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&lifestyle

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INTERVISTA AD ANITA BRECHTBÜHL

Il Merlo bianco: un angelo custode da più di mezzo secolo

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AUTOMOBILE CLUB SVIZZERO

Assemblea ordinaria dei Soci Sabato 28 maggio 2011, Hotel Cadro Panoramica

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LA PROVA

La Toyota Auris ibrida

Aprile-Maggio 2011 Automobile Club Svizzero

the club


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SOMMARIO

auto

the club

&lifestyle

INTERVISTA AD ANITA BRECHTBÜHL

Il Merlo bianco: un angelo custode da più di mezzo secolo

3

EDITORIALE Aprile-Maggio 2011 Automobile Club Svizzero

Numero aprile-maggio 2011 Prossimo numero giugno-luglio 2011

AUTOMOBILE CLUB SVIZZERO

Assemblea ordinaria dei Soci Sabato 28 maggio 2011, Hotel Cadro Panoramica LA PROVA

La Toyota Auris ibrida

In copertina Equipaggi del Rallye Lugano – Monte-Carlo prima della partenza.

Giovani al volante: la prevenzione passa attraverso il gruppo

(Foto Graziano Chiodero)

INTERVISTA AD ANITA BRECHTBÜHL Il Merlo bianco: un angelo custode da più mezzo secolo THE CLUB ACS Dépannage ACS Lieve adeguamento dei costi Assemblea ordinaria dei Soci Sabato 28 maggio, Hotel Cadro Panoramica

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Agevolazioni per i Soci

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SICUREZZA STRADALE Sonnolenza alla guida Un grave fattore di rischio

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LA PROVA La Toyota Auris ibrida Toyota lancerà entro il 2020 circa 10 nuove automobili ibride INFOVEL Distribuzione delle merci Un tema che riguarda tutti RALLYE LUGANO–MONTE-CARLO 5° Rallye di Monte-Carlo ad energie alternative Ottimi i ticinesi AUTOMOBILI D’EPOCA DKW F91 La fuoriclasse dell’epoca EVENTI Auto d’epoca tra fumetto e realtà Esposizione al Centro Coop di Tenero VIAGGI Il castello Seeburg Storia di una villa del Sud

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È indubbio che parlare di giovani al volante significa riflettere approfonditamente sull’estrema gravità di taluni fatti di cronaca. Le cosiddette stragi del sabato sera sono eclatanti testimonianze, per il numero di vittime che concedono alla strada, di un comportamento che va al di là della semplice fatalità. Sono un maglio terrificante che ha radici profonde nell’etica sociologica: prevenire modi d’agire errati, che nascono prevalentemente dalla volontà di appartenenza ad un gruppo, significa lavorare sul collettivo e non semplicemente sul singolo. Non vogliamo assolutamente, attraverso questo scritto, colpevolizzare un’intera fascia d’età e non è certamente nostra intenzione affermare che tutti gli incidenti che coinvolgono i ragazzi siano determinati dall’abuso di alcool, sostanze stupefacenti e sovra eccitazione in genere. Anzi, la documentazione statistica rileva che la maggior parte delle disgrazie avviene nel contesto del normale traffico cittadino ed è imputabile a stanchezza, distrazione, inesperienza, assenza di strumenti protettivi (casco, cinture) e, in sintesi, ad una ridotta percezione del concetto di sicurezza. Va però detto che, da uno studio effettuato sui giovani, l’automobile viene vissuta quasi fosse un prolungamento della personalità: accresce il livello di autostima e ha marcate implicazioni psicologiche. Un individuo è portato a forzare le sue linee comportamentali e a scegliere una vettura, una motocicletta o un motorino che offrano un’immagine di sé più adeguata alle presunte aspettative degli altri; un ragazzo può decidere di mettersi alla guida di un’auto sportiva per essere accettato dal gruppo, per la necessità di risaltare di fronte agli amici o per conquistare una ragazza. Talvolta ciò può sfociare nell’assunzione di atteggiamenti pericolosi, che esulano dalla propria consuetudine attitudinale. Il gruppo, il «branco», ha in questo senso una connotazione negativa, ma proprio perché basato sull’omologazione dei comportamenti e sull’imitazione, può anche rappresentare un valido strumento di prevenzione. Rivolgersi al collettivo, implementando i dettami di un corretto atteggiamento sulla strada, può rappresentare la chiave di volta affinché l’appartenenza si tramuti in uno spazio nel quale poter riflettere sul modo di percepire e valutare il rischio. L’efficacia della prevenzione può dipendere dalla possibilità di rendere i giovani soggetti attivi e direttamente responsabili della loro formazione in relazione alle condotte errate che si intende prevenire. Gian Marco Balemi, direttore ACS-Ticino

Rivista ufficiale dell’Automobile Club Svizzero Sezione Ticino in collaborazione con

partnership for mobility

IMPRESSUM Direzione ACS Sezione Ticino via Trevani 5 - CP 564 - 6601 Locarno Tel. 091 751 46 71 - Fax 091 751 80 68 www.acs.ch - info@acsti.ch Redazione e coordinamento Elias Bertini elias.bertini@hotmail.com Stampa Tipografia Stazione SA via Orelli 29, CP 563, 6600 Locarno Tel. 091 756 01 20 - Fax 091 752 10 26 www.editore.ch - info@editore.ch Progetto grafico e impaginazione Giuseppe Gruosso Tipografia Stazione SA, Locarno Fotografie Archivio ACS

Auto & lifestyle Appare 6 volte l’anno e l’abbonamento è compreso nella tassa di socio ACS di Fr. 130.– INSERZIONI PUBBLICITARIE Bellinzonese e valli Gabriele Jezzi - CP 84 - 6514 Sementina Tel. 091 857 01 09 - Fax 091 857 56 12 Mobile 079 354 00 35 - info@ilvantaggio.ch Locarnese e valli PUBLIVITA Sagl - Marco Sasselli - CP 863 6601 Locarno Tel. 091 791 00 11 - Fax 091 791 84 42 Mobile 079 651 06 53 PUBLITICINO Sagl - Alessandro Cattori via Bramantino 3 - 6600 Locarno Tel. e Fax 091 751 11 11 Mobile 079 700 700 1 info@publiticino.com


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L’INTERVISTA 5

IL MERLO BIANCO un angelo custode da più di mezzo secolo

√ Anita Brechtbühl, 42 anni, dal 2010 è responsabile del settore Formazione & Sicurezza presso ACS. È sposata, ama la natura, la cucina e la lettura.

® Dobbiamo imparare a conviverci, sin da piccoli. La strada, che con il suo volto dipinto d’insidia ha trascinato nella tragedia più d’una vita, è parte costituente dell’era moderna. Come figlia del nostro stesso ardore di libertà, l’abbiamo cresciuta, cullata, armata. Non vogliamo che essa generi vittime, ma soltanto desiderio di superare le distanze di un mondo seppur minuscolo. È attraverso la prevenzione, la formazione, l’abitudine al comportamento corretto che possiamo disinnescarne il suo aspetto più bellicoso. Perché, allora, non iniziare fin dalla tenera età, magari semplicemente giocando: già, come il Merlo Bianco ci ha insegnato a fare da più di cinquant’anni. Visione brillante, simpatica, utile, che attraverso esempi concreti rimane impressa nelle menti. Ne abbiamo parlato con la responsabile, Anita Brechtbühl.

