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© STRATEGO Group — Ottobre 2017

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IL LATO HIPPY DEL LUSSO di A N N A

A P RE A

Se c’è un argomento entrato di prepotenza nel mondo del lusso e di conseguenza in quello del packaging d’alta gamma, quello è la sostenibilità, non soltanto intesa come utilizzo di materiali naturali e processi certificati — faccenda già più o meno acquisita — ma come una nuova etica del fare impresa, che si esprime nell’attenzione alla compatibilità umana delle produzioni, dalla tutela dei consumatori all’uguaglianza di genere, dall’inclusione delle diversità alla sostituzione di formule vegane a quelle animali. Non si tratta più di fare meno danni possibili al Pianeta o di farne per poi seminare boschi di betulle e prati di primule.

Stiamo parlando di un modo nuovo di condurre le imprese, che è ‘rigenerazione’ di quell’umanesimo italiano che fu di Adriano Olivetti, dei Crespi, dei Marzotto, imprenditori sostenibili ante litteram, che seppero puntare i loro obiettivi di sviluppo sul benessere dei lavoratori e delle comunità. Segnali interessanti giungono oggi dalle aziende del lusso, soprattutto quelle dell’alta moda. Pensiamo alla Fabbrica-Giardino di Prada (“La qualità senza compromessi che rispetta i lavoratori”), alle esperienze di Brunello Cucinelli (“Nella mia impresa l’uomo è al centro di qualsiasi processo produttivo”), alle tante iniziative di Gucci. Pensiamo ancora alla severa e coraggiosa policy pubblicata dal Gruppo Armani che, tra le altre cose, s’è impegnato a ripensare tutto il suo packaging con l’introduzione di materiali riciclati post consumer, la riduzione al 50% (entro l’anno prossimo) delle materie prime vergini per le confezioni, l’eliminazione dalle shopping bag delle plastificazioni e dell’accoppiamento di carta con altri materiali. Insomma possiamo dirlo: la sostenibilità non è più una tendenza o una scelta esibita, ormai è parte integrante del settore, dal design al prodotto, alla produzione. Ci si chiede spesso, quale sarà la nuova estetica del luxury packaging amico dei diritti e della natura. A rivolgere questa domanda a un campione significativo di persone selezionate in quattro Paesi (Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Cina) sono stati i ricercatori del Centro Studi JWT Intelligence. E sapete cosa ha risposto il 58% degli intervistati? Less luxurious and a bit more hippy. Eh già… il segreto è il lusso anti lusso.


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P E R S O N A L M E N T E

Marilde Motta Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione. Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

Viride floremus

È imperativo, si deve essere green. Ecologisti, o ambientalisti seppure con diverse sfumature ideologiche, come insegna la biodiversità di cui entrambi si fanno paladini. Taluni sono verdi per animosa fede politica, altri per ispirazione bucolica, pochi per seri studi sulla biosfera.

Non è il colore più diffuso sulla terra, ampiamente preceduto dal blu degli oceani e dei mari, nonché dal bianco delle calotte polari, però il verde ha preso il sopravvento e si è affermato come il simbolo di tutte le intenzioni di salvaguardia della natura. L’adozione del colore dell’erba e delle foglie si fa risalire a due movimenti politici: il britannico Green Party fondato nel ’73, ma di scarso seguito e il più riuscito Grünen costituito in Germania nel 1980. Gradatamente il verde si è distaccato dall’ambito delle battaglie politiche per contagiare la moda, l’architettura, il cibo e

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tutto quel che ci circonda, sempre con l’obiettivo di creare un futuro più vivibile. Un colore che nasce da una mescola (il giallo e il blu) non poteva conservarsi integro, così ha abbracciato altre concezioni, fedi, convinzioni come l’integralismo vegano e il biologico, mode e stili che impregnano l’oggi. Improvvisamente tutto si è tinto di fresca clorofilla. Se Thomas Malthus, nel 1798, prediceva un impossibile futuro per la Terra a fronte della crescita della popolazione e dell’esaurirsi delle risorse, il rapporto del 1972 del MIT su “I limiti dello sviluppo” ha indotto riflessioni che hanno non solo dato vita a nuove dottrine, come la green economy, ma ha stimolato la ricerca e l’adozione di strategie per lo sviluppo sostenibile, nonché la messa in atto di normative, prassi e certificazioni. In pratica ha scosso le coscienze, lasciandoci un po’ ansiosi sul domani. Il verde è un colore con poteri straordinari sulla mente (acquieta, placa, stempera), tuttavia il suo simbolismo in molte culture è ambiguo, infido e tentatore come ci ricorda la fée verte. Disonesto come il frequente greenwashing.

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PRINT NR. 75 | DICEMBRE 2018 › www.printlovers.net DIRETTORE RESPONSABILE RUGGERO ZULIANI REDAZIONE ANNA APREA [coordinamento] › anna.aprea@strategogroup.net EMANUELE POSENATO HANNO COLLABORATO PAOLA BONFANTI, LORENZO CAPITANI, MARILDE MOTTA, ACHILLE PEREGO, LORENZO PERRONE, MICHELA PIBIRI, STEFANO TENEDINI TRADUZIONE PHILIP SANDERS ART DIRECTOR STEFANO TORREGROSSA › onicedesign.it

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ECO BELLEZZA IN SCATOLA

UN ALTRO LUSSO È POSSIBILE

Si chiama Vagheggi l’azienda cosmetica totalmente bio, dai prodotti al packaging. Confezioni trasformiste che diventano bugiardini. Tutto in carta riciclata e biodegradabile, senza verniciature né punti colla.

Come si coniugano le esigenze di sostenibilità con il packaging del lusso? Lo abbiamo chiesto ad Ada Brunazzi di Brunazzi&Associati, al designer Gianni Cinti, a Massimo Lombardi di Greener Italia, ad Anna Pellizzari di Material ConneXion.

amministrazione@strategogroup.net PUBBLICITÀ DEBORAH FERRARI | T. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net RANCATI ADVERTISING CLAUDIO SANFILIPPO | T. 02 70300088 › csanfilippo@rancatinet.it SEGRETERIA PUBBLICITÀ

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IN TE RV IS TA

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TECNOLOGIA

REA MILANO 1190227 AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE MILANO N. 706 | 11/10/2004 STAMPA GRAFICA METELLIANA Mercato S. Severino - SA

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OBÉRION, IL COFANETTO CONNESSO Vincent Maillard, presidente di VM France, ci presenta Obérion, un cofanetto speciale, concepito per i brand del lusso, connesso costantemente con la marca, capace di ricevere e inviare contenuti digitali, in forma di video, foto, messaggi personalizzati.

FUSTELLE PERFETTE Come si realizza una fustella a regola d’arte? Il segreto è nel progetto, che deve tenere conto di tutte le fasi del processo produttivo. Solo così è possibile prevedere imperfezioni, problemi di montaggio, scarti eccessivi.


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TENDENZE

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FOTOGRAFIA

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SGUARDI

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PERSONALMENTE

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COM'È FATTO PRINT

GRANDANGOLO

IRRESISTIBILI BEAUTY BOX

FOTO CHE FANNO GOLA

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Confezioni minimali ma iconiche, pensate per essere aperte nel corso di quel rito digitale che è diventato lo spacchettamento. Mentre la subscription economy avanza, le beauty box si fanno largo. Ne parliamo con Erika Andreetta, Partner PwC.

Tra le food photographer più in vista, fondatrice dello studio Pesce Giallo, Luisa Valieri ci parla delle sue esperienze, della collaborazione con i food stylist, delle tendenze stilistiche delle grandi aziende alimentari.

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IN CH IE S TA

DICEMBRE 2018

Il lato hippy del lusso

di Marilde Motta

I materiali e le tecniche

Icma a Parigi

GRANDANGOLO Per Arconvert è tempo di birra

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SPAZIO ROBILANT

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GRANDANGOLO

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DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA

Green

Il calendario Grafical 2019

Manifattura del Seveso veste Bulgari

GENERARE UN FONT OPENTYPE

OOH: SEMPRE PIÙ GREEN

In questa lezione di Type Design scopriamo come trasformare i glifi di un alfabeto disegnato in vettoriale in un font OpenType perfettamente funzionante ed operativo, attraverso l'uso dell'estensione per Adobe Illustrator: Fontself.

Maxiaffissioni che assorbono lo smog, pannelli erbosi che puliscono l’aria, rivestimenti in tessuti che disgregano le molecole inquinanti. La sostenibilità ambientale ha ormai conquistato la comunicazione esterna.

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Zeta’s srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Ruggero Zuliani [ruggero.zuliani@ strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.

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De divina proportione di Lorenzo Perrone

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02 Stampa serigrafica verde

Il foil utilizzato per dare luce alle venature della foglia e ai particolari metallizzati in copertina è il Bizarre Green, uno dei colori contenuti nella collezione Pollock 2 di Luxoro. Il verde metallizzato brillante, dai toni vivaci, regala vigore e intensità al design e illumina i dettagli.Un elemento giocoso che risplende su tutta la copertina.

CLICHÉ E FOIL

03 Foil a caldo Luxor® 107459 Bizarre Green

Distributore esclusivo per l’Italia dei foil e dei cliché di nobilitazione del gruppo Kurz, Luxoro offre a settori industriali quali moda, lusso, packaging, cosmesi, food&wine, supporti e idee per creare oggetti unici, in grado di rispecchiare il valore esclusivo di un prodotto o un brand. Le partnership esclusive strette con LEONHARD KURZ Stiftung & Co. KG (punto di riferimento assoluto nella produzione di film per stampa a caldo) e Hinderer + Mühlich KG (cliché e attrezzature per stampa a caldo), rendono Luxoro il fornitore ideale per qualsiasi esigenza nel campo della stampa e finitura di materiali vari. L’azienda si avvale di oltre 50 collaboratori e dispone di un’area operativa di 3.500 mq, dove si trovano uffici e impianto logistico. Qui gli ampi spazi a disposizione consentono un agile stoccaggio delle “bobine madri” (jumbo), provenienti dalla Kurz, e il loro taglio nel formato richiesto dal cliente. Grazie a rigorose politiche aziendali, Luxoro è oggi un’azienda completamente a impatto zero. C www.luxoro.it


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Grafica Metelliana si occupa di stampa e nobilitazione di materiali per la comunicazione below the line, la progettazione e la realizzazione di packaging e shopping bag. Da oltre 25 anni è al fianco di agenzie di comunicazione, case editrici, grafici e designer freelance, aziende di tutti i settori merceologici. Nel 2016, il gruppo ha ampliato la gamma di prodotti e servizi offerti con la stampa digitale di grande formato e allestimento indoor/outdoor. C www.graficametelliana.it


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PEREGO

VAGHEGGI Formule ispirate alla natura, pure, essenziali, certificate. Pack in carta riciclata e biodegradabile, senza verniciature né punti colla. Confezioni trasformiste che si dispiegano e diventano bugiardini. Boccette in vetro ultraleggero con contagocce in bioplastica. Così in provincia di Vicenza, un’azienda italiana d’eccellenza unisce alla tradizione della cosmesi naturale le più avanzate tecnologie. Un approccio totalmente bio, dai prodotti al packaging. ENGLISH VERSION C pg. 72

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Una scelta green, dal prodotto all'imballaggio. Quando non erano ancora di moda, come oggi, i valori dell'ecocompatibilità, del Bio e del verde, a Nanto, in provincia di Vicenza, li avevano già pensati, sperimentati e adottati. E in oltre quarant'anni d'attività in Vagheggi, azienda che ha contribuito a scrivere la storia della cosmetica professionale italiana, in particolare nel campo della phytocosmesi, non li hanno mai traditi.

"Potremmo dire di essere green da sempre” esordisce Valeria Cavalcante, amministratore delegato e alla guida dell'azienda di famiglia dal 1997 “la filosofia di Vagheggi, come attesta il suo brand storico Vagheggi Phytocosmetici, risiede nella forza di intuizioni anticipatrici che risalgono a un periodo storico in cui il green non era trendy, e nell'aver saputo portare avanti la propria visione di verde contemporaneo. Un verde che non significa solo ricercare nella natura le soluzioni per la bellezza e il benessere, ma anche l’essere stata una delle prime aziende italiane ad aver applicato la tradizione della cosmesi naturale alle più avanzate tecnologie. Tutto questo partendo dalla scrupolosa selezione delle materie prime (la lavanda dell'Alta Provenza, l'argilla bianca dell'Amazzonia, il limo dell'Antartide, la pianta della resurrezione del deserto dell'America Centrale) tanto da essere diventati in oltre 30 Paesi del mondo un punto di riferimento per il “lusso” della phytocosmesi profesionale. Con una punta d'eccellenza, all'insegna del green, per la linea Bio+ Vagheggi.. L'aver fatto la scelta fin dall'inizio della cosmesi naturale – riconosciuta per i prodotti Bio+ anche da importanti certificazioni internazionali come il Cosmos Organic e il Vegan Cosmetic Icea – non poteva non riguardare anche il packaging di primo e secondo livello per le creme, le essenze, i detergenti.

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I N T E R V I S T A

Tutti i prodotti a marchio Vagheggi Phytocosmetici — spiega Valeria Cavalcante — sono confezionati con astucci di carta ecologica e contenitori primari che non rilasciano ftalati. In particolare, per quanto riguarda i prodotti a marchio Vagheggi della linea BIO+ il pack è stato creato con l’obiettivo di rispondere alle richieste dei consumer in ordine di estetica e contemporaneamente, nel rispetto della filosofia bio di Vagheggi. Questa decisione come si è tradotta nell'ideazione degli imballaggi e nell'uso dei materiali? Innanzitutto abbiamo scelto di utilizzare la Shiro Alga carta, una carta ecologica innovativa, biodegradabile, certificata FSC. In particolare la Shiro Alga carta di Favini è nata negli anni ‘90 dalle alghe infestanti della Laguna di Venezia e oggi per produrla si usano le alghe in eccesso provenienti da ambienti lagunari a rischio di tutto il mondo.

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Non solo la materia prima, le alghe, ma tutto il processo produttivo di Shiro Alga carta è virtuoso: Favini ha scelto, infatti, di neutralizzare le emissioni residue non evitabili di Shiro per aumentare il valore al prodotto e il proprio livello di Corporate Climate Responsibility. Grazie a un’azione di Carbon Offset, le emissioni generate per produrre la carta sono interamente compensate da Carbon Credit, acquisiti da Favini per finanziare attività in grado di assorbire CO₂ nell’atmosfera. Quali sono le altre caratteristiche green del vostro packaging? Non vengono utilizzate verniciature e punti colla e abbiamo eliminato il bugiardino/etichetta permettendo al pack stesso di trasformarsi in una superficie scrivibile che funge direttamente da foglietto illustrativo e informativo. Il vaso e il contagocce sono realizzati in vetro “ultraleggero”, a basso impatto ambientale e facilmente riciclabile

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Tutti i prodotti a marchio Vagheggi Phytocosmetici sono confezionati con astucci in carta ecologica e contenitori primari che non rilasciano ftalati.

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mentre i tubi in bioplastica, PE a base vegetale, realizzata facendo fermentare lo zucchero della canna da zucchero, coltivata in Brasile, senza Ogm, permettono una notevole diminuzione di emissioni di CO2 in atmosfera e sono certificati con il logo I’m green. Quali agenzie, grafici e stampatori sono vostri partner? I concept creativi e grafici dei packaging di Vagheggi sono dell’agenzia Weagroup di Castelfranco Veneto. Del resto, seppure fortemente attiva sui mercati esteri Vagheggi conferma ancora oggi la sua promessa 100% Made in Italy, mantenendo gli spazi aziendali in Italia e avvalendosi anche per il packaging di cartotecniche italiane con cui collaboriamo da anni. Per noi è fondamentale proteggere la nostra storia e la nostra identità con prodotti ideati e creati nel nostro Paese. Per questo, abbiamo mantenuto al nostro interno il ciclo completo di

Nata nel 1975, Vagheggi, che ha il suo quartier generale a Nanto in provincia di Vicenza (un nuovo headquarters inaugurato nel 2011) ha chiuso il 2017 con circa 10 milioni di euro di ricavi. Azienda cosmetica attiva a livello nazionale sui canali Centri estetici e SPA, Vagheggi è presente in oltre trenta Paesi, dalla filiale ungherese diventata la porta per l'Est europa alle destination SPA più eleganti di Austria e Germania, dai concept store della Thailandia alla community online di client fidelizzati della Malesia. La crescita internazionale è confermata dall'aumento a doppia cifra del fatturato estero (+14,52% nel 2017 e nei primi 9 mesi 2018 un +51% rispetto allo stesso periodo del 2017) confermando Vagheggi nella top five delle aziende italiane di cosmetica professionale. L'azienda vicentina inoltre è impegnata anche nel sociale e supporta in Italia, insieme con altre case cosmetiche, il progetto patrocinato da Cosmetica Italia “La forza e il sorriso” (www.laforzaeilsorriso.it) dedicato alle donne in terapia oncologica. Valeria Cavalcante è amministratore delegato di Vagheggi dal 1997 e guida l'azienda insieme ai genitori Franca Gualtiero, responsabile estero e formazione e Vittorio Cavalcante, presidente. È membro della Giunta nazionale di Cosmetica Italia e rappresentante del raggruppamento interregionale del Triveneto.

produzione: i laboratori di ricerca e sviluppo, il controllo in entrata delle materie prime, la produzione con il controllo sia dei semilavorati sia dei prodotti finiti. I valori fondanti della nostra azienda — che in quasi mezzo secolo di storia ha evoluto processi e puntato fortemente sull’innovazione attraverso i propri laboratori interni di Ricerca e Sviluppo — sono rimasti immutati e rappresentano per noi dei punti di riferimento imprescindibili. L’attenzione verso il prodotto non può non passare per quella verso le risorse umane, sia interne che esterne. Ai nostri clienti, sia italiani che esteri, infatti, dedichiamo un ampio programma formativo, partendo dai corsi strettamente tecnici per arrivare ai nostri “Master” che si avvalgono anche di formatori esterni. Che valore ha il Bio per Vagheggi, dal prodotto all'imballaggio? Di fronte agli approcci al biologico ancora piuttosto timidi nel

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settore della cosmetica professionale e a una richiesta sempre più importante di cosmetici biologici, volevamo portare al mercato qualcosa che fosse assolutamente innovativo e contemporaneo da tutti i punti di vista e, per fare questo, ci siamo concentrati da un lato su formulazioni bio all’insegna della massima efficacia e, dall’altro, abbiamo scelto le certificazioni più rigorose, come la Cosmos Organic (riconosciuta a livello europeo e internazionale) e la Vegan Cosmetic dell’ente ICEA che non solo attesta l’origine non animale delle materie prime ma esclude addirittura l’eventuale presenza di tracce dal processo di ottenimento delle materie prime. Vagheggi da molti anni viene riconosciuta come un’azienda capace di intercettare e addirittura anticipare le nuove tendenze, non solo in termini di ricerca e sviluppo, ma anche di approcci creativi e stilistici in grado di rispondere esattamente alle richieste del mercato. Per questo abbiamo fatto, an-

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che in questo caso, delle scelte ben precise su ogni minimo dettaglio di questa linea, dalle certificazioni fino ad arrivare ai pack che sono innovativi e glamour perché capaci di esprimere un approccio al biologico rigoroso, ma allo stesso tempo “felice”, in linea con i trend internazionali. Inoltre, il nostro pack è stato creato anche per rispondere a un concetto di sviluppo sostenibile a noi particolarmente caro, in termini di rispetto per l’ambiente, per l’uomo e per gli animali. E dunque il pack utilizza innanzitutto una carta ecologica. Come viene comunicata questa immagine green? Le attività di comunicazione sono integrate e coordinate su più fronti: campagne pubblicitarie, attività di ufficio stampa, pr, digital pr, sito web, social media aziendali, newsletter a clienti e pubblico finale, contest, depliant per i clienti e per il pubblico finale.

Il nostro pack è stato creato anche per rispondere a un concetto di sviluppo sostenibile a noi particolarmente caro.

Quanto è importante il valore aggiunto dell'ecocompatibilità? Il rispetto dell’ambiente e i temi legati alla sostenibilità ambientale sono sempre più al centro delle preoccupazioni e delle richieste dei consumatori che pretendono un impegno in questo senso da parte delle aziende. Pertanto, l’eco-sostenibilità rimane un tema centrale nella nostra ricerca e nei nostri progetti di packaging. Si pensi, citando uno dei progetti più recenti, alle beauty tin della nostra linea BIO+: scatole che, oltre al cosmetico, contengono 3 bustine di semi (basilico, prezzemolo, erba cipollina) suggerendo così al cliente l’idea di creare piccoli “orticelli” da terrazzo dando una nuova vita al pack. La vasta gamma di materiali innovativi ed eco-friendly disponibile favorirà sempre più lo sviluppo e la realizzazione di soluzioni a basso impatto ambientale, in linea con un trend in forte crescita, e dal nostro punto di vista irreversibile, legato al “riuso multi-uso”.

