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Panda delle Groane

Numero 1

Aprile 2009

Notiziario a cura degli attivisti del Comitato Groane per il WWF Numero 1 Aprile 2009

Sommario Introduzione

Pg. 1

Gruana, ovvero Brughe- Pg. ra terra sterile? 1

Il Fosso del Ronchetto

Pg. 2

Prendiamoci cura dei Pg. nostri boschi—Oasi 3-4 WWF “Il Caloggio” Il laghetto delle Dami- Pg. gelle e degli Smeraldini 4-5 Il Comitato per il “Parco Pg. Regionale della Bru6 ghiera” I salvarospi

Pg. 7

Il sito Internet e come Pg. contattarci 8

Introduzione Il Comitato Groane per il WWF nasce nel lontano 1979 (inizialmente come WWF sezione Groane) per rendere piu’ incisivo l’operato dell’associazione a favore del Parco Regionale delle Groane (istituito nel 1976): festeggia quest’anno i suoi trent’anni di attività. I primi interventi furono mirati a promuovere l’immagine del Parco verso l’opinione pubblica ed allo stesso tempo a sollecitare un maggior interesse da parte dei politici: aspetti indispensabili perche’ i boschi e le brughiere erano invase da rifiuti ed oggetto di continui incendi. In seguito abbiamo allargato i campi d’attività anche verso altre problematiche, tra le quali primeggiava e primeggia la forte pressione edificatoria verso il Parco, cercando di favorirne lo sviluppo come area verde tutelata invece che luogo per costruire parcheggi, centri sportivi, discariche ecc..ecc.. Attualmente il Comitato gestisce anche due Oasi Urbane, il “Fosso del Ronchetto” a Seveso , in collaborazione con Legambiente e il “Il Caloggio” nel comune di Bollate.

Il Comitato svolge censimenti faunistici all’interno delle Oasi, monitoraggio e tutela della fauna all’interno del Parco Groane, con particolare attenzione alla salvaguardia delle zone umide, scrigni ricchi di biodiversita’. Partecipa con alcuni volontari al “Progetto Rospi” della Regione Lombardia, con particolare riguardo alla migrazione di anfibi nei comuni di Lezzeno e Nesso (CO). Segue le problematiche del territorio anche fuori dal confine del Parco, con osservazioni ai piani regolatori, ai piani del traffico e della mobilita’; partecipa ai processi di Agenda 21; denuncia abusi rilevati sul “campo”. Si occupa della salvaguardia delle ultime aree agricole presenti nel territorio di competenza. Redige e diffonde, tramite comunicati stampa e corrispondenza, l’opinione dell’associazione sui vari temi ambientali e territoriali. Gestisce il numeroso archivio storico documentale dell’associazione, rendendolo visionabile a soci e cittadini. Il Responsabile del Comitato Groane per Il WWF

Gruana, ovvero Brughera terra sterile? Questa dicitura compare nella bellissima mappa della Pieve di Seveso attribuita al pittore bresciano /Aragonio Aragonis/ e dipinta tra il 1610 ed il 1615 su richiesta del cardinale Federico Borromeo. L'etimo pare derivare da "gro" che indica qualcosa di aspro, non fertile. E nel nostro dialetto "g/rui/" significa rozzo, rustico, Il Devoto Oli per Groane ci rimanda ad un vocabolo tipicamente lombardo indicante un terreno fortemente "ferrettizzato": il suolo delle Groane ha una componente superficiale scarsamente fertile che ha reso sempre difficoltosa l'opera dell'agricoltore rispetto alle terre della Pianura.

Una piccola curiosità: il termine Gruana appare anche in una carta ventitionis del 1183 a proposito di terreni posti a sud di Milano (Chiaravalle, S. Maria) a conferma della diffusione del vocabolo per indicare terreni poveri. Ma le Groane sono davvero "terreni sterili"? Non proprio, se consideriamo lo sfruttamento che è stato fatto in passato di questi terreni per la coltivazione del brugo successivamente alla distruzione del bosco, seguito poi dal rimboschimento operato dal ‘700 che ha restituito in parte l’aspetto originario. Le numerose cave per l’estrazione dell’argilla si sono trasformate in importanti aree umide, processo favorito dalla impermeabilità del suolo.


