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Mensile - 30 Marzo 2010 - Anno 2 - Nr. 6

col patrocinio di

DISTRIBUZIONE GRATUITA

La strage del Lambro

teATRO

DEBORA CAPRIOGLIO E CORRADO TEDESCHI

texas hold’em La posizione al tavolo fa la differenza!

CINEMA KATIA RICCIARELLI E STEFANO ALLEVA SUL SET

IntervistA Nina Zilli si racconta dopo Sanremo

Tour Operator

info@blufly.it Tel: +39 039 9712120


L’Associazione Tennis Concorezzo e’ in via Libertà, 1 a Concorezzo (MI). Per informazioni potete chiamare il numero 039-6040594 (fax 039-6886938 oppure 039-6907029) ai seguenti orari: dal lunedi al venerdi dalle ore 9 alle ore 23, il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 19. In alternativa scriveteci all’indirizzo email info@associazionetennisconcorezzo.it. Il Maestro Federale Pier Andrea Migliardi organizza corsi collettivi per adulti e ragazzi, lezioni individuali e video analisi. Possibilità di utilizzare moderne apparecchiature, macchina lancia palle e radar per misurare la velocità.

ASSOCIAZIONE TENNIS CONCOREZZO


Editoriale Vietato ai minori

di Alfredo Rossi, il Direttore

Direttore Alfredo Rossi Capo redazione Marta Migliardi Redazione Elena Gorla, Adriana Colombo, Gabry, Claudio, Fabio Paolo, Guido, Costa, Niccolò, Juri Casati, Gaber, Lorenzo, Giulia Cavaliere Progetto grafico Alessandro Maianti Si ringraziano per questo numero Stefano e Ewa Alleva, Chiara e Lela, Susanna Vincze, il Teatro Manzoni di Monza Per contattarci direzione@trantran.net redazione@trantran.net trantran@trantran.net raccontiamoci@trantran.net Per la pubblicità amministrazione@trantran.net Foto di copertina Il presidente dell’ENPA di Monza e Brianza, Giorgio Riva con un’ anatra vittima del disastro ecologico del Lambro. Foto di Luisa Cappuccio

A volte mi faccio ridere da solo e vi spiego subito il perché. Stavo passeggiando tenendo al guinzaglio Bimba, la mia cockerina, pensando a cosa scrivere in questa pagina. C’era solo l’imbarazzo della scelta. Potevo parlare del disastro che ha visto protagonista il Lambro (lo fa anche il nostro Juri Casati a pag. XX), di Nina Zilli (adesso l’hanno scoperta tutti, ma noi ve l’abbiamo presentata mesi fa e la brava Elena ne scrive ancora, su questo numero). O ancora del fatto che l’Inter è ancora in Europa, per la gioia dei tanti bauscia nerazzurri di cui anche Monza è piena (ma noi in SportivaMente, la nostra nuova rubrica, parliamo di un altro tipo di sport, certamente più importante) oppure di elezioni regionali. Insomma, tutti temi alti, importanti. Poi la mia attenzione è stata attirata da un foglietto quadrato, 4 per 4 centimetri più o meno, tenuto fermo da uno stuzzicadenti. Era posizionato accanto a una di quelle “cose” che i cani rilasciano quando li si porta a spasso. Ecco il testo, ma prima un’avvertenza. C’è una parolaccia e quindi in teoria meglio vietare la lettura ai minori, anche perché una sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile di cinque anni fa ha stabilito che la parola in questione è considerata reato. Fatte tutte le avvertenze, ecco il testo: “Il vero stronzo, qui, è il mio padrone”.

E mentre stavo meditando sulla cosa, la mia attenzione è stata attirata dalla seguente scenetta: una signora, guardando in malo modo me e Bimba (che non c’entravamo niente…) trainava, uno per mano, due bambini che trascinavamo le scarpe per terra, cercando di levare quello che c’era sotto, schiacciato. E la signora diceva: “Adesso andiamo a casa, ve le togliete nel box e quando arriva papà dal lavoro ve le faccio pulire”. Uno torna a casa dal lavoro (magari un lavoro che neanche gli piace, ma oggi avere un lavoro è già una conquista e allora meglio tenerselo stretto) e per prima cosa deve fare quello. Imprecando contro la moglie e i figli. E allora, anche se so che di questa olezzante questione ho già parlato proprio su questa pagina, ho capito che questo argomento non sarà alto, ma può rovinare la giornata di tanta gente. E allora, perché non fare come l’anonimo signore del foglietto 4X4 puntato con uno stuzzicadenti e cominciare anche noi a metterne un po’ in giro? Magari sostituendo la parola str… con “cacca” (più gentile) o “incivile (da elegante professionista della buona educazione)? Ci proviamo? P.S. Buona primavera, ben profumata, a tutti

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Sommario

Anno II numero 6 - 30 Marzo 2010 Distribuzione gratuita - Editore: Trantran Editore S.r.l. Viale Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro C.F./P.I./RIMB 06774520966 REA MB1864900 Stampa: Ciemme SpA Cinisello Balsamo (MI)

Editoriale - Vietato ai minori Spunti di vista... - Una vita nel delta Clochart - Intervista a Nina Zilli Clochart/2 - Stefano Alleva Clochart/3 - Katia Ricciarelli NonsoloMonza - Biassono Altrove - New York In cuccia Bis! - Caprioglio e Tedeschi Brigantia - Montevecchia Verdissimo - La viola mammola I segreti dello chef - I pover de Ceylon Reality Raccontiamoci - La Bimba e il Buio Bacheca Di tutto un po’ - Texas Hold’em L’angolo del pendolare Dal Comune Dalla Provincia SportivaMente Le Sciure

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Spunti di vista...

Una vita nel delta (con contorno di idrocarburi) di Juri Casati

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010 dalle cisterne della Lombarda Petroli di Villasanta - una ex raffineria successivamente adibita al semplice stoccaggio di oli combustibili, ma oramai dismessa da qualche anno - sono fuoriusciti 8.000 metri cubi di gasolio. Si è trattato sicuramente di un atto doloso probabilmente legato al sottobosco degli appalti per la bonifica dell’area per il suo futuro riutilizzo. Il gasolio fuoriuscito dalle cisterne si è riversato nel sistema fognario fino a raggiungere il depuratore del quartiere San Rocco a Monza, mandandolo fuori uso. L’ondata dal depuratore è tracimata nel fiume Lambro ed è arrivata fino al Po. Nel delta ferrarese del Po la maggior parte delle famiglie di Goro vivono della pesca di vongole, molluschi delicatissimi e sensibili all’inquinamento.

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a sera di giovedì ebbe il sentore che qualcosa non andava. Quando uno vive il fiume da quando è nato, quando anche

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tuo padre e tuo nonno avevano lavorato sul fiume per tutte le loro vite, ebbene uno capisce subito se c’è qualcosa che non va.Le prime avvisaglie del problema arrivarono sotto forma di animali. Grandi uccelli che non si vedevano mai arrivarono sulla sua zona di pesca. Poche ore dopo arrivarono i pesci. Migliaia, centinaia di migliaia di pesci, anche di specie che nella acque non proprio dolci e quasi paludose del delta del Po non ci venivano mai. A un osservatore sprovveduto sarebbe sembrata una migrazione fuori stagione, una curiosità da raccontare a casa e nulla più. Lui capì subito che pesci e uccelli erano in fuga verso il mare. Calò la notte e arrivarono - come di consueto - le zanzare. Zanzare invernali, più lente di quelle estive. Le prime macchie vennero avvistate il giorno dopo all’alba. Qualcuno pensò allo spurgo di qualche motore in panne

e non ci pensò più di tanto. Solo pochi, i più esperti, collegarono gli avvenimenti di quelle ore. Quando chiazze bituminose erano ormai visibili in pieno giorno a un chilometro di distanza sul fiume tutti infine capirono. Si disse allora che la televisione aveva annunciato qualcosa. La televisione aveva raccontato di qualcosa successo a monte, molto a monte. In una città, un paese forse, mai sentito nominare: Villasanta. Che bel nome. Un sapore antico di provincia, quasi di casa, pensarono tutti. Faceva venire in mente ricordi di età scolare: fra Martino campanaro dormi tu: non poteva essere qualcosa di tragico. Villasanta era vicino a Monza. Lo avevano detto nei giorni successivi al fatto per dare una collocazione geografica a ciò che era successo. La marea nera era sprofondata a Villasanta e aveva attraversato per diversi chilometri il sottosuolo di Monza - le Il Lambro, foto di Luisa Cappuccio


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vecchie fogne - per arrivare al depuratore alla periferia sud della cittĂ . Monza, dunque. Il Gran Premio di Monza. Il regicidio di ONTATTACI Monza. L’anarchico Bresci a Monza. La Monaca di Monza, quella storica e quella del Manzoni ne “I promessi sposiâ€?. Ne avevano parlato anche i giornali, dell’incidente. Ma molti nella zona non leggevano i giornali in settimana perchĂŠ chi lavora di notte – come i pescatori - poi di giorno deve dormire. SĂŹ, sĂŹ. Poi si informa IBERA LA TUA FANTASIA delle cose del mondo. Ma al sabato e alla domenica. E il sabato e la domenica precedenti sui giornali della cosa non c’era scritto niente perchĂŠ ancora non era successa. a roba è venuta giĂš filata come uno di quei bidoni che ogni tanto arrivano giĂš tutti arrugginiti e chissĂ  da dove sono partiti, magari un mese primaIBERA dal profondo nord. Vallo a sapere. LA TUA FANTASIA IBERA ONTATTACI LA TUA FANTASIA Ora il bidone dopo mille vicissitudini naviga - ma pare fermo - a pelo d’acqua mezzo sfondato come se avesse qualcosa da dire. Le sponde erano sempre state un po’ melmose nei punti in cui non erano sabbiose. Ora tutto è fango che non asciuga mai, fango nero che appiccica e uccide. La sabbia è rimasta qua e lĂ  e ne capisci l’importanza adesso che manca: ti sembra la sabbia di un ippodromo. Non è facile ricordare bene tutti i passaggi concitati di quei giorni: i fatti e le parole. Le parole partirono da “frenare l’ondaâ€?, “contenere il problemaâ€? per passare nei giorni successivi a “situazione in fase di normalizzazioneâ€? fino ad arrivare a E info@cancellettigaja.com “situazione sotto controlloâ€?. La fase dell’emergenza era dunque www.cancellettigaja.com finita. Bella espressione: sotto controllo. L’ha detta quel tale che è T +39 02 9815182 sempre in televisione in felpa. Ogni cinquanta chilometri ripeteva che la cosa era stata eroicamente fermata 50 chilometri prima e cosĂŹ via fino al delta. Ma poi in quei giorni c’era casino perchĂŠ c’era anche Sanremo e nessuno aveva voglia di pensare troppo. C’era poi tutta la questione delle responsabilitĂ , una lunga catena. Qualcuno non aveva avvertito qualche altro come avrebbe dovuto per questo tipo di circostanze. E’ come se fossero stati gelosi delle proprie competenze. Gelosi nel senso profondo del termine. Cioè come si è gelosi di un oggetto - per esempio un libro – e non E info@cancellettigaja.com lo si vuol condividere con altri. Costoro hanno ritenuto di poter www.cancellettigaja.com risolvere la questione da soli. Ma il risultato è stato simile a quelli T +39 02 9815182 che non hanno avvertito chi di dovere: si è perso un sacco di tempo. Hiroshima, Bopal, Three Miles Island, Seveso, Chernobyl. Tutti successi per una serie di mancati avvertimenti, attenzioni, cure. Tutto per colpa della gelosia. a marea nona era una bella marea nera da film, una patina nera, Non esitare contattarci, ti offriremo: TUA FANTASIA ONTATTACI oleosa e basta. In realtĂ  era IBERA qualcosaLA di subdolo, si presentava ‡3UHYHQWLYLJUDWXLWL sotto molti aspetti. Era qualcosa di spugnoso, grumoso, colloso, ‡&RQVXOHQ]D grasso. Idrocarburi li chiamano. Sarebbero anche una cosa ‡6XSSRUWRWHFQLFR naturale, in altri contesti. Ma in questa concentrazione E tutta perlomeno la professionalitĂ  del team Gaja! devastano tutto quello che si trovano di fronte. Galleggiano, ma Gaja è il cancelletto d’autore! Crealo con una delle in realtĂ  sono pesanti: se si depositano da qualche parte non li con quella che IBERA LA TUA FANTASIAimmagini proposte oppure personalizzalo ONTATTACI smuovi . Ma poi, ma poi, ma poi. Non è che uno può cambiare piĂš ami lavoro e vita cosĂŹ. A piĂš di quarant’anni e con una famiglia sulle spalle. In un posto come Goro dove tutti fanno (facevano a GAJA, IL CANCELLETTO DOVE L’AUTORE SEI TU! questo punto) lo stesso lavoro legato ai molluschi che oggi hanno quel lieve di idrocarburo cosĂŹ Crealo poco gradito ristoranti Gaja è retrogusto il cancelletto d’autore! conaiuna delle Gaja è il cancelletto d’autore! Crealo con una delle Non esitare a contattarci, ti offriremo: del nord e soprattutto cosĂŹ sgradito ai servizi sanitari regionali. immagini proposte oppure personalizzalo con quella che immagini proposte oppure personalizzalo con quella che ‡3UHYHQWLYLJUDWXLWL Non che poi gli abitanti di Goro siano multifunzionali. Fanno i piĂš èami piĂš ami ‡&RQVXOHQ]D pescatori e basta. Nessuno di loro è un Raf Vallone che ha fatto ‡6XSSRUWRWHFQLFR ilGAJA, calciatore nel grande Torino, DOVE il giornalista, il partigiano, l’attore IL CANCELLETTO L’AUTORE SEI TU! GAJA, DOVE L’AUTORE SEI TU! E tuttaIL laCANCELLETTO professionalitĂ  del team Gaja! famoso, ma forse dimentico qualcosa d’altro. No, qui hanno vissuto una sola vita soltanto. La loro. Una vita nella rete. Una rete come strumento di lavoro e una rete come orizzonte, una rete di canali e rigagnoli nel grande delta del Po. Da quella vita a rete arriva la rabbia. La rabbia per la rete sfondata da un CdA anonimo di un’azienda che ha sede da un notaio. La rabbia dal profondo. La voglia di fare qualcosa. GiĂ , cosa? E info@cancellettigaja.com E info@cancellettigaja.com www.cancellettigaja.com www.cancellettigaja.com T +39 02 9815182 T +39 02 9815182

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Clochart

interviste a volti noti in giro per la Brianza

Nina Zilli: Fonzie, gli gnocchi della nonna e Riccardo Scamarcio. di Elena Gorla

Siamo in compagnia di Nina Zilli, l’avevamo incontrata prima di Natale e da allora sono successe davvero tante cose, fra le quali il Festival di Sanremo dove Nina ha concorso nella categoria Nuova Generazione accaparrandosi tutti i premi della critica. Nella sua casa affollata di amici, alla ricerca di un posticino tranquillo dove fare l’intervista, Nina non ha dubbi: “C’è solo una soluzione: andiamo nel mio ufficio”! Esclama facendo il verso ad Arthur Fonzarelli (il celebre Fonzie di Happie Days), e con un gesto risoluto spalanca la porta della stanza da bagno! Ciao Nina. Come prima cosa vogliamo sapere tutto del festival di Sanremo: aspetti positivi ed aspetti negativi dell’esperienza. Aspetti positivi tanti, infatti è andato tutto bene. Non ho vinto la “palmetta”, il leoncino, mi sarebbe piaciuto, però pazienza… ho vinto tante altre cose (i tre premi della critica). E sta davvero andando tutto bene, il pezzo in radio (L’uomo che amava le donne) il disco (Sempre Lontano)…quindi aspetti positivi davvero tanti, tutti. Di negativo c’è solo il mazzo che uno si fa ma…è un farsi il mazzo col sorriso! Per la mia esperienza è tutto un positivo questo Sanremo. Raccontaci un segreto, un pettegolezzo Sanremese. Vogliamo conoscere i retroscena di quello che vediamo sul palco dell’Ariston… In realtà quando si è là ci sono sempre così tante cose da fare, interviste, conferenze stampa, appuntamenti che anche se fisicamente sei lì non ti accorgi di nulla di quello che ti accade attorno. Non hai tempo di osservare gli altri. Di sentire cosa si dice. Paradossalmente non so molto di questo Sanremo! Ti posso dire che i camerini dell’Ariston sembrano dei suk iper affollati, o meglio sembra di stare in una lavatrice per darti l’idea della dimensione degli spazi e della confusione! C’è un casino incredibile e la gente è tutta completamente fuori! Sembra proprio un circo. Molto fané, molto decadente. Tu che eri presente puoi illuminarci anche sulla rivolta dell’orchestra. Era una rivolta genuina o solo una messinscena?

