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MODENA FLASH SPECIALE AUGURI 2018

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Quindicinale di attualità varia

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Speciale dedicato al Natale

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È andata così così, poteva andare peggio, ma per Natale speriamo sempre il bene

I regali di Gesù Bambino e il carbone della Befana Allora sì, teniamoci Gesù Bambino, lasciando Babbo Natale con la sua patetica barba bianca ai commercianti: guardiamo il presepe con gli occhi stupiti dei nostri bambini (stupiti forse anche perché in molte scuole gli insegnanti e i presidi “dell’accoglienza” non hanno voluto costruirlo), che il sabato santo sono andati a letto vedendo una culla vuota, e la mattina di Natale trovano il Bambino, la sua famigliola con i pastori, gli angeli sul tetto della capanna, e in fondo alla scena, di là dal muschio e dalla sabbia, i Re Magi che arriveranno solo il giorno della Befana. Questo Natale, i più vecchi di noi, accanto a Gesù non solo nel presepe ma nella gloria eterna “in excelsis” collocheranno la figura di don Sergio Mantovani, alias “don Ruspa”,

arcon

il cappellano degli operai e dei piloti da corsa: se ne è andato il 14 settembre, dopo 91 anni di vita e 65 di sacerdozio. Il simpatico soprannome gli era venuto quando negli anni Ottanta, stanco di aspettare i comodi della burocrazia, aveva chiamato una ruspa e fatto demolire la sua pericolante chiesa di Santa Caterina, primo passo per la costruzione della “Casa della Gioia e del Sole” che ha consentito e consente ultimi anni dignitosi a chi non potrebbe altrimenti permetterselo. E “don Ruspa” lo chiamavano i banditi sardi dai quali si era precipitato per salvare Giulio De Angelis (padre del pilota Elio, tragicamente scomparso), offrendosi come ostaggio in cambio del rapito: si capisce dunque come la galera che gli fu comminata per la demolizione gli sem-

Foto di Teida Seghedoni

brasse quasi… un paradiso, di fronte alla volontaria prigionia, magari in una stamberga di canne e sassi in Sardegna. Ma, forse già allora, Gesù Bambino illuminò le menti, dei rapinatori prima e dei giudici poi, e per don Sergio rimase solo la sterminata stima di quanti l’hanno conosciuto. E adesso, ripetiamo, a fianco della Culla o accanto ai Re Magi c’è anche lui, a ricevere il dono merita-

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to, e ad intercedere perché ne riceviamo pure noi su questa terra. Terra che tiene botta malgrado gli scriteriati assalti del genere umano: a metà dicembre è nevicato persino su Modena città, evento che per l’inverno scorso non si era verificato in queste proporzioni; e l’entità della nevicata, notevole ma non preoccupante, ha fornito motivo per dispensare sorrisi autocompiaciuti all’assessore Guerzoni junior e al simpatico ingegner Nabil del comune di Modena, eternati dall’immancabile fotografo che ‘casualmente’ passava da quelle parti e li ha visti sotto le montagne di sale che assicurano pronta sghiacciatura alle nostre strade. Assicurano anche buche, che state

tranquilli, entro ottobre 2019 saranno riparate. La neve è stata ancora insufficiente, però, di fronte all’inquinamento dell’aria, che ha già superato i limiti previsti dalla legge (seppure con qualche miglioramento rispetto al disastroso 2017): eccoci dunque all’intensificazione delle “giornate ecologiche”, col dubbio amletico se nel giorno X i diesel euro 4 potranno uscire o no (ah, i bravi amministratori che governano da settant’anni ma, come i “dilettanti” freschi di governo centrale, si pentono dei decreti emanati una settimana prima…). Ed eccoci agli inviti a “guidare elettrico”, cui però si contrappone la frequente sostituzione del trenino Modena-Sassuolo, e di qualche filobus urbano, con autobus. Autobus urbani, in qualche caso, talmente vecchi che prendono fuoco… Alt, attenti al fuoco! Nei periodi ‘ecologici’ non potete accendere il caminetto: le “biomasse” di origine vegetale, come le chiamano, rimandano al cielo il carbonio che durante la loro esistenza hanno succhiato dall’aria.

