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UMAG


MAKE YOUR OWN

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BIG BREAK.

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Š 2013 adidas AG. adidas, the Trefoil logo and the 3-Stripes mark are registered trademarks of the adidas Group.

unite all originals

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adidas.com/originals


U

Mag è il magazine di chi a Natale addobba il proprio desktop, di chi trasforma lo skate in uno snowboard, di chi indossa camicie a quadroni, di chi odia i dolci natalizi ma ama la calza della Befana, di chi aspetta la prossima serie con gli zombie, di chi a capodanno porta mutande rosse, di chi mangia un chilo di lenticchie il primo e poi non le mangia tutto l’anno, di chi non ha ancora accettato la fine di “Breaking Bad” ma non vede l’ora che finisca quest’anno, U-Mag è il magazine di chi ama vivere nella giungla urbana.

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UMAG N°6 Novembre Dicembre 2013 Magazine Catalogo di Urban Jungle Progetto grafico: Kidea Hanno collaborato a questo numero: Dario Volpe, Diego Davide, Giuseppe Corvino, Fabio Cufari, Diana Gianquitto, Marco Perrone, Roberto Niro, Roberta Aprea, Roberto Strino, Rosa Iannuzzi. Immagine in copertina di Russ Morland. Contatti: info@urbanjunglestore.com www.urbanjunglestore.com Questa è una copia omaggio e non è in vendita. Le foto dei capi possono subire variazioni in caso di errori tipografici. Il contenuto esplicito e implicito di testi ed immagini in quanto frutto di ricerca artistica non vuole offendere la sensibilità di nessun individuo. Le inserzioni pubblicitarie di questo volume sono a titolo gratuito, lo spazio ad essi dedicato è da intendersi come riempimento grafico e non ha alcun scopo di lucro da parte di Urban Jungle che non riceve alcun compenso dai marchi presenti.

Enzi, opening party Urban Jungle store Torino

Marvel superheroes.................................................................................................................................08 Sneaker boots..........................................................................................................................................12 Instagram Report.....................................................................................................................................16 Lil Wayne rules.........................................................................................................................................18 Urban proof...............................................................................................................................................20 Freddo cane..............................................................................................................................................24 Stance.........................................................................................................................................26 Payton the glove.......................................................................................................................................28

King Kurtis.................................................................................................................................................30 Torino free style.........................................................................................................................................32 Theweeknd...........................................................................................................................................34

Lurk...........................................................................................................................................38 Back to the style.......................................................................................................................................46 V per vendetta...........................................................................................................................................48

Portland santa speedo run.....................................................................................................................52 Football manager.....................................................................................................................................54

Genio e sregolatezza..............................................................................................................................57

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J

eff Albertson, meglio noto come l’uomo dei fumetti di Springfield, avrebbe tanto desiderato la nuova Capsule collection Marvel x Vans tutta per se. “The Android’s Dungeon & Baseball Card Shop” sarebbe stato lo store ideale dove ospitare le scarpe in esclusiva, e chi meglio di un nerd come Jeff avrebbe saputo descrivere con minuzia di particolari le gesta degli eroi della Marvel Comics. Spiderman, l’Incredibile Hulk, Silver Surfer, X Men, i Fantastici Quattro e tutta la ciurma degli Avangers finiscono in un’inedita ristampa non

più su carta ma su sneakers e che sneakers! Il brand Vans mette a disposizioni per l’esclusiva operazione i “grandi classici” Era, SK8-HI e Slip-On in versione multicolor con un collage delle migliori copertine comics o total black con supereroe all’attacco. Grazie alla speciale tecnica di stampa digitale, che ha reso possibile riprodurre alla perfezione i vecchi numeri comics, la collezione Marvel per Vans è una vera e propria prelibatezza per sneakers addicted ma anche e soprattutto per il mitico Jeff. Questa si che è la “Migliore collezione…mai vista!”, un’esclusiva nazionale Urban Jungle.

Contro le forze del male

di Fabio Cufari

MARVEL SUPERHEROES

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VANS MARVEL COLLECTION URBAN JUNGLE EXCLUSIVE

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Iconic Heroes and Vans Classics assemble to save the universe. Introducing Marvel’s iconic Classic styles available in Fall‘13 exclusively at

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Nike Air Max 90 Sneakerboots

Vans Authentic Tiger Urban Jungle Selected

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SNEAKER

BOOTS Quando sneakers e boot si incontrano

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n molti sanno che la Nike Air Max è una delle scarpe da allenamento preferite a livello internazionale da uomini e donne di tutto il mondo. Dal suo primo rilascio nel 1987, la Air Max ha fatto passi da gigante, e di anno in anno ha subito sempre delle variazioni per migliorarne l’estetica e la funzionalità. Quest’anno, Nike presenta il suo ultimo aggiornamento della collezione Nike Air

di Mario Gaeta

Max dimostrando che le mode passano ma lo stile resta sempre. Con l’introduzione delle Sneaker Boots, la leggenda viene elevata a nuove altezze conservando la comodità di una sneaker e aggiungendo la protezione di uno stivale. Una collezione che farà gola a tutti i collezionisti e amanti delle special edition Nike disponibile presso gli store Urban Jungle in tre diverse colorazioni.

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REPORT

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Instagram Report.6

Location: Urban Jungle Store, via Lagrange, 21, Torino Outfit: Sx, sneakers Converse Chuck Taylor, Felpa Nike, Cap New Era UJ City Pack Capsule Collection. Dx, sneakers Nike Revolution City Pack, Nike leggings, Nike Tech Fleece, Cap New Era.