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Icma porta le sue sartorial paper a Parigi, ALL'EVENTO FIERISTICO PCD Icma intensifica la sua presenza alle fiere estere partecipando per la prima volta a ADF&PCD l’evento che si tiene a Parigi, dedicato al packaging per il settore cosmetico e la profumeria. La presenza di Icma a questa manifestazione rinsalda il recente accordo e la collaborazione con Dimontonate Floccati, azienda leader nella produzione di floccati. Questa collaborazione consentirà ai marchi del lusso di garantire uniformità di colore tra polistirolo termoformato, carta e cartone floccati per il packaging. Insieme nello stesso stand, Dimontonate metterà in mostra la vasta gamma dei suoi materiali floccati per termo-

formatura, mentre Icma, oltre a carte e cartoncini floccati, esporrà le proprie carte e cartoncini sartoriali per il packaging di lusso e in particolare la novità delle carte 100% riciclate. Nei suoi 85 anni di storia, Icma ha continuato a creare sempre nuove proposte che vengono riunite nel catalogo Prêtà-Porter, composto da 8 diverse famiglie di prodotti che rappresentano stili evergreen, ormai dei classici (come le carte e i cartoncini floccati, quelle animalier, quelle che riproducono i pellami, o gli aspetti materici dei metalli), a cui si affiancano le più recenti collezioni che si ispirano ai materiali dell’architettura

e dell’interior design, al rame in tutte le sue varianti cromatiche compreso l’effetto ossidato, ai legni sia delle essenze arboree dei nostri boschi sia delle grandi foreste equatoriali. Mentre il catalogo Textures/01 e la Tailor Guide completano l’offerta per i marchi del lusso che vogliono una carta unica anche per i piccoli quantitativi. Le carte 100% post consumer waste di Icma sono l’aspetto più innovativo e sostenibile su cui le aziende del lusso possono fare affidamento. Icma è in grado di lavorare su basi riciclate con gli stessi risultati estetici e tecnici delle carte in pura cellulosa. In particolare, le

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carte con cellulosa 100% post-consumer waste rappresentano, allo stato attuale, il massimo di eco-sostenibilità e sono certificate FSC per offrire un’ulteriore garanzia alle aziende del lusso impegnate sulle tematiche ambientali. Le performance tecniche di queste carte, in termini di resistenza e lavorabilità, sono le stesse delle carte ottenute con cellulosa vergine. Icma e Dimontonate floccati espongono nella Hall 7, stand D40. www.icma.it www.dimontonate.it

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Un altro lusso è possibile di A C H I L L E

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Come si coniuga l’etica green con il packaging dei prodotti di lusso? Lo abbiamo chiesto ad Ada Brunazzi, titolare dell’agenzia Brunazzi&Associati, al designer e artista Gianni Cinti, a Massimo Lombardi, socio fondatore di Greener Italia, ad Anna Pellizzari, Executive director di Material ConneXion Italia.

L La parola d'ordine è green. Essere cioè sempre più ecosostenibili sia nel prodotto sia nel suo contenuto: il packaging. Una tendenza già cominciata da alcuni anni ma che è diventata sempre più importante nel raccontare l'anima verde di un brand di lusso e farne un valore aggiunto nel rapporto con i consumatori. Non è un caso che grandi griffe come Armani o Gucci, tanto per citare solo un paio di nomi, abbiano imposto veri e propri codici di comportamento ai fornitori della filiera dell'imballaggio, a partire dalle certificazioni che riguardano le materie prime (come la carta o gli inchiostri) e i processi produttivi. Ma se il green è diventato un must anche per l'industria del lusso oggi non basta vendere a livello di marketing questa scelta con quello che si chiama green washing, ovvero la semplice rinuncia alla plastica, l'evidenziare certificazioni ambientali o sottolineare, per esempio,

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l'utilizzo della carta riciclata. “È verissimo — avverte Massimo Lombardi, socio fondatore di Greener Italia e coordinatore di Rete Packaging Sostenibile: 100% Campania — Oggi occorre prima di tutto misurare l’impatto ambientale dei propri prodotti lungo il loro intero ciclo di vita, conoscerne i punti critici e lavorare con i principali stakeholder per minimizzare l’utilizzo di risorse non rinnovabili e gli impatti socio-economici. Le certificazioni ambientali costituiscono una fotografia attendibile di una situazione (14001–EPD, etc); il loro vero valore emerge però quando, partendo da quella fotografia, l’intera azienda si attiva per realizzare uno scenario migliore e più bello, a beneficio di tutti”. Il tema del packaging, e in particolare nel settore dei brand del lusso, che muove un giro d'affari che nel 2019 raggiungerà i 17,6 miliardi di dollari secondo il rapporto commissionato da Asia Pulp and Paper a Smithers Pira, spiega Anna Pellizzari, Executive director di Material ConneXion Italia, “è molto complesso perché non coinvolge solo l'azienda produttrice ma anche il

consumatore e le istituzioni sul territorio. Sicuramente per affrontare in maniera seria il tema non basta limitarsi all'imballaggio in quanto tale, cercando di capire come fare a ridurre l'impatto ma è necessario partire dal prodotto”. Un esempio concreto, racconta sempre Anna Pellizzari, è quello dei detergenti liquidi, dagli shampoo ai detersivi, che potrebbero tranquillamente essere sostituiti con corrispondenti solidi o con concentrati da diluire a casa, il che consentirebbe una riduzione notevolissima degli imballaggi.

M Ma anche senza passare alla sostituzione dei liquidi con i solidi la tendenza, partendo dal settore della cosmesi di lusso, è quella di andare verso il biodegradabile e il compostabile, soprattutto per prodotti usa e getta. Con il ricorso anche per l'imballaggio a materiali sempre più leggeri, riutilizzabili ed ecocompatibili. Una scelta che ha visto per primi muoversi, nell'ambito della cosmesi, i marchi mass-market e poi quelli del lusso che sembrano finalmente aver deciso di abbracciare i valori green nonostante, in qualche caso, possano confliggere (vedi il settore dello spirit & wine, forse il più arretrato rispetto a questi temi) con la realizzazione di un packaging che possa distinguere il prodotto d'alta gamma. Negli ultimi anni, così, anche i prodotti beauty luxury hanno cercato di assumere un'aria più green concentrandosi sulla riciclabilità o riusabilità dei materiali utilizzando cartoncino al 100% riciclato o avvolgendo (gamma di saponi Pangea) le saponette in un imballaggio seminabile una volta immerso in acqua e piantato. In questo ambito, per esempio,

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Gianni Cinti Artista e designer

Basiliotti, Eco Bags Company, utilizza carta e cartoncino Green PE con una materia prima rinnovabile ottenuta dalla barbabietola da zucchero. E le fibre naturali si spingono anche al mondo minerale con StonePaper, la carta senza cellulosa, ottenuta principalmente da polvere minerale con una piccola percentuale di resina HDPE, utilizzata da Andydesign di Firenze. Ma quando la scatola o l'astuccio hanno un elevato valore intrinseco occorre dare loro una seconda vita diventando nuovi contenitori dopo aver fatto da “vestito” a un prodotto esclusivo. È il caso del box concept dello Scatolificio Pieve a Ripoli. Con un'idea semplice che si chiama RI-USO, la seconda vita della scatola con soluzioni che ne permettono il suo riutilizzo trasformandosi in un orologio, una lampada, una scacchiera. I trend di crescita del packaging green – che ha avuto una crescita del 38% secondo Rajiapack e interessa anche l'e-commerce con tanto di tutorial per il riciclo sostenibile dell'imballaggio - avverte Ada Brunazzi della torinese Brunazzi&Associati, “faranno sempre più riferimento oltre che alle scelte di materiali, dei contenitori, delle modalità di smaltimento, alla realizzazione di imballaggi riutilizzabili in modo da dare più vite allo stesso contenitore che sarà riutilizzato per vari scopi. Il packaging dovrà essere trasformabile creativamente”.

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Ma non è solo quello del ri-uso il nuovo trend vincente del packaging green di lusso. Per Gianni Cinti, designer umbro che lavora per grandi griffe della moda e candidato al Compasso d'oro 2018 con il progetto Moodulor, “si tenterà di legare sempre di più il pack ai concetti stessi di collezione rendendo sempre più stretto e imprescindibile il rapporto tra contenitore e contenuto. In questa ottica un elemento in grado di cambiare sostanzialmente le regole stesse di un pensiero squisitamente progettuale è da considerarsi innovativo e rivoluzionario di per sé: qualsiasi sia la forma, il colore e la struttura che assume”.

M Ma quanto inciderà sulla filiera di chi produce imballaggi la scelta green di grandi marchi come Armani o Gucci? Di solito, nell'ambito in generale delle griffe della moda e del lusso, spiega sempre Anna Pellizzari, si tratta di tre linee guida: certificazione delle materie prime, in particolare FSC per le carte, utilizzo di imballaggi mono materiali per facilitare il riciclo e riduzione degli inquinanti attraverso l'impiego di inchiostri a base d'acqua.

Ada Brunazzi Titolare di Brunazzi&Associati

Linee che aiutano le produzioni di qualità che tra l'altro nel mondo del lusso già esistono. “Credo – aggiunge l'Executive director di Material ConneXion Italia – che l'impatto maggiore non sia tanto sulla filiera specifica quanto sul mondo consumer in generale perché i grandi brand della moda sono influencer di ciò che avviene nel prodotto di massa. Quindi mi sembra un ottimo segnale”. Tesi condivisa da Cinti. “È molto confortante pensare che siano state codificate regole per questo argomento – sottolinea il designer – a testimonianza del fatto che la sostenibilità non è una cosa appannaggio solo di isolate iniziative sporadiche e private ma un tema globale che interessa trasversalmente considerevoli fette di mercato e un numero sempre maggiore di consumatori. La filiera quindi ne trarrà un significativo vantaggio in termini di sfide produttive e novità progettuali”. Con la spinta anche delle principali griffe della moda quali sono i trend di un vero packaging green? “Si capisce che le linee-guida classiche del prodotto sostenibile (le famose 4 R: Reduce, Reuse, Reclaim, Recycle, a cui si aggiunge Re-Design) si applicano anche all'imballaggio, e tutte concorrono unitariamente alla realizzazione di packaging meno impattanti, con pesi diversi a seconda della situazione - risponde ancora Anna Pellizzari. “Nel food

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Obiettivo: economia circolare. Intervista a Claudio Corradini, professore associato di Chimica analitica presso il Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità ambientale dell'Università di Parma e presidente del corso per master universitario di I livello in packaging sempre dell'Università di Parma. Grandi griffe del lusso hanno stilato un decalogo rigoroso per il loro packaging sostenibile. Come cambierà questa iniziativa la filiera del packaging d'alta gamma? Il packaging per il settore del lusso è in continua evoluzione e rivolto ai grandi brand internazionali che esigono per i propri prodotti forme di confezionamento all’altezza del loro contenuto, in grado di rappresentare in modo esclusivo e tangibile anche nei variegati aspetti del packaging la forte personalità del marchio esclusivo che li contraddistingue. Inoltre, l’industria del lusso spesso mostra sensibilità nei confronti delle politiche di salvaguardia dell’ambiente. Ad esempio grandi firme del lusso come Armani seguono politiche aziendali finalizzate a rendere la creatività aziendale, per quanto riguarda le materie prime, le soluzioni tecniche e i processi di produzione, sempre più rispettosa nei confronti delle politiche di salvaguardia ambientale, includendo tra i vari obiettivi quello di adottare soluzioni di packaging ecosostenibile. Questo è sicuramente encomiabile, anche se in alternativa a quanto letto riguardo l’impiego da parte del Gruppo Armani di packaging in carta e cartone derivati da fibre vergini certificate FSC, personalmente sono orientato verso idee più innovative e smart. Ad esempio all’utilizzo di carta e cartone derivati da fibre vergini certificate, vedrei in modo più favorevole una maggiore apertura nei confronti di politiche di promozione e supporto nei confronti di progetti finalizzati a valorizzare materiali per il packaging ottenuti da scarti del comparto agricolo, ovvero solo per proporre un esempio, scarti della lavorazione del cotone, magari per promuovere e applicare i principi dell’economia circolare al confezionamento dell’abbigliamento. Quali sono le caratteristiche di un vero packaging green? Tra i possibili futuri sviluppi del “packaging green” rientrano sicuramente le azioni che vanno nella direzione di proporre il packaging come mezzo per ridurre gli sprechi alimentari. Dopo il consumo, il packaging perde la sua primaria importanza funzionale, mentre cresce, sia da parte dei produttori che dei consumatori, la consapevolezza del danno associato al loro mancato smaltimento e, conseguente-

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mente, il forte interesse nei confronti di un packaging ecocompatibile. In quest’ottica il trend futuro è sicuramente quello rivolto alla realizzazione di un packaging completamente realizzato da fonti naturali e riciclabili, rispondente al principio del “4R1D” (Reduce, Reuse, Reclaim, Recycle and Degradable), in definitiva in grado di promuovere lo sviluppo sostenibile anche durante l’intero ciclo di vita. Una strategia in grado di costituire una “sintesi vincente” di quanto sopra esposto è la realizzazione di packaging da biopolimeri biodegradabili e attivi, cioè in grado di soddisfare contemporaneamente entrambe le esigenze che ho menzionate. Recentemente stiamo sviluppando modelli di packaging attivo edibile, la cui ingredientistica è in larga parte rappresentata da scarti del comparto produttivo agricolo e/o dell’industria di trasformazione. Sono stati prodotti packaging attivi ed edibili, 100% biodegradabili che, attraverso l’inclusione nel polimero di composti antiossidanti e/o antimicrobici di esclusiva origine naturale, sono in grado di prolungare la shelf life degli alimenti confezionati. Da qualche tempo le grandi aziende hanno ridotto le operazioni di facciata, cedono sempre meno alla tentazione di far passare le normali attività dell’impresa come più sostenibili di quanto siano nella realtà. Cosa ne pensa? Esiste sicuramente un problema di greenwashing e quindi la tendenza a spacciare qualsiasi forma di packaging non strettamente “convenzionale” come materiale ecosostenibile. Spesso dietro a claims quali “prodotto verde”, “naturale” o “amico dell’ambiente” c’è il vuoto assoluto ed assenza di una reale sostenibilità del prodotto. L’informazione risulta fuorviante in quanto del tutto priva di dati oggettivi e privi di ogni possibile controllo. Un caso evidente è stato quello accaduto nel 2011 riferito alla pubblicità di una nota casa di acque minerali la cui pubblicità affermava di essere imbottigliata in bottiglie ad “impatto zero” e per questo multata dall’Antitrust. Il greenwashing non è pratica ad esclusivo appannaggio di una pubblicità ingannevole relativa al confezionamento degli alimenti, ma trova sempre più proseliti nel campo dei cosmetici.

ad esempio si sta affermando il negozio senza packaging, ovvero con prodotti sfusi venduti in sacchettini in carta o con refill, nei consumer goods dall'Olanda è partito il brand Plastic-Free che contrassegna scaffali in cui i prodotti presenti non presentano imballaggi in plastica. L'idea è spingere i grandi brand a voler essere presenti in questi scaffali. Nella cosmetica, invece, dove si fa gran uso di erogatori in plastica necessariamente usa-e-getta, si nota una tendenza verso i materiali biodegradabili o compostabili”. Gli aspetti da considerare per un packaging green, aggiunge Massimo Lombardi “sono davvero tanti, dalla progettazione allo smaltimento. È comunque fondamentale fare attenzione ai processi: un packaging che provenga da materiali raccolti e riciclati in prossimità alimenta una catena del valore locale che fa bene al territorio, riduce gli impatti ambientali e crea occupazione attraverso un modello di economia circolare legale e sostenibile. Anche per questi motivi Sada è stata tra le aziende che hanno costituito nel 2013 la Rete per il Packaging Sostenibile: 100% Campania cui hanno aderito le principali industrie cartarie del territorio che rappresentano l’intera filiera, dalle piattaforme alle cartiere, dagli ondulatori agli scatolifici”.

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L'universo futuristico di Obérion

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MOT TA

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Immaginate un cofanetto connesso via wifi, realizzabile in qualsiasi forma e materiale, che può ricevere e inviare contenuti digitali in lungo e in largo nel tempo e nello spazio. Più che un packaging Obérion è un vero e proprio servizio di conciergerie della marca. Sfiorando lo schermo touch all’interno della confezione, i clienti delle maison possono chiedere alla casa madre qualsiasi cosa o magari semplicemente di essere contattati. E le maison, a loro volta, possono pilotare una flotta infinita di cofanetti sparsi nel mondo e inviare informazioni esclusive e personalizzate ai clienti. Ecco cosa vuol dire, dice Vincent Maillard che lo ha inventato, porsi al servizio del cliente. E farlo semplicemente attraverso il packaging.

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Vincent Maillard ha trascorso molti anni nella comunicazione, in particolare nel settore dei media, con importanti incarichi che gli hanno consentito di conoscere bene la natura del rapporto fra marca e clienti. Una relazione che ha voluto approfondire esplorando le potenzialità del packaging. Come lui stesso afferma “Nel 2013, quando ho fondato VM France, ho voluto guardare al packaging con occhi nuovi, consapevole che esso fosse l’elemento chiave della comunicazione fra i grandi brand internazionali e i loro clienti”. Uno sguardo lungimirante che ha incluso il futuro e ha accolto le maggiori innovazioni tecnologiche. Uno sguardo che è andato al di là delle semplici funzioni pratiche richieste ai contenitori e ne ha esaltato gli aspetti immateriali: bellezza, desiderio, connettività. “Ho pensato di dar vita a una nuova forma di relazione, attiva e vitale, fra la marca e l’acquirente”. Integrare nel packaging la connettività resa possibile dai media è stata la proposta origi-

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nale e inedita di VM France. Una innovazione che ha aperto le porte anche alla personalizzazione del rapporto per renderlo sempre più unico e a misura di cliente. Dall’idea di Vincent Maillard alla realizzazione, c’è in mezzo ATS e il suo L’Atelier Luxe, un’azienda specializzata nella fabbricazione di packaging per molti prestigiosi brand del lusso. La partnership con ATS e il suo L’Atelier Luxe ha assicurato l’apporto della competenza dei suoi artigiani specializzati. Un savoir-faire che consente a ATS di fregiarsi del titolo di “French Tech - Origine France”. I cofanetti che escono dall’Atelier Luxe sono la massima espressione del lusso, per materiali preziosi e accuratezza di finitura, con in più il tocco della tecnologia. Che cosa l’ha ispirata quando ha inventato Obérion? Mi ha sempre stupito constatare come i brand investano continuamente nell’innovazione, nel design,

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guardando il cofanetto Obérion, esclamavano parole attinenti il concetto di magico, favoloso, fiabesco. Giacché Obérion è il re delle fate, non abbiamo fatto altro che dargli un tocco moderno e futurista. Così è nato il nostro Obérion.

nei materiali, nel marketing pur con la consapevolezza della breve vita del packaging. Infatti, una volta fatto l’acquisto, in 9 casi su 10 il packaging è gettato via o, più raramente, finisce in un armadio. La mia riflessione è partita da qui e dalla volontà di dare al packaging una durata maggiore incentrata proprio sul rapporto duraturo fra consumatore e marca, integrando il packaging nell’uso quotidiano del prodotto. Dal problema alla soluzione, qual è stato il punto di svolta? Ho pensato a cosa mancava affinché la confezione conservasse tutta la sua carica di desiderio e promuovesse un legame speciale con ogni singolo cliente. Abbiamo quindi inserito la connettività multimediale. Obérion perché questo nome? VM France e ATS-L’Atelier Luxe si sono rivolte a un’agenzia specializzata in design marketing e semantica. Le ricerche hanno evidenziato che i partecipanti al panel test,

Obérion è il re delle fate, non abbiamo fatto altro che dargli un tocco moderno e futurista. Così è nato il nostro Obérion.

Quali sono i principali benefici per gli utilizzatori finali? I benefici per l’utilizzatore finale sono numerosi. Ogni volta che apre il cofanetto si attiva la connessione e può ricevere delle informazioni dalla marca in forma di video, di foto, oppure messaggi e inviti personalizzati. Il cofanetto è connesso via wifi, può quindi ricevere qualsiasi contenuto digitale, che può essere sempre aggiornato. Il cofanetto offre un esclusivo servizio di conciergerie, l’utente può chiedere di essere contattato subito, la marca si pone così al suo servizio, semplicemente attraverso il packaging. Mi piace definire Obérion un “gioiello relazionale”, un po’ magico che suscita meraviglia sempre. In fondo è il destino delle

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La mia riflessione è partita dalla volontà di dare al packaging una durata maggiore, incentrata proprio sul rapporto duraturo fra consumatore e marca.

cose belle, fatte con passione da artigiani che si tramandano il segreto del savoir-faire. E i vantaggi per le marche del lusso? Obérion apre anche a un’altra opportunità: imparare a conoscere meglio il cliente attraverso una relazione sempre più intensa. I messaggi e le proposte sono così perfettamente tagliate su misura su ogni cliente, che si sente quindi unico. Vogliamo aiutare i brand del lusso a reinventare la relazione con il cliente, a portarla su un piano più avanzato, stabilendo le basi della relazione del domani. Il servizio al cliente è fondamentale nel lusso. Obérion in cosa è differente rispetto ai codici già in uso (stealth code, qr-code), o ad altre soluzioni di interattività e connettività? Non si può raffrontare questo strumento dedicato al mondo del lusso con mezzi di interattività già esistenti poiché sono strumenti di

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massa con un contenuto precaricato. VM France offre ai brand un effettivo Customer Management System poiché li abilita a mandare dei contenuti personalizzati e specifici per ogni cofanetto, posto sul mercato. Si conserva così la caratteristica di unicità propria del mondo del lusso. La connessione abilita a una comunicazione a una, o due vie? Le maison del lusso possono inviare delle informazioni e praticamente pilotano una flotta di cofanetti sparsi nel mondo. Il cliente si può mettere in contatto e sollecitare un servizio, l’azienda riceve una notifica e si attiverà subito per fornire quanto richiesto. Questo sistema di Customer Management è stato appositamente studiato e ha richiesto un investimento di 400.000 euro. Tutti i dati che transitano fra la marca e l‘utilizzatore sono criptati, anche i server utilizzati garantiscono il più alto livello di sicurezza ad oggi conosciuto.

