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Call4RoBOt – Cara Domani – Roa Andy Warhol e Christie’s – Stubnitz Bertil Vallien Fuoriclasse

#9 SETTEMBRE - OTTOBRE 2012


Proprietario e direttore responsabile: Vicedirettore: Responsabile di redazione: Responsabili di sezione: Responsabili rapporti esterni: Hanno collaborato a questo numero: Si ringraziano inoltre: Illustrazioni: Graphic Editor:

Paola Pluchino Andrea M. Campo Giuditta Naselli Vincenzo B. Conti, Pasquale Fameli, Gabriella Mancuso, Elisa Daniela Montanari, C.S., Elena Scalia Margaux Buyck, Valeria Taurisano Claudia Balzani, Martina Bollini, Maria Livia Brunelli, Alessandro Cochetti, Ada Distefano, Federica Fiumelli, Riccardo Giacconi, Marcella Loconte, Michela Malisardi, Federica Melis, Federica Patti, Marco Scotti Luca Cerizza, Eleonora Danco, Fabio Monni, Alessandro Perini Chiara Ferrara (Alba Kia) e Agata Matteucci Damiano Friscira

Registrato presso la Cancelleria del Tribunale di Bologna Num. R.G. 261/2012, al N. 8228 in data 03/02/2012.

Con il Patrocinio:

In copertina: Emmanuele Panzarini - Arata Isozaki - Kyoto Concert Hall Fotografia, Digitale, Alluminio, 145 x 110 x 0.5 cm, 2011 L’opera fa parte del progetto fotografico Visions From The Future


INDICE 5

Editoriale La disattenzione dell’uomo pubblico e le armi del pesce di Paola Pluchino

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C’era, cent’anni fa, Antonioni di Giuditta Naselli

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I Racconti di Fedra Paideia: dialogo decadente per pianoforte e archi di Andrea M. Campo

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Let Me(et) Know(ledge) Pamphlet alla Lermontov di Martina Bollini

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Grandi Mostre Ernesto Esposito e l’abitudine all’arte la Redazione

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Peanut Gallery Il mondo poetico di Eleonora Danco di Elena Scalia

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Urban Addicted La settimana della moda di Milano si veste di arte e cultura di Ada Distefano

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Heart Bauhaus Le anime di vetro di Bertil Vallien di Andrea M. Campo

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Sound Forward Berlin calling la Redazione Stubnitz, la nave che muove cultura di Federica Melis

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OPEN CALL di Gabriella Mancuso

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Sound Forward Special Call4RoBOt 05: nuove interazioni tra arte e tecnologia la Redazione

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In Conversation With La musica visuale di Alessandro Perini e Fabio Monni di Paola Pluchino

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Young District Efesto il Fuoriclasse di Zeus la Redazione

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Buy It The Warhol Foundation: Tout doit disparaître ! di Margaux Buyck

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(p)Ars Construens Blogger e aste per la rinascita di Maria Livia Brunelli

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Punctum Il tempo s’incontra di Federica Fiumelli IMMAGIN[aria]: breve storia del mio adattamento all’orrore fotografico del quotidiano di Claudia Balzani

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Macadam Museum Roa di Marco Scotti

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Il Proiettore di Oloferne Occupy Frank Capra! di Giuditta Naselli

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E-Bomb Le carré vert di Riccardo Giacconi e C. S.

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Bookanear

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Baloon Il cavaliere oscuro di Miller e Nolan. Problemi di ritmo di Alessandro Cochetti

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Routes di Gabriella Mancuso

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L’Immanente e il Trascendente La dittatura del bere comune di Vincenzo B. Conti

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Alba Kia, Ora che la miniera siamo noi (Premio della critica Artexpo 2012)

Chiara Ferrara, in arte Alba Kia, è nata a Iglesias nel 1986, attualmente vive e studia a Roma. Laureata in Pittura, diplomata in curatore d'arte è stata tra gli ideatori di Wonder Art, progetto espositivo patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Fondazione Italia Giappone e in collaborazione con l'Università degli Studi di Roma La Sapienza.

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Un tempo si lamentava il fatto che l’accesso al sapere era riservato ad una stretta cerchia di intellettuali, che detenevano il potere economico e così anche quello culturale. Ricchi e pregiati pamphlet giravano nei salotti borghesi, a deliziare decantandoli le liete ore dei giovani in doppiopetto e scarpe di vitello ingrassato. Le loro opere, di maestri che a noi oggi passano come risoluti incisori della storia del Novecento, scorrevano silenziose per le vie dei centri cittadini, ricolme di popolani indifferenti ai vezzi retorici, al giogo che il virtuosismo spesso impone all’anima. Oggi è lecito notare come la tecnologia abbia mutato la veste del sapere smaterializzando l’oggetto e parimenti mantenendo intatto il suo valore conoscitivo. Nell’esempio banale e quotidiano, sarà duopo constatare come chi abbia un collegamento ad internet possa permettersi di consultare l’enciclopedia, sedersi alla prima del Teatro La Fenice di Venezia (pur con un gap temporale esistente, anche se il discorso intorno all’indifferenza del tempo di questa civiltà è ben altra storia) o semplicemente ricercare fatti, opinioni e segreti scollegati, dissetando una propria e per questo personalissima curiosità. Ciò detto quello che oggi s’impone alla democrazia allargata del sapere è tutt’altro ordine di problemi, molto più volatile e delicato interrogativo. Il ruolo dell’operatore culturale richiede oggi un’abilità nuova, una selezione stringente e risoluta dei contenuti, mantenendo intatta l’espressione comprensibile. D’altra parte impone per necessità la creazione di una rete valida ed elastica i cui nodi coinvolti agiscano coerentemente nella definizione della sfera culturale, traducendo l’esperienza in sapere. Mai come in quest’epoca si ritiene necessario stabilire una rete di connessioni tale da compensare l’impossibilità reale e tangibile del non poter creare, nella solitudine e nel movimento del singolo un qualunque tipo d’azione, sia essa concreta o ascrivibile semplicemente all’universo del pensiero. Un uomo verrà giudicato quindi non per il suo valore culturale (studi fatti, sistema culturale di riferimento interessi precipui) ma per la sua capacità di porsi come trasmettitore, come canale e non come utente della sua realtà. Questi criteri decisionali costringono l’individuo ad intessere il maggior numero di relazioni possibili, inducendo questa piccola animula a vagare nel vasto e insondato terreno degli scambi. Ciò che colpisce all’oggi di fronte ad una persona qualunque non è tanto l’esuberanza della sua intelligenza e la finezza del suo ragionamento, portato aventi con piglio cavalleresco, quanto la sua abilità nel trasformarsi in un essere tentacolare. Questa realtà porta ad una difficilissima emersione dal fondo di quegli abissi, da quel mare magnum in cui quella stessa bramosia di conoscenza ha condotto l’uomo, trasformandolo in un essere vorace e mai sazio, degno erede di quel Saturno-Kronos che mangiò i suoi figli. Il sapere dell’oggi, così come la sua lingua, più alta espressione dell’ingegno rischia di naufragare nell’immediato. Sedotti dall’affascinante gioco di un sistema (come era il web alla sua nascita) creato a fini bellici, l’uomo ne ha copiato le mosse, rendendo egli stesso una macchina incastrata in una rete. Nella generazione in cui il massimo della trasparenza coincide con il massimo dell’opacità chi opera nei settori culturali dovrebbe attendere al fine di conservare la conoscenza, risollevando così il Paese da questo clima di diffidenza e d’indifferenza intellettuale in cui è precipitato, proprio come nel passato (prima che qualcuno stacchi la corrente). Paola Pluchino

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EDITORIALE

La disattenzione dell’uomo pubblico e le armi del pesce


C’era, cent’anni fa, Antonioni di Giuditta Naselli

Giorgio Gaslini – La Notte

La carriera cinematografica di Michelangelo Antonioni, che decolla nel 1950 col film Cronaca di un amore, è caratterizzata da un’indagine sul visibile che si distingue per unicità nel panorama del cinema italiano, attraversando, contemporaneamente, diverse forme artistiche, dalla letteratura alla storia dell’arte. La ricerca formale del regista raggiunge il suo apogeo con L’avventura (1960), film in cui l’autore adottando un espediente narrativo insolito per la sua audacia manda nel pallone non solo la critica del tempo ma anche quella odierna. Che fine ha fatto il personaggio, interpretato da Lea Massari, che all’inizio del film sembra svolgere il ruolo della protagonista ma che, dopo poco, scompare per tutto l’arco del film? L’avventura è il film che rappresenta il testamento stilistico del regista, in quanto vengono messi in scena quelli che saranno i temi fondamentali del suo cinema: l’impossibilità della comunicazione tra uomo e donna, il grado di sottosviluppo culturale dell’Italia negli anni del boom economico, l’immagine della donna bisognosa di emancipazione e l’aridità del mondo interiore borghese preso a modello di quella disumanità prodotta dall’industrializzazione della società. Antonioni, più dei registi del suo tempo, subisce l’influsso della letteratura europea che viene ampliamente citata nei suoi film (come I sonnambuli di Hermann Broch nel film Il grido, 1957) e soprattutto di quella letteratura che descrive la fine di un’epoca. Dal punto di vista estetico, inoltre, il suo cinema risente degli influssi dell’arte contemporanea, in particolar modo di quella astratta e informale. Ma la poetica del regista non è circoscritta al periodo degli anni Sessanta tant’è che fino al 1982, l’anno di realizzazione di Identificazione di una donna, Antonioni propone tematiche di una straordinaria modernità, come quando nella sequenza in cui Thomas Millian, che interpreta il protagonista del film sopracitato, alla ricerca dell’immagine di una donna, si trova immerso nella nebbia e non comprende le parole dei passanti, raffigurando così lo sguardo di una società in cui domina la disgregazione sociale e una visione iper-soggettiva della realtà. Ricordare Antonioni a cent’anni dalla sua nascita significa non solo celebrare il lavoro di un artista che ha contribuito fortemente alla crescita culturale del nostro paese ma anche interrogarsi sulla condizione umana. Forse quando il suo cinema era all’apice della sua manifestazione poteva sembrare un cinema elitario ed inintelligibile ma con uno sguardo retrospettivo ci accorgiamo che egli ci ha suggerito, come accade in Professione Reporter (1975), quelle cose importanti dell’esistenza di cui tutt’ora non ci accorgiamo.

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Portrait of Michelangelo Antonioni

Ricordare Antonioni a cent’anni dalla sua nascita significa non solo celebrare il lavoro di un artista che ha contribuito fortemente alla crescita culturale del nostro paese ma anche interrogarsi sulla condizione umana.


I RACCONTI DI FEDRA Paideia: dialogo decadente per pianoforte e archi di Andrea M. Campo

Bud Powell - Time Waits

(Mariolino) “Papà cos’ è la carta d’identità?” (Papà sorridendo) “È un documento dove scrivere chi siamo” (Mariolino) “Quindi se perdo la carta d’identità non sono più nessuno?” (Papà ridendo) “No, Mariolino. Anche senza la carta d’identità sarai sempre Mariolino, ma con la carta d’identità potranno saperlo anche gli altri” (Mariolino) “Allora perché devo portarla in tasca io! Sono gli altri che hanno bisogno della mia carta d’identità per sapere chi sono” (Papà ridendo ancora) “No, perché se la porti con te, puoi sempre dimostrare chi sei” (Mariolino) “E perché gli altri dovrebbero essere interessati se sono realmente quello sulla carta d’identità oppure no! Io so che sono Mariolino, ma se dico agli altri di non essere Mariolino, gli altri non possono scoprire che mento perché la mia carta d’identità è nella mia tasca!” (Papà serio e accondiscendente) “Se tu dirai la verità, loro sapranno chi sei realmente! E tu sei Mariolino! Non vuoi che loro sappiano chi sei?” (Mariolino) “Ma papà se dico che mi chiamo Francesco e loro mi chiamano sempre Francesco, non sapranno mai che in realtà sono un altro, ma non importa, tanto per loro sarei sempre Francesco, quello che conoscono, e Mariolino è un’altra persona, che non conoscono!” (Papà serio) “E tu saresti felice sapendo che gli altri pensano che tu sei un altro e non Mariolino? La carta d’identità ti servirà quando qualcuno non crede che tu sia Mariolino!” (Mariolino) “Ho capito!… ma come hai fatto tu a scoprire che io sono Mariolino? Ti hanno dato la mia carta d’identità? E chi l’aveva prima di te? E a lui chi l’ha data?” (Papà stanco) “Io e la mamma quando tu eri piccolo abbiamo deciso che fossi Mariolino e poi lo abbiamo fatto scrivere sulla carta d’identità…” (Mariolino) “Allora io non sono Mariolino! Tu non sai chi sono! Sei come quelli che mi chiamano Francesco, però tu mi chiami Mariolino!” (Papà nervoso) “Ma no, Mariolino. I genitori danno il nome ai figli: io l’ho fatto per te, i nonni lo hanno fatto per me, i genitori dei nonni lo hanno fatto per loro, e così via. E lo stesso vale per la mamma!” (Mariolino) “Allora la carta d’identità dovrebbero tenerla i genitori per i figli!” (Papà nervoso e stanco) “Ho detto di no! Lo decidono i genitori ma lo fanno per i figli” (Mariolino) “Cioè i genitori decidono che i figli sono delle persone che non sono in realtà e lo fanno per loro…?” (Papà molto nervoso molto molto stanco) “Tu sei Mariolino, punto e basta! Va così per tutti! I genitori scelgono per i figli e nessuno mai si è lamentato!” (Mariolino) “Ma papà, io voglio sapere chi sono, non voglio che lo dica tu, e non mi importa se tutti gli altri fanno così! Io voglio sapere se sono Mariolino, o Francesco o Giovanni…”. Lo schiaffo… Il libero pensatore e la sua curiosità a volte devono cedere davanti l’autorità: la curiosità di Mariolino si interruppe su una mano aperta e callosa, privata del dovuto ruolo di ultima risorsa del precettore illuminato. Le lacrime scesero lungo il viso del bimbo per tutta la notte, e per tutta la notte il padre rimase a guardare la mano colpevole. Ovunque la girasse pareva non essere sua. Non sembrava la stessa mano che quarant’anni prima, stringendosi in un pugno, aveva contestato un’autorità priva di coscienza che soffocava la sua emancipazione. La stessa autorità che cieca si opponeva alla sua libertà d’identità, quando l’identità cominciava a perdersi tra le maglie dell’umano bisogno di appartenenza e di omologazione. La stessa autorità di cui, adesso, con quel gesto, era diventato parte.

Nortse, Father's violin COURTESY OF ROSSI & ROSSI

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LET ME(ET) KNOW(LEDGE) Pamphlet alla Lermontov

(Cercando di non fare di tutta l’erba un fascio) di Martina Bollini

Franco Battiato – La Torre

Non è necessario partire dal taglio di bilancio dell’ulti- pur essendo ammanicati con le alte sfere (ovviamenma ora per constatare l’assoluto disinteresse di questo te le eccezioni ci sono, basti pensare alle campagne su Governo, così come di quelli precedenti, nei confronti stampa di Tomaso Montanari). del mondo dell’arte. I Beni Culturali sono stati sistematicamente ignorati da tutte le campagne elettorali Eppure di figure di mediazione la società ha un dispedegli ultimi decenni, secondo la più rigorosa par con- rato bisogno, oggi più che mai. Il loro ruolo andrebbe dicio. Sembra vengano considerati come un’inutile ap- istituzionalizzato nei musei (che così non avrebbero pendice che ci si è ritrovati per le mani. È una visione più scuse per sfruttare tirocinanti e volontari) come ottusa e controproducente. E purtroppo molto diffusa. nel campo dei media. Naturalmente queste figure I Beni Culturali sono l’Italia, ne raccontano la sto- devono essere altamente formate (e queste figure ci ria. Ma si sa, questo Paese tende ad sono! Un esercito di laureati sarebCompito del critico avere la memoria corta, la sua storia be pronto ad impugnare le armi), l’ha spesso dimenticata, scegliendo perché il pericolo del pressapochid’arte è fare opera così di privarsi di una forza potensmo è sempre dietro l’angolo. Basti di mediazione, tissima. Quello che l’Italia potrebbe pensare a cosa succede sulla stampa fare del proprio patrimonio cultu- orientando gli interessi italiana quando, per esempio, venrale è scritto in centinaia di libri, è gono ritrovati dei presunti disegni di talmente tanto che nemmeno ci sta, e le scelte del pubblico Caravaggio, la rock star più amata in quei libri. Ma… lascio ai lettori la libertà di trarre le dell’arte: si scrivono un sacco di stupidaggini. Perché conclusioni che ritengono più giuste. Ce ne sono trop- chi scrive, in molti casi, non conosce l’argomento di pe. cui tratta. Nondimeno, è utile precisare che queste constatazioni non devono leggersi come il solito “piove, governo ladro”. La tentazione di attaccare la classe dirigente, i vertici del Ministero è grandissima e largamente giustificata. La politica ha molte responsabilità nei confronti del tracollo del mondo della cultura, colpe che hanno avuto ricadute pesantissime sul modo in cui l’arte - contemporanea e non - viene recepita. Tuttavia queste constatazioni non dispensano chi fa parte di questo mondo a condurre una riflessione sul proprio ruolo di operatore culturale. Se l’arte è lontana dalla gente è perché spesso, chi potrebbe, non fa nulla per attrarla nel proprio mondo. Mi riferisco in particolare a quella compagine di storici e critici d’arte trincerata dietro le mura delle biblioteche, che lavora solo per se stessa e allo stesso tempo contro se stessa. Compito del critico d’arte è fare opera di mediazione, orientando gli interessi e le scelte del pubblico (lo dice la Treccani, non lo dico io). A questo compito, però, molti critici sembrano aver abdicato. Gli stessi che poi pontificano sulla mediocrità dell’uomo medio preda del consumismo più sfrenato1, sulla bassezza del suo profilo culturale eroso dal gretto cicalare televisivo. Ma che poi a conti fatti non fanno nulla per cambiare le cose ivi compreso, nella stessa mentalità che li conserva, la possibilità di reclamare maggiore spazio, Barry Cawston, Abandoned library in Napoli

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Se le cose vengono spiegate poi si capiscono (di solito). Se poi si spiegano bene magari si riesce anche a distinguere quando un’informazione è corretta o meno, se è sostenuta da solide basi oppure no. Si tratta davvero di concetti spicci. In altri Paesi pare li abbiano capiti da un pezzo, e senza difficoltà. Un critico d’arte può fare tv senza che i suoi esimi colleghi lo ritengano “sputtanato”2. La televisione pubblica manda in onda, in prima serata, documentari sulla storia dell’arte, condotti da giovani studiosi3. In Italia, invece, la divulgazione è spesso trattata dagli addetti ai lavori con sommarietà, se non con qualche sfumatura di disprezzo. Ma la divulgazione, così come la ricerca, devono essere l’obiettivo primario di chi fa Cultura. Un grandissimo intellettuale come Federico Zeri l’aveva capito e parlava d’arte alla gente. E il suo valore di studioso non si è sminuito, nonostante sia stato osteggiato dai poteri accademici per tutta la vita. È facile parlare ai propri simili. Parlare a chi è diverso è invece difficilissimo, costituisce una sfida ardua. Chi si occupa di cultura è chiamato quindi ad una doppia sfida: contro se stessi e la tendenza ad arroccarsi in torri d’avorio e contro il sistema che ostacola la diffusione della conoscenza. Chi riesce a vincere queste sfide, a mio parere, va considerato un vero e proprio eroe dei nostri tempi. Portrait of Federico Zeri COURTESY LA REPUBBLICA WEBSITE

Cfr. Pier Paolo Pasolini - La Ricotta, 1963 (L’uomo medio) http://www.youtube.com/watch?v=G6AvqCUyhOo Cfr. Il documentario della BBC The Power of Art condotto da Simon Schama http://www.bbc.co.uk/arts/powerofart/ 3 Cfr. A History of Art in Three Colours: http://www.bbc.co.uk/programmes/b01l9mf8. 1 2

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GRANDI MOSTRE Ernesto Esposito e l’abitudine all’arte

