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english text La rivista internazionale di architettura, design e comunicazione visiva | The international magazine of architecture, design and visual communication

Architecture Studio In Italia € 9,00 IVA assolta dall’editore

Studio Bevivino-Costa Frank O.Gehry Hisao Hosoe Toyo Ito The Kirkland Partnership Andrea & Silvano Lotti Architetti Associati Studio di Architettura Riccato-Virano

www.arcadata.com

Miguel Angel Roca Claude Vasconi

novembre | november

2003 186

Periodico mensile - Spedizione in abbonamento postale 45% pubblicità ART.2 Comma 20/B Legge 662/96 - Milano

Makoto Sei Watanabe


Cesare Maria Casati

Casa dolce casa

Home Sweet Home

n argomento di progetto che sembra volutamente e continuamente disatteso è quello relativo all’abitazione e all’organismo architettonico che ne consegue. Dopo i virtuosismi esasperati del periodo razionalista, che hanno visto misurare e comparare ogni piccolo spazio abitabile nella prospettiva di coniugare ergonomia, economia, igiene ed estetica, miti che sono poi degenerati in urbanistiche strutturate per zone predefinite, a prescindere degli interessi degli abitanti, il problema non è ancora stato risolto. Soprattutto negli ultimi cinquanta anni la società urbanizzata si è attrezzata di strumenti di comunicazione, di trasporto individuale e collettivo e di aggregazione, impensabili prima, senza riuscire a modificare norme e principi progettuali più consoni alle nuove necessità e aspettative. Di chi la responsabilità? Dimenticando il tradizionale conservatorismo della politica attuale, l’ignavia dei poteri economici che non programmano mai investimenti a lungo termine di sviluppo del territorio abitato e l’indifferenza del mondo culturale e universitario, penso che almeno i progettisti tutti, ingegneri, architetti e designers, dovrebbero finalmente riconoscere di aver concentrato tutte i loro maggiori sforzi in proposte positive e lungimiranti solo nella realizzazione di edifici e infrastrutture di immagine. Oggi si propongono immagini e soluzioni architettoniche che appartengono per lo più al “corporate” aziendale o istituzionale. Abbiamo stupendi aeroporti, edifici per uffici, centri commerciali, luoghi di intrattenimento e dello sport, centri direzionali, musei, oggetti e arredi ben progettati, ma si continua a costruire tipologie abitative solo tradizionali, anonime senza alcuna attenzione estetica e funzionale. Spazi e volumi regolati da norme, superate molte volte dall’attualità, distribuiti per lo più con funzioni che non appartengono alle necessità abitative delle attuali famiglie. Gli spazi non sono proporzionati agli strumenti e alle nuove attività che vi si dovrebbero svolgere. Tanto è vero che l’industria degli arredi propone oggetti come cucine non più per cucinare ma per soggiornare, bagni non più come servizi igienici ma come luoghi di edonismo e relax e soggiorni come anfiteatri. Presto anche internet necessiterà di nuovi spazi definiti individuali per ciascun abitante. Inoltre non si può ignorare che la società dei Paesi più ricchi invecchia e pertanto nei prossimi lustri sarà necessario ristudiare luoghi di aggregazione e di movimento. La diminuzione poi di attività di lavoro solo fisico porterà conseguentemente a incrementi dei livelli culturali e di strumenti di informazione e di formazione negli spazi domestici. Dobbiamo dunque ritrovare tutti l’entusiasmo di ricercare e progettare soluzioni anche provocatorie e utopiche per stimolare non solo il mondo della costruzione ma anche tutta la committenza immobiliare, privata e pubblica, a prendere coscienza della necessità di offrire nuovi scenari e prospettive che in realtà ormai non appartengono più al mondo del futuro ma a una stringente realtà.

design issue that appears to have been deliberately and continually left unsettled is the question of housing and the kind of architectural organism it entails. After the virtuosity performances of the rationalist period, that measured up and compared every tiny living space with a view to combining ergonomics, economics, hygiene and aesthetics, myths that eventually degenerated into town-planning schemes structured around pre-defined zones regardless of the real interests of their inhabitants, the problem still has not been solved. Over the last fifty years in particular, urbanised society has been furbished with means of communication, personal/public transport and congregation that were previously unthinkable, without ever managing to alter the design rules and guidelines most suited to these new needs and expectations. So whose fault is it? Ignoring the usual conservatism of the current political scene, the slowness of economic authorities that never programme long-term investments in developing the inhabited territory, and the indifference of the cultural/university world, I think that at least everybody in the world of architectural design (viz. engineers, architects and designers) ought finally to acknowledge that they have concentrated all their best efforts on positive, long-term projects for buildings and infrastructures designed to catch the eye and work around image. Nowadays most architectural designs and images belong mainly to business corporations and establishments. We have magnificent airports, office buildings, shopping malls, entertainment and sports facilities, business centres, museums and carefully-crafted objects and furniture, but housing is still only designed around conventional lines, faceless constructions with no attention to aesthetics and function. Spaces and structures governed by regulations, more often than not behind the times and mainly furbished with functions of no use to the families now living in them. The spaces are out of proportion with the tools available and the new activities that ought to be accommodated in them. So much so that industry offers objects like kitchens that are no longer designed for cooking in but for relaxing in, bathrooms that no longer serve hygiene purposes but are places for hedonic practices, and lounges that are more like amphitheatres. The Internet will soon need new spaces geared to personal requirements. There can also be no denying that the average age of the population in wealthier nations is rising, and so over coming years we will have to re-think and re-design congregation areas and means of moving around. The decline in purely physical labour is bound to result in a rise in cultural standards and increase in means of information and education in the home. So let’s all get back that enthusiasm to research into and design even the most provocative and utopian solutions, if that is what it takes to make the building world and (private or public) real estate clients aware of the need to come up with new ideas and prospects, which, to tell the truth, no longer belong to the future but to the present with all its urgent needs.

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Architecture Studio

Modello del progetto di Architecture Studio, vincitore del concorso internazionale bandito dall’amministrazione di Tirana per la riqualificazione del centro storico della città.

Model of Architecture Studio’s winning project in an international competition launched by the Tirana City Council to redevelop the old city centre.

Il Nuovo Centro In Tirana a capitale dell’Albania, dopo i tempi del travaglio succeduti al crollo del regime autoritario, dove la preoccupazione dominante sembrava essere quella di fuggire da quei luoghi; un clima segnato dal caos e dal disordine, ben documentato da quello straordinario film che è Lamerica (1994) di Gianni Amelio, ora mostra una classe dirigente giovane e tenace che è riuscita a uscire dal collasso e sulla strada della democrazia si appresta a entrare in Europa. Con una infinità di problemi, ma anche un sano ottimismo e una cultura poliglotta, aperta al nuovo. L’immagine del Paese è quella di un forte dinamismo economico. Numerosi i giornali e le televisioni, i ristoranti e i luoghi di ritrovo. Le Mercedes e le stazioni di lavaggio. I giovani, come nel resto del mondo, frequentano le discoteche e vestono alla moda. L’ultimo modello di cellulare sembra essere alla portata di tutti. Il segno dominante è però rappresentato da una moltitudine di cantieri con costruzioni sorte come funghi, capaci di evocare gli anni dell’abusivismo nella periferia spontanea a Roma, le famose case della domenica, qui tirate su con le rimesse degli emigranti, mentre l’attacco alla costa e la proliferazione delle nuove costruzioni nelle campagne, con i ferri che fuoriescono dal solaio per innalzare un nuovo piano, evocano immagini tipiche del sud d’Italia. Ho colto questa immagine nei pochi giorni trascorsi Tirana chiamato, in una giuria internazionale con Hans Schroeder, Jean M. Guenod, Rudie Stroink, Olafur Eliasson, Lothar Greulich, Ilias Zengeli, a decidere le sorti di un’ampia zona a ridosso del nucleo originario, lungo l’asse che nel 1926 Armando Brasini, Accademico d’Italia, aveva immaginato per insediare la Reggia e i Ministeri, con alle spalle un parco che si inerpica sulla collina, in una planimetria vagamente stellare. Il centro di rappresentanza è affacciato su un ampio boulevard mentre Florestano di Fausto, con meno pretese, realizza gli edifici. La cultura del progettista romano esprime assai bene quello che nel Settecento, quando nascono i Palazzi Reali a Napoli come a Versailles, è l’asse prospettico pensato per la cattura dell’infinito lungo cui si attestano le piazze e progressivamente si insediano gli edifici di rappresentanza. Non è un caso quindi che qui siano insediati la Banca Centrale di Vittorio Morpurgo e poi, nel corso degli anni, l’Università e il Rettorato, l’Accademia di Belle Arti, quindi nel dopoguerra, con la stagione del comunismo, il Palazzo della Cultura e il Teatro dell’Opera, fino al Mausoleo del dittatore Enver Hoxha, oggi trasformato in discoteca con annessi studi televisivi. Fatos Nano, attento e sensibile tessitore politico, Primo Ministro dell’Albania, ed Edi Rama, Sindaco della Città, ex ministro della Cultura che ci aveva stupito presentando nella recente Expo di Hannover, un ampio bunker – simile a quei tanti che tappezzano un Paese un tempo isolato e pronto a combattere contro il mondo intero – da cui si usciva e si veniva accecati da una luce folgorante, capace di rappresentare bene il senso di disagio e smarrimento per gli anni appena lasciati alle spalle, hanno bandito con l’aiuto e il supporto tecnico del Governo tedesco un concorso internazionale a due livelli a cui hanno partecipato numerosi studi con il curriculum e un documento preliminare. Peccato che dall’Italia siano giunte solo poche fotocopie, in bianco e nero, su cui una star ha vergato a caratteri cubitali il pro-

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prio nome, perché si è trattato di un’occasione importante come hanno dimostrato i tre gruppi selezionati: Mecanoo dall’Olanda, Bolles & Wilson dalla Germania e Architecture Studio dalla Francia. Dei primi, ma anche per i secondi, vale la pena segnalare la meticolosa cura per il traffico dei mezzi pubblici incanalato su due percorsi a X mentre una serie di parcheggi pubblici e privati drena e permette a quello privato di sostare, liberando un’ampia isola pedonale. Affascinante anche un ampio ponte che scavalca il fiume Lana, dove di recente il sindaco ha fatto abbattere una serie di costruzioni abusive, in particolare chioschi ma anche edifici, che si erano insediate lungo le sponde. Meno convincente un edificio che rompe l’asse storico e si insedia su Piazza Scanderberg, spezzando l’asse prospettico consolidato. A monte dell’attuale stazione ferroviaria è prevista una città giardino che ridisegna un’area abbastanza confusa posta a ridosso della zona di intervento. Lo studio tedesco, che ha recentemente vinto il concorso per la Biblioteca di Milano, parte da un’immagine di rara seduzione: i tappeti dai colori sgargianti e le trame più diverse stesi sul pavimento di una moschea, quasi a rammentare una delle prime costruzioni di Tirana: la moschea di Ethem Bey, sorta insieme alla torre dell’orologio a cavallo tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento. Ancora la Moschea è l’ispiratrice di un asse di penetrazione che punta sulla statua di Scanderberg e pedonalizza un’ampia area trasformandola in parco giochi per bambini con fontane zampillanti. Proprio quell’intreccio così casuale, privo di leggi che non siano quelle dell’estro dell’architetto, insieme ad alcune soluzioni poco convincenti sull’arredo urbano, in particolare il palmento insediato davanti all’edificio dell’università, convincono la giuria a scegliere la proposta di Architecture Studio. I francesi hanno condotto uno studio accurato sulla geografia del luogo evidenziandone i profili e le emergenze. Hanno poi proposto un cuneo verde che si insinua a nord della città, fino a lambire la stazione ferroviaria, lasciata aperta per non interrompere la corsa dello sguardo. Un Parco Culturale che fa da pendant alla collina dell’Università. Lo sviluppo insediativo viene concentrato in una sorta di città murata, posta ai bordi dell’asse storico, su cui si innalzano una serie di torri che rendono dinamico il profilo. Si guardano bene dall’intaccare l’asse di Brasini, anzi lo impreziosiscono, restituendo alla città un carattere tipicamente mediterraneo, inventando sopra gli edifici degli anni Sessanta una serie di pergole e porticati dove, ne siamo certi, è piacevole passeggiare, sostare per prendere un caffè, salutare gli amici, discutere del futuro della città. Anche l’edificio dell’università, attualmente arricchito da una illuminazione sensibile ai colori, ritrova una sua dimensione specchiandosi su un velo d’acqua mentre le nuove residenze riscoprono il piacere antico delle corti, tra il verde e gli alberi, studiati con attenzione, dove è piacevole giocare. Un sincero augurio alla classe dirigente perché riesca a trasformare i progetti in opere realizzate. Del resto cos’è progettare se non gettare un ponte visibile tra le difficoltà dell’oggi e un futuro che vogliamo migliore? Mario Pisani 186 l’ARCA 3


Pianta della piazza Scanderberg, al centro del lungo asse viario realizzato nel 1926 da Armando Brasini. Questa piazza, nel nuovo progetto, viene recuperata alla vita sociale grazie a un’ampia pedonalizzazione e alla creazione di un parco. Nella pagina a fianco, rendering della piazza.

Plan of Scanderberg Square in the middle of a long roadway built in 1926 by Armando Brasini. In the new design, this square is restored to social life by reworking it and creating a pedestrian park. Opposite page, renderings of the square.

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fter the difficult years following the collapse of its authoritarian regime, when the main worry was to try and escape from all the chaos and disorder, so effectively depicted in Gianni D’Amelio’s Lamerica (1994), Tirana now has its own youthful and tenacious ruling class that has managed to emerge from the country’s collapse and is now well on the road to democracy and entry into Europe. Despite all the seemingly endless problems, there is also a healthy feeling of optimism and a multi-lingual culture open to anything new. The most distinctive feature of it are the numerous building sites that have shot up like mushrooms, reminiscent in many ways of the illegal constructions that once cropped up in the suburbs of Rome, those famous “Sunday homes”. Here the new buildings along the coasts and out in the country, with metal stanchions projecting up from the floors ready for a new level to be constructed around them, evoke the kind of images we see in the south of Italy. I saw all this during the few days I was in Tirana working on a panel of judges with Elia Zanghelis, Schroeders, Guenod, Stroink, Eliasson and Greulich. We were deciding the fate of a spacious plot of land near the old city centre, along a stretch of road where back in 1926 Armando Brasini, Academic of Italy, thought of building the Palace and ministry buildings with a park behind them up on top of a hill featuring a vaguely star-shaped layout. The reception centre was to face onto a wide avenue, but it was eventually Florestano di Fausto who constructed the buildings in a much lower key. This Roman architect’s own design style is a fine representation of eighteenth-century architecture, when Royal Palaces where being built in places like Naples and Versailles. Back then elevations were designed to capture the infinite along which squares and then official buildings gradually grew up. It is hardly surprising then that this became the home of the Central Bank designed by Vittorio Morpurgo and then, down the years, the University and Rector’s Office, Academy of Fine Arts and, after the war during the communist period, the Palace of Culture and Opera House and even the Burial Shrine to the dictator Enver Hoxha, that has now been converted into a discotheque and television studios. Fatos Nano, the Prime Minister of Albania, and Edi Rama, the City Mayor and former Minister of Culture who astounded us by presenting a bunker at the recent Hannover Expo, a large bunker like all those speckled across a country that used to be isolated and ready to take on the whole world, a bunker you emerged from into blinding light to get a good idea of the discomfort and dismay associated with the recent past, have organised a competition with the help and technical support of the German Government. A two-tier international competition that lots of firms took part in, upon presenting their curriculum together with an introductory paper (among them Mecanoo from the Netherlands, Bolles & Wilson from

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Germany and Architecture Studio from France). The first firm (but the same can also be said of the second) paid meticulous attention to public transport, that has been channelled along two “x”-shaped paths while a set of public and private car parks drain off much of the private traffic to leave room for a large pedestrian island. There is also a quite striking bridge of considerable size crossing the River Lana, where the mayor recently had a number of illegal constructions knocked down, mainly kiosks but also buildings, that had popped up along its banks. The building that breaks down the old axis as it takes its place in Scanderberg Square to disrupt a powerful perspective axis, is less convincing. A city garden redesigning a rather dishevelled area near the project site stands just up from the existing railway station. The German firm has worked around an image of rare beauty: the colourful rugs featuring all kinds of different patterns spread across the floor of a mosque, almost as if to call to mind one of the first buildings in Tirana: Ethem Bey Mosque, built together with its bell tower at the end of the eighteenth and start of the nineteenth century. The Mosque is also the inspiration behind an axis running towards the statue of Scanderberg, creating a spacious pedestrian area and turning it into a children’s playground with gushing fountains. This random web, governed by no rules other than the architect’s creativity and a few rather unconvincing urban furbishing features, notably the millstone placed in front of the university building, persuaded the jury to opt for Architecture Studio’s design. The French team has carried out a careful study into the local geography, bringing out its humps and contours. It has designed a green wedge slotted into the north of the city and sweeping past the railway station, left open so as not to block the view. A Central Park acting like a sort of pendant to the University hill. The project develops around a sort of walled city running along the old axis, furbished with a number of towers designed to inject life into the basic profile. Brasini’s work has been embellished rather than detracted from, restoring a distinctly Mediterranean feel to the city and building a set of pergolas and porticoes above the 1960s’ buildings. I am sure this makes it pleasant to walk about, stop for a coffee, say hello to friends or just discuss the city’s future. Even the university building, currently decorated with colour-sensitive lighting, recovers its own rightful status by being reflected in a sheet of water, while the new houses rediscover the pleasure of enjoying tree-lined courtyards and green landscaping, carefully designed to be nice to play in. Let’s hope the ruling class manages to turn these projects into built works. After all, what is design if not the building of a visible bridge amidst all the problems of the present and a future which we hope will be much brighter? Mario Pisani 186 l’ARCA 5


A destra, piante parziali dell’area di intervento. Sopra, rendering dei giardini che verranno realizzati a latere della piazza. Sotto, rendering di uno dei ponti che attraverseranno il Fiume Lana. Nella pagina a fianco, rendering di una delle torri che verranno realizzate lungo l’asse viario centrale con funzioni residenziale, commmerciale e terziaria.

Right, partial plans of the project area. Above, rendering of the gardens to built alongside the square. Below, rendering of one of the bridges crossing River Lana. Opposite page, rendering of one of the towers to be built along the central roadway serving housing, retail and service purposes.

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In queste pagine, rendering e pianta della porzione sud dell’asse viario su cui si apre l’edificio dell’Università.

These pages, renderings and plan of the south section of the roadway where the university building stands.

Rendering della porzione nord dell’area di intervento con la piazza su cui si affaccia, tra l’altro l’edificio della stazione.

Rendering of the north section of the project area showing the square surrounded, amongst other things, by the station building.

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Gehry Partners

Schizzo preliminare e, sotto, pianta del terzo livello della Walt Disney Concert Hall, nuova sede della Los Angeles Philarmonic, inaugurata lo scorso ottobre nello storico quartiere di Bunker Hill a Los Angles. Nella pagina a fianco, pianta del secondo livello.

Fuoriserie

Preliminary sketch and, below, plan of the third floor of the Walt Disney Concert Hall, the new home of the Los Angeles Philharmonic Orchestra that officially opened last October in the old Bunker Hill neighbourhood of Los Angeles. Opposite page, plan of the second level.

Walt Disney Concert Hall, Los Angeles i era ancora o solo nel 1980: Frank Gehry presentava le maquette di certe sue architetture, gentilmente trattenute, mentre sembravano scivolare giù dalla scarpata. Si trattava di case - assemblate, sconnesse, fragili - da eseguirsi in un balloon frame tanto estremo da lasciar intendere che qualcosa doveva essere magistralmente andato storto. All’epoca, data la pesantezza del dibattito con il post-modernismo in agguato, la quantità d’ideologia in circolazione costringeva l’architettura al metabolismo digestivo dei pitoni. Stupivano, perciò, l’understatement concettuale e la materialità ultraleggera di questi modellini in cui, se si continuavano a riconoscere nel cartoncino dei volumi bianchi e retti, moderni, si constatava anche quanto ormai fossero inesorabilmente scossi da intrusioni, sovrapposizioni, attraversamenti. Con la rete metallica da pollaio a definire en plein air gli spazi di contrappunto. L’andamento scosceso del terreno era invece restituito con quel cartone ondulato da imballaggio con cui Gehry anni prima (1969-73) si era inventato i robustissimi mobili della serie Easy Edge. Apparsi a margine di un simposio, tra artisti e scienziati della N.A.S.A. sull’abitabilità nello spazio, che poteva avvenire solo in California, e solo in quegli anni. Cambiati i tempi e le occasioni, è facile notare cosa ha comportato di eclatante coadiuvare la propensione al bricolage con il soft-

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ware aerospaziale e sostituire al corredo materiale tanto cheap degli esordi il titanio del Guggenheim di Bilbao. Il clangore mediatico di queste accuratissime lamiere è tuttora ben udibile. Adesso per le ambizioni di questa Walt Disney Concert Hall, al cui cospetto risulterebbe compassata persino la Philarmonie di Hans Scharoun a Berlino, è la volta dell’acciaio inossidabile. Ed è come se il disegno, per recrudescenza, seguisse di pari passo il peso specifico e le prerogative economiche, ma anche immaginarie, del materiale di volta in volta prediletto. Con un certo gusto per l’eccesso necessario. Anche se nel nome di Walt Disney e finalmente in casa, a Los Angeles, la ridondanza di questa architettura sembra appropriata fino all’ineluttabile. Così da rivelare il capostipite postumo - ideato già nel 1991 - dei molti edifici poi progettati da Gehry in giro per il mondo come controverse antitesi - giocherellone e ferree - del senso stesso del costruire. Edifici trasformati eventualmente in affastellamenti, ammassi, mucchi, coacervi, cascate, flutti, fioriture, bestiari, o nitidamente divisi ed esacerbati proprio come in un gioco di costruzioni in scala 1:1. Si approfitta dell’apparente nonsense di progetti che simulano intenzionalmente il disporsi impersonale, spontaneo, auto-determinato delle cose e della materia. In modo da lasciare, con innata inclinazione pop, che materia e cose prendano il sopravvento. Questa Los Angeles Concert Hall, dopo il concorso, i mille

modellini, la lunga gestazione, la mole dei finanziamenti, il cantiere, è per giunta intonata all’efficacia figurativa del castello della Bella Addormentata. Con le conseguenze che comporta. Perfomances acustiche per la musica sinfonica studiate sperimentalmente dal vero, in un grande modello e in scala, da Minoru Nagata e Yasuhisa Toyota del team Nagata Acoustics. La configurazione finale, sulla base di esperienze precedenti, illustri e riuscite, combinerebbe, con la supervisione di Gehry, i risultati dei test condotti con laser, computer e altri apparecchi sopraffini, come l’udito di Zubin Mehta, Pierre Boulez, Simon Ratte e di diversi musicisti, primo fra tutti il direttore d’orchestra Esa-Pekka Salonen, della Los Angeles Philarmonic. La sala per 2.265 spettatori coniuga le vigne della Berliner Philarmonie con quella scatola da scarpe, sonoramente affidabile per quanto tradizionale e parallelepipeda, di cui un esempio mirabile apprezzato da Herbert von Karajan in persona - sarebbe il Grosser Musikvereinssaal a Vienna. Questa Concert Hall, fasciata da cima e fondo nel legno di douglas dei liutai è figurativamente dominata da un organo, degno di un racconto di H.P. Lovecraft ed extra-large come una limousine, che solo a Gehry poteva venire in mente (sound design a cura di Manuel Rosales) e che solo in Germania si poteva costruire, a Owingen dalla Glatter-Götz Orgelbau, GmBH. Ma, per tornare alle fattezze esterne di questa Concert Hall una

volta considerata la volontaria discontinuità tra prospetti e sezioni, quale razza di oggetto sarà mai? A cosa assomiglierebbe? E perché poi dovrebbe assomigliare a qualcos’altro? Se si tentasse di estrarre un parere dal confronto con i morigerati grattacieli di Downtown, impettiti sullo sfondo, confinati nell’uniforme di se stessi, parrebbe che il senso recondito di questo edificio sia nell’aver creduto e dimostrato che anche ai gesti campati in aria da Apprendista Stregone di Mickey Mouse nulla impedisce di diventare architettura - e se capitasse di sentire là dentro la colonna sonora di Fantasia? In un sovvertimento altrettanto concreto - a suon di 274 milioni di dollari - di quel principio di realtà di cui finisce per essere la perturbante conferma. Da ritrovare nel sogno a occhi aperti di Frank Gehry, quando si augurava che il suo edificio, al primo levarsi nella serata di apertura della bacchetta di Esa-Pekka Salonen, potesse, in tutta semplicità, cominciare a comportarsi come un altro, immenso, strumento musicale. Ma, al di là dei continui exploit contemporanei, nell’architettura di Gehry di un tempo c’era molto da imparare, si sentiva, senza rischiare di farne una copia, il futuro perseguibile di un ragionamento compositivo aperto. O questa impressione è solo un effetto tardivo dell’imprinting? Decio Guardigli

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In basso, sezione.

Pianta del sesto livello. In basso, pianta del quarto livello.

Bottom, section.

Plan of the sixth level. Bottom, plan of the fourth level.

t was only, or still, 1980: Frank Gehry presented some of his works of architectures, gently restrained, as they appeared to slide down cliffs. These houses – assembled, disconnected and fragile – were designed to be built in balloon frames so extreme as to make you think something must have gone wonderfully wrong. Back in those days, bearing in mind all the heavy debate going on with post-modernism that was waiting in the wings, the huge helpings of ideology then being heaped around forced architecture to have the digestive system of a python. This made the conceptual understatement and ultra-lightness of these models even more striking; and while there was still something modern about these straight white cardboard cut-outs, you could not help feel that they were already being shaken by intrusive forces, superimpositions and cross-cuts. With chicken wire marking the counter-point spaces “en plein air”. The rocky lie of the land was captured in the crumpled packing cardboard Gehry had used years earlier (1969-73) to invent his sturdy furniture from the Easy Edge range. Now that the times have changed and so have the opportunities around, it is easy to see how a tendency towards bricolage has contributed to aerospace software, as the old cheap materials have gradually been replaced by the likes of Titanium used for the Guggenheim in Bilbao. You can still hear all the resounding noise these carefully designed sheets of metal made in the media. This strikingly ambitious Walt Disney Concert Hall, compared to which even Hans Scharoun’s Philarmonie in Berlin looks rather tame, has opted for stainless steel. It is as if the design carefully traced the specific weight and economic and even imaginary prerogatives of the chosen material. With a certain for the kind of excess required. But the name Walt Disney and its location back home in Los Angeles at last make the redundancies of the architecture seem almost appropriate or even inevitable. So it turns out to be the posthumous forefather – designed back in 1991 – of many of the buildings Gehry designed around the world as controversial antitheses – playful but carefully gauged – of the very meaning of building. Buildings eventually converted into bundles, heaps, jumbles, piles, cascades, waves and blooms, or clearly divided up and exacerbated as if in some kind of 1:1 scale construction kit. Taking advantage of the apparent nonsense of projects deliberately simulating the impersonal, spontaneous and self-determined way things and materials arrange themselves. So as to let, with an innate pop tendency, materials and things take the upper hand. This is also an ironic way of opposing the prevailing feeling that the form of what otherwise would remain shapeless comes from an idea. So matter, feeling only in a joking sense, does not conform to Aristotle and rather than desire form – in the way a female desires a male (sic!) – would if anything appear to prefer what has no form or

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is deformed. In the wake of a very material culture made in the U.S.A., heavier than any other. Architecture with the tricky task of contradicting itself or even jeering itself. The Los Angeles Concert Hall, after the competition, thousands of models, long preparation period, all the financing and then building work, is actually rather stylistically reminiscent of Sleeping Beauty’s castle. With all that this entails. Acoustic performances for the symphony orchestra experimentally studies for real by means of a huge scale model by Minoru Nagata and Yasuhisa Toyota from the Nagata Acoustics team. The final configuration based on previous experiences (famous and successful) is a combination, under Gehry’s watchful eye, of results of tests carried out with lasers, computers and other ultra-sophisticated equipment, such as the ears of Zubin Mehta, Pierre Boulez, Simon Ratte and other musicians, most notably of all the conductor of the Los Angelese Philharmonic, Esa-Pekka Salonen. This 2,265-seat hall combines the vines of the Berliner Philarmonie with the old shoe box design, as reliable in terms of acoustics as it is conventional and parallelepiped-shaped, a fine example of which (much liked by Herbet von Karajan himself) is the Grosser Musikvereinssaal in Vienna. This concert hall, wrapped in the kind of Douglas fir used for lutes from head to toe, is stylistically dominated by an organ worthy of a story by H.P. Lovecraft and as over-sized as a limousine that only Gehry could have thought of (sound design by Manuel Rosales) and that could only be built in Germany, in Owingen by Glatter-Götz Orgelbau, GmBH. But returning to the outside appearance of this Concert Hall, after taking into account the deliberate discontinuity of the elevations and sections, what kind of object is it? If a comparison might be made with the rather sober downtown skyscrapers, rising up in the background, trapped in their own uniformity, the hidden meaning of this building lies in having believed and shown that even the airyfairy gestures of an Apprentice Sorcerer like Mickey Mouse can turn into architecture – and what if we happened to hear the soundtrack of Fantasia being played inside? This would be an equally real way of turning a reality principle on its head – to the sound of 274 million dollars - that it just ends up confirming. To be conjured up again in Frank Gehry’s daydreaming, when he expressed the wish that his building might just start behaving like another huge musical instrument when Esa-Pekka Salonen raised his baton on the opening night. But aside from all his latest exploits, Gehry’s old architecture had plenty to teach us, you could feel, without being tempted to copy it, the future could be written with open-minded reason. Or is this just a delayed effect of imprinting? Decio Guardigli

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Il nuovo skyline disegnato dall’edificio di Gehry in Downtown Los Angeles. Grazie alla scenografica forma curvilinea combinata con l’orientamento l’edificio si presenta come una

composizione scultoria dalle molteplici facciate rivolte verso la città.

The new skyline created by Gehry’s building in downtown Los Angeles. Thanks to its ornamental

curved form combined with its layout, the building looks like a sculptural composition with multiple facades facing the city.

Vista laterale esterna della nuova Concert Hall che con il suo luccicante e dinamico rivestimento incarna l’energia e la forza di innovazione e di spirito creativo della città e della sua orchestra. In basso, assonometria.

Federico Zignani

Tom Bonner

Lateral view of the outside of the new Concert Hall, whose brightly glistening cladding embodies the energy, innovative force and creative spirit of the city and its orchestra. Bottom, axonometry.

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Particolare e, sotto, l’ingresso costituito da una grande scalinata e da una piazza su cui si affaccia anche l’esistente complesso del Music Center.

Particolare dei rivestimenti esterni in pannelli di acciaio inossidabile e, sotto, vista del complesso dalla strada.

Detail of the outside claddings of stainless steel panels and, below, view of the complex from the road.

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Tom Bonner

Tom Bonner

Detail and, below, entrance formed by a large stairway and plaza onto which the Music Center also faces.

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violoncelli e delle viole. Una grande finestra dietro al palco e otto lucernari forniscono luce naturale per i concerti diurni. A sinistra, le poltrone della platea e particolare di uno degli atri ai livelli superiori.

Above, view of the main hall facing the audience which has a seating capacity of 2,265 and whose acoustics are safeguarded by the Douglas pine cladding on the walls and ceilings, the same material used for the back of the cellos

and violas. A large window behind the stage and eight skylights let in natural light for daytime concerts. Left, the seats in the stalls and a detail of one of the lobbies on the upper levels.

Federico Zignani

Federico Zignani

Sopra, vista della sala principale verso la platea che ha una capacità di 2.265 posti e la cui qualità acustica è garantita dal rivestimento delle pareti e dei soffitti in pino Douglas, la stessa essenza utilizzata per la parte posteriore dei

Sopra, vista della sala principale verso il palco dominato dal grande organo a canne. A destra, particolare dei lucernari e particolare dell’organo.

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B-Motion

Tom Bonner

Above, view of the main hall by the stalls where a huge pipe organ stands. Right, detail of the skylights and detail of the organ.

Credits Project: Gehry Partners Design Partner: Frank O.Gehry Project partner: James M.Glymph Project Designer: Craig Webb Project Architect: Terry Bell Project Team: Andrew Alper, Suren Ambartsumyan, Larik Ararat, Kamran Ardalan, Herwig Baumgartner, Pejman Berjis, Rick Black, Kirk Blaschke, Tomaso Bradshaw, Earle Briggs, John Carter, Padraic Cassidy, William Childers, Rebeca Cotera, Jonathan Davis, Jim Dayton, Denise Disney, Jon Drezner, Jeff Guga, David Hardie, James Jackson, Victoria Jenkins, Michael Jobes, Michael Kempf, Gregory Kromhout, Naomi Langer, Jacquine Lorange, Gerhard Mayer, Michael Maltzan, Alex Meconi, Emilio Melgazo, Brent Miller, George Metzger, Rosemary Morris, Julianna Morais, Gaston Nogues, Mathias Mortenson, Michael Resnic, David Pakshong, Christopher Samuelian, David Rodriguez, Robert Seelenbacher, Michael J.Sant, Matthias Seufert, Michael Sedlacek, Eva Sobesky, Tadao Shimizu, Thomas Swanson, Randall Stout, Tensho Takemori, John Szlachta, Hiroshi Tokumaro, Larry Tighe, Dane Twichell, Jose Catriel Tulian, Monica Valtierra-Day, William Ullman, Eric Wegerbauer, Yu-Wen Wang, Adam Wheeler, Gretchen Werner, Brian Yoo, Tim Williams, Brian Zamora CATIA Modeling: Nick Easton, Gary Lundberg, Bruce Shepard, Rick Smith, Kristin Woehl Acoustical Team: Nagata Acoustics (Minoru Nagata, Executive Advisor; Yasuhisa Toyota, Director, Project Chief; Keiji Oguchi, Motoo Komoda) Theater Consultants: Theater Project Consultants Organ Design: Manuel Rosales (Sound Design), Frank O.Gehry (Organ Form Design), Caspar v. Glatter-Götz of Glatter-Götz Orgelbau (Organ Fabrication and Installation) Main Contractor: M.A.Mortenson Landscape Designer: Melinda Taylor Landscape Design Landscape Architect: Lawrence Reed Moline Owner: County of Los Angeles

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Toyo Ito

Nella pagina a fianco, vista notturna della Mediateca di Sendai, realizzata due anni or sono da Toyo Ito come parte della rivitalizzazione della città del Giappone settentrionale. L’edificio, caratterizzato dalla sua estrema trasparenza, si è posto fin dalla sua inaugurazione come nuovo segnale urbano dei grandi viali alberati che attraversano la metropoli.

Due anni dopo Sendai Mediatheque

endai si trova circa 350 chilometri a nordest di Tokyo e, con una popolazione di circa un milione di abitanti, è una delle maggiori città del Giappone settentrionale. E’ simile alle altre metropoli giapponesi, con la stessa teoria di edifici banali e parcheggi multipiano che sembrano essere stati copiati e ripetuti attraverso tutta la nazione. I raid aerei della II Guerra Mondiale hanno distrutto molte delle città giapponesi più grandi e molte di esse furono ricostruite velocemente senza una pianificazione coordinata. Tuttavia, Sendai è stata riprogettata su un sistema a griglia abbastanza diverso da quello fatto di grovigli disordinati di strade riscontrabile in altre città del Giappone. I viali più ampi sono stati piantumati con molti alberi tanto che la città è ora conosciuta come “la città degli alberi”. La Mediateca di Sendai si trova lungo uno di questi grandi viali, che presenta, nella corsia centrale, un parco sul modello delle Ramblas. Per quanto il viale sia di per sé affascinante, la maestosa facciata di vetro della Mediateca attira inevitabilmente lo sguardo dei passanti. La Mediateca, con la sua eleganza, è così clamorosamente diversa da qualsiasi altro edificio che la sua presenza fa apparire il resto della città quasi assurdo. Gli edifici circostanti divengono quasi “un rumore di fondo”, messo lì solo per sottolineare l’eccezionalità della Mediateca. Fluttuante Se una sola parola potesse descrivere questo edificio, essa sarebbe “leggerezza”. Leggerezza sotto tutti i punti di vista. Ogni cosa, dalla struttura agli arredi, contribuisce a suo modo a un concetto totale di leggerezza. L’edificio è praticamente un’esatta materializzazione del modello concettuale; sette piani a pianta quadrata attraversati da 13 tubi, che ricordano delle calze a rete. Poiché i tubi hanno una forma e un’inclinazione irregolari le piante dei vari piani sono tutte leggermente differenti. Anche l’altezza di ciascun piano varia, il che aumenta la sensazione di fluttuare mentre ci si sposta da un livello all’altro. Alcune delle strutture tubolari fungono da pozzi di luce, con congegni in copertura progettati per riflettere la luce lungo i tubi e dentro l’edificio. Altri servono per i trasporti verticali (scale mobili e ascensori) e per la rete dei cavi tecnologici. Il “pacchetto” totale dei piani e dei tubi è avvolto da un’austera facciata di vetro che consente l’ingresso di abbondante luce naturale durante il giorno e, di notte, quando tutte le luci sono accese, offre una vista spettacolare degli interni. Genius Loci Nel 1995, l’architetto giapponese Toyo Ito ha vinto il concorso per la Mediateca di Sendai, un edificio pubblico per le arti e la cultura con orientamento verso i media elettronici. Per il processo di Alessio G.Guarino

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progettazione e la costruzione sono occorsi sei anni. Ito considera il processo di progettazione parte integrante dell’edificio tanto quanto la sua forma definitiva. Secondo Ito, non ha senso separare i diversi passaggi progettuali dalla costruzione e, infine, dall’uso: tutto è collegato. Nel processo costruttivo, tutte le fasi si mescolano e sovrappongono continuamente, spesso a causa dei molteplici interessi dei gruppi coinvolti nel progetto. Questo complicato percorso progettuale ha dato come risultato un edificio che poteva essere fatto solo a Sendai e solo da Toyo Ito. In tal senso, si ha un’accezione diversa di genius loci. L’immagine dell’edifico appare non essere emersa dal suo intorno, ma certamente il processo dietro la sua realizzazione lo è. Il parco Secondo Ito, la qualità migliore di questo edificio è la sua flessibilità. Lo spazio può essere adattato alle necessità funzionali. In realtà, il programma è stato definito dopo l’inizio della costruzione. In un’intervista alla rivista giapponese “GA”, Ito ha affermato di aver pensato, durante la progettazione, a un’atmosfera simile a quella di un parco con una struttura libera e capace di modificarsi secondo i flussi di pubblico. L’uso di un sistema di arredo flessibile, inoltre, ha aumentato la capacità di adattamento a ogni situazione. Nonostante ciò che pensano molti, l’architettura non ha bisogno di essere fissa, dice Ito, e fa un paragone con la città. Se si modifica qualcosa in una città nessuno ha niente da dire, perché la città non può in alcun modo essere vista come singola entità. Eppure, in architettura, prevale un atteggiamento diverso. Normalmente tutto è fisso. Nel perseguire la realizzazione di edifici perfetti, la possibilità di cambiare tutto diventa un grande problema. Ito vuole modificare questa errata concezione ridefinendo l’architettura contemporanea, specialmente quando il tema è la flessibilità dei servizi pubblici. Flessibilità Il fatto che la funzione segua la forma non significa necessariamente che l’architettura sia flessibile. Infatti, potrebbe implicare l’opposto: non l’architettura, ma il programma stesso è flessibile. Questo sembra essere il caso di Sendai. In due anni di funzionamento, il programma non è molto cambiato. Il primo piano è stato chiamato “plaza”, nome che indica l’idea di Ito di incorporare la flessibilità della città nel progetto architettonico dell’edificio. La plaza è spaziosa e offre un caffè e una libreria d’arte di tendenza. Naturalmente, in una plaza non ci si aspetterebbe di trovare un banco informazioni e delle postazioni per la sicurezza,

Opposite page, nighttime view of the Sendai Mediatheque designed a couple of years ago by Toyo Ito, as part of plans to redevelop this city in northern Japan. The building, notable for its great transparency, immediately stood out as a new urban landmark for the tree-lined avenues crossing the city.

ma, come detto, è solo un nome. Potevano averla chiamata “atrio di ingresso” e nessuno si sarebbe scomposto. Da qui, ci sono molte opzioni per iniziare il percorso verso l’alto; quattro ascensori in tre dei tubi, una grande scala e scale mobili. Una “corsa” sulle scale mobili o sugli ascensori nei tubi è una esperienza tanto emozionante e dinamica che l’arrivare a destinazione è quasi una delusione. Il secondo piano è stato chiamato “Informazioni”. Tutti i piani sono progettati in modo da invitare il pubblico a girovagare. In effetti, mi ci è voluto un po’ a scoprire il banco informazioni, il quale però è un ben accetto miglioramento rispetto ai soliti edifici (pubblici) in cui i banchi di servizio sono macchine che rigurgitano risposte alle domande più comunemente poste. Il giorno che ho visitato la Mediateca, c’erano molte persone sedute a leggere sulle famose panche a forma di fiore, progettate da Kazuyo Sejima. Tuttavia, come ho scoperto più tardi, la maggior parte di loro non era andata là per leggere i giornali. Quando ho chiesto al banco informazioni se c’era una postazione per collegarmi in Internet, mi hanno risposto di scrivere il mio nome su una lista d’attesa e tornare dopo circa quattro ore (!), oppure accomodarmi a leggere riviste finché non si liberava un terminal. Accanto ai lettori in attesa c’era un grande tavolo a forma di ciambella con dieci postazioni Internet, tutte occupate. E’ un po’ incredibile che un edificio che si chiama MEDIAteca abbia solo dieci postazioni pubbliche per Internet. Continuando il viaggio verso l’alto si arriva alla biblioteca. Le biblioteche richiedono piante flessibili per potervi inserire scaffali e aree di lettura e studio. In tal senso, questa si adatta perfettamente allo spirito dell’edificio, con arredi che giocano un ruolo cruciale nell’organizzazione, anche funzionale, dello spazio. Il quarto e quinto piano sono organizzati come gallerie e se qualcosa può essere flessibile questo è una galleria. Tutto lì può diventare una galleria. L’ultimo piano, attraversato da tubi di luce incrociati a soffitto, ospita un denso programma multimediale. C’è un cinema e studi di registrazione sia audio che video. Questa sezione è quella che si adatta meno al concetto di “tubi e piani”. Queste funzioni sono contenute in un grande “blob” al centro del piano, con pareti curve che preservano il carattere fluido dello spazio. Il banco per le informazioni sul multimediale è organizzato attorno a questo volume irregolare e comprende una biblioteca multimediale, una biblioteca d’arte e “studios”, rappresentati da semplici tavoli con collegamenti e accessi audio-video. In questa sezione, si possono affittare o guardare film. Per concludere, la Mediateca è una grande super-biblioteca. Con un programma supplementare consistente principalmente in servizi di affitto video, gallerie multimediali e spazi non definiti la cui naturale conseguenza è la flessibilità architettonica. Abito estivo Ciò che è notevole riguardo alla flessibilità della Mediateca è che,

Toyo Ito

invece di essere espressa da modifiche al programma, utilizza sottili cambiamenti di atmosfera. Sia che venga visitata da poche persone o da una folla, da disabili, bambini o anziani, lo spazio sarà sempre confortevole e adeguato alla necessità. Una delle chiavi di questa adattabilità è l’arredamento. Centinaia di tavoli, sedie, poltrone, scaffali affollano lo spazio, talvolta in file ordinate, talvolta in ordine sparso. E’ l’arredamento che rende la biblioteca unica rispetto a quelle tradizionali. Gli scaffali sono abbastanza ortodossi e disposti per file, ma l’area di lettura è differente e differenziata sotto tutti i punti di vista. Piccoli sgabelli costituiscono punti di sosta individuali per momenti brevi; grandi panche rosse a ciambella, progettate da Karim Rashid, sono collocate attorno ai tubi ed è possibile sdraiarsi su esse, cosa che, sorprendentemente, fanno in molti sia sul lato esterno che su quello interno. Si può sostare in piedi appoggiandosi a un solido bancone bianco circolare, alto fino ai fianchi, a leggere le ultime edizioni delle maggiori riviste giapponesi raccolte nei cassettoni inseriti nel bancone. I pannelli informativi e le console sembrano il risultato di una convention di designer e spiccano per il loro design contrastante e stile “vecchio futuro”. Ogni piano ha il suo specifico arredamento, con materiali diversi e sistemi di illuminazione diversi. Questi elementi sembrano letteralmente “vestire” l’edificio, e se realmente si trattasse di un vestito, sarebbe ovviamente un vestito estivo colorato e floreale. Nuove esperienze In realtà, la vera qualità della Mediateca – ancor più che i suoi sistemi multimediali e la sua flessibilità – risiede nell’esperienza spaziale che offre. In un Paese dove le case sono estremamente piccole e gli edifici pubblici non sono altro che istituzioni severe e funzionali, progettate senza creatività né interesse estetico, è un sollievo trovare un luogo così leggero e giocoso. E’ fantastico poter camminare nell’edificio senza alcuna idea predeterminata ed esserne piacevolmente sorpresi. Scoprire nuove esperienze, come quella di prendere un ascensore trasparente e sentirsi come un fantasma che fluttua tra i piani, passeggiare su pavimenti di marmo bianco senza dover pagare un biglietto di ingresso. Girellare liberamente intorno a una composizione di strane strutture circolari e spiare gli altri piani attraverso di esse, guardare un film da soli o con un amico con davanti il panorama della città, o semplicemente aprire un giornale senza doverlo poi ripiegare in parti più piccole per leggerlo: questi sono i semplici piaceri che offre una visita alla Mediateca tutta da godere. La gente che visita l’edificio è avvolta da una sensazione di contemporaneità e da una coinvolgente esperienza spaziale. A giudicare dalla quantità di adolescenti adagiati sui divani, si direbbe che è un luogo dove ci si sente completamente a proprio agio. Femke Bijlsma 186 l’ARCA 21


Vista diurna della mediateca che si sviluppa su sette piani a pianta quadrata attraversati da 13 tubi che fungono da cavedi per i sistemi di trasporto verticali e come pozzi di luce per incanalare i raggi del sole all’interno delle sale.

endai lies about 350 kilometres northeast of Tokyo. It has a population of about one million and is one of the largest cities in northern Japan. It looks much like any other large Japanese metropolises with the same collection of generic buildings and parking towers that seems to have been copied and pasted all over the country. World War II air raids destroyed many major Japanese cities, and most were quickly rebuilt without a coordinating city plan. However, Sendai was redesigned on a grid system, which is quite different from the usual cluttered jumble of roads seen I other cities across Japan. Trees were planted along the wide avenues and the city has come to be known as the “city of trees”. Sendai Mediatheque is situated on one of the most illustrious avenues, which has a Ramblas-like park as its central lane. As glorious as the street may be, the Mediatheque’s majestic glass façade nevertheless strikes unsuspecting passers-by like a bolt of lightning. The Mediatheque is so overwhelmingly different from any other building, so elegant, that its presence makes the rest of the city look almost absurd. The surrounding buildings become background noise, only existing in order to underline the exceptionality of the Mediatheque. Floating If there were a word that could characterize this building, it would be lightness. Lightness in all its facets. Everything from structure to furniture contributes in its own way to the total concept of lightness. The building is almost an exact materialization of the concept model; seven square floors with 13 tubes – that look like fishnet stockings – cutting through. As the tubes have an erratic and irregular shape, all floor plans are slightly different. The height of each floor also varies, which also adds to the sensation of floating as you move between floors. Some of the tubular structures serve as light wells, with rooftop devices to reflect sunlight down the tubes into the building. Others serve as vertical transport both for people (staircases and elevators) and for the network cables and wiring. The total package of tubes and slabs is wrapped in an austere glass façade allowing abundant daylight inside and at night, when all the lights are on, it provides a spectacular view of the cross section. Genius Loci In 1995, Japanese architect Toyo Ito won a design competition for Sendai Mediatheque, a public building for the arts and culture, with an electronic media orientation. The process of design and construction took six years, a process Ito considers as much a part of the building as its actual shape. According to Ito, it is meaningless to separate the different planning steps-design, construction and, ultimately, the usage. Everything is connected.