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Quali sono le principali caratteristiche di queste scatole e in che modo viene inclusa la tecnologia? L’Atelier Luxe è fornito di strumenti e tecnologie moderne nonché di manodopera specializzata per inserire la tecnologia in ogni cofanetto secondo un capitolato tecnico fornito da VM France che detiene il know how tecnico e che assicura R&D. Ogni cofanetto connesso possiede tecnologie diverse a seconda delle esigenze delle marche. In questo possiamo garantire alle marche un vantaggio competitivo unico per le loro specifiche esigenze. I materiali usati? ATS-L’Atelier Luxe ha sempre utilizzato materiali diversi ed è quindi equipaggiato per lavorarli sia che si tratti di legno, metalli, cuoio, tessuti, o altro. Ci sono macchine per la stampa in 3D, altre per il taglio laser di estrema precisione, altre ancora per imprimere a caldo i marchi. L’Atelier ha manodopera altamente

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qualificata nelle più raffinate lavorazioni che richiedono abilità manuale straordinaria, quel savoir-faire che appunto i grandi brand del lusso si tramandano e che L’Atelier può mettere in campo per rimanere fedele al valore delle grandi marche, seguendo precisi capitolati e ben definiti standard di qualità. I nostri cofanetti sono fatti su brief del cliente, quindi su misura in base alle sue specifiche richieste. Variano quindi materiali, dimensioni, decorazioni, finiture interne e sistemi di apertura. Tutto è studiato appositamente e, praticamente, non ci sono due progetti né simili né tanto meno uguali. Serviamo il mondo del lusso e la sua richiesta di unicità. L’Atelier è attrezzato per fare al massimo 2.000 esemplari di un cofanetto. Un aspetto importante è la tracciabilità di ogni scatola fabbricata. L’etichetta “Origine France Garantie”, di cui si fregia L’Atelier, certifica l’origine francese, consentendo di risalire in modo chiaro e univoco al produttore.

Tutto è studiato appositamente, non ci sono due progetti uguali. Serviamo il mondo del lusso e la sua richiesta di unicità.

Può dirci per quali tipi di prodotti le vostre scatole sono l’ideale? La varietà di prodotti che possono essere contenuti è vasta. Quello che riteniamo importante è il valore d’uso del cofanetto connesso poiché spinge il cliente a utilizzarlo spesso per scoprire i messaggi che la marca gli invia. Abbiamo anche pensato ad abbinamenti, per esempio una manifattura di scarpe di lusso su misura può offrire una scatola di sigari connessa. Così si intersecano messaggi coerenti sullo stesso target. Una marca di auto sportive può fornire il cofanetto che servirà per riporre le chiavi della vettura, ancora in lista d’attesa, e intanto inviare messaggi di interesse per il cliente. Lo stesso vale per uno yacht, una villa o altro bene di lusso. Il cofanetto connesso ha una funzione di comunicazione importante anche quando non contiene ancora l’oggetto, e diventa ancora più importante dopo. Abbiamo parlato finora di beni di lusso, ma stiamo lavorando anche a cofanetti per beni gourmet, come rare varietà

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La Francia è un punto di riferimento in materia di lusso. Le parole lusso e Francia sono per sempre inseparabili.

di caffè, o di cioccolato che possono essere riordinate tramite il servizio di conciergerie, mentre sullo schermo del cofanetto si vedono scorrere dei video affascinanti, o dei tutorial per insegnare al miglior utilizzo. Che tipo di assistenza è fornita agli utilizzatori nel caso lo schermo e la strumentazione abbiano problemi? Noi garantiamo per un anno l’insieme dei nostri prodotti connessi per un uso normale. Un costo di manutenzione mensile è a carico del brand e consente di assicurare il buon funzionamento dell’applicazione in connessione con la nostra azienda di servizi IT (SSII Société de Services et d’Ingénierie en Informatique). I vostri cofanetti sono fatti per durare molto a lungo, pensa sia un messaggio tangibile di sostenibilità ambientale su cui le aziende del lusso possono fare

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affidamento? La durata media della tecnologia di connessione è calcolata in circa 4 anni poiché sappiamo che l’ICT evolve velocemente. Noi offriamo ai clienti la possibilità di ritirare i cofanetti al fine di aggiornare il sistema di connessione e quindi di prolungare ancora la loro vita, ma possiamo anche occuparci di inviarli al riciclo. Comunque i cofanetti sono oggetti di squisita manifattura e di grande bellezza estetica, difficile separarsene. Il nome della sua società è VM France e avete una partnership con ATS-L’Atelier Luxe. Quanto è importante oggi l’abbinamento lusso/Francia? La Francia è un punto di riferimento in materia di lusso grazie ad aziende nazionali che sono eponimi e che hanno una lunga storia. Il lusso francese è fatto di tradizione e di saper-fare. Le parole lusso e Francia sono per sempre inseparabili.

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Per Arconvert

È TEMPO DI BIRRA

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Due le novità presentate. Un nuovo catalogo per l’etichettatura delle birre d’alta gamma e il concorso “Best Label” Solobirra. “I dettagli non sono dettagli. Sono loro che creano il prodotto” afferma Charles Eames – uno tra i più famosi designer, architetti e registi statunitensi del Ventesimo secolo. Secondo lui, ogni scelta, anche la più piccola, è fondamentale perché sono proprio le piccole scelte, i dettagli, a creare il prodotto e a renderlo unico. Così pure l’etichetta, tra i tanti modi di comunicare nell’era 4.0, è decisamente quello più importante per veicolare la brand image del prodotto, tanto da poter aumentare la propensione all’acquisto da parte del consumatore. In questo, l’etichetta svolge un ruolo fondamentale specialmente se, oltre ad

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attrarre l’attenzione, mantiene la promessa della corrispondenza qualitativa tra contenitore e contenuto. E un’etichetta originale, capace di raccontare non solo l’identità del brand, ma anche la fatica, la passione e i sogni di chi quella birra l’ha prodotta, accende i sensi del consumatore anche a livello tattile, non solo visivo. Ecco perché la scelta della carta autoadesiva su cui stampare l’etichetta è imprescindibile per stimolare anche il piacere tattile.

THE BEER LABELLING EXPERIENCE BY MANTER Tra i leader di mercato a livello globale nella produzione di carte e films autoadesivi per l’industria dell’etichettatura, Arconvert è consapevole che la scelta di una texture unica e preziosa, da proporre al mercato del food & beverage, è un dettaglio di assoluta rilevanza. Non solo elevate prestazioni tecniche, ma anche l’impeccabile risposta alle più complesse e diverse tecniche di stampa sono le parole chiave di tutti i frontali della gamma Arconvert. Nasce così il nuovo catalogo The Beer Labelling Experience by Manter, che contiene materiali

appositamente ideati per l’etichettatura delle birre artigianali e premium: una collezione di materiali autoadesivi che, grazie alle tecnologie Ultra WS e waterproof e a un adesivo altamente performante, resistono alla condensa, agli sbalzi termici e al contatto con il ghiaccio. Anche le possibilità di scelta di texture e finiture sono infinite: Arconvert offre carte autoadesive goffrate, marcate a feltro, vergate, perlescenti, metallizzate. Sono molte anche le carte colorate in massa, per ovviare all’antiestetico problema del bordo e del retro bianco dell’etichetta.


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COTONE EXTRA WHITE ULTRA WS, LA NOVITÀ CHE STUPISCE Il nuovo catalogo contiene anche sei esempi di etichette stampate, create da Ingrid Torán, Art Director dello studio Blou and Rooi. Per sottolineare che non c’è limite alla creatività, gli elementi grafici che caratterizzano queste sei etichette rompono decisamente con il passato: forme e colori inaspettati e originali prendono vita grazie a tecniche di stampa così ardite da stupire non solo gli addetti ai lavori, come designer e stampatori, ma anche qualsiasi consumatore si trovasse a scegliere una bottiglia da uno scaffale carico di birre. La novità più attesa della collezione è Cotone Extra White UItra WS, una carta autoadesiva tree-free dalla texture naturale e la nuance bianca e nitida, che è composta al 100% da fibre di cotone. Grazie al trattamento Ultra WS, è ideale

per rallentare l’ingrigimento e la formazione di grinze sulle etichette di birre di alta qualità che devono fare i conti con la prova del frigorifero. Cotone Extra White contiene anche uno speciale inibitore della muffa che la rende particolarmente adatta per resistere a lungo in ambienti umidi. IL 15 DICEMBRE LA SCADENZA PER IL CONCORSO BEST LABEL SOLOBIRRA 2019 Nemica della banalità e degli stereotipi, Arconvert desidera liberare la creatività e l’originalità dei label designer e dei produttori di birra 4.0 lanciando questa esclusiva collezione e il nuovo concorso “Best Label” Solobirra 2019, di cui è partner tecnico. “Best Label” è organizzato nell’ambito della 43a edizione di Expo Riva Hotel, importante fiera di settore dedicata all’Ho.Re.Ca, che avrà luogo a Riva del Garda dal 3 al 6 febbraio 2019.

Attraverso il concorso, Riva del Garda – Fierecongressi S.p.A. e Arconvert intendono sensibilizzare i produttori di birra sull’importanza che brand image e packaging rivestono nella scelta d’acquisto. Del resto una birra di qualità si merita un’etichetta di qualità. Creato per Expo Riva Hotel dalla designer Laura Menichelli con allestimento dell’architetto Alessandro Vergot, Solobirra è un progetto pensato per garantire la giusta visibilità ai produttori e la diffusione di una vera e propria cultura della birra artigianale. Sarà quest’area tematica – che offre degustazioni, incontri formativi e seminari – a ospitare la prima edizione del concorso “Best Label” a cui, fino al 15 dicembre 2018, possono iscriversi Birrifici Artigianali, Beer Firm, Brewery Rent, Brewery Pub, Studi Grafici, di Comunicazione, Progettisti ed Etichettifici. La giuria sarà composta da

Chiara Tomasi, marketing manager di Arconvert, ma anche graphic designer, visual artist e giudice in altri concorsi di packaging design, affiancata da Gianpietro Sacchi, direttore dei corsi di alta formazione POLI.design, che si occupa di interior consultancy e design, e da Laura Menichelli, art director, graphic designer e docente. A essere premiata sarà l’etichetta con il design migliore secondo alcuni criteri prestabiliti quali l’originalità del concept e il valore comunicativo, la qualità della composizione grafica, la coerenza progettuale e comunicativa e, ultima ma non meno importante, la scelta e la qualità del supporto di stampa.

www.arconvert.it www.exporivahotel.it

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T E C N O L O G I A

Che si tratti di un packaging o di una brochure con finestrature, di un libro con angoli stondati o di un complesso espositore, una cosa è certa: per ottenere una fustella perfetta occorre non soltanto mettere a punto un progetto che tenga conto dell’intero processo produttivo ma anche essere attenti nel prevedere accorgimenti che possano evitare imperfezioni e scarti eccessivi. La precisione, in fase di progettazione, è dunque d’obbligo: per fare in modo che tutte le componenti dello stampato rispettino forme e dimensioni pianificate. E il laser? Ideale per le piccole tirature e decisamente più vantaggioso sul versante economico.

di L O R E N Z O

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CA PI TA N I

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T E C N O L O G I A

Fustelle a regola d'arte. ENGLISH VERSION C pg. 77

Considerata spesso troppo costosa dai creativi, la fustellatura in realtà è una lavorazione tutto sommato economica: il costo dell’impianto si ammortizza con la tiratura e può essere riusato anche per lavori successivi. Esistono essenzialmente tre tipi di fustella: la piana (o americana), la rotativa e la forgiata. La prima è la più usata ed è fatta con una base di legno in cui è inserita una lama d’acciaio sagomata che riproduce la forma del taglio da realizzare. Con questo tipo di fustella è possibile anche la cordonatura, ovvero lo schiacciamento e snervamento della carta per mezzo di una lama non tagliente che invita alla piega senza rompere la fibra. Mentre la fustella piana lavora in modo planare, quella rotativa è composta da una lama montata su un cilindro spesso in linea con la stampa: è più adatta alle alte tirature e ha costi decisamente più alti. Le fustelle forgiate, infine, realizzate interamente in acciaio e con lamine di spessore maggiore saldate tra di loro per creare un monoblocco piano, si allontanano dalla tipografia e sono usate nel taglio di cartoni, tessuti, guarnizioni, cuoio e pellami, gommespugna…, e richiedono presse idrauliche. Quale sia la fustella più giusta per il vostro lavoro ve lo dirà lo stampatore che a sua volta, pur avendo magari anche la linea di fustellatura, non realizza in prima persona le fustelle, ma si affida al fustellificio. E vi dirà anche come progettare al meglio, proprio in funzione di questa lavorazione. RIEMPIRE LA FORMA In linea di massima però fate in modo che lo studio della grafica tenga conto della fustella, “ri-

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empia la forma” e non la costringa ad adattarsi. Tanto più se l’oggetto da realizzare è complesso. E questa regola va tenuta in considerazione soprattutto per il packaging e per quei prodotti come espositori da banco, display sagomati, totem, che spesso si compongono di cinque, sei e anche più pezzi differenti, e che richiedono quindi estrema precisione, perché oltre al taglio ci sarà anche una fase di montaggio. Cosa si può fustellare? Praticamente tutto: carta e cartoncino, soprattutto nel packaging, ma cartone e fibrone, tessuti, gomme, plastiche, tele di legatoria, pvc, pelle o similpelle e laminil. CONOSCERE IL FORNITORE E LE SUE MACCHINE Quando non sarà lo stampatore a realizzare anche la fustellatura, un’altra cosa importante è scegliere accuratamente il fornitore affidandosi al know how di aziende specializzate, che molto spesso offrono un servizio di affiancamento fin dallo studio preliminare. Conoscere bene il proprio fornitore significa anche conoscere il suo parco macchine e le possibilità di lavorazioni in linea che questo consente: lavorare in linea significa ridurre le fasi e gli avviamenti e, di conseguenza, i costi. In molte linee di fustellatura, ad esempio, sono inserite stazioni per il braille, necessario sulle confezioni dei farmaci, oppure la stessa macchina può fustellare e sbalzare contemporaneamente. Infine, molta attenzione va posta alla disposizione delle pose sul foglio, in modo da evitare al massimo gli scarti di materiale ottimizzando le rese, e al posizionamento dei punti di attacco.

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T E C N O L O G I A

Una buona idea, per essere sicuri che il progetto sia valido prima di far costruire costose fustelle, è fare un prototipo.

Un’azienda esperta nella costruzione di fustelle saprà poi come creare fustelle a regola d’arte, per esempio differenziando la durezza della gomma in base alla posizione (più dura in prossimità dei punti d’attacco e negli intagli), inserendo un foglio di taccheggio in carta calibrata nei punti in cui è necessaria una maggior pressione. È utile anche prevedere, oltre alla fustella vera e propria che incide, una contromatrice per cordonatura identica alla fustella contrapposta dall’altra parte del foglio, il che rende il taglio più preciso. Ovviamente tutti questi sono aspetti di cui si deve preoccupare il fornitore e non certo noi, ma incidono sui costi di lavorazione, perciò è opportuno conoscerli. COSTRUIRE UN MOCKUP Come essere sicuri che il progetto sia valido prima di far costruire costose fustelle e procedere a stampa, taglio, assemblaggio del prodotto finito, e trovarsi magari davanti a qualche brutta sorpresa? Una buona idea, soprattutto se si parla di progetti complessi ad alte tirature, quindi con un investimento importante, è fare un prototipo. La tecnologia digitale in questo aiuta molto: così come esistono le stampanti digitali, ormai sempre più diffuse, infatti, vi sono anche le “fustelle digitali”, ovvero i plotter di taglio. Privi di “impianti”, non utilizzano, come le tradizionali fustelle, lame per tagliare, ma un laser che incide direttamente il supporto seguendo il disegno fornito da un file. Il loro utilizzo è in crescita, per le basse, bassissime tirature, anche sotto i 100-200 pezzi, e per la richiesta di oggetti sempre più personalizzati, ma anche appunto per la prototipazione. FARE PROVE STATICHE E DINAMICHE Con il prototipo tagliato al laser è possibile innanzi tutto verificare la correttezza del modello, gli incastri, la coerenza della decorazione grafica in una situazione tridimensionale, apportando eventuali modifiche. Ma si possono anche fare prove statiche e dinamiche, prove di carico, simulare stress d’uso eccetera. E solo una volta che tutti i parametri risultano perfettamente soddisfacenti si procederà alla produzione della fustella vera e propria per partire con la produzione dei pezzi. Lo stesso si può fare chiedendo allo stampatore di avere un mockup in bianco con la stessa carta. Spesso un angolo non stondato o una compensazione non fatta su una patella possono rovinare tutto il lavoro.

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L’avviamento di una fustellatura è una fase lunga e delicata, che richiede tutt’ora molte lavorazioni manuali e una sapienza quasi “artigianale” dell’operatore.

PROGETTARE CON PRECISIONE Per prima cosa ragionate attentamente sulle dimensioni: prendete le misure di quello che dovrete realizzare. Una cartelletta deve chiudersi pari, le patelle devono sovrapporsi e il dorso deve essere alto uguale al contro dorso e inoltre deve tenere conto del contenuto. Il packaging di prodotto lo deve contenere perfettamente e lo deve proteggere, tenendolo fermo o magari consentendone il movimento. Valutate tutte le opzioni e fatevi tutte le domande, anche le più ovvie. Disegnate con un programma vettoriale come Illustrator che permette di gestire livelli e tracciati. Usate Photoshop, che gestisce solo file binari, per la creatività, poi importate la grafica in Illustrator, lasciando la grafica su un livello e la creatività su un altro. Il tracciato del taglio per convenzione andrebbe fatto nel magenta e quello della cordonatura per la piega nel cyan. E non rasterizzate il tracciato: il fustellatore nel realizzare il suo tracciato partirà dal vostro e lo adatterà tenendo conto di tutte le compensazioni. Avere il tracciato ancora vettoriale faciliterà il compito. E PRIMA DI CONSEGNARE IL LAVORO… Prima di consegnare il lavoro, stampatelo, anche in formato ridotto, con la fustella visibile, tagliatelo e piegatelo: tutto deve collimare per-

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fettamente. Ci sono anche siti online, come https://moqups.com, che consentono di importare il tracciato e di vederne un’anteprima 3D realistica. Se, infine, dovete realizzare stampati standard come buste, sacchetti, card o altro, lavorate su tracciati già esistenti, chiedendoli magari direttamente al fustellatore o cercando dei template in Internet. Se ne trovano tantissimi con le misure personalizzabili e la possibilità di scaricare il tracciato in .pdf o .dxf su https://www.diecuttemplates.com. SEGUIRE ACCURATAMENTE L’AVVIAMENTO L’avviamento di una fustellatura è una fase lunga e delicata, che richiede tutt’ora molte lavorazioni manuali e una sapienza quasi “artigianale” da parte dell’operatore, nonostante le macchine abbiano automatizzato molte operazioni con un deciso ingresso, anche in questo campo, del controllo computerizzato e della tecnologia digitale. Nonostante ciò, per le lavorazioni più complesse e le fustelle di più difficile lavorazione possono volerci anche alcune ore per un avviamento ben fatto. Se la qualità del lavoro lo richiede, andate a vedere l’avviamento. Prima di tutto, va verificata la corrispondenza tra la fustella e il tracciato originale; quindi la corrispondenza tra la fustella e la grafica stampata, e in particolare il registro. Piegate la prima copia e verificate il giro del materiale. Se il foglio è in resa multipla, vanno controllati i pezzi di ogni posa, e va verificato che siano identici. L’operazione di avviamento può essere abbreviata con l’utilizzo di piastre d’acciaio incise al laser, che sono però molto costose e il cui utilizzo si giustifica quindi solo su tirature molto alte. FACILITARE IL DISTACCO La scartinatura è l’ultima fase nel processo di fustellatura, ma è anch’essa di fondamentale importanza: si tratta, in pratica, dell’eliminazione degli sfridi, cioè del materiale esterno al fustellato che, per ottenere un lavoro ben rifinito, deve essere staccato e completamente asportato. Le macchine più evolute, soprattutto quelle ad elevata produttività, hanno sistemi integrati e automatici per l’estrazione degli sfridi. Questi dispositivi automatici rimuovono lo sfrido della fustellatura lasciando in pinza solo la parte perimetrale del materiale inciso, che serve per trascinare il foglio ed estrarlo completamente. Ma in molti casi è necessario asportare a mano il materiale che rimane attaccato al fustellato, vuoi perché la macchina utilizzata non è dotata di dispositivi automatici, vuoi perché il tracciato è di complessità tale per cui non è possibile procedere meccanicamente. Due sono infatti i principali “nemici” di una agevole

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T E C N O L O G I A

Il laser, anche se ancora poco diffuso, è una tecnologia assolutamente matura che ha indubbi vantaggi.

scartinatura: gli angoli troppo acuti e gli interspazi troppo stretti (sotto i 5 mm circa). Fin dalla progettazione del modello è dunque opportuno evitarli, semplificando per quanto possibile il tracciato, smussando l’angolo se è troppo acuto, intervenendo per allargare gli interspazi. Per quanta abilità si sia messa nella produzione, infatti, se la geometria del disegno ostacola il buon distacco dello sfrido, ciò che si ottiene in fase di scartinatura è un profilo irregolare, sfrangiato, che compromette l’effetto estetico e la qualità dell’intero prodotto. CONSERVARE LE FUSTELLE La produzione del fustellato a questo punto è terminata, ma la vita della fustella non è ancora finita. Le fustelle, infatti, si consumano, le lame perdono il taglio, la profondità, e certo il numero di pezzi che possono produrre non è infinito anche se raggiunge le migliaia di copie. Per questo, e anche tenendo conto del costo dell’impianto, il nostro ultimo consiglio è quello di conservarle per lavori futuri, e non necessariamente per una nuova tiratura della stessa commessa. La fustella infatti può essere usata per altri articoli che abbiano magari grafica diversa ma identica forma: come le confezioni di varianti diverse di prodotti della stessa serie, oppure come quei prodotti di cartotecnica standard (astucci, scatole, buste ecc.) presenti nei cataloghi delle aziende che offrono ai clienti il servizio di personalizzazione. Molte cartotecniche offrono ai loro clienti un servizio di “custodia” delle fustelle. È però importante custodire accuratamente degli oggetti così preziosi e delicati, tanto che persino il TAGA Italia ha previsto delle specifiche per il trasporto e il magazzinaggio delle fustelle, che vanno conservate assemblando il cosiddetto “utensile superiore” di taglio, la fustella vera e propria, con la “tavola centrale di estrazione” una tavola di legno dotata di scarichi corrispondenti ai rifili, dove il foglio viene appoggiato dopo la fustellatura. In questo modo il filo delle lame rimane protetto. IN ALTERNATIVA, IL LASER Un’ottima alternativa alla fustella meccanica è il laser, ideale per le piccole tirature, economicamente vantaggioso perché non prevede alcun costo per realizzare la matrice, richiede pochissimo tempo per l’avviamento e ha scarti di avviamento ridotti al minimo. Il flusso di lavoro è gestito dal computer, e permette di realizzare incisioni, tagli o marcature molto accurati anche nei minimi particolari creando veri e propri

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ricami di carta anche perché il laser consente il mezzo taglio, il taglio, la microperforazione e il bassorilievo per ablazione. Il laser, anche se ancora poco diffuso, è una tecnologia assolutamente matura che ha indubbi vantaggi: il taglio laser è un processo senza contatto poiché il materiale da lavorare non è mai a contatto con la lente che indirizza il raggio, di conseguenza non vi è usura. È senza matrice. Il supporto da lavorare non deve essere fissato meccanicamente sul piano d’appoggio e può essere anche fuori squadra: una telecamera rileva i punti di posizione e di registro stampati guidando il raggio. Ci sono anche delle tecnologie che permettono di rilevare le deformazioni del soggetto e seguirne i contorni in fase di lavorazione. In caso di deformazione o allungamento della carta dovuta a una nobilitazione, la telecamera individua le anomalie ed evita tagli fuori registro. Inoltre, il taglio laser non genera polvere in quanto il materiale viene sublimato trasformandosi in un gas che viene estratto dalla macchina. Ci sono però anche alcuni limiti: per esempio può essere più lento rispetto alle platine o a fustellatori rotativi e spesso crea minime bruciature sul retro del taglio da tenere in considerazione in fase di progettazione.

