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N. 8 | Gennaio-Febbraio 2013 - Anno I

d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura

Le cattive compagnie

Don Luigi Merola invoca pulizia e onestà, denuncia i boss ma incontra con disinvoltura onorevoli in affari con clan e faccendieri Solite elezioni

Nick è un amico

Minacce al pm

Vaticano day

Caccia ai cadeaux E’ il prezzo dei voti Leggi a pagina 5

Il boss ordinò:votatelo Cosentino, la resa Leggi a pagina 7,8,9

Catello Maresca “può morire di malattia” Leggi a pagina 14

Il Papa si dimette, Sepe è al suo posto Leggi a pagina 19


I Siciliani giovani "A CHE SERVE ESSERE VIVI, SE NON C'E' IL CORAGGIO DI LOTTARE?"

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La Domenica Settimanale

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N. 8 | Gennaio/Febbraio 2013 - Anno I

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LA SVISTA

Don Merola, chi frequenti? Le bugie del prete anticamorra Boom leghista a Casale Strano schiaffo al Pdl Beni confiscati: è flop Restano vuoti e inutilizzati Con la vita difese la figlia La storia di Teresa Buonocore Lo strazio di Giuseppina Investita e bruciata dal marito Case ai boss Palazzo San Giacomo dorme Ospedale del Mare Lo scandalo sotto al Vesuvio Teatro indipendente, addio Il disagio degli autori La camorra di Dumas Il racconto di un passato-presente

LA FOTO

Eccoci. In ritardo ma eccoci... ***

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ari lettori La Domenica settimanale ritorna dopo un'assenza di sessanta giorni. Abbiamo accorpato due numeri: gennaio e febbraio. Ci scusiamo per avervi fatto patire la nostra assenza. Cominciamo. Qualcosa è accaduto il 24 e 25 febbraio nel day after elettorale. I ghiacciai si sono sciolti. La Domenica settimanale in tempi non sospetti con l'inchiesta “Gli impresentabili” qualcosa aveva intuito. Ebbene di quella scandalosa pattuglia di onorevoli e senatori che volevano cimentarsi con le urne solo per aver garantito l'immunità e l'impunità è sopravvissuto solo Luigi Cesaro noto come Giggino a' Purpetta. La caduta degli Dei è avvenuta. Ora tutti i parlamentari uscenti con seri problemi giudiziari temono che le patrie galere si spalanchino per accoglierli. Ce ne faremo una ragione. In questo numero tentiamo di capire se don Luigi Merola, il parroco anticamorra, racconta bugie; scriviamo di Nicola Cosentino, illustriamo all'ombra delle urne tutti i trucchetti della compra-vendita dei voti. Con un'inchiesta, Ferdinando Bocchetti racconta il flop dei beni confiscati mentre Giulia Rosati racconta lo strazio di Giuseppina di Fraia, la donna investita e bruciata dal marito. Sul fronte anticamorra c'è il pm Catello Maresca che per l'ennesima volta ha ricevuto ancora minacce. Con un articolo al vetriolo Luca Rossamando chiede conto a Palazzo San Giacomo perché a Napoli le case comunali devono finire sempre e solo nelle mani dei clan. L'assessore Tuccillo contrariato risponde a modo suo: ti querelo. Mentre Papa Ratzinger si dimette, il cardinale Sepe resta senza imbarazzo - al timone della Curia partenopea, pronto a votare il nuovo Pontefice. Adesso stop. Vi auguro buona lettura.

Periodico d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura. Giornale in Pdf scaricabile da http://www.ladomenicasettimanale.it N.8 - chiuso il 28 Febbraio 2013 - Anno I

Reg. Stampa Tribunale di Napoli n. 30 del 23 maggio 2012

“Le verità vanno ricercate nei particolari, a volte si nascondono nei dettagli ”

Responsabile del trattamento dati (D.LGS- 30/06/2003 n.196) Arnaldo Capezzuto

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Don Merola e le cattive compagnie Benedice Nicola Cosentino, Luigi Cesaro e Amedeo Laboccetta quando Silvio Berlusconi gli offre un posto da deputato, il prete denuncia che nelle liste del Pdl ci sono “nomi discutibili” di Arnaldo Capezzuto

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on Luigi Merola e le cattive compagnie. Si Crescenzio Sepe che già sopporta a malapena il pentiti non credo”. Pausa. Tiriamo il fiato. La è paragonato a Santa Madre Teresa di “prete ragazzino” che vuole fare il poliziotto verità è leggermente diversa. Non è vero che Calcutta che in “vita pur di realizzare i suoi (definizione coniata dal predecessore di Sepe, la Silvio Berlusconi ha convocato Don Merola per obiettivi di fede, carità e preghiera incontrava e buonanima del cardinale Michele Giordano). A intercessione dello spirito Santo. Un bel giorno parlava con chiunque anche con personaggi rompere gli indugi ci pensa lo stesso ex parroco di buon mattina nella piccola parrocchia vicino molto discussi”. La sua è una premessa forse per di Forcella che fa filtrare: “Il Cardinale sarebbe alla Stazione di Napoli si sono presentati gli giustificare il faccia a faccia avuto a palazzo pronto a concedermi una dispensa”. A stretto giro ambasciatori dell'ex premier: gli onorevoli Nitto Grazioli con Silvio Berlusconi all'inizio di giunge la risposta seccata e piccata Palma e Nicola Cosentino. La “visita” non è gennaio. L'ex premier ha discusso amabilmente dell'Arcivescovo: “I sacerdoti non si possono casuale. Don Merola - il 24 novembre - lancia un con il prete anticamorra e alla fine del colloquio candidare o quanto meno io non autorizzo sasso esploratore nello stagno del Pdl. Partecipa nessuno”. Per Don Merola non è un al circolo Canottieri all'incontro della “Giovane gli ha fatto la “proposta indecente”: problema, cita e quasi si paragona Italia Napoli”, un'associazione del Pdl dove il “Lei deve entrare in politica, sarà il “Berlusconi all'esperienza di “Don Luigi vice coordinatore nazionale è capolista nella circoscrizione è un grande Sturzo, un parroco che divenne “Ho conosciuto Armando Cesaro, il figlio di Giggino Campania 1 nelle fila del Pdl. Sarà Mi ha proposto deputato”. C'è chi pensa Cosentino 'a purpetta. Occasione è una iniziativa l'esempio della bella politica. Con il la ribalta davvero che Don Merola sia solidaristica: una raccolta di fondi per suo impegno e testimonianza nazionale ho approfondito afflitto da un narcisismo e da la Fondazione Onlus “ 'A Voce d’’e anticamorra in Parlamento sarà il Io volevo il suo caso... una autoreferenzialità a livelli Creature”. Alla conferenza nostro Roberto Saviano. Potrà accettare patologici. Invece chi lo ho rilevato partecipano Nicola Cosentino, Luigi scrivere e far passare una serie di ma ci sono conosce bene, sa che il giovane alcune Cesaro e Amedeo Laboccetta leggi che risolvono i problemi come troppi nomi prete è mosso da impulsività, incongruenze (trombato alle elezioni) cioè quei quelli che vive la sua Fondazione impresentabili voglia di fare e una eccessiva dei collaboratori personaggi (eccetto Cosentino, 'A voce d'è creature' che tanto fa nel Pdl” ingenuità. Alla fine Don di giustizia secondo il nuovo Vangelo di Don per i bambini di Napoli”. Don Merola) che - di lì a un paio di mesi Merola sensibile alle lusinghe, vacilla. Ha gli Merola getta la spugna e spara a zero : Io non credo indurranno o consiglieranno il occhi che gli brillano e le schiocche rosse in “Berlusconi è un grande. Mi ha proposto ai pentiti...” parroco di non accettare la faccia. Trattiene il fiato e in apnea salutato con una ribalta nazionale. Io volevo amicizia e gratitudine Silvio Berlusconi promette accettare perché le istituzioni si cambiano da candidatura al Parlamento nelle fila del Pdl che ci penserà. Poi guadagna l'uscita e di corsa si dentro. Io avrei voluto rompere un sistema di perchè impresentabili. Prima li incontra, si fa catapulta nell'auto blindata. Si attacca al cellulare potere. Nel Pdl ci sono le faide e molti fotografare, ci prende il caffè insieme e dopo li e parla a raffica con gli amici fidati. Deve impresentabili. Non c'è solo il caso Cosentino. definisce “nomi discutibili”. Non si capisce. Ma pensarci. Deve riflettere. Deve capire se è pronto C'è Milanese, Cesaro, Laboccetta. In particolare - almeno i sacerdoti, i buoni cristiani qualche volta al grande salto. Le voci si rincorrono e Largo però - su Cosentino ho approfondito un po' di non dovrebbero dire la verità ? Forse Papa Donnaregina va in fibrillazione. “Don Merola si cose ed ho rilevato alcune incongruenze dei Ratzinger ha proprio ragione... candida?” chiede imbronciato l'Arcivescovo collaboratori di giustizia. E dico pure che ai © Riproduzione riservata

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LE STORIE

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di Arnaldo Capezzuto

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Favori e scambi all'ombra delle urne: è caccia ai cadeaux Mazzieri e capibastone sguinzagliati per fare i voti PACCHI DI PASTA E BOTTIGLIE DI OLIO RECAPITATI A DOMICILIO, BUONI BENZINA, BIGLIETTI PER LE PARTITE ALLO STADIO, RICARICHE DEI CELLULARI E DELLE PAY POSTE, NON MANCANO LE MOZZARELLE DI BUFALA, ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO, PRESTITI AGEVOLATI

