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A B B O N AT I S U

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Illustrazione SOFIA SITA sofiasita.com

Nobilitazione PRINT FINISHING LI.TO.VER Vimercate (MB)


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As green as a watercolor

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I prodotti stampati da Nava Press sono il risultato di una perfetta combinazione tra tecnologia, artigianalità e un’accurata scelta di materiali eco-sostenibili. Sono il nostro impegno quotidiano per un ambiente migliore.

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Manifattura del Seveso Tessuti per la legatoria, la cartotecnica & il packaging di lusso www.manifatturadelseveso.it


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L O G O .

F O R S E

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brand è ciò che il brand fa, non il logo». È così che Jon Davies dell’agenzia Butterfly Cannon, nella sua conferenza dal titolo ‘Keeping brands culturally relevant’ durante l’ultimo salone ‘ADF PCD & PLD’ di Parigi, ha commentato la scelta di diversi storici brand del lusso di cambiare il lettering del proprio nome, abbandonando grazie, minuscole, corsivi, addirittura accenti e monogrammi iconici in nome di un minimalismo da molti criticato per il rischio di omologazione. La questione non riguarda solo nomi e font, ha sottolineato Davies: è in atto una contaminazione che conduce all’inaspettato. Da Louis Vuitton che in Giappone ha appena aperto il suo primo ristorante, al New York Times che firma abiti in punta di Olde English, fino a Tiffany & Co. che installa distributori automatici dei propri prodotti, rigorosamente color uovo di pettirosso. Il mondo è diventato casual e l’azione soppianta il possesso nella scala dei valori individuali. Uno dei requisiti per dirsi contemporanei è la rinuncia all’ego: nessuno può più vivere sulla rendita del proprio passato glorioso, perfettamente incarnato da quei caratteri eleganti e distintivi dei loghi lasciati alle spalle, e l’attenzione del pubblico è tutta da conquistare. Il passato si recupera, piuttosto, per trasmettere valori e conoscenza, non dando mai per scontato che il solo nome basti a far affezionare: servono esperienze significative. Per essere, appunto, culturalmente rilevanti. Non siamo certamente al ‘No logo’ che esattamente vent’anni fa – correva l’anno 2000 – divenne il manifesto di una generazione che, pur tra mille controversie, immaginava un altro mondo possibile. Ma di sicuro è in atto una riflessione profonda su ciò che il logo ha rappresentato finora, diventando la metafora assoluta di quel consumismo con cui nessuno vuole più identificarsi e che ora ci chiede il conto. 

L ' E D I T O R I A L E

di M I C H E L A

P I B I R I


COMPETITION NOW OPEN DEADLINE FOR ENTRIES: 27 MAR 2020

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di M A R I L D E

M O T T A

Il packaging nell'era digitale Se ecologia e packaging sono un binomio ormai diventato un obbligo morale (prima ancora d’essere regolato da leggi), le tecnologie formano con il packaging l’altra coppia inscindibile. L’information communications technology ha aperto l’era digitale e le innovazioni non si sono più fermate. Tutto quello che oggi chiamiamo ‘digitale’ non ha cambiato la sostanza dei contenitori, che continuano a essere oggetti con un peso e un ingombro solidi, ma ha aggiunto a essi una funzione straordinaria: la comunicazione, facendo annoverare così il packaging fra i media. L’uso dello smartphone come interfaccia ha persino prodotto una gestualità caratteristica: reggere la confezione con una mano e inquadrarla con lo smartphone nell’altra e, poi, acquisire informazioni, divertirsi con la realtà virtuale, accertarsi dell’autenticità del prodotto, mettersi alla prova con un gioco, condividere tutto con tutti. Di questo massiccio utilizzo di iperconnettività le aziende hanno visto subito il lato relazionale per intrattenere e trattenere i clienti fornendo informazione qualificata proveniente direttamente dall’azienda, mettendo così le persone al riparo da fake news, nonché informazione approfondita, ovvero tutto quello che non sta sull’etichetta si può leggere sullo schermo dello smartphone. Tramite un packaging ‘connesso’ si può erogare customer service e personalizzare i contenuti del servizio. Inquadrando l’etichetta si entra nel mondo del gaming e, fra realtà aumentata ed effetti speciali, il gioco si fa irresistibile. Ormai digitale è sinonimo di personalizzazione, la conoscenza del consumatore (acquisita attraverso la tracciabilità dei dati consensualmente rilasciati) permette di creare packaging dedicati. In questo caso è il digital printing ad allargare i confini della creatività e i contenitori diventano pezzi unici. Dalla filigrana inventata 8 secoli fa per la carta alla blockchain dei giorni nostri, ci sono in mezzo decine e decine di soluzioni che consentono a ognuno di dire ‘questo packaging è solo mio’.

M A R I L D E M OT TA . Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione.

Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

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Il patrimonio storico dei brand di ANNA APREA

Cashmere e colore di ACHILLE PEREGO

Dall’industrial design al packaging

Spazi simili a concept store, innovativi, interattivi e accoglienti. Non più semplici archivi, ma officine culturali attivissime. I musei d’impresa del terzo millennio sono luoghi ricchi di stimoli creativi ed esperienze da vivere.

Eleganza maschile rigorosamente Made in Italy. Tradizione che si rinnova nei materiali e processi. E una grande, grandissima passione per il colore, anche nel packaging. Vi raccontiamo la storia di Doriani Cashmere.

Nicola Guelfo, Head of Industrial design di Italdesign, ci mostra le prospettive del packaging del futuro: un dialogo tra innovazione, tecnologia, dimensione estetica e sensoriale.

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d i LO R E N Z O C A P I TA N I

Aperitivo italiano di FABIO MOLINARO

Consumatore al centro, in un’epoca in cui la distinzione tra online e offline non esiste più. Ma più che il consumatore, sono i suoi dati che permettono alle aziende di creare esperienze su misura.

Campari Soda rinnova la sua iconicità nel restyling firmato da Robilant Associati: si intrecciano la tensione avanguardistica e il recupero del patrimonio storico della marca.

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d i M A R I L D E M O T TA

La comunicazione omnichannel

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L'arte del textile design

Pattern ispirati alla natura, superfici da valorizzare per il fashion e l’interior design. Parliamo di sostenibilità e tendenze con Silvia Osella, Textile & surface designer per aziende come Adidas, Zara e Wall&decò.

d i R O B E R TA R A G O N A

Generazione circolare

Materie prime alternative, provenienti da fonti mai esplorate – o dimenticate – e sviluppate da startup e designer di tutto il mondo. È davvero questo il futuro? Ecco qualche ispirazione da Heimtextil 2020.

di MICHELA PIBIRI

Printlovers Connection

Una sezione speciale dedicata alla comunità di Printlovers.net, il più prestigioso punto d’incontro online tra le aziende che partecipano alla filiera della stampa: cartiere, stampatori, nobilitatori, fornitori di tecnologie e materiali.

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EDITORIALE No logo. Forse

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CONCORSI Fedrigoni Top Award

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GRANDANGOLO #Thinkgreen 2020

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PERSONALMENTE Il packaging nell'era digitale

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GRANDANGOLO I trend del design secondo Kurz

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TENDENZE La comunicazione visiva del 2020

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Le tecniche di stampa 12

CONCORSI Al via Pentawards 2020

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BRAND REVOLUTION LAB Giocare con la personalizzazione

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GRANDANGOLO Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori

EVENTI Creative Hero

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ENGLISH VERSION CREATIVE FRAME

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COM'È FATTO PRINT

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PRINT BUYER NUMERO 81/2020 DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Barboglio COORDINAMENTO REDAZIONE Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net HANNO COLLABORATO Anna Aprea, Lorenzo Capitani, Marilde Motta Achille Perego, Roberta Ragona TRADUZIONI Philip Sanders ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

REA MILANO 1190227 Autorizzazione Tribunale Milano n. 706 | 11/10/2004

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20090 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

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P R I N T. Sempre più nuovo.

Un nuovo logo, più editoriale e contemporaneo, che esplicita finalmente la parola ‘lovers’: amiamo la carta e i materiali, il packaging, il design, tutto ciò che viene stampato... e non vogliamo nasconderlo.

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Ci teniamo a farci sempre più belli. Gli anni passano (ormai sono 15!), ma noi sappiamo restare al passo. Da questo numero alcune importanti novità arricchiranno copertina e interni di PRINT, per rendere l'esperienza del magazine ancora più coinvolgente, interessante, unica. Una cosa, tuttavia, non cambierà: la qualità dei contenuti e la continua ricerca verso argomenti di tendenza, approfondimenti tecnici e interviste d'eccellenza.

Una nuova copertina con un design dedicato. Un po' rivista d'arte, un po' libro di design, PRINT racconta già al primo sguardo un mondo fatto di colori, materiali, creatività, innovazione, capacità di cambiamento e tanto, tanto spazio bianco.

Una seconda copertina, contenuta all'interno e interpretata di volta in volta da aziende di stampa e nobilitazione diverse, diventa l'occasione per costruire un dialogo fatto di contrasti tipici del design (dentro/fuori, vicino/lontano, pieno/ vuoto, semplice/complesso).

All'interno, tante piccole novità. Alcune rubriche storiche sono state riviste, c'è più spazio per foto, illustrazioni, design; aumentano i colori e le sperimentazioni grafiche; la lettura si approfondisce con contenuti multimediali tramite la realtà aumentata. E altre novità arriveranno nel corso dell’anno. 0010


La carta prende vita con la realtà aumentata. Siccome il restyling della rivista non ci bastava, tra le novità di quest’anno c’è che PRINT offrirà sempre più contenuti di quelli stampati sulla carta. Gli articoli ‘aumentati’ sono contrassegnati nelle singole pagine con il simbolo della app ‘Stampare Aumentato’ che si può scaricare gratuitamente dagli store per sistemi operativi iOS e Android. L’app potrà essere utilizzata anche per le altre testate firmate Stratego Group.

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Scarica l'app. Stampare Aumentato è disponibile sia su App Store che su Google Play. Scaricala gratuitamente e aprila, anche partendo da questo QR Code.

Inquadra la pagina. Inquadra la pagina contrassegnata dall’icona ‘Stampare Aumentato’ con l’app per farle prendere vita: accederai a contenuti multimediali e interattivi.

Per ‘aumentare’ alcune pagine può essere necessaria una connessione dati del cellulare o quella di una rete Wi-Fi. Inoltre bisogna fare in modo che la rivista sia sufficientemente illuminata, così che la app possa riconoscere la pagina in maniera ottimale. Stampare Aumentato è ottimizzata per molti modelli di smartphone ma richiede device con prestazioni relativamente performanti; è dunque possibile che non funzioni perfettamente su tutti gli smartphone.

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Com'è fatto Print ENGLISH VERSION C pg. 75

LUXOR® 107466 DARING YELLOW (COPERTINA)

L'effetto metallizzato Luxor® 107466 Daring Yellow, un giallo audace, brillante e vivo, è stato stampato a caldo con un cliché piatto hinderer + mühlich.

La nobilitazione è stata effettuata in tre passaggi: 1

LUXOR® 108143N MYSTERIOUS RUBY (COPERTINA INTERNA)

L’effetto metallizzato Luxor® 108143N Mysterious Ruby, un rosso caldo metallizzato, soffice, dal tono elegante e morbido, è stato stampato a caldo con un cliché piatto hinderer + mühlich.

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VERNICE SERIGRAFICA GLITTER VIOLA

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VERNICE FOSFORO LUMINESCENTE “GLOW IN THE DARK”

ILLUSTRAZIONE Sofia Sita C pag.81

Inquadra la copertina con l'app STAMPARE AUMENTATO per accedere a contenuti esclusivi!

CLICHÉ E COLORE A CALDO DELLA COPERTINA

NOBILITAZIONI DELLA COPERTINA INTERNA

Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. L’offerta di Luxoro rappresenta il modo migliore per rendere unica e prestigiosa l’immagine di un brand in qualsiasi settore, che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono la migliore soluzione per rendere prestigioso e brillante ogni prodotto e packaging. Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e totalmente a impatto zero. www.luxoro.it

P.F.Li.To.Ver è sinonimo di tecnologia avanzata e di alta qualità nell’ambito del print finishing. Grazie alle sue 22 linee di produzione e alla gamma completa di lavorazioni speciali riesce, in tempi rapidi, a soddisfare tutte le richieste dei clienti per trasmettere al consumatore finale emozioni visive, tattili e olfattive che si sprigionano dallo stampato. Plastiche ecosostenibili, biodegradabili e compostabili oltre a un nuovo reparto di plastificazione alimentare completano l’offerta di un’azienda sempre più attenta alle nuove normative e con una cura e attenzione particolare alle nuove esigenze del mercato. Quello di Li.To.Ver può a buon titolo definirsi un vero e proprio “maquillage dello stampato”. www.p.f.litover.com

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Sede e stabilimento: via Martiri di Boves 4 - 20871 Vimercate (MB) tel. 039 6856001 fax 039 2124916 e-mail info@pflitover.com sito web www.pflitover.com


I N C H I E S T A

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di A N N A

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I N C H I E S T A

Musei ma non troppo. Non più archivi documentali, semplici contenitori di memoria, ma spazi simili a concept store, arredati con soluzioni innovative, attenzione al design contemporaneo. Ambienti dialogici, pensati per valorizzare il patrimonio storico delle imprese, capaci di attrarre nuovi pubblici e nuovi universi d’idee. Come? Con biblioteche interattive, mostre, aree di degustazione, affacci diretti sulle produzioni aziendali, percorsi integrati nel territorio. Tutto raccontato attraverso materiali stampati, monografie, packaging celebrativi, disegni, manifesti, cartoline, shopper personalizzate, merchandising. Hanno cambiato pelle insomma i musei d’impresa, sono diventati friendly, ammiccanti, palcoscenici della stampa digitale e delle sue infinite possibilità.

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ultimo in ordine di tempo è il museo di Amaro Lucano, inaugurato alla fine di ottobre del 2019 a Pisticci, delizioso borgo in provincia di Matera, nella sede originaria dell’azienda. Essenza Lucano, così è stato battezzato lo spazio, è uno degli oltre duecento musei d’impresa sorti uno dopo l’altro negli ultimi anni in Italia, esito di un’attenzione crescente delle nostre aziende, soprattutto quelle d’eccellenza, alle strategie di marketing esperienziale, ovvero a quell’insieme di iniziative spesso incentrate sull’interattività digitale, pensate con l’obiettivo di generare intrattenimento, condivisione, relazioni positive con clienti e fornitori. Senza sottovalutare la necessità di intercettare un pubblico diverso a cui proporre l’azienda come laboratorio cognitivo, fonte di conoscenza e di cultura. Finita l’era dei musei aziendali intesi come semplici archivi, oggi parliamo di luoghi di comunità e di dialogo, sedi di mostre e appuntamenti culturali,

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strumenti funzionali allo sviluppo di nuove sinergie col territorio, perciò anche mete turistiche. Luoghi integrati In questa chiave si può capire come la comunicazione abbia assunto un ruolo via via più importante: proprio in ragione di quella volontà di ricomprendere nella sfera aziendale target trasversali e nuovi universi di idee. Non sono rari i casi in cui i singoli musei si propongono di fare rete con il territorio e con il sistema culturale cui appartengono, suggerendo ai visitatori percorsi di visita integrati con siti artistici ed enogastronomici. Stampa celebrativa Destinati a svolgere la funzione di marcatori dei nuovi ambienti collegati all’impresa, sono gli stampati cui viene delegata una duplice funzione: comunicare da una parte la vocazione estetica di questi spazi; dall’altra intensificare l’infinito presente della Storia. Tutto converge in volumi illustrati, libri celebrativi, cataloghi, linee di packaging speciali, quaderni, manifesti, locandine, riproduzioni artistiche, serie temati-

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che di cartoline. Insomma un vasto insieme di documenti originati dal passato dell’azienda. «Partiamo dalla premessa che un museo, con la sua natura conservativa – dice Matteo Mocchi, Design Innovation Manager di RobilantAssociati – ha l’esigenza di custodire e proteggere documenti importanti, spesso fragili o delicati. La loro digitalizzazione prima e riproduzione su supporti differenti dopo, diventa quindi una delle attività molto diffuse al fine di poter esporre con libertà tali materiali». Il mezzo più utilizzato per la narrazione di una storia d’impresa? «Senza dubbio la monografia celebrativa – risponde Mocchi – un volume di pregio che rimane nel tempo e che, spesso, diviene quasi oggetto da collezione». Sul piano dell’organizzazione dei contenuti «si utilizzano supporti differenti – precisa il designer – per elementi quali il titolo di una sezione, la singola didascalia, i testi descrittivi, e ancora diorami o ricostruzioni realizzate in cartotecnica. Sempre più spesso inoltre alla visita di un museo sono associati leaflet o veri e propri mini-cataloghi con cui approfondire l’ordinamento esposto, la storia della struttura o della collezione».

Parliamo di luoghi di comunità e di dialogo, sedi di mostre e appuntamenti culturali, strumenti funzionali allo sviluppo di nuove sinergie col territorio, perciò anche mete turistiche.

Ambasciatori d’azienda A contribuire alla nuova immagine dei musei d’impresa è anche il sistema di storytelling digitale che le singole realtà propongono – dai video alle app, dalle esperienze di realtà aumentata all’offerta di contenuti personalizzati, dalle postazioni interattive agli audiovisivi – sempre allo scopo di trasformare il visitatore in ambasciatore e follower dell’azienda. «Attraverso tecnologie di realtà aumentata — è ancora Mocchi a parlare — è possibile mixare sempre di più mondo fisico e digitale approfondendo contenuti, spesso difficili da gestire materialmente, su livelli differenti». Spazi di design Anche gli ambienti, arredati per rispondere a una nuova vocazione del museo sono, come si può immaginare, palcoscenici delle infinite possibilità combinatorie della stampa digitale. Pareti, pavimentazioni, oggetti decorati. tavoli digitali, strutture interattive, schermi, percorsi segnaletici, installazioni… è tutto un caleidoscopio di materiali speciali, atmosfere suggestive, superfici sofisticate, location espositive grafiche e coinvolgenti.


I N C H I E S T A

tesori di carta firmati fabriano paper pavillon

Il passato si fa futuro Valorizzare il patrimonio storico, sviluppare sinergie, creare una connessione emozionale con il consumatore per immaginare, attraverso la costruzione di uno spazio, un nuovo futuro aziendale. Sono questi i passaggi che tutte le imprese possono fare o hanno già fatto per conservare il loro patrimonio di storia, tradizione, esperienze. Pensiamo ai famosi musei legati alle aziende mito del nostro Paese, dal museo Branca a quello di Poltrona Frau, da Spazio Campari a Ducati, poi Kartell, Alfa Romeo, Aurora e tanti altri. Brand Heritage Di queste realtà che in un certo senso hanno riposizionato le aziende puntando sulla loro storia si è parlato a lungo nel corso di un interessante seminario organizzato nel 2019 da RobilantAssociati in collaborazione con Museimpresa, l’associazione italiana degli archivi e musei di impresa nata a Milano nel 2001 e promossa da Assolombarda e Confindustria. Sul tema specifico del ruolo che i musei svolgono è intervenuta Francesca Appiani, curatrice del Museo Alessi e membro del Board di Museimpresa,

Primo archivio d’impresa riconosciuto in Italia, l’Archivio delle Cartiere Miliani Fabriano raccoglie tutti i documenti relativi all’attività della cartiera, a partire dalla fondazione da parte di Pietro Miliani nel 1782. Fabriano Paper Pavilion è il padiglione, custodito all’interno del Complesso, interamente dedicato alla carta. Realizzato per UNESCO Creative Cities 2019, è un allestimento permanente che custodisce un patrimonio composto da oltre 1.500 filigrane e 1.200 fotografie storiche, testimonianza della società e della cultura cartaria dal 1871. C’è inoltre una biblioteca che conta più 3.000 volumi dedicati alla storia della carta: una testimonianza unica della cultura cartaria della città e degli oltre 750 anni di tradizione. Curato da Umberto Giovannini, Fabriano Paper Pavilion è stato pensato come un percorso poetico, che prende corpo nel cuore delle cartiere grazie alle costruzioni iconografiche delle artiste Gianna Bentivenga e Maria Pina Bentivenga, all’allestimento e al suggestivo gioco di ombre di Anusc Castiglioni e alle luci di Massimo Zanelli. Fondazione Fedrigoni Fabriano, che dal 2011 si dedica alla salvaguardia del patrimonio ereditato dalle storiche Cartiere Miliani Fabriano, è promotrice di numerosi progetti a sostegno della cultura, della ricerca scientifica e della conservazione del patrimonio. Tra questi l’imponente lavoro di digitalizzazione del Corpus Chartharum Fabriano, la raccolta di carte filigranate prodotte dai mastri cartai di Fabriano dal 1267 ai giorni nostri, che è ora disponibile per la consultazione on line, entrando a far parte delle grandi digital collection europee.

che ha detto: «archivi e musei d’impresa rappresentano una fonte di ispirazione impareggiabile per le imprese che si confrontano con le sfide del futuro, suggeriscono nuovi prodotti o riedizioni del passato, offrono spunti per il marketing, la comunicazione e il merchandising; sono utili per documentare, affrontare progetti, risolvere criticità; possono ‘uscire’ dall’impresa e diventare mostra, evento, placement. Infine creano un’onda positiva verso l’interno, dove sono alimento per una cultura condivisa, e verso l’esterno, dove generano senso di orgoglio e beneficio in senso lato per il territorio e la comunità che li ospita». Tra la marca e la storia Altro focus del seminario di RobilantAssociati l’attenzione alla valorizzazione del Brand Heritage, il patrimonio storico delle aziende. Ma quali sono gli strumenti per fare della storia un volano per il futuro del brand? «Gli strumenti possono essere diversi – ha spiegato sempre Matteo Mocchi e ogni azienda può scegliere di usarne uno o più d’uno che lavorino sinergicamente tra loro: un anniversario o una ricorrenza

speciale può, per esempio, essere celebrata con un’edizione limitata di un prodotto, come nel caso della lampada Lumiere di Foscarini in occasione del suo venticinquesimo anno o della bottiglia Pepsi Perfect, venduta in edizione limitata per celebrare la sua unica apparizione nel film Ritorno al Futuro datato anni Ottanta. Altri strumenti sono rappresentati da un marchio commemorativo, come quello per i 50 anni di B&B Italia, o da un packaging dedicato, come Amaro Montenegro, del quale abbiamo ridisegnato pack e forma vetro in occasione del 130° anniversario. O ancora una mostra temporanea, come Generation Paisley di Etro o la pubblicazione di una monografia come quella di Vanity Fair per i suoi 100 anni. Altre modalità sfruttano le potenzialità narrative e diffusive del digitale: è il caso del video realizzato da Johnnie Walker o del sito-museo realizzato da Chanel. Per finire poi con i più istituzionali archivi e musei d’impresa, punta di diamante ed espressione massima del rapporto tra marca e storia che, se adeguatamente progettati, possono trasformarsi da ‘luoghi della memoria’ in luoghi dell’esperienza, della cultura, della

