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vendola

restivo

La manovra del Governo ucciderà il Sud e l’Europa

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Anno I n.13 - 29 maggio 2010

Editoriale di Gianvito Magistà

l’amore per il sud dei contrasti

Ora è accusato anche di aver ucciso Elisa Claps

Direttore responsabile: Giovanni Magistà

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Settimanale

Editore: Converprint s.r.l.

oro rosso, tutto nero

feste/Basilicata

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di et amo scriveva ad una donna il poeta latino Catullo. Lo stesso sentimento di amore e, se non proprio di odio quanto meno di rassegnazione verso un’amara realtà, lo provano tanti italiani, abitanti e non del Mezzogiorno. O per lo meno è quanto emerge da uno studio statistico presentato nei giorni scorsi a Palermo e Bari e di cui ne parliamo in maniera più approfondita all’interno di questo numero di Sud Italia News. Dal sondaggio si evince che gli italiani adorano il Sud Italia e che quasi un terzo ci andrebbe a vivere (il 13% dal Nord-Est ed il 15% dal NordOvest) ed il 60% di chi vi risiede già, non lo abbandonerebbe. E’ vero, il restante 40% - e non è poco - farebbe subito le valigie, ma è comunque un dato confortante soprattutto in tempi di crisi. Nonostante l’alto tasso di criminalità organizzata, la cattiva amministrazione e l’inadeguatezza delle infrastrutture, il Sud piace per tantissime altre ragioni ma soprattutto per la sua gente. Gli abitanti del Meridione sono una vera e propria risorsa per la loro terra e lo sponsor migliore nel resto della nazione e all’estero. Provate a chiedere ad un canadese che è stato nel Sud Italia cosa ne pensa della gente. Probabilmente vi risponderà come chi ha preso parte al sondaggio di Manageritalia: simpatici, caldi ed ospitali. Il sondaggio, inoltre, mette in luce una caratteristica fondamentale: e cioè che l’apprezzamento per il Sud è fortemente legato alla conoscenza. Più si conosce qualcosa, più la si sperimenta e meglio la si apprezza. Non è un caso, quindi, che l’ostilità verso il Meridione si riscontri maggiormente al Nord (in particolare nel Nord-Est), tra i giovani (15-24enni) ed i meno istruiti. Questo accade soprattutto a causa di una tv prevalentemente nordista (con la Mediaset berlusconiana in prima linea) che spesso e volentieri dipinge il Sud come una terra di nessuno, dove la criminalità comanda e gestisce tutto. Sarà anche vero per alcune zone difficili, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. Altra caratteristica dei meridionali apprezzata dagli italiani è - udite udite - il fatto che la gente non è per nulla intollerante e razzista: ben il 99% degli intervistati ha tenuto a precisarlo. E poi non è per niente materialista e spiritualmente povera (98%), è sostanzialmente per bene (87%), laboriosa (84%), accogliente e generosa (61%) e umana e simpatica (51%). Che questo sia un monito a quel Nord leghista, separatista e xenofobo che vorrebbe Bossi? Chissà. Intanto la maggioranza degli italiani ama il Sud e lui può continuare a giocare a fare la Padania.

accettura, torna il matrimonio degli alberi > P.7 bari/Nuovo caso

petruzzelli il teatro delle mille inchieste > P.4

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lecce vede la “a” D

opo due occasioni sprecate contro Cesena e Vicenza, il Lecce non può più sbagliare e nell’ultima giornata di campionato contro il Sassuolo il presidente Semeraro chiede la vittoria a tutti i costi. Al Lecce basterebbe anche il pareggio per ottenere la promozione in Serie A, ma i giallorossi vogliono chiudere in bellezza vincendo il campionato di Serie B. Si prevede il tutto esaurito al Via del Mare.

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processi/Tangenti

cronaca/Policoro

manfredonia, per il porto sentenza dopo 17 anni

fidanzati morti in vasca. uccisi?

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redazione@suditalianews.com

IL SUD FRA NUOVE E INUTILI PROVINCE

di Vincenzo Magistà entre, sulla scorta di quanto prevede l’art.133 della Costituzione italiana, nasce l’aspirazione di molti territori ad aggregarsi in nuove formule amministrative ed istituzionali, regionali, provinciali ed intercomunali, il Governo decide di tagliare le province, abolendo quelle che non raggiungono i 220mila abitanti. Se il provvedimento dovesse passare in Parlamento, scomparirebbero, dalle nostre parti, le province di Matera in Basilicata, e Isernia in Molise. Cambierebbe non solo la geografia, ma anche la storia d’Italia, soprattutto per la provincia di Matera, istituita nel 1927 dopo che la città capoluogo, sottoposta attualmente alla tutela dell’Unesco per i suoi “Sassi”, era stata dal 1663 la capitale della Basilicata. Le Province costano troppo, e spesso sono inutili. Questa la motivazione alla base del provvedimento governativo. Che mal si concilia, però, con le esigenze di rappresentanza del territorio che, invece, spesso trova proprio nelle amministrazioni provinciali il supporto morale, politico ed economico alle sue iniziative. D’altra parte, però, è anche vero che la geografia italiana, specie al sud, andrebbe modificata. Non è un caso, ad esempio, che da appena due anni è stata istituita una nuova provincia in Puglia, la Bat (Barletta, Andria, Trani), mentre giace in Parlamento da anni la proposta della terza provincia lucana, quella di Melfi. Più logico, allora, sarebbe staccare Melfi da Potenza e aggregarla a Matera, lasciando in vita quella provincia. Così come altrettanto legittime sono le aspirazioni dei molisani a creare altri due nuovi territori, la Moldaunia, comprendente i comuni molisani confinanti con la Daunia, e il Molisannio, un’aggregazione di comuni molisani, beneventani e foggiani. La volontà della popolazione va rispettata, bilanci permettendo. Ma in ogni caso, la geografia di una nazione non si può decidere a tavolino. Come le guerre di tutti i tempi insegnano.

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finanziaria/Il Governatore non è d’accordo

Vendola, i tagli ci uccideranno P

Il consiglio della Regione Puglia

regioni/Seduta inaugurale del consiglio regionale giovedì a Bari

Puglia, parte la nona S’

è rischiato l’incidente diplomatico e la clamorosa rottura tra i due schieramenti dopo un’intera mattinata all’insegna del “volemose bene”. Così la seduta d’esordio del consiglio regionale pugliese in Via Capruzzi. La nona legislatura ha aperto col battesimo delle 37 new entry del Parlamentino ed eleggendo un nuovo presidente del consiglio, Onofrio Introna. Che, suo malgrado, è stato il protagonista del “caso” che stava per far saltare il banco della riunione d’insediamento. Ma andiamo con ordine. S’è partiti quasi in orario alle 11 con parenti, amici e collaboratori in aula per assistere al debutto dei fantastici 70. Sorrisi, abbracci, strette di mano tra vecchi e nuovi protagonisti. Ma, soprattutto, una tensione positiva tra i due schieramenti, una voglia di “collaborare” e avviare una stagione costituente, all’insegna delle riforme condivise. Lo aveva scandito nel suo intervento Rocco Palese, il leader del centrodestra: “Faremo un’opposizione altamente responsabile. Pensiamo di poter metter mano insieme a voi ad alcune modifiche strutturali della macchina amministrativa: riduzione dei costi della politica e dei consiglieri, miglioramento dello statuto e altre correzioni istituzionali”. Lo stesso Palese aveva aperto e annunciato l’astensione dell’opposizione sull’indicazione del

presidente da parte della maggioranza, il vendoliano Onofrio Introna. “E’ uomo che stimo e che ha una grande esperienza politica”, ha detto riferendosi al candidato di Sel, sinistra e libertà guidata dal governatore Vendola. Parole accolte più che positivamente dallo stesso capo della giunta: “Sono grato a Palese per questi buoni auspici, la verità è che dobbiamo collaborare insieme su obiettivi comuni. Magari sulla finanziaria sarebbe necessario incontrarsi per valutare insieme gli effetti e come fare per mitigarli”. “Siamo - ha spiegato Vendola - una piccola zattera che si trova nella condizione di attraversare il mare in tempesta: abbiamo la necessità di enfatizzare il senso delle istituzioni”. Lo stesso Vendola, riferendosi ai numeri risicati della maggioranza, aveva ribadito un concetto chiave. “Se non avrò la maggioranza per governare qui non si aprirà il mercato dei voti, ma si andrà al voto anticipato. Poi in aula l’elezione del presidente del consiglio con un esito imprevisto. Ad Introna sono andati 42 voti, uno in più contro i 28 dell’opposizione che in realtà dovevano essere 29. Insomma piena fiducia al neo capo dell’assemblea. Nell’ufficio di presidenza finiscono il vice della maggioranza, Antonio Maniglio e quello dell’opposizione Nino Marmo indicato

dal Pdl. Segretario di presidenza della maggioranza diventa Peppino Longo, uno dei quattro consiglieri dell’Udc. Un gruppo che s’avvicina sempre di più alla maggioranza. Tanto è vero che sarebbero in arrivo nuovi posti di sottogoverno per lo scudocrociato. L’altro segretario sempre di minoranza è Andrea Caroppo che a soli trenta anni è il più giovane consigliere di via Capruzzi. Quindi siamo al primo discorso del neo presidente Introna. Ed è qui che s’è consumato l’incidente di giornata. Nel parlare della manovra finanziaria Introna ha superato i confini dell’equilibrio parlando a braccio rispetto al discorso scritto. “E’ iniqua e farà male agli italiani, si tratta di macelleria sociale”. Un passaggio “di parte” che ha mandato su tutte le furie l’opposizione. Il leader Palese a stento è riuscito a mantenere i suoi in aula. Ma non ha potuto fare a meno di intervenire energicamente: “Questo non è un discorso da uomo super partes, da garante di tutto il consiglio e imparziale. E’ inaccettabile che si possa parlare in questi termini di un intervento sui conti che salverà l’Italia dalla bancarotta”. Introna ha corretto il tiro, davanti ai giornalisti, chiarendo che “voleva sollecitare giunta e consiglio ad arginare gli effetti sui ceti poveri della manovra”. Ma ormai la frittata era fatta. Francesco Iato

puglia/Alla Regione dissensi sia in maggioranza che all’opposizione

In tre cambiano maglia U

n nuovo partito più che la formazione di un gruppo in consiglio regionale. Lo ammette il fondatore Giacomo Olivieri a pochi giorni dalla nascita de “I moderati e popolari”. In via Capruzzi è il nono gruppo consiliare che nasce dopo le elezioni. E mette insieme il più suffragato nelle regioni dell’Italia dei Valori, Olivieri, il suo collega dei record elettorali sulla sponda Pd, Nicola Canonico, e Antonio Buccoliero in arrivo dalla li-

Anno I - n.13 – 29 maggio 2010 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa Multicom Media Service 101 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano E-mail redazione@suditalianews.com

sta civica di Palese del centrodestra. Esperienze politiche diverse, dunque, che convergono nella formazione di un altro simbolo. In realtà la decisione di Canonico ed Olivieri è maturata dopo che entrambi hanno subito diversi maltrattamenti nei partiti di provenienza. Nel Pd Canonico è rimasto completamente fuori dalla stanza dei bottoni e dunque dalla possibilità di entrare nella giunta Vendola prima, ma anche di accedere alle cariche del consiglio regionale: capogruppo, presidente di commissione o dell’ufficio di presidenza. Oliveri, invece, ha assistito all’ingresso in giunta dell’ex Pm Nicastro nonostante tra i due ci fossero oltre 12 mila voto di scarto. Peraltro lo stesso Di Pietro giunto a Bari per risolvere il “caso” assegnò ad Olivieri l’incarico di capogruppo dei cinque eletti dell’Idv. Un impegno mantenuto con poca convinzione, racconta Olivieri, dai colleghi eletti e dal segretario regionale dell’Idv, l’onorevole Pierfelice Zazzera. I rumors del palazzo dicono anche che dietro la mossa dei “moderati” ci sarebbe l’abile regia del sindaco Michele Emiliano. Canonico ed Oliveri, infatti, sono sempre stati suoi fedelissimi e nelle ultime settimane ci sono state diverse riunioni nell’ufficio politico di Emiliano. I “moderati”, dicono le gole profonde del Pd, sono la spina nel fianco del governatore Vendola. Un argine sui numeri in consiglio per fron-