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In the building process, all phases constantly intermingled and overlapped, often because of the variety of different interests of the groups involved in the project. The complicated process resulted in a building that could only have been made in Sendai and only by Toyo Ito. In this sense, it is a different interpretation of genius loci. The appearance of the building may not seem to have come forward from its surroundings, but the process behind it certainly did. Park According to Ito, the most outstanding quality of this building is its flexibility. The space can be adapted to the needs of the function. Indeed, the programme was only determined after the building was already under construction. In an interview with Japanese magazine “GA”, Ito states he envisaged the atmosphere of a park when he designed the building, so that the structure would be just like a park when the character of the place changes according to the flow of people. The use of flexible furniture enables it to be adapted to every situation. Despite what many people might think, architecture doesn’t need to be fixed, he says. Ito makes comparison with the city. If something is altered in the city, not many people object, for the city cannot be seen as one entity anyway. Yet, in architecture, a different attitude prevails. Everything is usually fixed. By trying to make perfect buildings, changing everything becomes a big issue. Ito wants to change this misconception by redefining contemporary architecture, especially where flexibility of public facilities is an issue. Flexibility The fact that the function came after the form does not necessarily mean that the architecture is flexible. In fact, it could imply the opposite: not the architecture, but the program itself is flexible. This seems to be more likely the case of Sendai. In two years of operation, the programme has not changed much. The first floor is called a “plaza”, a name that hints at Ito’s idea of incorporating the flexibility of the city into the architectural design of the building. The plaza is spacious and facilitates a café and trendy art bookstore. Of course, one would not expect an information desk and security guards on a plaza, but then again, it’s only a name. They could have called it an “entrance hall” and no one would have raised an eyebrow. From here, the options to start one’s journey upwards are many; four elevators in three tubes, one big staircase in another tube and escalators. A ride on the escalators and the single elevators in the tubes is such a thrilling and dynamic experience that arriving at the destination is almost an anticlimax. The second floor is called “information”. The floor plans are all designed in a way that invites visitors to wander around. Indeed it took me quite some time to discover the information counter, which is a welcome improvement on the usual (public) building

Daytime view of the mediatheque rising up seven floors over a square base with 13 pipes crossing it acting as supports for the vertical transport systems and wells of light for channelling sunlight into the rooms.

service counters with their obligatory robots automatically regurgitating answers to oft-asked inquiries. On the day I visited the Mediatheque, a number of people were sitting reading magazines on famous flower-shaped benches, designed by Kazuyo Sejima. However, I discovered later that most of those people did not come here to read magazines. When I asked at the information counter if I could get online somewhere, was told to write my name on a waiting list and come back in about four hours (!), or read magazines until a terminal became available. Next to the waiting readers stood a big doughnut-shaped table with 10 Internet computers, all of them occupied. It is quite unbelievable that a building called MEDIAtheque has only 10 Internet terminals for public use. Continuing the journey up, one arrives at the library floor. Libraries require a flexible floor plan to incorporate bookshelves and areas for reading and study. In that sense, it perfectly fits in the concept of this building, where furniture plays a crucial role in organizing space and function. The 4th and 5th floors are both gallery space and if anything is flexible, it’s gallery space. Any place can become a gallery. On the top floor, which has criss-cross TLlights on the ceiling, there is another “media” stronghold multimedia. With a cinema and sound and recording studios, this division is more difficult to fit in a concept of “tubes and slabs”. A big blob is created for those functions in the middle of the floor, with curved walls to preserve the fluid character of space. The multimedia information counter is arranged around the blob, incorporating a multimedia library, an art library and “studios”, which are just desks with AV resource access. In the multimedia section, visitors can rent or watch movies. Concluding, the Mediatheque is an oversized library-plus. With a supplementary programme mainly consisting of video-rental, gallery space and undefined space, architectural flexibility follows as a matter of course. Summer Dress What is remarkable about Mediatheque flexibility is that, rather than being expressed in a change of programme, it uses subtle changes of atmosphere. Whether visited by few people or a huge crowd, handicapped people, children or the elderly, the space will always feel comfortable and fit the occasion. One of the keys of this adaptability lies in the furniture. Hundreds of tables, chairs, couches and shelves are crowding into the space, sometimes in

neat rows and sometimes scattered around randomly. It is the furniture that makes the library unique from conventional libraries. The bookshelves are rather orthodox and positioned in rows, but the reading space has been differentiated in all sort of gradations. Small stools form an individual rest place for short moments; big red doughnut-shaped benches designed by Karim Rashid surround the tubes and make it possible to lie down, which, remarkably, many do, either on the inner side inward, or on the outer ring outward. People stand around a solid waist-high white block reading newspapers taken from the drawers in the block that house the latest editions of all major Japanese newspapers. Designers mired in convention seem to be responsible for the information consoles, which stand out for their disharmonising “old future” design. Every floor has its own specific furniture, just as different materials and different light systems are applied to the floors. These aspects literally dress the building, and if it really were a dress, it is obviously a summer dress with a colourful floral print. New Experiences Indeed, the quality of the Mediatheque – more than its media theme and more than its flexibility – lies in the spatial experience it offers. In a country where houses are extremely small, and public buildings are stark, functional institutions that are designed without creativity or aesthetic appeal, it is a relief to find a place as light and playful as this Mediatheque. It is fabulous to be able to walk into a building without any preconceived idea and be pleasantly surprised. To discover new experiences, such as taking the transparent elevator and feeling like a ghost flying through floors, walking across a white marble floor without having to pay an entrance fee. To be able to wander freely around a composition of strange round structures and spying through them to the other floors, watch a film alone or with a friend and look out over the city and beyond, or simply to spread out the newspaper without having to fold it into a smaller format are the simple pleasures that make a visit to the Mediatheque thoroughly enjoyable. People visiting the building are simultaneously treated to a contemporary feeling and an overwhelming spatial experience. Judging from all the teenagers and old people lying on the couches, the people are completely comfortable with that. Femke Bijlsma 186 l’ARCA 23


Sotto, la facciata completamente vetrata della mediateca. In basso sezione trasversale e pianta del piano terra (plaza) e, a destra, piante del secondo (informazioni) e del terzo (biblioteca) piano.

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Below, the mediatheque’s all-glass facade. Bottom, cross section and plan of the round floor (plaza) and, right, plans of the second floor (information) and third floor (library).

Uno degli spazi di lettura, arredati con le panche a forma di fiore disegnate da Kazuyo Sejima. Sotto a sinistra, pianta del quinto piano (galleria) e, a destra, pianta del settimo piano (studios e multimediale). In basso a sinistra,

pianta del quarto piano (biblioteca) e, a destra, pianta del sesto piano (galleria).

One of the reading spaces furnished with flowershaped benches designed by Kazuyo Sejima. Below, left, plan

of the fifth floor (gallery) and, right, plan of the seventh floor (studios and multi-media facilities). Bottom, left, plan of the ground floor (library) and, right, plan of the sixth floor (gallery).

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Miguel Angel Roca

Miguel Angel Roca

Per l’Università In Cordoba, Argentina architetto argentino Miguel Angel Roca è l’autore di due progetti distinti per altrettanti edifici realizzati dall’Universidad Nacional de Còrdoba, in Argentina: la prima, per fondazione, del Paese sudamericano. Il campus è costituito da elementi edilizi risalenti ad epoche diverse, spesso portati a compimento con grande rapidità per far fronte al sempre crescente numero di studenti, e conclusi senza che fosse mai realizzato un progetto d’area complessivo. A Miguel Angel Roca è stato affidato il compito di ricomporre le parti già realizzate del campus universitario così da costituire un complesso a scala urbana armonicamente omnicomprensivo: l’obiettivo si è concretizzato nella formazione di un nesso filologico, fisico e visivo tra le parti esistenti oltre all’introduzione di elementi edilizi nuovi. Legami sottili ma efficaci, resi espliciti, per esempio, dall’introduzione, nella vasta area verde del campus, di aree geometriche destinate alla piantumazione di essenze locali, o dal posizionamento dei nuovi comparti edilizi così da creare vere e proprie porte di ingresso, emergenze simboliche dell’intero sistema. Il filo conduttore che lega questi progetti è la necessità di realizzare forme di architettura pervase da un linguaggio genuino, essenziale, libere da simboli validi e riconoscibili esclusivamente da un pubblico di iniziati; una comunicazione progettuale in gra-

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do di parlare attraverso l’origine genetica delle forme e i procedimenti costruttivi, piuttosto che del mero “significato”, dove il “simbolico” diviene quasi irrilevante. Ci troviamo di fronte a un’architettura autentica nelle forme, asciutta nei contenuti, capace di rappresentare se stessa attraverso l’espressione di una rinnovata monumentalità, basata sull’equilibrio masse, il gioco attento delle geometrie, la raffinata definizione dei tagli di luce. Edifici, quindi, forti, espliciti, essenziali e intensi, nei quali l’uso istituzionale per il quale sono stati immaginati e i materiali di costruzione con i quali sono stati realizzati, trovano una rinnovata armonia. Il vetro, ossia la trasparenza, e il cemento armato, ossia la solidità, la verità costruttiva, la “pietra nobile della modernità” come lo definisce lo stesso Miguel Angel Roca, giocano nel loro alternarsi un ruolo di assoluti protagonisti. Si tratta in questo caso di edifici essenziali, dove poco o nulla è lasciato alla citazione o al rimando implicito ad altre architetture: edifici solo apparentemente isolati, capaci di creare infinite prospettive e punti di vista, e contemporaneamente architetture immaginate per inserirsi nel paesaggio circostante dialogando con gli spazi e l’edilizia esistente. Gli edifici universitari sono immaginati come contenitori per

l’esercizio della divulgazione a livello superiore, all’interno di un più vasto campus: ad ognuno è assegnato un compito specifico ed un uso monofunzionale. La solidità delle masse e il gioco delle aperture finestrate, l’immediata percettibilità delle dimensioni e egli spazi sia esterni che interni, la compattezza dei tamponamenti rafforzano questa immagine di contenitori scientifici. La Scuola di Scienze Mediche e la Scuola di Specializzazione Post-Laurea in Economia rispondono a specifici criteri di funzionalità, di fruibilità e di uso da parte del pubblico di studenti, organizzando i propri spazi interni con grande efficacia. La Scuola di Specializzazione Post-Laurea in Economia è caratterizzata dalla presenza di una spina dorsale, aperta verso il cielo alle due estremità, che percorre l’edificio da nord a sud, mentre il suo cuore è rappresentato da uno spazio centrale circondato da tamponamenti in legno. Su uno dei lati sono collocate quattro conference rooms a doppia altezza, immaginate come quattro monoliti, e separate tra loro da fenditure profonde, diverse tra loro per forma e dimensione, all’interno delle quali trovano collocazione spazi di servizio all’intera struttura. Sul lato opposto sono invece ricavati due piani occupati da locali studio, frammentati da pareti in legno e connessi alla spina centrale attraverso corridoi orizzontali.

L’edificio si affaccia su una piazza verde, parte di un sistema microurbano che include altre strutture del campus, realizzato nell’intento di creare uno spazio per la sosta, lo studio e il riposo degli studenti, favorito dalla presenza degli alberi e dalla presenza della vicina biblioteca. Anche la Scuola di Scienze Mediche si inserisce nella geometria complessiva generata dalla piazza ai bordi della quale sorge la Scuola di Specializzazione Post-Laurea in Economia, rappresentandone in questo caso l’accesso nord-sud. L’architettura di questo edificio si basa sul contrasto tra vuoti e pieni, tra luci ed ombre generate dal differente orientamento dei setti in facciata, sul gioco delle aperture che diventano quasi tagli severi, inferti ai blocchi compatti delle facciate nell’intento di rivelare l’ordine di colonne collocate all’interno, e la struttura dell’intero edificio. La Scuola di Scienze Mediche è percorsa longitudinalmente da un corridoio di distribuzione, e come per gli spazi comuni interni, è conclusa da una copertura opaca, completata alle due estremità, da una sottile lama di luce, interrotta dalle colonne strutturali. Filippo Beltrami Gadola

Nella pagina a fianco, prospettiva degli interni della Scuola di Scienze Mediche dell’Università di Cordoba in Argentina e della balconata aperta verso la piazza centrale del complesso universitario lungo cui sono allineate le aule. In basso, la sala di lettura della biblioteca che è racchiusa in un volume ovoidale inserito nel piano terra.

Opposite page, perspective view of the interiors of the School of Medical Science at Cordoba University in Argentina and the balcony opening up towards the central plaza of the university complex lined with teaching rooms. Bottom, the library reading room enclosed in an egg-shpaed structure incorporated in the round floor.

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he Argentinean architect Miguel Angel Roca has designed two separate projects for two new buildings at the campus of the Universidad Nacional de Còrdoba in Argentina: the first to be set up in this South American nation. The campus has buildings dating back to various periods, often built in great haste to accommodate the increasing number of students and often completed without any real project for the overall area. Miguel Angel Roca was given the job of stitching the various parts of the campus back together, so as to construct a peoplefriendly all-inclusive complex: this purpose was achieved by forming a philological, physical and visual link between the existing parts and by introducing new building elements. Slender but effective links brought out, for instance, by incorporating geometric areas for planting local tree essences in the spacious landscaping or by placing the new building compartments in such a way as to create authentic entrance gates symbolising the entire system. The leit-motif running through these projects is the need to design forms of architecture whose genuinely simple design idiom is free from symbols that can only really be read and understood by those in-the-know; here design can communicate

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through the genetic origin of forms and building procedures, rather than mere “meaning”, as the “symbolic” becomes almost irrelevant. We are dealing with architecture that is authentic in its forms, clean-cut in its contents, and even capable of representing itself through the forms of a new kind of monumentalism based on balanced mass and a careful interplay of geometric patterns. These are powerful, explicit, simple and intense buildings smoothly bringing together the official purpose they serve and the materials out of which they are built. Glass (viz. transparency) and reinforced concrete (viz. solidity), construction truth, the “cornerstone of modernity”, alternate in taking the lead. These buildings are virtually stripped bare of all citation or implicit allusion to other works of architecture: buildings only apparently isolated, capable of creating endless perspectives and points of view, and at the same time works of architecture designed to be knit into the surrounding landscape, interacting with existing spaces and buildings. The university buildings are designed to accommodate higher education, as part of a much larger campus: each serves its own specific use and purpose. Their image as scientific receptacles is enhanced by their solid-

ity, the interplay of window openings, the immediacy with which their scale and the inside/outside spaces can be grasped, and the compactness of their curtain walls. The School of Medical Sciences and Postgraduate School of Economics serve specific purposes in terms of function and studentutility, organising their own interiors with utmost effectiveness. The Postgraduate School of Economics has a backbone that opens up to the heavens at both ends and runs right along the building from north to south. The real heart of the building is a central space surrounded by wooden curtain walls. Along one side there are four double-height conference rooms, designed like four monoliths and separated by deep fissures of different shape and size holding utilities serving the entire facility. On the other side there are two stories of study rooms, divided up by wooden walls and connected to the backbone by horizontal corridors. The building faces onto a landscaped square, part of a microurban system encompassing other campus facilities and designed to create an area for students to relax, study and generally take a break, under the shelter of trees and near the library. The School of Medical Sciences also fits in with the general layout of the square, along the edges of which we have the Postgradu-

ate School of Economics where its north-south entrance is located. The building’s architecture is based on a contrast between opens spaces and structures, the light and shade created by the different positions of the façade stanchions, and the interplay of openings that almost look like sharp cuts inflicted on the compact façade blocks in order to focus on the row of columns on the inside and overall building structure. The School of Medical Sciences has a corridor running through it and, as in the case of the communal spaces inside, terminates in an opaque roof with a slender beam of light at both ends, interrupted by structural columns. Filippo Beltrami Gadola

Prospettiva e vista della facciata nord con le aperture a libro dei setti di cemento. Nelle pagine successive, prospettiva generale della piazza su cui si affacciano la Scuola di Scienze Mediche e la Facoltà di Economia (in basso a destra).

Perspective view and view of the north facade showing the book-style openings of the concrete stanchions. Following pages, general view of the plaza surrounded by the School of Medical Science and Economics Faculty (bottom right). La facciata nord dell’edificio è pensata come un muro di luce in cui i diaframmi in cemento sono declinati in modo da consentire l’ingresso della luce naturale all’interno.

The building’s north facade is designed like a wall of light, positioning the concrete diaphragms in such a way as to let natural light inside.

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Pianta del primo piano e viste notturna e diurna della Facoltà di Economia. L’edificio è organizzato in tre fasce parallele: la prima spezzata in quattro blocchi di cemento quasi ciechi che contengono le aule ad anfiteatro; la seconda, che costituisce la spina centrale, completamente vetrata per favorire l’ingresso della luce; la terza, contenente gli uffici e le sale di studio.

La “strada di luce” che costituisce la fascia centrale con funzioni distributive dei percorsi dell’edificio.

The “road of light” forming the central strip serving distribution purposes inside the building.

Plan of the round floor and nighttime/daytime view of the Economics Faculty. The building is arranged in three parallel strips: the first split into four almost blank concrete blocks holding the amphitheatre-style rooms; the second, forming the central backbone, is all-glass to let in light; the third holds the offices and study rooms.

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hi ha avuto, volente o nolente, esperienza diretta sa bene quanto radicalmente e profondamente siano mutate le cose in questi ultimi decenni; e non sono pochi a rendersi conto di come le strade che via via si sono imboccate seguano tracciati tutt’altro che certi verso mete in realtà del tutto ignote. Sembrerebbe che il connotato di fondo sia dato da una generale instabilità, solcata dai lampi di improvvise accelerazioni tecnologiche, da crisi latenti di ordine economico e sociale che si appalesano qua e là con eruzioni devastanti e scoppi anche molto violenti, da stress ambientali con caratteri di cronicità punteggiati da cedimenti rovinosi, e così via. Inevitabilmente e come sempre, tutto ciò può prestarsi a prospezioni escatogiche fortemente pessimistiche; in una dimensione più pulp, a proporre e mandare in onda scenari fantasy, anche molto noiosi per povertà di immaginazione e desolate ripetitività. Più numerosi di tutti rimangono però gli occhi che non vedono, non solo per idiozia serena: molte volte purtroppo per cecità irreversibile dovuta al peso sempre consistente delle ideologie. Al solito è proprio quest’ultimo caso che più si è dato e più si dà, quando si tratta di considerare le ricadute fisiche, in termini di architettura, di metropoli, di territori, di tutti questi poderosi processi di cambiamento in atto. Sorprendono i tempi di reazione lentissimi di tutto un mondo che, data la sua privilegiata condizione di trovarsi in bilico tra l’arte e la tecnologia (non è il caso di tirare in ballo la scienza come invece sciaguratamente fanno in molti, per esempio la recentissima riforma italiana degli studi universitari, foriera di inimmaginabili malanni prossimi venturi) ci si aspetterebbe sensibilissimo, forse perfino in grado di percepire i trend ante litteram. Ma forse, a pensarci bene, non è mai stato proprio così; potrebbe essere un’idea suggerita da una storiografia agiografica (e appunto molto ideologica), incline a costruire immagini al limite dell’eroismo anticipatore; quando invece magari, tanto per fare degli esempi facili, il Deutscher Werkbund non era altro che un salotto buono di imprenditori e professionisti, il Bauhaus una scuola messa insieme per far fronte alla concorrenza del mercato accaparrandosi commesse pubbliche, eccetera. E le eccezioni, al solito, vanno contate sulle dita di una mano, forse perfino mutilata, visto che lì per lì non viene in mente molto altro se non Le Corbusier (col tempo, più borderline che mai, visto come sono andate poi le cose). Sta di fatto che le tracce intelligenti di consapevolezza delle trasformazioni in atto nelle forme del nostro pianeta sono davvero poche: la No Stop City di Archizoom, al solito; la città intermedia di Strum, almeno come prospezione. Poco altro: alla luce di quanto poi è accaduto, neppure gli Archigram; forse piuttosto il Buckminster Fuller della maturità, lui sì, in una interessante unica prospettiva positiva. Per una registrazione lucida e febbrile della mutata situazione fisica del mondo (o per meglio dire della natura della sua mutazione), fredda ma sufficientemente stralunata per assurgere a una dignità interpretativa che si convenga, si è dovuto aspettare molto: per averla infine da Koolhaas, al culmine di un suo raffinato e tutt’altro che facile percorso, che non a caso ha poi le sue brave e solide radici radical, da The voluntary prisoners of Architecture a Delirious New York. La città generica è ora, dopo pochissimi anni dalla sua messa a punto, una locuzione di uso comune. Anche troppo: un segno, forse, che l’isotropia, l’indistinzione, eccetera, si prestano a essere usati come ombrello comodo e veramente troppo ospitale da una schiera sempre più fitta di epigoni, che ribattezzano, per cercare di trovarvi un sicuro riparo, le loro antiche e amate predilezioni tipomorfologiche, mai rivedute seriamente, con nuovi nomi ritenuti più adatti e soprattutto up-to-date. Ed ecco comparire la città diffusa, la città infinita, e chi più ne ha più ne metta. Tutte puntellate, per esser più sicuri o semplicemente per non aver capito bene quello che si sta facendo e di che si sta trattando, con stampelle prese a prestito senza far tanti complimenti da altri universi mentali e analitici, primi fra tut-

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ti quei dannati non luoghi che da tempo ci perseguitano; veri e propri objet trouvé derivati da letture squisitamente antropologiche della vita quotidiana. E che non si ritiri fuori la vecchia storia dell’interdisciplinarietà: si tratta di un gran minestrone di ingredienti totalmente eterogenei, mentre le buone ricette richiedono grammatiche perfette e una perfetta padronanza. D’altra parte, non è un caso che tutte queste proliferazioni parassite, queste piccole, voraci, modificazioni devianti, siano un fenomeno specialmente italiano. Un humus ideale: stagnazione culturale almeno trentennale, provincialismo senza identità, ambiente delabré, architettura zero, anche molto a causa di una sua metodica espunzione dalla scena perseguita da vari milieu che non l’hanno mai tanto amata; di dittature professionali ferree e dure a morire o anche soltanto a cedere terreno, della perdurante arroganza dell’urbanistica, sempre più sorda nei confronti delle questioni fisiche e spaziali, dispotica e sterile, pencolante fra il vecchio armamentario di retini e indici da una parte e i fascini delle politiche gestionali dall’altra. Dato che nel nostro settore l’emigrazione non è abituale, né facile, lo era certamente di più ai tempi del Bernini, e prima ancora del Terzi, o del Bertazzolo, il desiderio comprensibile, ma non sorretto da strumenti intellettuali o muscolari all’altezza per poterlo davvero fare, di tornare a far parte di un mondo che cambia veloce, agguantandolo al volo, spinge a far tutt’uno della disgustosa urbanizzazione brianzola con il dilagare delle conurbazioni metropolitane del sud-est asiatico, o a paragonare modesti lotti meneghini al Central Park, o a definire grattaceli edifici di una ventina di piani o poco più, o a ancora pensare a stazioncine di pendolari come elementi di una qualche nuova centralità. Tanto per fare degli esempi, dai quali emerge alla totale perdita di capacità di percepire la differenza delle scale, e conseguentemente degli spazi, che, come è noto, sta alla base dell’architettura, e dell’urbanistica, come la intendeva Le Corbusier: cioè quella vera. E il conseguente impantanarsi nelle pozze di un sociologismo forzato, ideologico; parole, parole, anche se avvolte in qualche caso in involucri comunicativi che tentano di stare al passo con i tempi. Ne sutor ultra crepidam: sarà bene quindi tornare al nitore originario delle formulazioni fiamminghe, evitando di diluirne in qualche modo l’intenzionale e non compassionevole algore, non certo mitigato da alcune varianti, caso mai il contrario, come quella di COED, City of Exarcerbated Difference; per rilevarne piuttosto il rapporto non così immediato e tanto meno meccanico con le poetiche compositive che in un qualche inevitabile modo le affiancano; vedasi soprattutto il caso di Koolhaas, giustamente mano a mano sempre più impegnato su questo versante: e lì troveremmo, sorpresa, o forse no, molto Corbu, a differenza di molti suoi talvolta un poco strombazzanti compatrioti. Tanto più si potrà apprezzare, a questo punto, la grinta impavida e la raffinatezza sottile di Makoto Sei Watanabe (www.makoto-architect.com) che, ben consapevole di tutto ciò, ha da tempo deciso di indagare la natura mutata e mutante della metropoli e dell’architettura, affrontando nel contempo di petto, e non circumnavigandola con metafore, la questione delle tecnologie del trattamento automatico dei dati, e delle sue conseguenze in relazione ai procedimenti della progettazione nei territori metropolitani contemporanei. Si sa quanto la cosa non cessi di essere fonte di ambasce e turbamenti, di rifiuti sdegnosi da un lato e dall’altro di innamoramenti sconsiderati. E comunque gli anni che stiamo attraversando possono essere ben definiti come quelli dell’impero del rendering, che poi vuol dire perdita, per ignoranza o conformismo, di una quantità enorme di potenzialità e di possibilità di afferrare alcuni tratti fondamentali. Per evitare sbandamenti in un terreno che definire minato è poco, viste anche le grandi pressioni economiche che lo condizionano, e le trappole tese da trend del gusto sempre più imperiosi e omologanti, Watanabe ha da più di un decennio messo a punto un progetto rigoroso di ricerca per tappe, da lui chiamato Induction Cities.

Per prima una fase di prove, di tentativi, al fine di capire, sondare, padroneggiare; poi un’altra, di messa a punto di programmi mirati alla città. Il terzo passaggio, determinante, è costituito da quella fantastica sperimentazione che è la stazione Iidabashi della metropolitana di Tokyo (l’Arca 158). Il quarto step è volto a catturare e a dar forma a condizioni emozionali considerate generalmente imprendibili dall’architettura. Vedremo presto di che si tratta. Ma prima è utile soffermarsi sulla fecondità euristica di questo procedimento. Non si può partire, ovviamente, che da uno screening attentissimo delle condizioni poste dal caso in questione, Ogni progetto comporta un insieme di problemi, esigenze e requisiti che richiedono adatte risposte. Dato il grado di complessità generale sempre crescente, e la molteplicità difficilmente definibile degli elementi in gioco, la situazione può bene essere paragonata a quella di un puzzle. Nel quale, per di più e non meno importante, deve assolutamente rientrare anche un soddisfacente grado emozionale, un buon livello di piacevolezza; aspetti molto soggettivi, ai quali è difficile attribuire pesi e standard precisi, determinanti. Si può soltanto procedere per gradi, controllando continuamente i vari fronti. Confrontandosi con tutti i fattori in gioco. Fino a riuscire a comunicare agli altri con sufficiente chiarezza quanto elaborato in quella specie di scatola nera, dice Watanabe, che è il proprio cervello. Se ci si riesce, il programma può considerarsi definito. Vale allora la pena di vivisezionarlo mediante computer: un passaggio di chiarificazione, di illimpidimento. Non si tratta di una maggiore efficienza, ma del raggiungimento di una qualità più alta. Computer, quindi, come estensione della mano, e soprattutto forse del cervello: come uno strumento di precisione. Più elementi di attendibilità nella selezione delle alternative: architettura che si genera risolvendo le varie condizioni al meglio, trovando il posto esatto a ogni tessera del puzzle. Nulla a che vedere con l’idea di una progettazione automatizzata. O meglio: un posto possibile per ogni tessera, la cui collocazione rimane lasciata aperta, avendone svelato le varie relazioni con tutto il resto. Un nuovo tipo di armonia, che non è imposizione dall’alto né anarchia confusa. Armonia e libertà. E’ evidente che questo procedimento induttivo non ha nessun rapporto, al limite forse neanche strumentale, con l’uso corrente che viene proposto e fatto dei software così diffusi nei mielieu professionali (come un tempo lo furono i manuali); e neppure parentele con le varie cybernetic seredipities negli anni succedutesi; e molto poco a che fare, almeno in senso letterale, con logiche fuzzy. Più sottile, ma non meno marcata, è la distanza che viene presa dai metodi di un planning anche molto aggiornato, e di una progettazione urbana, come si dice qui da noi, che attraverso la stesura di master plan vorrebbe perseguire esiti coordinati e armonici, riconnettendo vecchio e nuovo e preservando costruzioni obsolete, in una logica di occhiuta conservazione dell’esistente; di fatto procedendo per interi, bloccando le possibili vitalità delle parti e fornendo loro eventualmente soltanto possibilità di relazioni predefinite rigidamente. Basta pensarci un momento per rendersi subito conto di come Induction Cities Project non possa trovare miglior supporto sperimentale, miglior banco di prova e migliore applicazione che nelle infrastrutture per la mobilità, e specialmente quelle per la mobilità collettiva, su rotaia, urbana, infraurbana, interurbana. Sotterranee, al piano di campagna, sopraelevate. Link e insieme separazione, sistemi nervosi di una galassia di stati instabili, collettori di identità e inconciliabili differenze, misure temporali e spaziali di un mondo dalle dimensioni sempre meno metricamente percepibili. E nel medesimo tempo ambiente, paesaggio fra i paesaggi, spettacolo per conto proprio e generatore di infiniti panorami. Ciò appariva già evidente nella già citata Iidabashi Station, anche se in un qualche modo in nuce, per l’enorme compressione ctonia, tuttavia solcata da incontenibili spifferi, di sensorialità diffusa. Ora il prolungamento della memorabile (risale al 1974 il tratto Tokyo-Osaka) linea ferrovia-

ria ad alta velocità di Shinkansen lungo l’isola meridionale di Kyushu, tutto in superficie quando non sopraelevato e la realizzazione della linea dello Tsukuba Express (58 km tra Tokyo e la New Town di Tsukuba) forniscono a Watanabe l’occasione unica di cimentarsi con tre diverse stazioni. Tre declinazioni, anche molto didattiche, di un medesimo tema, il flusso. La prima stazione, quella di Shin-Minamata, è flusso generato da una collezione di unità uguali e fra di loro indipendenti. Notando lo speciale carattere delle stazioni ferroviarie non di testa, quello di non avere pareti perimetrali e quindi porte, come in genere avviene per le architetture, ma di essere traversate da treni in una sorta di continuità fra interno ed esterno, una specie di spazio aperto cioè ma non completamente date le necessità di proteggere le banchine dai disturbi atmosferici oltre alle varie misure di sicurezza, Watanabe opera seguendo una originale procedura, quasi fotografica, di fissazione di un istante. Lo scorrere idealmente continuo del fascio di unità rettangolari che mai si toccano viene come congelato, sulla base di quanta pioggia si vuole possa filtrare, quanto vento, quanta ombra procurare, quanto rumore filtrare, e così via. Non un’architettura fatta e finita; altre unità in momenti successivi emergeranno, per estensioni successive. Un momento in una traiettoria. Dar forma al movimento, e adeguarsi alle sue ragioni. Se non è questo uno stato instabile. Anche la luce mostra senza posa le sue riflessioni, data la diversità dell’angolazione della superficie delle varie unità, come un orologio solare: anch’esso un altro genere di movimento. Invece il filo conduttore della seconda stazione, quella di Kashiwanoha-Campus Park Station, lungo la linea Tsukuba Express, piazzata nel bel mezzo di un nuovo campus di istituti nazionali di ricerca è quella di trasformare il flusso stesso in due enormi schermi esterni, del tutto indipendenti dalle strutture tecniche della linea ferroviaria. Ma che forma ha un flusso, una corrente? Facendo ricorso alle scienze naturali, uno dei due schermi viene dedicato ai flussi turbolenti, l’altro ai flussi stratificati. Tuttavia l’esito fisico rimarrebbe, a questo punto, largamente impregiudicato. Ecco allora partire un’ulteriore tappa sperimentale del programma Induction Design: ottenere qualcosa di buono senza stabilire in anticipo cosa è buono. Facile a dirsi, ma non a farsi. Riconoscere una cosa buona quando la si vede, dopo il filtro di enne valutazioni e rielaborazioni computerizzate, senza poter rifarsi a una definizione di bontà, al momento è ancora una possibilità sfuggente. Se ne sta occupando il programma IT del Ministero giapponese dell’economia, commercio e industria. Si vedrà. Tuttavia il progetto non si è arrestato nell’attesa. I due schermi verranno costruiti assemblando secondo sequenze differenziate pezzi ondulati di cemento rinforzato con fibre di vetro, con estremità come ritagliate da una smisurata superficie fluida in espansione indefinita. Perciò mentre ci sono regole per ogni singola ondulazione, l’intero non risulta avere una sua regola. La terza stazione, quella di Kashiwa-Tanakao, in un parco agricolo, segue un’altra via per rapportarsi al movimento: almeno all’apparenza più convenzionale, ma non per questo meno fascinosa. Un oggetto piazzato nel bel mezzo del flusso. Riprendendo la sezione della corrente del vicino fiume Tonegawa, un lungo involucro sinuoso sospeso su lunghe travature metalliche, solcato nella sua lunghezza da grondaie, come tagli di coltello in una superficie fluida, ne enfatizza la direzionalità. Watanabe illustra anche una specie di sintetico piccolo trattato sul ruolo sociale intecomunitario delle stazioni con tanto di istruzioni tecniche per l’uso, una sorta di inconsueta conferenza dei servizi fra promotori, istituzioni, tecnici e residenti, per discutere e mettere a fuoco l’immagine della comunità. Un interessante modello di concertazione effettiva, che mette in gioco le infrastrutture e insieme ampi brani di territorio, interessante e molto positivo, visti i primi risultati piuttosto innovativi che laggiù si stanno ottenendo. Maurizio Vogliazzo

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nybody who, like it or not, has had any direct experience with these matters will know just how radically and profoundly things have changed over recent decades; and plenty of people actually realise that nobody really knows where all the various roads we have progressively taken are heading. Instability seems to be the real touchstone at the moment, in a general climate of sudden technological progress, latent socio-economic crises suddenly erupting here and there with devastating violence, and environmental stress reaching chronic peaks at times etc. Of course all this can, and inevitably does, lead to pessimism of the blackest kind; and on a more pulp level, it often results in fantasising of the most boring and bleakest kind coming to the fore, totally lacking in imagination and desperately repetitive. Most numerous of all are still the eyes that cannot see, not just because they bask in their own lackadaisical stupidity: very often due being permanently blinded by the growing weight of ideology. Unfortunately it has often been the latter (and this is still the case) that has had most to say when considering physical repercussions in terms of architecture, cities, metropolises, territories and all the cumbersome processes of change currently under way. It is surprising how slow to react everybody has been in a field in the fortunate or rather privileged position of occupying the middle ground between art and technology, which ought to be so sensitive to these issues, even managing to anticipate emerging trends. But perhaps, if we think about it, this has never been the case; this idea might come from some sort of hagiographic historiography (hence extremely ideological) that tends to construct images on verge of heroics; when in actual fact, to give some easy examples, the Deutscher Werkbund was just a respectable group of business men and professional people, and the Bauhaus Movement just a school set up to face competition out on the market, grabbing its own share of public commissions etc. And, as usual, the exceptions can be counted on one hand (may be even one with some fingers missing), since off the cuff only Le Corbusier comes to mind (perhaps increasingly a borderline case, bearing in mind how things went). The fact is that intelligent signs of any awareness of the changes under way on our planet are very few and far between: you need a torch to try and find them. Archizoom’s No Stop City; Strum’s intermediate city, at least on a prospecting level. And little else: all things considered, not even Archigram; perhaps the later work of Richard Buckminster Fuller provides a more interesting example. We had to wait a long time for a clear-sighted yet feverish analysis of the changing physical state of the world (or rather the nature of the changes under way), cool but sufficiently wide-eyed to reach the appropriate heights: it eventually came from Koolhaas, at the peak of his refined and anything but easy powers, whose roots are (not surprisingly) entrenched in radicalism, from The Voluntary Prisoners of Architecture to Delirious New York. Just a few years after it was first coined, the expression generic city already trips off our tongues. Perhaps even too readily: a sign, perhaps, that isotropy and indeterminacy etc. are handy umbrella terms for covering an increasingly numerous hoard of epigones who have found a new, safe and, most significantly, more up-to-date expression for referring to their favourite typo-morphological styles. And so here we are with the diffused city, infinite city etc., etc. And, just to be on the safe side or for fear of not really knowing what is happening or what is being dealt with, the easiest thing to do is to dip into other mental/analytical reserves, first and foremost those darn non-places that have been pestering us for some time now; a hotchpotch of random object deriving from strictly anthropological readings of ordinary life. And do not anybody dare pull out that old chestnut about the inter-disciplinary nature of this

