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avetrana

calcio

Misseri, bugia ai carabinieri per andare in tv: inaspriti i domiciliari

Momento difficile per il Lecce: tutti in discussione

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Anno II n.48 (91) - 3 dicembre 2011 Direttore responsabile: Giovanni Magistà

Editoriale di Gianvito Magistà

bari calcio, tra crisi e scommesse

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Settimanale

Editore: Converprint s.r.l.

speranza infranta > P.5

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on c’è pace per il Bari Calcio. Questo è ormai il secondo anno di tribolazioni dopo l’amarissima retrocessione in serie B della passata stagione. Da un lato ci sono le note vicende societarie, con la crisi che divampa e alla quale, se non si mette fine entro gennaio, potrebbe seguire il terribile spettro del fallimento. Dall’altro lato, notizia delle ultime ore, l’indagine aperta dalla procura antimafia del capoluogo pugliese su almeno quattro partite dell’anno scorso, probabilmente truccate dal clan Parisi, uno dei più potenti della città. Ciò che si appura dall’inchiesta è che la famiglia mafiosa, con le scommesse, riciclava denaro sporco, derivante dal traffico di droga. I Parisi avrebbero avuto almeno tre contatti importanti all’interno dello spogliatoio biancorosso, sembrerebbe tre difensori che però non fanno parte della rosa di quest’anno. Le gare sotto inchiesta, al momento, sarebbero quattro: tre di campionato ed una di Coppa Italia. Quest’ultima di un anno fa contro il Livorno, vinta 4-1 dal Bari. Dopo un primo tempo chiusosi sull’1-0 per i biancorossi, improvvisamente nell’intervallo partirono telefonate dalla zona dello stadio San Nicola, anche all’estero, ed il bookmaker austriaco Sky Sport 365 registrò un’impennata incredibile di scommesse sull’over (cioè risultato finale con più di 3 gol) ed almeno una rete in favore del Livorno. Ebbene, nei secondi 45’, “stranamente”, il Bari segnò altri tre gol, più quello della bandiera dei toscani. Un 4-1 che pagò migliaia di euro ai tanti “indovini” che scommisero durante l’intervallo. Situazioni quantomeno discutibili si sono verificate anche per le altre partite sotto inchiesta: in Bari-Chievo 1-2 il difensore Belmonte sarebbe stato visto esultare dopo la rete decisiva dei veronesi. Oppure un Parma-Bari 1-2, con rissa a fine partita nel tunnel degli spogliatoi ed il giocatore barese Rossi che urla “Mi accusate di aver fatto soltanto il professionista”. Per non parlare poi del clamoroso Bologna-Bari 0-4 dell’ultima giornata di campionato: con la squadra biancorossa ormai condannata da tempo alla retrocessione, chi poteva immaginare una vittoria così larga, per di più in trasferta? Evidentemente qualcuno sì, viste le numerose scommesse a favore di quel risultato. A molti, comunque, il dubbio che qualcosa stesse accadendo nello spogliatorio del Bari era venuto prima dell’inchiesta: come poteva una squadra passare dal 10° all’ultimo posto nel giro di una stagione? Ed inoltre facevano pensare le dichiarazioni di Ventura ed un paio di veterani che lamentavano lo scarso impegno di alcuni giocatori o gli strani ed improvvisi infortuni di altri. Cosa accadrà al Bari se l’inchiesta confermasse tutto quanto? Probabilmente nulla, perché la squadra sarebbe parte lesa. I problemi reali da risolvere, adesso, sono altri. Come trovare in fretta un acquirente che salvi la società. O altrimenti Bari potrebbe non avere più una squadra di calcio. E non per colpa delle scommesse.

chi altro sapeva? > P.5

taranto/Legambiente

eventi/A Bari

caritas/Il rapporto

medimex, la fiera della musica mediterranea

basilicata, dagli emigrati agli immigrati

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l’ilva è più sicura e meno inquinante > P.3

redazione@suditalianews.com

come e perché monti succederà a monti

di Enzo Magistà rima ancora di capire e di porsi il problema di cosa farà Monti, gli italiani si chiedono se e quanto durerà questo governo. La domanda può sembrare fuori luogo, ma non lo è. C’è, infatti, chi non perde occasione di prevedere tempi di vita brevi per il governo tecnico e chi, invece, scommette che arriverà sino al termine della legislatura, nel 2013. Non manca nemmeno chi prevede che Monti, nel 2013, succederà a Monti. E’ l’ipotesi che gli ambienti politici non fanno circolare, ma che non li fa dormire la notte. Ed è, quindi, l’ipotesi più concreta. Non a caso Berlusconi ha posto fra le condizioni prioritarie del passaggio di consegne l’impegno del professore a non candidarsi come premier alle prossime elezioni politiche. Berlusconi conosce molto bene quale sia il rischio-Monti, se di rischio si tratta. Se questo governo riuscirà a risollevare le sorti dell’Italia, rilanciando l’economia e facendoci riacquistare credibilità internazionale, se limiterà la casta e tutti i suoi benefici e riequilibrerà l’intervento dello Stato in molti settori della vita civile, sociale ed economica, sarà difficile poter dire a Monti “grazie e adesso vattene a casa”. Che Monti sia un traghettatore non ci piove, ma se riuscirà a compiere la traversata portando la nave Italia in un porto sicuro, sarà difficile non nominarlo capitano. I gradi se li sarà guadagnati sul campo. Questa prospettiva fa paura ai partiti, che già soffrono per il fatto di essere stati esclusi dal governo. Non lo dicono apertamente. Non possono. Ma nei fatti hanno il terrore di aver consegnato il Paese in mano a dei tecnici che potrebbero prendere il posto loro. Sarebbe la fine, la sconfitta della politica e forse anche la fine della partitocrazia. E’ questa paura che oggi fa sedere allo stesso tavolo Pd e Pdl e gli farà accettare tutte le scelte di Monti, nascondendole dietro il paravento della solidarietà nazionale. Essendo Monti l’ultima spiaggia ed avendo il Paese riposto in lui tutte le residue speranze di salvezza, chi potrà opporsi alle sue scelte senza apparire un disfattista? Solo la Lega può trarre vantaggio dallo stare all’opposizione, tutti gli altri no. Anzi, devono stare con Monti, per tenerlo sotto controllo e cercare di trarre quanti più vantaggi possibili, in termini politici, dalle sue scelte. Lo manderanno a casa, se lo manderanno, solo quando si accorgeranno che nemmeno lui sarà in grado di sanare la situazione.

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regione/Tra due anni pronta la nuova sede

La prima pietra D

puglia/Centinaia di dipendenti della Regione rischiano la retrocessione

Insieme contro il pasticcio U

n ordine del giorno bipartisan, approvato all’unanimità nell’ultima seduta del consiglio regionale, impegnerà il governatore Vendola ad interpellare e sollecitare il governo Monti sul pasticcio dei 561 dipendenti retrocessi della Regione Puglia. L’ultima adunata del consiglio regionale pugliese ha dato il via libera all’odg nella speranza di spuntare da Roma una norma di salvaguardia nazionale per evitare il declassamento dei vincitori del maxi concorso del 1999, i dipendenti regionali finiti quasi tutti in posizioni apicali. Ed ora costretti al passo indietro forzoso sul ruolo, le indennità e i futuri diritti pensionistici. Un bando di concorso “viziato” quello del 1998 secondo la sentenza della Corte costituzionale del 2010. Un atto che il precedente governo Berlusconi ha chiesto per legge, il decreto Brunetta, di approvare subito. Prima dell’ordine del giorno dipendenti, sindacati, consiglieri regionali e parlamentari pugliesi si sono incontrati per un vertice urgente col governatore Vendola lo scorso 28 novembre. Obiettivo condividere l’impegnativa da assegnare al presidente regionale a Roma oltre che l’esame di ulteriori soluzioni ed ipotesi di studio ad un problema che rischia di creare la paralisi amministrativa e il corto circuito degli uffici e nel settore della rendicontazione europea. Dopo la riunione, la Regione s’è impegnata a sospendere la conclusione delle procedure amministrative di retrocessione, anche approvando, “se serve - ha detto il capogruppo del Pdl Rocco Palese - una norma regionale su cui tutti noi consiglieri

Anno II - n.48 (91) - 3 dicembre 2011 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa NewsWeb Printing & Distribution 105 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano (Ba) E-mail redazione@suditalianews.com

di maggioranza e opposizione abbiamo garantito appoggio. Tutti i parlamentari intervenuti, al netto delle appartenenze politiche, si sono impegnati ad elaborare, d’accordo con la Regione, il testo di una norma nazionale a salvaguardia della funzionalità organizzativa e amministrativa della Regione, atteso anche che tale norma non necessita di copertura finanziaria perché trattasi di spesa consolidata”, ha aggiunto lo stesso Palese. “Il primo punto è fondamentale per procedere poi con gli altri due: il presidente Vendola e il presidente Introna hanno garantito che non saranno concluse le procedure di retrocessione, il che ci consente di aspettare con serenità e fiducia i tempi di una norma nazionale”.

