TFP Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", giugno 2013

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Anno 19, n. 57 - Giugno 2013 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova

Un libro di Plinio CorrĂŞa de Oliveira


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Sacralità

iamo stati creati per “conoscere, amare e servire” Dio. Di queste tre operazioni, la più fondamentale è il conoscere. Non si può amare ciò che non si conosce.

Noi non siamo come gli angeli, puri spiriti. Abbiamo anche un corpo materiale. E ciò condiziona il nostro modo di conoscere: noi conosciamo attraverso i sensi. “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”, diceva san Tommaso d’Aquino, “Non vi è niente nel nostro intelletto che prima non sia stato nei nostri sensi”. Ora, Dio stesso ci ha insegnato: “Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere” (Es. 33:20). Ed ecco un’apparente contraddizione: siamo stati creati per conoscere Dio, ma non Lo possiamo vedere…

L’uomo non può vedere Dio, ma può vedere ciò che i teologi chiamano le Sue vestigia, cioè le Sue tracce nella creazione. “Coeli enarrant gloriam Dei et opera manuum eius anuntiat firmamentum”, ovvero “I cieli proclamano la gloria di Dio e l’universo mostra l’opera delle Sue mani” (Ps. 18:2). Attraverso la contemplazione dell’universo, l’uomo può risalire fino alla conoscenza di Dio, fondamento dell’amore e, quindi, del servizio.

La contemplazione è, dunque, l’attività più importante che l’uomo possa realizzare sulla terra.

Lo ha capito Plinio Corrêa de Oliveira, che si definiva un contemplativo. Un contemplativo che ha dovuto lottare contro il processo rivoluzionario che si interponeva fra lui e la sua visione di Dio. Un contemplativo che ha dovuto escogitare argomenti al fine di confutare tale processo. Un contemplativo che ha fondato un’opera spirituale per opporsi alla Rivoluzione. Un contemplativo che, attraverso le mille vicissitudini della sua vita, è rimasto sempre tale. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

Grande apostolo della bellezza, Plinio Corrêa de Oliveira incitava i suoi discepoli a realizzare frequenti “esercizi di trascendenza”, cioè a risalire dalla contemplazione delle cose terrene fino a quelle celesti. Un elemento centrale nel suo pensiero è, appunto, il concetto di sacralità, vale a dire la capacità delle cose materiali di riflettere valori spirituali e, in fondo, le divine perfezioni. Possiamo dire che la sacralità è la stessa luce divina che rifulge in ogni cosa.

Proprio alla sacralità Plinio Corrêa de Oliveira dedicò alcune delle sue migliori pagine. Ecco il tema del libro recentemente pubblicato dall’editrice Cantagalli di Siena: «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo».

L’opera raccoglie e integra numerosi testi del pensatore e leader cattolico brasiliano sul tema della contemplazione. Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, l’uomo, anche il più distratto, contempla attivamente. Che cosa fa quando si ferma sul cammino per veder passare una sfilata militare o una processione religiosa, per guardare con attenzione un edificio o un panorama, per osservare una scena particolarmente importante o pittoresca della vita quotidiana, per assistere a uno spettacolo teatrale? Contempla. Questa contemplazione porta con sé, necessariamente, come conseguenza l’amore e la lode. E porta al servizio, perché l’uomo serve naturalmente quanto ama. Chiaramente questa contemplazione, nella misura in cui è fatta alla luce della fede, è un’operazione animata dalla grazia. Nell’offrire ai nostri lettori una veduta d’insieme di questa importante opera di Plinio Corrêa de Oliveira, vi invitiamo ad acquistarla, a leggerla, a diffonderla. Forse mai come oggi, di fronte alle conseguenze anche psicologiche di una crisi che non accenna a finire, dobbiamo proclamare la verità della bellezza come strada maestra. 


Sommario Anno 19, n° 57, giugno 2013

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Editoriale Un Paese in guerra Teologia e populismo Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela Chávez: le cifre del disastro Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo Plinio Corrêa de Oliveira e l’amore all’ordine dell’universo Plinio Corrêa de Oliveira visto a corpo intero Il “bambino d’oro” Pauperismo e amor di Dio Il mondo delle TFP Due libri di Plinio Corrêa de Oliveira Accademia estiva delle TFP La festa dell’amore di Dio

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Copertina: «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», l’ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira.

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 19, n. 57 giugno 2013 Dir. Resp. Julio Loredo

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Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel.: 06/8417603 email: info@atfp.it www.atfp.it Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 3


Attualità

L’eredità di Hugo Chávez

“Un paese in guerra” A

lla presenza di vari capi di Stato europei, invitati come osservatori, si è tenuta a Santiago del Cile l’assemblea della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), entità creata dall’allora presidente venezuelano Hugo Chávez. Sono esclusi gli Stati Uniti e il Canada, vale a dire le due nazioni più industrializzate del continente, e anche alcuni Paesi con governi conservatori, come il Paraguay. Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di due anni. Nel prossimo biennio, la presidenza compete al capo di Stato cubano, Raúl Castro. Non sono mancati i commentatori che 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

hanno rilevato un’aberrante contraddizione. Smentendo la natura democratica della CELAC, la presidenza è stata affidata al capo di un regime a carattere tirannico e totalitario. Con l’aggravante che la sua nomina è dovuta al fratello Fidel, come se si trattasse di una carica ereditaria. Si tratta, dunque, di un regime de facto, senza alcuna legittimità giuridica.

Il Venezuela è stato rappresentato dal vicepresidente designato Nicolás Maduro, trovandosi il presidente Hugo Chávez gravemente malato. E anche questa nomina ha infranto la legge venezuelana, che prevede procedure democratiche per tali casi, ovviamente non rispettate.


nessun altro candidato. Ciò non ha impedito alla propaganda di proclamare che il regime cubano cominciava a essere riformato in senso democratico.

Venezuela: nyet all’opposizione

Nel frattempo continuava il tormentone della malattia di Chávez. Per oltre tre mesi i suoi seguaci avevano ribadito che egli avrebbe ripreso le funzioni di presidente. Trasferito in grande segretezza da Cuba a Caracas, non è stato visto da nessuno al di fuori della ristretta cerchia dei suoi sostenitori incondizionati. Dopo svariati avvisi che egli si stesse riprendendo, il 4 marzo, è arrivata la notizia della morte. Cominciava allora un altro tormentone, quello della sua imbalsamazione e sepoltura.

Il chavismo in Venezuela ha un grande problema: le leggi che lo stesso regime ha dovuto promulgare per darsi un’aria democratica. La nomina di Nicolás Maduro a vicepresidente, e poi la sua investitura come presidente, hanno violato numerosi articoli della Costituzione. Dovendo scegliere fra la legge e il potere, il regime chavista ha scelto il potere. La sua successiva elezione alla presidenza è fortemente messa in discussione.

di Alfredo McHale

Nel suo discorso, Raúl Castro ha rivendicato la pena di morte “per combattere il traffico di droga”, dimenticandosi che Cuba è la grande protettrice di questo traffico nel continente sudamericano, attraverso la cosiddetta “narcoguerriglia”. Dichiarazione d’altronde superflua, giacché a Cuba esiste da sempre la pena di morte per gli oppositori del regime.

La campagna elettorale che, nell’ottobre 2012, aveva riportato Chávez alla presidenza è stata così dispendiosa che ha molto aggravato la crisi economica del Paese. Subito dopo, si è resa inevitabile una svalutazione del 46% della valuta nazionale, il bolívar. Questo ha innescato una spirale inflativa ben oltre i limiti della sopportazione. Il dollaro è balzato da 4,3 a 6,2. Nel mercato nero, però, si arriva a pagare 25 bolívares per un biglietto verde...

Il prezzo della benzina in Venezuela è stato mantenuto artificialmente basso dal 1996, al punto di costare meno dell’acqua minerale. Gli esperti dicono che, per compensare il disavanzo, ora il prezzo dovrà aumentare del 900%.

Qualche settimana dopo il vertice della CELAC, Raúl Castro è stato “eletto” presidente di Cuba. Le virgolette sono di rigore giacché non vi era Nonostante il Paese abbia le maggiori riserve di petrolio del mondo, nelle grandi città venezuelane si trova appena il 17% dei prodotti alimentari di base A dx., un supermercato a Caracas TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 5


Attualità

“L’unica verità è che attualmente siamo governati da una cricca di ambiziosi al servizio dei fratelli Castro, che aspira a mantenere il potere voltando le spalle alla volontà del nostro popolo”

Gen. Fernando Ochoa Antich

“Un paese in guerra”

“La situazione in Venezuela è di un paese in guerra”. Ecco quanto ha dichiarato il prof. Roberto Rigobon nel forum “Prospettive 2013” organizzato a Caracas dall’Instituto de Estudios Superiores de Administración. Egli ha osservato come nella Capitale si trovino appena il 17% dei prodotti alimentari di base, una penuria dovuta al controllo dei prezzi e al sistema di distribuzione. Il prof. Rigobon ha chiuso il suo intervento mostrando come la grave instabilità economica del Venezuela sia dovuta alla totale assenza di una disciplina fiscale e monetaria.

