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UMAG


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QUALITY TOOLS QUALITY TY T TOOLS OR CREATIVE & INNOVATION MINDS SERVING ARTISTS WITH QUALITY & INNOVATION SINCE DAY ONE

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Mag è il magazine di chi per Natale chiede il dizionario Kligon/Italiano – Italiano/Kligon, di chi ha l’app del calendario dell’avvento, di chi fa il Presepe con i Lego, di chi alimenta le luminarie natalizie con un pannello fotovoltaico, di chi fa i regali su thinkgeek.com, di chi scrive la letterina di Natale a Bill Gates, di chi la notte di Capodanno la passa nel mondo di Warcraft, di chi aspetta i saldi ma per spendere i bitcoins. U-Mag è il magazine di chi ama vivere nella giungla urbana.

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UMAG N°2 Novembre Dicembre 2012 Magazine Catalogo di Urban Jungle Progetto grafico: Kidea Hanno collaborato a questo numero: Dario Volpe, Diana Gianquitto, Diego Davide, Fabio Cufari, Marco Perrone, Roberto Niro, Roberto Strino, Rosa Iannuzzi, Simona Monteleone. Immagine in copertina di SSUR, “Nightime Cityscape”. Contatti: info@urbanjunglestore.com www.urbanjunglestore.com Questa è una copia omaggio e non è in vendita. Le foto dei capi possono subire variazioni in caso di errori tipografici. Il contenuto esplicito e implicito di testi ed immagini in quanto frutto di ricerca artistica non vuole offendere la sensibilità di nessun individuo. Le inserzioni pubblicitarie di questo volume sono a titolo gratuito, lo spazio ad essi dedicato è da intendersi come riempimento grafico e non ha alcun scopo di lucro da parte di Urban Jungle che non riceve alcun compenso dai marchi presenti.

Dj Oluwong, foto di Simona Monteleone

Air Jordan...................................................................................................................................................08 Marvel collection.......................................................................................................................................10 Instagram Report.....................................................................................................................................12 Camouflage.................................................................................................................................14 Julius Erving...............................................................................................................................................16 American boy............................................................................................................................................18 SSUR...........................................................................................................................................22

Releases d’autunno.................................................................................................................................26 Note di storia.............................................................................................................................................28 Motown..................................................................................................................................................30

Rebel Ape in New York...........................................................................................................................34 Kitschmas....................................................................................................................................44 Webseries addicted................................................................................................................................46

Hicham El Guerrouj..................................................................................................................................48 Party in bocciofila......................................................................................................................................52 Holi Festival...............................................................................................................................................55

Toys...............................................................................................................................................58

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AIR JORDAN

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A lezione di volo

i sono personaggi che grazie alle loro capacità, alla fama o semplicemente alla vita che hanno vissuto, travalicano i confini della ”umanità” fino a essere eretti a mito, fino a divenire punto di riferimento assoluto rispetto a una prodezza sportiva, a un modo di vestire o a uno stile di vita. Diego Maradona è la giocata geniale, Ayrton Senna la curva a 200 all’ora, Jim Morrison la sfida all’autorità, James Dean la gioventù che brucia… Il mondo del basket ha allevato un mostro sacro, Micheal “Air” Jordan. MJ è stato probabilmente il migliore cestista di tutti i tempi, di sicuro il più grande basketball player sul piano mediatico. Micheal ha entusiasmato dentro e fuori i parquet, divenendo, anche grazie allo spettacolare modo di giocare, l’atleta più sponsorizzato della sua generazione, giungendo fino a interpretare un film da protagonista: “Space Jam”. Jordan trasformava in oro tutto ciò che sfiorava, basti pensare che il valore dei Chicago Bulls passò da 16 a 120 milioni di dollari in un lampo; i grandi brand non potevano di certo farsi sfuggire un’occasione del genere. Nacque un forte legame con Nike che commercializzò inizialmente un solo modello di scarpe

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(quelle indossate da Jordan durante la stagione e subito divenute icone) già dalla prima stagione da professionista, poi col passare del tempo, grazie a un successo immediato, dalle scarpe si passò a pantaloncini, t-shirt, felpe e cappelli fino a creare un vero e proprio brand, non più strettamente legato all’abbigliamento tecnico-sportivo: il brand Jordan. È possibile dividere gli adolescenti degli anni Novanta in 2


categorie: quelli che hanno comprato le Air Jordan e quelli che le hanno desiderate. All’epoca, non era facile recuperare tutti i soldi necessari per un paio di scarpe del genere, ma oggi, a distanza di una decina di anni, tutti gli ex-adolescenti insoddisfatti che si trascinano questo peso hanno la chance di rimediare. Urban Jungle, in particolare, ha creduto fortemente nel rilancio delle Air Jordan, sono infatti disponibi-

JORDAN TRASFORMAVA IN ORO TUTTO CIÒ CHE SFIORAVA, BASTI PENSARE CHE IL VALORE DEI CHICAGO BULLS PASSÒ DA 16 A 120 MILIONI DI DOLLARI IN UN LAMPO

MIchael Jordan e Kobe Bryant, All Star Game

li da novembre alcuni dei modelli che hanno fatto la storia delle scarpe da basket: le Nike Air Jordan 9 Retro Johnny Kilroy, ideate da Nike e Jordan in occasione del suo primo ritiro, quando si decise di costruire ad hoc un alter ego di MJ, Johnny Kilroy, a cui per par condicio è stata dedicato un pack completo. Poi le Air Jordan 9 Cool Grey, che però non furono mai utilizzate dal campione proprio a causa del suo ritiro, le storiche Air Jordan 4 Bred e infine le pluripremiate Air Jordan 11, le scarpe indossate da Jordan l’anno delle 72 vittore in regular season e del 4° anello NBA.

Air Jordan Collection, in esclusiva da Urban Jungle.

