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BULLETIN OF VISUAL CULTURE

www.theartship.it

IN QUESTO NUMERO: TALK WITH: PESCE KHETE - MUSEO DI RISO: CINQUE ARTISTI E UN HACKER - TOMBINI ART INVASION: GLAM STREET - FEDERICA FAGGIANO: BLUE DRAG - IL RUGGENTE J. EDGAR: L’ALTRA AMERICA - UNDERGROUND: VENTI PERSIANI GOUDEMALION - OSCAR MUNOZ: NARCISO RECORDING - L’ARTE DEL MERCATO: CECCHINI, MEZZAQUI, PERINO E VELE, PANCRAZZI, CHIODI - ROUTES - FOCUS ON: HIPSTER, DJAGILEV E SCIANNA

#1 GENNAIO - FEBBRAIO 2012


DA SAPERE

Il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici convertito in legge in data 22 dicembre 2011, con n. 214 pubblicata sulla G.U. n. 300 del 27.12.2011 – Supp. Ordinario n. 276, ha introdotto significativi cambiamenti relativi alle erogazioni culturali a favore della cultura. In particolare: l’art. 40, comma 9 prevede una riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese e per i cittadini che intendono effettuare erogazioni liberali a favore dei beni ed attività culturali ai sensi dagli articoli 15, comma 1, lettere g) ed h) e art. 100 comma 2, lettere e) ed f) del testo unico delle imposte sui redditi. La documentazione e le certificazioni attualmente richieste sono sostituite da un’apposita dichiarazione sostituiva dell’atto di notorietà; l’art. 42, comma 9 prevede che le somme elargite da soggetti pubblici e privati, per fini rientranti nei compiti istituzionali del Ministero per i beni e le attività culturali, siano riassegnate, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze al Ministero per i beni e le attività culturali. Le persone fisiche e gli enti non commerciali possono beneficiare di sgravi fiscali al 19% Le imprese possono beneficiare di sgravi fiscali al 100%  Fonte: Ministero per i Beni e le attività culturali. http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset. html_1969781888.html

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BAYT Renaissance. I sei gradi di comunione La pars construens

Tim Buckley - Song to the siren

Lo Zeitgeist contemporaneo, servo della società dell’immagine comincia a risvegliarsi, guardando con occhi nuovi alla possibilità che non nel detto e non nel palese si debba cercare la verità, la risposta a quel sentimento, a quello spirito in divenire che lega i fili della nostra comunione. Nel terreno che scopre i colori del mondo, nell’occhio che riverbera le onde cromatiche della percezione, nell’energia dei corpi in scontro e sfida, nel minuto identico del qui e ora, ricolleghiamo le nostre esperienze, nel godimento, cogliendo l’occasione per dirsi io sono, esisto. L’estetica e l’etica coordinano così il passo solcando l’orma della bellezza, del sublime spirituale che in principio di necessità interiore dice di usare l’arte come mezzo, di riflessione e di ascensione del pensiero, verità celata e solo imperfetta nel suo compiuto. Lo spazio del pensiero, lo spazio dello spirito, lo spirituale dell’arte è in sintesi allora il luogo in cui si congiunNella gentilezza della riflessione, oltre la patina amena e vuota della celebrità lo studio delle armonie rivela che non è possibile dirsi senza riconoscere il proprio vicino, conversando con il canto interiore della comunità. L’ esprit géométrique così fonde i suoi intenti con il magnetismo della finesse, permettendo all’occhio del virtuoso di svelare l’Efesto della conoscenza, scoprendo uno spazio nuovo, fiore all’occhiello della giovane prospettiva di rinascita culturale. Paola Pluchino

EDITORIALE

gono la mia e la tua riflessione, trasparenze di un mondo altro, rispetto al muscoloso e saccente prevaricarsi.

Galgenlieder Laß die Moleküle rasen, was sie auch zusammenknobeln! Laß das Tüfteln, laß das Hobeln, heilig halte die Ekstasen.

Christian Morgenstern 3


Federica Faggiano, Blue Drag


INDICE 2

Da sapere

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Bayt Renaissance. I sei gradi di comunione (di Paola Pluchino)

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Urban Addicted Ferdinando Scianna punge la Sicilia (La Redazione)

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“Sotto quale cielo?” (di Rita Aspetti)

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Open Call (di Gabriella Mancuso)

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E-Bomb Contén tu memoria (di C.S.)

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Peanut Gallery Eleganza a teatro tra la Porta d’Oriente (La Redazione)

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Il Proiettore di Oloferne Doppia pellicola tra la dolce vita americana e i suoi gangster (di Giuditta Naselli)

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New Persian Cats Il cinema underground iraniano (di Goli Irani)

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Routes

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B(a)uy It Umberto Chiodi Luca Pancrazzi Sabrina Mezzaqui Perino e Vele Emiliano Perino; Luca Vele, Loris Cecchini

Hit It Goudemalion (di Anna Di Jorio) Macadam Museum La street art, dopo i muri, conquista anche i marciapiedi (di Elisa Montanari) In Conversation With Intervista a Pesce Khete (di Paola Pluchino)

Sottocoperta Yo! Hipster (di N.N.)

(di Gabriella Mancuso)

CREDITI Si ringraziano inoltre le persone che hanno colaborato con noi. Per le indicazioni degli artisti in B(a)uy It: Sandra Dalmonte Per la ricerca sonora: Luigino Oliva Per il supporto organizzativo e la consulenza: Andrea M. Campo, Valeria Taurisano Per l’impaginazione e l’organizazzione grafica: Damiano Friscira


HIT IT Goudemalion

Pantere glam e allegra chirurgia di Anna Di Jorio

Jean Paul Goude, Bjork (2007)

David Bowie - Modern love Per Jean Paul Gaude può dirsi concluso il tempo della falsa modestia, ammesso che ne abbia mai vissuto uno. Il museo delle Arts Décoratifs di Parigi celebra i suoi 40 anni di carriera con la mostra, “Goudemalion. Jean Paul Goude une retrospective” (fino al

18 marzo). Allestita come un’unica grande installazione, la retrospettiva è un viaggio ritmico e simbolico nello “stile Goude” o “Goudemalion”, una mitologia personalissima declinata in tutte le latitudini della creatività, dall’illustrazione alla fotografia, dalla pubblicità alla musica e alla moda.

se. Alla parata il contingente inglese marcia con le divise zuppe d’acqua perché in Gran Bretagna piove sempre. È una delle sontuose ballerine di valzer nere create per questa sfilata, bambola automatica dotata di un’immensa gonna a forma di semisfera, ad accogliere il visitatore all’ingresso della mostra. Subito dopo, delle bambole russe scivolano sul pavimento davanti alla locomotiva del Bicentenario che troneggia al centro della grande navata. Segue la ricostruzione di un filmato pubblicitario diretto nel 2002 per Chanel Joallerie. Ai lati centinaia di foto, immagini, montaggi, manifesti, schizzi, bozzetti e disegni - 600 in tutto - soprattutto di donne amate dall’artista. Una fra tutte la modella e performer giamaicana Grace Jones, sua musa ideale, la diva delle notti newyorkesi: cura il suo look e addirittura collabora al video musicale di Slave to the Rhythm nel 1985. In Cry Now, Laught Later, uno dei suoi ritratti più celebri, la posa felina, lo sguardo spietato fanno di lei un’entità ambigua ed enigmatica, tra l’umano e la bestia.