mazzieri, i capi bastone, i “signorotti” della fabbrica del consenso anche in questa tornata elettorale non hanno fatto mancare il proprio contributo “qualificato”. Le facce sono sempre le stesse. Conoscono i meccanismi, le debolezze e sanno fare promesse a nome del politiconzolo di turno. Loro lo “portano” come si dice. La campagna elettorale per questi accalappia consenso è “fare i voti” quanti più per poi incassarne i vantaggi trasversalmente.Sia chiaro: il più delle volte questi “signorotti” sono entità che seguono le scie dei percorsi di intermediazione dei clan. Si, e non poteva essere diversamente la camorra gestisce ambiti del “gioco” elettorale : affissioni e propaganda nei “loro” rioni e roccaforti. Il lavoro sporco serve. Alla fine anche un solo voto può fare la differenza, essere decisivo. Recuperare i “voti leggeri” è fondamentale. Anziani, disoccupati, famiglie disagiate, pregiudicati sono merce prelibata. Allora le promesse e le elargizioni diventano la sola regola che vale pur di assicurarseli. C'è sempre un caso Napoli e più in generale Campania che diventa il paradigma di un paese. Non meravigliatevi se i Caf - non tutti è chiaro - in campagna elettorale si trasformano in comitati pro candidato. Ormai è così. E' una pratica normale. Tollerata e risaputa. Ci sono poi le tariffe: dai 15 ai 100 euro. Il pagamento è posticipato alla verifica – non avviene più con la foto al cellulare – ma nella statistica dei risultati seggio per seggio. Ma il borsino comprende anche il bimestre pagato per le utenze della famiglia, pacchi di pasta e bottiglie di olio recapitati a domicilio, confezioni regalo (immancabili lo zucchero e il caffè), mini sussidi elargiti direttamente dal candidato, abbonamento per tre mesi al pulmino scolastico oppure la quota al parcheggiatore abusivo. Per non parlare dei buoni benzina, i biglietti per le partite allo stadio, le ricariche dei cellulari e delle pay poste. Come si dice in questi casi: tutto fa brodo. E nella fenomenologia del “favore” in cambio dei voti un occhiolino lo strizzano anche le finanziarie. C'è un “interesse” di favore sul prestito che il candidato amico una volta eletto saprà ricambiare. Non mancano gli abboccamenti con le agenzie interinali, i nomi segnalati e casualmente selezionati che andranno ad occupare per poche settimane posti e ruoli in società amiche con contrattini iper flessibili. Giusto per avere la sensazione, l'impressione che il politico è una persona seria e manterrà sicuramente gli impegni e quindi merita il voto. Del resto il “sistema” l'ha inventato sul finire degli anni Ottanta l'onorevole Alfredo Vito, mister centomila: riusciva con questi trucchetti a rastrellare migliaia di preferenze. C'è anche chi offre buoni acquisto per vestiti di marca o garantire il pagamento della tassa di possesso dello scooter e della moto così da intercettare il consenso giovanile fino a distribuire tessere nominative di risparmio convenzionate con discount, pizzerie, paninoteche e locali notturni. Non potevano mancare altri cadeaux come le immancabili mozzarelle di bufala formato Luigi Cesaro noto come Giggino 'a purpetta oppure come denuncia il Movimento 5 Stelle lo strano omaggio o meglio carineria dell'onorevole Paolo Russo, che ha fatto recapitare nei seggi elettorali di Nola suo quartier generale - porzioni di macedonia di frutta destinate agli scrutatori. Le macedonie erano accompagnate da una lettera di auguri per un buon lavoro, sottoscritta dal candidato, in qualità di Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Senza parole!

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Schiaffo alla politica Perdono consensi Pdl e Pd. Crollo di Ingroia In fuga gli elettori della Campania, record di astensioni Berlusconiani promettono condono e sanatorie per abusivi di Gennay Attira

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il day after. Nulla è più come prima demolizioni abusive. E' stato proprio il dopo le consultazioni politiche 2013 per senatore e coordinatore regionale Nitto il rinnovo dei due rami del Parlamento. Se il Palma a promettere mari e monti per quadro nazionale resta confuso e difficile da accalappiare il voto del “popolo degli interpretare quello, invece, campano indica abusivi”. “Presenteremo subito un'iniziativa di con chiarezza che il centrodestra legge per tutelare gli interessi dei (anche senza il supporto di Nicola Il Movimento 5S cittadini campani che non possono Cosentino) si conferma come di Beppe Grillo vedere andare giù la loro prima casa” maggioritario anche se però perde prende il largo spiega e aggiunge “Anche il molti punti percentuali ben 19 dopo modesti governatore Stefano Caldoro dovrà rispetto a 5 anni fa. Arretra il Pd risultati fare la sua parte”. Ci sono 60mila perdendo la bellezza di 186mila alle scorse abitazioni abusive, una buona parte voti mentre è affossato elezioni deve essere demolita. Ci sono definitivamente il progetto di regionali sentenze passate in giudicato con “Rivoluzione civile” di Antonio e comunali relativa ordinanza esecutiva di Ingroia che oltre a non entrare in abbattimento. Le ruspe dovranno Parlamento ha avuto l'effetto di sbiadire cancellare ciò che negli anni è stato anche la lista Arancione del sindaco Luigi de edificato senza concessione. Parliamo di Magistris già autonomamente in grosse Bacoli, Pozzuoli, Agnano, Pianura, la zona difficoltà. Il risultato elettorale, infatti, vesuviana, il casertano, il salernitano, la potrebbe pesare molto e aprire uno scenario costiera e le isole del Golfo. Interi quartieri inquietante sul proseguo dell'ex pm al timone edificati senza licenza e in spregio delle leggi della città di Napoli. Lo stesso Movimento 5 urbanistiche e dei vincoli ambientali. Il Pdl stelle di Beppe Grillo sembra aver preso per vincere e sbancare il banco in Campania definitivamente il largo, dopo modesti risultati si è messo alla testa del “popolo” degli alle scorse elezioni regionali e comunali. Per abusivi”. Anche se timidi distinguo già fare il botto o meglio fermare l'emorragia di cominciano ad affiorare: “Faremo il massimo consensi in uscita, i vertici del Pdl hanno però c'è da capire che noi non siamo al sottoscritto una serie di cambiali molto onerose governo”. © Riproduzione riservata come quella della crociata contro le

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Lo sfrantumato “Pancia a terra a lavorare” Sembra un cane bastonato il sindaco di Napoli. Si dice disposto ad allargare la maggioranza e cambiare la giunta laddove si profilano possibilità di sostegno per le ragioni di Napoli, insomma un messaggio inviato al Pd, a Sel e anche al Pdl “che, bisogna riconoscere, ha avuto una grande performance”, ma massima apertura al Movimento 5 stelle. Il primo cittadino ha pochi dubbi “Rivoluzione Civile è un’esperienza finita”, e di dubbi non ne neppure quando afferma: “Farò ora solo il sindaco di Napoli, pancia a terra e lavorare”. Alla proposta del sindaco il Pd risponde picche: “Continueremo a svolgere il nostro ruolo in consiglio comunale con lo sguardo rivolto agli esclusivi interessi della città, a dispetto di offerte tardive e strumentali”. Stesso refrain dei grillini: “Il sindaco invece di fare promesse amministri bene la città cosa che fino ad ora non ha saputo fare”. Infine la federazione delle sinistre invoca “Occorre una giunta di salute pubblica per salvare la città dalla catastrofe. In meno di due anni è stata erosa del tutto o in buona parte la fiducia concessagli dai partenopei”. Amen!

Boom leghista nel casertano I neoborbonici diffondono un manifesto di protesta

Dopo il parere favorevole nella Giunta per le autorizzazioni a procedere su sollecitazione dell'ex premier Silvio Berlusconi, la Lega Nord cambia orientamento e dietro la libertà di coscienza invocata da Bossi il 12 gennaio 2012 i deputati del carroccio “salvano” Nicola Cosentino dalle manette. Forse l'ex sottosegretario ha voluto sdoganare la Lega Nord giù al Sud e dare un segnale agli ex amici del Pdl..

Sono ben 1717 gli elettori di Caserta e provincia che hanno liberamente e democraticamente votato la Lega Nord, in occasione delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento. Di questi 1717 voti leghisti, ben 440 sono stati registrati nel comune di Santa Maria Capua Vetere dove la lista padana è riuscita conquistare un lusinghiero 2,51% dei consensi, superando di gran lunga partiti storici e radicati sul territorio come Grande Sud, del leghista meridionale Micicchè e la Destra di Storace. Evidentemente qualche grande elettore del centrodestra ha trovato un modo originale e certo di far contare il suo apporto alla rimonta di Berlusconi. Da Santa Maria Capua Vetere, città dove la Lega Nord ha conquistato il più alto numero di preferenze dell’interno collegio camerale, le preferenze si sono sviluppate a macchia di leopardo nell’intera provincia. Anche a Casal di Principe, feudo incontrastato di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’economia del Governo Berlusconi III nonché ex influente segretario regionale del Popolo delle libertà, la Lega Nord, ha conquistato ben 92 voti alla Camera e 54 Senato. L’affermazione della Lega Nord a Casal di Principe non è passata inosservata. Infatti un manifesto senza firma, raffigurante il simbolo del Regno delle Due Sicilie è stato affisso, in diversi punti strategici della cittadina dell’agro aversano, per attaccare pubblicamente i 146 cittadini (92 alla camera e 54 al Senato) che hanno votato Lega Nord, dimostrando, a detta degli autori del manifesto, che la loro dignità vale meno della cacca di bufala contaminata dai rifiuti tossici sversati in terra di lavoro, dalle aziende del nord. Giuseppe Parente da (http://www.fascinazione.info/2013/02/boom-leghista-nel-casertano-i.html)

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Salta la ricandidatura dell'ex sottosegretario e dei suoi fedelissimi

Cosentino, la resa dei conti Crolla il “suo” potere, ora teme l'arresto

E' guerra tra l'ex sottosegretario e il suo “compare” Gigino 'a purpetta di Arnaldo Capezzuto

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ontrariamente alle previsioni della vigilia, l'onorevole Nicola Cosentino, già sottosegretario all'Economia con Giulio Tremonti nell'ultimo governo Berlusconi con in mano una delega pesante, il Cipe; ex potente coordinatore regionale del Pdl in Campania e parlamentare della Repubblica dal 1996, non è stato candidato alle elezioni del 24 e del 25 febbraio 2013. Bollato come impresentabile è stato escluso dalla competizione elettorale per garantire liste pulite. E' l'epilogo. E' la parabola di una storia politica cominciata il 15 maggio di 34 anni prima a Casal di Principe. Scandita a partire dal 2006 dai fasti elettorali di due elezioni politiche e quattro amministrative stravinte contro ogni previsione e un incarico di prestigio di Governo. Ma anche macchiata dalle dichiarazioni di una dozzina di camorristi pentiti e da due richieste di arresto per contiguità con i clan dei Casalesi puntualmente non autorizzate dalla Camera dei Deputati e sfociate in due processi in corso. La storia è quella di Nick o' mericano e del “Cosentinismo”, fenomeno speculare al “Berlusconismo”. Paradigmi dello stesso potere per il potere in questi anni tormentati. I numeri rendono più chiaro il racconto. Cosentino in Campania ha rappresentato il forziere elettorale del centro destra italiano. Nick o' mericano nel suo ruolo di coordinatore del Pdl in Campania ha costruito un'armata invincibile e consegnato a Berlusconi oltre un milione e 600mila voti di preferenze – poco meno del 12 per cento del bottino nazionale – eleggendo 34 deputati e 18 senatori. Per non parlare della sua famiglia che a Casal di Principe, infatti, è come dire Moratti a Milano, non per i fasti sportivi ma per l'interesse di entrambe le famiglie nelle attività petrolifere ed energetiche. Non è solo l'uscita di scena di un mammasantissimo ma è la fine di un impressionante sistema di potere. I soli ricandidati o meglio superstiti a questa tornata elettorale della pattuglia di fedelissimi di Nick 'o mericano sono stati

