Page 1


Cesare Maria Casati

Marketing/Design

C

ome ogni anno aprile è il mese che vede una città, non grande e non piccola, come Milano, coinvolta quasi completamente dal Salone Internazionale del Mobile e da moltissimi eventi corollari che avvengono al di fuori degli spazi fieristici. Tanto che ormai si parla di Salone e di fuori Salone come di un’unica manifestazione mondiale dedicata all'arredo e al suo design. E’ un evento che, nonostante gli alti e bassi del mercato della produzione e della progettazione, continua a segnare, come un preciso barometro, le tendenze di gusto e di scelte di confort, con l’aggiunta di ostentazione opulenta, e la domanda che la società italiana, anno per anno, riesce a esprimere. Anche quest’anno, sembra, almeno dalle indiscrezioni che ci sono giunte, che l’insicurezza economica europea ancora una volta abbia impedito, soprattutto alle aziende italiane, atti coraggiosi di nuove avventure propositive almeno per forma e per natura dei prodotti. Pochi nuovi materiali e pochissimi tentativi di adeguare una volta per tutte il design degli arredi domestici alle nuove necessità ambientali che l’architettura contemporanea esprime ed esige. Soprattutto riproposte interessanti, trionfo degli anni Sessanta riciclati, aggiornati e corretti, poca innovazione tecnologica e poco adeguamento agli spazi reali delle abitazioni. L’utopia o meglio il sogno che tutte le famiglie italiane posseggano cucine, bagni e soggiorni vastissimi continua. Continua invece in grande espansione la proposta del decoro tradizionale, del massello scolpito e di tutte le sue più turpi declinazioni. La perfezione che l’industria dei “falsi” – e qualche volta “onesti” – mobili d’epoca ha raggiunto tocca vette qualitative che neppure l’artigianato più colto è mai riuscito a realizzare. Certamente complice di questa stagnazione creativa e delle nuove proposte di ricostruzione del “piccolo mondo antico” è anche la scienza del marketing, e dei suoi sacerdoti, che sempre più interviene nelle ricerche di motivazione, di mercato e di comunicazione dei prodotti sino a condizionare pesantemente l’aspetto e la natura del progetto, per non mettere (giustamente) a rischio il fatturato delle aziende. E' una situazione che ormai si riavvolge su se stessa, fare della ricerca e inventare nuovi mercati senza un collaudato consenso è un azzardo costoso che i bilanci non consentono, fare poco o nulla genera sempre più rifiuto del nuovo e amplia esponenzialmente la domanda del cosiddetto tradizionale. Per uscirne, come avvenne agli inizi degli anni Sessanta, occorre che un manipolo di giovani coraggiosi dotati di talento che sappiano aggredire aziende e media con proposte decisamente legate all’estetica contemporanea dove nulla è definitivo e tutto può diventare personale o meglio personalizzabile. Almeno noi con Joe Colombo, Massoni, Bellini, Frattini e altri inventammo il cosiddetto “design italiano”, prevaricando e plagiando amici industriali, parenti e non.

A

pril is the month when a city like Milan, that is neither big nor small, is almost completely taken over by the International Furniture Show and plenty of other side-events held outside the exhibition facilities. So much so that we now talk about the Show and fringe-Show as one single world exhibition devoted to furniture and design. Despite the ups and downs in the manufacturing and design markets, this event is still a perfect gauge, like a carefully calibrated barometer, of the trends in taste and style (including flashy ostentation) characterising Italian society as the years go by. Once again this year it would seem (at least according to the rumours we have heard) that economic insecurity in Europe has again prevented Italian firms in particular from daring to produce anything really adventurous in terms of either design or products. There are only a few new materials and very few attempts to finally adapt furniture design for the home to the latest environmental needs that modern-day architecture is expressing and demanding. There are plenty of interesting variations on old themes, the 1960s have been triumphantly recycled, updated and modified, but there is very little technological innovation or adapting to the actual home environment. The idea of all Italian families having huge open-space kitchens, bathrooms and lounges is still just a utopian dream. On the other hand, there are an increasing number of conventional forms of decoration, such as sculpted wood in all its most infamous renditions. The industry of “imitation” and sometimes “honest” period furniture has reached levels of perfection that not even the most skilled craftsmen have ever attained. Of course the science of marketing and its high priests, increasingly involved in motivational research, market studies and production communication that exercise a powerful influence on nature and appearance of design with a view to (rightly) safeguarding business turnovers, are partly responsible for this lack of creative inspiration and abundance of projects for reconstructing an “old-fashioned world”. We have reached the point where it is now biting its own tail, researching into and inventing new markets without knowing if there is any real demand for them is a costly risk that no business can afford to take, but then doing nothing or next to nothing only results in a rejecting of anything new and an exponential boon in the demand for the so-called conventional. The only way to get out of this trap, as was the case in the early-1960s, is for a handful of brave and talented young designers to strike back at the media and business world with a range of decidedly cutting-edge products in which nothing can be taken for granted and everything can be personal or rather personalised. At least people like us and Joe Colombo, Massoni, Bellini, Frattini and others invented so-called “Italian design”, provoking and plagiarising business friends, whatever they thought.

191 l’ARCA 1


Crescita italiana

di/by Luigi Centola

In alto a sinistra/top left, Open Building Resarch (Brescia & Principi): Sistema Sud-Est Reggio Emilia 2001 (secondo premio/ second prize). In alto a destra/ top right, Mascino & Agnoletto (Laura Mascino, Barbara Agnoletto): Piazza Italia a Kobe (Giappone/Japan), 2002, (primo premio/first prize).

2 l’ARCA 191

D

opo aver descritto il programma statale di sostegno ai giovani architetti promosso dalla Direzione per l’Architettura del Ministero della Cultura francese, all’interno di un dibattito architettonico di più ampio respiro, vorremmo inquadrare la posizione dei giovani progettisti italiani per mettere a fuoco le opportunità di crescita che sembrano profilarsi nell’immediato futuro. Il programma “Noveaux Album des Jeunes Architectes” (l’Arca 185) seleziona ogni biennio i più promettenti under 35 francesi favorendone l’accesso alle commesse pubbliche attraverso inviti in concorsi di progettazione regionali e nazionali. L’affidamento di incarichi significativi costituisce un’opportunità unica per dimostrare il provato talento. Niente di simile è mai avvenuto in Italia: Ministeri e Istituzioni competenti hanno adottato politiche diverse da cui i giovani sembrano non trarre alcun beneficio concreto. Da questa constatazione è nata l’esigenza di valorizzare un lavoro, talvolta originale, che non trova il giusto riconoscimento: cataloghi e pubblicazioni autofinanziati, mostre di progetti sponsorizzate da aziende di settore che investono sui futuri clienti, siti internet che promuovono singoli o gruppi emergenti. E’ interessante osservare l’evoluzione di questo fenomeno, lo faremo attraverso la nostra personale esperienza: una mostra itinerante e un portale web aperto alla divulgazione di testi e progetti in autopubblicazione, prima; il lavoro di coordinamento per la gestione di alcune competizioni internazionali e quello dell’Osservatorio Concorsi - www.architetturaitalia.it -, poi. Non è un caso se, da Stoccolma in poi, sin dal 1999 il “nuovo sangue italiano” promuove una mostra itinerante di architetti e designer under 36 premiati in concorsi. Il criterio che tutt’oggi seleziona i progetti è fondato sul riconoscimento della qualità che viene in qualche misura certificata dalle giurie. In un momento in cui i concorsi non erano ancora diffusi in Italia come lo sono oggi, pur non potendo raccogliere molte adesioni, la prima edizione della mostra “newitalianblood” ha avuto comunque il merito di portare all’attenzione di sonnolente Istituzioni e osservatori disattenti la vitalità di quei giovani che, senza riconoscersi nella scuola italiana, avevano cercato altrove i loro riferimenti. Su iniziativa dell’allora studente Erasmus Luca Milan, nella città scandinava hanno esposto una manciata di trentenni che avevano ottenuto segnalazioni

e menzioni in concorsi di idee, per lo più all’estero, che in nessun caso avrebbero portato a concrete realizzazioni. Pure utopie o indispensabili esercitazioni, a seconda dei punti di vista. Anche se è ancora improponibile il confronto con nazioni come la Spagna, l’Olanda e soprattutto la Francia (che bandisce per legge solo concorsi a inviti per poter rimborsare il lavoro svolto dai progettisti – dal ’90 oltre 1000 concorsi l’anno), in Italia si assiste a un incremento costante del numero dei bandi passati da poche decine a oltre 250 l’anno. Lo scenario sta cambiando con imprevedibile e talvolta incontrollabile rapidità, come ha recentemente testimoniato l’Urban Center Italia nel VI Congresso Nazionale degli Architetti. Online dal gennaio 2001 l’interfaccia espositiva in auto-pubblicazione www.newitalianblood.com è lo strumento che documenta in tempo reale la produzione e l’ascesa dei giovani architetti attraverso un database che, allo stato attuale, include oltre 1500 progetti: 500 tra premiati e menzionati e oltre 100 vincitori di concorsi, di questi il 35% sono in fase di sviluppo o realizzazione. Vedono così la luce le prime opere di coloro che si esprimevano attraverso progetti utopici e ora affrontano con decisione la costruzione di importanti opere pubbliche. Tralasciate temporaneamente le difficili competizioni internazionali, li vediamo affermarsi in concorsi di medie dimensioni in realtà che lo consentono: Veneto, Lombardia e in particolare Trentino Alto Adige. Interessanti aperture si notano anche in Basilicata, Toscana e Campania. Supportano questa crescita anche alcuni illuminati privati e aziende che, attraverso concorsi a inviti, si affidano ai giovani per valorizzare i loro progetti imprenditoriali. Oggi sostenuta dall’Istituto di Cultura Architettonica, l’esposizione itinerante di “newitalianblood.com” giunta alla sua quinta edizione, rende manifesta questa evoluzione. Presentata in anteprima nell’ottobre 2003 al Congresso di Bari, proseguirà per tutto il 2004 nelle città di Cagliari, Alghero, L’Aquila, Genova, Vicenza, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Napoli e Salerno mostrando con orgoglio gli esiti di oltre 30 vincitori e 50 premiati in concorsi per edifici e spazi pubblici di alcune province italiane, mentre gli amministratori delle grandi città continuano a preferire il clamore suscitato dai nomi dello star system a fini propagandistici, perseguendo la strada per una visibilità priva dei rischi che l’investire sui giovani pone. Non amiamo gli elenchi ma, nelle difficili condizioni di lavoro che ben conosciamo e condividiamo, vorremmo in questa sede almeno

New Italian Blood ringraziare tutti i vincitori che espongono nell’ultima edizione della mostra itinerante curata da Marco Atzori e Vanna Madama, attualmente a Cagliari: Adami; Bullaro, Giuliano, Pizzica; Carini & Ciaccio; Catalano; Crascì; De Sanctis; Do_It (Gaggi, Gagliardi, Peralta, Polacchi, Tesse); Donner & Sorcinelli; Faré & Cossovich; Gasparini; Gatti; Gruppo_Over_Ground_Under (Dalla Pria, De Marchi, Masiero, Ventura); Gruppo Suburbia (Moffa, Sacco, Santacroce, Smith); Kairos (Albiero, Loschi, Pagano, Panetto, Presi); Labics (Clemente, Isidori, Sardella); Mannino; Mascino & Agnoletto; Mkt.A (Crò); Modus (Attia & Scagnol); Moreno & Santamaria; Mortelliti; Namaco (Briolini & Parmeggiani); Nieri Studio; Open Building Research (Brescia & Principi); Studio Dlr (De Benedictis, Lonardi, Raschi); Studio Hm (Tata & Rizzo); Sud’arc-h (Latella, Marra, Polimeni); Weber & Winterle; Zerodieci (Burlando, Colliva, Lamberti, Miselli). Newitalianblood.com accoglie e divulga gratuitamente in mostra il lavoro di tutti i premiati al di là di ogni appartenenza e credo progettuale. Seppur tra molte riconosciute difficoltà i concorsi italiani stanno facendo emergere una generazione di architetti accomunati da un pensiero che si caratterizza per l’attenzione posta ai problemi più urgenti delle nostre città, come delle singole comunità, e per la rispondenza a tutti quei bisogni che le Amministrazioni rendono manifesti attraverso i bandi. Di contro, l’atteggiamento autoreferenziale dei rappresentanti dell’Accademia e di molti architetti anche affermati restituisce progetti che sembrano non riuscire a superare quelle stesse ragioni che hanno determinato la riconosciuta crisi in cui l’architettura italiana si trova da più di trent’anni, crisi ampiamente documentata da cataloghi, almanacchi e mostre. Lasciandoci alle spalle il trito e astuto pessimismo della cultura architettonica dominante, le “prese d’atto di marginalità” che nulla aggiungono alla nostra condizione, gli improbabili decaloghi che enumerano le sedicenti “asfittiche arretratezze” che ci caratterizzerebbero, nell’attesa di veder nascere illuminate iniziative istituzionali o private a favore dei giovani, due suggerimenti, un auspicio e una proposta.

aumentare la percentuale dei progetti vincitori di concorsi che si realizzeranno. Solo una ferma volontà politica e la collaborazione dei diversi attori territorialmente coinvolti, unita a una seria programmazione delle opere pubbliche, anche per quelle Amministrazioni non dotate di grandi risorse, può condurre, attraverso lo strumento del concorso, ad acquisire in tempi brevi progetti condivisi in grado di attrarre finanziamenti pubblici e investimenti privati. Poche Amministrazioni dimostrano di voler risolvere le reali esigenze della collettività calibrando i concorsi con attenzione sin dalla fase di redazione del bando che dovrebbe recepire con chiarezza le indicazioni politiche traducendole in fattibilità architettonica nel rispetto dei limiti costituiti dai finanziamenti disponibili. Per operare la necessaria inversione di tendenza, assicurare la corretta programmazione e gestione delle procedure concorsuali pubbliche e per fornire assistenza ai privati, sarebbe auspicabile che tutti i Comuni si dotassero di un ufficio concorsi. La giurisprudenza individua nella figura del programmatore il tecnico autonomo e competente preposto a coordinare gli interventi nell’ambito di una strategia urbanistica di ampio respiro.

Seguiamo con fiducia le amministrazioni che dmostrano responsabilità nella scelta dei giurati e nel coinvolgimento attivo dei cittadini. Per vari motivi nel recente passato le Amministrazioni non si sono avvalse con sistematicità dello strumento del concorso. Il meccanismo perverso di affidamento degli incarichi di progettazione che privilegiava la quantità delle opere realizzate e l’affidamento fiduciario, ha determinato la quasi totale assenza di architettura di qualità in Italia e il progressivo peggioramento delle nostre condizioni ambientali e di vita. La millantata partecipazione dei cittadini a fini propagandistici – tanto nelle scelte di pianificazione quanto nella progettazione di architetture e spazi pubblici, troppo complesse per poter essere effettuate con cognizione – potrebbe agevolmente ottenersi attraverso il contributo alla redazione dei bandi e la determinante presenza in giuria. Sappiamo che il concorso non è uno strumento perfetto, il Privilegiamo i concorsi dove si riscontra la convergenza dei successo o il fallimento di questo delicato meccanismo ruota attorno diversi attori dalla fase di programmazione dell’opera pubbli- a un elemento cardine, ovvero, la composizione della giuria, il cui ca alla sua realizzazione. unico scopo deve essere il bene della collettività. E’ compito delicato Il problema più urgente da risolvere è sicuramente quello di ed esclusivo delle Amministrazioni individuare quei componenti che,

In alto a sinistra/top left, Weber&Winterle (Lorenzo Weber, Alberto Winterle): Centro Arte Immagine Bressanone (BZ), 2003 (primo premio/first prize). In alto a destra/ top right, Labics (Clemente, Isidori, Sardella): Nuova stazione turistica Etna Nord, Ligualossa 2003 (progetto menzionato/mention).

191 l’ARCA 3


svincolati da logiche particolaristiche, si rendano garanti, nella trasparenza, di un difficile processo che vede tutti coinvolti e responsabili. A equilibrare il risultato di nomine dal carattere eminentemente politico e localistico: gli Ordini, forse? come suggerisce Arturo Carlo Quintavalle sul “Corriere della Sera” o l’Università come auspica Claudio D’Amato sul “Giornale dell’Architettura”? E perché non i giovani progettisti? Aggiungiamo noi, per la professionalità e le qualità dimostrate anche a loro spetterebbe un posticino in ogni giuria. Se ciò accadesse realmente vedremmo come la percentuale di affermazione dei giovani crescerebbe in maniera esponenziale completando quel ricambio generazionale oramai già in atto e che attende solo limpide occasioni concorsuali per concretizzarsi. Auspichiamo l’applicazione dei principi fondamentali espressi nel nuovo disegno di legge quadro sull’architettura. Qualche mese fa (l’Arca 185) ci siamo chiesti se in Italia fosse matura la situazione politica e culturale al punto da riconoscere la dovuta attenzione ai giovani talenti. I segnali positivi sembravano davvero pochi. Al di là di sporadiche iniziative che hanno cercato di coinvolgere a vario titolo gli under 40 con “premi, coppe, medaglie” o contentini camuffati da incarichi, si è operato ricercando la notorietà delle Istituzioni e dei singoli piuttosto che il reale sostegno ai giovani professionisti. La situazione appare oggi parzialmente mutata. Uno spiraglio giunge dalle sollecitazioni del Consiglio Nazionale degli architetti che, come sottolineato dal Ministro Urbani nella conferenza stampa di palazzo Chigi di luglio 2003, ha avuto un ruolo determinante nella stesura del disegno di legge quadro per l’Architettura. La collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il CNAPPC e il Ministero delle Infrastrutture ha reso possibile la presentazione del disegno di legge Urbani-Sirica sulla “Qualità Architettonica e Urbana”, preludio di scenari positivi. Alcuni aspetti del disegno di legge sottolineano il bisogno di sostenere la qualità e i talenti emergenti attraverso "la partecipazione dei giovani progettisti ai concorsi di idee o di progettazione, anche mediante la previsione nei bandi di una riserva a loro favore di parte dei rimborsi spese” e l’istituzione di un “Fondo per il finanziamento delle spese per l’espletamento dei concorsi di idee o di progettazione e per l’attività di progettazione delle opere di rilevante interesse architettonico”. A sostegno di un serio programma di valorizzazione dell’architettura di qualità dovrebbero essere stanziati dal governo 16 milioni di Euro per gli anni 2004 e 2005, che ci auguriamo convergere almeno in parte nelle politiche per la valorizzazione dei giovani talenti. Molti ambiziosi progetti si potranno realizzare se alla nascita della Fondazione – organo sovraministeriale di gestione impostato sul modello della MIQCP francese – corrisponderà il bisogno di operare scelte disinteressate attraverso figure dotate della giusta competenza e professionalità. Proponiamo l’istituzione di un programma statale di accesso alle commesse pubbliche a favore dei giovani architetti italiani. A coloro che ancora non comprendono il perché della nostra attenzione per una categoria debole ricordiamo le parole di JeanLouis Cohen nell’introduzione ai Nuovi Album francesi: “coloro che hanno avuto la fortuna di operare in periodi di maggiore sviluppo tentano con ogni mezzo di mantenere l’egemonia raggiunta, è preciso compito dello Stato riequilibrare il mercato attraverso l’esercizio di una missione regolatrice che consenta a ogni generazione di apportare la propria visione al dibattito architettonico contemporaneo”. L’esempio dei Nuovi Album indica la strada per portare, in breve tempo, un contributo determinante all’insieme della professione e coinvolgere i politici, gli amministratori e gli imprenditori nella ricerca di risposte di qualità. Tale processo contribuisce a responsabilizzare tutti i cittadini rispetto alle scelte che concorrono al miglioramento delle nostre città, del nostro paesaggio e della nostra vita. Affinché anche in Italia tutti possano apportare la propria originale visione al dibattito contemporaneo, auspichiamo che anche il nostro Stato si impegni concretamente per attuare una missione regolatrice proponendo, in questa sede, a Ministeri e Istituzioni competenti l’adozione di un programma di sostegno statale per i giovani architetti. 4 l’ARCA 191

A

fter having described the Government support programme for young architects set up by the Architecture Commission of the French Ministry of Culture, as part of much more extensive architectural debate, we would now like outline the situation with young Italian architects to focus on opportunities for growth on the immediate horizon. Every two years the “Noveaux Album des Jeunes Architectes” (l’Arca 185) selects the most promising under 25-year-olds and provides them with the chance of gaining public commissions through invitations to take part in regional and national design competitions. Important commissions like this provide a unique opportunity to show their proven talent. Nothing of the kind has ever being organised in Italy: Ministries and official institutes responsible for these matters have always opted for different policies that do not appear to have helped young people at all. This is why it seemed only right to point out an original enterprise that has not received the attention it deserves: self-financed catalogues and publications, exhibitions of projects sponsored by firms in the sector investing in future clients, and even web sites promoting up-and-coming individuals and teams. It is interesting to see how this phenomenon is evolving, and we will do so through our own personal experience: a travelling exhibition and web portal used for promoting self-published texts and projects to begin with; the co-ordination for running some international competitions and the organisation of the Competition Watchtower www.architetturaitalia.it. It is no coincidence that, ever since Stockholm in 1999, New Italian Blood has been promoting a travelling exhibition of architects and designers under the age of 36 who have achieved recognition and been awarded prizes in competitions. At a time when competitions were not as popular in Italy as they are today and despite not being able to get many people involved, the first edition of the newitalianblood exhibition managed to draw the attention of lacklustre institutions and inattentive watchdogs to the vitality and force of young professionals, who, not feeling at home on the Italian stage, were looking elsewhere. Thanks to the efforts of a student on an Erasmus course at the time, Luca Milan, Scandinavian cities displayed the work of a handful of thirty-year-olds, who had already received special mentions and attention in ideas competitions (mainly abroad), which had no chance of actually being built, Pure utopian projects or vital practical experiments, depending on one’s point of view. Although any comparisons with nations like Spain, the Netherlands or, above all, France (which by law only organises invitational competitions so as to reimburse work carried out by designers – over 1000 competitions-a-year since 1990), are quite untenable, Italy is witnessing a constant growth in the number of tenders commissioned, increasing from just a few dozen to 250-a-year. On-line since January 2001, the self-publicised exhibition interface www.newitalianblood.com is a means of documenting in real time the work and general rise in status of young architects through a database, which, at the moment, includes over 1500 projects: 500 which have received prizes or special mentions and over 100 competition winners, 35% of which are being developed or constructed. Youngsters working on utopian projects are now getting ready to tackle with great determination the actual construction of important public works. Having temporarily abandoned tricky international competitions, they are now achieving success in competitions of a slightly lower status in places ready and willing to cater for them: the Venice region, Lombardy and most particularly Alto Adige. There are also interesting signs of greater aperture in regions like Basilicata, Tuscany and Campani. Some enlightened private bodies and firms, which are using invitational competitions to commission young people to exalt their business projects, are also taking up the challenge and backing this tendency. Now supported by the Istituto di Cultura Architettonica, the newitalianblood.com travelling exhibition has reached its fifth edition as proof of its progress. First presented at the Bari Conference in October 2003, it will continue for the whole of 2004 in the cities of Cagliari, Alghero, L’Aquila, Genoa, Vicenza, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Naples and Salerno, proudly displaying the work of over 30 winners and 50 prize-winners in competitions for buildings

and public spaces in certain Italian provinces. Meanwhile the administrative bodies of major cities still prefer all the attention attracted by star names serving propaganda purposes, opting for the easy way out of catching the eye without taking the kind of risks involved in investing in young people. We are not fond of lists, but we would at least like to take this opportunity to thank all the winners on display in the latest edition of the exhibition run by Marco Atzori and Vanna Madama, currently in Cagliari: Adami; Bullaro, Giuliano, Pizzica; Carini & Ciaccio; Catalano; Crascì; De Sanctis; Do_It (Gaggi, Gagliardi, Peralta, Polacchi, Tesse); Donner & Sorcinelli; Faré & Cossovich; Gasparini; Gatti; Gruppo_Over_Ground_Under (Dalla Pria, De Marchi, Masiero, Ventura); Gruppo Suburbia (Moffa, Sacco, Santacroce, Smith); Kairos (Albiero, Loschi, Pagano, Panetto, Presi); Labics (Clemente, Isidori, Sardella); Mannino; Mascino & Agnoletto; Mkt.A (Crò); Modus (Attia & Scagnol); Moreno & Santamaria; Mortelliti; Namaco (Briolini & Parmeggiani); Nieri Studio; Open Building Research (Brescia & Principi); Studio Dlr (De Benedictis, Lonardi, Raschi); Studio Hm (Tata & Rizzo); Sud’arc-h (Latella, Marra, Polimeni); Weber & Winterle; Zerodieci (Burlando, Colliva, Lamberti, Miselli). Newitalianblood.com welcomes and exhibits free of charge the work of all the prize-winners, whatever their design credo or background. Despite all the well-documented difficulties involved, Italian competitions are bringing to light a new generation of architects sharing the same attention to the pressing problems in our cities and individual communities. They meet all the needs expressed by local councils in their tenders. In contrast, the self-referential nature of the Academy and plenty of successful big-name architects results in projects which hardly seem to solve the problems that have produced the widely acknowledged crisis afflicting Italian architecture for the last thirty years or so, as is well documented in catalogues, almanacs and exhibitions. Ignoring the familiar and rather astute pessimism of the architectural powers that be, a “stepping out of the mainstream” that adds nothing to the current state of affairs, and those rather unlikely lists of so-called “stifling shortcomings” characterising Italy, while waiting to see the emergence of any enlightened institutional or private enterprise in favour of young people, here are two suggestions, an augury and a proposal. Let’s favour competitions bringing together everybody involved in a public project from planning to construction The most urgent problem to deal with is certainly the need to increase the percentage of competition winning projects that are actually built. Only a real political will and the concerted efforts of the various players involved, together with proper planning of public works, will enable competitions to be used to rapidly carry out concerted projects capable of attracting public financing and private investments. Not many administrative bodies are really showing any definite signs of trying to solve the real demands of the community, carefully gauging competitions right from when the tender is drawn up to take up political guidelines and translate them into feasible architectural designs, within the bounds of the financing available. To bring about the appropriate reversal of trend, ensure the proper planning and management of public competition procedures, and provide help for private parties, it is only to be hoped that all City Councils equip themselves with competition offices. The law makes the planner the independent technician responsible for co-ordinating work as part of an extensive town-planning strategy. We have confidence in those administrative bodies showing responsibility in selecting juries and getting local people involved For various reasons local councils never really made proper use of competitions in the past. The strange practice of assigning design tenders based mainly on the number of built works of a given architect, working on a sort of trust basis, has resulted in an almost total lack of quality architecture in Italy and a gradual worsening in our environmental/living conditions. Militant community participation for propaganda purposes could easily be brought about by active involvement in drawing up tenders and plenty of participation on juries. We know that competitions are not without their flaws and

that the success or failure of this delicate mechanism revolves around one key factor: the composition of the panel of judges, whose only concern ought to be the good of the community. It is the sole responsibility of administrative bodies to select open-minded people working with great transparency on a difficult process in which everybody is involved and in relation to which everybody shares a certain responsibility. But how can we balance out appointments of an eminently political and locally-oriented nature? Through “Associations of architects, perhaps?” as Arturo Carlo Quintavalle suggests in the “Corriere della Sera” or through the “University” as Claudio D’Amato prefers in his article in the “Giornale dell’Architettura”? But why not turn to young architectural designers? Their skill and professionalism certainly ought to entitle them to a place on juries. If that were actually to happen, we would soon see an exponential increase in the number of successful young architects, bringing about the kind of injection of young blood already under way and which merely awaits more competitions to really come to the fore. Let’s hope the guidelines set down in the new parliament bill on architecture are genuinely implemented A few months ago (l’Arca 185) we posed the question whether the political-cultural climate in Italy was ripe to acknowledge the importance of young talent. There seemed to be very few positive signs in that respect. Apart from the odd enterprise attempting to get “under 40-year-olds” involved by awarding them “prizes, cups, medals” or assigning them the occasion tender to keep them happy, there was still a notable tendency to focus on big names rather than giving any real support to young professionals. The situation does now appear to have taken a turn for the better. A ray of hope has come from the demands of the National Architects Council, which, as the Minister for Culture, Mr. Urbani, pointed out at a press conference held in Palazzo Chigi in July 2003, played a key role in drawing up the Parliament bill on architecture. The concerted efforts of the Minter of Culture, the CNAPPC and the Ministry of Infrastructures has resulted in the presentation of the Urbani-Sirica bill on “Urban and Architectural Quality”, opening up brighter prospects for the future. Certain aspects of the bill underline the need to back up-and-coming talent and quality by “getting young architectural designers involved in ideas and design competitions, even by setting aside a special reimbursement fund for them in certain tenders” or setting up a “financing fund for covering the costs of taking part in ideas or design competitions and designing works of notable architectural interest”. The Government plans to allocate 16 million Euro to back serious plans to promote quality architecture in 2004-2005. It is to be hoped that at least part of these funds will go towards policies aimed at helping talented young architects. This is a real opportunity to carry out plenty of ambitious projects, provided the creation of this Foundation – supraministerial executive body based on the French MIQCP – is matched by a real desire to adopt an unbiased approach drawing on people with the right skill and expertise. We propose setting up a government programme helping young italian architects compete for public tenders For those who still do not see why we are focusing on a “weak” category”, we would like to remind you of what Jean-Louis Cohen wrote in the introduction to the New French Albums: “those fortunate enough to have worked during period of greater growth and development are doing everything to keep control, it is the Government’s specific task to balance out the market by doing the necessary to let each new generation to bring its own point of view to modern-day architectural debate”. The example of the New French Albums points the way towards rapidly providing a vital contribution to the overall profession and get politicians, administrators and business men involved in the quest for quality projects and designs. This process will help the community as a whole accepts its own responsibility in making choices that will help improve our cities, landscape and lives in general. In order to allow everybody in Italy, too, to express their own views on modern-day debate, it is to be hoped that our Government commits itself to getting actively involved in these issues by proposing that the designated Ministries and Institutions adopt a government aid programme for young architects. 191 l’ARCA 5


Ed Carpenter

Luce solida

Light Sculptures

E

d Carpenter modella lo spazio con la luce nel momento stesso in cui modella la luce nello spazio. Le due operazioni, come in ogni schema palindromo, sono speculari, ma restano comunque distinte, in modo da assumere un carattere linguistico, comunicativo, espressivo, che ci riporta agli schemi saussuriani: in effetti, non solo l’una è l’immagine – rovesciata – dell’altra, ma entrambe si scambiano continuamente i ruoli di “significato” e “significante”, contenuto e contenitore, valore denotativo e valore connotativo, figura e sfondo. Ciò mette in gioco una serie di coppie di per sé indicative. In effetti, il tutto rinvia a una situazione di complessità nella quale il lavoro di Carpenter moltiplica le sue potenzialità testuali, di pura descrizione lineare, fino a dilatarle in una dimensione ipertestuale, nella quale i rimandi, le connessioni, le relazioni segrete fra una componente e l’altra si dispiegano lungo una serie pressoché indeterminata di percorsi. La spazialità di Carpenter è dunque di natura architettonica, mentre la luce che egli vi innesta si compone secondo schemi scultorii, plastici, nei quali le rifrazioni e le sfumature danno vita a masse e volumi dotati di classica plasticità. Tuttavia lo spazio nel quale le strutture luminose si innervano è, nella maggior parte dei casi, spazio interno, chiuso entro ossature funzionali, il cui disegno è già elemento, per suo conto, plastico. Per contro, le installazioni di luce che vi penetrano fino a saturarlo obbediscono esse stesse a una logica architettonica, destinate come sono a dialogare con tensioni verticali e orizzontali, vuoti e pieni, fragilità delle vetrature e corposità dei materiali portanti. Da questo scambio, il cui meccanismo è intrinsecamente dialettico, scultura e architettura trovano la loro sintesi nel risultato percettivo e simbolico che rappresenta l’obiettivo primario della progettualità di Carpenter, vale a dire nella luce. Ma la luce assume qui, proprio a partire da questa sintesi, un

6 l’ARCA 191

disegno squisitamente strutturale, che si ramifica nei vuoti degli involucri architettonici secondo schemi grafici che a volte si dilatano in astratte geometrie euclidee, a volte si moltiplicano in configurazioni di sapore vagamente frattale. A questo punto, però, entra in gioco un’ulteriore componente vitale del lavoro di Carpenter, ossia il colore. In effetti, la plasticità di questa installazione, il loro valore scultorio, la capacità di tramutare l’esile trasparenza della luminosità in corpo, massa, figura, sono tutti legati alla struttura cromatica della luce. E’ vero che la loro ossatura portante, destinata a comporre gli eleganti grafismi di queste immagini, si distende nello spazio con una sua autonoma identità, che la rende riconoscibile al di là delle manifestazioni luminose di cui essa è supporto; ed è vero altresì che proprio questa ossatura è l’elemento che gioca il ruolo più importante nel confronto con l’architettura circostante. Tuttavia, il valore simbolico, estetico, espressivo dell’intera operazione è per l’appunto assicurato da sapienti cromatismi delle linee e delle superfici, degli intrecci e delle aperture, dei diaframmi e delle velature. La luce e il colore, pilastri di tutta la cultura progettuale moderna, postmoderna e ipermoderna, assumono quindi, in queste opere, una qualità fondante, legata alle rispettive peculiarità linguistiche, ma rilanciata nella prospettiva di un nuovo spazio, di nuovi modelli d’abitabilità, di inediti schemi di comportamento e di godimento estetico. C’è dunque, nel lavoro di Carpenter, un impegno inespresso a forzare i criteri formali della nostra epoca per illuminare – se ci si passa la metafora – gli scenari futuri, al fine di intravedere, in un’anticipazione intuitiva che è propria più degli artisti che dei progettisti, i paradigmi dell’epoca che ci attende, nella consapevolezza che essi sono già tra noi, in noi, in attesa di un’epifania che li porti – per usare ancora la stessa metafora – definitivamente alla luce. Maurizio Vitta

E

d Carpenter shapes space with light as he shapes light in space. The two procedures, as with every palindrome-like scheme, mirror each other, despite remaining quite distinct, so as to take on a communicative, expressive, linguistic nature taking us back to the kind of patterns proposed by Saussure: indeed, not only is one the (inverted) image of the other, they both constantly exchange their roles as “signified” and “signifier”, content and container, denotation and connotation, figure and background. This calls into play as series of pairs quite indicative in their own right. In actual fact everything evokes a state of complexity in which Carpenter’s work multiplies its textual potential as a pure linear description until dilating it onto a hypertextual plane, where the references, connections and secret relations between one component and another extend across an almost endless series of paths. This means Carpenter’s spatial relations are of an architectural nature, while the light he injects is composed along plastic, sculptural lines as refractions and shades give rise to structures and volumes of classical plasticity. Bu the space in which the luminous sculptures take shape is, in most cases, interior space, enclosed inside functional frameworks in which design is already sculptural in its own right. In contrast, the light installations flooding to saturation point obey their own architectural logic, destined as they are to interact with vertical and horizontal tensions, solids and voids, the fragility of glass and corporeality of bearing materials. Sculpture and architecture find their own synthesis in the perceptual-symbolic result of this interaction, which works along intrinsically dialectic lines, as the main objective of Carpenter’s design work: i.e. through light. But working around this same synthesis, light here takes on an exquisitely structural design branching off into the empty spaces

of architectural shells based on graphic schemes which, at times, dilate into abstract Euclidean geometric patterns, sometimes multiplying into configurations of a vaguely fractal flavour. At this point, however, another vital aspect of Carpenter’s work comes into play, viz. colour. In fact the plasticity of this installation, its sculptural value and capacity to turn into the slender transparency of body, mass and figure are all linked to the chromatic structure of light. It is true that their bearing structure, destined to compose the elegant graphic patterns of these images, extend in space through their own independent identity, making them recognisable beyond the luminous manifestations they support; but it is no less true that this very bearing frame is the element that plays the key role in confronting the surrounding architecture. Nonetheless, the symbolic, aesthetic and expressive significance of the entire operation is ensured by the clever chromatic patterns of the lines and surfaces, intertwines and apertures, diaphragms and veiling. Light and colour, the real columns of all modern, postmodern and hypermodern design, are really the very grounding qualities of these works, connected with their respective linguistic peculiarities but re-projected into the perspective of a new kind of space, new ways of dwelling and unprecedented behavioural schemes and forms of aesthetic pleasure. In other words, Carpenter’s work contains an unexpressed desire to stretch the stylistic criteria of the age in which we live to enlighten – excuse the pun – our prospects for the future, in order to glimpse, with the kind of intuitive foresight more often associated with artists rather than designers, the paradigms of the age that lies ahead, well aware that they are already here awaiting the kind of consecration that will bring them – drawing on the same metaphor – into the light.

In alto prospetto e, sotto, pianta del Dallas Convention Center, in cui Ed Carpenter ha realizzato la scultura di luce “Lightstream”. Top, elevation and, below, plan of the Dallas Convention Center, where Ed Carpenter has designed the “Lightstream” sculpture.

191 l’ARCA 7


Credits Lightstream Project: Ed Carpenter Project Manager/Design Collaborator: John Rogers Project Assistant: Oanh Tran Lighting Consultant: Craig Marquardt Metal Fabrication: Alpina Pipe Bending Glass Fabrication: Haefker O’Neill studio Lighting Control System: ETC/Barbizon Architect of DCC: SOM Client: City and County of Dallas

Viste della scultura luminosa realizzata con vetri dicroici, cavi di acciaio inossidabile, estrusi di alluminio e luce computerizzata. I molteplici segmenti luminosi flottanti che si accendono in sequenza danno allo spazio il senso della profondità. Views of the light sculpture made from dichroic glass, stainless steel cables, aluminium extrusions and computerised light. The multiple floating light segments that light up in sequences create a sense of spatial depth.

8 l’ARCA 191

191 l’ARCA 9


Credits Altaflora Project: Ed Carpenter Project Assistant: Oanh Tran Glass Fabrication: Haefker O’Neill Studio Fabric Fabrication: Duvall Design Metal Fabrication: Albina Pipe Engineer: Grant Davis/KPFF Art Consultant: Tamara Thomas/Fine Arts Services Lighting Design: C.E.Marquardt Architect of Wells Fargo Center: Phillip Johnson Client: Common Wealth Partners

A sinistra, vista del Wells Fargo Center. Sotto, particolare dell’installazione artistica, le cui dimensioni sono 40x16x30 metri.

Left, view of the Wells Fargo center. Below, detail of the art installation measuring 40x16x30 metres.

Viste dell’installazione “Altaflora”, realizzata nel 2002 nell’atrio del Wells Fargo Center di Denver, edificio progettato nel 1970 da Phillip Johnson. L’opera è costituita da cinque grandi strutture di vetro e tessuto composte in modo da conferire “energia” allo spazio interagendo con la luce sia naturale sia artificiale. Views of the “Altaflora” installation constructed in the lobby of the Wells Fargo Center, Denver, in 2002. The center was designed by Phillip Johnson in 1970. The work is composed of five large glass and fabric structures designed to instil “energy” in the space by interacting with both natural and artificial light.

10 l’ARCA 191

191 l’ARCA 11


Credits Bridge Walkway Sculpture Project: Ed Carpenter Project Assistant: Oanh Tran Lighiting Consultant: Craig Marquardt Glass Fabrication: Haefker O’Neill Studio Metal Fabrication: Albina Pipe Bending Lighting Control: ETC/Barbizon Art Consulant: Jacqueline Holmes Architect of Richmond Convention Center: T.V.S. and S.M.B.W. Client: City of Richmond

Prospettiva dell’installazione nella passerella. Le luci sono programmate per variare lentamente la loro intensità e saturazione cromatica creando così una serie sempre cangiante di “affreschi” luminosi sul soffitto. Perspective view of the installation along the footbridge. The lights are programmes to gradually vary in intensity and colour saturation to create a flickering set of luminous “frescoes” on the ceiling.

Viste e pianta dell’installazione realizzata all’interno della passerella pedonale che connette i due volumi del Richmond Convention Center. La scultura di luce è costituita da due tubi di alluminio con diverse curvature che attraversano l’intera lunghezza del ponte, circa 35 m, a cui sono fissate traversine di vetro con luce dicroica che si sovrappongono e intrecciano una con l’altra. Views and plan of the installation designed inside the footbridge connecting the two volumes of the Richmond Convention Center. The light sculpture is made of two aluminium tubes with different degrees of curvature running right along the entire length of the bridge (about 35 m). The footbridge is equipped with glass crossbars fitted with overlapping and intertwining diachronic lights.

12 l’ARCA 191

191 l’ARCA 13


Credits Lightspire Project: Ed Carpenter Project Assistant: Oanh Tran Lighting Consultant: Craig Marquardt Structural Engineer: Bob Grummel Client: Denver Convention Center

In queste pagine, studi e rendering per la “Lightspire”, la proposta di Ed Carpenter per il Denver Convention Center. Questa spira di luce, alta circa 35 m, è composta da tubi di alluminio rivestiti in vetri di sicurezza sabbiati e trasparenti con luci dicroiche computerizzate e connessioni alla struttura dell’edificio in acciaio verniciato. These page, studies and renderings for “Lightspire”, Ed Carpenter’s design for the Denver Convention Center. This approximately 35-metre-tall spiral of light is composed of aluminium tubes coated in sandblasted and transparent safety glass with computerised dichroic light and painted steel connections to the structure of the building.

14 l’ARCA 191

191 l’ARCA 15


Foster & Partners

La metafora dell’efficienza

In queste pagine, viste della facciata ondulata che caratterizza il nuovo McLaren Technology Centre realizzato a Woking nel Surrey, Inghilterra. Nelle pagine seguenti, planimetria e pianta del piano terra e vista zenitale del modello.

Foster & Partners

These pages, views of the undulating facade characterising the new McLaren Technology Centre built in Woking in Surrey, England. Following pages, site plan and plan of the ground floor and zenith view of the model.