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LIL WAYNE

RULES C

Il miglior rapper vivente dal ritiro del miglior rapper

osì Supra per rendere omaggio a questa leggenda del rap, ha lanciato la linea Lil Wayne per Supra.. La Chimera, una delle più belle della linea dedicata al rapper di New Orleans, ad esempio, è una scarpa dalle linee ondulate, al culmine delle quali c’è un elegante silhouette non tradizionale che è par-

ticolarmente stimolante agli occhi di un collezionista o un appassionato di hip hop. Solo pochissimi rivenditori al mondo hanno la fortuna di poter avere questa scarpa che rientra in una sempre più vasta gamma di scarpe da rapper così come la Condor sempre della stessa collezione Spectra, che potete trovare in esclusiva solo nei negozi Urban Jungle. di Marco Perrone

SUpra Lyl Wayne Edition

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Lil Wayne

BIO

Lil Wayne, conosciuto anche come Weezy F. Baby, Birdman Jr., Raw Tunes, all’anagrafe Dwayne Michael Carter (New Orleans, 27 settembre 1982) è un rapper statunitense. Presidente della label Cash Money Records e della Young Money Entertainment, lui stesso si proclama The best rapper alive since the best rapper retired (Il miglior rapper vivente dal ritiro del miglior rapper, una allusione al recente ritiro di Jay-Z dalla scena). Nato e cresciuto in una zona disagiata e povera, tra i suoi ascolti preferiti ci sono rappers come UNLV e Pimp Daddy. Tramite un amico riesce a conoscere Bryan “Baby” Williams e Ronald “Slim” Williams, fondatori della Cash Money Records, a cui sottopone le proprie rime scritte autonomamente. Fa la sua prima apparizione come membro del duo B.G.’z composto da lui stesso e Lil’ Doogie, giovane talento ora noto come B.G.. Nel 1993 Lil Wayne collabora proprio a True Story, album di B.G. Nel 1997 entra nel gruppo Hot Boys, insieme a Juvenile, B.G. e Young Turk. Il loro debutto, Get It How To Live, vende 400.000 copie nel sud degli Stati Uniti, e grazie a questo successo la Cash Money si assicura un contratto di distribuzione con la Universal Records. Wayne appare nel primo e secondo volume di How U Love That? dei Big Tymers, 400 Degreez di Juvenile e Chopper City In The Ghetto di B.G. diventato disco d’oro. L’album degli Hot Boys Guerrilla Warfare riscuote un altro notevole successo. Lil’ Wayne debutta come solista nel 1999 con l’album Tha Block Is Hot, preceduto dall’omonimo singolo. Nel 2008 grazie al successo del singolo “Lollipop” con la collaborazione di Static major che verrà a mancare dopo pochi giorni dalla registrazione a causa di un’aneurisma cerebrale; alla sua uscita “Tha Carter III” vende nella prima settimana oltre un milione di copie piazzandosi al primo posto delle classifiche statuninensi.

Supra LiL Wayne special collection Urban Jungle Selected

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URBAN PROOF

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40 anni e non sentirli

e celebri Yellow Boot compiono i primi 40 anni festeggiando con un’edizione limitata il traguardo di un icona della moda mondiale. Tre i modelli scelti e potenziati con applicazioni che li rendono ancora più solidi: il Super 6”, il World Hiker e il Super Boot. La campagna pubblicitaria, partorita dalla testa geniale di Greg Williams, recita: «Questi sono gli stivali che hanno resistito non solo alle nostre prove di durevolezza e protezione, ma anche alla prova del tempo» che per l’evento di presentazione ha creato un’ambientazione eco-friendly per evidenziare ancora una volta lo stretto rapporto tra Timberland e la natura, che si concretizza nell’impegno a so-

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di Rosa Iannuzzi

stenere la Rainforest Alliance, come per l’asta che il brand ha organizzato dal 25 settembre al 5 ottobre dove sono stati devoluti i proventi mettendo in vendita il primo e l’ultimo numero di ciascun modello delle tre serie, realizzate ciascuna in 1973 esemplari. Lo Yellow Boot è stato rivisitato e migliorato per essere più resistente con una membrana in Gore-Tex idrorepellente, una suola Vibram made in Italy e un isolamento Primaloft di 400 grammi, mentre il Super Boot ne ha uno da 200 grammi. Gli ex paninari e i b-boy che hanno fanno delle Yellow Boot un marchio distintivo delle loro sottoculture faranno certamente carte false per accaparrarsi un paio tra queste poche migliaia ad edizione limitata.


Timberland EarthKeeper Newmarket Urban Jungle Selected

Nike Super Human Lebron X. Urban Jungle Exclusive.

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FREDDO

CANE N

Benvenuto inverno

ew Era è nata nel 1920 a Buffalo, negli USA. Il suo fondatore, Ehrhardt Koch, un tedesco emigrato negli States, riuscì a creare un berretto personalizzato per tutte le squadre della Major League Baseball con il logo di ogni singola squadra. Questo è il punto di partenza di un percorso che è sfociato nel mondo del hip hop in maniera dirompente. I primi rapper statunitensi lo hanno iniziato ad utilizzare per una ragione molto semplice: esprimere attraverso un semplice cappello la propria fede sportiva e territoriale. Portare sulla fronte il logo della propria squadra di baseball significava urlare la propria provenienza, Midwest, West Coast o East Coast. Il mondo hip hop si è fatto promotore di questo brand che, suo malgrado, è addirittura diventato un riferimento estetico per alcuni gruppi criminali legati alla cultura hio hop come i Crips e i Bloods, quest’ultimi, vestivano tutti di rosso (sangue) e adottarono il berretto New Era dei Cincinnati Reds. Oggi i tempi sono cambiati e New Era ha allargato il concetto di appartenenza a qualsiasi icona che rappresenti un gruppo di interesse. Oltre al moltiplicarsi delle colCrips

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di Manuel De Vita

laborazioni, sono state sviluppate numerose linee tra cui il knit hat, cappellini di lana per tenere caldi orecchi e cervello. Proprio su quest’ultima linea è nata la partnership tra New Era e Urban Jungle che Ehrhardt Koch

ha portato alla luce una capsule collection fondata su trame e colori propri di UJ. Quello che serviva per affrontare il freddo inverno di New York.


