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#14 GIUGNO - LUGLIO 2013
Proprietario e direttore responsabile: Responsabili di sezione: Responsabili rapporti esterni: Hanno collaborato a questo numero: Si ringraziano: Vignetta: Graphic Editor:
Paola Pluchino Pasquale Fameli, Maria Livia Brunelli, Alessandro Cochetti, Ada Distefano, Elena Scalia Margaux Buyck, Valeria Taurisano Claudia Casalini, Chiara Micheletti, Pietro Steno, Trova l’Intruso Silvia Celeste Calcagno, Milo MoirÊ, Chiara Pergola Agata Matteucci Damiano Friscira
Registrato presso la Cancelleria del Tribunale di Bologna Num. R.G. 261/2012, al N. 8228 in data 03/02/2012.
Con il Patrocinio:
In copertina: Mimmo Rotella, Autoritratto, 1951 Olio su tavola, cm 8,5 x 7
INDICE 5
Editoriale
Del principio di Paola Pluchino
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Peanuts Gallery
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Sniff
Alternative Festival la Redazione
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Punctum
Claire Aho – Studio Works di Claudia Casalini
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Grandi Mostre
Le agitate sono andate a prendere il tè di Paola Pluchino
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In Conversation With
Silvia Celeste Calcagno di Paola Pluchino
OHM. Della donna con Chiara Pergola
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Speciale Biennale
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Biennale Pavilions di Marco Scotti The Encyclopedic Palace
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Urban Addicted
The Little Black Jacket di Chanel, quando la giacca va in mostra di Ada Distefano
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Heart Bauhaus
La geometria luminare del passage di Chiara Micheletti
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Buone Notizie
Spazio Grisù. Finalmente una bella notizia di Maria Livia Brunelli
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Balloon
Il collezionista minimo
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Routes a cura di Valeria Taurisano
Ciao Franca
di P.S.
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OPEN CALL
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(p)Ars Construens
Ri-creazioni di Paola Pluchino
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Bookanear L’Immanente e il Trascendente
Ubriacare i sensi di Trova l’intruso
Milo Moirè, Istruzioni per l’uso dalla performance, The Script System,2013, Düsseldorf COURTESY DELL’ARTISTA
La purezza di pensieri, la bellezza della sincerità, il recupero in sé, il linguaggio segreto e universale dei simboli, l’indagine sugli aspetti di socializzazione sono le prospettive fondamentali della creatività. Nel dialogo e nell’interazione tra arte e scienza come fonte d’ispirazione nascono opere poetiche e spettacoli ossessionanti. L’arte è natura potente (dal sito dell’artista www.milomoire.com).
Del principio ♬
Per la recuperata salute di Ofelia – Mozart | Salieri
Succede sempre così, un trono non è mai abbastanza grande per due re. Capita spesso che uno soccomba all’altro e che il povero sconfitto, che pure ha aiutato – magari in maniera fondamentale lo sviluppo e il successo dell’altro – sia ricordato a malapena: così senza allori e incensi malvolentieri il pubblico pagherà il dazio della sua memoria. Questa è la storia di Salieri e di Mozart, o meglio è la storia di Denise Scott Brown e di suo marito Robert Venturi, che pur nei secoli e con le dovute distinzioni si richiamano l’un l’altro raccordandosi nelle quattro mani della creazione artistica.
Ad aprile (dopo quasi vent’anni) la Brown decide di rilasciare un’intervista all’Architectural Jounal in cui confessa con amarezza e contrizione la delusione per la scelta di una giuria che fu a suo modo sessista; in quella stessa intervista ha innervato nel discorso un interrogativo ancora incerto ponendo sul tavolo della conversazione il ruolo delle donne in architettura. Non suo, ma di un gruppo di studentesse di Harvard (le Women in Architecture) l’idea di lanciare una petizione e una raccolta di firme, per ovviare all’impropria, monca attribuzione del premio (The Pritzker Architecture Prize Committee: Recognize Denise Scott Brown for her work in Robert Venturi’s 1991 Prize - www.change.org). Fino ad oggi ne sono state raccolte 12.000: sarà l’inizio di un’era nova?
Paola Pluchino
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EDITORIALE
Lei oggi ha 81 anni e longeva e indipendente gestisce insieme al marito la Venturi Scott Brown and Associates uno dei più rinomati studi di architettura americani, specializzato nell’implementazioni di strutture ricettive accademiche e museali. Nel 1991 viene conferito al marito il Pritzker Architecture Prize, praticamente il lasciapassare della fama, a lui e non allo studio.
PEANUTS GALLERY Ciao Franca ♬
Max Gazzè - La favola di Adamo ed Eva
*Siamo nel Paradiso terrestre. Dio ha creato alberi, fiumi, foreste animali e anche l’uomo. O meglio il primo essere umano ad essere forgiato non è Adamo ma Eva, la femmina! Che viene al mondo non tratta dalla costola d’Adamo ma modellata dal Creatore in un’argilla fine e delicata. Un pezzo unico, poi le dà la vita e la parola. Il tutto «prima» di creare Adamo; tant’è che girando qua e là nel paradiso Eva si lamenta che della sua razza si ritrovi ad essere l’unica, mentre tutti gli altri animali si trovano già accoppiati e addirittura in branco. Ma poi eccola incontrare finalmente il suo «maschio», Adamo, che la guarda preoccupato e sospettoso. Eva vuol provocarlo e inizia intorno a lui una strana danza fatta di salti, capriole e grida da selvatica quasi un gioco che Adamo non apprezza, anzi prova timore per come agisce quella creatura al punto che fugge nella foresta a nascondersi e sparisce; ma viene il momento in cui il Creatore vuole parlare ad entrambe le sue creature, umane. Manda un Arcangelo a cercarli. Quello li trova e poi li accompagna dinnanzi a Dio in persona. L’Eterno li osserva e poi si compiace: «Mica Portrait of Franca Rame (nella sua casa di Milano, 1959) male! mi siete riusciti E dire che non ero neanche in giornata ! Voi non lo sapete perché ancora non ve l’ho detto ma entrambi siete i proprietari assoluti di questo Eden! E sta a voi decidere cosa farne e come viverci. Ecco la chiave. E gliela getta. Vedete, qui ci sono due alberi magnifici (e li indica), uno - quello di sinistra - dà frutti copiosi e dal sapore cangiante. Questi frutti, se li mangiate, faranno di voi due esseri eterni. Sì, mi rendo conto che ho pronunciato una parola che per voi non ha significato: eternità Significa che avrete la stessa proprietà che hanno gli angeli e gli arcangeli, vivrete per sempre, appunto in eterno! A differenza degli altri animali non avrete prole, perché, essendo eterni, che interesse avreste di riprodurvi e generare uomini e donne come voi, della vostra razza? L’altro albero invece produce semplici mele, nutrienti e di buon sapore. Ma attenti a voi, non vi consiglio di cibarvene! E sapete perché? Perché non creano l’eternità ma in compenso, devo essere sincero, grazie a loro scoprirete la conoscenza, la sapienza e anche il dubbio. Ancora vi indurranno a creare a vostra volta strumenti di lavoro e perfino macchine come la ruota e il mulino a vento e ad acqua. No, non ho tempo di spiegarvi come si faccia, arrangiatevi da voi. tutto quello che scoprirete; e ancora queste mele, mangiandole, vi produrranno il desiderio di abbracciarvi l’un l’altro e di amarvi non solo, ma grazie a quell’amplesso, vi riuscirà di far nascere nuove creature come voi e popolare questo mondo. Però attenti, alla fine ognuno di voi morirà e tornerà ad essere polvere e fango. Gli stessi da cui siete nati. Pensateci con calma, mi darete la risposta fra qualche giorno. Addio.» «No. Non c’è bisogno di attendere, Padre Nostro! - grida subito Eva - Per quanto mi riguarda io ho già deciso, personalmente scelgo il secondo albero, quello delle mele. S devo essere sincera, Dio non offenderti, a me dell’eternità non interessa più di tanto, invece l’idea di conoscere, sapere, aver dubbi, mi gusta assai! Non parliamo poi del fatto di potermi abbracciare a questo maschio che mi hai regalato. Mi piace!!! Da subito ho sentito il suo richiamo e mi è venuto un gran desiderio di cingermi, oh che bella parola ho scoperto cingermi!, cingermi con lui e farci come si dice?! Ah, farci l’amore! So già che questo amplesso sarà la fine del mondo! E ti dirò che, appresso, il fatto che mi toccherà morire davanti a tutto quello che ci offri in cambio: la possibilità di scoprire e conoscere vivendo mi va bene anche quello. Pur di avere conoscenza, coscienza, dubbi e provare amore ben venga anche la morte!» Il Padreterno è deluso e irato quindi si rivolge ad Adamo e gli chiede con durezza: «E tu? che decisione avresti preso? Parlo con te, Adamo sveglia! Preferisci l’eterno o l’amore col principio e la fine?» E Adamo quasi sottovoce risponde: « Ho qualche dubbio ma sono molto curioso di scoprire questo mistero dell’amore anche se poi c’è la fine». Ciao Franca * Il testo che segue è tratto dall’encomio di Dario Fo, ed è un testo di Franca Rame rimasto inedito fino al 29 maggio.
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SNIFF Alternative Festival
Smell e la cornice odorosa di Bologna la Redazione
♬ In clima elegante e da bonheur si è svolto Smell. Il Festival dell’Olfatto – giunto alla sua quarta edizione. Il tema di quest’anno è stato dedicato all’effimero, alla vanità come porta che lega al caduco e sfuggente senso visibile, l’inafferrabile altrove. In una cornice charmant – come quella che regala Palazzo Sanguinetti, sede del Museo internazionale e Biblioteca della musica – si è consumato l’incipit della serata che ha visto in talk Cécile Verneure, ospite d’eccezione per questa kermesse e che inaugura la mostra fotografare l’essenza (Cécile è il direttore creativo della maison Olfactive Studio, specializzata nella creazione di profumi di nicchia). Effimero è il profumo per sua stessa natura, ma esso è a un tempo matrice emozionale che trasporta ricordi e sensazioni, facendoli rimbalzare – nella scelta espositiva proposta – sulle opere fotografiche, suggerendo, nelle sfocature tanto quanto nei neri abbaglianti una percezione aumentata, uno scarto di visione che modifica la temporalità della fruizione. Al blocco temporale dell’istante fotografico si accompagna una scia odorosa (per ogni opera è stata creata ad hoc una fragranza) che aggiunge al portato semantico dell’opera un contesto ulteriore, un legamento dell’allora al qui e ora. In un ambiente espositivo che certo rivela il suo potenziale c’è spazio anche per la promettente artista Elisa Leonini, giovane scoperta della gallerista ferrarese Maria Livia Brunelli e dell’amica Ketty Tagliatti che ha inaugurato la sua personale Rhodon Rheo: il Suono della Rosa. Sono opere su carta principalmente, supporti d’argilla e due strumenti musicali, infine, una colonna trasparente che lei stessa definisce sonora. Cosa lega queste opere tra di loro è presto detto: la musicalità intrinseca al fare artistico che qui coerentemente si sviluppa e si apre. Utilizzando la regina dei fiori come motivo conduttore e unitamente come pennello, plettro, vocabolario della composizione (che in mostra ha anche una sua partitura e traduzione sonora) riesce a produrre un sincretismo linguistico che vede sempre più spesso l’arte contemporanea giocare coi sensi, sviluppando così una nuova sede espositiva: la mente. C’è da giurare che questa artista, così caparbia e creativa farà strada.
