sedi separate; inizia con un interasse massimo tra gli impalcati di 27 m, in corrispondenza delle spalle, e prosegue le due carreggiate di salita e discesa. La lunghezza della carreggiata di salita è di 635 m ed è costituita da otto campate centrali da 70 m, più le due laterali che hanno rispettivamente luce di 40 m lato Nuoro, e 35 m lato Olbia. L’estesa della carreggiata in discesa è di 623 m formata dalle otto campate centrali; le due luci poste alle estremità del viadotto sono di 28 m lato Nuoro, e 35 m lato Olbia.

L’impalcato, oltre alle due corsie di marcia, è provvisto di una corsia di sosta, larga 3,50 m, separata e protetta da un cordolo rialzato, corredato da un marciapiede, nella zona di mezzeria delle campate, di larghezza di 3 m per consentire la sosta degli osservatori. Cuponeddi Viaduct has separate roadways; it begins with a maximum interval of 27 m between the structures at the rear and continues with two lanes, one uphill and the other downhill. The uphill lane stretches from 635 m and is composed of eight

central bays spanning 70 m, plus the two side bays spanning 40 m on the Nuoro side and 35 m on the Olbia side. The downhill lane is 623 m long and composed of eight central bays; the two spans at the ends of the viaduct measure 28 m on the Nuoro side and 35 m on the Olbia side. In addition to the two lanes running in opposite directions, the structure also includes pullover lane, which is 3.50 m wide, separate and protected by a raised curb with its own 3 metre-wide pavement, situated in the middle of the bays, where observers can stand.

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Sezioni trasversali, particolari costruttivi e pianta del tracciato del ponte. Nella pagina a fianco, fasi della costruzione. Cross sections, construction details and plan of the bridge layout. Opposite page, stages in its construction.

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Emilio Ambasz

Sotto l’erba

Emilio Ambasz

In Mestre Credits Project: Emilio Ambasz Architect of Record (Associate Architect): Altieri S.p.A. Model: Bradley Whitermore Illustrator: Peter Norris Client: Fondazione Banca dell’Occhio, A.Altieri Funding: USL Regione Veneto

“T

rasportando la natura nell’astrazione, e dandole voce nel suo metodo di creazione architettonica, Emilio Ambasz, con la sua brillante intuizione, sembra aver intrapreso un viaggio – e noi con lui – verso un regno dell’architettura prima sconosciuto all’esperienza umana. Per sottolineare questo connubio vorrei chiamarla architettura ambientale”, scriveva Tadao Ando nel 1993. Un’impressione che continua a essere efficace descrizione anche della più recente produzione del grande architetto di origine argentina, ma newyorchese d’adozione. In particolare in Italia, sono attualmente in costruzione a Mestre – Venezia l’Ospedale e la Banca dell’Occhio: animati da un concetto di architettura intesa come risposta creativa ai bisogni della società contemporanea, i due progetti sono attivo strumento di riqualificazione urbana e territoriale dalla valenza di risarcimento ambientale. L’Ospedale di Mestre è noto come una delle prime operazioni italiane di project financing pubblico-privato dal valore di 258 milioni di euro. I lavori sono iniziati il 20 febbraio 2004 e la sua realizzazione è prevista per il settembre del 2007, in modo da rendere operativa la nuova struttura all’inizio del 2008. In un’area di circa 260.000 metri quadrati, si sta sviluppando un’“oasi naturalistica” composta da quattro elementi dalla forma archetipica inseriti liberamente in un paesaggio informale, un vasto parco che ospita due laghi artificiali ameboidi utili per la sistemazione idraulica del terreno e come riserve d’acqua per le emergenze. Le costruzioni sono pensate a piani sfalsati ricoperti di piante, ricordando la già sperimentata idea di “giardino verticale” che offre la possibilità di costruire senza sottrarre spazi verdi persino nelle città più popolate. Il fulcro è l’ospedale vero e proprio, una sorta di ziggurat tecnologico dalla superficie totale di oltre 84.000 metri quadrati, all’avanguardia secondo le nuove teorie di sostenibilità ambientale. Lo caratterizzano due elementi principali: una piastra ricoperta da un terreno erboso che stabilisce la connessione tra il parco e l’ospedale e nasconde gran parte della volumetria interrata; l’edificio di degenza – 23.000 metri quadrati, per un totale di 680 posti letto – che sorge dalla terra e si libra verso il cielo come una ripida scalinata di sette piani con aiuole pensili. Una vetrata inclinata, sostenuta da una struttura d’acciaio, connette le due parti del fabbricato, creando una suggestiva osmosi tra spazi interni ed esterni, e

al contempo si impone come filtro del rumore generato dalla vicina stazione ferroviaria. Dalla vetrata si scorge un ampio spazio dedicato alla deambulazione dei pazienti e dei visitatori con una serra che, oltre a esercitare positivi effetti psicologici sull’umore dei pazienti, consente la più naturale forma di climatizzazione dell’edificio. La piastra, composta da due livelli fuori terra, dalla superficie complessiva di 20.000 metri quadrati, accoglie i visitatori ed è sede dei laboratori di diagnosi e cura. Nei piani interrati, oltre ai parcheggi ci saranno aree tecnologiche e locali per il personale. Un “ospedale verde”, come lo definisce Ambasz, in cui tutte le finestre avranno uno sguardo sulla vegetazione circostante – giardini d’inverno o balconate con piante – agevolando, attraverso il contatto con la natura, la guarigione dei degenti. “Una macchina per guarire, non una caserma del dolore”, secondo le parole dell’architetto. Uno spazio estremamente flessibile pensato per ospitare il minor tempo possibile i malati, secondo le più innovative teorie mediche, in grado, all’occorrenza, di diminuire la capienza e aumentare i servizi. In una zona limitrofa sorgerà, invece, la sede della Banca dell’Occhio, il primo centro in Europa destinato alla raccolta e la distribuzione dei tessuti corneali per i trapianti, e unico al mondo per la coltura delle cellule staminali corneali. Traendo spunto dalla straordinaria missione dell’edificio, Ambasz crea uno spazio-metafora dell’occhio che prende vita dalla fioritura e dalla rigogliosa vegetazione che riveste la costruzione. Il complesso – 5.000 metri quadrati di superficie totale – ha la forma di un triangolo in cui due lati sono delineati da muri di contenimento alti 12 metri e rivestiti in lastre di rame pre-patinato e il terzo dall’affaccio a terrazze dei tre piani sopra terra che si concludono con un cortile circolare alberato, dando vita a un anfiteatro all’aperto. Gli uffici dell’amministrazione, le sale dedicate alla chirurgia e alla ricerca sono allocate nei piani rialzati, mentre gli spazi dedicati alla formazione, tra cui un auditorium per 450 persone, trovano posto nei piani sotterranei. Tutti gli spazi sono illuminati direttamente dai raggi solari, grazie a grandi pareti vetrate, e le piante garantiscono l’attivazione di un naturale equilibrio termico all’interno dell’edificio. Emilia Giorgi

“B

y taking nature off into abstraction and letting its voice be heard in his process of architectural creation, Emilio Ambasz with his stunning intuition seems to have set off on a journey – and us with him – towards a realm of architecture previously alien to human experience. To underline this combination I would like to call it environmental architecture”, so Tadao Ando wrote in 1993. An impression which is still an effective description even of more recent works by this great architect of Argentinean origin based in New York. Specifically in Italy, the Eye Bank and Hospital are currently under construction in Mestre – Venice: underscored by an idea of architecture taken as a creative solution to the needs of modernday society, the two projects are an active means of urban-territorial redevelopment in the name of the environment. Mestre Hospital is well-known as one of the first instances of public-private project financing in Italy at an estimated cost of 258 million Euros. Work began on 20th February 2004 and is planned to be completed by September 2007, so that the new facility can come into operation at the beginning of 2008. A “naturalistic oasis” is being developed in an area of approximately 260,000 square metres, featuring 4 archetypal forms set freely in a casual setting, a huge park holding two amoeboid manmade lakes useful for irrigating the land and storing water for emergency purposes. The buildings are constructed around staggered levels landscaped with plants, reminiscent of the idea of a “vertical garden” already experimented on, providing the chance to build without subtracting green spaces even in the most densely populated cities. The lynch pin is the hospital proper, a sort of technological ziggurat covering a total area of over 84,000 square metres, at the cutting-edge of the latest theories of environmental sustainability. It has two main features: a platform covered by wooded terrain connecting the park to the hospital and concealing most of the underground structures; the main hospital – 23,0000 square metres for a total of 680 beds – which rise up from the ground and into the air like a steep seven-storey climb embellished with hanging flowers. A sloping glass window, held up by a steel structure, connects

the two parts of the building together to create a striking osmosis between interior and exterior spaces and, at the same time, imposing itself as a filter for noise coming from the nearby railway station. The glass window affords a glimpse across a spacious area where patients and visitors can walk around, with a glasshouse, which, as well as having positive psychological effects on the mood of patients, also provides the naturalist possible kind of air-conditioning. The platform, composed of two floors above ground level and covering an overall area of 20 thousand square metres, accommodates visitors and houses the diagnosis and treatment laboratories. The underground levels hold the car parks and also the utilities and staff facilities. A “green hospital”, as Ambasz describes it, in which all the windows will look onto the surrounding greenery – winter gardens or balconies covered with plants – helping patients recover thanks to the contact with nature. “A machine for healing, not a barracks of pain”, as the architect himself puts it. An extremely flexible space designed for accommodating patients for as short a stay as possible, in accordance with the latest medical theories, capable if necessary of reducing its capacity and increasing its facilities. The headquarters of the Eye Bank will be situated close by and be the first European centre for collecting and distributing cornea tissues for transplants, and the only of its kind in the entire world for cultivating staminal cells from cornea. Inspired by the building’s extraordinary mission, Ambasz has created a spacemetaphor for the eye drawing life from the flowers and lush vegetation covering the building. The complex – covering a total area of 5,000 square metres – is shaped like a triangle with two of its sides bordered by 12-metre-high containing walls clad with pre-coated copper sheets and the third front side fitted with balconies for three stories above ground terminating in a tree-lined circular courtyard, giving rise to an outdoor amphitheatre. The administration offices, surgery and research rooms are located on the mezzanine levels, while the training facilities, including a 450-seat auditorium, are in the underground levels. All the spaces are lit directly by sunlight, thanks to large glass walls, and the plants generate a natural heat balance inside the building.

Modello del complesso del nuovo Ospedale di Mestre e della Banca dell’Occhio, una delle prime operazioni italiane di project financing pubblicoprivato dal valore di 258 milioni di euro. I lavori sono iniziati il 20 febbraio 2004 e la sua realizzazione è prevista per il settembre del 2007, in modo da rendere operativa la nuova struttura all’inizio del 2008.

Planimetria generale dell’intervento che si sviluppa su un’area complessiva di 260.000 mq: una sorta di “oasi naturalistica” composta da quattro elementi dalla forma archetipica inseriti liberamente in un paesaggio informale, un vasto parco che ospita due laghi artificiali ameboidi utili per la sistemazione idraulica del terreno e come riserve d’acqua per le emergenze.

Model of the new hospital complex in Mestre and Eye Bank, one of the first Italian public-private project financing enterprises worth 258 million Euros. Work began on 20th February 2004 and is planned to be completed by September 2007, so that the new facility can be brought into operation in early 2008.

Site plan of the project covering an overall area of 260,000 square metres: a sort of “naturalistic oasis” composed of four archetypical forms set freely in a casual setting, a huge park holding two amoebashaped manmade lakes helping settle the land hydraulically and providing an emergency water supply.

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Emilio Ambasz

Planimetria generale e rendering prospettici della Banca dell’Occhio, il primo centro in Europa destinato alla raccolta e la distribuzione dei tessuti corneali per i trapianti, e unico al mondo per la coltura delle cellule staminali corneali. Site plan and perspective renderings of the Eye Bank, the first of its kind in Europe designed for collecting and distributing cornea tissue for transplants and the world’s first centre for growing staminal cells for cornea.

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Emilio Ambasz

Sezione trasversale e rendering del progetto. Il complesso – 5.000 metri quadrati di superficie totale – ha la forma di un triangolo in cui due lati sono delineati da muri di contenimento alti 12 metri e rivestiti in lastre di rame prepatinato e il terzo dall’affaccio a terrazze dei tre piani sopra terra che si concludono con un cortile circolare alberato, dando vita a un anfiteatro all’aperto. Cross section and rendering of the project. The centre – covering a total area of 5,000 square metres – is triangular-shaped with two sides bordered by 12-metre-high containing walls clad with sheets of preglazed copper and the third side bordered by the three-storey terraced front culminating in a circular tree-lined courtyard creating an outdoor amphitheatre.

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Sezione trasversale dell’Ospedale di Mestre. Sotto, prospetto. In basso rendering dell’edificio, una sorta di ziggurat tecnologico dalla superficie totale di oltre 84.000 mq,

all’avanguardia secondo le nuove teorie di sostenibilità ambientale. Lo caratterizzano due elementi principali: una piastra ricoperta da un terreno erboso che stabilisce la connessione tra il

parco e l’ospedale e nasconde gran parte della volumetria interrata; l’edificio di degenza – 23.000 mq, per un totale di 680 posti letto – che sorge dalla terra e si libra verso il cielo come una ripida scalinata di

sette piani con aiuole pensili. Cross section of Mestre Hospital. Below, elevation. Bottom, rendering of the building, a sort of technological ziggurat covering a total

surface of over 84,000 square metres, at the cutting-edge of the latest theories of ecosustainability. Its two most distinctive features are a grasscovered platform connecting the park and hospital and

concealing most of the underground structure and the inpatients building (23,000 square metres for a total of 680 beds), which rises up from the ground into the air like a steep seven-storey stairway

embellished with hanging flower beds.

Planimetria e, sotto, rendering degli spazi comuni interni. Una vetrata inclinata, sostenuta da una struttura d’acciaio, connette le due parti del fabbricato, creando una suggestiva osmosi tra spazi interni ed esterni, e al contempo si impone come filtro del rumore generato dalla vicina stazione ferroviaria. Dalla vetrata si scorge un ampio spazio dedicato alla deambulazione dei pazienti e dei visitatori con una serra che, oltre a esercitare positivi effetti psicologici sull’umore dei pazienti, consente la più naturale forma di climatizzazione dell’edificio. Site plan and, below, rendering of the communal spaces inside. A sloping glass window, held up by a steel structure, connects the two parts of the building, creating a striking osmosis between the interiors and exteriors and, at the same time, acting as a filter for noise coming from the nearby railway station. The window reveals a spacious area where patients and visors can walk around, featuring a greenhouse which, as well as having positive psychological effects on the patients’ mood, also provides the building with the most natural form of airconditioning.

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Il tunnel, il ponte, la storia

ANAS Competition: The Winners

L

a crescente domanda di mobilità creatasi in Italia nell’arco degli ultimi vent’anni ha portato con prepotenza all’attenzione di tutti il problema dello sviluppo infrastrutturale del Paese, che soffre oggi di una grave carenza testimoniata dal sempre più elevato congestionamento delle principali arterie di traffico. La realizzazione di interventi infrastrutturali di grande respiro si pone oggi quale necessità improrogabile e costituisce uno spunto di riflessione imperdibile sulla realtà del territorio contemporaneo e sui suoi mutamenti, riaprendo un campo trascurato sia dall’architettura, principalmente rivolta agli edifici, che dalla pianificazione territoriale, impegnata ad affrontare problemi di tipo planimetrico: si tratta della profonda trasformazione della realtà fisica dei luoghi. La creazione di nuove infrastrutture costituisce infatti, a dispetto dell’atteggiamento difensivo con cui vengono generalmente accolte dall’opinione comune, un’irripetibile occasione per tornare innanzitutto a indagare, e dunque a progettare, quella realtà complessa e troppo spesso dimenticata che in letteratura prende il nome di “paesaggio”. A oggi, infatti, il paesaggio delle nostre strade e autostrade interroga il progetto infrastrutturale riguardo ai destini che lo attendono. Gli spazi che l’infrastruttura crea attorno a sé tendono a essere in qualche modo occupati: talora da materiali di scarto con esiti degradanti, altre volte da insediamenti commerciali parassiti, nei casi più felici da colonizzazioni spontanee portatrici di disparate attività, e così il paesaggio contemporaneo delle nostre strade e autostrade non è più determinato da un progetto consapevole ma è piuttosto formato da elementi concepiti singolarmente, che conservano con l’infrastruttura un legame determinato solamente secondo una logica di accesso e visibilità, intervallati da vere e proprie zone grigie, paesaggi desolati, “di nessuno”, “middle landscape” come direbbe Peter Rowe. Il progetto assente lascia posto a colonizzazioni spontanee del territorio, lo spazio creato dall’infrastruttura si offre alla conquista di “pionieri” che ben sopportano la precarietà della situazione. La presenza di forme spontanee di insediamento rileva la vocazione degli spazi adiacenti l’infrastruttura ad accogliere attività. Lo scorrere del tempo rileva come una cartina tornasole la vocazione degli spazi generati dall’infrastruttura ad accogliere programmi: l’infrastruttura porta con sé lo spazio per infiniti progetti possibili. Accanto alla desolazione emerge quindi la potenzialità del progetto. Già nel 1939 Le Corbusier scriveva in Sur les 4 routes: “Una strada non è un’entità chilometrica: è un avvenimento plastico in seno alla natura. Geometria e natura sono state spesso il supporto di cose emozionanti... La strada può essere arricchita, coccolata da

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felici interventi: il suo tracciato, la sistemazione dei suoi bordi reclamano riflessioni e amore come tutte le opere dello spirito”. La strada, infatti, non si limita a scoprire il paesaggio contrapponendo la linea netta delle proprie strutture alle ondulazioni dei rilievi. Certo come dice Picon, “l’infrastruttura si adagia nel cuore del paesaggio come una gigantesca costruzione di giardino pittoresco, che contrasta con la cornice naturale circostante nel momento stesso in cui entra in risonanza con essa”, ma è essa stessa che inventa un nuovo paesaggio, attraverso la tensione che introduce tra un qui e un altrove, tra il visibile e l’invisibile, tra il presente e il futuro. L’infrastruttura è contemporaneamente una realtà e una promessa, realtà di vie e di opere, promessa di regioni lontane di cui si intuisce l’esistenza immediatamente al di là dell’orizzonte. Tra il qui e l’altrove sorgono possibilità pressoché infinite di racconto. Il quadro così definito si presta particolarmente bene all’esercizio dell’invenzione, come hanno ben compreso registi e fotografi. È questo potenziale di narrazione a fare di ciò che resta paesaggio, e a rendere l’infrastruttura materia del progetto. E proprio da questa consapevolezza ha preso il via, con grande lungimiranza, il concorso internazionale di architettura “Il Tunnel, Il Ponte, La Storia” indetto dall’Anas in occasione del suo 75° anniversario recentemente concluso con la premiazione di tre progetti emozionanti e consapevoli. A vincere sono stati rispettivamente: Francis Soler VP & GREEN Ingenierie con Nicholas Green, Michel Desvigne Architectures, Elies Garnaoui, Jérôme Lauth, Cedric Renaud, Hélène Baudet, Stéphane Levraud, Georges Berneper per i due ponti a Firenze sul fiume Arno; PROGER spa Alessandro Anselmi-scape spa con Umberto Sgambati, Dario Di Girolamo, Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama, Marta Nardone, Virginia Palacio Diez. Marco De Angelis per le aree d’ingresso e uscita del nuovo Tunnel Autostradale di Mestre; Archea di Marco Casamonti con Laura Andreini, Giovanni Polazzi, Silvia Fabi, Gianna Parisse, Studio Franchi, Lunardini partners, Gianfranco Franchi, Giuseppe Lunardini, Sistemi Industriali srl, Enzo Giusti, Pietro Carlo Pellegrini, Giuliano Sauli, Gianni Sani Progetto, media srl, Silvana Sermisoni per la rinaturalizzazione paesaggistica di un tratto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Progetti detonatori di situazioni che sottraggono il paesaggio al prolificare di forme d’uso indiscriminate, che esigono un atteggiamento attivo da parte dei suoi fruitori, innescando reazioni senza la necessità di imporsi in modo invadente con soluzioni o materiali pesanti e immutabili, piuttosto capaci di conquistare il proprio territorio tramite dispositivi anche minimi in termini di presenza fisica, la cui forza non consiste solo nella propria imponenza ma nello scatenare interazioni tra luoghi e programmi. Stephan Jung

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T

he growing demand for mobility that has come about in Italy over the last twenty years has brought the question of developing the nation’s infrastructures to the very forefront of attention. The country’s considerable shortcomings in this respect are underlined by increasing congestion on its busiest main roads. Building extensive infrastructures is now a vital need calling for careful thought about the state of the modern-day ter-ritory and the changes it is undergoing, simultaneously opening up a field of inquiry that both architecture (which fo-cuses on buildings) and territorial planning (busy working on planimetric-type issues) have overlooked: places now need to be physically transformed. Despite people’s negative attitude in general towards the creation of new infrastructures, they actually provide a unique opportunity to once again investigate (and hence plan/design) that complex and too often forgotten reality which is re-ferred to in books as the “landscape”. Until now our roads and motorways have placed their fate in the hands of infrastructural design. The spaces an infra-structure creates around it tend, in some sense, to be occupied: sometimes by waste material (with dilapidating effects) or by parasitic commercial enterprises, and in the best of cases by spontaneously emerging receptacles for a wide range of activities, and so the modern-day landscape of our roads and motorways is no longer the product of conscientious planning but, rather, just a combination of separately designed features, whose relations to the infrastructure are based solely along the lines of access and visibility, with authentic “grey” areas between them, “no man’s land” or “middle landscape” as Peter Rowe would call it. Instead of careful planning, colonies spontaneously pop up across the land, the space created by the infrastructure is on offer to “pioneers” capable of dealing with the precarious nature of the situation. The presence of spontaneously forming settlements shows the vocation for accommodating activities of spaces along-side the infrastructure. Passing time provides a sort of litmus test for the vocation of spaces generated by the infrastruc-ture for encompassing programmes: the infrastructure carries with it the space for endless possible projects. The pro-ject’s potential emerges alongside the desolation. Back in 1939 Le Corbusier wrote in Sur les 4 routes: “A road is not an entity measured in kilometres: it is a sculptural feature set in nature. Geometry and nature have often supported exciting things... The road can be enhanced, cuddled by successful projects: its layout and the position of its edges call for thought and love like all works of spirit”.

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A road does not just discover the landscape, contrasting the straightness of its own structures with the undulations in the land. As Picon rightly put it, “an infrastructure settles in the heart of the landscape like a huge construction of a picturesque garden, contrasting with the natural surrounding setting just as it resonates with it”, but it is the infrastructure that actually invents a new landscape through the tension it introduces between a certain “here” and “elsewhere”, between the visible and invisible, present and future. The infrastructure is simultaneously something real and a promise: real roads and works and the promise of distant regions whose presence can be sensed just over the horizon. Between the here and elsewhere there is an almost endless array of possible scenarios. This kind of framework lends itself nicely to the exercise of invention, as directors and photographers have realised. It is this potential for narrative that transforms what is left into landscape and makes the infrastructure the real substance of the project. And the international architecture competition – The Tunnel, Bridge and History – organised by Anas to celebrate its 75th anniversary, which recently ended by rewarding three exciting and conscientious projects, was based on a very forward-looking awareness of these issues. The winners were: Francis Soler VP & GREEN Ingenierie with Nicholas Green, Michel Desvigne Architectures, Elies Garnaoui, Jérôme Lauth, Cedric Renaud, Hélène Baudet, Stéphane Levraud, Georges Berneper for the two bridges over the River Arno in Florence; PROGER spa Alessandro Anselmi-scape spa with Umberto Sgambati, Dario Di Girolamo, Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama, Marta Nardone, Virginia Palacio Diez. Marco De Angelis for the entrance and exit areas to the new Mestre Motorway Tunnel; Archea di Marco Casamonti con Laura Andreini, Giovanni Polazzi, Silvia Fabi, Gianna Parisse, Studio Franchi, Lunardini partners, Gianfranco Franchi, Giuseppe Lunardini, Sistemi Industriali srl, Enzo Giusti, Pietro Carlo Pellegrini, Giuliano Sauli, Gianni Sani Progetto, media srl, Silvana Sermisoni for the re-landscaping of a stretch of the Salerno-Reggio Calabria motorway. These projects trigger off situations subtracting the landscape from the proliferation of indiscriminately used forms, calling for a pro-active attitude on the part of its users, causing reactions without needing to intrude in the form of heavy and unchanging solutions or materials. Instead they capture their own slice of territory by means of even minimal devices in terms of physical presence, and their strength does not just lie in their sheer size but in the way they create interactions between places and programmes. Stephan Jung

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IL TUNNEL – 1° Classificato THE TUNNEL – 1st Place

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Miologia Team Leader: PROGER SpA /Umberto Sgambati Project Team: Alessandro Anselmi, -scape SpA (Alessandro Cambi, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli,

Paolo Mezzalama); Dario Di Girolamo (Proger SpA) Collaborators: Marta Nardone (-scape SpA) Vinrginia Palacio Diez (-scape SpA); 3D: Marco De Angelis (-scape SpA)

Consultants: Marco Lombardi, Paolo Marcellino, Maria Cristina Pepe

Tutte le scelte formali sono state confrontate con gli aspetti tecnici, sviluppando un’attenta valutazione delle soluzioni che più rispondono ai problemi funzionali posti dall’infrastruttura di Mestre. Il sistema del paesaggio in terra riportata e rinforzata assicura l’isolamento acustico di tutta la tratta autostradale e, integrato dal rivestimento fonoassorbente in cemento poroso, diventa particolarmente efficace proprio nei punti d’ingresso o uscita dal tunnel. L’efficacia di questo sistema si protrae all’interno del tunnel poiché il rivestimento è previsto per tutta la lunghezza del tratto in artificiale e, se possibile, del tratto in naturale. Il lato della tangenziale che si affaccia sul paesaggio è risolto con il posizionamento di una barriera acustica progettata appositamente nel rispetto di due principi formali: la trasparenza, importantissima per assicurare la continuità visiva con il paesaggio, e il ritmo che, attraverso gli elementi portanti in acciaio, si riallaccia al passo di due metri per due che regola tutte le altre materie autostradali del progetto. Le strade di sicurezza sono state ridisegnate congruentemente con le nuove forme rispettando fedelmente gli accessi alle fasce di emergenza imposti dall’Anas nello studio preliminare. I tracciati sono stati ripensati per fondersi con le colline in modo da non creare eccezioni visive all’interno del sistema. Le stesse strade permettono di accedere ai rilievi più importanti in modo da garantirne la manutenzione. E sempre per motivi di manutenzione la scelta delle colture si è indirizzata su essenze che non necessitano particolari attenzioni.

All the stylistic features fit in with the technical specifications, carefully assessing the solutions which best deal with the functional problems associated with the infrastructure in Mestre. The landscaping system made from excavated and reinforced earth ensures the entire stretch of motorway is sound-insulated and, integrated with a sound-absorbent coating of porous cement, is particularly effective right at the tunnel entrance and exit. This system is also effective inside the tunnel, because the coating covers the entire length of the manmade section and, where possible, the natural section. The highway side facing towards the countryside features a custom-designed sound barrier working along two design principles: transparency, which is extremely important for ensuring visual continuity with the landscape, and rhythm, which, thanks to the steel bearing elements, conforms to the two metres-by-two metres pattern characterising all the rest of the project’s motorway materials. The hard-shoulders have been redesigned in accordance with the latest guidelines, keeping meticulously to the emergency lane stipulations set down by Anas during the preliminary study. The layout has been revised to blend in with the hills, so as not to create visual exceptions in the system. These roads provide access to the main reliefs, so that maintenance work can be carried out. Again for maintenance reasons, the choice of landscaping has focused on plants requiring little attention.

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IL TUNNEL – 2° Classificato THE TUNNEL – 2nd Place Tra cielo e mare Team Leader: Ove Arup & Partners International Project Team: Ove Arup Associates,

Arup Italia srl (Gabriele Del Mese), Nicholas John O’Riordan, Tom Armour, Mathew Risdon, Claudio Nebbia, Steve Macklin,

Ziggy Lubkowski, Trevor Hodgson, Nathan Wilmot, Mario Kaiser, Antonio Antonelli, Gianluca Cavallini

La proposta si fonda su tre elementi principali: i terrapieni formati dal riuso del materiale di scavo del tunnel, gli specchi d’acqua e i gusci in vetro e legno lamellare di introduzione agli imbocchi. La sistemazione del terreno all’intorno dei portali ha un chiaro scopo di isolare e addolcire l’inserimento della infrastruttura autostradale all’interno del paesaggio e di riuso dell’intero volume del materiale di scavo. Di forte impatto risulta l’ambientamento dei portali all’interno dei rispettivi specchi d’acqua. L’aspirazione della proposta è proprio quella di simulare nel viaggiatore in macchina l’idea dell’immersione nella laguna veneziana attigua. La scomparsa del tracciato stradale sotto lo specchio d’acqua viene accentuata dalla presenza di gusci in legno lamellare e vetro. L’uso di materiale naturale e la forma ricordano chiglie di barca rovesciate e costituiscono riferimento visivo importante sia per i viaggiatori in macchina (passaggio tra ambiente esterno/naturale e ambiente interno/artificiale) che per i fruitori del nuovo parco lungo l’autostrada. La sfaccettatura dell’involucro in vetro crea effetti luminosi in continuo cambiamento nelle diverse ore del giorno e condizioni atmosferiche, giocando con i riflessi della luce sull’acqua. The project is based on three main factors: the embankments constructed out of material excavated from the tunnel, pools of water, and the glass and laminated wooden shells leading through to the entrances. The soil placed around the entrances is clearly designed to insulate and smoothly integrate the motorway infrastructure and to reuse all the material excavated. The decision to place entrances by pools of water is also extremely striking. The aim of the project is to simulate a car journey immersed in the nearby Venetian lagoon. The way the roadway vanishes beneath the pool of water is accentuated by the presence of glass and laminated wooden shells. The use of natural material and the form are reminiscent of upturned boat keels and provide an important visual landmark for drivers (transition from the natural/outside and manmade/inside environment) and anybody in the new park along the motorway. The faceting of the glass shell creates lighting effects that change all the time throughout the day and in different weather conditions, playing on reflections of light on the water.

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IL TUNNEL – 3° Classificato THE TUNNEL – 3rd Place The Shadow Line Project Team: Thetis Spa, Ugo Camerino, Pierluigi

Rossetto, Giovanni Zarotti, Alessandra Regazzi, Andrea Barbanti, Pasquale

IL PONTE – 1° Classificato THE BRIDGE – 1st Place Fontanarosa, Alioscia Mozzato, Marina Vio, Sergio Morandi, Roberto Corradini

Per annunciare il prossimo ingresso nella galleria e l’arrivo a Venezia si è immaginata una nuova architettura, lucente e luminosa, senza mascherare l’autostrada con artifici naturalistici o modellazioni del terreno. Il nuovo tracciato dell’autostrada organizza un evento nuovo nel paesaggio urbano che ridisegna “il boccascena” dell’ingresso a Venezia, senza creare alcuna frattura tra l’esterno dell’autostrada e il nuovo complesso disegno infrastrutturale. Le due gallerie sono precedute da una copertura trasparente che svolge la funzione di mediazione, prima dell’ingresso nel tunnel. All’esterno, il materiale trasparente utilizzato è capace di trattenere la luce e immagazzinare l’energia del sole per restituirla sulle superfici e sui volumi che si animano al passaggio delle auto. Di giorno la struttura è un guscio traslucido che rispecchia il colore del cielo. Di notte si illumina di azzurro diventando un sorprendente caleidoscopio capace di creare emozioni. Benché capace di attenuare il rumore fastidioso o l’inquinamento prodotto dalla autostrada, il nuovo organismo nasce per essere visto e goduto come un paesaggio mutevole nel tempo e nello spazio, migliorando decisamente le condizioni degli insediamenti contigui all’autostrada. A new brightly lit and shiny work of architecture has been envisaged to announce the forthcoming entrance into the tunnel and arrival in Venice, without, however, trying to camouflage the motorway through naturalistic features or modelling of the land. The new motorway layout sets out a new event on the cityscape, redesigning the “proscenium” entrance to the Venice without causing a fracture between the outside of the motorway and complex new infrastructural design. The two tunnels are preceded by a transparent roof serving a mediation purpose before entering the tunnel. On the outside, the transparent material used can hold light and store solar energy ready to convey it back to the surfaces and structures, which liven up as cars pass by. During the daytime the structure is a translucent shell mirror the colour of the sky. At nighttime it lights up in a sky-blue colour turning into a startling kaleidoscope of reverberating emotions. Although it can also dampen the annoying noise or pollution caused by the motorway, the new organism is designed to be seen and enjoyed as a landscape constantly changing through space and time, decidedly improving the state of the surroundings by the motorway.

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Il tratto dell’architetto Team Leader: Francis Soler Project Team: Francis Soler (architect), Nicholas

Il criterio che ha guidato la progettazione si è basato principalmente sul tentativo di integrare l'opera nel contesto paesaggistico perlopiù intatto della valle dell'Arno a Vallina, e di limitare l’impatto ambientale che questa potrebbe avere. Piuttosto che cercare di nascondere un manufatto di per sé imponente, si è cercato di integrare il viadotto attraverso un profilo rettilineo e continuo, che dialoga con la curva descritta dal fiume e, attraverso il suo aspetto color terra, sempre variabile con il tempo e l'ora. La scelta della struttura in metallo è stata effettuata in base all'esigenza di realizzare gran parte del manufatto in officina e di poterlo montare in sito senza grandi trasformazioni e impatti per l'area circostante e tenendo presente la possibilità di smontaggio e di riciclo di quasi tutta l'opera. Le opere in oggetto consistono nella realizzazione di un viadotto di circa 1200 metri (che attraversando il fiume Arno, forma due ponti), e dei raccordi con le strade SS 67 (che corre lungo la riva DS) e la SP 34 (che corre lungo la riva SN) esistenti. La struttura in elevazione visibile è realizzata in acciaio CorTen, ha un aspetto color Terra di Siena, una sezione a T di larghezza costante e altezza variabile, e ha una quota massima di 76.50 mslm (calcolata al livello della carreggiata). Il viadotto presenta una rotatoria (realizzata sullo stesso principio strutturale o eventualmente in rilevato) in posizione baricentrica, che consente il raccordo, attraverso un tratto di strada in rilevato, con la SS 67 posta a nord. Le intersezioni con la SP 64 sono realizzate a raso.