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Tailored & Green

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S P A Z I O

R O B I L A N T

BRANDING

Green

Da anni, come un campanello, la parola ricorre nella mente di aziende e consumatori, richiamo incessante a scelte più responsabili, etiche, consapevoli.

ROGER BOTTI è dal 2008 Direttore Generale e Creativo di Robilant Associati. Il suo ruolo coniuga insieme competenze manageriali, supervisione creativa e responsabilità organizzative. Botti vanta un’esperienza consolidata nel Brand Design e nel Packaging Design. Si occupa anche di Corporate Identity per importanti brand. Sotto la sua supervisione si è consolidato in RobilantAssociati un team dedicato a progetti di Retail Branding e Digital Strategy. Appassionato osservatore dei comportamenti di consumo, interviene spesso come relatore a conferenze e convegni.

Secondo Gfk Eurisko oltre un terzo degli acquirenti considera ormai la sostenibilità fattore decisivo almeno quanto qualità e prezzo e l’importanza che il tema ha per i consumatori è, naturalmente, motore per le aziende che in diversi ambiti e in modi differenti si adoperano per migliorare i propri parametri di sostenibilità: dalla progettazione delle sedi e del retail, alla riqualificazione dei processi di produzione, passando per distribuzione e packaging. Queste ultime due voci, in particolare, rappresentano una parte enorme della sfida, legate tra loro più di quanto si potrebbe pensare. La “conversione” ecologica delle aziende comporta, infatti, per queste ultime costi straordinari in termini di investimenti di lungo termine in innovazione delle tecnologie, dei processi, certificazioni, comunicazione e visibilità. Un impegno di tale portata risulta plausibile per le imprese solo se adeguatamente sostenute e coadiuvate da un pari sforzo da parte della distribuzione. Soprattutto nel settore alimentare e dei beni di largo consumo – dove peraltro il packaging e la quantità di imballaggi da smaltire rappresenta senza dubbio il tema - la distribuzione ha una forza maggiore dell’industria nell’orientare i consumi, educare i consumatori, guidare l’innovazione, perché ne controlla la promozione. Dare spazio e visibilità adeguati anche a brand e prodotti che puntano sull’innovazione sostenibile, incentivandone e incrementandone la rotazione a scaffale può ovviamente aprire nuove frontiere etiche del consumo e offrire spazio ulteriore di investimento e sviluppo sostenibile alle imprese virtuose. Una scelta in questa direzione potrebbe rappresentare anche per la GDO un parametro in grado di fare la differenza, un fattore imprescindibile di competitività per il futuro. D’altra parte l'azienda di domani dovrà essere sostenibile o non avrà modo di esistere oltre.

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Inzago (Milano) | Italia | pozzolispa.com |

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TUTTO IL FASCINO DELLA STREET CULTURE

nel calendario Grafical 2019 Alla sezione Calendario (www.grafical.it/calendario) del sito di Grafical è possibile prenotarne una copia, consultare le didascalie tecniche delle diverse nobilitazioni e accedere a una rassegna dei calendari Grafical dal 2010 a oggi.

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Mods, Hippie, Bikers, Hip-Hop, Rastafari, Punk… il racconto di 12 tribù underground attraverso una sorprendente rassegna di nobilitazioni di stampa. Siamo animali sociali. E se non riusciamo a trovare il nostro posto nel mondo cerchiamo di stare vicino a chi la pensa come noi. Questo accade soprattutto nei periodi più turbolenti della vita, quando siamo molto giovani. È in questa fase che desideriamo appartenere a un movimento, come un modo per dire al mondo ehi, bada che ci sono anch’io! Cominciamo allora a uniformare il nostro stile di vita con quello del gruppo, a trascorrere insieme il tempo libero, condividere consumi, gusti musicali, modi di vestire. Questi rituali comuni diventano a poco a poco

tratti distintivi che generano comuni emozioni e spesso scelte di vita e di pensiero anticonformisti. Nascono così le subculture che esprimono quasi sempre visioni nuove del mondo, a volte apertamente ribelli, fuori dagli schemi, capaci di mettere in discussione l’ordine costituito. Quante sono le subculture? Tantissime. Ma sono 12 — tanti quanti sono i mesi dell’anno — quelle illustrate nel calendario 2019 di Grafical, azienda di Marano di Valpolicella che nel 2015 si è aggiudicata l’Oscar della stampa, e che ancora una volta, attraverso una chiave interpretativa grafica e tecnica, si propone di rompere gli schemi per esplorare i diversi stili underground con sorprendenti tecniche di stampa.

Per ogni mese ecco una selezione di canzoni che rimandano alla subcultura illustrata. Il qr-Code riporta alla playlist di Spotify:


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L’identità delle 12 tribù scelte da Grafical (Rastafari, Mods, Hippie, Bikers, Disco, Hip-Hop, Culturismo, Punk, Goth, New Age, Teddy Boy, Yuppie), sono state illustrate dall’agenzia AD- Vision che ne ha sintetizzato gli elementi e i caratteri distintivi.

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Viaggio al termine delle beauty box di A N N A

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A P REA

C’è un’attenzione morbosa, quasi ossessiva, intorno alle beauty box — i cofanetti di bellezza per il make up, che si ordinano online dopo aver sottoscritto un abbonamento e compilato una scheda di profilazione — il cui successo, almeno negli Stati Uniti, dura ininterrotto da otto anni, come testimoniano non soltanto le centinaia di migliaia di Instagram stories, video unboxing, foto di scatole rosa che percorrono in lungo e in largo la rete, infinite comunità di Beauty Box Lovers ma anche le urlatissime recensioni del tipo “non potrai mai più vivere senza la tua beauty box”. Progettate per essere condivise e personalizzate (tutti i player del mercato consentono di comporre la propria beauty box in base alle esigenze di pelle, ai colori preferiti di smalti, ombretti) le boite surprise, come le chiamano i francesi, sono legate a filo doppio al successo della subscription economy che sta rivoluzionando il modo di acquistare, vendere, possedere per sempre qualcosa. Un recente rapporto McKinsey indica che il mercato dell’abbonamento online (quello sul modello Netflix per intendersi) è cresciuto di oltre il 100% all’anno negli ultimi cinque anni, ragione che spiega perché tutti i grandi brand della cosmesi e persino quelli dell’alta profumeria sono entrati a gamba tesa, uno alla volta, nel mercato delle beauty box. Non solo Sephora con Play! By Sephora, anche Gillette con P&G, Walmart con Beauty Box.

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T E N D E N Z E

+100%

80

2000+

la crescita negli ultimi 5 anni

milioni di dollari: il fatturato del player principale

i servizi di subscription boxes

Precorritrice del business è stata l’americana Birchbox che, con il suo ricco e strutturato portafoglio di brand selezionati in tutto il mondo, dal 2000 a oggi ha inanellato oltre un milione di abbonati. E oggi fattura 80 milioni di dollari. Tra le italiane più longeve c’è MyBeautyBox, probabilmente la prima nata in Italia — nel maggio 2019 compirà sei anni — che da maggio del 2013 è partecipata da RCS Media Group: con le sue 300.000 iscritte rappresenta la più grande community di beauty in Italia, con tre tipi di servizi: gli abbonamenti alla mistery box; l’e-commerce di prodotti di bellezza e di cofanetti tematici e le attività di engagement social e drive-to-store, ideate insieme ai brand, non solo del settore cosmesi, attraverso la valorizzazione della community di MyBeautyB. Ma quanto vale questo mercato? Cominciamo col dire che non esistono dati certi sul valore e sulle dimensioni del mercato ma sappiamo che i più grandi player americani attivi nei servizi di subscription box (non soltanto quelli della cosmesi), elencati nell’Internet Retailers Top 500,

hanno generato vendite superiori a 2,2 miliardi, partendo dai 49 milioni di euro del 2011. Sappiamo inoltre che, negli ultimi 5 anni, il mercato è cresciuto più del 100 per cento su base annua e che il 15 per cento di online shopper si è iscritto a un servizio di abbonamento, sia questo di cosmetica, abbigliamento, video game o altro per cui è necessario un rifornimento mensile, come i rasoi, o gli assorbenti per mestruazioni. Quanto a numero di visite ai siti online di retailer che offrono questi servizi, va detto che dal 2013 al 2016 sono cresciute di oltre il 3000 per cento, passando da 722.000 a 21.4 milioni. Abbiamo chiesto a Erika Andreetta, Partner PwC, responsabile dei servizi di consulenza nel mondo Retail & Consumer Goods con focus sul mercato del Luxury, di aiutarci a capire un po’ di più questo fenomeno. “È un fenomeno che ha registrato una forte crescita negli ultimi anni e per cui si deve ancora definire la dimensione del mercato — precisa subito Erika —, infatti tutti i dati che abbiamo e tutti gli studi condotti fino ad ora sono relativi al mercato dei servizi di abbo-

namento in generale e non sono relativi soltanto alle beauty box. Nel 2016, esistevano già oltre 2.000 servizi di subscription boxes diversi soltanto negli Stati Uniti. Il mercato è estremamente competitivo e le aziende devono essere coscienti delle aspettative dei consumatori per mantenere la propria posizione sul mercato". Quali sono i vantaggi per i brand? I vantaggi diretti per i brand sono diversi. Oltre ad avere nuovi flussi di entrate garantiti mensilmente, offrire un servizio di subscription box può aiutare le aziende a semplificare la gestione dell’inventario; facilitare l’upsell e sondare il terreno per il lancio di nuovi prodotti. Inoltre, permette alle aziende di stringere una relazione diretta con i consumatori, aumentarne la fedeltà ed ottenere una grande quantità di dati su di essi. Cosa chiede la consumatrice-tipo? Trattandosi di un abbonamento mensile a tester di prodotti di cosmetica e personal care, siano essi di puro vezzo o necessari, le beauty box riescono sicuramente ad attirare un seg-

La subscription economy avanza in tutti i settori. Anche nel beauty come si può immaginare. Questa nuova modalità di acquisto, che si è affermata dapprima nelle regioni asiatiche e negli Stati Uniti, sta conquistando poco alla volta anche le consumatrici europee. Tutto passa attraverso i cofanetti di bellezza acquistabili online, dopo aver sottoscritto un abbonamento. La filosofia alla base del business si riassume in una sola parola: sorprendere. Come? Con il packaging. Che deve essere semplice, minimale, conico. Pensato per essere condiviso nel corso di quel rito laico che è diventato lo spacchettamento. Ed è proprio dentro il circuito di feedback che si alimentano sia lo sviluppo che l’efficacia del business delle beauty box. “Le consumatrici abituali premiano il fattore sorpresa, valutano molto il packaging e la precisione delle consegne” ci spiega Erika Andreetta, Partner PwC, responsabile dei servizi di consulenza nel mondo Retail & Consumer Goods, alla quale abbiamo chiesto di aiutarci a capire un po’ di più questo fenomeno.

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11 mln

56%

gli iscritti alle subscription boxes

la percentuale di americani che acquistano online

mento di consumatori che premiano fattori quali la convenienza, la comodità ed il risparmio di tempo passato a recarsi in negozio per gli acquisti, il fatto di non rimanere mai senza scorte per un certo tipo di prodotti e di essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze di cosmetica. Sappiamo che i servizi di subscription box hanno attirato oltre 11 milioni di iscritti soltanto nel 2017, si tratta di dati sul mercato generale e non relativi soltanto al settore della cosmetica, ma aiutano a capire le dimensioni del fenomeno. Nonostante questo, il tasso di abbandono a questo genere di servizi è piuttosto alto (quasi al 10%).

Stati Uniti rappresentano circa il 50% della popolazione. Essi dimostrano livelli molto bassi di fedeltà ai brand di cosmetica, preferendo acquistare prodotti diversi da marchi diversi. Le beauty box soddisfano il loro crescente interesse per scoprire nuovi prodotti ad un prezzo conveniente, permettendo loro di sperimentare e scoprire i trend del momento.

A cosa prestano attenzione i clienti: la bellezza della confezione è uno dei fattori premianti? La nostra GCIS di quest’anno ha testimoniato quanto i consumatori stiano diventando sempre più esigenti rispetto agli anni passati e lo stesso trend si riscontra nel settore dei servizi di subscription. I consumatori, infatti, si dimostrano molto esigenti nei confronti del rapporto qualità-prezzo che le beauty box devono mantenere. Prestano molta attenzione a quanto le beauty box contengano prodotti sempre diversi, premiando molto il “fattore sorpresa” che certe aziende riescono a garantire. Inoltre, valutano molto il packaging e la precisione delle consegne. Essendoci così tanti player sul mercato, le aziende che non riescono a far provare al consumatore un’esperienza di shopping unica, anche direttamente a casa sua, rischiano di non riuscire a sfruttare le opportunità che questo tipo di mercato offre.

Per quale motivo, a suo parere, hanno preso piede nei mercati asiatici e negli USA? Le beauty box offrono grandi livelli di convenienza sia in termini economici sia in termini di tempo. In un mondo in cui i consumatori vivono in maniera sempre più frenetica e conferiscono un crescente valore al tempo, ricevere a casa mensilmente prodotti cosmetici e di personal care di cui si ha bisogno fa la differenza. Infatti, insieme alle beauty box contenenti prodotti di cosmetica, altre offrono prodotti per cui serve un rifornimento continuo. Ad esempio, alcuni abbonamenti vengono sincronizzati al ciclo mestruale e recapitano a casa in maniera precisa i tamponi di cui le donne hanno bisogno. Allo stesso modo, esistono beauty box che recapitano a casa nuovi rasoi ogni mese. Non sorprende che le beauty box riscontrino il maggiore successo nelle geografie i cui mercati sono maggiormente sviluppati e dinamici, in cui l’e-commerce è divenuto un canale sempre più utilizzato per gli acquisti. Secondo la nostra GCIS, il 66% di cittadini degli stati APAC e dell’Europa Occidentale, insieme al 56% dei cittadini Nord Americani, acquista online almeno una volta al mese.

Da chi vengono acquistate le beauty box? Le beauty box vengono acquistate soprattutto da Millennial e Generazione Z, che ormai rappresentano una fetta sempre più importante della popolazione – basti pensare che negli

Si tratta di brand di nicchia oppure anche le grandi marche del lusso hanno penetrato questo mercato? Gran parte del mercato è trainato da numerose start-up alimentate da investimenti di ven-

ture-capital. Ciò non varia per quanto riguarda l’industria cosmetica, in cui Birchbox, azienda americana fondata nel 2010 che nel 2017 ha registrato €80 milioni di fatturato, è tra i player che dominano il mercato. Attratti dalla forte crescita del settore, anche grandi brand quali P&G (Gillette on Demand), Sephora (Play!) e Walmart (Beauty Box) hanno lanciato le proprie beauty box. Tuttavia, i brand di cosmetica di lusso, come Chanel o Mary Kay, non offrono ancora questo genere di servizi, sebbene alcune aziende offrano nelle proprie beauty box prodotti di lusso. Può essere considerato un fenomeno concorrenziale ai consumi in profumeria? Le beauty box sicuramente sono ideali per soddisfare gli appassionati di cosmetica interessati ad acquistare gli ultimi arrivi in profumeria, tuttavia potrebbero non soddisfare tutti quei consumatori che hanno bisogno di un prodotto specifico, di un consiglio da parte di esperti nella scelta del giusto prodotto o meno interessati a sperimentare. Come attesta la nostra GCIS di quest’anno, il 53% dei consumatori apprezza la conoscenza e l’aiuto dei commessi in negozio. Per quanto i servizi di abbonamento alle beauty box offrano la possibilità di personalizzare la tipologia di prodotti da ricevere, informandosi sulle preferenze del consumatore al momento dell’iscrizione, le caratteristiche di questo servizio difficilmente accontenteranno tutti quei consumatori che utilizzano i prodotti beauty per esigenze precise o che necessitino di consigli sul momento da parte di esperti. Possiamo sostenere che beauty box e profumerie, ad oggi, mirino ad una fascia di clienti diversa. Infatti, per mantenere le proprie quote di mercato, le profumerie dovrebbero continuare a puntare sulle caratteristiche chiave che non possono essere equiparate dai servizi online: personale esperto e vasta possibilità di scelta nel momento dello shopping.

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Bellezza sottile.

In un mondo che è continuo azzardo e sorpresa, l’ancestrale magia dell’oro è l’eterna avant-garde.

