Match Program Varese vs Venezia 19_11

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OPENJOBMETIS VARESE UMANA REYER VENEZIA 7a GIORNATA

19/11/2022 19:00

Match Program Ufficiale - Edito da Sunrise Media - numero 960 del 18 novembre 2022 Aut. del trib. di Varese n. 345 del 09-02-1979 - Direttore Responsabile: Michele Marocco


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A MASNAGO ARRIVA VENEZIA NEL DERBY DEGLI SPONSOR

Varese vuol mettere la freccia Una vittoria contro la Reyer consentirebbe ai biancorossi il sorpasso in classifica

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di Matteo Gallo

P

ausa di campionato ormai in archivio per la Pallacanestro Varese che sabato sera affronterà la Reyer Venezia in quello che è il derby degli sponsor, vista la comune attitudine al lavoro interinale tra Umana e Openjobmetis.

e, appunto, Venezia. Reduci da tre successi consecutivi, i ragazzi di coach Brase guidano anche alcune voci statistiche dell'intera lega come punti segnati (89,3 di media con un punto in più della seconda che è Pesaro), assist (19,3 punti di media) e nel tiro da 2 punti (59,4%), mentre sono secondi per valutazione, stoppate e terzi per falli subiti.

Stavolta la pausa è giunta quanto mai inappropriata nel fermare il cammino di una Openjobmetis in piena fiducia che occupa il quarto posto in classifica in coabitazione con Trento

Tutte voci che denotano la pericolosità offensiva della squadra varesina tranne una, le

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stoppate, dove Varese eccelle pur non essendo dotata di centimetri. Una rosa mediamente ottimamente dotata a livello di atletismo che sa incidere in questa voce statistica. Di contraltare vi è solo l'undicesimo posto a rimbalzo: evidentemente un fondamentale su cui lavorare in casa biancorossa. I secondi e, spesso, i terzi tiri sono già una costante delle uscite della OJM: se Varese riuscirà a lavorare su questo difetto limitandolo, allora sarà dura per tutti contenere una squadra che è dotata di una salda anima e che crede fermamente in sé stessa e nel proprio modo di giocare, così diverso rispetto a quello delle altre contendenti.

SARÀ UNA GARA PARTICOLARMENTE DIFFICILE SOTTO CANESTRO PER VARESE CON VENEZIA CHE HA QUATTRO GIOCATORI SOPRA I 206 CM

L'occasione è propizia, dato che nemmeno la Reyer eccelle nella lotta sotto i cristalli, essendo attualmente quattordicesima in questa voce statistica. Dato che appare quantomeno insolito vista la qualità sotto i tabelloni per Venezia. In ogni caso sarà una gara altamente

GLI ARBITRI Michele Rossi, Valerio Grigioni e Silvia Marziali (nella foto) saranno gli arbitri del match tra Varese e Venezia, valido per la settima giornata del campionato di Serie A. Il primo, lo scorso anno, ha “fischiato” i biancorossi solo in occasione del ko casalingo contro Trieste (76-92), men-

tre il secondo era presente nel ko della Openjobmetis sul campo della Virtus Bologna (97-56) e in quello di Masnago contro Treviso (80-89). Prima in assoluto con Varese per Silvia Marziali che ha fatto il suo esordio nei campi di Serie A nel corso della passata stagione.

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difficile per Varese proprio per il tonnellaggio della Reyer che ha ben 4 giocatori sopra i 206 centimetri e, considerando Chillo e Brooks, 6 sopra i 203 centimetri. Tanti i mismatch fisici che si verranno a creare nei 40’ di Masnago, dove sarà fondamentale l'apporto dei due lunghi veri varesini con Owens che dovrà saper gestire i falli e il suo minutaggio, dimostrando di aver imparato da quanto successo in quel di Scafati. Venezia è una squadra forte e completa, allestita per disputare un’ottima Eurocup e cercare di insinuarsi nel duopolio Milano-Bologna per la lotta al vertice in Italia. In cabina di regia troviamo una vecchia conoscenza biancorossa (ma ha preso casa sotto il Sacro Monte) come Andrea De Nicolao. Il fratello di Giovanni è elemento di sicuro rendimento anche se in questo inizio d'anno i suoi spazi si sono ridotti a meno di 10' di media. Causa ed effetto, certamente, sono da vedere nell'ingaggio di Spissu e di Granger. Il nazionale azzurro, visto anche con Georgia e Spagna nella finestra europea appena chiusasi, torna in Italia dopo la parentesi russa ed è diventato un tiratore micidiale dall'arco mentre Granger è giocatore di elevata caratura. Il 33enne di