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scoperta e, perché no, dello shopping: come l’Emporio Carli dell’azienda ligure Fratelli Carli». L’amaro in un museo Sede privilegiata dei tanti appuntamenti culturali progettati in occasione delle celebrazioni di Matera 2019, il museo di Amaro Lucano (cui abbiamo già accennato in apertura dell’articolo) si estende su un’area di 20.000 metri quadri. La corte d’ingresso ci accoglie con un profumatissimo giardino aromatico dove annusiamo le 32 erbe che compongono la formula del liquore. Segue un flagship bar per le degustazioni che confina con grandi sale destinate a percorsi sensoriali, masterclass eno-gastronomiche, spazi espositivi, biblioteche ricche di documenti, foto, testimonianze sull’azienda e sui suoi fondatori. Il percorso ci conduce fino a un’immensa vetrata panoramica che permette di guardare in diretta il procedimento attraverso il quale gli addetti ricavano il liquore. Particolarmente interessante lo spazio destinato alle campagne pubblicitarie d’epoca dove svettano etichette, locandine, affiche, e dove il motto dell’azienda,

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‘Lavoro e Onestà’, appare iscritto in una banda tenuta da un’aquila. La pubblicità ha accompagnato Amaro Lucano dagli esordi della sua storia fino a oggi (il Gruppo ha investito, nel 2017, 3 milioni di euro in comunicazione), inizialmente con campagne stampa di grande visibilità, fino al celeberrimo claim ‘Cosa vuoi di più dalla vita?’ degli anni Novanta. Tempio della stampa È museo, archivio, biblioteca, stamperia, galleria, auditorium. Stiamo parlando del Museo della Stampa e del Design Tipografico Tipoteca Italiana di Cornuda (Treviso). Punto di riferimento imprescindibile nel settore della stampa, questo museo-gioiello offre ai visitatori l’occasione di scoprire che l’arte tipografica è pura Bellezza. Gestito da una fondazione privata creata dai fratelli Franco, Silvio, Mario e Carlo Antiga, titolari di Grafiche Antiga, ci accoglie con un maestoso archivio dei caratteri e delle macchine da stampa, considerato tra i più importanti al mondo. Insieme ai caratteri sono stati

Valorizzare il patrimonio storico, sviluppare sinergie, creare una connessione emozionale con il consumatore per immaginare, attraverso la costruzione di uno spazio, un nuovo futuro aziendale.

raccolti documenti, disegni preparatori, campionari, sempre con l’obiettivo di costruire un ‘archivio di carta’, parallelo a quello dei tipi, fondamentale per la piena comprensione delle storie legate ai caratteri. Tipoteca è anche sede di workshop frequentati da designer di tutto il mondo. Con le sue attività – incontri, mostre, laboratori – si propone di valorizzare la trasversalità dell’arte tipografica, collegata alle discipline artistiche, all’editoria, alla fotografia, dall’architettura, alla musica, al design. Scarpe griffate in mostra Visita obbligata per le shoe addicted (e non solo) è il Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi, dimora storica seicentesca lungo le rive del Brenta, che raccoglie 1500 modelli di calzature femminili, prodotti dal dopoguerra a oggi da Rossimoda (azienda che dal 2003 appartiene al Gruppo LVMH), nate delle collaborazioni con gli stilisti più prestigiosi del panorama internazionale. È uno spazio di grande fascino con affreschi, decori, opere d’arte in dialogo con le scarpe di Christian Lacroix, Dior, Kenzo, Marc Jacobs,


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Vera Wang, Donna Karan, Nicholas Kirkwood, Yves Saint Laurent e tanti altri. Il museo ospita inoltre una piccola, preziosa raccolta di calzature veneziane. Abbiamo chiesto a Roberta Di Dia, responsabile Didattica e comunicazione, di raccontarci l’idea fondante attraverso cui il museo è stato progettato: «L’idea di base è stata quella di raccontare il percorso imprenditoriale del calzaturificio Rossimoda — ci dice — con l’obiettivo di tracciare la storia dell’azienda, testimoniare i saperi del territorio, diffondere la conoscenza della tradizione calzaturiera della Riviera del Brenta e documentare l’evoluzione del costume e della moda nella seconda metà del Novecento, attraverso l’accessorio calzatura. Il museo – prosegue Roberta Di Dia – funge anche da salotto buono dove portare ospiti importanti del fashion system o esponenti del gruppo LVMH». Avete realizzato pubblicazioni, volumi, brochure, a partire dai vostri materiali d’archivio? «Molte sono le brochure che abbiamo fatto ma citerei un libro dal titolo ‘La filosofia della Scarpa di Luigino Rossi’ a cura di Francesco Jori e, in occasione dei

PAGINA DI APERTURA Museo Kartell PAGINA PRECEDENTE A sinistra: Museo Amaro Lucano Al centro: Museo Fabriano A destra: Museo Alessi IN QUESTE PAGINE A sinistra: Museo Lavazza Al centro: Museo della Calzatura, A destra: Spazio Strega

cinquant’anni dell’azienda, abbiamo realizzato un catalogo dal titolo ‘Calzature d’autore Rossimoda, 50 anni per le grandi firme’, che contiene le immagini di modelli di calzature particolarmente significativi per l’azienda Rossimoda». 150 anni di stregonerie Un’irresistibile profumo di erbe e spezie inebria l’ingresso di Spazio Strega, a Benevento, che racconta oltre 150 anni di storia del famoso liquore, e lo fa attraverso oggetti, immagini, attrezzature e profumi. Cuore pulsante di questo museo è la sala dedicata al Premio Strega, in cui viene raccontata la storia del premio letterario con immagini d’epoca, copertine dei libri vincitori e la storica lavagna che da oltre 70 anni è utilizzata per nominare il vincitore a Villa Giulia. Non manca la zona dedicata alle immagini iconiche che raccontano l’evoluzione della pubblicità e della comunicazione di Strega. Altra curiosità la sala delle imitazioni, in cui sono esposte le oltre 400 bottiglie di Liquore Strega contraffatte e rintracciate in

ogni parte del mondo. «Il museo – ci spiega Emanuele Sacerdote, Consigliere d’Amministrazione – comunica l’impegno, lo sforzo e i valori con cui la famiglia Alberti lavora da sempre. È la celebrazione della nostra storia dal 1860 al presente e per il futuro, celebra la nostra identità e la nostra memoria mostrando le persone e i personaggi, le materie prime e i prodotti finiti, la produzione e gli edifici che hanno contribuito a delinearla. La sua peculiarità è quella di essere ‘attivo e produttivo’, nel senso che all’interno è collocata la distilleria che produce il famoso Liquore Strega». Lungo il percorso troviamo anche una location dedicata alle immagini e alle icone che raccontano l’evoluzione della pubblicità e della comunicazione della marca. «Ancora oggi — ci dice Sacerdote — usiamo e rinnoviamo i nostri packaging con immagini heritage create da Depero a da Dudovich, in quanto parte integrante della nostra storia e della nostra identità. Per gli anniversari più rilevanti rinnoviamo la comunicazione con immagini di repertorio inedite».

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IL SARCOFAGO DI SPITZMAUS E ALTRI TESORI Un catalogo delle meraviglie ideato da Fondazione Prada e realizzato da Nava Press

La mostra ‘Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori’ ha riunito nella sede Fondazione Prada a Milano 537 opere d’arte, oggetti e reperti naturali provenienti dalle collezioni imperiali asburgiche del Kunsthistorisches Museum e del Naturhistorisches Museum di Vienna, prendendo il nome da un sarcofago egizio in legno del IV sec. a.C. che custodisce la minuscola mummia di un toporagno. Il progetto, a cura del regista Wes Anderson e dell’illustratrice, designer e scrittrice Juman Malouf, rappresenta una riflessione sulle motivazioni che guidano l’atto di collezionare e sulle modalità con le quali una collezione è custodita, presentata e vissuta. Il suo catalogo incarna pienamente lo spirito della Wunderkammer che ispira la mostra. Progettato da Wes Anderson e Juman Malouf, con progetto grafico concepito dallo Studio 2x4 ed edito da Fondazione Prada con gli editori associati Chiara Costa e Mario Mainetti, si tratta di un cofanetto realizzato da Nava Press in edizione limitata e numerata (999 copie), che svela poco a poco il suo contenuto tesori stampati e curati nei minimi dettagli.

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SCATOLA A BUSTA La box contiene il libro delle collezioni (archival book) e una scatola a marmotta che raccoglie portadiapositive, cartoline degli oggetti in mostra e una busta con gli inviti e la ricetta del dolce Spitzmaus. Nella medesima tasca, immediatamente sotto, trovano alloggio il display book, il transcription book (la trascrizione dell’audioguida) e il poster. Formato chiuso 21x28 cm. Realizzata in cartoncino Inverkote G da 300 g, rimboccata e foderata con tela Assuan 5044. Stampata a 1 colore a caldo (nero), fustellata e incollata. Completata dall’inserimento di magneti per la chiusura della patella. Dorsi squadrati.

ARCHIVAL BOOK Il libro, illustrato da Juman Malouf, raccoglie tutti i dettagli dei singoli oggetti in mostra. Formato interno chiuso 13x17 cm, aperto 26x17 cm, con copertina cartonata di 1,5 mm di spessore, rivestita in tela Bamberger Kaliko standard coated bookcloth tomate 0290/10, stampata a 2 colori a caldo (oro più stampa a secco con sfondamento. Risguardi in carta Fedrigoni Tintoretto Ceylon Cubeba da 140 g; interno di 352 pagine, in carta Fedrigoni Freelife cento EW da 80 g, stampate a 4/4 colori. Confezione: cartonato cucito, dorso quadro.

DISPLAY BOOK È la guida all’allestimento, un pieghevole a fisarmonica da 20 ante, formato chiuso 19x26,1 cm, aperto 125,4x22,5 cm, realizzato in carta Gardapat bianka da 135 g, stampato solo in bianca a 4/0 colori, cordonato, incollato e piegato. Il pieghevole è custodito da una cartellina quartino cartonata da 1 mm di spessore, rivestita con tela Bukram P extra nera col. 1980, con tasche, e foderata in carta Fedrigoni Sirio Ultrablack bianco da 185 g, senza stampa.


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SCATOLA A MARMOTTA Scatola di formato chiuso 13x17 cm, realizzata in cartoncino Sirio nero da 480 g accoppiato internamente ed esternamente con carta Fedrigoni Sirio color Foglia da 140 g con plastificazione opaca antigraffio e foderati internamente da carta Fedrigoni Sirio white da 130 g. Sul coperchio è applicata un’etichetta in carta adesiva stampata a 2 colori e rifilata. Un elemento distintivo del coperchio sono i 4 angolari in metallo salva spigoli. La scatola contiene: · Slide porta diapositive degli spazi espositivi, 2 telaietti in plastica per dia da 35 mm, composta da 4 schede in cartoncino Kraft svedese da 300 g, colore avana, di cui il primo stampato a 1 colore nero, fustellato per e con unghia per estrazione, accoppiato con riserva al secondo cartoncino. Formato rifilato finale cm 12x16. · Masterpieces, ossia 25 cartoline di una selezione degli oggetti in mostra, foto 14,8x10,5 cm, realizzate in carta Inverkote G da 350 g, stampate a 4/1 colori, rifilate. · Recipe. Set composto da una busta, formato chiuso 16,2x11,4 cm con patella a punta, in carta Guarrocasas Geltex 115 LS Purpura da 180 g, fustellata e incollata, con chiusura a scatto; 2 cartoncini invito, formato 15,2x10,4 cm in cartoncino da 1 mm di spessore composto da Conqueror vergato high white da 100 g, stampato a 1 colore nero + stampa a 1 colore a caldo (blu con sfondamento in bassorilievo in contemporanea) per il fronte e medesima carta, senza stampa, per il retro, accoppiate e labbrate a caldo sui 4 lati. Un cartoncino riporta la famosa ricetta del dolce Spitzmaus, servito al Bar Luce.

TRANSCRIPTION È la trascrizione dell’audioguida/intervista ai due curatori realizzata sotto forma di opuscolo composto da: copertina formato 19x26,1 cm, in carta Curious Matter Goya White da 270 g, cordonata; applicazione di etichetta adesiva, stampata a 1 colore. Interno di 20 pagine, formato 17x24 cm in carta Munken Polar rough da 120 g, stampate a 1/1 colori, rifilate e raccolte in sequenza, forate e rilegate con un meccanismo con linguetta metallica di chiusura in colore bianco.

POSTER DEGLI OGGETTI Poster degli oggetti in mostra, formato chiuso 19x26,1 cm, aperto 114x156,6 cm, in carta Selena da 120 g, stampato a 4/0 colori, cordonato, rifilato e piegato.

BOOKMARK Inserito nell’archival book, formato 3,8x17,75 cm, composto da fronte, in carta Gmund Gold History da 310 g, stampato a 1 colore nero e stampa a secco in bassorilievo; anima in cartoncino Sirio ultrablack da 370 g; retro, in carta Gmund Gold History da 310 g, stampato a 1 colore nero, accoppiati e rifilati.

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I N T E R V I S TA

D O R I A N I

Il total look che ama il colore di A C H I L L E

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PE R EGO

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I N T E R V I S TA

Due colori pieni e terrosi, accostati per affinità. Uno, l’arancio mattone, caldo e vibrante. L’altro, il marrone scuro, freddo e denso. Sono i colori che, dai cofanetti alle shopper, identificano da sempre il packaging di Doriani Cashmere, dichiarando apertamente la passione per il colore del brand tutto italiano sinonimo, fin dal 1972, di un’eleganza maschile che si distingue per la sua raffinata sobrietà.

I Gisberto Carlo Sassi, fondatore e CEO di Doriani.

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cashmere colorati rendono tutte le vetrine Doriani immediatamente riconoscibili, prima ancora di leggere il logo stampato sulle insegne. A cominciare dallo storico negozio di via Sant’Andrea 2 a Milano, nel cuore del quadrilatero della moda, dove una palazzina settecentesca ospita il più importante degli showroom monomarca, il quartier generale dell’azienda e l’esclusiva ‘sartorial room’ dedicata alle confezioni su misura, recentemente ingrandita e rivisitata. Sono i pullover ad aver reso famoso Doriani, ma la sua proposta è oggi ben più ampia: dall’abito da cerimonia alla polo per il weekend, Doriani veste l’uomo elegante a 360°, e, dal 2012, anche la donna. Nelle collezioni il cashmere ritorna in molteplici dettagli: nei colletti, nei polsi e sotto forma di inserti che ricordano la prima vocazione del marchio nella produzione di maglieria in cashmere e filati pregiati, come la vicuña, di qualità superiore. «La nostra famiglia è presente nel mondo del tessile e dell’abbigliamento da tre generazioni, sin dagli anni Trenta del secolo scorso», racconta Gisberto Carlo Sassi, fondatore e CEO di Doriani. «Nel 1972 abbiamo fondato Doriani focalizzan-

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Artigianalità ed estrema cura dei dettagli, prodotti totalmente made in Italy e ‘savoir-faire’ nella produzione di maglieria in cashmere di qualità superiore. doci sulla produzione di cashmere, oggi concentrata nella nostra sede di Biella. Tutto il nostro total look è rigorosamente prodotto nei distretti italiani dell’eccellenza». E il Made in Italy e l’eccellenza vengono ricercati anche nel packaging che deve, per primo, dare l’idea della qualità della marca e della sua esclusività. Un packaging raffinato e sostenibile, ancorato a quel design che, come la moda, fa parte del DNA italiano. Doriani ha anticipato tempi e tendenze, anche quando nella moda dominavano il nero e il monocromo, mantenendo una cartella di colori giocata su insolite nuance e sofisticati abbinamenti soprattutto nell’abbigliamento casual chic maschile. Esattamente come nel suo packaging, caratterizzato dall’abbinamento di marrone scuro e arancio mattone. Ogni stagione Doriani Cashmere presenta una collezione che va dai venticinque ai trenta modelli di pull in oltre quaranta colori inediti, pro-

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posti anche in diversi abbinamenti bicolore. E presso le sue boutique è possibile ordinare un maglione su misura scegliendo, oltre al modello preferito, anche il colore, la lavorazione, il tipo di collo, le cuciture di maniche e polsi e tutti i dettagli più minuziosi. In questo caso le varianti colore diventano più di ottanta e molteplici le lavorazioni: da uno a otto fili, a maglia rasata, mélange o mouliné, costa inglese, mezza costa inglese, trecce, jacquard e pannocchia. Per un ‘Doriani su misura’ si aspettano circa due settimane e il costo non è maggiorato, ma calibrato esclusivamente sulla quantità di filato utilizzato. «Il valore aggiunto del marchio Doriani? Artigianalità ed estrema cura dei dettagli, prodotti totalmente made in Italy e ‘savoir-faire’ nella produzione di maglieria in cashmere di qualità superiore. Con una particolare filatura usata nei laboratori dell’azienda, ogni pullover Doriani mantiene una morbidezza inalterata nel tempo», sottolinea Sassi. «E infine,

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I N T E R V I S TA

Crediamo molto nella carta stampata: investiamo in advertising sui quotidiani, che colloquiano immediatamente con i nostri clienti. ma non meno importante, il servizio accurato e dedicato che valorizza il rapporto con il cliente e l’offerta del servizio ‘su misura’: ogni capo infatti può essere realizzato ad hoc su richieste specifiche del cliente».

S Se Doriani non può non guardare al mondo digitale sia per la comunicazione sia per la vendita, rimane comunque ancorato alla comunicazione analogica, quella legata alla carta con campagne stampa su quotidiani e magazine prestigiosi indirizzati al target maschile di alto profilo. «Crediamo molto nella carta stampata» rivela Sassi «infatti investiamo in ad-

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vertising soprattutto sui quotidiani, che colloquiano in maniera immediata con i nostri clienti. Brochure e cataloghi, poi, sono uno strumento imprescindibile per i brand del lusso e soprattutto per Doriani, che ha un grande heritage da raccontare». Questo approccio riguarda anche la scelta del packaging, per quanto riguarda ideazione, grafica, stampatori e materiali. «Il gruppo creativo interno a Doriani seleziona con estrema cura i materiali e le forme più adatte per ospitare i nostri preziosi capi, per far sì che il nostro packaging rispecchi sempre il pregio delle collezioni Doriani». Anche nella scelta dei fornitori per il packaging, Doriani punta sulle produzioni totalmente Made in Italy. «Ci affidiamo a due cartotecniche italiane che realizzano ancora molti passaggi a mano, collaborazioni pluriennali di cui andiamo molto fieri», spiega sempre Sassi, che non svela il loro nome. Le scatole sono completamente fatte a mano, le carte sono

colorate in pasta per non avere problemi nel tempo. E anche i sacchetti, ordinati e utilizzati in sei formati per contenere dai pull di cashmere alla piccola pelletteria, fino ai capi appesi come giacconi, abiti e cappotti, sono fatti completamente a mano in Italia in carta plastificata opaca di elevata grammatura.

M Ma i valori del brand risiedono, con la scelta del cartoncino e di materiali ecocompatibili e riciclabili, anche in un approccio sostenibile. «Da molti anni Doriani» sottolinea Sassi «lavora concretamente a una produzione ecosostenibile delle sue colle-

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Doriani ha sempre dato molta importanza anche al design e all’arredamento dei suoi negozi, che esprimono l’eleganza e la raffinatezza del prodotto e del brand. zioni attraverso l’utilizzo di materiali naturali o di nuova generazione. Da cinque anni ha eliminato totalmente il gown, la piuma è stata sostituita in tutti i capi imbottiti con il Thermore; i dettagli in suede di alcuni dei suoi prodotti sono oggi realizzati con scamosciati sintetici, belli, morbidi al tatto e lavabili anche in acqua; i filati, dal cashmere più pregiato al cotone, sono naturali e utilizzano tinture non nocive per l’uomo e per l’ambiente, e anche per la maglieria tinta in capo si utilizzano solo tinture vegetali. Inoltre abbiamo inserito nelle collezioni l’eco cashmere, un’innovazione che utilizza il 50% di cashmere nuovo e il restante 50% di cashmere riciclato, nell’ottica di un più attento utilizzo dei materiali nel rispetto dell’ambiente». Doriani ha sempre dato molta importanza anche al design e all’arredamento dei suoi negozi, che esprimono l’eleganza e la raffinatezza del prodotto e del brand, sempre guidati da un gusto classico e sobrio. Tutti gli

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arredi sono scelti con cura: poltrone, passatoie e tende hanno toni pacati e tinte naturali, gli specchi bruniti, i pavimenti in prezioso marmo bianco di Candoglia o in parquet di rovere scuro.

D Del resto, oltre ai monomarca di Milano (in via Gesù e in via Sant’Andrea), Portofino, Forte dai Marmi (che nel 2019 ha festeggiato i suoi primi vent’anni) e Santa Margherita Ligure, Doriani gode di un’ottima fama anche all’estero, grazie a una distribuzione internazionale in oltre 250 tra i migliori negozi di abbigliamento sartoriale maschile che hanno una particolare vocazione per il Made in Italy

in Europa, Russia, Giappone, Hong Kong e Nord America. Il 2013 aveva visto l’apertura della boutique monomarca a Venezia all’interno dell’Hotel Cipriani e nel 2017 Doriani ha festeggiato i 45 anni della fondazione con l’apertura del Doriani Solferino Restaurant, un ristorante di charme nel cuore di Brera, e di un esclusivo monomarca a Montecarlo, nel Park Palace nel Carré d’Or. Il programma di rafforzamento del retail infine prevede, nei prossimi mesi, l’apertura di altre tre boutique, di cui due in Italia e la terza a Londra. Tutte caratterizzate dall’inconfondibile stile Doriani, dal cashmere al packaging.

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I N T E R V I S T A

¶ Il futuro scritto sul packaging

di M A R I L D E

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MOT TA


I N T E R V I S T A

ENGLISH VERSION C pg. 77

Una conversazione con Nicola Guelfo, head of Industrial Design di Italdesign, ci permette di esplorare lo stato dell’arte e le prospettive future del packaging. Offrendoci la visione di chi conosce gli aspetti tecnici del disegno industriale, sa accogliere le innovazioni e le sa integrare nella dimensione estetica e sensoriale. Da un lato identità e spirito del brand, dall’altro il messaggio proprio di ogni prodotto. Un circuito in cui il packaging è decisivo co-autore degli esiti comunicativi e di relazione con i destinatari.

