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Antologia di poesia contemporanea

“Goccia a goccia 2015”© è tutelato da diritti di autore a norma di legge ogni Autore si riserva i diritti delle proprie opere presenti registrazione:

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l’opera in copertina “Auschwitz, ultima attesa” è su gentile concessione dell’artista Aurora Cubicciotti ne è vietata la vendita realizzato nel maggio 2015 da Matteo Cotugno antologiagoccia@libero.it http://poesiedimatteocotugno.blogspot.it/ http://vocidipoesia.blogspot.it/

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Prefazione Grazie e benvenuti alla quarta edizione di "Goccia a goccia", un’antologia di poesia contemporanea a tema sociale dedicata quest’anno a tutti i migranti del mondo, col pensiero rivolto a chi muore per un sogno di libertà dalle oppressioni, dalla guerra, dalla fame, dalle intolleranze razziali e religiose, illuso da sciacalli infami e mandato a morire attraversando deserti e imbarcato su carrette del mare... tanti e troppi sono i morti nei nostri mari per non poter parlare di una vera strage cui non si riesce a porre rimedio, anche per grave colpa del disinteresse di autorità governative che pensano di esserne immuni solo perché distanti dai luoghi di migrazione, un comportamento vile che sarà punito dalla storia come esperienza insegna, un segno infame dei nostri tempi. E la nostra poesia cosa può fare in questo contesto? Ecco che la poesia di ogni Autore prende la forma di una goccia… e goccia dopo goccia scava la pietra dell’indifferenza che rende questi comportamenti… inosservati e impuniti una volta esaurito il clamore della cronaca... la poesia come testimonianza inestinguibile di una coscienza che si ribella a questo orrore. "Gutta cavat lapidem"… e facciamolo con la nostra POESIA! Ringrazio tutti gli

Autori che, numerosi, hanno collaborato a

questa nuovo progetto e i tantissimi lettori dell'ebook gratuito distribuito sui portali ISSUU, SCRIBD e Calameo. Matteo Cotugno

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dedicata a tutti i migranti del mondo, col pensiero rivolto a chi muore per un sogno di libertĂ dalle oppressioni, dalla guerra, dalla fame, illuso da sciacalli infami e mandati a morire su carrette del mare...

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Sara Acireale Lettera di licenziamento A cinquant'anni hai perso il lavoro, una lettera e poi... buio e dolore. La notizia a casa dovrai annunciare, non ti decidi... non sai come fare. Sono finite le tue aspettative Nel tuo futuro non c'è tranquillità. Tasse e bollette bisogna pagare, è finita per sempre la serenità. La banca intanto non può aspettare, il mutuo non intende rinegoziare. Sei troppo giovane per la pensione ma tanto "vecchio" per un'occupazione. Hai lavorato per circa trent'anni, ora ti sembrano sprecati i tuoi anni. Fino a ieri eri giovane e forte, oggi è avversa la tua sorte. Nessuno al mondo ti può aiutare, ti senti adesso in alto mare. Con la tua lettera di licenziamento, sembri una barca sbattuta dal vento.

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Marinella Albora Partenza “Lasciatemi andare. Non così voglio essere amata. Mi regalate respiri che non sono i miei. Mi iniettate liquidi che mi invadono il corpo. Ma io non posso vedere, né sentire, né amare. Non posso più piangere, né ridere, né abbracciare. Io non ho più ricordi, io non ho più progetti. Ma io non sono qui, qui resta solo il guscio. Una bambola vuota che può solo a invecchiare. Io voglio volar via. Dunque lasciatemi andare.”

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Eric Balossini Elegia del mare Non avevo mai visto il mare, questo cerchio infinito abbracciare le onde. Era fragile la nave, stanchi i miei occhi che non volevano piĂš guardare. Partivo dopo il deserto, per non morire qui dove per caso la vita scelse i miei passi. Eravamo mille solitudini sulla nave dei mille sogni, con le mani nude e un desiderio di futuro. Nessun presagio al tonfo, affondavano le nostre storie, precipitava con noi una piccola falce di luna. Avrei voluto vedere oltre quel mare dentro il mare, scoprire oltre la riva cadere silenziosa la neve. Altri vedranno per me il gesto del vento animare le foglie. Io resto qui in fondo al blu e divento risacca, desiderio d’infinito. Ăˆ la prima volta che sorrido, mi tengo stretta al viso la carezza di Dio.

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Stefania Balsamo La goccia Sulla roccia cade una goccia che non la scalfirĂ ma non si esime dal farlo, la goccia ... sa che l'altre che dopo verranno, nel tempo, la roccia scaveranno!

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Anita Barbaglia Il male del mondo

Non vedere il rosso colore Non udire il grido lontano Non toccare il cibo negato Il male del mondo Fu concesso ma rapido si dissolse l’angolo di luce E tornò il rosso colore il grido lontano il cibo negato Il male del mondo

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Antonino Barrasso La crociera Sul mare in balia delle onde osservano l'orizzonte in avida ricerca della terra promessa. Non è un viaggio di piacere su yacht di lusso, la classe è unica da trasporto animali, tra odore di urina e feci non si guardano negli occhi per l'intimità persa. In quel silenzio irreale si eleva l'urlo di terrore sul barcone inclinato inghiottito dal mare... il viaggio è finito. In quanti eravate? Interessa a fini statistici, per il resto chiacchiericci continui, aggettivi studiati a tavolino pur di non dire genocidio... per noi vale un “eterno riposo”, riposate in pace e così sia.

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Gesi Belardi .... era solo un sogno In un attimo : ...il fragore! Un assordante boato che i ricordi e i rimpianti del cuore scuote. La coscienza dal nulla riemerge e quel cercare nel vuoto... ...l'essenza si placa. Rinascere o credere di essere riusciti a farlo. Ma il silenzio ritorna, il dubbio i pensieri annebbia e... aprendo gli occhi, ci si accorge... che era SOLO un sogno.

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Maria Pina Belfiore "Ma come hai potuto?? E tu t'aspettavi quel sorriso antico, quella carezza morbida e calda, gli occhi che ti penetravano ... con dolcezza a scandagliarti l'anima.. Un attimo e all'improvviso anima triste corrugava la fronte gli occhi diventavano pugnali assetati di sangue voglia di far male che graffiava la pelle lacerandola... E lacrime e sangue... che male questa cieca rabbia incapace di capire di sentire arroganza imbellettata di candida eleganza. Gioco di roulette russa impazzita il male che la vita può regalare senza preavviso, senza ragione.... "

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Paola Belloni Sono qui Sono qui lacera di vesti e di vergogna mi sento un verme accovacciato a terra hanno stappato il mio cuore la mia purezza a cui tenevo tanto avrei voluto un giorno donarla al mio amore al mio giovane sposo grondano le lacrime tra gli occhi intrisi di sangue guardo il cielo lontano dove brillano ancora le stelle ormai non ha pi첫 senso per me vivere in questo brutto mondo in questo mondo strano mi sento stuprata e morta dentro per colpa di avidi uomini che san solo stuprare picchiare e fare sesso.

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Grazia Bianco Lui, il carnefice Cielo color cenere intorno odori marcescenti l'aria rarefatta odori nauseabondi foglie secche, quasi stracciate avvizzite dal male che incede! Nel bosco del male lui figura inequivocabile e depravata sovrasta ogni cosa senza limiti e doveri uccide con voglia ossessiva! La donna è lì che rimane subisce... subisce livida dal dolore intaglia illusioni e pensieri scrive su fogli accartocciati ogni sua emozione il cuore è un vulcano che dorme la lava erutterà con violenza... Le ombre notturne si affacciano lei sognava l'amore la gioia... la passione lui voleva il potere indiscusso lei doveva stare sotto il peso del carnefice! Era tutto un sogno nella sua mente ora tutto è dipanato ma il cuore è un gomitolo di spago insanguinato gli occhi guardano la luce tremula dell'orizzonte prega... prega... giustizia ci sarà come un bagliore nell'oscurità!

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Graziano Boccardi Un nuovo fiore‌ la speranza Dai confini del sole son anime dal mare nell'onda lunga del dolore, da spiagge d'occhi e sangue dell'orrore, con sogni differenti ma uguali di colore della terra sotto ai denti, nelle ferite al cuore. Semi d'esistenza nell'arido terreno dell'indifferenza, bagnato d'illusione e lacrime nel germoglio‌ d'un nuovo fiore‌ la speranza.

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Don Aldo Callegari La pace è nel Signore Se hai nel cuore La pace del Signore, Non temere, No … Non temere Se ti coglie la tempesta. Ama la pioggia, il vento, Il sole, il tramonto: Sono doni del Signore. E se il dolore entra nel tuo cuore Accettalo e offrilo a Dio Perché è l’unica cosa di te Che puoi offrirGli.

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Mattia Capelletti Tramonto di una vita Dopo una lunga traversia, il capitano abbandona il suo timone perchÊ la vita termina come una bolla di sapone quando esplode‌ La natura umana non concepisce questo concetto: si tentano sotterfugi che non portano a un lieto fine. Le barbarie continueranno in eterno‌

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Vincenzo Capitanucci Liberazione Vorrei che Tu Amore liberassi la mia Donna in ogni angolo del mondo e che Lei potesse educare i suoi figli non pi첫 a somiglianza dei loro Padri ma sembra che anche questo come mille altre conquiste ad immagine della sua anima debba farlo di nascosto e sempre da sola

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Anna Maria Cappuccio Preghiera Ho consumato i calzari per camminare su questa terra che m’hai affidato e dalle alture ho parlato di te alle genti che son diventate folle affamate di parole. Nei luoghi bui tra vicoli ciechi confuso tra i giovani. Gli occhi miei si son velati di pianto perché poco conta la vita di questi tuoi figli in cerca di illusioni sciolte in un bicchiere o iniettati nelle vene. Padre mio li ho seguiti in silenzio nel ritorno alle loro case ma il frastuono della musica ha fatto un tutt’uno col rumore delle lamiere contorte e silenziose anime confuse col bagliore delle stelle nella notte s’ innalzano a te. Questa terra malata straziata da guerre finite o appena cominciate alza la voce a te e chiede PACE.

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Antonietta Caputo Portami un fiore domani Distesa nel letto, quasi immobile fisso pareti spoglie; nel mio puzzo di piscio, e la piccola goccia che cade in vena lenta, pregando un Dio che venga domani tra queste bianche lenzuola, graffiate, con aride mani e lacrime lente. E, sento che; potrei anche mettere le ali, come una rondine a primavera se solo tu domani mi portassi un fiore, che colori di nuovo questa spoglia stanza. Mi basterebbe, per aggrapparmi alla vita‌ volando lontano anche solo per un attimo dimenticando questo squallido letto‌ forse senza un domani. _ Portami un fiore domani.

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Emanuela Carniti Merini Mare “nostrumâ€? Notte che mondi gemiti e sospiri adagiandoci nel sogno crea un raggio di luna a cercar volti e lacrime e grida. Intonino i venti e le stelle una nenia sottile ai poveri orfani adagiati ai fondali. A voi madri un sorriso di pace emerga dall'onda che un mondo di spaventi vi ha chiuso nei volti. E gli uomini inermi anch'essi plachino le coscienze. Perchè l'orrore dipinto su loro è creatura immonda e disumana che pittori dell'angelo caduto mescono a piene mani dal crogiuolo degli inferi terrestri.

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Anna Maria Cartisano Randagio Cosa rimane di me,"randagio" chiuso in una gabbia ad aspettare che tu l'apra! Cosa rimane di me,"randagio" se tu, vedendomi, volti gli occhi tuoi e non mi guardi per non soffrire negandomi anche una carezza! Cosa rimane di me,"randagio" se tu mi umilii ferendomi e vendendomi. Cosa rimane di me "CANE" se tu "Uomo" hai deciso che non valgo neanche pochi centesimi! Quando invece sono nato come te allo stesso modo... seppur da madri differenti giurando a Dio amore e fedeltà all'UOMO. Cosa rimane di me se non apri il tuo cuore se non apri la tua mente al ricordo di quando eravamo fratelli e ci giurammo amore! Cosa rimarrà di te "uomo" quando alla fine dei nostri giorni ci incontreremo e mi chiederai... "cosa sarà di me, randagio" non potrò fare altro che piangere per te ...non avevi capito che quando ti pregavo, piangendo e chiamandoti saresti stato salvo...se tu, mi avessi aperto la gabbia poichè ESSA rappresentava il tuo CUORE!