Il collezionismo privato incontra la tendenza pubblica la Redazione

Florence and the Machine - Cosmic Love

Il Mambo rilancia la sfida all’economia (anche culturale) presentando la collezione di uno dei più importanti designer di calzature d’alta moda che questo secolo ha regalato. Si badi bene, non dell’artista Ernesto Esposito, pur espressa in quarant’anni di collaborazioni con importanti maison del calibro di Sergio Rossi, Marc Jacobs (con cui collabora per quasi dieci anni) Chloé, Sonia Rykiel e Louis Vuitton ma della sua passione per il collezionismo d’arte - che lo ha portato, parallelamente e con la mano sinistra - a creare un nucleo di opere contemporanee particolareggiato e vitalistico, che il Mambo propone grazie anche all’intervento dell’ORA s.r.l.. CARA DOMANI opere dalla collezione Ernesto Esposito presenterà 77 opere e 67 artisti, aprendo i battenti il 29 settembre per rimanere aperta fino al 2 dicembre. A curare il catalogo-rotocalco (pubblicato da Corraini Edizioni) l’intervento primo di Gianfranco Maraniello, direttore del Museo, insieme a una lunga intervista della curatrice Caroline Corbetta al collezionista e agli interventi di alcune personalità che hanno incontrato e si sono accostati al cammino di questo collezionista partenopeo. La selezione operata richiama la raccolta permanente dello spazio museale e con questo crea una sorta di dialogo in cui lo spettatore può cogliere somiglianze nello spirito che mosse il privato e il pubblico all’indomani degli anni settanta e fino ad oggi (Matthew Barney, Joseph Beyus, Michelangelo Pistoletto solo solo alcune delle affinità espositive presenti). Gli artisti in mostra, il cui elenco appare per gli appassionati una caccia al tesoro avaf (assume vivid astro focus), CharRashid Johnson, Trown by Chnua Achebe, 2005, les Avery, Matthew 120 x 75 x 75 cm, scultura, legno dipinto COURTESY OF MAMBO

Barney, Joseph Beuys, Tom Burr, Jota Castro, Peter Coffin, Dan Colen, Martin Creed, Alberto Di Fabio, Natalie Djurberg, Luke Fowler / Kosten Koper, Claire Fontaine, Luca Francesconi, Cyprien Gaillard, Andreas Gursky, Barry McGee, Untitled (12 elements), 2004, 120 x 130 cm, pittura su pannello John Henderson, DaCOURTESY OF MAMBO mien Hirst, Haavard Homstvedt, Rashid Johnson, Alex Katz, Terence Koh, Joseph Kosuth, Yayoi Kusama, Marck Lackey, Phillip Lai, Jim Lambie, Annika Larsson, Fabian Marti, Jason Martin, Robert Mapplethorpe, Barry McGee, Ryan McGinley, Birgit Megerle, Jonathan Monk, Seb Patane, Marco Perego, Manfred Pernice, Jack Pierson, Michelangelo Pistoletto, Richard Prince, Rob Pruitt, Mel Ramos, Robert Rauschenberg, Dan Rees, Ugo Rondinone, Thomas Ruff, Eduardo Sarabia, Steven Shearer, Markus Schinwald, Agathe Snow, Dash Snow, Martin Soto Climent, Ruby Sterling, Hank Willis Thomas, Keith Tyson, Cy Twombly, Vedovamazzei, Eulalia Valldosera, Francesco Vezzoli, Tris Vonna-Michell, Kelley Walker, Andy Warhol, Gillian Wearing, Jordan Wolfson, Aaron Young permetterà ad un pubblico”profano”di affrontare come un gioco i molti movimenti dell’arte succedutisi negli ultimi decenni. Viceversa all’occhio allenato dello storico dell’arte non passerà inosservata la tendenza all’eclettismo, al Dan Colen, Shitface, 2007, 264 x 94 cm, olio consumo e possesso e gomma su tela, intelaiata sui telai di Joe istintivo e viscerale Bradley, 4 parti COURTESY OF MAMBO

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Cy Twombly, Ides of March, 1962, 173 x 199 cm, olio e matita su tela COURTESY OF MAMBO

Jack Pierson, Cara domani, 1995, 150 x 100 cm, plastica, metallo e lettere in bachelite COURTESY OF MAMBO

che sempre caratterizzò Esposito, il cui modo di collezionare si faceva simile alla spasmodica conquista di una perfezione trascendente l’opera, un’illuminazione totale del mondo arte. A dare il titolo alla mostra CARA DOMANI è Esposito stesso, per mezzo di un opera da lui acquistata e in allestimento negli spazi del Mambo: Cara Domani è infatti il nome dell’opera di Jack Pierson del 1995 in cui l’artista americano mette insieme le due parole che racconta di avere sentito pronunciare più spesso durante un suo soggiorno nel capoluogo campano. Una forte impronta regionale e contestativa che si rivela in alcuni pezzi in mostra come l’assemblaggio in ferro di Robert Rauschenberg Albino Spring Glut (Napolitan) (ricavato dalla spazzatura della città) o Vesuvius di Andy Warhol (una delle diciotto raffigurazioni pittoriche del vulcano eseguite nel 1985) rivelando il carisma focoso e ancestrale mai perduto e presente nel gusto stilistico e nella scelta delle opere. CARA DOMANI opere dalla collezione Ernesto Esposito a cura di Caroline Corbetta MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 29 settembre – 2 dicembre 2012

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PEANUT GALLERY Il mondo poetico di Eleonora Danco di Elena Scalia

Johann Sebastian Bach - Passione secondo S. Matteo

Per la sezione drammaturgia femminile questo mese hanno pensato bene di farmi esporre i quadri convinabbiamo intervistato Eleonora Danco autrice, regista cendomi che quello sarebbe stato il mio destino. Presto e attrice. I suoi spettacoli vengono rappresentati nei però ho smesso perché evidentemente non era il mio circuiti dei maggiori teatri nazionali, tra i vari titoli ri- percorso, infatti già a dodici anni volevo fare l’attrice e cordiamo: “Ragazze al muro “, “Nessuno Ci Guarda “, l’ho capito dopo aver visto un film con Anna Magnani “Bocconi Amari “, “Me vojo sarva’ “, “Ero Purissima “, “Roma Città Aperta “di Rossellini. Ho fatto di tutto per “Sabbia “, “Scroscio “, “La Giornata Infinita “, “Intratte- studiare recitazione: mi bocciarono alla maturità e di lì nimento Violento “, “Senza titolo 3 “. Nel 2009 è stato a poco andai a vivere a Roma dove sono stata presa alla pubblicato per Minimumfax “Ero Purissima “raccolta Scuola di Proietti. Ho trascorso due anni molto belli e di una parte dei suoi testi per il teatro. Nel 2012, il formativi; ho fatto lezione con Ingrid Thulin, Rossella monologo: “Donna numero 4 “, scritto su commissio- Falk, Ugo Gregoretti, Nanni Loy, Leda Lojodice, Alvaro ne della Triennale di Milano e di EXPO 2015, è stato Piccardi ed anche con Proietti che è un bravissimo ininserito nel volume “Storie di cibo- Racconti di vita “e segnante. Una volta uscita dalla scuola ho cominciato debutterà in aprile 2013 presso il Teatro Vascello di a fare l’attrice e ricordo con molta emozione la sostiRoma. I suoi testi sono ispirati a temi come la fami- tuzione che feci in uno spettacolo di Vittorio Gassman glia del nuovo millennio e la vita della periferia roma- che metteva in scena “Affabulazione “di Pasolini, tra na con i suoi abitanti. Ciò che rende uniche molte di l’altro io non avevo mai visto un suo spettacolo e all’iniqueste opere è l’uso dello slang romano, che “forte “, zio Gassman mi inibiva molto, ma per fortuna è andaautentico e spesso violento, caratterizza la semplici- to tutto bene. Alla fine di quella esperienza ho capito tà, l’immediatezza e la poesia dei però che non mi piaceva la vita di Il mio intento però non è “compagnia “: mi intristivano le personaggi. La Danco inoltre ha ideato e dirige seminari di teatro guerre interne e le rivalità. mai quello di esplicare per la Regione Lazio e la Provinconcetti, dare una morale Quindi hai smesso di fare tecia di Roma e come attrice ha lavorato tra gli altri con: Nanni Moatro? o un messaggio, posso retti, Michele Placido, Renato De Sì ho smesso per due anni e duMaria, Ettore Scola, Marco Bel- essere solo molto coerente rante questo periodo sono andalocchio, Gabriele Muccino, Alesta a vivere a Roma a San Lorenrispetto a quello che sto sandro di Robbilant, Pupi Avati, zo e lì, passeggiando nei vicoli e creando Gigi Proietti, Vittorio Gassman e ascoltando parlare le persone, ho Serena Dandini. imparato il romano. In questi anni ho scoperto anche di avere un mondo interiore fortissimo che sentivo Come è iniziata la di dovere in qualche modo esprimere e allora scrissi tua carriera di don- il mio primo testo in slang romano “Ragazze al muro na di teatro? “(spero possa essere pubblicato presto). Lo misi in La mia carriera è scena proprio a san Lorenzo e per interpretarlo chiafrutto di vari processi mai una ragazzina che non aveva mai fatto l’attrice e non è stata immedia- che parlava solo romano, un romano non stereotipato, ta, nasco inizialmen- vero, autentico. Non sapevo che avrei scritto un testo te come pittrice. Fin in dialetto perché venivo da Terracina e solo dopo ho da piccola disegnavo capito, leggendo anche le esperienze di Fellini e Pamolto, per lo più don- solini, che provenendo da un altro mondo avevo colto ne, (con la rapito- delle sfumature che probabilmente uno del posto non graph di mio padre avrebbe mai notato. In realtà io sono nata a Roma; ci che è architetto) ed ho vissuto fino all’età di sei anni, poi mio padre che avevo un mio stile era di Terracina ha voluto trasferirsi lì, ma io non lo molto particolare. I ricordo. Rammento solo che venivo a Roma a trovare miei genitori, avendo mia nonna e la famiglia di mia madre. L’avvicinamento notato il mio talento, “seduttivo “con Roma è avvenuto in modo folgorante Portrait of Eleonora Danco

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Portrait of Eleonora Danco

però solo quando sono andata a vivere a San Lorenzo (ero giovanissima nei primi anni Novanta). Infatti in quel periodo il quartiere era ancora senza locali, gli abitanti erano circoscritti, era come un paese, pericoloso e poetico, popolare e sboccato, con la schiettezza, grezza e unica, dei romani. Era un linguaggio, un suono che è entrato nella mia testa in modo autonomo; in fondo poi le cose si creano vivendo e per un artista quello che conta è quello che esce, per farlo deve “assorbire “, anche a sua insaputa. Ho deciso di usare il romano perché va “al sodo “, ha una sua “arroganza poetica “, è essenziale, mi permette una grande libertà e la possibilità di giocare con le parole.

Expò 2015, con al centro il tema dell’Esposizione universale di Milano: “Nutrire il pianeta-Energie per la vita “. 1998: Il suo primo testo, diretto, interpretato e autoprodotto: “RAGAZZE AL MURO “. Un’ipotetica fermata d’autobus,in una sperduta strada di periferia. Due ragazze, Maria e Sonia, in attesa del tram. Dai ritmi comici.. 1999: “NESSUNO CI GUARDA “, scritto, diretto, interpretato: Ispirato alla pittura di Jackson Pollock. Una donna si sveglia dopo un incubo, deve andare a lavorare. Non riesce ad uscire di casa, oscilla tra la vita reale e quella del ricordo, l’infanzia. 1999-2000:Scrive su commissione del Teatro Stabile di Parma, l’atto unico a cinque personaggi, “BOCCONI AMARI “sul tema della. Messo in scena al Teatro Due di Parma, per la regia di Gigi Dall’aglio. Trasmesso da Rai Sat, nella rassegna di nuova drammaturgia contemporanea. 2003:Scrive,dirige, interpreta “ERO PURISSIMA “testo a 4 personaggi. Su commissione del Teatro Stabile di Napoli, all’interno della rassegna “Petrolio “di Pier

Forse anche perché il romano è un dialetto che attraverso modi di dire e metafore permette di lavorare molto con le immagini? Sì infatti questo è importante perché io mi sono sempre considerata una spettatrice “di coccio “cioè “lenta “: bastano tre parole in più o tre movimenti in più, pesanti o che sono di troppo, di abbellimento che io già mi sono distratta. Allora l’unico riferimento a cui devo sempre rispondere sono io stessa; quando lavoro mi pongo sempre come se fossi io lo spettatore, uno spettatore “somaro “, incapace e quindi per far capire devo arrivare al sodo, l’immagine deve arrivare in poco, in modo essenziale, comprensibile. Il mio intento però non è mai quello di esplicare concetti, dare una morale o un messaggio, posso essere solo molto coerente rispetto a quello che sto creando. E questo forse è già un messaggio. Si il messaggio diciamo che è la coerenza della mia scelta, assumermi la responsabilità rispetto all’opera cercando di sporcarmi le mani fino in fondo. Poi se decido un tema, una storia, un punto di partenza,  allora lo porto fino in fondo e lotto   fino allo stremo delle forze, fino a che non lo realizzo. To Be Continued... Still dallo spettacolo Sabbia (nell’interpretazione di Martina Lanini)

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Paolo Pasolini, diretta da Mario Martone. Nel 2007 il Teatro di Roma, ne ha prodotto un nuovo allestimento, andato in scena per quattro settimane al Teatro India. Maggio-giugno (07). 2004-5:Piccolo Jovinelli di Roma, “ME VOJO SARVÀ “, prodotto da Ettore Scola. Nella seconda parte: NESSUNO CI GUARDA. 2007 SABBIA: Scritto su Commissione del Garofano Verde, sul tema di chi reprime la propria sessualità. Debutta al teatro Palladium di Roma terza Università 2007 Sabbia si avvale d’invertiste audio. 2007 “LA GIORNATA INFINITA. Ovvero trattatello poetico senza speranza “ Debutto al Piccolo Eliseo. Racconti e poesie scritte diretti ed interpretati. Editorialista settimanale per il quotidiano Il Messaggero dal 2006-2007 2003 al 2004, per la rivista di Letteratura Contemporanea “Accattone “. 2010 per “Reset “. 2007-2008 Docente di Scrittura Poetica al centro studi di drammaturgia, diretto da Rodolfo di Giammarco. 2009: Debutta al Teatro Ambra Jovinelli di Roma con: “SCROSCIO “ atto unico, scritto diretto ed interpretato: una donna vive in un’enorme barattolo di crema per il corpo, non riesce ad uscirne. Invischiata nella crema come nei rapporti umani. 2011 “SQUARTIERATI “, testo scritto e interpretato su commissione del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio, giugno (2011). Ispirato ai luoghi romani narrati da Elsa Morante nei suoi romanzi. Il testo è stato interpretato, nella serata conclusiva del Festival, dedicata ad Elsa Morante. Rappresentato inoltre al Museo Macro di Roma, settembre 2011, all’interno della rassegna, “Short Theater”. 2012 aprile: Debutto al Piccolo Eliseo di “INTRATTENIMENTO VIOLENTO “Prodotto da Michele Placido. Con Valentina Lodovini, Lunetta Savino, Eleonora Danco Intrattenimento Violento era stato presentato nel 2010 in forma di studio ai Giardini della Filarmonica Romana, (con Francesca Reggiani, Eugenia Costantini, Elisa Pavolini, Eleonora Danco) 31 Luglio 2012 Giardini della Filarmonica Romana, debutta con l’assolo, scritto diretto ed interpretato SENZA TITOLO 3. Agosto 2012 Per produzione MAGNA GRECIA FESTIVAL (direttore artistico Giorgio Albertazzi) dirige dal 19 al 23 agosto, lo spettacolo “Nove parti del desiderio “di Eather Raffo. Con Manuela Lo Sicco, Evita Ciri, Vanda Morello, Eleonora Danco. Nella prossima stagione teatrale 2012-13 sarà rappresentato: “Bocconi Amari- Semifreddo “Testo a 5 personaggi. Produzione e cast in via di definizione. Debutterà in aprile 2013 al Teatro Vascello “DONNA NUMERO 4 “Scritto su commissione di Triennale di

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Milano ed Expò 2015. Ha ideato e dirige seminari di teatro, per la Regione Lazio, Provincia di Roma. Tra i quali: 2006: “Cento Campanili “seminario per anziani e adolescenti. 2008 “Partire da se stessi per arrivare a tanti “, “Energia come Disciplina “Seminario per ragazzi Liceo Galileo Galilei.2010-11 “Interpretazione come stato inconscio “. Teatro Argot Regione Lazio “Alzati e Cammina “seminario sul testo di “Amleto “e “Arroganza Poetica “. Seminario di Drammaturgia. Come attrice ha lavorato tra gli altri con: Nanni Moretti, Michele Placido, Renato De Maria, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Gabriele Muccino, Alessandro di Robbilant, Pupi Avati, Gigi Proietti, Vittorio Gassman, Serena Dandini.

Still dallo spettacolo Sabbia (nell’interpretazione di Martina Lanini)


URBAN ADDICTED La settimana della moda di Milano si veste di arte e cultura

Il “Milano Moda Donna P/E 2013” tra sfilate ed eventi con”Il Manifesto”di Michelangelo Pistoletto e la mostra su Pablo Picasso di Ada Distefano

È settembre e Milano, dopo la pausa estiva, riparte con l’evento più atteso per il mondo della moda e la Camera della Moda Italiana, il “Milano Moda Donna” con le collezioni Primavera/Estate 2013. Il presidente del CNMI, Mario Boselli e Stefano Boeri (Assessore alla cultura, moda e design del Comune di Milano) Portrait of Diana Vreeland hanno presentato a Palazzo Marino l’edizione di “Milano Moda Donna Primavera/Estate 2013” che dal 19 al 25 settembre 2012 ha invaso il centro della città meneghina con una serie di eventi che vedranno interagire moda, design, arte e cultura. Le cifre. La Camera della Moda Italiana ha presentato per questa edizione di” Milano Moda Donna” un fitto e interessante calendario composto da 71 sfilate per 68 marchi, di cui 6 doppie sfilate, una sfilata collettiva con 4 collezioni, 21 marchi che sfilano nelle Sale Sfilate Milano Fashion Hub, 44 marchi che sfilano in esterno, 6 sfilate doppie, 53 presentazioni e 12 presentazioni su appuntamento per un totale di 132 collezioni. La fashion week milanese ha aperto il 19 settembre con la sfilata di Gucci e, tra un susseguirsi di sfilate ed eventi, giungendo a chiusura il 25 settembre con il N.U.DE.,New Upcoming Designer, la sfilata collettiva riservata a quattro stilisti emergenti selezionati dalla CNMI. I luoghi. Da diversi anni ormai la settimana della moda ha conquistato il centro della città con allestimenti in alcuni dei luoghi più affascinanti e significativi di Milano come il Castello Sforzesco, Palazzo Giureconsulti, Palazzo Clerici, il Circolo Filologico di via Clerici. Questa edizione di Milano Moda Donna si arricchisce ora di un’altra prestigiosa location, il famoso Palazzo della Ragione, in Piazza dei Mercati, che ospiterà alcune tra le più prestigiose sfilate in calendario nell’ampio e storico salone del primo piano, una volta sede degli archivi notarili, ornato da affreschi raffiguranti lo stemma della città di Milano e gli stemmi dei magistrati dell’al-

Kate Tunstall - Suddnely I See

Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso. Manifesto della sostenibilità per la moda italiana COURTESY CAMERA DELLA MODA ITALIANA

lora Ducato di Milano. Ma a Milano Moda Donna si respira sempre più l’interazione della moda con il mondo della cultura e dell’arte grazie ad una serie di importanti eventi e collaborazioni. Il primo giorno di Milano Moda Donna ha visto l’inaugurazione della mostra Gli anni ’90 nelle copertine della riviste di moda e società all’interno del Fashion Hub di Palazzo Giureconsulti dal 19 al 25 settembre 2012. Il Terzo Paradiso. Sempre il primo giorno, alle 20:00 in Piazza Duomo, Michelangelo Pistoletto ha presentato Il Terzo Paradiso per il Manifesto della sostenibilità della moda italiana. Un flash mob con trenta modelle e modelli che hanno sfilato con i capi più rappresentativi di alcune tra le principali case di moda italiana, e con il suo culmine nella performance artistica composta da mille studenti delle scuole di moda e di design che, con indosso maglie colorate, ricreeranno il simbolo del “Terzo Paradiso”, opera di Michelangelo Pistoletto, presentata nel 2005 alla Biennale di Venezia, che rappresenta il nuovo equilibrio, la fusione tra il primo paradiso, costituito dalla natura, ed il secondo paradiso, costituito dall’artificio. L’opera di Pistoletto è stata scelta Shooting sfilata Moda Donna COURTESY CAMERA DELLA MODA ITALIANA