Nicola Guelfo Head of Industrial Design di Italdesign Studi in business administration e in lingue estere, la sua carriera in Giugiaro Design inizia nel 1984, nell’era pre-digital quando i disegni erano realizzati con tecniche manuali che richiedevano altissima abilità e vero senso artistico. La sua attività si sviluppa negli anni toccando incarichi di crescente responsabilità. Dal 2000 è a capo dell’Industrial Design di Italdesign, dove guida e coordina le ricerche sui concetti di design e la loro trasformazione in progetti concreti, di effettivo valore per chi ne dovrà beneficiare.

Il packaging veicola sia il mondo del brand sia la promessa funzionale del prodotto. Lasciare prevalere l’uno o l’altro, oppure cercare un punto di equilibrio? Il mondo del packaging si è evoluto e continua a farlo in tutti i settori. Come Italdesign li abbiamo affrontati tutti, dal food al premium al tech. Nella progettazione di una confezione intervengono molti fattori con molte variabili: la brand image aziendale, la funzionalità, la promessa di qualità, la qualità percepita, il costo e, sempre più frequentemente, la sostenibilità. Da un punto di vista estetico il packaging ha la missione di comunicare il valore del prodotto così come l’immagine aziendale, di conseguenza è fondamentale capire innanzitutto il prodotto, il suo posizionamento e la storia dell’azienda. In questo senso il mondo della cosmetica è un riferimento: la confezione di un profumo o di una crema ha il compito di raccontare una storia, un sogno che deve riflettere i valori di un prodotto che di per sé è ‘fisicamente’ identico ad altri.

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I N T E R V I S T A

Italdesign Se Giorgetto Giugiaro, che ha fondato l’azienda nel 1968, è stato il designer delle auto, quelle che hanno messo un ‘punto e a capo’ nella storia dell’automotive, Italdesign ha esplorato, sviluppato e portato a realizzazione progetti in campi diversificati. Oggi l’azienda, con numerose sedi nel mondo, opera nel product design, nel graphic and communications, nel corporate identity, nel food, nel packaging e in settori d’avanguardia come aeronautics e trasporti intesi nell’accezione più ampia.

Nel mondo tech la ‘solita’ Apple ha fatto da apripista nel capire che anche un cavo di alimentazione deve essere confezionato come parte di un sistema di valore. Assistiamo oggi al proliferare di video social che raccontano l’unboxing di prodotti di varia natura ottenendo migliaia di visualizzazioni, a testimonianza dell’interesse che il packaging suscita. Il contenuto funzionale è comunque un elemento spesso inalienabile dell’involucro, e non solo per aziende come Tetrapak che ne hanno fatto la loro bandiera di unicità e tecnologia, ma anche per aziende che vogliono comunicare la loro attenzione alle esigenze di una clientela sempre più sofisticata e attenta all’ambiente. Questa esigenza va soddisfatta attraverso la scelta di materiali, ma anche con soluzioni grafiche che siano in linea con la crescente voglia di rispetto dell’ambiente. Informazione e divertimento. Con l’intermediazione dello smartphone è possibile accedere a consigli, giochi, condivisioni online semplicemente inquadrando l’etichetta. Su questa strada cosa ci possiamo ulteriormente aspettare? Chiaramente l’interattività di sistemi come realtà virtuale, realtà aumentata, IOT, AI e connettività globale offerta dagli smartphone di ultima generazione, combinata all’utilizzo dell’imminente 5G, apre scenari imprevedibili anche nel mondo del packaging. Non solo con l’implementazione di contenuti, ricette e consigli, o tutorial sull’utilizzo dei prodotti tramite QR code e codici a barre, ma in un prossimo futuro questi sistemi saranno in grado di gestire, anche tramite chip, per esempio la pianificazione della spesa e la sua ottimizzazione in un supermercato, così come l’organizzazione del frigorifero, o saranno in grado di rispondere a questioni tecniche relative ai dispositivi elettronici che contengono.

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Sempre più aziende ci chiedono un’attenzione particolare ai materiali, alla loro combinazione, alla loro lavorazione e al loro riutilizzo.


I N T E R V I S T A

Il ‘discepolo’ si affeziona e si lega a ciò che un brand rappresenta attraverso le proprie scelte di marketing, pubblicità e packaging e ne fa il proprio stile di vita.

L’esperienza sensoriale è un valore assoluto e coinvolgente anche per il packaging. Come stimolare i cinque sensi sia per rafforzare l’identità di brand sia per rinserrare il legame emozionale fra marca e cliente? Da alcuni anni assistiamo a un’azione di ‘evangelizzazione’ da parte delle aziende nei confronti della propria clientela. I prodotti nel food, ma soprattutto nel tech, si stanno omologando ed emerge sempre più forte la necessità di raccontare, e a volte creare, una storia che affascini e conquisti ‘discepoli’ del brand. Questo compito è affidato alle agenzie pubblicitarie e di marketing, ma un ruolo rilevante lo riveste indubbiamente il packaging. Sempre più aziende ci chiedono un’attenzione particolare ai materiali, alla loro combinazione, alla loro lavorazione e al loro riutilizzo. Si assiste a un ritorno a materiali semplici come la carta, il legno, il metallo, ma nobilitati e riattualizzati da trattamenti innovativi che ne esaltino l’esperienza sensoriale durante il primo contatto visivo e tattile con l’immagine e la storia del prodotto ancor prima di arrivare al prodotto stesso. La plastica stessa, in tutte le sue migliaia di varianti, si reinventa come materiale bio e sostenibile. La promessa è la garanzia di un valore. Il ‘discepolo’ si affeziona e si lega a ciò che un brand rappresenta attraverso le proprie scelte di marketing, pubblicità e packaging e ne fa il proprio stile di vita quasi al di là del prodotto stesso. L’atto di acquisto di quel contenitore, di quel materiale, di quella grafica diventano parte dell’affermazione della propria personalità. Il Made in Italy, nel settore food and beverage, esprime molte eccellenze che vanno tutelate, oltre che fatte conoscere. In che modo il packaging può diventare strumento di anticontraffazione e di promozione? La scelta di materiali e tecnologie innovative da parte di brand storici e dell’eccellenza italiana nello sviluppo del packaging dei propri prodotti diventerà sempre più un imperativo. Il blister, il sottovuoto, il barattolino, il tubetto pur nella loro efficienza diventeranno sinonimo di scarsa qualità, scarsa attenzione al prodotto e di un approccio seriale, industriale e anonimo all’alimentare. Il valore aggiunto dei prodotti di alta qualità non può non passare attraverso l’attenzione a come questi vengono conservati e proposti a un pubblico sempre più esigente. La forma con cui si propone l’eccellenza italiana è l’eccellenza italiana stessa.

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Osserviamo una realtà come Eataly e come abbia fatto scuola nel food: il suo modo di reinventare il supermercato elevandolo a spazio di condivisione, ristorazione e selezione dell’eccellenza ha contagiato l’intero mercato della distribuzione costringendo marchi storici e multinazionali come Coop, Auchan, Esselunga a elevare notevolmente il livello dell’offerta. Il supermercato diventa esperienza e packaging di un nuovo modo di intendere il prodotto alimentare, un luogo/rito per testimoniare il proprio status anche attraverso il cibo e la sua selezione/consumo. L’e-commerce di beni di lusso ha soppiantato solo la funzione di transazione commerciale che avviene nel negozio fisico, ma non ha ancora sostituito la dimensione relazionale. Il packaging per questo segmento che contributi potrà dare in futuro? Premessa l’insostituibilità dell’esperienza relazionale e umana del negozio fisico nella sua totalità, soprattutto per i beni di lusso, anche qui, al di là dell’attenzione a materiali, funzionalità e ricercatezza, il packaging potrà assolvere un ruolo di mediatore tra il brand e la propria clientela di alto livello. La tecnologia e l’innovazione potrebbero in futuro offrire la possibilità di ricreare, almeno in parte, quell’attenzione al cliente che la boutique riserva. Attraverso packaging personalizzati con materiale di informazione dedicato e personalizzato dove, per esempio, tramite un QR code si possa accedere a contenuti multimediali che si rivolgono in maniera esclusiva all’acquirente, o a una linea di contatto dedicata per ogni tipo di esigenza, richiesta o reclamo. Senza voler sforare nel fantascientifico non è da escludere, in un futuro relativamente prossimo, la possibilità di avere packaging che una volta attivati ricreino un’esperienza olografica di un assistente o personal shopper che sappia accompagnarci nella scoperta del prodotto acquistato. Il futuro va scritto ogni giorno, anche su una confezione.

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Il futuro va scritto ogni giorno, anche su una confezione.


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BOX NEXT TO BOX ll packaging come espressione dello stile di vita: Kurz presenta i design che rappresentano lo spirito dei tempi Effetti metallizzati, colori inediti, effetti ottici sorprendenti. La decorazione fine a se stessa è un ricordo del passato: Leonhard Kurz ha esaminato da vicino gli ultimi sviluppi della nostra società, individuando quattro trend e sintetizzandoli in un nuovo concetto di packaging espressivo: la Box Next to Box. Offrendo una vasta gamma di modelli originali e inediti, l’azienda tedesca vuole ispirare designer e brand owner a staccarsi dai modelli di progettazione abituali e a guardare il design del packaging con nuovi occhi, per riscoprire il mondo della stampa a caldo. Le quattro scatole di tendenza sono custodite da un cofanetto di cartone kraft, che si offrono allo sguardo con i loro dettagli ricchi di contrasti. Nuovi colori ed effetti sviluppati per rappresentare le tendenze. Un esempio? L’accostamento tra un vivace arancione fluorescente, una terra opaca e un brillante argento traslucido che consente ai disegni sottostanti di brillare. E ancora, due nuovi design diffrattivi, e strutture e rilievi creati

con gli strumenti di stampa hinderer + mühlich. I rilievi a più livelli si alternano a bassorilievi pronunciati e ad ampie aree di pattern caratterizzate da microincisioni precisissime.

LE TENDENZE, NEL DETTAGLIO ARCHIVE Il futuro riflesso nello specchio del passato Questa tendenza celebra la riscoperta creativa di vecchi tesori, l’ispirazione che attinge ai ricordi del passato, la storia come motore della fantasia, l’amore per il vintage. Aprire i vecchi archivi per creare nuove idee: i colori associati a questo trend uniscono il futuro col passato in un incrocio tra neon e fotografie sbiadite. SUPAFUNC La società funzionale Focus su efficienza, funzione, ordine e struttura della vita contemporanea. Non importa quanto guardiamo indie-

tro: il mondo cambia senza sosta e più le strutture e i sistemi si modificano più noi diventiamo flessibili. Ci adattiamo e coordiniamo le nostre attività per stare al passo con l’evoluzione delle cose. La vita diventa funzionale, tutto scorre lineare come una macchina ben oleata. Tra i colori che esprimono queste tendenze è presente un bellissimo Lucid Silver che richiama la compattezza della plastica e la sua flessibilità, quasi a voler richiamare la praticità essenziale della quotidianità. BLACK MIRROR Un’era di risvegli spiacevoli Una tendenza che parla di riflessione e di autodeterminazione nel tempo in cui le nostre vite vengono gestite dalla digitalizzazione e dalle intelligenze artificiali. Un grande cloud contiene tutti i nostri dati, e il progresso tecnologico ci sorprende ogni giorno. Non c’è più spazio per dubbi o esitazioni e tutto diventa prevedibile e trasparente: pensieri, bisogni, desideri. Dentro di noi solo le paure e l’abisso, le nostre

debolezze che teniamo nascoste, ma è giunto il tempo di un risveglio di coscienza. I colori che riflettono questo tema sono accesi, forti e vivaci, quasi esagerati, colori che vogliono scuotere le coscienze. CLEARENCE Reinventare il mondo Il desiderio di vera sostenibilità, nuovi materiali e responsabilità ambientale è il focus di questa tendenza. Siamo arrivati fin qui e siamo senza futuro, in una corsa tesa a salvare la nostra madre terra, così da non farla annegare nella plastica. Basta solo riciclare? Ci sono altre idee? Dobbiamo assolutamente prendere una posizione e affrontare il disastro. Dobbiamo essere migliori e consumare responsabilmente. Il lusso dell’avere meno. Il lusso del fare a meno. Qui i colori assumono i toni della natura, come l’evocativo Combo Green, un verde metallizzato essenziale, naturale e di speranza.

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C O N C O R S I

FEDRIGONI TOP AWARD 2

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Sono aperte le iscrizioni alla XII edizione del contest internazionale che premia i migliori prodotti realizzati con carte Fedrigoni e Fabriano La carta ad alto valore aggiunto come supporto prezioso alla creatività e al design. Torna il Fedrigoni Top Award, il concorso internazionale indetto da Fedrigoni SpA che premia le migliori realizzazioni stampate, con qualsiasi tecnica, sulle carte speciali a marchio Fedrigoni e Fabriano e sui materiali adesivi per etichette Manter. Designer, stampatori, editori e clienti possono presentare attraverso il sito www.fedrigonitopaward.com i lavori realizzati tra luglio 2018 e il 30 giugno 2020. Sono quattro le categorie prese in esame: Publishing, Corporate Identity, Labels e Packaging. I progetti saranno esaminati da una giuria prestigiosa, composta come ogni edizione da un panel internazionale di esperti del mondo del design e della comunicazione. Quest’anno si tratta di Simon Esterson (Pulp/Eye magazine/UK), Frank Goehrhardt (Taschen/Germania), Min Wang (China Central Academy of Fine Arts/China), Ivan Bell (Stranger&Stranger) e Juan Mantilla (KIKO/Milano). Ma ci sarà anche un sesto voto, quello della giuria popolare: sul sito dedicato al concorso si potranno mettere ‘like’ alle foto delle creazioni preferite e la più votata sarà esposta con gli altri vincitori e visibile online. La proclamazione dei tre primi classificati per categoria avverrà nella primavera 2021, durante l’inaugurazione di una mostra a Parigi che ospiterà i progetti vincenti. Oltre a ricevere un trofeo simbolico, le realizzazioni più interessanti saranno inserite in un catalogo che avrà distribuzione internazionale. È previsto infine un premio speciale al miglior lavoro realizzato con tecnologia di stampa digitale HP Indigo, sponsor tecnico della manifestazione. Tutte le informazioni su: www.fedrigonitopaward.com

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HOW IT'S MADE COMUNICAZIONE OMNICHANNEL Se il concetto di ‘Consumatore al centro’ è nato negli anni ’50, è solo con internet e la diffusione capillare dello smartphone che si è creata la congiuntura tecnologica e sociale perfetta per l’omnicanalità. Ma che differenza c’è tra multicanalità, cross-canalità e omnicanalità? E come è possibile, per un brand, creare infiniti punti di contatto – tutti interconnessi – con i loro clienti?

di L O R E N Z O

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«John Anderton! You could use a Guinness right about now». — Come le sirene Ulisse, così i cartelloni pubblicitari orografici chiamano per nome Tom Cruise nel film del 2002 “Minority Report” di Steven Spielberg. Questa battuta è la sintesi perfetta di quello che oggi chiamiamo omnicanalità. Oggi la scena ambientata nel 2054 — che non c’è nell’omonimo racconto di Philip K. Dick del 1956 da cui è tratto il film — non è più così fantascientifica e la tecnologia è già andata oltre la fantasia: un’azienda a mille miglia da me non solo sa chi sono e cosa ho fatto di recente, ma è in grado di propormi qualcosa che risulta effettivamente di mio interesse. E lo fa sfruttando le tracce che lascio più o meno consapevolmente. 0036

Già Ford, massimo sostenitore della standardizzazione industriale, riconosceva un certo valore alla personalizzazione di un prodotto quando mirava a “produrre una sola automobile perfettamente buona e a basso prezzo, ma assistita da un servizio continuo centrato sul cliente”. È solo negli anni 50 che nasce il concetto di ‘segmentazione’ e si sviluppa la ‘custom centricity’, ma è con Internet e la diffusione capillare dello smartphone (solo in Italia oggi ne abbiamo 1,4 a testa) che si crea la convergenza tecnologica e sociale perfetta. Informazioni e dati sono disponibili e raccolti da mille fonti diverse e il comportamento del cliente può essere codificato e analizzato in tempo reale. Multicanalità, cross-canalità o omnicanalità? La personalizzazione ha il cliente al centro e passa per tutti i punti, e sono tanti, in cui è possibile entrare in contatto con lui, ma spesso si tende a semplificare e usare multicanalità, cross-canalità e omnicanalità come sinonimi: in realtà sono step evolutivi di una logica di iterazione che nel tempo è passata da un singolo, il negozio fisico, a potenzialmente infiniti punti di contatto. Con multicanalità si intende, invece, lo sviluppo da parte dell’azienda di più punti di contatto (come social, app, mail, chat-bot…) che arricchisco-


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connesso tra tutti i punti di contatto. Vi sono, quindi, trasferimento di dati tra i diversi canali e strategie di contenuto coerenti. In questo modo l’utente può non solo interagire con l’azienda con una molteplicità di modi diversi, ma anche vivere la medesima esperienza su tutti i touch point senza avere interruzioni nel percorso dall’uno all’altro. Quello che ho messo nel carrello sullo smartphone lo ritrovo lì quando accedo via pc. I dati dicono che questa è la prassi: si inizia la navigazione da mobile, e si finalizza l’acquisto da pc soprattutto se si acquistano prodotti costosi. no il ventaglio dei canali già esistenti, come il classico sito. Il passo successivo è la cosiddetta cross-canalità che presuppone la progettazione di servizi integrati tra più canali (tipicamente due) per lo scambio e l’interazione. Un buon esempio sono i servizi di catene come MediaWorld, Sephora e H&M, che consentono di fare ordini online con il ritiro della merce nel punto vendita, o l’advertising geolocalizzato che punta a spingere gli utenti all’interno di un negozio fisico: non è un caso che il navigatore Waze mostri alcuni negozi e non altri nelle sue mappe. L’omnicanalità fa un ulteriore passo avanti. Non solo il consumatore è al centro, ma prevede un sistema inter-

+ + + Oggi il consumatore non distingue più tra online e offline e vuole interagire con un’azienda in molti modi.

La comunicazione omnichannel Oggi il consumatore non distingue più tra online e offline e vuole interagire con un’azienda in molti modi, dal punto vendita al sito internet, dall’e-commerce ai social network, alla pubblicità tradizionale, a seconda di quello che sta facendo. Per seguire il comportamento dei clienti e saper gestire in tempo reale la comunicazione su diversi punti di contatto (offline e online) occorre adottare strategie di marketing basate sui dati. È il caso di Disneyland Paris: dal sito assolutamente responsive (e già questo vuol dire riconoscere il device e adattare forma e contenuti) è possibile pianificare il viaggio fin nei minimi dettagli. Una volta nel parco si può usare l’app My Disney Experience per

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localizzare e prenotare attrazioni, per avere i tempi di attesa, per prenotare ristoranti, acquistare fast pass e condividere foto e video. Ad abilitare il tutto ci pensa il braccialetto Magic Band che funge da chiave d’accesso a tutti i servizi, dall’hotel ai parchi. In questo modo, ogni istante dell’esperienza con Disney è tracciata, produce e usa dati per customizzare l’offerta. Questo è un esempio, ma ce ne sono centinaia più o meno raffinati, come UniCredit che, notizia proprio di questi giorni, ha deciso di diventare sempre più digitale per rendere più efficace quella che si chiama la customer journey, ovvero la sua interazione con il cliente. Con il piano strategico Team 23 che prevede un investimento solo sull’IT di 900 milioni anno, la banca punta a «dematerializzare i processi e a lasciare agli sportelli solo la consulenza personalizzata e i servizi ad alto valore per privati e PMI come la consulenza assicurativa e la gestione dei risparmi», spiega Remo Taricani, co-Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit. «Tutto il resto si farà con una nuova app che avrà un bacino di utenti di 7,4 milioni solo in Italia». Non solo pagamenti, quindi, ma anche servizi nuovi come l’aggregatore di conti aperti su diversi istituti, una mailbox digitale dedicata agli investimenti e servizi legati a conti correnti e carte gestibili solo da smar-

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tphone. In questo modo è possibile interloquire con il singolo in presa diretta, analizzare le sue esigenze e accendere o spegnere funzionalità. Una strategia complessa Detta così, si tratta ‘solo’ di raccogliere dati e utilizzarli come guida per mirare l’offerta. Ma l’adozione di una vera strategia basata sulla customer experience non è un progetto banale e richiede una profonda trasformazione nel modo di fare business, nell’organizzazione e nella cultura di un’azienda. Nel caso di UniCredit significa non solo investimenti, ma anche chiudere 500 filiali. La trasformazione verso l’omnichannel, come sottolinea Marta Valsecchi, Direttore Operativo Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, «deve essere pervasiva all’interno dell’organizzazione, perfettamente integrata nella strategia di business dell’azienda e pertanto condivisa non solo con le funzioni di relazione con il cliente, ma anche con i vertici aziendali». Quindi devono cambiare ruoli, processi e responsabilità. Inoltre, occorre un salto tecnologico: spesso le aziende hanno sistemi locali, slegati, sviluppati in diversi momenti con finalità proprie. L’armonizzazione è il gap più complesso e il tempo in questa trasformazione è il nemico maggiore. Non ci possono volere anni per integrare o digitalizzare. Lo

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vedremo più avanti quando parleremo di retail che deve fare i conti anche con magazzini e logiche distributive. Occorrono l’implementazione e l’integrazione rapida delle piattaforme necessarie per adottare una strategia unica di marketing e comunicazione, vendita e customer care realmente data-driven e una gestione coerente dei contenuti e delle informazioni sui diversi punti di contatto. Perché al centro di tutto, in realtà, più che il cliente ci sono i suoi dati. Milioni di informazioni che devono essere raccolte, integrate e analizzate per avere una vista unica sul cliente. Operazione non banale, se pensiamo che un gigante come Amazon fatica a integrare i dati di venduto con i dati sui quali si basano i suggerimenti all’acquisto, e così compriamo un libro, ci arriva a casa e il giorno dopo puntuale ci arriva una mail che ci suggerisce… lo stesso libro. I dati, questi sconosciuti Spesso si pensa che basti dotarsi di una piattaforma per risolvere il problema. Detto che un CRM è solo uno strumento e non la soluzione, non basta acquisire il dato: occorre business intelligence e soprattutto del data mining per selezionare, esplorare e modellizzare grandi masse di dati, al fine di scoprire regolarità o relazioni non note per essere competitivi e arrivare

+ + + Al centro di tutto, in realtà, più che il cliente ci sono i suoi dati. Milioni di informazioni che devono essere raccolte, integrate e analizzate per avere una vista unica sul cliente.

prima di altri. Così ha fatto Toyota. In Italia il 99% degli acquisti di automobili avviene offline, così nel 2019 ha voluto incentivare le visite presso i concessionari con una strategia omnichannel che sfruttasse campagne locali usando la geolocalizzazione, la ricerca, Maps, YouTube e la rete display di Google, che monitora tutta l’attività legata a un account gmail. «In un mese siamo riusciti a incrementare le visite in negozio del 52% rispetto all’anno precedente, con un +14.000 visite in 30 giorni», ha spiegato Davide Fraccalvieri, Marketing Communication Manager della casa automobilistica giapponese. «Le visite presso i concessionari sono state misurate utilizzando i dati anonimi e aggregati degli utenti autenticati Google che avevano attivato la Cronologia delle posizioni». In questo modo Toyota è riuscita a misurare le conversioni ogni volta che gli utenti, dopo aver interagito con un annuncio, completavano un’azione specifica, come telefonare per un appuntamento, accedere al sito web, visualizzare indicazioni stradali, e avere una visione più completa del rendimento online e offline della campagna. Ma come devono essere questi dati e come devono essere organizzati? Possono essere in forma strutturata o destrutturata a seconda che siano memo-


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globale di abbandono del carrello sui siti e-commerce. I dati per settore evidenziano che il travel è l’ambito con la percentuale maggiore con l’81,8%, seguito dai servizi finanziari (77,8%), mentre il comparto che registra il valore più basso è il fashion (71,5%).

rizzati o meno su database; individuali, riconducibili cioè a un singolo utente, o aggregati in gruppi di consumatori; dichiarati direttamente dall’utente stesso (per esempio registrazione o navigazione in chiaro) oppure ottenuti tramite monitoraggio passivo; storici o raccolti in tempo reale. Tutto questo è finalizzato alla segmentazione del mercato per individuare comportamenti, caratteristiche o bisogni comuni, e alla creazione di profili o modelli ricorrenti. «Capito il cliente – prosegue Valsecchi – lo si deve incontrare in ogni touch point disponibile, innescando tutti i meccanismi utili per proporgli un prodotto che sia più aderente possibile alle sue esigenze, anche non espresse, fidelizzandolo, attivando promozioni e cercando di scongiurare il più possibile il cosiddetto churn», ovvero la sindrome da ‘carrello abbandonato’ che affligge l’e-commerce con percentuali impressionanti. La società inglese di marketing comportamentale SaleCycle ha stimato una media del 74% di tasso

+ + + La società inglese di marketing SaleCycle ha stimato una media del 74% di tasso globale di abbandono del carrello sui siti e-commerce.