Infatti, un’altra promessa comunale concerne qualche “bosco urbano”, nato su terreni incolti o abbandonati; da non radere al suolo. Circola anche, in due varianti, una parola magica ancora assente dai vocabolari, “desigillatura” alias “desigillazione”, che se abbiamo capito bene consisterà nel ruspare via qualche ettaro di asfalto o di cemento dove a nessuno interessa costruire per far riemergere la terra sottostante e lasciarle bere l’acqua piovana. Ma alla fine, pochi giorni fa, si è deciso: salvate via Rosselli e via della Pietra, dove quel poco di verde che c’è ancora rimarrà, ma edificabile l’angolo Vaciglio-Morane, questo sì desiderato dai costruttori (altrocché la “Gronda Nord”), sia pure solo con 267 appartamenti e non 550 come si diceva un anno fa. Dalla letterina di Natale scritta in epoca elettorale, che recava la formula “saldo zero”, rimane la grazia concessa al “bosco urbano” in fondo a via Tignale del Garda. Magari, verrà buono per fare il carbone che la Befana destinerà a qualche pubblico amministratore. Fabio Marri

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Speciale Natale 2018

25 Dicembre 2018

Splendide foto per una magica atmosfera

Natale in centro nelle foto di Teida Seghedoni

Come è bella la città quando viene Natale: il centro di Modena si ravviva di luci colorate e festose, si popola di gente che cammina a piedi mentre nell’aria echeggiano le note dei musicisti ambulanti. Piazza Roma, in attesa di ricevere la folla della notte di San Silvestro (per una celebrazione un po’ in tono minore, quest’anno), accoglie i bambini che vanno a pattinare sul ghiaccio. Si animano via Farini e corso Canalchiaro, il portico del Collegio non basta per tutti, i negozi di giocattoli e gadget vivono la loro stagione migliore… o forse la sperano tra pochi giorni, quando sarà tempo di liquidazioni. Finché non ci toglieranno la tredicesima, resta il modo di farci qualche dono in famiglia.


Speciale Natale 2018

25 Dicembre 2018

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Contrastanti, come sempre, le statistiche sulla ‘qualità della vita’

Modena in serie A, ma a rischio retrocessione Sempre con qualche settimana di anticipo, per precedere la concorrenza, escono le tradizionali classifiche sulla “qualità della vita” diramate dai due quotidiani economici “Italia oggi” (che quest’anno è uscita addirittura il 19 novembre) e “Il Sole 24 ore”, pubblicata il 17 dicembre. Resta strano che le classifiche relative a un anno vengano fuori quando l’anno stesso non è ancora concluso, ma a guardare sotto si impara che la maggior parte dei dati sono relativi al 2017: l’anno corrente entra nei soli calcoli relativi alle Onlus e all’I-city-

rate, che dovrebbe classificare le “smart city”, quelle più al passo coi tempi moderni. Vabbè, continuiamo pure a scrivere “2018” quando dovremmo scrivere 2017, facciamo finta di parlare dell’anno corrente che invece ha manifestato cambiamenti come più grossi non si potrebbero, a livello governativo e quel che ne è seguito (spread, tanto per dirne una; disastri ambientali e catastrofi ‘umane’, per dirne un’altra anche peggiore): e veniamo subito al sodo, ovvero alla doppia verità che i due quotidiani ci propinano.

La quale ‘verità’, almeno per Modena (intesa come provincia), sembra abbastanza assestata: quindicesima per il “Sole”, diciassettesima per “Italia oggi”. Salvo che il roseo quotidiano della Confindustria ci fa salire di 11 posizioni rispetto all’anno prima, mentre il giallognolo giornale romano ci retrocede di tre posti. Vabbè: se stessimo giocando il campionato calcistico di serie A, saremmo o verso le ultime posizioni, a rischio di discesa; oppure, secondo l’interpretazione più favorevole, da neopromossi staremmo lottando per una mira-