teggiare lo strapotere politico e mediatico di Nichi dopo la vittoria elettorale e all’indomani degli “schiaffi” ricevuti dal Pd nella formazione della giunta e nella scelta del sottogoverno. Ed in effetti per Vendola si tratta di togliere altri due pezzi al risicato vantaggio di otto consiglieri rispetto al centrodestra. Olivieri, era proprio il caso di aggiungere un altro simbolo nella bacheca infinita dei partiti italiani? “Non si tratta di un’operazione di bassa macelleria, come qualcuno vorrebbe far credere. Vogliamo semplicemente creare un movimento politico vero, fatto di gente seria, equilibrata e soprattutto moderata”. Dove vi ponete nello scacchiere del consiglio regionale? “Saremo al centro e vogliamo avere mani libere nelle decisioni. Ci comporteremo di volta in volta a seconda dei provvedimenti, ma non vogliamo steccati”. L’obiettivo vero, aggiunge l’avvocato Olivieri, è “costruire un partito che alle prossime elezioni raccolga il 6/7%. Su questo l’operazione sembra funzionare e sin dai primi giorni i moderati hanno ottenuto l’adesione di diversi eletti pugliesi nelle file dei dipietristi e dei democratici. Dal sindaco di Grumo Michele D’Atri, ai consiglieri comunali di Palo del Colle: Meliota, Daniello, Elia e, ancora, Proscia di Bitetto, Devito e Geronimo (ex Idv) a Toritto e Palmieri a Bitonto. Francesco Iato

residente, che ne pensa della manovra finanziaria varata dal governo Berlusconi? Il Sud come ne esce? Berlusconi aveva promesso un anno fa un piano per il Sud. Un piano lo ha fatto, la manovra. Ma è contro il Sud. La manovra finanziaria è la continuazione delle scelte che il governo fa ogni giorno, affrontando le principali emergenze, dal terremoto dell’Aquila alla crisi industriale, attingendo alle risorse destinate al Sud, i fondi Fas e Fse, salvadanai che invece dovrebbero servire a far superare al Mezzogiorno il divario con il Nord. Con questa manovra il Sud viene buttato a mare con una pietra attaccata al collo. Quindi il Sud, secondo lei, rischia di scomparire? Esatto. Ma rischia di scomparire anche l’Europa, che del Sud non può fare a meno. E il rischio più grande che corriamo è che di questo si continui a non parlare. La politica non se ne accorge o fa finta di non accorgersene, mantenendo il dibattito a livelli di basso rango, senza elevarlo a questioni di vitale importanza. E noi siamo arrivati ad una svolta epocale. O troviamo la forza di reagire, o siamo destinati all’estinzione. Berlusconi dice che la manovra era necessaria, non si poteva fare diversamente.

quella di questa crisi, con un gioco di squadra. Mentre il Nord supera con grande disinvoltura le differenze politiche e i confini amministrativi, noi non siamo capaci di ragionare come sistema meridionale. Se recuperassimo questa cultura, sostituendola a quella del lamento, potremmo riprenderci il ruolo politico che abbiamo perso e sperare in un rilancio. Lei inizia il suo secondo mandato da presidente. Con quale spirito, con quali prospettive? Inizio un cammino molto difficile. Rispetto a cinque anni fa è cambiato tutto, il mio sguardo sulla pubblica amministrazione, sui luoghi del governare, è cambiata l’Europa, è cambiato il mondo. Viviamo uno dei momenti più drammatici della storia recente, uno di quei passaggi che possono definire la nascita di una nuova epoca. La Puglia può essere una zattera che si perde nei marosi, o può trovare un porto in cui ripararsi. Dipende da noi, dalla nostra coesione. Non ha paura di trovarsi, all’improvviso, senza una maggioranza in consiglio regionale? La paura devono averla i consiglieri. Io ne trarrei le conseguenze. La politica non è un mercatino rionale, un suk arabo. In politica non valgono gli interessi personali, ma le idee, i programmi. Capisco che ci possono

L’on. Nichi Vendola

Non è affatto così. Berlusconi poteva fare l’esatto contrario di quel che ha fatto, per esempio, evitando di accanirsi contro i pensionati, gli invalidi, il pubblico impiego. Ma si può immaginare che siccome c’è la crisi economica, a pagare siano gli invalidi. Sa Berlusconi quante migliaia di vite si giocano in quel 5 per cento di soglia di invalidità che vuole innalzare? Perchè, invece, non colpisce le rendite finanziarie, i grandi patrimoni, gli interessi di quel mondo che per 30 anni ha fatto solo feste portando l’Italia e il pianeta alla rovina? La finanziaria non bada ai tagli, soprattutto nei bilanci regionali. Così sarà molto difficile governare. Tremonti non ha voluto mettere direttamente lui le mani nelle tasche degli italiani, ma sta imponendo alle Regioni di farlo. Ai cittadini non ha messo le mani in tasca, ma gli ha messo le dita negli occhi. Alla Puglia, in pratica, sta togliendo tutte le risorse, le poche che avevamo. Significa che dovremo tagliare i servizi sociali, gli investimenti sulla viabilità, gli aiuti all’agricoltura, tutti quegli interventi che a loro volta producono crescita economica. Stiamo creando nuove povertà e si sta mettendo a rischio la coesione sociale, con questa manovra rischia di saltare il collante che tiene insieme un Paese. Il Sud e la Puglia sapranno reagire? Intanto credo che il Sud abbia un debito con se stesso. Non ha saputo giocare la partita fondamentale, quella dell’incipiente federalismo, e

anche essere le aspirazioni personali, ma queste devono cedere il passo di fronte alle scelte condivise, di fronte agli obiettivi fondamentali del territorio. Siamo 70 consiglieri regionali, e tutti vorrebbero essere presidenti di qualcosa, avere qualcosa da gestire, ma non si può. E’ necessario che qualcuno abbia il senso del limite, e si ricordi che è stato eletto per rappresentare gli elettori, non per la sua visibilità politica. Ma qualche consigliere avrebbe potuto accontentarlo. Le contestano di aver fatto una giunta con troppi assessori esterni. Io rispetto alla lettera quello che è scolpito nelle leggi vigenti, che affidano al presidente, eletto direttamente dal popolo, il compito di scegliere una squadra di governo. E la squadra di governo non è per me un problema legato all’equilibrio tra i partiti, ma il principale strumento di servizio nei confronti della comunità. Quella che è appena cominciata, che legislatura sarà? Io intendo attenermi scrupolosamente al programma presentato in campagna elettorale, col quale ho vinto le elezioni. Intendo farlo nel rispetto dei partiti e delle persone. Ma tutti devono sentirsi responsabili di una fase, di una storia, che non può vederci prigionieri della furbizia e dell’ipocrisia. E’ tempo di tirar fuori il coraggio, la gente è disperata. Sarà la legislatura del cambiamento, o avremo tradito il nostro mandato. (v.m.)


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osa pensano gli italiani del Mezzogiorno? Se vi siete fatti questa domanda almeno una volta nella vita e non avete trovato delle risposte chiare, allora ci ha pensato Manageritalia (la Federazione Nazionale dei dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato) a svolgere un dettagliato sondaggio a tal riguardo. Manageritalia ha preso in considerazione più di 1.000 italiani dai 15 ai 70 anni e 300 manager. Il risultato? Abbastanza scontato. Gli italiani esaltano la gente del Sud, il clima, il territorio e la dieta mediterranea, ma criticano la gravità della situazione economica e sociale. La ragione principale per un viaggio nel Meridione è ovviamente la vacanza (75%), seguita poi dalla visita a famigliari ed amici (37%), attività culturali (15%) e presenza ad eventi sportivi (7%). Chi invece si reca per dovere (solo il 38% degli italiani), lo fa per lavoro (19%), studio (10%), fiere (8%), cura della salute (6%), servizio militare (5%). Per quanto riguarda le attività religiose, poi, strano da dirsi ma è soltanto l’8% degli intervistati a scendere al Sud. Il Mezzogiorno, poche eccezioni a parte, è amatissimo. Soltanto il 25% degli italiani esprime giudizi totalmente o prevalentemente negativi verso questo territorio. Il 44% è invece moderatamente favorevole ed il 31% si descrive come entusiasta o addirittura un fan. Dunque un totale di 75% di favori positivi. Un successone se si pensa che in una speculare indagine di Manageritalia sul Veneto, solo il 51% degli intervistati l’ha descritta come una zona d’Italia piacevole. Cosa piace del Sud? Innanzitutto il clima (87%), poi le città d’arte (86%), la natura (68%), le forti tradizioni popolari (64%) e culturali (53%). Inoltre la gente non sarebbe per nulla intollerante o razzista, per niente materialista o spiritualmente povera e quasi mai triste e depressa. Fin qui, le cose belle. Ma ovviamente ci sono anche dei punti deboli. Come ad esempio la scarsa produttività (93%), il deficit di sensibilità ed iniziative sociali (88%), il malgoverno (66%), la criminalità (59%)

molise/Regione sull’orlo della crisi economica

Trovare 59 milioni

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Il Lungomare di Bari

sondaggio/Promossi territorio ed abitanti

Il Sud che piace e l’inadeguatezza delle infrastrutture (54%). Per farla breve, secondo gli italiani il Sud è un insieme di eccellenze sociali e mancanze strutturali. Secondo il 49% degli intervistati, il Mezzogiorno è troppo dipendente dai finanziamenti pubblici ed il 35% pensa che venga troppo spesso svantaggiato dall’egoismo del Nord del Paese. Infine, nonostante il turismo sia la ragione principale di spostamento al Sud, gli italiani pensano che sia proprio quello il campo in cui investire maggiormente (81%), seguito poi dalla lotta alla criminalità (72%), la salvaguardia dell’ambiente (57%), i trasporti e le infrastrutture (55%), la scuola (52%) e la cultura (51%). Lo studio si è soffermato anche su sette città meridionali (Bari, Cagliari, Catania, Napoli, Palermo, Potenza e

Reggio Calabria). Il capoluogo sardo risulta essere la città meridionale preferita dagli italiani in via generale (33%), seguita dalle siciliane Catania (27%) e Palermo (26%). Napoli è la più visitata (57%), seguita da Bari (38%). Il capoluogo campano è anche il più vivace e dinamico (54%), mentre Palermo la più bella ed affascinante (59%). Potenza e Reggio Calabria sono tra le meno preferite. Il capoluogo lucano arriva ultimo per vivacità e dinamicità (15%), bellezza (9%) e con grandi prospettive future (15%). Reggio Calabria è invece inefficiente ed in crisi. E Bari? Abbastanza dinamica (37%), bella (30%) e con un grande futuro (21%). Ma anche la più antipatica (8,7%) a dispetto di Cagliari che è la più simpatica (2,7% di antipatie). (g.m.)

province/Definito (per ora) lo scontro politico-istituzionale con Barletta

Andria sede della BAT

La Cattedrale di Andria

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utto è deciso fino a prova contraria. Andria è la sede legale della provincia, a Barletta rimane la Prefettura, Trani ospiterà gli uffici giudiziari, come d’altronde ha sempre fatto. Un ricorso al Tar contro la decisione del consiglio provinciale potrebbe però rimettere tutto in discussione. Lo promuoverà, così come prevede lo Statuto, il comitato di lotta “Barletta provincia” che si dice deluso per una decisione definita “politica” che non ha tenuto conto di anni di lotta e rivendicazioni da parte della città della Disfida. Dunque le guerre di campanile proseguono. E a nulla sono valse le rassicurazioni da parte del presidente Francesco Ventola che ha più volte invitato tutti al “buon senso”. Alcuni consiglieri di maggioranza avevano proposto una sorta di scambio tra i poli, quello istituzionale a Barletta che avrebbe così rinunciato alla Prefettura, e quello della sicurezza ad Andria che avrebbe invece ospitato il Palazzo del Governo, in un edificio tra l’altro di proprietà comunale. E non come avviene nella città della Disfida dove la Prefettura ha trovato

sistemazione in un antico palazzo di proprietà di una confraternita alla quale la Provincia paga anche un affitto. Il presidente Francesco Ventola, alla guida di una giunta di centrodestra, è stato chiaro: “Avrei preferito che Barletta fosse sede legale della provincia, per la sua storia e per le lotte che ha compiuto, ma da questa città ho ricevuto solo rivendicazioni e non invece proposte ragionevoli”. E così, nell’ultima seduta del consiglio, con 18 voti a favore si è deciso per dislocare ad Andria la sede legale facendo prevalere un principio, sancito da un emendamento all’articolo 1 dello statuto, della provincia – territorio, per cui il polo istituzionale non può convivere con quello della sicurezza. Le polemiche non sono mancate, così come i momenti di tensione in aula a conferma che questa provincia è ancora lontana da essere unita. Soddisfazione nella maggioranza, un pò meno da parte dell’opposizione. Dall’opposizione si leva la voce di Francesco Salerno, ex sindaco di Barletta in quota ai Ds, ora esponente de “La Buona Politica”.