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Mozart – Duetto sull’aria
Elisa Leonini, Il suono della rosa, 2013 particolare COURTESY MLB HOME GALLERY
Come motivo conduttore e unitamente come pennello, plettro, vocabolario della composizione
Laurent Segretier, NOLI ME TANGERE/Touch me not,2013 COURTESY OF ARTIST
PUNCTUM Claire Aho – Studio Works Il colore della fotografia di Claudia Casalini
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Pizzicato five - La Règle Du Jeu
Il padre, il fotografo Heikki Aho, considerava la fotografia costume e della tecnologia che progredisce, tutto reso a colori finlandese non all’altezza degli standard attraverso colori sgargianti, una resa formale studiata europei di quegli anni: è da questa considerazione e un’attenzione particolare alla composizione e alla che incomincia, a partire dagli anni Cinquanta, la luce. ricerca che condurrà Claire Aho a specializzarsi nella fotografia in studio e in esterno, facendola diventare A partire dall’apertura dello studio personale a Helsinki pioniera della tecnica a colori nella negli anni Cinquanta, l’artista vede sua Finlandia e artista riconosciuta a Claire Aho trasforma crescere il successo del suo lavoro livello internazionale. rigide composizioni diventando tra i fotografi più richiesti La Photographers’ Gallery di Londra del mondo pubblicitario finlandese. presenta, fino al 21 luglio, Claire formali in immagini La scelta, in questa sede, di Aho – Studio Works, la prima mostra concentrarsi sui lavori in studio, benché assolutamente individuale dell’artista a Londra. essi costituiscano solo una parte del accattivanti Una serie di lavori in studio realizzati lavoro dell’artista, innamorata della tra gli anni Cinquanta e Settanta colorano lo spazio sua città Helsinki che non manca di fissare attraverso espositivo; fanno il punto su un particolare periodo lo strumento fotografico, permette di fare il punto sui della storia della pubblicità e della fotografia di moda motivi di questo successo, di focalizzare l’attenzione finlandese: copertine di giornali fashion, fotografie- sul particolare rapporto che negli scatti si crea tra la locandine di prodotti alimentari e tecnologici che forma, il colore, il pattern, nonché l’assoluta fantasia animano il boom economico di quegli anni, la storia del e inventività con cui Claire Aho trasforma rigide composizioni formali in immagini assolutamente ironiche e accattivanti. Attraverso l’obiettivo l’artista rende un broccolo una forchetta e a una ciotola rossa in qualcosa di magico, così come magici diventano una bottiglia un frigo o un vestito a righe del catalogo Cotton Rhapsody del 1958. Claire Aho - Studio Works
Una mostra interessante, che fa il punto su un versante della fotografia, quello della moda e della pubblicità, spesso ignorato se non snobbato, considerato talvolta un grado sotto il livello artistico; una mostra che ben esamina la figura assolutamente moderna di Claire Aho, che attraverso questo lavoro ha contribuito a innovare il mondo del design finlandese e l’approccio al colore nel campo della fotografia di moda nel resto d’Europa. Claire Aho - Studio works
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GRANDI MOSTRE Le agitate sono andate a prendere il tè di Paola Pluchino
♬ Aprire una mostra d’arte completamente declinata al femminile con dei trattati sull’isteria lascia perlomeno perplessi e ironicamente sbigottiti. Esprimersi al femminile è certo una mossa che andrebbe lodata alla luce della recente attenzione che a questo sesso l’opinione pubblica ha prestato; dalle quote rosa della politica alle manovre sociali di tutela e parità dei diritti, in uno stato dove lo strapotere maschile spesso impera senza meriti apparenti. Questo ci si poteva aspettare da Bologna: un filone d’indagine anglosassone, che dalle suffragette risalisse alla legge sull’aborto, alla conquista di diritti, via via più dignitosi, concretamente indipendentisti e veementi. Invece, nel mutuare un ragionamento che ha preso le mosse da un territorio fallocentrico, questa curatela in realtà ha solamente evidenziato un disagio nel confronto, pur con tenerezza e note d’intimismo estremo, con fragilità femminile che è per sua natura fusione col sublime ma in sintesi tarpandone le prospettive d’indipendenza e denuncia. Dall’isteria come storico incipit di quelli che oggi ormai in maniera stancamente obsoleta sono definiti Gender Studies e che proprio sull’indagine del famoso sanatorio parigino – quello della Salpêtrière di Jean – Martin Charcot – hanno poggiato le loro solide basi d’indagine, la mostra prende avvio. Nulla da dissentire, non fosse altro che quegli studi vennero compiuti – volendo ragionare per categorie di genere – da uomini. Molti ricorderanno gli scatti che accompagnano queste riunioni dove accanto a Charcot campeggiavano gli illustri medici dell’epoca ( Gilles de la Tourette, Le Lorrain, Babinski, solo per citarne alcuni), quegli
Benjamin Britten – Playful Pizzicato
illuminati e ragionevoli psicanalisti che identificavano in certi atteggiamenti e incandescenze forme primarie di una malattia endemica, visibilmente percepibile in movenze specifiche e fattezze peculiari. L’indagine si accompagna a degli appunti (M. A. Trasforini, La bella indifferenza, dattiloscritto, 1980) esposti come una sorta di breviario da contrabbando in cui le analisi della studiosa ripercorrono quel mal di vivere che, appartenuto al mondo fino all’Ottocento, venne lasciato in eredità solo ad una parte di questo: la memoria di un contrappasso che rese, nel giro di poco la musa un caso clinico da imbrigliare, indagare e contenere. Eventualmente, qualora la vertigine della visione non fosse sufficiente, il taumascopio presente all’ingresso consente allo spettatore di deformare la visione ancor di più. Così si apre la mostra che spinge con questo bagaglio culturale lo spettatore nel caotico e frammentario salone centrale, per sua stessa architettura già castigato, così addobbato ancor più confusionario e potenzialmente passibile di derisorio biasimo. Le opere in mostra, calibrate sotto la lente personale potrebbero anche rivelare del talento semiotico (Chiara Pergola, Proposta di dialogo. Crittografia Enigmista, 2013), citazionista (Annalisa Cattani, Novella, 2001, 13’ 26” DV PAL, Daniela Comani, Daniela Comani’s Top 100 Films, 2012), poverista (Marion Baruch, Duchamp, 2013, Anna Valeria Borsari, Autoritratto in una stanza, 1977, Enrica Borghi, Meduse, 2013), estetizzante (Elisa Sighicelli, Untitled – Tape – 2011, , Grazia Varisco, Bianca e Volta, Extrapagina, 1983) o ricco d’ombre cariche di tradizione (Letizia
Elisabetta Di Maggio, S-tr 22/ L-xf 51, 2013 Cera d'api e film in lattice tagliato a mano con bisturi 6 x 10 x 250 cm COURTESY LAURA BULIAN GALLERY, MILANO
Marion Baruch, Ready resti (“Le Madeleines”), 2013 Scarti di produzione industriale tessile 90 x 85 cm Photo: Sergio Uslenghi
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Maria Lai, I racconti del lenzuolo, 1984 Tela cucita 170 x 300 cm Photo: Marco Ceraglia COURTESY PROVINCIA DI SASSARI Grazia Varisco, Bianca e volta, Extrapagine, 1983 Alluminio piegato e verniciato 150 x 200 x 30 cm circa COURTESY DELL'ARTISTA
Renzini, Stai, 2013, Moira Ricci, 20.12.53 – 10.08.04 – mamma innaffia -, Anna Maria Maiolino, Por um fio - serie Fotopoemação, 1976, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), dotate di quel quid intenso ( Sabrina Mezzaqui, I quaderni di Simone Weil, 2010 -2013, goldiechiari, Anygirl, 2012), ingegnoso (Margherita Morgantin, Sequenza Visiva di numeri primi, 2011), sottilmente carnale (Christiane Löhr, Kleine Haarabeiten, 2003 - 2013) o etereo come la musica (Alice Cattaneo, Untitled, 2012) ricco di stimolanti spunti. Tuttavia nell’armonia corale tendono a collassare, finendo per essere un colabrodo emozionale dall’ aura un po’circense. Tra spugne (Maria Morganti, Sedimentazione a ritroso, 2013), leziose ossessività ( Elisabetta di Maggio, S-tr 22/ L-xf 51, 2013, Chiara Camoni con Ines Bassanetti, (Di)segnare il tempo,2006 ), intenti pop (Alessandra Spranzi, Nello stesso momento #1, 2013 e Tatiana Trouvé, Untitled from the series Intranquillity, 2011) e macchinette a gettoni per haiku d’ispirazione perugina (Mili Romano, Dea Madre, 2013), il femminile ne esce distorto ed eccessivamente truccato, appesantito e sconnesso nello sviluppo della sua identità di genere. Perse in coordinate d’indagine (tra Carla Lonzi e Griselda Pollock), le nostre pur brave artiste si divorano l’un l’altra appesantendo ognuna con il proprio autoritratto il fardello interiore dell’opera vicina e così via, in un gioco al domino che è quasi una composta indifferenza per l’occhio e che innalza muri d’incomunicabilità tra le opere che non riescono mai veramente a dialogare. Discorso a parte, purtroppo non con toni così dissimili merita la curatela, affidata a Uliana Zanetti che ha coordinato una team di lavoro collettivo e aperto,
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formato da un gruppo di professioniste (si ricordano gli innesti di a.titolo e il sentito encomio a Marina Lai – in mostra con I racconti del lenzuolo, 1984 e I racconti della montagna. Ulassai, 1981– elaborato da Cristiana Collu) di operatrici culturali provenienti del Museo e non solo. Parte di queste ( Anna Rossi, Barbara Secci, Carlotta Guerra, Eva Fucks, Giorgia Soncin, Giulia Pezzoli, Liliana Fenu, Sabrina Samorì e Uliana Zanetti) sono state coinvolte anche nella performance di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Vai pure, 2013, dove ad ognuna di esse è stato chiesto di esprimere il proprio personalissimo disagio nei confronti del sesso opposto. Volendo maturare un ragionamento che potesse dirsi veramente dialettico e come tale fondarsi su coordinate credibili, riconoscibili e veritiere, sarebbe stato più opportuno che perlomeno la curatela venisse affidata ad un entourage scientifico che prescindesse dalla componente sessuale poiché questo in alcun modo dovrebbe oggi costituire un discrimine. Il rischio e il limite così come risulta evidente è sta-
Goldiechiari, Anygirl (Una ragazza qualunque), 2012 video HD Blue-ray 3' 53” COURTESY LE ARTISTE
Christiane Löhr, Kleine Haararbeiten (Piccoli lavori di crine), 2003-2013 Crine di cavallo, aghi su base di legno. 50 x 18 x 15 cm ciascuno COURTESY TUCCI RUSSO STUDIO PER L’ARTE CONTEMPORANEA Sabrina Mezzaqui, I quaderni di Simone Weil, 2010-2013 (in corso d'opera) Copiatura da Simone Weil, Quaderni, ed. Adelplhi, inchiostro su carta 18 quaderni scritti a mano con sovracopertine di lana lavorata a mano 22 x 15 cm ciascuno
to proprio quello dell’eccessiva autoreferenzialità dei contenuti e del gusto che ha finito inevitabilmente per cadere proprio nello stesso stereotipo che pareva volesse apertamente contestare: riscattare un genere epurando il contraltare. Parole forti certamente che riflettono la considerazione - femminile - che per essere d’impatto ed emanciparsi bisogna reputarsi primariamente parte di un unico genere: quello umano.
“Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea” MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna Fino al 1 settembre 2013
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IN CONVERSATION WITH Silvia Celeste Calcagno di Paola Pluchino
♬ La formazione Silvia Celeste Calcagno, la domanda d’apertura riguarda la tua formazione artistica, a partire dagli studi compiuti fino alle esperienze che ti hanno portato oggi a scegliere questo tipo di professione. Sono cresciuta ad Albisola, città d’arte legata in particolare alla ceramica che ha accolto numerosi artisti come Lucio Fontana, Asger Jorn , Wifredo Lam, solo per citarne alcuni. La mia formazione è iniziata al Liceo Artistico, ho poi frequentato l’Accademia Ligustica di Belle Arti e contemporaneamente mi sono diplomata Ceramista Designer in Grès. Quest’ultima esperienza, fondamentale per la mia crescita artistica, ha consolidato il mio livello tecnico e sviluppato ulteriormente il mio percorso creativo. Quindi la scelta della ceramica come mezzo d’espressione viene dalla tua terra, dalle tue tradizioni? Certamente sì, come ho detto la città in cui sono nata mi ha permesso di “respirare arte” sin da bambina, mentre la scelta di utilizzare il grès come mezzo d’espressione è nata solo dopo la conoscenza approfondita delle sue potenzialità. E qui in Emilia Romagna hai trovato la stessa atmosfera? Il mio lavoro ha riscontrato un grande interesse di pubblico e critica, ho avuto il piacere di vedere persone abituate e attente a recepire il messaggio creativo.
La mostra Come nasce l’idea della mostra e che tipo di scelta allestitiva è stata adottata? Questa mostra è nata in maniera molto disinvolta. Sono stata contattata da Daniela Giovannini (direttore della Galleria il Pomo da Damo n.d.r.) che entusiasta del mio lavoro artistico ha reso immediatamente disponibile la galleria e il relativo Art Director Massimiliano Renzi per sviluppare il mio progetto. La “libertà” che ho avuto nel gestire lo spazio ha reso tangibile il dialogo tra l’ambiente e le opere, la forza che trasuda da esse è direttamente proporzionale all’allestimento delle stesse. Credo da sempre che sia
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Niccolò Paganini - Moto Perpetuo
fondamentale assimilare il luogo, le luci, le ombre, senza trascurare nessun dettaglio, così da non dover forzare il contenuto all’interno del contenitore. Il caso ha voluto che non solo abbia trovato affinità personali con Daniela Giovannini e Moreno Marani, persone splendide, ma che anche la galleria stessa fosse coerente con la mia idea progettuale. Celeste, so happy era già in gestazione mentre presentavo “Nerosensibile” con la curatela di Luca Beatrice, presso lo spazio Lucio Fontana ad Albissola, ma ha preso corpo a Dicembre attraverso le prime constatazioni fotografiche.
La coazione a ripetere Nel tuo modus operandi privilegi 2 media: il video e la fotografia. Entrambi vengono impiegati per ripetere e rinsaldare una narrazione a ciclo continuo (quello che Luca Beatrice nel catalogo a corredo della mostra ha brillantemente definito perpetuazione dell’immagine in formelle di gres). Qual è lo zoccolo duro e quali sono i temi della tua ricerca? La mia poetica inganna e gioca con le contraddizioni, da una parte la materia per antonomasia, la ceramica; dall’altra la leggerezza, l’immagine fotografica e il video. Spesso nelle mie opere, anche risultato di lunghe sperimentazioni tecniche, la terra acquista un’ estrema levità misurandosi e infine sublimandosi con l’immagine. Le trame delle mie opere, installazioni performative, custodiscono la stessa dicotomia: bellezza e dolore, carnalità e anima, sangue e pensiero. Analizzo tramite una costante reiterazione l’ossessiva riproduzione fotografica di me stessa, notifico la vita attraverso la morte, il sonno attraverso l’incubo, il dolore attraverso il corpo.
La tecnica L’uso del gres e della porcellana e di una complessa tecnica di fotoceramica sperimentale rendono i tuoi lavori interessanti anche sotto il profilo del processo. Vuoi parlare di questo approccio? Sì, tengo a precisare che il processo alchemico che adotto è completamente nuovo, distante dalla fotoceramica tradizionale, questo si svela nel risultato
finale che dilata il vigore del mezzo. La fotografia e il grès si congiungono e ciascun materiale approfitta delle particolarità dell’altro. Queste caratteristiche danno vita ad un unicum artistico, opere mai replicabili in edizioni numeriche, come accade in fotografia. Borderline è anche il titolo della mostra allestita al Mar Ravenna. Mi sembra che parte del tuo lavoro (soprattutto quello che riguarda la “passione”) possa avere un collegamento con gli studi sull’isteria, di Charcot alla Salpetriere, non solo a livello tematico ma anche come resa dei soggetti in fase di scatto. Esiste quest’ affinità o la mia è solo una speculazione critica? In quasi tutti i miei recenti lavori, in effetti c’è questo forte collegamento; narrazioni che viaggiano sul limen tra realtà e follia. Celeste, parla il linguaggio del sangue e del vuoto, si muove, si cerca e si perde nella sua stessa immagine riflessa. La sua rabbia, la nevrosi costituiscono anche il leit motive del video “Celeste, so happy” dove una donna ripresa di schiena, lava e rilava a ritmi sempre più rapidi e ossessivi lo stesso bicchiere. Celeste è divorata dal nulla che corrode il suo Io esistenziale e la carne stessa. Questo rapporto dialettico, confine tra due forze contrastanti è sempre alla base della tua ricerca? E’ spesso alla base della mia ricerca. Vale la regola degli opposti, il vuoto si trova nel pieno.1 Il tempo è sospeso.2 Hai quindi la necessità di assumere una forza e il suo contrario per poterla indagare? Frequentemente ho l’esigenza di misurare la presenza e l’assenza, lo scarto tra l’essere e il non essere. “ Un giorno strapperò un campo di carne, le mie unghie, le sue ciglia... l’abito rosso, le calze nere. Un giorno brucerò il suo Dio, i miei capelli, il suo sorriso, questo muro grigio... il giorno bianco. Un giorno dimenticherò la gelosia, la fiducia... tutto il rancore, questo amore, il suo corpo, il suo silenzio “ ( da Celeste, so happy ).
Luca Beatrice (dal catalogo della mostra “Nerosesibile” luglio 2012) 2 Angela Madesani (Silvia Celeste Calcagno, Silvana Editoriale 2013) 1
Silvia Celeste Calcagno, 5746 constatazioni fotografiche, february/april 2013 COURTESY DELL’ARTISTA
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Il Soggetto Scegliersi come veicolo di una narrazione è una decisione forte che ha dei precedenti storici come Gina Pane e Marina Abramovic evidentemente affini. Tuttavia nei tuoi atti performativi, trapassati su immagine come segno traccia dell’è stato, si condensano stilemi più ovattati e morbidi, quasi purificati e sublimati. Perché hai scelto di usare te stessa per raccontare questa passione? Ho sempre scelto di usarmi come soggetto, non potrei fare altrimenti. In questo modo divento regista delle mie azioni, pongo sotto i riflettori il mio corpo e la fatica dell’azione reiterata, ma il mio corpo non è mai il primo attore, i veri protagonisti sono gli stati viscerali profondi che si rivelano nelle azioni performative dalle quali derivano numerosissime constatazioni, spesso catturate attraverso autoscatti. Quando termini i tuoi lavori ti senti meglio? Esiste una componente di transfer tale per cui innestarle su un supporto esteriore coincide con il loro abbandono? Non essendo una scelta ma un’esigenza, il transfer è sempre presente e mi permette di districare nodi come avviene in un percorso analitico, durante il quale non sempre l’emozione è positiva, ma sicuramente liberatoria, parlo della fase performativa legata alle constatazioni.
