RIFLETTORI SU.. 21

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MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO

Anno IV - N. 21 Febbraio 2022 Seguici sui social Riflettori su...

MASSIMILIANO PIRONTI Un performer davvero "ad arte"...

DAVID LARIBLE

Signore e signori, il clown dei clown

INTERVISTA ESCLUSIVA

rdì a u G e l e Mich

ALESSANDRO QUARTA Il violinista dall'animo rock

L'AUTORE AGRIGENTINO PORTA SUL PALCO UN FATTO DI CRONACA DEL LONTANO 1960: IL CASO TANDOJ

INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●TOURNÈE●LIBRI



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SOMMARIO GIUSEPPE CEDERNA

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MICHELE GUARDÌ

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ANGELO BRANDUARDI

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MASSIMILIANO PIRONTI

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TAM TEATRO ARCIMBOLDI

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DAVID LARIBLE

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno IV - Numero 21 - FEBBRAIO 2022 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019)

• Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director: Daniele Colzani • Contatti: riflettorisumagazine@gmail.com • Contributors: Christine Grimandi - Simon Lee - Antonello Risati - Agnese Omodei Salè - Filippo Sorcinelli - Maurizio Tamellini - Angela Valentino - Luca Varani - Federico Veratti • Hanno collaborato: Emanuela Cattaneo - Andrea Iannuzzi - Carla Torriani - Ella Studio - MEC&Partners per Fondazione FRI Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

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ALESSANDRO QUARTA

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MAURIZIO TAMELLINI

44 DANZAINFIERA 2022

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ELENA MARAZZITA

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TAVOLO DANZA

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SONICS

GREASE-MANIA

utors b i r t n o c I nostri

86 - LA TRUCCATRICE

88 - LO SCENOGRAFO 90 - PAROLE D'ARTISTA

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92 - INCONTRI RAVVICINATI

100 - RADIORAMA 104 - SONAR DISCHI


ENRICO RUGGERI

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CYRANO - IL FILM

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CENT'ANNI DI BACI

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ABITI DI CARTA

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FOCUS AMORE

CLERC

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SPA PER DUE

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INPS E SPETTACOLO LOVE BOAT

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GIANLUCA MECH

MUSEO DELL'AMORE PERDUTO

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BACKSTAGE - IL FILM 5

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LA VOCE DEL DIRETTORE

L a ' mor che move il sole e l a ' ltre stelle (PARADISO, XXXIII, V. 145)

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ante docet. L’amore è il motore del mondo ed il successo de La Divina Commedia Opera Musical a Milano, con tre sold-out al Tam Teatro degli Arcimboldi (di cui parliamo in questo numero, in occasione dei vent’anni) e con tre date straordinarie aggiunte, suggerisce che l’amore per il teatro è tuttora vivo. I poeti del Purgatorio cantano l’amore, Francesca si strugge all’inferno per il suo Paolo, Virgilio ama come un padre Dante, Beatrice rende l’amore eterno e pure, beatificandolo. Perché, vedete, non solo le produzioni, le sale e gli artisti fremevano per ricominciare: anche il pubblico sta dimostrando di avere ancora fame di teatro, tornando a riempire le sale e manifestando il proprio affetto al pubblico con applausi scroscianti.

Ed è l’amore che ci spinge a scrivere su queste pagine, eleggendolo come tema portante di questo mese, tradizionalmente votato a San Valentino. L’essere umano, nel suo viaggio, è in perenne ricerca dell’amore, che sia per un uomo, per una donna, ma anche un animale, un fiore, le stelle, la musica, l’arte o un ideale. E spesso, anche per il proprio lavoro. Dante lo cercò, Shakespeare lo cantò, nel teatro l’amore è da sempre protagonista. E così in questo numero, lo cantiamo anche noi. Si parlerà del trucco di Giulietta e dell’amore spirituale di Branduardi, del Museo dell’Amore Perduto, ma anche di Love Boat e del film di Cyrano. Si parlerà anche di amore “malato”, con la tragedia che diventa beffa messa in scena

