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www.trantran.net | n. 37 mensile | 14 Maggio 2013 | Distribuzione gratuita

PATTY PRAVO: QUANDO LA VITA E’ UNA PAZZA IDEA Attualità: parliamo di banche Musica: Antonio Maggio, Pino Scotto, Ketty Passa, Elena Cirillo / Teatro: Ale & Franz / Brianza: la Grande Diga del Lambro / Sport: David Fumanelli, la Formula 1 nel DNA


Sommario

Anno IV - Numero 37 - 14 Maggio 2013 Editore: Trantran Editore S.r.l. Sede: Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro C.F./P.I./RIMB 06774520966 REA MB 1864900 Reg. Trib. di Monza n.1995 del 29/06/2010 Maggio 2013

5 Editoriale A volte le banche si possono spalmare

Per Contattarci direzione@trantran.net redazione@trantran.net segreteria@trantran.net

Fondatori 6 Spunti di Vista Il campo dei miracoli 11 Clochart Pino Scotto: Il prezzo della sincerità

Marta Migliardi, Elena Gorla, Adriana Colombo, Guido Bertoni

Direttore Alfredo Rossi

Capo Redattore Marta Migliardi

Vice Capo Redattore Elena Gorla

Inviata Speciale Adriana Colombo

7

Grafica e Fotografi Ufficiali Alberto Zanardo e Francesca Fawn Masperi

Patty Pravo Quando la vita è... una pazza idea 9 Enoteca al Convegno

Redazione 13 Clochart

12 Clochart Francesca Fawn Masperi

Si ringraziano per questo numero:

15 Psicologia Oggi

Antonio Maggio

16 Reportage Banche: può darsi che muoia

18 Il Veterianario Risponde Parliamo di Anestesia...

22

21 Storie di serpenti.. sfratto con sorpresa

Brigantia Cavo Diotti, la grande diga del lambro.

21 Tanta paura per nulla 22 Odontoiatria Il dottor Scamazzo risponde

Antonio Ricci

25 Bis Elena Cirillo

27 Bis After the end

26 Bis “Kanta Ketty Passa”

29 Raccontiamoci Marina Marazza

28

lo chef risponde

32 Speciale Salute Halo Clinic 33 Reality Santina e Alberta 34 Altrove

Chef a casa tua

36 Verdissimo Una primavera aromatica 37 Pendolare Taxi e liberalizzazioni

Ringrazio le mie due Francesche e l’Albiz, Gilberto e Gloria, Giorgio Riva e L’Enpa tutta. Ringrazio Michele Paolilla e le ragazze della MPE. Ringraziamo e diamo il benvenuto a Daniele Rolandi nel nostro pazzo mondo di Trantran. Ringrazio Claudia Attanasi per le telefonate che mi fanno ridere e piangere. Ringrazio come sempre Umberto Grasso per esserci. Un ringraziamento al Presidente Allevi e all’Assessore dell’Aquila. Grazie anche a Nando e Bruno, a Rafa (panzon) e la bella e brava Alice. Grazie a tutti e pensate sempre positivo!

Foto di Copertina

24 Bis Ale&Franz

35 In Cucina Da Aldo

Juri Casati, Guido Caimmi, Gabry, Gaber (UTGaber), Niccolò Rossi, Alberto Zanardo, Francesca Fawn Masperi, Jacopo Rossi, Giulia Larocca, Francesca Rizzuti. Luca Vanni e il misterioso Redo Alfossi.

39 Cosa succede in città 41 Sportivamente La formula uno è nel mio DNA 44 Su la Testa 45 Il Commercialista informa 45 Le Sciure

Stampa REGGIANI S.p.A. 20126 Gavirate (VA)

Tiratura 26.000 Copie

Raccolta Pubblicitaria Direttore Commerciale Paola Scappatura paola.scappatura@trantran.net commerciale@trantran.net Trantran Editore s.r.l. Sede Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro (MB) direzione@trantran.net


Editoriale | Il Direttore Alfredo Rossi

Con voi A volte le “banche” si possono spalmare Che il rapporto con le banche sia decisamente cambiato, lo capisco -io che non capisco proprio niente di finanza e lo ammetto senza vergogna- da come vanno le cose. Mio padre faceva l’artigiano e quando aveva bisogno di un macchinario nuovo andava dal direttore della sua banca. Ci parlava un po’, gli faceva capire che con quella macchina nuova avrebbe guadagnato di più e che quindi gli avrebbe restituito il debito senza problemi. Una stretta di mano e via! “Ecco qua i soldi, sciur Rossi!”. Per inciso, quel direttore di banca è rimasto in quella filiale per anni, era un amico di mio padre e anch’io, quando ho avuto vent’anni, ci ho aperto il mio primo conto corrente. Da allora di direttori ne sono cambiati a decine, soprattutto negli ultimi quindici anni e anche la banca ha cambiato nome due volte, entrando in due fusioni. Certo, le cose non sono più quelle di allora: le concentrazioni, bancarie e no,

sono inevitabili, il lavoro non è più così “facile” e quindi le garanzie ci vogliono mentre prima bastava la stretta di mano, ci sono nuove regole per il credito imposteci dall’appartenenza all’Unione Europea, eccetera eccetera eccetera. Ma sicuramente il dato di fatto è che le banche, che prima erano la benzina della nostra economia, adesso -stando a quello che mi raccontano i miei amici che hanno piccole o medie imprese- lo sono molto meno o addirittura non lo sono più. Non so dire, per ignoranza della materia, cosa si dovrebbe fare per farle tornare a essere la benzina di allora, ma chi lo sa è pregato di darsi da fare, altrimenti quella benzina potrebbe prendere fuoco e mandarci ancora più in crisi di quello che già siamo. E a proposito di banche, o simili, qualche giorno fa sono stato invitato alla conferenza stampa del consorzio italiano del Gorgonzola.

Le cifre che ho sentito (in termini di fatturato e di esportazione) mi hanno fatto capire che di banche ne abbiamo ancora in Italia. Banche del gusto (gorgonzola, grana, vino, moda eccetera) conosciute in tutto il mondo: il momento della nostra economia è pessimo, ma forse basta davvero poco (almeno mi piace sperarlo) per far ripartire il nostro Paese. Forse anche perché, alla fine di quell’incontro, Ernst Knam, nato in Germania ma formatosi alla scuola del grande chef Gualtiero Marchesi in Italia e che a Milano ha aperto una pasticceria che è una vera gioielleria dei sapori e dei colori, ha fatto degustare il gorgonzola con tanti tipi di cioccolato, visto che lui è un pasticciere con tre stellette. Impensabile (per me) ma davvero straordinario. Ecco, il gorgonzola una banca da spalmare o da “pucciare” nel cioccolato. Alfredo Rossi

Per voi Per la nostra città.

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Spunti di Vista | L’innocenza del principio relativo

Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Patty Pravo

Il Campo dei Miracoli

Quando la vita è una... pazza idea di Alfredo Rossi

di Juri Casati La popolarità del sistema bancario internazionale non è mai stata a livelli così bassi come quelli di oggi. Le speculazioni folli che, approfittando del boom del mercato immobiliare degli Stati Uniti, hanno costruito prodotti finanziati basati su mutui concessi a debitori inaffidabili, sono crollate di schianto trascinando con sé una bella fetta dell’economia mondiale, e il sogno di far soldi grazie a qualcuno che probabilmente non avrebbe onorato le rate del mutuo che gli era stato concesso si è rivelato una pretesa illusoria, così come si era rivelata una pretesa illusoria quella di Pinocchio di seppellire cinque monete d’oro nel Campo dei Miracoli e di veder crescere l’albero degli zecchini d’oro. Se quella di Pinocchio era però una fiaba, i mutui subprime, che hanno innescato la più grave crisi finanziaria mondiale dal 1929, sono stati una triste realtà. Tuttavia i mutui subprime non rappresentano altro che il peccato originale del sistema bancario, a cui si sono poi aggiunti altri e gravi peccati. Per esempio un altro grave peccato è stato che i manager colpevoli del disastro – pochissimi dei quali hanno perso il posto – si siano attribuiti pesanti retribuzioni, condite da altrettanto pesanti quanto inspiegabili premi, utilizzando fondi pubblici che erano destinati però a salvare le banche che loro stessi avevano contribuito a far fallire. Ma c’è ancora dell’altro. Quello che adesso, e in particolare in Italia, viene rinfacciato al sistema bancario è il fatto che esso non conceda più credito alle imprese o lo 6

conceda con il contagocce, oppure lo offra a condizioni impossibili, chiedendo per esempio garanzie di una portata tale che, se un’azienda disponesse davvero di tali garanzie, non avrebbe bisogno di chiedere un prestito. È un problema delicato, perché senza credito le imprese soffocano e poi muoiono. Non è problema però relativo solo alle aziende, perché per quanto riguarda i prestiti ai privati le cose non vanno meglio. Si ha poi l’impressione – ed è più di un’impressione – che il sistema bancario continui a fare un po’ il furbo nei confronti del suo salvatore, cioè noi, anche quando si occupi dei nostri magri risparmi. A parte la deprecabile abitudine di disseminare un po’ ovunque spese e commissioni, in ogni caso negli ultimi anni si sono moltiplicati anche i casi in cui il sistema bancario ha spinto la clientela ad acquistare, se andava bene, i prodotti finanziari che banca di turno aveva a sua volta confezionato o, se andava male, i prodotti di cui la banca di turno si voleva disfare perché si era accorta che non valevano più niente; e i casi dei bond Cirio e dei bond argentini (oltre che ovviamente dei derivati costruiti sui mutui subprime) sono lì a dimostralo. Insomma: appare evidente che gli aiuti che in questi ultimi anni siamo stati costretti a erogare, sostenendo sacrifici enormi, al sistema bancario per salvarlo da un sicuro crack – causato in buona parte da speculazioni suicide che il sistema bancario aveva inventato, aveva tollerato e di cui, almeno per i primi tempi, si era pure giovato – oggi non ci siano minimamente restituiti dal sistema bancario.

Se il settore bancario gode di una pessima fama, tuttavia si dice che quantomeno la sua salute stia migliorando. Ma è proprio così? Alcuni hanno osservato che proprio gli interventi pubblici di salvataggio potrebbero incentivare quello che gli economisti chiamano «moral hazard», cioè un azzardo morale, da parte del sistema bancario, poiché esso ha oggi la ragionevole certezza che in futuro i costi dei suoi eventuali insuccessi dovuti a sue scelte rischiose – come per esempio l’emissione di nuovi titoli spazzatura – saranno ripagati dalla collettività così come è avvenuto in questi anni. E tutto ciò sfruttando anche il ricatto morale derivante dalla certezza che l’instabilità finanziaria che seguirebbe al fallimento anche di una sola parte del sistema bancario avrebbe ripercussioni economiche estremamente negative sull’economia di tutta la collettività. Pertanto il sistema bancario – secondo alcuni economisti – in futuro tenderà ad essere più imprudente di quanto invece non sarebbe se fosse consapevole di dovere pagare di tasca propria le eventuali perdite economiche derivanti dalle sue scelte. La stabilità finanziaria garantita dagli interventi pubblici per salvare il sistema bancario, oltre ad essere per adesso relativamente modesta, potrebbe dunque avere anche i giorni contati.

La vita di Nicoletta Strambelli, diventata per esigenze d’arte Patty Pravo, è un vero romanzo. A cominciare dal nome: l’ha detto anche lei: “In realtà all’anagrafe sono stata registrata con il nome di Nicola e quando cominciai a esibirmi, in microgonna ma con una voce roca e graffiante, un po’ maschile, nacque la voce che ero un maschio travestito. E la cosa mi divertì da matti!”. Un romanzo, per essere tale, passa anche tra grandi storie d’amore. E matrimoni: e lei ne ha avuti quattro, celebrati civilmente, secondo il rito ortodosso, in Scozia, in Italia e nel resto del mondo. “Ho sempre voluto dare il suggello di un rito a una grande

storia d’amore. Il fatto è, che quando mi innamoro, mi vien voglia di innamorarmi anche degli altri, non solo di mio marito. E così oggi mi ritrovo anche con tante suocere e ci vogliamo tutti bene. Sono stata anche tra i primi a divorziare e così ho creato una gran confusione tra le diverse leggi dei vari Paesi e mi sono ritrovata anche, per qualche tempo, bigama e trigama. Ma l’amore è una cosa meravigliosa che va vissuto anche quando ti mette nei casini”. Ma tornando alla Nicoletta bambina c’è da dire che è stata allevata dai nonni. “I miei erano giovani e avevano altro da fare e così mi hanno affidata ai nonni: loro per me sono stati più che dei genitori. A mio

nonno Domenico era attaccata come una cozza: lui mi ha insegnato la disciplina, che ancora oggi governa la mia vita professionale e la gioia della libertà, anche quando devi pagarne il prezzo”. E gli amici di nonno Domenico, e di lei ragazzina, hanno probabilmente segnato la sua vita. Perché i suoi amici erano il cardinale Roncalli (che poi sarebbe diventato papa Giovanni XXIII), Peggy Guggenheim (celebre collezionista d’arte che aveva scelto Venezia tra tutte le città del mondo perché la considerava magica) e gli artisti che la circondavano. E poi il Ezra Pound, il poeta e scrittore americano da molti considerato “maledetto” e tanti altri. Giovanissima 7


Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Nicoletta si iscrive al conservatorio, sa già suonare il pianoforte e in testa ha un’idea: diventare direttrice d’orchestra. Ma sarebbe stato troppo banale in un romanzo. Allora se ne va in Inghilterra per studiare bene l’inglesee da lì una sera piomba al Piper, un locale di Roma che in quel momento furoreggiava, non solo in Italia ma nel resto d’Europa. Lei ci arriva appunto in microgonna, capelli lunghi e sciolti, una capacità di ballare che le deriva dall’aver frequentato la scuola di ballo alla Fenice di Venezia: ed è subito notata, visto che tutti si bloccano a guardarla, tra cui Gianni Boncompagni, Renzo Arbore e Luigi Tenco, che frequentavano il Piper. Da lì a diventare cantante il passo fu breve e così nacque Patty Pravo: “Perché quel nome? Perché a me quando studiavo Dante piacevano di più le ‘anime prave’ dell’Inferno, invece che i protagonisti del paradiso o del purgatorio. E Patty perché suona bene con Pravo e ha lo stesso numero di lettere”, spiega lei stessa. E da allora successi che ancora oggi si ascoltano e si cantano: “Ragazzo triste”, “Se perdo te”, “La bambola” (canzone che non le piaceva e la incise solo perché alla casa discografica insistettero molto perché lo facesse), “Pazza idea”, “Pensiero stupendo” e tante, tantissime altre, tra cui anche “Il vento e le rose”, presentata a Sanremo 2011 e che canta in duetto con Morgan. E di lui dice: “L’ho capito subito, 10 anni fa, che aveva qualcosa di speciale: le idee. Io ho lottato per le mie idee e adesso tocca a lui. E non lo giudico: anch’io ho commesso degli errori e li ho pagati”. Ma sono tanti gli amici del mondo dello spettacolo, a cominciare da Vasco Rossi che per lui ha 8

scritto diversi brani: “Ogni tanto lo sento al telefono. Quello che ha avuto non è stata una passeggiata ma recentemente l’ho sentito bello carico”. Anche lei, un paio di anni fa, era andata in crisi: “Gli attacchi di panico, mi colpivano e mi asciugavano l’anima e la testa. Per fortuna ne sono venuta fuori, ma è stata un’esperienza durissima che mi ha davvero segnato”. Oggi ha 65 anni, splendidamente portati: “Il fatto è che me ne sbatto dell’età. Quando ne avevo 57 dicevo di averne già 60… L’età che hai conta fino a un certo punto: L’importante è essere in buona salute, il resto sono solo numeri. Certo, non nego che sarebbe meglio averne 25, ma non si può fare e allora va bene così”. E’ felicissima dell’ingresso di tante donne nel nuovo governo e soprattutto del fatto che ci sia Emma Bonino: “Una donna libera e competente. Ne sono felice. Così come sono stata felice per l’elezione a papa di Francesco: mi ricorda tanto Giovanni XXIII”. Ma Patty Pravo crede in Dio: “Certo che sì, forse credo meno nei suoi ministri. Ma a Dio ci credo e ogni tanto lo ringrazio di avermi dato questo splendido dono: la mia voce”. Quanto si diventa ricchi a vendere così tanti dischi? “Non lo so. Ho sempre avuto le mani bucate, perché trovo che dia più libertà spendere che accumulare, accumulare intristisce e io non voglio essere triste. Tanto per dirne una nella metà degli anni 70 ho speso un miliardo di lire per comprare l’impianto scenico dei Pink Floyd: Uno potrebbe chiedermi: ma non era meglio se tenevi quei soldi? No, la soddisfazione e la gioia che ho provato nel sentirmi proprietaria di quella cosa è impagabile”. E si potrebbe andare avanti per ore a leggere il romanzo della vita di Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo, senza la paura di annoiarsi. Ma forse la cosa migliore,

ancora oggi, è ascoltarla. E’ infatti uscito da pochi giorni un cofanetto con tre Cd intitolato “Meravigliosamente Patty” che propone 46 sue canzoni, un best of della sua vita musicale: “Questa volta ho scelto io i brani, dopo tutti i cofanetti usciti senza che io avessi deciso niente. E ho scelto anche pezzi che erano rimasti in ombra, che avrebbero meritato più attenzione. Mi sono messa a riascoltare tutto quello che avevo fatto in oltre quarant’anni di carriera. Quasi una vita…”. E chissà quanti, giovani e meno giovani, hanno punteggiato il romanzo della loro vita con un brano imparato a memoria di Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta (a dire il vero Nicola) Strambelli…

Enoteca al Convegno: i profeti del vino

Siamo in compagnia di Mario Brambilla e Stefano Ravelli che ci accolgono nella storica Enoteca al Convegno, in via Cattaneo 53 (tel. 039 483880) a Lissone. Il locale è stato da poco splendidamente rinnovato ma mantiene sempre le caratteristiche tradizionali e qualitative che lo distinguono da tutti gli altri. Questo luogo nasce da un’idea di Ambrogio Brambilla che già negli anni 70, precursore di molti, volle aprire il locale per amatori e intenditori di vini e liquori. Storia, passione, tradizione ma anche il saper stare a passo con i tempi hanno reso questo luogo uno dei più conosciuti, sia per la qualità sia per l’accoglienza, nel nostro territorio, e non solo…. L’Enoteca al Convegno vanta una lunga tradizione… Fu mio padre Ambrogio, chiamato “il profeta del vino” che, iniziato il boom economico, riuscì a far capire ai brianzoli di lasciare la damigiana per il buon vino. Capì che il tempo del vino sfuso nelle damigiane e nei bottiglioni di manduria e squinzano che allora si bevevano in grandi quantita’ era finito e che la gente desiderava bottiglie di qualità, comprese che oltre a vendere bisognava far assaggiare! Lasciò la societa’ con i fratelli e aprì nel 77 l’Enoteca al convegno, diventando fra i primi in Brianza a vendere vini di qualità in bottiglia e la possibilità di degustarli al calice.