La mostra Questa mostra de Il Pomo da Damo cosa ha avuto di diverso rispetto alle altre mostre che hai fatto con Luca Beatrice nel tuo paese d’origine, cosa ti lascia e che cosa di questo porti con te per i tuoi progetti futuri. In legamento, che tipo di onorificenze e quale tipo di soddisfazioni ti riserva il futuro prossimo. Ogni progetto, ha un diverso sentire, Celeste, so happy è stato presentato in contemporanea a Imola e a Milano, al MIA Milan Image Art Fair, in concomitanza con l’uscita del libro “ Silvia Celeste Calcagno” edito da Silvana Editoriale a cura di Angela Madesani. Queste corrispondenze hanno dato vita ad una sorta di circuito che ne ha incrementato l’importanza. Non credo si possano fare paragoni tra spazi fisici, mentali e temporali differenti, ognuno ha un valore intrinseco molto soggettivo legato al momento, quasi all’attimo. Pensi sia necessario per un’artista ma anche per le realtà culturali riuscire a mettersi sempre in rete, pensi possa produrre migliori risultati
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rispetto a delle idee singolari? Nel mio lavoro è fondamentale la coerenza e l’autenticità di un progetto che viene immediatamente avvertito da chi è predisposto a percepire. Certamente tutti i canali di comunicazione costituiscono un veicolo importante. In che modo ti rapporti con i curatori? Considero la curatela indispensabile per la buona riuscita di un evento; ma c’è di più: analizzando la mia esperienza, il rapporto che instauro con chi si “prende cura” di un mio progetto diventa momento di crescita personale ineluttabile. L’incontro con Luca Beatrice è stata una svolta nel mio percorso. L’analisi del lavoro sviluppata con Angela Madesani e i nostri incontri, mi hanno permesso di riflettere su quello che è stato il mio cammino negli ultimi due anni, la sua capacità di entrare con professionalità e sensibilità estrema al fulcro del mio sentire non solo ha dato vita a questa puntuale edizione ma mi ha concesso uno studio ancora più minuzioso del mio percepire.
I progetti Parliamo dei tuoi progetti futuri, cosa ha in cantiere Silvia Celeste Calcagno? Ho ricevuto in questi giorni un importante riconoscimento al MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Questo é un passo considerevole soprattutto perché ho partecipato con un’opera particolare che legava in un unicum vari linguaggi. Il mio lavoro vive di contaminazioni che sono alla base delle mie installazioni. La regola degli opposti della quale ti parlavo prima vale anche in questi casi; ho esposto un’installazione ceramica al MIA e un’altra che fondeva grès, fotografia, proiezione e sonoro al MIC, un connubio singolare che però è stato capito e premiato. Le mie opere non si etichettano facilmente, non appartengono totalmente al mondo della fotografia, né a quello della ceramica ma ad una nuova visione partecipativa. Incessantemente l’ansia concettuale primeggia. In autunno mi confronterò con un materiale nuovo, il marmo. Farò quest’esperienza al Loft Miramarmi di Vicenza. L’ occasione è il risultato del Premio Speciale Artisti in Residenza, che ho ricevuto a Venezia al Laguna Art Prize 2013. Nella Galleria PH Neutro di Verona, la mia galleria di riferimento, che di recente ha inaugurato la nuova sede, propongo fino al mese di agosto un’ installazione affiancata da altri artisti tra cui Jefferson Hayman e Beth Moon.
Sono stata invitata in Danimarca, patria natia di Asger Jorn, per un progetto di Residenza d’Artista frutto di uno scambio culturale con la mia città Albissola Marina, dove per anni l’artista danese ha lavorato. Tra pochi giorni il mio lavoro sarà presente a “La Voce del Corpo”, un’importante evento culturale ideato da Bruno Freddi con la direzione artistica di Vittorio Comi, patrocinato dalla Regione Lombardia, che vede coinvolta la città di Osnago in provincia di Lecco. Sto inoltre catalogando parte delle mie opere per il secondo volume “Il Corpo Solitario - l’Autoscatto nella Fotografia Contemporanea” di Giorgio Bonomi. Possiamo dire che hai delle buone basi su cui sviluppare la tua progettualità, solide fondamenta su cui intraprendere un cammino. Vuoi porgere i tuoi ringraziamenti a qualcuno? Voglio ringraziare i direttori dello spazio espositivo di Imola: Daniela Giovannini e Moreno Marani, persone meravigliose, con le quali si è creato un ottimo rapporto di stima e di affetto che stento a spiegare. La mia galleria di riferimento PH Neutro FotografiaFine Art , con sede a Verona e a Pietrasanta, in particolare la direttrice Annamaria Schiavon Zanetti che crede moltissimo in me, in questo nuovo e
anomalo approccio fotografico e alla potenza di questo messaggio sublimato. La direttrice del MIC di Faenza, Claudia Casali, persona di straordinaria competenza per la forza che mi ha sempre trasmesso. Ringrazio con gioia Matteo Zauli, direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza, per aver introdotto in modo sublime il mio lavoro durante la presentazione della mostra qui ad Imola. Matteo, come Claudia, che conoscono bene il ruolo della ceramica nell’arte contemporanea, hanno capito perfettamente il percorso che ho intrapreso.
La curiosità Se avessi una bacchetta magica e potessi creare il tuo museo immaginario che artisti sceglieresti? Sono molto istintiva e il primo nome che direttamente mi arriva dal cuore alla mente è Gina Pane. Rappresenta un unicum nella ricerca sperimentale di quegli anni e forse nella storia dell’arte in generale; mi ha sempre incuriosito la sua capacità di toccare vertici estremi pur mantenendo una sorta di muro invalicabile teso all’intimismo.
Silvia Celeste Calcagno, Celeste, so happy, frame, time 2',51''
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OHM. Della donna con Chiara Pergola
♬ Sbirciando attraverso il vetro di questo secretaire-museo, si notano degli oggetti molto dissimili tra di loro, lacci, vecchi libri, scatole. Quali sono i più preziosi ed esiste una relazione tra tutti questi elementi? Gli oggetti provengono da fonti diverse: alcuni sono donazioni degli artisti che hanno esposto al Musée de l’OHM, si tratta in molti casi di opere d’arte, tra le quali non mi sento di stabilire gerarchie. Un’altra parte invece è formata da un nucleo di oggetti e piccoli simboli legati allo scambio tra me e alcune persone che sono state importanti nella mia formazione. Questi sono più rilevanti da un punto di vista affettivo, ma sono difficili da decifrare al di fuori del contesto di dialogo per cui sono stati prodotti, perché non si avvalgono di un linguaggio codificato. Come ha fatto a far ospitare il Musée de l’OHM all’interno del Museo Civico Medievale? Quando ho sviluppato l’idea di questo museo, stavo cercando un luogo pubblico in cui collocarlo, possibil-
mente un museo storico per sottolineare il rapporto tra contemporaneità e tradizione. Proprio in quel periodo un critico di Bologna, Massimo Marchetti, stava discutendo con Renato Barilli la tesi di specializzazione, e aveva inserito Musée de l’OHM in un discorso sulla Critica Istituzionale; in commissione c’era anche Massimo Medica, il direttore del Museo Medievale, e così si è aperto un dialogo. Parliamo della mostra La Transparence, e delle domande postele dal nuovo direttore del Musée de l’OHM, Marc Giloux. Vorrei chiedere preliminarmente cosa è per lei la transparence e in seconda battuta vorrei che mi spiegasse se veramente il museé dell’Ohm è - come dice - un alibi o anche altro. La “trasparenza” è centrale nel discorso concettuale; ci sono quindi volendo una serie di rimandi al supermento dell’immagine in senso retinico che ormai fanno paradossalmente parte della nostra tradizione iconografica. Ma quello che ha interessato molto sia
La transparance COURTESY MUSÉE DELL’ OHM
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Brigitte Fontaine - Y’a Des Zazous
me che Marc Giloux, è la declinazione che il termine ha nel linguaggio aziendale, che fornisce spesso spunti del nostro lavoro comune. Transparency in inglese e Transparent in francese indicano un oggetto ormai desueto che è stato molto utilizzato, il foglio di acetato per le presentazioni con la lavagna luminosa. Anche questo ormai è modernariato, sono concetti ed oggetti, come la Glasnost, che erano centrali negli anni ottanta. Attraverso un percorso che parte da lontano, vogliamo dunque indicare oggi una possibilità di trasparenza “totale”, cioè di visibilità di tutti i “particolari”. Prendo le parole del direttore del Musée de l’OHM, nella sua introduzione critica (che è possibile vedere al link seguente: https://www.youtube.com/ watch?v=XtHqEK9fXdI): “Al di là della concezione occidentale dello spazio centralizzato e universalista, OPPORREMO una concezione eccentrica e particolarista”… Per quanto riguarda il mio rapporto con il Musée de l’OHM, è difficile riassumerlo in una battuta, certamente è sia un alibi che altro. Anzi forse si potrebbe dire che è un “alibi” proprio perché è una “macchina” per veicolare “altro”. Secondo la sua prospettiva, anche la mia borsa potrebbe essere un museo, se contenesse piccoli oggetti artistici, o il mio armadio, se contenesse modelli d’alta sartoria…
Penso che se fosse suo desiderio trasformare una borsa o un armadio in museo, potrebbe farlo adottando prima di tutto una struttura di gestione di questi contenitori come musei, anche al di là del tipo di oggetti che contengono. Potrebbe essere interessante fare di un armadio o di una borsa un museo proprio in quanto NON contengono oggetti di design o abiti di sartoria, ma oggetti e abiti comuni, che chiunque potrebbe avere nel proprio armadio o nella propria borsa. … mi domando quindi quali caratteristiche deve avere per lei uno spazio per potersi considerare museale e quali elementi, fuori dalla classicità, possono identificarlo come tale. Il concetto di classicità è qualcosa che si è formato nel tempo, e arriva fino a noi attraverso una storia articolata e complessa che ci porta a riconoscere collettivamente un apparato semantico. Questa “riconoscibilità” è comunque un processo sempre in divenire, e che non può mai dirsi concluso, nemmeno per i cosiddetti “classici”, dal momento che esistono culture che non sono affatto disposte a considerarli tali, e che hanno uguale diritto di cittadinanza su questo pianeta. Per cui quello che mi interessa non è tanto trovare o definire una “formula” per creare uno spazio museale, quanto inserirmi attivamente – attraverso un esperimento – all’interno del processo di formazione di un immaginario culturale. Musée de l’OHM via Manzoni 4, Bologna c/o Museo Civico Medievale http://www.facebook.com/musee.delohm openingheremuseum@gmail.com
La transparance COURTESY MUSÉE DELL’ OHM
La transparance COURTESY MUSÉE DELL’ OHM