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da Michele Guardì, che è la nostra cover story di febbraio. Abbiamo coinvolto persino una classe di una scuola di Cesena, per indagare il pensiero dei giovani e chiedere ai ragazzi quale storia d’amore da “film” li abbia particolarmente colpiti: in questo progetto scuola-lavoro, lanciato da Riflettori su, incuriosisce leggere come la parola “amore” per i ragazzi abbia un senso molto ampio e, ahimè, a volte anche non troppo positivo. Il disincanto dei ragazzi fa paura, deve essere “guarito” fin da ora con altro tipo d’amore, quello bello, quello puro, che, perché no, passi anche attraverso l’arte. Perché anche se non si parla direttamente di “amore”, tutto il mensile è impregnato di questo: dal Direttore Artistico del Festival dei due Mari, Maurizio Tamellini che parla dei suoi progetti, dal


di Silvia Arosio

clown dei clown David Larible che racconta la sua professione, da Massimiliano Pironti che dopo la danza, dipinge, da Cederna che racconta la sua carriera, da Gianmario Longoni che dimostra tutto l’amore per il teatro che dirige, andando personalmente a vedere gli spettacoli, prima di sceglierli e portarli agli Arcimboldi. Fino al violinista rock Alessandro Quarta che conclude la nostra intervista dicendo: “E poi non dimenticatevi di riempire ogni nota di emozioni, di lacrime, di gioia, perché se ciò che suonerete lo farete partendo dal cuore, allora arriverà al cuore di chi vi ascolta!” L’arte, la musica, la danza, il teatro, la vita sono un viaggio verso e attraverso l’amore. E gli artisti lo stanno dimostrando. Per noi, l’amore è speranza, un sentimento esposto, che non è mancanza, come il desiderio, la cui

etimologia del latino de-, e sidus, "stella", indica le stelle irraggiungibili, cantate da Don Chisciotte. Spes viene dalla radice sansrita spa, che significa tendere verso una meta, è una delle virtù teologali. La speranza attende fiduciosa, non molla, prosegue e persegue, è l’ultima a morire. È la speranza di poter ricominciare - anche - in teatro. Con il teatro, dal teatro. Con le emozioni. Con l’amore. E che cos’è per voi l’amore? Leggete queste pagine e vedete se, in qualche modo, vi ci ritrovare. Noi sì. • RS

Silvia Arosio

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INTERVISTA

In ogni tragedia c’è sempre un pizzico di farsa

GLI INGREDIENTI PER UN’OPERA DI SUCCESSO CI SONO TUTTI, IN QUESTA PIÈCE SCRITTA DA MICHELE GUARDÌ, BASATA SU UN FATTO DI CRONACA DEL 1960. LO SPETTACOLO SARÀ IN SCENA DA LUGLIO

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ichele Guardì torna a scrivere per il teatro e lo fa con Il caso Tandoy, uno spettacolo basato su una storia di cronaca, successa in Sicilia parecchi anni fa. I protagonisti sono Gianluca Guidi e Giuseppe Manfridi: lo spettacolo, dopo il debutto ad Agrigento il 22 gennaio, sarà alla Sala Umberto di Roma, dal 26 gennaio e

da settembre partirà per il tour in tutta Italia, iniziando da Milano. Da avvocato ed appassionato, Michele Guardì è andato a scavare nei testi originari del caso, del 1960, traendone ed inserendo nel testo delle considerazioni di vita, che rendono la pièce una commedia ironica, di grande stampo morale. Perché spesso la tragedia sconfina nella farsa. “Possibile che in Sicilia