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per rappresentare città sino al 6 gennaio 2013. un ideale incontro Un’esclusiva serata“Arte e Moda” in cui la prestigiotra l’arte e l’ambien- sa Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale ha vestito te con la prospet- l’evening cocktail per la presentazione della mostra su tiva di organizza- Pablo Picasso riservata ad alcuni prestigiosi e seleziore tutto il sistema nati ospiti internazionali. moda in maniera La mostra. Oltre 200 le opere di Pablo Picasso che eco-sostenibile. popoleranno, per l’occasione, le sale di Palazzo Reale, Il Manifesto della come La Celestina, Ritratto di Olga, Due donne che sostenibilità per corrono sulla spiaggia, La supplicante, molte delle Pablo Picasso, Donne che corrono sulla spiaggia, la moda italiana, quali escono per la prima volta dal Museo Nazionale 1922 presentato durante Picasso di Parigi. La mostra curata da Anna Baldassari, la conferenza stam- insigne e riconosciuta studiosa di Pablo Picasso nonpa di Milano Moda Donna P/E 2013 da Anna Zegna, ché curatrice del Museo Nazionale Picasso di Parigi, vicepresidente Camera Moda e presidente della com- ripercorre cronologicamente la produzione dell’artista missioni Ecologia e Ambiente, costituisce un progetto nelle sue fasi quali il periodo blu, il periodo rosa, il peche vede coinvolti 150 partecipanti della CNMI e 1500 riodo proto-cubista, il periodo del Cubismo sintetico e aziende del settore tessile e dell’abbigliamento della quello del Cubismo classico, il periodo del surrealismo, moda italiana e si sviluppa in dieci punti che costitui- il periodo dell’influenza dei maestri rinascimentali sino scono i principi per la sostenibilità dei fattori ambien- alle ultime opere. tali e sociali nella moda cui ciascuna evento unico per la grande imL’opera di Pistoletto è Un impresa del settore potrà ispirarsi portanza della mostra e per il forte per il proprio lavoro: la scelta delle connubio che si è così voluto creare stata scelta per materie prime, i processi produttivi, rafforzare tra il mondo dell’arte e rappresentare un ideale edella la distribuzione, la comunicazione, il moda, in una cornice esclusiva sostegno del territorio e del Made in come le sale di Palazzo Reale. incontro tra l’arte e Italy e la trasparenza. Il sipario sugli eventi della settimana l’ambiente con la Diana Vreeland. Giovedì 20, presso della moda milanese è calato, infine, il cinema Apollo, ecco la proiezione il 25 settembre al Castello Sforzesco prospettiva di del film Diana Vreeland: l’imperacon la sfilata dedicata ai designer organizzare tutto il trice della moda, un documentario, emergenti, il N.U.DE., e, successivaprodotto lo scorso anno in America, mente, con la sfilata Charity Bambini sistema moda in sulla donna icona di stile, carismaKids for Children in Crimaniera eco-sostenibile “Fashion tica e più influente nel mondo della sis ONLUS”. moda del XX secolo. Direttrice di Harper’s Bazaar e Un calendario ricco di prestigiosi eventi quello allestiVogue America e consulente tecnico del Metropoli- to dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dal Cotan Museum of Art di New York per il settore moda, mune di Milano per questa edizione di “Milano Moda Diana Vreeland, o semplicemente “DV”, fu inserita nel Donna Primavera /Estate 2013”. Una settimana della 1965 nella Hall of Fame nella “Lista internazionale moda che vede abiti e accessori del prèt-à –porter sfidella donne meglio vesti- lare nei luoghi storici della città, mentre si mescola e fa te”. da cornice a prestigiose Pablo Picasso. Vener- mostre e a performandì 21 Milano ha fatto ce artistiche uniche ed da cornice a un grande esclusive volte a celeevento serale, organiz- brare il raffinato legazato dalla Camera della me tra la moda, l’arte Moda Milano in collabo- e la cultura ma con un razione con il Comune occhio rivolto al sociale di Milano, a Palazzo Re- e alla sostenibilità della ale per la presentazione moda. della prestigiosa mostra “Pablo Picasso.Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi” che sarà presente nella Portrait of Michelangelo Pistoletto Pablo Picasso, La Supplicante, 1937

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HEART BAUHAUS Le anime di vetro di Bertil Vallien di Andrea M. Campo

Pëtr Il’ic Cajkovskij - Season – June (barcarolle)

Un breve percorso tra idoli blu invita l’ignaro visitatore al ballo della memoria; il sé rivelato dondola tra i sogni e le paure, i ricordi e le speranze, e si veste del sacro di antichi rituali: Bertil Vallien, maestro svedese del vetro è ospite nella città del genius muranese presso Palazzo Franchetti (fino al 25 novembre Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti di Venezia) con una personale dal titolo Nine Rooms, ideata e curata da Adriano Berengo e Börge Kamras, con il contributo di Francesca Giubilei. Il percorso espositivo si apre con un rito iniziatico attraverso un corridoio di maschere di impronta africana, maschere minime che già rivelano l’intento dell’artista; il corpo rigido e ingannevole della materia adamantina si schiude sull’anima, predisponendosi all’analisi dell’io, all’osservazione dell’intelletto, dei suoi processi. Le passioni, il profondo conscio, il rapporto tra uomo e natura, tra uomo e storia, tra uomo e uomo è bozzolo magmatico denso che accende e muta l’impassibilità del cristallo: nelle sessanta opere, realizzate da Vallien presso gli studi svedesi di Kosta Boda, il vetro non è semplice contenitore, non è ambra stillata che cristallizza l’impronta uterina dell’evento, ma è parte stessa del percorso emotivo che conduce alla riscoperta del vero e del taciuto. La mostra, costola della 13a Biennale di Architettura di Venezia, è divisa in nove sezioni in una sorta di racconto atonale che si snoda attraverso passaggi stagni: da una fittizia nascita alle sorde celebrazioni, dalla sacralità dell’atmosfera dello sposalizio al ripudio per l’altro, i lavori si inseriscono perfettamente negli ambienti di Palazzo Franchetti costruendo un nucleo denso e una narrazione priva di orpelli stilistici: fortemente iconiche le piccole bare con cui si conclude il percorso espositivo, degno compimento del viaggio intrapreso dalle sagome blu che riprendono le forma della gondola. Bertil Vallien ha anche il merito di aver inventato una particolare tecnica di lavorazione del vetro a stampo, che utilizzerà nella prossima produzione di alcune opere presso le fornaci Berengo Studio di Murano: un incontro con la cultura veneziana nel tentativo di sperimentare la manualità, le tecniche e i colori della tradizione vetraria muranese attraverso l’estro creativo e le peculiarità della tradizione danese.

Bertil Vallien, Janus I, 2009 photo Jonas Lindström COURTESY OF THE ARTIST

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Bertil Vallien, Watcher, 2004-2006 photo Anders Qwarnström COURTESY OF THE ARTIST

Bertil Vallien, Precious cargo, 2012 photo Goran Ortegren COURTESY OF THE ARTIST


SOUND FORWARD Berlin calling

La linea ab origine di Stefano Trevisi e Paolo Cavinato la Redazione

Peter, Bjorn & John - Young Folks

Si è inaugurata l’11 settembre presso gli spazi della Galerie Mario Mazzoli la mostra Souvenir de Voyage dedicata al connubio dei due giovani artisti mantovani che per l’occasione vestono il nome Spazio Visivo. Alla base dell’opera di Paolo Cavinato, come già successo per mostre precedenti (tra le altre quella alla galleria The Flat di Milano) l’esplorazione dello spazio attraverso l’uso di corde, asticelle, proiezioni su carta con interventi che ricordano molto da vicino le imprese elastiche di Gianni Colombo. D’altra parte, nell’opera di Stefano Trevisi, è il mondo dell’immaginario sonoro che viene indagato, nell’interpretazione sempre più attuale che l’ambiente fa della musica, reinterpretando quest’ultima come materia pittorica, strumento che si presta alla dimensione acustica. Dall’ibridazione e sintesi, processo di commistione assemblato per l’occasione (anche se già la Galerie ha ospitato in passato la stessa formazione) scaturisce l’operazione complessa in cui i molti rimandi di Cavinato (alla prospettiva e ai punti di fuga sempre più arditi), si legano alle interpretazioni musicali di Trevisi, dove al gioco del rincorrersi delle note si somma la forma cubica in un’ottica polivalente. Da René Magritte, cui la mostra prende il titolo, gli artisti s’ ispirano, discendendo dall’impenetrabile onirico verso un viaggio che conduce all’oggettualità quotidiana, al puro presentare il vero. Tuttavia, ad una più attenta lettura, le opere di Spazio Visivo intendono reagire di fronte all’occhio di uno spettatore sempre più passivo, sempre più portato all’elusione dell’interpretazione in favore di un assenso incondizionato. Nella volontà degli artisti l’intento voyeristico del fruitore che sbircia dentro le scatole costruite si scopre essere il fine ultimo dell’opera portata a risvegliare la meraviglia del quotidiano, viaggio a partire dal quale “l’artista esplora e combina a piacere costituendo d’altro canto la cornice di ogni cosa, il contenitore a partire dal quale si determina ogni forma di conoscenza1“. Galleria Mario Mazzoli (Berlino) Souvenir de Voyage Fino al 17 novembre

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Paolo Cavinato/Stefano Trevisi Spazio Visivo, Landscape, 2011 COURTESY GALERIE MARIO MAZZOLI

Cfr. Michel Draguet, in Beltramo Ceppi Zevi C., Draguet M, Magritte. Il mistero della natura, Giunti, 2008 1


Stubnitz, la nave che muove cultura di Federica Melis

Metallica - Whiskey in the Jar

Era il 1964 quando a Stralsund Volkswert, uno dei quatro cantieri navali della Repubblica Democratica Tedesca, venne costruita la Stubnitz, una nave di 80 m concepita per la pesca e lavorazione del pesce nel Mar Baltico. Nel 1991, in seguito alla caduta del comunismo tedesco, una cooperativa di lungimiranti artisti e ingegneri di Francoforte, Vienna e Berna sotto la leadership dell’artista sonoro svizzero Urs Blaser – alias Blo- dopo due anni di raccolta fondi acquistarono il vecchio peschereccio appartenuto alla DDR con l’intento di creare una piattaforma di scambio culturale attraverso una serie itinerante di eventi audiovisivi. Urs Blaser (Blo) all'interno della Stubnitz L’ambizioso progetto, si prometteva di riformare la nave dall’interno mantenendo pressoché inalterata la struttura principale, che invece venne semplicemente ropa Settentrionale, a tutto vantaggio degli artisti e adattata ai moderni standard di sicurezza: la stiva di del pubblico rappresentando una base mobile per la carico fu convertita in due sale dotate del necessario comunicazione internazionale e lo scambio intercultuper mettere in scena spettacoli di musica dal vivo, di rale. La sua attività è documentata fin dalla nascita all’ interno dell’ A/V lab. (laborappresentazioni teatrali, Le mete possono essere infinite; ratorio audio-video) dove mostre, eventi multimediali, seminari e workshop. La come quelle seguite dalla Stubnitz un vasto assortimento di attrezzi fatiscenti e monitor nave venne inoltre attrezche guidata da una bussola di computer oramai in disuzata per la registrazione so cooperano nell’attuaziodigitale audio-video, con un disobbediente alle leggi del ne di regolari trasmissioni laboratorio per la post promagnetismo, pare invece essere radiofoniche che annotano duzione, uno studio di grafica, un laboratorio per la fo- più fedele al libero arbitrio artistico tutti gli eventi che si svolgono sulla nave, col risultatografia, uno per la stampa to di un imponente archivio in cui giacciono catalogate e una stazione radiofonica. La Stubnitz così equipagmigliaia di registrazioni. Ma la provvista di ricordi della giata, salpò per il suo viaggio inaugurale, nel 1994, alla Stubnitz non è unicamente di tipo sonoro, innumerevolta di San Pietroburgo. Da quel momento in avanti voli sono anche i materiali documentari video e fotola motonave, ancora oggi capitanata da Urs Blaser, è grafici; come quelli esibiti da Marc Carl Schneider stata e rimane un progetto culturale unico al mondo -fotografo ufficiale della Stubnitz dal 1997 al 2001- in che si impegna nella ricerca e nella documentazione di una mostra fotografica allestita sulla stessa nave tra musica contemporanea e performance d’arte nell’Euil 1998 e il 2003 che quotidianamente rinnovava il suo repertorio a riprova del carattere mutevole di un progetto -tale è quello di Blo & co.- senza una precisa prospettiva, un progetto che vira intrepido verso rotte sempre nuove. Durante l’inverno la motonave è attraccata a Rostock, in Germania, uno spazio culturale fermo, nei mesi più caldi raggiunge diverse destinazioni. Tra il 1994 e il 2012 la Stubniz ha navigato verso San Pietroburgo, Malmo, Amburgo, Stoccolma, Lubecca, Rotterdam, Amsterdam, Brugge, Stettino, Klaipeda, Riga, Newcastle, Copenaghen e Londra promuovendo oltre 1.500 eventi per un totale di più di 430.000 persone salite a bordo in qualità di pubblico parteVideoproiezioni sul lato della Stubnitz

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Sala bar all'interno della nave

Stubnitz a Londra in occasione del festival Bloc 2012

cipante. L’equipaggio, composto prevalentemente da volontari – per una questione di bilanci economici- è sostanzialmente suddiviso in personale di navigazione e personale per gli eventi, ma la stessa natura variabile e variegata dell’impresa rende difficile il mantenimento di un sistema di ruoli una volta per tutte definito, accade così che essi divengano intercambiabili, che coloro che compiono il proprio ingresso nel lato culturale possano impegnarsi sul versante marittimo e viceversa. Il risultato è un lavoro caratterizzato da una dinamicità e versatilità davvero uniche cui fanno da sfondo l’installarsi inevitabile di continue ibridazioni fra le differenti culture in transito. Il progetto culturale della Stubnitz configurandosi come spazio neutrale in cui far convergere differenti culture, riflette sullo specchio delle acque in cui naviga lo status delle arti

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contemporanee non più classificabili secondo schemi classici e consolidati. Non essendoci più un canone che dirige la rotta dell’arte, le mete possono essere infinite; come quelle seguite dalla Stubnitz che guidata da una bussola disobbediente alle leggi del magnetismo, pare invece essere più fedele al libero arbitrio artistico. La motonave che trasporta cultura oramai da vent’anni è il simbolo di un processo che vede spazzati via i vecchi confini in cui i nuovi paesi sono incorporati in un’unica e grande Europa, dove le mescolanze culturali sono ineludibili e dove l’ibridazione diventa sinonimo di arricchimento, permettendo nuove forme di espressione e linguaggio e divenendo testimone di questo presente contraddittorio, multiforme e dinamico, e proprio per questo, incredibilmente vivo.


OPEN CALL di Gabriella Mancuso PREMI E CONCORSI Firenze, XXIX Premio Firenze, sezioni: letteratura e arti visive primo premio: diploma d’onore, pubblicazione online e premio pecuniario per la letteratua; contributo spese, catalogo ed esposizione online per le arti visive termine ultimo di partecipazione: 13 ottobre 2012 Info: www.centrofirenzeuropa.it

Matera, Premio Terra di Confine 2012, primo premio: targa con recensione critica, catalogo e promozione termine ultimo di partecipazione: 10 ottobre 2012 Info: www.gaiprovinciamatera.it New York, Young Italian Filmmakers Prize 2012, primo premio: borsa di studio per partecipare ad un programma di 8 settimane, di sceneggiatura presso la Film Accademy di New York termine ultimo di partecipazione: 30 settembre 2012 Info: www.iicnewyork.esteri.it

Gallarate, Art On Train, sezioni: illustrazione, grafica digitale e fotografia primo premio: premio pecuniario termine ultimo di partecipazione: 10 ottobre 2012 Info: www.dialogarte.com

Piadena, Tapirulan 2012, sezione: illustrazione primo premio: premio pecuniario ed esposizione termine ultimo di partecipazione: 12 ottobre 2012 Info: www.tapirulan.it

Gallarate, Memorie di ferro, primo premio: premio pecuniario termine ultimo di partecipazione: 15 ottobre 2012 Info: www.dialogarte.com

Poggibonsi, The End, primo premio: premio pecuniario ed esposizione termine ultimo di partecipazione: 15 ottobre 2012 Info: www.premioceleste.it

Genova, SaturaPrize 2012, sezioni: pittura e fotografia primo premio: esposizione e premio pecuniario termine ultimo di partecipazione: 30 settembre 2012 Info: www.satura.it

Roma, Premio Terna 04, primo premio: esposizione e catalogo termine ultimo di partecipazione: 1 ottobre 2012 Info: www.premioterna.com

Lissone, Premio Lissone 2012, primo premio: premio pecuniario ed esposizione permanente nel Museo d’Arte Contemporanea di Lissone termine ultimo di partecipazione: 13 ottobre 2012 Info: www.comune.lissone.mb.it; www.museolissone.it

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SOUND FORWARD SPECIAL Call4RoBOt 05: nuove interazioni tra arte e tecnologia la Redazione

Arte Cinetica 2.0. I molteplici linguaggi delle timazione del sapere (Lyotard) e livellamento arti elettroniche hanno assorbito tutte le soluzioni culturale. Questo cortocircuito tra i vari piani della formali novecentesche per riproporle nella vide- comunicazione trova proficue corrispondenze neloinstallazione, nell’animazione e nel live media, la ricerca artistica, ora capace di assorbire stimoli combinandole al suono e dotandole di movimento. che giungono dal basso, per trasmissione memeIbridazione e fluidità sono concetti fondamentali tica, direbbe Richard Dawkins, e sfruttare i mezzi dell’epoca postmoderna, e le idee percorrono oggi dell’oggi per una più effettiva compenetrazione tra traiettorie che convergono e si intersecano crean- arte e vita”. do una rete. Sono questi i presupposti teorici alla base della Il denominatore comune di questa selezione è Call4RoBOt 05, selezione artistica che si inserirà l’elemento collaborativo e partecipativo utilizzato nella quinta edizione di RoBOt 05, festival internacome sistema creativo e produttivo, possibile gra- zionale di musica elettronica e arti neo-mediali che zie all’utilizzo di simbologie digitali, universalmen- si terrà a Bologna in varie sedi dal 10 al 13 di ottote condivise e comprensibili. bre. I ventitré progetti scelti Il denominatore comune Il network è una scelta di da Federica Patti, Marcella vita radicale. La moltitudiLoconte, Pasquale Fameli e di questa selezione è ne eterogenea come cellula Michela Malisardi, con ultel’elemento collaborativo operativa minima e la parriore definizione di Andrea tecipazione come sistema e partecipativo utilizzato Sartori e Claudio Musso, codominante. stituiranno un percorso tra come sistema creativo e Evoluzione per selezione performance, video e instalculturale. Le soluzioni tra- produttivo, possibile grazie lazioni interattive dislocate smesse dalle opere selezionain varie sedi cittadine quali all’utilizzo di simbologie te svelano sistemi simbolici e Palazzo Re Enzo, la gallecodici numerici che decodifiria Oltredimore, lo Spazio digitali, universalmente cano la dimensione figurativa Elastico, la Ono Gallery e condivise e comprensibili molte altre. Al centro degli e canonica delle immagini e dei suoni; criptano i segnali analogici e digitali in interessi che hanno mosso questo team curatoriale una serie di elementi geometrici modulari, ripetibi- vi è il concetto di “rete”, sistema relazionale odierli e assemblabili, paradigmi della compatibilità che no in cui confluiscono e si incrociano molteplici facilitano lo scambio di informazioni e sono pronti linguaggi, influenzandosi vicendevolmente o sema creare nuove combinazioni di senso. plicemente convivendo in una dimensione fluida e La rete, come modello relazionale, decreta un si- in continuo fermento. gnificativo appiattimento delle gerarchie culturali in favore di un’orizzontalità che comporta delegitScrive in proposito Giovanna Cosenza, docente del Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Bologna, nel manifesto da lei stilato per l’evento: “Sono molte le reti di cui è fatta la contemporaneità: biologiche, neurali, elettriche, ferroviarie, televisive, matematiche, telematiche... Ma la Rete per antonomasia oggi è Internet. E se dici network, tutti aggiungono social e pensano subito alle comunità virtuali. (…) Di quante persone è fatta una rete? L’antropologo inglese Robin Dunbar dice al massimo centocinquanta: entro questa cifra tutti si coQR code del link al sito del RoBOt noscono di persona, anche se solo di vista e con scambi saltuari. Ma su Internet le reti possono essere molto più affollate: migliaia di contatti, o addirittura decine e centinaia di migliaia per le celebrities. (…) La soglia dei centocinquanta diventa mille per Kevin Kelly, il celebre studioso di cultura digitale cofondatore di Wired. Dopo mille siamo nella folla: un insieme caotico di persone che perdono di vista le relazioni uno a uno, fondamentali perché una comunità funzioni. (…) Ed è sulla stessa base che oggi chiunque può far nascere da un’idea, piccola o grande che sia, prima una comunità e poi un lavoro, un’impresa, un cambiamento politico e sociale, un progetto avveniristico. Sapendo fare rete si può”. 22