È lo stile di Goude, selvaggio e primitivo, in cui la natura umana subisce un processo di ibridazione con la natura animale. Per questo in parte precurHa saputo attraversare quasi tutti i Ha saputo attraversare sore del Post-Human anni Novanta, linguaggi dell’arte contemporanea con che per influsso delle biotecnologie e quasi tutti i linguaggi lo spirito di un visionario e il coraggio della manipolazione genetica, concedell’arte contemporanea pisce l’uomo come oggetto modificabidi un prometeico “image maker”. Un con lo spirito di un percorso che “viene tutto dal disele, smontabile e riassemblabile. Certagno” come afferma lo stesso Goude, visionario e il coraggio mente in Goude è totalmente assente per trasformarsi in grafismo, illustrail dialogo arte-scienza. La sua “apolodi un prometeico zione, fotografia, affiche, scultura, gia dell’artificio” è priva delle tensioni “image maker” video; in ogni caso un’opera d’arte apocalittiche e inquietanti che si ritrodall’ideazione complessa. Sono imvano in artisti come Matthew Barney magini artificiali frutto di “esperimenti creativi” al limite e Vanessa Beecroft. “L’elfo di Saint-Mandé” vuole dare dell’architettura. Goude ritaglia e ricompone. E come un forma e colore ai sogni della gente. mago che svela i suoi trucchi, definisce con ironia la sua tecnica French Correction. Trasforma e redime l’im- Ciò è ancor più evidente nel suo impegno da pubblicimagine dalla sua coerenza con la leggerezza che solo gli tario. Leggendario l’harem di donne anni Ottanta potevano suggerirgli. È un allegro chirurgo. tradite che urlano “Egoïste” dalle fiGioca. Ma i suoi “interventi” sull’immagine sono senza nestre dell’hotel Negresco di Nizza, censura. Plasma un universo talvolta impudico, comico sulle note del Romeo e Giulietta di e sexy. Attraversa le barriere culturali, razziali e sessuali Prokofiev, per la fragranza maschile proponendo allo spettatore non solo un’esperienza visiva di Chanel. Per Coco, Vanessa Paradis, uccellino in gabbia sensuale e ma anche provocatoria, in perfetto stile Eighties. nostalgico, raffinato e decadente. Così perfettamente in linea con lo spirito dell’epoca, nel Non c’è l’urgenza di pungere il con1989 Goude riceve l’incarico di curare la regia e i costumi sumatore con un messaggio preciso: Jean Paul Goude Galeries Lafayette della sfilata per il Bicentenario della Rivoluzione France- lo sforzo creativo è tutto orientato a Laetitia Casta 6


suggerire un immaginario dai contorni onirici, sprovvisto di testo, indeterminato e sfuggente. Leggère e ironiche sono le campagne pubblicitarie realizzate per i magazzini Lafayette. Laetitia Casta, splendida testimonial, non l’unica, divertente e divertita. Ora nei panni di una stravagante sposa che tiene tra le braccia una leggenda della musica francese, Henri Salvador, ora irriverente bellhop sull’attenti. Quest’anno Goude propone un Iggy Pop sospeso in una smorfia tra cattiveria rock e buonismo natalizio. Di sicuro fa un certo effetto vedere il padre del punk con il cappellino da Babbo Natale e le scarpette rosse tutte cromate, ma Goude è anche questo: provocazione, ambiguità, un sorriso scanzonato ed eretico capace di smascherare i miti e le icone di un’epoca.

Jean Paul Goude, Galleries Lafayette Laetitia Casta con Henri Salvador (2003)

Jean-Paul-Goude, Portraits of Grace Jones

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MACADAM MUSEUM La street art, dopo i muri, conquista anche i marciapiedi Proroga all’iniziativa open air “Tombini Art” di Milano Sarà visibile fino a maggio 2012 di Elisa Montanari

Marlene Kuntz - Bellezza

A Milano l’azienda Metroweb ha creato l’iniziativa nostre città, hanno fatto acquisire al pubblico consa“Tombini Art. Sopra il sotto”. La prima edizione si è pevolezza della necessità di guardarsi attorno: la vera svolta nel corso del 2009 e a novembre 2011 è iniziata fruizione delle opere d’arte del nostro tempo comincia la seconda. Per questa seconda occasione sono sta- per strada. ti creati venti nuovi tombini con la collaborazione di Mentre osserviamo ciò che ci circonda e volgiamo lo cinque Street artists internazionali; grazie al loro sguardo verso l’alto alla ricerca di sculture, installaziodisegno e alla realizzazione tecnica in ghisa dell’azien- ni o murales, abitualmente non prestiamo attenzione a da Ferb, le botole che normalmente coprono la rete dove mettiamo i piedi. di fibre ottiche della città decorano ora una delle vie Ecco un’iniziativa che ci fa prendere coscienza del fatupperclass della città: via Montenapoleone. Gli arti- to che l’arte oltre ad essere per strada è anche sulla sti sono alcuni dei maggiori esponenti di questo feno- strada. meno artistico, e cioè Shepard Fairey La Street Art ha così l’occasione di avvolalias Obey (New York), Rendo (Mila- Da un’iniziativa di gere completamente lo spettatore: questi no), Flying Fortress (Berlino), Space non si trova solo contornato da enormi immarketing Invader (Parigi) e The London Police magini che comunicano costantemente dai commerciale (Londra). L’iniziativa che doveva termuri, ma ora anche abbassando lo sguardo si approda alla minare a fine dicembre 2011, grazie per fuggirne, è ancora raggiunto dalla paal grande successo è stata proroga- riqualificazione di rola dell’arte. ta fino a maggio 2012 al termine elementi urbani Come si evince da un’intervista a The del quale i tombini verranno battuti London Police, alcuni degli stessi artisti antiestetici all’asta da Christie’s e il ricavato dopartecipanti, non riconoscono l’iniziativa nato in beneficenza. come un evento propriamente di Street Il desiderio dell’arte di uscire dalle porte del museo è Art, bensì come progetto essenzialmente artistico. ormai cosa nota. Le pratiche di arte ambientale, Pu- Nonostante ciò, questa si propone alcune delle stesse blic Art, Street Art e performance, per esempio, che finalità di un “pezzo” sul muro. in questi anni si sono espanse a macchia d’olio per le L’arte vuole entrare a far parte della vita della gente,

Tombini Art, via Montenapoleone

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Tombini Art, via Montenapoleone

parlarle sottovoce e diventare parte integrante dell’assetto urbano per il quale è creata. Vuole essere un’arte democratica, visibile da tutti e vissuta da tutti, condividendo le stesse sorti del luogo nel quale è inserita, quand’anche sia il calpestio della gente. Ma questa visibilità e capacità di avvolgere lo spettatore è una caratteristica sulla quale si fanno concorrenza arte e pubblicità. Non dimentichiamoci infatti che, per quanto sia apprezzabile artisticamente, “Tombini Art” è un’iniziativa commerciale, ideata per rendere maggiormente conosciuta l’azienda. A tal fine su ogni opera è applicata una targhetta col nome della società finanziatrice insieme al nome del progetto. Si rischia allora di cadere in una mercificazione dell’arte che abbandona i propri assunti di libertà espressiva per mettersi al servizio di un “signore”? Per quanto questa soluzione possa sembrare un abominio, non bisogna rischiare di cadere in un moralismo troppo sterile. Non si può ignorare che l’arte fin dall’antichità è sempre stata utilizzata come strumento di propaganda, sia quando questo intento era palese e venivano glorificati l’operato e le doti del committente, sia quando semplicemente diventava uno mezzo indiretto per ottenere prestigio. La maggior parte delle opere è sempre stata commissionata da un acquirente che ne influenzava la realizzazione. Questo rapporto tra l’arte e il suo finanziatore può anche essere portatore di vantaggi per entrambe le parti; il committente può sfruttare la visibilità dell’iniziativa artistica a patto di non pilotare il soggetto della rappresentazione, in modo da lasciare ai contenuti quel respiro creativo necessario alla pratica artistica di qualità.