Il mio nome è nessuno Incontrare il cliente significa non abbandonarlo, coccolarlo e guidarlo, ma soprattutto mai assillarlo. Perché se è vero che per suggerire un prodotto e ricordare un carrello abbandonato è necessario rivolgersi a lui direttamente, è altrettanto vero che ormai la sensazione di essere perennemente spiati sta generando una reazione negativa che spinge all’anonimato. Quanti di noi non hanno fatto acquisti su un sito, non hanno scaricato un’app o hanno rifiutato l’ennesima fidelity card perché occorreva registrarsi e non volevano essere assillati da ulteriori notifiche, newsletter, mail, messaggi...? E qui arriva la vera sfida che va oltre il rispetto della privacy o del GDPR: come profilare e fare omnicanalità con clienti anonimi? In altre parole: so come ti chiami, so cosa hai comprato e cosa ti piace, ma se non so chi sei? È la domanda che si sono fatti in RCS MediaGroup quando hanno avviato la loro trasformazione omnicanale. Se prima il focus erano abbonati e registrati iden-

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tificabili per nome e cognome, l’attenzione è stata spostata verso quella che rappresenta l’audience maggiore di RCS: gli utenti anonimi. Per poter analizzare il comportamento dei contatti è stata realizzata una piattaforma di Data Management che permette, attraverso i cookies (piccoli file di testo che salvano i dati di navigazione su un sito), di raccogliere le modalità di interazione dei lettori e avere la possibilità di attuare azioni di marketing push. In questo modo è possibile individuare, per esempio, un utente che durante il processo di acquisto non ha portato a termine la conversione, e gli si può riproporre un prodotto di interesse (o articoli correlati) o mostrargli banner promozionali quando torna sul sito. Inoltre, attraverso la sincronizzazione dei dati off e online, è possibile una conoscenza approfondita dell’utente. Ecco perché è così indispensabile, alla luce anche del GDPR, l’ok che viene chiesto ogni volta che si accede per la prima volta a un sito. Senza cookies, si rende cieca un’azienda. E non è un caso che i maggiori sviluppatori di piattaforme di Data Management siano big del calibro di Oracle o Adobe. Omnicanalità nel retail Se è vero che nel 2018 il numero degli italiani che usa il web per tutte le fasi del customer journey, dalla ricerca

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delle informazioni alla fase di acquisto, è cresciuta di 2,5 milioni, è altrettanto vero che i negozi fisici restano al centro delle strategie marketing di tutti i retailer, da Amazon Go ai maggiori big del fashion. Se nel digitale l’omnicanalità è più o meno alla portata di tutti, nel retail deve affrontare le vere sfide. Basterà un esempio. Sono a Parigi e sto navigando sull’e-commerce dei miei jeans preferiti. In che lingua deve essere il sito? In francese perché rileva il mio IP o in italiano in base ai cookies? E se sono arrivato da un social? Trovo un modello che mi piace, lo vorrei ordinare e farmelo consegnare a casa: sono a Parigi solo per il week-end. Si può fare? La disponibilità che vedo è quella del magazzino francese, ammesso che ce l’abbia, o di quello italiano? E come cambia la disponibilità se sono loggato, quindi riconoscibile, o anonimo? E cosa succede se il paio che ho scelto è disponibile nel magazzino francese, ma non in quello italiano dal quale partirebbe se scelgo la consegna a casa? E perché non offrirmi il ritiro in negozio? Se invece ho il tempo di farlo consegnare a Parigi ma, arrivato a casa, devo fare un reso, come mi comporto: lo rimando in Francia, lo rendo al negozio a me più vicino o lo rendo all’e-commerce locale? Sono tutte questioni che

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vanno affrontate se si fa della vera omnicanalità e che nascondono difficoltà organizzative che vanno ben oltre l’armonizzare i dati del cliente. La differenza tra negozi di proprietà e franchisee, con magazzini e contabilità proprie, rende impossibile un semplice cambio di taglia tra punti vendita. Oggi il più delle volte non si va oltre alla possibilità di vedere la disponibilità in negozio di un articolo e prenotarlo mentre si naviga nell’e-commerce, come fa Decathlon. Ma non mancano esempi più virtuosi come Yamamay che ha stretto ad aprile 2019 una collaborazione con Accenture per unire le opportunità del digitale con quelle del negozio fisico e creare così una customer experience omnicanale. Per l’utente è possibile iniziare un’attività su un canale e proseguirla su un altro, senza dover ricominciare da capo. All’interno del punto vendita di Milano, i personal shopper possiedono tecnologie di mobile payment per garantire un’assistenza dall’ingresso del cliente fino al momento del pagamento, senza che questo debba passare dalla cassa. Altre novità tecnologiche in chiave omnicanale sviluppate sono i monitor touch screen interattivi e un ologramma in 3D che permette la visione di immagini tridimensionali in movimento, con l’ef-

+ + + Le aziende italiane sono ancora lontane dall’attuare una vera omnicanalità nei confronti dei propri consumatori.

fetto di una sfilata virtuale. Un altro elemento fortemente omnicanale è Anna, un mobile chatbot creato da Accenture per offrire ai clienti una consulente di moda personalizzata. Accessibile tramite Google Assistant e attivata grazie all’Intelligenza Artificiale, fornisce suggerimenti su capi e accessori solo dopo aver eseguito un’analisi dello stile di ogni persona. L’accesso alla fashion stylist può avvenire tramite il proprio account Google, senza dover installare applicazioni sullo smartphone: seguendo i consigli di Anna, l’utente ha la possibilità di collegarsi al sito di Yamamay per procedere direttamente all’acquisto, beneficiando anche del servizio click&collect. Insomma, come emerge dalla ricerca del Politecnico di Milano “I pilastri dell’omnichannel customer experience management”, «le aziende italiane sono ancora lontane dall’attuare una vera omnicanalità nei confronti dei propri consumatori, prediligendo un approccio quick-win su singoli canali piuttosto che una gestione integrata dei diversi canali di marketing e comunicazione». La trasformazione è certamente in atto, ma resta ancora tanto, tanto da fare.


1. Established (USA). Platinum 2019 nella categoria Body – Beauty per la linea makeup del brand coreano Stonebrick. 2. Contagious (UK). Platinum 2019 nella categoria Beverage – Spirits per la bottiglia del gin Lind & Lime. 3. Blackbone Branding (Armenia). Platinum 2019 nella categoria Food – Bread, cereals and pasta per il packaging del riso bianco del brand Riceman 4. PepsiCo Design & Innovations (USA). Gold 2019 nella categoria Beverage – Limited editions per la lattina di Pepsi creata per il Super Bowl. 5. Morillas Brand Design (Spagna). Gold 2019 nella categoria Luxury – Gourmet food per il packaging del prosciutto spagnolo Cinco Jotas.

È TEMPO DI PENTAWARDS Il concorso internazionale di packaging design inaugura la sua XIV edizione: candidature aperte dal 10 febbraio al 27 marzo, senza proroghe. E, per la prima volta nella sua storia, metterà piede sul suolo italiano a maggio, con una conferenza e una mostra all’interno di Packaging Première. Adam Ryan, Head of Pentawards, ci racconta gli highlight di questa edizione. ENGLISH VERSION C pg. 80

Pentawards è riconosciuto come il concorso di packaging design più importante al mondo. Qual è la sua forza e perché brand, designer, stampatori e fornitori di supporti dovrebbero candidare i loro progetti? Quando è nato, Pentawards era il primo concorso dedicato al packaging design su scala globale. Nel corso dei suoi quattordici anni di storia ha rafforzato la sua posizione malgrado l’emergere di diversi altri concorsi focalizzati sul packaging. Credo che questo dipenda dal nostro impegno a essere ‘community centric’: noi ascoltiamo le richieste e i bisogni del settore. Ci sono almeno cinque buone ragioni per cui partecipare: celebrare i propri successi, attrarre nuovi talenti, aprire le porte al new business, sostenere la propria carrier grazie alla possibilità di ricevere un feedback da parte delle menti più creative del pianeta, e infine ottenere una copertura mediatica e un riconoscimento su scala mondiale.

Pentawards 2020: quali sono le novità di questa edizione? La principale riguarda la giuria, che da quindici membri è diventata un panel composto da trenta. Il nostro intento è garantire la diversità, con rappresentanti di diverse nazionalità, età, generi, competenze, esperienze e background. La giuria di quest’anno è composta da persone provenienti da diciotto paesi e tre continenti, compresi, per la prima volta, rappresentanti di India, Danimarca, Armenia, Svizzera e Brasile. E uno dei nostri impegni è quello di garantire la totale parità di genere nei prossimi anni. Abbiamo inoltre incluso un mix di agenzie e brand, tra cui Lego, Nestlè, Amazon, Microsoft, Shiseido e Facebook. Un maggior numero di giurati ci consentirà, inoltre, di gestire meglio il crescente numero di candidature, assicurando a ogni progetto la giusta attenzione.

Giunti alla quattordicesima edizione, possiamo fare un bilancio di come è andata finora l’Italia in termini di numero e qualità delle proposte? L’italia è andata decisamente bene negli ultimi anni, e adesso si classifica nella top ten dei Paesi più premiati. Lo studio italiano che ha vinto più premi è Spazio Di Paolo: la sua continua capacità di creare e innovare sta stimolando molti nuovi designer a candidare i loro progetti. E data la continua crescita che stiamo riscontrando in Italia, siamo molto felici di annunciare che terremo la prima conferenza italiana della nostra storia a Milano, durante Packaging Première a maggio. Alcuni tra i membri della giuria e tra I top winner degli anni scorsi condivideranno i dettagli dei loro progetti… ci vediamo tutti lì!

Tutti i dettagli su: www.pentawards.com

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Nuova vita per Campari Soda

A dieci anni dall’ultimo restyling già firmato dalla Branding Agency milanese Robilant Associati, l’aperitivo italiano trova una rinnovata iconicità, tra heritage di marca e tensione avanguardista. Il futuro è scritto nella storia.

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Fabio Molinaro È Direttore Creativo di Robilant Associati. Dopo la laurea al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione, entra nel team di Robilant Associati nel 2003 e compie l’intero iter professionale fino a ricoprire il ruolo attuale. Ha una forte specializzazione negli spirits e nel mercato dei prodotti premium, senza tralasciare il settore del food&wine, con un’attenzione sempre maggiore verso i nuovi mezzi e tecnologie della comunicazione di marca. Fabio Molinaro è anche Guest Professor sul tema branding nell’ambito di corsi e master della Scuola Politecnica del Design e Domus Academy.

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ampari Soda non è un brand come gli altri: è un’icona. E intervenire su un’icona è sempre un privilegio e una responsabilità: richiede un esercizio raffinato di sensibilità e audacia, un equilibrio delicato tra rispetto della storia e capacità di visione.

Proprio partendo da questo punto fermo, Robilant Associati ha sviluppato per Campari Soda un progetto che ne ha rinnovato completamente la Brand Identity e il linguaggio di marca: la nuova identità visiva è una celebrazione della marca, della sua storicità e iconicità, con uno stile che non tradisce la sua attitudine avanguardista e la sua consueta tensione al futuro. La sfida iniziale non era semplice: doveva raccogliere un’eredità importante e tradurla in un’identità leggera, un linguaggio light-hearted nel pieno spirito della marca, proiettandola nel futuro senza derive nostalgiche o vintage, ma al contrario traendo dalla storia slancio e forza propulsiva verso il futuro. In questa prospettiva, tantissimi erano gli elementi da tenere in considerazione: il legame con la mother brand, l’invenzione di un bitter sodato monodose, intuizione di Davide Campari, l’ico-

nica bottiglietta di Fortunato Depero, il legame con la città di Milano e il rito italiano dell’aperitivo. Ecco perché il progetto è partito da un’indagine accurata e approfondita sull’iconografia di marca, la sua prestigiosa storia, il suo denso immaginario nel vissuto dei consumatori, e lo ha rielaborato in un linguaggio segnico e visivo all’altezza dei grandi spirits internazionali. La nuova Brand Visual Identity di Campari Soda capitalizza gli elementi iconici – il logo, la bottiglietta, il tappo, il rosso e il bianco – cristallizzati in un’identità che abbraccia e ingloba i messaggi principali – la data e il luogo di fondazione, la ricetta, il fondatore, regole e ritualità del consumo – e li fa ‘vibrare’ insieme alla marca come elemento segnico e parte integrante del Brand. Nel pieno rispetto della personalità Campari Soda, la nuova identità è brillante e carismatica, italiana e internazionale, familiare e conviviale. Una vera icona del Made in Italy. Un nuovo omaggio all’arte, al saper fare impresa, al saper vivere e al design italiano.

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Il colore come campo di ricerca non solo estetica, ma anche antropologica e sociologica. La natura come fonte di ispirazione nelle forme e nei materiali, la sostenibilità come principio fondante del design. Dai tessuti per il fashion al packaging, passando per l’interior decoration, abbiamo chiesto alla textile & surface designer Silvia Osella di raccontarci i segreti — e le ultime tendenze — della straordinaria arte di disegnare le superfici stampate che incontriamo ovunque nelle nostre vite.

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Come cambia il tuo lavoro a seconda dei supporti su cui verrà stampato? In che modo la texture dei materiali e la loro ‘personalità’ di partenza influenzano il design thinking? Più che la texture del supporto è l’utilizzo finale a dover essere accuratamente analizzato. Si parte dal capire come valorizzare al meglio la superficie, se c’è bisogno di leggerezza o di dinamismo, di sfruttare al massimo superfici molto piccole o di decorare e dare vita a spazi ampi. Il materiale arriva dopo: è sempre molto interessante per me imparare processi nuovi in base alle superfici con cui mi misuro, valutarne limiti e possibilità per capire come valorizzarli al massimo. Nel caso di Wall&decò, per esempio, il lavoro si sviluppa grazie a un team di designer selezionato negli anni, con una varietà di stili e percorsi di ricerca personale. Questo fa sì che i creativi contribuiscano alla crescita della collezione con grande libertà e autonomia. A inizio stagione si

condividono i moodboard delle tendenze, che poi serviranno a individuare all’interno della collezione una serie di temi da sviluppare anche a livello comunicativo e di storytelling. Io lavoro creando un ulteriore moodboard personale, ancora più specifico, partendo dalle suggestioni ricevute. Per la collezione dell’anno scorso mi piaceva l’idea di riprendere i colori e i motivi del surface design nordico degli anni Cinquanta – che sono sempre stati una mia grande ispirazione – e reinterpretarlo in chiave più contemporanea. Dopodiché condivido con l’art director e il fondatore di Wall&decò le proposte tra cui scegliere. Quelle che entrano nell’allestimento vengono scelte anche in relazione al resto del catalogo, che deve sempre garantire una varietà di stili. Da lì in poi il dialogo è con i tecnici che si occupano della produzione, ed è proprio in questa fase che il lavoro di textile designer si differenzia nettamente da quello dell’interior designer: ciò che su tessuto ha una determinata resa, sulla carta da parati ha un’altra gamma di colori stampabili e altre specificità tecniche.

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L’evoluzione del colore al momento sta seguendo due strade molto chiare e distinte: una ispirata alla natura, l’altra in direzione opposta, verso sfumature artificiali e di forte contrasto. Esiste in questo momento una contaminazione tra design tessile e arti grafiche, che rende pattern e materiali trasversali a diversi ambiti, dagli abiti al packaging, dagli allestimenti in store al below the line? È da anni che assistiamo a un processo di osmosi tra questi settori; trovo però che in questo momento si stia finalmente capendo come farlo in modo fluido, innovativo e mirato a rafforzare le identità dei brand, piuttosto che di omologarle. Ogni settore, per la diversa natura delle superfici e per le tecniche utilizzate, ha delle specificità che richiedono che il designer studi da zero il meccanismo di produzione, perché anche se possono esserci dei punti in comune e una sensibilità grafica condivisa, le tecniche sono talmente differenti che sottovalutare questo aspetto può essere fonte di grande frustrazione. Tenere conto di queste specificità semplifica tantissimo il processo di creazione.

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Il tuo lavoro, oltre che di Textile & surface designer è anche di Trend & color consultant. Quali sono, in questo momento, i temi più importanti del settore tessile? Un tema molto rilevante è il ritorno dell’artigianalità, ma anche la celebrazione della diversità culturale che parte dal recupero delle proprie origini. Un esempio di questo fenomeno, tra i materiali, è il lino, che è tornato in auge grazie a tagli e motivi più contemporanei. Si guarda inoltre al futuro con rinnovata positività grazie a importanti passi avanti nella ricerca scientifica, lasciandosi alle spalle un periodo di crisi in cui l’introspezione e il ritorno a ritmi di vita più lenti hanno avuto un ruolo decisamente centrale. Ovviamente è sempre molto complesso tradurre questi macro-temi in azioni concrete, anche perché l’applicazione varia moltissimo a seconda dei campi. Per esempio, la riscoperta del know-how delle tecniche del passato si riflette


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Silvia Osella

molto nell’uso delle terre, e nei colori terrosi c’è un aspetto legato alle radici materiali e tecniche di scelte estetiche che poi diventano iconografiche, colpendo l’immaginario. L’evoluzione del colore al momento sta seguendo due strade molto chiare e distinte: una ispirata alla natura, alle tonalità e alle tinture appunto naturali, collegate al tema centrale della sostenibilità; l’altra in direzione opposta, verso sfumature artificiali e di forte contrasto. Materiali sostenibili non significa solo tessuti naturali, ma anche fibre riciclate e neomateriali come il Tencel, o ancora quelli ricavati dalla frutta come ananas, banane o arance. Hai avuto modo di lavorare con queste nuove materie prime? Quanto sono diffuse, attualmente, nell’industria tessile? Ho avuto modo di lavorare con alcuni di questi materiali, tra cui il Tencel, una viscosa certificata dal Forest Stewardship Council prodotta

Formatasi come illustratrice allo IED di Torino – dove da quattro anni è tornata come visiting professor in Surface & pattern design – e come textile designer alla Central Saint Martins di Londra, Silvia Osella ha iniziato la sua carriera all’interno del Gruppo Miroglio, ad Alba, per poi passare alla Società Europa Tessile di Roma. Nel 2015 ha aperto il suo studio di Textile & surface design, che annovera clienti come Adidas, Dondup, Mango, Massimo Dutti, Pull&Bear, Topshop e Zara (anche Home e Kids). La sua ricerca sui materiali l’ha avvicinata anche all’interior design: collabora infatti con importanti realtà del settore come Wall&decò alla progettazione grafica delle carte da parati. Appassionata di libri antichi sul colore e la botanica, la sua profonda ricerca l’ha portata ad affermarsi anche come Trend & color consultant, per aiutare i brand con cui lavora a individuare le tendenze in arrivo e trovare modi inediti di interpretarle. Non da ultimo, Silvia Osella è fondatrice, insieme a Elina Cerell e Vj Taganahan, di iluut, brand di abbigliamento etico e sostenibile la cui capsule collection è stata presentata in esclusiva per YOOX / NET-A-PORTER nel 2017.

A volte viene comunicata con entusiasmo la nascita di una nuova fibra, ma anche i materiali più promettenti possono rivelarsi un vicolo cieco. dalla rigenerazione della cellulosa di legno. Quanto alla diffusione su scala industriale, realtà come Piñatex, Orange Fiber e altre sono riuscite a superare brillantemente i principali scogli che impediscono alle aziende di lavorare con fibre innovative: la difficoltà, in molti casi, è nel passare dallo stadio di prototipo a vero e proprio prodotto industriale. Spesso le idee nascono da piccole startup, e non

sempre queste realtà trovano la strada giusta per scalare in un processo industriale queste ottime intuizioni. A volte viene comunicata con entusiasmo la nascita di una nuova fibra, ma c’è sempre una serie di passaggi – e di investimenti – da affrontare, per cui anche i materiali più promettenti possono rivelarsi un vicolo cieco. Ci si può addirittura rendere conto che richiedono dei processi che, una vol-

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Uno dei grandi macro trend del momento è legato proprio alla democratizzazione della sostenibilità. ta portati su larga scala, si rivelano ancora più impattanti delle tecniche consolidate, perché magari la fibra ha bisogno di più solventi per essere lavorata o di lavaggi a temperature più alte. Bisogna tenere in considerazione anche il modo in cui la fibra resiste all’uso nel lungo periodo, per cui una fibra che sembrava promettente ma si rivela non altrettanto resistente all’usura, o che perde la forma in fase di tessitura, o ancora non tiene il lavaggio non è una fibra stabile pronta per il mercato, e dunque non rappresenta un’alternativa sostenibile.

