TFP Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", ottobre 2013

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Anno 19, n. 58 - Ottobre 2013 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova

La rivoluzione omosessualista

“Ciò che è in gioco non è solo il concetto di famiglia, ma qualcosa di molto più profondo che implica la radicale trasformazione della nostra civiltà”


“Il

La peggiore persecuzione religiosa della storia

secolo ventesimo non finirà senza la peggiore persecuzione religiosa della storia”. Ecco il commento di Plinio Corrêa de Oliveira a un suo stretto collaboratore nel 1990. Siamo nel 2013, e sembra che le sue parole si stiano avverando.

Esasperate dalla forte opposizione contro il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso e contro l’ideologia del “gender”, le lobby omosessualiste stanno reagendo in modo tipicamente totalitario. Vogliono mettere a tacere chiunque abbia la sciagurata idea di discordare. Si parla sempre più di “dittatura omosessualista”.

Ne abbiamo avuto un assaggio lo scorso 20 agosto quando, dibattendo in diretta tivù con Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, l’avvocato Giancarlo Cerrelli, vice-presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, si è permesso di leggere alcuni brani del «Catechismo della Chiesa Cattolica» in tema di omosessualità, avvertendo che, ai sensi del disegno di legge adesso in discussione a Montecitorio, sarebbero punibili come reato di “omofobia”, spettando al responsabile (cioè al Papa) la reclusione fino a un anno e sei mesi.

Tanto è bastato perché un furente Franco Grillini, presidente dell’Arcigay, chiedesse all’Ordine degli Avvocati che Cerrelli fosse “perseguitato”, insinuando la sua radiazione. Per non restare indietro, il deputato e capogruppo di Sinistra e Libertà in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, Alessandro Zan, ha pubblicato una nota chiedendo che alla Rai sia impedito d’invitare nelle sue trasmissioni «ospiti ultra cattolici e omofobi». Cioè di chiudere le porte dell’emittente pubblica a chiunque professi idee discordanti dalle lobby LGBT (lesbica, gay, bisessuale, transessuale).

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Dov’e finito l’articolo 19 della Costituzione, che garantisce la libera professione della religione? E l’articolo 21, che garantisce la libertà di opinione? In Francia, il presidente socialista François Hollande, sordo al clamore dei milioni di cittadini che, ormai per la quarta volta in pochi mesi, hanno sfilato a Parigi contro il “matrimonio” omosessuale, ha dato ordine alle CSR (Compagnies Républicaines de Sécurité, le forze antisommossa), di fermare con la forza tali manifestazioni. Oggi, nel Paese della Liberté, si rischiano manganellate e gas lacrimogeno se non si è d’accordo con le lobby LGBT. Nello scorso maggio Franck Talleu, sposato e padre di sei figli adottivi, è stato arrestato a Parigi per il “reato” di indossare una maglietta in difesa della famiglia naturale. Le CSR di Hollande hanno perfino “gasato” bambini nel passeggino…

“Non vi è nulla di più dispotico e crudele della Rivoluzione quando è onnipotente”, affermava Plinio Corrêa de Oliveira. Ma dalla nostra parte vi è una forza infinitamente superiore: “La Chiesa sarà perseguitata dappertutto. Però ‘et ego dico tibi quia tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus Eam!’. Ecco il nostro compito principale: prepararci per il combattimento, e preparare la Chiesa, come il marinaio che allestisce la nave prima della tempesta”. È ciò che, con questo numero di “Tradizione Famiglia Proprietà”, intendiamo fare. 

La polizia di François Hollande usa gas urticante contro gli oppositori del “matrimonio” omosessuale. Dov’è finita la Liberté?


Sommario Anno 19, n° 58, ottobre 2013

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Editoriale Notizie L’offensiva omosessualista, tappa del processo rivoluzionario Prove di dittatura? Dall’omosessualità alla pedofilia Il piccolo segreto di Hollywood Croazia: referendum in favore della famiglia naturale Francia: l’esempio della “Figlia Primogenita” Estonia: il coraggio di un piccolo paese San Michele Arcangelo Quanto ferro! Deh quanto ferro! Il sacco dimenticato La “mano dura” di s. Francesco Vera e falsa povertà francescana Il mondo delle TFP Oltre la rivoluzione tendenziale, il ruolo delle nuove tecnologie Due modelli femminili

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Copertina: La famiglia naturale rischia di essere travolta da una rivoluzione che, scardinandola, distruggerebbe le fondamenta della nostra civiltà.

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 19, n. 58 ottobre 2013 Dir. Resp. Julio Loredo

Offerta annua suggerita Euro 15,00

Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel.: 06/8417603 email: info@atfp.it www.atfp.it Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 3


Notizie

F i l i p p i n e : i n 5 0 0 m i l a p e r l a f a m i g li a

C

onvocata da una coalizione di quaranta associazioni cattoliche laicali, si è realizzata nella città di Paranaque, nelle Filippine, una manifestazione in favore della vita e della famiglia, che ha radunato oltre mezzo milione di persone. I cattolici filippini si sentono presi in giro dal governo del presidente Benigno Aquino che, dopo aver assunto l’impegno di difendere i valori della vita, ha approvato una legge sulla “salute riproduttiva” che apre la porta non solo all’aborto ma anche all’eutanasia e al matrimonio omosessuale. Il tutto in nome dei diritti umani!

La protesta è stata organizzata dal Sangguniang Laiko ng Pilipinas, Consiglio dei Laici delle Filippine, in risposta al montante sentimento che sta spingendo un crescente numero di gruppi laicali a impegnarsi nella difesa dei valori fondamentali della famiglia.

In un Paese massicciamente cattolico, come le Filippine, il movimento si prefigge di formare un blocco elettorale che possa influire sulle elezioni appoggiando candidati impegnati davvero nella difesa dei valori del popolo filippino. Come recita una loro propaganda: “Cerchiamo di ricordarci non solo i manifesti elettorali, ma anche la nostra fede. Votiamo per proteggere la famiglia e la vita!”.  Sopra, la manifestazione contro l’aborto. Sotto, raduno del Consiglio dei Laici delle Filippine

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Un altro primato cinese: l’insicurezza delle auto

Il

Latin American New Car Assessment Program (Latin NCAP), un sistema di monitoraggio della sicurezza delle auto vendute nel continente latino-americano, ha condotto una serie di test su ventotto vetture recentemente introdotte nel mercato. Il primato dell’insicurezza l’ha ottenuto l’auto cinese JAC J3 (foto sopra), superata appena dalla Geely CK, anch’essa cinese, che non ha guadagnato nemmeno un punto. 

S

Cina: 336 milioni di aborti

econdo il ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese, dal 1971 al 2010, sono stati sterminati 336 milioni di esseri umani attraverso l’aborto. Il Ministero ha, inoltre, celebrato come una vittoria 196 milioni di sterilizzazioni e l’inserimento di 403 milioni di dispositivi intrauterini, che hanno impedito la nascita di almeno 400 milioni di bambini. L’odio dei comunisti verso la natalità sta causando l’invecchiamento della popolazione e la riduzione di quella attiva. 

Due ragazze cinesi costrette dal Governo ad abortire guardano sconsolate i loro bimbi ormai privi di vita... TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 5


Notizie

USA: l’aborto cala mentre le cliniche abortiste chiudono

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econdo il Center for Disease Control del governo degli Stati Uniti, gli aborti nel Paese sono scesi del 5% dal 2009 al 2011, mentre le cliniche che praticano tale abominazione sono diminuite da 2.176 a 1.991 unità. Sembra che la propaganda “pro life” stia finalmente invertendo la tendenza abortista. “Gli oppositori dell’aborto stanno vincendo la battaglia passo a passo – si lamentava il mese scorso il blog progressista Thinkprogress – la pressione conservatrice sta imponendo tali restrizioni legali che le cliniche sono costrette a chiudere battenti”.

“L’aborto ha provocato una tremenda strage negli Stati Uniti. Abbiamo già perso oltre 54 milioni di concittadini – ha commentato Randall O’Bannon, direttore della National Right to Life Coalition – tuttavia negli ultimi vent’anni gli sforzi pro life hanno inciso sull’opinione pubblica, facendo diminuire gli aborti di un milione e mezzo ogni anno. La strada da percorrere è ancora lunga. Ma la nostra causa è giusta”. 

L’uso eccessivo della televisione rende le persone antisociali

L’

Università di Otago, Nuova Zelanda, ha realizzato un ampio studio sull’impatto della televisione sul comportamento dei giovani. Il progetto ha coinvolto più di mille ragazzi di ambo i sessi, seguiti per alcuni anni da un’équipe di psicologi. Secondo il dott. Bob Hancox, uno dei direttori, “guardare la televisione per più di tre ore al giorno durante l’infanzia aumenta del 30% il rischio di incorrere poi in azioni di tipo penale”. In un’intervista rilasciata a Radio New Zealand, Hancox ha sottolineato che “passare ore davanti a un videogioco che incoraggia a uccidere persone, può portare a un comportamento aggressivo”. Un motivo è la naturale tendenza dei bambini a imitare tutto ciò che vedono in televisione. L’eccessiva esposizione alla tivù induce anche un sentimento di isolamento che può sfociare in atteggiamenti antisociali. Lo studio mostra, inoltre, che un’eccessiva esposizione alla TV altera il sistema nervoso dei bambini, incidendo negativamente sul sonno.  6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013


Rivoluzione omosessualista

Speciale

L’offensiva omosessualista, tappa del processo rivoluzionario

C

ome ubbidendo a un commando centrale, le lobby omosessualiste stanno accelerando ovunque il passo.

Allo stato attuale, due persone aventi lo stesso sesso possono contrarre “matrimonio” (le virgolette sono di rigore) nei Paesi Bassi, in Belgio, in Spagna, in Portogallo, in Canada, in Sudafrica, in Svezia, in Norvegia, in Danimarca, in Islanda, in Argentina, in Uruguay, in Messico, in Nuova Zelanda, in Francia, in Inghilterra, in Galles, in Brasile e in tredici Stati USA. In Israele, in Aruba e nelle Antille Olandesi pur non essendo ammesso contrarre “matrimoni” tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti quelli contratti dove ciò è consentito. In molti altri Paesi sono in essere tipi di unioni civili che, nella pratica, rendono possibile contrarre un tale “matrimonio”.

inarrestabile. E per chi osi opporvisi, è in agguato la gogna mediatica. Com’è successo di recente alla campionessa olimpionica russa Yelena Isinbayeva, massacrata dai media mondiali per aver osato esprimere la sua opposizione al “matrimonio” omosessuale.

Più volte ci siamo occupati del tema. Lo abbiamo fatto con la coscienza che stiamo di fronte a una delle più ardite sfide dell’immoralità contro la legge divina e naturale. Lo abbiamo fatto anche perché vediamo nell’offensiva omosessualista la continuazione del processo rivoluzionario esposto dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione». Lo stesso impegno che ci spingeva alla militanza anticomunista, ci spinge oggi al rifiuto dell’agenda omosessualista.

Nel Parlamento italiano è in discussione un disegno di legge sulla cosiddetta “omofobia”, che vieterebbe qualsiasi forma di discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Se fosse approvato, non sarà più possibile negare a una coppia dello stesso sesso i benefici legali del matrimonio. Sembra una valanga Insieme al suo “compagno”, il transsessuale Vladimir Luxuria, di Rifondazione Comunista, riceve la Santa Comunione dalle mani del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, durante il funerale di Don Andrea Gallo

Le lobby omosessualiste stanno accelerando il passo

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Rivoluzione omosessualista

Rivoluzioni

“Noi ci sentiamo (...) omosessuali, lesbiche, come ci sentiamo parte di tutto il mondo leso nei suoi diritti e nella sua libertà” (Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista)

Il processo rivoluzionario

Plinio Corrêa de Oliveira spiega così la genesi della crisi che affligge il mondo odierno: “L’umanità è prigioniera di un fascio di errori e di iniquità, che sono cominciati nella sfera religiosa e culturale con l’umanesimo, il rinascimento e la pseudo-riforma protestante (1ª Rivoluzione). Tali errori si sono aggravati con l’illuminismo, il razionalismo, e sono culminati nella sfera politica con la rivoluzione francese del 1789 (2ª Rivoluzione). Dal terreno politico sono passati al campo sociale ed economico, nel secolo XIX, con il socialismo utopistico e con il socialismo cosiddetto scientifico, ossia il comunismo (3ª Rivoluzione)”.

Così come il processo rivoluzionario era passato dalla prima tappa alla seconda e poi alla terza, era logico supporre che sarebbe andato avanti verso una quarta tappa, ancora più radicale. Infatti, né Marx né nessun teorico o leader comunista avevano visto nella dittatura del proletariato la fase finale del processo rivoluzionario. Dagli anni Cinquanta, Plinio Corrêa de Oliveira scrutava l’orizzonte alla ricerca di qualche avvisaglia di questa quarta tappa. Le sue riflessioni in merito sono condensate in un saggio, scritto nel 1976 e intitolato «Rivoluzione e ControRivoluzione. Vent’anni dopo». Il leader cattolico vi annuncia il crollo del comunismo sovietico e lo spuntare di una 4ª Rivoluzione, di carattere culturale, morale e psicologico, mirante a cambiare in profondità le radici stesse dell’anima umana.

L’essenza della Rivoluzione

La forza motrice della Rivoluzione è l’odio contro le gerarchie stabilite da Dio nell’universo e l’insofferenza per qualsiasi regola morale che abbia la 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

Il movimento omosessualista va visto nel più ampio contesto della rivoluzione culturale, continuatrice di quella comunista

pretesa di opporre un freno agli appetiti scatenati. E due sono le passioni che spirano questo odio: l’orgoglio, tendente all’egualitarismo completo, e la sensualità, tendente alla libertà assoluta.