McLaren Technology Centre

L’ Credits Project: Foster and Partners Wind Tunnel Engineering: Amec Concrete Aggregates, Chemical Adhesives: Mapei Facades: Schüco International Lighting: Claude Engle, Targetti Sankey Worstations, Cabinets, Pertitions: Faram Water Disinfection and Managemen Systems: Grohe Testing Equipment and Support Services: Instron Ceramic Floors: Pastorelli Ceramiche Client: McLaren Group

16 l’ARCA 191

immagine della Formula Uno è quella di un mondo altamente competitivo, dove il tema risiede nell’interazione più profonda tra uomo e macchina. Entrambi devono dare il massimo in un flusso di adrenalina enorme e in un tempo ristretto. Ma dietro al momento epico della corsa c’è un lavoro frenetico di perfezionamento ingegneristico, portato a livelli di maniacale perfezione. La metafora della velocità futurista oggi si incarna nelle raffinatezze estreme di scienziati dedicati all’aerodinamica, rinchiusi dentro un tunnel del vento, che consuma tanta energia elettrica quanto una città. Allora perché non pensare un edificio come un gigantesco bolide, come un veicolo immane che possa portare il segno competitivo della nuova tecnologia automobilistica in tutto il mondo? Questo sogno di perfezione e di gloria motiva e spinge il segno titanico del McLaren Technology Centre, a dimostrare che la forza del sogno e la forza della tecnica sono la stessa cosa. Norman Foster, architetto selezionato per questo suo mix di tecnologia e voglia di primeggiare, viene messo alla prova nella capacità di coniugare un segno forte, ma che sia anche umano. Non sono concessi errori, ogni dettaglio deve essere assolutamente studiato e controllato ogni possibile difetto. Architettura che deve essere capace di riflettere la competitività, architettura che non sbaglia. Così, invece di creare un bunker dove tutto è nascosto, Foster gioca la carta del segno evidente a livello territoriale, della macro incisione, una land art metallica. Quasi un segnale agli dei, un gigantesco bozzolo piatto che si specchia su un lago. L’ispirazione guarda verso gli strati antichi della conoscenza, forse verso la raffigurazione dello yin e yang, le due energie primarie o magari ai “cerchi nel grano”; segnali di mistero, quasi segnali ancestrali, magici, già pensati per un’archeologia del futuro, dove il patrimonio misterico delle forme si mescola all’esecuzione più maniacale. Gigantesca opera del millennio, dedicata al rituale magico della corsa. Insomma la forma guarda

alle fascinazioni del subconscio, per cercare di trasmettere un forza interiore, un punto di plasticità, una morbida seduzione per contenere un sogno tecnologico. Nella macchina morbida tutto è controllato fin nei minimi dettagli: dal dispenser del sapone nel bagno che non deve perdere nemmeno una goccia, fino alla curvatura del vetro che deve essere perfetta e aerodinamica per incontrare la sferza del vento alla perfezione. Non c’è più discontinuità tra fabbrica e ufficio: tutti lavorano per il fine ultimo comune. La grande Macchina non è più un luogo di sfruttamento, ma un accumulatore di energie dove ognuno dà il massimo perché la squadra possa vincere. Se questa è la filosofia che vede nella risorsa umana il motore primario, allora l’ambiente architettonico deve essere stimolante e ispiratore, fino al punto che dispiaccia tornare a casa la sera… La macchina per abitare e la macchina per correre diventano una forza della natura artificiale, così come l’auto di formula uno corre in simbiosi col vento, così l’edificio affronta il confronto con l’acqua e con la luce; il vetro è il punto di confine tra fabbrica e lago artificiale. Le due materie cercano la fusione. Le dualità devono venire assorbite in un unico grande gesto architettonico. Così un intero paesaggio viene creato dove tutto diventa un mondo nuovo assoluto, estremo nella sua volontà di controllo totale: 50 ettari trasformati in unico grande paesaggio artificiale; 300.000 metri cubi di terra vengono scavati e redistribuiti sul territorio, il lago contiene 50.000 metri cubi di acqua, e per riempirlo ci sono voluti 10 giorni; l’edificio ha 57.000 metri quadri di uffici con 5000 tonnellate di acciaio, e ci sono voluti 42.000 metri quadrati di rivestimenti tra pavimenti e pareti; oltre 100.000 alberi e arbusti sono stati piantati ex-novo, mentre 33 ettari sono stati seminati per garantire la crescita di fiori selvaggi. Il grande totem è pronto, non si innalza verso il cielo, ma si stende sulla terra per affermare lo spirito dell’arte industriale. Stefano Pavarini

F

ormula 1 motor racing has a highly competitive image based fundamentally around deep-seated interaction between man and machine. Both must perform to their utmost in an incredible flow of adrenalin in a confined space of time. But plenty of frenetic engineering work lies behind the epic moment of the race, taken to almost obsessive levels of perfectionism. This is the cutting-edge whose technological spin-offs and experiments end up in ordinary motor cars. The rather naïve Futurist metaphor of speed is now perfectly embodied in the virtuoso expertise of scientists working on aerodynamics inside a wind tunnel that consumes as much energy as an entire city. So why not design a building like a huge racing car, like some incredible vehicle bearing the competitive sign of new racing technology around the globe? This dream of perfection and glory is the driving force and motivation behind the titanic McLaren Technology Centre showing the dreaming and technical power can be the same thing. Norman Foster, the architect chosen for his unique blend of technological expertise and desire to be world’s leading architectural light, was asked to create a powerful landmark with a human touch. There was no room for mistakes and every detail had to be very carefully studied and controlled to get rid of any defects. We are talking about competitive architecture leaving no room for mistakes. So instead of trying to create a bunker where everything is hidden away, Foster has opted for an eye-catching design standing out on the landscape like a metal work of land art. It almost seems like a sign for the gods, a huge flat cocoon reflected in a lake. Inspiration is taken from ancient sources of knowledge, may be ying and yang, two primary forms of energy, or perhaps even “corn circles”, mysterious signs of ancient origin designed to be archaeological remnants of the future, in which the mysterious heritage of forms is given an even more obsessive treatment. A massive new-millennium construc-

tion devoted to the new pharaohs of four-wheel sport in an attempt to transmit a sense of inner strength, a hub of sculptural plasticity and soft seduction created to house a technological dream. Everything is controlled right down to the most minute detail in this soft machine: from the soap dispenser in the bathroom that must not lose even a drop to the curved glass that must be perfectly aerodynamic enough to meeting the lashing win to perfection. The factory and off are really one: everybody is working towards the same goal. The big Machine is no longer a place for exploitation but rather an accumulator of energy where everybody gives of their best to help the team win. Faced with this way of treating human resources as a driving force, the architectural setting must be stimulating and inspiring so that staff are actually reluctant to go home in the evening… The machine for dwelling in and the machine for racing turn into an artificial “natural phenomenon”, just as the formula 1 car races in symbiosis with the wind, so the building faces up to water and light; glass marks the border line between the factory and manmade lake. The two materials strive to merge together. These dualisms must be absorbed into one major architectural gesture. So an entire landscape is created to cater for one absolutely new world, excessive in its will for complete control: 50 hectares converted into one huge manmade landscape; 300,000 cubic metres of earth have been excavated and redistributed across the territory, the lake contains 50,000 cubic metres of water, which it took 10 days to fill; the building features 57,000 square metres of office space with 5000 tons of steel, which called for 42,000 square metres of floor and wall coverings; over 100,000 tress and plants were freshly planed and 33 hectares of land were sown to let wild flowers grow. This huge totem is ready, not to tower up into the skies but to stretch across the ground to emphasise the spirit of industrial art.

191 l’ARCA 17


191 l’ARCA 19


A destra, scorcio di uno dei percorsi interni, con i sistemi tecnici a vista. Sotto, la facciata che dà sul lago che, con i suoi 30.000 mc di acqua ha rappresentato un elemento strategico per la progettazione dei sistemi di raffrescamento dell’edificio. Right, partial view of the internal paths showing the exposed technical systems. Below, partial view of the façade overlooking the lake whose 30,000 cubic metres of water represent a strategic feature in the design of building cooling systems.

Viste della facciata curvilinea che mette in relazione diretta l’interno dell’edificio con l’ambiente naturale circostante (arricchito in fase di progetto con la piantumazione di circa 100.000 nuovi alberi). La parete vetrata ha una struttura minima e incorpora tecnologie aerospaziali e della F1. I carichi orizzontali sono assorbiti da “lame” in alluminio di 12 m connesse alle colonne interne tramite una corona radiale; i carichi verticali sono sostenuti da cavi di acciaio inossidabile a sezione ellittica di 5 mm dello stesso tipo di quelli che collegano la scocca delle F1 McLaren Mercedes. Questa struttura quasi invisibile sostiene circa 40 tonnellate di vetro laminato. Views of the curved façade bringing the inside of the building directly into contact with the surrounding natural environment (embellished during the design phase by planting about 100,000 new trees). The glass wall has a minimal structure and incorporates aerospace and F1 technology. The horizontal loads are absorbed by 12-metre aluminium “blades” connected to the internal columns by a radial crown; the vertical loads are held up by stainless steel cables with a 5 mm elliptical section of the same type as those connecting the frame of the McLaren Mercedes F1 racing car. This almost invisible structure supports about 40 tons of laminated glass.

20 l’ARCA 191

191 l’ARCA 21


Particolari delle postazioni per ufficio e dei servizi igienici. Molti dei componenti di arredo e di finitura del McLaren Technology Centre sono stati realizzati dai diversi fornitori appositamente per questo progetto. Details of the office and hygiene services. Many of McLaren Technology Centre’s furnishing and finishing components were specially designed by the suppliers for this project.

Viste degli interni, in cui si è prestata particolare attenzione alla combinazione ottimale tra luce naturale e artificiale, mettendo a punto un sistema automatico di controllo che fornisce un livello costante di illuminazione nelle aree degli uffici.

22 l’ARCA 191

Views of the interiors carefully designed around an optimum combination of natural and artificial light developing an automatic control system providing a constant level of lighting in the office areas.

191 l’ARCA 23


Samyn and Partners

La stazione della metropolitana Erasme, a Bruxelles, concepita secondo criteri di trasparenza e leggerezza. Nelle pagine successive, particolare della facciata e modelli dello scheletro

strutturale, costituito da un sistema di arcate metalliche in tubi d'acciaio a sezione circolare che riprendono la l'andamento della copertura tensotesa in tessuto di fibra di vetro.

Erasme underground station in Brussels, designed along the lines of transparency and lightness. Following pages, detail of the facade and models of the structural layout based on a system of tubular

steel metal arcades with circular sections that copy the tensile pattern of the roof made of a fibreglass fabric.

Samyn and Partners

Non è un miraggio In Brussels

U

membrana, mentre quello laterale è risolto dall’aggancio a ralinghe stabilizzate da cavi o barre d’acciaio. Lungo l’orizzontale si susseguono a ritmo regolare elementi conici in tessuto di metallo traslucido che, oltre a proteggere dai venti laterali, assicurano il confort acustico sulle banchine d’attesa e limitano gli inconvenienti dell’effetto serra per offrire un microclima adeguato. Gli elementi d’arredo, coerenti ai materiali e alle tonalità della struttura declinano legno, acciaio galvanizzato, vetro chiaro e pavimentazioni grigie senza alterare la piacevole atmosfera che pervade questi spazi filtrati dalla leggera pelle tecnologica. Elena Cardani

O

ne of the most characteristic features of an architectural designer (or, more generally speaking, an artist, whether they be working in the visual arts, music or writing), as a representative of the age in which they live, is their ability to develop their own idiom and be open to the changes characterising society at different times and in different ways. This would make it possible to understand and appreciate projects which, despite their limited size and scale, are still key steps and stages in an architect’s career. This is the case with the new “Erasme” Underground Station in Brussels recently designed by Philippe Samyn. Samyn’s works, that lie somewhere between architecture and engineering, draw on an idiom focusing on technology and careful attention to a building’s structure, without overlooking the artistic side generally exploiting the distinctive features of setting. The gentle enfilade of the tensile structure characterising this underground stop near Erasme Hospital derives from an attempt to turn a rather sterile context, lacking in any signs of artistry, into a bright and warmly welcoming spot

where travellers can take a break on their journeys. It’s a carefully gauged rendition in light of the latest scientific inventions of technology already successfully experimented with on other occasions, as in the M&G Research Centre in Venafro (l’Arca 42). Neat and agile, airy and transparent, this work enhances a desolate place. Samyn’s design vocabulary draws on the latest developments in building technology and materials with a view to reducing structure to a minimum. The platforms where the trains arrive and depart, which can be reached by a system of steps, escalators and hydraulic lifts connected to the underground tunnels for both road traffic and pedestrians, are sheltered beneath a tensile roof supported by a sequence of straddling square units (15.30 metres along the sides). The membrane is constructed

out a fibreglass fabric impregnated with PTFE. A system of tubular steel central bays with circular sections is used for attaching the membrane at the top, while the lateral connections feature boltropes stabilised by cables or steel bars. The horizontal plane features a regular pattern of cone-shaped elements made of a translucent metal fabric, which provide shelter against side winds, soundproof the platforms where passengers wait, and tone down the greenhouse effect to create a comfortable micro-climate. The furbishing elements, that fit in with the materials used and colour tones of the structure, are made of wood, galvanised steel and clear glass with grey floors, without altering the pleasant atmosphere flowing through these spaces filtered through a light technological skin.

Samyn & Parters

Credits Projet: Samyn and Partners Client: Ministère de la Région de Bruxelles Capitale, Administration de l'Equipement et des Déplacements

na delle caratteristiche che qualifica un progettista (o più generalmente un artista, sia che esso operi nel campo delle arti visive, della musica o della letteratura) a testimone di riferimento di un’epoca è la capacità di evolvere il proprio linguaggio, di essere permeabile ai fenomeni di trasformazione che, di volta in volta e con tempi e metodi diversi, investono la società. Si possono allora capire e apprezzare anche interventi che, pur di ampiezza non rilevante, costituiscono comunque un passaggio importante, una tappa significativa, nell’iter professionale di un progettista. E’ il caso della nuova stazione della metropolitana “Erasme” a Bruxelles, recente realizzazione di Philippe Samyn. Tra architettura e ingegneria le opere di Samyn sposano un linguaggio che privilegia l’aspetto tecnologico, l’attenzione alla struttura, senza però trascurare il momento poetico che si alimenta generalmente dalla specificità del contesto. Così anche la leggera enfilade della tensostruttura che identifica questa fermata della metropolitana, in corrispondenza dell'ospedale Erasme, nasce dalla volontà di trasferire in un contesto abbastanza sterile e privo di stimoli poetici, una nota di solarità, di morbida accoglienza, tale da alleviare il viaggio dei passeggeri. E’ una ponderata trascrizione, alla luce di nuove acquisizioni scientifiche, di una tecnologia già felicemente sperimentata in altre occasioni, tra cui il centro di ricerche M&G a Venafro (l’Arca 42) che ne è uno degli esempi più riusciti. Agile e snella, aerea e trasparente questa architettura qualifica un desolato contesto con una nuova dimensione, immediatamente identificabile, che guida l’orientamento, rende accettabile e fin piacevole il passaggio. Una grammatica, quella sposata da Samyn in questo progetto, che attinge la sua ragione di vita dai nuovi traguardi raggiunti dalla tecnologia delle costruzioni e dei materiali con l’ambizione di ridurre al minimo la struttura. Le banchine d’arrivo e delle partenze dei convogli, raggiungibili da un sistema di scale, scale mobili e ascensori idraulici che comunicano con i tunnel sotterranei di circolazione automobilistica e pedonale, sono protetti da una copertura tensotesa che si sviluppa da una successione di elementi a sella di cavallo di modulo quadrato, con lato di 15,30 metri. La membrana è costituita da un tessuto in fibra di vetro impregnato con PTFE. Un sistema di campate centrali in tubi d’acciaio a sezione circolare consente il fissaggio superiore della

24 l’ARCA 191

191 l’ARCA 25


26 l’ARCA 191

191 l’ARCA 27


28 l’ARCA 191

191 l’ARCA 29


Nelle pagine precedenti, viste notturne della tensostruttura che disegna nel paesaggio un sagoma aerea e luminosa ottenuta dalla scelta costruttiva e dei materiali. In queste pagine, particolari degli elementi strutturali e delle banchine di attesa dei convogli dove la luce naturale filtrata dalle protezione laterali in tessuto di metallo traslucido e dalla membrana in copertura diffonde un’atmosfera rilassata e non claustrofobica. Previous pages, nighttime views of the tensile structure cutting a light and luminous figure on the landscape thanks to the choice of materials and construction design. These pages, details of the structural features and passenger platforms where natural light filtered through protective lateral screens made of a translucent metal fabric and the roof membrane creates a relaxing, non-claustrophobic atmosphere.

30 l’ARCA 191

191 l’ARCA 31


32 l’ARCA 191

“P

ossibili Futuri” è il titolo del concorso internazionale di architettura non costruita, via internet, organizzato dalla Biennale Miami + Beach 2003. L’obiettivo dell’iniziativa era quello di sollecitare nuove visioni culturali dell’architettura, nuove pratiche progettuali e nuove idee di urbanità così da promuovere e rivelare nuovi sviluppi concettuali e sperimentali nella produzione architettonica contemporanea. Convinzione della commissione era che il futuro dell’architettura risieda nei potenziali delle sperimentazioni di architettura non costruita. L’invito alla partecipazione era rivolto a tutti gli architetti, designer e studenti di architettura di ogni parte del mondo. I 117 lavori inviati da ventisette Paesi offrono nel loro insieme una grande varietà e molteplicità di approcci progettuali e di soluzioni architettoniche e urbane. Il filo conduttore di molti dei progetti presentati è l’esplorazione dell’architettura ai suoi limiti e oltre i suoi confini concettuali e disciplinari. Tra le indicazioni del bando vi era, infatti, quella di considerare le parole “architettura” e “architettonico” delle parole aperte vista la complessità della nostra epoca in cui siamo costretti a ridefinire la nozione tradizionale di progetto e di architettura. Un altro dato comune risultante da questa competizione è la fondamentale crisi dell’oggetto architettonico per cui l’architettura non è più pensata come un oggetto, ma come una più generale sostanza da identificare, concettualizzare, modellare, rendere fruibile. I progetti concorrenti si legano in vario modo alle possibilità creative del computer o sono elaborazioni derivanti dalla informazione digitale o, in alcuni casi, corrispondono a delle performance nello spazio digitale. Nell’ampia casistica delle partecipazioni gli atteggiamenti sono i più diversi: si stabiliscono dei legami tra nozioni scientifiche e immaginazione dello spazio; si utilizzano tecniche di modellazione della forma basate su geometrie topologiche in vista di architetture plastiche e flessibili; e reticoli topologici sono impiegati per sistemi strutturali di architettura cinetica trasformabile; si sperimentano delle performance diagrammatiche; si elaborano processi generativi sulla base di sistemi combinatori o di algoritmi come procedure progettuali; si propongono tecniche di smontaggio e rimontaggio di frammenti di città per la presentazione di scenari urbani eterogenei; si offrono investigazioni biomimetiche dell’architettura; si progettano edifici intelligenti con l’uso della tecnologia dei sensori; si applicano principi di progettazione sostenibile per l’impiego delle risorse naturali all’interno degli edifici; si esplorano pratiche di progettazione “elastica” del territorio concettualizzando i flussi, i movimenti e gli eventi nel paesaggio come materia plasmabile del progetto; si elaborano spazi interattivi nello schermo informatico come interpretazione immateriale dell’architettura non costruita in relazione al concetto di città come flusso di informazione; si propongono ibridazioni tra il sistema di informazione digitale e la costruzione dello spazio fisico; e ancora, si indagano contaminazioni extradisciplinari le più varie. Più che indicazioni nuove per il futuro, vengono fornite modalità operative e suggestioni figurative che, nei particolari modi personali, si inseriscono nelle ricerche e nelle sperimentazioni architettoniche già intraprese nel corso degli ultimi tempi, consolidando tendenze già in atto correlate allo sviluppo della tecnologia del computer, al crescente interesse per le scienze e la matematica e, più in generale, alla sempre più complessa ibridazione tra i diversi campi del sapere e dell’espressione umana. Più che sui possibili futuri conviene, forse, ragionare sulle possibili identità (se non alterità) dell’architettura come nuova natura del fare progettuale, considerato, poi, che nell’era elettronica la nozione tradizionale di futuro legata alla successione temporale propria dell’esistenza materiale appare quasi inadeguata per essere meglio sostituita dal concetto di potenziale il quale implica immanenti e infinite possibilità in una condizione di trascendenza temporale. Lo sgretolamento del pensiero totalizzante e unificante

Possible Futures dell’architettura e il sovvertimento delle categorie tradizionali dell’esercizio architettonico hanno portato a una condizione di “architettura debole” che, a sua volta, è divenuta occasione di una condizione di opera aperta ovvero di una sorta di “iper-architettura” i cui multilivelli si intrecciano con tutte le sfere culturali. Nelle sue possibili ridefinizioni l’architettura è qualcosa di più della costruzione, del riparo, del simbolo, essa è, in senso più ampio, pensiero, comunicazione, informazione, atto e veicolo culturale. La giuria del concorso ha selezionato quattro progetti vincitori, di cui due a pari merito sono terzi, e ne ha menzionati otto come onorari. Il primo premio è stato assegnato al lavoro intitolato “Potential Architecture - Fragments and their reconstructions” di Frank Shih Her Wang (USA), che, se anche non procura una visione veramente nuova della città, tuttavia suggerisce una sorprendente strategia e procedura per assecondare progettualmente il carattere vago ed eterogeneo dell’ambiente urbano. La metodologia proposta si avvale della tecnica dello smontaggio e rimontaggio di immagini frammentate (oggetti, azioni, materialità, testi) estrapolate dall’ambiente urbano di Manhattan e ricontestualizzate in un generico blocco di New York con effetti originali di contaminazioni e ibridazioni dello scenario urbano; quella che l’autore definisce per questo processo progettuale “logica archeologica di ricostruzione” sembra invero una sorta di tecnica cinematografica di giustapposizione di tempi, luoghi, azioni. Il secondo premio è andato al progetto “Ephemeral Matter” di Mirco Becker, Oliver Tessmann, F-U-R (Germania) per un padiglione espositivo da costruirsi nella città di Atene, destinato a ospitare gli eventi culturali durante le Olimpiadi 2004. Collocandosi pienamente nella tendenza topologica dell’architettura digitale già degli anni Novanta, il lavoro indaga la geometria della deformazione nell’azione conformativa del progetto che ha origine dalla piegatura curva di una membrana elastica intorno a quattro punti fissi. Dallo studio delle variazioni formali ottenute attraverso manipolazioni di modelli fisici e informatici sono state ricavate immagini sensuali di forme curvilinee tridimensionali per un’architettura flessibile, continuamente riconfigurabile e adattabile alle diverse esigenze programmatiche. I concetti topologici di trasformazione, flessibilità, deformabilità e, in termini architettonici, di adattabilità sono alla base dei due lavori che ex aequo hanno ricevuto il terzo premio: “Concept of a new space for Issey Miyake” di Ammar Eloueini, DIGIT-ALL STUDIO (USA) e “Topotransegrity - adaptive spatial organisations” di Robert Neumayr, Delphine Ammann, Karim Muallem, Georgina Robledo, 5 SUBZERO (Austria). La soluzione assai raffinata per lo spazio di vendita Issey Miyake trae ispirazione dalla concezione e produzione degli abiti stessi: lo spazio progettato risulta generato dalla ripetizione sovrapposta di strisce che si piegano topologicamente con continuità dal pavimento alle pareti al soffitto. Le strisce, realizzabili in differenti materiali, opachi o traslucidi, sono adattabili nelle loro forme malleabili alle diverse situazioni e necessità spaziali; esse sono deformabili oltre tutto per generare elementi di arredo come banconi, tavoli o sedie. Il progetto Topotransegrity sviluppa l’idea di un’architettura cinetica e trasformabile immaginata come un sistema strutturale di reticoli topologici capaci di modificazioni guidate da sensori e da sistemi elettronici per adattarsi ai cambiamenti dei parametri contestuali. Si tratta di un’architettura interattiva i cui spazi sono riconfigurabili in relazione ai movimenti e comportamenti dei visitatori. I quattro progetti vincitori non sono tra le operazioni architettoniche più radicali, ma sviluppano e arricchiscono in modo pragmatico e strumentale modi innovativi già fortemente emergenti nel corso dell’ultimo decennio; la preferenza che è stata loro data presagisce, forse, un’evoluzione concreta dell’assimilazione e maturazione culturale dei loro corrispondenti sentieri architettonici, destinati a confrontarsi con un futuro che è già contemporaneo. Giuseppa Di Cristina

“P

ossible Futures” is the name of the international competition for non-built architecture organised on the Internet by the Miami + Beach 2003 Biennial. The idea was to encourage people to come up with new cultural visions of architecture, new design practices and new town-planning projects aimed at promoting and disclosing new conceptual and experimental developments in modern-day architectural design. The commission firmly believed that the future of architecture lies in the potential of non-built architectural experimentation. Architects, designers and students of architecture from all over the world were invited to take part. The 117 works entered from twentyseven different countries combine to provide a wide range of different approaches to designing architectural/urban projects. The leitmotif of a number of the projects entered is exploring architecture to its limits and even beyond its own conceptual-disciplinary bounds. The brief referred to, amongst other things, taking the words “architecture” and “architectural” as being open to the complexity of the age in which we live, forcing us to redefine the conventional notion of architecture and design. Another interesting fact emerging from this competition is a basic crisis in the whole concept of an architectural object, according to which architecture is no longer treated as an object but as a more generic substance to be identified, conceptualised, shaped and made usable. The competing projects are linked in various ways to the creative possibilities of the computer or are worked out using digital technology or, in certain cases, are quite literally performances in digital space. Entrants opted for a wide range of different approaches: establishing links between scientific notions and spatial imagination; using shaping techniques for forms based on topological geometric patterns to create flexible, sculptural works of architecture; and even using technological webs to construct structural systems of transformable kinetic architecture; methods of dismantling and reassembling fragments of city have also been proposed to present a wide selection of heterogeneous urban scenarios; biomimetic investigations into architecture have been performed and intelligent buildings designed using sensor technology. Principles of sustainable design were also employed for incorporating natural resources in buildings and explorations have been made into “elastic” territorial design by conceptualising flows, movements and events on the landscape taken as mouldable design material; interactive spaces on the computer screen were devised as an immaterial reading of non-built architecture in relation to the idea of the city as a flow of information; hybrid combinations were formed between the digital information system and construction of physical space. There were also plenty of inquiries into all kinds of extra-disciplinary contaminations. Rather than new guidelines for the future, there was input for new operating procedures and stylistic suggestions, which, in very personal ways, fit into architectural research and experimentation already under way over recent years, backing up tendencies already in act related to the development of computer technology, a growing interest in science and mathematics and, more generally speaking, more and more complex hydridisation between different fields of knowledge and human expression. Rather than investigating into possible futures, it might perhaps be worth reasoning over possible identities (or even alter egos) of architecture taken as a new means of design, considering that in the electronics age the conventional notion of future connected with the temporal sequence of material existence seems almost inadequate and needs to be replaced by a new concept of potential, which means immanent and infinite possibilities in a state of temporal transcendence. The splintering of an all-encompassing and unifying approach to architecture and an upturn in traditional categories of architectural

practice have led to a state of “weak architecture”, which, in turn, has opened up the way to open or “hyper-architecture”, whose multiple levels intertwine with every realm of culture. In all its possible redefinitions, architecture is something more than construction, shelter and symbolism, in a broader sense it is thought, communication, information, action, and even a vehicle for culture. The competition’s panel of judges chose four winning projects, including two joint-third places, and gave an honourable mention to eight others. First prize was awarded to a work called “Potential Architecture – Fragments and their reconstructions” by Frank Shih Her Wang (USA), which, although it does not provide a genuinely new vision of the city, does provide a surprising strategy and procedure for supporting (along design lines) the vague and heterogeneous nature of the urban environment. The method adopted draws on the technique of dismantling and reassembling fragmented images (objects, actions, material forms, texts) extrapolated from the urban environment of Manhattan and then re-contextualised in a generic block in New York producing unusual contamination and hybridisation effects on the urban scene; the designer himself describes this as design process as “an archaeological logic of reconstruction” but it actually looks like a sort of film technique of superimposing time, location and action. Second prize went to the “Ephemeral Matter” project designed by Mirco Becker, Oliver Tessmann, and F-U-R (Germany) for an exhibition pavilion to be built in the city of Athens to host cultural events associated with the 2004 Olympics. Fitting in perfectly with a certain topological trend in 1990s’ digital architecture, the project investigates geometrical patterns of deformation in the comformative action of design originating in the curved fold of an elastic membrane around four fixed points. A study into stylistic variations deriving from manipulations of physical and computer models produced sensual images of three-dimensional curved forms for flexible architecture that can be continually reconfigured and adapted to different programme requirements. Topological concepts of transformation, flexibility and deformability in terms of adaptability are also at the foundations of the two joint third-place winners: “Concept of a new space for Issey Miyake” by Ammar Eloueini, DIGIT-ALL STUDIO (USA) and “Topotransegrity - adaptive spatial organisations” by Robert Neumayr, Delphine Ammann, Karim Muallem, Georgina Robledo, and 5SUBZERO (Austria). The elegant design for the Issey Miyake sales outlet draws inspiration from the firm’s own way of designing and manufacturing clothes: the space designed is generated by the repetitive superimposition of strips constantly bending topologically from the floor to the walls and then ceiling. The strips, which can be made out of different opaque and translucent materials, can be shaped and formed to cater for different situations and spatial needs; they can, most significantly, be deformed to generate furnishing elements like balconies, tables or chairs. The Topotransegrity project develops the idea of kinetic, transformable architecture designed like a structural system of topological webs capable of be altered and adjusted by sensors and electronic systems to adapt to changes in contextual parameters. This is interactive architecture in which the spaces used can be reconfigured in relation to visitors’ movements and behaviour. The four winning projects are not amongst the most radical of architectural designs, but they do provide a pragmatic and instrumental contribution to certain innovative approaches that emerged so strongly over the last decade; the fact that they were chosen suggest, perhaps, that these lines of architecture will flourish and evolve along more concrete lines ready to face up to a future that is already here.

Agora Dreams and Visions

Agora Dreams and Visions

Biennial Miami + Beach

191 l’ARCA 33


Potential ArchitectureFragments and their reconstruction Frank Shih Her Wang Primo premio/ First Prize

Ephemeral Matter Mirco Becker, Oliver Tessman: F-U-R (www.f-u-r.de) Structural Design: Asko Fromm Secondo premio/ Second prize

Questo progetto è una ricerca di un processo di produzione che sfrutti l’uso di limiti auto-imposti come strategia per aprire percorsi produttivi inattesi. I limiti sono interpretati come mezzo per offrire maggiore libertà all’architetto, come stimoli per scoprire nuove possibilità progettuali. Si propone la “ricostruzione”, tramite successive giustapposizioni di frammenti materici, funzionali, temporali, comunicativi, di un edificio generico di Manhattan, con l’obiettivo di reinventare il processo di composizione architettonica.

Questo progetto è uno studio sulle potenzialità geometriche della modellazione di una membrana flessibile bi-dimensionale intorno a 4 punti in modo da creare molteplici forme tri-dimensionali. L’intera serie di forme generate da tale studio è stata analizzata, valutata e ricomposta in una matrice che tiene conto delle tendenze programmatiche e delle traiettorie tra i tre elementi espositivi (luce, superfici per proiezione, e divisibilità degli spazi) e della loro relazione con la struttura e i confini fisici del progetto.

This project aims at finding a production process taking advantage of selfimposed limits as a strategy for opening up unexpected production procedures. The limits are taken as a means of offering the architect greater freedom as an incentive to discover new design possibilities. The idea is to “reconstruct” a generic building in Manhattan by juxtaposing a series of material, functional, temporal and communication fragments, in order to reinvent the process of architectural design.

This project is a study into the geometric possibilities of shaping a flexible two-dimensional membrane around 4 points, so as to create multiple threedimensional forms. The entire set of forms resulting from this study is analysed, assessed and recomposed into a matrix that takes into account programmatic trends and trajectories between the three display elements (light, projection surfaces and the divisibility of spaces) and their relation to the structure and physical boundaries of the design.

34 l’ARCA 191

191 l’ARCA 35


Concept of a New Space for Issey Miyake

TopotransegrityAdaptive spatial organisations

Ammar Eloueini/ Digit-All Studio (www.digit-all.net) Terzo premio/ Joint third prize

Robert Neumayr, Delphine Ammann, Karim Muallem, Georgina Robledo/5Subzero (www.5subzero.org) Terzo premio/ Joint third prize

Questo progetto per uno showroom per Issey Miyake si basa sul concetto che lo spazio debba essere omogeneo ma multiforme. Come gli abiti di Miyake, che vanno al di là dei temi squisitamente stilistici e ne mettono in dubbio i materiali, il processo di fabbricazione e la struttura, così questo spazio è pensato come una sovrapposizione di strati ripiegati che vanno dal pavimento al soffitto. Gli interstizi tra le pieghe permettono alla luce di filtrare o contengono gli abiti in mostra. Le pieghe, realizzate in diversi materiali opachi o trasparenti, si deformano a formare anche gli elementi di arredo.

Questo progetto è una struttura cinetica, che valuta costantemente i propri dintorni e si riconfigura secondo la mutazione delle condizioni esterne. Le sue possibili trasformazioni variano da piccole a grandi deformazioni della scala superficiale in grado di generare ambienti temporanei. Sensori, congegni per input e immagazzinamento di memoria, e reti senza fili sono integrati nei materiali costruttivi e trasformano l’edificio in una struttura intelligente e complessa di sistemi in grado di rispondere alle sollecitazioni funzionali dell’ambiente e degli utenti.

This project for Issey Miyake’s showroom is based on the idea that space ought to be smooth but multiformal. Just like the clothes by Miyake, that move beyond more style and call into question materials, the manufacturing process and even structure, this space is designed like overlapping folded layers rising up from the floor to ceiling. The interstitial spaces between the folds let light filter through or hold the clothes on display. The folds, made of different opaque or transparent materials, deform also to create furnishing features.

36 l’ARCA 191

This project is a kinetic structure constantly assessing its own outlines and reshaping in line with the changing conditions outside. Its possible transformations vary from small to large deformations in surface scale capable of creating temporary settings. Sensors, devices for generating input and memory storage, and wireless networks are integrated in the building materials to turn the building into an intelligent and intricate structure of systems capable of catering for the functional needs of the setting and users.

191 l’ARCA 37


San José University Art Museum

San Diego Immigration Museum

Xefirotarch/ Herna Diaz Alonso (principal in charge), Timothy Rives Rash II, Tony Trinh, Eric Cheong, Asako Hiraoka, Kevin Sperry, Drura Parrish, Kara Block (www.xefirtarch.com) Menzione d’onore/ Honourable mention

LCM/Fernando Romero (principal), Juan Carlos Vidals, Victor Jaime, Mark Seligson, Tatiana Bilbao, Israel Alvarez, Ivonne Santoyo, Manuel Perez, Carlos Bedolla, Deni Ochoa

Questa proposta per un museo d’arte per il campus universitario di San José si presenta più come un “campo aperto” che come un oggetto, un “mondo” in cui immergersi più che un singolo edificio. Il museo è organizzato seguendo le linee dei vettori di direzione principali e le densità distributive. L’edificio si presenta come un immenso spazio poroso in cui esterno e interno sono determinati dalla geometria dei percorsi e il cui volume sembra emergere e immergersi nel terreno.

Il progetto, pensato per ospitare un museo dedicato agli immigranti negli Stati Uniti, si propone come il risultato “materiale” di una formula in cui convergono in forma di direttrici geometriche le percentuali dei movimenti migratori verso gli Stati Uniti.

This design for an art museum for the San José university campus looks more like an “open field” than an object, a “world” in which to merge rather than an individual building. The museum is set out following the lines of the main directional vectors and distributional densities. The building looks like a huge porous space whose interior and exterior are determined by the geometric layout of pathways and whose structure seems to emerge from and submerge into the ground.

38 l’ARCA 191

This project designed to hold a museum devoted to immigrants in the United States looks like the “material” result of a formula in which the percentage figures of migratory movements towards the United States converge into the form of geometric lines.

191 l’ARCA 39


Ieoh Ming Pei

La presunta differenza

Deutsches Historisches Museum, Berlin Nella pagina a fianco, il volume vetrato che racchiude il corpo scale del rinnovato e ampliato German Historical Museum a Berlino. Opposite page, the glass structure enclosing the staircase of the redeveloped and extended German Historical Museum in Berlin.

Credits Project: Ieoh Ming Pei Project Architect: Christiane Flasche in cooperation with Eller+Eller Structural Engineering: Lera Steel Construction: Mero Systeme Glass Forming: Tambest Oy Property: German Historical Museum Developer: Federal Republic of Germany, represented by Ministry of Traffic, Building and Housing and Ministry of Civil Engineering and Development

40 l’ARCA 191

P

robabilmente è un’architettura inattesa, probabilmente è l’inatteso che suscita emozioni. In contrasto con i nuovi stereotipi di architettura monumento, in materia di museo, Ieoh Ming Pei sembra riportarci indietro al purismo funzionale di Le Corbusier. Diretto, essenziale, raffinato ma soprattutto controcorrente, il Deutsches Historisches Museum, che Pei realizza a Berlino, rinuncia alla celebrazione dell’architettura come opera d’arte e dichiara il suo potere di mostrare. Voluto dall’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl e affidato a metà degli anni Ottanta all’italiano Aldo Rossi, il museo ha una storia lunga e tormentata. La caduta del muro di Berlino nel 1989 e la riunificazione provocano una radicale ridefinizione del progetto iniziale. Il nuovo programma prevede il recupero di uno splendido palazzo settecentesco sul viale Unter den Linden e sulle rive della Sprea, già sede del Museo di Storia a Berlino Est, e ideale per il nuovo museo della Germania unificata. Questa volta Kohl rinuncia a un concorso internazionale e affida nel 1995 a Pei l’ampliamento dell’edificio settecentesco con una nuova ala e la riorganizzazione dei saloni d’ingresso del corpo antico. Da qui si accede al cortile del palazzo, un tempo aperto, ora racchiuso da un’enorme volta in vetro. Dal cortileatrio, poi, le vie per il visitatore si dividono, una alla mostra permanente nella sede antica, l’altra, attraverso un corridoio sotterraneo, alla nuova ala, concepita per le esposizioni temporanee. Capace di quasi 3000 metri quadrati di spazio espositivo, il complesso di Pei, con un linguaggio apparentemente semplice e neutro, risolve dapprima i numerosi e comunque suggestivi contatti col preesistente, poi, la facciata completamente in vetro, i ponti pedonali, il vertiginoso sviluppo verticale dell’androne che accoglie il visitatore, le invenzioni panoramiche e le sapienti trasparenze e soprattutto la scalinata a spirale che modella nella luce acciaio e vetro in modo flessuoso, assicurano slanci di forte intensità scenografica e simbiosi tra masse architettoniche, ora neorinascimentali ora decostruite. Per gli spazi espositivi veri e propri, sul lato posteriore dell’edificio, Pei, come si è detto, rinuncia ad accenti architettonici espressivi e simbolici, isola la funzione, il suo contenuto e permette al visitatore la massima concentrazione. La nuova ala di Pei ci conduce a riflessioni più ampie, sul rapporto cioè tra funzione e realtà, sull’ermeneutica della forma come interpretazione della realtà che della prima è causa ed effetto. Per trovare le nuove funzioni, destinate a definire le realtà future occorre innescare la macchina della maturazione morale. Diventare consci che non occorre ripetere né copiare le forme del passato. Occorre un nuovo stile e meno stili. Non bastano più le leggi della vecchia tecnica costruttiva, non occorre più invocare una sanzione esterna, ma dobbiamo imparare a darci liberamente un codice e rispettarlo. La strada maestra è l'interdisciplina del sapere e il suo uso come sprone alla definizione degli eventi progettuali. Un cacciavite serve per avvitare e svitare viti, ma nessuno mi potrà impedire di usarlo per aprire un pacco, per forzare una serratura. Lo stesso vale per un testo letterario, filosofico, scientifico o per uno spazio architettonico, che non ha un significato isolabile dagli infiniti usi che ne possiamo fare: è solo una parte della città. Ecco su ciò che Ieoh Ming Pei ci fa riflettere con il suo progetto per il Deutsches Historisces Museum a Berlino. Manlio Maria Spinelli

T

his is probably an unexpected work of architecture and it is probably its unexpectedness that creates such feeling and emotion. In contrast with the latest stereotypes of monumental-style museum designs, Ieoh Ming Pei seems to have taken us back to Le Corbusier’s functional purism. Direct, simple, refined and above all against-the-grain, the Deutsches Historisches Museum designed by Pei for the city of Berlin rejects the idea of celebrating architecture as a work of art and evokes its ability to flaunt and display. Originally commissioned by the German Chancellor at the time, Helmut Kohl, and assigned in the mid-1980s to the Italian architect Aldo Rossi, the museum has a long and complicate history behind it. The collapse of the Berlin Wall in 1989 and the process of unification led to radical and alterations to the original design. The new brief referred to the redevelopment of a magnificent 18th-century building along Unter den Linden avenue and the banks of the River Sprea, already home to the East Berlin History Museum and ideal for the new museum of unified Germany. This time Kohl decided not to organise a competition and just place the project to add a new wing onto the eighteenth-century building and reorganise the entrance chambers to the old structure in the hands of Pei. Access was now available to the building courtyard, which used to be open but is now closed behind a huge glass vault. Visitors have a choice of alternative routes to either the permanent show on display in the old premises or down an underground corridor to the new wing designed for hosting temporary exhibitions. Furbished with 3000 square metres of exhibition space, Pei’s apparently simple and neutral design fits in neatly with all the features remaining from the past, all-glass façade, footbridges, towering entrance hall welcoming in visitors, panoramic inventions and clever transparencies, and, above all, the spiral staircase drawing on light to shape the steel and glass into striking forms through a symbiosis of neo-Renaissance and deconstructed architectural masses. As we have already said, Pei has abandoned the idea of stylisticexpressive architectural accents for the real exhibition spaces over on the opposite side of the building, opting to isolate function and content to let visitors concentrate properly. Pei’s new wing lets us take a closer and more extensive look at how function relates to setting, on the hermeneutics of form as a way of reading reality that is both the cause and effect of function. The driving force behind a process of moral development must be set in motion in order to come up with new functions designed to create the settings of the future. We need to be aware that past forms must be neither repeated not copied. A new style and less styles are what are needed. The old laws of building construction are no longer adequate, but there is no need to call for outside sanctions, we just need to learn to set ourselves a code and then keep to it. The real key lies in the interdisciplinary nature of knowledge and how it is used to define design events. Spanners may be used to tighten and loosen screws, but nobody can stop me from using one to open a parcel or force a steering wheel. The same applies to a literary, philosophical or scientific text and even architectural space, that does not have just one well-defined meaning that can be separated from all the possible uses we can make of it: space is just part of the city. This is what Ieoh Ming Pei makes us think about in project this. 191 l’ARCA 41


Sopra, vista della nuova ala del museo, connesso a un esistente edificio barocco. A sinistra, vista dell’edificio esistente dall’interno della scala a spirale. Above, view of the new wing of the museum connected to an old Baroque building. Left, view of the old building from inside the spiral staircase.

