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Panda delle Groane

Numero 2

Aprile 2010

Notiziario destinato agli attivisti e simpatizzanti del Comitato Groane per il WWF Numero 2 Aprile 2010

Sommario Introduzione

Pg. 1

Lavori forestali e natuPg. ralistici nell'Oasi del 2 Fosso del Ronchetto Oasi ad elevato pregio Pg. ambientale 3 I fiori che annunciano la Pg. primavera all’Oasi del 4-5 Caloggio Volontari per la biodi- Pg. versità 5 Parlare di Pedemontana Pg. è difficile 6 L’antico insediamento Pg. del Mirabello e il suo 7 paesaggio agricolo Il Mirabello di Lentate e Pg. 8 il regno del rospo Pg. Un nuovo parco per la 9Brianza Centrale 10 Redazione

Pg. 10

Introduzione Il 2010 è stato proclamato dall’Assemblea Generale dell’ONU come “Anno Internazionale della Biodiversità”, per richiamare l’attenzione sul grave impoverimento ambientale che sta subendo il nostro pianeta a causa della incessante distruzione degli ecosistemi. E’ necessario quindi porre rimedio a questa “crisi di estinzione” che rischia di fare scomparire (per sempre!) molte specie animali. Contribuisce invece a favorire la biodiversità italiana la politica protezionistica di parchi, oasi, riserve. “Ogni essere umano dipende dalla natura e dai servizi che gli ecosistemi offrono, consentendo condizioni di vita dignitosa, sana e sicura, a vantaggio delle società umane e della sopravvivenza delle altre specie - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia -. Oltre ad esibire la propria bellezza e incredibile varietà, le migliaia di specie animali e vegetali che popolano la Terra operano infatti un lavoro incessante e coordinato, sconosciuto ai più, che garantisce gli equilibri vitali del pianeta e la sopravvivenza stessa di tutte le specie viventi, compresa la nostra”. La biodiversità è alla base di tutta la vita sulla terra, quindi report ornitologici e inaspettati come questo sotto riportato nel Parco Regionale delle Groane, non possono che rincuorarci: “In data 24/01/09 durante una uscita nel Parco delle Groane, piu’ precisamente nella Riserva Naturale dei Boschi di Sant'Andrea tra Cogliate e Misinto, ho potuto

Buteo buteo

osservare per alcuni minuti un bell'esemplare adulto di Poiana Calzata (Buteo lagopus) posata ai limiti del bosco ed in seguito in volo mobbata dalle solite Cornacchie Grigie (Corvus corone corvix). La Poiana calzata è un rapace di medie dimensioni, essendo molto simile alla Poiana comune (Buteo buteo) è di difficile riconoscimento. Generalmente nella Poiana calzata tutti i colori sono più contrastati che nella Poiana comune. Di aspetto grande e massiccio, presenta il petto chiaro con una grande macchia scura verso le zampe, caratteristica che, con il fatto di avere piume attorno alle zampe, ci svela il perchè del suo nome. Per questo splendido rapace l’Italia rappresenta un’area marginale di svernamento e solo le regioni settentrionali sono interessate dalla sua comparsa, dove vengono osservati generalmente individui singoli e soprattutto giovani. La specie nidifica nelle zone artiche e subartiche, nella taiga e nelle sue aree di transizione. Il freddo inverno di questo anno in tutto il continente europeo, può aver indotto qualche esemplare a spostarsi sino alle nostre latitudini alla ricerca di cibo. L’osservazione di quest’inverno e’ la seconda per il Parco delle Groane, dopo quella effettuata nell’oasi LIPU di Cesano Maderno nel 1999”. Il Responsabile del Comitato Groane per Il WWF

Buteo lagopus


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Lavori forestali e naturalistici nell'Oasi del Fosso del Ronchetto Nel corso di una serata pubblica è stato presentato il progetto che ha ottenuto un finanziamento regionale grazie al quale lo scorso autunno sono iniziati gli interventi selvicolturali e naturalistici presso l'Oasi del Fosso del Ronchetto. La novità è rappresentata dal fatto che i lavori non sono svolti da volontari WWF e Legambiente, ma dall'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) e interessano praticamente tutta l'area dell'oasi.

oggi molti li considerano inutili e non degni di protezione. Invece al Fosso del Ronchetto le zone umide vengono anche ampliate per tutelare maggiormente gli esseri viventi che già sono presenti nella lista rossa degli animali in pericolo o che vivono solo nella nostra regione.

La nuova area umida

Interventi di piantumazione

La prima parte degli interventi, svolti lo scorso autunno, ha determinato la totale ripulitura dell'area da infestanti quali rovi (che ricresceranno!), aceri e ciliegi americani, oltre al taglio delle robinie morte. Questo intervento, oltre all'eliminazione di un cospicuo numero di piante aliene, ha così creato lo spazio per il successivo, importantissimo atto: la creazione di nuove zone umide, scavate ove la lente di argilla delle groane si presentava più spessa. E questo costituisce l'aspetto più importante del progetto, volto al sostegno della fauna anfibia presente nell'oasi, con particolare attenzione alle due varietà di tritoni (crestato e punteggiato) ma anche alla rana rossa, alla endemica rana di Lataste, alla rana verde comune ed alla raganella.