Stefano, in qualità di sommelier, quali sono le tendenze del momento? L’idea di Ambrogio Brambilla viene rispecchiata ancora oggi, poiché la gente continua a chiedere vino di qualità, tralasciando la tendenza al vino sfuso. Il nostro lavoro quindi non è cambiato, abbiamo seguito il filone storico dell’attività, potenziando la sala degustazione. All’inizio c’era solo una taverna mentre da più di dieci anni c’è la nuova sala degustazione! Dopo 30 anni abbiamo anche ristrutturato il negozio pur mantenendo la serietà e le caratteristiche aziendali e il nostro servizio di qualità è lo stesso. Continuiamo a tenere informati i nostri clienti su eventi, degustazioni e corsi di conoscenza sul vino tramite newsletter sul sito aziendale o tramite i social network, dove è possibile reperire informazioni su degustazioni, eventi realizzati con case vitivinicole e scoprire i prodotti in offerta; in più da quest’anno abbiamo ampliato la rete di vendita online, www.enotecaalconvegno.com dove i clienti italiani ed esteri possono acquistare i prodotti allo stesso prezzo da scaffale o anche con delle buone offerte! Avete anche la possibilità di mangiare in loco? Certo, la tradizione continua! Siamo aperti anche la sera fino a tardi, dal giovedì al sabato e prenotando

siamo a disposizione della clientela per aperitivi, compleanni e feste a tema, offrendo buone proposte in base alle esigenze del cliente. Inoltre disponiamo di una selezione di formaggi, salumi e specialità alimentari di qualità e per quanto riguarda il vino di circa 600 etichette proveniente da tutta Italia. La passione ci ha spinto, come dei pionieri, a cercare nuovi prodotti non solo in Italia, ma anche nelle nuove zone emergenti e nei nuovi mercati come Nuova Zelanda, Sudafrica, Australia ecc... in più proponiamo un vasto assortimento di distillati, grappe, cognac, rhum, whisky e birre artigianali. Fate anche corsi di formazione? I primi corsi furono fatti con Luigi Veronelli proprio per educare alla cultura del vino! Tramite newsletter, come dicevamo, teniamo costantemente aggiornati tutti su degustazioni in programma e corsi di conoscenza sul vino. Non solo vino, ma anche birre speciali di provenienza sia italiana che estera. Nel cuore della Brianza un luogo che racchiude la magia della storia, della passione e della dedizione che ancora oggi Mario e la moglie Raffaella e Stefano Ravelli trasmettono ad ogni cliente! Non a caso, talvolta, troviamo anche volti noti della musica, perché si sa: le cose buone e di qualità piacciono a tutti! Andate a nome di Trantran! Alla salute!

i profeti del vino Via Carlo Cattaneo, 53 - Lissone (MB)

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Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Cominciamo subito con il parlare del tuo ultimo lavoro Codicikappao… ‹‹Penso che già il titolo dica il contenuto. In questo paese è andato tutto storto, la prostituzione, i codici, i politici che si fanno le leggi da soli, ma la cosa più triste è che stanno rovinando la dignità delle persone. In questo disco parli del degrado culturale e socio politico che stiamo vivendo, secondo te il rock ha ancora questa funzione di ribellione e informazione? ‹‹Il rock non ha perso questa funzione, ma è la gente che se l’è dimenticata! La gente pensa che io ce l’abbia con Vasco o Ligabue ma a me non interessa la loro musica; non capisco perché loro che hanno milioni di fan non abbiano il coraggio di dirgli che gli stanno rubando la vita! Gli unici, oggi, che hanno il coraggio di dire queste cose, sono le nuove generazioni di rapper che sono nate in Italia››.

Pino Scotto: il prezzo della sincerita’ di Marta Migliardi

Pino Scotto non ha certo bisogno di lunghi preamboli; lo conosciamo tutti per la sua lunga carriera dai Vanadium fino ai giorni nostri, con il suo ultimo lavoro Codickappao. Pino Scotto e’ anche famoso per non avere peli sulla lingua e per la sua irriverenza e voglia di giustizia e ribellione contro cio’ che nega la dignita’ e il rispetto delle persone. Concetti che ha spesso espresso senza tante metafore. Prima di incontrarlo, con la troupe di TMB, mi figuro scene alla Ozzy Osbourne e mi preparo, timorosa, all’intervista. Ma, come spesso accade, l’apparenza inganna: gentilissimo e pieno di entusiasmo si racconta generosamente ai nostri microfoni. Conosce Monza e la Brianza non solo perche’ va ogni tanto all’Enoteca di Lissone ma anche perche’ si occupa di un grande progetto umanitario insieme alla Dott.ssa monzese Caterina Vetro, a favore dei bambini del Guatemala. Ci salutiamo con un abbraccio. E’ bello poter cambiare idea.

A proposito di questo, hai delle collaborazioni con i Club Dogo, vuoi parlarcene? ‹‹ Le collaborazioni dei miei album sono fatte con amici con cui ci frequentiamo, nella Milano by night; sono lavori cominciati già da “Date di fuoco”, album di qualche anno fa, dove avevo iniziato a contaminare la mia musica con quella di J-Ax, Enrico Ruggeri e tanti altri. Nell’album c’è un brano con Edoardo Bennato, uno con i Modena City Ramblers e un brano con i Club Dogo, le chitarre le ha fatte un chitarrista degli Europe, la batteria Mike Terrana, batterista americano che ha suonato con gli Ozborne. Il pezzo con i Club Dogo l’avevamo già registrato otto mesi prima dell’album e l’avevamo messo su iTunes per il progetto Rainbow, realizzato con la Dott.ssa Vetro in Centro America. Io mi aspettavo che almeno un migliaio di persone lo avrebbero scaricato, ma va bene comunque…›› Puoi dirci qualcosa di più di questo progetto? ‹‹Questo progetto nasce dalla mente e dall’anima della Dott.ssa Caterina Vetro, nata a Monza , psicologa che appena laureata, cominciando a lavorare a Milano si era accorta che stava curando solo “finti malati”, persone che si preoccupavano solo di problemi futili, e per questo ha cominciato a lavorare nelle associazioni umanitarie. Un giorno, vedendo dei piccolissimi bambini negli orfanotrofi, vittime di abusi, ho detto : “dobbiamo fare qualcosa”, così abbiamo cominciato a costruire piccole casette, tirando fuori questi bambini dagli orfanotrofi, abbiamo costruito una scuola di musica; l’anno dopo siamo andati in Guatemala, dove c’è la più grande discarica di rifiuti e dove i bambini lavorano tutto il giorno in mezzo alla sporcizia per raccogliere qualsiasi cosa. Abbiamo costruito una piccola clinica che è già operativa. Ora siamo in Cambogia, dove abbiamo costruito un laboratorio di saponi e oli naturali, dando così lavorano alle donne. Per chi ne volesse

sapere di più: Rainbowprojects.it, dove potete trovare tutti i progetti passati e in corso››. Oltre che per la tua musica sei famoso anche per il tuo carattere acceso. Parlandoti si capisce, invece, che sei una persona molto gentile e disponibile...qual è quindi il prezzo della sincerità? ‹‹E’ un prezzo molto alto, perché le persone che desiderano un mondo pulito, dove regna il rispetto, l’amore, la compassione e l’aiuto reciproco vivono male perché sentono addosso tutta questa “sporcizia” ed è un prezzo che non paga. Negli altri ambiti lavorativi, come per esempio una fabbrica paghi, perché non riesci a non dire quello che pensi, mentre questo, dello spettacolo, è un mondo dove la gente si lecca il culo l’uno con l’altro››. Anche nel mondo della musica ci sono questi pregiudizi? ‹‹In questo mondo è molto peggio! C’è molta finzione, purtroppo...ho visto artisti che sul palco si abbracciano ma appena si incontrano se ne dicono dietro di ogni››. Tornando alla musica, Codicekappao, ritmi inconsueti che rispecchiano la tua personalità eclettica e le tue idee, com’è nata la passione per questo genere? ‹‹Nasce da un Pino Scotto 13enne, quando ascoltavo Elvis e mi pettinavo come lui, mi facevo fare le camicie come lui, mi mettevo davanti allo specchio con la scopa! M’intrigava tutto questo ma non pensavo di cantare, invece sono bastati due anni!A sedici anni

sono scappato di casa, da un piccolo paese in provincia a Napoli perché lì c’erano più possibilità. Ho dormito per tre mesi in una 500 che un parcheggiatore abusivo mi faceva usare perché il proprietario spesso non la utilizzava e mi diceva:”questo è quello che non va mai a lavorare”, altre volte, invece quando lo vedeva arrivare mi svegliava...ed è lì che è iniziata la mia passione!›› Dato che sei una persona senza peli sulla lingua, cosa ne pensi del Movimento 5 stelle? ‹‹Io sto lavorando con Beppe da 5 anni, ero a Roma con lui prima delle elezioni… lo conosco bene e ci credo, la cosa che mi dispiace è che se prendevamo un po’ di voti in più potevamo mandare a casa tutta questa gente! So che c’è un certo tipo di italiano che vuole il bunga bunga, un paese di inciuci e di ladri, perché è ladro anche lui, ma non caspico quella gente che ha votato le persone che hanno rovinato il nostro paese..non dico di credere in Beppe Grillo, ma almeno proviamo...tanto peggio di così non può andare! Prima c’era Monti che ci ha dissanguati adesso ci sono i saggi che studiano come dissanguarci dagli ultimi centesimi che ci sono rimasti! ›› Tre motivi per cui vale la pena vivere? ‹‹Brian, mio figlio, mentre io ad ottobre faccio 64 anni lui il giorno prima ne fa 41…per me è come se fosse ancora un bambino, la musica, il rock and roll e la speranza di veder e un mondo migliore.. io continuo a crederci, anche se mia mamma da buon napoletana dice: “chi vive sperando muore cagando”! ›› 11


Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

Francesca Fawn Masperi:

l’arte non è sregolatezza, l’arte è bisogno! Arte. Parliamo spesso di arte riferendoci a varie realtà. A volte abusiamo della parola, confondiamo il successo con il merito, la facciata con l’anima. Oggi vi presentiamo ufficialmente Francesca Fawn Masperi, una giovane e promettente artista che noi conosciamo molto bene perché da anni collabora con la nostra rivista come fotografa, scrittrice, illustratrice (la copertina di Un anno d’amor(gan) –Trantran Editore è opera sua). Lascerò che siano le sue parole a descrivere ciò che è e ciò che fa perché non potrei essere obiettiva. Francesca rappresenta, per me, tutto ciò che vi è di bello: il cuore, i pensieri, il linguaggio, i gesti, i sentimenti. Questa bellezza traspare nelle sue opere, nei suoi scritti e anche nella sua fisicità. Sfatiamo il mito del bello, dannato, artista maledetto. L’arte è anche il sole e la libertà.

Antonio Maggio: il pretesto del testo!

di Marta Migliardi Francesca, stai conseguendo il Diploma di secondo livello in Terapeutica Artistica all’Accademia di Belle Arti di Brera. Come si applica l’arte alla terapia? L’arte è terapeutica? L’arte e la creatività sono la cosa più libera e personale che una persona ha di suo e che nessuno le potrà mai portare via. Per questo è terapeutica, perché ti permette di prenderti cura di te in un modo unico. Quando uso la parola arte intendo quell’esperienza personale che chiunque può fare (perché chiunque ha qualcosa che gli fa battere il cuore) che ci appassiona a tal punto da entrare dentro noi stessi e uscirne creando qualcosa d’irripetibile. Chi poi lo mette ciò che crea al servizio degli altri, in modo che possano trarre qualcosa per loro stessi attraverso un saper fare di un altro, è un artista. La terapeutica artistica che studiamo a Brera ci dà i mezzi per condurre laboratori artistici terapeutici con persone che hanno voglia di intraprendere percorsi personali o gruppali che abbiano lo scopo di stare bene. Quindi studiamo materie psicologiche con la docenza di professori della Bicocca, dell’università di Pavia e della scuola di terapia analitica LISTA e ci perfezioniamo nelle materie e tecniche artistiche coordinate dalle docenti d’indirizzo, creatrici dell’intero corso, Tiziana Tacconi e Laura Tonani. Ed è con la supervisione della professoressa Tonani che io e la mia collega Cecilia Marchetti, ora stiamo conducendo laboratori di formazione sperimentali per parte dello staff medico di psichiatri e infermieri dell’azienda ospedaliera di Pavia. Nel Carcere di Bollate, nel Reparto di S.P.D.C. di Pavia, nella Bottega dell’arte di Guido Uggeri della clinica psichiatriche del Fatebenefratelli di Brescia stai facendo tirocini di terapeutica artistica. Come si coniuga l’arte, che è da sempre sinonimo di libertà espressiva con situazioni di reclusione? Non sono in antitesi? Proprio perché sono in antitesi,

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funzionano. L’arte ti libera, ti scioglie, ti rende felice: entri in un percorso difficile che non sai se riuscirai a portare a termine e poi ce la fai, e l’hai fatto tu, e non ci credevi! E ogni volta che riguardi ciò che hai fatto te ne innamori ancora di più... l’opera che hai davanti è un tuo figlio, è parte di te, e se lei è così bella lo sei anche tu. E’ così per chiunque (è questo il prendersi cura di sé di cui parlavo prima), pensate per persone screditate come chi è in carcere per qualsiasi motivo, o chi è chiuso in S.P.D.C a causa di qualche malattia psichica in acuzie o di un tentato suicidio. L’arte non guarisce malattie né salva dagli errori, ma ti fa sentire di nuovo un essere umano agli occhi tuoi e a quelli degli altri. Coma hai scelto di occuparti nello specifico di arte e terapia? L’ho scoperta per caso sbagliando aula al primo anno di pittura anni fa. L’ho poi scelta due anni fa sentendo che lo volevo fare. Ho capito perché l’ho scelta quest’anno: fare arte per me è un modo di comunicare con me stessa e creare un contatto con l’altro attraverso l’opera finita; mentre la terapeutica artistica ti permette di dare agli altri i mezzi per fare lo stesso. Ho sempre in mente questa immagine: l’artista quando fa arte entra nel buio di se stesso con una luce, che è il mezzo artistico, la materia con cui crei l’opera dialogandoci; l’artista terapista invece entra nel buio dell’altro accompagnandolo reggendo insieme la luce e, sapendo bene quando e come uscirne, gli insegna a farlo, finché il suo aiuto sarà superfluo. Sei molto versatile: dipingi, scrivi, crei mosaici, fotografi: in quale forma d’arte ti senti più realizzata? Non saprei...la pittura e il disegno sono stati i miei primi mezzi, come per le Impressioni.. ma qualsiasi materia mi attiri ho voglia di sperimentarla, stendere il colore a olio con il pennello o con le dita e il palmo delle mani come nei Sudari; rompere il marmo, perdersi nei suoi colori e nelle sfumature e diversità

di durezza, prendere una penna e cominciare a disegnare su fogli a caso o invece farlo sul tessuto, sui muri, sui fogli adatti.. è tutto così bello.. non importa il mezzo di cui ti innamori per fare arte, qualsiasi materiale o materia vale se la scegli, l’importante è quello che ti dà quando la lavori e lei ti risponde e quello che ne viene fuori.Potrebbe farti schifo qualcosa che fai, ma ti dice comunque qualcosa di te e di quel momento. E’ una traccia comunque bellissima di te. Hai disegnato la copertina del libro di Fabio Cinti Un anno d’amor(gan). Come hai affrontato questa esperienza nel dover interpretare e sintetizzare due personaggi famosi? Come ti è nata l’idea? E’ nata, come al solito, facendo. All’inizio ho studiato e cercato di conoscere, per quanto possibile, Fabio Cinti e Morgan, che sono uno l’autore e ‘protagonista’ del libro e l’altro colui che ha reso possibile quest’opera. Intanto disegnavo e uscivano idee. Senza sapere del gatto Maffù, nei primi disegni con Fabio disegnavo anche un gatto nero. Poi ho trovato il disegno giusto: il libro racconta sottoforma di ‘favola onirica’ una parte della vita di Fabio, quella che ha visto Morgan come amico e maestro. Parla della crescita e del cambiamento di questo ragazzo grazie a questo complicato rapporto. E’ lui il protagonista, sono suoi il volto e suo lo sguardo dipinti in copertina. Solo i capelli, parti del nostro corpo sempre in rinnovamento e che spesso raccontano qualcosa di noi, sono quel ciuffo che Morgan ha portato per anni fino a ottobre. Ricordano quella parte di vita in cui sono cresciuti insieme, per poi prendere strade diverse. E’ un po’ come quando vedi una vecchia foto in cui avevi quegli strani capelli un po’ troppo rossi o un po’ troppo ricci e ti ricordi istantaneamente chi eri in quel momento, e ti vuoi bene comunque. Progetti per il futuro? Sto creando un libro d’illustrazioni che riguarda la perdita e l’abbandono. Poi tra maggio e giugno partirà il corso di mosaico creativo, saranno 4 incontri

serali i due ore alla settimana (per informazioni info@fawnmasperi.com). Infine a settembre sarò 3 mesi a Parigi per interviste a psichiatri e professori d’arte e per visitare i laboratori di arte terapia in centri psichiatrici. Sto cominciando ora a studiar francese, la cosa mi terrorizza un poco. In questo momento sono in mostra insieme all’artista Francesco Serenthà a Muggiò in Sala Pasolini nella villa storica del comune, al Festival Mousikè uno squarcio musicale nella città,, (ieri il pianista Andrea Micucci e gli archi del ‘Quartetto Gea’ hanno suonato Schumann e Chopin, sono sati fantastici!) Ah! E a giugno parteciperò a una mostra collettiva nella Quadreria di Malgrate, sul lago di Lecco, con il gruppo WelcomeCantù. Tra gli altri sta organizzando tutto Graziano Galli, una persona splendida. Il connubio tra artista e vita dannata è da sempre in voga, dai poeti ai pittori…fino ai giorni nostri: l’arte è quindi sregolatezza e viene dal dolore o vi sono altre fonti, per te? L’arte non è sregolatezza, l’arte è bisogno. Gli artisti dannati sono persone che non stanno bene con loro stessi o con il mondo intorno, che hanno qualcosa d’irrisolto. E che usano l’arte per allontanarsene o invece per farsi bruciare. Un artista è una persona empatica, emotiva, sensibile, per questo o sta infinitamente bene o infinitamente male. Non credo che l’arte venga dal dolore, ma da qualsiasi stimolo che porti a una trasformazione. Può essere un dolore, ma anche un piacere immenso provocato dalle quotidiane foglie che ballano sugli alberi. O da quell’emozione viscerale che parte dal ventre e ti scalda fino alla gola che ti prende in certe situazioni della vita, ognuno ha le proprie. Un artista non sarà mai completamente felice, ci vede troppo. Ma quando gli capita di esserlo, arriva a una felicità difficile da raggiungere. (Poi ci sono quelle persone che chiamano arte i prodotti commerciali che fanno, ma questo è un altro argomento e opinione personale.) Sentirete presto parlare ancora di lei!

di Francesca Rizzuti

Antonio Maggio, 26enne vincitore di Sanremo Giovani 2013, per chi non si ricordasse di lui, ex concorrente e vincitore di XFactor con gli Aram Quartet, ci parla del suo disco d’esordio come solista e cantautore, svelandoci i retroscena che lo hanno portato dal talent show, alla pubblicazione di questo suo ultimo album. Un giovane musicista, ispirato dagli

insegnamenti del suo “vecchio maestro” Morgan, entusiasta della sua nuova carriera musicale che ci sorprende per la sua proprietà linguistica e per l’ironia che pervade i suoi testi….quando il testo è solo un pretesto! Vincitore per la critica e vincitore assoluto di Sanremo Giovani 2013, cominciamo subito con il parlare del tuo

ultimo album Nonostante tutto… ‹‹Nonostante tutto è, come prima cosa, il mio disco d’esordio, e sebbene ne abbi fatti altri due con gli Aram Quartet (nb. Gruppo vocale vincitore della prima edizione di XFactor ), può essere considerato a tutti gli effetti il mio primo album da solista e cantautore. Si

tratta di dieci canzoni scritte interamente da me, ed un paio in collaborazione con un mio caro amico ed ex compagno di scuola, salentino anche lui; sono autore e compositore sia delle musiche sia dei testi. In questo disco c’è una sorta di mix tra la ricerca del nostro folklore musicale, la cui melodia ha reso così grande la nostra musica nel mondo, misto all’elettronica.. .e il mix esplosivo che ne esce 13