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Il Fosso del Ronchetto Nell'ormai lontano Giugno 1991, le ripetute segnalazioni di un nostro socio, portarono gli amministratori di Seveso ad interpellare il WWF Groane e il locale circolo di Legambiente. Pochi mesi prima si era costituito il "gruppo di recupero ambientale" che all'interno della sezione si occupava di impostare giornate di pulizia nel territorio del Parco Groane. All'inizio anche il "Fosso del Ronchetto" pareva essere semplicemente un ulteriore posto da ripulire dai rifiuti abbandonati dall'uomo nella sua immensa miopia. I sopralluoghi del mese successivo ci fecero cambiare idea: in mezzo ai rifiuti e nascosto dai rovi, apparve l'ambiente unico del canalone. Le poche mature querce, assieme ad alcuni castagni, ma soprattutto la scoperta di colonie di tritoni in una zona umida un pò singolare (la buca delle fondamenta della biglietteria del futuro campo sportivo), ci fecero comprendere l'importanza dell'ambito. Tale valenza non poteva essere liquidata con 4 giornate di pulizia e così non fu. Iniziammo a pensare se non fosse possibile tentare la gestione dell'area e cominciarono le proposte e le discussioni con l'amministrazione comunale,

Volontari al lavoro nel canalone — anni ‘90

proprietaria di gran parte del terreno. L'ambito "il Fosso del Ronchetto" è caratterizzato da un ambiente praticamente unico nelle groane: la presenza di un canalone a forma di y scavato dall’erosione dell’acqua prodotta da azioni fluovioglaciali pleistoceniche (dall’attuale pianalto delle groane verso la valle del torren-

Come raggiungere l’Oasi WWF-Legambiente di Seveso L’Oasi del Fosso del Ronchetto si trova nel territorio del Comune di Seveso (MI), non lontano dal parco della Villa Dho (rettangolo blu). Per raggiungerla (ingressi consigliati con i cerchi verdi): • •

Treno: Ferrovie Nord tratta Milano – Asso Auto: da Milano lungo la statale 35, uscita Seveso. Fare poi riferimento alla SP44bis (vecchia Comasina) che nel Comune di Seveso prende il nome di Corso Giuseppe Garibaldi. Si consiglia di parcheggiare presso il centro sportivo di via Monte Rosa (cerchio rosso).

Festa dell’albero — Anno 1995

te Seveso). Questi ambienti in pratica non esistono più nelle nostre zone, sono stati spesso eliminati perchè la dolce pendenza di questi canaloni è risultata ideale per farvi passare strade o, proprio al fosso, per posare un metanodotto. Per questo motivo il Fosso del Ronchetto è cosi speciale e va protetto: è memoria di un ambiente unico e preserva, pur circondato dalla città, specie a rischio che sono indicatori di una buona qualità ambientale, quali ad esempio due specie di tritone (il crestato e il punteggiato) e la raganella, o avifauna come il picchio rosso maggiore e il picchio verde. Tutto ciò in otto ettari di terreno posti a cavallo tra il pianalto delle groane ed il torrente Seveso. Da quasi 18 anni l'area è soggetta alle attenzioni dei volontari delle due associazioni, di privati cittadini, ed è parte integrante nonchè soggetto fruito dalla collettività di Seveso. Non è mai stato desiderio del WWF Groane mettere l'area sotto "campana di vetro", la sfida è stata quella di far convivere la giusta fruizione dell'area da parte dei cittadini con la conservazione. Non per nulla si è sempre data particolare attenzione alla manutenzione dei sentieri che percorrono l'area, proprio per permettere con un facile passaggio dei molti visitatori, il piacere del godimento della natura coniugato al suo rispetto. Ed in questi 18 anni abbiamo potuto rilevare ben pochi gesti di mancato rispetto a riprova dell'accettazione dell'ambito e della sua importanza per la collettività.