A destra, particolari della facciata in pannelli di vetro curvato. Sopra a sinistra dal basso, piante del terzo piano, quarto piano e planimetria generale; a destra, piante del quinto e sesto piano e sezione. Right, details of the façade made of curved glass panels. Above left, from bottom, plans of the third floor, fourth floor and site plan; right, plans of the fifth and sixth floors and section.

42 l’ARCA 191

191 l’ARCA 43


Moshe Safdie and Associates

Moshe Safdie and Associates

Un luogo “magico”

Salt Lake City Main Public Library

I

Credits Project: Moshe Safdie and Associates Design Principal: Moshe Safdie Project Manager: Isaac Franco Design Team: Gene Dyer, Steve White, Sean Scensor, Carrie Yoon, Steven Elmets Associate Architects: VCBO Architects: Steve Crane (Principal-in-Charge), Jeanne Jackson (Project Manager), Nathan Leavitt (Site Architect) Design Engineers, Structural, MEP, Fire Protection: Ove Arup & Partners Associate Structural Engineering: Reaveley Engineers and Associates Associate Mechanical Engineering: Colvin Engineering Associates Associate Electrical Engineering: BNA Consulting Civil Engineers: Sear Brown Group Landscape Architects: Civitas Lighting Consultants: LAM Partners Graphics and Signage Consultants: Pentagram Design Furniture Consultants: Gordon Bruce Design Project Management: Construction Control Corporation Construction Managers: Big D Client: Salt Lake City Library

44 l’ARCA 191

n questa bella biblioteca realizzata da Moshe Safdie and Associates a Salt Lake City, si sente la voglia di porre l’accento sulla forza dell’architettura, intesa come elemento totalizzante, quasi prepotente, voce capace di elevarsi al di sopra del contesto e delle situazioni per recitare il ruolo di regina, di star indispensabile e affascinante. Si percepisce qui, per esempio, la sensazione di “spinta del naso all’insù” che spesso si avverte all’ingresso di una cattedrale gotica. Non è una ricerca del sensazionalismo tramite artifici tipica dell’età barocca, ma bensì la proposizione di un enunciato fondamentale: la dichiarata attitudine dell’involucro architettonico ad affermare se stesso come parte fondamentale del processo che avviene al suo interno in quanto generatore di sensazioni e reazioni emotive tali da interagire sensorialmente con il fruitore. L’edificio che contiene una biblioteca deve essere parte integrante nel processo di assimilazione del sapere, fornendo al visitatore le adeguate sensazioni, il “mood” tale da predisporre all’esperienza conoscitiva. E non sono sufficienti ambienti comodi e pratici o la razionalizzazione delle funzioni: il visitatore deve essere stimolato dall’edificio, avere la sensazione di essere in un posto unico, in un luogo magico che lo spinge alla ricerca della conoscenza. E’ un approccio sensoriale, più fisico che cerebrale, nel quale luce, percorsi, volumi, la vista dello straordinario panorama sui monti Wasatch percepibile dall’interno, tutto concorre a far sentire lo spazio come unico e irripetibile. Il progettista affronta l’impianto del complesso immaginando una composizione organica di volumi. Un corpo centrale di 5 pia-

ni nel quale sono alloggiate le funzioni primarie della biblioteca, collegato a un parallelepipedo che contiene l’amministrazione. Poi una luminosa “sala urbana” vero pivot di tutto l’edificio: un ambiente a pianta ellittica a tutt’altezza, estremamente nitido e trasparente, che riflette all’esterno in uno specchio d’acqua. Il tutto racchiuso da un corpo semicircolare degradante, all’interno del quale sono allocate le sale di lettura e il cui tetto è utilizzato come “sky-walk”, cioè passeggiata panoramica che da terra porta il visitatore sul terrazzo del corpo principale. Prossimamente saranno realizzati nello spazio definito preventivamente dall’edificio tramite questo “crescent” un cinema e un giardino per l’infanzia. È questo il gesto principale, la vera sensazione di libertà che il progettista cerca facendo espandere l’edificio con una propaggine visivamente forte che, uscendo dalla logica della semplice dialettica interna tra le varie componenti, si propone a scala urbana come elemento caratterizzante e risolutore in grado di definire e racchiudere tutto il complesso. Anche il lessico architettonico è misuratamente articolato nella contrapposizione di nitide superfici vetrate e lineari a una forma scultorea, sicuramente smaterializzata dal ritmo delle bucature quadrate, ma decisamente dinamica nella distorsione che elimina ogni possibilità di reminescenza classica a favore di una modernità perentoria. Questo elemento enfatizza anche la funzione simbolica di tutto il complesso: segnale urbano quale una biblioteca deve essere, ma anche metafora avanzata della cultura come anelito dinamico affermato e sottolineato dalla tensione delle forme. Benedetto Quaquaro

T

his library designed by Moshe Safdie and Associates in Salt Lake City shows a real desire to focus on architecture’s almost overwhelming totalising power capable of rising above context and settings to play its own intriguing and indispensable starring role. For instance, here you can sense that “nose-in-the-air” feeling you often get when entering a Gothic cathedral. This is not an attempt to use Baroque-style devices to achieve sensational effects, but merely the stating of a fundamental architectural proposition: that an architectural shell is a key part of the process that goes on inside it as a generator of sensations and emotional reactions capable of interacting with users on a sensory basis. Is a library by definition a place of culture? The building containing it must therefore be an integral part of the process of assimilating knowledge, providing visitors with the right feelings and putting them in the right mood to undergo a certain cognitive experience. And a comfortable, practical setting or rationally arranged functions are not enough: visitors must be stirred up by the building, get the feeling they are in a place that is truly special, a magical setting encouraging their quest for knowledge. This sensorial approach is more physical than cerebral, as light, pathways, structures and an incredible view from inside of the Wasatch mountains all help make the space quite unique of its kind. The architect has designed the site plan as an organic composi-

tion of structures. A central 5-storey construction holds the library’s primary functions and is connected to a parallelepiped containing the administration offices. A luminous “urban hall” is the real pivot of the entire building: an extremely clear-cut and transparent elliptical-shaped fullheight premises reflected on the outside in a pool of water. All this is enclosed within a downward-sloping semicircular construction holding the reading rooms, whose roof is used as a “sky-walk” leading visitors up from the ground floor to the terrace on the main building. A film theatre and children’s garden will soon be built in the building space constructed through this “crescent”. This is the main stylistic gesture, the real feeling of freedom the designer tries to create by expanding the building through visually striking ramifications, which break with simple internal dialectical relations between the various components to constitute an urban-scale landmark capable of marking and enclosing the entire complex. Even the architectural vocabulary is carefully gauged to a contrast between straight clean glass surfaces and a sculptural form dematerialised by the pattern of square holes that twist dynamically to eliminate any illusions to the classical past in favour of overpowering modernity. This feature also emphasises the symbolic function of the entire complex: a library must of course be an urban landmark but it must also be a cutting-edge metaphor for culture as a sort of dynamic yearning underlined by the tensile force of its forms.

Studi dei sistemi di illuminazione e ventilazione naturali della nuova Salt Lake City Public Library, che occupa un’area complessiva di circa 21.000 mq. Study for natural lighting and ventilation of the new Salt Lake City Public Library covering an overall area of approximately 21,000 square metres.

191 l’ARCA 45


Site plan, plan of the ground floor and, top, plan of typical floor. Opposite page, entrance showing the large full-height glass library window.

Timothy Hursley

Planimetria generale, pianta del piano terra e, sopra, pianta di un piano tipo. Nella pagina a fianco, l’ingresso con la grande vetrata a tutta altezza della biblioteca.

46 l’ARCA 191

191 l’ARCA 47


Il complesso è formato da un edificio principale di cinque piani, a pianta triangolare con una facciata curvilinea, che contiene i libri e i servizi generali, da un edificio rettangolare che ospita gli uffici e

48 l’ARCA 191

da un volume vetrato che in basso si apre alla piazza antistante e in alto è coperto da una terrazza-giardino. The complex is formed of a triangular-based five-storey main building, with a curved

facade, that holds the books and main services, a rectangular building holding the offices, and a glass structure that opens up at the base to the square and is covered by a garden-terrace at the top.

191 l’ARCA 49


Viste della piazza pubblica tra l’edificio principale curvilineo e la Urban Room, l’edificio interamente vetrato che segna l’ingresso del complesso.

50 l’ARCA 191

Views of the public square between the main curved building and Urban Room, the all-glass building marking the entrance to the complex.

191 l’ARCA 51


Gli ampi spazi interni sono generosamente illuminati dalla luce naturale che filtra sia dalle vetrate laterali sia dai lucernari di copertura.

52 l’ARCA 191

The spacious interiors are well lit by natural light filtering through the glass side windows and skylights in the roof.

191 l’ARCA 53


Ufficio Tecnico Stramandinoli

Rendering e sezione della nuova sede Stramandinoli, azienda produttrice di serramentistica civile e industriale, Rivalta (Torino).

Rendering and section of the new headquarters of Stramandinoli, manufacturers of civil-industrial door/window fixtures, in Rivalta (Turin).

Ritmo e trasparenza In Rivalta (Turin)

F

Credits Project: Ufficio Tecnico Stramandinoli Glasses: Glaverbel Italy Frameworks: Hydro Building System Lighting: ADPM Synthesis S.a.s., 3 F Filippi, Disano Floors: C.E.R. Dividing Walls: Stramandinoli S.r.l. Security and Electrical Systems: ADPM Synthesis S.a.s. Roof and Roof Garden: Chiesa Impermeabilizzazioni Snc Waterproofing and Insulation Systems: Chiesa Impermeabilizzazioni Snc, Sarnafil Client: Stramandinoli S.r.l.

54 l’ARCA 191

ino a non molto tempo fa, gli edifici destinati ad accogliere le sedi aziendali erano quasi totalmente privi di qualità architettoniche. Basso costo di realizzazione e massima funzionalità erano i soli requisiti richiesti dalla committenza. L’esplosione dell’high-tech, avvenuta qualche anno fa soprattutto nei Paesi dell’Europa del Nord, ha dato impulso alla ricerca della bellezza unita alla sapienza tecnologica. Insomma, si è finalmente capito che l’immagine della sede è parte fondamentale della comunicazione che l’azienda rivolge al proprio mercato. In tal senso è stata progettata la nuova sede Stramandinoli, azienda specializzata in serramentistica civile e industriale. Il complesso è destinato a soddisfare due funzioni principali: produzione e progettazione tecnologica. La realizzazione del prodotto avviene all'interno di un grande capannone, mentre gli uffici sono all’interno di un corpo architettonicamente ben definito ma che è anche logica estensione dell’edificio produttivo. Caratterizzato da un involucro con ampie superfici vetrate, gli interni sono organizzati puntando sulla massima flessibilità degli spazi attraverso un open space cui sono aggiunte aree destinate al relax, come per esempio la terrazza giardino. Connotata da una forma prismatica con un lato di trentacinque metri, la palazzina uffici presenta una struttura metallica zincata, costituita da una sequenza di telai incernierati alla base e controventati orizzontalmente attraverso una serie regolare di tubolari metallici. Sempre in metallo sono i collegamenti verticali, formati da una scala con gradini in grigliato elettrofuso e cosciali ricavati attraverso il taglio laser della lamiera, trattata poi con zincatura elettrolitica. La pelle trasparente, disposta sui tre lati liberi, si sviluppa secondo una scansione ritmica di linee orizzontali seguendo una disposizione piana e ogivale realizzata attraverso l’impiego di un sistema di facciata continua con profili di alluminio e lastre in vetrocamera a controllo solare, coadiuvato da una struttura frangisole con elementi orientabili. Semplicità costruttiva e uso di sistemi speciali permetteranno variazioni estetiche e funzionali distribuite nel tempo. La struttura può, infatti, essere di volta in volta attrezzata con diversi rivestimenti, in linea con il mutare dei gusti architettonici. Si potranno per esempio utilizzare pannelli ciechi in lamiera oppure pannellature traslucide ma anche superfici vetrate sospese in grado di trasformare l’edificio in un’architettura mediatica attraverso pannelli informativi, loghi e immagini. Il tutto senza dovere modificare il sistema strutturale. Particolare attenzione è stata dedicata alla “pagoda” vetrata, che oltre a essere ideale completamento del vano scala è anche elemento centrale di raccordo con il corpo tecnico adiacente in cui sono allocati gli impianti tecnologici. Trasparenza e leggerezza costituiscono la pelle di un involucro architettonico contrassegnato da una trama intessuta con una sequenza di alberi di nave in tubolari d’acciaio inossidabile, tenuti insieme con funi metalliche tese capaci di sostenere grandi lastre di vetro temperato. La tecnologia, per risaltare, ha bisogno di confrontarsi con il suo opposto: la natura, affinché si compia quel magico equilibrio di forme e contenuti creato dall’intreccio fra natura e artificio. Carlo Paganelli

U

ntil not so long ago buildings designed to hold corporate headquarters were almost totally lacking in architectural style. Low construction costs and maximum functionality were the client’s only real requirements. The high-tech explosion a few years ago, in northern European countries in particular, led to greater experimentation into a combination of beauty and technological expertise. In other words, it was finally realised that the image of a corporate headquarters is of key importance in projecting the company onto its business market. These were the guidelines behind the design of the new headquarters of Stramandinoli, a firm specialising in civil-industrial window/door fixtures. The facility is geared to serving two main purposes: production and technological design. Products are manufactured in a huge warehouse, while the business offices are located in an architecturally well-designed construction, which is also a logical extension of the manufacturing plant. Featuring a shell with wide glass surfaces, the interiors are organised around maximum spatial flexibility through an open space design furbished with extra relaxation areas, like, for instance, the garden terrace. Featuring a prismatic form with one side measuring thirty-five metres in length, the office block has a galvanised metal structure made of a sequence of frames hinged at the base and windbraced horizontally by a regular set of metal tubes. The vertical connections are also made of metal, featuring stairs with electrically moulded grid and stringer steps cut by laser and then given an electrolytic zinc-coating. The transparent skin along the three free-standing sides is designed around a rhythmic pattern of horizontal lines in a flat and egg-shaped layout, created using a curtain façade system composed of aluminium sections and double-glazed sheets of glass to control the sunlight in conjunction with a shutter system made of adjustable elements. Construction simplicity and the use of special systems allow for aesthetic-functional variations as time passes. The structure can gradually be furbished with different coatings in line with changing tastes in architecture. For instance, there is the possibility of opting for blank metal or translucent panels or alternatively suspended glass surfaces capable of turning the building into a mediatic work of architecture fitted with information panels, logos and images. All this without having to alter the structural system. Special attention was devoted to the glass “pagoda”, which, as well as being a ideal addition to the stairwell, is also the central connecting element with the adjacent technical section, where the technological systems are located. Transparency and lightness form the skin of an architectural shell marked by an intertwining sequence of ship’s masts made of stainless steel tubes held together by taut metal cables capable of holding large sheets of reinforced glass. Technology can only really embellish if it is allowed to confront its opposite: nature, in order to achieve that magical balance of forms and contents created by a combination of nature and artifice. 191 l’ARCA 55


Facciata della palazzina uffici, un prisma vetrato di 35x11x16 m e, in basso, sezione e piante. Façade of the office block, a 35x11x16 m glass prism and, bottom, building section and plans.

56 l’ARCA 191

Particolare del volume vetrato che contiene gli uffici. Details of the glazed box containing the offices.

191 l’ARCA 57


Vista dal basso della facciata della palazzina uffici. View from below of the office block facade.

Particolari del volume sulla terrazza giardino. Le superfici vetrate sono in vetrocamera a controllo solare. Details of the structure on the roof garden. The glass surfaces are doubleglazed for solar control purposes.

58 l’ARCA 191

191 l’ARCA 59


Driusso Associati Architetti

Driusso Associati Architetti

Costruire la rinascita In Kosovo Nella pagina a fianco, vista notturna del porticato che segna l’ingresso del nuovo edificio commercialedirezionale realizzato a Pristina nel Kosovo. L’edificio si sviluppa su due livelli di 1.800 mq ciascuno Opposite page, nighttime view of the colonnade marking the entrance to the new trade-business building built in Pristina in Kosovo. The building develops over two levels, each covering 1,800 square metres.

Credits Project, Site Management and Interior Design: Driusso Associati Architetti Project Team: Roberto Driusso, Franco Driusso, Rabih El Hage, Sara Salin, Claudio Mandelli Worksite Manager: Guido Vibani Structures: Roberto Morandin Electrical Plants: Studio Gieffe Progetti Thermo-Hydraulics Plants: Studio SET Main Suppliers: Globo, Vime, Gaivi, Studio Crea, IGM, Contract Engineering, Sidac Client: Gruppo Doimo, QMI, Tafaj 3HA

60 l’ARCA 191

L’

architettura è parte integrante del processo di rinascita di un Paese appena uscito dal dramma di una guerra. Basterebbe ricordare quanto il panorama edilizio nato dalla ricostruzione postbellica in Italia influisca a tutt’oggi sull’immagine delle nostre città. Si tratta di operazioni delicate, i cui “conduttori” devono essere coscienti almeno di due ordini di responsabilità: quella legata al futuro assetto urbanistico e architettonico di una nazione da riedificare (almeno in buona parte), assetto dal quale difficilmente si torna indietro e che deve tener conto delle radici culturali in essere; e quella legata allo sviluppo economico, un termine che spesso ha portato a speculazioni dettate dalla fretta di “esserci” e le cui conseguenze si sono rivelate disastrose. Il Kosovo è uno di questi Paesi, per anni martoriati dal sangue e, a due passi dall’Italia, fa parte di quell’area geografica “dell’Est” che, un po’ alla volta, cerca di affrancarsi dalle lotte fratricide e di divenire parte integrante dell’Europa, sia culturalmente che amministrativamente. La realizzazione, da parte dello Studio Driusso Associati, di questo Shopping Center edificato a Pristina, città il cui nome ha evocato per troppo tempo solo bombe e sparatorie, è un piccolo passo verso una nuova immagine di quei luoghi. Lo Studio Driusso Associati ha ricevuto il compito di “materializzare la filosofia del Gruppo Doimo”, dal 1949 ai vertici nel settore dell’arredamento. L’edificio, infatti, è una sorta di “spicchio” o “fetta di torta”, come ricorda anche visivamente la pianta, di un più vasto progetto di urbanizzazione di un’area che vuol tener presente anche le memorie storiche del luogo, in particolare il borgo medioevale dove, scrivono gli stessi progettisti, “lo spazio pubblico e il luogo di scambio si fondono in un unico ambiente di relazione strutturato sull’elemento porticato, in questo caso su due livelli”. In definitiva, il colonnato avvolge l’edificio (20.000 metri cubi) proteggendolo e unificando verticalmente i due piani (di 1800 metri quadri ciascuno). Questo “secondo involucro” ha anche una funzione di filtraggio della luce e di scansione del dialogo fra interno ed esterno. I progettisti amano sottolineare come particolare attenzione sia stata posta “alla progettazione illuminotecnica sia negli interni che all’esterno, dove si enfatizzano i giochi d’acqua della fontana” e alla cura del particolare arredativo, tanto è vero che “tutti i negozi presenti nel centro sono stati allestiti secondo un progetto dedicato, alcuni con concept specifico, altri prettamente su misura”. Trattandosi di arredatori come Doimo, è ovvio che gli interni siano specificamente curati: a cominciare dai lucernari, quasi botole di quelle che conducevano ai sotterranei medioevali, e che segnano macchie di luce azzurra scandendo ritmicamente i soffitti, per giungere agli allestimenti e ai corner dei vari espositori, passando per il discopub dalle suggestioni vagamente navali. Un lungo “balcone” circolare gira tutto intorno al “quarto di cerchio” del manufatto fungendo così da elemento di collegamento, dall’esterno, fra le varie vetrine. Dicono al Gruppo Doimo: “Si è voluto arrivare a un’immagine che riuscisse a comunicare visivamente la contemporaneità europea attraverso la ricerca formale e l’innovazione nei materiali da costruzione, in modo da ottenere un edificio che, complice la posizione privilegiata, si renda riconoscibile come uno dei fulcri della ricostruzione che traghetterà il Kosovo verso l’Europa attraverso il prestigio del design italiano”. Insomma, anche l’architettura può, anzi deve, partecipare al processo di pace. Michele Bazan Giordano

A

rchitecture is an integral part of the process of rebuilding a country that has just gone through the traumatic experience of a war. It is worth remembering just to what extent the builtscape emerging in post-war Italy still influences the image of Italian cities. These are delicate operations, whose “implementers” ought to be aware of at least two sets of responsibilities they have: a responsibility for the future urbanisticarchitectural layout of a nation in need of rebuilding (at least most of it), a layout from which there can be no turning back and which must take into account its existing cultural roots; and a responsibility for economic growth, a term that has often led to speculation dictated by a hurry to “get there” and whose consequences have turned out to be disastrous. Kosovo is one of those nations that suffered a bloodbath for years. Just a stone’s throw from Italy, it is geographically part of that “Eastern block”, which is gradually striving to leave this fratricidal struggle behind it and really become part of Europe, both culturally and in terms of how it is governed. The design of this Shopping Centre by Driusso Associati, built in the city of Pristina, whose name has for too long been associated with just bombs and gun shots, is a small step towards creating a new image for these places. Driusso Associati has been given the job of “giving physical form to the philosophy underpinning the Doimo Group”, at the very cutting-edge of furniture design ever since 1949. The building actually looks like a segment or “slice of cake”, as can be seen in the building plan, of a more extensive town-planning scheme for an area that wants to hold onto its past, particularly the old village where, as the architects themselves have written, “public space and the place for exchanges blend into one setting structured around the colonnade constructed over two levels”. The colonnade envelops the building (20,000 cubic metres), protecting it and vertically linking together the two levels (1800 square metres each). This “second skin” is also designed to filter light and set up interactive relations between the inside and outside. The architectural designers are fond of pointing out that special attention has been focused on “the lighting design for both indoors and outdoors, where emphasis is placed on the water effects produced by the fountain,” and on the furnishing details, so much so that “all the shops in the centre are furbished along dedicated lines, some with their own special concepts and others on a custom-made basis”. Since the project is designed for a furnishing company like Doimo, it is obvious that the interiors have been given special attention: from the skylights, that look like the trapdoors leading to Medieval tunnels and actually create patches of sky-blue light projected onto the ceilings, to the furnishing and corners of the various display units, and even the disco-pub with its vaguely naval connotations. A long circular “balcony” revolves all around the “quarter of a circle” forming the building, acting as a link from outside between the various shop windows. The Doimo Group was told that: “We wanted to create an image that visually communicates European modernity through stylistic experimentation and innovative building materials, in order to design a building which exploits its privileged location to form a landmark capable of projecting Kosovo into the heart of Europe through the prestige of Italian design”. It shows that architecture can (and indeed must) take part in the peace process. 191 l’ARCA 61


Piante dei due livelli dell’edificio. Nella pagina a fianco, particolari della struttura esterna in Alucobond e della scala interna.

62 l’ARCA 191

Plans of the two building levels. Opposite page, details of the outside structure made of Alucobond and the stair way.

191 l’ARCA 63


Massimo Mariani

Un fortilizio del 2000 For a Bank in Tuscany Nella pagina a fianco, piante del piano interrato e dei due piani fuori terra e scorci della sede di rappresentanza della Banca Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, realizzata in Via Aurelia 1 a Donoratico (LI). Opposite page, plans of the underground level and two overground floors and partial view of the Banca Credito Cooperativo di Castagneto Carducci offices in Via Aurelia 1 in Donoratico (Livorno).

Credits Project: Massimo Mariani Collaborators: Alessandro Mariani, Elda Bellone, Umberto Santi Consultants: Aldo Linari-Patrizio Lamierini ingegneri (site mangement and structures), Alessandro Linari (HVAC) General Contractor: Impresa Manciucci Stone Facade: Tanini Frameworks: Tecnocostruzioni Zella Lighting: Zumtobel Staff External Floors: Mattoli, Tanini Internal Floors: Belotti, Sadi, Bisazza False Ceilings: Sadi Partition Walls, Furniture Systems and Doors: L’Accento Lifts: Sama ascensori Climatisatoin: Termo mpianti Security: Med Electrical Plants: Elettro 2000 Insulation and Waterproofing: Celenit, Volteco Client: Banca di Credito Cooperativo Castagneto Carducci

64 l’ARCA 191

M

entre ferve il dibattito internazionale su cosa mai si debba chiedere all’architettura e al costruire d’oggi, spunta a Donoratico (Livorno) un edificio come questo. Spensierato al confronto dei cori drammaturgici che sonorizzano la scena in cui si esercita la critica. In più, quasi non bastasse, si tratta della nuova sede di rappresentanza di una banca di credito cooperativo, in Toscana per giunta, dove il vituperato ma imprescindibile sistema bancario prese l’avvio. Qui l’edilizia utilitaria dei nostri tempi, sedata da leggi, contestualismi e sovraintendenze d’Italia, è venuta a sovrapporsi alle architetture disseminate dagli avi nel corso dei secoli. Spesso costruite da genti di fiera stirpe, a difesa d’altre genti d’eguale indole. Imperversava la nobile famiglia dei Gherardesca di cui questo tratto pisano della Maremma era dominio, la storica rivalità di tutti contro tutti è nota, non mancano forti, fortini, fortezze, torri. Dunque spiccano i castelli, uno, nella vicina Bolgheri, ospita nel 1330 ca. l’antipapa, arde nel 1393 per opera dei Fiorentini, viene saccheggiato nel 1496 dagli Imperiali di Massimiliano che trucidano Arrigo della Gherardesca; un altro, proprio a Donoratico, devastato nel 1447 dagli eserciti di Alfonso d’Aragona diede rifugio nel 1284, secondo la tradizione, al conte Ugolino, finito poi per sempre nell’inferno di Dante a vendicarsi atrocemente dell’arcivescovo affamatore. Come poteva una nuova architettura di 750 metri quadrati, con un retaggio di pre-esistenze ambientali di tale mole e una destinazione d’uso finanziaria, aggirare le lusinghe di un fortilizio? Il quartiere in cui sorge è abbastanza recente per non dare altri risalti. All’architetto Massimo Mariani, una volta assicurata al fabbricato futuro una presenza perentoria per discendenza da un simile antenato, non restava che ricordarsi d’essere nel 2000 per iniettare nel progetto tanto mestiere quanta ironia. Una sede di rappresentanza è aperta al pubblico, con sistemi di sicurezza discreti, il denaro è altrove. Ma in quanto distaccamento di un’istituzione disposta sull’infido mercato, a difesa interessata di risparmio e somme investite, dovrebbe pur rassicurare! L’edificio è svasato, a cavallo di uno sbanco lavorato da muri, scale, rampe, dislivelli; pianta centrale e raccordi arrotondati per la continuità del volume che dona, a una costruzione non grande, una misurata, divertita, imponenza. Un carattere che si sarebbe perduto con una divisione per spigoli retti dei piani di facciata. Il rivestimento è in un‘arenaria di Spagna detta calasina, le grate frangisole d’alluminio hanno un sembiante verde rame. Gli spazi interni sono ordinati intorno a un cerchio protetto con la luce in caduta libera dall’alto. Al piano di ingresso il pavimento a mosaico restituisce l’acqua azzurra di una vasca, i pesci rossi guizzano per quanto fissi. Al primo piano un anello collega gli uffici. Su questo medesimo ambiente a tutta altezza si affaccia il cuneo trapezio che ospita, in intersezione con il volume principale, scale e ascensore. All’auditorium sottostante si accede anche da un ingresso indipendente. Una palma fa bella mostra di sé. Forse sarà per sconveniente inclinazione pop ma come non ammettere che tornano alla mente i fumetti? Un deposito minore decentrato da Paperone per sottrarsi alla Banda Bassotti? O era del Signor Bonaventura il sorriso milionario intravisto nel vestibolo? Decio Guardigli

W

hile international debate continues to rage over just what we can expect architecture and building to offer in terms of cutting-edge modernity, a building like this has just popped up in Donoratico (Livorno). Mindless to all the laments of modern-day critics, this is the new headquarters of a co-operative bank in Tuscany no less, where our much reviled but indispensable banking system was originally founded. Here the utilitarian architecture of the age in which we live, governed by regulations, contextual considerations and Italian superintendent’s offices, has gradually covered over the works of architecture designed by a forefathers down the centuries. Often constructed by proud men to defend others of a similar bent. The noble Gherardesca family ruled over this area of the Maremma region near Pisa and, due to the well-known rivalry between everyone, there is certainly no lack of forts, fortresses, strongholds and towers. Castles are the main feature on the local landscape; one in nearby Bolgheri was home to the anti-Pope in around 1330, burnt down by the Florentines in 1393 and then sacked by Maximilian’s Imperial Troops, who slaughtered Arrigo della Gherardesca; another castle in Donoratico itself, ravaged by armies led by Alfonso d’Aragona, allegedly gave shelter to Count Ugolino in 1284, who Dante famously banished for ever to Hell as he took his revenge on the gluttonous archbishop. A new 750-square-metre work of architecture surrounded by old constructions of this scope and scale was bound to be tempted by the idea of reverting to some sort of fortress design. The neighbourhood where the building stands is also relatively new and lacking in any other major constructions. After ensuring the new building would be worthy of its predecessor, the architect Massimo Mariani focused on the fact that we are living in the third millennium and injected a healthy dose of expertise and irony. A bank reception facility is by definition open to the public and fitted with discrete security systems, even though the money is stored elsewhere. But of course the very nature of this sort of institute, designed to protect the investor’s interests on a risky market, called for a certain reassuring feel! The building is actually constructed around an excavation of walls, stairs, ramps and different levels; the central plan and connections are rounded off by the smoothness of the main structure that creates an overall sense of delightfully well-gauged proportion. Character which would have been lost if the façade had been divided into straight edged planes. The cladding is made of a type of Spanish stone called “calasina” and the aluminium shutters look almost copper-green. The interiors are set around a circle protected by free-falling light from above. The mosaic floor at entrance level features the blue waters of a tank filled with gold fish that almost seem to dart around (despite actually being motionless). A ring on the first floor connects the office spaces. There is also a full-height trapezoid-shaped wedge on this floor holding the stairs and lift, intersecting with the main structure. There is a separate entrance to the auditorium below. A palm tree is another eye-catching feature. Although this might be seen as a rather inappropriate allusion to pop culture, we have to admit that cartoons inevitably come to mind. A smaller stronghold for Scrooge McDuck to safely hoard away his riches. Or was that Mrs. Moneybags we saw smiling in the entrance foyer? 191 l’ARCA 65


In queste pagine, viste dell’esterno e degli interni dell’edificio che ospita la direzione, la presidenza, la sala consigliare e la segreteria generale al primo piano; gli uffici

66 l’ARCA 191

di rappresentanza al piano terra e i locali tecnici nel piano seminterrato. Il rivestimento esterno è in pietra calasina, un’arenaria spagnola, su cui si inseriscono i tagli delle finestre

sottolineati da frangisole di alluminio color verde rame. These pages, views of the outside and inside of the building that holds the management and chairman’s

offices, council room and general secretariat on the first floor, the reception offices on the ground floor, and the utilities rooms in the basement. The outside cladding

is made of calasina, a Spanish sandstone, that has been perforated with window apertures fitted with coppergreen aluminium shutters.

191 l’ARCA 67


Corvino+Multari

Vista dello stato attuale dell’ex Tabacchificio Centola a Pontecagnano (Salerno). Sotto, il modello del progetto di Corvino+Multari, vincitore del concorso internazionale per il Centro Europeo per le Creatività Emergenti (CECE).

Creatività emergenti A New Cultural Centre

C

entro Europeo per le Creatività Emergenti: un titolo, e un nome per il progetto qui riportato, già di per sé suggestivo. Si potrebbe immaginare la creazione di un contenitore, di un’incubatrice architettonica per la fantasia. Di fronte all’immagine di un Paese come l’Italia, che vive un momento di profonda crisi economica, di incertezza politica ed emotiva, dove da un lato le risorse finanziarie non sembrano più essere sufficienti nemmeno per garantire ai cittadini i servizi di base all’altezza delle aspettative di una nazione civile, e dove dall’altro, quasi per tradizione storica, le potenzialità progettuali degli architetti si scontrano con una committenza (anche solo pubblica) incapace di compiere scelte realmente coraggiose e innovative, il progetto per il Centro Europeo potrebbe apparire come una luce isolata, capace forse di comunicare qualche forma concreta di ottimismo. Il riconoscimento delle forme e delle masse architettoniche derivate dalla tradizione e dal genius loci, la capacità di trasformare i luoghi convenzionali del lavoro in spazi aperti al pubblico, la necessità di realizzare nuovi “segni” attraverso cui rafforzare il sentimento di appartenenza, e contemporaneamente dotare la collettività di nuovi e adeguati equipaggiamenti urbani, sembrano essere i principi da cui muove il progetto di Corvinio+Multari, vincitori del concorso internazionale per il CECE. Progetti come questo dovrebbero e devono quindi trovare spazio per una giusta diffusione, poiché testimoniano una volontà non sopita di rinnovamento urbano attraverso interventi coerenti capaci di individuare nuovi spazi collettivi, creare elementi di riconoscibilità al contesto delle aree metropolitane della nostra penisola, determinare nuove funzioni al patrimonio edilizio esistente. E’ indispensabile forse rendere merito ai progettisti di aver saputo immaginare una struttura capace di inserirsi nel contesto con coerenza e di aver voluto evitare la tentazione di imprimere al nuovo Centro l’immagine ormai obsoleta del “contenitore tecnologico” che si esaurisce spesso nelle forme di una “nave spaziale atterrata per caso”, in questo caso, nell’entroterra campano. Niente “meduse traslucide”, quanto piuttosto una progettazione sapiente ed equilibrata a partire dalle strutture esistenti. Antichi edifici industriali che mantengono quasi intatte le proprie volumetrie ma che si aprono con decisione verso il territorio circostante a creare nuovi spazi a disposizione dei cittadini: un intervento immaginato attraverso la necessità di introdurre nuovi legami tra l’esistente e il progettato, linguaggio architettonico che si preoccupa di ricomporre piuttosto che interrompere. Nella progettazione del Centro, interno (le strutture dell’ex tabacchificio) ed esterno (la città circostante), trovano il proprio luogo di interconnessione spaziale, definendo nuovi luoghi collettivi e di partecipazione: una piazza centrale, un parco urbano, due “piazze di città” e una corte pubblica introducono e racchiudono altri spazi, destinati a ulteriori funzioni pubbliche, quali il Palazzo di Città e la Fondazione Arkè. Nonostante le scelte progettuali improntate nel segno della conservazione delle tracce del patrimonio edilizio esistente, il Centro è in grado di rispondere alle esigenze relative al mantenimento di un diffuso risparmio energetico e al benessere termoigrometrico, adottando principi tecnologici basati sul controllo dell’illuminazione e introducendo adeguate strategie di ventilazione degli ambienti. Filippo Beltrami Gadola

68 l’ARCA 191

T

he European Centre for Emerging Creativity: a highly evocative name and title for the project described here. You might well think of some kind of container or architectural incubator for the imagination. Faced with the image of a country like Italy going through a very dark period of economic crisis and political/emotional uncertainty – where, on one hand, there do not even appear to be enough financial resources to provide people with the basic services associated with an civilised nation and, on the other, there seems to be an almost historical tradition of architectural potential being thwarted by clients (even only in the public sector) incapable of making really bold and courageous decisions – the project for the European Centre might look like a bolt in the dark, managing to cast some optimistic light over a general state of gloom. The driving forces behind the design by Corvino+Multari, winners of the international competition for this European Centre for Emerging Creativity, seem to be an acknowledgement of architectural shapes and forms deriving from tradition and the genius loci, an ability to turn conventional places of work into spaces open to the public, and the need to build new “landmarks” by strengthening a sense of belonging and, at the same time, furbishing the community with the new facilities it requires. Projects like this ought and indeed must find room for the publicity they deserve, since they are evidence of an unappeased desire to revamp the cityscape through carefully gauged projects focusing on new communal spaces, creating landmarks for the metropolitan areas of Italy, and produce new functions for the existing building heritage. We ought, perhaps, to pay homage to the architectural designers for having managed to dream up a structure capable of slotting neatly into its context and having avoided the temptation, at all costs, to instil the now obsolete image of a “technological container” on this new centre. An image that is often confined to the forms of a “spaceship that has landed by chance”: in this case in the inland area of the Naples region. No “translucent jellyfish” but rather a clever and balanced design working around existing structures. Old industrial buildings that manage to keep their structure almost intact while opening up to the surrounding environment with great force, in order to create new spaces serving the community: a project designed around the need to introduce new bonds between what is already there and what is planned to be built, an architectural idiom striving to recompose rather than interrupt. The centre is designed both on the inside (the structures of the old tobacco factory) and outside (the surrounding city) with due attention to spatial interconnection, creating new communal and collective spaces: a central square, an urban park, two “city squares”, and public courtyard lead into and enclose other spaces designed for other public functions, such as the Palazzo di Città and Arkè Foundation. Despite the design features geared to preserving traces of our old building heritage, the centre can also meet needs connected with maintaining notable energy saving and thermo-hygrometric comfort by opting for technological principles based on controlling lighting and introducing suitable ventilation strategies for closed premises.

View of the current state of the old Tobacco Factory in Pontecagnano (Salerno). Below, model of the Corvino+Multari project that won an international competition to design the European Centre for Emergent Creatività (CECE).

191 l’ARCA 69


A destra, viste del modello del complesso che, oltre al CECE, comprenderà anche, nell’edificio rettilineo sul lato est, la sede della Fondazione Arkè. Sotto, pianta del piano terra dell’edificio destinato a ospitare la Fondazione e, in basso, pianta del piano terra dell’edificio centrale che ospiterà il CECE. Right, views of the model of complex, which, in addition to the CECE, will also encompass a straight building over on the east side, the headquarters of the Arkè Foundation. Below, plan of the ground floor of the building designed to host the Foundation and, bottom, plan of the ground floor of the central building that will cater for the CECE.

70 l’ARCA 191

A sinistra, rendering della nuova piazza antistante l’ingresso del CECE. Sotto, rendering degli interni del CECE e, in basso, i portici che segneranno l’ingresso della Fondazione Arkè. Left, rendering of the new square in front of the entrance to the CECE. Below, rendering of the interiors of the CECE and, bottom, porticos marking the entrance to the Arkè Foundation.

191 l’ARCA 71


Sartogo Architetti Associati

Sartogo Architetti Associati

Volontà e professionalità For OECD HQ, Paris Vista aerea dell’area del Castello de La Muette a Parigi, oggetto del concorso di riqualificazione e ampliamento della sede dell’OCSE. A destra, vista aerea del modello del progetto di Sartogo Architetti associati. Aerial view of the La Muette Castle area in Paris, involved in the competition to redevelop and extend the OCSE headquarters. Right, aerial view of the model of Sartogo Architetti Associati’s project.