Il Merlo Bianco è diventato una figura simbolo nella sensibilizzazione dei giovanissimi ai problemi del traffico. Un’idea, quella di proporre un approccio ludico ad un tema tanto importante, che si è rivelata altamente educativa e che è stata

adottata quale modello didattico per migliaia di bambini. Qual è la storia del Merlo Bianco? A chi venne l’idea di dar vita ad una caratterizzazione del genere? Quale fu il suo sviluppo? ® Nel 1923 l’allora presidente della Confederazione Scheurer intervenne su di una pubblicazione ACS scrivendo: «Il Club non ha dimenticato che, con l’entrata in scena di quel miracolo moderno rappresentato dall’automobile, i metodi di locomozione tradizionali non sono scomparsi. Le differenti necessità relative alla strada non devono essere oggetto di contesa, ma venir regolate secondo un intento comune». Il sodalizio, dalla sua fondazione nel 1898, si è sempre prodigato a favore della sicurezza stradale, sostenendo la cooperazione tra tutti gli utenti. Nel 1956 è stato introdotto il programma del Merlo Bianco, simbolo di tutte le attività concepite in questo dominio e nella prevenzione degli incidenti. Oggi come allora si prefigge, attraverso metodi d’insegnamento didattici, di attirare l’attenzione di tutti i fruitori sulle molteplici tipologie di rischio e mostrare come proteggersi in maniera adeguata, valutando correttamente i pericoli. Una moltitudine di allievi ne ha seguito le gesta, adottandolo quasi fosse un compagno di classe un tantino ingenuo, ma proprio per questo vicino alla loro realtà. Tutti, anche in età adulta, ne conservano la memoria. Quanti sono stati nella storia gli alunni del Merlo Bianco? È possibile quantificare il loro numero? ® È difficile proporre una cifra

esatta, soprattutto perché accostata ad un periodo di tempo molto lungo. È tuttavia dimostrato che ad ogni ciclo scolastico corrispondono circa 80mila ragazzi svizzeri, tra i 5 e i 9 anni, che hanno assistito al programma «Aprite gli occhi» del Merlo Bianco, loro impartito attraverso gli istruttori della polizia. Vi sono poi proposte come «Agire/reagire», adatte ai più grandicelli (12-14 anni), seguite da una media di 20mila adolescenti. L’argomento è basato sul rapporto tra velocità e spazio di frenata. Su quali aspetti si erige l’odierno Merlo Bianco? Com’è evoluto nel tempo? ® Le condizioni di base, affinché sussista un apprendimento duraturo nei ragazzi, ruotano attorno ai concetti di gioco, divertimento e suspense. Malgrado il criterio per superare una carreggiata in tutta sicurezza sia rimasto immutato (fermarsi, guardare, ascoltare e attraversare), un approccio moderno, condotto tramite degli strumenti pedagogicamente appropriati, si rivela fondamentale. Noi collaboriamo intensamente con il personale d’insegnamento e con la polizia per assicurare che ciò avvenga. Gli obiettivi didattici sono integrati a giochi istruttivi e appassionanti: ne è un esempio il CD-Rom prodotto da ACS, che contiene le attività ludiche interattive del Merlo Bianco. Oppure, proponiamo un metodo che ricalca il più possibile le situazioni reali, mostrando ai bambini in maniera spettacolare i rischi connessi al traffico stradale ed esercitando con loro il comportamento adeguato da adottare.


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6 L’INTERVISTA Le difficoltà contestualizzate al tragitto casa-scuola sono molto mutate. Sicuramente s’è registrato un forte incremento del numero di veicoli e, certamente, non è altrettanto aumentato il grado di responsabilizzazione dei conducenti. Quali sono oggi i pericoli più consistenti per i giovanissimi? Come intende reagire il Merlo Bianco? ® Esistono due problemi principali. Il primo è declinato alle infrastrutture (siano esse ubicate nei quartieri residenziali che nelle zone attorno alla scuola). Un bambino percepisce la realtà che lo circonda secondo un punto di vista ottico differente: ostacoli come le siepi alte, le aiuole di fiori immerse in una fitta vegetazione oppure le soste per le biciclette, possono disturbarne la visibilità, impedendo un attraversamento della strada in tutta sicurezza. Secondo: nei giovani di età compresa tra i 5 e i 7 anni la facoltà di valutazione dei rischi e delle velocità non è ancora perfettamente sviluppata. I contenuti del programma «Aprite gli occhi» si concentrano proprio sulla risoluzione di queste incognite. Speriamo di poter garantire ai piccoli gli strumenti idonei alla tutela della loro incolumità. Per noi questo implica che anche tutti gli altri utenti della strada partecipino attivamente ad una coesistenza senza incidenti. A cambiare sono state pure le abitudini dei genitori che sempre più spesso, dimostrando anche atteggiamenti inqualificabili al volante, accompagnano i bimbi fin sull’uscio degli istituti scolastici. Anche questo è un fattore d’azzardo. Lei pensa che possano addirittura essere gli

alunni a poter rieducare gli adulti? ® È incontestabile che i genitori non rendono un buon servizio ai loro figli agendo in questa maniera. Il tragitto casa-scuola deve diventare per il bambino un rituale quotidiano. Ogni volta che l’affronta guadagna in sicurezza. Accantona le sue paure e sviluppa una sorta di rispetto nei confronti della strada. Impara a mettere in pratica le conoscenze acquisite durante le lezioni impartite dalla polizia (per esempio, che non si corre sul marciapiede o che non vi si gioca) e che è bene tornare immediatamente a casa dopo la scuola. Ma non è tutto: v’è anche un’importante implicazione sociale. Camminare accanto ai compagni consente di sviluppare il comportamento all’interno di una collettività: instaurare degli scambi con altri ragazzi, costruire dei progetti comuni o litigare e regolare le controversie. Concedere la libertà di recarsi a scuola a piedi non permette dunque solamente un avvicinamento corretto al traffico, ma favorisce anche la crescita. Fortunatamente, molti genitori oggigiorno s’organizzano per accompagnare a turno i ragazzi. In questa maniera gli adulti possono disporre di più tempo libero e i giovani maturano le loro esperienze a piedi. Quanti corsi vengono proposti in Svizzera nel 2011? Qual è il vostro rapporto con le forze di polizia locali, senza cui l’insegnamento non potrebbe avvenire? ® Su scala nazionale collaboriamo con circa 50 unità di polizia. In Ticino il Merlo Bianco è impegnato durante tutto l’arco dell’anno. Grazie al sostegno della Polizia ticinese siamo arrivati ad un grado di copertura

molto elevato per ciò che concerne la formazione in età prescolastica e degli allievi delle elementari. Con i corpi di polizia coltiviamo eccellenti contatti e apprezziamo molto il loro impegno nella prevenzione dei sinistri. In Ticino sono purtroppo ancora avvenuti gravi incidenti che riguardano minori sul tragitto casa-scuola. Se devono esserci dei responsabili, non è certamente facile individuarli con precisione, ma spesso si è colpevolizzata la mancanza di strutture adeguate sulle nostre strade (ad esempio strisce pedonali di vecchia concezione, prive dei minimi criteri di sicurezza). Colpa di un’errata concezione della rete viaria da parte delle autorità, inadempienze educative, semplici fatalità. Lei che ne pensa? Qual è la situazione sul fronte incidenti che coinvolgono minori in Svizzera? ® Le statistiche più recenti provano che il numero di bambini feriti o uccisi è fortunatamente in diminuzione. Nel 2008, tre giovanissimi tra gli 0 e i 14 anni hanno perso la vita su un passaggio pedonale. Nel 2009 questo numero è sceso a zero. Per contro, il problema sembra risiedere laddove esistono attraversamenti senza strisce. Tra il 2008 e il 2009 la cifra relativa ai bimbi feriti in questo contesto è aumentata del 18%. Gli istruttori di polizia e il personale dell’ACS sono concordi nell’affermare che gli adulti non sono sovente coscienti della loro missione votata al buon esempio. All’asilo imparano ad attraversare correttamente la carreggiata. In seguito, i loro genitori li conducono a compiere questo gesto nelle maniere più disparate e nei luoghi più im-