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Pierangela Castagnetta Bimbi dagli occhi lucenti I suoni dell’universo raccontano fiabe e leggende di miti, di vita e squarci di cielo aperti alla mente ed al cuore. Paure e risate smorzate nel vento e pianti e grida di doloranti corpi disfatti e affamati, mutilati, violentati. I suoni dell’universo arrivano stanchi nel lungo cammino che porta alla terra, terra mia dolce e disperata, violenta e amata, genitrice di sangue e acqua, frutti, dolore, amore. Erge dal mare come Venere dalla conchiglia nell’intatta castità delle origini. Benedetto sole che sorgi ancora sui sogni, sul coraggio che al mare resiste e spazi le tenebre in cui le onde son divenute assassine e affamate di scarni corpi e anime perse. Nel buio, senza far rumore, racconteranno di fiabe e leggende all’ombra beffarda e sorniona. Ma i bimbi dagli occhi lucenti lo sguardo alzeranno alla luna e, in un canto, accoglieranno ancora dell’universo i suoni attaccatati a una fune ed un canto d’amore nel cuore.

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Adriana Caviglia La sfera di cristallo Era una sfera di cristallo almeno, a me, così appariva… solida limpida, trasparente, luminosa, satura del sangue dei nostri resistenti la mia democrazia. Ora e’ una bolla di sapone, svuotata, scavata come il ventre di una donna dopo un aborto è sterile. Le pareti sono fragili trasparenti, ma inconsistenti tuttavia all’apparenza ancora iridate e la voce di pochi idioti continuano a farla credere intatta. La loro voce rimbalza nell’etere penetra la mente di allucinati teledipendenti che credono… senza ragionare. E’ bello pensare che i nostri desideri siano avverati. E’ bello credere nei sogni che tutto vada bene. Fare politica e' far credere! La bolla di sapone con le pareti senza consistenza fra poco s’infrangerà in mille impercettibili gocce di veleno che penetreranno come cromo a fondo la nostra pelle e le ferite stenteranno a rimarginarsi. La storia giudicherà che le parole non suonino retoriche...

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Silvana Cenciarelli Abile tu Chiesi a Dio perché, la risposta restò nell’infinito. La trovai poi nell’amore, nei giorni più difficili, negli sguardi più dolci, nel mio starti vicino. La ritrovai nel canto insieme a te la sera, dentro quella parola che m’hai insegnato tu. Amore e sempre amore. Parola semplice ma che ti veste bene, ti copre e t’accarezza, scioglie i perché d’un tempo se l’aria ti respira, se i colori si intonano col tuo essere vita. Abile è l’acqua che ti diverte e il mare. Abile è il suono la musica che chiedi. Abile tu a concedere sorrisi di speranza. Abile tu a donare chiaro e possente il senso della vita.

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Lorena Centofanti Frantumi di luna S'avvolge il respiro ai lembi di pelle nel precipizio di una lacrima che cola e cola... mille e mille volte ancora disperata -frantumata - avvelenata cascata in quel bosco che incantato non era Pareva! I ricordi riaffiorano in rivoli di vita e tornano a sporcarmi gli occhi inerpicandosi fin sugli specchi dell'anima nei riflessi di danze senza fiato. Viaggio in memorie senza pietĂ col respiro che non smetterĂ  di tornare a quei calci in faccia al mio orgoglio ferito in frantumi di luna riflessi in quel sogno leso - accartocciato - svanito.

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Ilaria Cino L’invisibile Ha il volto sporco di sogni infranti di vita distrutta di sorte avversa. Unto del ricordo dell’uomo stato in un tempo passato che d’un tratto scompare dal mondo. Non con la morte e le sue gradite onoranze. Semplicemente diventa Invisibile: alla gente che passa guarda e non si ferma. Senza l’elemosina di un saluto o un timido sorriso.

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Loretta Citarei Drammatica realtĂ Uomini e donne come clochard perduto il lavoro causa la crisi costretti a viver di stenti e privazioni... Anime depresse dignitĂ  violate dormono in stazione usano bagni pubblici per lavarsi s'affollano alle mense degli angeli missionari... Tra la totale indifferenza di coloro che governando s'arricchiscono a dismisura opprimendo il popolo onesto. In lacrime di fronte a tale aberrante realtĂ  constato amaramente la VeritĂ  del Cristo quando disse che pur se in cielo asceso sempre camminato avrebbe sulle vie del mondo sottobraccio al povero, suo fratello.

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Rita Clemente Mediterraneo Uno sciacquio di onde divora la mia mente il freddo è penetrato nei polmoni e poi silenzio. Che m’importa di grida isteriche impresse sui giornali? Madre, lasciami andare. Vedi che qui non ho speranza. Figlio, il mare è vorace la gente bianca è cattiva bianco è il colore della morte. Madre mi guiderà una stella. Sarà il mio dono o il fiore sulla mia tomba. È vasto lo sconforto vasto come il mare non ha confini il mare non ha pietà. e che m’importa d’un vitreo saluto a un corpo senza più nome? Madre, hanno ucciso la speranza. Bianco è il colore della morte.

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Marika Consoli

Sul vetro in corsa seguo con le dita scivolare un’altra storia, tracciare questo primo pomeriggio di maggio fatto simbolo di vita nuova. Tu porti l’infinitesimale cielo sopra questo evanescente grigio, nonostante a noi che siamo qui ricordi di fermarci, che è tempo ora. Acqua, dura ancora, cadi, ché tempo non è ancora: sulle nostre mani chiuse, sugli sguardi che non vedono, sulle fiamme alzate dal frastuono di miserie (dis)umane. Tu lavale le contraddizioni amare esibite in mezzo a gemme di rinnovati ardori. Lava queste vite brulicanti che si sfiorano ma non si appartengono, scendi ad asciugare i volti assorti sulla piazza capovolta, puntata sulle stelle.

(sugli eventi del primo maggio 2015 che hanno rattristato l’inaugurazione dell’Expo a Milano)

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Silvana Costa Guerra Guerra... pace... Pace... guerra... parole che pesano su questa amara Terra. Terra sfruttata, maltrattata, umiliata da chi ancora un senso a queste due parole non ha dato. Guerra del pi첫 forte disposto a fare a botte per usurpare ancora quel pezzo di pane che Amore dispone. Guerra di ribellione contro quel pugno chiuso spada di Damocle che pesa come sopruso. Guerra di tutti contro tutti di belli e di brutti di buoni e di cattivi di grandi e di piccini ai quali ancora continuiamo a mostrare quel lato oscuro di una medaglia che porta sul retro l'immagine e la voglia di Pace.

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Matteo Cotugno Mediterraneo Migrare oscillando sulla fame sulle indicibili violenze sugli orrori vissuti a pelle scappare dal malvagio uomo che ha torturato e stuprato derubato e ucciso migrare oscillando sulla speranza di un’esistenza migliore fuggendo dalla guerra scappando dalla morte per abbracciarne un’altra oscillando su una carretta nel Mediterraneo affollata di paura svuotata di vita e riempita di pietà .

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Gabriella Cozzani Bambini ombra Bambino triste: tu non conosci la luce dell’amore. Vivi senza carezze senza sorrisi senza giochi. I tuoi occhi impauriti cercano mamma e papà, i tuoi piccoli piedi nudi non sanno dove andare, il tuo corpo è ferito, il tuo cuore è devastato dalla violenza di uomini crudeli. Cammini piangendo tra la morte tangibile conosciuta troppo presto. L’acqua piovana laverà il sangue che ti ricopre, ma non ti toglierà il dolore e la paura. Tu, piccolo essere, vivi senza sperare nel domani, senza conoscere il motivo delle tue sofferenze. Bimbo triste nessuno ti indica la via da seguire. Pochi anni di vita in un mondo egoista che dovrebbe nutrire con amore la tua anima e il tuo corpo…

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Paola Cravario Maternità Avete costruito una gabbia intorno a me e mi avete legato strette le mani. Portavo un figlio in grembo era maschio e me l'avete ammazzato. Poi fu la volta di una bambina dolce come il cielo bella come una niùa gitana. Avete fatto di tutto per portarmela via perch’io morissi mentre ero ancora viva. Non sapevate che i miei occhi sono puri e vedono lontano che non ero sola qui ma dolci esseri alati accorsero al mio pianto e il cielo si curvò pietoso al mio richiamo. Tu non sapevi che era fragile il mio cuore ma la mia anima indomita salda come la roccia la mia fede. Ora vado per non tornare vengo solo per ripartire di nuovo io non ti appartengo sono libera come l'acqua e l'aria come le creature del cielo e del mare.

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Gennaro Crovella Come il vento Tu, che stracci la mia anima, trafiggi il mio corpo con carezze taglienti mi chiami amore e nuoto in un mare di disperazione, desolazione e pianto mi accompagnano. Ho vissuto il calore di giorni felici sfumati lentamente nel dolore. Hai strappato petali di un fiore dal sottile stelo. Hai seppellito la vita e la speranza che mai rifioriranno.

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Maria Clotilde Cundari Nun me piace Nun me piace ‘ stu munno ‘e cattiveria ‘sta voglia ‘e cummanna’ ‘sta smania ‘e ricchezza Nun me piace ca tutto chello ca succere nun tène cchiù valore nun tène sentimento … tutto se fa’ pensanno sulo a sé alla ricerca ‘e comme fottere ll’ato ‘e comme accaparrarsi ‘o meglio. ‘A ggente s’accire comme se niente fosse: ‘e pàte cu ‘e figli, ‘è figli cu ‘ ‘e nonni se stuprano femmene, ‘e creature l’uommene s’impiccano, se vottano abbascio, s’abbandonano ‘e viecchie ‘e malati, ‘e creaturelle, ‘e mmaestre vattono ‘e bambini, ‘e contadini ci avvelenano ‘a frutta e ‘a verdura e le industrie ‘o magna’, pure ‘e giocattoli t’accirono, nisciuno se ferma manco di fronte ‘e creature … Ma addo’ stanno chille sentimenti accussì belli? … ‘o rispetto, ‘o curaggio, l’orgoglio, ‘a carità …. addo’ stanno ‘e sogni addo’ sta l’ammore… Nun me piace!

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Francesca D’Andrea Senza paradiso Piccina mia anima di Dio. Tu sola vivi nel silenzio. Tu che, senza malizia racconti gli orrori della tua casa. Parlami e Smuovimi. Mentre dondolo e stringo al petto la tua testa nuda. Parlami, mentre ti sfioro e poggio su me, le tue tenere mani. Ora, che né più pizzicano di baci parlami ... e nel mentre t’accarezzo il viso, smunto anch’esso d’un segno che mai più scioglie. Parlami e parla pure a questa straziata terra. Che brucia su di te. E sofferenze nuove. Per un miraggio che illusione non è.

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Anna Dato Piccola Donna Piccola Donna cui il cuore acerbo ignora l'esperienza di un amore puro e colmo di sentimento vero. Piccola donna adolescente il tuo grembo, conosce le ire di chi il tuo corpo ha mal voluto. Piccola Donna segnata da un ricatto, una beffa mostruosa a te che simboleggi il nemico. Piccola Donna frustrata nel cuore, sfoghi soffrendo disperate lacrime che tingono il tuo dolce viso. Piccola Donna dagli occhi impauriti, domandi a te stessa se mai vinceranno tale bestiale battaglia con l'umiliazione! NO! Non se tu... Grande Donna continuerai a scaldare tra i tuoi piatti seni il bimbo innocente che con coraggio e bontĂ hai comunque partorito...