Alla riunione, convocata da Introna, sono intervenuti in aula consiliare a Bari i senatori Antonio Azzollini, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Gaetano Quagliariello, Alberto Tedesco e i deputati Cinzia Capano, Antonio Distaso, Francesco Fucci, Gero Grassi, Margherita Angela Mastromauro, Giuseppina Servodio, Salvatore Ruggeri, Francesco Paolo Sisto, Ludovico Vico, Pierfelice Zazzera. Hanno fatto pervenire messaggi di adesione e disponibilità il vice presidente della Camera Antonio Leone, il ministro uscente agli affari regionali Raffaele Fitto, la parlamentare europea Barbara Matera, il senatore Nicola Latorre, i deputati Michele Bordo e Dario Ginefra. Francesco Iato

molise/Di Laura Frattura resta leader d’opposizione

Parte la legislatura I

nizia la legislatura in Molise, tra gli intrecci della politica, più o meno sempre quelli, e le aspettative dei molisani, più o meno sempre le stesse. Il governatore Iorio ha varato la giunta, e non ha nessuna fretta di assegnare le deleghe, visto che tra i neo assessori si tratta ancora per cercare una ripartizione che non scontenti nessuno. Intanto una cosa è certa: la delega alla Sanità il governatore la terrà per sé, almeno per un anno. L’ha anticipato Iorio, facendo sue le intenzioni che in realtà sono del sub Commissario per il rientro dal deficit Mario Morlacco. “Entro il prossimo anno il Molise dovrà uscire dal Piano di rientro e dal relativo commissariamento”. E così, quella che l’assessore riconfermato Vitagliano definisce “una legislatura difficile”, inizia nel segno della continenza, degli intenti e dei costi della politica. Da gennaio partirà la macchina dei tagli, quelli veri, e la sanità molisana diventerà dimensionata per il suo volume di debiti più che per le sue esigenze. Intanto l’avvio della legislatura è segnato anche dal prossimo start all’attività del Consiglio regionale, previsto per lunedì. Il presidente designato per la votazione è Mario Pietracupa, che occuperà il ruolo già ricoperto nella passata legislatura. Per tutti la democrazia dell’alternanza prevede che prima o poi si dovrà cedere il passo, sempre che il centrodestra porti a compimento il quinquennio. In casa centrosinistra, infatti, continuano le grandi manovre. In un vertice Paolo Di Laura Frattura è stato confermato leader della coalizione, e nelle sue dichiarazioni continua a parlare di programmi. Sì, perché nell’incontro, con gli eletti e i

segretari dei partiti, Frattura ha ribadito che dopo le primarie la campagna elettorale ha fornito ottimi spunti per migliorare le priorità da portare avanti. La coalizione, infatti, ha ribadito all’unanimità la necessità di portare avanti l’idea di formalizzare quanto prima i ricorsi amministrativi contro l’elezione di Michele Iorio. In particolare, sarebbero tre le tipologie di ricorso che si prospettano. La prima, scontata, è quella che chiederà il riconteggio delle schede in tutte quelle sezioni della Circoscrizione di Isernia dove i presidenti di seggio in calce al verbale hanno apposto la scritta: “vizi insanabili”. Si tratta di ventisette seggi sui quali si è fantasticato di tutto, e nei quali l’Ufficio elettorale circoscrizionale ha ritenuto di non dover entrare in sede di verifica per la ratifica. Gli altri due ricorsi, invece, fanno riferimento alle presunte irregolarità nella presentazione di alcuni documenti. Molise Civile, in particolare, dopo un ricorso è stata riammessa nella competizione per sole tre firme autenticate in più delle mille che erano il minimo sufficiente. Il candidato (eletto) di Progetto Molise Nico Romagnuolo, poi, ha presentato un certificato di accettazione della candidatura dove i suoi dati sono inseriti al posto dell’ufficiale del Comune e viceversa. Negli ultimi due casi se il centrosinistra dovesse vincere si tratterà di motivi invalidanti l’esito elettorale, e si dovrebbe tornare alle urne. È anche per questo che Di Laura Frattura dice: “Guardiamo al nostro programma e cercheremo di applicarlo il più possibile, anche se in questa prima fase dovremo farlo dai banchi dell’opposizione”…

opo 41 anni di attesa la Regione Puglia è riuscita a dotarsi di una propria sede operativa ed unica al quartiere Japigia di Bari. Un progetto partorito dalla giunta Fitto nel 2002 e portato avanti dal 2005 dal governatore Vendola. Che alla cerimonia della posa della prima pietra, lo scorso 30 novembre, ha affermato: “Per noi oggi è una giornata storica. E’ una giornata in cui diverse Amministrazioni possono brindare, in cui la politica celebra una tappa che ha un valore istituzionale. Oggi noi offriamo alla città di Bari un’opera di qualificazione urbanistica, attraverso un’opera architettonicamente prestigiosa”. Entro due anni sarà pronto il nuovo consiglio regionale pugliese, a cavallo tra un’agorà greca e i palazzi di cristallo dell’Unione europea. Costato circa 40 milioni di euro il progetto è all’avanguardia della tecnica e dell’architettura. Mentre la sede unica degli assessorati è quasi ultimata e il trasferimento avverrà entro la primavera del 2012. “Tra due anni – ha detto Vendola – il nastro verrà tagliato dalla Puglia e non da un colore politico. Noi oggi festeggiamo un risultato che non riguarda il centrodestra o il centrosinistra, ma un risultato per il bene complessivo della Puglia. Tremila lavoratori al servizio della comunità regionale lavorano, nella stragrande maggioranza dei casi, in condizioni di assoluto disagio e in condizioni di degrado inqualificabile. Nonostante questo però – ha detto il Presidente – la Regione Puglia riesce a produrre risultati straordinari grazie proprio allo spirito di abnegazione dei tremila dipendenti dell’Ente. Questi lavoratori hanno un ruolo particolarmente delicato: sono il punto di collegamento tra l’intera comunità regionale e l’esercizio dei pubblici poteri. Se si inceppa la macchina burocratica, il lavoro cioè di tremila persone, si crea un cortocircuito e la vita dei cittadini non è più in

Un momento della cerimonia

grado di far rimbalzare sugli amministratori i desideri, le contraddizioni, le condizioni di criticità”. Su Fitto, invece, Vendola ha detto che “è segno di equilibrio e responsabilità riconoscere, soprattutto in continuità amministrativa, le cose buone fatte dai nostri predecessori mentre è sintomo di stupidità delegittimare ciò che è avvenuto in precedenza”. Alla cerimonia, mirabilmente organizzata dall’assessore ai lavori pubblici Fabiano Amati, c’erano i vertici istituzionali, il presidente della provincia di Bari, Schittulli, il capo del consiglio regionale Introna, i tecnici, le ditte appaltatrici, Debar e Guastamacchia, i progettisti e una delegazione delle maestranze. Non s’è sottratto ai taccuini nemmeno il capogruppo del Pdl Rocco Palese, leader della minoranza in Regione ed ex assessore della giunta Fitto. “Per me un momento di grande soddisfazione, non retorica e di facciata, ma reale e testimoniata dalla battaglia che conduco da anni sostenendo che questo è il primo vero passo verso la modernizzazione, la legalità e la trasparenza della Regione”. (f.i.)