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L’INTERVISTA 7

π L’istruttore di polizia aiuta i bambini ad attraversare la strada.

probabili (sicuramente non ai passaggi pedonali). Sarebbe molto utile, e permetterebbe di salvare molte vite, che adolescenti ed adulti sostenessero gli sforzi dei bambini per mettere in pratica correttamente ciò che hanno appreso.

π La parte teorica della lezione Agire/reagire.

C’è chi dice che un programma limitato alle scuole elementari non sia sufficiente a formare i futuri utenti della strada. Secondo lei qual è il grado di preparazione degli alunni? L’introduzione di lezioni alle medie sarebbe necessaria?

Nella realtà odierna l’educazione passa attraverso l’informatizzazione. Che cosa è stato compiuto? ® Esiste un gioco interattivo dedicato all’educazione stradale (a partire dai 4 anni). Ha lo scopo di aiutare i bambini a protrarre l’esercizio delle

conoscenze acquisite durante i corsi. Il CD-Rom è disponibile gratuitamente all’indirizzo Automobile Club de Suisse, Formation & sécurité, Wasserwerkgasse 39, 3000 Berne 13 o su internet (www.merlobianco.ch). Altri progetti sono in corso di elaborazione e dovrebbero essere accessibili al pubblico nel 2012. L’argomento ha bisogno di risposte politiche. In Ticino sono appena avvenute le elezioni. Se lei fosse un candidato eletto, come imposterebbe il suo mandato in funzione del tema della sicurezza stradale? ® Desidererei che l’educazione e le lezioni di prevenzione siano integrate nei piani d’insegnamento delle scuole medie. Mi rattrista pensare che il lavoro svolto con i ragazzi tra i 5 e i 12 anni non venga poi successivamente completato. Il contatto tra la polizia e gli adolescenti non dovrebbe essere interrotto, soprattutto dai 13 anni in poi. Al contrario, nei licei e nelle scuole professionali sarebbe molto indicato. Permetterebbe di affrontare in maniera più mirata i bisogni dei futuri conducenti di veicoli e di sensibilizzarli ai rischi (come le droghe, l’alcool, l’eccesso di velocità, eccetera). A cura di Elias Bertini

twfe

Il Merlo Bianco, esattamente come la strada ed i problemi ad essa correlati, è una realtà in continua evoluzione. Quali sono i programmi futuri relativi alla vostra attività? ® I nostri obiettivi sono chiari e, al contempo, semplici: anche se il Merlo Bianco esiste da più di 50 anni, la sua visita rappresenta una novità per ogni bambino che ne segue le gesta all’asilo e alle elementari. I propositi sono dunque sempre i medesimi: permettere a tutti i ragazzi della Svizzera di beneficiare di corsi d’educazione stradale estesi e pedagogicamente preziosi. Va da sé che questi metodi didattici devono essere costantemente sviluppati e modernizzati.

Che ruolo potrebbe ricoprire ACS in tutto ciò? Una figura come quella del Merlo Bianco non sarebbe più pertinente… ® Al contrario, il Merlo Bianco è un messaggero adatto ad un target di tutte le età. Ne esiste anche una caratterizzazione adulta, che supporta l’azione «Vedere bene-prevenire gli incidenti» (tratta della problematica relativa alla visione dei conducenti di veicoli). Poi, come detto, v’è la proposta specifica indirizzata agli adolescenti «Agire/reagire». Certo, sulla prevenzione dei rischi sarebbe auspicabile coinvolgere la polizia in maniera duratura anche per ciò che concerne le scuole medie. Il Merlo Bianco s’impegnerà nel 2011/2012 in un’azione del genere anche in Ticino. Le esperienze condotte nelle altre regioni della Svizzera mostrano che la lezione focalizzata sulla pratica, in cui i giovani sperimentano tra l’altro una frenata completa a bordo di un veicolo, esercita un effetto continuativo.

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8 MERLO BIANCO

THE CLUB ACS

Dépannage ACS Lieve adeguamento dei costi ® In relazione al continuo aumento degli interventi di soccorso stradale, che ACS da sempre garantisce con qualità e capillarità, il contributo al dépannage che versiamo al nostro partner assicurativo (la compagnia Zurigo) ha subito un rincaro del 10 percento. ® Per poter sopperire ai costi aggiuntivi dettati da

tali, nuove, condizioni, la nostra sezione proporrà alla prossima Assemblea ordinaria dei soci un adeguamento della tassa di 5 franchi annui. Il provvedimento riguarderà unicamente gli affiliati Classic. Rimarranno invece immutate le partecipazioni Travel, Classic e Travel, Premium e Aziende.

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Dal 04.04.2011 al 16.04.2011 Polizia comunale Agno, Bioggio, Manno sgt. Fabio Gianoli app.Stefano Finale Tel. 091 610 20 10 /079 570 57 32 acs.ch

Rivista del club ACS «Auto & Lifestyle»

ora anche online su www.acsti.ch D’aspetto moderno e con contenuti d’interesse generale, la rivista del club ACS è l'organo ufficiale d'informazione non solo per gli amanti della tecnica, ma per tutte le famiglie.

Dal 27.04.2011 al 29.04.2011 Polizia misto cantonale e comunale Capriasca sgt. Daniel Baier Tel. 091 815 19 81 / 079 753 18 36 Dal 02.05.2011 al 10.06.2011 Canton Ticino Polizia stradale cantonale, Camorino sgt. Vincenzo Settembrini Tel. 0848 14 95 11 APRITE GLI OCCHI

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THE CLUB ACS 9

Assemblea ordinaria dei Soci Sabato 28 maggio 2011, ore 10.30 Hotel Cadro Panoramica TRATTANDE 1 Nomina degli scrutatori 2 Approvazione verbale Assemblea ordinaria dei Soci del 29 maggio 2010 3 Rapporti del Comitato 3.1 Relazione del Presidente cantonale 3.2 Relazione del Direttore 4 Approvazione dei conti 4.1 Consuntivi 2010 4.2 Rapporto dei revisori 4.3 Scarico al Comitato cantonale 4.4 Preventivo 2011 5 Adeguamento Tassa sociale «Classic» 6 Consegna omaggi ai Soci veterani 7 Eventuali Segue un rinfresco.