Amaro il suo commento: “Ci aspettavamo di più”, ha detto, “ma in democrazia vince chi ha un voto in più e così è stato. Vorrà dire che ci rifaremo nelle sedi opportune”, lasciando intendere che sono pronte le carte per tentare di indire un referendum e far decidere così ai cittadini. Con l’approvazione dello statuto la provincia di Barletta – Andria – Trani può definitivamente partire. Per il presidente Francesco Ventola un obiettivo importante anche se è mancata la condivisione. “E’ la sconfitta della politica”, ha dichiarato Ventola, “un voto condiviso avrebbe messo da parte inutili diatribe e lotte di campanile. La nostra, dobbiamo ricordarlo, è una Provincia, non una occasionale unione di comuni”. Ventola intanto invita alla coerenza, chiede ai responsabili di partito di tenere d’occhio le spese. A breve si tornerà a discutere della dislocazione degli altri uffici. “Per coerenza”, dice Ventola, “se Trani è il polo giuridico e finanziario, l’Agenzia delle Entrate non può andare a Barletta, così come chiede il consiglio comunale. Allo stesso modo non è possibile continuare a mantenere ad Andria la sede legale della Asl pagando l’affitto di alcuni locali, quando a Barletta c’è la struttura dell’ospedale che potrebbe ospitarli gratuitamente”. Intanto poiché della provincia di Barletta – Andria – Trani non c’è traccia nello statuto della regione Puglia, il neo eletto consigliere regionale del Pdl Giovanni Alfarano si è fatto promotore di una proposta di legge regionale di modifica all’articolo 7 dello Statuto che riporta solo i nomi delle province di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto escludendo l’ultima nata. “Il governatore Vendola in cinque anni di governo non ha fatto altro che ignorare e bistrattare il nostro territorio”, scrive Alfarano, “noi lo difenderemo”. Campanile su campanile. Giovanni Di Benedetto

na vittoria a mani basse, senza avversari, senza storia. Questo sembrava fino a due settimane fa il destino politico di Michele Iorio, governatore del Molise da quasi dodici anni, che alla fine del 2011 si ripresenterà alla guida di un centrodestra capace nel frattempo di vincere a ogni livello istituzionale in regione. Uno scenario stravolto da una serie di schiaffi di quel governo che di romano ha solo la sede geografica, ma che ormai è dominato dall’impronta federalista della Lega. Sanità, tasse, assetto istituzionale; il Molise sta trovando improvvisamente e inopinatamente solo porte chiuse davanti a un cammino che si fa complicato. I tecnici dei ministeri di Economia e Salute al tavolo del rientro dal deficit sanitario ingiungono al Molise di trovare 69 milioni di euro subito. La penale è pesantissima: blocco dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate e aumento delle tasse. Tasse che Iorio ha dovuto già aumentare tre anni fa, una manovra da ripetere senza se e senza ma anche oggi, consapevoli che non basterà nemmeno. Gli ulteriori aumenti delle aliquote regionali di Irap e Irpef copriranno 10 milioni di deficit. Il Molise ne dovrà trovare altri 59 e cacciarli di tasca propria. Inutile l’appello a Berlusconi, inutili le minacce di ricorso. Inutile tutto, Tremonti del Molise e dei suoi problemi non ne vuole proprio sapere. Nemmeno il tempo di riprendersi da un round durissimo che il Molise alla campanella successiva torna al tappeto con un’altra pesantissima novità. La manovra economica che sfiora i 25 miliardi di euro contiene un provvedimento doloroso per il significato che assume. Via dieci piccole province, tutte quelle che non raggiungono il tetto minimo di 220.000 abitanti, ovvero anche quella di Isernia. Per il Molise un colpo che lascia increduli. “Non ne so nulla – dice a caldo Iorio - ma se è così prepariamoci ad affrontare il governo a muso duro”. Sul provvedimento la smentita di Tremonti, ma la manovra è consultabile sul sito del Tesoro, e lì appare il nome di Isernia. “Occorrerà un decreto attuativo, non è automatica la soppressione” dicono fonti ministeriali, lasciando aperto il dubbio su modi e tempi di questa decisione. Che si faccia o no, è però chiaro che ormai il Molise deve fare i conti con la propria sopravvivenza, da giustificare continuamente,

come fosse un territorio impossessatosi indebitamente nel tempo di risorse che non gli competevano. Sul terreno politico i nuovi elementi il gioco portano a una diversa lettura della situazione, visto che Iorio si era rivolto direttamente ai molisani, che oggi però si sentono vessati da un governo amico del Governatore. Il Molise è terra democristiana fino al midollo, difficile che alla fine il risultato di schiodi. Ma il centrosinistra comincia a inviare impulsi vitali. Alla Provincia di Campobasso, dov’è in corso una crisi politica nella coalizione con il Presidente Idv Nicola D’Ascanio che si è dimesso, potrebbe succedere che il centrosinistra si ricompatti. D’Ascanio è l’emblema degli odi e delle divisioni che hanno contraddistinto la coalizione. Avversario dell’ex segretario e parlamentare Pd Roberto Ruta, D’Ascanio è passato dal Pd al partito di Antonio Di Pietro, che nella terra d’origine dell’ex pm di Mani pulite supera il 30 %. La crisi è frutto dei rapporti quasi impossibili fra questi tre leader regionali dello schieramento che a novembre 2011 dovrà sfidare la corazzata Pdl guidata da Iorio, che nel frattempo ha imbarcato decine di transfughi da un centrosinistra a pezzi. Qualcosa, però, sembra cambiare; non fosse altro che per quel 5 % che il Pd vale in Provincia di Isernia, praticamente un partito a rischio commissariamento. E allora si cambia registro, con Ruta che si dimette da Presidente del partito per lasciare la carica al suo antagonista nelle ultime primarie, il consigliere regionale Michele Petraroia. E’ una carica praticamente simbolica, ma è un segno importante di disgelo. Sistemare i conti interni al Pd e poi interloquire con il principale alleato/avversario: Antonio Di Pietro, questa la strategia. Non è facile riprendere il filo politico di un discorso che si è spezzato da almeno tre anni, fatti di sonore sconfitte elettorali. I molisani al momento hanno fiducia nulla nelle capacità del centrosinistra di poter affrontare Iorio e rappresentare un’alternativa, e questo per contrappasso è anche la fortuna di Iorio, che fa appello “all’orgoglio sannita”, come lo chiama, quando lancia proclami del tipo: “Macchè togliere la Provincia, piuttosto si allarghino i confini regionali”. Stefano Ricci

basilicata/Il Governatore presenta il programma

Ok a De Filippo L

avoro, servizi di quapercentuali di raccolta lità, valorizzazione differenziata. Quanto agli delle risorse disponibili, investimenti in campo reti di imprese, innovaenergetico, le azioni indizione dell’amministraviduate dalla giunta regiozione pubblica regionale. nale sono tre, e partono da Sono questi i punti salienun nuovo quadro di intese ti illustrati dal governatocon le società estrattrici di re De Filippo in consiglio idrocarburi, con la rinegoregionale su cui si svilupziazione di quelle sottoperà l’azione dell’esecutiscritte nel 1999 con Eni e vo nella nona legislatura. con le sue consociate. Per Tra le novità annunciate, De Filippo, bisognerà “atil “Quoziente Basilicatuare in maniera coerente ta”, un nuovo parametro il nuovo Piano di indirizL’on. De Filippo di accesso delle famiglie zo energetico ambientale ai servizi sociali, socioregionale (Piear)”, ma assistenziali, di orientamento al lavoro anche realizzare “un sistema di microed educativi erogati dalla Regione per generazioni energetiche sul territorio e di superare il criterio dell’Indicatore della efficientamento dei consumi di gas, per situazione economica equivalente. L’in- promuovere l’autosufficienza energetitento è quello di “sostenere in maniera ca”. In quest’ottica si prevede “l’attuamirata la famiglia, che è storicamente zione di tre progetti regionali: ‘Fai da te’ uno dei punti di forza e di distinzione per le utenze domestiche; ‘Energia fai da della cultura lucana”, concedendo “un te’ per le imprese; ‘Rottamazione energecanale di accesso prioritario alle famiglie tica’ per la sicurezza energetica delle abipiù numerose, più esposte al rischio di tazioni”. Infine l’impegno a raddoppiare impoverimento o che hanno al loro inter- l’attuale sostegno all’Università degli no situazioni particolari, quali la presen- studi della Basilicata attraverso un conza di anziani, invalidi o disabili, affetti tributo di dieci milioni di euro, al fine di da dipendenza da alcool o da droghe, o mantenere in vita i corsi di laurea istituiti reclusi in un istituto penitenziario”. Tra e di far proseguire le attività di ricerca le altre misure programmate, il Reddi- e di didattica. In particolare sarà redatta to Ponte per l’attribuzione di incentivi una legge regionale sul diritto allo stueconomici ai giovani lucani in cerca di dio universitario, a favore di servizi più lavoro, i bandi per l’occupazione e la aggiornati ed efficienti agli studenti, da trasformazione di Acquedotto Lucano in ottenere anche attraverso l’attualizzazioun’azienda Multiutility per una gestione ne dell’assetto normativo dell’Agenzia più razionale ed efficiente della risorsa regionale per il diritto allo studio. Queacqua. Nei prossimi cinque anni, il go- sti i propositi del presidente De Filippo, vernatore De Filippo intende, inoltre, ga- nella prossima seduta prevista per l’otto rantire una gestione unitaria ed integrata giugno, il dibattito in consiglio. del ciclo dei rifiuti e un incremento delle Alessandro Boccia


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29 maggio 2010

campobasso/Polizia

Chiusa la scuola V

foto today ®

L’interno del teatro Petruzzelli

bari/Le vicende giudiziarie del teatro sembrano non voler finire mai

Petruzzelli, altra lite sulla proprietà L

a storia del teatro Petruzzelli di Bari, dopo il disastroso incendio del ’93 che lo distrusse, è fatta di liti giudiziarie che sembrano non finire mai. In sede penale, in sede civile e in sede amministrativa, sono ormai una cinquantina le sentenze emesse, ma la storia continua. Chi sperava che con la riapertura del teatro tutto si sarebbe chiarito e sarebbero finiti i contrasti, si sbagliava. Adesso sta per aprirsi un altro grosso contenzioso pubblico che rischia di rimettere in discussione tutti gli accordi e tutte le sentenze accumulatesi nel corso degli anni. La vicenda riguarda la contestata proprietà del teatro. Il Petruzzelli era proprietà privata edificata su suolo pubblico. Nel 1869 i privati ottennero la concessione dal Comune di Bari, costruirono il teatro e sottoscrissero un contratto con l’ente pubblico che è durato senza intoppi fino al ‘93. Da quel disastroso incendio, sono cominciati i problemi. Il contratto prevedeva che per mantenere la proprietà del teatro, i proprietari, gli

radionorba/In crescita

Orgoglio del Sud C

rescono del 33% rispetto al 2009 gli ascolti di Radionorba. Gli ultimi dati diffusi da Audiradio confermano il trend positivo registrato già l’anno scorso, con 740mila ascoltatori nel giorno medio. Non solo. Radionorba, la radio del Sud, è ritenuta la prima radio di area per ascolti nel Mezzogiorno, con i suoi nove Gr locali quotidiani, ben 17 edizioni di Gr nazionali e una serie di programmi sulla viabilità e gli approfondimenti in diretta con i radioascoltatori nella fascia serale. “Siamo la voce e l’orgoglio del Mezzogiorno” è stato il commento soddisfatto del giovane presidente Marco Montrone. “E’ un risultato che arriva dopo una profonda fase di progettazione e studio del palinsesto. Siamo riusciti a coniugare musica, intrattenimento e informazione” ha aggiunto il direttore artistico Alan Palmieri, stimolando il senso di appartenenza ad un Sud positivo. In queste settimane e per tutta l’estate Radionorba è impegnata nel Sete di Radio Tour, tre ore di diretta nel weekend dalle piazze del Sud in compagnia di Birra Dreher e dei cantanti più gettonati del momento.