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kind of work: we are talking about a mix of totally unrelated ingredients, whereas good recipes call for perfect grammar and a perfect mastery of the language. And it is no coincidence that all these parasitic borrowings and voraciously deviant modifications are a distinctly Italian phenomenon. Fertile ground indeed: at least thirty years’ cultural stagnation, provincialism with no identity of its own, a dilapidated environment and no new architecture, since it has been wiped off the map by all those who have never really been that fond of it; dictatorial bands of die-hard professional cliques that refuse to budge even an inch, with absolutely no expertise in town-planning and a deaf ear for anything of a physical-spatial nature, wavering between the old armoury of indexes etc. on one hand and the intriguing charm of administration policies on the other. Bearing in mind that emigrating in our business is quite rare and certainly no easy matter, perhaps it was simpler back in the days of Bernini or, earlier still, at the time of Terzi or Bertazzolo; an understandable desire but not backed up either the brain or muscle power required to actually do it, to get back into a world that is changing fast. Merely jumping on board as it flies past inevitably results in the kind of disgusting cross-the-board urbanisation found in Brianza, the spread of metropolitan conurbations found in south-east Asia or in attempts at comparing Milan’s modest building lots to Central Park or even describing twenty-storey buildings as skyscrapers and little commuter stations as some sort of new central landmarks. These few simple examples highlight the total incapacity to perceive scale and hence space, which, as we know, is at the very foundations of architecture and town-planning as La Corbusier understood them: viz. of the proper sort. This inevitably results in getting bogged down in ideological pseudo-sociology; words, words, words, perhaps in certain cases actually wrapped up in communicative shells striving to keep up with the times. Ne sutor ultra crepidam: we might as well get back to the original simplicity of Flemish formulas, taking care not to play down their deliberate and dispassionate coolness, which certainly is not mitigated in certain variants (quite the contrary) such as COED, City of Exacerbated Difference; trying rather to bring out their less immediate and certainly non-mechanical relations to the stylistic poetics inevitably accompanying them or rather standing alongside them; take, most notably, the case of Koolhaas, rightly increasingly engaged on this level: and we may, or may not, come up with some surprises, much more “Corbu” than many of his highsounding compatriots. At this point we will be all the more ready to appreciate the courageous determination and subtle elegance of Makoto Sei Watanabe (www.makoto-architect.com), who, well aware of all this, has for some time been busy investigating the mutant and mutated nature of big cities and their architecture, ploughing straight into the heart of the question of technological automatic data processing and its consequences for design procedures in modern-day cityscapes, rather than just skirting around the issue using metaphors. We know how much anguish and suffering the issue has caused, angry rejection on one hand and almost obsessive adoration on the other. And yet the period we are going through might well be described as the empire of rendering, which really means the loss of so much potential and so many opportunities to grasp certain of its fundamental traits. To avoid straying onto what can only be described as a mine field, bearing in mind the economic pressures bearing on it and the traps set by increasingly all-consuming trends in taste, for over ten years now Watanabe has been working on his own meticulous research project that he has called Induction Cities. It begins with an experimental phase of attempts to try and understand, probe

and master this terrain; and then another phase involving the development of targeted plans for the city: no easy matter, bearing in mind the speed of innovation. The third and key step is represented by that fantastic experiment known as Iidabashi Station on the Tokyo Underground (l’Arca 158). The fourth step is aimed at capturing and giving shape to certain emotional conditions, which are generally considered to be out of architecture’s reach. We will soon see what this is all about. But first it is worth examining the heuristic power of this procedure. Of course, we must inevitably begin with a very careful screening of the conditions posed by the case in question. Every project entails its own set of problems, requirements and needs calling for suitable solutions. Bearing in mind the constantly increasing level of general complexity, and the sheer number of almost uncountable elements in play, the situation might well be compared to a puzzle. Part of which must, no less significantly, include a reasonable degree of emotion, a good amount of pleasantness; very subjective aspects that cannot easily be weighed up or gauged in any definite, precise way. All we can do is proceed slowly and keep constant tabs on the various sources. Measuring up to all the factors in play. So that other people can clearly see what has been worked out in that sort of black box, as Watanabe describes his own brain. The programme might now be described as complete. So it might well be worth taking it apart on the computer: a process of clarification and clearing the waters. It is not a matter of greater efficiency but rather of reaching a higher quality. Using the computer as an extension of the arm and perhaps even the brain: a precision instrument. Greater reliability in choosing between alternatives: architecture generated by solving matters as best possible, finding just the right spot for each piece in the jigsaw. Nothing to do with the idea of automated design. Or rather: somewhere each piece might go, leaving matters open after first revealing their various relations with all the rest. A new kind of harmony, neither imposed from above, nor confused anarchy. Harmony and freedom. It is obvious that this inductive procedure has nothing (even instrumentally) to do with the kind of use made of most software programmes designed for the profession (like handbooks in the past); and it is not even vaguely related to the various cybernetic serendipities of the years that followed; and very little, at least literally, to do with fuzzy logic. In a much more subtle but less marked way, it also distinguishes itself from the latest planning methods and urban design (as we call it over here), that draws up master plans to achieve harmonious, co-ordinated results, connecting back together the old and new and conserving obsolete constructions with a watchful eye; it actually proceeds by whole numbers, blocking the potential force of parts and only ever allowing them to engage in strictly predefined relations. It only takes a moment’s thought to immediately realise that the Induction Cities Project could not find better experimental support, a more effective testing ground or better application than transport infrastructures, especially those for urban, infra-urban and interurban public transport. Underground, grade level and overhead. Linking and separating at the same time, nervous systems in a galaxy of unstable states, bringing together both what is identical and different, measuring the spatio-temporal dimensions in an increasingly imperceptible world. And at the same time an environment, landscape within the landscape, a spectacle in its own right generating endless panoramas. This already emerged in the previously mentioned Iidabashi Station, although only somewhat in nuce due to the enormous compression present, but nevertheless with powerful draughts and diffused sensorial forces shooting through it. Now the extension to the memorable Shinkansen railway line (the Tokyo-Osaka section dates

back to 1974) along the southern island of Kyushu, and the realization of Tsukuba Express light railway (58 Km between Tokyo and the new town of Tsukuba) provide Watanabe with a unique chance to come to grips with three different stations. Three instructive designs on the same theme of flow; three different projects. The first station, Shin-Minamata, is a flow generated by a collection of separate units of the same size. Noting the distinctive feature of railway stations that are not terminals (viz. they have no perimeter walls or doors, as is generally the case with works of architecture, but just let trains run through in a sort of continuity between interior and exterior, a sort of open space, although not entirely open due to the need to shelter the platforms in bad weather and comply with various other safety measures), Watanabe works in his own special, almost photographic way, capturing the moment in a still shot. The ideal flow of the strip of rectangular units that never touch, seems to be almost frozen, according to the amount of rain, wind, shadow or noise that needs to be let in etc. This is not a finished work of architecture; other units will emerge later on, based on extensions either already planned for or inevitably added on later. A moment captured in a trajectory. Giving shape to motion and adapting to its needs. What could be a more unstable state than this? Even light is left in all its reflections, given the different angles of the surface of the various units, like a sundial: yet another kind of motion. The guiding thread running through the second station, Kashiwanoha-Campus Central Park Station along the Tsukuba Express line, right in the middle of a new campus of national research institutes, is the converting of a flow into two huge outside screens, totally separate from the technical structures of the railway line. But what shape does a flow or current have? Resorting to natural sciences, one of the two screens is devoted to turbulent fluxes and the other to layered fluxes. Nevertheless, the physical outcome at this point should not really be jeopardised. So now another experimental step in the Induction Design programme is set under way: achieving something good without first deciding what counts as good. East to say, but not to do. Recognising something good when you see it, after filtering through “x” number of computer evaluations and processes, without having a definition of what is good to refer to, is for the moment just a fleeting possibility. The IT programme of the Japanese Ministry of Economics, Trade and Industry is currently working on it. We will see how it goes. But this has not ground the project to a halt. The two screens will be built by assembling pieces of fibreglass-reinforced concrete in different sequences, whose ends look as if they have been cut out of an indefinitely expanding fluid surface. So, while there are actually rules governing each individual undulation, the work in its entirety is rule-free. The third station called Kashiwa-Tanaka and situated in an agricultural park, finds another way of achieving motion: more conventional, at least apparently, but no less intriguing. An object set right in the middle of the flow. Designed with the same section as the current in nearby River Tonegawa, a long winding shell suspended from long metal beams with gutters gut along them, like knife marks on a fluid surface, underlines its direction of flow. Watanabe has also produced his own little treatise on the social inter-community role of stations complete with operating instructions, a sort of strange service conference between promoters, institutions, technicians and residents to discuss and focus on the community’s image. An interesting models of how to discuss things together effectively, calling into play the infrastructures and also large sections of the territory, extremely positive judging by the first rather innovative results being achieved over there. Maurizio Vogliazzo

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Fluid City Makoto Sei Watanabe www.makotoarchitect.com

Tsukuba Express/ KashiwanohaCampus Station

Carta del Giappone con le stazioni per lo Tsukuba Express e la Stazione dell’Alta Velocità a Kyushu Shinkansen. Sotto, diagramma delle interferenze e relazioni tra dati provenienti da programmi matematici e dati generati dai gradi di valutazione umana. Il progetto di queste stazioni è un’evoluzione e una attuazione pratica delle teorie della Città Fluida. Questa teoria è la quarta generazione della più ampia teoria denominata Induction City, attraverso la quale l’architetto giapponese a partire dagli Novanta sta studiando processi e soluzioni progettuali per la risoluzione dei problemi legati alla complessità delle metropoli contemporanee.

Rendering e grafici per la Campus Station dello Tsukuba Express. La stazione fa parte di una nuova linea ferroviaria, lunga 58 Km, che dal 2005 collegherà la nuova comunità di Tsukuba con Tokyo. La forma dell’edificio si presenta come una configurazione di due schermi esterni indipendenti dalla struttura, realizzati in cemento rinforzato con fibra di vetro che per il taglio e la forma dati ai diversi pannelli che li compongono appaiono come un elemento fluido espandibile all’infinito.

Map of Japan showing the stations for the Tsukuba Express and the High Speed Station in Kyushu Shinkansen. Below, diagram of the interferences and relations between data coming from mathematical programmes and data generated by human assessment. This project is a development of Watanabe’s theories about Fluid City. This theory is the fourth generation of a more estensive theory called Induction City. Ever since the 1990s, this Japanese architect has been using this theory to study processes and designs for solving problems connected with the complexity of modern-day metroploises.

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Rendering and graphs for Campus Station on the Tsukuba Express line. The station is part of a new railway line, covering 58 km, which will connect the new community of Tsukuba to Tokyo from 2005. The building design looks like a configuration of two outside screens separate from the main structure, made of glass-fibre reinforced concrete. The cut and form of the various panels forming it look like a fluid element expanding to infinity.

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Tsukuba Express/KashiwaTanaka Station

In queste pagine, rendering della Tanaka Station dello Tsukuba Express. Anche in questo progetto è evidente la ricerca di trasferire la fluidità del processo nella forma finale dell’edificio che sorgerà lungo il fiume Tonegawa. La stazione ha tre livelli: uno pedonale subito sopra la strada, un salone di servizi e le piattaforme. Anche in questo progetto, l’idea di base è quella del flusso continuo, che, nel caso specifico, riprende quello delle acque del fiume sottostante.

These pages, rendering of Tanaka Station on the Tsukuba Express. This project also shows an attempt to convey the fluidity of process to the final form of a building to be constructed along Tonegawa River. The station has three levels: a pedestrian level just above the road, a service lounge and the platforms. Here again in this project the basic idea is constant flow, drawing on the smoothly flowing waters of the river below.

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Dal punto di vista strutturale la Stazione Tanaka è formata da una base in cemento armato su cui poggia l’involucro di acciaio composto da anelli. La forma dell’edificio varia lungo l’asse longitudinale in modo che non ci siano due punti con la medesima sezione.

Structurally speaking, Tanaka Station is made of a reinforced concrete base supporting a steel shell made of rings. The building form varies along the longitudinal axis so that there are not two points with the same section.

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Kyushu Shinkanshen/ Shin-Minamata Station

In alto e al centro, rendering della Stazione Shin-Minamata nell’isola meridionale di Kyushu, parte terminale della linea ad alta velocità che collega Tokyo a Osaka. In basso, particolare della copertura in segmenti metallici. Questa stazione è in fase di costruzione e sarà ultimata il prossimo inverno.

Top and centre, renderings of Shin-Minamata Station on the southern island of Kyushu, the end of the high-speed line connecting Tokyo to Osaka. Bottom, detail of the roof designed out of metal segments. This station is currently being constructed and will be completed next winter.

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Viste del modello e rendering dell’edificio, la cui espressione dinamica è determinata dal guscio/copertura realizzato con segmenti metallici di diverse lunghezze e disposti con angolature differenziate, che creano continui giochi di luci e riflessi sia al loro interno che all’esterno. La struttura appare come un momento “congelato” di una traiettoria in espansione ed è infatti pensata per poter essere ampliata in una fase successiva.

Views of the model and rendering of the building, whose dynamic design hinges around the shell/roof made of different length metal segments placed at varying angles to create constant interplay between light and reflections, both inside and outside. The structure looks like a “frozen” instant of an expanding trajectory and is actually designed to be later extended if required.

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Andrea & Silvano Lotti Architetti Associati

Andrea & Silvano Lotti Architetti Associati

Attenti a vestire l’idea Millennium Business Centre, Pistoia ndrea e Silvano Lotti, architetti associati di Pistoia, hanno di recente completato un Centro Direzionale, chiamato Millennium, in Via Luigi Galvani al numero 15, nella stessa Pistoia. Il complesso è destinato al commerciale, al direzionale, a uffici e magazzini con annessa un’autorimessa. Il progetto riporta alla mente temi che ormai vengono spesso dibattuti, sia sul piano del fare, che sul piano della critica. L’aspetto del complesso, ben calibrato e modulato attraverso frasi architettoniche, alcune forse già viste e altre molto delicatamente composte, lo rende un edificio di gradevole fattura. Il richiamo è a un linguaggio contemporaneo, dove l’impianto strutturale domina, tanto da definire chiaramente i vari partiti architettonici. In passato mattoni, cemento, ferro, così poveri di tecnologia; oggi vetro, acciaio inox, silicio e telefonini, offrono una panoramica diversa. In passato tutto era basato sulla forza della mente; oggi ci si basa molto di più sulla forza della materia. Quante idee originali del passato sono state premonitrici della nostra realtà architettonica superando, a volte, il livello intellettuale della nostra epoca. Bisognerebbe far risaltare maggiormente come l’architettura dei maestri del passato è densa di profezia, di scienza, oggi contenuta nell’architettura contemporanea. Possono essere citati vari temi del passato che sono discussi e rappresentati ancora nella nostra modernità, pensiero però lontano dal giustificare un progetto che cloni modelli già esistiti. E’ il ricordo della filosofia dell’infinito di Giordano Bruno, che esprime la partecipazione totale, la quale implica, necessariamente, una modificazione dell’esistenza e del comportamento. Soprattutto una modifica della qualità dell’architettura alla quale si dovrebbe oggi ispirarsi. E’ per questo che si deve parlare di piccoli e grandi architetti e cercare una più capillare diffusione delle loro opere con circuiti magari alternativi agli usuali. Accade spesso, però, di considerare soltanto un aspetto della questione, come potrebbe essere in questo caso. Non sono perciò infondate le preoccupazioni che appaiono descritte nel progetto di Andrea e Silvano Lotti circa il meccanismo di un’architettura di massa che può risultare egemonica e omologante. Tuttavia, non bisogna assolutamente dimenticare che esistono tipologie diverse di architetti, che hanno un diverso peso specifico, un diverso modo di concepire il proprio mestiere e, conseguentemente, di operare. Tutto questo è leggibile nel tema di Pistoia. Proprio nell’osservare attentamente questo lavoro ci si convince che non si può mettere tutte le architetture, si intende quelle altamente tecnologicizzate, in un unico mazzo, perché significherebbe non rendere giustizia alla complessità dei problemi insiti in questo tipo di espressione architettonica. Bisognerebbe allora cominciare ad abbandonare le generalizzazioni per cercare, piuttosto, di capire come un architetto possa muoversi in questo tipo di linguaggio. Un linguaggio specifico e attento al numero matematico e all’equilibrio difficile della materia che lo compone. Capire, per esempio, che è fondamentale la qualità ma è anche vero che contano sempre di più i progettisti, solo quelli, ben inteso, che confezionano l’informazione dell’architettura nel suo progredire. Occorre particolare attenzione nel far arrivare il messaggio architettonico allo spettatore, al cittadino, insomma, al fruitore, in modo tale da rendere veloce la comunicazione del fatto e la partecipazione all’evento. Questo progetto sembra rispondere pienamente a questa esigenza. Mario Antonio Arnaboldi

A

Credits Project: Andrea & Silvano Lotti Architetti Associati Consultants: Federico Nerozzi, Piero e Mario Ciatti, Francesco Sadowsky, Studio Tecnico 71, Massimo melani, Maurizio Vignali, Raffaele Lombardi Main Contractors: Officine Metalmeccaniche Sauro Niccolai, CA.MO.CA, Ciemme Costruzioni, Edilasfalti, Essegiesse, Giulio Tanini, Illuminotecnica Pistoiese, Zadra Vetri Main Suppliers: Alusuisse Comosites-Alucobond, Guardian Glass, Marazzi tecnica, Sadi, Schüco International, Zumtobel Staff Owner: Immobiliare Ethos

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ndrea and Silvano Lotti, associate architects from Pistoia, recently completed the construction of a Business Centre called Millennium at no.15, Via Luigi Galvani, in Pistoia. The centre serves trade and management purposes providing offices, warehouses and an adjoining garage. The project calls to mind issues now frequently debated in terms of both architectural practice and criticism. The centre’s appearance, carefully gauged and modulated in an idiom which is partly familiar and partly composed with great delicacy, makes it a pleasantly designed construction. The vocabulary is deliberately up-to-date, featuring a powerful structural layout of distinctive architectural parts. The progress that design in general has made is clearly evident here, the new direction modern-day architecture has taken compared to what the past has had to offer. The past was made of bricks, cements and iron distinctly lacking in high technology; nowadays glass, stainless steel, silicon and cell phones offer quite different prospects. In the past everything was based on brain power; today it is the power of materials that comes to the fore. Look at how many original ideas anticipated the current state of the art of architecture, at times even exceeding our own intellectual standards. We need to point out just how much of our own prophecies and science was already there in the architecture designed by the great masters of the past.Various old themes might be mentioned that are still discussed and represented in our own period of modernity, although this is in no way intended to justify projects merely cloning old-fashioned styles and ideas. This evokes Giordano Bruno’s philosophy of the infinite, expressing total participation necessarily implying alterations to our life styles and behaviour. Above all, this means we must aspire to much higher standards of architecture. This is also why we need to talk about minor and major architects and attempt to publicise their works on a much broader scale, possibly drawing on different means of communication. But there is always a danger, as might be the case here, of focusing on one single aspect of the matter. Hence the project designed by Andrea and Silvano Lotti is right to express certain worries about the workings of mass architecture that might overwhelm everything else. Nevertheless, it is worth remembering that there are different types of architects with different specific weights and a different way of viewing their profession and hence operating. All this can be seen in the Pistoia project. Upon carefully scrutinising this work, it becomes clear that not all architecture (i.e. high tech works) can be lumped together in the same category, since this would not do justice to the complexity of the problems inherent in this kind of architectural design. We need to stop generalising and try instead to see how an architect might make use of the idiom at his disposal. A carefully gauged idiom, based on computation and intricate balances between the materials of which it is composed. Realising, for instance, that quality is of fundamental importance but that it is no less true that architectural designers are coming to play a much more important role: namely those capable of grasping architectural information as it progresses. Careful attention needs to be paid to passing on the message to onlookers, members of the community and users in general, so that the fact in question can be communicated rapidly and the event can be taken part in. This project seems to meet these requirements in full.

A

Dal basso in alto, piante del piano interrato, piano terra, primo e secondo piano del Centro Direzionale Millennium realizzato a Pistoia. Le destinazioni dell’edificio sono commerciale e direzionale al piano terra, uffici ai due piani superiori, magazzini e autorimesse nel piano interrato.

From bottom up, plans of the basement, ground floor, first and second floors of the Millennium Business Centre in Pistoia. The building is designed to serve commercial/management purposes on the ground floor, offices on the top two floors, and warehouses and garage facilities in the basement.

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Vista della facciata posteriore dell’edificio, caratterizzata dalla struttura in acciaio a vista che si eleva fuori terra con portali di 17 m di luce, disposti a interasse di 6 m.

Vista notturna della facciata continua Schüco con profili di alluminio a ponte termico interrotto e vetrate isolanti. Alle due estremità dell’edificio sono stati utilizzati tamponamenti tradizionali in forati di laterizio di 20 cm di spessore con rivestimento esterno di Alucobond. In basso sezioni della scala di sicurezza.

Riccardo Magherini

View of the rear facade of the building featuring an exposed steel structure rising above ground through portals spanning 17 metres placed at 6-metre intervals.

Nighttime view of the Schüco curtain facade with aluminium sections with an interrupted thermal bridge and insulated glass. Conventional curtain walls made of 20 cm thick perforated bricks with an Alucobond outside coating were placed at both ends of the building. Bottom, sections of the emergency exit.

Particolare dei pilastri tubolari binati alti 12 m e delle travi reticolari su cui poggiano le travi secondarie. Questo tipo di struttura ha consentito di avere spazi interni di circa 25x14 m privi di pilastri.

Detail of the 12-metrehigh twin tubular columns and reticular beams with secondary beams resting on them. This type of structure has enabled the creation of approximately 25x14 m internal spaces free from columns.

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La scala interna e, in basso, sezioni trasversali sulla scala e sulla porzione centrale dell’edificio.

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The inside stairs and, bottom, cross sections of the stairs and central part of the building.

Viste del piano terra, illuminato naturalmente dalla facciata vetrata ondulata. Tutti gli impianti, sezionabili piano per piano, sono collocati nei vani tecnici sotto i pavimenti galleggianti o nelle intercapedini dei controsoffitti.

Views of the ground floor, naturally lit through the undulating glass facade. All the systems, that can be broken down floor by floor, are located in the technical spaces beneath the floating floors or in the gaps between the double ceilings.

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Viviana Riccato

Above, preliminary sketch of Garbolino Ru’s sculptural interpretation (bronze multiple produced in a limited edition) of Palazzo Aurelia built in San Guglielmo, Tortona (Alessandria). Opposite page, detail of the overhanging facade made of glass staves and micro-perforated steel.

Credits Project: Viviana Riccato Project Team: Studio di architettura Riccato/Virano, LVM Studio Associato, Manuela Miccoli (CAD operator) Glassworks Consultants: Lorenzo Chighizola, Salvatore Tabone Structures: Claudio Fanottoli Teel Structures: Lino Garavani Climatisation Alfa Ingegneria Coordination: Giuseppe Sacchi Site Management: Pier Fausto Galli Main Contractor: Interstrade Facade Systems and Glass: Pilkington, Bauglasindustrie, Pragotecna, AL.SERR Steel and Frameworks: AL.SERR Masonry: Impresa EdilRocca di Luigi Zanotti (Bricks: Fornace di Castagnole Monferrato) Lighting: Bi Esse, iGuzzini, Simes, Eltek Exterior Floors: Tubini Dino & C.: Ceramica Panaria Interior Floors: Pietra Cashmir White (Sorli), 2MR System (floating floors) False Ceilings: Rodolfo Bracchi Profilit Glass: Pilkington Partition Walls, Doors and Furniture: Telko Lifts: Otis Climatisation: Giovanni Bisio, Rhoss Electrical Plants: ICEP Insultaion Systems: MGS di Manzino Client: Aurelia spa

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Espressionismo minimale Along the Highway ercorrendo l’Autostrada A7, in un punto della pianura lombarda nei pressi di Tortona si scorge un edificio le cui caratteristiche richiamano alla memoria alcune architetture che, sempre più di frequente, segnano i territori. Si tratta del Palazzo Aurelia destinato a essere il quartiere generale della Holding Aurelia spa, progettato dallo studio d’architettura Riccato/Virano. Subito viene da osservare, nell’analizzare questo lavoro, quanto sottolinea Charles Jencks, cioè che non esiste oggi un sistema di valori condiviso, quindi è necessaria un’apertura pluralistica degli esperimenti formali e simbolici. Filarete, nel suo Trattato d’Architettura, scritto durante il periodo dei suoi lavori lombardi, sosteneva che la valle del Po doveva essere interrotta da eventi emergenti per diversificare il paesaggio. Sembra che questo progetto sia uno dei casi auspicati dal Filarete, e non vi è dubbio che l’impostazione data all’edificio riesce a esprimere una forza in grado di imporlo come evento spettacolare, sia durante le ore diurne, che in quelle notturne. I giochi creati dalla luce del sole e l’imponenza della luce artificiale notturna, data l’ampia trasparenza dell’edificio, generano certezze per rafforzare la logica della forma e del suo contenuto. Quale forza può avere un progetto se non quella di generare delle riflessioni e supportare, con ansia e intensità, lo sforzo di un’espressione vitale e contemporanea, legata allo sviluppo formale e tecnologico che deve avere l’architettura. Questo edificio si offre al divenire del progetto come un termine, un segno di un senso che muta, come uno dei momenti magici dell’evoluzione dell’idea del progetto, come un durante dello sviluppo tecnologico dell’edificazione. Certo che prima c’era qualche cosa di diverso e certo che dopo ci sarà del nuovo, ma il progetto di Viviana Riccato e di …Virano cerca di rappresentare l’equilibrio che oggi ha l’architettura italiana fra il processo dell’edificazione e lo sviluppo industriale della tecnica costruttiva. Facciate strutturali come tamponamenti, tradizionali composizioni di tagli nelle facciate legate alla tradizione razionalista, uniti agli altri elementi compositivi, sono il mélange del processo che occorre venga storicizzato; ed è proprio attraverso questi esempi che, tutto ciò si attua. Nella nostra disciplina, come nell’arte, lo scontro fra le due opzioni del futuro e del passato segnano una frattura di cui, in Italia ancor oggi, paghiamo lo scotto. Si parla di storicismo anche in questo progetto denso di alcune riflessioni, principalmente quelle riferite alla storia del progetto. Certo la storia in generale non si ripete e la sua suddivisione in decenni non sembra corrisponda a unità culturali omogenee e coincidenti con la cronologia: la sua trama è fatta di fili, ma il loro intreccio non va necessariamente in un’unica direzione. Ecco perché ciò che viene espresso in architettura accetta immediatamente il suo divenire e il suo sorpasso. Il tempo nega ogni tipo di staticità proprio perché l’uomo, attraverso le sue filosofie, le sue logiche, le sue matematiche e le sue statistiche, rincorre, nel divenire, il suo realizzarsi, rincorre nel progetto, in ogni progetto, la sua vita, il suo vivere, il suo tempo. Il Palazzo Aurelia è uno di questi passaggi, denso della sua onestà e della sua trasparenza. Oggi è tutto più difficile e lo sarà ancor più nel futuro; per un’architettura essere in cima alla montagna significa sorpassare, attraverso il tempo, il desiderio di essere un evento. Mario Antonio Arnaboldi

P

riving along the A7 motorway across the lowland plains of Lombardy near Tortona, a building whose features call to mind those works of architecture increasingly destined to leave their mark on the landscape catches the eye. This is Palazzo Aurelia, planned to be the headquarters of the Aurelia spa Holding, designed by the Riccato/Virano architectural firm. Examining this work reminds us of Charles Jencks claim that there is no longer any universally held value system, so we must open up pluralistically to a wide range of stylistic/symbolic experiments. Filarete, wrote in his Treatise on Architecture that when he was working on his Lombardy projects he felt the River Po needed to be interrupted by new events, so as to create a more varied landscape. This project seems to be the kind of thing Filerete was talking about, although its style is rather uncertain at times; nevertheless, there is no doubt that the building manages to impose itself as a spectacular event both at daytime and nighttime. The effects of the sunlight and powerful artificial lighting at night draw on the building’s transparency to underline its striking form and content. What else can a building design do, other than create reflections and strive to express its own vital, cutting-edge force connected with the stylistic/technological development architecture must have. This building lends itself to the future of architectural design like a term, a sign of something changing, like one of those magical moments when an idea suddenly emerges from a process of technological development. Of course different things came before this project and others will follow it, but the building designed by Viviana Riccato strives to represent a certain balance Italian architecture has now achieved between the building process and the industrial development of construction technology. Structural facades like curtain walls, conventional patterns of cuts in facades linked with rationalist tradition, together with other stylistic elements, are the mix in a process ready to be set in its historical context; and it is works like this that will bring all this about. In architecture, like art, the contrasting fortunes of past and present mark a fracture that we are still paying for today here in Italy. Historicism is also evident in this project full of allusions to the history of architectural design in particular. Of course, generally speaking history does not repeat itself, and the way it is divided into decades does not seem to correspond to smoothly flowing blocks of culture coinciding with time: history is a web, but it is not necessarily knitted in one single direction. That is why what architecture expresses is immediately accepted and then surpassed. Time negates any form of staticism because man’s thoughts, logic, mathematics and statistic take him into the future, and he uses design, all design, to develop his own life and the age in which he lives. Palazzo Aurelia is one of these stepping stones, bursting with honesty and transparency. Nowadays, everything is more difficult and it will only get harder in the future; for architecture reaching the top of a mountain means using time to move beyond the desire to be an event.

D

David Vicario

Sopra, schizzo preliminare dell’interpretazione plastica di Garbolino Ru (multiplo in bronzo a tiratura limitata) del Palazzo Aurelia, realizzato in Località San Guglielmo, Tortona (Alessandria). Nella pagina a fianco, particolare della facciata aggettante in doghe di vetro e acciaio microforato.

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Particolare della facciata vetrata illuminata, nuovo segnale forte lungo l’autostrada A7. Sotto, sezione trasversale. Grazie alla sua forte connotazione estetica, il Palazzo Aurelia, che ospita gli uffici di uno dei maggiori gruppi nazionali operante nel settore autostradale, non è solo un contenitore di attività ma diventa espressione rappresentativa e simbolo identificativo rispetto al paesaggio circostante sia artificiale (autostrada) sia naturale (la campagna).

Vista delle facciate vetrate che segnalano, soprattutto di notte, l’edificio. Tali facciate utilizzano lastre di vetro Profilit di largo uso industriale, secondo un’inedita posa orizzontale. A destra, planimetria generale.

Detail of the illuminated glass facade, a powerful new landmark along the A7 Motorway. Below, cross section. Thanks to its aesthetic connotations, Palazzo Aurelia, holding the offices of one the leading Italian groups working in the motorways industry, does not just host activities, it is a representative, symbolic, identifying symbol on the surrounding manmade (motorway) and natural (countryside) landscape.

View of the glass facades marking the building at nighttime in particular. These facades use sheets of ordinary industrial Profilit glass in an unusual horizontal formation. Right, site plan.

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Viste dei diversi fronti dell’edificio che si stacca volutamente dall’intorno, ma che conserva altresì la memoria reinventando con l’acciaio microforato e le doghe di vetro le trasparenze che le cascine affidavano

al grigliato di mattoni, utilizzati a loro volta nelle porzioni posteriori del palazzo.

Views of the various building fronts deliberately detached from the surroundings

but holding firmly onto the past by reinventing the transparencies that old farmsteads used to get from brick screens (that also appear in the rear of the building) through micro-perforated steel and glass staves.

A sinistra, particolari dello spigolo di aggancio delle pareti aggettanti e del sistema di frangisole in acciaio zincato. Al centro e in basso, viste degli ambienti interni che ospitano uffici e spazi di rappresentanza.

Left, details of the hook-on corner of the overhanging walls and galvanised steel shutter system. Centre page and bottom, views of the interiors holding the offices and reception spaces.

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Bevivino e Costa Architetti Associati

Bevivino e Costa Architetti Associati

Committenza pubblica Rimini Province Building n’operazione importante, di qualunque genere essa sia, si caratterizza per l’idea originale sulla quale si basa. Le cose stanno cambiando, ma fino ad oggi non è stato frequente che una istituzione politica indicesse un concorso di idee per il progetto della propria sede. Nel quadro frammentato della committenza pubblica italiana, il nuovo edificio della Provincia di Rimini tra i segnali che fanno sperare in una sensibilità ritrovata verso l’architettura di qualità. Il segno dello studio Bevivino e Costa si riconosce per l’attenzione al disegno e alla ricerca. L’impostazione è quella di una distribuzione dei volumi ispirata alle piazze metafisiche di De Chirico, in cui quinte forate indicavano il punto di fuga. Qui una quinta tende asintoticamente allo zero lungo la facciata a nord-ovest scaricandosi di forza evocativa quanto basta per introdurre in modo originale un segno che in modo evidente riporta alla scuola di Louis Kahn: il grande arco come apertura in facciata, che qui va a illuminare la biblioteca e vuole riprendere la curva molle del ponte di Tiberio. La citazione di un segno così forte non è casuale, poiché la volontà è quella di rileggerlo anche in pianta nel grande spazio ad arco che costituisce il nucleo centrale dell’edificio, distinto in due corpi triangolari, e nella copertura vetrata ad arco della galleria tra di essi. Due sono i volumi contrapposti attorno a una corte interna semicircolare: il primo, più alto, ospita gli uffici amministrativi, mentre quello più basso le funzioni ricreative e culturali aperte alla comunità. L’edificio infatti si propone come parte protagonista emergente all’interno di un tessuto urbano ortogonale non solo grazie alla propria funzione pubblica, ma soprattutto per i suoi volumi e i suoi spazi aperti voluti come luogo deputato all’incontro, in cui poter recuperare l’abitudine dell’intero quartiere a trovarsi in piazza. La piazza intesa come “stanza collettiva” torna a essere luogo della memoria per il quale suggerire forme e colori che nella memoria trovano profonde radici, oltre che nella natura che lo circonda. Le onde del mare, la flessuosità delle vele, il colore del mare e del cielo, si ritrovano nelle curve dei brise soleil del fronte principale, nei disegni sul selciato della piazza, nel colore ghiaccio della facciata in tessere vetrificate, che danno all’insieme un grande senso di trasparenza e di movimento, ma soprattutto definiscono in modo forte e permanente i caratteri unici del luogo. Questo modo di procedere ha molto dell’architettura scandinava contemporanea, in cui la ricerca sulle forme ondulate e sui giochi di trasparenze tra vetri e altri materiali particolari, per ottenere l’inserimento del progetto all’interno del contesto naturale, ha raggiunto alte forme di sperimentazione con interessanti risultati. La scelta di proporre anche un giardino pensile calpestabile sulla copertura del corpo più basso lo avvicina a un altro campo di sperimentazione, dove si stanno progettando interi quartieri con giardini condominiali sul tetto. Tutto il modo di progettare dello studio Bevivino e Costa lo inserisce insomma a pieno titolo in un ambito culturale estremamente attuale in cui lo studio sulla contaminazione tra forme della storia e della natura ha l’obiettivo di inventare un spazio che sia al tempo stesso del corpo e della mente. Isabella Goldmann

U Credits Project and Site Management: Tommaso BevivinoBevivino e Costa architetti Associati Collaborators: E.Fulfaro, L.Pastorino, E.Pierantozzi, D.Valentini Structures: M.Majowiecki, Interstudio (G.Vecchi, E.Olmeda, C.Ripanti) Mechanical Plants: A.Bortolazzi Electrical Plants: G.Uguccioni Safety: G.Sarti Exterior Landscaping: Impresa Azzurra Costruzioni General Contractor: Impresa Costruzioni Ing.Penzi Facades and Windowframes: Sia, Schüco Glasses: Luxguard Cladding: Bisazza Lighting: iGuzzini Exterior Floors: MCZ - Magnetti Pavimentazioni Interior Floors: Marazzi False Ceilings: Sepi Sud Partition Equipped Walls and Furniture Systems: Castelli Fireproof Doors: 3D Doors: Comeca Sliding Doors: Albini e Fontanò Lifts: Fiam Climatisation: Honeywell, Riello, Blue Box Security. Fireproof, Electrical Systems: Penzi, Impe Anti-Intruders Systems: Secchiaroli Elettronica Wiring: Teleca Insulation Systems: Impel Solar Panels: Eurosolare Client: Provincia di Rimini

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here must be some sort of original idea behind any kind of important undertaking. Fortunately things are changing, but until now it was extremely unusual for a political institution to organise an ideas competition to design its own headquarters. The new building housing the Rimini Provincial Council was one of the first positive signs in this respect on the rather fragmented Italian public scene, suggesting that the prospects for focusing on quality architecture in future building operations might be better than expected. The firm Bevivino-Costa has focused its attention on design and experimentation. The basic structural layout is inspired by De Chirico’s metaphysical squares, whose perforated curtain structures pointed towards the vanishing point. In this case, a curtain structure tends asymptotically towards zero along the north-west façade, discharging enough evocative force to find an original way of introducing a sign clearly evoking Louis Kahn’s style. The huge arch acting as an opening in the façade, here lighting up the library and calling to mind the soft curve of Tiberius’s bridge, has a long history behind it, brought back to life in early 20th-century American architecture and expresses its full potential in Carlo Scarpa’s work in particular. Bevivino has deliberately cited such a powerful symbol with a view to re-reading it in the building plan in a large arched space forming the building’s central hub, split into two triangular bodies, and in the arched glass roof of the arcade between them. There are two structures placed opposite each other around a semi-circular internal courtyard: the first, taller structure holds the administration offices, while the lower structure houses the recreation and cultural facilities open to the local community. The building is designed to be a key player on an orthogonal urban fabric thanks to both its public function and, above all, its open structures and spaces providing a meeting space where the community can once again get together as it did in the past. A square treated as a “communal room” re-evoking the past, drawing on shapes and colours that has deep roots in the memory and in the surrounding environment. Sea waves, fluttering sails, the colour of the sea and sky, are all evoked in the curved shutters of the main building front, the patterns on the square’s paving and the ice colour of the glass façade that give the whole construction a feeling of transparency and motion and, most significantly, powerfully and permanently underline its distinctive features. This way of working owes much to modern-day Scandinavian architecture, where experimentation into undulating forms and interplays of transparency between glass and other special materials in order to set the project in its natural context, has reached notable heights and extremely interesting results. Bevivino’s project belongs to this kind of approach. The decision to design a hanging garden (that can be walked around) on the roof of the lower structure also brings it in line with a different form of experimentation that is currently blossoming in Japan, where entire neighbourhoods are being designed with communal gardens on their roofs. In other words, Bevivino’s entire philosophy of design puts high right at the cutting-edge of the modern-day scene, where a contamination of historical and natural forms is supposed to invent space that belongs to both the mind and body.

T

Assonometria e piante del primo e del quarto piano della nuova sede della Provincia di Rimini. L’edificio si compone di due corpi di fabbrica a pianta triangolare di diversa altezza attraversati da una galleria vetrata. Il corpo basso contiene le funzioni ricreative e culturali aperte alla comunità; il corpo più alto (cinque piani) contiene gli uffici amministrativi.

Axonometry and plans of the first and fourth floors of the new headquarters of the Rimini Provincial Council. The building is composed of two triangular-based buildings of different height crossed by a glass arcade. The low section holds the recreational and cultural functions open to the local community; the taller section (five floors) contains administration offices.

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Particolare dei frangisole sulla facciata meridionale, costituiti da teli ondulati di lamiera microforata.

Detail of the shutters on the south facade made of undulating micro-perforated sheets of metal.

Schizzo preliminare e vista frontale della facciata sud, caratterizzata dai frangisole a onda che si staccano dai paramenti esterni in tessere vetrificate color ghiaccio.

Preliminary sketch and front view of the south facade featuring undulating shutters, separate from the outside building fronts, woven out of ice-coloured glass panels.

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Vista di scorcio della facciata ovest, anch’essa segnata dal gioco astratto dei frangisole metallici.

Shortened view of the west facade, also marked by the abstract interplay of metal shutters.

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L’edificio si apre su una piazza pubblica e riprende nelle sue forme e colori la memoria e lo spirito della città: l’arcata del ponte di Tiberio, la flessuosità delle vele, il bianco delle navi. Il grande arco sul fronte principale, oltre

a segnare l’ingresso ha la funzione di far entrare la luce naturale all’interno della biblioteca realizzata al primo piano.

Vista della galleria centrale che separa i due corpi a pianta triangolare. Alle sue estremità sono posizionati i gruppi scala/ascensori. La grande scala interna che porta alla biblioteca e alla sala convegni,

al primo piano, fronteggia il volume tronco-conico degli archivi.

The building opens onto a public plaza, and its forms and colours evoke the spirit of the old city:

View of the central arcade separate the two triangular-based sections.

the arches of the Tiberio bridge, the flexibility of the sails, the white of the ships. The large arch on the main front marks the entrance and is designed to let natural light flood inside the ground-floor library.

The stairs/lifts units are placed at both ends. The large inside staircase leading to the library and conference hall on the first floor faces the truncated-conical structures of the archives.

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Claude Vasconi

Claude Vasconi

L’esempio pilota Energy Exploitation Unit, Rouen apoluogo del dipartimento della Seine Maritime, Rouen è tra le città francesi che stanno maggiormente investendo su una politica di rilancio a livello europeo. Al centro del complesso portuale che si estende da Parigi a Le Havre, Rouen con il suo porto, il solo sviluppato lungo la Senna a circa 70 chilometri da mare, tratta circa 20 milioni di tonnellate di merci per anno. Ed è proprio nella zona industriale di Grand-Quelly, sull’antica area dei Cantieri Navali della Normandia, a sud est della città, che è in funzione una nuova e avanzatissima Unità di Valorizzazione Energetica e smaltimento dei rifiuti, fortemente voluta dai comuni dell’agglomerazione di Rouen e che dopo una lunga gestazione, un concorso bandito nel 1994, una fase di studio dal 1996 al 1997 e un cantiere durato circa quattro anni, rappresenta oggi un impianto modello in questo settore a livello europeo. Il progetto firmato da Claude Vasconi coniuga a un’interpretazione rigorosa del programma un’architettura di grande forza simbolica che ben coglie la portata paesaggistica dell’intervento. L’occasione di qualificare un luogo attraverso un edificio industriale assolutamente all’avanguardia viene tradotta in un volume maestoso che utilizza un vocabolario marcatamente tecnologico ma in profonda sintonia con la natura e la storia del contesto geografico. L’imponente guscio metallico, ritmato dalle fughe orizzontali dei giunti lineari che si rincorrono lungo l’intera superficie, esprime la forza e la potenza dell’impianto. E’ questa infatti una struttura che nasce con una duplice valenza, da un lato si pone come elemento pilota del programma di riconversione di una zona industriale abbandonata e dall’altro risponde all’esigenza, acuitasi dopo la chiusura di un vecchio impianto giudicato orami inadeguato rispetto alle nuove normative in materia, di smaltire circa 400 mila tonnellate annue di rifiuti, riconvertendole in energia elettrica. Vasconi compatta in un’unica struttura, di circa 200 metri in lunghezza, oltre 100 in larghezza e 40 in altezza, il centro di smistamento, l’impianto d’incenerimento e il trattamento delle scorie. L’intervento non solo rispetta a livello di processo industriale la salvaguardia dell’ambiente ma ne sposa le caratteristiche, assorbendone la luce naturale attraverso le ampie vetrate degli ambienti riservati ai visitatori, dei locali amministrativi e della sala di arrivo degli autocarri. Il tutto sostenuto da una struttura d’acciaio mentre la sola parte in cemento armato è quella destinata alla fossa di scarico. Lo smaltimento viene quindi visto principalmente come sistema per produrre energia: il vapore prodotto dalle caldaie è infatti trasformato in energia elettrica grazie a un turboalternatore con una potenza recuperata di 32 megawat, pari a quella necessaria per alimentare una città di oltre 100.000 abitanti come Rouen. Solo una piccola parte di questa energia viene utilizzata dalle istallazioni dell’Unità, mentre circa l’80% viene rivenduto a EDF. Una messa a punto del tutto particolare per le soluzioni tecniche destinate al trattamento dei fumi, che garantiscono soglie di emissione inferiori a quelle stabilite dalla normativa francese, da un lato, e dall’altro soglie supplementari relative alle emissioni d’ossido d’azoto e di diossine. Vera e propria cattedrale industriale, il nuovo impianto dell’UVE si fa portatore di una nuova intelligenza tecnologica e, attraverso i suoi camini, rende un omaggio contemporaneo ai transatlantici “France”, costruiti in questi cantieri. Elena Cardani

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Credits Project: Claude Vasconi Collaborators: Eric Bourg (Project manager) with Bruno Baudin, Guy Bez, Jean Concordet, Emmanuelle Dambrune, Christophe Pujdak, Jérôme Van Overbeke, François Picard Technical project: Merlin Landscaping: Laure Quoniam Civil Engineering: Inova France / Von Roll / ABB / Dresser Rand Sechaud et Metz General Contractor: Quille / Quillery Client: Smedar

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ouen, the departmental capital of Seine Maritime, is one of the French cities investing most heavily in a European-scale redevelopment policy. Situated right in the midst of a port complex stretching from Paris to Le Havre, the port of Rouen along the River Seine about 70 kilometres from the sea handles about 20 million tons of goods-a-year. Here, on the industrial estate of Grand-Quelly where the old Normandy ship-building zone stands to the south-east of the city, a new cutting-edge Energy Exploitation and Waste Disposal Unit is now in full swing. The complex, which all the towns and villages in the Rouen area were so keen to build, was a long time in the coming, but after launching a competition in 1994, a drawing-board phase lasting from 1996-1997 and about four years’ building work, it is now a model plant in this sector for the whole of Europe. The project designed by Claude Vasconi combines careful compliance to the brief with a symbolically powerful architectural design carefully geared to its setting. The chance to develop a place through an absolutely cutting-edge industrial plant has been translated into a majestic construction drawing on a distinctly technological idiom in perfect synch with the nature and history of its geographical context. The imposing metal shell, decorated with horizontal grouting with linear joints running along its entire surface, projects a sense of the building’s power and force. This facility was designed to serve two different purposes: on one hand, it is a pilot feature of a programme to convert an abandoned industrial area and, on the other, it serves the more practical purpose of disposing of about 400 thousand tons of waste-a-year, reconverting it into energy (vital now that the old plant has been closed down for no longer meeting the new regulations in force). Vasconi has managed to meet the brief specifications by reconciling the precision of an industrial process with a solid and carefully designed work of architecture, combining the waste disposal centre, incineration plant and dross treatment facility in one single structure stretching for about 200 metres in length, 100 in width and 40 in height. The project does not just respect the environment in the way it handles its industrial processes, it actually matches its characteristics, absorbing natural light through the wide glass windows in the visitors sections, administration facilities and premises for the incoming lorries. The entire construction is held up by a steel structure while only the reinforced concrete part contains the main dump trench. This means waste disposal is mainly seen as a system for generating energy: steam from the boilers is converted into electricity thanks to a turbine alternator with a power rating of 32 mega-watts, enough to supply a city like Rouen with a population of over 100,000. Only a small amount of this energy is actually used by the Unit’s installations, while about 80% is sold on to the EDF. The fumes disposal system has been very carefully designed to censure emissions thresholds below those stipulated in French law. It also fits in with further thresholds governing emissions of nitrogen oxide and dioxins. The new UVE plant, a real industrial cathedral, shows signs of a new form of industrial intelligence and pays a modern-day homage to the “France” liners built in these yards through its tall chimneys.