Da parte sua, il prof. Pedro Luis Rodríguez ha sottolineato come il sussidio statale alla benzina sia stato di sedici miliardi di dollari nel 2012, una cifra molto superiore a quella spesa nella sanità o nell’educazione (“Infobae América”, 02-03-2013).

Lontano dal Venezuela, e quindi senza timore della censura ufficiale, un giornale del Paraguay così descrive la situazione: “Mentre il Venezuela affonda nella débacle finanziera, nella corruzione e nell’inefficienza, sono sempre più discutibili le dichiarazioni ottimiste dei seguaci di Chávez, che tentano di nascondere la vera situazione. (…) In ogni caso, con Chávez relegato a simbolo del passato dopo ben quattordici anni di caudillismo autoritario, i venezuelani affrontano un futuro ottenebrato dalla disastrosa conduzione del Paese. Soffrono la più alta inflazione del continente dopo Argentina, una paurosa scarsità di generi alimentari e di altri articoli essenziali, una crisi energetica che lascia senza luce intere aree del Paese” (El misterio venezolano, “5 Dias”, 24-02-2013). 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

L’unica cosa che funziona bene in Venezuela è la propaganda del regime, sorretta da un esercito di militanti così descritti da un osservatore: “La marea rossa dei manifestanti chavisti rammenta le camicie brune del nazismo, le camicie nere del fascismo italiano, oppure le camicie blu del falangismo spagnolo. I miliziani portano al collo un fazzoletto rosso, come i pioneros cubani e finti kalashnikov come le milizie sovietiche” (Ramón Hernández, Chancletas coloradas, in “Venezuela Analítica”, 24-02-2013).

I commenti del generale in pensione Fernando Ochoa Antich, già ministro della Difesa e degli Esteri, sono molto eloquenti: “Il governo guidato da Nicolás Maduro è incostituzionale e illegittimo. È una chiara usurpazione delle funzioni di Presidente. (…) L’unica verità è che attualmente siamo governati da una cricca di ambiziosi al servizio dei fratelli Castro, che aspira a mantenere il potere voltando le spalle alla volontà del nostro popolo. Questa grave situazione diventa ancora più insostenibile di fronte alla crisi economica. Inutile chiudere gli occhi. Gli omicidi, i sequestri e le rapine sono il nostro pane quotidiano. Nessuna classe sociale ne è immune, dal più umile al più potente. Le cifre sono spaventose: nei quattordici anni di governo chavista sono state uccise oltre 150.000 persone, una cifra paragonabile a quella di un paese in guerra. Nel 2012 si sono verificati 1050 sequestri, ben ventitré volte la cifra del 1999, quando Chávez assunse la presidenza. Queste sono realtà che non scompaiono con la propaganda” (Nos gobiernan los Castro, “Venezuela Analítica, 22-02-2013).

È diventata un’ossessione incolpare l’“oligarchia” e l’“Impero” di tutti i mali esistenti o possibili, in particolare di quelli di cui lo stesso regime è il colpevole. Quest’odio tende a infiammare il popolo rendendolo aggressivo. Serve per intimidire gli avversari, attuali e potenziali, di fronte a un conflitto sociale che rischia di incendiare il Paese. Non sarà difficile affibbiare la responsabilità nel caso si scateni la violenza. 


Teologia e populismo

di Ferenc Dosza

U

n fattore, e non l’ultimo, che ha permesso al regime chavista di perpetuarsi nel potere è il fermo appoggio che riceve da un certo cattocomunismo ispirato alla Teologia della liberazione. In America Latina è impossibile governare senza la Chiesa. Lo ha capito perfino Fidel Castro che, vittorioso nella guerriglia della Sierra Maestra nel 1959, è entrato all’Avana con un Rosario al collo, cercando poi di agganciare le autorità ecclesiastiche alla sua rivoluzione. Manovra pienamente riuscita, giacché perfino il Segretario di Stato di Sua Santità (all’epoca Paolo VI), cardinale Agostino Casaroli, dichiarò che i cattolici stavano benissimo nella Cuba comunista. Il regime castrista ha sempre potuto contare sull’appoggio dei teologi della liberazione, che hanno perfino scritto diversi libri in suo sostegno, tra

cui una surreale «Lettera teologica su Cuba», nella quale difendono la miseria causata dal socialismo come una “scelta evangelica” (sic).

Storia non molto diversa per il “comandante” Hugo Chávez. Estromesso dal potere nel 2002 da un movimento popolare, il caudillo fu riportato alla presidenza dall’allora arcivescovo di Caracas, mons. Antonio Ignacio Velasco García. Rientrato nel Palazzo Miraflores, le sue prime parole furono “¡Socialismo o muerte!”.

Da allora non gli mancò il sostegno dei teologi della liberazione latinoamericani, giuntogli specialmente attraverso il suo stretto collaboratore e mentore spirituale, il sacerdote gesuita Jesús Gazo, cappellano dell’Università Cattolica del Táchira.

“Gesù è un precursore del socialismo. Il socialismo è un’idea molto bella”

P. Jesús Gazo, SJ, mentore teologico del chavismo

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Attualità

Nostra Signora di Coromoto, Patrona del Venezuela

N

el secolo XVII, gli spagnoli portarono a termine l’evangelizzazione dell’America Latina. Alcuni popoli indigeni, in particolare quelli che abitavano gli sconfinati spazi selvatici, restavano però ancora al di fuori dell’opera missionaria. Era il caso degli indios Cospes, della zona di Guanare nel Venezuela centrale.

L’8 settembre 1652, il cacicco dei Cospes, Coromoto, camminava per il bosco quando fu avvicinato da una bellissima Signora che, con voce soave, gli disse: “Andate alla casa dei bianchi e chiedete loro che vi infondano l’acqua in testa per poter andare al cielo”, cioè farsi battezzare.

Appresa la notizia, molti indigeni Cospes si convertirono. Eccetto il cacicco Coromoto, che anzi fuggì nel cuore della selva. Lì la Signora gli apparse per la seconda volta, esortandolo a convertirsi. Accecato dall’ira, Coromoto prese un sasso e tentò di lanciarlo contro l’apparizione. Caduto a terra come fulminato, l’indigeno scoprì con stupore che sul sasso ancora nella sua mano era scolpita l’immagine della Madonna che seduta su un trono teneva sulle ginocchia il Bambino Gesù. Convertitosi, Coromoto chiese agli indigeni, che sotto il suo comando si erano opposti ai conquistatori, di battezzarsi.

La piccola immagine è custodita nel Santuario Nazionale di Guanare. Nel 1950 Papa Pio XII dichiarò Nostra Signora di Coromoto patrona del Venezuela. Ancor oggi, purtroppo, la devozione mariana nel Venezuela deve contendere gli spazi ai riti indigeni tuttora molto radicati in alcune zone rurali. Proprio a tali riti si affidò il presidente Chávez quando gli fu diagnosticato il tumore. Rivolgendosi ai paracadutisti del Forte Tiuna nell’agosto 2011, il leader socialista disse: “Cancro? Cosa è il cancro per me? Io ho fede negli spiriti delle pianure. Io vivrò!”.

Nato ed educato nei llanos (pianure) nel Venezuela centrale, Chávez professava quel curioso mix di cattolicesimo romano e di riti pagani ancestrali purtroppo molto diffusi nella sua regione. È risaputo, per esempio, che egli era un seguace della setta che rende culto alla dea María Lionza, alla quale il mandatario bolivariano si riferiva spesso, affidandosi alla sua protezione. Venerata come “prottretice delle acque”, Maria Lionza è raffigurata nuda e cavalcando un tapiro.  (Sopra, la Madonna di Coromoto. A dx., statua di María Lionza a Caracas)

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Non si tratta, però, della teologia della liberazione vecchio stile: marxista, guerrigliera, sovversiva. Questa fu condannata dal Vaticano nel 1984, e da allora ha dovuto riciclarsi. Si tratta di una nuova teologia della liberazione, che si definisce piuttosto populista che marxista, e che oggi sostiene i processi rivoluzionari in corso in America Latina.

Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, per esempio, si è laureato all’Università Cattolica di Lovanio, dove ha studiato col teologo della liberazione François Houtart, del quale si dichiara discepolo. In Bolivia si è sviluppata una teologia della liberazione indigenista, che presta non poco sostegno al presidente socialista Evo Morales. E, fino al suo impeachment, il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, sapeva di poter contare su questa corrente, della quale era esponente.

Questo populismo si traduce in un marcato rancore contro tutto ciò che rappresenta eleganza, raffinatezza, cultura, tradizione. Le belle maniere sono schernite come “atteggiamenti borghesi”. La cultura occidentale è respinta come “imperialista”. Le élite sono trattate come “parassite”. La bellezza è disprezzata come indegna del popolo. E perfino la religione cattolica tradizionale è snobbata come quella dei padroni. Mentre alla cultura europea si contrappone quella indigena, alla “Chiesa gerarchica” si contrappone la “Chiesa dei poveri”. E oggi assistiamo al tentativo maldestro di addossare questo populismo a Papa Francesco. Indicativa, in questo senso, la lettera inviata al Pontefice dal nuovo presidente di Venezuela Nicolás Maduro, e che riproduciamo in calce.