Clochart | Interviste a volti noti in giro per la Brianza

fuori rappresenta tutto il mio lavoro!›› Sono rimasta colpita dai tuoi testi molto ironici. Nella vita e nell’arte quanto conta per te l’ironia? ‹‹E’ molto importante perché ci aiuta ad affrontare la vita in maniera più leggera e scanzonata; la musica poi dovrebbe essere un momento di svago, quindi a maggior ragione, oltre che nella vita, la uso anche artisticamente…›› Lavorare da solista e lavorare in gruppo… com’è stata questa trasformazione? Oppure tu ti sei sempre sentito un po’ più solista? ‹‹Anche prima degli Aram ero solista, è stato un po’ un ritorno alle origini! L’esperienza con gli Aram è stata una parentesi bellissima, a cui sono ovviamente grato perché mi ha aiutato ad allargare“le spallucce” per affrontare questa nuova esperienza nella maniera più serena possibile, ovviamente da solo si ha una libertà creativa che prima non si aveva, perché bisogna condividere la creatività

con le esigenze delle altre persone, in ogni caso è stata un’esperienza impagabile! Ora mi sento totalmente sicuro, perché ho la libertà di far arrivare alla gente la mia musica e di conseguenza quello che sono io... ›› Ho letto nella tua biografia che hai fatto un corso di canto jazz, una cosa molto bella e curiosa,eclettica direi, come mai proprio il canto jazz? ‹‹E’successo poco prima dell’esperienza di X Factor, in realtà volevo affiancare allo studio universitario, (lo scorso marzo ho conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Mediterranee) qualcosa di accademico, musicalmente parlando, e al Conservatorio di Tarato l’unico corso relativo al canto era il canto Jazz..è stata un’esperienza che mi ha aperto anche ad altri orizzonti musicali››. Due domande un po’ particolari: nei tuoi testi si parla sempre di bene e di male, di quello che fa bene

e di quello che fa male, un tema che voi artisti affrontate spesso sul filo del rasoio, per te cosa fa bene e cosa fa male? ‹‹La musica bella fa bene e la musica brutta fa male! ›› Domanda d’obbligo per noi monzesi: tu sei stato nella squadra di XFactor con Morgan vi lega un’amicizia e stima reciproca, cosa ti porti dietro dei suoi insegnamenti ? ‹‹Mi porto dietro tanto... perché parliamo di una persona che è un pozzo senza fondo di conoscenze musicali! Mi ricordo il primo periodo che abbiamo collaborato insieme… c’è stata subito una scintilla fra di noi, e questo penso che si sia visto nel corso della trasmissione; i primi mesi mi ricordo che lo guardavo a bocca aperta mentre parlava di musica, è un’enciclopedia, sa veramente tutto! Al di là del suo essere, il suo genio e la sua cultura musicale sono le cose che mi colpiscono di più››.

‹‹Ovviamente il sottotesto.. perché il testo è un pretesto! ››

Psicologia Oggi La Dottoressa Convertino risponde

Se avessi la bacchetta magica, con chi ti piacerebbe, duettare? Vivo o morto, reale o immaginario? ‹‹Beh, un duetto con Lucio Dalla o Domenico Modugno sarebbe il top! ›› Hai qualche progetto imminente per il futuro?Concerti, tour? Puoi darci un sito dove controllare? ‹‹Il sito è www.antoniomaggio.net, poi c’e’ la pagina facebook ufficiale e Twitter. Il tour partirà da maggio››.

Da contorsionisti a conquistatori della libertà. Ecco gli step per superare l’ansia “Aiuto, ho l’ansia! E adesso?” “Ho paura di fare tutto, non ce la faccio più!”. Capita sempre più spesso di sentire queste frasi, e di accogliere queste richieste di intervento. Cosa fare allora se l’ansia si presenta, e come affrontarla?

Secondo te, è in una canzone è più importante il testo o il sottotesto?

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È importante innanzitutto individuare e riconoscere alcuni dei numerosi sintomi di uno stato ansioso: Sintomi Fisiologici: la tachicardia, le palpitazioni, la sudorazione, i tremori Sintomi Psicologici: paura di morire, di impazzire, di perdere il controllo, le fobie Sintomi Comportamentali: azioni di evitamento, di fuga, reazioni eccessive a stimoli innoqui. Tutti questi sintomi sono da considerarsi preziosi segnali, che indicano alla persona di fermarsi e di comprendere i propri comportamenti e le relazioni con gli altri. L’agitazione, lo stress e gli attacchi di panico possono rappresentare un segnale di bisogni più profondi, celando quindi energia e creatività, nascoste da molto tempo. Come liberarle? 1. Rinforzare l’immaginario positivo. Provate a fermarvi ad immaginare una situazione che vi dia tranquillità, a soffermare i pensieri su questa immagine e recuperare le sensazioni positive associate. Questo processo permette di rafforzare la propria fiducia personale e la forza interiore. Esercizi e tecniche specifiche possono aiutare a sviluppare queste rappresentazioni interne, aumentando così l’autostima personale.

Psicologa psicoterapeuta della coppia e della famiglia da 26 anni. Esperta in psicodiagnosi e psicologia clinica.

2. Coltivare la propria energia e definire il proprio spazio personale. Ogni persona può trovarsi in situazioni ed ambienti che inviano stimoli e richieste percepiti come eccessivi, e che spesso si ha difficoltà a gestire. Riconoscere le proprie risorse ed imparare a dire di no, permette di stabilire in modo più chiaro i confini del proprio spazio e di porre al centro i propri bisogni. Come imparare a dire di no? Innanzitutto

“L’ansia e le paure nascondono in realtà un’intensa voglia di vivere, di creare e manifestarsi con pienezza” iniziando a tollerare la distanza: essere di parere diverso definisce un limite tra sé e l’altro, necessario per riportare il proprio pensiero su se stessi. Utilizzare delle frasi sistematiche può essere d’aiuto per dare un tempo di attesa all’altro e sviluppare un linguaggio efficace per stare bene: “Mi dispiace ma ora sono impegnato, mi libererò alle…”; “Ti aiuterò con piacere quando avrò finito questo lavoro”; “Mi dispiace molto non accontentarti, ma se

vuoi che ti aiuto ho bisogno di saperlo prima in modo da programmarmi meglio”; “In questo momento non posso darti una risposta, lasciami un po’ di tempo per pensarci”. Questo tipo di comunicazione permette di non interrompere i propri piani per rispondere alle richieste dell’altro, ma di imparare ad essere protagonista, fondando la propria esistenza nella ricerca dialogica e progettuale con l’altro, in continua interdipendenza e trasformazione. 3. Tecniche di rilassamento. Concentrarsi ed allenarsi sul respiro, consente di lasciar andare le tensioni, rilassare il corpo e alleggerire la mente. Compiere ogni giorno esercizi di respirazione, in un clima adeguato, permette di sviluppare uno stato di benessere e di maggiore concentrazione, utili per affrontare ogni situazione. 4. Potenziare le strategie positive. Riconoscere l’effetto limitante di pensieri e convinzioni negative è il primo passo per trasformare e per elaborare nuove strategie utili a sviluppare e potenziare il proprio sé. Come fare? La psicoterapia mirata consente di individuare i pensieri e le strategie disfunzionali e rielaborare i punti problematici della vita e delle relazioni, sia del singolo sia della famiglia, bambini compresi, per rinforzare nuovi modi di comportarsi e agire nelle relazioni. 5. Aumentare la consapevolezza delle proprie risorse. I test e le tecniche personalizzate, all’interno di un percorso psicologico, offrono la possibilità di approfondire e identificare con precisione la sintomatologia, individuare le fonti di stress interne ed esterne ad essa legate, riconoscere e sviluppare le proprie risorse e migliorarsi. Considerare l’ansia come un “alleato” che permette di sbloccare la propria energia consente di riappropriarsene, imparare a canalizzarla e a trasformarsi. Ognuno possiede una chiave di svolta per aprirsi a nuove possibilità: è importante prendere la decisione di cambiare.

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Reportage

Reportage

Chi le farebbe da garante? Mio padre

BANCHE: PUO’ DARSI CHE MUOIA La storia vera di un’anonima cittadina

di Marta Migliardi

Avrete già letto a pagina sei, le osservazioni del mio collega inerenti il sistema bancario odierno. Non credo di avere molto da aggiungere e non vorrei neanche pedissequamente ripetere gli stessi concetti. Pertanto, quando mi è stato domandato di scrivere uno speciale sul tema, ho deciso di affrontarlo raccontando non la disastrosa storia della decadenza di un sistema ma le storie concrete delle persone, della gente, dei volti che incrociamo agli sportelli, quasi mai allegri. Mi sono, quindi, piazzata fuori da diverse banche negli orari più disparati, per cercare di incontrare tipologie differenti di persone e, senza pregiudizi e garantendo loro il giusto anonimato, ho chiacchierato con loro, con quelli che non mi hanno mandato al diavolo. I nomi riportati di seguito sono, pertanto, di pura fantasia. Le storie temo, invece, siano vere. Quella che mi preme raccontarvi è la storia di Chiara. Tacchi, gonna al ginocchio, occhialoni da sole e borsa all’ultima moda: una così, che esce dalla banca alle ore 12.30 imbronciata e furibonda, non me la posso proprio far scappare. Immaginavo mi avrebbe ignorata, dato il passo spedito che la conduceva verso la sua macchina parcheggiata rigorosamente in seconda fila, invece, grazie alle chiavi che si erano smarrite nella grande borsa e che le impedivano di scappare senza neanche guardarmi negli occhi, alla fine l’ho convinta a rispondere ad alcune domande, sfociate in 16

Quanti anni ha suo padre? 72 appena compiuti. Quanto prende di pensione? Le ho mandato il foglio INPS, comunque più di 3000 euro. Ma anch’io ho il mio lavoro. Eh no… così non possiamo erogarle il prestito perché suo padre può darsi che muoia. Mi scusi? Volevo dire è vecchio, per dieci anni non glielo possiamo fare. Dovrebbe alzare la rata e diminuire il tempo.

un fiume in piena, un legittimo sfogo: la sua storia merita davvero di essere raccontata. Chiara ha 35 anni. Una laurea umanistica, un lavoro a tempo indeterminato, una casa che divide con il fidanzato e un mutuo che paga regolarmente da 8 anni e le cui rate termineranno ‘quando io sarò già al creatore’ (sue parole testuali). Non ha grossi problemi economici, sia lei sia il convivente lavorano, ma la Banca, essendo lei un’ottima pagatrice, l’ha convocata per sapere se volesse usufruire di un nuovo prestito. ‘Perche no? Mi sono detta, tanto niente è mio: la casa non sarà mia fino al 2020, la macchina la sta pagando il mio ragazzo e sarà sua tra cinque anni, a questo punto qualche lira in più sul conto, poiché

mi hanno chiamato loro, mi poteva fare davvero comodo. Il ragionamento non fa una piega. Ma una volta allo sportello, dallo stesso addetto che l’ha chiamata per proporle l’affarone, le vengono fatte delle osservazioni: il suo stipendio non basta più (anche se ha un contratto a tempo indeterminato) e nemmeno quello del suo ragazzo (non sono regolarmente sposati e ora come garanti prediligono familiari). Chiara, un po’ perplessa propone di far fare da garante a suo padre, 72 anni e una pensione che sfiora i 4000 euro. Una pensione alta data dal lavoro di dirigente di una vita intera che nulla ha a che fare con quella della Minetti, per intenderci. Lo sportellista tutto contento prende i documenti di lei, del padre e per sicurezza pure del convivente e inoltra alla finanziaria. Eh già! Perché, spiega Chiara, non è la Banca a dare il prestito ma la finanziaria cui la Banca si appoggia. Nei successivi due giorni è letteralmente inondata di telefonate in italiano scorretto, con congiuntivi sbagliati e una certa maleducazione di base, classica di chi sfoga le sue frustrazioni nell’unico momento in cui sente di avere un minimo e misero potere: le centraliniste della finanziaria cominciano a scrutare la vita di Chiara. Dove lavori, quanti anni hai, hai figli, conosci il sig. Rossi? No, perche? E’ nel tuo palazzo. Cose assurde insomma. Chiara un po’ seccata, anche perché le telefonate arrivavano in qualsiasi ora del giorno, anche quando lei era al lavoro, risponde un po’ seccata a tutto, ma sempre con gentilezza, fino all’ultima, grande provocazione.

A quel punto Chiara, molto incazzata per la risposta zotica e indelicata, chiede alla signorina centralinista di poter avere il tempo di consultarsi con la sua banca (tanto per ricordarvi, la stessa Banca che l’aveva chiamata,

essendo lei un’ottima pagatrice per proporle questo meraviglioso prestito) per simulare con lo sportellista eventuale nuovo importo o nuova dilazione. Aih loro, l’impiegato che aveva in mano la pratica di Chiara quel giorno era in ferie. Il giorno dopo la Banca riceve dalla finanziaria l’esito negativo della richiesta. Ricapitolando: Chiara ha un lavoro Chiara è un’ottima pagatrice Chiara è contattata dalla Banca, proprio per questo, per proporle un altro finanziamento. Chiara non ha proprio bisogno di un altro finanziamento ma, infine, si persuade. Chiara non va più bene: ci vuole un garante.

Chiara scopre dalla gentile centralinista che suo padre deve morire (ricordatevi che dovete morire). Chiara è respinta e segnalata nel registro nero delle finanziarie. Registro dove per 6 mesi, se mettono anche solo il suo nome e cognome, risulterà un bel NO grande come una casa. E non importa se il NO è perché sei protestato, insolvente, aguzzino, criminale: il NO è NO. Il male di Chiara, per cui per i prossimi sei mesi sarà additata da Banche e finanziare, è di avere un lavoro fisso che non basta più e un padre di 72 anni che può darsi che muoia. Ah, dimenticavo: Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica ed ha 88 anni. Non dategli credito. Può darsi che muoia.

Chiara trova come garante suo padre: super pensionato di 72 anni.

Se pensate di aver subito un torto dalla vostra banca, ma non volete tirare in ballo costosi avvocati, sappiate che esistono anche soluzioni low cost. Innanzitutto provate a comunicare alla banca le vostre rimostranze in forma scritta con una raccomandata con ricevuta di ritorno. In questo caso la banca dovrà rispondervi per legge entro 30 giorni. Se la banca non vi risponderà o se considererete insufficienti le risposte ottenute, allora potrete rivolgervi all’Arbitro bancario finanziario o alla Camera di Conciliazione Consob. Maggiori informazioni su www.arbitrobancariofinanziario.it e www.camera-consob.it 17


Il Veterinario Risponde | Il russare del cane

Parliamo di anestesia … A Cura della Dottoressa Simona Voghera

L’anestesia in medicina veterinaria oggi. Il termine anestesia (dal greco Aναισθησία, “mancanza di sensazione”) viene usato per indicare la perdita di sensibilità di una o tutte le parti del corpo. Lo scopo dell’anestesia praticata ai pazienti che devono subire un intervento chirurgico è infatti quello di evitare che questi percepiscano il dolore indotto dall’intervento stesso. Questo si può ottenere tramite un’anestesia locale , in cui si desensibilizzano solo i nervi della zona in cui si opera effettivamente, o tramite un’anestesia generale, in cui si crea un vero e proprio stato di incoscienza. Nei nostri animali l’anestesia generale è necessaria nella maggior parte degli interventi chirurgici, dal momento che è molto difficile “convincere” un cane o un gatto a stare immobile sul tavolo operatorio. Anche quando si decide di praticare un’anestesia locale per ridurre il dolore, è in genere necessario associare un’anestesia generale leggera o almeno una sedazione. Tuttavia i recenti progressi della Medicina Veterinaria hanno ridotto i casi di complicanze per queste procedure. Attualmente sono infatti utilizzabili farmaci molto sicuri e maneggevoli, le tecniche anestesiologiche sono sempre più perfezionate, sono disponibili attrezzature e sistemi di monitoraggio all’avanguardia. Ma soprattutto si sta delineando nella professione la figura dell’Anestesista. Se, infatti, non è possibile garantire che un’anestesia sia completamente esente da complicazioni, quello che il medico veterinario può e deve garantire al paziente

è l’essere seguito da un anestesista esperto che possa valutare le condizioni del nostro animale e scegliere le tecniche e i farmaci più adatti al tipo di paziente e di chirurgia, che sia in grado di monitorare continuamente le sue condizioni durante l’intervento e di prendere adeguati provvedimenti in caso di necessità. Come funziona l’anestesia: dalla visita … alla sala operatoria … al risveglio Come già accennato non esiste un’anestesia standard: l’anestesista, in base alle condizioni generali del paziente, alla sua storia clinica, agli eventuali accertamenti eseguiti (esami del sangue, visita cardiologica, ecc) deciderà un protocollo adeguato. In genere al vostro animale viene fatta una iniezione con un farmaco antidolorifico associato o meno ad un tranquillante, che gli permette di rilassarsi e di essere meno stressato durante le fasi di preparazione per l’intervento. Una volta che si è tranquillizzato, gli viene applicato su una zampa un catetere endovenoso che permette al veterinario di somministrare l’anestetico vero e proprio direttamente nel circolo sanguigno. Il paziente viene così addormentato, intubato e collegato alla macchina dell’anestesia che gli fornisce ossigeno e anestetico sotto forma di gas. Le funzioni vitali del paziente vengono costantemente valutate durante il corso dell’intervento dall’anestesista tramite i parametri clinici e i dati forniti dal monitor collegato all’ animale. Terminato l’intervento, il vostro amico a

quattro zampe si sveglierà sotto lo stretto monitoraggio dell’anestesista. Particolare attenzione sarà dedicata a rendere il risveglio confortevole, in un luogo caldo e tranquillo, curando la ripresa graduale del paziente e il controllo del dolore. La dimissione avverrà solo a paziente completamente sveglio, in grado di camminare, con una temperatura corporea normale e una copertura antidolorifica adeguata. Sempre più attenzione per il controllo del dolore! L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore ha definito il dolore come: … una spiacevole sensazione ed esperienza emotiva associata con l’effettivo o potenziale danneggiamento dei tessuti”. In medicina umana è ormai provato che una corretta gestione del dolore si traduce in una ripresa più rapida del paziente e ad una riduzione delle complicanze post-operatorie a breve e a lungo termine. Tutte queste considerazioni valgono anche in Medicina Veterinaria. L’attenzione verso l’analgesia (dal greco Αναλγης ”senza dolore”) è e deve essere un caposaldo delle buone pratiche veterinarie. Anche qui il progresso ha notevolmente migliorato le armi a nostra disposizione nel controllo del dolore: l’uso di farmaci antidolorifici (oppioidi, farmaci antiinfiammatori,ecc) e le tecniche di anestesia locale (epidurale, spinale, blocchi dei nervi periferici) trovano ormai applicazione di routine, garantendo ai nostri animali una buona, giusta ed etica analgesia prima, durante e dopo interventi anche complicati e invasivi.

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Parliamo di...Odontoiatria | La Bioimplantologia

In Cuccia

Storie di serpenti... Sfratto con sorpresa

Tanta paura per nulla!