“FOV01” di Marco Mendeni Marco Mendeni gioca con gli errori di un mondo che sembra non averne. Gli ambienti di programmazione dei videogame sono alla continua ricerca della mimesi, versioni sempre più aggiornate ci stupiscono con la somiglianza e la fruizione sempre più dettagliata della rappresentazione. Marco Mendeni sovverte questa percezione, ci mostra un mondo, per assonanza il nostro, che aspetta conturbante. Michela Malisardi “Progetto Lucina” di Marco Morandi Wunderkammer come conservazione dello stupore, del bello che parte da una concezione oggettiva per giungere a quella soggettiva. Morandi ce ne propone una pienamente calata nel nostro spirito del tempo. Luci, lampade, colori, musica, oggetti da cucina, design per un ambiente interattivo che, grazie alla concertazione degli elementi creerà quella che lui stesso definisce una “partitura di luci”. Michela Malisardi “Vanish” di Daniel Schwarz Per Daniel Schwarz il video sembra costituire uno spazio potenziale, in cui costruisce architetture effimere e prive di circoscrizioni spaziotemporali; impalcature immateriali che si stagliano in un buio cosmico, vuoto metafisico che amplifica la loro evanescenza e le inghiottisce nella sua profondità. Attraverso le possibilità dell’elettronica, Schwarz campiona le superfici di materiali quali legno, ghiaccio e metallo, per poi farne le textures delle sue strutture seriali e minime in cui l’organico variega la fredda sintesi geometrica. Pasquale Fameli “Multi_Escape” di Monoiz + Escrauva Le interrelazioni sinestetiche costituiscono il nucleo essenziale della tecnologia contemporanea, e MULTI_ESCAPE di Monoiz+Escrauva gioca proprio sulle possibilità di interazione tra forme visive e frequenze sonore, poste in dialogo nella continuità di un flusso generativo. Un reciproco rispondersi di geometrie luminose e campionamenti rumoristici che si configura come processo aperto, ininterrotto, di imprevedibile progressione, e che conduce il fruitore in un viaggio psichedelico a un passo dalla vertigine. Pasquale Fameli “Appunti per un novissimo bestiario #9” di Fedra Boscaro e Tommaso Arosio Ongoing project, arricchito da continui contributi di provenienza eterogenea. Un lavoro che, grazie alla contingenza fra corpo reale e corpo virtuale a confronto e sovrapposizione, mostra inequivocabilmente la lontananza fra le due dimensioni, confutando la relazione indicale supposta fra oggetto fisico e sua rappresentazione bidimensionale. Federica Patti “Installazioni” di Francesca Pasquali “Neoismi”, alte citazioni da repertorio contemporaneo. Gli stilemi cosmogonici, policromi e polimaterici si gonfiano, aggiungendo l’elemento quadrimensionale alla triade: punto, linea, superficie. Poi la moltiplicazione smisurata degli elementi di derivazione plastica, ammassati ad implodere in forme chiuse, attualizza la valenza critica delle poetiche Junk e Neorealiste. Federica Patti

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Parola ai curatori Pasquale Fameli e Michela Malisardi: Pasquale Fameli: Attraverso il lavoro di selezione da noi compiuto nel corso degli ultimi mesi, è stato possibile venire a contatto con realtà artistiche emergenti di rilevante interesse. Ho notato in molti dei progetti presentati, la necessità di una semplificazione di linguaggio, la ricerca di una freschezza e di una immediatezza espressiva tali da favorire più produttivi contatti con il fruitore, e maggiori capacità di coinvolgimento rispetto alle modalità attraverso le quali l’arte elettronica si presentava nei primi anni della sua esistenza. Ritengo che un’arte che parte dal basso e che sfrutta in maniera diretta i mezzi tecnologici riscattandoli dalla loro mera funzionalità, non possa non veicolare quel vitalismo e quell’energetica stimolazione poli-sensoriale che già il Futurismo professava e difendeva. Certo, i futuristi non avevano ancora i mezzi di oggi, ma è in tutte quelle loro lungimiranti e pressoché profetiche intuizioni che troviamo i semi della postmodernità, oggi germogliati in un rizoma, per dirla con Deleuze, costituendo una rete di idee in movimento continuo. Michela Malisardi: “Una rete sociale (in inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di individui connessi tra loro da diversi legami sociali”. La definizione da cui parto proviene proprio da uno degli esperimenti meglio riusciti, Wikipedia, quarto sito più visitato al mondo. È la prova tangibile che le teorie sulla globalità interconnessa sono entrate definitivamente nella prassi comunicativa quotidiana, allargata e normalizzata. Informare, tenere in contatto, gestire, raggiungere, aggiornare, creare, imparare, innovare e molto altro, sono azioni entrate attivamente nel servizio offerto dal circuito delle reti social, un elenco che solamente dieci anni fa avrebbe fatto pensare a qualche film di spionaggio fantascientifico. Oggi, la congiuntura storico-tecnologica alla quale siamo giunti suggerisce una babilonia di linguaggi dove tutto è raggiungibile, la contaminazione fra sensi e codici è ormai inevitabile. La selezione artistica firmata RoBOt 05 vuole interagire con il sempre più nuovo flusso comunicativo, con le nuove possibilità mediali, provocare i numeri di Dunbar e Kelly, coinvolgere e comunicare. RoBOt 05 suggerisce un approccio sinestetico al linguaggio artistico, tra multimedialità e percezione, tutto giocato sui binari di una rete in continuo ed inarrestabile avanzamento. Foreste interattive, o una wunderkammer dipinta di luce, mapping su paesaggi urbani, vecchi materiali, materici e pesanti, e nuovi media in un dialogo 2.0, videogiochi malfunzionanti e molto altro, per costruire una pubblica, interconnessa e creativa rete”.

Quayola ft. Memo Atken, Forms

Piero Mottola, Improvvisazione Emozionale 3, 2012 *per informazioni leggere l’articolo Il suono emozionale di Piero Mottola sul numero 4 della rivista. QR code con il link al video:

Erika Morri ft. Leggere Strutture Factory e Giovanni Oscar Urso, Elecktro-Chic Art You We

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IN CONVERSATION WITH La musica visuale di Alessandro Perini e Fabio Monni

Giovane duo Made in Italy trapiantato in Svezia, gruppo Gruppo racconta il suo percorso e il suo sviluppo, non tralasciando constatazioni estetiche sulla civiltà digitale d’oggi di Paola Pluchino

Piacere di conoscervi Per introdurvi vorremmo che vi raccontaste: una breve biografia dove indicate il vostro percorso artistico, il vostro incontro, la decisione di vivere in Svezia, la vostra arte Abbiamo entrambi una formazione musicale (composizione, musica elettronica, pianoforte...) che si è aggiunta a una passione per tutto ciò che è visivamente avvincente, sia esso cinema, fumetto o pittura. Cerchiamo sempre di puntare sull’alta qualità del manufatto artistico, sia sul piano sonoro che su quello visivo. Pur essendo le nostre opere basate su un forte impianto di pensiero, tendiamo ad investire molte energie anche sull’impatto del prodotto finito. Possiamo dire che importiamo un po’ di gusto italiano in Svezia, dove il “concetto” spesso prende il sopravvento sulla qualità estetica. D’altro canto la Svezia offre molte possibilità per realizzare i propri progetti, ed è per questo motivo che abbiamo deciso di stabilire qui le nostre attività. Le intelligenze coinvolte Quali sono le Vostre abilità e come interagiscono nella creazione dei progetti? Ognuno di noi ha sviluppato una serie di competenze specifiche, pur condividendo una solida base di abilità multidiscipilinari: dal montaggio video alla programmazione passando per il disegno e il trattamento del suono. Ma ancora più delle abilità singole è importante il lavoro di gruppo. Il continuo feedback ci permette, durante l’intero processo creativo, di avere un controllo critico del nostro lavoro; allo stesso tempo, è stato di

Bruno Maderna - Serenata per un Satellite

grande aiuto trovarci sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda le direzioni estetiche e l’amore per il dettaglio. L’estetica dello sguardo Un bianco e nero imperante e l’ibridazione del video con l’espressività elettronica: ci volete parlare del mezzo usato e delle scelte stilistiche che l’accompagnano? In realtà la scelta del bianco e nero in “Secret lives” è stata contingente: il lavoro era inizialmente realizzato in 3D con tecnica stereoscopica (i cari vecchi occhiali rosso e blu). Chiaramente ne abbiamo derivata anche una versione in 2D per poterla presentare più agevolmente nei festival video e nelle mostre. Tuttavia ci capita spesso di usare il bianco e nero come mezzo espressivo, in parte perché rimanda alla materialità del tratto a matita, ma anche perché, annullando il colore, l’attenzione dell’osservatore si focalizza maggiormente su altri livelli, in questo caso i giochi prospettici e spaziali degli elementi figurativi utilizzati. La storia al tempo dei new media Il processo di sintesi del visuale crea un gioco di fraintendimenti e percezioni, le vostre sembrano delle biografie post – digitali: possiamo definirlo un nuovo filone? Cosa caratterizza il lavoro di gruppo Gruppo? Ci fa piacere che abbiate colto nel segno lo spirito di “Secret lives”. Il nocciolo della questione è proprio l’ambiguità degli oggetti visivi. Abbiamo cercato di rappresentare delle situazioni chiaramente riconosci-

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Alessandro: Recentemente una delle immagini che reputo più emblematiche è “Le double secret” di Magritte, dove l’aura (anche storica) del ritratto viene dissacrata grazie a un esperimento pittorico/chirurgico che rivela una natura non-umana dietro a quello che sarebbe stato, in condizioni normali, un volto femminile. Quest’immagine è secondo me una rappresentazione valida e moderna del dubbio cartesiano, ovvero del fatto che è difficile vedere oltre la superficie delle cose. Cartesio diceva di non poter essere sicuro se, sotto i cappelli che vedeva passare quando si affacciava alla finestra, bili per lo spettatore per poi subito dopo decostruirle, ci fossero uomini o automi. Spesso ci fidiamo dell’apricombinandone gli elementi base in nuove configu- parenza, ma ciò - particolarmente nell’arte - non basta, razioni. In questo modo le convinzioni percettive del e non deve bastare; d’altra parte un gran numero di pubblico vengono continuamente rimesse in discus- fattori - l’ascesa del virtuale, la schiavitù delle mode, sione, risultando in microstorie imla necessità di accumulare denaro Ad accompagnare possibili che solo il mezzo digitale e beni - influiscono sulla nostra vita dell’animazione (a differenza del l'utente in un processo e ci stanno trasformando, forse, in mezzo filmico) può concretizzare. uomini-macchina. In queste biografie immaginifiche consapevole, in cui sia volevamo divertirci a “rubare” al- Il pensiero cosciente a Constatazioni prospettiche cuni elementi caratteristici dei tre Quale è il vostro approccio alla compositori (Berio, Maderna, Dona- modellare la materia in cultura visuale oggi? toni) e costruirci attorno un mondo Così come accade nell’ambito musimaniera logica surreale nel quale niente è ciò che cale, la tecnologia ha reso disponibili sembra. i mezzi per realizzare una vasta gamma di artefatti a Non sapremmo dire se questo sarà l’inizio di un nuovo costo relativamente basso. Ciò ha da una parte “demofilone; certo è che abbiamo ancora voglia di sperimen- cratizzato” il mestiere dell’artista in un’ottica warhotare in questo ambito. Per ora rimane solo una ricerca liana (Fifteen minutes of fame), dall’altra ha abbassasulla rilettura inaspettata di materiali semanticamente to notevolmente la qualità del dato visivo/sonoro. La molto connotati. giungla di Youtube ne è un esempio lampante. Purtroppo molti di questi mezzi (spesso “effetti” o Le parole da ricordare “plugin”) sono più orientati a produrre un risultato imQuali sono gli artisti, i filosofi, gli uomini a cui vi mediato piuttosto che ad accompagnare l’utente in un ispirate nel realizzare le vostre opere? processo consapevole, in cui sia il pensiero cosciente a modellare la materia in maniera logica. Un’altra conseFabio: guenza è che tali mezzi uniformano in gran parte i proPosso fare due nomi: Hugo Pratt e Platone. dotti, banalizzando il processo creativo in un collage di Sono sempre stato affascinato dal fumetto, special- cliché preconfezionati. mente quello italiano, e per diversi anni pensavo che Ciò detto, nel nostro lavoro cerchiamo, pur utilizzansarei divenuto io stesso un disegnatore professionista. do dei linguaggi talvolta convenzionali, di non ricadere Il contatto con le storie di Corto Maltese ha fatto emer- nel luogo comune. Siccome la mente umana tende a gere la voglia di raccontare storie, storie immaginifiche in cui la realtà cruda si mischia con il surreale, voglia di epica in cui ogni dettaglio è carico di significato. Platone mi ha dato la conferma dell’importanza di andare alla ricerca della sostanza, del nucleo primigenio delle cose senza mai dare niente di scontato: mi ha dato sostegno nell’andare a vedere se all’interno di quelle che apparivano come cellule generative di un pensiero o di un’idea non vi erano altre idee o pensieri a loro volta racchiudenti altre idee ed altri pensieri, sino ad un possibile punto di partenza, generativo di un universo di pensieri.

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risolvere gli stessi problemi proponendo le stesse soluzioni, pensiamo sia importante non fermarsi alla prima idea ma scavare cercando di arrivare alla radice delle questioni. Ovvero cercare soluzioni inattese. Il futuro è scritto sull’acqua Quali sono i progetti che avete in cantiere? Per la prossima primavera abbiamo in programma una performance multimediale in collaborazione con un organista svedese in cui proietteremo delle immagini sugli elementi architettonici della chiesa protestante di Sankt Petri, una delle più antiche di Malmö. Intanto abbiamo appena terminato un piccolo lavoro di videoarte per una mostra in Italia e continuiamo a promuovere “Secret lives” in vari festival e concorsi. Parteciperemo al Connect Festival di Malmö (11-14 Ottobre) con due pezzi per il trio norvegese POING e una jam session tra il jazz e l’elettronica. Il sogno nel cassetto è invece un cortometraggio di animazione per il quale stiamo attualmente cercando fondi. Il soggetto è per ora top secret. Tutte le foto nelle pagine precedenti: Still da video gruppo Gruppo, Secret Lives A lato: QR code con reindirizzamento al video e al sito del gruppo Gruppo.

René Magritte, Le Double Secret, 1927 COURTESY MUSÉE NATIONAL D’ART MODERNE DI PARIGI

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YOUNG DISTRICT Efesto il Fuoriclasse di Zeus

Inaugura il 6 ottobre, in occasione dell’ 8° Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI, la mostra collettiva Fuoriclasse 20 anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti, curata da Luca Cerizza la Redazione

Il curatore – Luca Cerizza Nato a Milano nel 1969, vive a Berlino e a Milano. Laureato in Storia della Critica d’Arte presso l’Università Statale di Milano, ha frequentato il corso per curatori presso la fondazione De Appel di Amsterdam (199798). Attualmente collabora con Portrait of Luca Cerizza le testate Frieze e Kaleidoscope, di cui è Contributing editor. Dal 2003 è curatore della collezione d’arte della BSI (Banca della Svizzera Italiana) per cui ha curato una serie di pubblicazioni distribuite da JRP-Ringier. Insegna Museologia presso la NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano.

Il punto di vista Qual è la sua personale idea di mondo-arte e quali limiti pensa possa avere la sua interpretazione? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

La Mostra Fuoriclasse riunisce i lavori di 60 artisti sia di fama internazionale che giovani promesse. Quali sono gli elementi conduttori dell’esposizione? Partiamo dai dati. Fuoriclasse è una selezione, ovviamente parziale e soggettiva, di artisti che hanno frequentato i corsi accademici di Alberto Garutti, prima a Bologna poi a Milano e Venezia. Si tratta di più di vent’anni di insegnamento, dal quale sono transitati circa 400 studenti o, come Garutti preferisce dire, giovani artisti. Da questo corso sono usciti molti tra gli artisti italiani più rappresentativi di questi ultimi anni; artisti che hanno partecipato a Biennali e Documenta e acquisito fama internazionale (penso, per esempio, a Meris Angioletti, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Giuseppe Gabellone, Massimo Grimaldi, Diego Perrone, Paola Pivi e Patrick Tuttofuoco). Ce ne sono an-

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che di più giovani che si stanno affacciando alla ribalta internazionale. Alcuni di loro provengono da fuori Italia ma hanno studiato a Milano, come Petrit Halilaj (Kosovo) e Emre Huner (Turchia). Infine c’è l’ultima generazione che sta iniziando a lavorare soprattutto a Milano (Alessandro Agudio, Marco Basta, Beatrice Marchi e Davide Stucchi) e quelli che stanno concludendo adesso il corso di studi. Insomma, tra l’artista più “vecchio” e quello più giovane in mostra, passano quasi 30 anni… La mostra vuole quindi essere il racconto di un’esperienza educativa straordinaria e ancora in corso ma, inevitabilmente, rappresenterà anche uno sguardo sull’arte italiana del dopo-Transavanguardia e del dopo-Cattelan: cioè delle generazioni che si sono succedute dalla metà degli anni ’90 in poi. Non è un ritratto esaustivo, ma sicuramente molto ricco e articolato, delle differenze e delle continuità di queste generazioni. E’ importante chiarire un aspetto. L’insegnamento di Garutti si caratterizza per il carattere dialettico e di confronto che crea all’interno del corso. Garutti non insegna tanto uno stile o una teoria, magari una derivazione del suo lavoro come artista ma tende a esaltare le qualità e le particolarità dei singoli individui. Da questo punto di vista, anche se si possono sicuramente riscontrare caratteri comuni anche all’interno di diverse generazioni, la mostra non rappresenta una scuola ma una serie di posizioni per lo più radicalmente diverse da quelle dello stesso Garutti.

I giovani artisti Sulla base di quali criteri di valutazione sono stati selezionati gli artisti? Come dicevo prima, alla mostra partecipano artisti che appartengono a tutto l’arco dell’insegnamento di Garutti fino ad oggi. La selezione si basa su quello che sia un equilibrio tra posizioni riconosciute anche internazionalmente e artisti più giovani, poco o per nulla conosciuti. La scelta è stata comunque soggettiva, basata su quello che ritenevo la qualità del lavoro. Ovviamente la selezione è stata più drastica sulle generazioni più vecchie: sono stato costretto a esclude-


re artisti che conosco da tempo e con cui ho anche lavorato in passato. Questo per lasciare ampio spazio alle ultime e soprattutto all’ultimissimo corso. Per un quarto degli artisti si tratterà, infatti, di una delle primissime esperienze espositive. Fin dall’inizio c’era la volontà di non creare gerarchie all’interno della mostra, ma di far convivere e dialogare negli stessi spazi artisti di diverse generazioni e curricula.