Cari Soci, siete cordialmente invitati all’assemblea ordinaria dei Soci 2011, che si terrà sabato 28 maggio 2011 alle ore 10.30 presso: Hotel Cadro Panoramica via Dassone CH-6965 Cadro/Lugano Tel. +41 91 936 07 07 Fax +41 91 936 07 08 www.cadro-panoramica.ch Vi ringraziamo già sin d’ora per la vostra presenza. Carletto Abate Presidente ACS-TI

Gian Marco Balemi Direttore ACS-TI

CONTO ECONOMICO E BILANCIO 2010 Totale ricavi Totale costi operativi inclusi ammortamenti L’attivo aziendale ammonta a

CHF 2’444’563.08 CHF 2’433’679.04 CHF 10’884.04

PREVENTIVO 2011 Si prevede un ricavo di A fronte di un’uscita di

CHF 2’455’452.00 CHF 2’445’058.75


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10 THE CLUB ACS

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SICUREZZA STRADALE 11

Sonnolenza alla guida un grave fattore di rischio ® Nella società contemporanea il sonno è spesso considerato un lusso. Lo stile di vita imposto dai ritmi odierni ci allontana sempre di più dalla regolare alternanza tra le fasi di veglia. Ciò può comportare conseguenze anche molto gravi, soprattutto se si considera che il 10-20% degli incidenti stradali è riconducibile alla sonnolenza (fonte UPI). ® Dormire poco ed in maniera aritmica altera le principali funzioni biologiche. Tuttavia, a differenza degli animali, l’uomo può scegliere di ignorare i segnali che gli vengono inviati dal suo orologio biologico interno, modificando la posizione temporale e la durata dei momenti dedicati al sonno. I dati in nostro possesso mostrano che la sonnolenza patologica e la

fatica eccessiva aumentano in maniera esponenziale il rischio d‘errore, sia per ciò che concerne la guida che in ambito lavorativo. Colpo di sonno ® Il fattore di pericolo che ne deriva è valutato alla pari dello stato d’ebbrezza. Guidare stanchi ® È un’imprudenza che può rivelarsi fatale. I riflessi diventano più lenti, la concentrazione diminuisce e la valutazione della velocità, nonché le distanze di sicurezza, non sono più sotto controllo. La spossatezza al volante ha varie cause ® L’alterazione del ritmo di veglia, disturbi come l’apnea del sonno, la depres-

sione, lo stress eccessivo sul lavoro, alcool e farmaci. Segni premonitori ® sbadigli frequenti, palpebre pesanti, vista offuscata, testa e sguardo che si abbassano. Consigli ® In condizioni di sovraffaticamento è meglio rinunciare all’automobile. Quando si presentano i primi sintomi occorre fermarsi e dormire per almeno 15 minuti. Pure alcune novità tecnologiche possono fornire un valido aiuto. Sono stati sviluppati dispositivi anti sleepilot ed anche alcune applicazioni di IPhone adatte allo scopo.di Franco Benagli, maestro conducente ACS A cura di Franco Benagli istruttore ACS Foto di Graziano Chiodero

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12 LA PROVA

La Toyota Auris ibrida: una Prius ridimensionata Toyota lancerà entro il 2020 circa 10 nuove automobili ibride per rendere disponibile questa tecnologia su qualsiasi modello

® Dal suo arrivo sul mercato la Toyota Prius, vettura «ibrida» dotata cioè di un convenzionale motore a benzina e di uno elettrico, è apparsa subito assai sofisticata. Lo scopo di questo abbinamento era essenzialmente quello di far funzionare il motore elettrico anche come generatore di corrente ricaricando le batterie quando si rilascia l’acceleratore oppure in discesa e la vettura «frena a motore», recuperando così quell’energia che solitamente va invece persa. ® Dopo diversi rimaneggiamenti la Prius, vettura del segmento D, ha cominciato a ingranare anche sul nostro mercato, dove negli ultimi anni ne sono stati venduti costantemente quasi 2000 esemplari. Ecco ora che, finalmente, riceve una sorellina

posizionata nell’importante segmento C (quello della Golf, per intenderci), basata sulla Auris, che nel 2007 aveva sostituito la Corolla, diventando così l’unica vettura a propulsione full hybrid del suo segmento. La tecnologia è la medesima, tanto che alla sua guida si ha proprio l’impressione di viaggiare su una Prius in versione ridotta. Capaci di funzionare sia in maniera indipendente che in combinazione, i motori termico (di 1.8 litri) ed elettrico generano una potenza massima di 136 CV, consentendo ad Auris ibrida un’accelerazione 0-100 km/h in 11,4 secondi e una velocità massima di 180 km/h, con un consumo medio di 3,8 l/100 km e emissione di 89 g/km di CO2. ® Prodotta nell’impianto della Toyota Motor Manufacturing UK in Inghilterra, la rin-

novata Auris è quindi l’unico modello del suo segmento a offrire la scelta tra benzina, diesel o full hybrid. ® La casa giapponese, da anni molto impegnata nel campo della riduzione di gas inquinanti, si augura che la sua introduzione possa ingenerare un cambiamento importante nella percezione della tecnologia full hybrid da parte della clientela europea. ® La Auris ibrida non è certo una vettura dal carattere sportivo, ma è fuor di dubbio, e lo possiamo garantire dopo averla provata sulle strade della Catalogna, che l’utilizzabilità quotidiana, il comfort di guida e la straordinaria silenziosità della trasmissione full hybrid, offrono un’esperienza di guida sofisticata e unica per il segmento C, consentendo di godere di maggiore relax a bordo. Sergio Fraschina

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INFOVEL 13

Distribuzione delle merci Un tema che riguarda tutti ternazionale conferenza in

06 maggio 2011 CONFERENZA INTERNAZIONALE ED ESPOSIZIONE VEICOLI Distribuzione delle merci: ottimizzazione e veicoli efficienti per ridurre l’impatto ambientale Hotel Coronado, Mendrisio Venerdì 6 maggio 2011 esposizione dalle 13:00 alle 18:00 conferenza dalle 13.30 alle 17.20

π Trasporto con le e-bike a Burgdorf.

π Camion elettrico Feldschlösschen.

® Il 6 maggio sarà di scena la nona edizione di Mendrisio MobiliTI, una conferenza internazionale voluta ed organizzata da infovel, che si prefigge di discutere misure concrete per una mobilità più sostenibile, già adottate con successo altrove e presentate quale spunto per possibili attuazioni e adattamenti anche, ad esempio, nel nostro Cantone. Ogni anno l’accento è posto su una delle mille sfaccettature che concernono la mobilità, portando a Mendrisio esperti provenienti da tutta Europa, dai quali i partecipanti possono cogliere le esperienze dirette, confrontarle e scambiare opinioni su temi attuali e consoni anche alla nostra realtà.

fetti. Innanzitutto, prediligendo dei consumi regionali che evitino alcuni trasporti a lunga distanza. Tuttavia, il miglioramento più significativo si basa sulla scelta delle modalità, dei tempi e dei veicoli utilizzati. È questo l’argomento approfondito da Mendrisio MobiliTI. ® Nella prima parte della conferenza verranno presentate alcune soluzioni per ottimizzare la distribuzione delle merci. Ciò è possibile pianificando di volta in volta i veicoli ed i tragitti più sostenibili, come illustrato dalle piattaforme e dagli strumenti informatici sviluppati dalle FFS insieme ad altri partner e rivolti principalmente alle aziende. Oppure si può optare per un sistema centralizzato – oltretutto con biciclette elettriche – di consegna a domicilio degli acquisti effettuati di persona nei negozi cittadini (come dimostra l’esempio del borgo di Burgdorf nel Canton Berna). Oppure ancora tramite dei servizi centralizzati appositamente studiati per le aree urbane, su modello olandese. Grandi benefici sull’impatto atmosferico della consegna delle merci possono garantirlo i veicoli efficienti, soprattutto se inclusi in una strategia globale di gestione attenta all’ambiente. Lo dimostra la presentazione alla conferenza del Comune di Parma, dove si utilizzano furgoncini a metano ed è in vigore un accesso restrittivo per gli altri veicoli. Camion elettrici sono invece impiegati con successo dalla Feldschlösschen, contribuendo all’ottenimento della certificazione ISO 14001 (ge-