Green (VP&Green Ingenierie, engineering), Michel Desvigne (landscaping), Elies Garnaoui (Architectures Francis

Soler, project manager) Collaborators: Jérôme Lauth, Cedric Renaud, Hélène Baudet, Stéphane Levraud

(models), Artefactory (3D) Consultants: Georges Berne (l’Observatoire1, lighting technique)

The project is basically designed around an attempt to knit the construction into the relatively unblemished surrounding landscape of the Arno Valley in Vallina, limiting the environmental impact it might cause. Rather than attempting to hide what is basically an imposing construction, the idea was to integrate the viaduct through a straight and seamless outline interacting with the bend in the river, also drawing on its colour scheme, which varies with the time of day and weather. The decision to opt for a metal structure was based on the need to build most of the construction in the workshop and then assemble it on site, without causing any major changes or impact on the surrounding area and bearing in mind the possibility of dismantling and recycling almost the entire construction. The works in question involve building an approximately 1200 m viaduct (forming two bridges as it crosses the River Arno) and links to highway 67 (running along the right-hand bank) and provincial road 34 (running along the left-hand bank). The visible elevation is made of CorTen steel, is a Terra di Siena colour, and has a “T”-section of constant width and varying height. Its maximum height is 76.50 m a.s.l. (calculated from the road level). The viaduct has a roundabout (built on the same structural principle or on an embankment) set in a barycentric position, which links it to highway 67 to the north through a stretch of embanked road. The intersections with provincial road 64 are built on the flat.

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IL PONTE – 2° Classificato THE BRIDGE – 2nd Place Fluido Team Leader: Mediapolis Engineering, Sergio Porcellini, Cristina Menegozzo, Gianmarco Guasti

Project Team: Sergio Porcellini, Cristina Menegozzo, Gianmarco Guasti, Andrea Garello Collaborator: Davide Fissore

LA STORIA – 1° Classificato THE HISTORY – 1st Place Consultants: ENDACO Engineering, STP progetti, Essepi Ingegneria, Dario Lombardo, Stefano Assone

Il progetto propone un’Ansa di Grignano completamente libera dall’infrastruttura, nessun taglio attraversa l’omogeneità e la progressione del digradare del terreno, dalla strada al fiume, e una fluida continuità porta ai due ponti che collegano le strade verso Firenze e verso Pontassieve. Un disegno sottolineato dai colori e dalla consistenza di differenti essenze floreali e arboree. I ponti sono a campata unica, rispettivamente di 130 e 160 metri di luce libera, con forma arcuata e modellati in modo tale da minimizzare la resistenza alla spinta delle acque in caso di piena, la struttura postesa in calcestruzzo con armatura sia armonica che lenta prevede contrappesi appoggiati alle sponde, che con opportune bucature rendono la struttura trasparente. La struttura è completata da una trave in profili metallici rivestita con sagome di alluminio capaci di riflettere colori e luci, fondendo il ponte con l’intorno.

Disco verde sul Km 041 Team Leader: Studio Archea Project Team: Marco Casamonti, Laura Andreini, Giovanni Polazzi, Silvia Fabi, Gianna Parisse, Studio Franchi

Lunardini Partners, Gianfranco Franchi, Giuseppe Lunardini, Sistemi Industriali srl, Enzo Giusti, Pietro Carlo Pellegrini, Giuliano Sauli, Gianni Sani, Silvana Sermisoni, Progetto Media srl

L’intervento reagisce a differenti scale con il paesaggio circostante, definendo un luogo fisico caratterizzato da forme e segni che modificano il contesto in cui si inserisce e, allo stesso tempo costruendo un sistema a-scalare di relazioni tra luoghi differenti e lontani geograficamente tra loro, i quali hanno, come caratteristica comune, quella di insistere sulla stessa rete autostradale. Il progetto non è solo un macro segno lungo la linea dell’autostrada, ma anche una strategia di uso e gestione del territorio di scala molto più ampia: una rete, della quale l’intervento rappresenta il nodo strategico, capace di organizzare altri nodi ed altre terminazioni. Il grande disco è simultaneamente un segno alla scala del territorio, come un landmark, una copertura che attraverso la sua ombra portata sul suolo definisce uno spazio fisico preciso sul quale si insediano molteplici attività, e è ancora un elemento di attraversamento della strada, un ponte abitato, sul quale si può sostare per pochi minuti, dal quale osservare gli scavi archeologici o nel quale fermarsi una notte a dormire. Ed è ancora una centrale di produzione di energia pulita, un catalizzatore di energia solare ed eolica che consente di identificare tra il Km 40 e il Km 41 una centralità forte nel territorio.

The project leaves this bend in the River Grignano completely free from the infrastructure, with no cut in the gradually downward sloping land running from the road to river, smoothly flowing down to the two bridges connected to the roads leading to Florence and Pontassieve. A design emphasised by the colours and consistency of different flower and tree essences. The single-bay bridges, respectively spanning 130 and 160 metres, are arch-shaped and modelled to minimise the resistance to the water flow in case of high water. The main concrete structure with smooth reinforcements is fitted with counter-weights placed on the river banks, whose special holes make it transparent. The structure is completed by a metal-sectioned beam clad with aluminium mouldings to reflect colours and light, blending the bridge into its surroundings.

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The project reacts on different scales to the surrounding landscape, creating a physical place featuring forms and signs altering the setting in which it is set and, at the same time, forming a scaled system of relations between different places quite distant from each other (geographically speaking) , whose common denominator is the fact they are all located on the same road network. The project is not just a macro-sign along the motorway route but also a strategy for using and managing the territory on a much wider scale: a network, on which our project is a sort of strategic node, capable of setting out other nodes and ends. The large disk is simultaneously a territorial-scale, like a landmark, a roof whose shadow cast across the ground marks a definite physical space serving a range of activities, and also a means of crossing the road, an inhabited bridge, on which you can stop for a while, look at the archaeological digs or even spend the night. And it is also a power station generating clean energy, a catalyst for solar and wind energy, bringing the location at 40-41 km along the highway to the fore, a key role on a territorial scale and pulsating node on the motorway network.

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LA STORIA – 2° Classificato THE HISTORY – 2nd Place On the Road Team Leader: TiFS Ingegneria srl (Giorgio Finotti), Project Team: Tecnobrevetti S.r.l.

(Luigi Cocco, Gian Domenico Cocco), Emilio Maiorino, Marino Borrelli, Pasquale Coppola, Fabrizio Sirica,

Paola Russo, Tiziana Matonti, Walter Ferrara, Michele Cassibba, Franco Dell’Anna, Studio Toso

(Tito Toso, Marco Toso, Pio Toso) Consultants: Luciano Mauro, Giampiero Indelli

Preso atto delle componenti ambientali, nonostante tutto ancora notevoli, della necessità del “restaurare” e nel contempo valorizzare con un atto creativo questa porzione di territorio, non si sono aggiunti ulteriori “segni” ma “riutilizzato” parte del segno esistente dell’autostrada da rinaturalizzare per collocarvi il nuovo edificio, che ha su di sé la “strada” a coprirlo e che, man mano che si sviluppa dal parcheggio verso ovest, sfuma nella natura vera e propria. Nel fare questo si è ottenuto sia la rinaturalizzazione (l’edificio in quanto bioclimatico ed ecosostenibile, ne reinterpreta il concetto stesso) sia la valorizzazione paesaggistica: l’architettura, che grazie alla sua caratteristica copertura ad andamento ondulatorio risponde anche agli aspetti della comunicazione visiva inerente la “strada”, non inventa nulla ma si rifà alla visione Lecorbuseriana di edificio viadotto con la differenza che qui diviene generatore-regolatore del paesaggio, con il quale si innescano mutui rapporti relazionali. Having studied the notable environmental features in this area, still in need of being “restored” and, at the same time, enhanced through a creative act, it was decided not to add extra “signs” but to “reutilise” part of the existing motorway structures to be renaturalised ready to incorporate a new building covered by the “road” and slowly developing from the car park to the west before fading into the real natural setting. This has resulted in both a process of re-naturalisation (since the building is bio-climatic and eco-sustainable, it actually re-reads this idea) and landscape enhancement: the architecture, whose distinctive undulating roof also meets the visual communication aspects inherent in the “road”, creates nothing new, re-evoking Le Corbusier’s vision of a viaduct building, with the difference that, in this instance, it turns into a generator-controller of the landscape, setting up reciprocal interactive relations.

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LA STORIA – 3° Classificato THE HISTORY – 3rd Place La natura è l’elemento su cui si basa la strategia di progetto, l’elemento strutturante l’intero processo di trasformazione. Il nuovo paesaggio scaturisce dal luogo e si sviluppa a partire dagli elementi che ne sono l’essenza: suolo, acqua, memoria. L’acqua scorre nell’area, “allaga” l’edificio del museo, luogo della memoria, che si fonda nell’area alimentando una dialettica fabbrica/acqua già proposta nelle dinamiche di insediamento antiche. In tale contesto il parco dà vita a dinamiche e ambienti d’acqua, irreggimenta le acque meteoriche e superficiali in equilibrate condizioni idrogeologiche e idrografiche, disciplinandone i deflussi nei fossi e nei canali presenti, ma modificando la configurazione con percorsi più articolati e naturali per poi convogliarli in un “Lago” posto nella zona più depressa dell’area. La finalità è valorizzare il paesaggio e creare nel visitatore l’emozione di trovarsi inserito in un ambiente riconquistato dalla Natura dove si potrà ancora leggere il vecchio tracciato che con il passare degli anni sarà “digerito” dall’ecosistema. La gestione e la manutenzione sarà ridotta al minimo perché i processi naturali attivati svolgeranno azioni di autoregolamentazione del territorio. L’edificio crea connessioni con il paesaggio a cui appartiene, con un flusso ininterrotto e la massima assenza di barriere. L’edificio “lavora” sul limite del rapporto tra interno ed esterno, un passaggio graduale, una serie di condizioni intermedie che il visitatore vive nel passaggio tra ambiente naturale e ambiente costruito, un lenta risalita verso l’alto a partire dal leggero declivio di accesso alla hall del Museo. Una lenta circolazione prosegue lungo la rampa centrale offrendo al visitatore gli spazi espositivi ai vari livelli, riletti da una luce zenitale che piove dal lucernario in copertura e dalle grandi vetrate a nord e a sud.

Nature is the grounding feature of this design. The new setting is triggered off by the location and develops around elements forming its essence: soil, water, memory. Water runs through the area, “flooding” the museum building, a place of memory, which blends into the area setting up dialectical relations between the factory/water, in a balanced hydro-geological and hydro-graphic state, controlling flows into the adjacent ditches and channels, but also altering their layout through more elaborate and natural pathways before conveying them into a “Lake” set in the lowest part of the area. The aim is to enhance the landscape and let visitors feel what it is like to be in an environment won back from the eco-system. Management and maintenance will be reduced to a mini-

mum because the natural processes triggered off by the project will automatically regulate the land. The building creates connections with the landscape it belongs to in a smooth flow featuring as few obstacles as possible. The building “works” at the extremes of relations between the inside and outside, a gradual landscape, a series of intermediate conditions which visitors experience out in the landscape as something between the builtscape and natural environment, a slow ascent upwards starting from the gentle decline leading into the museum hall. There is a slow circulation along a central ramp providing visitors with exhibition spaces at various levels, reinterpreted through zenith light flooding in through a skylight in the roof and large glass windows to the north and south.

Paesaggi e mutazioni Team Leader: Corvino + Multari Project Team: Sistema Duemila Srl (Massimo Giuliani, Maurizio Piacentini, Daniela Annalisa Alessandra Pulcini, Anna Milella, Manuela Vorticosi, Gabriella Cassandro, Gianluca Zambotti), Rocco Nino Sallustio, Geoingegneria Srl, Giuseppe Iazzetta

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La vera storia

I disegni sono degli architetti: Alessandra Baccheschi Berti, Maurizio Cosimi, Rino Vardaro.

The Towers of San Gemignano

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1. S. Gemignano, Rub. 6, De franchezza murandi. Rub. 12, De censura murorum per omnes horas. 2. De Fleury, cit. pag. 402.

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opo dodici anni di viaggi e indagini negli archivi e nelle vecchie biblioteche della Toscana, Gorge Rohault De Fleury, membro dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Pisa, nel 1874 pubblica a Parigi due volumi dal titolo: Lettere sulla Toscana nel 1400, Architettura civile e militare. È una ricerca che comincia a Carrara tra le Apuane, alla ricerca delle cave di marmo più famose e che dopo larghi percorsi si conclude a San Gemignano. Qui, il De Fleury ci introduce a una piccola città di circa seimila abitanti, ma che non sono sufficienti a garantire le produzioni e i commerci sangemignanesi, tanto che le porte della città sono sempre aperte per chi voglia stabilirsi a condizione che abiti dentro la città e vi costruisca la propria casa. Questa carenza demografica è cronica nella città a partire dal 1200 a causa delle guerre e di gravi epidemie. Ma ciò che ancor più interessante è che non solo chiunque può costruirsi una casa, ma può anche costruirsi una torre a condizione che non sia più alta della torre detta “La Rognosa”, ovvero del campanile della città1. Nel 1255 sono redatti gli Statuti della città, considerati di straordinaria modernità per la prescrizione dello sviluppo edilizio e urbanistico della città stessa. Queste prescrizioni stabiliscono le dimensioni dei lotti edificabili (non più di 17 braccia di fronte per non più di 24 in profondità), e l’altezza delle torri che non devono superare i 50,92 metri della “Rognosa”, torre comunale, appunto. Nel 1262 si contano in città 9 hospitatores per i mercanti, e 72 torri. Nonostante le peripezie, le lotte tra la città e i vescovi, tra Firenze e Pisa, tra guelfi e ghibellini, la città continua ad arricchirsi fino all’arrivo della grande peste del 1348, quando i suoi abitanti passano da 13.000 a 4.000. Questa, che per tutti è una immane catastrofe, per lo storico è una manna. In effetti, in questa occasione, che rischia di cancellare l’intera città e il suo territorio, il Comune deve darsi una nuova organizzazione: rivolgendosi ai clienti tradizionali del Nord con i quali San Gemignano fa grandi commerci, Germania e Paesi Bassi, le autorità chiedono qualche centinaio di donne pubbliche, in prestito per qualche mese. Dopo di che passano all’abbellimento della città stessa con grandi teli stesi sulle strade, nastri e decorazioni varie per richiamare gli uomini in città e quindi di nuovo la produzione e la ricchezza. La pubblicità a quel tempo non è cosa semplice, per questo i boccali da vino portano la scritta: “S. Gemignano dalle belle torri e belle puttane”. Ma che cosa si produce in quella città? Alla base di tutto c’è la produzione di zafferano, proveniente dalle coltivazioni della Valdelsa. Zafferano significa giallo, col quale si tingono pezze di cotone per venderle nei mercati del Nord, appunto. Ma visitando oggi la città non si troveranno resti di vasche o di tiratoi come se ne trovano in ogni città medievale; di fatto la città si sviluppa sullo stretto crinale di un poggio di tufo a 320 metri di quota, impossibile costruirci piscine per il lavaggio e il seccaggio delle stoffe; anche il grano, in quella città, è conservato in alti silos scavati sotto il loggiato del Palazzo comunale. Dalla descrizione dell’epoca si scopre che le torri sono esternamente collegate tra loro, che molte sono di pietra ma altre sono di legno. Osservando quanto resta si può vedere che ci sono porte in quota, ma né finestre né scale per salire all’interno. Le scale in legno erano esterne e collegate da passerelle aeree. L’abitudine di considerare tutte le torri allo stesso modo, ossia segno di potere militare o politico, ha probabilmente fuorviato l’interpretazione di quegli imponenti manufatti… San Gemignano era una “città fabbrica” e mentre oggi la si osserva come se fossi-

The drawings are by the architects: Alessandra Baccheschi Berti, Maurizio Cosimi, Rino Vardaro.

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fter twelve years’ travelling and studying the archives and libraries in Tuscany, in 1874 Gorge Rohault De Fleury, a member of the Florence and Pisa Academy of Fine Arts, published two books in Paris entitled: “15th Century Letters About Tuscany” and “Civil and Military Architecture”. The research began up in the Alpi Apuane in Carrara in search of the most famous marble quarries in the world and, after plenty of venturing, ended in San Gemignano. Here, De Fluery introduces us to a tiny city with only about six thousand inhabitants, not even numerous enough to meet the city’s manufacturing and trade requirements. This meant the city gates were always open to welcome anybody interested in settling in San Gemignano, provided they were willing to live in the city and build their own house there. The lack of inhabitants took on chronic proportions from the 13th century onwards, due to wars and serious epidemics. But the interesting thing was not so much that anybody could build a house, but that they could even construct a tower provided it was no higher than the so-called “La Rognosa” Tower, the city’s main belfry 1. The city by-laws were drawn up in 1255, generally acknowledged as being incredibly modern for the guidelines they set governing building and town-planning in the city. These guidelines set the dimensions for building lots (no more than 17 fathoms along the front and no more than 24 in depth) and towers were not to be any higher than the 50.92 metres of the “Rognosa” municipal tower. In 1262 the city had 9 hospitatores for tradesmen and 72 towers. Despite plenty of mishaps, disputes between the city council and bishops, between Florence and Pisa, and between Guelfs and Ghibellines, the city continued to flourish until the break-out of the great plague in 1348, when the number of inhabitants plummeted from 13,000 to 4,000. What for everybody else is just a terrible tragedy is manner from heaven for a historian. In this kind of event, threatening to wipe out the entire city and surrounding area, the City Council was forced to regroup: turning to the city’s main trade partners up north, Germany and the Netherlands, the authorities officially requested to be sent a few hundred women of easy virtue for a few months. Next the city was brightened up by stretching huge banners across the roads, as well as tape and other kinds of decoration to attract men to the city and thereby inject fresh life into its industry and economy. Back then advertising was a complicated business, so wine goblets had the following written on them: “S. Gemignano, the city of beautiful towers and beautiful whores”. So what did the city actually produce? First and foremost, saffron grown in Valdelsa. Saffron means yellow, the colour used to dye the cotton cloths sold in the markets up north. But visitors to the city today will not find any remnants of tanks or presses like those found in other Medieval cities; in actual fact the city is built up on a ridge of tuff at a height of 320 metres, where it was impossible to construct pools for washing and drying the cloth; in this city even the grain was kept in tall silos excavated beneath the Town Hall loggia. The records describe the towers as being connected together on the outside, many of them made of stone but others of wood. Studying the remains, it can be seen that there are high-level doors but no windows or stairs on the inside. The wooden steps were placed on the outside and connected by overhead walkways. The habit of treating all towers in the same way or, in other words, as symbols of military or political power has probably resulted in these striking constructions being misinterpreted…. San

mo a New York in vista dei grattacieli, cioè col naso per aria, a quel tempo larghi tendaggi proteggevano dal sole le tele tinte e la sicurezza dei passanti e dalla vista di quelle incredibili “macchine”. Ma allora quale poteva essere il ruolo di queste torri diverse da tutte le altre? Una risposta viene dal nostro studioso francese che ci annuncia che un’abitudine dei sangeminianesi è quella di tenere mulini nelle case: “Acconciati infine per ogni occorrenza nelle case i molini”. Ma qualcuno osa ancor più lontano: “si immaginò talvolta di elevare mulini in cima alle torri e di tendervi grandi ali che il vento fa incessantemente girare”, ovvero, come dice: “Questo Jacopo fabbricò un bel Palazzo dove era già la casa de’ Paltoncini, e delle due torri, che si dicevano le Gemelle, ne fece una di struttura bellissima, e deliziosa, poiché sopra vi era il Molino a vento, ed un largo vivaio d’acque abbondantissime come se ne vedono le vestigia”.2 In altri termini, si aspira l’acqua con un mulino a vento e si sciacquano i panni tinti allo zafferano e, come facevano un tempo i pompieri, si lasciano seccare i panni stessi. Può essere… Riccardo Mariani

Gemignano was a “factory city”, and although we now look at it as if it were New York with all its skyscrapers (with our noses turned up towards the heavens), back in those days huge drapes protected the coloured cloths from the sun and prevented passersby from admiring these incredible “machines”. So what was the purpose of these towers, so different from all the rest? Our French scholar has come up with a possible explanation, informing us that the people of San Gemignano used to keep mills in their homes: “Mills in their homes ready to serve whatever purpose”. But somebody has gone even further: “sometimes people imagined building mills on top of the towers and fitting them with giant wings to be continually blown around by the wind”, or, as it says: “A certain Jacopo constructed a nice building where the de’Paltoncini family used to live and made the two towers, known as the Twins, into a beautiful and marvellous construction, because it had a Windmill above it, and a large pool full of water, whose remains can still be seen” 2. In other words, water is drawn up by a windmill to rinse the pieces of cloth dyed with saffron, which are then left to dry, as firemen used to do. May be….. 214 l’ARCA 73


Nella pagina a fianco/opposite page, Métafocus 8 a un battente/single opening, 0,55x1,77 m, design by Dominique Imbert. A destra e sotto/right and below, Métafocus 9 a due battenti/double opening, 1,00x1,00 m, design by Dominique Imbert.

I fuochi

Fireplaces

U

no dei compiti più impegnativi per il design è la riscrittura di temi antichi in un linguaggio contemporaneo. Nella nostra esperienza quotidiana siamo circondati da oggetti che ci accompagnano dall’inizio dei tempi, che continuano più o meno ad assolvere la loro funzione originaria e che pure si presentano in forme attuali e si inseriscono con naturalezza nel nostro immediato presente. George Kubler li chiamerebbe “oggetti primi”, e il camino è uno di questi oggetti. Superfluo richiamarsi al valore antropologico e culturale del fuoco, del focolare, del braciere, del caminetto o dei monumentali camini delle dimore patrizie, se non per rammentare che ancora un paio di secoli fa il conteggio degli abitanti di una comunità veniva fatto sulla base dei “fuochi”. Ci interessa invece maggiormente il ruolo del camino nell’esperienza abitativa d’oggi, nella quale la sua funzione sembra essersi per un verso attenuata e per un altro moltiplicata. E’ ragionevole supporre che il camino non costituisca più, nelle case moderne, una fonte primaria di calore. La sua presenza – non certo massiccia, ma comunque costante in determinate tipologie abitative – deve dunque avere altre giustificazioni, peraltro facilmente individuabili. La prima è il richiamo ancestrale all’unità del gruppo unito intorno al fuoco. La seconda è la nostalgia di modelli di vita più direttamente rapportati alla naturalità. La terza insiste sul valore d’arredo di un artefatto d’antico lignaggio. Si potrebbe continuare, ma bastano questi pochi cenni a definire lo schema tematico che un designer si trova oggi di fronte nel momento in cui deve disegnare un camino. Le soluzioni possono essere diverse. La più interessante ci è parsa quella che proietta questo prodotto nella sfera della sensibilità estetica contemporanea, assumendo come base una tecnologia quanto mai sofisticata, da inserire in un corpo capace di recuperare i valori artistici e formali della nostra storia più recente. In tale prospettiva, il camino

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raddoppia la sua presenza domestica: esprime pienamente il suo carattere di “oggetto primo”, ma in pari tempo s’impone come immagine viva di modelli culturali contemporanei. L’aspetto più interessante delle proposte offerte da questa soluzione sta nel fatto che esse rinunciano alla piatta mimesi del passato, non cadono nella trappola dei richiami formali e ornamentali al buon tempo antico, non tentano di colorire la modernità con un trucco di scena. Qui troviamo al contrario un’attenta analisi dell’arte e del design più recenti, che il corpo tecnico del camino restituisce in una sapiente interpretazione. L’immagine scultoria del fornello, della cappa, dei tubi insiste su una tecnologia avanzatissima, tanto nei materiali quanto nei dispositivi di funzionamento, ma s’innesta in corpi plastici, che oltretutto modulano con accenti diversi la varietà delle ricerche progettuali e artistiche più attuali. I risultati di questo innovativo design del camino sono di grande interesse. Tanto per cominciare, l’accento posto sulle valenze artistiche ed estetiche del suo corpo tecnico lo forniscono di un’identità che, nella sua compiutezza formale, lo distacca dalla sua semplice funzione per imporlo come oggetto d’arredo. Come conseguenza diretta, questo umile artefatto acquista un rilievo che ne fa una presenza incisiva nello spazio domestico. In un modo o nell’altro, esso vi assume infatti una centralità che lo rende irresistibile attrattore di tutte le tensioni visive dell’ambiente, fino a organizzare l’intero spazio intorno a sé. Infine, la struttura stessa dell’artefatto si propone come immagine nella misura in cui l’involucro tecnico ed estetico si misura alla pari con l’immagine del fuoco che vi arde all’interno. In pratica, il camino non scompare nel rosso ardore della fiamma, ma l’incornicia nella propria struttura, la esalta nella sua immagine ancestrale e la rilancia in un’esperienza contemporanea destinata a recuperarne, pressoché intatti, tutti i valori storici e culturali. Maurizio Vitta

O

ne of the trickiest tasks in design is to re-write old themes in a modern-day idiom. In everyday life we are surrounded by objects that have been with us since the dawning of time and still more or less serve their original purpose, although now presented in more cuttingedge forms and fitting neatly into the immediate present. George Kubler would call them “prime objects” and the fireplace is one of these objects. There is no need to mention the anthropological-cultural value of fires, hearths, braziers, firesides or those huge chimneys found in stately homes, except to point out that even a couple of centuries ago the number of inhabitants in a community was worked out based on how many “fires” there were. We are more interested in the role of the fireplace in modern-day life, as its function appears to have been played down but also, at the same time, multiplied. It is fair to say that a fireplace is no longer a heat source in the modern home. Its presence – not so prominent but still there in certain styles of housing – must be justified in other easily identifiable ways. The first is the ancestral allusion to a sense of group unity around the fireside. The second is a nostalgic longing for more natural lifestyles. The third focuses on the furnishing purpose of an artefact of very ancient lineage. We might go on, but this is enough to set the theme that designers are now faced with when designing a fireplace. There are plenty of options available. In our view, the most interesting solution is the projecting of this product into the realms of modernday aesthetic awareness, working on the basis of increasingly sophisticated technology to be incorporated in a structure capable retrieving artistic-stylistic traits from our more recent past. In this light, a fireplace serves a double domestic purpose: it fully (and perhaps more eloquently) expresses its nature as a “primary

object”, but at the same time it imposes itself as a striking emblem of modern-day cultural styles. The most interesting aspect of what this solution has to offer lies in the fact that it does not rely on the bland mimesis of the past, it does not fall into the trap of stylistic-ornamental allusions to the good old days, and it does not just try to give modernity a quick makeover. Here, in contrast, we have a careful analysis of more recent art and design, which the fireplace’s technical structure renders in its own clever way. The sculptural image of the main box, hood and tubes draws on cutting-edge technology, in terms of both materials and operating devices, all incorporated in sculptural structures giving a variety of different shapes to the latest artistic-design research and experimentation. The results of this innovative fireplace design are extremely interesting. To begin with, the emphasis on the artistic-aesthetic features of its technological structure mean that it is stylistically so much more than just its function; it is also a furnishing object. As a direct consequence, this humble artefact becomes a much more vital part of the home. In one way or another, it takes on the kind of central importance that makes it an irresistible magnet drawing in all the visual tensions in its setting, so that the whole of the space is set out around it. Finally, the very structure of this artefact acts as an image to the extent that its technical-aesthetic shell measures up on an even standing to the image of the fire burning inside it. Practically speaking, the fireplace does not fade away into the bright red flames but rather frames them in its own structure, exalting them in its timeless image and projecting them into modern-day experience as all its historical/cultural connotations are salvaged almost intact. 214 l’ARCA 75


Design by Dominique Imbert, nella pagina a fianco a sinistra/ opposite page left, Métafocus 10 a un battente/single opening, 1,90x0,72 m; a destra dal basso/

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right from the bottom, Métafocus 6 a due battenti/double opening (1,50x1,00 m), Métafocus 1 a un battente/single opening (1,15x1,08 m), Métafocus 10.

Design by Dominique Imbert, dall’alto/from the top, Omégafocus, Stellafocus, Antéfocus; a destra/right, Cosmofocus.

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La città devastata

The Theory of Devastation

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a poetica informale o action painting ha rappresentato, lungo gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, un’esplosione di soggettivismo sofferto o arrabbiato. Un soggettivismo che il pensiero esistenzialista, stimolando verso l’angoscia e “La nausea” (come ricorda il libro di Jean-Paul Sartre), ha spinto spesso verso la dimensione dell’incomunicabilità. Per ricordare Umberto Eco, quell’informale si è posto fino a tal punto come “opera aperta” sul piano connotativo e linguistico da potere essere letto in qualsiasi modo o, ciò che è lo stesso, in nessun modo. Negli anni Sessanta quest’atteggiamento perdura da parte dei protagonisti della prima ora e prende pieghe diverse ad opera di nuove leve di artisti. La tragedia della Seconda Guerra Mondiale è un amaro ricordo e la poetica informale si qualifica come pura astrazione libera, ben al di là dell’organicismo equilibrato e ponderato di Kandinsky. Il rischio che si cada nella bella forma decorativa e nella piacevole composizione incombe. E molti vi hanno soggiaciuto. (Senza fare nomi, molto informale italiano piega verso effetti edulcorati, compiaciuti e decorativi). Un pittore precoce e istintivo come Ugo Cantone trova la sua strada al di là delle ipotesi fatte. Due fattori concorrono: l’essere il pittore anche architetto militante (peraltro docente da parecchi decenni) e avere egli fatto prontamente sue le istanze della Gestalt a partire dalle nozione di struttura pregnante e di necessaria coesione strutturale delle componenti in gioco. Per questa via, addio al libero sfogo e al soggettivismo sfrenato. Cantone, pur assumendo una tavolozza libera e policromatica, fonde la “mens” architettonica e la sua natura di artista. Alla stessa maniera della svolta che il Cézanne della Montagna Sainte-Victoire opera verso l’impressionismo da cui proviene, Cantone dà al dipinto struttura geometrizzante e una “statica” compositiva. Occorre dire che già i paesaggi realizzati sin da ragazzo alla scuola del padre, ingegnere e pittore, e poi ancora da giovane, nonostante l’impegno tecnico e poetico (una sorta di oggettivismo postimpressionistico) rivelano un’inquietudine di fondo. Sebbene l’artista sia ben calato sentimentalmente e professionalmente nella pittura, mantiene un raccordo quanto meno mentale con la sua dimensione di architetto progettualmente duttile e storicamente colto (lo dimostrano taluni suoi lavori sincretisti, per esempio la Chiesa di Fleri in provincia di Catania o il recente polo didattico realizzato nella cittadella universitaria della stessa città). In alcuni casi, per esempio, il paesaggio non è fine a se stesso ma presenta una gara tra la naturale spinta pittorica e la memoria del giardino all’inglese. E l’esito è felice perché si tratta solo di vaga presenza, o di memoria appunto, sicché il giardino all’inglese

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non sopravanza le esigenze intrinseche e autonome della pittura. Questa compresenza mentale e sentimentale del pittore e dell’architetto (e occorre aggiungere che la bilancia pende anche dalla parte dell’architetto, ossia anche nel progettare Cantone si comporta da artista oltre che da tecnico) in anni recenti ha dato prova di vera e propria fusione. Ciò, perché nel frattempo Cantone ha maturato la Teoria della devastazione. E’ andato a fondo nella problematica odierna delle dimensioni caotiche e ha dato un contributo specifico, teorico e operativo, all’arte e all’architettura. Ha iniziato con grandi tele strutturate e strutturanti, proprio da architetto, e con piglio pittorico che può avere qualche analogia con i modi “architettonici” di Anselm Kiefer. Ha strutturato artisticamente il senso della città (ovviamente in clima di devastazione), senza preventivamente decostruire, come amano fare gli architetti e gli artisti decostruttivisti. Ma se elude quest’atteggiamento della pratica architettonica, molto opportunamente non manca di tenere conto della decostruzione di Jacques Derrida. E se no, non avrebbe potuto mettere a fuoco la sua “devastazione”. Non ci si può misurare con la sensibilità del nostro tempo se prima non ci si rende conto che la dialettica degli opposti, durata millenni, è stata superata. Oggi, scusandomi per l’autocitazione, siamo in epoca di nonimplosione o di Nuova Classicità. Viviamo di attraversamenti continui, di tendenza a formare equilibri che tuttavia, sono, diversamente che nel passato recente e antico, instabili e incessanti. Così, nella sua ultima produzione, davvero rivoluzionaria, Cantone racconta le città devastate, fondendo, in queste opere, come si è detto, “mens” architettonica e natura pittorica e puntando in ogni caso a esiti eminentemente artistici e pittorici in specie. Il cammino, da due anni a questa parte continua col passaggio al digitale. La “devastazione” di Ugo Cantone adesso insegue, controlla, modula, le tante possibilità offerte dal computer. Ma non si tratta soltanto di una virata tecnica. Cantone si è reso conto che la “devastazione” ha valenze sociologiche, oltre che artistiche. Sotto quest’ottica, la serialità risulta dimensione appropriata, opportuna, felice, efficace. Lo si è constatato a Buenos Aires recentemente, dove Cantone ha realizzato una mostra al Centro Espositivo della Città Universitaria (marzo 2006). Una grande mostra, ma non casuale. Essa rientra infatti in un tour espositivo (catalogo Cangemi) che ha fatto tappa anche a Lerici (Palazzo della Cultura, settembre 2005) e che prevede da giugno in poi Milano, Siviglia, Lisbona, Roma, Catania. Due messaggi si offrono al pubblico: l’opera pittorica di Cantone e la sua Teoria della Devastazione. Carmelo Strano

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uring the 1940s and ’50s, informal art, or action painting, represented an explosion of tough or vehement subjectivism. A kind of subjectivism that existentialists – with their tendency toward anguish and “Nausea” (as a book by Jean-Paul Sartre reminds us) – have often driven to a dimension of incommunicability. Recalling Umberto Eco, on a connotative and linguistic level this kind of informality became such an example of an “open work” that it could be interpreted in any way, or, we might say, in no way at all. Throughout the 1960s, the first protagonists of the trend continued along these lines, while the new generations of artists gave it different turns. The tragedy of World War II was a bitter memory, and action painting qualified as pure, free abstraction, very different from Kandinsky’s balanced and sensible organicism. A risk loomed for artists, the risk of abandoning themselves to the beauty of decorative forms and pleasant compositions. And many of them succumbed (No names, but a lot of Italian informal art tended toward mitigated and decorative effects that led to mere self-satisfaction). Yet, precocious and instinctive painters such as Ugo Cantone have found their own way. In his case, two factors converge: his being both a painter and a militant architect (he has been a lecturer for decades), and his having made the Gestalt doctrine his own, starting from the notion concerning structures as a whole, from the merging of component parts into a single structure. Along these lines, there is no room for giving free vent to unbridled subjectivism. Although Cantone uses a free, polychromatic palette, he blends his architectural character with his artistic nature. Just like Cézanne marked a turning point in Impressionism (where his roots lie) with his Mount Sainte-Victoire, Cantone endows paintings with a geometric and “static” structure. It must be pointed out that despite his technical and artistic commitment, already as a young boy, as an apprentice at his father’s school (his father was an engineer and a painter), he painted landscapes that reveal a deep restlessness, and as a young man, his works tended toward a sort of postImpressionistic objectivism. Although the artist showed both a sentimental and professoinal aptitude for painting, he always revealed an openness toward his architectural dimension through the flexibility of his planning and his knowledge of history ( some of his syncretist works are proof of this, like, for instance, the Church of Fleri near Catania or the new educational complex he recently designed for the University campus in the city itself). In some cases, for instance, the landscape is not an end in itself, but a sort of competition between the artist’s natural pictorial drive and memories of landscaped gardens. And the result is inspiring,

because there is only a trace – a memory, in fact, of a landscaped garden, so it does not take anything away from the intrinsic, independent demands of painting. Recently, this dual mental/sentimental presence of the painter/architect (and it must be added that the scales tip in favor of the architect, as well, as Cantone has an artistic – as well as technical – approach to planning) has resulted in an actual fusion of the two. This is due to the fact that in the meantime, Cantone has also developed the Theory of devastation. He has committed himself to an in-depth study of today’s chaotic dimensions, and has given a specific, theoretical and practical contribution to art and architecture. Just like an architect, he began with great, structured and structuring canvases, and with a pictorial style that in some ways is similar to Anselm Kiefer’s “architectural” language. He gave an artistic sense to city structures (obviously tending toward devastation), without deconstructing anything beforehand, like deconstructionist architects and artists do. Yet, although he does not follow this type of architectural practice, he does keep Jacques Derrida’s deconstruction in mind, otherwise he would not have been able to focus on his “devastation”. We cannot measure ourselves against the sensibility of our time if we do not realize that the dialectics of opposites – which went on for thousands of years – has now been overcome. Today – and please excuse this self-quote – we are in a nonimplosive era, an era of New Classicism. We’re going through continuous changes, we tend to form a balance that is different from the balance we knew in the recent or distant past: an unstable, unceasingly changing balance. So in his latest, truly revolutionary work, Cantone tells us about devastated cities, blending an architectural character with his pictorial nature, and aiming at eminently artistic and, especially, pictorial results. Two years ago the artist began a journey he is continuing through the digital world. Ugo Cantone’s “devastation” now follows, controls and changes things thanks to the multiple possibilities offered by computer technology. But this is not only a shift toward technology; Cantone has realized that “devastation” not only has an artistic, but also a sociological value. His resorting to seriality thus appears to be the most suitable, effective and successful choice. This was recently proved in Buenos Aires, where a show was devoted to Cantone at the University Campus Exhibition Center (March, 2006). A great touring exhibition (provided with a Cangemi catalog) that has already been organized in Lerici (at the Cultural Palace in September 2005), and which from June onwards will travel to Milan, Seville, Lisbon, Rome, and Catania. Two messages are transmitted to the public: Cantone’s pictorial work and his Theory of Devastation.