eredi Messeni Nemagna, avrebbero dovuto, in caso di distruzione dello stesso, ricostruirlo nei tre anni successivi. Ma la cosa, nel ‘93, sembrò subito impossibile. Tant’è che il Comune si rese disponibile ad intervenire, sostituendosi ai proprietari nei costi della ricostruzione. Per finire i lavori ci sono voluti non 3 ma 17 anni, e quello che in un primo momento sembrava un impegno finanziario di 10-20 miliardi di lire è diventato un salasso da 37 milioni di euro, pagati tutti dallo Stato, dalla Regione e dal Comune. Logico che la parte pubblica, adesso, rivendichi la proprietà del teatro, avendone pagato la ricostruzione. I Messeni Nemagna, naturalmente, si oppongono e si tengono il teatro ben stretto, disposti al massimo a cederlo in uso, in cambio di un assegno di 500mila euro l’anno. In tal senso, nel 2002, i proprietari sottoscrissero un nuovo accordo con Comune e Regione. Ma adesso, il Comune ha deciso di stracciarlo. Quell’accordo - ha deciso il consiglio comunale qualche giorno fa - non ha alcun valore, resta valido, perciò, l’accordo di un secolo fa. Se così fosse, i Messeni Nemagna,

non avendo rispettato il patto della ricostruzione, sarebbero automaticamente decaduti dalla proprietà del teatro. Ma la questione non è così semplice. I legali dei Messeni Nemagna già lo hanno scritto al Comune in una memoria con la quale suggerivano di non assumere quella decisione. Ci sono ben 25 sentenze - hanno scritto i Messeni Nemagna - che confermano la validità delle intese raggiunte nel 2002 e risolvono i problemi che si sarebbero creati col protocollo del 1896. Ma, siccome il Comune ha deciso di andare avanti, andranno avanti anche loro, attaccando la delibera del Comune in sede giudiziaria. Si apre, perciò, un altro fronte, l’ennesimo, che vede contrapposti i privati al pubblico. Sullo sfondo non c’è solo il problema della proprietà, ma anche un conto salato da pagare. Il Comune, infatti, non ha i soldi per onorare gli impegni assunti per la ricostruzione del teatro e li troverebbe solo se in cambio avesse il teatro. Il braccio di ferro, su queste basi, sarà lungo e difficile e del Petruzzelli si continuerà a parlare ancora per anni nelle aule giudiziarie baresi e romane.

entiquattro anni, tanto è durata la scuola allievi agenti poliziotti del Molise prima che il Prefetto Maddalena ne decidesse la chiusura. Era il 1986 quando, nel complesso da poco realizzato che ospitava la questura, la stradale e la mobile, i vertici della polizia decisero di avviare una sede distaccata della scuola agenti di Caserta. I primi anni furono un successo, tanto che nel 1989 la scuola, dedicata alla memoria di Giulio Rivera, uno degli agenti della scorta morti per difendere Aldo Moro dal sequestro, originario di Guglionesi, divenne autonoma. Da allora non meno di 750 nuovi allievi, che frequentavano i tre corsi organizzati ogni anno. “Questa era la scuola d’elite, dove venivano i figli dei generali e degli alti gradi delle forze dell’ordine”. Chi parla è Michele Pesce, segretario regionale del Siulp, il principale sindacato di polizia. Insieme con i colleghi Di Bernardo e Corsi ha portato avanti la battaglia per evitare la chiusura della “Rivera” fino all’ultimo. “Il decreto parla di razionalizzazione degli istituti di istruzione -spiega Pesce-, prefiggendosi l’obiettivo di ridurre le spese. Tutto giusto, se non fosse che questa scuola oggi è ospitata in un edificio nuovo che nel frattempo è stato costruito, che è antisismico e di proprietà dello Stato, dunque a costo zero”. Non ci stanno i poliziotti affidati alla scuola allievi molisana. “Come possiamo credere che questa soppressione non abbia altri motivi che non siano politici? Il costo annuale di questa scuola è di appena 80mila euro l’anno e dunque il risparmio che deriva dalla sua soppressione è insignificante”. Nella scuola operano a vario titolo una sessantina di persone e grazie alla presenza della struttura gravitano in città quasi un migliaio di persone durante tutto l’anno. “Con la soppressione il personale sarà ridistribuito sul territorio, colmando tutti i vuoti di organico e di fatto impedendo che i tanti giovani molisani che hanno intrapreso la carriera in polizia possano rientrare”. Dice ancora Pesce: “Non possiamo non sospettare che questa decisione dei vertici della polizia non risenta di influenze politiche. Insieme con la nostra scuola è saltata anche quella per agenti interpreti di Milano, ma certo tra le due città corre un abisso. Piuttosto si è voluta difendere la presenza di queste scuole nel nord, come ad Alessandria, Verbania e altre realtà evidentemente meglio difese della nostra, sempre nel nord Italia”. Inutili gli appelli alla delegazione parlamentare molisana, che si è liquefatta non appena ha intrasentito che non c’era nulla da fare. Ci sta provando solo il sindaco, di Bartolomeo, che è andato a Roma a ricevere il no. Un’altra struttura soppressa in regione, che allunga un elenco di servizi scomparsi dal Molise e fa l’ennesimo danno a un tessuto economico in piena emergenza crisi. Stefano Ricci

cinema/Ad Ozpetek la cittadinanza onoraria del capoluogo salentino

Il turco che ama Lecce U

n turco innamorato di Lecce e del Salento. E’ Ferzan Ozpetek, uno dei più noti registi cinematografici europei. L’amore è sbocciato la primavera scorsa, quando Ozpetek è arrivato a Lecce per girare il suo ultimo film, “Mine Vaganti”. Ed è stato un amore a prima vista, di quelli fulminanti, che lasciano il segno. Ozpetek, una volta girato il film, avrebbe voluto rimanere a vivere a Lecce. La città, lo ha quasi accontentato, dandogli la cittadinanza d’onore e così, da sabato scorso, il regista turco è cittadino onorario della capitale del barocco. “Quando mi proposero Lecce per ambientare il mio film ebbi qualche perplessità - racconta Ozpetek- perché non ne avevo quasi mai sentito parlare, e in ogni caso, mai in termini positivi. Ma mi è bastato arrivarci per sceglierla come mia seconda patria”. Il regista turco non ha più fatto mistero del suo sentimento per Lecce, parlandone in ogni occasione, in Italia e all’estero, e diventando di fatto l’ambasciatore più credibile della bellezza di Lecce e del salento.Il sindaco della città, Perrone ha voluto ringraziarlo proprio per questo,

Il regista Ferzan Ozpetek

riconoscendogli meriti artistici ma anche e soprattutto quello di promotore della salentinità nel mondo. La città ha donato ad Ozpetek una pergamena con il titolo di cittadino onorario ed un fermacarte raffigurante uno dei simboli dell’arte barocca. Ozpetek in Mine Vaganti ha saputo dare a Lecce una visibilità molto

particolare, valorizzandola in ogni suo aspetto sociale e culturale, documentando così, con le immagini e lo spirito delfilm il suo amore per la città. “Ho cominciato a frequentare Lecce poco alla volta - ha detto - mi portavano in giro a vedere posti, conoscevo le persone, e così ho finito per innamorarmi dei leccesi e della città, un amore, un affetto che ho voluto affidare nella lettera film della nonna toscana, uno dei personaggi della pellicola”. Il regista turco non si aspettava il riconoscimento. E’ stato come un fulmine a ciel sereno, lo stesso fulmine che ha fatto scoppiare il suo amore per Lecce. Appena ricevuto l’invito ha disdettato tutti i suoi impegni per correre nel salento a ritirare la pergamena di cittadino onorario di Lecce. La città lo ha ricambiato con altrettanto affetto e simpatia. Non è escluso, a questo punto, che Ozpetek decida di girare a Lecce e nel Salento anche i suoi prossimi film, e che ne dedichi uno intero alla città. Se lo è augurato il sindaco Perrone durante il discorso di ringraziamento ed augurio riservato al regista.

notizie in brevE il romanazzi compie 50 anni Festeggia 50 anni di vita l’Istituto Tecnico Commerciale Romanazzi di Bari. Ha formato non meno di 50mila giovani, che si sono affermati in ruoli di primissimo piano a livello nazionale e internazionale. Mercoledì si sono ritrovati tutti, docenti e alunni, in un emozionante gioco di ricordi ed emozioni.

festival ‘costa dei trulli’ La Fiera del Levante diventa il palcoscenico di grandi eventi musicali, performance, mostre e gastronomia. Dal 10 al 13 giugno va in scena la prima edizione del Costa dei Trulli Summer Festival, per trasformare la Fiera in un distretto della cultura, dell’arte e della musica. Tra i cantanti Gigi D’Alessio.

lecce, operazione ‘motorace’ Oltre 200 anni di carcere chiesti dalla procura di Lecce nel processo con rito abbreviato nei confronti di 20 imputati, nell’operazione Motorace. In manette finì una banda che controllava un giro di smercio di droga fra Lecce e Brindisi. Per i capi chiesti 14 anni di carcere. Il 30 giugno la sentenza.

potenza, incidente per minorenni Stavano organizzando un pranzo di classe quando cinque giovanissimi potentini hanno deciso di provare l’ebbrezza di un giro in una minicar. La vettura, però, è sbandata andando a sbattere contro un palo della pubblica illuminazione. Sul posto gli operatori del 118 hanno trasportato i ragazzi in ospedale. Una ragazza di 17 anni ha subìto un intervento chirurgico.

ladri di ferro a barletta Due fratelli sono stati arrestati a Barletta con l’accusa di aver rubato tre quintali di ferro da un deposito delle Ferrovie dello Stato. I due sono stati sorpresi da una pattuglia del nucleo radiomobile in via Monfalcone, nelle vicinanze del deposito mentre stavano caricando su un motocarro materiale ferroso.

metaponto, due milioni da regione Buona notizia per il lido di Metaponto, danneggiato nelle scorse settimane dalle mareggiate. La Regione Basilicata ha stanziato due milioni di euro per i lavori di riporto su un tratto di costa, che saranno effettuati con sabbia prelevata dai fiumi Cavone e Basento e dal porto degli Argonauti. La Regione ha previsto anche un contributo di 163 mila euro a seguito delle mareggiate di febbraio e marzo.

parco eolico a giuggianello Il Consiglio di Stato dice sì al parco eolico di Giuggianello (Le). I giudici di Palazzo Spada hanno rigettato il ricorso delle associazioni ambientaliste al Tar, che aveva annullato il provvedimento della Regione Puglia per l’installazione di 12 turbine eoliche nel comune salentino. Sarà la società Maestrale Green Energy a realizzare il parco eolico.

foggia, baby vigili Educazione stradale a Foggia mercoledì, quando sono entrati in azione i baby vigili urbani che hanno punito con multe morali gli automobilisti indisciplinati. Poi, le multe vere.


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cronaca/Due fidanzati morti nella vasca da bagno: uccisi? E da chi?

Il giallo di Policoro

Il bagno dove sono stati scoperti i cadaveri

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nsieme a quello di Elisa Claps, è l’altro giallo ormai tristemente famoso della Basilicata. Si tratta della morte dei due fidanzatini Luca Orioli, 20 anni, e Marirosa Andreotta, 22, avvenuta a Policoro, nel materano, in circostanze tutte ancora da chiarire il 23 marzo 1988. I due studenti universitari furono trovati seminudi nel bagno di casa Andreotta. Le prime indagini stabilirono che erano morti per elettroconduzione; successivamente si ipotizzò l’asfissia da ossido di carbonio; infine, fu avanzato il sospetto del duplice omicidio. Il pubblico ministero della Procura di Matera, Rosanna De Fraia, incaricato della nuova inchiesta aperta nel giugno 2006, è ora giunta alla conclusione secondo cui si sareb-

be trattato di un incidente e ha chiesto quindi al gip l’archiviazione del caso. Una decisione che ha trovato, però, la ferma opposizione di Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli. “Non è giusto che si debba morire senza conoscere la verità su fatti gravissimi come quelli accaduti a Luca”. Su cosa verte lo scontro tra le tesi del magistrato e quelle della famiglia? Il pm si è basato, in gran parte, sulle valutazioni che sono state effettuate dall’Unità anticrimine violenta della Polizia scientifica di Roma su alcune foto e su altri reperti. Perizie che escludono il duplice omicidio e fanno propendere per l’ipotesi dell’incidente: folgorazione o ossido di carbonio. Con una preferenza per la seconda. Nel frattempo il prossimo