L’arte torna a farsi decorazione della città, come avveniva già in tempi lontani, ma in questo caso cambia il soggetto sul quale opera; palazzi e piazze lasciano il posto a tombini e altri oggetti solitamente anonimi, non esteticamente apprezzabili e di norma associati al degrado delle nostre strade. Ad essi viene così infusa nuova linfa vitale. La riqualificazione urbana attraverso le pratiche artistiche è un’operazione che sta interessando sempre più costantemente le nostre città. Abitualmente è la via praticata anche dalla Street Art, anche se spesso le pubbliche amministrazioni non se ne rendono conto; fortunatamente un risveglio da questo punto di vista sembra essere alle porte.

Obey

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IN CONVERSATION WITH Intervista a Pesce Khete di Paola Pluchino Pesce Khete, da dove deriva questo nome? E’il mio vero nome! Potrebbe sembrarti una domanda banale, ma perché dipingi? Perché a volte ho la sensazione di sapere dove mettere le mani. Su Flash Art dicembre/gennaio dici di essere un’autodidatta, qual è quindi il monito che ti ha spinto verso la pittura? Il mio avvicinamento alla pittura è stato quantomai naturale. Semplicemente un giorno di qualche anno fa mi resi conto che in libreria ero più attratto dagli Art Dossier piuttosto che dal manuale di Biologia. Non sono una persona portata alla pura teorizzazione. Approfondisco ci�� che mi piace, e poi cerco di rifarlo. Mi piacciono di più le cose che riesco a rifare. Anche la Biologia è una mia grande passione, ma non ho nessuna predisposizione con la matematica. Con la pittura ho avuto molti meno problemi che con la Statistica. Questa fine dell’anno ti ha visto coinvolto in un doppio vernissage: presso il MARCA a Catanzaro e a Milano come gestisci questa notorietà? Ho un’idea un po’diversa della notorietà.. Quale Galleria ti sostiene? Prima di tutti The Flat – Massimo Carasi, che ha avuto il coraggio e l’intuizione di pescarmi nell’Oceano. A quali movimenti pittorici ti ispiri? So che potrebbe apparire come una risposta poco simpatica, ma a nessuno in particolare, ammesso che si possa parlare di veri e propri movimenti. Penso che sia cosa comune apprezzare nel corso degli anni cose anche apparentemente molto diverse tra loro. Con la maturità si è sempre meno sensibili agli stili, e sempre di più alla sostanza. Ultimamente sono rimasto impressionato da una mostra del pittore svizzero Cuno Amiet. Pensi che il mondo dell’arte sia troppo saturo di “padroni” o credi che invece i grandi maestri debbano continuare nell’indicare e promuovere talenti? L’Italia è il paese dei giovani artisti no? Realmente, non mi sono mai posto questa domanda. 10

Se potessi tu stesso organizzare una collettiva, quali artisti porteresti con te? Da qualche tempo sono molto più attratto dalla fotografia, e dedico una grande parte del mio tempo a lei. Se dovessi organizzare una collettiva oggi inviterei Sylvain Emmanuel P., Alba Yruela e Rafa Castells. Posso chiedere anche a Wolfgang Tillmans? Come rispondi a chi sostiene che nel panorama delle arti visuali rimane poco spazio per la pittura tradizionalmente intesa? Che basta solo navigare su qualche blog internazionale per farsi un’idea differente. Ti senti condizionato dai curatori che sostengono il tuo progetto? Non direi. Semplicemente nelle collettive mi affido totalmente alla personale visione del curatore, mentre nelle personali tendo a fare tutto per conto mio. Ovviamente l’allestimento è la prova finale nella preparazione di una mostra, il momento in cui confluiscono le infinite suggestioni accumulate nel corso del tempo. Come difenderai la tua personalissima poetica? Credo che sia al sicuro perché si muove indipendentemente dalla mia volontà. Passiamo all’uso dei materiali: A differenza del pittoricismo classico, tendi a usare una cromia squillante, con degli inserti pittorici in linea con quell’Art Brut di Dubuffet e Fautier che incantò la società materica, tuttavia, nel tuo essere naive rimani sempre figurativo. Inconsapevolmente sei un ibrido stilistico. Ora, fuori dagli schematismi teorici, tu come definiresti il tuo stile? E’chiaro che non potrei definire uno stile. Penso di non aver mai ragionato in termini di stile. Anzi, non si può che essere sospettosi di qualsivoglia stile. Ciò che a me importa è di poter affrontare qualsiasi soggetto senza limitazioni di “genere”. Il soggetto non è che un pretesto privo di un contenuto didascalico. Ha un senso di rimbalzo, al quale non lavoro razionalmente. Anche la matericità di cui parli non è frutto di una scelta quindi, ma probabilmente deriva dal mio bisogno di dare vitalità alla superficie. E’semplice comunicazione. Anche l’allestimento che scegli abbraccia l’idea del precario, dell’imperfetto, del non finito, i tuoi sembrano quaderni d’artista, perché questa scelta? In verità nell’allestimento tenderei verso la perfezione, o almeno alla mia idea di perfezione. Non avendo


cornici, i miei dipinti sono abbastanza difficili da allestire, ed è per questo che cerco sempre di farlo personalmente. Quando non mi è possibile, purtroppo anche il materiale usato per appendere a parete i dipinti tende ad assumere la sua rilevanza e la sua vistosità, mentre io tendo a renderlo il più asettico possibile, per non interagire troppo con i due veri protagonisti: il singolo dipinto, l’insieme dell’allestimento. Non sono io il responsabile delle imperfezioni di cui parli! (sorride) Quando dici che la cornice crea una distanza, “raffreddando” l’energia vitale dell’opera cosa intendi? Intendo che la carta e il colore dell’oilstick sono di per sé dei materiali caldi. Olio, odore, pieghe della carta, provocano dal vero un rapporto molto intimo con chi ci si trova davanti. Il vetro, o il plexiglass, sono riflettenti e respingenti. Isolano la materia dall’atmosfera circostante e provocano una distorsione, una distanza. Esattamente ciò che ricercava Francis Bacon. Quali i tuoi prossimi progetti? Accumulare energie per un nuovo ciclo di dipinti. Ragionare su cosa mostrare all’imminente Fiera di Bologna. Sperare che la Kodak non fallisca.

Arcade Fire - Black mirror 11


URBAN ADDICTED Ferdinando Scianna punge la Sicilia Palermo rievoca la sua memoria La Redazione

Ferdinando Scianna e la Sicilia- “da porta a Porta” è il titolo della mostra inaugurata il 17 dicembre 2011, visitabile fino al 22 gennaio 2012 a Palermo. Oltre 70 fotografie in bianco e nero e a colori che raccontano le tradizioni dell’isola, la sua bellezza quasi carnale, le sue contraddizioni, l’immaginazione segreta che i suoi riti provocano. Un neorealismo duplice non solo teorico, del costume e della luce, del Comune denominatore, sofisticato bianco e nero di merletti e lutti, di devozione e di folklore ma l’espressività dei anche pratico e contingente. soggetti fotografati La mostra ha infatti due sedi espositive: l’Oratorio dei Santi Elena e che si fa poliedrica e in Costantino e il Loggiato San Bartolomeo, in un percorso che vuole collegare idealmente le due principali porte di Palermo: Porta Nuova divenire (Palazzo d’Orleans) e Porta Felice (Foro Italico). passage del tempo che Il nervo vago della mostra, dal cuore al mare della città, indica un attende all’icona itinerario simbolico, tracciato da 70 banner bifacciali appesi lungo l’asse viario di Via Vittorio Emanuele. Comune denominatore, l’espressività dei soggetti fotografati che si fa poliedrica e in divenire, passage del tempo che attende all’icona: il volto scavato di un penitente al santuario dei Santi Alfio, Cirino e Filadelfo, a Tre Castagni sulle falde dell’Etna; la processione notturna a Baucina, per la festa di Santa Fortunata; ma anche la lava incandescente del vulcano in eruzione o il bianco delle miniere di sale; e ancora, i ritratti di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, lo sguardo ridondante di Martin Scorsese mentre mostra la foto di sua madre in fasce. Le terre della rimembranza, nei volti e nei luoghi di un’umanità a volte troppo lontana dalla frenesia, scostante verso i cartelli della moda, viaggiatrice della sua propria anima di sale e lava, pur qui, di fronte all’obiettivo del fotografo, si lasciano cogliere, ambientando l’immagine nella veste della percezione storica, dal remoto al suo contrario.