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Sandra De Felice Ciao Omar (7 Luglio 2014) Piange il vecchio padre‌ le sue lacrime sono petali di rosa sparsi lungo il viale dell'addio. Non hanno piÚ colore gli occhi suoi, tanto piange... stringendo la dignitosa giacca di uomo di altri tempi. Pensa ad un passato ormai dissolto e ad un futuro di dolore racchiuso nella disperata rassegnazione... Piange il vecchio padre sulle giovani spoglie del suo amato figlio mentre il cielo piange una stella spenta... Ciao Omar... dedicata a Omar Tullio*

*Il tema sociale in questa poesia e' il dolore... esattamente quello di un anziano genitore che perde il giovane figlio in seguito ad una malattia, un genitore anziano, pensionato, lasciato solo da chi di competenza, durante questo cammino di sofferenza durato svariati anni.

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Assunta De Maglie Siamo così Siamo così, anomalia d’imperfezione spazio inerte tra le parole che non hanno gravità: umiltà, coscienza, amore. Pellegrini di un viaggio senza meta, con zavorra di vuoti a perdere, tutti omologati fatti in serie percorriamo mille strade per non incontrarci mai. Intanto i nostri sogni barboni li lasciamo dormire sui cartoni, le ipocrisie comode con noi davanti al pc o alla tv. Siamo così schiacciati, telecomandati ci lasciamo vivere dentro nuove solitudini. Dietro la nostra siepe ci sarà uno spiraglio che guardi all’infinito? Saremmo aliti di vento che danzano tra le albe e i tramonti tra carezze e poesia ma restiamo qui nudi anche di quel po’ di cielo. Il buio è promessa di luce ma forse ci vorrà un abisso per cominciare il volo.

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Antonella De Rosa Angeli nostri

Sfavilla la sera con volti sofferti su tela lacerata da un veleno imbastito dal tempo. Flagella la Terra affoga innocenza, dĂ brividi lividi di morte annunciata. Fiori di vite strappate dal campo crocifisse all'altare ancor non sbocciate avvolte da stelle, velate da oblio aleggiano fiere. Lamentano in coro giustizia per tutti.

Poesia edita - dedicata ai fanciulli vittime del veleno della "Terra dei Fuochi"

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Giusy Del Vento Svegliarsi a Gaza Qui c'era la mia casa dove sono le finestre e i pezzi di cielo azzurro? Dov'è il mio letto, le scarpe? Dormivo con la luna alta nel cielo e la coperta rossa. Oggi, il mondo si è rotto. Macerie pietre e rombi di terrore, odori amari. Voglio vomitare, tremo ma devo andare. PerchÊ madre non rispondi? Cerco per te la tajine da mettere sul fuoco. Non la trovo, non ti trovo Ho paura, ho fame. Dammi la mano piccola sorella, il fumo ha nascosto il sole.

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Maria Carmela Dettori Alzheimer Divenne fitta la nebbia, all'improvviso, con fatica e con dolore, le lame squarciavano le ombre, incerte, le linee del tuo viso fissavano l'impronta nei miei occhi, barcollavano i sensi, in cerca d'un appiglio, che riagganciasse i fili dei ricordi andati in pezzi, e mi tenesse ancora, i piedi saldi al mondo. E quando, nei momenti che s'accende il sole, la mente la pellicola riavvolge, ancora più acuto lo spasimo devasta il cuore, l'angoscia succhierà ogni residuo, lasciandomi inerme nella mia disperazione, ricorderò il tuo nome, gli anniversari più importanti, e poco dopo li avrò dimenticati. Cellula ignara, flebile candela d'intermittente luce, prima che vacuo sia lo sguardo e la voce muta di parole, insegnami a chiamarti amore.

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Valentina Di Caro Terra Nostra Ella seno del boccaporto di diligenti approdi o nefaste combinazioni inondandosi irrimediabilmente si spalancava nel mutuo soccorso trasferendo il rischio contaminandosi Accadde poi che lacera e violentata maleodorante e incauta volendo ritirar sotto coperta le cosce e i fianchi (stanchi) strali di maldicenza affiorati dal vilipendio morsero come la fame quella vergine del popolo La chiamavano terra ma oggi parimenti sĂŹ come non si canta del maschio nel poema neppur la femmina rientra nello schema tanto che adesso per servire la mia Musa devo scavar nell'asessuato mucchio di ossa senza genere nĂŠ teschio.

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Barbara Di Francia Il coraggio di Reyhaneh Hai scritto l’ultima pagina del libro della tua vita consapevole di quello che stava per accadere pensando che la morte non è la fine ma solo il carceriere. Reyhaneh... il mondo non ti ha reso giustizia hai creduto in un paese che non ti ha mai voluto hai creduto in un valore poi perduto. Dopo tutto si è compiuto il tuo destino, le tue parole rimarranno eterne affidate al vento perché le porti via come delle lanterne. La corrente ti porterà via per rinascere… come un dono. I tuoi occhi, il tuo giovane cuore non diventeranno polvere ma giungeranno in cielo come il canto delle capinere. Giovane donna hai dimostrato coraggio non avere paura... vedrai nuova luce sarai rinascerai dopo la morte, una vita senza fine vivrai.

Dedicata ad una giovane donna iraniana Reyhaneh Jabbari condannata a morte nel 2009 - è stata poi impiccata il 25-10-2014

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MarilÚ Di Liberto Onda di follia Delirio di una mamma malata, demenza sputa veleno dalla bocca che tinge i muri di odio. Accuse di spietata viltà , pensieri covati da tempo rimuginati, tintinnati, spezzettati, trafiggono, uccidono ogni sentimento. Gli occhi spalancati, labbra distorte, mani e braccia tese in un’onda violenta, distruggono ogni traccia d'amore.

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Antonella P. Di Salvo Migranti Fanno parte della lunga schiera degli “assenti”. Anime urlanti e corpi sofferenti fuggono dall’invisibilità alla ricerca di nuovi lidi di speranza e di pace. Esplorando neri abissi di dolore impavidi e speranzosi sfidano l’ignoto e l’apatia di tanti cuori. Molti, destinati a restare senza nome e senza volto sprofondano con i loro sogni nel Mediterraneo. Quanti umani ostili o indifferenti li lasciano morire senza più sogni o illusioni senza nemmeno una carezza. Mediterraneo ascolta questa preghiera avvolgi nel tuo abbraccio umido e spumoso ciò che di loro resta cullando pietoso la loro incorruttibile essenza sotto il riflesso di ammutolite stelle!

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Antologia di poesia contemporanea

Rosalba Di Vona Ora donna A te donna verrà sussurrato di farti luce nell’amore Sarai incoraggiata a non pensare di esagerare Perché è poco quello che si dona ed è più bello concedere che avere Il donare è generosità infinita ti sarà bisbigliato Non cadere nella trappola di chi nasconde in queste suadenti frasi solo il suo desiderio Frasi formulate per avere la tua dignità e intrappolarla nelle maglie di una rete fitta e con arte elaborata Donna ascolta dona il tuo amore dona il tuo cuore ma solo a chi ti rispetta.

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Antologia di poesia contemporanea

Salvina Distefano Nuvole bianche Lamenti di dolore assordante giungono da terre lontane‌ fendono l’anima mia come lame taglienti. Inerte e impotente rimango immobile, attonita e smarrita dall’orrore di feroci uomini che sporcano di sangue le nuvole bianche.

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Pasquale Esposito Lavoro è dignità Ho fame ho i vostri stessi diritti: lavorare, mangiare, curarmi, mandare i figli a scuola, ho fame, sono stufo delle vostre promesse. Mi dite “domani, vedremo”, io dico: è troppo tardi ho fame adesso. Vivo qui in Italia, voglio la mia dignità. Un mio diritto, lo fate diventare un favore. Ogni giorno si deve mangiare. Ogni giorno si deve bere. Ogni giorno i miei figli devono andare a scuola, hanno bisogno di scarpe, di vestiti, di cibo. Non solo i vostri figli hanno diritto a questo. Ogni giorno si deve lavorare per vivere con dignità, voi mi negate questo, voi mi negate la vita.

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Rosario Faraci Altrove Aliter ubi. Corrono veloci i miei pensieri Anche quando sono in ascolto Non è una fuga da. E’ andare verso Altrove coi verbi di stato e di moto Per trovare un luogo a me caro Uno spazio di sequenze diacroniche Ove regnano sovrane le sincronie Di idee, sentimenti ed azioni Fra persone nate per essere libere E’ l’ossimoro più bello della vita! Aliter ubi. Io sono altrove. Non distratto La fantasia sussurra al mio orecchio Quel luogo esiste, pur se non si trova Va cercato con anelito di passione Il mio Cuore ha una fissa dimora Non insegue, ma attentamente segue Il moto perpetuo del pendolo Di tutte le più vive emozioni Scandisce il tempo dei pensieri In sincronia con la mia anima libera Aliter ubi. Il mio Altrove non è fuga E’ sovrappensiero di libertà Che incornicia il mio presente e il mio essere sempre presente Presente. Oggi e dono insieme Presente! Sono qui, ma pure altrove.

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Maristella Fasanaro Il pianto delle stelle Un sussulto al cuore adombrava la mia infanzia quando, con passo stanco, ti vedevo comparire nella fredda stagione. Sapevo che arrivavi, povero vecchio della strada, ombra di favole che turbavano l'anima. Zoccoli duri, vestiti che tradivano un lungo rifiuto, un silenzioso sacco sulle spalle... trascinavi cosĂŹ la tua vita da un paese all'altro. Riposavi su una fredda pietra sotto l'arco di un cielo senza arcobaleni, mentre vento e pioggia si rincorrevano nel giaciglio della tua solitudine. E nel silenzio di una vita vuota di speranze, l'ultimo tuo passo, abisso dei tuoi occhi, ha avuto solo il pianto silente delle stelle.

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Pietro Erasmo Fasani Vuoto a perdere La speranza affievolendosi smorzò i fari di via. il buio penetrò nei meandri dell'anima fobie svanite nei vapori etilici vuoto a perdere interna solitudine ovattati silenzi ansie soffocanti come nodi scorsoi oh! capitano mio capitano disorientata rotta senza timone alla deriva incagliata vita banco di conchiglie bianche essiccati coralli lacerano ultimi brandelli svanite speranze le tenebre ammantarono l'attimo fuggito.

dedicata al grande Robin Williams

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Caterina Firmani Ragazzina Vedevi un mondo di colori alberi fioriti e sentivi profumi intensi. Guardavi con occhi sorpresi e meravigliati credendo nei giochi e nelle favole. Ragazzina, semplice e allegra... sorrisi e ancora sorrisi poi... il buio. Cielo grigio e pieno di nuvole, niente colori e nessun profumo, nessun gioco e neppure favole. Occhi tristi, viso bagnato, lacrime e dolore. Dolore del corpo violato e dell'anima, dolore forte e intenso che toglie il respiro ma ancor di pi첫 toglie la gioia, la speranza, l'allegria, i sorrisi e una vita da... Ragazzina.

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Francesca Foglia Notte di prostitute e saltimbanchi Sfilano. I loro tristi occhi stanchi, stremati e danzanti. Sui marciapiedi neri e santi, sfilano. Le loro labbra palpitanti si accendono di desiderio, non comune ai loro scrutatori, simile a scintille e rivoluzioni. La luce in cui scioglieranno i catenacci tarderà forse o mai sorgerà. Terranno ancora d'ora in avanti la stessa voglia di dolore e omertà. Così sfilate innanzi a me, che percepisco il vostro martirio, che ne faccio mia carezza, mio segreto delirio. Io saltimbanco e venditore di disvalori, rabbie e frustrazioni, umidi semi di morte. Conscio ormai della mia bassezza, do l'addio al mio vivo spirito. Accolgo in voi il tramonto di giustizia e sentimento, d'amore e libertà. Così sfiliamo disperati nella notte impietosa.