Delimitazione del nuovo invaso

Predisporre nuovi invasi consente il creare le condizioni per la crescita e lo sviluppo delle colonie di anfibi in quanto gli habitat come le zone umide tendono naturalmente a scomparire. A questo si deve aggiungere la scarsa considerazione che tuttora l'uomo ha di questi ambienti; ancora

In quest'ottica l'oasi si è arricchita, a nord e a sud, di un bel reticolo di zone umide che già stanno assolvendo la funzione per la quale sono state create. Al temporaneo impoverimento del sottobosco pone rimedio il progetto stesso che prevede la messa a dimora di oltre mille tra alberi ed arbusti costituiti da essenze tipiche delle groane quali quercia (farnia), carpino, ciliegio, ontano, biancospino, nocciolo, sanguinella. Una buona parte è stata messa a dimora già nei mesi di febbraio e marzo scorsi per accelerare la copertura e la tutela dei nuovi stagni: i nuovi alberi si svilupperanno presto e le piogge primaverili hanno già contribuito al primo rigoglioso scoppio del verde, accompagnati dal lavorio del picchio e dai canti della natura. Un'altro punto fondamentale del progetto è il lavoro di osservazione e rilievo portato avanti dall'ERSAF in modo esemplare, con appostamenti e l'uso di trappole fotografiche che hanno già fornito notizie di inaspettate e piacevoli presenze. Da sottolineare poi che il progetto non termina con la posa delle alberature, il completamento degli stagni e il riordino del sentiero finalizzato alla fruizione dell'area naturale: Ersaf garantisce due anni di intervento di manutenzione, semplificando così le attività e l'impegno dei volontari.


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Oasi ad elevato pregio ambientale L’Oasi del Fosso del Ronchetto è localizzata sull’altopiano di Seveso (MB), dove la natura prettamente argillosa dello strato più superficiale del suolo ha permesso in passato la formazione di ampie aree umide, colonizzate da animali come gli anfibi che qui hanno trovato un luogo ideale per la loro riproduzione. La crescente urbanizzazione ha ridotto fortemente le aree di rilevanza naturalistica e l’Oasi ha costituito un luogo di rifugio e di salvezza per questi animali. Con l’inizio dei lavori di riqualificazione operato dall’ERSAF e prima della realizzazione dei nuovi invasi, sono state condotte indagini faunistiche sulle aree umide relitte che hanno confermato la presenza di specie di anfibi già segnalate in passato. Ma la presenza di 2 specie di particolare interesse comunitario impone per l’Oasi la denominazione di “zona di elevato pregio ambientale”. Infatti la Direttiva Comunitaria 92/43 CEE nell’allegato II inserisce tra le specie animali la Rana di Lataste e il Tritone crestato italiano, classificandole come “specie animali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione”. Questi 2 anfibi vengono considerati autoctoni per la Regione Lombardia (L.R. n.10 del 2008), quindi protetti in modo rigoroso vietandone la cattura, l’uccisione volontaria e la detenzione a qualsiasi fine e a tutti gli stadi di sviluppo.

Rana di Lataste ORDINA Anura FAMIGLIA Ranidae GENERE Rana SPECIE latastei Appartengono all’Ordine degli Anuri, animali che perdono la coda alla metamorfosi. I maschi hanno arti anteriori più robusti e un cuscinetto al lato interno del I dito della mano durante il periodo degli amori. Presenta una gola biancastra con marmoreggiatura grigio nerastra, caratterizzata da una stria longitudinale mediana che assume un tipico aspetto a “T” rovesciata. E’ una specie tipica del bosco planiziale a querce e carpini con fitto sottobosco.

Tritone crestato ORDINE Urodela FAMIGLIA Salamandridae GENERE Triturus SPECIE carnifex Appartiene all’Ordine degli Urodeli (o Caudati) in quanto provvisto di coda anche allo stadio adulto. I maschi hanno una cresta dorsale del tronco dentellata, alta sino a 1 cm nel periodo degli amori. Coppia di rane con presa ascellare

Nel periodo riproduttivo i maschi si recano in acqua emettendo un debole richiamo per attirare le femmine. L’accoppiamento è di tipo ascellare e la femmina depone una massa che può arrivare a un migliaio di uova. Il maschio può raggiungere una lunghezza di 5,5 cm invece la femmina 7,5 cm.

Maschio di Triturus carnifex

Durante la riproduzione preferisce le acque stagnanti, dove il maschio esegue una danza amorosa in cui mostra la banda madreperlacea dei fianchi alla femmina, colpendola alla testa con leggeri colpi del capo e della coda. Il maschio depone delle spermatofore in genere sui fusti delle piante acquatiche, assorbite dalla femmina con la cloaca. I maschi raggiungono una lunghezza di 15 cm invece le femmine 18 cm.

