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Il problema dei problemi/The Biggest Problem of All Cesare Maria Casati

I

l mito urbanistico degli anni Cinquanta, che vedeva la pianificazione territoriale programmata e disciplinata da norme di legge, spinta sino al punto di fondare numerose nuove città, è miseramente fallito. L’inadeguatezza dei progetti urbanistici proposti e realizzati, messi a confronto con le trasformazioni sociali e scientifiche che avvengono senza soluzioni di continuità nella società post industriale e nel terzo mondo, ci ha portato a gestire un caos urbano identico in tutte le città di tutti i continenti, senza intravedere ancora vie di uscita possibili. L’avvento del motore a benzina, che all’inizio del secolo sembrava consentire un progresso sociale unico, sia come mezzo di mobilità individuale dai costi democratici che come trasporto urbano collettivo, lasciato sempre senza controllo di quantità produttiva e di consumi, si è trasformato oggi da mezzo di progresso a elemento di regresso spaziale cittadino e di avvelenamento collettivo. Nessuno all’inizio del secolo avrebbe mai pensato che un giorno (oggi) il rapporto tra veicoli e popolazione sarebbe diventato di circa 1 a 1. Senza contare il pendolarismo, verso e dalle grandi città per ragioni di lavoro e di studio, che avrebbe aumentato, con incrementi esponenziali, la presenza dei mezzi motorizzati negli spazi liberi di transito cittadino, occupandoli tutti. Problema evidente soprattutto in Europa dove tutte le grandi e piccole città sono nate su impianti urbanistici, romani o medioevali, che prevedevano spazi liberi di transito, giustamente dimensionati, allora sì saggiamente, per il traffico pedonale e per i mezzi a trazione animale. Mai avrebbero pensato che le loro strade, che per la maggior parte sono ancora le nostre strade, sarebbero tornate utili non solo al traffico di mille anni dopo ma che sarebbero diventate anche le “stalle” di nuovi cavalli meccanici. E’ evidente che oggi, se fosse obbligatorio avere una “stalla”, come era una volta per i cavalli, per ogni vettura, avremmo molte vetture residenti in città in meno, il traffico sull’intera larghezza stradale, grandi spazi liberi e aria respirabile. Senza contare i costi sociali che le città devono sostenere nel dedicare quasi la totalità degli spazi stradali del territorio urbano al solo trasporto meccanico che necessita di asfalto, manutenzione, segnaletica, sorveglianza, assicurazioni e soccorso oltre a incrementare malattie polmonari e limitare la mobilità pedonale. E’ incredibile che un mezzo inventato per conquistare libertà di movimento, e quindi felicità, sia diventato ormai, per incapacità di previsioni urbanistiche e industriali, un feticcio, che pur essendo ingombrante e produttore di veleni, è adorato e venerato anche come oggetto portatore di valori estetici e sociali. La libertà di movimento nel tessuto urbano ormai non esiste più, i tempi di spostamento sono tornati quelli del medioevo, chi è handicappato è impossibilitato a percorrere anche gli spazi a lui dedicati perché occupati dalle auto in sosta, (almeno a Milano è così). Ecco perché occorre chiederci: cosa fare? Dobbiamo avere il coraggio, e l’invito va soprattutto agli architetti, di ribaltare gli schemi tradizionali tipo: centro storico museificato e imbalsamato allo stato attuale, periferie dove tutto il peggio è consentito e solo aree extraurbane per attività produttive o ricreative. Se prendiamo coscienza dei mezzi formidabili, progettuali, tecnologici e costruttivi, che la contemporaneità ci sta offrendo e osserviamo con attenzione altre realtà nel mondo che, nonostante “il motore su ruote”da sempre non soffrono più di questi problemi, e proviamo a proporre nuovi progetti per “cellule” urbane organizzate in modo di convivere con l’automobile e utilizzarla solo per i percorsi extraurbani e ospitata rigorosamente in “stalle” ai margini degli spazi di vita, forse creeremo degli esempi degni di attenzione e di emulazione. Penso a Venezia, città storica sempre moderna da secoli, sia per l’impianto urbano che offre acqua e non asfalto al traffico, che per qualità architettonica, un unico centro divenuto storico per essere un agglomerato di costruzioni di epoche diverse dove ciascuna ha lasciato reperti formidabili della propria modernità e della propria cultura. Nonostante la mancanza di strade asfaltate è una città che consente a tutti i suoi abitanti di possedere un automezzo per i viaggi al di fuori del territorio urbano e di muoversi agilmente al suo interno a piedi o con barche e battelli. Certamente una città simile realizzata oggi sugli stessi principi eliminerebbe tranquillamente anche i problemi che i veneziani lamentano. L’avvento dell’informatica e del telelavoro ne risolve già alcuni. Altre città da studiare come impianto urbano e come tessuto sociale sono le famose casbe arabe, penso a quella di Algeri o di Casablanca. Ma ce ne sono molte altre. E’ evidente a tutti che l’incompatibilità tra sostenibilità di qualità di vita cittadina e trasporti collettivi pubblici e privati è diventato il problema dei problemi.

T

he town-planning dream of the 1950s that envisaged programmed territorial planning governed by rules and regulations actually capable of creating lots of new cities, turned out to be a miserable failure. The inadequacy of the town-planning projects devised and developed compared to the incessant socio-scientific changes in post-industrial society and the third world has led to our handling exactly the same kind of urban chaos in every city all over the world, without yet glimpsing any possible ways out. The arrival of the petrol engine, which at the beginning of the century appeared to allow one-track social progress as a democratically-priced means of both individual and communal urban transport, completely uncontrolled in terms of production and consumption, has now turned from being a means of progress into a source of spatial regression in the city and collective poisoning. At the start of the century nobody would have thought that one day (today) the ratio between people and vehicles would be 1 to 1. Without taking into account commuting to and from big cities for work or study purposes, that brought with it an exponential increase in the number of motorised means of transport in the city’s free transition spaces, taking them all up. A real problem in Europe in particular, where all large and small cities are built on Roman or Medieval town plans catering for suitably-sized (wisely back then) free transition spaces for pedestrian traffic and animal-driven transport. They would never have guessed that their roads, which are mostly still our own roads, would have turned out to be useful not only for traffic a thousand years ago but also the “stables” for new mechanical horses. Clearly if it were still compulsory to have a “stable”, as used to be the case with horses, for each vehicle, then we would have a lot less vehicles residing in the city, less traffic on our roads and plenty of open spaces full of fresh air. Without counting the social costs that cities are forced to bear in devoting almost all the city’s road spaces to just mechanical transport, calling for asphalt, maintenance, road signs, surveillance, insurance and rescue teams, as well as an increasing number of lung illnesses and constraints on pedestrian mobility. It is amazing to think that a means designed to allow freedom of movement and hence happiness has now turned into a fetish, due to a failure to make the right urban/industrial forecasts. A fetish which, although spreading poison and taking up lots of space, is still loved and worshipped like an object of great aesthetic/social value. Freedom of movement through the city no longer exists, travelling times are as slow as back in the Middle Ages and the disabled cannot use the spaces set aside for them because they are taken up by parked cars, at least that is the way things are in Milan; this is why we need to ask ourselves what can done. We need to be bold and architects in particular must be asked to turn conventional schemes upside down: our historical city centres are mummified and reduced to museums, the suburbs where anything goes, and just extra-urban areas for production and recreation activities. If we take note of the incredible design, technology and construction tools now at our disposal and pay careful attention to other places around the globe where “engines on wheels” have never caused these problems and try to propose new plans for urban “cells” organised to co-exist with cars to be used exclusively for out-of-city purposes and strictly confined to “stables” on the outskirts of living spaces, then perhaps we might be able to come up with some examples worthy of note and emulation. I am thinking of Venice, a historical city that has been modern for centuries, thanks to its urban plan offering water rather than tarmac and its architectural quality, one single city centre whose historical nature lies in its conglomeration of buildings from different periods, each leaving its own special traces of modernity and culture. Despite the lack of tarmac roads, the city allows all its inhabitants to own a car for travelling outside the city and to move easily around the inner-city on foot or by boat. Of course designing a city along the same lines today would easily eliminate the problems the people of Venice complain about. The advent of computer technology and tele-employment has already solved some of them. Other cities worth studying for their master plans and social fabric are the famous Arabian Casabas, notably those in Algiers or Casablanca. But there are plenty of others. It is obvious to everybody that the incompatibility of the sustainability of high-quality city life and public/private means of communal transport is now the biggest problem of all.

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G

eo.Cromatica

Form and Colour Systems

di/by Narciso Silvestrini

La notazione/Notation Sia per il sistema delle forme (in questo caso rettilinee) che per quello dei colori può essere vantaggiosamente impiegato un analogo criterio per individuarne e denotarne i diversi punti. Ciascuna forma, ma anche ciascun colore, può essere posizionata e descritta da un numero costituito da tre cifre. La prima cifra indica il valore di una delle tre dimensioni, per esempio il valore “y”, oppure l’intensità di uno dei tre colori primari, per esempio, quella del “rosso”. La seconda cifra può indicare il valore “z” oppure l’intensità del “verde”. La terza cifra il valore “x” e l’intensità “blu”. I valori 1, 2, 3, ... 8, riportati nell’esempio, corrispondono a una scala, liberamente convenuta, delle progressive dimensioni geometriche e delle progressive intensità delle tinte. 000 - notazione del punto-origine come pure del nero primordiale. 888 - notazione degli spigoli del cubo assemblato ma anche del bianco: sintesi finale di rosso, di verde, di blu.

Le variabili visive/Visual Variables Le caratteristiche per le quali le immagini, non importa se provenienti dal bidimensionale o dal tridimensionale, dal reale o dal virtuale, ci appaiono differenti l’una dall’altra sembrano essere, al massimo, otto. Ciascuna delle otto variabili può, a sua volta, essere strutturata sulla base di tre coordinate primarie le cui combinazioni, assenze e presenze danno luogo a otto (8=23) possibilità: tante quanti sono i vertici del cubo. Il cubo sembra essere il modello più ricorrente per la rappresentazione delle strutture portanti dei diversi ambiti disciplinari; anche nel nostro caso esso viene assunto come modello per evidenziare alcune corrispondenze, o discordanze, tra lo spazio dei colori e quello delle forme.

There seem to be at most eight different features distinguishing different images regardless of whether they are two-dimensional or three-dimensional, real or virtual. Each of these eight variables can, in turn, be structured around eight basic co-ordinates, whose combinations, absences and presences give rise to eight different possibilities (8=23): just like the corners of a cube. The cube seems to be the most common model used to represent the bearing structures of various disciplines; in our case, too, it is used to highlight the similarities and differences between colour space and the space of forms.

La formazione/How they are formed Il cubo delle forme e quello dei colori sono entrambi generati dall’interazione tra i rispettivi enti primi: punto, retta, piano, in un caso, colori primari nell’altro caso, così che i due modelli possono essere sovrapposti uno all’altro. La corrispondenza “forma-colore”, ossia tra una specifica forma e uno specifico colore, è arbitraria ma non è arbitraria l’analogia tra i due processi di formazione: dal punto al volume, dal nero al bianco, e viceversa. Tra questi estremi si estende la mediazione, la “medietas” che, in un caso, è svolta dalle linee e dalle superfici, mentre nell’altro è svolta dai colori primari e da quelli secondari. Da un estremo si scende alla medietà per “remissione”, dall’altro si ascende alla stessa per “intenzione” (R.Grossatesta).

Both the colour cube and its counterpart for forms are generated from how their basic features interact: points, straight lines and planes in one case and primary colours in the other. This means the two models can be superimposed. The matching of a “form” and “colour” or one specific form and one specific colour is arbitrary, but there is nothing arbitrary in the comparison between the processes through which they are formed: from point to volume, from black to white, and vice-versa. There is a “medietas” between these extremes, which, in one case, takes the forms of lines and surfaces and, in the other, corresponds to the primary and secondary colours. From one extreme the mediating is downwards and known as “remission”, from the other it is upwards and called “intention” (R. Grossatesta).

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La complementarità /Complementarity Il concetto di complementarità implica, più che opposizione, integrazione e completamento tra due reciproci, al fine di ottenerne “l’unità”. Nel caso, sono tra loro complementari le forme, le disposizioni e i colori situati in posizioni simmetriche rispetto al centro del cubo. Ma è particolarmente significativo tener presente che un asse è il risultato dell’intersezione tra due piani e che esso è complementare del terzo piano: il piano assente. Così, per esempio, l’asse della postura verticale, quello dell’equilibrio, è dato dall’intersezione del piano frontale (audio) con il piano sagittale (video) ed è complementare al piano orizzontale, al piano di terra: quello dei passi. Se questo è il senso dei tre assi e dei tre piani fondamentali, non a caso tra loro ortogonali, allora camminare vuol dire porre rimedio, a ogni passo, a un’incipiente caduta; vuol dire che per un buon ascolto (asse trasversale) occorre chiudere gli occhi, che a un bel vedere (asse sagittale) conviene il silenzio.

It might be useful to use a similar means of detecting and denoting the various points for both the system of forms (in this case straight lines) and colours. Each form and also each colour can be positioned and described by a three-figure number. The first figure indicates the value of one of the three dimensions, for instance the value “y” or the brightness of one of the three primary colours, for example, “red”. The second figure can indicate the value “z” or the brightness of “green”. The third figures stands for the value “x” or brightness of “blue”. The figures 1, 2, 3,...8 given in the example correspond to a freely determined scale of progressive geometric dimensions and progressive brightness of shades. 000 - notion of the origin-point and primitive black. 888 - notion of the corners of an assembled cube and also white: final synthesis of red, green and blue.

The idea of complementarity implies the integrating and completion of two reciprocals to obtain “unity” rather than any idea of opposition. In the case in question, the forms, dispositions and colours in symmetrical positions in relation to the centre of the cube are all complementary. But it is particularly worth noting that an axis is the result of two intersecting planes and is complementary to a third plane: the missing plane. Hence, for instance, the axis of vertical posture (of equilibrium) is given by the intersection of the front plane (audio) with the sagittal plane (video) and is complementary to the horizontal plane or floor plane: the stepping plane. If this is the real sense of the three axes and three basic planes, not surprisingly at right-angles to each other, then each step taken when walking means avoiding a potential fall; it also means that you need to close your eyes to listen properly (vertical axis) and remain silent to see properly (sagittal axis).

Le trasformazioni/Transformations Ora diventa piuttosto facile, utilizzando le precedenti notazioni numeriche trivarianti, reperire i punti o seguire i percorsi delle trasformazioni e delle trascolorazioni entro lo spazio geo-cromatico. E’ altrettanto agevole descrivere le caratteristiche metriche o numeriche delle forme e dei colori tra loro complementari dal momento che la somma delle due notazioni deve essere sempre pari all’unità, alla totalità, la quale, nel nostro esempio, è pari a “888”. Così, se una forma, oppure un colore, porta la notazione “372”, la relativa complementare sarà espressa dalla triade “516”. Naturalmente tutti i percorsi passanti per il baricentro del modello intersecheranno il cubo medio di dimensioni “444” come anche il grigio medio “444”; passeranno cioè per quel remoto e solitario luogo che Paul Klee chiama non il “centro” ma “l’intimo” del cubo.

Using the previously stated three-figure notations, it is now relatively easy to find the points or follows the paths of the transformations and transcolourations in the geo-chromatic space. It is just as easy to describe the metric/numeric features of the complementary forms and colours since the sum of the two notations must always be unity or totality, which in our case means “888”. If a form or colour carries the notation “372”, its complementary will be given by the triad “516”. Of course all the paths passing through the model’s barycentre will intersect the middle cube measuring “444” and middle grid of “444”; in other words, they pass through that remote and solitary place Paul Klee calls not the “centre” but the “heart” of a cube.

La quarta diagonale/The Fourth Diagonal Mentre nel cubo geometrico tutte e quattro le diagonali interne sono tra loro equivalenti, nel cubo delle forme, come nel cubo dei colori, la quarta diagonale è di natura “altra” dal momento che non connette due opposti relativi - il giallo e il blu, il Magenta e il verde, il cyan e il rosso, l’asse verticale e il piano orizzontale... - ma due opposti assoluti: il bianco e il nero, il dimensionale e l’a-dimensionale. In quanto assoluti, questi non possono essere della stessa natura e quindi non possono essere mescolati tra loro. Ne consegue che la scala dei grigi non può risultare dalla mescolanza del bianco col nero, ma dal progressivo attenuarsi e venir meno del bianco fino al suo dissiparsi ed estinguersi. Allo stesso modo, la progressiva riduzione delle dimensioni del cubo non può risultare dalla mescolanza dell’esteso con l’inesteso, ma dalla graduale contrazione e implosione del cubo intorno al suo baricentro, verso il suo intimo. Si può allora dire che tre diagonali portano i principi di opposizione mentre lungo la quarta diagonale corre il principio di similitudine, ed è proprio questa autosomiglianza che impedisce al sistema di spezzarsi in due parti tra loro irriconciliabili. E’ il “chiaroscuro” tra i colori, ed è il “frattale” tra le forme, che tengono visivamente assieme le cose del mondo, mentre sono le “tinte” e gli “interi” che le suddividono. Per la precisione si dovrebbe dire che anche la diagonale verde-magenta è di natura singolare dal momento che mentre il verde è presente nello spettro dei colori, il Magenta vi è assente.

Whereas all four internal diagonals of a geometric cube are equivalent, the fourth diagonal of the cube of forms, as with the colour cube, is of an “other” nature since it does not connect two relative opposites - yellow and blue, magenta and green, cyan and red, the vertical and horizontal axes......but two absolute opposites: black and white, dimensional and non-dimensional. As absolutes, they cannot be of the same nature and so they cannot be mixed together. It follows that the scale of greys cannot result from a mixture of black and white, but from a gradual dissolving of white until it disappears and fades away. In the same way, the gradual reduction in the size of a cube cannot derive from a mixture of what is and is not extended, but from a gradual contraction and implosion of a cube around its barycentre towards its heart. l’ARCA 175 3


It might be said that the three diagonals bear the principles of opposition, while the principle of similarity runs along the fourth diagonal, and it is this self-similarity that prevents the system from splitting into two irreconcilable parts. This is the “chiaroscuro” of colours and “fractal” of forms that hold the things of the world together, while it is the “shades” and “wholes” that divide them up. To be precise, we ought to say that even the green-magenta diagonal is of a singular nature, in that while green is part of the colour spectrum, magenta is not.

L’efficienza vs l’efficacia/Efficiency vs. Effectiveness Sono efficienti quelle forme che racchiudono una data unità di volume con il minimo di superficie, oppure il massimo di superficie con il minimo d perimetro; per l’efficacia vale il criterio opposto. Più le forme sono efficienti meno sono efficaci. La sfera e il cerchio - tra le forme curvilinee - il cubo e il quadrato - tra le forme rettilinee - sono le più efficienti. Sono parimenti superfici di massima efficienza quelle tese entro un perimetro non complanare; si tratta delle cosiddette “superfici minime”: paraboloidi iperbolici, catenoidi, elicoidi. La convenienza delle forme efficienti, o di quelle efficaci, dipende dalla loro funzione. Devono essere efficienti: la scatola cranica, i semi, e i teatri; efficaci: la corteccia cerebrale, le foglie, e i monasteri. Come si può rilevare osservando il modello, le forme efficienti sono disposte lungo la quarta diagonale: quella delle sfere, dei cubi, delle chiarezze o valori. Man mano che ci si allontana da questa diagonale, da questo asse, diminuisce l’efficienza e aumenta l’efficacia delle forme e, si può anche dire, ne caso dei colori, che la luce, il chiaro, lo scuro sono efficienti e che le tinte sono efficaci. Le superfici, nello spazio, e le linee, nel piano, avendo, rispettivamente, volume nullo e superficie nulla, presentano il massimo di efficacia e sono giustamente istitutive: le prime in architettura e le seconde nel disegno. Il rapporto tra efficienza ed efficacia contrassegna l’omeostasi cioè lo scambio energetico, la comunicazione, tra una forma e il suo ambiente circostante.

Efficient is the word to describe those forms enclosing a given volume in a minimum of surface or a maximum of surface with a minimum of perimeter; effective means the opposite. The more efficient forms are, the less effective they are. The sphere and circle - among curved forms - and the cube and square among straight forms - are the most efficient. Similarly maximally efficient surfaces are held within a non-complanar perimeter; these are so-called “minimum surfaces”: hyperbolic paraboloids, catenoids, helicoids. The convenience of efficient or effective forms depends on their function. Efficiency is required of: the cranium, seeds and theatres; effectiveness is required of: the cerebral cortex, leaves and monasteries. The model shows that efficient forms are placed along the fourth diagonal: that of spheres, cubes, details or values. Moving away from this diagonal or axis, the efficiency of forms decreases and its effectiveness increases and, in the case of colours, it might even be said that

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lightness, clarity and darkness are efficient and shades are effective.Surfaces in space and lines in a plane having respectively zero volume and zero surface are maximally effective and duly constructive: the former in architecture and the latter in design. How efficiency relates to effectiveness marks homeostasis, viz., energy exchange and communication between a form and its surrounding environment.

Le coordinate formali/Formal Co-ordinates Un altro criterio per la costruzione di uno spazio delle forme può essere quello che fa riferimento alle tre coordinate bipolari: aperto (ap)-chiuso (ch) bidimensionale (bd)-tridimensionale (tr) rettilineo (rt)-curvilineo (cv) Il sistema che ne risulta non presenta una sua immediata analogia con quello dei colori dal momento che mentre si danno colori intermedi, per esempio l’arancione fatto di giallo e di rosso, non si danno forme intermedie; per esempio, tra l’aperto e il chiuso; una forma o è chiusa oppure è subito aperta (anche se percettivamente...), è bidimensionale oppure subito tridimensionale; possono esserci invece situazioni composte, ma si tratta in realtà, di accostamenti di rettilineo e di curvilineo, di piano e di curvo. Se ne deduce, ed è piuttosto significativo, che il chiuso è lo stato-limite dell’aperto, che il bidimensionale è lo stato-limite del tridimensionale, che il piano è lo stato-limite del curvo. Si può pensare a qualcosa di simile per quanto riguarda i colori? I primari si possono considerare come stai-limite degli effettivamente esistenti colori intermedi così come, in geometria, le abituali ma concettuali dimensioni intere - una, due, tre, ... dimensioni - sono, in realtà, statilimite delle dimensioni frattali? C’è poi il caso particolare, come particolare è il passaggio blu-giallo, del doppio percorso tra il rettilineo e il curvilineo; si può, per esempio, passare dal quadrato alla circonferenza o per raccordi progressivamente decrescenti dei lati o per curvature progressivamente crescenti degli stessi. Nel primo caso si perviene alla circonferenza inscritta nel quadrato, nel secondo alla circonferenza circoscritta: “homo ad quadratum”, “homo ad circinem”.

Another criterion for constructing the space of forms is based on the three bipolar co-ordinates: open(op)-closed (cl) two-dimensional (td)-three-dimensional (td) straight(st)-curved(cv) The resulting system is not instantly comparable with its colour counterpart, since while there are intermediate colours (e.g. orange is a combination of red and yellow), there are no intermediate forms; nothing between open and closed; a form is either closed or immediately open (although in perception...), it is either two-dimensional or three-dimensional; any more complex situations are actually combinations of straights and curves, flats and curves. It therefore follows, and this is rather important, that closed is the limit-state of open, two-dimensional is the limit-state of three-dimensional, and flat is the

limit-state of curved. Can something similar be said of colours? Can primary colours be taken as limit-states of actually existing intermediate colours just as in geometry the usual conceptual whole dimensions - one, two, three,..... are in actual fact limit-states of fractal dimensions? Then there is the special case, as special as the blue-yellow transition, of the twin path between straight and curved; for instance, it is possible to move from a square to a circumference through gradually decreasing connections of the sides or gradually increasing curves of the same sides. In the first case, you reach a circumference inscribed in a square; in the second, a circumscribed circumference: “homo ad quadratum”, “homo ad circinem”.

I geoni/Geons Questo terzo sistema delle forme è basato su quella che Irving Biederman ha chiamato “Recognition by Components” (RBC). Una teoria, discutibile per alcuni, secondo la riconoscibilità percettiva primaria delle forme procederebbe da un ridotto (n ≤ 36) numero di componenti, generalizzate e non occasionali, chiamate “geoni” (geometrical ions) e risultanti dalla interazione tra cinque facilmente rilevabili e invarianti proprietà: curvatura, col linearità, simmetria, parallelismo, coterminazione. Si tratta di proprietà concernenti le linee, i profili e gli spigoli delle forme. Il ridotto numero dei geoni (36) avrebbe un’analogia con il ridotto numero dei fonemi (55 circa) alla base di tutte le lingue del mondo. Il sistema che qui proponiamo tiene conto di tre non occasionali descrittori delle forme: Margini: paralleli (=) o coterminanti (>) Assi: rettilinei (-) o curvilinei (_) Sezioni: rettilinee (-) o curvilinee (_) Questi tre descrittori: assi (as), sezioni (se), e margini (ma) possono essere disposti ai vertici di tre assi coordinati, dando così luogo, con le loro reciproche combinazioni, a una configurazione cubica.

This third system of forms is based on what Irving Biederman called “Recognition by Components” (RBC). A theory, not accepted by everyone, according to which the primary perceptual recognition of forms proceeds from a limited (editor’s note: 36) number of generalised and non-random components called geons (geometrical ions) deriving from interaction between five easily detectable, invariable properties: curvature, collinearity, symmetry, parallelism, co-termination. These are properties of the lines, sections and corners of forms. The limited number of geons (36) is comparable to the limited number of phonemes (about 55) at the foundations of all the world’s languages. The system proposed here takes into account three non-random describers of forms: Margins: parallels (=) or co-terminants (>0 Axes: straight lines (-) or curves Sections: straight (-) or curved These three describers: axes (ax), sections (se), and margins (ma) can be placed at the tips of three co-ordinated axes, whose reciprocal combinations create a cubic configuration.

Il sistema TCS/The TCS System Il modello precedente, quello dei geoni, rimanda non al sistema generale dei colori, ma a quello specifico dei tre parametri percettivi che caratterizzano ciascun colore: tinta (T), chiarezza (C), saturazione (S). Tutti i possibili accostamenti di colore e i relativi livelli di uguagliamento o di contrasto possono essere compresi entro lo spazio TCS. Infatti, dal punto di vista cromatico, due o più cose possono essere tra loro uguali per tutti e tre i parametri (risonanza), uguali per due parametri e diverse per uno (consonanza), uguali per uno e diverse per due (assonanza), diverse per tutti e tre (dissonanza). Ripercorrendo la serie degli argomenti finora considerati, si ha la riconferma che il cubo, l’esaedro, possa costituire un buon modello per rappresentare adeguatamente lo spazio di relazione generato da tre elementi o da tre categorie di base; e, poiché in un gran numero di discipline le strutture portanti sembrano essere a base tre, si può forse dire che il cubo, più che un solido geometrico, sia un modello metalinguistica.

The previous model for geons is not related to the general system of colours but to the specific system of three perceptual parameters characterising each colour: hue (H), brightness (B) and saturation (S). Every possible combination of colours and relative levels of sameness or contrast are encompassed in the HBS space. Chromatically speaking, one or more things may have all the same three parameters (resonance), two parameters the same and one different (consonance), one the same and two different (assonance) or all three different (dissonance). Tracing back over the points made so far, it seems that a cube, hexahedron, may be a good model for suitably representing the relational space generated by three elements or three basic categories; and, since the bearing structures of many structures seem to be three-based, it may be said that a cube is more a meta-linguistic model than a geometric solid.

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L’officina sostenibile New Machining Centre Ferrari

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Progetto: Fiat Engineering/Marco Visconti

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Graphic Project: G. Basile Landscaping: E. Margheriti Bioclimatic Coordination: Benedetto Camerana Natural Lighting: University of Michigan: B Carter, A. Makawi Energetic Saving: R. Preston, G. Festa Environmental Sustainability: ECD, J. Doggard Metal Panels (Alucobond): Alusuisse Italia

e immagini qui riportate rappreL sentano l’ultima realizzazione portata a compimento all’interno delle

strutture della celeberrima casa automobilistica di Maranello. La nuova officina meccanica Ferrari aggiunge un tassello consistente ai programmi di sviluppo ambiziosi dell’azienda, che arriva a occupare una parte sempre più consistente del territorio comunale del centro emiliano: una vera e propria città dell’automobile di lusso cresciuta come naturale conseguenza del successo consolidato dell’azienda. La qualità e l’attenzione eccellente per il prodotto, che hanno reso famosa la casa automobilistica a scala planetaria, sembrano essere anche i criteri ispiratori della nuova officina meccanica, conclusa su progetto di Fiat Engineering/Marco Visconti nel giugno di quest’anno. Standard achitettonici e progettuali elevatissimi, rifiniture e dettagli di grande pregio, a rafforzare il legame obbligato con le caratteristiche della produzione aziendale, rappresentano i concetti fondativi dell’intera operazione di sviluppo, che si assume il compito, non facile, di integrare la nuova struttura con gli elementi esistenti dell’intero comparto e di integrarsi al contempo con il paesaggio esistente. La nuova officina, così come suggerisce il nome, riveste quindi il compito, delicato e complesso sotto molti punti di vista, di contenere con coerenza ed efficacia un numero elevato di attività e funzioni, vitali per lo sviluppo dell’azienda: aree produttive, celle prova, uffici, centro di calcolo e sala metrologica. La progettazione muove dall’idea di creare un edificio capace di rispondere agli standard più aggiornati di comfort ambientale: trasparenza e illuminazione naturale divengono elementi fondativi e compositivi di base per stabilire con decisione un contatto visuale e immediato tra interno ed esterno, tra produzione e paesaggio. Visti i legami fortissimi tra la casa automobilistica e il comune emiliano, questa impostazione, tuttavia, potrebbe essere teoricamente ribaltata: data l’importanza, anche solo “quantitativa” dell’azienda, la fama che la contraddistingue, e l’ambito geografico nel quale sorge, la città dell’automobile di prestigio diviene oggi quasi il “genius loci” dell’intera regione: il paesaggio di Maranello si sovrappone e coincide con l’immagine della stessa Ferrari, e gli schermi trasparenti della nuova officina meccanica svelano, dall’esterno verso l’interno (invece del contrario), la natura profonda e radicata del territorio, le sue caratteristiche peculiari ed inimitabili, legate alla storia e alla tradizione locale. Il concetto progettuale fondativo muove dall’attenzione specifica per il comfort ambientale: orientamenti,

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Nelle pagine precedenti, layout generale della Nuova Officina Meccanica Ferrari a Maranello. Il complesso è adibito alla realizzazione e assemblaggio dei

Metal Works: Ruggerini Pietro srl Sunscreen Facades: Ydro Aluminium Systems S.p.A. Lighting: Philips Lighting Construction Works: Mario Neri S.p.A. Floors Treatment: S.V.I.C. srl Client: Ferrari

esposizione e irraggiamento solare determinano quindi il disegno delle facciate, realizzate attraverso l’ideazione di un portico frangisole che si affaccia verso mezzogiorno, costituito da pale di metallo leggero forato aintegrarsi a tre “serre vetrate” che concludono il prospetto orientale. Il rivestimento vetrato delle serre è realizzato con una leggera inclinazione, e rappresenta un vero e proprio manufatto tecnologico in grado di regolare la differenza di temperatura tra interno ed esterno a seconda delle stagioni: in inverno il calore prodotto dai raggi solari è raccolto all’interno del volume vetrato, in estate la radiazione naturale è in parte limitata, creando al contempo una ventilazione naturale generata nell’intercapedine. La ricerca bioclimatica è quindi il punto di partenza della progettazione architettonica, dove le più attuali espressioni compositive trovano applicazioni coerenti nel campo dell’edilizia industriale: un team internazionale si è assunto l’incarico di verificare l’efficacia delle soluzioni proposte, realizzando numerosi modelli in scala così come rappresentazioni digitalizzate dell’edificio. Le più diverse condizioni climatiche locali e la quantità di luce naturale dell’area all’interno della quale sarebbe poi sorto il complesso sono state messe in relazione con le coperture e le pareti progettate, allo scopo di predirne l’efficacia reale. Si è reso inoltre indispensabile controllare il bilancio energetico delle superfici esposte, verificando la funzione delle serre in ogni stagione e progettando innovativi sistemi di recupero di energia. Al di là di questa grande attenzione per fattori bioclimatici e ambientali, che pongono la nuova officina meccanica all’avanguardia nella produzione architettonica più recente, rispondendo altresì con coerenza a temi di primario interesse nel dibattito contemporaneo, è d’obbligo tuttavia porre l’accento anche sull’aspetto complessivo dell’edificio in questione: una struttura multifunzionale, capace di rispondere non solo alle esigenze tecniche della produzione industriale, ma anche di assumere il ruolo di simbolo concreto dell’azienda automobilistica per la quale è stato realizzato. L’immagine è plasmata con coerenza nel rivelare senza compromessi le proprie funzioni. Le grandi superfici vetrate pongono al centro della composizione architettonica la produzione industriale che si svolge al proprio interno, senza rinunciare a individuare tuttavia soluzioni architettoniche di grande rigore formale. Un’architettura del vetro e del metallo, ispiratrice di modernità e funzionalità, asciutta, essenziale e severa nella propria capacità di rappresentare con efficacia la corporate image di un’azienda di successo. Filippo Beltrami Godola

he pictures shown here are the T latest in a long line of constructi o n s d e s i g n e d fo r t h e f a m o u s

Maranello car works. The new Ferr a r i m ec h a n i c s s h o p i s a f u r t h e r part of the firm’s ambitious devel o p m e n t p r og r a mm e t h a t i s g r a dually taking over an increasingly significant part of this town in the E m ili a r eg i o n : a r e a l l u x u r y c a r c it y n a t u r a ll y a r i s i n g f r o m t h e firm’s notable success. The highest possible quality standards and careful attention to product, that have made this a world famous car industry, also seem to be the inspiring criteria behind the new mechanics shop built in June last year based on a design by Fiat Engineering/Marco Visconti. E x t r e m e l y h i g h a r c h it ec t u r a l / design standards and top quality f i n i s h i n g a n d d e t a il s b i n d i n g i n closely with the firm’s manufacturing features are the grounding conce p t s be h i n d t h i s e n ti r e d eve l o p ment operation taking on the tricky task of fitting the new structure in w it h t h e e x i s ti n g e l e m e n t s of t h e entire department and, at the same time, knitting into the existing landscape. The new works, as its name suggests, provides a delicately intricate means of smoothly and effectively containing a high number of a c ti v iti e s a n d f un c ti o n s v it a l fo r the firm’s growth: manufacturing areas, test cells, offices, a computer centre and metrological room. The design is based on the idea of creating a building capable of meeting the highest standards of environmental comfort: transparency and natural lighting are key means of establishing immediate visual contact between the interior and exter i o r , be t wee n p r o d u c ti o n a n d t h e landscape. Considering the powerful bonds between the car manufacturer and local town, this relationship could theoretically be turned on its head: bearing solely in mind the firm’s sheer scale, its fame and prestige, and its geographical location, the quality car city is now almost the “genius loci” of the entire region: the Maranello cityscape overlaps and coincides with the very image of Ferrari itself, and the new mechan i c a l s h o p ’ s t r a n s p a r e n t s c r ee n s reveal from the outside towards the inside (and not vice-versa) the true and most deeply-rooted nature of the landscape, its peculiar and unique features linked to local tradition and history. The basic design works around special attention to environmental comfort: positioning, exposure and solar radiation dictate the design of the facades constructed around a s o r t of s un s c r ee n p o r ti co f a c i n g

componenti dei motori e al suo interno si trovano aree produttive, celle prova, uffici, centro di calcolo e sala metereologica. In questa pagina, particolare del sistema frangisole.

■ Previous

pages, general layout of the New Ferrari Mechanics Workshop in Maranello. The complex is designed for manufacturing and assembling engine components and contains

production areas, testing units, offices, a computer centre and meteorological room. This page, detail of the sunscreen system.

south made of light perforated metal blades incorporated in three “glass greenhouses” completing the east elevation. T h e g l a ss c l a dd i n g o n t h e greenhouses is gently sloping and is a n a u t h e n ti c t ec h n o l og i c a l co n struction capable of controlling the temperature difference between inside and outside according to the time of year: heat from the sun’s rays in winter is collected in a glass struct u r e, a n d i n s u mm e r t h e n a t u r a l r a d i a ti o n i s p a r tl y r e s t r i c t e d t o simultaneously create natural ventilation in the cavity. Bioclimatic experimentation is therefore the starting point for the entire architectural design, in which t h e l a t e s t s t y li s ti c fe a t u r e s a r e applied in line with the demands of industrial building: an international team has taken on the task of assessing how effective the proposed solutions are, creating numerous scale models and digital representations of the building. T h e m o s t v a r i e d l oc a l we a t h e r conditions and the amount of natural light in the area where the complex was planned to be built were correlated with the roof and wall designs to test out how effective they would actually be. It also turned out that the energy balance of the exposed surfaces had to be controlled, checking how the greenhouses function at all times of y e a r a n d d e s i g n i n g i nn ov a ti ve energy regeneration systems. Apart from this great attention to bioclimatic and environmental fact o r s , p l a c i n g t h e n ew m ec h a n i c s shop at the cutting-edge of recent architectural design and offering co h e r e n t s o l u ti o n s t o t h e l a t e s t issues in modern-day architectural debate, we cannot help focusing o n t h e b u il d i n g ’ s ove r a ll a pp e a r a n ce : a m u lti - p u r p o s e s t r u c t u r e capable of meeting not only the technical needs of industrial production, but also of concretely symboli s i n g t h e c a r m a nu f a c t u r e r fo r which it was designed. T h e co m p l e x ’ s i m a ge o r m e r e v i s u a l a pp e a r a n ce i s s h a p e d t o bring out its own functions in an un co m p r o m i s i n g w a y . T h e w i d e glass surfaces place the industrial p r o d u c ti o n go i n g o n i n s i d e t h e works at the focus of the architectural design, without overlooking q u e s ti o n s of a r c h it ec t u r a l s t y l e. Glass and metal architecture (the backbone of modernity and functi o n a li s m ) p r ov i d e a s i m p l e a n d austerely elegant way of effectively representing the corporate image of a successful business. David Vicario

Credits Project: Fiat Engineering/Marco Visconti Project Management: Fiat Engineering: G. De Martini Ugolotti, Tiziano Bonisoli Management and Coordination: Ferrari Direzione Tecnologie: A. Castelli Ferrari Direzione Generale: F. Magagni

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■ Dettagli

e vedute generali con le facciate caratterizzate da ampie superfici vetrate per una maggiore integrazione architettura paesaggio. ■ Details and general views showing the facades featuring wide glass surfaces to knit the architecture more tightly into the landscape.

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■ Nella pagina a fianco, particolari delle superfici realizzate in Alucobond e facciate vetrate. In questa pagina, particolare del portico frangisole, realizzato con pale di alluminio forato. In basso, particolare di un ambiente di lavoro integrato con ampie zone a verde. ■ Opposite page, details of the surfaces made of Alucobond and glass facades. This page, detail of the sunscreen portico made out of perforated aluminium stanchions. Bottom, detail of a densely landscaped work environment.

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L’invasione Toyota Motor Italia, Rome

Progetto: Kenzo Tange Associates, Shigeru Iwakiri, Takenaka Corporation

Credits Project and Construction Supervisor: Kenzo Tange Associates, Shigeru Iwakiri Project: Takenaka Corporation Engineering and Construction: Takenaka Corporation, Jacobs Serete Italia Construction Sub-contractor: Pali Vergani Concrete structure for civil engineering works: Co.Ge.L. Prefabricated concrete

i n v a s i o n e d eg li u lt r a co r p i , L’ film cult di fantascienza degli anni Cinquanta, è un’ottima

notte, per poi riapparire, alle prime luci dell’alba, rimaterializzandosi e ricomponendo un’architettura che vivrà lo spazio di un giorno. L’attenzione al dettaglio, la sapiente regia della disposizione degli arredi e dei materiali, rivelano come, nonostante lo Studio Tange sia una struttura a livello industriale, tutto il processo progettuale sia sotto il controllo del maestro. A cominciare dalla ricerca del rapporto fra il nuovo complesso e la città. La scelta di frazionare il tutto in singole unità autonome per forma e funzione ha come obiettivo di configurare il tutto come fosse una piccola città, uno spazio urbano con piazze, strade e giardini. Tutto ciò in funzione di una comunicazione azienda-utente attuata attraverso eventi particolari, distribuiti in tutto l’arco dell’anno e ambientati in spazi sempre diversi, come appunto potrebbe avvenire all’interno di una città. Come un villaggio, anche il Toyota Motor Italia dispone di aree dedicate al tempo libero, situate all’interno dell’edificio multifunzionale. Gli abitanti del complesso Toyota possono quindi praticare attività sportive usufruendo di campi squash ma anche, per il completo benessere del corpo, di saune, palestre e quant’altro. Carlo Paganelli

of the body snatchers, a cult science fiction film from the I1950nvasion s, is an excellent metaphor for

metafora per raccontare come Toyota City stia “invadendo” il mondo con la sua architettura destinata al settore dell’automobile. Il nuovo complesso Toyota Motor Italia è un segno forte, un segnale inequivocabile di come anche in un territorio fortemente condizionato dal passato si possa evitare quella mimesi contestuale per tanto tempo (troppo?) praticata soprattutto nel nostro Paese. Occorreva un grande maestro come Kenzo Tange, insieme a una potente forza economica come Toyota, per cominciare a fare piazza pulita di forme e metodi progettuali da archiviare definitivamente e iniziare a guardare verso il futuro. E’ anche con questi atti innovativi (e coraggiosi) che si alimenta concretamente il dibattito sulla forma della città contemporanea. In un memorabile saggio apparso qualche tempo fa su “Il Manifesto” a proposito di uno studio su grandi megalopoli come Los Angeles, Tokyo, Caracas, Singapore e San Paolo -, Giorgio Piccinato scriveva: “La città oggi racconta il mondo più di quanto non fosse in grado di farlo in passato”. L’assunto posto da uno dei più noti architetti e urbanisti italiani pone un fondamentale que-

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sito per chi si occupa del divenire dello spazio urbano, del futuro delle città in una società sempre più globalizzata. La nuova sede Toyota Motor Italia si può certo considerare frutto di una globalizzazione ormai da tempo in atto nell’architettura occidentale, ma rivela anche un’altra tendenza: una sorta di dislocazione attuata attraverso l’inserimento di specificità culturali prese tali e quali e inserite in nuovi contesti. E’ il caso, per esempio, del giardino giapponese ricreato all’interno della sede Toyota. Obiettivo dell’operazione non è stato di creare un’astrazione, un altrove inserito brutalmente in un ambiente mediterraneo, ma bensì di dare vita a una serie di reciprocità fra essenze vegetali e strutture architettoniche mediterranee con altre giapponesi. Si è cercato di dare evidenza a tracce, a memorie orientali in un ambiente tipicamente mediterraneo come quello della campagna romana. E così nelle zone verdi piantumate con lecci, querce, ulivi, piante e alberi della campagna mediterranea, sono stati inseriti anche ciliegi, tipico albero giapponese, la cui fioritura sarà simultanea a quella in atto nella terra del Sol Levante. L’architettura può dunque ricreare legami e sintonie oltre il tempo e lo spazio, annullando così grandi distanze e avvicinan-

do così culture tra loro lontane. Posto su una piccola collina prossima all’incrocio fra il Grande Raccordo Anulare e l’autostrada Roma Fiumicino, in un’area compresa all’interno del comprensorio Alitalia, il complesso Toyota Motor gode di una posizione strategica, sia dal punto di vista della vicinanza a grandi arterie stradali sia per la sua grande visibilità, quindi in grado di comunicare la presenza Toyota sul territorio. La trasparenza generale che caratterizza l’intero complesso sottolinea ulteriormente le potenzialità comunicazionali del centro. La trasparenza diffusa grazie alle ampie superfici vetrate suggerisce, infatti, la comunicazione, il farsi guardare dentro, lo scambio culturale fra la produzione e l’utenza. In tal senso è stato concepito il grande show room dove sono in mostra tutti i modelli della produzione Toyota. Le auto nuove sono al centro di uno spazio caratterizzato da un’attenta regia, che sfruttando un notevole impianto di illuminazione crea effetti di grande suggestione. Ma è durante le ore notturne che trasparenze ed effetti illuminotecnici raggiungono il massimo della spettacolarità. Il sopraggiungere del buio ridisegna un’altra architettura là dove le parti non trasparenti si dematerializzano scomparendo nella profondità della

structures: Italprefabbricati Metal Scaffolding Strcutures: Stahlbau Pichler Laminated Wood Structures: Holzbau Suspended, curtain facades and mobile walls: Somec Double-ceilings: Sadi Floating floors: Marazzi/Tekma Waterproofing: Impres Electrical Plants:

d e s c r i b i n g h ow T o y o t a C it y i s “ i n v a d i n g” t h e wo r l d t h r o u g h it s a r c h it ec t u r e d e s i g n e d fo r t h e c a r i n d u s t r y . T h e n ew T o y o t a M o t o r Italia complex is a powerful landmark, a clear sign of how to avoid t h e k i n d of c a m o u f l a g i n g w h i c h has been in vogue in Italy in particular for so long now (too long p e r h a p s ? ) , eve n i n a co n t e x t s o closely related to the past. I t t oo k a g r e a t m a s t e r li k e Kenzo Tange, in conjunction with a p owe r f u l eco n o m i c p l a y e r li k e Toyota, to start to wipe the slate clean of design forms and methods t h a t n ee d t o be p u t t o o n e s i d e, once and for all, ready to look to the future. T h e s e ( b r a ve ) n ew d e s i g n a c t s provide real input for debate about the modern-day city. In a memor a b l e a r ti c l e t h a t a pp e a r e d s o m e time ago in “Il Manifesto” - about an analysis of huge cities like Los A n ge l e s , T o ky o, C a r a c a s , S i n g a p o r e a n d S a n P a o l o -, Giorgio Piccinato wrote that: “The city of today tells us more about t h e wo r l d t h a n it co u l d i n t h e past.” T h i s c l a i m m a d e b y o n e of t h e l e a d i n g I t a li a n a r c h it ec t s a n d town-planners sets a key problem

Galli Mechanical Plants: Busi Gardens: Eurogarden Furniture: Tecno Sectional gates: Sacil Lifts: Kone Client: Toyota Motor Italia

for anybody involved in developing urban space and determining the future of the city in an increasingly globalised society. The new headquarters of Toyota Motor Italia may certainly be seen as the result of the form of globalis a ti o n un d e r w a y i n we s t e r n a r c h it ec t u r e fo r s o m e ti m e n ow, but it also reveals another trend: a sort of delocalisation carried out b y i n s e r ti n g ce r t a i n s p ec i f i c c u l t u r a l fe a t u r e s t a k e n j u s t a s t h e y are and set in new contexts. This is the case, for instance, with the Japanese garden recreated inside the Toyota headquarters. The operati o n i s n o t d e s i g n e d t o c r e a t e a n abstraction, an elsewhere brutally inserted in a Mediterranean environment, but rather to set in act a series of reciprocal relations between Mediterranean and Japanese vegetable essences and architectural structures. There has been a real attempt to b r i n g o u t O r i e n t a l t r a ce s a n d r e m i n i s ce n ce s i n a t yp i c a ll y Mediterranean environment like the Roman countryside. T h i s i s w hy t h e a r e a s l a n d s c a p e d w it h a co r n t r ee s , o a k s , olive trees and other trees found in t h e M e d it e rr a n e a n co un t r y s i d e have also been planted with typic a l J a p a n e s e c h e rr y t r ee s , w h i c h will blossom at the same time as

■ In

queste pagine, pianta e planimetria generale del complesso Toyota Motor Italia, realizzato a Roma. La nuova sede di uno dei maggiori produttori di auto al mondo è formata da un edificio multifunzionale, gli uffici, il magazzino e il centro formazione.

t h o s e i n t h e l a n d of t h e R i s i n g S un . A r c h it ec t u r e c a n , i n t h i s way, re-establish bonds and harm o n i e s be y o n d s p a ce a n d ti m e, thereby wiping out long distances and bringing together distant cultures. B u ilt o n a s m a ll h ill n e a r t h e crossroads between the Main Ring Road and Roma Fiumicino M o t o r w a y i n a ti g h t a r e a i n s i d e t h e A lit a li a d i s t r i c t , t h e T o y o t a Motor complex is set in a strategic position both in terms of its closeness to main roads and its notable visibility communicating Toyota’s presence in the area. T h e ge n e r a l s e n s e of t r a n s parency characterising the entire co m p l e x f u r t h e r un d e r li n e s t h e ce n t r e ’ s co mm un i c a ti o n s p o t e n tial. The widespread transparency t h r o u g h it s l a r ge g l a ss w i n d ow s encourages communication, looki n g i n s i d e, a n d a c u lt u r a l exchange between production and consumers. In this sense it is designed like a huge show room exhibiting all the c a r s i n t h e T o y o t a p r o d u c ti o n range. The new cars are placed in t h e m i dd l e of a c a r ef u ll y o r c h e s trated space that creates striking effects through a remarkable lighting system. But it is at night that the lighti n g effec t s a n d t r a n s p a r e n c y a r e

■ These pages, plans and site plan of the Toyota Motor Italia complex built in Rome. The new headquarters of one of the world’s leading car manufacturers is composed of a multipurpose building, offices, a warehouse and training centre.

most striking. As darkness falls a d i ffe r e n t t yp e of a r c h it ec t u r e i s designed, where the non-transparent parts dematerialise and disappear into the depths of the night, only to reappear at the first light of d a w n , r e m a t e r i a li s i n g a n d redesigning architecture destined to fill the light of day. A tt e n ti o n t o d e t a il a n d t h e c l eve r w a y t h e f u r n i s h i n g a n d m a t e r i a l s h a ve bee n a rr a n ge d s h ow h ow a n i n d u s t r i a l - s c a l e structure like the Tange firm can design with great craftsmanship. Starting with how relations have attempted to be set up between the n ew co m p l e x a n d c it y . T h e d ec i sion to break everything into indiv i d u a l un it s w it h i n d e p e n d e n t fo r m s a n d f un c ti o n s i s s u pp o s e d t o c r e a t e a s o r t of s m a ll c it y , a n u r b a n s p a ce w it h s q u a r e s , r o a d s and gardens. All this in the name of firm-user interaction taking the fo r m of s p ec i a l eve n t s s p r e a d a c r o ss t h e y e a r a n d s e t i n a ll k i n d s of s p a ce s , a s m i g h t be t h e case inside a city. Just like a village, Toyota Motor I t a li a i s f u r b i s h e d w it h a r e a s devoted to leisure time set inside t h e m u lti - p u r p o s e b u il d i n g. T h e inhabitants of the Toyota complex can, therefore, play various kinds of sports, using the squash courts, health farm, saunas, gyms etc.