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Sempre Lontano, l’ultimo album di Nina Zilli Sicuramente c’erano alcuni che ridacchiavano anche un po’ma credo che l’orchestra avesse deciso a priori di inscenare questa “rivolta” nel caso venisse eliminata Malica qualcuno fra i loro preferiti. Infatti poi hanno espresso la loro idea con la protesta ma ovviamente, visto il contesto, a qualcuno scappava anche da ridere per il gesto di strappare le partiture. Era un sentimento sincero che si è colorato di farsa. Il tuo podio ideale? Irene Grandi (La cometa di Halley), Malica Iane (Come foglie) ed Enrico Ruggieri (La notte delle fate). Irene Grndi e Malica Iane perché avevano delle bellissime canzoni, sono donne e molto brave, ed Enrico Ruggieri perché, pur essendo uomo, è anche lui molto bravo e anche simpaticissimo. La sua compagna è stata la direttrice d’orchestra per il mio pezzo è così c’è stato modo di vedersi parecchio ed è davvero una bella persona.

LE DATE DEL CLUB TOUR 03/04 - BARI  - Marte Live 10/04 - MARGHERA Fucina Controvento 15/04 - LONGIANO  (FC) Teatro Petrella 16/04 - RECANATI - Extra 17/04 - BOLOGNA - Arteria 29/04 - FIRENZE - Viper 07/05 - GRUGLIASCO (TO) Palatenda 15/05 - SASSARI  - Verdi 22/05 - BIELLA - Koko Club 30/06 - PRATO Festival delle Colline 03/07 - RECANATI  - Notte Rosa 23/07 - FIDENZA - Festa del PD


settimane di distanza quindi i festeggiamenti si erano già un po’ sgonfiati…ma la nonna ha spaccato come al solito! Ha fatto mille primi, cento secondi, quattro dolci…erano tutti molto contenti. Mi madre, che si chiama Mara come Mara Maionchi (la discografica che “appoggiava” Tony Maiello ) ha iniziato a disconoscere il proprio nome…(ride)… lo dice ovviamente scherzando per essere partecipe a questa mia avventura…E’ bello. Sono tutti contenti! Questo intenso periodo ti ha vista impegnata anche con la presentazione del nuovo film di Ferzan Ozpetek, Le mine Vaganti, di cui il la tua canzone d’esordio 50mila (in cui presta la voce anche Giuliano Palma) è la colonna sonora. Com’è andato questo incontro con il cinema. E poi Riccardo Scamarcio è altrettanto bello dal vivo? E’andato molto bene. Ho conosciuto tutti gli attori ed, ovviamente anche Ferzan Ozpetek. Ho visto il film che è davvero una bella commedia in cui la rista è spesso filtrata dalla sua attenta sensibilità. E’ una storia che parla “della famiglia” per cui anche il tema dell’omosessualità è solo uno degli aspetti che vengono affrontati nelle dinamiche famigliari. Se poi dobbiamo dire di Scamarcio bisogna ammettere che è davvero notevole, ed è anche una persona simpatica. Ho conosciuto anche la sua compagna, la bravissima e bellissima Valeria Golino. E’ stata tanto gentile, continuava a dirmi che le piaceva la mia musica, a farmi complimenti ed io ero senza parole! Non mi sono neanche ricordata di dirle: “Grazie, tu sei bravissima!” Pensavo solo: “Cavoli, Valeria Golino!” Nina Zilli, foto di Alessandra Tisato (NdR. Le pellicce sono finte) Cos’hai pensato quando hai saputo che ha vinto Tony Maiello? E “ l’invasione di campo” da parte di suo padre l’hai vista in diretta o solo dopo che ne hai sentito parlare? In fondo non ho avuto tempo di pensare. Io e lui l’abbiamo saputo insieme. Eravamo io e lui ed io gli avevo appena detto: “infondo se non si vince chi se ne frega!” E poi è qualcuno che ci ha detto: “Ha vinto Tony”. Poi mi sono persa tutto perché da dietro le quinte non si sente davvero nulla. Tutt’al più riesci a vedere delle immagini ma non capisci quello che accade sul palco. E inoltre quando è arrivato suo padre io stavo già risalendo in camerino e me lo sono proprio perso. Dopo Sanremo cosa succede. Le tue giornate che variazioni hanno subito?

Hanno subito un trauma! Infatti anche dopo Sanremo tutto è pressoché rimasto come durante Sanremo. Dalla mattina alla sera promozione, interviste ed anche musica dal vivo. Abbiamo suonato alle librerie Feltrinelli un po’ in tutta Italia e alla Fnac. Faticoso ma …molto bene! Quando non ti dedichi alla musica cosa ti piace fare? Pressoché niente! Un po’ come Jeffry Leboswky, io tenderei a stare sul divano. Oppure andare in vacanza al mare, se si può, come alternativa a un bel divano. Quando sei tornata in famiglia dopo Sanremo come ti hanno festeggiata? Cosa ti ha preparato la nonna? In realtà sono riuscita a rientrare a casa solo pochi giorni fa. A qualcosa come tre

Ozpetek ti ha raccontato come mai ha scelto proprio la tua canzone? Si, mi ha raccontato che si è trovato ad ascoltare davvero tantissime canzoni e dopo una ventina di secondi andava alla successiva. Con il mio pezzo, invece, è andato fino in fondo. L’ha ascoltata fio alla fine. Mi ha detto, inoltre, che gli piace perché all’allegria della musica fa da contrappunto un testo estremamente malinconico. Io, ovviamente, ero onoratissima ! Tu gestisci in prima persona la tua pagina di facebook ( che ha da poco raggiunto i 5000 amici e dunque non ne può più accettare). Per te quanto è importante il rapporto diretto con il tuo pubblico? Quanto ti appoggi anche a questo strumento, i social network, per comunicare con i fan? Io sono un po’ un dinosauro del pc, e anche con face book non sono una campionessa,

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Progetti a breve termine? Chiaramente continua un po’ la promozione ma soprattutto, finalmente dopo lo slittamento delle prime date dovuto agli impegni del dopo Sanremo, a fine mese, diciamo con aprile comincia il tour poi le

Nome: Nina Età: 27 Dove vivi: Milano con il mio fidanzato e il cane Matrimonio o convivenza? Convivenza Favorevole o contraria alla legalizzazione delle droghe leggere? Favorevole All’aborto? Favorevole, è una scelta personale. All’eutanasia? Favorevole. Destra o sinistra? Se potessi ci metterei una bella A di anarchia e poi ricomincerei tutto da zero. Piatto preferito? Gli gnocchi di mia nonna! Chi butteresti dalla torre Berlusconi o Bersani? Par condicio(ride): entrambi! Mai senza: orecchini o anelli? Sarebbe come scegliere fra i Beatles e gli Stones! Amore o carriera? Amore. Sono romantica. L’uomo più bello del mondo? Robert Downey Jr.

date si definiranno man mano ma credo si proseguirà con i live fino a Settembre. Le date sempre aggiornate si possono trovare sulla mia pagina di myspace http://www. myspace.com/ninazillifanspace

Nina Zilli, foto di Alessandra Tisato (NdR. Le pellicce sono finte)

Schegge di Nina

però appena sono ho un po’ di tempo mi piace andare a vedere cosa mi scrivono e interagire un po’, cercare di rispondere. Ma per il resto il mio rapporto con internet è pressoché inesistente. Certo per comunicare con tanti persone è il modo più comodo.

Ultimo libro letto Divided soul, la biografia di Marvin Gaye La tua stanza preferita nella casa? Il bagno perché è “il mio ufficio” proprio come per Fonzie! Il cimelio a cui sei più legata? L’anello del nonno che porto sempre al mignolo. Un aggettivo per definire Antonella Clerici? Spaziale, ma nel senso che è leggerissima, è nello spazio!


Clochart Presentazione del Progetto:

interviste a volti noti in giro per la Brianza

Affari di famiglia, una commedia noir in III atti Trantran è andato in trasferta a Spoleto per raccontarvi questo “gruppo scrittura” e si è passati attraverso tutte le fasi tradizionali progetto meraviglioso dell’Associazione culturale Harvey, capitanata del concepimento preliminare di un progetto cinematografico, da Stefano Alleva (regista di cinema, teatro e televisione, di cui arrivando, infine, alla stesura di una sceneggiatura di ben ricordiamo La figlia di Elisa, Ritorno a Rivombrosa) e da sua moglie, ottantasette scene. Per rendere possibile la realizzazione del film è l’attrice di teatro, Ewa, realizzato con i ragazzi del centro di stata costituita una piccola troupe di professionisti del settore. Il regista ha coinvolto alcuni amici che solidarietà Don Guerrino Rota, una comunità hanno aderito al progetto in forma di puro di recupero per tossicodipendenti. Un volontariato. Fra tutti vale citare Franco lungometraggio intitolato Affari di famiglia, Lecca, noto direttore della fotografia di una commedia noir in III atti, scritto e tanti film e di tante serie televisive di alto interpretato dai ragazzi della comunità e profilo e successo. in cui ha anche recitato Katia Ricciarelli. Il Comune di Spoleto, nella persona del Ci siamo interessati a loro non solo per la sindaco Daniele Benedetti, ha garantito valenza del progetto in sé, ma anche perché al progetto ogni agevolazione possibile vi collaborano Alessandra Fontana, che è la per le riprese nel territorio. Molti cittadini, direttrice del centro di recupero, e Massimo, spoletini e non, hanno voluto far sentire responsabile dell’accoglienza, ovvero due la propria vicinanza e affezione al Ceis e a brianzoli doc, trasferiti a Spoleto, che hanno Ewa Spadlo e Stefano Alleva monsignor Eugenio Bartoli partecipando deciso di dedicare la loro vita a questo centro in vari modi a questa piccola avventura. I 33 ragazzi della comunità di recupero. i raccontiamo questo nostro viaggio interpellandone i hanno scelto unanimemente e volontariamente di partecipare al protagonisti in un alternarsi di piccole ma significative progetto, con ruoli diversi, senza mai trascurare i propri compiti interviste, per cercare di parlarvi di tossicodipendenza in altri e doveri prioritari, assunti nel momento in cui hanno deciso di termini, senza ipocrisia e senza voler mettere in vetrina le entrare in comunità. problematiche altrui, senza voler spettacolarizzare il dolore e la olti partecipano al film interpretando i personaggi della difficoltà di questi percorsi molto difficili. storia; alcuni hanno preferito stare dietro la macchina da Il progetto è nato, quasi spontaneamente, dall’incontro tra il presa, occupandosi delle varie mansioni artistiche e organizzative. Presidente del Ceis di Spoleto, monsignor Eugenio Bartoli, la C’è chi ha scelto il ruolo di coordinatore, chi quello di seguire la direttrice della comunità di Camposalese, appunto Alessandra continuità e l’ edizione, chi quello di assistente alla regia, chi invece Fontana, il regista Stefano Alleva e sua ha prediletto l’azione concreta dedicandosi moglie Ewa: il progressivo intensificarsi all’assistenza al set come arredatore o della loro frequentazione, della stima e attrezzista. Si è arrivati al fatidico giorno dell’affetto reciproco ha cementato il tutto. del “primo ciak”. Nel maggio dello scorso anno, Stefano ed Il film è attualmente in fase di lavorazione Ewa hanno voluto incontrare i ragazzi della e le riprese saranno concluse entro pochi comunità di Camposalese. Il pretesto era giorni: nel frattempo si sta già lavorando quello di proporre loro alcune riflessioni e al montaggio. L’entusiasmo iniziale si è suggestioni sull’affascinante universo del accresciuto di giorno in giorno, nonostante cinema, della televisione, del teatro. sia stato richiesto ai ragazzi un impegno ra loro e i ragazzi si è instaurata molto serio anche dal punto di vista della un’immediata sintonia. La conferenza tenuta fisica e psicologica. Una scena del film Il progetto sta producendo risultati degni è piaciuta e ha dato vita a molti interessanti stimoli. di nota e dimostrandosi di elevato valore terapeutico. I ragazzi E’ nata consequenziale l’idea di realizzare un progetto insieme. della comunità, attraverso questa esperienza pratica e artistica al Inizialmente si pensava a un piccolo laboratorio che potesse avere tempo stesso, sono stimolati ad attingere a risorse interiori di cui anche un risvolto concreto, operativo, magari con la realizzazione spesso sottovalutavano o addirittura non conoscevano l’esistenza di un cortometraggio. cominciando a comprenderne la fondamentale importanza al fine Nell’autunno inoltrato si è dato inizio al laboratorio. di allargare l’orizzonte delle proprie motivazioni esistenziali. i può già affermare che qualunque sia l’esito artistico finale di La partecipazione dei ragazzi della comunità è stata di tale questa iniziativa, il profondo impegno e la totale dedizione impegno, di tale intensità e dedizione che il piccolo laboratorio si è che tutti gli stanno dedicando sono garanzia di un’esperienza del trasformato in un progetto cinematografico vero e proprio. artendo da un soggetto originale concepito da uno dei ragazzi, tutto riuscita che potrà dare il proprio contributo alla ricostruzione per dare un senso di compiutezza al progetto si è voluto seguire esistenziale dei ragazzi. il percorso canonico, che solitamente si usa in questi casi. La presentazione del progetto è prevista per venerdì 23 aprile a Alcuni dei ragazzi della comunità si sono offerti per costituire il Spoleto. Ve ne riparleremo.

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interviste a volti noti in giro per la Brianza

Quando la creatività è una cura:

sul set con Stefano Alleva, Katia Ricciarelli e i responsabili della comunità. di Marta Migliardi Finalmente giornate primaverili. L’aria è fresca, il cielo terso, di un azzurro intenso e rassicurante. La bellissima Spoleto è baciata dai raggi del sole e la Rocca Albornoziana mi appare imponente, ma non minacciosa. Non sono giunta a Spoleto per svago, ma mossa dall’idea di andare a curiosare su un set cinematografico molto particolare, inconsueto, dove, ho saputo, troverò anche Katia Ricciarelli. Chiedo indicazioni per raggiungere la sede di accoglienza del Centro di Solidarietà “Don Guerrino Rota”. Si tratta di una comunità terapeutica che un sacerdote spoletino, Don Guerrino Rota appunto, ha fondato nel 1974 aderendo al “Progetto Uomo” del Ceis, il Centro Italiano di Solidarietà. Quando chiedo le indicazioni stradali alle persone che incontro per strada mi colpisce che tutti conoscano bene l’ubicazione del Centro e che ne parlino comunicando un senso di grande rispetto e affezione per questa realtà.

Non posso nascondere che mi colpisce anche il marcato accento umbro della popolazione spoletina. Raggiungo il grande parcheggio del “Mulino”, la struttura di accoglienza del centro. L’immagine complessiva del luogo comunica molta cura e serenità. Mi viene incontro un uomo grande e grosso, con sguardo solare e acuto. E’ Massimo, il direttore dell’accoglienza. Appena mi saluta stringendomi calorosamente la mano sono stupita dal riconoscere un accento di casa, della mia amata Brianza. Massimo è infatti di Lissone e da molti anni ha dedicato la sua vita alla solidarietà. Cominciamo a passeggiare. E a parlare. Massimo, qual è il tuo ruolo all’interno del Centro? Sono il direttore dell’accoglienza residenziale, lavoro in questo centro dal 1987. Mi occupo della prima fase del programma del Centro: quando i ragazzi arrivano, insieme cominciamo a formulare

un progetto di ripresa in mano della propria vita. Come nasce questo centro e che cos’è? Questo Centro nasce grazie all’amore e alla solidarietà che Don Guerrino Rota, molti anni fa, ha cercato di donare a tutte quelle persone che, nel loro disagio, non riuscivano ad affrontare la quotidianità. Infatti il Centro non si occupa solo della dipendenza da sostanze stupefacenti, ma della dipendenza in senso generale. Come può essere quella dall’alcool o dall’abuso di farmaci. Il percorso è suddiviso in tre fasi: accoglienza, comunità terapeutica e reinserimento. Esiste anche una struttura di “doppia diagnosi” quando ai problemi collegati all’uso di sostanze si aggiungono quelli di natura psichiatrica. Il Centro lavora molto con le famiglie. In realtà è come se prendesse “in carico” tutta la famiglia, poiché là dove c’è una ragazza o un ragazzo con problemi di dipendenza c’è un’intera famiglia con un problema. Il cast al completo, foto di Fabio Mercanti

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“...sono persone che hanno trovato la forza eroica di decidere di affrontare un percorso durissimo...� Katia Ricciarelli 11


Stefano Alleva, il regista e Katia Ricciarelli. Foto di Fabio Mercanti

Ma tu come sei arrivato qui da Lissone? Ho vissuto a Lissone fino a trent’anni. Poi sono emigrato. Un’emigrazione al contrario rispetto a quella che avviene solitamente. Ho deciso di mettere qui le mie radici. Ho conosciuto una ragazza umbra, mi sono sposato e ho avuto tre figli. Il tuo è un lavoro particolare, perché hai deciso di fare proprio questo? Sì, questo non è un lavoro comune. Bisogna mettere in campo tante cose. Bisogna praticamente “giocare” e mettersi in gioco. E’ un crescere insieme alle persone che segui, un cercare di raggiungere una meta prefissata. Ho iniziato a fare questo lavoro dopo aver svolto a mia volta il Programma. Terminato il quale mi sono sentito di poter continuare questo percorso proprio per dar seguito sia a livello personale a “dare una mano a Massimo”, sia per cercare di restituire e dare ad altre persone come me qualcosa che forse non avevo dato in passato: vivere ed aiutare a vivere. Quando dici di aver svolto il Programma, intendi dire di aver avuto un problema di tossicodipendenza? Sì, ho avuto un percorso di tossicodipendenza. Anche abbastanza lungo: dall’età di quindici anni fino ai trenta. Per una serie di circostanze mi sono trovato a Spoleto e qui ho deciso

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di fermarmi, poiché qui ho trovato negli occhi e nel cuore delle persone cose che non avevo ancora trovato. Molti di quelli che amo non sono più qui. E’ stato un percorso molto difficile; ho abbandonato due volte la comunità. Era il momento di maggior malessere e fragilità della mia vita. Poi ho messo le radici e sono cresciuto ed ora, giorno dopo giorno, cerco di onorare al meglio il compito che mi è stato assegnato. E’ un compito che mi trovo a svolgere con tutto l’amore e la dedizione che, a mio tempo, mi è stata donata senza chiedermi nulla in cambio, se non la mia serenità. Sei anche un esempio quotidiano per le persone che segui… Credo di sì, anche se a volte questa è un’arma a doppio taglio. In realtà è un lavoro semplice: bisogna essere sempre in linea con quello che si dice. E’ importante non trasmettere cose che uno non sente, forse allora è meglio non parlare. Se uno fa’ delle cose le deve fare perché ci crede; a quel punto il messaggio arriva chiaro anche senza tanti discorsi. Le persone con questa problematica sono abituate a leggere tra le righe. Chi ha usato sostanze è stato abituato a cercare sempre di vedere quello che non si vede per essere al sicuro. Massimo, com’è cambiato nel tempo il problema della droga e delle dipendenze e di conseguenza il vostro approccio terapeutico?