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colosa salvezza. In regione, Modena è terza, dietro Bologna e Ravenna, secondo il “Sole”; ugualmente terza per “Italia oggi”, ma dietro Parma e Reggio e poco avanti a Piacenza e Forlì, laddove Bologna sarebbe soltanto 43a. Dobbiamo proprio crederci? In ogni caso, chiunque ci stia davanti o dietro, la classifica di Modena ripropone le eccellenze e le magagne di tutti gli anni: siamo terzi nel settore “Affari e lavoro”, poco davanti a Reggio, Bologna e Forlì (tutti nelle top ten); quarti nel Pil procapite (oltre 32mila euro prodotti da ciascun modenese); addirittura secondi per i consumi (dietro alla sola Prato) e la spesa in beni durevoli (oltre tremila euro per famiglia), e pure per l’occupazione giovanile (solo un ragazzo su dieci da noi non trova lavoro). Il tasso di occupazione ci fa scendere di poco nella media nazionale, al nono posto (ma “Italia oggi” dice 14°). Modena cala verso la quindicesima posizione in altri parametri economici, come l’export del nostro prodotto (che supera il 53% del totale), i prezzi di vendita delle case (2700 euro a metro quadro), e così via, all’incirca, per spettacoli, numero di librerie, speranza di vita: siamo più scarsi, solo ventitreesimi, per l’indice di sportività, su cui magari avrà inciso il tracollo del Modena calcio (che sarà colpa di Caliendo, ma anche dei pubblici amministratori che hanno tolto lo stadio alla squadra per affrettare la fine dell’odiato manager), e in misura minore la sparizione della maratona di Maranello-Carpi. Però insomma ce la caviamo. Ma la palla al piede è rappresentata da altri dati, come il turismo, ovvero i soggiorni altrui nel capoluogo e nella

provincia, dove siamo addirittura al posto 77: purtroppo il mare non l’abbiamo, e la montagna è servita da stradacce che invogliano i viaggiatori a puntare su altre destinazioni. Nemmeno la cultura va benissimo, se malgrado il festival filosofia (che arricchisce soprattutto chi lo fa), e il cavallo di Palladino, ci siamo piazzati oltre il cinquantesimo posto. Il peggio però è altrove: per scippi e borseggi siamo al 93° posto, per rapine al 77°, per furti in appartamento addirittura al 103°, cioè terzultimo posto assoluto per “Italia oggi” (che sintetizza assegnandoci la sessantesima piazza nazionale, 4 posizioni sotto del precedente rilevamento, in tutto il settore delinquenza). E se questi dati sono del 2017, la realtà del 2018 va ancora peggio, quando facciamo caso che lo stesso giorno in cui i giornali riportavano le classifiche del “Sole”, davano anche notizia dell’arresto a San Damaso di due marocchini, senza fissa dimora, che prima si sono scannati fra loro poi hanno preso di mira gli agenti venuti ad arrestarli. Curioso il fatto che il più anziano dei due, un trentottenne, sia classificato come “regolare” ma “senza fissa dimora” e “pluripregiudicato”, presumibilmente drogato al momento dell’ultima bravata. Viva la libertà e la chiusura delle galere. Nemmeno l’ambiente ci conforta: ancora in

Sinceri auguri di Buone Feste e Buon 2019

questi giorni, malgrado le spruzzate di neve, ogni mattina ci alziamo chiedendoci se potremo girare in auto (Euro 3? Euro 4?) o accendere il caminetto, oppure se dovremo contribuire ecologicamente per contenere il rituale “sforamento” dei parametri. E quanto ai conteggi finali dell’anno scorso, per “Italia oggi” Modena è 80° sotto il versante del superamento delle microparticelle nell’aria (22 posizioni peggio della precedente statistica). Vabbè che saremmo 22° per il verde pubblico, dunque possiamo sperare che gli alberi assorbano la sporcizia dell’aria, e che il chilometraggio delle nostre piste ciclabili sia elevato (però comprendendo nel conto sia le piste di campagna, utili solo ai cicloturisti, sia le piste di città condivise coi dehors dei bar, e quelle con asfalti dissestati). Ma smettiamola di intristirci: per la cronaca, guardando in alto, le classifiche nazionali sono vinte, per il “Sole”, da una sorprendente Milano, un pelino davanti a Bolzano e Aosta, poco più su Belluno e Trento; secondo “Italia oggi” invece prevale Bolzano, allo sprint su Trento e poco avanti a Belluno (incredibilmente, qui Milano è 55°, il che lascia molti dubbi sull’attendibilità di certi calcoli). Insomma, davanti ci sono le solite; perché Modena ritorni a far loro compagnia come negli anni d’oro, ce ne vuole ancora. Fabio Marri