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Prendiamoci cura dei nostri boschi Oasi WWF “Il Caloggio” Benché nell’immaginario collettivo il bosco sembri un ambiente naturale che possa prosperare all’infinito senza interventi umani, in realtà nella nostra zona dove i boschi hanno subito manomissioni e sfruttamento millenari fin quasi a scomparire completamente, hanno bisogno di interventi mirati di selvicoltura, per conservare le loro caratteristiche e perpetuarsi nel tempo. Se un tempo la principale funzione dei boschi era la produzione di legname, ora nella nostra società moderna essi devono assolvere anche altri compiti, di certo non meno importanti: • produrre ossigeno, assorbire anidride carbonica e immagazzinarla nel fusto, nelle radici e nell’humus accumulato nel suolo forestale, dando quindi un valido contributo per contrastare l’effetto serra ed i cambiamenti climatici; • mitigare le alte temperature estive, grazie alla evapotraspirazione delle loro chiome, regolando così il clima anche a livello locale; • eliminare le polveri sottili ed altri inquinanti, che si depositano sulle chiome degli alberi; • mantenere un elevato livello di biodiversità, ossia essere composti da molte specie vegetali che possano garantire cibo e luoghi di riproduzione per molte specie animali; • rendere saldi i terreni in pendenza e preservare i corsi d’acqua dall’erosione, permettendo alle piogge di non dilavare il terreno e di infiltrarsi nel sottosuolo per ricaricare le falde acquifere; • Offrire luoghi salubri per le attività del tempo libero. Nell’Oasi “il Caloggio” sono presenti ben 70.000 mq di bosco ai margini della città, che possiamo suddividerli in

Volontario durante un’operazione di sfalcio

due gruppi: i robinieti e i boschi di nuova formazione. I robinieti possono essere puri o misti. Nel primo caso sono costituiti quasi esclusivamente dalla robinia o “falsa acacia”, specie importata dal nord America che ha colonizzato spontaneamente terreni abbandonati dalla coltivazione in epoca più o meno recente. È il caso di alcune porzioni di

terreni residuali fra i fontanili, che a seguito della recinzione dell’area negli anni settanta non sono più stati coltivati e sono stati colonizzati dalla robinia. I robinieti misti sono composti più o meno abbondantemente da specie autoctone, come la quercia farnia, il carpino bianco, l’olmo campestre e altre. Caratterizzano terreni mai messi a coltura, che però nel corso degli anni hanno visto cambiare la loro composizione arborea a causa di tagli eccessivi e irrazionali, che hanno permesso alla robinia, specie a crescita veloce e apprezzata per essere specie mellifera e dal legname ad alto potere calorifico, di aumentare la sua presenza a scapito delle piante nostrane. Il principale robinieto misto è quello a nord-est del Caloggio, lungo il torrente Nirone, nel quale possiamo vedere due splendidi esemplari di quercia. In questi ultimi anni le robinie che li compongono hanno cominciato a deperire per vecchiaia. Si deve cogliere questa occasione per impostare interventi selvicolturali atti a favorire la crescita di specie autoctone e di conseguenza aumentare la biodiversità animale e vegetale. I boschi di nuova formazione sono rimboschimenti, cioè piantagioni da noi effettuate con l’aiuto della cittadinanza su terreni agricoli precedentemente abbandonati. Sono formati essenzialmente da specie autoctone (quercia farnia, olmo campestre, acero campestre, olmo campestre, carpino bianco ed altre) e hanno un età che varia dai 15 anni della prima piantagione ai pochi mesi delle ultime.

Cosa faremo con il tuo aiuto! Nei vecchi robinieti toglieremo le robinie pericolanti lungo i sentieri e quelle deperienti a piccoli gruppi, dando luce al sottobosco per mettere a dimora nuove piantine forestali di specie arboree e arbustive autoctone che, crescendo, cambieranno progressivamente l’aspetto del bosco, rendendolo più simile a quello naturale. Nei nuovi boschi si provvederà alla manutenzione per garantire una corretta crescita, eliminando le piante malate, spezzate o malconformate per favorire la crescita di quelle più belle e promettenti. Tutte le operazioni selvicolturali sono autorizzate dall’Ente gestore del Parco delle Groane ai sensi dell’art. 11 della l.r. 27/2004 (legge forestale regionale). I volontari che parteciperanno alle giornate di lavoro nell’Oasi impareranno come si gestisce naturalisticamente un bosco, potranno osservare il progressivo susseguirsi delle stagioni; dal risveglio della natura con le prime timide fioriture dei campanellini (il bucaneve di pianura) in pieno inverno all’esplosione di colori del sottobosco in primavera. Dal riposante verde estivo che smorza la calura, alla calda tavolozza dei colori autunnali…..e scoprire ed aiutare la moltitudine di animali che incredibilmente popolano questo ambiente .