Nel tempo sicuramente sono cambiate le droghe. Sono cambiate però anche le persone. Ciò che non è cambiato sono i malesseri e i valori. Quindi il nostro modo di operare non si è modificato sostanzialmente. Qualcosa, ovviamente, è stato riesaminato e rivisto proprio perché al giorno d’oggi ci troviamo di fronte a persone molto più fragili che in passato oppure troviamo persone più “vuote”. La realtà è che i malesseri sono malesseri, le gioie restano gioie e i dolori restano dolori. Se si lavora esclusivamente su questo, senza pensare ad altro, non è che ci siano tanti cambiamenti; sono di certo aumentate le persone che insieme alla tossicodipendenza non hanno solo un disturbo comportamentale, ma anche un disturbo della personalità. Quindi è stato necessario aggiornarci e specializzarci per poter affrontare queste patologie, che poi con la tossicodipendenza c’entrano e non c’entrano, ma che sono in enorme sviluppo. Purtroppo a causa del quadro che ho fatto bisogna riconoscere che, a causa delle problematiche attuali, la percentuale delle persone che si riesce a recuperare al 100% statisticamente rischia di abbassarsi Massimo mi ha poi accompagnata a Camposalese, a pochi minuti di macchina dal “Mulino”. Là ha sede la comunità terapeutica. Ed è proprio con i ragazzi


di Camposalese che si sta realizzando un progetto molto particolare ed inconsueto. E’ in corso di realizzazione un laboratorio cinematografico che sta dando vita ad un vero e proprio lungometraggio a soggetto. Il progetto è stato concepito dal regista Stefano Alleva e da sua moglie Ewa, attrice teatrale. Stefano è milanese ed Ewa ha trascorso la sua adolescenza a Monza. Anche loro, da qualche anno, hanno scelto di risiedere a Spoleto. Per singolare coincidenza anche la Direttrice della Comunità di Camposalese, Alessandra Fontana, una donna sorridente e aperta, è monzese. Alessandra cos’è la comunità terapeutica? E’ la seconda fase del Programma. E’ il luogo dove, dopo aver raggiunto la motivazione, si approfondisce il discorso terapeutico per poi prepararsi ad affrontare il reinserimento. La Comunità è, diciamo, il momento di sospensione, dove poter dedicare più tempo ed energia a sé stessi e al Progetto. Che cosa significa “Progetto Uomo”? E’ un progetto terapeutico che tiene in considerazione la persona nella sua totalità e parte dal presupposto che il disagio probabilmente è una disarmonia che riguarda la sfera personale, relazionale ed esistenziale dell’individuo. Il Progetto s’impegna a ripristinare questo equilibrio attraverso un percorso molto articolato e mirato. Ogni persona, qualunque sia il suo passato, è un essere che tende naturalmente verso il proprio sviluppo e la propria realizzazione; in tale cammino può trovare sostegno e facilitazione oppure ostacoli. Il nostro compito è quello di aiutare a imparare a rimuovere gli ostacoli verso un cammino di estrema realizzazione e libertà. Questo percorso chiaramente non termina con il Programma. Il nostro Programma lo attiva in modo molto incisivo, ma deve poi continuare anche perché credo che ogni essere umano non arriva mai alla sua completa realizzazione e abbia il compito di non fermarsi fino alla fine dei suoi giorni. Da quel che ho capito in qualche maniera hai una “responsabilità” nell’incredibile progetto del film che i ragazzi della comunità stanno realizzando con Stefano Alleva… Beh, in parte sì. La cosa divertentissima è che tutto ciò è nato in maniera abbastanza casuale. Nell’aspetto qualitativo che ogni vita umana deve avere necessariamente, le passioni secondo me hanno un ruolo fondamentale. Ancor più per chi si sia

trovato dipendente da qualcosa. L’affrancamento dalle “sostanze” passa attraverso un discorso di rafforzamento del sé, ma necessita anche di altre componenti fondamentali: la capacità di appassionarsi, di emozionarsi, di coltivare e di progettare è essenziale. Una convinzione molto forte del nostro centro è che debba essere data ai ragazzi la possibilità di esplorare anche altri territori. E’ importante, credo, non fermarsi e continuare a sollecitare la loro curiosità. Non a caso facciamo attività ricreative parallele, come a esempio un laboratorio teatrale da molti anni. Quando ho incontrato Ewa e Stefano ho capito subito che ci accomunava la grande passione per il lavoro che abbiamo la fortuna di fare. Ho chiesto a loro di venire a ridarci un po’ di questo entusiasmo e di questa passione che hanno. Da lì il passo è stato breve ed è iniziata questa grande, straordinaria e importante avventura. Nella consapevolezza che sia un’esperienza unica, è fantastico che non vi sia in questo percorso solo un aspetto ricreativo; è un’esperienza che si è rivelata in tutta la sua potenza terapeutica e cha ha utilizzato dei codici e dei linguaggi che non sono quelli tradizionali. La valenza meravigliosa di questo progetto si è concretizzata nella capacità di individuare talenti e nella possibilità di far leva sulle risorse più profonde di questi ragazzi. Li ho visti comportarsi e rispondere a ciò che veniva chiesto loro o che comunque dovevano fare con una modalità che mai mi sarei aspettata; tutto ciò ha inciso molto positivamente sulla coesione del gruppo, sulla capacità di prendere un impegno per portarlo avanti e sul senso del sacrificio. E questo lo hanno saputo mettere in atto, tutto sommato, con estrema serenità, senza svalutare né scavalcare né posporre tutto l’aspetto più strettamente terapeutico, al quale si sono dedicati con le stesse motivazioni e lo stesso impegno di sempre. Con Alessandra finalmente raggiungiamo il set dove si sta girando proprio la scena finale del film, alla quale partecipa, come mi era stato preannunciato, anche Katia Ricciarelli. L’atmosfera è di gioiosa, eccitata e di emozionante laboriosità. Ho subito la sensazione tangibile che si sta realizzando qualcosa di veramente unico. Ewa e Stefano sono sorridenti e indaffarati. Il direttore della fotografia, Franco Lecca, sta dando le ultime indicazioni per la preparazione della luce della scena. Stefano si prende qualche istante di tregua andando a sedersi accanto a Katia, che

intrattiene allegra i ragazzi. Stefano: Katia, dimmi la verità, perché hai accettato di partecipare a questa piccola follia? Katia: Mio caro, ho abitato a Spoleto per molti anni e sono rimasta profondamente legata a questa città. E in particolare ho un grande legame di stima e affetto con il Centro di solidarietà e con monsignor Eugenio Bartoli, attuale presidente del Centro, che anche in passato ho sostenuto in ogni modo mi fosse possibile. Questi ragazzi lo meritano, sono meravigliosi. E poi, non far finta di non sapere che a maggior ragione ho accolto con entusiasmo di partecipare a questo progetto sapendo che la proposta veniva da una persona come te… Stefano: Sei troppo gentile, non merito tutta questa stima! Tu cosa pensi del problema droga? Katia: Nonostante abbia dovuto superare, nel corso della mia vita, molte difficoltà non mi sono mai fatta coinvolgere direttamente, neppure minimamente, dalla droga. Forse per pura fortuna o forse per le mie risorse interiori. Ciononostante non nutro pregiudizi e tantomeno forme di condanna morale nei confronti di chi cade in questo drammatico problema. Penso che le circostanze che possano indurre alcune persone a far uso di sostanze possano essere molteplici. E sono fermamente convinta che queste persone debbano essere aiutate. È per questo che ho sempre sostenuto il Centro di Spoleto, conoscendone da vicino la serietà e la validità. E poi questi ragazzi sono veramente un modello di riferimento: sono persone che hanno trovato la forza eroica di decidere di affrontare un percorso durissimo e faticosissimo pur di riscattare e dare una svolta positiva alla propria esistenza. Stefano: A proposito, che impressione ti ha fatto il nostro set e come ti sei trovata con i ragazzi? Katia: Non ci crederai, ma ti assicuro che sono più emozionata di loro! Questo progetto, più unico che raro, è davvero emozionante. Una grande esperienza. I ragazzi sono formidabili e simpaticissimi e meritano tutta la nostra considerazione. Ma non posso perdonarti una cosa… Stefano: Che altro guaio ho combinato? Katia: Non ti perdono di avermi previsto solo in una scena!

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NonsoloMonza... Biassono

Biassono (in brianzolo: Biasòn) è un comune di 11.029 abitanti della Provincia di Monza e Brianza e si estende per circa 5 km quadrati, confinando con Vedano al Lambro, Monza, Villasanta, Macherio, Arcore e Lesmo. Biassono è inoltre uno dei comuni noti per circondare l’Autodromo Nazionale di Monza, dove ogni anno si svolge il Gran Premio d’Italia di Formula 1. Al comune di Biassono è anche dedicata una delle curve del famoso tracciato brianzolo, detta Curva Biassono, infatti circa un terzo del tracciato - dalla fine della prima variante sino alla seconda di Lesmo - confina con il territorio del Comune di Biassono. Le più antiche testimonianze di Biassono sono riferibili al X-IX secolo a.c. tra l’età del bronzo e quella del ferro ed i reperti celtici, rinvenuti durante gli scavi presso la Cascina Marianna, ne sono testimonianza. Altri scavi, effettuati dal 1890 ai giorni nostri, dimostrano l’antichità dell’insediamento abitativo. Numerosi ritrovamenti, una necropoli ed un sepolcro romano con numerose monete e reperti archeologici,

venuti alla luce in occasione di numerosi scavi effettuati nel territorio Biassonese dal 1850 ai giorni nostri, dimostrano l’antichità dell’insediamento abitativo. Molti dei ritrovamenti sono custoditi nel Museo Civico di Biassono ma altrettanti sono conservati presso il Castello Sforzesco. Sono in atto le pratiche per il ritorno nel nostro museo dei reperti celtici e di una preziosa raccolta di monete. E’ certo che in epoca romana tutto il territorio di Biassono doveva essere abitato; durante l’Alto Medioevo (VI-VII sec.d.C.) ebbe rilievo per la posizione strategica al centro di un nodo stradale. Biassono fu evidentemente sede di un castello munito di cinta difensiva ed il termine proviene probabilmente da Blasonium,. Del XIII sec. sono le prime testimonianze monumentali tuttora esistenti come l’edificio romanico nella corte del Monastero mentre numerose sono le tracce del tardomedioevo e del rinascimento (XIV-XVI sec.), come archi, capitelli e colonne. La presenza di ville e di proprietà di nobili famiglie lombarde (Bossi, Crivelli, Verri ed

altre) e di impianti rurali (Cascina S. Andrea) provano la vitalità e l’importanza del paese in quel periodo. Dalla fine del XVII secolo a tutto il XVIII, la storia di Biassono segue le fortune e le vicende della famiglia Verri. Nel Settecento le prime carte catastali delineano i confini di Biassono che comprendeva buona parte dell’attuale insediamento mentre, a partire dal periodo napoleonico avvengono numerosi mutamenti urbanistici (copertura rogge ed apertura di nuove strade) che portarono gradualmente alla configurazione attuale. Sono dei primi anni del 1900 alcune costruzioni di buona qualità architettonica come l’asilo Segramora e le scuole elementari di Piazza Italia. APPUNTAMENTI Al Museo Carlo Verri di Biassono (www. museobiassono.it ) prologata fino al 30 Giugno 2010 la mostra Vite e Vino In Brianza: Dai Celti al D.O.C. Vi ricordiamo inoltre il mercato del martedì mattina in Piazza Italia e Largo Pontida! Per qualsiasi informazione e aggiornamento www.biassono.org Parco del Municipio di Biassono

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Altrove

racconti e consigli di viaggio

Con Cognetti a Gotham: la New York della letteratura. di Giulia Cavaliere

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ercate di ricordare per qualche secondo quel senso di difficoltà sottile e opprimente che si deve sostenere quando, ritornati da un viaggio grandioso, si cercano le parole per raccontarlo agli amici, per spiegare loro com’era incredibile quel monumento, quel museo, quella strada ma anche quel pub, quel locale, quello scorcio, quel tizio seduto sulla panchina del parco che avete attraversato per andare da quel mercatino a quella piazza, chiaramente anche loro degni di essere raccontati. Provate adesso a elevare al cubo questo senso di continua inadeguatezza di esploratori-narratori dato dalla sensazione di aver trascurato, anche dopo qualche ora di reportage, qualcosa di fondamentale, non tanto per il luogo visitato in sé quanto per la considerazione emotiva che ora che siete tornati, avete di quel luogo. cco fatto: questo è quello che si prova nel tentare di raccontare New York, nel volerne regalare anche solo qualche scorcio, un’idea che sia realistica e ne possa suggerire l’atmosfera, il respiro, il profumo. Immaginiamo allora che New York non esista o almeno che smetta di esistere come noi la pensiamo, come noi la vediamo a occhi chiusi dopo aver trascorso una buona parte della nostra vita nel suo ideale, quello che abbiamo ricostruito nella nostra mente passando le ore davanti alla televisione, guardando serie tv e film che molto spesso

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La 19esima, New York

più che New York ci regalavano scorci di Manhattan. Dimentichiamoci quanto più ci è possibile di quella che è la New York del consumo, dei più noti teatri e dei più famosi musei e, soprattutto, delle più luccicanti vetrine; proviamo a spostare la nostra attenzione se non proprio dall’isola più famosa degli Stati Uniti, quanto meno dall’opulenza dell’Upper East Side al vero centro nevralgico della storia di NYC: il Lower East Side. E perchè, allora, non provare a inoltrarsi in quella realtà urbana che, tra un pregiudizio e un altro, una fotografia turistica e cumuli di shopping Squarcio di new York

bag svolazzanti a Manhattan, è oggi luogo di residenza ed era ieri luogo di nascita dei più importanti scrittori della letteratura americana, dei più grandi folker che ne hanno segnato la storia musicale: perchè, insomma, non addentrarsi nella grande storia di Brooklyn? aterza ha appena pubblicato all’interno della collana Contromano, dedicata più o meno direttamente al tema del viaggio, “New York è una finestra senza tende”, ultima fatica del giovane scrittore milanese Paolo Cognetti che prova proprio a raccontarci la storia di un’altra Grande Mela, la sua storia di Gotham, il nome della New York della letteratura, coniato da Washington Irving e arrivato fino a noi passando attraverso Edgar Allan Poe e Batman, insomma la New York popolata da racconti, romanzi, poesie e, soprattutto, dagli scrittori e dall’infinità di personaggi che l’hanno attraversata, amata, contestata, rifuggita, riconosciuta, ritrovata, scelta. E’ una città diversa da quella che siamo abituati a vedere alla tv o a immaginarci, quella che ci racconta Cognetti, una città che dimentica i lustrini e sceglie di abbracciare le verità della sua storia, storia che è, per natura stessa della città, un eterno rinnovarsi; l’autore ci mostra una porzione di mondo in cui l’età media degli abitanti è di 34 anni e dove quasi tutti sono arrivati da un po’ e tra non molto se ne andranno di nuovo. Una città che alle meraviglie del

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TRANTRAN CONSIGLIA Paolo Cognetti New York è una finestra senza tende