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In queste pagine, una selezione delle opere presentate nel marzo 2006 da Ugo Cantone al Centro Espositivo della Città Universitaria di Buenos Aires in occasione della mostra “Teoria della

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devastazione – Attualità del Paesaggio Mediterraneo”.

In these pages, a selection of the works presented by Ugo Cantone during the exhibition “Theory of Devastation – Contemporary Mediterranean Landscapes” held in March 2006 at

Exhibition Centre of the University Campus in Buenos Aires.

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Giuria/Jury: Bob van Reet, Falk Jaeger, Tamás Noll, Sjoerd Soeters e Josef Pleskot Committente/Client: Wienerberger

COMPETITIONS

Wienerberger, con il Brick Award, premia ogni due anni la migliore architettura contemporanea europea in laterizio Wienerberg with Brick Award recongnizes lavery two years the best European architecture mainly realized with bricks

+ europaconcorsi

Germania/Germany - Munich

1° Ferenc Cságoly e Ferenc Keller: complesso per residenze e uffici/office and residential complex, Pésc 2° José Ignacio Linazasoro: trasformazione della chiesa di San Fernando in biblioteca/reconversion of St.Ferdinando’s Church into a library, Madrid 3° Jan Soukup e John Pawson: nuova ala nord del convento di trappisti/new north wing of Trappist abbey, Novy Dvur Premi speciali/Special Prizes A- Antonio Monestiroli: ampliamento del cimitero/extension of the cemetery, Voghera B- Ilse and Ulrich Königs: progetto della chiesa/church St. Franziskus, Regensburg

1. Body Protection Dainese: Core Jacket Out

Volvo sports design award Tema di questa edizione è “Sicurezza attiva”, cioè soluzioni per la protezione del corpo, della mente e dell’attrezzatura nello sport. Il concorso è aperto ad aziende attive nel settore dello sport e ai designer Volvo sports design award This year's topic is “Active Safety”, which includes design solutions to protect your body, mind and equipment. The competition is open to sporting goods industry companies as well as to designers of sporting goods

2. Head Protection POC: Skull Comp Helmet 3. Foot Protection Alpinestars: Tech 10 4. Safety & Security Equipment Mammut: Pulse Barryvox (by Richard Amiel) and Raptor (by Nose Design Intelligence) 1

www.ispo-sportsdesign.com/ english/award/index.htm

5. Equipment Protection Taylormade Adidas Golf - Priority Designs: r7 Head Cover

+ europaconcorsi

COMPETITIONS

Brick Award

6. Human Body Prophylaxe Patagonia: W’s Down Sweater 7. Concepts - River Travel System Serge Käppeli: River Travel System

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8. Concepts - Check and Ride Johannes Gögele: Check and Ride Avalanche tool

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The 2006 Steedman Fellowship International Design Competition Un osservatorio contemporaneo per nuovi dialoghi tra umano e non umano" Programma del concorso: Il progetto richiesto è quello di un padiglioneosservatorio il cui primario obiettivo sarà di offrire una struttura architettonica per sviluppare “nuove forme di dialogo tra umano e non umano” pertinenti con la cultura e i valori contemporanei. Il padiglione-osservatorio dovrà essere un oggetto riconoscibile di ridotte dimensioni - non più di 1.500 mq The 2006 Steedman Fellowship International Design Competition The Fellowship program requires the project for a pavillon-observatory aimed to develop new dialogue forms between human and non-human. Maximum area 1,500 sq.m Giuria/Jury: Inaki Abalos, Marcelo Ferraz, Phil Holden, Stephen Leet, Ripley Rasmus, Renata Sentkiewicz Committente/Client: The Steedman Governing Committee

Vincitore/Winner Mitsuru Hamada 2° David Mathias 3° Sascha Oroz

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Giappone/Japan - Mino 7th International Ceramics Competition Mino Concorso internazionale al quale hanno partecipato circa 2000 lavori provenienti da 51 Paesi per oggetti realizzati in ceramica

7th International Ceramics Competition Mino International competition in which about 2.000 works have been presented coming from 51 countries, for objects made of ceramics (www.icfmino.com)

Grand Prix 1. Shuji Yoshikawa 2. Masanobu Ido

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Silver Awards 6. Masato Yamashita 7. Johanna Hitzler 8. Kouji Shiraya 9. Kenkichi Kurokawa Menzione d’Onore/Honorable Mention 10. Marta Mutti

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Gold Awards 3. Lee Jungsuk 4. Masanobu Ido+Zenzan 5. Yukari Uchida

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Recupero dell'area ex cinema teatro Il progetto per la realizzazione di una nuova Sala multifunzionale - mediateca (auditoriumproiezioni - conferenze per 300-400 posti) contenente spazio bar ed espositivo Renovation of the former theater/cinema Competition for the transformation of the forme theatre in a multifunctional space with media library, conference room, cafeteria and exhibition area

+ europaconcorsi

Giuria/Jury: Aldo Maifreni, Maurizio Bradaschia, Stefano Bordoli, Lamberto Cremonesi, Francesca Corna Committente/Client: Comune di Chiari

Norvegia/Norway - Rondanevegen

Vincitore/Winner Gisle Nataas/NATAAS Architects

Progetto architettonico e paesaggistico sulle pendici dei monti Rondane Concorso a inviti promosso dalla National Tourist Routes per il progetto di un’area di sosta panoramica a Stadsbuøyen lungo la strada turistica Rondanevegen Architectural and landscape project at the foot of the Rondane mountains The “National tourist routes” invited to a competition in designing a resting area and a viewing point by Stadsbuøyen alongside Rondanevegen

COMPETITIONS

1° Caputo Partnerships, Paolo Caputo, Roberta Albiero, Giuseppe Biasi 2° Michele Roda (Laboratorio21), Elisa Cristiana Cattaneo, Ettore Pasini, Sebastiano Provenzano, Luis Suarez Mansilla, Asier Santas Torres 3° Paolo Mestriner, Paolo Pedrali, Alessandro Rossini, Francesca Ziliani, Alessandro Gasparini

Committente/Client: The Norwegian Public Roads Administration.

+ europaconcorsi

COMPETITIONS

Italia/Italy - Chiari (Brescia)

1° 2°

Italia/Italy - Milano MOdAM-Museo e scuola della Moda Il MOdAM-Museo e scuola della Moda sorgerà nell'area Garibaldi-Repubblica, limitrofo ai Giardini di Porta Nuova-Parco centrale. Si tratta del quarto elemento d’eccellenza del progetto GaribaldiRepubblica dopo la Città della Moda, il polo istituzionale della Regione Lombardia, il nuovo palazzo del Comune e il parco Biblioteca degli Alberi MOdAM-Fashion Museum and School The MOdAM-Fashion Museum and School will be realized in the GaribaldiRepubblica area, near the Garden of Porta Nuova/Central Park in Milan. It’s the fourth element qualifying the bigger intervention in this central area of Milan Committente/Client: Comune di Milano

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1° Pierluigi Nicolin 2° João Luís Carrilho da Graça (capogruppo/team leader), Camillo Botticini, Stefano Ferracini 3° Mauro Galantino 4° ex equo A- Guido Degli Esposti (capogruppo/team leader), Peter Eisenman, Roberta Albiero, Giuseppe Biasi, Lorenzo Degli Esposti, Lorenzo Marasso, Peter Stec B- Francine Houben/Mecanoo (capogruppo/team leader), Francesco Veenstra, Fedele Canosa, Nicolò Riva, Aart Fransen, Mecanoo, Enrico Cerasi, Francesco De Agostini (Cerasi & De Agostini Architetti), Luca Molinari C- Alessandro Mendini/Atelier Mendini (capogruppo/team leader), Francesco Mendini (Atelier Mendini), Camillo Agnoletto (Turner & Townsend Group Ltd), Arturo Donadio (SPS s.r.l.), Alfredo Ingletti (3TI Progetti Italia), Marzio Rusconi Clerici, Laura Agnoletto, Frans Haks 5° Classificato 5+1, Rudy Ricciotti(capogruppo/team leader), Alfonso Femia, Gianluca Peluffo, Paola Arbocò, Pierluigi Feltri, Maurizio Vallino, Paolo Pomodoro, Simonetta Cenci, Milanoprogetti S.p.A., O&A - Ori&Arienti Architetti Associati (Maurizio Ori, Paola Arienti), Stefano Migliaro, Giovanni Russo, Studio Tecnico Zaccarelli s.r.l., Sara Traverso, Francesca Raffaella Pirrello 6° Pietro Derossi (capogruppo/team leader), Derossi Associati (Paolo Derossi, Pietro Derossi, Davide Derossi), Francois Burkhardt, Gianpaolo Fabris, Massimo Ruffilli, Marco Sala, Edmondo Vitello 7° Archea (Marco Casamonti, Laura Andreini, Gianna Parisse, Giovanni Polazzi, Silvia Fabi), Niccolò De Robertis (A&I Progetti srl), SETI ingegneria s.r.l. - Alessio Gatteschi 8° Staab Architekten (Alfred Nieuwenhuizen, Volker Staab) (capogruppo/team leader), Franco Bertossi (Boehme Bertossi Architekten), Volker Warnat, Petrus Leistenschneider

Nuova Zelanda/New Zealand Wellington

Vincitore Lungomare/Waterfront Winner John Wardle Architects

Lungomare e ampliamento Te Papa Museum Concorso per la rivitalizzazione e la realizzazione di edifici a uso misto sul lungomare della capitale neozelandese e per l’ampliamento del Te Papa Museum Waterfront and extension of Te Papa Museum The competition, held with the aim of enlivening the waterfront of Wellington consisted of two parts: the extension of Te Papa and a proposal for new waterfront buildings containing a mixture of apartments, offices and leisure functions

Vincitore Ampliamento Museo/Museum Extension Winner UN Studio: Ben van Berkel, Caroline Bos, Tobias Wallisser with Holger Hoffmann, Elke Scheier and Krystoph Nowak, Hans-Peter Nuenning, Jan Schellhoff, Engineering: Arup, Local Architect: Jasmax

Finalisti/Finalists Architecture Workshop (JP), Kerstin Thompson (AU), Kas Oosterhuis (NL), Shin Takamatsu (JP), UN Studio (NL) and John Wardle (AU)

Giuria/Jury: John Hunt (Presidente/Chairman)

USA – Pittsburgh

Ammessi alla 2° fase Selected for Stage II A-Endres Ware B-Index Space Architecture C-Llonch + Vidalle Architecture D-La Dallman Architects E-Bridgescape LLC F-TEN Arquitectos G-West 8

The “West End Pedestrian Bridge” Competition (1a fase) Concorso per un nuovo ponte pedonale per il West End The “West End Pedestrian Bridge” Competition (stage I) The West End Pedestrian Bridge Competition invited Architects, Landscape Architects, Urban Designers, Engineers, Artists, and Students from around the world to envision a new pedestrian crossing at the West End Bridge, creating new connections to both land and water

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Giuria/Jury: Carol Brown, Kathleen M. Buechel, Winka Dubbeldam, Alex Krieger, Leslie Robertson, Ken Smith, Bill Strickland Committente/Client: Riverlife Task Force E

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COMPETITIONS + europaconcorsi

Perù-Chan Chan

1° Armel Neouze, Olivier Charles, Antoine Cordier, Jacques Gelez

Concorso per Chan-Chan La proposta doveva presentare un’immagine accurata e moderna che rappresentasse il vero spirito dei nostri tempi pur tenendo in considerazione i pochi mezzi economici e l’uso dei materiali più adatti. Doveva anche costituire il minimo impatto fisico possibile. Il progetto doveva includere anche temi quali la coscienza ecologica, il rispetto dell’ambiente e del paesaggio circostante Chan-Chan Architecture Contest The proposal had to present an up-dated and accurate image that represented the actual spirit of the present times, but taking into consideration the usual economics of resources and the most suitable materials. It also had to signify the lowest physical investment possible. Furthermore, the project needed to include issues such as an ecological conscience, as well as respect for the landscape and the environment

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Giuria/Jury: Raphael Gabrion (jury's president), Jean-Francois Brecq, David Depoux www.arquitectum.com

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2° Charles Carre, Eric De Rengerve 3° Joao Caria Lopes, Carlos Sequeira, Tiago Santos A- Mention-Utopic project Aurélie Vernon B- Mention-Poetic project Anne Claire Pâris, Cesar Garduño C- Mention-Landscape project Patricio Murphy, Pastorino Federico Guillermo Nicolás D- Mention-Technologic project Ranieri Fontana-Giusti, Gordana Fontana-Giusti E- Mention-Contextual project Pablo Boisier, Sergio Cereceda, Felipe Schmidt F- Mention-Conservative project Sylvain Latizeau, Samira Ait Mehdi G- Mention-Minimalist project Marco Cezar Dudeque H- Mention-Vernacular project Philippe Vathonne, Abdellah Aabou I- Mention-Virtual project Roland Stern, Ivan Stern

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- The canons of furnishing ought to be updated - But then what if there is a revival?

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Rubriche e articoli sul mondo della progettazione, della produzione e della ricerca. Design, production and research.

Madou Plaza Bruxelles, promotoreproprietario/ promoter-owner: IVG Real Estate Belgium, progetto/project: ASSAR lead and design architect/Archi 2000, vincitore categoria Rinnovo Immobili per Uffici/winner of Office Building Renovation category.

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Architettura al MIPIM 2006 For Future Cities

L’universo dei materiali Terratorium, Eindhoven

Sarà trasparente la città del futuro? Sembra che quanto emerso al MIPIM 2006, la principale fiera internazionale del mercato immobiliare tenutasi a Cannes nel marzo scorso, confermi questa tendenza. Durante i quattro giorni di manifestazione, con oltre 2.200 espositori provenienti da 74 Paesi diversi e il coinvolgimento di politici, investitori immobiliari e dei più grandi nomi del mondo della finanza internazionale, sono stati presentati in anteprima importanti piani urbanistici, progetti di sviluppo e di valorizzazione territoriale, insediamenti residenziali, terziari, commerciali. Tra gli aspetti che maggiormente hanno caratterizzato questa edizione è stato l’emergere di una positiva presenza dell’architettura a tal punto che il panorama espositivo delineatosi si è potuto leggere come vero e proprio salone dell’architettura. Tra modelli di città future, progetti di nuove infrastrutture, programmi di pianificazione urbana e territoriale, le volontà politiche economiche e finanziarie promotrici delle diverse operazioni hanno espresso una spiccata attenzione alla qualità architettonica come fattore imprescindibile del disegno, o ridisegno, di un nuovo modello urbano. E proprio la trasparenza è sembrato essere il motivo dominante, il concetto privilegiato per declinare le proiezioni delle torri, le sinuosità dei volumi di matrice organica, la linearità delle forme più razionali. Come per ogni edizione, sono stati assegnati anche quest’anno i MIPIM Awards, cinque progetti vincitori giudicati i migliori su una rosa di 15 preselezionati, per cinque categorie diverse. Per la sezione “Centri d’affari”, premio agli inglesi con Home Office Project, progetto di Farrel, Design & Built: Bouygues UK; promotore: Annes Gate Property. Il complesso Dolce Vita Coimbra in Portogallo, dell’architetto Sua Kay, Amorim Imobiliària il promotore, si è aggiudicato il premio nella categoria “Centri Commerciali”. Assar lead and design architect/Archi 2000 sono il gruppo progettista della Madou Plaza a Bruxelles, promotore/proprietario IVG Real Estate Belgium, vincitrice della categoria “Edifici per uffici rinnovati”. Ancora per il Portogallo il premio nella categoria “Edifici residenziali” con The Lake Apartments a Vilamoura, progetto di WAT&G + Promontorio Arquitectos + HB Hipolito Bettencourt + Arquitectura Paisagista, promotore Amorim Imobiliària. Vincitore nella categoria “Hotel e Complessi turistici” il Deluxe Hotel Villa Kennedy a Francoforte degli architetti Porphyrios Associates, Fay Development promotore. Infine il premio speciale della giuria è stato assegnato al progetto di Renzo Piano per il Weltstadthaus Peek & Cloppenburg a Cologna, responsabile del progetto Peek & Cloppenburg KG. Elena Cardani

Progetto: m/v architecten

Will future cities be transparent? Apparently they will, according to what emerged at MIPIM 2006, the main international exhibition devoted to the real estate market, held in Cannes last March. Within the space of four days, the show saw the participation of 2,200 exhibitors coming from 74 countries, involving politicians, property investors and the key players in the world of international finance. Important urban plans, development plans and projects for regional upgrading were previewed, as well as new residential, service and business areas. One of the main characteristics of this edition was its high architectural content; in fact, the show could be interpreted as an actual architectural fair. The models of future cities, projects for new infrastructures and ideas for urban and regional planning prove how the political, economic and financial authorities that have promoted the various projects show great interest in architectural quality, which is seen as a fundamental part of the design – or redesign – of a new urban model. And transparence appeared to be the main feature, the main concept adopted for the soaring towers, the sinuosity of the almost organic volumes, the linearity of the more rational designs. As in every edition of the show, this year, as well, the MIPIM Awards were assigned to five winning projects – belonging to five different categories – out of 15 preselected competitors. For the “Business Centers” section, the Award went to the English Home Office Project, by Farrel, design & Built, Bouygues, UK; promoter: Annes Gate Property. The Dolce Vita Coimbra complex in Portugal, by the architect Sua Kay, promoted by Amorim Imobiliària, won the prize in the “Shopping Centers” category. The Assar lead and design architect/Archi 2000 group planned the Madou Plaza in Brussels (promoter/owner: IVG Real Estate Belgium), winning the “Buildings for new offices” sector. Portugal was again the winner for “Residential complexes” with The Lake Apartments in Vilamoura, designed by WAT&G + Promontorio Arquitectos + HB Hipolito Bettencourt + Arquitectura Paisagista, promoted by Amorim Imobiliària. The “Hotels and Tourist Complexes” award went to the Deluxe Hotel Kennedy Villa in Frankfurt, by the architects Porphyrios Associates (promoter: Fay Development). Finally, the jury’s special prize went to Renzo Piano’s project for the Weltstadthaus Peek & Cloppenburg in Cologne, project by Peek & Cloppenburg KG. A destra/right, The Lake Apartments Vilamoura, Portugal, promotore/promoter: Amorim Imobiliària, progetto/project: WAT&G + Promontorio

Sopra/above, Home Office Project – London, promotore/ promoter: Annes Gate Property Plc, progetto/project: Farrells, Design&Build: Bouygues UK, vincitore categoria Centri per Affari/ winner of Business Centres category.

Sotto/below, Weltstadthaus Peek & Cloppenburg - Köln, responsabile progetto/project manager: Peek & Cloppenburg KG, progetto/project: Renzo Piano Building Workshop, Premio Speciale della Giuria/Jury Special Prix.

Sopra/above, Deluxe Hotel Villa Kennedy – Frankfurt, promotore/promoter: FAY Development, progetto/project: Porphyrios Associates, vincitore categoria Alberghi e Complessi Turistici/winner of Hotel and Tourist Complexes category.

A sinistra/left, Dolce Vita Coimbra Coimbra, promotore/promoter: Amorim Imobiliària, progetto/project: Sua Kay, vincitore categoria Centri Commerciali/winner of Commercial Centres category.

Senza limiti. Questo è lo slogan del Terratorium (www.terratorium.nl), un museo delle pietre naturali e delle ceramiche, aperto 24 ore su 24 sette giorni su sette a Eindhoven, dove architetti e costruttori possono venire a vedere, sperimentare, ispirarsi, cercare, comporre, scegliere, scovare sempre nuovi tipi, composizioni e colori di pietre e ceramiche. L’idea nasce dal rifiuto delle convenzioni che sempre più predominano nella scelta dei materiali per la costruzione o la ristrutturazione delle nostre case. A tale rifiuto è seguita l’idea di creare un luogo fisico dove raccogliere e rendere disponibili a tutti i più diversi materiali di pietra e ceramica. L’edificio in cui questa idea è diventata realtà è un vecchio magazzino con annessi spazi per uffici in Dillenburgstraat nella città olandese di Eindhoven. Qui, gli architetti m/v di Amsterdam (www.mv-architecten.nl) hanno riconvertito gli spazi esistenti in una sorta di pietroteca e ceramicoteca. Lungo le pareti sono organizzati, su uno sfondo nero, i casellari delle piastrelle pensate per i rivestimenti murari. Questi casellari sono rialzati rispetto al pavimento da un podio nel quale sono invece organizzati dei vassoi scorrevoli contenenti le piastrelle per pavimenti. Nelle sale, rifinite con materiali neutri come cemento grezzo, vetro, acciaio e legno wenge, sono a disposizione tavoli e aree di studio tutte abbondantemente illuminate dalla luce naturale grazie alle ampie porzioni vetrate nelle pareti, che hanno sostituito quelle che una volta erano le porte di accesso al magazzino, e ai lucernari ricavati nella copertura dell’edificio. Un piano mezzanino, affacciato sulla sala principale offre uno spazio di relax col bar caffetteria. Gli uffici, disposti su due livelli, sono invece collocati nella porzione dell’edificio antistante il Terratorium e sono caratterizzati dalla luminosità e trasparenza conferita dall’uso prevalente di vetro sia per le partizioni che per i pavimenti.

No limits. The slogan belongs to Terratorium (www.terratorium.nl), a museum of natural stone and ceramics, open 24 hours a day, 7 days a week in Eindhoven. Here, architects and builders can come to see, experiment, draw inspiration, explore, compose, choose and discover new types, compositions and colors of stones and ceramics. The idea for the museum was born thanks to the nonacceptance that has arisen of the conventional materials used for building or renovating our homes. This need for novelty sparked the idea for a place where different stone and ceramic material would be available for everyone. The building chosen for the museum was an old warehouse with an adjoining office space in Dillenburgstraat, in the Dutch city of Eindhoven. Here, the m/v architects from Amsterdam (www.mv-architecten.nl) have converted the existing space into a sort of stone and ceramic show. A series of raised compartments containing wall tiles are set along the walls on a black background; under these compartments, rows of sliding trays containing floor tiles are organized on a platform. In the exhibition halls – which are finished in neutral materials such as coarse concrete, glass, steel and wenge wood – tables and study areas are available, all well lit by natural lighting thanks to the large windows (which have substituted the doors offering access to the former warehouse) and the skylights built into the roofing of the building. A mezzanine floor facing the main hall offers an area in which to relax, complete with a café-bar. The offices, which cover two stories, are located on the side of the building opposite the Terratorium, and are brightly lit and transparent thanks to the prevalent use of glass for the partitions and floors.

Arquitectos + HB Hipolito Bettencourt + Arquitectura Paisagista, vincitore categoria Residenziale/ winner of Residentian Buildings category.

Rettifica Correction Il Centro Polifunzionale Dal Negro di Treviso, oggetto di OVO 5, numero monografico edito da l’Arca Edizioni per Somec Architectural & Marine Envelopes (Sossai Group), e allegato a l’Arca 212, marzo 2006, è opera dell’ingegnere Guido Ranieri Da Re e dell’ingegner Tiziano Bonato (Structural Engineering, Project Engineering, Technical Specs and contractor, Project Manager), oltre che dell’architetto Fabrizio Fontana (Artistic Director). Ci scusiamo con l’ing. Guido Ranieri Da Re, che ha realizzato anche parte delle immagini pubblicate, e con l’ing. Tiziano Bonato, il cui fondamentale contributo non compare nella descrizione introduttiva al progetto.

OVO 5, a monographic edition published by l’Arca Edizioni for Somec Architectural & Marine Envelopes (Sossai Group), and annexed to l’Arca 212, March 2006, involved Treviso’s Multifunctional Center Dal Negro, which was designed by engineers Guido Ranieri Da Re and Tiziano Bonato (Structural Engineering, Project Engineering, Technical Specs and contractor, Project Manager), as well as by architect Fabrizio Fontana (Artistic Director). Our apologies to Eng. Guido Ranieri Da Re, who also provided a number of the pictures that were published, and to Eng. Tiziano Bonato, whose vital contribution does not appear in the introduction to the project.

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Costruzioni modulari Contemporary Habitats

Quattro interventi a Parigi Quality and Function

Agriturismo in Portogallo Essential Modernity

Cambiano i modi di vita; la città, il lavoro, la famiglia, i rapporti sociali e le nuove tecnologie investono un diverso concetto di spazio domestico. Esigenze, attese e nuove richieste si scontrano con un’offerta abitativa che a fatica riesce a proporre modi di vita alternativi. L’occasione per stimolare una seria riflessione sul concetto di habitat contemporaneo è stata lanciata in Francia da Algeco, produttrice di moduli prefabbricati e in particolare del concetto di “Costruzione modulare”. L’azienda è infatti promotrice di un concorso rivolto a studenti di architettura e design degli ultimi anni e ai giovani laureati, giunto alla seconda edizione e centrato sulle “architetture elementari”. Per il 2005 i partecipanti si sono confrontati sul tema “Habitat individuale, Industria e Customizing”. Punto di partenza il modulo elementare prefabbricato Algeco da considerarsi come elemento costitutivo del progetto. Sui 120 ammessi, selezionati su quasi 500 candidature, i due vincitori, Augustin Rosensthiel e il trio Antoine Cordier, Olivier Charles e Armel Neouze, si sono visti ricompensare con la realizzazione del loro progetto di casa modulare esposto all’Ecole des Beaux-Arts di Parigi. Considerevole la qualità e il livello di entrambe le proposte. “Casse-tête” (1), il progetto di Rosensthiel, individua un modello di casa (78 metri quadrati) assemblabile in lotto e componibile giocando tra i pieni e vuoti. Pannelli in facciata e elementi orizzontali trasformabili consentono la personalizzazione degli alloggi adattando gli elementi di separazione in funzione alle esigenze di una maggiore o minore intimità con il vicinato. “Drophouse” (2) il secondo progetto vincitore, propone un volume trasformabile (48 metri quadrati) formato da tante unità quante sono le funzione previste dal programma. Il meccanismo si espande o si contrae facendo scorrere i piccoli “satelliti funzionali” attorno a uno spazio centrale. La base di cemento su cui poggia l’abitazione serve infine per i collegamento ai diversi sistemi elettrici e idraulici. L’insieme in configurazione chiusa è trasportabile via camion in una sola volta. Elena Cardani

Interessante l’operazione promossa a Parigi da quattro gruppi immobiliari – Bati Conseil Immobilier, Cogedim-Sogeprom-Adim, Nexity Entreprise (con Semavip) e Icade Terital (con Ratp) – per la realizzazione di complessi terziari. Formula concorsuale con tredici studi di architettura finalisti, di cui quattro vincitori, tutti presentati al pubblico negli spazi del Pavillon de l’Arsenal nel mesi scorsi. Aspetto meritevole di nota, l’impegno di promotori e architetti su progetti che coniugano alle componenti funzionali, elementi legati alla qualità e al dinamismo sociale e di attività, con la conseguente creazione di nuovi flussi, posti di lavoro, eterogeneità ecc. che può derivare dalla costruzione di nuove architetture. Métra e Associés (1) si sono aggiudicati il progetto di 25.000 metri quadrati di uffici, centro rimessaggio autobus, parcheggio, nella zona Paris Pyrénées. Apprezzata l’immagine di modernità con cui viene risolta la sovrapposizione delle diverse funzioni. Realizzazione entro il 2010. Nella ZAC Porte de Lilas si concentrano gli altri interventi, ultimazione entro il 2008. Herault e Arnod (2) vincono con il progetto di 14.500 metri quadrati di uffici e attività. L’edificio si evidenzia come segnale d’ingresso verso Parigi, gli affitti dei locali di attività avranno un plafond a 140 euro/mese per facilitare l’istallazione di imprese artigianali e creare così nuovi posti di lavoro. Mas e Roux (3) si aggiudicano la costruzione di 11.500 metri quadrati di uffici e 1.500 per attività commerciali. Anche qui è sottolineata la forza dell’edificio come segnale di ingresso alla capitale a cui si coniuga un progetto che risponde a criteri di sostenibilità ambientale. Infine Valode & Pistre (4) sono premiati per la proposta di un edificio misto uffici (18.500 metri quadrati) e commercio (3.500 metri quadrati) che si integra nel sito pur declinando una articolazione linguistica e volumetrica delle facciate che lo qualifica come emergenza e segnale di innovazione della ZAC.

Progetto: Bfj arquitectos

Our ways of living are changing… cities, work, family life, social relationships and new technologies have led to a new concept of living space. New requirements, expectations and demands are faced with inadequate housing that does not seem to meet the need for alternative ways of life. An occasion for serious reflection on the subject of contemporary housing was launched in France by Algeco, a producer of prefabricated modules that promotes the concept of “Modular Constructions”. In fact, the company has promoted a competition – now at its second edition and entitled “Elementary Architecture” – intended for students of architecture and design, as well as young graduates. In 2005, the participants dealt with the theme “Individual housing, Industrial buildings and Customizing”. A prefabricated “elementary” (or basic) module by Algeco was the protagonist of the project. Selected out of 500 candidates, the 120 participants saw two winners: Augustin Rosensthiel and the trio Antoine Cordier, Olivier Charles and Armel Neouze, who were rewarded with the actual realization of their projects for modular homes, now on show at the Ecole des Beaux-Arts in Paris. The quality and level of both the plans are remarkable. Rosensthiel’s project, “Casse-tête”, involves a model for a 78-squaremeter house that provides for on-site assembly of the modules, with alternating full and empty spaces. Panels for the façades and convertible horizontal elements allow for customized housing units, by adapting the partitions according to individual preferences and more or less proximity to neighboring buildings. The second winner, “Drophouse”, is a modular volume (48 square meters) made up of as many units as are necessary for its function. The unit can be expanded or contracted by sliding small “functional satellites” around a central area. This house rests on a concrete foundation which allows for electric and water connections. When packed, the entire unit can be transported by truck in a single trip.