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MARVEL COLLECTION

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Sneakers da supereroi

apitan America, Red Skull, Spider-Man, Venom, Wolverine, Sabretooth, Deadpool, tutti ai nostri piedi. No, non siete diventati l’ultima stella della Marvel, ma non disperate, un briciolo dei loro superpoteri sarà a vostra disposizione. Anthony Petrie realizza per Reebok la nuova serie di sneakers Marvel in edizione limitata. Sarà per un pò come tornare bambini ed essere colti dalla bramosia di possederli tutti e convincere la mamma che si, le scarpe possono influenzare l’andamento scolastico soprattutto quando

PER LA PRIMA VOLTA INFATTI I BENIAMINI DELLA MARVEL SONO INTRODOTTI IN UNA LINEA OVER 12. sarà Wolverine ad aiutarvi. Tutto esclusivamente per farsi beffa del compagno di banco, che privo di argomentazioni è fermo al primo modello. Per fortuna, questa volta non ci saranno mamme da convincere e acquistare l’intera collezione sarà un gioco da ragazzi, anzi da adulti. Per la prima volta infatti i beniamini della Marvel sono introdotti in una linea over 12. Per l’occasione, Petrie realiz-

Reebok Marvel, Capitan America

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za ogni modello ex novo, non ricrea esclusivamente le stampe e le suole (da incorniciare!), ma genera modelli esclusivi di volta in volta. Non solo la tomaia, ma anche i tessuti i colori e gli inserti sono differenti, d’altronde non tutti i super poteri sono uguali. Rifiniture rosse e inserti militari per il temibile gerarca nazista Red Skull, colata di gomma traslucida per l’energia nucleare di Chamber, inserti in pelo per Sabretooth, interni a stelle e strisce e dettagli squamosi per la più cool della serie dedicata al super soldato Capitan America. Oltre a differenziarsi per il design, ogni super eroe sposa un tecnologia differente. La ventilator di Capitan America, ad esempio è la più leggera in assoluto, Red Skull e Deadpool adottano invece la Pump Omni, tomaia moderna e suola in 3D Ultralite, per Chamber una Blast high top da basket, e infine come dimenticare lui, Spider Man, il supereroe da esportazione: per aggrapparsi agilmente alle pareti Insta Pump Fury, la scarpa da running perfetta! Per le ragazzine, niente paura, Barbie non ritornerà a turbare la vostra psiche, con improbabili sorrisi e


cotonature, Reebok realizza una Capsule Collection Marvel anche per voi. La vedova nera (Black Widow) e White Queen, le beniamine chiamate a combattere. Una in total black lucido con inserti dorati, l’altra completamente bianca con inserti in argento; per entrambe il modello Freestyle Hi: dal 92 la scarpa da fitness doppio stretch ideale per un target esclusivamente femminile. Sentirsi un supereroe diventa quindi molto semplice, basta trovare lo store Urban Jungle piÚ vicino, scoprire l’intera collezione in esclusiva nazionale e scegliere con quali scarpe salvare il mondo.

Reebok Marvel Urban Jungle exclusive

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REPORT

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Instagram Report.2

Location: Urban Jungle Store, corso V. Emanuele, 64, Castellammare di Stabia Outfit: Scarpe Air Jordan 4, pantalone Nike Sportswear, Canotta Chicago Bulls Replica, Bomber Adidas, Cappellino New Era.

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Mimetizzarsi in cittĂ 

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1.......................................................Adidas Beanie 2.............................................Nike Bomber Kobe 3....................................Puma Easy Rider Camo 4.....................................................New Era 59Fifty 5..........................................................Adidas Duffle 06...................Camera Nikon Coolpix AW100 7...........................................................Iphone Cover 8..............................Swatch Touch Camouflage 9....................................................Converse Pants 10.....................................Nike Cheyenne Camo 11.....................................................Adidas Spezial 12............................T-Shirt USA Track & Field 13.......................................................Adidas gloves

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JULIUS ERVING

CHIAMATELO DOTTORE 16


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ulius Winfield Erving II, meglio noto come Dr J è un cestista statunitense, non uno qualunque naturalmente, ma uno dei 50 giocatori più forti di tutti i tempi, membro della Basketball Hall of Fame, con 30.026 punti nella classifica dei marcatori. Eppure nonostante i numeri, Doctor J verrà ricordato soprattutto per il suo stile rivoluzionario e innovativo; anche per essere padre della tennista Alexandra Stevenson, ma questa è un’altra storia, anzi, un’altra relazione. Il “dottore” ha stile dunque e quando la moda chiama, Julius risponde. Dall’alto del suoi 2 metri e 01, Erving è chiamato a dare corpo e spirito al rilancio della scarpa che per tanti anni lo ha accompagnato al cesto. La Converse Pro Leather, sulla scia del retrò, mette in scena una processione, con tanto di bandiere e porta bandiere (per l’occorrenza Jim Jones, Carlos Arroyo, Shammgod, Luam Keflezgy, Rune Glifberg, Kenny Anderson). Tutta Brooklyn è in marcia, skater e basket player procedono a passo lento sulle note stridenti dei White Stripes. Gli anni ottanta, rivivono

in un mix di sacro e profano, dove feticci 80’s come i boomboxes, rivestiti d’oro, diventano oggetti di culto, mentre il brand icona Star Chevron, tappezza l’intero carroccio. Infine, lui, Herr Doctor, impeccabile in Total White, divinità del canestro, pronto ad accettare nuo-

GLI ANNI OTTANTA, RIVIVONO IN UN MIX DI SACRO E PROFANO, DOVE FETICCI 80’S COME I BOOMBOXES, RIVESTITI D’ORO, DIVENTANO OGGETTI DI CULTO vamente la sfida. Il mito ritorna in campo e le Pro Leather sulla cresta dell’onda. Nuovi i colori (Varsity Red, Grey, Black, Greene Navy), nuova la struttura, completamente rivisitata, più leggera e confortevole, ma lo spirito, quello è senza tempo.

Converse Pro Leather

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n principio era un semplice cappellino, poi arrivò Jay Z, che grazie alla mega visiera New Era, riuscì a conquistare la mitica Beyonce, il resto è storia. Lui è ovviamente il re indiscusso della nuova discografia americana; rapper, produttore e imprenditore con all’attivo un patrimonio di circo 504 milioni di dollari e un’ inestimabile serie di copricapi. Quando uno come lui ti sceglie, allora è fatta, ma la verità è che l’azienda New Era Cap Company aveva già una lunghissima tradizione alle spalle. 89 anni di esperienza per sviluppare il cappello perfetto, in grado di resistere a tutto intemperie,

L’ULTIMA GENERAZIONE MADE IN USA, CRESCIUTA ALL’OMBRA DEL PONTE DI BROOKLYN, A BIG MAC E TOUCH DOWN. risse e note stonate. Prima di arrivare a solcare i palchi, New Era era ed è il berretto ufficiale della Major League di Baseball Americana, meglio nota come MLB, per la quale realizza tutt’oggi una coloratissima serie. Il passo dal campo alle strofe è breve. Mary J Blige, 50 cent, Dr Dre, Snoop Dog, Estelle, Kanye West e Pharrell Williams; New Era è diventato così simbolo, icona, dell’American Boy, l’ultima generazione made in USA, cresciuta all’ombra del ponte di Brooklyn, a Big Mac e Touch Down. Una generazione che dopo un’adolescenza quasi sempre turbolenta e segnata da plurimi soggiorni al riformatorio, è oggi vincente e canta quel disagio, ormai lontano, nascondendo la rabbia dietro una grande visiera.