Nel Protestantesimo, l’egualitarismo si manifestò nel campo religioso. L’orgoglio produsse la rivolta contro l’autorità ecclesiastica. La Rivoluzione francese non fu altro che la trasposizione, nell’ambito dello Stato, della Riforma protestante: rivolta contro il re, simmetrica alla rivolta contro il Papa. La rivoluzione comunista si scagliò contro l’ultima disuguaglianza rimasta in piedi, cioè quella economica.

Già dagli anni Trenta, però, pensatori comunisti cominciarono a guardare oltre la dittatura del proletariato, abbozzando i lineamenti di ciò che sarebbe stato il post-comunismo. Venne così formandosi l’idea della rivoluzione culturale.

Una rivoluzione psicologica, morale e culturale

Una prima novità di questa rivoluzione è rappresentata dal suo campo d’azione. Oltre alle riforme strutturali, persegue una riforma molto più profonda e fondamentale: quella dell’uomo stesso. Dopo aver cancellato le gerarchie in campo ecclesiastico, sociopolitico ed economico, si vuole cancellare anche quella in interiore homini, cioè quella gerarchia in virtù della quale la Fede illumina la ragione e questa guida la volontà, che a sua volta domina la sensibilità. Il fulcro della Rivoluzione passa dall’ambito esterno a quello interno, psicologico e morale.

La rivoluzione culturale contesta radicalmente e allo stesso tempo tutte le forme di autorità legale o


convergenti...

Speciale

“Il movimento gay non è un movimento per i diritti civili, non è nemmeno un movimento di liberazione sessuale. Lo vogliamo o no, è una rivoluzione!” (Harry Hay, fondatore del movimento omosessuale)

Il militante comunista Harry Hay (1912-2002), ritenuto il padre fondatore del movimento gay, adattò le dottrine di Marx alla situazione degli omosessuali, conclamandola una “rivoluzione liberatrice” contro “l’oppressione eterosessuale”, del tutto simile alla lotta di classe

morale, in ogni campo e in ogni forma. Questa disintegrazione del sistema non si realizza con le vecchie strategie comuniste, ma con una rivoluzione che propugna una radicale liberazione degli istinti contro gli interiori freni inibitori imposti da secoli di cultura e di civiltà, che sanciscono il dominio dell’intelligenza e della volontà sulle passioni. Perciò una delle sue principali rivendicazioni è proprio la libertà sessuale illimitata. Per sua stessa natura, questa esplosione passionale tenderà a trascinare nel vortice delle lotte contestatarie tutte le attività e tutti i rapporti umani: nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nell’economia, nella cultura, nella politica e via dicendo.

Un nuovo proletariato

Nella 4ª Rivoluzione, al proletariato marxista si affianca una sorta di nuovo, variegato “proletariato” socio-culturale, composto da quelle categorie che, indipendentemente della loro situazione economica o sociale, si ritengono in qualche forma discriminate da fattori di un qualunque tipo: morali, culturali, psicologici, razziali e via dicendo. Così le femministe si sentiranno discriminate dalla “cultura maschilista”; gli omosessuali dalla morale cristiana; gli immigrati dalla “xenofobia”; le persone di colore dal “razzismo” e così via.

Secondo il nuovo copione, ogni categoria di emarginati dovrà scrollarsi di dosso i fattori di oppressione che concretamente gravano su di essa, ponendosi alla testa, ognuna nel suo campo, di una lotta liberatrice. Per la naturale sinergia fra tutte queste “liberazioni”, avremo quindi la rivoluzione totale.

Una rivoluzione ludica

Cambiano pure le modalità. Mentre il comunismo propugnava lo scontro sociale e politico, la rivoluzione culturale intende avanzare in modo “ludico”, cioè allegro e spensierato. Non si fanno più barricate, scioperi e sparatorie. Si organizzano Gay Pride e happening carnevaleschi.

Il carattere festoso delle manifestazioni omosessualiste, però, non ci deve far dimenticare la loro essenza, radicalmente immorale e rivoluzionaria, cioè in rivolta contro la legge divina e naturale, e tendente alla distruzione di qualsiasi ordine fondato su di essa. 

A dx., Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Omosessuale dichiarato, come il suo collega Rosario Crocetta, presidente della Regione Siciliana

Le naturali barriere di orrore di fronte al peccato contro natura si abbassano sempre di più

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Rivoluzione omosessualista

Il disegno di legge sulla “omofobia e la transfobia”

Prove di dittatura?

I

di Filippo Campo n Italia la libera espressione del pensiero e del credo religioso rischia seriamente di essere cancellata.

La libertà di pensiero e di religione, tutelata dalla nostra Costituzione agli artt. 19 e 21, qualora venisse approvata in Parlamento la proposta di legge contro la “omofobia e la transfobia”, verrà inesorabilmente minata e diventerà reato qualunque opinione espressa in pubblico contro l’ideologia del “gender”, il cosiddetto “matrimonio omosessuale” e l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali.

L’art. 19 recita: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. L’art. 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altra forma di diffusione”. Il progetto di legge contro la “omofobia e la transfobia”, tuttavia, prevede la punibilità con la “reclusione fino ad un anno e sei mesi” di chi “propaganda idee ovvero incita a commettere ovvero 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

commette atti di discriminazione motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

Vieta, poi, il diritto di esistere a qualsiasi “organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione”.

Prevede, inoltre, la punibilità con la “reclusione da sei mesi a quattro anni” di chi “partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza”. Prevede, altresì, la punibilità con la “reclusione da uno a sei anni” di chi “promuove e dirige tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi”.

Ciò vuol dire, dunque, che, in nome della lotta all’omofobia e alla transfobia, verrà punita qualunque persona o associazione che osasse esprimere il proprio pensiero contrario al cosiddetto “matrimonio omosessuale” e alla possibilità di adozione di minori da parte delle coppie omosessuali. La stessa possibilità di insegnare il Magistero della Chiesa in merito verrebbe messa in discussione. La Chiesa Cattolica, che considera “le relazioni omosessuali


come gravi depravazioni” (CCC, n. 2357), verrebbe ipso facto considerata fuorilegge, come “organizzazione che incita alla discriminazione fondata sull’omofobia”. Contemporaneamente, verrebbero incriminati e puniti con gravi sanzioni penali tutti i laici, sacerdoti e religiosi che continuino a insegnare il Magistero della Chiesa. L’approvazione della legge contro l’omofobia, dunque, aprirebbe la strada ad una vera e propria persecuzione religiosa.

Stando così le cose, è concreto il rischio che a breve si possa venire perseguiti penalmente per qualcosa che non ha nulla a che vedere né con la violenza né con la istigazione alla violenza, ma che costituisce solo un punto di vista diverso, attinente alla libertà di opinione e di credo religioso.

Che la legge sull’omofobia sia il prodotto di una forte pressione ideologica internazionale, fatta da lobby potenti e molto ben finanziate, si desume dal fatto che il Codice penale italiano possiede già tutti gli strumenti per punire qualsiasi discriminazione e violenza anche a danno degli omosessuali.

Per comprendere fino in fondo la gravità delle conseguenze che deriverebbero dall’approvazione del disegno di legge in questione, basta dare uno sguardo a ciò che già accade nella democratica Francia, patria della Libertè.

Il primo aprile, un certo Franck Talleu, direttore dell’insegnamento cattolico a Soissons, Laon e SantQuentin, sposato e padre di sei figli adottati, passeggiava tranquillamente per i giardini del Lussemburgo, a Parigi, con la sua famiglia quando è stato avvicinato da alcuni gendarmi che lo hanno tratto in arresto, portato in questura e multato perché indossava una maglietta con il logo sti-

Speciale

lizzato di un papà e di una mamma che tengono per mano i due figli, cioè faceva propaganda della famiglia naturale.

Il 14 aprile, 67 giovani sono stati arrestati a Parigi, perché manifestavano pacificamente seduti ed in silenzio davanti al Parlamento, e sono stati trattenuti in commissariato per ben 17 ore, rinchiusi ed ammassati, come delle bestie, in celle anguste, sporche ed impregnate di un forte odore di vomito e di urina.

Il 6 maggio, a Hérouville-Saint-Clair, comune di 22 mila abitanti nella Bassa Normandia, un piccolo gruppo di persone che manifestava pacificamente contro la legge su “matrimonio e adozione gay” in occasione della visita del ministro delegato alla Riuscita educativa, George Pau-Langevin, è stato duramente represso dalla polizia che è arrivata al punto di colpire violentemente alla schiena perfino una disabile procurandole una incapacità temporanea di muoversi per 10 giorni.

Il 16 giugno, un certo Nicolas Bernard-Buss, un ragazzo di ventitré anni, è stato tratto in arresto e condannato per direttissima a quattro mesi di prigione e a mille euro di multa, perché “colpevole” di avere manifestato (pacificamente) contro il cosiddetto “matrimonio omosessuale” e di avere indossato una maglietta con il logo della famiglia.

Insomma, se anche in Italia dovesse passare la legge contro l’omofobia e la transfobia, così come in Francia, la dittatura dell’omosessualismo sarà, purtroppo, una realtà concreta, a cui tutti, prima o poi, dovranno piegarsi, volenti o nolenti. 

Franck Talleu, sposato e padre di sei figli adottati, arrestato a Parigi per il “reato” di indossare una maglietta in difesa della famiglia naturale

Un’avvisaglia di quanto potrebbe succedere in Italia se fosse approvata la legge sull’omofobia

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Rivoluzione omosessualista

Dall’omosessualità alla pedofilia: sullo scivolo della rivoluzione sessuale di Claudia Pilato

I

A spregio di leggi e convenzioni si fanno sempre più strada tesi per lo sdoganamento della pedofilia come «orientamento sessuale» al pari, né più né meno, dell’eterosessualità

l 12 luglio 2007 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato a Lanzarote (isola spagnola) la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. Essa è stata ratificata in Italia con la legge n.172 del 2012. Oltre l’Italia sono nove gli Stati ad averla ratificata: Albania, Danimarca, Francia, Grecia, Malta, Olanda, San Marino, Serbia e Spagna. Si tratta del primo documento transnazionale con il quale i paesi aderenti si sono impegnati a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei rei, nonché per la tutela delle vittime.

Tale Convenzione rappresenta non solo una pietra miliare in materia di reati sessuali a danno dei minori, ma fissa dei principi validi per tutto il diritto minorile e la cultura minorile in generale. In essa, si punta l’attenzione sulla protezione dei minori sottolineando come il loro status vada salvaguardato “considerato che l’umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa”. In essa viene riconosciuto che “il fanciullo per il pieno ed armonioso


Speciale Ogni giorno due milioni di bambini sono ridotti in stato di schiavitù sessuale hanno il compito di insegnare ai bambini il rispetto del principio di consapevolezza del proprio valore non negoziabile di persona. Solo così sarà possibile contrastare la cultura del silenzio e della negazione di tali perversioni, purtroppo ancora così diffuse.

Interessante anche l’art. 6 rubricato “Educazione dei bambini”. In esso non si parla di educazione sessuale ma di educazione in senso lato, ossia di educazione alla “sessualità”. L’aggettivo sessuale avrebbe indotto a pensare solo al sesso, invece la sessualità è più ampia in quanto coglie tutti gli aspetti dell’essere umano, nobilitando anche quelli legati al sesso.

Un problema scottante

sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione” per cui è doveroso lottare contro ogni forma di violenza e anche di amore incestuoso, ossia non puro, nei confronti dei bambini. Interessante analizzarne alcuni articoli. Per esempio l’art. 5, rubricato “Assunzione, formazione e istruzione delle persone che lavorano a contatto con i bambini”, si sofferma sull’importante ruolo che hanno gli operatori sociali. Infatti, tenuto conto che oggi i minori sono immersi in un mondo dove tutto è merce di scambio, compreso il proprio corpo, essi

L’idea di emanare tale convenzione nasce dalla consapevolezza che l’abuso sessuale dei minori è un problema scottante che periodicamente ritorna alla ribalta dei mass media. Ogni giorno due bambini subiscono abusi sessuali, sette su mille quelli che restano vittime di violenza, due milioni di piccini sono ridotti in stato di schiavitù sessuale. Al mercato della pedofilia la foto di un piccolo violentato vale dai 30 ai 100 dollari e le foto che circolano liberamente in rete sono tre milioni e mezzo. Hanno calcolato in cinque miliardi di dollari il valore del mercato online della pedofilia.

Inoltre i bambini non possono e non sanno difendersi dai loro carnefici, spesso persone insospettabili, che si nascondono dovunque, anche tra le pagine di Internet e dei nuovi social network. Ma chi sono i pedofili? Quali reati sono perseguiti dalla legge penale? Con quali strumenti è possibile sconfiggere questo male?

A questa domanda risponde la summenzionata legge n.172 che, sulla scia della precedente legge del 1998, la n.269, mira a contrastare il fenomeno della pedofilia in tutti i suoi aspetti: dall’adescamento via web al turismo sessuale, dall’apologia del reato, allo TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 13


Rivoluzione omosessualista

Il piccolo segreto di Hollywood

U

no dei segreti meglio conservati di Hollywood comincia a venire alla luce: la pratica generalizzata della pedofilia nei confronti di giovani attori.

In alcune dichiarazioni al programma Nightline, della rete ABC News, l’attore Corey Feldman ha denunciato che i magnati del cinema circondano gli attori giovanissimi “come avvoltoi”. “Posso dirvi che il problema numero uno di Hollywood è stato, è e sempre sarà la pedofilia”, ha detto Feldman, protagonista di film come Gremlins e Teenage Mutant Ninja Turtles.