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Gianluca Bianchi & Beatrice Pediconi

■ Veduta dell’edificio per uffici caratterizzato da un’accentuata levità grazie all’impiego di pilastri di limitato spessore. L’edificio è alto 25 m con 6 piani fuori terra. ■ View of the office block featuring notable lightness through the use of slender columns. The building is 25 metres high with 6 floors above ground.

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■ Veduta dell’edificio per uffici e, nella pagina a fianco, dettagli dei materiali che caratterizzano le superfici del complesso. ■ View of the office block and, opposite page, details of the materials characterising the surfaces of the complex.

■ Veduta del padiglione destinato all’esposizione delle auto e il lungo edificio multifunzionale. ■ View of the pavilion designed for displaying cars and the long multipurpose building.

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■ Nella pagina a fianco, dettagli delle pareti in vetro strutturale e sala esposizione delle auto. Qui a fianco, una delle zone di scambio fra cliente e azienda. ■ Opposite page, details of the structural glass walls and the cars showroom. Left, one of the company/client meeting lounges.

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Chiarezza pragmatica Kaufhof Shopping Mall, Chemnitz

Progetto: Murphy/Jahn

Credits Project: Murphy/Jahn Project Team: Helmut Jahn, Rainer Schildknecht, John Durbrow, Scpott Pratt, Steffen Dümler, Jochen Bub, Peter Bausback, Patricia Seisler Structural Engineering: Werner Sobek MEP: Transsolar Energietechnik, Matthias Schuler, Brandi

a figura di Helmut Jahn non può che incutere timore e rispetto, L sia per la perentorietà delle sue

saggio, creando uno spazio di mediazione, una loggia urbana, una scena teatrale. Un modo per far capire alla città che l’edificio è attento al passaggio della gente. La visione è urbana e tecnologica insieme. E’ interessante capire come la pianificazione dell’area cerchi di ridare densità e misure più umane agli spazi dilatati dovuti alla ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Jahn non rifiuta la densità urbana, la grande scala degli edifici, ma la modula con la presenza della luce e con la creazione dello spazio pubblico coperto. Trasparenza ha anche un significato di comprensibilità di lettura, semplicità del diagramma funzionale che tutti possono capire. Così la sua estetica tecnologica è amica, come tutti i sistemi più innovativi di controllo del clima interno e del risparmio energetico che vengono utilizzati nella costruzione. Questo non per un esibizionismo hi-tech, ma per una forma di responsabilità ambientale. Il progetto di Jahn è una scatola di vetro composta da una serie di concetti semplici, accessibili, visibili a tutti. Trasparenza, accoglienza, energia sono calibrate senza eccessi. Sembra quasi che si voglia dimostrare un teorema: “ La perfezione è raggiunta non quando niente deve esser aggiunto, ma quando niente può essere tolto.” Stefano Pavarini

elmut Jahn is an intimidating H figure, who commands respect for the overwhelming force of his

architetture, sia per la sua riconosciuta stardom nel panorama progettuale, sia per le numerose polemiche e dibattiti che lo hanno visto protagonista sulla ribalta della fine millennio. D’altronde un carattere determinato e intransigente come il suo non poteva che portare a risultati importanti: oltrepassati i 60 anni si può dire un “intoccabile”. Se ci fosse un premio per le parafrasi alle citazioni celebri, Jahn lo vincerebbe: è sua la reinvenzione della famosa sentenza “meno è meglio” di miesiana memoria, che oggi lo porta a dire che la “creatività c’entra di più con la eliminazione dell’inessenziale, che con l’inventare qualcosa di nuovo”. Ma mentre l’impulso purificatore di Mies aveva a che fare con una tensione spirituale verso il “classico sublime” del Moderno, verso la concreta astrazione della bellezza, il racconto di Jahn ha più a che fare con il bisogno di chiarezza pragmatica di chi produce architettura con una severa disciplina e ferreo autocontrollo. Non cerca virtuosismi formali, ma si spinge piuttosto a integrare il contributo della tecnologia dentro l’architettura, secondo tutto il patrimonio innovativo che oggi è disponibile. Più che un’esigenza di estetica

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fine a se stessa, la sua è un’esigenza di registrare lo stato dell’arte e della tecnica, ovvero tradurre in progetto le possibilità offerte alla creatività per mescolarsi con l’ingegneria. Per Helmut Jahn il controllo dell’ambiente, la capacità di riparare l’uomo dai fattori esterni, l’esigenza di dare un guscio che faccia da barriera protettiva, questo lo scopo dell’architettura. E questo oggi si può compiere non solo con il classico muro di mattoni, ma attraverso il vetro e le nuove “pelli” di vetro che la tecnica offre, che avvolgono l’edificio utilizzando processi fotovoltaici, fotosintetici, fotocromatici. Anche in questo edificio commerciale a Chemnitz, realizzato per la catena Kaufhof, la casa di vetro risplende in tutta la sua trasparenza simbolica, ma soprattutto tecnologica. L’obiettivo dell’architettura è essere attraversata dalla luce e dallo sguardo. La massiccia mole dell’edificio viene stemperata dalla trasparenza e il concetto stesso di “peso” perde significato per diventare “luce”. La membrana trasparente dà riparo, copre e al contempo offre la visione della vita all’interno, senza nessun nascondimento, con verità. Il generatore dell’innovazione per Jahn non è lo styling o la brillante invenzione formale, ma l’attenzione ai materiali e alle opportunità che offrono. Il materiale genera per il progettista la possibilità di giocare

con la trasparenza, l’opacità, la riflessione, la rifrazione. Così il concetto di luce non è più qualcosa destinato a illuminare una figura solida nello spazio, ma diventa l’essenza stessa dell’architettura. L’architettura diventa uno spazio teso alla smaterializzazione. Così Jahn può dire che “Gli edifici sono luminosi, non illuminati”. Quanta differenza in questa visione del grande centro commerciale urbano, rispetto alle solite ridondanze kitsch che si vedono un po’ ovunque; qui a Chemnitz si punta a uno spazio luminoso, che soprattutto di notte trasforma il centro commerciale in una figura urbana incredibilmente viva e presente. Lo studio dei materiali non esclude lo studio della città. L’attenzione allo spazio urbano è importante per Jahn, proprio perché lo spettacolo della tecnologia non è fine a se stesso, ma si gioca sulla percezione umana. Qualche tempo fa veniva chiamato Barone High Tech, per una sua certa freddezza compositiva, ma oggi capiamo che lo sforzo dimostrativo dell’architetto sta nel volere affermare con energia positiva che è possibile creare luoghi urbani interessanti a partire da uno stretto rapporto tra architettura e ingegneria. Così l’edificio Kaufhof si sporge verso lo spazio pubblico, tramite una sorta di grande pensilina, un tetto che copre il pas-

Consult, Tibor Rákóczy Lighting: AIK Expeditions Lumière, Yann Kersalé, L-Plan Lichtplanung, Michael F.Rohde Construction Static: Horstmann+Beger/Jürgen Horstmann Interior: Christian Aebli Landscaping: WES & Partner, Wieland Schmidtke

architecture, his star status on the m o d e r n - d a y a r c h it ec t u r a l s ce n e, and all the arguments and debates he was involved in at the end of the millennium. Such a determined and uncompromising character was bound to co m e u p w it h s o m e i m p o r t a n t results: now over 60 years of age, he m a y r i g h tl y be d e s c r i be d a s “untouchable”. If there was a prize fo r p a r a ph r a s i n g f a m o u s q u o t e s , J a h n wo u l d w i n it : h e t u r n e d Mies’s famous “less is more” into “c r e a ti v it y h a s m o r e t o d o w it h removing what is inessential than i n ve n ti n g s o m e t h i n g n ew”. B u t whereas Mies’s purism was related t o a s p i r it u a l d r i ve t ow a r d s t h e “ s u b li m e c l a ss i c i s m ” of t h e M o d e r n M ove m e n t , t ow a r d s t h e co n c r e t e a b s t r a c ti o n of be a u t y , Jahn’s architectural narrative has more to do with the need for pragm a ti c c l a r it y o n t h e p a r t of a n y bo dy d e s i g n i n g a r c h it ec t u r e w it h strict discipline and cast-iron selfcontrol. He is not interested in stylistic exploits, preferring instead to introduce cutting-edge technology into architecture. More than an aesthetic end in its own right, he is more concerned about pointing out the

Client: METRO plus Grundstücksvermietungsgesellschaft mbH & Co., Obekt Chemintz KG; team: Ulrich Bollwerk, Hans-Jörg Spengler, Martin Jakob, Adolf Schönsiegel

state of art and technology, or in o t h e r wo r d s of t a k i n g eve r y t h i n g creativity has to offer and translating it into design ready to be mixed with engineering. Helmet Jahn’s architecture aims to control the environment, shelter people from outside elements, and provide a protective shell that acts as a sort of barrier. Nowadays, this can be achieved n o t j u s t w it h co n ve n ti o n a l b r i c k walls but also the glass and new glass “skins” technology has to offer, u s i n g ph o t oc h r o m a ti c, ph o t osynthetic and photovoltaic processes to envelop buildings. E ve n t h i s r e t a il b u il d i n g i n Chemnitz designed for the Kaufhof chain is like a glass house shining in all its symbolic and, above all, technological transparency. The architecture is supposed to be shot through with life and looked inside. The notable building mass is toned down by transparency and the very concept of “weight” loses all m e a n i n g a s it t u r n s i n t o “ li g h t ”. The transparent membrane offers shelter, provides cover and, at the same time, truthfully reveals life go i n g o n i n s i d e w it h o u t h i d i n g anything. It is attention to materials and the opportunities they provide that is the key to innovation for Jahn, n o t s t y li n g o r b r illi a n t fo r m a l

■ Nella pagina a fianco, pianta del piano terra; sotto, pianta del primo piano del grande magazzino Kaufhof realizzato nel centro storico di Chemnitz.

i n ve n ti o n . M a t e r i a l a ll ow s d e s i gners to play w ith transparency, opacity, reflection and refraction. T h e co n ce p t of li g h t i s n o l o n ge r designed to light up a solid figure in space, it is now the very essence of a r c h it ec t u r e. A r c h it ec t u r e t u r n s into space striving to lose its material form. This means Jahn can say that “Buildings are luminous, not illuminated”. H ow d i ffe r e n t t h i s v i s i o n of a large urban shopping mall is comp a r e d t o t h e u s u a l K it s c h - li k e redundancies that are now such a familiar sight; here in Chemnitz, the idea is to create a luminous space which, at night in particular, converts the shopping mall into an incredibly live urban presence. S t u dy i n g m a t e r i a l s d oe s n o t m e a n y o u c a nn o t s t u dy t h e c it y . Attention to urban space is important for Jahn because the spectacle of technology is not an end in itself but actually plays on human perception. He once used to be called Baron High Tech for his cool style, but we can now see that he was just trying to make the point that interesting urban places can be created out of c l o s e bo n d s be t wee n a r c h it ec t u r e and engineering. The Kaufhof build i n g p r o j ec t s i n t o p u b li c s p a ce through a sort of large canopy, a

■ Opposite

page, ground floor plan; below, plan of the first floor of the huge Kaufhof warehouse built in Chemnitz historical city centre.

roof covering the landscape creating a mediating space, an urban loggia or theatrical set. A way of telli n g t h e c it y t h a t t h e b u il d i n g i s interested in people. This kind of vision is both urban and technological. It is interesting to note how territorial planning tries to give a more human-friendly density and measure to spaces that have dilated since rebuilding in the wake of the 2nd World War. Jahn does not ignore this urban density and large scale of the buildings, modulating it through light a n d b y c r e a ti n g cove r e d p u b li c s p a ce. T r a n s p a r e n c y a l s o m e a n s ease of interpretation and simplicity of functional diagram so that everybody can understand the building. His technological aesthetics are friendly, like all the highly innovative air-conditioning and energysaving systems used in the building. T h i s i s n o t h i - t ec h s h ow i n g-off but rather a form of eco-responsibility. Jahn’s project is a glass box made of a series of simple concepts, a cce ss i b l e a n d v i s i b l e t o a ll . Transparency, welcoming warmth and energy are all carefully calibrated with no extra frills. I t i s a l m o s t li k e t h e p r oof of a theorem: “Perfection is achieved not when nothing needs to be added, but w h e n n o t h i n g n ee d s t o be t a k e n away”.

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Nella pagina a fianco, la facciata di ingresso e a sinistra particolare della facciata laterale dell’edificio che si sviluppa su cinque livelli completamente vetrati. I pannelli di vetro, applicati direttamente alla struttura in acciaio garantiscono l’isolamento termico e il controllo energetico e di confort ambientale interno. ■ Opposite page, entrance facade and, left, detail of the building’s side facade built over five all-glass levels. The glass panels directly attached to the steel structure provide heat insulation, energy control and interior comfort.

Roland Halbe

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■ Schizzo preliminare e, sopra, vista dell’edificio dalla via principale. Nella pagina a fianco, viste della facciata di ingresso. L’edificio, grazie alla sua trasparenza e leggerezza formale, si inserisce come nuova icona urbana nel contesto storico di Chemnitz. ■ Preliminary sketch and, above, view of the building from the main road. Opposite page, views of the entrance facade. Thanks to its transparency and stylistic lightness, the building fits like a new urban icon into the old Chemnitz cityscape.

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■ Vista generale e particolari degli ampi spazi interni caratterizzati da gallerie laterali vetrate collegate da passerelle aeree sospese sopra il grande atrio centrale a tutta altezza.

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■ General view and details of the spacious interiors featuring glass side galleries connected by aerial walkways suspended above the large full-height central lobby.

■ Sopra,

particolari costruttivi degli agganci dei pannelli di vetro alla struttura metallica e delle colonne strutturali. A sinistra, vista della facciata di ingresso, segnata da un pensilina metallica che corre per tutta la sua lunghezza.

Above, construction details of the hooks attaching the glass panels to the metal structure and structural columns. Left, view of the entrance facade featuring a metallic canopy running along the entire length. ■

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Il grande vuoto Administrative Building in Berlin

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Progetto: Cornelsen+Seelinger/ Architekten - Seelinger+Vogels/ Architekten

e Landesvetretungen, rappreL sentanze degli Stati federali della Germania, tutelano gli inte-

ressi economici e culturali dei Länder presso il governo centrale a Berlino, partecipando alla funzione legislativa delle due camere parlamentari, il Bundestag e Bundesrat, e ogni anno sono frequentate da decine di migliaia di persone. Si tratta di un luogo dall’alto significato simbolico per la vita democratica del Paese, destinato a ospitare eventi culturali di vario genere mostre, concerti, letture, conferenze, ricevimenti - ma anche sedute delle commissioni parlamentari, conferenze ministeriali e conferenze stampa. Nel caso di Niedersachsen e Schleswig-Holstein, gli spazi ufficio dedicati a ognuno dei due Länder erano abbastanza limitati, mentre in occasione di particolari manifestazioni l’edificio doveva essere in grado di accogliere fino a duemila persone. Da qui la scelta di realizzare un edificio suddiviso in due corpi di fabbrica collegati da una comune zona di rappresentanza. Il concorso è stato bandito nel settembre del 1997 e si articolava in due fasi: una preselezione a curriculum e sorteggio e un concorso di progettazione vero e proprio, cui si è aggiunta una terza fase di ballottaggio tra i due primi premi exaequo. La coppia di giovani architetti Brigitte Cornelsen e Caspar Seelinger, alla loro prima concreta esperienza, sono risultati vincitori e hanno ottenuto l’incarico dagli illuminati rappresentanti dei due Länder. Solo in fase esecutiva e senza alcuna pressione da parte del committente hanno deciso di associarsi allo studio Seelinger+Vogels. Già nei primi schizzi è evidente la scelta di costruire un grande vuoto centrale, un espace imaginaire tra due corpi di fabbrica equivalenti ed equidistanti. Il vuoto è preponderante rispetto alla massa, è lo spazio di relazione dai mutevoli contenuti che lega l’edificio al Tiergarten - il grande parco urbano di Berlino dove hanno sede la maggior parte delle Ambasciate, il Parlamento, il Governo Federale e dove è in corso di realizzazione il discusso monumento alle vittime del nazismo progettato da Peter Zumthor. L’edificio si svolge attorno a un nucleo immateriale, rappresentato dalla grande corte coperta dove hanno luogo le manifestazioni più importanti, dove inizia e termina ogni visita all’edificio, dove si trovano l’ingresso principale e l’accesso al parco e si affacciano gli uffici delle due rappresentanze attraverso una fascia di collegamenti verticali. L’atrio centrale regola la sua temperatura in modo da non gravare sul bilancio termico dell’edificio e ospita sei alberi (ficus racemosa) provenienti dalle colline della Thailandia settentrionale. L’atrio è delimitato sui lati est e ovest dai corpi di fabbrica a corpo semplice, portati dalle facciate e da un setto longitudinale in cemento armato. Il lato sud ospita l’ingresso principale in una facciata vetrata a doppia pelle naturalmente ventilata, analoga a quella settentrionale da dove

si accede al parco ai lati dell’auditorium. La copertura è costituita da una leggera struttura reticolare con travi in legno lamellare e puntoni in acciaio. I serramenti, progettati ad-hoc per questo edificio, sono costituiti da una piccola anta apribile collocata sul filo interno, mentre la superficie vetrata più ampia è fissa e soddisfa ogni criterio di isolamento termico e acustico. Il telaio in legno di quercia bianca americana acquista una valenza plastica, strutturale e decorativa sia in facciata che in ogni spazio ufficio. Particolarmente coraggiosa la scelta di rivestire l’edificio in pietra serena, una scelta consapevole, che nasce dalle frequentazioni fiorentine degli architetti ai non lontani tempi dell’università, e che sottolinea l’importanza e i pregi di una globalizzazione intelligente. In merito a questa decisione i progettisti hanno dovuto sostenere un dibattito parlamentare, in seguito alle sollecitazioni degli imprenditori locali che volevano imporre una pietra autoctona, di colore e consistenza diversa, senza porsi la questione dell’equilibrio compositivo dell’edifico. Al di là dell’intelligente riferimento alla Firenze del Rinascimento, culla della civiltà democratica occidentale, altri motivi fanno di questo edificio una piacevole eccezione nella cosiddetta s t e i n e r n e n Berlin, la “Berlino di pietra” che si è affermata negli anni Novanta. All’uso della pietra si coniuga infatti una straordinaria leggerezza e trasparenza, un’immagine fortemente caratterizzata dal punto di vista espressivo all’interno dell’inflessibile rigore e coerenza formale che è la cifra dell’architettura tedesca contemporanea. Se la realizzazione di questo edificio è emblematica per la sua qualità architettonica, per la misura del decoro urbano, specchio della trasparenza e democraticità del processo progettuale, anche qui troviamo almeno una occasione mancata, riguardo agli impianti tecnologici. Il progetto di concorso era stato infatti sviluppato in collaborazione col Frauenhofer Institut, prestigioso istituto di ricerca di Friburgo. Il sistema energetico dell’edificio prevedeva in fase di progetto l’impiego di collettori interrati per temperare l’aria e dell’energia solare per la produzione di acqua calda, la ventilazione notturna per il raffrescamento, la produzione di energia fotovoltaica e particolari accorgimenti costruttivi architettonici che ottimizzavano il bilancio termico dell’edificio, per altro già inserito in una rete di teleriscaldamento. A fronte di un investimento iniziale di poco superiore rispetto a un edificio convenzionale, questi accorgimenti avrebbero garantito un consistente risparmio energetico e un importante ritorno d’immagine. Purtroppo queste scelte non sono state supportate dalla committenza, ma ciò non toglie che all’edificio venga riconosciuto un ottimo livello di efficienza energetica. Antonio Borghi

he Landesvetretungen, delegaT tes of the Federal States of Germany, look after the economic-cul-

tural interests of the Länder at central government in Berlin, taking part in the legislative functions of the two Parliamentary houses, the B un d e s t a g a n d B un d e s r a t , a n d hosting tens of thousands of people every year. This place has an extremely important symbolic meaning for the nation’s democratic life and is designed to cater for all kinds of cultural events - exhibitions, conce r t s , l ec t u r e s , co n fe r e n ce s a n d receptions - as well as sessions of p a r li a m e n t a r y co mm i ss i o n s , ministerial conferences and press conferences. In the case of Niedersachsen and Schleswig-Holstein, the office spaces devoted to each of the two Länder were rather confined considering the building had to host up to two thousand people on certain occasions. Hence the decision to design a building divided into two sections co nn ec t e d b y a s h a r e d r ece p ti o n area. T h e co m p e titi o n l a un c h e d i n S e p t e m be r 1997 w a s d i v i d e d i n t o t wo s t a ge s : a c u rr i c u l u m / d r a wbased pre-selection process and then a proper design competition, a third stage being added to choose between the two joint first-prize winners. The two young architects, Brigitte C o r n e l s e n a n d C a s p a r S ee li n ge r ( t h e i r ve r y f i r s t r e a l wo r k e xp erience) eventually won the competiti o n a n d we r e co mm i ss i o n e d t o carry out the work by the enlightened delegates from the two Länder. It was only during the actual cons t r u c ti o n ph a s e a n d w it h o u t a n y external pressure from the client that they decided to join forces with the Seelinger+Vogels firm. The decision to construct a large central space, an espace imaginair e be t wee n t wo i n d i s ti n g u i s h a b l e b u il d i n g s t r u c t u r e s s t a n d i n g t h e same distant apart, was evident in even the very first sketches. There is more empty space than mass. This is the relational space for the everchanging contents connecting the building to the Tiergarten - Berlin’s huge urban park where most of the E m b a ss i e s , P a r li a m e n t a n d F e d e r a l Gove r n m e n t a r e l oc a t e d and where the much-debated monument to the victims of Nazism designed by Peter Zumthor is currently under construction. The building is built around the substanceless nucleus formed by the large covered courtyard, where the m o s t i m p o r t a n t eve n t s a r e h e l d , where all visits to the building start and end, and where the main entrance and entry to the park are located facing onto the offices of the two houses through a strip of vertical links. The central lobby controls its own temperature, so as not to weigh on t h e b u il d i n g ’ s h e a t b a l a n ce a n d h o l d s s i x t r ee s ( ficus racemosa ) from the hills of northern Thailand. The lobby is bordered on the east and west sides by simply-structured b u il d i n g s w it h f a c a d e s a n d a r e i n fo r ce d co n c r e t e l o n g it u d i n a l stanchion. The south side holds the main entrance in a naturally-ventilated double-skinned glass facade

similar to the north facade providing access to the park flanking the auditorium. The roof is constructed out of a light-weight reticular structure with laminated wooden beams and steel rafters. The building’s specially-designed fixtures are made of small opening on the inside, while the glass surface i s l a r ge r a n d m ee t s eve r y i m a g i nable heat-sound insulation criter i o n . T h e woo d e n f r a m e m a d e of white American oak takes on sculpt u r a l , s t r u c t u r a l a n d d eco r a ti ve force both in the facade and every single office space. The decision to clad the building in clear stone was a bold and carefully gauged choice deriving from t h e a r c h it ec t s ’ f a m ili a r it y w it h Florence from back in their relatively recent university days and it underlines the importance and good side of smart global-thinking. In relation to this decision, the designers had to take part in a p a r li a m e n t a r y d eb a t e fo ll ow i n g l oc a l b u s i n e ss m e n ’ s co m p l a i n t s a bo u t n o t u s i n g a l oc a l s t o n e of different co lour and co nsistency, w it h o u t t a k i n g i n t o a cco un t t h e question of the building’s overall design balance. Apart from this erudite reference to the French Renaissance, the cradle of western democratic civili s a ti o n , t h e r e a r e o t h e r r e a s o n s why this building is a nice exception to the so-called “steinernen Berlin” or “Berlin of Stone” that gradually took shape in the 1990s. The use of stone brings with it an extraordinary sense of lightness and trans p a r e n c y , a h i g h l y s t y li s h i m a ge in contrast with the relentless formal precision and consistency characterising modern-day German architecture. E ve n t h o u g h t h e d e s i g n of t h i s building is emblematic in terms of its architectural quality, measure and urban furbishing, a reflection of the transparent and democratic way in which it was designed, there is at least one missed opportunity co n ce r n i n g t h e t ec h n o l og i c a l systems. T h e co m p e titi o n p r o j ec t w a s a c t u a ll y d ev i s e d i n co n j un c ti o n w it h t h e F r a u e n h ofe r I n s tit u t , a p r e s ti g i o u s r e s e a r c h i n s tit u t e i n Freiburg. T h e b u il d i n g ’ s e n e r g y s y s t e m envisaged the use of underground co ll ec t o r s t o co n t r o l t h e a i r a n d s o l a r e n e r g y fo r p r o d u c i n g h o t water, nighttime ventilation for cooli n g p u r p o s e s , t h e ge n e r a ti n g of ph o t ovo lt a i c e n e r g y a n d s p ec i a l construction/architectural features optimising the overall heat balance of the building, which already has its own teleheating network. Working with an initial budget o n l y s li g h t a bove t h a t fo r a co n ventional building, these measures would have ensured notable energy savings and an important return in terms of image. Unfortunately, the client rejected these measures, but this does not mean the building is not highly energy-efficient.

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■ In questa pagina, l’atrio vetrato dove si trovano l’ingresso principale e l’accesso al parco e si affacciano gli uffici delle due rappresentanze attraverso una fascia di collegamenti verticali. La copertura è costituita da una leggera struttura reticolare con travi in legno lamellare e puntoni in acciaio.

Credits Project: Cornelsen+Seelinger/ Architekten Seelinger+Vogels/Architekten Project Team: Birgit Cornelsen, Caspar Seelinger, Martin Seelinger, Maximilian Vogels Main Suppliers: Tecta, Hansen & Sørensen, Fritz Hansen, MDF, Cappellini, Zoom, Wilkahn, Thonet, Zanotta, Vitra

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■ Nelle pagine precedenti, vista notturna e viste generali della nuova sede della Rappresentanza degli Stati Federali Niedersachsen e Schleswig-Holstein a Berlino. Sotto, pianta del primo piano e sezione. In basso, piante del piano terra e del quarto piano. Sopra, la caffetteria e

particolari della facciata, per la quale sono state studiate finestre ad hoc con una piccola anta apribile si trova sul filo interno, mentre la superficie vetrata più ampia ha due strati, uno interno e uno esterno, per soddisfare ogni criterio di isolamento termico e acustico.

■ Previous pages, nighttime views and general view of the new headquarters of the Schleswig-Holstein and Niedersachsen Federal States Representatives in Berlin. Below, plan of the first floor and section. Bottom, plans of the ground floor and fourth floor. Above, cafeteria and

■ This

page, the glass lobby where the main entrance and entrance to the park are located facing the two reception offices through a strip of vertical links. The roof is made of a light reticular structure made of laminated wooden beams and steel rafters.

details of the facade furbished with specially designed windows with small opening flaps on the inside ledge. The wider surface has an internal and external layer to meet heat- and soundinsulation requirements.

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Alchimia trasparente Torno International, Milan

Progetto: Dante O. Benini & Partners

è qualche segnale incoragC’ giante. L’architettura torna, lentamente anche in Italia ad avere

eve r y t h i n g a n d a dd i n g n o t h i n g except for image and technology. By no means as easy as it sounds. To begin with, replacing bricks with glass is not enough to create a sense of transparency and bend light to t h e n ee d s of a p l a ce of wo r k . Boldness and experimentation are what are required. The most striking thing about the building is the lightness that runs through it, despite the fact it is a s eve n - s t o r e y co n s t r u c ti o n . T h i s comes from its second glass skin that detaches the facade plane and transposes it into a visually striking virtual shell of light. T h e a r c h it ec t m a n a ge d t o p e r suade the client to spend more than usual on a curtain facade specially designed to achieve this effect, co n v i n c i n g h i m of it s i n t e r a c ti ve function enabling energy savings a n d t h e s a fe e n g i n ee r i n g of t h e details developed by the consultants at Ove Arup Facade. T h e s e t wo f a c t o r s i mm e d i a t e l y b r o u g h t o u t t h e s t r o n g a n d we a k points of a design, that is supposed to pay for itself within the first five years of its coming into operation. The project’s other winning feature is how its elevations have been designed, leaving room for the site to be completed with a second building flanking the first. In contrast with the main facade whose transparency stands out along the main road, the short side elevation is neatly hidden away. A s u s p e n d e d m e t a l c l a dd i n g tapering towards the bottom provides a sculptural solution to downw a r d -f l ow i n g p l a n t -e n g i n ee r i n g channels and attracts attention and interest to the main elevation. The metal skin is partly replicated in the rear e levation and o n the roof to cancel out the impact caused by the technical structures and re-establish a sort of stylistic tension. Special attention has also been paid to the artificial lighting, both stylistically by letting a constant stream flow in at night and emoti o n a ll y o r i n t e r m s of co m fo r t through electronic systems for controlling its brightness and colour, m a k i n g it s ee m m u c h m o r e li k e twinkling sunlight. A second block currently under construction will complete the lot. It looks like it will be much more bo l d a n d d a r i n g w it h s a il s a n d s m oo t h s u r f a ce s t a k i n g s t y li s ti c precedence over technology, so that its stepped structure knits in with the cantilevers of the service station.

il ruolo che le spetta: le aziende ricominciano a capire l’importanza di veicolare il proprio marchio attraverso manufatti esemplificativi del modo di intendere il proprio lavoro, gli architetti si fanno trovare pronti a comporre grazie all’apertura agli scambi interdisciplinari, al riconoscimento delle reciproche competenze e alla capacità a interpretare e gestire operazioni complesse. Quello che ancora purtroppo tarda ad arrivare è il coraggio della visione strategica per la trasformazione e per il nuovo sviluppo della città da parte della pubblica amministrazione e un quadro attuativo fatto da un sistema chiaro e coerente di strumenti tecnico-urbanistici. Oggi i potenziali imprenditori o committenti si trovano a lavorare per lo più “a macchia di leopardo” dovendo muoversi sul territorio in anticipo rispetto alla infrastruttura di base, col risultato di sostituirsi anarchicamente e in tono minore a essa. Sull’altro fronte, i progettisti si imbattono in controparti amministrative che sembrano giocare loro malgrado alle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo) per andare avanti tra vincoli o interpretazioni (per non parlare delle mille vite del Signor Condono). Così capita spesso che sia l’opera singola, il suo valore architettonico, il coraggio e l’opportunità immobiliare di un cliente ad aiutare la ripresa di una zona degradata, piuttosto che la consapevolezza di un obiettivo concertato di recupero di una fetta di città. E’ questo il caso del progetto di Dante Benini & Partners per la nuova sede della Torno a Milano. Ci troviamo nell’area dello scalo Farini, un misto di binari in disuso che divaricano uno spicchio di città, capannoni merci abbandonati di giorno e presi d’assalto dalla movida notturna, qualche casa d’abitazione di operaia memoria mischiata nel traffico a nuovi condomini: un non-luogo che attende da tempo di capire come giocare il suo nuovo ruolo. Nel frattempo qualche società di pubblicità, servizi e tecnologia ha giocato d’anticipo e si è insediata recuperando spazi exindustriali. Benini si è meritato l’opportunità di riqualificare un lotto d’angolo per farlo diventare la sede di una delle più importanti società di costruzioni italiane. Aveva a disposizione un anonimo edificio in cemento armato con in fianco una stazione di servizio. Ha lavorato sullo scheletro, togliendo tutto e aggiungendo nulla, se non immagi-

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ne e tecnologia. Il che non è per nulla facile come sembra. Innanzitutto per far vincere il senso di trasparenza e piegare la luce ai bisogni di uno spazio di lavoro non basta usare il vetro al posto del mattone. Occorre osare avendo sperimentato. Quello che colpisce osservando il palazzo è il senso di leggerezza che lo pervade nonostante la sua mole di sette piani. Quello che lo rende possibile è la seconda pelle in vetro che stacca il piano della facciata e lo traspone in un suggestivo involucro virtuale fatto di luce. Quello che ha permesso all’architetto di convincere il cliente a spendere quei soldi in più necessari per raggiungere questo effetto rispetto a una normale facciata continua è la funzione interattiva della facciata, con il calcolo di pay-back energetico e l’ingegnerizzazione sicura dei dettagli messa a punto dai consulenti di Ove Arup Facade. Questi due aspetti hanno permesso di capire fin da subito pregi e costi di una soluzione che ha l’obiettivo di ripagarsi entro i primi cinque anni di gestione dell’edificio. L’altro aspetto ben riuscito del progetto è la diversa interpretazione dei prospetti, che pure lascia aperta la strada per un futuro completamento del sito con un secondo corpo adiacente al primo. In opposizione alla facciata principale, che si afferma con la sua trasparenza su via Valtellina , il prospetto corto laterale è mascherato. Un rivestimento metallico sospeso e rastremato verso il basso offre una soluzione plastica alla discesa delle canalizzazioni impiantistiche e richiama l’attenzione creando interesse e attesa per la vista della facciata principale. La pelle metallica è replicata in parte nel prospetto posteriore e sul tetto, andando ad annullare l’impatto dei volumi tecnici e riaffermando la tensione formale. Un’attenzione particolare è stata anche riservata all’illuminazione artificiale, sia dal punto di vista scenografico, con un flusso continuo che di sera enfatizza la trasparenza della facciata, sia dal punto di vista del confort e dell’emozione, con sistemi di controllo elettronico dell’intensità e del colore che permettono una percezione più vicina a quella, anch’essa cangiante, della luce del sole. Il secondo blocco in costruzione che completerà il lotto, si preannuncia ancora più spregiudicato, con il tema della vela e delle superfici fluide a prendere il sopravvento formale anche sulla tecnologia, fino a inviluppare la struttura gradinata del nuovo corpo di fabbrica e a fondersi con le pensiline della stazione di servizio. Jacopo della Fontana

h e o dd e n co u r a g i n g s i g n i s s t a r ti n g t o a pp e a r . E ve n i n T Italy architecture is slowly recov-

ering the role it deserves: firms are starting to realise the importance of p r o j ec ti n g t h e i r ow n t r a d e m a r k through constructions exemplifying their way of working and architects are ready to design along the lines of interdisciplinary interacti o n , a c k n ow l e d g i n g r ec i p r oc a l skills and the ability to read and manage complex operations. W h a t , un fo r t un a t e l y , i s s till struggling to emerge is the courage t o e m b r a ce a s t r a t eg i c v i s i o n of transformation and a new way of redeveloping the city on the part of public administration, as part of an overall framework of clear and coherent technical-urbanistic tools. N ow a d a y s , p o t e n ti a l b u s i n e ss men or clients end up working on a sort “patchwork”-basis, operating without the support of decent infrastructures and actually anarchic a ll y r e p l a c i n g t h e m o n a m i n o r scale. On the other front, architectural designers find themselves faced with administrators, who, despite thems e l ve s , s ee m t o be p l a y i n g a t t h e three monkeys (see nothing, hear nothing, say nothing), as the only way of making any progress amidst a ll t h e i n t e r p r e t a ti o n s a n d co n straints (not to mention the thousand lives of Mr. Condonation for building malpractice). This means it is often an individual work of great architectural v a l u e o r b r a ve r y a n d r e a l -e s t a t e opportunism of a client that helps redevelop a dilapidated area, rather than any awareness of a carefully co n ce r t e d t a r ge t o r t o t a l r eco n struction of an entire slice of the city. This is the case with Dante Benini & P a r t n e r s ’ s p r o j ec t t o d e s i g n Torno’s new headquarters in Milan. We are actually talking about the area around Farini Station, a melti n g- p o t of o l d a b a n d o n e d t r a c k s that split up a section of the city, goods warehouses left abandoned during the day and then taken over by prowlers at night, the occasional old worker’s house mixed up with new blocks of flats: a non-place that has been waiting to see what role it has to play for some time now. In the meantime, some advertising, services and technology agency has taken the lead and occupied some of the old industrial premises. Benini has earned the right to r e d eve l o p a co r n e r p l o t i n t o t h e headquarters of one of the leading Italian construction firms. He was g i ve n a f a ce l e ss , r e i n fo r ce d co n crete building to work with, standing alongside a service station. He worked on the skeleton, removing

■ Scorcio

della sede Torno Internazionale a Milano. Il progetto è stato sviluppato in tre fasi: rifacimento di un edificio esistente (costruito negli anni Sessanta), il suo arredamento e la costruzione di un secondo edificio. ■ Partial view of the headquarters of Torno Internazionale in Milan. The project was developed in three stages: refacing of an old building (built in the 1960s), its furnishing and the construction of a second building.

Credits Project: Dante O. Benini & Partners Architects - Milan office Project Architect: Dante O. Benini, Simonetta Parazzoli Principal in Charge: Dante O. Benini Project Director: Francesco Molinari, Simonetta Parazzoli Interiors Decorators: P. Denise Viviani Project Team: Dante O. Benini, Matteo Codignola, Luca Gonzo, Cristina Grossi, Francesco Molinari, Simonetta Parazzoli, Carlo Porcu, Silvio Petronella, Emanuele Rudoni, Romano Sguinzi, P. Denise Viviani. Structural Engineering Consultant: Ove Arup & Partners - Londra e Milano - D.L.C. Plant Engineering Consultant: Manens Intertecnica - Verona Lighting Design Consultant: Lighting Consulting Orlandi S.a.s. Landscape Design Consultant: Carlo Conforti Graphics and Communications Consultant: Rendergraph General Contractor: Torno Internazionale S.p.a. Window and Door Frames, Interactive Front Covering: Lorenzon Techmec Spa Gypsumboard works: Servocasa Dry Facade System: Knauf False Ceilings and Main Facade Cladding: Vima Contract Floating Floor: Tecnogivex Stair Metalworks and Interior Finishes: AGL Glassworks: Vetrerie Calvi Thermofluid Plants: Delta - Ti Special and Electrical Plants: Gozzo Impianti Interior and Fireproof Doors: Nuova Falchi Wood Floors: Bergamo Parquets Interior Woodworks: Faliselli Moquette: Liuni Resin Floors: La Bua Interior Lighting Appliances: iGuzzini, Ingo Maurer, Spektral, Reggiani, Sill, Zumtobel, Kreon, Simes, Fos, Sirrah, Martin Light Appliances Montage: Euroelettrica Montaggi Exterior Lighting: Clay, Packy Lifts: Kone Distempering: Mimosa, Donelli Partition Walls and Doors: Citterio Furniture: Icf - Tecno - Meritalia Curtain Fittings: Silent Gliss, Inzoli Landscaping: Studio Vegini Client: Torno Internazionale S.p.a.

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Nella pagina a fianco, layout di un piano e, in basso, la facciata posteriore. Qui a fianco, particolari della pannellatura in metallo, dietro cui sono sistemati alcuni impianti tecnologici. ■ Opposite page, layout of a floor and, bottom, the rear facade. Opposite, details of the metal panelling, behind which some key technological systems are located. ■

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■ Dettagli

degli spazi interni realizzati con strutture in acciaio e pareti vetrate.

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■ Details

of the interiors made of steel structures and glass walls.

■ Scala

di un piano intermedio verso l’ingresso principale.

■ Stairs

on an intermediate floor near the main entrance.

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■ Nella pagina a fianco, dettagli degli spazi interni e, in questa pagina, particolare dell’interno e dell’esterno dell’ultimo piano e relativa sezione.

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■ Opposite

page, details of the interior spaces and, this page, detail of the inside and outside of the top floor and relative section.

