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4-11-2008

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I muri di Milano sono una miniera di storie. Sapevate che piazzale Loreto si chiama così perché un tempo c’era un santuario, ora distrutto, dedicato alla madonna di Loreto? E che il Monte Stella deve il nome alla moglie - Stella appunto - dell’architetto che lo ideò? E che a Milano c’è un “Posto zero”, con tanto di targa, che ricorda la prima trasmissione di una radio “pirata” nel 1925? Basta alzare il naso per rendersene conto: centinaia di targhe disseminate per strade e piazze raccontano di personaggi famosi o di comuni mortali: un libro aperto sulla storia passata e recente della città, un viaggio ricco di sorprese tra personaggi famosi (da sant’Elena ad Anna Kuliscioff passando per Petrarca, Napoleone e Toscanini), artisti, sommosse e fatti tragici, illustrato e reso attuale da oltre settanta disegni di Gabriele Orlando. Un modo unico per conoscere la propria città, quella passata e quella contemporanea, con le sue passioni, i suoi amori e i suoi fantasmi.

25,00 euro

la storia sui muri

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alla scoperta di milano targa per targa

protagonisti illustri e sconosciuti tutti i volti di una città insolita e sorprendente

davide de luca illustrazioni di

gabriele orlando


davide de luca

la storia sui muri alla scoperta di milano targa per targa protagonisti illustri e sconosciuti tutti i volti di una cittĂ  insolita e sorprendente

illustrazioni di

gabriele orlando


Milano, 3 novembre 2008

Gli autori

Davide De Luca

Gabriele Orlando

Storico di formazione, collabora con Terre di mezzo Editore e sta lavorando alla storia dell’Istituto Bva, una delle più antiche realtà milanesi per l’assistenza dei minori in difficoltà.

È illustratore e visualizer professionista, ciclista “militante” e orgoglioso autodidatta della fisarmonica. Per Terre di mezzo Editore ha illustrato il Manuale di sopravvivenza ciclica urbana. Il suo sito è www.gabrieleorlando.com

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uesto libro nasce da un ricordo e da una passione: il ricordo di noi bambini in piedi accanto a nostro padre che si fermava a leggere, in genere ad alta voce, le targhe nelle vie delle città. Trovavo incomprensibile quella passione, che non è mai venuta meno negli anni, per quelle scritte sui muri, in genere riferite a fatti lontani e, per noi bambini, sempre uguali: guerre, nascite, eccidi, santi, poeti e qualche amore privato. Ci sono cose che si apprezzano solo con l’età. Ora mi fermo anch’io a leggere la storia sui muri, quella che s’intreccia con i ricordi scolastici (gli Sforza, le Cinque Giornate, il Giardino dei giusti...) e quella così vicina a noi che è cronaca viva: Walter Tobagi, Falcone e Borsellino, Giò Ponti, Gadda, Meazza e gli operai morti per costruire la metropolitana. Questo libro racconta un centinaio di storie, ma affisse sui muri della città ne potete trovare molte e molte di più. (Abbiamo tra l’altro deciso di riportare il testo originale delle targhe anche se talvolta contiene degli errori). Targhe e luoghi hanno il pregio di introdurci in una dimensione di contemporaneità con i fatti e i protagonisti, in una trama di rapporti che, col passare degli anni, si arricchisce e arricchisce. Per questo, nel

libro, ogni targa è accompagnata da una breve ricostruzione del luogo o del quartiere in cui è posta; e da una illustrazione che, annullando le distanze, prende per mano e conduce a dire: “Io lo conosco, l’ho visto!”. Ci si sente parte di ciò che è accaduto. E ad essere coinvolti sono anche giovani e studenti, come dimostra l’esperienza di Edoardo De Carli, professore al liceo Beccaria di Milano, da cui nasce il sito internet chieracostui.com, miniera di targhe e iscrizioni che ormai abbraccia tutta l’Italia. A lui un grazie per il lavoro di questi anni, molto più di un “hobby privato”, come scrive nella postfazione a questo volume. E un ringraziamento a Gabriele Orlando, che questo libro ha illustrato con passione e generosità d’altri tempi e all’autore Davide De Luca. A lui si deve anche la suddivisione delle targhe per temi: capitoli pieni di curiosità (avete mai visto quelle sigle sui muri che, ancora oggi, indicano gli ingressi ai rifugi antiaerei dell’ultima guerra?) e di percorsi. Così la storia può essere riletta, senza annoiarsi, attraverso le targhe che riguardano le donne, i luoghi, i musicisti, gli artisti figurativi, i poeti e i narratori. Insomma, come vedrete, da Sant’Ambrogio allo Stadio Meazza. Miriam Giovanzana


indice pag.

storia Sant’Ambrogio Le Cinque Giornate Duomo di Milano Luigi Torelli Prima guerra mondiale Segnaletica di guerra Deportati nei lager Medaglia d’oro Seconda guerra mondiale La Resistenza Strage del Campo “Giuriati” Pio Albergo Trivulzio Metropolitana Milanese I Visconti Gli Sforza luoghi Parco Sempione Case del Popolo Giardino dei giusti Piazza dei Mercanti Villa Triste

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donne Gina Galeotti Bianchi Maria Gaetana Agnesi Sant’Elena Gonxha Agnes Bojaxhiu Anna Zuccari Radius “Neera” Giuseppina Pizzigoni Margherita Von Habsburg Anna Picari Jenide Russo Stella Zuccolotto Maria Cantù Eugenia Picco Adelaide Bono Cairoli Beatrice D’Este Clara Carrara Maffei

44 46 47 49 50 53 54 55 56 59 60 61 63 64 65

artisti figurativi Antonio Canova Leonardo Da Vinci Giovanni Segantini Umberto Boccioni Francesco Hayez Piero Manzoni

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lettere Ernest Hemingway Carlo Emilio Gadda Carlo Porta Giuseppe Parini Cesare Beccaria Giovanni Berchet Francesco Petrarca Giacomo Leopardi Henri Beyle “Stendhal” Giordano Bruno Carlo Maria Maggi Salvatore Quasimodo Filippo Tommaso Marinetti

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manzoni Alessandro Manzoni I Promessi Sposi Gian Giacomo Mora musicisti Wolfgang Amadeus Mozart Giuseppe Verdi Arturo Toscanini Giovanni D’Anzi Giacomo Puccini Pantaleón Pérez Prado politici Chico Mendes Napoleone Bonaparte Filippo Turati e Anna Kuliscioff Sandro Pertini Bettino Craxi

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vittime Strage di piazza Fontana Walter Tobagi Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Jannucci Giuseppe Pinelli Luigi Calabresi Luca Rossi Sergio Ramelli Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Martiri di Piazza Tienanmen Carlo Buonantuono e Vincenzo Tumminiello Davide Cesare “Dax” Emilio Alessandrini Roberto Franceschi Alberto Brasili