New Era & Urban Jungle Capsule Collection

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Il basket nei calzini

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Boston Celtics

Chicago Bulls

Miami Heat

Los Angeles Lakers


Dennis Rodman

Larry Bird

James Worthy

Julius Erving

Urban Jungle Exclusive

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Michale Jordan e Gary Payton

PAYTON THE GLOVE

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Guanto di sfida

hi ama il basket non può non aver amato Gary Payton, detto The Glove (il Guanto). Secondo Charles Barkley, un altro che ha fatto la storia dell’NBA, è stato il più grande giocatore al mondo, per l’Hall of Famer Goodrich è stato la guardia più completa che ci sia mai stata nella storia del basket, per compagni e tifosi è stato una bandiera, grazie anche alla sua propensione al sacrificio, per gli avversari un giocatore rispettato e soprattutto temuto per la sua asfissiante difesa. Conosciuto per il suo “trash talking” e un comportamento, a volte, sopra le righe, Payton riuscì non solo ad essere il re delle palle recuperate ma anche a ritagliarsi un buono score partita dopo partita come post basso, finendo con l’inanellare record su record nei Sonics, con più

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di Dario Volpe

di 350 partite consecutive. Tutti lo ricordano per le sue “parole” durante le sfide sui parquet del NBA, che servivano a disturbare e deconcentrare gli avversari. A farne le spese è stato anche il più grande di tutti, Michael Jordan, che pur non dando mai atto a quel play guerriero, contro The Glove ha avuto sempre grossi problemi tanto che contro i Sonics, nel 1996, toccò il punteggio personale più basso nella fase playoff. Gary, forse anche un po’ ricambiando la “scortesia” di M.J. di non annoverare mai la difesa eccezionale di Payton, disse: “Quelle battaglie non erano così difficili. Il mio intento era di provocare Jordan, farlo innervosire e farmi rispondere, lui sapeva di essere il migliore e di poter fare quasi tutto ciò che voleva sul campo. Mentre con Stockton la sfida era maggiore perchè John non rispondeva


alle provocazioni. Sono stato un giocatore a cui piacevano le sfide sia fisiche che verbali, e queste mi stimolavano a portare il mio gioco ad un livello superiore. John andava dritto per la sua strada, non parlava mai e non riuscivi ad entrare nella sua testa. Continuava a fare pick & roll con Karl Malone ed a segnare canestri importanti. A volte preferivo difendere su Michael perchè riuscivo a farlo arrabbiare e portarlo sui miei terreni preferiti, dove il gioco conta meno.” E così alla domanda di chi fosse stato il cestista più diffici-

A VOLTE PREFERIVO DIFENDERE SU MICHAEL PERCHÈ RIUSCIVO A FARLO ARRABBIARE E PORTARLO SUI MIEI TERRENI PREFERITI, DOVE IL GIOCO CONTA MENO. le da marcare Payton rispose tra lo stupore dei presenti John Stockton, forse anche per la sua capacità di rimanere freddo e distaccato anche davanti alle provocazioni. Disse inoltre “Credo veramente fossi migliore sia come atleta sia come giocatore a tutto tondo, ma Stockton era molto più intelligente di noi. Io riuscivo a fare molte più cose di lui in campo ma lui ha dimostrato di conoscere e sapere come si gioca a basket. Questa è la grande differenza”. Quel “guanto di sfida” che poteva lanciare ad ogni suo diretto avversario con

il pallone in mano, non è stato l’origine del suo soprannome, bensì il “merito” va al cugino che quando lo vide limitare Kevin Johnson (si proprio il sindaco attuale di Sacramento), disse: “Stai tenendo in mano Kevin Johnson come una palla da baseball in un guanto”. Frase che diventerà storica. Coi Sonics rimarrà 12 stagioni e mezzo facendo sognare la franchigia insieme a quel suo compagno storico, un certo Shawn Kemp. Di grandi premi ne ha ricevuti, l’essere 9 volte All Star, 9 volte nel primo team difensivo sono solo due pezzi da 90 del suo albo d’oro ma i riconoscimenti più grandi saranno stati altri due: l’essere l’unico play della storia ad essere nominato miglior difensore dell’anno (e aggiungeremmo l’ultimo giocatore sotto i due metri di altezza da quando lo vinse lui ad oggi) e poi il titolo arrivato salvifico quando ormai sembrava che il coronamento a quella carriera non arrivasse più. Da poco però ha ricevuto, con l’unanimità dei votanti, un terzo riconoscimento, più importante dei due precedenti, l’introduzione nella Hall of Fame del basket, quel traguardo che spesso non si ha neanche il coraggio di sognare. E anche su questo The Glove ha saputo attraverso le parole lanciare la sua provocazione “Come giocatori, sogniamo questo momento ma non ci aspettiamo di trovarci qui. Anche se io me lo aspettavo“. Per questo Nike ha deciso di rilanciare le Air Zoom Flight The Glove, scarpe iconiche degli anni 90, proprio per omaggiare questa vera e propria leggenda del parquet. Caratteristica principale di questa sneaker è la struttura esterna in neoprene che si chiude con una zip sopra quella che sarebbe la vera e propria scarpa, così da garantire sia una chiusura che una calzata molto confortevoli.