La lettera si apre con toni da camerata: “Compatriota Sudamericano”. Dopo aver esaltato Hugo Chávez come “leader, padre e guida della Rivoluzione Bolivariana”, Maduro si augura che l’elezione del “primo latinoamericano a occupare il trono di Pietro” apra “nuovi tempi di speranza, pace, fraternità, amore (...) e uguaglianza”.

Il presidente passa dunque a far sua l’idea di una “Chiesa dei poveri”: “Quanto ci è piaciuto sentire dalle sue labbra un anelito trascendente e espresso con tanta fede: ‘Come mi piacerebbe avere una Chiesa povera per i poveri!’ Queste parole mi hanno fatto ricordare l’opzione preferenziale per i poveri che è sempre stata quella del Comandante Chávez”.

Anche san Francesco d’Assisi viene ingaggiato nella Rivoluzione Bolivariana: “Ci ha molto rallegrato che Lei, Santità, si sia messo sotto la protezione di san Francesco d’Assisi, il Poverello. (…) Dobbiamo ricordare le parole con cui egli definì la sua missione: Io ho scelto la Santa Povertà come mia Signora”.

Alla fine, dopo un cattolicissimo “Per Cristo, con Lui e in Lui”, Maduro chiude con un più democratico “Un Grande Abbraccio Bolivariano!”.

Orfani della rivoluzione comunista, i teologi della liberazione pensano di aver trovato nel nuovo populismo che soffia in America Latina una “prassi rivoluzionaria” nella quale si possono arruolare per portare avanti i loro disegni sovversivi. Chiediamo alla Vergine di Coromoto, patrona del nostro Paese, che non permetta una tale manipolazione e che, anzi, affretti la venuta del Suo regno.  Facsimile della lettera di Nicolás Maduro a Papa Francesco

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Attualità

Chávez: le cifre del disastro

N

di Roberto Casin

onostante l’essersi proclamato “salvatore dei poveri”, i numeri lasciati dal defunto presidente Hugo Chávez dopo 14 anni di governo parlano da soli.

Petrolio. Pur disponendo il Venezuela di enormi riserve di petrolio (il 18% del totale mondiale), la produzione attuale ammonta a circa 2,3 milioni di barili al giorno, il 32,7% in meno rispetto al 1999. Pur disponendo di enormi riserve di petrolio, La produzione ha registrato un netto calo a la povertà in Venezuela è aumentata, in netto causa dell’ostilità del governo nei concontrasto col resto dell’America Latina fronti delle compagnie petrolifere internazionali, le inefficienze amministrative e la mancanza di investimenti nel settore. L’unico quesito che è migliorato è quello del numero dei dipendenti dell’ente statale PDVSA, che da 40mila è passato a 120mila, un incremento del 300%.

Violenza. Secondo le stime dell’Osservatorio venezuelano sulla violenza, l’anno 2012 si è chiuso con 21.692 morti vittime di violenza, il 12,2% in più rispetto al 2011 e il 382% in più da quando Chávez è salito al potere. Queste cifre collocano il Venezuela al secondo posto nella graduatoria dei paesi più violenti al mondo, con un tasso di 73 omicidi ogni 100 mila abitanti. Caracas è la città più violenta del Venezuela e una delle più insicure del mondo.

Inflazione. Nonostante il controllo dei prezzi e dei tassi di cambio, negli ultimi sette anni il Venezuela ha registrato la seconda inflazione più alta di tutta l’America Latina. Tra il 2009 e il 2012 il prezzo dei prodotti alimentari è aumentato del 90%. L’inflazione accumulata durante gli anni di governo di Chávez è del 933%.

Espropriazioni. Tra il 2002 e il 2012 il governo venezuelano ha espropriato 1.168 aziende (il 41% nel settore dell’edilizia, il 24% nell’agro-alimentare). Nonostante il gran numero di imprese nazionalizzate, la crescita del settore pubblico non ha generato più ricchezza per il paese.

Povertà. Sebbene il prezzo del petrolio si sia mantenuto attorno ai 100 dollari al barile, mentre nel 1999 si attestava a poco più di $20, il paese si è impoverito. Secondo l’ultimo rapporto della CEPAL, in un solo anno la percentuale di famiglie venezuelane il cui reddito non riesce a coprire il proprio fabbisogno è passata dal 27,8 al 29,5 per cento. Stessi dati per gli indicatori di povertà e di estrema povertà. Ciò in netto contrasto con il resto dell’America Latina, dove la povertà si è invece ridotta del 50%.

Investimenti esteri. Nel 1998 il Venezuela ricevette un flusso di investimenti esteri pari a tre miliardi di dollari. Gli ostacoli posti dal governo Chávez a tali investimenti hanno fatto calare questa cifra del 20% annuo. Un recente rapporto della Banca Mondiale ha classificato il Venezuela al 180° posto su 185 paesi analizzati per le condizioni favorevoli agli investimenti.  10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013


Innocenza e contemplazione sacrale

Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo

Una vecchia leggenda marinara bretone racconta di una cattedrale sommersa da secoli dalle acque del mare, ma di cui i pescatori talora odono il suono delle campane, che gli angeli fanno risuonare, preludio al suo futuro riemergere trionfale dalle acque...

«L’innocenza primordiale non è qualcosa che il diavolo riesca a sradicare interamente dalla nostra anima. Vi resta una cattedrale sommersa dalle acque del peccato ma che ancora esiste in noi. Di tanto in tanto le campane di questa innocenza rintoccano, e ci fanno sentire come una melodia interiore, una nostalgia, una speranza…»

È con la speranza che questa “cattedrale sommersa” possa riemergere nell’anima dei nostri lettori, che offriamo una veduta d’insieme dell’ultimo libro di Plinio Corrêa de Oliveira «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», recentemente pubblicato in Italia dall’editrice Cantagalli.

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Innocenza e contemplazione sacrale

Plinio Corrêa de Oliveira e l’amore verso l’ordine dell’universo di Adolpho Lindenberg *

T

utti abbiamo una certa visione di Dio, frutto delle nostre personali inclinazioni illuminate dalla grazia divina. La spiritualità di alcuni si fonda sulla contemplazione di Dio come misericordioso, altri Lo vedono come Giudice Supremo, oppure come il Buon Pastore e via dicendo. La spiritualità del dott. Plinio lo portava ad adorare Dio soprattutto come Altissimo, Creatore dell’universo, Onnipotente, risplendente, infinito, la Sublimità personificata.

Com’era il rapporto del dott. Plinio con Dio? Come egli pregava e meditava? Egli soleva alternare le preghiere con meditazioni sull’ordine dell’universo. Oserei dire che ciò succedeva perfino con la sua visione di Dio, aiutato dalla grazia che veniva per mezzo della Madonna. Suppongo che egli tentasse di formarsi un’immagine, pensando all’infinita maestà divina, utilizzando le nozioni che egli aveva per ideare una sintesi di tutte le sublimità, di tutte le sommità, di tutte le perfezioni che la sua devozione lo portava ad ammirare. Solo dopo essersi fatto una figura, qualcosa di simile alla Sacra Sindone, egli si prostrava in spirito per adorarLo con tutte le forze dell’anima. Metafisicamente, si può dire che ogni essere creato da Dio riflette a modo suo una certa perfezione divina. Tali perfezioni, in numero quasi infinito, si assomigliano, si distinguono, si oppongono, tendendo sempre a comporre un’immagine del Crea-

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tore. Plinio aveva una grande facilità a stabilire le relazioni fra tutto ciò che gli cadeva sotto gli occhi, le sue rispettive cause, e soprattutto il loro contenuto simbolico. Ciò lo portava, di analogia in analogia, di simbolo in simbolo, a intravedere il punto monarchico, il vertice dell’insieme che egli osservava. Una volta intravisto questo vertice, egli passava a esplicitarlo in termini logici.

Fa parte del suo colossale legato spirituale il consiglio, tante volte ripetuto ai suoi discepoli, di fare continui “esercizi di trascendenza”, cioè cercare il simbolismo in ogni cosa, fino a intravedere l’apice, il punto monarchico, salvo poi rapportarlo alla lotta concreta contro il processo rivoluzionario.

Tutti quelli che lo hanno conosciuto possono ricordare la sua particolare capacità di analizzare e giudicare le persone, di penetrare la loro anima, di commentare i valori simbolici che riflettevano, di notare i valori metafisici che contenevano, in maniera tale da vedere in essi gradini che riportavano gradualmente a Dio.

Sono convinto che questo suo carisma di penetrare il simbolismo delle cose, di stabilire le relazioni fra esse, scoprendovi affinità o discrepanze, sia la causa della sua straordinaria capacità di ideare vasti panorami ideologici, di capire i movimenti tendenziali, le evoluzioni della moda, gli stati di spirito del-


“Plinio aveva una grande facilità a stabilire le relazioni fra tutto ciò che gli cadeva sotto gli occhi, le sue rispettive cause e il loro contenuto simbolico. Ciò lo portava, di analogia in analogia, a intravedere il vertice, cioè alla contemplazione di Dio”

A sin. e sotto, Plinio Corrêa de Oliveira contempla il Gran Canale di Venezia e il castello di Chambord, in Francia, durante il suo viaggio in Europa nel 1988

l’opinione pubblica. A mio parere, la genialità del suo capolavoro «Rivoluzione e ControRivoluzione» sta proprio nel presentare questo immenso panorama nel quale si fondono tendenze, ideologie e fatti.