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tutto abbia a che fare con la mafia? Beh, sinceramente qualche caso c’è stato” Michele, un fatto di cronaca ed uno scandalo giudiziario, alla base della tua ricerca che ha portato alla scrittura di questa sceneggiatura… Tutto nasce perchè all’epoca, quando io avevo circa 16, 17 anni, e studiavo ad Agrigento, andavo alle conferenze stampa quotidiane – due del procuratore e due alla questura - dove riuscivo ad intrufolarmi, perché ho sempre avuto la passione per il giornalismo. Allora conservai tutti i giornali dell’epoca, come L’Ora, che uscivano in edizione straordinaria, con la segreta idea di scriversi un giorno o un libro o una commedia. Qualche anno fa, ho trovato queste carte ingiallite in una mia libreria e decisi di riprendere il racconto, rapportandomi ai personaggi, come se li avessi visti e conosciuti… E poi sono andato a ritrovare la requisitoria originale che venne pubblicata dai giornali: l’ho


di Silvia Arosio

ribattuta a macchina, me la sono studiata, ed ho trovato dei risvolti veramente incredibili. E da avvocato lo sai bene… Vedi, questa è una storia che presenta lo spaccato di una umanità disastrata degli anni ’60, che si trova a confrontarsi con un magistrato che si ostina a far diventare un caso di omicidio un delitto passionale, quando invece, dopo anni, un altro giudice scoprì tutta un’altra verità… Quindi, non si tratta di malagiustizia… No, la giustizia non è mai malagiustizia, ma certamente può trovarsi davanti a un errore ed in questo caso specifico è la giustizia che fa giustizia di se stessa. Cos’era successo?

Un commissario di pubblica sicurezza, a braccetto con la moglie sul viale Della Vittoria di Agrigento, vien assassinato, nel 1960, la sera prima del suo trasferimento a Roma. Il procuratore della Repubblica, addetto alle indagini, sapeva perfettamente, come lo sapeva tutta la città, che la moglie del commissario era amante del primario dell’ospedale psichiatrico, fratello dell’ex Presidente della Regione: il procuratore credette che il primario avesse ammazzato il commissario per impedire quella partenza. Prima stabilì chi era l’assassino e solo in seguito cominciò a cercare le prove... E lo ha fatto del tutto in buona fede: è questa la cosa incredibile. Un procedimento assolutamente improbabile! Però, così è stato! E con una

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Gianluca Guidi

serie di rinvii tenne in carcere un innocente per 9 mesi, il quale visse tutto con una grandissima dignità. Addirittura, fece anche arrestare la moglie del commissario, ritenendo che fosse complice, ma sulla base di piccolissimi indizi, come il fatto che il giorno dell’omicidio, invece di stare ai piedi del morto, se ne stava nella stanza accanto con un’amica a fumare, un comportamento non ritenuto da vedova innocente. Il giudice istruttore dell’epoca, al quale pervennero le 265 pagine di istruttoria, decise poi che non sussistevano prove inconfutabili e fece rilasciare tutti: il primario e i due presunti complici furono assolti con formula piena, per non avere commesso il fatto. Quello stesso giudice, quando arrivò ad Agrigento, scoprì poi che il commissario ammazzato purtroppo in vita si era macchiato di connivenze con la mafia, a cui doveva dei soldi di prestiti che non aveva restituito. I giornali che ruolo ebbero nella vicenda? I giornalisti andarono appresso alla questura ed il procuratore si esaltava regolarmente quando vedeva che i giornali gli davano

ragione. Salvo, però, quando i presunti colpevoli furono assolti, mettere in prima pagina una notizia come Palermo - Parma 0-0 e solo sotto, in piccolo, “errore giudiziario”. Ti cito una cosa molto particolare che ho trovato: un’intervista, che passò su una televisione privata, Teleacras, in cui il primario incriminato e poi assolto, a quasi 70 anni, dichiarò che solo ad Agrigento poteva succeder cosa simile: dalla storia di due amanti scaturì naturalmente l’ipotesi del delitto. “Se così fosse - affermò - i cimiteri sarebbero pieni di mariti cornuti e mogli puttane”.“Un giorno - continuò - mi vidi arrivare il procuratore nella mia cella, che mi lesse una quarantina di pagine con tutti i reati del codice penale, dicendomi che da lì non sarei uscito mai più”. Ed invece ne uscì, pur avendo contro il giudice, l’opinione

Michele Guardi e Andrea Camilleri: due agrigentini D.O.C.