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i s o t i t e p Scatti ap

iù sentita nella p a z n e ig s l’e i g questa og mpati sulle È ta . s a z o z n o le s ra e n tu a o n ti senso di tici tti in ques Trasmettere un y, soprattutto quando gli sca ono i segreti – tecnici e artis ra b li s ph food photogra ate al punto vendita. Ma qua o il desiderio, dalle quali sem er tin photograph he accendon c d , o e s confezioni des fo , to ri s e u li g a ì s V o a Luisa agini c – di quelle imm profumi e sapori? Ce ne parl llo di Milano, che lavora per ia ino che si sprigion ndatrice dello studio Pesce G da Bolton a Vallè. fo a, tra le più note, mentari, da Autogrill a Barill ali grandi aziende L A di M I C H E

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PIBIRI

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grafia. oni: cibo e foto si as p i d n ra g e Du due e lascia intuire Un connubio ch che , di Luisa Valieri grandi passioni di vita. il suo percorso te ta en iv d no so rimo ciato tutto? Il p Come è comin ambina b , “è che fin da evento, rievoca isa è ane e carta”. Lu p to ia g an m re ho Valieri, illustrato e p p se iu G i d figlia tra i fondatori e grafico, che fu lub Italiano e rs C dell’Art Directo e tidiano di grand uo q ia de Il Giorno, al It in e rimo giornal e innovazione, p ri lo lcografia a co a usare la rotoca tto colonne. Da ao e l’impaginazione a familiare, nasc nz ie er p es e m qui, co 12 le immagini. A la passione per id e la prima Polaro ve ce ri a is Lu ni an a da ico va a botteg st ti ar eo lic il o dop oso adbent, già fam Christopher Bro itario lic e regista pubb ra come fotografo per la sua carrie e al ci ru C a. nt u , di p ne per la cucina o si as p la ò er p è stata i, la degli ingredient la conoscenza aniera zionarsi nella m la re i d à it ac p ca d stylist. giusta con i foo

Luisa Valieri

Al piano terra di un elegante palazzo storico in Foro Buonaparte 69, a Milano, c’è Pesce Giallo, un microcosmo a metà strada tra uno studio fotografico e la cucina – attrezzatissma – di un grande chef. Arriviamo la mattina presto per incontrare Luisa Valieri, milanese nata nel 1958 che lavora dai primi anni Ottanta per grandi aziende alimentari italiane e internazionali, realizzando scatti per campagne istituzionali e packaging. Dalla sua prima campagna stampa per Ferrarelle, a ventun anni, alla collaborazione con Algida durata quindici anni per la comunicazione globale, passando per marche come Buitoni, Bauli, Ferrero, Leffe, Pago, Pernigotti, San Carlo, fino ai principali clienti attuali: Barilla con Mulino Bianco e il progetto Cucina Barilla curato da Robilant Associati, Bolton col marchio RioMare, Chiquita, Vallè, Kellogg’s, Autogrill, ma anche i contenitori per alimenti Snips e la catena di ristoranti VyTA. Oggi Luisa lavora in squadra fissa con la set designer Erica Picco e con professionisti della postproduzione come Matteo Tranchellini, esperto di tecniche di stampa. E poiché quello del food è un mondo che si muove in fretta, anche con videomaker come Marco Waldis e Lorenzo Gorini. Dallo studio della marca alla stampa, quali sono le fasi di realizzazione di una foto di food? Possiamo dire che dietro ci sia una vera e propria filiera? Solitamente lavoro tramite agenzia di pubblicità e packaging, ma ho anche clienti per cui lavoro direttamente. Il mio lavoro interessa figure fondamentali come il food stylist e il postproduttore. Il food stylist di norma lo coinvolgo io, ma ci sono anche delle aziende che hanno il loro riferimento: è il caso di Paolo Sassi per Bolton e di Francesca Alberoni per Barilla. Loro sono in piena sintonia col prodotto: questo per l’azienda è importantissimo. I food stylist vengono qui, nel mio studio con cucina, e si innesca un lavoro di squadra: loro preparano un prodotto di prova, io imposto le luci e poi ci accordiamo su aspetti come la consistenza o il colore. Poi viene la composizione, di cui si occupa il food stylist; io devo rendere al meglio il loro lavoro e loro devono sistemare la composizione sulla base della resa a monitor: vuoti, pieni, colori etc. Questo si può dire sia il cuore del lavoro vero e proprio. Quali accorgimenti richiedono la composizione e lo scatto? La fotografia del cibo richiede una grande competenza tecnica. Per introdurre questo concetto, quando mi capita di tenere corsi di fotografia, spiego che quando ci si siede a tavola e si ha fame sembra tutto bello: oltre alla vista c’è l’olfatto, che contribuisce a far sentire il sapore, perché nell’esperienza del cibo il profumo svolge un ruolo fondamentale. E poi c’è il rumore, a cui uno non pensa mai, ma c’è: il ru-

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more delle posate che avvolgono gli spaghetti, o quello del pane che si spezza. In una foto tutto questo non c’è, e non c’è nemmeno la tridimensionalità. Bisogna sopperire con piccoli accorgimenti senza snaturare il piatto. Per esempio, comporre un piatto di spaghetti è difficilissimo. Il food stylist li scola molto al dente, li raffredda immediatamente e fa una composizione in cui crea l’effetto disordinato-ordinato naturale. In linea di massima i food stylist usano meno trucchi di quanto si possa immaginare: quando si dice che le cose che si fotografano non si mangiano è solo perché sono state cotte poco, o non sono salate, o perché banalmente sono state toccate da tutti. Quanto è importante la postproduzione, soprattutto per l'immagine che verrà stampata, e come viene gestita? La postproduzione in linea di massima la gestisco io in un’ottica di filiera. Tra i professionisti con cui lavoro c'è Matteo Tranchellini, che ha un passato nel fotolito e conosce tutti i processi di stampa. In più ama cucinare e quindi conosce molto bene gli ingredienti e ha cura dei dettagli: non potrei lavorare con un postproduttore che non conosce il timo e fa le foglioline del colore del basilico, è un lavoro che richiede delicatezza! La foto non basta: è fondamentale chi arriva dopo – il postproduttore – e chi arriva dopo ancora, lo stampatore. E io mi preoccupo molto di cosa succederà poi con la stampa, perché il supporto di destinazione (metallo, carta, plastica) influisce sulla resa finale e dunque sulle le scelte che si fanno sia in fase di scatto che di postproduzione. Anche se non intervengo al momento della stampa vado sempre a vedere il risultato finale, che si tratti di un packaging, di un catalogo o di una pagina pubblicitaria. A ogni cibo il suo stile? La cosa più importante, quando si comincia un lavoro, è sapere a cosa serve e dove va la foto. Racconto due casi molto diversi tra loro. Per Chiquita ho realizzato, oltre alle foto dei prodotti per il catalogo,

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F O T O G R A F I A

cibo è un Fotografare il nico, è c lavoro molto te tituire res la capacità di sapore, il il nell’immagine o i rumori in profumo e pers elle id del cibo, quell lgono gli o posate che avv llo del e spaghetti, o qu za. ez pane che si sp — Luisa Valieri

un lavoro che avesse una lettura facile e colorata destinato a diversi canali: materiale per i venditori, allestimento dei punti vendita, sito e social. Quindi io e la mia set designer Erica Picco abbiamo realizzato delle composizioni per suggerire modalità di consumo del prodotto, e il risultato finale è molto pop. Per Pernigotti invece ho fotografato i cioccolatini come fossero gioielli. Le foto sono state stampate sui pannelli di un evento di presentazione del nuovo packaging. Il focus non era sul consumo, ma sulla preziosità dell'oggetto, con fondi oro e composizioni geometriche. Come si struttura oggi il mercato della food photography? Ora lavoro sempre più per il packaging. La richiesta di fotografia per campagne stampa – affissioni e pagine pubblicitarie sulle riviste – è calata, e con il boom dei social la comunicazione si è fatta molto più dinamica. Di sicuro la grande tendenza comunicativa del momento è il video, cui le aziende affidano il racconto della marca su diversi canali: web, fiere internazionali, eventi ad hoc – su cui le aziende puntano moltissimo – e allestimenti dei

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PAGINE PRECEDENTI — Cliente: Pernigotti Food Stylist: Iviano Ravasio — Cliente: Vallé Agenzia: Design Thinking Food Stylist: Iviano Ravasio

IN QUESTE PAGINE — Cliente: Mulino Bianco, Barilla Agenzia: McCann Erickson Italia Food Stylist: Francesca Alberoni — Cliente: Pernigotti Agenzia: Design Thinking Food Stylist: Francesca Alberoni — Cliente: Wasa, Barilla Agenzia: Future Brand Food Stylist: Francesca Alberoni

punti vendita. Anche io lavoro col video per clienti come Cucina Barilla, Pernigotti e VyTA, in collaborazione con videomaker come Marco Waldis e Lorenzo Gorini: io metto il mio sapere nell'ambito del food e loro mettono sceneggiatura e regia. Il mestiere si evolve costantemente perché oggi la comunicazione si esaurisce in fretta: ho l’impressione che dopo il boom dei social molte aziende stiano ragionando sul modo di evolvere ulteriormente il loro linguaggio. Quali regole seguono le foto create per il packaging? Se in generale la foto di food è molto tecnica, la foto di packaging è estremamente complessa: bisogna trasmettere molto in uno spazio ridotto, raccontando al meglio il prodotto e rispettando dei canoni. Ci sono prodotti più fotogenici di altri, alcuni sono ingredienti e ha dunque senso fotografare i piatti che si possono preparare, dando più suggerimenti di presentazione o creando abbinamenti, o, in altri casi, come per i sughi, scegliendo gli aspetti più iconici degli ingredienti: le foglie di basilico, per esempio.

Qual è la tendenza del momento nella rappresentazione di food sul packaging? La naturalezza, indubbiamente. Anni fa non c’era l’esigenza di rispettare il prodotto all’interno della confezione, c’era l’idea di presentarlo bene, e l’overpromising non era un problema. Poi alcune aziende hanno cominciato a mettersi in discussione ed è stato fatto un gran lavoro, stimolato anche dalle associazioni di consumatori. Ora c'è una grandissima attenzione a quello che si mette sulle confezioni. Il prodotto deve essere delle dimensioni giuste, non si mostrano ingredienti che non ci sono realmente, e quando si fa una presentazione un po’ elaborata si indica che si tratta di un suggerimento. Se da una parte c'è molto più rispetto verso il consumatore, dall'altra i prodotti stessi sono cambiati: sono diminuite le quantità di cibo nel piatto, si cerca di mangiare più sano e meno grasso, perché è cambiata la società, la cultura e l’economia e questi aspetti si riflettono sul packaging. La naturalezza, insomma, è un criterio che riguarda sia la forma sia il contenuto. Il prodotto deve essere ben presentato ma coerente con la realtà: tutto il mio lavoro sul packaging si basa sul comprendere insieme all’azienda fin dove si può arrivare.

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Manifattura del Seveso veste BULGARI: THE PERFUME OF GEMS Un volume sontuoso che parla di gemme ed essenze preziose, di alchimie e colori per esplorare l’universo Bulgari e la sua collezione di Haute Parfumerie “Le Gemme”, sviluppata dai più grandi maestri profumieri internazionali. È “Bulgari: the Perfume of Gems”, il libro edito da Rizzoli in tremila copie e curato dal fashion edi-

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tor Simone Marchetti con testi di Brian Eno, Annick Le Guérer, Chiara Gamberale e Renato Bruni. La collezione di fragranze Le Gemme incarna il DNA di Bulgari e la sua tradizione per l’alta gioielleria, che da sempre si ispira alle personalità più eleganti del pianeta e detta i canoni dell’eccellenza.

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Formato: cm 26x35 Tiratura: 3.000 copie Pagine: 284, stampate su Gardamatt Art di Cartiere del Garda da 170 grammi; all’interno sono presenti 3 quartini più piccoli Imbavatura di 5 duini formato libro stampati su Curious Translucent Perla da 100 grammi di ArjoWiggins. Risguardi stampati a 4 colori su carta usomano da 170 grammi Labbratura: oro su 3 lati Copertina: stampata a 4 colori su Setalux bianca. Trancia a caldo in oro lucido su piatto e dorso Confezione: in cartonato cucito, cartone da 3 mm, dorso quadro Stampa: EBS Verona

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Pensare, per realizzare insieme. In Polyedra non abbiamo mai smesso di farlo, perché c’è sempre un’idea pronta a diventare realtà. Come o grazie a cosa? Possiamo inventarlo insieme: l’importante è non smettere d’immaginarsi il futuro. Polyedra è il partner poliedrico capace di ascoltare per tradurre in soluzioni le vostri visioni. Don’t stop imaging.

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T IPOGR AFI A/// GENERARE UN FONT OPEN TYPE CON FONTSELF

GILBERT BOLD

Progettare un carattere — quinta lezione

Come facciamo a trasformare i disegni vettoriali dei glifi* in un carattere operativo, da installare e utilizzare con tutti i software? In queste pagine presentiamo il più semplice tra i programmi, destinato a chi compie i primi passi, vuole imparare a generare caratteri digitali e divertirsi a sperimentare. *La lezione sul disegno in vettoriale è comparsa sul numero 74 di Print a pagina 79.

di S T E F A N O

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sistono numerosi software in grado di trasformare un disegno vettoriale in un carattere digitale funzionante e, contestualmente, definire tutte le caratteristiche del font: crenatura, spaziatura, alternative, glifi speciali, eccetera. Il più noto è senza dubbio FontLab Studio, in grado di gestire sostanzialmente qualunque esigenza del type designer contemporaneo, incluse le più moderne Font Variations di OpenType 1.8. Il suo principale concorrente, è Glyphs, validissima alternativa anche grazie a numerosi plugin in grado di automatizzare e ottimizzare molti aspetti di un carattere digitale. È poi doveroso segnalare altri software come Robofont, TypeTool, Fontographer. Ma se si tratta, come nel nostro caso, di suggerire un software entry-level, con una curva di apprendimento rapidissima e costi contenuti, la scelta non può che ricadere su Fontself Maker.

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Fontself non nasce come software stand-alone, ma come estensione di

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Adobe Illustrator (dalla CC 2015.3 in avanti) e separatamente di Adobe Photoshop — in quest'ultimo caso, ovviamente, genera però font bitmap e non vettoriali. Dopo l'installazione, potrete aprire il relativo pannello nel menù Finestra > Estensioni. Il punto di forza di Fontself Maker sta nella facilità di utilizzo, ottenuta a scapito di alcune features che lo rendono, ovviamente, assai più povero rispetto a FontLab o Glyphs. È tuttavia un ottimo programma per generare caratteri digitali semplici o per fare esperimenti con le nuove frontiere dei color font. Per poter usare correttamente Fontself, i glifi disegnati in Illustrator dovranno rispettare alcune regole: tutte le forme dovranno essere espanse (nessuna traccia presente); tutte le forme dovranno essere chiuse (nessun tracciato o forma aperta); tutte le forme del singolo glifo dovranno essere unite (nessuna forma composta). Per facilitare gli allineamenti tra le lettere, è anche possibile creare fino a cinque guide su cui allineare i glifi in Illustrator. Rinominando i relativi oggetti-guida con i nomi corretti (ascender, capsheight, xheight, baseline, descender), è possibile trascinarle insieme ai glifi per trasformarle automaticamente nelle relative guide dello Spacing Pad di Fontself. Questa tecnica permette di salvaguardare tempo nel corretto allineamento dei singoli glifi.

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IMPORTARE GLIFI DA ILLUSTRATOR A FONTSELF Per caricare un singolo glifo, è sufficiente trascinarlo dal foglio di lavoro di Illustrator sul Pannello Fontself, nell’area Any character (l'ultima in basso). Fontself permette in alternativa di caricare automaticamente un intero alfabeto maiuscolo o minuscolo, purché le 26 lettere siano in sequenza (A-Z), o una seie di numeri se correttamente ordinati da 0 a 9. — Per caricare glifi o simboli speciali, è sufficiente usare l’upload per glifi singoli. Nello spazio sotto il glifo, andrà digitato il relativo simbolo a cui questo glifo è abbinato (anche sfruttando il copia-e-incolla direttamente dal Pannello Glifi di un altro font). Questa procedura vale per tutta la punteggiatura, le lettere accentate, le lettere straniere, i simboli di valuta, i simboli matematici, eccetera.

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ASSEGNARE UN GLIFO ALLA RELATIVA LETTERA Il carattere abbinato al glifo caricato si trova, in piccolo, al di sotto del relativo glifo. Usando i caricamenti automatici per maiuscole, minuscole o numerali, Fontself riconosce e attribuisce automaticamente il relativo carattere. In qualunque momento (e per tutti i glifi non caricati automaticamente) è possibile cambiare il carattere abbinato cliccando sullo spazio indicato e digitandolo tramite tastiera.

CARICARE UNA LEGATURA Per caricare una legatura, è sufficiente usare l’upload per glifi singoli. Nello spazio sotto il glifo, andrà digitata la relativa coppia o tripletta di caratteri che questo glifo sostituisce (ad esempio: fi, ffi, ffj, ch, eccetera). Fontself chiederà automaticamente, a questo punto, di che tipo di legatura si tratta: standard (cioè automaticamente sostituita dal software) o facoltativa (attivabile solo tramite funzioni OpenType).

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abcdefghijklmn ABCDEFGHIJKL OPQRSTUVWXY 0123456789 PRINTLOVERS | DIC2018


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LIVE PREVIEW E CORREZIONI COMPLESSIVE Nell’area di live preview, posso visualizzare in tempo reale l’aspetto del mio carattere incluse le modifiche di crenatura o altezza sulla linea di base. Nella stessa area, è possibile scrivere in tempo reale per testare direttamente il carattere prima dell’esportazione. Subito sotto, invece, le funzioni Letter Space, Line Space e Scale permettono di modificare contemporaneamente per tutti i glifi caricati lo spazio tra le lettere, lo spazio tra le righe di base e la dimensione dei glifi.

COMPLETARE LE INFO ED ESPORTARE Una volta soddisfatti del risultato e completate tutte le informazioni nella voce Font Infos, cliccando sul pulsante Export si esporterà su una destinazione a scelta il file .otf con il proprio font operativo. Sarà sufficiente installare il font per poterlo utilizzare con qualunque software. In caso di successive modifiche, il pulsante Open permette di aprire un file .otf esistente solo se è stato creato con Fontself, per procedere con le correzioni ed esportare nuovamente il font.

nopqrstuvwxyz LMN YZ

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REGOLARE RAPIDAMENTE CRENATURA E ALTEZZA SULLA LINEA DI BASE Per regolare velocemente e direttamente dal Pannello principale (ma senza una grande precisione) l’altezza sulla linea di base o la crenatura del singolo glifo, sarà sufficiente selezionarlo col mouse e, tenendo premuto, spostare il glifo o le relative guide nella direzione desiderata.

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REGOLARE CON MAGGIORE PRECISIONE CRENATURA E ALTEZZA SULLA LINEA DI BASE Cliccando sul simbolo dell’ingrandimento di fianco ad ogni singolo glifo, è possibile accedere alla modalità single view. Qui è possibile svolgere regolazioni più precise in merito alle misure generali del carattere (posizione delle guide, altezza della x, altezza maiuscole, eccetera) e a quelle specifiche per il glifo (altezza sulla linea di base, crenatura), anche digitando i valori precisi nelle apposite caselle al di sopra dell'area di preview del glifo.

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SPACING PAD Cliccando sul pulsante Advanced sotto la Live Preview, si accede al pannello Spacing Pad. Da qui è possibile regolare con precisione matematica la crenatura sinistra (left), destra (right) e la larghezza (width) di ciascun glifo, digitando i valori desiderati negli appositi spazi.

PRONTO PER I COLOR FONT Fontself è stato tra i pionieri dei color font, cioè font già colorati in vettoriale, anziché neri. Nel 2017, per onorare la morte di Gilbert Baker (inventore della bandiera arcobaleno), NewFest con NYC Pride e Fontself hanno pubblicato Gilbert, un color font OpenType ispirato dal linguaggio dell'iconica bandiera. Per realizzarli in FontSelf, basterà semplicemente progettare ed importare forme colorate anziché nere.

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1968-2018: CINQUANT’ANNI

di Grafiche Antiga “L’8 agosto 1968 – raccontano i fratelli Franco, Silvio, Mario, Carlo -, comprammo una piccola macchina da stampa d’occasione, due banconi di caratteri e un tagliacarte a mano verde chiaro. Nostro padre, all’epoca appena andato in pensione, con un gesto che ancora oggi ci commuove, non esitò a ipotecare la modesta casa di famiglia, suo unico avere, per consentire ai figli l’avviamento del minuscolo laboratorio. Al suo fianco c’era nostra mamma, esemplare in coraggio e umanità: a lei va il merito di averci insegnato, in silenzio, il rispetto dei valori umani e il senso del dovere. Fu quindi la passione per la tipografia e il timore per le rate mensili, a tenere a battesimo la vicenda umana e professionale dei fratelli Antiga tipografi”. “Favoriti dalle esperienze maturate nell’apprendimento del mestiere, affrontammo il passaggio alle tecnologie che negli anni si andavano avvicendando. Una innata vocazione e una buona competenza necessaria per allestire a regola d’arte uno stampato giovarono nei rapporti commerciali che andavano via via intensificandosi”. Grafiche Antiga divenne così, nel tempo, un’azienda di riferimento. La picco-

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la platina del Sessantotto fu sostituita da veloci e competitive macchine e il minuscolo laboratorio domestico degli inizi fu soppiantato da nuovi spazi industriali. “Il supporto di fidati collaboratori e la fiducia che in noi riponeva una clientela esigente e dinamica ci permisero una costante crescita”. A cominciare dagli anni Settanta, nuove tecnologie sconvolsero il mondo della comunicazione e della stampa. Il mestiere che era rimasto immutato per cinquecento anni, in pochi decenni si trasforma e trascina nell’oblio la storia e gli strumenti di un colto artigianato.  “Noi che questa storia l’avevamo vissuta intensamente non potevamo assistere indifferenti alla dispersione del sapere e dell’ingegno degli artisti artigiani che ci avevano preceduto. Non potevamo disconoscere le nostre origini e la valenza di tanta storia: sentivamo di dover saldare un debito di riconoscenza nei confronti del nostro mestiere. Nel 1995 diamo vita a Tipoteca Italiana, una fondazione che ha la missione istituzionale di salvare e promuovere il patrimonio storico della tipografia italiana. Inizia così un lungo e reiterato viaggio da

nord a sud d’Italia, verso luoghi e dialetti sconosciuti, per recuperare macchine, caratteri e matrici dell’antico mestiere: grazie a un enorme “trasloco” di materiali, archiviammo quanto restava della professione che aveva permesso la diffusione del sapere. La rivoluzione silenziosa che aveva dato al mondo la possibilità di evolversi”. Tipoteca è ora il luogo dove si conservano antiche macchine da stampa, migliaia di stili di piombo e legno, documenti e testimonianze degli uomini della tipografia. Un museo e una concreta realtà culturale, frequentata da appassionati e studiosi che vi giungono da tutto il mondo per scoprire le origini del design grafico e della comunicazione. Grafiche Antiga celebra i suoi cinquanta anni con la pubblicazione di uno splendido volume, Tipoteca. Una storia italiana. Il racconto di un mestiere antico e affascinante qual è quello del tipografo. Dagli esordi sono cambiate le dimensioni aziendali ma non il DNA imprenditoriale. L’azienda, interamente di proprietà della famiglia Antiga, mantiene la posizione di leader in Italia nella categoria stampa offset da foglio. Negli

ultimi esercizi l’azienda ha consolidato e rafforzato la propria posizione anche a livello patrimoniale e finanziario e la struttura solida e affidabile consentirà di proseguire il progetto per la realizzazione del piano di investimenti tecnologici industria 4.0 volti ad implementare ulteriormente il ciclo produttivo e rendere la gestione sempre più efficiente e qualitativa. L’attività commerciale è sostenuta da un ottimo team ed è in incremento sia in Italia che all’estero. Molto positivo è il grado di apprezzamento della clientela per le produzioni e i servizi offerti, con un forte livello di fidelizzazione, in particolare con importanti brand nazionali e internazionali. I piani di formazione continua del personale sono graditi e partecipati dai collaboratori. Anche l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità rimangono all’interno dei focus aziendali, come confermato dal rinnovo degli impianti energetici a basso consumo ed alta efficienza. Nel campo della cultura, Grafiche Antiga è da sempre partner di primari premi letterari.