® Nelle passate edizioni ci si è sempre focalizzati sullo spostamento delle persone, trattando l’argomento da varie angolazioni: dal turismo al percorso casascuola. Quest’anno invece l’attenzione si dirige sulla distribuzione delle merci. Il soggetto potrebbe trarre in inganno, portando a pensare che riguarda solo gli operatori del settore. In realtà, al contrario, ognuno di noi ne è toccato, sia come utente della strada (che deve condividere lo spazio con i mezzi preposti), sia come consumatore: chi riuscirebbe a vivere senza alcuno scambio commerciale? ® Ciò non toglie che, come d’altronde per le automobili, ci siano degli aspetti negativi: l’inquinamento atmosferico e l’ingombro dei mezzi pesanti nei centri urbani. È quindi necessario conciliare pregi e di-

Organizzata dal Centro di competenze per la mobilità sostenibile – infovel, adatta ad operatori del settore, ma anche a tutti gli interessati Partecipazione gratuita ma iscrizione anticipata obbligatoria entro il 30 aprile 2011

stione ambientale) dell’azienda. Infine v’è la TNT con il concetto di City Logistic: tramite l’ottimizzazione del flusso di distribuzione e l’uso di veicoli efficienti ha l’obiettivo di ridurre del 40% le proprie emissioni di CO2 entro il 2020. ® Si tratta quindi di un appuntamento ricco di spunti interessanti ed utili sia per gli operatori del settore e gli amministratori pubblici, ma anche per tutte le persone sensibili al tema. La conferenza viene affiancata quest’anno da un’esposizione di veicoli efficienti per la distribuzione delle merci nel piazzale dell’Hotel Coronado di Mendrisio (aperta tutto il pomeriggio gratuitamente e senza necessità d’iscrizione). Per partecipare alla conferenza invece, benché gratuita, è obbligatorio iscriversi anticipatamente. L’appuntamento è patrocinato dal Canton Ticino, dall’Associazione Autotrasportatori ASTAG e dal Sindacato del Personale dei Trasporti SEV, e può contare sul sostegno di SvizzeraEnergia, AIM, AET e della città di Mendrisio. Come negli anni scorsi, inoltre, le emissioni di CO2 generate da Mendrisio MobiliTI saranno compensate tramite l’Associazione myclimate. Anna Rota-Biadici infovel


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14 RALLYE LUGANO – MONTE-CARLO

5° Rallye di Monte-Carlo ad Comas bissa la vittoria Beltrami e Merzari terzi assoluti Ottimi i ticinesi Classifica complessiva di tutti i partecipanti ticinesi 3° Max Beltrami Vanni Merzari 14° Maurizio Maccanelli Alan Molteni 21° Michele Nasi Cesare Lotti 24° Claudio Ballinari Alan Ballinari 40° Benjamin Albertalli Francesco Grego 53° Franchino Ferrini Massimo Pedrazzini 64° Simone Visalli Siro Bortolin 66° Giancarlo Giamboni Luigi Albisetti 68° Franco Benagli Graziano Chiodero 70° Fabrizio Gasparini Raffaele Zoppi 71° Lorenzo Quirici Mauro Cassina 72° Roberto Wagenbauer Laura Zanin 73° Lorenzo Valentini Alex Bernasconi 74° Giancarlo De Micheli Adriano Meoli

eco della π Albertalli e Gr

® Bissando il successo dell’edizione precedente Erik Comas, al volante di una Tesla, si è imposto nel quinto Rallye di Monte-Carlo ad energie alternative. Max Beltrami, coadiuvato da Vanni Merzari, ha invece ottenuto un magnifico terzo posto nella classifica di regolarità e pure un brillante terzo nella generale (risultante della combinazione con i consumi). ® «Si poteva ambire a qualcosa di più», ha commentato Beltrami. «Nella quarta speciale abbiamo perso una trentina di secondi a causa di un raduno di motociclisti che ostruiva la carreggiata e che ha impedito ad alcuni equipaggi di tenere la corretta andatura imposta». Ottima prestazione, in generale, per i 14 equipaggi ticinesi al via da Lugano: ben cinque tra i primi trenta classificati, schierati da ACSTI, Dicastero Sport Città di Lugano, AIL e Ticinonline (compagine, quest’ultima, che con Benjiamin Albertalli e il copilota Francesco Greco ha conquistato il primo posto nella prova spettacolo di slalom svoltasi nel principato). ® Il Rallye di Monte-Carlo ad energie alternative segue in buona parte il tracciato del mitico Rallye di Monte-Carlo, che quest’anno celebra il suo centenario. ® La prova 2011 si è particolarmente contraddistinta per le insidie disseminate sul percorso: strade tortuose

e una tappa di montagna sulle altezze vertiginose del Col du Corobin. La manifestazione, lunga circa mille chilometri su strade normalmente aperte al traffico, ha messo a dura prova una varietà impressionante di veicoli alimentati con carburanti alternativi, tra cui le auto ibride di Honda e Toyota (messe gentilmente a disposizione dai garages Emil Frey, Robbiani e Parsifal). Da non dimenticare le bifuel, come la Saab, e le auto elettriche Tesla, Nissan Leaf (auto dell’anno 2011), Citröen C0 (in prima mondiale) e Smart ForTwo Electric 2011. ® L’Automobile Club Monaco e il Console del Principato Gianandrea Rimoldi, la Città di Lugano, rappresentata da Sandro Rovelli (Direttore del Dicastero Sport), Carletto Abate e Gian Marco Balemi (Presidente e Direttore ACS Ticino), nonché i signori Gobbi e Pagani di AIL hanno organizzato con entusiasmo questo evento con partenza avvenuta il primo aprile da Piazza della Riforma. ® Si sottolinea inoltre il grande fair play con il quale i «team nostrani» hanno ottenuto dei risultati che lasciano decisamente ben sperare in vista dell’anno prossimo. Servizio fotografico Massimo Pedrazzini Graziano Chiodero

Ticinonline. π Sandro Rovelli, direttore del Dicastero Sport, con gli equipaggi schierati della Città di Lugano.