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N Dreams and Visions

ei lavori di SU11, giovane ed esuberante gruppo newyorkese, si può

notare il destino in parallelo dei tanti progetti guidati, nei più diversi campi, dal trattamento esaustivo al computer degli artefatti,

in cui h a r d w a r e e s of t w a r e costituiscono l’ambiente tecnico di mediazione e corpo senza organi della riflessione. L’architettura ha da sempre in dote il potere di dimostrare l’ipotesi per cui cultura e sapere seguono, come acqua, il principio dei vasi comunicanti, piuttosto che prediligere i travasi a perdere, i compartimenti stagni o l’evaporazione per iso-

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lamento, divisi, taglieggiati e dispersi dalle discipline in auto-referenza. Come si è reso se non altro evidente per effetto della rivoluzione digitale, i cui flussi - denaro, informazioni, dati - si spostano, quando non dispoticamente, secondo gli equilibri instabili, le relazioni insondabili e la pressione di masse invisibili. La velocità inaudita dei nuovi media, presa essa stessa per il cambiamento, governa le nostre società. A riconsiderare l’allure da veggente di André Breton per la definizione, a prima vista ostica e chissà quanto sibillina negli anni Venti, per cui “la bellezza sarà convulsa o non sarà”, adesso, nel XXI secolo e in pieno bailamme, non verrebbe più naturale, per spiegarsi quel che accade, sostituire a quell’impegnativo “convulsa” un semplice “digitale”? Per vedere le conseguenze di questa elementare operazione alle prese come siamo, in architettura e in qualsiasi altro frangente, con gli intricati effetti mutanti di quei media detti, fino all’apparire dei prossimi, nuovi. Illuminati in perpetuo dalla luce, anche metaforica, delle schermate che, umanisti di continuo per omeostasi, crediamo dipendere da noi; mentre, al contrario, si dovrebbe almeno sospettare che abbiano, nottetempo come ultracorpi, già preso il sopravvento. Tanto che invece di restare in scia e ammettere, cosa appurata, che se “il Medium è il Messaggio” - Mc Luhan, 1964 - sarebbe ora di chiedersi, per cambiare atmosfera, quel che davvero succede in profondità quando, in superficie, supponiamo di comunicare. Così da seguire semmai Jean Baudrillard, che di queste cose se ne intende e da una vita spiega come sarebbe infinitamente più propizio dubitare, per ironia cool se non per buon senso, che al di là dei fenomeni di superficie ci sia davvero quel Dio che ci si aspetta. O leggere per penitenza quel piccolo saggio di Jacques Lacan “Radiofonia-Televisione”, che fa piazza pulita delle nostre mitologie sulla comunicazione. Dobbiamo essere ben strane creature e deve essere successo qualcosa di veramente grave alla realtà, perché si sia presa per buona la c h a n c h e di riprodurne grossolanamente e in minore le fattezze. Dal momento che la realtà, da sempre controversa e irriducibile, una volta relegata al compito di sorreggere lo specchio al virtuale, non può che scomparire superflua nel suo doppio. Salvo poi, di quando in quando, risorgere in negativo, come le spetta, di catastrofe in catastrofe. Ma proprio in cattività, in quest’altra dimensione trans-materiale e piatta malgrado le simulazioni 3D, abbiamo creduto opportuno trasferirci e traslocare, armi e bagagli, anche quel Mondo che andrebbe lasciato, per proteggerlo, alla sua tautologia e di cui invece, follemente, ci si immagina d’essere arrivati a capo una volta per tutte. E a proposito di realtà virtuale e di animazioni 3D, di cui è umano andar pazzi fino a trascurare e abbandonare a se stesso il Mondo, persuasi in extremis che la desolazione o l’entropia siano categorie estetiche: il Mondo è già animato, simultaneo e più che tridimensionale; è solo per goderne sui monitor la replica e il controllo assoluto, che si riesce a fingere, senza accorgersene, di non saperlo. Pietrificati dal fascino infallibile dell’apparizione, per artifici, di una realtà altra, in cui assistere - come ne “L’apprendista stregone” - ai movimenti unheimlich, a mezza strada tra Sigmund Freud e Walt Disney, di cose altrimenti inanimate. Certi che, per l’euforia da silicio, una simulazione che ricostruisca la Basilica di Massenzio interessi enormemente più di quel che ancora ne rimane, potentissimo proprio in virtù delle dimensioni invisibili di quel che manca, sufficiente per mandare in estasi, per overdose di senso, le generazioni precedenti. E il disagio o, a preferirlo, il rumore di fondo che si sente prevalere, non sarà dovuto al fatto che sotto, evidentemente e forse per fortuna, la catena significante delle strutture simboliche d’antan continua, imperterrita, indistruttibile e su di un’altra lunghezza d’onda, ad agire? La forza sovrumana dei nuovi media è nell’aver stabilito la parti-

colare chimica che vogliamo presieda ai legami combinatori tra sostanza mentale, velocità della luce e scambi. E poiché l’architettura si trova in equilibrio su questo piano sensibile, nell’intersezione nevralgica tra il pensiero e le dimensioni materiali e fisiche del Mondo, destinate a sopravvivere comunque vada e per quanto esautorate, i nuovi media con tutt’altra consistenza devono affrontare in campo avverso la sfida. Europei di provenienza Ferda Kolatan - Köln 1966 - e Erich Schoenenberger - St. Gallen 1966 -, sono attivi dal 1998 come gruppo con la sigla SU11. Formatisi a cavallo dei continenti con l’ulteriore onorificenza di un master alla Columbia University di Bernard Tschumi nel 1995, sono cresciuti, maturi i tempi, anche grazie al fall out del colossale lavoro di Rem Koolhaas/Bruce Mau per il prodigioso S / M / L / X L . Infatti i principi ispiratori in gioco discendono, a ricostruirne la genealogia e senza voler nulla togliere, da quelli che Koolhaas negli anni Settanta, durante la grande recessione di progetto e architettura in piastrinosi ideologica, ha estratto da Manhattan - per giunta retro-attivamente!- e messo in cassaforte. Capitale e via di fuga su cui OMA negli anni Ottanta ha tanto investito, persino a dispetto di riconoscimenti e primi premi, e che poi dai Novanta, in diffusione universale, ha fruttato una fortuna immensa, fino a provocare quei fenomeni inflattivi che si scorgono da qualche tempo all’orizzonte. Quindi, anche per SU11 architettura da far corrispondere all’intensificazione degli scambi, all’aumento delle superfici di contatto tra attività diverse e in prima battuta inconciliabili, all’estetica della congestione e del troppo pieno. Dunque diagrammi in percussione che intervengono nel ragionamento come media - un numero del 2000 di “Daidalos” s’intitolava diagrammanie - e costruzione del programma attraverso passaggi logici se non ferrei, almeno condivisibili. Vediamo in successione ragionata alcuni dei principali temi trattati da SU11: Air Node/Membrane, status quo di aeroporti tutti uguali e ugualmente rigidi da redimere con membrane intelligenti, flessibili e trasformiste; Gradate Housing, tranches di edifici in linea idealmente infiniti che si spartiscono, 365 giorni all’anno, tutte le attività dell’arco delle 24 ore; Composite Housing, case sub-urbane in kit di montaggio variabile e vendita online; Jellyfish Rooftop Addition, superfetazioni sui piani di copertura in ambiente metropolitano. Temi da banco di prova o saggio di destrezza, sapidi come aperitivi e dotati di quelle invitanti proprietà speculative per cui, ricorrenti come sogni, appena le condizioni e lo slancio che ci vuole lo permettono, a volte ritornano. Argomenti ermafroditi in cui si crede di veder liberata l’energia compressa dal tran tran professionale e dalla pavidità con l’orecchio da mercante dei committenti. Senza accorgersi che magari, per la stessa coazione a ripetere, si finisce in levare col farne il controcanto sul versante opposto. Visto che si tratta di progetti in cui la dovizia della restituzione grafica e i formidabili exploit di anticipazione sulla loro possibile esistenza in un futuro alternato coincidono e sono permessi dalla natura incorporea delle cose, in assenza di peso e gravità. L’architettura, specie se costruita è più lenta e per destino cristallizza l’assetto auspicato con un delay che, a non stare all’erta, sa essere fatale al cospetto delle trasformazioni in corso. Senza dimenticare che l’architettura moderna è riuscita in tensione a definirsi tale per l’introduzione, in una stessa dimensione fisica, di un altro corredo materiale - vetro, acciaio, cemento armato sfasato temporalmente e di un’altra durata rispetto a legno, pietra e mattoni. Con i computer s’inaugura questo periodo transmateriale di indifferenza e simulazione che si coniuga, sul piano propriamente fisico, con l’assemblaggio dei molteplici e ancor più caduchi materiali di sintesi e il dominio assoluto di geometrie su di giri altrimenti inafferrabili. Anche se a questo riguardo, per esempio, a pensarci bene, le pietre di Gaudì intese come solidi, nulla hanno da invidiare. Ricavate come sono da qualcosa di grave, che ha un peso, anteriore alla nostra comparsa e destinato a sopravviverci (Caillois). Qualcosa d’altro, di esterno e lento, che proprio perché è precedente sa opporsi e resta, assicura la reciprocità e il valore reversibile di uno scambio. Che le macchine simulano con dei segnali di feedback che sono, per quanto sofisticati, fatalmente interni al sistema e quindi promiscui, con gli stessi problemi e le stesse tare che si manifestano tra gli esseri consanguinei. Per questo, piuttosto che nascondersi il carattere alieno delle macchine, se ne dovrebbe ammettere una volta per tutte l’alterità. Tentare, attraverso una sana attività di spionaggio, di decifrarne, negli automatismi, passi falsi, atti mancati, il discorso proprio e il senso riposto - non è nemmeno una novità -. E da lì far venire allo scoperto e coltivare sindromi alla Hal 9000, come fa e spiega, per esempio, Makoto Sei Watanabe per credere di vedere finalmente intervenire nei progetti dei fenomeni di un altro ordine. Decio Guardigli

L

ooking at the works designed by SU11, a young New York-based team, it is

worth noting the parallel fate of a number of projects in various fields that draw exhaustively on computer software and hardware to form a technical environment of mediation and organless body of reflection. Architecture is always blessed with the power to demonstrate the idea that culture and

knowledge, like water, conform to the principle of interconnecting jars rather than leaks, sealed compartments or isolated evaporation, separated, cut off or lost in self-referential disciplines. As the digital revolution has at least brought to the fore, these new flows of money, information and data move (if not despotically) according to unstable balances, unfathomable relations and the pressure of invisible masses. The unprecedented speed of new media, that have also been caught up in these changes, controls our societies. Reconsidering the alluring foresight of André Breton’s at first sight rather hardcrusted (and who knows how cryptic) claim from the 1920s that “beauty will either be convulsive or it won’t exist at all”, would not it now in the tumultuous 21st century be more natural, in order to explain what is happening, to replace the rather overbearing expression “convulsive” with just “digital”? Letting us see the effects of this very simple operation, trying to get to grips, as we are in architecture and other fields, with the intricate everchanging effects of those forms of media which, for the time being until something else appears, we describe as new. Perpetually lit by the (even metaphorical) light of screens which, as undeterred humanists due to homeostasis, we feel depend on us, whereas, in actual fact, we ought to at least have a hunch that they have taken over during the night like body snatchers. Indeed, taking it for granted that, as McLuhan claimed in 1964, “the medium is the message”, perhaps the time has also come to change atmosphere and ask ourselves what is really happening deep down while we indulge in our surface communication. Perhaps we ought to follow Baudrillard’s lead, who has a fine grasp of these issues and has spent a life time explaining how it would be infinitely more profitable to doubt, out of cool irony if not common sense, that there really is any God behind these surface phenomena. Or read as a penitence that little essay by Jacques Lacan entitled “Radio broadcasting-Television”, that wipes the slate clean of our mythological beliefs about communication. We certainly must be strange creatures and something really weird must have happened to reality if we really do believe we can reproduce its image on a minor and rather cruder scale. Bearing in mind that as soon as reality, controversial and irreducible as it is, is relegated to the task of just supporting its mirroring in virtual reality, it is bound to just fade away redundantly in its double. Only to reappear from time to time negatively, as is only fitting, in catastrophe after catastrophe. But trapped away in this other tans-material and flat dimension, despite 3D simulations, we actually thought it might be a good idea to move in and take with us all the arms and baggage from a world that, to protect it, ought to be left to its own tautology and which, on the contrary and most unwisely, we think we have finally come to grips with once and for all. And as regards virtual reality and 3D animation, which it is only natural to go mad about to the point where we even abandon and leave the World to itself, ultimately convinced that desolation and entropy are aesthetic categories: the World is already animated, simultaneous and more than three-dimensional; it is only to enjoy a replica of it on monitors and absolute control that we manage to pretend, without even realising it, that we do not know all this. Petrified by the infallible charm of the trick appearance of an alternative reality, where we can observe - like in the “Sorcerer’s Apprentice” - the unheimlich movements, somewhere between Sigmund Freud and Walt Disney, of alternatively animated things. Convinced that, mesmerised by silicon, a simulation reconstructing Massenzio Basilica captures our interest like a black hole and is much more impressive than its actual remains, extremely powerful thanks to the invisible dimensions of what is missing, enough to send previous generations into ecstasy through overdoses of meaning. And is not the discomfort or, rather, the background noise that dominates, due to the fact that deep down, obviously and perhaps fortunately, the signifying chain of old symbolic structures continues as indestructible as ever and on a different wavelength? And with the same symptoms as those occasional nagging migraines whose cause is unknown. The superhuman efforts of the new media lie in having established the special chemical bonds between mental substance, the speed of light and interactions. And

since architecture finds itself balanced on this sensitive plane at the nervralgic intersection between thought and the material/physical dimensions of the World that will survive whatever happens and however powerless it might end up, the new media, which are of a quite different consistency, have to meet this challenge in their adversary’s favourite terrain. Ferda Kolatan - Cologne, 1966 - and Erich Schoenenberger - St. Gallen, 1966 -, are both of European descent and have been working for a New York-based team known as SU11. Spanning two continents and with the added prestige of a Master’s awarded in 1995 by Columbia University under Bernard Tschumi, they both g a i n e d i n v a l u a b l e e xp e r i e n ce f r o m t h e f a ll -o u t f r o m R e m Koolhaas/Bruce Mau’s colossal project for the imposing S/M/L/XL. Indeed the inspiring principles involved derive (upon closer scrutiny and taking nothing away from them) from those Koolhaas extracted from Manhattan (retroactively, no less!) and stowed away in the 1970s during the great recession of design and architecture into ideology. The capital and way out that OMA invested so much in during the 1980s, despite all the recognition and first prizes, and that from 1990s produced real fortunes from the 1990s onwards, even causing the kind of inflationary phenomena that have recently started appearing on the horizon. So for SU11, too, this is architecture to be brought in line with an intensifying of interaction, increase in the surface of contact between different activities that might initially seem irreconcilable, the aesthetics of congestion and the over-full. Tending towards conceptual indigestion. Even though it might not be for everyone, there is no denying how Koolhaas takes the web and shell to bring out the seemingly inevitable likelihood of even the most extreme choices and consequences. Summing up, a percussion of diagrams that intervene in reasoning as the means - an issue of Daidalos published in the year 2000 was actually called diagrammania - and construction of a programme through logical principles which, although not inflexible, are at least shared. Let’s take a carefull y g a u ge d l oo k a t t h e m a i n i ss u e s b r o a c h e d b y S U 11 : A i r Node/Membrane, the status quo of airports that are all the same and just as rigid, to be redeemed by smart, flexible and transformational membranes; Gradate Housing, slices of ideally endless rows of houses sharing all the activities in a 24-hour-day for 365 days-a-year; Composite Housing, suburban houses made of assembly kits on sale on-line; Jellyfish Rooftop Addition, additions to roof planes in a metropolitan environment. Testing grounds or tests of skill, as tasty as aperitifs and blessed with those inviting speculative properties which mean they sometimes come back like dreams under the right conditions or when there is the right input. Hermaphrodite issues in which the energy compressed by the hum-drum of professional life and merchant-like fearfulness of clients. Without realising that by being forced to repeat the same things, there is a risk we might end up doing the opposite. Bearing in mind that these are projects in which graphic renditions and wonderful tricks evoking a possible alternative future coincide and are made possible by the bodiless nature of things in the absence of weight and gravity. And taking the comparison even further - pardon me for the inconvenience it might be pointed out that, for better of worse, this line of research is to built architecture what endless petting is to procreation. Equally important but quite different activities which ought to be considered in stereo. Architecture, particularly if actually built - so you can imagine what it is like in Italy - is slower and destined to take its intended form with a certain time lag which, keeping on one’s guard, can be fatal in relation to the changes under way. Without forgetting that modern architecture only managed to define itself as such by introducing a different material into a given physical dimension - glass, steel or reinforced concrete - out of phase and of quite different durability compared to wood, stone and bricks. Computer technology has heralded the start of this transmaterial period of indifference and simulation combining (on a strictly material level) with the assembly of all the various and even more short-lived synthetic materials and the absolute dominance of geometric patterns of an otherwise quite ungraspable nature. Although, on second thoughts, Gaudi’s stones - for instance taken as solids, have nothing to envy here. Cut out of something heavy and weighty, that was around before us and will inevitably out live us (Caillois). Something different, external and slow, whose prior existence means it contrasts and remains, guaranteeing the reciprocal relations and reversible value of an exchange, that machines simulate with feedback signals fatally internal to the system and hence promiscuous, involving the same problems and same defects that crop up in beings from the same blood line. This is why the alien nature of machines should be accepted once and for all, and not hidden away. Trying to spy on and decipher its automation, false steps, missing deeds, peculiar discourse and inherent meanings, is certainly nothing new. And this should bring out and underline Hal 9000-type syndromes, as, for instance, Makoto Sei Watanabe actually does and explains, so that design is finally affected by phenomena of a different kind.

Dreams and Visions

SU11 ARCHITECTURE+DESIGN

l’ARCA 175 43


Membrane Air Nodes ■ In

queste pagine, rendering del progetto Membranes Air Nodes: un concetto di tensostruttura/membrana teso a rivitalizzare e aggiornare la tecnologia degli aeroporti. Gli aeroporti stanno diventando sempre meno una disseminazione di singole strutture e sempre più un sistema di trasporti e scambi interconnessi.

La nozione di “porto” sembra allora piuttosto datata per descrivere il vasto fenomeno del trasporto aereo e si potrebbe invece sostituire col termine “nodo”. I Nodi Aerei formano una rete, che copre e unisce virtualmente tutti i luoghi della terra. Il linguaggio e i segni comunicativi utilizzati sono universali e lo è anche la disposizione e configurazione generale delle strutture. I Nodi Aerei non sono pensati in base alle differenze tra i

singoli aeroporti, bensì prendono in considerazione la loro natura comune e le loro similitudini. Le tensostrutture e le innovative soluzioni a membrana enfatizzano questo aspetto e agiscono come “confini dinamici, sia interni che esterni. Queste strutture non rimpiazzano quelle esistenti, ma le complimentano, funzionando come “addizioni”. Possono essere applicate a tutti i

diversi tipi di aeroporti esistenti. La loro scala non è limitata dalla loro configurazione poiché esse seguono un “principio di continuità” e sono di grandezza adattabile. La membrana esterna è costituita da “Fibra digitale intelligente”, che può essere programmata per proiettare immagini e testi. Una volta che l’aeroporto è stato coperto con questa pelle sensibile, si illumina come un “teatro del cielo” e

proietta informazioni locali e globali, come le previsioni meteorologiche, notiziari, notizie sul traffico. Parte della pelle è ripiegata a formare la facciata che può essere a sua volta utilizzata come supporto a immagini per i viaggiatori. All’interno, le proiezioni sulla membrana forniscono le informazioni sui voli, sull’aeroporto, sulla città, sui servizi e fungono da sistema di orientamento.

■ In

these pages, renderings for the Membranes Air Nodes project: a tensilestructure/membrane concept for revitalizing and updating Airport technology. Airports increasingly transform from a variety of single airports to an interconnected transportation and exchange system. The notion of a “port” seems rather antiquated to describe the vast phenomenon of air travel and could more fittingly be described as a “node”. Air Nodes form a web, which covers and unites virtually every place on earth. The language and communicational signs used here are universal and so is the general layout and configuration of its plans. Air nodes are not about the differences of single airports but about their common nature and similarities. Tensile structures and innovative membrane solutions emphasize on this aspect and act as internal and external “Dynamic Boundaries”.

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Air Node membrane and tensile structures do not replace existing airports. They rather complement them and function as “add-ons”. Relating to the common aspects of air travel, Air Node membranes can be applied for all different kinds of existing airports. Their scale is not limited by their design since they follow a “continuous principle” and are adaptable in size. The outside Membrane is made out of “Intelligent Digital Fiber”, which can be programmed to display images and text. Once the airport is covered with this sensitive skin, it illuminates like a skytheater and displays local and global information, such as weather, news, etc. Parts of the skin wrap around and become the façade, which can be utilized in the same way providing information for travelers. Inverted membrane displays inside the Air Node serve as a orientation system, providing information about the destination city/country, flight information, airport guidance, hotels and car rentals.

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Composite Housing ■ In

queste pagine, rendering della struttura e delle possibili configurazioni del sistema residenziale Composite Housing: un prototipo per i prossimi 10 milioni di abitanti della Great Central Valley in California. Questa Architettura Composita suggerisce un modello che combina la forza dell’adattabilità con la

■ In these pages, renderings of the structure and of the possible configurations of the residential system Composite Housing: a prototype for the next 10 million people in the Great Central Valley, California. This Composite Architecture suggests a model which combines the strengths of adaptability with simplicity and reduces the problems which are created by a singular and predetermined approach. The default shape of the housing unit is a rectangle. This geometrical form supports a space-efficient

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semplicità e riduce i problemi derivanti da un approccio singolo predeterminato. La forma base delle unità residenziali è il rettangolo. Questa forma geometrica supporta una disposizione spaziale efficiente nel lotto e in relazione alle unità vicine. Bagni e cucine sono estensioni spaziali degli elettrodomestici che contengono invece di essere spazi vuoti riempiti di apparecchiature. Anche senza estendere la

struttura dell’edificio, la si può ammodernare, rinnovare e ampliare per parti disgiunte. Gli elettrodomestici sono collegati uno all’altro attraverso le reti infrastrutturali: luce, acqua, fognature, rete gas ecc., sono di facile mantenimento e possono essere riparati o cambiati nel tempo. Le loro forme complesse ne permettono l’utilizzo e l’integrazione su tutti i lati della casa, soffitto e pavimento inclusi.

positioning within the lot and in relation to its neighbor houses. Bathrooms and kitchens are spatial extensions of the appliances they house rather than empty spaces, which are filled with them. Even without extending the actual structure of the building one can modernize, renovate, and extend parts and pieces of the house. Household appliances are linked to each other by water supply, electricity, accessibility etc. They are easy to maintain, repair and exchangeable over time. Their complex shapes allow utilizing all sides of the units, top and bottom included.

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Jellyfish Rooftop Addition ■ Questo

progetto consiste nell’estensione sul tetto (40 mq) e il rinnovo di un appartamento esistente (60 mq). Il Jellyfish Rooftop Addition è concettualizzato come un puzzle abitabile in cui i vari pezzi collaborano tra loro come frammenti. Le componenti del puzzle sono tre unità contigue spazio-funzionali (rosso, arancio e legno) che possono essere identificate e lette come pezzi singoli interconnessi in un flusso programmatico continuo. Ciò che ne scaturisce è un ordine più complesso che implica la fusione di diversi sistemi in un assemblaggio pur rimanendo irriducibile a qualsiasi singola categorizzazione. Queste unità sono comprese come conglomerati di oggetti, arredi e spazio che però non rispondono a nessuna delle suddette categorie singole. La qualità ibrida di ciascuna unità è ulteriormente enfatizzata dal fatto che alcune componenti sono elementi nuovi e altre già esistenti. Organizzando il progetto con queste unità si intende mettere in discussione la logica progettuale basata su categorie chiaramente definite di stanze e arredi. La codificazione cromatica e materia delle unità ne definisce la singolarità nell’ambito della molteplicità differenziata ma continua. Questo “ritmo” garantisce una continuità sia temporale (prima/dopo) che spaziale (dentro/fuori). Il posizionamento strategico delle aperture orizzontali (vano scale, lucernario) e verticali (porte, finestre) consente di estendere ulteriormente lo spazio. La semplicità della sua geometria e la sua natura di elemento staccato sulla copertura, permette di utilizzare unità standard prefabbricate di diversa dimensione e forma, che possono esser montate sul posto.

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■ This project is the design of rooftop extension (40sq.m) and renovation of the existing apartment (60sq.m). The Jellyfish Rooftop Addition is conceptualized as a habitable puzzle in which pieces work in conjunction as fragments. The components of this puzzle are three (red, orange and wood) contiguous spatialfunctional units that can be identified and read as singular pieces interlocked by a continuous programmatic flow. What evolves is a more complex order that involves the fusion of different systems into an assemblage while remaining irreducible to any single categorization. These units are understood as conglomerates of object, furniture and space, rather than just responding to a singular definition of the above. The hybrid quality of each unit is further emphasized by the fact that some components are new elements and others already existing ones. By organizing the project with these units it is intended to challenge the design logic based on clearly defined categories of rooms and furniture. The color and material coding of the units define each unit as a singularity within a continuously differentiated multiplicity. This spacing provides both temporal (before/after) and spatial (inside/outside) continuum. The strategic positioning of the horizontal openings (stair shaft, rooftop skylight) and vertical openings (windows, doors) allow the space to extend further. The simplicity of its geometry and the nature of its detached state to the rooftop, allow for prefabricated and standardized units of various sizes and features, to be delivered on site and installed in place.

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section a

section 1

section 2

section 3

section 4

0 level

Gradate Housing ■ Il

-1 level

50 l’ARCA 175

progetto Gradate Housing indaga il tema di fornire la massima flessibilità funzionale, grazie alla capacità di adattarsi nel tempo a diversi programmi. Diverse tipologie abitative sono configurate dal

programma voluto dagli utenti e combinate in modo da poter essere trasformate. Le unità non sono flessibili solo all’interno: infatti, i corridoi dell’edificio diventano spazi interstiziali pronti per essere utilizzati dai più diversi programmi funzionali (corridoi di

mediazione). Il termine “Gradate Housing” descrive il modo in cui “l’intermediatezza” diviene l’infrastruttura guida del progetto. Gli spazi passano attraverso i diversi gradi del programma, nel tempo, senza fermarsi in una condizione stabilita.

■ The

Gradate Housing project deals with the issue of providing utmost functional flexibility in adapting to different programs over time. Different housing types, such as studios, lofts and apartments are configured by the users schedule and combined in a way that allows

maximum transformation. But not only the insides of the units are flexible. In fact the corridors of the building become vacant in-between spaces ready to get utilized by the most dominating programs (mediating corridor). The term “Gradate Housing” describes how the “intermediate”

becomes the guiding infrastructure for this project. The spaces shift through different grades of program, over time, without freezing at a certain condition.

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Microtecnica come natura Micro-Tech Plant in Gals

Progetto: Jean-Luc Crochon, Cuno Brullmann

Credits Project: Jean-Luc Crochon/Cuno Brullmann&associés Project Manager: Urs Keller Assistants: Paula Vilafranca, Justine Miething Collaborators: Burckhardt+Partners Engineering: L’Atelier de constructions, SMT+partners

hi ama la natura è sempre C ricambiato. Lo stabilimento di microtecnica delle aziende MTA e

della memoria. In altre parole è la composizione di una nuova letteratura, di una nuova musica, di una nuova architettura. Senza bisogno di gridare al miracolo, se mai con la speranza che si avveri. E’ conoscere l’architettura attraverso i suoi limiti nella speranza di trovare, però, un arcano che inneschi la macchina del rinnovo. E’ allora logico pensare che l’architetto non è al centro di nulla, ma è libero in un infinito fatto di sentimenti o in uno zero assoluto: è semplicemente un professionista fra i professionisti. Perfino la tanto lodata razionalità che gli appartiene e che lo distingue dagli altri dimostra solo la sua libertà tesa al divenire. Le scienze cognitive che, per buone ragioni evolutive, evidenziano solo i processi mentali degli architetti e le loro decisioni progettuali non obbediscono affatto, nella ricerca quotidiana, ai canoni rigorosi imposti dalle scienze. Ed è proprio in questo senso che lo stabilimento delle aziende MTA e Sysmelec a Gals è un esempio da osservare attentamente, per cercare di capire fino in fondo che l’architettura è, soprattutto, un atto di umiltà verso la natura, nel rispetto dei valori umani. Questo è uno degli esempi di come si inserisce un volume nel paesaggio perché diventi un’architettura. Mario Antonio Arnaboldi

ature lovers always get what N t h e y d e s e r ve. T h e M T A a n d Sysmelec micro-technology plant

quella di un equilibrio di difendibilità razionale del platonismo e anzi l’inevitabilità di aderire a questa filosofia contro chi invece considera la matematica degli spazi una scienza idealizzata fatta di operazioni umane e i numeri solo degli oggetti mentali, risultato di eventi neuronali. Comunque, oggi, l’architetto opera con i numeri naturali e gli altri numeri, senza porsi tante domande filosofiche. E’, insomma, un progetto che naviga felicemente nei vari mondi della natura in un immaginario matematico, evitando la superficialità e la pretenziosità. Chi è stato catturato dal fascino dei numeri, dei moduli, dei moltiplicatori può avventurarsi alla scoperta delle regioni più astratte della matematica, dove si celano in problemi elementari anche se, forse, non così facili. Come la natura, anche la matematica descrive, infatti, mondi immaginari e ha ragione Piergiorgio Odifreddi quando invita ad accostarsi alla divulgazione scientifica con lo stesso spirito con cui ci si avvicina alla lettura della natura o alla letteratura, nella speranza che l’esperienza possa significare il primo passo verso la scoperta di una delle espressioni dell’universo. Ben inteso riferite a quelle capacità umane, ma quasi divine, che emergono dai contenuti

in Gals, Switzerland, designed by Jean-Luc Crochon and Cuno Brull m a nn a ss oc i a t e d a r c h it ec t u r e f i r m , i s o n e of o n l y a ve r y few examples of architecture in which the designers’ humility yields entirely to the serenity of nature. This i s w h a t eve r y a r c h it ec t h o p e s t o a c h i eve w h e n t a c k li n g a d e s i g n , particularly nowadays that stone is held responsible for destroying the landscape and concrete accused of disfiguring nature. The most surprising thing about t h i s wo r k i s it s s e n s iti v it y t o it s surroundings, relying solely on a simple gesture, a sloping geometric r oof p l a n e o r a n un d e r g r o un d space hidden away beneath invisib l e, h i dd e n s t r u c t u r e s . A n d t o think that the design is for a fact o r y of m i c r o t ec h n i c a l co m p onents, viz., a place serving manuf a c t u r i n g p u r p o s e s , eve n i n s i d e which, however, Crochon and Brullmann have kept to the laws of a nature: designing a web of roots. In other words, we have a sort of n a t u r a l m a t h e m a ti c s t h a t b u r i e s a r c h it ec t u r e i n it s s u rr o un d i n g s a n d n a t u r a l co n t e x t t o s u c h a n extent that it looks like a piece of environmental decoration, a sort of event-object capable of treating

the space in which people work like part of the landscape. T h e d e s i g n a l s o co n t a i n s s o m e secrets hidden between the lines of thought that led to the creation of t h i s a r c h it ec t u r a l ob j ec t , s ec r e t s residing in people’s subconscious, memory and thoughts, the un d e r l y i n g b a s i s a n d n ece ss a r y condition for redeveloping creativity (the only thing really dictating our behaviour and hence architectural design). Such immediacy is rare in modern-day architecture and is the reason why we need to dig deeper in o r d e r t o un e a r t h t h e p r oce ss underlying this approach to design. The architect, like an amplifier, can capture the emotions generated by nature and broadcast them even more powerfully. The architect as a director can o n l y r e a ll y co n t r o l t h e v i s u a l s eq u e n ce s of a b u il d i n g a n d h ow they unfold through time. I t i s s u r p r i s i n g t o s ee h ow Crochon and Brullmann reject the u s u a l c a n o n s of a r c h it ec t u r e t o focus on the geometric value of just a very few elements that seem to be a l m o s t b l ow n - u p , a s we c a n s ee f r o m t h e s l o p i n g r oof p l a n e. T h e idea is to give anyone looking at the work the feeling of being inside, given the immediacy with which we r e a d it s s p a ce s . T h e y s ee m t o be defending a sort of rational balan-

■ La facciata principale a sud-est del complesso industriale di microtecnica realizzato a Gals, in Svizzera. L’impianto, che occupa una superficie di circa 6000 mq, è costituito da due blocchi di fabbrica, laboratori, settori di montaggio, caffetteria, locali terziari e zone riservate ai clienti.

ce of Platonism, or even a sort of inevitable adherence to this philos o phy , a g a i n s t t h o s e w h o be li eve that spatial mathematics is just an idealised science made of human operations and numbers are just mental objects resulting from neuronal events. In any case, architects now work with natural numbers as well as other numbers without asking too many philosophical questions. This kind of architecture sails happily through the various worlds of nature in an imaginary mathematical world, avoiding superficiality and pretension. A n y o n e i n t r i g u e d b y nu m be r s , m o d u l e s a n d m u lti p li e r s c a n s e t off in search of the most abstract regions of mathematics, where its most basic but not so simple problems lie. L i k e n a t u r e, m a t h e m a ti c s a l s o d e s c r i be s i m a g i n a r y wo r l d s , a n d P i e r g i o r g i o O d i f r e dd i i s r i g h t t o expect science to be spread in the s a m e s p i r it i n w h i c h we b r o a c h n a t u r e o r lit e r a t u r e, i n t h e h o p e t h a t , fo r s o m eo n e a t l e a s t , e xp er i e n ce m a y m e a n t h e f i r s t s t e p towards discovering one of the true e xp r e ss i o n s of t h e un i ve r s e. Referring, of course, to those human (yet almost divine) abilities emerging from the contents of memory In other words, this is the com-

■ The main facade to the south-east of the microtechnical industrial complex in Gals, Switzerland. The plant, covering a surface area of approximately 6000 square metres, is formed of two blocks of buildings, laboratories, assembly units, a cafeteria, services rooms and areas reserved for clients.

posing of a new form of literature, a n ew s t y l e of m u s i c a n d a n ew fo r m of a r c h it ec t u r e. W it h o u t evoking some sort of miracle, just h o p i n g it wo r k s o u t . T h i s m e a n s understanding architecture through its limits in the hope of discovering some mystery that sets the wheels of progress in motion. It follows that the architect is not at the centre of anything, but merely free t o m ove t h r o u g h t h e bo un d l e ss realms of feelings or in a state of a b s o l u t e ze r o : h e i s j u s t o n e of a number of professionals. Even his m u c h - p r a i s e d r a ti o n a li s m t h a t makes him stand out from the rest merely shows his freedom to evolve. For good evolutionary reasons, the cognitive sciences merely bring out the mental processes of architects, and the decisions they make on a day-to-day basis certainly do n o t obe y t h e r i go r o u s c a n o n s of science. This is the sense in which the MTA and Sysmelec plant in Gals, li k e t h o s e t h a t d e s i g n e d it , i s a n example worth studying most caref u ll y i n o r d e r t o t r y a n d r e a ll y un d e r s t a n d t h a t a r c h it ec t u r e i s , above everything, a humble act in face of nature and a form of respect for human values. This is an example of how to knit a structure into t h e l a n d s c a p e i n o r d e r t o t u r n it into architecture.

Michel Denancé

Sysmelec a Gals, in Svizzera, progettato dallo studio degli architetti associati Jean-Luc Crochon e Cuno Brullmann, è uno dei pochi esempi di architettura dove l’umiltà dei progettisti cede alla serenità della natura ogni suo diritto. E’ ciò che ogni architetto spera di ottenere quando affronta un progetto, in modo particolare oggi che si attribuisce alla pietra la colpa della distruzione del paesaggio e al cemento quella della deturpazione della natura. La cosa che più stupisce in questo lavoro è la sensibilità verso l’intorno, affidata a un semplice gesto, a un piano geometrico inclinato di copertura, a uno spazio ipogeo raccolto sotto una prospettiva di volumi, celato, invisibile. E pensare che il tema è una fabbrica di componenti microtecnici, cioè un luogo organizzato per un processo di produzione dove, però, anche nell’interno dell’edificio, Crochon e Brullman che hanno usato le regole tipiche della natura: le reti delle radici. Insomma una sorta di matematica naturale che immerge l’architettura nel suo intorno e nel suo contorno, tanto da farla apparire un elemento di decoro dell’ambiente, una sorta di oggetto evento, in grado di descrivere lo spazio del lavoro dell’uomo come un ele-

mento integrato nel paesaggio. Nella logica del progetto vi sono anche dei segreti celati nei tracciati che hanno regolato il nascere dell’oggetto architettonico, segreti che albergano nell’inconscio, nella memoria, nel pensiero dell’uomo che è base e condizione al riordino della creatività, unico dettato al comportamento, quindi all’idea progettuale. Un racconto così immediato è raro fra i vari eventi del progetto contemporaneo ed è la ragione per continuare nell’approfondimento, con l’intento di decifrare più a fondo il processo dell’atto progettuale messo in fieri. L’architetto, in quanto amplificatore, è capace di captare le emozioni che genera la natura e di ritrasmetterle più forti. Il progettista come m e tt e u r e n s cé n e è solo abile nel gestire le sequenze visive di un edificio e la loro progressione nel tempo. Crochon e Brullmann sorprendono perché rifiutano i canoni consueti dell’architettura e ancorano il loro progetto al valore geometrico di pochissimi elementi, che trattano in grande formato, come appare osservando il piano inclinato della copertura. L’intento è quello di dare all’osservatore dell’opera la sensazione di essere nel suo interno, data l’immediatezza della lettura dei suoi spazi. La tesi che sembrano sostenere è

Electrical plants: Bering Heating: Luco Contractors: Marti, Gugger, Ramseier, Sottas, Roth, Berna roof, Schaller, Berger, Oessch, Calorie, Wirz, Regent, Konsortium, Kasterler, Stabo, Gilgen Client: MTA/Sysmelec

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■ Pianta

del piano terreno e sezione sul piazzale d’ingresso. In alto, pianta del primo piano. L’impianto compositivo è studiato in rapporto all’inserimento nel paesaggio secondo l’idea del “vedere” ed “essere visto”. Il programma funzionale si articola

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quindi in base a questa dualità e alle specificità di alta tecnologia delle due aziende committenti. Nella pagina a fianco, particolare del sistema di facciata sul lato sud-est che articola parti largamente vetrate a pannelli metallici di tamponamento.

■ Plan

of the ground floor and section of the entrance plaza. Top, plan of the first floor. The layout is designed to fit into the landscape along the lines of “see” and “be seen”. The functional programme is based around this dualism and the specific high-tech

characteristics of the two client firms. Opposite page, detail of the facade system on the south-east side which is divided into mainly glass parts and metal cladding panels.

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■ La

copertura metallica che individua l’intero complesso consente attraverso lo sviluppo ascendende di liberare la facciata sud-est degli uffici verso il paesaggio naturale e di concentrare gli accessi principali sul lato opposto verso strada.

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■ The

metal roof marking the entire complex towers up to free the south-east office facade facing the surrounding countryside and concentrate the main entrances over on the side opposite the road.

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■ Vista

e particolare costruttivo del sistema di copertura e sopracopertura in lamiera inox piegata e vista aerea dell’edificio.

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■ View and construction detail of the roof and above-roof system made of folded stainless steel, and aerial view of the building.

■ La facciata sud-est è strutturata su una trama regolare di 1,2 m che determina la parti cieche, corrispondenti al modulo base, e quelle vetrate in corrispondenza degli uffici di 2,4 m. Un sistema di store garantisce la

protezione solare neutralizzando l’effetto serra. Sotto, l’area parcheggi protetta dalla continuazione del sistema di copertura che viene trattato a pergola.

■ The

south-east facade is structured around a regular 1.2-metre pattern marking the blank parts corresponding to the basic module and glass parts corresponding to the 2.4-metre offices. A system of stores

guarantees shelter from sunlight neutralising the greenhouse effect. Below, the car park area protected by a continuation of the roofing system treated like a pergola.

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Diversità e appartenenza University Offices in Agen

Progetto: Frédéric Borel

embra impossibile che un edifico S di così limitate dimensioni possa nascondere un tanto ricco repertorio di

designed around a pattern of blue trapezium-shaped cladding panels, “breaks down” matter into a fancy exaltation of non-form rendering h o m a ge t o t h e c u b i s t li n e s of t h e s t e a lt hy a n d hyp e r t ec h n o l og i c a l A m e r i c a n bo m be r B -2 S p i r it , t h e surreal visionary worlds of Tanguy or the “wonderful complexity” of the s p a ce s h i p s e n v i s a ge d b y L ebbe y s Woods. Borel is not worried about lapsing into bland formalism. Curiosity and input from the situation in which he is working, attention to the landscap e a n d c it y s c a p e, a s we ll a s t h e social side and practical purpose of the project in question, are the guidelines around which he develops his designs. This means his works of architecture should not be seen as stylistic variations on a functional theme, a focusing on the sculptural dimension of an object that is an end in itself, they are actually a deep rethinking of spatial relations, perceptual aspects and functional determinants capable of generating a fresh awareness of the genius loci of specific contexts. As has already be clearly pointed out at the presentation of the exhibiti o n o n d i s p l a y i n t h e F r e n c h Pavilion at the Venice Biennial of A r c h it ec t u r e, “ ( B o r e l ’ s ) a e s t h e ti c development is permanently woven into a certain social process of exalting what is exceptional and singular as necessary elements in creating places with strong identities, where we can all project our own difference s a n d d eve l o p a s e n s e of be l o n g i n g”. L e a v i n g r a t h e r r e d u c ti ve aesthetic discussions aside, the buildings designed by this Parisian architect are part of a broader design vision involving the entire territory with its intricate and now indispensable compresence of socio-cultural features of different kinds.

riferimenti, ma è sufficiente un’analisi sommaria dello scultorio volume realizzato nella cittadina di Agen, in Aquitania, per intuire la complessità della sua genesi compositiva. Solo 2000 metri quadrati di superficie, destinati ad accogliere gli uffici dell’Istituto di sviluppo locale dell’Università Michel Serres, sono lo spunto per trasformare il programma funzionale in un coraggioso dispositivo formale e volumetrico che si qualifica in modo immediato come evento urbano, momento focalizzante nel processo di ridefinizione di una rinnovata qualità territoriale. Frédéric Borel, classe 1959, ha conquistato i favori della critica grazie ai caleidoscopici edifici residenziali realizzati a Parigi negli anni Novanta, di cui quello di rue Palleport (l’Arca 147) nel XX arrondissement, offre chiara testimonianza. Ad Agen, Borel non è certo estraneo, è suo infatti il progetto dell’Università di Scienze, un monolito sospeso su una maglia di pilastri a V, la cui massa si stempera con il gioco di luci e profondità dei frammenti colorati in superficie; una complessità celata dietro un’apparente semplicità che trova, seppure nella differente recita formale, una sottile coerenza linguistica nella ricercate frammentazioni del nuovo Istituto. Comuni sono gli intenti di sfidare il peso della materia, dichiaratamente esasperata nella rigorosa definizione volumetrica, attraverso il lavoro sulla pelle dell’edificio. L’involucro viene piegato in una sovrapposizione e successione di spezzate che non intrattengono alcun rapporto di ortogonalità con il suolo. Come si trattasse del frutto di un gesto istintivo, l’edificio, sorta di grande foglio accartocciato lanciato davanti al monolito dell’Università, esprime una suggestiva poetica dell’inerte. L’articolaCredits Project: Frédéric Borel Associates: Michel Cayre Collaborators: Massimo Matiussi (project manager), Marc Younan Structures: BEFS Contractors: Cancé, Seg-Fayat, Reyes Client: Communauté de l’Agglomeration Agenaise

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zione dell’involucro, ottenuta dalla dinamica dei pannelli di rivestimento di forma trapezoidale colorati di blu, “sgretolano” la materia in una scenografica esaltazione dell’informe che rende omaggio alle linee cubiste dell’ipertecnologico bombardiere americano B-2 Spirit, come ai mondi visionari e surreali di Tanguy o alle “meravigliose complessità” delle navicelle spaziali ipotizzate da Lebbeus Woods. Borel non si lascia intimorire dai pericoli di cadute in scontati formalismi, la curiosità e gli stimoli che gli provengono dalla realtà in cui interviene, l’attenzione alla dimensione territoriale e urbana, nonché alla natura sociale e al tipo di fruizione il progetto, sono le coordinate da cui muove la sua linea progettuale. Le sue architetture non sono quindi da intendersi come divagazioni formali di un tema funzionale, come momenti di affermazione di una dimensione plastica dell’oggetto fine a se stessa, ma come profondo ripensamento di relazioni spaziali, di aspetti percettivi e di determinanti funzionali tale da generare una nuova consapevolezza del genius loci degli specifici contesti. Come è stato sottolineato in occasione della mostra allestita nel Padiglione francese, in corso a Venezia per la Biennale di Architettura, “il percorso estetico (di Borel) si combina in permanenza con un percorso sociale ed esalta l’eccezione e la singolarità come elementi necessari alla creazione di luoghi ricchi d’identità in cui ognuno potrà proiettare la propria differenza e sviluppare un sentimento d’appartenenza”. Al di là dei dibattiti estetici, gli edifici dell’architetto parigino, si collocano in una più vasta ottica progettuale che coinvolge la dimensione territoriale, nella sua complessa e ormai imprescindibile compresenza di specificità sociali e culturali di diversa natura. Elena Cardani

Iarrtsmhaayarllofdlbayullilsueedsiminogns scpaaonnssdhibirdlefeee tsrhueacnthcesaus,cvbhausatt

we need only take a brief look at the sculptural structure of this building in the town of Agen in the Aquitaine region to sense the complexity of its underlying design. Just 2000 square metres of surface area, designed to hold the offices of the local development institute belonging to Michel Serres University, provide the input for turning the functional programme into a brave stylistic/sculptural construction that is instantly perceived as an event, a key moment in the process of redefining the surrounding landscape. Frédéric Borel, who was born in 1959, won over the critics thanks to the kaleidoscopic housing buildings he designed in Paris in the 1990s. T h e b u il d i n g i n R u e P a ll e p o r t (l’Arca 147) in the 20th arrondissement provides a fine example. Borel is certainly no stranger to A ge n . H e a c t u a ll y d e s i g n e d t h e project for the Science University, a monolith suspended over a web of Vshaped columns whose mass is toned down by an interplay of lights and the depth of the coloured fragments placed on the surface; complexity hidden behind apparent simplicity, which, despite its different stylistic key, is stylistically coherent with the fancy fragments of the new Institute. There is a shared intent to defy the weight of matter, deliberately exaggerated in the carefully gauged volumetric design by the way the building skin has been worked. T h e s h e ll i s fo l d e d ove r i n t o a series of overlapping sections that are in no way orthogonally related to t h e g r o un d . L i k e s o m e s o r t of instinctive gesture, the building is an evocative artistic rendition of inertia, a sort of large curved leaf thrown d ow n i n f r o n t of t h e U n i ve r s it y monolith. The layout of the shell,

■ Planimetria generale e particolare di facciata dell’Institut de Dévelopement local di Agen. Seconda fase del concorso dell’Università Michel Serres. ■ Site plan and detail of the facade of the Institut de Dévelopement Local in Agen. Second Stage in the competition for Michel Serres University.

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■ Sezione e vista del volume di circa 2000 mq di superficie che ospita principalmente gli uffici dell’Istituto e si pone a continuazione del quello esistente dove sono distribuite le aule.

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■ Section

and view of the approximately 2000 square metre structure mainly holding the Institute’s offices and knitting onto the old construction where the classrooms are located.

■ Particolari

dell’edificio caratterizzato da un involucro esterno costituito da una composizione frammentata di pannelli trapezoidali tinti di blu che non hanno alcun rapporto di incidenza con il piano

ortogonale ma aprono squarci in direzioni oblique dove sono intagliate le zone finestrate. A fianco, particolare dell’edificio esistente che ospita le aule.

■ Details

of the building featuring an outside shell made of a fragmentary composition of bluecoloured trapeziumshaped panels that are completely unrelated to

the orthogonal plane but open up oblique views where the windows are inserted. Opposite, detail of the old building holding the classrooms.

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Una Diva a New York New York’s Newest Star

Progetto: Platt Byard Dovell Architects

bbagliati dallo sfavillio di Times A Square, a 150 metri di distanza occorre solamente farsi strada in

denti caratterizzati da singolari “facciate-spettacolo-di luci” si possono rinvenire in occasione di eventi cerimoniali: l’illuminazione dei sontuosi palazzi affacciati sul Grote Markt a Bruxelles o la proiezione di immagini sulla facciata vuota di Santo Spirito a Firenze. Ne rappresenta un altro esempio, per quanto più vicino alla 42nd Street l’illuminazione notturna dell’Empire State Building. Sviluppando l’idea di questi predecessori, gli architetti del New 42 Studios, non solo si sono conformati alle norme, ma sono riusciti a catturare dal punto di vista architettonico lo spirito, “zeitgeist”, di questa prima parte del nuovo millennio. Avvantaggiandosi delle critiche favorevoli come se fosse uno show di Broadway dall’altro lato della strada, il New 42 Studios sta diventando velocemente un’icona facilmente riconoscibile del panorama culturale di New York City. Bradley Wheeler

mezzo all’orda di gente che affolla i teatri per imbattersi nell’ Architettura con la “A” maiuscola. Uno degli edifici di più recente costruzione della 42ma strada, questa “fabbrica” di performing arts, si eleva fra le torreggianti e gigantesche costruzioni di midtown. La statura del “New 42 Studio” non è da attribuirsi alla sua ridotta altezza pari a dodici piani, quanto piuttosto alla dignità delle sue proporzioni combinata a un’espressione funzionale della tecnologia del XXI secolo, ottenuta attraverso un sistema semplice di frangisole disposti a griglia, che ricopre la facciata della struttura. Giudicato vincitore del AIA Honour Award per l’Architettura 2002, il progetto raggiunge a pieno titolo l’obiettivo qualità: superare le condizioni e le limitazioni del programma stesso e dare un contributo positivo alla qua■ Uno

degli spazi dedicati alla danza, all’interno dei New 42 Studios, realizzati nell 42nd Street a New York, nel cuore del Theater District.

lità dell’ ambiente circostante. Gli architetti dello Studio Platt Byard Dovell Architects hanno progettato questa struttura di 7.800 metri quadrati, riuscendo non solo a soddisfarne le esigenze funzionali quanto a renderla uno dei più importanti punti di riferimento per la danza e le arti a essa connesse, della città. Un faro di espressione artistica che riflette la sua “bravura” nel cuore del Theater District, l’edificio comprende 12 studi di recitazione, 2 studi adibiti anche a sala di ricevimento, una “black box”, spazio neutro polifunzionale per un teatro sperimentale con una capienza di 199 posti, uffici amministrativi e altri spazi di supporto al business delle diverse attività. Il focus del progetto è la facciata. Luci teatrali programmabili vengono riflesse da lamine metalliche perforate creando un display coreografato di colori infinitamente vario e costituendo oggetto di invidia di tutti gli altri

kilowatt nell’intera Manhattan. Dietro questo sipario di sfavillanti tonalità la facciata è animata dai salti e dalle piroette dei ballerini mentre studiano il loro balletto. La composizione della facciata viene armonizzata da un fascio verticale di luce colorata alto 53 metri. Eterea nel suo aspetto, l’illuminazione combinata con la geometria enfatizzata dal sistema a griglia della facciata, richiama immediatamente e forse inconsapevolmente il concetto di un ibrido Art Deco futuristico concepito per un romanzo di fantascienza ambientato nel XXV secolo (Buck Rogers). Affrontando la nuova regolamentazione riguardo la luminosità minima prevista dal progetto di rilancio della 42nd Street, inteso a enfatizzare l’aspetto turistico di Times Square, gli architetti hanno tratto vantaggio da tale condizione trasformandola in una scelta architettonica. Esempi prece-

■ Studio

per la composizione della facciata. ■ Study for the facade design.

■ One

of the spaces devoted to dance inside New 42 Studios built along 42nd Street in New York in the heart of the Theater District.