Nike Air Zoom Flight

The Glove

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KING KURTIS

di Dario Volpe

Intervista esclusiva alla leggenda dell’hip hop

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usica e cultura hip-hop. Cosa ti manca di più dei vecchi tempi? Oh wow. Che mi manca di più dei vecchi tempi? Penso la possibilità di poter andare in un club, di buttare la testa nelle casse e di ascoltare quel basso che rimbomba nel mio corpo, che sento nelle dita dei piedi, chiudo gli occhi e, sai, mi immergo nell’oblio, quello è il vero hip-hop e mi manca. Quando hai iniziato avresti mai pensato che l’hip hop sarebbe entrato così radicalmente nella cultura americana e avrebbe sconfinato raggiungendo ogni latitudine e longitudine del globo? Sai, di certo avevo dei miei sogni e delle mie aspirazioni e pensavo che l’hip-hip avrebbe avuto molto successo. Sapevo che fosse una cosa davvero speciale e importante per la gente, quindi mi piaceva pensare come un visionario immaginare che col tempo sarebbe stato magnifico, incredibile. Anche se, a vederlo adesso, è davvero sorprendente anche per me: vedere che le persone, al di fuori dell America hanno creato una loro cultura... fanno rap

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in italiano in Italia, in tedesco in Germania, in francese in Francia, e che hanno abbracciato la cultura e l’hanno resa propria. C’è una scena hip-hop qui in Italia, e non pensavo ad una cosa del genere e quindi sai questo ancora mi stupisce. Io amo l’hip-hop e amo tutti quelli che spingono questa cultura. Siamo a poche ore dalla jam di graffiti Back to the Style. Senti che questo spirito di b-boy e graffitari che si incontrano per esprimere la propria arte e le proprie skill sia ancora vivo, oppure pensi che in qualche modo l’industria della musica ha marginalizzato questi aspetti? Secondo te, che si può fare per presevarlo? Penso che questi eventi siano importanti e debbano continuare e per questo dobbiamo aiutarci. È come se noi facessimo parte di una sola famiglia, e l’hip hop è la mamma. Lei ha molti figli, il più grande è un rapper che ha un sacco di successo. Da buon fratello maggiore dovrebbe aiutare i suoi fratelli minori, i breaker e i writer. Io cerco di prendermi cura dei miei fratelli, di tutti coloro che sostengono la cultura hip hop in tutte le sue forme.


Durante la tua carriera, hai fatto l’MC, il breaker, il produttore di musica e di film, l’attore, hai scritto colonne sonore. Ora hai deciso cosa fare da grande? Vorrei essere come quel tizio chiamato Kurtis Blow anche perchè penso che non crescerò mai. È semplicemente incredibile per me, avere il controllo dei miei polmoni, delle mie gambe e di questo mignolo. Posso ancora fare tutto questo, ancora fare il b-boy, ancora fare il dj, ancora esserci: è fantastico, è una favola, è un miracolo, io ringrazio Dio che posso ancora fare tutto questo. Sai che voglio dire? Penso proprio che non crescerò mai. Sei stato il produttore, dei Fatboys e di altri artisti. Oggi credi che ci sia qualcuno della scena hip hop con il quale vorresti veramente lavorare, uno che ritieni molto bravo, un MC insomma che merita un’opportunità? Con chiunque. Vorrei dimostrare amore a chiunque, non c’è problema. Mi piacerebbe davvero lavorare con Eminem, Busta Rhymes

e Naz. In Italia con J-AX o il mio caro Clementino. I ragazzi in Italia stanno facendo delle cose interessanti, li ho appena incontrati ho avuto la conferma che l’hip-hop italiano sta crescendo, cosi come in Germania con Fantastichen Vier o Mokobé in Francia. Ci sono molte cose interessanti in tutto il mondo. L’hip-hop è ancora giovane quindi io sono disponibile a lavorare con chiunque, quando vogliano, non c’è problema. Cosa vuoi dire a tutti i b-boy italiani che leggeranno la tua intervista? Amo molto l’Italia e i b-boy italiani, ma voglio dire una cosa oggi che sono a Napoli per il Back to the Style. Voglio che si sappia quanto amo questa città. Grazie per per aver sostenuto l’hip-hop in tutti questi anni, i napoletani sono fantastici e l’hip-hop sembra davvero appartenere a queste terre e a questa città. Stasera sono certo che ci divertiremo. Un saluto a tutti i lettori di UMag e continuate a sostenere la cultura hip hop.

Kurtis Blow

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uando agli inizi degli anni 90 l’hip hop cominciava a invadere la nostra penisola una delle realtà più importanti prendeva forma sotto la Mole. Torino, infatti, diventava sempre più una scena fondamentale in Italia grazie anche a un personaggio eclettico come The NextOne, ballerino, disc jockey, beatmaker,coreografo e produttore discografico italiano, che nel 1985 aveva vinto il Bre-

A DISTANZA DI ANNI LA SCUOLA DI TORINO CONTINUA A BRILLARE GRAZIE A UNA NUOVA GENERAZIONE DI RAPPER E CAMPIONI DI FREESTYLE ak-Dance World Championships della I.D.O., uno che ha fatto parte della mitica Rock Steady Crew, un famoso gruppo di breakdance,

Ensi e DJ Double S, Urban Jungle Store Torino Shady Records 2.0 Boys 2011

Shade e Ensi, Urban Jungle Store Torino

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fondato nel 1977 da due b-boy del Bronx Jojo e Jimmy D, che Afrika Bambaataa nominò parte integrante della Zulu Nation la più rispettata crew hip hop a quel tempo e di cui The NextOne fa ancora parte. Quando quest’ultimo si trasferì a New York, la posse più famosa era la Devastin’ Posse che all’epoca fece uscire per Century Vox il mix TeleCommando, tra le cui fila spiccava il personaggio di Carri D, una delle poche fly all’epoca, capace come ballerina, rapper ed anche come dj. Un’importanza primaria per la scena di Torino e non solo, a livello musicale, l’hanno avuta certamente gli ATCP (acronimo di Alta Tensione Produzioni Clandestine) e la loro etichetta La Suite Records, capace di realizzare non solo i loro primi album, ma anche le raccolte 50 MC’s e 50 MC’s II, che raccoglievano brani da tutta la scena underground italiana, curati da Dj Fede nella sua seconda raccolta. Dei dischi che proponevano veri e propri spaccati dell’Italia underground negli anni novanta, così come poi viene in un certo senso rappresentata