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VENEZIA È UNA SQUADRA MOLTO FORTE ALLESTITA PER LOTTARE IN ITALIA E IN EUROPA passaporto italiano è cresciuto cestisticamente in Spagna all'Estudiantes, poi ha frequentato l'Eurolega a Malaga, a Istanbul (sponda Efes), a Vitoria, a Berlino (dove ha vinto scudetto e titolo di Mvp): insomma un vincente. In guardia c'è il “nostro” Riccardo Moraschini, tornato disponibile a ottobre dopo l'intricata vicenda di doping che lo ha coinvolto, e l'altro neo arrivato Allerik Freeman, uno degli innesti più importanti del mercato veneziano è una guardia con ottime capacità di far canestro, specialmente dall'arco. In ala piccola tutto il talento di Bramos e il recuperato Jordan Parks che ha saltato tutto il mese di ottobre per un problema alla caviglia e alla sua quinta maglia italiana dopo Trieste,

Capo d'Orlando, Treviso e Napoli. In ala forte si parte con Jeff Brooks, giocatore ormai conosciutissimo in Italia e capace di dare minuti anche da ala piccola o da centro, Derek Willis, lungo dalla doppia dimensione interna ed esterna che dopo Brindisi ha fatto bene anche lo scorso anno a Badalona e Matteo Chillo che finora è ai margini delle rotazioni. Sotto canestro altro tris importante con lo spagnolo Yankuba Sima che è il meno utilizzato finora mentre l'azzurro Tessitori produce punti in pochissimo tempo: 7,4 punti in 13' di utilizzo medio. La stella del reparto è Mitchell Watt, 208 centimetri che vanno per i 33 anni, ma una mano morbidissima nel pitturato e una capacità di far male alle difese avversarie da non sottovalutare.


A TU PER TU CON PAOLO GALBIATI

Io vagabondo in una vita per il basket

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di Alessandro Burin

A

ccettare una sfida che per molti poteva sembrare rischiosa. Decidere di scendere dal grado di head coach a quello di secondo. Entrare a far parte di una nuova cultura e metodologia di lavoro, assolutamente lontana da quella che è l’idea di basket italiano e più in generale europeo.

SONO UNA PERSONA TRASPARENTE IN OGNI SITUAZIONE CHE AFFRONTO. SONO SINCERO E MI PIACE STARE SUL CAMPO

E’ questa la sfida che coach Paolo Galbiati ha accettato di cogliere quest’estate, scegliendo la Pallacanestro Varese per affiancare Matt Brase in un percorso tanto nuovo quanto stimolante che fin da subito lo ha convinto. Coach, un brianzolo di Vimercate, cresciuto professionalmente nelle giovani dell’Olimpia Milano che oggi siede sulla panchina di Varese. Curiosa come cosa no? “Sì assolutamente, (ride, ndr). A parte tutto, io la vivo molto bene come situazione. Non sono mai stato tifoso di nessuna squadra, sono sempre stato tifoso dei giocatori. E’ chiaro che essendo brianzolo sono cresciuto in quella zona, ho avuto la grandissima fortuna di fare esperienza nel settore giovanile di Milano ma sappiamo che la nostra vita ci dà la fortuna di poter viaggiare e ora sono in un posto che ho sempre guardato da fuori e che ho sempre trovato affascinante. Al di là della storia della società, io come grandi successi ho vissuto l’annata della stella e non l’epopea degli anni precedenti, essere a Varese è un onore. C’è una città che vive di basket, una società ed una struttura di assoluto livello che ti permettono di lavorare al meglio. Mi viene anche difficile definirlo come un lavoro quello che faccio, per

me è più un privilegio svegliarmi tutte le mattine ed andare in palestra ad allenare”. Nella conferenza di presentazione hai avuto il coraggio e la sincerità di dire che non sei mai stato un vero e proprio tifoso di Varese, come spesso si fa per circostanza in quelle occasioni. Proprio la sincerità è una delle tue qualità migliori? “Sono felice che dall’esterno si sia percepita questa cosa. Fondamentalmente la cosa che più mi piace di me è la trasparenza totale con cui affronto ogni situa10