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targhe curiose Posto zero broadcasting Giò Ponti Ernesto Breda Scioperanti Atm Albert Einstein Alberto Ascari Aviatori Donatore di sangue Eco Fopponino Pinocchio Libertà, pace e lavoro San Rafael delle Ande Targhe senza iscrizioni Scior Carera Stadio Giuseppe Meazza

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Un hobby per ricordare: www.chieracostui.com

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storia


piazza Mercanti 2 via Festa del Perdono

Sant’Ambrogio A

urelio Ambrogio, meglio conosciuto come Sant’Ambrogio, giunge a Milano nel 370 d.C. per ricoprire l’incarico di governatore dell’Italia settentrionale per conto dell’Impero Romano. Nel 374, alla morte del vescovo Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo anche se non

il quartiere CIVIS ADVENAE SIMULACRUM SUSPICITO MEMORIAM VENERATOR SANCTI AMBROSII ECCLESIAE DOCTORIS MEDIOLANENSIUM PONTIFICISA ET PATRONI CAELESTIS QUI PIETATE ELOQUIO SCRIPTIS VI ANIMI INVICTA VETEREM FIDEI INTEGRITATEM TENUIT PROMOVIT ASSERUIT SACRIS HUIUSCE PATRIAE RITIBUS NOMEN INDIDIT MAGNUM EPISCOPALIS CURAE ET VITAE SANCTITATIS EXEMPLUM SE PRAEBUIT ORBI UNIVERSO DEDICATUM ANNO MDCCCXXXIII

Due statue (e relative iscrizioni) dedicate al santo si trovano in piazza dei Mercanti (vedi scheda relativa) e nel chiostro dell’Università statale di Milano, in via Festa del Perdono. L’Università Statale ha qui la sua sede storica, ospitata

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aveva ancora ricevuto il battesimo. Nel giro di una settimana fu battezzato e consacrato vescovo. La leggenda vuole che Ambrogio abbia tentato per ben due volte la fuga dalla città pur di non assumere l’incarico, perché si riteneva poco adatto. Dopo la sua morte Ambrogio verrà proclamato santo e patrono di Milano. Legata alla figura del vescovo milanese è, tra l’altro, la popolare fiera degli “o bej e bej” che si tiene il 7 dicembre, festa patronale, e nei giorni successivi. Tradizionalmente le bancarelle si posizionavano di fronte alla basilica di Sant’Ambrogio e nelle viuzze limitrofe, ma la realizzazione di parcheggi sotterranei vicino alla chiesa stessa ha costretto al trasferimento della fiera lungo il perimetro del Castello Sforzesco. nell’ex Ospedale maggiore di Milano, realizzato nel 1456 per volere del duca di Milano Francesco Sforza, che fondò la Magna Domus Hospitalis (Ca’ Granda) progettata dal celebre architetto Filarete.


piazza Cinque Giornate via Montenapoleone 21 via Bigli 7

Le Cinque Giornate il quartiere La scultura-sacrario in ricordo delle Cinque Giornate di Milano fu realizzata da Giuseppe Grandi e venne scelta in seguito a un concorso pubblico bandito nel 1881. Il sacrario si trova in piazza Cinque Giornate, nel cuore di quello che anticamente era il borgo di Porta Tosa e che, nel 1865, cambiò denominazione in Porta Vittoria a ricordo degli avvenimenti più salienti dell’insurrezione del marzo 1848. Porta Tosa era molto diversa da adesso: allora un quartiere popolare, ricco di alberi e di campi, oggi un quartiere molto trafficato. Lungo il corso di Porta Vittoria si affacciano importanti edifici come Palazzo Sormani, sede della Biblioteca centrale, il Palazzo di giustizia e la Camera del lavoro. Poco distante dal sacrario vi è un targa (riprodotta qui a fianco) che ricorda e mostra il tricolore, simbolo della lotta dei cittadini insorti.

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e gloriose Cinque Giornate di Milano, ovvero i moti risorgimentali del 18-22 marzo 1848, sono state uno dei maggiori episodi della storia italiana e milanese del XIX secolo, data la forte partecipazione popolare. Lo testimoniano anche le numerose targhe e statue presenti in città che celebrano personaggi che a diverso titolo, vi presero parte, contribuendo alla liberazione dal dominio austriaco. 22 marzo 1848: una folla di uomini e donne festanti si riversa nelle strade sventolando il tricolore. Gli austriaci si sono arresi. Dall’inizio degli scontri sono trascorsi cinque giorni. La sera del 17 marzo la città è deserta, solo la polizia austriaca presidia le piazze e le vie mentre, nelle case, nelle osterie, nei caffè si stabiliscono i programmi e i piani d’azio-

LO STORICO TRICOLORE DELLE CINQUE GIORNATE DI MILANO TESTIMONE DELL’EVENTO GLORIOSO IN QUESTO LUOGO RESTAURATO DAI ROTARIANI LOMBARDI ONORATO MESSAGGERO DI PACE 1848 18-22 MARZO 1998

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L’ASS. NAZ. COMBATTENTI E REDUCI SEZIONE PORTA VITTORIA RICORDA I GLORIOSI CADUTI DELLE CINQUE GIORNATE DI MILANO 18 - 22 MARZO 1848 NEL 150° ANNIVERSARIO 18 - 3 - 1998

ne per l’indomani. La mattina seguente, il 18 marzo, Milano è in letargo: le imposte delle case, i negozi e le scuole sono chiuse. A un tratto, la notizia dell’inizio delle ostilità: un gruppo di persone ha occupato il Palazzo del governo e ha fatto prigioniero il vicegovernatore Moritz O’Donnell. Josef Radetzky, il vecchio generale austriaco, sta organizzando l’esercito, ma già le barricate degli insorti nascono ovunque, costruite con qualsiasi materiale a disposizione: botti, carri, ruote, tappeti, mobili, banchi delle chiese... Il suono incessante delle campane accompagna la rivolta per le quattro giornate seguenti. La conquista di piazza dei Mercanti e di Porta Nuova, l’arresto delle prime autorità austriache, la proposta d’armistizio da parte di Radetzky (rifiutata), la nascita del governo provvisorio,

IN QUESTA CASA NEL GIORNO XVIII MARZO MDCCCXLVIII SI RACCOLSERO I CAPI DELLA INSURREZIONE DI MILANO CONTRO GLI AUSTRIACI

costituitosi all’indomani dell’insurrezione e formato, in prevalenza, dagli aristocratici moderati, e la prima grande vittoria a Porta Tosa. L’intera popolazione partecipa alla sommossa, il popolo e i nobili, le donne e i bambini insieme per lottare e tenere in piedi le barricate contro l’esercito austriaco. La reazione dell’esercito imperiale è molto dura, e alcuni palazzi di corso Venezia (per la precisione al civico 13 e all’angolo con via della Spiga) portano ancora oggi i segni dei colpi di cannone scagliati contro le barricate che ostruivano il passaggio. I danni riportati dagli edifici sono oggi ricordati da due brevi iscrizioni: Marzo 1848.