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Speciale Natale 2018

25 Dicembre 2018

Una nuova edizione ripresenta il Guareschi degli affetti più intimi

Quel ‘favoloso’ Giovannino che commuove sorridendo Finalmente, dopo qualche anno di silenzio dovuto alla crisi della ‘vecchia’ Rizzoli, Giovannino Guareschi torna a portarci il suo sorriso pensoso, con la ristampa, in veste lussuosa (ma non nel prezzo, che si attesta sui 35 euro, per 460 pagine in formato grande e riccamente illustrate) sotto l’egida di Mondadori Libri, di Giovannino nei lager. Non spaventi il titolo: è vero, buona parte di queste pagine fu scritta o almeno immaginata, dal futuro padre di don Camillo, in una baracca dei vari campi di internamento per militari ‘resistenti’ dove egli rimase due anni: lager che poi tornò a visitare

una decina d’anni dopo, col figlio Albertino, confidando le sue impressioni sotto il titolo di Ritorno alla base nel 1957 (in volume solo postumo nel 1989). Ma sono pagine che, possiamo dire, volano sopra le afflizioni, le torture materiali e morali, di quegli anni infami: allo stesso modo che l’Albertino quattrenne del 1944 volò, nella Favola di Natale, sui campi di battaglia insanguinati, sulle trincee e sui reticolati, portando al papà prigioniero notizie di casa, soprattutto notizie della sorellina Carlotta appena nata. Carlotta, la “Pasionaria”, non è più: questa volta è stata lei a raggiungere il padre, il 25 ottobre di tre anni fa: ma questo libro

che esce adesso è stata ancora lei a volerlo, ed il fratello maggiore Albertino a curarlo di persona. La Fa v o l a di Natale era uscita nel 1945, poi per la BUR nel 1998: vi comparivano già i disegni con cui l’autore aveva accompagnato il racconto. Ma solo adesso questi disegni risplendono dei colori originali, eloquenti integrazioni delle parole, del clima in

Assimpresa augura a tutti un felice Natale ed un prospero 2019

Felice nuovo anno a tutti

cui nacquero, e di quei versi di canzonetta che (raccontò Guareschi) lui componeva “rannicchiato nella cuccetta inferiore di un ‘castello’ biposto”, sotto l’ispirazione di “Freddo, Fame e Nostalgia”, passandoli poi al piano superiore del letto a castello, dove stava “la fabbrica della melodia”, il musicista Arturo Coppola: il quali a sua volta rimandava giù i versi “rivestita di musica soffice e calda come lana d’angora”. La rappresentazione andò in scena, nel cosiddetto “teatro” del lager di Sandbostel, nel nordovest della Germania, la notte di Natale del 1944, e vi collaborarono tutti gli internati (e anche i prigionieri francesi, che prestarono alcuni strumenti musicali). Racconta ancora Guareschi che “Coppola con la fisarmonica accompagnava le canzoncine di cui io avevo scritto il testo e che vennero eseguite da un gruppo di pezzenti come me, in una squallida baracca piena di pezzenti come noi”. È una favola piena di poesia, che piace e commuove ancora oggi, e infatti il 27 dicembre 2015 è stata rappresentata nel teatro di Busseto, in memoria di Carlotta, così come era stata eseguita in lager, addirittura con la stessa fisarmonica usata da Coppola settantun anni prima. Nel volume, alla favola tiene dietro il Diario clandestino, ovvero quella parte, estratta dal “grande diario” che l’autore in vita non volle mai stampare, che era stata pubblicamente let-