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AMERICAN

BOY He’s got 99 problems but the cap ain’t one

Jay-Z

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SSUR

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L’altra metà della Grande Mela

’era una volta l’URSS con Gagarin e i blini e l’America con i suoi Boombox e Mc Burger e c’è poi una “Guerra Fredda”, mai combattuta, ma a lungo temuta. Ruslan Karablin, sovietico di origine ma newyorkese d’adozione, avrebbe risolto tutto davanti a qualche bicchiere di vodka, ma qualcuno preferì nascondersi dietro una cortina di ferro e portarla per le lunghe. Oggi Ruslan, artista e nome di punta dello street style internazionale, ha fatto della sua dicotomia la chiave del successo. Oltre a una fiorente produzione artistica, Karablin, lancia una linea Street, che è già cult. T-shirt over size e berretti da baseball, font gotici e grafiche soviet, shakerate energicamente e tirate fuori un pezzo unico della collezione SSUR, mix perfetto per uno Jankee style in salsa Kalinka. Ha trasformato l’icona del Che in versione “Il pianeta delle scimmie” e la sua linea di berretti che ironizza sui brand a 5 stelle, sono ormai il pezzo forte della collezione. Da Channel a Comme de Fuckdown, SURR, è uno dei marchi street più richiesti della grande mela. Supporti basic, colori decisi e concept sempre irriverenti, per una linea che interpreta perfettamente lo spirito di una giovane America, disillusa ma che ha ancora voglia di divertirsi. Per dare corpo e immagine alla nuova collezione, SSUR sceglie 13th Witness, fotografo metropolitano, incan-

tevole nei suoi grigi e malinconici ritratti newyorkesi, accecati dai fari delle auto in corsa e dai neon che riflettono sull’asfalto bagnato. Artista e imprenditore di successo, Ruslan è ormai un uomo affermato; eppure talvolta tradisce il suo aplomb “made in Usa” trasformandosi in giovane “Pioniere” del partito; come quando, in occasione del processo al collettivo femminista Pussy Riot, consumatosi all’ombra

HA TRASFORMATO L’ICONA DEL CHÈ IN VERSIONE “IL PIANETA DELLE SCIMMIE” E LA SUA LINEA DI BERRETTI CHE IRONIZZA SUI BRAND A 5 STELLE, SONO ORMAI IL PEZZO FORTE DELLA COLLEZIONE. del Cremlino, SSUR dice la sua, lanciando una mini collection (Tshirt + cappello) a sostegno della liberazione delle giovani musiciste e performer moscovite. Sospeso tra il Capitale di Marx e i neon della Fifth Avenue, l’intrepido Russ, avanza alla conquista del fashion system.

SSUR Fall/Winter 2012 Collection

Collezione SSUR FW12 disponibile in esclusiva negli Urban Jungle Store

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SSUR Fall/Winter 2012 Collection

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RELEASES

D’AUTUNNO Da consumarsi preferibilmente in pantofole sul divano

“Shied”, Grizzly Bear

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on l’autunno non ritornano solo gli anni accademici, ma è una vera e propria primavera anticipata grazie all’abbondanza delle uscite discografiche. Tra i più importanti fiori sbocciati alle pendici delle piogge stagionali ci sono alcuni attesissimi Lp di band fondamentali della scena indipendente statunitense, come Shields dei Grizzly Bear. La formazione newyorchese composta da un quartetto di amici gay amanti di sonorità fuorimoda (da grammofono non sarebbe inappropriato come aggettivo), ritorna con un disco radicalmente diverso in natura dal loro prece-

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“Centipede Hz”, Animal Collective

dente successo commerciale Veckatimest (che ha assicurato incassi anche grazie all’inclusione di brani in colonne sonore e spot televisivi). Le melodie sono nascoste all’interno dei pezzi, spogliate di quegli ammiccamenti pop del pas-


LONERISM, SI CONFERMA ANCOR DI PIÙ DEL LORO DEBUT INNERSPEAKER, COME MODELLO DI IRRIVERENZA GOVERNATA DA DISTORSIONI VALVOLARI.

stialità nei nomi delle band?), è reduce da un successo commerciale planetario grazie a Merriweather Post Pavilion, uscito nel 2009, che sarà difficile da battere in termini di vendite (e impossibile in termini di creatività). Una menzione speciale va agli australiani Tame Impala, portatori di garage rock neo-psichedelico provenienti da una florida scena universitaria. Il loro secondo passo nel mondo della pubblicazione di album, Lonerism, si conferma ancor di più del loro debut Innerspeaker, come modello di irriverenza governata da distorsioni valvolari. Una versione più subdola e senza mezze misure di quello che un tempo hanno tentato di essere Kings Of Leon e Kasabian.

“Lonerism”, Tame Imoala

sato, confermando la tendenza all’inaccessibilità come nuovo trend. Altro evento a dir poco rilevante è il release di Centipede Hz degli Animal Collective, gruppo di musicisti considerato sinonimo di avanguardia, sperimentazione, azzardi e provocazione. Il loro artismo contorto e anticonvenzionale questa volta fa un’incursione strategica nel mainstream ammiccante a Beatles e surf music, con la particolarità di essere mischiato a tracce sonore di comunicazione radio di stazioni spaziali e macinato assieme a testi deliranti o esaltanti tipi di frutta. Anche il collettivo animale, come gli orsi grizzly (perché questa politica imperante della be-

Tame Imoala

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NOTE DI STORIA Oggetti musicali altrimenti smarriti

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uglio 1989, la Panda grigia della zia vola sull’asfalto infuocato, l’interno dell’abitacolo non è da meno, ma la destinazione marina, rende tutto più sopportabile. Io, carré e scarpe in gomma profumata, con una mano trafugo salatissimi Giambonetti, con l’altra smanetto al mangiacassette, il re indiscusso delle nostre gite estive. Strano pensare che gli oggetti di culto di una generazione possano un giorno, nemmeno tanto lontano, finire in completo disuso, e trascinare con sè oggetti complementari e intere aziende produttive. La storia dell’autoradio e delle sue audiocassette e solo una delle tante che racconteremo ai nostri figli, che increduli, la racconteranno a loro volta come una sorta di