Four building companies – Bati Conseil Immobilier, Cogedim-Sogeprom-Adim, Nexity Entreprise (with Semavip), and Icade Terital (with Ratp) – are promoting an interesting initiative for the construction of new complexes devoted to the service sector. A competition saw the participation of thirteen finalist architecture studios, four of which won, and all of which were presented to visitors in the past few months at the Pavillon de l’Arsenal. A noteworthy aspect of the initiative is the promoters and architects’ commitment to new architectural projects that combine functional components with social quality and dynamism – as well as better workplaces – thus leading to the creation of new venues, jobs, heterogeneity, etc. Métra et Associés won with their a project for 25,000 square meters of office space, a bus garage, and a parking lot in the Paris Pyrénées district. What is especially appreciated here is the modern way in which the different functions are to be superimposed. The complex will be completed by 2010. The other projects are concentrated in the ZAC Porte de Lilas area, and are to be built by 2008. Herault and Arnod won, with a 14,500-square-meter project for offices and different activites. The building will constitute a sort of gateway to Paris, and the rent for those wishing to start any sort of activity will be no higher than 140 euros a month, so as to help open up new workshops for craftwork, which is bound to create new jobs. Mas and Roux designed a 11,500square-meter office space and 1,500 square meters of shopping area. This building, too, is to mark the entrance to the capital, and the project meets the required standards for environmental sustainability. Finally, Valode & Piste were rewarded for their office (18,500 square meters) and business (3,500 square meters) building, which fits in well with the site, although the language and volume of its façades qualify it as a sign of ZAC’s innovation.

Da casa rurale a struttura agrituristica il passo è breve: normalmente si tratta di un adeguamento orientato al minimo cambiamento della struttura. Diverso è invece il caso del Monte dos Mosqueiros, un intervento di ristrutturazione di una vecchia casa situata vicino Portimao, nella regione dell’Algarve (Portogallo), dove si è radicalmente cambiato lo spirito del sito. Il risultato è quello di un luogo dove si è salvaguardata la memoria storica di una vecchia casa senza rinunciare a un’idea di modernità, un valore aggiunto che rende il luogo più accogliente e affascinante. Approfittando del naturale declivio del terreno, è stato ricavato un grande spazio semipogeo che permette la presenza di servizi per gli ospiti senza però mutare un luogo solitario, in cui la natura prevale sul costruito in quel magico equilibrio possibile solamente là dove vi sia ancora una limitata antropizzazione. L’intervento, oltre a risanare una casa fatiscente e abbandonata da molti anni, ha incluso nelle opzioni anche una piscina, una presenza indubbiamente gradita per chi non vuole rinunciare né alla tranquillità della campagna né al confort dell’albergo di buona qualità. Gli interni rispecchiano l’essenzialità delle vecchie case contadine portoghesi, improntate a soddisfare le frugali esigenze di un popolo dedito al lavoro dei campi. Si tratta di un minimalismo elegante dove però non mancano i simboli dell’accoglienza come, per esempio, il camino, in questo caso reinterpretato attraverso un disegno contemporaneo ma che non cancella la tradizione. It’s just a short step from a rural house to farm holiday facilities: usually it’s just a question of adapting a structure to its new use through slight changes. Yet, in Monte dos Mosqueiros, the spirit of the site itself has undergone a radical transformation through the renovation of an old house located near Portimao, in the Algarve region (Portugal). What results is a place where the folk memory of an old house was preserved, but without giving up an idea of modernity, an added value that makes the site more welcoming and charming. A great basement area was obtained from the ground’s natural downward slope, thus providing space for guest facilities. The solitary feel of the place was not touched… here, nature prevails, in a magic balance that is only possible in places where man has not yet interfered too much with the natural environment. In addition to restructuring a house that had long been abandoned and was in a desperate state of disrepair, a swimming pool was included in the project. This is undoubtedly a pleasant option for vacationers who are seeking both the quiet of the countryside and the comfort of a high-quality hotel. The interior reflects the inherent qualities of old Portuguese country homes, which are only meant to satisfy the very frugal requirements of people who are devoted to working in the fields. The elegant minimalism that emerges does not lack welcoming symbols: for instance, a fireplace with a contemporary design was built, merging tradition with a more modern feel.

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Nuova copertura del Marco Aurelio

Architettura in rete Archiworld.tv

Il tema della trasparenza Transparent Design

Progetto: Carlo Aymonino

E’ una bella pretesa, quella della televisione generalista: rivolgersi a tutto il pubblico indistintamente. Nell’era della comunicazione, è ovvio che questo non è più possibile. Infatti la tv generalista perde colpi e spettatori. Le tv tematiche sul satellite o sul digitale terrestre stanno aumentando gli ascolti, però non è probabilmente neppure quella, la televisione del futuro. O meglio, non è soltanto quella. Esiste il web, la vera rivoluzione dell’ultimo decennio. Ed è dunque sul web che gli architetti hanno deciso di realizzare il loro canale di comunicazione. Nella consapevolezza che, nella società della comunicazione di cui sopra, è sempre più difficile comunicare. Perché gli stimoli sono troppi, perché le notizie, le suggestioni sono eterogenee e spesso contraddittorie e dunque inevitabilmente perdono di potenza. Dotarsi di un mezzo che consenta di non aspettare le decisioni degli altri, ma di offrire direttamente le proprie notizie, è dunque fondamentale. Fondamentale pure per l’utenza, che, disponendo di tempo limitato, ha un effettivo bisogno di crearsi il proprio palinsesto personale, su basi però già determinate: seguendo una sorta di percorso agevolato. E questo nell’economia della rete, e non del copyright. La rete non nasconde, ma condivide. E’ un po’ come la parabola dei talenti: il signore punisce colui che li aveva nascosti, premia chi aveva cercato di farli fruttare. Inoltre, già 180 milioni di persone nel mondo sono dotate di un sistema di ricezione di Internet a banda larga: l’audience potenziale è dunque amplissima, e squisitamente internazionale. L’architettura è argomento appassionante, che trova un pubblico affezionato non soltanto tra gli addetti ai lavori. Se soltanto in Italia ci sono 120 riviste di architettura, vuol dire che l’argomento intriga, interessa, morde. Per questo è nato Archiworld Channel. Si tratta di un network dedicato a architettura, design, città, paesaggio. Se ne occupa un gruppo di professionisti, architetti, giornalisti, tecnici, coordinati da Giorgio Scianca, che da anni segue la comunicazione dell'architettura, che crede profondamente nel mezzo televisivo sviluppato attraverso la rete e che ha pure inventato il tema del prossimo congresso mondiale di architettura, in programma a Torino nel 2006: “Transmitting Architecture”. Come ogni network, anche Archiworld Channel (che si avvale della collaborazione di Arcadata.com) ha la sua rete ammiraglia: si chiama Archiworld.tv, è un web-magazine che si è dotato di un format, il 5x5, utilizzato da tutte le tv del network. Il formato si sviluppa in 25 quadri che impaginano una puntata della rivista, la quale può essere dedicata a uno solo oppure a più temi. Ogni quadro si apre su filmati attinenti, e insieme formano un rotocalco per immagini da sfogliare sul web. Si trovano interviste ad “archistar” e ad architetti sconosciuti ma promettenti, spezzoni di film, di programmi televisivi e di cartoni animati, curiosità della rete e dichiarazioni ufficiali, tutto e sempre sul tema dell’architettura. A proposito di ufficialità: Archiworld Channel sta lavorando alla realizzazione di Uia.tv, la televisione dell’Uia, l’Unione Internazionale degli Architetti. Uia.tv sarà presentata ufficialmente in giugno a Los Angeles, dove si svolgerà il congresso dell’Aia, l’associazione degli architetti americani (la scorsa edizione si contarono 20.000 iscritti). L’Uia ha infatti deciso di affidare la sua comunicazione a questo sistema agile e duttile, sviluppato sul web, che consente di conoscere l’ufficialità, per l’appunto, insieme con l’ufficiosità dei work in progress, insieme con i filmati correlati, dedicati a uomini e cose, a città e a oggetti. Insieme formeranno un quadro composito, serio e professionale ma nello stesso tempo divertente e di agile consultazione. Per adesso non si può ancora sfogliare dal dentista, ma la tecnologia ci arriverà. Archiworld Channel si sta preparando, è questa la novità. Alessandra Comazzi

Voluta da Mimma Danielli, la nuova collezione Diesis Collection diventa un fiore all’occhiello di Diemmeti; giovane società impostata ad anticipare tendenze e creare riferimenti innovativi nell’ambito di una tradizionale produzione tecnicoindustriale. Valendosi della collaborazione di noti designer come Angelo Cortesi, Borsato Galimberti Orlando, Ugo La Pietra, Peppe Di Giuli, Maurizio Peregalli e Bonetto Design, la collezione ha preso forma e si evidenzia in una serie di elementi dedicati al tema dell’espositore quale elemento di riferimento per negozi, gallerie d’arte, musei, nonché per inserimenti esclusivi in abitazioni. Di grande efficacia e rigore formale, la serie è impreziosita dalla cura riservata ai dettagli e alle finiture e per l’attenzione alla funzionalità e semplicità d’utilizzo. Studiati per ambiti espositivi di prestigio e come soluzione ottimale per esigenze di collezionismo, i nuovi sistemi esaltano la leggerezza e purezza del metacrilato che, associato a metalli parimente nobili, cattura la luce dando apparenza a sorprendenti effetti di rifrazione e suggestioni brillanti e spettacolari. I designer impegnati hanno interpretato con conoscenza l’eccellenza e l’unicità del materiale, che in Angelo Cortesi diventa riferimento alla singolarità delle pietre preziose trasformandosi in contenitori-gioiello da inserire ovunque si richieda richiamo, praticità ed eleganza, mentre Ugo La Pietra ripropone i propri ritmi creativi leggeri e personalissimi con una serie di contenitori tra loro combinabili che, incolori o colorati, diventano scaffalature-totem di sorprendente e raffinatissimo impatto. Peppe Di Giuli, con la serie Bacco, si appropria a sua volta della duttilità del materiale per creare elementi dinamici e sinuosi che, sviluppati mediante un nastro in metacrilato, determinano gioco decorativo e perfetta funzionalità come contenitori di bottiglie.

Il 23 dicembre 2005, a seguito dell’ultimazione dei lavori di realizzazione della copertura in acciaio e vetro del Giardino Romano del Palazzo dei Conservatori al Campidoglio, è stato aperto al pubblico il nuovo spazio museale che protegge, in un microclima controllato, la statua equestre del Marco Aurelio, i frammenti del colosso bronzeo di Costantino e la statua dell’Ercole. Quest’opera, progettata da Carlo Aymonino con la consulenza di Antonio Michetti per le strutture, ha consentito anche di portare alla luce e rendere pienamente visibili i resti delle grandiose fondazioni tufacee del Tempio di Giove Capitolino risalenti al VI secolo a.C. Si tratta della rivisitazione moderna di un progetto museografico voluto nelle sue linee generali da Rodolfo Lanciani, protagonista dell’archeologia romana ottocentesca che, con la semi ellittica “aula Aymonino” di 1.000 metri quadrati per 8 metri di altezza e con le coperture del tempio, amplia di un terzo la dimensione dei musei Capitolini. Il progetto ha avuto inizio 14 anni fa quando il progettista fu contattato per sostituire il suo amico Costantino Dardi, ed è stato necessario questo lasso di tempo per modificare il progetto iniziale più volte, onde rispettare le prescrizioni del sovrintendente La Regina intervenute a seguito del ritrovamento delle fondazioni del tempio di Giove. Il tema dominante del progetto è la copertura della corte che, inizialmente pensata come ancorata agli edifici esistenti, si è poi avvalsa di sei colonne, passando inoltre da una geometria a maglie triangolari a una a "cassettoni" quadrati realizzati in lastre di acciaio disposte a coltello. All’interno dello spazio protetto, di dimensioni dimezzate rispetto alla piazza di Michelangelo, la statua equestre, ubicata su un piedistallo contemporaneo modellato sull’idea di un trampolino, raddoppia la propria dimensione rispetto all’ubicazione originaria. Rivestito della sua patina di verderame, sulla quale sono ancora presenti consistenti tracce d’oro, il vero Marco Aurelio è qui imperante, avendo interrotto il suo naturale processo di invecchiamento di quando era esposto nella piazza d’Italia, immodestamente spodestato da una brutta copia. Nell’inossidabile e atemporale condizione che lo avvolge, preservato per l’eternità, sembra persino essere un po’ triste per tanta imperturbabile asetticità. Ruggero Lenci e Nilda Valentin

Generalist television expects too much: it aims at addressing everyone, without distinction. Obviously, in our era of communication this is now impossible. In fact, generalist TV is losing its “mind”, as well as its audience. Satellite or digital theme TV is

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increasing ratings, but is probably not going to be the television of the future. Or not the only one, at any rate. The past decade’s real revolution is the web, and architects have opted for the web as their communication channel. They are aware that it is getting more and more difficult to communicate, in this world of communications. There are too many stimuli, and the news and influences we are subjected to are incongruous and contradictory, and thus, inevitably, they lose their power. Therefore, it is essential to find a means that can help us not to depend on other people’s decisions, and to offer our own news directly. This is important for users, as well, who only have a limited amount of time and need to organize their own individual schedule, but on a predetermined basis: by following a sort of facilitated means of communication. And this is to be done through web economy, not copyright economy. The web does not hide – it shares. It can be compared to the parable of the talents: the Master punishes the man who hides his talents, and rewards those who try to put them to use. Already 180 million people around the world are provided with a wideband Internet link: the potential audience is thus very large, and absolutely international. Architecture is a fascinating subject, and interests the public at large, not only experts in the field. In Italy alone there are 120 magazines devoted to architecture: this shows it is an interesting, intriguing and captivating topic. Archiworld Channel was thus born, a network entirely dedicated to architecture, design, cities and landscapes. The channel is managed by a group of professionals, architects, journalists, and technicians coordinated by Giorgio Scianca, who has been involved in architectural communication for years, and who deeply believes in TV developed through the network. He has also invented the theme for the next world architectural congress, which is to be held in Turin in 2006: “Transmitting Archtiecture”. Just like in any other network, Archiworld Channel (with the collaboration of Arcadata.com) has its own flagship net: Archiworld.tv, a web-magazine with a 5x5 format that is used by all the TVs belonging to the network. The format consists in 25 frames containing a part of the magazine, which can be devoted to one or more themes. Each frame opens up relevant videos, and this system forms an illustrated web magazine. Therefore, interviews with “archistars” and unknown but promising architects will be available online, as well as film clips, television and cartoon video clips, network curiosities and official statements, all related to architecture. Archiworld Channel has an unmistakable official character, as well: it is now developing IUA.tv, the IUA (International Union of Architects) television. Iua.tv will be presented officially in June, in Los Angeles, where the Aaa/e (American Architects and Engineers Association) congress will take place (the last edition saw 20 thousand participants). In fact, the IUA has decided to entrust its communication to this well-structured, flexible system that can be developed over the web, and that provides both the official and unofficial aspects of the “work in progress”, supported by related videos devoted to men and things, cities and objects. A serious and professional composite picture of the architectural situation will thus be formed, an entertaining network that is easy to access. At the moment, this is not a magazine you can leaf through while in the dentist’s waiting room, but technology will get there. Archiworld Channel is getting ready… that’s what’s new.

Promoted by Mimma Danielli, the new Diesis Collection is a feather in the cap for Diemmeti, a young company and a forerunner of new trends that creates innovative reference points in the sphere of traditional technical-industrial production. The collection took shape thanks to the collaboration of celebrated designers such as Angelo Cortesi, Borsato Galimberti Orlando, Ugo La Pietra, Peppe Di Giuli, Maurizio Peregalli and Bonetto Design, and consists in a series of elements devoted to exhibitors, including shop window displays, art gallery and museum showcases and exclusive pieces for homes. The series, which is extremely effective due to its formal rigor, is enhanced by the special care put into details and finishings, as well as an eye to functionality and user-friendliness. Designed for prestigious exhibition halls and as optimum solutions for collectors, these new systems enhance the lightness and pureness of methacrylate; used along with other equally noble metals, this substance captures light in a singular way, resulting in surprising light refraction and spectacular sparkling effects. The designers have put the unique qualities of this material to use through their expertise and know-how; Angelo Cortesi has made it a point of reference for precious jewels, shaping it into jewelcases to be placed in strategic settings as eyecatchers, and wherever practicalness is to be combined with elegance. Ugo La Pietra, on the other hand, offers his very light, personal creativity in a series of colorless or colored containers that can be combined in different ways, creating emblematic shelves that have a surprising and very refined impact. With his Bacco series, Peppe Di Giuli makes use of the material’s ductility to create dynamic and sensuous elements made of maethacrylate ribbons that are transformed into eminently practical and decorative bottle holders.

In alto a sinistra/top left, Cortesi Design, Opale: a destra/right, Ugo La Pietra, Luna. Al centro/in the middle, Borsato, Galimberti Orlando Progettazione, Berillo. A sinistra/far left, Maurizio Peregalli, Magnete; a fianco/left, Ufficio R.S. Diemmeti, Ambra. Tutto di Diesis Collection.

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Notizie sui principali avvenimenti in Italia e nel Mondo. Reports on currentevents in Italy and abroad.

Francia contemporanea In Paris

Sguardi intrecciati Four Visions

Una panoramica sullo stato della creazione artistica contemporanea in Francia aprirà il 9 maggio, fino al 25 giugno, al Grand Palais di Parigi. “La force de l’art”, sulla linea di altri importanti iniziative come la “British Art Show” e la “Tate Triennial” in Inghilterra, o negli Stati Uniti “The Greater New York” e la Biennale al Whitney Museum, coinvolgerà il pubblico, con cadenza triennale, per conoscere e confrontarsi con i territori della creazione contemporanea e delle sue influenze sulle rappresentazioni della nostra società. L’ampiezza e la eterogeneità della proposta espositiva è garantita dalla collegialità della curatela che ha visto designati una quindicina di commissari, tra direttori e conservatori di musei, critici e storici dell’arte, artisti, direttori di centri artistici e fondi regionali d’arte contemporanea, che incarnano diverse generazioni e punti di vista sull’arte attuale. Ognuno dei commissari, ha potuto operare una scelta su un’ampia selezione di opere provenienti da collezioni pubbliche e private, come il Fondo Regionale d’arte contemporanea, il Centro Nazionale d’arte e cultura del Museo d’arte Moderna e Contemporanea del Pompidou fino alle collezioni private di artisti, gallerie e collezionisti. La peculiarità dell’iniziativa, promossa dal Ministero della Cultura e della Comunicazione e prodotta dalla Réunion des musées nationaux, è la possibilità che offre al pubblico di esplorare la molteplicità delle espressioni artistiche, le loro interferenze e reciprocità attreverso il confronto diretto con pittura (da Judit Reigl a Alain Jacquet o Télémaque Hervé), scultura (Gérard Deschamps), musica (Pierre Ardouvin), cinema (Pierre Huyghe), fotografia e le diverse tecnologie che fanno dell’arte contemporanea un variegato territorio di sperimentazione. E. C.

Quattro fotografi espongono fino al 10 giugno alla Galerie d’architecture di Parigi la loro visione di un luogo con un ricco passato storico, oggi oggetto di un ambizioso progetto di rivitalizzazione. Siamo nel dipartimento dell’Eure-et-Loire, il sito è quello del Domaine de la Ferté Vidame, tra Parigi e Chartres, poco conosciuto anche ai francesi ma che cela un notevole valore architettonico e storico, residenza di celebri personaggi come il Duca di Saint-Simon e il re Luigi-Filippo. Il progetto culturale avviato dal Conseil général del dipartimento e rivolto a coinvolgere il pubblico alla scoperta del domaine, fa perno su una programmazione annuale in cui artisti di diversa natura sono invitati a intervenire in questo luogo contribuendo attraverso le loro opera al ridisegno di un nuovo parco. La mostra alla Galerie nasce da questo progetto presentando quattro diverse visioni. Marie Combes-Patrick Renaud e Thibaud Cuisset trattano il tema su fronti completamente opposti, da un lato una sublimazione del luogo e dall’altro una visione cruda, pittorica, senza filtri. Stephane Couturier ha invece optato per un lavoro di inquadramento sorprendente sul costruito. Georges Rousse presenta invece i risultati delle sue istallazioni realizzate la sera dell’inaugurazione al pubblico.

From May 9th to June 25th, the Grand Palais in Paris is presenting a survey on the state of contemporary art creation in France. In line with other important initiatives such as the “British Art Show” and the “Tate Triennial” in England, or “The Greater New York” and the Biennial at the Whitney Museum in the United States, every three years “La force de l’art” will invite the public to become better acquainted with the territories involved in contemporary creation and the latter’s influence on our society and its behavior. The joint nature of the show guarantees its wide scope and heterogeneity, as it includes fifteen commissioners, comprising museum directors and curators, art critics and historians, artists, directors of art centers and regional collections of contemporary art, spanning different generations and points of view on current art production. Each of the commissioners was faced with a wide choice of pieces coming from public and private collections, such as the Regional Collection of contemporary art, the National Center of art and culture at the Museum of Modern and Contemporary Art in Pompidou, and private collections belonging to artists, galleries and collectors. What distinguishes the initiative – promoted by the Ministry for Culture and Communication and produced by the Réunion des musées nationaux – is the fact that it offers visitors the possibility of exploring multifold artistic expressions and their mutual interference with one another. This is done through a direct comparative display of painting (from Judit Reigl to Alain Jacquet or Hervé Télémaque), sculpture (Gérard Deschamps), music (Pierre Ardouvin), cinema (Pierre Huyghe) and photography, and the various technologies that have turned contemporary art into a diversified field of experimentation. A destra dall’alto in basso/far right, from top down: François Curlet, Moon Walk, 2003 (Courtesy Galerie Michelin Szwajcer/© Dimitri Riemis); Télémaque Hervé, Fonds d’actualité n.1, acricilico su tela/ acrylic on canvas, 2002; Judit Reigl, Attente, tecnica mista su tela/mixed technique on canvas, 1995-1996. A fianco/right, Gérard Deschamps, Tentacules (Pneumostructures series), 2004. Sotto/bottom, Alain Jacquet, Bonjour Monsieur Courbet, acrilico su tela/acrylic on canvas, 1995 (Coll.CNAP/ FNAC©André Morain).

Four photographers are on show at the Galerie d’architecture in Paris, giving their interpretation of a place with a rich history, a place which today is undergoing an ambitious project for its own revitalization. The site in question is the Eure-et-Loire department at the domaine de la Ferté Vidame, between Paris and Chartres, a place the French themselves do not know well, but which has remarkable architectural and historical value. In fact, it was the premises of celebrities such as the Duke of Saint-Simon and King Louis-Philip. The cultural

project begun by the department’s Conseil général, which aims at involving the public in the discovery of the domaine, hinges on a yearly plan devoted to different types of artists, who are invited to contribute to the redesign of a new park through their contributions to the site. The exhibition at the Galerie stemmed from this progect, presenting four different possibilities. Marie Combes-Patrick Renaud and Thibaud Cuisset have completely opposite approaches to the theme. The former tends to sublimate the place, while the other offers an unfiltered, stark pictorial vision. On the other hand, Stephane Couturier opted for a surprising setting to be implemented on what has already been built. Gorge Rousse, instead, presents the results of his installatoins, which were set on show for the public inauguration of the event.

Foto Christophe Ponceau.

Con la mostra “Metropolitanscape-paesaggi urbani nell’arte contemporanea”, aperta fino al 2 luglio nelle sale di Palazzo Cavour a Torino, si affronta il tema dell’interpretazione artistica degli spazi urbani negli ultimi decenni. I curatori Marco Di Capua, Giovanni Iovane e Lea Mattarella, in rapporto al carattere molteplice e in continua trasformazione del soggetto hanno voluto rendere conto di tutti i linguaggi che attraversano il panorama artistico contemporaneo: video, fotografie, installazioni, quadri, sculture. La città ferita, Utopie, Mappe, Architetture, Visioni…sono le intestazioni di alcune delle sezioni in cui è diviso il percorso espositivo. Si va dalla New York anni Sessanta di Mario Schifano a quella targata 2000 di Bernardo Siciliano; dall’immagine della città topograficamente e topologicamente esaltata dalla sensibilità tedesca nelle opere di Gerhard Richter, Rainer Fetting, Urs Luthi, Thomas Struth, Gunther Forg sino alla grande installazione di Thomas Hirschhorn, Outgrowth, vero e proprio compendio al gigantismo delle metropoli contemporanee; e ancora si incontrano il senso delle forme delle città, dell’architettura come seme germinale (o come analisi profonda) nelle creazioni di Tony Cragg, Thomas Schuette, Mario Merz, Christo, Dan Graham, Pedro Cabrita Reis, Andreas Gursky; il nitore come forza spaesante nelle fotografie di Wen Feng, forse il più importante esponente della new wave cinese, e nella pittura iperrealista di Richard Estes; la messa in scena della folla come attrice di nuovi comportamenti sociali in Francesco Jodice; il senso del nomadismo e dell’identità nell’opera di William Kentridge . Una particolare sezione, infine, è dedicata al particolare rapporto tra la figura (e l’immagine o perfino il corpo) dell’artista e la città con opere di Alighiero Boetti, Valie Export, Anna Friedel e Donatella Spaziani.

Wen Feng, On the Wall-Guangzhou.

Rigore e innovazione Morphosis at Centre Pompidou

L’arte di abitare Alternative Living

Grande attenzione alla creazione californiana per la primavera del Pompidou. Parallelamente alla creazione artistica affermatasi a Los Angeles nei trent’anni 1955-1985, fino al 17 luglio vengono considerate anche le emergenze creative nella produzione architettonica. A fare da protagonista il gruppo californiano Morphosis che sotto l’egida del suo fondatore Thom Mayne, Pritzker Prize 2004, presenta 24 progetti in corso o recentemente realizzati negli ultimi dieci anni di attività. Dal 1972, anno della sua fondazione, Morphosis rivendica attraverso una ricerca rigorosa finalizzata alla definizione di progetti di edifici innovativi, la complessità nell’esercizio della pratica architettonica. Particolarmente suggestivo il dispositivo scenografico messo a punto dai progettisti, da una sala immersa nell’oscurità si sviluppa una piattaforma auto illuminata di 250 metri quadrati, in alluminio, rivestita da una piastra di vetro composto da elementi inclinati che si proiettano fino a 1,20 metri dal suolo. Questa vetrina orizzontale integra modelli, disegni, film e immagini in webcam. Si è così invitati a circolare sopra e attorno a questa piattaforma avendo così un’esperienza interattiva del lavoro degli architetti e della complessità e ricchezza delle realizzazioni e dei loro metodi di lavoro: dal disegno di orologi, elementi d’arredo, oggetti d’uso comune a grandi complessi residenziali, università e progetti urbani.

Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano propone, per la cura di Gabi Scardi, fino al 18 giugno, la mostra “Less – Strategie alternative per l’abitare”. La mostra documenta il grande spazio che la questione dell’abitare ha avuto nell’ambito della ricerca degli ultimi decenni e gli approcci diversi adottati da alcuni artisti internazionalmente noti. Da tempo, muovendosi tra micro-architettura e macrodesign, essi indagano questo tema cercando di prefigurare, attraverso la progettazione di nuove modalità del vivere, un diverso, più sostenibile assetto del mondo. Trasformandosi in costruttore e prefigurando simbolicamente il mondo di domani, l’artista esprime infatti anzitutto la necessità di strategie e di scommesse progettuali per uno sviluppo collettivo. Sono esposte installazioni di Vito Acconci, Keren Amiran, Siah Armajani, Atelier Van Lieshout, Mircea Cantor, Jimmie Durham, Carlos Garaicoa, N55, Lucy Orta, Maria Papadimitriou, Marjetica Potr_, Michael Rakowitz, Luca Vitone, Dré Wapenaar, Krzysztof Wodiczko, Silvio Wolf, Wurmkos, Andrea Zittel.

This spring in Pompidou, Californian creations will be in the limelight. Alongside the art trends that developed in Los Angeles during the three decades from 1955 to 1985, the city’s architectural production from those years is being considered, as

Morphosis, Federal Building, San Francisco.

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Vedere la metropoli

well. The protagonist of the show is the Californian group Morphosis, which, under the aegis of its founder, Thom Mayne (Pritzker Prize 2004), is presenting 24 projects that are now under way or have recently been implemented, throughout the past ten years of the group’s activity. Ever since 1972 – the year of its foundation – Morphosis has been committed to rigorous research for the development of innovative building projects that exemplify the complexity of architectural practice. The setting the planners have created for the exhibition is particularly suggestive: visitors find themsleves plunged into the darkness of a hall dominated by a 250-square-meter self-lit aluminum platform covered with a sheet of glass composed of elements that project outwards, soaring 1,20 meters above the floor. This serves as a horizontal showcase for models, drawings, films and webcam images. Visitors can thus walk around and above this platform, experiencing an interactive journey through the architectural works and the complexity and richness of the designers’ creations and working methods: from designs for clocks, pieces of furniture, everyday objects, to great residential complexes and urban projects.

The Pavilion of Contemporary Art in Milan is presenting the show “Less – alternative strategies for dwelling”. The show – curated by Gabi Scardi and open through June 18th – shows the great importance the question of habitation has had in the research of the past decades, and the different approaches that have been adopted by internationally renowned artists. The latter have long been involved in our living spaces, shifting from micro-architecture to macro-design, and by planning new ways of living, they are trying to prefigure a different, more sustainable organization of the world. Indeed, by turning into “builders” and symbolically prefiguring tomorrow’s world, artists express the urgent need for new planning strategies and challenges for collective development. On show are installations by Vito Acconci, Keren Amiran, Siah Armajani, Atelier Van Lieshout, Mircea Cantor, Jimmie Durham, Carlos Garaicoa, N55, Lucy Orta, Maria Papadimitriou, Marjetica Potr_, Michael Rakowitz, Luca Vitone, Dré Wapenaar, Krzysztof Wodiczko, Silvio Wolf, Wurmkos, and Andrea Zittel. Acconci Studio (Vito Acconci, Luis Vera, Brownie Johnson, Jenny Schrider), Adjustable Wall Bra gesso, metallo, acciaio, cavo, tela, suono, luce/ gypsum, metal, steel, wire, fabric, sound, light, 1990 (Collezione Fonds régional d’art contemporain Bretagne-Foto di Alain Le Nouail).

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Belli da guardare

Capolavori dal Museo Fabre In Lausanne

Omaggi a Newton e a Max Bill In Milan

Sodalizio umano e artistico

Il mondo delle stelle del cinema e del teatro è al centro delle due mostre presentate fino al 25 giugno al Museo Carnavelet di Parigi. “Bijoux de Stars” declina attraverso oltre 200 pezzi dei più rinomati gioiellieri americani, da Tiffany a Van Cleef & Arpels, un ritratto insolito e intrigante della società americana di alto rango dalla fine del XVIII secolo alla fine del XX, con un accento particolare sul periodo tra il 1930 e il 1960. Capolavori storici della gioielleria, provenienti dal National Jewelry Institute di New York, che furono indossati dai mostri sacri di Hollywood, come Joan Crawford, Grace Kelly o Marlyn Monroe o da famose “dame” miliardarie. Spille, bracciali e parure dalle fogge insolite e straordinarie tracciano una preziosa testimonianza di un sapere artigianale che riuscì a coniugare il gusto, talvolta stravagante, di una cerchia di clienti particolarmente esigenti, con una maestria e una raffinatezza nella lavorazione dei preziosi assolutamente uniche. Ancora mondo dello spettacolo per le suggestive immagini di Daniel Lebée che offrono un coinvolgente panoramica del Gala de l’Union des Artistes, tra il 1971 e il 1975, tema dell’altra mostra in corso al Carnavalet. Un centinaio di foto scattate dall’allora non ancora trentenne Lebée in cinque anni chiave di questa celebre manifestazione parigina, organizzata dal 1923 a scopo benefico a favore della professione artistica. Un evento unico che riuniva, la mezzanotte di un venerdì di primavera, cantanti, ballerini, attori che si improvvisavano per una notte protagonisti del Circo. Le foto in bianco e nero sono un invito a rivivere la magia che si creava sotto il tendone del Circo d’inverno dei fratelli Bouglione o, eccezionalmente nel 1975, ai piedi della Torre Eiffel dove artisti del calibro di Juliette Gréco, Marcello Mastroianni, Isabelle Adjani o Jane Birkin si trasformano in saltimbanchi, giocolieri, acrobati o domatori di leoni.

Oltre centotrenta capolavori provenienti dalla collezione del Museo Fabre di Montpellier sono in mostra fino al 5 giungo alla Fondazione dell’Hermitage di Losanna. In concomitanza con i lavori di ampliamento e ristrutturazione del Museo, tra le principali collezioni pubbliche francesi, la mostra allestita a Losanna presenta una ricca panoramica della pittura europea dal XVII al XIX secolo. Il percorso si snoda in successione cronologica aprendo con opere di maestri del XVII secolo, da Zubaràn a Boudron fino alla pittura fiamminga di Bruegel il Giovane e Rubens, per poi orientarsi verso gli artisti francesi del XVIII secolo con le sculture di Houdon o il voluttuosi drappeggi di Ranc. Pezzo forte dell’esposizione, il XIX secolo rappresentato nelle opere di Delacroix, Courbet, con il famoso Bord de mer à Palavas, la scuola di Barbizon (Corot, Rousseau) e gli impressionisti (Monet, Degas e Bazille). Completa la mostra un’ampia selezione di disegni, conservati al Museo Fabre e tra le più rappresentative della Francia, tra cui figurano La Hyre, Puvis de Chavannes, Fragonard Boucher o Géricault.