L’abitudine di contemplare e di collegare tutto con perfezioni superiori, con ammirazione, compiacendosi nel dare a ogni grado ciò che gli spetta, porta la persona a camminare verso la figura di Dio. Con le grazie della Madonna, la persona sale di grado in grado, dalla bellezza al sublime, dall’ammirazione alla contemplazione, fino a intravedere lo stesso Dio. È come un “flash” che tutto accende, innescando un processo di trasformazione interiore. Questa trasformazione, che avvenne pienamente in Plinio, è sinonimo di santificazione. Certamente non è l’unica via di santificazione, ma è quella della scuola pliniana.

Nell’apice della contemplazione del dott. Plinio, solo prima di Dio, la figura ineffabile della Madonna. Ecco come egli la presentava in una riunione del 1980: “Un barlume del Segreto di Maria [di cui parla S. Luigi Maria Grignion de Montfort come chiave per la conversione dei cuori] é il verum, il bonum, e il pulchrum della sintesi di tutte le perfezioni esistenti nell’universo e di quelle ancora possibili. Io credo che il primo barlume del Segreto di Maria si sia avuto quando Dio vide la creazione e affermò che ogni cosa era buona ma l’insieme era ottimo. Possiamo imma-

ginare che Egli abbia pensato alla Sua Madre con ardore e abbia pensato che Egli l’avrebbe creato come personificazione di quell’ottimo. Possiamo immaginare che Egli abbia pensato al Suo Figlio, generato dalla Madonna, destinato a essere il vertice della creazione, e al quale Egli si sarebbe unito in modo misterioso. Quanto più penetra in noi la grazia divina, più le nostre anime si aprono fino ad arrivare alla conoscenza del connubio della natura umana con quella divina e con la Madre di Dio, che è il canale di tutte le grazie. Attraverso la Madonna arriviamo a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Santissima Trinità. Ecco i panorami sconfinati che si aprono. È da perdere il fiato. Mi manca il vocabolario. Ma, per quanto mi è dato vedere, credo che in questo consista il Segreto di Maria”. 

* Cugino in primo grado del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, Adolpho Lindenberg lo ha conosciuto sin da bambino, seguendolo poi per tutta la vita. Attualmente è presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, a San Paolo del BraTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 13


Innocenza e contemplazione sacrale

Plinio Corrêa de Oliveira visto a corpo intero

S

Due piani della realtà in una visione d’insieme

econdo quanto riferisce un suo stretto parente, autore del precedente articolo, divenuto poi per lunghi anni anche un suo discepolo, in Plinio Corrêa de Oliveira i due occhi sembravano guardare piani diversi ma convergenti in una visione d’insieme. Con un occhio, egli scrutava il processo di scristianizzazione della società che, con l’espressione già impiegata dal magistero pontificio, denominava la Rivoluzione (con la “R” maiuscola). Cioè, quel percorso storico di allontana-

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mento dalla civiltà cristiana e dalla Chiesa, tendente alla completa emancipazione nei confronti di Dio stesso, che l’uomo occidentale via via più neo-pagano, aveva intrapreso nei secoli successivi al Medioevo. Nell’attenzione del pensatore brasiliano analizzare, confutare e pubblicamente stigmatizzare questo processo di decadenza e di apostasia, puntando a una “ricapitolazione in Cristo di tutte le cose” (Ef 1, 10), costituiva la priorità irrinunciabile. Allo stesso tempo, l’altro occhio, lo occupava con altrettanta solerzia nella visione in chiave metafisica e religiosa di tutta la realtà che lo circondava. Infatti, egli si definiva un contemplativo in lotta; un


contemplativo al quale per una grave circostanza storica toccò combattere la Rivoluzione. Ciò determinò per lui una missione controrivoluzionaria, che non avrebbe mai potuto in coscienza eludere e che onorò fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, sarebbe difficile trovare una persona tanto convinta come lui di quella massima della Scrittura che si invera lungo tutta la storia umana, segnata dal peccato e dalla morte, e cioè, che “militia est vita hominis super terram” (Gb. 7,1). Ma indipendentemente dalla circostanza di dover nascere e vivere nel processo di Rivoluzione, mosso dal desiderio di trovare il più alto grado possibile di amore verso Dio, egli riteneva che in qualsiasi altro frangente storico fosse vissuto, la sua vocazione princeps sarebbe stata comunque quella di un contemplativo.

La contemplazione: sorgente spirituale dell’azione

Tuttavia le realtà della polemica, dell’apologia e dell’azione non si dissociavano in lui minimamente dalla vocazione alla contemplazione sacrale, ritenendo che la prima doveva scaturire dalla seconda, vera sorgente spirituale di ogni valida azione temporale. Così, fra le due dimensioni della sua personalità non c’è alcun contrasto bensì un armonioso e vicendevole complemento. Si può affermare che fra l’autore di opere ampiamente note in Italia come «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», «Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo», e il nuovo libro pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena, «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo», non esiste altro che un continuum perfettamente armonico.

amici e discepoli. Essa ha come fulcro le sue osservazioni su due aspetti da lui analizzati in modo particolare: da una parte, l’anima umana, considerata dai primi istanti di vita fino alla morte nel suo sviluppo ideale che l’autore racchiude nel concetto di innocenza primordiale e, dall’altra parte, l’ordine dell’universo in quanto riflettendo in ogni suo aspetto il Creatore, realtà questa che è oggetto della contemplazione sacrale.

Una visione sulla scia di s.Tommaso e di s.Bonaventura

Si tratta, va detto, di pensieri non rivisti dall’autore, resi pubblici post mortem a San Paolo del Brasile nel 2008, precisamente nel centenario della sua nascita. Essi furono espressi, ripetiamo, a braccio, e in occasioni diverse. Eppure sono pensieri riportati con fedeltà e chiarezza e presentati in modo documentato e avvincente da un apposito comitato di redattori, rispettando così la volontà varie volte manifestata da Plinio Corrêa de Oliveira stesso. Chi vuole infatti conoscere in modo completo Plinio Corrêa de Oliveira non potrà prescindere dalla dimensione del suo insegnamento espresso nelle pagine di quest’opera, che ben riflette la sua ricca personalità e la sua vasta visione culturale e religiosa. Del resto, egli stesso talvolta ironizzava in modo benevolo su coloro che riuscivano a vederlo “soltanto dalle ginocchia in giù”.

Con stupefacente precocità, sin da bambino piccolo, Plinio Corrêa de Oliveira comincia a osservare

L’opera in questione costituisce un relativamente denso riassunto del suo pensiero espresso in molteplici conferenze e conversazioni registrate o annotate, tenute per decadi per diverse cerchie di “È necessario che prima consideriamo gli oggetti corporei, temporali e fuori di noi, nei quali è l’orma di Dio, e questo significa incamminarsi per la via di Dio. Infine, occorre elevarci a ciò che è eterno, spiritualissimo e sopra di noi, aprendoci al primo principio, e questo dona gioia nella conoscenza di Dio e omaggio alla Sua maestà”

S. Bonaventura da Bagnoregio

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Innocenza e contemplazione sacrale

«Prendiamo un altro esempio molto bello: il monte Fujiyama. Si ha l’impressione che esso sarebbe culminato in una punta, ma che vi fu un fenomeno geofisico qualsiasi, per cui questa punta non si è completata. Tuttavia, essa rimane mezzo insinuata, in modo da potere far capire come sarebbe stata. L’incanto del Fujiyama sta nel non avere questa cima che si può solo immaginare.

«Se qualcuno prendesse un disegno che rappresenta il Fujiyama e cercasse di completare il cono a mano, non riuscirebbe a metterci quel cono perfetto che esprimerebbe tutta la bellezza del Fujiyama. Si ha una idea di come sarebbe il cono perfetto, ma c’è da dubitare che qualcuno sia capace di aggiungerlo. Il lato emozionante del Fujiyama, secondo me, sta in questo.

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«Il cono più bello del mondo è un cono che non esiste. Esiste solo in una specie di sfera eterea e indefinita, nella quale tutte le bellezze del Fujiyama e di tutti i coni si concentrano. È in questa zona della realtà che l’uomo deve abitare mentalmente per avvicinarsi a Dio, e deve considerarsi in esilio, ogni volta che deve scendere al concreto, perché il concreto non è l’acme della realtà. L’acme della realtà è questa sfera eterea nella quale collochiamo, come possibili esistenti nella mente divina, quel cono e i suoi simili. «È quando si vive mentalmente in questo luogo, che è possibile trattare tutte le cose che accadono rasoterra come cosucce, viste dall’alto di una sfera più elevata della realtà, la cui nozione andremo così, a poco a poco, definendo».

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Innocenza e contemplazione sacrale

tutto quanto lo circonda, a fare correlazioni fra le realtà della vita propria, delle persone che conosce, degli stessi oggetti e panorami che gli cadono sotto lo sguardo, con le verità della fede che gli vengono insegnate in famiglia e a scuola, con i principi di civiltà, con le letture storiche. Man mano che trascorre la vita, va organizzando tutte queste sue riflessioni in un vero e proprio sistema; una grande costruzione intellettuale che lui identifica con la visione dell’Ordine.