Stereo 8, Pink Floyd

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leggendario Sacro Graal, di circa 2 chili di metallo e pulsanti d’interfaccia. La vita scorre inesorabile e la tecnologia è in cabina di pilotaggio, riportando spesso con le sue invenzioni ripercussioni fortissime sul mercato musicale. Fu così che in non meno di 100 anni si è passati da un’ingombrante grammofono a un formato di note completamente virtuale, in cui anche il nome sembra essersi alleggerito, contratto in Mp3. Interessante come ogni musica si leghi a un’epoca, e ogni epoca a un supporto. Il bisnonno ascoltava Verdi in un’enorme scatola di legno massello con imbuto metallico; il grammofono, lasciò poi il posto a un mangiadischi: una puntina al posto dell’enorme ripetitore e le note d’improvviso più vivaci, dinamiche, allegre, improvvisate, il Jazz


Audiocassetta, Pink Floyd mette fine alle arie da orchestra ingessata e lascia spazio alla fantasia. Le epoche si susseguono e i supporti musicali si riducono di volta in volta. Il primo 78 giri, fa il suo ingresso intorno al 1900, seguito dal 33 e poi dal 45. Quella del vinile è una lunga storia di un supporto per certi versi intramontabile, molto più breve è invece la comparsa sul mercato dello Stereo8, magia tecnologica degli anni 60 e 70 che però tramonta velocemente, sostituita in pompa magna dall’icona degli anni 80: l’audiocassetta. Da Madonna a Phill Collins, dai Queen ai Bee Hive, tutti conservano almeno un’audiocassetta (originale e non) dei propri beniamini, che almeno una volta hanno “sbobbinato” nello stereo e ci è toccato riavvolgere con la penna. In America, l’avvento dell’audiocassetta, porta con sè un pesante carico, il boombox, stereo “da spalla”, per niente leggero, ma tremendamente alla moda; in Europa invece, più discreti del popolo d’oltreoceano, il tempo delle Mele, Pierre Cosso e i “Paninari”, lanciarono

nell’immaginario collettivo quello che sarebbe diventato uno degli oggetti più cool di tutti i tempi: il walkman. La coloratissima scatoletta, con tanto di morbide cuffie, permetteva di andarsene in giro accompagnati dalla musica preferita, qualcuno osava addirittura andarci sui pattini. Negli anni 90, fu la volta del CD. Sembrava l’approdo della tecnologia, bello, riflettente e dalle dimensioni ristrette, ma purtroppo, come per lo stereo8, il CD ha vita breve, sostituito da un supporto interamente “fluttuante nell’etere”. L’Mp3, non sarà solo una svolta musicale ma una vera e propria rivoluzione culturale e tecnologica, che porta con se la nascita di nuovi lettori completamente touch screen e intuitivi, come iPod ed in fine iPhone, ma questa è un’altra storia, che forse va avanti troppo velocemente. Ppreferisco fermarmi qui, in contemplazione della mia nuova tenda auto prodotta, realizzata con i grandi successi in formato CD, che forse non suoneranno più ma sbrilluccicano che è una bellezza.

Compact Disk, Pink Floyd 45 giri, Pink Floyd 33 giri, Pink Floyd

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otown Detroit negli anni quaranta e cinquanta era l’eldorado delle possibilità, del lavoro, soprattutto per gli afroamericani, che qui trovarono una via d’uscita, abbandonando la segregazione degli Stati del Sud. Non che a Detroit e nel Michigan non ci fosse, ma il forte flusso migratorio aveva generato una predominanza nera che da li a poco riuscì a controvertire il sistema. La Motor Town, molto di più della altre grandi città del nord, non solo subì le ondate migratorie ma le nutrì e diede loro una possibilità nella società come nella musica. Infatti già negli anni 40 Detroit regalò al mondo il blues più poetico, il Delta Blues di John Lee Hooker che fu padre artisticamente di artisti del calibro di Ella Fitzgerald, Count Basie e Duke Ellington, voci nuove di un’America nuova, un’America hipster, vuota e piena allo stesso tempo di speranze e disillusioni, un’America nata e cresciuta nel Black Bottom di Detroit, quartiere dove si riversarono molte minoranze e culture, a sciogliersi e a m scolarsi nella città dei motori e dell’acciaio. Così nel 1959 nacque la Motown Records (legata concettualmente alla stessa città di Detroit) da cui la casa discografica prende il soprannome, che da sempre, dal blues degli anni 40 alla garage techno dei 90 ha dato la possibilità al porsi in essere di uno spirito caldo, comunicativo, dotato di una vena aurea sempre nuova e urgente ma anche raffinata. E di questo spirito una delle vette più alte è sicuramente la musica prodotta da questa casa discografica, ora etichetta della Universal e non più residente a Detroit, capace di intercettare nel pubblico i gusti e le voglie di una celebration calda

Techno Detroit

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e sentimentale tipica dei neri d’America. La musica della Motown è anche la prima musica nera pensata non più esclusivamente per i neri e per gli eccentrici. È musica per chi vuole ascoltare, anche oltreoceano, una cultura che negli anni 60 aveva tracciato i propri contorni, che aveva riformulato il proprio essere riconoscendo con orgoglio e con forza le proprie radici africane, una musica ammaliante, a toccare l’anima, in un modo strano e magnetico, che in Europa non si sa riprodurre. L’arte, con la Motown, non è più per cultori, non è di nicchia, al contrario doveva avere la più vasta diffusione possibile. Un concetto tanto

L’ARTE, CON LA MOTOWN, NON È PIÙ PER CULTORI, NON È DI NICCHIA, AL CONTRARIO DOVEVA AVERE LA PIÙ VASTA DIFFUSIONE POSSIBILE. importante che Berry Gordy, presidente e fondatore dell’etichetta, lo assunse come condizione, come tratto distintivo e come linea guida della produzione Motown. Berry Gordy è forse il più grande produttore di musica pop mai esistito, capace di piazzare oltre 100 singoli al numero uno delle classifiche americane e non. Nato in una normalissima famiglia della middleclass georgiana si sposta a Detroit come molti in quel periodo, per lavorare alle catene della Ford ma, irrefrenabile nel rincorrere i suoi sogni, mollò il lavoro per fare carriera (non molta) come pugile, fino a quando non fu mandato in Korea da un Paese che ingaggiava guerre ovunque pur di far continuare l’economia. Al ritorno, tornò a lavorare in fabbrica. Tuttavia, grazie alle conoscenze adatte, una modesta capacità compositiva ma soprattutto con un talento unico nel sentire le potenzialità degli altri, di capire la musica, di ascoltarla e veicolarla. Fu cofondatore della prima etichetta, la Tamla Records, con 800 dollari in tasca e le idee ben chiare. Smokey Robinson e i suoi Miracles erano già sotto la sua protezione e fu proprio Robinson a spingerlo a creare un’altra etichetta. La Motown Records nasce il 14 dicembre 1959, a capeggiare le molte etichette e progetti correlati creati da Gordy. Una di queste è la Anna Records che ha dato a Berry Gordy il primo, gigantesco successo, “Money (That’s What I Want)” di Barrett Strong. Da questo punto in avanti le viscere così attente, così sensibili di Gordy (a volte erano solo queste a condurre le sue strategie) hanno prodotto incredibili successi, grazie anche alla geniale intuizione (ma sarebbe meglio chiamarla osservazione di un processo in atto già dagli anni 50) di derivare dal blues, unito agli spirituals dell’epoca, un’anima musicale prettamente nera e religiosa, da aggiungere a uno scheletro ritmico marcato. Questo è il rhythm and blues. L’appetibilità pop (assieme a potenti linee di basso elettrico e grazie all’anima degli interpreti) era il veicolo d’espressione imposto agli artisti sotto