TORINO FREE STYLE

di Dario Volpe

Da Next One a Ensi, la storia dell’hip hop sotto la Mole nel film Torino Boys dalla colonna sonora curata dall’élite del movimento italiano del periodo. L’esperienza acquisita dagli ATPC e da Dj Fede nel corso degli anni ha permesso il costituirsi a Torino di una realtà discografica seria e solida come La Suite Records, che a partire da fine anni novanta ha potuto produrre artisti hip hop e realizzare compilation che hanno dato più forza ad un movimento in espansione. Attualmente l’etichetta produce artisti come Tsu, Principe, Jap e OneMic. Non si può certamente non annoverare tra i pilastri dell’hip hop torinese Frankie HIiNRG Mc che sin dagli inizi diede un’impronta fortemente sociale alle sue rime. Col tempo la scena underground si amplia con presenze emergenti di gruppi come gli SpingoBoyz, i Crew011 ed i Barriera Armata che riscuotono ottimi con-

sensi dal pubblico grazie alle collaborazioni con artisti nazionali ormai affermati come Dant, Amir (Featuring SpingoBoyz), Jake la Furia e Tormento (Featuring Crew 011) e Glock21 (Featuring Barriera Armata). A distanza di anni la scuola di Torino continua a brillare grazie a rapper e campioni di freestyle come Ensi, Rayden e Raige che insieme formano gli OneMic o la Royal Fam, composta da Fred De Palma, Dirty, Pablo Frida, Ciccio Sanchez e Korven, o Shade, rapper, freestyler e stand up comedian che con Ensi sono gli ultimi due campioni del MTV Split. I due insieme hanno dato vita a un incredibile spettacolo per l’apertura del primo store Urban Jungle di Torino, dando prova della loro bravura come freestyle dimostrando come sotto la Mole l’hip hop ha ancora tanto da dare.

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Abel Tesfaye

THEWEEKND

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Post dubstep dal Canada

bel Tesfaye, in arte TheWeeknd, classe 1990, è un cantante canadese di origine etiope. Si è fatto conoscere per il suo bel miscuglio di cantato r’n’b su basi sperimentali, che alcuni hanno definito post-dubstep. Con un perfetto ritmo di release ha portato agli occhi del pubblico una trilogia che nel 2012 lo ha consacrato come next big thing sul panorama internazionale. Il 2013 è l’anno di Kiss Land, la sua prima vera prova in long play. La produzione è decisamente influenzata dalla retromania filo eighties che ha contagiato anche i suoi colleghi Twin Shadow e Neon Indian. Lo sperimentalismo canadese di nuova generazione in stile Teen Daze è spazzato via da un suono più pulito ed etereo, che porta la mente a sonorità di elettronica/ambient sulla scia di Ty-

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di Roberto Strino

cho, Active Child e Baths. Qualche loop evanescente rubato a brani semisconosciuti di matrice new pop fa capire che Toro Y Moi e Washed Out non sono gli unici a scavare tra i vinili nei negozietti vintage, anche se siamo lontani sia dal glitch che dalla chillwave. Se non ci fosse così tanto hype attorno al giovane musicista, o tante diatribe sull’attribuzione di un’etichetta al suo genere, ci si potrebbe concentrare sul suo talento, in fila con tutti i talenti che guardano Michael Jackson ancora come a un maestro e macinano tutto quello che assorbono nell’adolescenza per disputarlo sui beat in modo istintivo. L’opera è lontana dall’essere un disco da ricordare, ma segna sicuramente un passaggio da semplice intuito mischiato ad intonazione al lavoro di un artista che punta ad uscire dalla fase embrionale delle aspettative.


OWN THE FUTURE. 35


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ual è il riferimento immaginario dal quale estrai le scene e i personaggi che vengono rappresentati nel tuo lavoro artistico? Suppongo che, all’inizio, traevo ispirazione da artisti come Mariscal, Picasso, Matisse e Chagall. Mentre crescevo, e con me la mia arte, cominciai a guardare i riferimenti della cultura pop più spesso e trovai un’enorme ispirazione nei fumetti e negli stili d’arte popolari dell’underground. Lo skateboarding e l’arte esposta sugli skateboard mi influenzò in modo profondo. Negli ultimi cin-

C’È UNA CONTROCULTURA CHE COINVOLGE L’OCEANO PACIFICO, INCENTRATA SULL’ INDIVIDUO E NON SUL GRUPPO, PERÒ SÌ, CI SONO VARIE SCENE FANTASTICHE QUI A VANCOUVER, VICTORIA, TORONTO, MONTREAL. que anni il mio stile è cresciuto molto e questo mi rende felice, ora sento che ho un mondo nella mia testa, che posso disegnare e mettere

su carta. Amo l’umorismo nell’arte, e cerco di non introdurre messaggi seri, politici o sociali nelle mie opere. Suppongo che, nella mia testa, semplicemente vedo queste creature e come esistono, come posso renderle più energetiche o più divertenti. Riguardo i paesaggi, mi sento volare tra la scena, o forse sbircio in questo mondo da una finestra, ho creato io questo mondo e quindi è mio da sfruttare.

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LURK Skate & tattoo di Roberto Strino Lurk nasce col nome di Russ Morland nel 1976 in un ospedale inglese del Nord. Sin da bambino è stato introdotto all’arte da sua madre e ben presto si appassiona allo skateboarding. L’Arte ha sempre occupato una parte significativa della sua vita e a scuola era l’unica materia dove Russ eccelleva. Dopo aver studiato arte e design al New College di Durham, ha continuato la sua formazione specializzandosi in progettazione grafica a Barnsley Yorkshire studiando Fine Art. Nel 2000 ha deciso di trasferirsi in Canada, una decisione che ha dato una svolta alla sua vita sia sotto il profilo umano che professionale. Oltre a occuparsi di grafica per skate, la sua grande passione sin da ragazzino, da 10 anni è un tatuatore eccellente e circa tre volte l’anno che fa art show in tutto il mondo dietro l’alias Lurk.