Un qualcosa che si potrebbe ritenere molto imparentato a quanto Santa Ildegarda, recentemente divenuta dottore della Chiesa, chiama la “sinfonia della Creazione”, la quale culmina nell’Incarnazione del Verbo e che ruota tutta intera attorno al Creatore. Il concetto di sacralità in Plinio Corrêa de Oliveira si relaziona intimamente alla trasparenza dell’Altissimo nelle opere create; al ruolo che queste hanno per permetterci di conoscerlo e amarlo più perfettamente, in un esercizio continuo che segue sia la quarta via di san Tommaso che l’itinerario bonaventuriano della mente verso Dio.

Osservazione ed esplicitazione

Da questa visione, appunto, sacrale, unitaria, armonica, architettonica, gerarchica dell’Universo, nasce nell’autore brasiliano una profonda sensibilità e acuità, tesa alla percezione dei simboli, delle rappresentazioni, di tutto quanto trascende la pura materia e riporta alla realtà spirituale, al sublime e all’assoluto, riconoscendovi il grande disegno dell’amore di Dio, al quale deve corrispondere una congrua lode che, nel suo caso, egli ritiene che non debba essere fatta solo di preghiera (che pure non manca, anzi) ma anche di esplicitazione continua di quanto osserva e pensa. Questo sforzo mentale, come osserviamo nel caso di atleti ben allenati alle fatiche fisiche, diventerà una sorta di se18 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

conda natura in lui, cioè, qualcosa di sempre più accessibile al suo spirito.

Plinio Corrêa de Oliveira esplicita i significati più alti e più densi di ogni persona, cosa o situazione che gli capita sotto gli occhi: dall’anima semplice di un barbone a quella del dignitario ecclesiastico o civile, dal tessuto pregiato alla bella pietra preziosa o semipreziosa, dall’atmosfera che si creava in un salotto sociale o nel presbiterio di una Chiesa dove è custodito il Santissimo, a quella del dipinto di una umile scena di genere. Il tutto in una visione sacrale, cioè che rimanda incessantemente alla sfera del metafisico e del religioso, la quale si rende trasparente più o meno dappertutto.

Omnia instaurare in Cristo

In questo continuo esercizio, che nella sua concezione, dovrebbe in un secondo momento tradursi in una vera e propria azione sociale con ramificazioni a tutti i campi dell’attività umana, Plinio Corrêa de Oliveira trova il significato profondo del motto paolino “Omnia instaurare in Cristo” e la ragione più valida e solida della Contro-Rivoluzione stessa.

Questa attività mentale è stata non solo il nutrimento della sua vita ma pure il refrigerio che le ha permesso di ricavare le forze necessarie al fine di affrontare le molte avversità. Insomma, lo sguardo rivolto a questi orizzonti ha creato in lui le condizioni di una vita assai appagata, ovviamente nel contesto della sua particolare e tante volte pesante via crucis. Come egli stesso diceva, questo frequentare simili realtà dello spirito, costituiva un “seminario per il Cielo” e per la ventura visione beatifica giacché, immaginava che la vita eterna probabilmente sarebbe consistita nello scoprire senza fine nuovi riflessi della gloria di Dio, in un modo indicibilmente più elevato di quello della vita presente. 


«Dio si rispecchia, in modo eminente, in un’opera più nobile e più perfetta dell’universo stesso: il Corpo mistico di Cristo, la società soprannaturale che noi veneriamo col nome di Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La Chiesa costituisce un universo di elementi variegati e armonici, che cantano e riflettono ognuno a modo suo, la santa e ineffabile bellezza del Verbo incarnato»

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Innocenza e contemplazione sacrale

«Nell’osservare il Mont Saint Michel, è impossibile non provare entusiasmo dinanzi a quella freccia sull’abbazia. L’entusiasmo incide proprio lì. Senza la freccia, l’insieme perde moltissimo. Quella freccia dà un’unità meravigliosa alla costruzione dispersiva e fa in modo che quello sia il punto di attrazione dei turisti e del mondo intero. «Dov’è, in quel luogo, lo scintillio dell’assoluto? Un osservatore attento nota che l’intero edificio tende verso quell’unum e che l’edificio è bello proprio per quell’unum. E quell’unum sembra sprigionarsi dalla terra e andare verso il cielo. Sale, sale… e finisce in una freccia così esilmente sottile che dà l’impressione di dissolversi nell’aria e giungere sino al grembo di Dio. È, dunque, qualcosa di tanto bello che in esso si vede a Dio, poiché ha una certa analogia con le bellezze divine. Questa sensazione dell’assoluto è un barlume dell’Assoluto»


Il «bambino d’oro»

P

ossiamo fare un esempio di innocenza primordiale con la foto pubblicata su una rivista (sopra). Si vede la regina d’Inghilterra, vestita con l’abito da cerimonia, in una carrozza tirata da cavalli. A guardarla passare, c’è un bambino sul marciapiede. Ha un atteggiamento profondamente contemplativo e rapito dinanzi alla sovrana. Involontariamente, egli è in posizione di preghiera. Le due mani sono giunte e il suo sguardo è ineffabile: un misto di riverenza, di rispetto, di affetto. È attento. Gli occhi sono fissi sulla regina. Tutta la postura del viso, l’intera espressione dello sguardo è un misto di contemplazione e di preghiera. Per lui, qualcosa nella vita trascende completamente la volgarità quotidiana e questa cosa è un riflesso di Dio in Terra. Non pensa neanche un po’ a se stesso. Sta considerando esclusivamente la regalità.

È in un atteggiamento di preghiera e, nel contempo, di affetto. Non vuole essere re, non vuole trarre alcun profitto dalla monarchia e non ci pensa neanche ad avere un ruolo di risalto in questa scena. Per contrasto, gli è vicino una bambina che si è accorta di essere fotografata e si mette in posa. È tutta eccitata dall’evento di moda; se le dicessero che diverrebbe regina, ne sarebbe tutta contenta. il bambino invece non ha la minima voglia di divenire un re. Egli vuole, questo sì, che esista un re. È una buona immagine di chi non ha pretese: è una persona che guarda qualcos’altro che non se stesso ed è capace di incantarsene interamente.

Questo bambino potrebbe dire alla regina: “Maestà, io vi ringrazio, vi sono grato di essere la regina”. Sarebbe un’eco di quel passo del Gloria della messa: Gratias agimus tibi propter magnam gloria tuam – noi vi rendiamo grazie, o dio, per la vostra grande gloria. È veramente un bambino d’oro!

(Dal libro «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo») TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 21


Innocenza e contemplazione sacrale

Pauperismo e amor di Dio

F

ino a non molto tempo fa, la propaganda presentava la società dei consumi come il paradigma del futuro, in base all’idea che la felicità dell’uomo è direttamente proporzionale ai beni che consuma. Siccome per consumare è necessario produrre, alla maggior produzione di beni seguirebbe una maggior felicità.

Non entriamo nell’analisi di questo paradigma, discutibile sotto non pochi punti di vista. Costatiamo soltanto che, da questa prospettiva, le ricche nazioni capitaliste, con gli Stati Uniti in testa, rappresentavano il futuro, così come le misere nazioni socialiste, tra le quali Cuba, rappresentavano il passato, desti-

nato a essere travolto dalla locomotiva del progresso. Il crollo del regime sovietico non ha fatto che confermare questo paradigma.

Tuttavia, già da qualche anno, le trombe della propaganda hanno cominciato a suonare anche un’altra melodia. Come reazione (in parte comprensibile) al consumismo sfrenato, si comincia a diffondere l’idea che tale ritmo di consumi stia esaurendo le risorse naturali e che, di conseguenza, se resta inalterato, condurrà necessariamente al suicidio planetario. Per la stessa salvezza del genere umano si impone, quindi, una drastica diminuzione dei consumi in nome di un nuovo paradigma: il pauperismo. Pre-

Il pauperismo era una caratteristica dei regimi socialisti. Cuba lo ha spinto ai limiti, abituando la sua popolazione a un livello di vita tanto basso da sembrare innaturale Foto sotto, un sarto di strada all’Avana, Cuba

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Il “sub-consumismo” si manifesta anche in campo culturale, per esempio nella tendenza ad abbigliarsi in modo sempre più “casual”

sentato talvolta con vesti cristiane, questo paradigma comincia a farsi largo.

Nella nuova prospettiva, il pauperismo alla cubana rappresenterebbe il futuro, e il consumismo all’americana il passato. Questo nuovo paradigma, curiosamente, taglia trasversalmente gli antichi blocchi ideologici, trovando anche molti adepti in certi ambienti di destra.

Possiamo notare l’influenza del nuovo paradigma, che si potrebbe definire anche “sub-consumista”, per esempio nel campo dell’alimentazione, dove si vanno generalizzando gli alimenti light. Se paragoniamo la cucina light con le robuste abitudini alimentari vigenti tradizionalmente da noi, possiamo facilmente comprendere come essa rappresenti un passo verso il “sub-consumismo”.