OTOWN La musica del cuore cresciuta nelle fabbriche

Marvin Gaye contratto, i quali, però, imbrigliati in un’idea così personale, spesso desideravano una libertà artistica che la loro caratura avrebbe, forse, meritato. Sto pensando a personaggi come Marvin Gaye, che, per questo motivo, ebbe molti attriti con la Motown, fatto che lo ha portato a produrre autonomamente album come Let’s Get It On o What’s Going On, i quali presentano grandi divergenze dai canoni imposti dalla casa discografica, con diverse tematiche (una sensualità rovente nel primo album, il Vietnam, le droghe e la disillusione il secondo), estranee alla semplice canzone sul rapporto tra Lui e Lei. O Diana Ross, di un pop squisito, dal cuore blues e dal cervello jazz. Nonostante una parte della critica la reputi estranea al gusto e alle idee jazz, album come Blue (non pubblicato per volere della dirigenza fino al 2006, per 34 anni) e la colonna sonora per il film, di cui è protagonista, dedicato a Billie Holiday, Lady Sings The Blues, dimostrano il contrario, o, se non altro, una grande personalità nella recitazione canora della cantante. Blue è inoltre un esempio di

quanto la Motown fosse presente, attiva e coercitiva nelle scelte degli artisti. O ancora Smokey Robinson, divenuto poi vicepresidente dell’etichetta, un poeta amato da molti artisti posteriori e contemporanei, come Bob Dylan e John Lennon. La quantità di artisti è lunga e i ringraziamenti a questa casa discografica più lunghi ancora. Noi tutti la ringraziamo e speriamo che riprenda un messaggio, uno stile, una voglia di raccontare il rapporto tra due persone, il rapporto tra le radici di persone estranee, il rapporto di persone in difficoltà, di comunione di cui c’è ancora bisogno. Abbiamo ancora bisogno di grandi artisti della musica nera, grandi cantanti e grandi poeti come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Smokey Robinson, su tutti e poi ancora Diana Ross & The Supremes, Martha & The Vandellas, i Commodores di Lionel Richie. Abbiamo ancora bisogno di un suono elettrico oltre che elettronico, unito al cuore, quel cuore che la Motown non si è mai riservata di darci, nei primi anni della fine delle separazioni.

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REBEL

APE IN NEW YORK

RUSLAN KARABLIN Intervista esclusiva con l’artista di culto della street art mondiale A cura di Diana Gianquitto Ruslan Karablin è SSUR. Nato a Odessa, e cresciuto a Coney Island a Brooklyn è stato influenzato dall’arte sovietica, da Keith Haring e Stussy. Ha chiamato la sua linea di abbigliamento SSUR, “Russ” scritto al contrario. I simboli sulle sue t-shirt lo hanno fatto diventare immediatamente un riferimento mondiale per la street art. Una delle sue opere piu’ famose è Rebel Ape (Che Guevara con il volto di scimmia). Ruslan ha collaborato con diversi brand come DC Shoes, New Era, Kangol, Medicom Toy. Quest’anno ha presentato una sua personale alla Known Gallery di Los Angeles intitolata “The Evil That Men Do”. Ruslan fa parte del Dreamland Artist Club di Coney Island. Il suo talento è incredibile come le sue opere, oggetto di culto per i collezionisti internazionali.

IMAGE COVER In copertina “Nightime Cityscape”, opera che vede una New York notturna dove campeggia l’effigie dell’iconica Rebel Ape sulle Twin Towers a dominare lo skyline della città.

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a Odessa a New York: nulla come la tua storia professionale e personale può averti fatto toccare con mano come un segno grafico cambi significato in base al contesto dal quale viene recepito. Che succede nella tua arte quando icone di una cultura dialogano con un differente orizzonte socioantropologico? Protoni ed elettroni causano sempre esplosioni! L’arte su una maglietta: tra Bauhaus e Ikea, è ancora valido l’ideale di portare il bello, il significativo e la qualità alla portata di tutti? È come un cartellone pubblicitario del proprio personaggio e ciò che ci si sente in un determinato momento. Quando l’universo coincide è un fenomeno bellissimo.

LE MIE INFLUENZE PARTONO DAI MAESTRI DEL RINASCIMENTO FINO A QUELLI DEI GIORNI NOSTRI CHE SONO AMICI PERSONALI, PASSANDO ANCHE DALLE SCRITTE SULLE PARETI DEI BAGNI. Dal ritratto politico e propagandistico rinascimentale, a quello intimista del Romanticismo e all’altro, esploso e contraddetto, delle avanguardie: che senso ha la forma del ritratto, oggi?

Ring 2

Il ritratto è stato esplorato e sventrato in tutti i modi possibili perdendo quasi la sua ragion

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Iron 36Mike


Muerte Pieta

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Big&Pac

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Yisus Black

d’essere. Sopravvive oggi per la pura vanità delle persone. Dai manifesti futuristi russi, ai comics e alla Pop art, passando per influssi espressionisti e di New Media Art: genesi e gestazione del tuo stile. Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

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Le mie influenze partono dai maestri del rinascimento fino a quelli dei giorni nostri che sono amici personali passando anche dalle scritte sulle pareti dei bagni. La tua sfida artistica e imprenditoriale come una presa di posizione e di azione del privato


per la cultura. Cosa auspicarsi, invece, dalle istituzioni pubbliche nella e per la cultura? Se i miei disegni dovessero riuscire a innescare il pensiero e aiutare a esprimere i sentimenti interni della nostra società, beh, allora vorrà dire che avrò fatto il mio lavoro. Perché guadagno e arte non possono né devono essere nemici? Perché gli artisti dovrebbero produrre di più.