72 l’ARCA 191

E’

vero: per essere un vero progettista occorre prima di tutto avere il fisico! Si intende con ciò la volontà ferrea di battersi perché tutto ciò che emerge attraverso la sensibilità e la conoscenza diventi un fatto reale, un’architettura, uno spazio per l’uomo, adatto a celebrare la sua modernità. Piero Sartogo possiede appieno tutti questi caratteri; in particolare viene da sottolineare la tenacia nel portare per il mondo la cultura progettuale italiana, la voglia di competere per lasciare un segno della nostra tradizione culturale. E’ per questo che occorre avere un certo fisico. Un fisico che, unito al sapere, fa di alcuni architetti italiani dei veri e propri gladiatori del progetto. I progetti di Sartogo, in collaborazione con Nathalie Grenon, le sue case vinicole, l’Ambasciata Italiana a Washington, il negozio di Bulgari al 730 della Fifth Avenue, a New York, rappresentano una sfida, una potente voglia di opporsi al déjà vu, al razionale per il razionale. Piero Sartogo piace proprio per questo ed è grazie al suo carattere che ha raggiunto una posizione rispettabile nel rispondere al concorso dell’OCSE a Parigi (vinto dal team SA Macary, Menu et Delamain). L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) raggruppa circa 30 Membri di diversi Paesi e opera a Parigi, dalla sede alloggiata nello storico Castello di La Muette, costruito nella seconda metà del ‘500. Il Castello era un luogo di ritrovo per la caccia dei Valois donato in dote da Caterina dei Medici a sua figlia Margherita, la futura sposa di Enrico IV. La necessità di moltiplicare lo spazio, per le nuove esigenze di gestione dell’OCSE, hanno imposto di bandire un Concorso Internazionale che ha portato, nel Dicembre del 2002, l’identificazione dei cinque progettisti finalisti, su circa una novantina di partecipanti. Il progetto tutto italiano di Piero Sartogo e di Nathalie Grenon (classificatosi al secondo posto) esprime appieno come il lavoro del progettista è un’emanazione della creazione interiore, contiene tutta la sua dimensione con le sue tensioni, il ricordo

e l’omaggio, l’affetto e il culto, l’eredità e la vocazione. E’ in equilibrio tra empirismo, razionalismo e anche antirazionalismo, in una posizione che riesce a conciliare realismo metafisico e antifondazionalismo. E’, soprattutto, un’idea progettuale che riesce a parlare ai credenti del futuro dell’architettura; ed ecco che qui viene fuori senza schermi il filosofo americano Nicholas Wolterstorff, che ha sempre inteso far valere le ragioni della fede partendo da assunzioni epistemologiche e fattuali comuni a quelle dei non credenti, cioè ai romantici del progetto. Appare anche fra le righe una nevrosi come prezzo che il pensiero progettuale è costretto a pagare quando si isola e si mette contro il proprio ambiente. Ci si può chiedere allora quale sia stata la combinazione dei dati caratteriali e fisici che accomuna architetti come Angelo Mangiarotti, Renzo Piano e lo stesso Piero Sartogo. La prima cosa che viene in mente è il loro disgusto per le mitologie dell’architettura: non adorano la forza, non hanno la passione delle ripetizioni formali del passato, non sentono l’attrattiva dei maestri stranieri che oggi vanno per la maggiore e preferiscono, invece, identificarsi col divenire del progetto. Non vedono gli individui, guardano la totalità dell’architettura; per questo riescono a essere così profondi. E’ così che Piero Sartogo diventa ambasciatore nel mondo della qualità della cultura progettuale italiana. Il suo non suonare la tromba in modo noioso diventa un atto di umiltà verso il progetto d’architettura ma, soprattutto, un grande segno di libertà progettuale e umana. E’ difficile, per questo, rinchiudere il progetto del Quartiere Generale dell’OECD di Parigi dentro una rigorosa classificazione, chiudere il suo stilema in un piccolo ambito. Sta di fatto che il suo modo di essere lo include nella continua ricerca della soluzione tecnica e funzionale che Piero Sartogo e Nathalie Grenon hanno sempre fatto dialogare con configurazioni formali inedite e innovative. Mario Antonio Arnaboldi

T

here is no denying it: to be a real architectural designer, first and foremost you need a good physique! By which I mean the kind of iron will required to turn your knowledge and artistic awareness into something real, a work of architecture, space for people suitable for celebrating our modernity. Piero Sartogo has all these characteristics in abundance; it is particularly worth pointing out the dogged determination with which he has flown the flag of Italian design around the world, and his willingness to strive to leave a mark on our culture. This is why it takes a great physique. The body and brains that make certain Italian architects real gladiators of design. Certain projects Sartogo designed with Nathalie Grenon, his wine-production houses, the Italian Embassy in Washington, and the Bulgari shop at no. 730 Fifth Avenue, New York, constitute a challenge, a strong desire to combat déjà vu, the irrational over the rational. This is why Piero Sartogo is so esteemed, and it is thanks to his character that he has been able to assume such a respectable position in entering the competition for the OECD in Paris (won by SA Macary, Menu, Delamain team). The OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development) has 30 members from different countries that operates from its Paris headquarters in old La Muette Castle, that was built in the latter half of the 16th century. The castle was a hunting home that Caterina dei Medici gave her daughter Margherita as a dowry for her marriage to Henry 4th. The need to extend its premises to cater for the OECD’s new management requirements led to the launching of an International competition. In December 2002 the five finalists were chosen from a total of about ninety entrants. Piero Sartogo and Nathalie Grenon’s all-Italian project (runner up) clearly shows how the architect’s work is an emanation of inner creativity embodying everything from tension to memory, homage,

sentiment and worship, heritage and vocation. It teeters between empiricism, rationalism and even anti-rationalism in a position that manages to reconcile metaphysical realism and anti-foundationalism. It is more than anything a design idea that manages to speak to believers in the future of architecture; and the suddenly the American philosopher Nicholas Wolterstorff appears, someone who has always set out to impress the merits of faith based on the same epistemological and factual assumption as those held by non-believers, viz. those with a romantic approach to design. A certain neurosis can also be read between the lines, as the price a philosophy of design is forced to pay when it stands alone and out of the mainstream. You might be wondering what combination of physical and mental traits are shared by architects like Angelo Mangiarotti, Renzo Piano and Piero Sartogo himself. The first thing to come to mind is their dislike for the mythological connotations of architecture: they do not care for force, do not like stylistic repetitions of the past, are not attracted by those foreign masters that are currently so in vogue, but prefer to identify with new developments in architectural design. They fail to notice individual works, examining architecture in its entirety, which is why they are so profound. And this has made Piero Sartogo an ambassador around the world for quality Italian design, although perhaps not as well-known with the general public as he ought to be. His refusal to blow his own trumpet is a sign of humility towards architectural design and, above all, a great show of both liberty in design and human freedom. This is why it is so hard to place the project for the OECD Headquarters in Paris in any definite category or find a neat pigeonhole for its approach to design. The fact is that its way of being makes it part of a constant search for the right technical-functional solutions that Piero Sartogo and Nathalie Grenon have always sought after in their new and unusual stylistic designs.

Sezione del modello del nuovo centro conferenze: un volume trasparente di quattro livelli collocato tra Franqueville e il Castello. Section of the model of the new conference centre: a transparent four-storey structure situated between Franqueville and the Castle.

Credits Project: Sartogo architetti Associati Interior Design: DEGW, Espace Architecture Consultant Engineers: Ove Arup & Partners Project Development and Management, technical Consulting and Facilities Management: Drees & Sommer Asbestos Consultant: Particle Analysis

191 l’ARCA 73


Dal basso in alto, piante del piano interrato, del piano terra e del primo piano del Centro Conferenze.

From bottom up, plans of the basement, ground floor and first floor of the Conference Centre.

Studi per la combinazione dei diversi spazi funzionali modulari del centro Conferenze. In basso, vista zenitale del modello del primo piano del centro Conferenze con lo studio per la disposizione degli spazi. Studies for the combination of the Conference Centre’s various modular functional spaces. Bottom, zenith view of the model of the first floor of the Conference Centre showing the study into the spatial layout.

74 l’ARCA 191

191 l’ARCA 75


Particolari del modello del Centro Conferenze, che presenta su un lato una piazza pubblica coperta di circa 30x30 m e dall’altro lato una ristorante panoramico. Per garantire la massima flessibilità degli spazi interni, la struttura dell’edificio è pensata come una sequenza di colonne modulari distanti tra loro 16,60 m . Il perimetro dell’edificio è interamente rivestito da pareti vetrate con una copertura a sezione ellittica sospesa sull’edificio. Questa combinazione strutturale garantisce l’ottimizzazione della ventilazione, climatizzazione e dell’illuminazione naturale dell’interno. Details of the Conference centre model with an approximately 30x30 m covered public plaza over on one side and a panoramic restaurant on the other. To ensure the interior spaces are as flexible as possible, the building structure is designed like a sequence of modular columns placed at 16.60 m intervals. The perimeter of the building is entirely clad with glass walls and has a roof with an elliptical section suspended from the building. This structural combination ensures optimum interior ventilation, air-conditioning and natural lighting.

76 l’ARCA 191

191 l’ARCA 77


Bing Thom Architects

Come macchina scenica Arena Stage, Washington Planimetria generale e una sezione di Arena Stage, il progetto comprende l’ampliamento di un complesso teatrale a Washington. Site plan and section of Arena Stage, the project includes the extension to a theatre facility in Washington.

78 l’ARCA 191

A

lcune tendenze dell’architettura contemporanea inducono a credere che il radicalismo tecnologico sia il solo asse portante della modernità. In realtà esistono anche visioni progettuali alternative, che, senza negare l’ineludibilità della rivoluzione industriale, contribuiscono a schiudere l’orizzonte verso interpretazioni più complesse, verso una sorta di “umanesimo tecnologico” in cui la tecnologia è paritetica alla ricerca di nuovi linguaggi. L’operazione condotta dallo studio canadese Bing Thom Architects senza rinunciare a innovativi sistemi strutturali (basti pensare alla straordinaria pensilina con un aggetto di circa 52 metri) configura un nodo urbano d’intensa emozionalità attraverso un apparato scenografico di grande impatto. L’architettura come “macchina scenica” è dunque alla base di un intervento che ricerca nella comunicazione a scala urbana una delle sue sostanziali motivazioni progettuali. Da complesso teatrale a città dello spettacolo. Il progetto Arena Stage si sviluppa su una preesistente struttura teatrale parzialmente modificata, a cui si sono sostanzialmente aggiunti un’ampia copertura e un nuovo teatro, comprendente alcuni spazi di servizio destinati alle compagnie che di volta in volta si avvicendano sulla scena del complesso da realizzare a Washington. Concezione spaziale e principi compositivi riprendono lo schema del cosiddetto “villaggio” posto sotto un’unica grande copertura, una visione progettuale che trova sempre più credito a tutte le latitudini e che mira a unificare i valori formali e contemporaneamente creare uno schermo protettivo generale. La configurazione fluida e neorganica della copertura si fonde con un impianto di matrice purista su cui è organizzata la distribuzione degli spazi e dei volumi di ciò che sta sotto. La complessità compositiva di Arena Stage è di per se stessa un forte segno identitario, la grande copertura lanciata come un vettore orizzontale è indubbiamente un unicum in un contesto urbano piuttosto omogeneo, in cui l’orientamento generale è caratterizzato dalla verticalità dei grattacieli. Oltre a ciò, vi è un altro segno forte, che fa di Arena Stage un particolare polo di attrazione: l’impiego di ampie superfici vetrate esalta la complessità spaziale, soprattutto durante le ore notturne quando la luce artificiale proietta gli spazi interni all’esterno, creando così una forte dinamica di comunicazione verso la città. Una comunicazione fatta anche di graffiti esibiti sia come memoria d’arte metropolitana sia come struttura mutante, inserita in un contesto statico come quello dell’architettura. Sistemati su pannellature disposte con apparente casualità, i graffiti comunicano informazioni non solo relative all’attività di Arena Stage ma anche di carattere generale e riferiti anche ad altri contesti. Attraverso “tatuaggi” e forme mediate da altre culture, l’architettura sta dunque rivedendo alcuni suoi statuti disciplinari: si stanno sgretolando dogmi e certezze come l’unitarietà della composizione architettonica, la forma conclusa in volumi definiti e prende sempre più piede l’effimero, il frammento che sostituisce l’insieme, le facciate diventano membrane simili a schermi, giganteschi monitor a scala urbana dove la città si rispecchia non più nei suoi ritmi urbani ma in frenetiche pulsioni metropolitane. Carlo Paganelli

C

ertain trends in modern-day architecture suggest that technological radicalism is the only bearing axis of modernity. In actual fact there are also other alternative visions of design, which, without denying the inevitability of the industrial revolution, help open up horizons to more elaborate readings, towards a sort of “technological humanism” in which technology stands on a par with experimentation into new languages. Without abandoning innovative structural systems (just take the incredible cantilever roof projecting out over about 52 metres), the Canadian firm Bing Thom Architects has designed an emotion-packed urban node around a striking set design. Architecture treated as a “set machine” lies at the foundations of a project based partly around experimentation into communication on an urban scale. From theatrical complex to entertainment city. The Arena Stage project develops around a partly modified old theatre facility, to which a large roof and new theatre have been added, also encompassing some utility spaces devoted to all the theatrical troops performing on the stage of the complex being built in Washington. Spatial design and stylistic principles draw on the so-called “village” layout situated beneath one large roof, a design scheme gaining increasingly popularity all over the globe and aimed at both unifying certain stylistic features and, at the same time, creating a large protective screen. The fluid neo-organic design of the roof blends in with a purist-inspired building plan dictating the layout of space and structures of what lies beneath the roof. Arena Stage’s stylistic complexity is in itself a highly distinctive feature; the huge roof projecting out like a horizontal vector is certainly unique of its kind in a rather indistinctive urban setting composed mainly of the vertical forms of skyscrapers. But Arena Stage also has another eye-catching feature: the use of wide glass surfaces exalts its spatial complexity, particularly at night when artificial light projects inside spaces outside, thereby creating strong communicative relations with the city. Communication also made of graffiti displayed as both a sign of urban art and as a mutant structure set in a static context like that of architecture. Set on panelling arranged in what appears to be random fashion, the graffiti provides information regarding not only what is going on at Arena Stage but also more general information regarding other matters as well. Drawing on “tattoos” and forms mediated by other cultures, architecture is taking a fresh look at some its disciplinary by-laws: dogmas and certainties like the unitary nature of architectural design or form closed in clear-cut structures are falling by the way side as the transient and fragmentary are gradually taking over from the unit or whole. Facades are becoming more and more reminiscent of screens acting as massive urban-scale monitors, in which the city mirrors itself at frenetically metropolitan rates rather than its usual urban rhythms.

191 l’ARCA 79


L’intervento riguarda sostanzialmente la ristrutturazione del preesistente e l’aggiunta di un nuovo edificio, comprendente un teatro e spazi di servizio per l’accoglienza delle compagnie teatrali ospiti. Nella pagina a fianco, rendering e modelli in cui si evidenzia il notevole aggetto, circa 52 m, della grande copertura. Qui a fianco, schema dei percorsi del nuovo edificio.

80 l’ARCA 191

The project basically concerns the restructuring what was already there and the addition of a new building including a theatre and service spaces for catering for guest theatre companies. Opposite page, rendering and models highlighting the considerable overhang, about 52 m, of the large roof. Opposite, diagram of the pathways through the new building.

191 l’ARCA 81


Segnali di vita Signs of Life

O

ttavio Rossani è una sorta di globe-trotter della cultura, tra comunicazione e creatività. E’ autore di narrativa, poesie, saggi letterari (ad esempio, una monografia su Leonardo Sciascia), storici (Stato, società e briganti nel Risorgimento italiano), di attualità e di inchiesta. Quest’ultimo aspetto è collegato strettamente alla sua professione di giornalista la quale porta una qualifica adatta al suo carattere nomade, curioso, poliedrico. Credo si trovi ben a suo agio nei panni di inviato speciale (“Corriere della Sera”) che non a lavorare di “cucina” all’interno del giornale. Di questa sua “curiosità” sono vecchio testimone per via che negli anni Settanta, con Silvio Ceccato, Morando Morandini, Arturo Colombo e altri, mi fu prezioso collaboratore al periodico culturale “Presenze”. Oggi lo ritrovo anche pittore capace di “incuriosirmi” sentimentalmente e professionalmente. Per questa sua attività, negli ultimi anni ho seguito a distanza la sua evoluzione attraverso i canali informativi. Fino a che non è arrivata l’opportunità per un approccio diretto e attento. Un approccio maturo a 360°: lui, io, la nostra amicizia, e la sua pittura. La sua curiosità-libertà è interamente messa in gioco nei suoi dipinti. Il suo leit motiv non è un cliché a livello contenutistico (paesaggio, figura, e simili). Consiste piuttosto in una tavolozza accesa, solare, che incide con cromatismo intenso e profondo. Essa diventa segno connotativo “aperto” e ricco di qualificazioni. Se si tiene conto dell’avvio, si capisce bene il cammino evolutivo intenso (e anche rapido) della pittura di Rossani. In quanto letterato provocato verso il segno visivo era ben probabile che inziasse, come di fatto è avvenuto, sul terreno della poesia visiva. Particolarmente quel filone che per lustri ha avuto un grande riferimento in Roberto Sanesi e, dietro di lui, alla lontana, in William Blake: l’incontro, il dialogo, il contrappunto tra il verso poetico e il segno pittorico. Una significativa sintesi di ciò si trova nella pubblicazione che ha accompagnato la mostra personale tenutasi a Milano nel 1992. Ciascuno dei temi individuati è condotto parallelamente sul terreno della poesia e della pittura, con l’ovvio abbinamento dei due lavori. Mi è piaciuto particolarmente il dipinto Confini, in tandem con

Ottavio Rossani, Alba timida e a destra/and right, Tavolo con frutta.

82 l’ARCA 191

la poesia tratta da “Falsi confini”. Uno scorcio di stanza è pervaso di pallida luce crepuscolare, mentre l’ambiente e i vari oggetti descritti sono fagocitati da un’atmosfera di empatia. Questo è il dipinto. La poesia: “Notte chiara, radiopassante/sull’aria vocativa di Zanzotto,/ Tu arrivi col treno/fremi freni tremi/sbattito di reni come farfalla/nel ritmo di un blues./ E l’alba c’est arrivée/ così un bacio, la pelle nuda”. E sul quadro, in basso, manoscritto: “E l’alba c’est arrivée, così un bacio, la pelle nuda”. Ma via via Rossani ha separato i due ambiti. Il segno pittorico non si è smarrito né afflosciato. Piuttosto, lasciato solo a se stesso, si è autogovernato, agguerrito, autolegittimato e avventurato verso le dimensioni del puro colore e della rappresentazione libera. Ciò non ha determinato una poetica astratta tout court. Rossani ha capito bene che, non solo la dialettica astratto-figurativo non ha più ragione di essere, ma che soprattutto la sua vena creativa è sostanzialmente nomade. Ma c’è nomadismo e nomadismo, a questo riguardo. Ad esempio: “faccio quello che voglio, e come voglio, secondo il momento”. Questo è un atteggiamento anarcoide che è bello sentimentalmente ma che sul piano creativo è disastroso. Infatti, esso, oltre che anarchico e anche anomico, senza regole. E l’arte, di qualunque tipo si tratti, richiede almeno un minimo di progettualità, anche quando si faccia astrazione gestuale. E nulla cambia se si precisa, come è opportuno, che in questo caso la progettualità è a monte, nella scelta di una poetica e di una linea di comportamento. Tutt’altro che naïf, Rossani trova la propria progettualità nei registri cromatici che sono ricorrenti indipendentemente dal soggetto rappresentato. E sono registri che trovano linfa nella solarità mediterranea che decenni di distacco dalla sua Calabria non hanno mai opacizzato. Può trattarsi di uno scorcio urbano (Luci di Montreal) o di uno dei suoi Varchi (come un’impronta di farfalla o sagoma simile ai test psicologici) o di elementi sinuosi e verdi che guizzano (“Fluidità”). Ma in ogni caso, a dispetto di un suo titolo (“Poesia a colori”), direi che sono dipinti e basta, “segnali di vita” – per ricordare un’altra titolazione – che vanno in parallelo con altri segnali di vista. Carmelo Strano

O

ttavio Rossani is a sort of cultural globetrotter, between communication and creativity. He has authored narratives, poems, literary essays (for instance, a monography on Leonardo Sciascia), historical works (State, society and rogues of the Italian Risorgimento), current events and surveys. The latter aspect is tightly linked with his profession as a journalist, which endows him with a qualification suited to his nomadic, inquisitive and versatile character. I believe he feels more at ease in his role as a special correspondent (Corriere della Sera) than he would if he worked for the newspaper on a regular basis, in an office. I am an old witness of his curiosity, as in the seventies, he was a precious collaborator of mine in the cultural journal Presenze, along with Silvio Ceccato, Morando Morandini and Arturo Colombo. Today I have also discovered his ability as a painter who is able to arouse both my sentimental and professional curiosity. Due to this activity of his, in the past years I have followed his evolution from a distance, through various informational channels, until the opportunity for a direct, careful approach arose. An approach that was 360° mature: he, I, our friendship and his painting. In his paintings, his curiosity-liberty comes into play entirely. His leitmotif is not a cliché pertaining to content (landscape, figure and similar elements). It consists in a lively, solar palette with deep, intense chromatism. It becomes an “open” connotative sign, full of qualifications. If we keep Rossani’s initial work in mind, we will understand the intense (and rapid) evolution of his painting. Being a literary man with a special interest for visual signs, it was highly likely that he would have begun – as he did begin – in the sphere of visual poetry, along the line which for decades has found a great reference point in Roberto Sanesi, and, farther back, in William Blake. This consists in the encounter, dialog and counterpoint between poetic verses and pictorial symbols. A significant synthesis of what was found in the publication that accompanied his solo show in Milan, in 1992. Poetry and painting evolved parallel to one another in all of the themes he took up; there was an evident coupling of the two spheres. I especially liked his painting Confini (Boundaries), which was coupled with a

poem extracted from “Falsi confini” (False boundaries). A corner of a room is pervaded by pale twilight, while the scene and the various objects within are absorbed in an empathetic atmosphere. This is the painting. The poem: “Light, radio-powered night/on Zanzotto’s vocative air/you arrive by train/you quiver, you check yourself, you shudder/flapping of kidneys, like butterflies’ wings/to a blues beat/and sunrise has come (c’est arrivée), like a kiss, bare skin”. And on the painting, at the bottom, the following, handwritten: “And sunrise c’est arrivée, like a kiss, bare skin”. But slowly, Rossani has separated the two spheres. He has not lost his pictorial sign, nor has it weakened. Actually, as it has been left to itself, it is now self-governed, seasoned, self-legitimated, and ventures towards dimensions of pure color and free representation. This has not simply determined an abstract sort of poetics. Rossani knows there is no reason for an abstract-figurative kind of poetics to exist, and he especially realizes his creative vein is fundamentally nomadic. But nomadism comes under different forms, in its relationship with art. For instance, “I’ll do what I want to do, however I want to do it, according to the moment”. This is an anarchist attitude that works on a sentimental level, but is disastrous from a creative point of view. In fact, in addition to being anarchic, it is an anomic attitude, without rules. And any kind of art needs at least some planning quality, even when it consists of abstract signs. And nothing changes if in this case we say that the planning stage lies in the choice of a poetic route and in a line of behavior. All but naif, Rossani finds his own line in the chromatic ranges that recur in his works, independently from the represented subject. And these ranges are inspired by the brilliant radiance of the Mediterranean, which his memory has never dimmed, although he has been away from Calabria for decades. We might be dealing with an urban foreshortening (Lights of Montreal), or one of his Openings (such as the impression of a butterfly or a shape resembling those of psychological tests) or sinuous, wriggling green objects (Fluidity). But in any case, despite one of his titles (Color poetry), I would simply call them paintings, “signs of life” – just to recall another title – that evolve parallel to other visual signs. A sinistra/far left, Fluidità; a fianco/left, Varco rubino.

191 l’ARCA 83


Spazio polivalente Progetto per la costruzione di uno spazio polivalente. Il programma prevede la realizzazione di una sala per spettacoli di 2.800 mq complessivi per 1.200/1.500 posti a sedere e 2.500 in piedi, nonché spazi d’accoglienza, tecnici e per gli artisti. E’ prevista una soluzione opzionale con un’estensione degli spazi pubblici da 1.900 mq a 2.900 mq Multi-function hall Project for the construction of a multifunction space. The brief calls for the construction of a performance hall of 2,800 sq.m for 1,200/1,500 seated peoples and 2,500 standing peoples in addition to reception spaces, technical spaces and rooms for the artists. Optional solution for an extension of public spaces from 1,900 sq.m to 2,900 sq.m

Italia/Italy – Milano

Vincitore/Winner Mathias Lehner, (Inside Outside) (capogruppo/team leader), Petra Blaisse, Michael Maltzan, Mirko Zardini, Irma Boom, Piet Oudolf, Rob Kuster

Giardini di Porta Nuova Progettazione dei “Giardini di Porta Nuova”, ovvero il Campus all’interno del progetto Garibaldi Repubblica. Il Campus, attorno al quale sorgeranno la Città della Moda e il Polo Istituzionale previsti dal progetto, sarà il grande polmone verde di 100.000 mq e costituisce il primo intervento pubblico che dà il via all’intero progetto Project for the “Porta Nuova Gardens”, and the Campus within the Garibaldi Repubblica program. the Campus, around wich will be built the Fashion city and the Institutional Pole, foreseen in the project, will be a large green 100,000 sq.m areaand will be the first step for the realization of the project

Giuria/Jury: Adriano De Maio, Stefano Boeri, Giovanna Giannachi, Pierluigi Nicolin, Joao Nunes, Ippolito Pizzetti, Ermanno Ranzani, Umberto Riva, Giancarlo Tancredi Committente/Client: Comune di Milano

Committente/Client: Communauté d’agglomération du bassin d’Aurillac

Germania/GermanyFrankfurt am Main Nuova Sede ECB Concorso internazionale di pianificazione urbana e progetto architettonico per la sua nuova sede. La nuova sede è da realizzare nell’area del Grossmarkthalle su una superficie di 120.000 mq lungo il fiume nella parte orientale di Francoforte. Tale area sarà sviluppata per accogliere 2.500 posti di lavoro, con spazi per uffici e aree a destinazione particolare per una superficie utilizzata di 100.000 mq, più tutti gli spazi necessari per parcheggi e servizi tecnici ECB New Premises International urban planning and architectural design competition for its new premises. The new premises are to be built on the site of the Grossmarkthalle, an area of 120,000 sq.m on the river in the eastern part of Frankfurt am Main. The site will be developed to accommodate 2,500 workplaces, with office space and special areas covering a main usable area of approximately 100,000 sq.m plus all the necessary parking areas and technical facilities

Irlanda/Ireland - Dublin Sviluppo del parco urbano “Father Collins” (2a fase) In vista dello sviluppo urbanistico dell’area “North Fringe”, 7.000 nuove unità abitatitive e 93.000 mq di mix funzionale, l’ente banditore intende raccogliere proposte progettuali per l’ampliamento e il potenziamento delle strutture del “Father Collins Park”, trasformando il parco nel “cuore” del nuovo quartiere di Dublino Development of the urban park “Father Collins” (2nd phase) In view of the urban development of the “North Fringe” area, 7.000 new living units and 93,000 sq.m of functional mix, the awarding authority wants to collect project proposals for the extension and the improvement of the structures of “Father Collins Park”, transforming the park in the heart of the new Dublin’s district Giuria/Jury: Dick Gleeson, Gerry Barry, Jean Carey, Jim Barrett, Allain Provost, Robert Camlin Committente/Client: Dublin City Council

84 l’ARCA 191

Finalisti/Shortlisted - Giancarlo De Carlo (capogruppo/team leader) - Andrea Branzi (capogruppo/team leader) - Marco Navarra (capogruppo/team leader) - Marco Bay (capogruppo/team leader) - Kathryn Gustafson (capogruppo/team leader) - Martha Schwartz (capogruppo/team leader) - Adriaan Geuze (West 8) (capogruppo/team leader) - Michio Sugawara (capogruppo/team leader) - Peter Walzer (capogruppo/team leader)

COMPETITIONS

Vincitore/Winner Brisac Gonzalez architects Progettisti ammessi alla 2a fase/Shortlisted Architects - Henri Gaudin - Alan Safarti - Agence Sequences

+ europaconcorsi

COMPETITIONS + europaconcorsi

Francia/France – Aurillac

Giuria/Jury: Lucas Papademos (Presidente/Chairperson), Liam Barron, Sirkka Hämäläinen, Yves Mersch, Hanspeter K. Scheller, Ernst Welteke, Edwin Schwarz, Francoise-Hélène Jourda (Vicepresidente/ViceChairperson), Oriol Bohigas, Kees Christiaanse, Massimiliano Fuksas, Michael Wilford Committente/Client: European Central Bank 1° Premio/1st Prize Coop Himmelb(l)au 2° Premio/2nd Prize ASP Schweger Assoziierte 3° Premio/3rd Prize 54f architekten / T. R. Hamzah & Yeang

3° Vincitore/Winner Abelleyro + Romero Progettisti ammessi alla 2a fase/Shortlisted Architects - Loci Design, Mike Hyatt Landscape Architects, Nord Architects - Magahy and Company - Landscape Projects - HP stedebouwkundigen + architekten + landschapsarchitekten

Italia/Italy – Napoli Stazione Alta Velocità Napoli Afragola La nuova stazione dovrà essere progettata secondo i nuovi indirizzi introdotti dalla società Rete Ferroviaria Italiana per le 13 grandi stazioni della rete nazionale. Pertanto la stazione si dovrà caratterizzare sia come efficiente nodo di trasporti sia per l’articolazione dell’offerta di servizi ai viaggiatori. Il modello di riferimento prevede la realizzazione di strutture che integrino le funzioni propriamente ferroviarie (biglietterie, bagagli, accoglienza, accessi ai treni) con spazi destinati ad attività commerciali e di ristoro, sull’esempio di quanto avviene negli aeroporti e sul modello delle moderne stazioni europee High Speed Station Napoli Afragola The new station should be projected according to the new directions of the company Rete Ferroviaria Italiana (Italian Railway Network) for the 13 great stations on the national territory. The reference model foresees the construction of structures integrating typical railway functions (ticket office, luggage depot, reception, acces to trains) with spaces for commercial and restoration activities

Giuria/Jury: Oriol Bohigas, Carlo De Vito, Salvatore Di Pasquale, Benedetto Gravagnuolo, Hans Hollein, Ferdinando Luminoso, Stefano Reggio, Andrea Salemme, Francesco Venezia Committente/Client: Treno Alta Velocità - T.A.V. S.p.A. Vincitore/Winner Zaha Hadid Architects Progettisti invitati/Invited architects - Giovanni Di Domenico - Eisenman Architects - Alberto Ferlenga - Khras Architekter - Msgsss - Diaz del Bo y Asociados - Oma - Rem Koolhaas - Dominique Perrault Architect - Efisio Pitzalis (capogruppo/team leader), Geneviève Hanssen, Raffaella Castrignanò, Stefan Tebroke (Busmann+Haberer), Cons.: Klaus Daniels, Wolfram Haumer, Coll.: Angelo Abbate, Marco Pietrosanto, Roberto Sica, Alfonso Spina, Fabio Valenza - Luigi Snozzi

Italia/Italy – Pesaro Abitare e Anziani Progettazione preliminare di abitazioni integrate e innovative con servizi per la terza età, finalizzate a sperimentare nuovi modelli abitativi, fondati sul sostegno e la solidarietà sociale, in grado di innovare i caratteri architettonici, tecnologici e gestionali delle case abitate da persone in età avanzata Living and Elderly Peoples Preliminary project of innovative and integrated living quarters with facilities for the third age, finalized to experiment new living models, based on the support and the social solidarity, with innovative architectural, technological and managerial characteristics of houses lived by elderly people

Giuria/Jury: Rodolfo Costantini, Nardo Goffi, Francesco Leoni, Alberto Dusman, Francesco Orofino Committente/Client: Villaggio dell’Amicizia Soc. Coop arl, Project Management Tecno Habitat

1° Premio/1st Prize t-studio Guendalina Salimei (capogruppo/team leader), Stefano Mavilio, Anna Esposito, Coll.: Francesca Contuzzi, Maurizio Brilli, Emanuele Carmignani, Gioia Castiglioni, Giuseppe Staglianò, Giuseppe Mesoraca, Cons.: Francesco Accorsi, Consuelo Nava 2° Premio/2nd Prize Marco Mazzella (capogruppo/team leader), Marco Cicala, Franco Lombardi, Maria Basile; Cons.: Luca Pergamo, Antonio Di Dato, Massimiliano Amirante, Vincenzo Carriola, Rosa Maisto, Davide Di Franco, Mariano Iavarone, Annalisa Giordano, Carlo Bocchetti 3° Premio/3rd Prize Fabrizio Fortuna (capogruppo/team leader), Federico Freddi, Arcabi Associates, Coll.: Vincenzo Romanello, Ada Siciliano, Lucia Gamberini, Giulio Cosi, Stefano Rossi, Cons.: Costantino Casilli

191 l’ARCA 85


Giuria/Jury: Walter Ricci, Leonardo Rossi, Maurizio Valzania, Nives Babini, Ugo Baldrati, Valentino Gattavecchia, Carlo Magnani, Anella Di Polito Committente/Client: Comune di Ravenna

Norvegia/Norway - Stavanger

1° Premio/1st Prize Medplan AS Arkitekter, Svein H. Bergesen, Per Christian Brynildsen, Marianne Dale 2° Premio/2nd Prize Allan Murray Architects 3° Premio/3rd Prize (ex-aequo) - 4B Arkitekter, Thor Arne Kleppan, Jack Sæterdal - Lund Hagem Arkitekter, Svein Lund, Einar Hagem, Sofie Skoug, Jonas Norsted

Auditorium nell’area di Bjergsted L’ente banditore è alla ricerca di soluzioni progettuali di elevata qualità architettonica e acustica per la costruzione di un auditorium nell’area di Bjergsted. Il programma prevede la realizzazione di una struttura con una superficie lorda di 12.800 mq, in grado di ospitare 2 sale: una da concerto per 1.400 posti e l’altra polifunzionale con una capienza variabile da 500 a 1.400 posti New concert hall in Bjergsted. The concert hall shall have a gross area framework of approximately 12,800 sq.m and shall house two different halls: 1 orchestra hall with 1,400 seating places and 1 multi purpose hall with varying capacity from 500-1,400 seating places

COMPETITIONS

Nuovo polo per l’infanzia “Lama Sud”. (2a fase) Il concorso è articolato in due fasi: la prima riguarda la presentazione di proposte di idee relative alla realizzazione di un nuovo polo per l’infanzia comprendente strutture per asilo nido e scuola materna, la seconda fase si riferisce allo sviluppo dell’idea attraverso la progettazione preliminare delle opere New children pole “Lama Sud” (2nd phase) The competition is articulated in two stages: 1) regards the presentation of ideas related to the construction of a new children pole including structures for creche and nursery, 2) referring to the development of the idea through a preliminary project

1° Premio/1st Prize Giancarlo De Carlo (capogruppo/team leader), Studio Giancarlo De Carlo e Associati, Massimo Majowiecki, Manens Intertecnica srl 2° Premio/2nd Prize Claudio Galli (capogruppo/team leader), Sabrina Pauselli, Paolo Gambarelli, Marcello Zanna, Veronica dal Buono, Angelo Mingozzi, Raffaele Galassi, Sergio Bottiglioni, Graziano Carta, Marco Bughi, Gabriele Raffellini, Giorgio Raffellini, Ombretta Cortesi 3° Premio/3rd Prize Anita Maria Sardellini (capogruppo/team leader), Studio Tecnico Antonucci, Leoni & Associati, Daniela Sirri, Ivan Missiroli, Studio Tecnico Rivizzigno, Federico Marcaccio, Paolo Marasca, Albert Van Zutphen

+ europaconcorsi

COMPETITIONS + europaconcorsi

Italia/Italy – Ravenna

Giuria/Jury: L. J. Sevland, R. Bergsaker, T. Bernhard, H. Haga, L. Haukeland, P. Helin, M. Ims, E. S. Jespersen, T. Melberg, B. T. Moe, O. K. Reme Committente/Client: Norske Arkitekters Landsforbund

1° 1°

Italia/Italy – Riccione Riqualificazione architettonica e paesaggistica del viale Ceccarini Ai partecipanti si richiedono delle proposte progettuali per la sistemazione, valorizzazione e la riqualificazione architettonica e paesaggistica del viale Ceccarini ipotizzando un nuovo possibile rapporto tra il sistema Porto - viale Ceccarini - Lungomare - p.le Roma e l’edificando Palazzo dei Congressi Architectural and landscaping requalification of viale Ceccarini Participants are requested to provide project proposals for the architectural and landscaping requalification of viale Ceccarini creating a new relation among the system Porto - viale Ceccarini Lungomare - p.le Roma the new Palazzo dei Congressi

1° Premio/1st Prize Marco Gaudenzi (capogruppo/team leader), Fabio Pradarelli, Nicola Pari, Coll.: Elena Baffoni, Alfio Rocchi, Monica Ciacco, Deborah Sparacca 2° Premio/2nd Prize Alessandra Chiti 3° Premio/3rd Prize Alberto Ferraresi Progetti menzionati/Mentions - Carlo Azzolini - Jean-Pierre Duerig - Pierluigi Sammarini 1°

Spagna/Spain – Siviglia

1° Premio/1st Prize Ángel Verdasco Novalvos (capogruppo/team leader) María Caffarena de la Fuente, Víctor Cobos Márquez, Alberto Nicolau Corbacho 2° Premio/2ndPrize Beatriz Izquierdo Civera (capogruppo/team leader) Luis Sarabia Sanz, Carlos Domínguez Santana 3° Premio/3rd prize Luis Martínez Santa-María

Residenze per giovani Progetto per la realizzazione di un edificio residenziale con 142 appartamenti destinati per la maggior parte ai giovani Residence for young people Project for the realization of a residential building with 142 flats mainly for young people Giuria/Jury: José Antonio Martínez Lapeña, Julio Malo de Molina y Martín-Montalvo, Antonio Cruz Villalón Committente/Client: Consejería de Obras Públicas y Transportes de la Junta de Andalucía

Giuria/Jury: Daniele Imola, Ivo Castellani, Guglielmo Zaffagnini, Glauco Gresleri, Marco Guiduzzi, Bruno Dolcetta, Marco Massa Committente/Client: Comune di Riccione

Italia/Italy – Settimo Torinese (TO)

1° Classificato/1st Place Celestino Sanna 2° Classificato/2nd Place Patrizia Scrugli 3° Classificato/3rd Place Barbarangelo Licheri 4° Classificato/4th Place Michele Roda 5° Classificato/5th Place Lin Tsung Jen

Ideas Spring Competition Concorso internazionale di idee, finalizzate alla riqualificazione dell’area di via Brescia (ex CEAT) a Settimo Torinese International ideas competition for the requalification of the Via Brescia area (former CEAT) in Settimo Torinese. Giuria/Jury: Alessandro Balducci, Guido Borelli, Fabio Grimaldi, Danilo Ratti Committente/Client: Academy - Pirelli & C. Real Estate

USA-New York Designing the High Line Progetto per la trasformazione della High Line, un vecchio tratto (1,5 miglia) di ferrovia sopraelevata, ormai in disuso, in un percorso pedonale The High Line is a 1.5 mile-long elevated rail line. The Line carried its last train some 20 years ago. Since then, the structure has sat dormant and has been threatened with demolition. The competition seeks visionary proposals to reuse the High Line as a pedestrian promenade

Aggiudicatari/Committed Teams A-Ernesto Mark Faunlagui B-Matthew Greer C-Robert Huebser D-Nathalie Rinne

C

Committente/Client: Friends of the High Line

D

86 l’ARCA 191

191 l’ARCA 87


Rubriche e articoli sul mondo della progettazione, della produzione e della ricerca. Design, production and research.

Gehry a Toronto New Art Gallery of Ontario

Complesso termale In Merano

Progetto: Frank O.Gehry

Progetto: Bauman Zillich Architekten

E’ stato recentemente presentato il progetto di Frank O.Gehry per il rinnovo e l’ampliamento della Art Gallery of Ontario a Toronto. Un ritorno a casa per Gehry, nato proprio nella città canadese a poca distanza dal museo che si accinge a rivitalizzare nel cuore del centro storico tra Dundas Street e Walker Court. L’edificio si articola in una galleria espositiva sul lato nord, che sarà dedicata prevalentemente alla scultura, lunga circa 150 metri, caratterizzata all’esterno da una facciata in vetro e titanio lunga circa 200 metri e alta circa 25 metri che si porrà come nuovo segno urbano di grande forza espressiva lungo la Dundas Street e un corpo di quattro piani sul lato sud, di fronte al Grange Park, che conterrà il Centro per l’Arte Contemporanea e spazi per eventi pubblici. Anche questo volume sarà segnalato all’esterno da una facciata in vetro e titanio. La porzione del complesso all’angolo tra Dundas Street e McCaul Street è invece dedicato ad accogliere funzioni pubbliche che si possono svolgere anche separatamente dall’attività delle gallerie espositive e contiene il negozio del museo, un ristorante, una caffetteria, il teatro Jackman Hall, un salone per incontri e spazi per progetti temporanei legati all’arte contemporanea. La copertura del complesso sarà prevalentemente vetrata consentendo la maggiore illuminazione naturale possibile per le opere esposte. All’interno, una scala dalle forme scultorie collegherà il secondo piano dell’edificio sud con lo spazio eventi all’ultimo piano coronato da una leggera passerella che percorrerà il suo perimetro proprio sotto la copertura vetrata. Trasparenza, eleganza e forte senso dello spazio pubblico sono gli elementi guida di questo nuovo progetto di Gehry, che pare qui aver abbandonato le forme spettacolari caratteristiche dei suoi progetti più recenti in favore della centralità dei contenuti del museo, pur non rinunciando all’uso dell’alta tecnologia dei materiali come il titanio e il vetro che da tempo segnano la cifra della sua ricerca architettonica. Dal basso in alto, prospetti ovest, sud, nord ed est del progetto di Frank Gehry per la Art Gallery of Ontario a Toronto, A destra, dal basso viste della fronte sud e della scala scultoria all’interno della galleria.

Frank O.Gehry’s project for the renovation and extension of the Art Gallery of Ontario in Toronto was recently presented. Gehry is going back home, since he was born in the Canadian city, not far from the museum he is about to revitalize, in the heart of the historic center, between Dundas Street and Walker Court. On its northern side, the building features a gallery which will be mainly devoted to the exhibition of sculptures; about 150 meters long, on the outside it is distinguished by a glass and titanium façade running ca. 200 meters in length and ca. 25 meters in height. This will stand out along Dundas Street as a new, greatly expressive urban sign. On the building’s southern front, four stories rise over Grange Park, which will host the Centre for Contemporary Art and areas cut out for public events: it, too, features a great glazed and titanium face on the outside. On the other hand, the area of the complex between Dundas Street and McCaul Street is devoted to public functions that can operate separately from the exhibitional activity, containing the museum’s shop, a restaurant, a cafeteria, the Jackman Hall theater, a meeting hall and areas for temporary projects linked with contemporary art. Most of the roofing will be glazed, allowing for the best possible natural lighting for the exhibits. Within, a sculpturesque staircase will connect the second floor of the building’s southern side with the area devoted to special events on the last floor, which will be crowned by a light platform that will run along the building’s perimeter, straight under the glazed roofing. Transparency, elegance and a strong sense of public space are the leading elements of Gehry’s new project. Here, the architect seems to have relinquished the spectacular forms that characterize his recent projects, favoring the centrality of the museum’s contents without giving up the use of highly technological materials such as titanium and glass, which have long marked the code of Gehry’s architectural research.