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Lo skateboarding e i murales condividono le strade, entrambi sono esempi di stili di vita anzichè degli hobby che si trasformano in un lavoro. Come sei arrivato in questo mondo? La mia arte è influenzata dalle strade, dallo skateboarding e dai graffiti, ma non ho mai prodotto molti murales. Mi piacerebbe farne di più. Cominciai a fare skateboarding nel 1987, che per certi versi sarebbe stata “l’era d’oro” per i grafici dello skateboard, questo ebbe un impatto visuale molto profondo su di me che porto con me fino ad oggi. Insieme allo skateboarding, c’era anche lo stare per strada e il trovarsi nelle zone che erano piene di street art. Soppongo che da piccolo mi sono ritrovato nella ‘tempesta perfetta’. Che ne pensi dell’arte underground utilizzata dalle grandi marche e dai media? Va bene se si fa con rispetto per l’artista e per la scena. L’uso dell’arte per fini commerciali sarà sempre un discorso delicato. Come artista, uno ha bisogno di mantenersi. Bisogna mangiare e quindi quando una grande azienda arriva e ti offre un assegno, credo che sarebbe da stupidi rifiutarlo. Devi assicurarti tuttavia, che sai cos’è che stai per fare e quale saranno le conseguenze delle tue azioni. Voglio sopravvivere come artista, voglio provvedere alla mia famiglia e viaggiare per il mondo mentre lo faccio. Cerco di lavorare soltanto con aziende che hanno a che fare con lo skateboarding, ora proprio sto lavorando con Etnies su un progetto molto segreto. Per me, fare queste cose non im-

Artwork 5 plica aver venduto la mia anima. Da un punto di vista visivo, se quest’aziende promuovono le scene dell’arte underground attraverso i loro prodotti allora ciò potrebbe aiutare a far cadere le barriere e gli istituti di potere, potrebbe aiutare gli artisti a vendere di più. Basta che ci sia rispetto. Secondo te, è possibile dire che in Canada, dove la tua attività si rivolge ora, ci sia in atto una vera e propria scena controculturale ? C’è una controcultura che coinvolge l’Oceano Pacifico, incentrata sull’ individuo e non sul gruppo, però sì, ci sono varie scene fantastiche qui a Vancouver, Victoria, Toronto, Montreal. Direi che in tutte le città principali si assiste a queste scene. E il social media aiutano ad unirle.

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Nell’era di internet l’immagine in sè è sottovalutata. Credi che la produzione di oggetti su misura crei un nuovo modo (e un nuovo mercato) per esprimere l’arte? Sì, mi piace l’idea di progetti su misura. Credo che ci sarà una grande rivoluzione nella scultura, negli oggetti 3D, nell’arte tattile. Spero di poter evolvere anche io, dato che sono sicuramente un ragazzo 2D. L’arte si trova sempre più spesso sugli astucci dei telefoni, sui cappelli, sulle scarpe e su altri gingilli, penso sia una cosa positiva e sono sicuro che posso occuparmi anche di questo.


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Quali sono i progetti che hanno cambiato il tuo modo di fare business? Sento che i murales che ho fatto per Fortune Sound Club sono stati importanti per me, mi fa piacere vedere gli estremisti dell’hip-hop fare le loro performance con i miei murales sullo sfondo, cose del genere mi motivano e mi spingono. Ogni volta che faccio una mostra d’arte divento sempre più ispirato e motivato. Ho iniziato a sentirmi più legittimato a pensare che posso sviluppare la mia arte e diventare più professionale con il mio approccio.

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Parlaci della tua azienda. LURK è un’azienda? Soppongo che lo sia in un certo senso. Gestisco una sala d’esposizione che si chiama Electric Umbrella Tattoo and Gallery, questo è il mio lavoro giornaliero, faccio tatuaggi full-time e organizziamo una mostra d’arte in sala una volta al mese. La galleria espone tutte le arti della scena underground, opere inedite, la nostra è l’unica galleria d’arte in città che fa tutto questo, sta crescendo man mano con mostre già prenotate per il 2015. Fin’ora mi sono concentrato su talenti del luogo ma sto anche cercando ti attirare altri artisti da tutto il mondo!


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TO THE STYLE

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International Graffiti Jam

l “writing” è un fenomeno che sarebbe difficile da classificare secondo gli schemi tradizionali dell’arte considerando che oltre l’espressività artistica esiste anche una componente di autoaffermazione con una rottura delle regole e in barba alle leggi. Nato nei ghetti newyorkesi negli anni 70 ben presto ne supera i confini geografici e culturali. Ogni writer, qualsiasi sia la sua inclinazione e provenienza, ricerca e studia un’evoluzione personale, per arrivare ad uno stile proprio in modo da distinguersi dagli altri

Back to the Style

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di Dario Volpe

ed essere notato maggiormente. Dagli anni 70 ad oggi molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative infatti, pur mantenendo radici nel graffiti writing, hanno contaminato il loro stile con la tipografia, il design, e anche la moda, con ideali più vicini alla grafica. Una sorta di “post-graffiti” che vengono comunemente definiti street art e graffiti design per le influenze evidenti nelle tecniche pubblicitarie. Il Back To The Style, la manifestazione svoltasi a Napoli in autunno per il secondo anno consecutivo, con la partecipazione di Urban Jungle e New

Back to the Style


Back to the Style

Era come partner, ha voluto consacrare anni di giovani e meno giovani ai limiti della legalitĂ  pur di poter esprimersi e spesso abbellire luoghi ameni e grigi con il colore delle loro bombolette spry. Questa jam internazionale, che ha visto la

partecipazione dei migliori writer europei, sta diventando un appuntamento di riferimento per chi concepisce ancora il graffitismo come una sottocultura ribelle e non prestata ai luoghi istituzionali dell’arte,