Col titolo “Sex and Landscapes”, la mostra allestita fino al 4 giugno a Palazzo Reale di Milano rende omaggio a Helmuth Newton. La rassegna propone novanta scatti del fotografo tedesco/australiano, scomparso nel 2003 a Los Angeles a 83 anni, dopo essersi guadagnato grande fama con le sue fotografie per il settore della moda. Ma a predominare nell’immaginario collettivo legato al suo nome sono le sue immagini di donne forti, tra eros e provocazione, gioco e mistero, glamour e fashion, sadomasochismo e feticismo, sullo sfondo di scenari urbani e stilizzati, interni asettici o barocchi e pareti nude; ma anche lune che si specchiano nel mare, orizzonti desertici, paesaggi. La mostra milanese ripercorre questo suo mondo attraverso una selezione dei più celebri scatti di nudi e corpi femminili, ma non solo. Infatti, oltre alle produzioni per la moda e per la pubblicità, Helmut Newton viaggiava costantemente con la sua macchina fotografica, registrando le immagini di tutto ciò che lo affascinava e l’esposizione indaga anche questo aspetto più intimo e meno noto di Newton, offrendo al visitatore inconsueti scatti di marine cupe e minacciose, onde fragorose, lunghe strade che corrono all’infinito, palazzi enigmatici, vedute aeree e insoliti paesaggi. Sempre a Palazzo Reale, fino al 25 giugno, è aperta la mostra dedicata all’opera di Max Bill (1908-1994). Pittore, scultore, architetto, designer, una sorta di “creatore universale”, Bill ha progettato modi di vita, spazi, utensili e oggetti d’uso quotidiano, da un intero villaggio come la scuola di Ulm, a esposizioni, a edifici corporativi, da unità residenziali prefabbricate a viadotti autostradali; ha realizzato innumerevoli pitture e le sue sculture sono in luoghi pubblici di molte città del mondo; ha scritto testi teorici e monografie e ha fatto parte del consiglio comunale di Zurigo. La mostra milanese, curata da Otto Letze e Thomas Buchsteiner dell’Institut für Kulturaustausch, rappresenta l’occasione di conoscere a fondo un artista che con la sua produzione ha segnato non solo i movimenti artistici contemporanei ma, attraverso il design, le opere pubbliche, l’architettura, ha influenzato anche il gusto della vita quotidiana.

Con 150 opere tra sculture, disegni, collage, mobili, progetti di architettura e arredamento, la mostra “Arp - Jean & Sophie Taeuber. DaDa e oltre”, aperta fino al 16 luglio al Museo Correr di Venezia, indaga i rapporti umani e artistici tra Hans Jean Arp e Sophie Taeuber-Arp. L’intento è di sottolineare soprattutto gli aspetti del sodalizio artistico del primo periodo della loro unione, tra il 1916 e la metà degli anni Venti, quando la coppia operava in Svizzera, e in modo particolare a Zurigo nel pieno fermento del movimento dadaista che nasce in quell’anno al CabaretVoltaire e che rivoluzionerà l’idea stessa di arte, oltre a mettere in discussione valori e significati del vivere o concetti quali modernità, convenzione, comunicazione, linguaggio. Il percorso espositivo termina col trasferimento a Parigi, con la costruzione della casa di Clamart e quindi il ritorno a Zurigo dove Sophie Taeuber morirà in un drammatico incidente e sottolinea anche gli esiti espressivi del rapporto profondo tra i due artisti: affinità e divergenze, immaginario comune e opposto, forza e difficoltà di un’unione artistica e personale che continuerà idealmente nell’opera di Arp, anche dopo la prematura scomparsa della moglie avvenuta nel 1943. La mostra documenta inoltre da un lato il ruolo di Sophie nell’ambito più strettamente vicino al design e alla progettazione d’interni nel contesto Bauhaus, dall’altro i legami tra Arp e Venezia , dal Gran Premio della Scultura alla Biennale del 1954, all’amicizia con Peggy Guggenheim.

Daniel Lebé, Limette MalidorFreddy Berhault.

More than a hundred and thirty masterworks coming from the collection at the Fabre Museum in Montpellier will be on show through June 5th at the Hermitage Foundation in Lausanne. The exhibition, which coincides with the extension and renovation works carried out at the Museum,

Gustave Courbet, Le bord de mer à Palavas, olio su tela/oil on canvas, 37x46 cm,

1854 (Musée Fabre, Montpellier Agglomération - photo Frédéric Jaulmes).

Il dilemma del mostrarsi

Capitale artistica Art in L.A.

Le camoufflage, il camuffamento, è il tema che guida la mostra in corso al Museo di Storia naturale di Lione, che in attesa dell’inaugurazione della nuova sede espositiva firmata da Coop Himmeb(l)au à Lyon Confluences (2008) ospita un programma di mostre con indirizzo sociale. “Ni vu, ni connu” (né visto, né conosciuto), aperta fino al 2 luglio abbraccia uno dei temi più peculiari delle società occidentali, esplorando i diversi aspetti e sfumature del camuffamento soprattutto a livello di relazioni umane. E’ infatti nella moderna tensione alla trasparenza che paradossalmente la moda, come i media, la pubblicità e alcune espressioni artistiche sfruttano la seduzione e il fascino che esercitano l’apparenza, la dissimulazione e ancora il mito dell’uomo invisibile. Intrigante e densa quindi la tematica trattata dalla mostra che viene affrontata con una visione pluridisciplinare, attraverso il prisma delle Scienze della Vita e delle Scienze umane. La scelta museografica privilegia il ricorso a dispositivi diversi, dalla messa in scena, alla luce, il suono, strumenti interattivi, per offrire al visitatore la possibilità di vivere da vicino l’esperienza del camuffarsi. Sei temi articolano invece il percorso espositivo che via via introduce alla scoperta di dimensioni inedite e poco comuni di camuffamento. L’idea generale che sottende al progetto espositivo è proprio quella di svelare che il camuffamento, non è unicamente ascrivibile al campo animale o militare, ma è parte anche delle relazioni interpersonali e intra-personali ed è dunque utilizzato in diverse forme dagli esseri umani. Si è così invitati a questo percorso rivelatore gradualmente passando dal più comune “Camuffamento svelato” (vedere senza essere visti); al “Gioco” di ruoli – je(u) de rôle – ambivalenza tra animalità e umanità, per poi toccare “Il tempo del segreto”, esplorazione delle funzioni individuali e sociali dei camuffamenti voluti; “Questa non è una pipa”, camuffamenti non voluti che vengono inconsciamente esternati; “Tutti delle star”, l’esibizione di intimità come valorizzazione della trasparenza; “Fino all’estremo”, la perdita dell’essere umano nel volersi rendere invisibile. E. C.

La scena artistica di Los Angeles dal 1955 al 1985 è al centro della mostra presentata fino al 17 luglio al Centre Pompidou di Parigi. Attraverso circa 350 opere, tra dipinti, sculture, istallazioni, fotografie, film e video, di 85 artisti viene declinato il panorama artistico della capitale californiana dal suo affermarsi come forza alternativa alla situazione newyorkese intorno alla metà degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Ottanta, che vedono l’emergere di una nuova generazione di artisti. Il percorso espositivo sviluppa cronologicamente il succedersi delle diverse correnti di ricerca, dall’assemblaggio (Kienholz, Barman, Hammons), alla Pop art (Ruscha, Celmins, Foulkes), dal Minimalismo o L. A. Look (Bell, Kauffman, McCracken) al movimento “Light and Space” (Turrel, Irwin, Wheeler), dall’Arte concettuale ( Baldessari, Huebler, Antin) alla Performance (Kaprow, Burden, McCarthy), dal Femminismo (Chicago, Rosenthal) alle istallazioni (Kelley, Leavitt), dalla fotografia (Teske, Fiskin) alla video arte (Viola, Yonemoto) fino al film sperimentale (Fisher, Angel ecc).

Sauterelle feuille, Brazil (Muséum Département du Rhône - photo Patrick Ageneau).

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involves one of the most important French public collections, presenting a comprehensive survey of European painting between the seventeenth and nineteenth centuries. In chronological order, on display are works by seventeenth-century masters, from Zubaràn to Boudron up to Flemish masters such as Bruegel the Young and Rubens. The show then continues with eighteenth-century French artists, which include Houdon’s sculptures and Ranc’s luxurious drapes. The nineteenth century is the protagonist of the exhibition, with works by Delacroix and Courbet – with his famous Bord de mer à Palavas – the Barbizon school (Corot, Rousseau), and the impressionists (Monet, Degas, and Bazille). The show closes with one of France’s most representative selections of drawings, including works by La Hyre, Puvis de Chavannes, Fragonard Boucher and Géricault, all kept at the Fabre museum.

An exhibition open through July 17th at the Centre Pompidou in Paris focuses on the Los Angeles art scene between 1955 and 1985. A survey of the Californian capital’s artistic production during those years is outlined through nearly 350 works, including paintings, sculptures, installations, photographs, films and videos by 85 artists. In fact, from the mid 1950s to the mid 1980s, art in Los Angeles established itself as an alternative to the New York scene, with new generations of artists emerging. The show traces the different trends following one another in chronological order, from assemblages (Kienholz, Barman, Hammons), to Pop art (Ruscha, Celmins, Foulkes), to Minimalism or the L.A. Look (Bell, Kauffman, McCracken), to the “Light and Space” movement (Turrel, Irwin, Wheeler). And on to Conceptual Art (Baldessari, Huebler, Antin), to Performance Art (Kaprow, Burden, McCarthy), to Feminism (Chicago, Rosenthal), installations (Kelley, Leavitt), photography (Teske, Fiskin), video art (Viola, Yonemoto) and experimental films (Fisher, Angel, etc.).

Jack Goldstein, Some Butterflies, film muto a colori/ colour, mute film 16 mm, 30’’, 1975 (Courtesy of Galerie Buchholz, Cologne Jack Goldstein Estate).

The Royal Palace of Milan is paying homage to Helmuth Newton with an exhibition entitled “Sex and Landscapes”, open through June 4th. On show are ninety pictures by the German/Australian photographer, who died in 2003 in Los Angeles at 83, after having acquired great renown for his photographs in the fashion sector. But in collective imagination, his name mainly brings to mind his pictures of strong, erotic and provocative women, playful and mysterious, glamorous and fashionable, hovering between sadomasochism and fetishism, on stylized urban backgrounds, or sanitized – or baroque – interiors and blank walls; he is also remembered for his moons reflected in the sea, his lonely horizons and

landscapes. The Milanese show traces this world of his through a selection of his most famous pictures of female nudes and bodies, but not only. In fact, in addition to his production for fashion and advertising, Helmuth Newton always took his camera with him, recording images of anything that caught his attention. The exhibition focuses on this more intimate aspect of Newton’s work, as well, offering visitors unusually dark, threatening seascapes, roaring waves, long streets that run on endlessly, enigmatic buildings, bird’s-eye views and bizarre lanscapes. Until June 25th, the Royal Palace is also presenting a show devoted to Max Bill (1908-1994). As a painter, sculptor, architect and designer, Bill, who was a sort of universal creator, designed ways of life, spaces, tools and items for everyday use. He planned entire villages, such as the Ulm school, he organized exhibitions, he designed corporative buildings, prefabricated residential units and highway viaducts; he created a great number of paintings, and his sculptures stand in the public areas of many cities around the world. He also wrote theoretical texts and monographs, and was even a member of the city council in Zurich. This exhibition in Milan is curated by Otto Letze and Thomas Buchsteiner from the Institut für Kulturaustausch, and constitutes an opportunity to gain better knowledge of an artist whose production not only influenced contemporary art movements, but also everyday life trends, through his design, public works, and architecture.

Jean Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Disegno a quattro mani, china su carta/China ink on paper, 27,5x20,9 cm, 1939 (Fondazione Hans Arp, Sophie Taeuber-Arp, Rolandseck).

A sinistra/left, Max Bill, e sopra/and above, Helmut Newton, Leaving Las Vegas, 1998 (© The Helmut Newton Estate).

Tutto Modigliani Fino al 20 giugno, al Complesso del Vittoriano a Roma, è aperta la mostra “Modigliani”. La mostra vuole fornire una visione completa della ricerca pittorica di Modigliani non solo attraverso un articolato percorso cronologico ma anche mettendo in risalto alcune tematiche e alcuni elementi caratteristici del suo lavoro. Sono analizzati i vari canali espressivi utilizzati: disegni e oli rappresentano infatti un’esperienza di fondamentale importanza negli sviluppi e nel consolidamento della poetica e del linguaggio dell’artista che troverà poi una notevole completezza formale nei dipinti. La scelta delle opere, dalle prime alle ultime sale del percorso espositivo, è funzionale alla messa in evidenza del suo cammino artistico e umano. Una sezione è inoltre riservata ai disegni preparatori per le sculture realizzate dall’artista tra il 1910 e il 1913, lavorando spesso fianco a fianco con Brancusi. Le Teste e Le Cariatidi ricavate dalla pietra evidenziano l’interesse di Modigliani per l’arte primitiva, in particolare quella dell’Antico Egitto, che si traduce in forme essenziali e ieratiche

Nigro a Venezia La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia rende omaggio con una mostra aperta fino al 21 maggio a Mario Nigro (1917-1992). La mostra, realizzata in collaborazione con l’Archivio Nigro di Milano e curata da Germano Celant, illustra l’opera di questo maestro dell’arte italiana, il cui linguaggio si è sempre mantenuto in una prospettiva internazionale. Si mette in evidenza la sua posizione di rilievo e la dimensione anticipatrice che la sua ricerca artistica ha avuto nell’ambito del panorama dell’astrattismo italiano e mondiale. Il percorso della mostra, essenziale e al contempo ricco di spunti, permette di cogliere la complessità e novità dell’opera di Nigro, il cui linguaggio manifesta la sua tensione espressiva, legata a una dimensione esistenziale tragica, risolvendola non nell’immediatezza di una poetica informale e di una pittura d’azione, ma nel segno di una riduzione e di un’essenzialità che anticipano le correnti minimaliste degli anni Sessanta. Mario Nigro, Senza Titolo, 1950.

Amedeo Modigliani, Donna con vestito scozzese, olio su tela/oil on canvas, 92x60 cm, 1916.

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Luci in transizione In Berlin

Beckmann per tre In Frankfurt

Sulla facciata SPOT dell’edificio in Potsdamer Platz 10 a Berlino, dotata di schermo multimediale luminoso, viene presentato fino al 8 giugno un nuovo programma artistico, intitolata “Transition” (www.spots-berlin.com). La mostra propone una sequenza di opere luminose realizzate da gruppi di artisti internazionali quali il regista Terry Gilliam & Friends con “Past People of Postdamer Platz”, Jonathan Monk con “A Wall of Lights Without Sound or Wall of Sound Without Lights”, fettFilm con l’opera “Sign Fiction” di Torge Moller e Momme Hirichs, tutte relative al tema della transizione e del cambiamento. Il programma è curato da Ingken Wagner secondo la quale, in “Transition”, il contenuto, l’esperienza visiva e l’ambiente urbano circostante si combinano simbioticamente per determinare “esempi luccicanti”.

La Schirn Kunsthalle di Francoforte propone fino al 28 maggio una grande retrospettiva dell’opera di Max Beckmann incentrata sulla sua produzione di pastelli e acquerelli. In questa occasione viene presentato il primo catalogo ragionato su questa parte dell’attività dell’artista tedesco (Lipsia 1884-New York 1950). Tale catalogo, redatto da Mayen Beckmann e Siegfried Gohr, raccoglie uno studio portato avanti per dieci anni con l’obiettivo di illustrare quanto le due tecniche non siano complementari all’opera pittoriche di Beckmann ma ne costituiscano una

Provided with a luminous multimedia projector, the SPOT front of 10, Potsdamer Platz in Berlin will present a new artistic program entitled “Transition” (www.spotsberlin.com). The show involves a series of luminous works created by different groups of international artists, such as the director Terry Gilliam & Friends with “Past People of Postdamer Platz”, Jonathan Monk with “A Wall of Lights Without Sound or Wall of Sound Without Lights”, fettFilm with the work “Sign Fiction” by Torge Moller and Momme Hirichs. All of the works deal with transition and change. The program is curated by Ingken Wagner, who says that in “Transition”, the content, visual experience and urban environment merge symbiotically to produce “glittering examples”.

Tecnologie intelligenti sezione indipendente e innovativa. In contemporanea a questa mostra, se ne svolgono altre due: una presso la Städel Collection of Graphic Works fino all’11 giugno, sull’opera grafica di Beckmann e l’altra negli spazi del MMK fino al 27 agosto in cui l’opera Apocalypse di Beckmann è messa a confronto con gli ultimi lavori di Thomas Demand. Through May 28th, the Schirn Kunsthalle in Frankfurt is devoting a great retrospective exhibition to Max Beckmann’s pastel and watercolor production. The first catalogue raisonné on this part of the German artist’s (Leipzig 1884 – New York 1950) activity is being presented on this occasion. The catalog, edited by Mayen Beckmann and Siegfried Gohr, collects the results of research carried out throughout a ten-year span, and aims at pointing out how the two techniques are not just complementary to Beckmann’s other paintings, but constitute an independent, innovative section of his work. Other two exhibitions are on at the same time: one is at the Städel Collection of Graphic Works (open through June 11th), and concentrates on Beckmann’s graphic work, and the other at the MMK, which will be on through August 27th. The latter sets Beckmann’s Apocalypse on show besides Thomas Demand’s latest paintings, confronting the two artists’ work.

Max Beckmann, Women on the Beach Under Umbrellas, 1936.

Torge Moller, Momme Hirich/fettFilm, Sign Fiction.

Poesie illuminate Art Messages

Ricerca di trame Free Abstraction

Con la mostra allestita al MAK di Vienna fino al 17 settembre, intitolata “XX”, Jenny Holzer propone una riflessione sull’arte e la letteratura e la loro relazione con gli eventi politici. L’artista americana realizza per questa occasione una installazione di luci all’interno degli spazi del MAK, basata sui testi del Premio Nobel austriaco Elfriede Jelinek, che sommerge le sale espositive in un mare di linguaggi. La mostra si estende poi all’esterno con proiezioni che illuminano di poesia vari edifici pubblici di Vienna con i suoi ormai famosi messaggi e aforismi densi di saggezza comune ma personalissimi e coraggiosi. A complemento della mostra e delle installazioni urbane, il MAK mette a disposizione del pubblico un archivio digitale unico dell’opera di Jenny Holzer.

Il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona propone fino all’11 giugno la mostra “Sonia Delaunay. Atelier Simultané 1923-1934”. Viene presentato il corpo di 174 gouache su carta che ha appunto dato vita al progetto “atelier simultané ” caratterizzato da una forte modernità del linguaggio del colore. Questo insieme di carte testimonia lo stato d’animo di una libera astrazione e la ricerca consapevole sul motivo, studiato nelle sue varianti di colore, ritmo, vibrazione e forma. L’astrazione decorativa della Delaunay in questo progetto rasenta la creazione di moda il cui rapporto con l’arte genera una doppia funzione dell’atto creativo: il gesto dell’artista, insieme teorico e pratico, creativo ma non legato a un intento applicativo. Il lavoro della Delaunay sulla varietà di trame di forma e colore, che trova una sua iscrizione ideale nella ricerca astratta di ambito fauvista, risponde all’intento del movimento Arts & Crafts di legare il piacere dell’arte al miglioramento della qualità della vita quotidiana.

With an exhibition organized at the MAK entitled “XX”, open until September 17th, Jenny Holzer offers an opportunity for reflection on art and literature and their relation with political events. For this occasion, the American artist has created a light insallation within the MAK interior, based on texts by the Austrian Nobel Prize winner Elfriede Jelinek, immersing the showrooms in a sea of language. The show makes its way to the exterior, as well, with projections that light up Vienna’s various public buildings with poetry, with famous messages and aphorisms that are full of common sense, but that at the same time are very personal and courageous. As a complement to the show and the urban installations, the MAK is also offering a unique digital archive devoted to Jenny Holzer’s work. For the City © 2006 Jenny Holzer VBK Wien, presentato da/presented by Creative Time. Testo/text: “Ishtar Awakens in Chicago” from E-Mails From Scheherazad, di/by Mohja Kahf. (Used/reprinted with permission of the University Press of Florida and the AuthorPhoto: Attilio Maranzano).

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The Villa dei Cedri civic Museum in Bellinzona is presenting the exhibition “Sonia Delaunay, Atelier Simultané 1923-1934”, which will stay open until June 11th. A group of 174 paper gouaches will be on display (from which the “atelier simultané” drew inspiration) – characterized by a very modern color language. This collection of paper bears witness to a free, abstract mood and a conscious quest for patterns, which are studied in all their various colors, rhythms, vibrations and shapes. In this project, Delaunay’s decorative abstraction is reminiscent of fashion creation, whose relationship with art generates a dual function in the creative

act itself: the artist’s hand, which is both theoretical and practical; creative, but not linked to any specific application. Ideally, Delaunay’s work on different shapes and color patterns belongs to a Fauvist sort of abstractionism, and to the Art & Crafts movement, which aims at linking the pleasure of art with the improvement of the quality of everyday life.

Il grande repertorio dei prodotti Vaillant, realizzati secondo tecnologie sempre più intelligenti, e a misura di uomo e ambiente, comprende: sistemi capaci di dialogare non solo tra gli apparecchi che compongono l’impianto termico, ma anche con l’utilizzatore e il manutentore; apparecchi provvisti di sistemi multisensore che regolano in tempo reale la combustione e consentono l’autodiagnosi; bollitori a stratificazione che erogano grandi quantità d’acqua calda a temperatura costante; sistemi solari integrati con tecnologia a condensazione per consentire la

Marchio in luce più efficiente integrazione di tecnologie sostenibili; nuovi sistemi di accensione elettronica con generatore idroelettrico inseriti negli scaldabagni; impianti con caldaie a condensazione in cascata che ottengono un’elevata potenza termica, eccezionali rendimenti, elevatissima modulazione e l’eliminazione del problema del fermo impianto; sistemi di riscaldamento e raffrescamento geotermici, che recuperano il calore necessario dal terreno abbattendo in modo ineguagliabile l’esigenza di energia.

Il nome Zumtobel Staff, comparso nel 1994 dalla fusione delle società Zumtobel e Staff, viene ora sostituito mediante un intervento di rinnovamento del marchio, che ne determina una comunicazione più espressiva e adeguata al riferimento della luce. L’iniziativa ha creato internazionalità e un impatto di grande modernità e valore illuminotecnico globale all’azienda che lo presenta in concomitanza con la fiera internazionale di architettura e tecnica Light +Building presente a Francoforte nell’aprile 2006.

Geometrie modulari Luna è la nuova linea di reception modulare di Sinetica pensata per grandi e piccoli spazi aziendali che, caratterizzata da un’altezza di 113 cm, è equipaggiabile con moduli planari dalle lunghezze di 100 e 160 metri, e moduli curvi rispettivamente di 90° e 60° che consentono volumi su misura e configurano soluzioni sinuose, funzionali e assolutamente riconfigurabili. Due le varianti riconducibili per singolarità alle fasi lunari: la prima definita dalla pienezza naturale e luminosa del legno, la seconda dalla matericità lucente e compatta del metacrilato. La linea si distingue per le raffinate finiture dei frontali, dei piani e dei fianchi di chiusura, e, nella versione in legno, per le qualità e tonalità, del rovere chiaro, del rovere scuro del ciliegio e alluminio che, combinati ai top in vetro acidato, ne contraddistinguono l’eccellenza. La versione in metacrilato è invece impostata sui colori bianco, blu,verde e fumé, perfettamente armonizzati alla finitura alluminio dei top, dei piani e dei fianchi di chiusura, nonché ai contenitori Dado, studiati per organizzare e completare l’area reception. Completano il sistema: il mobile serrandina, le cassettiere, nonché un modulo specifico per utenti disabili.

Premiazione eccellente La nuova e innovativa linea di maniglie e la finestra automatizzata Tip Tronic, studiate da Schüco, in collaborazione con il Team Design di Esslingen, sono state selezionate prima e premiate poi dalla giuria dell’IF Product Design Award 2006. Schüco Tip Tronic rappresenta la prima finestra completamente meccanizzata caratterizzata da un funzionamento facile e intuitivo, collegabile a tutta l’automazione dell’edificio. La finestra, di elegante estetica, dispone di un sistema di movimentazione

innovativo in quanto invisibile, poiché privo di meccanismi in vista dato che i motori e i cavi di comando dei movimenti sono miniaturizzati e nascosti all’interno delle sezioni dei profili. La finestra può essere gestita a tempo da sensori, da un PC, da un cellulare o semplicemente premendo un pulsante. Contribuisce all’eleganza formale della finestra anche l’impiego della nuova linea di maniglie premiata per la linea e l’avanzata tecnologia ottimale, idonea anche per scorrevoli e porte.

Combatte l’inquinamento

Sonia Delaunay, Senza Titolo, gouache su carta/on paper, 27x20,5 cm, 1924 (courtesy Fondazione Marconi).

Italcementi accosta, alla produzione di cementi sempre più performanti sotto l’aspetto strutturale, il nuovo settore relativo ai prodotti cementizi speciali destinati a rispondere concretamente al problema dell’inquinamento delle città. A questo proposito, lo scorso febbraio, Carlo Pesenti, Consigliere delegato di Italcementi, ha annunciato ufficialmente l’avvio della produzione e commercializzazione su scala industriale dei prodotti fotocatalitici realizzati con il principio attivo TX Active, frutto della ricerca di laboratorio del Gruppo Italcementi, Si tratta di una importante soluzione industriale attiva che assicura un significativo impatto nella lotta allo smog. Carlo Pesenti, nella sua relazione evidenzia: “… con questo prodotto riteniamo di poter fornire una soluzione attiva almeno a una parte di quei problemi che quotidianamente vengono rimarcati nella qualità dell’aria delle nostre città. Offriamo quindi alle Pubbliche Amministrazioni e

agli altri committenti la possibilità di effettuare scelte di interventi strutturali, duraturi e mirati nei programmi per combattere l’inquinamento”. In una città come Milano, i ricercatori hanno calcolato che, sulla base delle evidenze sperimentali, rivestire con prodotti contenenti TX Active il 15% delle superfici urbane a vista consentirebbe di ridurre l’inquinamento di circa il 50%. Tx Active è un principio attivo fotocatalitico per prodotti cementiti, in grado di abbattere gli inquinamenti organici e inorganici presenti nell’aria, la cui efficacia è stata a lungo testata e quindi certificata da importanti centri di ricerca indipendenti (CNR, ARPA, Centro Ricerche di Ispra). La sua formulazione è il frutto di 10 anni di ricerca, prove e applicazioni svolte dal CTG (Centro Tecnico di Gruppo, Società del Gruppo Italcementi) che ha portato alla definitiva formulazione del principio attivo.

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Informazioni sull’editoria di architettura, design e comunicazione visiva. Information about publications of architecture, design and visual communication.

Con scambiatore ad acqua

Oltre al risparmio energetico

Mitsubishi Electric ha messo a punto, con la nuova serie W, un evoluto sistema di climatizzazione con condensazione ad acqua, capace di raffreddare e riscaldare diversi ambienti simultaneamente (WR2), o di raffreddare o riscaldare i diversi ambienti (WY). La gamma della Serie W dispone delle nuove potenze da 16 e 20 HP. Il rivoluzionario sistema combina i vantaggi e i benefici dei sistemi con condensazione ad acqua a quelli della gemella Serie R2 della linea Campo Multi VRF. L’efficienza della Serie WR2 è assicurata dai suoi componenti chiave: il Distributore BC che collega sino a 32 unità interne alla medesima unità esterna, rendendo possibile l’erogazione simultanea di freddo e caldo grazie alla distribuzione del refrigerante a due tubi: uno per l’alta pressione e uno per la bassa pressione. Nei sistemi della Serie WR2, il calore assorbito dalle unità in modalità di raffreddamento viene trasferito alle unità in modalità di riscaldamento inserite nel circuito frigorifero del sistema stesso, mettendo in moto un trasferimento di calore all’interno di un unico sistema; ciò permette di ottenere una elevatissima efficienza termodinamica a tutto vantaggio dei consumi energetici.

Le numerose e attuali novità dei prodotti Siemens, impostate su risparmio energetico, riduzione dei costi e tutela dell’ambiente, comprendono la serie di satelliti d’utenza He Box, la gamma di regolatori digitali Synco, il sistema RMZ90 di regolazione e gestione per gli impianti a terminali, tre nuove tecnologie per la contabilizzazione del calore, il telecomando TEL50GSM per la gestione a distanza degli impianti di riscaldamento, la gamma di termoregolatori REV e il

Nuovi termoconvettori

Energie rinnovabili

Con un’esperienza dedicata per oltre 40 anni alla ricerca tecnologica mirata agli scambiatori di calore, Galletti introduce nel mercato una nuova gamma di termoconvettori con il terminale innovativo”Kaiman”. Il prodotto sfrutta il principio avanzato della convenzione naturale dell’aria che consente di riscaldare l’ambiente più velocemente rispetto ai convenzionali radiatori, permettendo di raggiungere la giusta temperatura dell’acqua nell’impianto, in modo più rapido grazie al basso contenuto d’acqua dello scambiatore di calore. Inoltre la batteria di scambio termico è stata progettata per funzionare anche a basse temperature dell’acqua; situazione tipica che si verifica nel caso delle caldaie a condensazione o delle pompe di calore. Kaiman è stato progettato per non oltrepassare i 40° di temperatura superficiale, eliminando il rischio di scottature e rendere la temperatura dell’aria in uscita tale da minimizzare il fenomeno di annerimento delle pareti. La regolazione della temperatura ambiente viene effettuata agendo sul deflettore di uscita aria che, se posto in posizione di chiusura, annulla fortemente lo scambio termico interrompendo l’effetto di convenzione naturale. Kaiman può essere dotato di valvola ON/OF per la regolazione della temperatura ambiente, mediante un termostato installato a parete o a bordo dell’unità. Un microinterruttore, posto sul deflettore di uscita aria, interrompe il flusso dell’acqua nello scambiatore di calore in caso di chiusura totale. Il prodotto si distingue per l’ottimo impatto funzionale e formale.

Coerente con i propri programmi impostati sulla ricerca di nuove fonti energetiche rinnovabili e alternative, Metra, con Gefran e Palazzoni ha dato impulso al progetto Ensun, che si occupa di nuove facciate fotovoltaiche con il coordinamento di Aqm; il centro di servizi tecnici alle imprese, finanziato dalla Provincia di Brescia. Il progetto si pone come obbiettivo la realizzazione di un sistema di pannelli fotovoltaici di nuova tecnologia, già integrato in fase di progettazione alla facciata continua. Il sistema, prevalentemente destinato a edifici di grandi dimensioni pubblici e privati di nuova costruzione,

Rimembranze Vacation Time Villas concentratore dati RMB795. A questa gamma si aggiunge l’offerta OEM (Original Equipment Manufacturer) che include prodotti e soluzioni complete standard e customizzate rivolte al mercato dei costruttori di caldaie e bruciatori in ambito residenziale, commerciale e industriale.

Divisione termotecnica La divisione Termotecnica del Gruppo Bosch, leader europeo nella produzione di caldaie e scaldabagni a gas, è presente sul mercato internazionale con 12 marchi: Buderus, Bosch, Junkers, e.l.m. leblanc, Dakon, Boulter, Buderus, Geminox, Nefit, Sieger, Vulcano, Worcester e IVT. La forza della divisione termotecnica del Gruppo risiede nell’offerta di un vasto portfolio di prodotti innovativi, che rispecchiano le diverse esigenze di mercato, e hanno portato la divisione a conquistare nel 2004 il 21% del mercato europeo di riferimento, con una crescita del 9% rispetto al 2005 (circa 2,5 miliardi di euro). Fattore rilevante per l’andamento positivo è stata l’acquisizione nel 2003 della Buderus, che ne ha consentito il significativo completamento delle attività in relazione ai sistemi di riscaldamento. Il Gruppo ha inoltre acquisito nel 2005, per promuovere la propria posizione nel settore riscaldamento che utilizza energie rinnovabili, la maggioranza della società IVT Industrier AB, società

leader in Europa per le pompe di calore elettriche. La divisione termotecnica dispone attualmente di circa 12.600 collaboratori, 60 sedi nel mondo e 8 stabilimenti produttivi. Il successo mondiale di Bosch Termotecnica risale a oltre 100 anni fa, quando Hugo Junkers fondò a Dessau la fabbrica che ideò il primo scaldabagno. Robert Bosch, che acquisì l’azienda nel 1932, fino agli anni Ottanta mantenne il nome di Junkers alla divisione termotecnica e si concentrò prevalentemente sul mercato tedesco.

utilizzando un nuovo materiale consente di ridurre i costi dei pannelli fotovoltaici e di aumentarne il rendimento. Il progetto di ricerca per le nuove facciate fotovoltaiche è attualmente sottoposto alla fase di definizione della nuova tecnologia applicativa, e alla verifica della sua industrializzazione. Al progetto partecipano, oltre alle società implicate, anche l’Enea (Ente nazionale per l’energia e l’ambiente), il Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino, il Dipartimento di Fisica della materia dell’Università Cattolica con sede in Brescia, e la Stazione Sperimentale del Vetro di Murano.