Contromano, Laterza, pag. 150

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Panoramica, New York

Times Square, New York

MOMA, del Metropolitan, del Whitney e del Guggenheim, spazi artistici che ogni giorno accolgono migliaia di visitatori da tutte le parti del globo, affianca meno noti musei in cui è raccontata la storia, come il Tenement Museum proprio nel Lower East Side, dove si possono scoprire le realtà dei tipici Tenement, abitazioni a cinque piani, otto metri per trenta, nelle quali, alla fine dell’800, vivevano, talvolta senza acqua né corrente elettrica, sette newyorkesi su dieci. uella di Cognetti è una vera guida turistica alternativa a quelle che di solito siamo abituati a comprare prima di partire, sa coinvolgere nel gusto della scoperta della New York da cui Melville volle fuggire e alla quale Whitman aspirò per tutta la vita, quella di Capote, di Miller, di Salinger, della Paley e quella contemporanea di Auster, Moody, Lethem, Whitehead e questa New York, è chiaro, soprattutto,

non è soltanto Manhattan. Proprio Capote, autore di romanzi importantissimi e celebri della letteratura statunitense come A sangue freddo e il notissimo Colazione da Tiffany, dichiarò di vivere a Brooklyn per scelta e così, lo hanno seguito, nel tempo, moltissimi autori che lo hanno scelto come luogo di vita e di scrittura. Scegliere la Brooklyn Pubblic Library e non la New York Pubblic Library significa scegliere di vivere la vera biblioteca di New York, quella in cui, accanto agli studiosi, trovi anziani e ragazzini alla ricerca di una buona lettura e allo stesso modo il Brooklyn Museum ha ben poco da invidiare, per imponenza e gusto, al più famoso Metropolitan. La bellezza di Brooklyn però, pur nell’ormai secolare diatriba con Manhattan, è la sua personale, identificativa e continua volontà di crescere, la sua voglia di rinnovamento artistico, culturale, il suo slancio perpetuo. Nel quartiere di Park Slope, ad esempio,

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oltre alle ampie abitazioni, le brownstones più belle di Brooklyn, scelte non a caso come residenza proprio da scrittori e artisti, sono laboratori artigiani, librerie, antiquari, giocattolerie, alimentari biologici e botteghe, a farla da pardoni. Se volete conoscere lo spirito radical della città, un giro a Park Slope, è dovere. on si dimentica di Manhattan, Cognetti, è chiaro, se non altro per ricordare il celebre passo che Salinger dedicò alle anatre di Central Park, ma è “Il lato sbagliato del ponte” che gli interessa raccontarci, e con lui la Williamsburg della folkmusic e dei pub, Red Hook dove la metropolitana neppure arriva e la spiaggia libera della città, quella Coney Island di tante fascinazioni. na guida emotiva, la sua, in cui si mescolano in modo convincente e spesso commuovente la Storia, quella grande, dell’Uomo e tutte le altre storie, non meno importanti e non sempre fittizzie di una letteratura fondamentale. Se non vedete l’ora di partire, state attenti, questo libro non farà che aumentare il vostro desiderio, se invece a New York, prima d’ora, avete pensato poco, questo libro vi ci butterà dentro e vi invoglierà, se poi, ancora, siete appassionati lettori, la lettura di queste pagine è imprescindibile.

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In cuccia

due chiacchiere a quattro zampe

Allarme animali “non convenzionali” - In aumento gli abbandoni a cura di Gabriella

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el 2009 l’ENPA monzese si è occupato di numerosi animali diversi dai “soliti” cani e gatti. Abbiamo accolto e soccorso più di 50 differenti specie per un totale di più di 300 animali (oltre naturalmente ai 516 cani e ben 1.234 gatti arrivati a noi lo scorso anno). Moltissimi di questi sono animali selvatici, rinvenuti feriti o in pericolo di vita; numerosi altri, invece, sono specie tenute come animali da compagnia “non convenzionali”. Purtroppo, negli ultimi tempi, stiamo assistendo impotenti ad un aumento considerevole d’abbandoni di esemplari esotici, animali che vengono commercializzati su larga scala, troppo spesso da persone senza scrupoli che fanno leva sulla poca informazione che circola a loro riguardo. ono prevalentemente i rettili le maggiori vittime di questa deplorevole abitudine, in particolare le tartarughe acquatiche quelle a guance rosse o gialle originarie dagli Stati Uniti - la cui popolarità non dà cenno di diminuire. Acquistate o regalate quando ancora piccolissime, il commerciante si guarda bene dallo spiegare che cresceranno fino a 30 cm di diametro, che potranno vivere fino a 20 anni e che avranno bisogno di spazi ben più grandi di quelli offerti dalle piccole vasche con le palmine di plastica vendute assieme a loro… Ma soprattutto non si sa che abbandonarle in qualche laghetto o corso d’acqua, non solo è maltrattamento nei loro confronti, ma in più provoca gravi squilibri nell’ecosistema in cui vengono introdotte, causa la loro diversità rispetto alle tartarughe autoctone. Particolare attenzione va posta anche sul caso iguane, il cui acquisto, negli ultimi anni, sembra davvero di “moda”… Come purtroppo il loro conseguente abbandono. Troppe persone si improvvisano esperti di queste grosse lucertolone dalla cresta sul dorso e dal muso simpatico. Troppe poche persone, invece, sanno che sono animali che possono raggiungere, anche in cattività, i 2 metri di lunghezza. e iguane sono animali che necessitano di terrari di misura adeguata, che presentino caratteristiche simili al loro ambiente naturale, con zone distinte in termini di temperature ed umidità. Inoltre, seppur strettamente erbivore, la loro dieta presenta non poche difficoltà: abituate

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Romeo cerca casa

a mangiare verdure, frutta e fiori che si trovano nelle zone tropicali d’origine, spesso subiscono grosse carenze alimentari, causa di patologie e decessi prematuri. In ENPA siamo fortemente contrari alla commercializzazione ed acquisto di questi animali, in quanto, per le loro particolari caratteristiche ed esigenze, stanno realmente bene soltanto nel proprio ambiente d’origine. ltri animali purtroppo spesso ospiti di ENPA Monza sono i conigli ed i roditori, come le cavie ed i criceti. Sebbene animaletti molto simpatici e socievoli, al contrario di come molti pensano non sono poco impegnativi; anzi, richiedono costanti cure e diete molto particolari – non basta assolutamente nutrirli con i pellet specifici venduti nei negozi. I conigli in particolare stanno vivendo un periodo di grande popolarità ma, come accade spesso, appena il bambino si stanca del nuovo giocattolo o ci si trova a pagare le vaccinazioni o qualche cura per una patologia di solito causata dalla cattiva nutrizione, o magari la famiglia deve partire per le ferie e non si è organizzata per tempo, ecco che si abbandona il piccolo “peso”. Proprio in questi giorni, grazie alla collaborazione tra il Ministero della Sanità e l’Associazione Animali Esotici (AAE), realtà con la quale ENPA monzese collabora attivamente da alcuni anni per

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l’affido di conigli e roditori abbandonati o maltrattati, è nata l’Anagrafe Conigli. Lo scopo è di raccogliere tutti i dati dei conigli microchippati sul territorio italiano in modo da facilitarne la rintracciabilità in caso di smarrimento. Non meno importante però è l’obiettivo di conferire anche ai conigli lo status di animale da compagnia, alla pari dei cani e gatti, con gli stessi diritti come, ad esempio, il divieto della macellazione. Per info: www.anagrafeconigli.it / tel. 3463197367. rima di diventare proprietario di un qualsiasi animale, comune o insolito che sia, è essenziale informarsi bene sulle necessità dell’animale ed essere consapevole se abbiamo la possibilità di assicurargli le condizioni idonee per tutta la vita. Inutile aggiungere che ci auguriamo sempre che le persone adottino i trovatelli presso i rifugi ed associazioni anziché acquistarli, dando così una seconda chance ad animali che finora hanno conosciuto solo cattiveria e superficialità, ed evitando di alimentare un commercio troppo spesso poco etico. Diffondiamo queste informazioni contribuendo attivamente alla diminuzione degli abbandoni di animali “non convenzionali”, garantendo così ai nostri amici a quattro zampe la vita dignitosa che meritano.

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Bis!

teatro, musica ed eventi a Monza & Brianza

Debora Caprioglio e Corrado Tedeschi al Teatro Manzoni di Monza. di Marta Migliardi e Elena Gorla

Siamo al teatro Manzoni di Monza, insieme a Debora Caprioglio e Corrado Tedeschi che saliranno tra poco sul palco per lo spettacolo “L’Anatra all’Arancia”. Una commedia brillante   liberamente tratta da un testo dell’inglese William Douglas Hom, capolavoro del cosiddetto teatro “leggero”e che da un trentennio riscuote continui successi. Lui, lei, l’altro e l’altra: il tema del tradimento viene esorcizzato da un meccanismo comico molto efficace. Nei camerini, a poco meno di un’ora dalla rappresentazione, fervono i preparativi ma si respira un’aria di grande complicità tra gli attori e la troupe. Gente che passa e saluta, fogli, libri, trucchi e scarpe: la magia del teatro ci coinvolge nella frenesia del momento che precede la rappresentazione. Incontriamo qui i due protagonisti della commedia, che con grande gentilezza, nonostante l’atmosfera elettrica, si raccontano generosamente. Debora parlaci di questa commedia. Cosa ti ha spinto ad interpretare questo ruolo? Ho visto il film che ero piccolina ed era un film che mi era piaciuto perché mi aveva fatto divertire, anche se comunque il tema che tratta non è proprio un tema Corrado Tedeschi in scena

per bambini. Un titolo, quindi, che conosco da molto tempo e l’idea di interpretarlo mi ha sempre attratta. E’ considerato nel genere “leggero” ma ho avuto comunque degli illustri predecessori, nel film c’erano appunto Monica Vitti, Ugo Tognazzi, poi in teatro era stato porato in scena da Oreste Lionello e Valeria Valeri… Quindi ogni sera è una bella sfida. Sono stata molto felice anche perché è un’idea che abbiamo coltivato io e il produttore, che è Rosario Coppolino, con il quale ho già collaborato svariate volte. Cercavamo un titolo che fosse d’impatto e alla fine abbiamo messo in piedi questo progetto che sta avendo un grandissimo successo. Lavorare con Corrado Tedeschi è inoltre un’esperienza straordinaria, è un ottimo partner, sulla scena e anche fuori: davvero una persona straordinaria. Oramai lo portiamo in tournée da 6 mesi, proprio in questi giorni abbiamo festeggiato la centesima replica, e quindi penso che il successo di questa commedia sia anche che tratti un argomento che poi tanto ridere non fa, ovvero il tradimento: il fatto di riviverlo con ironia ha una funzione catartica. E invece nella vita vera rispetto al tradimento cosa pensi? Perdono o intransigenza? Prima di sposarmi era proprio intransigenza più totale. Ora che sono sposata anche in Chiesa, con un impegno più serio e importante, di fronte ad un tradimento cercherei di vedere se si può salvare il rapporto mentre prima non lo prendevo neanche in considerazione. Ho letto una tua intervista dove dichiari: “Prima si voleva vedere la Tv, ora starci”. Com’è cambiata, per te la Tv negli ultimi anni dopo l’esplosione dei reality? Io ho iniziato a lavorare nel 1986 ed i meccanismi erano totalmente diversi, le ragazze aspiravano a fare le attrici. Poi c’è stato il periodo delle modelle e delle veline, negli anni 90, ora ci sono i reality. E’ un fenomeno internazionale: prima le persone guardavano la tv ora la guardano perché sperano di arrivarci: è un messaggio meno educativo. Ha vissuto però un reality dal di dentro,

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Debora Caprioglio in scena “L’isola dei Famosi 5”: cosa si vive realmente in una di queste situazioni claustrofobiche? Raccontaci questa tua esperienza: la rifaresti? Dipende come la si vive. Io l’ho vissuta come un’avventura e questo dovrebbe essere lo spirito per arrivare fino alla fine. E’ molto importante l’aspetto psicologico. Io l’ho affrontata come un lavoro, prima di tutto…. Sei arrivata in finale però! Quello non l’avrei mai pensato, davvero! Non solo perché non immaginavo che avrei suscitato tanto amore nel pubblico ma anche perché non ero certa della mia resistenza fisica. Quella ci vuole, soprattutto i primi tempi poi ci si abitua anche al non mangiare, al dormire per terra…è stata un’esperienza molto bella non la dimenticherò mai! La leggenda narra che sei stata scoperta da Klaus Kinski in una pizzeria, un po’ una storia alla sliding door, un giorno che cambia la tua vita. Ci racconti di quel giorno? Era un ristorante di Venezia dove vado ancora oggi: con la mia famiglia, ci sono stata a Natale. Un punto di riferimento della mia vita, perché li è proprio cambiata! Qui è avvenuto l’incontro con Kinski e pensare che lui era a un altro tavolo! Una volta


c’era questa tendenza, un po’ come faceva Pasolini, di prendere gli attori dalla strada, o comunque il cinema era fatto di facce, per cui potevi essere notata da un regista anche se non sapevi recitare! Si cercavano ancora delle facce vere. Comunque sicuramente è stato un colpo di fortuna! Musa di Tino Brass. Tu ti porti dietro l’etichetta da sex simbol da tantissimi anni: è una cosa che ti fa piacere o comunque stai cercando di scacciare un po’? Non mi avrebbe fatto piacere se avessi fatto solo quello. Ma a 42 anni mi sento un’attrice realizzata, quindi il fatto che abbiano di me un ricordo come bella donna mi può far piacere. Adesso la vivo serenamente, perché ho fatto tantissime cose in teatro, televisione, al cinema, quindi è il ricordo di una cosa bella. Il cinema italiano oggi: con quale regista le piacerebbe lavorare? Nel cinema italiano oggi ci sono film belli e film brutti. Di sicuro uno dei miei registi preferiti è Ferzan Ozpetek, anche se è un italiano adottato, lo conosco da molti anni e lo stimo molto. Ultimamente ho visto l’ultimo film di Pupi Avati, “Il figlio più piccolo”, molto amaro ma molto bello: ce ne sono artisti che valgono. Forse andrebbe sponsorizzato di più il cinema italiano,

perché in Italia c’è sempre una sorta di esterofilia. Cosa ti dà in più il teatro rispetto alla televisione? Il teatro fa bene all’anima, ti dà la misura di quello che vali artisticamente. Sulle tavole del palcoscenico non si può fingere, si finge già per mestiere. Quindi non si può fingere la bravura: sei quello che sei e come appari agli occhi dello spettatore, un’emozione che ogni sera si rinnova e che dà una grandissima carica. Chi ama veramente il teatro quando non ce l’ha gli manca: è come una droga. Poi invece chi lo trova faticoso e lo fa solo nei buchi tra una cosa e l’altra…allora è un’altra faccenda! Noi di “TranTran” appoggiamo l’ENPA: lei che rapporto ha con gli animali? Un messaggio su questo argomento? Il primo messaggio è quello, se si vuole prendere un cane, di andare in un allevamento italiano. Notizie di ieri, di tutti i giorni quelle che riguardano animali importati dall’est in maniera pazzesca, senza controlli, strappati alle madri prima dello svezzamento… Comunque quando si decide di regalare un cane a un bambino o a chiunque altro bisogna comunque sapere che un cane è un impegno, un grosso impegno: è meglio pensarci prima che dopo…

Un saluto ai nostri lettori monzesi… Un ciao a tutti i monzesi! Sperando che vengano a vedere il nostro spettacolo…. Tocca ora a Corrado Tedeschi, il partner di Debora in “L’anatra all’arancia”. Lo spettacolo che portate in scena è una commedia brillante, diventata oramai un classico della comicità teatrale. Certo quando si parla di teatro comico c’è ancora un po’ il pregiudizio come fosse un teatro di serie B mentre in realtà far ridere le persone è forse ancora più difficile che portare sulla scena il dramma. C’è modo e modo di far ridere. Secondo me è più difficile una commedia brillante di questo tipo, piuttosto che un testo del teatro classico. Una commedia come questa è molto più impegnativa per gli attori perché richiede un ritmo forsennato, qui gli attori contano davvero tanto. Il teatro brillante ha la stessa dignità del teatro classico. Non ha nulla di meno. Quando un testo, come questo, regge per oltre 50 anni, vuol dire che il meccanismo comico è perfetto e che chi l’ha scritto è un grande scrittore di teatro. E quindi si può semplicemente dire che è un classico. Al di là delle distinzioni di genere fra dramma e commedia.