Elliott Kaufman

Credits Project: Platt Byard Dovell Architects Design Principal: Charles A.Platt, Ray H.Dovell Project Manager: Phillip C.Turino Project Architect: Elissa C.Icso Job Captain: Sherry A.Scribner Project Team: Susan Frocheur, Eric Holtermann, Tom Gilman, Mark Verzosa, George Prado, Silva Ajemian, Victoria Somogyi Construction Manager: F.J.Sciame Construction Inc. Structural Engineer: Anastos Engineering Associates Exterior Lighting Consultant: Vortexlighting: Anne Militello Acoustic Consultant: Peter George Associates Exterior Glass Consultant: James Carpenter Design Associates Client: The New 42 Studios

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q u i n ti n g 150 m e t e r s p a s t t h e S shimmer and glitz of Times Square, one need only navigate through the

horde of theater crowds to happen upon architecture with a capital “A”. One of 42nd Street’s most recent arrivals, this “factory” for the performing arts stands tall among midtown’s towering giants. What accounts for The New 42 Studios’ stature is not its e l eve n - s t o r y h e i g h t , b u t r a t h e r , a dignity of proportion combined with a functional expression of twenty-first century technology revealed by a simple, grided louver system that covers the face of the structure. Winner of the 2002 AIA Honor Award for Architecture, the project achieves the goal by which quality architecture is judged; to rise above and beyond the stipulations and limitations of the program itself and positively contribute to the surrounding environment. New York City-based Platt Byard Dovell Architects designed the steel-framed, 7,800 sq.m structure to be one of the city’s major reference points for dance and other related arts. A beacon of artistic expression shining its bravura into the heart of the Theater District, the structure houses 12 rehearsal studios, 2 combined studios and reception halls, a 199 seat “black box” experimental theater, administrative offices and other support spaces for the business of the performing arts. The focus of the project is its elevation. Programmable theatrical lights reflected off perforated metal blades create an infinitely variable choreographed display of colors, the envy of all other kilowatts in the whole of Manhattan. Behind this “curtain” of brilliant hues, the façade comes alive with the jumps and pirouettes of dancers studying their routines. The elevation’s composition is pulled together with a 53 foot vertical tube of colored light. Ethereal in its appearance, all the lighting, combined with the seemingly mechanical grid work of the façade, refreshingly and perhaps unwittingly recalls the notion of a futuristic Art Deco highbred conceived for a Buck Rogersesque twenty-fifth century. When faced with a minimum foot candle output obliged by the 42nd Street redevelopment project, the architects followed the requirement intended to reinforce the touristy character of Times Square, and made an architectural statement in the process. Precedents for this out-of-the-ordinary “façade-as-light show” can be found in ceremonial events such as the illumination of the stately buildings that line the Grote Markt in B r u ss e l s a n d t h e s li d e s p r o j ec t e d against the blank elevation of Santo Spirito in Florence. Another example closer to 42nd street, of course, is the nightly illumination of the Empire State Building. In taking these precedents to the next level, the architects of The New 42 Studios not merely complied with a regulation, but more importantly, were able to architecturally capture the zeitgeist of the early part of this new millennium. Opening to favorable reviews much like a Broadway show across the street, The New 42 Studios is fast becoming a recognizable icon in New York City’s cultural landscape. Bradley Wheeler

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Nella pagina a fianco e a sinistra, la facciata in due differenti combinazioni luminose. Sopra, dall’alto: planimetria generale, diagramma per la definizione volumetrica e funzionale, sezione della struttura della facciata principale. ■

■ Opposite

page and left, the facade with0 two different combinations of light. Above, from top: site plan, diagram for the structural and functional design; section of the structure of the main facade.

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■ Nella pagina a fianco in senso orario: sezione, pianta di un piano tipo degli studios, pianta del secondo piano, pianta del piano terra. ■ Opposite page, clockwise: section, plan of a standard floor of the studios, plans of the second floor and ground floor.

■ La

facciata vetrata dei New 42 Studio è uno spettacolo di luci in continuo movimento che riesce a porsi come nuova icona di riferimento della sfavillante area di Broadway. ■ The glass facade of the New 42 Studios is a spectacle of constantly moving light that manages to provide a new landmark in the dazzling Broadway district.

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A pelo d’acqua Kamar Floating Structure

Progetto: Schumann Büro für industrielle Formentwicklung/Dirk Schumann

utopia architettonica differiL’ sce da quella filosofica perché la sua vertiginosa proiezione sul

tonico, dinamica e tesa: le sue forme richiamano la curvatura delle vele e la circolarità ne costituisce il carattere formale primario. Le varie costruzioni sono raggruppate intorno a uno spazio aperto centrale. La seconda è invece geometrica e rettangolare: la sua struttura scatolare contiene un corridoio d’accesso ai punti d’osservazione e include nella parte inferiore ampi oblò semisferici che consento-

futuro deve contenere già in sé concrete possibilità di realizzazione. In altre parole, essa non può accontentarsi di apparire aristotelicamente verosimile, ma deve dimostrare, dati alla mano, di essere attuabile. Il “Kamar” progettato da Dirk Schumann e dal suo Büro für industrielle Formentwicklung di Mün-

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ster-Wolbeck, in Germania, ne è un esempio significativo. Si tratta del progetto di un complesso abitabile da installare permanentemente lungo la costa di varie regioni oceaniche, la cui idea di fondo consiste nel dare la possibilità di vivere in una struttura per metà galleggiante e per metà sottomarina. L’abitante potrà quindi sperimentare a sua scelta l’esistenza sull’acqua, all’aria aperta, dinanzi a panorami

di luce e colori, e quella subacquea, nel fascino del mondo sottomarino. La struttura è divisa in due aree: quella a pelo d’acqua, che comprende spazi panoramici, zone riposo, pranzo, riunione e servizi, ed è dotata di una piattaforma per gli elicotteri; e quella sottomarina, che contiene luoghi di sosta e osservazione, con la possibilità di creare punti di ristoro e riposo. La prima si presenta, sotto il profilo architet-

Modello del modulo abitabile Kamar, un complesso residenziale pensato per essere installato permanentemente in aree costiere in varie regioni oceaniche. ■

no la più ampia veduta del fondo. Le due parti sono incernierate in modo che quella inferiore possa ancorarsi al fondo marino e quella superiore abbia la possibilità di controbilanciare i moti del mare. L’installazione del complesso è comunque prevista in zone d’acque calme e protette, come gli atolli e le lagune. Del resto, la destinazione dell’intera struttura è di carattere per lo più

turistico e alberghiero, e sono previsti collegamenti con la terraferma per i rifornimenti, la fornitura di energia e i collegamenti. Come nel più rigoroso co n ce p t design, questo progetto definisce quindi un modello di studio, una ipotesi di lavoro, un percorso di ricerca già definito. In più, però, esso propone un modello di vita: non solo, infatti, offre la possibilità di realizzare

un’architettura marina, di cui la storia della cultura architettonica è quanto mai avara, ma indica anche un diverso rapporto con il mare, una sorta di esistenza anfibia che promette un più intimo e profondo rapporto con la natura. Ma per l’appunto questa prospettiva dischiude all’architettura un varco per l’utopia: nel momento in cui essa non si limita a definire strutture e spazi, ma indica anche

Model of the Kamar living unit, a residential complex designed to be permanently installed along coastal areas in various Ocean regions. ■

una esperienza esistenziale, un modello alternativo di vita, l’energia utopica del sogno realizzabile immette vitalità nel progetto, e ne garantisce la tangenza con l’utopia filosofica. In ciò l’architettura ritrova le sue radici primordiali: in fondo le grandi visioni dei filosofi del passato sono sempre partite dalla fondazione di una città. Maurizio Vitta

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■ A destra, vista zenitale del modello. L’unità abitativa che può essere utilizzata sia come albergo che come residenza privata, ha dimensioni totali di 63x25,5x17 m, con una piattaforma di 53x23 m. In basso, prospetto, pianta e particolari del modulo abitativo.

■ Right,

zenith view of the model. The living unit, which can be used as either a hotel or private home, measures 63x25.5x17 m and has a platform of 53x23 m. Bottom, elevation, plan and details of the living unit.

rchitectural Utopia differs from its philosophical counterpart A in that the fact that it is projected

headlong into the future means it must already contain within itself the vary possibility of its own realisation. In other words, it cannot afford to be merely seem to be likely in an Aristotelian sense, it must a c t u a ll y s h ow b y t h e f a c t s of t h e matter that it can be brought about. The “Kamar” designed by Dirk

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Schumann and his Büro für indus t r i e ll e F o r m e n t w i c k l un g i n Münster-Wolbeck, Germany, is a notable example. This is actually a project for an inhabitable complex to be permanently installed along the coast of various Ocean regions. The underlying idea is to make it possible to live in a structure that is half-floating and half underwater. This means inhabitants can experiment with life either above water

A destra, vista del modello. In basso, prospettive del Kamar, che è costituito da una piattaforma galleggiante e da un lungo tunnel abitabile che si prolunga sottacqua e termina con grandi oblò. ■

out in the open air in a wonderful b r i g h t a n d co l o u r f u l s e tti n g, o r underwater in the fascinating submarine world. The facility is divided into two a r e a s : o n e s k i mm i n g a c r o ss t h e water’s surface featuring panoramic s p a ce s a n d r e s t , d i n i n g, m ee ti n g and utility facilities, which is also f u r b i s h e d w it h a h e li co p t e r p a d ; and then an underwater area holding rest and observation posts offe-

ring the chance to create refreshment and rest areas. Architecturally speaking, the first place is dynamic and charged with energy: its forms are reminiscent of the curves of sails and circularity is it s m a i n s t y li s ti c fe a t u r e. T h e various constructions are grouped around an open central space. The second area is geometric and rectangular: its box-shaped structure holds an entrance corridor to the

■ Right,

view of the model. Bottom, perspective views of the Kamar, which is made of a floating platform and a long inhabitable tunnel extending underwater and terminating in large portholes.

observation points and culminates in the bottom section in large hemispherical portholes offering wide views of the sea bed. The two parts are hinged together so that the bottom section is anchored to the sea bed and the top section can counterbalance the motion of the sea water. This means the complex is installed in areas of calm and sheltered water, such as atolls a n d l a goo n s . A f t e r a ll t h e e n ti r e

facility is mainly designed for tourist and hotel accommodation purposes, and links to the mainland are provided for supplies, electricity and other connections. A s i n t h e m o s t p r ec i s e co n ce p t design, this project provides a study model, a work hypothesis and carefully defined line of research. But it also points to a way of life: it does n o t j u s t s h ow h ow m a r i n e a r c h i t ec t u r e c a n be b u ilt ( s o m e t h i n g

d i s ti n c tl y r a r e i n t h e h i s t o r y of architectural design), it also illustrates a different way of interacting with the sea, a sort of amphibian life promising a deeper and more intimate relation to nature. But this prospect open up a space in utopia for architecture: when it does not just confine itself to defining structures and spaces but also points to an existential experience, an alternative way of life, the uto-

p i a n e n e r g y of a fe a s i b l e d r e a m i n j ec t f r e s h li fe i n t o d e s i g n a n d ensures it is at a tangent with philosophical utopia. This way archit ec t u r e r e d i s cove r s it p r i m iti ve roots: in the end, the great visions of the philosophers of the past always originated from the founding of a city. Maurizio Vitta

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Segni per la pace Rabin Square, Tel Aviv e notizie che ci giungono quotiL dianamente dal Medio Oriente, da quelle stesse città un tempo note

per essere i luoghi santi delle tre religioni monoteiste, sono strazianti. Bambini uccisi da missili lanciati per centrare i covi di terroristi. Corpi lacerati nei luoghi più impensati: ristoranti, discoteche o autobus, dalle bombe di un esercito formato unicamente da suicidi. E ancora, abitazioni distrutte, fili spinati, carcasse d’automobili e donne piangenti in abiti scuri. Insomma una roulette russa che alza continuamente la posta rappresentata da stragi e distruzioni mentre si allontana, fino a divenire un tenue miraggio, l’ipotesi della pace. Di fronte a uno scenario che lascia tutti sgomenti, inebetiti e reclama un intervento serio, attivo da parte del vecchio continente, se vuol giocare un ruolo significativo e non la comparsa agli ordini del signore del mondo, può essere di conforto la notizia che è stato aggiudicato il concorso per il Foro Internazionale dedicato alla Pace, nel nome di Rabin, lo statista scomparso di recente. La giuria, nella quale sedevano progettisti come Arata Isozaki, Zvi

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Hecker e Massimiliano Fuksas oltre ai rappresentanti della famiglia del primo ministro israeliano, appartenente al partito laburista e ucciso in un attentato da chi voleva intralciare il processo di pace e di convivenza pacifica con i palestinesi, ha scelto il progetto di Nira Reichman, associato con Gal Marom e Zvi Gerh. Lo studio, formato da architetti nati negli anni Sessanta in Israele - come del resto gli altri quattro gruppi che sono stati premiati, nonostante che si trattasse di un concorso internazionale -, ha realizzato progetti significativi come il Teatro ed Opera Noga, un Ospedale per bambini malati di cancro, l’Auditorium Ivcher e la Torre residenziale Mashtela. Oggi la piazza si configura come un vuoto urbano dove la gente ama incontrasi, uno slargo tangente al Boulevard Ben Gurion, una strada importante nel centro di Tel Aviv, dominato dalla mole imponente del municipio che mette fuori gioco tutte le altre costruzioni, con i suoi tredici piani, in grado di evocare il linguaggio dell’International Style, un tempo sinonimo di modernismo. “Questo incavo può solo essere tra-

■ A sinistra, vista della situazione attuale di Rabin Square a Tel Aviv per la cui riqualificazione è stato bandito il Concorso internazionale di idee “The Rabin International Peace Forum”/left, view of the current state of Rabin Square in Tel Aviv whose redevelopment was the

sformato in un nucleo solido dalle ombre delle moltitudini” recita il motto che ridefinisce i segni urbani, oggi confusi e articolati a caso, senza una motivazione. Partendo da questo assunto il progetto vincitore s’inventa una piazza del nostro tempo einsieme un luogo per riflettere, per pensare appunto a strategie di pace, impiegando il municipio come una sorta di fondale, uno schermo zebrato su cui si stagliano le sagome rigide di elementi che sembrano in marcia su un piano traslucido pensato per rendere evanescente il gioco delle ombre. Quelle sagome, qui diradate quasi a favorire lo scambio con i vivi: gli esseri in movimento, sono in grado di evocare il monumento all’olocausto attualmente in costruzione a Berlino, per opera di Peter Eisenmann, mentre il cuscino d’aria si inchina dolcemente verso un luogo della memoria ove c’immaginiamo siano incise le fasi salienti della vita dello scomparso. Le parole chiave che hanno contrassegnato la sua vita. Certamente non è stato facile rendere con una sola tavola, come richiedeva un bando piuttosto generico e

privo di riferimenti al budget che va segnalato per il premio messo a disposizione (50.000 dollari) e la semplicità degli elaborati richiesti, la complessità del tema, ma possiamo dire che il progetto di Nira Reichman convince come riteniamo che vada segnalato la proposta messa a punto dal gruppo guidato dallo studio Schivo & Associati. I progettisti, che anche in questo caso hanno utilizzato ampiamente l’acqua, partendo dall’indicazione che “The matter is the concept” hanno inventato sul lato opposto del municipio un’elegante parete, o meglio torre, di vetro che s’innalza per sessanta metri sul livello stradale, partendo dal sottosuolo e dirigendosi verso il cielo. Una sorta di scala per collegare il nuovo forum della città con la volta celeste e divenire segnale di pace, ma anche monito di libertà. Sui vetri, inondati di luce, sono incise parole in ebraico e in arabo mentre nella parte sottostante lo straordinario impianto il visitatore, in uno spazio circondato dall’acqua, può leggere le parole di Rabin che parlano con convinzione ai due popoli e a tutti coloro che cercano la pace. Mario Pisani

very day we receive horrifying E news from the Middle East and from those very cities that were once

famous as the holy places of the three monotheist religions. Children killed by missiles launched at terrorist hideouts. Bodies torn to pieces in the most unthinkable of places: restaurants, discotheques or buses. Ripped apart by an army of suicide bombers. Not to mention all the houses destroyed, the barbed wire, shells of cars and women crying dressed in d a r k c l o t h e s . I t i s li k e a g a m e of Russian roulette in which the stakes are constantly being raised in the form of bombings and destruction, while the prospects for peace are gradually fading into the very faintest of mirages. In face of such a disturbing situation that leaves us all speechless and calls for serious action to be taken by Europe, if intends to be a key player and not just follow orders from the world’s only real superpower, it might at least be consoling to hear that a winner has been announced for the co m p e titi o n t o d e s i g n a n International Square devoted to Peace and the memory of Rabin, the state-

sman who recently passed away. The jury, composed of architectural designers like Arata Isozaki, Zvi Heker and Massimiliano Fuksas, as well as members of the family of the former Labour Prime Minister who was killed in an attack designed to weaken the peace process and peacef u l co-e x i s t e n ce w it h t h e Palestinians, has chosen the project designed by Nira Reichman, an associate of Gal Marom and Zvi Gerh. The firm, which is composed of architects born in the 1960s in Israel - as were the other four teams awarded prizes, even though it was actually an international competition -, h a s a l r e a dy d e s i g n e d i m p o r t a n t projects such as Noga Opera House and Theatre, a hospital for children s u ffe r i n g f r o m c a n ce r , I vc h e r A u d it o r i u m a n d t h e M a s h t e l a Residential Tower. The square now looks like an empty urban space where people like to meet, a clearing standing at a tangent to Boulevard Ben Gurion, an important road through downtown Tel Aviv, d o m i n a t e d b y t h e h u ge t ow n h a ll whose thirteen-storey structure towers over all the other buildings, evoking

subject of “The Rabin International Peace Forum ” international ideas competition. Nella pagina a fianco, il progetto vincitore di/opposite page, the winning project by Nira Reichman Architects (Nira Reichman, Gal Marom, Zvi Gersh).

Sotto, il progetto dello/below, the project by Studio Schivo Associati (Jean Marc Schivo; Architetti associati/Associated architects: Lucilla Revelli, Cesare Casati, Matteo Casati, Benedetto Camerana; Collaboratori/ Collaborators: Leonardo

the old International Style that was once a synonym of modernism. “This hollow can only be turned into a solid nucleus by the shadows of c r ow d s ”, s o t h e m o tt o r e d ef i n i n g urban signs states, now all confused and randomly set out with no real purpose in mind. Working on this assumption, the winning design has invented a square reflecting the age in which we live, a place to reflect and think about peace strategies using the town hall as a sort of foundation, a b l a c k - a n d -w h it e- s t r i p e d s c r ee n against which we can see the stiff outlines of elements that seem to be walking on a translucent plan designed to make the interplay of shadows more blurred. These outlines, spread out as if to foster interaction with the living: people in motion, actually evoke the monument to the holocaust currently under construction in Berlin and designed by Per Eisenman, while a cushion of air ge n tl y l e a n s t ow a r d s a p l a ce fo r remembering the past, where we imagine the key moments in the dead m a n ’ s li fe a r e e n g r a ve d . T h e k e y words marking his life. Of course it is never easy to do

Maria Brachetta, Anna Pesce, M. Alessandra Sbacchi, Claudia Vannucchi, Tiziana Casavecchia, Carlo Colini, Hermann Gschnitzer, Antonio Menghini Calderon, Angelo Nazzarro, Manuela Zenobi.

justice to such a complex theme in one single table, as specified in the rather generic tender with no mention of the budget involved (it is worth mentioning the prize of 50,000 dollars and the simplicity of the drawings required), but I think we are entitled to say that Nira Reichman’s project is quite successful and that the Schivo & Associates-led-team’s project is also worth mentioning. The designers, who have once again made plenty of use of water, started with the idea that “The matter is the concept” and designed an elegant glass wall or rather tower over on the opposite side to the town hall, that rises up sixty metres above road level (starting below ground and projecting up into the sky). A sort of stairway connecting the new city forum to the skies as a symbol of peace and a warning about liberty and freedom. The windows, flooded with light, are etched with words written in Hebrew and Arabic, while visitors can read Rabin’s words in the part below the incredible site plan in a space surrounded by water. Words addressing the two nations and anybody looking for peace.

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Conversazione con Gianni Pettena sulla Biennale Architettura di Venezia

Le realtà dell’architettura

ttraversare i Giardini, a VeneA zia, significa percorrere le strade dell’architettura: nei padi-

glioni dei Paesi esteri, percorsi eterogenei ma talvolta vivaci, intelligenti, rinfrescanti, attraversati da sogni e disegni, itinerari critici di giovani curatori così come, anche di burocrati insignificanti. È il padiglione italiano che appare spesso, e anche quest’anno nella Biennale Architettura 2002, confuso, per alcuni superficiale e provocatoriamente inadeguato, comunque di lettura e interpretazione discordante da parte di chi dell’architettura ha esperienze e conoscenze diverse. Per la mia generazione, quella dei quasi trentenni di fresca laurea, una generazione che in fondo conosce solo l’architettura degli anni di studio e quella vista nelle mostre più recenti e sulle riviste, questa Biennale non rappresenta forse una grande novità. Anzi, ci mostra soprattutto l’architettura che conosciamo, e se questo è probabilmente l’aspetto più criticabile, perché non è architettura nuova, non è all’avanguardia, e non è l’unica architettura che esista, è invece positivo lo sforzo di presentare la realtà dell’odierna architettura in modo chiaro, leggibile, forse meno creativo e stimolante di occasioni come l’Archilab di Orléans o anche le due Biennali precedenti, ma che permette anche a chi non abbia molta esperienza di vedere e di capire quello che si fa ora in architettura. Penso però di chiedere a chi dice di essere come me (ma ben prima di me, almeno per tutti gli anni, veri o creati dalle differenze generazionali, che separano una figlia da un padre) credente ma poco praticante: l’architettura naturalmente. Gianni Pettena, di lui sto parlando, mi dice che questa Biennale gli fa rimpiangere, lui che con i Radicals aveva introdotto la Biennale Architettura di Hans Hollein nel 1996, addirittura quella del 2000: una Biennale in cui la freschezza delle idee dei giovani quasi faceva dimenticare i difetti di gestione.

Gianni: Questa Biennale non è stata deludente perché non mi aspettavo che fosse scoppiettante di idee, o che vi fossero ospitate solo le giovani generazioni con progetti visionari. È solo la conferma che, quando si parla di architettura oggi, si parla solo di alcune tipologie di architettura, di cui fra l’altro si parla sempre nei libri di storia dell’architettura, e si parla sempre e solo del costruito. Sembra che, perché sia degna di essere riconosciuta come architettura, l’architettura debba essere progettata per essere costruita, o debba addirittura essere, come in questa Biennale, in corso di costruzione: questa per me è una visione estrema-

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mente riduttiva dell’idea di architettura che porto con me. Gaia: Però, devi ammettere che questa architettura esiste, e la maggior parte dell’architettura che si vede, e che resta, è quella costruita. Le più importanti testimonianze storiche di architettura, che ora amiamo o critichiamo, rimangono ancor oggi perché hanno preso la forma del costruito, hanno materializzato dei concetti che altrimenti sarebbero rimasti incompleti se espressi solo sulla carta. Gianni: Io non dico che non si debba mostrare questo. Dico semplicemente che il mondo dell’architettura è un’altra cosa, e lotterò fino alla fine dei miei giorni affinché quando si parla di architettura non si parli solo di questo, e invece le riviste, le monografie e le linee delle pubblicazioni delle massime case editrici sono esclusivamente dedicate a questa visione riduttiva. Il mondo dell’architettura è fatto anche, per esempio, di interesse verso l’autocostruito, il disordine dell’autocostruzione abusiva, le condizioni di grave difficoltà in cui molte popolazioni si ritrovano immigrando nelle città e si autocostruiscono una città fantasma su cui è ovvio che possa cadere l’interesse delle giovani generazioni di architetti: e quindi da un lato aiutare il mondo reale in difficoltà, così come lavorare in chiave visionaria aiuta a liberare pensieri d’architettura senza le limitazioni del mondo reale. Questa architettura, quella che si vede alla Biennale di Architettura di Venezia, non mi pare che rappresenti i desideri di una generazione come i momenti più alti di una ricerca culturale. L’architettura della ricerca, del desiderio, l’architettura non ancora in forma di costruito ma che diverrà, quella che condiziona anche oggi la forma del costruito, quella di ricerca, anche qui non è presente, è sempre assente dalla comunicazione che si fa dell’architettura, e per te, come per la maggior parte dei giovani architetti, l’architettura è questa. L’architettura per esempio negli anni Settanta non era solo questo, la “Casabella” diretta da Mendini era un luogo di dibattito di tutte queste problematiche, così come “Architectural Design” prodotta negli anni Sessanta-Settanta a Londra, una rivista che ospitava l’architettura delle favel a s , l’architettura costruita, l’architettura visionaria, l’architettura fatta dagli artisti. Tutto questo, il quadro completo di tutto ciò che contribuisce a trasformare un pensiero in una costruzione, non c’è nella pubblicistica di oggi. E la Biennale di Sudjic, se è riduttiva, lo è perché si limita a registrare quello che sta succedendo,

non cerca cioè una linea di indagine attraverso il costruito o il costruibile, il futuribile, ma si limita a registrare uno stato di fatto: se poi questo stato di fatto non contiene l’architettura di ricerca non è certamente colpa di Deyan Sudjic, che anzi, considerati i tempi e il budget ridotto, ha condotto una rassegna leggibile, dignitosa, corretta, ma rimane il fatto che l’idea di architettura che qui si trasmette è quella di una disciplina autoridotta nelle sue potenzialità comunicative, mentre l’architettura storicamente, per secoli, si è alimentata di scrittura e disegni, è stata promossa (nelle proporzioni di cinquanta o cento a uno) da dibattiti teorici e visionari. Gaia: Non metto in dubbio che quanto è stato presentato nelle più recenti Biennali di Architettura, e anche in questa direi, si rifacesse a idee e concetti di carattere sperimentale che sono stati elaborati in anni per te più vivaci e stimolanti...ma l’aspetto che forse ora si va facendo evidente è che per questa architettura l’autoriduzione delle proprie componenti creative appare sempre più frequente. Penso anch’io cioè che un’architettura si autoriduca se viene comunicata nella sola forma del costruito perché così facendo spesso non illustra appieno le idee generatrici del progetto: voglio dire che oggi i grandi progressi della tecnologia permettono ormai la realizzazione anche delle forme più ardite, ma ho l’impressione che questo a volte finisca per supplire a una carenza di creatività. Ma ancora più allarmante (e frustrante) per me è il fatto che è un’architettura tutta dedicata alla ricchezza autoreferenziata, un’architettura da ricchi per ricchi, con tipologie per ricchi da ricchi. E che alla fine quelli che costruiscono le opere più importanti, dalla grande villa, al grande museo, alla sede del “New York Times” o a qualsiasi altra grande opera pubblica, o comunque che costruiscono per committenti facoltosi che quindi possono spendere molto anche per la propria casa privata, sono sempre gli stessi nomi. E tutto questo in un panorama di “globalizzazione”, cioè di un’architettura che appare ormai uguale in ogni parte del mondo, e che perciò ha perso la sua identità, la sua vera natura, che dovrebbe essere legata al territorio, al paese in cui viene pensata per essere e rimanere, e magari realizzata anche con materiali del luogo. Gianni: Sì, questo è giustissimo, ma quand’è che vedremo un architetto che protesta contro la globalizzazione dell’architettura? Il noglobal dell’architettura? Cioè, il movimento n o-g l ob a l sta dimostrando sul piano politico contro certe contraddizioni del nostro mondo, del nostro pianeta, contro la globalizzazione, ma quand’è che

vedremo questa ideologia trascritta anche in ricerca d’architettura? L’unico appunto che posso fare alla generazione tua e alle generazioni anche precedenti, cioè di chi ha ora anche quarant’anni, è che si sono messi tutti a progettare e a infilarsi nella professione senza chiedersi troppi perché (quando secondo me i perché c’erano eccome da chiedere), e quindi tutti progettano senza avere dei dubbi, senza avere un’infomazione più completa sul mondo dell’architettura e sul mondo dell’arte, delle arti visive, che hanno dato fondamentali contributi al dibattito architettonico contemporaneo. Quando avevano trent’anni dov’era la loro curiosità, la loro ricerca, il loro manifesto di intenti di quando si affacciavano alla professione? Voi avete ricevuto una informazione talmente ridotta su quello che succedeva che vi siete rassegnati in qualche modo a pensare che l’architettura sia questa, solo quella disegnata e pensata in forma di costruito. Io devo dire che, quando quarant’anni fa mi sono iscritto alla Facoltà di Architettura eravamo nelle stesse condizioni se non peggiori, ma la mia generazione si è ribellata a tutto questo e ha cercato di dare una visione del mondo, attraverso gli strumenti dell’architettura, più intonata ai nostri desideri. È quello che io vorrei che succedesse anche per le generazioni di oggi, invece è totalmente assente la generazione di quelli che dicono “no, ragazzi, la vostra idea di architettura è troppo riduttiva, l’architettura per me è più fresca, più emozionale, c’è dentro più condizione emozionale che strategie professionali e mondo razionale”. L’architettura che si vede alla Biennale è l’architettura della rivincita del mondo razionale sul mondo emozionale. Io penso che il mondo, noi stessi siamo una sintesi di mondo emozionale e mondo razionale, ma questo non lo vedo nell’architettura di oggi, e soprattutto non lo vedo nelle vostre generazioni, nelle generazioni dei trentenni e dei quarantenni, vi vedo rassegnati a fare architettura solo all’interno della visione che ci viene comunicata dalla pubblicistica. Gaia: Magari non viene comunicata, e perciò non viene conosciuta a sufficienza, ma la ricerca in architettura esiste anche oggi, come è sempre esistita ed esisterà sempre, come avviene per ogni disciplina. Quello che non so dire sulla ricerca architettonica contemporanea, per esempio il digitale, le architetture in video, è quanto questo possa essere una nuova idea di architettura oppure sia ispirata da sperimentazioni precedenti. Cioè, i linguaggi, i supporti, della ricerca attuale sono senz’altro nuovi, ma siamo sicuri che per esempio molte delle odier-

ne realizzazioni virtuali e multimediali siano sperimentazione innovativa? A me capita di rado di vedere qualcosa che veramente mi emoziona, e che mi comunica che sta effettivamente maturando un cambiamento. Di fronte a questo sono spesso portata ad apprezzare piuttosto l’umiltà e l’onestà dell’architettura più “tradizionale”, quella che è magari più semplice ma è ben progettata e ben costruita, quella che non si affida, per riuscire, all’idea geniale ma è pulita e coerente nella concezione, nel disegno e nella realizzazione. Si tratta in fondo di una scelta critica e operativa. Gianni: Questa architettura, quella presentata alla Biennale, è solo una parte del mondo dell’architettura, e la Biennale dovrebbe sempre raccontare tutto il mondo dell’architettura. What’s next anche nelle idee, anche nella ricerca, non solo nella ricerca “materializzata”, ridotta nelle sue potenzialità. Il mondo dell’architettura non è solo questo, e il mondo dell’architettura sempre comunicata solo in forma di costruito riduce le potenzialità delle future generazioni, che non sanno che cosa è la ricerca perché non ne vengono informati. L’architettura non è solo l’architettura costruita, e il non parlarne non significa che l’altro tipo di architettura non esiste. La storia dell’architettura, la storia del progetto è fatta per il novanta per cento di progetti non costruiti e per una buona percentuale di progetti visionari, di lavoro teorico, di lavoro sperimentale. Dov’è questo? Non c’è. L’architettura è un linguaggio, così come sono un linguaggio il cinema, la parola scritta e parlata, la danza, il teatro. L’architettura, da sempre considerata la sintesi delle arti, è filosofia materializzata, è comportamento, le arti si sintetizzano nella fenomenologia architettonica, l’architettura è teatro, è cinema, è teoria filosofica, è letteratura, è poesia, l’architettura è “lo strumento” principe di comunicazione. Quando l’architettura si costruisce, benissimo, ma tutto ciò che esiste e che appartiene al mondo dell’architettura, e che genera questa architettura costruita, tutto ciò che è a monte e tutto ciò che è a valle di questo non viene documentato, né dalle riviste, né dalla pubblicistica, né dalle esposizioni. Secondo me la Biennale dovrebbe raccontare questo, è una Biennale delle arti della comunicazione, esistono i settori cinema, teatro, danza, tutto questo potrebbe diventare anche per l’architettura finalmente un racconto di ciò che sta succedendo ma non solo in questa maniera ridotta che abbiamo di guardare all’architettura. Se vogliamo fare un’esempio, se vogliamo parlare del mondo del cinema, il mondo del

cinema va dal documentario sociologico o dal documentario naturalistico fino al film di fantascienza, e poi ci sono anche i film, come Rocco e i suoi fratelli, sul mondo reale, sul divenire del mondo reale: perfetto, d’accordo, però esiste questo ampio spettro di ricerca culturale registrata obiettivamente da vari generi della produzione cinematografica. Dov’è in architettura tutto questo? Per le nuove generazioni infatti, non dico che le loro idee non siano innovative, ma che si autolimitano a pensare le architetture solo in forma di costruito.

mondo attraverso la mente di architetti di diverse generazioni (e non sto parlando di qualità, le capacità degli architetti prescelti, quelle di sapersi tradurre in forma di architettura, sono fuori discussione), l’architettura che qui viene raccontata per me è solo una parte dell’architettura che viene prodotta. Perché non raccontiamo oggi quanta funk architecture e quanta arte ambientale ha influenzato per anni il lavoro, la pratica dell’architettura? Quanto il radicale e il razionale, la funk e l’arte influenzino ancora oggi ricerca e prassi d’architettura?

Gaia: No, non necessariamente, perché le nuove architetture digitali non sono costruite ma si affidano al computer, al video e alle nuove tecnologie per raccontare le idee, ma il mezzo mediatico è solo uno strumento, e spesso le idee che stanno alla base delle architetture che vengono raccontate in forma così nuova non sono abbastanza forti da affermarsi al di là della maniera di comunicarle, della tecnica di realizzazione. Io però volevo parlare della realtà architettonica contemporanea, o almeno di quella parte di architettura che viene mostrata in Biennale e che tu non vedi, o ignori volontariamente perché per te, come per altri critici mancava una linea critica forte, ma forse la linea critica si poteva anche dedurre dai progetti, dalla scelta dei progetti in mostra. Non è detto che la Biennale debba esprimersi sempre nella stessa forma. La Biennale di Sudjic è una Biennale pragmatica, ma non per questo necessariamente meno concettuale. Voglio dire cioè che può essere interessante anche fare un percorso inverso, non procedere dall’elaborazione teorica al disegno e al costruito, ma raccontare tutto contemporaneamente o addirittura a ritroso, costruire, e poi leggere le varie influenze o comunque dedurre la teoria che ha portato alla pratica attraverso la lettura del reale, di quello che c’è.

Gaia: Forse sono abituata a vedere soprattutto questo tipo di architetture, quelle esposte in Biennale, e l’informazione che finora ho avuto è stata su queste architetture, su progetti molto simili a quelli che ho visto tutti insieme a Venezia. Ma, a parte la frustrazione di vedere che sono sempre gli stessi a costruire architetture di un certo rilievo e prestigio, dalla casa privata al museo, dalla scuola al grattacielo, posso notare che il lavoro di questi architetti io l’ho visto in molte occasioni, ma non l’ho mai visto riunito in una Biennale, e qui vedo tutti i loro progetti più recenti, alcuni già noti e pubblicati, altri meno. Chissà, questa potrebbe anche essere vista come una provocazione, una sfida, fare una Biennale così diversa. Forse, e non intenzionalmente, questa è una scossa, per tutti coloro che si sentono traditi nella loro idea di che cosa è la Biennale e di cosa rappresenta, tutti i critici, gli storici, i teorici dell’architettura che sono delusi dalla presunta mancanza di una visione critica, di un’idea forte che guidi la selezione dei progetti prescelti. Se non altro questa Biennale, magari meno fresca e creativa delle scorse due edizioni ma più ordinata e museale, ha contribuito a innescare il dibattito tra questi benpensanti della critica architettonica contemporanea e coloro che oggi si confrontano in nuove formulazioni nel progetto e nella critica. Non dico che non possano aver ragione, se poi di ragione in questi contesti si può parlare, ma l’architettura, d’accordo, non è solo questa, ma è senz’altro anche questa, bisogna prenderne atto. D’accordo, non solo il costruito, ma anche il costruito. Non solo pannelli di acciaio e vetro, ma anche questo, anche se talvolta può sembrare una “fiera di materiali edili”. Ma l’architettura è anche questo, l’architettura è il cantiere, è tanto l’appartamento del borghese di media cultura che vuole gli archetti in cucina quanto la bella villa del miliardario saudita nel Qatar, come quella di Isozaki, presentata all’Arsenale. Per alcuni sarà triste, ma forse anche questa è la realtà dell’architettura. Gaia Pettena

Gianni: Ma il reale è anche una performance fatta da un architetto, è anche un’installazione contemporanea fatta da un artista ambientale o da un architetto che sa perfettamente quello che sta facendo. Come operatore di architettura sperimentale io per esempio ho sempre costruito, ma molte volte quello che ho costruito non era inteso per durare. Gaia: Sì, ma qui non si sta parlando solo di architettura effimera... I modi di fare architettura sono in teoria infiniti e tutti potenzialmente validi, ma si tratta di operare delle scelte (e anche di riuscire a mangiare!). Gianni: Ma anche se questa Biennale racconta una visione del

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Conversation with Gianni Pettena about the Venice Biennial of Architecture

Architecture Today

rossing the Gardens in VeniC ce is like walking along the roads of architecture: the pavi-

li o n s of fo r e i g n co un t r i e s a r e of t e n b r i g h t , i n t e lli ge n t a n d refreshing pathways lined with d r e a m s a n d d e s i g n s , c r iti c a l r o u t e s s e t d ow n b y bo t h y o un g curators and also insignificant bureaucrats. Once again at the 2002 Biennial of Architecture it is the Italian pavilion that often looks confused or even superficial and uninspiring to some, in any case read and interpreted in different ways by people with diffe r e n t a r c h it ec t u r a l b a c k g r o un d s , k n ow l e d ge a n d e xp erience. For my generation of almost t h i r t y - y e a r-o l d s w h o h a ve j u s t g r a d u a t e d , a ge n e r a ti o n o n l y r e a ll y f a m ili a r w it h t h e a r c h i t ec t u r e t h e y h a ve s t u d i e d a n d seen in recent exhibitions or in magazines, there is nothing really new novel about this Biennial. I n d ee d , we a r e a l r e a dy q u it e f amili ar w it h the archit ec ture on display. But if this is our main criticism, that there is nothing new about the architecture, it is n e it h e r a t t h e c u tti n g-e d ge n o r t h e o n l y a r c h it ec t u r e a r o un d , t h e n we m u s t a d m it t h a t t h e r e has at least been a commendable attempt to provide a clear and easily understandable picture of modern-day architecture, perhaps less creative and less thoughtp r ovo k i n g t h a n A r c h il a b i n Orléans or even the two previous Biennials, but certainly allowing those without much experience t o s ee a n d un d e r s t a n d w h a t i s c u rr e n tl y h a pp e n i n g i n a r c h i tecture. But I thought I would find out the views of somebody who, like me (but before me due to a ques ti o n of a ll y e a r s , r e a l o r j u s t created by being from a different generation, separating a father and daughter), claims to believe i n a r c h it ec t u r e b u t p r a c ti ce it ve r y littl e. T h e p e r s o n i n q u es ti o n , G i a nn i P e tt e n a , t o l d m e that this Biennial makes him feel a certain nostalgia for the 2000 event when the fresh ideas of the y o un g p eo p l e i n vo l ve d a l m o s t m a d e it p o ss i b l e t o i g n o r e t h e organisational problems, and he is the person who, together with the radicals provided the introd u c ti o n t o H a n s H o ll e i n ’s ‘ 96 Biennial of Architecture.

Gianni: This Biennial was not disappointing because I did not expect it to be bursting with thoug h t s a n d i d e a s o r c a t e r i n g fo r just the young generations with their visionary projects. It just proved that, when you talk about today’s architecture, only certain types of architecture are talked about, namely the built architecture that is also written about in the history books of architecture. It would seem that to be consi-

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dered worthy of being treated as architecture, architecture must be designed to be built or even, as in the case of this Biennial, already be under construction: in my opinion this is an extremely reductive view of my own idea of what architecture is.

Gaia: But there is no denying t h a t t h i s a r c h it ec t u r e a c t u a ll y exists, and most of the architect u r e t h a t y o u c a n s ee a n d t h a t lasts, is built architecture. The most important historical works of architecture, that we now love or criticise, are still around today because they were actually built, giving material form to concepts which would otherwise have been l ef t i n co m p l e t e a t t h e d r a w i n g board. Gianni: I am not saying that all this should not be on display. I am just saying that the world of architecture is more than just this, and I will spend the rest of my life fighti n g t o ge t p eo p l e t o t a l k a bo u t more than just this type of architecture. Unfortunately, the magaz i n e s , m o n og r a ph s a n d m a i n publications by publishing houses are exclusively devoted to this reductive view. In actual fact, the world of architecture is also concerned about, for instance, what is self-built, the disorder of abusive self-co nstruction, the seriously wo rr y i n g s it u a ti o n s i n w h i c h many people find themselves when moving to the city and building their own ghost towns, which of course are bound to interest the young generations of architects: helping the real world with its problems is just as much a way of f r ee i n g a r c h it ec t u r a l t h o u g h t s without the constraints of the real world as working along visionary lines. I do not think the kind of architecture on display at the Venice Biennial of Architecture represents the real desires of a generation as much as the high points of cultural experimentation. T h e a r c h it ec t u r e of r e s e a r c h and desire, architecture not yet having taken built form but destined to, the kind that even influences the form of what is built, the architecture of research and experimentation, is not present her, it is never at the focus of attention despite being what architecture is r e a ll y a bo u t fo r y o u a n d m o s t other young architects. For example, the architecture of the 1970s w a s n o t j u s t t h i s , “ C a s a be ll a ” run by Mendini was a place for debating all these issues, as was “Architectural Design” published i n L o n d o n i n t h e 1960 s -70 s , a magazine that looked at the architecture of the favelas, built archit ec t u r e, v i s i o n a r y a r c h it ec t u r e a nd t h e a r c h it ec t ur e of a r ti st s. Nowadays all this, the full picture of everything contributing to turning a thought into a buil-

ding, is left out of today’s publications. And Sudjic’s Biennial, if reductive, is so in the sense that it confines itself to what is actually happening, it does not attempt to investigate along the lines of what is built or could be built, what might be around in the future, it merely takes note of what there is: of course it is not Deyan S u d ji c ’s f a u lt t h a t t h e c u rr e n t s t a t e of a r c h it ec t u r e d oe s n o t include architectural research. On the contrary, bearing in mind the tight schedule and low budget, he has put on a comprehensible, dignified, properly organised show, but nevertheless the idea of architecture it presents is that of a profession that deliberately harnesses its own communicative potential, whereas for centuries i n t h e p a s t a r c h it ec t u r e fe d off writings and drawings and was promoted (at a ratio of fifty or a h un d r e d t o o n e ) b y v i s i o n a r y, theoretical debates.

Gaia: I do not doubt that what was presented at the most recent Biennials of Architecture (including this one) drew heavily on experimental ideas and concepts set down during what for you was a much more lively and stimulating period... but the aspect that is perhaps emerging most strong l y i s t h a t t h i s a r c h it ec t u r e i s more and more frequently reducing its own creative elements. I also believe that architecture is self-reductive if it is only communicated in built form, since t h i s t e n d s t o co n ce a l t h e i d e a s un d e r l y i n g t h e p r o j ec t : w h a t I m e a n i s t h a t g r e a t p r og r e ss i n technology now allows even the most daring forms to actually be constructed, but this is sometimes just a way of making up for a certain lack of creativity. But eve n m o r e wo rr y i n g ( a n d f r u s t r a ti n g ) fo r m e i s t h e k i n d of architecture that is entirely selfreferential, rich architecture for r i c h p eo p l e, s t y l e s d e s i g n e d b y the rich for the rich. And in the end it is the same old names that build the most important designs from big houses to big museums, the head offices of the “New York Times” or any other major public work, building for wealthy clients who can afford to spend a lot on their own private homes. And all this against the b a c k g r o un d of “g l ob a li s a ti o n ”, viz., architecture that looks the same all over the world and that co n s eq u e n tl y h a s l o s t it s i d e n tity, its true nature, which really o u g h t t o be e n t r e n c h e d i n t h e land, the country where it was designed to be and to endure, and perhaps even be built out of local materials. Gianni: Yes, that’s quite right, b u t w h e n w ill we eve r h e a r a n architect complain about the glob a li s a ti o n of a r c h it ec t u r e ?

W h e r e ’s t h e a n ti -g l ob a l m ovem e n t i n a r c h it ec t u r e ? W h a t I m e a n i s t h e a n ti -g l ob a l m ovem e n t i s p o liti c a ll y d e m o n s t r a ting against certain contradictions in our world, on our planet, against globalisation, but when w ill we s ee t h i s i d eo l og y t r a n sferred to architectural researc h ? T h e o n l y p o i n t I ’ d li k e t o make to your generation and the one that went before it, viz., the forty-year-olds, is that they all got involved in architectural design without ever asking themselves why (and I think there are plenty of good reasons why), and this means everybody goes about their work without any lingering doubts, without proper information about the world of architecture, art and the visual arts that provided such a key contribution t o m o d e r n - d a y a r c h it ec t u r a l d eb a t e. W h e r e w a s t h e i r c u r i osity when they were thirty, their experimentation, their statement of intents as they entered the profe ss i o n ? Yo u r ece i ve d s o littl e information about what was happening that you resigned yourselves to thinking that architecture was only what was designed or conceived in built form. I must say that when I enrolled i n t h e F a c u lt y of A r c h it ec t u r e forty years ago the situation was t h e s a m e, i f n o t wo r s e, b u t m y generation rebelled against all this and tried to use the architectural means at our disposal to construct a vision of the world more in line with our desires. That’s what I’d like to see happening with today’s generations, b u t t h e r e i s a b s o l u t e l y n obo dy s a y i n g “ n o, g u y s , y o u r i d e a of a r c h it ec t u r e i s t oo r e d u c ti ve, I think architecture ought to be fres h e r a n d m o r e e m o ti o n a l t h a n that, less professional strategies a n d r a ti o n a l wo r l d a n d m o r e emotions”. The architecture on d i s p l a y a t t h e B i e nn i a l r e p r esents the architecture of the rational world’s revenge over the emoti o n a l wo r l d . I be li eve t h a t t h e world, we ourselves, are a synthesis of the emotional and rational worlds, but I can’t see this in today’s architecture and, most importantly, I can’t see it in your ge n e r a ti o n , i n t h e t h i r t y - a n d forty-year-olds. You seem to be resigned to designing architecture within the boundaries set by the world of communication. Gaia: Perhaps it is not made known and hence is not familiar enough, but there is still research and experimentation going on i n a r c h it ec t u r e t o d a y, a s t h e r e always has been and always will be, just like in every other discip li n e. B u t I ’ m n o t s u r e j u s t t o what extent modern-day archit ec t u r a l r e s e a r c h , fo r e x a m p l e digital or video works of architecture, represents a new idea of architecture or is actually inspi-

red by previous experimentation. I mean, the idioms and supports of modern-day architecture are certainly new, but how right is it t o s a y, fo r i n s t a n ce, t h a t a ll the modern-day virtual or multimedia designs are really innov a ti ve ? I r a r e l y s ee s o m e t h i n g that really strikes me and tells m e t h a t a c h a n ge ge nu i n e l y i s un d e r w a y. I n co n t r a s t I of t e n appreciate the humility and honesty of more “traditional” architecture, which is perhaps simpler but more effectively designed and b u ilt . T h e k i n d of a r c h it ec t u r e that does not rely on a brilliant idea to be a success, but is clearly and coherently designed and constructed. This is basically a critical/practical matter.