Bioimplantologia A Cura del Dottor Antonio Scamazzo

Una sorpresa, e non certamente come di quelle che si trovano nelle uova di Pasqua, è stata trovata il giorno 27 marzo dalla proprietaria di un piccolo appartamento in una vecchia casa di corte a Limbiate (MB). Intervenuta con un fabbro e con l’Ufficiale Giudiziario per dare luogo ad uno sfratto esecutivo nei confronti di un inquilino moroso, ha scoperto nella camera da letto una teca di vetro contenente un enorme rettile. Dopo una lunga serie di telefonate alla ricerca di qualcuno che si occupasse dello scomodo ospite, è stata allertata l’ENPA di Monza che ha immediatamente inviato due operatori sul posto. Il terrario, ridotto in condizioni igieniche indescrivibili (dalla quantità delle feci e dai resti delle mute, non veniva pulito da almeno un anno) conteneva un grande esemplare di Boa constrictor, della lunghezza di oltre due metri e del peso di quasi 11 Kg. Il rettile, con il suo contenitore, è stato trasferito alla sede dell’ENPA in via Lecco e sistemato in un nuovo ambiente pulito e fornito delle apposite lampade per garantirgli il giusto grado di luce e di temperatura. Visionato da personale esperto, 20

il boa è stato comunque trovato in buone condizioni di salute e, tutto sommato, ben nutrito. Il Boa constrictor, specie originaria dell’America centrale, pur non essendo velenoso, è molto temuto per la sua capacità di uccidere anche grandi prede avvolgendole con il corpo e soffocandole (da cui il nome). ENPA ribadisce ancora una volta la sua più totale contrarietà al commercio e detenzione di animali esotici, uno pseudo-amore per gli animali che costringe esseri nati per la libertà a un simulacro di vita chiusi in ambienti, nella migliore delle ipotesi, estremamente limitati rispetto a quello che dovrebbe essere il loro habitat naturale. E un rettile come il boa, oltre a non provare un rapporto di affetto verso il proprietario, vincola all’acquisto a “cibo vivo”. Il boa (nella foto con il presidente dell’ENPA monzese, Giorgio Riva) è ora in cerca di affidamento presso persone esperte che ne garantiscano un’idonea custodia in un ambiente di dimensioni adatte alle esigenze etologiche dell’animale. Per informazioni: info@enpamonza.it.

Sabato 13 aprile nel tardo pomeriggio giunge al telefono del canile di Monza una richiesta di intervento relativa a tre “serpenti” rinvenuti nel giardino di un condominio a Bernareggio (MB). La persona che fa la segnalazione afferma di avere bloccato i rettili mettendo loro sopra una rete. Sul posto si recano la volontaria Simona Levati insieme a Sergio Banfi, responsabile della nostra sede operativa, che verificano la presenza di due bisce d’acqua lunghe circa un metro, bloccate sotto la rete. Nel tentativo di liberarsi, i due poveri animali sono passati più volte attraverso le maglie della rete che di fatto li ha intrappolati, aderendo pericolosamente al loro corpo con il rischio di procurare loro ferite. Con l’ausilio di un paio di forbici, mentre Sergio trattiene delicatamente le bisce per la testa, Simona taglia con pazienza e calma le maglie della rete che rischiano di recidere i corpi dei due sfortunati animali, il tutto sotto la luce di una torcia in quanto ormai il sole è calato da tempo. Dopo diversi minuti, sempre con la paura di ferire le bisce per tagliare la rete che le

stringe in modo impressionante, finalmente si riesce a liberarle e a metterle in un sacchetto di tela. Dopo avere tranquillizzato gli abitanti del condominio sulla non pericolosità ed evidenziando anzi l’utilità di questi animali per l’ecosistema, Simona e Sergio rilasciano le bisce in un luogo sicuro vicino a un corso d’acqua. ENPA ricorda che la biscia d’acqua (Tropidonotus natrix), nella foto, come pure la biscia dal collare (Natrix natrix), è del tutto innocua per l’uomo. Dall’indole molto mansueta, non tenta mai di mordere: se minacciata, infatti, adotta un curioso sistema di sopravvivenza che consiste nel fingersi morta. Predilige i luoghi erbosi in vicinanza dell’acqua. Striscia, si arrampica e nuota perfettamente, nutrendosi di piccoli pesci e anfibi.

L’implantologia è una branca dell’odontoiatria ormai praticata e riconosciuta scientificamente quotidianamente negli studi odontoiatrici per sostituire denti mancanti. Nell’ambito della implantologia vengono sempre più riconosciute tecniche chirurgiche che permettono una mini invasività operativa nel rispetto biologico dei tessuti. L’utilizzo di materiali ossei riempitivi particolari favorisce le ricostruzioni compreso le espansioni crestali nell’arco di tre o sei mesi con la completa sostituzione con l’osso lamellare maturo. Infine nel rispetto biologico dei tessuti ed in caso di carenza ossea verticale vi è la prospettiva

di utilizzare impianti Short Implant capaci di resistere a lungo termine alle forze masticatorie grazie alla superficie bioattiva, al sigillo batterico ottenuto ed alla forma che permette lo scarico delle forze a 360° sull’impianto stesso, eliminando così la necessità di interventi più invasivi (come il grande rialzo del seno mascellare), nella maggior parte dei casi.

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Dr. Scamazzo Antonio Medico - Dentista - Odontoiatra Direttore Sanitario Dr. Scamazzo Antonio Via Dante, 25 Seregno (MB) T. 0362.236338 Via San Fruttuoso, 16 Monza T. 039.742964 Cell. 393.9432183 anscamaz@alice.it


Brigantia | Storia ed escursioni nel nostro territorio

Brigantia | Storia ed escursioni nel nostro territorio

Cavo Diotti, la grande diga del Lambro

di Elena Gorla L’opera prende nome dal possidente locale avvocato Luigi Diotti, colui che nel lontano 1793 ebbe la brillante idea di costruire un emissario artificiale del lago di Pusiano in modo da regimentarne le piene e disciplinare il flusso delle acque del fiume Lambro, acque di vitale importanza per l’economia briantea dell’epoca. Un paio d’anni più tardi l’ingegner Paolo Rigamonti fu ufficialmente incaricato di svilupparne il progetto. Il fiume Lambro originariamente scorreva fra i due bacini del Lago di Alserio e del lago di Pusiano e solo in funzione alla realizzazione di quest’opera si decise di deviarne il corso, 22

facendolo entrare come emissario nel lago di Pusiano, dal quale poi fuoriesce sotto il controllo della diga in frazione Pontenuovo di Merone, ossia il Cavo Diotti. Per diversi anni il Cavo Diotti, pur elencato fra le grandi dighe d’Italia (ha, infatti, un invaso superiore a un milione di metri cubi d’acqua) non fu gestito e potenziato come opportuno per un’opera della sua importanza tant’è che il suo cattivo funzionamento concorse ad aggravare la situazione durante la recente grande alluvione del 2002 che ha causato ingenti danni alle località rivierasche e solo in seguito a questo, divenuta evidente la sua fondamentale funzione di prevenzione

di disastri ambientali e di protezione civile. Finalmente dal 19 dicembre 2008 la Regione Lombardia è diventata proprietaria del Cavo Diotti (che in precedenza era di proprietà privata), del fabbricato della Casa del Camparo e di tutti i terreni annessi, ivi compreso il canale di adduzione e di scarico della diga. Contemporaneamente all’acquisizione del manufatto la Regione Lombardia ha affidato la gestione operativa delle opere al Parco Regionale della Valle del Lambro: l’intero bacino fa, infatti, parte del Parco Naturale della Valle del Lambro ed è, quindi, zona protetta. Questa importante opera idraulica è composta da un primo tratto di canale a cielo libero, da

un edificio che contiene le opere di regolazione e, infine, da un canale interrato. Negli anni cinquanta del secolo scorso il Cavo Diotti è stato dotato di un sistema di chiuse regolabili elettricamente (la possibilità di regolazione manuale è però chiaramente mantenuta per questioni di sicurezza). Le chiuse sono due, alte 70 cm e larghe due metri, e vengono aperte nei periodi di forte pioggia in modo da abbassare il livello del lago in modo che possa sopportare le piene del Lambrone (nome che viene dato a quel tratto del fiume Lambro che, uscito dalla forra di Castelmarte, diviene un irruente e talvolta impetuoso corso d’acqua che, dopo essere sceso fino a Erba, va a sfociare nel lago di Pusiano) ma sempre prestando la massima attenzione e dissociando la loro apertura dalle piene del torrente Bevera a Molteno, in modo da non creare problemi e allagamenti nella parte più bassa del fiume Lambro. In pratica attraverso la regolazione delle paratoie del Diotti si possono determinare i livelli del lago di Pusiano e quindi del fiume Lambro. Questo comporta che, nel caso di particolari eventi meteorologici, il Cavo Diotti viene chiuso per diminuire la portata del fiume Lambro già ingrossato da tutti i suoi affluenti per poi riaprire lo scarico della diga quando nel fiume è passata l’ondata di piena. Detta in questi termini la gestione sembra semplice, tuttavia la chiusura dello scarico comporta il rapido innalzamento del livello del lago sulle cui sponde esistono gli abitati di Merone, Rogeno, Bosisio Parini e Pusiano. Per questo motivo durante gli eventi particolarmente intensi, quasi sempre concentrati nei mesi di novembre-dicembre e aprile-maggio, la regolazione è un continuo aprire chiudere di

paratoie di giorno e di notte spesso per diversi giorni di seguito. Oggi, dopo duecento anni di attività, la grande diga di Merone deve subire degli interventi di “ammodernamento” e ristrutturazione e adeguamento alla normativa in materia di grandi opere di sbarramento. Dovranno essere sistemate la casa del camparo (colui che da sempre è l’ addetto alle chiuse), che è oggi è ridotta a ripostiglio per le attrezzature di pulizia e manutenzione della diga in modo che possa ospitare anche gli uffici dei responsabili della diga e, intervento ben più complesso, messe a punto le nuove paratie, che andranno a sostituire quelle esistenti per rendere ancora più sicuro il controllo dei flussi.

IL COMITATO BEVERE Il Consorzio Parco Regionale della Valle del Lambro, nello spirito di condivisione degli intenti, della disponibilità e della capacità d’intervento delle Associazioni di Volontariato presenti sul territorio, ha stipulato una convenzione con il Comitato Bevere per l’attività di manutenzione ordinaria delle opere e dei manufatti costituenti il Cavo Diotti e di cura dello stesso. Il Comitato Bevere è una libera associazione costituitasi per il risanamento delle rogge Bevera e per la tutela e salvaguardia del fiume Lambro. Questo gruppo ecologico brianzolo annovera fra i suoi membri tecnici ambientali di diversificata formazione che permettono al Comitato Bevere di essere attivo sul territorio con svariati progetti di monitoraggio e riqualifica ambientale. Per saperne di più: www.comitatobevere.org Per associarsi (costo tessera annuale € 10,00): info@comitatobevere.org Per devolvere il 5x100: Codice Fiscale 91069530151


Bis: Teatro, Musica ed Eventi

Bis: Teatro, Musica ed Eventi

Ale&Franz Recital: passato, presente e futuro.

Elena Cirillo: la passione e il divertimento.

di Adriana Colombo di Marta Migliardi Alessandro Besentini e Francesco Villa, in arte Ale & Franz, si incontrano nel 1994 durante lo spettacolo teatrale M di Woody Allen per la regia di Teo Guadalupi; nello stesso anno si iscrivono al Centro Teatro Attivo e, nel 1995, mettono in scena il loro primo spettacolo: Dalla A alla Z; è l’inizio della gavetta e dei giri nei locali. Nel 1997 arriva la prima apparizione televisiva in Facciamo Cabaret e da qui è un susseguirsi di successi: trasmissioni televisive, film, teatro, il doppiaggio in Madagascar 1 e Madagascar 2, dove danno le voci ad Alex il leone (Ale) e Marty la zebra (Franz). Il 18 maggio saranno a Monza al Teatro Manzoni con lo spettacolo Recital. Credo non ci sia molto altro da dire di due comici così conosciuti e amati, quindi lascio la parola ad Ale. Il 18 maggio siete a Monza, al Teatro Manzoni, con lo spettacolo Recital che contiene spunti della vostra comicità di sempre; ci parla di questo spettacolo? «Recital è il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro: quello che stiamo spiegando un po’ a tutti, ed è quello che poi succede effettivamente sul palco. Recital non è mai uguale a se stesso. Non si può mai sapere se lo spettacolo sarà uguale a quello della sera prima perché alcune cose le facciamo e le rifaremo, altre non le rifacciamo e altre ancora ci sono, ma non uguali alla sera prima. Ci lasciamo un margine di improvvisazione». Voi state insieme dal 1994: è una vita! Come si fa a convivere così a lungo? «Sì, è proprio una vita. Per durare bisogna avere gli stessi obiettivi e condividerli: solo così si può durare per sempre». Guardandovi sul palco, date sempre l’impressione di divertirvi… «Sì, in effetti è così. Il nostro è un lavoro molto fortunato, è un lavoro che mira a far ridere la gente, non andiamo a operare a 24

cuore aperto. È comunque un lavoro che va affrontato con molta serietà; nel prepararlo, poi, lo si affronta con divertimento mentre si fa». Nel 2001 voi vincete il Premio Satira politica di Forte dei Marmi: come lo avete vissuto? «Da anni quel premio è aperto anche alla satira di costume e lo vincemmo con la “panchina”». Come vi è venuta l’idea della panchina? «È successo un po’ come quello che accade ora a teatro. Era un’idea che aveva poco di quello che poi è diventata, si è modificata e facendola abbiamo trovato la chiave giusta, il tipo di carattere, di scrittura. Si è modificata nel tempo durante una turnée fatta nel 2002/2003. Anche lei ha una decina d’anni, inizialmente era uno spunto che poi si è modificato in itinere». Tra le tante cose che avete fatto, c’è qualcosa che le è rimasta di più nel cuore? «Molte cose ci sono rimaste nel cuore. Anche il film Mi fido di te (ndr. regia di Massimo Venier), girato nel 2007. Quello è stato un progetto che è partito con tanto amore e con tante speranze: quando abbiamo rivisto il prodotto ultimato siamo stati molto soddisfatti». Noi appoggiamo da sempre la causa degli animali e collaboriamo con l’Ente Protezione Animali di Monza. Che rapporto avete con gli animali? «Franz ottimo, nel senso che lui è quasi vegetariano, eccezion fatta per il pesce. Io sono ancora indietro perché mangio di tutto, ma ho un forte rispetto per gli animali». C’è qualcosa che non avete ancora fatto ma vi piacerebbe fare? «Un notturno in radio, a stretto contatto con gli ascoltatori: quello ci piacerebbe davvero farlo».

Che differenza c’è tra teatro e piazza? «Tutto è bello. Ovviamente se si parla del teatro, che è uno spazio chiuso rispetto a una piazza grande, enorme, hai meno distrazioni: in uno spazio chiuso si coglie qualsiasi particolare, sia tu che la gente; in teatro puoi fare cogliere meglio le sfumature». Che consigli dareste a dei giovani che vorrebbero iniziare a intraprendere la vostra professione? «Innanzitutto devono capire se si è più o meno portati a farlo. Se si è portati, scrivere molto, crearsi un proprio stile, mettersi in gioco, provare ad andare in tanti piccoli locali a provare le cose, confrontarsi con un pubblico che non ti conosce: tanta gavetta e non mollare». Cosa si potrebbe fare per incentivare il Teatro? «Il nostro è da sempre un Paese dove il Teatro fatica. La formula magica sarebbe innanzitutto rappresentare nelle scuole anche spettacoli alternativi ai soliti classici. Far vedere dei classici interpretati da registi con un occhio diverso e proposti ai ragazzi in modo più “leggero”, che non li annoino». Ora qualche domanda per conoscere un po’ meglio Ale: piatto preferito… la pasta ultimo libro letto.. Frankenstein Conosce la Brianza? Sì, non abitandoci così lontano, un po’ la conosciamo e la frequentiamo. Un desiderio… Che si mettano a posto le cose nel nostro Paese. Che la gente viva e possa vivere in modo più sereno. Una cosa che mi addolora è vedere, oggi, il nostro Paese triste come mai lo avevo visto. Se non fosse nato in quest’epoca, in che epoca sarebbe voluto nascere? Nel Medioevo, per mettermi a dura prova.

Elena Cirillo: musicista a 360 gradi, diplomata in violino e canto lirico al conservatorio Puccini di La Spezia. Grandi collaborazioni e immenso amore per quella che e’ la sua grande passione: la musica in tutte le sue forme. Strumentale, dove il violino diventa un prolungamento del suo corpo, vocale dove la voce prende ritmo e armonia.. Senza pregiudizi: dal lavoro di orchestra alla fusione della stessa con la musica leggera. Bella Elena, come vuole la mitologia. Ride ed e’ gentile, ma i suoi occhi profondi dicono altro e raccontano storie di profonde contraddizioni e gioie: sono occhi che solo i veri artisti hanno. Elena Cirillo, stasera ti esibirai al teatro degli Arcimboldi insieme a Francesco De Gregori, ma hai alle spalle moltissime esperienze. Partendo dalla fine, come è nata questa collaborazione? Ho iniziato nel 2008 perché chiamata a mettere il violino come solista e nei cori nel disco “Vita chiamata artista”, quindi è stato solo un sodalizio dal punto di vista della registrazione in studio mentre ho iniziato a lavorare nel live tour nel 2011. Puoi raccontarci le differenza fra i vari artisti, e come vivi queste esperienza? Con molta passione e divertimento! Perché questo mestiere si fa principalmente per quello, e per questo mi reputo fortunata perché faccio un lavoro che è la mia passione. La mia ripresa dell’attività orchestrale ha coinciso con l’utilizzo da parte di molti artisti, dell’orchestra nel campo della musica leggera. Le mie esperienze orchestrali erano state soprattutto nel sinfonico e nel lirico, quindi mi ha fatto piacere provare questa nuova esperienza dell’orchestra sinfonica unita nella musica leggera o anche ad una band dal vivo! Con Francesco Renga infatti abbiamo fatto il Tour Orchestra e Voce che prevedeva solo l’utilizzo dell’orchestra, avevamo quindi tantissimi strumenti ; nel tour con Morgan, erano presenti un nucleo di band,le batterie di Sergio Carnevale,

Megaherz che faceva l’effettistica. Morgan stesso, inoltre, suona più cose e fa il suo show.. .due approcci differenti, con Renga bello ma più stabile, avevamo delle parti e si seguiva quello, mentre con Morgan era lui che rendeva un concerto diverso l’uno dall’altro perché improvvisava spesso. Ho lavorato anche con Mario Biondi, orientato verso il jazz, con una band adatta al genere:fiati, sax, trombe, serie di ottoni, coristi che si muovevano con dei balletti.. E come non citare Sting! Abbiamo fatto parte delle date italiane, un’esperienza grandissima, quasi mistica.. credo di avere studiato così tanto solo sotto diploma! Come mai il violino? E’uno strumento che ho sempre desiderato studiare fin da piccola, ma nella città non c’era nessuno che lo insegnava.. iniziai così con il pianoforte, fino agli 11 anni, poi aprirono la scuola comunale e iniziai lo studio del violino portando avanti entrambi gli strumenti fino ai 17 anni con i relativi esami in conservatorio, dando gli esami privatamente. Con il pianoforte sono arrivata fino al settimo anno ma l’ottavo era uno scoglio molto grande,e mi venne anche una tendinite e quindi dovetti scegliere. Scelsi il violino perché dal punto di vista lavorativo era quello che dava maggiori possibilità di lavoro, e perché era quello che fin da bambina volevo suonare. Un altro strumento è la voce,

insegni anche.. Alla scuola comunale dove iniziai lo studio del violino, mi chiese di insegnare questo strumento, da allieva ad insegnante! Poi con l’inizio dei vari talent ci fu un boom di insegnamento del canto moderno, mi chiesero di tentare, nel frattempo avevo fatto degli stage per questo tipo di canto, molto differente da quello lirico, in via sperimentale nel giro di un paio di anni questa classe arrivò fino a 22 allievi, scelsi quindi di lasciare la classe di violino alla mia collega e mi dedicai solo al canto; così da ottobre del 2012 e nata l’accademia di canto PlayThe Voice! Gli allievi vengono preparati a 360 gradi, imparano la tecnica vocale, lo studio di uno strumento, a cantare senza l’uso di basi, a più voci, fanno sessioni in studio di registrazione.. .ci son due tipi di percorso: quello artistico e quello didattico, che prevede un anno integrativo in più perché se si vuole insegnare bisogna fare un anno di tirocinio in affiancamento ad un insegnante qualificato. Cosa ne pensi dei talent show? Inizialmente avevo un atteggiamento di chiusura, perché abituata al conservatorio dove tutto si suda, dove si studia dalle 6 alle 8 ore al giorno: questo successo immediato senza merito o gavetta, non mi piaceva, poteva essere fuorviante nei confronti degli allievi. Di contro però hanno dato sempre più lavoro, e se cresce

la voglia di cantare crescono anche le richieste di insegnamento..ho fatto pace con i talent, e poi bisogna pensare al presente ed i talent ne fanno parte …per esempio fino a 6 anni fa io non usavo neanche il computer!Ho dovuto adattarmi, il mondo va avanti! La musica la conosci perfettamente, hai una bella voce, sei laureata in canto, non hai mai pensato di uscire con un tuo album o un tuo progetto? Si, ci ho pensato! Ho anche scritto dei pezzi,.. però sono anche fatalista.. mi è arrivata questa opportunità di lavorare con De Gregori,e sono già grata per questo! Ho la fortuna di lavorare con un artista eccezionale e con una band dinamica, ho la possibilità di esprimermi mettendoci del mio negli arrangiamenti, di proporre idee, i concerti non sono mai uguali uno all’altro, abbiamo delle parti stabilite ma tante improvvisazioni, infatti sul leggio ho un libro con i testi che capisco solo io! è una grande fortuna e mi ritengo soddisfatta! Qual è la tua canzone preferita o che ti rappresenta maggiormente? Una canzone che ho sempre adorato e mi fa venire i brividi ogni volta che la ascolto è” Save the Prayer” dei Duran Duran, per me ha un effetto quasi terapeutico! Tante canzoni hanno rappresentato dei momenti della mia vita, ma questa mi rappresenta da una vita! 25


Bis: Teatro, Musica ed Eventi

Bis: Teatro, Musica ed Eventi

Da veejay a cantautrice. Esce il disco d’esordio “Canta Ketty Passa” mie emozioni. Il disco parla di amore, di disillusione ma anche di speranza e consapevolezze. Il tutto condito da una certa ironia››.

