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Questo libro usa la font leggimi ad alta leggibilità

Un ringraziamento speciale a Dristi M., che come Padma, è di origine indiana ed è una grande lettrice. Grazie a lei ho potuto raccontare nel modo più corretto possibile le abitudini di una famiglia proveniente dall’India. G.F.

© 2021 Sinnos. Diritti riservati per tutti i paesi. Sinnos soc. cooperativa via dei Foscari 18 – 00162 Roma tel. 06.44119098 – fax 06.62276832 libri@sinnos.org – www.sinnos.org ISBN 978-88-7609-481-1 L'illustrazione di copertina è di Mara Becchetti Font leggimi © Sinnos Finito di stampare in Italia nel mese di maggio 2021 Sinnos editrice è socio di IBBY Italia. Sostieni anche tu: www.ibbyitalia.it


«Non si dovrebbe raccontare una storia finché non è finita, e non sono sicura che questa lo sia». Anne Fine, Quella strega di Tulip

L’incendio divampa ormai incontrollabile, mentre il suono della sirena dell’autopompa dei vigili del fuoco lacera l’aria. «È al terzo piano!». «Oddio!». Un gruppo di persone è radunato a distanza di sicurezza davanti al palazzo. Tra curiosità e spavento sono arrivati passanti occasionali, quelli delle case accanto, chi era nel palazzo e ha sentito odore forte di bruciato ed è sceso in strada. Le fiamme escono da una finestra come fossero disegnate su un fumetto o su un libro illustrato: fiamme rosse e gialle con riflessi azzurrini. Il fumo si incolonna e sale verso l’alto nero e compatto. «Ma com’è successo?». 3


«Si è sentito solo un rumore di vetri rotti, non un gran botto e poi abbiamo visto il fuoco…». Il palazzo è circondato da un piccolo giardino condominiale, è alto cinque piani. È uno di quei caseggiati popolari di cemento grigio, ravvivato qua e là da tende da sole a strisce arancioni. La finestra annerita che sputa fuoco è all’angolo e l’aria stagnante di fine luglio non alimenta l’incendio che sembra impegnato solo a rodere gli infissi di legno, le sedie, la tavola di laminato e tende, tovaglie, cuscini di quel solo appartamento. «Chi abita lì? Hanno chiamato il padrone di casa?». «Di solito a quest’ora non c’è nessuno. È uscita anche la figlia più piccola, poco fa…». La sirena del camion dei pompieri in arrivo copre ogni parola e allora tutti tacciono, impegnati solo a guardare. Tanto è il fascino di quel fuoco lì, in alto, che perfino la preoccupazione per una eventuale fuga di gas viene meno. L’allarme acustico finalmente tace quando l’autopompa arriva, ma ormai anche le persone sembrano senza parole. I vigili del fuoco nelle loro tute ignifughe srotolano i tubi per l’acqua, uno di loro si dà da fare per evacuare l’edificio, un altro sale per raggiungere il terzo piano: deve entrare nell’appartamento per assicurarsi che sia vuoto.

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Davanti al palazzo ci sono solo un parcheggio e un parco giochi, ma poco più avanti ci sono anche dei negozi e i proprietari sono sull’uscio. Il panettiere, la donna della tintoria, la coppia di coniugi cinesi dell’emporio e alcuni clienti che facevano spese proprio in quel momento non si perdono lo spettacolo dei grossi fasci d’acqua e schiuma che s’innalzano nell’aria per domare le fiamme. Non ci vorrà molto, non è un grande incendio e l’intervento è stato tempestivo. La porta dell’appartamento viene buttata giù di schianto e pare che dentro ci sia solo fumo. Un fumo denso come fango. La cucina bianca è ormai nera, i vetri della finestra coprono il pavimento ed è scattato un dispositivo di protezione che ha chiuso il gas, quindi non c’è pericolo d’esplosione. Tutto sembra sotto controllo. Per chi vive lì, sarà uno shock rientrare a casa. Li hanno avvertiti. Staranno per arrivare.

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Capitolo rosa shocking, rosa shocking era l’euforia

Avani camminava a fianco della figlia maggiore, Lali. Portavano insieme una grossa borsa di carta di cui ognuna teneva un manico. Non era molto pesante ma ingombrava. Avani sorreggeva con la mano libera anche un altro sacchetto, mentre Lali stringeva il telefono cellulare protetto dalla cover rosa. Sorridevano soddisfatte; i loro occhi scintillavano allegri. Nei locali accanto alla parrocchia, il martedì, alcuni volontari distribuivano gratuitamente vestiti usati ma in buono stato e poi reti, materassi, coperte e biancheria per la casa. Il venerdì invece davano frutta e verdura fresche, però Avani non ci andava. Alla famiglia il denaro per comprare il cibo non mancava e pagavano 6


regolarmente l’affitto, ma i vestiti erano una tentazione troppo forte. Un po’ di soldi, comunque, bisognava inviarli a casa, a Karnataka. Due figlie giovani da accontentare non erano cosa da poco e lei, Avani, ci teneva che fossero sempre in ordine, curate. Insieme a Lali, che aveva davvero buon gusto ed era la più esigente delle sue ragazze, Avani controllava i capi d’abbigliamento del martedì e prendeva solo quello che valeva veramente la pena prendere. Era in grado di fare piccoli ritocchi di sartoria e lavava, stirava, ravvivava ogni maglia, gonna o vestito con tale abilità da farli tornare nuovi. E a volte le persone smettevano capi d’abbigliamento indossati pochissimo, solo perché passati di moda. E la moda era una questione personale nella mentalità di Avani. Quel martedì erano state fortunate: qualcuno che aveva la stessa taglia di Lali, aveva svuotato il guardaroba e madre e figlia sapevano già come sistemare ogni pezzo portato via. Avevano tastato le stoffe con complicità e poi scelto, parlottando in hindi così che nessuno le avrebbe capite. Sarebbe bastato comprare scarpe e borse da abbinare e Lali era a posto per la primavera e l’estate. 7