Secondo Feldman, che ha iniziato la sua carriera cinematografica all’età di tre anni, la pratica del “casting couch” – cioè lo scambio di favori sessuali per ruoli – è applicata a quasi tutte le più giovani stelle di Hollywood: “È tutto fatto sotto il radar, in segreto (…) Io stesso sono stato circondato da uomini più grandi da quando avevo 14 anni, e più volte abusato. (…) La cerchia di uomini adulti che tengono in mano tutto il potere nel settore dello spettacolo circonda i ragazzi come avvoltoi”.

Uno psicoterapeuta di Beverly Hills, specializzato nel trattare casi di abuso ai danni di attori minorenni, ha dichiarato a Fox News che i set di Hollywood sono un terreno fertile per i pedofili perché gli attori ragazzini sono molto vulnerabili. “Una cosa che dobbiamo sapere sugli attori — ha dichiarato — è che, psicologicamente parlando, sono per14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

sone a cui piace un sacco richiamare l’attenzione. Questa tendenza è ancora più pronunciata nei bambini. Quando lasciamo un ragazzino sul set senza sorveglianza, e attirando l’attenzione di persone più grandi, si crea una situazione pericolosa di estrema vulnerabilità”.

L’attrice Alison Arngrim, la cui carriera cinematografica è iniziata all’età di dodici anni con la serie The little house on the prairie, concorda: “Questo problema viene da lontano. Quando sentiamo le denunce di pedofilia a Hollywood non ci meravigliamo più di tanto. Tutti sanno che i big del cinema hanno ognuno il suo ragazzino. Tutti sanno che molti attori ragazzini hanno un ‘set guardian’, che spesso somministra loro droghe e ne abusa sessualmente. Tutti lo sanno ma nessuno ne parla”.

Alcuni sono stati processati e condannati. È il caso di Martin Weiss, titolare di una talent agency, che regolarmente esigeva favori sessuali da minorenni in cambio di ruoli. “Le vittime – leggiamo nell’atto di accusa – erano informate che ciò era una pratica comune nell’industria del cinema e che, nel caso avessero denunciato gli abusi, avrebbero rovinato la loro carriera artistica”.

Resta da fare una sola domanda: perché la stampa, così solerte nel denunciare abusi di sacerdoti, mantiene un enigmatico silenzio quando si tratta della mecca del cinema moderno? 


sfruttamento della prostituzione minorile. La parola pedofilia entra finalmente nel Codice penale con l’articolo 414 bis che prevede per «l’istigazione a pratiche di pedofilia e pedopornografia» la reclusione da un anno e sei mesi a 5 anni. Stesso trattamento per chi istiga a commettere il reato o fa la sua apologia. Crimini, aggiunge l’articolo, che non possono essere giustificati con ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume. Pene ancora più aspre se i reati vengono commessi con la stampa o via internet. Sulla rete si concentra l’attenzione del legislatore che, con l’introduzione dell’art. 609 undecies, disciplina il grooming, l’adescamento sul web dei minori stabilendo che coloro i quali carpiranno “la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete Internet o di altre reti o mezzi di comunicazione” saranno puniti con la pena da uno a tre anni.

Speciale

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt. 18,3) L’innocenza dei bambini è un valore da difendere ad ogni costo. Sotto, santa Teresina del Bambino Gesù tredicenne

Dai due ai sei anni di reclusione per i maltrattamenti in famiglia, con condanne ancora più aspre se chi subisce la violenza ha meno di 14 anni.

Carcere da 6 a 12 anni con multe fino a 240 mila euro, per chi utilizza i minori per produrre materiale pedopornografico, ma anche per i “consumatori” di pedopornografia, puniti con la reclusione fino a tre anni. La legge non dimentica né il turismo sessuale né l’abuso sessuale sui minori, sottomessi anche con l’ausilio di sostanze stupefacenti.

Sempre nel codice penale fa ingresso l’articolo 602-quater che esclude la possibilità per i colpevoli di invocare la propria ignoranza sull’età della vittima.

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Rivoluzione omosessualista “La pedofilia, al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato. Criminalizzare i pedofili serve solo a creare un clima incivile”

Daniele Capezzone, allora responsabile per l’informazione del Partito Radicale

Pedofilia legale? Il sì dell’Olanda

In contrasto con quanto affermato nella Convenzione di Lanzarote è la recente sentenza emessa, lo scorso aprile, dalla Corte d’Appello olandese (ossia da uno dei dieci paesi che hanno ratificato la convenzione stessa) che, ribaltando la sentenza di primo grado, ha stabilito che non deve essere vietata l’attività di una fondazione che promuove la pedofilia. Lo scorso anno il tribunale civile di Assen aveva ingiunto lo scioglimento del gruppo Stitching Martijn rilevando che le sue proposte sui contatti sessuali tra adulti e bambini erano contrarie alle norme ed ai valori della società olandese.

La Corte d’appello di Leeuwarden ha affermato che i testi e le foto presenti sul sito web della fondazione non contravvenivano la legge. Ha aggiunto che il fatto stesso che alcuni dei suoi membri siano stati condannati per reati sessuali, non andava connesso al lavoro della fondazione stessa. La Corte d’appello ha, paradossalmente, rilevato che le proposte per la liberalizzazione della pedofilia sono «una seria contravvenzione di alcuni principi del sistema penale olandese», in particolare per quanto concerne la minimizzazione dei «pericoli dei contatti sessuali con giovani».

Ma i giudici, nonostante il riconoscimento dell’esistenza di un tale pericolo, hanno arbitrariamente sentenziato che la società olandese è sufficientemente «resistente» per affrontare «le dichiarazioni

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indesiderabili ed il comportamento aberrante» promosso dal gruppo fondato nel 1982 e sciolto lo scorso anno in seguito alla sentenza di primo grado. Non importa se i suoi membri siano stati colti in flagrante reato, non importa se i suoi valori contraddicano le leggi del Paese, quel che conta è preservare il diritto di coloro che si proclamano pedofili. Il termine “Diritto” è ormai divenuta una parola magica.

La magia è tale da far dire ai giudici che tra i reati pedopornografici dei soci e l’attività di promozione dei medesimi non vi siano propriamente connessioni. Non si riesce a capire sulla base di quali parametri logico-giuridici, i giudici olandesi, siano potuti arrivare ad affermazioni di questo tipo. Forse il loro argomentare è solo il frutto delle considerazioni schizofreniche di una certa cultura attuale, che difende ogni licenza sessuale, compresa la pedofilia, per poi stupirsi dei singoli atti pedofili, soprattutto se commessi da preti cattolici. Dinanzi ad affermazioni del genere non si può che rimanere basiti. Inutile quisquiliare: se pronunci la parola talismano “Diritto”, tutto diventa lecito.

Pedofilia: un “orientamento sessuale”?

Invece, a spregio di leggi e convenzioni, si fanno sempre più strada tesi per lo sdoganamento della pedofilia come “orientamento sessuale” al pari, né più né meno, dell’eterosessualità. È quanto è stato affermato dal dottor Vernon Quinsey, professore emerito di psicologia presso la Queen’s University e


il dottor Hubert Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l’Università di Montreal entrambi concordi nell’affermare che in qualità di «orientamento sessuale», la pedofilia è verosimilmente non correggibile. Quello che invece si può correggere è la «percezione sociale». Un “ampio cambiamento sociale è necessario…lasciando che i pedofili siano dei membri ordinari della società, si aiuterà a proteggere i bambini”. Non c’è dubbio: stiamo assistendo ad un lento ed inesorabile passaggio dalla proibizione all’accettazione.

Sicuramente la ratifica della Convezione di Lanzarote, nonché la condanna di tutti coloro i quali, ai sensi del nuovo art. 414 bis del codice penale, “fanno l’apologia di uno o più delitti”, ha messo in subbuglio una vasta cerchia del mondo politico ed intellettuale che, da oggi in poi, dovrà stare più attenta, almeno si spera, a ciò che pubblicamente viene affermato.

I Radicali difendono la pedofilia

Come non ricordare l’intervista rilasciata a Radio Vaticana il 5 dicembre del 2000 dal politico Daniele Capezzone, che allora militava nelle fila dei

Speciale

radicali di Marco Pannella. Egli affermò che “la pedofilia al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato… essa come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone”.

Il 28 aprile 2002 scrisse, assieme a Maurizio Turco, vicepresidente vicario del Partito Radicale, una lettera a “Libero”, nella quale si scagliava contro i provvedimenti informatici, introdotti dalla legge n. 269, per bloccare il traffico di materiale pedopornografico in internet. Sostenne come fosse “del tutto inaccettabile la criminalizzazione di un orientamento sessuale in quanto tale. Si tratta di affermare il diritto di tutti e di ciascuno a non essere condannati e nemmeno giudicati, sulla base della riprovazione morale che altri possono provare nei confronti delle loro preferenze sessuali. Criminalizzare i pedofili in quanto tali, al contrario, non serve a tutelare i minori, ma solo a creare un clima incivile”. Sconvolgenti anche le dichiarazioni fatte dal radicale William Andraghetti nel suo libro «Diario di un pedofilo» nel quale afferma che “il diritto di difendere il minore sta sovvertendo ogni altro diritto:

Il “movimento pedofilo” sorge durante la rivoluzione sessuale sessantottina, inserito all’interno dei movimenti omosessuali. Sotto, uno dei primi “Gay Pride”

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Rivoluzione omosessualista “La progressiva liberazione delle tendenze represse dell’eros rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario. Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia, della gerontofilia, della zooerastia, dell’autoerotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyeurismo”

Mario Mieli, fondatore del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano

bisogna mettere a nudo le violazioni del diritto a esistere come pedofilo”.

Non c’è dubbio che i fautori del movimento pedofilo accoglieranno tale legge, così come è avvenuto per la prima legge recante norme sulla pedofilia, ossia la n. 269 del 1998 definita “mostruosità giuridica”, legge da “caccia alle streghe”, “illiberale”, “antigarantista”, “cavallo di Troia contro Internet”.

Essi predicano la distruzione del modello familiare naturale, ritenuto oppressivo anzitutto per la libertà sessuale del bambino, per la sua “genialità spontanea e priva di complessi di colpa”, negata brutalmente dalla concezione cristiana e “borghese” della famiglia (in “Il Foglio” 30/3/10).

Le radici del “movimento pedofilo” affondano, come quelle di tanti altri mali della società moderna, nella rivoluzione sessuale sessantottina; proprio in quegli anni tale movimento riusciva ad inserirsi soprattutto all’interno dei movimenti omosessuali, rivendicando il diritto degli adulti di amare i bambini, e quello dei bambini di gestire liberamente la propria sessualità, rivendicando la legittimità di una pedofilia “gentile” a fronte di una pedofilia violenta. Significativo ciò che sosteneva Mario Mieli (1952-1983), fondatore del F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano): “la progressiva liberazione delle tendenze represse dell’eros rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario (…). Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione 18 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, della zooerastia, dell’autoerotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyeurismo, ecc.”.

Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter, da quindici anni in lotta contro gli abusi sui bambini, sostiene che la lobby pedofila “è ben radicata in ogni centro di potere sia in Italia, sia all’estero. Attraverso tale lobby serpeggia appunto quella convinzione culturale che la pedofilia è solo un tabù, forse l’ultimo dei tabù in campo sessuale. La lobby è ben strutturata e radicata e non è composta da gruppi sparuti e ristretti bensì da comunità strettamente interrelate tra loro”.

Ma chi si nasconde dietro questa lobby? Difficile rispondere con nomi e cognomi, quel che appare certo è che la lobby pedofila è presente e coperta ai più alti livelli. Da chiunque essa sia costituita è evidente che l’offensiva più pericolosa che sta scagliando, e che è nostro dovere fronteggiare, è quella sul piano culturale ove potrebbe sortire effetti simili a quelli ottenuti per le campagne abortiste e filoomosessuali, ovvero la diffusione anche nella maggioranza delle persone, dell’accettazione e legittimazione di tali fenomeni. È nostro dovere non cedere a questo relativismo, al quale dobbiamo controbattere con la certezza del diritto naturale e della legge divina, senza temere di essere accusati di oscurantismo, razzismo e via dicendo, consapevoli che le battaglie sulla pedofilia, sull’aborto, le unioni omossessuali, sono parte di una più ampia guerra scatenata contro la civiltà cristiana e l’ordine naturale. 


Intervista a Fran Markić

Speciale

Croazia: referendum in favore della famiglia naturale Possiamo battere le lobby omosessualiste Ecco tre recenti iniziative vittoriose in difesa della famiglia naturale, raccontate da tre protagonisti: in Croazia, in Francia e in Estonia

Iniziamo con Fran Markić, volontario della coalizione “U ime obitelji” TFP: Possiamo dunque battere le lobby omosessualiste?

Fran Marckić: Il mio Paese è stato sempre sulla linea di confine della difesa dell’Europa contro l’islam di origine turca. In passato è stato chiamato “Scudo della Cristianità”, proprio per questo ruolo di sentinella avanzata. E anche oggi, nel 2013, la Croazia ha dimostrato di essere un caposaldo della civiltà cristiana.

A differenza di altri paesi, che hanno dovuto subire l’assalto omosessualista, salvo poi reagire, in Croazia ci siamo mossi d’anticipo. Proprio per evitare da noi il caso francese, abbiamo pensato di indire un referendum per obbligare il Parlamento a definire nella Costituzione croata il matrimonio come “un’unione tra un uomo e una donna”.

In Croazia, entrata nell’Unione europea il primo luglio di quest’anno, il matrimonio è definito nel Codice della Famiglia come un’unione tra un uomo e una donna, mentre nella Costituzione non è in nessun modo preclusa la sua definizione.

Il governo di centro-sinistra, capeggiato dal premier Zoran Milanović, aveva promesso una legge speciale per il riconoscimento delle coppie omosessuali. Bisognava fermargli il passo.