IN QUESTA CASA MENTRE IL POPOLO COMBATTEVA NELLE CINQUE GIORNATE DEL MARZO MDCCCXLVIII IL COMITATO CENTRALE DELL’INSURREZIONE RESPINSE L’ARMISTIZIO OFFERTO DAL GENERALE RADETZKI E SI COSTITUÌ IN GOVERNO PROVVISORIO

le case Queste targhe ricordano alcune delle abitazioni che funzionarono come “basi” per la rivolta. In un edificio di via Montenapoleone, per esempio, si organizzò l’insurrezione e, da qui, si guidarono le prime fasi della guerriglia.

Preoccupati per un possibile blitz delle truppe austroungariche i capi della rivolta si trasferirono in seguito in un’altra casa nella vicina via Bigli, al civico 7.

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il quartiere La piazza antistante la cattedrale è stata da sempre destinata ad area sacra, prima con gli insubri poi con i romani, i quali vi edificarono un tempio dedicato a Minerva che nel IV secolo a.C.

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Sulle rovine del tempio venne eretta la basilica di Santa Tecla, distrutta in un incendio nel 1075 assieme ad altri edifici sacri che nel frattempo erano stati realizzati nelle vicinanze. L’aspetto attuale della piazza è frutto di un piano regolatore di metà del XIX secolo.

nverno del 1386: Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, da giorni sta prendendo accordi con Antonio da Saluzzo, arcivescovo della città, per la realizzazione di una nuova cattedrale in sostituzione di quella di Santa Tecla, devastata dalle guerre e dagli incendi. Da allora sono stati molti gli architetti ad alternarsi nel cantiere della cattedrale. Nel xviii secolo il Duomo era ancora quasi privo di guglie, e i lavori furono ripresi e interrotti di continuo. Ancora oggi la Veneranda Fabbrica del Duomo, associazione nata nel 1387, si occupa della valorizzazione, della manutenzione e del restauro della cattedrale. Nel 1774 l’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli decise di fare innalzare la guglia maggiore che arriva a un’altezza di 108,50 metri dal suolo e sulla cui cima venne posta la Madonnina (una statua alta più di

EL PRINCIPIO DIL DOMO DI MILANO FU N E L’A N N O 1386 quattro metri). La facciata venne completata solo nel 1813, per intervento di Napoleone Bonaparte, che desiderava essere incoronato Re d’Italia in questa chiesa. Curiosità: tra le 135 guglie e le 3.400 statue della cattedrale, circa un centinaio rappresentano demoni: la leggenda narra che una notte a Galeazzo apparve il diavolo, che lo minacciò di portare la sua anima agli inferi se non avesse realizzato una grande chiesa ricca di immagini in suo onore. In realtà, nell’architettura gotica spesso i gargoyle hanno fattezze demoniache con l’obiettivo in realtà, secondo alcuni studiosi, di tenere lontano i demoni.

Duomo di Milano piazza del Duomo dietro la chiesa

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corso Venezia angolo via Boschetti

Luigi Torelli il 20 marzo del 1848, lunedì. Da due giorni la città è insorta contro l’occupante austriaco. Le campane del Duomo suonano per richiamare i cittadini alla battaglia e per infondere coraggio tra i combattenti. A un tratto l’attenzione dei passanti viene catturata dalla sagoma di un uomo che si sta arrampicando sul tetto della cattedrale: è il conte Luigi Torelli, uno dei capi dell’insurrezione, futuro senatore e ministro dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio del Regno d’Italia, che, per niente preoccupato dalla possibile presenza di mine installate dagli austriaci sul tetto del Duomo, ha raggiunto la guglia della Madonnina per sventolare il Tricolore. Il gesto di Torelli dà un nuovo impeto agli uomini impegnati sulle barricate e le truppe austroungariche sono costrette ad arretrare.

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IL CONTE LUIGI TORELLI NELLE CINQUE GIORNATE FREMENTE D’AUDACIA BALZÒ PRIMO SUL DUOMO CON LA BANDIERA TRICOLORE DANDO IMPETO DI VITTORIA ALLA RIVOLUZIONE ONORÒ LA PATRIA SUI CAMPI DI BATTAGLIA NEL GOVERNO DELLO STATO NEGLI STUDI FECONDI PRECURSORE GENIALE DI ARDIMENTOSE INIZIATIVE EBBE LUNGA DIMORA NELLA STORICA CASA DEI CIANI GIÀ SORGENTE SULL’AREA DI QUESTO PALAZZO LA SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO VOLLE QUI ONORATA LA MEMORIA DELL’INSIGNE PATRIOTA NELL’ANNIVERSARIO LXXXVI DELLE CINQUE GIORNATE A.XII

il quartiere La casa abitata da Luigi Torelli è in corso Venezia all’angolo con via Boschetti, nome che ricorda la presenza dei vecchi giardini che si estendevano dal naviglio di via Senato fino ai Bastioni di Porta Venezia, oggi inglobati all’interno dei giardini pubblici dedicati al

E.F.

giornalista Indro Montanelli, che era solito frequentarli. “Casa Ciani” (il nome deriva dalla famiglia proprietaria), dove dimorava il conte Torelli, era nota un tempo come “Casa Rossa” a causa delle terracotte che la decoravano e che divennero, già nel periodo risorgimentale, motivo di attrazione turistica.

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Prima guerra mondiale il quartiere Il quartiere di Porta Romana è uno dei più antichi della città ed è ancora possibile ricostruire i tracciati delle strade d’epoca romana: l’omonimo corso, per esempio, corrisponde al cardo maximus (la strada principale in direzione nord-sud) che, all’altezza dell’attuale piazza San Sepolcro, si incrociava con il decumanus (direzione ovestest). La passeggiata su corso di Porta Romana è stata per molto tempo la passeggiata per antonomasia della nobiltà milanese, sostituita in seguito da quella lungo corso Venezia.