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Daniela Fronzoni Incubo Ho chiuso gli occhi, volevo Morfeo mi ha sentito, mi ha raggiunta, ma con sé ha portato mille demoni! Bianche le loro maschere vuote le orbite serrate inesistenti labbra. Hanno ballato intorno a me una macabra danza avviluppando al mio corpo mille sordidi stracci. Un urlo muto ha squarciato il cielo surreale di astri cadenti. Uccidetemi e poi calpestatemi ora che anche l’ultimo sogno è infranto, ora che l’ultima stilla ha intriso la terra, che senso ha più vivere…

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Concetta Galibardi Anime vive buttate alla deriva Quanti uomini muoiono lungo le strade tra sogni e anima... soli. Tanti. La terra è un mare di uomini laceri e soli. Uomini vivi... ma invisibili... senza voce. Uomini con fame d'amore. Uomini cui basterebbe a nutrirli una carezza piÚ di un tozzo di pane. Il mio cuore perde battito dinnanzi al mondo degli invisibili... dei derelitti... dei dimenticati. Anime vive buttate alla deriva.

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Anna Maria Gallo Le donne di Kobane Le donne di Kobane hanno sorrisi di perle pelle sporca di polvere e nascondono i visi e i loro pensieri sotto nuvole di stoffa. Occhi neri, carboni ardenti di vita fiere e orgogliose non hanno paura. Hanno vite spezzate in nome di Dio ma credono in Dio! Le donne di Kobane solcano i campi ma non colgono fiori perchĂŠ sono campi vermigli del color della guerra. Loro amano, ridono o piangono gli amori perduti per sempre. Le donne di Kobane sono figlie di una terra antica ma non ancora compresa e cosĂŹ attendono, ascoltano, guardano al cielo sperando che per i loro bambini ci sia ancora un sole felice e un mondo di pace.

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Eloisa Gattuso Ultima stilla... Nella notte nera Al buio stipato di dolore Il grido delle onde Rabbioso ricade Su seni consunti Di madri stremate... Aiuto! Orrore e tempesta di morte Scossoni e sussulti Ai margini del tempo Cui il filo della speranza Tende le trame Di un viaggio sfinito Obbligato baratto Di laceranti compensi... Aiuto! Stravolti, traditi Nel cupo silenzio Del vile terrore Invocano approdo Di sponde agognate A sopravvivere e coltivare Il pane e la pace... Aiuto! Lacera l'aria Il pianto di un neonato: Attaccato all'ultima stilla Rinnova l'estremo inno Alle promesse di vita!

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Giovanna Gentilini Voglio parole rosse Ha portato una rosa in piazza Tharir è rossa/ è per i morti è rossa come la sua bocca di un rosso carminio del sangue che sgorga con l’ultimo respiro è Shaimaa El-Sabbagh muore tra le braccia di suo marito uccisa da un proiettile di gomma chi l’ha sparato? la mano di un soldato chi l’ha armata? la mano dello stato vigliacco questo stato che chiude la bocca di Shaimaa una voce forte e chiara che chiedeva giustizia e libertà uno stato che teme le parole dalle parole può essere fermato lo sapeva Shaimaa per questo parlava parlava e lottava parlava e denunciava da voi voglio parola rosse rosse come la bocca di Shaimaa dove sono le vostre parole? dove sono le nostre voci? dove siete voi spettatori virtuali aspiranti comparse Goccia a goccia 2015 56


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di un dramma reale in formato digitale? noi/voi che lanciate parole mute tra le maglie di una rete inter/spaziale voi che mai avete odorato il sangue neppure quello mestruale noi che abbiamo dispiegato e ripiegato la bandiera della pace dove sono le nostre parole? dove sono le vostre voci? voglio sentirvi urlare, gridare ruggire come leoni ululare come lupi perché giunto è , oggi, il tempo dell’ira! voglio parole affilate come lame per zittire la voce dei potenti della durezza della selce per legare le mani degli armati voglio parole rosse come la bocca di Shaimaa voglio parole rosse come il suo cuore colmo d’amore per Bilal, suo figlio per Osama, suo marito per l’Egitto, il suo paese

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Francesca Ghiribelli Spirito di bambina Disegno ancora sull’indelebile impronta che il fiato ha creato sulla fredda finestra: dietro di essa avrei voluto vivere spensierata, baciare mani lontane che afferrano il sole, ma c’erano soltanto lacrime che intingevano affilati sorrisi cattivi come la pioggia che uccide l’estate e che le parole coperte dal silenzio non sanno piÚ trovare. Vago ora ammaestrata dalla solitudine di non essere potuta diventare coraggiosa ragazza, come un fiore da cogliere amabile donna, ma di me resta solamente una notte di luna piena in cui le stelle saranno il mio raggio di sole e una carezza al cielo il mio spirito di bambina.

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Giusy Grasso Flashback (stop femminicidio)

Ho sentito la vita sfuggirmi dalle dita, smarrimento e dolore nel lasciare quella vita e il mio sentire inquinato dal timore di scoprire di quel morire insensato per mano del mio amato.

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Isabella Gravina Chimera Mi divoro l’Anima. Azzanno le viscere, mi consumo tra Rabbia ed un Dolore lacerante, senza Dignità. Osservo me stessa in questo specchio che riflette lacrime amare miste ad un imperioso fluttuante e solitario malessere interiore. Mi chiamo il Nulla. Mi sento additata come una Perdente. Volgo gli occhi che colmi di lacrime non vedono più all’orizzonte un tangibile futuro. Vedo un domani affievolito di stella cadente che prima era consapevole d’esser rilucente nell’oscurità di questa Chimera chiamata Lavoro.

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Giuliana Grenzi Morrigan Ascolto Maria silente col capo chino sul grembo deflorato dai fucili Voragine priva di culla l’utero dissanguato piange uomini che non saranno

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Agnese Iannone Un rifiuto tra i rifiuti Un flebile lamento nel vento e poi un bisbiglio di sgomento nel buio silenzio della sera. Tra il fetore dei rifiuti, geme un bambino… un fiore da poco sbocciato. Una fiaccola di vita si spegne come lumicino. Sordo all’amore era quel giorno il cuore d’una mamma, che in preda allo smarrimento, un gesto folle ha compiuto. Stringere a sé non ha voluto quel tenero figlio, via gettato come rifiuto. Occhi scavati tardi piangono lacrime di rimorso, mentre braccia penzolanti avvertono il vuoto d’un abbraccio, il desiderio d’un amore mai cullato. Lacrime amare versate… dal perdono mai asciugate.

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Maria Imbrogno Il Grido Avevo tante cose da fare. Avevo sogni. Avevo preghiere. Avevo voce. Adesso ho negli occhi gli occhi increduli di chi è stato ucciso. Ho nelle vene sangue comunque sconfitto. Ho nella mente il dolore assurdo e atroce di altre menti e nel cuore vuoto il vuoto di altri cuori. Ho tante cose da rifare. Ma non ho piÚ sogni. Non ho piÚ voce. Mi resta solo una preghiera: Pace!

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Valentina Imperiu La libanese Il mio nome è Layla, nata sunnita a Beirut. Mangiavo nuvole e colori. Sabbia rossa tra le mani e piccole conchiglie di sale e felicità i miei giochi. Fino a quel giorno... 1982. La morte si è chinata sui miei fratelli e li ha fatti a pezzi. Mia madre, in ginocchio a raccoglierne i resti, urlava il suo pianto per le strade. Nessuna parola poté più fiorire nella piccola bocca, solo il seme metallico della paura. La follia dell'uomo ha sfregiato i nostri volti e l’ieri si è schiantato al suolo col fragore delle bombe. 1983. Ho 8 anni e nell'anima strappata l'orrore di Damur e di Sabra e Shatila mi vortica nel sangue come un veleno. I miei si sono fatti esplodere di rabbia e sono rimasta sola. L'istituto, in cui intrecciavo i capelli coi nastri sbiaditi dei ricordi, era grigio e mannaro. Sotto il cuscino sogni ad occhi aperti, che non stingevano all'alba. Ho 14 anni, parlano di Repubblica Libanese. Il sole dovrebbe sorgermi dentro, ma la saggezza del cedro non m’illude e già so che sarà ancora inverno con qualche goccia di sole sulla neve stanca. Mi chiamo Layla e sono scura, come la notte della mia terra.

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Caterina Izzo Stupro autorizzato Sola la città, solo il suo popolo vero, sola l’anima nel buio della sera, crocifissa al metallo della gabbia, sotto il piede osceno del potere di carta e tatuaggi… sola l’anima e il suo cuore pulsante, sola di fronte allo stupro dell’ignoranza e del grido violento di un “capo” ai suoi gregari imbelli… sola in uno stadio gremito, invisibile a pochi, ricca della sua storia, del suo vero popolo, della cultura mai doma, delle origini… Sola… senza paura e senza idoli, sola nel silenzio di Dio e delle Istituzioni, nelle sabbie mobili dell’indecisione e della paura… È nostra quell’anima, è degli onesti, degli umili, dei padri e dei nostri figli e non può morire per gli uomini che non indossano la sua dignità fiera e trasparente, per gli uomini che non la difendono, per quelli che non si vergognano, per quelli che non si cibano di scuola e libri, per i falsi genitori che mandano i figli alla morte nera, per i morti viventi di faide mai stanche, non può morire nella discarica delle anime perse, non può morire al posto di un pallone.

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Michele Izzo Anedonia Stracolme di crepe le pareti dell’anima origliano il tintinnio della pioggia che danza irriverente sull’uscio azzurro cenere di un pensiero muto. Lo sguardo brilla di lacrime e sfida la notte incurante del nulla respira la nebbia implora silenzio invocando carezze corrose dal tempo. Perfino l’immenso non illumina. E affiorano i ricordi smorzati dalla pioggia irradiati dall’asfalto che frantumato in specchi di luci colorate prova a ridipingere il domani. Ma io lo so domani è solo un altro giorno.

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Ada Jacono Aborto Irrompe la passione e giunge poi l’attesa. Marasma di pensieri, pregando ti scongiuro è chiaro il tuo diniego. Ed è una corsa al tempo. Un grido soffocato straziate le sue carni avvolte dal silenzio, nessun vagito, non lacrima nessuno. Vita spezzata! Buttato lì nel secchio il frutto del piacere.

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Carmelina La Manna

Deposto nel mondo tra le pagliuzze fluorescenti, bendata aspetti un nuovo inizio. Ogni parola non scritta è soltanto un modo per darti un nome. Là resti nelle sfumature imperfette a implorare occhi nel silente giorno per una sillaba nel tentativo reclami un diritto e non fossi stato non letto. E una sola piÚ di qualunque la mano non dona un eco di niente non rivisita per ritrovare un'emozione che lacera il viso degli aggettivi muti e chiusi nel mirigio privo di un’alba ristoratrice.

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Michelangelo La Rocca Nato per caso Nel grembo materno hai conosciuto l’inferno, innocente ed indifeso eri privo di peso, qualcuno ti fece del male, voleva negarti il natale. Non conoscevi la vita, ma non volevi fosse finita. Testardo e tenace hai voluto vedere la luce nel villaggio globale dominato dal male. Sognavi la pace su tutta la terra, invece domina ovunque la guerra. Prima di nascere hai visto l’inferno: non lo immaginavi per sempre ed eterno.

Goccia a goccia 2015 69


Antologia di poesia contemporanea

Lucia Lascialfari I pescatori di Porto Palo (come Simon Pietro) Mi hai scelto per pescare, ho lanciato le reti non guizzi di code, branchie lucenti affiorarono, ma come me, gente di dio senza respiro e pelle, maturi di bolle d'acqua scolorite le dita alle falangi. Mi hai concesso di tirare in barca gambe e ossa e poi darmi braccia per rigettarle ai flutti culla enorme di giustizia. A mare ho avuto poca fede. Annegavo con loro. Ho dubitato. Le barche dei miei compagni ferme in porto per consentire a quei brandelli umani di essere stranieri: assenza imperdonabile non essere credibili. Il mio dubbio nella legge li ha affogati la seconda volta senza possibilitĂ di avere nome fosse anche Clandestino. Abiurai quei messia annegati nella notte della maestĂ  poi ammantato di rimorso, puntando il dito sulle carte condussi la capitaneria a quei fantasmi grappoli di perle nere nell'abisso. GiĂ  da tempo gli occhi delle madri sapevano pregavano cantando per i loro figli pallidi mai traghettati dalla misericordia. Chi non sapeva eravamo noi che non partecipiamo al canto delle onde.