Giovanna Petrenga, Vincenzo d'Anna e al S'intravedono i contorni inquietanti di Senato Carlo Sarro. Stop. Nei fatti è stato quel potere per il potere che l'onorevole e i smantellato il sistema “Cosentino”. Una botta suoi uomini hanno costruito negli anni in pazzesca. Un violento regolamento di conti. Campania. Un trasversalismo consociativo Silvio Berlusconi è stato costretto a metterlo che è stato il vestito della cosiddetta fuori. Ma Nicola Cosentino non è il tipo che seconda Repubblica ed ha preso forma nel incassa e basta. L'ex coordinatore del Pdl “Cosentinismo”. Chi del suo entourage è campano ha tanto da dire e state sicuri che riuscito a chiacchierare con lui giura di prima o poi comincerà a vuotare il sacco e averlo visto furente appena si sussurra il togliersi i sassolini dalle scarpe. Sulla nome del suo collega di partito e “compare” direttrice Caserta - Napoli - Roma si sono Luigi Cesaro, noto come Giggino a' purpetta, vissuti momenti di forte fibrillazione con l'ex che nonostante il criterio della premier attaccato al telefono nel impresentabilità è stato ricandidato dissuadere l'ex sottosegretario a non L'onorevole a sorpresa alla Camera dei deputati. fare pazzie e nel non sparare nel Cosentino Forse i vertici del Pdl non hanno mucchio. Ma qualche segnale in tal potrebbe resistito alle mozzarelle di bufala senso non è mancato. E' un gioco di cominciare a che Giggino è noto portare in dono togliersi qualche ricatti e controricatti, promesse e all'ex premier alle riunioni sassolino ricerca di protezione. Ora però il nazionali a palazzo Grazioli. Non è dalle scarpe e pensiero di Nick 'o mericano è non raccontare casuale che - in questi giorni finire dietro le sbarre. Quando particolari dall'armadio è uscito fuori lo decadrà l'immunità parlamentare, sul potere scheletro dell'amicizia tra il padrino finirà anche la sua impunità, che “berlusconiano” Raffaele Cutolo - 'o professor - e complice il Parlamento, è riuscito a l'onorevole Giggino a' purpetta che bloccare due autorizzazioni all'arresto. E' ai tempi della Nco (nuova camorra imputato davanti ai giudici in due processi organizzata) gli faceva da avvocatuccio e da per camorra e le esigenze cautelari non sono autista per difendere gli interessi della sua mai cessate, anzi ribadite in venti pagine da famiglia per non essere taglieggiato. La un’ordinanza depositata il 21 dicembre del guerra è guerra e va combattuta con ogni 2012 dal giudice dell’udienza preliminare del mezzo. Ne vedremo delle belle. E se il Tribunale di Napoli Eduardo De Gregorio prossimo mese si spalancherà il portone del chiamato a pronunciarsi dai legali del carcere di Poggioreale allora non ci saranno deputato. Quadro che si sta ulteriormente più telefonate e rassicurazioni che tengano: complicando nel corso delle udienze al comincerà il festival delle vendette e delle Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dove ripicche a suon di dichiarazioni e racconti di stanno emergendo accuse circostanziate e venti anni di potere berlusconiano. precise che sembrano non dargli scampo. © Riproduzione riservata

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Il racconto per fotomontaggi di Monica Capezzuto Diventa cult la sceneggiata di Nicola Cosentino Lo sberleffo, l'ironia, la satira corre sul web

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I collaboratori di giustizia nel corso del processo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere parlano dell'ex sottosegretario svelando particolari inediti dell'inizio della carriera del potente politico casertano

L'IMPUTATO...

di Arnaldo Capezzuto

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“Il boss ordinò: votatelo” Il racconto dei pentiti sembra inchiodare il deputato uscente Parentele acquisite, amicizie, frequentazioni inquietanti Il puzzle si ricompone e viene fuori la vera storia del politico di Terra di Lavoro raccontata da chi lo conosce bene

n boss mi disse di votare Nicola Cosentino. Ora non mi ricordo precisamente quali favori ha poi ottenuto il clan. Ma Aniello Bidognetti (figlio del boss ergastolano Francesco “Cicciotto e mezzanotte” ndr) mi disse che dalle elezioni di Cosentino il clan avrebbe avuto vantaggi e favori sul fronte degli appalti e sul settore dei rifiuti: i due pilastri dei casalesi. E anche minore severità sul fronte della normativa anticamorra”. E' il racconto di Raffaele Ferrara, collaboratore di giustizia, teste nel processo che vede il parlamentare (uscente) del Pdl Nicola Cosentino accusato di associazione camorristica. Il clima è pesante al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Durante l'udienza l'onorevole ascolta con gli occhi fissi, a tratti scuote il capo poi scatta in piedi per poi risedersi. Il processo è entrato nel vivo. Già due settimane fa erano stati altri due pentiti a deporre: Carmine Schiavone, cugino di Francesco Sandokan Schiavone, e Dario De Simone che con i loro racconti hanno tirato in ballo il deputato. Tassello dopo tassello, nel corso del dibattimento, l'accusa sostenuta dal pm Alessandro Milita sta ricostruendo il puzzle del ventennale potere dell'ex sottosegretario all'Economia nell'ultimo governo Berlusconi e già potente coordinatore campano del Pdl. Una macchina del consenso che nel 2008 è riuscito in un exploit eccezionale: 34 deputati e 18 senatori, eletti raggranellando oltre un milione e seicento mila voti, pari al 12 per cento di quelli totali del Pdl a livello nazionale. Numeri importanti dove Caserta è, era una straordinaria roccaforte. Tra l'altro nel libro “Il Casalese” scritto da nove giornalisti e edito dalla casa editrice “Centoautori” è raccontata con dovizia di particolari l'ascesa e il tramonto del politico di Terra di Lavoro. Il collaboratore di giustizia Ferrara offre anche un altro dettaglio di quella campagna elettorale del 1995. “Aniello Bidognetti mi fece avere i manifesti di Nicola Cosentino che io feci attaccare a Parete e negli altri comuni vicini. Li tappezzai di manifesti”. Particolari ripescati nella memoria e nel passato di un politico su cui gravano due richieste di arresto, respinte con il voto della Camera, e che non hanno mai cessato in efficacia. Anzi nei vari gradi di giustizia a tutela dell'indagato-imputato non sono mai state revocate dai giudici perché esistono ancora tutte le ragioni per la loro applicazione. Il deputato Cosentino sta tenendo un profilo molto basso. Dopo la sua esclusione dalla lista dei candidati al Parlamento (ricordate la sceneggiata? Fuggito con l'elenco da Roma e rifugiatosi a Caserta) rischia seriamente di finire dietro le sbarre. Quando a metà marzo, infatti, s'insedierà il nuovo Parlamento cesserà l'immunità. Molto probabilmente si spalancherà la porta d'ingresso del carcere di Poggioreale dove Cosentino ha già annunciato di entrarci da uomo libero e innocente e che continuerà a fare lo stesso politica per il Pdl. Forse sarà così come sostiene Cosentino ma man mano che procede il dibattimento presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere il quadro si fa sempre più complicato per la difesa del deputato. Le testimonianze, i riscontri, le carte sembrano “inequivocabili” sulla vicinanza del politico casertano ad ambienti di camorra. E qui c'entra davvero poco il “pregiudizio geografico” invocato da Cosentino a sua discolpa o l'imbarazzante parentela acquisita non certamente per colpa sua. Non è questione di prendere un caffè con un amico d'infanzia, un paesano che ha preso una strada diversa dalla tua. I racconti palesano uno scenario di mutuo soccorso tra il politico – referente nazionale dei Casalesi – e la cosca. Ma in generale sta di fatto che un politico che è presente in Parlamento, che occupa addirittura un ruolo di Governo ed ha responsabilità politicheoperative sui territori non può minimamente avere delle ombre o essere avvolto da una nebbia di sospetti. Prossima udienza, 4 marzo, verranno sentiti i pentiti Luigi e Alfonso Diana.

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Marano, la città del boss Polverino blocca le assegnazioni

Il flop dei beni confiscati Ville, palazzi e negozi restano vuoti Progetti e destinazioni ferme anche per le ipoteche bancarie Il 69 per cento degli immobili sequestrati e poi confiscati non viene assegnato per problemi di natura giuridico amministrativi. Ville, palazzi, immobili di valore restano abbandonati nel limbo con il rischio di vandalizzazioni e ritorsione da parte degli stessi camorristi di Ferdinando Bocchetti

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eni confiscati: molti annunci, pochi risultati. Sono nel complesso 90 come si evince da un rapporto inedito dell'Agenzia del demanio - gli immobili confiscati alle potenti organizzazioni criminali di Marano. Un dato imponente, insomma, che la dice lunga sulla penetrazione della camorra nel tessuto sociale di questa popolosa città, da decenni feudo incontrastato dei clan Nuvoletta, Polverino e Simeoli, la cui massima istituzione è stata commissariata nel 2012 in seguito alle dimissioni dell'ex sindaco Mario Cavallo. Per il 31 per cento di queste unità immobiliari è stato già adottato il decreto di destinazione e i beni, 28 in totale, sono stati già consegnati alle forze dell'ordine e al Comune, mentre per il restante 69 per cento non si è ancora provveduto alla formale consegna o ci sono procedimenti giuridico-amministrativi tuttora in corso. Si tratta di palazzi, ville, negozi, box, terreni e locali sparsi su un territorio molto vasto, la maggior parte dei quali ubicati nella zona collinare (Camaldoli) o in quelle limitrofe alla città di Quarto. Un business milionario sottratto ai tentacoli delle potenti organizzazioni camorristiche, di recente insidiati dai clan emergenti dell'area a nord di Napoli, o imprenditori in odore di mafia e già finiti nel mirino della magistratura. Peccato però che quei beni non siano mai stati destinati ad attività

sociali o riutilizzati dal Comune per particolare i cui intestatari sono trasferirvi i propri uffici. Le colpe? In riconducibili alla famiglia Simeoli. Intanto primis della politica, spesso timorosa o ad oggi, del gran numero di beni in addirittura connivente, ma anche della dotazione al Comune o ad altri enti burocrazia, della mancanza di mezzi e pubblici, soltanto una piccola parte risorse economiche. A Marano si sono (qualche box del parco Annabella in evidenziate, nel corso dell'ultimo decennio, località san Rocco) viene utilizzata per fini tutte le criticità tipiche della complessa associativi. Restano da sciogliere, gestione del patrimonio confiscato: insomma, ancora tantissimi nodi. Nodi eccessivo lasso di tempo che intercorre tra che riguardano il mancato avvio dei la fasi di sequestro, confisca, lavori per la realizzazione di un destinazione e gestione; gravami L'estorsione asilo nido (finanziamento ipotecari sui beni; disomogeneità insieme all'usura regionale) sul terreno intitolato sono una delle delle procedure giuridiche e principali al generale Carlo Alberto Dalla amministrative; ricorsi da parte dei attività Chiesa; l'utilizzo di una vasta vecchi proprietari; mancata delle camorre area su cui già sarebbe dovuta collaborazione interistituzionale; Il gettito sorgere un'isola ecologica o il inidoneità di alcune strutture. Una economico riutilizzo di ville e terreni serve al clan matassa su cui sta concentrando per pagare intestati al superboss Giuseppe la propria attenzione anche il gli affiliati Polverino alias “Peppe 'o commissario straordinario del barone” o alla famiglia Simeoli. Comune, il prefetto Gabriella Tramonti, Tra queste la villa bunker e altre strutture ma ancora ben lontana dall'essere che, già dai primi anni del 2000, avrebbero districata. Archiviata la fase di dovuto accogliere un centro per immigrati, accertamento svolta da un'apposita organismi del Terzo settore o sedi commissione, si proseguirà sulla strada dell'Arma e della Guardia di finanza, ma dell'attivazione delle procedure di poi rimaste soltanto sulla carta. sgombero di alcune lussuose ville: due in © Riproduzione riservata