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Se non a teatro, oggi, dove c’è la possibilità di abbandonarsi alla risata “sana”? Quali i luoghi della comicità? Le cronache politiche! Credo che siano la cosa più divertente che si possa leggere oggigiorno (ride)! A parte gli scherzi la comicità “pulita” non è facile, tanto più di questi tempi. Il teatro resta un’oasi. Questo spettacolo, per esempio, fa ridere il pubblico ininterrottamente per due ore e non c’è traccia di volgarità. La volgarità e la parolaccia sono senza dubbio una scorciatoia per far ridere ma parliamo di una comicità, di una risata che a me non interessa e neanche a chi lavora in questo spettacolo. La commedia tratta il tema del tradimento, argomento che diverte molto “gli altri” e davvero poco chi lo vive sulla propria pelle… Lei come si pone nei confronti del tradimento: concepisce il perdono o si colloca fra gli intransigenti? Le corna! Ecco di cosa si parla, chiamiamole col loro nome. E già quando una dice corna c’è subito una risata. Una risatina nervosa percorre il pubblico ma in realtà le corna fanno malissimo! Io vorrei avere la freddezza del protagonista de L’anatra all’arancia il quale, invece di fare la classica scenata, invita l’amante della moglie per un week end in villa e si vendica prendendosi gioco di lui. E’ un piano diabolico quello del protagonista, io non avrei mai quella freddezza e personalmente non sarei neanche capace di perdonare. Corrado, lei non ha rimpianti? Se fosse andato avanti con la Tv a Mediaset probabilmente oggi sarebbe uno dei presentatori di punta della rete... Forse se avesse proseguito a giocare fra i giovani della Sampdoria...Nei suoi cambi di direzione si è lasciato anche guidare dal caso o ha sempre fatto scelte mirate? No, se devo dire la verità non ho rimpianti. Certo avrei potuto ottenere di più in tutti i campi. Ma credo che il considerare di non avere mai raggiunto l’apice faccia parte dello stimolo per continuare a migliorarsi sempre. Sono veramente felice di come stanno andando le cose. Le mie sono sempre state scelte…scelte. Nel caso del calcio, certo, la scelta è stata anche dettata in parte da un infortunio serio, ma per quanto riguarda la televisione è stata proprio una scelta. L’ho lasciata proprio io e un po’ me ne vanto (ride). Sono tornato a fare teatro perché sentivo che era il momento di fare qualcosa di più serio. In teatro i miei concorrenti sono persone del mestiere,

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in tv oggi invece i miei concorrenti, quelli che si definiscono miei colleghi, spesso non sono esattamente persone che padroneggiano una professione. Il teatro regala ancora la sensazione di fare un mestiere, la televisione purtroppo no. In Tv: programmi urlati, reality urlati... Come è evoluto il rapporto tv/società dagli anni 80 ad oggi? Sono cambiati gli spettatori o è cambiata la tv? Cosa manca alla tv odierna? Io non vedo per quale ragione la televisione dovrebbe essere meglio del Paese. La televisione riflette esattamente lo stato del Paese e della società. Si sente la mancanza del pubblico di una volta che probabilmente, con certi programmi, avrebbe buttato la tv dalla finestra. La Tv non è distante dalla realtà del Paese e la realtà, secondo me, è molto grigia. Viviamo in un Paese che legge poco, dove il Grande Fratello ancora fa 7 milioni di ascolti. Davanti a questi dati non posso che diventare pessimista. Televisione e società sono andate di pari passo. L’una dà all’altra ciò che l’altra vuole. Non ci sono più idee né sperimentazione e perciò siamo fermi. Lei è stato calciatore ed è grande tifoso della Sampdoria. Che cosa ne pensa del calcio di oggi? Io amo molto questo sport, nonostante tutto, non ci posso fare niente! Ci gioco ancora perché mi piace davvero tanto anche se oramai non sarebbe più cosa… Indubbiamente, però, il calcio è diventato un grandissimo business. Non so quanta chiarezza ci sia nelle vittorie di una squadra piuttosto che di un’altra. Se guardi la classifica è chiaro che le prime sono sempre le più ricche e quindi anche qui niente succede per caso. Soprattutto nello sport andrebbe premiato un po’ il merito

Caprioglio e Tedeschi ne L’Anatra all’Arancia mentre qui, come sempre, è premiata solo la ricchezza. Ovviamente amo molto i fenomeni che emergono ogni tanto come il Chievo… o come la Sampdoria che sta applicando una “politica del non sperperare i soldi”. Ma per lo più anche il calcio segue la società… Se dovesse immaginare il suo rientro nel piccolo schermo con quale programma le piacerebbe tornare? Io ho fatto per sei anni un programma chiamato Cominciamo Bene, su RaiTre. Quello è un programma del qual vado particolarmente fiero. Era un bel programma di servizio, erano due ore di diretta tutti i giorni e quindi era un programma impegnativo da condurre. Mi piacerebbe un programma del genere, intelligente e che possa essere d’aiuto al pubblico, un programma che abbia un contenuto! Come si concilia un lavoro che spesso tiene lontani da casa con gli affetti e la famiglia? Cercando di equilibrare il tempo limitato con un’alta qualità del tempo trascorso assieme. Credo che la sola via possibile sia cercare di regalare la qualità del tempo dato che già questo non è moltissimo. Non penso ci siano altre soluzioni se non questa: sopperire alla quantità con la qualità. Progetti per il futuro? Ho in cantiere il bellissimo testo di Noel Coward (commediografo inglese), Spirito Allegro. Un altro classico della commedia brillante, divertente e senza volgarità che ci porterà in giro per i teatri d’Italia e, mi auguro, torneremo anche qui a Monza… Insomma, ci rivediamo!


Al Manzoni nel mese di Aprile… Domenica 18 aprile ore 11.00 APERITIVO IN CONCERTO La scuola viennese Trii di Beethoven e Haydn Suela Mullaj, violino Alexander Zyumbrovskij, violoncello Massimo Palumbo, pianoforte ingresso gratuito

Dal 22 al 25 aprile in abbonamento ore 21.00, domenica spettacolo doppio ore 16.00 e ore 21.00 I CASI SONO DUE Con Carlo Giuffrè di Armando Curcio con Angela Pagano regia di Carlo Giuffrè Tutte le informazioni su:

http://www.teatromanzonimonza.it/go/1194

Mercoledì 21 aprile ore 20.30 NOTE DI SOLIDARIETà con l’Orchestra Sinfonica G. Verdi di Milano W.A.Mozart: Sinfonia n. 38 in Re Magg. K 504 ‘Praga’ Concerto per pianoforte e orchestra n.23 in la Magg. K 488 Sinfonia n. 39 in Mi bemolle Magg. K 543 Roberto Cominati, pianoforte Helmut Rilling, direttore

Mercoledì 26 maggio ore 20.30 NOTE DI SOLIDARIETà con l’Orchestra Sinfonica G. Verdi di Milano L.van Beethoven: Leonora ouverture n. 3 in Do Magg. op. 72a Sinfonia n. 1 in Do Magg. op 21 Sinfonia n. 4 in Si bemolle Magg. op, 60 Xian Zhang, direttore

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Bis!

teatro, musica ed eventi a Monza & Brianza

SCUSAMI AMORE, MA MI SONO DOVUTO FERMARE AL BAR uno spettacolo di poesia e musica con Alessio “Oste” Caccavale e John Sbranza di Lorenzo A. P. Balducci   E’ un po’ come andare dal medico: vai a farti vedere perché senti che qualcosa ce l’hai, in fondo - e cominci a raccontare i tuoi dolori (facciamo i fighi? fai “anamnesi”). Insomma: quello che serve è l’onestà, non avere  pudore di nulla. E scavare: lo spazio per vergognose autocommiserazioni non c’è, non guarisci se ti nascondi qualcosa. Alessio “Oste” Caccavale è un paziente modello: non si tira indietro davanti a nulla, a niente di tutto quello che dell’animo umano potrebbe essere bottegaiescamente definito “bruttura”. I sentimenti, l’amore stesso, a volte scompaiono davanti al desiderio di una birra,

di una sbronza, di una notte randagia in più. E’ vero per tutti ma lo confessano in pochi. E’ vero per tutti che le incomprensioni uomo-donna siano ancora indecifrabili. Per Caccavale sono anche ridicole, manipolabili, spogliabili fino al clichet: più in alto sale l’anima, più è costretta a sentire il peso massiccio del corpo che si è portata dietro. Non c’è la possibilità di scegliere quello che si può essere: lo si è, fino in fondo, fino alla feccia, da sorseggiare con gusto e mandare giù con un sorriso senza pietà. E John Sbranza serve a sottolineare tutto questo, con tocchi scuri di chitarra e fette nere di voce arrochita da scelte difficili quanto rocciose. Esattamente come le parole scelte. Perché si, si può raccontare i propri errori, le proprie mancanze, i propri errori, sapendo che i sensi di colpa non appagheranno mai la verità delle parole. In un flusso di musica composto da tre accordi più la nuda e cruda

Speedy Pub Monza

Speedy Pub, via Appiani 22/a 20052 Monza - MB - Tel. 039 321663 Apertura: da lunedì a sabato dalle 11.00 alle 2.00 Giorno di chiusura: domenica www.speedypub.it

verità, si può raccontare anche la morte del proprio padre, con la lucida arrendevolezza di chi sa che gli angeli passano solo la domenica, e per il resto si dimenticheranno di te e delle tue pene. E’ uno show così triste? No, per niente. Anzi al contrario: è una valanga di risate, di sensi doppi, tripli, e quadrupli, non importa quanto grevi. E’ un calcio  alla quotidianità, tirato con amore - di quello vero, quello forte - per farla arrivare un po’ più in cielo, un po’ più in su. Perché? Perché più in alto sale, più rumore fa quando cade. LE DATE DEL CLUB TOUR 8 Aprile 2010 - Cusano Milanino CLUB GIALLO 5 Maggio 2010 - Seregno TAMBOURINE 9 Maggio 2010 - Livorno TEATRO OFFICINA REFUGIO Nella foto John Sbranza & Oste

FIORILEGGE: La Creatività detta le Regole!

è un concorso rivolto ai giovani creativi tra i 18 e i 30 anni residenti nella regione Lombardia volto alla realizzazione di manufatti artistico – artigianali realizzati con tecnica libera (pittura, scultura, video ecc.) articolati attorno al tema natura. Il concorso si sviluppa, nell’ambito del progetto regionale hubcreativi col patrocinio del Comune di Seregno e con la partecipazione di studiofluido, laboratorio creativo che fonda la sua filosofia sul recupero e la trasformazione di oggetti e materiali e sull’utilizzo del colore in tutte le sue espressioni. In palio euro 500,00 e la possibilità di esporre le proprie opere presso i locali di studio fluido. L’iscrizione è gratuita. Per informazioni e per scaricare il bando di concorso ed il form d’iscrizione visita il sito www.ilfluido.it

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Brigantia

storia, leggende ed escursioni nella nostra verde terra

Montevecchia e i misteri della Cintura di Orione di Elena Gorla

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er la gran parte dei brianzoli il sentir parlare di Montevecchia subito richiama alla mente immagini bucoliche e goderecce legate a scorpacciate di tipici formaggini invecchiati e abbondantemente annaffiati con l’ottimo vino locale. Nel mio caso specifico, poi, la mente corre alle pigre giornate di fine primavera dell’ultimo anno di liceo. Le vacanze estive di quell’anno di maturità erano ancora troppo lontane e la voglia di evasione supportata dai primi caldi si manifestava con prepotenza fin dalle prime ore del giorno. Il banco e la sedia ai quali rimanere incarcerati per lunghissime ore si contrapponevano a fantasie di fuga verso l’aria aperta e il caldo sole. Ma quando si hanno diciannove anni il confine fra la fantasia e la realtà è spesso molto sottile. Rapidi sguardi d’intesa nel piazzale affollato antistante l’istituto scolastico e qualche parola accennata: “…oggi sono venuta in macchina…Montevecchia?”. Già perché la Brianza oltre alle industrie e al cemento conserva luoghi in cui si mantiene produttivo e godibile il suo animo rurale, luoghi che nell’immaginario cittadino continuano a essere assimilati, come era in realtà a inizio secolo, alle dimore di villeggiatura, alle fresche colline dell’arco prealpino e al cibo genuino. E Montevecchia, preziosamente custodita nel

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cuore del Parco Naturale di Montevecchia e della valle del Curone, è il simbolo intatto di quella Brianza che fu, verde luogo di vacanza, meta privilegiata per generazioni di studenti brianzoli dediti all’arte della… bigiata. Non lo dico per incitare al nobile sport del salto della lezione con l’arrivo del bel tempo ma perché, per onor del vero, ripensando a quella scappatella devo ammettere che ne valse proprio la pena.

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erto Montevecchia è sempre la stessa, in un caldo martedì come in un’assolata domenica, ciò che cambia, invece, in modo sostanziale, è il grado di fruibilità dei luoghi. Dalle trattorie alle colline immerse nel verde tutto è un po’ meno rilassante e magico se è condiviso con qualche centinaia di persone variamente distribuite fra comitive di turisti stranieri, famiglie con bimbi urlanti e ragazzotti che si pavoneggiano chiassosamente. Nella pace di un anonimo giorno feriale, invece, è possibile immergersi nella natura e nella magia di quei luoghi assaporando davvero il gusto (… e i sapori) di una gita a Montevecchia. Un’esperienza senza dubbio meritevole è il viaggio enogastronomico alla scoperta delle cantine della zona. Il legame fra la Brianza e il vino ha infatti radici antichissime, addirittura risalenti all’epoca preromana, tuttavia, agli inizi del secolo XX, l’antica arte della viticultura ha iniziato ad essere accantonata in favore della coltivazione dei gelsi, coltivazione più semplice e molto richiesta dall’industria locale che basava le proprie fortune sull’allevamento del baco da seta. Fortunatamente nelle zone collinari alcune piccole realtà locali hanno continuato a mantenere viva la produzione vitivinicola e, soprattutto nell’ultimo cinquantennio,


sono state capaci di riportare la propria produzione a un livello di eccellenza. Fra le cantine della zona ricordiamo Le terrazze di Montevecchia, Le cantine Cattaneo, l’azienda agricola Santa Croce ubicata nella vicina Sirtori, e, immersa nel parco del Curone in località Perego, l’azienda agricola La Costa. Tutte queste aziende agricole organizzano visite guidate delle cantine e ospitano i visitatori nelle tipiche cascine dove hanno sede i ristoranti dei rispettivi agriturismi in cui gustare i prodotti locali e i piatti della tradizione. rima, però, di lanciarsi alla scoperta delle delizie enogastronomiche della Val Curone, vale la pena di concedersi una passeggiata a zonzo fra le colline erbose e le terrazze coltivate di Montevecchia. Sarebbe forse meglio passeggiare a scopo digestivo e terapeutico dopo l’abbondante degustazione che siamo intenzionati a concederci a breve ma, dovendo essere onesti con noi stessi e sapendo fin da subito che con la pancia piena e la testa intorpidita saremmo solo capaci di sdraiarci all’ombra dell’albero più vicino ed invitante per schiacciare un pisolino, anteporre un po’ di moto appare come la scelta più ragionevole. Il crinale della collina di Montevecchia, dove si congiungono i boschi della Valle del Curone e della Valle Santa Croce, si arrampica fino al Santuario della Beata Vergine del Carmelo posto sull’estrema cima della collina. Sullo sfondo è subito riconoscibile la sagoma inconfondibile del monte Resegone. Nel panorama di Montevecchia, ci sono anche altre colline; tre colline molto anomale, ammantate di mistero. è, infatti, poco meno di un decennio che l’architetto Vincenzo Di Gregorio, durante una rilevazione aerea, stupito dall’incredibile artificiosità delle tre colline che presentavano chiaramente viste dall’alto uguale base, lati e pendenza, cosa

“Quella delle terrazze di Montevecchia è tra le più belle posizioni della Brianza: uno spalto altissimo, un balcone che si erge, fuori dalle nebbie, e si affaccia dritto a sud; nelle giornate di vento si vede dalla Cisa al Monte Rosa. […] Alti monti la difendono dalle tramontane. Le brume, le nebbie, che salgono dalle pianure e dai laghi la sfiorano fruttuosamente: è chiaro, oramai, che il vino più delicato e squisito deriva sempre da uve mature al limite estremo delle condizioni climatiche e geoponiche necessarie alla vite”. Tratto da Vino al Vino, di Mario Soldati, Mondadori, 2006.

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impossibile in natura, ebbe un’intuizione sensazionale: le tre colline altro non sarebbero che tre piramidi e per di più identiche nel loro orientamento alle tre ben più famose della piana di Giza in Egitto. Com’è noto le tre piramidi egizie sarebbero originariamente state orientate esattamente come gli astri della Cintura di Orione e per questo motivo si ipotizzò che avessero un ruolo rilevante negli studi astronomici degli antichi Egizi e che, nella fattispecie, fossero uno strumento per il calcolo delle precessioni e delle epoche astrali. nche le tre “piramidi brianzole”, come gli studi successivi la brillante intuizione di Di Gregorio hanno dimostrato senza lasciare dubbi, hanno un’origine artificiale e molto antica. Sicuramente la loro origine è preceltica e dunque vanno fatte risalire a una civiltà precedente che già popolava questa zona in epoca arcaica e che modellò le piramidi di Montevecchia con finalità religiose e astronomiche. La

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prima piramide è detta Collina dei Cipressi, sulla sua sommità ci sono infatti dodici cipressi attorno a un monolite. La seconda è comunemente conosciuta con il nome di Belvedere Cereda. E’ completamente spoglia e per questo molto suggestiva in quanto la mancanza di vegetazione permette di cogliere appieno la particolarità della sua struttura a gradoni. Qui sono stati rinvenuti ruderi di epoca celtica. Sembra, infatti, che i Celti siano stati l’ultima popolazione autoctona a utilizzare la piramide nella sua funzione di osservatorio astronomico. La terza piramide è, invece, completamente ricoperta di vegetazione e per questo meno riconoscibile. Ai tempi delle mie scorribande extrascolastiche la vera natura delle colline di Montevecchia era ancora ignota ma, ciò non di meno, passeggiando nel sole caldo fra le terrazze di Montevecchia la magia di questi luoghi era comunque già palpabile.