G ianni : T h e a r c h it ec t u r e o n display at the Biennial is only part of the world of architecture, and the Biennial ought to cover the w h o l e of a r c h it ec t u r e. “W h a t ’s next” in terms of ideas and also research, not just “materialised” research of limited potential. The world of architecture is more than j u s t t h i s , a n d co mm un i c a ti n g architecture in merely built form restricts the potential of future generations, who do not know what research is because they have not been informed. Architecture is not just built architecture, and not speaking about the other kind of architecture won’t stop it from existing. The history of architecture a n d d e s i g n i s n i n e t y p e r ce n t unbuilt projects, mainly visionary projects of theory and experimentation. So where is all this? It has gone. Architecture is a language, just like film, writing, speaking, dance and acting. Architecture, always seen as a s y n t h e s i s of t h e a r t s , i s ph il osophy in material form, it is a fo r m of be h a v i o u r, t h e a r t s synthesised in architectural phenomenology, architecture is theatre, film and philosophical theory, architecture is literature and poet r y, it i s t h e m a i n “ m e a n s ” of communication. When architecture is actually built, that is fine, but everything existing and belonging to the world of architecture and resulting in this built architecture, everything prior and after t h i s a c t i s n o t d oc u m e n t e d i n e it h e r m a g a z i n e s , p u b li c it y o r exhibitions. I believe the Biennial ought to explain all this, it is a biennial of the arts of communication, there are sections devot e d t o f il m , t h e a t r e a n d d a n ce, and all this could finally provide architecture with the chance to recount everything that is going on, but not in this reductive way we have of looking at architectur e. I f we we r e l oo k i n g fo r a n e x a m p l e, l oo k i n g t o t a l k a bo u t the world of film, then the cinema r a n ge s f r o m s oc i o l og i c a l d oc u mentaries to documentaries on nature and even science fiction

films, not to mention films like R occo a n d h i s B r o t h e r s , a bo u t the real world and how it is evolving: fine, so be it, but there is also a wide spectrum of cultural research objectively recorded in t h e v a r i o u s ge n r e s of f il m . S o where is all this in architecture? As regards the latest generations, I’m not saying there ideas are not new, just that they confine themselves to envisaging works of architecture in built form alone. G aia : N o, n o t n ece ss a r il y , because the latest works of digital architecture are not actually built, they give computers, videos and new forms of technology the task of setting down their ideas, but the medium is merely a means and the ideas underpinning these works of architecture set down in such a new form are n o t p owe r f u l e n o u g h t o m a k e themselves felt beyond their mode of expression or means of construction. But I actually wanted to talk about the current state of architecture or at least about that part of architecture on display at the Biennial and that you fail to notice or deliberately ignore because for you and other critics it lacked any real critique, but perhaps its line of critique could h a ve bee n d e d u ce d f r o m t h e projects themselves, the choice of projects on display. The Biennial does not always have to take the same form. Sudjic’s Biennial is pragmatic but no less conceptual for this. I mean it might be interesting to work the opposite way, n o t f r o m t h eo r y t o d e s i g n a n d t h e n co n s t r u c ti o n , b u t s e tti n g everything down at the same time or even working backwards, building and then reading the various influences or even deducing the theory that led to the practice by i n t e r p r e ti n g r e a lit y , w h a t i s actually there. Gianni: But what is there includes a performance by an architect, a modern installation by an environmental artist or an architect w h o k n ow s e x a c tl y w h a t h e i s doing. As an experimental architect, I have actually always built, but often what I built was not designed to last. Gaia: Yes, but we are not just talking about temporary architecture....in theory there are endless ways of doing architecture, and all potentially equally effective, but decisions need to be made (and a living to be made!). G ianni : Yet even though this Biennial describes a vision of the world through the mind of architects from different generations (and I am not talking about quality, the skills of the chosen architects and their ability to translate their ideas into architectural form a r e n o t be i n g q u e s ti o n e d ) , t h e

architecture set out here is, in my opinion, only part of the architect u r e be i n g p r o d u ce d . W hy d oe s nobody ever talk about how much funk architecture and environmental art influenced the design and practice of architecture for years? How the radical, rational, funk and art still influence architectural practice and experimentation today?

G aia : P e r h a p s I a m j u s t t oo familiar with this kind of architecture, the type on display at the B i e nn i a l , a n d t h e i n fo r m a ti o n I’ve received so far has been about t h e s e wo r k s of a r c h it ec t u r e, projects very similar to those I’ve seen all together at Venice. But a p a r t f r o m t h e f r u s t r a ti o n of seeing the same people building architecture of a certain importance and prestige, from private homes and museums to schools and skyscrapers, I might point o u t t h a t I h a ve of t e n s ee n t h e work of these architects but never a ll t oge t h e r li k e h e r e a t t h e Biennial, where I can see all their m o s t r ece n t p r o j ec t s , s ee m already familiar and published, o t h e r s l e ss we ll k n ow n . W h o knows, may be this could be seen as a way of provoking thought, a challenge, an attempt to create a r e a ll y d i ffe r e n t B i e nn i a l . Perhaps, but not intentionally, t h i s i s s u pp o s e d t o s h a k e u p eve r y bo dy w h o fee l s be t r a y e d a bo u t h ow t h e y s ee a B i e nn i a l a n d w h a t it r e p r e s e n t s , a ll t h e critics, historians, and theoretic i a n s of a r c h it ec t u r e w h o a r e disappointed by the apparent lack of a critical vision, a strong idea guiding the selection of the chosen projects. If nothing else this Biennial, perhaps less fresh and creative than the last two editions but bett e r o r d e r e d a n d m u s e u m - li k e, h a s h e l p e d t r i gge r off d eb a t e between conservative contemporary architecture critics and those who are now trying to reformulate design and criticism. I am not saying they are right, if right is an expression we can use in contexts like this, but architecture is, I agree, more than this, although it is also this, and we need to take note of the fact. Not just what is built, although this is part of it. Not just glass and steel p a n e l s , eve n t h o u g h t h e y h a ve their place, although at times it looks rather like a “fair of building materials”. But architecture encompasses all this, architecture means the building site, the flat belonging to middle-class p eo p l e of a ve r a ge c u lt u r e a n d a l s o t h e k i n d of m a g n i f i ce n t Saudi millionaire’s villa in Qatar t h a t I s oz a k i p r e s e n t e d a t t h e Arsenal. This might seem sad to some people, but this is perhaps part of what architecture is about t o d a y. Gaia Pettena

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Il sistema VRI Virtual Reality Interface

ella sua costante ricerca progettuale in cui esplora modi alternativi di pensare e percepire l’ambiente N costruito, Michael Jantzen ha ora elaborato un progetto

solo guardando direttamente la sfera. Le immagini alterate rimpiazzano quella reale della sfera, eccetto la scala e la porta, in modo che si possa accedere all’interno senza dover affrontare un’immagine distorta del percorso di ingresso. Il resto della sfera può apparire in qualsiasi fattezza astratta o convenzionale - che possa essere generata dal computer, sia con una autoprogrammazione sia con input inseriti dal proprietario. Una volta all’interno della sfera, solo una parte dell’ambiente può essere alterata dalle immagini virtuali, come per la scala e la porta di ingresso, non saranno alterabili le parti fisiche strettamente funzionali. Le finestre possono apparire collocate in ogni punto della superficie interna della sfera e simulare sia l’ambiente esterno reale sia altri ambienti e panorami: insomma le viste esterne possono non avere nulla a che fare con la realtà. Partendo dal principio che al primo impatto sperimentiamo l’architettura visivamente, il sistema VRI può offrire una varietà praticamente infinita di alterazioni grafiche dell’architettura delle sfere facendole apparire qualunque cosa desideriamo. E’ stata scelta la sfera per la sua semplicità e per la sua efficienza energetica e costruttiva. Possono essere usati altri tipi di strutture, ma l’idea è quella di semplificare al massimo la struttura fisica lasciando all’immagine computerizzata il compito di fornire le finiture estetiche più elaborate.

s part of Michael Jantzen’s ongoing personal design research that has explored alternative ways of A thinking about the built environment, he has created this

by the glasses or the retina projection devices, and would only be seen when the person wearing the devices looks directly at the spheres. The altered images replace the real image of the spheres except for the stairs and door. This is done so people can walk into the spheres without having to physically negotiate a distorted image of the entry way. The rest of the spheres will look like anything (abstract or conventional images) the computer can generate either by it’s self, or with the input of the owners of the spheres. Once inside, only part of the interior would be altered by the computer images; as with the entryway it would be possible to alter only parts of the interior that would not need to be physically negotiated. Windows could appear to be located anywhere on the spheres, and they could simulate the real outside world or alter what you see to simulate a view from some other part of the world. The window view could have nothing to do with the real world. We primarily experience architecture visually, as a result the V.R.I. system could offer an endless variety of graphic architectural alterations of the spheres making them look like anything we want. The sphere was chosen as the host structure because of it’s energy and material efficiencies. Other types of structures could be used but the idea is to simplify the physical structure as much as possible allowing the computer graphics to provide most of the more elaborate aesthetic finish.

chiamato Virtual Reality Interface. VRI è ispirato dai recenti sviluppi della tecnologia per la creazione e la presentazione di informazioni visive elettroniche. Tali tecnologie consentiranno presto di vedere immagini digitali ad alta risoluzione sulla parte interna di occhiali appositamente progettati. Successivamente non ci sarà neppure più bisogno degli occhiali e le immagini saranno proiettate direttamente nella retina. Queste immagini, ed eventualmente anche dei suoni, saranno trasmessi alla persona da un computer senza fili. Nel sistema VRI, questa tecnologia di visualizzazione sarà usata per alterare (in tempo reale) l’apparenza di strutture appositamente progettate. Queste strutture possono avere varie funzioni, ma, inizialmente, Jantzen si è concentrato sul progetto di una casa. Il guscio della casa è costruito con i materiali più energeticamente efficienti e sostenibili a disposizione, in modo da essere totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico. La forma pensata è quella della sfera con una sola porta di ingresso cui si accede da una scala. All’interno, le strutture contengono computer pre-programmati che inviano, senza fili, segnali elettronici in tutte le direzioni a chiunque indossi gli occhiali speciali o possieda il congegno per la proiezione su retina e costui è in grado di ricevere le immagini, i colori e i suoni voluti

project called Virtual Reality Interface. V.R.I. was inspired by recent advancements in electronic visual information creation and presentation technologies. These technologies will soon enable a person to see computer generated high resolution images on the inside surface of specially designed eye glasses. Eventually the glasses may not be needed at all when the images are projected directly into the retina of the persons eyes. These images and sounds will be sent to the person from the computer without the need for wires. In the V.R.I. system, this visualization technology would be used to alter (in real time) the look of specially designed structures. These structures could have many uses, but Jantzen initially focused on the design of one to function as a house. The shell of the house would be constructed of the most energy efficient sustainable materials available. It could be designed to be totally energy self sufficient. It’s shape would be a simple white sphere with only a doorway penetrating the surface, a stairway leads the occupant to the door. The structures would all contain pre-programmed computers that send out wireless electronic signals in all directions to anyone wearing the special eye glasses or the retina projection devices. These signals would be received and interpreted

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■ In queste pagine, alcune possibili configurazioni virtuali acquisibili da una struttura realizzata con il sistema Virtual Reality Interface, ispirato dai recenti sviluppi della tecnologia per la creazione e la presentazione e la trasmissione di informazioni visive elettroniche. Tali tecnologie consentiranno presto di vedere immagini digitali ad alta risoluzione pre-programmate al computer sulla parte interna di occhiali appositamente progettati. ■ These pages, some possible virtual configurations that could be taken on by a structure made from the Virtual Reality Interface inspired by recent developments in technology for creating, presenting and broadcasting electronic visual information. This technology will soon make it possible to see highresolution digital precomputer programmed images on specially designed goggles.

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1° Premio/1st Prize: UN Studio, Amsterdam 2° Premio/2nd Prize: Kazuyo Sejima Ryue Nishizawa, SANAA 3° Premio/3rd Prize: Angélil Graham Pfenninger Scholl, Zürich/Los Angeles Progetto menzionato/Mention: Lederer Ragnarsdottir - Oei , Stuttgart

Italia/Italy - Falconara Marittima (Ancona)

Nuovo P.E.E.P. in Località Tesoro Concorso di idee finalizzato alla realizzazione di alloggi E.R.P. nell’ambito di una Zona Urbana di Trasformazione da considerare unitariamente, parzialmente urbanizzata ed edificata, in cui localizzare anche una adeguata dotazione di servizi primari e secondari, funzionali alla residenza. New P.E.E.P. in the Tesoro area Ideas competition aimed at designing E.R.P. accommodation in an Urban Transformation Zone to be seen as partly urbanised and built-on, where suitable primary and secondary services serving housing purposes are to be provided. Committente/Client: Comune di Falconara Marittima Giuria/Jury: Danilo Guerri, Michele Gasparetti, Alfredo Cinelli, Giancarlo Carletti, Furio Durpetti, Gianfranco

Italia/Italy - Baunei (Nuoro)

Recupero della Piazza Bingigedda Recupero della Piazza Bingigedda, sita nel centro abitato di Baunei. L’area d’intervento è interclusa a monte dalla strada statale 125 (Orientale Sarda) e a valle dalla Via Pedra Niedda. Redevelopment of Piazza Bingigedda in the town centre of Baunei. The project area is bounded upstream by highway 125 (Orientale Sarda) and downstream by Via Pedra Niedda. Committente/Client: Comune di Baunei Giuria/Jury: Marco Monni, Giorgio Costa, Giovanni Pigozzi

Riqualificazione urbana del quartiere di Loreto a Bergamo L’Ente banditore ha individuato alcuni importanti obiettivi da soddisfare nella proposta progettuale: 1. Ridefinizione del ruolo di elementi nodali quali: Parco Locatelli, asse Piazza RisorgimentoChiesa di Loreto, posteggio della Croce Rossa; 2. Proposte di riequilibrio della sezione stradale di Via Broseta; 3. Riassetto dei parcheggi esistenti; 4. Realizzazione di nuove aree a parcheggio (area ENEL); 5. Studi di massima per un nuovo arredo urbano; 6. Superamento delle barriere architettoniche. Urban redevelopment of the Loreto district in Bergamo. The commissioning body sets some important targets to be met in design brief: 1. Redefining of the role of key features like: Locatelli Park, path running from Piazza Risorigimento-Loreto Church, Red Cross parking lot; 2. Projects for resetting the Via Broseta road section; 3. Redevelopment of the old car parks; 4. Construction of new parking areas (ENEL area); 5. Preliminary studies for new urban furbishing; 6. Breaking down of architectural barriers. Committente/Client: Confesercenti Bergamo

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Giuria/Jury: Luigi Nappo, Claudio Re, Lorenzo Carminati, Stefano Boeri, Achille Bonari, Sergio Sottocornola, Mario Cortinovis, Maurizio Rocchi, Silvano Martinelli, Paola Morganti

1° 1° Classificato/1st Place: Franco Pili (CA); componenti gruppo/team: Arnaldo Maddanu (NU), Vittorio Falchi (CA), Christian Tassinari (BO), Paola Vacchi (BO) 2° Classificato/2nd Place: Efisio Luigi Serrau (NU); componenti gruppo/team: Marco Solvi (Roma), 3° Classificato/3rd Place: Riccardo Corda (NU); componenti gruppo/team: Sergio Aruanno (NU), Simone Corda (NU)

Italia/Italy - Bergamo

Meschini, Alessandra Marincioni 1° Classificato/1st Place: Giorgio Teggi (Capogruppo/team leader) Reggio Emilia, Mauro Chierici, Roberto Montanari, Andrea Oliva; collaboratori/collaborators: Letizia Corbelli, Sandro Ferretti, David Zilioli 2° Classificato/2nd Place: Paola Paoloni (Capogruppo/team leader) 3° Classificato/3rd Place: Silvano Rossini (Capogruppo/team leader)

C O MPETITI O N S

Asymptote, New York; Alberto Campo Baeza, Madrid; Beucker Maschlanka und Partner, Düsseldorf; Hans Kollhoff, Berlin; Djordjevic-Müller, Stuttgart; Schneider Schumacher, Frankfurt und Stuttgart; UN Studio, Amsterdam; Kazuyo Sejima Ryue Nishizawa, SANAA; Angélil Graham Pfenninger Scholl, Zürich/Los Angeles; Lederer - Ragnarsdottir - Oei, Stuttgart

+ europ aconcorsi

C O MPETITI O N S + europ aconcorsi

Germania/Germany - Stuttgart

Nuovo Museo Mercedes-Benz Progetto per la realizzazione del nuovo museo per la Mercedes-Benz. Il nuovo museo coprirà una superficie di 20.000 mq per esporre i vari modelli Mercedes-Benz, dalle origini ai giorni nostri. Il programma prevede inoltre la realizzazione di un museum shop, un ristorante, una caffetteria, un cinema e un museo dei bambini. Project to design a new Mercedes-Benz museum. The new museum will cover a surface area of 20,000 square metres to display all the various Mercedes-Benz cars from the early days to the latest models. The brief also refers to the construction of a museum shop, restaurant, cafeteria, film theatre and children’s museum. Committente/Client: DaimlerChrysler Immobilien 10 Progettisti invitati/Invited architects

1° Premio/1st Prize: Luca Battaglia Milano; coprogettisti/co-designers: Raffaele Papaia, Ulisse Gnesda 2° Premio/2nd Prize: Massimo Nodari Esine (BS) 3° Premio/3rd Prize: Beniamino Servino Caserta; coprogettisti/co-designers: Giovanni Ambrosio, Barbara Cimino, Marco Cicala Progetti segnalati/Signalled projects: Luca Brembilla - Bergamo, Giampaolo Gritti - Bergamo; coprogettisti/co-designers: Giovanni Raccagni, Marco Dal Mas

Italia/Italy - Napoli

Interventi di edilizia abitativa sostitutiva degli alloggi realizzati nel comune di Napoli. (Sezione Quartiere Soccavo) Idee progettuali per l’esecuzione di interventi di edilizia abitativa sostitutiva degli alloggi realizzati nel comune di Napoli con i fondi delle leggi 25/80 e 219/81 in prefabbricazione pesante. I sezione: quartiere Soccavo, via Vicinale Palazziello; II sezione; quartiere Pianura, via Cannavino; III sezione, quartiere Chiaiano, via Toscanella, via G. A. Campano, Cupa Spinelli. Housing designs to replace the accommodation built in the city of Naples. (Soccavo Neighbourhood Section) Design ideas to build housing facilities to replace the old constructions in the city of Naples using financing allocated by laws 25/80 and 219/81 in heavy prefabrication: Section I: Soccavo neighbourhood, via Vicinale Palazziello; Section II: Pianura neighbourhood, via Cannavino; Section III, Chiaiano neighbourhood, via Toscanella, via G.A. Campano, Cupa Spinelli. Committente/Client: Comune di Napoli Giuria/Jury: Gennaro Giordano, Josep A. Acebillo Marìn, Stefano Castiglioni, Alessandro Biddau, Paolo Portoghesi

Italia/Italy - Portogruaro (Venezia)

Riqualificazione del comparto ex-perfosfati e piazza Castello Idee per il recupero urbanistico dell’area industriale dimessa della fabbrica exPerfosfati e degli spazi circostanti, la loro riqualificazione e valorizzazione urbana sia come centro di erogazione di servizi di rilevanza sovracomunale, sia come ambito da destinare a usi e attività funzionali alla rivitalizzazione del centro storico, definendo soluzioni di insieme ed elementi utili per una tipizzazione degli interventi di futura progettazione esecutiva. Redevelopment of what was formerly the Perfosfati neighbourhood and Piazza Castello. Idea for the urban redevelopment of the abandoned industrial estate where the Perfosfati factory used to stand and surrounding spaces, furbishing them to provide a new centre of inter-urban services and other facilities designed to inject fresh life into the city centre, proposing overall solutions and useful elements for designing future executive design projects. Committente/Client: Comune di Portogruaro

1° Premio/1st Prize 100.000,00 Euro: Antonio Pelella (Capogruppo/team leader) Napoli 2° Premio/2nd prize 20.000,00 Euro: Massimo Iovino (Capogruppo/team leader) Torre Annunziata

1° Giuria/Jury: Francesco Bergamo, Luigi Crocchi, Franco Mancuso, Gian Pietro Napol, Romeo Toffano 1° Premio/1st Prize: non assegnato/not assigned Progetti evidenziati senza graduatoria/Signalled projects: Antonio Capitanio (Capogruppo/team leader) Portogruaro, Mario Bellomo, Aliano Petracco; Francesco Polesello (Capogruppo/team leader) Udine Gianugo Polesello, Giovanni Battista Polesello (foto sotto/below); Robert Bezdikian (Capogruppo/team leader) Cavallino Treporti (VE), Leonardo Bonesso, Nicola Vecchiato (foto sopra/above)

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Svizzera/Switzerland - Luzern

Nuova sede dell’università di Lucerna L’edificio sorgerà in centro, sulla Kasernenplatz. Il programma prevede la realizzazione di spazi didattici per 900 studenti con l’opzione di un eventuale ampliamento per portare la capacità dell’istituto fino a 1.200 studenti. Costo di costruzione previsto: 65 milioni di franchi svizzeri. New campus for Lucerne University The building will stand in Kasernenplatz in the city centre. The brief refers to the construction of teaching facilities for 900 students with the opportunity to expand the institute to cater for 1,200 students. Expected building cost: 65 million Swiss francs. Committente/Client: Hochbauamt des Kantons Luzern Giuria/Jury: Urs Mahlstein, Markus Hodel, Peder Largiadèr, Alois Ottiger, Markus Ries, Paul Zosso, Marianne Burkhalter, Barbara Burren, Andrea Deplazes, Jean-Pierre Deville, Daniele Marques, Peter Marti, Dieter Schütz, Ueli Zbinden

1° Premio/1st Prize: Bauart Architekten + Bosch Architects 2° Premio/2nd Prize: Atelier WW 3° Premio/3rd Prize: OOS_open operating system 4° Premio/4th Prize: Maier Hess Architekten con 5° Premio/5th Prize: Evelyn Enzmann + Philipp Fischer 6° Premio/6th Prize: Max Dudler 7° Premio/7th Prize:Valerio Olgiati 8° Premio/8th Prize: Hans Kollhoff 9° Premio/9th Prize: Roeoesli & Maeder 10° Premio/10th Prize: Lüscher Bucher Theiler Architekten 11° Premio/11th Prize: Stucky + Schneebeli Architekten 12° Premio/12th Prize: Metron

C O MPETITI O N S

1° Classificato/1st Place: Roberto Cosenza (Pozzuoli), Antonio Lagnese 2° Classificato/2nd Place: Federico Tranfa (Milano) 3° Classificato/3rd Place ex-aequo: Aurelio Valenti (Talamona), Andrea Forni, Marco Pusterla 3° Classificato/3rd Place ex-aequo: CCP Architetti: Luca Cuzzolin (San Donà di Piave), Carlo Calderan, Elena Vittoria Pedrina, Silvia Rossi (foto in basso/below)

+ europ aconcorsi

C O MPETITI O N S + europ aconcorsi

Italia/Italy - Valdisotto (Sondrio)

Riqualificazione funzionale della frazione di Cepina Proposizione di ipotesi progettuali relative alla riqualificazione morfologica e funzionale dell’area centrale della frazione di Cepina. Tale scopo dovrà essere prioritariamente perseguito tramite il recupero o la trasformazione dell’Hotel Cepina e la ridefinizione dell’ambito interessato dalla presenza dell’ex stabilimento di imbottigliamento dell’acqua minerale Fonti Levissima. Functional redevelopment of the Cepina area. Proposal of design projects for morphologically-functionally redeveloping the town centre of Cepina. This goal is mainly to be achieved by renovating or converting Hotel Cepina and redefining the area containing the Fonti Levissima mineral water bottling works. Committente/Client: Comune di Valdisotto Giuria/Jury: Ottavio Scaramellini, Paola Vigano, Pietro Del Simone, Giovanni Vanoi, Adelio Canalini, Daniele Canotti, Simone Cola

Italia/Italy - Venezia

Giuria/Jury: Pio Baldi, Lorenza Bolelli, Margherita Gruccione, Maria Vittoria Marini Clarelli, Mosè Ricci

Infospazio: un luogo per esprimere idee sull’architettura. Biennale di Venezia Ai concorrenti è stata richiesta una proposta progettuale per l’installazione dell’infospazio all’interno del padiglione Venezia poi realizzata per l’inaugurazione della biennale (8 settembre 2002) e in funzione per tutto il periodo della mostra. Il progetto dell’installazione si confronta con il tema posto dalla biennale: “next” e ha una postazione interattiva dove i visitatori possono esprimere il loro punto di vista sull’architettura prossima. Infospazio: a place for expressing ideas about architecture. Venice Biennial. Competitors have been asked to produce a design for the infospazio installation inside the Venice pavilion built for the Biennial (8th September 2002) and kept in operation throughout the entire exhibition period. The installation project is expected to come to terms with the theme of the Biennial: “next” and will also have to provide an interactive station where visitors can express their point of view on architecture of the near future. Committente/Client: Direzione Generale per l’architettura e l’arte Contemporanee

Gruppo vincitore/Winning team: Cliostraat, Cliobangkok, Interaction Ivrea Gli architetti e i gruppi finalisti invitati per la seconda fase sono stati i seguenti/The following teams have been invited to the second phase: BASE_1, Marco D’Annuntiis, IaN+, Elena Manferdini, Ma0/emmeazero, Metrogramma studio, Paola Moranti, Darren D. Eryou, OFFICINA5, STALKagency, Studio.eu, tomA2/collaboratorio, Andrea Viviani, 2TX architetti

Svizzera/Switzerland - Zürich

e-Science Lab. ETH Hönggerberg Progetto per l’ampliamento del campus universitario del Politecnico di Zurigo (ETH) di Hönggerberg mediante la realizzazione di un nuovo padiglione denominato “e-Science Lab” destinato alla facoltà di scienza e ingegneria dell’informazione. Il programma prevede la costruzione di un edificio con complessivi 10.000 mq di superficie utile, con laboratori, aule per la didattica, uffici amministrativi, e un “e-Science Café”. Project to extend the university campus of Zurich Polytechnic (ETH) in Hönggerberg by designing a new pavilion called the “e-Science Lab” designed for the faculty of science and computer engineering. The brief refers to the construction of a building covering an overall area of 10,000 square metres furbished with laboratories, classrooms, administration offices and an “e-Science Café”. Committente/Client: Eidgenössische Technische Hochschule Zürich Giuria/Jury: J. Rehsteiner, M. Dudler, R. Diener, P. Kern, H. Kollhoff, R. Santschi, R. Ribarov, M. Norrie

Sistemazione ambientale: la Montaña de Montjuïc Progetto per la sistemazione globale dell’area denominata “la Montaña de Montjuïc” situata al margine del centro di Barcellona. Superficie interressata dall’intervento: 100 ettari. Environmental redevelopment: Montaña de Montjuïc Project to completely redevelop the “Montaña de Montjuïc” area on the outskirts of Barcelona city centre. Area involved in project: 100 hectares. Committente/Client: Comune di Barcellona

Progetto vincitore/Winning project: Joan Forgas (Capogruppo/team leader), Ramon Folch, Imma Jansana, Albert Bertran, Ole Thorson, Albert Bestard Progettisti invitati alla seconda fase/Architects invited at the second phase: Batlle i Roig, West 8, Actar Arquitectura, Carlos Ferrater, BB & GG arquitectes

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Ammessi alla prima fase/Projects admitted at the first phase: Atelier 5, Bern; Baumschlager-Eberle-Grassmann, Lochau; Drexler Guinand Jauslin, Zürich; Enzmann - Fischer, Zürich; Gigon - Guyer, Zürich; Sam architekten und partner AG, Zürich; von Ballmoos Krucker Architekten, Zürich Ammessi alla seconda fase/Projects admitted at the second phase: Baumschlager-Eberle-Grassmann, Lochau; Gigon - Guyer, Zürich; von Ballmoos Krucker Architekten, Zürich

Spagna/Spain - Barcelona

Vincitore/Winner: Baumschlager-EberleGrassmann, Lochau

Svizzera/Switzerland - Zürich

“Glattpark” parco pubblico a Opfikon Progetto per la realizzazione di un nuovo parco urbano per Opfikon alle porte di Zurigo. “Glattpark” public park in Opfikon Project to design a new inner-city park for Opfikon at the gates of Zurich. Committente/Client: Comune di Zurigo Giuria/Jury: Walter Epli, Kathrin Martelli, Christian Gabathuler, Konstantin Reiher, Paul Bauer, Bruno Doedens, Udo Weilacher, Stefan Rotzler, Richard Ganz, Rudolf Schilling, Brigit Wehrli-Schindler, Thomas Sieverts, Iris Reuthe

1° Premio/1st Prize: (20.500 Euro): Büro Kiefer, Berlin 2° Premio/2nd Prize: (17.000 Euro): Zulauf Seippel Schweingruber, Baden 3° Premio/3rd Prize: (10.250 Euro): Büro Schmid, Zürich 4° Premio/4th Prize ex aequo: (6.800 Euro): Stöckli, Kienast und Koeppel, Wettingen 4° Premio/4th Prize ex aequo: (6.800 Euro): Vetsch Nipkow und Partner , Zürich

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l’Arca2

l’Arca2

Rubriche e articoli sul mondo della progettazione, della produzione e della ricerca. Design, production and research.

Comunicazione globale urbana In Florence

Polo Golfistico e Club House In Salerno

Progetto: Enzo Eusebi

Progetto: Centola & Associati

sede Centrale Project, CyberSite è composta di tre volumi in struttura metallica, collegati fra loro da una sorta di cordone ombelicale. Obiettivo del progetto, trasferire cultura innovativa alle aziende attraverso un progetto innovativo, che dia l’idea di come oggi debba essere inteso un ambiente di lavoro al passo con i tempi. Insomma, proporre un modello in scala reale di come dovrebbe essere uno spazio di lavoro davvero innovativo, con aree dedicate anche alla socializzazione, al tempo libero ecc., una sorta di open space destrutturato, con una completa riconfigurazione dell’assetto funzionale. Carlo Paganelli

CyberSite: più che un’architettura un luogo d’interscambio, una macchina cibernetica urbana di comunicazione globale per spazi metropolitani del futuro. Tre megaschermi trasmettono incessantemente informazioni e immagini: situazione del

traffico, comunicazioni da parte di gruppi culturali e associazioni, qualità dell’aria ecc. La forma segue la funzione in questo caso è messa in discussione poiché la funzione è la forma, tout court. Progettata da Enzo Eusebi (www.nothing.it) per la nuova

CyberSite: this is more a place of interaction than a work of architecture, an urban cybernetic global communication machine for the metropolitan spaces of the future. Three giant screens constantly broadcast information and pictures: the traffic situation, messages sent out by cultural groups and associations, the air quality situation etc. The idea of form following function is called into question here because the function quite simply is the form. Designed by Enzo Eusebi (www.nothing.it) for the new Centrale Project headquarters, CyberSite is made of three metal-framed structures connected together by a sort of umbilical chord. The project is aimed at transferring innovative culture to firms by means of an innovative projects how an upto-date work place ought to be. In other words, a life-size model of how a truly innovative work place should be, with areas also devoted to socialising, leisure time etc., a sort of destructured open space with a completely reconfigured functional layout. funzionale.

Il progetto per un nuovo polo golfistico nell’area salernitana, proposto dallo studio Centola & Associati, guidato da Luigi Centola (classe 1968) promotore di www.newitalianblood.com - il primo network interattivo di architettura -, si inserisce in un territorio incontaminato, di grande pregio paesaggistico, punteggiato da querce secolari e delimitato da una fitta macchia mediterranea. Da un lato un massiccio montuoso

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Top, rendering and structure of CyberSite, the new complex which will host the new Project company headquarters in Florence. Right, views of the model and blow up axonometry.

Renderings and site plan of Centola & Associati’s project for the Golf Course and Club House in Salerno.

The project for a new golf club in the Salerno area designed by Centola & Associati headed by Luigi Centola (class of 1968), the promoter of www.newitalianblood.cm - first interactive architecture network - slots into a stretch of startlingly uncontaminated land full of century-old oak trees and bordered by thick clumps of

Mediterranean maquis. On one side a spectacular mountain range, on the other the sea out on the horizon. A gently downward-sloping area about 5 km long and between 200-700 metres wide will hold an “eco-golf” club with two 18-hole courses and a small Club House situated at the highest spot, almost completely knitted into the soft folds of the ground. The construction’s only features are the wide glass windows and panoramic terraces facing onto the final holes. The club house can be seen from out on the course: a fluid artificial horizontal blade made of glass and concrete that opens up to the course and affords a magnificent view. The smoothly elegant stylistic design fits in nicely with the kind of “dematerialisation” that recent generations of architecture have been heading for more and more decisively. Experimentation not so much into “wiping out” forms as to knitting them into the land and their users’ needs, in strictly functional terms of well-being. Computer algorithms come up with structures, like this Salerno project, that are increasingly light and transparent, increasingly “camouflaged” into the land and bursting with clear and stylish meaning.

volumi e suggestioni ispirandosi a suoi dipinti: La vita-forma ciclica chiusa e rotante; I danzatori; Corridore aerodinamico-la dinamicità del profilo. Il complesso è caratterizzato da un grande volume trapezoidale e cuneiforme quale elemento di

congiunzione visiva fra l’edificio e la zona del centro commerciale e della multisala. Una “lama rossa”, di forma irregolare rivestita di metallo, penetra trasversalmente all’interno dell’edificio, segnando con forza il percorso dell’ingresso principale.

campo si osserva la Club House: una fluida lama orizzontale artificiale in vetro e cemento che nasce dal terreno. Dall’alto nient’altro che un belvedere attrezzato e aperto verso il campo da gioco e il magnifico panorama. L’elegante e armoniosa soluzione formale definita da questa proposta ben si allinea con quella “etereizzazione” verso cui l’architettura delle ultime generazioni sta andando sempre più decisamente. Una ricerca non tanto dell’“annullamento” delle forme quanto di una loro sempre maggiore integrazione col territorio e con le necessità dei fruitori, in termini sia strettamente funzionali sia di benessere. Così dagli algoritmi dei computer escono strutture, come questa per Salerno, sempre più leggere e trasparenti, sempre più “mimetiche” rispetto al territorio e ricche di significati nella loro chiarezza formale.

L’hotel come identità territoriale Progetto: Renzo Costa

Dinamismo, vibrazione di volumi, trasfigurazione di forme organiche in strutture architettoniche. La filosofia di progetto del complesso alberghiero Una Hotel di Cerro Maggiore (Milano) punta sulla ricerca di nuove configurazioni, rifiutando a priori globalizzazione

In alto, rendering e struttura di CyberSite, il complesso che ospiterà a Firenze la nuova sede della società Project. A destra, viste del modello ed esploso assonometrico .

spettacolare, dall’altro, all’orizzonte, la vista del mare. Un’area lievemente degradante lunga circa 5 km e larga da 200 a 700 metri accoglierà un “ecogolf” con due campi da 18 buche e una piccola Club House situata nel punto più alto, quasi completamente incassata nelle morbide pieghe del terreno. Uniche emergenze della costruzione, la grande vetrata e le terrazze panoramiche che si affacciano sulle buche finali. Dal

Rendering e planimetria generale del progetto di Centola & Associati per il Polo golfistico e Club House a Salerno.

e omologazione di modelli internazionali. In altre parole, una ricerca di nuova identità dell’edificio destinato all’accoglienza. Convinto che vita, arte e architettura siano materia e spirito di un unico flusso di energia creativa, Renzo Costa ha tradotto in architettura forme,

Pianta di un piano tipo e rendering del complesso alberghiero Una Hotel progettato da Renzo Costa per Cerro Maggiore (MI). Plan of a typical floor and rendering of the Una Hotel, designed by Renzo Costa in Cerro Maggiore (Milan).

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Estetica rinnovata

Pilkington Glass House Award The Regional Winners E’ giunto a conclusione il Concorso “Pilkington Glass House”, ai cui partecipanti si chiedeva di progettare un’abitazione del XXI secolo sfruttando il potenziale architettonico del vetro e dimostrando un approccio creativo all’uso del vetro come parte di un progetto globale di eccellente qualità. Oltre 2000 le iscrizioni di studenti e giovani architetti di tutta l’Europa (dall’Estonia alla Spagna, dalla Macedonia alla Germania, dalla Moldova alla Francia, e ancora Romania, Bulgaria, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Serbia) con circa 750 progetti effettivamente proposti al vaglio della giuria internazionale composta da Pekka Helin, Ian Ritchie, Matthias Sauerbruch, Elias Torres e Sergei Kisselev. Sono stati selezionati nove vincitori regionali, tra i quali, il 31 ottobre durante una manifestazione tenutasi a Düsseldorf in occasione della Fiera Internazionale del Vetro “Glasstec”, uno è stato nominato vincitore generale (essendosi svolta tale cerimonia dopo la stampa del presente numero de l’Arca, si può consultare il nome del vincitore assoluto nel sito www.pilkington.com/glasshouse). I nove vincitori regionali sono i seguenti: Ovest - Ronald Schleurholts & Frank Bouwman, Olanda Sud - Massimiliano Settimelli & Fabio Reali, Italia (foto 1) Sud Ovest - Tomás García Píriz & Javier Moreno Del Oj, Spagna (foto 2) Sud Est - Vladimir Mito, Bulgaria Nord Est - Julie Houlberg Michaelsen, Danimarca Centro Orientale - Mateusz Urban_ski & Lukasz Sterzynski, Polonia Nord Ovest - Mason C. White & Lola E. Sheppard, Gran Bretagna (foto 3) Centro Occidentale - Jörn Loffhagen & Ingo Beelte, Germania (foto 4) Nord - Megan Baynes, Australia

Progetto: Ferrante Associati

The “Pilkington Glass House” Competition to design a 21stcentury house drawing on the architectural potential of glass and showing creative use of glass as part of an overall project of the highest standards has drawn to a close. Over 2000 entrants including students and young architects from all over Europe (from Estonia and Spain to Macedonia, Germany, Moldova, France, Rumania, Bulgaria, Switzerland, Finland, Great Britain and Serbia) making a total of about 750 projects submitted to an international jury composed of Pekka Helin, Ian Ritchie, Matthias Sauerbruch, Elias Torres and Sergei Kisselev. Nine regional winners were selected before announcing the overall winner on 31st October during an event held in Dusseldorf during the International “Glasstec” Trade

Fair (since this ceremony took place after this issue of l’Arca was printed, the name of the overall winner can be found at the competition site: www.pilkington.com/glasshouse). The nine regional winners were as follows: West - Ronald Schleurholts & Frank Bouwman, Netherlands South - Massimiliano Settimelli & Fabio Reali, Italy (photo 1) South West - Tomás García Píriz & Javier Moreno Del Oj, Spain

(photo 2) South East - Vladimir Mito, Bulgaria North East - Julie Houlberg Michaelsen, Denmark Central East - Mateusz Urban_ski & Lukasz Sterzynski, Polonia North West - Mason C. White & Lola E. Sheppard, Great Britain (photo 3) Central West - Jörn Loffhagen & Ingo Beelte, Germany (photo 4) North - Megan Baynes, Australia

Le trasformazioni culturali e sociali si avvertono con maggiore intensità là dove la tradizione più tenacemente resiste nel nostro stesso immaginario. Ora, cosa c’è di più radicato nella nostra memoria profonda di uno studio

all’interno di quello che resta pur sempre un luogo di lavoro. La filosofia del progetto è ben espressa dal diretto confronto tra il vetro e il legno: all’algida trasparenza del primo, esaltato dall’ampia copertura, dalla vela e da alcuni divisori, è affidata l’immagine moderna ed efficiente dello studio, sottolineata dal colore degli arredi e dall’elegante tecnicismo degli arredi funzionali; al calore e alla pregnanza storica del legno sono demandate invece le parti più gelose della tradizione, come lo studio notarile propriamente detto e gli spazi delle stipule.

superiore e di laurea (www.cesmaonline.org). Tre i temi di fondo dell’edizione di quest’anno: "Fratello Fuoco", a cui si sono ispirate le stufe d’autore e le sculture dei maestri ceramisti (Arnaldo Pomodoro, Sandra Baruzzi, Ugo Nespolo, E.Giampietro, A.Filippi, Arrigo Amaduzzi nella foto la sua piastrella dipinta intitolata "Braci" - ,

Mark Aspinal, Lee Babel, Riccardo Biavati, Anna Borrattaz, Emidio Galassi, Adriano Leverone, Michele Marangoni, per citarne alcuni); "Il percorso dell’arte", con opere proposte dagli studenti del locale Istituto d’Arte; "Le ceramiche italiane", che ha presentato le produzioni di ventuno città italiane certificate con il marchio della ceramica DOC.

E’ probabilmente nel vivo di questi interventi, limitati, ma significativi, che l’architettura esprime il massimo della sua energia espressiva, non accontentandosi di fornire contenitori funzionali, ma assecondando, e in qualche caso sollecitando, l’adeguamento del contesto ai nuovi modelli culturali. Il che conferma che quella estetica è tra le funzioni primarie dell’architettura, e che l’intelligente impiego dei nuovi materiali e delle nuove forme non vanifica la tradizione, ma semplicemente la continua rinnovandola. Maurizio Vitta

Ceramica DOC

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Si è conclusa lo scorso 15 settembre scorso la 42a Mostra della Ceramica di Castellamonte (Torino), svoltasi in vari luoghi del paese su coordinamento del Cesma, il Centro per la Ceramica e il restauro che dal 1996 opera offrendo corsi di formazione e cicli di studio completi nel campo della conservazione e del restauro a livello di scuola media

Quando il set è palladiano A Palladian Set 1

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notarile, spazio della severità e della discrezione, luogo primario della conservazione, che tutti pensano sempre arredato con austera mobilia d’antan, scaffali ricoperti di filze più o meno antiche e attrezzature vetuste? Perfino il cinema e la letteratura stentano a disegnare un ambiente notarile diverso da quello della tradizione. Tocca quindi all’architettura il compito di forzare i tempi e le resistenze, creando anche per questi spazi strutture e forme che, pur senza alterarne la funzione primaria, ne attualizzino la presenza e la portino al livello della cultura e della sensibilità contemporanee. Questo è il compito che si è assunto lo studio di architettura Ferrante Associati di Milano con la progettazione di questo studio notarile di 1000 mq, ottenuto riattando i locali di un’agenzia bancaria. Scartando in partenza le suggestioni culturali, i progettisti hanno infatti puntato a strutture architettoniche funzionali e attente alle tecnologie più avanzate, in modo da far irrompere luce e colore

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Dalla 59a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Oltre a essere un ottimo film in generale, Ripley’s Game (regia di Liliana Cavani) è uno sguardo di particolare sensibilità sul mondo palladiano. Il film è ambientato a Vicenza, dove i personaggi vivono la loro storia fra villa "La Malcontenta" e il Teatro Olimpico. Tom Ripley (interpretato da un John Malkovich in stato di grazia) dopo un’esistenza criminale, trascorre gli anni della maturità come mercante d’arte. Quando però incontra Jonathan, onesto padre di famiglia, lo coinvolge in una storia d’omicidi che scateneranno una guerra fra bande mafiose. Il film è impostato sul rapporto maestro-

discepolo: Jonathan, malato terminale di cancro, esegue omicidi su ordine di Ripley per danaro, da lasciare alla moglie e al figlioletto. Il mondo palladiano, la dolce campagna veneta, il fiume Brenta con le sue bellissime dimore cinquecentesche, fanno da sfondo incantato agli eventi terribili della vicenda attraverso l’armonia e la bellezza delle architetture del Palladio e del suo allievo Vincenzo Scamozzi. Carlo Paganelli Ripley’s Game (directed by Liliana Cavani), first shown at the 59th International Film Festival at the Venice Biennial, is not only an excellent film generally speaking, it also casts a careful eye over Palladian

architecture. The film is set in Vicenza, where the characters go about their lives between "La Malcontenta" villa and the Olympic Theatre. After a life of crime, Tom Ripley (played by a magnificent John Malkovich) has now settled down to work as an art dealer. However, when he meets Jonathan, an honest family man, he gets him involved in a series of murders causing a gang war between Mafia mobs. The film hinges around the master-disciple relationship: Jonathan, terminally ill with cancer, is paid by Ripley to commit murders, and leave his wife and young child. Palladian architecture in the gentlyrolling Venetian countryside and the River Brenta with its

magnificent sixteenth-century stately homes provide the dazzling backdrop for all these terrible events set in the harmonious beauty of the architecture of Palladio and his disciple Vincenzo Scamozzi. Net surfing Ripley’s Game: http://movies.go.com/movies/R/ ripleysgame_2001

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Centro Culturale Francese di Palermo e della Sicilia

Appuntamenti al Pompidou The Pompidou’s Schedule of Events

Progetto: Electronic Shadow

Il Centro Culturale Francese di Palermo e della Sicilia, situato a Palermo, dopo cinquant’anni di attività viene ora restaurato. Thierry Roche, direttore del Centro, ha chiamato per questo intervento lo studio belga Electronic Shadow. Il contesto presenta un’opportunità unica per Naziha Mestaoui e Macine Aït Kaci, fondatori nel 2000 di Electronic Shadow (www.electronicshadow.com), per trasferire in un lavoro e in uno spazio fisico i concetti di architettura ibrida che sono alla base delle loro ricerche. Il loro contributo fonde il reale e il virtuale in un unico spaziotempo di scoperta e scambio. Le nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, insieme a Internet, si sono espanse dai vari flussi noti al mondo fisico definendo un nuovo continuum elettronico. Internet costituisce uno strato globale, capace di

estendere quasi tutte le attività umane nel mondo elettronico con un nuovo spaziotempo. La geografia è eliminata a favore di un flusso costante, in cui tutte le informazioni tendono verso l’ubiquo e l’immediato, costituendo un nuovo spaziotempo – il 25° fuso orario. Il 25° fuso orario è uno dei concetti centrali di questo progetto e ha una forte carica simbolica rispetto agli scopi del Centro Culturale. E’ una striscia immaginaria che riunisce tutte le altre zone temporali in un unico spaziotempo. E’ l’orario di Internet: simultaneamente tutte le ore e tutti i luoghi del mondo. Come altri tipi di flusso, le informazioni si muovono da punto a punto e tra gli spazi, dando ritmo ai nostri percorsi attraverso il mondo fisico: città, villaggi ed edifici hanno i loro paralleli nello spazio virtuale. Queste sono le fondamenta dei

siti web. Un sito web è una disposizione interattiva di dati archiviati in un disco rigido, che a sua volta è connesso alla rete e quindi accessibile in ogni momento e ovunque. Vediamo così il mondo e la sua immagine, il suo riflesso elettronico, che coabitano in differenti spazitempo. Il punti di attraversamento tra un mondo e l’altro sono definiti interfacce – i sistemi che traducono azioni in dati e, inversamente, rendono possibile la visione di flussi e informazioni. L’interfaccia che controlliamo più naturalmente, e quindi meglio, è il nostro corpo. Le sue "periferiche" comprendono il linguaggio, l’emozione, i gesti, che non hanno una traduzione digitale diretta e creano una distanza e una chiara distinzione tra i due mondi, nonostante le loro similarità e corrispondenze. La rappresentazione del corpo nel mondo digitale – l’avatar – sarebbe una sorta di bambola a controllo remoto in grado di estendere la propria presenza fisica nel mondo elettronico. Da queste osservazioni nasce la proposta per una visione ibrida della creazione, in generale, e dell’architettura, in particolare, per stabilire uno spazio comune tra i due mondi, condivisibile dal nostro corpo fisico e dal suo avatar. Lo spazio è considerato parte di un’entità più significativa, con estensione sia nel mondo fisico che in quello digitale. Il campo dell’architettura ibrida, quindi, va dal progetto di spazi reali a quello di spazi virtuali. Il progetto e la realizzazione di tali spazi sono basati su premesse comuni, con il comune intento di integrare le interfacce di comunicazione dei due mondi.