lecce/Poli Bortone ago della bilancia a destra

La corsa al Comune L

a campagna elettorale a Lecce è cominciata, eccome. Lo si è visto chiaramente nel corso della seduta del consiglio comunale di mercoledì scorso, al termine del quale la maggioranza, anch’essa divisa, ha approvato a fatica l’assestamento del bilancio ed il piano delle alienazioni. Non è stato facile per Perrone superare lo scoglio. Soprattutto sul piano degli immobili che il Comune vuol vendere per risanare il disavanzo di bilancio, le critiche si sono sprecate, e molte sono piovute anche dai banchi della stessa maggioranza. E’ l’effetto delle elezioni amministrative che si avvicinano e riscaldano gli animi, anche al di sopra del necessario. Del resto, in città, nei partiti, l’attività politica è in pieno fermento. A sinistra, la scesa in campo della vice presidente della Regione, Loredana Capone, candidata del Pd, ha messo in moto la macchina delle primarie, nelle quali la Capone affronterà il candidato di Sel, il partito di Vendola, Salvemini. Una partita che non si preannuncia facile, anche se la Capone appare favorita, visto il grande consenso che ha sempre ottenuto in tutte le elezioni a cui ha partecipato. Più complessa la situazione negli altri schieramenti, il centrodestra e il terzo polo. Ago della bilancia, in questo caso, è la senatrice Poli Bortone. La fondatrice di Io Sud ha dichiarato più volte di volersi candidare nuovamente alla guida della città, ma non ha deciso ancora con chi allearsi. In un primo momento sembrava plausibile un’intesa col Pdl, ma a condizione che ci fossero le primarie fra lei e Perrone. Il sindaco uscente ha chiesto delle garanzie, prima fra tutte quella dell’adesione incondizionata della Poli Bortone al Pdl ed allora la senatrice ha iniziato a sfilarsi, dialogando con il Terzo Polo ed in particolare con l’Udc. Anche su questo fronte, tuttavia, gli incontri che ci sono stati non sono stati risolutivi e la trattativa è ancora in piedi. In qualche circostanza, la Poli avrebbe anche avanzato l’ipotesi di candidarsi da sola con Io Sud, che a Lecce è uno dei partiti più forti. Lo farebbe nel

Adriana Poli Bortone

caso in cui il Pdl raggiungesse l’accordo con l’Udc, cosa non del tutto scontata a giudicare dalle voci che circolano su una possibile intesa tra l’ex ministro Fitto e Pierferdinando Casini. Tutta questa selva di possibilità tiene ancora sospesa la definizione del discorso e mette l’area moderata in difficoltà rispetto agli avversari del centrosinistra che, invece, già si preparano alle primarie. Questo induce il sindaco uscente, Perrone, a sollecitare i vertici del suo partito, il Pdl, a non perdere più tempo ed a decidere di lasciar perdere la Poli e l’Udc ed a mettere in moto la macchina elettorale. Fra le novità della prossima campagna elettorale leccese ci sarà anche il movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Proprio in queste ore i grillini hanno deciso di mettersi alla prova anche in Salento, aprendo una sezione proprio a Lecce. Ma hanno anche fatto sapere che non intendono allearsi con nessuno. Nei prossimi giorni sceglieranno il loro candidato sindaco e formeranno la lista, nella quale, hanno annunciato, entreranno solo incensurati. L’obiettivo è di raggiungere il 10 per cento dei consensi, un obiettivo molto difficile da centrare. Enzo Magistà


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ospedale/Il San Raffaele a Taranto si farà

Un nuovo progetto S

ambiente e sicurezza/Lo dice l’annuale rapporto di Legambiente

L’Ilva oggi è più sicura I

l rapporto annuale “Ambiente e Sicurezza” dello stabilimento Ilva di Taranto è diventato ormai tradizione. Siamo al terzo anno consecutivo della pubblicazione. Un crescendo di novità positive, sia sul piano della compatibilità ambientale, che su quello della sicurezza dei lavoratori. Subito due dati su tutti: il primo è che l’emissione di diossina è stata stabilizzata a 0.4 nanogrammi per metro cubo, quindi nei limiti previsti dalla legge. Anzi, secondo l’ultima rilevazione dell’ARPA, a novembre 2011, il dato sarebbe ancora più basso: 0.2 nanogrammi. Il secondo è che da tre anni e mezzo non si registra un infortunio mortale e gli incidenti gravi sono ridottissimi, quasi vicini a zero. “Due risultati ottenuti con il costante impegno dell’Azienda del Gruppo Riva Fire - ha detto il presidente Emilio Riva nel corso della presentazione del rapporto - ed all’investimento di quattro miliardi di euro in nuove tecnologie per l’adozione di sistemi meno inquinanti e più sicuri”. Taranto, a questo punto, ma già da qualche anno, non è più la città a maggior inquinamento in Italia. E i dati, poiché vengono da fonti esterne allo stabilimento, cioè da Legambiente, sono sicuramente attendibili. L’Ilva, nei giorni scorsi, ha anche ottenuto, dopo tanto lavoro, la certificazione AIA, cioè l’Autorizzazione Integrata Ambientale, importante traguardo a salvaguardia della salute dei cittadini del territorio. Chi lo avrebbe mai detto? Eppure ormai è così, tanto che l’ingegner Adolfo Buffo - responsabile del Gruppo per i settori in questione - ha affermato con certezza che lo stabilimento siderurgico di Taranto può ormai essere preso a modello nell’intera Europa. “Le caratteristiche dei nostri impianti, in fatto di salvaguardia dell’ambiente e della salute di chi ci opera, sono i più moderni che esistano, addirittura più avanti rispetto a quelli adottati da stabilimenti più nuovi di quello tarantino”. A conclusione della presentazione del rapporto 2011 ha preso la parola il vice presidente del Gruppo Riva Fire, Fabio Riva, che ha evidenziato le difficoltà nel mercato dell’acciaio. “Dal drastico calo di consumi del 2009 le cose vanno un po’ meglio - ha detto - ma non siamo ancora tornati ai livelli di massima produzione registrati nel 2008. Ma non possiamo e non abbiamo alcuna intenzione di mollare. Ci impegneremo per far funzionare lo stabilimento di Taranto a pieno ritmo, anche perché solo in quel momento si raggiungono i maggiori vantaggi nella produzione. Da Taranto - ha concluso Riva - non ci sposteremo”. Francesco Persiani

i farà il nuovo ospedale a Taranto, ma senza la quota milanese della fondazione San Raffaele di don Verzè. Il caso “San Raffaele del Mediterraneo” tiene banco e monopolizza una buona fetta della riunione fiume di una giunta regionale. Il governatore Vendola non sembra intenzionato a fare passi indietro rispetto alla lettera in cui ha invitato Comune di Taranto e fondazione jonica a sospendere il bando per il concorso di idee progettuali sul nuovo ospedale che era stato immaginato con la fondazione San Raffaele prima della bufera giudiziaria che ha portato l’impero di don Verzè sull’orlo del fallimento. Vendola accoglie il suggerimento arrivato dopo la sua lettera dal capogruppo del Pdl, che lo ha invitato a riferire in aula per trovare in Consiglio la strada più breve per dare un nuovo ospedale a Taranto: “Quello di Palese mi sembra un percorso ragionevole. Penso che torneremo qui in Consiglio regionale e discuteremo molto francamente”, afferma il governatore. Vendola però, non ci sta a ritenere il percorso che si è interrotto, un errore. “Dovrebbe essere abbastanza comprensibile la ragione che mi ha indotto a suo tempo a riferirmi al San Raffaele di Milano - spiega Vendola con un Comune economicamente dissestato, un’Asl più che dissestata, una situazione abbastanza precaria degli apparati tecnico-amministrativi, come si fa ad allestire un eventuale appalto da 150 milioni di euro in una città ridotta com’era Taranto? Qualcuno ha dimenticato cos’era Taranto qualche anno fa? Oggi, però - aggiunge - questa storia rischia di essere un polverone polemico infinito e allora torniamo qui, in Consiglio regionale, fermo restando che l’obiettivo dev’essere confermato”. Su questo non ci sono passi indietro da fare: “Taranto ha bisogno di un grande ospedale pubblico con ricerca e didattica - insiste il governatore - perché con-

Il San Raffaele di Milano

tinua a essere un punto particolarmente sensibile della domanda di salute, perché Taranto ha una concentrazione di patologie legate alla sua storia industriale. Per questo continuo a pensare che Taranto abbia bisogno di un ospedale di livello mediterraneo, che abbia laboratori di ricerca e di centri per la didattica”. L’obiettivo non cambia, ma deve cambiare il progetto, l’architettura societaria che era stata studiata. L’assessore al Bilancio, Michele Pelillo, il tarantino della giunta Vendola che ha seguito tutto l’iter non senza polemiche, a stento ieri riusciva a nascondere l’umore nero per quel progetto che era già arrivato al bando. “Sto preparando una comunicazione sull’impostazione del bilancio di previsione e sui vincoli del patto di stabilità”, si giustifica l’assessore. Con Vendola, nel corso della giornata, avrà due faccia a faccia, uno, il più lungo, prima della riunione di giunta che riporta a zero il conteggio per il nuovo ospedale. Resta l’incognita sul futuro della fondazione jonica. La partita è stata riaperta. Francesco Iato