Paolo Galbiati è alla sua prima stagione in biancorosso come vice di coach Brase 11


PRATICHE DI SDOGANAMENTO MAGAZZINAGGIO TRASPORTI INTERNAZIONALI

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zione. Sono molto sincero, sono un grande lavoratore, mi piace stare sul campo, in ufficio e cerco di trasmettere questa mia passione e quanto ho imparato in questi anni, costruendo un rapporto umano importante con le persone con cui mi confronto. Quando torno in un posto dove ho lavorato la cosa più bella è vedere tante persone che ti accolgono con grande stima ed amicizia”.

questo lavoro. Questo ha anche qualcosa a che fare con la fatica che hai fatto per raggiungere così in fretta questi livelli? “Non tanto. Privilegiato perché io faccio fatica a dire che vado a lavorare. Penso che siamo fortunati, facciamo sport che è un qualcosa che diverte noi in primis e poi gli altri. E’ chiaro che fare questo ti dà tanti pensieri, momenti liberi non ne hai mai se non quando finisce la stagione ed anche lì sono risicati. Non hai mai un weekend o un giorno per staccare. E’ particolare, però non mi pesa mai. E’ anni che faccio questo ed è bello, stimolante. Ogni stagione hai la fortuna di incontrare persone nuove sotto mille aspetti e questo ti dà stimoli sempre nuovi. Se ti fermi sei perduto”.

E un difetto del tuo carattere? “L’essere molto testardo. A volte può essere un pregio o a volte un difetto. Poi di difetti ne ho un miliardo”. Hai detto che ti senti un privilegiato a fare

# PAOLO GALBIATI

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Al Paolo Galbiati fuori dalla palestra, ammesso e non concesso che mai ci stia, cosa piace fare? “Ci sto veramente poco. Ho ripreso ad allenarmi un po’ di più dopo l’operazione fatta. Poi guardo partite quando non alleno. Qualche film, qualche serie tv ma poco. Leggo tanto d’estate. Fondamentalmente però sono abbastanza non da casa e chiesa ma da ufficio e campo da basket”. Un posto del cuore? “La secondaria del PalaLido (ride, ndr). Onestamente mi definisco un vagabondo, perché non ne ho uno. Forse la Sardegna, che mi piace molto, tutta. Però diciamo che non ho un posto del cuore, sono abbastanza limitato in questo. Dico quindi il campo da pallacanestro”. Dall’extra al campo. Quest’anno hai accettato di entrare a far parte di un progetto che, per la sua esperienza con Torino, poteva sembrare anche molto rischioso. Dopo qualche mese ti chiedo quali sono le più grandi differenze tra coach Larry Brown e coach Brase? “E’ semplice, la differenza di età e background tra i due allenatori. Larry Brown è

una leggenda che ha vinto tutto, però è arrivato in Italia a 78 anni. A quell’età è difficile capire qualche dinamica diversa. La pallacanestro è una, ma la grande differenza sta nella metodologia e nell’energia. Larry aveva un’energia ma completamente diversa da quella di Matt Brase, avendo 40 anni, ha ancora tantissima voglia di studiare e scoprire le varie evoluzioni del basket di oggi. Brown a 78 anni, la voglia di fare questo l’aveva meno. E’ difficile cambiare il proprio modo di pensare e fare, soprattutto di un coach che ha vinto tutto in NBA. Io penso fosse un pelo troppo distante dal basket italiano ed europeo. Poi è chiaro che ambiente e condizioni erano diverse. Qui abbiamo più di un bel parafulmini dietro”. Ti aspettavi, sinceramente, un inizio così in campionato della squadra? “Sinceramente così no. C’erano buone avvisaglie, a tratti, dopo una pre-season di up and down, ma la partenza mi ha stupito”. Tra tutte le partite giocate in questo inizio di stagione, se ti dico che Scafati è stato