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BIOLAMINIL, L’ALTERNATIVA ECOSOSTENIBILE PER I MATERIALI POP CHE RAFFORZA L’IMMAGINE DI MARCA

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a plastica è diventata fondamentale per la vita di oggi ed è impensabile vivere senza. Tuttavia dobbiamo ricordarci l’impatto delle plastiche tradizionali sull’ambiente. Infatti, ci vogliono 1000 anni perché una bottiglia in plastica abbandonata sul terreno si biodegradi spontaneamente, 450 nell’acqua. Se pensiamo alle tonnellate di oggetti in plastica con cui stiamo soffocando l’ambiente e gli oceani, l’avvento sul mercato di alternative ecosostenibili ai materiali inquinanti è una boccata di ossigeno per il pianeta.

In generale le aziende si preoccupano poco dell’impatto sull’ambiente delle loro scelte e considerano di più le economie di scala e l’impatto dei costi sui loro cicli produttivi. In particolare, il settore degli allestimenti POP e del visual merchandising finora è stato poco propenso, anche per mancanza di un’offerta adeguata, a sostituire i materiali funzionali ma nocivi per l’ambiente come le plastiche solide (simil-forex) e i pannelli sandwich. Display e supporti POP, usati in genere per campagne di breve e media durata, finiscono tra i rifiuti indifferenziati. Se consideriamo la quantità di allestimenti delle varie catene di retail, i numeri sono alti. Pannelli sandwich biodegradabili Davvero non esistono alternative? I pionieri della ricerca sono alcuni produttori di semilavorati come Isonova, che nel 2018 ha lanciato BioLaminil, la gamma di pannelli sandwich biodegradabili. BioLaminil è l’evoluzione sostenibile di Laminil, il materiale leader nella cartotecnica (stampa off-set con accoppiatura), stampa digitale, serigrafica e

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stampa a caldo, packaging, mondo POP e visual merchandising. “Come produttori di materie plastiche, sentivamo da anni la responsabilità di sviluppare delle innovazioni capaci di diminuire l’immissione di materie plastiche nell’ambiente spiega Laura Schellino, sales & marketing Director di Isonova. BioLaminil trasferisce le funzionalità che hanno decretato il successo di Laminil in una dimensione biodegradabile. Infatti BioLaminil, una volta conferito in discarica con i rifiuti generici o se accidentalmente disperso nell’ambiente, si biodegrada naturalmente in un tempo medio di 5 anni, a seconda del tasso di umidità, senza generare microplastiche residue. Un mix particolare di batteri, inserito nella matrice del materiale, si attiva quando trova le condizioni tipiche di una discarica o dell’ambiente marino e decompone completamente il materiale. BioLaminil, una scelta convincente per la comunicazione visiva “Nello sviluppo di BioLaminil abbiamo puntato tantissimo sulla per-

formance — continua Laura Schellino. “Crediamo che per convincere le aziende, le agenzie di comunicazione e i trasformatori a sostituire i materiali tradizionali con le novità sostenibili bisogna prima di tutto garantire un livello di funzionalità equivalente. E poi fornire una gamma abbastanza ampia per soddisfare le diverse esigenze”. BioLaminil è una scelta versatile, che si adatta ad allestimenti durevoli e ha un’ottima resa con tutte le tecniche di stampa, fustellatura e lavorazione cartotecnica. Con questo materiale si possono creare sagome fustellate molto elaborate, leggere e resistenti, che permettono di dare vista a elementi tridimensionali sul punto vendita, attirando l’attenzione del consumatore sul brand e creando una migliore “customer experience”. Nella sua breve carriera vanta già un curriculum importante. Nell’ultima edizione di Viscom Italia, la fiera della comunicazione visiva, il progetto in BioLaminil per il brand Dainese ha vinto il premio DIVA

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(Display Italia Viscom Award) della Giuria Tecnica per categoria Display Durevoli. Il progetto, curato da Marco Maggioni Design e realizzato da Fronteretro, è un’isola espositiva tridimensionale alta oltre 2 metri dalla struttura ricca, che trasmette a colpo d’occhio l’identità del brand: dinamismo, velocità, energia cinetica, protezione e amore per il design. Il materiale utilizzato è BioNeroLam 817, il pannello sandwich con anima in schiuma nera spessa 7 mm accoppiata con carta kraft bianca, stampata in digitale con i pantoni del brand. Grazie al materiale, si è potuto creare un elemento che rappresenta non solo il brand ma anche l’utilizzo del prodotto, le ginocchiere per motociclisti, perché le linee asimmetriche raffigurano il muscolo del motociclista e le curve della ginocchiera. L’isola diventa un mondo alternativo in cui il consumatore viene trasportato. BioNeroLam è l’ultima novità della gamma biodegradabile, che comprende pannelli con schiuma bianca o nera spessi 3, 5 o 10 mm, stampabili in digitale, serigrafia e stampa a caldo o accoppiati a fogli in carta e

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cartoncino stampati in off-set. La Foglia XPS BIO biodegradabile che forma BioLaminil è la base anche per BioIsoprint, un pannello con maggiore planarità per la stampa digitale diretta, Bio Isolambox, la linea di scatole a tenuta termica per prodotti alimentari e di pasticceria, farmaceutici e le luxury box con superfici esterne in carta bianca, nera o argento, schiuma interna bianca o nera e finiture alternative su richiesta. Isonova ha voluto offrire una varietà di supporti per usi diversi, accomunati dallo stesso “concept”. Rafforzare l’immagine del brand e migliorare la customer experience con BioLaminil “La nostra priorità è far comprendere a chi adotta un materiale ecosostenibile come BioLaminil che, oltre a prendere una decisione importante per la responsabilità sociale e ambientale, ha a disposizione un argomento con delle ricadute importanti sulla percezione del brand. BioLaminil può diventare una risorsa da inserire nella strategia di comunicazione e per migliorare la customer experience” spiega Laura Schellino.

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Prima di tutto BioLaminil è una scelta di campo, coerente con la sensibilità green dell’azienda che vuole diminuire l’impatto ambientale lungo la filiera produttiva. Ridurre l’uso di materiali poco ecologici sul punto vendita e nel packaging è l’ultimo tassello del percorso: mostra un’adesione reale ai propri valori ed è una notizia importante da comunicare ai consumatori. È dimostrato che le persone, e in particolare i Millennials, premiamo chi agisce in modo sostenibile. Inoltre, è un esempio che stimola una maggior consapevolezza delle persone sull’impatto delle proprie scelte di consumo e sull’importanza di riciclare. I dati confermano che molti settori del retail come la moda, lo sportswear e i prodotti di lusso stanno vivendo un momento positivo. L’esperienza sul punto vendita rimane centrale per il consumatore, che spesso vive lo shopping come intrattenimento.

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tare l’utilizzo di supporti stampati all'interno dei punti vendita. Il formato fisico ha la capacità di creare un impatto sul cliente e una Call to Action superiore rispetto al digital signage, e resiste bene all’avvento di quest’ultimo. Le campagne promozionali POP diventano più dinamiche, brevi e frequenti. La loro efficacia aumenta quando si offre al consumatore un’esperienza, un’emozione che lo fa sentire legato al brand. Il display tridimensionale, con una buona qualità di stampa, realistico, con forme solide e un’immagine di personalità, ha la capacità di creare una realtà parallela che cattura l’attenzione del consumatore e lo trasporta nel mondo del brand. Se poi si riesce a trasmettere che quell’installazione così accattivante ha un impatto ambientale pari a zero, si chiude il circolo virtuoso della “customer experience”.

Per pubblicizzare prodotti di alta qualità le aziende europee, in particolare quelle italiane (9 su 10), sembrano voler continuare e incremen-

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IL PUZZLE PACK CHE VALE ORO Il packaging del biltong Carnero, realizzato nell’ambito di Brand Revolution LAB 2018 dallo studio Creativo The 6th, si aggiudica due ori agli ADCI Awards 2018

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Il concorso più ambito dalla community creativa italiana ha conferito due ori allo studio creativo The 6th di Milano – una giovane boutique agency non distante da Porta Romana – per il packaging pensato per Carnero, un prodotto che sta per essere lanciato sul mercato come primo biltong all’italiana dalla start-up Salca 1917. Il primo oro l’ha assegnato la giuria Design – sottocategoria Packaging, presieduta da Franz Degano, Designer e Creative Director Quinto Lancio, il secondo la giuria Industry Craft/Film Craft — sottocategoria Illustrazione, presieduta da Luca Cinquepalmi, Executive Creative Director di Publicis Milan. Un riconoscimento importante per un prodotto dal concept innovativo e illustrazioni ispirate agli anni d’oro della grafica italiana: una serie di 25 stand-up pouch che si differenziano per due fronti diversi – indicanti le due referenze di pro-

dotto, carne essiccata di magatello piemontese classica e piccante – e 25 retri, uno diverso dall’altro che, affiancati tra loro, danno origine a un mosaico illustrato, l’immagine di una slice of life ricca e ironica in cui personaggi e animali interagiscono componendo una scena che sembra un dipinto murale. “Il tema degli ADCI Awards di quest’anno era la Human Intelligence” afferma Elena Carella, Direttore Creativo di The 6th “e siamo molto felici che le motivazioni del premio, espresse dal presidente di Giuria Franz Degano, abbiano messo l’accento sull’idea che sta alla base del progetto, e non soltanto sull’estetica. È nel nostro DNA infatti pensare che la grafica debba viaggiare di pari passo con la comunicazione delle idee”. Il progetto vincitore è stato sviluppato e presentato per la prima volta come prototipo lo scorso maggio 2018 nell’ambito di Brand

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Revolution LAB, il Creative Show della stampa innovativa organizzato da Stratego Group col patrocinio di DMA Italia, che ha lo scopo di mettere in relazione agenzie creative, stampatori, fornitori di tecnologie e supporti di stampa e brand owner per ideare e realizzare progetti che esprimano i valori del marchio oltrepassando i limiti della comunicazione convenzionale. Frutto dell’incontro tra la creatività di The 6th il know-how tecnologico di Goglio SpA, il prototipo è stato poi accettato dal cliente che ha deciso di confermare Goglio come azienda di stampa di riferimento per la produzione. “Siamo orgogliosi di aver avuto l’opportunità di realizzare il progetto di The 6th durante Brand Revolution LAB 2018”, afferma Franco Goglio, presidente di Goglio SpA “e altrettanto orgogliosi che la qualità del lavoro svolto sia stata riconosciuta anche dall’Art Directors Club Ita-

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liano. Per valorizzare la creatività di The 6th abbiamo prodotto due versioni di stand-up stampati con bianco coprente su materiale triplice abbinato. Grazie al sistema di stampa digitale HP Indigo 20000 è stato possibile realizzare il materiale in pochi giorni e con un’altissima componente di differenziazione di ogni singola busta”. Nel progetto pensato durante Brand Revolution LAB, oltre agli stand-up pouch sono stati realizzati due espositori e una serie di gift-box anch’esse in versione mosaico, prodotti da Ghelfi Ondulati SpA con tecnologia HP PageWide Web Press T1100, e un block-notes con l’immagine integrale da regalare come gadget, realizzato da Press Up con HP Indigo 12000. Maggiori dettagli sul concept e le tecniche di stampa del progetto Carnero su: www.brandrevolutionlab.it

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l mondo vuole diventare sempre più green, ma le aziende sono pronte? Se da un lato c’è una forte domanda di innovazione digitale – e lo conferma la crescita di soluzioni che rendono gli impianti out of home sempre più a misura delle smart city– a che punto è la sostenibilità ambientale nel mondo dell’advertising? Passi avanti da quando regnava la mentalità dell’usa e getta ne sono stati fatti molti, ma col cambiamento climatico sempre più evidente e la lotta all’uso delle plastiche

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è il momento di un decisivo salto di qualità. Clienti finali, concessionari, creativi e produttori di materiali lo sanno, e in tutto il pianeta il settore è chiamato a promuovere l’agenda verde. L’uso di pubblicità sostenibile aiuta i brand a raggiungere i loro obiettivi ecologici, e le affissioni sono un patrimonio pubblico non sfruttato, che può contribuire a generare entrate per uno sviluppo pulito. Bisogna anche lavorare perché le scelte verdi diventino progressivamente meno costose (sia che si tratti di inchiostri o di supporti, di materiali o di gestione) così da rappresentare un’alternativa per i clienti.

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Pareti ‘viventi’ e pannelli erbosi L’inserzionista vuole sì un messaggio sostenibile, ma pur sempre economico. Intanto che l’intero mercato si prepara a colorarsi di green, trasformando la tendenza in un chiaro mandato del consumatore, qua e là emergono nuovi prodotti e soluzioni che sfruttano le ultime innovazioni tecnologiche o semplicemente il pollice verde dei creativi. Come le “pareti viventi”, una delle forme di maggiore impatto dei media eco-compatibili: un cartellone che comunica attraverso la vegetazione, come quello realizzato con piante di tè per la pubblicità della Coca Cola. Le piante, inserite verticalmente nelle bottigliette, si

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Maxiaffissioni che assorbono lo smog, pannelli erbosi che puliscono l’aria, rivestimenti realizzati con tessuti che disgregano le molecole inquinanti. La sostenibilità ambientale ha ormai conquistato l’intero universo della comunicazione esterna. Che ha deciso di fare la sua parte perché tutto intorno a noi possa essere in linea con le esigenze di uno sviluppo sostenibile. danno da fare 24 ore al giorno per assorbire anidride carbonica e promuovere il brand. Su altri edifici, pannelli erbosi ancorati alle pareti servono a raffreddare il muro d’estate e a proteggerlo dal gelo d’inverno, facendo risparmiare sui costi energetici. Celebre anche il tabellone pubblicitario di McDonald’s che, per promuovere la sua linea di cibi naturali, lo aveva decorato di lattuga vera. Periodicamente, crescendo, la verdura mostrava la sua natura: una scritta che invitava a consumare insalate fresche. Oppure una casa vinicola inglese che ha realizzato le sue affissioni con 800

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piante e materiali riciclati, trasferite e ripiantate dopo l’affissione a maggior gloria della già verdissima campagna britannica. Tecnologie green Piante a parte, anche l’innovazione tecnologica gioca un ruolo importante: ad esempio in Finlandia Walki Group, produttore di laminati e materiali di imballaggio, propone soluzioni di stampa e imaging ecologiche che sostituiscono le carte blueback trattate chimicamente o i pannelli per banner e display in PVC con materie ultra-leggere, resistenti allo strappo e riciclabili a base di polimeri funzionali. Prodot-

ti che possono essere usati per applicazioni frontali o retroilluminate, con uno strato non riflettente a ricezione di getto d’inchiostro adatto per inchiostri UV o latex, testati dagli stampatori con larghezze fino a 3.200 mm. Acqua piovana per pulire gli impianti Poco lontano, Copenaghen punta a raggiungere un’impronta zero sull’ambiente entro il 2025, e l’arredo urbano ne tiene conto con misure come l’eco-design, che impatta anche sulle pubblicità OOH. Tanto che JCDecaux ha fissato obiettivi ambiziosi: una riduzione del 49%

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nel consumo di energia degli impianti, veicoli elettrici per la manutenzione, ma anche biciclette elettriche per la pulizia (usando l’acqua piovana) dei pannelli in centro città. Un messaggio colto dall’australiana OMA, che riunisce i concessionari di media: dal riciclo dei materiali di scarto alle tecnologie sostenibili, dal risparmio di energia, acqua e risorse ai veicoli non inquinanti, il Paese dei canguri vuol essere un modello green per l’Oceania. E l’Italia? Non resta indietro. Nel nostro Paese, anche se un po’ in ritardo, si sta facendo strada una crescente sensibilità ambientale, anche grazie all’interscambio tra i clienti (quasi tutti grandi player), i creativi, molti dei quali inseriti nei network pubblicitari internazionali, i produttori di materiali e stampatori sempre più attrezzati per la domanda eco-compatibile. Un segmento di mercato la cui importanza cresce a ogni stagione.

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Facciate che assorbono i veleni Ed è significativo che uno degli esempi più visibili di questa decisa virata verso la pubblicità OOH più sensibile all’ambiente sia venuta da Nivea, uno dei brand globali dei prodotti per la cura della pelle. E non è un caso: Nivea, che fa capo al colosso tedesco Beiersdorf – 130 anni di storia e 17 mila dipendenti – ha da poco lanciato la linea “Urban Skin”, formulata proprio per contrastare l’effetto di un ambiente cittadino sempre più inquinato. Il cliente target abita nelle grandi città, ma “vive” con disagio l’aria poco pulita: quale miglior modo per promuovere un prodotto studiato per difendere la pelle dallo smog che ricorrere a un materiale che è già esso stesso un aiuto a una città più sana? Maxiaffissioni contro lo smog La scelta è quindi caduta su un impianto collocato in Piazza San Babila, nel pieno centro di Milano: una maxi affissione di quasi 400 metri quadrati caratterizzata dall’innovativa tecnologia green del tessuto “The

Comunicare per proteggere e migliorare la qualità della vita

Breath”, una soluzione sostenibile ed ecologica ideata da Anemotech che assorbe lo smog e sfrutta il movimento dell’aria, permettendole di circolare più pulita e respirabile. La creatività è stata curata da FCB Milano, mentre Urban Vision (concessionaria di spazi OOH partecipata da WPP e Media Vision) ha realizzato l’impianto. “Abbiamo scelto una strategia di comunicazione a misura di città, innovativa ma insieme sostenibile”, spiegano da Nivea. “Siamo orgogliosi di contribuire in maniera concreta al miglioramento della qualità della vita urbana, nel pieno rispetto dell’ambiente. Così come amiamo prenderci cura della pelle delle consumatrici, siamo felici di farlo attraverso una campagna sostenibile che ricalca perfettamente l’essenza della nuova linea di prodotti”. Tecnologie di stampa controllate e certificate “Urban Vision pone da sempre particolare attenzione alla riduzione

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dell’impatto ambientale delle sue realizzazioni”, dice Gianluca De Marchi, presidente di Urban Vision, spiegando una scelta che è sia di mercato sia etica ed ecologica. “Utilizziamo perciò tecnologie di stampa senza emissione di composti organici volatili o sostanze dannose per l’ozono, scegliamo vernici ad acqua non acriliche che garantiscono la totale assenza di inquinanti pericolosi e limitiamo l’inquinamento luminoso impiegando fari a tecnologia led, dove possibile alimentati da pannelli fotovoltaici. Infine ci facciamo carico dello smaltimento e del riciclo dei materiali utilizzati. Urban Vision sostiene anche il Fondo Ambiente Italiano e da tempo ha una partnership con Earth Day Italia, che rappresenta la ong internazionale che promuove la Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite”. Nel mondo OOH Urban Vision ha fatto strada per la sostenibilità ecologica, siglando una partnership esclusiva con la Anemotech per l’utilizzo e la distribuzione di The

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Breath negli impianti outdoor in Italia e nel Regno Unito. “Riteniamo importante dare un contributo alla difesa dell’ambiente. I nostri clienti trovano The Breath applicato alle maxi affissioni dietro al telo pubblicitario o alla riproduzione architettonica, senza che questo comporti alcun aggravio di costi. È un altro dei fattori che ci differenziano dai nostri competitor”.

Bastano 10 metri quadrati di tessuto per “eliminare” 3.600 auto a benzina.

La sua funzionalità è stata testata secondo l’inquinamento medio nel centro di Milano con risultati notevoli in termini di sostenibilità ambientale: in un anno solo 10 metri quadrati di tessuto applicati a un palazzo evitano emissioni di biossido d’azoto pari a 1450 auto diesel o a 15 caldaie, o di composti organici volatili pari a quelli prodotti da 3.600 auto a benzina. Lo stesso materiale ha anche un utilizzo indoor: come pannelli o rivestimenti tessili, può assorbire le sostanze inquinanti emesse da vernici dei mobili e pitture a parete, detersivi, emissioni dei

fornelli o formaldeide, e ha infine un vantaggioso effetto antibatterico. “Dopo la presentazione ufficiale della partnership con Anemotech ci sono giunte numerose richieste sia dal pubblico che dai privati”, aggiunge De Marchi analizzando il ritorno in termini di mercato della scelta ambientale. “L’utilizzo di questa tecnologia sui nostri impianti ha suscitato notevole interesse anche all’estero. Ce lo confermano le realizzazioni già presenti a Lisbona e a Londra: nella capitale britannica l’inquinamento è un tema davvero sentito, e dai test effettuati prima delle nostre installazioni erano emersi dati piuttosto allarmanti. Diversi settori merceologici hanno dimostrato il loro interesse verso la tecnologia The Breath: automotive, beauty, tlc e moda. Contribuire a ridurre l’inquinamento è un plus per clienti sempre più orientati verso investimenti sostenibili”. Ma quali vantaggi porta The Breath a città, edifici, clienti e persone?