E’ un pomeriggio plumbeo. Questa primavera 2013 è davvero pazza! La redazione di Trantran è in trasferta a Milano per intervistare Ketty Passa, voce nuova del panorama musicale italiano, volto noto per quello televisivo. Ketty Passa è stata infatti conduttrice di alcuni programmi su deejay tv, ha partecipato al programma di Chiambretti su mediaset e da anni si divide tra Tv e radio. Insomma, un personaggio davvero interessante! Appena la vediamo rimaniamo abbagliati dal colore azzurro dei suoi capelli! Il grigiore di questo pomeriggio piovoso primaverile viene subito scansato dalla sua energia e solarità. L’azzuro della capigliatura sostituisce il grigio del cielo. La giusta atmosfera è dunque ristabilizzata. Cominciamo con l’intervista! ›› Ketty abbiamo ascoltato il tuo disco “CantaKettypassa” e lo abbiamo trovato davvero molto bello e interessante. Ci racconti qualcosa sul tuo esordio musicale? ‹‹Cantakettypassa è un percorso, una sorta di auto guarigione psicologica. E’ Un disco composto da 11 pezzi ed è la risposta ad un evento molto importante che ha segnato la mia vita nel 2010, oltre che il risultato di un nuovo progetto nato dal riassettamento del gruppo Toxic Tuna, che mi accompagna nel disco. Ho ricominciato a scrivere e a fare musica concentrandomi molto sulla comunicazione e sulla volontà di far comprendere al meglio le

Nel disco s’avvertono echi di molti generi musicali. Sembra quasi una sorta di “Melting pot di sonorità”. ‹‹E’ verissimo! E credo anche che ti ruberò il termine con cui l’hai descritto. Nel disco si respirano diversi generi e questo nasce dall’esigenza di non volersi chiudere in un solo genere musicale. Abbiamo sperimentato molte sonorità. C’è un po’ di swing, un po’ di reggae, un po’ di pop anni ‘60, un po’ di elettronica. Insieme a Olly Riva, cantante degli Shandon e produttore del disco,abbiamo unito la tradizione a qualcosa di nuovo››. Domanda che discerne dall’ambito musicale. Vivisezione: cosa ne pensi di questa piaga? ‹‹E’ un argomento molto delicato. Ho un cugino che si batte molto per la causa animalista. Io sono un po’ meno attiva in questo senso ma appoggio tutte le iniziative a favore degli animali. Chi fa male a un animale fa male anche a se stesso e non

ha capito cosa vuol dire la parola amore››. Abbiamo visto il video del singolo “Ultimo tango”. E’ davvero molto interessante. Ce ne parli? ‹‹Angelo Poli è il regista del videoclip. E stato bravissimo e sicuramente collaboreremo ancora insieme in futuro. Non era facile comunicare quello che canto nel pezzo ma Angelo è riuscito perfettamente nella mission lavorando molto con la fotografia, alternando molto immagini a colori e il bianco nero. I ballerini che appaiono nel video sono 2 insegnanti di tango (Luca Giadima e Marzi Colangelo), vorremmo addirittura inserirli nei concerti live. La loro performance nel video è stata veramente un grande valore aggiunto. Sarebbe bello dunque riuscire a creare un spettacolo che includa anche la danza, un’altra mia grande passione che porto avanti da oltre 20 anni››.

I tuoi prossimi impegni artistici? ‹‹Stiamo strutturando un tuor promozionale per presentare il nostro disco in situazioni sia electro che acustiche. Avremo date in tutta Italia: seguiteci su www.kettypassa. it dove potrete vedere direttamente tutte le date. Per il momento vi poss dire che il 4 maggio sarò al Vinile Club di Rosà (Vicenza) e il 17 maggio all’Una e trentacinque circa di Cantù (Como)››. Che dire? Kettypassa è davvero un’artista molto interessante e completa. Il disco “CantaKettypassa” è in vendita in tutti i negozi di dischi, il videoclip del singolo “Ultimo tango” è online. Il sito ufficiale è www.kettypassa.it. Tutti i riferimenti quindi ve li abbiamo dati. Ora tocca a voi scoprire la sua musica! Se vuoi vedere l’intervista integrale in video vai su www.tmbtv.it sezione ON DEMAND - MUSICA &SPETTACOLO - programma OVERSOUND.

After the end di Dennis Kelly regia Luca Ligato con Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò responsabile organizzativo e di produzione Monica De Giuli “C’è un unico modo per farsi distruggere, permettere agli altri di trasformarti in qualcosa di diverso da quello che sei” Debutterà il 16 Maggio allo Spazio Tertulliano di Milano, la nuova produzione della Compagnia Alraune Teatro: After the end. Scritto dal drammaturgo contemporaneo Dennis Kelly, la pièce è un’avvincente dramma psicologico e una pungente commedia nera dal ritmo serrato, duro e spiazzante che indaga sugli aspetti più reconditi dell’uomo, sulle sue paure e sulla sua fragilità, attraverso una scrittura appassionante, raffinata e ricca di umorismo nero con un finale a sorpresa. Ambientato all’interno di un rifugio antiatomico, due ragazzi Mark (Alessandro Lussiana) e Louise (Valeria Perdonò) parlano di un’esplosione nucleare, probabilmente un attacco terroristico, che ha raso al suolo interi quartieri e ucciso molti dei loro amici e le loro famiglie. Mark è riuscito a mettere in salvo Louise portandola in braccio, priva di sensi, nel suo

rifugio, a causa del quale – prima – è stato spesso preso in giro dagli amici. E’ in questo ambiente di convivenza forzata che aspetti più profondi dell’animo umano crescono e tutto si trasforma in un gioco per il potere. I ruoli di vittima e carnefice si confondono, il confine tra il bene e il male diventa sempre più labile e gli istinti prendono il predominio sulla ragione. Nel raccontarci il progetto, Luca Ligato, regista dello spettacolo, ci spiega come nell’affrontare il testo nella sua realizzazione sia stata fondamentale l’ambientazione della pièce, il bunker, un luogo in cui le regole sociali, all’interno delle quali ci muoviamo ogni giorno, vengono completamente annullate e tutto risulta nuovo, da definire e ricostruire. Mark e Louise dovranno imparare a conoscersi, ma anche a conoscere se stessi nell’intimo più profondo e reale, scoprendo così cosa si nasconde dentro ognuno di noi. Finiamo in questo modo per accorgerci che le somiglianze tra l’uomo e la donna superano di gran lunga le differenze e che il desiderio può trovare il suo senso solo nel desiderio dell’altro. Impossibile non ritrovare nelle relazioni, nelle

dinamiche o nelle paure che muovono i due protagonisti dei tratti di noi stessi , abituati, come loro, a convivere, dopo l’attacco alle Torre Gemelle l’11 Settembre del 2001, con la consapevolezza che il male non è più solo fuori casa nostra, ma che vive ogni giorno a stretto contatto con noi e che non basta chiudere la porta per essere al sicuro. Perché la domanda non è ‘se’ è possibile che un evento nucleare possa sconvolgere le nostre vite, ma ‘quando’ questo accadrà. E’ quando sarà, sarà l’inizio o la fine di tutto quello conosciamo? In scena il 16, 17 e dal 22 al 26 Maggio 2013 presso Spazio Tertulliano in Via Tertulliano 68 – Milano per info e prenotazione: tel. 02-49472369; biglietteria68@gmail.com

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I Segreti Dello Chef

Raccontiamoci: Libri, racconti, scrittura e poesia

Lo Chef Risponde Chef in casa tua

Chef in casa tua…e a te non resta che gustare!

Manuela e Andrea sono due giovani con la passione per la cucina, una passione alimentata da studio e tanta esperienza sul campo, due abilissimi chef decisi a portare fin nelle abitazioni dei propri clienti l’alta cucina e il servizio proprio dei migliori ristoranti. «La cucina è una passione che coltivo dall’infanzia» spiega Manuela «per cui la scelta di frequentare l’istituto alberghiero e diplomarmi come cuoca è stata un’evoluzione naturale del mio percorso di crescita». «Il mio, invece, è stato un percorso del tutto differente», prosegue Andrea «ho frequentato studi che nulla avevano a che fare con questa mia grande passione ma, contemporaneamente, ho seguito molti corsi privati con chef famosi, specializzandomi in visual food design e facendo esperienza sul campo lavorando in moltissimi locali». Come’è nata l’idea di quest’attività? «Come spesso accade la cosa è nata un po’ per caso quando una cara amica di famiglia che doveva ospitare una cena d’affari per ospiti molto importanti, ci ha chiesto di occuparci della cosa, delegando a noi la cura della serata fin nei più piccoli dettagli. La cena fu un vero successo e decidemmo entusiasti di proseguire quest’avventura». Qual è il vostro approccio verso il cliente? «Prima di tutto fissiamo un colloquio preliminare per conoscere e capire le esigenze di ognuno. La nostra cucina, infatti, è di volta in volta plasmata sulle specifiche esigenze del cliente e solo su questa base viene poi formulata una proposta di menù. Possono, ad esempio, esserci esigenze legate a intolleranze o allergie alimentari, celiachia ma non solo, o esigenze legate a scelte alimentari, come nel caso dei vegetariani. Per non lasciare nulla al caso durante il colloquio compiliamo una tabella alimentare molto dettagliata. Bisogna considerare vari aspetti, anche legati agli ospiti che si andranno ad accogliere, in modo da offrire un servizio che sia eccellente sotto ogni punto di vista. Preferiamo effettuare il colloquio direttamente a casa del cliente perché per noi è fondamentale conoscere lo spazio in cui andremo a lavorare in modo da organizzare 28

al meglio il servizio. Dobbiamo vedere la cucina per verificarne le attrezzature e capire se ci sia già tutto ciò che ci è necessario alle preparazioni o se dobbiamo integrare con attrezzature nostre. Se, inoltre, ci è richiesto di occuparci anche del servizio al tavolo e dello studio della mise en place è per noi fondamentale vedere anche la sala da pranzo, in modo da armonizzare al meglio le proposte studiate con i cromatismi e gli stili delle differenti abitazioni». Come definireste quindi il vostro servizio? «Personalizzato e a 360°! Che si tratti di una cena importante, di un ricevimento con molti invitati o di qualsiasi altra occasione speciale offriamo un servizio che parte dalla creazione del menù per proseguire con il fare la spesa e cucinare, ma che include anche lo studiare come imbandire la tavola con eleganza o come arredare una sala per un ricevimento, il servizio al tavolo tramite il supporto di camerieri di alta professionalità, fino allo smantellamento e pulizia delle aree di lavoro (cucina) e banchetto. Ogni cosa, quindi, viene pianificata e organizzata con cura e al termine viene ripristinata alla perfezione l’ordine preesistente. Quando, infine, lasciamo l’abitazione e come se né noi né gli ospiti fossimo mai stati lì…al cliente, quindi, non resta davvero che godersi la serata, a tutto il resto pensiamo noi! ». Sembrerebbe un servizio piuttosto costoso, riservato a pochi… «Questo non è vero, perché fra le esigenze del cliente la prima voce da tenere in debita considerazione è sicuramente la possibilità di spesa! Possiamo garantire che anche con budget di spesa relativamente modesti si possono organizzare cene o ricevimenti di sicuro successo. Abbiamo, inoltre delle formule di servizio “continuativo” che ovviamente hanno dei costi molto accessibili: fra i nostri clienti abbiamo, per esempio, dei professionisti single ma anche delle persone anziane che ci hanno incaricato di organizzare per loro dei menù settimanali in modo da avere ogni sera un’ottima cena senza alcuno sforzo né perdita di tempo. Quando diciamo che la nostra offerta si basa sulle esigenze del cliente intendiamo davvero ogni tipo di necessità». Ingolositeci…qual è il vostro cavallo di battaglia? «Cavalli di battaglia ne abbiamo molti…sicuramente c’è un menù molto ricercato che amiamo molto preparare…ingolositevi! »

Miserere: la figlia della Monaca di Monza nel romanzo di Marina Marazza. Aperitivo Profumo di Bosco Cesti di parmigiano con speck, mozzarella di bufala, olive, acciughe, maionese, pomodorini ciliegia e basilico. Perle di arborio porpora (un delicato risotto alla violetta)

di Jacopo Rossi

Sorbetto al limone profumato al timo Filetto di manzo al cognac (con salsa alla senape e cipolla) Barchette di zucchine con mousse ai funghi Spuma di mele al Prato Verde (deliziose mele caramellate con crema pasticcera e pistacchi macinati)

Contatti: Cell. 345-0343816 Cell. 345-0343817

chefincasatua@gmail.com andrea@chefincasatua.com

www.chefincasatua.com

Scrittrice, traduttrice, pubblicista, sceneggiatrice, Marina Marazza è nata a Milano. Laureata in storia, autrice di romanzi, biografie e racconti ambientati nel passato per adulti e ragazzi, discende da una delle vittime dei tragici processi agli untori del 1630 e ritiene che gli uomini e le donne che hanno coraggiosamente vissuto quello scorcio di tempo formidabile e disperato abbiano guidato la sua penna per far conoscere ai lettori di oggi le loro umanissime storie. L’ultimo suo libro si intitola “MISERERE”, con il sottotitolo “Milano A.D. 1630, di peste e di vendetta”, in cui racconta la storia, avventurosa e piena di colpi di scena, di Alma, la figlia nata dalla relazione della Monaca di Monza e del conte Giovan Paolo Osio. Nell’intervista che ci ha rilasciato, ci spiega tutto. Marina, cosa l’ha portata ad

Alma, la figlia della Monaca di Monza? ‹‹Quando ero ragazza e frequentavo il liceo classico, mi ero appassionata molto alla Milano descritta dal Manzoni dei “Promessi Sposi”. Mi interessava, più che la storia in sé, la possente ricostruzione storica, e volevo risalire alle fonti. Intuivo che il racconto del Manzoni, per motivi di convenienza, doveva aver subito molte censure. Il personaggio della Signora di Monza mi incuriosì subito parecchio proprio perché tra la prima versione del “Fermo e Lucia” e la versione finale dei “Promessi Sposi” la sua storia viene drasticamente ridotta, quindi doveva essere uno degli episodi più colpiti dalle forbici dell’autocensura. I nomi degli amici di Manzoni nell’Ottocento erano gli stessi dei giudici che nel Seicento avevano firmato la condanna degli untori e delle

streghe, i notabili di Milano non erano cambiati, e il Manzoni bravo cristiano non poteva certo raccontare qualcosa che non faceva fare bella figura al Borromeo e al suo entourage. Non ci volle molto a scoprire che Manzoni si era preso anche qualche licenza con il periodo: diciamo che aveva “spostato” la vicenda in avanti, mentre quando Lucia incontra Gertrude in realtà sono già successe molte cose, processo e condanna a essere murata viva della Signora compresi. Poi una mia professoressa, colpita dal mio interesse per quel periodo, mi suggerì di leggere “La storia della colonna infame” per farmi avvicinare al Manzoni storico e lì saltò fuori il fatto che due degli untori portavano il mio cognome. Mi parve un segno del destino e non smisi più di approfondire. Negli anni, ho scritto molto per ragazzi

e per adulti, ambientando in altri periodi storici, tenendomi sempre in fondo al cuore un debole per Marianna/suor Virginia de Leyva. Rileggendo tutti gli atti del processo, mi sono resa conto che dall’amore di suor Virginia per Giovan Paolo Osio era nata una bambina e ho cominciato a chiedermi che fine poteva aver fatto: sappiamo che è nata l’8 agosto del 1604, sappiamo che è stata legittimata a 19 mesi da suo padre che le ha dato il cognome, sappiamo che era viva al momento della condanna della madre, quindi ne abbiamo traccia fino a fine ottobre 1608. Poi il silenzio… la domanda era: in un’epoca dove già la condizione femminile era difficilissima un po’ a tutti i livelli sociali, che tipo di esistenza avrebbe potuto avere una figlia del peccato? Così è nata l’idea del romanzo››. E’ stato difficile trovare le 29


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carte di quel tempo? ‹‹No. Gli atti del processo sono stati recentemente resi pubblici (l’arcivescovado li teneva secretati fino agli anni Sessanta) e mi sono fatta aiutare da uno storico esperto degli archivi di stato di Milano. Ho usato le stesse fonti del Manzoni: il Ripamonti prima di tutto, ma anche il Rivola, biografo del cardinale Borromeo, che tra l’altro ho trasformato in un personaggio del romanzo. Addirittura posso dire che il libro è nato come un puzzle dove le tessere di verità (cioè quelle che nascono dai verbali dettagliatissimi dei processi, dagli atti notarili, dall’atto di legittimazione di Alma e dai fatti storici ) rappresentano il settanta per cento. Il restante trenta per cento è fiction. Vorrei anche aggiungere che molte università americane, inglesi e canadesi hanno fatto un grande lavoro scannerizzando testi del seicento

Raccontiamoci: Libri, racconti, scrittura e poesia

e mettendoli a disposizione su internet, fornendo così un grande aiuto a chi cerca questo tipo di informazioni. Potrebbe mai succedere oggi, in epoca digitale, una storia come quella di Alma? ‹‹La storia di Alma è la storia di una figlia non voluta e nata da una situazione considerata inaccettabile da quella società. La storia di una donna che nonostante il contesto ostile vuole vivere la sua vita. In particolare, fa riflettere sulla condizione femminile. Personalmente ritengo che l’epoca descritta nel libro fosse difficilissima non solo per gli esseri umani di sesso femminile, ma è indubbio che nascere donna costituisse un handicap in più. Ogni società ha i suoi tabù. Adesso non muriamo più vive le peccatrici, ma… Prima di tutto non tutte le civiltà hanno

camminato allo stesso passo, poi c’è modo e modo di murare vive le persone. E’ appena un uscito un libro al quale ho collaborato con un racconto mio e che s’intitola “Nessuna più”, edito da Elliot e curato da Marilù Oliva, dove quaranta autori italiani hanno scritto sul femminicidio, con l’intento di devolvere i proventi delle vendite a Telefono Rosa. Bene, a leggere quelle storie di sopraffazione ci si chiede se l’orologio del tempo, nella mente e nel cuore di qualcuno, non si sia fermato sull’ora della morte per la donna che a qualsivoglia titolo osa cercare di essere se stessa››.

sanno, per esempio, che nel convento di Santa Margherita in Monza venne uccisa una suora conversa che sapeva troppo. Era una ragazza di Meda e si chiamava Caterina della Cassina. Quando lo scandalo scoppiò, il processo non coinvolse soltanto i due imputati principali, e cioè la Signora di Monza e il suo amante Paolo Osio la cui famiglia era padrona di Usmate e Velate, ma anche molte consorelle e amiche di Virginia. Tre di esse furono murate vive come lei. Il processo fu molto appassionante e pieno di strane vicende...”