l’esame più difficile da superare, cosa mi rispondi? “Che hai perfettamente ragione. Era una partita che io temevo moltissimo per mille motivi: dalla grande taglia dei loro esterni, al grande talento diffuso che hanno, al ritorno della Serie A1 al PalaMangano dopo tanti anni, in una piazza molto calda. La temevamo tanto, l’abbiamo preparata bene e secondo me si è visto. Abbiamo fatto degli errori, regalando qualche punto di troppo. Potevamo vincere con un punteggio più largo ma per ora va bene così”. E’ giusto dire che in questo momento Markel Brown è il vero valore aggiunto di questo gruppo? “Penso sia uno dei tasselli fondamentali per quello che vogliamo fare. Intanto è un grandissimo giocatore di pallacanestro. Ha fondamentali tattici e tecnici davvero importanti, con una tecnica individuale di altissimo livello e la sua carriera divisa tra NBA ed Eurolega è lì che parla da sola. Purtroppo le tre operazioni alla caviglia gli hanno attaccato un etichetta che non gli dà merito. E’ un grandissimo conoscitore di pallacanestro, è bello parlarci e confrontarsi

MI OCCUPO PRINCIPALMENTE DELLA DIFESA: SIAMO SODDISFATTI con lui, è molto intelligente, è un lavoratore super. Quando abbiamo costruito la squadra ci aspettavamo queste cose da lui, forse ci sta sorprendendo un filo tutti quanti ma non così tanto. Non so voi cosa vi aspettavate da lui, noi questo”. Tu nella collaborazione con coach Brase hai la responsabilità di guidare la fase difensivabiancorossa. Sei soddisfatto, in questo senso, di quanto sta facendo la squadra? Dove pensi debba ancora crescere? “Sono e siamo abbastanza soddisfatti di


quanto la squadra sta facendo in difesa. E’ chiaro che abbiamo delle lacune strutturali, ci manca qualche chilo, centimetro, un po’ di apertura alare per coprire meglio gli spazi, un po’ di tattica perché sono quasi tutti giocatori che non conoscevano il nostro campionato e a volte facciamo errori che non dovrebbero starci ma capitano e fanno parte del percorso di crescita. E’ un gruppo però che lavora tantissimo, che si applica e che cerca di correggere gli errori che ogni tanto commettiamo. C’è grande capacità di andare oltre l’errore e per noi questo è fondamentale. Abbiamo ampi margini di miglioramento e siamo sicuri la squadra possa crescere perché è un gruppo molto dedito al lavoro”.

rese potrà battere questo squadrone? “Hai detto bene. Venezia è uno squadrone, costruito per raggiungere obiettivi altissimi. Hanno rivoluzionato la loro struttura degli ultimi anni e il modo di giocare. Ora ricercano una manovra più a campo aperto, lasciando un po’ più libertà al talento rispetto alle grandissime esecuzioni che ne hanno contraddistinto il passato. Noi dovremo essere bravi a togliergli alcuni punti di riferimento, dovremo essere bravi a difendere sul gioco in pick’n’roll di Watt, sulla sua capacità di giocare negli spazi e creare opportunità per sé e compagni. La chiave sarà imporre il nostro ritmo, mandarli fuori giri e limitare le loro tante bocche da fuoco, cercando di crearci e sfruttare al massimo i vantaggi che ci creeremo durante i 40’”.

Ultima domanda, questa settimana arriva Venezia. Quale partita ti aspetti e come Va16



ROSTER N° 4 8 10 12 13 18 21 22 30 41 92

ATLETA COLBEY ROSS ANDRIU TOMAS WOLDETENSAE GIOVANNI DE NICOLAO JUSTIN REYES MATTEO LIBRIZZI NICOLÒ VIRGINIO GIANCARLO FERRERO MARKEL BROWN GUGLIELMO CARUSO TARIQ OWENS JARON JOHNSON

RUOLO Playmaker Ala Playmaker Ala Playmaker Ala Ala Guardia/Ala Centro Centro Ala

DATA NASCITA 22/10/1998 30/04/1998 10/06/1996 16/03/1995 06/04/2002 18/03/2003 29/08/1988 29/01/1992 03/07/1999 30/06/1995 05/05/1992