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SPECIALE BIENNALE Biennale Pavilions
Great Britain: Jeremy Deller. English Magic di Marco Scotti
♬ Cosa significa rappresentare la propria nazione all’interno di un padiglione alla Biennale di Venezia? Un dibattito che storicamente accompagna la Biennale stessa ma che tuttavia ritrova in fondo nell’eterogeneità l’unica chiave di lettura attraverso le partecipazioni nazionali in questa 55 edizione. Edizione in cui il tema scelto dal curatore rimane nei confini dell’Arsenale e delll’ex-Padiglione Italia e a cui sono ammesse – come ogni anno - tutte le nazioni riconosciute dal governo italiano, mentre gli spazi - diffusi in tutta la città per ospitare tutti gli esclusi dal sistema dei giardini – si presentano non solo ognuno con una propria identità ma con un diverso concetto e idea del padiglione stesso e di una rappresentanza nazionale. Solo un approfondimento monografico può probabilmente restituire la complessità di alcune ricerche: il caso della Gran Bretagna è particolarmente significativo, ad esempio, nel suo mettere in scena una molteplicità di approcci e progetti perfettamente riconducibili all’interno di un’unica ricerca. Attraverso un plot narrativo distribuito in cinque parti, una per ogni stanza, il lavoro affidato a Jeremy Deller, a cura di Emma Gifford-Mead, riprende un modello espositivo su cui l’artista aveva già lavorato con la grande monografica1 presentata alla Hayward Gallery di Londra, proponendo una molteplicità di linguaggi e interventi. Una delle radici di questa ricerca è rintracciabile nell’impressionante lavoro riportato dal libro Folk Archive2, testimonianza di un progetto espositivo itinerante realizzato da Deller insieme a Alan Kane nel 2005 a partire dalle collezioni di oggetti e fotografie degli stessi artisti, come risposta alle celebrazioni corporate del Millenium Dome nella Londra del Giubileo. La prospettiva è tuttavia consapevolmente distante dalle definizioni di outsider art,
Williams Fairey Brass Band – Voodoo Ray
55. Esposizione Internazionale d’Arte, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia 55th International Art Exhibition, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia Photo by Valentina Rossi
una delle parole che più ritorna nelle letture del percorso espositivo di Gioni in questa Biennale. All’interno di questa selezione del tutto personale gli artisti di questa folk art, che non si definirebbero neppure aritsti probabilmente ma piuttosto condividono alcune qualità nella loro produzione, raccontano la Gran Bretagna contemporanea all’interno di un percorso tra arte e antropologia: come ricordano Deller e Kane “our artists are mostly quite clear on how their work will be read”3, non c’è spazio per la difesa di un’ambiguità dell’arte ma piuttosto per una decisa riflessione intorno al ruolo dell’artista. Allo stesso tempo all’interno di English Magic l’idea di magia introdotta richiama per l’artista una certa qualità mitologica della cultura popolare, particolarmente per quello che riguarda la musica4, uno dei riferimenti ricorrenti nel lavoro di Deller che si è occupato di gruppi quali Manic Street Preachers e Depeche Mode, ed in particolare della loro ricezione e impatto culturale, ha fatto reinterpretate classici della acid house da una brass band e qui, nell’ultima stanza, ha ricostruito le tappe del tour di David Bowie/Ziggy Stardust del 1973, attraverso fotografie degli spettatori e una impressionante mappa realizzata da Scott King, la cui melancolia5 è effetto di una rappresentazione storica e accurata di dati reali e che al di là del dato formale rimanda a un’impossibile ricostruzione Joy in People. Jeremy Deller, Hayward Publishing, London, 2012. Jeremy Deller, Alan Kane, Folk Archive, Book Works, London, 2008. 3 op. cit., p. 2 4 Hal Foster, History is a Hen Harrier, in Jeremy Deller. English Magic, British Council, London, 2013, p. 7 1 2
55. Esposizione Internazionale d’Arte, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia 55th International Art Exhibition, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia Photo by Italo Rondinella COURTESY BY LA BIENNALE DI VENEZIA
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di un contesto politico e sociale. Contesto richiamato direttamente nel racconto, attraverso immagini e date che riportano l’attenzione sui contemporanei scioperi, proteste, crisi economiche e bombe dell’IRA. Come non seguire la tesi di Deller, che ricostruisce questo tour come una realtà alternativa per i giovani dei primi anni Settanta? Proprio questo può offrire una prima chiave di lettura: il padiglione si presenta come un lavoro assolutamente politico, dalla prima sala in cui un’immaginaria rivolta del 2017 viene inscenata nel paradiso fiscale di St. Helier, Jersey, attraverso i grandi dipinti murali di Stuart Sam Hughes e i banner di Ed Hall, elemento ricorrente in diversi progetti dell’artista, oppure in cui un’albanella, raro uccello rapace, si vendica su una Range Rover di passaggio dopo lo scandalo di Sandrigham Estate in cui il Principe Harry era sospettato di averne abattuto una coppia. La dimensione fantastica è sovrapposta alla ricostruzione storica, i riferimenti anche interni tra autori e linguaggi sono continui - ad esempio all’ingresso troviamo altri due stendardi di Ed Hall, che riportano alcune frasi da The Man Who Sold the World di David Bowie – e da una sala all’altra assistiamo alla rivolta di William Morris contro
Roman Abramovic e il suo yacht ancorato in laguna per assistere alla Biennale, mentre sulle pareti e sul testo in catalogo una ricostruzione attraverso documenti della situazione economica russa al momento della presa del potere da parte degli oligarchi è esposta a fianco di lavori dello stesso Morris, socialista e designer. La fascinazione dell’artista per alcuni elementi preistorici, in una declinazione quasi spirituale, qui porta all’interno del percorso espositivo diverse hand axes ritrovate nella valle del Tamigi, e in particolare in occasione della costruzione degli stabilimenti della casa discografica EMI, che potranno indicare percorsi e addirittura essere prese in mano. Il sistema di rimandi e riferimenti si fa sempre più complesso con il procedere della narrazione, rivolgendosi tanto alle ricerche precedenti di Jeremy Deller quanto a un discorso interno perfettamente chiuso e coerente, che tuttavia di volta in volta riporta fianco a fianco elementi fantastici, immaginari o semplicemente appartenenti a un differente ambito culturale. Impossibile non valutare quindi un discorso autoriale che consideri le modalità di collaborazione e gli artisti che al fianco di Deller hanno contribuito a varie parti della sua rappresentazione. La terza stanza / capitolo è paradigmatica, ripartendo da alcune fotografie di Harrowdown Hill, luogo del suicidio dello scienziato David Kelly6, per una riflessione sulla guerra in Iraq che già ha occupato diversi lavori dell’artista, in particolare It Is What It Is: Conversations About Iraq del 2009, un tour in diversi luoghi - a partire dal New Museum di New York - che metteva in scena conversazioni e incontri multidisciplinari sul tema, a fianco di un’installazione consistente nei resti di una macchina distrutta in un attentato avvenuto nel 2007 a Baghdad, lungo Al-Mutanabbi Street. Ma qui la rappresentazione della guerra e dei protagonisti politici connessi alla vicenda è affidata esclusivamente a disegni realizzati da carcerati in gran parte reduci dalle campagne in Iraq e Afghanistan. Al film English Magic, proiettato nella quarta sala, il compito quindi di riportare insieme le idee presentate in un lungo racconto attraverso immagini dall’impatto visivo , mentre la Melodians Steel Orchestra interpreta negli studi di Abbey Road (e dal vivo in alcuni momenti delle giornate di apertura) un classico della acid house come Voodoo Ray di A Guy Called Gerald, insieme a The Man Who Sold the World di Bowie e una sinfonia di Ralph Vaughan Williams. In questo equilibrio tra narrazione e ricerca stilistica, rimane perfettta la definizione che ha dato lo stesso Jeremy Deller del suo progetto, un museo personale della storia della nazione7. E sul retro del padiglione si può sempre fermarsi per una pausa davanti a un te, Earl Grey o English Breakfast. 5 Scott King, Finish The Work That You’ve Started” at Herald St, London, “Mousse”, Giugno 2012 6 Un lavoro, mai realizzato, dedicato alla figura di David Kelly è esposto nel museo MoRE http://moremuseum.wordpress.com/jeremy-dellerfourth-plinth-proposals/ 7 Charlotte Higgins, Jeremy Deller shows a ‘wistfully aggressive’ Britain at Venice Biennale, “Guardian”, Tuesday 8th May, http://www. guardian.co.uk/artanddesign/2013/may/28/jeremy-deller-britain-venicebiennale
55. Esposizione Internazionale d’Arte, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia 55th International Art Exhibition, Il Palazzo Enciclopedico, la Biennale di Venezia Photo by Italo Rondinella COURTESY BY LA BIENNALE DI VENEZIA
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The Encyclopedic Palace
1st June > 24th November 2013 Venice LEGENDA E DIDASCALIE 1 Tadao Ando Palazzo Grassi, Campo San Samuele, 30124 Tadao Ando, Teatrino (fino al 14 luglio), courtesy François Pinault foundation 2 Marc Quinn Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore Marc Quinn, Alison Lapper Pregnant (2005 – copia) 3 Pawel Althamer Arsenale Pawel Althamer, Venetians (2013) 4 Kata Mijatovic Sala Tiziano, Opera don Orione Artigianelli, Dorsoduro, Fondamenta delle Zattere ai Gesuati 919 5 Kata Mijatovic Sleeping between the Sky and the Earth, 2010 performance in Ivan Kozaric’s sculpture Form of Space (1965), photo by Zoran Pavelic 6 Edvard Munch Lene Berg Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria di Piazza San Marco, San Marco 71/C Edvard Munch, Samfundslære, årsak og virkning (Social Studies, Cause and Effect), www.oca.no. Caricature: Lithographic crayon on paper, 1910. © Munch Museum / BONO 2012. Courtesy Munch Museum, Oslo 7 Jasmina Cibic Galleria A+A , San Marco 3073 Jasmina Cibic 8 Pavilion 0 San Polo, campo San Polo 2177 Courtesy of Pavilion 0 9 Who is Alice? Spazio Lightbox, Cannaregio, calle Fontana 3831 Xoo-ang Choi, The Wing, 2008, Oil on Resin, 56x172x48 cm, Courtesy of the Artist and the National Museum of Contemporary Art, Korea; Doo jin Kim, 2010-2011, Digital painting(3/5), 148.5x348 cm; Lee Myoung-ho, Tree 1, 2, 2007, Color print on paper, 128x108 cm 10 Jacob Hashimoto Fondazione Querini Stampalia, Castello, Santa Maria Formosa 5252 Jacob Hashimoto , Gas Giant, 2013 Courtesy of Studio la Città Verona 11 Glasstress, White Light White Heat Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti Palazzo Cavalli-Franchetti , Campo S. Stefano, 2847 Jaume Plensa Laura’s hands, courtesy GS (2011) 12 Roberto Cuoghi, Belinda, 2013 Arsenale Roberto Cuoghi, Belinda, artwork made using 3D printing, 2013 13 Carl Gustav Jung, Libro Rosso Giardini 14 Sarah Sze Giardini Sarah Sze, Triple Point (Planetarium)2013 Photo Sarah Sze 15 Wasinburee Supanichvoraparch Santa Croce 556 Wasinburee Supanichvoraparch, Poperomia, 2013. Ceramic, Knitting Wool. 28 x 35 x 57 cm. Photo by Kornkrit Jianpinidnan. Courtesy by Wasinburee Supanichvoraparch