ta e recitata nelle lunghe serate di prigionia, poi stampata nel 1949 con dedica “ai miei compagni che non tornarono”, e amara conclusione del preambolo (qui a pag. 82): “Il mio libro è qui. Se la vedano i miei ventitré lettori. Se non va bene, vuol dire che la prossima prigionia farò meglio”. La “prossima prigionia” venne davvero, dieci anni dopo la prigionia di guerra: è ormai passato alla storia che Guareschi fu l’unico giornalista incarcerato per il reato di vilipendio e di diffamazione, essendosela presa con politici allora onnipotenti. Tornò in carcere con lo stesso zaino che gli era servito nei lager. Scontata la pena, decise di rivedere i luoghi dove aveva, a suo modo ma efficacemente, difeso la patria più di qualche generale e sovrano rimasti in Italia: ed ecco il Ritorno alla base, con Albertino adolescente, nel 1957-58. “Ritrovo anche l’aria e il cielo e la desolazione di quel settembre. Le strade sono deserte come allora e le case, col tetto coperto di muschio, fra gli alti alberi dal tronco fasciato di muffa verde, sembrano disabitate… Le baracche laggiù sono ancora tali e quali, lunghe e basse, come schiacciate da quel gran cielo livido. Unica novità, una chiesetta in muratura che

allora non c’era né poteva esserci, perché Dio era semplicemente tollerato nei lager” (pag. 388: qui e nelle pagine vicine, a rendere più vive le parole, sono pubblicate le foto che Albertino scattò nel 1957). L’edizione è corredata da appendici varie, mai uscite in volume; ci mettono del loro anche Carlotta e Albertino riferendo del loro ultimo ritorno a quelle basi, nel settembre del 2003, con altri figli di ex prigionieri (e due internati in carne e ossa), concluso con la restituzione al sindaco locale di una “preda bellica” che Giovannino aveva fatto, lasciando per sempre la cittadina di Bergen attigua al lager di Sandbostel: una foto d’epoca, appesa nella casa di un droghiere messa a disposizione degli internati in procinto di uscire. La guerra è davvero finita; l’arte di Guareschi rimane. Fabio Marri

Buone Feste a tutti i nostri clienti


Speciale Natale 2018

25 Dicembre 2018

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Speciale Natale 2018

25 Dicembre 2018

Nelle tradizioni nostre e di altri Paesi uno dei momenti più belli dell’anno

Natale, festa per tutto il mondo, ognuno a suo modo Buon Natale! Ancora una volta, come avviene ormai da 2018 anni. I riti sono gli stessi: ci si scambiano gli auguri e i regali, ci si riempie il cuore di buoni propositi. I bambini promettono di essere più ubbidienti, i genitori meno severi. Un miracolo! Improvvisamente tutti (o quasi) diventano buoni, dimenticano i torti e le cattiverie che hanno dovuto sopportare durante l’anno. Insomma c’è una prorompente, palpitante, almeno in apparenza, voglia di miglioramento, di maggiore disponibilità, di generosità, nel segno di una sensibilità ritrovata. E di nuovo, ma non come in passato, dovremo lottare per non disattendere le nostre promesse. Si capisce, non è semplice. I tempi sono cambiati: si stanno attraversando momenti difficili, si vivono mutamenti che soffocano sempre più quel senso di comunità che aveva caratterizzato la vita di chi ci ha preceduto. Si è schiavi di tecnologie che separano sempre più l’uomo dall’uomo. Oggi si dialoga meno, o meglio con strumenti che nulla hanno di umano, lontani dalla spiritualità che dovrebbe