Abbiamo quindi formato una vasta coalizione chiamata “U ime obitelji” (Nel nome della famiglia). Anche se noi cattolici siamo la maggioranza, direi la forza trainante, la coalizione è aperta a tutte le persone e a tutte le associazioni che credono nella famiglia. Si tratta, dunque, di un’iniziativa non propriamente religiosa ma morale e culturale, in difesa della nostra civiltà. L’idea è nata da persone già da tempo impegnate nel campo pro life, come il mio nonno Marijo Živković, direttore del Family Centre di Zagabria. Abbiamo disegnato un logo, ispirato a quello della Manif pour tous, che mostra in forma stilizzata una famiglia naturale: padre, madre, figli. Il logo è stato riportato sui nostri manifesti, su magliette, palloncini e via dicendo. TFP: Quante firme vi servivano?

Fran Marckić: Per la riuscita dell’iniziativa referendaria bisognava raccogliere 450 mila firme, cor-

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Rivoluzione omosessualista

rispondenti al 10 per cento dell’elettorato. Ebbene, ho la gioia di proclamare che abbiamo superato abbondantemente tale soglia, raccogliendo più di 800 mila firme! Proporzionalmente, è come se in Italia avessero firmato dieci milioni di persone. Il segreto del nostro successo?

Prima di tutto la chiarezza del quesito referendario. Evitando accuratamente il “legalese”, abb i a m o semplicemente chiesto: “Siete favorevoli all’inserimento nella Costituzione di un articolo che definisce il matrimonio esclusivamente come l’unione tra un uomo e una donna?”. Poi bisogna menzionare l’appoggio del clero. A differenza di altri paesi, dove, per motivi vari, gli uomini di Chiesa raramente scendono in campo, il clero croato ha risposto con entusiasmo al nostro appello. Dopo aver ottenuto il beneplacito dei vescovi, abbiamo inviato una lettera a tutti i parroci del Paese, chiedendo loro di raccogliere firme nelle rispettive chiese. Per due settimane, dunque, volontari parrocchiani hanno allestito banchi all’ingresso delle chiese e dei santuari.

Zagabria: volontari della coalizione “Nel nome della famiglia” consegnano le firme al Parlamento Un successo al di là di ogni aspettativa, un esempio per il resto dell’Europa

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Il terzo segreto del nostro successo è proprio il vasto corpo di volontari. Tramite la rete abbiamo diramato un appello per reclutare volontari. Hanno risposto in 4.500, per lo più giovani, dimostrando il caloroso sostegno popolare all’iniziativa. Questo vero “esercito”, entusiasta e organizzato, ha allestito banchi per le vie di tutto il Paese, negli shopping center, nelle stazioni ferroviarie, nelle piazze, davanti alle scuole e alle università e via dicendo. La campagna è proseguita con ritmi incalzanti.

TFP: Ci sono state reazioni da parte delle lobby omosessualiste?

Fran Marckić: Gli omosessualisti hanno reagito con sdegno. Marko Jurcić, coordinatore del Zagreb Pride, ha parlato di “iniziativa dell’estrema destra” che “incoraggia la discriminazione”. Tutto falso, ovviamente.

Il 14 giugno scorso circa mille membri della coalizione “Nel nome della famiglia” sono scesi in piazza a Zagabria per consegnare le firme al Parlamento. La portavoce, mia madre Zeljka Markić, si è rivolta alla folla così: “Siamo tutti uniti dall’obiettivo di garantire ai croati la possibilità di esprimere la propria opinione su questioni importanti come la famiglia, il matrimonio, l’adozione dei bambini”. Ormai l’esito è nelle mani di Dio, e del popolo croata.

Un’ultima riflessione. Santa Giovanna d’Arco diceva: “Noi combattiamo e Dio dà la vittoria”. Se noi non ci diamo da fare, inutile sperare nell’aiuto di Dio. Quante sconfitte nel campo pro life sono avvenute solo perché non abbiamo combattuto! Dobbiamo contrastare la mentalità disfattista di tanti cattolici e dimostrare che, con fede e con entusiasmo, si possono fare meraviglie. 


Intervista a Antoine Burckhardt

Speciale

Francia: l’esempio della “Figlia Primogenita”

Nel Medioevo si diceva “Gesta Dei per Francos”. E ancor oggi, in pieno secolo XXI, la reazione popolare contro il “matrimonio” omosessuale è iniziata in Francia. Si tratta del movimento Manif pour tous Ne parliamo con un suo protagonista, lo studente Antoine Burckhardt

TFP: Come è nato il movimento Manif pour tous?

Antoine Burckhardt: Da otto anni ormai si tiene a Parigi, ogni gennaio, una Marche pour la vie. C’era quindi già una grande sensibilità sui temi che caratterizzano il nostro movimento. Anzi, credo che il baricentro dell’opinione pubblica francese si stia spostando sempre più a destra, come confermano anche i sondaggi. È stata, però, l’elezione di François Hollande, e concretamente la sua proposta di introdurre il “matrimonio” omosessuale, a far scattare la reazione di Manif pour tous (il cui nome scimmiotta lo slogan socialista “Mariage pour tous”). Nell’estate del 2012, rispondendo alla crescente pressione dei fedeli, il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, rivolse un appello a reagire contro tale proposta.

Nell’ottobre, la ministro della Giustizia Christiane Taubira presentò in Parlamento il disegno di legge, esigendo un iter abbreviato. La risposta fu immediata. Il 17 novembre venne convocata a Parigi la prima Manif pour tous. Aspettavamo 20 mila persone, che è la media per questo tipo di evento: ne ar-

rivarono centomila! Evidentemente c’era qualcosa di nuovo nell’aria. Il 13 gennaio 2013, la seconda manifestazione radunò quasi un milione di persone sempre a Parigi, la più grande manifestazione della storia francese.

Vorrei subito sottolineare un particolare fondamentale: quella gente non manifestava per proteggere qualche interesse personale, ma in difesa di una certa visione della società, quella cristiana. Hollande aveva, infatti, dichiarato che il suo progetto non era solo quello di aprire il matrimonio agli omosessuali, ma di cambiare la civiltà francese. Un grande errore, secondo me, poiché si è tolto la maschera. TFP: Quale fu la reazione del Presidente?

Antoine Burckhardt: Molto “democratica”… Egli ha ricevuto i leader del movimento per dieci minuti, con divieto di registrare o di scattare fotografie, giusto il tempo per ribadire che non ritirava il progetto. Questo, ovviamente, ci ha fatto arrabbiare ancor di più. La stampa laicista sostenne che la manifestazione di gennaio era il canto del cigno dei cattolici.

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Rivoluzione omosessualista Invece, la terza Manif pour tous, convocata a Parigi il 24 marzo scorso, ha attirato un milione e mezzo di persone. I giornali laicisti hanno parlato di “una manciata di estremisti”. Ecco la loro obiettività!

Da allora, la Francia è entrata in una sorta di stato insurrezionale permanente. Manifestazioni si susseguono ogni giorno in diverse città. Per esempio, laddove giungano i membri del governo socialista, sono ricevuti da un “comité d’accueil”, un “comitato di accoglienza”, formato da giovani che inscenano una manifestazione spontanea di protesta contro il “matrimonio” omosessuale e la mancanza di dialogo con le autorità. Ciò costringe il governo a mantenere segreti gli spostamenti dei ministri, oppure a dover dispiegare un tale apparato di sicurezza che finisce per impegnarvi tutta le forze di polizia. La reazione del governo è stata feroce: una repressione poliziesca quale non si vedeva dall’epoca del Sessantotto. Solo che allora era la sinistra a manifestare e il governo di centro-destra a difendersi, essendo perciò tacciato di “fascista”, “gorilla” e via dicendo. I ruoli si sono capovolti. Oggi è la sinistra

Dalla Francia, l’esempio arriva in Italia A dx., la locandina di convocazione alla veglia davanti a Montecitorio per protestare contro il disegno di legge sull’“omofobia e la transfobia”

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che si comporta da gorilla! A mio parere anche questo è un errore, perché mostra un governo il cui unico argomento è la forza. TFP: La legge, però, è stata votata.

Antoine Burckhardt: Sì il 17 aprile. Si pensava fosse la fine del movimento, invece è stato un nuovo inizio. Il 26 maggio, la quarta Manif pour tous ha radunato di nuovo un milione di persone a Parigi. Più di uno l’ha battezzato “il maggio '68 alla rovescia”. È veramente un cambio di epoca. A questo punto vorrei rilevare un’altra caratteristica: la massiccia presenza dei giovani. La maggior parte dei manifestanti sono ragazzi e ragazze, oppure giovani famiglie con tanto di figli in carrozzina. In netto contrasto con le manifestazioni della sinistra, per esempio dei sindacati, dove si vedono solo persone adulte. Questo è un segno di speranza! Ciò che è in gioco è la nostra civiltà cristiana francese, e noi siamo disposti a difenderla con ogni mezzo legale e pacifico alla nostra portata. Noi non ci accontentiamo con l’essere a favore dei valori tradizionali, ma lottiamo per essi. Noi vogliamo un altro futuro. 


Intervista a Varro Vooglaid

Speciale

Estonia: il coraggio di un piccolo paese

Estonia, un piccolo paese baltico con 1,2 milioni di abitanti, dei quali solo 4.500 cattolici. Eppure, hanno reagito contro il “matrimonio” omosessuale Intervistiamo il prof. Varro Vooglaid, presidente della Fondazione estone per la Difesa della Tradizione e della Famiglia

TFP: Prof. Vooglaid, qual è la situazione in Estonia riguardo al cosiddetto “matrimonio” omosessuale?

Varro Vooglaid: Finora non esiste in Estonia una legge che permetta l’unione fra persone dello stesso sesso. Nel 2010, una Legge della Famiglia definiva il matrimonio come l’unione fra un uomo e una donna, ed esautorava le unioni fra persone dello stesso sesso come “nulle e vuote”. Questo, ovviamente, ha sollevato l’ira delle lobby LGBT (lesbica, gay, bisessuale, transessuale). Il 23 maggio 2011 il Cancelliere della Giustizia ha chiesto al Ministro della Giustizia di presentare una proposta di unioni civili, che consentirebbe il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, a pretesto che l’assenza di tali unioni lederebbe la Costituzione perché discriminerebbe alcuni cittadini. Da allora il dibattito è andato scaldandosi sempre di più.

In questa situazione, abbiamo deciso di intervenire con una vasta campagna pubblica di raccolta di firme. In concreto, abbiamo organizzato un “mai-

ling”, che ha raggiunto 580 mila focolari, cioè la quasi totalità della popolazione. Si chiedeva ai cittadini di firmare una petizione alle autorità competenti affinché non fosse introdotta la legge di unioni civili ma, bensì, fosse mantenuta la clausola della Legge della Famiglia che definisce il matrimonio come l’unione fra un uomo e una donna.

TFP: Una campagna proporzionalmente enorme!

Varro Vooglaid: In effetti, la nostra petizione è la più grande della storia del nostro paese, un evento storico nella politica dell’Estonia. Le lobby LGBT erano abituate a essere l’unica voce in capitolo, ma adesso siamo riusciti a cambiare sostanzialmente le regole del gioco, abbiamo cambiato l’equilibro delle forze in campo. Per la prima volta gli omosessualisti hanno trovato chi gli si opponesse, e hanno reagito in modo anche violento. Per non parlare degli insulti e delle calunnie, ci hanno ripetutamente segnalato alla Polizia che, ovviamente, non ha trovato niente di scorretto.

Tre momenti della consegna delle firme nel Parlamento a Tallin

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Rivoluzione omosessualista

Abbiamo raccolto poco più di 38 mila firme. Si tratta per lo più di una “maggioranza silenziosa”, cioè di persone che normalmente non si manifestano in politica, e alle quali abbiamo dato voce. A maggio, abbiamo consegnato le firme in

Parlamento dove, con tanto di TV al seguito, siamo stati ricevuti dalla presidente del Parlamento Ene Ergma. Anche se non sembrava molto d’accordo con le nostre idee, lei ha dovuto riconoscere la validità della nostra campagna e ha promesso di trasmettere la petizione al Governo. TFP: Cosa le avete spiegato?

Varro Vooglaid: Le abbiamo detto che la famiglia naturale è un’istituzione fondamentale della società ed è fondata sull’unione fra un uomo e una donna. Questa istituzione naturale non può essere smontata da correnti ideologiche radicali e minoritarie. Nessuno ha il diritto di ridefinire ciò che è naturale. La signora ha obiettato che, lungo la storia, la famiglia ha subito metamorfosi. Al ché ho risposto che è vero, ma nessuna metamorfosi ha toccato la sua essenza. Abbiamo aggiunto che i numeri della nostra campagna mostrano che la famiglia è ancora al cuore del popolo estone. Abbiamo anche espresso la nostra preoccupazione per una proposta di legge contro l’“intolVolontari della campagna mentre lavorano nella sede centrale dell’Associazione

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leranza”, che ben potrebbe servire come museruola per silenziare qualsiasi opinione contraria alle pretese di tali lobby. In effetti, se questa legge fosse approvata, qualsiasi critica al “matrimonio” omosessuale e altre aberrazioni morali potrebbe diventare reato di “intolleranza”. In altre parole, siamo preoccupati che si stiano creando le condizioni per una vera e propria dittatura, per una persecuzione ideologica e religiosa. La nostra democrazia, così giovane, è già in pericolo. TFP: Più di una volta Lei si è riferito all’agenda omosessualista come “ideologia foranea”. Cosa intende dire?