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pubblica, la stampa e pure il vescovo della città, che ringraziò il cielo che la città era stata liberata da uno “sporcaccione”, ma non per l’amante, ma perché lo psichiatra imputato, da segretario provinciale della democrazia cristiana, aveva fatto la prima giunta di centro sinistra ed aveva portato al comune un assessore socialista. Pensa che dopo la scarcerazione, l’imputato tornato in libertà, divenne presidente dell’azienda del turismo e si prese una piccola soddisfazione: organizzò su viale della Vittoria una sfilata di macchine d’epoca, con a bordo miss in costume da bagno, sapendo di dare fastidio alla chiesa. Il vescovo, per tutta risposta, fece partire una processione di chierici, con turibolo e incenso, per benedire la città laddove era passato il corteo di macchine. Come in ogni tragedia, c’è sempre un pizzico di farsa. E da questo episodio, che testo teatrale hai scritto? Sono particolarmente contento della commedia che ho scritto, perché, sulla scena, racconto di un autore teatrale di successo (n.d.a. Gianluca Guidi) che, dopo 9 anni di inattività, decide di rimettere mano ad un testo che aveva cominciato e si ritira in una soffitta, dove trova, assonnati, i personaggi di quella storia, proprio i pro-


tagonisti del caso Tandoy, che lui rimette in moto, e con i quali si confronta… Una storia molto pirandelliana! Infatti, ad un certo punto, la moglie dell’autore, che sale a trovarlo in soffitta, parla dei personaggi che lei non vede e gli chiede: “Quanti sono questi personaggi?”. “Al momento, tre”. “Ah, ci siamo dati al risparmio, tre personaggi in cerca d’autore!”. Ma in realtà i personaggi l’autore l’hanno trovato, solo che si ribellano: infatti, il procuratore, rivolgendosi all’autore dice: “È lei che vuole mettere in scena il nostro processo, non sono io che voglio recitare una sua commedia. Quindi, io faccio e dico quello che successe una volta”. Ed il testo teatrale segue la realtà, dove il procuratore segue delle argomentazioni assolutamente senza logica. Procuratore: “Io presento la stessa identica istruttoria con una premessa: se a fare assassinare il commissario, non sono stati gli attuali imputati, sicuramente sono stati tutti gli altri. Su tutti gli altri non c’è una prova e dunque sono stati loro”. Gli avvocati: “Ma tutti gli altri sono 50 milioni di italiani!” “Esattamente” - risponde il procuratore - Voi avete delle prove su quei 50 milioni?” “No!” “Dunque sono stati loro”. Ci sono delle argomentazioni per le quali, di tanto in tanto, l’Autore si rivolge al busto di Pirandello che si trova nella soffitta, affermando che tutto quello che sta dicendo è tratto parola per parola dalle 265 pagine di istruttoria che uscirono ai tempi.

La prima pagina della rivista Tribuna Illustrata del 1959, dedicata all'arresto della moglie del commissario Tandoj

Niente di inventato, quella era la loro verità. C’è davvero tutta la tematica di Pirandello in questa commedia… Sai, noi agrigentini abbiamo tutti un modo di ragionare che è davvero pirandelliano. Mio figlio che mi ha dato una mano nella stesura del testo, su alcuni passaggi ha ravvisato battute simili a quelle dei “Sei personaggi in cerca d’autore”, ma io non me ne ero reso conto. Vero è che ad