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Giornate di lavoro nell’Oasi WWF “Il Caloggio” (dalle ore 9 alle ore 17 circa) ANNO 2009 DOMENICA 19 aprile Ultimazione lavori nel bosco DOMENICA 17 maggio Manutenzione sentieri e rimboschimenti DOMENICA 14 giugno Manutenzione sentieri e rimboschimenti DOMENICA 12 luglio Manutenzione sentieri e rimboschimenti 6 SETTEMBRE Manutenzione sentieri e rimboschimenti Volontari durante interventi di manutenzione boschiva

18 OTTOBRE Pulizia corsi d’acqua e preparazione per festa dell’albero 15 NOVEMBRE Lavori nel bosco 13 DICEMBRE Lavori nel bosco

Come arrivare all’Oasi Giunti a Bollate percorrere via Verdi e svoltare in via Caloggio, dopo un centinaio di metri un ponticello in legno sulla destra immette nell’ Oasi. Per chi arriva in auto si consiglia di parcheggiare nell’area di fronte alla piscina comunale in via Dante Alighieri, posta all’intersezione con via Verdi.

Il laghetto delle Damigelle e degli Smeraldini Il laghetto delle Damigelle e degli Smeraldini in località San Carlo, a Seregno (MI), è un bellissimo esempio di rinaturalizzazione di un ambiente creato dall’uomo. Nella realizzazione del Parco urbano “Falcone e Borsellino” alla fine degli anni ’90, il progetto ha previsto questo piccolo specchio lacustre, probabilmente con intento più esteticopaesaggistico che ecologico. Tuttavia nel tempo, grazie alla presenza di zone inedificate al contorno (ahinoi, poche!) e a dispetto di qualche vandalo che lo considerava una discarica per rifiuti di ogni tipo, il laghetto è stato colonizzato da varie specie animali e vegetali spontanee, di cui alcune protette, che l’hanno trasformato in un piccolo ma pregevole habitat naturale. È possibile osservare rane verdi, rospi smeraldini, chiocciole e coleotteri acquatici, libellule (tra cui numerose del gruppo degli Zigotteri, denominate anche “damigelle”), che usano lo stagno come fosse un "nido d'infanzia". Sono pure stati notati aironi cenerini nelle primissime ore del mattino per una sosta ristoratrice. In acqua si possono attualmente osservare anche diversi pesci rossi e tartarughe palustri americane (specie estranea alla fauna italiana) che, impropriamente introdotti, rischiano di arrecare gravi danni agli anfibi ed al resto dell'ecosistema. La vegetazione presenta specie pregiate, tipiche delle zone umide, come tife, ninfee, giaggioli d’acqua, ecc. Nonostante tutto ciò l’Amministrazione Comunale, nella primavera del 2007, deliberava l’interramento del laghet-

to, motivandolo con l’ "esigenza di riqualificare una zona oggi totalmente degradata e oggetto di vergognosi atti vandalici" nonché "naturale incubatoio di larve di zanzare".

Panoramica dell’area umida all’interno del parco urbano

Abbiamo scritto subito al Comune di Seregno chiedendo di ritirare la delibera, facendo presente che il laghetto ospitava diverse specie, sia animali che vegetali, tutelate dalla Legge Regionale n. 33 del 27 Luglio 1977 (ora sostituita con la L.R. n. 10 del 31 marzo 2008).


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Facevamo inoltre presente che “la presenza di predatori nel laghetto rende improbabile che lo stesso sia un incubatoio di larve di zanzare ed anzi lo rende una trappola naturale”. Chiedevamo anche di incontrare gli amministratori al fine di esaminare le modalità concrete di recupero dell’area interessata. Tuttavia la Giunta Comunale sembrava intenzionata a mantenere la propria decisione di distruggere questo prezioso habitat naturale. Iniziava così una mobilitazione dei nostri volontari – mediante campagne informative sulla stampa locale, petizioni on-line, attività didattiche nella vicina scuola primaria e interventi di pulizia del laghetto – che ha portato l’Amministrazione comunale a recedere dai propri propositi.