Knef Crew

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Occupy Wall Street

Q

uando venne chiesto a David Lloyd di dar vita al personaggio chiave della storia di Alan Moor intitolata “V for vendict”, Dave ci pensò per un bel po’ prima di posare la matita sulla tavola. Ne masticava un’estremità, ne rifaceva di continuo la punta, poi gli venne in mente un motivetto che conosce chiunque abbia trascorso la propria infanzia in Gran Bretagna “ Remember, remember, the fifth of november…” e iniziò a tratteggiare su un foglio due linee nere convesse e il sorriso di chi guarda in faccia la morte e sa che non ha nulla da perdere. “Remember, remember the fifth of November”, a Londra era scoccata da poco la mezzanotte del 5 novembre 1605 quando la polizia fece irruzione nella cantina dove Guy Fawkes dormiva con una scatola di fiammiferi stretta in pugno e la schiena adagiata su casse contenenti 2500 chili di esplosivo. Quando vide le guardie diveltere la spessa porta di legno, provò comunque a dare fuoco alle cariche, che sarebbero dovute esplodere durante il discorso del re Giacomo I con le stanze del Parlamento gremite di nobili, ma venne fermato appena in tempo. La vendetta del sovrano fu

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terribile: un decreto d’urgenza rese possibile ogni tipo di tortura, Guy resistette alcuni giorni, poi fece il nome degli altri congiurati. I suoi aguzzini

PER LLOYD NON C’ERANO DUBBI, IL FAMIGERATO COSPIRATORE CATTOLICO ESPERTO DI ESPLOSIVI SAREBBE RINATO IN UN FUTURO NON TROPPO LONTANO NEL PERSONAGGIO DI V si adoperarono per tenerlo in vita con la stessa perizia con cui si erano accaniti sul suo corpo poiché l’ordine era chiaro, andava giustiziato nella pubblica piazza e il suo cadavere fatto a pezzi. Questo


V

PER VENDETTA

“Remember, remember the fifth of november” fu quello che avvenne qualche giorno più tardi. Per Lloyd non c’erano dubbi, il famigerato cospiratore cattolico esperto di esplosivi sarebbe rinato in un futuro non troppo lontano nel personaggio di V, l’anarchico che combatte contro un regime totalitario di stampo neofascista che ha preso il controllo sull’Inghilterra. Evaso da un campo di detenzione incendiato per mano sua è deciso ad annientare un governo colpevole di soprusi e sofferenze. Sfigurato dal fuoco, indossa una maschera con un largo sorriso, in cui si fondono fiducia e inquietudine, bontà e cattiveria, male e bene. Insieme a Evey, che da molti è ritenuta il suo alter ego, riesce a far cadere il regime dispotico portando al termine il piano che era già stato di Fawkes, far esplodere l’intero Parlamento. Trasformato in eroe nella graphic novel e fatto conoscere nel mondo anche grazie all’omonimo film James McTeigue uscito nelle sale americane nel 2005, Fawkes, scelto anche come simbolo dalla temibilissima

di Diego Davide

rete “Anonymous”, famosa per avere attaccato aziende e governi online, è l’ icona privilegiata delle cyberprotest in tutto il globo da Occupy wall street a no Tav. Con la crescita della popolarità delle maschere di Guy Fawkes, è cresciuta anche la loro domanda mondiale: nella fabbrica di São Gonçalo, in Brasile, che ne produce circa 800 al giorno di Guy Fawkes, il faccione dell’avventuriero del 17esimo secolo ha un costo di produzione di circa due euro. Dell’intera produzione, parte viene piazzata nel paese, altra parte venduta all’estero, in l’Europa e nel Medioriente. Quel volto ceruleo, quel baffo sottile, quello sguardo folle e impavido marcia per le strade a ricordare che non è importante chi si fa portatore di un progetto, di un’idea, ciò che conta è l’idea stessa di lotta contro il potere. Diversi governi lo hanno capito e hanno tentato di fermarne la diffusione, come ha fatto il Bahrein, che ha vietato l’importazione delle maschere il 25 febbraio scorso.

Maschera V per Vendetta

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PORTLAND

SANTA SPEEDO RUN Babbi, birra e beneficenza

L

’attività fisica piano piano sta fortunatamente entrando nella nostra quotidianetà e, tra persone che corrono in strada e quelli che sudano nelle palestre, anche in Italia cominciamo a dare sempre più importanza allo sport. La competizione sportiva di cui sto per parlarvi, in verità, non è qualcosa che fa veramente bene alla salute, ma certamente ha un fine benefico che non può essere sottovalutato. Vi sto parlando della Portland Santa Speedo Run, la corsa dei Babbi Natale per le strade di Portland negli Stati Uniti. L’idea è davvero semplice, si beve dalle 10 alle 2 del pomeriggio, e poi si parte all’agghiaccio del freddo inverno dell’Oregon per le vie della Northwest Portland dove tutti i partecipanti corrono con indosso solo un costume per nuotare e un cappello da Babbo Natale. Non è certamente una competizione ma ha un fine benefi-

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di Stanis La Rochelle

co legato all’Ethiopia Project che attraverso i soldi raccolti tra benefattori e partecipanti alla corsa cerca di fornire calzature ai bisognosi di molte città della

L’IDEA È DAVVERO SEMPLICE, SI BEVE DALLE 10 ALLE 2 DEL POMERIGGIO, E POI SI PARTE ALL’AGGHIACCIO DEL FREDDO INVERNO DELL’OREGON. nazione africana. Un modo divertente di festeggiare il Natale con lo sport, la tradizione e il cuore.

Portland Santa Speedo Run


PERCHÉ RISCHIARE TANTO?