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I N C H I E S T A

“L’installazione in un ambiente urbano permette di neutralizzare l’inquinamento causato dal consumo di energia dentro e fuori gli edifici e di assorbire le emissioni nocive prodotte dalle industrie e dal traffico. È un materiale” spiega “che può contribuire a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Può essere usato nell’arredo urbano, proteggendo dalle polveri sottili chi transita nelle aree limitrofe, ma anche chi lavora nei cantieri, così come tutte le persone che abitano nei palazzi oppure lavorano negli uffici degli edifici, sempre più numerosi nei centri storici, sottoposti a un restauro. Inoltre” conclude De Marchi “protegge gli stessi monumenti e gli edifici artistici, in alcune fasi dei lavori esposti agli agenti atmosferici e inquinanti a causa dell’utilizzo di solventi che ne aumentano la porosità”. Pannelli che riducono l’inquinamento “The Breath” è un tessuto dalle caratteristiche sorprendenti, innovativo nel concetto e nel modello di impiego. Sviluppato da Anemotech, una società tutta italiana che fa parte di Ecoprogram Group, è un sistema di teli per l’attenuazione dell’inqui-

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namento da traffico, riscaldamento e altre emissioni sia da produzioni industriali che civili. Brevettato nel 2014, risponde alla mission aziendale di studiare e sviluppare prodotti che migliorano la qualità della vita. Sfrutta la circolazione naturale dell’aria e il suo “funzionamento” non consuma energia. Il pannello, posto sui palazzi, favorisce la riduzione dell’inquinamento catturando la carica batterica, le polveri e le muffe, e aiuta inoltre a contrastare gli odori molesti. È composto da un tessuto multi-strato che assorbe, trattiene e disgrega le molecole degli inquinanti presenti nell’aria circostante. Riveste l’edificio sui ponteggi dei cantieri e dei lavori di riqualificazione urbana, ed è un modello sempre più utilizzato nell’OOH, quando il restauro è sponsorizzato e “rivestito” dalla pubblicità di un brand. Questo innovativo tessuto può essere stampato direttamente o accoppiato ai poster di pubblicità predisposte dal cliente, come spiega Gianmarco Cammi, direttore operativo di Anemotech. “La scelta dipende essenzialmente dalle dimensioni dell’installazione e dalla qualità grafica che il cliente desidera. In rapporto alle misure e alla complessità possiamo

La sostenibilità verso l’ecosistema deve andare di pari passo con la sensibilità sociale.

gestire il processo di stampa internamente o richiedere il supporto di stampatori esterni. Se è un poster di dimensioni tradizionali – diciamo il classico 6×3 e senza la necessità di una risoluzione elevata – non c’è alcun problema a procedere anche con la stampa diretta. Se è invece un grande formato con una grafica performante o molto definita, la soluzione migliore è unire il cartellone al telo contando sulla circolazione d’aria. Le maxi affissioni da 400-600 metri quadrati che rivestono interi edifici rientrano in questa categoria”, precisa Cammi. “L’importante è garantire flessibilità rispetto all’esigenza del cliente: The Breath funziona perfettamente con entrambe le modalità di utilizzo”. Quando si tratta di maxi affissioni per i restauri però non si può considerare solo l’aspetto ambientale: anche la salute di chi in quel palazzo continua a vivere (o a lavorare) o degli operatori impegnati nel cantiere ha il massimo valore. “Sono persone che per mesi oltre all’inquinamento del traffico sopportano anche le polveri, e questa soluzione le protegge. La sostenibilità verso l’ecosistema deve andare di pari passo con la sensibilità sociale”.

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C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

T I P O G R A F I C A

VA R E S E

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LA TIPOGRAFICA VARESE ENTRA IN ELITE

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La Tipografica Varese, riferimento europeo nel mondo della stampa dei libri, è entrata a far parte di Elite, il programma internazionale nato in Borsa Italiana nel 2012 con la collaborazione di Confindustria, dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita. Elite è un progetto che si propone di accelerare lo sviluppo delle imprese attraverso un innovativo percorso di supporto organizzativo e manageriale, basato su modelli di pianificazione e controllo sia a livello strategico che industriale, con l’obiettivo di rendere imprese già meritevoli ancora più organizzate, trasparenti, competitive e più attraenti nei confronti degli investitori a livello globale. Abbiamo rivolto alcune domande a Gianandrea Redaelli, quarta generazione alla guida di La Tipografica Varese.

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Cosa significa per voi questo ingresso in Elite? Essere inseriti in questa comunità internazionale è per noi una grande opportunità che arriva in un momento giusto, come uno snodo proficuo del percorso di risanamento dell’azienda. Elite è un’occasione di incontro e di confronto con operatori con i quali possiamo discutere le nostre nuove idee, farne germogliare di nuove, sempre allo scopo di accogliere e integrare nuovi punti di vista. Siete dunque molto fiduciosi nelle opportunità che verranno ? Certo, siamo sicuri che l’ingresso in Elite aprirà le porte a nuovi e numerosi incontri, sia con esperti che potranno esserci di supporto, sia con realtà del mondo che per noi oggi sono ancora inesplorate, ma che vogliamo assolutamente scoprire e affrontare con la stessa prudenza e lo stesso

coraggio che da sempre ci contraddistinguono. Per noi Elite significa anche coraggio. Coraggio di affrontare il mondo dell’editoria così cambiato e in continua mutazione? Sì, mi riferisco al coraggio di affrontare il futuro con sguardo positivo e voglia di crescere: le aziende che oggi restano ferme saranno le prime aziende sconfitte domani. Invece il nostro obiettivo è continuare a stampare libri, per i prossimi 90 anni. Quando nel 2012 siamo ripartiti mi sono detto: o ripartiamo continuando a repilicare lo stesso approccio o ripartiamo fidandoci del mondo nuovo che ci attende. Ed è quello che vogliamo fare: restare nell’editoria, stando al passo con il cambiamento, anzi dando un nostro, preciso, contributo al cambiamento.

Stampatori dei più grandi successi editoriali — Con una struttura produttiva a ciclo completo, dalla pre-stampa alla legatoria, La Tipografica Varese, fondata nel 1927 da Pietro Giuseppe Redaelli, realizza una vasta gamma di prodotti editoriali per i maggiori editori italiani ed europei: Mondadori, Rizzoli, DeAgostini, Pearson, Gruppo Hachette, Sejer, Editis, Dalloz, Cambridge University Press. Con i suoi 18 milioni di euro di fatturato nel 2016 (48% export), 130 dipendenti, un sito produttivo di 22mila metri quadrati e tecnologie all’avanguardia, è oggi una realtà di punta nella filiera dell’editoria. La Tipografica Varese ha stampato prime edizioni importanti come Il dottor Zivago di Boris Leonidovič Pasternak pubblicato nel novembre 1957 dalla Feltrinelli; Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa edito da Einaudi; Il Padrino di Mario Puzo edito da Dall’Oglio. Successivamente ha stampato best seller come Va’ dove ti porta il cuore di Baldini e Castoldi; Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti editi in Italia da Adriano Salani Editore.

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C O N T E S T

CREATIVE HERO 2018

La maratona creativa per talenti in erba dedicata alle etichette e al packaging. Formazione, teamworking, creatività, competizione, tecnologia, passione, amore per la grafica e la comunicazione. Sono questi gli ingredienti di Creative Hero, il concorso per giovani creativi ideato dalla Scuola Grafica San Marco di Mestre che ha appena chiuso la sua seconda edizione, consolidando la formula della maratona creativa di 24 ore in cui gli studenti vengono divisi in gruppi e sono chiamati a sfidarsi su un tema di progettazione assegnato al momento e da consegnare il giorno dopo. L’edizione 2018 si è focalizzata sul mondo delle etichette e del packaging, un tema stimolante che garantisce grandi possibilità di sperimen-

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tazione tecnica e creativa, suddiviso in tre challenge per altrettanti brand: le aziende Scaldaferro, Brazzale e Ultimate Italia. Più di 30 i gruppi in gara con altrettanti progetti, solo 3 i vincitori, uno per ogni challenge, e un solo gruppo vincitore assoluto eletto tra i tre migliori, il Creative Hero 2018. Creative Hero è un progetto dell’Istituto Salesiano San Marco di Mestre realizzato in partenariato con Confartigianato Vicenza e Focus Est, promotori ufficiali dell’edizione del 2018, e Tic Tac Stampa, partner tecnico e operativo. Entusiasta la risposta degli oltre 100 eroi creativi che hanno partecipato con professionalità ed entusiasmo.

IL PROGETTO VINCITORE

“Texture della Tradizione” per il Torronificio Scaldaferro

— Il Creative Hero 2018 è il Trinity Team, composto da Francesca Malossi, Roberto Hadjari e Simone De Pol che si è aggiudicato il titolo con il progetto per la challenge Scaldaferro, una serie di pack – limited edition, celebrativo e destinato alla GDO – ispirata ai disegni delle maioliche e delle architetture veneziane tradizionali, riviste in forme contemporanee con l’utilizzo di una palette di colori identificativi del brand e la lamina argento.

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SE MI

Fili

IO TI AVVOLGO

Manifattura del Seveso Tessuti per la legatoria, la cartotecnica & il packaging di lusso www.manifatturadelseveso.it PRINTLOVERS | DIC2018

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V E R S I O N

PAGE 10 HOW IT’S MADE HOT FOIL LUXOR® 107459 BIZARRE GREEN The foil used to give light to the veining of the sheet and the metallic particulars on the cover is Bizarre Green, one of the colours in Luxoro’s Pollock 2 collection. The brilliant metallic green, with its lively tones, lends strength and intensity to the design and illuminates the details. It’s a playful element that makes the whole cover shine. THE COVER PAPER MONTBLANC 300 g/m2. An authentic grain and an out of the ordinary brilliance: the purest white and the most palpable touch. With its uncoated surface and one of the highest white points on the market, Montblanc is the card for packaging that wants to get noticed. It is pure cellulose and available in six different weights to satisfy almost all your senses. CLICHÉ AND FOIL: LUXORO Exclusive distributor for Italy of foils and clichés for enhancement from the Kurz group, Luxoro offers industrial sectors such as fashion, luxury, packaging, cosmetics, food & wine, substrates and ideas for creating unique objects that can mirror the exclusive value of a product or brand. The close exclusive partnerships with LEONHARD KURZ Stiftung & Co. KG (the undisputed benchmark in the production of film for heat printing) and Hinderer + Mühlich KG (cliché and equipment for heat printing), make Luxoro the ideal supplier for any need in the field of printing and finishing of various materials. The company has a staff of over 50 people and an operational area of 3,500 sq.m. where there are the offices and logistics centre. Here the wide spaces available allow flexible warehousing of the “parent reels” (jumbo) from Kurz, and their cutting in the format required by the client. Thanks to its rigorous company policies Luxoro today is a completely zero impact company. www.luxoro.it

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PRINTING AND ENHANCEMENT: GRAFICA METELLIANA Grafica Metelliana deals with the printing and enhancement of materials for below the line communication, the design and production of packaging, and shopping bags. For more than 25 years it has been at the side of communication agencies, publishing houses, graphic artists and freelance designers, and companies in every product sector. In 2016 the group widened its product and service range with large format digital printing and indoor/outdoor setting up. www.graficametelliana.it COVER PAPER: COMMER CARTA With over 30 years’ experience, Commer Carta selects, cuts and distributes the best board for the graphics and paper converting sector. The only cutting centre in Milan, it has always been recognized on the market for the precision and reliability of its service and for the high quality of its products. Thanks to its prestigious international partnerships it can provide boards of pure cellulose, pulp, liner and kraft, certified and for food, exclusively and in special formats. Invercote - the renowned Iggesund pure cellulose - and Accurate Top Natural - the Mayr Melnhof foodstuffs with its natural aspect - are two of the Commer Carta products that show its constant research into quality, sustainability and innovation. A careful selection of special products has been enriching its established standard catalogue for a year now and has thrown the doors open to creativity and design. Kraft, uncoated, with very high, even more intense black and white points open up new possibilities for a contemporary packaging appeal. www.commercarta.com

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PAGE 12 IN THE NAME OF ECO-BEAUTY Formulas inspired by nature that are pure, essential, certified. Packaging made of recycled and bio-degradable paper, free of varnish and glue. Transformative packs that unfold and become package inserts. Ultra-light glass vials with bio-plastic droppers. This is how, in the Vicenza area, an Italian company of excellent standards brings together the tradition of natural cosmetics and the most advanced technologies. A totally eco-friendly approach, from the products to the packaging.

A green choice, from the product to the packaging. In Nanto, Vicenza, the values of eco-friendliness, Bio, and sustainability had been thought of, explored, and implemented before they became trendy. And, in forty years of activity, they have never been betrayed by Vagheggi, a company that has contributed to writing the history of Italian professional cosmetics, in particular phytocosmetics. “You could say we’ve always been

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quired by Favini to fund activities that absorb CO2 in the atmosphere.

green”, says Valeria Cavalcante, CEO and leader of the family business since 1997. “The company’s philosophy, as proven by the historical product line Vagheggi Phytocosmetics, lies in the strength of intuitions ahead of their times: we anticipated the eco-friendly trend and were able to develop our vision of contemporary eco-friendliness”. Vagheggi’s environmentally-friendly approach doesn’t only involve looking to nature for beauty and health products. In fact, it has been one of the first Italian companies to bring together the tradition of natural cosmetics and the most advanced technologies, starting from a meticulous selection of raw materials (lavender from Haute-Provence, white clay from Amazonia, silt from

packaging for creams, essential oils, and detergents. Every Vagheggi Phytocosmetici product – explains Valeria Cavalacante – is packaged in eco-friendly paper and primary containers that don’t release phthalates. In particular, the packaging for the Bio+ line has been designed to meet the consumer’s aesthetic expectations, as well as to respect Vagheggi’s green philosophy. How was this decision translated in the design of packaging and the use of materials? First of all we chose to only use Shiro Alga paper, an innovative, eco-friendly, biodegradable, and FSC certified paper. Favini’s Shiro Alga paper was born in

What are the other green qualities of your packaging? No varnishes or glues are used, and we have removed package inserts and labels, turning the pack itself into a surface onto which write product information. The jar and dropper are made of ‘ultra-light’ glass, which has a low environmental impact and can be easily recycled. Tubs are made of bioplastic, plant-based PE produced through the fermentation of sugar from a sugar cane grown in Brasil, free of GMOs. This significantly reduces CO2 emissions in the atmosphere and the materials are certified with the “I’m green” logo.

Antarctica, the resurrection plant from Central America). This has allowed the company to become a reference point in over 30 countries in the ‘luxury’ sector of professional phytocosmetics. Its point of excellence, based on sustainability, is the Bio+ line of products. The initial commitment to natural cosmetics – which has been recognised for the Bio+ products by international certification such as Cosmos Organic and Vegan Cosmetic Icea – is furthered in the choices regarding first and second level

the 90s from algae infesting the Venice Lagoon. Today, it is produced with algae from endangered lagoons all around the world. Not only the raw material, algae, is virtuous, but so is the entire production process of Shiro Alga: Favini has neutralised the inevitable residual emissions from the production of Shiro, in order to increase the product’s value and the company’s Corporate Climate Responsibility. Thanks to a Carbon Offset action, the emissions are entirely compensated by Carbon Credit, ac-

What agencies, graphic designers and printers do you work with? The creative and graphic concepts for Vagheggi are by the agency Weagroup, based in Castelfranco Veneto. Even though we are very active in foreign markets, Vagheggi remains true to our 100% Made in Italy promise: our company sites are in Italy and we work with Italian paper mills with whom we have been working for years. For this reason, we have kept the complete production cycle in-house: from research and devel-

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opment labs, to checks of raw materials on arrival, production, and checks on semi-finished and final products. The values our company is built on have not changed and have remained essential reference points for us, even as – over the past 50 years – our processes have evolved and we have invested on innovation through our in-house research and development labs. Our care for the product extends into our care for human resources, both internal and external. We offer our clients, both Italian and international, an extensive formative programme, ranging from strictly technical courses to ‘masters’ which also employ external teachers.

Organic (recognised on European and international levels) and ICEA’s Vegan Cosmetic, which doesn’t only guarantee that the raw materials are not animal products, but also that there are no traces of animal products in the process of obtaining the raw materials. For many years now, Vagheggi has been recognised as a company that intercepts and even anticipates new trends, not only in terms of research and development, but also in terms of creative and stylistic approaches that meet the market’s demands precisely. This is why we’ve made thoughtful choices for every detail of the Bio+ line: from certifications to innovative and glamorous packaging,

tegrated and coordinated on multiple fronts: ad campaigns, press office activities, PR, digital PR, website, company social media accounts, newsletters to clients and the final audience, contests, leaflets for clients and the final audience. How important is the added value of environmental compatibility? Respect for the environment and environmental sustainability are more and more at the centre of the demand of consumers, who expect companies to be committed to this field. Therefore, eco-sustainability is still a central theme in our research and our packaging pro-

Founded in 1975 and based in Nanto, Vicenza (at new headquarters, opened in 2011), Vagheggi closed 2017 with a profit of around 10 million euro. Vagheggi is a cosmetics company active in Italy through beauty centres and spas, and it is present in over 30 countries: it has a branch in Hungary, which has become the door to Eastern Europe, it has contacts with luxurious spa destinations in Austria and Germany, there are concept stores in Thailand, and an online community of loyal customers in Malaysia. International growth is confirmed by the significant growth in foreign turnover (+14.52% in 2017, and in the first 9 months of

What is the value of Bio for Vagheggi, from the product to the packaging? The field of professional cosmetics still approaches eco-friendliness timidly, but the demand for environmentally sustainable cosmetic products is ever-growing. Therefore we wanted to bring to the marketing something that was entirely innovative and contemporary from every point of view. To do so, on one side we’ve focused on highly effective eco-friendly formulations, and on the other we’ve picked the strictest certifications, such as Cosmos

which expresses a rigorous and, at the same time, playful approach to environmental sustainability, in line with international trends. Furthermore, our packaging was designed in response to an idea of sustainable development, in terms of respect for the environment, for animals, and for people, that we particularly care about. So, first of all, the pack is made of an eco-friendly paper.

jects. An example is one of our most recent projects, the BIO+ beauty tins: these are boxes that contain not only the cosmetic product, but also 3 sachets of seeds (basil, parsley, chive), which encourage the client to create small herb gardens on their terrace or window sill, giving the pack new life. The wide range of innovative and eco-friendly materials available facilitates the development and creation of solutions with a low environmental impact, in line with a trend that is ever-growing and, in our opinion, irreversible, linked to ‘multi-use re-use’.

2018, a +51% increase compared to the same time period in 2017). This places Vagheggi in the top five Italian companies in the field of professional cosmetics. Furthermore, the company from Vicenza is also socially engaged and supports, alongside other cosmetic brands, the project “Strength and Smile” (www.laforzaeilsorriso.it), sponsored by Cosmetica Italia, dedicated to women fighting cancer. Valeria Cavalcante has been CEO of Vagheggi since 1997, and leads the company alongside her parents Franca Gualtiero, foreigner sales

How do you communicate this green image? Our communication activities are in-

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and training manager, and Vittorio Cavalcante, president. She is a member of Cosmetica Italia’s national council and is a representative for the inter-regional grouping of Triveneto.

munication between the big international brands and their clients”. This far-sighted vision extended to the future and brought together the major technological innovations. It’s a vision that went beyond the simple, practical functions required of containers and exalted their intangible aspects: beauty; desire; connectivity. “I thought of how to give life to a new sort of connection - an active and lively one - between the brand and the purchaser”. Integrating into the packaging the connectivity made possible by media was the original and untried proposal of VM France. This innovation opened the doors to the

L’Atelier Luxe are the highest expression of luxury because of their precious materials and precise finishings, with a touch of technology on top.

personalization of the relationship to make it ever more unique and tailored to the client.

greater durability that was focused on the long-lasting relationship between consumer and brand, integrating packaging into the product’s daily use.

What was your inspiration when you invented Obérion? It’s always amazed me to note how brands continually invest in innovation, design, materials and marketing even though they’re aware of the short life of packaging. In fact, nine times out of ten, once the purchase has been made the packaging is thrown away or, more rarely, it ends up in a wardrobe. My reflection started off from this point and from the wish to give packaging

Why the name Obérion? VM France and ATS-L’Atelier Luxe turned to an agency specializing in design marketing and semantics. The research showed that the people on the test panel, when they looked at the Obérion slipcase, exclaimed words related to ideas like magic, fabulous and fairy tale. Since Obérion is the King of the Fairies we just gave him a modern, futuristic touch. That’s how our Obérion came to life. What are the main benefits for the end users? There are a lot of benefits for end users. Every time they open the slipcase the

PAGE 26 OBÉRION’S FUTURISTIC UNIVERSE Imagine a wi-fi connected slipcase that can be produced in any shape and any material and that can receive and send digital content far and wide in time and space. More than packaging Obérion is a genuine ‘concierge’ service for brands. By just brushing the touch screen inside the package, clients of fashion houses can ask whatever they want from the parent company or perhaps just ask to be contacted. And the fashion house, in turn, can steer an unending fleet of slipcases all over the world and send exclusive, personalized information to its clients. This is what it means, says Vincent Maillard - its inventor, to be at your client’s service - and to do it simply through packaging. Vincent Maillard has spent many years in communication, above all in the media sector, with major posts that have enabled him to have an excellent understanding of the nature of the relationship between brand and clients. He wanted to explore this connection in more depth by looking at the potential of packaging. As he says, “In 2013, when I founded VM France, I wanted to look at packaging with fresh eyes, in the awareness that it was the key element in com-

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Between Vincent Maillard’s idea and its production is ATS and its L’Atelier Luxe, a company specializing in the fabrication of packaging for many prestigious luxury brands. The partnership with ATS and its L’Atelier Luxe has ensured the contribution of its specialist craftspeople. This savoir-faire enables ATS to boast the title“French Tech - Origine France”. The slipcases that come out of

What was the tipping point on the way from the problem to the solution? I thought about what kept the package from preserving all the desire it carried with it and from promoting a special tie with each individual client. So we inserted multi-media connectivity.

connection is activated and they can receive information from the brand in the form of videos, photos or personalized messages and invitations. The slipcase is connected through Wi-Fi, so it can receive any digital content whatsoever which can always be updated. The slipcase provides an exclusive ‘concierge’ service: the user can ask to be contacted straight away and in this way the brand is at their service simply through the packaging. I like to define Obérion as a “relationship jewel”, a bit of magic that always produces marvels. In the end

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it’s the fate of all beautiful things, made with passion by artisans who hand down the secret of their savoir-faire. And the advantages for luxury brands? Obérion opens up another opportunity too: learning to understand the client better through an increasingly intense relationship. The messages and proposals are perfectly tailored then to each client, who consequently feels unique. We want to help luxury brands reinvent their relationship with their clients, to take it to a more advanced level, establishing the basis for tomorrow’s relationship.