ispirare questi giorni. Non solo gli adulti ma, quel che più preoccupa, è che tale fenomeno, che allontana e abbrutisce, coinvolge un po’ tutti, perfino i più piccoli. Un recente sondaggio rivela che molti bambini identificano il Natale con il grande vecchio dalla barba bianca vestito di rosso, che arriva a bordo di una slitta colma di doni, con Babbo Natale. Gesù Bambino, la Madonna e San Giuseppe, chi erano costoro? La maggior parte li conosce solo per nome. Li ha visti nel presepio di qualche chiesa, ma senza approfondire. Colpa loro o di chi (soprattutto genitori) non glielo ha mai spiegato? Risultato: i sentimenti si inaridiscono, i cuori si chiudono, la società ne soffre. Paradossale, perchè per avere un’idea di quello che dovrebbe essere questa santa ricorrenza bisogna andare a ritroso nel tempo, ascoltare i racconti di chi ci ha preceduto. Triste ma vero. Non è, infatti, un vano rimpianto del passato, un desiderio di inutili nostalgie, quando tutto era bello, o appariva bello. E’ viceversa voglia di ricordare come eravamo, di come i nostri vecchi vivevano questo momen-

to. E’ un bisogno sempre più sentito spinto dall’esigenza di recuperare, per rivivere e per mantenere nel tempo, i contenuti che sembrano essere stati irrimediabilmente perduti. Soltanto così il Natale riuscirà a mantenere il suo significato più vero: quello di serena e profonda spiritualità. Alcune curiosità. Gli Stati Uniti festeggiano il Natale con particolare fervore. Si organizzano “gare a tema” per le quali ogni anno vengono spesi oltre sei milioni di dollari in luci e decorazioni. Nello stato di Washington, esiste la “città natalizia” per eccellenza: Leavensworth. La abitano meno di duemila persone: in questo periodo si trasforma nella fedele riproduzione di un villaggio bavarese. Tra stands gastronomici, addobbi e cerimonie, diventa un tipico mercatino tradizionale. L’ ”euphorbia pulcherrima”, nota a noi come “Stella di Natale” cresce come cespuglio in Messico e può raggiungere i quattro metri di altezza. Gli Aztechi la utilizzavano per ricavare un pigmento rosso perchè credevano che il colore intenso delle sue foglie fosse nato dalle

gocce di sangue del cuore infranto di una dea che soffriva per amore. In Germania e in Austria esiste il demone del Natale, la controparte negativa di San Nicola. Si chiama “Krampus” e ha il compito di punire i bambini cattivi. Allora, in alcune città, il giorno di San Nicola persone mascherate da demone girano per le strade con catene in mano per ricordare ai bambini di essere buoni. Nella Repubblica Ceca è tradizione che le zitelle mettano le spalle a una porta e lancino una scarpa all’indietro. Se cade con la punta rivolta verso di essa, entro l’anno si sposeranno. In Giappone il Natale somiglia a San Valentino:le coppie si scambiano i doni e si promettano eterno amore. Ma l’usanza che coinvolge un po’ tutti è una grande abbuffata di pollo fritto. In Svezia Babbo Natale si chiama ”Tomte” ed è molto diverso da quello che conosciamo. E’ basso, tarchiato, un po’ grassottello, quasi un folletto. Gira accompagnato da Yule, la sua capra. Se pensiamo che in Italia il pranzo di Natale sia particolarmente lungo, c’è chi

ci batte. In Polonia prevede dodici portate, una per ogni apostolo. In Norvegia il 24 dicembre si nascondano tutti gli oggetti per pulire casa. Si teme, infatti, che durante la notte le streghe cattive rubino tutte le scope. In Spagna il presepe è una tradizione, ma in Catalogna in mezzo ai classici pastori si nasconde il “Caganer”, un pastore con i pantaloni calati che “fa i suoi bisogni”. Gli Spagnoli la pongono nel presepe come portafortuna. E poi ancora. In Ucraina non è insolito utilizzare le ragnatele come addobbo perché ritenute portatrici

di fortuna. In Sud Africa, tra le tradizioni gastronomiche, c’è quella di consumare piatti di insetti fritti, ritenuti molto appetitosi. In Brasile, si pensa che “Papi Noel” venga dalla Groenlandia e, dunque, invece della sua pesante tuta rossa, a causa delle alte temperature, indossa abiti di seta. In Serbia, infine, c’è la strana usanza di scartare i regali due domeniche prima di Natale. Ciò che rende particolare la tradizione è che i bambini sono soliti “rapire” le mamme legandole i piedi per poi chiedere un riscatto (in regali) per liberarle. Giovanni De Carlo

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