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Agrigento, di fronte ad alcuni eventi reagiamo tutti alla stessa maniera. Io ho un sarto, mio vicino di casa, con cui mi perdo a fare ragionamenti che si dicono pirandelliani, ma sono profondamente agrigentini. Così è se vi pare… In scena, metterò anche un dettaglio realmente successo dell’accaduto. Quando lo psichiatra fu riammesso a dirigere la struttura ospedaliera, fece rispolverare una vecchia lastra di marmo abbandonata e la fece murare all’ingresso del manicomio, una lastra che tutt’oggi è presente. La scritta sula lastra recita: “Qui non tutti ci sono e non tutti lo sono”. Spesso, il vero manicomio è la vita stessa. • RS


INTERVISTA

Il viaggio infinito

L

di Giuseppe Cederna

L'ATTORE, SCRITTORE E VIAGGIATORE (!) È IL PROTAGONISTA DI QUESTA CHIACCHIERATA CHE RIVELA TUTTA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO E PER UNA BELLISSIMA ISOLA DELLA GRECIA (ANCHE SE IN VERITÀ SONO DUE)...

scrittore e viaggiatore". Sono tre professioni che rappresentano la mia vita. Devi sapere che io inizio come clown autarchico, facendo la gavetta con spettacoli in Italia, Germania e Olanda. I miei inizi prevedevano improvvisazione, mimo e clown moderno che raccon-

© Servizio fotografico di Max Valle

a mia idea era quella di intervistare Giuseppe Cederna in modo "classico" (passatemi il termine) con domanda e risposta e invece... mi è bastato accennare la prima domanda e Giuseppe è stato un vero e proprio fiume in piena che mi ha travolto. E lo ha fatto con tanti aneddoti ed esperienze di vita vissuta che non basterebbe un libro per raccontarle tutte. Ecco come è an- data la nostra chiacchierata. Da Mediterraneo di Salvatores a Le isole del tesoro ispirato all'omonimo capolavoro di Robert Louis Stevenson. Il filo conduttore sembra essere il viaggio... Assolutamente si... tanto è vero che ci terrei a dire questa cosa: quando chiedono di "presentarmi" io, senza vergogna, rispondo così "Giuseppe Cederna, attore,

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ta il suo sguardo sul mondo ironicamente e per metafore. Dal 1977 al 1986 avevo un gruppo, che alcuni si ricordano ancora, gli Anfi Clown, clown anfetaminici, energetici, rock con cui abbiamo fatto spettacoli in tutta Europa e in Italia, anche con un certo successo perchè eravamo istinto e desiderio di storie e di racconti. All'inizio erano brevi numeri con una piccola storia alla base, poi sempre di più siamo passati a spettacoli, scritti, studiati e provati ricordando sempre che tutto parte dall'improvvisazione perchè quando sei "sulla strada" devi essere pronto ad accettare qualsiasi cosa succeda. Da allora la mia caratteristica è stata quella di lavorare


di Daniele Colzani

con il corpo, di essere capace di improvvisare e di essere molto "dentro" la situazione. Devo confessare che vado molto fiero di questo inizio. Nella mia famiglia, che è una famiglia di intellettuali, di giornalisti e scrittori (da mia zia Camilla a mio padre Antonio, mio cugino Corrado Stajano, fotografo) io ho deciso di intraprenddere una mia strada per affrontare il mondo, con il corpo e con la voce che ora è diventato un punto di forza.

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È una voce molto riconoscibile, pensa che mi riconosco per strada anche solo dalla voce e se potessi aggiungere alla mia "etichetta" (anche se le ho sempre odiate) qualche altro piccolo "segna Giuseppe" direi raccontatore di storie. Ho sempre cercato storie e alcune mi sono arrivate da raccontare e da vivere prima di tutto. Torniamo per un attimo al concetto di viaggio... quando inizia? Il viaggio inizia dagli anni 90 dopo Marrakech Express e Mediterraneo, ho avuto la fortuna di viaggiare con un maestro di viaggio che mi ha condotto, in Algeria e nello Yemen, luoghi