Sta lavorando a un nuovo libro? Qualche accenno? ‹‹Sto lavorando a un nuovo libro che racconta la storia d’amore e di sesso tra Virginia de Leyva e Paolo Osio e i delitti che si commisero in relazione a questa tresca segreta. Forse non tutti

Dal romanzo Miserere di Marina Marazza Per gentile concessione dell’autore Nell’agosto del 1604 dall’amore proibito di suor Virginia Maria de Leyva, monaca professa nel convento di clausura di santa Margherita in Monza, e Giovan Paolo Osio, della famiglia dei signori di Usmate e Velate, nasce una bambina, Alma Francesca Margherita. Pochi anni dopo scoppia lo scandalo e sia la de Leyva che l’Osio vengono processati e condannati. Osio fugge, ma viene tradito da un amico presso il quale si era rifugiato e viene ucciso a tradimento. All’età di trentadue anni, Virginia viene murata viva a Milano, nella casa delle convertite di santa Valeria, in una cella di tre braccia milanesi per cinque (circa un metro e ottanta per tre). Sopravvive per quattordici anni dentro quella tomba e viene graziata dal cardinale Borromeo, che fa abbattere il muro della cella nel settembre del 1622. Nel brano che segue, ambientato nel 1630 si racconta l’incontro tra la ex signora di Monza e sua figlia.

Col cuore stretto, Alma fece un passo avanti, poi un altro. Dovette sollevare il velo perché l’ambiente era quasi buio. C’era qualcuno seduto in un angolo su una panca ricavata direttamente dal muro, appena sotto la feritoia della finestra. Era una figura infagottata, indistinta, pareva un mucchietto di panni appoggiati in diagonale sul gradino descritto dal sedile. Ma il mucchietto di panni si mosse e si girò verso la porta. Nel movimento, la poca luce che entrava dalla feritoia la illuminò e Alma vide un volto affilatissimo, un naso sottile e aquilino, labbra ritratte sulle gengive a tratti vuote, occhi dalle iridi sbiadite come quelle di un cieco. Il velo bianco scendeva sulla fronte dalle tempie scavate e la tonaca nera

di santa Valeria le ballava addosso, come fosse appartenuta a una consorella molto più in carne. Lo sguardo di innaturale colore – un grigio ardesia, come se qualcuno avesse gettato un solvente sul nero originario di quegli occhi ardenti da spagnola che avevano saputo atterrire e sedurre – si posò su Alma, vacillò e poi trovò il suo punto di fuoco, le labbra si socchiusero sui pochi denti ingialliti, come in un’espressione di stupore. Ci fu caldo e silenzio e spaventoso afrore. Alma continuò ad avanzare e Virginia, poiché di lei si trattava, si ritrasse sul sedile di pietra, cingendosi le gambe con le braccia scheletriche e screpolate che fuoriuscivano dalle maniche della camicia di tela grossa, in una posizione di autodifesa.

«Chi siete?» sussurrò, senza distogliere quello sguardo cieco. «So che venite col permesso di sua signoria.» Era un suono basso, ma udibile, una cantilena strana, che risentiva dei ritmi della lingua madre spagnola, piena di alti e bassi, di vocali inudibili e di consonanti che si accentuavano in un lieve sibilo. Alma dovette aguzzare le orecchie. «Non sono più abituata a parlare.» Alma non sentiva più né il caldo né la puzza. Era a meno di due metri da lei, ma la vide ritrarsi e contorcersi nel tentativo di allontanarsi il più possibile. «Non procedete oltre.» C’era un guizzo dell’autorità della signora di Monza in quelle parole, della feudataria abituata a firmare editti, grazie e condanne. «Lasciatemi nella felice miseria

del mio stato attuale.» Lei si fermò. C’era un rozzo sgabello a metà della stanza. Lo spostò per sedersi, sollevando la gonna. Uno scarafaggio nero e lucente, il più grosso che avesse mai visto in vita sua, corse via disperatamente sparendo in una crepa tra la parete e il pavimento di mattoni irregolari. «Non vedo più molto bene,» bisbigliò Virginia. «Mio padre è stato ucciso da chi credeva amico e mia madre è da gran tempo reclusa,» rispose Alma, nello stesso tono basso. Il mucchietto di panni restò immobile. Poi emise un suono strozzato e breve. «È una beffa del demonio?» Il mormorio ora era rauco e concitato. Alma capì che Virginia aveva capito. «Per l’amore di Gesù e delle piaghe sanguinanti del suo costato, vade retro.» Quante volte aveva ripetuto quell’invocazione negli anni trascorsi dentro la sua cella infetta e buia, poco più grande di un sepolcro, a lasciar trascorrere le ore, con così poca luce a filtrare dal pertugio da non rendersi nemmeno bene conto se fosse notte o giorno? Era caduta in tentazione di frequente. Aveva perso il senso del tempo. Aveva pensato di trovarsi dentro le mura spesse della casa della Vergine di Loreto e che la feritoia aperta per darle cibo fosse la finestra dell’angelo e che prima o poi anche lei avrebbe sentito la voce di Gabriele venuto a recarle salvezza. Qualche volta, al tramonto, l’angelo era giunto a dirle parole di consolazione e a prepararla per il buio assoluto della notte che stava per inghiottirla. Aveva udito con le sue orecchie l’arcangelo Michele, e ancora di tanto in tanto le pareva di sentirne il pesante batter d’ali. Le ombre sul muro erano divenute angeli e diavoli che si combattevano quotidianamente la sua anima in preda alla disperazione. Aveva sentito il profumo di rose della vergine Maria invadere il suo sepolcro fetente e assistito ad altri cento altri miracoli e ancora non sapeva quanto diffidare dei suoi sensi malati e impazziti. Lucifero è così astuto. Poi un giorno la voce che si era udita dal pertugio non era stata quella dell’arcangelo, ma di un uomo che annunciava la sua liberazione. Il rumore del piccone che abbatteva i mattoni era stato così forte da ridurla in stato di semincoscienza. Non aveva voluto muoversi, accecata dalla luce, stordita dalla polvere, terrorizzata dallo spazio, anchilosata e

tremante nel suo angolo dove era riuscita a sopravvivere quasi quattordici anni. Forse era un sogno, tutto era stato un sogno, o forse il diavolo si stava prendendo gioco di lei. Anche adesso. Alma scosse la testa. «Il demonio non c’entra. C’entrano gli uomini.» «Non bestemmiare! È lui, dentro i loro cuori.» Si toccò il petto. «Dentro il mio cuore. Sai cos’ho fatto. Peccatrice e cloaca puzzolente, qui a espiare i miei delitti.» All’improvviso sorrise, un sorriso insensato, pazzo, che spaventò Alma più di qualunque altra manifestazione. «Forse è un modo per inasprire la mia pena. Se tu sei chi io sento che tu sei, questo è un fresco flagello per riaprire le mie piaghe e rinnovare la mia pena perché è giusto che non trovi mai pace. Credevo di aver esaurito tutte le mie lacrime, ma se tu sei davvero lei, ne troverò di nuove, e se non sgorgherà più acqua, sgorgherà sangue vermiglio dai miei occhi asciutti.» Il bisbiglio era sottile, ma chiaro. Indicò con la testa verso la porta. «Non muoverti e non alzare la voce per nessun motivo, qui tutti odono tutto e non si può esser certi di nessuno.» Alma girò appena la testa. La priora si era materializzata sull’uscio, con un fazzoletto premuto sul naso. Da dov’era, non poteva udire le parole che si stavano scambiando, ma poteva vedere. «Quello che io raccomando umilmente è l’uso della frequente orazione,» disse Virginia, alzando inaspettatamente il tono quanto bastava per far giungere qualche parola all’orecchio della monaca in ascolto. «La pazienza, l’umiltà e l’orazione conquistano tutto.» L’ordine del cardinale era stato di permettere un colloquio, senza limiti di tempo se non quelli imposti dalla ragionevolezza e dalle condizioni precarie di suor Virginia. Per quel che la priora poteva vedere, le due donne stavano conversando piamente. Si ritrasse dalla cella fetida dove Virginia aveva voluto restare confinata anche dopo la smuratura e fece cenno a Rosa di tenere sott’occhio la situazione. «Bada che madre Virginia non si agiti, sai che ogni tanto ha dei parossismi,» le raccomandò, prima di allontanarsi svelta verso zone più respirabili. Rosa fece un segno di assenso e scambiò un’occhiata con Dulce, che era rimasta accanto a lei. Dulce le sorrise e piano piano, stentatamente, la ragazza marchiata ricambiò

una tremula smorfia. «Non so come tu sia riuscita a giungere a me,» stava sussurrando Virginia dentro la cella, e il sussurro si faceva ansimante nella penombra, «né che cosa ti aspetti, ma per certo ti deluderò. Io sono morta, morta al mondo, morta al mio passato, e tu sei l’unica cosa degna e bella di questo mio passato. Ho così tanto pregato che tu fossi salva e vivessi una vita felice. Per questo Dio non ha voluto che morissi nelle mie miserie, per la consolazione di questo giorno benedetto. Ora davvero potrei chiudere gli occhi e finalmente andarmene. Tu dimentica e fai dimenticare di essere sangue del mio sangue. Vai via, lontana da me.» Si prese la testa tra le due mani. «Oh, come ho potuto disperare della sua misericordia? Bontà d’Iddio, la mia testa scoppia.» Alma si alzò e di nuovo Virginia la respinse. «Non avvicinarti e non toccarmi, non sopporterei il tuo disgusto per questo repellente simulacro che di me è restato. Stai lontana!» Si ritrasse nell’ombra. Il tono era così vibrante che Alma non osò disobbedire. Temeva che la donna potesse avere una sorta di attacco isterico da un momento all’altro e questa eventualità avrebbe interrotto il colloquio. «Ricordami com’ero, se vuoi, nel segreto del tuo cuore.» «Non sarei qui se volessi dimenticare. Fin da quando ero bambina la mia nutrice Apollonia temeva che mi avrebbero forzata a sparire in un convento, ma la vita mi ha portata altrove. Ora sono tornata per dare un senso a tutto quanto, madre mia, e per esigere dei crediti, miei e della mia discendenza.» Esitò. «Cerco la verità.» Virginia emise di nuovo un gemito sordo. «Ora che i miei occhi hanno perso luce vedo più chiaramente dentro il cuore degli esseri umani. Se la verità è per te sinonimo di vendetta, lascia questa strada. La verità ha mille facce per gli uomini, non esiste se non in Dio.» Virginia sospirò. «Ti racconterò qualcosa… devi capire che non possiamo pensare che i peccati che noi commettiamo anche a seguito dei torti subiti non ci siano imputati personalmente davanti alla divina maestà.» Alma risedette sullo sgabello durissimo e scheggiato. «Vi ascolto,» disse semplicemente. E mai orecchio fu più avido di udire.

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Reality - Venti domande per vedere la Brianza con gli occhi dei Brianzoli

Speciale Salute Halo Clinic

Santina

Halo Clinic: per tutte le stagioni un trattamento rilassante

Si sente parlare sempre piu’ spesso delle grotte di sale, come nuovi trattamenti per allergie, stress e tantissimi altri disturbi. Se nel Nord Europa e’ oramai una realta’ consolidata, in Italia cominciamo solo da qualche anno a comprendere pienamente i benefici di queste strutture. Noi di Trantran siamo andati a curiosare presso la Haloclinic di Monza, in via Cervinio 6 (tel. 039.2725049, info@haloclinicmonza.it ) e abbiamo incontrato il proprietario, Fabio che, con professionalita’ ma in parole semplici, ci ha spiegato tutti i benefit della HaloClinic. Fabio, ci può spiegare in cosa consiste haloclinic? Si tratta di una stanza rivestita completamente di sale di miniera: entrando si ha proprio l’idea di trovarsi in una grotta..oltre all’aspetto scenografico ha la funzione di controllare il tasso di umidità e attutire il rumore esterno. In quest’ambiente confortevole e suggestivo si eseguono sedute basate sull’inalazione di cloruro di sodio micronizzato, riproducendo il naturale processo di respirazione che avviene soggiornando nelle località di mare e nelle miniere naturali di sale. Inoltre aggiunta la cromoterapia, che va a stimolare l’inconscio della persona per favorirne il rilassamento. Con poltrone adatte, il diaframma si apre facilitando una maggior apertura dei polmoni, e in automatico, attraverso una normale respirazione inaliamo il sale; il rivestimento rende l’ambiente asettico, batteri o microrganismi non riescono a sopravvivere, inoltre essendo presente anche sulla pavimentazione anche i bambini la trovano la situazione divertente, pensano di essere al mare: entrano e non vogliono più uscire! E’ giusto definirlo ”il mare in una stanza”…! Questo slogan è per far capire di cosa si tratta come atmosfera, ma tecnicamente è sbagliato,

perché non è sale marino ma è sale di grotta certificato: è importante dirlo poiché non c’è iodio! Magari alcuni concorrenti sbagliano dicendolo, perché alcune persone soffrono di problemi alla tiroide e lo iodio può far male! Parliamo dei macchinari utilizzati nel vostro centro… Il nostro è un macchinario di produzione inglese, ce sono di tantissimi tipi, ma noi lo abbiamo scelto perché può effettuare 18 tipi di trattamenti diversi, ogni selezione è dedicata a diverse problematiche: asma, bronchite, sinusite ma si possono anche combinare per esempio se un paziente soffre di bronchite e asma; inoltre serve anche per studi dermatologici: psoriasi, dermatiti, ecc… Questo trattamento si pone anche come aiuto allo stress, insonnia e stati ansiosi… Esatto, perché se si respira bene, disinfettando le vie respiratorie, il sangue diventa più rosso, arriva il cervello e quindi lo stress diminuisce, anche attraverso la cromoterapia, la musica di sottofondo, l’ ambiente asettico, per 45 minuti ti dimentichi dell’inquinamento!Con un circolo di aria continuo attraverso filtri di carbone proveniente dall’Australia! Io mi sono avvicinato a questo tipo di trattamento perché mia figlia soffriva di adenoidi, doveva essere operata ma bisognava aspettare che crescesse;ai tempi c’era solo una grotta, quindi perdevo una giornata di viaggio, da Desio a Milano, ma ne e’ valsa la pena, perche’ mia figlia non l’hanno più operata! Invito chiunque prima di dire non funziona a provarla, sarete voi poi i promotori, attivando il passaparola!In Inghilterra è considerata una vera e propria terapia prescritta dal medico curante. Ed io lo dico anche per testimonianza diretta, data la mia esperienza. Come funziona il macchinario? Il sale di grotta certificato viene inserito all’interno del macchinario, viene macinato in micro particelle piccolissime, addirittura parlando di micron si arriva molto più i profondità che delle particelle d’acqua! E’un trattamento a secco,non c’è umidità poichè favorirebbe l’insorgere di funghi, inoltre la macchina ha un sensore che controlla in ogni

Associazione di idee. Se ti dico verde... Mi viene in mente il parco

Età: 62 anni, ma non mi pesano e spero di viverne altrettanti!

Vai al parco? Spesso: ci faccio delle lunghe e salutari camminate

Dove sei nata? In Veneto come il mio cognome, Baldin, fa chiaramente capire

Chi è Dario Allevi? Un politico che ha a che fare con Monza

Trasporti? Un… bel 5

Vivi da solo o con la famiglia? Da sola

momento temperatura, umidità, concentrazione interna, tempo rimanente, ventilazione.. micronizzato il sale si sprigionano ioni negativi, arrivando in profondità pulendo le vie respiratori,e orecchie comprese. Per quanto riguarda la stagionalità del trattamento? Si parte dalla primavera con le problematiche delle riniti causate dalle allergie tipiche del periodo. Il trattamento è ottimo per il trattamento delle dermatiti e della psoriasi per arrivare poi al periodo estivo quando torniamo dal mare, per il primo periodo sembra tutto ok, ma ad ottobre con la varietà di temperature si passa dall’ estate piena all’inverno e chi ha un fisico cagionevole o uno stato immunitario debole, deve cercare di aumentare le proprie forze immunitarie… è come stare per 45 minuti davanti alle onde! Effettuato in modo costante, da settembre a dicembre e nei periodi delle fioriture primaverili, il raffreddore sarà più lieve, e diminuirà anche il ricorso a farmaci! Gli orari di apertura? Su appuntamento, dalle 10 a mezzogiorno, dalle 15 alle 19, ma in base alle esigenze del cliente anche dopo le 19. Oltre alla grotta di sale abbiamo anche l’osteopata, l’ estetista, e effettuiamo massaggi, infatti il nostro slogan è proprio”la clinica del sale”! Nell’accogliente sala d’attesa potrete anche acquistare prodotti specifici per il vostro benessere. E, inoltre, ora e’ anche attivo il centro massaggi ed estetico. Cosa aspettate?

T. 039.2725049 info@haloclinicmonza.it www.haloclinicmonza.it

Di Qualcosa ai nostri lettori La diretta conseguenza del proverbio di cui sopra: se desiderate con tutte le vostre forze e vi impegnate a fondo arriverete dove volete

Dai un voto a Monza e alla Brianza un bell’8

Dove vivi? A Monza

Via Monte Cervino, 6 20900 Monza (MB)

Monza

Nome: Santina, ma tanti mi chiamano “la sciura Tina”

Che lavoro fai? Barista

Commercio? Ultimammente un 6 un po’ stentato. La crisi c’è e si sente

Cosa ti piace di Monza e della Brianza Tutto: ci sto proprio bene qui

Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? New York

Alberta Nome: Alberta Età: Sessantasei Dove sei nata? A Carate Brianza

Vai al parco? Sì, ad Agliate con Totò (ndr. cane) Chi è Dario Allevi? Il Presidente della provincia di Monza e Brianza

Dove vivi? A Costa Lambro

Dai un voto a Monza e alla Brianza 8

Vivi da solo o con la famiglia? Vivo con mio marito

Trasporti? Non saprei non li uso mai

Che lavoro fai? Sono in pensione

Commercio? I negozi ci sono, sono le persone che non hanno più soldi da spendere!