La vita è a buon mercato e la carta igienica è costosa! Armadi, strade e corpi come la tua immensa galleria d’arte: cosa aspettarsi in futuro da SSUR? Qualunque cosa possa toccare, dalle sculture alle automobili!

Rebel Ape

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all originals represent chicago 15:17

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go all in and represent your crew at adidas.com/originals


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ulle passerelle i colori si alternano. Quest’anno pare sia la volta del nero, ma anche il military green farà parlare di sé. Il pellame invece avrà la meglio sugli altri tessuti. Monili in metallo, skulls e poi creepers e l’anno prossimo chissà. Si, la moda è volubile e in continuo cambiamento; ci costringe a tenerle il passo fiutando i trend di stagione e ripudiando periodicamente le scarpe arancio catarifrangente, must di eleganza per una stagione e poi l’anno successivo di nuovo nel portabagagli accanto al triangolo di emergenza. C’è qualcosa invece su cui investire con sicurezza, stabile come il mattone, intramontabile come un tubino nero: l’oggettistica natalizia. Mai alla moda, eppure sempreverde; dalle candele superdecorate, agli improbabili pendagli da albero di Natale, qui il kitsch regna sovrano eppure impassibile allo scorrere degli anni. Uno stile sempre coerente, insostituibile. Inutile pensare a un restiling, designer pluri premiati e affermati si sono dilettati negli anni nella progettazione di alberi minimal e total white, ma il confronto con il

364 giorni all’anno ma tremendamente adeguato in quel giorno speciale (anche se nella tua città le temperature raramente scendono sotto i 10 gradi). Il natale è legato alle nostre infanzie, stile allo stato brado, privo di stratificazioni

CHE DIRE DEL GOLFINO ROSSO CON TANTO DI ALCI E FIOCCHI DI NEVE, DETESTABILE 364 GIORNI ALL’ANNO MA TREMENDAMENTE ADEGUATO IN QUEL GIORNO SPECIALE

famoso pino, acrilico e altamente infiammabile non ha mai retto per più di una stagione. In verità ciò che impedisce al Natale un’evoluzione di stile è il suo stesso fantasma, o meglio il fantasma dei Natale passati, quelli in cui ognuno aspettava impaziente il ciccione, abbagliato dalle luminarie e fantasticamente perso tra i mille pattern delle carte da regalo che affollavano il sottobosco dell’albero. Che dire del golfino rosso con tanto di alci e fiocchi di neve, detestabile

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Santa Claus, Santa Monica


KITSCHMAS “Il kitsch è il gotico o il barocco della modernità.” Frank Wedekind culturali e lontano anni luce dal fashion system. Così sotto il cappello natalizio, ci spogliamo regolarmente delle nostre conoscenze, e addio a Munari e Pay tv. Come eterni bambini ci lasciamo commuovere dalla pellicola di turno proiet-

tata sulle reti nazionali, e asciugando le lacrime con il polsino peluccoso del suddetto pull over, aspettiamo inebetiti l’arrivo di Santa Claus, che un giorno forse ci stupirà, magari approdando in total black by Karl Lagerfeld.

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WEBSERIES

ADDICTED

D

Dalla tv al pc l’importante è esserne dipendenti

a quando Youtube, acquistato da Google, si è assicurato un bel po’ di spazio mediatico che prima era di diritto della Tv, sono spuntate come funghi webseries prodotte con mezzi di fortuna. Negli States un’attrice parecchio nerd con problemi di videodipendenza, Felicia Day, ha deciso di affrontare il suo problema autoproducendo una serie per il “tubo” incentrata sulle avventure telematiche della sua “Gilda” in un gioco di ruolo fantasy online. La serie, denominata The Guild,

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Felicia Day

diventa presto un feticcio per gli aficionados dei role games e fenomeno di culto. In Italia queste nuove possibilità sono state esplorate quasi esclusivamente da non addetti ai lavori. Un gruppo di amici del napoletano, creando il canale TheJackal, si divertiva a caricare video comici di quelli che solo una combriccola di cazzeggiatori può partorire. Ben presto, con l’acquisto di attrezzatura professionale, hanno messo su la produzione di Lost In Google, un serial scritto a partire dai suggerimenti del pubblico che commentava i filmati. Dal buon


Lost in Google

seguito di fan ottenuto grazie alla loro prima fatica, mettono subito in piedi una seconda storia, Kubrick, che tratta di aspiranti videomaker alle prese con il loro debutto nel genere porno. Il lancio del primo episodio, avvenuto in questi giorni in collaborazione con IlPost, ha già raggiunto migliaia di visualizzazioni. Un altro esempio degno di nota è la serie Freaks!, idea nata dalla passione per la serie britannica Misfits, nutrita da un circuito di youtubers romani. Il plot è incentrato su alcuni ragazzi che per ragioni oscure vengono investiti da superpoteri che a stento riescono a controllare. La

trama, in tutto e per tutto, attinge a piene mani dalla fiction inglese sopracitata, ma questo non ha impedito alla crew di Freaks! di ottenere un contratto da DeeJay Tv per la messa in onda, complice la presenza tra i veejay del canale di

Freaks! uno dei protagonisti della serie stessa. Molto velocemente si è potuto osservare un passaggio da allestimenti amatoriali a realizzazioni professionistiche. In tempi ancora più recenti, maestri del broadcasting multimediale, come la stessa azienda che controlla Youtube, hanno avviato finanziamenti per lo sviluppo di storie da realizzare ad hoc per la visualizzazione online.

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HICHAM EL GUERROUJ Combattere il doping a colpo di record Intervista esclusiva a cura di Dario Volpe Hicham El Guerrouj (arabo: ‫جوركلا ماشه‬‎; Berkane, 14 settembre 1974) è un ex atleta marocchino, di lingua madre berbera, specializzato nelle corse di mezzofondo. Considerato tra i più grandi atleti della specialità di tutti i tempi, ha ottenuto in carriera due ori olimpici e quattro medaglie d’oro ai Mondiali. È attualmente il detentore dei record del mondo dei 1500 metri piani (sia all’aperto che indoor), oltre che delle distanze del miglio e dei 2000 metri piani.