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4 febbraio 1916: sono le 9 del mattino e la giornata sembra una come tante. Invece, nel giro di pochi secondi, quel ronzio di aerei in lontananza diventa un rumore assordante sopra la testa degli abitanti del quartiere che, senza neanche il tempo per rendersene conto, si ritrovano sotto una pioggia di bombe sganciate dagli austriaci. Quello di Porta Romana fu l’unico bombardamento sulla città di Milano durante la Prima guerra mondiale e portò alla morte di 18 cittadini. La statua, che sovrasta le lapidi con i nomi delle vittime, rappresenta due soldati che sostengono un terzo compagno feri-

GIORDANO OTTOLINI MEDAGLIA D’ORO ALLE VITTIME INERMI DEGLI AEROPLANI AUSTRIACI CHE LA MATTINA DEL 14 FEBBRAIO 1916 LO INSANGUINARONO IL RIONE DI PORTA ROMANA ERGE QUESTA MEMORE ARA E VI ACCENDE UN’UNICA FIAMMA D’AMORE PER TUTTI I SUOI CADUTI IN GUERRA DAL 1915 AL 1918 OGGI CHE LA VITTORIA È CONSACRATA IN FACCIA AL SOLE D’ITALIA 24 GIUGNO 1923

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econda guerra mondiale: tonnellate di bengala e bombe piovono sulla città di Milano. Alcuni muri delle case ci mostrano ancora oggi i segnali (in molti casi sbiaditi) dipinti dall’Unpa, l’Unione nazionale protezione antiaerea, per indicare alla popolazione e ai soccorritori la presenza dei rifugi antiaerei. Oggi sono poche le case che sfuggono a lavori di manutenzione e che conservano questi segnali. Se vi capita di incontrare delle “R” con le frecce, si tratta di indicazioni per rifugi antiaerei. Le lettere “U S” con le frecce bianche, invece, mostravano le uscite di sicurezza dagli stessi rifugi. È molto ben conservata la segnaletica in corso di Porta Vittoria al civico 14. Esistono, poi, altre tipologie di segnali: un cerchio bianco con una “I” nera all’interno indicava ai pompieri la presenza di un idrante (ben visibile quella in via Vasari, zona Porta Ludovica). Sulla facciata della casa al civico 17 di via Commenda troviamo infine un altro esempio di segnale di guerra: un cerchio bianco con un quadrato arancione al suo interno, che avvisava della presenza di un ospedale civile.

via Tiraboschi angolo via Muratori to, e viene ironicamente chiamata dagli abitanti del quartiere I tre ciucc (“I tre ubriachi”). A parte questo episodio, Milano non risentì in maniera pesante del Primo conflitto mondiale: la città, infatti, svolse un ruolo di retrovia, accogliendo i feriti (vedi la targa dedicata a Hemingway), e di centro per la produzione di materiale bellico. Ma il numero di caduti milanesi al fronte fu elevato. Lo testimoniano una cinquantina di targhe sparse per i quartieri della città. Tra le altre: quelle dedicate al “Bollettino della vittoria” (piazza della Scala, centro storico) e al “Bollettino della vittoria di mare” (via Case Rotte, centro storico) che riproducono i telegrammi inviati dal generale Diaz e Thaon de Revel e che annunciano la vittoria sugli austroungarici, e poi la targa per gli alpini caduti in guerra (largo Giovanni XXIII, zona fiera), e quella per Francesco Baracca (piazzale Baracca, zona Porta Magenta), asso dell’aviazione.

Segnaletica di guerra

il quartiere

Via Commenda prende nome dall’omonimo convento fondato nel Quattrocento e di proprietà dei Cavalieri di Malta. Posta dietro al Policlinico di Milano, fin dal XII secolo la via ha la caratteristica di ospitare edifici di carattere

assistenziale, prima gestiti dai cavalieri Templari, poi dai cavalieri di Malta e infine, nel Settecento, passati in proprietà all’Ospedale Maggiore che, due secoli più tardi, ha demolito la struttura conventuale per fare spazio ai padiglioni ospedalieri.

corso di Porta Vittoria 14 via Commenda 17

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il quartiere TRA IL DICEMBRE 1943 E IL MAGGIO 1944

il quartiere L’ingresso è quello di via Ferrante Aporti: dal binario 21 della Stazione Centrale il 30 gennaio 1944 partirono i convogli diretti al campo di raccolta e di transito dei prigionieri destinati ai lager in Germania.

DAI SOTTERRANEI DI QUESTA STAZIONE COMINCIÒ IL LUNGO VIAGGIO DI UOMINI DONNE E BAMBINI EBREI E OPPOSITORI POLITICI DEPORTATI VERSO AUSCHWITZ E ALTRI LAGER NAZISTI LA LORO MEMORIA VIVE TRA NOI INSIEME AL RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DEI GENOCIDI DEL XX SECOLO

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epubblichini e SS li fanno salire sui camion a calci e pugni. È il 30 gennaio del 1944. Uomini, donne, anziani e bambini escono dal carcere di San Vittore. Tra di loro ci sono molti ebrei, ma anche tanti oppositori del regime. I detenuti lanciano qualche frutto dalle grate delle celle e le persone ordinate in fila cercano di raccogliere qualcosa prima di salire sul camion. Una lunga processione di veicoli percorre le vie della città

stazione Centrale ingresso via Ferrante Aporti

Deportati nei lager

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“POICHÉ L’ANGOSCIA DI CIASCUNO È LA NOSTRA” (PRIMO LEVI) MILANO 27 GENNAIO 1998

svuotata dalla guerra. I cittadini milanesi guardano da dietro le finestre, silenziosi. La colonna di camion arriva a destinazione: i sotterranei della Stazione Centrale. Circa 8.000 persone vengono scaricate dagli automezzi, di fronte ai binari uomini e donne vengono separati e, in fretta e con molta violenza, caricati sui vagoni da bestiame, al buio, con un po’ di paglia per terra e un secchio per i bisogni. Qui, oggi, sorge il Memoriale della shoah milanese (www.binario21.org) inaugurato il 16 gennaio 2007. La stazione attuale venne aperta ufficialmente nel 1931; da un punto di vista architettonico il progetto originale era molto semplice, ma con l’avvento del fascismo venne modificato affinché la struttura simboleggiasse la potenza del regime.

Palazzo Marino si estende da piazza San Fedele a piazza della Scala fra via Case Rotte e via Marino. Venne costruito tra il 1557 e il 1563 per volontà di Tommaso Marino, ricco commerciante e banchiere genovese, progettato e realizzato dall’architetto genovese Galeazzo Alessi.

C ITTÀ DI

MI LANO NELLE EPICHE “CINQUE GIORNATE” INSORGENDO E SCACCIANDO DALLE SUE MURA UN ESERCITO POTENTEMENTE ARMATO DIMOSTRÒ QUANTO VALGA CONTRO LA TIRANNIDE L’IMPETO POPOLARE SORRETTO DA SETE INESTINGUIBILE DI GIUSTIZIA DI LIBERTÀ DI INDIPENDENZA PRESENTE CON I SUOI MARTIRI ED I SUOI EROI NELLE CONGIURE MAZZINIANE E NELLE BATTAGLIE DEL PRIMO RISORGIMENTO - NEGLI ANNI DAL 1943 AL 1945 PUR MUTILATA ED INSANGUINATA DALLE OFFESE BELLICHE OPPOSE ALLO SPIETATO NEMICO DI OGNI TEMPO LA FIEREZZA E LO SLANCIO DI UNA IMPLACABILE LOTTA PARTIGIANA NELLA QUALE FU PRODIGA DEL SANGUE DEI SUOI FIGLI MIGLIORI E LO TRAVOLSE INFINE NELL’INSURREZIONE VITTORIOSA DEL 25 APRILE 1945 - MIRABILE ESEMPIO DI VIRTÙ CIVICHE E GUERRIERE CHE LA REPUBBLICA ONORA 18 - 22 MARZO 1848 - 6 FEBBRAIO 1853 9 SETTEMBRE 1943 - 25 APRILE 1945

Con la morte del Marino, la sua famiglia cadde in disgrazia, il palazzo pignorato dallo Stato e adibito a funzioni pubbliche.