Anfibi in acqua


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I fiori che annunciano la primavera all’Oasi del Caloggio Recentemente il Parco delle Groane ha pubblicato un manualetto per divulgare la conoscenza della vegetazione del parco: “Atlante della Flora” di L. Gariboldi. Ampia parte del medesimo è dedicata alle erbe, con schede sintetiche ma esaustive e ricche di informazioni. Sono riportate solo una parte delle specie presenti. Un’ottima occasione per provare ad identificare e conoscere i primi fiori dell’anno. Abbiamo preparato una traccia, corredata di foto originali, del succedersi delle fioriture primaverili in ordine cronologico, secondo le osservazioni di quest’anno (2010) che ha avuto un inverno freddo, con bruschi ribassi della temperatura e una primavera piovigginosa e ritardata. In teoria esistono fiori che si fanno vedere anche nei mesi più freddi: in pratica, se la stagione non è particolarmente mite, occorre aspettare la fine dell’inverno per scorgerli. E sono la pratolina o margheritina (Bellis perennis) e la veronica (Veronica persica). La prima, il cui nome vuol dire bella, è certamente nota a tutti, la seconda, pur essendo diffusissima è sicuramente di aspetto più modesto. La veronica non è una pianta nostrana (autoctona). Come fa intuire il nome proviene dall’oriente. È invasiva ma fa parte ormai del nostro paesaggio ed è impensabile eliminarla. Non è infatti nella lista nera regionale. Una terza specie che ci dà le prime consistenti fioriture è la falsa ortica (Lamuim sp.).

ne sia presente solo qui. Il libro di Gariboldi non lo cita. Da quando il Caloggio è un’oasi (una quindicina d’anni) ha almeno raddoppiato la sua diffusione (assolutamente da non raccogliere e nemmeno calpestare).

Leucojum vernum

Più o meno nello stesso periodo o poco dopo possiamo vedere le scille (Scilla bifolia). Sono abbastanza diffuse in tutta la zona e sono davvero belle. Sono di un bel colore azzurro violetto intenso. Alcune sono insolitamente bianche.

L. maculatum e L. purpureum

A nessuno verrebbe in mente di coglierla. L’aspetto è quello poco invitane dell’ortica, sebbene non punga. La piantina è fragile e il fiore lo è ancor di più. Cresce a macchie tappezzanti e nella fase della fioritura dà un bel colpo d’occhio di colore violaceo nei prati che ancora stentano a rinverdirsi. Al Caloggio sono presenti almeno due varietà: il Lamium purpureum e il Lamium maculatum. Fin qui abbiamo parlato di specie molto comuni e diffuse ovunque. La fine dell’inverno regala al Caloggio uno spettacolo di grande pregio. In zone ben delimitate fiorisce infatti il campanellino (Leucojum vernum). Non è una pianta rara, visto che in montagna è abbastanza frequente, ma in pianura cresce solo in alcune zone umide e ombreggiate, a volte sul bordo dei canali. Sembra che al parco delle Groa-

Scilla bifolia

All’inizio della primavera i campanellini scompaiono e lasciano il posto a vaste fioriture di silvie (Anemonoides nemorosa), bianche, comuni, ma protette. Meno ampie, ma sempre consistenti sono le fioriture di pervinche (Vinca minor) (da non cogliere). Non mancano poi qua e là le violette (Viola sp.), i narcisi di origine da coltivi, che al Caloggio sono in ottima salute, i ranuncoli favagelli (Ficaria verna), il tarassaco (Taraxacum officinale) che a dispetto di quanto si creda è protetto, i ranuncoli (Ranunculus sp.) e tanti altri. Con l’incedere della primavera le erbe che fioriscono sono moltissime ed è facile dimenticarne qualcuna.


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Ficaria verna

Cardamine hirsuta

Fra quelle che passano solitamente inosservate, perché dotate di corolle piccolissime, il centocchio (Stellaria media), universalmente diffuso e la Cardamine hirsuta.

Anemonoides nemorosa

Volontari per la biodiversità In un precedente articolo abbiamo visto quanta varietà vegetale racchiude l’oasi del Caloggio: eppure non basta proteggere passivamente un territorio per garantirne la biodiversità. Un grosso pericolo presente purtroppo in tutte le aree protette è rappresentato dalla diffusione delle specie esotiche, considerata a livello mondiale la seconda causa di perdita di biodiversità, dopo la distruzione degli habitat, e questo fa capire quanto importante sia il problema. Al Caloggio, solo per citarne alcune fra le più dannose, creano notevoli problemi alla flora autoctona il prugnolo americano (Prunus serotina) ed il caprifoglio giapponese (Lonicera japonica). Il primo tende a sostituire nel tempo tutte le piante del bosco, dalle erbe agli alberi, rendendo il bosco estremamente povero e spoglio. Il secondo, tappezzando il suolo, soffoca ogni specie presente e arrampicandosi sugli alberi ne limita la crescita, portandoli alla morte.

ecologiche non bastano mai. Partecipare alle giornate ecologiche contribuisce a dare un concreto aiuto alla biodiversità, assicurando un futuro a specie che da millenni vivono nella nostra zona e che ora corrono seriamente il rischio di scomparire per sempre.