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Camaldoli, il cemento del clan Sequestrata “Casal da Padeira” C'era anche una strada abusiva per Pianura di Pier Paolo Milanese

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utto abusivo. Costruito negli anni senza permessi, senza concessioni edilizie. Un insediamento a cinque stelle con trenta appartamenti, bar, ristoranti, residence, sale per cerimonie, piscine, panifici, per una stima che ammonta a circa 25milioni di euro. E non solo. C'era un altro progetto: sventrare una montagna per costruire una strada privata, una via privilegiata che collegasse la collina dei Camaldoli con il quartiere Pianura. Onnipotenza, impunità e un sistema di garanzie che evitasse controlli e indagini. Questo è il vero volto della camorra: affari, economia, politica. La scoperta choc è avvenuta grazie ad una vasta operazione congiunta degli agenti della Polizia municipale, Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del fuoco che ha portato al sequestro di una intera struttura abusiva, di 55mila mq in via Soffritto, avvenuto all’alba del 28 novembre, riconducibile a Crescenzo Polverino. Il complesso si chiama “Casal da Padeira”, sorge abusivamente sulla collina dei Camaldoli, rione alto, e a breve sarebbe stata collegata a Pianura. Un'opera di edilizia mostruosa e devastante. Una bomba idrogeologica pronta ad esplodere. La collina dei Camaldoli è a grave rischio e sottoposta a rigidi vincoli paesaggistici e ambientali dopo anni di abusivismo e colate di cemento. Le indagini che sono sfociate nel sequestro della struttura sono state condotte dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e dal titolare del procedimento Luciano Giuliano. Un vero e proprio impero costruito dai Polverino nella totale complicità di chi doveva vigilare e controllare, ma che per anni non l'ha fatto. Durante il sopralluogo per l'apposizione dei sigilli è stato rinvenuto un impianto di videosorveglianza nel vialone che porta da uno dei sette ingressi a “Casal da Padeira”. Nessuna sorpresa. “Il sequestro del Casal da Padeira segna un momento significativo del contrasto ai reati ambientali da parte della Procura della Repubblica che è stata indicata come una priorità dal procuratore Colangelo”- sottolinea l'aggiunto Fragliasso,

che incalza: “L'obiettivo è ottenere la con- fisca del casale e la condanna degli autori di questi abusi”. Poi riflette e aggiunge: “la particella principale dello stabile, sulla quale insistono gli uffici

amministrativi, dal 1997 era già stata acquisita dal patrimonio del Comune di Napoli e ciò nonostante era rimasta nella sostanziale disponibilità dei Polverino”. © Riproduzione riservata

La strategia: Guerra ai patrimoni illegali

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Teresa Buonocore, uccisa nel 2010, per aver fatto condannare un pedofilo

“Con la vita difese la figlia” Enrico Perillo consumò la sua vendetta contro la madre-coraggio In 60 pagine l'atto d'accusa della condanna all'ergastolo Alla piccola vittima mostrò una pistola dicendole che l'avrebbe usata contro sua madre se le avesse detto la verità di Pier Paolo Milanese

Buonocore, amiche di quelle di Perillo, econdo i giudici la decisione di frequentavano la casa dell'uomo, a Portici, assassinare Teresa Buonocore fu gesto nel Vesuviano. Proprio nell'abitazione, “turpe, spregevole e vile secondo il comune mentre la moglie era assente per lavoro, sentire della coscienza collettiva”. Teresa, Perillo, che un lavoro non l'ha mai avuto, mamma coraggio di Portici, aveva abusò di una delle bambine. Fu un vicino testimoniato contro Enrico Perillo per gli di casa ad accorgersi di quanto avveniva abusi su una delle figlie. Per questo motivo e a rivolgersi alla polizia: solo allora venne uccisa, e per lo stesso Teresa Buonocore venne a motivo ora Perillo è stato Il condannato sapere e non esitò a costituirsi condannato all'ergastolo. È stata abusò di una parte civile nel processo per gli depositata la sentenza dei giudici delle bimbe abusi sessuali al termine del delle Terza sezione della Corte di della vittima quale Perillo fu condannato a 15 assise di Napoli. Nel dispositivo si perché amica anni di reclusione. Il presidente legge: “È nobile che la madre di delle sue figlie della Corte di Assise Carlo una giovane vittima di un sì Approfittava Spagna (giudice a latere era grave reato ne denunci l'autore della loro Nicola Russo) in 62 pagine e, costituendosi parte civile, presenza ricostruisce innanzitutto gli agisca per garantire alla vittima a casa incendi fatti appiccare dall'uomo quantomeno un risarcimento alle porte della casa di un suo monetario”. Per i giudici, Perillo ha dato vicino, che lo aveva denunciato per abusi vita a “una escalation criminale” che non edilizi, e dello studio dell'avvocato sembra essersi interrotta neanche con il più Maurizio Capozzo, “colpevole” - a suo grave dei reati a lui contestati, vale a dire modo di vedere - di assistere il comandante proprio l'omicidio. Omicidio che avvenne il della polizia municipale di Portici, 19 settembre 2010. Le figlie di Teresa

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intervenuto per bloccare gli abusi edilizi e a sua volta denunciato da Perillo. Quindi si sofferma sulla passione per le armi nutrita da Perillo, condannato per il possesso di pistole, fucili, esplosivi e migliaia di munizioni, che fabbricava egli stesso in casa e vendeva poi a non meglio identificati esponenti della criminalità organizzata di Torre Annunziata. Infine affronta gli abusi sessuali compiuti dall'imputato su due bambine, una delle quali è figlia di Teresa Buonocore: Perillo le mostrò una pistola dicendole che l'avrebbe usata contro sua madre se le avesse rivelato le violenze cui la sottoponeva, mentre tentò di convincere l'altra bambina a ritrattare le accuse offrendole ricariche telefoniche da 50 euro e un paio di scarpe Nike. L'omicidio, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza, fu commissionato da Perillo, che era in carcere per gli abusi sessuali, ad Alberto Amendola tramite una lettera criptata. “Fai fare i lavori alla casa in Calabria, trova il muratore adatto, la pala non ti manca; ci stanno 15.000 euro”. Il “muratore adatto” fu individuato da Amendola in Giuseppe Avolio. Condannati per omicidio a 21 anni Amendola e a 18 anni Avolio, al termine del processo con rito abbreviato. © Riproduzione riservata


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Lo strazio di Giuseppina investita e bruciata dal marito La reazione del quartiere: Basta violenza contro le donne di Giulia Rosati

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difficile raccontare lo strazio, la sofferenza, il dolore senza fine. Giuseppina Di Fraia aveva 52 anni e una vita difficile. Stringeva i denti e sgobbava. Pensava solo alle sue due figlie di 23 e 14 anni, i suoi gioielli. Umiliazioni e offese. Scenate e botte. Scariche d’ira. E alle frequenti ondate di rabbia e violenza opponeva il silenzio. Non rispondeva. Tratteneva le lacrime. Viveva in apnea cercando di tenere unita quella parvenza di famiglia. Nonostante tutto, ogni santa mattina Giuseppina, fattosi il segno della croce, andava a lavoro: prestava servizio come colf. I soldi che guadagnava le occorrevano per garantire un piatto caldo a tavola. Lo scorso 11 febbraio mentre Giuseppina andava a lavoro, in via Vicinale Monti a Pianura, il marito l’ha inseguita e investita con la sua Fiat Tipo. Ad assistere alla tragica scena alcuni passanti. Neppure credevano ai loro occhi. L’uomo invece freddo, distaccato e strafottente con faccia tosta e agire impunito li rassicura: si è trattato solo di un incidente.

fermato. Mamma Giuseppina non c’è più accanto alle sue figlie. Non ha mai trovato la voglia e la forza di denunciare quel marito rissoso, iracondo e assassino. Le donne del quartiere le hanno reso omaggio. Una reazione severa, dura, appassionata. E' nata

La strage continua

Lui, freddo e distaccato Lo giura. Non era sua intenzione investirla, ma che voleva solo parlarle e che l’avrebbe immediatamente condotta in ospedale e si sarebbe preso cura di lei. Un bastardo. Una chiavica. Un vile. Invece, pochi metri dopo, l’escalation di inaudita violenza. Ferma l’auto. Trascina la moglie fuori, tirandola per i capelli. La cosparge di benzina. Le dà fuoco. Giuseppina brucia a terra. E’ una torcia umana. Le grida sono strazianti. La scena è orripilante. Lui l’osserva. Risale sull’auto e si allontana. Non è accaduto niente. Andava fatto. E’ giusto così. Assurdo. Senza parole. Mancano le frasi. Solo rabbia e voglia di una giustizia che sia davvero giusta. Giuseppina è in condizioni disperate. I medici dell’ospedale Cardarelli - reparto dei grandi ustionati - fanno di tutto per strapparla alla morte. L’agonia di Giuseppina è atroce. Le ustioni di terzo grado le hanno divorato oltre la metà della superficie del corpo. Venerdì a mezzogiorno il suo cuore si è

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un' associazione che porta il nome della povera Giuseppina. Sarà un esempio per le tante donne che in silenzio devono sopportare botte, violenze e umiliazioni. © Riproduzione riservata


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“Il Pm può morire anche di malattia”

Minacce al magistrato Maresca Il vivandiere di Zagaria intercettato a un colloquio di Arnaldo Capezzuto