Dal punto di vista formale e strutturale, l’architettura informatica è integrata in modo da permettere l’accesso, attraverso un sito web, con infrastrutture fisiche collocate nello spazio reale. Nel contesto del Centro Culturale di Palermo, questi concetti sono collegati alla realtà locale e all’eredità storica del luogo, vicino al palazzo arabonormanno della Zisa. L’architettura mescola, quindi, tecnologia e materiali contemporanei, come il Corion prodotto dalla DuPont de Nemours, partner nel progetto, con altri materiali appositamente realizzati da artigiani locali con tecniche tradizionali. Gli spazi fisici e digitali hanno una struttura comune, divisa in 25 fasce che riflettono le 25 zone temporali. Nello spazio fisico, questa griglia si piega per definire gli spazi, gli arredi e gli elementi di design. Nel mondo digitale, la griglia si piega per creare diverse architetture informatiche. Lo spazio fisico e la sua estensione digitale possono ospitare due tipi di utenti – i visitatori e gli avatar. L’interazione dell’avatar negli spazi digitali influenza ciò che accade nello spazio fisico, modificando intensità della luce, il colore, l’audio d’ambiente. All’opposto, l’estensione digitale sul sito web viene modificata dall’attività che si svolge nello spazio fisico. Il legame tra spazio reale e sito web è così incapsulato dalla loro interattività reciproca. Il nuovo Centro Culturale Francese di Palermo e Sicilia sarà uno dei primi luoghi pensati e realizzati sulla base del concetto di architettura ibrida. In alto, lo schema dei fusi orari terrestri e studi per la struttura del Centro Culturale Francese di Palermo. A sinistra e sotto, rendering del progetto.

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Top, diagram of earth time zones and studies for the structure of the French Cultural Centre in Palermo. Left and below, renderings of the interiors.

Una stagione riccamente articolata quella che propone il Centre Pompidou (www.centrepompidou.fr) in questi ultimi mesi del 2002. Fino al 30 dicembre sono in corso la mostra dell’artista parigina Pierrette Bloc, alla Galerie d’art graphique, e alla Galerie du Musée la presentazione delle opere provenienti dalle donazioni delle Fondazioni Scaler e ClarenceWestbury e raccolte dalla famiglia di mecenati Boissonnas. Fatte di materiali poveri, forme semplici e totalmente astratte e prive di colore, le opere di Pierrete Bloc sono caratterizzate da un gioco di variazioni sul ritmo e le tonalità quasi impercettibili; un lavoro sviluppato soprattutto sullo spazio, sul tempo e sul movimento. In quest’occasione viene presentata un’opera specificatamente concepita per il Cabinet des art graphique della serie dei grandi collage che la Bloc realizzò tra gli anni ’50-’60, accompagnata da una selezione di disegni degli anni ’70-‘80 che esaltano la maestria con la quale l’artista declina la tecnica dell’inchiostro nelle sue infinite varianti. "La culture pour vivre" è invece il titolo della seconda mostra che presenta oltre cinquanta opere (su 118 delle donazioni Scaler e Clarence-Westbury) del periodo dagli inizi del secolo scorso con un paesaggio fauve di Braque (1904) fino agli anni Novanta con Aurélie Nemours, passando da Malevitch, Matisse, Giacometti, Mondrian, Dubuffet, Sam Francis fino ai designer Pierre Chareau o Gerrit Rietveld. Sempre in questi mesi, ma fino al 6 gennaio 2003, sono aperte l’importante retrospettiva dell’artista Max Beckmann (Lipsia 1884-New York 1950) e “Sonic Process”, realizzata con il contributo del Britisch Council e della Nexo (nelle immagini, alcune installazioni di questa mostra). Alla Galerie 1, vengono presentate un centinaio di opere di Beckmann, di cui sessanta su carta e tre sculture, che offrono un importante contributo alla conoscenza di uno dei principali rappresentati dell’arte del XX secolo, la cui opera si affianca a quella di artisti come Otto Dix, Christian Schad e Georg Grosz e successivamente di Matisse e Picasso. Infine alla Galerie sud una "nuova geografia dei suoni" è il tema dell’esposizione che documenta

una nuova tendenza nata dall’intrecciarsi tra musica elettronica, produzione e diffusione delle opere. Vengono presentati su oltre 1.500 metri quadrati, dispositivi d’artisti, sia musicisti, sia musicisti-plastici, sia solo artisti plastici, la cui sperimentazione si avvale dei differenti parametri relativi al ritmo a al flusso propri della musica elettronica e trasposti in una nuova prospettiva di espressione plastica. Elena Cardani

The Pompidou Centre (www.centrepompidou.fr) has a rich programme of events scheduled for the last few months of 2002. The exhibition of the Parisian artist Pierrette Bloc will be running until 30th December at the Galerie d’art graphique, and works from donations to the Scaler and Clarence-Westbury Foundations and collections belonging to the Boissonnas family of art dealers will be presented at the Galerie du Musée. Pierrette Bloc’s works, made of cheap materials and simple, totally abstract and colourless forms, feature an interplay of changes of rhythm and almost imperceptible shades and tones; work developed mainly around space, time and motion. On this occasion, a work is being presented that was specially designed for the Cabinet d’art

Notizie sui principali avvenimenti in Italia e nel Mondo. Reports on current events in Italy and abroad.

graphique from the set of large collages that Bloc created in the 1970s-80s, fine examples of Bloc’s great skills with ink in all its endless variations. "La culture pour vivre" is the name of a second exhibition featuring over fifty works (of the 118 Scaler and ClarenceWestbury donations) from the period stretching from the early20th century with a fauve landscape by Braque (1904) to the 1990s with works by Aurélie Nemours, Malevitch, Matisse, Giacometti, Mondrian, Dubuffet, Sam Francis and the designers Pierre Chareau and Gerrit Rietveld. An important review of the work of the artist Max Beckmann (Leipzig 1884-New York 1950), and “Sonic Process” (in the images, some of the installations in the exhibit) organised in conjunction with the British Council and Nexo, are also running at the moment and will close on 6th January 2003. Gallery 1 will be showing about a hundred works by Beckmann, including about sixty on paper and three sculptures providing important insights into one of the leading exponents of 20th-century art. His work will be flanked by that of artists like Otto Dix, Christian Schad, Georg Grosz, as well as Matisse and Picasso. Finally, an exhibition entitled a "new geography of sounds" is on display in the south Gallery outlining a new trend originating from a mix of electronic music and the production and diffusion of works. 1,500 square metres of space have been allocated to slides by musicians, sculpturalmusicians and just plain sculptural artists, whose experimentation draws on different parameters related to the rhythm and flow of electronic music transposed into a new dimension of sculptural expression.

Max Beckmann, Selbstbildnis mit Horn (Autoritratto con corno/Self-portrait with horn), 1938, olio su tela/oil on canvas,

cm 110x101. Neue Galerie, New York e collezione privata/private collection ( ADAGP, 2002, Paris)

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Holl a Vicenza

Steven Holl è protagonista della mostra aperta fino all’1 dicembre alla Basilica Palladiana di Vicenza. Come nella tradizione delle mostre della Basilica Palladiana, lo stesso Holl ha curato l’allestimento della mostra, impostandolo su un deciso contrasto di scala: dalla dimensione urbana – il progetto per la città di Nanning diventa un tracciato sul muro espositivo – fino alla scala domestica, con una replica 1:1 della casa progettata per l’artista americano Richard Tuttle nel deserto della Mesa, New Mexico. Qui l’originario involucro di alluminio diventa un’enorme

Fellini, architetto della memoria

scultura che domina lo spazio del salone principale. Al suo interno una macro proiezione digitale fa scorrere immagini delle architetture, originali ed ecologicamente intelligenti, progettate e realizzate dal maestro americano. All’esterno della "casa", lungo un percorso curvilineo sono disposti modelli, disegni e gigantografie. Net surfing La Mostra: www.abacoarchitettura.org/ita/sc heda_holl.htm Vicenza: www.vicenzanews.it Steven Holl, Schipol New Town.

"Archifellini - Il corpo, gli interni, la città", dal 1 novembre al 28 dicembre, presso RM 12 art & Design di Rimini. La mostra è un evento organizzato dall’architetto Roberto Semprini in collaborazione con la Fondazione Federico Fellini. Tutta l’opera felliniana è disseminata di corpi femminili, a volte anche "fuori scala", come nel caso della tabaccaia di Amarcord, dove i personaggi si perdono come risucchiati da una straordinaria carnalità. Ma in Fellini è anche presente la nozione di città come percorso urbano (le riprese finali del film Roma) come metafora del corso della vita. Il cinema di Fellini va visto come uno sguardo

appassionato sulla città, sulla memoria della città della sua giovinezza, cui il regista riminese ricorreva per raccontare le sue ossessioni, i suoi ricordi legati ai personaggi presenti nei luoghi della sua infanzia. La città delle donne, per esempio, è una straordinaria metafora per rappresentare un’idea di città monotematica, favoloso ambiente dove collocare le donne della sua vita. La mostra comprende disegni, schizzi e progetti del grande regista scomparso inerenti "le architetture", capaci di comprendere il corpo femminile, gli interni domestici, la casa, la città. Carlo Paganelli

Design a Sain-Etienne

Il fenomeno della mondializzazione, i suoi contributi e le sue contraddizioni, le necessità identitarie e la banalizzazione sono alcuni degli aspetti che verranno discussi in occasione della Biennale Internazionale del design di Saint-

Etienne, dal 16 al 24 novembre. Giunto alla sua terza edizione, questo avvenimento è divenuto tra gli appuntamenti internazionalmente più attesi con un coinvolgimento di cinque continenti e ben ottanta Paesi rappresentati. L’attualità e la centralità del tema che quest’anno focalizza l’attenzione di designer, critici e creatori si articola in una serie di eventi che coinvolgeranno l’intera città e le sue strutture. I 4.000 metri quadrati di superficie espositiva, dove alle mostre tematiche si affiancheranno le personali di Éric Jourdan, Stefan Klein, il Gruppo SKART, Jiri Pelcl e Nicolas Cissé,

saranno arricchiti dal succedersi di seminari, colloqui e incontri di architettura, nonché da una serie di eventi collaterali quali sfilate di moda, concerti e spettacoli che vivacizzeranno le giornate espositive. In particolare quest’anno, nel

quadro del forum su design e ecologia è stato proposto agli studenti di tutto il mondo un programma di ricerca specifico sul tema "Gli oggetti del mondo durevole" in cui i giovani progettisti dovevano ideare un prodotto di uso quotidiano rispondente ai requisiti di ecosostenibilità. I quindici progetti vincitori, selezionati da una giuria internazionale in base ai criteri di pertinenza ambientale, carattere innovatore e qualità di presentazione, saranno esposti durante la Biennale, mentre i tre lavori migliori riceveranno una borsa a sostegno della creazione di 1500 euro.

House Hotel- Unfolding The Mechanics Of Domestic (completata nel 2002); Realizzata da: Gary Chang - Edge (HK) Ltd., Hong Kong Premio Ala- Assoarchitetti 2002 Committente: Yanbu Cement Co. Saud Islam, General Manager, ed Essam Mullah; Titolo opera: Main gate del complesso, palazzo uffici e villaggio per i dipendenti (completata nel 2000, a Ras Baridi, Yanbu);

Realizzata da: STUDIO 65, Francesco Audrito e Athena Sampaniotou, Ermanno Piretta, Italia Premio Ala - Assoarchitetti 2002 U 40 Committente: Ferretti International - Alberto Ferretti, Dalmine, Bergamo; Titolo opera: nuova sede Ferretti International (completata nel 2001); Realizzata da: DAP Studio/Elena Sacco e Paolo Danelli, Milano, Italia

Premio Internazionale Dedalo Minosse Sabato 28 settembre 2002, presso la sede dell'Assoarchitetti si è svolta la seduta della giuria del Premio Dedalo Minosse alla committenza di architettura 2002. La giuria, composta da Bruno Gabbiani, Cesare Maria Casati, Stanislao Nievo, Boris Podrecca, Miguel Angel Roca, Richard Haslam, Piero Sartogo, Mario Struzzi, Roberto Tretti, ha assegnato i seguenti premi principali:

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Premio Internazionale Dedalo Minosse 2002 Committente: Teiichi Kawai Sindaco Shiroishi-City, Giappone; Titolo opera: Shiroishi Mediapolis (completata nel 2002); Realizzata da: Hideto Horiike & Urtopia Inc., Giappone Premio Internazionale Dedalo Minosse 2002 - U 40 Committente: Soho China Ltd - Mr Xin Zhang, amministratore delegato; Titolo opera: Suitcase

Per l’arte contemporanea

Dal 14 al 17 novembre, presso Torino Esposizioni, si tiene la nona edizione di "Artissima – Internazionale d’Arte Contempoarnea". La fiera torinese è l’unica manifestazione internazionale interamente dedicata all’arte contemporanea e alle sue tendenze più innovative. Quest’anno sono presenti 178 gallerie provenienti da venti Paesi di tutto il mondo e oltre 1300 artisti. Oltre alla mostra principale, Artissima propone tre iniziative

collaterali: "Present Future", sezione dedicata agli artisti più giovani (under 35); "New Entries", riservata a quindici giovani gallerie d’avanguardia; "Videolab", sezione dedicata alla produzione artistica video e alle nuove frontiere espressive e tecnologiche, una selezione di questi video è presentata in anteprima al Torino Film Festival. Net surfing Artissima: www.artissima.it Torino Film Festival: www.torinofilmfestival.org

Spiritualità bizantina

Con "Percorsi del Sacro. Icone dai musei albanesi", prosegue il progetto di approfondimento di tematiche storico-artistiche e dei loro significati simbolici e mistici collegate alla cultura bizantina e post-bizantina, intrapreso da

qualche anno dalle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza. Aperta fino all’1 dicembre, questa mostra propone un’ottantina di icone provenienti da musei e istituti culturali albanesi e realizzate in un ampio arco cronologico dal XIV al XIX secolo. Si ripercorrono le tappe dell’arte cristiana ortodossa, radicata soprattutto nei monasteri e nelle chiese della fascia adriatica e meridionale dell’attuale Albania, in cui la spiritualità bizantina resistette all’ondata ottomana. Il percorso espositivo si snoda in senso cronologico, soffermandosi in una sua sezione sulle opere del maestro Onufri, attivo durante il XVI secolo, e su quelle del figlio Nicola e degli artisti della sua scuola. Net surfing Gallerie di Palazzo Leoni Montanari: www.palazzomontanari.com

Il tesoro dei Gonzaga

La battaglia in mostra

Dopo quasi quattrocento anni tornano nella città dei Duchi, nuovamente riuniti, oltre novanta dipinti – con alcuni capolavori assoluti nella storia dell’arte come il David con la Testa di Golia di Andrea Mantegna – e quasi duecento tra gioielli, cristalli di rocca, armi, bronzetti e rari codici musicali. Il progetto di allestimento della mostra "Gonzaga. La celeste Galeria. Il museo dei Duchi di Mantova", aperta a Palazzo Te Mantova fino all’8 dicembre 2002, è di Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton. Un’operazione filologica importante, come la ricostruzione "in vitro" di un "campione" significativo della imponente collezione dei Gonzaga - così come l’aveva ordinata e disposta nella prima metà del Seicento il Duca Ferdinando - richiedeva un

La mostra "La Battaglia di Qadesh. Ramesse II contro gli Ittiti per la conquista della Siria", aperta al Museo Archeologico di Firenze fino all’8 dicembre, fa il punto, storico e artistico, sulla prima battaglia documentata della storia. Articolato in varie sezioni, il percorso espositivo offre, per la prima volta riuniti in un unico luogo, reperti provenienti dai Musei Egizi di Firenze e Torino e i reperti Ittiti conservati al Museo di Berlino e al Louvre di Parigi. Due grandi plastici ricostruiscono il luogo e i momenti significativi della battaglia che si svolse nel 1275 a.C. nei pressi della località di Qadesh, nell’attuale Siria, tra gli eserciti di Ramesse II, faraone

allestimento capace di ricostruire quel sistema di relazioni, che avevano determinato le scelte espositive volute e perseguite dal VI Duca. Senza ricorrere ad ambientazioni forzate di carattere scenografico o teatrale, Fabrica ha scelto di operare in uno spazio espositivo volutamente decontestualizzato e reso neutro, ove gli ambienti del museo dei Duchi di Mantova vengono richiamati alla memoria e definiti attraverso un sofisticato progetto illuminotecnico e il dialogo serrato tra le opere, ricollocate dopo tanti anni le une vicino alle altre, secondo la mappatura dell’inventario del 1626-1627. Net surfing Palazzo Te: www.centropalazzote.it La Mostra: www.mostragonzaga.it Fabrica: www.fabrica.it

d’Egitto, e quello del re degli Hatti, Muwatalli. Ricco l’apparato iconografico e scenico dell’esposizione in cui i vari reperti, tra cui l’unico carro egizio al mondo della XVIII dinastia (restaurato per questa occasione), sono presentati e descritti tramite pannelli didattici e supporti audiovisivi. Net surfing Battaglia di Qadesh: www.artehistoria.com/historia/b atallas/batalla1.htm, http://patriot.net/~townsend/GB oH/gboh-qadesh.html, www.soa.org.uk/main/rules/wab 05.htm Soprintendenza Archeologica per la Toscana: www.comune.firenze.it/soggetti/ sat/

Testa di/ head of Ramesse II (XIX Dinastia – 1295-1190 a.C.) A sinistra/ left , Lorenzo Lotto, Triplice ritratto di orefice , 52x79 cm. Sopra, Pittore anonimo della scuola di Onufri/ above, Anonymous painter of the Onufri School, Annunciazione, tempera su legno/ te mpera on wood, 106x73 cm, XVI sec.

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Pittori della materia

La Fondazione Magnani Rocca di Corte Magnani (Parma) presenta fino all’1 dicembre la mostra "Jean Fautrier e l’Informale in Europa".

Quotidiano d’effetto

Curata da Renato Barilli la mostra propone circa trenta opere del maestro francese a partire dagli anni Venti, accostate ad altrettante di artisti che, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e del Dopoguerra, operarono nella stessa direzione di ricerca artistica. Tra gli italiani sono presenti opere di Burri, Fontana, Leoncillo, Moreni e Borlotti, mentre tra gli altri europei ci sono opere di Dubuffet, De Stael e Wolfs, fino a Soulages e Tàpies. Questo nucleo di quasi "coetanei" che segnano la storia dell’Informale in Europa, si confronta con la collezione permanente di opere di Morandi della Fondazione, nelle quali il critico Francesco Arcangeli vede, relativamente a quelle degli anni Trenta, un’ideale staffetta con gli inizi della "pittura della materia" degli anni Quaranta. Net surfing Fondazione Magnani Rocca: www.magnanirocca.it

Percepire il panorama

La Fondazione Prada di Milano propone fino alla fine di novembre la prima antologica europea dell’artista americano Tom Friedman (St.Louis, Missouri, 1965). Ideato dallo stesso Friedman, il percorso espositivo comprende una trentina di opere dal 1989 a oggi, di cui una decina realizzate appositamente per questa mostra italiana. Materiali inusuali e una quasi ossessiva pazienza costruttiva si uniscono nelle opere di Friedman al piacere dello stupore e alla sottigliezza dell’ironia e del paradosso. La sua è una ricerca tesa a riorganizzare il quotidiano, sia visivamente che concettualmente, e a far diventare gli oggetti e i materiali

comuni opere d’effetto. Si trova così una parete monocroma celeste che si scopre essere realizzata con profumata pasta dentifricia, o una figura alta un metro costruita di zollette di zucchero, o un autoritratto scolpito su un’aspirina. In occasione della mostra è stato realizzato, oltre al catalogo, anche un libro d’artista. Net surfing Fondazione Prada: www.fondazioneprada.org Tom Friedman: www.culturevulture.net/ArtandAr ch/TomFriedman.htm, www.featureinc.com/Artists%20B ios/featureinc.com.friedman.html, http://askart.com/artist/F/tom_fri edman.asp

L’arte del Ventennio a Londra

"Fotografare" ad Avignone

E’ aperta fino al 22 dicembre, presso la Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, la mostra "Under Mussolini: Decorative and Propaganda Arts of the Twenties and the Thirties!. Frutto di uno scambio con la Wolfson Collection di Genova e curata da Silvia Barisone, Gianni Franzone e Matteo Fochessati, la mostra documenta i due decenni della dittatura fascista in Italia attraverso una serie di dipinti, sculture, grafiche, fotografie, mobili, ceramiche e vetri. Partendo da alcuni importanti

Ad Avignone nello storico palazzo settecentesco dell’Hôtel de Caumont è ospitata fino a dicembre la mostra "Photographier" che offre uno sguardo inedito sulla diversità di utilizzo della fotografia nell’arte contemporanea. L’esposizione, che riunisce un’ampia panoramica delle differenti applicazioni di questa tecnica nella creazione degli ultimi quarant’anni, si avvale delle opere proprie della Collezione Lambert, interessante esempio di sinergia tra ente pubblico e privato. Questa collezione creata nel 2000 trae, infatti, le sue origini dalla comunione di intenti tra il sindaco di Avignone MarieJosée Roig e il gallerista parigino Yvon Lambert, che con quest’iniziativa ha voluto presentare al pubblico 350 opere della sua preziosa collezione d’artisti d’avanguardia, lasciandola in deposito alla città di Avignone per 20 anni, in vista di una futura donazione. La mostra attualmente in corso, a cui seguiranno "Dipingere", "Disegnare" e "Filmare", è una

nodi storici, come le elezioni del 1924, i Patti Lateranensi del 1929, la politica coloniale degli anni Trenta, il progetto espositivo privilegia una lettura della cronaca e del gusto dell’epoca, affrontando alcuni motivi propagandistici: la battaglia del grano, il richiamo alla romanità augustea, l’iconografia mussoliniana. Net surfing Estorick Collection: www.estorickcollection.com Wolfson Collction: www.fondazionecolombo.it Fonderie Fratelli Perani Brescia, Lampada in bronzo con base di marmo/bronze lamp with marble base , 60x17x31 cm, 1935. A destra/right , Robert Barry, Wallpiece in Staircase , 2000. Sotto, a destra/below right, Le Christ au Jardin des Oliviers, legno policromo/policrome wood, 1730 ca.

Tom Friedman, Untitled, 88,9x63,5 cm, 1993. A sinistra/ left , Jean Fautrier, Le Christ en croix, olio su tela/oil on canvas, 155,5x90 cm, 1927. Sotto/below, Pegeen, Palazzo Venier-Canal Grande , anni ’60.

testimonianza dell’evoluzione che la fotografia ha vissuto negli anni Novanta, acquisendo un nuovo statuto artistico, confermato dal cresciuto interesse del mercato dell’arte, delle esposizioni e dal maggior numero di artisti che rivendicano oggi questa tecnica. Accanto alle voci emergenti, sono illustrate le molteplici applicazioni della fotografia dalla nascita dell’arte minimalista e concettuale, alla Land Art fino a quella rosa di artisti, come Christian Boltanski, Giulio Paolini o Mariko Mori che colgono in questa tecnica una fonte di lavoro per la memoria individuale e collettiva, anedottica o storica.

Stagione Ceca in Francia

Centocinquanta fotografie di Gabriele Basilico e cento dipinti di Salvo costituiscono la mostra "Paesaggio contemporaneo. Dialoghi tra fotografia e pittura", aperta presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo fino al 17 novembre. Questa doppia personale, curata da Giacinto di Pietrantonio, offre la possibilità di un confronto tra queste due tecniche artistiche sul tema del paesaggio: quello visto attraverso la luce, zenitale, metallica e contrastata negli scatti di Basilico, e quella

aurorale, del tramonto o notturna di Salvo. Nel confronto si traccia una visione di due diverse sensibilità di due diversi approcci e modi di percepire un soggetto che è al tempo stesso immaginato, abitato e modificato dall’uomo. In concomitanza con questa mostra, il GAMeC, nell’ambito del progetto "Project Room Eldorado", per il quale vari giovani artisti sono invitati a realizzare un’opera inedita, presenta una personale, intitolata "Heavy Metal", del kosovaro Sisley Xhafa (classe 1970). Xhafa, che vive e lavora a New York e si sta imponendo come una delle voci più provocatorie nel dibattito artistico legato alla multiculturalità e alla globalizzazione. Net surfing GAMeC: www.gamec.it Salvo, Una sera , 1999; sopra/ above , Gabriele Basilico, Bergamo.

Warhol

Indipendenza Naïf La mostra "Da Rousseau a Ligabue. Naïf?", aperta fino al 24 novembre a Palazzo Bricherasio di Torino, ha come obiettivo di dare voce e preciso taglio critico all’arte naïf. E’ una delle più complete rassegne su questo genere, giudicato talvolta eccentrico, ma che ha una diffusione geografica e temporale di grande ampiezza. Indipendenti da scuole, ideologie o manifesti, gli artisti naïf interpretano il mondo con

diretta spontaneità. La mostra torinese si concentra in questa occasione soprattutto sulla situazione europea a partire dal gruppo storico francese guidato da Henri Rousseau e proseguendo con André Bauchant, Camille Bombois, Lois Vivin, Séraphine de Senlis. Altra nutrita rappresentanza è quella della scuola croata in cui alle crude scene di vita quotidiana di Ivan Generalic rispondono le simbologie e i mondi fantastici di artisti come Ivan Rabuzin e Matita Skurjeni. Poi gli italiani, dal pittorecalzolaio Orneore Metelli a Pietro Ghizzardi al più noto Antonio Ligabue con le sue opere magiche e misteriose. Net surfing Palazzo Bricherasio: www.palazzobricherasio.it

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Si conclude il 9 novembre presso la galleria Milanese Marco Voena e riapre dal 16 novembre al 20 dicembre presso la galleria Photo & Contemporary di Torino, la mostra, curata da Marco Voena, Matteo Lampertico e Valerio Tazzetti, intitolata "Andy Warhol e il ritratto femminile". In mostra una serie di ritratti, di cui alcuni mai esposti in Italia, di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e del jet set

internazionale tra cui Diane Keaton, Marella Agnelli e il marito Gianni, Caroline Herrera, Liza Mannelli, Joan Collins, Pia Zandora (nella foto). La mostra è accompagnata da un catalogo con saggi di Mario Codognato, Cesare Cunaccia e Alberto Fiz. Net surfing Andy Warhol: www.warholfoundation.org

In occasione del programma di manifestazioni incentrate sulla cultura Ceca e riunite sotto il titolo di "Boemia magica, una Stagione Ceca in Francia" che coinvolge da maggio a settembre Parigi e molte città francesi, riveste particolare interesse l’esposizione "Luci e Tenebre, Arte e Civiltà del Barocco in Boemia" allestita fino al 6 gennaio al Palais des Beaux-Arts di Lille. Oltre 170 opere dei secoli XVII e XVIII, da sculture, dipinti, incisioni e oggetti d’arte, documentano l’evoluzione di quella corrente artistica nata con la Controriforma in Boemia e che appunto nel Barocco trova la sua più alta enunciazione. L’intento è quello di dare attraverso le opere più rappresentative, le coordinate per un approccio storico e culturale di un periodo così complesso. Sette sezioni disposte cronologicamente ritmano l’esposizione tracciando una quadro approfondito delle molteplici varianti che segnarono lo sviluppo e l’affermarsi del Barocco: i debutti; la maturità; dal Barocco al Rococò; la religione, i santi patroni della Boemia e il tema della morte; una sezione dedicata agli oggetti preziosi e ai famosi cristalli di Boemia; il cantiere della decorazione di pont Charles evocato attraverso modelli preparatori dei gruppi scultorei monumentali.

Tra le molteplici esposizioni organizzate in tutta la Francia, segnaliamo in particolare quelle dedicate alla creazione moderna e contemporanea: al Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne con le opere di Toyen, artista di ispirazione cubista e poi surrealista; il simbolismo dello scultore Bilek illustrato al Museo Bourdelle di Perigi; l’utopia creativa in campo industriale tra le due guerre documentata dalla mostra sulle automobili (Tatra e Skoda) al Museo dell’automobile di Mulhouse; la creazione più contemporanea nei campi dell’arte, dell’architettura, della fotografia, della grafica e del design ospitate al Musée des Beaux Arts di Digione.

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Costruzioni narrative contemporanee

Un fraternità artistica

Segnalazioni

Il rapporto tra testo e immagine è un tema antichissimo che percorre, dagli alessandrini fino al Novecento con i surrealisti e i futuristi, la storia della cultura letteraria e artistica. Nella realtà odierna, alla luce delle sostanziali trasformazioni nel mondo della comunicazioni portate dallo sviluppo dei sistemi multimediali, si impone una necessaria riflessione sullo stato attuale in cui verte questo tipo di rapporto che vive e acquista una differente ma comunque focale importanza nelle pratiche contemporanee delle immagine. E’ proprio intorno all’evoluzione che questo tipo di rapporto ha

Un’eccezionale cooperazione tra i più prestigiosi musei d’arte e collezioni private, dai parigini Réunion des Musées Nationaux/Museo Picasso, Centre Pompidou, Musée National d’Art Moderne, alla Tate Modern di Londra al MoMA di New York, è all’origine della mostra allestita fino al 6 gennaio 2003 alle Galeries Nationales du Grand Palais a Parigi. "Matisse-Picasso", che dopo la capitale francese sarà ospitata dal 12 febbraio al 27 maggio 2003 al MoMA, documenta attraverso una ricca selezione di opere, tra cui un centinaio di dipinti, una trentina di sculture e una quarantina di disegni, le interconnessioni e gli scambi stilistici e tematici tra i due artisti, legati nel loro percorso poetico da una "fraternità artistica", come la definì Matisse, che li accompagnò dal 1906 al 1960.

Design x Two: Love Design IED, Milano 2002, ill. a colori, 72 pp Catalogo dell’omonima mostra organizzata dall’Istituto Europeo del Design a Milano in occasione dell’ultimo Salone del Mobile. Il libro raccoglie i progetti presentati dagli studenti delle varie sedi dell’Istituto (Milano, Torino, Roma, Madrid) realizzati sul tema del "design di coppia".

subito negli ultimi trent’anni che ruotano le tre mostre francesi "Sans commune mesure" ospitate al Centre Nationale de la Photographie di Parigi, al Musée d’Art Moderne de LilleMétropole a Villeneuve d’Ascq e al Fresnoy Studio national des arts contemporains di Tourcoing. A Parigi, fino al 18 novembre, sono presentati alcuni artisti che utilizzano tecniche diverse, dalla fotografia, ai video ma anche cinema, come altrettante direzioni possibili nella ricerca di nuove relazioni in questo complesso rapporto. Grandi istallazioni e proiezioni che trattano il tema del dialogo tra immagine mobile e immagine fissa, arte dello spettacolo vivente e alta tecnologia sono ospitate al Fresnoy fino al 1 dicembre, mentre al Museo di Villeneuve d’Ascq una mostra storica presenta, fino al 19 gennaio, le principali opere del periodo considerato che dall’arte concettuale giunge alle più recenti sperimentazioni.

Tracce su gomma A Peter Stämpfli, artista di natali svizzeri (Deisswil 1937) e dal 1957 stabilitosi a Parigi, è dedicta la mostra aperta fino al 5 gennaio al Jeu de Paume che presenta nei due piani di superficie espositiva circa 68 opere tra cui un rilievo appositamente concepito per quest’occasione. Dal suo debutto negli anni Sessanta nella corrente della Pop Art internazionale, Stämpfli sviluppa la sua poetica dall’immaginario freddo e distante attorno a un tema ricorrente, quello degli pneumatici delle auto (nella foto), che declina dal 1963 alle sue

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ultime opere in modi e stesure differenti. Dalla prima vettura (1963) con una vista del volante e del cruscotto attraverso il parabrezza, egli focalizza la sua opera su differenti dettagli in quanto simbolo delle tecnologie moderne. E’ nel 1969 che l’artista si concentra sul motivo degli pneumatici che diviene la sola e l’unica costante della sua ricerca sia strutturale sia sul colore, per arrivare dopo il 1974 alla creazione di un’immagine astratta, smaterializzata che si stacca definitivamente dal postpop e dalla figurazione.

L’esposizione rintraccia i motivi chiave di questo profondo dialogo, dalle ricerche cubiste di Matisse negli anni tra il 1913 e il 1917 o le Odalische e le belle addormentate di Picasso degli anni Trenta, mettendo l’accento sul dialogo e sui comuni interessi dei due pittori per le differenti forme di espressione artistica: pittura, disegno, scultura, incisione, illustrazione di opere, decorazione e ceramica. Tre sezioni dedicate al disegno si concentrano principalmente sul Nudo e sul trattamento della figura sviluppato negli anni 1906, 1920 e 1935-1940, mentre un’altrettanto importante sezione è dedicata ai papiers découpés di Matisse e alle sculture in lamiera di Picasso che sottolineano il dialogo creativo dei due grandi rappresentati dell’arte moderna tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Henri Matisse, Grand Nu couché (Nu rose), olio su tela/oil on canvas, 66x92,7 cm, 1935. A sinistra/ left , Peter Rose, I Dissolve . Sotto/below, Pierre Carron, vetrata nella Cattedrale di Orléans, particolare/stainglass in Orléans Cathedral, detail.

Il cielo in trasparenza a Chartres

Edilizia sostenibile A cura del SEV Edizione italiana a cura di Gianni Scudo e Silvia Riardi Gruppo Editoriale EsselibriSimone, Napoli 2002, ill. in b/n, 134 pp Con 44 progetti dimostrativi, il libro vuole essere uno strumento di utilizzo per progettisti, costruttori, amministratori pubblici che abbiano a cuore l’evoluzione in senso ecologico dell’edilizia. I progetti presentati sono realizzati nei Paesi Bassi, dove l’edilizia sostenibile ha già da anni riscontrato una notevole sensibilità da parte degli addetti ai lavori. Roberto Franzosi Appunti intorno alla progettazione Periplo Edizioni, Lecco 2001, ill. a colori e b/n, 112 pp L’architetto milanese Roberto Franzosi, autore tra l’altro del progetto per la Cattedrale di Abidjan (Costa d’Avorio), ripercorre alcune tappe della sua attività professionale in cui

si intrecciano strettamente architettura, musica, arte e poesia al servizio della dimensione umana.

Paesaggi nel vento A cura di Edoardo Zanchini Meltemi Editore, Roma 2002, ill. a colori, 112 pp Catalogo che illustra i risultati dell’omonimo concorso che ha coinvolto i comuni di Pescopagano e di Cinisi per la proposta di impianti per l’energia eolica. Il concorso è stato anche un’occasione di riflessione sullo stato dello sviluppo delle energie alternative in Italia. Marek Piotrowski Progettare in fiere, progettare la fiera Edizioni Lybra Immagine, Milano 2002, ill. a colori, 280 pp L’unicità e la completezza delle esperienze di Marek Nester Piotrowski (qui documentate nel primo organico volume sul tema) evidenziano come le fiere rappresentino oggi uno straordinario territorio di elaborazioni progettuali che, ampliando le tradizionali competenze dell’architettura e dell’urbanistica, conducono a nuovi modelli coerenti con esigenze in continuo mutamento.

Quaderni di Anione e Zeto. Alvar Aalto 1898-1976 A cura di Pasquale Lovero Il Poligrafico, Padova 2002, ill. in b/n, 104 pp La rivista di arte e architettura,

Graffiti a Brescia Le vetrate artistiche, per il gioco di luci e la suggestiva dimensione dello spazio che riescono a restituire attraverso la particolare natura e la molteplicità degli effetti cromatici offerti da questo materiale, rappresentano uno straordinario strumento espressivo a cui hanno fatto ricorso molti grandi artisti del XX secolo; da Matisse, Léger, Braque, Manessier, Bazaine, Raynaud o Dibbets, oltre 25 artisti hanno concepito e realizzato delle importanti opere utilizzando la tecnica delle vetrate. E quale città più adatta se non Chartres, sede delle prestigiose vetrate conservate nella sua Cattedrale, nonché di un Centro internazionale delle Vetrate, poteva ospitare una mostra su questo tema? "Le couleurs du Ciel" aperta fino al 5 gennaio 2003. Attraverso un centinaio di pezzi originali, tra vetrate, modelli, disegni e gouaches, l’esposizione testimonia un rinnovato interesse per le vetrate, le cattedrali e l’arte sacra. Emergono dalle opere presentate

due principali tendenze che hanno percorso il XX secolo: gli incarichi a un gruppo di artisti con approcci e tendenze diverse per un’espressione totale e rappresentativa della creazione contemporanea, come nelle cattedrali di Saint-Dié o di Nevers, o la ricerca di un’unità attraverso l’incarico a un solo artista, come dimostrano le cattedrali di Orléans, di Bois o di Digne.

Hans Ibelings Supermodernismo Trad. it. e saggio introduttivo di Michele Costanzo Castelvecchi, Roma,2001, 96 pp Dopo il postmodernismo e il decostruttivismo, sembra emergere un nuovo modo di immaginare, nonché di realizzare l'architettura. Uno degli aspetti caratteristici di tale diversa sensibilità è l'indifferenza a quei concetti di luogo, contesto e identità che, al contrario, erano stati alla base del postmodernismo che si era contraddistinto per la sua insistita volontà di rilettura del passato; la scelta storicistica e con essa l'attenzione all'ornamento e al valore della memoria, osserva l'autore, attraverserà una prima fase di ripensamento con il decostruttivismo, senza peraltro produrre un totale distacco dal periodo precedente. Un reale e profondo rovesciamento delle posizioni del postmodernismo avverrà verso la

diretta da Margherita Petranzan, dedica questo suo numero al maestro finlandese. Prendendo spunto da un seminario svoltosi allo IUAV di Venezia in occasione del centenario della nascita di Aalto, si riportano gli studi e le teorie dei relatori che hanno analizzato alcuni momenti chiave della sua attività progettuale. Con riferimento a motivi e figure ricorrenti in molte sue opere si mette in risalto l’importanza di Aalto nella definizione dell’operare disciplinare contemporaneo.

Realms of Impossibility: Air, Ground,Water A cura di C.J.Lim Wiley Academy, Chchester 2002, 3 volumi, ill. a colori e b/n, ca. 200 pp cad. Opera in tre volumi che cerca di bilanciare l’attuale squilibrio nel mondo dell’architettura in cui gli ideali utopici sono accolti o con sfrenato entusiasmo e incredula ammirazione o con sufficienza. E’ una celebrazione di oggetti e progetti improbabili presentati come possibilità reali per la crescita e lo sviluppo del futuro dell’architettura: in parte favola, in parte antologia, in parte guida, questa opera rappresenta in ogni caso una nuova generazione di architetti e, allo stesso tempo, di pubblicare l’architettura. Catherine Sabbah Horizons Architecture Editions Le Moniteur, Parigi 2002, ill. a colori, 256 pp

Questo libro, tra l’antologia e guida, riunisce cinquanta cronache di architettura pubblicate nella rubrica omonima del quotidiano Le Moniteur. L’autrice racconta la storia originale della realizzazione di edifici e opere d’arte che si sono distinte per qualità, grandezza e originalità.

Saper credere in architettura. Interviste Clean Edizioni, Napoli 2002, ill. in b/n Prosegue la serie di interviste ai protagonisti dell’architettura contemporanea. Le ultime uscite sono: Paolo Portoghesi (a cura di Daria Dickmann), Eduardo Soute de Mora (a cura di Guido Giangregorio), Alvaro Siza (a cura di Guido Giangregorio), Vittorio Gregotti (a cura di Antonello Marotta), Carlo Aymonino (a cura di Maria Dolores Morelli). SOM Journal Hatje Cantz Publishers, Ostfildern-Ruit 2002, ill. a colori e b/n, 156 pp Un annuario di presentazione, descrizione e critica dei progetti dei SOM, che viene distribuito attraverso i circuiti delle comunità artistiche, accademiche e del progetto. I progetti presentati nel libro sono stati selezionati da un gruppo di artisti, architetti e critici esterni allo studio di Skidmore, Owings & Merrill, tra i 47 sottoposti a giudizio e progettati o realizzati nel 1999 e nel 2000.

Progetti per il futuro metà degli anni Novanta con il supermodernismo, come riflesso della globalizzazione che, ormai, appare come un dato comune dell'economia, della cultura, della società. Tale tendenza riconosce una sua identità nel marcato interesse per il neutrale, l'indefinito per l'implicito e per un'idea di spazio come "vuoto controllato" e trova espressione nei lavori di una giovane generazione di architetti, quali: Herzog & de Meuron, Gigon e Guyer, Jean Nouvel, Dominique Perrault, Rem Koolhaas, Toyo Ito, Kazuyo Sejima. Il dato più evidente che qualifica la loro architettura è la scelta minimalista di fondo, che si manifesta attraverso l'impiego di volumi semplici dall'asciutta stereometria, di superfici neutre e traslucide che trasmettono il senso dell'immaterialità e della leggerezza, come pure dell'evanescenza, dell'assenza di significati impliciti o di segni di riconoscibilità troppo marcati. Maria De Propris

Luigi Prestinenza Puglisi Tre parole per il prossimo futuro Meltemi Babele, Roma 2002, 136 pp Siamo diventati grandi leggendo la storia dell’architettura contemporanea su pesanti tomi che ripetevano, copiandosi a vicenda, sempre le stesse cose. La nostra generazione ha sofferto a lungo di questa stasi della critica, che serviva solo a soffocare i piccoli focolai di ricerca che tentavano un’innovazione al progetto architettonico. L’architettura degli anni ‘50-‘60 è stata così congelata in una sorta di storia preconfezionata lecorbusieriana, wrightiana, loossiana ed è così che i testi critici hanno soffocato i progetti in un manierismo razionalista. Il risultato è stata una stasi pluriennale di espressioni epidermiche della forma, senza lasciar trapelare gli spiragli necessari per innescare la macchina del futuro. Finalmente ecco un critico di

architettura, giovane, capace di guardare avanti, che si preoccupa di analizzare cosa può innescare questo nuovo sistema di rivoluzione, dove il segno del futuro è il progetto, come lui è solito ripetere. Il personaggio in questione è Luigi Prestinenza Puglisi che ha già dimostrato di essere in grado di percorrere questa strada dando una vera e propria sterzata al progetto architettonico. Il suo ultimo libro Tre parole per il prossimo futuro, pubblicato per i tipi della Casa Editrice Meltemi, nella collana Babele, è un ulteriore esempio della sua cultura e della sua determinazione. E’ una pubblicazione veramente pregevole, soprattutto perché dimostra, attraverso esempi concreti, come esista in Italia una produzione architettonica di notevole livello, mortificata solo dalla mancanza di occasioni professionali, non certo da crisi di creatività, come sottolinea Luigi Prestinenza Puglisi Mario Antonio Arnaboldi

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Produzione

Produzione

Rinnovato il marchio

Con il nuovo marchio Cottosenese, l’azienda di San Quirico d’Orcia si propone con un mutato assetto societario e mira a diventare il partner ideale per la rivendita di materiali edili. Ricomposto e studiato in funzione di un riferimento coerente al valore plastico e formale determinato dall’unione simbolica di due coppi che

Grattacielo Pirelli

generano una “S”, il marchio attuale si ripropone con i colori e la luminosità tipici delle crete e delle argille locali.

Sarà la Uncsaal (Unione Nazionale Costruttori Serramenti Alluminio Acciaio Leghe), nella persona del proprio Direttore Tecnico Paolo Rigone, a coordinare, su incarico della Regione Lombardia, il Gruppo di Lavoro per la Redazione del Progetto Direttore

riguardante la progettazione e l’esecuzione delle facciate continue del Grattacielo Pirelli. Il Gruppo di Lavoro indicato produrrà, entro l’autunno 2002, un documento che costituirà la base secondo la quale si procederà all’affidamento dei lavori.

Crescita esponenziale

Due nuove aree Con la sua diciottesima edizione, Intel, presente a Fiera Milano dal 20 al 24 maggio 2003, si completerà con due nuove aree particolarmente evidenziate: il Factory Show, dedicato all’automazione di fabbrica; il Components Show, riguardante i componenti per elettrotecnica, elettronica ed elettrodomestici. Le due nuove “mostre nella mostra” si aggiungeranno a World Light Show (illuminazione), Building Show (dal materiale di installazione alla domotica), Power Show (produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica). Nello specifico, il Factory Show evidenzierà la parte migliore e

più aggiornata della tecnologia per l’automazione di fabbrica, per l’automazione relativa ad azionamenti elettrici a velocità variabile, motori elettrici, motion control, PLC, PC industriali, interfacce operatore, field bus, SCADA. Il Components Show si propone invece come evento di riferimento per mostrare pienamente l’intero comparto e valorizzarne gli elementi necessari per realizzare il prodotto finito. Ulteriori informazioni sull’attività di Intel 2003, sono disponibili gli indirizzi Internet www.factoryshow.it e www.componentshow.it.

Il solare termico In relazione all’impegno preso dall’Italia in merito alle direttive di Kyoto, che ritengono necessario quintuplicare in pochi anni la superficie dei pannelli solari installati nel territorio nazionale, le regioni sostengono questa iniziativa anche con incentivi economici concessi autonomamente. Ariston, da sempre attenta all’ambiente e pronta alle nuove esigenze e necessità, rinnova la propria gamma dedicata al solare termico in termini di forniture relative a tutti i componenti necessari per la realizzazione di impianti, sia a circolazione naturale che forzata. La scelta dell’impianto dipende essenzialmente dalla destinazione d’uso, poiché la prima tipologia è stata studiata per le piccole utenze e la seconda anche per le grandi. Per entrambe le versioni Ariston propone dei “Kit” comprensivi di pannello/solare, bollitore e di tutti gli accessori necessari all’installazione. Due i tipi di collettore in gamma che si

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differenziano essenzialmente per l’assorbitore: il collettore Base, fornito di un assorbitore con trattamento a vernice selettiva nera, che è adatto per installazioni in zone a forte irraggiamento o per un utilizzo prettamente estivo; il collettore Top che dispone invece di un assorbitore con trattamento al titanio Tinox , in grado di aumentarne il rendimento del 10/15% (il massimo ottenibile con i pannelli di tipo tradizionale), utilizzabile tutto l’anno, e ideale per installazioni in zone con scarso irraggiamento o dove i vincoli costruttivi impediscano l’installazione di un numero elevato di pannelli. I bollitori sono disponibili sia per la circolazione naturale (bollitore a intercapedine con litraggi di 150 e 200 lt), sia per circolazione forzata che consente la scelta tra bollitori a intercapedine, a serpentino o a doppio serpentino, in base all’impianto da realizzare e alle eventuali integrazioni a un impianto di riscaldamento esistente.

La Famiglia Colombo, che presiede le aziende Colombo Design di Terno d’Isola, Agrati di Zingonia, AZ Fius di Valbrembo e Gedy di Origgio, con il proposito dichiarato di perseguire un costante sviluppo e crescita, ha intrapreso, dietro iniziativa di Michele Colombo, Presidente della Colombo Design, il raddoppio dell’unità produttiva di Terno d’Isola. La Colombo Design, leader in Italia nel mercato delle

maniglie e congiunta dal ’94 alla Divisione Arredo Bagno, grazie allo straordinario sviluppo raggiunto e alle ipotesi di ulteriori incrementi provenienti dalla domanda del mercato, ha dovuto ampliare notevolmente l’area produttiva estendendosi su una superficie di 65.000 mq dei quali 20.000, coperti, sono stati dotati di impianti tecnologicamente avanzati e di innovativi sistemi di gestione e controllo.

Materiali attuali e futuri E’ attualmente operativo a Milano, con sede nel complesso della Fiera, Material Connexion Milano: nuovo centro di documentazione e ricerca sui materiali innovativi prodotti nel mondo, messo a disposizione di quanti (persona, azienda, divisione, università, ente, associazione e altro) ne necessitino sia professionalmente sia per aggiornamento e conoscenza. Il centro, che ha come soci Assolombarda, Federlegno-Arredo, Domus Accademy e CLAC, è licenzatario di Material Connexion New York, società fondata nel 1997 da Gorge M. Beylerian, che dispone di una Library dotata di 3.000 materiali e processi produttivi innovativi realizzati nel mondo. Di costante e veloce aggiornamento, la Library sviluppa e incrementa mensilmente, attraverso una giuria selezionatrice, il proprio e innovativo repertorio materico, che viene distribuito attualmente

e gratuitamente anche nella sede di Milano. Scopo finale della società, che ha organizzato un sistema articolato di iscrizioni per consultazioni in sede, costituito da abbonamenti differenziati nei tempi e nel numero dei visitatori, è il consentire informazioni e servizi in termini di muovi materiali per esigenze progettuali o produttive, e di mettere in correlazione domanda e risposta. Le membership attuate permettono: l’accesso al database con una password personale; la consultazione della Library dei materiali sia a Milano che a New York; la consulenza professionale tramite personale specializzato; servizi di consulenza, ricerca, formazione e promozione. La nuova sede è stata inaugurata con la presentazione, in loco, della mostra “Mondo Materialis Milano”, che presenta una serie di opere pensate e realizzate, con l’impiego di vari materiali, da architetti, artisti e designer.