Giornate di lavoro nell’Oasi “Il Caloggio” - 2010 (al mattino dalle ore 9.30 — al pomeriggio dalle ore 14.30)

Festa dell’albero

Il contenimento di tali specie è alquanto dispendioso; per questo i volontari per eseguire questi lavori nelle giornate

DOMENICA 16 maggio Festa nazionale delle Oasi WWF DOMENICA 13 giugno Manutenzione sentieri e rimboschimenti DOMENICA 18 luglio Manutenzione sentieri e rimboschimenti DOMENICA 19 settembre Manutenzione sentieri e rimboschimenti DOMENICA 14 novembre Festa dell’albero Domenica 12 dicembre Manutenzione sentieri e rimboschimenti Non sono richieste conoscenze specifiche


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Parlare di Pedemontana è difficile Parlare di Pedemontana è difficile. Capire quali siano gli ultimi sviluppi quasi impossibile. La più grande e costosa opera pubblica (?) italiana che dovrebbe migliorare la qualità della vita e dell’ambiente dei territori che attraversa (??) non finisce mai di sorprendere: procedure anomale per la predisposizione dei progetti (ancora più anomale per la loro approvazione), modifiche concordate tra soggetti che non ne hanno titolo, la Regione che si nasconde per non assumere responsabilità, ma impone le proprie volontà (magari con leggi ad hoc tipo quella approvata per far passare il percorso in mezzo al Bosco delle Querce e movimentare così un po’ di diossina) e via di questo passo. L'operato dei nostri politici poi, in nome del tornaconto elettorale, risulta incomprensibile ai più: la Pedemontana e le opere accessorie si devono fare comunque, non “nel mio comune”, “siamo contro a meno che non ci diano un po’ di soldi, ma già che ci siamo chiediamo anche che i nostri concittadini/elettori non paghino il pedaggio....”. Queste sono alcune delle posizioni rilevate da articoli di giornali. Le ultime notizie “vere” sono legate alle prescrizioni del CIPE che ha approvato in buona sostanza, nel novembre scorso, il progetto definitivo ma ha anche richiesto contemporaneamente di riprogettare taluni segmenti, stralciando degli interventi proposti e sollecitando ulteriori modifiche con l’accordo degli Enti locali. Sottolineiamo il merito del WWF, che in Rete con altre Associazioni, ha presentato osservazioni specifiche accolte dal CIPE, quali: la cancellazione dello svincolo all’interno del Bosco delle Querce tra Seveso e Meda (nonostante il tentativo regionale di sfondamento) e l’eliminazione della nuova strada di arroccamento che avrebbe consumato una bella fetta di territorio da Meda a Lazzate, attraversando Barlassina e Lentate. Ancora più recentemente i sindaci dei comuni da Bovisio e Lentate hanno richiesto una moratoria fino al 2015 del tratto di Pedemontana denominato B2 (di fatto l’attuale Milano-Meda): praticamente la riqualificazione della superstrada. Dobbiamo valutare bene il significato di questa “buona” proposta ma temiamo che le motivazioni siano sostanzialIl bosco delle Querce di Seveso mente quelle di “spostare il problema” altrove e di portare a casa ulteriori risorse economiche quale merce di scambio per la “sottomissione” a Pedemontana.

Ancora: l’ambito delle Groane è interessato in particolare da un’opera complementare a Pedemontana denominata «Variante alla Sp 133»: una strada a scorrimento veloce, realizzata in parte in trincea, per collegare la SaronnoMonza, all’altezza della Cascina Emanuela di Solaro con lo svincolo della Pedemontana, a nord di Lazzate. Il problema è che i politici ed amministratori interessati non trovano (non vogliono) un accordo univoco e certamente non hanno le idee chiare. L’ultima novità in merito è un’ipotesi di ritorno alle origini: la strada, dopo essere stata spostata più ad ovest del previsto - lasciando quasi totalmente fuori Cogliate e correndo sul confine tra Rovello Porro, Rovellasca e Misinto - ritornerebbe a lambire i comuni delle Groane. Così si avvicinerebbe a Cascina Nuova, con il rischio di tagliarla in due. per consentire un collegamento tra le zone industriali di Misinto, Lazzate e Lentate sul Seveso, che eviti il riversarsi del traffico, specie pesante, in entrata e in uscita dalla Pedemontana su Lazzate. Ma qui, più dell’analisi tecnica, si deve verificare la convenienza politica: in entrambi le ipotesi le stesse porterebbero ad un ulteriore, pesantissimo, impatto ambientale. Non ci consola il fatto che una porzione del Bosco della Moronera di Lomazzo, interessato da un progetto vandalico di deforestazione per la realizzazione di un megasvincolo, sia oggetto di una richiesta di riprogettazione per verificare la possibilità di salvare la maggior superficie boscata possibile. Tra l'altro, lì le opere di Pedemontana sono già iniziate.... Altri gravi danni Pedemontana li porterà in aree verdi della bergamasca, ad Arcore e Bernate e nel mozzatese oltre che in attuali zone pregiate, dal punto di vista naturalistico coinvolte nel progetto delle Tangenziali di Como Il grande svincolo nel bosco della Moronera e Varese. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a contrastare ed arginare il più possibile quest’ennesima colata di asfalto e di cemento. Chiederemo anche di intervenire sui progetti definitivi ed anche sulle scelte esecutive. Vogliamo continuare a difendere il territorio da una miope conduzione politica e da un’assente programmazione da parte di chi non desidera comprendere (per ovvi motivi) che il territorio consumato è sottratto definitivamente ad ognuno di noi.