Il progetto è un ulteriore sviluppo della proposta vincitrice del concorso indetto nel 2000 per la ristrutturazione delle Terme di Merano. La configurazione urbanistica prevede di integrare la riva meridionale del fiume Passirio con il viale delle terme, i bagni termali e l’hotel del parco, predisponendone al centro, quale nuovo punto d’attrazione, una piazza. Al posto degli attuali bagni termali e del parcheggio è prevista la costruzione di un nuovo bagno termale dotato di ampie strutture esterne, di una piazza soprastante un parcheggio sotterraneo e di un hotel destinato anche ad attività congressuali. Il progetto è stato suddiviso in due lotti. Il primo comprende essenzialmente lo spostamento in sotterranea di viale delle Terme e la realizzazione dello scavo di fondazione, sia per le Terme sia per il parcheggio sotterraneo. Il secondo lotto comprende la costruzione degli edifici stessi delle terme, del parcheggio e dell’hotel e la realizzazione delle sistemazioni esterne. Trovandosi in una zona urbana, il complesso doveva presentare una propria identità ben definita, in tal senso si è data particolare importanza alla configurazione e alla finitura della facciata. I bagni termali e l’hotel, attraverso un materiale comune

appaiono come parti organiche di un insieme. Le ali dello stabile dei bagni sono in gran parte rivestite di pietra. La facciata è composta inoltre da blocchi di pietra naturale color sabbia, utilizzati anche in alcune zone degli interni. Onde sottolineare la presenza dello zoccolo, all’entrata e nel padiglione delle vasche, tutte le pareti e i pavimenti sono anch’essi rivestiti di pietra. The project is a further development of a plan that won the competition in 2000 for the renovation of the Terme (thermal baths) complex in Merano. The urban configuration of the site allows for the integration of the southern bank of the Passirio river with the street where the health spa, the thermal baths and the park hotel are located. A new center of attraction will be constituted by a square, which will be set in the midst of these buildings. The current thermal baths and parking lot will be replaced by a new thermal bath provided with vast outdoor facilities, a square above, an underground parking area and a hotel which will also serve as a conference center. The project was divided into two lots. The first essentially includes moving viale delle Terme (the spa drive) underground and breaking ground for the foundations of both the spa and the underground parking area. The second lot includes the construction of the actual buildings housing the thermal baths, the parking lot and hotel, as well as the outdoor facilities. Since the complex is to be in an urban area, it had to present a well-defined identity of its own, thus special attention was placed on the configuration and finishing of the façade. Through the use of the same material for the thermal baths and the hotel, the two buildings appear as an organic whole. The wings of the health spa are mostly faced in stone. Furthermore, the façade is composed of blocks of natural stone in a sandy hue, which are used for some of the interior areas, as well. At the entrance and in the wings containing the tubs, all the walls and floors are also clad in stone, so as to highlight the moldings. Rendering, sezione longitudinale e planimetria generale del nuovo complesso termale di Merano.

Renderings, longitudinal section and site plan of the new spa complex in Meran.

From bottom up: west, south, north and east elevation of Frank Gehry’s project for Art Gallery of Ontario, Toronto. Right, from bottom up, views of the south facade and of the sculptural stairways in the exhibition gallery.

88 l’ARCA 191

191 l’ARCA 89


Costruire in montagna Tradition and Nature Progetto: Monica Eugenia De Silvestro, Roberto Gallo Affascinate ma non privo di difficoltà, il tema della casa di montagna può risolversi spesso in un esercizio di stile, in cui il linguaggio vernacolare oscura qualsiasi intenzione innovativa. Nelle intenzioni dei progettisti, l’obiettivo era di recuperare alcuni stilemi tipici dell’architettura montana di borgata, rivisitando gli stessi attraverso un disegno attuale e più adatto alle nuove funzioni dell’edificio da ristrutturare. La casa sorge in Val di Susa, nell’area storica di una borgata di bassa quota a Bussoleno (Torino), caratterizzata da edifici tradizionali in pietra, lose naturali e balconate in legno o a bacchette semplici in ferro. L’intervento ha riguardato anche l’assetto della distribuzione interna. È stato ottimizzato l’utilizzo degli spazi, riducendo al minimo la presenza e le dimensioni dei vani di servizio. La zona giorno è stata organizzata al secondo piano, dato il respiro più ampio dei locali, con altezza interna maggiore e copertura a vista. Puntando oltre che sul ridisegno dell’edificio anche sul risparmio energetico. L’ampio utilizzo di superfici vetrate permette l’accumulo di calore grazie alla forte inerzia termica del muro originario in pietra di grande spessore ottimizzando così lo sfruttamento dell’energia solare e riducendo l’apporto inquinante del riscaldamento tradizionale. Riscaldamento e produzione d’acqua calda sono assicurati da un impianto combinato alimentato da pannelli solari e stufa idraulica a pallets di segatura, il cui progetto è stato studiato grazie all’aggiudicazione di fondi erogati dalla Provincia di Torino. Sotto, planimetria generale; sopra e a destra, viste della casa realizzata nell’area storica della borgata di Bussoleno (TO). Below, site plan; above and right, views of the house realized in the historic village of Bussoleno (Turin).

90 l’ARCA 191

The sphere of mountain residences is fascinating, but it poses a few problems, as it can often result in an exercise of style, in which vernacular language makes any prospect of innovation quite remote. In this case, the designers aimed at recovering some of the typical stylistic elements of mountain village architecture, by re-interpreting them through a more current design that is more suitable for the new functions of the building to be renovated. The house rises in Val di Susa, in the historical area of a low-altitude village in Bussoleno (Turin), which features traditional stone buildings, natural lose? and balconies in wood or provided with simple iron railings. The distribution of interior spaces was also modified. The use of space was optimized, reducing the presence and dimensions of utility areas. The living area was distributed on the second floor, as the rooms are larger and rise higher, with visible roofing. The architects not only redesigned the building, but also aimed at energy saving. The great use of glazed surfaces allows for the accumulation of heat thanks to the high thermal inertia of the original, thick stone wall, thus optimizing the utilization of solar power and reducing the polluting effect of traditional heating systems. Heating and hot water are provided by a combined plant fed by solar panels and a hydraulic heater powered by sawdust pallets. The design of the plant was made possible thanks to funds allocated by the province of Turin.

Come era e dove era Finalmente è stato ricostruito il teatro della Fenice a Venezia. Come era e dove era secondo l’indicazione dell’ex sindaco Massimo Cacciari. L’inaugurazione della nuova Fenice è stata un gran successo e non poteva, in una società strutturalmente conservatrice come la nostra, essere che così. Tutti i mezzi di stampa hanno esaltato la bellezza del teatro ritrovato. E così, consumato tra la contentezza di tutti il misfatto, a noi poveri architetti non resta che qualche amara considerazione. Premettiamo subito e a scanso di equivoci che non siamo affatto contro la riproduzione di opere del passato, tali e quali erano. Noi che predichiamo la simulazione come uno strumento conoscitivo e la applichiamo al cyberspazio, riconosciamo alla copia più vera del vero un certo valore, se non altro a fini conoscitivi. Semmai ci meravigliamo che a farsi paladini della simulazione siano proprio i conservatori, coloro che predicano l’autenticità, che non esitano a incolpare la tecnica di ridurre tutto a immagine e a simulacro, scomodando per questo Nietzsche, Heidegger e le fenomenologie servite in tutte le salse. Ci sono casi, del resto, in cui non rimane altra strada, per avere una migliore conoscenza del passato, che riprodurne le opere con modelli così simili al reale da sembrare reali ovvero conservarle anche a costo di renderle pallidi simulacri di se stesse. Si è ricostruito nel 1986, per esempio, il padiglione di Barcellona di Mies a Barcellona, e mi sembra, tutto sommato, con buoni risultati. La casa Schroeder a Utrect di Rietveld è a tal punto un monumento di se stessa che ci si può entrare solo a piccoli gruppi e calzando degli speciali soprascarpe. L’importante però è che sia sciolto l’equivoco – e nel padiglione di Mies e nella casa di Rietveld, in verità, ciò non avviene – che ciò che noi vediamo non è l’originale ma un oggetto simile privato di vita ovvero, interpretato, anche se accuratamente, da un ricostruttore che in tutti i casi dubbi ha usato la propria cultura, la propria immaginazione e spesso la propria personale fantasia. Insomma i suoi pregiudizi. In Italia di riproduzione del passato, dichiarata e a fini didattici, purtroppo se ne fa poca. L’unico museo di questo tipo, con magnifici modelli e calchi, che riproducono alla perfezione oggetti scomparsi o situati in lontane realtà geografiche, fu voluto e realizzato dal fascismo ed è il Museo della Civiltà Romana all’EUR. Ed è triste, se non imbarazzante, vedere che i nostri musei non sono neanche all’altezza di questo del ventennio, con la loro scarsa o nulla propensione alla didattica cioè alla chiara ricostruzione, cioè interpretazione (d’ora in poi adopererò i due termini come sinonimi) di ciò che è stato. La riproduzione tale e quale – diciamolo chiaramente – è, in certi casi, l’unica soluzione. Pensiamo ai capolavori distrutti dai terremoti, quali quelli in Iran proprio nel dicembre 2003, o a brani di città distrutti durante le guerre, valgano per tutti i centri storici tedeschi nella seconda guerra mondiale. O anche a architetture notissime, quali il Colosseo, che oramai sono più l’opera dei restauratori che si sono succeduti nel tempo che dell’architetto che originariamente li concepì. Senza ricostruzione, purtroppo, non si dà memoria nel senso che ogni vestigia prima o poi diventerebbe polvere. E l’idea del monumento che dura in eterno è puramente metaforica, nel senso che nulla senza restauro e manutenzione durerebbe più di tanto. Falsificare, come sanno le signore che con sempre maggior frequenza si sottopongono a interventi di ricostruzione, restauro e miglioramento, può essere necessario. Ma proprio perché può esserlo, è bene adoperare gli strumenti dell’inganno con grande intelligenza e accortezza. Cioè senza quelle infantili fiducie, tipiche della nostra cultura da soprintendenza, che trasformano il falso in un giocattolone alla Disneyland e che denunciano solo la scarsa cultura di chi crede che il vero più vero del vero sia alla fine vero e non un abile simulacro ovvero un modello, una ricostruzione, un inganno con il quale confrontarsi. Coloro che si occupano di restauro, dovrebbero mettere sulla loro scrivania l’immagine della mummia di Lenin nella Piazza Rossa o di Mao a Piazza Tien An Men. E’ ciò che meglio rappresenta lo spirito di chi cerca di fermare il vivente dove era e come era. Prima

riduce l’organico in inorganico, togliendogli la vita; poi, per preservarlo, lo mette in una teca di cristallo magari progettata da un architetto moderno (nel caso di Lenin, la bara era di Melnikov), e infine in un edificio reliquario da destinare alla venerazione del pubblico. Oggi per fortuna non tutto si mette ancora in teca. Ma intorno a troppi monumenti cominciano a vedersi vetri protettivi, cancellate e recinzioni. Come accade alla gran parte delle vestigia romane chiuse in gabbia per ventiquattro ore su ventiquattro. Oppure, come nel caso della nuova galleria Colonna a Roma, durante le ore notturne. Motivi di ordine pubblico? Certo, ma anche di feticismo di chi oramai crede che il reperto debba essere reso oggetto di contemplazione, sottratto alla confusione, al caos, insomma alla vitalità disordinata dell’esistere. Trasformatisi in grandi sacerdoti del culto del passato, i tecnici della conservazione fanno di tutto per nascondere che alla base del loro agire vi è una feticizzazione del falso. E a tal fine inventano un linguaggio specialistico, tecniche specialistiche, lauree specialistiche e si appoggiano a una pseudoscienza anch’essa specialistica con convegni che sembrano cenobi di alti studi di fisica quantistica. Non ho mai potuto fare a meno di essere stupefatto da quanta cultura sembra occorrere per ricostruire il colore di un intonaco fatto da un capomastro. E con risultati che lasciano allibiti. Non sono uno specialista ma francamente mi stupisco che a Palazzo Farnese il Sangallo, che era un classicista, si sia dato a esperimenti informali nella collocazione dei mattoni o che vigorosi maestri di cantiere abbiano accettato di eliminare ogni contrasto tra finestre e sfondo come è accaduto a Palazzo Chigi. Mi consola l’idea che con la stessa facilità con la quale gli illustri luminari giurano che l’intonaco fosse in un modo, dopo qualche anno, sempre sulla base di studi inoppugnabili, cambiano idea. E così, per esempio, Roma in pochi decenni si è trasformata da una città dai colori caldi, a una dai colori pastello stile Holly Hobby, a una color del cielo che rassomiglia più a una città asburgica che alla patria di una cultura carnale e barocca. A nessuno viene in mente che forse il segreto di ogni città consista nel non avere piani del colore, nel cambiare continuamente i propri lasciandone la scelta al buon senso degli abitanti? E che la ricchezza di una piazza consiste nel fatto che a un edificio recentemente dipinto gli se ne contrappone un altro oramai degradato e, magari, un altro ancora con colori oramai passati di moda? Si certo, a qualcuno sarà venuto in mente. Ma allora , si obietterà, se si annulla l’aura sacrale dello specialista, di cosa potrebbero vivere gli specialisti? Per carità, non che ce l’abbia con loro. Anche loro servono. Ma tutti sanno che in discipline dove l’aspetto estetico è predominante non si possono lasciare i tecnici in balia di se stessi. Affidereste mai la traduzione di una poesia a un traduttore ignaro di letteratura? Giammai, distruggerebbe, banalizzandolo, ogni verso. Molto meglio affidarla a un poeta, anche se balbettante nella lingua straniera: come per esempio è successo a Quasimodo con le liriche greche. Ricordo che anche per l’Iliade si diceva: meglio una bella infedele che una brutta fedele. Insomma amare e reinterpretare è tradire e il tradimento esige competenza: in architettura Carlo Scarpa lo ha dimostrato in modo sublime. Provandoci in modo inconfutabile che è molto meglio uno Scarpa infedele rispetto ai mille restauri disgustosi che le nostre soprintendenze ci propinano. Le nostre città, affidate a funzionari tecnicamente preparatissimi – si fa per dire – ma formalmente analfabeti, sono piene di scempi. Il dove era e come era, spesso, vuol dire solamente mettersi in mano a mummificatori dilettanti. Che non hanno il senso del valore storico ed estetico e non sanno orientarsi di fronte a due problemi, che apparentemente appaiono semplici ma che solo una radicata cultura può risolvere. Il primo consiste nel fatto che una architettura è un’opera che nel tempo è soggetta a continui rimaneggiamenti, spesso per il meglio, e quindi decidere il com’era non è affatto scontato. Serve un giudizio cioè una assunzione di

responsabilità e un riconoscimento di valore. Il secondo consiste nel fatto che molte volte le architetture sono sbagliate e accettarle come erano e dove erano è un errore. Ciò vale sia in senso formale: la facciata del Maderno per San Pietro era un orrore e bene ha fatto il professor Sandro Benedetti a darle una profondità che forse non ha mai avuto. Sia in senso funzionale: gli oggetti devono essere usati e non si vede perché debbano essere accettati come erano e dove erano. Ma l’uso cambia le relazioni, cioè in fin dei conti la forma e questo problema non può non essere assunto come un dato, anzi il dato principale, dal restauratore. Pena la riduzione della massa muraria, come avviene nei centri storici, a un involucro senza senso di nuove attività che dell’antico stravolgono i nessi. Torniamo alla Fenice. Era giusto rifare un modello 3D del vecchio teatro talmente reale da sembrare vero? Forse dal punto di vista politico. Non certo per il valore intrinseco dell’edificio. Non era un granché e, se si fosse perduto, la nostra civiltà non ne avrebbe risentito. Crediamo, inoltre, che Venezia con un nuovo teatro autenticamente moderno si sarebbe arricchita. Ma la Serenissima non ama l’architettura contemporanea e in tempi diversi ha rifiutato di ospitare un buon progetto di Le Corbusier e un magnifico palazzo di Wright sul Canal Grande. Cosa si può augurare a una città così sprecona, che si ammanta di storia ma non ha saputo sfruttare due splendide occasioni che la storia le ha offerto? Nulla, solo che non continui a farsi male con le sue stesse mani, tra gli applausi dei conservatori che credono di stare nel mondo reale e invece stanno costruendosi, pervicacemente e da soli, il da loro tanto paventato mondo di Matrix. Luigi Prestinenza Puglisi

In cerca del futuro In Teheran Si è svolto a Teheran lo scorso gennaio un seminario di tre giorni, cui hanno preso parte professionisti e operatori del mondo del progetto, della filosofia, della sociologia italiani e iraniani, allo scopo di dibattere e mettere a punto una serie di linee guida per lo sviluppo dell’architettura contemporanea in Iran. I colloqui si sono svolti nella sede dell’Ambasciata Italiana di Teheran e hanno puntato alla definizione di una strategia per aprire l’architettura iraniana al futuro, per generare una rinnovata sensibilità tra gli architetti e gli intellettuali iraniani verso la cultura del progetto e le sue potenzialità quale volano per l’avanzamento della cultura contemporanea del Paese. Ospite dei colloqui è stato l’Ambasciatore italiano Roberto Toscano che ha introdotto le diverse giornate del seminario, il cui comitato scientifico era formato da Abbas Gharib, Kamran Afshar Naderi, Kamran Safamanesh, Daryush Shayegan e Bahram Shirdel. Tra gli altri partecipanti alle giornate di dibattito, gli italiani Pio Baldi, Domenico De Masi, Mario Antonio Arnaboldi, Laura Francesca Ammaturo, Piero Garau. A conclusione dei lavori, una tavola rotonda aperta al pubblico che ha potuto porre domande e fare proposte per la stesura di quella che sarà prossimamente la Carta di Teheran per il futuro dell’architettura in Iran. Professionals working in the worlds of Italian and Iranian design, philosophy and sociology gathered for a three-day seminar in Teheran last January. The interested parties were to engage in debate and establish a series of guidelines for the development of contemporary architecture in Iran. The meetings took place at the premises of the Italian Embassy in Teheran, and focused on defining a strategy that could open Iranian architecture to the future. This was aimed at generating a renewed sensibility among Iranian architects and intellectuals, bent on the culture of design and its potential, as a starting point for the advancement of contemporary culture in the country. One of the guests was the Italian Ambassador Roberto Toscano, who introduced each seminar day. The scientific committee included Abbas Gharib, Kamran Afshar Naderi, Kamran Safamanesh, Daryush Shayegan and Bahram Shirdel. Others participants in the debate were the Italians Pio Baldi, Domenico De Masi, Mario Antonio Arnaboldi, Laura Francesca Ammaturo, Piero Garau. At the end of the seminar, the public was invited to ask questions and make suggestions for the drawing up of what will soon be the Teheran Card for the future of architecture in Iran.

191 l’ARCA 91


Tradizione mediterranea In Malta

Intervento in uno stadio storico

Progetto: aoM Partnership

Progetto: Rossella Ceccarelli, Andrea Lupacchini

Manoel Island e Tigne Point si trovano sulla costa nordorientale dell’Isola di Malta, di fronte alla città storica e fortificata della Valletta. Situati nel cuore del Paese, costituiscono due tra le zone più importanti ancora da sviluppare e occupano insieme un’area di 44 ettari. Il progetto, vincitore di un concorso internazionale per lo sviluppo urbano dell’area, risponde alla vocazione funzionale espressa dal brief, concentrandosi su due concetti progettuali distinti per le due zone. Per Manoel Island viene proposto un villaggio residenziale sul mare che prende in considerazione le caratteristiche degli edifici storici, dei bastioni difensivi e delle aree a verde dell’isola. Tigne Point è stato pensato come un moderno centro affari con spazi per conferenze, ricreativi e residenziali. Lo studio aoM è nato per il progetto e l’esecuzione di questo incarico. L’architettura maltese deriva dal’incrocio culturale tra Europa Cristiana e Oriente, ma a guidarne le forme e gli stili è la sua specifica risposta al tipico clima mediterraneo. Sfumano i confini tra interno ed esterno; cortili, terrazze, verande diventano spazi semichiusi e ombreggiati per la vita quotidiana. I giardini recintati sono un elemento urbanistico importante del paesaggio maltese e modulano il passaggio tra spazi pubblici e privati. Il progetto per Manoel Island qui presentato vuole inserirsi in questa tradizione forgiata dall’unione tra le complesse esigenze climatiche e una base culturale multinazionale generata dalla storia dell’isola. Prevede la costruzione di ampie zone residenziali con tutti i servizi annessi, spazi commerciali e ricreativi, una marina, e una sistemazione che ben definisce le aree pubbliche, private e semi-pubbliche. Si prevede anche il restauro delle strutture storiche presenti, tra cui due forti del XVIII secolo e il Lazzaretto di Manoel Island che fungeva da quarantena per i visitatori dell’isola fino al secolo scorso. Per la sua ampiezza, la complessità storica e l’indotto politico ed economico, questo progetto presenta molteplici linee guida nel proprio tracciato urbano. Non è solo un confronto tra i classici elementi urbani, il luogo e la sua storia, ma rappresenta anche la ricerca di risposte relative alla densità, al traffico e alle tecnologie in una situazione ambientale fortemente particolare.

L’intervento riguarda la riqualificazione architettonica degli spazi ospitalità dello Stadio Comunale “Artemio Franchi” a Firenze. Costruito per fasi successive a partire dagli anni Trenta, su progetto di Pierluigi Nervi, lo stadio necessitava di opere di riqualificazione generale. L’involucro, tipico esempio di architettura moderna, ha suggerito l’impiego di un linguaggio destinato a enfatizzare gli spazi nel loro contesto cromatico, limitando il riempimento dei vuoti. L’intervento progettuale riguarda esclusivamente agli ambienti interni e ha come obiettivo di offrire una miglior fruibilità degli spazi destinati agli ospiti importanti e alla stampa. La necessità di offrire informazioni tempestive durante l’evento sportivo ha orientato il progetto verso uno studio dettagliato degli impianti audio e video, curando che l’insieme non disturbasse l’architettura preesistente, ovvero senza intervenire sulle pavimentazioni e sugli elementi storici. La scelta di alcune strutture come le sedute ha fatto riferimento al design di grandi maestri come Le Corbusier, adottando le poltrone della serie Grand Confort, disegnate negli anni Venti. Unica variante apportata, il colore della pelle color cuoio anziché nero. Le grandi superfici vetrate che creano continuità fra esterno e interno sono rivestite con velari in cotone e lino in grado di diffondere con delicatezza la luce naturale. Per la luce artificiale sono stati impiegati corpi illuminati non invasivi ma trasparenti, capaci di diffondere la luce con discrezione senza imporre la loro presenza.

Manoel Island and Tigne Point are situated on the north-east coast of the Island of Malta, facing the historically famous fortified City of Valletta. At the heart of the country, they constitute possibly the two most important undeveloped and sizeable sites in Malta today. Manoel Island and Tigne Point occupy together a site of 44 hectares. The project, winner of an international competition for the urban development of this area, responds to the functional vocations expressed in the Development Brief by focusing on two different design concepts in the two main areas. Manoel Island is being proposed as a residential marina village, taking into account the historical features and buildings, the defensive works and the natural green areas of the island. On the other hand Tigne Point is conceived as a modern business, conference, recreational and residential centre. aoM was set up to design and execute this project. Maltese architecture is a derivative of the cross fertilization between Christian Europe and the Orient, but underpinning the styles and forms is the unique response to a typical Mediterranean climate. Here, the distinction between indoors and outdoors is blurred. Courtyards, terraces and verandahs become shaded semi-enclosed living spaces. Walled gardens are an important urbanistic element in the Maltese townscape, modulating the interface between public and private spaces. The new development aims at inserting itself into this strong tradition forged from the marriage between the uncompromising climatic demands and a multinational cultural base generated by the varied history of the island. Its brief includes the construction of extensive residential developments with all their ancillary facilities, retail and commercial outlets, leisure and recreational amenities, a marina and landscaping defining the public, private and semi-public areas. It also envisages the restoration and rehabilitation of the historic structures on the site, the latter including mainly two eighteenth century forts and the Lazzaretto on Manoel Island that served as a quarantine hospital for visors to the island right up to the twentieth century. In view of its scale, its complex history and driven by commercial and political realities the project has many storylines traced in its urban fabric. It is not only a confrontation of classic urban ingredients with its site and stories, but a search for answers about density, traffic and technologies in a very specific local situation.

Fra tradizione e innovazione Progetto: Centro Studi per il Lighting Design The Stage è il nuovo spazio espositivo di Andromeda, bottega specializzata nella realizzazione di apparecchi luminosi in vetro soffiato di Murano. Progettato dal Centro Studi per il Lighting Design, The Stage è stato ricavato negli spazi di un’antica fornace trasformata in un luogo polifunzionale, dove sono in mostra “sculture luminose” progettate da firme internazionali come Afra e Tobia Scarpa e Philippe Starck. Non si tratta di un normale show-room ma di uno spazio “sensoriale” e innovativo, luogo di produzione artistica, una fucina creativa realizzata in una fornace attiva sin dall’Ottocento. Grazie a un sapiente restauro conservativo si è potuto salvare la magica atmosfera dell’antica

92 l’ARCA 191

bottega dove si tramandavano, di generazione in generazione, segreti e sapienti procedure artigianali antiche di secoli. The Stage vuole essere un momento d’incontro fra tradizione e innovazione ma anche recupero di antiche tecniche per la lavorazione del vetro soffiato, presente in zona sin dal Medioevo. Caratterizzato da una distribuzione fluida degli spazi espositivi, The Stage è un luogo ricco di suggestioni dove arte e produzione si uniscono, dando vita a straordinari oggetti del desiderio. La particolare atmosfera che si respira proviene, oltre che dagli oggetti, anche dai particolari e preziosi materiali impiegati come, per esempio, resine e polvere d’oro con cui sono stati trattati pavimenti e superfici.

191 l’ARCA 93


Notizie sui principali avvenimenti in Italia e nel Mondo. Reports on currentevents in Italy and abroad.

Il gioco dell'instabilità In Orleans

Poetica della luce In Vicenza

Promotore e ospite di Archilab, la manifestazione annuale che riunisce le voci più all'avanguardia dell'architettura contemporanea, il Frac Centre di Orléans presenta fino alla fine del mese una mostra dedicata a Didier Fiuza Faustino, figura tra le più emblematiche delle giovani generazioni di progettisti, classe 1968, che spartisce la sua vita e il suo lavoro tra Parigi e Lisbona. In mostra, i pezzi realizzati in questi ultimi anni che mettono in luce l'attività polimorfa di questo architetto-artista, la cui sperimentazione si concentra principalmente sulla complessità del rapporto tra corpo e spazio. Performance, video, scenografie, e testi si intrecciano alla ricerca architettonica di Faustino in cui viene esplorato il passaggio tra spazio fisico e politico. L’“Instabilità visuale e fisica” è il binomio che fa dell'architettura un'interfaccia attiva tra il corpo e la sua iscrizione nello spazio-tempo, il luogo della percezione dello spazio da parte del suo utilizzatore. Faustino lavora su questo concetto per pervenire a una nuova idea di architettura in cui i limiti spaziali perdono la loro impermeabilità per trasformarsi in elementi porosi dove gli spazi si fanno passaggio da uno stato all'altro. Tutti i suoi progetti, in cui l’elemento architettonico è indissociabile da quello artistico, propongono soluzioni che si staccano da conformismo più diffuso per sondare i campi dell'instabilità, dell’ambiguità, dell’aleatorio e dell'imprevisto. Da “La casa di Alice” (1999), una membrana in lattex che collega due case in un ambiente urbano anonimo e amorfo, a “Body in transit” (Biennale di Venezia del 2000), valigia destinata al trasporto aereo di un clandestino nata da un lavoro sull’apparenza, il movimento, la percezione, fino a “Users & Abusers 2_0” (Biennale di Venezia 2002), un muro gonfiabile dalle dimensioni imponenti, negano ogni idea preconcetta suscitando nuovi stimoli e aprendo nuovi orizzonti all'esperienza dello spazio fisico. Elena Cardani

Per il ciclo di mostre dedicate ai maggiori protagonisti dell’architettura contemporanea la Basilica Palladiana di Vicenza presenta fino al 2 maggio Alberto Campo Baeza, architetto madrileno, autore di costruzioni raffinatissime, in bilico fra l’aria e la luce. Lo speciale allestimento concepito appositamente per lo spazio monumentale della Basilica mette in risalto il rapporto che le opere di Campo Baeza instaurano con gli elementi naturali e il paesaggio, intersecando proiezioni video, fasci di luce, immagini fotografiche. La mostra riassume l’intera esperienza progettuale dell’architetto, a partire dalle prime opere (dalla scuola di San Fermìn e la casa Gaspar a Cadice), fino alle realizzazioni più mature (dalla Caja General de Granada al progetto per il museo Mercedes Benz), in un percorso che si snoda fra teche luminose e grandi schermi per la proiezione. Ancora una volta, l’allestimento è componente fondamentale del racconto di architettura, in cui l’esperienza spaziale e sensoriale del visitatore coglie con immediatezza la poetica di Alberto Campo Baeza.

Until the end of this month, the Frac Centre of Orléans, which is the site and sponsor of Archilab an annual exhibition that gathers the most avantgarde protagonists of contemporary architecture - is presenting a show devoted to Didier Fiuza Faustino. Born in 1968, the architect lives and works between Paris and Lisbon, and is one of the most emblematic figures among the new generations of designers. His latest pieces are on show, highlighting this artist-architect’s polymorphous activity: in fact, he

mainly focuses on experimenting with the complexity of the body/space relationship. Performaces, videos, set designing and texts interweave in Faustino’s architectural research, where he explores the passage from physical to political space. “Visual and physical instability” is the twosome that turns architecture into an active interface between the body and its insertion into space/time, the place where space is perceived by its user. Faustino works on this concept to achieve a new notion of architecture, in which spatial limits lose their imperviousness and are transformed into porous elements where spaces pass from one state to another. Architecture and art are combined in all of his projects, which propose unconventional solutions and sound the fields of instability, ambiguity, uncertainty and the unforeseen. All of Faustino’s works are far removed from any preconception and arouse new stimuli, revealing new horizons in experiencing physical space. Some of these works are Alice’s House (1999), a lattex membrane that connects two houses in an anonymous, amorphous urban environment, Body in Transit (Biennial Exhibition inVenice, 2000), a suitcase meant for the transport of a stowaway (stemming from a work on appearance, movement and perception), and Users & Abusers 2_0 (Biennial Exhibition inVenice, 2000), a huge, imposing inflatable wall.

Sopra/above, Didier Fiuza Faustino, Body Building; sotto/below, 1M2 House (Courtesy Didier Fiuza Faustino Bureau des Mésarchitectures). In basso a sinistra, il progetto/below left the project

Casa Nostra; a destra, in basso a destra, costuzione di/bottom right costruction of Stairway to Heaven e sopra/above, 1M2 House (Courtesy Didier Fiuza Faustino Bureau des Mésarchitectures).

The show summarizes the architect’s whole experience as a designer, starting from his first works (from the Saint Fermin school and the Gaspar house to Cadiz) up to his later projects (from the Caja General de Granada to the Mercedes Benz museum), in an itinerary that winds between lighting techniques and great screens for film shows. Once again, the setting is a basic component of the architectural narrative, in which the visitor’s spatial and sensory experience is immediately able to grasp Alberto Campo Baeza’s poetics.

Alberto Campo Baeza, Casa Gaspar. Sotto/below, Alessandro Mendini,

A Parigi, fino al 1 maggio, la Galerie Bref, nel X arrondissement, apre i suoi spazi ai progetti di cinque giovanissimi architetti, freschi di laurea. Il tema che accomuna i lavori presentati è quello del “canale”, da cui il titolo della mostra “Canal Experience”, in particolare quello di Saint Martin e dell'Orcq che tracciano nello spazio urbano parigino un percorso discontinuo dall'Arsenal fino alla periferia. I progetti, illustrati da modelli, disegni e istallazioni, sono l’espressione di un lavoro teorico e di ricerca sviluppato dai progettisti con lo scopo di individuare sia nuovi dispositivi urbani e programmatici sia processi di fabbricazione alternativi, in grado di rivitalizzare questo tracciato creando nuovi luoghi d’esperienza. Isabelle Juy con Habitacle (nella foto), un albergo totalmente sperimentale che suggerisce un nuovo rapporto tra spazio e corpo, e Rachel Marcus con Un passé-recomposé, laboratori di sperimentazione e creazione artistica, intervengono con strutture fisse sul canale Saint-Martin; Chrystel Canonne con Entrepôt Jazz, un percorso-sequenza di musica lungo il canale Saint-Martin, e Stephanie Caruel & Christelle Lecoeur con M(o)irage, un connubio tra un’architettura ancorata al terreno e container mobili lungo il canale dell’Orcq, si muovono invece tra i concetti di fissità e movimento. Work by five very young, newly graduated architects is on show until May 1st, in the X arrondissement of the Galerie Bref in Paris. Canals are the main focus of the show, whose title is, in fact, “Canal Experience”. The Saint Martin and Orcq canals are especially significant, as they trace a discontinuous course in the Parisian urban space, from the Arsenal to the suburbs. The projects, which are illustrated by scale models, drawings and installations, express the theoretic and research work the designers developed, aiming at identifying both new urban and programmatic systems and alternative building processes that are able to revitalize this route, creating new places to experience. Isabelle Juy and Rachel Marcus worked on the Saint-Martin canal with fixed structures; the former designed Habitacle (in the image), a totally experimental hotel that suggests a new body/space relationship, and the latter produced labs for experiments and artistic creations with Un passé recomposé. Chrystel Cannonne created a musical sequence-route along the Saint-Martin canal called Entrepôt Jazz . Finally, with M(o)irage, Stephanie Caruel and Christelle Lecoeur achieved an interesting combination: architecture that is anchored to the ground and mobile containers along the Orcq canal; the two architects move between the concepts of fixity and movement.

Alberto Campo Baeza will be on show through May 2nd at the Basilica Palladiana in Vicenza, within the cycle of exhibitions devoted to the main protagonists of contemporary architecture. The Madrilenian artist has designed extremely refined structures that hover between air and light. This special setting, which was especially conceived for the Basilica’s monumental space, highlights the relationship Campo Baeza’s works establish with natural elements and the landscape, alternating video showings, shafts of light and photographs.

Architetture 2000, disegno per/drawing for “Domus”.

Un mondo a parte Mendini’s Graphics Un aspetto interessante e sicuramente geniale della personalità di Alessandro Mendini è tracciato dalla mostra presentata, fino al 1 maggio, alla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea a Palazzolo s/O, che rende omaggio, appunto, alla produzione pittorica dell'architetto dal 1975 a oggi. Dai piccoli schizzi e annotazioni agli spirituali “mandala”, la grafica, come d'altronde gli scritti, sono una costante del pensiero e della ricerca di Mendini, che con ironia, vivacità e tratti sciolti e a volte graffianti, danno origine a un mondo animato da personaggi e oggetti. Un tema quello della poesia visiva, con una ricca tradizione storica e letteraria che dagli antichi arriva fino ad Apollinaire, Picasso ma anche Marinetti e Depero, tra i rappresentati più vicini alle nostre avanguardie, e a cui possono a ragione rientrare questi piccoli e preziosi esempi di sintesi “mendiniane”. Parallelamente alla mostra, anche un libro, Alessandro Mendini. Gli scritti, pubblicato dalla Fondazione Ambrosetti in collaborazione con Skira, che raccoglie in maniera organica e storica i testi dell’architetto dal 1960 fino ai giorni nostri. Elena Cardani Until May 1st, an interesting and undoubtedly brilliant aspect of Alessandro Mendini’s personality will be on show at the exhibition presented at the Fondazione Ambrosetti (Ambrosetti Foundation) of Contemporary Art in Palazzolo s/O. The show features the architect’s paintings from 1975 to today. His quick drafts and notes, as well as his spiritual “mandalas”, graphic work and writing are constants in Mendini’s thought and research. Through these ironic, vital works, which feature agile and sometimes biting strokes, the artist gives rise to a world that is animated with people and objects.

94 l’ARCA 191

Architetture come esperienza In Paris

The world of visual poetry has a rich historic and literary tradition, which from ancient times stretches to Apollinaire, Picasso, Marinetti and Depero, who are the protagonists that are closest to our avant-gardes. Mendini’s small and precious examples of “synthesis” can find a place next to these works. Just during the period of the exhibition, a book has also come out: “Alessandro Mendini. Writings”, published by the Fondazione Ambrosetti in collaboration with Skira. Following a well-structured historic and organic logic, the book gathers the architect’s texts from 1960 to our times.

Sette anni di progetti From Austria Alla Galerie d’architecture di Parigi sono in mostra fino al 30 aprile i lavori dello studio d’architettura austriaco Baumschlager-Eberle, dal 1996 al 2002. Sette anni di esperienza documentati attraverso progetti realizzati e non, tra cui l’aeroporto Schwechat a Vienna, il Räffel Park a Zurigo, la Münchener Rückversicherung a Monaco o l'edificio Sirch a Böhen, che tracciano una sintesi significativa dell’esperienza progettuale di questi architetti. Emerge dalla mostra un ampio ventaglio di idee e di metodologie supportate da una profonda conoscenza delle tecnologie costruttive e degli specifici contesti. Un binomio che caratterizza tutti i lavori dello studio, la cui ambizione sta proprio nella ricerca di una continuità tra storia e tradizione culturale delle città e dei paesaggi e tecnologie contemporanee, che consentono di raggiungere alti livelli di qualità e di confort. Il percorso espositivo si snoda così tra modelli, disegni e fotografie che illustrano la dinamica di una continua interazione tra linguaggio, strutture urbanistiche e opera architettonica, alla base di un nuova dimensione di sviluppo sostenibile. Works belonging to the years 1996-2002 by the Austrian architectural studio Baumschlager-Eberle will be on show through April 30th at the Galerie d’architecture in Paris. Seven years of experience marked by the realization of a number of projects, including the Schwechat airport in Vienna, the Räffel park in Zurich, the Münchener Rückversicherung in Munich or the Sirch building in Böhen. All of these works trace a significant synthesis of these architects’ experience in design. A wide range of ideas and methods emerge from the show, all supported by deep knowledge of building technologies and specific contexts. This is a double feature that characterizes all of the works carried out by the studio, which aims at finding a continuity between the history and cultural traditions of a city and contemporary landscapes and technologies. The latter, in fact, allow for high standards of quality and comfort. The exhibition includes scale models, drawings and photographs that illustrate the dynamics of a continuous interaction among language, urban structures and architectural works, as the foundations for a new dimension of sustainable development.

191 l’ARCA 95


Videoarte In Nantes

Vezzoli da Prada In Milan

Come sempre proiettato verso la sperimentazione di nuove espressioni e nuovi linguaggi artistici, il programma espositivo del Lieu Unique di Nantes dedica alla videoarte la mostra il corso fino al 9 maggio. Dal titolo curioso che si rifà a un varietà degli anni Settanta, “Où sont les femmes?” riunisce opere, istallazioni o proiezione che utilizzano il video come media espressivo. Legata principalmente, ma non esclusivamente, al mondo femminile, la mostra ruota attorno al rapporto tra ricerca interiore e trasposizione nella sfera pubblica, tra spazio dell’io e l’altro. Oltre 2000 metri quadrati sono interamente dedicati alle opere di artisti più famosi, come Françoise Quadron Véronique Boudier, e giovani sconosciuti, come Tove Krabo o Amélie Labourdette, tutti accomunati dal tema della conquista e riconquista dell’io, dal tentativo di dare corpo all'immateriale: dall’anima, al cuore, della ragione, al sentimento.

Nato a Brescia nel 1971, Francesco Vezzoli, che ora vive e lavora, a Milano opera sul filone della video arte che arricchisce facendo ricorso in modo originale al ricamo. Strana combinazione tra uno strumento espressivo proprio della cultura contemporanea, e una tecnica tradizionalmente relegata al ruolo di arte minore. Vezzoli sperimenta queste due passioni traslandole in un modo del tutto personale popolato di attori, modelle, divi dello spettacolo che si avvicendano in scenari glamoor e talvolta kitsch. Eccolo, dopo la partecipazione alla 49° Biennale delle arti visive a Venezia nel 2001, ritornare a Milano con una mostra a lui dedicata alla Fondazione Prada, fino al 16 maggio. Per quest'occasione Vezzoli concepisce due istallazioni multimediali ispirate a Pier Paolo Pasolini. La prima, si richiama a Comizi d’amore e con l’intento di ricreare l’atmosfera del cinema-verità realizza un reality tv show. La seconda istallazione ricrea una sala cimematografica fantasma con 120 sedie Argyle la cui seduta, interamente ricamata dall’artista, è rivestita da ritratti e attori dell'immaginario pasoliniano.

The Lieu Unique of Nantes has always been bent on experimenting new expressive modes and artistic languages: in fact, it has dedicated its current exhibition, which will be open through May 9th, to videoart. The curious title of the exhibition: “Où sont les femmes?”, is that of a vaudeville from the seventies. The show includes installations or showings that use video as an expressive means. Mostly – but not exclusively – linked with the world of women, the show deals with the relationship between the pursuit of the ego and its transfer into the public sphere: the inner and outer world. More than 2,000 square meters are entirely devoted to works by more famous artists, such as Françoise Quadron andVéronique Boudier, as well as to unknown young artists such as Tove Krabo or Amélie Labourdette. These artists all work on a common theme; conquering and reconquering the ego, attempting to give substance to the immaterial, the soul, the heart, reason and feelings. Un’immagine di/ an image by Kimiko Yoshida. Sotto/below, Caroline Gallois, Ombrelloni.