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Verdissimo La viola mammola

curiosità, proprietà e usi delle piante intorno a noi

a cura di Adriana Colombo

E’ iniziata la primavera e i nostri giardini si colorano di giallo, viola e bianco... Margheritine, viole e primule, infatti, a prescindere dalla temperatura, significano una sola cosa: PRIMAVERA! Nome scientifico: viola reichenbachiana Famiglia: violacee Altri nomi comuni: viola mammola, viola silvestre, viola odorata La Viola Mammola è una pianta erbacea, perenne. Le foglie sono riunite in una rosetta ed hanno forma ovale. I fiori sono profumati, di colore viola o bianco e sono formati da cinque petali: due superiori eretti, due laterali e uno inferiore. Curiosità La viola mammola è simbolo di pudore, modestia, timidezza. Il nome generico viola deriva dal latino, ma ha la sua prima radice nel greco íon, violetto. Una leggenda narra che Zeus, dopo avere trasformato Io in una giovenca, aveva creato la Viola mammola come suo alimento. Proprietà La viola mammola viene usata dai profumieri che ne estraggono una piacevole essenza. Della viola mammola si usano sia la radice che i fiori. I fiori hanno buone proprietà espettoranti e calmanti della tosse, diuretiche e di regolazione dell’intestino. Queste prerogative sono sfruttate per fare tisane e infusi; La pianta ha anche un impiego esterno per le contusioni, le ragadi e le scottature. Le radici sono fortemente emetiche (provocano il vomito).

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Violette e margherite

Alcuni consigli... Per la tosse e le irritazioni delle vie aeree Infuso: 2 gr di fiori in 100 ml di acqua. Due o tre tazze al giorno (si può addolcire col miele). Per le contusioni e le scottature. Decotto: 5 gr di fiori in 100 ml di acqua. Fare lavaggi e applicare compresse imbevute di decotto sulla zona interessata. A tavola In pasticceria i fiori vengono usati sia canditi che glassati o per ottenere una gustosissima glassa aromatica di cui noi vi proponiamo la ricetta: 50 gr. di violette selvatiche, 400 gr. di zucchero, 1 chiara d’uovo, succo di limone. Mettere i petali in un vasetto di vetro e ricoprire con acqua. Chiudere il vasetto e mettere a scaldare a bagnomaria facendo attenzione che l’acqua non bolla, fintanto che i fiori non avranno ceduto il colore

all’acqua nel barattolo. Filtrare, spremere i fiori, aggiungere lo zucchero, il succo di limone e la chiara leggermente sbattuta. Mescolare bene e riporre al fresco. Ottimo anche lo sciroppo che si ottiene dai fiori: 100 gr di fiori freschi, il succo di 1 limone, 300 gr. di acqua e 300 gr. di zucchero

Macerare per una notte i fiori nel succo di limone, estrarre i fiori e unire il succo all’acqua ed allo zucchero. Cuocere a fuoco lento fino a che il tutto si sarà condensato fino alla consistenza di sciroppo. Fate raffreddare e poi versate in contenitori chiusi ermeticamente.

UNA PASSEGGIATA TRA I FIORI 

Il parco botanico di Minoprio festeggia l’arrivo della bella stagione con la tradizionale manifestazione Fiori&Colori, in programma dal 5 aprile al 9 maggio, tutte le domeniche e i festivi, escluso il giorno di Pasqua. Un´occasione per passeggiare tra meravigliose e coloratissime fioriture: 25.000 tra tulipani e bulbi minori e 20.000 viole in una trentina di varietà. Un´opportunità per conoscere meglio alcuni aspetti della nostra agricoltura e imparare tutti i segreti del giardinaggio. Per info: www.fondazioneminoprio.it


I segreti degli Chef I Pover de Ceylon (cioccolatini artigianali al tè di Ceylon)

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a scuola di cucina di Trantran… intorno a Monza e Brianza è ospite del ristorante La Rava e la Fava. Il ristorante si trova al ponticello che da Biassono attraversa il fiume Lambro per andare verso Arcore, in località Cascina Campello. Ci accoglie Catia, che qui lavora con il fratello e la cognata. La loro è una lunga tradizione di famiglia, già il padre e prima ancora il nonno erano i titolari di una tipica trattoria, Il Pinzin di Albiate, sino al momento in cui la trattoria, insieme all’antico stabile che l’ospitava, è stata venduta, a seguito di un lascito alla curia. Catia si occupa della pasticceria e, infatti, oggi ci svelerà i segreti per la preparazione dei deliziosi cioccolatini artigianali che vengono offerti ai clienti assieme al caffè. “Cominciamo con il montare i rossi d’uovo ai quali ho aggiunto anche il succo d’arancia e la scorza grattugiata e lo zucchero. In precedenza abbiamo fatto sciogliere il cioccolato. Io, al posto del vecchio metodo tradizionale a bagnomaria, per fondere il cioccolato uso il forno a microonde. I puristi inorridiranno ma è molto più rapido e comodo. Bisogna, però fare molta attenzione perché bastano pochi istanti di troppo ed il cioccolato è da buttare. Generalmente io lo tolgo dal microonde quando ha ancora la forma del blocco intero ma l’interno è già completamente fuso. Al cioccolato fuso aggiungo il burro lasciato ammorbidire fino alla consistenza di una crema a temperatura ambiente ed il tè, forte ed intenso. oi amalgamiamo il tutto. A questo punto procediamo incorporando le uova (montate col succo e la buccia d’arancia) al cioccolato e mescoliamo con cura in modo da ottenere un composto omogeneo. E’ una ricetta che può facilmente essere realizzata anche a casa perché non necessita di particolari attrezzature di pasticceria. A composto ultimato prendiamo degli stampi (delle basse teglie rettangolari) e li foderiamo con un foglio di pellicola trasparente, nella quale chiuderemo il cioccolato per farlo solidificare a forma di grossa tavoletta. Preferendo, quando il composto è ancora molto cremoso, attorno ai 30 gradi, possiamo anche versarlo in una sac a poche corredata di beccuccio abbastanza largo per formare dei cioccolatini singoli.

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I Pover de Ceylon pronti per essere gustati

Ingredienti 1200 gr. di cioccolato fondente 240 gr. di burro 150 gr. di rossi d’uovo

480 gr. di zucchero 120 gr. di infuso tè di Ceylon 210 gr. di succo di arancia

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na volta solidificata la forma di cioccolato, servono circa 24 ore ad una temperatura ambiente di 18°, (il composto non va messo a raffreddare in frigorifero perché affiora la parte grassa del cioccolato e si danneggiano consistenza ed aroma), la posiamo su di un tagliere e la spolveriamo su ambo i lati con del cacao amaro in polvere. Procediamo, quindi, al taglio dei cioccolatini. Un trucco: se scaldiamo la lama prima di effettuare il taglio faremo meno fatica e ridurremo il rischio di spaccare la forma. Ecco pronta una facile golosità che, a questo punto, può comodamente essere conservata in frigorifero, per oltre una settimana. Guarda Catia alla opera e segui la realizzazione nella videoricetta sul sito www.trantran.net alla pagina I segreti dello Chef ! http://www.trantran.net/category/ segreti-dello-chef/ Per info: http://www.colizzi.it/include/ravaefava.asp

2 arance (scorza)

Panificio Duca

Via IV Novembre 33, Zoccorino Besana in Brianza Tel. 0362 96053

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Reality

venti domande per vedere la brianza con gli occhi dei brianzoli

Intervista 1 Nome: Andrea Età: 19 Dove sei nata? A Carate Dove vivi? A Vergo Zoccorino, una frazione di Besana in Brianza Vivi da sola o con la famiglia? Vivo con mia mamma e mio fratello. Destra o sinistra? Non voto. Che lavoro fai? La barista. Cosa ti piace di Monza e Brianza? I locali, i ristoranti e il parco. Cosa non ti piace? Le strade: troppi lavori. Quante volte vai al parco? Adesso poco ma quando

andavo a scuola a Monza anche un paio di volte la settimana. Associazione di idee. Se ti dico cena … Romantica…il mio fidanzato. Giornale… Idee! Verde… Parco Chi è Dario Allevi? Non lo so proprio! Dai un voto a Monza e Brianza. Sei Ai trasporti in Brianza Due: i collegamenti fra i paesi e Monza lasciano davvero a desiderare. Al commercio in Brianza Sei Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? Al caldo, su qualche bella

spiaggia. Diciamo a Bora Bora Esprimi un desiderio. Vivere e avere un localino sulla spiaggia a Bora Bora! Metropolitana a Monza: favorevole o contraria? Contraria perché non mi piace andare in metropolitana. Non

c’è un bell’ambiente. Dimmi un proverbio Quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba. Dì qualcosa ai nostri lettori Venitemi a trovare nel mio locale a Bora Bora!

qui c’è. Cosa non ti piace? Non mi piace la politica. Quante volte vai al parco? Ora purtroppo poco. Non ho mai il tempo. Associazione di idee. Se ti dico verde… Segnale positivo. Posso passare: vado! Cena… Amici, famiglia, stare insieme Giornale… Imparzialità, così è come vorrei un giornale. Chi è Dario Allevi? Non saprei…forse un cantante? Dai un voto a Monza e Brianza. Mi tengo sul cinque ma solo perché come provincia è giovane e deve ancora dimostrare. Ai trasporti in Brianza Ahia. Qui è meglio non dire niente perché mi è capitato

di avere davvero un po’ di problemi con gli spostamenti. Al commercio in Brianza Male perché i grossi centri hanno un po’ distrutto la figura degli artigiani e delle piccole realtà. Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? Al mare. Esprimi un desiderio. Voglio solo stare bene con me stesso e con la mia famiglia. Metropolitana a Monza: favorevole o contrario? Sono favorevole perché bisogna potenziare i collegamenti con Milano ma mi spaventa un po’ perché potrebbe portare anche nuova criminalità. Dimmi un proverbio Chi la fa l’aspetti. Dì qualcosa ai nostri lettori Reagiamo e uniamoci perché la Brianza ha bisogno di noi.

Intervista 2 Nome: Giuseppe Età: 42 Dove sei nato? A Caserta Dove vivi? Qui a Zoccorino (Besana in Brianza). Vivi da solo o con la famiglia?

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Vivo con la mia famiglia: mia moglie, mia figlia di vent’anni e mio figlio di quasi due anni. Destra o sinistra? Non ho più un lato! Che lavoro fai? Sono idraulico manutentore. Cosa ti piace di Monza e Brianza? Come ambiente non è male. Mi piace il verde che ancora


Raccontiamoci La Bimba e il Buio di Alfredo Rossi L

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ro arrivata, come quasi tutte le mattine, in quel parchetto vicino a casa mia. Uno sguardo all’orologio per controllare l’ora, anche se sapevo già che avrebbe segnato due o tre minuti dopo le otto del mattino. Infatti erano le otto, un minuto e 48 secondi. Mi sono abbassata per togliere il laccio a Bimba e, dopo averle detto “Su, dai, corri un po’, tanto che non c’è nessuno in giro”, mi sono seduta sulla solita panchina e adesso la guardo correre felice in mezzo all’erba. Per fortuna è una settimana che non piove e posso lasciarla andare in giro felice. E’ bella la mia Bimba. Un cocker color biscotto davvero stupendo. La porto a lavare ogni mese e tutti i giorni, quando torno dal negozio dopo averlo chiuso, la spazzolo per almeno mezz’ora. Non ha mai un pelo fuori posto. Le orecchie, lunghe e ricoperte da una lana soffice, quando corre si alzano e si abbassano come delle piccole vele che si gonfiano per la brezza del vento. E’ proprio bella la mia Bimba. Ne sono fiera. Potrei dire che è come una principessa. Anzi, sto cercandole il principe azzurro E’ in calore per la seconda volta e vorrei trovare un maschio che sia degno di lei. Ne ho già visti una decina all’allevamento in cui l’ho comprata ma, devo essere sincera, nessuno mi sembra alla sua altezza. Mi sorprende, fastidioso come una zanzara che si mete a volare nei pressi dell’orecchio mentre si sta cercando di prendere sonno, un pensiero. Bimba è un po’ come me. Anch’io sono alla ricerca del principe azzurro. Ho 33 anni, una discreta condizione economica: un po’ di contanti, la bella casa in cui abito e il negozio di intimo che ho ereditato dai miei genitori. Se ne sono andati un anno fa, nel loro buen retiro alle Canarie. Sono entrambi in pensione e sull’isola di Gran Canaria si sono comprati un piccolo appartamento e vivono lì tutto l’anno. Una volta vengono loro a trovare me e una volta vado io da loro e ci resto per un paio di settimane durante il periodo estivo. La mamma mi ha allevato proprio insegnandomi che, siccome sono carina e prima di mandare avanti il negozio mi sono anche laureata, devo trovare un uomo che sia alla mia altezza. Finora non l’ho ancora incontrato. Sì, ho alle spalle qualche storia, un paio che sono durate qualche anno, ma poi ho sempre trovato qualche difetto in ognuno di loro.

e mie amiche me lo ripetono spesso: “Magda, devi smetterla di comportarti così con gli uomini. Li fai sentire sempre sotto osservazione e poi ti mollano”. Non è vero quasi sempre li ho mollati io. E poi continuano: “Sei troppo controllata, Magda, troppo perfetta. Sempre pettinata che sembri uscita da un minuto dal parrucchiere, mai un vestito sbagliato o una borsetta che non sia perfettamente abbinata con il resto”. E anche l’intimo non è male, penso io: sempre qualcosa di sexy ed eccitante, il meglio di quello che vendo nel mio negozio. Il fatto è che gli uomini sono così maldestri e spesso, troppo spesso, ti spaccano qualcosa quando devono levartelo. “Magda, tu dai l’impressione di avere sempre il freno a mano un po’ tirato. Scommetto che anche a letto sei così: non ti lasci mai andare”. E’ Chiara quella che mi tiene ogni tanto lezioni sul sesso, quando ci troviamo a mezzogiorno a bar per uno spuntino veloce. Proprio lei parla, che ha avuto una vita incasinata, con storie intricate, una delle quali l’ha lasciata con un bambino, Luca, che adesso ha 9 anni. Sì, certo, è un bel bambino, ma chi se la

scrittura creativa

a un altro cane: è anche lui un cocker, di colore nero. Il pelo arruffato e guaisce come un matto guardando la mia Bimba. Le rimetto subito il collare e poi la prendo in braccio: “Mi sono distratta un attimo solo. Non sarà successo qualcosa, vero?. “No, non credo, anche se non posso esserne certo. Ho lasciato libero Buio, perché tirava come un matto da questa parte, ma sono arrivato subito”. Adesso guardo meglio anche lui: indossa un paio di jeans sdruciti, una maglietta che lascia indovinare un fisico asciutto. Barba leggermente lunga e uno sguardo ironico, troppo ironico per i miei gusti. Evidentemente lui si è accorto che il mio sguardo si è soffermato su di lui soppesandolo e mi risponde con un sorriso da presa in giro: “Mi rendo conto di non avere un abito adatto alla cerimonia, soprattutto se confrontato con il suo, ma pensavo di scendere in un giardinetto con il cane…”. “Ma chi è lei? No l’ho mai vista da queste parti. Io qui ci abito praticamente da una vita”. “Sono arrivato da un paio di giorni. Ho Preso una casa in affitto e la sto

“... forse ho sbagliato. Non sempre ma spesso ho sbagliato. Io però ho vissuto e vivere spesso vuol dire sbagliare, anche se cerchi in tutti i modi di non farlo...” prenderà mai? L’ultima volta che ci siamo viste, una settimana fa, gliel’ho detto un po’ a muso duro e mi ha dato una risposta che mi ha lasciato senza parole: “Hai ragione, Magda, forse ho sbagliato. Non sempre ma spesso ho sbagliato. Io però ho vissuto e vivere spesso vuol dire sbagliare, anche se cerchi in tutti i modi di non farlo. Tu invece, che dici di non aver sbagliato mai, dai l’impressione di non avere mai neanche cominciato a vivere!”. Da allora non ci siamo più viste e credo che ben difficilmente i nostri rapporti ritorneranno a essere quelli di un tempo: figuriamoci se io mi faccio mettere sotto accusa da una come lei! “Buio, vieni qui, lasciala stare!”: la voce è profonda e anche allarmata. Butto per terra la sigaretta che stavo fumando e corro da dove proviene la voce. Bimba, la mia Bimba, sta scodinzolando felice davanti

sistemando. Mi chiamo Aldo, Aldo Rebuffi. Piacere”. E mi allunga la mano, ma poi la ritrae di colpo, accorgendosi che sulle dita ha qualche macchia di vernice: “Come le stavo dicendo ho affittato una casa da queste parti e la sto rimettendo a posto. Capiterà che ci rivedremo”. Bimba intanto che è in braccio a me continua ad agitarsi, vuole scendere, andare da quel cocker nero. Non è mai capitata una cosa del genere quando sono andata con lei all’allevamento! Guardo meglio Buio: ha un bel muso, ma è realmente messo male con il pelo, tutto arruffato. Adesso è Aldo a parlare: “Scommetto che sta pensando che i nostri due cani davvero rassomiglino ai padroni. Del resto ci sono delle teorie scientifiche che dicono che i cani, a lungo andare assumano gli atteggiamenti e il modo di proporsi delle persone con cui vivono”. Gli rispondo che evidentemente è così,

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almeno nel mio caso. “Ma per me non è possibile. Io E Buio siamo assieme soltanto da tre giorni. Me l’ha regalato un amico per festeggiare in questo modo la mia uscita dal carcere. Scusi se glielo dico con grande franchezza, ma visto che abitiamo nella stessa zona della città preferisco dirglielo io prima che glielo dica qualcun altro. Sì, sono stato in prigione per quasi un anno. Esattamente 11 mesi e 323 giorni. Ero stato condannato a tre anni di reclusione, ma grazie alla buona condotta e a vari indulti sono uscito prima”. i colpisce la franchezza con cui mi dice tutto questo, guardandomi fisso negli occhi. Senza dubbio è una persona che non ha paura di sottoporsi al giudizio degli altri. E la domanda che vorrei non fare esce quasi da sola dalla mia bocca: “ Per cosa è stato condannato?”. Mi guarda ancora con quel sorriso che mai avrebbe il principe azzurro che io sto cercando ma che, quasi controvoglia, comincia a diventarmi simpatico: “Potrei dirle che è stato per amore… Ma invece non è così: tecnicamente per bancarotta fraudolenta. Anche se una donna nella vicenda c’è stata. Purtroppo mi sono innamorato di lei e, per amore, mi sono completamente fidato di lei e questa è stata la mia rovina. Ho perso praticamente tutto quello che avevo e come le ho detto sono finito anche in carcere. Ma la realtà vera è che è stata colpa mia che non ho controllato quello che dovevo controllare. Io però mi sono perdonato, spero che lo faccia anche lei… signorina o signora…?”. “Signorina, almeno per il momento. Mi chiamo Magda”. “Spero che lo faccia anche lei, Magda. Purtroppo nella vita si commettono degli sbagli. A volte non succede niente di particolarmente spiacevole, a volte si pagano in maniera pesante. A me è capitata questa seconda eventualità. Ma me ne sono fatta una ragione: vivere prevede anche che si possano commettere degli errori. Sarà capitato anche a lei, no?”. Parla anche lui come Chiara. Anch’io sto

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LAMBRO RIVER ANTHOLOGY Seconda puntata Sull’ultimo numero di Trantran avevamo lanciato l’idea di riscrivere l’opera Spoon River di Lee Masters in salsa brianzola tentando di riproporne il senso e lo spirito. Ne erano venuti fuori alcuni epitaffi. Continuiamo la loro pubblicazione anche in questo numero e invitiamo i lettori a proporne altri.