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L’antico insediamento del Mirabello e il suo paesaggio agricolo Il complesso di edifici del Mirabello di Lentate risale alla metà del XVII secolo e rientrava nelle vaste proprietà terriere del marchese Francesco Clerici, nobile milanese appartenente ad una ricca famiglia di mecenati e condottieri che dal 1628 aveva acquistato beni nelle nostre terre e preso dimora in Copreno, nella villa che ancora oggi porta il loro nome. L'insediamento del Mirabello era già, comunque, presente nel catasti teresiani del 1722, censito per la presenza di due piccoli edifici ("sito di casa"), circondati da brughiera e bosco forte a ovest, ronco ed aratorio ad est, aratorio a sud con alcuni moroni (gelsi). Successivamente la proprietà venne acquistata dal conte Gabriele Verri (padre di Pietro) che, nel 1756, fece costruire la villa attigua al complesso: a memoria di ciò venne apposta una lapide all'ingresso con la scritta "procul ad invidia" (tieni lontana l'invidia) ancora oggi esistente. Nel 1758 venne anche edificato un piccolo oratorio ovale, di "deliziosa fattura" stante alle testimonianze pervenuteci, titolato ai santi Filippo Neri e Gaetano. Alla famiglia Verri, passata alla storia anche per l'illuminata politica di tentativi di apportare migliorie al sistema agricolo esistente, si deve l'impianto di 34 alberi da gelso. In questi anni il Mirabello è frequentato da nomi illustri dell'intellighenzia milanse e lombarda che trovava ameni edifici per il riposo dalla vita cittadina, oltre nella villa in questione, anche nelle

Dal Catasto del Lombardo Veneto (1855) è rilevabile un incremento dei fabbricati con una "casa di villeggiatura e giardino", case coloniche, stalla, fienile e cortile. La proprietà Cajrati si estende sino alla Cassina Michelina situata ad est; i terreni comprendono aratori, boschi d'alto fusto ad est, brughiera boscata mista ad ovest, a sud (in territorio di Birago) viene evidenziato un bosco castanile da taglio e ad ovest brughiera. Ed è in quest'area che è presente la "fornace di Mirabello a tre bocche per soli mattoni". I gelsi censiti nella proprietà sono 252. Nei decenni successivi parecchi terreni della proprietà mutano destinazione d'uso divenendo aratori e coltivi, indicando così chiaramente il processo di colonizzazione in atto sui terreni boscati o di brughiera.

Il laghetto e la Villa Mirabello nel paesaggio agricolo di Lentate

Ingresso di Villa Mirabello in una cartolina d’epoca

altre che costellavano il lentatese (Villa Clerici ora l'Immacolata, le attuali Villa Volta Sannazzaro e Villa Porro Merelli Viansson Valdettaro della Rocchetta, Villa Airoldi Casnedi Raimondi, Casa Birago Radice, tanto per citarne alcune). Lo stesso Parini, ospite al Mirabello, aveva fatto (invano) richiesta d'essere investito del beneficio ecclesiastico di Lentate. Nel 1837 il Mirabello viene indicato, nella "Carta del Tenente Brenna" come Casino Cajrati (dal nome del nuovo proprietario): in mappa viene rilevata la presenza di una fornace, visibile ancora ai giorni nostri. La zona agricola di pertinenza risulta destinata in modo particolare a vigne; ad ovest una porzione del terreno è destinata a prato irriguo tramite le canalizzazioni del torrente Garboggiola. I terreni ad est sono seminativi con gelsi e ripe boscate. Un sentiero collega la villa alla strada Comasina.