Naufragio della notte di Natale 1996

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Daniela Lazzeri Clochard Nascosto tra questi giornali che sono tutti uguali il freddo pungente della notte sente. LĂŹ sulla panca con la sua faccia stanca la bottiglia unica amica di una vita di stenti e di fatica. E' morto come uno straccio senza un caldo abbraccio e una voce amica che lo benedica, la gente parla lentamente ma ormai lui non la sente.

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Leonetti Rocco Giuseppe Corsari d’oriente Corsari d’oriente sono alle porte D’un antica osteria di nome utopia << Help me friend Let me live again, see through my heart can you stop the pain?1 >> << Todo ser perdido, en las manos No tengo otro que la vida 2 >> Interpellato il più saggio dalla Persia ha salpato, Cinque albe e sei lune, onde alte ha sfidato. Alle lande natie lugubri uccelli d’acciaio le ali, Squarciarono il nido e tutti i fratelli. Meteco corsaro dall’oriente in esilio Alla mia osteria rifocillarti tu puoi << Respiré el agua como un pez en el azul abismo como el cielo no el paraiso, no es el infierno hay paz, paz para siempre el mar se hundió utopía3 >>

1 Aiutami amico, lasciami vivere ancora Guarda attraverso il mio cuore, puoi fermare il dolore? 2 Tutto è perduto, nelle mie mani non ho altro che la vita. 3 Ho respirato acqua come un pesce Nel baratro azzurro come il cielo Non è il paradiso, non è l’inferno C’è pace, pace per sempre Il mare affondò utopia.

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Carmelo Loddo La terra non mi appartiene Ha un solo colore lâ&#x20AC;&#x2122;erba, i papaveri sugli altopiani ondeggiano respirando aria di mezzogiorno, solitari. Si calpesta la via lastricata dal sangue delle masse contadine, avvolte in sudari di spine come novelli Cristi. Nel porto, tra vecchi e soldati, cantano gli operai vecchie canzoni vestite di nostalgia, sudano lacrime e ricordi. Non ha colore il dolore, con la fame risuona lo stesso vuoto interiore accomunando ogni razza e religione. Raccogliamo ciocche di terra grezza col bastone dellâ&#x20AC;&#x2122;ipocrisia, costruiamo castelli di menzogna sulle nostre paure. Siamo figli della stessa sorte, sabbia che si colora e tace nei tramonti dipinti, figli di una madre con le stesse doglie. La terra non ci appartiene, è lei genitrice di ogni razza, padrona di ogni sepolcro, è lei che ama o respinge, l'unica attrice.

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Antologia di poesia contemporanea

Rossella Lubrano Migranti Hanno attraversato le inquietudini del loro tempo nei deserti impolverati dell'anima, hanno raccolto gocce di solitudine nel perenne fluire dell'esistenza. Hanno viaggiato controvento su vele squarciate dall'incomprensione, hanno costruito piramidi di illusioni sull'asfalto del cuore. Manichini di pelle, erranti automi su una terra che non li vuole, masse informi su barconi di legno fradicio, olezzanti di sudore fatica e speranza. Com'Ê facile morire! E ora sono qui, fredde statue di cera nella bara immobile del mare, nulla è piÚ, solo la morte con i suoi trofei di carne sotto un cielo annichilito, a tratti, grida disperate poi il silenzio, nel buio, la fine!

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Antologia di poesia contemporanea

Loriana Lucciarini Difficile riuscire a infondere speranza Difficile riuscire a infondere speranza davanti a un presente smontato. Fatto di futuro smontato. Fatto di dignità smontata pezzo pezzo. Fatto di progetti smontati con furia. Fatto di bagliori di sole smontati in polvere grigia, senza più luce e calore. Fatto di cose conquistate a fatica che non trovi più, perché tutto t'hanno arraffato, tutto t'hanno tolto.

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Antologia di poesia contemporanea

Daniela Lupi Indifferenza Affondo guardandoti negli occhi pensando a chi ho lasciato e non vedrò più… Tendo la mano verso di te implorando, un aiuto che non arriva più. Tu invece sei impassibile e scatti la foto, ed io mi chiedo perché la vita è un grande vuoto? Scappo via da guerra e soprusi e incontro te, il mio boia con la faccia amichevole, amichevole perché tanto deplorevole. Troppo tardi però sto affondando nell'abisso, nell'abisso che però adesso è il mio paradiso…

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Antologia di poesia contemporanea

Fiorenza Maggi Ho pensato Ho pensato per un momento al tuo dolore e alla tua ansia nel lasciare il tuo Paese. Ho pensato all’ incubo e all’angoscia di vedere la tua vita spenta tra le acque eppure di provare… Ho pensato un attimo all’ignoto che ti attende: giudice arrogante che non rispetta il tuo dolore. E non ho avuto più la forza di condannarti, migrante coraggioso!

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Antologia di poesia contemporanea

Cristina Magri Non riusciranno mai... Non riusciranno mai a spegnermi la voce mentre vedo il mondo che sta implodendo. Non riusciranno mai ad allontanare il mio pensiero verso chi sta soffrendo. Gente alla deriva senza nemmeno pi첫 un Dio da ringraziare. Sono aride le mani vuote di chi non sa donare amore ma solo un egoismo asciutto di chi farebbe meglio ad ascoltare il proprio silenzio interiore invece di appendere corpi per dimostrare che non esiste pi첫 niente se non il vuoto dell'anima.

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Wanda Mandola Senzatetto Vivo in libertĂ , ma sono in gabbia, con gli occhi, vaganti, nel vuoto, alla ricerca di sogni perduti e dei giorni spazzati via. La mia voce, che chiede amore e aiuto, si perde nel vento e nel mare dell'indifferenza. Il mondo non sente il mio grido di dolore. Nella piĂš disperata solitudine, i miei appassiti pensieri cadono come petali di rosa. Stringo tra le mani le mie povere, inutili cose, mentre fiumi di lacrime mi inondano il cuore. Sono un senzatetto, ma ho un nome, una dignitĂ  e un'anima. Vivo ai margini della societĂ  e sono fantasma! Gioisco di un raro sorriso, di un cane che scodinzola, di un bimbo che mi osserva curioso e delle stelle che mi fanno da coperta!

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Roberto Marzano Case impopolari Perché nessun uomo dovrebbe abitarci figuriamoci un bambino che ha solo otto giorni il tetto ondulato che col vento si schioda trasforma in ghiacciaia quell'unica stanza non più di tre passi, una sedia e un secchio le pentole in latta senza etichetta un freddo bastardo che morde le ossa la coperta non basta, la bombola è finita il materasso ha le impronte dei calci dell'alba che sfonda coi pugni la porta di carta in questo nero febbraio, ortiche negli occhi siam povera gente, nonnulla di peggio ma c'è un'ingiunzione ricoperta di neve che ci spinge più in là con i topi in omaggio in un campo di fango, rumore, gramigna una fontana impazzita che tossisce e che sputa acqua buia, giallastra e sguardi traversi singhiozzi lunghi anni che non trovano sfogo e va già bene che i gas sono ormai fuori moda ma è così che ora si fa sui confini delle inflessibili città dei Gagi.

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Sergio Melchiorre Aisha I suoi occhi scuri risplendevano di luce pura e i suoi lunghi capelli ondeggiavano segretamente sotto al chador che indossava con rispettosa grazia e dignità . Sognava di sposare quel ragazzo che la guardava furtivamente: quello sguardo la faceva sussultare come canna al vento. Respinse il corteggiamento di quel ricco signore della guerra che, per vendicarsi del rifiuto, deturpò per sempre lo splendore del suo bellissimo volto. Da quel fatidico giorno Aisha espone al sole, con rassegnato orgoglio le sue cicatrici per denunciare in silenzio l'ottusità e la violenza.

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Ornella Mereghetti Baccolo Nelle notti senza luna Nelle notti senza luna, assonnate le stelle senza méta arrivano i profughi. Sepolti nel mare della nostra indifferenza deturpati dal sole e dal sale… Non è forse importante quel bimbo, non sono degni d’esistere quella madre e quel padre? Nei chiacchierii concitati del porto, un altro barcone alla deriva! Vorrei urlare da poppa il mio inno alla vita, vorrei poterli accogliere tutti! Sta inghirlandata di suadenti bugie la nostra promessa di vita. Si posa come ruggine nei miei pensieri un’altra barca alla deriva. E’ un pulviscolo, è scheggia è dolore che resta negli occhi e nel cuore! Nelle notti senza luna assonnate le stelle, resta un Dio solitario che guarda e poi piange!

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Biagio Merlino La goccia S'è posata sul vetro, sarà quel che sarà di lei: ora veloce si intreccia con altre e ne esce, e corre corre. La sua dimensione è importante? Quello che reca avrà abitanti ? Brutti, belli, sporchi. Materia sconosciuta o il contrario; nemici o amici del genere umano. Siamo così pochi e dominatori; forse più sporchi di loro, materia noi stessi che ci serviamo della religione, del denaro, dei fiori, delle piante. Toh la goccia s’è seccata, chissà che terremoto per loro.

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Maria Micelli E’ di me che ho bisogno... E’ di me che ho bisogno... di me; della mia capacità di " sopportare"... quel dolore sordo che provo quando ho fame e nulla da mangiare. Son a piedi quasi scalzi… vecchie scarpe ridotte a "sole", come fossero una fodera che a stento copre i piedi. Son stanco di camminare, di sentir quel freddo entrar nelle ossa, la mia carne? Beh… a stento coperta da pochi stracci consunti... Fa male l'indifferenza della gente, essere additato come un perdente; mi domando... ma loro sanno, odono il mio silenzio? La dignità ha un prezzo quello della sopportazione… ed io non mi capacito di dover "chiedere" un pezzo di pane, un po' d'acqua da bere... e quindi son qui piegato su me stesso col cuore chiuso in un cassetto dove lasciai i miei sogni e nemmeno una lacrima con cui poter lavare il viso...

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Palma Mingozzi E mi chiamano l'emigrante Io che ho camminato su questa terra perdendomi sulle spine della gioventù, non ho sentito male nello strumento della mia pelle ma ho dedicato la mia vita per quello spigolo di aria nel vento che ha fatto di me l'armonia del tempo. Ho visto luci di stelle sopra un paese di sogni, ho imparato che si attraversa un grande mare ed è caldo ed è freddo ed è mosso ed è disturbato ma sempre amato. Per cambiare il mondo si accetta ogni viaggio senza ostacoli e lo facciamo per ricordare il nostro paese natio, per sopravvivenza e meno sofferenza, ricominciare per sudare la vita non importa dove per farne una migliore, perché la nostra casa è dentro il nostro cuore. E se per questo mi chiamano emigrante io so di essere mediterranea ed anche fiera e tutto questo è una cosa grande.

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Cesare Moceo Ribollenti pulsazioni Sogno mondi incantati dove sfidarsi per raggiungere traguardi di veri eroi e intanto m'echeggiano nella mente grida sovrumane a possedere i pensieri Anime infestate da inquietanti presenze imposture pentite in cerca di redenzione ad assumere continue nuove identitĂ a lottare contro se stesse E cerco soffrente il dialogo tra Luci e Tenebre dentro lo sguardo pietoso della Fede e nei volti confusi del mondo con la Speranza sempre viva d'incarnarMi in gesti d'amore e di commozione fatati che il tempo non sfregi nĂŠ intacchi.

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Antologia di poesia contemporanea

Maurizio Alberto Molinari Bottoms & joysticks Mattina fatata o nuova angoscia guantata, scorrono isteriche immagini tra manopole e bottoni d’indemoniato vigore, scarnificano vite come arcieri precisi, bruciano famiglie, ne affamano le figlie. La seduta distante non basta al questuante, corrono audaci le figure fermate dall’istinto, premiate in qualche istante. Ombre tetre susseguono caparbie in orologi mai sganciati, in fatiche quotidiane alternate a semplici tracce d’uomo… Il senso della vita fluisce altero nella società svuotata, vestita di moda e disperazione, vissuta malata sotto il giogo d’uno stato minore.