Varro Vooglaid: Anzitutto che non fa parte della nostra tradizione nazionale e cristiana. Poi, bisogna dire che la campagna in favore dell’agenda LGBT è finanziata da potenti fondazioni occidentali. Il più influente dei gruppi che spingono per il riconoscimento del “matrimonio” omosessuale in Estonia è l’International Lesbian, Gay, Bisexual and Transexual Association, o ILGA, che è fortemente sostenuta sia dalle Nazioni Unite sia dall’Unione europea. Nel bilancio dell’ILGA, reso pubblico nel 2012, risultano finanziamenti di Euro 1.017.055 da parte dell’Unione europea, e di Euro 1.950.000 da parte dell’Open Society Institute di George Soros, con sede nei Paesi Bassi, e dal Sigrid Rausing Trust, un’organizzazione britannica. Di fronte a tali numeri, noi siamo evidentemente dei nani. Ma abbiamo da nostra parte la verità, fondata sulla legge naturale e divina. E abbiamo anche l’entusiasmo per affrontare questo Moloch. Il successo della nostra campagna dimostra che abbiamo, pure, l’appoggio di molti estoni. E questo ci spinge a continuare. 


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

San Michele Arcangelo, modello del perfetto cavaliere e del perfetto contemplativo di Plinio Corrêa de Oliveira

Il 29 settembre la Chiesa celebra la festa liturgica degli arcangeli san Michele, san Gabriele e san Raffaelle Offriamo ai nostri lettori una meditazione del prof. Plinio Corrêa de Oliveira

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Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

omani abbiamo la festa di san Michele. Su di lui dice il Calendario liturgico: “San Michele Arcangelo, Principe delle milizie celesti, ha combattuto nel Cielo gli angeli ribelli”. Compete a lui continuare questa lotta lungo la storia per liberarci dal demonio. D’altronde, egli è il capo degli angeli custodi, è l’angelo protettore della Chiesa, colui che presenta al Padre Eterno il sacrificio eucaristico. Richiamo la vostra attenzione su questo fatto: egli è il capo degli angeli custodi non solo degli individui, ma anche delle istituzioni, a cominciare dalla più alta istituzione della Terra, la Santa Chiesa Cattolica Romana. Ci si domanda quale sia il rapporto tra queste due missioni, cioè da una parte combattere gli angeli ribelli e dall’altra proteggere la Santa Chiesa di Dio. Io ritengo che le due missioni siano intimamente collegate. Egli difese Dio, che volle servirsi di lui come di uno scudo contro il demonio. Allo stesso modo, Dio vuole che egli sia lo scudo degli uomini e della Santa Chiesa Cattolica contro il demonio. Egli, però, non è solo scudo. È anche spada. Non si limita a difendere, ma attacca, sconfigge, scaccia nell’inferno. Ecco la doppia missione di san Michele Arcangelo.

È per questo che egli era considerato nel Medioevo un cavaliere, anzi il primo dei cavalieri, il cavaliere celeste, perfettamente leale, estremamente forte e angelicamente puro, come un vero cavaliere deve essere. Egli è anche vittorioso, poiché pone tutta la sua fiducia in Dio e, dopo la nascita della Madonna, anche in Lei. Proprio come un cavaliere.

San Michele è il nostro naturale alleato nella lotta contro la Rivoluzione. Cos’è il movimento contro-rivoluzionario se non un gruppo di uomini che, mutatis mutandis, porta avanti la stessa lotta di san Michele, difendendo l’onore di Dio e della Madonna,

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la gloria della Santa Chiesa Cattolica e della civiltà cristiana? Fra le due lotte vi è una grande affinità. Ecco perché possiamo procedere tranquilli avendo san Michele come il nostro speciale Patrono.

San Michele è anche il perfetto contemplativo. Scrive Dom Prosper Guéranger: “La Chiesa considera san Michele il mediatore della preghiera liturgica. Egli è l’anello tra l’umanità e la divinità. Dio, che dispone con ordine mirabile le gerarchie visibili e invisibili, si serve, a lode della Sua gloria, del ministero di questi spiriti celesti che contemplano sempre il volto del Padre, e che sanno meglio degli uomini amare e ammirare la bellezza della Sua infinita perfezione”. Dom Guéranger afferma che san Michele presenta al Padre Eterno il sacrificio eucaristico. E, infatti, a Fatima egli è apparso con un calice in mano.

Cosa vuol dire Michele? Mi-cha-El significa “Chi è come Dio”. Nella sua brevità, questo nome esprime la lode più eccelsa, l’adorazione più perfetta, il riconoscimento più completo della trascendenza divina. Esprime anche, per contrasto, la perfetta umiltà della creatura, un nulla di fronte all’Infinito. Perché chi esclama “Chi è come Dio!”, afferma contestualmente che egli non è niente. È l’umiltà perfetta, l’umiltà propria al cavaliere, che non ha niente né di dolciastro né di romantico.

Continua Dom Guéranger: “La Chiesa che è quaggiù invita anche gli spiriti celesti a benedire il Signore, a cantare le Sue lodi e a benedirlo incessantemente. La vocazione contemplativa degli angeli è il modello della nostra vocazione, come ha ricordato San Leone nella prefazione al «Sacramentario». È veramente degno e giusto ringraziare il Signore che, attraverso San Michele, ci insegna che la nostra vita dev’essere rivolta al Cielo. Ecco ciò che dobbiamo chiedere nel giorno della sua festa”.


La Sacra di S. Michele in Val di Susa (TO)

Gli angeli sono membri della corte celeste. Nel Cielo, essi vivono nell’eterna contemplazione di Dio, conoscendolo, amandolo, lodandolo e servendolo sempre di più. Questa contemplazione si traduce in grandi celebrazioni, che alcuni mistici hanno potuto vedere. Non si tratta di mere metafore. Il Cielo è un’eterna celebrazione in cui Dio mostra sempre di più le Sue grandezze e gli angeli, insieme ai santi, lo acclamano con nuove lodi trionfali che non finiranno mai.

Questa è la felicità celeste. Il Cielo è la patria della nostra anima. Noi siamo stati creati per il Cielo. Solo il Cielo soddisfa pienamente tutte le aspirazioni della nostra natura. Questa felicità, però, comincia già sulla terra. Qualcosa dell’eterna felicità celeste si riflette sulla terra. Nelle epoche di vera fede, per esempio, qualcosa della pietà celeste si riflette nell’anima delle persone pie, salvo poi diffondersi per tutta la società, come un tesoro comune a tutta la Chiesa.

È proprio ciò che manca nei giorni nostri. L’uomo moderno non ha la minima idea di cosa sia la felicità celeste. E senza questa idea, egli non può avere nemmeno appetenza per il Cielo. L’uomo moderno è impantanato nel puro appetito dei beni terreni. Se egli potesse comprendere, anche se fugacemente, cos’è una consolazione dello Spirito Santo, cos’è una grazia dello Spirito Santo, cos’è il riflesso della felicità celeste che si può avere già su

questa terra, egli forse potrebbe iniziare il cammino del distacco dai beni terreni, e cominciare a capire come tutto è transitorio, come tutto quaggiù diventa alla fine polvere.

Ecco di cosa abbiamo bisogno oggi, e che gli angeli possono aiutarci a ottenere. Loro, che sono già inondati della felicità celeste, possono comunicarcela. È un fenomeno mistico per il quale, in un certo qual modo, gli angeli possono farci partecipare alla loro felicità, alla loro celebrazione meravigliosamente armoniosa. È un po’ come se il canto degli angeli arrivasse fino all’orecchio di coloro che aprono l’anima alla grazia divina, dandogli uno speciale appetito per le cose del Cielo.

Il nostro tempo risente drammaticamente della mancanza di tale appetito. Troppe persone si interessano solo alle cose della terra, il denaro, la politica, il godimento mondano, le notizie frivole di ogni giorno. Non si interessano più delle cose dottrinali e, tantomeno, delle cose del Cielo.

Chiediamo agli angeli che ci comunichino il desiderio delle cose celesti di cui loro sono pieni. Ecco un’intenzione per la festa di domani. Chiediamo, in particolare, che san Michele faccia di noi perfetti cavalieri della Madonna. 

(Tratto dalla registrazione magnetofonica di una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana a San Paolo del Brasile, 28 settembre 1966. Senza revisione dell’autore.) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 27


Storia

Quanto ferro! Deh quanto ferro!

Di Carlomagno i contemporanei hanno lasciato vividi ritratti. Ma forse nessuno mostra meglio l’invincibile forza di questo campione della Chiesa e della Civiltà cristiana come la descrizione di Notker Balbulus, abate del convento di San Gallo, in Svizzera, che verso l’anno 883 compilò la «Gesta Karoli Magni». Nell’ottobre 774, deciso a chiudere i conti con gli inquieti Longobardi, che avevano più volte attaccato Roma, Carlomagno varcò le Alpi su richiesta di Papa Adriano e strinse d’assedio la città di Pavia, dove si era rinchiuso il re Desiderio. Ecco la testimoninanza del monaco di San Gallo.

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Storia

b

ggero il danese, stato grande nel regno dei Franchi, si era rifuggito a re Desiderio. Quando intesero che il tremendo monarca [Carlo] si calava in Lombardia, essi due salirono sopra eccelsa torre, donde veder lontano e d’ogni parte; ed ecco da lungi apparire macchine di guerra, quante sarebbero bastate agli eserciti di Dario o di Cesare. Desiderio chiese ad Oggero: – Carlo è con quel grande stuolo? – No, rispose quegli. Poi vedendo innumera oste di gregari, raccolti da tutte le parti del vasto impero, il Longobardo disse ad Oggero: – Sicuramente Carlo si avanza trionfante in mezzo a quella folla. – Non ancora, né apparirà si tosto, rispose l’altro. – E che faremmo dunque ripigliò Desiderio inquieto, s’egli viene con maggior numero di guerrieri? – Voi lo vedrete qual’è allorché arriverà, ripeté Oggero, ma che fia di noi lo ignoro.

E mentre discorrevano, si mostrò il corpo delle guardie, che mai non conobbe riposo. A tal vista il Longobardo preso da terrore, esclamò: – Certo questa volta è Carlo! – Non, rispose Ogger, non ancora. Poi vengono dietro vescovi, abati, e chierici della cappella reale, e i conti. E Desiderio non potendo più né sopportare la luce del giorno, né affrontare la morte, grida singhiozzando: – Scendiamo, nascondiamoci nelle viscere della terra, lungi dal cospetto e dall’ira di sì terribile nemico! Oggero tremando, sapendo a prova la potenza e le forze di Carlo, disse: – Quando vedrete le messi agitarsi dall’orrore nei campi, il Po e il Ticino flagellar le mura della città coi loro fiotti anneriti dal ferro, allora potrete credere che Carlo arrivi.

Finito non aveva queste parole, che si cominciò a vedere da ponente come una nube tenebrosa sollevata da borea, che convertì il fulgido giorno in orride ombre. Ma accostandosi l’imperatore, il baglior di sue armi mandò sulla gente chiusa nella città una luce più spaventevole di quale si fosse notte. Allora comparve Carlo stesso, uomo di ferro, coperto la testa con morione di ferro, le mani da guanti di ferro, di ferro la ventriera, di ferro la corazza sulle spalle di marmo, nella sinistra un lancione di ferro ch’egli brandiva in aria protendendo la destra all’invincibile spada; il disotto delle cosce, che gli altri per agevolezza di montare a cavallo sguarniscono fin dalle coreggie, esso l’aveva circuito di lamine di ferro. E che dirò degli schinieri? Tutto l’esercito li portava di ferro, non altro che ferro si vedeva sul suo scudo, del ferro aveva la forza e il colore il suo cavallo. Quanti precedevano il monarca, quanti gli venivano a lato, quanti li seguivano, tutto il grosso dell’esercito aveva armi simili, per quanto a ciascuno era

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dato. Il ferro copriva campi e strade, le punte di ferro sfavillavano al sole; il ferro, sì saldo, era portato da un popolo di cuore più saldo ancora. Il barbaglio del ferro diffuse lo sgomento nelle vie della città: – Quanto ferro! Deh quanto ferro! Fu il grido confuso di tutti i cittadini. La robustezza delle mura e dei giovani scosse di terrore alla vista del ferro, e il ferro confuse il senno dei vecchi. Ciò ch’io povero scrittore, balbetticante e sdentato, feci prova di dipingere in prolissa descrizione, Oggero lo vide d’una occhiata, e disse a Desiderio: – Ecco quello che voi cercavate con tanto affanno! E cascò come corpo morto. (In Cesare Cantù, Storia Universale, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1885, vol. IV, pp. 638-639)

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Storia

Il sacco dimenticato

È

poco ricordato il fatto che la Basilica di San Pietro in Vaticano sia stata saccheggiata dai Saraceni nel lontano 846. Evento che si colloca in un tempo di molto antecedente al periodo delle Crociate, facendoci comprendere bene, attraverso la semplice narrazione dei fatti, quanto e quale fosse la pericolosità, l’audacia e la forza del mondo islamico.

In quegli anni, sul soglio pontificio era Sergio II, che apparteneva ad una nobile famiglia romana. Papa anziano e malato, passò il potere nelle mani del fratello Benedetto, vescovo di Albano, a cui affidò il governo della città di Roma. Sergio II si prodigò molto per il restauro di numerosi siti religiosi, tra i quali la Schola cantorum e la chiesa di San Martino ai Monti.