La scelta dello spazio In che modo le opere dialogano con il contesto museale in cui sono inserite? Ecco, il rapporto con lo spazio è stata un’altra componente importante che ha influenzato la selezione degli artisti. Trattandosi non dello spazio bianco di un museo di arte contemporanea, ma di una villa neoclassica che contiene una ricchissima collezione di opere d’arte che va dal neoclassicismo al tardo-romanticismo, ho scelto gli artisti anche in base alla loro possibilità di dialogare con questo spazio molto caratterizzato, di costruire relazioni di diverso tipo. Alcuni dei loro lavori sono stati pensati proprio in dialogo con questa architettura e questa collezione. Il contesto rappresenta uno stimolo e un ostacolo allo stesso tempo. Necessita comunque un confronto, non può essere ignorato. Credo che uno degli aspetti più interessanti della mostra possa essere proprio quello di mostrare questa capacità di dialogo tra contemporaneo e antico e tra arte e contesto in cui viene esposta. Questo atteggiamento è figlio di una lunga tradizione italiana, anche nell’arte contemporanea, che è presente anche nell’insegnamento dello stesso Garutti.

munque amo molto. La prospettiva di critica e analisi storica si è affiancata e spero integrata a quella sul contemporaneo. In questi ultimi mesi ho scritto per gallerie e musei stranieri su Alighiero Boetti e Arte Povera, ma anche su artisti più giovani su riviste come Frieze. Sto lavorando a testi su Gianfranco Baruchello e Giorgio Griffa. In un prossimo futuro vorrei dedicare più attenzione ad alcune figure di artiste donne che si sono confrontate con il linguaggio minimalista in un’accezione personale e che oggi trovo molto attuale. Sono artiste americane, tedesche e giapponesi: seppur ancora oggi molto attive, credo sia necessario un lavoro di indagine e riscoperta. Inoltre sto lavorando a una mostra per la galleria Vistamare di Pescara che aprirà a fine marzo: la prima mostra in una galleria dopo otto anni. Sarà una collettiva di una decina di artisti di diverse generazioni e provenienze che si confronterano con l’idea di paesaggio e di rapporto con la natura. Artisti settantenni insieme ad altri di meno di trent’anni, seguendo un medesimo orizzonte. Poi ho un’idea per un documentario/intervista sulle pendici di un vulcano…

Le prospettive di crescita Perché le Istituzioni dovrebbero investire in favore della cultura? Perché intorno alla cultura si riconosce un paese, la sua storia e le sue prospettive. La sua capacità di capire il mondo: di raccontarlo e di condividerlo. La cultura dovrebbe innanzitutto aiutare ad alimentare una capacità critica e di attenzione verso il mondo. Forse per questo la politica italiana sembra averne timore. (forse era meglio avvalersi della facoltà di non rispondere…)

Patrick Tuttofuoco, David Hasselhoff, 2011 scultura – MDF ricoperto, colore spray, seta stampata, resina epossidica, cm 84x40x168 COURTESY PERES PROJECT, BERLINO

La carriera Quali sono i suoi progetti futuri? Da qualche anno a questa parte, l’attività di scrittura è preponderante rispetto a quella di curatore che co-

Fuoriclasse. 20 anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti GAM Milano 06 ottobre – 9 dicembre Info: http://www.gam-milano.com/

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BUY IT The Warhol Foundation: Tout doit disparaître! di Margaux Buyck

The Velvet underground & Nico - Sunday Morning

La Fondation Warhol serait-elle sur le point de mettre tant d’un point de vue financier que culturel. la clé sous la porte en organisant une grande braderie Cette nouvelle initiative de la fondation n’est en réades œuvres du « Pope of the pop », Andy Warhol ? lité que l’acte II d’un plan initié l’automne dernier avec C’est la question que l’on pourrait se poser lorsqu’en la dissolution du comité d’authentification. La fonseptembre The Warhol Foundation of the Visual Art dation justifiait cette décision en évoquant des frais dans un communiqué annonçait se séparer de l’en- judiciaires trop coûteux. Il est vrai que ces dernières semble de sa collection, lors de ventes aux enchères années la fondation s’est retrouvée plusieurs fois sur organisées par la maison Christie’s. le banc des accusés. En 2007 par exemple, le collecL’annonce a eu l’effet d’une bombe dans le milieu de tionneur Joe Simon-Whelan dépose une plainte contre l’Art contemporain. En effet, alors que la fondation ne The Warhol Foundation qui aurait refusé d’authentivendait que quelques œuvres de sa collection chaque fier certaines œuvres pouvant appartenir à l’artiste. année, le 12 novembre 2012 débutera la vente la plus Elle se voit alors accusée d’être engagée «  dans une massive d’œuvres d’Andy Warhol que conspiration pour restreindre et mole marché de l’Art n’ait jamais connu. «Etre bon en affaires, nopoliser l’échange d’œuvres d’Andy Au total près de 300 peintures, 1000 c’est la forme d’art Warhol sur le marché ». estampes et sérigraphies et des milL’annonce de la vente massive de la la plus fascinante» collection n’a fait qu’accroître l’aniliers de dessins seront cédés au cours d’enchères, de ventes privées et de mosité des collectionneurs de Warhol Andy Warhol ventes en ligne (seulement à partir de envers la fondation. Les collectionfévrier 2013). neurs craignent qu’une apparition en masse d’œuvres Dans un communiqué commun, la fondation Warhol et Christie’s ont insisté sur le fait que «beaucoup (d’œuvres) n’ont jamais été vues par le public». De quoi attiser la curiosité et l’intérêt de potentiels collectionneurs. La fondation espère ainsi récupérer près de 100 millions de dollars. Le président de la Warhol Foundation, Joel Wachs, explique par ailleurs, que les recettes de ces enchères permettront à la fondation d’augmenter le nombre de subventions destinées aux organisations culturelles et aux divers projets artistiques qui se trouvent de plus en plus en difficulté en cette période de crise. Joels Wachs affirme également: « Partout dans le monde, les gens s’intéressent à Warhol. Nous voulons pouvoir répondre à cette demande autant que possible ». Soit dit en passant un Warhol n’est pas à la portée de toutes les bourses. Les œuvres du pape du Pop Art sont en effet connues pour atteindre des sommes exorbitantes. Au mois de mai, le portrait d’Elvis (Double Elvis (Ferus Type)) a été vendu 33 millions de dollars. Que le commun des mortels se rassure, la fondation prévoit, pour fêter son 25ème anniversaire, de faire don de plusieurs œuvres de l’artiste à des musées. Cependant, le nombre d’œuvres cédées gracieusement n’a pas été évoqué pour le moment. Malgré les raisons avancées par la Warhol Foundation afin de justifier cette dispersion massive du patrimoine culturel d’Andy Warhol, on peut s’interroger Andy Warhol, Red Lenin, 1987 sur cet important changement dans la politique de © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. l’institution et sur l’impact d’une telle manœuvre auCOURTESY CHRISTIE'S

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d’Andy Warhol sur le marché, dévalue le travail de l’artiste. Alberto Mugrabi, collectionneur dont la famille possède près de 800 Warhol confiait au Wall Street Journal que si la fondation continuait à « balancer (les œuvres de Warhol) sur le marché comme du bétail », elle finirait par «  diluer » la force de ces œuvres. Le quotidien américain précise également que la fondation aurait décliné l’offre d’Alberto Mugrabi et d’autres collectionneurs qui se portaient acquéreurs de l’ensemble de la collection. D’un point de vue financier, The Warhol Foundation avait tout intérêt à refuser cette proposition. L’institution bénéficie en effet d’un climat favorable. D’une part, la côte de l’artiste est en constante augmentation et les ventes de Warhol ne se sont jamais aussi bien portées. Par ailleurs, les enchères à venir jouissent d’une visibilité extraordinaire

due à la collaboration de la Warhol Foundation avec la maison Christie’s et au caractère exceptionnel et inattendu de l’événement. Si la presse internationale a amplement répercuté la nouvelle, s’interrogeant sur les raisons d’une telle initiative et sur les répercussions sur le marché de l’Art, peu d’entres nous se sont interrogés sur l’impact culturel de la mise aux enchères de cette collection. La Warhol Foundation of The Visual Art avec cette manœuvre financière dissout et éparpille l’une des plus importantes collections au monde d’œuvres d’Andy Warhol, au profit pour l’essentiel de collectionneurs particuliers. En agissant ainsi, la fondation n’en oubliet-elle pas l’une de ses missions principales consistant à authentifier, rassembler et promouvoir l’oeuvre d’une des icônes du Pop Art et de l’Art contemporain.

Andy Warhol, Self-Portrait in Fright Wig, 1986 © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. COURTESY CHRISTIE'S

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(P)ARS CONSTRUENS Blogger e aste per la rinascita Riflessioni libere post-sisma di Maria Livia Brunelli

Depeche Mode - New Life

La città delle grandi mostre di Palazzo dei Diamanti, delle nebbie ammaliatrici de “Il Giardino dei Finzi Contini”, dei suggestivi scorci rinascimentali immortalati da Michelangelo Antonioni. Nonostante l’attrattività di Ferrara sia indiscussa, la città ha faticato a risollevarsi dopo il terremoto, ma ora i segnali di recupero sono buoni. A risentirne di più nei mesi di giugno e luglio è stato il commercio: i negozianti hanno lamentano cali del 50% nelle casse. Mancavano i turisti e, per una città che vive delle sue opere d’arte e dell’indotto che ne deriva, è stato un periodo drammatico. Per risollevarne il look e far dimenticare le immagini dei crolli che hanno fatto il giro del mondo, la Confcommercio locale ha pensato di chiamare a Ferrara i più seguiti blogger europei per far visitare loro la città e constatarne il recupero: i loro tweet e i loro post, che sottolineano il fascino dei ritmi lenti e incantati della città, percorsa da centinaia di biciclette, sono diventati il più rapido ed efficace grido della voglia di rinascita di Ferrara. Una rete di soccorso congiunta tra Ministero e Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, ha poi dato vita di recente a un progetto internazionale per il rilancio turistico del cosiddetto “Quadrilatero Unesco”, che coinvolge Bologna, Modena, Ferrara, Mantova e il Delta del Po. Il finanziamento (330mila euro stanziati dal Ministero e altri 150mila dalle tre Regioni) mira ad attirare, con pacchetti turistici promozionali, i mercati di Gran Bretagna, Germania e Russia, senza tralasciare il mercato interno. Anche Modena si sta riprendendo a piccoli passi, ma con tanta grinta nel tipico stile emiliano. Il ha riempito la città di fermento: in una solo giornata hanno inaugurato ben ventidue esposizioni, e al terremoto è dedicata una mostra, L’immanenza del terremoto. Un viaggio in Emilia tra le cose perdute, di Giovanni Chiaramonte. Il mondo dell’arte ha dato un importante segnale di solidarietà attraverso l’asta benefica a favore della ricostruzione in Emilia-Romagna promossa da Galleria civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di ModenaFondazione Fotografia in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia. In occasione dell’ottava edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, il 6 ottobre saranno messe all’asta un nutrito numero di opere d’arte per finanziare la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto. L’evento, che segue quello del 27 giugno scorso, in occasione del quale sono stati raccolti 115 mila euro, si avvale come il precedente della preziosa collaborazione della Casa d’Aste Sotheby’s. Saranno battute all’asta opere donate da artisti e collezionisti, per la maggior parte opere su carta di maestri italiani del ventesimo secolo (paesaggi, nature morte, autoritratti, bozzetti di scena e studi architettonici). Il ricavato sarà interamente destinato alla ricostruzione di quelle strutture – scuole, biblioteche, circoli o centri di aggregazione – che operano nell’ambito della cultura e della didattica.

Silvia Camporesi, La luna piena è una cosa perfetta che già il giorno dopo non si rivedrà più, lambda print on dibond, cm 20x30, ed.1/3, 2010 COURTESY MLB HOME GALLERY

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PUNCTUM Il tempo s’incontra

Lea Vergine e Janieta Eyre di Federica Fiumelli

Edith Piaf – Padam Padam

“Provavo l’impressione assurda e reale di ascoltare, Queste parole invece appartengono a Lea Vergine, non visto, dietro una porta, di essere capitato in casa corredo della mostra “Un altro tempo” che sarà frud’altri e di scoprire improvvisamente i terribili segreti ibile dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013 presso quotidiani di una famiglia sconosciuta.” il Mart di Rovereto. Parole di Luchino Visconti rilasciate ad un giornalista “Vivo per la maggior parte dietro il mio occhio sinistro. dopo aver visto “La donna del mare” di Ibsen, interpre- E’ l’occhio che vede il peggio e per questa ragione è tata dalla eterea Eleonora Duse. sensibile alla sostanza delle cose, Dal nostro occhio “Provate un po’ a immaginare una al mondo fantasma, al mondo della situazione così: Virginia Woolf ri- sinistro, quello sensibile morte”. cama a punto-non-so-che-cosa lo invece è un pensiero apparalla sostanza delle cose, Questo schienale di una seggiola, su disetenente all’artista Janieta Eyre. dovremmo spiare da Bene. Alcuni, o forse molti di voi si gno progettato da Duncan Grant mentre sua sorella Vanessa Bell chiedendo cosa lega quedietro una porta, segreti staranno disegna per lei la copertina di The ste tre affermazioni. Waves intanto che Percy Wyndham di sconosciuti; e talvolta Dal nostro occhio sinistro, quello Lewis, tra un Blast e l’altro, dipinge alla sostanza delle cose, quello che vedremo ci sensibile il ritratto di Edith Sitwell fotografata dovremmo spiare da dietro una porcon i suoi fratelli da Cecil Beaton. I sembrerà una burla, ma ta, segreti di sconosciuti; e talvolta tre Sitwell si fanno affrescare la Vilche vedremo ci sembrerà una la realtà supera anche quello la di Montegufoni in Val di Pesa da burla, ma la realtà supera anche la la finzione, in Gino Severini; dopodiché tutti giù finzione, in un altro tempo. Così poa rovistare tra gli avanzi di gomitoli trei riassumere con un patchwork un altro tempo di lana per i calzerotti da inviare ad di parole quello che unisce gli scatti Alec Guinnes sotto le armi. Ma cos’è? Una burla, una grotteschi, malinconici della Eyre con le opere in mosceneggiatura per una pièce? No. è tutto vero.” stra al Mart di Rovereto. La Eyre nacque a Londra nel 1966, attualmente vive a lavoro a Toronto, nacque con il cranio unito a quello di sua sorella, furono separate da un delicato intervento chirurgico ma la sorella non sopravvisse. Ciò che sopravvive è il doppio austero, perturbante, negli scatti della Eyre. Scatti inquietanti dove l’artista compare travestita e duplicata, come se fosse in continua ricerca di altra sé, quell’altra parte che perse per sempre. Mise eccentriche e antiche, location macabre, kitsch e talvolta pop, il tutto volto ad una fantasmagoria onirica dalla quale se Cecil Beaton, Edith Sitwell. Esposizione multipla, 1962 Stampa alla gelatina d'argento su carta, 29,2 x 24,2 cm ne esce profondaJanieta Eyre, Clones Herself COURTESY DELL'ARCHIVIO CECIL BEATON PRESSO SOTHEBY'S, LONDRA

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mente turbati. Scatti che traducono angoli di case sconosciute in enigmi e frammenti quasi strappati ad un film horror. Siamo catapultati in un altro tempo proprio come osservando le opere in mostra al Duncan Grant, Ritratto di James Strachey, Mart. 1910, olio su tela, 63,5 x 76,2 cm Tate, Londra La mostra è composta da sculture, dipinti, disegni, oggetti d’uso, grafica editoriale, libri, fotografie e arredi. Oggetti che popolano le foto della Eyre. Oggetti quasi del tutto sconosciuti fuori dall’Inghilterra (non a caso patria natale della Eyre). La Vergine sottolinea: “L’interesse di queste opere non sta nel loro valore artistico, ma piuttosto nella loro capacità di evocare emozioni e sensazioni che sono appunto di “un altro tempo”: sono oggetti unici, spesso eccentrici rispetto ai canoni delle arti figurative.” Eccentricità che troviamo nello scatto in bianco e nero firmato Beaton, dove Nancy Cunard o Edith Sitwell viene triplicata, ed ecco riproposto il perturbante dello scindersi; o nello scatto di Coburn, del 1917, una “vortografia” di Ezra Pound. Gli arredi di Fry, come le sedie decorate che sembrano proprio voler entrare in un futuro prossimo in una fotografia della Eyre. Il busto scultureo dal gusto novantico di Guadier Brzeska, il progetto per un tappeto circolare con disegni stratti dell’Omega Workshop. Ma cos’era l’Omega Workshops ce lo spiega sempre Lea Vergine nel comunicato stampa: “Laboratori di arti applicate creati da Fry. I manufatti, realizzati nei laboratori Omega, restavano anonimi. Del gruppo fece parte anche Percy Wyndham Lewis che redasse il manifesto del “Vorticismo”, pubblicato nel primo numero della rivista Blast. Lewis fu anche fondatore del “Rebel Art Centre”, altro atelier collettivo, sorto in contrapposizione all’Omega Workshops, con l’intenzione di raccogliere l’ala più intransigente dell’avanguardia inglese poiché considerava “troppo educati” i rappresentanti del gruppo di Fry.” Dora Carrington, Lytton Strachey, 1916 Anni importanolio su tavola, 50,8 x 60,9 cm ti, centrifughi di National Portrait Gallery, London

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idee che si assemblavano tra le diversi arti, un periodo, un arco di tempo che si dispiega a partire dalla fine dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento. Tra decadentismo e modern style. Tra il sapore dello spleen al gusto di assenzio, al nuovo emergere dell’industria nelle arti. E poi un quadro di Grant, un ritratto di James Strachey del 1910. Un uomo assorto dai suoi pensieri, contornato da libri, su una poltrona di velluto verde bottiglia, perde il suo sguardo in un altro tempo. Con alle spalle un paravento rosso dal gusto orientale, un japponisme tornato in voga giusto in quegli anni; gamba accavallata dal sapore intellettuale, mano ciondolante su un tappeto decorato. Quali potevano essere i pensieri di un giovane psicoanalista inglese, traduttore di Freud? Il ritratto non solo di un uomo ma di una generazione in cerca. Ezra Pound, Hilda Doolittle e T. S. Eliot, lo scultore Henri Gaudier-Brzeska, gli scrittori Edward M. Forster, Ford Madox Ford, James Joyce e David Herbert Lawrence Gertrude Stein a Parigi, i tre poeti Sitwell tra l’Inghilterra e la Toscana, ai futuristi inglesi “vorticisti”,il critico d’arte Roger Fry, i pittori Vanessa Bell e Duncan Grant. “Tutti, amici fra loro, erano, in primis, materia di scandalo; e poi di acute insolenze e di erudite litigiosità. Tra questi, leader carismatici e molti supporter: ma tutti insieme formano un coro singolare. Studiosi di rara cultura, signore costumate e non, giovanotti morbidi e protervi, artisti concimati dalla paranoia, eccentrici in abbondanza; e poi, neurolabili, creature vampirizzate, soggetti psichiatricamente interessanti, anime smedesimate e altre afflitte da ego ipertrofici.” Racconta Lea Vergine. E in eco e in seno a questa generazione, eccola là Janieta Eyre, tra le onde, una donna in mare.