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uò essere che nel frattempo che faccio l'appello muore Maresca”. La risata fragorosa accoglie la battuta di Vincenzo Inquieto, l'uomo che aveva ricavato nella sua abitazione di via Mascagni a Casapesenna, il covo dove si nascondeva il padrino latitante Michele Zagaria alias Capastorta, arrestato il 7 dicembre del 2011 dopo 15 anni di latitanza. Inquieto, condannato in primo grado - a quattro anni - per favoreggiamento, si riferiva al pm Catello Maresca, uno dei magistrati di punta del pool che indaga da anni e con importanti risultati sulla cosca dei Casalesi. “Voglio vedere cosa succede. Muore di malattia per cazzi suoi”, aggiunge nel colloquio in carcere mentre parla con i suoi parenti, che ridono di gusto. La conversazione captata dalle microspie dell'anticamorra è stata allegata all'ordinanza che ha portato in cella, sempre per favoreggiamento e procurata inosservanza di pene aggravati dall’aver agito al fine di avere agevolato il clan dei Casalesi-gruppo Zagaria, anche la moglie di Inquieto, Rosaria Massa, 40 anni e uno dei fratelli del padrino, Antonio, accusato di associazione camorristica. L'uomo già fu arrestato il 20 novembre scorso per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, avendo sempre ricoperto un ruolo verticistico nella consorteria camorrista, congiuntamente agli altri due fratelli Pasquale e Carmine – sino al loro arresto avvenuto, rispettivamente, il 28 giugno 2007 ed il 27 gennaio 2011 -, dopo la cattura di Capastorta, aveva preso in mano le redini del clan, gestendone personalmente le attività criminose, la cassa, le risorse finanziarie e la distribuzione degli stipendi ai familiari degli affiliati detenuti. Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile di Caserta guidata da Alessandro Tocco con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho. L'inchiesta, scrive il giudice Maria Vittoria Foschini, ha delineato in maniera ritenuta “incontrovertibile” uno “strettissimo collegamento tra il covo in cui Michele Zagaria si nascondeva e l'abitazione familiare degli Inquieto in cui – scrive il gip – può ipotizzarsi che venissero preparati i pasti che il latitante quotidianamente consumava”. “Sono numerosi – continua ancora il giudice – i particolari che documentano il mantenimento di un rapporto di vassallaggio di Rosaria Massa con la potente famiglia di camorra”. La donna parlando

con il marito nel corso di un colloquio sempre in carcere, criticava le perquisizioni delle forze dell'ordine nell'abitazione di via Mascagni: “Cosa credevano di trovare le bombe” e la figlia 17enne: “Di Saddam Hussein”. Inoltre, Rosaria Massa, anche dopo la cattura del padrino, ha continuato a mantenere i contatti, attraverso un fitta corrispondenza epistolare, che confermava la familiarità dei suoi rapporti con Michele Zagaria e, quindi, la non occasionale presenza dell’ex latitante nel rifugio ricavato nella sua abitazione. Sullo sfondo resta la rabbia ed i propositi di vendetta dei camorristi contro la magistratura. Non è la prima volta che il giovane magistrato Catello Maresca, autore del libro “L'ultimo bunker” in cui ha rivelato particolari investigativi dell'arresto dell'ex primula rossa dei Casalesi, finisce nel mirino dei clan. Nell'aprile di due anni fa fu Giuseppe Setola, 'o cecato, il killer più spietato dei Casalesi, a dire mentre si trovava nell'aula-bunker di Santa Maria Capua Vetere - rivolto al pm: “Teniamo tutti famiglia, dottore Maresca, voi dovete lasciare stare la famiglia mia!”. Negli stessi giorni dei messaggi intimidatori rivolti al “giudice ragazzino”, il ministero della Giustizia - guidato all'epoca prima da Angelino

Alfano e poi da Francesco Nitto Palma - con un provvedimento tagliò tutto il tagliabile, con il risultato che la procura di Napoli non aveva più i soldi per pagare gli straordinari agli uomini che guidavano le auto blindate. Addirittura magistrati in prima linea come lo stesso Maresca se finivano di lavorare oltre l'orario d'ufficio dovevano tornare a casa, a loro rischio e pericolo. Anche la domenica, se volevano uscire, dovevano farlo senza la protezione. Le intimidazioni non si sono fermate. A maggio dell'anno scorso nel giorno del suo quarantesimo compleanno giunge puntuale l'ennesima minaccia di morte da parte della camorra. E per difendersi Maresca adotta il metodo di un suo ideale maestro il giudice Paolo Borsellino: “Ho pensato di comprare un quaderno per scrivere ogni giorno quello che vedo, quello che so: le complicità, i tradimenti, i sacrifici di tanti onesti. Mi è venuta voglia di scrivere un'agenda rossa”. Adesso nuovamente nel corso di un colloquio è stato tirato in ballo dal vivandiere di Zagaria che addirittura si augura la morte del giovane magistrato per una malattia. © Riproduzione riservata

Nel mirino del clan: Il pm Catello Maresca

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Le case concesse ai clan I boss s'infiltrano dando un tetto ai loro uomini di Luca Rossamando

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ei giorni scorsi gli ultimi due assessori al piano dismissioni nello scongiurare il temuto patrimonio del comune di Napoli, Tuccillo e fallimento del comune di Napoli. Senza contare D’Aponte, uno della giunta de Magistris, l’altro che la legge n.560 del ’93 prescrive che il denaro della giunta Iervolino, hanno dato su questo incassato con l’alienazione di alloggi di edilizia giornale valutazioni contrastanti dei rispettivi residenziale pubblica debba restare nel settore da operati. In questo modo hanno fornito, nonostante cui proviene, e non possa essere spalmato per le diverse visioni, una serie di informazioni sullo coprire le più svariate esigenze di bilancio. Un stato attuale del patrimonio comunale. Solo su un altro interrogativo riguarda gli acquirenti. aspetto i due ex assessori si sono trovati Quando parliamo di edilizia residenziale d’accordo, ovvero sul ritenere un successo il pubblica consideriamo case assegnate in cosiddetto “piano dismissioni”, l’operazione di grande maggioranza all’inizio degli anni vendita delle case popolari messa in atto dalla Ottanta, con capofamiglia di quarant’anni che Romeo, la società che ha gestito il patrimonio oggi hanno superato i sessantacinque-settanta immobiliare del comune fino al dicembre scorso. anni e spesso sopravvivono con pensioni In questi mesi (il piano è partito ad aprile 2012) la sociali intorno ai trecento euro; oppure, se Romeo ha pubblicizzato con grande enfasi i hanno superato i settanta, intorno ai risultati dell’operazione, affermando di avere cinquecento euro. Di fronte a una proposta di incassato cento e otto milioni di euro derivanti acquisto di un immobile che oscilla tra i trenta e i dalla vendita di duemilasettecento appartamenti quaranta mila euro, come si saranno comportate (nel 90% dei casi di edilizia residenziale queste persone abituate a fare i salti mortali anche pubblica), facendo balenare la prospettiva di un solo per pagare le utenze di acqua, luce e gas? altro mezzo miliardo di introiti entro il 2016 con Tutti sanno che nei rioni popolari sono insediate la vendita del residuo patrimonio alcune delle grandi famiglie criminali edilizio residenziale. In tempi di magra Le case popolari della città. I loro uomini utilizzano le per le casse comunali, un annuncio del case come depositi, nascondigli, centri genere incontra il favore di tutte le nonostante di smistamento. Spesso si inseriscono parti in causa. E, infatti, i due ex i bandi negli stati di famiglia degli assegnatari assessori si trovano in buona di assegnazione per impadronirsi legalmente degli compagnia. I numeri della Romeo finiscono appartamenti. Altre volte sono sono stati avallati con orgoglio in mano legittimi assegnatari, ma la legge dice dall’amministrazione comunale, ai camorristi. anche che i condannati per divulgati dai giornalisti, commentati Non si sa come, associazione mafiosa, con sentenza senza un rilievo dagli osservatori. non si sa passata in giudicato, nelle case Eppure, ad approfondire la consistenza il perché... popolari non hanno il diritto di stare. di queste cifre, risulta chiaro che E' così e basta È chiaro che per chi appartiene a questo buona parte di esse figurano al tipo di famiglie, al contrario di quelle momento solo sulla carta, mentre altre che vivono con una pensione minima, non bastano a soddisfare le tante domande sui sborsare trenta-quarantamila euro non rappresenta dettagli dell’operazione, alle quali non tanto un problema. Nei mesi scorsi la procura ha l’azienda, che non tollera un tono meno che segnalato circa tremila casi del genere al comune trionfalistico, ma nemmeno gli amministratori, di Napoli. Andrebbero fatti dei controlli, che qualche dovere di specificare l’avrebbero, andrebbero liberati molti appartamenti. Questo è hanno sentito l’urgenza di rispondere. l’aspetto più ambiguo – e spesso drammatico – Innanzitutto i cento e otto milioni. La cifra si della questione, che preesiste al piano delle ricava moltiplicando i duemilasettecento dismissioni e sul quale sarebbe il caso che il alloggi per un prezzo medio ad alloggio fissato nuovo assessore fornisse delucidazioni, anche esattamente a quaranta mila euro. Al di là perché, in assenza di un intervento deciso, si dell’approssimazione di un calcolo del genere, è rischia di pregiudicare non solo questo ma tutti i evidente che si tratta del totale che verrà progetti futuri che riguardano l’edilizia popolare incassato, se tutto va bene, tra quattro o cinque in città. Poi ci sono altre domande. Per esempio, anni, mentre l’introito effettivo – dal momento adesso che la gestione del patrimonio è passata che gli agenti della Romeo stanno chiedendo un alla Napoli Servizi, sarà ancora la Romeo a anticipo del 5% sul totale – si aggira intorno ai occuparsi delle vendite in corso? E per le cinque milioni di euro. Questo, in ogni caso, al vendite future, è già attrezzata la società netto di contestazioni e marce indietro, come partecipata del comune? E poi, che quelle di cui si ha notizia per esempio a Mianella destinazione avranno i soldi incassati? La o nel rione Berlingieri di Secondigliano, dove in Romeo, che vanta ancora un cospicuo credito un primo momento gli inquilini avevano nei confronti del comune, tratterrà una sottoscritto l’opzione di acquisto per timore di percentuale? E di che entità? Tutto questo vedere il proprio appartamento messo all’asta, ma senza voler entrare nel merito dell’opportunità di una volta rassicurati dal sindacato hanno chiesto questa grande svendita del patrimonio pubblico, indietro i soldi, ricevendone indietro la metà. che da un giorno all’altro sembra diventata la Cinque, sei milioni. Fa una bella differenza con ciambella di salvataggio per il disastrato bilancio cento e otto, abbastanza almeno per smorzare gli comunale, e che non riguarda solo le case entusiasmi sul contributo decisivo fornito dal popolari ma tanti immobili di pregio, messi sul