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Ancora oggi la sostenibilità è considerata un lusso, ma uno degli intenti del progetto iluut di cui sei co-fondatrice è rendere la moda sostenibile alla portata di tutti. Ci sono altri segnali in questa direzione? Fortunatamente sì. Uno dei grandi macro trend del momento è legato proprio alla democratizzazione della sostenibilità: fino a poco tempo fa l’abbigliamento etico ed ecologico era per pochi, ma semplicemente perché la domanda era molto limitata, e così anche i fornitori presenti sul mercato. In questo momento iluut è in pausa ma nel 2014, quando io, Elina Cerell e Vj Taganahan l’abbiamo creato, eravamo davvero in pochi. Ora invece i marchi sostenibili stanno crescendo sia in numero che in varietà dell’offerta, in particolare nel Nord Europa.


I Collezionabili di Print — — Un laboratorio di bellezza da custodire nel segreto di uno scrignocontenitore.

Con i Collezionabili Print offre agli stampatori, ai nobilitatori e alle cartiere la possibilità di mostrare soluzioni di stampa, carte speciali, goffrature, sperimentazioni tecniche e inaspettati accostamenti. Per offrire a designer e art director una raccolta di preziose idee, invenzioni e possibilità combinatorie da custodire e da consultare. I Collezionabili di Print sono uno strumento indispensabile per fare di uno stampato un oggetto speciale, capace di distinguersi, emergere, stupire. Ogni inserto ha un soggetto scelto, stampato e nobilitato da chi lo richiede, sul quale è presente il logo di Print e dei Collezionabili. Gli inserti potranno poi essere conservati in un apposito raccoglitore disponibile su richiesta. Scrivere a: print@strategogroup.net

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Immaginiamo un mondo in cui nulla – dai sottoprodotti di lavorazione industriale ai rifiuti domestici – venga scartato. In cui le materie prime possano rinnovarsi all’infinito, o siano capaci di crescere da sole nella loro forma definitiva. Con applicazioni che vanno dal fashion all’interior design, dagli accessori al packaging. È l’obiettivo cui tendono startup e studi di design di tutto il mondo, Italia compresa, che stanno concentrando la loro ricerca su una nuova generazione di materie prime alternative ai prodotti di sintesi, di origine fossile o non rinnovabili. Nel tentativo, innanzitutto, di mostrare nuove possibilità, cambiare la cultura dei materiali, rideterminarne il valore. Abbiamo selezionato 12 neo-materiali dalla Future Material Library presentata nel Trend Space di Heimtextil, la più importante fiera di riferimento per il tessile per la casa e il contract che si è svolta a Francoforte dal 7 al 10 gennaio 2020.

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REMADE: VALORE AI RIFIUTI Il concetto del ‘rifare’ parte dall’idea che i rifiuti di oggi possano essere i materiali di domani. Il consumo delle risorse naturali sta spingendo i designer a ripensare il valore che attribuiamo loro. Dalla plastica monouso agli scarti dell’industria tessile, senza dimenticare gli abiti usati, i designer impegnati in questo ambito intercettano i flussi degli scarti domestici e industriali per renderli materie prime alternative. Bahia Denim, marmo in blue jeans. È il progetto di Sophie Rowley (Germania) che parte dagli scarti di denim e dai jeans dismessi. Gli strati di tessuto recuperato vengono sovrapposti e uniti con resine epossidiche a base acquosa, per ottenere lastre che, una volta asciugate e indurite, possono essere tagliate per realizzare oggetti d’arredo. La superficie ricorda il marmo, e il progetto prende il nome dall’azul bahia, un granito brasiliano noto per il suo sorprendente colore blu. Come gli oggetti realizzati in marmo naturale, ogni pezzo realizzato con Bahia Denim è unico. Paper Factor, l’evoluzione del papier-mâché. In Italia troviamo Paper Factor, una versione moderna della cartapesta tradizionale. Parte tutto dalla polpa di cellulosa post consumer – e proveniente, in origine, da foreste certificate FSC – che viene lavorata a mano, tinta con pigmenti naturali e agglomerata con colle a base d’acqua prima di essere pressata in moduli progettati digitalmente. Ne risulta una ‘micro-carta’ forte, leggera e resistente che può essere utilizzata come rivestimento murale oppure modellata tridimensionalmente, scolpita e lucidata per ottenere una vasta gamma di finiture e forme. Il processo di produzione vanta un’alta efficienza energetica. Infine, Paper Factor può essere riconvertito in fibre e riutilizzato. Recyc Leather, una nuova generazione di pelle riciclata. Direttamente dagli scarti di produzione delle fabbriche di guanti arriva la materia prima di Recyc Leather, azienda green di Hong Kong nata nel 2016. Recyc Leather ha formulato una pelle 100% riciclata, resistente e soffice, che oltrepassa i limiti meccanici della generazione precedente di pelle riciclata, considerata di basso livello per via della sua fragilità. Usata da brand in tutto il mondo per confezionare zaini, sneakers, borse e accessori di alta qualità, il prodotto è disponibile in diverse trame e finiture, tra cui il saffiano e il vitello, ed è realizzata interamente dagli sfridi di pelle triturati e amalgamati con una gomma naturale per formare grandi fogli.

SOTTOPRODOTTI BIOLOGICI Ci si aspetta che la popolazione mondiale superi i nove miliardi entro il 2050, producendo un immenso flusso di rifiuti organici che può essere sfruttato per rimpiazzare gli attuali materiali sintetici e inquinanti. Dai sottoprodotti dell’industria agroalimentare ai ritagli presi dal pavimento del parrucchiere (sì, ci sono ricerche anche in questo ambito), i designer più sperimentali stanno rivalutando i rifiuti organici per trasformare materiali indesiderati in prodotti non solo funzionali, ma anche belli. PineSkins, il pino silvestre cambia pelle. Lo Studio Sarmite (Paesi Bassi) con il suo PineSkins ha trovato un uso per la corteccia di pino, generalmente scartata come sottoprodotto quando gli alberi vengono tagliati per il legname. La designer Sarmite Polakova raccoglie la corteccia quando è ancora fresca e la tratta con cere naturali che ne preservano la naturale mor-

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bidezza e valorizzano la sua somiglianza con la pelle. La corteccia può essere colorata, rifinita e modellata in oggetti di uso quotidiano quali tappeti, borse e cestini, progettati per valorizzare la forma naturale della corteccia. La sua deperibilità, dice Polakova, fa parte della sua filosofia: è infatti completamente biodegradabile. Orange Fiber, finissimi tessuti d’arancia. In Sicilia troviamo Orange Fiber, che, grazie alla collaborazione con i produttori locali di succo d’arancia, realizza tessuti di altissima qualità per il fashion partendo dalla lavorazione degli scarti delle arance dopo la spremitura. Orange Fiber ha sviluppato un processo innovativo per estrarre la cellulosa dal cosiddetto pastazzo, composto da residui di buccia, polpa e semi, ottenendo un polimero che può essere filato e tessuto e restituisce una stoffa fine ed eterea. Salvatore Ferragamo e H&M hanno già utilizzato questa fibra nelle loro collezioni. Totomoxtle, interior design a base di mais. Il designer messicano Fernando Laposse sta collaborando con la comunità Tonahuixtla di Puebla per reintrodurre antiche varietà di mais nell’agricoltura locale, e valorizza il loro ricco spettro di colori col Totomoxtle, un materiale per impiallacciatura ricavato dalle bucce del mais. Il progetto non solo dà vita a un materiale completamente ecosostenibile, ma promuove la biodiversità e genera guadagni per la comunità locale. Una volta che il mais viene raccolto, le bucce vengono stirate e accoppiate a carta o tessuto o sughero riciclati, tagliate in piccoli pezzi e assemblate a intarsio come finitura per mobili e superfici d’interni.

MATERIALI VIVENTI Pensiero creativo e microbiologia sono il mix perfetto per i materiali viventi. Innescati da funghi e batteri, questi materiali di nuova generazione crescono e vengono stabilizzati in laboratorio, dando luogo a tessuti e supporti completamente biodegradabili adatti a diversi scopi. Ne sono un esempio il micelio, che sta conquistando terreno in ambito edilizio, nell’industrial design e nel packaging, le pelli vegane e alcuni tipi di tinture tessili di origine batterica. Malai, la cellulosa batterica. Malai, produttore indiano, ha messo a punto delle colture batteriche alimentate con l’acqua di scarto delle noci di cocco, che nell’arco di 12-15 giorni di fermentazione producono un foglio di cellulosa gelatinosa. Il prodotto grezzo viene arricchito con fibre naturali, gomme e resine prima di essere essiccato all’aria, ammorbidito e infine trattato per essere resistente all’acqua. Viene poi tinto con processi e colori di origine naturale. Il risultato è un materiale simile alla carta e alla pelle, che può essere prodotto in fogli o modellato per realizzare oggetti 3D. Mogu e Tŷ Syml, ossia re micelio. Ne abbiamo già parlato in passato, perché sembra essere davvero il materiale del futuro. Mogu, azienda del Varesotto, ha sviluppato materiali da interni come pannelli insonorizzanti e pavimenti resilienti a partire dall’apparato vegetativo dei funghi, il micelio appunto, mixato con resine o con fibre tessili recuperate per ottenere una consistenza soffice simile alla schiuma fonoassorbente. Tutto disponibile in diversi colori, forme e dimensioni, anallergico, durevole e completamente biodegradabile. Anche lo studio britannico Tŷ Syml punta tutto sulla com-

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binazione di micelio e altri supporti provenienti da scarti di lavorazione (canapa, frammenti di legno, segatura, cereali esauriti) per la realizzazione di oggetti d’arredo. Faber Futures, tinture tessili vive e attive. Dall’incontro tra biotecnologie, design, artigianalità e ingegneria, lo studio londinese Faber Futures ha realizzato una collezione di tessuti che impiega un batterio che vive nel suolo, lo Streptomyces coelicolor, che interagisce con fibre tessili proteiche per creare una finitura colorata senza l’uso di sostanze chimiche. Il processo può essere applicato alla stampa tessile sia su larga scala sia su pezzi unici personalizzati. Il processo utilizza molta meno acqua rispetto ai tradizionali metodi di tintura industriale e dimostra come sia possibile scalare a livello industriale nuovi metodi e tecnologie. RISORSE NATURALI Non poteva mancare, nella nostra selezione, un riferimento ai materiali naturalmente disponibili: agave, juta, canapa, foglie di palma, ortiche… che possono sostituire in maniera innovativa le colture tradizionalmente sfruttate a livello intensivo. Varietà resilienti, spesso appartenenti a patrimoni locali dimenticati, quando coltivate con metodi sostenibili rappresentano un’alternativa praticabile e rispettosa della biodiversità. Palmleather, foglie di palma per rilegare i libri. Dalla palma Areca viene un’alternativa economica e sostenibile alla plastica, alla gomma e alla pelle. Messa a punto dal designer olandese Tjeerd Veenhoven, Palmleather si ottiene dalle foglie di una specie di palma abbondante in tutta l’Asia, che, immerse in una speciale soluzione di glicerina, assumono flessibilità e resistenza. È una supporto adatto alla legatoria, al rivestimento di arredi, al confezionamento di scarpe e borse, con applicazioni che arrivano fino all’automotive come alternativa vegana agli interni di pelle. Barktex, tessuto di corteccia. Barktex (Uganda/Germania) è un tessuto ricavato dalla corteccia dell’albero di fico mutuba che cresce nell’Africa orientale, ed è uno dei prodotti tessili più antichi della storia dell’uomo, tanto da avere il patrocinio dell’Unesco. La sua produzione è artigianale, portata avanti da piccole aziende in Uganda. La corteccia di mutuba può essere raccolta ogni anno senza causare danni alle piante: una fonte rinnovabile all’infinito. La produzione del tessuto richiede l’uso di pochissima acqua, senza leganti e tinture sintetiche, e la sua consistenza finale può variare dall’effetto pelle al filato lanoso e delicato. Una versatilità che rende il Barktex ricercatissimo da architetti, designer e artisti, che lo usano come superficie da interni o per la realizzazione di accessori. Hemp panels, isolare con canapa e zucchero. La britannica Margent Farm realizza a partire dalla canapa un’alternativa solida e durevole ai classici pannelli per l’edilizia in lamiera ondulata, PVC, bitume e cemento. Le fibre sono legate con una resina a base di zucchero ricavata da scarti agricoli. I pannelli possono essere impiegati come isolante sia in interno sia in esterno. La canapa matura in fretta, ha bisogno di poca acqua e non richiede pesticidi; ha inoltre effetti benefici sull’ambiente perché cattura il diossido di carbonio mentre le sue lunghe radici rompono il terreno e lo preparano per il raccolto successivo.

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BRAND REVOLUTION LAB 2020 Dalle giornate di formazione ai team di lavoro. A marzo si entra nel vivo dei progetti. Brand Revolution LAB, il laboratorio della stampa creativa e innovativa va avanti: dopo l’incontro iniziale tra tutti i partecipanti lo scorso dicembre, i due mesi successivi hanno coinvolto i creativi nell’ideazione dei progetti, accompagnata da due importanti eventi formativi. Il primo, a gennaio, si è concentrato sulla nobilitazione in tutte le sue possibilità, con una visita nella sede di Leonhard Kurz a Fürth, vicino a Norimberga, organizzata da Luxoro, partner tecnologico del laboratorio. Un altro partner, Konica Minolta, ha ospitato le agenzie nel suo showroom DIS-Digital Imaging square di Milano, per un focus su stampa e nobilitazione digitale e realtà aumentata. Esperienze che hanno completato la ‘cassetta degli attrezzi’ in possesso delle agenzie, aprendo la fase operativa: marzo è infatti il mese in cui si costituiscono i team di lavoro – uno per ciascun progetto, composto da agenzia, uno o più stampatori e uno o più fornitori – che daranno vita alla realizzazione dei prodotti di stampa innovativa che il 4 e 5 giugno andranno in mostra. I team si compongono sulla base delle idee progettuali sviluppate dalle agenzie, mettendo insieme tutti i tasselli della filiera. I partner di stampa e tecnologici saranno impegnati su diversi progetti, spesso in collaborazione tra loro.

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Le agenzie Angelini Design, Artefice Group, Conversion Agency, Coo’ee Italia, Creostudios, DLV BBDO, H2H, HUD, Ideology, Lateral, O,Nice, Quintolancio, Serviceplan, The Embassy e The 6th.

Gli stampatori Goglio, Graphicscalve, O-I, Nava Press, Rifa Etichette, Lazzati Industria Grafica, SITGroup-ACM, System Graphic.

I fornitori di tecnologie e materiali Gruppo Cordenons, HP, Konica Minolta, Luxoro.

CCCCCC Nelle prossime pagine vi raccontiamo quattro progetti realizzati durante la scorsa edizione, molto diversi tra loro ma accomunati da un elemento fondamentale: la personalizzazione, interpretata attraverso concept e tecnologie differenti. Da un modello generativo che ricombina il linguaggio di marca di Costa Club e che utilizza la stampa digitale su diversi supporti, alla personalizzazione one-to-one per i kit di benvenuto in fiera di Print4All, alle subscription box a misura di appassionato di fai-da-te di Come fare con Barbara fino alla connotazione del packaging ‘muto’ di un prodotto B2B, le lavastoviglie Krupps, che si veste di nuove idee e soluzioni interattive. Da non perdere la videostory inclusa nella pagina.


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DESIGN: Artefice Group

TECNOLOGIE HP Indigo 12000

STAMPA: PressUP, SAC Serigrafia

MATERIALI Gruppo Cordenons: Carte Reef Black, Blue e Red 330 g/m²; Divina 170 g/m²; Monnalisa 280 g/m²; Icelite 120-150 g/m²

Costa Crociere: Language First Costa Club Special Edition Essere parte del CostaClub significa vivere l’esperienza di Costa in modo pieno ed esclusivo sia durante la crociera, sia nella vita di tutti giorni. Ogni socio del Club è reso unico e speciale attraverso un insieme di privilegi pensati per valorizzare il suo status, che sia un neofita o un viaggiatore esperto. Il CostaClub comunica con i propri soci attraverso un linguaggio di brand proprietario, che intende incrementare il valore delle esperienze di questa community esclusiva. Per Brand Revolution LAB, Artefice Group è intervenuta proprio sull’identità e sul linguaggio definiti per il CostaClub: attraverso un modello generativo è stata creata una special edition di accessori e materiali di comunicazione, la cui caratteristica peculiare è quella di essere pezzi unici su larga scala. Il progetto sfrutta le potenzialità della stampa digitale e partendo da una nuova sintassi visiva definisce gli elementi grafici e le regole per la declinazione sulle grafiche da stampare. Il risultato è un’ampia varietà di soluzioni che rendono unico ogni messaggio ed esclusivo ogni gadget dedicato ai soci di CostaClub.

DATO VARIABILE, PERSONALIZZAZIONE INFINITA Dal tessile alla cartotecnica, le possibilità di personalizzazione offerte dalla stampa digitale

si esprimono in tutta la loro forza nelle diverse declinazioni offerte da PressUP per gli accessori esclusivi destinati ai soci CostaClub. Sdraio e teli mare sono realizzati con stampa a sublimazione, mentre l’ombrellone è stampato con pellicola termotrasferibile applicata sullo spicchio di tessuto. Le borracce sono personalizzate grazie a sleeve full wrap, e il pavimento antiscivolo è composto da tre elementi: un pvc di 3 mm di spessore accoppiato a un altro pvc stampato in digitale e ricoperto da una lamina di protezione che lo rende ruvido e calpestabile. Infradito e occhiali da sole sono realizzati con stampa digitale diretta e accompagnati da eleganti pack in carta Reef Gruppo Cordenons, in cui è l’embossing realizzato a secco con punzone recante il logo CostaClub a esprimere l’identità di marca. Sempre con carte Gruppo Cordenons sono realizzati, dalla stampa alla fustellatura e assemblaggio, le shopper e i diari di bordo, stampati con HP Indigo 12000 con l’uso del dato variabile.

TECNOLOGIA 3D EFFETTO CHANGING SAC Serigrafia ha invece proposto un’applicazione innovativa della sua tecnologia 3D con effetto changing: la realizzazione di una ciabatta mare come gadget promozionale e di una fidelity card destinata ai clienti più affezionati di Costa Cro-

ciere. Ispirandosi ai numerosi pattern realizzati da Artefice Group, SAC ha declinato per entrambi i prodotti due tipologie differenti di effetti grafici. Al movimento dell’oggetto, grazie all’effetto ottico ottenuto con la combinazione di stampa e lavorazione, si vede un’originale alternanza di grafiche. In dettaglio, una versione avrà un effetto “onda”, richiamando quindi l’essenza stessa del brand, mentre l’altra avrà un effetto “zoom”, da piccolo a grande, che mette in risalto il pattern.

CARTA EFFETTO CORALLO Nella comunicazione di CostaClub non poteva mancare Reef, la carta di Gruppo Cordenons ispirata alla magia della barriera corallina. Caratterizzata da una speciale texture che ricorda sabbie finissime e coralli, è stata impiegata nelle colorazioni Red, Blue e Black 330 g/m2 per realizzare i pack per le infradito e gli occhiali personalizzati con il pattern Costa Club. Sono prodotti con carte di Gruppo Cordenons anche le shopper per il merchandising di Costa Club che scelgono Divina, la bianca naturale ed eco-friendly nella grammatura 170 g/m2, e i diari di bordo la cui copertina è realizzata con Monnalisa (280 g/m2) e le pagine interne con Icelite (120 g/m2).

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DESIGN: Creostudios

TECNOLOGIE HP Indigo 12000

MATERIALI Foil Luxoro per nobilitazione digitale

STAMPA: Graphicscalve

Print4All: un personale benvenuto in fiera Print4All è il nuovo grande evento fieristico dedicato alle esigenze a 360° della stampa commerciale, editoriale e industriale, la cui seconda edizione si svolgerà dal 4 al 7 maggio 2021. Una terra di fantasia e di creatività, un luogo in cui ogni visitatore è in grado di interpretare a modo suo ogni attività, opera o lavoro. Proprio perché ogni visitatore è unico, colori e creatività personalizzati renderanno unico il benvenuto a lui dedicato. Una delle grandi potenzialità della stampa digitale è infatti quella di rinnovare e dare nuovo valore a tutti i supporti cartacei, e non solo, rendendoli originali attraverso le infinite possibilità di personalizzazione. Il visitatore inizierà il suo ‘personalissimo’ viaggio ricevendo a casa un invito molto speciale: attraverso un’attività di direct mail avrà tra le mani qualcosa di diverso, customizzato, in grado di

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stabilire una relazione diretta, una connessione che resti viva per tutta la durata della manifestazione. E così sarà anche il Kit di benvenuto che il visitatore riceverà all’ingresso della fiera. Anche gli espositori daranno il loro contributo per farlo sentire unico, poiché attraverso il colore distintivo attribuito alle categorie, potranno individuare quella di appartenenza prima ancora di stringergli la mano.

IL KIT DI BENVENUTO Graphicscalve ha realizzato un invito alla fiera completamente personalizzato, che rende il visitatore unico e riconoscibile. Grazie alla tecnologia di stampa digitale HP Indigo e al software creativo Mosaic, partendo da sei colori dell’esacromia e da una texture di base e utilizzando ridimensionamento, trasposizione, rotazione e shuffle di colori sono state generate sei diverse

versioni che identificano la categoria di appartenenza del visitatore. Questa tecnologia infatti, da uno schema di base, consente di creare centinaia, migliaia e persino milioni di grafiche uniche per un’esperienza cliente memorabile. Ogni invito è composto da una busta, un pass e un invito stampati 4 colori full color su una carta patinata con una superficie estremamente liscia e con un elevato grado di bianco. Il know-how informatico di Graphicscalve unito alla tecnologia di stampa digitale, ha fatto sì che tutti i componenti del singolo invito abbiano la medesima declinazione di colore e texture. Per esaltare ancora di più l’unicità del prodotto, è stata applicata la nobilitazione con vernice a registro alto spessore e lamina argento. Una nobilitazione one to one, sia nel dato variabile che nella creatività.