La nuova decisione però non è mai stata formalizzata, per cui è necessario non abbassare la guardia e mantenere desta l’attenzione per la tutela del piccolo stagno. Prossimamente è prevista una giornata di pulizia, con momenti di animazione per bambini, nell’ambito di una serie di iniziative sull’acqua organizzate in collaborazione con diverse associazioni seregnesi. Invitiamo tutti i soci e simpatizzanti a partecipare. Per ultimo segnaliamo che il laghetto è stato inserito, come luogo significativo, nella guida “Dorsale Verde Nord” pubblicata, a cura della provincia di Milano, da Maggioli Editore nello scorso mese di marzo.

Volontario durante un intervento di pulizia (maggio 2007)

Vegetazione acquatica al laghetto di Seregno—quartiere S. Carlo

Le Damigelle

Gli Smeraldini

Così vengono denominate comunemente le libellule che appartengono all’Ordine degli Odonati ed al sottordine degli Zigotteri. Si differenziano dall’altro sottordine, cioè gli Anisotteri, per tenere a riposo le ali chiuse, anziché distese ai lati del corpo e per avere degli occhi piccoli ai due lati della testa, anzichè grandi a tal punto da toccarsi. Nel laghetto di Seregno è presente, tra le altre, la specie Ischnura elegans con una popolazione numerosa in grado di formare suggestivi “grappoli” durante i riposi notturni nel periodo riproduttivo. Sono voraci predatori di zanzare.

Così denominati gli anfibi che appartengono all’Ordine degli Anuri ed alla specie Bufo viridis. Gli adulti sono caratterizzati da una colorazione a macchie da oliva scuro a verde brillante con tubercoli rossastri. Il richiamo del maschio è udibile durante il periodo della fregola con un verso inconfondibile, ma che può essere scambiato con il canto dei grilli (trillo r-r-r-r-r forte e acuto). A differenza del rospo comune (Bufo bufo) sopporta meglio l’aridità e le variazioni di salinità dell’acqua, adattandosi con più facilità all’ambiente urbano. Voraci predatori di invertebrati.

“Grappolo” di libellule nel riposo notturno (maggio 2007)

Coppia di rospi smeraldini (maggio 2007)


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Il Comitato per il “Parco Regionale della Brughiera” Il territorio della Brughiera è una delle prime aree coperte quasi esclusivamente da boschi e prati che si incontrano allontanandosi da Milano verso nord, in continuità con le Groane, stretta fra aree intensamente urbanizzate. Questi ecosistemi rappresentano quindi l’estremo rifugio per specie animali e vegetali legate all’ambiente forestale, che qui trovano la salvezza, in aree risparmiate dalla fortissima espansione urbanistica degli ultimi decenni. Il Parco sovracomunale è stato istituito nel 1984 dai Comuni di Cabiate, Lentate sul Seveso, Mariano Comense e Meda per salvaguardare e gestire i valori ambientali ancora presenti. Il Parco prende il nome dalla brughiera un tempo ampiamente diffusa e caratteristica del pianalto lombardo, caratterizzata dalla presenza delle praterie del brugo, essenza delle ericacee. Da una superficie iniziale di 750 ettari è stato recentemente ampliato, andando ad interessare anche Carimate, Cermenate, Novedrate, Figino Serenza, Carugo, a nord fino alle grandi pinete di Brenna. L'area tutelata raggiunge quindi oggi una superficie di circa 2600 ettari. Tuttavia questo Ente, in quanto sovracomunale e non regionale, non è in grado di salvaguardare adeguatamente tali aree e, oltretutto, lascia fuori da qualsiasi tutela zone d'alto pregio situate nei Comuni limitrofi.