Medaglia d’oro piazza della Scala

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uesta lapide si trova in piazza della Scala al civico 2, sulla facciata di palazzo Marino, sede del Comune di Milano. Il testo riassume le motivazioni che portarono la città meneghina a ricevere la Medaglia d’Oro al valor militare e civile. Milano, infatti, è la prima tra 27 città decorate con Medaglia d’oro come “Benemerita del Risorgimento nazionale”. È poi tra le città decorate al Valore militare per la Guerra di liberazione e insignita della Medaglia d’oro al valor militare per i sacrifici subiti dalla sua popolazione impegnata nella Resistenza partigiana durante la Seconda guerra mondiale. Nella parte inferiore della lapide vengono riportate le date degli eventi: le Cinque gloriose giornate (18-22 marzo 1848), il fallito moto risorgimentale del 6 febbraio 1853 guidato da Mazzini, e l’inizio della Resistenza partigiana in città con la successiva liberazione (9 settembre 1943-25 aprile 1945).

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Dopo le Cinque Giornate del ’48 diventò sede del governo provvisorio di Lombardia e dopo la cacciata definitiva degli austriaci dalla regione (1859) diventò di proprietà dello Stato e del Comune di Milano. Dal 19 settembre 1861 ospita gli uffici del sindaco, del vicesindaco, la presidenza del consiglio comunale, la segreteria generale e la direzione generale.


Seconda guerra mondiale

piazza dei Piccoli martiri

il quartiere Il nome di Gorla, quartiere a nord ovest di Milano, probabilmente deriva da qualche antica famiglia proveniente da Gorla Maggiore, comune in provincia di Varese, o dal latino gorula-golula, ovvero piccolo anfratto, così come doveva apparire in passato questa zona. Borgo agricolo sorto nel XIII secolo, fino al 1925 è comune autonomo e, una volta aggregato alla città, si caratterizza come quartiere residenziale e popolare abitato, in maggior pare, dalle famiglie di operai delle numerose fabbriche presenti in questa zona.

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urante il Secondo conflitto mondiale, Milano fu devastata dai bombardamenti, prima angloamericani, poi tedeschi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 che sancì l’alleanza con americani e inglesi. La presenza di grandi fabbriche attive nella produzione di materiale bellico (tra le altre Breda, Alfa Romeo, Pirelli e Falck) e l’esistenza di buone vie di comunicazione utilizzate per rifornimenti di viveri e armi e per lo spostamento delle truppe, fecero della città un bersaglio perfetto. Ma a farne le spese, il più delle volte, fu la popolazione civile e alcuni “simboli” milanesi, come il Teatro alla Scala e i grandi magazzini la Rinascente. Negli anni Cinquanta, le macerie degli edifici bombardati (insieme con i resti della demolizione degli ultimi tratti dei bastioni) vennero utilizzate per realizzare il Parco Monte Stella: una montagnetta verde alta 75 metri ideata dall’architetto Piero Bottoni che la dedicò alla moglie Stella. A Milano le targhe e le statue che ricordano le vittime della Seconda guerra mondiale sono circa una settantina. In queste pagine ne riportiamo due che ricordano episodi tra i più tragici del conflitto: il bombardamento di due scuole nei pressi di viale Monza,

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Fronte

ECCO LA GUERRA 20-X

1944

una delle zone che, data la presenza di numerosi stabilimenti industriali, venne colpita ripetutamente dai bombardamenti. Piccoli martiri di Gorla (piazza dei Piccoli martiri). Alle 11.27 del 20 ottobre 1944 37 tonnellate di bombe vengono scaricate dagli aerei dell’Air Force statunitense sul quartiere periferico di Gorla. Gli ordigni - destinati a colpire gli stabilimenti della Breda - non colpiscono nessun obiettivo strategico, ma mietono 703 vittime civili tra morti e feriti. Una bomba, in particolare, centra la scuola elementare “Francesco Crispi” dove inservienti e insegnati hanno fatto radunare i bambini per condurli nel rifugio antiaereo: moriranno 174 bambini insieme ad altri 18 adulti tra maestri, personale ausiliario e ai primi soccorritori. Mai una città partecipò con tanto dolore ai funerali delle vittime; mai nessuno venne condannato per questo inspiegabile bombardamento aereo. Retro

IL POPOLO PIANGE DUECENTO BAMBINI UCCISI DALLA GUERRA QUI NELLA LORO SCUOLA CON I LORO MAESTRI 20 OTTOBRE 1944

Bombardamento scuola di Precotto (Viale Monza 233). Lo stesso giorno della strage dei piccoli martiri di Gorla le bombe distruggono un’altra scuola a Precotto, quartiere poco distante. In questo caso, per fortuna, tutti i bambini presenti nell’edificio scolastico vennero portati in salvo. I soccorsi furono molto rapidi, si temeva che le macerie della scuola potessero cadere sul rifugio bloccandolo e portando a un’altra strage di innocenti. La targa ricorda anche la figura di don Carlo Porro, vice parroco di Precotto: la salvezza degli scolari si deve al suo tempestivo intervento e all’aiuto di numerosi volontari (al sacerdote è dedicata una targa in via Osma 9, quartiere Lampugnano). Il bilancio delle vittime fu dunque basso: morirono due bidelli e un genitore, tra i primi a portare soccorsi, e alcuni passeggeri di un tram che, durante il bombardamento, transitava davanti all’edifico scolastico. Altre due targhe, in via Tofane 5 e in via Sant’Erlembardo 2, ricordano ulteriori vittime dei bombardamenti su questo quartiere. il quartiere Le origini del nome dell’antico borgo di Precotto (XIII secolo circa) non sono del tutto chiare. C’è chi sostiene derivi dall’osteria “Pollum Cottum” (pollo cotto) oppure da “prete cotto”, in ricordo di un sacerdote condannato al rogo per eresia. In realtà il termine “cotto” dovrebbe indicare la presenza in zona di un terreno arido. Il comune venne aggregato alla città di Milano nel 1923.