Cosa ti piace di Monza e della Brianza Il verde e gli ampi spazi, per questo ho scelto di vivere a Costa Lambro. Associazione di idee. Se ti dico verde... Erba, alberi

Di Qualcosa ai nostri lettori Continuate a leggere Trantran che è davvero una bella rivista!

Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? Una volta avrei sicuramente risposto Milano, adesso, invece, vorrei vivere al mare.

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Altrove | Racconti e consigli di Viaggio

In Cucina

Da Aldo Ristorante pizzeria LUGANO BELLA… Non solo business Breve excursus nella poliedrica citta’ Svizzera

Curata scelta delle materie prime, accurata selezione di vini italiani, pranzi di lavoro.

di Francesca Rizzuti Lugano è storia, arte, cultura, divertimento e natura. Prima città della Svizzera italiana, offre l’accoglienza e l’eleganza tipica del territorio svizzero. A volte ci si dimentica di trovarsi nel terzo polo finanziario e centro focale degli affari internazionali della Confederazione, perché ci si immerge totalmente in una dimensione quasi fiabesca. Lugano ha origini antiche, le prime tracce dell’esistenza di una comunità possono essere fatte risalire all’anno 875 al quale risale il primo documento che parla di “Sancti Laurentii in Luano”. Il toponimo “Lugano” deriva dal nome comune latino lucus che significa “bosco sacro”. Passeggiando per il centro storico si è infatti in grado di respirare perfettamente l’ atmosfera di queste sue antiche origini in contrasto con la modernità degli edifici, senza tuttavia, percepire una convivenza stridente fra le due architetture. Ciò che la rende una città aperta e proiettata verso il futuro è la sua anima di cittadina giovane, energica e multiculturale, con un calendario fitto di eventi e manifestazioni culturali che la rendono una città tutta da scoprire. Un connubio sapientemente organizzato tra patrimonio storico e tradizione in equilibrio con il carattere internazionale e moderno che il territorio mette a disposizione. Lugano accontenta il turista più esigente, quello d’affari, congressuale e d’ elite, rivolto alla tranquillità offrendo la meraviglia del suo lago, i palati più fini con i sapori della cucina locale da gustare nei grotti, ristoranti rustici tipici ticinesi, situati, solitamente, in zone discoste e ombreggiate.. senza tralasciare le cantine selezionate di pregio; ma Lugano è in 34

Cucina e passione

grado di offrire anche voglia di divertimento proponendo una frizzante vita notturna e molteplici eventi musicali: dal Festival di Cultura e Musica Jazz – kermesse culturale e musicale (febbraio), il Lugano Festival Jazz – l’appuntamento musical più importante del Ticino, con concerti di jazz gratuiti all’aperto, uno degli eventi di spicco tra i grandi festival internazionali di jazz (giugno/luglio), il «Blues to Bop» - musica sulle scene e le piazze del centro di Lugano, con stili che spaziano dal blues, al pop, dal gospel al soul (agosto/ settembre). Una città a misura d’uomo, perché facilmente percorribile anche a piedi e perfettamente dotata dal punto di vista dei servizi pubblici attrezzata con treni, bus, battelli, funicolari e funivie. Offre quindi moltissimo ai suoi visitatori: numerosi musei (musei d’arte, etnografici, naturalistici, storici e specialistici); innumerevoli monumenti storici (da non perdere la Chiesa di San Lorenzo, e la Chiesa di SantaMaria degli Angioli), le gallerie d’arte e le biblioteche. Ed infine come non citare le meraviglie naturalistiche! Lugano è famosa per il suo patrimonio naturale, 68 le coloratissime aiuole cittadine, nove i parchi e trentaquattro i giardinetti. La cura del patrimonio naturale è una priorità che Lugano si impone per l’importanza che essa ricopre sia in quanto risorsa economica che estetica. Escursioni per tutti i gusti, con percorsi completi, passeggiate, trekking… quello che vi attende è una rete escursionistica composta da ben 700 km di sentieri segnalati e mantenuti, da non perdere la riserva naturale del lago di Origlio. Vi lascio con le parole di Pietro Gori e la sua Addio

a Lugano, popolare canzone anarchica scritta in Svizzera nel 1895: l’autore venne espulso,insieme ad altri dodici compagni, dalla Svizzera, dove erano rifugiati politici, e gli stessi esuli la cantarono per la prima volta sotto le pensiline della stazione di Lugano, in attesa di partire per una nuova “patria”. “Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor. Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d’amor. Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam. Ma tu che ci discacci/ con una vil menzogna,/ repubblica borghese,/ un dì ne avrai vergogna/ ed oggi t’accusiamo/ di fronte all’avvenir. Banditi senza tregua,/ andrem di terra in terra/ a predicar la pace/ ed a bandir la guerra: la pace tra gli oppressi,/ la guerra agli oppressor. Elvezia, il tuo governo/ schiavo d’altrui si rende,/ di un popolo gagliardo/ le tradizioni offende/ e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell. Addio, cari compagni,/ amici luganesi,/ addio, bianche di neve/ montagne ticinesi,/ i cavalieri erranti/ son trascinati al nord. “

Tutti i martedi sera giro pizza euro 10,00 Tutta la pizza che vuoi, bibita o birra piccola, caffè

Menù fisso mezzogiorno Primo, secondo, contorno, dolce 1/4 di vino o 1/2 minerale, caffè euro 10,00

Menù hamburger

Pizza, bibita o birra piccola, dolce caffè euro 8,00

(panino, hamburger g 300, patatine, bibita o birra piccola, dolce, caffè) euro 12,00

Giro pizza Tutta la pizza che vuoi, bibita o birra media, dolce, caffè euro 16,00

Royal o mexicano o gustoso

Hamburger e cucina d’asporto Pizze d’asporto

Da Aldo Via Roma, 3 22045 Lambrugo (Co) Tel. 031 609951

Per serate a tema con ricette tipiche regionali, eventi e tante altre proromozioi: it-it.facebook.com/ RistorantePizzeriaDaAldo‎

Ristorante pizzeria


Pendolare | Il viaggio quotidiano è per me una vocazione

Verdissimo: Curiostià, proprietà e usi delle piante intorno a noi

Una primavera aromatica

Taxi e Liberalizzazioni di Juri Casati di Elena Maggiorin - Garden Designer All’arrivo della primavera dopo un lungo inverno a chiunque abbia, dal più piccolo balcone, al terrazzo o un giardino, non può che scattare il desiderio di rinnovare la propria area verde. E’ la stagione simbolo della rinascita e del risveglio dei sensi. Si può soddisfare e concretizzare il desiderio di rinnovamento, nell’ambito del verde, con nuovi colori e nuovi profumi, magari creando un angolo inconsueto, personale ed anche utile, dove cercare di soddisfare i propri bisogni. Come Garden Designer consiglio, in quest’ottica e approfittando della stagione, di creare uno spazio tutto dedicato alle erbe aromatiche. Non sono importanti le dimensioni che si hanno a disposizione, se ben pensata e progettata è un’area potenzialmente molto decorativa e inevitabilmente profumata. La semplicità con cui le si possono coltivare, la loro grande capacità ad adattarsi anche in piccoli spazi , la loro rusticità e le molteplici combinazioni di sfumature e di forme del fogliame disponibili ne fanno una risorsa altamente interessante. Inoltre in questo periodo le aromatiche sviluppano al meglio le loro caratteristiche ed è il momento ideale per la loro installazione. Quello delle erbe aromatiche è un universo molto vasto e affascinante, ve ne sono moltissime varietà: tra le arbustive sempreverdi più conosciute vi sono il rosmarino, il ginepro e l’alloro. Tra le erbacee annuali predominano il basilico, il prezzemolo, l’aneto, il cerfolio e il 36

coriandolo che sono profumatissime e molto apprezzate in cucina, mentre tra le perenni le più interessanti sono il timo, le salvie, il dragoncello, la lippia citriodora, l’origano, la menta, l’erba cipollina e la malva, usata per tisane e infusi. Queste piante, oltre ad essere coltivate per le loro caratteristiche molto apprezzate in cucina come in medicina, per le indubbie virtù salutari, trovano un pregevole impiego ornamentale su terrazzi e giardini per formare macchie, bordure o siepi basse. Saperle “comporre” bene non è sempre facile, gli errori più comuni, infatti sono i seguenti: - accostare tutte piante annuali e, a fine estate, ritrovarsi con uno spazio (o vaso) completamente vuoto, obbligandosi così ogni anno a rinnovare l’intero impianto con notevole dispendio di energie e denaro. - altra disattenzione comune è quella di accostare piante con le medesime caratteristiche fogliari rischiando di avere una “piattezza cromatica” priva di contrasti talvolta necessari ad una buona composizione botanica ornamentale. Facendosi aiutare da un professionista con un limitato investimento ed assicurandosi così un’attenta progettazione, si otterrà un successo garantito, duraturo e di grande effetto decorativo x tutto l’anno. È’ molto importante scegliere le piante più adatte in funzione dell’esposizione, del clima ed del loro portamento. Io consiglio di accostare specie sempreverdi alle annuali per avere uno spazio mai totalmente inanimato. Un’ altro suggerimento è quello di utilizzare

piante verdi assieme a piante fiorifere per avere così un movimento cromatico durante le stagioni. Per fare un esempio pratico agli appassionati delle salvie suggerisco di riunire, in un’unica vasca o in un’ aiuola, più varietà disponibili in commercio. E’ molto interessante abbinare le salvie officinali con le salvie ornamentali, ancora poco utilizzate in Italia. Tra le salvie officinali, sempreverdi dalle foglie vellutate e altamente aromatiche, consiglio di non dimenticare la salvia “aurea” dalle caratteristiche foglie gialle e la “salvia officinalis tricolor” dalle particolari foglie grigio-verdi macchiate di crema e rosa porpora. Tra le salvie ornamentali, che hanno lunghissime fioriture da aprile a novembre, bellissima è la “salvia Royal Bumble” dal fiore rosso intenso come le più conosciute “salvia splendens” e la “salvia Caramba” dal fiore rosso con foglie magnificamente variegate. Esistono moltissime cultivar di erbe aromatiche di ogni specie, tutte facilissime da gestire sia in vaso che in piena terra: basta avere il desiderio e la passione di rinnovare in modo personale la nostra area e scoprirne gli innumerevoli accostamenti possibili e vincenti. Farsi travolgere dal fantastico mondo delle erbe aromatiche, è un gioco che non potrà che piacere sempre di più agli amanti del giardinaggio regalando tantissime soddisfazioni in questa che potrà essere un’ inaspettata e gradevolissima “primavera aromatica”.

Proseguiamo con la nostra rassegna dei mezzi di trasporto utilizzati dai pendolari occupandoci questa volta del taxi. Sì, sì: lo so a cosa state pensando: il taxi non è roba per noi pendolari. Avete ragione. Al di fuori dei casi di emergenza – come possono essere per esempio improvvisi scioperi dei mezzi tradizionali, quando peraltro i taxi non si trovano mai – effettivamente per il resto dell’anno i pendolari non usano quasi mai i taxi. E ciò accade perché ai taxi manca la caratteristica essenziale per essere utilizzati frequentemente dai pendolari, e cioè una tariffa abbordabile. I motivi delle alte tariffe sono noti: il tassista è un lavoratore autonomo che deve guadagnarci qualcosa dopo essere rientrato delle spese per il frequente acquisto dei mezzi, per il carburante, l’assicurazione, il bollo, la manutenzione, l’iscrizione al radiotaxi, oltre che (e soprattutto) per l’acquisto della licenza. Questa è la loro versione dei fatti, e va rispettata. In ogni caso capite bene che un’attività lavorativa concepita come è oggi quella nel settore dei taxi, e cioè praticata da pochi lavoratori autonomi che operano in

sostanziale monopolio dopo aver acquistato una costosa licenza, è per sua natura incompatibile con economie di scala e soprattutto incompatibile con basse tariffe. Per ovviare a questo problema qualcuno ogni tanto propone di abrogare le licenze, e quindi di liberalizzare il settore. Tale proposta però immancabilmente si scontra con le resistenze dei tassisti che, in caso di liberalizzazione del settore, da un lato vedrebbero azzerarsi il valore della licenze che hanno comprato – e che per loro sono una sorta di tfr poiché le mettono in vendita quando si ritirano dall’attività –, ma che d’altro lato vedrebbero soprattutto crescere in modo spropositato la concorrenza. Questo della concorrenza è un problema delicato, perché l’atteggiamento che i tassisti hanno tenuto fino ad oggi, cioè quello di «chiudere il rubinetto» dell’offerta di taxi per intercettare tutta la possibile domanda di taxi, ha in realtà alimentato la crescita un un’offerta parallela. Non sto parlando solo del mercato abusivo, che pure esiste e va condannato. Mi riferisco piuttosto al fenomeno perfettamente legale del noleggio con conducente (NCC), che poi sarebbe un servizio di prenotazione e

di noleggio di un’auto con conducente con cui si concorda preventivamente il costo della corsa. I NCC in origine erano stati pensati per servire una clientela ristretta, in genere fissa e continuativa, ma stanno espandendo la propria attività anche a segmenti di clientela che sarebbero tradizionalmente di pertinenza dei taxi, ma che evidentemente i taxi non riescono più a intercettare. È un fenomeno in crescita costante: a Roma circolano ormai migliaia di NCC, ma anche dalle nostre parti stanno cominciando ad erodere quote significative di mercato ai taxi, e proprio sulle tratte più redditizie, come per esempio quella che porta all’aeroporto di Malpensa. Poiché anche i NCC sono soggetti a licenza è del tutto evidente che molti di quelli che hanno preso la licenza per NCC avrebbero preso quella dei taxi se ciò fosse stato possibile. La concorrenza, lecita ed illecita, sta dunque già crescendo. Se il settore venisse liberalizzato la concorrenza crescerebbe ulteriormente, ed è facile prevedere che entro pochi anni si creerebbero anche delle compagnie di taxi che applicherebbero economie di

scala e che inevitabilmente assumerebbero tanti tassisti, ma tutti come lavoratori dipendenti (ovviamente con un contratto, come per esempio quello di apprendistato, che costi poco). Ciò porterebbe a un sicuro abbassamento delle tariffe, ma a scapito dei tassisti «tradizionali» che non potrebbero mai resistere alle economie di scala e alle basse tariffe delle compagnie di taxi. La liberalizzazione del settore comporterebbe dunque ben presto il cambiamento della natura del lavoro di tassista che verrebbe praticato – come peraltro già accade in molte nazioni – solo da lavoratori dipendenti, e nemmeno tanto ben retribuiti. È un dato di fatto: tutti i monopoli prima o poi finiscono; non farà eccezione nemmeno quello dei tassisti intesi come lavoratori autonomi. D’altronde certi atteggiamenti protezionistici trovano sempre minori consensi nella comunità, e anche la Comunità Europea potrebbe prima o poi decidere di intervenire. Per adesso, comunque, il problema per noi è però sempre lo stesso: i taxi costano troppo.

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Cosa Succede in Città

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LENTATE SUL SEVESO

RANCATE (MENDRISIO) x 18 Maggio

Van De sfroos in concerto per Sensidimusica

18 maggio

La notte dei Musei, visite guidate all’oratorio di Santo Stefano. Ore 21.00 concerto del coro Anthem di Monza, diretto da Paola Versetti

25 Maggio

Info: www.davidevandesfroos.com

MONZA

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AUTODROMO DI MONZA

MONZA

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DESIO

(nell’ambito della Festa dei Popoli dal 17 Maggio) Ore 16 Piazza Conciliazione Marcia della pace Ore 19 presso la sede dei Missionari Saveriani, via Don Milani 15 apertura mostra fotografica Ore 21 Concerto Bal Folk degli SPAKKABRIANZA

FIERA DI MONZA E BRIANZA,

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DAL 23 AL 26 MAGGIO

CINEMA TEODOLINDA

Per info www.fieradimonzaebrianza.it

Sound &Motion Pictures

I migliori film della stagione in lingua originale selezionati

Cinema Teodolinda Via Cortelonga 4, tel 039323788

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LISSONE 18 Maggio

20 Maggio GANGSTER SQUAD

Di R. Fleischer con S.Penn, K.Lennox 113’

NOVA MILANESE

27 Maggio Flight

UNIFESTA a cura della Universita’ delle tre eta’ di Bareggia Proiezioni, letture, balli ed interventi. Domenica pomeriggio torneo di burraco

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Sabati danzanti in Cascina L’associazione Cascina Triestina, propone una serie di appuntamenti danzanti presso la sede di via Nenni 3 il 18 e 25 Maggio.

Di R. Zemckis con D. Washington 93

LISSONE

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25 Maggio ore 21

MONZA 9 Giugno

presso Civica sala Pulifunzionale

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GIOVANI E SINDACATO Incontro con Andrea Puglia, giovane sindacalista della OCST A cura di associazione culturale Alessandro Galimberti

4 Passi con l’ENPA e MONZA FOR ANIMALS

MONZA

13 Giugno

MONZA FOR ANIMALS in concerto con tanti artisti nazionali ed internazionali al teatro Manzoni di Monza. A breve info su: WWW.TRANTRAN.NET WWW.MONZAFORANIMALS.IT

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CESANO MADERNO ESCURSIONI NOTTURNE ALL’OASI LIPU VENERDI’ 31 MAGGIO, ORE 21

all’Oasi LIPU di Cesano Maderno sono in programma le visite guidate notturne. Le visite, a cadenza quindicinale, proseguiranno fino a Luglio. In ciascuna serata, i volontari LIPU dopo una breve presentazione sulla fauna presente in Oasi accompagneranno i visitatori in una passeggiata alla ricerca di civette, allocchi e di altri piccoli abitanti del bosco.