cronaca/Picchiata perchè troppo occidentale

Papà, ti perdono L

a fede religiosa che divide e non che non fosse di religione musulmana. unisce. Il perdono come unico coLinda, questo il nome della ragazza, mune denominatore. Musulmano lui, spiegò agli investigatori che in casa troppo “occidentali” per i suoi gusti la convivenza con il padre - padrone la moglie e i era divendue figli, cotata imposstretti a visibile, una vere quasi volta suo segregati fratello di in casa per 16 anni sfuggire era stato alle tentaselvagzioni della giamente vita moderpicchiana. Fossero to perché anche un scoperto fidanzato dall’uomo italiano o in giro per l’orecchila città con no portato l’orecchicome vuono. L’ultile la moda ma puntata dei giovani. è andata Ad Andria in onda il per fortuna 24 maggio non è andas c o r s o ta come in quando daprovincia di vanti al La ragazza picchiata dal padre ad Andria Brescia o giudice del in provincia tribunale di Pordenone dove due giovanissime di Andria si è celebrata l’udienza del extracomunitarie sono state uccise dai processo per direttissima nei confronti loro genitori che non condividevano le del cittadino marocchino. Il colpo di unioni con ragazzi italiani, ma poco ci scena quando la moglie e i due figli è mancato. La storia, che ha commosso dell’uomo hanno dichiarato di volerl’Italia intera, viene scoperta lo scorso lo perdonare e hanno così ritirato la 5 maggio dai carabinieri che, allertaquerela per le lesioni subite. “E’ pur ti da una telefonata anonima, fanno sempre il padre dei miei figli”, ha detirruzione in casa di una famiglia di to la moglie, “in casa non lo vogliamo marocchini da anni residenti in Italia e più, ma siamo disposti a dargli una sescoprono una situazione al limite. Una conda chance”. Il giudice ha concesdonna in lacrime abbracciata al proso all’uomo il beneficio degli arresti prio figlio e una ragazza, visibilmente domiciliari, da scontare in un’abitain stato di choc, tenuta per i capelli zione messa a disposizione da un suo dal padre. I tre vengono trasportati in conoscente. Avrà tempo di capire che ospedale, l’uomo finisce in manette ha sbagliato, ha l’obbligo di non avviper lesioni personali e maltrattamenti cinarsi ai ragazzi e alla sua compagna. in famiglia. Ai militari dirà che non Niente processo dunque per il reato di riusciva più a sopportare i comportalesioni personali, rimane in piedi solo menti troppo “occidentali” della sua l’accusa di maltrattamenti in famiglia, famiglia, da quasi 15 anni in Italia. Nei perseguibile d’ufficio. Il giudice ha giorni successivi la figlia, impiegata rinviato l’udienza al prossimo 11 giuin una profumeria del centro di Angno, si pronuncerà anche sulla richiedria, racconterà di una vita d’inferno, sta di patteggiamento della pena avandell’impossibilità di frequentare amici zata dal suo legale. “Questo periodo italiani, anche di proseguire una stolontano da noi deve fargli capire”, ha ria d’amore con un ragazzo, interrotta concluso Linda, “che la fede, anche se propria a causa del padre, per nulla didiversa, deve unire e non dividere”. Giovanni Di Benedetto sposto ad accettare in casa un giovane

8 giugno è in programma, davanti al gup di Matera, Rosa Bia, l’udienza per decidere sull’opposizione all’archiviazione. Un’opposizione che la famiglia Orioli ha motivato anche attraverso un parere “pro veritate”. Secondo i legali della famiglia, infatti, “i diversi errori compiuti nelle indagini già nelle fasi immediate del ritrovamento dei corpi, la manipolazione della scena del delitto e le tante contraddizioni di perizie, valutazioni e testimonianze raccolte o ignorate, confermano la necessità di ricostruire la verità su quanto veramente accaduto quella notte e di procedere alla riesumazione dei corpi”. “Occorre – per mamma Olimpia - tornare a quella notte. Ristabilire la verità che – a suo parere - viene da tutto ciò che non è stato detto. Lo si faccia adesso. Ci sono state tante testimonianze false ma nessun indagato”. La famiglia del ragazzo sì è avvalsa anche del lavoro di una criminologa forense, Roberta Buzzone, secondo la quale i due giovani sarebbero stati vittima di un’aggressione, confermata dai segni descritti sui corpi e dall’alterazione della scena del delitto. Anche per il legale della famiglia Orioli, l’avvocato Francesco Auletta, non è plausibile l’ipotesi accidentale da avvelenamento da “monossido di carbonio come asserito dalle conclusioni della Procura. Venti anni di indagini - spiega Auletta - confermano dubbi, contraddizioni e mancati approfondimenti. Asseriamo che i due giovani sono stati vittime di un duplice omicidio. Occorre restituire a questa vicenda quella verità che il papà di Luca aveva chiesto per tanto tempo prima di morire”. Per questo motivo il legale chiederà la riesumazione dei cadaveri dei due giovani per chiarire le cause della morte. Alessandro Boccia

cronaca/Chiesto l’arresto per l’omicidio Claps

Restivo, è stato lui

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omicida di Elisa Claps avrebbe un nome: quello di Danilo Restivo. A sostenerlo i magistrati di Salerno, che conducono le indagini sulla morte della studentessa potentina, e che hanno emesso un ordine di arresto nei confronti del 39enne potentino, attualmente in carcere in Inghilterra, dove si era trasferito anni fa, perché accusato dell’omicidio di Heather Barnett, una sua vicina di casa a Bournemouth. Gli inquirenti non hanno dubbi: “Danilo Restivo ha ucciso Elisa Claps il 12 settembre 1993 colpendola 13 volte al torace con un’arma da punta e taglio, dopo un approccio sessuale rifiutato dalla ragazza”. Per i magistrati nei confronti di Restivo “ci sono gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine all’omicidio di Elisa Claps” e l’uomo “ha commesso il fatto per motivi abbietti e ha agito con crudeltà”. Il giovane è accusato di omicidio volontario perché avrebbe convinto Elisa a raggiungerlo in chiesa e dopo un tentativo di approccio sessuale l’avrebbe uccisa. Dopo averla colpita, provocandone la morte, l’omicida l’avrebbe trascinata in un angolo del sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, coprendo il cadavere con materiale di vario tipo, fra cui tegole e materiale di risulta. Dal giorno dell’assassinio il corpo di Elisa sarebbe sempre rimasto nel sottotetto della chiesa, dove poi è stato trovato. Non è possibile dire se Restivo sia stato aiutato o meno ad occultare il cadavere. Per dimostrare la sua colpevolezza, il dna non è stato indispensabile. Gli inquirenti erano già in possesso di gravi indizi di colpevolezza che hanno portato la procura di Salerno a chiedere il fermo l’11 maggio scorso, una settimana prima del fermo effettuato dalla polizia inglese, avvenuto

Danilo Restivo

il 19 maggio, quando è partita la richiesta di prelevare il suo dna. Il gip ha accolto la richiesta il 22 maggio. Attualmente Restivo è al centro di un altro procedimento giudiziario e il 24 settembre sarà giudicato da una corte inglese per la morte di Heather Barnett. I magistrati salernitani non vedono alcuna difficoltà per portare Restivo in Italia: “Ci siederemo a un tavolo con gli inglesi e troveremo un accordo sui tempi del processo”. Ad ogni modo non è ancora possibile ipotizzare la data dei funerali di Elisa. La salma sarà restituita alla famiglia “a breve”, appena sarà terminato l’incidente probatorio. Intanto la famiglia esprime soddisfazione per un atto che invano aveva elemosinato per 17 anni, auspicando che l’arresto di Restivo “sia il primo tassello di una verità attesa da un tempo interminabile”. Fin dall’inizio, del resto, i familiari di Elisa avevano indicato in Restivo il responsabile della scomparsa della ragazza. Alessandro Boccia

manfredonia/17 anni per la sentenza d’appello sui Nastri d’oro

Tangentopoli pugliese D

opo diciassette anni i giudici della Corte di Appello di Bari, hanno scritto la parola fine alla tangentopoli foggiana infliggendo cinque assoluzioni e quattro condanne. Termina così il noto processo passato alle cronache come “Nastri d’oro” per via delle maxi tangenti pagate dall’imprenditore Ottavio Pisante a noti politici degli anni ’90. I “regali” servivano per non subire intralci nella realizzazione dei nastri trasportatori al porto industriale di Manfredonia. La vicenda ebbe inizio tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta quando, l’ASI appaltò un lavoro di 78 miliardi alla ditta milanese “De Bartolomeis”, per la costruzione dei nastri trasportatori. Nel dicembre del’92, nel corso di una perquisizione nella sede della ditta “Emit” di Milano (socia della “De Bartolomeis”), fu ritrovato un quaderno su cui erano scrupolosamente annotate le tangenti pagate per la realizzazione dei vari lavori. Vi erano anche i nastri del porto di Manfredonia. Pochi giorni dopo, il titolare della “Emit”, l’imprenditore foggiano Ottavio Pisante, fu arrestato per aver tentato di corrompere un carabiniere nella speranza di riottenere il quaderno sequestrato. Dopo quindici giorni di carcere, Ottavio Pisante decide di collaborare e diventa il “grande accusatore” di politici locali e nazionali. Sul libro-paga, infatti, ci sono nomi noti e le sue rivelazioni causano un vero e proprio terremoto politico e giudiziario. Si fa luce su verità nascoste, lobby e affari , svelando intrecci tra politici ed imprenditori. Piovano avvisi di garanzia anche su insospettabili. I primi, per concussione, furono notificati al ministro della Democrazia Cristiana Paolo Cirino Pomicino (per il quale il reato cadde in prescrizione alcuni anni dopo)e al ministro socialista Rino Formica. Sul banco degli imputati salgono ministri, assessori regionali e consiglieri comunali. Nel settembre del ‘94, la Procura di Foggia, chiede il rinvio a giudizio di 18 imputati. Il processo inizierà due anni dopo. Il collaboratore Ottavio Pisante farà il suo ingresso in aula solo nel 2003.

I nastri trasportatori del porto di Manfredonia

L’imprenditore racconta di aver dovuto versare una tangente di circa 4 miliardi, pari al 5% dell’importo dell’appalto, ai partiti della Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Social Democratico. La fetta più grande dell’affare, raccontò Pisante, fu riservata all’allora commissario dell’ente appaltatore, Vladimiro Curatolo. A causa di continue sospensioni e rinvii, il processo “Nastri d’oro” procede a singhiozzo e si chiude nell’aprile del 2004 con la condanna di nove imputati e l’assoluzione di sette. Le carte processuali passano nelle mani dei magistrati della Corte di Appello di Bari che hanno emesso la sentenza il 24 maggio scorso, dopo due ore e 30 minuti di camera di consiglio. Cinque i condannati. Sono Franco Di Giuseppe, (4 anni e 6 mesi) esponente di spicco della DC e all’epoca dei fatti assessore regionale. Di Giuseppe fu accusato di aver intascato la quota più consistente della tangente; Giuseppe Affatato (4 anni e 8 mesi) riconosciuto colpevole di due episodi di concussione; Franco Borgia (4 anni e 2 mesi), ex deputato, avrebbe incassato una

tangente di 40 milioni di lire e Giuseppe Manfredi (3 anni e 5 mesi) ex vice commissario ASI. Assolti l’ex ministro Rino Formica, accusato di aver incassato una tangente di 400 milioni di lire; Roberto Paolucci , ex assessore regionale; gli ex deputati Domenico Romano ed Angelo Ciavarella; il socialista Vincenzo Catanese, all’epoca consigliere comunale a Manfredonia. Dopo la sentenza la prima testa a cadere è stata quella di Franco Di Giuseppe dimessosi dall’incarico di segretario dell’Unione di Centro (UDC) della provincia di Foggia. Di Giuseppe ha affidato le sue parole ad uno scarno comunicato in cui definisce la sentenza “ingiusta e inattesa....e nel rispetto dell’etica politica” ha preferito lasciare l’incarico. Tutti gli altri si sono defilati, affidando pochi commenti ai rispettivi avvocati. La gran parte degli imputati, anche per questioni di età, non ricopre alcun ruolo di rilievo e sono “dinosauri” della politica di ieri. Per tutti vale un solo pensiero. Diciassette anni sono davvero troppi per chi attende giustizia. Enza Calitri


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orna la paura? No, perché la paura non è mai passata. Aumentano, piuttosto, le conoscenze scientifiche e si diffondono ad una popolazione sempre più vasta. E le nuove cognizioni creano nuovi allarmi. L’inquinamento non è più solo quel fumo, più o meno nero o più o meno bianco che da cinquant’anni i tarantini sono abituati a veder uscire dai camini dell’ILVA, ma è qualcosa di molto più subdolo, qualcosa di invisibile e impercettibile. La diossina, per esempio, che non si vede e neanche se ne sente l’odore. Oppure il benzo-a-pirene, altro gas “subdolo”. Poi ci sono gli inquinanti di sempre, nel senso che sono sempre stati conosciuti, quali le polveri sottili e quelle meno sottili dei parchi minerari. Se partiamo da queste considerazioni, allora possiamo dire che la paura si fa più grande, aumentando di pari passo con la conoscenza. In una parola cresce quella che si definisce “coscienza ambientale”. E questo accade -quasi paradossalmenteproprio mentre l’ILVA è impegnata, ormai da qualche anno, a ridurre per quanto possibile le emissioni inquinanti. Lo sta facendo mettendo in funzione le cosiddette BAT -Best Available Tecnologycioè le migliori tecnologie disponibili allo scopo. In particolare due impianti sono stati inaugurati -in pompa magnanell’arco di poco più di un anno solare: un impianto per ridurre le emissioni di diossina ed uno di depolverazione, per ridurre quelle di polveri sottili. L’azienda siderurgica va fiera del lavoro fatto fino ad oggi ed è certa che tutto funziona nel rispetto delle norme, mai superando i limiti di emissioni previsti dalla legge. L’azienda sostiene di aver rispettato tempi e modi dell’accordo di programma a suo tempo firmato con ministero dell’ambiente e regione Puglia. Gli ambientalisti non sono d’accordo. Anzi, dicono che è tutto falso. Che gli impianti inaugurati, con visite di ministri e politici regionali, sono poco più che scatole vuote, che funzionano male. L’inquinamento da diossina e da benzoa-pirene, per esempio, sarebbero ancora elevatissimi, secondo quanto sostengono ad “Alta Marea”, un’associazione che raccoglie tutte le sigle ambientaliste e che chiede la chiusura delle cokerie, cioè dell’area a caldo, il cuore dello stabilimento. Ma in questo momento l’ILVA

sanità/Al San Carlo

Trapianti a Potenza

L’