Ferdinando Scianna, Feste (1963)

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Ferdinando Scianna, Caltagirone (1987)


Yo! Hipster

tica dei te s ’e n u r e p : ssico Questioni di le

“nuovi”

di N.N.

Difficile da definire, il termine hipster è un po’sulla bocca di tutti, anche se nessuno si inserirebbe mai spontaneamente in una categoria designata da un termine che va spesso a braccetto con “maledetto”.

uomo che l’esemplare donna sfoggiano tagli di capelli ricercati e androgini, oltre a taglie ridottissime e tatuaggi imbarazzanti.

Nonostante la manifesta aberrazione verso ogni forGuardatevi dalla sfacciataggine di ma di conformismo, l’hipster è tecNonostante la manifesta riferirvi a qualcuno con questo epinicamente conformista all’interno teto anche se, in realtà, la parola in aberrazione verso ogni della sua subcultura tentando disé vuole semplicemente descrivere forma di conformismo, speratamente di sembrare quanto il modo “finto-trasandato” di vestire, l’hipster è tecnicamente più londinese possibile. L’hipster è con pantaloni che lasciano scoperti sempre il primo ad aver comprato in i fianchi. Non si può quindi parlare conformista all’interno un negozio prima che diventasse di di “cultura hipster” dato che quel- della sua subcultura ten- moda e affrontasse la grande distrilo che li rappresenta di più sembra tando disperatamente buzione godendo, successivamente, essere uno sfacciato – menefreghidi potersi lamentare del fatto che le di sembrare quanto più masse gli copino: lo stile, le conversmo- spacciato - per - nichilismo o londinese possibile una sorta di superiorità verso quase, la frangia, gli skinny - pants, le lunque cosa non rientri nella bizzarmagliette dei gruppi punk di H&M. ra estetica della quale hanno fatto la loro bandiera. Lo stesso fenomeno è applicabile alla musica: i concerUn hipster, in pratica, è qualcuno che ascolta grup- ti indie sono veri covi di hipsters ma, solo se la band è pi che non avete mai sentito nominare, che indossa al primo disco e non è considerata da nessuno davvero magliette ironiche o, in generale, indumenti che pen- cool. Qualunque dettaglio o gruppo musicale diventi savate (o speravate) di non vedere mai abbinati, che seguito viene subito abbandonato. si sente nettamente superiore a voi in qualsiasi cosa. L’“hipsterismo” è una filosofia di vita spesso intrec- Il sentimento anti-hipster è molto ciata a una strana sensibilità estetica: l’hipster riget- diffuso per ovvie ragioni elencate ta diffuse attitudini mainstream, indossa abiti vintage poco sopra, ma anche, per una e pantaloni tanto stretti da rendere sterili, sneakers punta d’invidia per lo strano ed old school e occhiali spessi, anche se ha una vista per- inspiegabile fascino che innefetta. Non è raro che frequentino bettole o locali eco- gabilmente i dannati hipster nomicissimi anche se nove volte su dieci possiedono possiedono. costosissimi prodotti apple, per tweettare idiozie in qualunque momento e da ogni luogo. Sia l’esemplare

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Sottocoperta “Sotto quale cielo?”

Cinque artisti alle dipendenze del Museo Riso A Palermo la cultura artistica contemporanea che ha avuto la sua eco internazionale di Rita Aspetti

Franco Battiato - Invito al viaggio

Palermo, Corso Vittorio Emanuele, civico 365. Basta di Enna. Protagonisti sono i diversi e molteplici volti semplicemente alzare lo sguardo e, guardando dalla colorati, vivaci, spontanei, semplici della Sicilia che piazza antistante – piazza Bologni – si scorge la facciata lavora. Sul serio. Volti imbarazzati che, sorridono e di Palazzo Riso, edificio semplice, dall’architettura si vergognano davanti una videocamera. Marinella ricostruita, che viene edificato negli ultimi anni del Senatore l’autrice. Nui Simu il titolo. 2010 l’anno di Settecento con la partecipazione dell’architetto realizzazione. Già alla 54ª Biennale di Venezia. Giuseppe Venazio Marvuglia, e che prende il nome dal Nello stesso ambiente, separati da un grande pannello Barone Riso che lo ha acquistato nel XIX secolo. Da centrale, è possibile osservare un’installazione in qualche anno è il Museo d’Arte Contemporanea della legno: un ponte, con due lampade e una macchina della Sicilia. nebbia. Sinestesia. (Perché) percorrendo la struttura Oltrepassando la soglia d’ingresso, a sinistra si trova il si è avvolti dalla nebbia profumata e illuminati dalla bookshop, a destra il luogo di ristoro. Andando oltre luce prodotta dalle lampade, dal suono del video si incontra la biglietteria e, percorrendo lo scalone che proviene dall’ambiente vicino. Diviene quasi (non di marmo, ma interamente ricostruito ex-novo) spontaneo alzare le mani e cercare di accarezzare il si accede al primo piano del Palazzo dove è possibile pulviscolo profumato misto alla luce color arancio. osservare un’imponente scultura ambientale di Stessa autrice dell’opera precedente. 16° il titolo. 2007 persiane e vetrate dismesse, l’anno di realizzazione. Gli artisti, risiedendo ciascuno in che, collocate in un contesto Nelle stanza adiacente, la “altro” hanno perso la loro una località, sono entrati in con- dimensione sonora incontra funzione d’uso; disposte una visiva. Soggetto: tatto con la gente così come con quella accanto all’altra, le persiane l’imminente smobilitazione gli addetti ai lavori, formano una sorta di labirinto della FIAT (tema chiuso, osservabile dal indagando l’identità del territorio, attualissimo e scottante!); suo esterno. Flavio Favelli i mezzi: un video muto, l’autore. Esotismi il titolo. hanno lavorato con le maestranze ove le immagini della 2011 l’anno di realizzazione. locali e con gli uffici tecnici dei fabbrica abbandonata e Città di Termini Imerese. dei suoi dintorni desolati si comuni ospitanti Dalla stanza accanto alternano a quelle intense, proviene l’acustico di un’altra opera. Un video. Le in bianco e nero, dei corpi di atleti che lottano, e immagini proiettate sono quelle del backstage (è il un’installazione ove un carrello con altoparlanti, momento della ricerca delle comparse e degli attori) un microfono, una batteria di automobile, degli che raccontano e ricordano i minatori della provincia amplificatori e dei riflettori propagano i rumori di corpi sotto sforzo; rumori che divengono la “colonna sonora” del video. Zafos Xagoraris l’autore. Indicatore il titolo dell’opera. 2010 l’anno di realizzazione. Città di Termini Imerese. Risalendo le scale, al secondo ed ultimo piano, sparsi sul pavimento sono i resti delle barche dei migranti di Lampedusa: legni, salvagenti, reti. Dei “cimiteri” che segnano il volto dell’isola. Davanti ad essi lo spettatore contempla, riflette, sente. Hans Schabus l’autore. Deriva il titolo. 2011 l’anno di realizzazione. Città di Capo D’Orlando. Nella stanza adiacente una grande struttura formata Marinella Senatore, Nui Simu (2010) da strati di luci, le luminarie, giace sul pavimento. 14