Nel 1874 un altro cambio di proprietà con l'ingresso della famiglia Odazio (titolarità mantenuta, peraltro, sino a tre anni or sono con la morte dell'ultima discendente -Anna-): Cipriano Odazio impiantò una filanda che funzionò sino al 1918, allorchè l'edificio venne destinato a tessitura, attività che perdurò sino agli anni quaranta del secolo scorso. Negli anni passati l'antica cascina è stata restaurata e destinata ad abitazioni; la villa per ora non ha subito sostanziali travolgimenti ed è in attesa di lumi circa il suo prossimo destino, la filanda conserva ancora oggi il suo impianto architettonico per il quale è auspicabile un recupero a fini culturali. L'oratorio, purtroppo, giace in totale stato di abbandono. Nelle vicinanze della filanda si elevano tre enormi tigli, un ippocastano ed alcune robinie. L'area attorno al complesso continua sostanzialmente la sua vocazione agricola con campi destinati a prato e a seminativo. Nell'area sud, nel prato sopraelevato rispetto alla villa, sono presenti platani, querce e un filare di Gleditsia triacanthos. Il giardino annesso alla proprietà non ha subito sostanziali stravolgimenti e conserva alberi e arbusti tra cui: Buxus sempervirens, Aucuba japonica, Convallaria japonica e un imponente cedro.


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Laghetto Mirabello: il regno del rospo La natura argillosa del suolo, che rende impermeabile il terreno, fa si che nel Parco delle Groane si possano formare numerose aree umide. Si tratta di habitat importanti, che ospitano una grande varietà di specie animali e vegetali. In particolare, i molteplici stagni presenti nel Parco (un recente censimento effettuato dal WWF Lombardia nell’ambito di un progetto finanziato dalla Fondazione CARIPLO ne ha contati più di 50) sono di fondamentale importanza per gli Anfibi che, come è noto, sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua, senza la quale uova e larve non potrebbero sopravvivere. In effetti, grazie ai censimenti effettuati da studiosi, volontari e semplici appassionati, è noto da anni che nel Parco delle Groane sono presenti ben sette specie di Anfibi, con buone popolazioni riproduttive. Si tratta del tritone crestato italiano (Triturus carnifex), del tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris meridionalis), del rospo smeraldino (Bufo viridis), della raganella (Hyla intermedia), della rana verde (Rana sinklepton esculenta), della rana agile (Rana dalmatina) e della rana di Lataste (Rana latastei). Ma la Natura non cessa mai di stupire e, anche in luoghi dei quali si crede di conoscere ormai tutto, riserva sempre delle piacevoli sorprese. Risale solo allo scorso anno, infatti, la prima osservazione di rospo comune (Bufo bufo) nel Parco delle Groane, ad opera di alcuni volontari del WWF. Osservazione che è stata confermata anche quest’anno con un'altra interessante novità: la riproduzione accertata di almeno quattro coppie di questa specie. L’osservazione riveste una notevole importanza ecologica poiché certifica la presenza di una specie che si pensava scomparsa dalla zona delle groane anche a causa dell'eccessiva frammentazione dei territori per la costruzione di nuove strade e di nuovi fabbricati (sovente devastanti) che hanno creato, nel corso degli ultimi decenni, un notevolissimo impatto negativo sulle popolazioni della piccola fauna terricola, in cui rientrano anche i rospi.

L’importante osservazione è stata effettuata nel Laghetto Mirabello di Lentate sul Seveso, una delle principali zone umide del Parco, già censito nel catasto teresiano del 1722 e ora tutelato dal Parco Groane che nel suo Piano Territoriale di Coordinamento (assimilabile al Piano di Governo del Territorio di un Comune) lo fa rientrare nella Zona di Riserva Naturale Orientata “Boschi di Lazzate” e nel Sito di

Importanza Comunitaria IT2050002 “Boschi delle Groane”, individuato in base alla Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Il rilevamento del rospo comune all’interno del Mirabello conferma una volta di più la necessità di preservare questa piccola zona umida da qualsiasi snaturamento della stessa: occorre, invece, proteggerla al massimo lasciando integra anche l'area che la circonda e combattendo qualsiasi tipo di speculazioni possano minacciare questo piccolo lembo di terra giunto sino a noi in modo quasi miracoloso.