ORGANIGRAMMA Presidente Vicepresidente Consigliere Consigliere Amministratore Delegato Ass. Amministratore Delegato General Manager Ass. General Manager Direttore Sportivo Cfo Direttore Commerciale Resp. Marketing Ed Eventi Resp. Stampa E Comunicazione Resp. Segreteria E Relazioni Esterne Resp. Biglietteria E Merchandising

ALTEZZA 85 196 191 193 180 206 198 191 208 206 198

PESO 84 89 79 93 70 92 97 86 90 93 93

NAZ. USA ITA ITA USA ITA ITA ITA USA ITA USA USA

STAFF Marco Vittorelli Giuseppe Boggio Antonio Bulgheroni Thomas Valentino Luis Scola Federico Bellotto Michael Arcieri Matteo Jemoli Mario Oioli Marta Poretti Marco Zamberletti Francesco Finazzer Flori Marco Gandini Raffaella Demattè Luca Maffioli 18

Allenatore Matt Brase Assistente Allenatore Paolo Galbiati Team Manager Massimo Ferraiuolo Preparatore Atletico Silvio Barnabà Medico Sociale Michele De Grandi Medico Ortopedico Mauro Modesti Osteopata Angelo Vetralla Fisioterapista Davide Zonca Matteo Bianchi


I numeri del campionato PUNTI

J. PETRUCELLI M. ABDUR-RAHKMAN A. DELLA VALLE F. BARTLEY J.JOHNSON

RIMBALZI M. L. HOPKINS S. SPENCER D .ATKINS J. WILLIAMS K. PINKINS

ASSIST A. CINCIARINI S. CHRISTON C. DAVIS J. STONE T. CAUPAIN

BRESCIA PESARO BRESCIA TRIESTE VARESE REGGIO EMILIA TRIESTE TRENTO NAPOLI SCAFATI

CLASSIFICA

19,5 18,2 17,5 17,0 16,8

VARESE - VENEZIA

NAPOLI - TREVISO

TRENTO - V. BOLOGNA BRESCIA - TORTONA MILANO - TRIESTE

BRINDISI - PESARO SASSARI - SCAFATI

Virtus Segafredo Bologna

3

Ea7 Emporio Armani Milano

2 4 5 6

9,7 8,3 8,0 7,7 7,7

7 8 9

10 11

REGGIO EMILIA DERTHONA TRIESTE SCAFATI BRESCIA

12

10,2 6,0 5,8 5,7 5,6

13 14

15 16

TURNO ODIERNO REGGIO EMILIA - VERONA

1

Bertram Yachts Derthona Tortona Dolomiti Energia Trentino

Punti 12 10

10 8

Umana Reyer Venezia

8

Carpegna Prosciutto Pesaro

6

Pallacanestro Trieste

4

Gevi Napoli Basket

4

Germani Brescia

4

Openjobmetis Varese Happy Casa Brindisi

Nutribullet Treviso Basket Unahotels Reggio Emilia

8 6 4

4

Banco Di Sardegna Sassari

4

Tezenis Verona

2

Givova Scafati

2

PROSSIMO TURNO

19/11 19:00

VENEZIA - TRENTO

20/11 16:00

TORTONA - NAPOLI

TRIESTE - BRESCIA

19/11 20:30

TREVISO - MILANO

20/11 17:00

BOLOGNA - BRINDISI

20/11 17:30

20/11 18:00

20/11 20:00

27/11 17:00

27/11 18:10

27/11 18:30

VERONA - VARESE

27/11 20:00

Clicca qui per le statistiche complete 19

27/11 16:00

PESARO - SASSARI

SCAFATI REGGIO EMILIA

20/11 18:30

26/11 20:00

26/11 20:30

27/11 19:00


OCCHIO A...