taranto/Industriali in protesta; sindacati contro ambientalisti

Città di paradossi bari/Il fenomeno anche a Barletta: fermate 8 persone

Tangenti alle Entrate I

“dipendenti infedeli”, come sono stati definiti dagli investigatori, si sono difesi e hanno respinto le accuse. “Mai preso tangenti”, hanno detto ai giudici durante gli interrogatori di garanzia, “abbiamo sempre sanzionato gli imprenditori a cui facevamo visita”. Eppure le carte dell’inchiesta parlano chiaro e dicono altro. Secondo i militari della Guardia di Finanza gli ispettori delle Agenzie dell’entrate di Bari e Barletta le mazzette le avrebbero prese eccome. Non necessariamente in denaro, spiegarono, ma anche attraverso regali e “altre utilità”. E così c’era anche chi si accontentava di un paio di scarpe della “Nike” del valore di 60 euro. Chi invece preferiva chiudere un occhio facendosi offrire un pranzo di 200 euro al ristorante. E poi, oltre a quelli che chiedevano denaro, c’era anche chi gradiva un orologio “Breil” o la sistemazione lavorativa per un figlio, magari a Londra o in una nota sala ricevimenti sulla Murgia. Uno scenario che il gip del tribunale di Trani Roberto Oliveri Del Castillo, nelle 64 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, non esita a definire “di una gravità evidente che desta sconcerto: incessanti richieste/pretese di denaro e continui flussi di somme o utilità a mo’ di tangenti che favoriscono gli ingranaggi di un illecito sistema ormai radicato, ramificato e collaudato”. Lo avrebbero attuato, secondo le indagini della Guardia di finanza, 8 funzionari delle Agenzie dell’entrate

accusati a vario titolo di concussione, millantato credito, truffa e in un caso di rivelazione di segreto d’ufficio. In carcere sono finiti Michele De Cesare, Giuseppe Rizzi, Antonio Di Leo, Pietro Pappolla, ai domiciliari Luigi Pesce, Saverio D’Ercole, Luca Lerro e Nunzia Ciminiello. Avrebbero ottenuto tangenti per “ammorbidire” i controlli e le verifiche fiscali in piccole aziende, palestre, ristoranti, sale ricevimenti, panifici e parrucchieri. A far saltare il coperchio è stato il titolare di un panificio di Molfetta, “la sola punta dell’iceberg” come l’ha definita il magistrato Michele Ruggiero che ha coordinato l’inchiesta. Secondo fonti inquirenti il pagamento delle tangenti lascia pensare all’esistenza di un vero e proprio “tariffario” che tiene conto dell’ammontare delle sanzioni da infliggere e del numero degli ispettori incaricati (o “interessati”, dice il gip) alla verifica. Il capo della procura di Trani Carlo Maria Capristo ha invitato altri imprenditori a denunciare episodi simili e definito l’Agenzia delle Entrate “una struttura sana”, parlando di “casi isolati”. Nei confronti dei quali saranno comunque adottati provvedimenti disciplinari, primo tra i quali la sospensione dal servizio. Per quanto riguarda i dipendenti arrestati, fa sapere la direzione generale dell’Agenzia dell’Entrate, uno era già stato licenziato l’anno scorso e due erano in pensione. Giovanni Di Benedetto

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li industriali scendono in piazza a Taranto per protestare contro la pubblica amministrazione. Forse è la prima volta che accade in Italia. Ed accade a Taranto, città martoriata oltre che dalla crisi globale, anche dalla situazione di dissesto che permane da oltre quattro anni, seppure in via di risoluzione. Una città dove tutto è fermo. Fermi i lavori pubblici, rallentati e ridotti i pagamenti per lavori di manutenzione già eseguiti. Insomma, più che stagnazione, recessione. A Taranto, ormai, funziona solo la grande industria. E meno male che ci sono Ilva, Eni, Cementir, con i loro enormi stabilimenti e l’indotto che creano. “Quando gli imprenditori scendono in piazza a manifestare - si legge in un documento di Confindustria - c’è evidentemente qualcosa nel sistema che gira nel verso sbagliato e che deve essere riportata nella giusta direzione”. “Madre” di tutti i freni, a giudizio degli industriali ionici, sono gli ostacoli, le negazioni e le contrapposizioni che si frappongono alla crescita del territorio. E’ la cultura antindustrialista, che si manifesta in forme diverse e si scontra con la vera vocazione della città - ormai da oltre mezzo secolo - che non è quella turistica, per la quale nulla o poco è stato fatto, ma quella industriale. In parole semplici hanno un bel dire, per Confindustria, gli ambientalisti ad oltranza che, per esempio, chiedono la chiusura dell’Ilva o almeno dell’area a caldo. Sarebbe la fine, il declino inesorabile della città. Stesso discorso vale per la necessità di consentire a Eni e Cementir di apportare quelle modifiche e quei potenziamenti impiantistici che renderanno gli stabilimenti più competitivi ed in grado di reggere sul mercato. Non è esente da critiche, tutt’altro, la pubblica amministrazione comunale. Non a caso la manifestazione si è svolta nei pressi del Municipio. Un’ammini-

Taranto

strazione che balbetta, sempre indecisa sul da farsi, che prende tempo e non dispone, per non indisporre qualcuno. I veti incrociati si susseguono ed il territorio ne sta pagando un prezzo altissimo. Tanto in considerazione che ci sono poi una serie di opere già pronte, solo da cantierizzare: la costruzione della nuova centrale Eni (180 milioni), l’ammodernamento della Cementir (170 milioni), la costruzione del nuovo ospedale San Raffaele (200 milioni), la piastra logistica del porto (190 milioni) e le innumerevoli opere di bonifica delle aree degradate. Per ognuna di queste opere c’è un percorso diverso, ma tutti hanno una caratteristica in comune: è una corsa a ostacoli, tra veti e assurde prese di posizione. Difficile, alla fine, individuare un responsabile certo. Insomma Taranto è in un imbuto, che si fa sempre più stretto. Se ne può uscire - sostengono gli industriali - solo se tutti insieme decidiamo di percorrere la stessa strada e nella stessa direzione. Non a caso, pensate, con gli industriali, con i padroni, in piazza c’erano anche i sindacati. E proprio questi ultimi stavano per arrivare allo scontro con gli ambientalisti. Cose mai viste prima d’ora. Francesco Persiani


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claps/Nuove rivelazioni sulla morte della ragazza

Elisa, chi sapeva? Q

brindisi/Una barca di clandestini contro gli scogli: 3 morti e 30 dispersi

Il viaggio della morte I

l viaggio della speranza si è trasformato in un viaggio verso la morte. Teatro dell’ennesima tragedia dell’immigrazione è Torre Santa Sabina, lungo il litorale di Carovigno, a 20 km da Brindisi, dove sabato 26 novembre la barca a vela “Gloria”, battente bandiera americana, con a bordo una settantina di clandestini - afghani, pakistani e bengalesi, tutti maschi e giovanissimi - è andata a schiantarsi contro gli scogli e si è capovolta. Tutti gli immigrati sono caduti in mare. Erano partiti cinque giorni prima dalla Turchia ed erano diretti a Trieste, quando un’avaria al motore, le raffiche di vento ed il mare forza 5 li ha trascinati verso una piccola insenatura scogliosa, in località “Mezzaluna”, la stessa in cui tanti anni fa approdavano i potenti motoscafi dei contrabbandieri. Molti di loro sono riusciti a trarsi in salvo, raggiungendo a nuoto la riva, altri non ce l’hanno fatta, altri ancora non si sa che fine abbiano fatto. Il bilancio: 43 superstiti, tre vittime e circa 30 dispersi. Subito si è messa in moto la macchina dei soccorsi: Capitaneria di Porto, sommozzatori dei

sbarchi-2/Lunedì notte

In 200 ad Otranto H

anno navigato da Patrasso per 27 ore su un vecchio yacht pagando tre mila euro a testa. In 200 hanno rischiato di morire nello schianto contro gli scogli di Santa Cesarea. La barca si è inabissata incamerando acqua sottocoperta dove erano stipati gli ultimi clandestini giunti in Puglia. Sono stati salvati da annegamento certo grazie ai soccorsi tempestivi di una imponente macchina organizzativa interforze. Ad abbandonarli al loro destino gli scafisti. In due sono già stati arrestati: un afghano di 18 anni e un palestinese di 29, ma le indagini continuano. I sospetti ricadono su altre 4-5 persone sottoposte ad interrogatorio. I naufraghi scampati sono iraniani, turchi, indiani, afghani ed egiziani. Una decina i minori. Tra i miracolati una donna iraniana di 37 anni, incinta al settimo mese e i suoi due bambini di 3 e 2 anni che hanno vinto la morte. Come i due ragazzi di 20 e 17 anni intrappolati nella cabina con l’acqua ormai fino al collo quando sono stati raggiunti da una motovedetta dei carabinieri: senza voce, chiedevano aiuto agitando le braccia. Mobilitato nuovamente il sistema dell’accoglienza, ma il centro don Tonino Bello di Otranto ormai scoppia.