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vivendo, come lei e come questo Aldo che non avevo mai visto prima di questa mattina, eppure di errori non ne ho commessi, almeno non che io me ne ricordi. “Scusi, Magda, sta seguendo quello che le sto dicendo?”. La sua voce mi strappa ai miei pensieri e lo guardo: sempre quel sorriso stampato sul volto. Farei bene a mettere a terra Bimba, salutarlo nella maniera più fredda possibile e andarmene. Oltretutto si è fatto tardi, devo ancora passare da casa e poi andare al negozio. Sono sempre arrivata prima io delle mie due commesse. Non vorrei che questa mattina capitasse l’eccezione alla regola. Metto a terra Bimba e subito si catapulta addosso a Buio, che nel frattempo, seppur mugolando un po’, si era acquietato ai piedi del suo padrone. E a vedersela davanti così eccitata il cocker nero si agita. Aldo comincia a tirare il suo guinzaglio: “Giù, Buio, a terra! Stai fermo”. nch’io strattono Bimba, che invece si mette a correre come una pazza attorno a me, fino a legarmi completamente le gambe con il guinzaglio. Il ruzzolone è inevitabile e batto pesantemente il ginocchio contro una panchina. “Accidenti, si è tagliata. Sta uscendo un po’ di sangue”, sento la voce di Aldo che parla e mi sembra realmente preoccupato. “E’ meglio disinfettarlo. Venga, abito nella casa qui di fronte e ho tutto quello che serve per le piccole ferite. Come le ho detto sto sistemando la casa e sono un tipo previdente. Lasci, Bimba, gliela porto in braccio io. Lei tenga Buio al guinzaglio”. E senza darmi il tempo di pensare mi ritrovo a seguirlo mentre lui tiene fra le braccia Bimba che gli lecca il viso: che senta addosso ad Aldo l’odore del suo cane? a casa è piccola, pochi mobili, ma allegra. “Ecco, metta Bimba in cucina e io chiuderò Buio sul balcone, almeno per qualche minuto ci lasceranno tranquilli. Si sieda sul divano, lì vicino c’è la cassetta del pronto soccorso”. Mi siedo, un po’ inebetita e non tanto per il colpo che ho preso al

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DON RENZO L’anziano parroco  È stata una fatica visitare tutto il paese Casa per casa Per 34 Natali di fila A chiedere beneficienza Una busta ogni tanto Una moneta ogni tanto Qualche banconota ogni tanto Ma spesso niente Comunque la benedizione io la facevo sempre e comunque Quando ero giovane sono riuscito a fare anche una benedizione degli animali

ginocchio: forse è quel suo sorriso… Un leggero bruciore e poi le sue mani che toccano la mia gamba: “E’ tutto a posto. Poi si ricordi di cambiare il cerotto e vedrà che non le resterà nemmeno un segno, Magda. Mi spiacerebbe che le sue bellissime gambe venissero rovinate per colpa di Buio e in fin dei conti anche mia”. Quel sorriso: più lo guardo e più mi viene voglia di guardarlo… “Adesso è meglio che vada, Magda. E’ qui, in casa mia, e a me è venuta voglia di baciarla. Se esce, è meglio. Lei cosa ne dice?” Continuo a dirmi che è un errore, una stupidaggine, che me ne pentirò, ma invece di seguire il suo consiglio sento la mia voce che dice: “Perché non prova a farlo, Aldo?” E non se lo fa ripetere. Si siede accanto a me, mi mette la mano sul viso e avvicina le sue labbra alle mie, con grande delicatezza. Poi sono io che nella furia di spogliarmi e di spogliarlo mi strappo il reggiseno. E’ un errore, una stupidaggine, continuo a ripetermi, ma sento una felicità e un’esaltazione che non avevo mai provato prima. E’ stupendo, vorrei cantarlo, urlarlo, mentre i miei sensi esplodono nel mio corpo e nella mia testa mentre cominciamo a fare l’amore. Se è una stupidaggine forse era il caso di farla prima… uando abbiamo finito, mi ha dato un bacio sulla bocca e infilandosi i calzoni è andato in cucina mormorando: “Preparo un caffè”. Io mi sto rivestendo e guardo verso Bimba e Buio, lì di fronte a me, allungati una di fianco all’altro: evidentemente la porta finestra del balcone non era chiusa bene e anche la mia Bimba ha fatto una stupidaggine… Io non so se lei farà dei cuccioli di cocker chiazzati di nero, così come non so se la mia storia con Aldo si fermerà qui, ma so che questo è il primo giorno in cui posso dire di aver cominciato a vivere… Devo ricordarmi di telefonare a Chiara e di dirglielo.

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Una delle ultime fatte a Lambro River Ma ultimamente mi sentivo stanco Mi sentii male mentre uscivo dalla casa del vecchio Alfredo Cinque euro mi aveva dato Aveva la madre malata E gli sembrava giusto donare qualcosa In queste cose i parrocchiani di Lambro River tornavano ad essere cattolici Per il resto dell’anno facevano i protestanti Oggi che sono qui non vi dico chi o casa c’è dopo Vi lascio nel dubbio Chiedetelo a Lutero


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Di tutto un po’

svago giochi curiosità

Texas hold’em: la posizione al tavolo

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el gioco del Texas Hold’em diversi fattori concorrono a determinare le scelte che un giocatore compie nel corso di una mano. Abbiamo già introdotto nei precedenti appuntamenti una breve trattazione sull’importanza del calcolo delle probabilità, ma quello è solo uno dei tanti aspetti che vanno tenuti in considerazione durante una mano di poker. Per chi fosse interessato ad un ulteriore discussione sull’argomento per conoscere nozioni comunque importanti – come la frequenza di determinate mani, o le probabilità di un progetto runner runner – rimando ad un approfondimento sulla statistica nell’Hold’em sul nostro sito trantran. net, dove è anche possibile rileggere tra l’altro tutti gli articoli precedenti. In questo appuntamento invece abbandoneremo per il momento la matematica per iniziare a trattare di un altro dei maggiori strumenti utilizzati dai professionisti del poker per riuscire ad ottenere risultati costanti nella loro attività di gioco: la psicologia. l Texas Hold’em è un gioco di posizione, dicono i migliori. E così è. Spesso importa poco quante probabilità ci offrano le due carte che abbiamo in mano se ci troviamo a giocarle da una posizione scomoda. Iniziare una mano con delle carte come Ax o una coppia bassa non può certo definirsi una situazione svantaggiosa, tutt’altro. Non

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Royal Flush

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di meno farlo dalle primissime posizioni, ad esempio da UTG, può spesso essere difficile. Un rilancio basso permetterebbe ad altri giocatori, specialmente quelli sul buio, di entrare con mani marginali e vedere il flop a basso costo. In caso di call dopo il flop saremmo però tra i primi a parlare e se non chiudiamo il punto abbiamo la difficile scelta se continuare a puntare, mossa abbastanza standard e prevedibile, con ancora tutti gli altri giocatori dopo di noi. Se alla mano partecipano molti

entrano in una mano tanto più scendono le probabilità di una mano potenzialmente vincente. Per questo motivo è sempre bene rilanciare con una mano forte, in parte per cercare di selezionare i giocatori, ed in parte per far salire il piatto e massimizzare la vincita. D’altro canto un forte rilancio da early position è indice sicuramente di grande forza e potrebbe spaventare gli altri giocatori che folderebbero lasciandoci solo i bui, un misero guadagno. Ma c’è anche il rischio di essere fortemente controrilanciato

Mini Glossario

Kicker Carta di accompagnamento della carta più alta in mano Connectors Due carte prossime nel valore che possono concorre a formare una scala Suited Dello stesso seme (suit in inglese). Si abbrevia con ‘s’ ed è il contrario di off-suit (‘o’). I semi in inglese sono Hearts, Diamonds, Clubs e Spades (h,d,c,s) – rispettivamente cuori, quadri, fiori e picche. giocatori salgono le probabilità che uno di questi abbia chiuso un punto, e c’è anche il rischio di trovarsi dominati da una mano inferiore. Un giocatore che sia entrato con A e un kicker più basso del nostro e che chiuda la coppia col kicker, da dominato diventa dominante e riduce le nostre outs a sole tre. È quindi importante ricordare che tutte le probabilità per le starting hands citate nei precedenti appuntamenti si riferiscono sempre ad uno scontro testa a testa fra due giocatori, e che tanti più giocatori

obbligandoci a decidere se giocare una cifra più alta di quanto avremmo voluto, magari con una coppia bassa, o perdere la puntata già effettuata. Considerando infatti la forza che rappresenta un rilancio dalle prime posizioni un controrilancio vorrebbe rappresentarne una ancora maggiore, e questo sicuramente deve farci riflettere. iocare in posizione favorevole, cioè nei pressi del bottone, ci permette invece innanzitutto di controllare la dimensione del piatto, fattore chiave per risultare vincenti sul lungo periodo, e ci consente di far salire il pot quando abbiamo una mano forte e di mantenerlo basso – o decidere di uscire senza pagare – se abbiamo una mano più debole. Mani che tipicamente possono essere giocate con vantaggio da posizione favorevole e sono invece difficili da giocare da Out Of Position sono le coppie basse, Ax e i connectors suited. Sono infatti tutte mani medio-forti che necessitano di un flop favorevole per chiudere un punto però molto alto. Ma nel caso si incroci un progetto al flop, vedere poi il turn e il river potrebbe rivelarsi più costoso di quanto vorremmo se ci troviamo a giocare da fuori posizione, mentre giocando in posizione avremmo spesso l’opzione di girare una carta gratis o a basso costo. Un esempio tipico potrebbe essere 6c7c in mano con al flop Jc4s8c. Trovandoci a giocare da posizione favorevole possiamo decidere di puntare o rilanciare al flop con ben 13 outs per chiudere il punto, e rappresentando

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Ricevitoria e bar

BOULEVARD V.le Cesare Battisti, 117 Vedano al Lambro (MB)

La saggezza di nonna Elena: A parlaa maa se fa maa, ma se indovina

il controllo della dimensione del piatto (pot control), secondo la possibilità di vedere carte gratuite e terzo la possibilità di massimizzare la vincita. Giocare al contrario le medesime mani da posizione sfavorevole ci pone di fronte al rischio di dover pagare più di quanto avremmo voluto o di quanto sia conveniente in relazione alle nostre probabilità di vincita, oppure Il tavolo

di dover rinunciare al piatto perdendo così le chips fino a quel momento investite. Pertanto di fianco alle probabilità di una starting hand dobbiamo anche considerare la posizione dalla quale la giochiamo come un elemento fondamentalmente e inscindibile per determinare la reale forza della nostra mano. ome regola generale possiamo quindi dire che è bene giocare da early position solo con mani veramente forti, mentre giocando da late position è possibile tentare delle giocate più azzardate con carte ‘a progetto’. Per il momento è tutto, appuntamento al mese prossimo e come sempre buona fortuna al tavolo da gioco.

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UTGaber

Sudoku

invece una coppia di J. Il giocatore oop chiama al flop e fa check al turn. A questo punto possiamo decidere, se il turn non ci è favorevole, di fare check a nostra volta e mantenere basso il piatto, oppure andare in continuation bet con un semibluff cercando di rubare il piatto. Un altro aspetto importante del giocare in posizione è la possibilità di massimizzare la vincita proprio con carte medio alte, che giocate invece oop porterebbero spesso a situazioni difficili o poco vantaggiose. Invertendo le parti nell’esempio precedente si capisce come difficilmente ci si potrebbe far pagare un buon piatto nel caso chiudessimo il nostro progetto, e contemporaneamente è facile intuire che andremmo a pagare quasi sicuramente molto per vedere turn e river. Quindi riassumendo possiamo dire che giocare da late position ci offre fondamentalmente tre vantaggi: primo

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9 7

2 6 1 1 9 5 3 8 7 4 6 5 7 3 8 5 4 9 8 5 8 2

Ehi topana jones è vero che ti hanno ingaggiato per le elezioni regionali?

SI! per la ricerca delle liste perdute!

(A parlar male si sbaglia, ma si indovina) 35


L’angolo del pendolare 50 anni fa rubrica a cura di Juri Casati

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on sappiamo quali fossero le condizioni meteorologiche a Sant Celoni, in Catalogna, il 5 gennaio 1960, il giorno in cui venne ucciso Francisco “El Quico” Sabatè Llopart, leggendario combattente anarchico che aveva partecipato alla Guerra di Spagna, alla Resistenza francese e alla guerriglia antifranchista. Sappiamo invece con certezza quali erano le condizioni meteorologiche della mattina del 5 gennaio 1960 a Monza. Lo raccontano le cronache e i testimoni: c’era una gran nebbia. Una nebbia di quelle di una volta, una scighera fitta e pesante. Quella mattina il treno diretto da Sondrio a Milano, carico di pendolari, era in leggero ritardo. Sulla tratta ferroviaria erano in corso alcuni lavori di potenziamento prima della fermata di Monza che costringevano i treni a subire una deviazione. embra che i lavori in corso sulla linea fossero stati segnalati correttamente: era stata posta una vela rombica, segnale di attenzione, seguita a poche centinaia di metri da una vela rettangolare, segnale dell’inizio del rallentamento della linea. Il casellante inoltre aveva messo in atto la procedura prevista in caso di nebbia per segnalare al macchinista la necessità assoluta di rallentare. In questi casi si utilizzava un rudimentale sistema di segnalazione, oggi non più in uso, che consisteva nel porre sui binari tre petardi ferroviari distanziati 25 metri l’uno dall’altro. Il passaggio del treno faceva esplodere i petardi in rapida successione e ogni macchinista sapeva che, in caso di nebbia, una rapida successione di tre microesplosioni stava ad indicare l’obbligo di rallentare. Ciò nonostante il treno diretto da Sondrio a Milano del 5 gennaio 1960, trainato da un locomotore E626, modello di circa 30 anni prima, affrontò a 90 Km/h un tratto che doveva essere affrontato a 10 km/h. Il deragliamento fu inevitabile e avvenne all’altezza del sottopasso di viale Libertà a Monza. lcuni vagoni si rovesciarono direttamente in viale Libertà, mentre altri finirono dentro un vicino capannone. Ci furono 17 morti (tra cui il macchinista) e 139 feriti. Lo stesso numero di morti che ci sarà a piazza Fontana alla fine del decennio. Tra i morti ci fu anche il parroco di Dervio, trafitto da una rotaia.

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L’incidente destò un’impressione enorme e suscitò l’intervento del Presidente della Repubblica Gronchi e perfino di Papa Giovanni XXIII. Nei giorni successivi alla tragedia il settimanale “Oggi” scrisse che si trattava del più grande disastro ferroviario del dopoguerra. Il 6 gennaio 1960, il giorno dopo l’incidente, lo scrittore e giornalista Dino Buzzati sul “Corriere della Sera” commentò il fatto con un pezzo da titolo Che fai, 1960? (Si può trovare copia di questo articolo anche nel volume La “Nera” di Dino Buzzati, Mondadori Editore).