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mercato a prezzi che definire vantaggiosi per gli acquirenti è un eufemismo. Nel frattempo, anno dopo anno, le graduatorie degli aventi diritto si vanno a ingrossare con i nomi di nuovi sfrattati, giovani coppie, scantinatisti, coabitanti. Il comune. infatti, non assegna una casa popolare dal lontano 2004. da http://napolimonitor.it/2013/02/17/20531/casepopolari-dismissione-a-ogni-costo.html vedi anche Repubblica Napoli del 17 febbraio

L'asterisco Vieni avanti Tuccillo... Puntuale come l'influenza è giunta - il 20 febbraio sulle pagine di Repubblica - la risposta piccata dell'assessore Bernandino Tuccillo all'articolo pubblicato il - 17 febbraio - sullo stesso giornale a cura del bravo collega Luca Rossamando. L'assessore usa il solito spauracchio “Ho già chiesto ai miei avvocati di valutare la sussistenza delle condizioni per esperire un'azione legale”. Il Tuccillo-fuorioso proprio non lo vuole capire: ai giornalisti bisogna rispondere con gli argomenti e non con le minacce e intimidazioni bollate. I lettori-cittadinielettori hanno il diritto di sapere, di essere informati. Resta sullo sfondo l'agitarsi di ombre e spettri legate alla gestione Romeo. C'è un puzzo di compromesso insopportabile, passaggi poco chiari e situazioni in quarantena che coinvolge da sempre la gestione del patrimonio pubblico. Sui camorristi a scrocco nella case di edilizia popolare più che parlare, sottolineare e fare distinguo occorrerebbe che l'assessore facesse davvero di più. Azioni concrete. Fatti tangibili. Impegno h24. Invece la situazione è sotto gli occhi di tutti. Certo si potrà sempre dire che la colpa è delle precedenti amministrazioni ma il tempo- caro assessore - passa. Sulla gestione poi del patrimonio comunale e l'estromissione “temporanea” della Romeo ci sarebbe tanto da dire. Arnaldo Capezzuto


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Raid contro la Nuova Quarto Calcio

“Non ci fermeranno” Rubate targhe e trofei La squadra della legalità mette paura alla camorra I valori vero antidoto contro l'arroganza dei clan Una ritorsione, un gesto eclatante per arrestare e fermare l'ascesa della formazione calcistica che nel nome della legalità porta avanti iniziative contro la criminalità organizzata di Luigi Fonderico

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ncora un raid vandalico all' interno dello stadio “Giarrusso” di Quarto, campo di gioco della Nuova Quarto Calcio per la Legalità, testimonial di iniziative antiracket. Ignoti sono entrati all'interno della segreteria dello stadio di via Dante,

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sventrando l'inferriata di una finestra. Rubate targhe, coppe ed altre onorificenze della squadra per la legalità, tra cui il trofeo della Legalità ed i gagliardetti della squadra dei magistrati e dell' associazione SOS Impresa. “Voglio pensare che sia stata la solita stupida azione di vandali, ma per quanto sottratto mi sembra che sia un chiaro segnale contro la squadra e ciò che intende rappresentare”, è il commento dell'amministratore unico della società “Nuova Quarto Calcio per la legalità”, Luigi Cuomo. Lo scenario è ben più inquietante. La camorra è infastidita

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IL BERSAGLIO

Una lunga escalation

Non è la prima volta che la società Nuova Quarto Calcio per la Legalità subisce atti teppistici: sono stati cinque i raid vandalici. Ad agosto furono rubate negli spogliatoi le scarpette dei giocatori e mute da gioco; a settembre si registrò la contestazione con cori contro dirigenti e pm durante una gara della squadra juniores a Pianura; ad ottobre furono bruciate le reti delle porte; infine a novembre furono divelte le panchine a bordo campo.

dall'attività della squadra della Nuova Quarto Calcio per la Legalità. Un fastidio che cresce. I clan tollerano di più la militarizzazione del territorio, i blitz, gli arresti piuttosto che una formazione calcistica che con il duro lavoro e l'affermazione dei valori della legalità, competizione e rispetto, è diventata in poco tempo un punto di riferimento sul territorio, un esempio, una testimonianza che il cambiamento può avvenire. Per tutto ciò non ci sono clan che tengano. © Riproduzione riservata


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Mala politica, camorra e logge dietro il disastro della nostra regione

La catastrofe ambientale Relazione choc sulla Campania Sei milioni di tonnellate di rifiuti stoccati e interrati nei campi In seicento pagine l'atto d'accusa della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sul “caso Campania”. Un disastro che gli scienziati dicono nel 2064 raggiungerà il picco massimo in termini di morti, malformazioni e diffusione dell'inquinamento dovuti principalmente all'interramento abusivo dei rifiuti tossici e proibiti di Filomena Indaco

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’inquinamento ha prodotto danni incalcolabili che graveranno sulle generazioni future. Il danno ambientale che si è consumato è destinato a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni, con un picco che raggiungerà la vetta massima nel 2064.” Parole forti che fanno da sfondo ad accuse pesanti, quelle che arrivano dopo anni di denunce, silenzi di collusione con la camorra e che compongono la relazione sugli illeciti connessi ai rifiuti della Campania, proposta dall’onorevole Stefano Graziano ed approvata all’unanimità dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta, presieduta da Gaetano Pecorella. Sono quasi seicento le pagine della relazione, seicento pagine in cui si ripercorrono le tappe dell’emergenza rifiuti in Campania e in cui si traccia la strada percorsa dall’inchiesta avviata nel 2009, le cui conclusioni sono rese tristemente note nel documento: “C’è in atto una catastrofe ambientale di portata storica che sta sconvolgendo la città di Napoli e cospicue parti del territorio campano e che costituisce un fenomeno di portata storica, paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste seicentesca, dove gli untori devono identificarsi in numerosi soggetti che hanno operato nel settore.” A finire sotto i riflettori della Commissione Parlamentare è stata anche la vicenda delle

ecoballe; 6 milioni di tonnellate di rifiuti state smaltite, negli anni ’90, 30.700 posti in siti di stoccaggio che avrebbero tonnellate di rifiuti provenienti dalla dovuto essere semplicemente provvisori e bonifica dell’Acna di Cengio (Savona). Il che, invece, sono diventate delle vere e problema rifiuti in Campania ha smesso di proprie discariche a cielo aperto. Nel essere un’emergenza molto tempo fa, documento è stata pubblicata anche la quando era ormai chiaro che fosse relazione effettuata lo scorso ottobre dalla diventato una vera e propria catastrofe che direzione investigativa antimafia del centro ha inquinato ambiente e persone. Alla base operativo di Napoli, in cui si di questo grande fallimento, c’è un sistema evidenziavano i rapporti criminali tra i vari di smaltimento dei rifiuti insufficiente e capi clan delle famiglie casertane e gli debole, talvolta fatiscente, che spesso ha imprenditori del settore rifiuti Occorrerebbero offerto soluzioni-tampone, senza come dimostra il caso di Gaetano oltre 10 anni mai però fornire un’adeguata Cerci, appartenente al clan per smaltire gestione, reale e concreta, del Bidognetti, e Licio Gelli che, per tutte problema dei rifiuti, soprattutto per anni, di comune accordo, hanno le ecoballe favorire una politica strettamente trasferito sostanze altamente ammassate collusa con la criminalità tossiche provenienti da diverse nei capannoni organizzata. Tra le province regioni italiane a Caserta. Esempio di Giugliano. campane, l’unica in cui non si Una follia chiave nella relazione è quello di che ha distrutto siano registrati fenomeni di Giugliano, comune a Nord di un territorio illegalità nel sistema dei rifiuti, è Napoli, dove c’è la discarica Resit, quella di Avellino. © Riproduzione riservata gestita da Cipriano Chianese, in cui sono

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Il gesto del Pontefice contro la chiesa del potere

Papa Ratzinger si dimette Sepe però resta al suo posto

Al via gli intrighi, i calcoli, le trattative correntizie, l'ostentazione, i conciliaboli, gli accordi segreti per determinare la successione di Benedetto XVI. Da Napoli si muove l'Arcivescovo ritenuto un grande elettore per lui si prospetta un probabile ritorno in Vaticano che contano. Insomma finirebbe per Sepe l'esilio imposto da Ratzinger al suo ' dal medioevo che un Papa non si insediamento. E sorprende non poco l'alzata dimetteva dalla guida della chiesa di di scudi di Gennaro Matino, parroco della Roma. Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph chiesa di via Tasso e per poco tempo inserito Aloisius Ratzinger sbatte la porta del nello staff di Largo Donnaregina che di Vaticano e si ritira in preghiera. A parte lo fronte alla visita dell' ex premier Mario stupore, il disorientamento, restano gli Monti - in piena campagna elettorale - nella interrogativi della scelta inusuale fatta dal “Casa di Tonia”, la struttura ricettiva e di Santo Padre. “Pregate per me e per il mio accoglienza delle ragazze madre della Chiesa di Napoli ha sbottato su Twitter: “Che successore”. E' così iniziato il amarezza vedere una Chiesa che discorso di papa Benedetto XVI in Monsignor si fa interprete dei poteri forti e si piazza San Pietro. “Nella vita, nei Matino critica schiera (pur dicendo di non farlo) momenti decisivi, siamo di fronte con un Twitter con chi li rappresenta!” una a un bivio: seguire l'io o Dio? avvelenato L'interesse individuale o il vero il cardinale Sepe stilettata del monsignor che non è passata inosservato. Matino hai poi Bene? La Chiesa chiama tutti i che accoglie confermato ciò che aveva messo on suoi membri a rinnovarsi nello nella “Casa di line dichiarando: “Ho scritto in Tonia” l'ex spirito, a riorientarsi verso Dio e maniera chiara - dice - che la Chiesa premier Monti verso l'Amore rinnegando non deve mostrare un volto l'orgoglio e l'egoismo”. Se dal sapore elettorale accondiscendente con i poteri forti all'inizio qualcuno temesse per le ma scendere in campo per tutelare i condizioni di salute di Papa deboli. I poteri forti in questo momento sono Ratzinger che lo avessero indotto ad una rappresentati da alcuni”, E aggiunge: “A me scelta così estrema si è poi ricreduto. Papa Benedetto XVI ha gettato la spugna perché pare importante che un uomo di Chiesa la sua azione di rinnovamento e pulizia mandi un messaggio alla Chiesa, non a morale all'interno delle sacre stanze ovattate singoli. Anche Angelo Bagnasco, per del Vaticano è fallita. Troppe resistenze, esempio, ha fatto due passi avanti in una troppe correnti di potere, accordi, congiure e direzione e poi un passo indietro. Ciò che comitati di potere. Una constatazione di una voglio dire, anche da uomo di sconfitta. Una rinuncia verso un potere che comunicazione, è che possono essere non si rinnova. Tanti hanno rivolto al equivocati” . Messaggi non molto criptati. Pontefice, la propria vicinanza, solidarietà, Parole che rilette in filigrana sembrano incoraggiamento. Ma nessuno delle sacre dirette al porporato partenopeo Che dalle gerarchie dopo che si è cosparso il capo di parti di Largo Donnaregina non tiri un vento cenere ha ammesso le proprie responsabilità favorevole all'Arcivescovo ormai è chiaro e facendo un passo indietro. Anzi i cardinali sotto gli occhi di tutti. Lo si giudica un sono impegnati ad occupare le sedie del cardinale lontano dalla chiesa, un conclave per eleggere un Papa che ne tuteli e arcivescovo molto impegnato ad apparire che ne accresca il loro immenso potere. Questa ha il comizio facile ma poco addentro ai veri chiesa è brutta e lercia. Da Napoli il bisogni dei parroci. I poveri sembrano essere cardinale Crescenzio Sepe non farà scomparsi, i bisognosi sono sullo sfondo, il mancare il qualificato contributo. volontariato è privo di aiuti come del resto il L'Arcivescovo ad Oltretevere conta e welfare ecclesiastico e poi c'è l'ombra degli molto. Anzi la fumata bianca potrebbe scandali. Giudizi sussurrati nella speranza anche riportare sua Eccellenza nei palazzi che a Napoli ci sia un cambio di guardia. di Claudio Riccardi