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Dal basso in alto, sezione longitudinale, prospetti ovest ed est dell’Unità di Valorizzazione Energetica realizzata nella zona portuale di Rouen.

From bottom up, longitudinal section and west and east elevations of the Energy Exploitation Unit in the port area of Rouen.

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From bottom up, plans of the ground floor and goods handling centre.

Viste dell’Unità individuata da un volume compatto in alluminio verniciato che con le sagome dei camini delle caldaie di trattamento dei fumi rende omaggio ai transatlantici costruiti nel porto di Rouen.

Views of the Unit marked by a compact painted aluminium structure, whose fumes-treatment boiler chimneys are deliberately designed to pay homage to the liners once built in the port of Rouen.

Jean Luc Signamarcheix

Philippe Ruault

Philippe Ruault

Da basso il alto, piante del piano terreno e del centro di smistamento.

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Particolare costruttivo del sistema di facciata ritmato dalle fughe orizzontali dei giunti lineari che esprimono le linee del processo di trattamento e trasformazione dei rifiuti in energia elettrica con un recupero di circa 32 megawatt di potenza, un quantità tale da poter soddisfare al fabbisogno energetico di una città come Rouen con oltre 100.000 abitanti.

View of the glass facade surrounding the visitors premises and administration facilities. These glass windows also let natural light into the lorry unloading space.

Jean Luc Signamarcheix

Construction detail of the facade system featuring the horizontal grouting of the linear joints expressing the process lines for treating/converting waste into electricity by regenerating about 32 mega-Watts of power, enough to meet the energy needs of a city like Rouen with a population of over 100,000.

Vista della facciata vetrata che delimita gli ambienti destinati ai visitatori e quelli dei locali amministrativi. Queste vetrate consentono inoltre di filtrare la luce naturale anche nello spazio di scarico degli autocarri.

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The Kirkland Partnership - Bavand Consultants

A destra, planimetria generale e, sotto, prospettiva del progetto vincitore del concorso internazionale bandito dal Ministero del Petrolio Iraniano per la realizzazione della propria sede centrale a Teheran. Il complesso è organizzato in pianta

come una successione di terrazze e giardini interni distribuiti intorno a una corte centrale e dominati da una torre principale.

Right, site plan and, below, perspective view of the winning project in the international

competition organised by the Iranian Oil Ministry to design its headquarters in Teheran. The building plan is designed like a sequence of internal terraces and gardens arranged around a central courtyard and overlooked by a main tower.

Il primo premio Iran Ministry of Oil HQ, Teheran tupisce sempre quando si analizza un progetto, scoprire l’influenza positiva che la committenza genera sull’idea del progettista. Come diceva Charles Eduard Jeanneret, detto Le Corbusier, ogni architettura ha un padre e una madre; rispettivamente un committente e un progettista che, uniti, generano l’evento. In effetti il Governo dell’Iran, nel bandire il Concorso Internazionale per la progettazione del complesso per il Ministry of Oil a Teheran, gli ha assegnato la funzione di un quartiere generale dell’organizzazione statale, adatto a gestire e amministrare le industrie petrolifere iraniane. L’immagine architettonica diventa, così, l’elemento fondamentale per rafforzare la potenza, l’efficienza e la qualità dello stesso Ministero, sia a livello nazionale che internazionale. L’uso di un progetto architettonico, unitamente alle sue poetiche, trova la sua massima espressione nell’esprimere non solo l’efficienza amministrativa, ma anche, trattandosi di un Ministero, il livello culturale del Paese, in quanto l’immagine di un edificio pubblico ha, proprio nel suo DNA, una grande forza di comunicazione. Nel progetto vincitore, dello studio d’architettura canadese Kirkland Partnership insieme al locale studio Bavand Consultants, appare ben intuita l’importanza e il valore che l’edificio deve avere e, in verità, i progettisti sono riusciti a coniugare arte e tecnica, in un preciso raffronto tra edificio e città, tra edificio e le funzioni sociali. Un intervento forte e determinato adatto a segnare un intero brano di città e soprattutto a emettere concreti segnali di avanguardia e di modernità. Su questo filone è facile intendere come è diventata universale la scienza cognitiva; è questa scienza che ha permesso il generarsi di un progetto così importante e di altri progetti simili a questo, caratterizzati da una forma intelligente. E’ così che le scienze cognitive hanno dato e stanno dando in questa era, un contributo assai significativo, un contributo che va dritto alle sorgenti del conoscere e del comunicare. I dibattiti sui linguaggi dell’architettura e sulle correnti del progetto architettonico, sulla coscienza del segno, sulla categorizzazione della forma, sulle rappresentazioni dell’intelligenza progettuale, diventano il così detto linguaggio della mente del vero progettista, che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni dell’evoluzione dell’architettura e che ha molta probabilità di lasciare un segno sulla riflessione filosofica della forma e del contenuto dell’atto progettuale. In questo progetto disegnato per il Ministry of Oil di Teheran, tutto è svolto con estrema maestria lasciando l’impressione di essere in grado di influenzare altri processi a venire. L’esplorazione sistematica di alcune sue caratteristiche portanti esprimono chiaramente un attento modo di percepire, comprendere, rappresentare, immaginare, significare e comunicare, tutti fatti intrapresi attraverso le scienze cognitive. E’ in questo modo che le scienze cognitive dei progettisti canadesi hanno influenzato e definito, in modo formale, il progetto; tutto ciò principalmente dovuto a quel sapere comunicato dalla committenza attraverso chiari segnali e che, recepite opportunamente, sono state in grado di generare l’evento che, non ha caso, è risultato il vincitore della competizione concorsuale. Le scienze cognitive si sono proposte con prepotenza come scienza guida per la generazione di questa idea permettendo, così, a Michael Kirkland e Kit Wallace di realizzare un progetto motore di particolari emozioni in terra iraniana. Mario Antonio Arnaboldi

S Credits Project: The Kirkland Partnership Inc. Architects and Bavand Consultants The Kirkland Partnership Inc. Architects: Principal Michael Kirkland Project Director: Kit Wallace Project Coordinator: S.Robinson Project Architect: Seth Matson Project Team: Angela Chang, Yang Lee, Kriss Vassilev, Khodayar Shafei Structural Consultant: Halsall Mechanical & Electrical Consultant: Jain Associates Code, Fire & Safety Consultant: Larden Munaik Transportation Consultant: BA Consulting Group Cost Consultant: Curran McCabe Ravindran Ross Elevator Consultant: Katz Drago IBMS: Johnson Controls Bavand: Partners: Iraj Kalantari Taleghani (Head of the Board of Directors), Hossein Sheikh Zeineddin (Member of Tile Board of Directors and Managing Director) Partner in Charge: Iraj Kalantari Taleghani Project Director: M.Zandier Project Coordinator: A.Fiuzat Project Architect: Iraj Kalantari Taleghani Landscape: F.Aboalzia Construction Administration: M.Moghadam Client: The Iranian Ministry of Oil

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t is always surprising to note how a client can have a positive influence on an architect’s thinking. As Charles Eduard Jeanneret, better known as Le Corbusier, used to say, all architecture has a father and mother; respectively a client and architect, who together create the event. The Iranian Government launched an International Competition to design the Ministry of Oil Headquarters in Teheran in which the new ministry was assigned the role of a sort of government headquarters for running and managing the nation’s oil industries. Architectural design serves the purpose of strengthening the efficiency and smooth-running of the Ministry, on both a national and international level. Here an architectural project, thanks also to its stylistic qualities, does not just express administrative efficiency but, being a Ministry, it also embodies the nation’s cultural level, since a public building has great communicative force in its DNA. The startling thing is the great emphasis that was focused on the cultural and technical contents a building must have, so much so that almost all the competition entrants clearly grasped the message. The projects are of the highest technological standards and qualities, all reaching a fine international level. The winning project designed by the Kirkland Partnership with the local Bavand Consultans has clearly grasped the importance and value this building has and, to tell the truth, the architects have actually managed to combine art and technology in a careful confrontation between building and city, building and social functions. A powerful and determined design that leaves its mark on an entire section of the city and, most significantly, expresses clear signs of cutting-edge modernity. Working along these lines, it is clear how cognitive science has become so universal; this is the science that has made such an important project as this and others like it possible; projects featuring an intelligent form. In the age in which we now live, cognitive sciences have made, and are still making, a real contribution that goes right to the heart of knowledge and communication. Debate on architectural idioms and schools of architectural thought, consciousness of symbolic force, the classifying of form and the representation of design intelligence, is producing a so-called mind language only possessed by real architects that has characterised the last thirty years of architectural development and is highly likely to leave its mark on philosophical meditation on the form and content of design. This project devised for the Ministry of Oil in Teheran is a real show of artistry, that will most likely influence other processes yet to come. The systematic exploration of some of its key features clearly reveals a careful way of perceiving, understanding, representing, imagining, signifying and communicating, all experiences made possible by the cognitive sciences. This is how the Canadian architects’ knowledge of cognitive sciences has influenced and stylistically defined their project; all this thanks mainly to that know-how passed on by the clients through clear signals and which, duly absorbed, was able to generate an event, which, hardly surprisingly, managed to win the competition. The cognitive sciences are staking a powerful claim to be the driving force behind this idea, thereby allowing Michael Kirkland and Kit Wallace to design a project brimming with peculiar emotions in the land of Iran.

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A destra, sezione della struttura della torre. Sotto dal basso piante del piano terra, del terzo piano e dei piani terminali della struttura della torre.

Right, section of the tower structure. Below, from bottom, plans of the ground floor, third floor and top floors of the tower structure.

A destra, pianta del piano terra. Sotto, pianta di un piano tipo della torre adibito a uffici.

Right, ground floor plan. Below, plan of a standard floor of the office tower.

Prospettiva dell’atrio e, sotto, prospettiva del complesso. Il complesso, che ospiterà quattro diverse società e divisioni con diverse funzioni, è costituito da una base comune e dalla Torre principale che conterrà gli uffici del Ministero del Petrolio. L’orientamento rispetta sia quello urbano nordsud della città che quello religioso verso la Mecca. Nel quadrante opposto a quello della torre è stata progettata una Moschea. I materiali di rivestimento variano dalle murature tradizionali del podio, alle vetrate colorate della torre, ai vetri chiari degli edifici laterali, tutti protetti da sistemi di frangisole sia fissi sia regolabili meccanicamente, fino all’alabastro Persiano del percorso che attraversa l’asse sud-nord.

Perspective view of the lobby and, below, perspective view of the complex. The complex, which will accommodate four different firms and divisions serving different purposes, is composed of a joint base and main tower holding the Oil Ministry offices. The complex faces both northsouth towards the city and also towards Mecca. A mosque has also been built over on the opposite side to the tower. The cladding materials range from traditional masonry for the base, coloured glass for the tower, clear glass for the side buildings, all sheltered behind both fixed and mechanically adjustable shutters, and even Persian alabaster for the path running south-north.

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uante volte vi siete trovati di fronte a scene nelle quali il rapporto tra uomo e l’oggetto d’uso, si manidi/by Andrea Lupacchini festava a dir poco i maniera conflittuale? Dal telefono cellulare (come si accende? come richiamo un numero in memoria? …), alla strumentazione dell’automobile (quale sarà la leva per aprire lo sportello? Come si regola il sedile ? …), dall’apertura della confezione del latte o del detersivo, all’uso di programmi informatici ecc. Niente paura a difendere l’uomo impacciato, la persona anziana, il refrattario alla tecnologia, c’è oggi l’ergonomia! Domanda: ma non è sempre esistita? Risposta: in qualche modo sì, sin dall’antichità ha accompagnato inconsapevolmente l’uomo confondendosi tra le regole di saggezza e di sano vivere quotidiano (pensiamo alla realizzazione dei primi utensili da lavoro che non furono propriamente progettati, bensì sperimentati e tramandati). Oggi finalmente ha raggiunto una chiara e insostituibile connotazione all’interno dei processi produttivi, ideativi, e di mercato, che passando per criteri di progettazione e valutazione più vicini all’uomo nella sua complessità, usa come armi di difesa dall’arroganza e dal brutalismo tecnicistico, l’usabilità e la gradevolezza di un prodotto. Oggi l’utente in difficoltà non chiede più opzioni tecnologiche,

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né gadget aggiuntivi, bensì sicurezza, facilità e soddisfazione d’uso (cioè usabilità e gradevolezza del prodotto). E’ anche vero che soprattutto tra i giovanissimi cresciuti a contatto con una tecnologia informatica con forti accelerazioni e dinamiche evolutive, ci sia una forte richiesta che ci porta a essere circondati da telefonini che scattano foto e altri “utensili” che stanno apparentemente spersonalizzando l’uso per il quale erano nati (dico apparentemente perché sarebbe lungo e improprio affrontare temi legati alle evoluzioni o involuzioni relative alle logiche contemporanee di comunicazione di massa), ma rispetto alla produzione seriale di oggetti e sistemi di uso comune i criteri di orientamento del mercato sono rivolti all’ergonomicità della produzione nei suoi molteplici aspetti (come per esempio l’usabilità). Possiamo affermare che l’usabilità è la facilità con cui l’utente impara a utilizzare il prodotto o il sistema, per cui se per imparare a usare un elettrodomestico dobbiamo far riferimento in continuazione al manuale d’uso vuol dire che il suo grado di usabilità è basso. Citando la norma ISO 9241, “l’usabilità di un prodotto è determinata dall’efficacia, efficienza e soddisfazione con le quali uno specifico set di utenti può portare a termine uno specificato set di compiti in un particolare ambiente”. Da questa definizione emerge che quando si valuta o si proget-

Ergonomics

ta un sistema prodotto, è necessario conoscere informazioni riguardanti l’utente come per esempio: le abilità, il livello culturale, l’età, il grado di expertise posseduto, il tutto rispetto al compito che deve essere svolto e al contesto. Se prendessimo in esame il funzionamento di un qualunque oggetto di design, come per esempio un telefono cellulare, e volessimo misurarne l’usabilità potremmo chiederci: il suo funzionamento è intuitivamente facile o difficile da imparare?; è facile o difficile da usare?; mi aiuta in qualche modo di fronte a difficoltà?; posso personalizzare in qualche modo l’uso?; quanto ci metto a raggiungere un obiettivo? Inoltre il rapporto tra efficacia ed efficienza svolge il ruolo primario che deve evitare di apportare frustrazioni, annoiamenti, tensioni o nervosismi negli utilizzi dei prodotti, e anzi una volta che si è raggiunto un certo grado di expertise, il nostro utente deve poter riuscire a personalizzare l’uso dei prodotti per raggiungere gli obiettivi in maniera, anche solo apparentemente, più veloce. L’utente deve sentirsi soddisfatto. Tracciando un cammino ideale dell’industrial design negli anni si osserva come si è passati da sbilanciamenti verso aspetti tecnicistico-ingegneristici a eccessi di ricerca formale a scapito del funzionale, e allora con un leggero sgomento ci ritornano in mente le parole del buon vecchio Vitruvio che definiva il progetto come

baricentro ideale tra Firmitas, Utilitas e Venustas. Per fortuna negli anni si è andata sviluppando una nuova disciplina che, mettendo finalmente al centro l’utente (uomo), ha costretto indirettamente a riequilibrare e a riportare nella giusta direzione il progetto di design. Oggi l’ergonomia non rappresenta più soltanto un neologismo (derivante dal greco ergon= lavoro e nomos= legge naturale o controllo, da cui “controllo del lavoro umano”), bensì quel qualcosa che facendo sue esperienze di tipo sociologico, antropologico, psicologico, fisiologico, antropometrico ecc., pone in risalto il vero e unico destinatario di tutti i processi progettuali e produttivi, ovvero “l’utente uomo”, tenendo conto di tutte quelle caratteristiche che permettano di migliorare le condizioni base di sicurezza, di tutelare attivamente e passivamente la salute, di massimizzare l’aspetto del confort e finalmente di semplificare e facilitare l’uso degli oggetti agli utenti, non attraverso scritte o indicazioni ma intervenendo sulla comunicabilità della forma, del colore, dei materiali stessi degli oggetti di industrial design. Tra i numerosi traguardi che si sono raggiunti, o meglio che si stanno lentamente raggiungendo, c’è quello dell’inversione di tendenza che con l’industrializzazione aveva visto l’adattamento dell’uomo agli ambienti, alle macchine e agli oggetti e non viceversa, sino ad arrivare a essere disposti a cambiare in peggio le

New Usability

Abitacolo della Ford 24.7 Coupé/inside of the Ford 24.7 Coupé, 2002. Nella pagina a fianco/opposite page, Fabio Miniati, studio per l’integrazione dei percorsi a corto e a lungo raggio con uso combinato di auto e scooter/study for integrating short and long distance journeys by a combination of car and scooter, 2001 (fonte: “Domus” 834, febbraio 2001).

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proprie abitudini naturali del vivere, in nome del progresso. Non bisogna andare molto lontano con la memoria per pensare alle prime autovetture prodotte in serie, e per ricordare che i meccanismi di utilizzo erano legati essenzialmente alla risoluzione del problema tecnico ingegneristico (leve e indicatori posti esclusivamente dove servivano alla macchina, come per esempio quella dell’accensione che costringeva il pioniere automobilista a uno scatto felino oltre che a uno sforzo notevole per la rotazione della manovella della messa in moto); l’uomo non metteva nemmeno in discussione il suo passare in secondo piano di fronte all’avvento della tecnologia (basti pensare che l’indicatore della temperatura dell’acqua che su tutte le moderne autovetture è riportato in prossimità del conducente per ovvi motivi di sicurezza e leggibilità, era collocato sul tappo del radiatore), come a dire non cambia il risultato (la lettura della temperatura), ma cambia sicuramente il modo di effettuarlo. Cerchiamo di capire, allora quali sono gli strumenti di conoscenza dai quali dovrebbero partire i moderni designer per progettare in funzione dell’utente uomo (progetto ergonocentrico): quali sono i nostri limiti; le nostre abitudini; le caratteristiche naturali; le capacità fisiche; quelle psichiche; i bisogni; le esigenze; le posture che assumiamo; i movimenti che dobbiamo effettuare; i fattori ambientali in relazione al rumore, all’illuminazione,

Tobler & Co AG Berna, il cioccolato Toblerone/ Toblerone bar, 1908 (prodotto dal/produced since 1920).

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al clima; le informazioni che otteniamo direttamente dai cinque sensi; l’organizzazione del lavoro quotidiano a scanso di monotonia ed eccessiva ripetitività. Ma come si è arrivati alla individuazione di una qualità ergonomica nel nostro Paese? Le prime applicazioni pratiche delle conoscenze ergonomiche, risalgono per l’Italia agli anni Settanta, dove principalmente negli ambienti ad alto rischio quali l’industria siderurgica, mineraria, meccanica, stampa ecc., anche sollecitati da un particolare clima sociale e politico, si cercò di migliorare quantomeno le condizioni di sicurezza e comfort dei lavoratori. Successivamente negli anni Ottanta, le applicazioni si allargarono ai vari settori del terziario avanzato, con particolare attenzione ai lavori d’ufficio e alla comparsa dei computer, con un fiorire parallelo di norme UNI che, dal 1983 al 1990, hanno fissato i parametri standard per sedie, scrivanie, postazioni di lavoro con videoterminale, illuminazioni, mobili per ufficio e quant’altro. Queste prime applicazioni, volte principalmente a garantire la sicurezza del posto di lavoro, riguardano quella branca dell’ergonomia cosiddetta “dimensionale” (cioè corrispondente a dati antropometrici, biomeccanici, tecnici), che ha continuato a evolversi sino a oggi accanto a una nuova linea (dagli anni Novanta), che riguarda direttamente i prodotti industriali di grande serie

che coprono un’area vastissima che va dagli edifici ai sistemi informatici. Non dimentichiamo che in questi anni organismi internazionali come l’ISO, o il CEN o l’UNI, preposti alla normativa degli standard ufficiali, hanno assorbito tutta una serie di norme riguardanti gli aspetti ergonomici. Valutare l’ergonomicità di un prodotto significava, sino a oggi, analizzare la rispondenza alle norme internazionali, alla sicurezza, all’antropometria, alla bio-meccanica e all’eco-compatibilità. Oggi grazie ai contributi della fisiologia, della psicologia, dell’antropologia e di altre discipline gli aspetti che vengono presi in considerazione sono di natura cognitiva: parliamo di soddisfazione d’uso e di adattabilità a più utenti. Le esigenze dell’utente vengono considerate complessivamente prestando particolare attenzione agli aspetti cognitivi ed emozionali come quelli legati alle mode e agli stimoli provenienti direttamente dal mercato. Come possiamo valutare la qualità ergonomica di un prodotto? Abbiamo già detto come per esprimere la qualità ergonomica di un oggetto si guardi oggi alla valutazione d’uso dell’oggetto e non alle sue sole caratteristiche. Da qui la determinazione di tutti quegli aspetti che facilitino o complichino l’interazione oggettoutente.

Uno degli aspetti attualmente più considerati e più interessanti è il cosiddetto “Aspetto Cognitivo”. Esistono delle tecniche di valutazione dell’usabilità (tecnica di inquiry, system evaluation), che esamina un prodotto attraverso un campione di utenti che vengono fatti interagire con l’oggetto alla presenza di cinque telecamere che rendono comparabili gli approcci. Gli ambiti di indagine a cui si fa riferimento sono relativi all’usabilità del prodotto (interazione utente-prodotto, semplicità operazioni d’uso, livello di efficienza, riduzione del numero di errori, miglioramento della soddisfazione d’uso) e alla gradevolezza (scelte estetiche e cromatiche, posizionamento e vendita del prodotto, psicologia del consumatore). L’ergonomia è forse l’unico strumento che sia oggi capace di coinvolgere trasversalmente tutte le forze in gioco all’interno del processo produttivo, e questo grazie al fatto che essa sia composta come abbiamo visto, dall’insieme di discipline del tutto eterogenee che vanno dall’antropometria al marketing. Questa sua unicità le ha consentito e le consentirà sempre più quell’interazione tra utente, industria, designer e socialità, che la renderà assolutamente indispensabile per qualunque scelta o valutazione riguardante le logiche sociali che legano il costume all’industrializzazione.

Gianluca Carassi, Paolo Foglini, “Viaggiare con Free Travel Conviene”, 2002-2003.

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ow often have you witnessed a scene in which there has been what can only be described as real conflict between a person and an everyday object? Anything from a mobile phone (how do you turn it on? how do you call up the memory?..) to a car dashboard (which button do you press to open the door? how do you adjust the seat?...), opening a carton of milk or packet of washing power, or using computer programmes etc. Never fear, ergonomics is here to save the clumsy, elderly or technophobic! Question: but has not ergonomics always been around? Answer: In some sense yes, ever since ancient times, unwittingly to man, it has always been there in amongst all the rules of wisdom and healthy everyday living (just take the construction of the very first work tools, that were not so much designed as experimented with and handed down). But now it has finally found its own proper place in all the manufacturing, design and market processes which, passing for criteria of evaluation and design closer to people in all their complexity, take a product’s usability and pleasantness as weapons against technical arrogance and brutalism. Users with problems are no longer looking for more technological options or extra gadgets, but rather safety, ease-of-use and con-

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sumer satisfaction (i.e. production usability and pleasantness). Of course it cannot be denied that youngsters who grow up surrounded by rapidly progressing and evolving computer technology are now looking for cell phones that take photos and other “tools” apparently serving purposes other than those for which they were designed (I say apparently because it would take us too far afield to discuss issues connected with evolutionary and involutionary processes linked with modern-day means of mass communication), but compared to the mass production of ordinary objects and systems, market guidelines are directed towards all aspects of manufacturing ergonomics (e.g. usability). We can say that usability means the ease with which a user can learn to operate a product or system, so that if a handbook has to be consulted all the time in order to learn how to use a home electrical appliance then its usability rating is low. Quoting the ISO 9240 standard; “a product’s usability is determined by the efficiency, effectiveness and satisfaction with which a specific set of tools can deal with a specific set of tasks in a given environment.” This definition shows that when a product system is assessed or designed, we need information about the user, such as: their skills, cultural background, age, degrees of expertise,......, all in relation to the task to be carried out and its context.

If we examined how any design object works, such as a cell phone, and tried to measure its usability, we might ask ourselves: is it obvious or difficult to learn how it works?; is it easy or hard to use?; does it somehow help me solve some problem?; can I personalise it?; how long do I take to achieve a set purpose? How efficiency relates to effectiveness must play the key role of preventing any frustration, boredom, tension or agitation when product are being used. Indeed, when our user has reached a certain level of expertise, he must manage to personalise how the products are used so as to achieve their objectives (at least apparently) more quickly. The user must feel satisfied! Tracing an ideal line of progress in industrial design over recent years, it can be seen how the balance has shifted from a tendency to favour technical-engineering aspects to an overemphasis on stylistic experimentation to the detriment of function. This rather disturbingly calls to mind what good old Vitruvius said about design being an ideal line between Firmitas, Utilitas and Venustas. Fortunately, down the years a new approach has been developed, which, by focusing on the user (person), has indirectly brought about a fresh balance and set design back in the right direction. So, let’s talk about Ergonomics!

Nowadays ergonomics is not just a neologism (taken from the Greek ergon = work and nomos = natural law or control, hence “control of human work”), but something which, drawing on its own sociological, anthropologic, psychological, anthropometric etc. experiences, highlights the one and only focus of all design and manufacturing processes, viz. “the person-user”, taking into account all those factors making it possible to improve basic safety conditions, actively and passively safeguard health, maximise comfort and, lastly, simplify and facilitate how people use objects, not by written instructions or guidelines but by exploiting the communicative force of the form, colour and material constituents of industrial design objects. Among all the targets that have been achieved or rather are slowly being achieved, there is the attempt to invert a certain trend that, through industrialisation, has seen people adapt to environments, machines and objects and not vice-versa, so that people are even willing to change their own natural living habits for the worse in the name of progress. You do not have to think back very far to remember the first mass-produced motor cars and recall how the way they were used was closely linked to solutions to technical-engineering problems (levers and switches placed in just the right place for the car itself, such as the ignition that forced the first pioneering motorists to do

Jacopo Mascitti, Piero Sabatini, studi di progetto per lo/project study for the “Schienale Ergonomico Yoga”, 2002-2003.

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acrobatics as well as make a real physical effort just to turn on the engine); people did not even question their being pushed into the background by the advent of technology: remember, for instance, that the water temperature gauge, which in all modern cars is placed near the driver for obvious safety and consultation reasons, was actually positioned on the radiator cap; in the end the result is the same (reading the temperature) but there is a real difference in how it is obtained. Let’s try and see what tools of knowledge modern designers ought to work with in order to design for people-users’ needs (ergonocentric design): what are our limits; habits; natural tendencies; physical abilities; our mental skills; needs; requirements; the postures we adopt; the movements we need to make; environmental factors related to noise, lighting, climate; the information we obtain directly through our five senses; and how everyday work is organised to avoid boredom and excessive repetition. So how has Italy achieved this greater ergonomic awareness? The first practical applications of ergonomic knowledge date back to the 1970s in Italy, where there was a real attempt to at least improve the safety and comfort of workers in high-risk environments like the steel industry, mining, mechanics and printing and so on. Then in the 1980s its applications were extended to embrace various sectors of the advanced services industry, focus-

ing on office jobs and the advent of the computer, duly accompanied by an abundance of UNI standards which, between 198390, set the standard parameters for chairs, desks and work stations with a video terminal, lights, office furniture etc. These first applications, mainly aimed at guaranteeing safety at work, concern that branch of so-called “dimensional” ergonomics (i.e. corresponding to anthropometric, biomechanical and technical information), that has continued evolving right down to the present day (since the 1990s), directly regarding mass-produced industrial products covering everything from buildings to computer systems. Let’s not forget that over this period international organisms like ISO, CEN or UNI, responsible for setting official standards, have imposed a whole range of regulations concerning ergonomic aspects. Assessing the ergonomic value of a product has so far meant checking whether it meets international standards regarding safety, anthropometrics, biomechanics and eco-compatibility. Nowadays, thanks to input from physiology, psychology, anthropology and other fields of learning, the aspects taken into consideration are of a cognitive nature: we talk about satisfactory usage and adaptability to more than one user. The user’s needs are now considered in overall terms, paying

special attention to cognitive/emotional aspects, like those connected with fashion trends and other external stimuli coming directly from the market. How can assess the ergonomic quality of a product? We have already mentioned that we now assess how an object can be used and not just its main features, in order to evaluate its ergonomic worth. This means all aspects making object-user interaction easier or more complicated. One of the aspects currently viewed as particularly interesting and important is the so-called “Cognitive Aspect”. There are various different means of assessing usability (inquiry technique, system evaluation) that examine a product through a sample group of users who are asked to interact with the object in the presence of five television cameras to make the various approaches compatible. The realms of inquiry referred to regard the usability of a product (user-product interaction, ease-of-operation, efficiency level, reduction in the number of mistakes, improvement in satisfactory usage) and its pleasantness (aesthetic and chromatic choices, positioning and sale of the product, consumer psychology). Ergonomics is perhaps the only means currently capable of embracing all the forces in play in the cognitive process, and this is because, as we have seen, it involves such a wide variety of

quite different disciplines ranging from anthropometrics to marketing. Its uniqueness has allowed it to, and will increasingly allow it to, express that interaction between user, industry, designer and society, which will make it absolutely indispensable for making any decisions or evaluations connected with the workings of society linking customs to industrialisation.

Le immagini riportate a commento dell’articolo fanno parte delle ricerche e dei progetti presentati dagli studenti del Corso di Ergonomia Applicata al Disegno Industriale, Anno Accademico 2002-2003, tenuto presso l’Università degli studi di Camerino dal Professor Andrea Lupacchini. The pictures accompanying the article are part of the research work and projects presented by students on the Ergonomics Applied to Industrial Design Course, 2002-2003 Academic Year, held by Professor Andrea Lupacchini at Camerino University.

Valutazione ergonomia di un sedile per auto/ergonomic assessment of a car seat (Ferrari Testarossa, 512TR), 1992 (fonte: GB Progetti n.10, gennaio/febbraio 1992). Sotto, Le Corbusier, Le Modulor, 1948.

In alto/top, Mathias Seiler, studio per postazioni di lavoro/study for work stations, 2001 (fonte: “Ufficio Stile” 10, ottobre 2001). Sopra/above, parka Bluette in poliuretano gonfiabile trasformabile in materassino/Bluette parka made of

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inflatable polyurethane that can be turned into a small mattress, 2001 (fonte: “Ottagono” 150, maggio 2002). A sinistra/left, Marc Sadler, Safety Jack Danese, 1994 (fonte: “Domus”, 786, Ottobre 1996, p.70).

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Hisao Hosoe

Metafisica del movimento Momotaro Office System Nella pagina a fianco, il sistema per ufficio Momotaro, realizzato con struttura di alluminio, desktop in legno laminato e bordo in propilene. L’utente, mediante un gesto semplice e naturale, può far ruotare il piano di lavoro. Il campo visivo variabile amplia la percezione dello spazio lavorativo stimolando un approccio dinamico e creativo.

Opposite page, Momotaro office system designed with an aluminium structure, laminated wooden desk top and propylene rim. With a simple, natural gesture, the user can rotate the work surface. The variable visual field widens the perception of work space to stimulate a dynamic and creative approach.

Credits Project: Isao Hosoe Production: Itoki Japan

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l punto di partenza adottato da Hisao Hosoe per la progettazione di Momotaro, una nuova postazione di lavoro per ufficio, è il corpo. Non un semplice studio ergonomico, riducibile a un accurato calcolo delle distanze e delle funzioni, ma il dato antropologico della nostra corporeità, che coinvolge l’universo culturale non meno che quello fisico. Nelle strutture profonde del nostro movimento nello spazio – azione, percezione, interazione, strumentalità – si annida infatti uno schema archetipico rituale, un sistema dinamico che esprime precise figure cerimoniali, il cui significato si perde nei vaghi albori della nostra coscienza storica e riaffiora nei gesti, negli intervalli e nelle positure che il corpo disegna nelle situazioni più minute e quotidiane. “Il corpo danza”, riflette Hisao Hosoe, “e non solo ogni lavoro, ma anche le forme di organizzazione sociale hanno prodotto propri tipi di movimento danzato, una specie di civiltà del movimento. La società agricola, stanziale, legata alla terra, ha generato danze prettamente orizzontali, con traiettorie parallele al suolo... Il movimento dei cacciatori nomadi, a cavallo, è invece verticalizzato, occupa il minor spazio possibile sul suolo, punta verso l’alto, come il ballerino che si avvita e salta”. Ma fin qui siamo al livello del puro comportamento. Per Hisao Hosoe occorre invece andare ancora più oltre, fino a sfiorare una sorta di metafisica del movimento. A suo avviso, infatti, la cerimonia giapponese del tè riassume bene le istanze “metafisiche” del movimento, in quanto si propone come complessa interazione fra chi offre e chi riceve, che si concretizza sul piano del puro gesto. Si tratta allora di vedere come tutto ciò si collega con l’organizzazione dello spazio per l’ufficio. Il rapporto è però diretto. Per Hosoe esiste nel movimento una “forza simbolica dell’intenzione” che rappresenta per l’appunto il punto di contatto tra l’offerente e il ricevente, e definisce il margine di libertà consentito a ciascuno nell’ambito di un sistema lavorativo che, come quello contemporaneo, rifugge dalla linearità gerarchica per dispiegarsi in una struttura coerente. La configurazione dell’ambiente dell’ufficio come spazio rituale non è la soluzione di un problema progettuale che conta ormai studi, ricerche e realizzazioni (anche di grande efficacia) in gran numero, ma la sua definizione in un contesto più articolato di quello meramente funzionale cui il razionalismo novecentesco li ha abituati. Assumendo il lavoro come fenomeno intrinsecamente antropologico – e non puramente economico, come è proprio della tradizione occidentale – le figure che esso propone potranno infatti svincolarsi non solo dalla vecchia e obsoleta immagine della “macchina”, ma anche da quella, più attuale, ma sostanzialmente identica, del computer. Tanto la logica meccanica del lavoro, quanto quella elettronica, puntano infatti a un risultato che si identifica con la produzione. Una visione antropologica del problema consentirebbe invece di disegnare una situazione, della quale la produttività sarebbe solo un aspetto, sia pure prioritario, giacché molta parte vi giocherebbero anche le istanze psicologiche, comportamentali, culturali e sociali. Un approccio promettente non solo per la cultura progettuale, ma anche per quella umanistica, sempre restia a occuparsi di problemi come quello del lavoro, crocianamente relegato nell’ambito delle consuete categorie socioeconomiche, più rassicuranti, senza dubbio, ma assai meno promettenti per la sua reale comprensione. Maurizio Vitta

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isao Hosoe has taken the body as the starting point for designing Momotaro, a new office work station. This is not just an ordinary ergonomic study that can be traced back to a careful calculation of distances and functions, but an anthropologic analysis of our corporeality involving culture as much as the physical world. In the deep structures of our movement through space - action, perception, interaction and instrumentalism - a ritual archetypal system is nestled away, a dynamic system expressing precise ceremonial figures, whose meaning is lost in the distant dawning of our historical consciousness only to re-emerge in gestures, spaces and postures that the body describes in the most minute of everyday situations. As Hisao Hosoe puts it “the body dances, and not just work, but also forms of social organisation have produced their own types of dance movement, a sort of civilisation of motion. Geographically stable, farm society, closely bound to the earth, has produced mainly horizontal dances with trajectories running parallel to the ground... The movements of nomadic hunters on horseback are more vertical, take up as little space as possible on the ground. and are directed upwards like a dancer spinning and jumping.” But all this is in the realms of pure behaviour. But Hisao Hosoe thinks we need to go even further until reaching a sort of metaphysics of motion. Indeed, in his opinion the Japanese tea ceremony neatly sums up the “metaphysical” demands of motion, in that it involves intricate interaction between the person offering and the person receiving that takes the form of pure gesture. We need to see how all this is connected with the spatial organisation of an office. There are direct relations. Hosoe believes motion contains the “symbolic force of intention” representing the point of interaction between the person offering and the person receiving, and that it defines the margin of freedom allowed to each of us in the realms of a work system which, as in our case, withdraws from hierarchical linearity to shape itself into a more coherent structure. The layout of the office environment as a ritual space is not the solution to a design problem that has already been the subject of numerous (highly effective) studies, research programmes and constructions, but rather a way of setting it in a more elaborate context than the kind of functional approach that twentieth-century rationalism has made us so familiar with. Taking work as an intrinsically anthropologic phenomenon - ant not purely economic as is the case with western tradition - the figures it offers might not only break free from the old and obsolete image of a “machine”, but also the more recent but basically identical image of the computer. Both the mechanical workings of a machine and the logical processes of electronics aim at a result geared to production. An anthropologic vision of the problem, on the other hand, would make it possible to depict a situation, in which productivity would just be one aspect (admittedly a priority factor) since psychological, behavioural, cultural and social demands would also have their part to play.

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La struttura della postazione Momotaro consente l’utilizzo del sistema di visualizzazione multi dispplay, considerato il futuro dell’ambiente di lavoro multimediale.

The structure of the Momotaro station allows a multi-display monitoring system seen as the future of the multi-media work environment.

L’interazione tra utente e spazio lavorativo, mediante l’applicazione dei principi della prossemica, è la chiave di lettura di questa postazione di lavoro. I contenitori posti nella parte alta della struttura liberano il piano di lavoro e conferiscono una nuova dimensione verticale all’ufficio. Lo spazio lavorativo si estende ulteriormente grazie alla versatilità di elementi “nomadi” quali i contenitori-carrello con una piccola superficie di lavoro detta “nut wagon”.

Interaction between user and work space by applying a prosemics approach is the key to interpreting this work station. The containers placed in the top part of the structure free the work surface and add a new vertical dimension to the office. The work space is further extended by the versatility of “nomadic” elements like trolley-containers with a small work surface called a “nut wagon”.

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Committente/Client: Walsall Metropolitan Borough

Albania – Tirana “Tirana - Una nuova capitale europea”. Sistemazione del centro urbano Per fare fronte al rapido aumento della popolazione e alla conseguente caotica crescita edilizia e di traffico. Tirana – A new European capital To cope with the rapidly rising population and chaotic growth in building and traffic this entails, the commissioning body is looking for projects to redevelop Tirana city centre. The brief refers to work on the road, bicycle and pedestrian paths, public/private greenery, open public/private paces and urban furbishing, as well as projects for the housing, retail and services sectors.

1° Premio/1st Prize Architecture Studio 2° Premio/2nd Prize Bolles – Wilson 3° premio/3rd Prize Macanoo

COMPETITIONS

Progetto per la sistemazione di un’area di 7 ettari denominata: Walsall waterfront. Il programma prevede la realizzazione di abitazioni, uffici, un centro commerciale e un albergo. Project to develop a 7-hectare area called the Walsall Waterfront. The brief refers to the construction of houses, offices, shopping mall and hotel.

Vincitore/Winner William Alsop 2° Premio/2nd Prize dsdha

+ europaconcorsi

COMPETITIONS + europaconcorsi

Gran Bretagna/Great Britain Walsall Walsall Waterfront

Giuria/Jury: Fatos Nano, Edi Rama, Hans Schroeder, Jean M. Guenod, Mario Pisani, Rudie Stroink, Olafur Eliasson, Lothar Greulich, Ilias Zengeli 1° Committente/Client: Government of Albania &Tirana Municipality

Francia/France – Aix-en-Provence Nuovo Teatro Progetto per il il nuovo teatro di Aix-enProvence: la Salle de spectacles du Pays d’Aix Sextius-Mirabeau. Il programma prevede la realizzazione di una sala spettacoli per 1.200 persone a Aix-enProvence. Superficie utile prevista: 6 000 mq. New Theatre Project for the new theatre in Aix-enProvence: the Salles de Spectacles du Pays d’Aix Sextius-Mirabeau. The project brief referred to the design of a 1200-seat hall in Aix-en-Provence. Planned surface area: 6,000 sq.m.