Janieta Eyre, Two pages from my diary, from the series Lady Lazarus


IMMAGIN[aria]: breve storia del mio adattamento all’orrore fotografico del quotidiano di Claudia Balzani

Jonny Greenwood – Convergence La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo solito Bla-bla: tecnica, realtà, reportage, arte, ecc. Non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare che il particolare risalga da solo alla coscienza affettiva. Roland Barthes

Non ho intenzione di annoiarvi malamente commentando le fotografie dei vostri quotidiani, non ho intenzione di citare eventi storici di cui avete le orecchie e gli occhi pieni. Non ne ho intenzione ma lo farò. Ciò che ha portato la primavera araba ad assomigliare ad un autunno improvviso non è di mia competenza diretta, ma il vento freddo che ha portato con sé ricorda tante correnti d’aria che ho vissuto in soli 25 anni ed ancora fatico a commentare: l’apparenza di una libertà che pare aver scatenato ciò che separava la civiltà dal fondamentalismo e l’occupazione friendly (quale occupazione può definirsi friendly?) dall’oppressione sanguinaria. Ciò che voglio invece affrontare di questa notizia è il suo trattamento estetico e le fotografie che ho osservato sulle prime pagine dei quotidiani: un uomo apparentemente sveglio ma frastornato vestito con una fruit bianca e un paio di pantaloni eleganti, sorretti da una cintura che pare di pelle. La maglietta bianca scopre un torace bianco, più pallido dell’incarnato del soggetto che rimanda al drappo pudico inserito

nelle pale d’altare e ricorda l’utilizzo di questo per il trasporto del corpo dei martiri (ma nella fotografia ha perso il suo candido colore iniziale e tende ad un grigio usurato). Non abbiamo davanti a noi la figura di un bracciante o un lavoratore stagionale bensì un uomo che probabilmente ha preso il sole unicamente in viso perché porta camicie o completi. L’immagine mi colpisce per due particolari: il colore violaceo delle labbra pare espandersi dalle medesime verso il viso, come una macchia di colore, tanto da rendere l’espressione del volto particolarmente fastidiosa da fissare, in aggiunta, una ciocca di capelli, nell’immagine non ingigantita delle prime pagine di giornale, inganna tanto da far pensare ad un colpo inferto alla testa mentre in realtà è solo parte della pettinatura che è calata sul volto. L’uomo che lo trasporta, ed è lo stesso che riconosciamo in più fotografie, regge con la bocca un vecchio modello di telefonino mentre tenta, plausibilmente (o forse l’impressione è sbagliata), di portare il corpo lontano dal pericolo. Questa persona ha un tipico abbigliamento che noi, italioti predisposti

Chris Stevens, l’ambasciatore americano in Libia ucciso l’11 settembre scorso

Raffaello Sanzio, Deposizione di Cristo, 1507, Olio su tavola, cm 174,5x178,5 COURTESY GALLERIA BORGHESE

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ad una certa capacità stilistica genetica, ereditata da anni di alta moda, riconosciamo: l’aiutante indossa un’improbabile maglietta di una squadra sportiva calcistica ed un paio di pantaloni che difficilmente si coordinano, si tratta di bermuda verdi a righe bianche abbinati a un’infradito bianca. Svettano in primo e secondo piano le gambe di altri aiutanti, tutte vestono jeans ed i piedi che possiamo scrutare calzano ciabatte di ogni tipo e pantofole: non siamo sicuramente in presenza di un abbigliamento anti sommossa o protettivo. Terminando, noto che la base della fotografia è un pavimento in semplici mattoni autobloccanti del tutto identico a quello del mio cortile. È un’immagine che parla direttamente al nostro inconscio e crea una sorta di “tuttialriparo” immediato: quello che mi accade nell’immediato, dopo una visione di questo tipo, è una ricerca disperata, mi scopro a rovistare tra gli scatoloni, rovescio le buste ed i quaderni, apro i cassetti e le ante degli armadi, sbuffo tra la polvere. Devo forzatamente trovare qualcosa che mi renda questa visione accettabile. Ricordo nitide le pagine scritte da Susan Sontag riguardo alla prima visione delle fotografie-testimonianza dell’Olocausto: la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Molte immagini hanno cambiato la mia vita: le prime immagini pornografiche nascoste sotto le riviste di gossip dal giornalaio di fiducia, le immagini dei libri di storia sfogliate durante le spiegazioni dell’insegnante, i viaggi della memoria ed il Museo Cervi, i telegiornali ed i quotidiani degli anni di piombo, senza tanti vezzi e pudicizie, le fotografie di guerra e i reportage dell’estrema povertà, i malati di Aids di Nan Goldin. Ciò che ho guadagnato col tempo è un adattamento ed un allenamento della visione: quella t-shirt bianca, quel drappo cinereo, le braccia tese ed il gesto del trasporto segnano il culmine della tensione e dell’incertezza, il dramma si svolge e prosegue mentre l’immagine diventa già statica, prelevata dal flusso come fosse un pesce estratto dal fiume. Se la fotografia vuole essere un messaggio, ciò che mi dice è duplice e impenetrabile, nonostante questa immagine mi faccia credere di favorirmi nella comprensione, quello che veramente accade è una coscienza estetica ed un distacco emotivo. “Ma le fotografie non spiegano: constatano.” Non so nulla di questa fotografia trasmessa a tutti i media internazionali, questa immagine non sintetizza unicamente la tensione mediorientale e la violenza che ne è alla base, ma ha anche una somiglianza inconscia con Il trasporto del Cristo morto di Raffaello. Il corpo centrale della pala d’altare è di forte impatto drammatico, ed il tema stesso lo è, questo pathos prende vita nello sforzo fisico del trasporto di un corpo

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pesante e profondamente carnale e terreno. Ho paura delle fotografie perché hanno, alla pari dei quadri, una composizione seducente, tanto - e a mio malgrado - da essere capaci di abbellire ogni cosa. Anche il terrore puro e le sue gesta.


MACADAM MUSEUM Roa

Del significato delle immagini di Marco Scotti

LV feat Joshua Idehen - Northern Line

La Street Art, qualunque definizione tra le tante che rivestono per questa scena il ruolo di grande racconto sono apparse nel recente dibattito critico si voglia come di vero e proprio archivio storico. accettare, è un linguaggio effimero; effimero ad esempio per quanto riguarda la conservazione e la trasmissione Così se vogliamo affrontare una rassegna dei lavori di delle immagini, che passa necessariamente spesso solo un artista non abbiamo altra soluzione che affidarci da una documentazione che coinvolge altri linguaggi, ad archivi fotografici, raramente possiamo contare su su tutti cinema e fotografia. Il supporto del muro non monografie e pubblicazioni strutturate, e difficilmente può necessariamente garantire una possiamo ritrovare i pezzi integri e durata che non è d’altra parte in La conservazione digitale al loro posto. D’altra parte pratiche alcun modo connessa alle culture delle opere è un valore quali il dissing sono nel DNA a cui la Street Art fa riferimento. di questi linguaggi, e si rivelano che Metodi di conservazione ancora oggi1 parte vitale delle improvvisati, quali la lastra di si va a sovrapporre a un pratiche artistiche, così come il plexiglass che copre un pezzo di carattere sulla linea dell’illegalità discorso chiaramente Banksy a Londra, in fondo non sono delle azioni e la continua alternanza altro che tentativi, piuttosto fuori consapevole del ruolo tra pubblico e privato negli spazi contesto, di rallentare processi non possono certo garantire una dell’immagine inevitabili. Considerando inoltre politica di conservazione per molti come il carattere performativo delle di questi lavori. come racconto tecniche sia ancora più difficile da Per parlare dell’artista belga Roa documentare rispetto a un lavoro abbiamo scelto allora di riprendere in atelier, ma almeno altrettanto fondamentale, ritengo il breve documentario2 che Mouarf, membro del che piuttosto che a forme di restauro o conservazione - collettivo PhotoGraff, ha realizzato seguendo l’artista spesso rese ancora più ardue dall’illegalità connaturata in un ospedale abbandonato in Francia: in pochi nel genere stesso – sia importante guardare alla lettura minuti l’immagine salta dall’attenzione al dettaglio e e documentazione portata avanti da progetti video e alla tecnica a rapide carrellate per seguire la manualità fotografici. Non a caso ritroviamo come alcune tra le dell’artista nell’uso della bomboletta, la cinepresa mette testimonianze più importanti del la grande stagione in scena il confronto diretto con il muro che viene, dei Graffiti a New York due progetti fotografici che grattato e inciso si confronta con un segno sottile, in

Roa, Lollepotstraat, Bruxelles, Belgium. Photo by Marco Scotti, 2012.

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continuamente il fuori scala e il rapporto con il contesto. La rappresentazione di animali realmente viventi nei luoghi dove vengono dipinti, dichiarata dall’artista, è modo di continuare a lavorare su un’iconografia che recupera un ampio ventaglio di riferimenti e modelli all’interno dell’illustrazione ma li riporta sempre a un discorso sul simbolo, anche attraverso dettagli e momenti di rottura. Come gli scheletri ad esempio, le lacerazioni e gli organi interni rappresentati secondo un meccanicismo che si rapporta spesso con lo spazio urbano, occupando i grandi billboard pubblicitari e le Roa, Lollepotstraat, Bruxelles, Belgium. superfici mobili che diventano schermi, barriere tra Photo by Marco Scotti, 2012. interno ed esterno. La libertà di occupare gli spazi corrisponde ad una una visuale sempre più ravvicinata, per fermarsi sulle messa in scena del suo repertorio stilistico, anche superfici bianche preparate a rullo. Disegni alla mano attraverso porte e finestre, grandi accessi, o superfici Roa si muove negli spazi: gli stessi spazi abbandonati impreviste: esemplare la composizione del pezzo dei quali capiamo l’importanza guardando il ritratto realizzato nel 2010 a Ghent sulle superfici di un silos, 3 dell’artista , sempre dello stesso autore, che racconta in cui il corpo di un uccello viene rappresentato alcune delle prime location scelte attorno alla città disteso lungo le pareti curve. Mentre spesso le natale di Ghent, in Belgio. Allo stesso modo, il lavoro rappresentazioni legate alla morte sono l’occasione 4 fotografico del collettivo, rappresenta una risorsa per commentare il contesto attraverso allegorie e unica sull’artista: la conservazione digitale delle simboli, come nel lavoro per Salton Sea Beach, nel opere, pur senza nessuna garanzia di archiviazione e cui lago i pesci Tilapia rappresentati reversibilità dei formati, è un valore La Street Art è un’arte ormai decomposti dall’artista sono che si va a sovrapporre a un discorso dell’effimero, per sua l’unica specie ancora in grado di chiaramente consapevole del ruolo sopravvivere all’altissimo livello di della fotografia e dell’immagine natura pubblica, le cui salinità. come racconto, come scrittura. Immagini circolano e Allo stesso tempo a volte sembra prevalere una componente formale, Roa oggi non ha un sito ufficiale, acquistano significati e come nel caso del Lenticular Rabbit 5 troviamo invece un Tumblr a suo - in Curtain Road, Londra – in cui nome e insieme a questo un account letture ben oltre il luogo l’illusione ottica ottenuta grazie 6 Flickr è la fonte più diretta per fisico di realizzazione alla superficie dell’edificio traduce ripercorrere una retrospettiva dei grazie al contesto molte delle sperimentazioni sul suoi lavori e tenersi up-to-date con le ricerche in corso. linguaggio viste nelle sue installazioni in gallerie e Un solo volume è stato invece pubblicato: si tratta spazi espositivi, basti pensare alla recente mostra di un libro d’artista, realizzato a mano in 500 copie. negli spazi della Stolen Space Gallery di Brick Lane Eppure un certo enciclopedismo è parte integrante a Londra oppure nel lavoro per The Scarlett Gallery della sua ricerca, che rappresenta un lavoro continuo a Stoccolma (a cui hanno fatto da contrappunto su uno stile e su un tratto per lavorare sul tema dell’animale preso come simbolo: attraversando le categorie su Flickr, divise in set, troviamo una precisa classificazione dei pezzi in Anfibi, Marsupiali, Conigli e Lepri, Ossa, Uccelli, Tori e Mucche, Topi, Ratti e Roditori, Insetti, Gli Altri, Anatomie e dissezioni, Still Life, Drip, Esposizioni e infine Collaborazioni. 543 foto per 14 set che vanno a formare un catalogo – se non ragionato comunque selezionato dall’artista completamente ospitato all’interno di un sito gratuito di photosharing. Eppure all’effimero è spesso affidato il ruolo di raccontare e documentare la Street Art, e in particolare in questo caso di far emergere le linee di una ricerca artistica che vive sulla contrapposizione e l’alternanza tra dentro e fuori, tanto nella Roa, Bethnal Green road between Ebor street and Chance street, London, UK, 2012. figurazione quanto nella scelta degli spazi, che ricerca Photo by Marco Scotti, 2012.

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strade… Mi riferisco in particolare a N. Mailer, J. Naar The faith of graffiti, Praeger, New York, 1974 e M. Cooper, H. Chalfant, Subway art, Thames and Hudson, London, 1984. Roa, An introduction to animal representation, Mammal press, London, 2011. V. Morgan, interview Roa, “FatCap”, http://www. fatcap.com/article/roa.html, pubblicato il 27.09.2010, consultato il 15.09.2012.

Roa, Club Row, London, Uk. Photo by Marco Scotti, 2012.

peraltro una serie di pezzi nella città). Fin da subito d’altra parte, già nelle prime fabbriche ed edifici abbandonati, si è confrontato con superfici e fratture esistenti attraverso la composizione e la traduzione delle proprie figure. I luoghi deserti, marginali, sono spesso per Roa lo spazio dove poter lavorare in tranquillità, ma entrano inevitabilmente: un caso emblematico è la città di Doel, in Belgio, abbandonata da molti dei suoi abitanti a causa del rischio di demolizione in diverse sue parti a causa dell’espansione del porto di Anversa, per Roa - e molti altri artisti - diventa “just a cool playground” dove sperimentare. Il racconto dettagliato dell’esperienza è così possibile ricostruirlo attraverso risorse quali il confronto con l’artista stesso e l’intervista. E mi riferisco in particolare a quella realizzata da Vincent Morgan per il portale FatCap7 – storico archivio di immagini già dal 1998 – in cui al ruolo documentario delle fotografie si affianca la testimonianza di Roa che in un grande racconto spazia tra riferimenti e modelli, culture e sottoculture condivise. Dai Graffiti raccontati nello storico film Wild Style all’Origine della Specie di Darwin inserito tra i libri preferiti, possiamo raccogliere diversi elementi che ci portano alla dichiarazione di “una personale ossessione per gli animali come modo di rappresentazione del mondo”. Il caso8 di una nota multinazionale sportiva che ha scelto, in maniera del tutto imprevista e improvvisa in occasione delle Olimpiadi di Londra, di coprire il lavoro di Roa realizzato a Buxton St. – che rappresentava un cucciolo di maiale quasi completamente scuoiato - con il proprio brand, ritengo che piuttosto che nasconderla non abbia fatto altro che enfatizzare il valore di tutte le immagini che sono rimaste pubblicate on-line di questo pezzo ormai perso e il significato dell’opera. La Street Art è un’arte dell’effimero, per sua natura pubblica, le cui immagini circolano e acquistano significati e letture ben oltre il luogo fisico di realizzazione. Mentre, come ci ricorda Roa, i roditori rimangono i veri padroni delle

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IL PROIETTORE DI OLOFERNE Occupy Frank Capra! di Giuditta Naselli

“Ho visto tipi come te schiacciati da gente che non ha mai avuto problemi e alla fine si sono montati tutti la testa. La prima cosa che capita ad uno come te è che vuole andare a cena nei ristoranti e sedersi a un tavolo e mangiare insalate e pasticcini…e non sai quanto male può farti quella roba…e poi si passa a pretendere una stanza! Sissignore, una stanza ben riscaldata, con le tende alle finestre… e in men che non si dica sei così rammollito che non dormi se non hai un letto. Ho visto tanta gente cominciare con meno di cinquanta dollari e finire con un conto in banca. Posso giuranti, Long John, che quando sei arrivato a d avere un conto in banca ti hanno in pugno. Sissignore, ti hanno in pugno”. Così esordisce Walter Brennan che in Arriva John Gary Cooper e Barbara Stanwyck Doe (Meet John Doe, 1941) riveste il ruolo del “colonello”, spalla e grillo parlante del protagonista. Le sue parole, a distanza di quasi settant’anni, sono senza dollaro e dimora, che per amore di una donna simili a quelle che abbiamo sentito, nei mesi scorsi, (la bellissima Barbara Stanwyck) diventa burattino pronunciare dagli indignati di mani di un potere che si Nessuna ovvietà e apologia nelle Occupy Wall Street, in lotta appropria della sua esistenza della convenzione per contro i tycoons al potere, attribuendogli un nuovo nome. colpevoli di aver seminato Chi è allora John Doe? pellicole che raccontano l’attuale crisi mondiale. Per John Doe è un nome che, nel storie che accomunano questo motivo, alla vigilia delle gergo giuridico statunitense, elezioni americane che forse, veniva utilizzato per definire ogni essere umano, tanto ancora una volta, cambieranno colui di cui andava mantenuta le sorti dell’economia mondiale, che, dalla prima inquadratura, incolume l’identità. Nel è interessante fare qualche corso del tempo il nome è sembrano intonare passo indietro nel tempo entrato nella cultura popolare “Once upon a time” fino agli albori della società americana diventando figlio americana quando l’establishment era ancora in fase del milite ignoto e identificandosi con coloro le cui di realizzazione e chiedersi “Le cose sono cambiate?”. generalità sono sconosciute. Ma la verità è quanti John Già, tempo fa, in una severa macchina industriale, come Doe conosciamo? E non siamo anche noi dei John/ quella cinematografica hollywoodiana, un patriottico Jane Doe? Coloro che hanno inaugurato la primavera regista, dal nome Frank Capra, gira film conosciuti araba occupando luoghi di culto e deponendo, con e amati per il loro fervore rivoluzionario e per l’amore lacrime e sangue, tiranni e che hanno incoraggiato per un paese edificato dalla piccola gente. Il regista può intere generazioni americane ed europee a scioperare essere considerato il tipico uomo roosveltiano degli anni davanti ai centri della finanza, prima di essere Trenta e Quaranta che crede profondamente nel suo accomunati dalla stessa disapprovazione nei confronti paese e nella comunità americana. I suoi film, pervasi di un potere becero e meschino, non condividevano lo da un ottimismo commovente e utopico, non scadono stesso nome, John Doe? mai nella mediocrità. Nessuna ovvietà e apologia della Come settant’anni fa anche oggi dovremmo leggere e convenzione per pellicole che raccontano storie che abbracciare il pensiero trascendentalista del filosofo accomunano ogni essere umano, tanto che, dalla prima Thoreau che nel rapporto viscerale con la natura aveva inquadratura, sembrano intonare “Once upon a time”. ritrovato l’essenza umana o forse ci basterebbe solo Il protagonista, interpretato da un affascinante guardare Frank Capra e ascoltare le parole di Walter Gary Cooper, assume il ruolo di John Doe, un uomo Brennan quando spiega ad una comparsa chi sono gli

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ha come fronti due Americhe, una oligarchica, elitaria, privilegiata, l’altra democratica, liberale, progressista. Ma a differenza delle parole del regista, ormai impresse nell’immaginario collettivo, il movimento di Occupy Wall Street è destinato a fallire, in quanto nella sua denuncia, rifiuta qualsiasi tipo di mediazione. Non accettando un rapporto con le istituzioni, gli indignati americani sono destinati al silenzio perché fautori di una politica della testimonianza, piuttosto che della rappresentanza. Se non scenderanno a patti con le istituzioni e non cercheranno di sovvertire il sistema dall’interno sarà impossibile effettuare quel cambiamento tanto auspicato e concludere la protesta con quell’happy ending, per cui era famoso Frank Capra.

Meet John Doe, Frank Capra, 1941

“iloti” e perché bisogna averne paura. “Ehy bellezza, sei mai stato al verde? Allora immagina… cammini da solo, senza un soldo in tasca, libero come il vento e nessuno che ti dà noia. Intorno a te centinaia di persone che vendono di tutto: scarpe, capelli, radio, automobili, ogni cosa. Sono tutte persone gentili ed amabili e ti lasciano in pace. Poi ti finisce in tasca qualche dollaro e che succede? Tutte queste persone gentili ed amabili si trasformano in “iloti”, schiavi e persecutori e cominciano subito a tormentarti, cercano di vederti la loro roba, ti afferrano alla gola con i loro artigli e non mollano più la presa. E tu urli, ti dimeni e cerchi di respingerli in qualche modo ma non puoi farci niente, ti hanno in pugno, ti costringono a possedere delle cose… un automobile per esempio… e tutta la tua vita diventa fatta di robaccia di questo tipo: paghi le tasse di concessione, i costi della benzina e i ricambi e l’olio e sovrattasse e assicurazioni e ancora carte di circolazione e lettere e ricevute e gomme sgonfie e ammaccature sulla carrozzeria e parcheggi e poliziotti in motorino e giudici civili e multe e poi? Un milione di altre cose! Cos’è successo? Che tu non sei più libero e felice come prima, devi procurarti il denaro per pagare tutte queste cose, vuoi possedere tutto quello che gli altri posseggono ed ecco fatto anche tu ora sei un ilota!” Oggi Occupy Wall Street è impegnata a combattere quegli stessi iloti di cui parla Frank Capra in una battaglia che 41


E-BOMB Le carré vert

L’opera dell’atleta (a man just doing his job) di Riccardo Giacconi e C. S.