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Antologia di poesia contemporanea

Marco Morandi Vita di quartiere Noi panni tesi allâ&#x20AC;&#x2122;aria, ad origliar la gente, celiamo fatti e liti nascosti a chi non sente. Buttati in lavatrice o a volte in bacinella sappiamo quella storia che lâ&#x20AC;&#x2122;acqua non cancella. Gli odori di paura sudore e ideali ci intrigano le maglie di spazi tutti uguali. Cresciamo bimbi e adulti che vivon nel quartiere, complici senza colpa di vite e di piacere. Prendiamo a volte ferro, carezze o pedatoni, ma dopo esser lavati del vento siam padroni. Allor che la natura faccia ciò che ritiene perchè cambiar padrone, a volte, ci conviene.

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Antologia di poesia contemporanea

Enzo Moretti Collaterale La tentazione narcotica culmina il giorno e mi slucida l'assenzio grattato agli scheletri murati sotto i tacchi della gente -fame affamata del primo amore ingigantisce il taglio cavernoso all’imbocco del comadi catrame sciolto il petrolio invade l’aria togliendo il fiato ai pesci, le ali ai gabbiani, la luce alla luce. Un concetto misero di vita mi risveglia un urlo animalesco di tenebre angustiate dallo spazio morto della schiena e il mio volto fa bianco metallico senza memoria del dove e quando. Inciampo il pavimento tra preservativi pietre lattine del mio stato atrofico e sbando gli occhi a riprese d’ossigeno quando un barlume notturno piove dal tombino il cielo che rischiara l’apertura da cui respiro ancora calda la luna.

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Antologia di poesia contemporanea

Graziella Mussino Oblio Smarrimento tra le pareti che un tempo conoscevi. Oblio dei ricordi a te pi첫 cari. Vuoto di conoscenze un tempo certe e presenti. Oblio degli affetti a te pi첫 cari. Oblio dei gesti un tempo quotidiani. Ricordo del nulla. Solo l'Amore rimane come ancora in un mare in tempesta.

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Daniele Neri Desaparecido Guarda il mare, giovane amico, osserva le onde che si levano con vigore al cielo, con atavico gesto di sfida. Pensa al mare, fratello, ai segreti che custodisce, all'oceano incantato che parla e racconta la vita di tante persone. Scruta al di lĂ del tuo sguardo e ascolta il rumore delle anime, nascoste nel profondo ventre azzurro, con le loro voci, i loro canti, i loro disegni e i loro pensieri. Pensieri che straziano, raccontano scene disperate di vite vendute, perdute e troncate, l'eterna Guernica prezzo di un'idea di pace, che li ha portati a piangere sul fondo.

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Giovanna Olivari Stupro “Amore” sussurrava ”Amore” Non conosco i suoi occhi. Solo il fiato roco dolciastro insistente. E quell’odore di sudore marcio di albicocca marcia nauseante di deodorante scadente premuto a forza contro il mio corpo strappato. Solo l’umido amaro delle foglie e della terra senza luna nella mia voce muta. Solo il terrore assoluto impotente più forte del sangue che mi lacerava il cuore.

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Stefania Onidi Minatore Sosta la luce fioca dell’ora finita all’orizzonte, quasi un regalo tra i passi del ritorno. Anche oggi, in un tempo sospeso ho seppellito i miei respiri nelle profondità della terra. Non passa aria nei polmoni eppure scavare è il mio lavoro. Scavo con queste mani, ogni buco un nodo nella carne, un solco di storia, a fiato corto e pancia vuota. Dissotterro ore interminabili di fatica, e sudo nell’oscurità della roccia per briciole di dignità da celebrare sull’altare quotidiano del giorno. Ho fame di luce ho fame d’aria ho fame di pane. Il mio domani è appeso a un sogno: uomini liberi, non padroni né servitori. Avanza rapida la notte – ma è una notte senza fine – nel turno continuo del silenzio, con esso questa volta la luna.

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Laura Paita Fiori salati Semi strappati alla terra, buttati via senza cura alcuna, risalgono in superficie come fiori salati. Stracci come petali fluenti in danza avvolgono quei poveri corpi, ormai saturi d’acqua. Occhi sbarrati dal terrore si abbandonano stremati all’abbraccio di quel mare sconosciuto. Mani levate in un saluto all’orrore che si lasciano alle spalle con l’orgoglio di guerrieri senza nome e la fragilità di chi ha sperato.

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Antonio Palladino Vorrei scrivere Vorrei scrivere dei versi ai giovani cui razziano il futuro. Altri per l’inedia che ci pervade per i sogni rubati. Per quei bimbi scheletrici e armati. Per le donne colpite nel corpo e nell’anima. Per chi su un verde prato non può più scorazzare. Per te che sei confuso, deluso. Per i senza affetti. Per chi non ha riconosciuto il dono e l’ha lasciato andar via. Vorrei scrivere per non soffocare. Per provare a far capire che siamo gocce dello stesso mare.

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Nadia Pascucci Struggente amore Eri un'anima pulita, ti aspettavi una vita migliore avvolto nell'ombra della sofferenza pensi solo a farti una dose. Annullato e annebbiato in viaggi infiniti ti regali illusioni in effimeri paradisi. Bruci sogni respiri morte ad ogni sballo e giochi col tuo cervello tra infinite ricadute e ardue risalite. Sei alla deriva liberati dalle tue catene. Combatti, lotta. apri una finestra respira la vita rimasta abbandona la strada sporca sostituisci amore al veleno. Dici che sono lâ&#x20AC;&#x2122;unica che può salvarti, scardinare questa serratura e mi lascio convincere. Vorrei non pensarti, non desiderarti, non rivederti piĂš, sei tempesta in momenti struggenti, ma non posso, sono drogata anche io, ma di te...

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Samuel Paterini Niente si muove Schizzi d'acqua sul viso mentre fuori c'è il sole muove il silenzio il bagliore ma il freddo penetra come una lama. I nuovi borghesi timbrano il cartellino la notte, il meriggio, il mattino. Precari senza saperlo affossano alle spalle ciò che resta di una classe operaia. Il popolo bue mai cambierà la storia, la massa si lascia dividere inseguendo false chimere. Etica svanita, denaro dominatore, tutti dietro ad una cattedra e... signorsì padrone! Ignara è la mattanza finché bussa alla porta accanto, greve è il timore d'un passo indietro, come quello che urlasti tu rivendicando i tuoi diritti. Perduti per sempre in quel giorno che dimenticasti i tuoi doveri, la tua dignità. Ignaro, ingrato.

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Stefano Pazzaglia Mediterraneo Sul fondo stanno i loro corpi: sedimenti di putridi egoismi, di Mondi decadenti, di vergogne incancellabili. Sul fondo, sotto i loro corpi, stanno le nostre coscienze.

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Tina Piccolo I ragazzi di Scampia Stringo al cuore una pupattola di pezza fatta dai ragazzi di Scampia quando per loro recitammo versi pieni d'amore e donammo canzoni appassionate... I giovani hanno la rabbia in corpo e rischiano la pelle, sanno che la violenza si cela ad ogni angolo di via e son pronti a vendere la vita... Guardali, n ogni sguardo c'è una storia da raccontare, qualcuno non conosce la speranzaâ&#x20AC;Ś Hanno paura ma TACCIONO... Andiamoci a Scampia, donare un sorriso, una carezza, a far capire che ci son valori che non vanno traditi, mai... Lotteranno anche loro per il bene, hanno bisogno di essere difesi dall'ingiustizia, dalla malavita... E stringo al cuore la pupattola di pezza e sembra che sorrida, me la donarono bambini senza infanzia eppure gli occhi brillavano d'amore e chiedevano "aiuto"...

TINA PICCOLO (AMBASCIATRICE DELLA POESIA ITALIANA NEL MONDO/CRITICO LETTERARIO E DI ARTI VISIVE)

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Francesca Pillitu E chiedevi Amore Pioveva quel giorno il cielo gemeva di lacrime d'argento allo specchio del tuo tempo slegando lento all'esile silenzio la voce del suo pianto. Come acqua negata al fiore dell'essenza il viso ti graffiava d'ombre scarne e smunte laddove una tiepida carezza sulle gote le sfumava per poi raccogliersi in preghiera sul ventre delle attese assieme ai tuoi perchĂŠ mai sazi di risposte. E chiedevi amore a divorarti anche le ossa e i pochi brandelli di pelle appesi ai tuoi respiri trattenuti a stento come vesti troppo larghe a riscaldarti il cuore tu ostaggio d'un'anima ingorda di carezze bramavi tutto e non volevi niente.

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Antonia Anna Pinna Angeli strappati Angeli tolti dalle culle Erode è tornato. Non è un Re è vostro padre un uomo qualunque nascosto tra i rami che non ha benedetto il vostro pane lo ha consumato di nascosto rubandolo ai miseri, agli abbandonati, egli scruta da lontano il suo passaggio si rende conto che non salirà. Il suo destino è segnato e mai nessuno lo solleverà si vendica così la belva inferocita e qualcuno alla fine pagherà i poveri figli tuoi si danno un bel da fare per non lasciare debiti sull’altare.

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Cecilia Piras Che hai fatto terra mia? Ti dovrei chiamare snaturata? Oppure matrigna nel senso peggiore? che hai fatto, terra mia, che tanto amavo, che tanto desideravo rivedere quando, lontana,mi mancavi tanto, che racchiudevo intatta nel cuore, che chiamavo terra d'oro, terra di tutte la più bella? Avevi nascosto il manto nero di lutto, ora è di nuovo davanti al mondo quel vecchio trasudare di morte, quella falce che recide anche i fiori appena sbocciati? Non mi conforta più neanche la musica del mare dalle conchiglie mi giunge un sussurro..."Delitto, delitto, delitto..." e riecheggia il dolore di una madre che piange. Un urlo straziante, un ritorno a un passato di sangue paura e dolore, domande senza risposta: "Certo non abita lontano da noi, magari l' ho pure incontrato magari col viso da bambino smarrito, magari mi ha pure sorriso per strada... magari era ignaro di essere un futuro assassino..." Certo è che una vita spezzata non può dare risposte. Terra mia, terra mia...ahi…chiamarti terra di morte! Sarà triste per me ripartire, lasciarti con questo pensiero, col sapore di un calice amaro e non più il sapore del mirto, del mare, dei ricordi felici...

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Daniela Pireddu Lo sbaglio Ti puntano il dito addosso quando sbagli, ma nessuno si chiede perchè lo fai. Tutti ti giudicano dall'alto delle loro sentenze, seduti sui loro troni e ti guardano, senza sapere che solo gli occhi che hanno pianto sanno vedere. Pensano, loro, che una lacrima sia la tua debolezza: non sanno che è solo dolore che si lava per diventare cristallo, per far nascere amore. Non sanno loro delle tue notti insonni, del tuo bisogno di tenerezza, del tuo dolore che non urli, ma che ti devasta il cuore, di tutte quelle parole che meriteresti e invece non hai, mai, del tuo nuotare controcorrente per raggiungere la riva. Hai imparato a rialzarti, a guardare il sole, anche se sembra lontano, e hai capito che solo chi è forte sa chiedere scusa per i proprio errori.

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Monica Poletti Mare di speranza Ondeggiano i sogni in quel mare di speranza e non pare poi così lontana quella terra di salvezza. “Forza, avanti! Ancora c’è posto.” Ma il barcone stracolmo non sembra confermare... E di nuovo quel suono di voce ottimista “Spingete e vi salverete!” Urla convincente lo scafista. Un neonato che piange e quella donna lo culla, pur non essendo figlio suo. Qualcuno lo mise fra le sue braccia poi voltandosi andò via, per non mostrare il dolore in faccia. Null’altro se non la disperazione porta quella gente sul barcone! Niente per loro è rimasto oltre quell’ultimo viaggio di speranza che spesso li conduce in fondo al mare… E chi critica stupidamente stando comodamente sul divano non s’accorge di quel ragazzo sporco e scalzo, che saluta la sua terra con un cenno della mano. E davanti a questi viaggi estremi di ieri, d’oggi e di domani, troppi occhi ancora chiusi non aiutano a capire che in quel mare di speranza confidano degli esseri umani.