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Michael Bramos di Matteo Gallo tecnicamente perfetto e molto intelligente sul campo da basket, Bramos è da sempre uno dei segreti del ciclo vincente di Venezia. Alla sua ottava stagione in Laguna, Bramos ha

assano gli anni, ma la trentacinquenne ala greco americana non ne vuol sapere di smettere di deliziare i palati più raffinati della platea del basket. Tiratore eccelso, 20


vinto 2 scudetti, 1 Coppa italia ed 1 Fiba Europe Cup con la Reyer cui vanno aggiunti due scudetti e due coppe di Grecia col Panathinaikos. Cresciuto nei Miami Redhawks, Bramos arriva in Europa nel 2009 nelle fila del Peristeri. Poi, due anni a Gran Canaria cui fanno seguito altri due anni al Panathinaikos con cui vince tutto in Grecia. Quando la sua car-

riera sembra pronta per essere un top player europeo, arriva un brutto infortunio alle Summer League del 2014: perde tutta la stagione e l'anno successivo Venezia è disposta a scommettere su di lui. Ne nasce un matrimonio che non conosce fine: anche quest'anno Bramos viaggia col 40% da 3 come in media carriera.

ROSTER REYER VENEZIA

N° 00 0 2 5 6 7 9 10 11 15 23 35 40 50

ATLETA AMEDEO TESSITORI MARCO SPISSU JORDAN PARKS ALLERIK FREEMAN MICHAEL BRAMOS YANKUBA SIMA RICCARDO MORASCHINI ANDREA DE NICOLAO JAYSON GRANGER MATTEO CHILLO JEFF BROOKS DEREK WILLIS ALESSANDRO CHAPELLI MITCHELL WATT

RUOLO Centro Playmaker Ala Guardia Ala Centro Guardia/Ala Playmaker Playmaker Ala/Centro Ala Ala Guardia/Ala Ala/Centro

DATA NASCITA 07/10/1994 05/02/1995 06/04/1994 30/10/1994 27/05/1987 28/07/1996 08/01/1991 21/08/1991 15/09/1989 15/06/1993 12/06/1989 21/06/1995 18/04/2004 14/12/1989

ALTEZZA 207 185 201 191 198 209 194 185 188 203 203 206 194 208

PESO 100 81 92 91 102 102 103 75 91 103 100 106 92 106

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A TU PER TU CON ANDREA TRIACCA COACH DELL’U19

Il lavoro sui fondamentali è... fondamentale

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di Alessandro Burin

C

ontinua il viaggio nel mondo della nuova Varese BasketBall e dopo essere passati dal Responsabile del progetto, Max Ferraiuolo e dal coach della squadra di Serie B, Gabriele Donati, è giunto il momento di andare a scoprire come lavorano nel concreto le squadre giovanili del nuovo settore congiunto Pallacanestro Varese-Robur Et Fides. Ad aprirci la strada è coach Andrea Triacca che, con i suoi Under 19, impegnati nel campionato d’Eccellenza, girone Interregionale con l’Emilia Romagna, ha appena vissuto l’esperienza della Next Generation Cup LBA, torneo che raggruppa tutte le selezioni giovanili U19 dei club di Lega Basket, in una tappa di Pesaro che ha lasciato ottime indicazioni.

ABBIAMO UN OBIETTIVO MOLTO CHIARO: FAR CRESCERE I RAGAZZI

Coach, partiamo proprio dal concentramento di Pesaro. Al di là delle tre sconfitte in altrettante partite, le indicazioni che sono arrivate sembrano più che ottime, concorda? “Assolutamente sì. Abbiamo giocato un torneo in costante crescendo, soprattutto in termini di continuità di prestazioni nel corso dei 40’. Da quest’anno l’obiettivo è chiarissimo, ovvero non tanto il risultato di squadra quanto quello di crescita dei singoli giocatori. Di conseguenza, una crescita individuale porta ad uno sviluppo anche della squadra. In questo noi partiamo con un gap maggiore rispetto ad altre realtà, perché abbiamo una squadra composta da giocatori che vengono da tante squadre diverse e che vanno amalgamati. Spesso questo ci porta a disunirci perché non siamo ancora una

squadra, dobbiamo ancora trovare maggiore unione. Un’esperienza magnifica com’è stata la Next Gen ci serve soprattutto in funzione di questo”. Come si mette insieme un gruppo composto da ragazzi che fino allo scorso anno avevano vissuto esperienze molto diverse tra loro? “Da parte loro serve umiltà e sacrificio, da parte mia comunicazione. Parlare tanto, tantissimo con questi ragazzi. Quando sono in campo io voglio più bene a loro dei loro stessi genitori, perché è come affrontare ogni giorno una sfida diversa all’interno di un viaggio da fare tutt’insieme”. Hai parlato della crescita individuale come obiettivo globale di quest’anno di lavoro. Ad 23