Mogwai - Friend of the Night

Una partita di calcio dura un’ora e mezza. Con l’intervallo, un’ora e quarantacinque, più o meno la durata standard hollywoodiana, europea, mondiale, fino agli anni Ottanta, di un film. Enrico Ghezzi, in conversazione con Carmelo Bene

anticipata dal match – segnalata dal cartellino rosso – e segnando il relativo unhappy end del lungometraggio. Questa sequenza finale è anticipata, nella colonna sonora, dal crescendo di una sorta di bordone. You don’t necessarily remember a match as an

Douglas Gordon e Philippe Parreno sono stati experience in ‘real time’. My memories of matches abbastanza fortunati. La sera del 23 aprile 2005 are fragmented. hanno posizionato diciassette cineprese sincronizzate Zinédine Zidane In Zidane, a 21st Century Portrait per seguire una singola persona per novanta minuti. Quella persona era Zinédine Zidane, celebre calciatore e Gordon utilizzano un francese che all’epoca giocava per la Due elementi tipici Parreno linguaggio cinematografico. Il squadra del Real Madrid. I novanta della teoria della supporto infatti non è il digitale, bensì minuti erano quelli che componevano la pellicola 35mm; le inquadrature una partita del campionato spagnolo: sceneggiatura non assomigliano alla ripresa sportiva Real Madrid contro Villareal. Il luogo americana: standard, sembrano avere piuttosto era lo stadio Santiago Bernabeu, a a che fare con i primi piani dei Madrid. Zidane, a 21st Century Il midpoint e classici western; il montaggio tende Portrait è il titolo del film, uscito nel lo showdown a produrre uno sviluppo ritmico 2006, che fu prodotto a partire dalla solidale ad una narrazione; la colonna sonora, infine, registrazione di quelle immagini. comprende composizioni del gruppo rock Mogwai, Sometimes when you arrive in the stadium you feel che contaminano l’atmosfera di intere sequenze con that everything has already been decided. The script un maestoso rock strumentale. Tuttavia il film – in has already been written. maniera più palese e più rigorosa che in Le Mans Zinédine Zidane (1971) di Lee H. Katzin – trae la struttura da un In Zidane, a 21st Century Portrait evento sportivo, registrato in tempo reale e senza È come giocare una partita già preparata, giocata tagli (con l’eccezione rilevante di pochi frammenti – perché provata prima: al ventiquattresimo tu come l’assist per la rete di Ronaldo – che vengono devi mandare in fallo laterale, tu devi segnare ripresentati successivamente al rallentatore). Gli all’ottantaduesimo, tu devi essere espulso… autori sono intervenuti selezionando le inquadrature Carmelo Bene, in conversazione con Enrico Ghezzi da montare, aggiungendo la colonna sonora e alcuni Douglas Gordon e Philippe Parreno sono stati frammenti – inseriti tramite sottotitoli – di un’intervista abbastanza fortunati perché quella partita si è rivelata che avevano fatto a Zidane. Per il resto però, se si essere una buona scelta. Zidane, pur avendo toccato esclude la sequenza fra il primo e il secondo tempo (in palla relativamente poche volte e per pochissimo tempo cui le immagini abbandonano il campo per mostrare in totale, ha tracciato i punti di una drammaturgia alcuni avvenimenti – di rilevanze differenti – che sono filmica consistente. Salienti risultano in particolare accaduti nello stesso lasso di tempo della partita), la due momenti, che per la posizione temporale nell’arco post-produzione ha agito all’interno del paradosso di del film richiamano, in maniera singolare, due elementi una narrazione cinematografica che non può sciogliersi tipici della teoria della sceneggiatura americana: il dall’obbligo del tempo reale, quello di una diretta midpoint e lo showdown. Il primo si dà quando sportiva, nel quale non si possono effettuare ellissi. Zidane, dopo aver abilmente dribblato diversi difensori Allo stadio si sta solo per ammirare il giocatore senza avversari, effettua un magnifico assist che porta il suo palla. Ecco. Perché siccome non viaggia con la palla, compagno di squadra Ronaldo a segnare facilmente non è mai inquadrato. un goal. Il secondo, che avviene verso la fine della Carmelo Bene, in conversazione con Enrico Ghezzi partita, coincide con il momento in cui il protagonista, per una ragione non chiara, attacca violentemente un Il paradosso linguistico in cui Parreno e Gordon si avversario a gioco fermo, guadagnandosi l’espulsione situano nasce dall’intento di forgiare un’opera che,

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al contempo, lavori con un linguaggio palesemente cinematografico eppure abbia con il reale un rapporto uno a uno – rapporto dato dalla presenza del tempo reale nella sua totale integrità, che rende fuori luogo perfino ogni riferimento alle convenzioni documentaristiche (piuttosto, gli autori si riferiscono al Warhol di Sleep (1963) o di Empire (1964)). All’interno di tale sfasatura lavora pure Zinédine Zidane, che porta su di sé le segnature di molteplici livelli. Egli è, sì, protagonista di un film, ma possiamo definirlo attore solamente spingendo al limite tale definizione: è lui stesso, infatti, che definisce in tempo reale la drammaturgia. Egli è al contempo fuori dal film (assumiamo che il suo comportamento sia funzionale alla vittoria della sua squadra più che al fatto di essere ripreso da diciassette telecamere in più del solito) eppure è l’unica forza motrice dello sviluppo del film stesso. Enrico Ghezzi: C’è qualche sport che non sopporti in televisione? Carmelo Bene: Ah, sì, io vorrei che si cancellasse tutto il pattinaggio artistico. EG: Ma perché non è sport, è teatro... CB: Ma come fanno a chiamarlo “artistico”? EG: Perché è teatro. CB: Ma il teatro non è quello. Il teatro non è il teatro, infatti! EG:.. devo dire che rispetto alla media del nostro teatro, io rivaluto anche un pattinaggio artistico.. CB: Certo, il teatro della rappresentazione.. Almeno nel pattinaggio puoi cadere!

Chiamando in causa la terminologia di Carmelo Bene, possiamo tentare di definire l’oggetto del film, vale a dire il tempo trascorso da Zinédine Zidane sul terreno di gioco, sul carré vert. In che posizione si trova Zidane rispetto al proprio comportamento? Bene definisce, nello sport, i momenti di atto (termine contrapposto ad azione) o di immediato, come un “eccedere” lo sport stesso, un andare oltre l’intenzione, un “essere giocati”. Si può mettere in relazione questa nozione con il concetto di “stordimento” (Benommenheit)

D. Gordon and P. Parreno, Zidane A 21st Century Portrait, Still da film, 2006 http://www.nationalgalleries.org

teorizzato da Martin Heidegger. Intento a ricercare il luogo della differenza ontologica fra uomo e animale, Heidegger definì lo stordimento come la condizione in cui si troverebbe l’animale alle prese con il proprio ambiente (non mondo: in una celebre definizione, Heidegger definì la pietra “priva di mondo”, l’animale “povero di mondo” e l’uomo “costruttore di mondo”). L’ambiente dell’animale consisterebbe quindi in un universo soggettivo (Umwelt, secondo la terminologia dello zoologo Jakob von Uexküll) composto da determinati stimoli a cui esso è instintivamente obbligato a rispondere (portatori di significato, o disinibitori), senza poter rivelare gli stessi come enti. Una prova di questa relazione istintiva e non-rilevata con i propri disinibitori si ottiene osservando un’ape che succhia il miele da una coppetta: essa continua a farlo anche dopo che le viene tagliato l’addome. Secondo Heidegger, l’ape è completamente dentro il suo disinibitore (il miele), stordita nel mondo, priva di intenzione: essa “è questa relazione, e non vive che in essa e per essa”. L’uomo, invece, ha creato uno spazio, un aperto fra sé e il mondo: attraverso il logos, il nominare ciò che lo circonda, può sospendere la relazione che lo lega al suo ambiente, che in quanto non più composto solamente di disinibitori, può essere definito mondo. A questo punto si può iniziare a scorgere una similarità fra la nozione heideggeriana di stordimento e quella beniana di atto, o immediato (privo di una mediazione). Soltanto perché l’animale è nella sua essenza stordito, egli può comportarsi [non agire o avere una condotta]. Lo stordimento è la condizione di possibilità grazie a cui l’animale, secondo la sua essenza, si comporta in un ambiente ma mai in un mondo.

Cos’è l’atto e cos’è l’azione, allora? Secondo la particolare terminologia di Bene, la parola “atto” non ha a che fare con alcuna intenzione, a differenza di “azione”. Nello stordimento heideggeriano, l’animale si comporta, non agisce. L’atto è dunque l’emergere nell’uomo (nell’atleta) di una immediata relazione colla propria Umwelt (non più mondo)? Forse è questo che intende Bene quando parla del calciatore brasiliano Romario che “è capace di una cosa, del quid che poi più conta: l’immediato. [...] Dell’atto, non più dell’azione, ma dell’atto”. Romario, come Zidane, in un lampo squarcia il tessuto dell’azione, in quanto “l’atto, di fronte all’azione, è sempre disintenzionato. Non lo sa nemmen lui. È giocato completamente”. È quindi lo sport il luogo predisposto a far saltare il logos, a ridurre il nostro mondo (Welt) in una Umwelt con la quale si può, per un attimo, recuperare una relazione

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D. Gordon and P. Parreno, Zidane A 21st Century Portrait, Still da film, 2006 http://www.nationalgalleries.org

immediata, disumana? Quando si è nell’atto, si entra nel disumano. Almeno, ci si avvicina al disumano. Queste macchine, appunto, quando sono nel disumano mi lasciano senza fiato. Nell’eccesso dello sport, del gesto atletico, tu puoi vedere al di là della fatica, del facchinaggio. Proprio in quanto all’animale è sottratta questa capacità di percepire in quanto qualcosa ciò a cui esso si riferisce, proprio per questo esso può essere assorbito dall’altro in questo modo assoluto.

In Zidane, a 21st Century Portrait abbiamo l’occasione di osservare un giocatore di calcio durante l’intero tessuto temporale di una partita. Il film non si sottrae dall’esibire tutta l’azione, tutto il tessuto del vuoto e del lavoro che l’atto, come un lacerante intervallo o un’eccezione, rompe. In queste due o tre occasioni possiamo credere di assistere alla non-intenzione, ad uno Zidane “stordito” che non gioca ma è giocato. E sono quei pochi momenti di atto, squarciando il continuum temporale, a dettare il ritmo del film. Lì, Zidane smette di essere attore, è. O, all’opposto, soltanto in quegli attimi smette di essere, sospende la rappresentazione, è attore (agisce) in senso completo. Uno di questi momenti è l’epilogo: l’ira improvvisa e il pugno. Ovvero, con le

D. Gordon and P. Parreno, Zidane A 21st Century Portrait, Still da film, 2006 http://www.nationalgalleries.org

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parole di Montale, “la vita fatta a pezzi, / quella che rompe dal suo insopportabile / ordito”. Zidane sapeva che stavano girando un film su di lui, eppure forse in quell’istante non lo sapeva più. In una intervista a proposito del film, egli stesso disse: “non ho pensato troppo alle telecamere. Quando sei nella partita, te ne dimentichi”. Se abbiamo afferrato bene la definizione di atto, possiamo arrivare a dire che Zidane (e l’atleta in generale) è, allora, l’attore per eccellenza. Ma solo in pochi lampanti momenti. Se cogliamo l’atto come momento lampante di non-consapevolezza, di disumanità, di esser-giocati, di stordimento, di immediato, di eccesso, allora l’attore è Zidane nel momento dell’assist come in quello del pugno. Zidane in quell’istante è completamente attore, in quanto fuori-di-sé. I accepted because I didn’t have to play a role. I just had to be myself doing what I do every Sunday… and that’s it. Zinédine Zidane

In diversi articoli si è parlato del film su Zidane a partire dal suo ‘essere intento in un lavoro’. Douglas Gordon stesso, introducendo il film durante la fiera d’arte di Basilea, disse che si tratta di un ritratto di “a man just doing his job”. Questa frase richiama l’incipit di El fútbol a sol y sombra, il libro sul calcio dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano: “La historia del fútbol es un triste viaje del placer al deber”.


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BALLOON Il cavaliere oscuro di Miller e Nolan. Problemi di ritmo di Alessandro Cochetti

Neil Hefti - Batman theme

Sono ormai anni che Bruce Wayne ha appeso il costume dell’uomo pipistrello nella caverna ormai lasciata in disuso. Una nuova minaccia lo costringe, nonostante gli acciacchi dell’età, a rivestire i panni del giustiziere mascherato contro un avversario molto più grande, agile e giovane di lui. Fuorilegge esattamente come gli stessi nemici che combatte, Batman torna in azione e rischia seriamente di morire per la prima volta nella sua carriera per salvare una città che assurge a paradigma dell’intera civiltà. Risorto ancora una volta dalla sconfitta riesce ad eliminare i suoi nemici e salvare così Gotham, infondere un rinnovato senso di speranza nell’animo di chi lo considera un grande eroe (tanto da renderlo erede della sua crociata contro il crimine lasciandogli accesso a tutti i suoi congegni e alla caverna) e finalmente mascherare la propria dipartita per ritirarsi (definitivamente?) dalle scene. Inutile dire che il nuovo film di Christopher Nolan Dark knight rises uscito questo fine agosto 2012 nelle sale cinematografiche, ha un “concept” che ricalca perfettamente, e comunque molto più di qualsiasi altro film su Batman mai realizzato fino ad oggi, il graphic novel che nel lontano 1986 cambiò per sempre l’industria dei comics americani sui supereroi e anche lo stesso “character” creato negli anni trenta da Bob Kane: The dark knight returns di Frank Miller. Si cambi infatti il “villain” del film (Bane) con il capo dei mutanti che appare nel fumetto, si cerchino le dovute somiglianze nella trama Figura 1 ed il gioco è fatto. Dunque i paragoni sorgono spontanei. Premesso che il linguaggio cinematografico è assai diverso da quello fumettistico, soprattutto nel caso del fumetto supereroistico americano dove le pagine sono solitamente strapiene di dialoghi che spezzano il ritmo in modo antinaturalistico, mentre un film di supereroi spesso e volentieri abbandona le chiacchiere per immergersi totalmente nell’azione, paragoni non si dovrebbero di norma fare. Fumetto e cinema, benché si creda il contrario, hanno due linguaggi solo apparentemente uguali. Ma chi ha aspettato con ansia l’uscita dell’ultimo capitolo della serie dedicata al cavaliere oscuro di Nolan, ed ha perciò visto trailer ed anticipazioni sul film che lo presentavano come il più epico della trilogia, non poteva non avere la curiosità di sapere come il regista avrebbe reinterpretato cinematograficamente il capolavoro di Miller, il quale ha proprio nel suo linguaggio epico e nel ritmo incalzante dell’azione i suoi maggiori punti di riconoscimento e bellezza estetica. Insomma, grande era l’aspettativa. Ci si immaginava una ritrasposizione del fumetto su pellicola altamente similare e verosimile, anche per la ricchissima quantità di effetti speciali previsti e comunque già messi in mostra nei due capitoli precedenti. Grande aspettativa dunque, a cui è seguita però

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una grande delusione. Come ho già detto la storia è a grandi linee la stessa, i mezzi impiegati per la realizzazione del film sono assolutamente spettacolari ma il risultato è assai deludente nel paragone tra il film ed il fumetto, ma anche tra il film ed i suoi due capitoli precedenti (senza contare, in aggiunta, gli ormai datati ma ancora oggi ottimi film di Tim Burton). Gli errori, se così si possono chiamare quelle scelte stilistiche che rendono il film incomparabilmente inferiore al comic book, sono ascrivibili a due categorie: ciò che del fumetto è stato tenuto e ciò che invece è stato cambiato, ed entrambe hanno una questione di ritmo alla base. Il primo problema è stato nella mancata riproduzione dell’azione serrata del fumetto, dove l’adrenalina è sempre al massimo sin dalla prima pagina (figura 1). L’azione nella storia di Miller è sempre spezzettata ed in crescendo: l’autore procede creando sempre dei climax nell’intreccio narrativo immortalati in disegni dalle inquadrature molto spesso titaniche, dove Batman e i suoi nemici si ergono come grandi statue per darsi battaglia, oppure ricreando la velocità della comunicazione televisiva con

Figura 2a

vignettine piccole ed in serie, con il chiaro scopo di non far mai rifiatare l’azione né il lettore. Il ritmo non è mai ricreato poi con lo stesso artificio, ma varia molto spesso: la scena del sogno di Bruce Wayne che ripensa alla morte dei suoi genitori e sulla sua conseguente decisione di impegnarsi nella lotta contro il crimine è ad esempio creata con una sorta di ‹‹effetto rallenty›› (figura 2a e 2b). Nonostante non ci siano parole da leggere infatti, cosa che di norma velocizzerebbe la lettura, l’azione è comunque lenta e sempre in crescendo di tensione. Ogni singolo istante della morte dei genitori è mostrata in modo che i gesti dei personaggi sembrino procedere come in una serie di fotogrammi, persino la cartuccia vuota del proiettile sparato dall’assassino sembra uscire dal tamburo della pistola con infinita lentezza (la scena è chiaramente un flashback). Altre volte invece il climax è creato diversamente, con l’utilizzo di didascalie o ballon che descrivono minuziosamente ogni singolo istante dell’azione, cosa che rallenta la lettura ma crea comunque una forte tensione tramite l’uso del monologo interiore del protagonista (come nelle prime tredici vignette di figura 1, che si concludono con il rilascio della tensione narrativa tramite l’annuncio del presentatore del telegiornale che

Figura 2b

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ci informa che l’incidente non è stato fatale per Bruce Wayne). Se guardiamo il film invece notiamo che questi crescendo narrativi e ritmici non ci sono, cosa strana poichè Nolan li aveva utilizzati molto bene invece nel capitolo precedente della trilogia, The dark knight, in cui si inizia in “medias res” con la spettacolare rapina del Joker alla banca e poi con la scena di Batman che arresta a suon di pugni un gruppo di spacciatori di droga. Il film poi proseguiva con intermezzi parlati da non più di dieci minuti, alternati a battaglie sempre più rocambolesche e spettacolari dal punto di vista degli effetti speciali e della durata. In questo terzo capitolo invece non c’è nulla di tutto ciò e metà del film serve solo a presentare i numerosi personaggi lasciando anche molte cose non chiare a chi si è perso i capitoli precedenti della trilogia: Bruce Wayne/Batman, il commissario Gordon, il giovane poliziotto che diventerà Robin nel finale del film, Catwoman, Bane, le tante sottotrame

Figura 3a

tolgono molto spazio all’azione, e ciò ha creato un rallentamento nel ritmo del film che non riesce quasi mai, escluse poche e spettacolari scene, a raggiungere un picco di tensione drammatica. L’impressione è dunque che Nolan abbia tentato di mantenere un’azione spezzettata come nel fumetto, mettendo però troppe lunghe pause tra una scena d’azione e l’altra, cosa che invece Miller assolutamente non fa. Il secondo problema invece riguarda l’utilizzo di elementi che connotano lo stile verso l’epica narrativa. Nel fumetto questo è ovviamente realizzato nelle parti scritte nei balloon e nelle didascalie: si veda ad esempio la sequenza (figura 3a e 3b) dell’incontro del giovane Bruce Wayne con il pipistrello, simbolo che riprenderà nel futuro per incutere nei suoi nemici quello stesso terrore che lui provò in quell’occasione. “Poi..qualcosa si agita fuori dalla vista.. qualcosa ingoia l’aria viziata..e sibila.. Plana

Figura 3b

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con grazia antica..rifiuta di ritirarsi come i suoi fratelli hanno fatto..i suoi occhi brillano, privi di amore, gioia o dolore..il fiato caldo odora di nemici caduti..del fetore delle cose morte e maledette..è il sopravvissuto più feroce..il guerriero più puro..risplende del suo odio..e vuole farmi suo.” Il ritmo della lettura è veloce, ogni vignetta ha un massimo di sei o sette parole, i disegni rivelano solo nel finale il volto terribile della creatura che si posa sul giovane indifeso, che compare pian piano dall’ombra e dall’oscurità della caverna. La tensione narrativa è al massimo e l’interruzione nella visione di quella scena (è un flashback) sembra riportare lo scorrere del tempo alla normalità. Il linguaggio ha una fascinazione assolutamente accattivante e porta la scena ad essere vissuta dal lettore esattamente come per il giovane Wayne: come una visione mistica, epica, profondamente significativa. Che queste tecniche siano impossibili da rappresentarsi sul grande schermo, a meno che non ci si voglia ritrovare davanti ad un film in costante slow motion, è cosa ovvia. Il film comunque attua questa rincorsa all’epicità con i mezzi comunicativi congeniali al cinema: ovvero con una trama significativa (si è già detto che Gotham assurge ad eponimo dell’intera civiltà americana, di cui Batman ne incarna il simbolo dell’ordine a dispetto dei suoi nemici che rappresentano invece le forze del caos e dell’anarchia), una colonna sonora titanica e calibrata nei punti giusti, la spettacolarità delle scene d’azione. Eppure anche qui c’è qualcosa che Nolan sbaglia: se è vero che la colonna sonora è azzeccata, basti vedere il primo duello tra Bane e Batman, dove per la prima volta nella trilogia il sottofondo musicale è tolto per dar maggior impatto emotivo alla battaglia che così raggiunge un picco drammatico (dopotutto si tratta della prima sconfitta di Batman!), per il resto il regista non riesce a ripetere con efficacia gli espedienti usati nei precedenti film. Infatti nel secondo episodio Nolan era riuscito benissimo ad equilibrare la trama con i suoi significati nascosti: finita la visione di The dark knight qualsiasi spettatore avrebbe detto di aver appena visto un action movie, ma poi a posteriori si sarebbe accorto dei vari significati celati nel sottotesto. In questo terzo capitolo invece i significati nascosti sono troppo palesati, e lo spettatore perde il gusto dell’interpretazione che viene troppo sbandierata (e su cui ci sarebbe anche molto da dire sui contenuti morali perché, esattamente come per il fumetto, si possono intravedere concetti fortemente reazionari alla base). In aggiunta la mancanza, come detto, di scene d’azione ripetute ed in crescendo lasciano l’amaro in bocca. L’impressione è quella dunque di aver assistito ad un film corale dalla trama cervellotica piuttosto che ad una storia di e su Batman, malgrado il fatto che le poche scene ad alta tensione siano realizzate veramente in modo impeccabile. Nolan quindi fallisce la sua terza trasposizione di “concept” fumettistici per il suo cavaliere oscuro (il primo film riprende infatti le tematiche di Batman: year one sempre di Miller, mentre il secondo quelle di The killing joke di Alan Moore), concludendo la sua trilogia con un capitolo sicuramente non all’altezza dei precedenti.