Vincitore/Winner Gregotti Associati (capogruppo/team leader), OTH Méditérranée, Scene, Commins Acoustics Workshop, TRIBU, Davis Langdon France

Germania/Germany – Düsseldorf Riqualificazione per Bilk Progetto per la realizzazione di un quartiere multifunzionale nell’area denominata «Bilk» già destinata a scalo merci ferroviario. L’area interessata dal progetto ha un’estensione di 6,4 ettari. Il programma prevede la realizzazione di uffici, residenze e servizi. Redevelopment of Bilk Project to design a multi-purpose neighbourhood in the “Bilk” area that already acts as a railway goods depot. The area involved covers 6.4 hectares. The brief refers to the construction of offices, houses and service facilities.

1° Premio/1st Prize Allmann Sattler Wappner, Topotek1 2° Premio/2nd Prize Architecture Studio, Meristeme Payagistes 3° premio/3rd Prize HPP, Hentrich Petschnigg & Partner, Hinnerk Wehberg

Committente/Client: Management für Immobilien AG, Essen

Committente/Client: Communauté du Pays d’Aix

1° Premio/1st Prize Roberto Spagnolo e Manuela Bandini Architetti, Bernardo Mauro Di Giorgio 2° Premio/2nd Prize Letizia Lionello 3° Premio/3rd Prize Roberto Silvestri (capogruppo/team leader), Maria Previti

Italia/Italy – Soncino (Cremona) Riqualificazione urbana Ai concorrenti è richiesta una proposta progettuale che permetta una migliore fruizione dello spazio aperto pubblico attraverso la riprogettazione dei suoi elementi costitutivi. Riqualificazione dei seguenti spazi urbani. Urban Redevelopment Entrants were asked to design something that would let the open public space be used more effectively by reworking its constitutive parts.

Giuria/Jury: Annibale Vailati Venturi, Angelo Bugatti, Maurizio De Caro, Luigi Fabbri, Mario Falloni Committente/Client: Comune di Soncino

Italia/Italy – Budrio (Bologna) Premio Cento Città: recupero della Torre dell’Acqua L’ente banditore intende trasformare le torri dell’acqua, oramai dismesse da circa 20 anni, destinandone la struttura, l’area del giardino e la vasca interrata, a Centro Polifunzionale d’Incontro Multietnico. Cento Città Prize: renovation of the Water Tower The so-called “Water Tower (the flow of knowledge)” renovation project is located right in the city centre. The commissioning body plans to transform the water towers, left abandoned for about the last 20 years, turning its structure, garden area and underground tank into a Multi-Purpose Multi-Ethnic Meeting Centre.

1° Premio/1st Prize Andrea Oliva Enrico Prandi, David Zilioli Coll.: Roberta Borghi, Andrea Catellani 2° Premio/2nd Prize Andrea Modelli 3° Premio/3rd Prize Elisabetta Grassi 4° Premio/4th Prize Fabio Fornasari 5° Premio/5th Prize Arkady 6° Premio/6th Prize Luigi Lena 7° Premio/7th Prize Nicola Flora

Committente/Client: Comune di Budrio

2° 1°

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Committente/Client: Regione autonoma della Sardegna

Spagna/Spain - Malfrat del Mar Centro Culturale Progetto per la realizzazione di un centro socio culturale per Malgrat de Mar e la sistemazione urbana del suo intorno. Il programma prevede la realizzazione di una sala polivalente (cinema, teatro, auditorium) con 300 posti a sedere. Il lotto d’intervento misura 9.375 mq. Cultural Centre Project to design a socio-cultural centre for Malgrat de Mar and the urban redevelopment of the surroundings. The brief involves the construction of a 300-seat multi-purpose hall (cinema, theatre, auditorium). The project lot covers 9,375 sq.m..

1° Premio/1st Prize Ricard Mercadé, Aurora Fernández, Joaquim Girbau, Neus Mateu 2° Premio/2nd Prize Patricio Martínez, Maximià Torruella 3° Premio/3rd Prize Teresa Guri, Mireia Vergés, Ruediger Wurth

Committente/Client: Ajuntament de Malgrat de Mar

Irlanda/Ireland – Dublin Nuovo studio per gli U2 nelle Docklands Progetto per la realizzazione di un edificio che accolga gli studios per la nota band irlandese degli U2, e che sia al tempo stesso un segno di identificazione visibile da lontano, una sorta di «stele urbana». New studio for U2 in the Docklands Project to design a building to hold the studios of the famous Irish band U2. It must also be a landmark that can be seen from a distance, a sort of “urban stele”.

Vincitore/Winner Craig Henry Architects, Burdon Dunne Architects

Giuria/Jury: Kamer Altinova, Aydan Balamir, Yesim Demir, Onder Gurkan, Sadik Karamustafa, Paul MCMillen, Suha Ozkan, Cagla Turgul, Nejat Emrah Yoruk Committente/Client: Chamber of Architects of Turkey (https://uia2005logo.org)

Turchia/Turkey – Istanbul Istanbul Logo Competition for UIA 2005 Congress Concorso internazionale per il progetto del logo per il XXII Congresso dell’UIA, che riunirà architetti di tutto il mondo. Il concorso, organizzato dalla Camera degli Architetti di Turchia con l’approvazione dell’UIA e sotto le condizioni dell’Istituto Professionale degli Artisti Grafici, mirava a sviluppare concetti creativi in linea con gli standard del design contemporaneo, con una grafica da utilizzare per tutte le attività e le comunicazioni legate all’evento che si svolgerà nel luglio 2005 a Istanbul. An international competition held to design the logo for the XXII International Union of Architects (UIA) Congress, which will bring together architects from around the world. The competition, which is being organised by the Chamber of Architects of Turkey with the approval of the UIA and the conditions of the Graphic Artists Professional Institution, aimed to develop a creative concept, in line with contemporary standards of design, to be used for all correspondence and promotion of the Congress, which will be held in Istanbul in July 2005.

1° 1° Premio/1st Prize Andreas Uebele, Graphic Designer, Stuttgart 2° Premio/2nd Prize David Phillips Architect, London 3° Premio/3rd Prize Mehmet Pala Web Designer, Istanbul 2°

Vincitori/Winners 1-Ernesto Mark Faunlagui 2-Matthew Greer 3-Robert Huebser-Kunsthochschule Berlin-Weissensee 4-Nathalie Rinne

USA - New York Designing the High Line Concorso di idée per il recupero della High Line. La High Line è una struttura sopraelevata per ferrovia lunga 1.5 miglia nel West Side di Manhattan, costruita negli anni Trenta come parte di un più ampio investimento nelle infrastrutture per i trasporti, chiamato West Side Improvement Project. Nessun treno l’ha più percorsa negli ultimi 20 anni. Una crescita urbana selvaggia si è insinuata lungo e sotto i binari su un’area di circa sette acri. Ideas competition for the recovering of High Line. The High Line, a 1.5-mile-long elevated rail structure on Manhattan’s West Side, was constructed in the 1930s as part of one of New York City’s largest investments in transportation infrastructure, called the West Side Improvement Project. No trains have run on it in over 20 years. A lush urban wilderness, nearly seven acres in total, has seeded itself on the High Line’s tracks. Giuria/Jury: Julie Bargmann, Vishaan Chakrabarti, John Lee Compton, Lynne Cooke, Steven Holl, Murray Moss, Marilyn Jordan Taylor, Signe Nielsen, Bernard Tschumi, Robert Hammond, Reed Kroloff www.thehighline.org/competition/

COMPETITIONS

Nuova sede Commissariato di Polizia Acquisizione di un progetto preliminare generale e di progetto preliminare per la realizzazione di un primo lotto esecutivo funzionale riguardante la costruzione della nuova sede del commissariato di Polizia di Stato di Alghero. New Police Headquarters Commissioning of a general preliminary project for the construction of an initial executive functional lot for the construction of a new Police Headquarters in Alghero.

1° Premio/1st Prize Luigi Ramazzotti, Roma (capogruppo/team leader), Antonella Falzetti, Giacomo Gajano, Mauro Gastreghini Cons.: Giuseppe Fadda, Francesco Chessa, Marino Satta Coll.: Michela Caprio, Elena Zanolin 2° Premio/2nd Prize Tecnolav Engineering S.r.l., Cagliari Pierpaolo Perra (capogruppo/team leader), Alberto Loche, Giuseppe Loche 3° Premio/3rd Prize Angelo Mura, Sassari (capogruppo/team leader)

+ europaconcorsi

COMPETITIONS + europaconcorsi

Italia/Italy – Alghero (Sassari)

1

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Progetti menzionati/Honourable Mentions - Simon Innes and Stephen Barton - Mont Alto Architecture Inc. - Scott Tallon Walker Architects - HTA Architecture 1°

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Committente/Client: Dublin Docklands Development Authority

4 1°

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Rubriche e articoli sul mondo della progettazione, della produzione e della ricerca. Design, production and research.

Aperto e flessibile New Leicester Theatre and Parforming Arts Centre

La passerella danzante Glass Pedestrian Bridge

Progetto: Rafael Viñoly Architects

Progetto: Wilkinson Eyre Architects

Inizierà il prossimo aprile la costruzione del nuovo Leicester Theatre and Performing Arts Centre progettato da Rafael Viñoly. Il nuovo complesso, che comprenderà due auditori da 750 e 350 posti, spazi per le prove e l’insegnamento, e tutti i servizi collegati all’allestimento delle performance artistiche e teatrali e alla fruizione pubblica, è progettato come parte della rigenerazione di un’area della città britannica attualmente sotto utilizzata che verrà anche resa parzialmente pedonale. Il concetto guida nella progettazione è stato quello di realizzare una struttura in cui lo scambio tra pubblico e artisti sia ottimale a cominciare dalla grande facciata principale completamente vetrata. Per questo Viñoly ha messo a punto un sistema di pareti mobili, trasparenti o in tessuto (queste in omaggio alla grande tradizione dell’industria tessile locale), che consente una totale flessibilità degli spazi interni e una loro possibile apertura verso l’interno e verso l’esterno. I due volumi principali, contenenti la sala più grande e la Black Box sono pensati come due isole che contengono le balconate per il pubblico e i palcoscenici che possono, a piacimento, essere separate o condivise. La copertura a griglia del foyer, su cui si agganciano le pareti mobili, consente inoltre di trasformare a seconda delle esigenze lo spazio interno del piano terra, che rappresenta la piastra principale di circolazione e organizzazione delle funzioni. Il valore artistico e sociale di questo nuovo complesso è in effetti proprio quello di condividere le proprie attività con la comunità in modo da trasformare la rappresentazione teatrale in una forma di conoscenza in cui processo e creatività divengono fattori indivisibili in un continuum di invenzione, realizzazione, comunicazione e fruizione che incoraggi l’avvicinamento del pubblico.

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The construction of the new Leicester Theatre and Performing Arts Centre designed by Rafael Viñoly will begin next April. The new complex, encompassing a 750 and 350 seat auditorium, rehearsal and teaching facilities, and all the various props and services required to stage artistic and theatrical performances and cater for the public, is designed to be part of plans to regenerate an underused neighbourhood of Leicester that is also going to be turned into a partly pedestrian zone. The guiding concept behind the basic design was to create a structure featuring optimum interaction between the public and artists, starting with the large all-glass main facade. For this purpose Viñoly has developed a system of transparent or fabric (as a homage to the important local textiles industry) walls allowing totally flexible interior spaces that can open up towards either the inside or outside. The two main structures, holding the biggest block and Black Box, are designed like two islands containing the circles and stages, which, as required, can be either separated or kept together. The foyer’s grille roof with mobile walls hooked onto it also allows the ground-floor interior space (main circulation base and hub of functional layout) to be adapted according to needs. The artistic and social value of this complex lies in how its facilities serve the community, so as to turn a theatrical spectacle into a form of knowledge in which process and creativity are an inseparable continuum of invention, creation, communication and usage that quite literally draws in the audience.

Un altro ponte/gioiello esce dallo studio londinese Wilkinson Eyre Architects. Dopo il celebrato Gateshead Millennium Bridge (l’Arca 163), recentemente accreditato del prestigioso Stirling Prize, è ora la volta di un piccolo ponte pedonale progettato come collegamento tra la Upper School della Royal Ballet School e la Royal Opera House. Nel cuore di Covent Garden, a Londra, e precisamente in Floral Street, questa passerella si inserisce con tutta la sua eleganza e contemporaneità come una autonoma scultura vetrata. In questo caso il ponte è una semplice trave leggermente inclinata che collega i due edifici, avvolta da una serie di 23 cornici quadrate e parallele di vetro ruotate una rispetto alla successiva di circa 4° in modo da raggiungere una rotazione totale di 90° tra le due estremità. L’effetto finale è quello di una grande leggerezza e dinamica, una filigrana trasparente che pare danzare sospesa nell’aria (chiaro omaggio alla scuola di ballo per cui è progettata), con accentuati aspetti scenografici nelle ore notturne, grazie a una accurata illuminazione. E’ proprio questa capacità di coniugare funzione, alta tecnologia, e qualità estetiche originali e poetiche, che hanno fatto di Wilkinson Eyre Architects (www.wilkinsoneyre.com) uno degli studi più rinomati del Regno Unito. The London-based firm Wilkinson Eyre Architects has designed yet another magnificent bridge. After the much heralded Gateshead Millennium Bridge (l’Arca 163), which was recently awarded the prestigious Stirling Prize, the firm has now designed a little footbridge to connect the Upper School of the Royal Ballet School to the Royal Opera House. This wonderfully elegant, cutting-edge style bridge knits into Floral Street the heart of Covent Garden, London, like a free-standing glass sculpture. In this instance, the bridge is a simple gently sloping girder connecting together the two buildings, enveloped by a set of 23 square and parallel glass cornices each rotated through about 4° compared to the next to reach an overall rotation of 90° between the two ends. This creates an overall effect of extremely light dynamism, a transparent filigree that seems to dance up in the air (a clear homage to the ballet school it has been designed for), notably making a truly striking sight at nighttime thanks to its carefully gauged lighting. This ability to combine function, high technology and highly original and artistic aesthetic qualities is what has made Wilkinson Eyre Architects (www.wilkinsoneyre.com) one of the most renowned firms in the United Kingdom.

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Da Metropolis a Shanghai Globalised East

Il futuro degli sport metropolitani New Recreational Areas

Non sempre il cinema dà abbastanza spazio all’architettura riservandole specificità narrativa. La scorsa 60. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (aperta dal 27 agosto al 6 settembre) presentava in concorso Code 46 (regia di Michael Winterbottom, scenografia di Mark Tildesley), film in cui la città non è solo presenza di sfondo alla vicenda narrata ma è contestualmente significativa per inquadrare l’ambiente urbano e socioeconomico in cui si svolge la storia. Code 46 narra di fatti che potrebbero accadere a Shanghai in un prossimo futuro: William investiga su una frode ai danni della compagnia assicuratrice Sphinx. È sotto l’effetto di un virus empatico che gli permette di leggere la mente delle persone. Maria lavora per la Sphynx dove ha inventato le “papelles” – un documento che ingloba una copertura assicurativa, passaporto e visto: ciò che serve a chi non vuole perdere tempo. È responsabile della vendita di “papelles” false a persone che la stessa Sphynx rifiuta di avere come clienti. William sa che Maria è colpevole e che dovrebbe condurla davanti alle autorità. Invece si innamora di lei, cambiando per sempre la sua vita… Sin dai titoli di testa s’intuisce che la metropoli asiatica avrà un ruolo determinante come teatro di conflitti e tensioni interetnici. Lunghe sequenze di una Shanghai ultramoderna danno la misura di un Oriente fortemente globalizzato attraverso modelli urbanistici occidentali portati all’estremo. Immagini della Shanghai notturna, con le sue mille luci, si alternano alla città diurna caotica e spietata del terziario avanzato, dove l’individuo è vittima del profitto ed esso stesso - con i suoi obiettivi di ricchezza - causa dei propri drammi. Immensi grattacieli gettano ombre sinistre su una metropoli catapultata troppo in fretta in un futuro denso d’incognite. Carlo Paganelli

Progetto: Mario Pastore, Valentina Sabatelli, Nilufer Kozikoglu

The film industry does not always make enough room for architecture, assigning it its rightful narrative role. The recent 60th Venice Film Festival (running from 27th August-6th September) featured a film in the competition section entitled Code 46 (directed by Michael Winterbottom, screenplay by Mark Tildesley), in which the city was not just a backdrop to narrative events but a real means of framing the urban and socio-economic environment in which the story unfolds. Code 46 depicted events that might happen in Shanghai over coming years: William is investigating a fraud against the Sphynx Insurance Company. He is carrying an empathic virus that lets him read people’s minds. Maria works for Sphynx where she has invented “papelles” - a document encompassing insurance cover, a passport and visa: what you need if you have got no time to waste. She sells fake “papelles” to people Sphynx will have nothing to do with. William knows that Maria is guilty and wants to hand her over to the authorities. But he falls in love with her, changing his life for ever..... Right from the opening credits it is obvious that this major Asian capital will play a key part as the setting in which all the conflicts and inter-ethnic tension unfold. Long sequences depicting an ultra-modern Shanghai give us the idea of a highly globalised East in which western town-planning features have been taken to the extreme. Images of Shanghai by night with all its thousands of lights, alternating with the chaos of the city during the day, one huge advanced services society in which the individual is crushed by profit, whose own goals - basically wealth - cause it problems in its own right. Giant skyscrapers cast disturbing shadows over a metropolis projected too soon into an uncertain future.

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Il progetto denominato Leisurator™ viene definito dai suoi progettisti (Mario Pastore, Valentina Sabatelli, Nilufer Kozikoglu, con la consulenza ingegneristica di Arup e Buro Happold) come “un nuovo approccio alla progettazione degli spazi ricreativi, una visione cinetica dell’architettura nel campo dello sport, un paesaggio eco-meccanico, adattabile, performativo per giochi e sport urbani non ancora istituzionalizzati, innovativi, ibridi, fondati sull’improvvisazione delle regole”. Leisurator™ è frutto di una ricerca di oltre due anni centrata sui responsive environments iniziata nell’ottobre 2001 e svoltasi nell’ambito del Master in Architettura del Design Research Laboratori della Architectural Association di Londra. Con esso si vuole rispondere a nuove tendenze ed esigenze sportive e ricreative in ambito urbano. Si tratta di una struttura cinetica integrata riconfigurabile, programmata in base a un set di configurazioni variabili a seconda delle attività che vi si possono svolgere. A seconda dello sport che vi si vuole praticare la forma del Leisurator™ varia modificando la propria superficie, i propri “muri” e bordi. Si possono così delineare margini definiti per il jogging o il calcetto, per lo skateboard o per giochi per l’infanzia. Grazie a una serie di pannelli digitali, inoltre la struttura permette agli utenti anche di calarsi in giochi virtuali interattivi. The LeisuratorTM project designers (Mario Pastore, Valentina Sabatelli, Nilufer Kozikoglu, with engineering advice by Arup and Buro Happold) define their work as “a new approach to the design of recreational areas, a kinetic view of architecture in the field of sport, an eco-mechanical, adaptable and performative landscape for innovative, composite urban games and sports that are not yet institutionalized, founded on new, improvised rules”. LeisuratorTM is the result of more than two years

of research work focused on responsive environments. The work started in October 2001 as a part of the Master in Architecture at the Design Research Laboratories of the Architectural Association in London. It was conceived to respond to new sport and recreational trends and demands in the urban environment; a changeable, integrated kinetic structure, planned as a set of configurations that can vary according to the activities that are to be carried out. Consistent with the kind of sport to be practiced, LeisuratorTM changes its shape, its surface, “walls” and sides. Thus, the areas appointed for jogging or table soccer can be defined, as well as spaces for skateboarding or for young children. Thanks to a series of digital panels, the structure can also be used for interactive virtual games.

Tavola di presentazione del Leisurator™, il paesaggio eco-meccanico adattabile per giochi e sport urbani.

Project table of Leisurator™, the eco-mechanical adaptable landscape for urban games and sports.

Industria e pubblico Progetto: Alfonso Di Masi Il progetto qui presentato prevede la realizzazione ad Altavilla (Salerno) di un impianto industriale agro-alimentare, di supporto all’attività lattierocasearia e di lavorazione e conservazione degli ortaggi. L’impianto progettato, dall’architetto Alfonso Di Masi, si presenta con alcune novità rispetto allo standard tipologico cui è legato. Infatti, oltre a tutte le strutture necessarie per la lavorazione, gestione e stoccaggio dei prodotti lavorati, l’imprenditore committente ha chiesto al progettista di realizzare negli stessi ambiti una sorta di “industria-museo”, in cui l’attività produttiva abbia, direttamente all’origine, un risvolto turistico-ludico. Si è quindi optato per integrare le zone funzionali industriali con una sequenza di spazi aperti e coperti da cui il pubblico possa vedere lo svolgersi dell’attività produttiva. Si prevede la realizzazione di sette capannoni, realizzati con telai spaziali metallici e rivestimenti e coperture in lamiere grecate-zincate, adibiti alle filiere di lavorazione e allo stoccaggio dei prodotti alimentari, una palazzina per uffici e servizi e un alloggio per il custode, sistemati su una “piastra attrezzata” con parcheggi e sistemazione a verde. E’ inoltre prevista la costruzione di un locale per le dotazioni tecnologiche e di un piccolo depuratore sul retro del lotto. Nella parte antistante il parcheggio saranno realizzati gli spazi per il pubblico con una piccola area commerciale, panchine, e una asse attrezzato a verde con una zona ludica coperta.

L’intero impianto, inoltre, sarà dotato di elementi per la produzione di energia pulita eco-compatibile, quali pannelli fotovoltaici e solari. Un nuovo approccio, dunque, all’industria che la vede più legata al pubblico e all’interesse non solo dell’imprenditore ma dell’intera comunità.

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Nuove sinergie In Bordeaux

La bellezza è veloce Beauty is fast

Progetto: Eric Writh, Architecte Densais

Vista alla 61a Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo (Fiera Milano, dal 16 al 21 settembre). Il fatto di essere un concept model non le ha impedito di acquisire il titolo di regina del salone. Bella e, per il momento, impossibile, la Kawasaki ZZR-X ha tutti i requisiti per essere considerata il nuovo standard motociclistico di categoria dei prossimi anni. Speed Tourer d’ultima generazione, la giapponese tutta curve e potenza oltre ad essere bella è anche ergonomica: il progetto di questa supersport touring ad alta tecnologia concepisce il pilota come parte integrante della moto, traducendo la guida in passione per la velocità in tutta sicurezza. Ciò grazie anche ad alcune caratteristiche innovative come, per esempio, il sistema di frenatura integrale, realizzato attraverso dischi freno incorporati nei cerchi a forma di conca che garantiscono un veloce raffreddamento. La moto presenta inoltre un sistema a geometria variabile della carenatura, costituito da deflettori laterali in grado di variare l’assetto secondo la velocità, assicurando un’ottima protezione aerodinamica al pilota ma anche riducendo il fruscio alle alte velocità. Carlo Paganelli

Nel settore aeroportuale di Bordeaux Mérignac sorgerà un nuovo edificio, oltre 1.500 metri quadrati per un costo di circa 2.300.000 euro, che raggrupperà i diversi dipartimenti del Servizio Speciale delle Basi Aeree, un investimento necessario per dare nuova visibilità a un importante Dipartimento dell’Aviazione Civile, migliorandone nel contempo la funzionalità strutturale e operativa, fino ad oggi penalizzate dalla dispersione dei vari servizi in luoghi diversi. Il progetto firmato dallo studio Erich Wirth, Architecte Densais organizza i vari elementi del programma in un organismo che allo stampo di matrice razionalista coniuga un’apertura e una fluidità di linguaggio contemporanei. L’impianto generale è regolato da un asse centrale che distribuisce i blocchi dei diversi dipartimenti garantendone, da una parte l’autonomia funzionale, e dall’atra favorendo i rapporti di relazioni e di scambi di informazione fondamentali per sviluppare una sinergia inter-servizi. Su questo schema si definisce la volumetria d’insieme che facendo propri i concetti di leggibilità, trasparenza e flessibilità si appropria della dimensione paesaggistica con un segno discreto e contemporaneo. I vari edifici, alleggeriti nella massa strutturale del cemento da un articolato gioco di aggetti e di ombre, poggiano su uno zoccolo di 50 cm che offre, da un lato, il vantaggio di proteggere il piano terreno dal pericolo di inondazioni, e dall’altro dà slancio all’insieme con un effetto di sollevamento dal suolo, accentuato la notte da un’illuminazione filante lungo tutto il basamento. La coerenza architettonica dell’insieme è descritta da una trama strutturale comune di 1,60 metri che garantisce la flessibilità nella distribuzione degli spazi interni, come del posizionamento delle chiusure e delle porte-finestra. Un’attenzione particolare è dedicata al confort degli ambienti comuni e degli uffici, dove l’ottimizzazione dell’illuminazione naturale, studiata in base all’orientamento delle facciate vetrate a Nord e, con apposite protezioni, a Sud; le qualità acustica, termica e dell’aria assicurano condizioni di lavoro e di vita rispondenti a una dimensione umana degli spazi di lavoro. Elena Cardani A new building, measuring over 1,500 square metres and costing about 2,300,000 Euros, is planned to be built in the airport sector of Bordeaux Mérignac. The building will group together the various departments of the Special Service for Air Bases, a necessary investment to draw attention to an important Civil Aviation department, at the same time improving its structural/operational functionalism which, until now, had been badly affected by the splitting up of its various services in different places. The project designed by Eric Writh, Architecte Densais, arranges the various parts of the programme into an organism whose fundamentally rationalist design also leaves room for the openness and fluidity of modern-day idioms. The general layout is organised around a central axis setting out the various department blocks, ensuring on one hand they are functionally autonomous and on the other encouraging those relations and exchanges of information that are so vital for developing an inter-service synergy. This is the base on which the general structure has been built, drawing on concepts like ease-of-interpretation, transparency and flexibility to incorporate the landscape in its discrete and up-to-date design. The various buildings, whose concrete structural mass is lightened up by an intricate interplay of overhangs and shadows, rest on a 50-cm block providing, on one hand, the benefit of sheltering the ground floor against flooding and, on the other, streamlining the whole design by creating a raised-off-the-ground effect, accentuated at night by streamlighting along the entire base. The overall design balance derives from a common 1.60-metre structural pattern guaranteeing the flexibility of the layout of interior spaces, and the positioning of the closures and window-doors. Special care has been devoted to making the communal areas and offices comfortable by optimising the natural lighting, designed in relation to the positioning of the glass facades to the north and, through suitable protection devices, also the south; the acoustics, heating and air-conditioning help guarantee people-friendly work and living conditions.

Seen at the 61st International Bicycle and Motorbike Exhibition (Milan Trade Fair, 16th-21st September). The fact it is a concept model did not stop it being crowned king of the show. Handsome but, at least for the time being, not available, the Kawasaki ZZR-X has everything it takes to be the new yardstick for this kind of motorbike over coming years. This latest generation Speed Tourer, all curves and power, is not just handsome it is also ergonomic: this high-tech touring supersport bike is designed to make the rider an integral part of the bike, turning riding into a love for safe hide-speed biking. This is partly due to such new features as, for instance, an integral braking system with brake disks fitted into the bowl-shaped wheel rims to guarantee rapid cooling. The bike also has a variable-shaped frame fitted with side deflectors capable of adjusting its set-up according to speed, providing the rider with optimum aerodynamic protection and reducing wind effects at high speeds.

Emozioni di pietra Nell’ambito dell’iniziativa “Pietra: antichi e nuovi percorsi della pietra trentina”, tesa a valorizzare e rilanciare l’importanza del patrimonio culturale legato a questo materiale e che si svolge tra il 2003 e il 2004 con varie manifestazioni, eventi, dibattiti e mostre, durante l’estate sono state portate a termine due prime realizzazioni. La prima, intitolata “Disegni e progetti per quattro fontane”, ha visto protagonisti Mario Botta, Pier Luigi Cerri, Alessandro Guerriero ed Ettore Sottsass jr. La seconda, “Decor-azionismo”, ha impegnato gli studenti dell’ultimo anno dell’Istituto Europeo del Design di Milano i quali hanno reinterpretato e cercato nuove possibilità linguistiche ed espressive per la pietra trentina, inventando nuove combinazioni cromatiche e formali e individuando nuovi ambiti progettuali per questo materiale. Il primo ciclo di iniziative si è concluso lo scorso ottobre col Salone della Pietra, svoltosi a Trento, in cui trenta aziende hanno esposto le migliori “collezioni” ricavate dalla lavorazione della pietra trentina. Per i programmi futuri e per approfondimenti sugli eventi già realizzati, si può consultare il sito www.trentinopietra.it.

Rendering del nuovo edificio che raggrupperà i diversi dipartimenti del Servizio Speciale delle Basi Aeree nella zona aeroportuale di Bordeaux Mérignac.

Renderings of the new building that will group together the various departments of the Special Service for Air Bases in the airport area of Bordeax Mérignac.

Nella pagina a fianco/opposite page, la Kawasaki ZZR-X. A destra dal basso in alto, le fontane in pietra realizzate da/Right, from bottom up, the stone fountains realized by Pierluigi Cerri, Alessandro Guerriero e Ettore Sottsass Jr.

Seminari per architetti Impegnata a organizzare seminari gratuiti dedicati ad architetti e progettisti, BTicino ha programmato per il 17 novembre un nuovo incontro a Cagliari e per il prossimo 3 dicembre uno ad Assago (Mi); questi tratteranno il tema della domotica e l’applicazione delle sue funzionalità. Mediante la presentazione di casi reali e con supporti didattici

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avanzati, i corsi consentiranno lo studio approfondito delle possibili applicazioni tecniche e l’apprendimento dei più innovativi linguaggi abitativi e delle attuali estetiche. Durante gli incontri verrà inoltre presentata la “casa demotica di Erba (Co)”, completamente equipaggiata con il famoso “sistema My Home”.

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Notizie sui principali avvenimenti in Italia e nel Mondo. Reports on currentevents in Italy and abroad.

Istantanee nella storia

Alle radici del viaggio Chatwin’s Photos Viaggiatore, fotografo, scrittore, archeologo, giornalista, esperto d’arte, artista dilettante: tutto questo è stato Bruce Chatwin nella sua pur breve vita (Sheffield 1940-Provenza 1989). Il Museo Correr di Venezia gli dedica fino al 30 novembre una mostra, presentando una sessantina delle migliaia fotografie di viaggio che, raccolte e stampate dalla moglie dopo la sua morte, si rivelarono uno straordinario contrappunto visivo alle sue opere letterarie. La mostra stessa è un viaggio che ricrea i tortuosi percorsi dell’autore: le immagini ne illustrano la personale visione del mondo, indagato da un occhio che fugge dai monumenti celebri e dai luoghi comuni, pittoreschi o prevedibili dei Paesi visitati, per mettere a fuoco i colori, i dettagli, i gesti colti lungo il cammino. Dalle fotografie di Mauritania, Nepal, Afghanistan, Patagonia ci si svela la filosofia di Chatwin, quella filosofia così brillantemente e poeticamente espressa nei suoi libri (da In Patagonia del 1977, a Il Viceré di Ouidah, fino a Le Vie dei canti – 1987 – Utz, e Che ci faccio io qui, nel 1989): una vita alla ricerca delle radici profonde che muovono l’essere umano al viaggio, al cammino. Libri e immagini che sono sì stimoli per gli spettatori per viaggi reali, ma anche spunti di riflessione, semplici ma ancestrali, del senso dello stare dell’uomo nel mondo. La mostra è realizzata in collaborazione con The Trevillion Picture Library di Londra e allestita da Daniela Ferretti.

Sopra/above, Bruce Chatwin: Piroga dipinta (particolare)/Painted boat (detail), Mauritania; a sinistra/left, Relitto/ Relic, Punta Arenas, Argentina.

Traveller, photographer, writer, archeologist, journalist, art export, amateur artist: Bruce Chatwin was all this during his short life (Sheffield 1940-Provence 1989). The Correr Museum in Venice is devoting an exhibition to him through 30th November, showing about sixty of the thousands of photographs which, collected together and printed by his wife after he died, provide an extraordinary visual counterpoint to all his literary works. The exhibition itself is a journey retracing Chatwin’s own meandering paths: the pictures illustrate his own personal world view, investigated with an eye for colours, details and gestures that lie off the beaten track of famous monuments and all the common, picturesque and predictable spots in the countries he visited. The photographs of Mauritania, Nepal, Afghanistan and Patagonia reveal Chatwin’s own personal philosophy that was so superbly and poetically expressed in his books (from In Patagonia from 1977 to The Viceroy of Ouidah and The Songlines – 1987 – Utz, and What Am I Doing Here from 1989): a life spent searching for the deep roots of what makes human beings travel or set on the move. Books and pictures which both encourage people to make real journeys and also provide food for thought, simple yet ancestral, about the meaning of our being in the world. The exhibition has been organised in conjunction with The Trevillion Picture Library in London and furbished by Daniela Ferretti.

Al Museo Nazionale del Cinema è invece allestita, in un percorso di dieci tappe, la narrazione della storia del cinema, grazie all’esposizione di macchinari e immagini significative.

Sopra/above, Sam Shaw, Marilyn Monroe e Tom Ewell, una scena del film/a scene from “The Seventh Year Itch”, 1954. Sotto/below, l’Hindenburg

Un richiamo alla storia, alla memoria, per stimolare la riflessione delle giovani generazioni proiettate verso il futuro. E’ con questo obiettivo che il VIA di Parigi, la cui missione è fondamentalmente rivolta ad individuare nuovi talenti nel campo del design, ha organizzato la mostra attualmente in corso fino al 21 dicembre dedicata all’Atelier A. Fondato nel 1969 da François Arnal è già conclusosi dopo soli sei anni, questo gruppo che riunì una lunga e prestigiosa lista di artisti e designer, viene rivissuto nella sua unicità di avventura tanto effimera quanto creativa che operò con l’ambizione di portare la creazione a portata di tutti. Da Enrico Baj a Pierre Restany, da Filippo Panseca a Piotor Kowalski, furono coinvolti in questa avventura che si sviluppò ai margini dell’etablishment intellettuale e culturale del tempo. Una produzione difficilmente riducibile a una precisa categoria, arte o design che sia, quella nata dall’Atelier A può oggi costituire, a ragione, un punto di riferimento per la creazione contemporanea, sia per la varietà dei materiali utilizzati dai diversi artisti, sia per il ricco universo di forme che essi adottarono per progettare “oggetti per tutti”. François Arnal, Formule 1, chaise longue.

Sono esposte fino al 31 dicembre al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza le opere dei vincitori della 53a edizione del Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea. Il bilancio di questa edizione mette in mostra da un lato le difficoltà di questo settore artistico, minacciato dai nuovi media espressivi non legati alla manualità e alla fisicità delle materie, come la video arte e la Net Art, dall’altro la vitalità e la creatività, sia concettuale che formale, degli artisti che si impegnano in questa antica tecnica. Vincitore di questa edizione il giovane giapponese Jun Nishida con l’opera Nought (nella foto), in cui coniuga con sapienza la tecnica della lavorazione, della cottura, della scelta delle materie da miscelare con una poetica e un senso formale che fanno dei suoi impasti ceramici vere e proprie sculture nutrite di spirito Zen. Gli altri premi sono andati a Sophie Ronse, Nicholas Lees, Nobuyuki Ogawa, Meng Zaho, Hiroshi Ikehata, Vula Gunela, Keiko Iawanaga, Anne Kückelhaus e Wolfgang Vegas.

esplode e brucia/the Hindenburg bursting and burning, Lakehurst, New Jersey, 1937. A sinistra/left, Philippe Halsman, Salvador Dalì, 1948.

Al VIA di Parigi Design for all

Sopra/above, Bruce Chatwin: Fabbricato/Building, Old Nouakchott, Mauritania (a sinistra/left); Gruppo di uomini/A Group of Men, Africa dell’Ovest (sotto/below).

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“L’attimo fuggente fra fotografia e cinema” è il titolo della mostra organizzata dal GAM di Torino e dall’Associazione Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea nell’ambito del ciclo “La fotografia vista da…”. Testimonial di questa tappa dell’iniziativa è Renzo Piano (l’allestimento è di Franco Origoni dello Studio Renzo Piano), che ha dichiarato di apprezzare soprattutto l’istantanea e il rapporto della fotografia col cinema. L’immagine cui fa riferimento è la sequenza finale di Zabrinskie Point di Michelanelo Antonioni nella quale l’esplosione ripresa al rallentatore di una casa restituisce la sensazione dettagliata della devastazione; e da questa idea è partita la riflessione della curatrice della mostra Daniela Palazzoli. La mostra si svolge contemporaneamente (è aperta fino a gennaio 2004) in due sedi torinesi. Presso la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli al Lingotto è proposta una antologica di circa duecento istantanee storiche dalle prime inventate da Muybridge (ca. 1878) alle più recenti immagini del crollo delle Twin Towers, con particolare attenzione allo sviluppo storico di questa forma di fotografia dal punto di vista sia artistico sia fotogiornalistico.

I vincitori del Premio Faenza

Città affettive, città effettive Working on the City Young generations looking ahead into the future are incited to reflection by calling up history and memories. This is the target of the VIA in Paris, which has organized the exhibition currently under way until December 21st, a show dedicated to the Atelier A. VIA’s mission is, basically, to single out new talents in the field of design. Founded in 1969 by François Arnal, it was dismantled only six years later, but this group had a long, prestigious list of artists and designers, and is now being experienced again in its unique, ephemeral and creative adventure. It was founded with the aim of making it possible for art to be accessible to everyone. Enrico Baj, Pierre Restany, Filippo Panseca and Piotor Kowalski were all involved in this adventure, which developed along the intellectual and cultural lines of the time. Atelier A’s production cannot be reduced to a precise category, whether we’re dealing with art or design. Today, in fact, it can be considered a point of reference for contemporary creation, thanks both to the variety of the materials used by the various artists and to the rich universe of shapes they used to design “objects for everyone”.

Intervenire in una città, progettarne un brano, ricomporne una parte; a ogni città attraversata, il tempo di un concorso, di uno studio, corrisponde il legame di un momento. I francesi Dusapin & Leclerq, ci raccontano in occasione della mostra presentata fino al 6 dicembre alla Galerie d’Architecture di Parigi i loro percorsi, i loro approcci e il rapporto che intrattengono con la città nel corso di un progetto. Città che diventano amori di passaggio o talvolta, a seconda della fortuna, che durano più a lungo, e i progetti vissuti principalmente come momento di coinvolgimento fisico a cui ci abbandonarsi tra percorsi e camminate. Sono città sentimentali, affettive nel pensiero, ma effettive nel futuro: Angers, Paris, Lille, Renne, Boulogne-Billancourt, Acueil, Toulon sono descritte dai percorsi soggettivi sviluppati dei due architetti alla ricerca di progetti, usciti da incontri fortuiti, da letture trasversali o da volute perdizioni. Working on a city, planning a piece of it, recomposing a part of it; every city has its competitions and projects that correspond to a bond created by a moment. On the occasion of the exhibition which will be open until December 6th at the Galerie d’Architecture in Paris, the French architects Dusapin & Leclerq tell us about their adventures, their approaches and their relationship with a city while they are busy with a project for it. The cities they touch become short-lived or (if they’re lucky) lingering love affairs, and they experience their projects with great physical participation – walking through the streets and following their designated courses. Their cities are sentimental, affective in their minds, but effective in the future: Angers, Paris, Lille, Renne, Boulogne-Billancourt, Acueil and Toulon are described by subjective courses developed by the two architects in their search for the right projects. Projects that are born from fortuitous encounters, indirect interpretations or from the architects’ longing to be led astray.

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Gladiatori a Villa Panza

Intensità di Orler

Una Collezione mai vista In Vienna

Archeologia cinese China in France

Il Fondo per l’Ambiente Italiano ha organizzato fino al 14 dicembre a Villa Menafoglio Litta Panza a Biumo Superiore (Varese) una mostra dedicata a un ciclo di opere di e Chirico finora poco trattato dalla critica. Si tratta del ciclo dei Gladiatori, realizzato dal maestro tra il 1927 e il 1929 durante il suo secondo soggiorno in Francia. Il tema dei “gladiatori”, avvicinabile alle tauromachie di Ricasso, unisce diversi elementi di ispirazione: il fascino della violenza accostato a quello filosofico della lotta tra gli opposti, la coincidenza ideale e plastica tra dinamismo e staticità, la contaminazione tra la tradizione classica e la cultura popolare sua contemporanea. In mostra, ventiquattro delle cinquantotto opere dipinte da De Chirico tra il 1927 e il 1929, tra cui sette delle nove che egli aveva realizzato per decorare la casa del gallerista ed editore Léonce Rosenberg, qui ricostruita riproducendone la sistemazione originale in una sala della villa. Una piccola sezione della mostra presenta, inoltre, armi originali impiegate nei ludi gladiatorii (elmi, schinieri, scudi, spade), provenienti dal Museo Archeologico di Napoli.

Nelle sale del cinquecentesco Palazzo Bonaguro di Bassano del Gappa (Vicenza) viene presentata fino al 16 novembre un’antologica del pittore trentino Davide Orler. L’itinerario della mostra, ripercorre l’intero arco della sua produzione artistica dal 1949 a oggi, facendo scoprire attraverso un centinaio di opere una poetica fatta di immagini intense dalla forte potenza cromatica e dai ricchi registri espressivi. Ortler dedica le sue opere ai luoghi della natura - la montagna, il mare, la luce – in cui fonde il quotidiano e l’esotico, la realtà e la fantasia. Di grande ispirazione per lui collezionista di icone russe), anche i temi religiosi in cui traspone la sua fede profonda attraverso rappresentazioni colme di pathos e di senso della pìetas in cui si concentra sulla raffigurazione di Cristo con tocchi leggeri di colore e trasparenze che convogliano allo spettatore un il senso forte della speranza e del miracolo sempre possibile.

Fino al 30 novembre, il Bank Austria Kunstforum di Vienna presenta una Collezione privata d’arte mai esposta al pubblico prima d’ora. Si tratta della collezione della famiglia svizzera Karl e Jürg Im Obersteg. Cuore della collezione è un gruppo di opere classiche dei primi del Novecento, tra cui alcuni Picasso del suo periodo iniziale come il Bevitore di Assenzio (1901), capolavori come i Ritratti Ebraici di Marc Chagall (nell’immagine il suo Der Jude in Schwarz-Weiss del 1914), e un nudo in esterno di Paul Cézanne. Un secondo nucleo di opere è invece relativo all’arte del dopoguerra con esempi di arte informale, da Jean Dubuffet a Antoni Tàpies, che segnano le posizioni rivoluzionarie dell’arte visiva dopo il 1945. Dopo la tappa viennese, la prestigiosa Collezione Im Obersteg si sposterà al Kunstmuseum di Basilea.