Client service is a fundamental part of luxury. How is Obérion different compared to the codes that are already in use, or to other solutions for interactivity and connectivity? You can’t compare this tool for the world of luxury with the means of interactivity that already exist because they’re mass tools with pre-loaded content. VM France offers brands an effective customer management system since it enables them to send personalized, specific content through each slipcase placed on the market. In this way we preserve the characteristic of uniqueness in the world of luxury.

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The connection enables a one-way or two-way communication? The luxury fashion houses can send information and in practical terms steer an unending fleet of slipcases all over the world. The client can get in touch and chase up a service; the company receives a notification and gets into action straight away to supply what has been requested. This customer management system has been purposely designed and required an investment of €400,000. All the data that travels between the brand and the user is encrypted and the servers used guarantee the highest ever level of security. My

connected slipcase possesses different technologies according to the brands’ needs. So we can guarantee brands a unique competitive advantage for their specific needs.

reflection started off from this point and from the wish to give packaging greater durability that was focused on the long-lasting relationship between consumer and brand.

ed production processes that require extraordinary manual ability – exactly the savoir-faire that the big luxury brands hand down; L’Atelier put it to use in order to remain faithful to the big brands’ values, following precise specifications and well-defined quality standards. Our slipcases are made to the client’s brief, meaning tailored on the basis of their specific requests. So the materials, sizes, decorations, internal finishings and opening systems vary. Everything is specifically designed and, in practical terms, there are no two projects similar to each other much less the same. We serve the

What are the main features of these boxes and how is the technology incorporated? L’Atelier Luxe is equipped with modern tools and technologies as well as specialist labour to insert the technology in each slipcase following a technical specifications document supplied by VM France that holds the technical know-how and ensures R&D. Each

What about the materials used? ATS-L’Atelier Luxe has always used different materials and is therefore equipped to work on wood, metal, leather, textiles or anything else. There are machines for 3D printing, others for extremely high precision laser cutting, and yet more for heat printing trademarks. L’Atelier has highly skilled labour in the most sophisticat-

world of luxury and its requirement for uniqueness. L’Atelier is equipped to make a maximum of 2,000 pieces of a slipcase. An important aspect is the traceability of each slipcase manufactured. The label “Origine France Garantie”, which L’Atelier can boast, certifies French origins, allowing clear, unambiguous tracking back to the producer. Could you tell us what types of products your boxes are ideal for? There’s an enormous variety of products that they can contain. What we consider important is the value in use of the connected box because it

prompts the client to use it often in order to discover messages the brand sends them. We’ve also thought about matching things - for example a luxury made-to-measure shoe manufacturer can offer a connected box of cigars. In this way consistent messages intersect on the same target. A brand of sports cars can supply the box that will be used to contain the keys of the vehicle, while it’s still on the waiting list and in the meantime start sending messages of interest to the client. The same holds for a yacht, a villa or another luxury good. The connected box has an important communication function even

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when it doesn’t yet contain the object, and becomes even more important afterwards. We’ve been talking until now about luxury goods but we’re also working on boxes for gourmet goods, such as rare varieties of coffee or chocolate that can be reordered through the ‘concierge’ service while on the box’s screen there are delightful videos or tutorials teaching how to use the product better. What type of customer support is provided to users in case the screen and instruments go wrong? We guarantee all our connected prod-

ucts for normal use. A monthly maintenance cost is at the brand’s expense and enables the assurance of the good running of the application in connection with our IT services company (SSII Société de Services et d’Ingénierie en Informatique). Your boxes are made to last a very long time - do you think it’s a tangible message of environmental sustainability which luxury companies can rely on? The average lifespan for connected technology is calculated at around four years since we know that ICT

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evolves rapidly. We offer our clients the possibility of withdrawing the boxes when we stop updating the connection system and so we extend their life even more, but we can also take care of sending them for recycling. At any rate, the boxes are exquisitely manufactured and of great aesthetic beauty - it’s difficult to separate one from the other. Your company’s name is VM France and you have a partnership with ATS-L’Atelier Luxe. How important today is the matching up of luxury/ France?

France is a point of reference for luxury because of the French companies that are its eponyms and have a long history. French luxury is made of tradition and know-how. The words ‘luxury’ and ‘France’ are forever inseparable.

PAGE 34 STATE OF THE ART DIE-CUTTERS One thing is certain when you’re dealing with a packaging or a windowed brochure, a book with rounded corners or a complex display unit: to get a perfect die-cut you need not just to fine-tune a project that takes into account the entire production process but also to be careful about seeing to tricks that can avoid imperfections and excessive scraps. Precision in the planning stage is therefore a must: you have to be precise so that all

the components of the printed object respect the planned shapes and sizes. What about laser? It’s ideal for small print runs and definitely more economical on the economic front. Die-cutting is often considered too costly by creatives but, really, it is an economical work process all things considered: the cost of the plant pays itself back with the print run and can be reused for later jobs. Basically there are three types of die-cutter: the flatbed (or American); the rotary, and the forged. The first is the most used and is made with a wooden base in which a mold-

ed stainless steel blade is inserted that reproduces the shape of the cut to be produced. This type of die-cutter also enables scoring, in other words pressing and making the paper give way in half by means of a non-cutting blade that leads to folding without breaking the fiber. While the flatbed die-cutter works in a plane, the rotary die-cutter is made up of a blade mounted on a thick cylinder in line with the print: it’s more suited to high-volume print runs and has decidedly higher costs. The forged die-cutters, lastly, are made entirely of stainless steel and foils of greater thickness welded together to create a flat sin-

gle unit; they are quite another thing to printing houses and are used in cutting cards, fabrics, seals, leather and skins, sponge rubber…, and require hydraulic presses. The printers will tell you what the right die-cut is for your job; since they don’t produce the die-cuts themselves - though they might also have a die-cutting line - they, in their turn, trust to a die-cut producer. They will also tell you how to plan in the best way, based on this very work process itself.

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FILL UP THE SHAPE In principle though, do it so the graphics studio takes the die-cut into account, “fills up the shape”, and doesn’t force it to adapt. This is even more the case if the object to be produced is complex. This rule has to be kept in consideration especially for packaging and those products such as counter display units, shaped displays, totems, which are often made up of five, six or even more different pieces and therefore require extreme precision since apart from the cutting there will also be a mounting stage. What can you use die-cutting for? Practically everything: paper and card, especially in packaging, but also

es that allows: working in line means reducing stages and start-ups and, as a result, costs. In a lot of die-cutting lines, for example, there are inserts for Braille - necessary on pharmaceuticals packages - or else the same machine can die-cut and emboss at the same time. Finally, a great deal of attention is placed on the arrangement of the placements on the sheet so as to avoid as far as possible waste material by optimizing yields, and on the positioning of the attachment points.

card and thick fiber, textiles, rubbers, plastics, canvas for book binding, PVS, leather or eco-leather and laminil.

ample by differentiating the hardness of the rubber based on the position (harder near the attachment points and inlays) by inserting an overlay sheet in calibrated paper at the points greater pressure is necessary. It’s also useful to arrange for - as well as the die-cut itself that makes the cut - a back-former for scoring identical to the die-cut on the other side of the sheet, which makes the cut more precise. Obviously the supplier has to take care of all these aspects, rather than us, but they impact the costs of the working processes so it’s useful to understand them.

UNDERSTANDING THE SUPPLIER AND THEIR MACHINES When the printer isn’t the one also producing the die-cutter, another important thing is to carefully choose the supplier, relying on the know-how of specialist companies, who very often offer support services from the preliminary study onwards. Understanding the supplier well means also understanding their range of machines and the possibilities of in line work process-

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A company that is expert in the construction of die-cuts will be able to create state-of-the-art die-cuts, for ex-

BUILD A MOCKUP How can you be sure the project is sound before getting expensive diecuts built and proceeding to printing, cutting, assembling the finished end product, and perhaps finding yourself in front of some horrible surprise? A good idea - especially if we’re talking about complex high print run projects, meaning a major investment - is to do a prototype. Digital technology helps a lot in this: just as the ever more widespread digital printers exist, there are also “digital die-cutters”, in other words cutting plotters. Without any “plants”, they don’t use blades for cutting - like traditional die-cutters - but

usage stress and so on. It is only once all the parameters are perfectly satisfactory that the real production of the die-cut proceeds with starting up the manufacture of the pieces. The same can be done by asking the printer to have a mock-up in white with the same paper. Often an unrounded corner or an offset not done on a patella can ruin the entire job.

a laser that directly cuts into the substrate following the design provided by a file. Their use is growing for the low and very low print runs - even below 100-200 pieces - and for demand for increasingly personalized objects but also for prototyping.

and also has to take into account the contents. The packaging of the product has to contain it perfectly and protect it, keeping it still or perhaps allowing its movement. Evaluate all the options and ask yourselves all the questions, even the most obvious ones. Design with a vector-based program such as Illustrator which allows you to manage layers and paths. Use Photoshop, which manages only binary files, for creativity then import the graphic in Illustrator, leaving the graphic on one level and the creativity on another. The path of the cut is made by convention in magenta and that of the scor-

DO STATIC AND DYNAMIC TESTS With the prototype cut by laser it’s first of all possible to check the correctness of the model, the joints, the consistency of the graphical decoration in a 3-D situation, making any necessary changes. But it’s also possible to do static and dynamic tests, load tests, to simulate

DESIGN WITH PRECISION First of all think carefully about the sizes: take the measurements of what you have to produce. A folder has to close equally, the flaps have to overlap and the back has to be as high as the back

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ing for the fold in cyan. Don’t rasterize the path: when making the path the die-maker will start off from yours and will adapt it taking all the offsets into account. Having the path vector-based will make the task easier still. AND BEFORE DELIVERING THE JOB... Cut and fold the job - even in reduced format - before delivering the job, with the die-cut visible: everything has to dovetail perfectly. There are also sites, like https://moqups.com, which enable you to import the path and see a realistic 3D preview of it. Finally, if you have to produce standard printed products

such as envelopes, little bags, cards or anything else, work on already existing paths; perhaps asking the die-maker directly for them or searching for templates on the internet. There are a great many of them with personalizable measurements and the path can be downloaded in .pdf or .dxf from https://www.diecuttemplates.com. FOLLOW THE START UP VERY CAREFULLY The start-up of a die-cutting is a long and delicate phase that still requires a great deal of manual working and an almost “artisan” knowledge by the

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operator, despite the machines having automated many of the operations with a marked entry in this field too of computerized checking and digital technology. Despite that, it can still take several hours for a well done startup for the more complex work processes and the more difficult die-cuts. If the quality of the work requires it, go and see the start-up. Above all the matching of the die-cut and the original path must be checked, meaning the match between the die-cut and the printed graphic, and the register in particular. Fold the first copy and check the material. If the sheet is in multiple yield, the pieces of each set must be checked

most sophisticated machines, particularly the high productivity ones, have integrated, automatic systems for extracting the scraps. These automatic devices remove the scrap from the die-cutting leaving clipped only the perimeter part of the cut material, which is needed to drag the sheet and completely extract it. But in many cases it is necessary to take away the material that remains attached to the die-cut by hand, either because the machine used is not equipped with automatic devices or because the path is of such complexity that it is not possible mechanically to go forward. The two main “enemies” of a smooth slip-sheeting

KEEP THE DIE-CUTS The production of the die-cut at this point has been completed but the life of the die-cut is not yet over. The diecuts do get used up, the blades lose their cut and depth, and the number of pieces they can produce is certainly not infinite, even if it is in the thousands of copies. That’s why – also taking into account the cost of the plant – our last piece of advice is to keep them for future jobs, and not necessarily for a new run of the same job. The die-cut can actually be used for other articles that perhaps have different graphics but the same shape: such as the packages of different variants of products

and also that they are identical. The start-up operation can be shortened with the use of laser-cut stainless steel plates, which are, however, very expensive and so their use is only justified for very high print runs.

are corners that are too sharp and interspaces that are too narrow (less than about 5 mm). It is therefore useful to avoid them from the stage of planning the model, simplifying as far as possible the path, smoothing out the corner if it is too sharp and intervening to widen the interspaces. For all the ability that is put into the production, if the geometry of the design hinders the detachment of the scrap, what is obtained in the slip-sheeting phase is an irregular, frayed profile that compromises the aesthetic effect and the quality of the entire product.

in the same series, or such as those standard stationery products (cases, boxes, envelopes etc.) in the catalogues of companies offering their clients personalization services. Many paper converters offer their clients a die-cut “protector” service. It’s important though to carefully protect such precious and delicate objects as these. That’s why TAGA Italia has arranged the details of transporting and storing the die-cuts, which are preserved by assembling the so-called “higher tool” of cutting – the real diecut itself – with the “central extraction board”, a wooden board equipped with

MAKING THE DETACHMENT EASIER Slip-sheeting is the last phase of the die-cutting process but it is of fundamental importance: in practical terms, it is the elimination of the scraps – the material outside the die-cut that has to be detached and completely removed in order to get a well-finished job. The

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outlets matching the edges, where the sheet is laid after the die-cutting. In this way the edge of the blade remains protected. ALTERNATIVELY, THE LASER An excellent alternative to the mechanical die-cut is the laser, which is ideal for small runs; it is economically advantageous because there is no cost for producing the matrix, it requires very little time for the start-up and has minimal start-up waste. The workflow is managed by the computer and enables the production of very accurate incisions, cuts or markings even in the slightest details by creating real paper stitching since the laser permits the half-cut, the cut, and the micro-perforation. Even if it is still not very widespread, the laser is an absolutely mature technology that has undoubted advantages: laser cutting is a contactless process since the material to be worked on is never in contact with the lens that directs the ray so there is no wear. There is no matrix. The substrate to be worked on does not have to be mechanically fixed on the support plane and can even be out of square: a video camera detects the printed positioning and registering points by guiding the ray. There are also technologies that enable deformations in the subject to be noticed and to follow the contours during the working phase. In case of deformation or lengthening of the paper due to enhancement, the video camera identifies the anomalies and avoids off-key cuts. Furthermore, laser cutting doesn’t generate dust since the material is enhanced by transforming itself into a gas that is extracted from the machine. There are some limits though: for example, it can be slower than the plates or rotary die cutters and it often creates slight burns on the back of the cut, which should be kept in consideration in the planning phase.

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PAGE 19 ICMA IS TAKING ITS SARTORIAL PAPER TO THE PCD TRADE FAIR IN PARIS Icma will be intensifying its presence at foreign trade fairs by taking part for the first time in ADF&PCD, an event for cosmetics and perfume packaging, held in Paris. Icma’s participation in this event will strengthen its recent agreement and collaboration with Dimon-

tonate Floccati, the leading company in the production of flocked materials. This collaboration will allow luxury brands to guarantee color uniformity between flocked thermoformed polystyrene, paper, and cardboard for packaging. Together at the same booth, Dimontonate will exhibit its wide range of flocked materials for thermoforming, while Icma, in addition to flocked paper and cardboard, will display its own sartorial paper and cardboard for luxury packaging and, specifically, its innovative 100% recycled papers. In its 85-year history, Icma has always continued to create new options that are brought together in the Prêt-à-Porter catalog, made up of 8 different families of products representing classic evergreen styles (such as flocked paper and

cardboard, animal-prints, reproductions of leather, or the textural aspects of metals), to accompany the more recent collections inspired by architectural and interior design materials, copper in all its color variants, including the oxidized effect, as well as timbers originating in our woods and in the large equatorial rainforests. Meanwhile, the Textures/01 catalog and the Tailor Guide complete the offer for luxury brands desiring a unique paper even for small quantities.

Icma’s 100% post-consumer-waste paper is our most innovative and sustainable aspect, in which luxury companies can trust. Icma is able to work on recycled base paper, achieving the same aesthetic and technical results as with pure cellulose paper. Specifically, papers made from 100% post-consumer waste cellulose are currently the most ecologically sustainable and are FSC-certified to provide further assurance to luxury companies committed to environmental issues. The technical performance of this paper, in terms of resistance and workability, is the same as that of paper obtained from virgin cellulose. Icma and Dimontonate Floccati will be exhibiting in Hall 7, at booth D40. www.icma.it

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PAGE 32 ARCONVERT TIME FOR BEER

not just visual. That’s why the choice of self-adhesive paper on which to print the label is paramount in stimulating the pleasure of touch too.

many mass coloured papers to avoid the unsightly problem of the border or the white behind of the label.

“The details are not the details; they make the product,” said Charles Eames – one of the most famous U.S. designers, architects and directors of

THE BEER LABELLING EXPERIENCE BY MANTER Arconvert is a global market leader in the production of self-adhesive papers and films for the labelling industry. It is aware that the choice of a unique, precious texture to propose to the food & beverage market is an absolutely

WHITE COTTON EXTRA WHITE ULTRA WS: THE STUNNING NEWS The new catalogue also contains six examples of printed labels, created by Ingrid Torán, Art Director Blou and Rooi studio. To underline that there is no limit to creativity, the graphic elements characterising these six labels break decisively with the past: unexpected,

the 20th century. He thought every choice – even the smallest – is crucial because it is the small choices - the details - that make the product and give it uniqueness. And so even the label, of the many ways of communicating in era 4.0, is definitely the most important for conveying the product’s brand image and is able to increase the consumer’s tendency to make purchases. The label plays a crucial role in this especially if, as well as grabbing the attention, it keeps the promise of the qualitative match between container and content. And an original label – one that can tell the story not only of the brand identity but also the effort, passion and dreams that particular beer has produced – awakens the consumer’s senses on a tactile level too,

crucial detail. Not only high technical performances but also the flawless response to the most complex and varied printing techniques are the key words of all the frontal labels in the Arconvert range. This is how the new catalogue, The Beer Labelling Experience by Manter, came into being. It contains materials purposely designed for labelling craft and premium beers: a collection of self-adhesive materials which, thanks to the Ultra WS and waterproof technologies and a high-performance adhesive, resist condensation, temperature changes and contact with ice. The possibilities of choosing textures and finishings are endless too: Arconvert offers self-adhesive papers that are embossed, marked with felt, laid, pearlescent and metallic. There are also

original shapes and colours come to life thanks to such daring printing techniques that they not only stun the people who work in the sector, such as designers and printers, but also any consumer who might come across a bottle on the beer-shelves. The most highly awaited news in the collection is the Cotone Extra White Ultra WS, a self-adhesive tree-free paper dalla natural texture and the sharp, white nuance, which is made up of 100% cotton fibre. Thanks to the Ultra WS treatment it’s ideal for slowing down greying and crease formation on high-quality beer labels, which have to deal with the ‘fridge test’. Cotone Extra White also contains a special mould inhibitor that makes it particularly suited to surviving long-term in damp environments.

There are two news items: a new catalogue for labelling beers and the Solobirra “Best Label” competition.

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15 DECEMBER IS THE DEADLINE FOR THE SOLOBIRRA BEST LABEL COMPETITION 2019 Arconvert is the enemy of banality and stereotypes and so it wants to liberate the creativity and originality of label designers and beer 4.0 producers by launching the new Solobirra “Best Label” Competition 2019, of which it’s a technical a partner. “Best Label” is organized during the 43rd o Expo Riva Hotel, a major sector fair for Ho.Re.Ca, which will take place at Riva del Garda from 3 to 6 February 2019. Through the competition, Riva del Garda – Fierecongressi S.p.A. and Arconvert intend to make beer producers aware of the importance that brand image and packaging have on purchasing choices. On top of that, a quality beer deserves a quality label. Created for Expo Riva Hotel by the designer Laura Menichelli with setting up by the architect Alessandro Vergot, Solobirra is a project planned to guarantee both the right visibility to the producers and the spreading of a genuine craft beer culture. This area - offering tastings, learning experiences and seminars - will host the first “Best Label” competition in which enrolments are open until 15 December 2018 for craft breweries, beer firms, brewery rents, brewery pubs, studios for graphic artists, designers, and label manufacturers. The jury will be made up of Chiara Tomasi, Arconvert’s marketing manager, but also a graphic designer, visual artist and judge in other packaging design competitions. At her side will be Gianpietro Sacchi, Director of Specialist Training Courses at POLI. design, who deals with interior design and consultancy, and Laura Menichelli, art director, graphic designer and teacher. The prize winner will be the best design according to certain pre-agreed criteria such as the originality of the concept and the communicative value, the quality of the graphic composition, the design and communicative coherence and - last but not least - the choice and quality of the printing substrate. www.arconvert.it www.exporivahotel.it

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Stupefacenti sculture in forma di libro, di Lorenzo Perrone

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Ph. Franco Berra

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Tra le pieghe dell'anima (2018) Tecnica mista: libro vero e pagine in bronzo cm 52×30×30 Tra le pieghe dell’anima, a volte, si celano illuminazioni.

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© STRATEGO Group — Ottobre 2017

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Printlovers, n. 75, Dicembre 2018  

Strategie e tecniche della comunicazione stampata

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