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DESIGN: Studio Martinetti

TECNOLOGIE StealthCode® by BeeGraphic

STAMPA: SAC-Serigrafia

Krupps: il ballo delle debuttanti Il ballo delle debuttanti è un evento mondano, tradizionalmente legato all'ingresso in società delle ragazze di giovane età, che affonda le proprie radici nelle consuetudini delle classi nobiliari europee. Da qui parte il progetto che si concentra sulla ‘vestizione’ di un prodotto B2B dal packaging attualmente monocolore, indifferenziato e ‘muto’, che invece può divenire veicolo essenziale di comunicazione e differenziazione del brand, oltre a proteggere il prodotto al momento della sua uscita dalla fabbrica e prima dell’installazione. Un corpo conosciuto su cui viene cucito un ‘abito nobile’: un packaging personalizzato importante per veicolare il giusto messaggio e migliorare la conoscenza delle caratteristiche del prodotto nell’ambito delle vendite. Un unico pack concentra espositore, concept e informazione tecnico/esplicativa. Inoltre, grazie alla tecnologia StealthCode® by BeeGraphic, il packaging si arricchisce di infinite soluzioni interattive: schede tecniche, istruzioni, video…

La progettazione si è concentrata sulla riconoscibilità, sui colori e sull’innovazione tecnologica, rispondendo così a molteplici funzioni: fornire informazioni, suscitare emozioni e spingere al desiderio dell’acquisto. Sulla parte frontale del prodotto è stata realizzata un’ulteriore vestizione ad hoc che rafforza il marketing concept generale del progetto e aggiunge supporto alla vendita del prodotto nei confronti dell’end user. Un end user che, al momento, è abituato a scegliere esclusivamente in base a funzioni e caratteristiche fra prodotti esteticamente indifferenziati e muti.

LAVASTOVIGLIE PERSONALIZZATA CON SOLUZIONI DI GRANDE IMPATTO ESTETICO

cilitarne il posizionamento e per una rimozione senza rovinare la superficie. SAC Serigrafia ha inoltre pensato a tecnologie più complesse per differenziare e giocare sulle infinite possibilità di personalizzazione estetica del prodotto: dalle etichette resinate per ricreare l’effetto goccia d’acqua, a effetti metallizzati per esprimere raffinatezza; e ancora effetti spessorati per dare tridimensionalità e importanza al logo aziendale. In tutte queste proposte SAC Serigrafia ha unito resa estetica e tecnologia, rinnovando il classico pannello frontale di copertura con un’attenzione ai particolari grafici per un risultato estetico d’effetto.

Per valorizzare e differenziare il frontale di una lavastoviglie, prodotto B2B, SAC Serigrafia ha ideato con diverse tecnologie delle soluzioni facili da applicare e di impatto estetico. È stata realizzata un’etichetta autoadesiva stampata su un particolare materiale elettrostatico per fa-

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DESIGN: HUD STAMPA: Pack.ly

Come fare con Barbara: Do (K)It Yourself

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Il progetto Do (k)it yourself nasce e si sviluppa intorno alla figura di Barbara Gulienetti e della sua attività a partire dall’esordio in tv su Real Time, con il programma Paint your life, che l’ha fatta conoscere al grande pubblico per la decorazione fai da te e il bricolage con il nome di Come fare con Barbara. HUD si occupa dell’ideazione del packaging destinato alla campagna di lancio di un nuovo progetto che permetterà ai numerosissimi seguaci del blog di Barbara di acquistare online un kit di strumenti e prodotti utilizzati nei tutorial.

sul pack permette di accedere a contenuti esclusivi e di interagire con il resto della community, condividendo le proprie esperienze e suggerendo temi per i successivi tutorial. Il pack diviene un punto di contatto tra esperienza domestica e comunità online contribuendo ad avvicinare pubblico e testimonial affinché l’utente non si senta solo un uditore, ma parte attiva nella produzione dei contenuti futuri del suo canale preferito. Un progetto in cui stampa innovativa e tecnologia si uniscono per valorizzare e rafforzare l’idea di condivisione alla base del progetto.

HUD progetta un kit in cui Barbara parla per nome ai suoi affezionati, sfruttando la tecnologia della stampa digitale con dato variabile che permette di rendere unico ogni pack. Non solo: l’interazione

BOX PERSONALIZZATE ONE-TO-ONE Il team di HUD ha utilizzato i servizi Pack.ly per la realizzazione dei packaging e degli accessori che compongono la subscription box “Do (k)it

yourself”. L’applicazione consente infatti di creare scatole con dimensioni e grafica personalizzate, direttamente online e in pochi semplici click. Dopo aver generato e scaricato i tracciati fustella su misura, il team si è dedicato alla personalizzazione grafica dei componenti. Per valorizzare il progetto, le subscription box sono state realizzate in cartoncino Kraft e stampate a 5 colori. Sfruttando le potenzialità della stampa digitale, il nome e i colori presenti sul divisorio interno sono stati stampati con dati variabili raggiungendo livelli di personalizzazione one-to-one. Pack.ly consente infatti di stampare anche una sola scatola personalizzata.


< G R A N D A N G O L O >

Arctic Volume Ice A new white Una c ar ta con una nuova dimensione di bianco puro

#THINKGREEN 2020 Un calendario per il cambiamento Little actions, big changes: ci sono piccoli gesti quotidiani che ognuno di noi può mettere in pratica per rispettare l’ambiente. Il calendario #thinkgreen, realizzato da Lazzati Industria Grafica in collaborazione con Gruppo Cordenons, Luxoro e Nastrificio De Bernardi, ce lo ricorda grazie alle sue pagine che invitano a prenderci cura della bellezza del nostro pianeta tutti i giorni dell’anno. Ogni mese suggerisce una riflessione e un’azione green veicolate da una selezione di carte creative realizzate nel rispetto della natura e completamente riciclabili, impreziosite da una stampa responsabile e nobilitate con effetti stampati a caldo e cliché prodotti senza alcun impatto sull’ambiente. Il messaggio che il calendario #thinkgreen vuole trasmettere è che un progetto stampato può essere eco-friendly senza rinunciare all’impatto estetico e alla sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. I grandi cambiamenti iniziano da un pensiero positivo: #thinkgreen!

Arc tic Volume Ice è la quar ta nuance dal bianco brillante della distinta gamma Arc tic Volume, così chiaro e puro per porre in risalto qualsiasi immagine sul foglio di car ta – dai toni intensi, ai colori vivaci ed una per fetta risoluzione, sempre secondo le aspettative. Prova ques ta nuova car ta nel tuo prossimo proget to! Per scoprir ne di più, visita arc ticpaper.com/arc tic-volume -ice

Maggiori dettagli su printlovers.net in occasione di Marzo mese del Riciclo

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T E N D E N Z E

DISTOPIE, BRUTALISMO E ALTRE VISIONI Direzione futuro. Quest’anno tutto, nel visual design, si giocherà sul filo del nostro rapporto quotidiano con tecnologie in rapidissima evoluzione, e sull’equilibrio che saremo in grado di trovare per trarne il meglio. Idee, temi, estetica: ecco i trend da tenere a mente, individuati da Depositphotos in collaborazione con otto grandi agenzie di tutto il mondo.

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Realtà estesa, ovunque Automazione, robotica, mondo connesso, 5G, intelligenza artificiale, sport elettronici, Internet of Things, reti neurali artificiali (ANN), gestione e sicurezza dei cloud. Continuiamo? L’immersione completa nella realtà virtuale è alle porte. A casa, nei negozi, nell’arte, nell’intrattenimento, perché i brand faranno a gara per creare esperienze significative facendo leva sulle ultime tecnologie. Distopia Secondo Sebastiaan Scheer dell’agenzia MediaMonks di Amsterdam, vedremo una sempre più pronunciata integrazione tra 3D, scheuomorfismo, flat design, animazione, realtà virtuale e realtà aumentata. Complice la grande aspettativa nei confronti di Cyberpunk 2077, videogioco di ruolo che uscirà ad aprile. E l’avanzare dell’estetica legata a mondi fantascientifici di successo, da Blade Runner 2049 a Stranger Things e Black Mirror.

Antidoti low-tech In parallelo aumentano le preoccupazioni sulle implicazioni di questi progressi. E arrivano risposte: dalle soluzioni contro i dispositivi a riconoscimento facciale di Hong Kong alle più generali preoccupazioni in tema di cybersecurity. È il momento giusto per fare un discorso serio – e critico – sull’AI. Secondo l’artista interdisciplinare Anfi Sa di Super an der Spree, un buon antidoto alle conseguenze negative della tecnologia sarebbe un ritorno del low-tech nelle nostre vite. Bauhaus. Sì, ancora L’estetica Bauhaus è la nuova definizione di ‘less is more’ e continuerà a influenzare il design negli anni a venire. A una condizione però: che i suoi elementi caratterizzanti – disegno flat o semi-flat e il minimalismo – siano in grado di diventare interattivi, con transizioni complesse, l’uso di elementi 3D, layout non convenzionali, illustrazione e tipografia personalizzata, come suggerisce Martin Holouebeck, CEO di Pixit.


T E N D E N Z E

Brutalismo e decadimento digitale Le radici del brutalismo affondano nell’architettura, ma il concetto, tornato in auge cinque anni fa su Instagram, oggi è una tendenza in evoluzione che esorta sia i designer che gli spettatori a uscire dalla comfort zone del lavoro raffinato e perfezionista. Non sempre piacevole, ma sicuramente rinfrescante. Da non confondere con l’anti-design. Toni tenui Nascono palette cromatiche delicate, comunicative e rilassanti dall’accostamento di colori audaci e futuristici. Lo scopo è raggiungere un equilibrio tra natura e tecnologia, una pausa per gli occhi e per la mente. Nikki Burton, direttore creativo di Perq Studio, parla della ‘Joy of missing out’, la filosofia che permette di lasciare fuori gli orpelli e concentrarsi sulle cose essenziali.

Le porte della percezione ottica La deformazione visiva della composizione e dei font o il gioco sulla percezione ottica attirano gli sguardi in virtù della loro imprevedibilità. Le nostre menti sono programmate per cercare un pattern, ma se questi vengono eliminati è necessario fermarsi per cogliere una prospettiva più ampia. Si tratta, insomma, di sfidare gli utenti per catturarne l’attenzione e trasmettere il messaggio che si vuole trasmettere in un’esperienza più immersiva.

Passaggio al verticale Il video verticale si conferma una tendenza in crescita per marchi, influencer e chiunque si rivolga ai social media per l’intrattenimento informativo. Dal momento che cresce la domanda di contenuti pronti per i social media, le piattaforme stock si adattano allo standard del formato verticale, dando il via libera alla creazione di contenuti orientata verticalmente.

Grafica dinamica organica Sfidare le regole della gravità? È possibile con gli strumenti giusti. La grafica dinamica organica è un’estensione della tendenza della 3D Design transition che ha caratterizzato lo scorso anno, stile che, se usato con parsimonia, affascina il pubblico con movimenti rilassanti, forme fluide e figure decostruite in movimento. Questa tendenza fonde animazione, tecnologia, arte e design, ma trae ispirazione anche dalla natura e dalle forme organiche.

Primi piani onesti I brand stanno scegliendo la strada dell’onestà grazie a immagini che mostrano i primi piani dei prodotti, concentrandosi sulla qualità e sottolineando l’importanza dell’essere trasparenti nei riguardi dei clienti. Si va dunque verso una minore post-produzione, non solo in campo pubblicitario ma nella fotografia in generale. È necessario concentrarsi meno su ritocchi artefatti e più su dettagli in grado di rappresentare i prodotti.

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Un progetto per la birra Cimbra vince la terza edizione della maratona creativa per giovani talenti Alla fine del 2019 si è svolta nel Faber Box di Schio (VI) la finalissima di Creative Hero, maratona dedicata al packaging creativo diventata, da tre anni, appuntamento fisso per le scuole grafiche del Veneto e di tutta Italia. L’ultima edizione ha coinvolto duecento studenti e tre aziende vicentine: F.lli Zuccato, Rigoni di Asiago e Birra Cimbra. A vincere la nuova edizione, guadagnandosi il titolo di Creative Hero, è stata la squadra ‘I Registi’ composta da Simone Piatto e Mattia De Rossi, studenti dell’Istituto San Marco di Mestre, con un progetto sulla birra Cimbra. Organizzata grazie alla collaborazione fra l’Istituto Salesiano San Marco di Mestre, Confartigianato Impresa Vicenza Sistema Comunicazione e TicTac Stampa di Thiene, Creative Hero ha visto gareggiare gli studenti di nove scuole, per un totale di settantuno squadre. Per tutte un obiettivo: trovare e creare soluzioni grafiche innovative rivolte a prodotti ed etichette per il packaging per conto di tre imprese vicentine partner del progetto che figuravano come committenti. Tra i premiati anche un altro team del San Marco di Mestre e uno del San Zeno di Verona che, con i primi classificati, si sono aggiudicati premi di un valore fino a cinquecento euro. Presenti alla finale anche noi di PRINT e i rappresentanti di TicTac, sponsor principale dell’iniziativa insieme a Epson, che supporta il progetto Creative Hero per il secondo anno offrendo alle scuole partecipanti tecnologia all’avanguardia per lo sviluppo dell’attività didattica e la formazione dei professionisti di domani.

Il progetto vincitore Il visual dell’etichetta gioca sull’origine celtico/germanica della tribù dei Cimbri, che gli studenti della squadra ‘I Registi’ hanno sintetizzato nell’effigie di un uomo con la barba. A ogni tipologia di birra (più o meno alcolica, più o meno zuccherina) corrisponde una barba diversa (più o meno lunga, più o meno curata). È stato poi aggiunto un visual secondario per celebrare il decimo anniversario della Birra Cimbra: un proverbio in lingua cimbra, con traduzione in italiano, stampato sull’etichetta con inchiostro luminescente, invisibile alla luce diurna ma che si ‘accende’ di notte. Dalla scelta del font all’illustrazione grafica dell’effigie maschile – sono presenti solo barba e capelli, mentre i tratti somatici sono costituiti dal logo e dalle informazioni sulla birra – fino alla palette cromatica e all’illustrazione del tappo, gli studenti hanno pensato a ogni dettaglio, compresa la tecnologia di stampa da utilizzare: stampa offset in quadricromia con aggiunta di inchiostro luminescente.

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Printlovers proietta l’universo di PRINT sul web ed è un’accurata selezione in cui si trova solo il meglio. È il luogo ideale per trovare fonti di ispirazione e i partner per realizzare i migliori progetti di comunicazione stampata. Ecco le aziende che hanno già abbracciato la community di Printlovers dando visibilità alle loro creazioni più belle e innovative.

Se c’è un’azienda capace di rappresentare l’eccellenza della stampa e dei supporti, la trovi su printlovers.net

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S P E C I A L E


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Grafical nasce nel 1984 nel cuore della Valpolicella, dove opera da oltre 30 anni nel settore grafico, coniugando tradizione e innovazione per creare un prodotto di eccellente qualità. L’iniziativa parte da Andrea Lonardi, che dopo aver acquisito esperienza e competenze lavorando per diversi anni nel settore decide di mettersi in gioco fondando una propria realtà aziendale. Grafical si è successivamente trasformata e sviluppata grazie all’entrata degli altri fratelli, Flavio, Mario ed Elio, e a oggi conta ben 80 collaboratori. Dopo aver lavorato per diversi anni nella stampa in piano, Grafical ha voluto dare una svolta decisiva per ampliare la sua gamma di prodotti offerta investendo nelle tecnologie offset, serigrafica e digitale in bobina. L’azienda

Commerciale Anna Lonardi +39 045 6830001 anna.lonardi@grafical.it

GRAFICAL SRL Via dell'Artigianato, 42 37020 Marano di Valpolicella (VR) www.grafical.it

C O N T A T T I

si è specializzata, grazie a queste tecnologie, nella stampa di etichette autoadesive per il settore vitivinicolo che sono diventate poi il fiore all’occhiello dell’intera produzione. Le macchine utilizzate sono tutte di ultima generazione e permettono di lavorare con le tecniche più esclusive e con materiali selezionati. Il successo di Grafical è, infatti, derivato in buona parte dai punti di forza su cui fa leva da sempre: ottima qualità dei prodotti e brevi tempi di creazione ed evasione degli ordini. Nel 2015 l’azienda si è inoltre aggiunta al "Club delle Eccellenze" del mondo della stampa grazie al riconoscimento come "Best Technology Innovator” durante la consegna degli Oscar della stampa. Grafical è certificata FSC® e BRC-IOP.

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Prodotti Astucci e scatole Calendari Etichette Imballaggi flessibili Libri Riviste Stampati pubblicitari generated at BeQRious.com Cataloghi

S T A M P A

Grafical

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S T A M P A

70 anni di esperienza nel mondo del packaging. La storia di Industrialbox, iniziata nel 1947, si è intrecciata con quella di marchi di prestigio globale e aziende di successo che come l'azienda pensano che la forma sia essenziale per una comunicazione coinvolgente e distintiva. Industrialbox ha imparato ad ascoltare le loro esigenze specifiche e a tradurle in progetti unici ed espressivi, dando corpo ad aspirazioni e idee, grazie a un know how tecnico e della materia costruita nel tempo, che è imprescindibile per dare vita a forme di grande contenuto.

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Prodotti Astucci e scatole

La cura meticolosa di ogni particolare fa nascere forme capaci di comunicare un’identità, un progetto, una storia. Creare packaging di qualità significa essere consapevoli che anche il più piccolo dettaglio è portavoce di eccellenza: per questo, Industrialbox segue ogni fase della progettazione e della produzione con menti, mani e occhi allenati dall’esperienza e costantemente impegnati nella ricerca della perfezione. Solo forme così concepite trasmettono valori ed emozioni: Industrialbox ci crede e continua a lavorare ispirandosi a questo principio.

Commerciale +39 051 6630851 commerciale@industrialbox.bo.it

Amministrazione +39 051 6630851 amministrazione@industrialbox.bo.it

INDUSTRIALBOX SRL US Via della Tecnica 20 40050 Argelato (BO) industrialbox.bo.it

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Industrialbox

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S T A M P A

La Commerciale è un’industria grafica punto di riferimento nel settore con oltre settant’anni di esperienza e una tradizione trasmessa attraverso quattro generazioni. Nata nel 1945 come piccola tipografia con annessa cartoleria nel centro di Alba, l’azienda è cresciuta con l’evolversi delle richieste delle aziende agricole e alimentari della zona. Nonostante gli straordinari sviluppi tecnologici, i fratelli Artuffo, a capo dell’azienda, hanno voluto mantenere il nome originale per garantire il legame con il passato. Dai caratteri tipografici La Commerciale è passata alla stampa offset a foglio, di cui è stata tra i pionieri nel settore in Piemonte. Poi l’introduzione di macchine a tecnica mista in bobina dotate di sezioni offset, doppie sezioni serigrafiche, rilievo, lamina per arrivare ai nuovi set-

Commerciale Federica Artuffo +39 0173 363672 f.artuffo@lacommerciale.it

Amministrazione Mauro Artuffo +39 0173 363672 m.artuffo@lacommerciale.it

LA COMMERCIALE SRL Corso Asti 8/a 12051 Alba (CN) www.lacommerciale.it

C O N T A T T I

tori della stampa in bobina digitale che ha permesso all’azienda di specializzarsi sempre di più nel campo dell’etichetta autoadesiva, senza dimenticare però la lunga esperienza nel campo del packaging di pregio e della carta colla dall’alto valore aggiunto. L’azienda ha investito nelle nuove tecnologie trasformandosi in una litografia all’avanguardia, in grado di gestire internamente tutti i processi. Oltre ad essere certificati ISO9001, ha ottenuto anche la certificazione FSC. La Commerciale si è distinta negli anni grazie alla notevole qualità e cura del dettaglio, alle continue sperimentazioni nelle cromie, nei processi di stampa, nei materiali e nelle nobilitazioni, caratteristiche che le hanno permesso di essere premiata come “Best Label Printer” agli Oscar della Stampa 2016 (Ex La Vedovella).

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Prodotti Astucci e scatole Etichette

La Commerciale

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S T A M P A

Creatività e qualità sono da sempre le caratteristiche principali che contraddistinguono Nava Press fin dalla sua fondazione nel 1922, e che hanno contribuito a consolidarne l’eccellenza nel settore delle arti grafiche. Nava Press, attraverso una continua crescita, è diventata punto di riferimento a livello internazionale per i più importanti marchi dell’editoria, del lusso, della moda e del design che affidano al prodotto stampato la loro immagine. Questo risultato è stato ottenuto coniugando i valori tipici della grande tradizione tipografica italiana con la ricerca, l’innovazione tecnologica e un servizio in grado di offrire alla clientela più esigente una perfetta qualità di stampa con tempi di esecu-

Commerciale Paola Di Credico +39 02252991 paola.dicredico@navapress.com

NAVA PRESS SRL Via Breda 98 20126 Milano navapress.com

C O N T A T T I

zione in tempi rapidi. Questa è l’avvincente sfida che Nava Press si è posta e che è riuscita a vincere, come ogni giorno dimostrano i clienti dei settori dell’editoria, del lusso, della moda e del design. Nava Press è il partner preferito per quelle aziende alla ricerca dell’eccellenza e della qualità per i loro prodotti stampati: brochure, cataloghi, inviti, libri, riviste e prodotti di packaging. Un team di tecnici esperti assiste sin dalle prime fasi di realizzazione di ogni prodotto, dalla scelta delle tecniche di stampa e nobilitazione, dei supporti e di rilegatura. Da luglio 2014 Nava Press è parte di Rotolito Graphic Industries, uno dei maggiori gruppi a livello europeo di stampa e legatoria.

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Prodotti Astucci e scatole Borse e sacchetti Calendari Libri Materiale punto vendita Riviste Stampati pubblicitari e cataloghi generated at BeQRious.com

Nava Press

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S T A M P A

Grazie a un parco macchine all’avanguardia che permette di personalizzare oltre 50.000 bottiglie al giorno, tecniche di stampa serigrafica e digitale si coniugano a processi più avanzati come il Cambio Molecolare del Colore del Vetro (CMCV), tecnologia brevettata dall’azienda che consente di colorare parzialmente o totalmente la bottiglia, fornendo alta

P&P Promotion, azienda leader nel campo della decorazione del vetro, dal 1990 opera per realizzare packaging design innovativi che interpretano il brand come protagonista assoluto, mettendo a disposizione del cliente l’esperienza, la competenza e la professionalità del proprio team.

Commerciale Paolo Lorusso +39 0141843504 paololorusso@pppromotion.it

Amministrazione Ilaria Chiarle +39 0141843504 info@pppromotion.it

P&P PROMOTION SRL Strada Canelli 111/bis 14055 Costigliole d’Asti (AT) pppromotion.it

C O N T A T T I

P&P Promotion propone sfumature, effetti e trasparenze come in un vero e proprio atelier, dove ogni bottiglia è considerata una piccola opera d’arte capace di veicolare emozioni tattili e visive. Lo sguardo sempre volto verso il futuro e una costante collaborazione con clienti e creativi contribuiscono al suo successo, riconosciuto a livello internazionale, con alcuni tra i più ambiti primi premi del settore.

resistenza meccanica e chimica, senza utilizzare vernici, con polvere di vetro riciclabile al 100%. Un’alternativa green che conferisce valore aggiunto al prodotto, rendendolo unico, originale, riconoscibile.