Prenotazione obbligatoria, posti limitati. Donazione per singola escursione: € 5 a persona; Soci LIPU gratis. Informazioni e prenotazioni: 0362.546827

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Cosa Succede in Città

Sportivamente | Monza e Brianza in movimento

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SUDOKU

SUDOKU

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Elena, la “splendente”, e le prime ricerche archeologiche in Terra Santa

“Elena e Costantino storia economia e fede alle radici della libertà nello stato” è il titolo del convegno cittadino dedicato alle celebrazioni per il 1700 anno dell’editto di Costantino. Il simposio si è svolto venerdì 12 aprile in una sala Maddalena gremitissima, segno che il tema desta ancora molta curiosità ed è strettamente connesso, nel suo significato storico giuridico, a molti aspetti di intransigenza a motivo del credo religioso che stiamo vivendo nella società attuale. L’anniversario di un atto che ha segnato la storia nel rapporto tra stato e fede, l’accenno alla figura di Flavia Iulia Helena, madre del grande imperatore e la presenza di illustri relatori, tra cui padre Angelo Di Berardino, professore di patristica al Pontificio Ateneo Augustinianum e padre Narcyz Klimas, storico e archivista della Custodia di Terra Santa, hanno decretato il pieno successo dell’iniziativa. L’ufficialità del convegno è stata data dall’introduzione dell’Assessore all’Istruzione del Comune di Monza, Rosario Montalbano, che non ha mancato di sottolineare le ipotesi ancora aperte sulla diffusione del cristogramma e dal Consigliere Matteo Forte, delegato dall’Amministrazione di Milano, che ha sottolineato la perenne validità di un provvedimento giuridico assunto nel IV secolo. Il convegno si è quindi aperto con le presentazioni del prof. Antonio Sala, presidente del Circolo Numismatico Monzese che ha introdotto gli ospiti. Due le considerazioni emerse nel corso dell’incontro. La prima, di ordine generale, va al provvedimento giuridico che si cela dietro questo storico atto. Nel 312, con un atto emanato da Galerio e poi l’anno seguente, con una lettera di Licinio ai suoi funzionari in cui si ricorda il suo incontro avvenuto a Milano con Costantino, si stabilisce un principio di diritto universale e cioè che ogni uomo è libero di professare la propria religione. L’atto in sè si circoscrive ai cristiani, perché la pluralità dei culti precedenti, era di fatto già tollerata. Dell’incontro di Milano sappiamo pochissimo, come ha sottolineato p. Di Berardino, ma la natura del provvedimento ha avuto riscontro per tutto l’impero dall’ improvvisa ed enorme diffusione del “Chrismòn”, (accezione questa medievale), il simbolo delle iniziali di Cristo. La seconda considerazione scaturisce dal particolare legame tra Milano e Monza attraverso le reliquie dei sacri chiodi che la tradizione fa risalire a Elena. Di lei si sa ancora meno: da umili origini a sposa di Costanzo Cloro, essa viene ripudiata per ordine di Diocleziano, quindi riavvicinata a corte dal figlio Costantino e pienamente riabilitata, con il titolo di Augusta, il massimo onorifico per una donna. Elena, dall’etimo greco, significa la “splendente”, la “fiaccola”. E come tale ha agito: essa è stata sicuramente guida illuminante per il figlio e ha condotto le prime indagini archeologiche in Terra Santa, alla ricerca dei luoghi segnati dalla vita di Cristo. P. Narcyz ha illustrato le principali fondazioni delle basiliche “eleniane”, tra cui quella del Santo Sepolcro. Il dottor Giuseppe Radice del Circolo Numismatico ha infine compiuto una interessante e inedita comparazione dei “cristogrammi” sulle monete di età costantiniana e la loro conversione in termini di acquisto attuali. Il convegno si è chiuso con l’indirizzo di saluto ai presenti espresso dal cavalier Gabriele Stefanoni della Delegazione di Monza Brianza dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’istituzione di diritto pontificio che con i Numismatici ha proposto, nel corso degli ultimi anni, differenti incontri cittadini di storia e archeologia cristiana. Rimane aperto l’interrogativo sulla natura personale del provvedimento adottato da Costantino, che, di fatto, si converte al Cristianesimo solo in punto di morte, ma si assicura con esso la fedeltà dei cristiani e l’appellativo di “vincitore” e di “grande”, in Occidente. In Oriente, per la Chiesa Ortodossa Costantino, al pari di Elena, è santo.

di Paolo Paleari

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La Formula 1 è nel mio Dna di Alfredo Rossi

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Si chiama David Fumanelli, ha 21 anni ed è nato a Milano, ma abita a Lesmo, poco lontano dalla famosa curva del circuito monzese “Tanto che”, dice lui, “sento benissimo ogni volta che c’è qualcuno in pista. E mi viene la voglia di unirmi a lui”. Già perché David fa il pilota di professione: quest’anno sarà alla guida di una monoposto della formula Gp3, che è una specie di anticamera della Formula 1, tanto che spesso le corse di questa categoria si svolgono sugli stessi circuiti e negli stessi giorni in cui si esibiscono quelli della F1. Quest’anno, nel week end tra il 6 e l’8 settembre, la Gp3 metterà le sue tende propio a Monza: “E spero due cose: primo di essere in una buona posizione di classifica per allora e secondo di fare una bella corsa, perché è imporante per me comportarmi bene nella

corsa che… si può sentire e vedere da casa mia”. Ma facciamo un passo indietro. David, che è nipote acquisito di Carlo Chiti che è stato progettista alla Ferrari e poi all’Alfa Romeo, è arrivato relativamente tardi nel mondo dei motori. A 14 anni si divertiva ad andare sui kart, quelli dove anche comuni mortali poggiamo le nostre terga per divertirci con gli amici. Poi il padre di David ha conosciuto uno che progettava kart da corsa (tutta un’altra cosa rispetto a quelli che usiamo noi…) e da lì sono arrivati i primi risultati e lui ha cominciato a capire che avere le mani su un volante era la sua vera passione, il suo futuro: “Fino ad allora facevo sci agonistico e nei miei desideri c’era quello di partecipare alla coppa del mondo”, dice sorridendo.

Invece adesso il suo obiettivo è una monoposto della massima serie. E noi facciamo il tifo per lui, visto che quest’anno in F1 non c’è nessun pilota con la casacca tricolore, cosa che non succedeva da diversi anni. Potrebbe succedere con David? “Certo, ci penso, è ovvio, ma so che per arrivarci devo prima far vedere le mie doti e credo che quest’anno l’occasione sia davvero ghiotta”. La sua squadra si chiama Trident e con lui corrono altri due piloti italiani. Il team è italianissimo: il boss si chiama Maurizio Salvadori e per anni con la sua agenzia ha organizzato concerti: dai Genesis ai Pooh, dai Pooh a Ramazzotti, da Bosé alla Pausini, ai Litfiba. Adesso si occupa di Jovanotti e ha 41


Sportivamente | Monza e Brianza in movimento

in modo pulito ma in modo eccezionale”. Hai tempo per altri sport? “Certo, perché tenersi in forma è importante: la guida è faticosa e se non sei al meglio anche fisicamente diventa difficile reggere il ritmo gara. Nuoto, corro e gioco a tennis. Non troppo bene e per questo ho cominciato a prendere qualche lezione. Il tennis mi piace davvero molto. E poi sono tifoso di calcio: sono milanista convinto e spero che presto torneremo a vincere qualcosa. Allo stadio non ci vado più da quando è stata istituita la tessera del tifoso: non ne ho capito il motivo e quindi sugli spalti è da un po’ che non vado”. Ti piace la musica? “Non potrei farne a meno: suono il pianoforte e i miei gruppi preferiti sono i Coldplay e i Rooney. E poi mi piace ballare. Vado all’Old Fashion e il Just Cavalli e frequento i Navigli e i locali di Corso Como: quando non ci sono in vista gare mi piace divertirmi e magari fare anche le ore piccole”.

anche organizzato due edizioni di Monza Rock Festival, all’inizio degli anni 2000 che si sono svolte proprio all’interno dell’autodromo (che coincidenza!). Salvadori ha corso qualche rally e poi ha messo su questo team. Che quest’anno dovrebbe centrare degli ottimi obiettivi, visto che agli ultimi test a Silverstone, Fumanelli ha stabilito i migliori tempi sul giro. “La prima corsa, sul circuito di Catalogna, nel secondo week end di maggio in concomitanza con il primo appuntamento europeo della F1, ci farà capire bene quali sono le nostre reali possibilità. Io sono molto fiducioso anche perché i miei compagni di squadra vanno forte: segno che tutto il team è in grande forma”. Vediamo un po’ di conoscerlo meglio. Fidanzato? “Sì, con Benedetta che ho conosciuto durante il liceo che ho fatto al San Raffaele di Milano”. A proposito di Milano, tu sei nato lì ma ti senti monzese? “Certo. Da ragazzino con un mio amico andavo sempre al parco e ricordo che conoscevamo a memoria tutti i buchi per entrare nell’autodromo”. 42

Adesso che fai? Studi ancora? “Non si possono fare le due cose insieme, anche i miei genitori l’hanno capito e mi appoggiano e di questo non finirò mai di ringraziarli. Anche se mia mamma, quando corro, sta sempre con il cuore in gola”. Miti, modelli da seguire? “Senz’altro l’attuale campione del mondo Sebastian Vettel: mi piace molto il suo stile di guida e la sua grande simpatia. E poi Ayrton Senna, il grande pilota brasiliano scomparso in un incidente a Imola: guidava

Ci mancherebbe altro: hai 21 anni ed è l’età giusta per ballare… “Certo, ma tra un po’ si entra nel vivo della stagione e spero di far ballare gli altri in pista sulla musica del motore della mia monoposto che sta davanti a tutte le altre. Se voglio arrivare a una F1, devo vincere: non ci sono altre strade!”. In bocca al lupo, allora, David. Ci rivediamo a settembre sul circuito di Monza...


Su la testa

L’anno delle comete

Già nel numero di Dicembre 2012 avevamo avuto occasione di parlarvi delle “Stelle Comete”, una interessante teoria (o leggenda metropolitana se preferite) del nostro immaginario collettivo. Bene questa volta tratteremo delle “Comete” ossia di oggetti veri, reali,e rocciosi che periodicamente si materializzano in cielo avvistati dai telescopi di astronomi professionisti e non, posizionati strategicamente in alta montagna dove, in ambienti lontani dall’inquinamento atmosferico delle nostre città si possono osservare questi piccoli “asteroidi luminosi”. Infatti il 2013 sembra essere l’anno delle comete. La prima e’ gia’ visibile, anche ad occhio nudo (!!??), dalla metà di Marzo: e’ stato il nostro regalo di Pasqua. Questa cometa, dal nome ufficiale 258/Panstarrs. potrebbe provenire dalla nube di OORT (teorizzata ok.pdfolandese 1 27/02/2013 nel 1960trantran dallo marzo scienziato Jan 14.27.39 Hendrik Oort), una vasta nube densa di piccoli asteroidi ,

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Il Commercialista Risponde

situata ai margini del nostro Sistema Solare alla distanza tra 0,3 e 1,5 anni luce.dal Sole. Immaginate questa nube come un immenso “bigliardino” dove un numero imprecisato di questi piccoli corpi rocciosi, in apparente condizione di stabilità, di tanto in tanto si scontrano e quindi spinti in direzione ed all’interno del nostro sistema Solare… bene qui nascono le “Comete”. Non possedendo grandi dimensioni e masse, questi “sassi”, sono alla mercè della forza gravitazionale di grandi pianeti quali Giove e Saturno che fanno deviare e cambiare la loro orbita, avvicinandoli ( si fa per dire) al nostro Sole. A questo punto avviene un fenomeno incredibile! I raggi solari, pur a distanze siderali, riescono a far sentire i loro effetti. Il calore sublima le particelle ghiacciate in superficie ed all’interno dell’ammasso roccioso sprigionando nel vuoto gas e polveri. Il vento solare, a sua volta ionizzando questi gas, li trasforma in code, lunghe anche milioni di chilometri, le illumina di quella luce grigio azzurra, che ci

consente di osservarle di notte. Le comete sono oggetti molto spettacolari, tra i più affascinanti visibili nel cielo notturno.. Certamente ricorderete la Cometa di Halley , studiata da Edmond Halley che ne calcolò la sua orbita , la Hale Bopp osservata al suo passaggio l’ultima volta nel 1997, e tante altre meno note. Dopo il passaggio dell’asteroide 2012 DA transitato alcuni giorni fa a soli 27800 chilometri dalla terra ecco in arrivo la cometa Panstarrs , la cosiddetta Cometa di Pasqua, attualmente visibile ad occhio nudo nel nostro emisfero boreale al pari di altre stelle. Bisognerà attendere il prossimo mese di Marzo per poterne osservare, subito dopo il tramonto, la sua lunga coda luminosa…magari anche ad occhio nudo!. Verso la fine di quest’anno avremo un’altra cometa, la “Ison”, che a detta degli astronomi promette bene. Sarà la prossima sorpresa di Natale! Attimo

Buon giorno Cari lettori, alla stesura del presente articolo, purtroppo siamo ancora senza “governo” o meglio, è stato appena nominato, ma non ha ancora ottenuto la fiducia. Per crescere ci vuole uno sforzo congiunto di governo, Banche ed Imprese; il primo al momento non “esiste”, le seconde al momento non fanno il loro lavoro, le terze in conseguenza soffrono! Nel 2013 il tribunale di Monza ha registrato una media di circa 1 fallimento al giorno. Fallire vuol dire imprese che chiudono, ma soprattutto “persone che stanno a casa”! Per uscire da questa situazione, bisognerebbe indirizzare la spesa pubblica verso le imprese e verso le fasce di reddito più basse, a fronte di tagli alla spesa corrente. Serve un intervento “Politico” , cioè serve un “Governo”. Il sistema “Italia” si è dimostrato resistente nonostante l’acuta recessione economica e le tensioni finanziarie anche a livello internazionale; ma ora queste povere imprese, non ce la fanno più! È proprio arrivato il momento di cambiare rotta. Le famiglie sono il collante vero in momenti di crisi, e dunque vanno sostenute, cosi come le

imprese che vanno aiutate a crescere al fine di riprendere le assunzioni e dunque l’incremento dell’occupazione. Ora proviamo a riassumere le eventuali novità ed adempimenti previsti dal Governo Monti, ma rimasti poi nel “limbo”:

aprile

− Sblocco immediato di nuove risorse per la Cassa Integrazione;

- I contributi sugli stipendi di aprile

− Sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione verso le imprese;

Inoltre, al 30 aprile, scade il termine di approvazione del bilancio d’esercizio 2012 per le società di capitali (SRL e SPA). Da quel momento si hanno 30 giorni e cioè massimo fino al 30 maggio, per il deposito del bilancio stesso e dei relativi allegati, presso il Registro Imprese. Il mese di maggio è anche il periodo in cui scade la presentazione del modello 730/2013 per i redditi 2012. Tale dichiarazione và consegnata Ma quest’anno ci sara’ ancora la ad un C.A.F. manifestazione per gli animali che avete o ad un promosso l’estate scorsa? Chi suona? professionista Ciao da Marika (Desio) abilitato.

− Detrazione 50% e risparmio energetico in scadenza a giugno 2013; − Dal primo luglio l’aliquota IVA dal 21% sale al 22% e quelle del 10% al 12%; − Applicazione della TARES per i rifiuti urbani ed i servizi locali; − Riforma del mercato del lavoro; − Maggior facilità di accesso al credito anche con interventi Statali a sostegno delle garanzie; − Rilanciare gli investimenti; − Tagliare spese superflue della Pubblica Amministrazione. Passiamo alle scadenze ormai imminenti: Al 16 maggio scade: - L’IVA mensile per il mese di

- L’IVA trimestrale per il I trimestre - L’INPS per la gestione commercianti ed artigiani - Le ritenute d’acconto effettuate nel mese di aprile

se nel corso del 2012 hanno sostenuto spese che permettono deduzioni o detrazioni d‘imposta. Tali spese, come ad esempio, gli interessi passivi sul mutuo prima casa, le spese mediche, le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, i fondi pensione, le ristrutturazione edilizie o le spese per il risparmio energetico, potrebbero produrre dei rimborsi in quanto le imposte trattenute in busta paga durante l’anno 2012, sono state maggiori di quelle effettivamente dovute. Tali rimborsi verranno effettuati nella busta paga del mese di luglio, per i dipendenti, e nella busta paga del mese di agosto, per i pensionati. Nel modello 730 è anche possibile effettuare la scelta per il 5 per mille o per l’8 per mille. Preciso una cosa ai più sconosciuta; devolvere il 5 o l’8 per mille significa dire allo

Usape S.r.l Monza Via Cavour tel 039.329754 stato di prendere parte delle imposte già pagate e destinarle all’ente prescelto, e non dover pagare ulteriori somme. Restando a disposizione per qualsiasi approfondimento in merito, vi auguro una serena “primavera”. Umberto Grasso

Le Sciure

Il 730 è utilizzato da dipendenti e pensionati, soprattutto

Ciao Marika, che tempismo! Tra poco sentirai di gran lunga parlare della seconda edizione di Monza For Animals, la manifestazione ideata da noi con L’Enpa e Fluon! Quest’anno

il concerto finale si svolgera’ a Giugno presso il Teatro Manzoni. Un sacco di sorprese e di musicisti, anche internazionali, che si schierano a favore dei nostri amici a 4 zampe per favorire la costruzione del centro di recupero per cani da laboratorio a Concorezzo! Sul prossimo numero tutti i dettagli. Per ora non prendere impegni per il 13 Giugno! Un bacione.

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Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo (Henry Ford, imprenditore statunitense)

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DOVE TROVARE LA RIVISTA Viene distribuita tramite hostess la mattina dell’uscita nelle stazioni ferroviarie di Monza, Lissone, Arcore, Desio, Meda , Seregno, Seveso e presso la fermata MM di Cologno Monzese/Brugherio Nelle 13 sedi presenti sul territorio provinciale di APA Monza e Brianza Confartigianato Imprese

Monza via GB Stucchi, 46 Carate Brianza via Matteotti, 19 Cesano Maderno via Matteotti, 16 Desio via Garibaldi, 258 Giussano Largo Europa, 7 Lissone via San Rocco, 97 Meda viale Francia, 15 Muggiò via I° Maggio ang. via San Rocco  Nova Milanese via Berlinguer, 2 Seregno via Rismondo, 28 Seveso via Solferino, 16

Triuggio viale Rimembranze, 3 Vimercate via Ronchi, 12 Bar La Piazzetta via San Bernardo, 5 - Carate Brianza EXPO Cafè via E. Toti, 41- Carate Brianza Vista Caffè via John Kennedy, 2 - Correzzana Tennis Concorezzo via Libertà, 1 - Concorezzo Enoteca Brambilla via C. Cattaneo, 57- Lissone Bar Borgo Caffè via Bergamo, 9 - Monza Buffetti c.so Milano, 38 - Monza Edicola Siria via Solferino (davanti Ospedale Vecchio)- Monza Info Point Comune di Monza Piazza Roma Monza Speedy Bar via Appiani, 22 - Monza Tabacchi Ambrosini piazza Carducci, 2 - Monza Turné trattoria e bistrot via Bergamo, 3 - Monza Baby College-Oxford Group via Verdi, 83 Seregno Edicola Enrico via Cavour, 12 - Seregno Osteria dei Vitelloni via Garibaldi, 25 - Seregno Panificio Corti via Garibaldi - Seregno

Studiofluido via Leonardo da Vinci, 30 - Seregno Tambourine via C. Tenca, 16 - Seregno Bar Boulevard viale C. Battisti, 121 - Vedano al Lambro Ottica Mottadelli via Preda, 13 - Verano Brianza Panetteria Duca via IV Novembre, 33 Zoccorino (Besana) Cosval via Porta D’Arnolfo, 87/89, Biassono Edicola Di Enrico Giannone, via Monte Amiata, Monza ( zona Triante) Piscina comunale di Desio Clinica del sale, via Sempione 13/g, Monza. Buoni come il pane, Via de Leyva, 11 Monza In tutte le biblioteche Comunali di Monza e in tutte le biblioteche locali della rete provinciale Brianza Biblioteche. … e inoltre presso principali bar, parrucchieri, studi medici di base dei comuni di Monza, Vedano al Lambro, Lissone, Desio, Seregno, Brugherio

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C I V E D I A M O A giugno numeri utili Carabinieri | 112

Guasti enel | 800 023421

Centro antiveleni (ospedale Niguarda) 02 66101029

Polizia di stato | 039 24101

Croce Rossa Italiana | 039 322384-32365 Emergenza sanitaria | 118 Guardia medica | 840 500092 Ente Nazionale Protezione Animali (sezione Monza e Brianza) 039 388304 Guasti acqua e gas | 800 388088 Guasti illuminazione strade | 800 901050

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Polizia municipale di Monza | 039 28161 Polizia stradale Arcore | 039 617333 Polizia stradale Seregno | 0362 239077 Protezione civile | 039 28161 Soccorso stradale | 116 Vigili del fuoco | 115 S.I.A.E. Circoscrizione di Monza 039 2326323

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