© Daniel Beltrá/Greenpeace

PERCHÉ IL PERICOLO SAREBBE MAGGIORE SE RESTASSIMO A CASA.

2006 Più di 30 miliardi di tonnellate di anidride carbonica spedite in atmosfera. Tre volte tanto la capacità di assorbimento del pianeta. Ecco spiegate le acrobazie degli attivisti di Greenpeace: stanno aprendo uno striscione sulla più celebre statua di Rio de Janeiro, per richiamare alla ragione i rappresentanti di 188 nazioni, accorsi in Brasile per la Convenzione sulla Biodiversità.

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FOOTBALL

MANAGER Sognando la nazionale

N

el 2006 John Boileau scrisse a Steve Gibson (presidente del Middlesbrough Football Club) per candidarsi alla posizione di Manager del Club. Nella lettera venivano minuziosamente spiegate le sue capacità tattiche e l’esperienza pratica che ne facevano un’ottimo allenatore. Tra le esperienze di Boileau venivano menzionate il Kalmar FF, Nuneaton, Chievo Verona e Chelsea. Se nessuno ricorda di averlo visto al Bentegodi è semplicemente perchè John le ha vissute davanti allo schermo del suo PC, con Football Manager 2005. I giochi manageriali fanno parte di quei “business

SI “VIVE” UNA REALTÀ PARALLELA IN CUI TOTTI DIVENTA ALLENATORE FALLIMENTARE DELLA ROMA E MALDINI OSSERVATORE DELL’INTER. games” nati nel lontano 1983 con M.U.L.E. e dedicati ai nerd calciofili che, piuttosto che sfidare il vicinato a farsi bucare il pallone dopo l’ennesima botta in saracinesca, si chiudevano per ore in camera a cercare qualche prodigio in Botswana per la propria squadra di serie C2. A differenza dei classici giochi di calcio, in cui il giocatore assume il controllo dei calciatori in campo, i giochi manageriali si concentrano sulla gestione della rosa, sugli aspetti legati al business (grandezza dello stadio, prezzi dei biglietti e gestione delle risorse finanziarie) e su quelli tipicamente tattici (moduli, schemi, ruoli chiave dei giocatori, posizioni in campo etc). Il ruolo del videogiocatore è di una sorta di ibrido tra il Direttore Generale e l’Allenatore della squadra. Dopo aver completato la propria rosa, averla disposta in campo ed averne definito i compiti

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di Giuseppe Corvino

non resta quindi che godersi lo spettacolo, o il disastro. Tralasciando PC Calcio, che permetteva il controllo diretto dei calciatori alla stregua di quanto avviene nella modalità carriera/master league di FIFA/PES, gli altri esponenti del genere avevano come carattestica principale uno sconfinato database di calciatori. Dai fuoriclasse inavvicinabili nella realtà ai giovani incapaci di periferia. Analizzati nella realtà da team di professionisti in giro per il globo ad osservarli giocare nei campetti polverosi di periferia. Ogni azione, tocco di palla, reazione, comportamento in campo, movimento e atteggiamento viene tradotto in un numero che esprime le qualità attuali (e le potenzialità future) del calciatore. L’evoluzione tecnologica ha poi permesso la crescita esponenziale delle caratteristiche analizzabili e la loro implementazione permette una maggiore aderenza alla realtà. Non solo la resistenza agli infortuni e la tendenza al fallo, ma anche il carisma, la tenacia e la capacità di adattamento

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(che nella realtà incidono molto nell’esplosione o nel fallimento di un calciatore) e la sua abilità nell’integrarsi nel gruppo. Non basta avere una collezione di belle figurine, serve che queste figurine abbiano tra loro una “chimica” che li renda una squadra. E per ricercare questa alchimia perfetta servono giorni. Anzi mesi. Mesi passati sui dischetti dell’amiga 500 con Player Manager di Dino Dini (la versione manageriale di Kick Off) o con Championship Manager/Scudetto di Sports Interactive. Mesi in cui si “vive” una realtà parallela in cui i calciatori sbocciano, esplodono e si ritirano. In cui le vecchie stelle diventano allenatori invidiosi del nostro successo, in cui Totti diventa allenatore fallimentare della Roma e Maldini osservatore dell’Inter. Ci si affeziona ai propri calciatori, un po’ come a degli amici. Si vive l’ansia di una finale di Champions e si lanciano frecciatine a Mourinho, mentre i nostri calciatori iniziano a credere in se stessi. Salvo poi venir infilati 4 volte da Kiessling e tornarsene mestamente a casa. Eppure la soddisfazione non si prova solo nel mondo virtuale, c’è dell’altro. Veder confermate le proprie intuizioni su un calciatore dopo anni da una soddisfazione troppo concreta per essere ignorata. Quando un pupillo, scoperto qualche anno fa e diventato stella nel gioco, inizia a circolare sulla bocca degli amici come “obiettivo di mercato” della propria squadra del cuore ci si sente orgogliosi. Quasi come se si fosse contribuito al suo suc-

cesso. Tuttavia sfidare un’intelligenza artificiale non sarà mai soddisfacente come rifilare un giocatore pacco al proprio compagno di bevute. Ed è per questo che, grazie ad internet ed a giochi come “online football manager” ed “hattrick” (il primo con un database reale ed il secondo completamente di fantasia) si può prendere parte ad una lega composta interamente dai propri amici. E finalmente scannarsi a suon di milioni virtuali per riprendersi Lavezzi che non segna mai e Benteke sempre fuori posizione.

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Š 2013 adidas AG. adidas, the Trefoil logo and the 3-Stripes mark are registered trademarks of the adidas Group.

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GENIUS & MADNESS

Diego Armando Maradona

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Garrincha

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Antonio Cassano

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Paul Gascoigne

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Rene Higuita

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George Best

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Adriano

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Eric Cantona

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Mario Balotelli

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U-MAG issue #6