L’Ilva di Taranto

industrie/Improvvisa nuova fermata al Siderurgico di Taranto

L’Ilva fa sempre paura ha contro anche il comune di Taranto e l’associazione “Taranto Futura”. L’amministrazione civica -dopo anni di silenzio sulla questione- ora chiede i danni ambientali provocati nel tempo. E lo fa con tanto di delibera di giunta, che dà il via all’azione legale. “Taranto Futura” chiede da tempo che sia indetto un referendum per la chiusura dello stabilimento. Chiesto ed ottenuto dal comune il regolamento referendario che non c’era, ora sta raccogliendo le firme necessarie per indire la consultazione civica. Tutti contro l’ILVA? Non proprio. Perché, per esempio, anche tra gli stessi ambientalisti c’è qualche distinguo. Legambiente, non è d’accordo sulla chiusura degli impianti, proponendo invece una graduale riduzione delle emissioni in modo da conciliare ambiente e occupazione. E’ questo il punto critico: la conciliazione

frana/Bertolaso scommette sul 7 giugno

di lavoro e occupazione. E’ su questo punto che si rischia addirittura lo scontro sociale. Sarebbe l’ennesimo dramma per Taranto. Da una parte i 13mila dipendenti che -per quanto coscienti del problema- non vogliono e non possono rinunciare al posto di lavoro senza, peraltro, avere alternative. Con loro i lavoratori delle aziende satellite dell’ILVA -sono almeno altri 6/7mila- e i sindacati confederali di categoria FIM, FIOM e UILM, nonché -come dicevamo- una parte degli ambientalisti e, naturalmente, anche gli industriali, numerosi politici e cittadini. Dall’altra, gli ambientalisti a oltranza e la gran parte dei tarantini che non sono direttamente coinvolti dal punto di vista dell’occupazione, o che invece coinvolti lo sono, ma sul piano della salute. In tutto questo cosa dice l’ILVA? Dice che sta facendo tutto il possibile, che lo stabilimento è enorme e comples-

so e che i problemi non si risolvono con la bacchetta magica, dall’oggi al domani. Chiudere lo stabilimento? Anche solo chiudere l’area a caldo, le cokerie? “In 15 anni, da quando l’ILVA è passata dallo Stato al Gruppo Riva, sono stati spesi 4 miliardi di euro per l’ammodernamento tecnologico degli impianti” dice l’ingegner Adolfo Buffo, responsabile per la sicurezza e l’ambiente. “Chiudere le cokerie, anche solo per una settimana, come chiede “Alta Marea”, per misurare il benzo-a-pirene, è una proposta assurda. E’ tecnicamente impossibile -conclude l’ingegner Buffo- significherebbe distruggere tutto. Impianti compresi”. Il braccio di ferro continua. Il rischio dello scontro sociale si fa sempre più concreto. Anche perché in questo momento, a Taranto, dopo l’ILVA non c’è più niente, o quasi. Francesco Persiani

ospedale San Carlo di Potenza ha una nuova sala per accogliere i parenti dei donatori di organi. È stata concepita soprattutto per dare il comfort possibile in quegli intensi momenti prima e dopo la decisione di consentire l’espianto. Si tratta di una stanza dotata di un fax e di un computer per le pratiche amministrative e con un arredamento realizzato da un architetto e da uno psicologo per adattarlo alle esigenze del posto. L’arredamento è stato donato dai club Rotary di Potenza, Potenza Ovest e il Distretto 2120 del Rotary International, nell’ambito del progetto ‘’Una vita per la vita’’ organizzato dal Rotary International appunto negli ospedali della Puglia e della Basilicata, che ha consentito l’allestimento complessivo di ben 11 sale. Soddisfazione è stata espressa dal neo assessore regionale alla sanità, Attilio Martorano, presente all’inaugurazione, secondo cui ‘’la collaborazione con le associazioni è fondamentale per la costruzione di una relazione umana tra i servizi offerti e gli utenti’’, mentre per il direttore generale del San Carlo, Giovanni De Costanzo, ‘’la sala rientra nel percorso di eccellenza e di riferimento regionale della struttura per l’urgenza’’. In Basilicata sono stati undici i donatori ‘’utilizzati’’ nel 2009 rispetto ai nove del 2008, con un indice di 18,6 prelievi di organi per milione di abitanti, di poco inferiore alla media nazionale di 19,6: nel corso dell’anno, inoltre, sono diminuite le opposizioni ai prelievi dal 47,6 per cento del 2008 al 25 per cento del 2009. Alessandro Boccia

agricoltura/La grandine e la pioggia distruggono il raccolto

Binario a posto Ciliegie, un anno nero è

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Bertolaso a Montaguto

desso ci sono le date. Non si va più avanti ad ipotesi e promesse. Il capo della Protezione Civile, Bertolaso, ha fissato il giorno di riapertura della linea ferroviaria che collega la Puglia alla Campania ed a Roma, interrotta da circa tre mesi in località Montaguto al confine fra le province di Foggia ed Avellino. La ferrovia riaprirà il 7 giugno. Bertolaso lo ha comunicato al termine del suo ultimo sopralluogo sulla frana, giovedì 27 maggio. Dopo aver ispezionato con gli uomini del Genio Militare che stanno coordinando i lavori, lo stato dei luoghi, ha tenuto una conferenza stampa ed ha fatto l’annuncio che tutti aspettavano. Dal 2 giugno saranno rimessi al loro posto i binari. Ci vorranno due giorni. Altri due giorni saranno necessari per le necessarie verifiche tecniche. Sulla tratta, cioè, verranno fatti transitare convogli per il collaudo della linea. Il 7 giugno, la riapertura, che consentirà a molti viaggiatori di evitare i disagi provocati oggi dall’interruzione. Chi vuol raggiungere Roma dalla Puglia, e viceversa, è costretto a farsi un tragitto di due ore in

pulman per bypassare l’interruzione. L’utilizzo del treno per andare a Roma dalla Puglia, perciò, è crollato spaventosamente, producendo un danno alle ferrovie che Rfi calcola vicina ai 3-4 milioni di euro. Ma i problemi maggiori a causa della frana li stanno subendo le attività commerciali e imprenditoriali della zona, praticamente bloccate dalle interruzioni ferroviaria e stradale. Non va dimenticato, infatti, che all’altezza di Montaguto è interrotta anche la statale 90, la storica Bari-Napoli. Anche sulla statale sono in corso lavori di ripristino. Ma in quel caso ci vorrà ancora del tempo per poterli ultimare. Tuttavia, lo stesso Bertolaso ha annunciato anche per la statale il mantenimento degli impegni, il che vuol dire che al massimo entro l’inizio di luglio si potrà tornare a circolare nuovamente. Una volta ripristinati i collegamenti, saranno necessari altri lavori per evitare che la frana si rimetta a camminare vanificando tutti gli sforzi fatti finora. Anche per questo -ha assicurato Bertolaso- l’attenzione e l’impegno della Protezione Civile non mancheranno.

stato un disastro. Di quelli mai visti prima. In una notte, circa il 40 per cento delle ciliegie pronte per essere raccolte nel quadrilatero dell’oro rosso che comprende Conversano, Turi, Sammichele e Casamassima, è andato distrutto. Colpa della pioggia e della grandine, fenomeni che si sono manifestati venerdì della settimana scorsa con una potenza sconosciuta alla memoria degli agricoltori. Nei giorni precedenti aveva piovuto, c’era stata qualche avvisaglia, era caduta acqua dal cielo in abbondanza, e sembrava che la perturbazione si fosse esaurita. E invece dalle 22 di giovedì è accaduto l’irreparabile. I campi sono stati invasi da centimetri di grandine. Sembrava di essere tornati in pieno inverno, ma era già il 22 maggio. Dopo la grandine, la pioggia, e l’allagamento dei campi. A farne le spese, le ciliegie, che per i comuni del sud-est barese interessati rappresentano il motore principale dell’economia, l’attività produttiva per la quale intere famiglie si spendono tutto l’anno e sulla quale basano le loro prospettive. Si tratta di un’economia che sviluppa, nell’area, affari per un centinaio di milioni di euro nel giro di poco meno di due mesi. La raccolta delle ciliegie quest’anno era iniziata con ottime prospettive. Il primo giorno di mercato le ciligie, ancora di qualità non buona, si sono vendute a 10 euro il kg. Nei giorni successivi, il prezzo si era stabilizzato intorno ai 3,5 euro, a livelli mai toccati prima. E si era ancora con la qualità meno ricercata all’estero, la Bigarreux e la Giorgia. Tutte le attenzioni erano rivolte alla Ferrovia, qualità specifica della zona, molto apprezzata in tutto il mondo. La grandine ha spazzato via le Bigarreaux e le Giorgia già mature, ed ha danneggiato buona parte delle Ferrovia che erano in maturazione. La mattina di venerdì, agli agricoltori che si sono riversati nei campi, si è presentato uno spetta-

Ciliegie distrutte dal maltempo

colo desolante. E non sono mancati i casi di malore di fronte al disastro. Gli amministratori locali si sono subito mossi per fare l’inventario dei danni e chiedere l’intervento delle autorità regionali e statali. La Regione, dal canto suo, ha immediatamente messo in moto la macchina per ottenere la dichiarazione di stato di calamità naturale che prevede misure di sostegno alle aziende colpite. Nel frattempo, però, centinaia di braccianti e lavoratori stagionali impegnati negli stabilimenti di lavorazione del prodotto sono rimasti senza occupazione. Per almeno tre giorni, nei magazzini non sono arrivate ciliegie, e davanti ai capannoni si sono create fila di tir provenienti da ogni parte d’Europa, fermi ad aspettare di

poter caricare il prodotto che, però, era l’unico assente. La pioggia, peraltro, potrebbe aver creato problemi di qualità anche alla Ferrovia, il cui prezzo, fra qualche giorno, quando inizierà la raccolta di questo tipo di ciliegia potrebbe scendere parecchio. I produttori e i commercianti fanno gli scongiuri. Se non si salvasse la parte rimasta della produzione sarebbe davvero grave, e molte aziende agricole e commerciali rischierebbero di saltare. La situazione viene tenuta sotto controllo con molta preoccupazione. In questi giorni diversi consigli comunali si sono riuniti per esprimere solidarietà ai produttori, ma bisognerebbe chiedere l’intervento del Padreterno per stare al sicuro, una sicurezza che nessuno può dare.


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29 maggio 2010

religione/Una reliquia a Pietrelcina

notizie in brevE tremiti, molise aiuta la puglia

San Pio a casa

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er la piccola comunità di Pietrelcina l’arrivo della reliquia di San Pio è la realizzazione di un antico sogno. Nel piccolo paese in provincia di Benevento, il 25 maggio del 1887, nacque Francesco Forgione. Tra gli stretti vicoli del caratteristico centro storico è possibile visitare la modesta casa in cui visse con i suoi genitori e i suoi fratelli. La donazione della reliquia segna, simbolicamente, il ritorno di San Pio nel suo paese e tra la sua gente. La Sacra Reliquia donata è l’osso ioide che si trova alla base della lingua ed è il solo osso del corpo umano non legato ad altri. L’osso si staccò, in modo naturale dal corpo del Santo, in occasione della riesumazione avvenuta nel 2008. Quando le spoglie furono sottoposte a specifici trattamenti per garantirne la conservazione e, successivamente, l’esposizione, l’osso ioide si distaccò. E’ una reliquia di “prima classe” così come, nel linguaggio ecclesiastico, si definiscono i resti appartenuti al corpo dei Santi. L’osso è stato posto all’interno di una teca che ha la forma di un prisma ottagonale in cristallo e argento e decorato con lapislazzuli. L’opera è stata realizzata dal celebre artista ora-

fo Lineo Tabarin. La Sacra Reliquia è stata donata a Pietrelcina lo scorso 25 maggio. Data in cui ricorre l’anniversario della nascita di San Pio. Quest’anno, inoltre, la comunità dei cappuccini ricorda anche il centenario dell’ordinazione sacerdotale del Santo di San Giovanni Rotondo. Oltre duemila fedeli si sono raccolti in occasione del più grande giorno di festa vissuto dalla piccola comunità campana. La reliquia è stata portata in processione per le strade del paese e il momento più suggestivo è stato l’ingresso nella casa in cui venne alla luce San Pio. Custode della reliquia è stato il neo ministro provinciale dei frati cappuccini, Francesco Colacelli, per il quale, “la donazione suggella ancor più lo stretto legame tra Pietrelcina e San Giovanni Rotondo”. Stringendola tra le mani, il frate ha mostrato ai fedeli commossi la reliquia. Per l’occasione è giunto anche il cardinale Castrillon Hoyos, (Prefetto emerito della Congregazione per il Clero), che ha celebrato la Santa Messa all’aperto. Al termine della funzione, la Sacra Reliquia è stata collocata in una colonna di marmo, all’interno della chiesa della Sacra Famiglia. Un lungo applauso ha accompagnato la

La Capitaneria di Porto di Termoli in vista dell’estate ha organizzato la delegazione spiaggia che sarà in servizio alle Isole Tremiti (Foggia) rientranti nel compartimento marittimo di Termoli. Alcuni ufficiali della Guardia costiera organizzeranno servizi di controllo quotidiani a San Domino e San Nicola dal 28 maggio.