vigili del fuoco, polizia, carabinieri, guardia di finanza, protezione civile e croce rossa. Man mano che sono stati individuati, i naufraghi sono stati soccorsi e portati nel Centro estivo “La nostra famiglia” dove sono stati rifocillati, riforniti di abiti asciutti e poi identificati. Nel frattempo, la scogliera veniva illuminata da un potente faro che scrutava tra le onde, alla ricerca di altri dispersi. Ai soccorritori, i superstiti hanno raccontato che il viaggio - per il quale avevano pagato 3mila euro - è stato un incubo: tutti ammassati sull’imbarcazione, senza né mangiare né bere. Tre gli scafisti: due conducevano l’imbarcazione, il terzo teneva a bada i clandestini sotto coperta. Di loro non si hanno tracce. I corpi delle prime due vittime sono

stati recuperati la sera stessa della tragedia; il terzo cadavere, invece, il giorno successivo, quando è stato rintracciato anche l’ultimo clandestino che vagava a piedi, ancora bagnato ed infreddolito, a Torre Canne, pochi chilometri più in là. Almeno una trentina, invece, i dispersi. E dopo quattro giorni di ricerche, per mare e per terra, è molto probabile che siano riusciti a raggiungere a nuoto la costa e a disperdersi nelle campagne circostanti. La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta per naufragio colposo. Ma intanto il dato preoccupante è che la rotta adriatica ha ripreso ad essere uno dei corridoi privilegiati dalle organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione degli immigrati. Pamela Spinelli

cronaca/Sei persone fermate tra Foggia, Bari e Bat

Banda dei tir KO P

er il momento gli inquirenti contestano ai malviventi solo un colpo a mano armata; ma non si può escludere che i banditi possano aver avuto un ruolo importante almeno in una delle tante rapine che negli ultimi due mesi si sono registrate tra la provincia di Foggia e il Nord Barese, tra assalti a camion, banche, aree di servizio e uffici postali. L’ultimo episodio si è consumato tra Barletta, Giovinazzo e Orta Nova e ha per protagonisti cinque rumeni e un cerignolano: per due cittadini dell’est di 34 e 22 anni sono scattate le manette con l’accusa di ricettazione in concorso; stesso reato che ha portato alla denuncia a piede libero per tre giovani donne loro connazionali e per un uomo originario del comune del Basso Tavoliere. La polizia stradale contesta ai sei indagati la rapina avvenuta il 19 novembre a un autotrasportatore della filiale di Trani della ditta “Moretti spa”, che trasportava cavi di rame, materiale elettrico e abbigliamento per uomo, donna e bambino. Il colpo a mano armata è avvenuto lungo la Statale 16 bis, nei pressi di Barletta. Il camionista, minacciato con pistole e fucili, è stato fatto scendere dal tir e abbandonato nelle campagne di Giovinazzo. A quel punto, i rapinatori hanno potuto agire indisturbati: hanno abbandonato la motrice nei pressi di Canosa e hanno trasportato il rimorchio nelle campagne di Orta Nova, dove hanno scaricato parte della refurtiva, del valo-

re di 250 mila euro, destinata al CentroNord. L’autista del tir è riuscito a raggiungere a piedi la caserma dei carabinieri Giovinazzo e raccontare l’accaduto. Grazie ai tracciati gps dell’impianto satellitare anti-rapina istallato sul camion, i poliziotti hanno individuato il luogo in cui era stato trasportato il mezzo pesante: si tratta di un capannone industriale nelle campagne di Orta Nova, dove gli agenti hanno recuperato metà della refurtiva, ossia tre bobine di rame del peso di circa 50 quintali, quattro bancali contenenti materiale elettrico, sei bancali di intimo e maglieria per uomo, donna e bambino e due colli di scarpe da donna. Nel capannone gli investigatori hanno scoperto un dissuasore/inibitore del segnale gps a cinque antenne - utilizzato dai rapinatori per evitare di localizzare il mezzo trafugato - e un’Audi A6 grigia con targhe bulgare, impiegate per raggiungere il luogo dell’assalto e fuggire subito dopo. La Polstrada ha fermato due rumeni che vivevano in una casa vicina al capannone, denunciando tre donne loro connazionali e un uomo di Cerignola, che lo scorso marzo aveva affittato il capannone da una ditta di Orta Nova. Ancora nessuna traccia della refurtiva mancante: gli inquirenti non escludono possa essere stata nascosta in un altro capannone al confine tra le province di Bari e della Bat subito dopo la rapina. Pietro Loffredo

ualcuno conosceva la verità su Elisa Claps già da diversi anni. E’ l’ultima agghiacciante rivelazione sulla scomparsa e sull’omicidio della studentessa potentina, emersa nelle ultime ore. Una rivelazione che vede coinvolta Anna Esposito, ex commissario di Polizia, morta suicida nel 2001. Originaria di Cava dei Tirreni, dove vivono con i parenti le sue figlie, era dirigente della Digos alla Questura di Potenza. Una domenica di marzo del 2001 si è uccisa nella propria abitazione, impiccandosi alla maniglia di una porta. La sua triste storia è venuta alla ribalta negli ultimi giorni e si è intrecciata, per certi versi, con il giallo sulla scomparsa e sulla morte della sedicenne. E’ stato lo stesso fratello di Elisa, Gildo, a riferire di una telefonata ricevuta alcuni giorni fa, dalla mamma di Anna Esposito. Una lunga telefonata, nel corso della quale la donna ha raccontato di un pensiero che turbava la figlia, legato alla scomparsa di Elisa. In pratica Anna aveva confidato alla madre che in Questura c’era chi sapeva tutta la verità su Elisa, ma la teneva nascosta e faceva di tutto per mantenere il segreto e sviare le indagini. Ma non solo. La giovane donna avrebbe anche palesato la volontà di andar via di lì. Alcuni giorni prima del suicidio, Anna aveva contattato la scuola di Gildo per chiedergli delle informazioni su uno dei tanti corsi di inglese. Voleva, però vedersi anche di persona. Per raccontare cosa? Forse ciò che aveva appreso sulla scomparsa di Elisa? Interrogativi che rimarranno per sempre senza una risposta, perché dopo appena due giorni da quella telefonata, Anna ha deciso di finire lì la sua vita. Per il padre della donna all’origine del gesto ci sarebbe un presunto mobbing subito in Questura. Per altri una delusione d’amore. Fatto sta che l’inchiesta della magistratura potentina, condotta dall’allora pm Claudia De Luca, si è conclusa con l’archiviazione e con una certezza: per il magistrato ci si trovava di fronte ad uno strano caso di suicido. A questo punto, però, non è escluso che l’inchiesta bis

Elisa Claps

della Procura di Salerno, dedicata proprio alle presunte coperture e ai depistaggi sulla scomparsa e sulla morte di Elisa Claps, approfondisca la vicenda. Attualmente le nuove indagini, avviate subito dopo il ritrovamento del cadavere della sedicenne, a marzo dello scorso anno, vedono già diversi indagati. L’attenzione degli inquirenti sarebbe concentrata soprattutto sulle numerose intercettazioni telefoniche compiute sulle utenze di alcune persone. Oltre quella dell’amica di Elisa, Eliana, sono state intercettate le utenze di don Vagno, il sacerdote brasiliano che ha ritrovato il cadavere nella chiesa della Trinità, delle donne delle pulizie, di monsignor Superbo, Arcivescovo di Potenza, e di don Vignola, il parroco che in qualche occasione ha sostituito Don Mimi, l’allora parroco della Trinità. Le trascrizioni delle telefonate non sono state depositate nel processo contro Danilo Restivo, condannato per l’omicidio a 30 anni di reclusione, perché sono ancora coperte dal segreto istruttorio, ma, da ambienti investigativi, si apprende che sarebbero fondamentali per chiarire tanti misteri. Alessandro Boccia