Il “sub-consumismo” si manifesta anche in campo culturale. Prendiamo, per esempio, l’arredamento. Ormai la mobilia lussuosa, o anche semplicemente di buon gusto, è andata fuori moda, sostituita da quella strettamente funzionale, tipo Ikea. Non si usano più tende di damasco né tappeti persiani né vasellame di porcellana. Sono troppo “appariscenti” per lo spirito moderno, improntato alla semplicità.

O ancora il campo dell’abbigliamento. Sono ormai passati i tempi in cui ci si abbigliava con de-

coro, cercando la bellezza e la distinzione, anche nel quotidiano. Oggi la divisa standard, uguale per uomini e donne, è jeans, maglietta e scarpe da tennis. Tutto tende al “casual”.

Pauperismo e socialismo

Il pauperismo era una caratteristica dei regimi socialisti. Ineludibile conseguenza dell’applicazione dei postulati marxisti era la crescente miseria in cui cadevano le infelici nazioni comuniste, in preda ai tremendi stenti e privazioni imposti dal sistema collettivista. Questo scenario si realizzò in larga misura nell’URSS, dove il popolo è stato ridotto a un livello di consumi minimo in cui mancava non solo ogni elemento di comodità, ma pure molti tra quelli essenziali.

Cuba, a sua volta, ha spinto questo pauperismo ancora più lontano, abituando la sua popolazione a un livello di vita tanto basso da sembrare innaturale per chi è inserito nella logica della mentalità consumista occidentale. Tuttavia, nella prospettiva del nuovo paradigma pauperista, l’esperienza cubana acquista un valore quasi profetico. Non per nulla certi teologi della liberazione latinoamericani, che soggiornano regolarmente a Cuba, vedono nell’isola caraibica una “realizzazione del Regno di Dio nella storia”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 23


Innocenza e contemplazione sacrale

La terra è prodiga di manifestazioni della misericordia e della bontà divine, fatte per soddisfare la naturale necessità che l’uomo ha di un equilibrato benessere

Presentato sotto vesti cristiane, il pauperismo assume a volte le fattezze della “semplicità evangelica”, basata sull’idea che l’uomo deve accontentarsi dell’essenziale, senza pretendere niente di più. Qualsiasi desiderio di acquisire cose che vadano oltre l’essenziale ferisce la naturale uguaglianza fra gli uomini, giacché qualcuno avrà più degli altri. Tutti poveri, ecco il nuovo paradigma.

Bisogna dire, invece, che tale pauperismo, da non confondere con la scelta religiosa della povertà, è l’antitesi dell’amore di Dio.

Consumismo e vita cristiana

L’uomo sulla terra espia il peccato originale e i suoi peccati attuali. Questa è veramente una “valle di lacrime”, come recita la Salve Regina. Allo stesso tempo, però, la terra è prodiga di manifestazioni della

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misericordia e della bontà divine, fatte per soddisfare la naturale necessità che l’uomo ha di un equilibrato benessere, proveniente dal giusto consumo dei beni terreni. Il fatto che alcuni uomini ne abusino non inficia un principio di fondo, ossia che il giusto consumo è inerente alla natura umana.

L’uomo non può vivere in uno stato di cronica penuria, gemendo dolorosamente per la mancanza di cose che soddisfino i suoi giusti desideri, e non solo i suoi bisogni primari. Lo stesso san Tommaso, e con lui la dottrina dei romani pontefici, spiega che un certo grado di benessere e di felicità è necessario alla natura umana.

Il pauperismo cancella dalla vita qualsiasi ornamento che la renda in qualche modo gradevole, qualsiasi elemento di bellezza e di grazia che contribuisca a elevare lo spirito verso le cose superiori e


renda relativamente sopportabile questo esilio. La vita si trasforma in una sequenza di strettezze senza fine, passando dal degrado materiale anche a quello morale, potendo far precipitare l’uomo rapidamente nella disperazione. Il problema, però, va molto più in fondo, toccando la stessa sorgente dell’amore di Dio.

La distruzione dell’istinto di contemplazione

In termini assoluti, non era necessario che Dio creasse l’universo, con le sue diverse categorie di esseri. Una volta creato, però, Egli avrebbe potuto farlo solo tenendo conto della finalità più perfetta di tale opera, cioè la Sua propria gloria. Le creature glorificano Dio fondamentalmente per il fatto di essere, e poi realizzando pienamente la propria finalità nell’insieme del creato. Ogni essere riflette una certa perfezione di Dio. Nell’insieme, la creazione riflette Dio totus sed non totaliter.

Qual è la gloria che l’uomo deve dare a Dio? Consiste anche nel conoscere e amare Dio attraverso la somiglianza del Creatore rispecchiata nel creato. L’anima possiede un istinto innato che la porta a cercare nelle cose ciò che più le parla di Dio. Si tratta di un desiderio naturale che spinge l’anima a salire, attraverso le perfezioni progressivamente più sublimi e trascendenti degli esseri creati, fino all’Essere immutabile, trascendente, eterno, cioè Dio.

Un obiettivo fondamentale del processo rivoluzionario che sta devastando la Cristianità è diminuire nell’uomo la spinta alla contemplazione, distruggendo in lui la percezione dei trascendentali dell’essere: unum, verum, bonum e pulcrum, cioè l’unità, la verità, la bontà e la bellezza. Possiamo dire che la confusione, il caos e la conseguente perdita del senso della gerarchia nel mondo odierno colpiscono la visione dell’unum. Il

L’uomo non può conoscere Dio direttamente, ma solo attraverso le Sue immagini nella creazione È così che possiamo parlare della maestà di un leone, come della maestà di un imperatore. Di grado in grado, arriviamo a contemplare la stessa maestà divina

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Innocenza e contemplazione sacrale

Il pauperismo è profondamente innaturale giacché tende a deformare gli istinti più radicati dell’anima umana

Togliendo all’uomo la possibilità di contemplare la bellezza, si offusca il suo istinto di Dio, si indebolisce la sua intelligenza e volontà e si deforma la sua sensibilità

Sopra, la Sainte Chapelle, a Parigi A sin, la chiesa di Foligno costruita da Fuksas

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relativismo filosofico, morale e religioso offusca la percezione del verum. L’immoralità e l’amoralità prevalenti nella società contemporanea contribuiscono a oscurare quella del bonum. Infine, la concezione pauperista tende a distruggere nelle anime e nella società la percezione del pulchrum.

Spegnendo il dinamismo della contemplazione dei trascendentali dell’essere nelle anime, la Rivoluzione porta subdolamente l’umanità verso l’ateismo, oppure verso forme di panteismo che escludono la trascendenza di Dio.

La distruzione della bellezza

Si noti che, in ogni fase storica dell’assalto rivoluzionario contro il cristianesimo, si è manifestato il desiderio di distruggere negli uomini la percezione della bellezza. Nella Rivoluzione protestante si è manifestato l’odio contro lo splendore della Chiesa, per esempio nel campo liturgico e nell’ornamento dei luoghi di culto. Nella Rivoluzione francese si è manifestato l’odio contro il tonus aristocratico proprio al regime monarchico. Nella Rivoluzione comunista si è manifestato l’odio contro l’eleganza della società borghese. Nella Rivoluzione sessantottina si è manifestato l’odio contro qualsiasi distinzione, sia essa nel campo dell’abbigliamento, del linguaggio, dell’arte e via dicendo.

Il pauperismo offusca l’istinto di Dio

Il pauperismo è profondamente innaturale, giacché tende a deformare gli istinti più radicati dell’anima umana. L’istinto fondamentale della creatura razionale è la ricerca della felicità, che la condurrà verso Dio. L’uomo tende alla felicità per un istinto innato e non può, senza violenze gravi contro la natura, discostarsi dal suo fine ultimo, che è la conoscenza e l’amore di Dio.

Sebbene la vera felicità si raggiunga solo nel Cielo, in questa vita l’uomo può già godere di una certa felicità che, anche se imperfetta, possiede qualche somiglianza con quella celestiale. Nella vita terrena, la felicità che più si assomiglia a quella del Cielo è data dalla contemplazione disinteressata della bellezza specchiata nella creazione. Conoscendo la bellezza nel creato, la stessa anima diventa bella. Per connaturalità, ciò la porta a voler la suprema bellezza divina.

Afferma in proposito san Tommaso: “Quando gli uomini vedono un effetto, sentono naturalmente il desiderio di conoscerne la causa, da ciò nasce l’am-

mirazione”. Possiamo quindi affermare che lo spettacolo della bellezza nelle cose create sveglia l’ammirazione, e questa a sua volta accende l’istinto di Dio, ossia il desiderio di conoscere la Causa ultima. Di conseguenza, dice il Dottor Angelico: “È evidente che nessun uomo può discostarsi volontariamente dalla felicità, giacché la cerca in modo naturale e necessario, fuggendo la miseria”.

Il pauperismo indebolisce l’intelligenza

Solo l’uomo è capace di tendere verso la felicità, perché questa è un bene della ragione. Ora, per trovarla l’uomo deve muoversi verso un fine, che è Dio. Uno dei modi più diretti con cui l’anima razionale si muove verso Dio è conoscendo le Sue vestigia nella creazione, attraverso la contemplazione della bellezza nelle cose create. Da questa contemplazione, per un istinto naturale, nasce il desiderio di vedere Dio stesso. Dice S. Paolo: “Dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (Rom. 1,20).