Pavimenti in laminato Skema, azienda leader nel settore pavimenti in laminato con sede a Ponte di Piave in provincia di Treviso, ha presentato, in occasione del Saiedue Living di Bologna, le nuove collezioni di pavimenti che ampliano la gamma dei prodotti Maxim e Prestige Make-up e che, disponibili nell’esclusivo formato 856x90 mm, sono predisposti anche accoppiati con materassino fonoisolante a elevato modulo elastico

nella versione Errezero (rumorezero) mediante: Brio Special Collection, proposto su richiesta in oltre cento tinte unite e altri trecento decori fantasia; Brio Project Colours, che consente infinite possibilità di personalizzazione; Skema EmmeP Top Level, il pavimento sopraelevato completato con nuovi decori a tavola intera con finitura legno della gamma Prestige; Skema Show Time, ideale per allestimenti temporanei.

Anty Pansera Ville e Villeggiatura tra eclettismo e razionalismo 1875-1945 Castione della Presolana, Bratto, Dorga, Giogo Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2005, ill. b/n col. 240 pp C’è un colto ed elegante compiacimento personale in questo libro di Anty Pansera, proposto come un’escursione nostalgica e profondamente informata svolta a cavallo tra il XIX e il XX secolo che, rivelatore di antefatti e retroscena collegati a quel fenomeno definito “villeggiatura”, caratterizzò fortemente l’habitat e le relazioni sociali di varie zone delle Prealpi bergamasche, come per l’appunto Castione della Presolana, Bratto, Dorga e Giogo. Il periodo trattato studia le prime testimonianze di un mondo costruito sulla misura di quel fenomeno che, presente sin dal 1875, si sviluppò particolarmente nel primo dopo guerra per affermarsi sui tempi che compresero e seguirono la seconda guerra mondiale. Profusi di eclettismo e di concetti pienamente razionalisti, i riscontri del “progettato” pubblicato, costituiscono una ricchezza ambientale, culturale e sociale, dove Anty Pansera rintraccia personali memorie ed evidenzia figure di poco noti e di importanti progettisti come Emilio Alemagna, i Bergonzo (padre e figlio), Giovanni Muzio, Giovanni Greppi, Giovanni Barboglio, Cesare Volta e Gio Ponti. Figurano oltre un centinaio di schede relative alle ville meglio conservate che, raccolte nella sezione “Andar per ville”, redatte da Mariateresa Chirico, Laura Bellomi e Susanna Scotti, affiancano approfondimenti biografici dedicati a progettisti, artisti e villeggianti illustri. Il libro, arricchito da un poderoso repertorio iconografico, disegni inediti e numerosissime immagini d’epoca, è arricchito dalle belle foto locali che, scattate per l’occasione da Alessandro Ferrario, diventano riferimenti esemplari di architetture evocatrici di presenze, confronti e completamento. Nel volume è inserita la cartina “Andar per ville” che segnala il percorso naturale e paesaggistico per scoprire le più illustri costruzioni.

Segnalazioni Architetti e Ingegneri Italiani dal Levante al Magreb 1848-1945, a cura di Ezio Godoli e Milva Giacomelli Maschietto Editore, Firenze 2005, 188 ill. in b/n, 400 pp Primo volume della collana AdAIdO (Archivi dell’Architettura Italiana d’Oltremare), questo repertorio biografico di circa duecento architetti e ingegneri attivi tra il 1848 e la fine della seconda guerra mondiale nei Paesi del Mediterraneo (Grecia, Turchia, Siria, Libano, Israele, Palestina, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco) è il prodotto di ricerche condotte nel quadro del progetto Patrimoines partagés: savoirs et savoir-faire appliqués au patrimoine architectural et urbain des XIXe et XXe siècles en Méditerranée e svolte da docenti e ricercatori del Dipartimento di storia dell’architettura e della città dell’Università di Firenze. Il volume è costituito da schede biografiche corredate da una bibliografia che è il risultato dello spoglio di 114 periodici e concerne principalmente le architetture progettate e costruite nei paesi dell’area mediterranea. Per ogni opera sono inoltre indicati i documenti (foto, disegni, relazioni, ecc.) conservati in archivi che si trovano in territorio italiano o appartengono a istituti italiani all’estero. Arch’it Papers 00 Navado Press, Trieste 2005, ill. a colori, 88 pp Il volume è una raccolta di testi apparsi sul arch’it web magazine (http://architettura.supereva.com/index.htm) e pubblicati per la prima volta in forma di libro. Tra i testi selezionati scritti di Pier Vittorio Aureli, Walter Aprili, Stefano Mirti, Luca Poncellini, ma0, Ugo Rosa e Adrien Sina, introdotti dal diretto di arch’it Marco

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This book by Anty Pansera expresses an elegant personal satisfaction, intended as a sort of nostalgic, well-informed excursion through nineteenth- and twentieth-century holiday homes. The phenomenon described as “vacation time” reveals social relations of various areas in the Prealps around Bergamo, such as Castione della Presolana, Bratto, Dorga and Giogo. The period in question bears witness to the first examples of a new world – that of holiday homes – which began appearing in 1875 and saw great growth especially after World War I, becoming more and more established throughout and after World War II. Full of eclecticism and entirely rationalist concepts, the projects that appear in this book show great environmental, cultural and social richness; here, Anty Pansera traces personal memories and points out both little known and well-known planners, the latter including names such as Emilio Alemagna, the Bergonzos (father and son), Giovanni Muzio, Giovanni Greppi, Giovanni Barboglio, Cesare Volta and Gio Ponti. More than a hundred examples of the best preserved homes are collected in a section especially devoted to villas called “Discovering Villas”, edited by Mariateresa Chirico, Laura Bellomi and Susanna Scotti. This section is accompanied by biographical studies devoted to designers, artists and illustrious vacationers. The book, which is provided with a remarkable iconographical repertory, new (unpublished until now) drawings, and a great many pictures from the time, is further enriched with beautiful photos taken by Alessandro Ferrario for the occasion. These pictures depict examples of architectural works that evoke each owner’s characteristics, setting the villas side by side for comparison. A “Discovering Villas” map was added to the book, marking the natural route to follow through the landscape, on a quest for the most illustrious buildings.

Brizzi e con una postfazione di Pietro Valle. Papers 00 è il primo di una serie di libri che verranno affidati di volta in volta a un diverso editore che sarà libero di cercare all’interno del vasto magazzino di idee della webzine e produrre una propria selezione. A Selection of Advanced River Cities on Europe… a good practice guide A cura di Biagio Guccione Edifir, Firenze 2006, ill. a colori e b/n, 108 pp Il volume riporta i risultati del progetto europeo “RiverLinks – rapporto città-fiume”, guidato dall’Amministrazione Comunale di Firenze, in cui un gruppo di professionisti, capeggiato da Biagio Gruccione, ha condotto una ricerca sullo stato della progettazione svolta dalle principali città europee in materia di “vivibilità” e recupero delle aree fluviali. Nuovo lessico urbano A cura di Francesco Indovina con Laura Fregolent e Michelangelo Savino Franco Angeli, Milano 2006, 240 pp 26 autori (architetti, economisti, ingegneri, medici, politologi, semiologi, sociologi, urbanisti) per 30 lemmi, per cogliere le trasformazioni tumultuose che stanno cambiando le nostre città: gli aspetti nuovi dei problemi di sempre (traffico, inquinamento...); le evidenze emergenti (immigrazione, commerci, nuove abitudini...); i mutamenti “fisici” (ristrutturazioni...); il governo della città (partecipazione e progetti); il nuovo immaginario urbano (riti, moda, memoria). Un testo multidisciplinare (come molteplici sono gli aspetti della città), ma senza accademismi o tecnicismi perché sia comprensibile a tutti la nuova lingua che la città parla.

Domenico Trisciuoglio Introduzione alla domotica Tecniche Nuove, Milano 2005, 224 pp L’opera illustra le nuove tecnologie e standard adottati, descrive i più significativi prodotti immessi ultimamente sul mercato dell’automazione domestica, approfondisce le preesistenti tecnologie e le loro applicazioni; la seconda parte del testo, inoltre, è dedicata specificatamente al livello applicativo, introducendo i criteri di installazione, di messa in servizio e di manutenzione all’interno dell’abitazione. Emilio Vendittelli Interno ‘70 Editrice Librerie Dedalo, Roma 2005, ill. a colori, 280 pp Col sottotitolo “Ambienti domestici nell’età dell’incertezza”, l’autore ripercorre la storia non solo del design ma delle idee, delle creazioni, delle espressioni di una generazione la cui iconografia è ormai entrata nell’immaginario collettivo come segno e stimolo di un movimento di cambiamento radicale della società. Verde urbano-Guida tecnica agli interventi A cura di Carlo Ezechieli Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN) 2006, 289 pp Manuale su materiali, lavorazioni, impianti, tipologie arboree, manutenzione, concernenti il tema del paesaggio e della progettazione di spazi aperti non edificati attraverso un repertorio di conoscenze tecniche e indicazioni circa la scelta delle specie più idonee in rapporto alle diverse tipologie di spazi, con esemplificazioni e schemi grafici.

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AGENDA Concorsi di architettura e design Architecture and design competitions Per i bandi completi For complete rules www.europaconcorsi.com

Canada Toronto The Official Spaces International Competition Concorso internazionale per studenti su temi dell’interior design International student competition on theme concerning the interior design Scadenza/Deadline: 10/5 Per informazioni: 841/2 Adelaide Street East, Suite 201 Toronto, ON, M5A 1K9 Canada Internet: www.spacesinternational.com E-mail: info@spacesinternational.com

Cina / China Beijing IASS Hangai Prize Premio per ricercatori, designer e ingegneri under 30 per studi e ricerche innovative nel settore delle strutture spaziali e a guscio Prize for young (under 30) talented researchers, designers and engineers. The prize will be given to the winners of the international contest of research papers and resumes of the design projects or innovative ideas that are related to the field of shell and spatial structures Scadenza/Deadline: 31/6 Per informazioni: Internet: http://hangai_prize.iis.u-tokyo.ac.jp/ E-mail: hangaipr@iis.u-tokyo.ac.jp

Francia / France Bordeaux “Leaf Awards 2006” Crossing borders to create design in Europe Premio dedicato a coloro che, nel settore dell’edilizia, si sono distinti per la realizzazione di opere innovative. Il programma prevede l’ammissione di progetti completati entro il periodo dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2006, e 10 categorie di partecipazione/Award dedicate to those people who, in the building sector, have realized innovative works between 1/1/2003 and 31/12/2006 Scadenza/Deadline: 31/7 Per informazioni: Simona Kastly, ViB events 55/57 North Wharf Road London W2 1LA, UK Tel. +44 20 77534258 Fax +44 20 7915 9773 Internet: www.leaf-forum.com E-mail: simonakastly@vibevents.com

+ europaconcorsi

Per informazioni: DIFA-AWARD 2006 competition office Winterstrasse 4-8, Hamburg, D-22765 Germany Internet: http://international.difa.de/

Potsdam Campus Am Stern Progetto per la realizzazione del Campus am Stern, dotato di strutture scolastiche, sportive e ricreative Competition for the realization of Campus am Stern, including school buildings, sports arenas and leisure areas Scadenza/Deadline: 15/5 Per informazioni: Landeshauptstadt Potsdam, Geschaftsbereich Stadtentwicklung und Bauen vertreten durch Stadtkontor GmbH, Entwicklungsbeauftragter für die Neubaugebiete der Stadt Potsdam Schornsteinfegergasse 3 D-14482 Potsdam

Giappone / Japan Tokyo Conversion of Existing Architecture for Living in the City Concorso internazionale per la riconversione di edifici esistenti per la rivitalizzazione della città International competition for the conversion of existing buildings for living in the city Scadenza/Deadline: 10/7 Per informazioni: Dept. of Central Glass International Architectural Design Competition 2006 Shinkenchiku-sha Co., Ltd. 2-31-2 Yushima, Bunkyo-ku Tokyo 113-8501 Internet: www.cgco.co.jp/english/conversion.html

DIFA-AWARD 2006 Concorso internazionale per lo sviluppo di progetti urbanistici innovativi/International competition for the development of innovative urban projects Scadenza/Deadline: 31/5

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Per informazioni: Università degli Studi di Camerino Via Lili 59 62032 Camerino (AP) Tel. +39 0737 630854 Fax +39 0737 637541 Internet: www.unicam.it/culturaurbana/ programma06.htm E-mail: giovanni.marucci@unicam.it

Casalgrande (Reggio Emilia) Grand Prix Ceramica Concorso internazionale di architettura che seleziona e premia quei professionisti che, attraverso la loro opera, meglio hanno saputo utilizzare e valorizzare le proprietà tecniche e le potenzialità espressive degli elementi in grès porcellanato Granitogres, Marmogres, Pietre Native e Padana Piscine International competition for works of architecture showing and enhancing the technical and expressive potentialities of porcelained grès, Granitogres, Marmogres, Native Stones and Padana Piscine Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Ceramica Casalgrande-Padana Via Statale 467, 73 42013 Casalgrande (RE) Tel. +39 0522 9901 Fax +39 0522 996121 Internet: www.casalgrandepadana.it/ grandprix_quarta.asp E-mail: giullari@casalgrandepadana.it

Gran Bretagna / Great Britain

Cermenate (Como)

Coalville

Valorizzazione centro storico L’obiettivo del concorso è la definizione di una proposta d’intervento per l’area compresa tra lo spazio denominato Piazza XX Settembre, la Via Scalabrini, la Via Garibaldi e la Via Giovanni da Cermenate, supportata da suggerimenti in merito alle modalità di attuazione e ipotesi di sostenibilità economica dell’intervento Competition for a proposal for enhancing the historical town centre with advises concerning the realization modes and the economic sustainability of the intervention Scadenza: 15/5

World Habitat Awards Premio internazionale per progetti che offrano soluzioni pratiche e innovative ai problemi e alle necessità residdnziali nel sud e nel nord del mondo. In questa edizionesono presi in considerazione il quartiere di Gardsten a Goteborg, Svezia e alcune comunità cinesi International award given to projects that provide practical and innovative solutions to current housing needs and problems: one for a project in the global north and the other for a project in the global south. This year the two areasa considered are: Gardsten district near Goteborg, Sweden and several communities in China Sacadenza/Deadline: 1/6 Monte premi/Total prize money: 10,000 £ Per informazioni: Building and Social Housing Foundation Memorial Square Coalville Leicestershire LE67 3TU Tel. +44 1530 510444 Fax +44 1530 510332 Internet: www.bshf.org E-mail: bshf@bshf.org (general enquiries), wha@bshf.org (World Habitat Awards)

Germania / Germany Hamburg

propone di indagare sulle trasformazioni degli insediamenti e dei luoghi di aggregazione sociale alla ricerca della qualità architettonica/Workshop and award on the theme “Suburbs? Trasformation of Urban Landscapes” Scadenza/Deadline: 30/6 Workshop: 30/7-3/8

Italia / Italy Camerino (Ascoli Piceno) XVI Seminario e Premio internazionale di architettura: “Periferie? Paesaggi urbani in trasformazione” Il Seminario e concorso di Architettura e Cultura Urbana si

Per informazioni: Comune di Cermenate Ufficio Edilizia- Urbanistica Antonio Posio Via Scalabrini 153 Tel. +39 031 7776111 Fax +39 031 7776146 Internet: www.comune.cermenate.co.it E-mail: urbanistica@comune.cermenate.co.it

Illasi (Verona) Riqualificazione di Piazza della Libertà, Piazza Polonia e Piazza Sprea Obiettivo del concorso è la elaborazione di un progetto unitario per la riqualificazione e valorizzazione urbanistica, ambientale, paesaggistica e architettonica di alcuni luoghi centrali di Illasi, attraverso un insieme sistematico e coerente di interventi sugli spazi aperti di proprietà pubblica, finalizzati a favorire l’uso collettivo dello spazio urbano, quale luogo d’incontro e di comunicazione dei cittadini/Competition for the urban, environmental and

architectonic requalification of Piazza della Libertà, Piazza Polonia and Piazza Sprea aimed to improve the public use of the city centre Scadenza/Deadline: 16/8 Per informazioni: Comune di Illasi Provincia di Verona Piazza della Libertà 1 Tel. +39 045 7830419 Fax +39 045 6520390 Internet: www.comuneillasi.it E-mail: daniela.ridolfi@comuneillasi.it

Maggiora (Novara) 1st TAP Industrial Design Contest La Rubinetteria Webert bandisce un concorso per il design industriale di una serie di miscelatori monocomando per il bagno innovativi, tecnicamente attuabili e producibili in serie/Promoted by Webert the first contest for the planning of a new mixer with a single command. The objective of the company is to invite designers to participate in the initiative to present innovative and original ideas. The contest is opened to both professionals as well as students, who wish to express their own creativity in a project which will then become reality, with a production in series Scadenza/Deadline: 30/5 Monte premi/Total prize money: 3.500 Euro Per informazioni: Rubinetteria Webert Via F.Beltrami 11 28014 Maggiora (NO) Tel. +39 0322 870180 Fax +39 0322 87472 Internet: www.webert.it E-mail: info@webert.it

Milano Concrete Design CompetitionPlasticity/Opacity Concorso internazionale per studenti di Belgio, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Svezia, Turchia Regno Unito per oggetti e prodotti che analizzino la dualità opacità/plasticità del cemento/International competition open to students of Belgium, Germany, Ireland, Italy, The Netherlands, Sweden, Turkey and the United Kingdom for research on the duality opacity/plasticity of concrete Scadenza/Deadline: 15/5 Monte premi/Total prize money: 4.000 Euro per ogni nazione/for each country Per informazioni: Segreteria Italia AITEC Maria Teresa Briotti Centro Direzionale Milanofiori Strada 1, Plazzo F2 20090 Assago (MI) Tel. +39 02 57511251 Fax +39 02 57511265 Internet: www.concretedesigncompetition.com E-mail: mtbriotti@altecweb.com

Progetti di luce – Atmosfera di luce Concorso internazionale di design per la progettazione di apparecchi illuminanti sia per esterni sia per interni che creino atmosfere emozionanti/International design competition for the project of lighting appliances creating emotional atmospheres Scadenza/Deadline: 30/6 Monte premi/Total prize money: 3.500 Euro Giuria/Jury: Paolo Favaretto, Paolo De Osti, Franco Raggi Per informazioni: Editrice Habitat Via M.Marchesi de Taddei 3 20146 Milano Tel. +39 02 4814800 Fax +39 02 48193013 Internet: www.progettidiluce.com E-mail: info@edithabitat.it

AGENDA “Arcate di Greco”: riqualificazione arcate viadotto ferroviario Concorso di progettazione in unico grado ai sensi dell’art. 59, comma 3, del D.P.R. 554/99 avente per oggetto le opere di mitigazione ambientale e di riqualificazione delle arcate del viadotto ferroviario esistente e di quello in corso di realizzazione per il collegamento Stazione CentraleMalpensa/Competition for the environmental requalification of the arcades of the existing and new railway viaducts on the line Central Station-Malpensa Scadenza/Deadline: 8/6 Per informazioni: Rete Ferroviaria Italiana SpA Direzione Legale Via Breda 28 20126 Milano Tel. +39 02 63715683 – 0263715129 Fax +39 02 63715618 Internet: www.inarchlombardia.it

Rho (Milano) Marchio Sistema Culturale Rhodense Concorso per l’ideazione e la progettazione di un marchio che identifichi il Sistema Culturale Rhodense/Competition for the design of a logo identifying the Rho Cultural System Scadenza/Deadline: 9/6 Primo premio/First prize: 7.500 Euro Giuria/Jury: Bob Noorda, Valeria Bucchetti, Stefano Lavazza, Maurizio Minoggio, Elisabetta Sperati Per informazioni: Comune di Rho Ufficio Cultura Villa Urba c/a Simona Lavezzari Corso Europa 291 20017 Rho (MI) Internet: www.comune.rho.mi.it E-mail: simona.lavezzari@comune.rho.mi.it

Salerno Ortus Artis-Un giardino per la Certosa di Padula Concorso internazionale aperto ad architetti, paesaggisti, agronomi e ingegneri civili ambientali per la realizzazione del giardino della cella n.25, attualmente in via di recupero/International competition open to architects, landscape architects, agronomists and environmental civil engineers for the realization of a garden in Cell no. 25 that is now under requalification Scadenza/Deadline: 15/6 Primo premio/First prize: 5.000 Euro Giuria/Jury: Achille Bonito Oliva, Giuseppe Zampino, Antonio Ranauro, Stefan Tischer, Martin Rein Cano, Luigi Centola, Maria Ippolita Nicotera, Bruno Marzilli, Carlo Bruschi Per informazioni: Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico di Salerno e Avellino. Palazzo D’Avossa Via Botteghelle 11 84100 Salerno Tel. +39 089 2573201 Fax +39 089 251727 Internet: www.newitalianblood.com/ortusartis E-mail: ortusartis@newitalianblood.com

+ europaconcorsi

Per informazioni: Fondazione Aldo Morelato Palazzo taidelli Corso Vittorio Emanuele 61 37058 Sanguinetto (Verona) Tel. +39 0442 365250 Fax +39 0442 365244 Internet: www.fondazionealdomorelato.org

San Teodoro (Nuoro) Riqualificazione del centro storico Ai concorrenti è richiesta: 1) L’ideazione di una proposta architettonica che evidenzi l’utilizzo della zona in questione prevalentemente come area pedonale; 2) Lo studio progettuale, con soluzioni di pregio architettonico, per la realizzazione di una piazza dove attualmente sorge la sede centrale del municipio con la previsione di un’eventuale demolizione della struttura esistente; 3) Proposte progettuali volte alla valorizzazione del patrimonio culturale con scelte coerenti allo sviluppo urbanistico del territorio; 4) Rispetto di scelte progettuali con l’utilizzo di materiali tipici della zona, con particolare riguardo alla pavimentazione per la quale si predilige la scelta di pietre della Sardegna e/o sanpietrini; 5) Soluzioni progettuali per l’individuazione di un’area per il mercato estivo con proposte di strutture movibili; 6) Valorizzazione dell’impianto di illuminazione esistente/Competition for the following element of requalification of the historical town centre: 1) Proposal for utilizing the area as a pedestrian zone; 2) Project for a square where now is the Town Hall; 3) Valorization of the cultural heritage in relation with the territory development plan; 4) Respect and use of the regional traditonal materials with particular consideration for local stones; 5) Definition of a new area for the summer market with mobile solutions; 6) Valorization of the existing lighting system Scadenza: 30/5 Per informazioni: Comune di San Teodoro Ufficio Lavori Pubblici Via Grazia Deledda Vill. I Giardini 08020 San Teodoro Tel.+39 0784 860999 Fax +39 0784 865294 Internet: www.comune.santeodoro.nu.it E-mail: servizi@comune.santeodoro.it

Portogallo / Portugal Lisbona Lisbon Ideas Challenge 2005-Urban Design with Photovoltaics Concorso per l’elaborazione di soluzioni progettuali per strutture su scala urbana, che incorporino sistemi fotovoltaici/Competition for design solutions for urban-scale structures including photovoltaic systems Scadenza/Deadline: 15/7 Per informazioni: Lisbon Ideas Challenge Helpdesk Maria Francisco, Maria Joao Rodrigues Internet: www.lisbonideaschallenge.com.pt E-mail: maria.francisco@dem.ist.utl.pt, mjrodrigues@dem.ist.utl.pt

Sanguinetto (Verona) Il mobile significante Concorso di design sul tema “L’elemento d’arredo nei luoghi d’attesa”/Design competition on the theme “Furniture in waiting areas” Scadenza/Deadline: 16/5 Monte Premi/Total prize money: 20.000 Euro Giuria/Jury: Giorgio Morelato, Francois Burkhardt, Vittorio Fagone, Ugo La Pietra, Ettore Moschetti, Ettore Colonetti

Russia Ekaterinenburg The Euroasian Premium 2006 Premio legato al Festival Internazionale di Architettura che promuove progetti pionieristici e innovativi/Award held on the occasion of The Annual International Festival of Architecture and Design to promote your pioneering projects

as long as we deal with innovative architectural and design ideas Scadenza/Deadline: 1/6 Monte premi/Total prize money: 26,000 US$ Per informazioni: Univer Press St. Lenin 49 620219, Ekaterinburg Tel. +7 343 3716366, 3714348 Fax +7 343 3559009 Internet: www.upress.ru/premium/ E-mail: konkurs@upress.ru

Moscow Iakov Chernikhv Prize The Challenge of time Premio internazionale di idee per il miglior concept architettonico International prize for the best architectural concept Scadenza/Deadline: 1/6 Monte premi/Total prize money: 50.000 Euro Per informazioni: International Iakov Chernikhv Prize 30/1 Tsvetnoy Blud Moscow 127051 Tel. +7 495 2001720 Internet: www.icif.ru E-mail: icif@bk.ru

Spagna / Espain Segovia Protezione Civile, stazione dei vigili del fuoco e comando di polizia L’ente banditore intende selezionare proposte progettuali per la costruzione di un complesso costituito dalla sede locale della Protezione Civile, una stazione dei vigili del fuoco e il comando di polizia, nonché per la realizzazione delle relative opere di urbanizzazione/Competition for the selection of design proposals for the new Fire Station, Police and Civil Protection buildings Scadenza: 16/5 Per informazioni: Ayuntamiento de Segovia, Plaza Mayor E-40001 Segovia Tel. +34 921 419821 Fax +34 921 419840 Internet: www.segovia.com E-mail: aytosegovia@aytosegovia.com

Svizzera / Switzerland Berna Riea Book competition Concorso organizzato da Riea.ch, Istituto di Ricerca per l’Architettura Sperimentale, per la selezione di autori per le pubblicazioni Riea/Competition organized by Riea.ch, the Research Institute for Experimental Architecture, in order to select authors for both the Riea Book Series and the Riea Concept series. The Competition, which will be organized every two years, selects authors for both of the series, reference is given by the Riea books which are all ready out Scadenza/Deadline: 30/5 Per informazioni: Riea Books Gewerbezentrum Vidmarhallen Könizstrasse 161 3097 Liebefeld-Bern Internet: www.riea.ch E-mail: office@riea.ch

Genève 10th Aga Khan Award for Architecture Il premio per l’Architettura Aga Khan riconosce esempi di eccellenza in vari settori dell’architettura, della conservazione e dell’ambiente nei

Paesi Islamici/The Aga Khan Award for Architecture recognises examples of architectural excellence that encompass contemporary design, social housing, community improvement and development, restoration, re-use, and area conservation, as well as landscaping and environmental issues Scadenza/Deadline: 15/10 Per informazioni: The Aga Khan Development Network 1-3 Avenue de la Paix, 1211 Geneva 2, Switzerland Internet: www.akdn.org/agency/aktc_akaa.html

Zurich Shrinkage Worldwide Award 2006 Concorso internazionale di desgin per un poster multiuso che promuova e sensibilizzi cirsa la natura, la cultura e l’esperienza del “restringimento”/The Shahneshin Foundation would hereby like to invite you to participate in an open international design competition which will result in a multidisciplinary multiuse poster to explore, divulge, foster, sensitize, awaken, “shrinkage” nature, culture and experience Scadenza/Deadline: 15/9 Giuria/Jury: C.Eggenberger, L.Galati, G.Rodriguez, S. G Shahneshin, M.Weinberg Staber Per informazioni: Shrinkage Worldwide Award 2006 Shahneshin Foundation P.O.Box 1211 CH-8700 Kuesnacht-Zurich Tel. + 41 43 5400026 Fax +41 43 5400027 Internet: www.shahneshinfoundation.org E-mail: awards@shahneshinfoundation.org

Ungheria / Hungary Budapest Museums of Pest County - Strutture amministrative Progetto per la realizzazione degli uffici per l’amministrazione di strutture museali e per il sito archeologico di un castrum romano Competition for the project of the adiministration offices of the museum structures and for the archaeological site of the Roman castrum Scadenza/Deadline: 15/5 Per informazioni: The Office of the Self-government of Pest County 1052 Budapest 7 Városház u. - Klára Csohány Tel. +36 1 317 6870 Fax +36 1 317 6633 Internet: www.pestmegye.hu E-mail: csohany.klara@pestmegye.hu

Linea 4 della metropolitana Progetto per la realizzazione della linea 4 della metropolitana Competition for the project of four metroline stations Scadenza/Deadline: 16/5 Per informazioni: Budapesti Közlekedési Részvénytársaság (BKV Rt.) Akácfa utca 15 HU-1072 Budapest Tel. +36 1 4616500 Fax +36 1 3221440 Internet: www.bkv.hu, www.metro4.hu E-mail: info@metro4.hu

USA Boston inside: out - Weaving Arts into the Urban Fabric Concorso nazionale per residenti negli USA, promosso dal Boston Center for the Arts, per la trasformazione di Tremont Street Plaza e altri spazi pubblici adiacenti

214 l’ARCA 103


AGENDA al BCA, nel centro storico di Boston/National Open Design Competition Sponsored by the Boston Center for the Arts. The competition will transform the Tremont Street plaza and other public spaces surrounding the BCA, which occupies an entire city block from Clarendon Street to Berkeley Street in Boston’s historic South End Scadenza/Deadline: 9/5 Monte premi/Total prize money: 17,500 US$ Giuria/Jury: Edmund Barry Gaither, Gary Hilderbrand, Ann McQueen, Toshiko Mori, Peter Reed, Kairos Shen Per informazioni: Boston Center for the Arts, Inc. 539 Tremont Street Boston, Massachusetts 02116 Tel. +1 617.426.5000 Internet: http://insideout.bcaonline.org/ E-mail: info@bcaonline.org

+ europaconcorsi

Washington DC Waterfront Awards Premio internazionale per progetti eccellenza per le aree fronte acqua/International award for excellence on the waterfront Scadenza/Deadline: 2/6 Presidente Giuria/Jury Chairman: Tom Meyer Per informazioni: The Waterfront Center PO Box 32129 Washington DC 20007 Tel. +1 202 3370356 Fax +1 202 6251654 Internet: www.waterfrontcenter.org E-mail: mail@waterfrontcenter.org

Affidamenti

Makawo International Bamboo Building Design Competition Concorso internazionale per il progetto di edifice e strutture in bamboo/Bamboo Technologies of Maui has launched the first International Design Competition for Structural Bamboo Buildings Iscrizione/Registration: 31/12 Consegna/Submission: 15/1/2007 Monte premi/Total prize money: 10,000 US$ Giuria/Jury: David E. Sands, David Greenberg, Simon Velez, Linda Garland, Shyam K. Paudel, Dean Johnston Joerg Stamm, Bart Trudeau, Jennifer Siegal, Howard Davis Per informazioni: International Bamboo Building Design Competition 1156 Makawao Avenue Makawao HI 97678 Internet: www.bamboocompetition.com/ E-mail: info@bamboocompetition.com

New York The 9th annual BusinessWeek/ Architectural Record Award Premio internazionale per l’eccellenza in architettura/International award for architectural excellence Scadenza/Deadline: 15/5 Per informazioni: BusinessWeek /Architectural Record awards program Attn: Jane Kolleeny New York, NY, 10012 USA Internet: http://archrecord.construction.com/ features/bwarAwards/2006entry.asp

St. Louis Solutia International Design Awards 2006 La manifestazione intende premiare 4 progetti di architettura e 4 di design automobilistico che evidenziano un impiego innovativo del vetro stratificato Solutia Inc. per l’edilizia e per l’industria automobilistica/Solutia Inc. will recognize significant projects in the architectural and automotive industries that demonstrate innovative use of any of Solutia’s architectural and automotive glazing products. The glass fabricator who supplied the laminated glass for each of the winning projects will also receive an award Scadenza/Deadline: 31/5 Per informazioni: Solutia Inc. Attn: Janet Ryan 2338 Gateroyal Drive St. Louis, MO 63131 Tel. ++1 314 8228860 Internet: www.vanceva.com/design/ pages/media/design_awards.asp?lang=en E-mail: janetlryan@earthlink.net

104 l’ARCA 214

importo complessivo non superiore a 100.000 Euro Scadenza: 30/12 Per informazioni: Provincia di La Spezia Area 10 Via Vittorio Veneto 2 19100 La Spezia

Nova Milanese (Milano) Elenco professionisti (incarichi fiduciari di progettazione) Aggiornamento permanente elenco professionisti qualificati per l’affidamento di incarichi fiduciari di progettazione e attività tecnicoamministrative connesse di importo stimato fino a 100.000 Euro Scadenza: 8/9/2008 Per informazioni: Comune di Nova Milanese Elettra Bresadola Tel. 036 2374335 E-mail: elettra.bresadola@novamilanese.it

Osnago (Lecco) Per i bandi completi www.europaconcorsi.com

Italia / Italy Cesano Maderno (Milano) Elenco di professionisti L’ente intende formare un elenco di professionisti esterni abilitati per l’affidamento di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria. La selezione, principalmente, riguarderà le seguenti tipologie di incarichi di progettazione e direzione lavori: 1) opere edili; 2) cementi armati e opere strutturali in genere; 3) fognature; 4) impianti elettrici; 5) restauro architettonico e artistico; 6) opere idrauliche di difesa spondale e paesaggistiche Scadenza: 30/12 Per informazioni: Comune di Cesano Maderno Piazza Arese 12 20031 Cesano Maderno (MI)

Gorla Minore (Varese) Elenco professionisti (geometri, architetti, ingegneri, geologi) Creazione dell’elenco dei Professionisti disponibili per l’affidamento di incarichi di servizi con onorario stimato inferiore a 100.000 euro. Tipologia degli incarichi: 1. Progettazione architettonica, 2. Progettazione strade-fognature; 3. Progettazione verde pubblico e arredo urbano; 4. Progettazione strutturale; 5. Progettazione impiantistica (impianti meccanici e speciali e impianti elettrici); 6. Coordinamento sicurezza in fase di progettazione e/o esecuzione delle opere; 7. Restauratore con esperienza quinquennale; 8. Rilievi, procedure catastali e predisposizione documentazione ai fini espropriativi; 9. Collaudatore tecnico-strutturale e tecnico-amministrativo; 10. Adempimenti secondo D. Lgs. 626 e trattamento rischio amianto; 11. Redazione piani cimiteriali Scadenza: 30/12 Per informazioni: Comune di Gorla Minore Carlo Maria Gatti Responsabile dell’Area Lavori Pubblici/Manutenzioni Tel. 0331 607225 Fax 0331 607224 E-mail: m.mari@comune.gorlaminore.va.it