16 Konrad Smolenski Giardini Konrad Smolenski Everything Was Forever, Until It Was No More, 2013, photo by Bartosz Górka, CC BY-SA
18 Li Chen Global Art Center Foundation Palazzo Marcello, San Marco 3699 Li Chen , Soul Guardians - Lord of Wind, 66x99x127cm, Bronze, 2008
17 Anri Sala Giardini Sylvain Deleu 2011, Installation views, Serpentine Gallery, London 2011 © Photo by Sylvain Deleu
19 Tarek Al Ghoussein 4391/A Strada Nuova, Palazzo Michiel Photographic Project by Tarek Al Ghoussein, 2013
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URBAN ADDICTED The Little Black Jacket di Chanel, quando la giacca va in mostra La piccola giacca nera creata da Chanel in 113 scatti in mostra per le capitali fashion del mondo di Ada Distefano
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Florence and the Machi - You’ve got the love
Ci sono abiti che hanno rappresentato un’epoca e poi, l’ex direttrice di Vogue Paris, Carine Roitfeld. dall’altra parte, ci sono creazioni di moda che restano Le fotografie realizzate da Karl Lagerfeld ritraggono la senza tempo, capi che hanno fatto la storia della moda piccola giacca nera indossata e reinterpretata in 113 ed ai quali il tempo ha donato fascino ed eternità. scatti da modelle, attrici, cantanti e personaggi dello Creazioni che sono riuscite a superare la volubilità star system vicini alla maison Chanel come Vanessa della moda, degli anni e delle tendenze sino ad entrare Paradis, Anna Wintour, Sarah Jessica Parker, Linda nel mito. Evangelista, Carla Bruni, Ines De La Fressange, The Little Black Jacket, la piccola giacca nera, Laetitia Casta, Sofia Coppola, Ken Hirai, Poppy creata da Coco Chanel negli anni Cinquanta è uno di Delevingne, Charlotte Casiraghi, Roberto Bolle e tanti quei capi senza tempo divenuto icona di moda, capace altri. di incantare e far sognare, oggi come ieri, ogni signora The Little Black Jacket rivive in forme e contesti e giovane donna elegante. nuovi addosso ad ogni soggetto Mademoiselle Chanel realizzò la Le fotografie realizzate delle fotografie, diviene così uno sua iconica piccola giacca nera stravagante copricapo regale con da Karl Lagerfeld osservando e reinterpretando, con Sarah Jessica Parker, una stola in il suo stile unico e la sua geniale ritraggono la piccola stile ‘700 con Uma Thurman, una eleganza, le giacche indossate divisa da suora con la modella Freja come divise dallo staff di un albergo giacca nera in 113 scatti Beha o il cigno nero con Roberto austriaco. Bolle. Con la sua giacchetta nera corta senza collo, realizzata L’esposizione itinerante, che proseguirà ora verso in morbido tweed e con una catena metallica cucita Dubai per poi giungere in Cina e successivamente a internamente per essere più adattabile alla silhouette San Paolo in Brasile, è un omaggio della moda ad una di ogni donna, Coco volle creare un capo versatile, capo unico e senza tempo che ha fatto la storia della comodo ed elegante al tempo stesso, indossabile moda, un omaggio a quel capo di Mademoiselle Chanel senza costrizioni da ogni donna moderna perché, ancor oggi simbolo di un’eleganza femminile classica, per Mademoiselle, “la vera eleganza non può ricercata e sempre attuale. prescindere dalla piena possibilità del libero movimento”. L’iconica piccola giacca nera di Mademoiselle Chanel risplende ora in nuovi scenari divenendo la protagonista assoluta di una mostra itinerante che sta “La giacca Chanel simboleggia una forma di moda toccando le capitali fashion di tutto il mondo. senza tempo di eleganza disinvolta e femminile: Dopo le città di Parigi, Londra, Berlino, Seul, Taipei, Appartiene ad ogni epoca” New York, Tokyo, Mosca, Sydney, la mostra ha fatto Karl Lagerfeld tappa, dal 6 al 20 aprile 2013, anche in quella che è l’indiscussa capitale della moda italiana, Milano. La mostra ospitata a Milano nella suggestiva location della Rotonda della Besana ha visto, incorniciati dalle pareti tardo-barocco dello storico edificio, 113 scatti fotografici realizzati dallo stilista della maison Chanel, Karl Lagerfeld, dove protagonista è la celebre piccola giacca nera realizzata da Mademoiselle Chanel. La mostra che sta facendo il giro del mondo prende vita da una selezione degli scatti contenuti nel libro “The Little Black Jacket, Chanel’s classic revisited by Karl Lagerfeld and Carine Roitfeld” pubblicato qualche mese fa ed ideato, progettato e realizzato dallo stilista tedesco Karl Lagerfeld, direttore artistico della maison Chanel dal 1983, in collaborazione con Foto Mostra “The Little Black Jacket”
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Foto Mostra “The Little Black Jacket” particolare Karl Lagerfeld, Sarah Jessica Parker COURTESY OF THELITTLEBLACKJACKET.CHANEL.COM Foto Mostra “The Little Black Jacket” Frejda Beha COURTESY OF WEB
Foto Mostra “The Little Black Jacket” Charlotte Casiraghi COURTESY OF STYLE.IT
Foto Mostra “The Little Black Jacket” Sarah Jessica Parker COURTESY OF STYLE.IT Foto Locandina Mostra “The Little Black Jacket” Milano COURTESY OF STYLE.IT
Foto Mostra “The Little Black Jacket” COURTESY OF STYLE.IT
Foto Mostra “The Little Black Jacket” particolare Karl Lagerfeld, Roberto Bolle COURTESY OF THELITTLEBLACKJACKET.CHANEL.COM
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HEART BAUHAUS La geometria luminare del passage di Chiara Micheletti
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Thomas Bloch - Sweet Suite for Nine ondes Martenot. A Name
L’otto giugno è stata inaugurata a Reggio Emilia la nuova stazione ferroviaria ad alta velocità progettata dall’archistar Santiago Calatrava. Dopo il ponte Veneziano e il porto turistico di Salerno, oltre la raffinata copertura valenziana del Palau de les Arts (ma l’elenco sarebbe lungo) anche la provincia Emiliana si affida alla verve etera e simbolista dell’insigne architetto, famoso per quel suo tratto “a matita” capace di generare contorni in grado di sfumare il peso della struttura.
Santiago Calatrava, Stazione di Reggio Emilia, 2013, rendering del progetto (interno)
Una possanza, questa reggiana, resa docile grazie all’abile uso di acciaio temperato e vetri (così come è stato conosciuto nei suoi recenti progetti) che, nella loro fusione oculare, fanno dimenticare i 483 metri d’estensione. Un concetto spaziale ancor prima di una moderna costruzione su due piani, che sembra voglia fondersi con il panorama circostante senza alcuna prevaricazione. Da alcuni paragonato alla carcassa di un dinosauro - per via di quelle linee ricurve come onde a susseguirsi - l’opera compiuta si rivela suggestivamente magnetica e parimenti stante, contraddicendo in parte la funzione di transito (per sua stessa natura in divenire), del passage per cui è stata progettata.
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BUONE NOTIZIE Spazio Grisù. Finalmente una bella notizia di Maria Livia Brunelli
♬ Da Ferrara arriva finalmente una buona notizia, una di quelle di cui c’è tanto bisogno in questi tempi... E anche “un esempio di buona amministrazione”, come ha detto anche la trasmissione “Report” nel servizio andato in onda il 5 maggio scorso. Siamo a Ferrara, in una Caserma dei Vigili del Fuoco, abbandonata dal 2004: 4.000 mq. inutilizzati, di proprietà della Provincia che, dopo l’ultima asta andata deserta, ha deciso di non vendere più l’immobile e di concederlo in comodato d’uso gratuito, per un minimo di cinque anni, rinnovabili, all’Associazione non profit Grisù, costituitasi solo un anno fa e composta da professionisti di diversi settori, che vivono tra l’Emilia-Romagna e l’estero, e che prestano lavoro in modo del tutto volontario. Il nome dell’associazione deriva dall’omonimo cartone animato degli anni Ottanta: il draghetto progressista che da grande voleva fare il pompiere…ed essendo la location una ex caserma dei pompieri, il nome non poteva essere più azzeccato. Nei mesi scorsi sono state selezionate, tramite un bando di ammissione, 17 giovani imprese creative del territorio, scelte tra le oltre cinquanta domande pervenute: si va da chi lavora con realtà aumentata e prototipazione 3D, a designer di mobili trasformabili, da un magazine culturale alla casa editrice di fumetti, dagli audio-libri alla progettazione d’imbarcazioni elettriche ed ecologiche… Tutte realtà desiderose di confrontarsi e collaborare per rendere Spazio Grisù un luogo di interazione vivo e dinamico, in cui accade sempre qualcosa. Da immobile pubblico abbandonato a spazio per giovani imprese creative, Spazio Grisù è la prima Factory della cultura e della creatività dell’Emilia-Romagna. Un esperimento senza precedenti in Italia, che è già oggetto di sette tesi di laurea: sessanta posti di lavoro in un edificio riattivato senza finanziamenti pubblici, ma grazie agli investimenti delle singole imprese che, in cambio dell’affitto gratuito, risistemano gli spazi assegnati a proprie spese, sostenendo anche le relative utenze. Una riattivazione produttiva, dunque, dello spazio, che contribuisce alla riqualificazione dell’intero quartiere anche in un’ottica sociale, essendo una zona della città a rischio di degrado. L’Associazione Grisù agisce quindi come facilitatore per l’imprenditorialità creativa, orientando le singole imprese e agevolando loro i rapporti con le banche, le assicurazioni, le associazioni di categoria. Fino ad ora l’associazione si è autofinanziata, ma ha bisogno del sostegno di aziende o privati che credano in un progetto innovativo come questo e che, sentendosi in linea con lo spirito e la filosofia
Stefano Bollani - Solstizio D’Estate
di Spazio Grisù, vogliano “adottare” quelle aree comuni della ex Caserma, da cui ricavare spazi per workshop, laboratori, convegni... Presto verrà attivato anche il crowdfunding, grazie a una piattaforma territoriale nata con questo scopo. La benedizione allo spazio è arrivata da una coppia di artisti molto noti, Cuoghi Corsello, che hanno regalato a Spazio Grisù un “marchio” spettacolare: una G rosso fiammante che anima con la sua energia dirompente il cortile interno, sede per tutta l’estate di concerti di band anglosassoni (per saperne di più: www.spaziogrisu.org). E il 21 giugno si festeggia a Spazio Grisù il solstizio d’estate, con una festa ricca di sorprese.