Di conseguenza, quanta più bellezza troverà l’uomo nel mondo materiale, più la sua anima si eleverà verso Dio. Diventa quindi evidente la necessità, sia per la perfezione dell’uomo sia per la gloria di Dio, che nelle realtà visibili si manifesti e risplenda la bellezza nelle sue varie forme. In senso contrario, ammonisce S. Paolo, a coloro che “pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie (…) si è ottenebrata la loro mente ottusa”. Su costoro, dice l’Apostolo: “Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore” (Rom. 1, 21-24). A partire dal rifiuto della bellezza, si apre la strada per un mondo orrendo.

Il pauperismo indebolisce la volontà e deforma la sensibilità

Analogamente a quanto accade con l’intelligenza, anche la volontà tende a indebolirsi in conseguenza del vivere in una società modellata dal pauperismo. In un ambiente privo di ornamento e di bellezza, la volontà tenderà con meno vigore verso la piena realizzazione umana. Così come la contemplazione della bellezza del mondo sensibile è un punto di partenza dell’intelligenza per la conoscenza di Dio, tale contemplazione è anche in grado di risvegliare, sviluppare e arricchire gli atti della volontà e i processi affettivi che spesso li precedono. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 27


Innocenza e contemplazione sacrale

«Non habemus hic civitatem». Siamo stati creati per lo stesso fine per cui sono stati creati gli angeli, come loro siamo stati elevati all’ordine soprannaturale e, in quell’eternità davanti alla quale la vita terrena è un puro istante, dovremo partecipare alla società spirituale degli angeli contemplando, amando, lodando e servendo Dio

La volontà è una facoltà spirituale cosciente e libera. È pertanto in grado di superare l’assenza dei movimenti istintivi della sensibilità. Perciò, almeno teoricamente, l’uomo può dirigere la propria volontà verso il suo fine ultimo anche in assenza di stimoli sensibili, mosso appena dalla forza della sua conoscenza astratta di Dio.

Siccome, però, la natura umana non è angelica, ma un insieme di spirito e di materia, è necessario che, almeno in parte, l’appetito della natura istintiva preceda la volontà. Per esempio, al membro di una tribù primitiva della Nuova Guinea riuscirà difficile analizzare con l’intelligenza, aderire con la volontà e godere con la sensibilità la bellezza estetica di un’opera d’arte barocca, o la qualità di un vino pre28 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013

giato. Questo non per un difetto delle sue capacità intellettive, che sono uguali per tutti gli uomini, ma a causa della rusticità dell’ambiente in cui vive.

Nelle società private di ornamento e di bellezza, l’impulso della volontà verso il suo fine ultimo, che è Dio, tende a indebolirsi perché, come ricorda san Tommaso, “così come ognuno è, tale gli sembra il suo fine”. In tali società, gli individui sono portati a una sorta di ateismo empirico.

La ricchezza materiale

Abbiamo parlato della bellezza nella creazione e della sua importanza per l’amore di Dio. Dobbiamo


“Gli uomini stimano che vi è qualche felicità in questa vita, per una certa somiglianza con la vera beatitudine”

S. Tommaso d’Aquino

adesso stabilirne la correlazione con l’abbondanza dei beni materiali. La strada principale dell’anima per elevarsi alla conoscenza di Dio, e quindi raggiungere la propria felicità, è la contemplazione della bellezza nelle cose create. Da qui la necessità dello splendore e del decoro nell’ordine materiale, affinché l’anima possa esercitarvi le facoltà naturali che meglio la ordinano a Dio.

Orbene, la ricchezza materiale è una delle condizioni che favoriscono la creazione dello splendore inerente al bello. Così come, al contrario, la miseria generalizzata tende a produrre bruttezza. Per bocca del re Davide, la divina Sapienza considera felice un popolo che possiede abbondanza di beni materiali: “I nostri granai siano pieni, trabocchino di frutti d’ogni specie; siano a migliaia i nostri greggi, a miriadi nelle nostre campagne; siano carichi i nostri buoi. Nessuna breccia, nessuna incursione, nessun gemito nelle nostre piazze. Beato il popolo che possiede questi beni: beato il popolo il cui Dio è il Signore” (Sal., 144, 13-15). Commenta S. Tommaso: “Gli uomini stimano che vi è qualche felicità in questa vita, per una certa somiglianza con la vera beatitudine. E non hanno del tutto torto”. L’esatto opposto della concezione pauperista.

Le ricchezze sono una manifestazione dell’abbondanza dei doni di Dio. Questo vale non solo per le grandi ricchezze ma anche per quel grado di superfluo che ogni uomo dovrebbe avere per decorare la propria vita, dandogli un grado di dignità e di splendore necessario per mantenere vivo il dinamismo dell’anima verso il trascendente. In altre parole, si tratta non solo della ricchezza dei ricchi, ma anche di quella del popolo.

L’arte popolare, per esempio, è una forma preziosa di ricchezza materiale, che conferisce dignità e decoro alle classi più umili. L’arte popolare suppone un’anima aperta alla bellezza. E ciò è possibile solo in popoli nei quali il sentimento religioso è forte.

A maggior ragione lo sono i palazzi, i monumenti, le grandi istituzioni, in altre parole tutto ciò che richiede non solo nobiltà di animo, ma anche ampie risorse materiali per costruire. Queste sono le forme del bello che poi vanno in beneficio di tutto il corpo sociale.

Il pauperismo è contro l’amore di Dio

In conclusione, si può dire che il pauperismo porta con sé la premessa che l’uomo non deve combattere i suoi appetiti disordinati né le circostanze esterne sfavorevoli, per abbellire moralmente la propria anima e perfezionare il mondo che lo circonda. Il pauperismo rinuncia a quello stimolo verso l’alto che, invece, dovrebbe caratterizzare la vita cristiana. Da un certo punto di vista, costituisce una vera e propria avversione nei confronti di Dio, che riverbera il non serviam satanico, con gravi conseguenze sul piano morale, sociale, politico ed economico.

Il pauperismo è un peccato contro Dio perché nega al Creatore l’onore e la gloria a Lui dovute in modo assoluto, rinunciando al retto uso dei beni della terra. Il pauperista è come il servo infedele del Vangelo che seppellisce il talento che suo Signore gli aveva dato, senza farlo fruttificare.

Il pauperismo è un’ingiustizia contro la società, poiché impedisce lo sviluppo armonioso dell’ordine naturale che, come insegna il Magistero sociale della Chiesa, nel terreno dei beni materiali raggiunge il pieno sviluppo nel regime di proprietà privata.

Il pauperismo è un’aggressione contro la natura umana, giacché atrofizza le potenze dell’anima, privando l’uomo dei mezzi adeguati per raggiungere il suo fine ultimo, che è la felicità.  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013 - 29


Il mondo delle TFP

Simposio di Pasqua

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i è concluso con pieno successo il simposio di apostolato realizzato nella sede della Fédération pro Europa Christiana, a Creutzwald in Lorena. Mentre un primo gruppo, composto dai più giovani, studiava il processo rivoluzionario e le possibilità di una reazione cattolica, un secondo gruppo, composto da veterani, analizzava le ripercussioni di tale processo all’interno della Chiesa. Era un ambiente veramente internazionale, con ragazzi provenienti dalla Polonia al Canada, dall’Ungheria all’Ecuador, dalla Germania al Brasile. Al cuore del simposio, le cerimonie religiose della Settimana Santa, seguite con devozione nella vicina chiesa di S. Canisius.

I relatori hanno seguito lo schema proposto nel libro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», del prof. Plinio Corrêa de Oliveira. Le molteplici crisi che scuotono il mondo di oggi, spiega il pensatore cattolico, sono manifestazioni di un processo storico, ormai sei volte secolare, che egli chiama Rivoluzione. Questo processo, purtroppo, è riuscito a penetrare alcuni ambienti della Santa Chiesa, che è così diventata anch’essa un campo di scontro.

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Il processo rivoluzionario e, a contrario sensu, la reazione contro-rivoluzionaria non si manifestano appena nel campo dottrinale e in quello dei fatti ma, più profondamente, nel campo delle tendenze. Ed ecco, per esempio, la moderna rivoluzione culturale, alla quale dobbiamo opporre una reazione culturale fondata sulla proclamazione del pulchrum, cioè della bellezza come principio modellante della civiltà cristiana. 


Francia: appello ai vescovi

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a Francia si sta mobilitando contro il “matrimonio” omosessuale. Due massicce manifestazioni a Parigi, a gennaio e a marzo, hanno attirato quasi due milioni di partecipanti, tra cui membri della TFP francese. Con lo stesso entusiasmo, le manifestazioni si sono poi ripetute un po’ ovunque. Preponderante il ruolo dei cattolici.

I sondaggi mostrano un’opinione pubblica sempre più contraria al “matrimonio” omosessuale e all’adozione di bambini da parte delle coppie di fatto. La Francia profonda sembra risvegliarsi. Molti vescovi, solitamente cauti, si sono già manifestati in favore del movimento contro le nozze gay. Il cardinale Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, è sceso sulla strada per salutare i manifestanti.