Born in Brescia in 1971, Francesco Vezzoli – who now lives and works in Milan – operates in the field of video art. He adds a very original touch to his work, enriching it with embroidery. It’s an unusual combination: an expressive means that belongs to contemporary culture and a technique that has always been relegated to the sphere of “minor” arts. Vezzoli experiments with these two passions of his, interpreting them in a personal way, through a world peopled with actors, models and stars from the show business, which follow one another in glamorous and sometimes kitsch settings. Here he is, after the 49th Biennial of visual arts in Venice in 2001 – back in

Jean Fabre a Nizza In Nice Milan with an exhibition (open through May 16th) the Prada Foundation has devoted especially to him. For this occasoin, Vezzoli has conceived two multimedia installations inspired by Pier Paolo Pasolini. The first is a reminder of the film Comizi d’Amore (Assembly of Love), and is meant to recreate the cinéma vérité atmosphere through a reality tv show. The second installation recreates a ghostly movie house with 120 Argyle chairs: the artist embroidered the seats of these chairs entirely by hand, with portraits and actors drawn from Pasolini’s world.

Francesco Vezzoli, Le 120 sedute di Sodoma, istallazione con sedie Argyle/

Il MAMAC, Museo d’Arte Contemporanea di Nizza, accoglie in questi mesi fino al 2 maggio le “inquietanti” sculture di Jean Fabre, nato ad Anversa, dove tutt'ora vive a lavora, 46 anni fa. Percorrere le ampie sale del Museo tra le sculture di Fabre è un’esperienza abbastanza unica, sia per la natura delle opere, sia per le suggestioni che nascono dal rapporto con la luce e con lo spazio che le ospita. L’artista belga, traduce le sue ossessioni per il mondo degli insetti e per le metamorfosi che il tempo produce inevitabilmente sugli esseri viventi, in opere misteriose e sorprendentemente carismatiche, la cui presenza non manca di produrre a livello percettivo un senso di attrazione-repulsione che ne costituisce la forza persuasiva. La mostra al MAMAC, che si concentra sul periodo 1977-2003, riunisce le sculture più rappresentative dell'opera di Fabre scultore scoprendo un universo di personaggi che si rapportano con la realtà attraverso corpi rivestiti da carapaci di coleotteri. Il mondo fabriano e la sua iconografia, il suo linguaggio, le sue leggi e le sue regole inducono a un’avventura veramente unica e appunto inquietante, che comunque si distingue per la grande coerenza e l’incredibile dinamismo, come per forza ed eleganza espressiva.

Il corpo e l’arte emergente In New York Disquieting sculptures by Jean Fabre, who was born in Antwerp 46 years ago – and still lives and works there – are on show at the Museum of Contemporary Art in Nice (the MAMAC) until May 2nd. Going through the Museum’s great halls among Fabre’s sculptures is quite a unique experience, both due to the nature of his works and the suggestive atmosphere created by their relationship with the light and space that hosts them. The Belgian artist translates his obsession with the world of insects and the metamorphosis that time inevitably produces on living things into mysterious and surprisingly charismatic pieces which we perceive as a persuasive force that both attracts and repulses us. The exhibition at the MAMAC, which concentrates on the period between 1977 and 2003, puts together the sculptures that best represent Fabre as a sculptor, opening up a universe of characters that relate with reality through bodies covered in beetle carapaces. Fabre’s world and his iconography, language, laws and rules lead us to experience a truly unique, disquieting adventure, distinguished by great consistency and incredible dynamism, as well as by strength and expressive elegance.

La mostra “Corporal Identity/Body Language” è frutto della collaborazione tra il Museum of Arts & Design di New York – dove sarà presente fino al 16 maggio – e i musei tedeschi Klingspor-Museum di Offenbach e Museum für Angewandtekunst di Francoforte – dove sarà allestita dal 18 giugno al 24 agosto nell’ambito della IX Triennale di Francoforte. Una selezione di circa 150 artisti emergenti, tedeschi e americani, sono stati chiamati a confrontarsi con le tecniche più diverse – ceramica, vetro, legno, metallo, fibre, e tecniche miste – con il tema del corpo e della relazione con esso. Le opere rappresentano associazioni simboliche con le varie parti del corpo o esplorazioni personali della relazione tra il corpo e l’essere; vi si riscontrano inoltre le implicazioni dovute agli avanzamenti delle tecnologie mediche e biologiche come la manipolazione genetica, la clonazione, i trapianti, gli esperimenti sensoriali. “Corporal identity/Body Language” is an exhibition that stems from the collaboration between the Museum of Arts & Design in New York and the German Klingspor-Museum of Offenbach and Museum für Angewandtekunst in Frankfurt. In New York it will be on until May 16th, while Germany will host the show from June 18th through August 24th. A selection of about 150 emerging German and American artists was made; they were called upon to use diverse and mixed techniques in the fields of ceramics, glass, wood and fibers, to represent the body and our relationship with our body. The resulting works represent symbolic associations with various body parts, or personal explorations of the relationship between the body and existence. Advances in medicine and biology are implied in many of the works: themes such as genetic manipulation, clonation, transplants and sensory experiments. Norma Minkowitz, Body to Soul, fibra, metallo, resina, pittura, specchio/ fiber, metal, resin, paint, mirror, 2002-03 (Courtesy Bellas Artes Gallery, NM, Photo: Tom Grotta).

installation with Argyle chairs 2004 (foto: Attilio Maranzano).

La Milano della Seconda Guerra

Un soffio d'estate Sono solari, poetici e delicatamente femminili i soggetti che Caroline Gallois presenta a Parigi, negli spazi della Petite Gallerie, dal 13 al 21 aprile. Un’occasione piacevole per avvicinarsi al lavoro di questa pittrice francese, nata a Saigon e vissuta tra Parigi, Indonesia, Messico e Stati Uniti e ora approdata a Firenze. Sono tavolette incise e dipinte ad acrilici che declinano con senso della materia e del colore i temi dell’estate. Una boccata di freschezza e di giocosa fanciullezza pervade queste opere, la cui cifra stilistica trova la sua dimensione più ampia ed espressiva nell'uso sapiente di una tecnica perfezionata. Una tappa, questa di Parigi, che si aggiunge al percorso artistico della Gallois punteggiato da mostre personali e collettive, in Europa e Oltreoceano, e di un premio alla Biennale d’Arte Contemporanea di Nîmes nel 1999.

Una mostra storico-documentaria sulle vicende belliche che sconvolsero Milano e la sua popolazione nel periodo tra il 1942-1943 è ospitata negli spazi della Rotonda di via Besana fino al 9 maggio. “Bombe sulla città”, un titolo che dichiara le intenzioni dei curatori, tracciare un percorso storico parallelo alle grandi tappe, ripercorrendo il quotidiano, il vissuto della popolazione civile. Oggetti, vestiti e documenti d’epoca ricostruiscono un ricco e articolato panorama che parte dalla dichiarazione di guerra fino alla ricostruzione, con

particolare attenzione ai danni subiti dal patrimonio artistico di Milano. Le sezioni che scandiscono il percorso espositivo, facilitano la lettura e l'orientamento del visitatore accompagnandolo in tappe successive, dagli antecedenti, alla Milano del 1943, vita di guerra; e successivamente il Bomber Command, il nemico; Notti di fuoco, le incursioni notturne; la Difesa di Milano; la città ferita; le Conseguenze politiche e, infine, la Rinascita di Milano. La mostra, organizzata dalla Civiche raccolte Storiche del Comune di Milano è completata da catalogo Skira.

Anni Sessanta visti da Nicolini “Delineare delle fisionomie di gruppo” è il lavoro che, con una sensibilità e una poetica dell'immagine del tutto personali, Pierluigi Nicolini ha realizzato negli anni Sessanta ritraendo l’ambiente modaiolo, tra design e musica, di due feste danzanti. I gruppi di foto, appartenenti a questo filone di ricerca, sono presentati fino al 20 aprile alla galleria Azibul che ospita nei suoi spazi circa 30 stampe d'autore e un’ampia selezione di immagini virtuali proiettate su schermi digitali. Ballo al centro Fly, 31 gennaio 1966 e Ballo di

capodanno a Mortara, 31 dicembre 1966, sono le occasioni che fanno da sfondo a personaggi, noti e sconosciuti, fotografati da Nicolini in momenti e circostanze collettive in cui era particolarmente evidente la disponibilità delle persone nei confronti dell’immagine fotografica. In occasione della mostra viene presentato il primo numero della collana di carnet fotografici gli “Archivi di Azibul” in cui le immagini di Nicolini sono accompagnate da un testo di Giulia Borgese. Elena Cardani Toni Nicolini, Ballo al Centro Fly, 1966.

Memoria e classicità Savinio’s Work Jean Fabre, Autoportrait au Microscope

I microclimi di Niedermayr In Bolzano Il progetto espositivo Civil Operation, nato dalla collaborazione tra il Museion di Bolzano e la Kunsthalle di Vienna, propone un’ampia rassegna personale di Walter Niedermayr. Il fotografo altoatesino è oggi riconosciuto tra i massimi rappresentanti della fotografia contemporanea e con questa mostra, aperta al Museion fino al 9 maggio, mette a confronto i luoghi della civiltà odierna e la ricerca di organizzazione e controllo della società in movimento. Il percorso fotografico conduce in spazi “disciplinati” della società, quali le carceri, gli ospedali, le vie autostradali o in cantieri o interni ancora astratti di edifici in costruzione. Accanto a queste immagini, sono esposti lavori recenti delle serie dedicate a Paesaggi Alpini e Monti Pallidi. La sua è un’esplorazione continua di “microclimi” e “microambienti” della cultura contemporanea, rappresentati come percezioni fuggevoli dai toni chiari, talvolta impercettibili che spingono a cercare più a fondo e oltre lo scatto fotografico. The Civil Operation exhibitive project, born from the collaboration between the Museion of Bolzano and the Kunsthalle of Vienna, is presenting an extensive solo show devoted to Walter Niedermayr. The photographer, who comes from Alto Adige, is today recognized as one of the main representatives of contemporary photography. With this exhibition, which will be open at the Museion until May 9th, he compares the sites of today’s civilization with the moving society’s quest for organization and control.

96 l’ARCA 191

(a sinistra/left) e sopra/above, Guerrier Flamond.

The photographic route winds through “disciplined” points of society, such as prisons, hospitals, highways or building sites – as well as interiors – of buildings that are still under construction. A number of recent works of the series are on display next to these images; these are devoted to Alpine lanscapes and the Monti Pallidi (Dolomites). The photographer continously explores the “microclimates” and “microenvironments” of contemporary society, which are represented as light-toned, fleeting, sometimes indistinguishable perceptions that compel us to look deeper and beyond the photograph itself.

Fino al 24 aprile presso la Galleria del credito Valtellinese di Sondrio in Palazzo Sertoli, è aperta la mostra “Ruggero Savinio nel tempo, 1980-1992”. Circa sessanta le opere esposte, tra dipinti su tela e su velluto e opere su carta, realizzate con diverse tecniche, da cui emergono soprattutto i temi del tempo e della memoria, narrati da Savinio con la sua personalissima maniera pittorica e che rappresentano l’essenza della sua ricerca artistica. Sono opere dense di riferimenti alla classicità, al mito, alla poesia, la letteratura in cui i personaggi dialogano e quasi si fondono con la natura che li circonda e li avvolge. Fra i dipinti in questa mostra, curata da Nicoletta Pallini, sono molti i capolavori che segnano le tappe salienti della vicenda artistica di Savinio, come Musa e Ninfa dei primi anni Ottanta, Empedocles del 1982, il ciclo Rovine degli anni 1982/1987, La morte di Adone del 1986, il tema dei Paesaggi e quello delle Conversazioni. The show “Ruggero Savinio through time, 1980-1992” will be on starting from April 24th at the Gallery of the bank “Credito Valtellinese di Sondrio”, in Palazzo Sertoli. About sixty pieces will be on show, with paintings on canvas and velvet and works on paper accomplished with different techniques. Time and memory are recurrent subjects, and Savinio tells us about them through his very personal pictorial style, blending them in with the nature that surrounds and envelopes them. Many of the masterworks that mark the most important moments of Savinio’s artistic career are to be found among the paintings on display at the exhibition, which was organized by Nicoletta Pallini. Some of these include Muse and Nymph, from the early eighties, Empedocles (1982), Ruins, a cycle in the form of a series of paintings dated 19821987, and Adonis’s death, created in 1986. Other works are the Landscape and Conversations series.

A sinistra/left, Walter Niedermayr, Naeba II (nr.2), 2002. A destra/right, Ruggero Savino, La conversazione di Ferento, 1988.

191 l’ARCA 97


Quattro per il MACRO

Disegni di Klimt In Turin

Sono quattro le mostre che hanno aperto il nuovo anno al Museo d’Arte Contemporanea di Roma e che sono visitabili fino al 9 maggio. Tra i protagonisti, Nicola De Maria in una mostra, curata da Danilo Eccher e da Achille Bonito Oliva, che è la prima grande antologica dell’artista milanese in un museo italiano. Vengono presentate le opere da lui realizzate per altri spazi museali nel corso della sua carriera iniziata negli anni Sessanta in campo letterario come esponente dei “poeti Novissimi” e del “Gruppo 63” che riuniva scrittori della neoavanguardia. Nella Galleria Vetrata del MACRO, espone Nanni Balestrino, anch’egli tra i fondatori del “Gruppo 63”, che presenta in questa occasione alcune installazioni che giocano sulla contaminazione tra linguaggio poetico e arti visive. Nelle Sale Panorama, vengono presentati due artisti emergenti: Elisabetta Benassi, giovane romana che presenta un suo lavoro, intitolato Tutti morimmo a stento, teso a far riflettere sugli esiti e i rischi della civiltà tecnologica, e Pascale Marthine Tayou, artista camerunense classe 1967, che espone un’opera realizzata appositamente per il MACRO: Omnes Viae Romam Ducunt, un progetto in divenire focalizzato sulla possibilità di incontro tra famiglia, emigrazione, tradizione e religioni diverse, composto da fotografie e filmati disposti in una sorta di allestimento teatrale del suo invito alla madre invitata a venire a Roma dal Camerun.

Presso la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, fino al 24 aprile, sono esposti 48 disegni di Gustav Klimt appartenenti alla Collezione di Serge Sabarsky. Tra i disegni in mostra, quelli per il Fregio di Beethoven, eseguito nel 1902 per la XIV mostra della Secessione Viennese, dedicata al grande compositore, i bozzetti per il ritratto di Adele Bloch-Bauer (nell’immagine: Studio per il ritratto di Adele Bloch-Bauer seduta, con il braccio sinistro appoggiato sul bracciolo, 1903, carboncino) e molti disegni di nudi femminili. La maggior parte di questi schizzi, leggeri e formati da poche linee sinuose, sono intrisi di una forte carica erotica e dai sottili tratti di matita, allungati e spesso intricati emerge un’immediatezza che talvolta è impossibile cogliere nei dipinti più noti di Klimt.

Most of these sketches, which are imbued with a strong erotic drive, have a light feel and consist in a few sinuous lines. From the thin, elongated and often intricate pencil strokes, an immediacy emerges that is sometimes impossible to catch in Klimt’s more famous paintings.

A selection of 48 drawings by Gustav Klimt from the collection of Serge Sabarsky are on show at the Pinacoteca (Gallery) Giovanni e Marella Agnelli in Turin until April 24th. The drawings on display include those done for the Beethoven Frieze in 1902, for the XIV exhibition of the Vienna secession and dedicated to the great composer. Also on show, sketches for the portrait of Adele Bloch-Bauer (in the picture: Study for the portrait of a seated Adele Bloch-Bauer, her left arm leaning on the arm of a chair, 1903, charcoal) and many drawings of female nudes.

Un percorso nella storia Il Comune di Monza, nell’ambito della manifestazione “Biennale di MonzaTriennale di Milano. Dal 1923 una storia che parla di futuro”, presenta la mostra “1923-1930. Monza verso l’unità delle arti”. Curata da Anty Pansera con Mariateresa Chirico e allestita nelle sale dell’Arengario di Monza fino al 9 maggio, la mostra propone una rivisitazione storico-critica delle quattro biennali/triennali di Arti Decorative svoltesi alla Villa Reale prima di trasferirsi al Palazzo dell’Arte di Milano. Questi eventi svolsero un ruolo di primo di piano nell’affermazione della cultura del progetto e nella storia del disegno industriale italiano. L’itinerario espositivo parte dalla stazione ferroviaria e passa da Villa Reale seguendo le indicazioni di un totem che è la reinterpretazione ingigantita di un giocattolo di Fortunato Depero esposto alla I Biennale nel 1923. All’Arengario poi sono esposti oggetti realizzati da italiani e da stranieri che furono esposti nelle quattro biennali/triennali, ora appartenenti a istituzioni pubbliche o a collezionisti privati, fotografie e documenti d’epoca, riproduzioni di allestimenti originali. A completare il percorso, alcuni plastici degli edifici realizzati nel parco dell Villa Reale, tra cui la Casa del Dopolavorista di Luisa Lovarini, la casa per le vacanze di Gio Ponti ed Emilio Lancia o la Casa Elettrica del Gruppo 7 (nella foto). Infine, una serie di postazioni video ripercorrono in modo virtuale le singole rassegne (1923, 1925, 1927, 1930) ricostruite attraverso immagini d’epoca.

Illumina l’Inghilterra

Sono bastati 16 mesi per la realizzazione del River Palace, edificio polifunzionale di Atyrau, capitale petrolifera del Kazakhstan che, progettato dalla Renco, si presenta con un’imponente e massiccia struttura poligonale di 10 piani, totalmente rivestita in vetro e capace di 160 appartamenti, 30 camere d’albergo, 3000 metri quadrati di uffici, un complesso ospedaliero, un centro benessere e palestre. La parte posteriore esterna dell’edificio è stata rivestita con pannelli coibentati e finestrasture a nastro con inserimento di serramenti a taglio termico Metra NC 45 STH, mentre nella parte anteriore è stata utilizzata la facciata continua Poliedra Sky 50 con vetrature fisse e inserimento di aperture a sporgere. Le pareti laterali sono state invece realizzate con terrazzini e gradoni tamponati con lo stesso sistema utilizzato in tutto l’edificio. Tra i moltissimi materiali impiegati per la costruzione, sono proprio le facciate continue in vetro e alluminio l’elemento determinante per la connotazione dell’edificio, e per l’identificazione della complessità progettuale che ha dovuto considerare anche le particolari condizioni climatiche, con escursioni che passano dagli invernali - 30º agli estivi + 40º. Si tratta complessivamente di 4000 metri quadrati di facciata in vetro e alluminio, particolarmente assoggettati a sollecitazioni ambientali estreme.

Con il nuovo showroom, inaugurato lo scorso gennaio a Londra, la iGuzzini illuminazione UK evidenzia ulteriormente la propria visibilità in un contesto nel quale opera con una filiale dal 1990, ma dove, sin dagli anni ’60, già commercializza i prodotti della Harvey Guzzini. Attuale punto di riferimento per la grande progettazione espressa da famosi architetti quali Norman Foster, David Chipperfield, Ron Arad e per i migliori lighting designer, la iGuzzini illuminazione UK, considerata attualmente come seconda azienda illuminotecnica del settore in Inghilterra, è particolarmente specializzata nell’ambito commerciale mediante committenze importanti come Mark & Spencer, HMV, Virgin, HSBC, Sainsbury, Safeway. Su progetto di Maurizio Varatta, il nuovo showroom propone la luce come protagonista esclusiva, evidenziandone gli effetti, nonché le funzioni e le particolarità degli apparecchi luminosi. Lo spazio è comunque concepito con prerogative dinamiche in termini di flessibilità e di modifiche e trasformazioni successive. Risolte anche, secondo concetti e strategie proprie de iGuzzini intese a promuovere corsi e incontri con architetti e progettisti, soluzioni di spazi per l’occorrenza trasformabili e adattabili.

In fibro-cemento

Complessità esistenziali Conceptual Relativity La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo propone fino al 2 maggio la mostra intitolata “Another Zero” con opere di Haluk Akakce, Tobias Bernstrup, Tobias Collier, Tom Friedman, Saskia Olde Wolbers e Keith Tyson. Questo progetto espositivo, curato da Novembre Paynter, vincitrice del Premio Lorenzo BonaldiEnter Prize, prende spunto dal cortometraggio Powers of Ten realizzato nel 1977 da Charles e Ray Eames, che gioca sulla relatività dei concetti di spazio e tempo. Ciascuno degli artisti invitati interpreta in maniera diversa questo concetto: Haluk Akakce ha creato una grande pittura muraria che fa da sfondo a tutta la mostra; Friedman presenta lavori scultorei creati con una combinazione di materiali domestici; Tyson e Collier hanno elaborato installazioni che combinano disegno, diagrammi, flussi di informazioni, luoghi e oggetti comuni mettendoli in relazioni alle questioni esistenziali; Wolbers propone un video in cui piccole costruzioni fatte a mano divengono scenari per storie intrecciate di diverse persone; Bernstrup utilizza la tecnologia informatica per realizzare ambienti immaginari (nell’immagine il suo Postdamerplatz Unreal Edit 2001).

Piccola città

Until May 2nd, the Gallery of Modern and Contemporary Art in Bergamo is hosting an exhibition entitled “Another Zero”, with works by Haluk Akakce, Toias Bernstrup, Tobias Collier, Tom Friedman, Saske Olde Wolbers and Keith Tyson. The show, which was organized by Novembre Paynter, the winner of the Lorenzo Bonaldi-Enter Prize, was inspired by Powers of Ten, a short film realized in 1977 by Charles and Ray Eames; this film plays on the relativity of the space/time concept. Each of the invited artists interprets this concept in a different way: Haluk Akakce has created a great mural that serves as a backdrop for the entire exhibition; Friedman presents sculptural works created with a combination of household materials; Tyson and Collier have elaborated installations that combine design, diagrams, flows of information, common places and objects, relating them with existential questions. Wolbers proposes a video in which small handmade constructions become settings for the interwoven stories of different people.; Bernstrup uses computer technology to create imaginary environments (in the picture, his Postdamerplatz Unreal Edit 2001).

Fondata nel 1961, la Società Italiana Lastre, coadiuvata da tecnici esperti nel settore, è il riferimento specifico per il mercato delle lastre ondulate in fibro-cemento, sia in merito alla qualità e sia alla vastità della propria gamma produttiva. Nel 1973 l’azienda, grazie a installazioni moderne e tecnologicamente avanzate, ha iniziato a produrre lastre piane. La qualità dei materiali impiegati e il miglioramento costante delle tecnologie di produzione, evidenziano attualmente la Società Italiana Lastre come unica

fabbrica italiana di fibro-cemento capace di produrre lastre ondulate e piane nella gamma completa NT senza amianto, venendo incontro alle esigenze specifiche di tutti i mercati europei. Azienda agile e moderna, Società Italiana Lastre si distingue per efficienza, forte della propria immagine tecnica e commerciale che la vede affermarsi più che per la quantità, per l’alta qualità della produzione. Nel settore specifico, per completezza di gamma e per qualità di prodotto, si distingue tra le prime aziende in Europa.

Soluzioni tecniche avanzate Da oltre cinquant’anni impegnata nella ricerca di soluzioni tecniche avanzate, la Sicep si distingue come azienda leader nel campo della prefabbricazione, proponendo costantemente soluzioni sempre più rispondenti alle esigenze del mercato. Attualmente, grazie allo stabilimento di produzione all’avanguardia, ad attrezzature e impianti di grande capacità e ad alto contenuto tecnologico, nonché a uno staff tecnico di notevole esperienza nel settore, la Sicep mette a disposizione quanto di meglio il mercato possa attualmente richiedere. La certificazione UNI-EN-ISO 9001 ha consentito di poter garantire non solo in merito alle caratteristiche estrinseche del prodotto finito, ma anche sul processo produttivo, sulla progettazione e

Naturale a tutto campo sull’installazione. Ciò si è rilevato molto importante quando si è passati dalla prefabbricazione di semplici componenti, alla realizzazione di sistemi integrati nei quali la costanza del risultato finale dipende dalla pianificazione e dal controllo del processo.

Legno e materiali derivati Impegnato nel compito di valorizzazione della materia prima legno e delle attività connesse, Federlegno-Arredo si vale di Progetto Legno e di una rete di servizi mirati al proprio target di riferimento, tra i quali Progetto Legno Risponde. In relazione a questo servizio, è consentito accedere attraverso internet a uno straordinario archivio di informazioni pubblicate come risposte ai quesiti tecnici più comuni sul legno e sui materiali derivati, elaborate

98 l’ARCA 191

da un’equipe di esperti accreditati nel campo della tecnologia del legno. I contenuti presentati vengono continuamente aggiornati per trattare e risolvere le problematiche più comuni del settore. Mentre è accessibile a tutti la lettura della sezione Q&A – Domande e Risposte, i quesiti possono essere posti solo dai soci della Federazione scrivendo all’indirizzo www.federlegno.it/progettolegno e citando espressamente “Progetto Legno Risponde”.

I vertici dell’Internazionale Marmi e Macchine, in vista di CarraraMarmotec 2004, 25° edizione della Fiera Internazionale Marmi, Macchine e Servizi (26 – 29 maggio), hanno promosso una straordinaria campagna di pubblicizzazione e comunicazione per evidenziare l’importanza e la indiscussa centralità della pietra naturale nella progettazione architettonica di qualità. L’obbiettivo è stimolare un processo di attenzione e conoscenza verso il marmo e la fiera stessa, mediante seminari tecnici, partecipazione a fiere specializzate, incontri con operatori internazionali e, per l’appunto, una importante e impegnata campagna di comunicazione che ne esalti il ruolo di maggior riferimento e importanza tra le manifestazioni specifiche riservate al settore. Tra le iniziative inerenti l’ambito della fiera, si svilupperà l’area “Idea e Prodotto” che, su 2.000 metri quadri, sarà dedicata alla filiera produttiva con il programma di evidenziare le fasi relative alla progettazione e alla realizzazione di pezzi finiti, sia artistici sia seriali, attraverso la presenza di imprese artigiane “di qualità”. Affiancherà questa mostra una rassegna dedicata alla presentazione di manufatti e oggetti in pietra naturale, disponibili attualmente per l’arredo urbano e gli spazi collettivi, mentre una terza mostra presenterà i progetti vincitori del concorso internazionale di architettura Marble Architectural Awards 2004, dedicato ai progettisti dell’area Nord Africana e Medio Orientale, con annesso seminario riservato agli architetti vincitori. Sarà inoltre organizzata un’area espositiva per grandi blocchi di marmo, provenienti dalle diverse zone delle Apuane, messi a disposizione dalle aziende del comprensorio. Tra le iniziative dedicate alle giornate tematiche, “Conoscere – Scegliere – Utilizzare” verrà dedicata ad architetti e utenti vari, per fornire informazioni importanti sulla scelta ragionata dei materiali lapidei in relazione alle diverse destinazioni di uso. Seguiranno convegni come quello sul restauro, nonché la presentazione del volume di statistiche Stone Sector che ospiterà la country presentation di Paesi stranieri la cui industria lapidea è in forte espansione.

191 l’ARCA 99


Informazioni sull’editoria di architettura, design e comunicazione visiva. Information about publications of architecture, design and visual communication.

Ha mezzo secolo

Marchio di autenticità

Riflessioni e memoria

Presente nel mercato delle vernici e delle finiture per l’edilizia dal 1953, come Impresa Verniciatori e Affini Sammaurese, la Ivas, sin dal 1971 assume l’attuale e definitiva forma giuridica di Ivas spa Industria Vernici, per trasformarsi, nel 1986, in azienda di famiglia poiché Ferruccio Colonna, rimasto l’unico dei tre soci iniziali presente in azienda, inizia a operare in proprio nel mercato delle finiture per l’edilizia. Nel corso degli ultimi 10 anni due le grandi iniziative: il rafforzamento della distribuzione mediante l’apertura di punti vendita in diverse parti d’Italia da parte degli agenti concessionari e l’ampliamento della propria attività, oltre al comparto pitture e vernici, anche nell’intero ambito delle finiture esterne. Di conseguenza si sono costituite più società legate al gruppo Ivas, operanti nei complementi per l’edilizia: pareti ventilate (Aliva), malte tecniche (Tower), resine per pavimentazioni, giunti di frazionamento e sistemi cementiti (Kivatec), studi di fattibilità e ingegnerizzazione di progetti e impianti industriali a elevata complessità (Kem).

Con il marchio “Vetro Artistico di Murano”, il Consorzio Promovetro, associazione attiva dal 1985 che comprende attualmente oltre 70 aziende vetrarie di Murano, è intensamente impegnato nella diffusione e conoscenza dello stesso nei mercati operativi e distributivi, per assicurare la garanzia e la tutela dell’origine e della qualità dei prodotti artistici realizzati nell’isola veneziana di Murano. Si tratta di proteggere dalle falsificazioni i valori delle lavorazioni e delle tecniche artigianali originali ed esclusive dei manufatti autentici, che tramandano una tradizione millenaria e inequivocabile. Oltre alla promozione del nuovo marchio d’origine e alla partecipazione a manifestazioni internazionali, il Consorzio ha realizzato una vetrofania mediante la quale vengono segnalati e identificati i prodotti con marchio “Vetro Artistico di Murano”.

Michele Costanzo Stanze separate. Percorsi critici attraverso il modernismo italiano presentazione di Antonino Terranova Edizioni Kappa, Roma 2003, ill. b/n, 192 pp.

Sistemi e strutture prefabbricate

Coperture a volta cilindrica Divisione della Marcegaglia, la Brollo, grazie a investimenti dedicati a ricerca e tecnologia, ha realizzato un sistema di copertura cilindrica a spinta eliminata, eseguita con lamiere calandrate tipo EGB2000 S R S, finalizzata alla realizzazione di coperture autoportanti in grado di raggiungere luci prima considerate assolutamente improbabili. Si tratta di una soluzione per luci fino a circa 20 m, garantita da precisi calcoli strutturali sostenuti dalle opportune prove sperimentali, con i carichi neve e vento indicati dalle normative vigenti. La leggerezza degli elementi strutturali, la facilità di montaggio e l’adattabilità del sistema di appoggio alle varie situazioni che si possono presentare (strutture nuove o esistenti, in acciaio, cemento armato ordinario/precompresso, muratura o legno), evidenziano un ennesimo punto di forza del sistema di copertura e permettono al progettista di ampliare ulteriormente la gamma delle possibili soluzioni progettuali con costi limitati.

Identificato come il maggior gruppo industriale italiano nella progettazione, produzione e installazione di sistemi e strutture prefabbricate, nonché come importante produttore nazionale di componenti per l’edilizia, RDB si distingue nel grande comparto relativo al “sistema delle costruzioni” per: capacità innovativa di prodotto e processo mediante un’offerta integrata di prodotti e servizi di elevata qualità tecnologica; ottima organizzazione tecnica, produttiva e commerciale; differenziazione dell’offerta grazie a un servizio personalizzato di progettazione e consulenza a progettisti, imprese e committenti; sviluppo e sperimentazione; collaborazioni con prestigiose Università; importanti riconoscimenti ottenuti da enti e organismi nazionali ed europei delegati alla normativa e alla ricerca. RDB, per facilitare il lavoro progettuale dei propri clienti, mette a disposizione numerose pubblicazioni tecnico-informative e programmi sviluppati internamente. L’intero patrimonio di esperienza e tecnologia RDB è attualmente consultabile su Internet all’indirizzo www.rdb.it La creazione di un autentico ambiente di Progettazione Assistita online, consente ai progettisti di avvalersi, in tempo reale, della consulenza dei tecnici RDB, e rende il Sito esclusivo in merito alle

comunicazioni Web Interattive. Sono centinaia le Schede Tecniche, migliaia i contributi scaricabili, numerosissime le News e Rubriche con le ultime novità di settore, esaustiva la banca dati delle realizzazioni e ottimo il Programma di Progettazione Guidata, capaci di rendere il Sito RDB completo come supporto alle varie fasi di progettazione.

Nuova denominazione La Società Austin Italia, dal primo gennaio 2004 diventata Ausglobe, è stata operativa sin dal 1966 nei settori della consulenza, della progettazione, del project management e delle costruzioni “chiavi in mano” di stabilimenti industriali e di edifici destinati ad attività di servizio e di supporto. Con la nuova trasformazione concentra ed esprime pienamente l’intenzione di un allargamento della Comunità Europea ad altri Paesi, esportando la “Formula Ausglobe” in nuove realtà economiche. Ausglobe si evidenzia di conseguenza come servizio globale, efficace e di qualità, garante e responsabile delle scelte operate dai propri committenti, nonché come simbologia di unione anche mediante la grafica del nuovo marchio e il messaggio di apertura, crescita e solidità. Come finalità la “Formula Ausglobe” intende fare del committente “l’imprenditore del proprio investimento” mettendo a sua disposizione, per la sola durata dell’operazione, risorse e professionalità specifiche che si assumono, per l’occasione, le responsabilità conseguenti alle scelte operate dal Committente stesso. Ausglobe non rappresenta soltanto un soggetto singolo ma appartiene ad Ausgroup, insieme di società che, grazie alle proprie competenze, garantiscono efficacia in campi diversi ma sinergici: Ausgroup, Holding; Auge, gestione e valutazione dei cespiti immobiliari e certificazione dei progetti; Aulogic, logistica dei flussi di produzione, stoccaggio e distribuzione; Auring, ingegneria di processo e validazione, particolarmente rivolte all’industria farmaceutica e chimica; Ausman, Asset e Facilities Management e Global service; Austep, processo nel campo ambientale e trattamento dei reflui; Austex, “Exsergy Managament” ottimizzazione energetica e cogenerazione.

100 l’ARCA 191

ricordi, i protagonisti e le testimonianze architettoniche che ha avuto modo di osservare da vicino e vivere profondamente. Le stanze possono sembrare separate ma sono, invece, strettamente connesse dal senso critico del curatore intento a “organizzare il proprio percorso di analisi, al di là del soggetto trattato”. Costanzo lascia emergere dal proprio vissuto architettonico personaggi come Libera, Gabetti&Isola, Michelucci, Dall’Olio, Lambertucci, Dardi, De Carlo, Rossi, Grassi e il Gruppo Metamorph. In questa voluta casualità compositiva risiede la forza del libro. Emilia Giorgi

Urgenza paesaggio Livio Sacchi Franco Zagari-L’interpretazione del paesaggio/The Interpretation of Landscape Testo&Immagine, 2003, ill. a colori, 112 pp Con molto garbo ma con deliberata precisione questo libro d’esordio della collana “Architettura oggi. Nuove tendenze” di Testo&Immagine, diretta da Luigi Prestinenza Puglisi, compare nel bel mezzo della fase assai delicata che sta attraversando la cultura architettonica italiana da molti anni: talmente tanti ormai che una sorta di disorientamento cronico di fondo, di perifericità come destino, sembrano paradossalmente esserne divenuti spesso purtroppo i tratti distintivi principali. La scelta di Franco Zagari e della sua opera è felice: la migliore dimostrazione, la più adatta, del contrario: di una vitalità aggiornata, di una sapienza operativa che definire agguerrita è poco, di certo ai massimi livelli del panorama internazionale. In un campo, poi, quello dell’architettura del

paesaggio e dell’assetto fisico del territorio, nel quale l’abitudine attuale consiste nel limitarsi a guardare con occhi ammirati e una certa invidia all’estero, dove nella generale soddisfazione e con il riconoscimento di tutti operano felicemente schiere di progettisti valenti. Sfugge, o si preferisce ignorare, quella che, al momento, continua a essere la nostra opaca realtà. Da una parte la dittatura restia a morire della cosiddetta progettazione architettonica e urbana, perduta in remote e sterili nebbie tipomorfologiche; da un’altra l’arroganza spiccia e dilagante di un’urbanistica molto variegata nelle sue pieghe disciplinari, ma sempre più disperatamente afisica e aspaziale, e comunque in buona sintonia con i desiderata amministrativi e imprenditoriali; da un’altra ancora l’avvenuto consolidamento di una cultura della

conservazione tutta italiana e molto speciale, ben poco sensibile, sembrerebbe, alle istanze precise e pressanti di una qualità diffusa. Immaginarsi la felicità di poter trovare ora riuniti alcuni dei progetti più raffinati e delle più belle realizzazioni di Franco Zagari, architetto, qui illustrate con ammirevole understatement dalla scrittura nitida di Livio Sacchi. Una via aperta con infinita pazienza e senza cedimenti. Perfino riuscendo a fondare un dipartimento universitario giovane e agguerrito. Esattamente le cose che ci volevano: forse le più urgenti. Anche se di occhi che non vedono ce ne saranno sempre, risulterà comunque più difficile far finta di nulla. Maurizio Vogliazzo

genesi, l’articolazione e lo sviluppo delle singole problematiche estetiche, mettendole a fuoco all’interno della storia del pensiero.

L’Artiere, Bologna 2003, 31 ill. in b/n, 72 pp L’autore, Franco Franceschi, da oltre venti anni attivissimo fotografo di moda e di ritratto, si dedica ora maggiormente alla ricerca pura da cui trarre immagini per mostre o monografie. Su questo tema non ha voluto addentrarsi in argomentazioni lontane dalla sua cultura, ma ha tentato di carpire dal disegno delle costruzioni quale fosse il tratto che ha caratterizzato l’architetto autore del medesimo e il suo contesto culturale e storico. La grafica, rigorosissima, avvolge le immagini in bianco e nero senza condizionarle o esserne a sua volta influenzata. Il volume non ha testo, se si esclude la premessa di Carlo Monaco e le conclusioni di Praderio, per scelta dell’autore che ha voluto così affidare il suo messaggio al linguaggio universale dell’immagine. Le didascalie, stampate in un grigio tenue, non distolgono mai l’attenzione dalle immagini.

Segnalazioni

Anche autoestinguente Thermo (panel) 4 perY, di Grekor, è autoestinguente poiché appartiene alla classe di reazione al fuoco 1, è esente da emissione di sostanze tossiche, particelle e vapori, ed esclude fenomeni di decomposizione e sublimazione. Permeabile al vapore e impermeabile all’acqua, esclude la formazione di muffe, mentre il sistema d’intercapedini fra l’isolante e la lamiera consente un superiore comfort generale. Realizzato con un processo produttivo a basso impatto ambientale e basso consumo energetico, in grado di adeguarsi alla normativa internazionale per la conservazione e la riformazione dello strato di ozono e per la limitazione dell’effetto serra. Il materiale, perfettamente riciclabile, può anche essere conferito in discarica poiché non inquinante, o essere smaltito con inceneritori poiché non libera sostanze tossiche.

Un itinerario attraverso la memoria lega le riflessioni che Michele Costanzo ha raccolto in questo testo dal titolo rappresentativo: Stanze separate, ovvero percorsi frammentari, apparentemente slegati, associati in modo da fare ognuno storia a sé. Si tratta, in realtà, di saggi, lezioni, articoli pubblicati nell’ultimo decennio, incentrati sull’evoluzione del modernismo italiano attraverso due momenti storici significativi: dagli anni Trenta al dopoguerra e dal tardo-modernismo al postmodernismo, fino agli anni Ottanta. L’autore ha voluto tracciare un percorso personale nella storia dell’architettura, presentando argomenti scelti secondo criteri insoliti, dove a parlare sono i

La forma e l’alto coefficiente di corrugazione della lamiera esterna assicura portate eccellenti sia per carichi concentrati che distribuiti, consentendo inoltre la pedonabilità sulla parte superiore delle grecature. La doppia sovrapposizione trasversale garantisce la perfetta tenuta stagna dell’accostamento sui pannelli, ed eventuali infiltrazioni vengono drenate in gronda. La curvatura per imbutitura sui due estremi del pannello, consente un adeguato e rapido sgocciolamento oltre a proteggere l’isolante.

ATP04 Sprinter, Wien/New York 2004, ill. a colori, 147 pp Il libro illustra i lavori e la filosofia progettuale dello studio di architettura e ingegneria ATPAchammer/Tritthart & Partners. Tra le loro realizzazioni la Simec-Siemens Microelectronics Center di Dresda, 1995; Millennium City Wien, 1999 e 2001; Medizentrum Innsbruck, 2001. John A.Dutton New American Urbanism-Reforming the Suburban Metropolis Skira, Milano 2003, 220 ill. a colori e b/n, 256 pp Il volume analizza la recente rinascita della progettazione urbana negli Stati Uniti con particolare attenzione al ritorno alle forme tradizionali di urbanesimo e alle convenzioni costruttive a partire dalla città di Seaside in Florida. Il New Urbanism rappresenta un tentativo di ristrutturare la crescita urbana seguendo una progettazione coerente che bilanci spazi aperti, infrastrutture, paesaggio e vivibilità sociale. Elio Franzini, Maddalena Mazzocut-Mis Le categorie estetiche Bruno Mondadori, Milano 2003, 192 pp Il volume propone una ricostruzione completa e approfondita dei concetti chiave e dei principali problemi dell’estetica come arte, bello, estetica, genio, gusto, forma, grazia, brutto. Il taglio tematico scelto dagli autori permette al lettore di ricostruire la

Golf & Disability A cura di Danilo Redaelli La Tipotecnica, Milano 2004, ill. a colori, 87 pp Il Golf è uno sport davvero per tutti, bambini, adolescenti e adulti che possono trovare in questa disciplina completa una risorsa di svago, soddisfazione, sana competizione, da svolgere in scenari naturalistici degni di nota, capace di potenziare le capacità fisiche e motorie di ognuno e di liberare la mente per concentrarsi su se stessi e la propria abilità sportiva. Il libro nasce dal proposito di organizzare e redigere uno scritto che, partendo da considerazioni di carattere generale sui rapporti tra golf e disabilità, suggerisca alcune idee relative alla progettazione di strumenti e manufatti a misura d’uomo, a prescindere dal suo stato di benessere, per risolvere i problemi che riguardano l’approccio da parte dei disabili. E’ disponibile al costo di 20,00 euro contattando il numero verde 800 820012. I proventi della vendita saranno devoluti interamente alla Associazione Italiana Golfisti Disabili – AGID. Linee architettoniche dell'edilizia laica del ’900 a Bologna Premessa di Carlo Monaco, immagini di Franco Franceschi, conclusioni di Giorgio Praderio

Toyo Ito. Istruzioni per l’uso A cura di Andrei Barrie, Rochaporn Choochuey, Stefano Mirti Postmedia 2004, 54 ill. a colori, 112 pp Si analizza il metodo progettuale di questo maestro giapponese che coniuga nei suoi progetti natura, cultura, tradizione, innovazione e tecnologia. I curatori pongono all’architetto varie domande che vanno al cuore della disciplina del progetto e del suo modo di fare architettura.