Nel quadro delle manifestazioni organizzate per l’anno della Cina in Francia 2003/2004 i musei della regione Poitou-Charentes ospitano in questi mesi fino a novembre 2004 un’esposizione d’arte antica cinese. Questa iniziativa, nata dalla cooperazione tra questa regione francese e la Regione autonoma Zhuang del Guanxi, nella Cina del sud, depositaria di importanti collezioni archeologiche, presenta un centinaio di pezzi, bronzi e terre cotte, provenienti da Guangxi, a cui sono affiancati 20 pezzi prestati dal Museo delle Arti Asiatiche Guimet di Parigi e una trentina di porcellane delle collezioni Poitou-Charentes. Dopo il Museo Sainte-Croix di Poitiers, fino al 16 novembre, la mostra sarà ospitata al Museo di Cognac, dal 30/11 al 30/1/2004, allo Spazio Sainte-Croix a Loudun, dal 15/2 al 15/3, a La Rochelle all’Espace d’Art Contemporain, dal 30/3 al 30/5, al Museo des Cordeliers di StJean-d’Angély, dal 15/6 al 15/8, e infine dal 1/9 al 15/11 al Donjon de Niort.

Giorgio De Chirico, Gladiateurs dans l’arène, olio su tela/oil on canvas, 55 x 46 cm, 1927. In basso/bottom, Paul Morrison, Cambium, pittura acrilica su parete, pavimento di specchi/ acrylic paint on wall and mirror floor, 2002.

Marc Chagall, Der Jude in Schwarz-Weiss, 1914. A destra/right, Vaso Zun in bronzo/bronze Zun vase, ca.770-746 a.C.

Davide Orler, Le nostre infermità, 1964. Sotto/below, un momento della performance dell’artista australiana/ a moment in the performance by Australan artist Simone LeAmon.

Natura immensa In Bergamo

Collisioni silenziose Australian Style

In occasione dell’inaugurazione della nuova ala (progettata dallo Studio Gregotti e Associati) della Galleria d’ArteModerna e Contemporanea di Bergamo, il GAMeC ha organizzato la prima personale italiana dell’artista inglese (classe 1966) Paul Morrison. Aperta fino al 30 novembre, la mostra, prima di una serie intitolata “Special Guest”, propone alcuni dei grandi dipinti a parete che fanno di Morrison uno degli artisti della nuova generazione più apprezzati nel panorama artistico internazionale. Qui egli propone la serie di “affreschi” intitolata Saxifraga in cui rappresenta paesaggi fortemente stilizzati, in bianco e nero, di impatto molto grafico. E’ un mondo dove l’uomo è assente e i cui protagonisti sono immensi scenari naturali con profili di piante che appaiono presenze magiche, familiari e artificiali. Morrison rielabora nei suoi paesaggi dalle dimensioni alterate e spettacolari, la lunga tradizione della pittura paesaggista inglese dal romanticismo a William Morris, non tralasciando citazioni che vanno dalla Pop Art di Lichtenstein all’illustrazione scientifica ai grafismi della Optical Art, fino al linguaggio dei fumetti e della pubblicità.

“Quiet Collision: Current Practice/Australian Style” è l’evento che si svolge dal 6 al 29 novembre negli spazi Viafarini e Care Of di Milano. Vi partecipano sei artisti australiani contemporanei, attualmente oggetto di particolare interesse di pubblico e critica nel loro Paese (Charles Anderson, Damiano Bertoli, Marco Fusinato, Simone LeAmon, Elizabeth Pulie, Michael Zavros), due critici australiani (Alison Kubler, Stuart Koop) e due critici italiani (Roberto Pinto, Cristina Morozzi). Scopo dell’evento, oltre alla mostra delle opere dei sei artisti, è di dibattere e sperimentare le sinergie tra pratica artistica, scrittura, concettualità critica. Collaborazione e interdisciplinarietà sono le parole chiave di questa iniziativa che sperimenta nelle produzione dei sei australiani quella “collisione silenziosa” tra diversi “saperi” che rappresenta oggi uno dei più robabili futuri dell’arte.

At the inauguration of the new wing (designed by Studio Gregotti and Associates) added to the Gallery of Modern and Contemporary Art in Bergamo, GAMeC organized the first Italian solo exhibition for the English artist Paul Morrison (1966). The show, which will be open until November 30th, is the first of a series of exhibitions entitled “Special Guest”. Some of the artist’s great wall paintings are on display; these works have made Morrison one of the new generation’s most appreciated artists on the international art scene. Here, he proposes a series of “frescoes” called Saxifraga, in which he represents highly stylized landscapes in black and white, with a strong graphic impact. In this world, man does not exist: the protagonists are immense natural sceneries with plant profiles that appear familiar and artificial, and, in any case, magical. In his landscapes, whose dimensions are altered and spectacular, Morrison reelaborates the age-long tradition of English landscape painting, from Romanticism to William Morris. He does this without leaving out references that range from Lichtenstein’s Pop Art to scientific illustration to the graphic quality of Optical Art, as well as the language of cartoons and advertising.

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Until November 30th, Vienna’s Bank Austria Kunstforum is presenting a private art Collection that has never been on public display before. The collection belongs to the Swiss family Karl and Jürg Im Obersteg. On show is a group of classical works from the early twentieth century, including a number of early works by Picasso, such as the Assenzio Drinker (1901), masterpieces such as the Jewish Portraits by Marc Chagall and an outdoor nude by Paul Cézanne. On the other hand, a second group of works deals with the postwar period, with examples of informal art starting from Jean Dubuffet up to Antoni Tàpies, who mark the revolutionary positions of visual art after 1945. After being shown in Vienna, the prestigious Im Obersteg Collection will be moved to the Kunstmuseum in Basel.

“Quiet Collision: Current Practice/Australian Style” will take place from 6 to 29 November in the appointed areas in Milan: ViaFarini and Care Of. Six contemporary Australian artists (Charles Anderson, Damiano Bertoli, Marco Fusinato, Simone LeAmon, Elizabeth Pulie, Michael Zavros) will take part in the show. At the moment, in their country they are arousing a lot of interest in the public and critics and, in particular, in two Australian (Alison Kubler, Stuart Koop) and two Italian critics (Roberto Pinto, Cristina Morozzi). In addition to showing the works by the six artists, the aim of the event is to debate and experiment the synergies among artistic practice, writing and critical conceptuality. The key terms in this initiative are cooperation and interdisciplinary character, as, through the production by these six Australians we experiment a “quiet collision” among different kinds of “knowledge”: one of the most probable outlooks for the future of art.

Currently, and up to Novemebr 2004, the museums of the Poitou-Charentes region are hosting a show on ancient Chinese art, within the sphere of exhibitions organized for the 2003/2004 year of China in France. This initiative was born thanks to the cooperation between the French region and the autonomous Guangxi Zhuang region in southern China, where important archeological collections are kept. About a hundred pieces will be on display, such as bronzes and earthenware coming from Guangxi, along with 20 pieces borrowed for the occasion from the Guimet Museum of Asian Arts in Paris and thirty examples of chinaware from the Poitou-Charentes collections. After the Museum Sainte-Croix of Poiters (open until November 16th), the exhibition will be moved to the Museum of Cognac from Nov. 11th to Jan. 30th 2004, then to Sainte-Croix in Loudun from Feb. 15th to March 15th; from March 30th to May 30th it will be at La Rochelle all’Espace d’Art Contemporain, after which it will be on display at the des Cordeliers Museum in St. Jean d’Angély from June 16th to August 15th, and, finally, at the Donjon de Niort from Sept. 1st to Nov. 15th.

Eventi 2004 In Lille Oltre 300 eventi culturali segneranno l’anno di Lille come Capitale europea della Cultura nel 2004. Manifestazioni che investiranno la città come tutta la sua regione soprattutto nel campo delle arti visive e che prenderanno avvio il 6 dicembre con una grande festa d’inaugurazione con cui si partirà anche la prima Stagione di manifestazioni (fino al 6 marzo). Un grande concerto dell’Orchestra Nazionale di Lille, seguito da un spettacolo pirotecnico, segnerà questo importante avvenimento che vede fino al 6 marzo le esposizioni “Flower Power”; “Robots!” e “Cinémas du futur”; l’apertura delle Métamorphoses, dalla Gare Lille Flandres di Patrick Jouin e Hervé Descotte, alle Lumières d’artistes di Daniel Buren, Keiichi Tahara e François Morellet, e le Microfolies di Jeffrey Shaw o di François Azambourg, visibili per tutto l’anno; le Maisons folie, dodici edifici della storia della regione di Lille, ristrutturate per quest’occasione da architetti come Lars Spuybroek o Philippe Louget, con l’obiettivo di trasformarli in luoghi di scambio artistici e di festa per gli abitanti del quartiere. E. C.

Over 300 cultural events will mark Lille’s year as the European Capital of Culture in 2004. Events involving the city and its entire region, notably in the field of visual arts, that will begin on 6th December with a huge opening ceremony to set off the first season of events (through to 6th March). A big concert by Lille’s National Orchestra followed by a pyrotechnical show will mark this major event which, through to 6th March, will feature the Flower Power; Robots! and Cinémas du future exhibitions; the opening of Métamorphoses, Gare Lille Flandres designed by Patrick Jouin and Hervé Descotte, the Lumières d’artistes by Daniel Buren, Keiichi Tahara and François Morellet, and Microfolies by Jeffrey Shaw or François Azambourg, on display all year round; le Maisons folie, twelve buildings representing the history of the Lille region, restructured for the event by architects like Lars Spuybroek and Philippe Louget, so as to turn them into places of artistic interaction and celebration for the local inhabitants.

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Dal Guggenheim a Lugano

Paesaggi sospesi

La Galleria Gottardo di Lugano, in collaborazione con la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, presenta fino al 22 novembre “The Spiritual Landscape, dalla collezione del Solomon R.Guggenheim Museum”. In mostra, alcuni dei maggiori artisti dell’avanguardia europea (tra cui Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Emil Nolde) di cui si esplorano i modi nella fase che ha preceduto l’inizio dell’astrazione nelle loro opere e che mettono in relazione il tema della natura e i valori della spiritualità. Si nota nelle opere esposte la tensione a focalizzare sempre più l’attenzione sulla spiritualità e l’impulso a creare scene meditative di visioni interiori fino ad arrivare a immagini puramente astratte. “The Spiritual Landscape” offre un’occasione per ammirare in Europa questa selezione di opere, per lo più acquistate dallo stesso Solomon R.Guggenheim tra gli anni Trenta e Quaranta.

La Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, in Svizzera, presenta fino al 30 novembre “Luigi Chialiva (1842-1914). Tra pittura di paese e pittura animalista”. La mostra ripercorre, attraverso un centinaio di opere, tra oli, acquerelli, pastelli, disegni e fotografie il percorso artistico di Chialiva (pittore paesaggista nato nel Canton Ticino e morto a Parigi) dall’inizio della sua attività in ambito milanese, ai contatti con i rappresentanti del Verismo piemontese e ligure fino al soggiorno nella capitale francese. Partendo dal naturalismo lombardo, l’artista ticinese

ha via via schiarito la propria tavolozza, conferendo alle sue opere una atmosfera sospesa e armoniosa. La mostra presenta anche opere di pittori con cui Chialiva fu in contatto come Carlo Mancini o Filippo Carcano, o i rappresentanti della scuola ligure come Fonanesi, Pittara o Rayper. Nel catalogo, edito da Skira, i saggi di Giovanni Anzani (curatore della mostra), Elisabetta Chiodini, Simona Ostinelli e Luca Lualdi approfondiscono l’evoluzione della sua pittura e il tema del controverso rapporto tra la disattenzione della critica e la fortuna della sua opera nel collezionismo pubblico e privato.

A sinistra/left, Luigi Chialiva, Paesaggio fluviale, olio su tela/ oil on canvas, 70x130 cm. A destra/right, Emil Nolde, Young Horse, 1916.

Maestri dell’Umanesimo a Firenze Lo spazio-tempo di Mochetti La mostra antologica dedicata a Maurizio Mochetti nelle sale del Palazzo Ducale di Sassuolo (Modena) fino al 30 novembre è una sorta viaggio in nuova dimensione spazio temporale. Venticinque le opere allestite dalla artista romano, per la cura di Germano Celant e Filippo Trevisani, che percorrono un arco cronologico che va dal 1966 al 2003. A introdurre il percorso espositivo al Piano nobile del Palazzo sono un aereo F140 Starfighter rosso e un modello in scala di una Ferrari realizzata in oro zecchino, sospesa sulle scale (nella foto). La destinazione delle opere di Mochetti è infatti l’annullamento delle dimensioni quotidiane e la scompaginazione delle capacità percettive dello spettatore. Bene evidenzia questa intenzione il suo ultimo lavoro, esposto nella Sala Maggiore: Bluebird (1996). E’ un modello in scala (lungo 6 metri più 6 metri di paracadute aperto) di automobile da record col motore a getto acceso e il paracadute di frenata steso e aperto dietro la vettura: un capolavoro di follia che coniuga, come le altre opere di moschetti, il virtuosismo artigianale alla tecnologia

La Galleria Moretti di Firenze propone fino al 29 novembre la mostra “Da Ambrogio Lorenzetti a Sandro Botticelli”. La mostra si articola intorno a una trentina di dipinti, di cui molti inediti, che coprono il fervido arco di tempo tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XVI secolo. Ad aprire la rassegna un trittico, strutturale e volumetrico del seguace di Giotto Taddeo Gaddi e un Santo di Puccio Simone e si passa poi a una imponente raffigurazione della Madonna con Bambino del Lorenzetti. Una Santa Prisca di Paolo Veneziano e un trittico di Jacopo di Cione della famiglia degli Orcagna testimoniano invece la temperie artistica di ambito veneziano. Una raffinata selezione di opere a sfondo religioso di maestri della fine del Trecento e inizio del Quattrocento conduce alla parte finale della mostra che si chiude con un tondo (nella foto) ancora incastonato nella cornice lignea originale che rappresenta una Adorazione del bambino di Sandro Filipepi detto il Botticelli.

Arte giovane cinese Sette artisti cinesi, tra pittori e videoartisti, sono riuniti nella mostra Made in China, alla Fondation d’Art Contemporain Daniel & Florence Guerlain di Les Mesnuls, nord della Francia. Una testimonianza reale ed emblematica del profondo cambiamento che sta investendo in questi anni recenti la storia, la cultura e la società cinesi. L’anno della Cina in Francia, mette l’accento su questo grande fermento di idee e creatività considerevolmente rinnovate la cui nascita può essere individuata con il 2000 in occasione della Terza Biennale di Shanghi dove si è evidenziata la volontà di affermare una nuova immagine di contemporaneità e internazionalità dell’arte. Ed è proprio a questo cambiamento che la mostra alla Fondation Guerlain vuol rendere omaggio dando un resoconto della giovane creazione cinese con i videoartisti Zhou Yi, Kan Xuan o Yang Zhenzhong e Song Dong, che operano rispettivamente a Parigi, Amsterdam e Pekino e i pittori Zhou Yong, Wei Quigji, rappresentanti della scena cantonese, tra le più attive e innovatrici, e l’atipico Zhou Chunya.

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Restaurare un simbolo

Nuova ragione sociale Da ora il nome Gunnebo Italdis, con l’obiettivo di proporsi sempre più fortemente in termini multinazionali, diventa Gunnebo Entrance Control. La nuova ragione sociale, che evidenzia maggiormente il settore di appartenenza, limita il riferimento geografico alla sola sede della casa madre, la cittadina svedese di Gunnebo, presente in tutte le filiali del gruppo, ricollegandosi con le diverse realtà locali alla diretta rispondenza della grande azienda scandinava.

La Gunnebo Entrance Control, appartenente a un gruppo multinazionale svedese, leader nel controllo degli accessi, mantiene immutata la qualità dei prodotti e dei servizi, la professionalità degli operatori, nonché le radici saldamente presenti nel territorio italiano con una specifica rete di assistenza tecnica e commerciale. Il principio aziendale resta inoltre ancorato, come sempre, a una costante e coerente evoluzione prestazionale.

Supporto alla progettazione MetraLib, di Metra, è una libreria elettronica di supporto alla progettazione in ambiente Autocad, che si propone come strumento di lavoro semplice e flessibile per quanti lavorano nell’ambito. Realizzato in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) Metralib è un progetto che in tre anni ha reso costantemente disponibile quanto, in termini di esperienza e soluzioni, è il patrimonio conoscitivo e produttivo dell’azienda. Metralib si presenta come un software che gestisce una libreria di particolari tecnici (file in formato dwg) a sostegno del progettista per lo sviluppo di tavole tecniche in ambiente Autocad. E’ quindi possibile sfogliare il contenuto della libreria come semplice gestione risorse visualizzando i codici dei prodotti Metra (profili, accessori e guarnizioni), la relativa anteprima e descrizione e, in base al particolare tecnico richiesto, è facilmente caricabile direttamente da MetraLib nel proprio progetto in Autocad. La libreria, comprende quindi tutti i profilati,

Leader nei sistemi di fissaggio, Fischer Italia, da sempre schierato a collaborare in progetti culturali promossi dal comune di Padova, è attualmente impegnato a finanziare totalmente le cure e il restauro del famoso “cavallo ligneo” situato nel Salone del Palazzo della Ragione: uno dei più insigni monumenti civili risalenti all’epoca dei Comuni. Considerato tra i simboli maggiormente rappresentativi della città, il cavallo, datato 1446 e voluto per una giostra del tempo dalla potente famiglia dei Capodilista, fu dai discendenti di questi donato alla città nel 1837. Opera di uno straordinario autore ignoto, elogiato anche dal Vasari nel Cinquecento, il cavallo, la cui circonferenza del corpo raggiunge i 6 metri e 20, ed è alto ben 5 metri e 75, grazie a un sapiente gioco di equilibri costruttivi scarica il suo peso, attraverso la zampa anteriore sinistra, su una palla di ghisa di 6 quintali. In qualità di sponsor, Fischer, Gruppo internazionale con società presenti in 19 Paesi, si è impegnato in questa operazione con un contributo complessivo di 67.000 euro.

accessori e guarnizioni Metra, nonché le parti composte che regolano l’inserimento dei vari sistemi all’interno di ogni contesto architettonico. Nell’installazione il progettista potrà a sua discrezione caricare in Autocad una nuova barra di strumenti con una serie di comandi e utilità sviluppati quale ulteriore supporto alla progettazione.

Integra i sistemi Per dare soluzione alle crescenti esigenze in termini di sicurezza, provenienti dal mondo dell’industria per il relativo comparto, Siemens ha sviluppato una soluzione completamente integrata unendo i concetti di Totally Integrated Automation e di Safety Integrated. In questo modo il settore Automation and Driver (A&D) supera la distinzione tra i sistemi di sicurezza e quelli di automazione, con una proposta tecnologica standardizzata, dalle soluzioni personalizzate nel campo del comando, del rilevamento, dell’elaborazione e della protezione. Il sistema Safety Integrated di Siemens comprende e

unisce una gamma completa di prodotti e sistemi come i controlli numerici e gli azionamenti (Sinumerik e Simodrive), i controllori Simatic, i dispositivi di sicurezza Siguard, passando per le reti AS-Interface e Profibus.

Aria del novecento

Accordo ANIE-INTEL e Fiera Milano La Federazione ANIE, azionista di controllo di Intel, e Fiera Milano, hanno siglato una lettera di intenti per la creazione di una Newco, con l’obiettivo di affiancare, alle attuali manifestazioni fieristiche, altre mostre nel campo dell’alta tecnologia in Italia e all’estero, e per valorizzare ed estendere le competenze maturate da ANIE-INTEL a vantaggio degli associati ad ANIE e degli espositori, in un’ottica di sviluppo, che consente anche a Fiera Milano di potenziarsi e ampliare la propria crescita in un segmento di notevole importanza. L’accordo, che verrà perfezionato entro l’anno, prevede l’acquisizione da parte di Fiera Milano del 51% di tale Newco a cui Intel conferirà l’intero ramo d’azienda costituito dalle manifestazioni fieristiche Intel, Sicurezza e Sicurezza Mediterranea. Sviluppate su 130mila metri quadri espositivi netti coperti mediamente nelle ultime due edizioni, le manifestazioni acquisite, con cadenza biennale, identificano ampiamente a livello internazionale quanto esprimano attualmente i comparti elettronico, elettrotecnico e illuminotecnico, rappresentando pienamente la realtà ANIE che, nel sistema confindustriale, detiene la seconda posizione per capacità di rappresentanza degli interessi delle imprese.

Il Presidente di ANIE, Gian Francesco Imperiali, sottolinea per l’occasione l’importanza di adottare strategie sempre più competitive in una situazione economica in continua trasformazione, che riconosce nella manifestazione fieristica un ruolo assolutamente importante. Aggiunge anche come il collegamento tra le imprese aderenti ad ANIE e la nuova società, sarà assicurato attraverso un comitato strategico, rappresentato in prevalenza da imprenditori ANIE dei settori presenti in Intel, con il compito di supportare il Consiglio di Amministrazione negli indirizzi strategici della società e nel controllo e sviluppo delle prossime iniziative fieristiche.

E’ stato presentato lo scorso ottobre a New York da Cosmit, in collaborazione con ICE, l’evento multidisciplinare “1950-2000 Theater of Italian Creativity” che, palcoscenico riassuntivo della creatività italiana espressa nell’arco di cinquant’anni, ha messo in evidenza ciò che ha fatto distinguere il nostro Paese a livello internazionale in termini di produzioni fortemente rappresentative. E’ stato allestito un brillante repertorio espositivo costituito da oggetti domestici e storici elementi di design, filmati e abbigliamento, letteratura e sistemi di illuminazione, sedie e sculture, lambrette e letti, caffettiere Moka e automobili Ferrari, concerti e realizzazioni architettoniche. La mostra, tenutasi presso la Gallery at 545 West 22nd Street, fa parte del progetto speciale “Abitare Italia negli USA – Life in I-style” coordinato da ICE con la collaborazione di Associazione Tessile Italiana/TexClubTec, Assomarmi, Assopiastrelle, AVR, Federlegno-Arredo e Federargenti.

Soprattutto innovazione Dopo la laurea honoris causa, assegnatale dal Politecnico di Milano in ingegneria chimica, a Giorgio Squinzi, amministratore unico di Mapei, è arrivato il premio “Innovazione 2003” promosso dal Centro Ceramica di Modena in collaborazione con l’Università di Modena e di Reggio Emilia. Grande promotore e sostenitore del valore e dell’importanza dell’innovazione, Giorgio Squinzi può oggi vantare di presiedere un Gruppo, la cui fondazione risale a 66 anni fa, nel quale investe mediamente e con convinzione il 5% del fatturato, e che è diventato, nel tempo, una multinazionale con 39 stabilimenti presenti in cinque continenti e 9 mila tonnellate al giorno di prodotti finiti. Il core business del Gruppo Mapei resta comunque concentrato su prodotti per la posa in opera di pavimenti e rivestimenti, allargato comunque alla chimica per l’edilizia e quindi alle malte, agli additivi per calcestruzzi, ai cementi speciali. Forte del prestigio di non aver mai chiuso un bilancio in perdita e di non aver mai applicato la cassa integrazione, reinvestendo gli utili nell’azienda, Giorgio Squinzi ama ribadire che “l’innovazione è una salvezza per le imprese”. Questo principio lo sostiene sia come Patron della Mapei, sia come presidente di Federchimica in carica per sei anni fino allo scorso giugno.

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Informazioni sull’editoria di architettura, design e comunicazione visiva. Information about publications of architecture, design and visual communication.

Concorso di idee

In Fiera

Tra i leader modiali nell’offerta di soluzioni software e servizi per la progettazione, la costruzione e la gestione, Nemetschek, con sede centrale a Monaco, ha indetto un concorso internazionale di idee di architettura intitolato “Senior Residence”, sostenuto anche dal Consiglio Nazionale degli Architetti. In occasione dei quarant’anni di attività nel settore dell’edilizia, e consapevole delle grandi trasformazioni sociali che rilevano come sia prioritario anche il costante innalzamento dell’età media della popolazione, con la relativa necessità di dare nuove e migliori soluzioni abitative alle persone anziane, la società promuove e supporta questo concorso per sviluppare una progettistica mirata alla specifica problematica. L’iniziativa produrrà un notevole repertorio di soluzioni abitative a livello internazionale, tra le quali si distingueranno progetti di alta qualità che, presentati successivamente in una speciale pubblicazione, verrano messi gratuitamente a disposizione degli amministratori pubblici. Oggetto del concorso internazionale è quindi l’ideazione di una struttura residenziale per anziani innovativa che, aperto a tutti gli utenti di Allplan, il sistema CAD integrato di progettazione, come architetti, ingegneri, progettisti e studenti coordinati da un docente. Il concorso prevede che il primo premio ammonti a 30.000 Euro, il secondo premio a 15.000 Euro e il terzo a 7.500 Euro.

E’ dallo scorso settembre presente in un padiglione situato all’interno del “quartiere Fiera” di Milano, nei pressi di Porta Domodossola, l’azienda Alessi che, nello specifico, sarà quindi indissolubilmente presente durante le manifestazioni organizzate negli spazi della Fiera Milano, come il Macef e il Salone Internazionale del Mobile. Il padiglione dedicato allo spazio “Alessi in Fiera”, ristrutturato su progetto di Atelier Mendini, si sviluppa in un’area di 400 metri quadrati

“Giochi” sapienti che presentano le varie collezioni e iniziative riguardanti i prodotti Alessi, nonché gli uffici del settore promozionale. Il padiglione sarà aperto al pubblico tutto l’anno e visitabile su appuntamento.

Architettura e cultura Promosso da BolognaFiere e Assopiastrelle, unitamente alle manifestazioni relative al Cersaie, salone internazionale della ceramica e dell’arredo bagno (Bologna, 30 settembre – 5 ottobre) e Saie, salone internazionale dell’industrializzazione edilizia (Bologna, 15 – 19 ottobre), il progetto “Markitecture. Valore in architettura”, ha fatto la sua prima apparizione come evento legato ai molteplici aspetti dell’odierna architettura, sostenuto con la partecipazione di soggetti economici e istituzionali come la Regione Emilia Romagna, la Provincia e il Comune di Bologna, la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e numerosi partner privati. La nuova manifestazione ha puntato, come elemento catalizzatore, sulla mostra “Architetture e Culture” che ha accolto le più importanti realizzazioni dei luoghi preposti alla cultura. Sono stati infatti presentati importanti progetti di musei e centri culturali contemporanei e di prossima realizzazione, nell’ambito di un confronto con quelli del passato come i Musei Vaticani, gli Uffici, il Louvre, il British Museum e con strutture culturali come il Beaubourg di Parigi, il Guggenheim Museum di Bilbao. Il percorso espositivo si è articolato in tre sedi (Museo Archeologico di Bologna, Urban Center e Centro Servizi di BolognaFiere) e ha evidenziato, con la descrizione dell’opera architettonica, il percorso progettuale dell’architetto attraverso schizzi, disegni, rendering, planimetrie, fotografie e modelli dell’intero corpo o di dettagli particolarmente caratteristici.

Architettura e tecnica Sarà presente a Messe Frankfurt, dal 18 al 22 aprile 2004, Light+Building, Fiera Internazionale per Architettura e Tecnica che svolge e presenta le tematiche relative all’illuminazione, all’elettronica, all’automazione per case ed edifici, alternandosi annualmente all’ISH. Come quarta colonna portante, attualmente in fase preparatoria, la manifestazione proporrà “Sistemi rilevanti per l’architettura”. Il nuovo comparto espositivo comprenderà soluzioni e idee innovative in merito alla tecnica per la luce diurna, alla tecnica integrata per facciate,

alla tecnica per la protezione solare, delle superfici vetrate e delle installazioni di trasporto. Quest’ultimo settore si differenzierà tra ascensori, scale mobili e sistemi automatici di parcheggio. Tema di grande interesse sarà anche quello che concerne le moderne tecnologie bus, che collegano ampiamente tutti i quattro settori di Light+Building. All’ultima edizione del 2002, hanno partecipato 2.184 espositori, su una superficie espositiva netta di circa 120.000 metri quadrati, e sono stati registrati 120.000 visitatori tra i quali 20.000 erano architetti e progettisti.

Soprattutto innovazione

Per la pubblica utilità Si è svolta lo scorso ottobre a Firenze, presso il Convitto della Calza, l’ottava edizione del Public Utilities International Forum quale appuntamento biennale, organizzato da ANIE-AssoAutomazione e Intel, dedicato al telecontrollo delle reti acqua, gas ed elettriche. L’incontro ha dibattuto i temi relativi gli sviluppi competitivi futuri del settore, articolandosi sulle tematiche tecnologiche e normative. Contemporaneamente al Forum è stata organizzata una mostra dedicata a tecnologie rispondenti a prodotti, soluzioni e sistemi innovativi per l’automazione da remoto dei servizi a rete. La combinazione di mostra-convegno ha consentito agli operatori l’incontro tra quanti operano nel settore in termini di confronto, aggiornamento e indagine degli scenari futuri. Nell’ambito del Forum si è discusso anche di tecnologia informatica e telecomunicazioni, automazione locale e strumenti intelligenti, borsa dell’energia, modelli ottimizzazione, qualità del servizio, risparmio energetico, ambiti territoriali ottimali a altro.

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Dopo la laurea honoris causa, assegnatale dal Politecnico di Milano in ingegneria chimica, a Giorgio Squinzi, amministratore unico di Mapei, è arrivato il premio “Innovazione 2003” promosso dal Centro Ceramica di Modena in collaborazione con l’Università di Modena e di Reggio Emilia. Grande promotore e sostenitore del valore e dell’importanza dell’innovazione, Giorgio Squinzi può oggi vantare di presiedere un Gruppo, la cui fondazione risale a 66 anni fa, nel quale investe mediamente e con convinzione il 5% del fatturato, e che è diventato, nel tempo, una multinazionale con 39 stabilimenti presenti in cinque continenti e 9 mila tonnellate al giorno

di prodotti finiti. Il core business del Gruppo Mapei resta comunque concentrato su prodotti per la posa in opera di pavimenti e rivestimenti, allargato comunque alla chimica per l’edilizia e quindi alle malte, agli additivi per calcestruzzi, ai cementi speciali. Forte del prestigio di non aver mai chiuso un bilancio in perdita e di non aver mai applicato la cassa integrazione, reinvestendo gli utili nell’azienda, Giorgio Squinzi ama ribadire che “l’innovazione è una salvezza per le imprese”. Questo principio lo sostiene sia come Patron della Mapei, sia come presidente di Federchimica in carica per sei anni fino allo scorso giugno.

Alleanza Con un accordo commerciale che amplia il proprio quadro strategico, Metra si allea con la tedesca Herool Gmbh & Co. KG, numero uno nel mercato degli oscuranti e secondo gammista in sistemi per edilizia in Germania. L’accordo implica: reciproca collaborazione commerciale; ricerca e sviluppo di nuovi prodotti

grazie a un gruppo di lavoro costituito da tecnici provenienti da entrambe le società; estensione dell’accordo a partire dal 2004 a tutti i paesi europei ed extraeuropei nei quali le due aziende sono presenti autonomamente; apertura di nuovi mercati, anche in forma congiunta.

Camillo Botticini Mansilla & Tuñón. Architettura della sintesi Diego Caramma Shuhei Endo. Paesaggi aleatori Testo & Immagine, collana diretta da Luigi Prestinenza Puglisi, Torino 2003, ill. a colori e b/n, 112 pp La nuova collana Testo & Immagine, diretta da Luigi Prestinenza Puglisi, si differenzia dall’Universale di Architettura fondata da Bruno Zevi (e pubblicata dallo stesso editore), per il formato (non più tascabile), per una veste editoriale più ricca, per l’apparato illustrativo più esauriente, per i testi che sono più succinti, ma con un taglio incisivo e accattivante e, infine, per il fatto non trascurabile che hanno il testo in italiano e inglese. Camillo Botticini, autore del primo dei due libri, Mansilla & Tuñón. Architettura della sintesi, si occupa dei lavori di due giovani progettisti spagnoli. Partendo dal sentiero tracciato da Rafael Moneo essi hanno appreso la capacità di operare con strutture formali semplici traendo da esse una gamma significativa di variazioni, senza lasciarsi, tuttavia, intrappolare da stereotipi formali. Il loro lucido meccanismo ideativo, da un lato tiene conto di alcuni nodi concettuali facilmente riscontrabili nell’opera del loro maestro e, dall’altro si apre al divenire degli eventi e delle specifiche condizioni dettate dal contesto. Nel loro fare progettuale, è fortemente presente, inoltre, una sottile capacità di intrattenere un produttivo rapporto di idee con personaggi sia della modernità, che della contemporaneità. In questo modo sono, altresì, riconoscibili nelle loro architetture contatti e attraversamenti con opere: di Libera e Moretti, la cui astratta monumentalità essi traducono in forma concettuale e poetica; di Le Corbusier da cui recuperano la fruizione dinamica dello spazio come fondamentale meccanismo di correlazione e di percezione delle diverse parti che concorrono alla sua configurazione, nonché la valenza strutturale e materica del calcestruzzo che conferisce ai volumi il giusto “carattere” per diventare attori del “gioco sapiente”; e, infine, di

alcuni contemporanei rappresentanti del “minimalismo internazionale”, quali Chipperfield o Souto de Moura, la cui essenza della ricerca non tende alla semplificazione della forma, ma a una struttura concettuale dialettica. Il risultato di tale sinuoso procedere tra passato e presente è l’approdo a un genere di composizione basata prevalentemente su corpi compatti, chiusi in cui è il pieno a prevalere sul vuoto - regolati da un serrato intreccio di situazioni spaziali in accordodisaccordo: un accostarsi un sommarsi, un sovrapporsi di volumi in un dinamico rapporto fatto di avanzamenti, arretramenti, traslazioni e scavi di asciutti corpi architettonici. Diego Caramma, autore del secondo libro, Shuhei Endo. Paesaggi aleatori, presenta l’opera di un progettista giapponese della giovane generazione. Per delineare le radici da cui prende le mosse il cammino di Endo è sufficiente ricordare due frasi che Caramma riporta nel suo scritto. La prima, di Kenzo Tange, risale ai primi anni del dopoguerra, all’epoca del suo progetto per il Centro della Pace a Hiroshima. “Per trasformarsi in qualcosa di creativo”, egli afferma, “la tradizione deve essere rinnegata. Anziché l’apoteosi bisogna profanarla”. La seconda è del metabolista Kiynori Kikutake, che scrive: “Basta ragionare in termini di forma e funzione. Bisogna pensare a una realtà dinamica, in termini di spazio e di funzione mutevole”. Della lezione dei due maestri Endo assorbe i principi di flessibilità e rinnovabilità, che andranno a costituire l’asse portante di una ricerca volta a fondere alcuni caratteri dell’edilizia nipponica con quella europea. Particolare attenzione egli rivolge, inoltre, ai materiali costruttivi, che impiega rispettando le loro intrinseche proprietà di resistenza, elasticità,

durevolezza. Da tale rapporto egli trae il principio generatore della sua architettura che ha come tema costante quello della “dimensione temporale”: nozione guida di ogni configurazione. Endo “non compone,” osserva Caramma, “ma traduce un pensiero in azione, trasformandolo in un processo di autoformazione”. Il suo materiale privilegiato è la lamiera ondulata galvanizzata che impiega in fasce continue per avvolgere e conformare lo spazio in un gioco di concavità-convessità, di esternità ed internità, quasi in un fluire continuo, senza fine. Da questa complessa articolazione di superfici e di forme Endo organizza sequenze di spazi dinamiche, mutevoli, fluide, ma anche volutamente, osserva Caramma, “incompiute, indeterminate, nell’intento di dissolvere i limiti tra interno ed esterno, tra superfici e volumi [...] ottenendo la massima espressività con grande economia di mezzi”. Punto “necessario” di convergenza di questa ricerca è la dimensione del landscaping; l’architettura di Endo, infatti, per la caratteristica della sua interna struttura, punta a diventare paesaggio: “non nel senso di adattarsi o trasformarsi essa stessa in natura, ma di incidere sulla natura in modo nuovo, per reinventare l’ambiente”. Michele Costanzo

automatici alle enormi strutture dell’autostrada metropolitana di Tokyo.

per esplorare il paesaggio e le sue caratteristiche socio-culturali.

Da cima a fondo, Vette d’Astrazione A cura di Antonella Crippa e Guido Comis Artshow Edizioni, Milano 2003, ill. a colori, 64 pp Catalogo dell’omonima mostra tenutasi ad Aosta dal 31 maggio al 13 luglio 2003. Le opere riportate sono esempi di razionalizzazione o stilizzazione di immagine dei massicci, delle vette, o dei pendii innevati. Ricondotta a solido geometrico, rigoroso disegno, o eletta a luogo di ricerca di ricorrenze e di ritmi visivi spontanei, la montagna diviene prima di tutto occasione di indagine formale.

Saper credere in architettura-24 domande ad Alvaro Siza A cura di Guido Giangregorio Clean Edizioni, Napoli 2002, ill. b/n, 80 pp Massimo esponente della scuola portoghese di architettura, Siza (Porto 1933) mostra nei suoi progetti una sapiente raffinatezza di forme, un uso elegante dei materiali e una grande attenzione ai luoghi. Nel 1992 ha ottenuto il Pritzker Prize.

Segnalazioni 1993-2003. Uffizi: oltre la facciata. Il restauro degli edifici pubblici danneggiati dall’attentato di via dei Georgofili. Raccolta di contributi degli Architetti per la città di Firenze a cura di Susanna Botti, Fiammetta Nante e Giovanna Bossi Edifir-Edizioni Firenze, Firenze, 2003, 64 ill. a colori e 78 in b/n,144 pp Il libro raccoglie le testimonianze del lavoro di restauro degli edifici demaniali intorno agli Uffizi danneggiati dall’attentato del 27 maggio 1993, la cui pubblicazione era stata deliberata già nel mese di marzo dell’anno 2000 dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Firenze e dalla Fondazione Centro Studi e Ricerche Professione Architetto onlus. Cesare Burdese Riorganizzazione e riqualificazione spaziale del “Ferrante Aporti” di Torino Urban 2, Torino 2003, ill. a colori e b/n, 32 pp Volume descrittivo del progetto di riorganizzazione e riqualificazione spaziale del “Ferrante Aporti” di Torino, voluto dal comune di Torino insieme al Ministero della Giustizia. Rappresenta il frutto della ricerca di soluzioni innovative della tipologia carceraria, utile per comprendere le problematiche tuttora aperte sul tema. By-Product-Tokyo A cura di Nichel Bertram, Shane Murray, Marika Neustupny RMIT, Melburne 2003, ill. a colori e b/n, 112 pp By-Product-Tokyo riporta una ricerca urbanistica della metropoli di Tokyo che spazia da temi che riguardano piccoli insiemi di distributori

Dal Futurismo al futuro possibile nell’architettura italiana contemporanea A cura di Franco Purini e Livio Sacchi Skira, Milano 2002, 300 ill. a colori e b/n, 352 pp Il volume, che ha accompagnato una mostra itinerante dedicata all’architettura italiana contemporanea, è un omaggio ad essa e ne racconta le vicende e i protagonisti dall’inizio del Novecento a oggi attraverso illustrazioni e schede delle opere più significative. Landscapes and Politics A cura di Mark Dorrian e Gillian Rose Black Dog Publishing Limited, London 2003, ill. a colori e b/n, 352 pp Volume multidisciplinare innovativo in cui sono riportate, in modo nuovo e strategico, un insieme vario di lavori critici riguardo a paesaggi e politiche. Dai dipinti alle fotografie, dalla letteratura pastorale ai film di Antonioni attraversa molteplici contesti

The Sustainable City II: Urban Regeneration and Sustainability A cura di C.A. Trebbia, J.F. Martin-Douque, L.C. Wadhawa WIT Press, Southampton 2002, 1072 pp Le aree urbane producono alcuni problemi ambientali che sono generati dal consumo spropositato di risorse naturali e dalla conseguente creazione di inquinamento e rifiuti. Queste problematiche sono in continua crescita ed è quindi necessario trovare soluzioni innovative, senza effetti negativi, che possano mantenere la qualità della vita desiderata dalla comunità. Questo testo riporta i documenti presentati alla seconda Conferenza Internazionale della Città Sostenibile tenutasi a Segovia, Spagna. Zaira Dato Toscano Frank O. Gehry per il Waterfront di Manhattan Gangemi Editore, Roma 2002 Attraverso il progetto per il waterfront si ricostruisce un frammento di storia newyorkese e una fase del percorso progettuale di Gehry.