Riqualificare e rinnovare

Marmi, Pietre e Tecnologie

L’intervento di riqualificazione della stazione ferroviaria di Modena, realizzato da RFI, Rete Ferroviaria Italiana (società dell’infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato), è stato completato impiegando, per pavimentare e rivestire le biglietterie nonché le sale di attesa e le aree adiacenti, i materiali prodotti da Fabbrica Marmi e Graniti, divisione di Iris Ceramica. Già qualificatasi come punto di riferimento costante, date le straordinarie caratteristiche tecniche ed estetiche dei propri prodotti in relazione a interventi in stazioni ferroviarie, metropolitane,

Organizzata da Veronafiere da 3 al 6 ottobre 2002 a Verona, Marmomacc è stata la 37a Mostra Internazionale di Marmi, Pietre e Tecnologie, qualificandosi ancora una volta come l’esclusivo appuntamento mondiale riguardante l’intero comparto lapideo (dal materiale grezzo al finito, dagli accessori alle macchine per la lavorazione), dedicato al mondo della progettazione. Sono state oltre 1330 le aziende provenienti da 54 Paesi, che,

aeroporti e ad altre aree di traffico intenso, Fabbrica Marmi e Graniti si distingue anche in termini di assoluta resistenza. Prodotta con selezioni speciali di materie prime sottoposte a pressioni straordinarie e a temperature elevatissime, ogni lastra si distingue come pezzo unico caratterizzato da venature sempre diverse e profonde quanto la sezione del materiale. Le collezioni utilizzate interpretano i marmi come il Crema Marfil Select, i graniti come il Kashmir White e i travertini come il Persiano Rosa.Tutte le serie rispettano il formato 40x40 cm.

distribuite in una superficie netta di 59.179 metri quadri, hanno evidenziato le nuove trasformazioni e i programmi messi a punto per soddisfare i criteri di cambiamento e di evoluzione attualmente richiesti sia in ambito nazionale che internazionale. E’ stata inoltre apprezzata l’iniziativa “Marmo, Arte e Cultura”, che ha compreso una serie di mostre e convegni di grande interesse per chi opera nel mondo della progettazione.

“Writer” a rischio

Velocizza la produzione Haworth Italia, azienda impegnata nella produzione di mobili e sistemi d’arredo per ufficio, presente in Italia con i marchi Castelli, Com ed E@sy, è particolarmente concentrata sulla produttività, ed è impegnata a studiare e realizzare importanti novità all’interno dello stabilimento di Imola specializzato nella lavorazione del legno. Attualmente sta attuando il progetto TPM, denominato Lean Thiking, che è stato introdotto a pieno regime nella Cella 1; una delle linee produttive più importanti dello stabilimento. Scopo è la riduzione del 75% del tempo di attraversamento del processo produttivo e dell’85% di quello relativo al materiale in lavorazione. L’iniziativa, di straordinario successo, vede con il nuovo sistema produttivo, eliminare l’accumulo di pezzi semilavorati e i grandi lotti di

produzione. Sono state annullate situazioni di reparti in attesa di pezzi da lavorare, e l’organizzazione delle varie fasi di produzione ha approvato una tecnologia applicativa molto avanzata. La Cella 1 dello stabilimento Haworth di Imola, utilizzata per testare il nuovo progetto, rappresenta il 40% della produzione dello stabilimento, ed è riservata alle componenti destinate alle serie commerciali di Castelli e Com, come gli armadi e le pareti divisorie. Attualmente i risultati del progetto Lean Thiking si evidenziano nei tempi necessari per la fabbricazione di un pezzo scesi da 10,5 giorni a 21 ore, mentre il materiale di lavorazione è stato ridotto da 5.000 a 1.000 unità. Obbiettivo finale è il raggiungimento di un tempo di produzione complessivo di 10,5 ore e un traguardo di 500 pezzi utilizzati in lavorazione.

Convegno sul vetro in edilizia Con un convegno svoltosi presso l’Università di Parma, Teleya, divisione di Coopsette Scarl, ha dibattuto, con il contributo di docenti universitari ed esponenti di Pilkinton, il tema relativo all’involucro edilizio. E’ stato valutato come, nelle facciate e coperture di edifici che si debbono considerare le superfici di controllo della qualità ambientale anche relativamente al comfort e al risparmio energetico, l’involucro a doppia pelle rappresenti la risposta più qualificata a queste esigenze. Le tecnologie costruttive maggiormente rappresentative per queste tendenze, sono state individuate in relazione alle

vetrate ad appensione puntuale e alle strutture in cui il vetro assume valenza portante. Anche relativamente alla sicurezza antincendio il vetro, rispondendo in termini di protezione, ha portato i relatori del convegno ad approfondire i temi concernenti lo studio delle casistiche d’incendio, il quadro normativo attuale, i prodotti e l’evoluzione tecnologica dei sistemi.

Standox, multinazionale tedesca leader nel settore vernici per autoritocco, ha messo a punto il nuovo sistema anti-graffiti Multimix costituito da due componenti principali: un trasparente con indurente speciale (resistentissimo), e un detergente che rimuove con facilità i graffiti, anche dopo diversi mesi, mantenendo inalterato lo strato protettivo. Il trasparente 2K (a base di poliacrilico) determina una superficie forte e anti-graffio intaccabile dai segni dei

garaffiti, proteggendo contemporaneamente dall’impatto chimico e meccanico. Il trasparente si può applicare sia su fondi verniciati o rivestiti, sia metallici o plastici, come mezzi di trasporto pubblici, saracinesche, inferriate, distributori automatici, insegne e segnali stradali e altro. Il detergente anti-graffiti, applicabile con una bomboletta spray, consente la pulitura degli stessi con una spugna umida dopo soli 15 minuti.

Sicurezza sul lavoro Saint-Gobain Terreal Italia, leader di mercato nel settore laterizi, si è vista assegnare il Premio Diamante 2002 che, istituito dalla multinazionale Saint Gobain, leader mondiale nella produzione di vetro, è riservato agli stabilimenti appartenenti al Gruppo, presenti nel mondo, per festeggiare il raggiungimento dei migliori risultati in materia di sicurezza. Proprio lo stabilimento di Valenza, grazie al successo

ottenuto nella prevenzione degli infortuni (nessun incidente sul lavoro nell’anno 2001), è stato gratificato con il premio, distinguendosi tra i circa 50 siti produttivi italiani appartenenti alla multinazionale. Da parecchi anni Sain-Gobain Terreal Italia persegue, con il sostegno del Gruppo, una politica in materia di sicurezza che già nel 2000 le ha fatto conseguire anche il Premio Sicurezza Italia, per lo stabilimento di Noale.

Illuminazione decorativa Dedicata all’illuminazione decorativa, Lightstyle, presente dal 26 al 29 aprile 2003 a Francoforte sul Meno, punta sulla solita ed elevata internazionalità, rappresentata da visitatori professionali e da compratori, assicurando una notevole introduzione e attenzione relative al mercato dell’esportazione. Di grande aiuto in un momento

di debole congiuntura, la manifestazione si distingue quindi come un’occasione importante per la presentazione e la vendita di prodotti inerenti l’illuminazione decorativa su scala mondiale. Otre ai concorsi di design e alle straordinarie iniziative, Lightstyle viene proposta come un forum speciale per designer e creativi del comparto.

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A G E N DA Concorsi di architettura e design Architecture and design competitions Per i bandi completi For complete rules www.europaconcorsi.com

Finlandia/Finland Lappeenranta Ampliamento dell’università di Lappeenranta Progetto per la realizzazione di una casa dello studente e di altri servizi per l’istituto tecnico di Lappeenranta Project for the realization of a student house and other facilities for the technical institute in Lappeenranta Scadenza/Deadline: 10/12 Per informazioni: Lappeenrannan teknillinen korkeakoulu PL 20 FIN- 53851 Lappeenranta Tel. ++358 05 62 111, Fax ++358 05 621 2350 Internet: http://www.lut.fi

Francia/France Paris Peugeot Design Contest Concorso internazionale on-line per il disegno di una Peugeot dallo stile retrofuturista/International on-line competition for the design of a Peugeot car in retro-Futurist style Scadenza/Deadline: 12/12 Per informazioni: Internet: www.peugeot-concours-design.com

Germania/Germany Berlin Centro ricerche biomediche. Università “Justus-Liebig”, Gießen Progetto per la costruzione del nuovo centro ricerche biomediche per l’Università “Justus-Liebig” a Gießen Project for the construction of the new Centre for Biomedical Research for the Justus-Liebig University in Gießen Scadenza/Deadline: 20/12 Per informazioni: [phase eins]. achatzi hossbach & co. Cuxhavener Straße 12-13 D-10555 Berlin Tel. ++49 30 315931-0, Fax ++49 30 3121000 E-mail: giessen@phase1.de

Frankfurt Textile Structures for New Building 2003 Premio di progettazione finalizzato alla promozione dell’impiego delle fibre tessili in architettura, possono partecipare alla competizione progetti che prevedano l’impiego di tali materiali: tenso-strutture, architetture gonfiabili, coperture ultraleggere etc./The competition covers all fields of textile building: earthworks, traffic-route construction, landscape engineering, constructions for environmental protection civil engineering and industrial constructions, building - from building with textilereinforced concrete or textile-reinforced plastics to building with membranes for permanent and temporary, variable and mobile constructions interior fitting including developments such as the use of polymer optical waveguides for light transmission, textile air-duct systems for draught-free air-conditioning of rooms, mobile sound-insulation walls in production halls, product design for architecture

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+ europaconcorsi

Scadenza/Deadline: 31/1/2003

Minjevic

Per informazioni: Arbeitskreis textile Architektur Mr. Michael Jänecke c/o Messe Frankfurt Ludwig-Erhard-Anlage 1 D-60327 Frankfurt am Main Tel. ++49 69 75756578, ++49 69 75756710 Fax ++49 69 75756541 E-mail: textilearchitecture@messefrankfurt.com

Per informazioni: Mediterranean Architectural Competition 16 Himaras Street 15125 Maroussi Fax ++30 210 6861399 Internet: www.architerra.gr E-mail: info@architerra.gr

Kronberg

Benevento

Braun Prize 2003 Concorso internazionale di design per prodotti innovativi che utilizzino le più moderne tecnologie, intitolato “Dream Real Products”/International design competition for innovative products which utilize updated technologies Scadenza/Deadline: 31/1/2003 Monte premi/Total prize money: 25.000 Euro Giuria/Jury: Peter Schneider, Rainer Silbernagel, Anne Stenros, Alexander Manu

Riqualificazione e valorizzazione dell’area dell’Arco di Traiano Riqualificazione dello spazio urbano circostante l’Arco di Traiano, insigne esempio dell’arte romana imperiale e monumento di eccezionale valore per il patrimonio storico architettonico della città di Benevento. Il progetto dovrà porsi come obiettivo la ricerca di un nuovo possibile rapporto tra l’area dell’Arco di Traiano e l’area del parco archeologico di Sant’Ilario, e tra questi e il centro abitato nel suo complesso/Refurbishment and improvement of Arco di Traiano area , splendid example of roman art and exceptional value monument for the historical and architectural patrimony of the city of Benevento. The project should aim to research a new relationship between the Arco di Traiano area and Sat’Ilario archeological park, and between these two areas and the city in its complex Scadenza/Deadline: 18/11

Per informazioni: Braun Prize Organization C/a Gerlinde Kress Tel. ++49 6173 302266 Fax ++49 6173 301534 Internet: www.braunprize.com E-mail: info@braunprize.com

München Nachlux 2003: “La luce di casa” Concorso internazionale per soluzioni innovative per l’illuminazione dell’ambiente domestico International competition for innovative solutions for the home lighting Scadenza/Deadline: 15/11 Per informazioni: Kirsten Wengmann Projektmanagement Thalkirchnerstr. 81 Kontorhaus 2, Büro 328 81371 München Tel. ++49 089 76773824 Fax ++49 089 76773825 E-mail: Kwengmann@t-online.de

Stuttgart Leitz Award. Cancelleria e prodotti per l’ufficio del futuro L’ente banditore intende raccogliere proposte innovative per prodotti per l’ufficio del futuro The awarding authority wants to gather innovative proposals about products for the office of the future Scadenza/Deadline: 15/3/2003 Per informazioni: Esselte Leitz GmbH & Co KG Siemensstraße 64 D-70469 Stuttgart Roth & Lorenz GmbH Waldburgstraße 17/19 D-70563 Stuttgart Tel. ++49 0711 90140-0 Fax ++49 0711 9014092

Grecia/Greece Maroussi Mediterranean Architectural Competition Concorso internazionale per architetture mediterranee sostenibili che utilizzino facciate in alluminio International competition for Mediterranean architecture utilizing aluminium facades Iscrizione/Registration: 14/1/2003 Consegna/Submission: 1/9/2003 Monte premi/Total prize money: 48.000 Euro Giuria/Jury: Achraf Bahri-Meddeb, Constantin Catsaros, Maximos Chrissomalidis, Thomas Herzog, Federico Mazzolani, Necdet Teymur, Alexandros Tombazis, Nebojsa

Italia/Italy

Per informazioni: Comune di Benevento Via del Pomerio - Palazzo Impregilo referente: Arch. Pasquale Calmieri Tel. ++39 0824 772449, Fax ++39 0824 325564 Internet: www.comune.benevento.it E-mail: concorsiidee@comune.benevento.it

Biella European Wool Awards-Interlaine Concorso per studenti per progetti che ricerchino modi innovativi nell’uso della lana nei settori: Moda e Design, Concept & Advertising, Progetto Competition open to students for innovative use of wool in the sectors: Fashion & Design, Concept & Advertising, Works & Projects Scadenza/Deadline: 31/1/2003 Monte premi/Total prize money: 35.000,00 Euro Per informazioni: Città degli Studi di Biella-Sistema Moda Italia Internet: www.europeanwoolawards.org

Bologna Iceberg Concorso per progetti di riqualificazione di un’area attualmente destinata a parcheggi comprendente Piazza della Resistenza/Competition for project for the refurbishment of an area now destined to parking, including Piazza della Resistenza Scadenza/Deadline: 13/11 Per informazioni: Ufficio Promozione Giovani Artisti Settore Cultura Comune di Bologna Via Oberdan 24 40126 Bologna Tel. ++39 051 204622/38 Internet: www.comune.bologna.it/iperbole/territorio /iceberg

Casalgrande (Reggio Emilia) Grand Prix Ceramica CasalgrandePadana: Il valore delle idee Il Grand Prix Ceramica CasalgrandePadana è una manifestazione internazionale che riconosce e premia quei professionisti che, attraverso la loro opera, abbiano utilizzato e valorizzato il gres porcellanato a

marca Granitogres e/o Marmogres The Grand Prix Ceramica Casalgrande-Padana is an international event which will prize professionals who have used Granitogres and/or Marmogres Scadenza/Deadline: 31/2 Per informazioni: Ceramica Casalgrande-Padana Via Statale 467, n° 73 42013 Casalgrande (RE) Tel. ++39 0522 9901 Fax ++39 0522 996121 Internet: www.casalgrandepadana.it/grandprix_qua rta.asp E-mail: info@casalgrandepadana.it giullari@casalgrandepadana.it

Casalserugo (Padova) Nuovo Polo Scolastico Concorso per la progettazione del nuovo polo scolastico Competition for the design of the new school centre Scadenza/Deadline: 30/12 Monte premi/Total prize money: 6.500,00 Euro Per informazioni: Comune di Casalserugo - Ufficio Protocollo Piazza Aldo Moro 1 35020 Casalserugo (PD) Tel. ++39 049 8742811 Fax ++39 049 8740015 Internet: www.comune.casalserugo.pd.it E-mail: tecnico@comune.casalserugo.pd.it

Casorezzo Nuovi uffici per il Comune di Casorezzo Progetto per la sistemazione della villa comunale di Casorezzo di via Inveruno angolo piazza Griga. Il concorso nasce dalla necessità di ridare unità e riconoscibilità alla villa comunale attraverso una definizione architettonica dell’edificio che ne valorizzi le valenze storiche. ragione principale del concorso è quella di ricercare l’ottimale soluzione per la creazione degli uffici comunali attualmente ubicati nell’edificio di piazza XXV Aprile Project for the rearrangement of Casorezzo city hall in via Inveruno corner Riga square. The competition aims to an architectural redefinition of the building and to find a functional solution for municipal offices presently located in via XXV Aprile Scadenza/Deadline: 18/1/2003 Per informazioni: Comune di Casorezzo, servizio edilizia Palazzo Municipale Piazza XXV Aprile Responsabile del procedimento geom. Angelo Colombo Tel. ++39 02 9029589

Catanzaro Riqualificazione del parco ‘Li Comuni’ Riqualificazione e valorizzazione del parco ‘Li Comuni’ con l’obiettivo di potenziare l’identità del luogo come centro principale di aggregazione dei nuclei urbani che gravitano attorno a esso e come volano di sviluppo per l’economia catanzarese Project for the refurbishment and the improvement of “Li Comuni” park Scadenza/Deadline: 30/11 Per informazioni: Ufficio del Concorso Parco urbano di Catanzaro presso EN.FO.GEOM. Viale dei Normanni, 42 88100 Catanzaro Internet: www.provincia.catanzaro.it E-mail:

A G E N DA astorinoantonio@hotmail.com

Crotone Prolungamento Lungomare tratto compreso tra piazzale Cimitero e località Irto Progettazione preliminare dell’intervento di prolungamento Lungomare di Crotone via per Capocolonna tratto compreso tra piazzale Cimitero e località Irto Preliminary project for the extension of Crotone sea side avenue between piazzale Cimitero and Irto area Scadenza/Deadline: 31/1/2003 Per informazioni: Comune di Crotone Piazza della Resistenza 88900 Crotone Tel. ++39 09 62 92 13 66 Fax ++39 09 62 92 13 32

Corciano (Perugia) Centro di Visita - Antiquarium e Centro Informazioni Progetto preliminare per la realizzazione del Centro di Visita Antiquarium e Centro Informazioni con funzioni di raccolta, documentazione ed esposizione dei reperti e delle testimonianze provenienti dai siti archeologici del territorio comunale, nonché di ogni altro elemento di interesse storicoculturale. Il costo massimo di realizzazione dell’intervento da progettare è fissato in complessivi Euro 1.291.142,25 Preliminary project for the realization of a visit center, antiquarium and information center in Corciano, estimated maximum cost 1,291,142.25 Euro Scadenza/Deadline: 15/11 Per informazioni: Comune di Corciano Corso Cardinale Rotelli 21 06073 Corciano Tel. ++39 075 51881 Fax ++39 075 5188237

Faenza (Ravenna) L’Architettura Automatica Premio internazionale di architettura per progetti che abbiano impiegato automazioni intelligenti International architectural award for works which utilize intelligent automatic systems Scadenza/Deadline: 16/12 Monte premi/Total prize money: 13.500 Euro Giuria/Jury: Gabriele Del Mese, Eric Dubosc, Giancarlo Rosa, Marco Imperadori, Fabrizio Bianchetti, Armando Vecchi

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2nd National award for cartoons “Fiori nel Tunnel (Flowers in the tunnel)”, for prizing young designers authors of cartoons regarding youngsters problems seen through the youngsters eyes. Stories of this year edition should in particular regard the theme “Dear parent......I hate you” proposing a positive message. The competition is divided in three categories : 14 to 17 years of age, 18 to 21, 22 to 25. Scadenza/Deadline: 20/11 Per informazioni: Biblioteca Civica “Vittorio Cadel” Via Montelieto 33092 Fanna (PN) Tel. ++39 0427 77036 Fax ++39 0427 778067

Firenze L’Arno: storia e cultura della Toscana Realizzazione di un’opera pittorica ispirata al fiume Arno osservato nel suo percorso sia urbano sia campestre, con riferimenti alla storia della Toscana intesa nel senso più ampio e fino all’attualità/Realization of a painting inspired by the Arno river observed in all its course both urban and rural, with references to the history of Tuscany from the beginning to the present days Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Fondazione Vittorio e Piero Alinari Via Fiume, 8 50123 Firenze Tel./Fax ++39 055 2302057

Foggia Università di Foggia Concorso per la progettazione e realizzazione delle sedi della Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali della Facoltà di Giurisprudenza e del Corso di Laurea in Beni Culturali/Competition for the design and realization of the Master School for Law Professions of the Faculty of Law and of the School for the Degree Course in Cultural Heritage Scadenza/Deadline: 30/11 Monte premi/Total prize money: 140.000,00 Euro Per informazioni: Ciro Fiore Tel. ++39 0881 580116 Internet: www.unifg.it/bandi_di_gara

Ittiri (Sassari) Recupero dell’ex cinema Odeon Ai partecipanti si richiede una proposta progettuale per il recupero e riqualificazione dell’ex cinema Odeon/Proposals for the requalification and refurbishment of the former Odeon cinema Scadenza/Deadline: 27/1/2003

Per informazioni: Gruppo Editoriale Faenza Editrice C/a Flavia Gaeta Via Pier De Crescenzi 44 48018 Faenza (RA) Tel. ++39 0546 670411 Fax ++39 0546 660440 Internet: www.ditec.it, www.faenza.com, www.fabriziobianchetti.com E-mail: concorso@faenza.com

Per informazioni: Comune di Ittiri Via S. Francesco, 1 07044 Ittiri (SS) Tel. ++39 079445200 Internet: www.comune.ittiri.ss.it

Fanna (Pordenone)

Longiano (Forlì)

2° Concorso Nazionale per Giovani Fumettisti 2° Concorso Nazionale di Fumetto “Fiori nel tunnel”, per l’assegnazione di premi a giovani autori di fumetti riguardanti le problematiche del disagio giovanile viste con gli occhi dei giovani stessi. Le storie di questa edizione dovranno riguardare in particolare il tema “Amati genitori...vi odio”, proponendo un messaggio positivo. Il concorso si suddivide in tre categorie per fasce d’età: dai 14 ai 17 anni, dai 18 ai 21 anni, dai 22 ai 25 anni

Illuminazione e arredo urbano Concorso internazionale di design promosso da Neri spa per prodotti di arredo urbano in ghisa/International design competition promoted by Neri spa for new products and elements for urban furniture Scadenza/Deadline: 30/11 Monte premi/Total prize money: 17.000 Euro Giuria/Jury: Pierluigi Cervellati, Orazio Dogliotti, Pierluigi Molinari, Franco Zagari, Giuliano Gresleri, Peter G.Rowe, Domenico Neri, Antonio Neri, Paolo Targetti

Per informazioni: Neri spa Via Emilia 1622 47020 Longiano (FC) Fax ++39 054 754974 E-mail: concorso.neri@neridomenico.com

Milano Laboratorio di sanità pubblica della Città di Milano Progetto preliminare per la Trasformazione e riorganizzazione dell’ex PMIP di via Juvara n 22, Milano, in Laboratorio di sanità pubblica della Città di Milano. Importo complessivo presunto dell’intervento: Euro 5.634.097,41 Preliminary project for the transformation of the old PMIP of via Juvara n 22, Milano, in a public health laboratory for the city of Milan, total estimated cost Euro 5,634,097.41 Scadenza/Deadline: 13/11 Per informazioni: ASL Città di Milano Unità Operativa Tecnico Patrimoniale referenti: Katia Calabretta e Silvia Calvi C.so Italia, 19 20122 Milano Tel. ++39 02 85782421/2424 Fax ++39 02 85782439/876545 Internet: www.asl.milano.it E-mail: sadestef.aslmilano@tin.it

Woman x Women Concorso internazionale on-line riservato a sole donne per la progettazione di un oggetto per la cucina e la tavola International on-line competition open only to women for the design of an object for cooking, kitchen or table Scadenza/Deadline: 4/12 Monte premi/Total prize money: 6.000,00 Euro Giuria/Jury: Antonio Citterio, Terry Dwan, Gilda Bojardi, Cipriana Dall’Orto, Patricia Urquiola, Domenico Guzzini, Virginio Briatore Per informazioni: Aedo-to.com Via Tartaglia 1 20124 Milano Internet: www.aedo-to.com E-mail: woman@aedo-to.com

Concorso Fotografico Milano e il suo territorio Scadenza/Deadline: 29/11 Giuria/Jury: Gabriele Basilico, Angelo Cappellini, Ado Franchii, Gabriella Guerci, Marco Pompilio, Roberta Valtorta, Guido Vergani Per informazioni: Silvana Editoriale Massimo ‘Elia Tel. ++39 02 61836330 Fax ++39 02 61836392 E-mail: massimo.delia@silavanaeditoriale.it

Modena Cittanova 2000 Preselezione per la cessione dell’area “Cittanova 2000” e la realizzazione del relativo progetto di sviluppo. Prezzo a base di gara: Euro 25.000.000 Preselection for the sale of the area “Cittanova 2000” and the realization of the related development project, tender basic price Euro 25,000,000 Scadenza/Deadline: 31/12 Per informazioni: Comune di Modena Assessorato alle politiche economiche Via Santi 40 41100 Modena Tel. ++39 059 200600 Fax ++39 059 200604

Rimini Bretella di collegamento fra la SP.17 e la SP.35 - Ponte sul fiume Conca Elaborazione di un progetto preliminare per la realizzazione di una bretella di collegamento fra la SP. 17 e la SP. 35 compreso l’attraversamento del fiume Conca, tramite un ponte, con l’obiettivo di potenziare la viabilità lungo l’asse della vallata evitando l’attraversamento del centro abitato di Morciano di Romagna/Preliminary project for a link road between SP17 and SP 35, including a bridge on the river Conca, to improve road network avoiding the crossing of Morciano di Romagna center Scadenza/Deadline: 19/11 Per informazioni: Provincia di Rimini C.so D’Augusto 231 47900 Rimini Tel. ++39 0541 716823 / 716821 / 716864 / 716824 / 716904 Fax ++39 0541 716859 Internet: www.provincia.rimini.it E-mail: contratti@provincia.rimini.it

Roma “Gli altri siamo noi” Il tema prescelto è il dialogo, la comunicazione. Realizzazione di un breve fumetto di 4 - 6 vignette. Con le parole, nelle “nuvolette”, scritte in francese, inglese, tedesco, spagnolo, italiano, sul tema “Gli altri siamo noi”/The chosen theme is the dialogue, thecommunication; competitors should realize a brief cartoon in French, English, German and Spanish on the theme “We are the others” Scadenza/Deadline: 15/12 Per informazioni: Goethe-Institut Inter Nationes, “Immer sind wir die Anderen” Via Savoia 15 I 00198 Roma

Logo per la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo Progetto grafico ed editoriale per il nuovo logo dell’Associazione Internazionale per la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo Grahic project for the new logo of the International Association of the Biennial of Young European and Mediterranean Artists Scadenza/Deadline: 15/11 Per informazioni: Zone Attive Piazza Vittorio Emanuele II, 47 00185 Roma

San Martino Buon Albergo (Verona) Trasformazione di Piazza del Campagnol Il concorso ha lo scopo di acquisire una proposta di riqualificazione ambientale e di trasformazione di Piazza del Campagnol, mediante un complesso coordinato di interventi edilizi ed urbanistici riguardanti The competition has the purpose of acquiring an environmental refurbishment and transformation proposal for Piazza del Campagnol in San Martino Buon Albergo through a series of co-ordinated urban and building interventions Scadenza/Deadline: 23-12-2002 Per informazioni: Comune di San Martino Buon Albergo Piazza del Popolo San Martino Buon Albergo (Vr) tel. ++39 045 8874237 fax ++39 045 8874222 E-mail: sturco@comunesanmartinobuonalbergo.it

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A G E N DA Stradella (Pavia) Riqualificazione del centro urbano Progetto preliminare per la riqualificazione di alcune vie del centro cittadino. Importo delle opere: massimo Euro 500.000/Project for the refurbishment of Stradella’s urban center, maximum estimated building cost 500,000 Euro Scadenza/Deadline: 11/11 Per informazioni: Comune di Stradella Via Marconi 35 27049 Stradella (PV) Tel. ++39 0385 40100 Internet: www.comune.stradella.pv.it E-mail: ccivas@libero.it

Torino Un’immagine altamente creativa delle attività culturali della Città di Torino La Città di Torino e la Fiera Internazionale del Libro invitano i protagonisti dell’Illustrazione di ogni Paese a esprimere con le immagini la loro percezione della cultura in Torino, con l’obiettivo principale di ottenere strumenti visivi di grande impatto atti a rappresentare un’immagine altamente creativa delle attività culturali della Città/Torino municipality and the International Book Fair invite the illustration professionals of any Country to express through their images their perceptions of Torino’s culture, with the intent of obtaining strong visual tools apt to represent a highly creative image of the City cultural activities Scadenza/Deadline: 10/1/2003 Per informazioni: Story and Glory Via Maria Vittoria 35 10123 Torino Tel. ++39 011 836869/8150126 Fax ++39 011 8173147

Tortoreto (Teramo) 3a Edizione “Il modo dell’operare Las Mobili” Il concorso è dedicato agli elementi di arredo dell’ufficio operativo minimo, tali da definire uno scenario di evoluzione del lavoro e dei suoi spazi, tanto in ambito residenziale quanto aziendale. Il tema specifico del concorso intende quindi prefigurare le trasformazioni che la New-Economy e la diffusione delle nuove tecnologie produrranno in termini di dislocazione e organizzazione spaziale e funzionale delle risorse umane, nel tempo e nel luogo del lavoro/The competition is devoted to minimal office furnishing elements, so to define an evolution scenery for working spaces, both for residences and for offices. The specific theme of the competition is to point out the evolution of the new economy, the new technologies and how all of this will change the functional space and location of human resources Scadenza/Deadline: 31/1/2003 Per informazioni: Las Mobili S.r.l. Via Nazionale 138 64019 Tortoreto (TE) Tel. 800-013696 Fax ++39 0861 788222 Internet: www.las.it/premio E-mail: premio@las.it

Udine Nuova area di ingresso dell’Ospedale S. Maria della Misericordia Ai partecipanti si richiedono idee per la realizzazione dell’area di ingresso, dei collegamenti interni e della sistemazione dell’area circostante del nuovo Ospedale S. Maria della Misericordia di Udine

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Participants are requested to provide ideas for the realization of entrance area, internal connections, rearrangement of the surrounding area of S. Maria della Misericordia hospital in Udine Scadenza/Deadline: 5/11 Per informazioni: Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Udine Piazzale della Misericordia 15 33100 Udine Tel. ++39 0432 5521 Fax ++39 0432 554255

Venezia Lampade e complementi luce in vetro di Murano Concorso internazionale bandito da Andromeda Internatinal per la progettazione di lampade e complementi luce per interni in vetro di Murano lavorato a mano International competition promoted by Andromeda International for the realization of lamps and lighting complements hand made in Murano glass Scadenza/Deadline: 14/12 Monte premi/Total prize money: 2.000 Euro Giuria/Jury: Gianluca Vecchi, Tobia Scarpa, Gianni Pasini Per informazioni: IUAV-Facoltà di Design e Arti Convento delle Terese Dorsoduro 2206 30123 Venezia Internet: www.andromedainternational.it/andromed a/public/centroS.jsp, www.andromedamurano.it E-mail: info@andromedamurano.it

III Edizione concorso fotografico “il cinefestival IN & OUT” Il concorso fotografico è diviso in due temi: A) “Il Cinefestival IN & OUT”, raccontare attraverso le immagini quello che avviene durante una rassegna cinematografica; B“RUMORI ‘ARCHITETTURA”: Per vedere una città, non basta tenere gli occhi aperti. I Temi sono suddivisi in tre sezioni: stampe a colori, stampe bianconero e digitale The photographic award is divided in two themes: A) “Il Cinefestival IN & OUT”,, to tell through images what happens during a film festival; B)”RUMORI D’ARCHITETTURA”: to see a city is not enough to keep one’s eyes open. The themes are divided in three sections: colour prints, black and white prints and digital prints Scadenza/Deadline: 18/11 Per informazioni: Associazione Culturale Universitaria Architettura-Cinema-Fotografia Istituto Universitario di Architettura di Venezia Tel. ++39 338 3186633 (10.00-14.00) Fax ++39 041 2571788 Internet: http://archcinefoto.interfree.it/

Web Artista dell’anno 2002 Il Portale degli Artisti indice il Concorso Nazionale Artistico denominato CO.N.ART. 2002 con l’obiettivo di eleggere tra tre categorie artistiche - pittori, scultori, e graphic designer - l’artista dell’anno/Il Portale degli Artisti announces a national artist award called CO.N.ART. 2002 aiming to elect among three artist categories: painters, sculptors and graphic designers, the artist of the year Scadenza/Deadline: 15/12 Per informazioni: Il Portale degli Artisti referente: Gabriele Vilardo Tel. 347 4650462 Internet: www.ilportaledegliartisti.it E-mail: conart@ilportaledegliartisti.it

Unione Europea/EU Bruxelles Servizi Architettonici Invito a manifestare interesse per la prestazione di servizi architettonici, di ingegneria e di estimo per gli edifici occupati dalle delegazioni, dalle rappresentanze e dagli uffici della Commissione europea in Paesi extracomunitari, nonché per le sue delegazioni nell’ambito di organizzazioni internazionali a Ginevra, New York, Vienna, Parigi e Roma/Invitation to express interest in the offer of architecture, engineering services and surveys of the buildings occupied by all delegations, from representative offices to Europe commissions in extracomunity countries, and also in its delegations within international organizations in Geneva, New York, Wien, Paris and Rome Scadenza/Deadline: 11/7/2004 Per informazioni: Commissione europea, Direzione generale RELEX - Relazioni esterne, Unità Amministrazione, Unità K.3, CHAR 08/186 Rue de la Loi/Wetstraat 200 B-1049 Bruxelles, Belgium Tel. ++32 2 2957432, Fax ++32 2 2964280

USA Ames (Iowa) Trasformazione della centrale elettrica di Ames Concorso internazionale per il progetto per la trasformazione della centrale elettrica di Ames. L’intervento deve riguardare solo l’esterno della struttura senza compromettere la funzionalità dell’impianto/International competition for the conceptual designs for the transformation of a functioning power plant into a landmark and gateway for the city of Ames. The City wishes to create a strong, unique visual identity for Ames and desires to achieve this through the aestheticization of the existing power plant in the downtown area Scadenza/Deadline: 2/12 Per informazioni: Clare Bills Public Relations Officer 515 Clark Avenue Ames, Iowa 50010

Chicago Padiglione nel parco L’associazione dei produttori di profilati metallici americana Metal Construction Association lancia un concorso di idee per la realizzazione di un padiglione per spettacoli e concerti nel Chicago Park District. La struttura dovrà essere realizzata in acciaio/The American Metal Construction Association announces a design competition for the realization of a pavillon for performances and concerts in the Chicago Park District, the structure will have to be realized in steel Scadenza/Deadline: 15/11 Per informazioni: Metal Construction Association - MCA Student Design Competition 4700 W. Lake Avenue Glenview, IL 60025 Tel. ++1 847 3754718, Fax ++1 877 665-2234

Los Angeles Landscape and Architecture. Premio JAE La nota rivista americana JAE (Journal of Architectural Education) indende raccogliere idee innovative sull’architettura e l’arcitettura del paesaggio del futuro. E’ possibile partecipare sia con progetti sia con saggi teorici

Landscape and architectural design are deeply interrelated disciplines in the formation of settings for humans and other life forms. Architectural choices are always landscape choices in that landscapes serve as the unwitting subtext of work. Given this condition, we ask what are the ways in which architecture involves, ignores, rejects, and/or conjoins the landscape? How do architects see and act upon it; and conversely, how does the landscape act upon us? Scadenza/Deadline: 15/1/2003 Per informazioni: Howard Smith, Managing Editor JAE 1400 Randall Court Los Angeles CA 90065 E-mail: hsmith@usc.edu

Affidamenti

Per i bandi completi www.europaconcorsi.com

Italia/Italy Bergamo Trasformazione urbana ex scalo ferroviario Attuazione degli studi di fattibilità e correlate attività tecnico-amministrative propedeutiche alla costituzione di società di trasformazione urbana per la riqualificazione dell’ex scalo ferroviario di Bergamo. Il corrispettivo massimo per le prestazioni richieste ammonta a complessivi euro 150.000,00 (centocinquantamila), al netto di oneri previdenziali ed imposte di legge Scadenza: 11/11 Per informazioni: Comunale di Bergamo - Settore Gestione del Territorio Responsabile del Procedimento Dott. Ing. Diego Finazzi Piazza Matteotti, 3 Bergamo Tel. 035 399258

Brescia Incarichi professionali a Brescia Affidamento di incarichi professionali attinenti all’architettura e all’ingegneria di importo inferiore a 40.000 Euro per leseguenti categorie: Progettazione architettonica ed edilizia;Progettazione strutturale; Progettazione impiantistica; Direzione Lavori e/o assistenza ai lavori nei cantieri; Coordinamento per la progettazione e/o per l’esecuzione dei lavori (D. Lgs. 494/96); Stime e pratiche catastali Scadenza: 31/12 Per informazioni: Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna “Bruno Ubertini” Via A. Bianchi, 9 25124 Brescia

A G E N DA Cremona Trasporto pubblico locale automobilistico Progettazione ed esercizio servizio trasporto pubblico locale automobilistico interurbano: lotto I: percorrenza minima 4.071.830 vetture/km/anno di cui 107.160 vetture/km/anno per servizi a chiamata, pari a Euro 5.572.986,43/anno soggetto a ribasso d’asta. Valore complessivo Euro 39.010.905,01 (I.V.A. esclusa); lotto II: percorrenza minima 4.525.328 vetture/km/anno, pari a Euro 6.019.313,20/anno soggetto a ribasso d’asta. Valore complessivo Euro 42.135.192,40 (I.V.A. escl.) Scadenza: 29/11 Per informazioni: Provincia di Cremona Corso Vittorio Emanuele II, 17 26100 Cremona Tel. 0372 406265-406274-406262-406508 Fax 0372 406301 Internet: www.provincia.cremona.it

Grosseto Coordinatore della sicurezza per l’esecuzione Affidamento d’incarico di coordinatore della sicurezza per l’esecuzione relativamente ai cantieri per lavori da effettuare nelle strutture e nelle aree gestite dall’Azienda stessa nel territorio di competenza Scadenza: 31/12 Per informazioni: Azienda U.S.L. 9 ‘Grosseto’, Area Tecnica Referente: Dr. Ing. Paolo Scotto Responsabile Area Tecnica Via Cimabue 109 58100 Grosseto Tel. 0564 485688, Fax 0564 485664

Assistente di cantiere Affidamento d’incarico di ‘assistente di cantiere’ relativamente ai cantieri per lavori da effettuare nelle strutture e nelle aree gestite dall’Azienda stessa nel territorio di competenza Scadenza: 31/12 Per informazioni: Azienda U.S.L. 9 ‘Grosseto’ Area Tecnica Via Cimabue 109 58100 Grosseto Referente: Dr. Ing. Paolo Scotto Responsabile Area Tecnica Tel. 0564 485688, Fax 0564 485664

La Spezia Servizio energia per gli impianti termici degli immobili comunali Servizio energia per gli impianti termici degli immobili comunali per il periodo 2002/2008 con le seguenti prestazioni: servizio energia per impianti termici del Comune della Spezia aventi potenzialita’ superiore a 34,4 Kw, esercizio e manutenzione ordinaria e straordinaria per i restanti impianti di potenzialita’ inferiore a 34 Kw, progettazione ed esecuzione. L’importo a base d’asta, non superabile, è di Euro 8.675.475,00 Scadenza: 10/11 Per informazioni: Comune della Spezia Referente: Dott. arch. Chiara Bramanti Tel. 0187 727202

Lucca Elenco professionisti. Comune di Massarosa Progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, assistenza alla d.l., contabilità, collaudo, coordinamento per la sicurezza, consulenze calcoli in c.a., strutture, relazioni geologiche e geotecniche, rilievi,studi di impatto ambientale, e qualsiasi altra prestazione professionale tecnicoamministrativa necessaria per la realizzazione di opere pubbliche.

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Importo: 40.000 euro Scadenza: 31/12/2003

Importo inferiore a 40.000 Euro Scadenza: 31/12

Per informazioni: Comune di Massarosa Piazza Taddei 1 55054 Massarosa (LU) Tel. 0584 979315- 979317 Fax 0584/979300 Internet: www.comune.massarosa.lu.it E-mail: info@comune.massarosa.lu.it

Per informazioni: Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta Referente: ing. Claudio Imbimbo Via del Vescovado, 11 35141 Padova Tel. 049 8751133 Fax 049 655991 Internet: www.sigmatel.it E mail : baccbrenta @ neol. it.

Milano Ristrutturazione dei locali, compreso il laboratorio di radiochimica Progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di ristrutturazione dei locali, compreso il laboratorio di radiochimica, ove installare le apparecchiature nonché installazione, messa in funzione, assistenza tecnica agli utilizzatori e addestramento degli operatori per la gestione delle apparecchiature fornite Scadenza: 29/11 Per informazioni: Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori Via Venezian 1 Milano Tel. 02 23902306 Fax 02 23902773

Residenze Sanitarie Assistenziali in Via Maggianico e Via Di Breme Realizzazione e gestione economica di: a) una Residenza Sanitaria Assistenziale di 120 posti letto, comprensivi di un nucleo Alzheimer di 20 posti, con annesso pensionato per minimo n. 20 operatori e C.D.I. da 30 posti in Via Maggianico; b) una Residenza Sanitaria Assistenziale di 120 posti letto, comprensivi di un nucleo Alzheimer di 20 posti, con annesso pensionato per minimo n. 20 operatori e C.D.I. da 30 posti in Via Di Breme Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Milano, Settore Edilizia Socio Assistenziale, Segreteria di direzione Tel. 02 88466154 Fax 02 88466 545

Napoli Albo Professionale professionisti e Società di servizi per l’ARPAC L’ARPAC istituisce un Albo Professionale Aperto per professionisti e Società di servizi, singoli o riuniti, di comprovata esperienza al fine di conferire incarichi professionali per le attività di: consulenza ed assistenza specialistica tecnica e scientifica nelle attività di studio preliminare, pianificazione, programmazione, progettazione, assistenza tecnica e monitoraggio dei fattori sociali, economici, fisici, chimici e biologici che determinano lo stato dell’ambiente e la sua evoluzione Scadenza: 31/12 Per informazioni: Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania Via G. Porzio 4 Centro Direzionale - Isola E/5 - Palazzo “Tiempo” 80143 Napoli Tel. 081/7782111 Fax 081/7782536

Padova Elenco professionisti Servizi connessi con la progettazione degli interventi previsti dal Piano Triennale 2002-2004 e individuati nelle seguenti categorie: progettazione di opere di bonifica; progettazione architettonica; progettazione delle strutture, di impianti tecnologici...