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RALLYE LUGANO – MONTE-CARLO 15

lo ad energie alternative

drazzini. ni e Massimo Pe π Franchino Ferri

e Vanni Merzari. π Max Beltrami

e Cesare Lotti. π Michele Nasi

i. ari e Alan Ballinar π Claudio Ballin

π Franco Benagli

ero. e Graziano Chiod


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AUTOMOBILI D’EPOCA 17

DKW F91 La fuoriclasse dell’epoca LA STORIA La DKW è stata una fabbrica tedesca di automobili e motocicli fondata nel 1916 a Chemnitz, in Sassonia, dall’ingegnere danese Jorgen Skafte Rasmussen. La edificò per produrre automobili spinte da propulsori a vapore (da qui l’acronimo Dampf-KraftWagen). L’idea ebbe però scarso successo. Rasmussen non si arrese e, nel 1919, progettò un piccolo motore a due tempi, che decisamente si rivelò avere maggior fortuna. Si chiamava Des Knaben Wunsch (Desiderio del bambino). Adattato per l’uso sulle due ruote, divenne Das Kleine Wunder (La piccola meraviglia); la sua affermazione fu tale da spingere DKW ad assemblare motociclette integralmente. All’inizio degli anni Trenta ne era la casa produttrice più grande al mondo (56mila moto nel 1929, quattro volte quelle generate dall’intera industria italiana di settore). Accanto ad un disegno meccanico tanto pregevole giunsero anche i risultati nelle competizioni (celebri le 250 e 350 dotate di compressore; la quarto di litro vinse il Tourist Trophy 1938 con Ewald Kluge).

® Nel 1928, rilevando il marchio Audi, la DKW iniziò la costruzione di automobili, sempre provviste di un motore a due tempi. Dal 1931 adottarono pure la trazione anteriore (tra i primi esempi al mondo). Nel 1932 la società si fuse con Horch e Wanderer, formando il gruppo Auto Union (da qui lo stilema dei quattro cerchi interconnessi). Dopo la seconda guerra mondiale la DKW si ricostituì a Düsseldorf poiché gli stabilimenti sassoni erano stati nazionalizzati dalla Repubblica Democratica Tedesca. I pezzi rimasti nella Germania Est vennero però riutilizzati per le IFA, meccanicamente più avanguardistiche, ma datate a livello di carrozzeria. ® La produzione riprese prima nel ramo motociclistico, con la «RT 125», motoleggera di stampo utilitario (1949). Poco dopo fu il turno della divisione automobilistica, con il modello «F89» bicilindrico, sostituito successivamente dall’«F91» a tre cilindri. ® Tra le vetture DKW più interessanti dell’epoca è d’obbligo citare la «Monza», sportiva costruita in serie limitata e deri-

vata dal modello che aveva stabilito diversi record di velocità sul circuito brianzolo. La «Munga», un fuoristrada concepito per l’esercito tedesco e la «1000 SP», disponibile sia coupé che spider (caratteristica la sua linea «americaneggiante»). ® Nel 1957 il gruppo Auto Union e le sue filiali (compresa la DKW) vennero acquisite dalla Mercedes Benz. È di questo periodo una tra le serie più riuscite (in vendita dal 1959): la Junior/F12 (pure soprannominata «auto con le palpebre» a

√ Jorgen Skafte Rasmussen (1878-1964).


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18 AUTOMOBILI D’EPOCA

π La vettura venne abbandonata nei pressi del Tiglion; all’interno 30 centimetri di sabbia portat dall’alluvione. Il restauro: un duro lavoro.

causa dell’originale forma dei fari anteriori). Fu in assoluto la DKW più popolare e venduta, anche in Italia; per la sua produzione venne anche utilizzata una fabbrica in Irlanda, fino al 1964, l’unica al di fuori dei confini germanici. Era equipaggiata con un piccolo motore due tempi a tre cilindri da 741 cc (39CV SAE a 4’300 giri/min.). La sua velocità massima era di 115 km/h. ® Nel 1964 il gruppo Auto Union fu rilevato dalla Volkswagen, ma il sogno DKW si protrasse fino al 1965. L’ultimo modello, l’«F102», rappresentò la base per la rinascita del marchio Audi, con la cosiddetta «serie F103».

La nostra vettura ® (DKW tipo F91 del 1954). Come spesso accade, quando il tempo ci restituisce pregiati pezzi di una meccanica verace, pionieristica, concreta, la storia s’intreccia con le vicende umane di chi ne ha posseduto i segreti. Ed è allora che queste vetture prendono vita, come se sulla loro carrozzeria si dipingessero le immagini di quegli uomini, delle spicciole trattative di compra-vendita, di affari conclusi attraverso la rudezza dei termini sul sagrato di una chiesa. ® È Valentino Belotti che, con orgoglio, ci parla della sua DKW, la sua prima grande sfida nel restauro. ® L’automobile fu acquistata presso la concessionaria di Leopoldo Selna (detto Poldo) ad Arbedo-Castione. Era il 1954. Trascorse i suoi anni più felici in Ticino, fino a quando venne ritirata dalla circolazione a metà degli anni Settanta. Fu ancora il Poldo a prenderla in custodia. Lui, nel frat-

tempo, aveva smesso la sua attività di vendita e riparazione, traslocando a Verscio per fondare una nuova ditta dedita al trasporto d’inerti (il primo a fornire le benne da collocare sui cantieri). Depositò la vettura, ancora funzionante e provvista di alcuni pezzi di ricambio, in un magazzino nelle campagne, dov’è l’albero simbolo del Comune pedemontano, il Tiglion. Fu in gran parte sommersa durante l’alluvione del 1978, di cui i locarnesi possiedono ancora l’incancellabile memoria. Il Poldo la trascinò fuori dal caseggiato e la lasciò lì, quasi fosse una scultura decadente, accasciata per anni contro l’albero secolare. Un giorno il buon uomo si recò nell’officina del padre di Valentino per sistemare la sua fidata Opel Kadett C: «Incontrandomi e conoscendo la passione che nutrivo verso le auto d’epoca, mi disse di possedere una DKW di cui voleva disfarsi. Il prezzo fu fissato a 1’500 fran-


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AUTOMOBILI D’EPOCA 19

π Magnifici i dettagli della nostra DKW. Strumentazione ben posizionata nel cruscotto. Il motore due tempi canta come se fosse un 2’500cc.

chi. Non un centesimo di meno, aggiunse, perché naturalmente su di essa era piombato l’interesse del famigerato «züchin» di turno. Andai ad ispezionare la vettura, che con stupore si rivelò essere un ammasso di ruggine. V’erano buchi dappertutto, uno pure sul fondo, da cui si poteva sbirciare il terreno sottostante. Aprendo le portiere scoprii che all’interno v’erano ancora trenta centimetri di sabbia, portati fin lì dalle acque dell’alluvione». Valentino, deluso, mandò il padre (che conosceva bene il Poldo) a trattare sul prezzo. «Era una domenica mattina e s’era andati a messa. Sul sagrato papà bloccò l’amico e riuscì a fargli deglutire la somma di 150 franchi dicendo: Fam mia besctemmia, ciapa i soldi che a sem föra da gesa». ® Fu così che i Belotti si recarono di gran carriera a rimorchiare la DKW. Il padre non fu soddisfatto ed apostrofò il figlio, «ma io mi vedevo già a bordo della vettura finita, splendente nella sua livrea, percorrere le strade del Pedemonte». Iniziò il restauro, ma non fu opera facile: «Potevo lavorare al massimo tre quarti d’ora all’interno dell’abitacolo, tant’era l’odore di muffa. Compii diverse trasferte nel Canton Soletta, a Laupersdorf. Vi avevo trovato un anziano meccanico che aveva ritirato un importante stock di pezzi di ricambio. Anche qui nacquero proverbiali discussioni sui prezzi di vendita, data l’avarizia del proprietario». Passò un anno e mezzo prima che la DKW ritrovasse il suo antico splendore. «Il Poldo, quando la vide, ne rimase impressionato». ® La F91 da allora ha partecipato a diverse manifestazioni, tra cui il grande raduno del 1998 organizzato ai bordi del Lago di Costanza. V’erano più di mille veicoli del marchio Auto Union. Prova su strada ® Osservando la vettura, anche se concepita ad uso popolare, spicca una primordiale ricerca dell’aerodinamica, con un parabrezza «bombato a V» e la carrozzeria filante sul posteriore, caratterizzata da un lunotto panoramico in tre pezzi (molto utile nelle manovre). Aprendo le porte (in stile «contro vento») si sale agilmente a bordo. I sedili anteriori si rivelano d’estrema comodità, contrariamente a quelli sul retro che propongono