H

icham El-Guerrouj è stato il più grande corridore su distanza della storia moderna di atletica. Quando ha iniziato a correre, il giovane Hicham aveva già immaginato che sarebbe diventato il grande El Guerrouj? Beh, come qualsiasi altro ragazzo, sognavo di essere il migliore nella mia specialità. Credo che chiunque sogni di essere un campione, di poter essere un esempio per gli altri. Ho iniziato a credere nel mio sogno quando allenandomi duramente, ho visto quanto gli altri credessero in me. Iniziai a credere nelle mie capacità e mi impegnai lavorando sul serio per realizzare il sogno che avevo quando ero un ragazzino, e anche quando qualcuno pensava che non ce l’avrei fatta, sapevo che gli avrei dimostrato che aveva torto. Qual è stato il tuo idolo sportivo prima di diventare tu stesso l’idolo di molti giovani atleti di tutto il mondo? Ero affascinato da mezzofondisti come Aouita e Lord Sebastien Coe. Ma ammiravo molto anche Mohammed Ali e mi sento molto ispirato da lui. Fino a 80 anni fa questa specialità era quasi esclusivamente appannaggio dell’atletica britannica con atleti del calibro di Sebastian Coe, Steve Ovett

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e Steve Cram. Poi dal tuo arrivo ai più alti livelli della corsa su media distanza è diventata una specialità in cui i campioni sono quasi tutti africani. Cosa è

ERO AFFASCINATO DA MEZZOFONDISTI COME AOUITA E LORD SEBASTIEN COE. MA AMMIRAVO MOLTO ANCHE MOHAMMED ALI E MI SENTO MOLTO ISPIRATO DA LUI. cambiato da allora a oggi? Credo che la tecnologia abbia inciso molto in questo settore. Quando si parla di tecnologia, intendo due cose diverse. La prima riguarda le tecnologie legate direttamente alla corsa. Il secondo fattore è come le nostre vite siano influenzate dalla tecnologia in quanto esseri umani. Abbiamo la conoscenza dei migliori posti dove ci si può esercitare per le competizioni, ci si può facilmente spostare da un luogo a un altro per allenarsi o gareggiare; abbiamo la possibilità di conoscere i metodi che altri atleti utilizzano per la loro preparazione. Il mondo è ormai una piccola città. Tutti possiamo avere accesso alle informazioni e saperne di più sulle


Hicham El Guerrouj, Olimpiadi 2004

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migliori pratiche per avere successo. Chi sarà il tuo erede? Davvero non posso dirlo con certezza. Ma spero vivamente che il mio erede mostri i grandi valori dell’atletica, che lavori sodo per ispirare gli altri e che mai e poi mai bari per vincere. Spesso si sente parlare di doping nello sport, un caso eclatante è quello della finale olimpica dei 1500 metri di Pechino, in cui Rashid Ramzi, atleta del Bahrain, è stato squalificato dopo aver vinto l’oro. Cosa ne pensi del doping nell’atletica? Hai mai saputo di atleti dopati nella propria disciplina, ma che sono poi riusciti a farla franca? Parlo sempre di questo problema. Mi vergogno quando sento di un atleta che fa uso di doping per vincere. Voglio dire, se stiamo cercando di essere professionali in questo campo, dobbiamo lavorare sodo. Barare non è mai la soluzione, perché se si riesce a cavarsela una volta, è difficile riuscirci di nuovo. Recentemente, mi sono informato molto sul doping e ho letto che gli effetti possono essere così disastrosi da trasmettere anche dei seri problemi di salute ai propri figli. Chi avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere sapendo che può danneggiare i suoi stessi figli in futuro? I fan dello sport di tutto il mondo e in particolare gli italiani non dimenticano il 14 luglio 1998, quando a Roma ottenesti il record del mondo 1500 metri abbassando il tempo a 3’26 “00, cosa ricordi di quel giorno? È stata una giornata incredibile. Non riesco a descrivere quanto fossi orgoglioso e felice. Dal 2004, fai parte del Comitato Olimpico Inter-

Hicham El Guerrouj, Olimpiadi 2004

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nazionale e nel 2006 hai annunciato il tuo ritiro dalla corsa. Si dice che tu abbia fatto questa scelta, perché non sei più in grado di correre a livello agonistico? Qual è la vera storia? Beh, tutto nella vita ha una fine. Ho deciso di smettere di gareggiare perché sentivo di aver compiuto la mia missione come atleta e sono passato a un altro livello. L’essere umano è sempre di fronte a nuove sfide. La mia sfida oggi è quella di essere un modello di ispirazione per gli atleti. Il mio obiettivo è quello di crescere i miei figli e di essere il padre e marito migliore per la mia famiglia. Ciò che voglio fare oggi è parlare di doping e di come può rovinare la vita. Quindi le sfide non finiscono mai ed è importante trovare sempre nuovi modi per poter essere d’aiuto al prossimo facendo ciò che si ama fare. Si dice che il mezzofondo rispetto alla maggior parte delle specialità di atletica richieda anche un grande senso tattico, gran corsa e intelligenza nel gestire le forze, è davvero così complessa la tattica di gara? La risposta in parte è già nel nome della disciplina: media distanza. È allo stesso tempo una corsa che richiede velocità e resistenza. Quando si corrono i 100 metri, tu devi essere un uomo veloce. Quando si corrono i 10000 devi avere molta resistenza. Ma quando si esegue la media distanza, si dovrebbe avere entrambe le cose. Cosa vorresti dire ai giovani per avvicinarli allo sport? È tutta una questione di equilibrio. Il corpo ha bisogno di sport per funzionare meglio. Anche chi non ha intenzione di essere uno sportivo professio-


Hicham El Guerrouj, Urban Jungle Store

nista deve svolgere un minimo di attività, almeno per dare al proprio corpo l’equilibrio per vivere meglio e più a lungo. Hai vinto molto nella vita: due medaglie d’oro olimpiche e quattro medaglie d’oro ai Campionati del Mondo (Atene 1997, Siviglia 1999, Edmonton 2001, Parigi 2003), sei attualmente il detentore del record del mondo sui 1500 metri, così come sui 2000 metri. Qual è la vittoria a te più cara? È molto difficile sceglierne uno su tutti ma, emotivamente, Atene ha significato molto per me e la mia famiglia, soprattutto perchè mia figlia nacque da poco e potè assistervi. Tecnicamente, Roma è il migliore perché mi sentivo davvero inarrestabile durante la gara. Nelle tue tre imprese ad Atene 2006 sei riusci-

to a vincere una medaglia d’oro nei 1500m per poi raddoppiare ancora nei 5000; ad Atlanta le due precedenti finali sono state archiviate in uno scontro con Morceli che ha vinto a Sydney e sei stato battuto dal Kenyano N’geny quando mancavano 30 metri all’arrivo, quanto sono importanti per un atleta le sconfitte rispetto alle vittorie? Noi tutti impariamo dai nostri errori. Credo che forse non fossi pronto a vincere in quel momento. Le cose sono andate come dovevano andare. Ho imparato che il corpo umano non è una macchina in cui si preme il pulsante e lui inizia a lavorare. Ho dovuto fare più esperienza e imparare dagli errori di ogni sessione di allenamento per essere in grado di vincere. Ciò vale per ogni singola cosa nella vita. Nessuno dovrebbe vergognarsi dei propri errori, tutti noi dobbiamo imparare a rialzarci e continuare il viaggio.