Roma, abitata oramai da non più di trentamila persone, era cinta dalle poderose mura volute dall’imperatore Aureliano tra il 270 e il 273. L’antica Basilica, edificata per volere di Costantino durante il pontificato di Silvestro I, era ubicata fuori le mura. Vasta come un campo di calcio, alta oltre 30 metri, poteva già considerarsi un’imponente e magnifica costruzione a gloria dell’apostolo Pietro, ivi sepolto. Roma, comunque, nell’immaginario di un pirata arabo del IX secolo, doveva ancora destare sogni di un ricco e facile bottino. 32 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

di Pier Paolo Picano

Inoltre, essendo essa il centro della religione cristiana il saccheggio aveva una valenza non solo remunerativa ma soprattutto simbolica. L’impero carolingio si era sfaldato e diviso. Il re dei franchi occidentali Carlo II, nell’845 aveva subito l’umiliazione del saccheggio di Parigi da parte dei Vichinghi. Lotario I, re d’Italia e imperatore augusto, aveva da poco terminato una lunga guerra civile con i fratelli e governava con fatica e deboli forze. L’impero bizantino avrebbe perso proprio in quel tempo (dal 827 al 902) la Sicilia conquistata dagli arabi.

I Longobardi, che dominavano l’Italia da tre secoli, erano ormai in declino per l’avanzare dei Franchi, il sopraggiungere degli Arabi e le lotte intestine. Il panorama non era, quindi, dei più felici. Nella notte tra il 25 e il 26 agosto dell’846, i pirati arabi, dopo aver attaccato Civitavecchia, Porto (l’odierna Fiumicino) e Ostia, risalirono il Tevere con 73 navi, 11mila uomini e 500 cavalieri (cifre del Liber pontificalis) e puntarono dritti sulla Città Eterna, avendo a disposizione, per i tempi, un esercito considerevole.

La città, difesa dalla milizia cittadina e dalle imponenti mura Aureliane, non fu violata, i difensori, combattendo tenacemente, scagliarono


frecce e pietre contro gli invasori. Gli Arabi non erano preparati ad un assedio e tanto meno possedevano l’artiglieria necessaria per far breccia nelle antiche mura romane. Allora, rivolsero tutte le loro brame sulla Basilica di San Pietro che, posta al di fuori delle mura, fu difesa da un manipolo di valorosi, composto da Sassoni, Frisoni e Franchi, militiae rispettivamente di tre scholae di pellegrini, che erano di stanza nelle strutture destinate alla loro accoglienza nei pressi proprio del colle Vaticano (basti ricordare, una su tutte, S. Maria in Sassia, destinata appunto ai pellegrini sassoni). Nonostante la fiera e nobile resistenza furono annientanti. Una volta vinti, la Basilica fu alla mercede degli invasori. Furono trafugati tutti i tesori, distrutte le immagini sacre, devastata la stessa tomba dell’Apostolo Pietro. Nell’antica Basilica secoli di devozione avevano accumulato preziosi tesori. L’antica croce d’oro innalzata sulla tomba dell’apostolo, la mensa di argento donata da Carlo Magno, le porte bronzee con preziose lamine d’argento, le rifiniture in oro che rivestivano il pavimento del confessionale.

Le fonti riportano che i pirati musulmani, mentre erano intenti a riservare lo stesso trattamento alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, (anche qui fu profanata la tomba dell’Apostolo delle genti), furono attaccati improvvisamente dai contadini della zona. Si dispersero non potendo così completare lo scempio perpetrato invece nella Basilica ove era sepolto l’apostolo Pietro ridotta ad un bivacco per lungo tempo. I musulmani, poi, attraversarono la via Appia fino a Fondi, che saccheggiarono e distrussero. La situazione fu risolta dall’intervento prima del duca Guido I di Spoleto e poi dal duca di Napoli, Sergio

I, che inviarono truppe e navi a fronteggiare gli invasori. I Saraceni dopo aver seminato ogni sorta di devastazione e saccheggio sul loro cammino e aver, per fortuna vanamente, tentato un assalto al monastero di Montecassino, si accinsero ad attaccare la città di Gaeta. Ma dopo alcuni scontri e trattative, indeboliti nel numero e fiaccati dalla resistenza incontrata, gli assalitori ripresero il mare. Una tempesta li colse e la loro flotta fu annientata.

Approfittando del ritiro dei Saraceni e della loro momentanea disfatta, il successivo papa, San Leone IV, romano di origine longobarda, incominciò e finì in breve tempo la costruzione delle mura (848-852) a difesa della basilica di San Pietro e dei borghi circostanti (anche grazie al sostegno finanziario dell’imperatore Lotario), chiamate poi, proprio in suo onore, mura Leonine. Le mura, a forma di ferro di cavallo, correvano, per orientarsi con occhi moderni, da Castel Sant’Angelo fin quasi a lambire il Tevere all’altezza del ponte Principe Amedeo. Lunghe più di tre chilometri, avevano ben 44 torri e tre porte d’ingresso. Ancora oggi possiamo ammirare la maestosità, la forza e la bellezza di quelle fortificazioni, anche se oggi avremmo bisogno di mura spirituali, ben più alte e solide, per contrastare i nemici, che si presentano all’inizio del XXI secolo, molto più numerosi, insidiosi e pericolosi.  (Pagina precedente, Maometto, alla testa del suo esercito, parte in guerra contro il clan Banu Quraiza, che

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Religione

La “mano dura” di s. Francesco

I

nfine, poiché l’anima ripiena di carità odia coloro che sono odiosi a Dio, tale era la disposizione di san Francesco. Sopra ogni altro genere di peccatori esecrando i diffamatori, diceva che portano nella lingua il veleno, col quale attossicano gli altri. Così se i maldicenti, pulci mordaci, parlavano, evitava di udirli e, come abbiam visto noi stessi, volgeva altrove le orecchie, perché non si insudiciassero ascoltandoli.

Una volta, sentendo un frate denigrare un altro, si rivolse al suo vicario frate Pietro di Cattaneo, e pronunciò questa terribile sentenza: “Gravi pericoli sovrastano all’Ordine, se non si rimedia contro i detrattori. Presto il buon odore di molti sarà corrotto, se non si chiudono le fetide bocche. Su, su, esamina diligentemente, e se troverai innocente il frate accusato, infliggi all’accusatore una punizione cosi dura che serva d’esempio a tutti. Se non puoi punirlo tu stesso, mettilo nelle mani del pugilatore di Firenze. (Chiamava col nome di pugilatore frate Giovanni di Firenze, uomo di imponente statura e di grandi forze). Voglio che tu e tutti i ministri poniate tutta l’attenzione a impedire la maggior diffusione di siffatta peste”. Talvolta condannava chi aveva diffamato un fratello ad essere spogliato della tonaca, e a non poter alzare gli occhi al Signore prima di aver reso ciò che aveva tolto. Perciò i frati di quel tempo, abiurato in maniera singolare questo vizio, avevano assunto l’impegno di evitare diligentemente tutto quanto potesse intaccare l’onore degli altri, o sonare maldicenza.

Ottima decisione! Infatti che altro è il detrattore, se non il fiele degli uomini, un fermento di nequizia, il disonore della terra? E un bilingue che cosa è se non lo scandalo della Religione, il veleno del chiostro, la scissura dell’unità? Ahimé! Di questi animali velenosi la superficie della terra abbonda e nessun uomo dabbene può sfuggire il morso degli invidiosi! Si promettono perfino ricompense ai delatori e, abbattendo l’innocenza, si dà spesso la palma alla falsità. Ecco, quando uno non può vivere della sua reputazione, si procura vitto e vesti distruggendo la reputazione altrui.

(Tratto da Tommaso da Celano, «Vita seconda di S. Francesco»)

(Assisi, Basilica Maggiore) 34 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013


Vera e falsa povertà francescana

L

a nausea per la società opulenta e il timore della crisi economica stanno risvegliando la nostalgia di una vita semplice e austera e la simpatia per “madonna Povertà” e per l’esempio di “san Francesco poverello”. Ma una certa pubblicistica rivoluzionaria tenta di guastare questo sano anelito deviandolo verso un modello di vita miserabile e tribale, presentato come se fosse la salvezza non solo della vita ecclesiale ma anche della società civile. In realtà, questo falso modello non ha nulla a che fare col vero senso cristiano e francescano della povertà, ma assomiglia piuttosto al pauperismo predicato da antiche sette eretizzanti e rilanciato dalla nuova “teologia della liberazione”.

Il vero significato della povertà cristiana – e a maggior ragione di quella francescana – sta nel realizzare una vita radicalmente evangelica, sottomessa alla volontà divina e abbandonata alla Provvidenza, nella speranza di ottenere la beatitudine promessa ai poveri (anawìm) elogiati dalla Bibbia, ossia a quei “poveri in spirito” che «possiedono come se non possedessero nulla» (1Cor. 7, 29). Questa povertà non è tanto effettiva quanto affettiva, perché consiste non tanto nel rifiutare le ricchezze quanto nel rinunciare al mondo, ossia ai piaceri,

di Guido Vignelli

agli onori e ai vantaggi, ai diritti e alle pretese, ad ogni sicurezza e protezione, mettendosi alla dipendenza da tutti e al servizio di tutti. Il francescano non pretende d’imporre la povertà come regola sociale a chi non può o non vuole accettarla, dà l’esempio di un assoluto distacco dalle ricchezze per inspirare in tutti, ricchi e poveri, un soprannaturale disprezzo delle cose terrene e un abbandono alla divina Provvidenza. Pertanto il cristiano sceglie la povertà non come fine in sé, ma come un mezzo utile per realizzare una vita integralmente consacrata al servizio divino. Custodendo e sviluppando le virtù, rinunciando a tutto ciò che può ostacolarle, la povertà permette di dedicarsi in piena libertà, ossia senza legami o riserve o timori, al servizio diretto della carità e al servizio indiretto ma supremo della verità cristiana: «La povertà, prescrivendo all’azione il suo unico scopo necessario, la pone sempre al servizio della Verità, (…) e la Verità, liberando l’azione da ogni timidezza e rispetto umano, la rende leale, diritta, semplice (…)

Il populismo non ha nulla a che fare col vero senso francescano e cristiano della povertà, ma assomiglia piuttosto al pauperismo predicato da antiche sette eretizzanti e rilanciato dalla nuova “teologia della liberazione”

A dx., Don Gallo celebra a Genova una Messa di requiem per il presidente Hugo Chávez, lodandolo come “un grande statista” TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 35


Religione

La povertà rende audace l’azione francescana, sia perché, non avendo da perdere nulla, osa tutto, sia perché la fiducia in Dio, che è propria dei poveri, spinge a imprese che, chi contasse sui mezzi umani, non arrischierebbe mai» (1). Questo vale a maggior ragione per la vocazione francescana: «Francesco sentiva che il Cristo poteva trovarlo soltanto nella Chiesa e perciò l’unione al Cristo prima, e l’unione alla Chiesa poi, erano superiori alla povertà» (2).

Il Vangelo ha elevato la povertà da mero fatto subìto a scelta preferibile: «Della povertà è fatto non solamente uno stato onesto e onorato, ma anche desiderabile: tollerabile a tutti, desiderabile a qualche anima di tempera più forte, più vaga di libertà, men disposta a contentarsi dei piccoli possessi di questa piccola terra. (…) Molti nei secoli appresso furono visti dalla opulenza discendere volenterosi alla condizione di poveri, portando seco le qualità buone dello stato da cui discendevano e così ai poveri involontari insegnando, non che rassegnazione, anche cultura, gentilezza di costumi, virtù» (3). Commette quindi un grave errore chi trasforma la povertà da volontario consiglio evangelico a obbligatorio precetto ecclesiale, o peggio a doveroso programma politico, o addirittura a ideale di vita sociale. La povertà cristiana non consiste nemmeno nella “condivisione” dei beni secondo un criterio collettivistico, perché ciò ridurrebbe la portata ascetico-mistica della imitatio Christi e della fraterna communio ad un aspetto moralistico e umanitario, per giunta socialmente discutibile ed economicamente impraticabile.

San Francesco e la ricchezza

Una volta chiarito il senso della povertà cristiana, ne risulta ch’essa non condanna la proprietà privata, la ricchezza e perfino il retto e moderato fasto, ma anzi li presuppone. Del resto, se quella francescana è una spiritualità della rinuncia e del dono, allora essa presuppone qualcosa di proprio a cui rinunciare e da donare ai bisognosi: presuppone cioè il diritto di proprietà privata dei beni. Se invece si rompe questo legame tra elemosina e proprietà, si scivola nella odierna mentalità sovversiva che finisce col giustificare la rapina mediante occupazioni ed espropri di beni altrui, come pretendono certe comunità di base latinoamericane animate da rivoluzionari in saio. Ma tale “redistribuzione dei beni” conduce non a una “ricchezza condivisa”, ma a una condivisa miseria.

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Il vero cristiano non pensa che la ricchezza altrui sia una povertà propria ma, al contrario, pensa che la povertà propria sia una ricchezza per gli altri; pertanto egli non


vuole abbassare i ricchi alla propria condizione, ma anzi vuole elevarli allo spirito di povertà cristiana. San Francesco soleva mettere in guardia i propri frati dalla inclinazione a condannare la comodità, l’opulenza e il fasto tipici delle classi alte: «Egli insisteva affinché i frati non guardassero con disprezzo coloro che vivono nel lusso e vestono con esagerata ricchezza; (…) anzi prescriveva di rispettare costoro come fratelli e padroni, (…) perché aiutano i buoni a fare penitenza e con l’elemosina somministrano ai poveri le cose necessarie» (4). Inoltre, san Francesco regolò con prudenza la spoliazione dei beni che segna l’entrata dell’aspirante frate minore nell’Ordine, in modo che la sua rinuncia alla legittima proprietà non danneggiasse la famiglia o la società di provenienza (5).

San Francesco vietò al proprio Ordine la proprietà privata, ma non la condannò come peccaminosa, ma anzi la rispettò come lecita, come è prescritto da due Comandamenti divini, dalla dottrina della Chiesa e dall’etica sociale cristiana. Egli condannò il furto, anche se fatto col pretesto di soccorrere il bisogno altrui, ammonendo: «Non è lecito impossessarsi della roba altrui o distribuire ai bisognosi la proprietà degli altri» (6). Anche per questo, fra le condizioni preliminari poste all’ammissione al suo Ordine, egli stabilì che gli aspiranti frati avessero regolato i conti con tutti, in particolare restituendo ai legittimi proprietari le cose eventualmente possedute o gestite (7).