Eppure, sussiste in taluni ambienti di Chiesa un rigetto a ciò che viene chiamata la “posizione spagnola”, in riferimento alla ferma opposizione dei prelati iberici a Zapatero, e una preferenza per la “posizione tedesca”, in riferimento all’atteggiamento dialogante adottato invece dalla Conferenza episcopale teutonica.

Per dissipare ogni dubbio, l’associazione Avenir de la Culture, vicina alle TFP, ha pubblicato il manifesto “Appello rispettoso ai vescovi di Francia: Non abbiate paura”. Diffuso sui giornali e in campagne pubbliche, il documento chiede con rispetto ai vescovi di abbandonare la posizione rinunciataria e di venire invece incontro alla reazione. Sordo al clamore popolare, però, il governo socialista è andato avanti, approvando il provvedimento. 

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Il mondo delle TFP

Roma: Marcia per la vita

Insieme a decine di altre realtà prolife, italiane e internazionali, soci e volontari dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà — TFP hanno partecipato alla Marcia nazionale per la Vita tenutasi a Roma domenica 12 maggio.

Ormai alla sua terza edizione, la Marcia è partita dal Colosseo alle nove del mattino e si è conclusa a Castel Sant’Angelo, da dove molti participanti hanno poi proceduto fino a piazza S. Pietro per l’Angelus del Papa. L’evento è stato preceduto, il giorno prima, da un convegno al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, e da una veglia di preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore. La Marcia si inserisce in una tendenza, ormai mondiale che, col lemma “nessuna eccezione, nessun compromesso”, cerca di difendere ovunque e sempre la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. L’aborto è un “crimine abominevole”, come ricordò Giovanni Paolo II. 

Due libri di Plinio Corrêa de Oliveira

Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, Cantagalli, Siena 2013, 366pp. Offerta consigliata €19,00

Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo, Il Giglio, Napoli 2013, 128pp. Offerta consigliata €15,00 Per eventuali richieste:

 scrivere a: Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, Viale Liegi, 44 — 00198 Roma  inviare una mail a: info@atfp.it  chiamare allo 06-8417603

 eseguire la richiesta direttamente sul nostro sito www.atfp.it, usando il menu “Richiesta materiale” 32 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2013


Napoli

È stato presentato, a Napoli, il volume «Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo», del prof. Plinio Corrêa de Oliveira.

Ha moderato l’incontro Marina Carrese, che ha curato la pubblicazione per l’Editoriale Il Giglio. Sono intervenuti Guido Vignelli, autore della post-fazione e Julio Loredo, dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà.

USA

Una trentina di giovani, in Texas, ha partecipato al “2013 Spring Camp”, organizzato dalla TFP americana. Il tema centrale è stato “La spiritualità della ControRivoluzione”, trattata non solo dal punto di vista teorico ma anche con esempi concreti di santi. Un intervento è stato dedicato alle gesta di Santa Giovanna d’Arco. Al termine del convegno, i partecipanti hanno fatto un pellegrinaggio a piedi fino ad una statua pubblica della Donzella d’Orleans.

Perù

Eletta Sindaco di Lima, nel 2011, la signora Susana Villarán ha avviato una vera e propria rivoluzione culturale tesa a cambiare in profondità la fisionomia culturale e morale della metropoli peruviana.

La reazione del pubblico non si è fatta aspettare. Con la partecipazione di Tradición y Acción, consorella delle TFP, si sono raccolte le firme per l’impeachment del Primo cittadino e del Consiglio comunale. Mentre Villarán è riuscita a conservare la poltrona per un esiguo 1,3%, e solo grazie all’appoggio della Democrazia cristiana, la totalità meno uno dei consiglieri è stata revocata. 

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Il mondo delle TFP

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al 27 al 31 luglio 2013, nel castello di Zamek Niepolomice, in Polonia (foto a sin.), si terrà la tradizionale Accademia Estiva delle TFP europee.

Il tema quest’anno sarà «Return to Order. Only solution to the crisis». Il titolo fa riferimento al libro recentemente pubblicato dalla TFP americana, che sarà presentato dal suo autore John Horvat. Alle conferenze, in inglese con traduzione simultanea, faranno seguito visite culturali e attività ricreative. La Santa Messa sarà celebrata quotidiniamente.

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Per informazioni, rivolgersi allo 06-8417603, oppure inviate una mail a info@atfp.it. 


dall’ultima pagina

isolati bensì di abitudini inveterate che moltiplicano indefinitamente i peccati.

La guerra adesso in corso è certamente una manifestazione di crudeltà, ma è ben lungi dall’essere l’unica manifestazione di durezza morale nel mondo contemporaneo. Chi dice crudeltà dice egoismo. L’uomo solo danneggia il suo prossimo per egoismo, perché desidera beneficiare di vantaggi cui non ha diritto. Così, l’unico modo per sradicare la violenza è bandire l’egoismo.

Ora, la teologia insegna che l’uomo è capace di abnegazione genuina solo quando il suo amore è fondato sull’amore di Dio. Al di fuori di Dio non vi è stabilità né pienezza negli affetti umani. O l’uomo ama Dio tanto da dimenticare se stesso, e in questo caso egli potrà davvero amare il prossimo, oppure egli ama se stesso al punto di dimenticare Dio, e allora l’egoismo tenderà a dominarlo completamente.

particolare, in tutti i cuori. Solo così saremo in grado di riformare l’uomo contemporaneo.

“Ad Jesum per Mariam”. Scrivendo nella festa del Sacro Cuore, non posso esimermi dal dire una parola intrisa di commozione sul Cuore Immacolato di Maria che, meglio di chiunque altro, ha compreso e amato il Divino Redentore. Che la Madonna ci ottenga una scintilla di quell’immenso incendio di devozione che Ella provava per il Sacro Cuore di Gesù. Ecco i nostri auguri nella festa del Sacro Cuore. * Plinio Corrêa de Oliveira, O Sagrado Coração de Jesus, in “O Legionário”, nº 458, 22 giugno 1941

Il prof. Plinio Corrêa de Oliveira mentre concede un’intervista alla stampa brasiliana nel suo salotto, ai piedi dell’immagine del Sacro Cuore di Gesù

È solo aumentando negli uomini l’amore di Dio che essi potranno avere un’adeguata comprensione dei propri doveri nei confronti del prossimo. Per combattere l’egoismo dobbiamo assolutamente “dilatare gli spazi dell’amore di Dio”, secondo la bellissima espressione di S. Agostino.

Ora, la festa del Sacro Cuore di Gesù è per eccellenza la festa dell’amore di Dio. In essa, la Chiesa propone come soggetto delle nostre meditazioni e come indirizzo delle nostre preghiere l’amore tenerissimo e invariabile che Dio fattosi uomo ha dimostrato morendo per noi. Mostrandoci il Cuore di Gesù infiammato d’amore nonostante le spine in esso conficcate dai nostri peccati, la Chiesa ci apre la prospettiva di un perdono misericordioso e largo, di un amore perfetto e infinito, di una gioia completa e senza macchia, che dovrebbe essere il fascino perenne della vita spirituale di tutti i veri cattolici. Amiamo il Sacro Cuore di Gesù. Lottiamo perché trionfi veramente questa devozione in ogni casa, in ogni ambiente e, in

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La festa dell’amore di Dio

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utti i Papi hanno raccomandato con insistenza di intensificare il culto che si presta al Sacro Cuore di Gesù affinché, rigenerato l’uomo dalla grazia di Dio e avendo egli compresso che Dio deve essere al centro dei suoi affetti, possa regnare di nuovo nel mondo quella tranquillità dell’ordine, dalla quale ci allontaniamo sempre di più nella misura che il mondo scivola verso l’anarchia.

Il nostro giornale non poteva trascurare la festa del Sacro Cuore di Gesù, non solo per un dovere di pietà cattolica, ma anche per un dovere che la tragedia contemporanea [la II Guerra mondiale, ndr] rende sempre più pressante.

Non vi è chi non sia allarmato dagli estremi di crudeltà ai quali può arrivare l’uomo di oggi. La crudeltà si attesta non solo sui campi di battaglia, ma anche negli eventi grandi e piccoli della vita di ogni giorno, nella straordinaria durezza e fred-

di Plinio Corrêa de Oliveira *

dezza di cuore con cui tanti uomini trattano i propri simili.

Le madri in cui diminuisce l’intensità dell’amore per i propri figli; i mariti che gettano il focolare nella disgrazia pur di soddisfare le proprie passioni; i giovani che, indifferenti alla povertà o all’abbandono in cui lasciano i propri genitori, si volgono al godimento dei piaceri terreni; i professionisti che si arricchiscono a spese degli altri; tutti costoro mostrano spesso una crudeltà fredda e calcolata che provoca più orrore che non gli estremi di furore ai quali la guerra può trascinare i combattenti. Benché gli atti di crudeltà siano più lampanti nella guerra, chi li pratica può addurre, se non la giustificazione, almeno l’attenuante che vi è stato portato dalla violenza del combattimento. Ciò che si trama e si realizza nella tranquillità della vita quotidiana, invece, non può mai beneficiare di simili attenuanti. Ciò soprattutto quando si tratta non più di atti alla pagina precedente