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PARTY IN

BOCCIOFILA Avvicinarsi al pallino non è mai stato cosi cool

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Arbitro, Torneo di bocce


C

hiariamo subito un concetto: ho 36 anni, sono perciò in quell’età di mezzo in cui posso sia permettermi di esprimere giudizi disdicevoli sulle nuove generazioni di teenager, tutti sesso e alcol, sia invocare un pensionamento di massa per individui, e idee, di più di cinquant’anni. Fatta questa premessa, mettiamo che qualcuno di voi abbia intenzione di trascinarmi in una discussione sulla cultura hipster, sono certo che vi aspettereste da me una polemica su come la sfrenata ricerca di uno stile lontano dalla “cultura di massa” sia essa stessa omologante, ma mi guardo bene dal farlo. E non solo perché mi piace quell’aria da “puzza sotto il naso” che gli hipster assumono quando parlano dell’indie rock o di film mai passati nelle sale cinematografiche ma perché, insieme alle scarpe da basket Reebok modello anni novanta, alle camicie a quadri di flanella, agli occhialoni da vista anche per chi vede 10 decimi e ai cardigan aderenti, direttamente dal passato hanno portato alla ribalta lo sport delle bocce, ingiustamente etichettato da noi, proni alla cultura diffusa dalla tv generalista, come uno sport “da anziani” o, al massimo, da “spiaggia”. E così è sempre meno raro vedere i campi, sia all’aperto sia indoor, popolarsi di giovani dai ciuffi improbabili e dai pantaloni attillati che, dopo aver scoperto che non è così semplice, in un campo lungo 28 metri, avvicinare al pallino una palla grossa quanto un pompelmo, si appassionano e confrontano con ostici avversari dai capelli bianchi. L’incontro tra le due generazioni porta anche a fenomeni di contaminazione dei

reciproci vocabolari e per un settantenne che saluterà gli amici della bocciofila con un “bella zio”, sentiremo un capannello di giovani discutere di carreaux , di “annullo” e di “pallino salvezza”. Ho scommesso con un amico che presto qualcuno inventerà anche una App a cui affidarsi per la scelta della strategia di gioco ma, francamente, spero tanto che ciò non avvenga perché la bellezza delle bocce, sport tanto antico quanto diffuso, sta nella specificità delle regole che spesso cambiano da luogo a luogo, nell’approssimazione con cui, tante volte, si calcola con la distanza dal pallino e dalla genuinità di un gioco che fa nascere coppie improbabili ma capaci di

L’INCONTRO TRA LE DUE GENERAZIONI PORTA ANCHE A FENOMENI DI CONTAMINAZIONE DEI RECIPROCI VOCABOLARI E PER UN SETTANTENNE CHE SALUTERÀ GLI AMICI DELLA BOCCIOFILA CON UN “BELLA ZIO” stupirsi, alla stessa maniera, di un colpo che sovverte all’ultimo istante la sorte del vincitore condannandolo a una sconfitta da lavare, sul campo, il pomeriggio seguente.

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HOLI FESTIVAL Un giorno di straordinaria cromia

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n rigide giacche e tristi cravatte ci disperdiamo quotidianamente nei nostri uffici. Chiazze di grigio, che invadono il metrò e ordinatamente si dileguano. Per 364 giorni all’anno, nel mondo, il grigio domina incontrastato; ma c’è un giorno, un solo giorno all’anno, in cui il più triste dei colori ha la peggio. Per i greci furono le dionisiache, per gli occidentali il carnevale, un giorno in cui rovesciare l’ordine pubblico e farsi beffa degli obblighi sociali, ma soprattuto un giorno in cui depennare il grigio dai nostri ar-

madi. In india, Nepal e Pakistan, il “miracolo cromatico” prende il nome di Holi. L’ultimo giorno di luna piena del mese di Phalguana, come travolta da un vortice di follia, la gente si riversa per le strade; canta balla e si sommerge di polvere e vernice. Il risultato: un tripudio di colore senza precedenti. Ogni anno, in questa occasione, ciurme di fotografi volano verso le sponde del Gange, armati di reflex e memorycard. Ciò a cui assisteranno è di una tale bellezza, da rendere ogni scatto degno di La Chapelle. Difficile sbagliare quando di fronte a te tutto

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Paint my run

è colore puro. Una sorta di orgasmo fotografico, per il quale bisogna allenare l’indice a una sequenza di click senza precedenti. La polvere viola, blu e rosa, ricopre tutto anche i denti, questo è Holi, è il bene che vince sul male, un modo gioioso di vivere la religione, lontano dalle cupe processioni dell’occidente. Nell’era del design, con una costante e crescente attenzione all’uso delle cromie, è difficile rimanere immuni al fascino del festival del colore per eccellenza. Fioccano così numerose iniziative occidentali, ispirate alla tradizione indiana, in cui giovani rampolli, rigorosamente vestiti di bianco, si sparano addosso polveri colorate. Tra le più recenti, la nostrana Paint my

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run, iniziativa tutta italiana, percorsa per la prima volta in località Sirolo, che abbina il lancio dei colori a una maratona tradizionale. Il traguardo ovviamente è tutto da scattare. Eppure, pare che all’origine della festa più colorata del mondo, ci sia una leggenda tutt’altro che divertente. L’episodio, risalente alla notte dei tempi, sarebbe poi sfociato in un rogo, Holi per l’appunto significa “bruciare”. La storia narra della vittoria, del giovane Prahlad, che incarna il bene, sul demone Hiranyakashipu, suo padre. Ma oggi semplicemente la festa preannuncia l’arrivo della primavera, e a bruciare questa volta saranno solo le tristi tonalità del grigio.


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TOYS

Mickey Huang, Trexi

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SAIII, Play Imaginative

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Kidrobot for Swatch

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Munny, Kidrobot

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Usagi-Gon

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Nike Hyper Ballers, UJ exclusive

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Bearbrick SSUR

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Vinylmation Urban

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U-MAG Issue #2  

U-MAG è un magazine bimestrale gratuito distribuito in tutti gli stores Urban Jungle. U-MAG parla la nostra lingua ed è incentrato su ultime...

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