Grande griglia multicolore somigliante ad una città in veduta aerea. Massimo Bartolini l’autore. La strada di sotto, 2011. Città di Ficarra. Il percorso prima descritto ha una storia che inizia con ETICO-F e si conclude con “Sotto quale cielo?”. ETICO-F, cinque movimenti sul paesaggio, è stato un progetto di Riso, che ha scelto Capo d’Orlando, Enna, Ficarra e Termini Imerese, come location per ospitare cinque artisti di fama internazionale Massimo Bartolini, Flavio Favelli, Hans Schabus, Marinella Senatore, Zafos Xagoraris - invitati a realizzare un lavoro on-site specific secondo un approccio di ricerca centrato sull’ascolto del territorio e la lettura del paesaggio. Nasce così un progetto, curato da Daniela Bigi, che ha preso vita nel mese di luglio del 2010. L’intento è quello di mettere in relazione aree differenti per collocazione geografica, storia e sviluppo, attraverso la sensibilità e le meccaniche progettuali della ricerca artistica contemporanea, proseguendo, nello stesso tempo, lungo un cammino di riscoperta e rivalutazione del patrimonio storicoartistico siciliano attraverso il dialogo con il pensiero e le forme della contemporaneità. Gli artisti, risiedendo ciascuno in una località, sono entrati in contatto con la gente così come con gli addetti ai lavori e, indagando l’identità del territorio, hanno lavorato con le maestranze locali e con gli uffici tecnici dei comuni ospitanti, all’interno di edifici storici di pregio intesi come piattaforme lontane nel tempo, talvolta addirittura ferme in un passato storico, dalle quali guardare alla Sicilia di oggi. Un percorso che intreccia il bagaglio di valori che deriva da una storia complessa con la fisionomia di un presente che pone interrogativi sul futuro.

“Sotto quale cielo?” è il titolo dell’esposizione curata sempre da Daniela Bigi, fase conclusiva del progetto delle residenze d’artista di Riso. Appena conclusa - 8 gennaio 2012 – la mostra ha riunito le opere prodotte nell’estate 2010, in quei luoghi della Sicilia, e altre opere create appositamente per il Museo, sempre dedicate al paesaggio siciliano reale, artificiale e riprodotto. Brani di realtà, set artificiali, ricerche musicali, racconti umani, proposizioni metaforiche rappresentano le componenti di un articolato percorso di approfondimento che, nato sotto il cielo di Sicilia, si estende a tutti i cieli sotto i quali collochiamo la nostra azione nel presente, individualmente o collettivamente. Tanti cieli quanti gli artisti che cooperano con il territorio in cui si ritrovano ospiti durante le residenze d’artista, in Sicilia così come in ogni altra parte del mondo. Da qualche giorno, improvvisamente, il Museo di Riso pare abbia chiuso i battenti; cliccando sul sito si legge: «Scusateci, abbiamo provveduto all’oscuramento del sito internet a causa di un attacco hacker». Ma quali hacker?

Da sinistra a destra: Flavio Favelli, Esotismi, 2011. Assemblaggio di persiane, finestre, cassette di plastica. COURTESY MUSEO DI RISO (in alto) Massimo Bartolini, La strada di sotto, 2011. Luminarie, mix di luci (in basso) Zafos Xagoraris, Indicatore, 2010. Installazione. COURTESY MUSEO DI RISO (al centro) Marinella Senatore, 16° installazione. COURTESY DELLARTISTA E MONITOR ROMA (in alto) Hans Schabus, Deriva, 2011. Installazione (dimensioni varie). COURTESY MUSEO DI RISO (in basso)

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OPEN CALL di Gabriella Mancuso RESIDENZE D’ARTISTA Offre uno studio sulla Promenade des Anglais per 2 settimane Info: www.galleriamonteoliveto.it

PREMIO ART IN THE CITY Expo in fiere d’arte contemporanea fine febbraio Info: www.art-inthecity.it

PREMIO BEYONDMEMORY Primo premio: 1000 euro (fotografia) Celeste network - Fondazione studio marangoni 29 febbraio Info: www.premioceleste.it/beyondmemory

EXPRESS YOUR ART! Arte: mostra presso la Galleria Campari di Milano - 15 febbraio Design: viaggio studio per una persona, una settimana a Helsinki - 15 febbraio Info: www.associazioneartgallery.org

PREMIO COMBAT PRIZE 2012 Borse di studio fino al 21 aprile Info: www.premiocombat.it

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E-BOMB Contén tu memoria

Oscar Muñoz: una protografia del tempo di C.S.

Radiohead - All I need

Scomporre l’istantaneo nel tempo, è uno degli obiettivi fondamentali e costanti del lavoro dell’artista colombiano Oscar Muñoz, adesso in mostra con una sua completa retrospettiva al Museo de Arte del Banco de la República di Bogotà (fino al 19 marzo). Muñoz è uno degli artisti colombiani più riconosciuti e affermati in campo internazionale, tramite i suoi disegni effimeri che si disolvono nel medium o nel supporto rimanendo flash di memoria, una memoria individuale o collettiva che diventa uno strumento di riflessione della nostra società. Oscar Muñoz, Courtesy Iturralde Gallery

Il suo lavoro è concentrato nello spazio temporale posteriore al momento vero e decisivo nel quale l’immagine si fissa, diventando fotografia: plasmando il suo punto di vista e la sua visione delle cose. La semplicità e la purezza con la quale progetta e fissa le sue opere affascina lo spettatore e lo coinvolge, portandolo a uno stato di ammaliamento che lo induce a questionarsi sulla veridicità di certi mezzi; come in “sedimetaciones”, dove una foto che svanisce in acqua, come se fosse tinta non fissata su carta, (per poi) riappare poi magicamente di nuovo sul supporto, diventando una metafora sulla vita e la morte dell’immagine.

L’immagine acquista importanza soltanto quando il suo referente svanisce

Supporti come acqua o sabbia servono da mezzi per fissare o per diluire un’immagine, un’identità che, col passar del tempo, svanisce come un ricordo dimenticato nella memoria; la polvere o pittura in contatto con il medium diventano immagini, evaporando diventano sedimenti sul fondo di una vasca, una doccia o un lavandino, ricomponendo i tre momenti fondamentali: la creazione, la vita e la morte. Muñoz fa sparire i limiti tra la fotografia, l’incisone, il disegno, l’installazione, la scultura e il video, facendoli diventare semplici mezzi per documentare, svelare, fissare e prolungare l’esistenza della memoria, una memoria destinata a sparire che non deve morire.