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Prodotti Flaconi e bottiglie

P&P Promotion

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Arconvert è la divisione Pressure-Sensitive Labels del Gruppo Fedrigoni ed è leader a livello globale nella produzione di carte e film autoadesivi  per l’etichettatura di prodotti di alta gamma nei settori della cosmetica, della moda, del lusso, del food & beverage ma, soprattutto, nell’esigente settore dei vini e liquori. Grazie alla bellezza dei frontali prodotti dalla capogruppo Fedrigoni, Arconvert eleva il packaging alla categoria di arte  e sdogana il concetto di “immagine coordinata”: etichetta e astuccio realizzati con la stessa tipologia di carta e nella stessa nuance.

Marketing e Comunicazione Chiara Tomasi + 39 344 25 49 087 chiara_tomasi@arconvert.com

ARCONVERT SPA Via del Linfano 12 38062 Arco (TN) www.arconvert.com

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Oltre a soddisfare le più elevate esigenze estetiche, Arconvert rappresenta anche lo stato dell’arte dell’innovazione tecnologica  del settore, offrendo materiali autoadesivi altamente performanti che resistono al contatto con acqua, ghiaccio e condensa e che respingono addirittura le macchie. Arconvert è altamente specializzata anche nella produzione di materiali di sicurezza quali marche da bollo, visti per passaporti, fascette fiscali e di materiali autoadesivi anticontraffazione, che garantiscono l'autenticità di marchi di qualità, come il Made in Italy, sia nella moda sia nell'agroalimentare. 

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Materiali Carte autoadesive Film autoadesivi

Arconvert

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Fontana Grafica è specializzata nella fornitura di materiali di rivestimento di alta qualità: carte, tele e tessuti, pelli e derivati. È in grado di offrire diversi materiali per il settore delle arti grafiche: stampa, editoria, legatoria, cartotecnica, packaging e packaging di lusso, display e piccola pelletteria. Punti di forza dell'azienda milanese sono un'ottima conoscenza tecnica dei materiali e un’ampia disponibilità di magazzino. A queste

Commerciale Maria Antonietta Savino +39 02 3933021 marion@fontanagrafica.net

Amministrazione Marcelo Valiente +39 02 3933021 valiente@fontanagrafica.net

FONTANA GRAFICA SRL Via Cernobbio 2 20158 Milano (MI) www.fontanagrafica.net

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Fontana Grafica

F O R N I T O R I

si uniscono un impegno costante nella ricerca e nello sviluppo di carte e superfici pregiate, e una grande attenzione e sensibilità alle tematiche e regolamentazioni ambientali. L'impegno di Fontana Grafica nei confronti dell'ambiente è concreto: l'azienda è certificata FSC e anche l'offerta di carte realizzate con materiale riciclato, comprese le fibre riciclate post-consumo, certificate FSC e conformi al Regolamento REACH, è in continua espansione.

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Materiali Accoppiati multistrato Carta Pelle e derivati Tele e tessuti

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Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e a impatto zero.

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Materiali Cliché Materiali per nobilitazione

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Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. L’offerta di Luxoro rappresenta il modo migliore per rendere unica e prestigiosa l’immagine di un brand in qualsiasi settore, che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono la migliore soluzione per rendere prestigioso e brillante ogni prodotto e packaging.

Commerciale Gianni Azzaretti +39 0384254011 gianni.azzaretti@luxoro.it

Amministrazione Ezio Gallesi +39 0384254011 ezio.gallesi@luxoro.it

Sede operativa e amministrativa Via delle Rose 3, 27020 Parona Lomellina (PV) www.luxoro.it

LUXORO SRL Sede amministrativa Galleria Unione 5, 20122 Milano

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Luxoro

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Manifattura del Seveso grazie una lunga esperienza nel campo della nobilitazione e finissaggio dei tessuti, si è affermata come produttore leader in Italia ed in Europa di  tele per la legatoria, la cartotecnica ed il packaging di lusso.  Le tele sono prodotte con tessuti e carte rispettose dell’ambiente. L’ampia collezione di tessuti include tele dalla finitura naturale come  viscose,  cotoni,  filamento viscosa a effetto seta e tessuti spalmati. Tutti i prodotti sono  accoppiati a retro carta. Un’ampia scelta di colori e differenti stili che viene costantemente aggiornata, incontrando i più avanzati concetti di design. La collezione, realizzata appositamente per il centenario, è composta da 20 qualità di tessuti differenti. La gamma di colori disponi-

Commerciale Alba Roncalli Tarancon + 39 035 88 19 50 alba@manifatturadelseveso.it

Ufficio Vendite + 39 035 88 19 50 info@manifatturadelseveso.it

MANIFATTURA DEL SEVESO SPA Via A.Vespucci, 20 24046 Osio Sotto (BG) www.manifatturadelseveso.it

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bili a stock è di 235. Manifattura del Seveso è in grado di produrre  colori speciali su richiesta  del cliente. Tutti gli articoli in cotone e le viscose Cialux® e Assuan Greentesse sono certificati FSC® e da quest’anno si è aggiunto anche il famoso brand Setalux®. Manifattura del Seveso, tra le poche aziende tessili certificate ISO14001, si è fatta apprezzare dai maggiori editori di libri d’arte, fotografici, dai produttori di cataloghi di moda, nel mondo della comunicazione e ora nel packaging di lusso. Con l’introduzione della  Setalux® Digifly l’azienda è presente anche nel mondo del digitale, dopo aver “conquistato” il mercato della stampa offset su tessuto. Nel 2020 sarà lanciato un nuovo tessuto che utilizza fibre riciclate.

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Materiali Tele e tessuti

Manifattura del Seveso

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Fondata a Darmstadt, in Ger- tà di applicazione spaziano all’imbalmania, nel 1668 da Friedrich dall‘automotive Jacob Merck, è la più an- laggio, dall’elettronica di all‘architettura. tica azienda farmaceutica e consumo chimica del mondo. Oggi alla La ricerca continua negli famiglia Merck rimane la effetti-colore consente a maggior parte della società. Merck di essere riferimenIn quasi 350 anni, è diven- to per designer e creativi tata una società veramente nello sviluppo di packaglobale. Circa 50.000 perso- ging e superfici nobilitate. ne lavorano in 66 paesi e sono unite dalla loro passio- Merck offre anche pigmenne per nuove idee e lo svi- ti e additivi funzionali, luppo di nuove tecnologie.  sviluppati per particolari Oggi produce farmaci e ma- esigenze applicative, come terie prime per industrie per esempio riflessione del chimiche e farmaceutiche, calore, protezione superanticontraffazione. performance material, pro- fici, dotti per anticontraffa- Ultimamente Merck ha brezione e high security. vettato sistemi di stampa adatti alla realizzazione Inoltre, produce pigmen- di grafiche particolarmente ti a effetto per vernici, uniche e accattivanti (efstampaggio plastico e stampa fetti 3D, RGB, drip-off). per le industrie cosmetica, alimentare e farmaceutica. I Merck ha una precisa stratepigmenti a effetto eviden- gia di responsabilità sociaziano l’impatto emozionale le, che si concentra sulle del colore e costituisco- aree in cui può avere il magno un importante elemento gior impatto per la salvadi design che permette di guardia della salute e l’amcreare superfici speciali biente, promuovendone anche e di qualità. Le possibili- la cultura e l’educazione.

Commerciale Renato Walter Pignarca +39 347 516666 renato.pignarca@merckgroup.com

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Materiali Pigmenti Tecnologie anticontraffazione

M A T E R I A L I

Amministrazione Claudio Ravesi +39 06 70384744 claudio.ravesi@merckgroup.com

MERCK SPA Via Monte Rosa 93 20149 Milano www.merck.de

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Merck

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E N G L I S H

V E R S I O N PAPER COMES TO LIFE WITH AUGMENTED REALITY. Since the magazine’s restyling isn’t enough in itself, one of this year’s innovations is that PRINT will offer increasingly more content than there is printed on paper. The ‘augmented’ articles are marked on the individual pages with the symbol of the app ‘Stampare Aumentato’ that can be donloaded free from the iOS and Android stores. The app can also be used for the other publications from Stratego Group. DOWNLOAD THE APP Stampare Aumentato is available both on the App Store and Google Play. Download it for free and open it, or start from this QR Code.

PAGE 10 PRINT. ALWAYS INNOVATING. It’s important for us to be more attractive. The years have gone by (15 now!), but we know how to stay up-to-date. From this edition on, there are some major new points enriching the cover and inside pages of PRINT to make the magazine experience even more engaging, interesting and unique. One thing though will never change: the quality of the content and the ongoing research into trending topics, technical analyses and excellent interviews. A new logo - more contemporary and related to publishing - finally makes the word ‘lovers’ explicit: we love paper and materials, packaging, design, everything that gets printed… and we don’t want to conceal it!

There’s a new cover with a specific design. It’s a bit art magazine, a bit coffee-table book; from the first moment you see it PRINT is about a world of colours, materials, creativity, innovation, capacity for change, and lots and lots of white space. An inside cover, from time to time interpreted by different print and enhancement companies, becomes the chance to build up a dialogue made of contrasts typical in design (inside/outside, near/ far, full/empty, simple/complex). On the inside, there are lots of little innovations. Some long-standing columns have been revised, and there’s space for photos, illustrations and designs; colours and graphic experimentations are increasing; reading it goes into even more detail with multimedia content using augmented reality. And further innovations will be coming over the course of the year.

FRAME THE PAGE. Frame the page marked by the ‘Stampa Aumentato’ icon with the app to bring it to life: you’ll access multimedia and interactive material. To ‘augment’ certain pages a cellular or Wi-Fi connection might be necessary. It also needs to be done in a way that the magazine is sufficiently lit that the app can recognise the page in the best way possible. Stampare Aumentato is optimised for many smartphone models but it needs relatively high-performing devices. It may therefore not work perfectly on all smartphones.

PAGE 12 HOW PRINT IS MADE LUXOR® 107466 DARING YELLOW (COVER) Printing with flat brass cliché Luxor® 107466 Daring Yellow, a bold, bright and lively yellow. LUXOR® 108143N MYSTERIOUS RUBY (INSIDE COVER) The enhancement of the second cover was done in three stages: Printing with flat brass cliché in the luxor® 108143N Mysterious Ruby colour, a warm metallic red; it is soft and has an elegant, gentle tone.

Purple Glitter Screen Printing Varnish Phosphorescent Luminous “Glow In The Dark” Varnish LUXORO Luxoro is the exclusive partner in Italy of the KURZ group, world leader and international reference point in the production of equipment and technologies for hot printing and cold printing. Luxoro’s offering is the best way of making a brand’s image unique and prestigious. The brand can be in any sector - packaging, labels, publishing, security, cosmetics, automobiles, household appliances or fashion; the specific offerings for enhancement are the best solution to make every product and every sort of packaging brilliantly prestigious. The technologies and decorative materials that Luxoro offers are some of the best in the world; its expertise in providing consultancy and service is a strong point in the company’s philosophy. Luxoro is a supplier of decoration materials, but it’s also a partner able to develop, alongside designers and creatives, the best applications to bring their ideas to life. Its strict company policies on environmental sustainability mean that Luxoro has for some time been a 100% renewable energy and a zero impact company. www.luxoro.it P.F.LI.TO.VER P.F.Li.To.Ver is synonymous with advanced technology and high quality in the print finishing area. Thanks to its 22 production lines and complete range of special processes it can satisfy - in short timeframes - all the demands of clients in order to convey to the final consumer visual, tactile and olfactory emotions that are released by the printed object. Eco-sustainable, bio-degradable and compostable plastics, as well as a new department of food product plasticisation, round off the offering of a company that is increasingly careful about the new regulations and pays particular attention to the market’s new demands. What Li.To. Ver does can be defined with good reason a genuine “make-up for the printed object”. www.pflitover.com

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PAGE 14 COMPANY MUSEUMS - NEW CREATIVE WORKSHOPS By Anna Aprea Museums, but not exaggeratedly so. They aren’t document archives, simple memory-containers, but spaces similar to concept stores, furnished with innovative solutions and attention to contemporary design. They’re environments for dialogue, designed to enhance companies’ historical heritage, able to attract new publics and new universes of ideas. How? With interactive libraries, exhibitions, tasting areas, direct views on the company productions, and integrated trips in the local area. All of this is told through the use of printed materials, monographs, commemorative packaging, designs, posters, postcards, personalised shopping bags, and merchandising. In short, company museums have changed their appearance and become friendly, enticing even - they’re stages for digital printing and its endless possibilities. The most recent is the Amaro Lucano museum, inaugurated at the end of October 2019 in Pisticci, a delightful village in the province of Matera, in the company’s original base. “Essenza Lucano”, as the space has been named, is one of the more than 200 company museums that have opened one after the other in recent years in Italy. This is the result of a growing attention from our companies - especially the ones dealing with excellence - to experiential marketing strategies. By which we mean that entirety of initiatives often focussed on digital interactivity, designed with the aim of generating entertainment, sharing and positive relationships with clients and suppliers. We must do so without undervaluing the need to grab a diverse public who we can put the company forward to as a cognitive laboratory, a source of knowledge and culture. The era of company museums understood as simple archives is over. Today we talk about places of community and dialogue, centres for exhibitions and cultural events, functional tools for the development of new synergies with the local area, and therefore also tourist destinations.

Integrated places In this context we can understand how communication has taken on an ever more important role: precisely because of that desire to include cross-sector-targets and new universes of ideas within the company sphere. There are several cases

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where individual museums have proposed creating a network with the local area and the cultural system they belong to, suggesting routes for their visitors that are integrated with artistic sites and food and wine locations.

Commemorative printing The printed material destined to fulfil the role of markers of the new settings connected to the company is being given a double function: on the one hand, communicate these spaces’ aesthetic mission; on the other, intensify the endless present of history. Everything comes together in illustrated volumes, commemorative books, catalogues, special packaging lines, billboards, posters, artistic reproductions, themed series of postcards. In short, it’s a vast collection of documents that originated in the company’s past. “We start off from the premise that a museum, with its literally conservative nature,” says Matteo Mocchi, Design Innovation Manager at RobilantAssociati, “needs to safeguard and protect important documents, which are often fragile or delicate. Their initial digitalisation and later reproduction on different substrates therefore becomes one of the many widespread activities whose purpose is to be able to freely exhibit this material.” What is the most widely used medium for telling the history of a company? “Undoubtedly the commemorative monograph,” answers Mocchi, “a prestige volume that remains over time and that often becomes almost a collector’s item.” On the level of content organization, “different substrates are used,” the designer specifies, “for elements such as the title of a section, the individual caption, the descriptive texts, and also dioramas or reconstructions produced in packaging. Increasingly often leaflets or genuine mini-catalogues are associated with the museum visit. These let you look in depth at the sequence of the display, and at the history of the structure or collection.” Brand ambassadors Contributing to the new image of company museums is also the system of digital story-telling that individual organisations put forward - “from videos to apps, from augmented reality experiences to offering personalised content, from interactive workstations to audio-visuals - still with the purpose of transforming the visitor into an ambassador and follower of the company. “Using augmented reality technologies,” continues Mocchi, “you can increasingly mix the physical and digital worlds, going in depth into

content that is often difficult to manage materially, on different levels.”

Design spaces As you can imagine, the settings - furnished to meet the museum’s new mission - are also stages for the endless combining possibilities of digital printing. Walls, floorings, decorated pieces, digital tables, interactive structures, screens, signposted routes, installations… it’s all a kaleidoscope of special materials, evocative atmospheres, sophisticated surfaces, graphic and immersive display locations. THE PAST BECOMES FUTURE Enhancing the value of the historical heritage, developing synergies, creating an emotional connection with the customer to imagine, through the construction of a space, a new company future: these are the steps that all companies can take or have taken to preserve their heritage of history, tradition and experience. We’re thinking of the famous museums tied to the mythical companies in our country, from the Branca museum to Poltrona Frau’s; from the Spazio Campari to Ducati and then Kartell, Alfa Romeo, Aurora and many others.

Brand Heritage There was a long discussion of these organisations that have, in a certain sense, re-positioned companies by focussing on their history, during an interesting seminar organised in 2019 by RobilantAssociati alongside Museimpresa, the Italian association of company archives and museums, founded in Milan in 2001

and promoted by Assolombarda and Confindustria (Italian business associations). Francesca Appiani, curator of the Museo Alessi and member of the Museimpresa Board, contributed on the specific topic of the role museums play. She said, “Company archives and museums are an unparalleled source of inspiration for companies that want to face up to the challenges of the future, suggest new products or re-issues from the past, offer hints for marketing, communication and merchandising; they’re useful for documenting and dealing with projects, and resolving critical issues; they can ‘leave’ the company and become an exhibition, event or placement. Ultimately they create a positive wave towards the inside, where they’re food for a shared culture, and towards the outside, where they generate a sense of pride and benefit in a wide sense for the local area and the community that hosts them.”

Between brand and history Another focus of the RobilantAssociati seminar was the attention to adding value to the Brand Heritage, companies’ historical heritage. But what are the tools to turn the brand’s history into a driving force for its future? “The tools can be different,” explained Matteo Mocchi again, “and every company can choose to use one or more of them that work in synergy together. For example, an anniversary or a special occasion may be celebrated with a limited edition of a product, as in the case of the Foscarini Lumiere table lamp in its 25th year or the Pepsi Perfect bottle, sold in a limited edition to commemo-


rate its unique appearance in the film Back to the Future in the 1980s. Other tools include a commemorative brand, such as the one for the 50 years of B&B Italia, or a specific packaging, like Amaro Montenegro, whose pack and glass shape we re-designed for its 130th anniversary. Or again, a temporary exhibition, such as Eltro’s Generation Paisley, or the publication of a monograph like Vanity Fair’s for its centenary. Other methods use digital’s widespread narrative potential: that’s what happened with the video made by Johnnie Walker or with the site/ museum produced by Chanel. To finish off then with the most institutional company archives and museums, which are the crown jewel and greatest expression of the relationship between brand and history - they too, if they’re appropriately planned, can be transformed from ‘places of memory’ in places for experience, culture, discovery and - why not? - shopping: like Emporio Carli of the Ligurian company Fratelli Carli.”

“Amaro” in a museum The favourite base for many of the cultural events planned for the celebrations of Matera European City of Culture 2019, the Amaro Lucano museum (which we mentioned at the beginning of this article) extends over an area of 20,000 square metres. The entrance courtyard welcomes us with a highly scented garden where we sniff the 32 herbs that make up the liqueur’s formula. There follows a flagship bar for tastings that borders large rooms for sensorial paths, food and drink masterclasses, exhibition spaces, libraries full of documents, photos and reports on the company and its founders. The path leads us finally to an immense panoramic glass window that allows us to look directly at the procedure through which the workers obtain the liqueur. Particularly interesting is the space for the historical advertising campaigns where there are outstanding examples of labels, bills and posters, and where the company motto, ‘Lavoro e Onestà’ [Work and Honesty], is written on a band held by an eagle. Advertising has been at Amaro Lucano’s side since its historical debut until today (the group invested €3 million in communication in 2017). Initially it was with high visibility print campaigns up to the renowned claim ‘Cosa vuoi di più dalla vita?’ [What more do you want from life?] of the 1990s. Temple of Printing It’s a museum, archive, library, print shop, gallery and auditorium. We’re

talking about the TipoTeca Museum, a Type and Printing Museum in Cornuda (province of Treviso). A fundamental reference point for the print sector, this jewel of a museum offers its visitors the chance to discover that typographic art is pure beauty. Managed by a private foundation created by the brothers Franco, Silvio, Mario and Carlo Antiga, owners of Grafiche Antiga, it welcomes us with a majestic archive of type designs and print machines, which is considered one of the most important in the world. As well as the type design documents, preparatory designs and samples have been collected also with the aim of building up a ‘paper archive’, parallel to that of the types, crucial for the full understanding of the stories connected to the type designs. TipoTeca is also the location of workshops attended by designers from all over the world. With its various activities - meetings, exhibitions, workshops - it aims to enhance the cross-sector value of the typographic art, which is connected to artistic disciplines, publishing, photography, architecture, music and design.

Designer shoes on display A definite trip for the ‘shoe addicted’ (and not only them) is the Museo della Calzatura [Museum of Shoe Making] at Villa Foscarini Rossi, an historic 16th century mansion on the banks of the river Brenta, which contains 1500 models of women’s shoes - produced from the end of the Second World War until today by Rossimoda (a company that since 2003 has been part of the LVMH group) - that come from work with the most prestigious designers on the international stage. It’s an immensely charming space with frescoes, decorations and works of art that dialogue with shoes by Christian Lacroix, Dior, Kenzo, Marc Jacobs, Vera Wang, Donna Karan, Nicholas Kirkwood, Yves Saint Laurent and many others. The museum also houses a small, precious collection of Venetian shoes. We asked Roberta Di Dia, Head of Teaching and Communication, to describe to us the idea behind the founding of the museum: “The basic idea was to describe the business path of Rossimoda shoe makers,” she told us, “with the aim of outlining the company’s history, bearing witness to the knowledge of the local area, spreading knowledge of the shoe making tradition of the Riviera del Brenta, and documenting the evolution of the customs and fashions of the late 20th century, through footwear accessories. The museum,” she continued, “works also as an impressive place to bring important guests in the fashion

system or people from the LVMH group.” Have you produced publications, volumes, brochures starting off from your archive material? “There are a lot of brochures that we’ve done but I’d mention a book called ‘La filosofia della Scarpa di Luigino Rossi’ edited by Francesco Jori and, at the company’s 50th anniversary, we produced a catalogue - ‘Calzature d’autore Rossimoda, 50 anni per le grandi firme’ [Rossimoda Designer ShoeMaking - 50 years for the major designers] that contains pictures of particularly important shoes for the Rossimoda company.

150 years of the “Strega” magic An irresistible perfume of herbs and spices inebriates the entry to Spazio Strega, in Benevento, which gathers over 150 years of the famous liqueur’s history through objects, images, equipment and perfumes. This museum’s beating heart is the room dedicated to the Premio Strega, where the history is told of the literary award with historical images, covers of the winning books and the historical background that for over 70 years has been used to nominate the winner at Villa Giulia. There’s also a zone for the iconic images that describe the evolution of Strega’s advertising and communication. Another interesting point is the room of imitations, where over 400 bottles of counterfeit Liquore Strega, discovered all over the world, are displayed. “The museum,” explains Emanuele Sacerdote, Board Member - “communicates the undertaking, the effort and the values that the Alberti family has always worked with. It’s the celebration of our history since 1860 to the present day and for the future, it commemorates our identity and our memory by showing the people and characters, the raw material and the finished products, the production and the buildings that contributed to set it out. Its particular aspect is that it’s ‘active and productive’, in the sense that inside there is the distillery that produces the famous Strega liqueur.” Along the route we also find a location for the images and icons that describe the evolution of the brand’s advertising and communication. “Still today,” Sacerdote tells us, “we use and renew our packaging with heritage images by Depero and Dudovich as an integral part of our history and our identity. For the more relevant anniversaries we renew the communication with images from unpublished collections.”