uno spazio troppo esiguo per le gambe. Semplice, ma ben posizionata, la strumentazione inserita nello spartano cruscotto. ® Girando la chiave d’accensione, e spingendo un bottoncino, il motore a tre cilindri miscela s’avvia senza esitazioni. A regime minimo si avvertono forti vibrazioni, ma poi, si nota immediatamente la buona guidabilità. Possiede infatti un ottimo cambio a quattro marce al volante, con innesti precisi e diretti. La frizione è dolce, anche se la vettura risulta nervosa a causa della trazione anteriore. Magnifico l’inserimento in curva ed infatti, all’epoca, la DKW era molto nota anche nel mondo delle corse (i motori elaborati arrivavano fino a 100 CV). Pur essendo solamente un 900 cc il motore produce un rombo intenso, come fosse un 2’500. Essendo un due tempi ha la medesima tonalità di una moto, che invita a spingere sull’acceleratore. Raggiunge i 120 chilometri orari. Unica nota dolente, le caratteristiche tecniche del propulsore non consentono di beneficiare del freno motore, per cui i freni a tamburo (pur ben proporzionati) vengono sollecitati di continuo. Inoltre, la DKW quando decelera tende a strattonare. È per questo motivo che pos-

SCHEDA TECNICA Modello DKW tipo F91del 1954 Motore Due tempi a tre cilindri in linea Alesaggio 71 millimetri Corsa 76 millimetri Cilindrata 896 ccm Potenza 40CV Carburatore Solex 40 JCB Velocità massima 115-120 Km/h Cambio quattro marce al volante Freni quattro a tamburo

π Tre cilindri che valgono sei.

siede una leva per mettere il cambio in folle. ® «Quando la guidi ti sembra di tornare agli albori, con quel suono tipico dei due tempi e quel profumo di miscela al due e mezzo percento (che ti devi preparare perché l’auto è sprovvista di miscelatore). Pur essendo una vettura popolare possedeva già tutti i confort: una Sonderklasse, con tanto di autoradio e altoparlante centrale. Il Poldo diceva sempre con orgoglio: quel motore è l’unico che tiene 100mila chilometri». A cura di Valentino Belotti ed Elias Bertini Foto Massimo Pedrazzini e Valentino Belotti


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EVENTI 21

Esposizione al Centro Coop di Tenero

Auto d’epoca

® I veicoli non solo sono dei vettori di trasporto. A volte si rivelano protagonisti nella nostra quotidianità, inseparabili compagni di mille avventure. Basti pensare che tra i primi disegni d’infanzia v’è sempre una bozza di un’automobile; un mezzo di locomozione capace di risvegliare indescrivibili emozioni e intense passioni. ® Questa è una delle ragioni per cui anche nel 2011 il Centro commerciale di Tenero ha messo a disposizione le sue «piazze interne» al Top Club Ticino (gruppo che annovera 170 membri accomunati dall’interesse verso le «Storiche») per un’esposizione costituita da particolarissime vetture. Dal 24 marzo (alla serata inaugurale hanno partecipato 240 persone) al 16 aprile, questi gioielli, sublime sintesi del nostro passato tecnologico, hanno potuto essere ammirati su splendidi scenari, costruiti appositamente per

tra fumetto e realtà

l’occasione. ® L’accurata contestualizzazione dei mezzi di locomozione, la capacità e la dedizione dei promotori di aggiungere amorevoli dettagli, hanno avvicinato e conquistato il pubblico, creando una mostra unica nel suo genere. Infatti, le automobili sono state affiancate all’arte fumettistica, di cui spesso hanno rappresentato il fulcro concettuale per delineare la caratterizzazione del personaggio. Le «belle signore» sono state riprese e disegnate al fianco di famosi protagonisti del fumetto. Sospinti dalla fantasia, i visitatori hanno potuto idealmente partire in sella ad una moto «Douglas» del 1926, oppure essere catapultati nel famoso fumetto di Tintin, con una splendida «Ford T» del 1919. Che dire poi della «Ferrari 500» del 1952, veicolo originale e campione del mondo di Formula 1 nel 1952/53 con Alberto Ascari, poi ripreso nelle avventure di Michel Vaillant. ® Per gli amanti del giallo, lo scenario costruito utilizzando la

«Jaguar E-Type» del 1961, compagna inseparabile del personaggio criminale Diabolik, non ha sicuramente lasciato indifferenti. ® Numerosi e importanti sono stati i partner dell’evento; da ACS al bellissimo e autorevole Museo dei trasporti di Lucerna, dall’assicurazione «Zurich» alla Flapsoft computer. A contorno dell’illustre appuntamento è stato pure indetto un concorso. Tra i premi anche alcune sedute relative ai corsi anti-sbandamento offerte da ACS e un buono viaggio proposto da Zurich. ® La direzione del Centro Coop di Tenero ha inoltre tenuto a ringraziare il Top Club Ticino, un circolo esclusivo, molto prospero nel divulgare la storicità delle automobili al vasto pubblico, promuovendone i valori indissolubilmente correlati alla vicende umane e allo sviluppo delle civiltà. Per maggiori informazioni: web.ticino.com/topclub Foto Massimo Pedrazzini


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VIAGGI 23

Il castello Seeburg Storia di una villa del Sud ® Non c’è che da viaggiare per separarsi dalla ciclicità degli eventi; ed è solamente percorrendo le vie del mondo che in noi matura la curiosità verso l’infinita grazia della terra, pulviscolo d’universo che in un tempo lontano ci è stato permesso di colonizzare. ® Non è necessario percorrere migliaia di chilometri per conoscere luoghi sublimi: basta inforcare l’autovettura ed iniziare a scoprire la piccola Nazione in cui è radicata la nostra società. La Svizzera, magnificamente forgiata dal divenire geologico al centro del Continente europeo, propone panorami mozzafiato; noi, figli di una terra ticinese tra le più belle, lo sappiamo bene. ® In collaborazione con la nostra Agenzia Viaggi abbiamo scelto per voi il Comune di Iseltwald, paesello bernese sul lago di Brienz (abitato da poco più di 400 persone su una superficie di 21 chilometri quadrati). Tra tutti gli edifici tipici della cultura architettonica del luogo spicca per maestosità il castello Seeburg. La costruzione ® All’inizio del Novecento in quel luogo sorgeva l’Hotel Belvedere, struttura che fu acquistata da un commerciante bernese di nome Gottfried Siegrist. Il nuovo proprietario fece letteralmente smontare l’albergo per riedificarlo nella parte alta del paese. Al suo posto, sulla magnifica penisola bagnata dalle acque del lago di Brienz, volle realizzare una villa che riconducesse ai fasti architettonici del meridione. Alcuni abitanti lo aiu-