Imponendo ai propri frati di rinunciare alla proprietà e alle armi, san Francesco non faceva che trarre una necessaria conseguenza dalla loro scelta di non sposarsi e di “uscire dal mondo”. Se infatti un uomo vive nel mondo, è moralmente obbligato a garantire – innanzitutto a sé stesso e alla propria famiglia, ma anche alla società di cui fa parte – una solida base economica mediante il possesso di beni, un’efficace difesa mediante l’uso delle armi, un giusto ordine mediante il rispetto del diritto. Infatti il matrimonio, la proprietà, la milizia e il tribunale sono istituzioni sociali finalizzate al bene comune e praticabili da tutti; invece la castità assoluta, la rinuncia ai beni e all’autodifesa, la mendicità e il cenobitismo sono scelte di perfezione religiosa finalizzate al Summum Bonum e praticabili solo da eletti individui o da ristrette comunità, come quelle descritte negli Atti degli Apostoli (At. 4, 32-35). Avendo il frate rinunciato alla vita secolare per vivere nella perfezione evangelica affidandosi totalmente alla divina Provvidenza, il possesso della proprietà e l’uso delle armi diventano per lui

irrazionali e sconvenienti. Ma questo non toglie che proprietà, armi e tribunali restino necessari a chi “rimane nel mondo” assumendone ruoli, impegni e responsabilità. Difatti, san Francesco non pretese che i membri del suo Terz’Ordine rinunciassero ai loro beni, anche perché quei laici avevano il còmpito di soccorrere economicamente (mediante l’elemosina) sia i bisognosi sia frati stessi.  Note_________________________________________________ 1. A. Gemelli, Il francescanesimo, O.R., Milano 1979, pp. 516-517. 2. D. Barsotti, San Francesco preghiera vivente, Ed. San Paolo, Milano 2008, p. 298. 3. V. Fornari, Della vita di Gesù Cristo, S.E.I., Torino 1890, lib. II, vol. I, pp. 288-290. 4. Legenda dei tre compagni, § 58. 5. S. Francesco d’Assisi, Regola prima, § 2. 6. Tommaso da Celano, Vita seconda del beato Francesco, II, 38. 7. Cfr. Prima Regola del Terz’Ordine secolare, § 29.

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Il mondo delle TFP

Università

Il plenario

“Q

uesta è la vera Unione Europea. Laddove centinaia di giovani possono pregare insieme in latino e cantare le canzoni tradizionali dei rispettivi paesi, è la vera civiltà cristiana”.

Durante un intervallo

È ciò che ha affermato un giovane fiammingo all’Università Estiva 2013 delle TFP, tenutasi a fine luglio nel castello di Niepołomice, vicino Cracovia. Quasi centocinquanta i partecipanti, provenienti da quindici paesi, riuniti per una settimana di conferenze, circoli di studio, visite culturali e attività ricreative.

Il convegno è iniziato con un solenne alzabandiera nel cortile del castello, al canto del Credo in gregoriano. Il tema quest’anno è stato “Ritorno all’Ordine: unica soluzione alla crisi attuale”, titolo di un libro recentemente pubblicato dalla TFP americana. Il relatore principale è stato John Horvat II, vice presidente della TFP americana e autore del libro. Alzabandiera solenne 38 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

Dopo la cena, le serate erano dedicate alle presentazioni delle più recenti iniziative delle TFP, con tanto di diapositive e video. Le presentazioni hanno mostrato


estiva 2013

Santo Rosario processionale

Davanti al Barbakan, Cracovia

una grande espansione degli ideali della TFP nel Vecchio Continente, che suscita grandi speranze per il futuro.

Un’intera giornata è stata dedicata alla visita di Cracovia. Dopo un servizio fotografico davanti al Barbakan, abbiamo assistito alla Santa Messa nella Chiesa della Santa Croce. La giornata si è conclusa con una cena in un ristorante tipico.

La delegazione italiana

Gli ultimi interventi sono stati dedicati a spiegare la devozione alla Beata Vergine Maria. In chiusura, il Duca Paul von Oldenburg ha sviluppato la famosa meditazione delle “due bandiere” di san Ignazio di Loyola, applicandola alla situazione attuale. “Prima di noi qualcuno ha già detto sì a questa chiamata – ha detto il Duca – è Plinio Corrêa de Oliveira, alla cui memoria oggi ci inchiniamo, promettendogli di impegnarci anche noi in questa lotta, alla quale possiamo applicare il famoso lemma dei cavalieri Tempari: L’aventure la plus belle du monde, c’est notre!”.

Ha chiuso l’Università Estiva una cena di gala presieduta da mons. Kazimierz Buzala. 

Le delegazioni belga e ungherese TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 39


Il mondo delle TFP

Oltre la rivoluzione tendenziale, il ruolo delle nuove tecnologie

di Nelson Fragelli

“La Contro-Rivoluzione – scrive Plinio Corrêa de Oliveira – non è e non può essere un movimento che vive tra le nuvole, che combatte fantasmi. Deve essere la Contro-Rivoluzione del secolo XX (e del XXI, ndr), diretta contro la Rivoluzione così come oggi in concreto essa esiste” Consoni a tale approccio, alcuni interventi all’Università estiva delle TFP hanno trattato i più recenti sviluppi tecnologici digitali e il modo in cui incidono sulla lotta fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione. Riportiamo, in merito, uno stralcio della relazione di Nelson Fragelli

N

ella sezione “Ambienti, costumi, civiltà” Plinio Corrêa de Oliveira analizza il concetto di “rivoluzione tendenziale”: un concetto che costituisce l’aspetto, forse, più innovativo del suo pensiero.

Alla luce dei principi già enunciati nel libro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» il pensatore cattolico analizza la realtà concreta e dimostra come la vita e gli oggetti quotidiani – comportamento, stili architettonici, mobili, abbigliamento e via dicendo – siano permeati da principi filosofici, morali e religiosi. Tali principi agiscono “tendenzialmente” sull’anima della persona che entra in contatto con gli oggetti.

L’azione tendenziale è fondata sulla conoscenza sensibile

Alcune analisi di Plinio Corrêa de Oliveira sono famose, come il paragone fra la freddezza schiac-

ciante della sede dell’ONU a New York e le linee armoniose del palazzo del Comune di Middleburg, in Olanda. Oppure la disanima sull’influenza dei giocattoli mostruosi sulla psicologia dei bambini. O, ancora, il paragone fra due concezioni antitetiche della vita contadina, fondato sull’osservazione di due quadri famosi: l’“Angelus” di Millet e il “Maître des moissons” di Yves Alix.

Gli oggetti agiscono, in modo implicito ma profondo, sulla psicologia delle persone. Per esempio, una persona che abbia nel salotto di casa una lampada di cristallo tradizionale riceverà da essa, continuamente, un’influenza tendenziale che la aiuterà a ordinare il proprio temperamento e a elevare il pensiero. Chi, invece, possiede una lampada ultra-moderna, sarà continuamente bombardato dalla sua stravaganza volgare. La sensibilità umana è continuamente sollecitata da tali impressioni, che inclinano poi la mente verso la verità o l’errore, e la volontà verso il bene oppure il male.

Il fondamento di ciò che Plinio Corrêa de Oliveira definiva “azione tendenziale” si basa sulla percezione sensibile, cioè sul modo naturale in cui l’uomo conosce, appunto attraverso i sensi. “Omnis nostra cognitio incipit a sensu” diceva S. Tommaso, echeggiando la gnoseologia classica. Il processo conoscitivo, tuttavia, non si identifica con la sensazione, limitando la conoscenza alla sfera del

Plinio Corrêa de Oliveira analizza in profondità il concetto di “rivoluzione tendenziale”: un concetto che costituisce l’aspetto, forse, più innovativo del suo pensiero 40 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013


particolare. La conoscenza non può essere confusa con la sensazione, ma, per san Tommaso, essa trova nell’esperienza sensibile il presupposto fondamentale di cui l’intelletto si serve per la genesi delle idee.

Questa nozione, però, va aggiornata alla luce di alcuni recenti sviluppi tecnologici.

I computer, per esempio, hanno introdotto un nuovo modo di percepire la realtà. Il palazzo di Middleburg o l’“Angelus” di Millet predispongono la persona a una azione morale buona. A contrario sensu, i giocattoli mostruosi e il quadro di Alix incutono atteggiamenti disordinati. Tuttavia, una persona soggetta a tale azione è libera di accettarla o di rifiutarla. La velocità fulminea imposta dai computer tende, invece, a togliere all’uomo la capacità di giudicare la realtà. L’uomo diventa un ricettore di fiumi di informazione, con scarsa possibilità di analizzarla razionalmente e, quindi, di assimilarla organicamente nel suo spirito. Inoltre, la stessa idea di realtà sta cambiando con l’introduzione della realtà virtuale.

La sfrenata ammirazione per la tecnologia ha portato al desiderio di incorporarla nel proprio essere, formando con essa una simbiosi. Il termine cyborg è stato creato per indicare tale simbiosi, cioè un computer impiantato nel corpo umano, un organismo cibernetico. Questo porterebbe alla simbiosi fra l’intelligenza umana e la tecnologia informatica, superando così i limiti dell’intelletto umano.

I “Google Glass”

Lo scorso maggio il quotidiano tedesco “Die Zeit”, di Amburgo, ha pubblicato una serie di articoli dal titolo “Digital man”. Il primo: “Il mondo raggiunge la perfezione: l’ul-

tima creazione di Dio” si riferiva ai Google Glass, che sicuramente non hanno niente a che fare con la creazione divina... I Google Glass sono già stati testati e presentati al pubblico, dovendo uscire sul mercato agli inizi del 2014. Anche i media italiani se ne sono occupati dopo un test fatto a giugno nel centro di Milano. I loro creatori non nascondono l’intenzione di realizzare una simbiosi tra l’intelligenza umana e la macchina.

I Google Glass sembrano occhiali normali, ma hanno la capacità di collegare l’occhio umano con la rete online. Essi incorporano un piccolo monitor in forma di prisma. Se l’utente guarda avanti, vede normalmente. Se, invece, muove leggermente gli occhi in una certa direzione, vede ciò che lo schermo prismatico progetta sulla lente, cioè una realtà virtuale. Così la persona, contemporaneamente alla realtà che ha davanti, può visualizzare testi, dati, filmati, foto e via dicendo. Il tutto comandato con lo sguardo.

Per esempio, guardando una certa scena che vuole conservare in memoria, l’utente può dare il comando: “registrare la scena su video”. In questo modo, le persone circostanti saranno riprese dalla micro camera dei Google Glass senza che nemmeno se ne accorgano. Il video potrà essere quindi caricato sulla rete in tempo reale, per esempio su YouTube.

Non ci sono limiti alla fantasia: i politici potranno leggere discorsi che un assistente magari distante caricherà sui loro occhiali, i chirurghi potranno operare seguendo le istruzioni che compariranno sullo schermo, una persona in visita a uno zoo potrà TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 41


Il mondo delle TFP Esistono già biochip, come quello usato per controllare i tremori nella malattia di Parkinson (a sin.)

LEAD

Gli scienziati della Google vogliono sviluppare un biochip da impiantare nel cervello, collegando così l’utente direttamente alla rete

ELECTRODE

sapere in tempo reale tutto sull’animale che ha davanti, e via dicendo. Basterà che queste informazioni siano state caricate previamente sulla rete.

Finora non era mai esistito un dispositivo di comunicazione collegato al corpo umano al punto da poter sovrapporre, in tempo reale, una realtà virtuale alla percezione sensoriale della realtà. Non appena lo sguardo si fissa su un oggetto, l’utente può ricevere ogni sorta di informazione su di esso. Per esempio, guardando una persona, l’utente potrà avere ipso facto acceso al suo profilo Facebook e venir così a sapere tutto su essa.

Bio-chip e Google-God

Eppure, ci sono scienziati che considerano i Google Glass roba preistorica. Costoro stanno sviluppando un “bio-chip” da impiantare nel cervello, collegando così l’utente direttamente alla rete. Que-

sti scienziati non esitano a dire che vogliono superare la natura umana con la creazione di un mondo di superuomini, che non commetteranno gli errori propri alla debolezza umana poiché saranno continuamente collegati all’intelligenza superiore dei programmatori, ospitati in centri con super-computer, e che avranno a disposizione tutta l’informazione possibile. Non manca chi, in modo appena parzialmente scherzoso, sta cominciando a parlare di questi centri come il “Google-God”.

Queste tecnologie, se da una parte rendono la mente umana capace di operazioni finora impensabili, dall’altra la rendono più facilmente controllabile. L’ex presidente di Google, Eric Schmidt afferma: “Sappiamo dove sei, dove sei stato, e più o meno ciò che pensi”.

Queste tecnologie permetteranno forme incipienti di immortalità. I Google Glass consentiranno ai programmatori di conoscere quasi tutto sull’utente. I suoi gusti, preferenze, inclinazioni, tutto verrà registrato su un enorme disco fisso. Dopo la sua morte, parenti o amici potranno socializzare virtualmente con lui, interfacciando col super-computer. Il disco fisso saprà riprodurre le sue opinioni,

Si parla sempre più spesso di “Google God”. Per ora si tratta piuttosto di una battuta di cattivo gusto. Le tecnologie in sviluppo, però, stanno cominciando ad agire nelle profondità dell’anima umana finora riservate all’azione divina

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A dx., un “Google data center”, dove verranno conservate tutte le informazioni sugli utenti di Google glass: i loro gusti, preferenze, abitudini, inclinazioni...

reazioni psicologiche, gusti, preferenze. In altre parole, il disco fisso sarà una sorta di clone della sua personalità. Entro il 2045, questi scienziati hanno l’intenzione di trapiantare il cervello di un morente in un robot, dando origine a un umanoide. E così, colui al quale apparteneva il cervello in qualche modo rimarrà su questa terra dopo la morte.