Maschio di rospo in presa ascellare sulla femmina

Rospo comune (Bufo bufo) Il rospo comune è un Anfibio Anuro dal corpo tozzo e dalla pelle verrucosa, di colore brunastro nelle parti dorsali e bianco sporco in quelle ventrali. È il più grande dei rospi europei tanto che le femmine, più grandi dei maschi, possono raggiungere i 20 cm di lunghezza. Ai lati del capo sono presenti le ghiandole paratoidi. Durante la stagione riproduttiva i maschi sviluppano delle escrescenze cornee nere sulle prime 3 dita e sul palmo della mano con lo scopo di favorire la presa della femmina durante l’accoppiamento. Il rospo comune frequenta qualsiasi tipo di ambiente e, tranne che nel periodo riproduttivo, conduce vita esclusivamente terrestre, attivo nelle ore crepuscolari e notturne. Il periodo degli accoppiamenti si ha in marzo–aprile. Giunti in acqua i maschi emettono richiami per attirare le femmine. Durante l’accoppiamento, caratterizzato da un amplesso ascellare, le femmine depongono in media circa 5.000 uova, in cordoni gelatinosi lunghi fino a 3-4 metri. Dalle uova, dopo circa 2 settimane, nascono piccoli girini neri che compiranno la metamorfosi in 2-3 mesi. I neometamorfosati, lunghi circa 10 mm, hanno una colorazione simile a quella degli adulti e raggiungono la maturità sessuale tra i 3-5 anni di vita, a seconda del sesso. Il maschio canta quasi esclusivamente nel periodo riproduttivo, emettendo una serie di oak dal suono metallico. I maschi, inoltre, possono anche produrre un verso simile a un pigolio. I rospi adulti sono carnivori e si nutrono di vari tipi di Invertebrati ma, a volte, catturano anche piccoli Vertebrati come piccoli topolini.


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Un nuovo parco per la Brianza Centrale All’inizio del 2001 il Comune di Seregno ha istituito il “Parco locale di interesse sovracomunale Brianza Centrale” per “definire una salvaguardia attiva del territorio inedificato... impedire processi di saldatura con i comuni contermini… contribuire ad una politica più generale di salvaguardia di spazi verdi alla grande scala in un luogo strategico di incontro, al centro di un sistema che comprende alcuni grandi parchi di interesse regionale (Groane, Alta Valle del Lambro, Brughiera Briantea). (1) Il parco comprende diverse aree, prevalentemente agricole, situate a corona della città. Le più vaste si trovano ad ovest e consistono in un grande parco urbano (Parco 2 Giugno) in zona Porada – con piste ciclopedonali e zone ricreative – e nel Parco Agricolo del Meredo, area preservata grazie al fatto di trovarsi incuneata tra due linee ferroviarie, resa fruibile con la trasformazione delle vecchie strade vicinali in piste ciclopedonali con fondo in calcestre. Nel corso di questi anni sono state effettuate diverse opere di rimboschimento nelle varie zone del PLIS, che sono andate ad arricchire le piccole aree boschive spontanee inframmezzate ai terreni agricoli.

Farnia monumentale al Meredo e viale al Parco “2 giugno”

Recentemente al parco “2 Giugno” è stato avvistato il Gufo comune (Asio otus); il che dimostra come la fauna selvatica è pronta a colonizzare le zone rinaturalizzate. Tuttavia il parco “Brianza Centrale” era destinato all’espansione nei comuni vicini, che pure presentano aree inedificate in molti tratti confinanti con il parco; ma questa espansione non si è ancora verificata, vuoi per lo scarso interesse di alcuni comuni, vuoi per l’indisponibilità dimostrata negli ultimi anni dal Comune di Seregno, la cui Giunta nel 2008 era addirittura intenzionata ad abolire il PLIS per trasformarlo in parco comunale. (2) In quel senso si è mosso quindi un gruppo di associazioni ambientaliste; in primo luogo l’Associazione Torrette Bini Dosso Boscone per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, che si adopera da alcuni anni per l’inserimento nel PLIS delle zone così denominate nei comuni di Macherio, Lissone, Albiate e Sovico. Le sue istanze sono state fatte proprie da Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile, un coordinamento di associazioni, gruppi e liste civiche di ispirazione ambientalista – tra cui il WWF Groane –, nato nel novembre del 2007 per vigilare e rispondere alle sfide territoriali che stanno attualmente caratterizzando l’area

del nord milanese, quali la redazione del progetto esecutivo dell’autostrada Pedemontana e la realizzazione dei nuovi Piani di Governo del Territorio.

Campo fiorito a Sovico-Boscone

La richiesta di ampliamento del PLIS veniva estesa ai comuni di Cesano Maderno e di Desio. Nel frattempo la Provincia di Milano, con il coinvolgimento delle associazioni del territorio, elaborava il progetto della “Dorsale verde nord Milano”, un grande sistema di spazi aperti tra Ticino e Adda, che comprende anche le aree a sud e ad est di Seregno. (3) Un primo successo di tutti questi studi e proposte è stato, nel febbraio 2009, la firma di un protocollo d’intesa tra i comuni di Albiate, Sovico e Macherio per l’istituzione del nuovo PLIS Alma Solis, che però comprenderebbe solo una parte delle aree proposte per l’ampliamento del PLIS Brianza Centrale dalle associazioni.