avetrana/Misseri viene punito per un talk show

Michele, niente tv L

a tenaglia di inquirenti e giudici si stringe sulla famiglia Misseri. Sabrina e Cosima Serrano, figlia e madre, rinviate a giudizio per il sequestro di persona, l’omicidio e la sottrazione di cadavere di Sarah Scazzi. Michele, rispettivamente padre e marito delle due donne, per la sola sottrazione di cadavere. Tutti, con altri sei imputati, compariranno davanti alla Corte d’Assise di Taranto il 10 gennaio prossimo. Ma intanto la magistratura ionica stringe il cerchio ancora di più. In attesa della decisione del Riesame, sulla eventuale scarcerazione delle detenute, in questi giorni due importanti novità. La prima, in ordine di tempo, ha riguardato il contadino di Avetrana. Inasprita dal gup la misura di sorveglianza nei suoi confronti. Fino a qualche tempo fa Michele Misseri doveva recarsi ogni giorno presso i carabinieri del paese, per firmare e confermare la sua presenza. Doveva farlo, secondo disposizione del giudice, tra le ore 17 e le ore 18. Uno di questi giorni, però, si presenta in anticipo di mezz’ora circa, insolitamente accompagnato dal suo legale. Chiede ai militari di firmare prima per poter andare a Taranto subito dopo a mangiare una pizza con l’avvocato. I carabinieri, non senza qualche perplessità, acconsentono alla richiesta, ma ne danno comunicazione all’autorità giudiziaria. Si scopre, dopo qualche ora, che Michele e l’avvocato sono andati a Roma, per partecipare ad una diretta televisiva. I Pubblici Ministeri inquirenti applicano la legge e non possono fare diversamente: chiedono al gup che Michele Misseri - non avendo rispettato il provvedimento cautelare, adducendo false motivazioni - venga arrestato ai domiciliari. Il gup accoglie parzialmente la richiesta: no agli arresti, ma restringe la libertà di movimenti dell’imputato. Doppia

firma in caserma, mattina e sera, divieto di uscire di casa dalle 19 alle 7 del mattino e divieto di allontanarsi da Avetrana. In sostanza uno stop alle interviste e partecipazioni dell’uomo ai talk show televisivi, nel corso dei quali, tra l’altro, Michele si era reso particolarmente indisponente e anche irriguardoso nei confronti della vittima e della sua famiglia. La seconda novità riguarda il deposito delle motivazioni del gup - un atto di ben 134 pagine - relativamente all’annullamento del primo ordine di custodia cautelare in carcere emesso il capo a Sabrina Misseri per concorso in omicidio con il padre. Nelle 134 pagine il gup, rispondendo ai quesiti della Corte di Cassazione, sgombra il campo dai dubbi sollevati dalla Suprema Corte. Ribadisce cioè che la prima ordinanza viene annullata perché, nel corso delle indagini successive alla sua emissione, sono emersi a carico di Sabrina e della madre nuovi e gravi elementi indiziari che hanno consentito di giungere ad una diversa ricostruzione di quanto accadde il giorno dell’omicidio e nei giorni seguenti. Confermata, cioè, la tesi accusatoria. Ad uccidere furono madre e figlia insieme, in casa e non in garage, per futili motivi. Francesco Persiani


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bari/Presentato il programma del Petruzzelli

Il Natale a teatro

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medimex/Si è svolta a Bari nel weekend scorso: omaggio a Modugno

La fiera della musica O

ttomila metri quadrati di spazi espositivi, centocinquanta stand, mille operatori nazionali ed internazionali, quattro spazi dedicati a cinquanta appuntamenti live showcase e concerti selezionati con la partecipazione di artisti pugliesi, nazionali ed internazionali e quattro aree dedicate a trenta convegni, presentazioni, workshop e incontri d’autore. Questi i numeri di Medimex, la Fiera delle musiche del Mediterraneo, la prima del genere in Italia, organizzata a Bari al nuovo centro congressi della Fiera del Levante, da Puglia Sounds, nell’ambito del programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale. Una iniziativa che ha attirato nel capoluogo pugliese migliaia di visitatori dell’esposizione, provenienti da tutta Italia, tra curiosi ed addetti ai lavori, e che si è posta l’obiettivo di favorire la relazione tra mercato musicale regionale, italiano ed europeo, con una particolare attenzione al Mediterraneo, con lo scopo di incentivare scambi artistici e rapporti commerciali e sostenere lo sviluppo dell’intero comparto musicale. Insomma come dire una sorta di borsa mercato musicale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ad inaugurare la tre giorni di Medimex, giovedì 24 novembre scorso al teatro Petruzzelli, lo spettacolo evento “Meraviglioso Modugno”, un omaggio a Domenico Modugno con Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi, Pino Marino, Nada & Fausto Mesolella, Roy Paci, Radiodervish, Peppe Servillo, Daniele Silvestri, Sud Sound System, Paola Turci, Peppe Voltarelli. Mentre, venerdì 25 e sabato 26 sui tre palchi dello Showville di Bari si sono svolti gli showcase di alcuni degli artisti della nuova scena pugliese, artisti italiani e artisti del bacino del Mediterraneo: Boom Da Bash, Antonio Castrignanò, Erica Mou, H.E.R. e la Band Famenera, Mama Marjas, Mascarimirì, Jolaurlo Steela, Bianco, Fabrizio Cammarata & The Second Grace, Phinx, Roberta Alloisio, The Banditi, Savina Yannatou, Rodrigo Leao, Badiaa Bouihrizi, Fanfara Tirana & Canzoniere Grecanico Salentino, Moussu T e Lei Jovents, Djmawi Africa, Sonia Brex e Trans Global Underground & Natacha Atlas. Inoltre nel corso dei tre giorni della fiera si sono svolte numerose presentazioni e conferenze stampa di progetti inediti e iniziative musicali, come: 99posse, Le Luci Della Centrale Elettrica, Teatro Degli Orrori, Teatro Valle Occupato, Assomusica, Womex, Fira Di Manresa, You Tube, Myspace, Note Legali E Molti Altri. Nicola Mangialardi

fare da contro altare alla ricca offerta cinematografica natalizia dei “cinepanettoni”, anche quest’anno a Bari una programmazione concertistica sinfonica di tutto rispetto in una location davvero d’eccezione come quella del ritrovato teatro Petruzzelli, incastonato nel centro del quartiere murattiano del capoluogo pugliese. Un interessante cartellone di rappresentazioni lirico sinfoniche natalizie quello che andrà in scena al teatro Petruzzelli di Bari, quest’anno. Si parte con il Balletto Nazionale della Georgia “Sukhishvili” che andrà in scena dalla sera della vigilia dell’Immacolata fino al giorno di santa Lucia, il prossimo tredici dicembre. Poi sarà la volta dell’Aterballetto in “Certe Notti” con musiche e testi di Luciano Ligabue al quale si affiancherà una quattro giorni di uno straordinario concerto lirico natalizio del violinista Uto Ughi che si esibirà con i mastri dei “Filarmonici di Roma”, un evento questo fortemente voluto ed organizzato dalla Camerata Musicale Barese che sarà il vero e proprio evento

clou dei concerti di Natale edizione 2011. Dopo la performance di Ughi sarà la volta del gran concerto di Capodanno diretto dal maestro Michele Santorsola e che sarà eseguito dalla “Budapest Symphony Orchestra Mavso”. Ai classici concerti natalizi della classica programmazione del politeama barese si affiancheranno poi le performance dei concerti natalizi delle forze armate, della polizia di stato e di vari istituti privati, come il tradizionali concerti organizzati dai vari istituti di credito della città per i loro dipendenti e dalle performance natalizie di beneficenza che vedranno alzare il sipario al suono dei vari jingle di Natale famosi in tutto il mondo e ri-arrangiati per l’occasione. Con un teatro Petruzzelli, che quest’anno, riserverà tanto spazio anche agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado della città per i quali verranno riservati decine di posti per performance, in modo da incentivare anche i più giovani alla cultura del teatro partendo proprio dagli spettacoli natalizi. (n.m.)

gastronomia/A Giovinazzo i migliori chef di Puglia

Sapori di una volta basilicata/Una volta erano i lucani a partire

Terra d’approdo U

n’altra Basilicata sparsa nei cinque continenti, oltre 600 mila lucani diffusi nel mondo. Sono i dati dell’emigrazione in più di 130 anni di “affanni e tormenti”. Gli stessi che ora rivivono nella memoria di nipoti e lontani discendenti. Il fenomeno “della valigia di cartone mantenuta da una corda” è, fortunatamente, solo un ricordo. Oggi la Basilicata è ormai una “terra di arrivo”, spazio d’approdo dei percorsi e in alcuni casi dei sogni, di tanti extracomunitari, convinti di trovare in terra lucana un destino migliore. E’ questo un pezzo dello scenario che emerge dal 21esimo rapporto sull’emigrazione, realizzato dalla Caritas e presentato a Potenza, nel corso di un incontro. In particolare nel 2010 gli immigrati presenti in Basilicata erano 14.738, con un incremento del 13,4 per cento rispetto all’anno precedente. I flussi migratori (in prevalenza dall’Europa, con il 70,8 per cento) “colmano in parte il progressivo spopolamento” della regione. Tra i Paesi europei, è la Romania, con il 41,4 per cento, uno dei punti principali di partenza dei migranti che giungono in Basilicata, seguita dall’Albania (11,8). Il Marocco, la Cina e l’India sono, invece, gli Stati extraeuropei di maggiore provenienza. I lavoratori romeni sono impiegati maggiormente in agricoltura (54 per cento) e nell’industria (21,4 per cento), accanto a un’elevata percentuale di “badanti”. Gli imprenditori nati all’estero e titolari di aziende in Basilicata sono 261, di cui 223 in