Lasciamo da parte Google e parliamo di un altro colosso dell’informatica: la IBM. L’azienda pubblica un rapporto annuale sulle più recenti conquiste tecnologiche. Nel Rapporto 2011 vengono descritte le ricerche per collegare il cervello umano al computer in modo da rendere obsolete le tastiere. Alla base di questo progetto c’è l’idea di controllare le macchine col pensiero, attraverso l’impianto di micro-computer nel corpo. Applied Digital Solutions sta sviluppando un “veri-chip” da impiantare nel cervello, permettendo a un centro di programmatori di monitorare una persona in tutti suoi movimenti.

Cambiare la natura

Il tentativo di modificare la percezione della realtà, interferendo nel processo del pensiero, era stato previsto da Plinio Corrêa de Oliveira. In «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» il pensatore cattolico accennava a una “quarta rivoluzione”. La storia della Rivoluzione è quella di una ribellione contro Dio, portata avanti dal protestantesimo, dalla rivoluzione francese e dal comunismo. Ma la Rivoluzione non si accontenta di sovvertire l’ordine esterno. Essa vuole avvilire la stessa natura umana, in modo da cancellare ogni somiglianza col Creatore. L’introduzione delle nuove tecnologie sopra descritte ci spinge a dover aggiornare il concetto di azione tendenziale. Il tipo di analisi fatta, per esempio, in “Ambienti, costumi, civiltà” si fondava sul modo in cui la realtà era stata finora conosciuta. Con le nuove tecnologie, però, la percezione sensibile assume un ruolo sempre più aleatorio nella formazione

della propria idea di realtà. Le persone conosceranno sempre meno la realtà oggettiva e più quella virtuale, plasmata non tanto dalla propria intelligenza quanto da programmatori in rete. Non appena la persona entrerà in contatto con gli oggetti – stili architettonici, mobili, abbigliamento, stili di vita e via dicendo – tali percezioni saranno integrate e spiegate con informazioni impiantate nel cervello dai vari GoogleGlass e bio-chip. La realtà virtuale creata dal computer tenderà ad eliminare la libera formazione di un giudizio sulla realtà.

Auge della Rivoluzione

Questo aspetto della Rivoluzione assume un carattere quasi apocalittico. Si comincia ad agire sulla profondità dell’anima finora riservata all’azione divina. La sottomissione dell’uomo al computer rappresenta indubbiamente un apice del processo rivoluzionario. Di fronte a ciò ci sentiamo piccoli e possiamo avere l’impressione che ci manchino i mezzi per combattere. Questa impressione è falsa.

Ogni volta che il processo rivoluzionario raggiunge un apice, la Provvidenza interviene effondendo nuove grazie. Fu così che, quando la valanga protestante minacciava di seppellire l’Europa cattolica, la Controriforma portò alla Chiesa un nuovo vigore. Cosa resta oggi dell’Unione Sovietica? Eppure, neanche vent’anni fa, i governi occidentali temevano la minaccia comunista.

Allo stesso modo, con la grazia di Dio, coloro che combattono questo nuovo volto della Rivoluzione avranno a loro disposizione i mezzi per analizzarlo e per denunciarlo, svelandolo agli occhi dell’opinione pubblica. È ciò che dobbiamo chiedere alla Provvidenza.  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 43


Il mondo delle TFP

Nella GMG, la difesa della civiltà cristiana

U

n folto gruppo di membri del settore giovanile dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO) ha partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù, tenutasi luglio scorso, a Rio de Janeiro. I ragazzi hanno distribuito 122 mila copie di un opuscoletto dove si invitano i giovani di tutto il mondo a difendere pubblicamente i dieci comandamenti della Legge di Dio. Il testo è stato diffuso in vistose campagne pubbliche durante la visita di Papa Francesco in Brasile. Avvertendo che “esistono molteplici tentativi di demolire l’ordine sociale cristiano, e anche l’ordine naturale che dovrebbe prevalere nella società”, il manifesto dell’IPCO chiama “la gioventù cattolica del Brasile e del mondo a difendere, nella sfera pubblica, i perenni principi della civiltà cristiana”.

Ciascuno di questi principi è spiegato brevemente, in contrasto con gli attacchi che, in concreto, essi subiscono nel mondo di oggi. Alla fine, il documento dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira presenta la “grande missione” che la Provvidenza ha riservato ai giovani di oggi: “Promuovere il ripristino della civiltà cristiana in tutto il mondo, unica vera soluzione per l’attuale crisi mondiale”.

I giovani dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira distribuiscono volantini ai partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù

I giovani partecipanti alla GMG hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, a giudicare dalle molte dimostrazioni di solidarietà e di appoggio. Molti, soprattutto brasiliani, già conoscevano le attività dell’IPCO, avendo assistito alle sue campagne in altre città. Innumerevoli giovani hanno lasciato il proprio nome e indirizzo, nella speranza di mantenere un più stretto contatto. Di frequente gruppi di ragazzi, brasiliani e non, si avvicinavano ai membri dell’IPCO per farsi fotografare insieme a loro, attratti dall’atteggiamento cavalleresco e dai simboli, come gli stendardi e le cappe con l’effige del prof. Plinio Corrêa de Oliveira. Per vivacizzare la campagna, una banda suonava arie religiose, militari e tradizionali.

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La campagna ha avuto notevole eco sia sulla stampa nazionale sia su quella internazionale. Il contatto diretto dei membri dell’IPCO con migliaia di giovani cattolici di tutto il mondo ha registrato, dunque, un bilancio nettamente positivo. 


Irlanda: campeggio estivo

U

na piccola penisola chiamata Our Lady’s Island (L’Isola della Madonna), circondata quasi completamente dal Mar Celtico, con al centro le rovine di un castello normanno che apparteneva a un crociato e un Santuario mariano costruito su un vecchio altare druida. Insomma, un angolo dell’Irlanda profonda. Ecco la location perfetta, scelta quest’anno per il 2013 Call to Chivalry Summer Camp organizzato dall’Irish Society for Christian Civilisation. Vi hanno preso parte una trentina di giovani provenienti dall’Irlanda, Scozia e Inghilterra, oltra ad una delegazione dalla Sicilia.

“In un mondo in crisi, la gioventù aspira a un ritorno all’ordine”. Ecco il tema di quest’anno, sviluppato dai diversi relatori. Alle riunioni seguivano visite culturali a luoghi storici, come il castello di Ballyhack, edificato dai Cavalieri templari, e l’abbazia di Tintern, distrutta dalla furia protestante nel secolo XVII. In un ambiente giovanile non potevano mancare i giochi. Molto apprezzati i giochi medievali, nei quali si sono sfidati due squadre. La Santa Messa quotidiana, celebrata in rito romano antico, e il Santo Rosario serale mantenevano un ambiente di elevata spiritualità. In conclusione, i partecipanti sono stati messi davanti alle proprie responsabilità. Di fronte a un mondo in crisi, la Madonna esige da noi un impegno proporzionale alla crisi.

La gioventù non è stata fatta per il piacere ma per l’eroismo! 

In senso orario: alzabandiera solenne; pellegrinaggio a Our Lady’s Island; giochi medievali; due giovani cornamusieri suonano in riva al Mar Celtico

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Il mondo delle TFP

Un libro della TFP francese

Gerarchie giuste e necessarie

N

on esiste oggi trasformazione nella società che non tenda a un livellamento sempre maggiore, verso uno stato di cose completamente ugualitario. Tutto tende all’omologazione: la scomparsa delle formule di cortesia, l’omogeneità fra l’abbigliamento femminile e quello maschile, l’attenuazione delle differenze fra le diverse età, la confusione fra le classi sociali e via dicendo. Ha commentato un sociologo: “Contadini, artigiani, operai, impiegati, domestici, funzionari, militari, piccola, media e alta borghesia, aristocrazia ereditaria, tutto è stato passato al frullatore”. La conseguenza è una società sempre più appiattita, sempre più grigia, sempre più noiosa. Questo movimento livellatore ha uno sfondo religioso. In effetti, secondo quanto sostengono i teologi, le differenze nell’universo sono la via per la conoscenza di Dio, Suprema Perfezione. Voler appiattire tutto dimostra, invece, un odio verso Dio.

Ecco il tema del più recente libro della TFP francese: «Gerarchie giuste e necessarie. L’ideale cattolico di una società fraterna perché armoniosamente gerarchica». Basata su documenti del Magistero pontificio, l’opera illustra la dottrina cattolica sulle gerarchie sociali, l’unica che può ispirare una società veramente fraterna. Tale fu, nel passato, la civiltà cristiana, i cui resti erano ancora assai visibili, per esempio, nella Belle Époque. “I cattolici si sono a poco a poco dimenticati che tale visione dell’universo aveva modellato un’autentica civiltà cristiana”, avverte il libro. 46 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013

Oggi, mentre il mondo affonda sempre più nel caos, comincia a nascere in molti spiriti la nostalgia di un ordine naturale sano. Come il figlio prodigo, crescenti settori dell’opinione pubblica rimpiangono la rottura con la Tradizione, e anelano alla restaurazione della civiltà. Anelito che si manifesta, per esempio, nell’entusiasmo popolare per le feste di incoronazione e per i matrimoni dei reali. È proprio per venir incontro a tale anelito, dandogli una giustificazione dottrinale oltre che psicologica, che la TFP ha pubblicato il presente libro.

“La natura ha delle reazioni improvvise – si afferma in conclusione – L’uomo contemporaneo, ferito e maltrattato nella sua natura da uno stile di vita costruito su astrazioni, su chimere, su teorie vuote, si volta con meraviglia verso il bello delle cerimonie, verso il miraggio di un passato che il presente viola in ogni momento, e verso il quale la sua natura tende. È il momento di ritrovare l’ispirazione nella società organica tradizionale per dare un passo deciso verso il futuro!” 


Un libro di Tradición y Acción, Colombia

L

La rivoluzione omosessuale

a rivoluzione omosessuale, ahimè, non è appannaggio dell’Europa. Fa strage anche in America Latina. Per fermargli il passo, la Sociedad Colombiana Tradición y Acción, consorella delle TFP, ha pubblicato il volume «La rivoluzione omosessuale. I rapporti omosessuali alla luce della dottrina cattolica, della legge naturale e della scienza medica».

“Il ‘matrimonio’ omosessuale è oggi al centro delle discussioni – esordisce il libro – I suoi patrocinatori vogliono equipararlo al matrimonio legittimo, che è quello fra un uomo e una donna. Questa è l’unica unione conforme alla legge naturale, fondamento della famiglia e della civiltà cristiana. La Colombia, purtroppo, non è estranea a queste polemiche”.

Diffuso sia tramite mailing sia in campagne pubbliche realizzate da giovani volontari, specialmente davanti alle chiese delle principali città, il libro ha ricevuto lettere di encomio da numerosi ve-

scovi del Paese, naturalmente soddisfatti che un’associazione laicale si faccia avanti per difendere il M a g i stero.

Il libro procede a guisa di catechismo, con domande e risposte, per un totale di novantotto quesiti divisi in capitoli:

— Concetti fondamentali — La rivoluzione omosessuale — Le falsità dell’“amore” omosessuale — Falsità che la scienza smentisce — “Matrimonio” omosessuale — Affrontando le lobby omosessualiste — Legge divina e Legge naturale — La morale cattolica e i dieci comandamenti

Alla fine, un’ampia bibliografia, sia apologetica sia scientifica, permette al lettore interessato di approfondire l’argomento. “Ciò che è in gioco – conclude il libro – non è solo il concetto di famiglia, ma qualcosa di molto più profondo che implica la radicale trasformazione della nostra civiltà”.

Sembra che anche le lobby omosessualiste lo abbiano capito, a giudicare dalle loro reazioni scomposte, con tanto di accuse di “omofobia”, “fascismo”, “razzismo” e via dicendo, senza mai nemmeno tentare di abbozzare un argomento razionale. Sembra che abbiamo proprio toccato un nervo scoperto.  La Sacra Famiglia, modello di tutte le famiglie Scuola di Cusco, Perù, sec. XVII TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2013 - 47


Ambienti, costumi, civiltà

Due modelli femminili

di Plinio Corrêa de Oliveira

L

a Serva di Dio Maria Clotilde di Savoia (Torino, 1843 – Moncalieri, 1911), illustre non solo per la culla e la personale raffinatezza (era figlia del re Vittorio Emanuele II), ma anche per le sue eccelse virtù, è chiamata “la Santa di Moncalieri”. Il suo processo di beatificazione, iniziato nel luglio 1942, la porterà eventualmente agli onori degli altari. Dal portamento serio, nobile ed elevato, la Serva di Dio è il tipo caratteristico di dama cristiana dell’Ottocento, tutta volta a una vita di sacrificio e di dedizione alla famiglia e alle opere di beneficenza, secondo lo spirito di Santa Madre Chiesa. Delicatamente femminile, ella tuttavia dà mostra di grande fermezza, non esente da bontà. Insomma, ella è un’autentica espressione dell’ideale femminile. La leader comunista rumena Ana Pauker (1893-1960) rappresenta, invece, il tipo umano di donna secondo i canoni del comunismo staliniano. Grossolana, maschiaccia, senza distinzione, né decoro, come invece converrebbe alla situazione della donna in società. È una virago insulsa e senza sentimenti, il tipo umano dell’era meccanicista e brutale che il neopaganesimo moderno sta preparando. (Tratto da “Catolicismo”, n. 21, settembre 1952)