Oscar Muñoz, Narciso. Frame video http://youtu.be/6qbf5ANo0a0

Oscar Muñoz, Linea del destino (2006). Single screen projection

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PEANUT GALLERY Eleganza a teatro tra la Porta d’Oriente e la città che fu Barkeno

Djagilev e l’abito del tempo: in mostra, la scena La Redazione

Due citta: Venezia e Barcellona; due sedi espositive: Museo di Palazzo Mocenigo e Caixa Forum; due mostre: “Alaxandre Vassiliev. L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev”, e “I Balletti Russi di Djagilev, quando l’arte balla con la musica”. Un unico soggetto: Sergej Djagilev, l’impresario russo che dopo aver studiato legge diviene consulente artistico del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Alla sua figura le due mostre dedicano il loro interesse. Alla sua completa produzione legata alle vicende dei famosi Ballets Russes che dal 1909 al 1929 hanno arricBallets Russes, Barcellona chito la scena artistica culturale internazionale. “I Balletti Russi di Djagilev 1909/1920, quando l’arte balla con la musica” è il titolo della mostra inaugurata al Caixa Forum di Barcellona, il 5 ottobre 2011 e da poco conclusasi – 15 gennaio 2012 - organizzata dal museo d’arti decorative di Londra Victoria and Albert Museum. Sono andati in scena: abiti, accessori per le coreografie, disegni, locandine, programmi, fotografie, modellini su scala di teatri e documentari. In laguna la mostra curata da Francesca Dalla Bernandina con la collaborazione di “Noah Brand Energy”, inaugurata il 16 settembre e visitabile fino al 29 febbraio 2012 al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia: “Alaxandre Vassiliev. L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev”. Progetto nato dalla collaborazione tra il moscovita Alexandre Vassiliev, studioso della moda e del costume, collezionista, scenografo, costumista e la russista Francesca Dalla Bernandina e che si svolge nell’ambito delle celebrazioni dell’ “Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia”. Esposti sono i costumi di scena e le opere d’arte realizzate da famosi artisti tra cui Leon Bakst, Natalia Gončarova, André Derain, Alexander Benois e Trubenskoj, opere provenienti dalla collezione del famoso danzatore e coreografo Toni Candeloro e gli abiti realizzati da nobili emigrati russi fuggiti in vari paesi europei in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre. Da notare lo «stile russo» d’inizio ‘900, che ripercorre Abiti da sera, Venezia, Collezione Vassillev gli anni che hanno visto il successo della nota compagnia dei «Ballets Russes», unitamente alla passione artistica del loro grande impresario, Sergej Djagilev che tanta e tale influenza ebbe sul mondo della moda del suo tempo, artefice di uno stile “d’ispirazione orientale” nelle arti dello spettacolo ancora oggi apprezzato in tutta Europa. Quando si dice che lo spirito del tempo non ha confini. Abiti, Venezia, Collezione Vassiliev

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IL PROIETTORE DI OLOFERNE Doppia pellicola tra la dolce vita americana e i suoi gangster di Giuditta Naselli

Frankie HI NRG MC - Disconnetti il potere

Anni fa Béla Balàzs valorizzò il potere immenso che fatte di ricatti e di fascicoli segreti, che lambiscono l’ill’arte cinematografica ha, rispetto alle altre discipline, legalità. Contrario ai valori liberali della comunità afrodi agire in profondità nel sociale, mostrando la com- americana e riluttante all’omosessualità, il presidente plessità del cuore umano. Il cinema, spirito delle dell’FBI cela, per tutta la vita, una relazione con il suo masse, si connota per la sua essenza popolare, per vice Clyde Tolson, tanto da lasciargli il patrimonio la moderna capacità di raccontare il alla morte e da condividere l’eterIl loro unico scopo presente, analizzando i conflitti dianità con una tumulazione, fianco al lettici dell’uomo. Il pluripremiato è la realizzazione di un fianco, nel cimitero del Parlamento regista Clint Eastwood, cosciente racconto filmico asciutto, americano. delle potenzialità della macchina da Con J.Edgar, l’ottantunenne Eastlineare, perentorio presa, sfrutta la sua fluida narratiwood affida a Leonardo di Caprio vità, portando sullo schermo la sto- che non si abbandoni a un ruolo di spessore, in un film che, ria di J.Edgar Hoover, un uomo sulla linea tra passato e presente, valzer emozionali oscuro e controverso, che contricongiunge vizi e virtù di una terra, e a prediche sterili buì, più di tanti altri, a scrivere la che, come ha mostrato il grande storia della politica americana. Raoul Walsh, nel lontano 1939, ne I ruggenti anni Poco più che ventenne Hoover prende le redini Venti (The Roaring Twenties), è stata edificata con dell’FBI, allora un ente investigativo di poco rilievo, e, atti di violenza ed illegalità. Il film di Walsh narraorganizzando l’addestramento di agenti e la formazio- va infatti la storia dell’uomo medio americano, Eddie ne di laboratori scientifici, fondati sull’innovativo uso Bartlett (James Cagney), un eroe di guerra, che dudelle impronte digitali, edifica ciò che oggi è il braccio rante il periodo del proibizionismo è costretto, per destro del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti indigenza, a trasformarsi in un contrabbandiere di ald’America. Nell’arco di 50 anni, attraverso tre guerre colici. Sullo sfondo di una narrazione “da cinegiornae otto presidenti, Hoover diviene uno degli uomini più le” il regista eleva la figura del gangster a caricatura potenti e ambigui della storia americana. Combatte la del sogno americano, dipingendo il protagonista come criminalità, eliminando gangster del calibro di John un eroe moderno, vittima di un ambiente ostile, che Dillinger, ma diviene responsabile di numerose azioni, lo condurrà alla morte in un’inquadratura che, per la

J. Edgar, locandina

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The Roaring Twenties locandina

drammaticità iconografica, sembra citare La Pietà di Michelangelo. Un aneddoto divertente racconta che, durante la preparazione del film, J.Edgar Hoover, telefonò alla star James Cagney e gli disse: “Se fai il delinquente, ricordati che alla fine del film devi morire. Non ammetto che i cattivi restino vivi”. Anche l’integerrimo capo dell’FBI si dimostra conscio delle doti ammalianti del grande schermo e delle capacità che esso ha di svelare le antinomie della società. D’altronde il cinema rispecchia pienamente uno degli assiomi di Hoover (“Una società che non impara dal passato, non ha futuro”), tanto che I Ruggenti anni Venti rappresenta l’ulti-

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mo grande gangster, in quanto, dopo la fine della seconda guerra mondiale, i fuorilegge spariscono dalle pellicole lasciando il posto a uomini d’affari e le organizzazioni criminali si dissolvono a favore di aziende e grandi imprese. Walsh e Eastwood possiedono un modo di girare che può essere comparato per l’assenza di finalità pedagogiche in film che emergono per la disarmante ricostruzione della verità. Il loro unico scopo è la realizzazione di un racconto filmico asciutto, lineare, perentorio, che non si abbandoni a valzer emozionali e a prediche sterili, stimolando l’intelletto dello spettatore ed interrando in esso un seme produttivo, quello del dubbio.