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La “promozione” Esiliato dal Vaticano Che l'Arcivescovo natio di Carinaro, piccolo comune poco distante da Aversa e Casal di Principe (Caserta- Italia) sia una potenza paragonabile ad una holding è un fatto risaputo dai tempi della sua ascesa nei palazzi ovattati del Vaticano. E' lui che organizzò per conto di Papa Giovanni Paolo II, il grande Giubileo del 2000. Un evento mondiale. Figurarsi che ad Oltretevere - pare - ci siano ancora deposi zeppi di magliette, gadget, cappellini, bandierine, cellulari, pubblicazioni, torce, bottigliette d'acqua con stampato il logo delle Porte sacre. Il cardinale Sepe è una macchina da guerra: marketing martellante, comunicazione capillare, collaboratori di prim'ordine, contatti con partner internazionali. Decisionismo e trasversalità questi i punti di forza che lo faranno approdare -senza avversari- alla poltronissima della potentissima Prefettura della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e Propaganda Fide, il vero centro dei poteri. Esiliato da Papa Benedetto XVI il 20 maggio 2006 - il Papa Rosso incassa con non pochi mal di pancia la destinazione Napoli.

Le grane Ombre e inchieste Il cardinale Crescenzio Sepe è indagato in alcuni procedimenti giudiziari: compravendita d'immobili e un finanziamento pubblico per una pinacoteca. Il suo nome è saltato fuori anche nell'affare Eco4 dei fratelli Orsi per l'assunzione di due suoi nipoti nel consorzio dei rifiuti casertano collegato con uomini della camorra e dell'Anas per l'assunzione di un altro suo nipote. Un “piacere” quest'ultimo elargito dall'ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi. Riconoscente il cardinale Sepe gli avrebbe svenduto un immobile del Vaticano molto al di sotto del prezzo di mercato e l' ex ministro ha controricambiato con un “allegro” finanziamento per la costruzione e l'allestimento di una pinacoteca fantasma in piazza di Spagna. Il nome dell'Arcivescovo viene tirato in ba,lo anche perchè da potente capo di Propaganda Fide ha venduto un appartamento all'ex deputato Nicola Cosentino.


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Il Caso - Lo sperpero

Curarsi dentro il Vesuvio <<<<aaaasss

L'Ospedale del Mare sostituirà i presidi sanitari dell'Ascalesi, del Loreto mare, del San Gennaro e degli Incurabili. C'è un particolare non da poco: con la nuova riperimetrazione della Protezione Civile, la struttura è in piena Zona Rossa, quella da evacuare in caso di eruzione del Vesuvio di Pier Paolo Milanese www.ladomenicasettimanale.it


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o scandalo si chiama “Ospedale del Mare”, un mostro di cemento più o meno antisismico con travi d'acciaio e grossolane pomposità architettoniche di dubbia utilità. Una mega struttura che adesso con la riperimetrazione della Zona Rossa quella cioè che dovrebbe essere evacuata prima dell'inizio di una eventuale eruzione del Vesuvio, si trova al centro di una emergenza. La decisione è stata adottata dalla Protezione civile nazionale che vagliando rapporti tecnici e studi sul rischio eruzione del Vesuvio ha deciso di estendere i confini dell'area di massimo rischio anche a parte della zona orientale di Napoli, e, in particolare a Ponticelli dove appunto sorge il cantiere della grande struttura ospedaliera. Senza parole. Chi ha progettato a suo tempo l'insediamento dell'ospedale non lo sapeva che si edificava a ridosso di una potenziale Zona Rossa? Perché è stato consentito un progetto del genere? Perché la Regione all'epoca guidata da Antonio Bassolino ha avallato questa soluzione? Quali interessi c'erano in gioco? C'entra qualcosa la moglie (famiglia di costruttori) di un potente ex assessore, ora eurodeputato e uomo da sempre di Bassolino? La collocazione dell'Ospedale del Mare nella vecchia zona gialla, tecnicamente “a pericolosità differita”, non metteva - certo- al riparo la struttura e i suoi futuri ospiti dalla furia distruttiva del vulcano. In realtà, dopo il superamento di tanti intoppi creati dalla formula del project financing scelto per la realizzazione della struttura, proprio ora che secondo l'ultima versione ufficiale, i lavori dovrebbero concludersi definitivamente nel 2015, riesce difficile immaginare un clamoroso dietro front. L'Ospedale a Ponticelli sarà, insomma, completato. Ma proprio per questo occorre pretendere garanzie per la sicurezza del personale e dei circa 500 degenti. La struttura, infatti, ingloberà i presidi ospedalieri dell'Ascalesi, del Loreto mare, del San Gennaro e degli Incurabili che a breve chiuderanno. Motivo: abbattere la spesa sanitaria. Quindi in caso di emergenza bisognerà evacuare degenti e personale. Bene. Si farà in tempo? E dove li trasferiranno? © Riproduzione riservata

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In rete, e per le strade

I Siciliani giovani che cos'è I Siciliani giovani è un giornale, è un pezzo di storia, ma è anche diciotto testate di base ­ da Milano a Modica, da Catania a Roma, da Napoli a Bologna, a Trapani, a Palermo ­ che hanno deciso di lavorare insieme per costituire una rete. Non solo inchieste e denunce, ma anche il racconto quotidiano di un Paese giovane, fatto da giovani, vissuto in prima persona dai protagonisti dell'Italia di domani. Fuori dai palazzi. In rete, e per le strade.

facciamo rete!

I Siciliani giovani

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Scampia, scoppia la festa coriandoli, festoni e carri allegorici la normalità abita in periferia di Claudio Ricciardi

è la Scampia che non ti aspetti. Questa Volti puliti e sorridenti, bimbi allegri e mamme contente. Strade affollate e colorate. Allegria e socialità. Sono segnali di riscossa, di reazione per un quartiere che non ci sta ad essere dipinto come un bronx metropolitano. Cortei e maschere per mettere in scena la faccia pulita di Scampia. Il carnevale è l'occasione non per travestirsi ma per mostrarsi e cancellare gli stereotipi e i luoghi comuni di un territorio che è più e non meno uguale ad altri posti della città. Fischietti, bidoni di latta che suonano, trombe che squillano, birilli che volano in aria, coriandoli che svolazzano allegri, maschere e carri dalle tinte sgargianti. Impossibile starsene fermi. Benvenuti al carnevale di Scampia. La festa ha preso inizio come è da tradizione sotto la sede dell'associazione promotrice “Gridas Gruppo risveglio dal sonno” in via Monte Rosa. Il tema di quest’anno è introdotto da due carri: il primo è un fiore con sopra una coccinella, l’altro un carro con sopra i rifiuti tossici. L'allegro corteo ha percorso le vie di Scampia e ondeggiato al ritmo della musica. Antonio Cataldo dello storico gruppo di musica popolare “I Zezi” ne è convinto: “La musica dà le energie giuste per stimolare il cambiamento, la gioia e la bellezza”. E' un carnevale anticamorra, un fare ammuina per cambiare le cose, rompere gli equilibri, mostrare la bellezza contro la criminalità organizzata e disorganizzata. Tra la folla c'è anche la neo assessora alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli, Alessandra Clemente: “Vedo tanta gente che ha voglia di cambiamento - spiega ed è necessario che si faccia di più di quanto è stato fatto finora per Scampia e per tutti i giovani di questa città. Noi siamo di più e Napoli è la nostra città non dei camorristi”. © Riproduzione riservata

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La polemica. Una scossa contro i salotti buoni e le torri d'avorio

Resistere ai boss di teatro e cultura Il disagio degli autori indipendenti “Ci autoproduciamo per sopravvivere” una

Metodo indipendente

di Mario Gelardi

media

di

cinquanta

posti.

3) il cosiddetto “metodo indipendente”,

Immaginiamo che il biglietto d’entrata

Mario Gelardi è un autore, un regista e uno

quello dei piccoli gruppi teatrali, dei

costi 10 euro. Mettiamo che si faccia il

sceneggiatore di spessore. Da sempre è

giovani, delle associazioni, che per esser

tutto esaurito, per un totale di 500 euro.

immerso nel teatro d’impegno civile. Un

chiari non è altro che un’ autoproduzione.

La prima cosa da sottrarre è la SIAE, pari

teatro che racconta storie a partire da

I teatri piccoli

testimonianze, da memorie, da fatti realmente

in

questo

caso

a

circa

41

euro.