185 l’ARCA 101


AGENDA Concorsi di architettura e design Architecture and design competitions Per i bandi completi For complete rules www.europaconcorsi.com

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particular attention for young families with children Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Redaktion Häuser Stichwort Innovationspreis 2004 20444 Hamburg Internet: www.livingathome.de/planen_bauen/ specials/haeuser_award/studenten.jsp

Munchen Belgio/Belgium Bruxelles Servizi Architettonici Invito a manifestare interesse per la prestazione di servizi architettonici, di ingegneria e di estimo per gli edifici occupati dalle delegazioni, dalle rappresentanze e dagli uffici della Commissione Europea in Paesi extracomunitari, nonché per le sue delegazioni nell’ambito di organizzazioni internazionali a Ginevra, New York, Vienna, Parigi e Roma/Invitation to express interest in the offer of architecture, engineering services and surveys of the buildings occupied by all delegations, from representative offices to Europe commissions in extracommunity countries, and also in its delegations within international organizations in Geneva, New York, Wien, Paris and Rome Scadenza/Deadline: 11/7/2004 Per informazioni: Commissione Europea, Direzione Generale RELEX - Relazioni esterne, Unità Amministrazione, Unità K.3, CHAR 08/186 Rue de la Loi/Wetstraat 200 B-1049 Bruxelles Tel. ++32 2 2957432 Fax ++32 2 2964280

Francia/France Paris Mini Maousse-L’éloge du petit Concorso internazionale per studenti per il progetto di microarchitetture/International competition open to students for the project of micro-architectures Scadenza/Deadline: 9/12 Per informazioni: IFA c/a Delphine Dollfus Tel. ++33 01 46339023 Internet: www.archi.fr/minimausse E-mail: delphine.dollfus@ifa-chaillot.asso.fr

ArchiCAD-Preis. Applicazioni innovative del vetro L’ente banditore intende premiare gli studenti che si sono distinti per composizioni progettuali caratterizzate da un utilizzo innovativo del vetro, realizzate attraverso il programma di disegno ArchiCAD/The awarding authority wants to prize students who have distinguished themselves for project compositions characterized by the innovative use of glass, realized through the design program ArchiCAD Scadenza/Deadline: 15/11/2004 Per informazioni: Graphisoft Deutschland GmbH Lindwurmstr. 129e D-80337 München Tel. ++49 089 74643-0 Fax ++49 089 74643299 Internet: www.graphisoft.de/archicad-preis.de

Giappone/Japan Tokyo 6th International Design Resource Awards Competition Premio Internazionale dal titolo “Progettare con la memoria” per la creazione di progetti attraverso l’utilizzo di materiali riciclati e ambientalmente consapevoli International award on the theme “Design with Memory” for the creation of products through the use of recycled and environmentally conscious materials Scadenza/Deadline: 5/11 Per informazioni: US Bureau: Design Resource Institute Tom Johnson 7406A Greenwood Ave. N. Seattle, Wa. 98103 US Japan Bureau: Amita Corporation Kaori Hamazaki Shuwa Sanbancho Bldg., 28 Sanban-cho Chioda-ku Tokyo, 102-0075 Japan Fax ++81 3 5215 8256 Internet: www.amita-net.co.jp/dwn/english/e2.html

Germania/Germany

Gran Bretagna/Great Britain

Hamburg

Manchester

Living in the City. Soluzioni innovative per la vita in città Il crescente desiderio di vivere ai margini della città piuttosto che al suo interno, porta alla progressiva liberazione di diversi spazi del centro urbano. L’ente banditore intende così sollecitare giovani (diplomati dopo il 11-2001) e futuri architetti allo sviluppo di soluzioni progettuali innovative per la riqualificazione di questi spazi, ponendo particolare riguardo ai desideri di giovani famiglie con bambini/The increasing desire to live on the outskirts rather than inside of towns has freed progressively many spaces in the urban center. The awarding authority wants then solicit youngsters (graduated after January 1st 2001) and future architects to develop innovative project proposals for the requalification of these spaces, with

Soluzioni per comunità urbane sostenibili L’ente banditore invita studenti e professionisti della progettazione a elaborare una soluzione progettuale per lo sviluppo di un’area di 2,2 ha alla periferia di Manchester. Il programma prevede la realizzazione di abitazioni, servizi e uffici, il cui impatto sul consumo energetico rientri nei criteri della sostenibilità, nonché un’articolazione urbana che stimoli un approccio cooperativo all’interno della comunità residente/Submissions are invited for an Open Design Competition based on a 2.2 hectare brownfield site on the edge of Manchester’s city centre. The objective for competitors will be to design a mixed-use scheme which is sustainable in its use of energy, urban in character and which promotes cooperative lifestyles

102 l’ARCA 186

Scadenza/Deadline: 16/1/2004 Per informazioni: RIBA Competitions Office 6 Melbourne Street Leeds LS2 7PS Tel. ++44 0113 2341335 Fax ++44 0113 2460744 Internet: www.inreb.org E-mail: riba.competitions@mail.riba.org

Italia/Italy Albiano (Trento) Città Architettura e Porfido Il Premio ha la finalità di premiare progetti e nuove realizzazioni dove l’impiego del porfido del Trentino risulti significativo sul piano creativo, tecnologico e soprattutto innovativo in applicazioni che coinvolgono spazi urbani, nuovi complessi edilizi, restauri finalizzati alla conservazione, ripristino di opere esistenti, sistemazioni esterne e arredo urbano/Award for realizations and new uses of Porfido of Trentino in urban planning, restorations, restructuring etc. Scadenza/Deadline: 31/5/2004 Per informazioni: E.S.PO. Ente Sviluppo Porfido Via S. Antonio 36 38041 Albiano (TN) Internet: www.xfaf.it E-mail: info@Xfaf.it

Giuria/Jury: Bruno Allievi, Makio Hasuike, Tarcisio Colzani, Emanuela Garbin, Jun Nieda, Andrea Branzi, Arturo Dell’Acqua, Roberto De Polis, Carlo Ratti Per informazioni: Porada Arredi Internet: www.porada.it/Italiano/award03.htm E-mail: award@porada.it

Cantù (Como) Il materiale legno Concorso internazionale di idee per la progettazione di un ambiente cucina che impieghi e valorizzi il legno massello e preveda l’inserimento di elettrodomestici Electrolux/International ideas competition for the design of a kitchen enhancing wood use and including Electrolux appliances Scadenza/Deadline: 30/11 Monte premi/Total prize money: 9.000 Euro Per informazioni: Riva RI1920 Simone Bellotti Direzione Comunicazione Via Borgognone 12 22063 Cantù (CO) Tel. ++39 031 7073353 Fax ++39 031 7073338 Internet: www.riva1920.it E-mail: simone.bellotti@riva1920.it

Casalgrande (Reggio Emilia) Aquileia (Udine) Riqualificazione dell’area del complesso monumentale della basilica di Aquileia Ai partecipanti si richiedono delle proposte progettuali per la riqualificazione dell’area del complesso monumentale della basilica di Aquileia e in particolare delle piazze Capitolo e del Patriarcato. L’importo complessivo dei lavori per Piazza Capitolo e per tutti gli altri lotti non dovrà superare la somma di Euro 2.325.000 così suddivisi: Euro 774.685 per il primo lotto di Piazza Capitolo. Euro 1.550.315 per gli altri lotti Participants are requested to provide project proposals for the requalification of the area of the monumental complex of Aquileia Basilica and in details for the squares: Capitolo and Patriarcato. The total amount of works for the Capitolo square and for all other lots should not exceed the amount of Euro 2,325,000, so divided: Euro 774,685 for the first lot of Capitolo square, Euro 1,550,315 for all other lots Scadenza/Deadline: 3/12 Per informazioni: Comune di Aquileia Piazza Garibaldi 7 33051 Aquileia (UD) Tel. ++39 0431 916900 Fax ++39 0431 91044 l Internet: www.comune.aquileia.ud.it E-mail: lavori.pubblici@comaquileia.regione.fvg.it

Cabiate (Como) Porada International Design Award Concorso internazionale di idee per nuove soluzioni progettuali per la realizzazione di mobili e complementi d’arredo in cui sia prevalente l’impiego del legno lavorato in massello/International competition for new design solutions in the realization of furniture pieces and complements in which the main material is wood Scadenza/Deadline: 20/11 Monte premi/Total prize money: 5.000 Euro

Grand Prix Ceramica Concorso internazionale di architettura che seleziona e premia quei professionisti che, attraverso la loro opera, meglio hanno saputo utilizzare e valorizzare le proprietà tecniche e le potenzialità espressive degli elementi in grès porcellanato Granitogres, Marmogres e Pietre Native/International architecture competition selecting and prizing those professionals who, through their work, have better utilized and improved the technical properties and the expression potentials of elements in Granitogres, Marmogres and Pietre Native porcelain grès Scadenza/Deadline: 31/12/2004 Per informazioni: Ceramica CasalgrandePadana Via Statale 467, 73 42013 Casalgrande (RE) Tel. ++39 0522 9901 (30 linee) Fax ++39 0522 996121/ Fax export ++39 0522 841630 Internet: casalgrandepadana.it/grandprix_quarta.asp E-mail: giullari@casalgrandepadana.it

Como Serikos Fashion/Textile Design Award Concorso internazionale di idee per proposte progettuali per la realizzazione di tessuti per l’abbigliamento/International ideas competition for design proposals for the realization of new fashion textiles Scadenza/Deadline: 27/2/2004 Per informazioni: Polo Regionale di Como del Politecnico di Milano Via Valleggio 11 22100 Como Internet: www.design.polimi.it E-mail: incomoda@polimi.it

Cornaredo (Milano) Riqualificazione di piazza della Libertà Il concorso ha per oggetto la riqualificazione della parte centrale della città, dal mantenimento della

AGENDA funzione storico-culturale alla prospettiva di immaginare un nuovo paese. In particolare le proposte progettuali dovranno fornire soluzioni per lo spazio antistante e di accesso all’edificio ex-Filanda, per la Piazza della Libertà e per le vie del centro storico The competition aims to the requalification of the central part of the city, from the keeping of the historical-cultural function to the perspective to imagine a new city. In details project proposals should furnish solutions for the space in front of the ex-Filanda building, for Piazza della Libertà and the streets of the historical center Scadenza/Deadline: 1/12 Per informazioni: Comune di Cornaredo Piazza Libertà 24 20010 Cornaredo (MI) Tel. ++39 02 932631 Fax ++39 02 93263213 E-mail: urbanistica@comune.cornaredo.mi.it

Faenza (Ravenna) Costruire per un’utenza reale Concorso internazionale per la progettazione di spazi e/o attrezzature indirizzate alla creazione di ambienti con valenza universale e facilmente frequentabili da ogni utente International competition to project spaces and/or installations for the creation of universal habitats easily frequented by any user Scadenza/Deadline: 16/12 Primo Premio/1st Prize: 5.000 Euro Per informazioni: Gruppo Editoriale Faenza Editrice Via Pier De Crescenzi, 44 48018 Faenza (RA) Tel ++39 0546 670411 Fax ++39 0546 660440 Internet: www.faenza.com E-mail: concorso@faenza.com

Ferrara Premio “Architettura Sostenibile” Fassa Bortolo Il Premio “Architettura Sostenibile”, ideato e promosso dalla Facoltà di Architettura di Ferrara in occasione del Decennale della fondazione e da Fassa Bortolo, nasce dalla volontà di premiare e far conoscere a un ampio pubblico architetture che sappiano rapportarsi in maniera equilibrata con l’ambiente, che siano pensate per le necessità dell’uomo e che siano capaci di soddisfare i bisogni delle nostre generazioni senza limitare, con il consumo indiscriminato di risorse e l’inquinamento prodotto, quelli delle generazioni future The award "Sustainable Architecture", created and promoted by the Architecture faculty of Ferrara for the 10th anniversary of foundation and by Fassa Bortolo, wants to prize and to make known to the public architectures well related to the environment, created for man’s needs and capable to satisfy the needs of our generations without limiting, with indiscriminate consumption of resources and pollution, those of future generations Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Segreteria del Premio Via Quartieri 8 44100 Ferrara Tel. ++39 339 4979209 Fax ++39 0546 665150 Internet: www.premioarchitettura.it E-mail: segreteria@xfaf.it

+ europaconcorsi

Milano

Roma

L’intelligenza dei sensi. Superficiinterfaccia per l’ambiente bagno Concorso nazionale di design Scadenza: 16/1/2004 Monte premi: 3.000 Euro Giuria: Alberto Bassi, Manuela Cifarelli, Nicoletta Fontana, Carlo Forcolini, Marc Sadler, Gianluca Sgalippa

Utilizzo innovativo del tufo Concorso Internazionale per tesi di laurea, studenti iscritti all’ultimo anno e giovani architetti e ingegneri per progetti che applichino usi innovativi del tufo/International competition for degree thesis, students of the last year and young architects and engineers for innovative applications of tufus stone Scadenza/Deadline: 7/1/2004 Monte premi/Total prize money: 5.750 Euro Giuria/Jury: Gianfranco Carrara, Carlo De Vito, Ruggero Lenci, Ruggero Martines, Roberto Palombo, Marco Petreschi, Maurizio Sciotti, Silvano Susi, un rappresentante di Cave Riunite (sponsor)

Per informazioni: Design-Italia Via General Govone 98 20155 Milano Tel. 02 3362035 Internet: www.design-italia.it E-mail: n.dincecco@desig-italia.it

Modena Premio Oscar Goldoni 2003 Premio per il miglior libro di argomento fotografico edito in Italia dal 1 gennaio 2002 al 31 ottobre 2003/Award for the best photographic book published in Italy between January 1st, 2002, and October 31st, 2003 Scadenza/Deadline: 30/11 Monte Premi/Total prize money: 3.500 Euro Giuria/Jury: Walter Guadagnino, Filippo Maggia, Franco Fontana, Chiara Coronelli, Rocco Moliterni Per informazioni: Galleria Civica Premio Oscar Goldoni Corso Canalgrande 103 41100 Modena Tel. ++39 059 206890 Fax ++39 059 206932 Internet: www.comune.modena.it/galleria E-mail: galcivmo@comune.modena.it

Omegna (Verbania) Nuovo ospedale di 400 posti letto Redazione del progetto preliminare, in località Piedimulera, del nuovo ospedale dell’Azienda, dotato di 400 posti letto Competition for the preliminary project for the construction in Piedimura, of the new Firm hospital with 400 beds Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Azienda Sanitaria Locale 14 VCO Via Mazzini 117 28887 Omegna (VB) Tel. ++39 0323 868111 Fax ++39 0323 643020 Internet: www.asl14piemonte.it E-mail: ced@asl14piemonte.it

Palazzolo sull’Oglio (Brescia) Parco fluviale sulle rive del fiume Oglio Progetto preliminare di recupero ambientale-paesistico del parco fluviale situato sulle rive del fiume Oglio. Il concorso di progettazione ha ad oggetto la redazione di un progetto con livello di approfondimento pari a quello del progetto preliminare Competition for the preliminary project for the environmentallandscaping recovery of the fluvial park on the banks of the Oglio river. The object of the project competition is to obtain a detailed project Scadenza/Deadline: 17/11 Per informazioni: Comune di Palazzolo sull’Oglio Via Torre del Popolo 2 25036 Palazzolo sull’Oglio (BS) Tel. ++39 030 7405550 Fax ++39 030 7405566 E-mail: lavori.pubblici@palazzoloweb.it

Per informazioni: Segreteria Dipartimento Architettura e Urbanistica per l’Ingegneria (DAU) Via Eudossiana 18 00184 Roma Tel. ++39 06 44585916 Fax ++39 06 44585186 Internet: www.ruggerolenci.it E-mail: ruggero.lenci@uniroma1.it

Premi per tesi di laurea in Architettura/Legno e Architettura Due concorsi a premi da assegnare a progetti presentati in tesi di laurea relativi a: impiego innovativo del legno nell’architettura strutturale e decorativa; Arte e geometrie dei pavimenti in legno nella storia/Two competitions for degree thesis about: the innovative use of wood in structural and decorative architecture; art and geography of wood pavements in history Scadenza/Deadline: 31/7/2004 Per informazioni: Rocco Sinisgalli Premio “Legno e architettura” Facoltà di Architettura Valle Giulia Via Gramsci 53 00197 Roma Tel. ++39 06 49919291/2 Fax ++39 06 49919290 E-mail: rocco.sinisgalli@uniroma1.it

Terni Premio Europeo Città di Terni per l’Archeologia Industriale Premio internazionale per iniziative volte a stimolare il recupero e il riuso del patrimonio archeologico industriale. Tre sezioni: opere realizzate e operanti di salvaguardia, recupero e valorizzazione del patrimonio archeo-industriale europeo; pubblicazioni riguardanti l’archeologia industriale; tesi di laurea su temi di archeologia industriale International ideas award for the renovation and re-use of former industrial plants. Three sections: realized and functioning works in Europe; publications; degree thesis Scadenza/Deadline: 31/1/2004 Giuria/Jury: Louis Bergeron, Neil Cossons, Michael Mende, Gino Papuli, Melena Zemankova Per informazioni: Comune di Terni Internet: www.comune.terni.it/ArcheoBando.pdf

The project theme consists of designing a residence for 60 elderly people situated in an urban area and with the necessary infrastructures and based on a site plan provided by Nemetschek in Allplan format. Only projects made using Allplan FT v16 or newer will be accepted Scadenza/Deadline: 31/1/2004 Per informazioni: Nemetschek Italia Via Brennero 322 38100 Trento Internet: www.nemetschek-academy.com

Vicenza Premio internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura International Dedalo Minosse Award for Commissioning a Building Scadenza/Deadline: 31/1/2004 Per informazioni: Assoarchitetti Internet: www.assoarchitetti.it E-mail: assoarchitetti@assoarchitetti.it

Lichtenstein Vaduz Ristrutturazione e ampliamento di una casa di riposo L’ente banditore intende raccogliere proposte progettuali per la realizzazione dell’ampliamento e la ristrutturazione della casa di riposo per anziani Haus St. Florin-Vaduz. Inoltre, il programma prevede la costruzione di un centro sociale The awarding authority is seeking project proposals for the extension and restructuring of the rest home for elderly people Haus St. Florin-Vaduz, the brief calls for the construction of a welfare and social center Scadenza/Deadline: 9/12 Per informazioni: Stiftung Liecht. Alters- und Krankenhilfe Landstra§e 105 LI-9490 Vaduz Tel. ++423 3923050 Fax ++423 3923054 E-mail: office@lak.li

Spagna/Spain Oviedo Riqualificazione della Plaza de Toros di Buenavista Progetto per la riqualificazione, sistemazione e ampliamento della Plaza de Toros di Buenavista/Project for the requalification of Plaza de Toros in Buenavista Scadenza/Deadline: 18/11 Per informazioni: Secciòn de Contratación Plaza de la Constitución 33071 Oviedo Tel. ++34 98 5981800 Fax ++34 98 5204371 E-mail: Proyecto@Mores.es

USA

Trento

New York

Senior Residence Il tema, oggetto di progettazione, è costituito da una residenza per 60 anziani, all’interno di un aggregato urbano, dotata delle necessarie infrastrutture e ubicata su planimetria, terreno e lotto forniti da Nemetschek in formato Allplan. Sono ammessi solo progetti eseguiti con Allplan FT v16 o successive

Groen Hoek: The East River Community Boathouse Competition Concorso internazionale di idee per il progetto di una casa-barca per la comunità di Greenpoint a Brooklyn/International ideas competition to design a boathouse for the community of Greenpoint in Brooklyn Scadenza/Deadline: 5/12

186 l’ARCA 103


AGENDA Per informazioni: AIA New York Internet: www.aiany.org/committees/emerging/ competition/index.html E-mail: enya@aiany.org

Metropolis Next Generation Prize Premio per idee di design che migliorino la vita quotidiana o l’ambiente/Prize for design ideas benefiting people and the environment Sadenza/Deadline: 15/12 Monte premi/Total prize money: 10,000 US$ Per informazioni: Laurie Manfra Metropolis Magazine 61 West 23rd Street, 4th floor New York, NY Tel. ++1 212 8862519 Internet: www.metropolismag.com/nextgen E-mail: lmanfra@metropolismag.com

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Wilmington DuPont Plunkett Awards Concorso internazionale per innovazioni e miglioramenti di prodotti già esistenti che incorporano componenti critici con i fluoropolimeri DuPont/International competition for innovation or improvement of existing products incorporating critical components realized with DuPont fluoropolymers Scadenza/Deadline: 1/12 Monte premi/Total prize money: 28,500 US$ Per informazioni: DuPont Plunkett Awards Chestnut Run Plaza 702-1274A Wilmington, DE 19880-0702 Internet: www.Plunkett.Teflon.com

Web

Palisade Mountain (California) Rifugio alpino: Palisades Glacier Mountain Hut Gli enti banditori intendono raccogliere proposte progettuali per la realizzazione di un campo base da 60-80 persone, presso il ghiacciaio della Palisades Mountain. La qualità del progetto vincitore dovrà risultare un prototipo per questa tipologia di strutture. Costo di costruzione: 1.500.000 $/International competition for the design of a 60 to 80-person wilderness base camp facility for overnight stays. The competition project site is near the trailhead leading to the Palisade Glacier in the Sierra Nevada Mountains of Central California. The winning design and its construction will have an international impact as a prototype for facilities that may be constructed in other parts of the world. In addition to the competition prize money, it is expected that the winning design team will enter into a contract offering professional compensation for this commission. The expected construction budget will be in the range of 1.5 million dollars Scadenza/Deadline: 5/12 Per informazioni: The University of California, Berkeley, College of Environmental Design Internet: www.ced.berkeley.edu/prizes_awards/ mounthut/competition_overview.htm E-mail: hut@uclink.berkeley.edu

San Francisco Interfaith Sacred Space. Luoghi di culto confortevoli, sicuri, rispettati Attraverso questa manifestazione l’ente banditore intende raccogliere delle proposte progettuali per la realizzazione di un luogo per il culto religioso, che sia confortevole, sicuro e rispettato, e intende altresì intavolare sulla base del concorso, un discorso al livello globale sull’approccio compositivo nei confronti dello spazio sacro/Through this competition the awarding authority wants to collects project proposals for the construction of a religious cult site, comfortable, safe and respected Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: AIA San Francisco Chapter 130 Sutter Street, Suite 600 San Francisco CA 94104 Internet: www.uri.org/designcomp E-mail: InterfaithComp@aol.com

104 l’ARCA 186

Concorso di industrial design 200304 DuPont Imagineering Awards Tema del concorso “Confort e funzionalità a casa”, dedicato alla progettazione con i tecnopolimeri/Theme of the competition: “Comfort and functionality at home” dedicated to projects made with tecnopolimery Scadenza/Deadline: 31/3/2004 Consegna/Submission: 31/5/2004 Monte premi/Total prize money: 10,000 Euro Per informazioni: Dupont Internet: www.dupont-imagineering.com Fax ++39 02 27300558 Chiara Pellegrini E-mail: chiara.pellegrini@dupont.com

Affidamenti

Per i bandi completi www.europaconcorsi.com

Italia/Italy Alliste (Lecce) Elenco professionisti L’ente intende procedere alla predisposizione dell’elenco dei professionisti idonei per il conferimento di incarichi (per i settori specificati entro il limite di onorari entro i 40.000 Euro, senza prevedere limiti temporali). Gli elenchi saranno composti dalle seguenti distinte e in tipologie di lavori: opere stradali e infrastrutturali; edilizia civile; restauro beni architettonici; progettazione strutturale; progettazione impiantistica, ambiente (parchi, recupero ambientale, impianti depurativi, ecc.) Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Alliste Piazza Municipio 73040 Alliste (LE) Internet: http://web.tiscalinet.it/comunealliste

Brescia Elenco professionisti: indagini geognostiche L’ente intende affidare a soggetti, di cui all’art. 17 comma 1 lettere d), e), della legge n. 109/1994, gli incarichi

di indagini geognostiche relativamente ai propri interventi costruttivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Aler di Brescia - Segreteria tecnica

Tel. 030 2117760 Elenco professionisti: progettazione degli impianti L’ente intende affidare a soggetti, di cui all’art. 17 comma 1 lettere d), e), della legge n.109/1994, gli incarichi di progettazione degli impianti relativamente ai propri interventi costruttivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Aler di Brescia - Segreteria tecnica Tel. 030 2117760

Elenco professionisti: pratiche catastali L’ente intende affidare a soggetti, di cui all’art. 17 comma 1 lettere d), e), della legge n. 109/1994, gli incarichi di pratiche catastali relativamente ai propri interventi costruttivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Aler di Brescia - Segreteria tecnica Tel. 030 2117760

Elenco professionisti: progettazione delle strutture portanti L’ente intende affidare a soggetti, di cui all’art. 17 comma 1 lettere d), e), della legge n. 109/1994, gli incarichi di progettazione delle strutture portanti relativamente ai propri interventi costruttivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Aler di Brescia - Segreteria tecnica referente: Sig.ra Romelli Tel. 030 2117760

Elenco professionisti: coordinamento in materia di sicurezza L’ente intende affidare a soggetti, di cui all’art. 17 comma 1 lettere d), e), della legge n. 109/1994, gli incarichi di coordinamento in materia di sicurezza e di salute durante la progettazione dell’opera (CSP) e la realizzazione dell’opera (CSE) relativamente ai propri interventi costruttivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Aler di Brescia - Segreteria tecnica referente: Sig.ra Romelli Tel. 030 2117760

Castelfiorentino (Firenze) Elenco professionisti L’ente intende procedere alla predisposizione dell’elenco dei professionisti idonei per il conferimento di incarichi al di sotto di 40.000 Euro, per la progettazione, direzione lavori e consulenza in materia di Lavori Pubblici inseriti nel programma triennale 2001/2003 delle opere pubbliche Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Castelfiorentino Piazza del Popolo 1 Tel.0571 6861 Internet: www.comune.castelfiorentino.fi.it E-mail: info@comune.castelfiorentino.fi.it

Cremona Elenco per l’affidamento di incarichi di consulenza L’ente banditore intende procedere alla formazione di un elenco di soggetti, diviso per competenze professionali, da cui attingere per l’affidamento di eventuali incarichi di

consulenza. L’elenco sarà suddiviso secondo tipologie di prestazioni professionali, quali: a) Ingegneria civile; b) Ingegneria idraulica; c) Ingegneria urbanistica; d) Ingegneria ambientale e territoriale; e) Ingegneria gestionale; f) Ingegneria navale; g) Ingegneria dei trasporti (Sfruttamento vie d’acqua, trasporto merci, turistico); h) Ingegneria meccanica; i) Ingegneria elettronica; j) Ingegneria elettrotecnica; etc. Scadenza: 11/2/2006 Per informazioni: Azienda Regionale per i porti di Cremona e Mantova Via della Conca 3 26100 Cremona Tel. 037 2592011 Fax 037 2592048 Internet: www.po-seaway.com

Cuneo Elenco professionisti Formazione di elenchi di professionisti per l’affidamento di incarichi professionali inferiori a Euro 100.000 (art. 17 c. 12 della Legge n. 109/1994 e s.m.i. e art. 62 c.1 del D.P.R. 554/1999 e s.m.i.). Gli incarichi riguardano le seguenti tipologie di prestazioni: Attività di progettazione e direzione lavori, analisi, studi, elaborazioni di piani propedeutici per la realizzazione di opere pubbliche, progettazione, direzione e contabilità dei lavori, supporto tecnico-amministrativo consulenza in genere Scadenza: 31/12 Per informazioni: Provincia di Cuneo Corso Nizza 21 12100 Cuneo Tel. 0171 445111 Fax 0171 698620 Internet: www.provincia.cuneo.it

Feltre (Belluno) Elenco professionisti per il comune di Feltre (gestione del patrimonio) Avviso per l’inserimento nell’elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a 100.000 Euro. L’elenco avrà validità per tutte le opere comprese nel piano triennale delle opere pubbliche 2003-2005 e per quanto attiene alla tipologia d) ed e) per tutte le eventuali esigenze relative alla gestione del patrimonio Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Feltre P.tta delle Biade 1 32032 Feltre (BL) Tel.0439 8851 Fax 0439 885246 Internet: www.comune.feltre.bl.it E-mail: contratti@comune.feltre.bl.it

Elenco professionisti per il comune di Feltre (opere edili; restauro; arredo urbano) Avviso per l’inserimento nell’elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a 100.000 Euro. L’elenco avrà validità per tutte le opere comprese nel piano triennale delle opere pubbliche 2003-2005, con riguardo alle seguenti categorie: opere edili; opere di restauro; arredo urbano; impianti tecnologici civili; impianti sportivi Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Feltre P.tta delle Biade 1 32032 Feltre (BL) Tel.0439 8851 Fax 0439 885246 Internet: www.comune.feltre.bl.it E-mail: contratti@comune.feltre.bl.it

AGENDA Incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a Euro 100.000 (progettazione - supporto tecnico) Inserimento nell’elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a Euro 100.000 per le seguenti tipologie di prestazione: 1) progettazione e/o direzione lavori; 2) supporto tecnico - amministrativo alla progettazione e/o alla direzione lavori Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Feltre P.tta delle Biade 1 32032 Feltre (BL) Tel.0439 8851 Fax 0439 885246 Internet: www.comune.feltre.bl.it E-mail: contratti@comune.feltre.bl.it

Incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a Euro 100.000 (coordinamento sicurezza collaudi) Inserimento nell’elenco dei soggetti qualificati ad assumere incarichi fiduciari di importo stimato inferiore a Euro 100.000 per le seguenti tipologie di prestazione: 1) coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e/o esecuzione; 2) collaudatore statico; 3) collaudatore tecnico amministrativo; 4) rilievi topografici; 5) frazionamenti e pratiche catastali; 6) perizie geologiche Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Feltre P.tta delle Biade 1 32032 Feltre (BL) Tel.0439 8851 Fax 0439 885246 Internet: www.comune.feltre.bl.it E-mail: contratti@comune.feltre.bl.it

Manziana (Roma) Elenco professionisti L’ente intende formare un Albo di Professionisti da utilizzare per servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria, il cui importo stimato sia inferiore ai 100.000 Euro (ai sensi e per gli effetti dell’art. 17 comma 12 della legge 109/94) Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Manziana Area lavori pubblici e ambiente L.go G.Fara 00066 Manziana (Roma) Tel. 06 9963672 Fax 06 99674021 Internet: www.comunedimanziana.it

Massarosa (Lucca) Elenco professionisti. Comune di Massarosa Progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, assistenza alla d.l., contabilità, collaudo, coordinamento per la sicurezza, consulenze calcoli in c.a., strutture, relazioni e geologiche e geotecniche, rilievi, studi di impatto ambientale, e qualsiasi altra prestazione professionale tecnico-amministrativa necessaria per la realizzazione di opere pubbliche. Importo: 40.000 Euro Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Massarosa Piazza Taddei 1 55054 Massarosa (LU) Tel. 0584 979315- 979317 Fax 0584 979300 Internet: www.comune.massarosa.lu.it E-mail: info@comune.massarosa.lu.it

+ europaconcorsi

Padova Elenco professionisti per l’Università degli Studi di Padova L’Università degli Studi di Padova intende costituire un elenco di professionisti, da individuarsi fra i soggetti di cui all’art. 17, comma 12, Legge 109/94 e s.m.i. dal quale eventualmente attingere per l’affidamento fiduciario degli incarichi professionali di importo stimato inferiore ai 100.000 Euro per i servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria anche integrata e gli altri servizi tecnici concernenti la redazione del progetto preliminare, del progetto definitivo ed esecutivo nonché le attività tecnicoamministrative connesse alla progettazione e all’esecuzione dei lavori di interesse dell’Ateneo. L’elenco riguarderà, principalmente, le seguenti tipologie di incarichi: Progettazione architettonica ed edilizia; Progettazione strutturale; Progettazione impiantistica; Direzione Lavori e/o assistenza ai lavori nei cantieri; Coordinamento per la progettazione e/o per l’esecuzione dei lavori Scadenza: 31/12 Per informazioni: Servizio Amministrazione e Segreteria dell’Area Tecnica Edilizia dell’Università di Padova Tel. 049 8273254 Fax 049 8273269

Perugia Elenco professionisti L’Aur istituirà una Banca dati di tipo aperto per consulenti e collaboratori (persone fisiche) all’interno della quale individuare i soggetti ai quali conferire, in relazione al manifestarsi di specifiche necessità, incarichi di consulenza e collaborazione in varie forme contrattuali Scadenza: 29/4/2005 Per informazioni: Agenzia Umbria Ricerche Via M.Angeloni, 78 06124 Perugia Tel. 075 5045805

Pomezia (Roma) Elenco di professionisti Formazione di un elenco di professionisti abilitati ai fini dell’affidamento di incarichi professionali per servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria di importo inferiore a 100.000 Euro Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Pomezia Piazza Indipendenza 1 00040 Pomezia (RM) Tel. 06 91146251 Fax 06 91146236

Savona 8 incarichi per i servizi tecnici professionali con importi presunti inferiori a 100.000 euro Il Comune di Savona intende procedere all’affidamento degli incarichi per i servizi tecnici professionali attinenti all’architettura e all’ingegneria dei lavori pubblici inseriti nell’elenco annuale 2003 di seguito indicati: 1- Sistemazione dell’area esterna del Complesso di San Giacomo; 2- Consolidamento strutture murarie dell’edificio di via Sansoni; 3Rifacimento copertura e interventi di consolidamento di palazzo Pozzobonello; 4- Sistemazione degli alvei, attraversamenti e arginature dei corsi d’acqua; 5- Adeguamento impianti elettrici Stabili Comunali; 6Messa in sicurezza Chiesa di S. Spirito

a Zinola; 7- Sistemazione parcheggio Sacro Cuore; 8- Sistemazione aree di pertinenza edificio presso ex centrale Enel Lavagnola Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Savona Corso Italia 19 17100 Savona Tel. 019 8310236 Fax 019 8310607 Internet: www.comune.savona.it

Varese Elenco di professionisti e società: mappatura su ampia scala del registro fondiario (catasto). Ispra Formazione di un elenco di professionisti e società per: Studi intesi a valutare la messa in opera di programmi di mappatura su ampia scala e programmi del registro fondiario (catasto) nell’Unione Europea e nei Paesi candidati Scadenza: 11/4/2005 Per informazioni: Commissione Europea, Direzione generale Centro comune di ricerca Sede di Ispra, Istituto per la protezione e la sicurezza dei cittadini, unità Supporto di gestione Att: F. Graham 21020 Ispra (VA) Tel. 0332 789154 Fax 0332 786243

Convegni e dibattiti Congresses and conferences

Argentina Rosario Universidad Nacional Sigradi 2003 Settimo congresso internazionale di grafica digitale/7th International congress of digital graphics 5/11-7/11 Per informazioni: Universidad Nacional de Rosario Sonia Carmena Internet: www.unr.edu.ar/sigradi2003 E-mail: sigradi2003@unr.edu.ar

Austria Vienna Architekturzentrum 11th Vienna Architecture Congress: Intelligent Realities. What to build in the 21st century? 14/11-16/11 Per informazioni: Architekturzentrum Museumplatz 1 A-1070 Wien Tel. ++43 1 5223115 Fax ++43 1 5223117 Internet: www.azw.at E-mail: office@azw.at

Cile/Chile Santiago del Cile Universidad de Chile Plea 2003 Passive and Low Eenergy Architecture: Rethinking Development. Are we producing a people oriented habitat? 9/11-12/11

Per informazioni: Internet: www.plea2003.cl E-mail: plea2003@puc.cl

Finlandia/Finland Kuopio Music Centre ILCDES 2003: 2nd International Symposium Integrated Life Time Engineering of Buildings and Civil Infrastructures 1/12-3/12 Per informazioni: RIL-Association of Finnish Civil Engineers Internet: www.ril.fi

Germania/Germany Koln Congress Centrum Ost Kolnmesse 18th IAKS Congress Congresso internazionale sul progetto, costruzione, modernizzazione e gestione degli impianti sportivi e del divertimento International congress for the design, construction, modernization and management of sports and leisure facilities 5/11-7/11 Per informazioni: Koelnmesse GmbH Messeplatz 1 50679 Köln Tel. ++49 0221 821-0 Fax ++49 0221 8212574 Internet: www.koelnmesse.de, www.koelnkongress.de E-mail: info@koelnmesse.de

Giappone/Japan Tokyo JSCE Conference Hall SHMII Conference: Structural Health Monitoring and Intelligent Infrastructure 13/11-15/11 Per informazioni: Department of Urban and Civil Engineering Ibaraki University Internet: www.civiliibaraki.ac.jp/ civil-en/members.html

Italia/Italy Bologna Palazzo dei Congressi Aluminium Days 6/11-7/11 Per informazioni: Segreteria Aluminium Days Orga.Pro Tel. ++39 051 6646624 Fax ++39 051 6646424 Internet: www.aluminiumdays.com E-mail: segreteria@on-nike.it

Cosenza Ex Deposito Ferrovia CoRe nuove relazioni tra paesaggio e città. Laboratorio per la costruzione dei paesaggi di una nuova città contemporanea 7/11-16/11 Per informazioni: OPLa-Osservatorio Paesaggio Laboratorio Tel. ++39 0984 496769 Internet: www.channelbeta.net E-mail: eridamade@tiscali.it

186 l’ARCA 105


AGENDA Milano Centro Inox L’acciaio inossidabile nelle costruzioni: proprietà ed esempi applicativi 26/11 Per informazioni: Centro Inox Piazza Velasca 10 20122 Milano Tel. ++39 02 86450559 Fax ++39 02 860986 Internet: www.centroinox.it E-mail: eventi@centroinox.it

Parma Palazzo Cusani Architettura/Europa: Temi e protagonisti dell’architettura europea. Scuola italiana di architettura: crisi, continuità, evoluzione. Teorici, critici e architetti a confronto 24/11-25/11 Per informazioni: Università degli Studi di Parma Internet: www.unipr.it/arpa/cittaemi E-mail: cittaemilia@unipr.it

Teramo

+ europaconcorsi

Pittsburgh Davi L.Lawrence Convention Center Greenbuild 2003 14/11-17/11 Per informazioni: Internet: www.usbgc.org

Bordeaux Arc en rêve Tramway 3/7-9/11

Sarasota

Nice

City Hall The Healthy Community & the Built Environment 15/3/2004-19/3/2004 Call of paper Deadline: 20/11

Forum Pierre Falocci architecte 6/11-28/1/2004

Per informazioni: Suzanne H.Crowhurst Lennard Program Committee Chair IMCL Conferences PO Box 7586 Carmel, CA 93921 Fax ++1 831 6245126 Internet: www.livablecities.org E-mail: Suzanne.Lennard@livablecities.org

Parigi VIA Design et Sport 26/10-31/12 Galerie d’Architecture Dusapin & Leclercq Architectes: Villes Affectives, villes effectives 7711-6/12

Mostre di architettura e design Architecture and design exhibitions

Berlin Akademie der Kunste Gluck-Stadt-Raum. Europa 1945-2000 Fino al/through 1/12 Internationales Design Zentrum Giampaolo Babetto – Schmuck und Möbel 31/10-26/11

Austria Graz

Aedes West Juul & Frost Architects, Copenhagen: Signatur 7/11-7/12

Haus der Architektur Grazland. Changing Cities Fino al/through 19/12

Dessau

Gazimagusa/North Cyprus

Vienna

Eastern Mediterranean University Medi-Triology: time to speak Simposio internazionale International Symposium 12/4/2004-16/4/2004

MAK Greg Lynn, Intricate Surface 10/9-16/11 Gilbert Bretterbauer, Textile World 5/11-10/1/2004

Bauhaus Dessau Bauhausstil: Zwischen International Style und Lifestyle 23/5-16/11

Turchia/Turkey

Per informazioni: Tel. ++90 392 63027017/6302588/ 6302041 Fax ++90 392 3650918 Internet: www.emu.edu.tr/medi3ology E-mail: medi3ology@emu.edu.tr

USA Cleveland GE Lighting Institute Consulting Engineers and Lighting Designers Conference 10/11-12/11 Museum Lighting Workshops and Lectures 3/12-4/12 Per informazioni: GE Lighting Institute Nela Park Building 326B 1975 Noble Road Cleveland, Ohio Internet: www.gelighting.com

Los Angeles LACMA Tadao Ando: Architecture, Dreams and Challenges 18/11 Per informazioni: AIA Los Angeles Tel. ++1 213 6390777 E-mail: info@aialosangeles.org

106 l’ARCA 186

Architekturzentrum How to build? The Modernist Book. Architecture of the 20th century from the Marzona Collection 9/10-2/2/2004

Belgio Ghent Design Museum 100th Anniversary of the Museum 15/12-29/2/2004

Illuminating the Renaissance 28/11-22/2/2004 Victoria and Albert Museum Zoomorphic (Architecture) 18/9-4/1/2004

Frankfurt am Main DAM Aldo Rossi 16/8-9/11 Schmitthenner 16/8-9/11 Leicht Weit light structures, Jeorg Schlaich Rudolf Bergermann 2/11-15/2/2004

Weil am Rhein Vitra Design Museum Marcel Breuer – Design and Architecture 13/9-25/4/2004

Giappone/Japan

Bologna Quartiere Fieristico Alumotive, l’alluminio nei trasporti 6/11-8/11

Ceggia (Venezia) Galleria Progetto Contemporaneo Werner Tscholl: architetture 1993-2002 20/10-6/12

Montreal CCA Tangente - Alain Paiement 23/4-9/11

Big Sight Design Festa 15/11-16/11

Gran Bretagna/Great Britain London

Danimarca/Denmark Copenhagen Danish Design Center The Danish Design Prize 2003 1/11-7/12

Design Museum Somewhere Totally Else - European Design Biennial 26/9-11/1/2004 The Royal Academy Craigie Aitchison 9/10-9/11

Warsaw Metropolitan Building Italian Design Tour 6/11-28/11

Svizzera/Switzerland Lugano Museo Cantonale d’arte La cultura architettonica italiana in Russia da Caterina II ad Alessandro I 5/10-11/1/2004 Dal mito al progetto. La cultura architettonica dei maestri italiani e ticinesi nella Russia Neoclassica 5/10-2/2/2004

Mendrisio

Casa Biagio Rossetti/Musarc Together/Insieme: prove d’autore per la pace 27/6-23/11

Archivio del Moderno Accademia di Architettura Dal mito al progetto. La cultura architettonica dei maestri italiani e ticinesi nella Russia Neoclassica 5/10-2/2/2004

Genova

Zurigo

Palazzo Ducale Bilbao a Genova, La cultura cambia le città 11/10-11/1/2004

Federal Institute of Technology Daniele Marques: Schulhaus Villa Thérèse, Fribourg 30/10-19/12 Jahresausstellung 2003 24/10-29/11 Gottfried Semper (1803-1879) 1/11-25/1/2004 Eternit Architektur Preis 03 13/11-1/12

Milano Triennale Piero Portaluppi 23/9-21/12 Quotidiano sostenibile. Scenari di vita urbana 23/9-21/12 Colore 30/9-21/12 Acqua da bere 30/9-11/1/2004

Rimini Fiera Non solo albergo: Le scene dell’ego 29/11-3/12

Roma

+ europaconcorsi

Pratt Manhattan Gallery Acconci Studio: Slipping into the 21st Century 10/9-8/11

Skip Arnold,835 North Kings Road 16/10-4/1/2004 Otto Muehl, Life’s a work of art 26/11-4/1/2004

Arthur Ross Gallery-Columbia University Jean Prouvé: The Nomadic Structures 12/9-23/4/2004

Kunsthaus Arik Brauer, “Don’t shoot the blue flowers…!” 11/9-18/1/2004

Austrian Culture Forum Housing Venna-Architecture for Everyone 23/10-6/12 DIA Chelsea Prototype: Jorge Pardo Fino al/through 11/1/2004

Princeton University At museum The Italian Renaissance City Fino al/through 11/1/2004

San Francisco SFMoMA Fantasy and Function: The Furniture of John Dickinson 26/6-7/3/2004

Washington National Building Museum Up, Down, Across: Elevators, Escalators, and Moving Sidewalks 12/9-18/4/2004 Installation in Masonry 18/10-4/4/2004

Mostre d’arte Art Exhibitions

Boston MFA The Maker’s Hand, American Studio Furniture, 1940-1990 12/11-8/2/2004

Chicago Art Institute Aerospace Design: The Art of Engineering from NASA’s Aeronautical Research 2/8–8/2/2004

Dayton

Vicenza

Art Institute Eye on Architecture Fino al/through 2/4/2004

New York

Vienna

Groninger Museum Adco Pottery 21/6-1/2/2004

Cooper-Hewitt Design Museum National Design Triennial: Inside Design Now 22/4-25/1/2004

Kunstforum Picasso/Chagall/Jawlensky 4/9-30/11

The Museum of the City of New York Harlem Lost and Found 3/5-4/1/2004

KunstHausWien Arik Brauer, don’t shoot the flowers...! 11/9-18/1/2004

The Metropolitan Museum of Modern Art Significant Objects from the Modern Design Collection Fino al/through 25/4/2004

MAK Hermann Kosel, The Holy Everyday 1/10-11/1/2004 Gilbert Bretterbauer: Textile World 5/11-10/1/2004

Rotterdam NAI At Home in Rotterdam City Models 30/8-17/11 Close to the Future: The Asymptote Experience 27/9-18/1/2004

Musée Matisse Matisse et l’arbre Fino al/through 11/1/2004

Lyon Biennale d’art contemporain de Lyon: C’est arrivé demain 18/9-4/1/2004

Malmaison Danimarca/Denmark Arken Arken Museum Helmuth Newton 13/9-18/1/2004

Louisiana Musuem Roy Lichtenstein 22/8-11/1/2004 Thomas Demand 10/10-14/12 Kingdoms of the Sun: Pre-Columbian Art from the Wessel Bagge Collection 12/11-8/2/2004