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La Resistenza piazzale Loreto angolo via Andrea Doria via Trenno 15

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il quartiere Piazzale Loreto, detto una volta rondò Loreto per la sua forma circolare, prende nome dal santuario, ora scomparso, dedicato alla madonna di Loreto e realizzato nel 1616. Oggi è una piazza trafficata e da cui partono importanti vie cittadine come corso Buenos Aires, arteria commerciale di Milano e, con oltre 350 negozi, una delle più note e importanti in Europa. Sul versante ovest del corso si trova un quartiere popolare con un’elevata presenza di immigrati. Sul lato opposto invece sorge un ricco quartiere abitato dalla borghesia milanese.

attolici, comunisti, anarchici, socialisti e monarchici... Partigiani con carismi e modalità d’azione diverse ma, con l’unico grande obiettivo di sconfiggere e cacciare i fascisti e l’occupante tedesco. Si calcola che i caduti della Resistenza siano stati quasi 45mila, senza contare i feriti, i mutilati e i deportati. A Milano li ricordano circa 300 targhe in ogni quartiere, ALTA L’ILLUMINATA FRONTE CADDERO NEL NOME DELLA LIBERTÀ

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GIAN ANTONIO BRAVIN

EMIDIO MASTRODOMENICO

GIULIO CASIRAGHI

SALVATORE PRINCIPATO

RENZO DEL RICCIO

ANGELO POLETTI

ANDREA ESPOSITO

ANDREA RAGNI

DOMENICO FIORANI

ERALDO SONCINI

UMBERTO FOGAGNOLO

LIBERO TEMOLO

TULLIO GALIMBERTI

VITALE VERTEMATI

VITTORIO GASPARINI

10 AGOSTO 1944

in qualche caso anche all’interno di singoli condomini. Come ricorda Franco Loi, poeta e testimone della vicenda: “C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli, banditi! Banditi catturati con le armi in pugno. Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche (...) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati”. Il 10 agosto 1944 in piazzale Loreto quindici partigiani e antifascisti vennero giustiziati per volere del comandante tedesco Theodor Saewecke, come rappresaglia per un attentato contro un camion tedesco che fece sei vittime tra i civili, ma nessuna tra i nazisti (i comandanti partigiani si dissero estranei alla vicenda, ma questo non bastò a evitare il massacro). Dopo la fucilazione i

A ANGELO POLETTI NEL II° ANNIVERSARIO DEL SUO ARRESTO I COMPAGNI DELLA 44A BRIG.A MATTEOTTI DEDICANO 19. MAG.1946

corpi vennero esposti in piazza per una giornata intera, e neanche ai parenti fu permesso di rendere omaggio alle vittime. Gli Stormy Six, gruppo musicale milanese formatosi alla fine degli anni Sessanta e scioltosi agli inizi degli anni Ottobre, molto attento all’impegno sociale e voce ufficiale del Movimento Studentesco, hanno dedicato la canzone Un Biglietto del tram a una delle vittime della strage: Angelo Poletti, operaio della fabbrica Isotta, militante socialista, già partigiano in Val D’Ossola.

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QUI CADDERO PER CAUSA DELLA LIBERTÀ IL 2 FEBBRAIO 1945 CAMPEGI LUIGI VOLPONES OLIVIERO MANTOVANI VENERIO RESTI VITTORIO MANDELLI FRANCO

Strage del Campo “ ” Giuriati

via Ponzio 34

I

l 12 gennaio 1945 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato (organo fascista che giudicava i reati contro il regime) condannò alla fucilazione nove membri del “Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà”, una delle principali organizzazioni giovanili partigiane. Pochi giorni dopo fu la volta di altri cinque giovani. In entrambi i casi la sentenza venne eseguita al Campo “Giuriati”, area nata e solitamente utilizzata per le partite di rugby. il quartiere Il Campo “Mario Giuriati”, dedicato a un ufficiale di fanteria morto eroicamente durante la Prima guerra mondiale e realizzato tra il 1928 e il 1933, è il tempio storico del rugby cittadino (ancora sede delle partite di campionato) ed è stato teatro di epiche sfide di atletica leggera. Oggi ospita anche il Centro universitario sportivo. Si trova proprio dietro il Politecnico, in Città Studi, una zona a elevata densità di popolazione e strutture universitarie adiacente al quartiere di Lambrate, antico

FOLLI ATTILIO GIARDINO ROBERTO ROSSI LUCIANO BOTTA [R]ENZO RICOTTI R[O]BERTO SERRANI [G]IANCARLO BAZZONI S[E]RGIO CAPECCHI ARTURO ROSSAT[O] GIUSEPPE

DI ANNI “ “ “ “ “ “ “ “

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QUI [FU]CILATI IL GIORNO 14 [G]ENNAIO 1945 IL SANGUE D[A] VOI SPARSO HA [T]RACCIATO I NUOVI [DE]S[T]INI D’ITALIA

borgo di origine romana (III secolo a.C.), così chiamato per la vicinanza al fiume Lambro. Annesso nel 1923 a Milano, il quartiere ha ospitato lo stabilimento della Innocenti, oggi dismesso, dove veniva fabbricata la mitica Lambretta. Vittorio de Sica utilizzò il quartiere per le riprese esterne di Miracolo a Milano.

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il quartiere L’antico palazzo Trivulzio in via della Signora è stato demolito e dal 1910 la nuova struttura, nel frattempo passata in gestione al Comune di Milano, si trova in via Trivulzio, lungo la strada che collega il centro a Baggio.

L

Per questo motivo il Pio Albergo Trivulzio è detto la “Baggina”, termine che, per i milanesi, è divenuto l’ospizio per antonomasia. Una curiosità: nella chiesa dell’istituto si conserva, in segno di ringraziamento, la testa della bomba che nel 1943 danneggiò una parte della casa di riposo, lasciando miracolosamente illesi gli ospiti.

a lapide posta sulla chiesa, oggi sconsacrata, di San Teodoro in via della Signora al civico 7, ricorda l’erezione della chiesa stessa, legata al Pio albergo Trivulzio. È il 1750 quando il principe Tolomeo Trivulzio, nobile appartenente a un’antica e illustre famiglia milanese, decide di realizzare in città un “luogo pio”, ovvero una casa di riposo gratuita per gli anziani poveri di Milano. Ottenere i permessi dalle autorità politiche non è facile, ma nel 1766 i lavori possono iniziare. Il principe Trivulzio muore l’anno seguente e sono i suoi eredi a continuarne l’opera, trasformando in rifugio per milanesi indigenti il palazzo di famiglia in via della Signora, in pieno centro storico. Nel 1771 il progetto del principe diventa realtà: cento ospiti, tra uomini e donne, vengono accolti gratuitamente nella

D.O.M. THEODORUS I TRIVULTIUS COMES CAURIAE MARCHIO PICELEONIS PRIUS IMPATOR QUÂ MILES NON MILITARIB STIPENDIIS SED (...) IIS GLORIAM (...) ICATUS PRIMO (...) ONUM ET GALLORUM REGUM SUPr PRAEBUIT EXRCITIBUS TUM MEDIOLANENSIS PROVIN ET IANUAE GUBERNATOR MOX VENETAR COPIAR DUX BELLICA VIRT TRIUMPHIS TRIUMPHOS RELIGIONE CONSECRAVIT SACELLO HOC ERECTO AC MAGNIFICE DITATO SUB FELICI NOMINIS SUI OMINE S.THEODORI MART M.D.XXIX

struttura che riesce a mantenersi grazie ai lasciti dello stesso Trivulzio, alle offerte di altre nobili famiglie milanesi e, dopo l’Unità d’Italia, agli aiuti statali. Agli inizi del Novecento, visto il sensibile aumento delle richieste di assistenza, per volontà del Comune di Milano viene realizzata una nuova struttura di 60mila metri quadrati, in via Trivulzio 15, in posizione periferica sulla strada verso Baggio.