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Rosy Pozzi Il giorno più non levò S’avventano impietosamente allo spuntare dell'alba jihadisti somali con disumana ferocia su studiosi inermi sorpresi nel sonno… - E per loro più non leva il sole. Centinaia di menti separate dal culto, ragazzi castigati e distrutti in gioventù, trucidati senza colpe né pietà - Freddati in questa arida rossa terra già ostile. Vite barbaramente strappate al sorgere del giorno, allo studio, alla ragione terrena - decapitandole… Ultimato in serata è lo scempio che lascia un manto - Carneficina e strazio nel luogo del sapere. Villeggiante in suolo kenyota dal fascino primordiale, maggiormente l’atrocità colpisce, avvilisce, ammutolisce per disumana vigliacca strage - Un gesto che al solo pensiero ribrezzo mi fa. Questo immenso tropicale cielo qui di fatto più vicino e più blu ancora più luminescenti diamanti farà brillare e contemplare - Ma in occhi lucidi ora si tramuterà lo sguardo mio rivolto lassù.

02aprile2015 / Kenya, Campus universitario di Garissa /Nairobi

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Michele Prenna Dono d'amore Diversamente abile recita l'eufemismo l'infermità a velare d'un corpo difettato. Ma è acuta la mente il cuore ha sentimento vede e fin troppo intende intorno a sé il disagio. Perciò raro il sorridere il volto fa sereno spesso atteggiato a grave. Eppure basta poco una parola e un fiore d'amore buono dono.

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Laura Recanatini

I poeti sono ricchi emarginati, nascosti nel diverso colore della pelle, lungo le curve delle prostitute davanti alla nuda miseria. Metafisica del cinismo rompe i confini smarrendo il fragile senso umano l'anima schiava non sfugge al potere di insaziabili numeri. Ben poca differenza fra me e loro. Chiedo elemosino prego libera d'essere strana straniera estranea. Una maschera cadendo rivela, solo tragica indifferenza fra simili non simili. Cammino tra volti affamati delusi maltrattati, inciampo nei tanti frammenti di vita quando ritrovo ali d'una libertĂ perduta.

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Giovanna Rispoli Grazie, Signore Grazie, Signore per quel giorno che mi donasti un occhio nero a testa alta e mi facesti gridare con toni pacati: “Non ti rivolgerò l’altra guancia, non più, mai più! Ma ti farò cadere nelle braccia della giustizia, non ti ripagherò con la stessa moneta, no, troppo facile per chi è abituato al linguaggio delle mani, per chi non ragiona né con la testa né con il cuore, perché fa della sua ragione l’unica! No! Il viola che hai impregnato volutamente sul mio corpo perché tu pensavi che io lo meritassi, sarà il colore dell’esempio, sarà un marchio: il marchio della vergogna che porterai tu per le strade del mondo ed io per non dimenticare, per ricordare che t’ho sconfitto a testa alta con la forza d’animo e la volontà di avere quella vita che tu volevi togliermi e che tu non hai e mai sarai in grado di avere!”

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Alessia Rocchi Vittime di guerra Cosa vuol dire esser bambino, quando i fiori crescono tra le mine a ricordo dell'atroce fine di chi senza gamba si è svegliato un mattino. Perché ogni guerra combattuta su questa terra insanguinata viene da noi sempre pagata con la vita o una nuova ferita? E così conobbi la povertà: niente di che mangiare né luogo in cui potermi rifugiare, vivendo solo dell'altrui carità. Perciò ricorda: come le piccole gocce giorno dopo giorno scavano le rocce, così con le opere buone si salvano molte persone.

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Teresa Romeo Angelo rosso Angelo con la veste rossa osi penetrare l’amore. Metti le tue mani su di lei ferendone il petto. Sull’altare del sacrificio porti la donna e non hai pietà di lei. Mani virili macchiano la purezza che ti offrì. Vittima dell'amore il respiro è soffio di vento. Piange Dio per questa figlia un amore criminale che sdegna la dignità. Rimbomba come tuono assordante il femminicidio. Distrugge corpo e anima l’angelo vestito di rosso e la violenza è la sua sposa.

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Alberto Rolando Silenzio conforme A cader dell'ultimo sguardo, Ormai cupa giace la libertà, Così bella splendeva nel pieno della sua essenza, Quanto adesso esala i suoi ultimi respiri mentre una schiera di capi curvi porta colori tanto simili quanto diversi da loro stessi, Così vuole il tempo e lo scorrere delle notti, Nell'infinito della quotidiana monotonia di ogni giorno, Mentre il mare non veste più le tinte delle sua anima, E un grigio mantello avvolge l'aria, Dove l'uno sarà sempre meno del più, Mentre si ci dimentica il colore del cielo, per non guardare su.

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Maddalena Rotolo Naufragio Ancora un barcone sgangherato. Ancora un naufragio annunciato. Ancor lo squallido scenario di un’umanità meschina e penitente, abbarbicata al male, cieca e indifferente che plaude allo scempio della vita tra ruscelli di sangue che colorano il mare di vermiglio. Ed il mio cuore, strapazzato dal desiderio della pace, illuso ancor come s’appartenesse a un bimbo, vola come tortora smarrita nel cielo tiepido d’aprile che sovrasta il triste mondo pervaso da morte e dolore, e si tinge, rassegnato, di un nuovo lutto.

scritta dopo l’ecatombe avvenuta nel Canale di Sicilia il 19 aprile 2015

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Michela Ruggiero La parola Lievita come il Pane - la Parola Cresce nel Silenzio e nelle Mente implode Non deve essere Urlata - la Parola Dispersa al Vento o Ripetuta Se usata Destinata Affetta il malfattore Conforta l'umiliato Asciuga il pianto Bisogna destinarle - le Parole due all'Amato tre alla Madre una all'unisono all'oppressore.

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Caterina Russotti Angeli sorridenti Faccette buffe girano per la città... elargendo sorrisi qua è là. Sereni e pacifici, comunicano al mondo la loro felicità contagiando l'intera umanità. Coccolati e amati riempiono il cuore di mamma e papà. Faccette tristi girano per la città ... cercando il sorriso qua e là. La guerra, la fame, la solitudine, la paura, gli han rubato la felicità. Sporchi e denudati della loro dignità cercano la serenità... Cercano e sperano in quell'angelo venuto dal cielo capace di asciugare le lacrime, di accarezzare l'animo, ... di far risplendere il cuore. E mentre cercano e sperano... ... Sognano di far ridere il pianto.

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Rosetta Sacchi Quel male oscuro che l’anima uccide Ho sepolture dentro il cuore che soffocano le rose dei ricordi dove il silenzio occulta uragani e l’anima è una zattera nel fragore delle onde non teme il fondo un male che divora ogni pensiero quasi fosse di carne la luce fuori folgora il mio inferno e nell’oscurità d’una notte eterna il tempo strangola le ombre alle pareti.

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Paola Sansica Le scarpe rosse Scarpe rosse come sangue d'innumerevoli vittime trucidate, tradite da un inganno che mai piĂš accadrĂ si ritrovano tutte assieme su quell'asfalto caldo in un grido che si leva forte: mai piĂš femminicidi!

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Maria Santoro Profughi La folla si accalca e grida feroce non ha più fiato e nemmeno la voce. Tutti piangono e si disperano perché il mare la sua acqua fa bere. Stanchi, malconci, affranti e spossati, non hanno più vigore e neanche possanza. Le forze si assottigliano per il funeste fato. Tendono le mani, ormai il dado è tratto. Occhi atterriti, lamenti e contorcimenti brividi di morte, per il soffocamento. Sospinti dalla marea in acque nere e gelide si aggrappano alla vita ma senza più speranze. Alzano gli occhi al cielo, implorano il loro Dio! Chiedono con voce flebile perché, li ha abbandonati? Le onde li travolgono, con essi i loro sogni. Esecrati dalla vita non hanno via d’uscita. Non hanno la felicità che tanto hanno sognato. La morte è lì che attende, paludata da gran giustiziera implacabile, beffarda, spietata ed ingannevole. E là sul fondale, gli ha dato il sonno eterno legandoli alle catene, con grande loro pene. La morte vittoriosa, di nuovo è gloriosa! Ora esanimi, galleggiano sull’acqua, sui loro corpi, i reprobi del mondo. Hanno la pelle nera, ma l’anima è bianca. Fuggiti da una terra, che sa di povertà! Fuggiti da una terra, martoriata dalla guerra! Fuggiti da una terra, che gli ha tolto dignità! “Mors”, li ha presi tra le sue braccia coprendo col velo nero la loro spenta faccia.

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Daniela Sasso

Colorano le stelle le mani dei bambini che raccolgono la terra dalle strade ingoiando polvere che alza il vento. La fame e la sete puoi leggerla disegnata nei loro occhi fragili e puoi immaginarli giocare a palla con un gomitolo di sogni. Si tengono per mano in un girotondo di anima con il coraggio di chi combatte per la vita senza conoscere il caldo dei vestiti, il profumo di una casa. Vivono sotto un cielo fatto di niente e si scaldano in un abbraccio sperando possa ripararli dal mondo. La meraviglia dei loro sguardi quando incontrano un sorriso e la tua impotenza nel sapere di non poterli salvare solo con una carezza. Il limite resta sempre quello dei cuori che non sono in grado di ascoltare, le urla silenziose di chi sta chiedendo aiuto.

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Antologia di poesia contemporanea

Maria Scivoletto Nessuno tocchi i bambini Un grido lontano ferma la mano! Ogni bambino è da cullare nel lettino. La bestia umana in agguato non potrà mai lavarsi da questo peccato. I piccoli recisi non troveranno pace se la Giustizia non sarà loro Madre. Un grido lontano ferma la mano! Ogni bambino cresce con amore ...proteggilo genitore! Ogni essere umano rispetta i piccoli d'uomo è così naturale... non dimenticare! Un grido lontano ...oh Dio ferma la mano!

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Antologia di poesia contemporanea

Maria Rosa Schiano Nessun abbraccio andrà sprecato Ama con tutta la tua forza ama con le tue debolezze senza colore né religione senza riserve per chi è diverso ma non lo sia per te. Un altro te, che sia come te non importa come... né chi. Ama comunque e sempre senza ritegno. Con la speranza di sempre quella ch'è l'ultima a morire che il miracolo avvenga che l'amore divenga una parola di genere plurale per tutti uguale. E stai sicuro nessun abbraccio sarà sprecato nessun gesto andrà perduto se sarà con amore se lascerai che il tuo essere non faccia parte mai del genere disumano.

Goccia a goccia 2015 120


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Valentina Selene Medici Casetta gialla Un angelo, con ali di vento accoglie i bimbi in paradiso. “Dimmi dolce bimbo perché sei venuto qui?” “Ero su un barcone stretto alla mia mamma. Sognavo un paese in pace con scuole e libertà. Sognavo, una casetta gialla dove poter giocare. Il mare era in tempesta e l'acqua, troppo fredda.” “E tu bimba, con occhi di cielo?” “Andavo in aereo, con mamma e papà. Parlano di un missile, ma io non so cos'è e ancora sono stesa, in mezzo ai girasoli.” “Ma tu, sei troppo piccolo non dovresti essere qui.” “Ero ancora in un grembo, sicuro e protetto. Un terrorista si è fatto esplodere in mezzo ad un mercato. Non ho vissuto il mondo. Ma, se lì, chi lo governa non sa leggere, gli occhi di un bimbo Allora, sto bene qui.”

Goccia a goccia 2015 121


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Anna Serio All'alba Non ha il sapore del decantato amore la goccia di sangue che la spina pungente della sua rosa ha donato alla candida mano di lei, ancor generosa di carezze sussurrate alla sua pelle di cera. Non ha il profumo del suo respiro la scia che aleggia nell'aria come soffocante fumo dopo il suo ansimare. Ma sua è l'ombra che si allontana deforme, riflessa nello specchio cieco e dormiente, in quest'alba sbiadita che, ancora assopita, rischiara i pensieri su di lui e i suoi demoni veri.

sullâ&#x20AC;&#x2122;abuso dei minori da parte dei propri genitori

Goccia a goccia 2015 122


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Patrizia Sessa Piliero Mani tese Mani tese affiorano dal mio mare accarezzano l’acqua limpida. Mani tese afferrano il tronco che galleggia piano al ritmo delle onde. ono tese le mani che invocano la vita inghiottite dalla follia di acque tempestose, di menti folli, di egoismi camuffati. Quante mani tese solcano i fondali del mio mare. Giochi d’estate allegria di bimbi che tendono le braccia al loro mare. Mani tese affrontano impetuose, violente le onde della vita. Voglio afferrare tutte le mani tese che gridano: “salvami”!