San Pio

deposizione del prisma. Gli abitanti di Pietrelcina hanno sempre sperato in un “ritorno” del loro illustre compaesano. Lo chiesero a gran voce in occasione dell’esumazione del Santo. Nel corso dei diciassette mesi dell’Ostensione pubblica, il sindaco di Pietrelcina, chiese di poter ospitare la salma del frate ma, per ben ovvie ragioni, la richiesta fu bocciata. Polemiche non ve ne sono mai state ma è pur vero che la gente di Pietrelcina ha sempre lamentato una scarsa attenzione nei confronti del paese natio del Santo. Rispetto a San Giovanni Rotondo, meta di milioni di pellegrini, la piccola Pietrelcina vive quasi nell’anonimato. Tappa di pochi e brevi pellegrinaggi. Un risentimento che ha

convinto i frati cappuccini del Convento di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo ad “accontentare” i pietrelcinesi. La reliquia è anche e soprattutto un segno di vicinanza, di pace e fratellanza tra due paesi e due comunità che hanno avuto l’onore di ospitare uno dei Santi più amati al mondo. Per questo la consegna della reliquia è apparsa del tutto naturale. Per il guardiano del convento di Pietrelcina, frate Francesco Scaramuzzi, “un piccolo osso può sembrare insignificante, invece, è un dono fondamentale per tutta la comunità. La Reliquia testimonia la presenza e il ritorno di San Pio nella sua Pietrelcina” Enza Calitri

tradizioni/Si è rinnovata in Basilicata l’emozionante cerimonia del taglio nel bosco

Accettura, il matrimonio degli alberi D

al suono dell’organetto, dai tonfi della grancassa e dagli acuti dell’ottavino della bassa banda senti subito che la festa è nel bosco. Anzi, nei due boschi: Gallipoli Cognato e Montepiano. Sono il polmone verde della Basilicata e delle montagne di Accettura. Qui si celebra il Maggio, il matrimonio degli alberi, uno dei riti propiziatori che ogni anno rinnova l’arrivo della nuova stagione e la fertilità dei campi. Il copione è quello del culto arboreo, comune a molti paesi del nord Europa, ma anche in Italia, in Umbria e Lazio, nonché particolarmente in Basilicata e in Calabria, ad Alessandria del Carretto, Castelsaraceno, Castelmezzano, Rotonda, Viggianello, Pietrapertosa e Oliveto Lucano. Tutta la festa ruota attorno all’accoppiamento di un cerro, il maggio, che fungerà da base su cui innestare un agrifoglio, la cima, che ne sarà la chioma. Maschio e femmina assieme, per formare un unico grande albero che si leverà alto e possente, con i suoi oltre trenta metri di altezza, nella piazza del paese. Tutto si svolge ad Accettura, arroccato a quota 800 metri e poco più di 2400 abitanti. La fondazione è greca ma di certo i longobardi ne hanno segnato la storia e le tradizioni. Il maggio fa parte di questo retaggio precristiano che, col passare del tempo, ha subito le trasformazioni e gli adattamenti della religione cristiana e della pietà popolare. Difficile stabilire una data che dica esattamente l’origine di questa usanza, ma la presenza longobarda e la conversione di questo popolo al cattolicesimo non supera il 663 dopo Cristo. Il rito dell’albero, prova di forza e di abilità dei cavalieri longobardi, diventa rito in onore della Madonna. Il maggio rappresenta, dal 1725 ad oggi, il pegno di fede, di gratitudine e di coraggio per il Santo protettore del paese, San Giuliano, di cui Accettura custodisce le reliquie. La cristianizzazione del rito viene confermata anche dal calendario liturgico che accompagna la scelta del maggio e della cima: la prima e la seconda domenica dopo Pasqua. L’abbattimento del Maggio e delle crocce di cerro che lo sosterranno, avviene nel giorno dell’Ascensione, mentre il taglio e il trasporto della cima al mattino di Pentecoste. Ogni gesto conserva il retaggio pagano dei riti della primavera e anche i protagonisti saranno una sorta di fauni o uomini dei boschi: masciaioli, per il trasporto del Maggio, cimaioli per la Cima e crocciaioli per le crocce. Tutto avviene in una sorta di mon-

Un momento della festa di Accettura

do magico, quasi fuori dal tempo, da ogni tempo. I tronchi di cerro vengono trasportati nel bosco di Montepiano da oltre 50 mucche podoliche. Canti, musica, grida di massari e tantissima gente ad accompagnare il maggio che scende in paese, anzi, diremmo meglio, lo sposo che va incontro alla sposa. Non manca la cortesia e l’ottima gastronomia lucana, qualità uniche della gente di Basilicata, con salsicce e soppressate, ricotta e caciocavallo, e tanto buon vino per tutti gli ospiti. Dall’altra parte della montagna, si trasporta la Cima, la femmina, la regina del bosco. Il vino scorre abbondante per alleviare le fatiche e per rispettare il rito anche nella sua tradizione dionisiaca. Si risale per quasi quindici chilometri, lungo i tornanti della Salandrella, con la Cima sulle spalle, fino all’arrivo, a sera, nella piazza del paese e all’incontro col Maggio. Cresce la trepidazione e l’attesa per il matrimonio. L’indomani, al primo mattino, lo sposo e la sposa vengono preparati per il rito. Lui, lisciato e levigato per renderlo più bello; lei, adornata di fiori e addobbata di ramoscelli. Essendo un rito che coinvolge l’intera comunità, ognuno ha un suo ruolo: c’è chi scava la fossa per l’incasso dell’albero, chi sistema le crocce, chi ingrassa gli argani, chi tende le funi. L’innesto o l’accoppiamento si fanno nella mattina del martedì, il giorno della consumazione dello sposalizio: l’agrifoglio femmina sarà uni-

ta al cerro maschio, tenuti saldamente da cunei in legno e corde. Sforzo dopo sforzo, il Maggio va su. La tensione si legge sui volti, è al massimo. Nessuna gru, nessun motore per tirare le funi: qui tutto è in legno, e tutto viene spinto a braccia. Abilità, ingegno, lavoro e fatica, accompagnano l’erezione del maestoso albero, altissimo e superbo. Sulla rocca del paese, dalla Chiesa Madre, esce la processione di San Giuliano con i bambini vestiti con l’abito, l’elmo e la palma del Santo. Le donne portano le cende votive, una sorta di piccoli altarini di candele, intrecciate con nastrini e spighe di grano. Dicono che sono il voto per propiziare il raccolto e per trovar marito. Ecco perché le giovinette danzano con le cende in testa, accompagnando il Santo di Accettura, fino in piazza. Qui tutto è pronto, e si aspetta solo San Giuliano per benedire il grande albero e issarlo completamente su con la Cima frondosa che vuole sfidare il cielo. Dopo aver puntellato la base e liberato le corde, si inizia la scalata. Più o meno 40 metri, stretti stretti alla corda, abbracciati al tronco del Maggio. Esibizione, abilità e coraggio. Non è cosa per tutti: solo pochi sono in grado di salire fin sulla Cima, tendersi sulla corda e fare acrobazie, a testa in giù. Solo qui, ad Accettura, questa scalata è possibile perché questi giovani sono i più coraggiosi della Basilicata. Sono stati alla scuola di Zizilone, il più fa-

moso scalatore del maggio di Accettura e oggi ne tramandano la tecnica e i segreti dell’arrampicata. Non c’è competizione, ma solo il bisogno di conquistare l’albero, confermando il potere e il controllo dell’uomo sul bosco. Non a caso, al rito, partecipano anche i cacciatori che colpiranno la Cima dove sono legate le targhette metalliche. Le scariche di fucileria si susseguono una dopo l’altra, tra rami e foglie spazzati via dai pallini dei fucili. Anche l’albero del Maggio è albero della cuccagna e dell’abbondanza, per il premio semplice fatto in conigli e pezze di formaggio ricevute in dono. Ma con la sua altezza e la sua presenza è anche albero della sessualità, del mistero della vita che rinasce, della natura che si rinnova, del rito augurale che si ripete. L’albero resterà dritto fino alla domenica del Corpus Domini, quando si risalirà in Cima, per tirare le funi e, a colpi d’accetta, tirarlo giù. Nel silenzio della caduta, un grande tonfo. Ognuno prenderà un ramo, una parte del tronco, come ricordo. L’appuntamento per emigranti e accetturesi, è per l’anno successivo, per tornare al paese, fare festa e celebrare un altro matrimonio. Martino Cazzorla

fede/La visita a Torino

Delicetani alla Sindone

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n occasione dell’Ostensione (l’esposizione) ai fedeli della più importante reliquia per il mondo cattolico, un gruppo di devoti di Deliceto (Fg), guidati dal parroco Don Leonard Kamanzi, è partito alla volta del Duomo di Torino. Il forte desiderio, concretizzatosi in quello che è stato, a detta dei partecipanti, “un vero e proprio pellegrinaggio”, è nato nel gruppo del coro “Maria, Stella del cammino”. Attraverso le parole cariche di gioia ed entusiasmo della signora Tina Rea, si può assaporare il momento di forte carica ed emozione da cui sono stati travolti le migliaia di pellegrini giunti a Torino da tutto il mondo. Durante il lungo viaggio di andata, la preparazione alla visione della Sindone si è basata su un connubio fede-ragione che ha arricchito la consapevolezza di ciò che, di lì a poco, si sarebbe presentato ai loro occhi. Se la fede è un miracolo, un dono che nasce nel cuore, è bene anche sottolineare quanta “ragione” avvolga il caso della Sindone: studi di illustri scienziati hanno, infatti, ricalcato la convizione che non possa trattarsi di un falso.

potenza, bue da guinness E’ alto 2,027 metri - qualità che gli è valsa l’ingresso nel Guinness World Records - Bellino, il bue più alto al mondo, allevato a Rotonda (Potenza). Il bue ha dieci anni ed è di proprietà della famiglia Sola. Bellino sarà festeggiato dalla Provincia di Potenza: l’annuncio è stato dato dal presidente Palmiro Sacco.

puglia, meno rapine in banca La Puglia non è più la regione italiana con la più alta percentuale di rapine in banca. Dal 2008 al 2009 le irruzioni dei criminali sono diminuite del 64%, passando da 138 a 50. E’ Bari la provincia dove il calo è stato più vistoso (-75.6%). Foggia è invece l’unica in controtendenza, con un aumento del 9%.

bari, premio per violinista Al violinista barese Francesco D’Orazio il premio Abbiati 2010, conferito al miglior solista dell’anno. Il prestigioso riconoscimento verrà consegnato il 9 giugno a Bergamo da una giuria che al suo interno vanta la presenza di due noti critici pugliesi: Franco Chieco e Dino Foresio. Il premio Abbiati è considerato in Italia come il massimo riconoscimento della critica.

incidente di caccia a matera A Oliveto Lucano, un 66 enne residente a Potenza, durante una battuta di caccia al cinghiale, ha ferito, accidentalmente, con un colpo di fucile, un 40 enne che era con lui. La vittima è stata trasportata all’ospedale di Potenza, dove gli è stata riscontrata una ferita alla tibia e alla coscia destra. Il feritore è stato denunciato per esercizio arbitrario della caccia in area protetta.

naufraghi nel foggiano Sono rimasti in mare per tre ore dopo essere caduti dal gommone mentre pescavano. E’ la brutta avventura capitata a due 50enni tra Manfredonia e Margherita di Savoia. Alcune persone hanno notato un gommone vuoto dirigersi a tutta velocità contro il porto. Grazie al Gps trovato a bordo i naufraghi sono stati trovati al largo e riportati a riva. Stanno entrambi bene.

fedeli di san pio dal papa Un migliaio di fedeli provenienti da San Giovanni Rotondo ha partecipato nella giornata di mercoledì all’udienza del Papa a Roma, un anno dopo la sua visita in Puglia.

no ad eolico off-shore I giudici del Tar del Molise hanno concesso tre sospensive contro le autorizzazioni concesse alla società Effeventi per costruire il primo impianto eolico off-shore al largo della costa molisana.