Avani aveva preso anche dei jeans e due magliette per Padma, la figlia minore. A lei interessava poco quella specie di shopping gratuito, si limitava a indossare ciò che trovava nell’armadio. Eppure aveva già quindici anni. Forse era un po’ indietro rispetto alla sorella, pensava Avani, o forse era come suo padre, Ravi, cui i vestiti e la moda non interessavano per niente. Ravi Sathi abitava a Karnataka, una città del sud dell’India, ed era impiegato in una grande azienda che produceva componenti elettronici per computer, quando era stato notato dal rappresentante di una ditta italiana. Ravi era abile, sveglio, intelligente. L’uomo l’aveva invitato a trasferirsi in Italia dove il suo datore di lavoro lo avrebbe assunto. Ravi aveva accettato l’invito e da cinque anni dirigeva l’intero reparto di una piccola azienda dove si producevano schede elettroniche. Ravi ne aveva anche informatizzato gli uffici per uno stipendio che in India sarebbe stato notevole, ma che in Italia lo era molto meno. Lui era felice in ogni caso. Aveva tempo e mezzi per studiare e il suo nuovo capo diceva addirittura di volergli far frequentare l’università. Avani, la moglie di Ravi, si era trasferita in Italia controvoglia, invece Lali, sua figlia maggiore, era stata subito entusiasta all’idea. 8


Lali era una giovane donna innamorata della moda, della musica, delle abitudini e della cultura occidentali. Però adorava i film di Bollywood, cantava e ballava benissimo. In Italia aveva preso il diploma in un istituto professionale e aveva subito trovato un impiego di mezza giornata come cameriera in un elegante albergo del centro storico della città, perché parlava benissimo inglese, italiano e hindi, la lingua ufficiale della Repubblica dell’India. Rispetto alle sue amiche a Karnataka, che lavoravano nelle fabbriche o nei call center, Lali si sentiva molto fortunata. Anche Padma si era ambientata subito. L’ultimo anno della scuola primaria e tre della secondaria di primo grado nel quartiere periferico dove vivevano erano bastati per farle apprendere l’italiano e per metterla a suo agio. Era una ragazza riservata, le piaceva leggere e per questo aveva imparato subito a esprimersi correttamente. Frequentava il primo anno dell’Istituto professionale per il turismo con buoni risultati. Non usciva molto spesso, anche in classe se ne stava un po’ sulle sue, era una ragazza tranquilla. Le due donne arrivarono davanti al cancello del giardino condominiale che circondava il palazzo 9


dove abitavano. Appoggiarono a terra la borsa di carta e Avani cercò le chiavi nella tracolla nera che portava sulla spalla. Indossava pantaloni e giacca di lana: non l’abito tradizionale, il sari. Le dispiaceva un po’ vestire come un’occidentale per uscire, ma pazienza: Lali diceva che era meglio così. Però portava sempre la decorazione Bindi, un semplice punto rosso, sulla fronte, tra le sopracciglia, preparato da lei stessa con la polvere di curcuma. Percorsero il breve vialetto e poi entrarono e presero l’ascensore per arrivare al terzo piano. Quando chiusero la porta dell’appartamento alle loro spalle, ripresero a chiacchierare, ma stavolta usarono il loro dialetto, il tamil, che le faceva sentire a casa. Ravi era al lavoro e Padma a scuola, dunque erano sole e andarono subito in cucina. Svuotarono il contenuto delle borse; spiegarono il bottino di vestiti sulla tavola bianca. Il locale era pulito e profumava di sapone e di spezie. I mobili erano in laminato plastico tirato a lucido. Spiccava su tutto un lampadario di stoffa rossa a cupola con le frange. Lali spiegò di nuovo a sua madre come accorciare un vestito a fiori con le maniche corte, tagliato sotto il seno stile impero. Era di una fantasia delicata e cucito con una stoffa di ottima qualità. Poi indicò una giacca, una camicia, due pantaloni 10


estivi di cui uno rigato, vari scamiciati e tre magliette. C’erano anche i jeans per Padma. Un modello attillato con una decorazione floreale che partiva dalla tasca anteriore destra e serpeggiava fino al ginocchio. Era un ricamo di filo colorato molto bello, arricchito da alcuni minuscoli strass. “Padma ha una corporatura esile; è alta e flessuosa. Le staranno benissimo”, pensava Avani. Portò i jeans accanto alla finestra, cercò l’etichetta per il lavaggio, non voleva rischiare di rovinarli. Anche se Ravi le aveva comprato una lavatrice nuova era incerta se usarla o meno: c’era il rischio che si staccassero gli strass, quelle pietrine quasi invisibili che rendevano luminoso il decoro. Lali non la lasciava in pace, dopo poco doveva prendere l’autobus per andare al lavoro e non la smetteva di snocciolare indicazioni su come adattare il vestito e sulle scarpe e gli accessori da comprare. Lei e Avani di solito andavano al mercato oppure in un grande centro commerciale, ma solo quando Ravi poteva accompagnarle in macchina. Lali era eccitata e felice, lei era sempre felice. Decise di andarsi a preparare per uscire, selezionò sul cellulare la colonna sonora di uno dei suoi film preferiti e s’infilò in bagno canticchiando. 11

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Ladra di jeans - Anteprima  

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