191 l’ARCA 101


AGENDA Concorsi di architettura e design Architecture and design competitions Per i bandi completi For complete rules www.europaconcorsi.com

Belgio/Belgium Bruxelles Servizi Architettonici Invito a manifestare interesse per la prestazione di servizi architettonici, di ingegneria e di estimo per gli edifici occupati dalle delegazioni, dalle rappresentanze e dagli uffici della Commissione Europea in Paesi extracomunitari, nonché per le sue delegazioni nell’ambito di organizzazioni internazionali a Ginevra, New York, Vienna, Parigi e Roma/Invitation to express interest in the offer of architecture, engineering services and surveys of the buildings occupied by all delegations, from representative offices to Europe commissions in extracommunity countries, and also in its delegations within international organizations in Geneva, New York, Wien, Paris and Rome Scadenza/Deadline: 11/7

Per informazioni: Commissione Europea, Direzione Generale RELEX - Relazioni esterne, Unità Amministrazione, Unità K.3, CHAR 08/186 Rue de la Loi/Wetstraat 200 B-1049 Bruxelles Tel. ++32 2 2957432 Fax ++32 2 2964280

Danimarca/Denmark Hoersholm International Velux Award: Light of Tomorrow Premio internazionale per studenti di architettura per stimolare il dibattito e la riflessione sulla reinterpretazione della luce naturale nell’architettura contemporanea/International students prize to stimulate reflection and debate on the re-interpretation of daylight in architectural design today Iscrizione/Registration: 15/4 Consegna/Submission: 31/7 Monte premi/Total prize money: 30.000 Euro Giuria/Jury: Glenn Marcutt, Farshid Moussavi, Craig Dykers, Ole Boumann, Ahmet Gülgönen, James F.Horan, Michael Pack Per informazioni: International Velux Award Aadalsvej 99 DK 2970 Hoersholm Internet: www.velux.com/A E-mail: A@velux.com

Francia/France Paris Ermanno Piano Piano Scholarship Borsa di studio per sei mesi di studio presso il Renzo Piano Building Workshop di Parigi/Grant for a six-month internship within Renzo Piano Building Workshop in Paris Scadenza/Deadline: 15/9 Borsa/Grant amount: 10.000 Euro

102 l’ARCA 191

+ europaconcorsi

Per informazioni: The Workshop Foundation Ref.Ermanno Piano Scholarship C/o RPBW 34 rue des Archives 75004 Paris Tel. ++33 1 44614900 Fax ++33 1 42780198 Internet: www.rpbw.com E-mail: rpbw@rpbw.com

Villeneuvette Coeur d’Hérault Concorso internazionale per studenti per proposte progettuali per la redazione di un piano di sviluppo per il paese di Villeneuvette/International student competition for proposals for a project of redevelopment of the town of Villeneuvette Scadenza/Deadline: 17/4 Per informazioni: La Manuf@cture des Paysages Maison de l’Horloge Grand Rue 34800 Villeneuvette Internet: www.lamanufacturedespaysages.org/ concoursang/index.html E-mail: comp.frantz.c@architect-ure.com

Germania/Germany Berlin Shrinking Cities - Reinventing the City La manifestazione intende sollecitare la ricerca in grado di qualificare il fenomeno di “ritrazione” delle città e di sviluppare di conseguenza un approccio alla progettazione urbanistica fondato sullo stesso fenomeno. Il concorso ha carattere pluridisciplinare e sperimentale. Territori oggetto di ricerca: Detroit (USA), Halle/Leipzig (D), Ivanovo (RUS) and Liverpool/Manchester (GB)/Shrinking Cities is a project initiated by the Kulturstiftung des Bundes. Its objective is to identify innovative approaches capable of qualifying the urban transformations associated with the phenomena of shrinkage and to develop new ideas about the city based on the specific qualities of shrinkage itself. The competition is interdisciplinary and experimental in orientation. The territories of the competition comprise four urban regions: Detroit (USA), Halle/Leipzig (D), Ivanovo (RUS) and Liverpool/ Manchester (GB) Scadenza/Deadline: 15/4 Per informazioni: Schrumpfende Städte - Shrinking Cities Eisenacher Strasse 74 D-10823 Berlin Tel. ++49 30 818219-06 Fax ++49 30 818219-12 Internet: www.shrinkingcities.com E-mail: press@shrinkingcities.com

Munchen ArchiCAD-Preis. Applicazioni innovative del vetro L’ente banditore intende premiare gli studenti che si sono distinti per composizioni progettuali caratterizzate da un utilizzo innovativo del vetro, realizzate attraverso il programma di disegno ArchiCAD/The awarding authority wants to prize students who have distinguished themselves for project compositions characterized by the innovative use of glass, realized through the design program ArchiCAD Scadenza/Deadline: 15/11

Per informazioni: Graphisoft Deutschland GmbH Lindwurmstr. 129e D-80337 München Tel. ++49 089 74643-0 Fax ++49 089 74643299 Internet: www.graphisoft.de/ archicad-preis.de

Giappone/Japan Tokyo Central Glass Competition Concorso internazionale di idee per il progetto di un Asian Front Village, un luogo per la promozione della cultura asiatica e che possa essere rappresentativo della sua unicità da potersi realizzare in qualsiasi luogo del mondo International ideas competition for the project of an AsiaFront Village, a place of further promotion of the unique culture interspersed throughout Asia and the enjoyment of its results. It can be located anywhere in the world Scadenza/Deadline: 26/7 Monte premi/Total prize money: 4.000.000 Yen Giuria/Jury: Toyo Ito, Masaru Okamoto, Riken Yamamoto, Kiyoshi Sakurai, Taro Ashihara, Kengo Kuma, Norihisa Yamamoto Per informazioni: Dept. of Central Glass International Architectural Design Competition 2004 Shinkenchiku-sha Co., Ltd. 2-31-2 Yushima, Bunkyo-ku, Tokyo 113-8501, Japan Internet: www.cgco.co.jp/english/glass_house.html

Gran Bretagna/Great Britain Bedford Castle Lane Area Cultural Quarter Concorso internazionale di idee per la riqualificazione dell’area centrale di Beford/International ideas for the redevelopment of Bedford town centre Scadenza/Deadline: 15/4 Monte premi/Total prize money: 38,000 £ Per informazioni: RIBA Competitions Office 6 Melbourne Street Leeds LS2 7PS Tel. ++44 113 2341335 Fax ++44 113 2460744 E-mail: riba.competitions@inst.riba.org

Coalville World Habitat Award Concorso internazionale per progetti che offrano soluzioni innovative e pratiche per i problemi e bisogni legati alla residenza sociale sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo International competition for projects providing innovative and practical solutions to current needs and problems of social housing in both developed and developing countries Scadenza/Deadline: 1/6 Monte premi/Total prize money: 10,000 £ Per informazioni: Building and Social Housing Foundation Memorial Square Coalville, Leicestershire LE67 3TU Tel. ++44 1530 510444 Fax ++44 1530 510332 Internet: www.bshf.org E-mail: wha@bshf.org

AGENDA

+ europaconcorsi

London

Biella

Fermo (Ascoli Piceno)

Philip Webb Award Concorso per studenti britannici promosso dalla Society for the Protection of Ancient Buildings per incoraggiare nuovi progetti nel contesto di edifici antichi UK Students competition promoted by the Society for the Protection of Ancient Buildings to encourage new design in the context of historic buildings Scadenza/Deadline: 9/7 Monte premi/Total prize money: 1.600 £

Unidee in Residence 2004 Borsa di studio internazionale organizzato da UNIDEE - Università delle Idee di Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Dal 1 luglio al 31 ottobre una ventina di giovani creativi provenienti da tutto il mondo avranno la possibilità di vivere e lavorare a Cittadellarte, sviluppando progetti e seguendo workshop e seminari tenuti da docenti ed esperti in diverse discipline/International scholarship organized by UNIDEE Università delle Idee di Cittadellarte Fondazione Pistoletto for residence from 1/7 to 31/10 at Cittadellarte. It is open to young creative people from all over the world who will have the opportunity to live and work, developineg projects e attending workshops held by professors specialized in many disciplines connected with the project and arts sectors Scadenza/Deadline: 20/4

Polo Museale Palazzo dei Priori Concorso per la realizzazione di un polo museale unico presso il Palazzo dei Priori/Competition for the realization of a cultural centre at Palazzo dei Priori Scadenza/Deadline: 27/4

Per informazioni: Society for the Protection of Ancient Buildings 37 Spital Square London E1 6DY Internet: www.spab.org.uk/ education_webbaward.html

Italia/Italy Albiano (Trento) Città Architettura e Porfido Il Premio ha la finalità di premiare progetti e nuove realizzazioni dove l’impiego del porfido del Trentino risulti significativo sul piano creativo, tecnologico e soprattutto innovativo in applicazioni che coinvolgono spazi urbani, nuovi complessi edilizi, restauri finalizzati alla conservazione, ripristino di opere esistenti, sistemazioni esterne e arredo urbano Award for realizations and new uses of Porfido of Trentino in urban planning, restorations, restructuring etc. Scadenza/Deadline: 31/5 Per informazioni: E.S.PO. Ente Sviluppo Porfido Via S. Antonio 36 38041 Albiano (TN) Internet: www.xfaf.it E-mail: info@Xfaf.it

Aosta Marchio Regionale di Promozione Turistica Concorso internazionale di grafica per la realizzazione del marchio regionale di promozione turistica International graphics competiion for the realization of the logo for tourism promotion of the region Scadenza/Deadline: 14/5 Per informazioni: AIAP Internet: www.aiap.it Regione Val d’Aosta C/a Anna Carconi E-mail: a.carconi@regione.vda.it

Asolo (Treviso) Art Film Festival Concorso per film sull’arte, biografie d’artista, videoarte, computer art realizzati dopo l’1/1/2002 Competition for movies about art, artists’ biographies, video art, computer art realized after 171/2002 Scadenza/Deadline: 30/4 Per informazioni: Asolo Art Film Festival Foresto Vecchio 8 31011 Asolo /TV) Tel. ++39 0423 520455 Fax ++39 0423 951320 Internet: www.asolofilmfestival.it E-mail: info@asolofilmfestival.it

Per informazioni: Cittadellarte - Fondazione Pistoletto Via Serralunga 27 13900 Biella Tel. ++39 015 28400 Fax: ++39 015 25022540 Internet: www.cittadellarte.it/unidee/index.html. E-mail: unidee@cittadellarte.it

Casalgrande (Reggio Emilia) Grand Prix Ceramica Concorso internazionale di architettura che seleziona e premia quei professionisti che, attraverso la loro opera, meglio hanno saputo utilizzare e valorizzare le proprietà tecniche e le potenzialità espressive degli elementi in grès porcellanato Granitogres, Marmogres e Pietre Native/International architecture competition selecting and prizing those professionals who, through their work, have better utilized and improved the technical properties and the expression potentials of elements in Granitogres, Marmogres and Pietre Native porcelain grès Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Ceramica Casalgrande-Padana Via Statale 467, 73 42013 Casalgrande (RE) Tel. ++39 0522 9901 (30 linee) Fax ++39 0522 996121/ Fax export ++39 0522 841630 Internet: www.casalgrandepadana.it/ grandprix_quarta.asp E-mail: giullari@casalgrandepadana.it

Faenza (Ravenna) Architettura automatica 2004 Concorso per le migliori architetture che abbiano impiegato ingressi automatici e/o automatismi per aperture, controllo della luce, gestione intelligente di facciate e serramenti Competition for realizations that used automatic entrances or automatic devices for light control, facade and frameworks control Scadenza/Deadline: 16/12 Monte premi/Total prize money: 9.000 Euro Giuria/Jury: Gabriele Del Mese, Felix Foure, Giancarlo Rosa, Antonio Piva, Fabrizio Bianchetti, Paolo Pons Per informazioni: Flavia Gaeta Gruppo Editoriale Faenza Editrice Via Pier de Crescenzi 44 48018 Faenza (RA) Tel. ++39 0546 670411 Fax ++39 0546 660440 Internet: www.ditec.it, www.faenza.com E-mail: concorso@faenza.com

Per informazioni: Comune di Fermo Settore Lavori Pubblici Via Mazzini 4 63023 Fermo (AP) Tel. ++39 0734 2841 Fax ++39 0734 284293 E-mail: ufficio.tecnico@sapienza.it

Giussano (Milano) Il gusto del bello e il piacere di abitare- Immaginazione - Fantasia - Intuito - Talento La Arflex International in collaborazione con la Rima Editrice bandisce un concorso per gli studenti dei corsi di Arredamento e di Progetto del Prodotto di Arredo del corrente anno accademico, delle Università di Napoli “Federico II”, della Seconda Università di Napoli e dell’Università di Bari dal tema: Progetti di arredi, attrezzature e complementi dei luoghi domestici destinati all’incontro, all’accoglienza, all’appartarsi Scadenza: 30/4 Giuria: Flavio Maestrini, Filippo Alison, Fausto Colombo, Claudio Gambardella, Roberto Perris Per informazioni: Arflex International Via Don Rinaldo Beretta 12 20034 Giussano (MI) Tel. ++39 0362 853043 Fax ++39 0362 853080

Magnago (Milano) Riqualificazione Piazze e Percorsi Centro Storico Concorso per la riqualificazione architettonica e funzionale delle piazze e dei percorsi dei centri storici di Magnago e Bienate/Competition for the refurbishment of the squares and street in the historic centre of Magnago and Bienate Scadenza/Deadline: 28/4 Per informazioni: Comune di Magnago Piazza Italia 1 20020 Magnago (MI) Tel. ++39 0331 658305 Fax ++39 0331 306205 Internet: www.comune.magnago.mi.it E-mail: info@comune.magnago.mi.it

Manzano (Udine) Promosedia Design Competition: Caiazza Memorial Challenge Concorso internazionale di idee per il progetto di una sedia aperto ad architetti e designer che al 10/9/2004 non abbiano compiuto i 40 anni/International design competition of ideas for a chair open to architects and designers under 40 years of age at 10/9/2004 Scadenza/Deadline: 7/5 Monte premi/Total prize money: 4.000 Euro Per informazioni: CALT relazioni Pubbliche Tel. ++39 0432 229127 Fax ++39 0432 228672 Internet: www.promosedia.it E-mail: promosedia@caltpr.it

Pavia Premio Internazionale di Architettura Sacra “Frate Sole” Premio internazionale per realizzazioni di architettura sacra

International award for realizations of holy places Scadenza/Deadline: 31/5 Per informazioni: Padre Costantino Ruggeri Fondazione Frate Sole Via Ada Negri 2 27100 Pavia Tel. ++39 0382 26103 Fax ++39 0382 301413 Internet: www.fondazionefratesole.org E-mail: fratesol@tin.it

Pistoia/Montecatini Terme Una città per tutti Premio riservato alle migliori tesi di Laurea in Ingegneria Civile, Ingegneria Edile, Ingegneria EdileArchitettura e Architettura, aventi per argomento “Una Città per Tutti” discusse negli anni solari 2003-2004 in Università italiane ed estere/Prize for the best degree thesis of Civil or Building Engineering and Architecture on the thme “An architecture for all”, discussed in the years 2003-2004 in Italian of foreign Universities Scadenza/Deadline: 31/12 Monte premi/Total prize money: 4.500 Euro Per informazioni: Club Soroptimist International di PistoiaMontecatini Terme Ditta Balducci Via del Melo 1 51018 Pieve a Nievole (PT) Tel. ++39 0572 956669-95661 Internet: www.ing.unipi.it E-mail: serena.guidotti@balducci.it

Potenza Viaggio in Basilicata: Identità di un Territorio Concorso fotografico internazionale/International competition of photography Scadenza/Deadline: 20/4 Monte premi/Total prize money: 8.750 Euro

Per informazioni: Ufficio Stampa Consiglio Regionale della Basilicata Via Anzio-Palazzo B 85100 Potenza Tel. ++39 0971 447077 Internet: www.basilicatanet.it, www.consiglio.basilicata.it

Quart (Aosta) Riqualificazione di Villa Pesando Riqualificazione e riuso di un’area e del fabbricato denominato Villa Pesando nel centro del Villair. Le proposte progettuali dovranno scaturire da una attenta analisi sulle problematiche inerenti i costi di manutenzione e di gestione che dovranno essere contenuti al minimo; in particolare dovranno essere molto agevoli le operazioni di sgombero neve, cura del verde e degli elementi di arredo urbano/Requalification and re-use of the building called Villa Pesando in the center of Villair. Project proposals should come out of a serious analysis of problems inherent to maintenance and management costs whoch should be kept to a minimum, in detail it is important to take into consideration the clearing of snow, the care of the green areas and the elemnta of urban furnishing Scadenza/Deadline: 30/4 Per informazioni: Comune di Quart Via Roma 1 11020 Quart Tel. ++39 0165 761800 Fax ++39 0165 762628 Internet: www.comune.quart.ao.it E-mail: info@comune.quart.ao.it

Roma Concorso Arte Grafica “Ugo Betti” Concorso internazionale in due sezioni: Grafica Tradizionale e Grafica al Computer/International competition in two sections: Traditional Graphics and Computer Graphics Scadenza/Deadline: 30/4 Monte premi/Total prize money: 1.000 Euro Per informazioni: Centro Studi Ugo Betti Segreteria Concorso Grafica Via Cola di Rienzo 162 00192 Roma Tel. ++39 338 1619754 Internet: www.ugobetti.net E-mail: lmc@fastwebnet.it

Premi per tesi di laurea in Architettura/Legno e Architettura Due concorsi a premi da assegnare a progetti presentati in tesi di laurea relativi a: impiego innovativo del legno nell’architettura strutturale e decorativa; Arte e geometrie dei pavimenti in legno nella storia/Two competitions for degree thesis about: the innovative use of wood in structural and decorative architecture; art and geography of wood pavements in history Scadenza/Deadline: 31/7 Per informazioni: Rocco Sinisgalli Premio “Legno e architettura” Facoltà di Architettura Valle Giulia Via Gramsci 53 00197 Roma Tel. ++39 06 49919291/2 Fax ++39 06 49919290 E-mail: rocco.sinisgalli@uniroma1.it

Sanguinetto (Verona) Il mobile significante Concorso internazionale per studenti delle scuole superiori di Arti Applicate e Design e ai progettisti e designer professionisti per un elemento di arredo portatore di significati e valori aggiunti/International competition open to students of Applied Arts schools and to professinals for the design of a furniture element having particolar significance and added value Scadenza/Deadline: 1/6 Monte premi/Total prize money: 13.000 Euro Giuria/Jury: Giorgio Morelato, François Burkhardt, Vittorio Fagone, Ugo La Pietra, Enrico Tonucci, Maurizio Vitta Per informazioni: Segreteria del Concorso Palazzo Taidelli Corso Vittorio Emanuele 61 37058 Sanguinetto (VR) Tel. ++39 0442 365250 Fax ++39 0442 365244 Internet: www.fondazionealdomorelato.org

Santa Marinella (Roma) Nuova Sede Comunale Concorso per la realizzazione della nuova sede comunale Competition for the realization of the new Town Hall Scadenza/Deadline: 14/4 Per informazioni: Ordine degli Architetti di Roma e Provincia Area Concorsi Viale Pilduski 124 00197 Roma Tel. ++39 06 8075698 Fax ++39 06 8080130 Internet: www.architettiroma.it/concorsi/ santamarinella E-mail: areaconcorsi.roma@awn.it

191 l’ARCA 103


AGENDA Somma Lombardo (Varese) Riqualificazione Piazza S.Stefano a Mezzana Concorso per la riqualificazione di Piazza Santo Stefano/Competition for the redevelopment of Piazza Santo Stefano Scadenza/Deadline: 30/4 Monte premi/Total prize money: 5.700 Euro Giuria/Jury: Francesco Bottarini, Matteo Sacchetti, Alfredo Martegani Per informazioni: Comune di Somma Lombardo c/o Giorgio Cassani Piazza Vittorio Veneto 2 21019 Somma Lombardo (VA) Tel. ++39 0331 989011 Fax ++39 0331 257470 Internet: www.sommalombardo.info E-mail: lavoripubblici@sommalombardo.info

Triste Trieste Contemporanea Concorso aperto a candidati dell’Europa Centro-Orientale per oggetti di design realizzati in vetro soffiato/Competition open to designers from Central-Eastern Europe for objects realized with blown glass Scadenza/Deadline: 15/5 Primo premio/First prize: 3.000 Euro Per informazioni: Trieste Contemporanea Via del Monte 2/1 34121 Trieste Tel. ++39 040 639287 Fax ++39 040 367601 Internet: www.tscont.ts.it E-mail: tscont@tin.it

Spagna/Spain Madrid Concurso de Publicaciones IV Bienal Iberoamericana de Arquitectura Concorso per testi di architettura pubblicati tra l’1/1/2001 e il 31/12/2003/Competition for texts on architecture published between 1/1/2001 and 31/12/2003 Scadenza/Deadline: 14/4

Per informazioni: Secretaria permanente de la BienalConcurso de Publicaciones Paseo de la Castellana 12 28046 Madrid Internet: www.bienaliberoamericanadearquitectura. org, www.arqa.com E-mail: ramongut@interserver.com.ar, bienal.iberoamerica@arquinex.es

+ europaconcorsi

USA Whashington The New Home on the Range_ A Housing Ideas Competition Concorso di idee per nuove case unifamiliari/Ideas competition for single-family houses of the 21st century Scadenza/Deadline: 23/4 Monte premi/Total prize money: 5,000 US$ Giuria/Jury: David Brems, David Greenbaum, Ed Hord, Ronnette Riley, Mark Rylander Per informazioni: Committee on Design Ideas Competition 2004 AIA Professional Practice 1735 New York Avenue,N.W. Washington DC 20006

WEB Copper Architecture Awards Premio intrenazionale per architetture in cui sia utilizzato il rame International awards for architectural realizations in which copper is utilized Scadenza/Deadline: 30/6 Giuria/Jury: Trevor Clapp, Peter Clegg, Pierre Long, Graeme Sutherland, Stas Louca, Gordon Talbot Per informazioni: Internet: www.cda.org.uk/arch E-mail: nick.hay@copperdev.co.uk

Streets of Colour Concorso intrenazionale per la rivitalizzazione di una strada o di un’area con uno schema del colore che preveda l’utilizzo della serie minerale della Keim Mineral Paints International competition to revitalize a street or an area in avillage with a colour scheme in which Keim mineral range paints are used Scadenza/Deadline: 30/6 Monte premi/Total prize money: 5,000 £ Giuria/Jury: Will Alsop, Cezary Bednarski, Helen Hughes, Gareth Davies, Paul Finch Per informazioni: Kein Mineral Paints Internet: www.keimpaints.co.uk/ development/soc.php

Affidamenti

Svizzera/Switzerland Lucerna Schindler Award Concorso teso a sollecitare a una maggiore sensibilità nei confronti dei diversamente abili. Tema progettuale: sistemazione del Parvis de Saint Gilles e del Carré de l’Ancien Hotel des Monnaise nel distretto 19 di Bruxelles Competitions aimed to promote a new sensibility towards the disabled people. The theme is the requalification of Parvis de Saint Gilles and Carré de l’Ancien Hotel des Monnaise in Brusselles Scadenza/Deadline: 30/6 Per informazioni: Schindler Management Corporate Communications Zugerstrasse 13 CH-6031 Ebikon/Luzern Internet: www.schindleraward.com

104 l’ARCA 191

Per i bandi completi www.europaconcorsi.com

Italia/Italy Busto Arsizio (Varese) Elenchi di professionisti presso il Comune di Busto Arsizio Formazione degli elenchi dei professionisti per l’affidamento di incarichi di importo inferiore a Euro 100.000 inerenti i seguenti servizi: 1) progettazione e direzione lavori opere edili; 2) progettazione e direzione lavori: a) impianti idrotermosanitari; b) impianti di condizionamento; c) impianti elettrici; 3) progettazione e direzione lavori opere in c.a. ed a struttura metallica; 4) progettazione e

direzione lavori opere stradali e fognarie; 5) progettazione e direzione lavori verde e arredo urbano; 6) coordinamento sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione dei lavori ex D.Lvo. 494/96 e 528/99; 7) rilievi catastali e accatastamenti Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Busto Arsizio Via F.lli d’Italia 12 21052 Busto Arsizio (VA) Internet: www.busto-arsizio.it/

Cagliari Progetto di Piano Stralcio delle fasce Fluviali Predisposizione del complesso di studi, indagini, elaborazioni attinenti all’ingegneria integrata, al fine della redazione dello studio denominato Progetto di Piano Stralcio delle fasce Fluviali nel rispetto delle indicazioni della legge n. 183/1989 e smi. Quantitativo o entità totale: Importo a base di gara 851 000,00 Euro comprensivo di ogni onere IVA esclusa Scadenza: 5/4 Per informazioni: Regione Autonoma della Sardegna Servizio responsabile: Assessorato dei Lavori Pubblici, Servizio Contenzioso, Consulenze Giuridiche, Studi e Proposte Viale Trento 69 09100 Cagliari Tel. 070 6062345, 070 60620 Fax 070 6062031 Internet: www.regione.sardegna.it/llpp/ bandindx.htm

Cremona Elenco per l’affidamento di incarichi di consulenza L’ente banditore intende procedere alla formazione di un elenco di soggetti, diviso per competenze professionali, da cui attingere per l’affidamento di eventuali incarichi di consulenza. L’elenco sarà suddiviso secondo tipologie di prestazioni professionali, quali: a) Ingegneria civile; b) Ingegneria idraulica; c) Ingegneria urbanistica; d) Ingegneria ambientale e territoriale; e) Ingegneria gestionale; f) Ingegneria navale; g) Ingegneria dei trasporti (Sfruttamento vie d’acqua, trasporto merci, turistico); h) Ingegneria meccanica; i) Ingegneria elettronica; j) Ingegneria elettrotecnica Scadenza: 11/2/2006 Per informazioni: Azienda Regionale per i porti di Cremona e Mantova Via della Conca 3 26100 Cremona Tel. 037 2592011 Fax 037 2592048 Internet: www.po-seaway.com

Perugia Elenco professionisti L’Aur istituirà una Banca dati di tipo aperto per consulenti e collaboratori (persone fisiche) all’interno della quale individuare i soggetti ai quali conferire, in relazione al manifestarsi di specifiche necessità, incarichi di consulenza e collaborazione in varie forme contrattuali Scadenza: 29/4/2005 Per informazioni: Agenzia Umbria Ricerche Via M.Angeloni, 78 06124 Perugia Tel. 075 5045805

Elenco professionisti Il presente bando intende istituire un Elenco di Soggetti Esperti, Long List, per la fornitura di servizi consulenziali pre e post costituzione

di imprese ai destinatari delle Misure previste dalla Sovvenzione Globale. Settori per i quali si richiedono prestazioni di consulenza: Engeenering, Progettazione, Pianificazione e controllo, Produzione e tecnologia, Organizzazione delle risorse umane, Marketing e pubblicità, Sistemi informatici, Ambiente e territorio, Sicurezza, Certificazione qualità, Welfare Scadenza: 30/6 Per informazioni: Consorzio Novaumbria Via Don Bosco 11 06121 Perugia Internet: www.regione.umbria.it

Pietra Ligure (Savona) Impianto di depurazione comunale Incarichi di progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, contabilità lavori, assistenza al collaudo, coordinamento per la sicurezza nelle fasi di progettazione e di esecuzione e altre prestazioni accessorie relativi all’appalto di “Realizzazione della fase secondaria, per il trattamento biologico, dell’impianto di depurazione comunale di Pietra Ligure”. Importo stimato del corrispettivo complessivo per tutti i servizi richiesti: 320 196,86 Euro Scadenza: 18/12 Per informazioni: Comune di Pietra Ligure Servizio responsabile: Ufficio lavori pubblici Via S.M.G. Rossello 21 17027 Pietra Ligure (SV) Tel. 019 62931203 Fax: 019 624166 Internet: www.comunepietraligure.it E-mail: lavori.pubblici@comunepietraligure.it

Varese Elenco di professionisti e società: mappatura su ampia scala del registro fondiario (catasto). Ispra Formazione di un elenco di professionisti e società per: Studi intesi a valutare la messa in opera di programmi di mappatura su ampia scala e programmi del registro fondiario (catasto) nell’Unione Europea e nei Paesi candidati Scadenza: 11/4/2005 Per informazioni: Commissione Europea, Direzione generale Centro comune di ricerca Sede di Ispra, Istituto per la protezione e la sicurezza dei cittadini, unità Supporto di gestione Att: F. Graham 21020 Ispra (VA) Tel. 0332 789154 Fax 0332 786243

Vibo Valentia Studio di fattibilità: parcheggi, uffici, risanamento ambientale (rettifica) Studio di prefattibilità: Costruzione parcheggi, servizi ed uffici. Risanamento zona. Sistemazione Piazza Spogliatore in Vibo Centro Scadenza: 30/6 Per informazioni: Comune di Vibo Valentia Piazza Martiri d’Ungheria 89900 Vibo Valentia Tel. 0963 599207, 0963 599211 Fax 0963 599207 Internet: www.comune.vibo-valentia.vv.it

AGENDA Convegni e dibattiti Congresses and conferences

Canada Toronto Ryerson University-Rogers Communication Center Transportable Environments 28/4-30/4

Per informazioni: Internet: www.ryerson.ca/portable/

Ecuador Quito Colegio de Arquitectura XIV Bienal Panamericana de Arquitectura de Quito 2004 15/11-19/11

Per informazioni: Colegio de Arquitectura de Ecuador Provincial de Pichincha Nuñez de Vela N 35-204 e Ignacio San Maria Quito Tel. ++593 2 469093 Fax ++593 2 268750 Internet: www.cae.org.ec, www.trama.com.ec/bienal.html E-mail: caep@punto.net.ec, bienal@punto.net.ec

Francia/France Nantes Le Lieu Unique Nouvelles Configurations de la Ville Corso di architettura Course of architecture 27/4, 4/5, 11/5, 18/5 Per informazioni: Le Lieu Inique Tel. ++33 02 40121434 Internet: www.lelieuunique.com E-mail: info@lelieuunique.com

Israele/Israel Gerusalemme International Convention Centre Seminar in Architecture 16/5-18/5

Per informazioni: The Jerusalem seminar in Architecture P.O.Box 8433 61082 Tel Aviv-Jaffa Tel. ++972 3 6964445 Fax ++972 3 6965000 Internet: www.jersemar.org.il E-mail: bmp@bmp.co.il

Italia/Italy Como Fondazione Antonio Ratti Corso Superiore di Arte Visiva: Visiting Professor Jimmie Durham 1/7-22/7 Termine del bando di concorso/Deadline for selection requests: 15/5 Per informazioni: Fondazione Ratti Anna Daneri Lungo Lario Trento 9 Como Tel. ++39 031 233211 Fax ++39 031 233249 E-mail: fondazioneratti@libero.it

+ europaconcorsi

Firenze

Pescara

Fortezza da Basso Terra Futura: abitare, produrre, coltivare, agire, governare Mostra-convegno/Conference and exhibition 1/4-4/4

Facoltà di Architettura The Mediterranean Medina Seminario internazionale sulle città mediterranee/International workshop on Mediterranean cities 17/6-19/6

Per informazioni: Metamorfosi-Comunicare il cambiamento sostenibile Via Barellai 44 50137 Firenze Tel. ++39 055 601790 Internet: www.metamorfosi.info E-mail: cecilia.stefani@metamorfosi.info

Milano Fiera di Milano- Hall 8, Puricelli Room International Convention of University Courses in Design: Designing hospitality: visions, scenarios, systems, services, spaces and products 17/4 Per informazioni: Internet: www.design.polimi.it E-mail: designing.designers@polimi.it

Museo Civico di Storia Naturale Eelco Hooftman, Gross Max 6/5 Un nuovo parco a Milano – I Giardini di Porta Nuova 3/6 Per informazioni: AIAPP Insubria C/a Flora Vallone Via Casentino 8 20159 Milano Tel. ++39 02 6686185 Internet: www.aiapp.net E-mail: segreteria.insubria@aiapp.net

Palazzo Giureconsulti 30 minuti con (ore 19.30): Dante O. Benini 15/4 Isao Hosoe 16/4 Toshiyuki Kita 17/4 Kengiro Azuma 18/4 Per informazioni: Omnidecor Via del Lavoro 1 20036 Erba (Como) Tel. ++39 031 633701 Fax ++39 031 610331 Internet: www.omnidecor.net E-mail: info@omnidecor.net

Montichiari (Brescia) Garda Hotel High Tech DieCasting Conferenza sulla Pressocolata ad Alta Tecnologia 2004 Conference on High-Tech Diecasting 21/4-22/4 Per informazioni: Staff Service Via Cefalonia 70 25124 Brescia Tel. ++39 030 226425 Fax ++39 030 226426 Internet: www.metef.com E-mail: info@metef.com

Monza (Milano) Istituto Statale d’Arte Educare con l’arte 25/5-26/5

Per informazioni: ISA Monza C/o Villa reale Via Boccaccio 1 20052 Monza (MI) Tel. ++39 039 326341 Fax ++39 039 324810 Internet: www.isamonza.it E-mail: isamonza@tin.it

Per informazioni: Attilio Petruccioli Preside Facoltà di Architettura Politecnico di Bari Via Orabona 4 70125 Bari Tel. ++39 080 5963887 Fax ++39 080 5963823 E-mail: mediterraneanmedina@yahoo.it

Torino Fondazione CRT Progetto Mestieri Reali Seminari e iniziative didattiche/Workshops and educational events Maggio 2004/luglio 2005.May 2004/July 2005 Per informazioni: Fondazione CRT Via XX Settembre 31 Torino Tel. ++39 011 6622491 Fax ++39 011 6622432 Internet: www.fondazionecrt.it

Turchia/Turkey Gazimagusa/North Cyprus Eastern Mediterranean University Medi-Triology: time to speak Simposio internazionale International Symposium 12/4-16/4 Per informazioni: Tel. ++90 392 63027017/ 6302588/6302041 Fax ++90 392 3650918 Internet: www.emu.edu.tr/medi3ology E-mail: medi3ology@emu.edu.tr

Istanbul Harbiye Cultural Centre Mecanoo, Francine Houben 13/4 Per informazioni: Arkitera Architectue Centre Tel. ++90 216 3550722 Fax ++90 216 3869430 Internet: www.arkimeet.com, www.arkitera.net

Per informazioni: San Francisco Institute of Architecture Merritt College Environmental Studies Program P.O.Box 2590 Alameda, CA 94051 Fax ++1 510 8485400 Internet: www.sfia.net E-mail: sfia@aol.com

Chicago McCormick Place AIA National Convention and Design Exposition 2004 10/6-12/6 Per informazioni: The AIA 2004 Internet: www.aia.org

Colorado Springs Doubletree Hotel International Conference on Environmental Systems 19/7-22/7 Per informazioni: Society of Automotive Engineers Internet: www.sae.org

Ithaca Cornell University Lecture: Ron Witte “Open Figures” 13/4 Lecture: Jeremy Foster “Material memory, Landscape Practice, and Liminal Identity at delville Wood” 27/4 Per informazioni: Cornell University 157 East Sibley Hall Ithaca , New York 14853-2801 Tel. ++1 607 2555236 Fax ++1 607 2550291 Internet: www.architecture.cornell.edu E-mail: cuarch@cornell.edu

Mostre di architettura e design Architecture and design exhibitions

USA Baltimora Inner Harbor Design-Build for Transportation Conference 21/4-23/4 Per informazioni: Design-Build Institute of America Patrick Wilson 1010 Massachusetts Avenue, NW, Third Floor Washington, DC 20001-5402 Tel. ++1 202 6820110 Fax ++1 202 6825877 Internet: www.dbia.org E-mail: dbia@dbia.org Tel. ++1 202 4547535 E-mail: pwilson@dbia.org

Berkeley-Oakland Ecological Design: The Unstoppable Wave Conferenza interdisciplinare globale sulle prossime tendenze in architettura/Global interdisciplinary Conference on the Next Great Wave in Architecture 5/8-8/8

Austria Vienna MAK KM_100-Bearable Furniture 18/2-9/5 Fabrics – Textile Design Fashion Design 10/3-12/4 Architekturzentrum The Austrian Phenomenon 2/4-12/7 Austrian Architecture in the 20th and 21st Century 4/3-28/9

Belgio/Belgium Anversa De Singel B-Architekten 12/2-4/4 Abalos & Herreros 30/4-20/6

191 l’ARCA 105


AGENDA Canada Montreal CCA Out of the Box: Price Rossi Stirling + Matta-Clark 23/10/2003-6/9

Vancouver Art Gallery Massive Change: The Future of Global Design 2/10-3/1/2005

Cina/China Beijing China Architectural Cultural Center ABB2004-1st Architectural Biennial Beijing 2004 20/9-6/10

Danimarca/Denmark Copenhagen Danish Design Center Alessi Towers 12/11/2003-12/4

Humlebaek Louisiana Museum of Modern Art William Eggleston: Los Alamos 19/3-6/6 Jørn Utzon 2/4-29/8

+ europaconcorsi

La Galerie d’Architecture Baumschlager-Eberle Architectes, Lochau du régional à l’international, construction projets 1996-2002 1/4-30/4 La Galerie Bref Canal Experiences: Chrystel Canonne, Stéphanie Caruel, Isabelle Juy, Christelle Lecour, Rachel Marcus 3/4-1/5

Germania/Germany Berlin Neue Nationalgalerie Content – Rem Koolhaas/Oma/Amo Fino al/through 20/11 Aedes West Otto Steidle 19/3-25/4 Itami Jun. A Korean Architect in Japan 26/3-2/5 Christoph Hildebrand. World Projector 26/3-2/5 Specific Neutrality: Atelier Kempe Thill Rotterdam 30/4-30/5 MAP Architects: Slow and Fast 4/6-11/7

Dessau

Gran Bretagna/Great Britain London Design Museum Archigram 3/4-4/7 Designer of the Year 6/3-13/6 Zest For Life - The Designs of Fernando + Humberto Campana 19/6-19/9 Saul Bass - On Film 17/7-10/10 Marc Newson 23/10-30/1/2005 Victoria and Albert Museum Brilliant 12/2-25/4

Genova

Bordeaux

Düsseldorf

Milano

Arc en rêve Cecil Balmond-Informal 30/1-25/4 La caserne des pompiers de la Benauge 1954: Claude Ferret, Adrien Courtois, Yves Salier architectes 12/2-25/4

K21 Kunstsammlung Bernd und Hilla Becher: Typologien industrieller Bauten Fino al/through 12/4

Triennale Dreams. I sogni degli italiani in 50 anni di pubblicità 17/2-30/5 Civiltà dell’abitare. L’evoluzione degli interni domestici in Europa Fino al/through 6/12

Nice

DAM Mies van der Rohe Award 2003 3/3-18/4

Forum d’Urbanisme Places et villes dans le Territoire de Venise 12/2-7/5

Orléans Frac Centre Archilab 2004 2/10-2/12

Paris IFA Perret et la poétique du béton 30/1-2/5 Pavillon de l’Arsenal Paris, visite guidée: la ville, histoires et actualité fino al/through 31/12

Köln Istituto Italiano di Cultura Pietro Porcinai (1910.1986): il lavoro di un paesaggista italiano nelle immagini e nei disegni dell’archivio fiesolano 3/3-13/4

Luckenwalde Akademie der Kunste Hutfabrik Friedrich Steinberg, Hermann & Co Erich Mendelsohn und die Hutfabrik in Luckenwalde Fino al/through 15/5

Ratingen

Palais de la Porte Dorée Perret. La poétique du béton 30/1-18/4

Esprit Ettore Sottsass 26/3-27/6

VIA Design from Island 2/4-29/5 VIA Labels 11/6-27/6 Design and Sport 3/9-26/12

Weil am Rhein

106 l’ARCA 191

Vitra Design Museum Marcel Breuer – Design and Architecture 13/9/2003-25/4

Galleria Gio Marconi Lo-rez-dolores-tabula-rasa 14/4-19/4 www.virtualgallery.it Green Island. Piazze, isole e verde pubblico 14/4-18/4 Centre Culturel Français Domeau & Pérès-la haute couture du design 15/4-8/5 Urban Center Giardini di Porta Nuova, area Garibaldi/Repubblica: i progetti del concorso internazionale 5/3-15/4

Monza (Milano) Arengario 1923-1930 Monza verso l’unità delle arti 14/3-9/5

Palazzolo sull’Oglio (BS) Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea/Palazzo Panella Alessandro Mendini: scritti e disegni 8/3-1/5

ArchiTech Gallery The World of Henry Glass – Mid-Century Modernist 9/1-10/4

Basilica Palladiana Alberto Campo Baeza 30/1-2/5 Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura 14/5-11/7