provincia di Matera. Ancora un dato: nel 2010, le rimesse inviate all’estero dai migranti residenti in Basilicata ammontano a 15,9 milioni di euro, pari allo 0,25 per cento del totale nazionale. Il rapporto ha diverse chiavi di lettura. Per l’arcivescovo metropolita di Potenza, monsignor Agostino Superbo, “quello migratorio è un fenomeno che deve essere studiato e analizzato quotidianamente, da tutti gli Stati europei, prima di tutto per il contrasto ai mezzi, illegali e di fortuna, con cui i nostri fratelli arrivano, in condizioni che non possono essere considerati umani”. Per il delegato regionale della Caritas, monsignor Vincenzo Orofino, “il nostro compito in Basilicata è facilitato da una certa omogeneità delle presenze dei fratelli immigrati; un’alta percentuale infatti è costituita da badanti con una relativa stabilità e anche un’assenza di problematiche particolari. Per cui la Caritas accompagna queste persone mettendo a loro disposizione i servizi in grado di rendere più facile l’integrazione. Anche in Basilicata la presenza delle persone immigrate rappresenta una sfida e costituisce una ricchezza per la comunità cristiana e la società. E’ una sfida perché sollecita l’accoglienza cordiale, l’assistenza premurosa e il dialogo rispettoso. E’ una ricchezza poiché portatrice di nuovi valori e impulsi culturali, perché sollecita una reale condivisione di valori, aprendosi a fattori globali”. Alessandro Boccia

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migliori chef di Puglia, dalla punta estrema del Gargano fino all’estremo Salento si sono ritrovati a Giovinazzo, nel barese, nell’ambito dell’iniziativa regionale chiamata “Antichi sapori delle Puglie” che non è altro una sorta di rete regionale di addetti ai lavori della genuina ristorazione pugliese che hanno dato vita, sotto l’attento coordinamento della Regione Puglia, ad una associazione del buon gusto doc che intende valorizzare le peculiarità gastronomiche della regione con l’intento, pensate un po’, di salvaguardare i consumatori sia sotto il profilo della genuinità che del giusto rapporto qualità prezzo. Per questa ragione questi operatori della tavola pugliese di qualità si sono dati appuntamento per confrontarsi tra loro con ricette e novità cercando di evidenziare le caratteristiche di genuinità delle singole idee che proprio per questa ragione diventano piatti dai costi nient’affatto proibitivi per i clienti di quei ristoranti che servono queste ricette a base di semplici e spesso antichi sapori delle cosidette ricette del-

la nonna. Un modo particolare, e certamente singolare, questo di proporsi al mondo dei consumatori da parte di veri maestri della gastronomia locale che non possono prescindere nel loro lavoro dall’utilizzo di antichi aromi e verdure tipiche, anche selvagge, da abbinare alla tradizione del pesce di Puglia che sempre più è apprezzato sulle tavole di tutto il mondo. Una riscoperta, dunque, delle antiche e genuine tradizioni alimentari elaborate, ma non troppo, con la fantasia della nonna e con la proposizione di tante altre idee provenienti dal mare da affiancare alla cucina contadina d’un tempo che si è concretizzata a Giovinazzo con l’attribuzione di una serie di riconoscimenti attribuiti agli chef che si sono contraddistinti nel preparare e proporre piatti genuini a prezzi accessibili. Come dire un incontro nel corso del quale si è colta l’occasione di premiare le eccellenze gastronomiche del sodalizio che hanno esaltato le caratteristiche genuine dei piatti di Puglia nel rispetto del rapporto qualità prezzo. (n.m.)


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3 DICEMBRE 2011

bari/Dopo l’Ascoli

NAPOLI - LECCE

BARI - CITTADELLA

(3/12, Stadio “San Paolo” di Napoli, ore 20:45)

(5/12, Stadio “San Nicola” di Bari, ore 20:45)

PROBABILI FORMAZIONI

PROBABILI FORMAZIONI

Napoli (3-4-2-1): De Sanctis; Fernandez, Aronica, Fideleff; Maggio, Dzemaili, Inler, Dossena; Santana, Pandev; Lavezzi. All.: Mazzarri

Bari (4-3-3): Lamanna; Crescenzi, Borghese, Ceppitelli, Garofalo; Rivaldo, Donati, Stoian; Marotta, Defendi, Galano. All.: Torrente

Lecce (5-3-2): Benassi; Oddo, Ferrario, Tomovic, Esposito, Obodo; Mesbah, Strasser, Grossmuller; Pasquato, Muriel. All.: Di Francesco

Cittadella (4-4-2): Cordaz; Vitofrancesco, Pellizzer, Gorini, Marchesan; Busellato, Baselli, Schiavon, Di Roberto; Di Carmine, Maah. All.: Foscarini

14ª GIORNATA, SERIE A TV: -

ultimo turno Lecce-Catania 0-1

prossimo turno Lecce-Lazio (10/12/’11)

TV: -

classifica

ultimo turno Ascoli-Bari 3-1

NAPOLI

17 punti (6° posto)

LECCE

prossimo turno Brescia-Bari (11/12/’11)

8 punti (20° posto)

taranto/Mancano gli stipendi, penalizzazione in arrivo

Un passo indietro

18ª GIORNATA, SERIE B

“L

classifica BARI

20 punti (14° posto)

CITTADELLA 21 punti (11° posto)

o stop contro l’Ascoli evidenzia un nostro passo indietro rispetto alla gara di Coppa Italia con il Genoa: evidentemente si è fatta sentire la stanchezza per i 120’ giocati al Ferraris”: spiega così il tracollo del Bari contro il fanalino di coda della serie B il terzino sinistro Agostino Garofalo. “Siamo stati meno attenti in difesa - aggiunge il difensore - e dobbiamo evitare in futuro di finire le partite in dieci”. Il prossimo impegno prevede la gara interna contro il Cittadella. “Dobbiamo riprenderci subito - conclude Garofalo - e dimenticare la sconfitta di Ascoli. Il vero Bari è quello che ha ben figurato con Sampdoria e Genoa”. Lunedì prossimo nelle fila dei pugliesi mancheranno l’attaccante Caputo e il centrocampista Bellomo, fermati dalla squalifica in arrivo dal giudice sportivo.

lecce/Dura contestazione dei tifosi: sul banco degli imputati l’allenatore

Due punti in meno Semeraro, tutti in discussione I

l Taranto sarà penalizzato di due punti nella classifica che attualmente lo vede al secondo posto. Una delicata situazione societaria che costa cara alla squadra rossoblu. “Un incidente di percorso”, lo aveva definito il vice presidente della società Valerio D’Addario. Il 14 novembre scorso avrebbero dovuto essere pagati ai giocatori gli stipendi del trimestre luglio-agosto-settembre per un ammontare di circa 750mila euro comprensivi dei contributi. Una data che, però, non è stata rispettata e che ha indotto il club rossoblu ad autodenunciarsi alla Covisoc. E ora è attesa. Solo questione di tempo e il Taranto sarà deferito alla procura federale prima e poi penalizzato di due punti dalla Lega Pro. Solo una mancanza di liquidità e non un momento di crisi, si era affrettato a spiegare il numero due della società. Il gruppo D’Addario aveva fatto affidamento su 550mila euro in arrivo dal Credito Sportivo per la

cessione di Branzini oltre su alcuni sponsor che invece sarebbero venuti meno. La penalizzazione, però, non spaventa la dirigenza né tantomeno il tecnico Dionigi e la sua squadra che si stanno preparando alla partita di domani allo stadio Iacovone contro il Foligno penultimo in classifica.