La Spezia Elenco professionisti Avviso di selezione per curricula per l’Affidamento con procedura a evidenza pubblica di incarichi di

Elenco professionisti (progettazione, direzione lavori, coordinatore sicurezza) L’ente ritiene opportuno invitare i soggetti abilitati, interessati al conseguimento di incarichi di progettazione, direzione lavori e coordinatore per la sicurezza a presentare al protocollo comunale candidatura corredata da curriculum con indicazione delle esperienze professionali compiute e della tipologia di opere per cui si propone la candidatura Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Osnago Viale Rimembranze 3 Osnago (LC) Tel. 039 952991 Fax 039 9529926 Internet: www.osnago.net E-mail: comune@osnago.net

Pianezza (Torino) Elenco professionisti (geometri, architetti, ingegneri, geologi) Formazione di un elenco di professionisti qualificati per l’affidamento di incarichi di importo inferiore a 100.000 Euro Scadenza: 25/6/2008 Per informazioni: Comune di Pianezza Piazza Napoleone Leumann 1 10044 Pianezza (TO) Tel. 011 9670000 Fax 011 9670295

Pisa Elenco professionisti Costituzione dell’elenco dei professionisti qualificati per l’affidamento di incarichi fiduciari di progettazione e attività tecnicoamministrative connesse, compresa l’attività di consulenza e supporto al rup, la direzione lavori e il collaudo, per un importo stimato fino a 100.000 Euro Scadenza: 30/12 Per informazioni: Ente-Parco regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli Sergio Paglialunga Via Aurelia Nord 4 56122 Pisa Tel. 050 525500 Internet: www.parcosanrossore.org E-mail: s.paglialunga@sanrossore.toscana.it

Roma Elenco per l’attuazione di piani regionali della società dell’informazione Elenco per il conferimento di incarichi finalizzati alla assistenza tecnica delle misure previste nel POR delle regioni dell’Obiettivo 1 per

l’attuazione di piani regionali della società dell’informazione Scadenza: 30/12 Per informazioni: Centro Nazione per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione

Torino Elenco professionisti Predisposizione di elenco dei soggetti disponibili e idonei per l’affidamento - fino a 100.000 Euro - di servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, anche integrata, e gli altri servizi tecnici concernenti: la redazione del progetto preliminare, del progetto definitivo e di quello esecutivo, ovvero parti di essi, la direzione lavori, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, la verifica degli elaborati progettuali, le attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione di lavori pubblici e infine l’affidamento di collaudi (finali, in corso d’opera o statici) Scadenza: 30/12 Per informazioni: Provincia di Torino Servizio Contratti Via Maria Vittoria 12 10123 Torino

Esecuzione di indagini geognostiche in gallerie Esecuzione di indagini geognostiche in gallerie, su rilevati, ponti e fondazioni ricadenti in varie linee di giurisdizione della Direzione Compartimentale Infrastruttura di Torino; importo complessivo dell’appalto: (compresi oneri per la sicurezza ): 672.493,05 Euro Scadenza: 27/9/2007 Per informazioni: Rete Ferroviaria Italiana Spa - Legale Milano - Settore Operativo di Torino per conto Direzione Compartimentale Infrastruttura Torino Via Sacchi 1 10125 Torino Tel. 011 6652355 Fax 011 6655116

Treviso Formazione elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari Avviso per l’inserimento nell’elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari di importo stimato inferiore alla soglia comunitaria; tipologie di prestazione: progettazione e/o direzione lavori e/o supporto tecnico-amministrativo alla progettazione e/o alla direzione lavori delle seguenti tipologie di opere: opere stradali, opere civili, opere strutturali, impianti tecnologici, progettazione o supporto agli atti di pianificazione stradale, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e/o esecuzione, collaudatore statico, collaudatore tecnico-amministrativo, rilievi topografici, visure catastali presso l’Agenzia del Territorio Conservatoria dei registri immobiliari, frazionamenti e pratiche catastali, perizie di stima, indagini geognostiche Scadenza: 30/12 Per informazioni: Provincia di Treviso Viale C. Battisti 30 31100 Treviso Tel. 0422 656340 Fax 0422 656016

Triora (Imperia) Elenco professionisti Affidamento di incarichi professionali di importo inferiore a 100.000 euro Scadenza: 30/12

AGENDA Per informazioni: Comune di Triora Corso Italia 9 18010 Triora (IM) Tel. 0184 94049 – 0184 94310 Fax 0184 94164

Varese Elenco professionisti per le zone nucleari di competenza della NDFMU Lo scopo dell’appalto è l’esecuzione di servizi di ingegneria, architettura e consulenze tecniche, da svolgere principalmente all’interno delle zone nucleari di competenza della NDFMU (Nuclear Decommissioning and Facilities Management Unit) all’interno del Centro comune di ricerca di Ispra. L’elenco dei candidati preselezionati stilato a seguito del presente avviso sarà utilizzato esclusivamente nell’ambito di appalti di servizi il cui valore presunto sia inferiore alla soglia (attualmente 154.014 Euro) Scadenza: 26/4/2008 Per informazioni: Commissione Europea, Centro comune di ricerca (CCR) Nuclear Decommissioning and Facilities Management Unit Sig.ra I. Borgotti TP 800 21020 Ispra (VA) Fax +39 0332 789108

Vicenza Elenco professionisti Avviso pubblico per l’affidamento di incarichi professionali per i servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria Scadenza: 31/12 Per informazioni: Vi.abilità S.p.A. Via E. Fermi 265 Tel. +39 0444 385711 Internet: www.vi-abilita.it

Portogallo / Portugal

+ europaconcorsi

Canada

Per informazioni: Region Autonoma da Madeira Secretaria Regional do Equipamento Social e Transportes (Direcao Regional de Edificios Publicos) Rua Dr. Pestana Junior 6 P-9064-506 Funchal Tel. +351 291 207200 Fax +351 291 207385 Internet: www.sres.pt

Convegni e dibattiti Congresses and conferences

Bulgaria Sofia Union of Architects of Bulgaria Interarch 2006 11th Sofia International Architectural Triennial 14/5-17/5 Per informazioni: UAB Internet: www.bularch.org E-mail: info@bularch.org

Gran Bretagna / Great Britain

Toronto

Savonlinna

London

Ryerson University Architecture/Music/Acoustics Conference 8/6-10/6

University of Joensuu, Savonlinna Campus Human Perspectives on Sustainable Future - 5th International Household and Family Research Conference 6/6-9/6

The London Radisson SAS Portman Hotel International Construction Superconference: Constructing & Financing Infrastructure 8/5-9/5

Per informazioni: Ryerson University Bruce Piercey Manager, Public Affairs 350 Victoria Street Toronto, Ontario M5B 2K3 Tel. +1 416 9795000 x 7002 Fax +1 416 9795160 E-mail: bpiercey@ryerson.ca

Vancouver Royal Architecture Institute of Canada Habitat: The Power of Architecture 14/6-17/6 Per informazioni: RAIC Sylvie Powell Internet: www.raic.org E-mail: spowell@medialanecom.com

Vancouver Convention and Exhibition Centre World Urban Forum III Our Future: Sustainable Cities – from ideas to action 19/6-23/6 Per informazioni: UN-Habitat World Urban Forum 3 Suite 578-999 Canada Place Vancouver, British Columbia V6C 3E1 Tel. +1 604 6661293 Fax +1 604 6411338 Internet: www.un-habitat.org/wuf/2006/ Organization.asp, www.wuf3-fum3.ca/

The Westin Bayshore Canadian Science Buildings 17/7-18/7 Per informazioni: Internet: www.tradelineinc.com

Funchal Hospital Central da Madeira Servizi professionali per la costruzione del Hospital Central da Madeira Scadenza: 19/6

Finlandia / Finland

Cina / China Beijing Beijing New Century Hotel IASS 2006 Convegno internazionale sulle strutture spaziali e di copertura International conference on spatial and shell structures 16/10-19/10 Per informazioni: Secretariat IASS 2006 Beijing University of Technology Beijing 100022, China Tel./Fax +86 10 67391496 Internet: www.iass2006.cn E-mail: IASS2006@spast.org.cn

Corea del Sud / South Korea

Per informazioni: Internet: http://household.joensuu.fi/index.shtml

Francia / France Lille Salle Nouveau Siècle IIèmes Assises Européennes du Paysage 2nd European Landscape Conference 31/5-2/6 Per informazioni: Cybergies c/a Didier Maingreaud 6 Allée des Fauvettes F-95280 Jouy-le-Moutier Tel. +33 6 62467189 Fax +33 1 34437189 E-mail: dmcybergie@aol.com

ExCeL London Grand Designs Live 2006 2/6-4/6 Per informazioni: www.granddesignlive.com

ICE Safety, Security and Sustainability 3/7 Per informazioni: Internet: www.ice.org.uk/news_events

Nantes

Italia / Italy

Cité des Congrès.Nantes Métropole ETHICS: Design, Ethics and Humanism 15/6-17/6

Como

Per informazioni: Cité des Congrès.Nantes Métropole Nantes, Cedex 1, 44041 France Internet: http://cumulus.lecolededesign.com/

Giappone / Japan Tokyo Tokyo Institute of Technology STESSA 2006 Quinta conferenza internazionale sul comportamento delle strutture in acciaio in aree sismiche/Fifth Conference on the behaviour of steel structures in seismic areas 14/8-17/8 Per informazioni: Structural Engineering Research Center, Tokyo Institute of Technology Nagatsuta 4259, Midori-ku Yokohama 226-8503 Tel. + 81 45 9245330 Fax + 81 45 9245334 Internet: www.serc.titech.ac.jp/stessa2006/ E-mail: Akira Wada wada@serc.titech.ac.jp, Michiko Kawaguchi kawaguchi@serc.titech.ac.jp Bruno Calderoni Department of Structural Analysis and Design, Faculty of Engineering, University of Naples "Federico II" Piazzale Tecchio, 80 80125 Napoli, Italy Tel. +39 081 7682440 Å@ Fax +39 081 5934792 E-mail stessa06@unina.it

Seoul

Yokohama

University of Seoul First International Conference on Digital Architecture and Construction 19/9-21/9

Pacifico Yokohama CWE2006 4° Simposio internazionale sull’ingegneria computazionale applicata alla fluido dinamica del vento/The Fourth International Symposium on Computational Wind Engineering 16/7-19/7

Per informazioni: Katie Banham Conference Secretariat Digital Architecture & Construction 2006 Wessex Institute of Technology Ashurst Lodge, Ashurst Southampton, SO40 7AA Tel. +44 0238 0293223 Fax +44 0238 0292853 Internet: www.wessex.ac.uk/conferences/ digital06/index.html E-mail: kbanham@wessex.ac.uk

Per informazioni: Andrews Confrences Jo Waugh P.O. Box 1370 Olney, MD 20830-1370 Tel. +1 301 5703495- +1 866 5703340 Fax +1 301 5704839 Internet: www.andrewsconferences.com

Per informazioni: CWE2006 Office Tokyo Polytechnic University 1583 Iiyama, Atsugi, Kanagawa, 243-0297, Japan Tel./Fax +81 46 2429656 Internet: www.wind.arch.t-kougei.ac.jp/cwe2006 E-mail: cwe2006@arch.t-kougei.ac.jp

Fondazione Antonio Ratti XII Corso Superiore di Arte Visiva Visiting Professor Marjetica Potrc: Fragmented City 3/7-22/7 Iscrizione/Registration: 31/3 Per informazioni: Fondazione Antonio Ratti Lungo Lario Trento 9 22100 Como Tel. +39 031 233213 Internet: www.fondazioneratti.org E-mail: annadaneri@fondazioneratti.org

Milano Open Care Café Il mestiere del gallerista: Lia Rumma, Alberto Fiz 10/5 Giorgio Marconi e Giò Marconi, Angela Vettese 7/6 Per informazioni: Open Care Café Via Piranesi 10 Milano Internet: www.opencare.it

Repubblica Ceca Czech Republic Prague International Conference Centre 2006 BE Conference Europe 11/6-15/6 Per informazioni: Internet: www.be.org

Svezia / Sweden Stockholm Stockholm University Cultural Encounters in Urban Space 30/8-2/9 Per informazioni: Department of History, Stockholm University Bo Eriksson Janbrink Universitetsvägen 10D S-106 91 Stockholm Tel. +46 8 6747118 Fax +46 8 167548

214 l’ARCA 105


AGENDA Svizzera / Switzerland Mendrisio Università della Svizzera Italiana/Accademia di Architettura Conferenze pubbliche: Massimiliano Fuksas 18/5 Luigi Snozzi 22/6 Per informazioni: Accademia di Architettura Via Canavée 5 Palazzo Canavée 6850 Mendrisio Tel. +41 58 6665000 Internet: www.arch.unisi.ch E-mail: aprada@arch.unisi.ch

Zurich ETH Auditorium What Moves Architecture? Chasper Pult 16/5 Joep van Lieshout 20/6 Per informazioni: ETH Zurich Hönggerberg HIL C 75 CH-8093 Zurich Tel. +41 44 6332936 Fax +41 44 6331068 Internet: http://austellungen.gta.arch.ethz.ch E-mail: austellungen@gta.arch.ethz.ch

USA Boston Boston Society of Architects Copernicus Goes to Suburbia with Matthew Frederick (Lecture) 17/5 Per informazioni: Boston Society of Architects Internet: www.architects.org/news

Los Angeles AIA LA AIA National Convention and Design Exhibition 8/6-10/6 Per informazioni: AIA Internet: www.aia.org

New York MoMA Body Building: An Exploration of Avant-Garde Architecture and Furniture Design (Lecture) 17/9 Per informazioni: MoMA Internet: www.moma.org/events

Providence RI Auditorium Charter for New Urbanism Congress 1/6-4/6 Per informazioni: CNU The Marquette Building 140 S. Dearborn, Suite 310 Chicago, IL 60603 Internet: www.cnu.org E-mail: cnuinfo@cnu.org

San José McEnery Convention Center ISEA 2006 Symposium 5/8-13/8 Per informazioni: Inter Society for Electronic Arts Internet: http://isea2006.sjsu.edu

106 l’ARCA 214

+ europaconcorsi

Santa Fe La Fonda Hotel 44th International Making Cities Livable Conference on “True Urbanism & Healthy Communities” Co-sponsored by the University of Notre Dame School of Architecture 18/-22/5 Per informazioni: Internet: www.LivableCities.org E-mail: Suzanne.Lennard@LivableCities.org

Mostre di architettura e design Architecture and design exhibitions

Germania / Germany Berlin Aedes West Inge Roecker / ASIR Architekten, Stuttgart - ASIR Studio, Vancouver Urbane Akupunktur 8/5-15/6

Frankfurt DAM Frankfurt Personen und Possen 12/4-21/5

Weil am Rhein Vitra Design Museum Joe Colombo: L’invention du Futur 21/1-10/9

Gran Bretagna / Great Britain Austria Vienna MAK First Design and Final Object: Drawings by Viennese Gold and Silversmiths 15/6/2005-28/5 Yves Klein: Air Architecture 15/3-24/9 Josef Hoffman-Carlo Scarpa: On the Sublime in Architecture 29/5-29/10 Architektur Zentrum The Unknown Loos: Walter. 2/3-22/5 Paraiso Latinoamericano 2/3-22/5 Waiting for the Bus: Estonian Bus Stops 11/5-29/5 Wonderland: Young Architecture from Europe 8/6-19/6

Canada Grand-Métiz / Quebec Reford Gardens International Garden Festival www.jardinsmetis.qc.ca

London Design Museum Designing Modern Britain Fino al/through 3/12 Designer of the Year 4/3-12/6 My World - The New Subjectivity In Design 10/6-10/9 Formula One - The Great Design Race 1/6-29/10 My World – The New Subjectivity In Design 10/6-10/9 The London Architecture Biennale LAB ’06: London Architecture Biennale www.londonbiennale.org.uk

17/6-25/6

Victoria & Albert Museum Modernism: Designing A New World 6/4-23/7 Lesley Craze Gallery Contemporary jewellery, metalwork and textiles inspired by architectural forms 15/6-15/7

24/6-1/10

Montreal CCA Sense of the City: An Alternate Approach to Urbanism 26/10/2005-10/9 Cornelia Hahn Oberlander: Ecological Landscapes 11/5-30/6 Museum of Fine Arts Il modo italiano: Design and Avantgarde in 20th-century Italy 4/5-27/8

Francia / France Chartres Centre International du Vitrail Lumières contemporaines-Vitraux du XXIè siècle et architecture sacrée 23/4-31/8

Paris Galerie d’Architecture Le temps arrêté 19/5-10/6

Italia / Italy Bologna Galleria Accursio Bologna si muove: trasporti e mobilità nei territori metropolitani 28/4-28/5

Firenze Palazzo Strozzi Leon Battista Alberti 11/3-23/7

Messina Museo Regionale Design finlandese La Collezione Mangano 25/3-30/6

Milano Triennale Citytape: Pattex Power Tape: visualizzazioni d’arte in luoghi urbani 2/5-7/5

PAC Less: Strategie alternative dell’abitare 5/4-18/6

Roma Casa dell’Architettura Cinque installazioni per un anno Fino al/through 16/9

Terni Ex Siri La città di Mario Ridolfi 7/1-15/5

Vicenza Basilica Palladiana Paolo Portoghesi Architetto: Natura e Storia – Omaggio a Palladio 21/4-2/7 Vincitori Premio Dedalo Minosse 2005 19/5-23/7

Olanda / Holland Amsterdam Zuiderkerk Museum West 8, Urban Nature 15/5-15/7

Rotterdam Netherlands Architecture Institute Gispen in Rotterdam: Representing Modernism” 3/3-11/6 New Breed of Architects Navigate the DynamiCity - Tactics for a Changing Metropolis 25/3-11/6 China in Rotterdam: Contemporary Architecture in China 11/6-3/9

Polonia / Poland Warsaw Center for Contemporary Art Transit Spaces Fino al/through 29/7

Svizzera / Switzerland Lausanne EPFL Les échelles de la réalité – L’architecture de Christian Kerez 15/3-26/4 Mudac Inout-Designers-Config.01 7/3-4/6

Mendrisio Galleria dell’Accademia di Architettura Aires Mateus Architecture: Gonçalo Byrne 18/5-23/6 Venezia, progetti di diploma: Stanislaus van Moos 15/7-15/10

Zurich ETH Modern Architecture in Colombia 6/4-18/5

AGENDA Der geometrische Entwurf der Hagia Sophia in Istanbul 20/4-18/5 Michael Alder 18/5-1/6

+ europaconcorsi

Mostre d’arte Art Exhibitions

Art Institute Drawings In Dialogue: Old Masters Through Modern 3/6-30/7 Museum of Contemporary Art Sustainable Architecture in Chicago 9/9-6/1/2007

Los Angeles SCI_Arc Gallery Florencia Pita – Pulse: Tendril Formations 7/4-21/5 LACMA Ettore Sottsass, Designer 12/3-11/6 Contemporary Projects 10: Mrzyk & Moriceau and Félicien Rops –You Only Live 25 Times 23/3-4/6 Glass: Material Matters 30/4-10/12

Miami Beach The Wolfsonian-FIU In Pursuit of Pleasure: Schultze and Weaver and the American Hotel 13/11/2005-28/5

Monterey CA Maritime Museum of Monterey Auditorium Visions of Utopia Fino al/through 17/11

New York Noguchi Museum Best of Friends: R.Buckminster Fuller and Isamu Noguchi 19/5-15/10

Philadelphia ICA Peter Eisenman and Laurie Olin Settembre/September

Salem Peabody Essex Museum Taj Mahal, the Building of a legend 15/10/2005-23/7

Washington National Building Museum The Green House: New Directions in Sustainable Architecture and Design 1/5-31/7 Prairie Skyscraper: Frank Lloyd Wright’s Price Tower 17/6-17/9

Gwangju www.gwangju-biennale.org

Bellingham WA

Chicago

http://busanbiennale.org/eng_index.htmll

Gwangju Biennial 2006 8/9-11/11

USA Whatcom Children’s Museum Gimme Shelter Fino al/through 3/9

27/5-15/11

Danimarca / Denmark Australia Brisbane Queensland Gallery of Modern Art APT 2006 - Asia-Pacific Triennial Novembre/November www.qag.qld.gov.au/apt

Humlebaek Louisiana Museum Baselitz Painter Fino al/through 6/6

Francia / France

Sydney

Angers

Biennale of Sydney 2006 8/6-27/8

Musée Jean Lurçat Jardins réduits-VIIIè Triennale internationale des mini-textiles Fino al/through 14/5

www.biennaleofsydney.com.au/index.html

Austria Vienna Museum Moderne Kunst Stiftung Ludwig Wien (MUMOK) Nouveau Réalisme - Kunst und Wirklichkeit in den 60er Jahren Fino al/through 14/5 Kunstforum Onda Latina 2/6-18/6 Raising Stars 16/10-31/10 Kunsthaus Mag. Carl Aigner Xenia Hausner 15/2-14/5 MAK Jenny Holzer: Sharp Dialectics in the Charged Field of Art and Politics 16/5-17/9

Belgio / Belgium Antwerp Momu Yohji Yamamoto: Dreamshop 7/3-13/8

Brasile / Brazil Sao Paulo 27th São Paulo Biennial Brazil 8/10-17/12

http://bienalsaopaulo.globo.com

Cipro / Cyprus Nicosia Manifesta 6 European Biennial of Contemporary Art 23/9-17/12 www.manifesta.org

Corea del Sud / South Korea Busan Busan Metropolitan Art Museum Busan Biennale 2006

Caen Musée des Beaux-Arts Splendeur de Venise 1/4-4/7

Carquefou FRAC Mathieu Mercier 8/4-18/6

Lille Musee d’histoire naturelle Les gardiens de la foret des ombres 30/10/2005-30/6

Lyon Musée d’Art Contemporain Anna Halprin: A l’Origine de la Performance" 8/3-14/5 Soundtrack for an Exhibition 8/3-11/6 Muséum Ni vu, ni connu - Paraître, disparaître, apparaître Fino al/through 2/7

Mouans.Sartoux Espace de l’Art Concrete/Donation Albers-Honegger Art Multiple 29/1-11/6

Nice MAMAC Jean Pierre Raynaud Fino al/through 31/5

Paris Louvre Ingres 22/2-15/7 Centre Pompidou Tête à Tête 8/2-4/9 Hans Bellmer 1/3-22/5 James Turrell, Alta White 8/3-25/9 Morphosis 8/3-17/7 Los Angeles 8/3-17/7

Le Mouvement des image 29/3-29/1/2007 Collage(s) de France, une archéologie du cinéma par JeanLuc Godard 26/4-14/8 Prix Marcel Duchamp, Claude Closky 17/5-31/7 Galeries Nationales du Grand Palais Jungles à Paris: la peinture du Douanier Russeau 15/3-19/6 L’Avventura: Les avant-gardes italiennes 1910-1950 5/4-3/7 La Force del’Art 9/5-25/6 Jeu de Paume-Espace Concorde Cindy Sherman 16/5-3/9 Lee Friedlander 19/9-31/12 Jeu de Paume-Hôtel Sully Yto Barrada 4/4-4/6 Viva - Une agence photographique 1972/1982 20/6-10/9 Joel Meyerowitz 3/10-24/12 Musée d’Orsay Figures et portraits 21/2-21/5 Cézanne et Pissarro. 1865-1885 28/2/2-28/5 Musée Picasso Picasso et Dora Maar 14/2-23/5 Fondation Cartier Juergen Teller: do you know what I mean Tadanori Yokoo 4/3-21/5 Musée de La Poste Gaston Chaissac, homme de lettres 11/4-22/7 Musée Carnavalet Bijoux de stars Gala de l’Union des artistes 25/1-25/6 Portraits d’artistes de la collection Hippolyte Destailleur 21/5-18/6 La Maison Rouge Une Vision Du Monde: The Video Collection Of Jean-Conrad And Isabelle Lemaitre 19/2-14/5 Mitsukoshi-Etoile Espace des Arts André Brasilier, Rétrospective 1950-2005: Au-delà du réel 22/3-3/6

Strasbourg Musée d’art moderne et contemporain Jean-Marc Bustamante, Ed Ruscha 7/4-23/7

Valenciennes Musée des Beaux Arts Max Ernst. Au seuil du hazard 6/4-26/6 Lucien Jonas 12/5-28/8

Germania / Germany Berlin Museum für Fotografie Raymond Depardon 7/6-29/7

214 l’ARCA 107


AGENDA Guggenheim Art of Tomorrow-Hilla von Rebay und Solomon R. Guggenheim 13/5-13/8

Frankfurt Schirn Kunsthalle Max Beckmann: The Watercolours 3/3-28/5 Städel Museum Discovering the World in Detail: Adam Elsheimer (1578-1610) 17/3-5/6

+ europaconcorsi

Barbican Centre Tropicalia: A Revolution in Brazilian Culture 16/2-21/5 Dulwich Picture Gallery Winslow Homer: Poet of the Sea 22/2-21/5 Serpentine Gallery Ellsworth Kelly 18/3-21/5 Thomas Demand 6/6-20/8

Italia / Italy Giappone / Japan Tokyo Museum of Contemporary Art The Fondation Cartier Collection 22/4-2/7

Gran Bretagna / Great Britain Liverpool The Tea Factory Liverpool Biennial 2006 16/9-26/11 www.biennial.com

Tate Bruce Nauman 8/4-1/10

London Tate Britain Tate Triennial 2006: New British Art 1/3-14/5 Tate Modern Kandinsky 9/6-24/9

Ancona Mole Vanvitelliana Cagli 25/2-4/6

Assisi (Perugia) Museo Pericle Fazzini Fazzini: Piccole sculture 11/3-16/9

Barletta Palazzo della Marra De Nittis e Tissot-La pittura della vita moderna 18/2-4/6

Bergamo Galleria Fumagalli Mauro Staccioli 18/3-18/5

Biella Museo del Territorio Biellese Premio Biella per l’Incisione 2006: Arte nell’età dell’ansia 19/3-4/6

Estorick Collection of Modern Italian Art Morandi’s Legacy: Influences on British Art 5/4-18/6

Bologna

Courtauld Institute of Art Gallery All Spirit and Fire: Oil Sketches by Tiepolo 23/2-29/5

NT Art Gallery 1001 Rupie di Davide Grazioli e Asma Menon 12/4-22/5

Hermitage Rooms at Somerset House The Road to Byzantium: Luxury Arts of Antiquity 30/3-3/9

Brescia

National Hall, Olympia Ground Floor The Hali Fair: Carpets, Textiles and Tribal Art 8/6-18/6 National Gallery Americans in Paris 1860-1900 22/2-21/5

Galleria de’ Foscherari Cesare Tacchi: “Zigzagando” Fino al/through 31/12

Palazzo Martinengo Banditi. Sulle vie dell’Art Brut, personale di Mario Del Curto 28/4-28/5 Museo Nazionale della Fotografia Stefano Sehimi: Silenzi Rubati 29/4-21/5

Ciliverghe di Mazzano (Brescia)

Royal Academy of Arts Jacob Van Ruisdael: Master of Landscape 25/2-4/6

Musei Mazzucchelli Versace. Il genio della moda e l’arte 5/5-29/10

Mayfair London Sculpture Week 15/6-23/6

Codroipo (Udine)

V&A Che Guevara: Revolutionary and Icon 7/6-28/8 National Hall Olympia Textile & Tribal Art 8/6-18/6

108 l’ARCA 214

Villa Manin a Passariano Infinite Painting-Pittura Contemporanea e Realismo Globale 9/4-24/9

Como Villa Olmo René Magritte 25/3-16/7

Faenza

Milano

Mic Angelo Biancini. Sculture e ceramiche dagli anni Trenta al dopoguerra” 21/4-3/9

Palazzo Reale Helmut Newton: Sex and Landscapes 23/2-4/6 Max Bill 29/3-25/6

Ferrara

Castello Sforzesco INDOAMERICA: Archeologia ed etnografia del Sud America 17/2-29/1/2007 Il Codice di Leonardo 24/3-21/5

Padiglione d’Arte ContemporaneaPalazzo Massari XII edizione Biennale DonnaPassaggi a Sud Est, sguardi di artiste tra storie, memorie, attraversamenti 19/3-14/5 Palazzo dei Diamanti De Pisis a Ferrara 12/3-4/6

Firenze Galleria Falteri Anna Kapor: Terramare 30/3-13/5 Biblioteca Medicea Laurenziana Gregorio Magno: L’invenzione del Medioevo 7/4-25/6 Galleria degli Uffizi La Mente di Leonardo. Nel laboratorio del Genio Universale 28/3-7/1/2007 Museo del Bargello Giambologna, gli dei, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura 2/3-15/6

Genova Palazzo Ducale Tempo Moderno. Lavoro, macchine e automazione nelle Arti del Novecento 13/4-31/7 Museo di Palazzo Reale Caffi e Genova: La percezione del paesaggio ligure a metà Ottocento 11/3-11/6

La Spezia Museo Civico “Amedeo Lia” Venezia – Capolavori dal XIV al XVIII secolo nelle Collezioni Lia 18/3-1/10

Lissone (Milano) Galleria d’Arte Contemporanea Valerio Adami 12/3-4/6 Mamiano di Traversetolo (Parma) Fondazione Magnani-Rocca Da Monet a Boltanski-Capolavori del Novecento dal Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne 2/4-16/7

Mantova Casa del Mantegna Cultura artistica a Mantova nel Quattrocento 26/2-4/6 Palazzo Te Semeghini e il Chiarismo tra Milano e Mantova 12/3-28/5

Fondazione Arnaldo Pomodoro Gastone Novelli 9/3-10/5 Vincitori Concorso internazionale per giovani scultori 18/5-31/7 Biblioteca di Via Senato I Macchiaioli, dipinti tra le righe del tempo Fino al/through 14/5 Studio Giangaleazzo Visconti Alighiero Boetti 8/3-31/5

AGENDA

+ europaconcorsi

Musei Civici agli Eremitani Oreste Da Molini 1856-1921 2/4-9/7

San Severino Marche (Macerata)

Palazzo Moroni Padova Aprile Fotografia-Visioni quotidiane 8/4-4/6

Palazzo Servanzi Confidati Bernardino Di Mariotto 25/3-31/8

Museo Civico di Piazza del Santo Germaine Martin 9/4-4/6

Teramo

Palazzo del Monte di Pietà Prima Luce: fotografie da Edward Watson a Mario Giacomelli 9/4-21/5 Galleria Sottopasso della Stua Frank Dituri: Lux Lunae 10/4-20/5

Parma Cattedrale I 900 anni della cattedrale di Parma Fino al/through 3/12

Piacenza

Museo d’Arte e Pinacoteca Civica Giuseppe Stampone 13/4-28/5

Torino Palazzo Cavour Metropolitanscape Paesaggi urbani nell’arte contemporanea 31/3-2/7 Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli Paesaggio e veduta da Poussin a Canaletto-Dipinti da Palazzo Barberini 13/1-14/5 GAM Metropolis-La città nell’immaginario delle avanguardie 4/2-4/6

Pontus Hulten-Artisti da una collezione: Sam Francis, Warhol, Ernst, Brancusi, Malevic, Duchamp, Rauschenberg, Vedova, Oldenburg 5/3-9/7

Vicenza Gallerie di Palazzo leoni Montanari Restituzioni 2006 25/3-11/6

Olanda / Holland

Christo e Jeanne-Claude: 1958 -2003 5/3-18/6 Museo Cantonale d’Arte Che c’è di nuovo? La scena artistica emergente in Ticino 20/5-2/7

Martigny Fondation Pierre Gianadda Camille Claudel et Rodin. L’incontro di due destini 3/3-11/6

Amsterdam

Rihen

Hermitage Amsterdam, Neerlandia Building Silver Wonders from the East: Filigree of the Tsars 27/4-17/9

Fondation Beyeler Henri Matisse: Figure Colour Space 19/3-9/7

Van Gogh Museum Rembrandt-Caravaggio 24/2-18/6

Rotterdam

Thun Kunstmuseum Thun Swiss Pop 2/7-27/8

Zurich

Galleria Suzy Shammah Esko Männikkö 1/4–13/5

Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi Un altro Ottocento. Gusto e cultura in una quadreria oltrepadana Fino al/through 25/6

Galleria Corsoveneziaotto Wim Delvoye: Voilà les cochons! 6/4-30/6

Prato

Palazzo Bricherasio Il papiro di Artemidoro 8/2-7/6

Galleria Fonte d’Abisso Alberto Magnelli 23/3-27/5

Centro per l’Arte Luigi Pecci Opera Austria, prospettive frammentate: arte nel cuore dell’Europa 26/2-28/5

Palazzina della Società promotrice delle Arti Corte e città: Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali 7/2-14/5

Ravenna

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Patrick Tuttofuoco: Revolving Landscape 12/4-11/6

Museo di San Francesco Romagna Futurista 14/4-10/6

Trento

Spagna / Spain

USA

Bilbao

Chicago

Bilbao Museo de Bellas Artes From Herrera to Velázquez. The fist naturalism in Se ville 20/3-28/5

The Art Institute Casas Grandes and the Ceramic Art of the Ancient Southwest 22/4-13/8

Madrid

Duke (North Carolina)

Museo Nacional Reina Sofia Alberto Burri 15/3-29/5

The Nasher Museum The Evolution of Nasher Collection 2/10/2005-21/5

Galleria Raffaella Cortese Jitka Hanzlova 4/3-12/5 Galleria Sacerdoti Kriss Guenzati Dubini, Ritratti di donne in movimento – raggi di luce sulla bellezza femminile nei gesti quotidiani 5/5-20/5 Galleria Forni Enrico Lombardi: Aria di vetro 4/5-11/6

MAR - Museo d’Arte della Città di Ravenna Turner - Monet - Morandi - Pollock. Dal Romanticismo all’Informale, omaggio a Francesco Arcangeli 19/3-23/7