Pio Albergo Trivulzio via della Signora 7 ex chiesa di San Teodoro

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Metropolitana Milanese I

l primo progetto organico della metropolitana di Milano risale agli anni della Seconda guerra mondiale (e precisamente al 1942), ma i cantieri sono partiti solo alla fine degli anni Cinquanta, molto in ritardo rispetto ad altre città europee ed extraeuropee: Londra aveva aperto la sua linea di trasporto sotterranea nel 1863, Parigi nel 1900, New York nel 1904 e Barcellona nel 1920. La Linea 1 della metropolitana milanese, che andava da Lotto a Sesto Marelli, viene inaugurata l’1 novembre INAUGURANDOSI LA PRIMA LINEA DELLA METROPOLITANA LA CITTÀ DI MILANO RICORDA ERMANNO BEVONI GENEROSO CRUDO NATALE GEMMI ALFREDO RENOLDI MARIO SPREAFICO CHE CADDERO VITTIME DEL LAVORO 1 NOVEMBRE 1964

1964. Successivamente sono state realizzate la Linea 2, inaugurata nel 1969, e la Linea 3 , nel 1990 (che contano targhe dedicate ai lavoratori caduti analoghe alla Linea 1). Esiste un progetto che prevede l’espansione di queste tre linee e la realizzazione di due nuove tratte, ma i lavori procedono a rilento soprattutto per problemi di natura finanziaria. Quello della metropolitana è quasi un mondo parallelo, popolato da ambulanti e musicisti improvvisati, e vi si possono fare incontri incredibili: la ballerina di lap dance in guepierre e latex, l’uomo in impermeabile e occhiali da sole che canta e si fa i complimenti da solo e chi continua, oramai da anni, a scrivere insulti contro il demonio sui muri delle varie stazioni. Non mancano poi le targhe “istituzionali”, poste in occasione delle inaugurazioni di nuove tratte. La fermata di piazzale Abbiategrasso, invece, ha migliorato i collegamenti con Gratosoglio, a sud di Milano. Si ritiene che il nome della località derivi dal cognome Gratosola, nato dall’aggettivo “gratta suola” utilizzato per indicare i contadini della zona.

il quartiere La fermata di piazzale Maciachini ha migliorato il collegamento tra il centro della città e i quartieri della periferia nord, come Affori, antico borgo romano. Il nome latino Ad Forum potrebbe indicare la presenza di un antico mercato (forum), e Niguarda, piccolo centro di origine longobarda (da Niwarda, ovvero “nuovo punto di guardia”) esistente dal IV secolo d.C.

La tradizione popolare al contrario, vuole che il nome del quartiere derivi dal saluto “Ti saluto grata soglia”, fatto da San Barnaba, nel I secolo d.C., ai coloni che abitavano questa parte del contado di Milano e che si dimostrarono molto ospitali nei suoi confronti.

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LUCHINO VICEC.BENEFACT.MONASTERII 2 IO. VICEC. ARCHIEP. DNS. MLI. FUND. MONRII. 1

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a famiglia Visconti, descritta da diverse fonti storiche come crudele e avida di potere, è la principale interprete della storia di Milano durante il XIII e gli inizi del XIV secolo. Alcune delle targhe e iscrizioni presenti in città ci aiutano a ricostruirne le vicende. Giovanni Visconti. Giovanni Visconti non è solo arcivescovo di Milano, è anche signore incontrastato della città, tra il 1341 e il 1354 e signore di Genova e Novara. Ama la ricchezza, il potere e tutte le sue azioni sono impostate a rafforzare l’egemonia del capoluogo lombardo sull’Italia settentrionale. Le altre Signorie del Nord Italia - gli Scaligeri a Verona, i Gonzaga a Mantova e gli Estensi a Ferrara - lo temono e preferiscono allearsi con lui piuttosto che averlo contro. Chi non è riuscito (o non ha voluto) scendere a patti con Giovanni Visconti è stato sottomesso: Bologna viene conquistata nel 1353 e anche lo Stato pontificio ha subito le minacce espansionistiche del signore di Milano. L’arcivescovo, però, non

I Visconti il quartiere

via Garegnano 18 facciata della Certosa si interessa solo di politica: amante della buona tavola, è anche un appassionato di arte e letteratura, e grazie a lui Francesco Petrarca soggiorna a Milano per diversi anni, esattamente tra il 1353 e il 1361. Luchino Novello Visconti. Questa lapide, ricorda e ci permette di conoscere Luchino Novello Visconti, un personaggio di secondo piano nella famiglia Visconti (da non confondere con il padre Luchino Visconti, signore di Milano tra il 1339 e il 1349), che lasciò in eredità tutti i suoi beni alla Certosa di cui, per questo, viene considerato un secondo fondatore. Costretto ad abbandonare la città nel 1356 a causa delle lotte di potere nate fra lui e i cugini Bernabò e Galeazzo II, Luchino Novello vive come capitano di ventura prima a Genova, poi in Toscana, Emilia e Veneto. Luchino non riuscirà mai a riconquistare il potere che gli spettava di diritto e morirà lontano dalla città.

1 Giovanni Visconti arcivescovo e signore di Milano fondatore del monastero. 2 Luchino Visconti benefattore del monastero

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Le lapide dedicata a Giovanni e Luchino Novello Visconti è posta sulla chiesa che una volta faceva parte del complesso monastico della Certosa di Garegnano, oggi nell’omonima via, voluta e finanziata nel 1349 da Giovanni Visconti e poi da Luchino Novello. Della Certosa oggi rimangono solo i resti del chiostro e il santuario di Santa Maria Assunta. La zona era un’antica frazione del comune di Milano, il Musocco, e la Certosa era inserita nel bosco della Merlata, una zona battuta da briganti e malintenzionati. In una villa qui vicino, e nella stessa Certosa, il Petrarca venne ospitato durante il suo soggiorno milanese.