Goccia a goccia 2015 123


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Marina Sirolla Urlo la dignità! Ai margini di una bieca e sorda società urlo la dignità, una sola non ha prezzo né vetrine. Lo dico con il cuore, con la penna, le cose che paiono normali, cavolate scritte sui giornali, ho visto cose che non vorrei vedere: l’incubo del futuro. Persone spendere beate i soldi che non hanno, ora schiavi delle rate e gente grattare convulsamente la fortuna cieca e disperarsi senza più una lira. Dicono che chi scrive perde tempo e colora ciò che mai sarà realtà, chi prega e ripone speranze vive futili illusioni. Dicono chi nasce tondo non muore quadrato, il tempo aiuta dicono, ma da questa follia ci sarà una via d’uscita! Riprendiamoci, guardiamo il mondo e i suoi segnali!

Goccia a goccia 2015 124


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Rita Stanzione Si stende una vela – si muove il mare Uno sguardo straniero si è messo al centro della piazza non si può ignorare non sarà sempre un caso. Si deve girare l’indaffarato viavai controvento il fruscio elegante senza un’orma di polvere mentre sotto le scarpe è un pullulare di resti da misere cene fazzoletti inzuppati di attese e aride piogge. Un bambino smette di girare nel vuoto, si domanda se seguire quel flusso disciplinato dagli occhi lontani o giocare con lui sconosciuto che di proprio ha solo il sorriso. Commuove vederlo offrire una biglia, è chiara la sua mano che stende una vela: muove il mare Si lascia portare dove va il cuore - piccolo e grandioso senza saperlo. Ché poi ci sarà almeno uno di noi a spiegargli quella parola (umanità) tanto piena e non si sa come l'hanno pensata tronca.

Goccia a goccia 2015 125


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Grazia Tagliente Indifferenza Nell'eco d’un giorno dove il sole non torna, perso nel vento - volto ad est basso è lo sguardo, assente, braccio malfermo e mano tremula a domandar pietoso spicciolo. E il corpo, quello lo si vorrebbe lontano, ingombro d’angolo invisibile. Esigono rispetto gli occhi che passano e non notano. Non si vedono gli stracci dall'uomo infilati non si scorge berretta protesa da due dita seccate. E poi quel cartone, è indecente! … … Questo no, lo tengo! Serve per riparare sotto i portoni le membra o sotto i portici a raggomitolarmi. Triste vita da trascinare senza speranze per sopportare. E’ il tuo fallimento uomo dell’opulenza. Imbandite per te le ricche tavole a lui cibo in latta e bottiglie all'etanolo. Questo cielo tanto decantato non è tetto quaggiù per tutti uguale nell'indifferenza di chi troppo ha trattiene, passa e non da.

Goccia a goccia 2015 126


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Mihaela Talabà Avatar Rinasco da brandelli d’ombra, Il deserto delle coscienze odo Nel lamento della terra, vibrando… M’allontano… Attratta d’un vortice di lena In una nova vita, opera di magia. Prendo forma sotto sguardi ciechi M’identifico nella tua fantasia Mentre il cuore è invaso dal ritmo Un’arcana luce sussulta poesia. Una carezza per te Che nel volto sorridi Specchio del mio riflesso Stesso volto della solitudine. E piango e rido, a te mi confido Ti dono l’anima sussurrando segreti Sei madre, padre, fratello e sorella Amico fedele che mi comprende Come il vento confessa luoghi eterni, Come l’aurora lacera il buio Nel respiro d’un lampo Elevando il canto degli angeli Nel giubilo etereo… Una lacrima per te Che nel buio ritorni M’angoscio… Se spengo lo “specchio magico” Il mio Mondo svanirà con te.

Goccia a goccia 2015 127


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Viola Tatham Elizabeth Neri pensieri come infausti corvi mentre giocavi con bambolotti urlanti. Giornate maledette notti infernali dentro una gabbia tra alienazione e morte. Attese di terrore un Dio che non ti sente urlare serve solo a fustigarti il cuore. Orrore, amore qual è la differenza? Gli incubi son sogni peggiore è la realtà: schiava di una bestia che chiamavi papà.

Goccia a goccia 2015 128


Antologia di poesia contemporanea

Francesca Tavani La povertà *TI VOLEVO DIRE... Ti ho intravisto mentre rovistavi tra i rifiuti in cerca di qualcosa d'importante. Ti nascondevi tra il canneti ed il ciglio della strada. Furtivo hai preso qualche straccio e qualcosa da mangiare... forse un pezzo di pane e qualche foglia di verdura buttata con incuria. Sei uscito furtivo ma il mio sguardo s'è appannato quando t'ho visto tra le mani un mazzetto di fiori di carta colorata. Avrei voluto gridarti che tu hai più dignità di chi ti addita che vali tanto per il tuo grande cuore. La dignità si perde solo quando s'infanga il prossimo si dicono menzogne e si tenta di denigrare chi è pulito... Piango ancora al pensiero del tuo sguardo amico sconosciuto col grande cappello... e gli occhi dolci persi dietro un mazzolino di fiori di plastica a colori...

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Antologia di poesia contemporanea

Maria Teresa Tedde Marionetta bastarda Cos’eri tu, soldato di pietra che spiani il fucile, prima di inzuppare la tua testa di schizzi di seppia nera di signorsì a caporali assenti di sentimenti di vite rase al suolo come erba d’estate per cosiddetti scopi di pace e di sguardi di orrore di chi tace nel terrore d’un attimo di follia? Sei stato figlio, compagno, padre, ieri? Che segatura han messo in questa testa per obliar la festa d’esser venuto al mondo per renderti migliore? Or sei una bomba ad ore e uccidi chi ti guarda marionetta bastarda di vite bruciate in ratatà.

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Karen Tognini LibertĂ ! Facile far morire sulle labbra color caffe' il sorriso solare di chi la vita l'amava davvero Pugni di rabbia... su quel latte e miele che di dolce non aveva niente. Avrei voluto aprire quelle dita per poter baciare quelle mani rugose di dolore per poter urlare insieme a loro ..."LibertĂ ".

Ispirata dal film " The Help"... sull'odio razziale negli anni dell'America anni '60...

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Maurizio Trapasso In attesa di sentire una voce dal cielo C'è un paese dentro questo mondo. È, il paese dei maledetti. Un paese di voci silenziose. Di umani rotti dal dolore e dalla disperazione. Di carne, ossa e pelle, aspettando una visita che non arriva, perché nonostante la necessità del suo bacio, l'eternità segue presente nel cuore. Quanto tarderai, oh morte maledetta a non toccarmi? Quando verrai a spogliarmi della mia poca ricchezza, quale orgoglio mi rimane ancora? Ascolta il pianto di anime non neonate che, gemono per il pagamento di una sofferenza non eletta. Ascolta il volteggiare degli avvoltoi, dietro l'odore del sangue corrotto, gara di ossa. Fino a quando mondo ostile e crudele, ignori? Fino a quando riempirai il tuo ventre con le vivande rubate dall'oscurità degli occhi dei miei figli? Fino a quando? Qui sto. Sono il testimone della tua discarica, del tuo marciume, delle tue parole false ed ipocrite.

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Miriam Vacca L'amore non discrimina Né uomo né donna sei solo una forma più evoluta d'amore scampato da un antico amplesso messo in atto dalla natura per ingannare forme di vita più primitive. Ah l'amplesso!!! Arte dell'inganno che la specie umana adotta per perpetuarsi. Tu sei entrambi, in te battono due cuori che vivono in armonia. Non sei uno scherzo della natura, di cui prendersi gioco e burlarsi, né cerchi approvazione né comprensione. Quello che chiedi è solo l'amore. Spesso sei solo il pensiero più nascosto e pavido di quelle menti perverse e corrotte che vivono nell'illusione costante della normalità. Tu non puoi immaginare quanto coraggio possiedi e quanta confusione crei in quegli esseri che, pur provando le tue stesse emozioni, si nascondono negli angoli più bui del proprio io in cui si interrogano e si sentono liberi. Quella stessa libertà tienila a mente, perchè ti salverà dalla violenza e dalla paura.

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Michela Zanarella La guerra ha fame Bambini invecchiati sotto le ombre d'un fucile in un cielo denudato dal colore. Finestre bucate dal fuoco case inghiottite dalle esplosioni. Nemmeno il vento ha piĂš coraggio di vivere per strada. Alberi scarni cercano di coprire gli orrori. La guerra ha fame ancora. Madri percosse dai soldati nascondono la dignitĂ tra le sottane, gli uomini muoiono ingannati dal rispetto per la propria terra, diventano esche per la polvere in un mondo che non ha pietĂ  nemmeno per se stesso e si rifiuta di conoscere la pace.

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Monica Zanon (Moka) Gigli rossi Bombe catturano lacrime di sangue, tra rabbia mista a cenere, i fumogeni non sono che un castigo tra tanti. Le mani sono prigioniere in morsi dâ&#x20AC;&#x2122;acciaio, gli arti si strappano e donne impaurite nel grembo cullano il pianto di un figlio orfano. Tra le ombre delle nuvole e i sospiri di un vento secco gli uomini sono ingannati dal cielo, creatore di speranza.

Finalista al Premio di Tindari-Patti 2013

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Carlo Zanutto Goccia a goccia Goccia a goccia è sangue che cola da un soffitto, quel soffitto di cielo, quel soffitto di cenere… E giaccia a goccia lacrime e pensieri e la mano con la penna che, goccia a goccia, scioglie pensieri su fogli bianchi che goccia su goccia trattiene inchiostro e parole… E goccia a goccia hai visto il sudore di una fatica che non finisce mai; una fatica di vivere, la fatica di essere di questo presente fatica di elevarsi fatica di fuggire da questo cielo che gocciola sempre più sangue e cenere e la tua mano, che sempre con quella penna che, goccia a goccia, scoglie sempre i tuoi pensieri…

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Italo Zingoni Partire Tornare Restare Partire tornare restare immobili in uno specchio infranto disattendere l’attimo che incombe fermare il pianto degli innocenti e le bombe degli assassini. Sorridere nella stazione degli illusionisti perdersi per un errore di valutazione e non avere pezzi di ricambio per le nostre anime ormai da rottamare logicamente poco avanzate. Ci servono corsi di aggiornamento inglese, spagnolo, forse meglio portoghese ma senza troppe pretese che intanto il mondo ha fretta e ci lascia indietro per un nonnulla -quel poco che bastaSiamo numeri che nessuno più conta fino al prossimo censimento siamo le false opinioni dell’ultimo rilevamento il quarantanove-per-cento che ha ancora fiducia o il resto che invece si arrende all’evidenza. Partire tornare restare alla fine non sapremo davvero che fare in questo mare che ci porta alla deriva comunque migranti -per quanto poi valein un mondo globale, ognuno nella sua stiva. – L’ ANNO CHE VERRA’ – INEDITO – 2014/2015 - © t.d.r.

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“Goccia a goccia 2015”© è tutelato da diritti di autore a norma di legge ogni Autore si riserva i diritti delle proprie opere presenti registrazione:

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l’opera in copertina “Auschwitz, ultima attesa” è su gentile concessione dell’artista Aurora Cubicciotti ne è vietata la vendita realizzato nel maggio 2015 da Matteo Cotugno antologiagoccia@libero.it http://poesiedimatteocotugno.blogspot.it/ http://vocidipoesia.blogspot.it/

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Goccia a goccia 2015 - antologia di poesia  

Antologia di poesia contemporanea a tema sociale a cura di Matteo Cotugno, in collaborazione con 136 Autori.

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