Campo di grano a nord di Bareggia

Nel marzo 2009 questo tema è stato oggetto di un convegno, tenutosi a Villa Campello di Albiate, organizzato da “Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile”. In questa sede veniva presentata la proposta di estensione del PLIS Brianza Centrale ad un’ampia fetta di territorio che va da


Notiziario destinato agli attivisti e simpatizzanti del Comitato Groane per il WWF Numero 2 Aprile 2010

Numero 2

Sede WWF Groane: via Canova n. 45 (casa delle associazioni), 20024 Garbagnate Milanese (MI) Apertura 1° martedì del mese (riunione soci) dalle ore 21.00 alle ore 23.00 E-mail: groanewwf@yahoo.it Tel.: 340.4539547 Sito Internet: http://web.tiscali.it/wwfgroane/index.html Hanno contribuito: Chiara Ballabio, Maurizio Borghi, Mirco Cappelli, Gianni Casiraghi, Zeno Celotto, Gianni Del Pero, Alberto Isnenghi, Edoardo Manfredini, Maurizio Minora, Andrea Modesti, Mauro Molinari, Maurizio Pagina 10 Valota, Cristina Volontè. Carate Brianza fino a Cesano Maderno, passando per Albiate, Sovico, Macherio, Lissone e Desio. Anche nella stessa Seregno esistono margini per possibili ampliamenti. Nel novembre 2009, per dare maggiore impulso alla proposta, l’Associazione Torrette ed il Gruppo WWF di Seregno davano vita al “Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale” che comprende ad oggi 14 associazioni e che ha dato il via a dei gruppi di lavoro sulla cartografia delle zone di possibile ampliamento, sull’individuazione di

Oratorio di Santa Margherita

una rete di sentieri e di percorsi ciclabili e sulla salvaguardia dei beni naturali e storici al suo interno. Il nuovo parco costituirebbe una tutela delle aree ancora inedificate in questa fascia di territorio (che purtroppo però verrà attraversata in alcuni punti dall’autostrada Pedemontana) e consentirebbe un collegamento, mediante corridoi ecologici, con i parchi vicini, cioè quello della Valle del Lambro, il Bosco delle Querce di Seveso, il Parco delle Groane e quello del Grugno Torto. Potrebbe inoltre contare al suo interno interessanti beni storici e ambientali quali l’area forestale del Boscone (Bosco del Ratto), residue architetture rurali (ad esempio Cascina Canzi ad Albiate) ed edifici di notevole rilevanza storica come l’oratorio di Santa Margherita alle Torrette di Macherio (4) e il complesso della Cascina San Giuseppe e Villa Buttafava in comune di

Desio. (5) Nel dicembre scorso il Comitato si è dotato di un blog all’indirizzo web: http://brianzacentrale.blogspot.com/ . Il blog presenta le attività del Comitato e i vari appuntamenti, oltre a notizie rilevanti sull’ambiente in Brianza, e ha visto crescere via via il numero delle visite. In questi mesi il Comitato ha organizzato varie iniziative come la conferenza sul Consumo di suolo in Brianza Centrale, la serata dedicata all’ascolto degli allocchi e delle civette, la proiezione di un documentario sulle aree agricole del parco e alcune uscite sul campo alla scoperta delle aree naturali del Parco delle Torrette e del Boscone. Contemporaneamente il Comitato segue l’attività amministrativa dei vari Comuni, a partire dalla redazione dei PGT, per fare pressione affinché vengano tutelate le poche aree non edificate rimaste, che vorremmo comprendere nel nuovo Parco. NOTE: 1) Relazione allegata al verbale di deliberazione del CC di Seregno, n. 31 del 30.01.2001. Una descrizione dettagliata del parco si trova in “Atlante dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Provincia di Milano” – Centro Studi Pim, 2008, reperibile online sul sito della Provincia di Monza e Brianza. 2) Il vice-sindaco di Seregno, rispondendo ad un’interpellanza nel consiglio comunale del 13.05.2008 dichiarava infatti: “Non è nostro interesse mantenere il PLIS nel PGT, non è nostro interesse allargare il PLIS ai Comuni di Albiate, Sovico, Lissone…”. Anche il Sindaco di Seregno rimarcava, in un’intervista (E-consorzio n. 1 – giugno 2008) che “un parco sovracomunale ti mette dei vincoli”. Fortunatamente, a quelle allarmanti dichiarazioni non sono, per ora, seguiti i fatti, perché la redazione definitiva del Piano di Governo del Territorio è stata rimandata a causa dei dissidi interni alla maggioranza. 3) Vedi “Dorsale verde nord – Una guida alla scoperta degli spazi aperti dal Ticino all’Adda”, Maggioli Editore, 2009. Recentemente la nuova Giunta della neonata Provincia di Monza e Brianza ha dichiarato di voler procedere all’attuazione del progetto per la parte compresa nel suo territorio. 4) La chiesetta di Santa Margherita risale al XIV secolo, in stile Gotico-Lombardo; l’interno è arricchito da due affreschi, con figure di santi a tutta altezza, sui pilastri dell’arco trionfale. 5) San Giuseppe è un antico nucleo risalente al XVI sec., comprendente fabbricati rurali, la chiesetta a pianta ottagonale e una villa signorile con parco.

http://cacciastop.org/

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Notiziario di sezione n.2 - WWF Groane  

Notiziario di sezione - aprile 2010

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