inizio anno ti sei posto un risultato da voler raggiungere nello specifico? “Singolarmente ci sono diverse individualità che sanno dove devono migliorare. Faccio un esempio, Kouassi sa che deve migliorare nella protezione del ferro e come lui, ognuno ha la sua strada da seguire. In relazione a questo è troppo importante il lavoro di fondamentali che stiamo facendo da inizio anno per andare ad accrescere ogni giocatore e colmare quelli che oggi possono essere dei loro punti deboli. Se poi si pensa che ad esempio proprio Kouassi ha modo di lavorare individualmente con Luis (Scola), beh si può capire tanto dell’impostazione di

crescita individuale che possono avere questi ragazzi”. In che cosa il nuovo progetto Varese BasketBall si differenzia dagli altri nel lavoro sul settore giovanile, in cosa consiste nel concreto quel player development che ci è stato raccontato fino ad oggi? “Due anni fa qui c’era la concezione di squadra, mentre quest’anno l’impatto avuto è stato molto forte e totalmente differente, tant’è che anche io ho dovuto rivedere il mio modo di allenare. Player development vuol dire puntare tantissimo sul lavoro individuale del singolo in settimana. Noi fac24


È IMPORTANTISSIMO CAPIRE QUANTO SIA IMPORTANTE E DETERMINANTE L’ALIMENTAZIONE PER UN ATLETA preparatore, Marcelo Lopez, è rivolta anche a questo tipo di crescita individuale”.

ciamo, su quattro/cinque allenamenti settimanali, due solo di individuale, lavorando sui fondamentali”.

Pensi che affrontare fin dall’anno 1 di questo nuovo progetto un campionato duro e tosto come quello d’Eccellenza, sia il modo migliore per affacciarsi alla realtà senior di cui voi siete il bacino principale? “Sì, io penso assolutamente sì. Ma dirò di più, anche l’esperienza Next Gen in questo ha fatto molto. Sono stati 4 giorni vissuti come professionisti per i ragazzi. Colazione al mattino contenuta e controllata da Matteo Bianchi e Marcelo Lopez, a mezzogiorno si pranzava, poi riposo, dopodiché si andava in palestra un’ora e mezza prima della partita, si faceva tutto il lavoro d’attivazione muscolare, poi partita, post, doccia, letto e si ripartiva il giorno dopo. Una routine che quando poi arrivi a giocare a livello senior diventa quotidianità e penso che abituare questi ragazzi fin da subito a questo tipo di attività li aiuti non solo da un punto di vista fisico quanto mentale, di concentrazione e predisposizione. Capire che anche l’alimentazione è determinante nella vita di un atleta è importantissimo. Chi percepisce questo fa già un salto in avanti notevole”.

Più i ragazzi crescono, solitamente meno hanno voglia di lavorare su palleggio, passaggio, tiro, preferiscono giocare durante gli allenamenti. Riscontri questo o li vedi molto coinvolti invece? “Li vedo molto coinvolti. Tutto parte da quest’estate, quando i ragazzi sono arrivati con grandissimo entusiasmo, contentissimi di poter lavorare insieme. Questo ha reso tutto più facile, poi è chiaro ci vogliono umiltà e sacrificio per fare la differenza. Loro sanno perfettamente, tramite i messaggi che tutti gli fanno arrivare ogni giorno, che il lavoro sui fondamentali è fondamentale, scusate il gioco di parole. Questo vale non solo in riferimento alla tecnica cestistica ma anche al lavoro con gli attrezzi che si fa in palestra per sviluppare il proprio fisico. La tappa di Next Gen in questo senso ci ha dato un ulteriore target di riferimento da cercare di raggiungere, perché abbiamo incontrato dei veri e propri colossi. Ci vuole tempo per crescere ma il lavoro che stiamo facendo anche grazie alla grande professionalità del nostro 25