Spazio Grisù dall'alto COURTESY MLB HOME GALLERY
L'interno di Spazio Grisù COURTESY MLB HOME GALLERY
Spazio Grisù COURTESY MLB HOME GALLERY
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BALLOON Il collezionista minimo Fino all’8 settembre alla Pinacoteca di Brera ZAVATTINI e i Maestri del Novecento «A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto» che celebra l’indimenticato maestro e ricorda come l’amore dell’arte possa essere anche cheap di P.S.
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Alessandro Cicognini – Miracolo a Milano
Cesare Zavattini viveva a Roma in via Sant’Angela Merici. Prampolini, Radice, Qui dal 1941 iniziò la sua raccolta di piccoli autoritratti, Rivera, Scanavino, Tosi, e qui, poco a poco, cominciò a circondarsi di minuscoli Siqueiros, pezzetti del sé, appartenuti a grandi cantori dell’arte del Ziver, sono solo alcuni degli illustri nomi Novecento. campeggiano Afro, Balla, Burri, Campigli, Capogrossi, che Casorati, Consagra, De Chirico, De Pisis, Depero, nella mostra, 152 Festa, Fontana, Guttuso, Leoncillo, Mafai, autoritratti minimi, Manzù, Marini, Melotti, Munari, Plessi Pistoletto, fino all’ 8 settembre Rosai, Rotella, Sassu, Savinio, Schifano, Severini, nella Sala XV della di Sironi, Soffici, Turcato, Vedova, crearono per Pinacoteca Zavattini nature morte e opere astratte, paesaggi e Brera. Un fil rouge amplifica ritratti, soprattutto autoritratti che nella loro innegabile che Mario Schifano, Autoritratto, 1967 sua qualità personalizzazione riescono oggi a mantenere inalterato la Tecnica mista e perspex su cartone, cm 9 x 9 il loro regime di armonia, nel raro caso italiano di una accompagnandosi collezione completamente creata in quegli anni su a un ricco corpus documentario: commissione. Nel 1979, per ragioni economiche, Zavattini si disfò di cartoline, lettere, brochure, inviti, interviste e questo patrimonio: 1500 opere vennero vendute e la sua documentari che sostengono egregiamente lo studio compiuto, rivelando poi raccolta in parte fu dispersa. Nel 2008 Raro caso italiano di gli Autoritratti di scrittori come la Pinacoteca di Brera, lungimirante Buzzati, Dorfles, Scheiwiller, e attenta alla conservazione della una collezione Soldati che proporzionano l’aura nostra recente memoria storica, acquista un nucleo di 152 mini – completamente creata della mostra verso una direzione decisamente letterariamente autoritratti (tutti rigorosamente su commissione connotata(catalogo realizzato in 8X10 formato imposto da Zavattini collaborazione con Skira Editore). stesso), li restaura (ripristinandone anche le cornici originali) e li espone oggi al pubblico nella sua ieratica sede milanese, confessando così la Un’eccellente lavoro curatoriale quello svolto dal propria affezione per direttore delle collezioni del XX secolo della Pinacoteca questa emblematica di Brera - Marina Gargiulo che figura neorealista. proporre e Accardi, Adami, nel Angeli, Baj, sintetizzare le molte Birolli, Carena, anime del Nostro Cascella, Corpora, si è avvalsa del Donghi, Dottori, supporto scientifico Fazzini, Ferrazzi, d e l ’ A r c h i v i o Funi, Greco, Cesare Zavattini Guidi, Ligabue, Biblioteca Panizzi Maccari, Magnelli, di Reggio Emilia Marussig, Maselli, oltre che di esperti della M a s t r o i a n n i , conoscitori Mazzacurati, Music, poetica zavattiniana. Novelli, Parmiggiani, Una giusta formula coinvolge Pericoli, Perilli, che Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1959 anche personalità P i r a n d e l l o , Renato Guttuso, Autoritratto, 1948 Idropittura e olio su tela, forma oro su fondo del Tempera su tela applicata su cartone, cm 10 x 8 P i z z i n a t o , importanti nero, cm 10 x 8,1
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mondo dell’arte applicata come il pittore Tullio Pericoli e il fotografo Gianni Berengo Gardin, amici dell’artista cui si deve in parte la messa in posa del ciclo di conferenze dedicato al (qui) collezionista Zavattini.
Bruno Munari, Autoritratto, 1943 Tempera su cartone, cm 9,1 x 8,1
Mimmo Rotella, Autoritratto, 1951 Olio su tavola, cm 8,5 x 7
In un’ottica di coerenza e complessità, volta a comprendere l’estrema e matura poliedricità della sua figura, la cineteca Italiana (http:// mic.cinetecamilano. it) dedica, per tutto il periodo della mostra, una retrospettiva a Zavattini: nello spazio Oberdan rivivranno così le grandi pellicole di Sciuscià, Miracolo a Milano, Umberto D, Bellissima, Ladri di biciclette (per la sceneggiatura) e i due film che invece lo videro acuto e sagace regista, La verità e I misteri di Roma.
Tullio Pericoli, Autoritratto, 1967, tecnica mista su cartone, cm 10,4 x 8
Tano Festa, Autoritratto, anni 1960-1970 Smalto, tempera e collage su cartone, cm 7,7 x 10
Dino Buzzati , Autoritratto, 1959, tempera su cartone, cm 10 x 8
Emilio Vedova, Autoritratto, 1944, olio su tavola, cm 10 x 8
Tutte le foto: COURTESY PINACOTECA DI BRERA
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ROUTES a cura di Valeria Taurisano
Eventi Rovereto - Mart Andata e ricordo. Souvenir de voyage Fino all’ 8 settembre www.mart.trento.it Milano - Brand New Gallery Egan Frantz. Tails - Nicolas Deshayes. Snails Fino al 31 Luglio www.brandnew-gallery.com Imola - Il Pomo da DaMo Albano Aniballi. La materia e l’ansia della carne Fino al 13 luglio www.ilpomodadamo.it San Martino in Rio – Rocca Estense Risonanze. Fotografie di Roberto Bissani Fino al 28 luglio radiumartis.jimdo.com Milano - Pinacoteca di Brera A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto. Zavattini e i Maestri del Novecento Fino all’ 8 settembre www.brera.beniculturali.it Milano – Spazio Wow Milano Manga Festival (II PERIODO) Fino al 21 luglio www.milanomangafestival.it Bologna – Car Projects I GRANDI GRIGI. Scuola di pittura bolognese Fino al 6 luglio www.cardrde.com Bologna - ONO arte contemporanea Edward Lachman: Exposure Checks Fino al 27 giugno www.onoarte.com
Reggio Nell’Emilia - Palazzo Magnani Weegee - Murder Is My Business Fino al 14 luglio www.palazzomagnani.it
Inaugurazioni 17 giugno ore 18.00 Mario Sironi. Scritti inediti (1927 – 1931) La Quadriennale di Roma – Villa Carpegna www.quadriennalediroma.org 13 giugno ore 18.00 Giuseppe Abate Interno 18 - Cremona www.galleriainterno18.it 5, 6, 7 Luglio Sadamoto DAYs Milano Manga – Spazio WOW www.milanomangafestival.it 4 luglio ore 21.00 Marinella Senatore – Piccolo Caos Giardini Pubblici - Cagliari www.museicivicicagliari.it 22 giugno ore 18.00 Il filo di Ananke. Scritto sulla pelle Spazio Espositivo di Palazzo Pretorio - Barberino di Mugello www.ilariamargutti.com 20 giugno ore 18.30 Jan Muche Galleria Opere Scelte - Torino www.operescelte.com
Venezia - Agenda Cinema al Teatrino Fino al 14 luglio Teatrino di Palazzo Grassi Loris Gréaud The Snorks: a Concert for Creatures 2012, 28’Sun / Mon Philippe Parreno Marilyn 2012, 23’Thu / Sat Anri Sala 1395 Days without Red 2011, 43’ Le mostre dei Musei Civici di Venezia A Very Light Art - Ca’ Rezzonico Anna Skibska. Metamorphoses of Forms - Museo del Vetro Anthony Caro - Sculptures Museo Correr Contemporary Bestiary - Museo di Storia Naturale Discovering Vedova - Museo Correr and Ca’ Rezzonico Tàpies. The gaze of The Artist Palazzo Fortuny The Sonnabend Collection - Ca’ Pesaro www.visitmuve.it 2 luglio dalle 16 alle 18 3 luglio dalle 10.30 alle 12.30 Olives and Stones performance by Other Spaces Finnish Alvar Aalto Pavilion www.toisissatiloissa.net 27 Agosto ore 18.00 Imago mundi Fondazione Querini Stampalia www.querinistampalia.it
Bologna - MAMbo Autoritratti. Iscrizioni del Femminile nell’arte italiana contemporanea Fino al primo settembre www.mambo-bologna.org
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Biennali Festival e Fiere Venezia. Il Palazzo Enciclopedico Fino al 24 novembre www.labiennale.org
Praga. Prague Biennale Dal 6 giugno al 15 settembre www.praguebiennale.net
Moss. MOMENTUM 7 Dal 22 giugno al 29 settembre Nordic Biennal For Contemporary Art www.momentum.no
Ljubljana. Ana Desetnica. Street theatre festival Dal 3 al 6 luglio www.anadesetnica.org
Basilea. Art Basel Dal 13 giugno al 16 giugno www.artbasel.com
Vilnius. ARTVILNIUS ’13 Dal 26 al 30 giugno www.artvilnius.com
Arles. Les Rencontres d’Arles Dal primo luglio al 22 settembre www.rencontres-arles.com
OPEN CALL DESIGN Che combinazione! - 19 giugno Premio: realizzazione del progetto + 7% dei profitti it.formabilio.com
DESIGN Autofocus 5 - 9 agosto Premi in buoni d’acquisto + viaggi vanniocchiali.com
TUTTE LE TECNICHE Vuotociclo IV edizione - 5 luglio Premio: esposizione in collettiva vuotociclo.wordpress.com
VIDEO Food Right Now Video Competition - 22 giugno Premi: viaggi www.foodrightnow.it
STREET ART Bergolo Art Festival – 20 giugno Premi in denaro bergolo.org/440/bergolo-art-festival
LETTERATURA/MODA Progetto Prada Journal -18 giugno Premi in denaro www.prada.com/en/journal/project