Valerio D’Addario

D

alla tensione di Calimera al “Via del Mare”, dove il Lecce all’improvviso, martedì, ha trasferito tutta la truppa per i restanti allenamenti settimanali in vista del proibitivo impegno di Napoli di questa sera. Tutto era già previsto, assicurano da casa-Lecce, ma ovviamente gli allenamenti al “Via del Mare” evitano contatti troppo ravvicinati con la tifoseria e la possibilità di ascoltare da vicino il malcontento-ultras. Nell’enorme catino dello stadio del capoluogo, invece, lavorare tranquilli è più semplice, per Di Francesco e i suoi. Di Francesco che a Calimera è stato accolto dalla prima contestazione nei suoi confronti, sinora mai fatto oggetto di cori o inviti a fare le valigie, almeno prima della debacle interna con il Catania. Con il mister, sotto accusa come sempre la società, invitata a gettare la spugna e lasciare anche l’autogestione, e i calciatori maggiormente nel mirino per lo scarso impegno, Piatti e Corvia su tutti. Sul campo le cose non vanno meglio, anzi, gli infortuni hanno toccato quota 14, praticamente una squadra titolare e la sua panchina. Un vero e proprio disastro sanitario. Anche su questo occorrerebbe interrogarsi. A riposo Cuadrado, Olivera

e Diamoutene, che salteranno il Napoli. In forte dubbio anche Mesbah, Di Michele, Giacomazzi e Carrozzieri. Sulla delicata situazione dei giallorossi ha fatto sentire la sua voce anche il patron Semeraro, che vuole spiegazioni. Soprattutto dal tecnico Di Francesco: per lui fiducia a tempo. Semeraro ha parlato chiaro, anche nel corso di un’intervista al Tg Norba 24, “così la squadra non può andare avanti”. Sul fronte societario avanti con l’autogestione sino al definitivo disimpegno della famiglia Semeraro e all’arrivo di un’offerta concreta per l’acquisto del pacchetto azionario di maggioranza. Un passaggio di consegne inevitabile, vista la disaffezione della tifoseria nei confronti del gruppo imprenditoriale guidato da Giovanni Semeraro. Sono le due conclusioni del Consiglio di Ammi-

nistrazione dell’Unione Sportiva Lecce, riunito per la consueta convocazione di fine mese, quanto mai attuale e calda, viste le vicende sportive e societarie in evoluzione costante e purtroppo verso il peggio. Semeraro non torna indietro: il Lecce resta in vendita, ma non se ne libera. Intanto va avanti l’autogestione, appunto, con un occhio al mercato di gennaio, per un paio di elementi di peso da inserire nella rosa per aumentare le ipotesi-salvezza. Sul fronte tecnico l’ultimo capitolo, quello della sorte di Eusebio Di Francesco: andrà via se il Lecce perderà male a Napoli; in caso di buona prestazione dei giallorossi o meglio ancora di risultato insperato, la volontà è quella di assecondare Osti e Cipollini, che preferirebbero andare avanti in linea con la scelta fatta in estate.

pro1/Anche il Foggia a rilento pro1/Due pareggi deludenti pro2/Nonostante le mura amiche

Il Taranto perde terreno

Risultati 14a Giornata (a) Avellino-Lumezzane 2-1 Benevento-Carpi 0-1 Como-Pavia 2-1 Foggia-Sorrento 1-1 Foligno-Monza 1-0 Pisa-Viareggio 2-0 Pro Vercelli 1892-Spal 1-0 Reggiana-Ternana 0-2 Tritium-Taranto 1-1

Andria Campobasso e Barletta e Melfi, non decollano tonfi in casa Risultati 14a Giornata (B) Andria-Feralpi Salò 1-1 Carrarese-SudTirol 1-1 Cremonese-Pergocrema 1-1 Frosinone-Bassano Virtus 1-2 Piacenza-Triestina 0-3 Prato-Siracusa 0-1 Spezia-Barletta 1-1 Trapani-Latina 2-0 Virtus Lanciano-Portogruaro 0-1

Risultati 18a Giornata (b) Aprilia-Fondi 3-1 Aversa Normanna-Chieti 2-0 Campobasso-Vigor Lamezia 0-1 Catanzaro-Paganese 2-1 Ebolitana-Arzanese 3-2 Fano Alma J.-Neapolis 3-1 Giulianova-Vibonese 3-1 Melfi-Gavorrano 0-1 Milazzo-Isola Liri 3-2 Perugia-Celano Olimpia 2-0

CLASSIFICA 1 Ternana 31 2 Taranto (-1 punto penalizzaz.) 27 3 Pro Vercelli 1892 26 4 Carpi 25 5 Pisa 23 6 Como (-1) 23 7 Sorrento (-2) 22 8 Tritium 22 9 Lumezzane 21 10 Avellino 19 11 Reggiana (-2) 16 12 Foggia (-1) 15 13 Benevento (-6) 13 14 Monza 11 15 Spal (-2) 10 16 Pavia 8 17 Viareggio (-1) 8 18 Foligno (-4) 3

CLASSIFICA 1 Siracusa (-3 punti penalizzaz.) 24 2 Cremonese (-6) 22 3 Trapani 22 4 Portogruaro 22 5 Virtus Lanciano (-1) 22 6 Pergocrema 22 7 Carrarese (-1) 21 8 SudTirol 21 9 Barletta 20 10 Frosinone 19 11 Triestina 18 12 Spezia 17 13 Latina 15 14 Andria 15 15 Bassano Virtus 13 16 Piacenza (-4) 13 17 Prato 12 18 Feralpi Salò 10

Prossimo Turno Carpi-Pisa; Lumezzane-Foggia; Monza-Como; Pavia-Avellino; Sorrento-Tritium; SpalBenevento; Taranto-Foligno; Ternana-Pro Vercelli 1892; Viareggio Reggiana.

Prossimo Turno Barletta-Cremonese; Bassano Virtus-Prato; Feralpi Salò-Carrarese; Latina-Piacenza; Pergocrema-Virtus Lanciano; Portogruaro-Frosinone; Siracusa-Andria; SudTirol-Spezia; Triestina-Trapani.

CLASSIFICA 1 Perugia 2 L’Aquila 3 Catanzaro 4 Paganese 5 Vigor Lamezia 6 Chieti 7 Giulianova 8 Aprilia 9 Gavorrano 10 Arzanese 11 Aversa Normanna 12 Campobasso 13 Fano Alma J. 14 Ebolitana 15 Vibonese 16 Fondi 17 Isola Liri 18 Milazzo 19 Melfi 20 Neapolis 21 Celano Olimpia

36 34 33 32 31 27 26 25 24 24 21 20 18 18 18 18 17 16 15 15 8

Prossimo Turno Arzanese-Fano Alma J.; Celano Olimpia-Ebolitana; Chieti-Vibonese; Fondi-Milazzo; Gavorrano-Aversa Normanna; Isola Liri-Campobasso; L’Aquila-Perugia; Neapolis-Aprilia; Paganese-Melfi; V.Lamezia-Catanzaro.

Giovanni Semeraro

serie d/Vince a Francavilla ed è solo al comando

Impresa del Nardò Risultati 13a Giornata (F) Atletico Trivento-Teramo 1-3 Jesina-Atessa Val di Sangro 0-1 Luco Canistro-Civitanovese 3-4 Miglianico-Real Rimini 2-2 Olympia Agnonese-Santegidiese 4-1 Recanatese-R.Curi Angolana 4-0 Riccione-Ancona 2-2 San Nicolò-Sambenedettese 1-2 Vis Pesaro-Isernia 0-1

Risultati 13a Giornata (H) Casertana-CTL Campania 0-0 Fortis Trani-Viribus Unitis 7-2 Francavilla in Sinni-Nardò 1-2 Grottaglie-Martina Franca 0-1 Irsinese-Ischia 2-2 Real Nocera S.-Oppido Lucano 3-2 Sarnese-Gaeta 4-1 Turris-Città di Brindisi 4-2 V.Casarano-I.Camaldoli 1-2

Classifica Teramo 35 punti; Ancona 29; Civitanovese 26; Sambenedettese 23; Atletico Trivento, Vis Pesaro 21; Recanatese 20; Isernia 19; San Nicolò, Riccione 18; Olympia Agnonese 17; A. Val di Sangro 15; R.C.Angolana 13; Santegidiese 12; Luco Canistro 10; Miglianico, Jesina 9; Real Rimini 3.

Classifica Nardò 28 punti; Sarnese 26; Francavilla in Sinni 25; Martina Franca 24; Ischia 23; CTL Campania, Turris 22; Casertana 21; Città di Brindisi, Virtus Casarano 19; Fortis Trani, Internapoli Camaldoli 18; Grottaglie 12; Irsinese, Real Nocera Superiore 11; Gaeta 9; A.C. Oppido Lucano 7; Viribus Unitis 4.

Prossimo Turno Ancona-A.Trivento; A.Val di SangroRiccione; Civitanovese-Recanatese; Isernia-Luco Canistro; Real Rimini-Jesina; R.C.Angolana-O.Agnonese; Sambenedettese-Miglianico; SantegidieseSan Nicolò; Teramo-Vis Pesaro.

Prossimo TurnO Oppido Lucano-Francavilla; Città di Brindisi-Real Nocera S.; CTL Campania-Grottaglie; Gaeta-Casertana; I.Camaldoli-Turris; Ischia-Fortis Trani; Martina Franca-V.Casarano; Nardò-Irsinese; Viribus Unitis-Sarnese.


SIN n.48 2011