l’ambito territoriale tra la provincia di Como e di Milano, già denominato “Brughiera Comasca” per la particolare rilevanza dei beni naturali e ambientali che lo caratterizzano e la sua importanza per l’equilibrio ecologico della vicine aree metropolitane (riconosciuto con legge regionale 30.11.1986, n. 83 “area di particolare rilevanza naturale e ambientale”). Le indagini conoscitive, le ricerche scientifiche, i convegni e altre iniziative promosse dalle amministrazioni locali, associazioni e gruppi culturali naturalistici e ambientali, hanno evidenziato l’assoluta esigenza di addivenire, con ogni possibile urgenza, all’istituzione del Parco al fine di meglio proteggere e valorizzare i valori naturalistici e ambientali dell’ambito territoriale in questione. Già in passato la Regione Lombardia costituì (nel 1997) un apposito “Comitato di Proposta” che ha anche elaborato la “proposta” per l’istituzione del Parco riconoscendone la particolare rilevanza ambientale. L’ambito da sottoporre a tutela è quindi ben definito, certamente voluto dalla gran parte dei cittadini, ma faticosamente ogni tentativo per dare maggiore dignità a questa area è fallito per lo scarso interesse mostrato dai vari soggetti politici che ci hanno amministrato. Il Comitato ci vuole provare ancora. Se vuoi darci una mano firma anche Tu on-line la petizione per il Parco Regionale della Brughiera all’indirizzo: www.comitatoparcobrughiera.it/ Oppure richiedi il modulo cartaceo contattandoci in sede WWF o rivolgendoti alla Pro Loco di Meda (c/o Palameda in via Udine 1/a — Apertura il sabato dalle 10 alle 12 tel. 334-7005062).

Il lago Azzurro nel territorio di Lentate sul Seveso

Per proteggere quest'ampia fascia boschiva ricca di biotopi, abbiamo promosso unitariamente la ricostituzione del Comitato per il Parco Regionale della Brughiera con obiettivo l'istituzione del PARCO REGIONALE. Del Comitato fanno parte, oltre al WWF Groane, associazioni, gruppi politici e singoli cittadini che operano in campo ambientale nelle province di Milano, Como e di MonzaBrianza. Siamo consapevoli di vivere in una regione dove il sostegno politico ed amministrativo allo “sviluppo ad ogni costo” si è spesso saldato agli interessi individuali e a quelli del mercato immobiliare, dando vita ad un'urbanistica incontrollata, facendo scempio del territorio con una colata di cemento continua sull'asse Milano/Como. Pur consapevoli di ciò, non ci rassegniamo e chiediamo la tutela regionale delle residue aree verdi, peraltro di elevato pregio ambientale, nonché delle aree agricole annesse.

L’attuale estensione del Parco sovracomunale della Brughiera Briantea


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I salvarospi Risale all’anno 2000 la prima operazione di salvataggio anfibi organizzata dai volontari del WWF Groane lungo la strada che collega Como a Bellagio. Da quella data e precisamente nelle località di Nesso e Lezzeno, in un periodo compreso tra marzo e maggio, si effettuano interventi di salvaguardia di una popolazione di anfibi della specie Bufo bufo (volgarmente denominato rospo comune), gravemente minacciata dal traffico veicolare durante la migrazione da monte verso lago (e ritorno) per l’annuale deposizione del cordone di uova nel lago di Como.

Il lago di Como dalla riva della Cavagnola a Lezzeno

Bufo bufo

Volontari durante la posa di barriere in polietilene

La posa di barriere in polietilene, lungo il margine della strada, impedisce a questi animali di raggiungere l’asfalto ricco di insidie, ma poi saranno i “salvarospi” a trasferirli mediante l’ausilio di secchi dall’altro lato, durante le sere illuminate dalle sole torce.

E’ una delle 2 specie di rospi presenti in Italia (l’altra è il rospo smeraldino). Presenta una colorazione dorsale bruno ocraceo con macchie bruno nerastre; occhi con iride arancio e pupilla allungata; i maschi misurano sino a 5-7 centimetri, più piccoli delle femmine che raggiungono i 712 centimetri. Si riproduce da marzo, ma tale periodo si può prolungare sino a giugno nelle zone di montagna. Nel periodo riproduttivo i maschi si recano all’acqua ed emettono suoni intermittenti simili ad un “oak” metallico. La femmina depone lunghi cordoni da 1.000 fino a 6.000 uova che schiuderanno dopo circa 2 settimane. Ne nasce un girino che dopo una metamorfosi di 2-3 mesi si trasforma in un rospetto lungo 8-12 mm. I rospi sono parecchio voraci nutrendosi dei vari tipi di invertebrati, ma non disdegnano piccoli vertebrati quali topolini. Questa specie predilige habitat forestali e tende a rarefarsi nelle campagne più compromesse dal punto di vista agricolo, lasciando il posto al più adattabile rospo smeraldino. Specie protetta dalla L.R. n. 10 del 2008.