tarono a porne le basi, costituite da immense pietre quadrangolari e, in seguito, ad innalzarne le mura. S’iniziò nel 1907, data che ancora oggi troneggia sul cancello in ferro battuto posto a recinzione del parco. Aneddoti ® Seeburg pian piano si delineava nell’opulenza della sue facciate, amalgama perfetta di magnifici balconi ornati da balaustre, decorazioni murali, finestre ad arco (al piano terra), sei colonne egizie a guardia dell’entrata. Giunti però al secondo piano, l’architetto incaricato di dirigere i lavori morì improvvisamente. La vedova fece completare parzialmente l’edificio, ma poi, per oltre vent’anni, venne abbandonato, divenendo il paradiso di alcune specie animali. In questo stato, e circondato da un parco ormai fatiscente, fu comprato dall’Evangelischer Diakonieverband Ländli, che si occupò finalmente della realizzazione degli interni. Era il 1927. Assieme al castello Seeburg, l’associazione acquistò anche una piccola isola chiamata «Schneckeinsel» (Isola lumaca) che ben presto divenne meta paradisiaca d’escursione per i proprietari e i molti visitatori. L’occupazione degli spazi ® Dopo il 1927 la villa fu destinata a casa di riposo. Vi si insediarono pure alcune allieve della scuola di economia domestica (che dopo una decina d’anni si trasferirono all’ex Hotel Belvedere, anch’esso comprato dalla Diakonieverband Ländli). Fu così che nelle

aule abbandonate debuttò un collegio di lingue e commercio. Data la ristrettezza delle superfici, si procedette ad alcuni lavori di ampliamento, per un’attività che durò fino al 1971, anno in cui tornò la scuola di economia domestica. Circa 40 allieve, provenienti dalla Svizzera tedesca, dalla Romandia e dall’estero frequentavano annualmente i corsi proposti. Nel 1986, a causa della mancanza di personale, l’istituto educativo venne definitivamente chiuso. Tempi recenti ® Nel settembre del 1987, dopo alcuni mesi dedicati alle opere di risanamento, iniziò l’attività del «Centro Seeburg»; ciò che era stato il sogno di Gottfried Siegrist si tramutò nel fulcro di un’intensa laboriosità congressuale e scolastica. Nel corso degli anni vi si inserì pure un reparto di terapie per persone affette da disturbi di natura psichica. Ancora oggi queste funzioni vengono mantenute e il Seeburg è diventato un vero e proprio centro di riabilitazione (Beruflich-Soziale Rehabilitation, BRS). I pazienti che abitano la struttura vengono accompagnati e sostenuti durante il periodo di soggiorno e lavorano nel contesto di un laboratorio protetto. I prodotti vengono venduti a Interlaken, dove l’amministrazione del Seeburg gestisce un negozio chiamato «ETCetera», un centro e un Brockenhaus. A cura di Elias Bertini


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Effetti personali in auto, sono assicurati? «Siebnen - Wangen/SZ. Mercoledì e giovedì, 9 e 10 febbraio 2011, sono stati forzati a Siebnen e Wangen un totale di cinque veicoli. Sono state rubate apparecchiature elettriche del valore di diverse centinaia di franchi, causando un danno materiale di qualche migliaio di franchi. Polizia cantonale SZ/MC». Rapporti di polizia di questo genere si leggono spesso. Tutti sperano di non incappare mai in certe situazioni. Ma se succede ci si domanda subito: come sono assicurati autoradio, dispositivo di navigazione, computer portatile o borsa contro il furto all’interno del veicolo?

Non conviene lasciare in macchina il computer portatile o la borsa. In caso di furto, il completo rimborso del valore dipende anche dall’assicurazione.

In caso di furto il fastidio è doppio. Non solo vengono a mancare gli oggetti personali. Di solito va ad aggiungersi anche il danno al veicolo, come ad esempio il finestrino rotto. La riparazione del veicolo è pagata dall’assicurazione casco anche se non è stato rubato niente. L’assicurazione di norma aiuta anche a trovare un garage adeguato e organizza, se necessario, una vettura sostitutiva. L’assicurazione casco oltre ai danni al veicolo paga anche gli accessori rubati. La radio incorporata e il seggiolino per bambini fanno parte del veicolo e in caso di furto sono rimborsati dall’assicurazione casco.

Non tutto è assicurato Portatile, dispositivo mobile di navigazione e borsa sono proprietà personali, e in quanto tali non sono coperti dall’assicurazione casco. Qui entra invece in gioco l’assicurazione mobilia domestica, a condizione che anche il furto semplice fuori casa rientri nell’assicurazione. Questa integrazione va appositamente scelta. Essa rimborsa proprietà rubate anche al di fuori delle mura domestiche. Inoltre, sono previste condizioni speciali per contanti, carte di credito, abbonamenti e simili, che a seconda della polizza possono non essere rimborsati affatto o solo fino a un determinato importo. L’auto non è una camera blindata Conviene dunque non lasciare alcun oggetto di valore in auto, soprattutto se in bella vista nell’abitacolo. Anche se l’auto rimane in sosta soltanto per poco, gli oggetti di valore vanno tolti oppure riposti nel bagagliaio, altrimenti l’assicurazione può ridurre le proprie prestazioni per colpa grave. Per evitare il rischio di furto è meglio «svuotare» l’auto prima che lo faccia qualcun altro! Autore: Rolando Marroni Responsabile regione di mercato Sud

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• Oltre il confine e gli altri racconti di G. Mottis, narrativa, Fr. 20.– • Annegare è il nostro destino di F. Glauser, narrativa, Fr. 20.– Edizioni Casagrande SA (www.edizionicasagrande.com)

• Enrico l’egiziano di M. Werner, narrativa, Fr. 20.– e potere. Il ceto dirigente di Lugano e Mendrisio tra il 600 e il 700 • diFamiglie M. Schnyder, storia, Fr. 72.– • Il commissario Hunkeler e l’amuleto di H. Schneider, narrativa, Fr. 25.– • La mia cucina con le piante selvatiche di M. Bissegger, cucina, Fr. 49.90 Gabriele Capelli editore (www.directions.ch)

• Il casalingo. Una giornata del maschio moderno di O. Matti, narrativa, Fr. 18.– bianco nero. Un viaggio tra le montagne e la storia del Caucaso • diNero, M. Casella, narrativa, Fr. 28.– • Il ponte della luna di F. Caminada, narrativa, Fr. 28.– Centro Didattico Cantonale (www.scuoladecs.ti.ch)

• Poeti dialettali del Canton Ticino e della Lombardia di G. A. Quadri, poesia, Fr. 20.– Salvioni Edizioni (www.salvioni.ch) di persona nel Ticino. Tradizione e innovazione alla fine del • 2°I nomi millennio di V. Carmine, storia, Fr. 23.– • Le terme di Acquarossa di B. Grata, F. Panzera, G. Foletti, storia, Fr 45.–

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di G. Volonterio, narrativa, Fr. 25.– • Sottoterra-sopra • La fedeltà delle stagioni di C. Origoni, narrativa, Fr. 25.– Società Editori della Svizzera Italiana (SESI) www.editori-sesi.ch

Sul sito si trovano pure gli elenchi completi delle pubblicazioni ticinesi del 2011


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Rivista del club ACS auto & lifestyle