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gallipoli/Nuova società

tennis/Roland Garros

Derby di Puglia alla Pennetta

I tifosi in aiuto della squadra

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l Gallipoli Calcio di D’Odorico fallirà, è molto probabile, ma il pallone in riva allo Jonio potrebbe continuare a rotolare, in Lega Pro oppure in Serie D, se il “Nuovo Gallipoli Calcio 2010”, questa la denominazione già pensata, dovesse vedere la luce entro 2 mesi. Al timone di questa società ci sarà l’imprenditore Attilio Caputo, impegnato nel settore del turismo, alla guida della catena di alberghi e strutture ricettive e per il divertimento, la “Caroli Hotels”, molto attiva e radicata nel Salento. Caputo, dunque, ma non solo. I tifosi, l’associazione spontanea “Il Mio Gallipoli” e l’amore verso i colori giallorossi hanno già fatto scoccare la scintilla dell’incontro e dell’amore: Caputo sarà sostenuto da un folto gruppo di imprenditori della zona, ma anche da semplici tifosi e organizzazioni ultrà che sono pronte a scendere in campo, ma ovviamente senza farsi carico dell’imponente mole di debiti lasciata sulle spalle del povero e vecchio Gallipoli dalle gestioni Barba e soprattutto D’Odorico, che ne risponderanno per conto loro. Per la vecchia società, insomma, fallimento “pilotato”. Gallipoli, intanto, non morirà, con questa formula mista per un verso di azionariato popolare e per l’altro di leadership molto forte e riconosciuta nelle mani di un imprenditore che guiderà questo gruppo. Sul campo, invece, ciò che rimane a disposizione dell’organico di Ezio Rossi, giusto 1011 calciatori più i baby della Primavera, hanno iniziato ad allenarsi in vista dell’impegno del congedo dalla Serie B di questa tormentata stagione, domenica al “Braglia” con il Modena.

pro1/L’Andria pareggia

Il Foggia vince ed è quasi salvo P

layout. Il Foggia ipoteca la permanenza in Lega Pro 1a Divisione grazie alla vittoria in trasferta contro il Pescina, per 2-1. Ora, nella gara di ritorno in casa, i rossoneri dovranno stare solo attenti a non perdere con due reti di scarto. Dunque non due, ma anche tre risultati utili a disposizione dei satanelli: la vittoria, il pareggio o la sconfitta con una rete di differenza. Un pò delusa invece l’Andria che viene raggiunta sull’1-1 dal Giulianova nei minuti finali. Nella gara di ritorno in Puglia, domani, gli andriesi potranno vincere o pareggiare per restare in 1a Divisione.

pro2/Barletta sconfitto

Brindisi sprecone e sfortunato

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layoff. Giornata amara per le pugliesi in 2a Divisione. Nei playoff il Brindisi ha avuto almeno tre nitide occasioni per aggiudicarsi il match d’andata contro i più quotati avversari della Cisco Roma, ma il portiere dei laziali ed un clamoroso palo hanno negato la gioia ai 5.000 che hanno gremito gli spalti. Un brutto Barletta, invece, si è arreso per 1-0 al forte Catanzaro. Una sconfitta di misura, è vero, ma ci vorrà molto più di un’impresa per vincere in Calabria con due gol di scarto. Playout. Il Noicattaro ha già un piede e mezzo in Serie D dopo la netta e sorprendente sconfitta per 3-0 a Vibo Valentia. I pugliesi hanno comandato la gara, ma si sono rilevati imprecisi in attacco e deboli in difesa.

foto today ®

I tifosi del Lecce preparano la festa per il ritorno in Serie A

serie b/Dopo due occasioni perse, i salentini non possono più sbagliare

Lecce, basta scherzi! La città prepara la festa N

ovanta minuti che valgono un campionato. Gli ultimi, durante i quali il Lecce non può più sbagliare dopo aver fallito il secondo match-point col Vicenza. Ai giallorossi, che domenica al Via del Mare ospiteranno il Sassuolo, basta un solo punto per centrare l’obiettivo promozione, indipendentemente dall’esito delle gare del Brescia e del Cesena. Contro gli emiliani, già appagati dalla conquista dei play-off, il Lecce non deve fare altro che giocare da Lecce: imporre i ritmi alla partita, sfruttare le ripartenze, concretizzare le occasioni. In altre parole, dimenticare la prestazione offerta al Menti, dove il pareggio a reti bianche la dice lunga sull’atteggiamento un pò rinunciatario dei giallorossi, più attenti a non subire gol che a rendersi pericolosi in attacco. De Canio ha fatto riprendere gli allenamenti martedì mattina al Via del Mare. Non c’era Mesbah, che ha fatto ritorno nel ritiro della nazionale algerina in Svizzera e che quindi non sarà disponibile per la gara di domani.

Il tecnico materano dovrà fare a meno anche di Daniele Corvia, squalificato, mentre a centrocampo potrà contare su Guillermo Giacomazzi. Dopo la paura per la botta rimediata in uno scontro di gioco, Guido Marilungo sta meglio e dovrebbe essere in campo sin dal primo minuto. Il tecnico giallorosso è decisamente ottimista per l’ultima gara di campionato: “Siamo nelle condizioni ottimali per centrare l’obiettivo - dice - non abbiamo preso ammonizioni e quindi non avremo squalificati contro il Sassuolo. E poi sono fiducioso delle condizioni della squadra e di come sta giocando”. Per chi critica il Lecce dopo due match-ball persi, De Canio ricorda che “lo avevo detto da tempo che queste sarebbero state tutte delle partite difficili. A questo punto ci giochiamo l’ultima partita in casa dove ci basta un punto. La squadra ha dimostrato intelligenza ed acume. Sarà bello festeggiare davanti ai nostri tifosi”. Tranquillo da questo punto di vista anche il presidente Semeraro che però

ricorda ai suoi di non limitarsi alla sola promozione (che avverrebbe anche con il secondo posto), ma di concentrarsi sui 3 punti che vorrebbero dire vincere il campionato di Serie B: “Non penso nemmeno al mancato raggiungimento dell’obiettivo – afferma – però ho già detto che voglio che la squadra arrivi al primo posto. Sarebbe un peccato dopo aver condotto il campionato da leader lasciarsi sfuggire il primo posto”. La corsa al biglietto è stata spasmodica nonostante la decisione della società di Via Templari di abolire i tagliandi omaggio e i biglietti a 1 euro per le donne. In città c’è euforia e le previsioni parlano di un nuovo record sugli spalti del Via Del Mare. In poche ore erano oltre 15 mila i biglietti venduti e già da mercoledì non c’erano più posti in Curva Nord, “esaurite” anche la centrale superiore ed est superiore. Domenica al Via del Mare, dunque, è atteso il pubblico delle grandi occasioni, un pubblico che dopo un anno di purgatorio nel torneo cadetto ha sete di serie A.

VOLTO NUOVO/Presentato giovedì il ds che prende l’eredità di Perinetti

Ecco il Bari di Angelozzi I

l Bari è appena tornato da una tournée in Messico dove ha disputato e vinto per 11-0 una gara contro una squadra di dilettanti. E mentre i giocatori sono potuti partire finalmente per le vacanze, l’allenatore Giampiero Ventura si è fermato in città per qualche altro giorno. In questo modo ha potuto partecipare, giovedì mattina al San Nicola, alla presentazione ufficiale del nuovo direttore sportivo che prenderà così il posto di Giorgio Perinetti “emigrato” a Siena. Si tratta di Guido Angelozzi, catanese che ha lavorato per il Lecce fino a questo campionato. Di fianco al presidente Matarrese e al tecnico Ventura ha spiegato i motivi di questa scelta: “Volevo fortemente Bari. Ora mi si propone questa possibilità e la devo sfruttare al meglio. Sono molto determinato e carico. C’è scetticismo intorno al mio arrivo, credo che questo sia normale. E’ stata tracciata una strada importante da Perinetti che bisogna seguire per costruire il nuovo Bari”. E non sarà facile per Angelozzi ottenere i grandi risultati del suo predecessore. Il nuovo ds, però, ama le sfide e spiega anche il motivo del contratto breve che ha stipulato con i biancorossi: “Ho scelto personalmente di legarmi con un contratto di un anno, poi sarà il mio lavoro e i risultati a farmi conquistare riconferme”. A presentare il nuovo ds il presidente Matarrese: “Speriamo di fare

n Francia, al torneo del Grande Slam del Roland Garros, è andato in scena in settimana il derby pugliese tra la brindisina Flavia Pennetta e la tarantina Roberta Vinci. La Pennetta, numero 15 al mondo, non ha avuto grossi problemi a sbarazzarsi dell’amica e compagna di squadra in nazionale in due set (6-1, 6-1) accedendo così al terzo turno dell’importante torneo francese che si sta disputando sulla terra rossa di Parigi. Il match è stato disturbato non poco dalla pioggia, prevista e puntualmente arrivata. La partita è stata sospesa una prima volta per mezz’ora circa con la brindisina in vantaggio 3-0 grazie ad un break nel secondo gioco. In seguito è stata sospesa anche una seconda volta, per oltre un’ora. Forse anche questo ha agevolato la Pennetta, ma c’è da dire che la Vinci è apparsa decisamente sotto tono. I genitori della tarantina hanno seguito il match da casa, via internet, ed hanno concordato sul fatto che la figlia è purtroppo incappata nella classica giornata no.

serie d gironi f - h PLAYOFF (Girone F) Semifinali Santegidiese-Civitanovese 5-3 Atessa Val Sangro-L’Aquila 1-0 Finale (domani) Santegidiese-Atessa Val di Sangro PLAYOUT (Girone F) Spareggio Bojano-R.Curi Angolana 5-4 d.c.r. (Il Bojano è salvo) Semifinali (domani) Centobuchi-R.Curi Angolana Morro d’Oro-Luco Canistro PLAYOFF (Girone H) Semifinali Pianura-San’Antonio Abate 6-1 Casarano-F.&C. Benevento 2-3 Finale (domani) Pianura-Forza & Coraggio Benevento PLAYOUT (Girone H) Semifinali (domani) Pisticci-Bitonto Ischia-Bacoli

eccellenza

PUglIESE

PLAYOFF INTERREGIONALI Semifinali d’andata Trani-Scalea 1-0

lucana PLAYOFF INTERREGIONALI Guido Angelozzi durante la presentazione di giovedì

qualcosa di più di quest’anno. Ho fiducia in Ventura e, non sbaglio, se dico che il nuovo direttore sportivo farà benissimo qui da noi. Ha fatto la gavetta e conosce bene la Puglia, il calcio nazionale. Con me e il tecnico Ventura porterà avanti i programmi societari che abbiamo da tempo fatto”. E allora bisognerà cominciare a lavorare da subito, perchè esiste già una nutrita lista di grattacapi da risolvere, come spiega lo stesso Matarrese: “Ci saranno da sciogliere prima le vicende Bonucci, Meggiorini e Ranocchia. Da questo dipenderà tutto il resto. Non dimentichiamoci che abbiamo anche numerosi giocatori in esubero”.

Poi è stato il momento del tecnico Ventura: “Sembra quasi che ci siamo inseguiti in questi anni. Quando sono arrivato qui ho parlato della grande stima che avevo per Perinetti. Posso ripetermi ora con Angelozzi. E’ un ottimo e serio professionista con cui si cercherà di lavorare per il bene di questa squadra”. Incalzato dalle domande di mercato Ventura ha aggiunto: “Vedremo per Barreto e Almiron perchè non dipende solo dal Bari. Quello che posso dire certamente è che Andrea Masiello ed Alessandro Gazzi sono fuori dal mercato, quindi ritengo chiusa la questione che riguarda questi due importanti giocatori”.

Semifinali d’andata A.Cristofaro Oppido-Noto 1-2

PROMOZIONE PUglIESE PLAYOFF (gir. a) Finale Rutiglianese-S.Paolo Bari 2-1 (Ritorno: domani) PLAYOFF (gir. b) Finale Maruggio-Martina 1-1 (Ritorno: domani)


SIN n.13 2010