Collection Lambert, Musée d’Art Contemporain Salla Tykka 2/10-30/11 Francis Alys 2/10-30/11

Groningen

Le Cateau-Cambresis

Musée d’art moderne Lille Métropole Les Chemins de l’art brut 13/9-17/11 Hommage à Maurice Jardot 30/10-17/11

Landesmuseum Joanneus Natur Im Bild - Landschaftsmalerei des 19. Jhds. aus der Sammlung der Neuen Galerie 7/4-16/11

Kunsthaus Graz Einbildung, Das Wahrnehmen in der Kunst 24/10-20/1/2004

Musée de Grenoble Thomas Schütte 25/10 – 25/1/2004

Museum of Fine Arts Gabor Osz: The Liquid Horizon 11/9-30/11 Global Village: The 60s 2/10-18/1/2004 James Wilson Morrice and His Approach to the European Landscape 23/10-29/2/2004 Renaissance to Rococo 30/9-19/12

Avignone

Art Museum 20th Century Design: Breaking All the Rules Fino al/through 31/12

Magasin Olaf Breuning 19/10-4/1/2004

Lille

Francia/France

Galleria Rotor Sarajevo 26/9-15/11

Grenoble

Montreal

Graz

Denver

Olanda/Holland

Canada

Austria

Grazer Kunstverein, Filzentrum im Rechbauerkino Vom Horror der Kunst 27/9-30/11

Palazzo Barbaran da Porto Vincenzo Scamozzi intellettuale architetto (1548-1616) 7/9-11/1/2004

BA-CA Kunstforum Im Bann der Moderne: Picasso, Chagall-Jawlensky 4/9-30/11

Humlebaek

USA

MACRO Odile Decq 27/9-4/1/2004

Tokyo Canada

Polonia/Poland

Italia/Italy

Ferrara Germania/Germany

Tetraktis Istituto di Cultura Urbana Un nuovo Umanesimo per un nuovo Rinascimento 14/11-15/11 Per informazioni: Tetraktis Istituto di Cultura Urbana Via S.Marino 7 64100 Teramo Tel. ++39 0861 211310 Fax ++39 0861 212065 E-mail: tetraktis@virgilio.it

Francia/France

AGENDA

Musée du Château Les peintres de l’impératrice Joséphine 15/10-26/1/2004

Marseilles Musée des Civilisations de l’Europe et de la Mediterranée Parlez-moi d’Alger: AlgerMarseille, sept siècles de magnétisme 7/11-15/3/2004

Mentone Palais de l’Europe Jean Cocteau: Vie intime et sensibilité 18/10-31/1/2004

Nice Musée d’art moderne et contemporain Margaret Michel/Bernard Venet 31/10-7/12

Chantilly

Musée de Paleonthologie Humaine Les femmes préhistoriques: Eves et rêves, le retour Fino al/through 24/2/2004

Musée Condé Albrecht Dürer (1471-1528) et la gravure allemande 24/9-5/1/2004

Musée National Picasso La Guerre et la Paix Sarkis 14/6-10/11

Dijon

Paris

Musée des Beaux Arts Rembrant et son école 24/11-8/3/2004

Centre Pompidou Pierrette Bloch 25/9/2002-31/12 La culture pour vivre, de Georges Braque à Aurélie Nemours 25/9/2002-30/12 Roni Horn 1/10-5/1/2004 Robert et Sonia Delaunay, Donation Sonia et Charles Delaunay 1/10-5/1/2004 Richard Deacon à l’atelier Brancusi: Passage de la Mer Rouge 1/10-19/1/2004 Sophie Calle. M’as-tu vue L’invention du Monde 22/10-8/3/2004

Fontainebleau Musée du château Animaux d’Oudry. Collection des princes de Mecklembourg- Schwerin 8/10-5/1/2004

Giverny Musée d’Art Américain Paris, capitale de l’Amérique 31/8-30/11

186 l’ARCA 107


AGENDA Grand Palais Gauguin-Tahiti 4/10-19/1/2004 Edouard Vuillard 25/9-5/1/2004 Musée du Louvre Tanagra 19/9-5/1/2004 L’esprit créateur de Pigalle à Canova: terres cuites européennes 1740-1840 19/9-5/1/2004 Le Carrousel du Louvre Paris Photo: Salon International de la Photographie du 19e, moderne et contemporaine 13/11-16/11 Musée National Picasso “On est ce que l’on garde!” Les Archives Picasso 21/10-19/1/2004 Jeu de Paume Zao Wou Ki 14/10-7/12 Centre National de la Photographie Valie Export Christelle Familiari 10/9-24/11 Philippe Durand 22/10-24/11 Fondation Cartier Othoniel: Crystal Palace 31/10-11/1/2004 Daido Moriyama: Odorama 13/11-18/12 Musée d’Orsay Les origines de l’abstraction 3/11-23/2/2004 Maison de La Culture du Japon Hommes et Robots: de l’utopie à la realité 28/10-31/1/2004 Musée National des Arts AsiatiquesGuimet Confucius 28/10-9/2/2004 Musée message biblique Marc Chagall Un musèe, une collection 3/6-10/11 Musée du Luxembourg Botticelli, da Lorenzo il Magnifico e savonarola 1/10-22/2/2004 FRAC Ile-de-France, le Plateau Confrontations 4/10-30/11 Institut du Monde Arabe De Delacroix à Renoir. Peintres et photographes en Algérie 8/10-18/1/2004

+ europaconcorsi

Sèvres Musée de Céramique La faïence en Europe au XVII sièle 19/11-16/2/2004

Musée du château Eugène Devéria, peintre d’histoire 28/11-1/3/2004

Saint-Remy De Provence Centre d’Art Présence Van Gogh Sculptures du 20ème siècle: le bois Fino al/through 30/12 Hommage à Vincent Van Gogh: le maître des couleurs Fino al/through 30/12

108 l’ARCA 186

Italia/Italy Alba (Cuneo)

Germania/Germany Bonn Kunst-und austellungshalle der BRD Azteken 26/9-11/1/2004 Sebastiao Salgado 14/11-12/2004

Frankfurt am Main Schirn Kunsthalle Paul Klee: 1933 18/9-30/11 Dream Factory Communism: The visual culture of the Stalin Era 24/9-4/1/2004

Gran Bretagna/Great Britain Liverpool Tate Art, Lies and Videotape: Exposing Performance 14/11-25/1/2004

London Tate Britain Special Display: A Century of Artists’ Film in Britain 19/5-18/4/2004 Lynn Chadwick 15/9-2/3/2004 Turner and Venice 9/10-11/1/2004 Turner Prize 2003 29/10-18/1/2004 Tate Modern Sigmar Polke: History of Everything 2/10-4/1/2004 The Unilever Series: Olafur Eliasson 16/10-21/3/2004 Common Wealth 22/10-28/12 National Gallery Bill Viola: Tha Passions 22/10-4/1/2004 Thomas Jones in Italy 12/11-15/2/2004 Estorik Collection Cinema Italia: Classic Italian Film Posters 17/10-25/1/2004 Victorian and Albert Museum Gothic: Art for England 1400-1547 9/10-18/1/2004

Norwich Arts Centre Simona Dell’Agli: Facelift 20/10-29/11

Pau

Alan Davie 25/10-25/1/2004

Portsmouth Aspex Visual Arts Trust/Gallery The Garden of Eden – Faisal Abdu’ Allah 8/11-20/12

St-Yves Tate Pier Arts Centre Collection 8/2-25/1/2004

Fondazione Ferrero Tesori dal Marchesato Paleologo 19/10-8/12

AGENDA

Busto Arsizio (Varese)

Legnano (Milano)

Mirandola (Modena)

Fondazione Bandera per l’Arte Ernesto Treccani e gli artisti di “Corrente” 25/10-29/1/2004 Il “Progetto Libro” 18/10-30/5/2004

Palazzo Leone da Perego Federica Galli: 50 anni di incisione 19/10-14/12

Museo Civico Enzo Nenci 4/10-16/11

Lucca

Modena

Fondazione Ragghianti La scena di Puccini – L’immaginario visuale e l’opera 20/9-11/1/2004

Palazzo Santa Margherita La vita delle forme: Fotografie, disegni e grafiche da Picasso a Warhol 19/9-9/11 L’idea del paesaggio nella fotografia italiana dal 1850 a oggi 23/11-25/1/2004

Cantù (Como)

Oratorio dei SS Lorentino e Pergentino Ottocento ad Arezzo: La Collezione Bartolini 19/10-18/1/2004

Galleria del design e dell’arredamento Lucio Fontana e il mosaico di cantù 26/10-26/1/2004 Omaggio a Gegia e Marisa Bronzini 26/10-26/1/2004

Bagheria (Palermo)

Conegliano (Treviso)

Civica Galleria d’Arte Renato Guttuso Dal Fronte Nuovo all’Autobiografia, 1946 - 1966 Fino al/through 30/11

Palazzo Sarcinelli Da Corot a Monet: opere impressioniste e postimpressioniste 12/10-7/3/2004

Milano

Gallarate (Varese)

Fondazione Mazzotta Il Cavaliere Azzurro: Kandinsky, Marc e i loro amici Fino al/through 20/1/2004

Arezzo

Bari Castello Svevo Mario Ceroli 13/9-30/11

Bassano del Grappa (Vicanza) Museo Civico Canova 22/11-12/4/2004

Belluno Palazzo Crepadona Da Van Gogh a Picasso. Capolavori del diseno francese del XIX e XX secolo dal County Museum of Art di Los Angeles 11/10-7/3/2004

Civica Galleria d’Arte Moderna La lettura poetica del mondo nell’arte in divenire di Giovanni Campus: antologica dal 1964 al 2003 12/10-16/11

Faenza (Ravenna) Museo Internazionale della ceramica 53ª Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea 24/5-31/12

Ferrara Palazzo dei Diamanti Degas e gli Italani a Parigi 14/9-16/11

Bergamo

Firenze

Galleria d’arte moderna e contemporanea Paul Morrison: Saxifraga Fino al/through 30/9

Galleria Moretti Da Ambrogio Lorenzetti a Sandro Botticelli 27/9-29/11

Complesso Sant’Agostino Jacovitti, 1939-1997 21/9-9/11

Casa Buonarroti Daniele da Volterra amico di Michelangelo 30/9-12/1/2004

Accademia Carrara Fra’ Galgario. Le seduzioni del ritratto nel ’700 europeo 2/10-11/1/2004

Gallarate (Varese)

Bologna Galleria d’Arte Moderna Josef Sudek (1896-1976), nature morte 20/9-16/11 Collaudi 25/9-9/11

Bolzano Museion Eija-Liisa Ahtila 21/9-4/1/2004

Brescia Palazzo Martinengo Da Caillebotte a Picasso, i capolavori della collezione Oscar Ghez dal Museo del Petit Palais di Ginevra 19/7-16/11

+ europaconcorsi

Civica Galleria d’Arte Moderna La lettura poetica del mondo nell’arte in divenire di Giovanni Campus: Antologica 1964-2003 12/10-16/11 Enzo Nenci 30/11-11/1/2004

Genova Palazzo Ducale Bilbao a Genova-Genova a Bilbao 11/10-11/1/2004 Museo d’arte contemporanea di Villa Croce Il viaggio dell’uomo immobile. Diciotto stanze d’artista per un percorso nell’immaginario 29/10-1/2/2004

Gubbio (Perugia) Palazzo Ducale Collezione Panza di Biumo Fino al/through 4/12

Merano (Bolzano) KunstMeran Meta.fisica: Arte e filosofia da De Chirico all’Arte Povera 11/9-6/1/2004

Museo della Permanente Frida Kahlo 9/10-9/2/2004

Galleria Monica De Cardenas Antje Majewski, Watergames 25/9-15/11 Palazzo Brivio Sforza Fra’ Galgario nelle collezioni private milanesi 8/10-8/11 Palazzo Reale Guercino. La poetica e il teatro degli affetti 26/9-18/1/2004 Il gran teatro del mondo 30/10-28/3/2004 PAC Laurie Anderson. The Record of the Time 11/11-31/1/2004 Spazio Oberdan 1903: Palazzo Castiglioni e il Liberty a Milano 8/10-8/12 Galleria Blu Lynn Chadwick 14/10-9/1/2004 Museo Diocesano L’Annunciazione di Domenico Beccafumi 1/10-30/11 Photology Mario Giacomelli 50 opere inedite anni 50 13/9-15/11 Galleria Raffaella Cortese Roni Horn 3/10-22/11 Galleria Maria Cilena Adele Prosdocimi 16/10-28/11 Chiesa di San Fedele, Porta Nuova, Teatro alla Scala, Villa Reale In alto. Arte sui ponteggi Fino al/through 30/11 Galleria del Credito Valtellinese Refettorio delle Stelline Georges Mathieu, retrospettiva Fino al/through 15/11

Foro Boario Da Modigliani al contemporaneo: scultura dalle collezioni Guggenheim 29/11-7/3/2004

Monza (Milano) Serrone di Villa Reale Guido Pajetta fra primo e secondo Novecento 26/10-6/1/2004

Napoli Castel sant’Elmo Paul Gaugin e la Bretagna 16/10-8/1/2004

Orvieto Palazzo dei Sette Filippo Marignoli, Paesaggi Verticali 11/10-16/11

Padova Palazzo Zabarella I Macchiaioli 1848-1870. Prima dell’Impressionismo 27/9-8/2/2004 Palazzo dell Ragione La Grande Svolta – Gli Anni ’60 1/6-19/10 Museo Diocesano I colori del Sacro. La Creazione 6/12-28/3/2004

Palermo Albergo delle Povere Da Tiziano a De Chirico-La ricerca dell’identità 11/10-11/1/2004

Parma Galleria Nazionale Voltoni del Guazzatoio Il Medioevo Europeo di Jacque LeGoff 27/9-6/1/2004

Pisa Arsenali Medicei Pisa e il Mediterraneo, Uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici 13/9-9/12

Possagno (Treviso)

Massimo Bartolini 25/10-20/6/2004 Letizia Cariello: Hallenbad Project 25/10-7/12 Opere storiche 25/10-1/8/2004 Artisti toscani 25/10-7/3/2004 Verso un nuovo Centro: idee e riflessioni sul rogetto di ampliamento 25/10-22/2/2004

Reggio Emilia Palazzo Magnani Arnold Newman 13/9-16/11 Davide Benati 13/9-16/11

Rimini Castel Sismondo La Sistina e Michelangelo: storia e fortuna di un capolavoro 24/8-16/11

MART Scultura lingua morta 28/10-14/12 Skin-deep, il corpo come luogo del segno artistico 28/10-14/12

Sarmede (Treviso) XXI Mostra internazionale dell’illustrazione per l’infanzia 25/10-21/12

Sassuolo (Modena) Palazzo Ducale Maurizio Mochetti, un protagonista dell’arte italiana 19/9-30/11

Scandiano (Reggio Emilia) Castello Aldo Spoldi 6/9-16/11

Rivoli (Torino)

Suzzara (Mantova)

Castello Vanessa Beecroft, performances 1993-2003 8/10-25/1/2004 Anri Sala 6/11-25/1/2004

Ex Casa del Popolo 43° Premio Suzzara 21/9-23/11

Roma Galleria Nazionale d’Arte Moderna Segni del Novecento. La donazione Neri Pozza alla Fondazione Giorgio Cini, disegni, libri illustrati, incisioni 30/9-23/11 Museo d’arte contemporanea Jun Nguyen-Hatsushiba Paola Pivi Domenico Bianchi Vik Muniz 27/9-4/1/2003

Torino Galleria di Arte Moderna Attimo fuggente fra fotografia e cinema: “La fotografia vista da…Renzo Piano” 21/10-6/1/2004 Africa. 1000 anni d’arte 1/10-16/2/2004 Pinacoteca Agnelli L’attimo fuggente tra fotografia e cinema 15/10-6/1/2004 Museo Cinema La fotografia vista da Renzo Piano 15/10-6/1/2004

Palazzo Venezia Persone: Ritratti di gruppo da Van Dick a De Chirico 31/10-15/2/2004

Palazzo Cavour L’officina del mago, l’artista nel suo atelier 1900-1950 31/10-8/2/2004

Braccio Carlo Magno Visioni ed Estasi nella pittura del Seicento europeo 4/10-20/1/2004 Anfiteatro Flavio Nike. Il gioco e la vittoria 4/7-7/1/2004

Sala Bolaffi Marco Silombra, FisicaMente 25/9-9/11

Castel Sant’Angelo Europa e Cina alla Corte dei Ming 23/10-11/1/2004 Museo Vittoriano La Roma di Fellini 4/10-5/12 Tolouse Lautrec. Uno sguardo dentro la vita 10/10-8/2/2004

Prato

Villa Poniatowsky La committenza borghese tra ’700 e ’800 2/10-18/1/2004 Album di famiglia, i romani a Villa Borghese 2/10-18/1/2004

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci Wim Delvoye 25/10-6/1/2004

Associazione Culturale Valentina Moncada New York – The Golden Years 8/10-19/11

Gipsoteca e Casa Canova Canova 22/11-12/4/2004

Rovereto (Trento)

Lingotto Fiere Artissima: 10. Internazionale d’arte contemporanea 6/11-9/11 Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Sulle strade di Kiarostami 19/9-12/10/2004 Lei- Donne nelle collezioni italiane 7/11-8/2/2004

Treviso Casa dei Carraresi I colori del Sud da Cézanne a Bonnard 11/10-7/3/2004

Udine Galleria d’Arte Moderna Jack Beal: “Mosaico a New York City: The Onset of Winter” 11/9-31/12

186 l’ARCA 109


AGENDA Varese Villa Litta Panza di Biumo Giorgio de Chirico. I gladiatori 1927-30 4/10-14/12

Venezia Museo Correr Bruce Chatwin, fotografie 4/10-30/11 Terminal passeggeri VII Salone dei Beni e delle Attività Culturali 27/11-30/11 Caffè Florian Maria Gazia Rosin: Gelatina Lux 1/10-10/11

Verona Palazzo Forti La creazione ansiosa: van Gogh, Schiele, Bacon, Kiefer 12/9-11/1/2004

Olanda/Holland

+ europaconcorsi

Svizzera/Switzerland Basilea Kunstmuseum D’après nature-Dessins et gravures des XVe et XVIe siècles 30/8-23/11 Christian Jankowsky 13/9-7/12 Ernst Ludwig Kirchner: La vie montagnarde (Les premières années à Davos 1917–1926) 27/9-4/1/2004

Bellinzona Museo Villa dei Cedri Serge Brignoni (1903-2002) 2/10-6/1/2004

Ligornetto Museo Vela Petra Weiss 7/9-23/11

Locarno Pinacoteca Casa Rusca Italo Valenti (1912-1995) – Antologica 14/9-21/12

Groningen

Lugano

Groninger Museum ADCO - Aardewerk 21/6-1/2/2004 Erwin Olaf - Silver 21/9-30/11

Museo d’arte moderna Giovanni Fattori: l’opera incisa Fino al/thorugh 30/11

Rotterdam Kunsthal Rotterdam Jan Sluijters Muse, model and mistress 6/9-30/11 Fiep Westendorp 13/9-11/1/2004 The World of the Blackfoot Indians 27/9-11/12004

Galleria Gottardo Paesaggio spirituale – Franz Marc: un bestiario 17/9-29/11

Martigny Fondation Pierre Gianadda Paul Signac 18/6-23/11 Albert Anker 19/12-31/5/2004

Rancate Repubblica di San Marino San Marino Antico Monastero Santa Chiara Libertatis Fundator. Il Santo Marino. Iconografia, arte, storia 21/8-30/11

Pinacoteca Züst Luigi Chialiva 1842-1914, tra pittura di paese e pittura animalista 19/9-30/11

Zurigo Museum für Gestaltung Gottfried Semper (1803-1879) 1/11-25/1/2004

Spagna/Spain Madrid Museo Reina Sofia Rafael Alberti 16/9-24/11 Martin Parr 22/9-8/12 Joan Rebull 29/9-19/1/2004 Burle Marx 2/10-15/12 Le Tan 14/10-19/1/2004 Uslé 16/10-12/12004 Isidro Blasco 11/11-4/1/2004 Hanna Höch 16/12-29/2/2004 Centro Cultural Conde DuqueMedialabmadrid Banquete 24/9-23/11

110 l’ARCA 186

USA Bellevue Art Museum PLAY> Juniper Shuey 20/9-16/11 Clay Body 27/9-4/1/2004 Lucy Orta: Nexus Architecture + Connector IV 27/9-18/1/2004

Boston Museum of Fine Arts John Currin Selects 14/5-4/1/2004 Callot and His World: Princess, Paupers, and Pageants 23/7-25/1/2004 Rembrandt’s Journey: Painter, Draftsman, Etcher 26/10-18/1/2004

Chicago Chicago Art Institute On or Off the Wall: An International Selection of Tapestries and Carpets, 1920s–1970s 14/5-8/2/2004 Intimate Encounters: Paul Gauguin and the South Pacific—The Edward McCormick Blair Collection 6/9-11/1/2004 Focus: Mark Manders 14/9-6/1/2004 Dreaming in Pictures: The Photography of Lewis Carroll 11/10-11/1/2004 On Paper: New Acquisitions of American Art 18/10-16/5/2004 Manet and the Sea 20/10-19/1/2004

Denver Art Museum Lighter Than Air: Gauze Robes from China 17/5-30/11 Chinese Art of the Tang Dynasty from the Sze Hong Collection Fino al/through 25/1/2004 El Greco to Picasso from the Phillips Collection 4/10-4/1/2004 Full Frontal: Contemporary Asian Artists from the Logan Collection 18/10-23/5/2004 A Family: Portraits by Jim Torok 18/10-24/3/2004

Houston MFA The Stars Come Out: The Heroic Century, The museum of Modern Art Masterpieces 21/9-14/1/2004 The Manfred Heiting Collection Fino al/through 11/12004 Beyond Ornament: Contemporary Jewelry from the Helen Williams Drutt Collection Fino al/through 9/5/2004 Eye on Third Ward: Yates High School Photography Fino al/through 29/12 Western Landscapes by Albert Bierstadt and Thomas Moran from the Stark Museum of Art Fino al/through 1/2/2004 Luca Buvoli—Flying Preparatory Exercises Fino al/through 30/11 First Down Houston: The Birth of an NFL Franchise Fino al/through 8/2/2004 The Heroic Century: The Museum of Modern Art Masterpieces, 200 Paintings and Sculptures Fino al/through 4/1/2004 The Passionate Adventure o f the Real: Collage, Assemblage, and the Object in 20th-Century Art Fino al/through 8/2/2004

Los Angeles County Museum of Art Buddhist Icons 21/8-11/1/2004 Revisiting the Audrey and Sydney Irmas Collection of Photographic Self-Portraits 13/11-11/1/2004

The Wolfsonian–Florida International University Weapons of Mass Dissemination: The Propaganda of War 13/9–21/3/2004 Tokyo: The Imperial Capital 22/11–2/5/2004

New York New Museum Marco Brambilla: Halflife 2/10-7/12 Trisha Brown: Dance and Art in Dialogue, 1961-2001 10/10-25/1/2004 Whitney Museum of American Art Lothar Baumgarten: The Origin of the Night Fino al/through 30/11 Katie Grinnan: Adventures in Delusional Idealism 24/7-4/1/2004 Guggenheim James Rosenquist: A Retrospective 17/10-25/1/2004 Metropolitan Museum Klee Abstract 5/9-7/12 Museum of Arts & Design Corporal Identity-Body Language-9th Triennial for Form and Content 14/11-4/6/2004 MoMA Queens Projects 79: Liam Gillick, Literally 25/9-1/12 Projects 80: Lee Mingwei, The Tourist 25/9-24/11 Artist’s Choice: Moma Hatoun, Here is Elsewhere 7/11-2/2/2004 American Folk Art Museum The Perfect Game: America Looks at Baseball Fino al/through 1/2/2004

Philadelphia Institute of Contemporary Art Strange Messanger: The Work of Patti Smith 4/9-7/12 Gillian Wearing: Mass Observation 4/9-14/12 Traces of Friday 4/9-14/12 Virgil Marti: The Flowers of Romance 4/9-14/12

Phoenix Art Museum Friends of Mexican Art Celebrates 40 Years: Gifts to Valley Museums 20/9-14/12 38th Annual Cowboy Artists of America Exhibition& Sale 18/10-16/11 Beauty and Style in 19th Century American Fashion 15/11-11/4/2004

Miami

San Diego

Miami Beach Art Basel 4/12-7/12

Museum of Contemporary Art Alex Webb: Crossings 21/9-7/12

AGENDA Museum of Art Modern European Works on Paper 23/8-14/12 African Art of the Baule 23/8-4/1/2004 Sculpture in Silk: Costumes from Japan’s Noh Theatre 15/11-25/1/2004 Mingei International Museum Mingei of Japan - The Legacy of Its Founders: Soetsu Yanagi, Shoji Hamada and Kanjiro Kawai 29/6-25/1/2004

San Francisco San Francisco Museum of Modern Art (SFMoMA) Diane Arbus retrospective 25/10-8/2/2004 The Photographs of Reagan Louie: Sex Work in Asia 4/9-7/12

Seattle Art Museum The View from Here: The Pacific Northwest 1800-1930 8/8-29/2/2004 Baja to Vancouver: The West Coast and Contemporary Art 9/10-4/1/2004

St.Louis Contemporary Art Museum A Fiction of Authenticity: Contemporary Africa Abroad 20/9-3/1/2004

West Palm Beach Norton Museum of Art A Brush with Nature: The Gere Collection of Landscape Oil Sketches 11/10-4/1/2004 Cross Currents: Neuberger Berman Collection 18/10-28/12

Fiere e saloni specializzati Trade fairs and exhibitions

Brasile/Brazil

+ europaconcorsi

International trade fair of public works and building industry 3/12-4/12 Per informazioni: Lee Baker Tel. 888-253-1718, ++1 416-398-2786 Internet: www.exposition.com E-mail: leebaker@exposition.com

Francia/France Le Touquet Palais de l’Europe Habitat et environnement 20/2/2004-22/2/2004 Per informazioni: MC2 EVENT 10 Résidence le Center 62176 Sainte Cécile Tèl. ++33 03 21091666 Fax : ++33 03 21091667

Paris Paris Expo-Porte de Versailles Batimat Salone internazionale dell’edilizia International building exhibition 3/11-8/11 Per informazioni: Batimat Reed Expositions France 70 rue Rivay 92532 Levallois Perret Tel. ++33 1 47565102 Fax ++33 1 47560818 Internet: www.batimat.com E-mail: info@batimat.com

Piscine, Spa Et Sauna 2003 5/12-15/12 Salon Nautique International 6/12-15/12 Per informazioni: Reed Expositions France 11 rue du Colonel Pierre Avia BP 571 75726 Paris cedex 15 Internet: www.reedexpo.fr

Paris Nord-Villepinte Pollutec Salone internazionale delle attrezzature, tecnologie e servizi per l’ambiente/International trade fair of equipment, technologies and services for the environment 2/12-5/12 Per informazioni: Reed Expositions France 70 rue Rivay - 92532 Levallois-Perret Tel. ++33 01 47 56 50 00 Fax ++33 01 47 56 14 40 Internet: www.reedexpo.fr, www.pollutec.fr E-mail: info@reedexpo.fr

Germania/Germany

Sao Paulo

Francoforte

Feira Techtextil South America Salone internazionale del tessile tecnologico/International trade fair of technological textiles 11/11-13/11

Messe Light and Building/LonWorks Salone e conferenze internazionali sulla luce e tecnologia elettronica International fair and conferences about lightning and electrical technology 18/4/2004-22/4/2004

Per informazioni: Messe Frankfurt Katrin Klepsch Tel. ++49 69 75755822 Fax ++49 69 75756950 Internet: www.messefrankfurt.com E-mail: katrin.klepsch@messefrankfurt.com

Per informazioni: Tel. ++49 69 7575 6599 Internet: www.lightbuilding.messefrankfurt.com

Koln Canada Toronto International Centre Canadian Public Works Expo Salone internazionale dell’edilizia nei lavori pubblici

Messe FSB Salone internazionale degli impianti sportivi, dei luoghi di divertimento e delle piscine/International trade fair for amenity areas, sports and pool facilities 5/11-7/11

Per informazioni: Internet: www.fsb-cologne.de

imm cologne Salone internazionale del mobile International furniture fair 19/1/2004-25/12004 Per informazioni: Internet: www.imm-cologne.de

Gran Bretagna/Great Britain London Earls Court 2 100% Design Salone internazionale di design/International design trade fair 13/11-16/11 Per informazioni: Internet: www.100percentdesign.co.uk

Italia/Italy Bari Fiera del Levante Sicurezza Mediterranea Salone internazionale dell’impiantistica/International trade fair of technological plants 14/11-16/11 Per informazioni: Intel Via Gattamelata 34 20149 Milano Tel. ++39 02 3264282 Fax ++39 02 3264284 E-mail: segreteria@intel.anie.it Internet: www.intelshow.com

Bologna Fiera Europolis Salone delle tecnologie per vivere la città/Exhibition of technologies for a liveable city 4/2/2004-7/2/2004 Per informazioni: ON Ognanizzazione Nike Viale della Mercanzia 138, Blocco 2B, Gall.B 40050 Funo Centergross (BO) Tel. ++39 051 6646624 Fax 051 ++39 051 6646424 E-mail: segreteria@on-nike.it

Milano Fiera La Mia Casa Salone dell’arredo e degli oggetti per la casa/Trade fair of furniture and objects for homeliving 1/11-9/11 Per informazioni: Assoexpo Via Domenichino 11 20149 Milano Tel. ++39 02 4815541 Fax ++39 02 4980330 Internet: www.assoexpo.com E-mail: assoexpo@assoexpo.com

Mostra mercato antiquari Milanesi Trade fair of Milanese antiques 15/11-23/11 Per informazioni: Cristina Pariset Tel. ++39 02 4812584 Fax ++39 02 4812486 E-mail: pariset@planet.it

Milano Energia Salone internazionale dell’energia/International trade fair of energy 25/11-28/11 Per informazioni: Assoexpo Via Domenichino 11 20149 Milano Tel. ++39 02 4815541 Fax ++39 02 4980330 Internet: www.assoexpo.com E-mail: assoexpo@assoexpo.com

Xylexpo/Sasmil Fiera dedicata alla tecnologia per la trasformazione del legno e agli accessori, ai materiali e ai semilavorati per l’industria del mobile Fair dedicated to the technology for the transformation of wood, accessories, materials half-finished for the industry of furniture 26/5/2004-30/5/2004 Per informazioni: Cosmit eventi Tel. ++39 02 8065141 Fax ++39 02 86996221 Internet: www.cosmit.it E-mail: info@cosmit.it

Rimini Fiera SIA Salone internazionale dell’attrezzatura alberghiera International trade fair of hotel equipment 29/11-3/12 Per informazioni: Rimini Fiera Via Emilia 155 47900 Rimini Tel. ++39 0541 744228 Fax ++39 0541 744505 Internet: www.riminifiera.it

Torino Lingotto Fiere Restructura 2003 Salone dei professionisti dell’edilizia e dei loro clienti Trade fair for the professionals of costruction and their clients 27/11-30/11 Per informazioni: Luigi Pellister Tel. ++39 011 6644209/6644203 Fax ++39 011 6644395 Internet: www.restructura.com E-mail: press@lingottofiere.it

Singapore Singapore Parc des Expositions ISH Light+Building Asia Salone internazionale dell’illuminazione e dell’edilizia International trade fair of lighting and building 19/11-21/11 Per informazioni: Messe Frankfurt Ludwig-Erhard-Anlage 1 D-60327 Frankfurt am Main Tel. ++49 69 75756477 Fax ++49 69 75756758 Internet: www.light-building.messefrankfurt.com, www.ish.messefrankfurt.com E-mail: iris.jeglitza-moshage@messefrankfurt.com

Svizzera/Switzerland Basilea Fiera The World of Inspiration Salone internazionale del design per l’accoglienza e la ristorazione International trade show of design for hotels and restaurants 21/11-25/11 Per informazioni: MCH Fiera di Basilea Meret Peter Tel. ++41 58 2062215 Fax ++41 58 2062191 Internet: www.messe.ch, www.igeho.ch E-mail: meret.peter@messe.ch, info@igeho.ch

186 l’ARCA 111


l’Arca in the World ARGENTINA Libreria Concentra ESQ.Arquitecto Montevideo 938 1019 Buenos aires Tel. 011 48142479 libreria@concentra.com.ar S. Averbuj Publicaciones P.O.Box 860 5500 Mendoza Tel. 061.202857 Fax 061.380131 ALBANIA Adrion LTD Sh. 1, Ap. 8 Sami Frasheri Str. P. 20/1 Tel. 0035.5.4240018 Fax 0035.5.4235242 AUSTRALIA Europress Distributors PTY LTD Unit 3, 123 McEvoy Street Alexandria, NSW 2015 Tel. 02 96984922/4576 Fax 02 96987675 AUSTRIA Bookshop Prachner Sporgasse 24 A-8010 Graz BELGIUM (l’Arca International) Agence et Messageries de la Presse Rue de la Petite Ile, 1 B-1070 Bruxelles Tel. 02.5251411 Alpha Libraire Universitaire Rue de Termonde, 140/142 B-1083 Bruxelles Tel. 02 4683009 Fax 02 4683712 Office International des Périodiques Kouterveld, 14 B-1831 Diegem Tel. 02.7231282 S.P.R.L. - Studio Spazi Abitati Avenue de la Constitution, 55 Grondwetlaan B-1083 Bruxelles Tel. 02 4255004 Fax 02 4253022 BRAZIL Livraria Leonardo da Vinci Rua Heliopolis 75 Vila Hamburguesa CEP 5318 - 010 Sao paulo Tel. 011 36410991 Fax 011 36412410 CHILE Libro’s Soc. Ltda. Av. 11 de Septiembre 2250 Piso 11 OF. 1103 Providencia, Santiago Tel. 02 3342350-Fax 02 3338210 CYPRUS Hellenic Distribution Agency Cyprus Lemesos Avenue, 204 Latsia P. O. Box 24508 Tel. 2.878500, Fax 2.489131

FINLAND Akateeminen KirjakauppaThe Academic Bookstore P.O.Box 23 SF-00381 Helsinki Tel. 01.1214330 FRANCE (l’Arca International) Paris Art Curial 9, avenue Matignon, 75008 Tél. 01 42991617 Fax 01 433592981 Galignani 224 rue de Rivoli, 75041 Cedex 01 Tél. 01 42607607, Fax 01 42860931 La Hune Librairie 170, boulevard Saint-Germain, 75006 Tél. 01 45483585, Fax 01 454444987 L’arbre à lettres 56, Faubourg Saint-Antoine, 75012 Tél. 01 53338323, Fax 01 43420434 Librairie Flammarion Centre Georges Pompidou 26, rue Jacob, 75006 Tél. 01 44781233 Fax 01 42785059 Librairie Le Moniteur 15-17, rue d’Uzès, 75002 Tél. 01 40133380 Fax 01 40136063 Librairie Le Moniteur 7, Place de l’Odéon, 75006 Tél. 01 43254858 Fax 01 40518598 Maison du Livre Italien 54, Rue de Bourgogne F-75007 Paris Tél. 1.47050399 Fax 1.45515313 Bordeaux La Machine à lire 8, rue Parlement Saint-Pierre Tél. 05 56480387 Fax 05 56481683 Librairie réunion des musées nationaux C.A.P.C. Musée d’Art Contemporain 7, rue Ferrère Tél./fax 05 57859147 Lille Le Furet du Nord 11, place Général de Gaulle Tél. 03 20784343 Fax 03 20782342 Lyon Michel Descours 31, rue Auguste Comte Tél. 04 78426567 Fax 04 78372237 Librairie Le Moniteur 125, rue Vendôme, 69006 Tél. 04 72757717, Fax 04 78520216 Strasbourg Librairie International Kleber 1, rue des Francs Bourgeois Tél. 03 88157884 Fax 03 88157880

Toulouse Ombres Blanches 50, rue Gambetta Tél. 05 61214494, Fax 05 61230308 Privat 14, rue des Arts Tél. 05 61126420 Fax 05 61215603 GERMANY Buchhandlung L.Werner Turkenstrasse, 30 80333 Munchen Tel. 089 226979 Fax 089 2289167 F. Delbanco Bessemerstrasse, 3 Postfach 1447 21304 Luneburg Tel. 041 312428-0 Fax 041 31242812 post@delbanco.de GREAT BRITAIN Central Books 99 Walls Road London E9 5LN Tel. 0044.20.8525.8825 Fax 0044.20.8533.5821 John Wiley & Sons Ltd. Ealing Broadway Centre 4th Fl. International Hse W5 5DB London Tel. 020 83263800 Fax 020 83263801 Rowecom UK Ltd Cannon House Folkestone, Kent, CT 19 5EE Tel. 0303.850101 Fax 0303.850440 GREECE Goulas Theodoros Publishing House 65, Epmou Str. 54625 Thessaloniki Tel./Fax 0310 264241 Hellenic Distribution Agency 1, Digeni Street GR-17456 Alimos Tel. 01.9955383, Fax 01.9948777 HOLLAND Bruil & Van De Staaij Postbus 75 7940 AB Meppel Tel. 0522.261303 Fax 0522.257827 info@bruil.info www.bruil.info/larca Swets Blackwell BV P.O.Box 830 2160 SZ Lisse Tel. 02521.35111 ISRAEL Steimatzky Group Ltd. Steimatzky House 11 Hakishon Street Bnei-Brak 51114 Tel. 03 5794579, Fax 03 5794567 JAPAN AD. Shoseki Boeki Co. Ltd P.O.Box NO 1114 Osaka 530-91

Maruzen Company Ltd Journal Division 3-10 Nihonbashi 2 Chome Chuo-ku 103-8245 Tokyo Tel. 3 32758591 Fax 3 32750657 journal@maruzen.co.jp Yohan 14-9 Okubo 3-chome, Shinyu-ku, Tokyo 169 Tel. 03 32080181 Fax 03 32090288/32085308 KOREA REPUBLIC MGH Co. Suite 901, Pierson Bd. 89-27 Shin Moon Ro 2Ka.Chong Ro. Seoul 110-062 Tel. 02.7328105 Fax 02.7354028 MALTA Melit Ltd. Censu Bugeja Street P.O.Box 488 La Valletta CMR 01 Tel. 437314 Miller Distributors Miller House Tarxien Road, Airport Way Luqa Tel. 664488 Fax 676799 MEXICO Libreria Morgana Alberto Zamora 6-B Col. Villa de Coyoacan 04000 Mexico DF Tel./Fax 05 6592050 POLAND Pol-Perfect SP Z.O.O. Ul. Wladyslawa Lakietka 7 PL 03-590 Warszawa Tel. 22 6772844 Fax 22 6772764 Gambit Ai Pokoju 29/B/22-24 31-564 Krakow Tel. 012 42155911 Fax 012 4227321 informacja@gambit.krakow.pl PORTUGAL Epul Edições e Publicações Lda Rua José Falcão, 57, 4° Esq. 1000-184 Lisboa Tel. ++351 1 316 1192 Fax ++351 1 316 1194 PRINCIPALITY OF MONACO (l’Arca International) Presse Diffusion P.O.Box 479 MC 98012 Monaco Cedex Tel. 92057727, Fax 92052492 SAUDI ARABIA Studio 65 P.O.Box 2763 Jeddah Tel./Fax 02.6518296

SINGAPORE Leng Peng Fashion Book Centre 10 Ubi Crescent, #05-26 Singapore 408564 Tel. 7461551, Fax 7424686 SIRIA Kayyal Trading Co. P. O. Box 1850 Damascus Tel. 00963.11.2311542 Fax 00963.11.2313729 SLOVENIA Editoriale Stampa Triestina Via dei Montecchi 6 Trieste (Italia) Tel. 040 7796666 Fax 040 7796402 SPAIN Libreria Camara SL Euskalduna, 6 48008 Bilbao Tel. 4.4321945 Comercial Atheneum SA Joventut,19 08830 Sant Boi de Llobregat Tel. 93.6544061 Fax 93.6401343 Promotora de Prensa Internacional SA Disputaciòn, 410 08013 Barcelona Tel. 93.2653452 STATI UNITI L.M.P.I. - USA 8155, Rue Larrey Montreal H1J 2L5 QC Tel. 001.514.3749661 Fax 001.514.3744742 SWITZERLAND NLDA-Nouvelle Librairie d’Architecture 1, Place de l’Ile CH-1204 Génève Tel. 022.3115750 TAIWAN Super Teem Technology Co. Ltd. IF., No.13, Alley 21. Lang 200 Yung Chi d. Taipei Tel. 02 27684617 Fax 02 27654993 THAILAND Central Books Distribution 306, Silom Road Bangkok Tel. 2.2336930-9, Fax 2.2378321 TURKEY Arti Perspektif Yayincilik Kiziltoprak Bagdat Cumhur Sadiklar 12/1 81030 Kadikoy/Istanbul Tel. 0216 4189943 Fax 0216 4492529 arti.perspektif@bnet.net.tr

The books of l’Arca Edizioni in the world are distributed by: In France: Alterna - 5, rue du Marchal Leclerc, F 28600 Luisant - Tel. ++33 237305703, fax ++33 237305707 In Germany, Austria, Belgium, Holland, Luxembourg: Wasmuth Verlag - Fürststrasse 133, D-72072 Tübingen - Tel. ++49 7 07133658, fax ++49 7 07135776 In Great Britain: Art Books International - Unit 14, Groves Business Centre, Shipton Road , Milton-under-Wiychwood, Chipping Norton, Oxon, OX7 6JP - Tel. ++44 1993 830000, fax ++ 44 1993 830007 In Spain: Publicaciones de Arquitectura y Arte, S.L. -C/. General Rodrigo, 1 - 28003 Madrid - Tel. ++34 91 554 61 06, fax ++34 91 554 88 96 - 34 91 554 76 58, E-mail: publiarq@publiarq.com In Portugal: Epul Edições e Publicações Lda - rua José Falcão, 57, 4° Esq. - 1000-184 Lisboa - Tel. ++351 1 316 1192, fax ++351 1 316 1194 In Korea Republic and Singapore: MGH Co. - Suite 901, Pierson Bd. 89-27 Shin Moon Ro 2-Ka, Chong Ro, Seoul 110-062, Korea Republic - Tel.++82 2 7328105, fax ++82 2 7354028 In USA and Canada: Art Stock - 41 Monroe Turnpike - Trumbull, CT 06611 USA - Tel. 203 459 5090, fax 203 459 5095 - www.artstockbooks.com - E-mail: info@artstockbooks.com German Office - Art Stock HQ (in Germany) - Agnesstrasse 6 - D-70597 Stuttgart - Tel. +49 711 327 5550, fax +49 711 327 5551 In Rest of the World: l’Arca Edizioni spa - Via Valcava 6, 20155 Milano - Tel. ++39 02 325246, fax ++39 02 325481, E-mail: arca@tin.it

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