Belle Shafir, Pins and Neddles, 2009 Horse hair and neddles per:
Arezzo. Icastica. Project 2013. Glocal Women Dall’08 giugno al 01 settembre Luoghi vari www.icastica.it 29
(P)ARS CONSTRUENS Ri-creazioni
Gli artisti vanno a Mirandola e la ricostruiscono. L’idea di un progetto collettivo che ha ridato anima a una piccola città di Paola Pluchino
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The Dodos - Red and Purple
A un anno dal terremoto che ha distrutto la cittadina di Mirandola nove artisti si sono dati appuntamento il 21 aprile per testimoniare la loro vicinanza alle popolazioni del comune modenese. Gli artisti coinvolti (Davide Bertocchi, Flavio Favelli, Claudia Losi, Chiara Pergola, Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Emilio Fantin, Eva Marisaldi e Il Prufesur) hanno dato vita ad un progetto che opera all’interno della realtà comunale creando un immaginario percorso che dall’antica Piazza Costituente arriva al nuovo Istituto G. Luosi, costruito proprio dopo il terremoto e che ospita la sede dei nuovi licei mirandolesi. Opere site specific che nascono dall’esigenza di rendere più umano, allegro e dignitoso un contesto cittadino che ancora conserva evidenti tracce del disastro. Non solo crepe, tetti divelti e fratture lungo il terreno, ma anche e soprattutto la fatica di ciò che vuol dire ricostruire un paese per lo più spaventato, in ginocchio e abbandonato. Un’iniziativa che colora il nervo scoperto della città che presta gli strumenti propri dell’arte a un comune che deve reinventare, anche in parte da zero una quotidianità infranta, il senso di comunità e soprattutto la propria identità. A questo proposito grazie anche alla collaborazione del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola i curatori (Elisabetta Modena, Valentina Rossi e Anteo Radovan) hanno optato per un catalogo che non solo racconta e vivifica l’esperienza degli artisti qui e ora, ma ricorda, sostiene e fa rivivere la Storia di quei territori, che con Pico si fecero grandi e che giungono a noi oggi rinverditi, grazie alla testimonianza e a un modus operandi che ha accomunato le molte anime che intorno a Mirandola si stringono, illuminando il ricordo ma anche la via della Ri - Creazione. Fino al 16 giugno.
Davide Bertocchi, VOLARE, 2012 Compensato, disco in vinile 45 giri, 20 x 20 x 25 cm COURTESY DELL’ARTISTA Ph. Mathieu Mercier
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BOOKANEAR
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L’IMMANENTE E IL TRASCENDENTE Ubriacare i sensi di Trova l’intruso
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Handel – Passacaglia (nel duetto Perlman e Zuckerman)
Vivere per molti anni in una città come Bologna ti permette di mutare il tuo atteggiamento maturando una curiosità viscerale e spasmodica nei confronti di tutto ciò che è celato e apparentemente nascosto. È una caratteristica peculiare di questa sede medievale il conservare, nelle nicchie architettoniche e nelle sue magnifiche corti interne preziosi tesori e incantevoli scoperte, affascinando colui il quale s’imbatte in questi luoghi per la prima volta. Questa è la storia d’un incontro inconsueto, tra due sensi “l’olfatto e il gusto” e tre anime: la sede, Borgo delle Tovaglie, lo chef Riccardo Facchini e il profumiere Dr. Gritti. Via Farini è a Bologna ciò che a Milano è via Montenapoleone e a Roma via Condotti: una via da upperclass dove i cartelli della moda si contendono il primato della vanità a suon stoffe pregiate e pellami riccamente lavorati, tra calzari come sculture e gioielli come ricchi ed opulenti assegni. Per chi s’intende d’avanguardie stilistiche, questa strada, così come il quadrilatero che la contiene è percorsa come un mantra da addicted di ogni età, ogni giorno. Eppure, pur battuta palmo a palmo questa via non cessa di stupire; poco dopo la Galleria Cavour, dietro un imponente portone, una sera, la sorpresa. L’occasione era ghiotta e riservatissima, una cena rigorosamente su invito in cui poter sperimentare un originale connubio degustando piatti deliziosi sulle note incantate dei profumi del Dr. Gritti, maison veneziana specializzata in profumi d’élite. Una creatura culinaria sofisticata e vertiginosa, un esperimento (il primo di una serie) che ha puntato sull’originalità e perché no, sull’essere open minded dei commensali. Circa venti invitati accolti tra le tovaglie e le magnifiche lampade shabby chic della casa (must have per chi ama il design industriale alle reminiscenze boneur, acquistabili on line su www. borgodelletovaglie.com). Niente vino per questa cena, sostituito da eleganti acque profumate. Un gioco gradevole cui i partecipanti si sono sottoposti volentieri, cercando di cogliere in ogni piatto le affinità cromatiche e sensoriali associate ad ogni profumo, ognuno così ricco di storia, ognuno così evidentemente caratterizzato da una narrazione che era un viaggio, un ricordo, un monito al risveglio delle percezioni che come incontro inusuale prometteva meraviglia. Un percorso culinario e odoroso studiato a priori, caratterizzato da un crescendo d’intensità dove al rabarbaro si sposava il curry e all’antica Damasco faceva eco l’animalità della carne, le spezie rare. Un climax raggiunto con la violenta composizione d’agnello crudo cui si legava per principio contrastante ( e con una punta di blasfemia forse eccessivamente provocatoria) il suono metallico dell’incenso, laddove il fine sembrava trasformarsi in un interrogativo della coscienza. Sulla via del Minimal un’eccellente tartare di cocomero e olio di lavanda, sofisticatissima delizia per palati fini e menti meditative, considerazioni su un tempio – il corpo – da purificare e celebrare. Sei portate per altrettanti profumi, in un viaggio che partito dalla Serenissima Venezia ha toccato la storia delle città e che dopo le sue conquiste d’Oriente ha sedotto i commensali, rapiti da quel clima un po’ alla Eyes Wide Shut, un po’ dal raffinatissimo e riuscito connubio.
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Borgo delle tovaglie particolare
Creazione dello chef Riccardo Facchini
“E sempre galleggia la rosa, che amanti perduti ma intrepidi hanno gettato giù da ponti fatati a sanguinare nel mare” Jack Kerouac
CREDITS Associazione Culturale | Arte Contemporanea Il Pomo da DaMo - Via XX Settembre, 27 (Imola); +393334531786 - www.ilpomodadamo.it Associazione Grisù - Via Poledrelli, 21 (Ferrara); spaziogrisu.org Associazione Ora Blu – (Bologna); 0516390513 - www.smellfestival.it Borgo delle tovaglie - Via Farini, 10 (Bologna); 051330938 - www.borgodelletovaglie.com La Biennale - Ca’ Giustinian, San Marco 1364/A (Venezia); 0415218711 - www.labiennale.org Lucia Crespi - Via Francesco Brioschi 21 (Milano); 02 89415532 - www.skira.net MAMbo - Via Don Giovanni Minzoni, 14 (Bologna); 0516496611 - www.mambo-bologna.org MLB Home Gallery - Corso Ercole I d’Este, 3 (Ferrara ); +393467953757 - www.mlbgallery.com Musée dell’Ohm (c/o Museo Civico Medievale) - Via Alessandro Manzoni, 4 (Bologna); 0512193916 - www.facebook.com/musee.delohm Museo Internazionale e Biblioteca della Musica - Strada Maggiore, 34 (Bologna); 0512757711 PH NEUTRO - Vicolo Balena, 3 (Verona); 045 8007195 - www.ph-neutro.com Photographers’ Gallery - 16 - 18 Ramillies Street (Lonon , E); (0044) 20 7831 1772 - thephotographersgallery.org.uk Pinacoteca di Brera - Via Brera, 28 (Milano); 02 7226 3264 - www.brera.beniculturali.it Rotonda della Besana - Via Enrico Besana, 12 (Milano); 02 88465677 - www.comune.milano.it SilvanaEditoriale - via Margherita de Vizzi, 86 (Cinisello Balsamo, MI); 02618361 - www.silvanaeditoriale.it Silvano Follador - Via Callonga, 11 (Valdobbiadene, TV); 0423 900295 - www.silvanofollador.it - www.museomusicabologna.it
Si ringraziano inoltre gli uffici stampa delle gallerie che con la loro disponibilità hanno sostenuto la nostra ricerca.
ARTE CONTEMPORANEA
Il Pomo da DaMo - Associazione Culturale
ASSOCIAZIONECULTURALE
albano aniballi
La materia e l’ansia della carne. A CURA DI ENRICO MARIA DAVOLI
8 giugno / 13 luglio 2013
inaugurazione sabato 8 giugno ore 18
orari Il Pomo da DaMo | Associazione Culturale - via XX Settembre 27 Imola | mercoledì - venerdì - sabato 17/19 e per appuntamento
Mark Manders, Composition with Yellow Vertical, 2010 legno, resina epossidica dipinta, ferro, collana cm 29x61x43 Collection Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford
Che il tuo desiderio trovi soddisfazione in te stesso. Che la tua brama ti consumi, così essa si stancherà e si acquieterà e tu farai un buon sonno e considererai un bene il sole di ogni giorno. Se invece divorerai altri e altre cose rispetto a te, la tua brama rimarrà perennemente insoddisfatta, perché essa vuole di più, vuole ciò che vi è di più prelibato, vuole te.
Carl Gustav Jung, Libro Rosso, p. 310/11