NEW PERSIAN CATS Il cinema underground iraniano

Storia di una primavera sotterranea di Goli Irani

O-Hum - Tehran

L’arte underground in Iran ha avuto il suo esordio nella musica. Negli anni Novanta del secolo scorso, il gruppo musicale rock O-hum non ottenne la licenza di pubblicazione e decise così di registrare e distribuire illegalmente nel mercato il suo disco. A poco a poco nel secolo Ventunesimo i registi, e in particolare i giovani, hanno sentito l’esigenza di fondare un cinema underground. Il significato del termine underground in Occidente è certamente diverso dal significato che ha in Iran: se infatti il cinema underground Occidentale rappresenta il cinema indipendente, che vuole dirsi alternativo, uno dei motivi più Jafar PanahI, This is not a film. Frame video importanti per cui è nata l’arte underground in Iran è chetta di Low budget film -, risulta evidente come stato senza dubbio la censura. Le leggi governative non permettono di parlare di po- questi film non possano sperare di ottenere la licenza litica o dei problemi della società, e tante altre priva- per la proiezione; i registi ambiscono così ai festival zioni alla libertà personale, hanno soffocato il cinema cinematografici stranieri, consapevoli che, mandando iraniano. Così, grandi registi come Beyzai, Taghvai, i loro film illegali all’estero, incorrerebbero sicuramenPanahi, Farman Ara fra i tanti, hanno deciso di non te in una punizione da parte del regime. Prima verlavorare in questo campo chiuso, mentre alcuni come rebbero intimati di non fare arte con qualsiasi mezAbbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Amir Na- zo, e in seguito rischierebbero anche la prigione. Un deri ed Ebrahim Golestan hanno deciso di trasferirsi esempio ci è dato dall’esperienza di Jafar Panahi che, definitivamente in Europa o in America dove possono dopo tanti film prodotti senza la licenza per la proiezione, nel 2010 decide di fare un film esprimersi liberamente e le loro opere “Quando si chiude indipendente sul broglio delle elezioni vengono apprezzate. in Iran; mentre lo stava In questo periodo ci sono invece tanti la porta, l’artista presidenziali girando viene arrestato e in seguito altri registi più coraggiosi che, insieme esce dalla finestra, viene condannato a dieci anni di carai giovani laureati del cinema, hanno cere e vent’anni di silenzio: ovvero, per e quando chiudi deciso di rimanere in patria con l’invent’anni non avrà il permesso di protenzione di salvare il cinema artistico anche la finestra, durre, scrivere, fare interviste. Anche iraniano. Considerando però che questi cineasti l’artista comincia a Bahman Ghobadi nel 2009 racconta in non accettano la censura del regime, e dipingere la stanza.” No one knows about persian cats la storia dei gruppi musicali underground nemmeno vogliono produrre film daldell’Iran; gli attori principali sono i cantanti del gruppo le tematiche raccomandate dal regime, hanno deciso rock iraniano Take it easy hospital fuggiti in Inghildi agire in modo indipendente. Ovviamente, senza la licenza del governo e con un investimento personale terra. Il film è stato applaudito al Festival di Cannes, basso - in linea con quel filone definibile sotto l’eti- ma Ghobadi ha pagato il prezzo di non poter più tornare in Iran fintanto che esista la repubblica islamica. Forse non possiamo considerare Shirin Neshat e Marjane Satrapi come cineaste dell’underground iraniano, ma anche loro, a causa dei loro film, non potranno tornare in patria. I cineasti che abbiamo nominato finora sono i più famosi del cinema iraniano, altre a loro vi sono numerosi giovani talenti iraniani che stanno lavorando di nascosto, o hanno già realizzato qualcosa. In proposito mi ricordo sempre di un discorso di un famoso professore del cinema iraniano che diceva: “Quando si Bahman Ghobadi, No one knows about persian cats. Frame video 21


chiude la porta, l’artista esce dalla finestra, e quando chiudi anche la finestra, l’artista comincia a dipingere la stanza.”; aveva ragione, i giovani artisti iraniani sono molto coraggiosi, sono ragazzi che stanno vivendo nel mondo dell’informazione e che non vogliono più sottostare alle regole, a loro non importa essere conosciuti ed avere un grande incasso. Granaz Moussavi ha dovuto lasciare l’Iran quando, nel 2009, ha realizzato My Teheran for sale; in questo film underground sociale, il regista racconta la storia di una ragazza laureata in teatro che a causa del suo lavoro è dovuta scappare da casa, e adesso si trova a dover superare nuovi problemi.

Si può dire che il cinema underground iraniano ormai ha trovato la sua strada e si è fatto conoscere nel mondo, che ci sono delle voci che non possono essere sentite, con internet filtrato e i giornalisti stranieri licenziati e rimandati nell’inospitale patria. Non dobbiamo dimenticare che ancora adesso, proprio in questo momento, ci sono dei giovani artisti che stanno realizzando magari un altro capolavoro, di nascosto, senza permesso e con tutte le difficoltà e pericoli connessi.

Workers in Iran’s film industry have been facing growing repression in recent months. Several are detained or face imprisonment for their peaceful activities related to their work. Actress Marzieh Vafamehr is believed to remain in detention in Gharchak (or Qarchak) Prison in Varamin, south east of Tehran since her arrest in June 2011. On 4 August 2011, her husband said that her temporary arrest order had been extended for one month. Her current legal situation is unclear to Amnesty International. Extract by AMNESTY INTERNATIONAL - PUBLIC STATEMENT Iran: End persecution of film industry workers 1 october 2011 Info: www.amnesty.org/en/library/asset/MDE13/088/2011/en/00a971ac-3a05-454e-865e-eb473134b073/ mde130882011en.html

“Panahi uses the camera – trained on himself more or less throughout the movie – as a means of liberation. At once utterly specific in its focus and wholly universal in its relevance, it’s perhaps the bravest and most important home movie ever made.” The British Film Institute 22


ROUTES Seconda uscita, gennaio 2012:

Eventi e Mostre Bologna, Onoartecontemporanea, All Tomorrow’s Parties. Andy Warhol, la Factory e Velvet Underground Fino al 13 febbraio 2012 Info: www.onoarte.com __________________

Palermo, Palazzo Reale, Il muro ha un suono Fino al 3 febbraio 2012 Info: www.beniculturalionline.it __________________

Milano, Triennale Design Museum, Le fabbriche dei sogni Fino al 26 febbraio 2012 Info: www.triennaledesignmuseum.it __________________

Milano, Galleria Carla Sozzani, Edward Steichen Fino al 12 febbraio 2012 Info: www.galleriacarlasozzani.org __________________

Milano, via Montenapoleone, Tombini Art Prorogata fino a maggio 2012 __________________

Palermo, Oratorio dei Santi Elena e Costantino e Loggiato San Bartolomeo, Ferdinando Scianna Fino al 22 gennaio 2012

di Gabriella Mancuso

Bauhaus - Bela Lugosi’s dead

Torino, Castello di Rivoli, Arte Povera International Fino al 19 febbraio 2012 Info: www.castellodirivoli.org __________________

Torino, Castello di Rivoli, Le scatole viventi Fino al 15 gennaio 2012 Info: www.castellodirivoli.org __________________

Torino, Gnam, Dialoghi James Brown. Firmament Fino al 12 febbraio 2012 Info: www.gamtorino.it __________________

Napoli, Madre, Arte Povera, più azioni povere 1968 Fino al 20 febbraio 2012 Info: www.museomadre.it __________________

Perugia, Museo Civico di Palazzo della Penna, Beuys e lo sciamano: estasi, rito e arte Fino al 4 Marzo 2012 Info: turismo.comune.perugia.it __________________

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Prato, Sale Espositive del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Nicola De Maria, I miei dipinti si inchinano a Dio Fino al 4 marzo 2012 Info: www.centropecci.it

Roma, Complesso del Vittoriano, Piet Mondrian l’armonia perfetta Fino al 20 gennaio 2012 Info: www.urbis360.com oppure www.comune.roma.it

Genova, Palazzo Ducale, Van Gogh e il viaggio di Gaugin Fino al 15 marzo 2012 Info: www.palazzoducale.genova.it

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Roma, Maxxi, The Otolith Group. La forma del pensiero Fino al 5 febbraio 2012 Info: www.fondazionemaxxi.it __________________

Roma, Gnam, Costellazione Transavanguardia Fino al 4 marzo 2012 Info: www.gnam.beniculturali.it __________________

Roma, Gnam, Arte Povera Fino al 4 marzo 2012 Info: www.gnam.beniculturali.it

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Genova, Palazzo Ducale, I saltimbanchi di Pablo Picasso Fino al 29 gennaio2012 Info: www.palazzoducale.genova.it __________________

Venezia, Palazzo Grassi, Il mondo vi appartiene Fino al 21 febbraio 2012 Info: www.palazzograssi.it __________________

Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni

Le Avanguardie da Picasso a Pollock Fino al 19 febbraio 2012 Info: www.guggenheim-venice.it __________________

Venezia, Museo di palazzo Mocenigo, Alaxandre Vassiliev. L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev Fino al 29 febbraio 2012 __________________

Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo, Teodolinda Caorlin a Venezia Fino al 13 marzo 2012 __________________

Pordenone, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Alessandro Borgonzoni, Maceriaprima Fino al 26 febbraio 2012 Info: www.artemodernapordenone.it __________________

Trento, Mart, Casa Depero, I nuovi futuristi Fino al 26 febbraio 2012 __________________

Rovereto, Mart, Diango Hernández. Living Rooms, a Survey Fino al 26 febbraio 2012 Info: www.mart.tn.it __________________

Aosta, Centro Saint-Bénin, Andy Warhol - Dall’apparenza alla trascendenza Fino all’11 marzo 2012 Info: www.regione.vda.it __________________

Londra,  Estorick Collection of Modern Italian Art, Aberto Burri: form and matter, 8 aprile 2012 Info: www.estorickcollection.com __________________

Bogotà, Museo de Arte de la República, Oscar Munoz- protografia Fino al 19 marzo 2012 Info: www.sicardi.com/ news/2012-03-19_oscar-muozprotografas/ 23


Vernissage

Incontri

Da vedere

Fiere

Rimini, Castel Sismondo, Da Veemeer a Kandinsky, 21 gennaio - 3 giugno 2012 Info: www.lineadombra.it

Bologna, Sala Notturno, Centro servizi, Fiera, Presentazione di Sonde (Draft) 28 gennaio, ore 12.00

Chieti, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo - La Civitella, Keith Haring: il murale di Milwaukee Fino al 19febbraio 2012 Info: www.alefcultural.com

Bologna, Viale della fiera 20, Arte Fiera Internazionale d’arte contemporanea, 27-30 gennaio 2012 Info: www.artefiera. bolognafiere.it

Marino, Palazzo Sums, Da Hopper a warhol, pittura americana del XXsecolo 21 gennaio - 3 giugno 2012 Info: www.lineadombra.it/da-hopper-awarhol/la-mostra Seravezza in Versilia Lucca, Luoghi vari, Seravezza Fotografia 2012 28 gennaio - 9 aprile 2012 Info: www.terremedicee.it

Bologna, Sala Borsa, Ontani si racconta 27 gennaio, ore 21.00 Roma, Maxxi, Ciclo di incontri: Le Storie dell’Arte, Ti racconto una mostra: Achille Bonito Oliva e Contemporanea 21 gennaio, ore 11.30 – 13.00 Roma, Angela Vettese racconta gli anni ottanta in Italia tra Modernismo e Postmodernismo 18 febbraio 2012 Info: www.fondazionemaxxi.it Roma, Macro, ”ABContemporary”, percorso formativo di seminari e workshop sull’arte contemporanea Fino al 5 febbraio 2012 Info: www.arteprima. org

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B(A)UY IT Umberto Chiodi, Bentivoglio (BO) 1981 Tra Fellini e Grandville a banchettare

Poetica dell’oggetto assente, diametro di una perfezione incompiuta dell’anima. L’artista opera fondendo l’espressione dei colori con l’azione che mortifica l’origine del corpo stante, caricandolo così di una linfa arcana e tradotta, dalla gestazione pensata dell’altrove. Dopo i figurini, simili per certi versi al compagno Ontani, Chiodi modifica il percorso artistico seguendo la sua personalissima cifratura per mappe e percorsi, di ombre che indicano l’esistenza sottaciuta di una luce, baccanale del belletto. La danza degli oli fa scivolare gli occhi dello spettatore in un immaginario assorto e tremendamente a lui vicino, velo di maya squarciato con l’ironia del sogno. Umberto Chiodi, Due e un vestito (2008) COURTESY GALERIE MICHAEL SCHULTZ

Unkle - Rabbit in your headlight

Luca Pancrazzi, Figline Valdarno (FI) 1961

La siepe di Borges “Io nel pensier mi fingo” Il paesaggio è il limite per mezzo del quale l’uomo decide il suo percorso, moltiplicando le proprie scelte in un tutt’uno che, mettendo il linea l’occhio la mano e la mente, indica di volta in volta la direzione intima e personale del cammino. Procedere non è come eliminare Luca Pancrazzi, Wind bags (2007) le altre possibilità, ma anzi sommare i percorsi paralleli che già si creano, che influenzano i dialoghi fatti con quelli che verranno. Frutto di contingenze è l’abile ingegno di colui che modifica poco, ma sposta, il filtro dell’arte, permettendo alla linea prospettica di dirsi ancora poetica, tintinnio del tempo che decantando, suggerisce.

Sabrina Mezzaqui, Bologna 1964 La parola come mantra votivo

Intervenendo sul simbolismo del testo, agisce sui rituali di modificazione della parola che si fa oggetto, prestandosi al dire in forma diversa rispetto al verso prodotto. Testi antichi e testi sacri, maneggiati nella forma del qui e ora, fogli di carta arrotolati come pergamene intraducibili rivelano Sabrina Mezzaqui, Il giuoco delle perle di vetro allo spettatore l’intervento manuale, minuzioso e ripetitivo, convincimento rotondo di una processione ciclica della realtà che si purifica, costretta dal suo stesso modo d’espressione: nel pensiero che si fa parola, lo spirito partecipa all’invisibile senso primigenio della verità, fondando così sulle sue macerie, il residuo della sua ascensione. 25


Perino e Vele Emiliano Perino, New York 1973; Luca Vele, Rotondi 1975 Re –inform - azione

Lo dicono simile alla coppia Bertozzi e Casoni, per via di quell’abilità nel ridare dignità a materiali considerati anartistici - la ceramica per i primi, la cartapesta per i nostri. Esiste tuttavia un elemento di scarto tra le concezioni dei due sodalizi, fondato, sembrerebbe, Perino e Vele, Public invasion (2009) sull’affermazione del collettivo Voina “L’artista che nega la consapevolezza politica è solo un designer”. Aiutati dal processo di deperibilità della notizia, che nel loro caso non è solo simbolico ma anche pratico, questi artisti ricreano la propria informazione, edificando sul proficuo solco dell’arte, scorci di realtà al limite, tra livelli interpretativi che celano, dietro il bello stile, inviti al tangibile urbano. Così, con leggerezza, danno solidità a castelli di carta, trasformando il vezzo del bambino nel pamphlet dell’adulto.

Parsec - Goya

Loris Cecchini, Milano 1969 Retore dell’utopia razionale

Sospeso e urbano, domestico e pur estraneo, affabile e perturbante, caduco e illuminante. I mondi dell’uomo sono corpi in caduta libera, essenze informi modificatrici di gravità. Chiudersi dentro le architetture Loris Cecchini, Wallwave vibrations (2009) artificiali della coscienza non è ripararsi ma prestare il fianco alle interpretazioni del fuori, dell’altro e dell’altrove. Da qui le trasparenze che permettono l’indagine dei meccanismi che sottendono alla percezione. Nel momento in cui il piccolo si estende e il grande implode, l’artista si astrae e si riflette, nella volta architettonica che il suo pensiero produce, memento del suo sono stato, sibilla del suo sarò. Incrociando le braccia al convincimento che solo il niet, il rifiuto aprioristico di una categorizzazione può rendere veramente liberi, in delega al movimento dell’anima come utopia del corpo bianco.

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Aucan - Heartless


Christian Morgenstern, Fisches Nachtgesang (1905)


The Artship #1