“...alcuni vagoni si rovesciarono direttamente in viale Libertà...” Il grande scrittore bellunese osservò innanzitutto che il 1960 era iniziato male: nei giorni precedenti all’incidente del 5 gennaio erano morti il celebre ciclista Fausto Coppi per malaria, lo scrittore premio Nobel Albert Camus in un incidente d’auto e la giovane figlia di Eduardo de Filippo per un’emorragia cerebrale. Buzzati registrava lo sconcerto dell’opinione pubblica davanti a questa tragica escalation di inizio anno ed esprimeva questo sconcerto con un’iperbole: “Ormai c’è quasi il batticuore nell’avvicinarsi all’edicola per comprare il nostro quotidiano, o nell’accendere la radio”. Forse questa inquietudine nell’opinione pubblica era anche accentuata dal fatto che c’erano grandi aspettative per gli anni ‘60. nfatti l’anno che si era appena concluso il 1959 - era stato un anno che sembrava preludere a grandi eventi per il futuro. Era stato della rivoluzione di Castro a Cuba, l’anno dell’indizione del secondo Concilio vaticano, l’anno della Nouvelle Vague in Francia, l’anno di pubblicazione de Il Tamburo di latta di Grass in Germania. Ma il 1959 era stato anche l’anno d’inizio del “Miracolo economico” in Italia. Insomma: a inizio 1960 si percepiva la presenza di qualcosa di effervescente nell’aria. Inoltre quell’anno si sarebbero dovute tenere le Olimpiadi proprio in Italia. Evidentemente gli ultimi fatti di cronaca stridevano con le

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aspettative che questi eventi avevano creato. Buzzati, da grande cronista, definì con nitore la tragedia provocata da un treno che doveva andare a 10 Km/h e che invece andava a 90 Km/h: “una sciagura in certo senso tipica, tecnicamente per così dire quasi banale”. Ma Buzzati seppe vedere e immaginare altro. Come era sua consuetudine trasfigurò la vita quotidiana in qualcosa di diverso e di universale. Infatti Buzzati si interrogò in merito a cosa stessero pensando e cosa stessero dicendo i viaggiatori al momento dell’incidente, un incidente “di rara malvagità: quel treno così domestico e usuale, quella gente che tutti i giorni si incontrava, quella tranquillità, quei saluti, quel senso lieto di vigilia al pensiero dell’Epifania”. uzzati osservò che verosimilmente al momento dello schianto molti passeggeri stavano compiangendo l’eroe universale Fausto Coppi e la tragica sorte della giovane figlia di Eduardo. Quest’ultimo aspetto oggi ci fa intuire che un po’ di attenzione morbosa alla vita delle persone di spettacolo c’era anche allora. Forse – continuava Buzzati - qualcuno si stava anche chiedendo della morte di Camus, meno conosciuto dal grande pubblico. “Che stai facendo, o anno appena nato?” concludeva così il suo pezzo. Molti compagni di “El Quico” non vollero credere alla notizia della sua morte: la sua leggenda era troppo grande. Per molto tempo circolarono voci a proposito di un suo imminente ritorno. Ma “El Quico” non tornò mai. on lo sappiamo con certezza, ma possiamo immaginare che anche alcuni parenti delle vittime dell’incidente del 5 gennaio 1960 si rifiutassero di credere alla scomparsa dei loro cari. Forse per un certo periodo alcune madri e alcune mogli continuarono ad apparecchiare la tavola per la cena per figli e mariti che non tornarono mai per cena. Nel 1964 la vicenda della vita eroica e romantica di “El Quico” fu interpretata sul grande schermo da Gregory Peck nel film “...e venne il giorno della vendetta”. Invece la vita dei 17 morti del treno diretto da Sondrio a Milano, quasi tutti della Valtellina e del Lecchese, non è stata mai raccontata da nessun film. Nessuna targa ricorda l’incidente. Sono come rimasti avvolti nella nebbia di quella mattina.

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Dal comune... Sport nel Parco, sei mesi di iniziative per promuovere la pratica sportiva nel rispetto del verde L’Assessorato allo Sport del Comune di Monza, in collaborazione con le società sportive del territorio, e grazie al sostegno di Mitsubishi Electric in qualità di main sponsor, organizza anche per quest’anno una serie di attività sportive nel Parco di Monza a partire dal 1 aprile prossimo fino al 30 settembre. L’iniziativa denominata “Sport nel Parco” ha visto le sue giornate inaugurali sabato 20 e domenica 21 marzo presso l’area della Cascina del Sole e lungo viale Mirabello. “Obiettivo dell’evento –sottolinea l’Assessore allo Sport del Comune di Monza Andrea Arbizzoni - è il sano divertimento, lo svago, il benessere nel verde e la socializzazione dei giovani. Un modo per promuovere la pratica sportiva e nel contempo favorire una frequentazione consapevole e rispettosa del grande polmone verde. Il Parco è indubbiamente una grande risorsa per il tempo libero e lo svago che va adeguatamente utilizzata e anche protetta. Insieme a ciclismo, pattinaggio, corsa, calcio pensiamo anche ai cosiddetti sport minori compatibili con il contesto ambientale, dalle arti marziali al cricket, dalle bocce al frisbee fino allo shiatsu come terapia del benessere”. “Ancora una volta il Parco dimostra di essere un ottimo contenitore, un vero e proprio palazzetto dello sport a cielo aperto, per iniziative sportive, culturali e sociali in grado di raccogliere ampio consenso da parte dei giovani e soprattutto delle famiglie – ricorda l’Assessore al Parco e all’Educazione Pierfranco Maffè – Il parco ha visto in questi anni nascere spontaneamente una serie di manifestazioni e pratiche sportive tanto da raggiungere in certe domeniche estive più di 50mila presenze. Qualche tempo fa dal lavoro congiunto degli Assessorati allo Sport e al Parco è nato questo interessante progetto che vuole rendere il polmone verde più funzionale per tutti gli sportivi attraverso l’indicazione di percorsi e tracciati per la pratica delle varie discipline”. “Abbiamo appoggiato con grande entusiasmo questa iniziativa sportiva sul territorio lombardo, per il secondo anno di svolgimento - dichiara Yasuaki Hori, Presidente di Mitsubishi Electric filiale italiana, che da oltre 20 anni ha sede ad Agrate Brianza - il progetto segue, infatti, la filosofia della nostra azienda volta al sostegno della comunità che ci ospita, dando un contributo reale alla diffusione di una cultura del divertimento sano e della socializzazione, attraverso la pratica dello sport; valori, questi ultimi, di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo delle generazioni future”.

Monitoraggio GPRS per il servizio taxi in città L’Assessorato alle Attività Produttive in accordo con la cooperativa Radio Taxi Briantea che gestisce il servizio taxi a Monza, ha presentato stamattina un’iniziativa per migliorare il servizio sul territorio monzese. Da lunedì entrerà in funzione uno strumento di controllo e verifica sulle auto in servizio. Si tratta di un’apparecchiatura GPRS in grado di monitorare la presenza sul territorio dei taxi dalle 7 alle 24, in modo di garantire una presenza costante. In città operano attualmente 21 taxi. “Il problema della presenza dei taxi di notte a Monza non è nuovo, se ne parla da anni. Con questo strumento – afferma l’Assessore alle Attività Produttive Paolo Gargantini - vogliamo garantire un servizio fino alle 24 monitorando di fatto in particolare i tassisti che devono essere in servizio in dalle 20 alle 24. Capiamo che Monza non è certo Milano dal punto di vista del numero delle corse effettuate in orario notturno, in ogni caso essendo il Capoluogo della Brianza vogliamo garantire un servizio di base. Abbiamo steso un nuovo regolamento dei taxi, attualmente fermo dal 1971, che è al vaglio del Consiglio Comunale per l’approvazione. Il documento potrà prevedere un’estensione del servizio oltre le ore 24”. Il regolamento presentato si uniformerà a quelli che sono i parametri adottati dalle maggiori città europee (controlli della auto, dei taxametri, garanzia della reperibilità, obblighi dei tassisti verso i clienti ecc). Il servizio radio taxi risponde al numero 039.36379 e da lunedì 22 marzo sarà operativa una centrale telefonica con operatore che sarà in grado di visualizzare, grazie al sistema GPRS, la presenza dei taxi sul territorio cittadino.

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Dalla Provincia...

Posa della prima pietra per la nuova sede Si è svolta lo scorso 10 marzo la cerimonia di posa della prima pietra per la nuova sede istituzionale della Provincia MB presso l’area IV novembre, a Monza. La prima pietra, in realtà, è un cubo di legno ricavato dalla trave di colmo del tetto dell’Istituto d’arte di Giussano – di proprietà della Provincia - rifatto nei mesi scorsi: il cubo rappresenta il simbolo tridimensionale del logo della Provincia MB e porta incisi sulle pareti tutti i nomi dei consiglieri e degli assessori del nuovo Ente. “Questa sarà la casa della Brianza e dei brianzoli – ha detto iI Presidente Allevi - stiamo costruendo un luogo importante, che ha e avrà - anche in futuro - un ruolo di rappresentanza forte e un grande valore simbolico. Stiamo costruendo un luogo dove i cittadini tutti, i Comuni, le associazioni targate MB potranno toccare con mano i servizi, la capacità di fare, la sensibilità del nuovo Ente nell’ascoltare la voce di ognuno”. Il progetto: Il progetto per la sede istituzionale della nuova Provincia è stato elaborato per realizzare un edificio efficiente, flessibile, moderno, tecnologico  in linea con le esigenze di risparmio energetico e di bioarchitettura, tanto da fargli guadagnare la classe energetica A.  L’edificio sarà integrato con il contesto ambientale e saranno utilizzati, ove possibile, materiali bio-ecologici e sistemi costruttivi a basso consumo energetico. La sede ospiterà gli uffici del Presidente, della Giunta, e l’aula del Consiglio, oltre agli uffici amministrativi.

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Dario Allevi, il Presidente della Provincia

I numeri 22 milioni di Euro 20.365 mq 34.980 mc 4 2 365 15 mesi

La spesa complessiva La superficie dell’area coinvolta Il volume complessivo dell’edificio Piani fuori terra Parcheggi interrati Posti auto totali La durata dei lavori


SportivaMente 1.400 atleti, 300 dirigenti tecnici, 100 giudici e arbitri, 1.000 volontari e 12 discipline differenti, come atletica, ginnastica, nuoto, pallacanestro e tennis: tutto questo si chiama Special Olympics e Monza sarà la capitale di questa ventiseiesima edizione dei Giochi nazionali. E il giuramento dell’Atleta Special Olympics, che potrebbe anche essere il motto di questo grande evento, evidenzia il principale obiettivo a cui punta: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentarlo con tutte le mie forze”. Questo è appunto il giuramento che ogni atleta Special Olympics è tenuto a dare e questo è il principio etico a cui si ispirano tutte le attività proposte e organizzate per questi atleti davvero “speciali”. Ognuno deve cercare di dare il massimo, di riuscirci da solo, di apprendere e di comunicare, perché è un atleta con una disabilità. Lo sport diviene così un mezzo d’integrazione e di unione tra i vari atleti, un modo per affrontare e confrontare insieme i diversi problemi o anche un semplice e divertente diversivo. “Special Olympics” è un programma

Special Olympics a Monza

internazionale di allenamento sportivo e competizioni atletiche (nel mondo sono 180 i Paesi che adottano questo programma) per più di 3.000.000 persone, ragazzi e adulti, con disabilità a livello intellettivo. Il 28 giugno si darà il via alle danze: con l’arrivo della “Torch Run”, prenderà il via la cerimonia di apertura, organizzata presso l’autodromo di Monza dove si accenderà il tripode. Sarà presente anche una delegazione proveniente da tutta la Brianza per far scoprire le tradizioni e i prodotti tipici della nostra terra. E anche questo farà sicuramente aumentare l’atmosfera di gioia e di festa di tutti quelli che parteciperanno all’evento. Tutti gli atleti con le proprie famiglie e i propri allenatori saranno collocati nel Villaggio Olimpico, nel quale si potranno così conoscere, far amicizia, scambiarsi qualche suggerimento e anche mettere alla prova le loro abilità in giochi interattivi o di intrattenimento. Contestualmente ci saranno i Programmi Salute dove medici, (oculisti, podologi, nutrizionisti, odontoiatri, audiologi, fisioterapisti) a titolo gratuito

offriranno la propria abilità professionale a tutti gli atleti. I Giochi si concluderanno il 4 luglio con una cerimonia ufficiale di chiusura nella quale verranno premiati i risultati di tutti: perché tutti avranno guadagnato la propria medaglia. Di grande importanza in questo evento sono i numerosi volontari Special Olympics che offriranno il proprio aiuto e sostegno gratuitamente, contribuendo a migliorare le condizioni di vita dell’atleta e i giochi stessi. Per partecipare come volontario basta scaricare e compilare il modulo di iscrizione sul sito www.monza2010.org/ Volontari.html. Ma affrettatevi perché le iscrizioni si concluderanno entro e non oltre il 30 marzo! Insomma sarà un evento da non perdere sia come volontari sia come semplici spettatori. E allora non facciamoci scappare questa occasione per rendere memorabile questo “evento speciale” che si svolgerà nella nostra Monza. Niccolò Rossi

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Le sciure

la redazione risponde

Care sciure, mi chiamo Francesca ed ho trentatre anni volevo un vostro parere su una questione che mi assila da tempo: non riesco a capire perché non sono mai soddisfatta della persona che ho accanto. O meglio: quando inizio a frequentare qualcuno sono convinta, mi butto a capofitto, mi sento coinvolta, ma questo coinvolgimento dura sempre meno e mi ci vuole sempre meno tempo a disincantarmi. Basta veramente poco, un’aspettativa disattesa, una parola storta al telefono o, addirittura, il modo di mangiare. L’ultima storia l’ho troncata perché lui sbatteva la bocca quando mangiava. Non riesco a capire cosa mi abbia fatto diventare così! Vorrei capire se sono l’unica persona a cui capita o se anche altri hanno il mio stesso dramma. Grazie e buon lavoro Cara Francesca, non essere troppo preoccupata, oserei dire che sei in ottima compagnia! La nostra potrebbe essere, a buon merito, definita “la generazione dei single”. Ultimamente capita spesso, nelle serate con gli amici, che si apra questo argomento; ognuno cerca mille spiegazioni, la più gettonata è che invecchiando si diventa più esigenti. Io semplicemente credo che chi di noi è ancora single, spesso è single di ritorno, ha ferite più o meno profonde, e che, di conseguenza, facciamo sempre più fatica a lasciarci andare, fidarci: abbiamo

costruito tutti delle corrazze, spesso inconsciamente, e se due persone sono entrambe sulla difensiva è normalissimo che non riescano ad intendersi. A me è capitato di troncare una frequentazione perché usava i calzini corti...appena me ne sono accorta mi è scemato tutto d’un colpo ogni interesse!!! In realtà riflettendoci sono scappata perché era un uomo che avrebbe potuto portarmi a lasciarmi andare di nuovo e la paura ha preso il sopravvento. Quindi penso, che all’inizio ci lasciamo coinvolgere, e ci divertiamo nel gioco della conquista reciproca ma poi quando il gioco si fa troppo coinvolgente se non sei tu, sarà l’altro, ma una scusa per scappare uno dei due la troverà sicuramente. Salvo poi,

Care sciure, mi chiamo Marco e sono di Monza, dopo avere letto l’editoriale dello scorso numero sono andato a vedere la corona ferrea e devo dire che mi è molto piaciuta la visita al museo del Duomo. Mi si è risvegliata la curiosità di conoscere la storia del posto in cui vivo, quindi volevo chiedervi altri consigli su cosa andare a vedere in città. Grazie Grazie a te Marco. Nei prossimi numeri sono previsti altri percorsi di Monza, comunque se vai a vedere sul nostro sito www.trantran.net nella categoria brigantia trovi altre piccole gite storico-naturalistiche che, sicuramente potranno aiutarti a conoscere un po’ meglio la nostra Brianza.

In questo momento i vincitori del concorso fotografico di Trantran, eccezion fatta per il vincitore del viaggio in Sicilia che partirà a Giugno, si trovano in vacanza!!! Sul prossimo numero alcune loro foto e racconti di viaggio. per l’incapacità umana allo stare da soli, gettarsi a capofitto in una storia apparente, che non comporti troppi coinvolgimenti o che non ti costringa a metterti troppo in discussione. Ecco quello che ti posso dire è non lasciarti tirare in questo tranello... meglio single, ma vivi, che morti in una storia troppo tranquilla.

Ciao sciure, sono Paola, volevo ringraziarvi per avermi fatto ricordare i Soerba, hanno fatto parte della mia adolescenza. È stato veramente un flash, un tuffo nel passato...Grazie!!

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Ci vediamo presto!

Il prossimo numero uscirà martedì 27 Aprile 2010 NUMERI UTILI

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Trantran N°6/2010