Ravenna Formazione di un elenco di collaboratori tecnici esterni Incarichi professionali che si suddividono nei seguenti tre livelli: 1) rilievi di traffico e semplici elaborazioni numeriche e statistiche; rilievi speditivi (mediante cordella metrica) e/o fotografico-televisivi di infrastrutture stradali; 2) Progettazione funzionale-preliminare di sistemi viari e parti di Piani esecutivi del traffico urbano (come definiti dalle “Direttive per la redazione, adozione ed attuazione dei piani urbani del traffico”, paragrafo 4.3);Progettazione funzionale-preliminare di interventi di moderazione del traffico; 3) Piani particolareggiati del traffico urbano (come definiti dalle “Direttive per la redazione, adozione e attuazione dei piani urbani del traffico”, paragrafo 4.2 Scadenza: 26/11 Per informazioni: Comune di Ravenna, Area Pianificazione Territoriale - Servizio Mobilità Piazza Carlo Luigi Farini, 21 48100 Ravenna Tel. 0544 482462 Fax 0544 482582

Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Torino, Settore Appalti - B Piazza Palazzo di Città 1 Torino Tel. 011 4423391 Fax 011 4422681 Internet: www.comune.torino.it/appalti

Vicenza Studi di fattibilità - piano pluriennale 2002 - 2004. Romano d’Ezzelino Prestazioni relative agli studi di fattibilità, progetti preliminari nonché di supporto tecnicoamministrativo quali, collaudi tecnici amministrativi e statici, frazionamenti, verifiche catastali, accatastamenti, inserimenti in mappa e altri, connessi alla progettazione di opere pubbliche contenute nel piano pluriennale 2002-2004. Incarichi di importo inferiore a 40.000 Euro Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Romano d’Ezzelino, Ufficio Tecnico - Sez. LL.PP. Via Gioberti, 4 36060 Romano d’Ezzelino (VI) Tel. 0424 31030-31031 Fax 0424 34121-31169

Convegni e dibattiti Congresses and conferences

Roma Affidamento di incarichi professionali attinenti all’architettura Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio intende affidare incarichi professionali attinenti all’architettura e all’ingegneria di per un importo inferiore a 40.000 Euro Scadenza: 31/12 Per informazioni: Ministero dell’Economia e delle Finanze Agenzia del Demanio Via del Quirinale 30 00187 Roma Tel. 06 47773418 Fax 06 47773417

Savona Parcheggio interrato in località Corso Europa. Loano Realizzarzione di un parcheggio interrato in località Corso Europa mediante ricorso a capitali privati. L’iniziativa verrà attuata facendo ricorso al modello del Project Financing. Scadenza: 31/12 Per informazioni: Comune di Loano, Ufficio Tecnico, 1^ Unità Operativa Urbanistica Tel. 019 675694, Fax 019 675698 Internet: www.comuneloano.it E-mail: loano@comuneloano.it

Torino Riqualificazione delle aree mercatali Riqualificazione delle aree: 1)rifacimento e copertura area mercatale piazza Bengasi e costruzione parcheggio sotterraneo edificio polifunzionale; 2) rifacimento mercato piazza Della Vittoria ed eventuale parcheggio sotterraneo; realizzazione nuova area mercatale, parcheggio sotterraneo; recupero funzionale edificio area ex cir.; 3) rifacimento mercato Vallette e costruzione edificio polifunzionale

Austria Vienna Architekturzentrum 10th Vienna Architecture Congress: Next Europe 8/11-10/11 Tour “This is what like from above” 10/11 Tour “Factory and Image” 17/11 Tour “Office Office Office” 24/11 Tour “Mies van der Rohe, funiture and buildings” 8/12 Per informazioni: Architekturzentrum Wien Isabella Marte Museumplatz 1 A-1070 Wien Tel. ++43 1 522311513 Fax ++43 1 5223117 Internet: www.azw.at E-mail: congress@azw.at

Austria Center Going Green-Care Innovation Simpsio internazionale/International symposium 25/11-28/11 Per informazioni: S-Care Electronics Office Brunhildengasse 1°/5 A-1150 Vienna Tel. ++43 1 7864603 Fax ++43 1 786460399 Internet: www.care-electronics.net E-mail: info@care-electronics.net

Cile/ Chile Santiago del Cile Universidad de Chile 51º Congreso Internacional de Americanistas 14/7/2003-18/7/2003

l’ARCA 175 105


A G E N DA Per informazioni: 51 ICA - Universidad de Chile Diagonal Paraguay 265 of. 1405 Santiago de Chile Tel. ++56 2 6782061 Fax ++56 2 678212

Italia/Italy Firenze La Sfacciata Lighting Academy Corso base di Illuminazione di ambienti interni 13/11-16/11 Per informazioni: La Sfacciata Lighting Academy Elisabetta Baldanzi Tel. ++39 055 3791328 Fax ++39 055 3791266 Internet: www.lightingacademy.org E-mail: e.baldanzi@targetti.it

Milano Politecnico-Dip.Ingegneria Strutturale L’acciaio inox nella progettazione strutturale delle costruzioni civili Corso di speciaizzazione/Master course 10/12-11/12 Per informazioni: Politecnico di Milano Dipartimento di Ingegneria Strutturale Cinzia Arcadi Piazza Leonardo da Vinci 32 20133 Milano Tel. ++39 02 23994208 Fax ++39 02 23994220 E-mail: arcadi@stru.polimi.it

Politecnico GA2002 5a Conferenza Internazionale sulla/5th International conference Generative Art 11/12-13/12 Per informazioni: Internet: www.generativeart.com

Fiera Milano Congress Center Il Principe e l’Architetto: nuove idee per ripensare la città 20/2/2003 Per informazioni: Organizzazione Nike Tel. ++39 051 6646624 Fax ++39 051 861093 Internet: www.progettocitta.com

Centro Formazione Permanente L’acustica negli edifici, soluzioni progettuali per abitazioni e locali pubblici 11/11-26/11 Per informazioni: Centro Formazione Permanente Via D’Ovidio 3 20133 Milano Tel. ++39 02 23992509 Fax ++39 02 23992511 Internet: http://formperm.polimi.it E-mail: claudia.piacenza@ceda.polimi.it

Roma The Studium Urbis Giambattista Nolli, Imago Urbis, and Rome Conferenza internazionale International conference 31/5/2003-2/6/2003 Per informazioni: The Studium Urbis Via di Montoro 24 00186 Rome Tel. ++39 06 6861191 Internet: www.studiumurbis,org E-mail: info@studiumurbis.org

Torino Istituto Europeo di Design Exhibit Design Interior Design-spazio architettonico emotivo Corsi di specializzazione/Master courses Da dicembre/From December

106 l’ARCA 175

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Per informazioni: Istituto Europeo di Design Silvia Bassignana Tel. ++39 011 8125668 Fax ++39 011 835720 Internet: www.ied.it E-mail: master@torino.ied.it

Venezia IUAV Tecnica e Diritto: l’Ingegneria forense, i compiti e le responsabilità nel processo edilizio 5/12-6/12 Per informazioni: Dipartimento di Costruzione dell’Architettura IUAV Ettore Muneratti S.Croce 191 - Tolentini 30135 Venezia E-mail: mune@brezza.iuav.it

Neil Denari 11/11 Thom Mayne 13/11 Constance Adams 18/11 Paul and David Lewis 20/11 Michele Saee 25/11 Wolf Prix in conversation with Eric Owen Moss 4/12 Per informazioni: Souther California Institute of Architecture 960 E Third Street Los Angeles 90013 California Tel. ++1 213 6132200, Fax ++1 213 6132260 Internet: www.sciarc.edu E-mail: Jennifer Dunlop jdunlop@sciarc.edu

Washington Martinica Fort-de-France Résidence France Horizon V Biennale di architettura dei Caraibi - Living Spaces 17/11-24/11 Per informazioni: Ordre des Architects, Résidence France Horizon D 106 - Route des Religieuses Fort-de-France Internet: www.casarchi.com E-mail: info@casarchi.com

Olanda/Holland Rotterdam The Berlage Institute Ben van Berkel Caroline Bos 26/11 Per informazioni: The Berlage Institute Botersloot, 25 - Rotterdam Internet: www.berlage-institute.nl E-mail: info@berlage-institute.nl

National Building Museum Eric Owen Moss 23/11 Per informazioni: National Building Museum 401 F Street NW - Washington Internet: www.nbm.org

Venezuela Caracas Ciudad Universitaria de Caracas VII Congresso del SIGraDI 27/11-29/11 Per informazioni: Ciudad Universitaria de Caracas Internet: http://posta.arq.ucv.ve/Sigradi2002/index. html E-mail: sigradi2002@ltad.arq.ucv.ve

Svizzera/Switzerland Ginevra Auditorium Arditi-Wilsdorf What kind of museum for the 21st century? Simposio internazionale International symposium 2/11-3/11 Per informazioni: Centre pour l’image contemporaine Caroline Couteau 5 Rue du Temple 1201 Genève Tel. ++41 22 9082069 Internet: www.centreimage.ch E-mail: corile.couteau@sgg.ch

USA

Copenhagen Danish Design Centre Nuove generazioni di componenti costruttive 15/6-23/7/2003

Humlebaek Louisiana Museum Arne Jacobsen 30/8-12/1/2003

Finlandia/Finland Helsinki Museum of Finnish Architecture Drawn in Sand. Visioni irrealizzate di Alvar Aalto 13/6-28/8/2003

Antibes Château Grimaldi Fausto Melotti 25/10-26/1/2003

Bordeaux Arc en rêve Lacaton & Vassal 24/10-19/1/2003

Ivry s / Seine

Mostre di architettura e design Architecture and design exhibitions

Espace Gérard Philipe Jean Renaudie, architecte 1925-1981 21/9-16/11

Lyon Les Ateliers des Terreaux Jean Zumbrunnen architecte 4/11-21/12

Salamanca

Per informazioni: Palacio de Abrantes - Centro Hispano Japones de Salamanca Internet: www.artfront.co.jp/

Danimarca/Denmark

Francia / France

Spagna/Spain Palacio de Abrantes New Trends of Architecture 2002 10/10-10/11

Herzog & de Meuron: Natural History 23/10-6/04/2003

Austria Graz Landesmuseum Joanneum Latent Utopias 26/10-2/3/2003

Innsbruck Architekturforum Tirol Lacaton, Vassal+Jacques Hondelatte 30/10-6/12

Vienna MAK Heavens’ Gift 27/6-10/11 Architekturzentrum 9=12 New Housing in Vienna 13/9-27/1/2003 Emerging Architecture 3 “Beyond Architainment” 21/11-10/3/2003

Orleans Frac Didier Faustino 16/9-27/12

Parigi VIA Transparences 7/11-19/1/2003 Institut français d’architecture Perret. La poetica del cemento, 1900-1954 20/9-6/1/2003

A G E N DA Aedes East Forum Joachim Manz - Wandst Ecke (pezzi di parete) 25/10-6/12

Frankfurt Schirn Kunsthalle Shopping 28/9-1/12

Stuttgart Architekturgalerie Leon Krier 6/11-27/11 Oswald Matthias Ungers 4/12-31/12

Weil am Rhein Vitra Design Museum Ingo Maurer - Light - Reaching for the Moon 3/10-10/8/2003

Gran Bretagna/Great Britain London Design Museum The Adventures of AluminiumFrom Jewels to Jets 18/10-18/1/2003 Unseen Vogue-The secret History of Fashion Photography 1/11-23/2/3003 The Building Centre Trust Gallery 50/50: Crowning Achievements Future Prospects 24/6-12/9/2003

Italia/Italy Avezzano (L’Aquila) Villa Torlonia - Magazzini del Grano Effetto Alba Fucens 22/4-30/12

Bergamo Galleria d’arte moderna e contemporanea Gabriele Basilico-Salvo: Paesaggio Contemporaneo 18/9-17/11

Cesena Chiesa di Santo Spirito Paesaggi dell’architettura Cesare Spighi. Il progetto della città della montagna, S.Piero 18881925 15/10-15/11

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Milano Triennale di Milano L’opera di Charles and Ray Eames. L’eredità dell’invenzione 24/9-8/1/2003 Le città in/visibili 15/10 - 1/02/2003 Asfalto. Una passeggiata nell’urbano contemporaneo 15/10 - 1/02/2003 Nuove città di fondazione 23/10 - 23/02/2003 La grafica tra memoria e futuro 23/10 - 19/01/2003 Palazzo Reale Il design di Cartier secondo Sottsass 10/10-gennaio/January 2003 Galleria Antonia Jannone Andrea Carreño “Habitaciones” Fino al/through 12/10 Giorgio Tonelli “Dal tramonto all’alba” 16/10-16/11

Napoli San Lorenzo Maggiore L’anaphora dell’architettura di Peter Lorenz 11/10-10/11

Rimini RM12 Art & Design Archifellini: il corpo, gli interni, la città 1/11-28/12

Castello Aragonese Terra/Acqua. Riflessioni a confronto 20/9-20/11

Clark Art Instute Tadao Ando 28/9-27/4/2003

Ginevra Varie sedi L’Image Habitable. Multiple Versions 1/9-31/1/2003

Mostre d’arte Art Exhibitions

USA

Columbus

Vienna

Venezia

Columbus College of Art & Design Museums for the new Millennium: concetti, progetti, edifici 30/8-24/11

MAK Heaven’s Gift: Presentatio of New Contemporary Art Tower 27/6-10/11 Stefan Sagmeister: Handmade 25/9-5/1/2003 Unter. Tische. Uberhalten 23/10-5/1/2003 Kurt Kocherscheidt 13/11-16/2/2003 Symmetric and Asymmetric Knots 20/11-23/2/2003 AES+F: More than Paradise 20/11-23/2/2003

8. Mostra Biennale Internazionale di Architettura: “Next” 8/9-24/11 Cotonificio Veneziano di Santa Marta Giuseppe e Alberto Samoà. Lezioni di architettura 5/9-15/11

Corso Tintori Arte David Paterer in pericoloso equilibrio 15/11-10/12

Vitra Design Museum Living in Motion 28/9-12/1/2003

Cas-museu Castell Gala Dalì de Pùbol Dalì e Gaudì. Gaudì e Dalì 15/3-31/12

Williamstown (Massachussetts)

Busch-Reisinger Museum Art and Design in central and northern Europe, 1880 to the present 1/1-31/12

Biennial Design Festival 16/11-24/11

CCA Hal Ingberg 2/10-16/02/2003

La Pera

Palazzo Graneri L’architetto artista. La Sezione Architettura del Circolo degli Artisti di Torino 1887-1902 Anno internazionale Antoni Gaudì: Omaggio alla Catalogna 5/12-22/2003

Firenze

Berlin

Museu del Temple de la Sagrada Familia Il laboratorio di Gaudì. Gaudì e il suo studio 14/6-1/12

Cambridge

Saint Etienne

Montreal

Palau Güell La vita a Palazzo: Eusebi Güell e Antoni Gaudì, due uomini e un progetto 20/3-31/12

National Building Museum Zaha Hadid Laboratory Fino al/through 17/11 Me, Myself, and Infrastructure: Private Lives and Public Works in America 4/10-16/2/2003 Do It Yourself: Home Improvement in 20th Century America 19/10-10/8/2003 Big and Green: Toward Sustainable Architecture in the 21st Century 17/1/2003-22/6/2003

Torino

Museo di Castelvecchio Stile di Caccia. Luigi Caccia Dominioni, case e cose da abitare 7/12-9/3/2003

SCI-Arc Downtown Preston Scott Cohen 4/11 Michael Sorkin 6/11

Barcelona

Washington

Bellevue Art Museum/510 Bellevue Way NE/Bellevue Trespassing: Houses x Artists 31/08 - 5/01/2003

Musée Carnavalet Lumière du laque: Centenaire du maître laquer Pierre Bobot (19021974) 23/10-23/2/2003

Ischia (Napoli)

Spagna/Spain

Carnegie Museum of Art Out of the Ordinary: The Architecture and Design of Robert Venturi, Denise Scott Brown and Associates 9/11-13/1/2003

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma La Nuova Biblioteca di Alessandria 14/10-21/12

Verona

Germania / Germany

NAI The Hungry Box: the Endless Interiors of MVRDV 2/11-5/1/2003

Pittsburgh

Bellevue

Sede Università di Padova Tecnologie del Legno Disegno industriale: sedute smontabili in legno multistrato 2/12-20/12

Canada

Rotterdam

Roma

Conegliano Veneto (Treviso)

Los Angeles

Olanda/Holland

Swinger Art Gallery Alessandro Mendini 21/9-11/1/2003

Vicenza Basilica Palladiana Steven Holl 5/9-1/12 Palazzo Barbaran da Porto John Soane e i ponti di legno svizzeri. Architettura e cultura tecnica da Palladio a Grubenmann 11/7-3/11

Minneapolis The Minneapolis Institute of Art The Chair: Sculptural Form in Wood 18801960 15/2-12/1/2003

New Haven Yale School of Architecture Krier / Eisenman: Due ideologie 4/11-7/2/2003

New York

Australia Canberra National Gallery of Australia The Big Americans 4/10-27/1/2003

Austria

K-Haus Postscript: a typographic project 11/10-1/12 Kunsthaus In Praise of Painting. Masterpieces of the Group Wirklichkeiten (Realities) 3/10-9/2/2003

The Musem of the City of New York The Last Days of Penn Station: Photos by Aaron Rose 15/6-5/1/2003

Bruxelles

Cooper/Hewitt, National Design Museum/2 New hotels for global nomads 29/10-2/03/2003

Musée d’Ixelles Le symbolisme finlandais 18901914 10/10-12/1/2003

Belgio/Belgium

l’ARCA 175 107


A G E N DA Canada Montreal Museum of Fine Arts Le siècle de Richelieu 18/9-5/1/2003

+ europaconcorsi

Nantes Le Lieu Unique Au Quartier Coréen 11/11-5/1/2003

Tourcoing

Nice

Le Fresnoy Image et texte dans l’art actuel 22/9-1/12

Copenhagen

Galerie des Ponchettes J.P.Jovanelli: Le conflit 25/10-17/11

Arken Museum für Moderne Kunst Asger Jo Orn 14/9-19/1/2003

Galerie du Chateau La Rahla, Amicale des Sahariens 7/11-28/11

Humlebaek

Orleans

Louisiana Museum Arne Jacobsen 30/8-12/1/2003 Wolfgang Tillmans: View from Above 11/10-19/1/2003

Frac Yves Duranthon 16/9-15/11

Danimarca/Denmark

Francia/France Annecy Musée des Beaux Arts Telo ou corps et traces 16/9-18/11

Avignon Collection Lambert Photographier 1/6-24/11

Caen Musée de Normandie Vivre en Normandie au Moyen age 28/6-18/11

Chartres Centre International du Vitrail Les couleurs du ciel. Vitraux de création au XXe siècle dans les cathédrales de France 13/4-5/1/2003

Grenoble Magasin Doug Aitken “Rise” 20/10-5/1/2003 Paul Morrison “Mesophyll” 20/10-5/1/2003

Ivry s / Seine Centre Jeanne Hachette Jeanne Gailhoustet, en miroir 21/9-16/11

Les Mesnuls Fondation Guerlain Fair Play. De nouvelles règles du jeu 23/9-15/12

Lille Musée d’art moderne Sans commune mesure 21/9-19/1/2003

Montbéliard Centre régional d’art contemporain Wladimir Skoda, sculpteur Fino al/through 24/11

Nancy Musée des Beaux-Arts Telo ou Corps et traces 16/9-18/11

108 l’ARCA 175

Espace Croisé Saverio Lucariello 28/9-16/11

Paris Centre Pompidou Max Beckmann 18/9-6/1/2003 Sonic process 16/10-6/1/2003 Le Portrait ? Atelier Brancusi 25/9-7/4/2003 Pierrette Bloch 25/9-31/12 La culture pour vivre, de Georges Braque à Aurélie Nemours 25/9-30/12 Centre National de la Photographie Image et texte dans l’art actuel 11/9-18/11 Sans Commune Mesure 11/9-18/11 Simone Decker 23/10-18/11 Grand Palais Constable 10/10-13/1/2003 Matisse-Picasso 26/9-6/1/2003 Musée Picasso Kramar et Picasso 23/10-23/1/2003 Musée d’Orsay Manet/Velasquez 18/9-6/1/2003 Carrousel du Louvre Paris Photo 2002 14/11-17/11 Halle Saint-Pierre et Musée d’Art Naif Max Fourny Art brut tchèque 2/9-6/1/2003 Grandes Marches Projections Privées Fino a Dicembre/through December Musée du Luxembourg Modigliani. L’ange au visage grave 25710-2/3/2003 Musée Carnavalet L’art del la soie. Prelle 1752-2002 20/11-23/2/2003 Musée National des arts asiatiquesGuimet Le visions secrètes du Ve Dalai Lama, rituels tibetains 6/11-24/2/2003

Roubaix Musée d’art et d’industrie André Diligent Louis Billotey : L’ambition classique 4/10-8/12

Villeneuve d’Ascq Musée d’art moderne Lille Métropole Image et texte dans l’art actuel 21/9-19/1/2003

Germania/Germany Berlin Brücke Museum August Macke und die Rheinischen Expressionisten 28/9-5/1/2003

Bonn Kunst- und Austellungshalle der Bundesrepublik Treasures from Venetian Palaces 27/9-12/1/2003

Frankfurt am Main Schirn Kunsthalle Shopping 24/9-8/12 Henri Matisse. The Cut-Outs 20/12-3/3/2003

Royal Academy of Arts Masters of Colors. Derain to Kandinsly 27/7-17/11 British Museum Vietnam Behind the Lines. Images from the War 1965-1975 13/6-1/12 Somerset House Hermitage Rooms: Painting, Passion and Politics: Masterpieces from the Walpole Collection 28/9-23/12 Dulwich Gallery David Wilkie 11/9-1/12 Estorick Collection Under Mussolini: Decorative and Propaganda Arts in the 1920s and 1930s 2 /10-22/12 Mobile Home Julie Verhoeven: News from Mobile Home Fino al/through 15/11 A&D Gallery Immaculate Conceptions, Andrew Logan and Duggie Fields 17/9-15/11 The Eagle Gallery Rebecca Sitar-Ritual 8/11-7/12

Hamburg

Print Studio Nausea: Encounters With Ugliness Fino al/through 7/12

Deichtorhallen Lucien Hervé 10/10-12/1/2003

Jewish Museum of Art Mark Gertler 30/9-1/12

Munchen Alte Pinakothek Cy Twombly 5/9-24/11

Schwerin Staatliches Galerie Luce, movimento & programmazione 23/8-24/11

Gran Bretagna/Great Britain Liverpool Tate Pin up: Art and Celebrity since the Sixties 26/3-24/11 Liverpool Biennial 2002 14/9-24/11

Londra Tate Modern Barnett Newman 19/9-5/1/2003 Tate Britain Gainsborough 17/10-12/1/2003 Turner Prize 2002 30/10-5/1/2003 The Unilever Series: Anish Kapoor 9/10-674/2003 Eva Hesse 13/11-9/3/2003 Hayward Gallery Douglas Gordon 1/11-5/1/2003

Italia/Italy Avezzano (L’Aquila) Villa Torlonia Alba Fucens, rivive la piccola Roma d’Abruzzo Fino al/through 30/12

Bergamo Galleria d’arte moderna e contemporanea Gabriele Basilico e Salvo: Paesaggio contemporaneo, dialoghi tra fotografia e pittura 17/9-17/11

Bologna Galleria Fondantico Incontro con la pittura 10: dal XV al XVIII secolo 26/10-31/1/2003 Galleria d’arte moderna Erwin Wurm 26/9-1/12 Viaggio in Italia II: Konrad HelbigHerbert List 26/9-1/12 Pinacoteca Nazionale Mario Sironi 26/10-9/2/2003 Museo Morandi Julius Bissier, opere 1923-1965 25/10-31/1/2003

Bolzano Museion ArtWord - Archivio di Nuova Scrittura 14/9-5/1/2003

A G E N DA Castel Roncolo Incontri Reali 2: Museo Nazionale di Archeologia di Taranto 11/10-6/1/2003 Museo Civico Incontri Reali 2: Museo Capodimonte di Napoli 26/10-24/11 Centro Trevi Incontri Reali 2: Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma 30/10-29/11 Galleria Civica La lunga strada U Baro drom: storia e cultura dei Sinti e dei Rom 10/10-1/12

Busto Arsizio (Varese)

+ europaconcorsi

Foligno (Perugia) Palazzo Trinci Il tempo-spazio dell’immagine 12/10-8/11

Genova Palazzo Spinola-Gambaro Vaghe stelle dell’Orsa. Gli infiniti di Giacomo Leopardi 4/10-1/12

Mamiano di Traversetolo (Parma) Fondazione Magnani Rocca Jean Fautrier e l’Informale in Europa 14/9-1/12

Mantova

Fondazione Bandera Gaetano Pompa, opere dal 1960 al 1996 12/10-2/2/2003

Palazzo Te La “Celeste Galeria” dei Gonzaga 2/9-8/12

Caraglio (Cuneo)

Milano

Centro Sperimetale Arte Contemporanea Voilà la France 28/9-17/11

Palazzo Reale Il mondo nuovo. Milano 1890-1915 10/11-28/2/2003

Catanzaro

Pinacoteca di Brera Brera mai vista 20/6-20/12

Complesso Monumentale San Giovanni Andy Warhol, l’opera grafica 14/9-8/12

Fondazione Stelline Ernesto Ornati “Ritratti dal vero” 16/10-9/11

Como Roberta Lietti Arte Contemporanea Ico Parisi e gli amici storici 26/10-30/11 Palazzo del Broletto Mario Radice 15/11-26/1/2003

Conegliano (Treviso) Palazzo Sarcinelli Tullio Pericoli. I paesaggi 13/10-30/11

Ferrara Palazzo dei Diamanti Sargent e l’Italia 22/9-6/1/2003 Palazzo Bonacossi Lucrezia Borgia 5/10-1512

Firenze Museo Nazionale Archeologico La battaglia di Qadesh 6/6-8/12 Galleria Uffizi Il Mito d’Europa, da fanciulla rapita a continente 10/6-6/1/2003 Galleria dell’Accademia Venere e Amore. Michelangelo e la nuova bellezza ideale 25/6-31/11 Istituto Francese Omaggio alla Toscana dalla pittura di Mauro Escobar 26/9-5/1/2003

Fondazione Mazzotta Pierre-Auguste Renoir e la luce dell’Impressionismo 19/9-19/11 Alberto Savinio - Antologica Dicembre/febbraioDecember/February 2003 La Posteria Mario Comensoli. Retrospettiva in Italia 31/10-6/1/2003 Artestudio BST Arturo Vermi 10/10-20/12 Galleria Fontana Barbara Galbiati 31/10-21/11 Galleria Blu Gastone Novelli. L’esercizio della libertà 24/9-23/11 Galleria Arte 92 Gabriella Benedini. Altre navigazioni 27/9-9/11 Galleria Monica De Cardenas Hannah Starkey 4/10-3/11

Galleria ClicArt Cronache Marziane 1/10-9/11 Studio Forni Luciano Ventrone 14/11-10/1/2003 Fiera Antiquaria 23/11-1/12 Palazzo della Permanente Dialogo nello spazio: César, Espansione n°10/Flavio Favelli, Ballatoio 11/10-8/12 La Collezione Jucker e la scultura del ‘900 Fino al/through 28/2/2003 Galleria L’Affiche Peintours 21/11-12/12

Modena Palazzo Santa Margherita Generazioni/2. Andrea Chiesi, Giuliano Guatta, Beatrice Pasquali 10/11-6/1/2003 Palazzina dei Giardini Tutte le donne del Mondo. The World of Nobuyoshi Araki 20/9-6/1/2003

Mogliano Veneto (Treviso) Brolo Henri de Toulouse-Lautrec. Lo sguardo e il segno 8/9-8/12

Napoli Castel Sant’Elmo Armando Testa 29/9-24/11 Museo Castel Nuovo Maschio Angioino Ryan Mendoza 8/11-10/12

Nove (Vicenza) Museo della Ceramica Concorso Internazionale della Ceramic: Opere selezionate 15/9-10/11

Padova Palazzo Zabarella Picasso 1961-1972 14/9-12/1/2003

Poggio a Caiano (Firenze) Villa Medicea Così celesti, così terreni. Un secolo di pittura 1550-1650 nei dipinti del Museo Civico di Prato 18/5-8/12

Potenza

Galleria Marco Voena American Beauty. Andy Warhol e il ritratto femminile 8/10-9/11

Pinacoteca Provinciale Giorgio De Chirico. Opere scelte 1919-1975 10/10-9/1/2003

Rotonda della Besana La Prima Repubblica Italiana (1802-1805) 9/11-28/2/2003

Prato

Galleria Raffaella Cortese Rose Sinclair 2/10-30/11 Lisa Corti Home Textile Emporium Mino Gatti: L’ora italiana 29/11-14/12

Antiche Stanze Santa Caterina Così celesti, così terreni. Un secolo di pittura 1550-1650 nei dipinti del Museo Civico di Prato 18/5-8/12 Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci Paladino 12/10-6/1/2003

Reggio Emilia Palazzo Magnani Fernand Léger 26/10-19/1/2003

Rimini Castel Sismondo Il Trecento Adriatico: Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente e Occidente 19/8-29/12

Rivoli (Torino) Castello Nan Goldin. Parcogiochi del diavolo 23/10-12/1/2003 Thomas Demand 23/10-26/1/2003

Roma Museo d’arte contemporanea Tony Oursler Alessandra Tesi Shizuka Yokomizo Claudio Abate Ipotesi Collezione 11/10-10/1/2003 Centro Nazionale per le Arti Contemporanee Eva Marisaldi-Michael Raedecker 24/9-10/11 Galleria Nazionale d’Arte Moderna Miquel Barcelò 10/9-12/1/2003 Scuderie Papali Rembrandt. Pittore e incisore 5/10-6/1/2003 Complesso del Vittoriano Gli Espressionisti 1905-1920 5/10-2/2/2003 Extra-Art Cafe Simona Ceccarelli: Ceramiche 28/11-30/11 Museo Nazionale Villa Giulia Philip Trager: fotografie delle Ville del Palladio 1/10-15/11

Rovereto (Trento) Nuovo Mart Il laboratorio delle idee 15/12-marzo/March 2003

San Giovanni Valdarno (Firenze) Casa Masaccio Masaccio e le origini del Rinascimento 20/9-21/12

Sarmede (Treviso) Sala Mostre Municipio Le immagini della fantasia. Mostra internazionale dell’illustrazione per l’infanzia: Gatton gattoni 26/10-20/12

Saronno (Varese) Galleria Il Chiostro De Rocchi. Disegni 26/10-30/11

Siena Palazzo delle Papesse Olivo Barbieri, Elger Esser: Cityscapes/Landscapes Vittorio Corsini: Caveau Arte all’Arte 7: Project exhibition 13/8-17/11

l’ARCA 175 109


A G E N DA

+ europaconcorsi

Suzzara (Mantova)

Trento

Galleria Civica 42° Premio Suzzara: Città e campagna. Frontiere 2002 15/9-1/12

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Cai Guo-Qiang. Ethereal Flowers 7/9-24/11

Teramo

Treviso

Pinacoteca Civica Exempla 2. Arte italiana nella vicenda europea 1960-2000 18/5-24/11

Museo Santa Caterina Forme ritrovate Fino al/through 30/11

Torino Centro città ManifesTO 26/10-15/1/2003 Luci d’artista 26/10-15/1/2003 Farsi spazio: giovani artisti per luoghi non comuni 5/11-26/1/2003 GAM Eva Marisaldi 30/10-20/1/2003 Torino Esposizioni Artissima 14/11-17/11 Lingotto Fiere 20° Torino Film Festival 7/11-15/11 Artigianato metropolitano 5/12-9/12 Palazzo Bricherasio Da Rousseau a Ligabue. Naif? 20/9-12/1/2003 Masterpieces/Capolavori. L’artista artigiano tra Picasso e Sottsass 5/12-26/1/2003 Palazzo Carignano L’eccellenza italiana. Le arti filerecce 5/12-26/1/2003 Archivio di Stato Eccentricity. Torino città d’arte e d’industria 1945-1968 5/12-2/2/2003 Galleria Photo & Contemporary American Beauty. Andy Warhol e il ritratto femminile 16/11-20/12 Palazzo Cavour Il giocoliere elettronico. Nam June Paik e l’invenzione della Videoarte 13/9-17/11 Le manifatture aristocratiche 5/12-23/2/2003 Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Exit. Geografie della nuova creatività italiana 21/9-19/1/2003 Promotrice delle Arti Movimenti 8/11-20/12 Sala Bolaffi Pierluigi Rolando. Storie inventate 4/10-17/11 Galleria San Filippo Proposte-LabOratorio 3/Situazioni 14/11-15/12 Fondazione italiana per la fotografa 100 scatti per il cinema italiano dal neorealismo al nuovo cinema 24/10-12/1/2003

110 l’ARCA 175

Casa dei Carraresi L’Impressionismo e l’età di Van Gogh 9/11-30/3/2003

Venezia Palazzo Grassi I Faraoni 9/9-25/5/2003 Ca’ Rezzonico Luce di taglio 11/9-6/1/2003 Galleria Rossella Junck Vetrina Vetro 2002 29/9-10/11 Museo Correr Vittorio Zecchin 9/11-26/1/2003 Collezione Peggy Guggenheim Thinking Big: Idee per la scultura britannica del XXI secolo 6/9-6/1/2003

Vicenza Gallerie di Palazzo Leoni Monanari Percorsi del sacro. Icone dai Musei Albanesi 15/9-1/12 Basilica Palladiana Domenico Rambelli 23/11-23/2/2003

Olanda/Holland Amsterdam Stedelijk Museum Franz Ackermann 14/9-31/12 Erasmus Prize 2002: Berndt and Hilla Becher, industrial structures 14/9-1/12 Tracey Emin 19/10-31/12

Blinky Palermo 13/12-16/2/2003 Joan Hernàndez Pijuan 22/1/2003-23/3/2003 Fundaciò Mirò Fernand Léger 22/11-27/1/2003

Madrid Fundaciòn Juan March Turner y el mar. Acuarelas de la Tate 20/9-19/1/2003

Valencia Centro Julio Gonzalez Dani Karavan 19/9-24/11

Svizzera/Switzerland Bellinzona Museo in Erba La magia di Magritte 19/9-2/2/2003

Ligornetto Museo Vela A fior di pelle: Il calco dal vero nel secolo XIX 15/9-17/11

Locarno Pinacoteca Casa Rusca L’autoritratto: dipinti di maestri del ‘900 dalla Collezione Raimondo Rezzonico 28/7-1/12

Lugano

Gemeentemuseum Haag Kunst+Riligie in Rusland 21/9-5/1/2003

Rancate

Groningen

Pinacoteca Cantonale Züst Intorno agli Induno 12/9-1/12

USA

Rotterdam

Baltimora

Kunsthal Duane Hanson Sculptures of Life More than Reality 14/9-24/11

Museum of Art Tom Miller: Changing Spaces 15/9-16/2/2003

Barcelona MACBA On Translation: Museum 28/11-9/2/2003

The Morgan Library The Thaw Collection 27/9-18/1/2003

Museum of Contemporary Art Giuseppe Gabellone 7/9-5/1/2003

Museum of Art Axis Mexico: Common Objects and Cosmopolitan Actions 14/9-9/3/2003 Vital Forms: American Art and Design in the Atomic Age, 1940-1960 26/10-26/1/2003

Per informazioni: Seint srl, Servizi espositivi internazionali Centro Direzionale Milanofiori - Palazzo F1 20090 Assago (Milano), Italia Tel. ++39 02 8253326 Fax ++39 02 8255019 Internet: www.seint.com E-mail: seint@seint.com

Los Angeles The Museum of Contemporary Art (MoCA) Thomas Struth 15/9-5/1/2003 Sam Durant 13/10-19/1/2003

Miami Beach Varie Sedi Art Basel 5/12-8/12 Convention Center Art Miami 9/1/2003-13/1/2003

Minneapolis Institute of Art Up to Nile: Egypt in 19th century photographs 16/11-13/4/2003 The Chair: Sculptural Form in Wood 1880-1960 15/2-12/1/2003

New York

Guggenheim Moving Pictures 28/6-12/1/2003 Bill Viola: Going Forth By Day 20/9-12/1/2003

Fondation Pierre Gianadda Berthe Morisot, retrospettiva 20/6-19/11

Spagna/Spain

Art Institute of Chicago Juan Muñoz 14/9-5/1/2003 FOCUS: Arnold Odermatt 22/10-5/1/2003

Chicago

Museo d’arte moderna Capolavori d’arte moderna in Ticino 22/9-8/12

Den Haag

Groninger Museum 400 Years VOV-Chinese Porcelaine fino al/through 10/11

The international fair for the building and construction industry hosted at the China International Exhibition Centre displays building materials and interior furnishing, sanitary appliances, thermohydraulics, finishes and fixtures 13/11-16/11

Lubalin Study Center Massin in Continuo: A Dictionary 30/10/2001-15/12

Martigny

Boston Museum of Fine Arts Latin America on Paper Fino al/through 17/11 Netsuke: Fantasy and Reality in Japanese Miniature Sculpture 8/9-17/11

+ europaconcorsi

Projects 77: Billboards by Sarah Morris, Julian Opie, and Lisa Ruyter 7/10-1/12 The Changing of the Avant-Garde: Visionary Architectural Drawings from the Howard Gilman Collection 24/10-6/1/2003

Threads on the Edge: The Daphne Farago Fiber Art Collection 18/9-3/3/2003 Lens Landscapes 14/8-23/2/2003

Museo Cantonale d’Arte L’immagine ritrovata. Pittura e fotografia dagli anni Ottanta a oggi 5/10-12/1/2003

Galleria Gottardo Jean Odermatt. Sentiero di sogno 24/9-4/1/2003

A G E N DA

Max Protetch Gallery Iñigo Manglano Ovalle 9/11-21/12 Dia Center for the Arts Diana Thater. Knots + Surfaces 5/9-12/1/2003 Jorge Pardo and Gerhard Richter: Refraction 5/9-15/6/2003 Jo Baer: The Minimalist Years, 1960-1975 12/9-15/6/2003 Rosemarie Trockel: Spleen 16/10-15/6/2003 The Metropolitan Museum of Art Oldenburg and van Bruggen on the Roof 1/5-17/11 Bill Viola: The Quintet of Remembrance fino al/through 12/1/2003 Portraits: A Century of Photographs 10/9-12/1/2003 Cityscapes by Klee and Feininger 25/9-26/1/2003 Richard Avedon: Portraits 26/9-5/1/2003 The Museum of Modern Art at Queens (MoMA QNS) Projects 76: Francis Alÿs 29/6-11/11

San Diego

MCA Downtown Language: Form and Function 11/5-17/11 MCA La Jolla Christo e Jeanne-Claude. Collezione Vogel 22/9-5/1/2003 Mingei International Museum Jack Lenor Larsen - The Company and the Cloth 18/8-12/1/2003 Silver and Silk: Textles and Jewels of Guizhou, China Fino a/through 12/1/2003

San Francisco SFMOMA Ellsworth Kelly in San Francisco 13/7-15/1/2003 Gerhard Richter: Forty Years of Painting 12/10-14/1/2003

Washington Hirshhorn Museum and Sculpture Garden Zero to Infinity: Arte Povera 1962 1972 24/10-20/1/2003 National Gallery of Art Willem de Kooning: Tracing the Figure 29/9-5/1/2003 The Phillips Collection Pierre Bonnard Early and Late 22/9-19/1/2003

Fiere e saloni specializzati Trade fairs and exhibitions

Cina/ China

Arena Salone internazionale della pianificazione, costruzione e gestione dei luoghi per lo sport International trade fair of planning, construction and management of sports centers and fields 13/11-15/11 Per informazioni: Messe Fankfurt Ludwig-Erhard-Anlage 1 60327 Frankfurt am Main Germania Tel. ++49 69 75756144 Fax ++49 69 75756758 Internet: www.messefrankfurt.com E-mail: info@messefrankfurt.com

Francia/France Paris Paris Expo Porte de Versailles Equip Baie Salone internazionale dell’edilizia International building trade fair 20/11-23/11 Per informazioni: Service Expo Tel. ++33 4 72400460 Fax ++33 4 78425007 Internet: www.service-expo.com E-mail: info@service-expo.com

42nd Salon Nautique Salone nautico internazionale International nautics trade fair 7/12-16/12 Per informazioni: Reed Expositions France 11, rue du Colonel Pierre-Avia BP 571 75726 Paris cedex 15 Tel. ++33 1 41904860 Fax ++33 1 41904719 Internet: www.salonnautiqueparis.com E-mail: nautique-presse@reedexpo.fr

Jardins des Tuileries Habiter 2002 Salone internazionale degli interni e della decorazione International trade fair of interiors and decoration 24/10-28/10 Per informazioni: Christine Milhoud Communication 65, rue de Monceau 75008 Paris Tel. ++33 1 56590964 Fax ++33 1 45634998 Internet: www.cmc.fr E-mail: contact@cmc.fr

Beijing China International Exhibition Centre Building China 2002 La fiera internazionale del settore dell’edilizia e delle costruzioni, ospitata dal China International Exhibition Centre, espone materiali per edilizia e arredamento d’interni, sanitari, termoidraulica, finiture e serramenti

Germania/Germany Munchen Messe Bau 2003 Salone internazionale dei materiali da costruzione/Internatinal trade fair of building materials 13/1/2003-18/1/2003

Per informazioni: Messe München Messegelande 81823 München Tel. ++49 89 94920630 Fax ++49 89 98920639 Internet: www.bau-muenchen.de E-mail: info@bau-muenchen.de

Per informazioni: Fiera di Genova Piazzale Kennedy 1 16129 Genova Tel. ++39 01053911 Fax ++39 010 5391270 Internet: www.tecnohotel-online.it E-mail: tecnohotel@fiera.ge.it

Koln

Milano

Messe IMM Salone internazionale del mobile International trade fair of furniture 13/1/2003-19/1/2003

Fiera Sicurezza Salone internazionale della sicurezza e automazione degli edifici International trade fair of security and building automation 20/11-23/11

Per informazioni: Kolnmesse Messeplatz 1 D-50679 Koln Tel. ++49 221 8210 Fax ++49 221 8212574 Internet: www.kolmesse.de E-mail: info@kolnmesse.de

Emirati Arabi Uniti United Arab Emirates Abu Dhabi International Exhibition Center (ADIEC) Light+Building Salone internazionale dell’illuminazione e dell’edilizia International trade fair of lighting and building materials 19/1/2003-22/1/2003 Per informazioni: Messe Frankfurt Iris Jeglitza-Moshage Tel. ++49 69 75756477 Fax ++49 69 75756758 Internet: www.messefrankfurt.com E-mail: iris.jeglitza-moshage@messefrankfurt.com

Italia/Italy Bari Fiera del Levante Termoidraulica Clima La più importante fiera del centrosud dedicata all’impiantistica termoidraulica e all’arredo bagno. Mostra professionale del riscaldamento, climatizzazione, refrigerazione, idrosanitaria, trattamento acque, isolamento energia alternativa, arredobagno The most important trade fair in the centre-south of Italy dedicated to thermo-hydraulic systems and bathroom furniture. Professional exhibition of heating, air-conditioning, refrigeration, hydro-sanitary, water-treatment, alternative energy insulation and bathroom furniture 14/11-16/11 Per informazioni: Fiera del Levante Lungomare Starita 70123 Bari Tel. ++39 080 5366111 Internet: www.edillevante.fieradellevante.it E-mail: edillevante@fieradellevante.it

Genova Fiera Tecnohotel Salone internazionale del contract albergiero International trade fair of hotel contract 9/11-13/11

Per informazioni: Intel Davide Grassi Via Gattamelata 34 20149 Milano Tel. ++39 02 3264393 Fax ++39 02 3264284 Internet: www.intelshow.com E-mail: comunicazione@intel.anie.it

Lift 5a Esposizione internazionale di ascensori, componenti, accessori, stampa professionale e servizi 5th International trade fair of lifts, components, accessories, professional press, services 20/11-23/11 Per informazioni: Rassegne Foro Bonaparte 65 20121 Milano Tel. ++39 02 3030211 Fax ++39 02 89011578 E-mail: lift@rassegne.it

Palermo Fiera di Palermo Medi Mobil 2002 Mostra mercato nazionale del mobile e dell’arredamento 16/11-24/11 Per informazioni: Ente Autobomo Fiera del Mediterraneo Via A. Sadat 13 Palermo Tel. ++39 091 6209111 Fax ++39 091 6209170 Internet: www.fieramediterraneo.it E-mail: fierapal@tin.it

Rimini Fiera Ricicla 2002 Fiera internazionale del recupero di materia ed energia e delle sostenibilità ambientali International fair for regenerating matter and energy and environmental sustainability 6/11-9/11 Per informazioni: Ente Autonomo Fiera di Rimini Via Emilia 155 47900 Rimini Tel. ++39 0541 744111 Fax ++39 0541 744200 Internet: www.fierarimini.it E-mail: fierarimini@fierarimini.it

Torino Lingotto Restructura Salone internazionale del restauro International trade fair of restauration 7/11-10/11 Per informazioni: Lingotto Fiere Tel. ++39 011 6644111 Fax ++39 011 6647847 Internet: www.lingottofiere.it E-mail: info@lingottofiere.it

l’ARCA 175 111


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CYPRUS Hellenic Distribution Agency Cyprus Lemesos Avenue, 204 Latsia P. O. Box 24508 Tel. 2.878500 Fax 2.489131 COLOMBIA Descala Distribudora Calle 30, n.17-92 Bogotà Tel. 1.2457689 Fax 1.2325148 DENMARK Arnold Busck Intern. Boghandel 49, Kobmargergade 1150 Copenhagen FINLAND Akateeminen KirjakauppaThe Academic Bookstore P.O.Box 23 SF-00381 Helsinki Tel. 01.1214330 FRANCE (l’Arca International) Paris Art Curial 9, avenue Matignon, 75008 Tél. 01 42991617, Fax 01 433592981 Galignani 224 rue de Rivoli, 75041 Cedex 01 Tél. 01 42607607, Fax 01 42860931 La Hune Librairie 170, boulevard Saint-Germain, 75006 Tél. 01 45483585, Fax 01 454444987 L’arbre à lettres 56, Faubourg Saint-Antoine, 75012 Tél. 01 53338323, Fax 01 43420434 Librairie Flammarion Centre Georges Pompidou 26, rue Jacob, 75006 Tél. 01 44781233, Fax 01 42785059 Librairie Le Moniteur 15-17, rue d’Uzès, 75002 Tél. 01 40133380, Fax 01 40136063 Librairie Le Moniteur 7, Place de l’Odéon, 75006 Tél. 01 43254858, Fax 01 40518598 Maison du Livre Italien 54, Rue de Bourgogne F-75007 Paris Tél. 1.47050399 Fax 1.45515313 Bordeaux La Machine à lire 8, rue Parlement Saint-Pierre Tél. 05 56480387, Fax 05 56481683 Librairie réunion des musées nationaux C.A.P.C. Musée d’Art Contemporain 7, rue Ferrère Tél./Fax 05 57859147

Lille Le Furet du Nord 11, place Général de Gaulle Tél. 03 20784343 Fax 03 20782342 Lyon Michel Descours 31, rue Auguste Comte Tél. 04 78426567,-Fax 04 78372237 Librairie Le Moniteur 125, rue Vendôme, 69006 Tél. 04 72757717 Fax 04 78520216 Strasbourg Librairie International Kleber 1, rue des Francs Bourgeois Tél. 03 88157884, Fax 03 88157880 Toulouse Ombres Blanches 50, rue Gambetta Tél. 05 61214494, Fax 05 61230308 Privat 14, rue des Arts Tél. 05 61126420, Fax 05 61215603 GERMANY Minerva gmbh Morgensternstrasse, 37 60596 Frankfurt Tel. 069 6031156 Fax 069 6031156 minerva@read-a-book.de Buchhandlung L.Werner Turkenstrasse, 30 80333 Munchen Tel. 089 226979 Fax 089 2289167 F. Delbanco Bessemerstrasse, 3 Postfach 1447 21304 Luneburg Tel. 041 312428-0 Fax 041 31242812 post@delbanco.de GREAT BRITAIN Comag Specialist Division Tavistock Works Tavistock Road West Drayton, Middl. UB7 7QX Tel. 1895 433811 Fax 1895 433801 John Wiley & Sons Ltd. Ealing Broadway Centre 4th Fl. International Hse W5 5DB London Tel. 020 83263800 Fax 020 83263801 Rowecom UK Ltd Cannon House Folkestone, Kent, CT 19 5EE Tel. 0303.850101 Fax 0303.850440 GREECE Goulas Theodoros Publishing House 65, Epmou Str. 54625 Thessaloniki Tel./Fax 0310 264241 Hellenic Distribution Agency 1, Digeni Street GR-17456 Alimos Tel. 01.9955383 Fax 01.9948777

HOLLAND Bruil & Van De Staaij P.O.Box 75 07940 AB Meppel Tel. 0522.261303 Fax 0522.257827 Swets Blackwell BV P.O.Box 830 2160 SZ Lisse Tel. 02521.35111 HONG KONG T.Watson Distributors Ltd 43 G, Happy View Terrace, 3rd Floor Happy Valley - P.O.Box 956 Hong Kong Tel. 2.5768730 Fax 2.776467 ISRAEL Steimatzky Group Ltd. Steimatzky House 11 Hakishon Street Bnei-Brak 51114 Tel. 03 5794579, Fax 03 5794567 JAPAN AD. Shoseki Boeki Co. Ltd P.O.Box NO 1114 Osaka 530-91 Maruzen Company Ltd Journal Division 3-10 Nihonbashi 2 Chome Chuo-ku 103-8245 Tokyo Tel. 3 32758591 Fax 3 32750657 journal@maruzen.co.jp The Tokodo Shote Ltd Ooks-Journals Div. Nakauchi Bldg. 1-7-6 Nihonbashi Chuo 103-0027 Tokyo Tel. 3 32721966 Fax 3 32788249 bk_jnl@tokodo.co.jp Yohan 14-9 Okubo 3-chome, Shinyu-ku, Tokyo 169 Tel. 03 32080181 Fax 03 32090288/32085308 KOREA REPUBLIC MGH Co. Suite 901, Pierson Bd. 89-27 Shin Moon Ro 2Ka.Chong Ro. Seoul 110-062 Tel. 02.7328105 Fax 02.7354028

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TAIWAN Jen Sean and Wellcharm Enterprise Co. Ltd. N.3, Lane 33, sec. 6 Hsin Yi Rd. Taipei Tel. 02 27590715 Fax 02 27590592 Don Ching Trading Co.Ltd. 43, Tzu Chih Street Taichung City Taiwan 40304 Tel. 2.27510156 Fax 2.27510155 Super Teem Technology Co. Ltd. IF., No.13, Alley 21. Lang 200 Yung Chi d. Taipei Tel. 02 27684617 Fax 02 27654993 THAILAND Central Books Distribution 306, Silom Road Bangkok Tel. 2.2336930-9 Fax 2.2378321 TURKEY Arti Perspektif Yayincilik Kiziltoprak Bagdat Cumhur Sadiklar 12/1 81030 Kadikoy/Istanbul Tel. 0216 4189943 Fax 0216 4492529 arti.perspektif@bnet.net.tr Bilimsel Eserler San.Ve Tic. Ltd. Siraselviler Cad. 101/2 80060 Taksim-Istanbul Tel. 212 2434173 Fax 212 2494787 Yab-Yay Yayimcilik Sanay Ltd. Bsiktas Barbaros Bulvari Petek Apt.61, Kat:3 D:3 Besiktas/Istanbul Tel. 212.2583913-2598863 Fax 212.2598863 UNITED ARABIAN EMIRATES Dar Al Hikmah P.D. Box 2007 Dubai Tel. 04.665394 Fax 04.669627 USA & CANADA Faxon A Rowecom Co. 15, Southwest Park Westwood, MA 02090 Tel. 800.2897740 Fax 617.4611862 Speedimpex USA, Inc. 35-02 48th Avenue Lon Island City, NY 11101 Tel. 718 3927477 Fax 718 3610815 VENEZUELA Edital C.A. Calle Negrin Ed. Davolca Planta Baja Ap. 50683 Caracas Tel. 212 7632149 Fax 212 7621648


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