QUI DOVE UN TEMPO SORGEVA L’ATRIO DI QUESTA INSIGNE BASILICA

Castello Sforzesco via Festa del Perdono 7 piazza Santo Stefano

IL 26 DICEMBRE 1476 CADDE TRAFITTO DAL PUGNALE DI NOBILI CONGIURATI IL DUCA GALEAZZO MARIA SFORZA

Gli Sforza FRANCISCUS SFORTIA DUX MEDIOLANI QUARTUS QUI URBIS ET GENTIS IMPERIUM SOCERI MORTE AMISSUM RECUPERAVIT, AD SUSTENTANDOS CHRISTI PAUPERES, DISPERSA ALIMENTA CONGESSIT, ATQ. EX VETERE ARCE AEDES AMPLITER EXCITAVIT, ANN. S. M.CCCC.LVI PRID. ID. APRILIS

il quartiere Il Castello è stato fortemente voluto da Francesco Sforza: i lavori iniziarono nel 1451, sulle antiche rovine della Rocca Viscontea. Nel corso dei secoli la costruzione ha subito diverse modifiche, ma il progetto più famoso rimane quello di Napoleone, che prevedeva la sostituzione del castello con un foro: centro commerciale, religioso e politico ispirato all’antica Roma. Il progetto non venne mai realizzato. Utilizzato e modificato prevalentemente per scopi militari, nel 1893 il castello venne ristrutturato e riportato all’aspetto del periodo sforzesco.

FRANCISCUS SFORTIA VICECOMES DUX IIII ET ANIMO INVICTUS ET CORPORE ANNO MCCCCL AD IIII KAL MARTIAS HORA XX DOMINIO URBIS MEDIOLANI POTITUS EST IDEM ILL PRINCEPS EODEM ANNO IDIB IUNIIS HORA XX ARCEM HANC RADICIBUS EXCISAM INSTAURARE AMPLIFICARE QUE COEPIT

ISCRIZIONE COMMEMORANTE LA ENTRATA IN MILANO DI FRANCESCO SFORZA A DI XXVI DI FEBBRAJO MCCCCL COMPLETATA COLLE TRACCIE DELLA ISCRIZIONE POSTA SULL’ACCESSO DELLA ROCCHETTA RICORDANTE L’INIZIATA RICOSTRUZIONE DI QUESTO CASTELLO SULLE ROVINE DELLA ROCCA VISCONTEA A DI XXV DI GIUGNO MCCCCL

Oggi le sue sale ospitano le collezioni di diversi musei civici (Museo egizio, Museo del mobile, Pinacoteca del Castello eccetera) e i cortili sono invasi dai turisti.

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MENTRE ENTRAVA PER ASSISTERE ALLE SACRE FUNZIONI DELLA FESTA PATRONALE

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l cinquantennio sotto il dominio degli Sforza (dal 1450 al 1499 circa) è per la città il periodo più florido della sua storia. I commercianti e i banchieri milanesi sono famosi in tutta Europa. L’aumento della produzione agricola, dovuto a circostanze climatiche favorevoli e ai nuovi possedimenti territoriali, ha permesso una maggiore diffusione del benessere tra la popolazione. I migliori artisti dell’epoca (tra gli altri Leonardo da Vinci e Donato di Angelo di Pascuccio, detto il Bramante), vengono chiamati a corte dai signori di Milano che dimostrano un forte interesse per l’arte, la cultura e la scienza. Le targhe dedicate agli Sforza sono più d’una, in queste pagine ne citiamo un paio. Francesco Sforza (Castello Sforzesco-Cortile della Rocchetta/via Festa del Perdono 7-Cortile d’Onore). Le due targhe sintetizzano al meglio la natura di Francesco Sforza, signore di Milano a partire dal 1450. La prima, posta nel primo cortile del Castello Sforzesco, ricorda la conquista del potere da parte di Francesco e gli inizi dei lavori per la ricostruzione

della Rocca Viscontea, fortificazione costruita nel 1355 da Galeazzo II Visconti. Questa diverrà in seguito il Castello Sforzesco, dimora ducale voluta proprio da Francesco Sforza, che conquista il potere il 22 marzo 1450 con la forza, sconfiggendo la Repubblica Ambrosiana, il governo repubblicano creato a Milano nel 1447 da un gruppo di nobili e di giuristi dell’università di Pavia in seguito al vuoto di potere creatosi con la morte di Filippo Maria Visconti. Successivamente il duca portò pace e modernità a Milano, trasformandola in centro artistico ed economico di grande importanza. La seconda targa si trova in via Festa del Perdono, nel cortile principale dell’Università Statale, ed è un esempio dell’impegno non solo politico e militare del signore di Milano. Nel 1456 il duca volle infatti realizzare proprio qui un ospizio che, in seguito, diverrà l’Ospedale Maggiore di Milano: rispetto ai precedenti ospedali medievali era adibito non tanto al soccorso della povertà, ma piuttosto alla cura degli individui affetti da malattie acute, suscettibili di guarigione.

Galeazzo Maria Sforza (Piazza Santo Stefano). La targa, posta sulla soglia della chiesa di Santo Stefano, ricorda l’attentato subito dal giovane duca Galeazzo Maria Sforza la mattina del 26 dicembre 1476 mentre si stava recando in chiesa per assistere alla solenne celebrazione della Messa. Giunto sulla soglia venne assalito da tre sicari: erano Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti. I tre erano spinti dalla dissolutezza e dall’arroganza del duca, ma anche dalla longa manus del re di Francia Luigi XI Valois, che puntava al controllo del ducato milanese. Galeazzo Maria morì sul sagrato della stessa chiesa.

Il nome di via Festa del Perdono, dove si trova l’ex Ospedale Maggiore, deriva dal Giubileo speciale della città di Milano, istituito dal duca nel 1450 per raccogliere soldi a favore della costruzione del Duomo e dello stesso Ospedale Maggiore. Progettista e primo costruttore fu il Filarete. Rimaneggiato negli anni e ristrutturato dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, oggi i chiostri dell’ospedale ospitano gli studenti dell’Università Statale di Milano.

il quartiere La chiesa di Santo Stefano risale al IX secolo circa, ma l’attuale assetto è quello settecentesco, e l’atrio dove avvenne l’assassinio non esiste più. Dal 1979 al 2000 la chiesa non è più stata luogo di culto ma ha ospitato l’archivio della Diocesi di Milano, tornando alle sue funzioni religiose nel momento in cui, sempre nel 2000, è stato aperto il nuovo archivio diocesano in via San Calimero 13.

Piazza Santo Stefano, una volta cuore pulsante del Verziere, mercato della frutta e verdura di Milano, ospita ogni 17 ottobre “La notte dei senza dimora”, manifestazione di sensibilizzazione a favore dei senza fissa dimora organizzata dal giornale di strada Terre di mezzo.

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La storia sui muri