Roma

Galica Arte Contemporanea Emily Allchurch, Model City 5/5-1/7

Galleria Nazionale d’Arte Moderna Arturo Martini 25/2-13/5

Libreria Galleria d’Arte Derbylius Thayaht, fra futurismo e art decò 12/4-31/5

Chiostro del Bramante Annibale Carracci 15/2-15/6

Galleria Tega Botero 9/5-15/7

Palazzo delle Esposizioni Mark Rothko 8/3-17/7

Galleria Fotografica Italiana Leonardo Genovese: Infinitesimi 17/5-23/7

Complesso Monumentale del Vittoriano Modigliani 24/2-20/6

Monfalcone (Gorizia) Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Painting Codes: i codici della pittura 7/4-21/5

Basilica di San Pietro, Braccio di Carlomagno La Guardia Svizzera Pontificia: 500 anni di storia, arte, vita 29/3-30/7

Orvieto (Terni)

Rovereto (Trento)

Palazzi Papali e Chiesa Sant’Agostino Le stanze delle meraviglie Da Simone Martini a Francesco Mochi. Verso il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto” 13/4-7/1/2007

MART Universal Experience: arte e vita. Lo sguardo del turista 11/2-14/5

Padova

Palazzo Roverella Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara-Da Bellini a Dosso a Tiepolo 22/1-4/6

Palazzo Zabarella De Chirico 20/1-13/5

Rovigo

Castel Pergine Annamaria Gelmi: fuori luogo comune 22/4-5/11 Galleria Civica di Arte Contemporanea Il potere delle donne: Femmine, femminilità e femminismo nell’arte contemporanea 11/3-11/6

Kunsthal Rotterdam The Art of Chinese Jewellery 21/1-18/6 Henri de Toulouse-Lautrec Paris by Night 28/1-5/6

Repubblica di San Marino San Marino Republic San Marino

Venezia Palazzo Grassi Where are we going?: opere dalla Collezione François Pinault 30/4-1/10 Collezione Peggy Guggenheim Venezia: la scena dell’arte 1945-1970 5/2-21/5 Jean-Michel Othoniel – Peggy’s Necklace 29/4-29/5 Museo Diocesano Il Ciclo di Santa Caterina e la quadreria del Palazzo Patriarcale 6/10/2005-30/7 Palazzo Franchett La Collezione Pontus Hulten 9/3-30/7 Museo Correr ARP: Jean et Sophie – DaDa e oltre 8/4-16/7 Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, Palazzo Franchetti

Svizzera / Switzerland Bellinzona Villa dei Cedri Sonia Delaunay: Atelier Simultané 1923-1934 12/4-11/6

Genève Centre d’art contemporain Photo-Traffic 9/6-30/7 Conversation Pieces 9/6-20/8

Lausanne Fondation de l’Hermitage Chefs-d’oeuvre du Musée Fabre de Montpellier 27/1-5/6

Lugano Museo d’Arte Moderna

Kunsthaus Zürich Ed Ruscha. Photographer 19/5-13/8 Alberto Giacometti. Die Originalgipse 19/5-30/7 Migros museum für gegenwartskunst Marc Camille Chaimowicz 8/4-18/6 Gabriela Fridriksdottir 1/7-13/8 It’s Time for Action – New Feminism in Contemporary Art 26/8-29/10 Robert Kusmirowski 11/11-7/1/2007

Los Angeles Hammer Museum The Société Anonyme: Modernism for America 23/4-20/8

Malibu Getty Villa Molten Color: Glassmaking in Antiquity Fino al/through 24/7

New York The Metropolitan Museum of Art Samuel Palmer (1805–1881): Vision and Landscape 7/3-28/5 MoMA John Szarkowski: Photographs 1/2-15/5 Fifteen Ways of Looking 2/2-22/5 Without Boundary: Seventeen Ways of Looking 26/2-22/5

214 l’ARCA 109


AGENDA Whitney Museum Whitney Biennial 2006: Day for Night 2/3-28/5 Guggenheim NY No Limits, Just Edges: Jackson Pollock Paintings on Paper 2/6-29/9

Philadelphia Museum of Art Andrew Wyeth : Memory and Magic 25/3-16/7 ICA Input-Output: Art After Cologne Candida Höfer: Architecture of Absence Soft Sites Ramp Project: Zoe Strauss 22/4-30/7

San Diego Musuem of Art In Stabiano: Exploring the Ancient Seaside Villas of the Roman Elite 18/2-14/5

San Francisco SFMOMA Double Feature: Steve McQueen and Peter Sarkisian Fino al/through 21/5 1906 Earthquake: A Disaster in Pictures Fino al/through 30/5

Washington Hiroshi Sugimoto 16/2-14/5

Fiere e saloni specializzati Trade fairs and exhibitions

+ europaconcorsi

Francia / France

Italia / Italy

Paris

Genova

Porte de Versailles Salon des Energies Renouvables Salone internazionale delle energie rinnovabili/International trade fair of renewable energyes 15/6-17/6

Fiera Restructura Salone internazionale della costruzione e della ristrutturazione edilizia/International trade fair of building and restructuring 25/5-28/5

Per informazioni: Sepelcom Avenue Louis Blériot BP 87, 69683 Chassieu Cedex Tel. +33 4 72223256 Fax +33 4 72223258 Internet: www.energie-ren.com E-mail: batiment@sepelcom.com

Equip Baie Mostra internazionale della finestra, chiusure e protezioni solari International trade fair of windows, frameworks and solar protection Metal Expo Salone internazionale della carpenteria metallica/International trade fair of metal works 14/11-17/11 Per informazioni: Invernizzi International Sales Viale Bacchiglione 28 20139 Milano – Italy Tel. +39 02 57403340 Fax +39 02 57402055 Internet: www.nucciainvernizzi.it E-mail: info@nucciainvernizzi.it

Germania / Germany Düsseldorf Messe Glasstec Salone internazionale delle tecnologie per il vetro/International trade fair of glass technology 24/10-28/10 Per informazioni: Messe Düsseldorf Postfach 101006 40001 Düsseldorf Tel. +49 211 456001 Fax +49 211 4560668 Internet: www.glasstec.de

Giappone / Japan Chiba Argentina Buenos Aires La Rural Batimat Expovivienda Salone internazionale della costruzione e della casa/International trade fair of the building industry and residences 6/6-10/6 Per informazioni: Invernizzi International Sales Viale Bacchiglione 28 20139 Milano Tel. +39 02 57403340 Fax +39 02 57402055 Internet: www.nucciainvernizzi.it E-mail: info@nucciainvernizzi.it

Australia Melbourne Designbuild Australia Salone internazionale dell’edilizia e del design/International trade fair of building industry and design 28/5-31/5 Per informazioni: Organizzazione Caselli CP 2366 50123 Firenze Tel. +39 055 284292 Fax +39 055 283364 E-mail: caselliorg@caselli.it

110 l’ARCA 214

Makuhari Messe Japan DIY Momecenter Show Salone internazionale del design di interni/International trade fair of interior design 24/8-26/8 Per informazioni: Japan DIY Industry Association Shin-Kanda Bldg. 5F, 1-8-5 Kajicho, Chioda-ku Tokyo 101-0044 Japan Tel. +81 3 32564475 Fax +81 3 32564457 Internet: www.diy.or.jp

India Noida (New Delhi) Pragati Maidan Zak Glasstech International 2006 Salone internazionale del vetro da costruzione/International trade fair of glass in building industry 8/12-12/12 Per informazioni: Zak Towers 49 (Old No. 27), Veerabadran Street Nungambakkam Chennai 600 034 Tel. +91 44 28257722 Fax +91 44 28254488 Internet: www.zakglasstech.com E-mail: enquiry@zakgroup.com

Per informazioni: Promotor International Via Nizza 294 10126 Torino Tel. +39 011 6644111 Fax +39 011 6646642 Internet: www.restructura.com E-mail: info@restructura.com

Montichiari (Brescia) Centro Fiera del Garda Metef Salone internazionale dell’alluminio e dei metalli per l’edilizia/International trade fair of aluminium and metals fort he building industry 17/5-20/5 Per informazioni: Metef Internet: www.metef.com

Metalriciclo Mostra-convegno sulle tecnologie per il recupero e il riciclo dei rottami metallici 14/9-16/9 Per informazioni: Edimet Spa Via Corfù 102, 25124 Brescia Tel. +39 030 2421043 Fax +39 030 223802 Internet: www.edimet.com E-mail: federica.zaccaria@edimet.com

International trade show of windows, structural glass and curtain walls 10/5-13/5 Per informazioni: Feria de Madrid Internet: www.vetefo.ifema.es

Turchia / Turkey Istanbul Ankomak 2006 Salone internazionale dell’edilizia International building trade fair 31/5-4/6 Per informazioni: Invernizzi International Sales Viale Bacchiglione 28 20139 Milano – Italy Tel. +39 02 57403340 Fax +39 02 57402055 Internet: www.nucciainvernizzi.it E-mail : info@nucciainvernizzi.it

Ucraina / Ukraine Kiev Aqua-Therm Fiera internazionale del riscaldamento, ventilazione, sanitari e protezione ambientale International trade fair of heating, air-conditioning, hydraulics plants, environmental protection 29/5-1/6 Per informazioni: Fin-Mark Via Corticella 205 40128 Bologna Fax +39 051 4199923 E-mail: info@fin-mak.com

Rimini

USA

Fiera Tecnargilla Salone internazionale delle tecnologie e delle forniture all’industria ceramica e del laterizio/International trade fair of technology and supplies for the ceramic and brick industries 28/9-2/10

Chicago

Per informazioni: Rimini Fiera spa Via Emilia 155 47900 Rimini Tel. +39 0541 744.643 Fax +39 059 828453 Internet: www.tecnargilla.it E-mail: segreteria@tecnargilla.it

Libano / Lebanon Beirut International Exhibition & Leisure Center Project Lebanon Salone internazionale della costruzione, materiali, macchinari e tecnologie ambientali International trade fair for construction technology, building materials, euipment and environmental technology 6/6-10/6 Per informazioni: IFP Fax +961 1 486666 Internet: www.ifpexpo.com E-mail: info@ifpexpo.com

Spagna / Spain Madrid Feira Veteco Salone internazionale delle finestre, vetro strutturale, facciate continue

Merchandise Mart Neocon World Trade Fair 2006 Salone internazionale del design e degli interni/International trade fair of design and interiors 2/6-14/6 Per informazioni: Merchandise Mart 222 Merchandise Mart Plz Chicago, IL, USA Internet: www.merchandisemart.com/neocon

Las Vegas Convention Center GlassBuild America 2006 Salone internazionale di vetro, porte e finestre/International trade fair of glass, window and door 19/9-21/9 Per informazioni: GlassBuild America Show Management 8200 Greensboro Drive, Suite 302 McLean, VA 22102-3881 Tel. +1 866 3425642, ext. 173 Fax +1 703 4420082 Internet: www.glassbuild.com/ E-mail: attend@GlassBuildAmerica.com, exhibit@GlassBuildAmerica.com

New York Jacob K.Javits Convention center ICFF & IINY Saloni internazionali dell’arredamento e degli interni International trade fairs of furniture and interiors 20/5-23/5 Per informazioni: GLM Ten Bank Street White Plains NY 10606-1954 Tel. +1 914 421 3342 Fax +1 914 9486088 Internet: www.glmshows.com


Ne l’Arca questo mese In l’Arca this month A Abdellah Aabou 86 A.A.P.V Atelier D’Architecture/ Patrick Vever 20 Inaki Abalos 82 Vito Acconci 95 Acconci Studio 95 ACS 2 Adidas 83 Isabelle Adjani 96 A&I Progetti srl 84 AENA (Aeropuertos Españoles y Navegación Aérea) 2 Camillo Agnoletto 84 Laura Agnoletto 84 Samira Ait Mehdi 86 Roberta Albero 84 Algeco 90 Alpinestars 83 Altieri S.p.A. 48 Keren Amiran 95 Emilio Ambasz 48 Richard Amiel 83 Amorim Imobiliària 88 A.N.A.S. – Compartimento della Sardegna 43 Tadao Ando 48 Laura Andreini 54, 67, 84 Alessandro Anselmi 54, 58 Antonio Antonelli 61 Paola Arbocò 84 Archea 54, 84 Archi 2000 88 Architecture Workshop 85 Archiworld.tv 92 Pierre Ardouvin 94 Paola Arienti 84 Siah Armajani 95 Tom Armour 61 Mario Antonio Arnaboldi 42 Jean Hans Arp 97 Arquitectura Paisagista 88 Artefactory 63 Arup srl 61, 85 Arup Facades 2 Massimo Ascoli 36 Assar 88 Stefano Assone 66 Atelier Van Lieshout 95 Marco Attori 43 Salvatore Auditore 27 Carlo Aymonino 92 B Alessandra Baccheschi Berti 73 Andrea Barbanti 62 Bati Conseil Immobilier 90 Hélène Baudet 54, 63 Max Beckmann 98 Georges Berne 63 Georges Berneper 54 Franco Bertossi 84 Betherem Ingénierie 20 HB Hipolito Bettencourt 88 BFJ arquitectos 91 Giuseppe Biasi 84 E. Biemmi 43 Max Bill 97 Biosca & Botey 2 Jane Birkin 96 Bocoge S.p.A. Costruzioni Generali (Gruppo Impregilo) 27 Alighiero Boetti 95 Boehme Bertossi Architekten 84 Pablo Boisier 86 Tiziano Bonato 89 Bonetto Design 93 Stefano Bordoli 84 Marino Borrelli 70 Borsato Galimberti Orlando Progettazione 93 Caroline Bos 85 Camillo Botticini 84 Bouygues 88 Maurizio Bradaschia 84 Jean-Francois Brecq 86 Brettes 20 Bridgescape LLC 85 A. Broccia 43 Sandy Brown 2 Bruno Brunelletti 43 Bucca Antonino 27 Buckminster Fuller 34 Thomas Bucksteiner 97 Busi Impianti S.p.A 27 Francois Burkhardt 84 C Cabinet Racine 20 Cabinet Schembri 20 Pedro Cabrita Reis 95 F.Cacace 43 Santiago Calatrava 43 Alessandro Cambi 54, 58 Ugo Camerino 62 Fedele Canosa 84 Ugo Cantone78 Mircea Cantor 95 Paolo Caputo 84 Caputo Partnerships 84 Elena Cardani 14, 88 Joao Caria Lopes 86 E. Carrarini/D. Carrarini 27 Charles Carre 86 João Luís Carrilho da Graça 84 Marco Casamonti 54, 67, 84 Cesare Maria Casati 1

Gabriella Cassandro 71 Michele Cassibba 70 Barbara Catalani 36 Elisa Cristiana Cattaneo 84 Gianluca Cavallini 61 Germano Celant 97 Centre Pompidou Paris 95, 96 Simonetta Cenci 84 Enrico Cerasi 84 Sergio Cereceda 86 Olivier Charles 86, 90 Christo 95 5+1 84 Gian Domenico Cocco 70 Luigi Cocco 70 Cogedim-Sogeprom-Adim 90 Collezione Peggy Guggenheim Venezia 97 Alessandra Comazzi 92 Marie Combes 95 Complesso del Vittoriano Roma 97 Comune di Chiari 84 Comune di Milano 84 Comune di Scarlino (GR) 36 Concessionaria A.T.I. 27 Coop Himmelb(l)au 96 Pasquale Coppola 70 Gavino Coratza 43 Mauro Corbani 36 Antoine Cordier 86, 90 Francesca Corna 84 Cortesi Design 93 Corvino + Multari 71 Maurizio Cosimi 73 Stephane Couturier 95 Coveris 20 Tony Cragg 95 Joan Crawford 96 Lamberto Cremonesi 84 Emmanuelle Crouzet 20 Ferenc Cságoly 82 Thibaud Cuisset 95 D David Dainelli 40 Dainese 83 D’Arcy Wentworth Thompson 34 Costantino Dardi 92 Guido Ranieri Da Re 89 Francesco De Agostani 84 Marco De Angelis 54, 58 Sonia Delaunay 98 Gorge Rohault De Fleury 72 Guido Degli Esposti 84 Lorenzo Degli Esposti 84 Marco Del Francia 36, 38 Franco Dell'Anna 70 Gabriele Del Mese 61 David Depoux 86 Eric De Rengerve 86 Niccolò De Robertis 84 Davide Derossi 84 Pietro Derossi 84 Jacques Derrida 78 Gérard Deschamps 94 Michel Desvigne 54, 63 Devimco 20 Marco Di Capua 95 Diemmeti 93 Ludovica Di Falco 54, 58 Dario Di Girolamo 54, 58 Peppe Di Giuli 93 Antonello Di Stefano 26, 27 DL Ocean 20 Domaine de la Ferté Vidame 95 Arturo Donadio 84 dosAdos 2 Dragados 2 Marco Cezar Dudeque 86 Jimmie Durham 95 E Umberto Eco 78 EHW Architecture/Jean-Claude Planchenault 20 Peter Eisenman 84 Elleggi 27 ENDACO Engineering 66 Essepi Ingegneria 66 Richard Estes 95 Estudio Lamela 2 European Aeronautic Defence and Space Company 20 Carlo Ezechieli 101 F Silvia Fabi 54, 67, 84 Gianpaolo Fabris 84 Farrell 88 Fay Development 88 FCC 2 Pierluigi Feltri 84 Alfonso Femia 84 Wen Feng 95 L. Ferdani 43 Stefano Ferracini 84 Walter Ferrara 70 Nino Ferrari Impresa Costr. Gen. S.r.l. 43 Marcelo Ferraz 82 fettFilm 98 Rainer Fetting 95 Figueras 20 Giorgio Finotti 70 Davide Fissore 66 Fondazione Banca dell’Occhio 48 Fabrizio Fontana 9

Ranieri Fontana-Giusti 86 Pasquale Fontanarosa 62 Gunther Forg 95 Bureau Michel Forgue 14 Forum 20 Norman Foster 43 Vittorio Fradelizio 36, 38 Gianfranco Franchi 54, 67 Aart Fransen 84 Laura Fregolent 101 Anna Friedel 95 Massimiliano Fuksas 1 Costanza Furiesi 36 G Gabinete de Ingeniería 2 Raphael Gabrion 86 Carla Gaglianone 36 Mauro Galantino 84 Galerie d’Architecture Paris 95 Galletti 100 Carlos Garaicoa 95 Cesar Garduño 86 Andrea Garello 66 Elies Garnaoui 54, 63 Alessandro Gasparini 84 Annes Gate Property 88 Alessio Gatteschi 84 Jacques Gelez 86 Geniclime 20 Geoingegneria srl 71 Milva Giacomelli 101 Terry Gilliam 98 Gimet S.r.l. 27 Emilia Giorgi 48 Vittorio Giorgini 34, 36, 38, 40 Massimo Giuliani 71 Enzo Giusti 54, 67 Ezio Godoli 101 Johannes Gögele 83 Dan Graham 95 Grand Palais Paris 94 Grassetto S.p.A. 27 Juliette Gréco 96 Nicholas Green 54, 63 Biagio Gruccione 101 Gruppo Bosch 100 GTBA 20 Gianmarco Guasti 66 Andreas Gursky 95 H HCA 2 Frans Haks 84 Mitsuru Hamada 82 Hanscomb 2 Hayworth 20 Martin Heidegger 43 Herault e Arnod 90 Hermitage Lausanne 96 Télémaque Hervé 94 Momme Hirichs 98 Thomas Hirschhorn 95 Johanna Hitzler 83 Trevor Hodgson 61 Holger Hoffmann 85 Phil Holden 82 Jenny Holzer 98 Francine Houben 84 Anthony Hunt 2 John Hunt 85 Pierre Huyghe 94 I Giuseppe Iazzetta 71 Icade Terital 90 Masanobu Ido+Zenzan 83 iGuzzini 20 Ikea 1 Dominique Imbert 74 Indaten 20 Giampiero Indelli 70 Index Space Architecture 85 Francesco Indovina 101 Ineo Ei 20 Alfredo Ingletti 84 INITEC+TPS 2 Interpliage 20 IRA Costr. Gen. S.r.l. 43 I.R.C.E.S. 43 Italcementi 99 IVG Real Estate Belgium 88 J Alain Jacquet 94 Falk Jaeger 82 Jasmax 85 Francesco Jodice 95 John Johansen 34 Stephan Jung 54 Lee Jungsuk 83 JV Ferrovial 2 K Mario Kaiser 61 Serge Käppeli 83 Kawneer 20 Sua Kay 88 Ferenc Keller 82 Grace Kelly 96 William Kentridge 95 Anselm Kiefer 78 Frederick Kiesler 34 Kone Ascensori 27 Ilse and Ulrich Königs 82 Kreon 20 George Kubler 74

Kenkichi Kurokawa 83 L Laboratorio21 84 La Dallman Architects 85 Rodolfo Lanciani 92 Ugo La Pietra 93 Sylvain Latizeau 86 Jérôme Lauth 54,63 Le Corbusier 54 Daniel Lebée 96 Stephen Leet 82 Legendre et Lureau 20 Petrus Leistenschneider 84 Ruggero Lenci 26, 92 Otto Letze 97 Stéphane Levraud 54, 63 José Ignacio Linazasoro 82 Lipsky+Rollet 14 Llonch + Vidalle Architecture 85 l’Observatoire1 63 I.Locci 43 Giorgio Lodovici 27 Marco Lombardi 58 Dario Lombardo 66 Konrad Lorenz 43 Ziggy Lubkowski 61 Giuseppe Lunardini 54, 67 Lunardini partners 54 Urs Luthi 95 M Steve Macklin 61 Vanna Madama 43 Aldo Maifreni 84 Emilio Maiorino 70 Mak Vienna 98 Roberto Malfatti 87 Mammut 83 Luis Suarez Mansilla 84 Lorenzo Marasso 84 Paolo Marcellino 58 Marco Aurelio 92 Riccardo Mariani 72 Francesco Marinelli 54, 58 Alessandro Marzetti 40 Mas e Roux 90 Marcello Mastroianni 96 David Mathias 82 Tiziana Matonti 70 Lea Mattarella 95 Luciano Mauro 70 Thom Mayn 95 Mecanoo 84 media srl 54 Mediapolis Engineering 66 Alessandro Mendini 84 Francesco Mendini 84 Cristina Menegozzo 66 Mario Merz 95 Paolo Mestriner 84 Métra et Associés 90 Paolo Mezzalama 54, 58 Anna Micella 71 Antonio Michetti 92 Stefano Migliaro 84 Milanoprogetti S.p.A. 84 Ministére de l’Enseignement Supérieur et de la Recherche 14 Mipim 88 Mitsubishi Electric 100 Elisa Mocci 43 Amedeo Modigliani 97 Luca Molinari 84 Torge Moller 98 Antonio Monestiroli 82 Jonathan Monk 98 Marlyn Monroe 96 Sergio Moranti 62 Morphosis 95 Vincenzo Morziello 27 Moter 20 Alioscia Mozzato 62 Musée Carnavalet Paris 96 Museo Correr Venezia 97 Museo di Storia Naturale Lione 96 Museo Villa dei Cedri Bellinzona 98 Museo Fabre Montpellier 96 Patricio Murphy 86 Marta Mutti 83 m/v architecten 89 N Gisle Nataas/NATAAS Architects 85 N55 95 Claudio Nebbia 61 NECSO 2 Armel Neouze 86, 90 Nexity Entreprise 90 Helmut Newton 97 Guillermo Nicolás 86 Pierluigi Nicolin 84 Alfred Nieuwenhuizen 84 Mario Nigro 97 Ninz 27 Tamás Noll 82 Peter Norris 48 Nose Design Intelligence 83 Krystoph Nowak 85 Hans-Peter Nuenning 85 O OHL 2 Kas Oosterhuis 85 Maurizio Ori 84 Ori&Arienti Architetti Associati 84 Nicholas John O’Riordan 61

Sascha Oroz 82 Lucy Orta 95 OTEP Internacional 2 Francesco Oteri 27 Ove Arup 2 Ove Arup Associates 61 Ove Arup & Partners International 61 P PAC Milano 95 Carlo Paganelli 20 Virginia Palacio Diez 54, 58 Giovanni Palazzi 54, 67, 84 Palazzo Cavour Torino 95 Palazzo Reale Milano 97 Anty Pansera 101 Maria Papadimitriou 95 Anne Claire Pâris 86 Gianna Parisse 54, 57, 84 Ettore Pasini 84 Federico Pastorino 86 Patagonia 83 Pavillon de l’Arsenal 90 John Pawson 82 Paolo Pedali 84 Peek & Cloppenburg 88 Pietro Carlo Pellegrini 54, 67 Gianluca Peluffo 84 Maria Cristina Pepe 58 Maurizio Peregalli 93 Carlo Pesenti 99 Maurizio Piacentini 71 Renzo Piano 43, 88 Francesca Raffaella Pirrello 84 Josef Pleskot 82 POC 83 Paolo Pomodoro 84 Christophe Ponceau 95 Sergio Porcellini 66 Porphyrios Associates 88 Marjetica Potr_ 95 Priority Designs 83 PROGER S.p.A 54, 58 Progetto Media 67 Progirt 27 Promontorio Arquitectos 88 Sebastiano Provenzano 84 Alessandra Pulcini 71 Q J.Queipo 2 R Alessandra Ragazzi 62 Michael Rakowitz 95 Katja Rapold 14 Ripley Rasmus 82 Ratp 90 Patrick Reanud 95 Marcello Rebecchini 26, 27 Rectorat d’Orléans-Tours et DDE du Loiret 14 Judit Reigl 94 Cedric Renaud 54, 63 Rudy Ricciotti 84 Mathew Risdon 61 Gerhard Richter 95 Nicolò Riva 84 Michele Roda 84 Richard Rogers Partnership 2 Augustin Rosensthiel 90 Pierluigi Rossetto 62 Alessandro Rossigni 84 Georges Rousse 95 Massimo Ruffilli 84 Marzio Rusconi Clerici 84 Giovanni Russo 84 Paola Russo 70 S SACYR 2 Sadi 27 Marco Sala 84 Rocco Nino Sallustio 71 Salone Internazionale del Mobile Milano 1 Gianni Sani 54, 67 Tiago Santos 86 Jean-Paul Sartre 78 Giuliano Sauli 54, 67 Michelangelo Savino 101 -scape S.p.A 54, 58 Elke Scheier 85 Jan Schellhoff 85 Mario Schifano 95 Schirn Kunsthalle Frankfurt 98 Felipe Schmidt 86 Schüco 99 Thomas Schuette 95 Kouji Shitaya 83 Giorgio Scianca 92 Seledil 27 Semavip 90 Renata Sentkiewicz 82 Carlos Sequeira 86 Silvana Sermisoni 54, 67 SETI ingegneria s.r.l. 84 SFICA 14 Umberto Sgambati 54, 58 S.I.C. – Studio Associato Ing. Corona/Giovanni Corona 43 Bernardo Siciliano 95 Siemens 100 Sinetica 99 Fabrizio Sirica 70 Sistema Duemila srl 71 Sistemi Industriali 54

Skema 100 Smac Acieroid 20 Sjoerd Soeters 82 Francis Soler 54, 63 Somec Architectural & Marine Envelopes 89 Sossai Group 89 Jan Soukup 82 Spacecannon 36 Donatella Spaziani 95 Jonathan Speirs 2 SPOT Berlin 98 SPS srl 84 Volker Staab 84 Staab Architekten 84 Stabalux 20 Peter Stec 84 Steelcase 20 Ivan Stern 86 Roland Stern 86 STP progetti 66 Carmelo Strano 78 Thomas Struth 95 Studio Franchi 54 Studio Tecnico Zaccarelli s.r.l. 84 Studio Toso 70 Sunglass 36 S.V.A. S.r.l. 27 T Sophie Taeuber-Arp 97 Shin Takamatsu 85 Marta Tardone 54, 58 Tecnobrevetti srl 70 TEN Arquitectos 85 The Norwegian Public Roads Administration 85 The Steedman Governing Committee 82 Thetis S.p.A 62 Kerstin Thompson 85 Tiffany 96 TiFS Ingegneria srl 70 Asier Santas Torres 84 Marco Toso 70 Pio Toso 70 Tito Toso 70 Antonio Tramontin 42, 43 Maria Ludovica Tramontin 43 Sara Traverso 84 Domenico Trisciuoglio 101 3DD 2 3TI Progetti Italia 84 Turner & Townsend Group Ltd 84 U Yukari Uchida 83 UIA 92 Università degli Studi di Messina 27 UN Studio 85 USL Regione Veneto 48 V Vaillant 99 Nilda Valentin 92 Andrea Valentini 27 Valie Export 95 Maurizio Vallino 84 Valode & Pistre 90 Ben van Berkel 85 Van Cleef & Arpels 96 Bob van Reet 82 Rino Vardaro 73 Philippe Vathonne 86 Francesco Veenstra 84 Emilio Vendittelli 101 Verafinzione 36 Giuseppe Vergatini 27 Aurélie Vernon 86 Marina Vio 62 Edmondo Vitello 84 Luca Vitone 95 Maurizio Vitta 34, 74 Maurizio Vogliazzo 2 Manuela Vorticosi 71 Jakob von Uexküll 42 VP & GREEN Ingenierie 54, 63 W Tobias Wallisser 85 Dré Wapenaar 95 John Wardle Architects 85 Endres Ware 85 Volker Warnat 84 Warrington Fire Research 2 WAT&G 88 West 8 85 Bradley Whitermore 48 Wienerberger 82 Nathan Wilmot 61 Krzysztof Wodiczko 95 Silvio Wolf 95 Wurmkos 95 Y Masato Yamashita 83 Shuji Yoshikawa 83 Z Gianluca Zambotti 71 Michele Zara 43 Giovanni Zarotti 62 Francesca Ziliani 84 Andrea Zittel 95 Zumtobel Staff 99


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ARGENTINA Libreria Concentra ESQ.Arquitecto Montevideo 938 1019 Buenos aires Tel. 011 48142479 libreria@concentra.com.ar

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CYPRUS Hellenic Distribution Agency Cyprus Lemesos Avenue, 204 Latsia P.O. Box 24508 Tel. 2.878500 Fax 2.489131

FINLAND Akateeminen KirjakauppaThe Academic Bookstore P.O.Box 23 SF-00381 Helsinki Tel. 01.1214330

FRANCE (l’Arca International) Paris L’arbre à lettres 56, Faubourg Saint-Antoine, 75012 Tél. 01 53338323, Fax 01 43420434 Librairie Le Moniteur 15-17, rue d’Uzès, 75002 Tél. 01 40133380 Fax 01 40136063 Librairie Le Moniteur 7, Place de l’Odéon, 75006 Tél. 01 43254858 Fax 01 40518598 Lyon Librairie Le Moniteur 125, rue Vendôme, 69006 Tél. 04 72757717 Fax 04 78520216

GERMANY Buchhandlung L.Werner Turkenstrasse, 30 80333 Munchen Tel. 089 226979 Fax 089 2289167 F. Delbanco (subscriptions) Bessemerstrasse, 3 Postfach 1447 21304 Luneburg Tel. 041 312428-0 Fax 041 31242812 post@delbanco.de

GREAT BRITAIN Central Books 99 Walls Road London E9 5LN Tel. 0044.20.8525.8825 Fax 0044.20.8533.5821 John Wiley & Sons Ltd. Ealing Broadway Centre

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GREECE Goulas Theodoros Publishing House 65, Epmou Str. 54625 Thessaloniki Tel./Fax 0310 264241 Hellenic Distribution Agency 1, Digeni Street GR-17456 Alimos Tel. 01.9955383 Fax 01.9948777

HOLLAND Bruil & Van De Staaij Postbus 75 7940 AB Meppel Tel. 0522.261303 Fax 0522.257827 info@bruil.info www.bruil.info/larca Swets Blackwell BV (subscriptions) P.O.Box 830 2160 SZ Lisse Tel. 02521.35111

ISRAEL Steimatzky Group Ltd. Steimatzky House 11 Hakishon Street Bnei-Brak 51114 Tel. 03 5794579 Fax 03 5794567

JAPAN AD. Shoseki Boeki Co. Ltd P.O.Box NO 1114 Osaka 530-91 Maruzen Company Ltd Journal Division 3-10 Nihonbashi 2 Chome Chuo-ku 103-8245 Tokyo Tel. 3 32758591 Fax 3 32750657 journal@maruzen.co.jp Yohan 14-9 Okubo 3-chome, Shinyu-ku, Tokyo 169 Tel. 03 32080181 Fax 03 32090288/32085308

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Kayyal Trading Co. P. O. Box 1850 Damascus Tel. 00963.11.2311542 Fax 00963.11.2313729

MALTA Melit Ltd. Censu Bugeja Street P.O.Box 488 La Valletta CMR 01 Tel. 437314 Miller Distributors Miller House Tarxien Road, Airport Way Luqa Tel. 664488 Fax 676799

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Sadiklar 12/1 81030 Kadikoy/Istanbul Tel. 0216 4189943 Fax 0216 4492529 arti.perspektif@bnet.net.tr Bilimsel Eserler San.Ve Tic. Ltd. Siraselviler Cad. 101/2 80060 Taksim-Istanbul Tel. 212 2434173 Fax 212 2494787 Yab-Yay Yayimcilik Sanay Ltd. Bsiktas Barbaros Bulvari Petek Apt.61, Kat:3 D:3 Besiktas/Istanbul Tel. 212.2583913-2598863 Fax 212.2598863 Promete Film Yapim Sanayi ve Ticaret Limited Sirketi Inönü Cad. Prof. Dr. Tarik Zafer Tunaya Sok. No: 6/9 34437 Gümüssuyu/Taksim Istanbul Tel. 0090.212.2921368 Fax 0090.212.2451305 Umut Yayin Dagitim Merkezi Yogurtcu Cayiri Cad. No:64/1 Kadikoy Istanbul Fax 0090.216.3484937

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