PAGE 28 THE FUTURE WRITTEN ON THE PACKAGING By Marilde Motta A conversation with Nicola Guelfo, Head of Industrial Design at Italdesign, allows us to explore the state of the art and the future prospects of packaging, benefiting from the vision of someone who understands the technical aspects of industrial design, can welcome innovations and can build them into the aesthetic and sensorial dimension. On the one hand, we have the brand’s identity and spirit, and on the other each product’s own message. It’s a circuit in which packaging is the decisive co-author of the communicative successes and relationship with the recipients. Packaging conveys both the brand’s world and the product’s functional promise. Do you let one or the other win out, or try to find a balancing point? The packaging world has developed and continues to do so in all sectors. In Italdesign we’ve dealt with all of them, from food to premium to tech. In designing a package many factors play a part with many variables: the company’s brand image, functionality, quality promise, perceived quality, cost and - more and more frequently - sustainability. From an aesthetic point of view, the packaging’s mission is to communicate the product’s value just as it does the company image so as a result, it’s fundamental to understand above all the product, its positioning and the company’s history. In this sense the cosmetics world is a reference point: the package of a perfume or cream has the task of telling a story, a dream that has to reflect a product’s values which, in itself, is “physically” identical to others. In the tech world, the ‘usual’ Apple was the trailblazer in realising that even a power cable has to be packaged as part of a value system. Today we’re witnessing the proliferation of social videos that relate the unboxing of products of different types and get thousands of views, testifying to the interest that packaging arouses. The functional content is often, however, inalienable from the casing, and not only for companies like Tetrapak who have built their flagship on uniqueness and technology but also for companies who want to communicate their attention on the demands of an increasingly more sophisticated clientele that pays attention to the environment. This demand is satisfied through the choice of materials

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but also with graphics solutions that are in line with the growing wish to respect the environment. Information and entertainment: with the intermediation of the smartphone we can access advice, games, online sharing simply by framing the label. What can we further expect on this road? Clearly the interactivity of systems like virtual reality, augmented reality, IOT, AI and global connectivity offered by the latest generation smartphones, combined with the use of the imminent 5G, opens up unpredictable scenarios in the packaging world too. This will come about not only because of the implementation of content, recipes and advice, or tutorials on the use of products through QR codes and bar codes but in the near future these systems will be able to organise - through chips as well - the shopping and its optimisation in a supermarket, and - in the same way - the arrangement of the fridge, or they’ll be able to answer technical questions about the electronic devices they contain. The sensory experience is an absolute, involving value for packaging too? How can we stimulate the five senses both to strengthen brand identity and to lock down the emotional tie between brand and client? For some years we’ve been witnessing an ‘evangelisation’ by companies on their own clientele. Products in the food sector, but especially in tech, have been going through standardisation and what is coming out is the ever stronger need to tell, and sometimes create, a story that enchants and conquers the brand’s ‘disciples’. This task has been entrusted to advertising and marketing agencies but

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an important role undoubtedly lies with packaging. More and more companies are asking us for particular attention to be paid to the materials, their combination, their processing and their reuse. We’re witnessing a return to simple materials like paper, wood and metal, but enhanced and re-invigorated by innovative treatments that intensify the sensorial experience during the first visual and tactile contact with the product’s image and history even before getting to the product itself. Plastic itself - in all its thousands of varieties - is being reinvented as an organic, sustainable material. The promise is the guarantee of a value. The ‘disciple’ becomes affectionate towards and connected to what a brand represents through its marketing, advertising and packaging choices, and creates his or her lifestyle almost out of the product itself. The act of purchasing that container, that material, that graphic becomes part of the statement of his or her own personality. ‘Made in Italy’, in the Food and Beverage sector, expresses many points of excellence that should be preserved, apart from being made known. How can packaging become a tool against counterfeiting and for promotion? The choice of innovative technologies and materials by historic brands and by excellent Italian products in the development of its own products’ packaging will increasingly become a must. Blister packs, vacuum packs, jars, tubes will become - despite their effectiveness - synonymous with low quality, insufficient attention to the product and a serial, industrial and anonymous approach to foodstuffs. High-quality products’ added value must pay attention to how they are preserved and put forward to an increasingly demanding public. The form in which Italian excellence is put forward is Italian excellence itself. Let’s look at the situation of Eataly and how it’s influenced the food sector: its way of reinventing the supermarket, lifting it up to a space for sharing, catering with and selecting excellence has spread to the entire retail market, compelling historic brands and multinationals like Coop, Auchan, Esselunga to significantly raise the level of what they have on offer. The supermarket is becoming an experience and packaging a new way of understanding foodstuffs, a place/rite to testify to its status also through food and its selection/ consumption. The e-commerce in luxury goods has only taken over the function of commercial

transaction but hasn’t yet replaced the relationship dimension. What contributions can the packaging for this segment make in the future? Given the irreplaceability of the physical store’s relationship and human experience in its entirety - especially for luxury goods - here too, apart from the attention to materials, functionality and refinement, packaging will have to play a role of mediator between the brand and its high-level clientele. Technology and innovation in the future could offer the chance of, at least in part, recreating that attention to clients that boutiques pay. Through personalised packaging with specific, personalised information material with which, for example, you can get access via a QR code to multimedia content that refers exclusively to the purchaser, or to dedicated contact line for every type of demand, request or complaint. Without getting too far into science fiction in the relatively near future it isn’t impossible that we’ll have packaging that once it’s activated will recreate a holographic experience of an assistant or personal shopper who can accompany us in the discovery of the purchased product. The future is being written every day, on packaging too. NICOLA GUELFO, HEAD OF INDUSTRIAL DESIGN AT ITALDESIGN He studied Business Administration and foreign languages and his career in Giugiaro Design began in 1984, in the pre-digital era when designs were produced using manual techniques that required very high abilities and real artistic sense. His activity developed over the years, taking on increasingly responsible posts. Since 2000, he has been Head of Industrial Design at Italdesign, where he leads and coordinates research into design concepts and their transformation into concrete projects, with real value for whoever benefits from them. ITALDESIGN If Giorgetto Giugiaro, who founded the company in 1968, was the designer of the cars that changed the game in automobile history, then Italdesign has explored, developed and brought into production designs in a variety of fields. Today the company, with its many branches all over the world, works in product design, graphic and communications, corporate identity, food, packaging, and in cutting edge sectors like aeronautics and transport understood in the widest possible sense.

PAGE 35 OMNICHANNEL COMMUNICATION By Lorenzo Capitani If the concept of ‘customer centricity’ came to life in the 1950s, it was only with the internet and the widespread roll-out of smartphones that the perfect social and technological situation was created for omnichannel. But what’s the difference between multichannel, cross-channel and omnichannel? And how can a brand create infinite contact points - all inter-connected - with their clients? “John Anderton! You could use a Guinness right about now.” Like Ulysses’ sirens, the orographic advertising billboards call the Tom Cruise character by name in the 2002 film Minority Report by Steven Spielberg. This joke is the perfect summary of what today we call omnichannel. Today the scene set in 2054, which isn’t in Philip K Dick’s short story of the same name from 1956, is no longer science fiction and technology has already gone beyond fantasy: a company a thousand miles away from me not only knows who I am and what I have been doing recently but can also offer me something that actually is of interest to me. And it’s doing it by taking advantage of the traces I more or less consciously leave behind me. Ford, the greatest supporter of industrial standardisation, had recognised a certain value in personalising a product when he was aiming at “producing one perfectly good, low-cost car, but backed by continuous customer-centric service”. It was only in the 1950s that the concept of ‘segmentation’ came into being and ‘customer centricity’ developed, but it was with the Internet and the widespread roll-out of the smartphone (in Italy alone today we have 1.4 a head) that the perfect technological and social convergence was created. Information and data are available and gathered from thousands of different sources and client behaviour can be codified and analysed in real time.

Multi-channel, cross-channel or omnichannel? Customisation has the client at the centre and passes through all the points, of which there are many, where it’s possible to come into contact with him or her. Often though, there is a tendency to simplify things and multi-channel, cross-channel and omnichannel are synonymous. In reality, they are evolutionary steps


in a logic of iteration that over time has passed from a single point of contact the physical store - to potentially infinite contact points. However, multi-channel means the development by the company of several points of contact (such as social media, apps, mail, chat-bots …) that enrich the range of existent channels, such as the classic website. The next step is the so-called cross-channel that presupposes the design of integrated serves between several channels (typically two) for exchange and interaction. A good example is chain services like MediaWorld, Sephora and H&M, which enable you to make orders online and pick up the goods from the sales point. Another example is geo-localised advertising that aims to push users into a physical store: it’s no coincidence that the Waze navigator shows certain stores and not others in its maps. Omnichannel is taking it all a step forward. Not only is the customer at the centre but there’ll be an interconnected system between all the contact points. There is, therefore, data transfer between the different channels and coherent content strategies. In this way the user is able to not only interact with the company in a large number of different ways but can also live the exact same experience on all the touch points without any interruptions moving from one to the other. I find what I’ve put in the cart on my smartphone there still when I access it on my PC. The data tells us that this is how it works in practice: navigation begins on the mobile device and the purchase is completed on the PC especially when expensive products are being bought.

Omnichannel communication Today the customer no longer distinguishes between online and offline and wants to interact with a company in many ways, from sales point to internet site, from e-commerce to social networks, according to what he or she is doing. In order to follow clients’ behaviour and be able to manage the communication in real time on different contact points (offline and online) adopting marketing strategies based on data is necessary. That’s the case with Disneyland Paris: from the absolutely responsive website (and this means recognising the device and adapting form and content) you can plan your journey down to the smallest detail. Once you’re in the park you can use the My Disney Experience app to localise and book attractions in order to get waiting times, to book restaurants, purchase fast passes and share photos

and videos. What enables all of this is the Magic Band bracelet that functions as an access key to all the services, from the hotel to the parks. In this way every instant of the Disney experience is traced, and produces and uses data to customise the offering. This is one example but there are hundreds of them, more or less sophisticated, such as UniCredit that - very recent news - has decided to become increasingly digital to improve the effectiveness of what is called the customer journey, in other words the client interaction. With the Team 23 strategic plan, which envisages an investment in IT alone of €900 million a year, the bank is aiming to “dematerialise the processes and leave the counters with just personalised consultancy and high value services for private individuals and SMEs such as insurance consultancy and savings management,” explains Remo Taricani, Unicredit’s coCeo Commercial Banking Italy. “All the rest will be done with a new app that will have a user base of 7.4 million just in Italy.” So we’re looking at not only payments but also new services such as the aggregator of accounts open in different institutes, a digital mailbox specifically for investments and services tied to current accounts and cards manageable only from your smartphone. In this way it’s possible to dialogue with the individual directly, identifying their needs and to switch on or off functionalities.

A complex strategy Put this way, it’s ‘just’ gathering data and using it as a guide for targeting the offer. But the adoption of a real strategy based on the customer experience isn’t an insignificant project and requires a profound transformation in a company’s way of doing business, its organisation and culture. In UniCredit’s case it means not only investments but also shutting down 500 branches. The transformation towards omnichannel, as Marta Valsecchi, Operations Manager of the Politecnico di Milano’s Digital Innovation Observatories, underlines, “has to be pervasive within the organisation, perfectly integrated with the company’s business strategy and therefore shared not only with the customer relationship functions but also with the top management.” Roles, processes and responsibilities therefore have to change. In addition, there needs to be a technological leap: companies often have local, unconnected systems, developed at different times for their own purposes. Harmonisation is the more complex gap, and time in this transformation is

the worst enemy. It can’t take years to integrate or digitalise. We’ll see further on when we talk about retail that the accounts have to be done for warehousing and distribution. There need to be the implementation and rapid integration of the necessary platforms for adopting a unique strategy for marketing and communication, sales and really data-driven customer care, and a coherent management of the content and information at the different points of contact. Because, in reality, it isn’t the customer at the centre of everything but their data: millions of pieces of information that have to be gathered, built-in and analysed to get a unique view of the customer. These are not insignificant operations when we think that a giant like Amazon struggles to build its sales data in with the data on which its purchasing suggestions are based: so we buy a book, it arrives home and exactly the day after we get a mail suggesting… the same book.

The data, the unknown People often think that they just need to get a platform to solve the problem. Having said that CRM is only a tool and not the solution, acquiring the data isn’t enough: business intelligence is needed and above all data mining in order to select, explore and model huge masses of data so as to discover regularities or unnoticed relationships and be competitive and get there before others. This is what Toyota did. In Italy 99% of car purchases take place offline and so in 2019 the firm wanted to incentivise visits to its dealers with an omnichannel strategy that took advantage of local campaigns by using geo-localisation, search, Maps, YouTube and Google’s Display Network, which monitors all the activity connected to a Gmail account. “In one month we managed to increase the visits to dealers by 52% compared to the previous year, with an increase of 14,000 visits in 30 days,” explained Davide Fraccalvieri, the Japanese

car firm’s Marketing Communication Manager. The visits to the dealerships were measured using the anonymous, aggregated data of authenticated Google users who had activated the locations’ history.” In this way Toyota managed to measure the conversions every time the users, after interacting with an ad, completed a specific action, such as phoning for an appointment, accessing the web site, visualising road directions, and getting a more complete vision of the campaign’s online and offline performance. But what does this data have to be like, and how does it have to be organised? It can be structured or unstructured according to how it is memorised or not on the database; individual - traceable back to a single user - or aggregated in groups of customers; declared directly by the user himself or herself (for example, registering or browsing transparently) or obtained through passive monitoring; historical or gathered in real time. All of this is aimed at the segmentation of the market to identify behaviours, characteristics or shared needs, and at the creation of profiles and recurring models. Valsecchi continues, “Having understood the client, they have to be met at every available touch point, triggering all the mechanisms useful in offering them a product that is the closest possible to their needs - even the ones not expressed - building their loyalty, activating promotions and trying to avoid as far as possible the so-called churn,” in other words, the ‘abandoned cart syndrome’ that afflicts e-commerce with staggering percentages. The UK behavioural marketing company SaleCycle has estimated at an average of 74% the global rate of abandoned carts on e-commerce sites. The sector data highlight that travel is the field with the highest percentage, 81.8%, followed by financial services (77.8%), while the sector with the lowest rate is fashion (71.5%).

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My name is ‘No one’ Meeting clients means not abandoning them, means cuddling them and leading them. But above all, it means never hassling them. Because while it’s true that to suggest a product and recall an abandoned cart you need to refer directly to them, it’s likewise true that nowadays the sensation of being perpetually spied on is generating a negative reaction that is pushing us towards anonymity. How many of us haven’t made purchases on a site, haven’t downloaded an app or have refused the umpteenth loyalty card because we have to register and we didn’t want to hassled by even more notifications, newsletters, mails, messages… ? And this is where the real challenge comes, which goes beyond respecting privacy or the GDPR: how to profile and execute omnichannel with anonymous clients? In other words, I know what you’re called, I know what’ve bought and what you like, but if I don’t know who you are? It’s the question they put themselves in RCS MediaGroup when they started up their omnichannel transformation. If the focus was at first the subscribers and identifiable registered users by first name and last name, the attention shifted towards what is RCS’s biggest audience: anonymous users. To be able to analyse the behaviour of contacts a data management platform has been created that allows, through cookies (small text files that save browsing data on a site), the gathering of the readers’ ways of interacting and having the possibility of implementing push marketing actions. In this way it is possible to identify, for example, users that during the purchase process haven’t completed the conversion and can once again be offered a product of interest (or related objects) or shown promotional banners when they go back to the site. In addition, an in-depth understanding of the user is possible through the synchronisation of offline and online data. That’s why - also in the light of GDPR - the ok that gets requested every time you access a web site for the first time is indispensable. Without cookies, a company is blind. It’s no coincidence that most Data Management platform developers are the major operators like Oracle and Adobe. Omnichannel in retail If it’s true that in 2018 the number of Italians using the web for all the phases of the customer journey, from searching for information to the purchase stage, grew by 2.5 million, it’s equally true that physical stores remain at the centre of all retailers’ marketing strategies, from

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Amazon Go to the biggest fashion sites. If omnichannel is more or less within everyone’s reach in digital, retail has to deal with the real challenges. One example should be enough. I’m in Paris and I’m browsing on the e-commerce site of my favourite jeans. Which language should the site be in? In French because it detects my IP address or in Italian on the basis of my cookies? And if I got there through a social network? I find a model I like, I’d like to order it and have it delivered at home: I’m only in Paris for the weekend. What can we do? The availability I see is that of the French warehouse, granted that they have it, or of the Italian? And how does the availability change if I’m logged in, and therefore recognisable, or anonymous? And what happens if the pair I’ve chosen is available in the French warehouse but not in the Italian one which they would leave from if I choose home delivery. And why doesn’t it offer me the chance to pick them up in the store? However, if I have the time to get them delivered in Paris but after getting home I need to make a return what should I do? Do I send them back to France, return them to the store nearest to me or to the local e-commerce location? They’re all questions that have to be dealt with in using real omnichannel and that hide the organisational difficulties that go much further than harmonising the client’s data. Most times the difference between owned stores and franchisee stores, with their own warehouses and accounting, makes a simple exchange of sizes between sales points impossible. Today most times all you can do is see the availability of an article in-store and book it while browsing the e-commerce site, as happens with Decathlon. But there are also more virtuous examples such as Yamamay, which entered an agreement with Accenture in April 2019 to join the opportunities of digital with those of the physical store so as to create an omnichannel customer experience. The user can start an activity on one channel and continue with it on another, without needing to start again from the beginning. Inside the Milan sales point, the personal shoppers have mobile payment technologies to guarantee assistance from the client’s entrance up to the moment of payment, without this having to be done at the cash desk. Other omnichannel-type technological news items under development are interactive touchscreen monitors and a 3D hologram that allows moving three-dimensional images to be seen, with the effect of a virtual fashion show. Another powerfully omnichannel element is Anna, a mobile

chatbot created by Accenture to offer clients a personalised fashion consultant. It is accessible through Google Assistant and is activated thanks to Artificial Intelligence; it provides suggestions about clothes and accessories only after carrying out an analysis of each person’s style. Accessing the fashion stylist can take place through your own Google account, without having to install apps on your smartphone: following Anna’s advice, the user can connect to the Yamamay site to proceed directly to the purchase, benefiting from the click&collect service too. In short, as the Politecnico di Milano research, The Pillars of Omnichannel Customer Experience Management, reveals, “Italian companies are still a long way from putting into practice real omnichannel for their customers, preferring a quick-win approach on single channels rather than an integrated management of the different marketing and communication channels”. The transformation is definitely taking place but there is still a huge amount to do.

PAGE 41 IT’S TIME FOR PENTAWARDS The international packaging design competition is now at its 14th edition. Applications are open from 10 February to 27 March 2020. And, for the first time in its history, Pentawards will set foot on Italian soil in May, with a conference and an exhibition within the Packaging Première show. Adam Ryan, Head of Pentawards, tells us more about the highlights of this edition. Pentawards is widely known as the most prestigious packaging design competition in the world. What is its strength and why should brand companies, designers or even print and substrate suppliers submit their projects? When Pentawards begun, it was the world’s first global competition dedicated to packaging design. Fast-forward fourteen years later and despite the emergence of several other packaging design focused awards, Pentawards has now grown to cement itself as the world’s leading packaging design competition. I firmly believe this is because we are committed to being community centric, we listen to what the industry wants and needs. Companies should enter for 5 main reasons: improve employee morale and celebrate success; attract new talent; open doors to new opportunities

and new business; help their career and receive actionable feedback on their entries from the world’s best creative minds; earn global media coverage and recognition. As humans we thrive on competition, and by participating in the Pentawards, packaging designers, design students, brand-owners and packaging producers can compare their creations to those from around the world which leads to higher levels of creativity.

Pentawards 2020: what’s new this year and what do you expect from this upcoming edition? One major addition for the Pentawards this year is growing our jury panel from 15 to 30 members. We are continuing to drive for a more diverse mix within our jury, ensuring we have representatives from different nationalities, ages, genders, educations, skill sets, experiences, knowledge and ethnicities. This year’s jury is composed of members from 18 countries, across 3 continents, including first-time representatives from India, Denmark, Armenia, Switzerland and Brazil. With a pledge to make the jury a 50/50 male and female split over the next few years. We have also expanded with the inclusion of a wide mix of design agencies, brands and cooperation’s which include; Lego, Nestle, Amazon, Microsoft, Shiseido & Facebook. Having more jury members will help with an ever-growing number of competition entries, ensuring each jury member has more time to dedicate to each entry you vote on. This is the 14th edition of the Pentawards. How is Italian creativity going so far in terms of number and quality of proposals? Italy as a country has performed extremely well over the last few years and it is now in the top 10 highest awarded countries. The most awarded company from Italy is Spazio Di Paolo: their continuous creativity, innovation and beautiful designs are inspiring many new design agencies and designers to enter our competition. With our continuous growth in Italy we have some breaking news! It is with great pleasure to announce we will be holding our first ever Pentawards conference in Italy at Packaging Premiere, in May this year. Some of our jury members and top winners will share insight into their award-winning work. Hopefully we can see you all there! We are super excited to see this year’s entries and wish everyone who enters the best of luck. If anyone has any questions, they can contact us at info@pentawards.org


C R E A T I V E

LE

ILLUSTRAZIONI

IN

F R A M E

COPERTINA

E

IN

U LT I M A

SONO

DI

Sofia Sita “Non uscire dai bordi”, diceva mia nonna, dopo avermi passato un suo disegno. Non sempre ci riuscivo, ma davo sempre il massimo. Quei pennarelli vivaci mi hanno accompagnato per tutta la durata degli studi di Arti Visive a Milano e di Illustrazione Editoriale a Bologna. Ora, ad Amburgo, quei bordi non ci sono più. Tutto nasce apparentemente da un gioco, che ha l’effetto di coinvolgere il pubblico nel mio processo creativo, tra metafore visive ironiche e accattivanti. Pennarelli, tazze, acrilici, scodelle, muri: a che gioco giochiamo oggi? www.sofiasita.com /sofiasita

IN COPERTINA:

Sofia Sita Illustration

Caos

@sita_sofia

I N U LT I M A :

Restyling

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