Tutte le immagini sono state estrapolate da: I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro Numero 23, Editore La Repubblica

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ROUTES di Gabriella Mancuso

Mostre nazionali Abano Terme, Artissima, Carla Rigato-La forza nel colore, Dal 13 settembre all’8 ottobre 2012 Info: www. artissimacontemporanea.it Bari, ARTcore, Nero. La materia incosciente dei segni, Dal 7 settembre al 6 ottobre 2012 Info: www.artcore.it Bollate, Fabrica Borroni, ReAzione, Dal 13 settembre al 4 ottobre 2012 Ingresso gratuito Info: www.re-azione.weebly.com Bologna, Biblioteca Universitaria, C_Artelibro. Il principio delle pagine, Dal 13 settembre al 13 ottobre 2012 Info: www.artelibro.it Bologna, Galleria Studio G7, Del Volo e del Canto. Codici Miniati, Dal 22 settembre al 16 ottobre 2012 Ingresso libero Info: www.galleriastudiog7.it Bologna, Spazio San Giorgio, Non sprecherò l’inchiostro, Dal 13 al 29 settembre 2012, Ingresso libero Info: www.spaziosangiorgio.it Bolzano, Museion, the New Public. Una nuova dimensione pubblica e un nuovo pubblico, Dal 14 settembre al 13gennaio 2012 Biglietto intero: 6 euro Biglietto ridotto: 3.50 euro Info: www.museion.it Brescia, Galleria A/B Arte, Pop Art. Mostra collettiva, Dall’8 settembre al 6 ottobre 2012 Info: www.abarte.it Capalbio, Il Frantoio, Melodie Discontinue. Mostra Collettiva, Dall’11 agosto al 30 settembre

2012 Info: www.frantoiocapalbio.com

Biglietto ridotto: 7.50 euro Info: www.turismo.milano.it

Castiglione Olona, Museo Civico Branda Castiglioni, Gianfranco Tassi. Anatomie Plastiche, Dall’8 settembre al 7 ottobre 2012 Biglietto intero: 3 euro Biglietto ridotto: 2 euro Info: www.comune.castiglioneolona.va.it

Milano, Repetto Project, Come un vestito di Dior- Like a Dior dress: Andy Warhol Unique Prints Dal 13 settembre al 15 ottobre 2012 Ingresso libero Info: www.visitamilano.it

Cesena, Galleria Comunale d’Arte-Palazzo del Ridotto, Alberto Burri – Rosso Nero e Oro, Dal 10 settembre al 30 ottobre 2012 Info: cesenacultura@comune. cesena.fc.it Deruta, Ex Fornace Grazia, Spiritualità e Materia, Dal 2 settembre al 7 ottobre 2012 Info: artederuta@gmail.com Firenze, MNAF-Museo Nazionale Alinari della Fotografia, Akiyoshi Ito-Sogni sott’acqua Underwaters dreams, Dal 13 settembre al 14 ottobre 2012 Biglietto intero: 9 euro Biglietto ridotto: 6 euro Info: www.alinarifondazione.it Lecce, Primo Piano Living Gallery, Hic Et Nunc: Il tempo dell’arte, Dal 14 settembre al 14 ottobre 2012 Info: www.primopianogallery.com Milano, Mimmo Scognamiglio Contemporanea, The face of all your fears. Anneè Olofsson, Dal 20 settembre al 31 ottobre 2012 Info: www.mimmoscognamiglio. com Milano, Palazzo Reale, Pablo Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi, Dal 20 settembre 2012 al 6 gennaio 2013 Biglietto intero: 9 euro 50

Milano,The Highline Outlet, Willow. Pop Inside Dal 6 settembre al 10 gennaio 2013 Info: www.spaziosangiorgio.it Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino, Edward Weston. Una retrospettiva, Dal 14 settembre al 9 dicembre 2012 Biglietto intero: 7 euro Biglietto ridotto: 5 euro Info: www.fondazionefotografia. it Napoli, Galleria La Mediterranea, Herman Normoid. Mono. Herman Normoid e il Minimalismo Cromatico, Dal 19 settembre al 9 ottobre 2012 Info: www.accademiaarte.org Padova, Musei Civici Agli Eremitani, Renato Pengo. Shock, Dal 14 settembre al 31 ottobre 2012 Info: padovacultura.padovanet.it Polignano a Mare, Fondazione Museo Pino Pascali, Pino Pascali - Cinque bachi da setola e un bozzolo, Dal 14 settembre al 25 novembre 2012 Info: www.museopinopascali.it Reggio Emilia, Csart Vetrina, Anna Bartoli. Pop-Up, Dal 15 settembre al 10 ottobre 2012 Info: www.csart.it Roma, Gnam, Liu Bolin. A Secret


Tour, Dal 13 settembre all’11 novembre 2012 Info: www.gnam.beniculturali.it Roma, MACRO, Anders Petersen. Rome, a diary 2012, Dal 20 settembre al 28 ottobre 2012 Biglietto intero: 12 euro Biglietto ridotto: 9 euro Info: www.museomacro.org Roma, S.T. Foto Libreria Galleria, Mario Carbone. Posto Fisso. Marina Abramovic e Ulay a Bologna, 1977, Dal 10 settembre al 10 ottobre 2012 Info: www.stsenzatitolo.it Torino, Daimon Art Gallery, 30x30 Free Arte, Dal 14 al 30 settembre 2012 Ingresso libero Info: www.daimonart.it

Dal 10 giugno al 30 settembre 2012 Info: www.beyeler.com Vancouver, MOV Museum of Vancouver, L’Arte di Tobias Wong, Dal 20 settembre 2012 al 24 febbraio 2013 Info: www.museumofvancouver.ca

Vernissage nazionali Bologna, Mirò Gallery, El Remok. I’m a Material Boy, Dal 22 settembre al 21 ottobre 2012 Ingresso libero Info: www.miroarchitetti. blogspot.it Milano, Brand New Gallery, JASON GRINGLER - Black Mass, Dal 27 settembre al 31 ottobre 2012 Info: www.brandnew-gallery.com

Udine, Ex Chiesa di San Francesco, Keith Haring, Dall’1 settembre 2012 al 15 febbraio 2013 Biglietto intero: 11 euro Info: www.biancoeneroudine.com

Milano, Instituto Cervantes, David Douglas Duncan fotografa Picasso, Dal 26 settembre 2012 al 10 febbraio 2013 Info: milan.cervantes.es

Venezia, Giardini e Arsenale, Mostra Internazionale di Architettura. Common Ground, Dal 29 agosto al 25 novembre 2012 Info: www.labiennale.org

Pisa, Palazzo Blu, Wassily Kandinsky. Dalla Russia all’Europa, Dal 13 ottobre 2012 al 3 febbraio 2013 Info: www.palazzoblu.org

Mostre internazionali Copenhagen, Statens Museum for Kunst, Matisse “Doppi e Variazioni”, Dal 14 luglio al 28 ottobre 2012 Info: www.smk.dk New York, MoMa, Un secolo di design dei giochi, Dal 29 luglio al 5 novembre 2012 Info: www.moma.org Riehen/Basel, Fondation Beyeler, Philippe Parreno,

Roma, Palazzo delle Esposizioni, Robert Doisneau, Paris en Libertè, Dal 29 settembre 2012 al 3 febbraio 2013 Biglietto intero: 12.50 euro Biglietto ridotto: 10 euro Info: www.palazzoesposizioni.it Rovereto, Mart, Fin de Race. Tra avanguardia e decadenza, Dal 22 settembre 2012 al 13 gennaio 2013 Biglietto intero: 11 euro Biglietto ridotto: 7 euro Info: www.mart.trento.it Torino, Palazzo Reale, Arnaldo Pomodoro. Il Teatro Scolpito, 51

Dal 28 settembre al l’11 novembre 2012 Info: www.piemonte.beniculturali. it Venezia, Peggy Guggenheim Collections, Capogrossi, Una retrospettiva, Dal 29 settembre 2012 al 10 febbraio 2013 Biglietto intero: 12 euro Biglietto ridotto: 10 euro Info: www.guggenheim-venice.it

Vernissage internazionali Bilbao, Guggenheim, Egon Schiele, Dal 2 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013 Info: www.guggenheim-bilbao.es Bruxelles, Parigi e Rennes, Sedi Varie, Artaq 2012: Street Art & Urban Art, da ottobre 2012 a gennaio 2013 Info: www.artaq.eu Londra, National Gallery, Richard Hamilton: The Late Works, Dal 10 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013 Ingresso libero Info: www.nationalgallery.org.uk Parigi, Musée d’Art moderne de la Ville de Paris, La Collection Michael Werner, Dal 5 ottobre 2012 al 3 marzo 2013 Biglietto intero: 9 euro Biglietto ridotto 7 euro Info: www.mam.paris.fr


Eventi

Da vedere

Incontri

Bergamo, Sedi varie, La Giornata del Contemporaneo, 6 ottobre 2012 Info: www.amaci.org

Milano, HangarBicocca, Carsten Nicolai, unidisplay, Dal 21 settembre al 2 dicembre 2012 Ingresso libero Info: www.hangarbicocca.org

Lecce, Varie sedi, ArtLab. Dialoghi intorno al management culturale, Dal 22 al 29 settembre 2012 Info: artlab.fitzcarraldo.it

Bologna, luoghi vari, Artelibro Festival del libro d’arte 2012, Dal 21 al 23 settembre 2012 Info: www.artelibro.it Bologna, Palazzo Re Enzo, Fruit Focus on Contemporary Art, Dal 21 al 23 settembre 2012 Info: www.fruitexhibition.com Bologna, Varie sedi, Rassegna Internazionale della Creatività. EternePartenze 2012, Dal 27 settembre all’1 ottobre 2012 Info: www.eternepartenze. altervista.org Bologna, Varie sedi, Robot Festival 05, 27 settembre/10_13 ottobre 2012 Info: www.robotfestival.it Milano, Varie sedi, StartMilano 2012, Dal 13 al 23 settembre 2012 Info: www.startmilano.com Poggibonsi, Varie sedi, Fenice Nine Arts International Festival, Dal 13 settembre al 13 novembre 2012 Info: www.fenicefestival.it

Roma, Opificio Telecom Italia, Nam June Paik, ciclo di opere video, 5 ottobre 2012 Info: www.romaeuropa.net Roma, Sala di Santa Rita, Novembre 1977. Installazione di Zaelia Bishop, Dal 14 settembre al 5 ottobre 2012 Ingresso libero Info: www.culturaroma.it Spoleto, Varie sedi, +50 Sculture in Città. Tra Memoria (1962) e Presente (2012), Dal 23 giugno al 28 ottobre 2012 Info: www.palazzocollicola.it Venezia, Isola di San Servolo, Open 15. International Exhibition of Sculptures and Installations, Dal 30 agosto al 30 settembre 2012 Info: www.artecommunications. com

Roma, Varie sedi, RomaEuropaFestival, Dal 26 settembre al 25 novembre 2012 Info: romaeuropa.net Roma, Villa Pamphilj, CascinaFarsettiArt 2012, 27 settembre al 7 ottobre 2012 Info: www.cascinafarsettiart.it

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Torino, Fondazione Merz, Meravigliosa Creatura, workshop intorno all’immaginario di Kiki Smith, Dal 4 al 7 ottobre 2012 termine ultimo di iscrizione: 25 settembre 2012 Info: www.artesera.it


L’IMMANENTE E IL TRASCENDENTE La dittatura del bere comune di Vincenzo B. Conti

Nell’intreccio della relazione urbana dove cittadino è chi resta passivo fruitore del bene pubblico e dell’ordinario, il benessere diventa un prezioso scrigno dove preservare l’intimo e familiare dominio della propria esistenza. La politeia tutelata dal nume del demos scompare lasciando terreno fertile al vorace untore dell’occhio totalitario di un grande fratello interiore e prepara l’avvento di un unico popolo indistinto privo di guida. The New Public. Una nuova dimensione pubblica e un nuovo pubblico, mostra a cura di Rein Wolfs con30 opere tra installazioni, sculture, video, disegni e performance realizzate dai quattordici artisti in mostra: Nina Beier, Rossella Biscotti & Kevin van Braak, Valentin Carron, Matias Faldbakken, Petrit Halilaj, Christian Jankowski, Klara Lidén, Helen Marten, Danh Vo. Juliette Blightman, Erik van Lieshout e Metahaven, San Keller Rara avis in terris, sosteneva il poeta latino Giovenale per sottolineare la rarità tra gli uomini di lodevoli virtù morali: valori difficili da incontrare e per questo apprezzatissime. E così anche vini e vitigni non comuni sono ambiti da intenditori, dal pubblico e da produttori appassionati che aspirano all’elaborazione di una denominazione di vino preziosa, affidandosi ad un accurato lavoro nella produzione dell’ etichetta. Così, prodotti considerati di nicchia per la grande distribuzione, a volte diventano importanti(perfino leggendari) per esperti e cultori enologici, ancor di più se peculiare non è solo il vitigno ma anche la vinificazione, il clima e il terreno. Questo da origine a prodotti come il Nieddera dell’azienda vinicola Contini Attilio in Sardegna, dove i grandi vitigni vermentino e cannonau si assicurano le massime onorificenze del panorama enologico italiano: le restanti produzioni, poco note al grande commercio, non sfuggono fortunatamente all’attenzione dei degustatori delle più importanti guide enologiche italiane ed estere. Il Nieddera prende il nome dall’omonimo vitigno autoctono della zona della valle del Tirso (I.G.T.) coltivato unicamente da Attilio Contini; il terreno è prevalentemente sabbioso e il clima, con inverni miti, ha precipitazioni molto rade ed estati calde, che conferisce una resa per ettaro molto bassa ma di alta qualità per -quasi- ogni vendemmia. Questo vino, nella sua versione rosata, trae le sue caratteristiche di pregio non solo dall’ambiente che lo ospita ma anche da una particolare fermentazione del mosto: pigiatura e pressatura soffice e fermentazione previa macerazione della bucce per 12 ore, che le conferisce il tipico colore rosato tenue con leggeri riflessi violacei. Nel profumo delicato e intenso si riconoscono prevalentemente i sentori primari del vitigno che regalano frutti e fiori freschi: secco, vivace ed equilibrato al palato, ha una forza alcolica che raggiunge i 12%vol.. Si accompagna a piatti di mare come zuppe e grigliate e a piatti di carne preferibilmente bianca. Se pur unico, il Nieddera Rosato si può trovare, non facilmente, nelle enoteche nella sua produzione 2010 ad un prezzo facilmente abbordabile per qualsiasi tasca.

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Christian Jankowski, El Che, 2007 © the artist COURTESY LISSON GALLERY, LONDON


I bimbi, come sappiamo, hanno un universo parallelo contrapposto a quello degli adulti, molto elaborato e fatto di fantasie, di regole e di realtà più o meno distorte. Molte delle verità indiscusse che apprendiamo da bambini - imparate di solito da un compagno di scuola a cui l'ha detto”suo cugino”- si sedimentano nella nostra memoria provocando a volte dei veri e propri traumi, dei segreti tabù personali che ci trasciniamo fino all'età adulta, alimentando le nostre insicurezze e nevrosi personali. Agata Matteucci per The Artship

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CREDITS Centre Pompidou – 19, Rue Beaubourg (Paris, F); 0144784799 - www.centrepompidou.fr Christie’s New York Saleroom - 20, Rockefeller Plaza (New York, NY); +12126362000 -www.christies.com Cittadellarte - Fondazione Pistoletto - via Serralunga, 27 (Biella); 01528400 - www.cittadellarte.it Fondazione Federico Zeri - Piazzetta Giorgio Morandi, 2 (Bologna); 0512097486 - www.fondazionezeri.unibo.it Galerie Mario Mazzoli - Potsdamer Straße, 132 (Berlin, D); +49 (0)3075459560 - www.galeriemazzoli.com Galleria Borghese - Piazzale del Museo Borghese, 5 (Roma);  068416542 - www.galleriaborghese.it GAM ­- via Palestro, 16 (Milano); 0288445947 - www.gam-milano.com Gruppo Editoriale L’Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo, 98 (Roma); 0684781- www.gruppoespresso.it Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - S. Marco, 2945 ( Venezia); 0412407711 - www.istitutoveneto.it Lisson Gallery - 54, Bell Street (London, UK); 02077242739 - www.lissongallery.com Mambo - Via Don Giovanni Minzoni, 14 (Bologna); 0516496611 - www.mambo-bologna.org Mart - Corso Bettini, 43 (Rovereto, TN); 0464438887 - www.mart.trento.it MLB Home Gallery - Corso Ercole I d’Este, 3 (Ferrara); 3467953757 - www.marialiviabrunelli.com National Galleries of Scotland - The Mound  (Edinburgh, UK); 01316246200 -www.nationalgalleries.org Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12  (Milano); 0288465236 - www.comune.milano.it/palazzoreale Peres Projects (Mitte) - Große Hamburger Straße, 17 (Berlin, D); 030275950770 -www.peresprojects.com  Robot (Associazione Culturale Shape) - Via de’ Pepoli, 8 (Bologna); 051271180 - www.shape.bo.it o www.robotfestival.it Rossi & Rossi – 16, Clifford Street (London, UK); +44 (0)20 77346487 - www.rossirossi.com Sotheby’s - PO Box, 2aa  (London, UK); 02072935000 - www.sothebys.com Tate Britain – Millbank (London, UK); (0)2078878888 - www.tate.org.uk Warhol Foundation - 65, Bleecker Street (New York, NY); 2123877555 - www.warholfoundation.org

Si ringraziano inoltre gli uffici stampa delle gallerie che con la loro disponibilità hanno sostenuto la nostra ricerca.


© Roa, Curtain Road, London, UK, 2009 (Elaborazione grafica)

«Vorrei acquistare un’opera» Ernesto Esposito in Adriana Polveroni – Marianna Agliottone, Il Piacere dell’Arte, Johan & Levi, Monza, 2012, p. 209.

The Artship #9  

Bulletin of Visual Culture

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