Rospi in migrazione convogliati dalle barriere

I rospi, così come del resto tutti gli altri anfibi, svolgono un ruolo ecologico fondamentale nel controllo della quantità di invertebrati, e nel caso specifico costituiscono un insetticida naturale contro i parassiti dannosi al patrimonio forestale dei monti del triangolo lariano. I risultati di questi interventi, ottenuti mediante gli usuali censimenti frutto di conteggi manuali, ben fanno sperare in una ripresa numerica ottimale della popolazione, dopo un inesorabile declino a cui stava andando incontro.

Bufo bufo (Lezzeno, marzo 2005)


Notiziario a cura degli attivisti del Comitato Groane per il WWF Numero 1 Aprile 2009

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Sede WWF Groane: via Canova n. 45 (casa delle associazioni), 20024 Garbagnate Milanese (MI) Apertura 1° martedì del mese (riunione soci) dalle ore 21.00 alle ore 23.00 Tel.: 340.4539547 E-mail: groanewwf@yahoo.it Sito Internet: http://web.tiscali.it/wwfgroane/index.html Hanno collaborato: Maurizio Borghi, Mirco Cappelli, Zeno Celotto, Gianni Del Pero, Alberto Isnenghi, Edoardo Manfredini, Maurizio Minora, Mauro Molinari, Cristina Volontè.

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FERMIAMO LA LEGGE SPARATUTTO! Firma la petizione contro il disegno di legge Orsi http://www.wwf.it/client/PetizioneCacciaOrsi.aspx

Il WWF Groane nel web Si scrive su un motore di ricerca “WWF Groane” e appare all’inizio della lista. C’è da quasi due anni (giugno 2007) ed è stato visitato oltre 12.000 volte. Si tratta di un sito volutamente artigianale, prodotto solo con lavoro volontario. Vorrebbe rispecchiare l’attività del WWF Groane, nello spirito e nel metodo. Gli squilibri sono inevitabili. I volontari sono una ventina e operano su un territorio di competenza vasto e anche oltre. Si riuniscono una volta al mese a Garbagnate, dove è la sede. Internet è il collante per molti (ma ci sono anche i renitenti alla rete), oltre che le iniziative sul campo. Con la posta elettronica e con il gruppo Internet “Groane”, riservato agli iscritti, i connessi si consultano quasi giornalmente. Qualche flame o semplice discussione si trasforma a volte in una pagina sul sito. Questo è nato su un tema specifico: l’impegno per salvare il laghetto di San Carlo a Seregno dall’interramento, deciso all’inizio del 2007 dall’Amministrazione Comunale. Oggi il laghetto sembra al sicuro, ma continua a dare il nome al sito: WWF Groane – Il laghetto di San Carlo e… molto altro. Quel “molto altro” è cresciuto nel tempo, secondo una logica dal particolare al generale. I fili conduttori sono diversi:

Il laghetto, la vita negli stagni, le zone umide nel Parco delle Groane, anfibi, uccelli, libellule….. Il territorio protetto nel Nord Milano con particolare interesse al Parco delle Groane e alle Oasi del WWF Groane: Caloggio e Fosso del Ronchetto. Ma anche Parco della Brughiera Briantea e il Parco Brianza Centrale, come osservati speciali e il Parco Almasolis, un evento appassionante. Ci sono poi le minacce come la Pedemontana, la cementificazione, la caccia e temiamo l’Expo 2015. La Pedemontana ha visto nascere una rete di associazioni lungo il suo asse che sta portando avanti un grosso lavoro. Fra i fattori positivi: la Dorsale Verde, i corridoi ecologici e, speriamo, le compensazioni ambientali della Pedemontana. Altre attività sono per ora poco rappresentate (non sempre gli amici del WWF si prendono la briga di documentare quello che fanno!). Bastano un paio di foto, qualche riga di testo e una mail per inviare il tutto. Inviate proposte ed osservazioni all’indirizzo: albisn@libero.it

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