Pacific Design Center Moca at PDC 2/2-3/5

Olanda/Holland Hutten former industrial complex Archipuncturale 2004 4/6-29/8

Italia/Italy

Chicago

Los Angeles

Manchester Cube Ancoats Stories Fino al/through 30/4 Erasmus Schroeter - HidingiIn Plain Sight Fino al/through 27/5

USA

Vicenza

Gendringen

Bauhaus Dessau Elsa Thiemann. Fotografie Bauhaus und Berlin 26/2-6/6

Frankfurt am Main

Giardini di Castello/Arsenale 9. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 5/9-7/11

Museum of London/London Wall 1920s: The decade that changed London Fino al/through 18/7

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce Arredare la casa, abitare il museo. Opere dalle collezioni del Frac Nord-Pas de Calais 22/4-6/6

Francia/France

Venezia

AGENDA

Rotterdam NAI Start: The Rem Koolhaas/OMA Collection 14/2-23/5 Content: Rem Koolhaas and OMA-AMO. Buildings, Projects and Concepts since 1996 27/3-29/8

Repubblica Ceca/ Czech Republic Praga Trade Fair Palace Design Show 22/4-30/5

Spagna/Spain Barcelona MACBA Vito acconci 18/3-3/6

Bilbao Museo de Bellas Artes The City that Never Was: Fantastic architectures in Western art 24/2-30/5

Svizzera/Switzerland Losanna Vallée de la Flon Lausanne Jardins 2004 19/6-17/10

Zurigo Federal Institute of Technology Fernand Pouillon 25/3-22/4 Cemsuisse fotopreis 04 22/4-13/5 Raffaele Cavadini 27/4-14/5 Architektur Slowakei: Impulse und Reflexion 29/4-3/6

New York Cooper-Hewitt Design Museum Shock of the Old: Christopher Dresser 5/3-25/7 The Metropolitan Museum of Modern Art Significant Objects from the Modern Design Collection Fino al/through 25/4 MoMA Queens Tall Buildings 16/7-27/9 Arthur Ross Gallery-Columbia University Jean Prouvé: The Nomadic Structures 12/9/2003-23/4 Museum of the City Glass and Glamour: Steuben’s Modern Moment 1930-1960 Fino al/through 25/4

Washington National Building Museum Up, Down, Across: Elevators, Escalators, and Moving Sidewalks 12/9/2003-18/4 DC Builds: The Anacostia Waterfront 17/1-23/5 Affordable Housing: Designing an American Asset 29/1-5/7 Envisioning Architecture: Drawings form the Museum of Modern Art 20/3-27/6

Mostre d’arte Art Exhibitions

+ europaconcorsi

The Eve of the Century: Snapshots from the Christian R.Skrein Archive 24/3-23/5 Albertina Museum Rembrandt: Paintings, Drawings, Etchings 27/3-4/7

Belgio/Belgium Antwerp Mode Museum Goddes: The Classical Mode 8/5-22/8

Canada Montreal Museum of Fine Arts Tanagra, a small world in clay 5/2-9/5 Marc Séguin 19/2-23/5 Toucher l’art 25/3-3/10 Albrecht Dürer 7/4-8/8

Vancouver Art Gallery Massive Change: The Future of Global Design Culture 24/6-26/9

Danimarca/Denmark Copenhagen Nuova Gipsoteca Carlsberg I Colori della Scultura Greca e Romana 12/3-30/5 Thorvaldsens Museum Storia dell’Arte Plastica 24/3-13/2/2005

Francia/France Arles Maison des rencontres Arles en crue, une exposition solidaire - témoignages photographiques sur les inondations de décembre 2003 2/3-12/4

Carquefou Austria

Frac des Pays de la Loire Patrick Tosani: Au devant des images 19/3-31/5

Linz

Chartres

Ars Electronica Center Ars Electronica 2004 2/9-7/9

Centre National du Vitrail La restauration des vitraux 20/3-10/1/2005

Vienna

Grenoble

MAK Otto Muhel: Life, Art, Work – Actionism/Utopia/Painting 1960-2004 3/3-30/5 Birgit Jürgenssen-Schuhwerk Subversive Aspects of Feminism 17/3-6/6

Musée de Grenoble Witold Wojtkiewicz 5/3-31/5

Les Sables d’Olonne Musée de l’Abbaye Sainte-Croux Gina Pane 27/2-18/4

Lille Varie sedi Lille2004 www.lille2004.com Verrère du Palais Rameau Lumières d’artistes-Ici la niut verte est immense par Sarkis 6/3-2/12 La Madeleine Les fenêtres qui parlent 19/3-19/4 Eglise Sainte-Marie Madeleine Peter Greenway 22/4-13/6

Musée des Châteaux de Versailles et de Trianon Kangxi, Empereur de Chine (1654-1722) 27/1-25/4 Houdon 2/3-30/5 Musée Picasso Picasso Ingres 18/3-21/6 Muse du Luxembourg Moi-Autoportrait 1/3-25/7

Saint-Denis Parc Départmental de La Courneuve Art Grandeur Nature-Biennale d’art contemporain 15/5-17/10

Saint-Jean-de-Monts

Musée d’art moderne Lille Métropole Amedeo Modigliani et Jeanne Hébuterne 16/4-1/8 Hommage à Maurice Jardot 16/4-1/8

Musée des Arts asiatiques-Guimet Peintures contemporaines de Hong Kong 6/4-3/5

Musée des Beaux-Arts Rubens 6/3-14/6

Galerie du Petit Château Pensées sauvages Fino al/through 27/4

Nantes

Valenciennes

Le Lieu Unique Art et vidéo : où sont les femmes ??? 19/3-9/5

Musée des Beaux-Arts Watteau et les fêtes galantes 6/3-14/6

Paris

Vallauris

Centre Pompidou Joan Miró : La naissance du monde 3/3-28/6 Koo Jeong-A 10/3-10/5 Urs Fisher 10/3-10/5 Giuseppe Penone 1968-2004 21/4-23/8

Musée Natoinal Picasso la Guerre et la Paix Franco Garelli, sculptures de céramiques, sculptures de métal 27/3-7/6

Fondation Cartier Kelvin 40, un projet de Marc Newson 24/1-2/5 J’aime Cheri Samba 24/1-2/5

Berlino

Centre National de la Photographie Orlan 7/4-28/6 Galeries Nationales du Grand Palais La grande parade : Portrait de l’artiste en clown 12/3-31/5 Montagnes célestes : Trésors des musées de Chine 30/3-28/6 Musée du Louvre Ingres, dessins du Louvre 19/3-14/6 Dante et Virgile aux Enfers d’Eugène Delacroix 9/4-5/7 Paris 1400. Les arts sous Charles VI 26/3-12/7 Château d’Ecouen La Renaissance en Croatie 7/4-5/7

Sceaux

Germania/Germany Neue Nationalgalerie Das MoMA in Berlin 20/2-19/9

Bonn Kunst-und austellungshalle der BRD Georg Baselitz 2/4-11/7 The Kremlin: Divine Glory and Splendour of the Czars 13/2-31/5

Frankfurt Schirn Kunsthalle Jonathan Meese – D.No’s Diamond Plantation 16/1-12/4 Julian Schnabel: Paintings 1978-2003 29/1-25/4

Munchen Pinakothek der Moderne Albert Marquet – Early Drawings 12/3-28/4

Le Havre

Musée d’Orsay L’autre et l’ailleurs – Charles Cordier (1827-1905) sculpteur 3/2-2/5

Birmingham

Musée des Beaux-arts Vagues 13/3-6/6, 26/6-27/9

Petite Galerie Caroline Gallois 13/4-21/4

St Paul’s Gallery Blow Up 13/2-10/4

Gran Bretagna/Great Britain

191 l’ARCA 107


AGENDA

+ europaconcorsi

Liverpool

Ancona

Cremona

Tate Mike Kelley: The Uncanny 20/2-3/5

Mole Vanvitelliana Dürer 15/4-30/6

London

Aosta

Santa Maria della Pietà Pittori della realtà-Le ragioni di una rivoluzione: da Foppa e Leonardo a Caravaggio e Ceruti 14/2-2/5

National Gallery El Greco 11/2-23/5 Dürer and the Virgin in the Garden 24/3-20/6

Museo Archeologico Art Déco in Italia 5/12/2003-13/4

Tate Britain Special Display: A Century of Artists’ Film in Britain 19/5-18/4 Pre-Raphelite Vision: Truth to Nature 12/2-3/5 In-A-Gadda-Da-Vida 3/3-31/5 Tate Modern Constantin Brancusi 29/1-23/5 Donald Judd 5/2-25/4 Victoria and Albert Museum Brilliant 12/2-25/4 Ossie Clark Fino al/through 2/5 Vivienne Westwood 2/4-11/7 Estorick Collection Blasting the Future! Vorticism in Britain 1910-20 4/2-18/4 Lawrence O’HanaGallery Sophie Newell 7/4-14/4 Simon Popper 17/4 Giles Around 21/4-25/4 Haegue Yang 28/4-9/5

St.Yves Tate Piers Arts Centre Collection 8/2-9/5 Karl Weschke 7/2-9/5 Gerard Quinn 7/2-9/5 David Nash 22/5-26/9 Mariele Neudecker 22/5-26/9

Sway ArtSway Richard Billingham 14/2-18/4

Irlanda/Ireland Dublin National Gallery New Frontiers: Works from the 10 New Eu Member States 3/3-30/5

Italia/Italy Alessandria Palazzo Guasco Angelo Morbelli e Angelo Barabino: dalla poetica della natura all’impegno del sociale 20/3-31/5

108 l’ARCA 191

Biblioteca Regionale Abitare il tempo: fotografie storiche della Valle d’Aosta 30/1-18/4

Arezzo Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea Da Picasso a Botero. Capolavori dell’arte mondiale nel Novecento 27/3-6/6

Bassano del Grappa (Vicanza) Museo Civico Canova 22/11/2003-12/4

Bergamo Galleria d’arte moderna e contemporanea Another Zero 6/2-2/5

Bologna Galleria d’arte moderna Il nudo fra ideale e realtà-Una storia dal Neoclassicismo a oggi 22/1-9/5 Museo Civico Medievale La cattedrale scolpita: il Romanico a San Pietro a Bologna Fino al/through 12/4

Palazzo Trecchi Il Grande Metafisico. Giorgio de Chirico scultore 13/3-2/5

Empoli (Firenze) Chiesa di Santo Stefano Jacopo da Empoli (1551-1640). Pittore d’eleganza e devozione 21/3-20/6

Ferrara Palazzo dei Diamanti Rauschenberg 29/2-6/6 Padiglione d’arte moderna e contemporanea Strange Messenger. The visual work of Patti Smith 20/3-16/5 Castello Gli Este a Ferrara 14/3-13/6

Firenze Palazzo Strozzi Botticelli: da Lorenzo il Magnifico a Savonarola 10/3-11/7 Palazzo Medici Riccardi Stanze segrete-Raccolte per caso: I Medici Santi; Gli arredi celati 25/3-26/9

Gavirate (Varese)

Palazzo Poggi Saffaro. Le forme del pensiero 19/3-6/6

Villa Ponce de Leon Marc Chagall. La Bibbia. 7/3-12/4

Bolzano

Genova

Museion Walter Niedermayr “Civil Operations” 31/1-9/5

Varie sedi Genova 2004 www.genova-2004.it

Brescia Santa Giulia Museo della Città Dalla pergamena al monitor. I tesori della Biblioteca Queriniana 7/3-23/5

Busto Arsizio (Varese) Fondazione Bandera per l’Arte Il “Progetto Libro” 18/10/2003-30/5 C’era una volta... 20/3-17/4 Il disegno nell’arte italiana dal 1945 al 1975 da Morandi a Fontana 28/3-30/5 I giochi di pulcinoelefante: piccoli libri d’artista 13/3-30/5

Piazzale Mandraccio Porto Anitco La Terra vista dal cielo: Yann Arthus Bertrand 25/4-257

Legnano (Milano) Palazzo Leone da Perego Giovanni Chiaramonte. Abitare il mondo. Europe 14/3-25/4

Lucca Museo Villa Guinigi Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca alla fine del ’400 2/4-11/7

Merano (Bolzano) KunstMeran Arte e gioielli-Gioielli d’arte 3/4-30/5

Mestre (Venezia) Centro Culturale Candiani I Musei Vaticani e l’arte contemporanea: da Medardo Rosso a Giacometti, da Boccioni a Ensor 21/2-2/5

Milano Palazzo Reale Ukiyoe: Il mondo fluttuante 7/2-30/5 Anton van Dyck 19/2-20/6 Museo Poldi Pezzoli A caccia in Paradiso. Arte di corte nella Persia del Cinquecento 5/3-27/6 Palazzo della Permanente MIFAS-Milano International Fine Art & Antiques Show 17/4-25/4

Como Villa Olmo Joan Miró: alchimista del segno 13/3-6/6

Museo Ebraico Marc Chagall e la Bibbia 19/4-15/7

Galleria Monica De Cardenas Flavio Sonetti: Il grande carro, trasloco i tre quadri 2/4-15/5

Museo Diocesano 387 d.C. Ambrogio e Agostino, le sorgenti dell’Europa Fino al/through 2/5 Fondazione Prada Francesco Vezzoli 25/3-16/5 Castello Sforzesco La Civiltà del Perù da Chavin agli Inca 29/1-2/5 Viafarini Tracce di un seminario: 25 giovani artisti dal corso Superiore di art Visive Fondazione Ratti/Richard Nonas 23/3-10/4

+ europaconcorsi

Possagno (Treviso)

Siena

Gipsoteca e Casa Canova Canova 22/11/2003-12/4

Palazzo delle Papesse Richard Wilson: Bank Job 31/1-26/4 Jaume Plensa: fiumi e cenere Carlos Garaicoa: la misura di quasi tutte le cose 31/1-2/5

Prato Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci Massimo Bartolini 25/10/2003-20/6 Opere storiche 25/10/2003-1/8

Reggio Emilia

Galleria Suzy Shammah Ingar Krauss: why me? 30/3-15/5

Palazzo Magnani Daniel Spoerri 22/2-12/4

Rotonda della Besana Bombe sulla città. Milano in guerra 1942-1944 21/2-9/5

Galleria d’Arte 2000&Novecento Jonathan Guaitamacchi: memoriale al nero, opere recenti 2002-2004 27/3-5/5

Musei di Porta Romana/Galleria Arteutopia Made in Africa Fotografia-II Biennale di Fotografia Africana 16/3-25/4 Fonte d’Abisso Arte Nel giardino futurista: Balla e gli altri 18/3-29/5 Stazione Centrale Binario21/22 10 anni di Emergency 26/4-22/5

Modena Palazzo santa Margherita e Palazzina dei Giardini Pop Art UK: British Pop Art 19561972 18/4-4/7

Mozzecane (Verona)

Padova

Museo di Storia Naturale Évhé-Ouatchi - Un’estetica del disordine: Sculture e oggetti rituali dal Togo 26/2-6/6

Palazzo Tursi La civiltà dei Palazzi genovesi e l’invenzione dei rolli 8/5-5/9

Galleria Antonia Jannone Agostino Arrivabene, Paesaggi 3/3-20/4

Palazzo delle Stelline Carrà. I miei ricordi: l’opera grafica 1922-1964 25/3-29/5

Museo Diocesano Intorno al sacro volto: Mandylion 3/4-4/7

Magazzini Abbondanza Genova, città del saper fare 24/4-25/7

Galleria Pitturaitaliana Mario Luzi: Autoreferenziale, dipinti 200-2003 16/3-8/5

Villa Vecelli Cavriani De Nittis a Leontine 2/2-30/5

Fondazione Mazzotta Federico Zandomeneghi, Impressionista veneziano 20/2-6/6

Accademia Linguistica Il periplo creativo: Maestri e nuove espressioni tra Genova e Istanbul 16/4-20/6

Galleria Raffaella Cortese Cave Birds 3/3-30/4

PAC Richard Long e Yivya Soma-Masche 17/3-6/6

Palazzo Ducale L’età di Rubens-Dimore, committenti e collezionisti genovesi 20/3-11/7

Villa Croce Proposte d’arte contemporanea da Genova a Lille 15/4-30/5

AGENDA

Musei Civici agli Eremitani Petrarca e Padova 22/4-4/7

Parma Palazzo Pigorini Le Parmigiane: fotografie di Chiara Samugheo 8/3-9/5 Museo Bocchi La parola all’immagine: illustrazione e satira a Parma tra le due guerre 6/2-30/4 Salone Scuderie in Pilotta Donazione Giosetta Fioroni 6/3-18/4

Perugia Galleria Nazionale dell’Umbria Perugino divin pittore 28/2-18/7

Pesaro Palazzo Gradari Lorenzo Sguanci 10/4-10/9

Rimini Castel Sismondo Seicento inquieto 27/3-27/6

Roma Museo d’arte contemporanea Nicole de Maria Elisabetta Benassi Pascale Marthine Tayou Nanni Balestrini 30/1-9/5 Palazzo Venezia Barthes: Intermezzo 2/3-2/5 Tullio Pericoli: Dipinti per Torrevecchia 11/3-18/4 Piazza San Pietro Robert Hupka: fotografie-La Pietà di Michelangelo 15/3-30/6 Scuderie del Quirinale Bernini, Velazquez e Luca Giordano: Le corti del Barocco 12/2-2/5 Complesso del Vittoriano Moto Guzzi, il sogno italiano 27/2-12/4 Paul Klee 13/3-27/6 Chiostro delBramante Il Déco in Italia 15/3-27/6 Arte e Sport nel ’900 italiano 29/4-27/6

Sondrio Varie Sedi Ruggero Savinio: Momenti nel tempo 1980-1992 20/2-24/4

Strà (Venezia) Villa Pisani Dal cielo all’universo. Il messaggio della luce 20/3-10/10

Torino Palazzo Bricherasio Fortunato Depero 18/2-30/5 Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Carol Rama 9/3-6/6 Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli Gustav Klimt: Disegni dalla Collezione Sabarsky 29/1-25/4 Palazzo Cavour La borghesia allo specchio. Il culto dell’immagine 1860-1920 25/3-27/6 Sala Bolaffi Ettore Fico 12/3-2/5

Trento Mart/Palazzo delle Albere L’alta montagna di Paolo Vallorz 19/12/2003-18/4 Galleria Civica di Arte Contemporanea Katarzyna Kozyra 20/2-30/5 Progetto speciale: Maurizio Cattelan 31/3-26/9

Udine

Museo del Corso Il gioiello d’artista in Italia 29/3-6/6

Galleria d’Arte Moderna Da De Chirico a Campigli: la Collezione Zanini. Cronache d’arte della piccola Galleria di Nino Za 12/12/2003-30/4

Rovereto (Trento)

Urbino

MART Montagna arte scienza e mito 19/12/2003-18/4 Transavanguardia: La Collezione Grassi 23/1-9/5 Ingeborg Lüscher: Viveri polifonici 12/2-2/5

Palazzo Ducale I Della Rovere. Piero della Francesca, Raffaello, Tiziano 4/4-4/11 (stesse date anche a Urbania, Palazzo Ducale; Senigallia, Palazzo Ducale; Pesaro, Palazzo Ducale)

Savona Palazzo del Commissario/Fortezza del Priamar La Sistina e Michelangelo, fortuna di un capolavoro 30/11/2003-12/4

Ca’Pesaro Shozo Shimamoto dal Gutai a Proxima, 1955-2004 24/4-30/5

Verona Palazzo Forti Orizzonti aperti. Da Felice Casorati a Vanessa Beecroft Fino al/through 20/6 Franco Guerzoni: Sipari 26/3-20/6 Palazzo della Gran Guardia Scrivere con la luce - Doppie impressioni: tra fotografia e cinematografia: Vittorio Storaro 10/4-6/5 Boxart Sandro Chia 27/3-10/5

Vicenza Gallerie di Palazzo Leoni Montanari Restituzioni 2004. Capolavori restaurati 20/3-20/6

Lussemburgo/Luxenbourg Lussemburgo Mudam/Banque de Luxembourg Kyoichi Tsuzuki: Happy Victims _ you are what you buy 21/4-13/6

Messico/Mexico Mexico DC Museo Dolores Olmedo Patiño Picasso 13/2-25/5

Olanda/Holland Amsterdam Van Gogh Museum Forget Me Not: Photography And Remembrance 26/3-6/6 Dante Gabriel Rossetti 7/2-6/6

Groningen Groninger Museum The Russian Landscape Fino al/through 18/4

Utrecht Centraal Museum The Burning of Troy Fino al/through 18/4 Vis Vitalis Fino al/through 9/5

Spagna/Spain Barcelona

Venezia

MACBA Antoni Tapies 18/2-9/5

Collezione Guggenheim L’Età di Michelangelo e Raffaello 27/2-16/5

Madrid

Palazzo Fortuny Mariano Fortuny: un viaggio in Egitto 27/3-27/6

Pabellòn de la Pipa del Recinto Ferial de Casa de Campo NonStop.Madrid 04 30/9-4/10

191 l’ARCA 109


AGENDA Museo Reina Sofia André Masson 29/1-19/4 Axel Hütte: Terra incognita 5/2-10/5

Valencia IVAM Pablo Gargallo 29/1-2/5 Scott Burton 2/4-30/5 Barbara Eichhorn-Wenzel Ziersch 29/4-4/7

Svezia/Sweden Stockholm Moderna Museet From Pontus Hultén’s Collection 14/2-18/4 Anna Riwkin 14/2-23/5

Svizzera/Switzerland Basilea Fondazione Beyeler Francis Bacon-The Tradition of Art 8/2-20/6

Bellinzona Museo in Erba In viaggio con Gauguin 12/2-15/6

Locarno Pinacoteca Casa Rusca Piero Dorazio 22/2-30/5

Lugano Museo Cantonale d’Arte Cahier d’artistes- Artisti svizzeri selezionati per i Cahier d’artistes 15/5-29/8

Martigny Fondation Pierre Gianadda Albert Anker 19/12/2003-31/5

USA Baltimore Museum of Art Picasso: Surrealism and the War Years 29/1-29/8 Toulouse-Lautrec: Master of the Moulin Rouge 15/2-23/5

Boston Museum of Fine Arts Gauguin - Tahiti 29/2-20/6 Art of the Japanese Postcard: The Leonard A. Lauder Collection at the MFA, Boston 10/3-6/6

Chicago Chicago Art Institute On Paper: New Acquisitions of American Art 18/10/2003-16/5

110 l’ARCA 191

+ europaconcorsi

Per informazioni: Australian Exhibition Services Pty Ltd. Bill Hare Internet: www.designbuildexpo.com.au E-mail: designbuild@ausexhibit.com.au

Cincinnati

Phoenix

Contemporary Arts Center Crimes and Misdeamenors: Politics in US Art of the 1980s Fino al/through 21/11

Art Museum Beauty and Style in 19th Century American Fashion 15/11/2003-11/4

Denver

San Diego

Guangzhou (Canton)

Art Museum Full Frontal: Contemporary Asian Artists from the Logan Collection 18/10/2003-23/5 Painting a New World: Mexican Art and Life, 1521-1821 4/4-25/7

Museum of Art George Inness and the Visionay Landscape 24/1-18/4

International Convention & Exhibition centre Lighting Exhibition and Electrical Building Technology Salone internazionale dell’illuminotecnica e dell’edilizia 9/6-12/6

Houston

Museum of Contemporary Art Everything Matters: Paul Kos, a Retrospective 6/2-2/5

MFA Beyond Ornament: Contemporary Jewelry from the Helen Williams Drutt Collection Fino al/through 9/5

Mingei International Museum George Nakashima Woodworker 23/11/2003-30/5

Los Angeles

SFMoMA Pirkle Jones and the Changing California Landscape Fino al/through 18/4 Supernova: Art of the 1990s from the Logan Collection Fino al/through 23/5 Pipilloti Rist: Stir Heart, Rinse Heart 6/3-12/9

LACMA Jasper Johns: Numbers Fino al/through 18/4 Kamisaka Sekka: Rimpa Master—Pioneer of Modern Design Fino al/through 25/4 Salvation: Images of the Buddhist Deity of Compassion Fino al/through 5/7 Diane Arbus Revelations Fino al/through 31/5

Miami Miami Art Museum Kerry James Marshall, One True Thing: Meditations on Black Aesthetics 6/2-25/4 New Work: Russell Crotty 5/3-27/6

New York New Museum John Waters: Change Of Life 8/2-15/4 Guggenheim Boccioni’s Materia: A Futurist Masterpiece and the Avant-Gard in Milan and Paris 5/2-9/5 Singular Forms (Sometimes Repeated: Art from 1951 to the Present 12/2-16/5 Museum of Arts & Design Corporal IdentityBody Language-9th Triennial for Form and Content 14/11/2003-4/6 Noguchi Museum Noguchi: Sculptural Design 17/4-15/9 Max Protetch Gallery Brian Alfred: Overload 6/3-24/4

Philadelphia Institute of Contemporary Art The Big Nothing 1/5-1/8 Yun-Fei Ji 1/5-1/8 Ramp Project: Judy Pfaff 1/5-1/8

San Francisco

Seattle Art Museum Christian Marclay 5/2-25/4

West Palm Beach Norton Museum of Art The Beatles: Photographs bt Harry Benson 6/2-2/5 JFK and Art 6/2-2/5 Julie Moos: Hat Ladies 24/4-4/7

Fiere e saloni specializzati Trade fairs and exhibitions

Argentina Buenos Aires La Rural ELECTRIC 2004 Mostre e Congressi dell’Industria Elettrica, Elettronica, Luminotecnica, della Casa e della Sicurezza 26/10-30/10 Per informazioni: Expoart F.D. Roosevelt 2445 11° “C” (C1428BOK) Buenos Aires Tel./Fax ++54 11 4788-8501 Internet: www.expoart.com.ar E-mail: expo@expoart.com.ar

Australia Melbourne Exhibition Centre Designbuild Exhibition Salone dell’edilizia 20/6-23/6

Cina/China

Per informazioni: Internet: www.illuminationchina.com, www.messefrankfurt.com.hk

New Chinese Export Commodities Fairground CDB 2004 Salone internazionale dell’edilizia e della decorazione/International trade fair of buildng and decoration 6/7-9/7 Per informazioni: MEREBO Messe Marketing Jakobikirchhof 9 20095 Hamburg/Germany Tel. ++49 40 60876926 Fax ++49 40 60876927 Internet: www.cdb2004.de E-mail: cdb@merebo.com

Shanghai New Pu Dong International Expo Centre Landscape 2004 Salone internazionale dell’architettura del paesaggio e dell’ambiente urbano/Intrenational exhibiton of landscape architecture and urban environment 21/5-24/5 Per informazioni: Shanghai Worldwide Exhibition Service Ruby Tang Rm2708, Nanzheng Bulding No.580, Nanjing Road West Shanghai P.R.China,200041 Tel. ++866 021 62188063, 62187105 Fax ++866 021 62187186 E-mail: sh-hz@vip163.com

AGENDA Grenoble Alpexpo Européen Bois Salone internazionale della costruzione in legno/International trade fair of wood construction 21/4-25/4 Per informazioni: ALPEXPO Avenue d’Innsbruck BP 2408 38034 Grenoble cedex 2 Tel. ++33 04 76396600 Fax ++33 04 76093648 Internet: www.alpexpo.com

Nantes Parc des Expositions de la Beaujoire Carrefour International du Bois Salone internazionale del legno/International trade fair of wood 2/6-4/6 Per informazioni: Internet: www.salons-online.com/ data/event2151.html

Germania/Germany Francoforte Messe Light and Building/LonWorks Salone e conferenze internazionali sulla luce e tecnologia elettronica International fair and conferences about lightning and electrical technology 18/4-22/4

Fiera del Levante Biedilizia EdilLevante Costruire Sitep Tetto e Pareti Saloni internazionali della costruzione/International trade fairs of the building industry 22/4-25/4 Per informazioni: Internet: www.fieradellevante.it

Bologna Fiera Lamiera Salone internazionale di macchine, impianti, attrezzature per la lavorazione di lamiera, tubi profilati, fili e carpenteria metallica, stampi, saldatura, trattamenti termici, trattamento e finitura superfici/International trade show of machines and equipment for the machining of sheet metal pieps, sections, wire and metal structural works, dies, welding, heat treatments, surface treatment and finishings 12/5-15/5

Milano

Messe Home Tech Cologne Salone internazionale degli apparecchi domestici/International fair of the domestic appliances 25/2-29/5

Fiera Salone Internazionale del Mobile Salone Internazionale del Complemento d’Arredo Eurocucina, 15° Salone Internazionale Biennale dei Mobili per Cucina Eimu.2004, 12° Esposizione Internazionale Biennale dei Mobili per Ufficio SaloneSatellite International fairs of home, kitchen, office furniture and furniture complements 14/4-19/4

Monaco

Per informazioni: Savoiexpo- Parc des expositions Avenue du Grand Arietaz 73000 Chambéry Tel. ++33 04 79 62 22 80 Fax ++33 04 79 69 30 11

Bari

Koln

Per informazioni: Corexpo Italia Fiere Internazionali - International Exhibitions Vicolo dei Molini 9 31046 Oderzo (TV) Tel. ++39 0422 718019 Fax ++39 0422 810334 Internet: www.corexpo.it E-mail: info@corexpo.it

Parc des expositions Savoiexpo Habitat et Jardin Chauffage et Clim Salone delle attrezzature e dell’arredo per giardino e della climatizzazione Trade fair of home garden equipment and furnishing and of climatisation 16/4-19/4

Italia/Italy

Per informazioni: Tel. ++49 69 7575 6599 Internet: www.light-building.messefrankfurt.com

Per informazioni: Mario Bernards Tel. ++49 221 821 2368 Faw. ++49 221 821 2153 E-mail: m.bernards@koelnmesse.de Internet: www.hometech-cologne.de

Chambéry

Per informazioni: Spectrum Exhibition David Field Commonwealth Galleries Kensington High Street London W8 Tel. ++44 020 89439788 Internet: www.spectrumexhibition.co.uk

Per informazioni: Ceu-Centro Esposizioni Ucimu Spa Viale Fulvio Testi 128 20092 Cinisello Balsamo MI (Italy) Tel. ++39 0226 255 230/861 Fax ++39 0226 255 894 Internet: www.lamiera.net E-mail: lamiera.esp@ucimu.it

Building & Construction + Kitchen & Bath China 2004 Salone internazionale dell’edilizia, costruzione, arredo-bagno e cucina 21/5-24/5

Francia/France

+ europaconcorsi

Messe Dach und Wand Salone internazionale e congresso su coperture, pareti e tecnologie sigillanti/International trade fair and convention for roof, wall and sealing technology 19/5-22/5 Per informazioni: GHM-Gesellschaft für Handwerksmessen mbH Willy-Brandt-Allee 1 81829 München, Germany Tel. ++49 089 94955-0 Fax ++49 089 94955-239 Internet: www.dachwand-online.de E-mail: info@ghm.de

Gran Bretagna/Great Britain London Commonwealth Galleries Spectrum Salone internazionale dell’architettura di interni International exhibition of interior architecture 18/5-21/5

Per inormazioni: Cosmit eventi Tel. ++39 02 8065141 Fax ++39 02 86996221 Internet: www.cosmit.it E-mail: info@cosmit.it

21/4-24/4

Per informazioni: Alupromotion Tel. ++39 030 2421043 Internet: www.metef.com E-mail: info@metef.com

Napoli Mostra d’Oltremare Mediel Fiera internazionale dell’elettronica, elettrotecnica, illuminazione e sicurezza/International trade fair of electronic, electrotechnics, lighting and safety 6/5-9/5 Per informazioni: Medi Via Napoli 159 Centro Meridiana 80013 Casalnuovo di Napoli (NA) Tel. ++39 081 8423718 Fax ++39 081 3176661 Internet: www.medielfiera.it E-mail: info@medielfieri.it

Verona Fiera Transpotec & Logitec Salone Internazionale delle tecnologie del trasporto, dei servizi intermodali e della logistica/International show of technologies for transportation, intermodal facilities and logistic 22/4-25/4 Per informazioni: TRANSPOTEC S.r.l. Via Guizza 53 35125 - Padova (PD) Tel. ++39 049 8809043 Fax: ++39 049 8809042 Internet: www.transpotec.com E-mail: info@transpotec.it

Russia Mosca Krasnaya Presnaya Expocentr Building Week Salone internazionale dell’industria edilizia/International trade fair of the building industry 6/4-9/4 Per informazioni: Invernizzi International Sales Viale Bacchiglione 28 20139 Milano Tel. ++39 02 57403340 Fax ++39 02 57402055 Internet: www.nucciainvernizzi.it E-mail: info@nucciainvernizzi.it

Spagna/spain Bilbao

Xylexpo/Sasmil Fiera dedicata alla tecnologia per la trasformazione del legno e agli accessori, ai materiali e ai semilavorati per l’industria del mobile/Fair dedicated to the technology for the transformation of wood, accessories, materials halffinished for the industry of furniture 26/5-30/5

Feria Construlan Salone internazionale della costruzione/International building industry trade fair 21/4-24/4

Per informazioni: Cosmit eventi Tel. ++39 02 8065141 Fax ++39 02 86996221 Internet: www.cosmit.it E-mail: info@cosmit.it

Per informazioni: Expomedia Le Capitole, 3 av. Armand Toulet 64600 Anglet France Tel +33 5 59 31 11 66 Fax + 33 5 59 31 03 98 Internet: www.feriadebilbao.com E-mail: info@expomedia.fr

Montichiari (Brescia)

Madrid

Fiera Metef Salone mondiale dell’alluminio World trade show of aluminium

Feria Veteco 2004 Salone biennale internazionale della finestra, del serramento, facciate

continue e vetro strutturale/International biennial trade fair of windows, windowframes, curtain walls and structural glass 5/5-8/5 Per informazioni: IFEMA Feria de Madrid Parque Ferial Juan Carlo I 28042 Madrid Tel. ++34 91 7225000 Fax ++34 91 7225799 Internet: www.veteco.ifema.es E-mail: ifema@tin.it

Turchia/Turkey Istanbul Tuyap Fair and ongress Centre Beylikouzu Turkeybuild Fiera internazionale dell’edilizia Intenational trade fai of the building industry 5/5-9/5 Per informazioni: Yapi-Endustri Merkezi Ismail Ozcan Cumhuriyet Cad.329 Harbiye 34367 Istanbul Tel. ++90 212 2193939 Fax ++90 212 2256623 Internet: www.yem.net E-mail: iozcan@yem.net

USA Chicago McCormick Place Kitchen and Bath Salone e conferenza internazionale sulla cucina e sul bagno/International show and conference on kitchen and bath 2/4-4/4 Per informazioni: Internet: www.kbis.com

Hilton Towers Design-Build Expo 3/11-4/11

Per informazioni: Design-Build Institute of America 1010 Massachusetts Avenue, NW, Third Floor Washington, DC 20001-5402 Tel. ++1 202 6820110 Fax ++1 202 6825877 Internet: www.dbia.org E-mail dbia@dbia.org

Fort Lauderdale Transport & VIP Interiors Salone dell’interior design del settore dei trasporti aerei, marittimi e ferroviari/International trade fair of interior design for ships, trains and aircrafts 13/4-15/4 Per informazioni: Internet: www.tviexpo.com

New York Jacob K.Javits Convention Center International Contemporary Furniture Fair Salone internazionale dell’arredo contemporaneo 15/5-18/5 Per informazioni: Gorge Little Management Ten Bank Street White Plains, NY 10606-1954 Tel. ++1 914 4213342 Fax ++1 914 9486088 Internet: www.glmshows.com

191 l’ARCA 111


ALESSANDRIA Fer.net Via Migliara, 6/8 Tel. 0131.325151 ANCONA Feltrinelli Corso Garibaldi, 35 Tel. 071.2073943 Fax 071.2071117 BARI Feltrinelli Via Dante, 91/95 Tel. 080.5219677 Fax 080.5245469 BOLOGNA Feltrinelli Piazza Ravegnana, 1 Tel. 051.266891 Fax 051.264492 BRESCIA Feltrinelli Via G.Mazzini, 20 Tel. 030.3776008

Tel. 055.292882 Fax 055.219998 Coop. Libraria Univ. Via San Gallo 21r Tel. 055.2381693 Fax 055.2381693 Feltrinelli Via Cerretani, 30/32r Tel. 055.2382652 Fax 055.288482 Lef Via Ricasoli, 197r Tel./Fax 055.216533 Licosa Via Duca di Calabria, 1/1 Tel. 055.645415 Fax 055.641257 GENOVA Feltrinelli Via XX Settembre, 233 Tel. 010.540830 Fax 010.5702568

CARRARA Libreria Punto Einaudi Via Cavour, 11 Tel. 0585.777192

Punto di Vista Strada S.Agostino, 58/2 Tel./Fax 010.2770661

COSENZA Libreria Domus Universitaria Corso Italia, 74/84 Tel. 0984.36910

LUCCA Libreria Editrice Baroni via S. Paolino 45/47 Tel. 0583.56813

FERRARA Feltrinelli Via Garibaldi, 30 Tel. 0532.248163 Fax 0532.240570

MESTRE Feltrinelli Piazza XXVII Ottobre, 80 Tel. 041.940663

FIESOLE (FIRENZE) Casalini Libri S.p.a. Via Benedetto da Maiano, 3 Tel. 055.599941 Fax 055.598895 FIRENZE Alfani Via degli Alfani, 84 Tel. 055.2398800 Fax 055.284397 CUSL Via San Gallo, 12r

MILANO L’Archivolto Via Marsala, 2 Tel. 02.6590842 Fax 02.6595552 Clup-Città Studi Piazza Leonardo da Vinci, 32 Tel. 02.70634828 Fax 02.2664168 Coop Studio e Lavoro Via Durando, 10 Tel. 02.23995725

CUSL Piazza Leonardo da Vinci, 32 Tel. 02.70603046 Fax 02.2665410 Egea Via Bocconi, 8 Tel. 02.58362030

La Feltrinelli Libri & Musica Via Cappella Vecchia, 3 Tel. 081.2405401 Libreria Antica & Moderna Fiorentino Calata Trinità Maggiore, 36 Tel. 081.5522005

Feltrinelli Corso Buenos Aires, 20 Tel. 02.29400731 Fax 02.29406842

Libreria il Punto Via Lioy, 11 Tel. 081.5510457

Feltrinelli Manzoni Via Manzoni, 12 Tel. 02.76000386 Fax 02.76000618

PADOVA Feltrinelli Via San Francesco, 14 Tel. 049.8754630 Fax 049.8754623

Hoepli Via Hoepli, 5 Tel. 02.864871 Fax 02.864322

PALERMO Dante Quattro Canti di Città Tel. 091.585927 Fax 091.323103

La Feltrinelli Libri e Musica P.zza Piemonte, 2/4 Tel. 02.433541 Libreria La Triennale V.le Alemagna, 6 Tel. 02.72023550 Milano Libri Via Verdi, 2 Tel. 02.875871 Fax 02.86463018 Unicopli Via R.Carriera, 11 Tel. 02.48952101 Fax 02.4222240 MODENA Feltrinelli Via Battisti, 13/23 Tel. 059.218188 Fax 059.220341

Feltrinelli Via Maqueda, 459 Tel. 091.587785 Fax 091.587401 PARMA Feltrinelli Via della Repubblica, 2 Tel. 0521.237492 Fax 0521.285360 Pietro Fiaccadori Via al Duomo, 8/A Tel. 0521.282443 PESCARA Feltrinelli Corso Umberto, 5/7 Tel. 085.295289 Fax 085.4222980 Filograsso Libri Viale Pindaro, 75 Tel./Fax 085.4511011

NAPOLI Clean Via Lioy, 19 Tel./Fax 081.5524419

Campus Via Pindaro, 85 Tel. 085.4225013 Fax 085.64938

Feltrinelli Via T. d’Aquino, 70/76 Tel. 081.5521436 Fax 081.5524468

Libreria dell’Università Viale Pindaro, 51 Tel. 085.694800 Fax 085.4223243

PISA Feltrinelli Corso Italia, 50 Tel. 050.24118 Fax 050.49021

Librerie in Italia

In libreria in Italia

SARONNO (VARESE) Servizi Editoriali C.so Italia, 29 Te. 02.9602287

RAVENNA Feltrinelli Via IV Novembre, 7 Tel. 0544.34535

SIENA Feltrinelli Via Banchi di Sopra, 117 Tel. 0577.44009 Fax 0577.270275

REGGIO EMILIA Libreria Vecchia Reggio Via F. S. Stefano, 2 Tel. 0522.453343

SIRACUSA Libreria Aleph Corso Umberto, 106 Tel. 0931.483085

REGGIO CALABRIA Pepo Via Crocefisso, 10 Tel./Fax 0965.894176

TORINO Celid Viale Mattioli, 39 Tel. 011.6508964 Fax 011.5647976

RIMINI Libreria Interno 4 C.so d’Augusto, 74/4 Tel. 0541.23486

Ebsco Corso Brescia, 75 Tel. 011.2480870 Fax 011.2482916

ROMA Feltrinelli Via Orlando, 84/86 Tel. 06.48443 Fax 06.4815502

Feltrinelli Piazza Castello, 9 Tel. 011.541627 Fax 011.5620263

Feltrinelli Largo Argentina, 5 Tel. 06.6893121 Kappa Piazza Borghese, 6 Tel. 06.6790356 Fax 06.6896612 Libreria Dei Via Nomentana, 16/20 Tel. 06.4402046 Libreria Kappa Via Gramsci, 33 Tel./Fax 06.3234193 Libreria S.A.C.S. Via Gramsci, 69 Tel. 06.36002604 SALERNO Feltrinelli Piazza Baraccano, 3/5 Tel. 089.253631 Fax 089.253632

TRENTO La Rivisteria Via San Vigilio, 23 Tel. 0461.986075 Fax 0461.238708 VENEZIA Libreria Cluva Santa Croce, 191 Tel. 041.5226910 Fax 041.5208529

VICENZA Libreria Librarsi Contrà delle Morette, 4 Tel. 0444.547140


Arca 191  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you