Questo non è necessariamente un male, ti

Ovviamente sei a percentuale, quindi

pone sul mercato culturale e al contatto

come

col pubblico, vai avanti se il pubblico

dell’incasso netto. Facciamo il caso che

intuire che Mario Gelardi dà fastidio e va

decide di vedere il tuo spettacolo. Questo

in scena ci siano due attori. A carico della

ignorato. (arn.cap.)

in un mondo ideale che mi sembra di

compagnia ci sono le spese di agibilità e

notare non sia il nostro. Facciamo i conti

di costo del lavoro (INPS, ENPALS,

Vorrei fare una riflessione non artistica

del buon padre di famiglia. I teatri piccoli

INAIL,… per capirci), 40 euro ad attore

che lascio a colleghi più preparati di me,

che

aperti

circa sulla paga minima sindacale. A

ma una riflessione da padre di famiglia

all’accoglienza, e che detto per inciso

questo punto il buon padre di famiglia

che deve amministrare uno stipendio

rischiano di chiudere ogni giorno, hanno

deve fare due conti, 306 euro di incasso

accaduti. Un teatro scomodo. Il suo mestiere lo fa senza fare inchini e genuflessioni ai boss della cultura e del teatro napoletano. E' facile

come in un qualsiasi lavoro. Accanto ai

sono

anche

quelli

più

La denuncia

teatri grandi e grandissimi, guidati da

compagnia

ti

il

70%

netto, meno 80 euro , il totale è 226 euro lordi, pari a circa 180 euro netti a cui togliere l’iva al 10.

direttori grandi e grandissimi, nominati

spetta

Ma questa è una

previsione ottimistica, il buon padre di

da politici piccoli e piccolissimi, ci sono

famiglia

i teatri medi e piccoli che, fatto sta, sono

deve

tener

conto

degli

imprevisti, il tecnico luci per esempio, lo

la maggioranza. Essenzialmente ci sono

spettacolo

tre modi per produrre uno spettacolo:

potrebbe

prevedere

scene,

costumi, la benzina se il teatro è fuori mano, una schifezza di locandina che però

1) lo produce un teatro stabile, che è

chiedi ad un grafico amico, quindi ti costa

come un ministero succhia soldi, luogo

la stampa;mettiamo il caso che il direttore

di potere e di prestigio più che di cultura;

del suddetto teatro sia generoso e non ti

2) ci si rivolge ad un produttore privato

faccia pagare l’affitto luci e che magari

che di ti chiederà di portargli il “nome”,

non lo debba rincorrere per farti pagare.

che di norma è televisivo e costa tanto,

Ora nella più ottimistica delle ipotesi le

più di quello che fa incassare di solito;

tre persone che hanno dato vita allo

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spettacolo possono disporre di circa

carciofo sul banco della frutta al

nella migliore delle ipotesi, non ne

sessanta euro a testa. Ovviamente tenendo

mercato. Se pensiamo che il teatro, la

capiscano davvero nulla. La situazione

conto che hanno fatto il tutto esaurito e

cultura sia come il dolce (o l’aragosta

attuale è anche responsabilità, e bisogna

che

omaggio

come ebbe a dire un'assessora) a fine

dirlo a gran voce, della scandalosa e

nemmeno a babbo e mamma. Facendo i

pasto, gradevole ma non indispensabile,

clientelare amministrazione della cultura

conti

facciamolo definitivamente sparire.

delle passate giunte, con fondi caduti a

non

hanno

dato

un

che non piove, che non fa tropo

caldo, che non ci sia una partita del

Il timore fondato

pioggia che sono serviti più a fare

Napoli, che non ci sia il blocco dei mezzi

La sensazione in realtà è che sia già

vacanze che a fare teatro. E se qualcuno

pubblici. Questi conti del buon padre di

sparito, che sia un malato terminale per

dice “dateci voi un’idea”, raccogliamo la

famiglia o della serva se preferite, forse ai

cui nessuno si prenda la responsabilità di

sfida, tranquilli, ma non chiedeteci di

non addetti ai lavori possono sembrare

staccare la spina. Il timore fondato è che

fare la moltiplicazione dei pani e dei

di tutto questo non gliene importi

pesci, non tocca agli uomini di cultura

davvero niente a nessuno. La sensazione

indicare come amministrare le risorse

è che gli amministratori della mia città,

pubbliche. Non è un caso che la cultura

di questa regione e forse di questo paese,

sia marginale nei programmi dei partiti

al di là delle propagandate buone

candidati alle elezioni e quando c’è, ha

intenzioni, di come si gestisce la cultura,

argomenti davvero patetici.

inverosimili o addirittura patetici, ma sono la norma. Sono il danaro con cui si deve rapportare chi fa questo lavoro, ora più che mai.

La scelta politica Siamo davanti ad una scelta politica importante sia a livello nazionale che locale, se non si vuole che il teatro diventi una scelta di élite, per chi lo fa e per chi lo guarda, se non vogliamo che diventi un arte da museo, se vogliamo che il teatro sia alimentato da giovani artisti, ma anche meno giovani, è impossibile escludere un aiuto mirato e saggio da parte dell’istituzione

pubblica. Se

poi crediamo che il teatro sia come un panino da fast food, una merce qualsiasi,

trattiamolo

come

una

bottiglia di latte, mettiamolo esposto in un frigorifero, consideriamolo un

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La camorra e altre storie di briganti

a Camorra e altre storie di briganti di Alexandre Dumas è arrivato anche in Italia. Si tratta di una raccolta di reportage, recuperati dallo studioso Claude Schopp, in cui l'autore francese racconta la camorra, pubblicati l’anno scorso in Francia da La Librairie Vuibert nel volume La Camorra et autres recits de brigandage. In “La camorra e altre storie di briganti”, pubblicato da Donzelli, Dumas racconta la nascita della camorra con la precisione del cronista e la penna leggera del narratore, tracciando affascinanti ritratti dei primi boss. Nel 1860, dopo aver raggiunto l’amico Giuseppe Garibaldi a Palermo, e aver seguito e accompagnato l’impresa dei Mille fino a Napoli, Dumas si ferma per ben tre anni nella città partenopea. Da lì, nella sua infaticabile attività di cronista e narratore, scriverà migliaia di pagine, da destinare sotto forma di corrispondenze alle riviste parigine, o di racconti agli editori di mezza Europa. In esse, la passione per la narrazione si sposa con il sostegno militante a favore delle forze che, finalmente, stanno sconfiggendo i Borboni nel Sud. E sono i Borboni, in prima persona, attraverso le loro decennali pratiche di malgoverno, i principali sostenitori, quasi si potrebbe dire i capi occulti, dei grandi fenomeni criminali che attraversano la capitale del vecchio regno meridionale e tante parti delle sue campagne. Ma anche la Chiesa ha un ruolo non marginale nel diffondersi e radicarsi del brigantaggio, favorito e incoraggiato dal livello di corruzione toccato da alcuni esponenti del clero. In questo volume sono raccolti gli scritti che Dumas dedicò alla camorra napoletana e al brigantaggio meridionale. I ritratti dei più celebri e temuti briganti sono all’altezza dei più noti personaggi dei suoi romanzi; al tempo stesso, un robusto spessore di «verità», sorretto da un solido utilizzo di fonti di prima mano, fa di questi scritti una straordinaria «inchiesta» ante litteram. Il libro è frutto dell’intuizione e del talento di investigatore di Claude Schopp, che ha rintracciato i frammenti dei testi di Dumas negli archivi della Biblioteca dell’Istituto di Francia a Parigi, a Napoli e a Praga. «Dumas accenna a questi articoli e racconti in alcuni suoi scritti e quindi io sapevo dell’esistenza di questi testi perduti. Così mi sono messo a investigare e grazie anche alla collaborazione di un amico di Napoli ho potuto avviare la ricerca – ha raccontato Schopp.

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Buccinasco, la 'ndrangheta al Nord

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uccinasco, la ‘ndrangheta al nord di Nando dalla Chiesa e Martina Panzarasa, è un’analisi storica e sociologica per capire come, a un passo da Milano, clan della ’ndrangheta si siano insediati al nord e come si siano intrecciati con il mondo delle imprese e della politica. Se oggi quasi non fa più scalpore, per decenni non se ne è parlato o non se ne è voluto parlare. Nel frattempo la ‘ndrangheta è penetrata nella società lombarda. Buccinasco si trova nell’hinterland milanese, a sud della grande metropoli, in una zona che comprende Corsico, Cesano Boscone, Rozzano e Trezzano sul Naviglio. Fino alla fine degli anni Cinquanta era un agglomerato di cascine, poi cominciano ad aprire alcune fabbriche e la popolazione si triplica nel giro di vent’anni. I nuovi immigrati vengono soprattutto dalla provincia di Catanzaro e il nucleo più numeroso è di Platì. Dalle rapine, ai sequestri di persona e alla droga, l’economia mafiosa evolve e passa all’edilizia e alle costruzioni. I mafiosi diventano uomini d’affari radicati nell’economia legale. Insomma, la mafia è arrivata fin dentro casa. Come è potuto accadere che la 'ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali? Si tratta di un lavoro scientifico, uno studio sociologico che focalizza le modalità con cui la mafia calabrese si è insediata nel territorio di Buccinasco e nei comuni limitrofi fino a diventare una presenza egemone in alcuni settori illegali (traffico e spaccio di droga) e legali (il movimento terra, il ciclo del cemento, le costruzioni). Il libro cerca di rendere evidente ciò che molti, per interesse, calcolo, paura, negligenza, o altro, non vogliono assolutamente vedere. Buccinasco, la 'ndrangheta al Nord è un libro che ha dato fastidio. Un'inchiesta sulla mafia che ha provocato la reazione stizzita degli amministratori locali.

Male Detta Mafia

l libro che Piera Aiello, testimone di giustizia con Paolo Borsellino, firma insieme a Umberto Lucentini, "Maledetta Mafia", è la struggente, drammatica, testimonianza di una donna che ha visto la sua vita sconvolta per amore. Attraverso questo libro, Piera Aiello decide di raccontare la storia delle sue vite, del suo grido di speranza, della sua sete di giustizia, del suo dialogo nelle scuole, del suo impegno contro quell’arretratezza culturale che spesso fornisce una solida base di attecchimento per le organizzazioni mafiose. Piera Aiello ha solo 18 anni quando sposa Nicolò. Nove giorni dopo il matrimonio il suocero, Vito Atria, un piccolo mafioso locale, viene assassinato. Nel 1991 la stessa sorte tocca a Nicolò, sotto gli occhi impotenti di Piera. Dopo quell'omicidio in Piera scatta qualcosa: "vedova di un mafioso, vestita a lutto come impongono le regole della mia terra,

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con una bimba di tre anni da crescere e una rabbia immensa nel cuore. In quel momento il destino ha messo un bivio lungo il mio percorso, dovevo scegliere quale futuro dare a mia figlia Vita Maria". Il momento di svolta è l'incontro con un uomo che "una mattina - scrive Piera- mi ha preso sottobraccio e mi ha piazzato davanti ad uno specchio, eravamo in una caserma dei Carabinieri". Quell'uomo è Paolo Borsellino. "Da quando lo "zio Paolo" mi ha piazzato davanti a quello specchio e mi ha ricordato chi ero, da dove venivo e dove sarei dovuta andare, sono diventata una testimone di giustizia. Io non ho mai commesso reati, né sono mai stata complice dei crimini di mio marito e dei suoi amici, gli stessi che poi ho accusato nelle aule dei tribunali e nelle Corti d'Assise". É la storia del coraggio della prima donna testimone di giustizia in Italia.


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è un periodico d'informazione con inchieste, reportage, cronaca, storie, interviste, cultura. É il numero 8 - Gennaio/Febbraio 2013

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