dove ora è più difficile andare e da lì ho capito che il viaggio è un occasione straordinaria per visitare il mondo, nella nostra ignoranza nel capire che spesso non sai nulla dei luoghi che stai visitando e per questo devi avere molto rispetto, devi avere "piedi leggeri". Sono del parere che più lontano ti spingi con il viaggio più "entri" in te stesso. Per me il viaggio è arrivato anche per necessità, nel senso che a metà degli anni 90 ebbi una crisi personale e professionale molto profonda ed è lì che inizio a viaggiare e scrivere di viaggio. Per tre/quattro anni ciò che producevo lo portavo anche a teatro ed è così che arriviamo a Le Isole del tesoro, quest'ultimo spettacolo scritto da me e che dopo le repliche in Liguria e Roma girerà per l'Italia questa estate. In tutto questo periodo tra viaggi, crisi e scrittura, Mediterraneo è stata una meta necessaria. In verità, come racconto a teatro, mio padre era archeologo e quando eravamo piccoli ci ha portato spesso ad Atene e Cre-

ta, ci ha letto l'Odissea e quindi puoi capire l'amore e il desiderio di viverev la Grecia arriva molto più da lontano. Per 10 anni non ho più messo piede nell'isola di Mediterraneo: avevo giurato a me stesso che non ci sarei più tornato perchè è l'isola della giovinezza felice, di un successo arrivato inaspettatamente, non atteso e quindi ancora più bello. Nel 2000, ho capito che grazie alla scrittura potevo tornare "a casa" su quell'isola. Potevo tornarci come Giuseppe Cederna più grande, non solo anagraficamente parlando ma anche di comprensione di se stesso. Questo è stato un ritorno emozionante ho trovato una casa e delle persone che mi vogliono molto bene (non come attore ma come uomo) e da allora sono tornato quasi tutti gli anni. Kastellorizo, ma non solo lei, è diventata una meta umana: devi sapere che io ho due "isole del cuore" e iniziano tutte e due con la lettera K ma non vi dirò la seconda, voglio tenerla segreta. Quest'ultima è la protagonista de Le isole del tesoro e durante il lockdown del 2020 sono riuscito a "fuggire" lì. Questa storia si è fusa con la mia grande passione letteraria che ho per Robert Il cast di Made in Italy

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Louis Stevenson: ho scritto di un bambino con i polmoni malati (come lo era Stevenson) che diventa uno scrittore/viaggiatore per cercare di guarire da questa sua malattia, per la passione di viaggiare e per "sentire il granito del globo pungente sotto le suole delle scarpe, sotto la schiena quando ti stendi a terra". Questo spettacolo quindi racconta quelle che sono le mie passioni principali come la letteratura, il viaggio e la capacità di raccontare le storie ed è stato un gran bel giro del mondo dentro e fuori me stesso. Tra un impegno di lavoro e l'altro ho bisogno di spazi "vuoti" che "riempio" di cammino: tra poco "scomparirò" per qualche giorno e poi ritornerò per uno spettacolo che è tra i più importanti e difficili per un attore, perchè sarò Zio Vanja di Cechov, un personaggio drammatico che "pesca" dentro di te dentro le tue ironie e tristezze al tempo stesso: insomma un testo molto "emozionante". Le emozioni passano anche per il piccolo schermo... Cosa puoi raccontarci della tua esperienza per le fiction tv tra cui Made In Italy, un prodotto un po' "anomalo" nel panorama della produzione tv italiana. Come ti sei trovato in questo ruolo? Mi sono trovato molto bene anche perchè è stata una serie riuscita e singolare, diversa e molto molto curata. Il ruolo che dovevo interpretare era quello di un signore "milanese" molto per bene con una sua passione molto forte che aveva dimenticato e che poi invce riscopre. Questo milanese "posato" era un giornalista, appassionato del suo lavoro, che viveva in uno studio anni 70 e che muore accartocciato sulla macchina da scrivere. Con tutte le differenze del caso, l'odore di quello studio, della carta, e la macchina da scrivere sono le stesse con cui

mio padre Antonio ha vissuto e combattuto appasisonatamente per quasi 40 anni. Abbiamo parlato di esploratori e di camminate e non possiamo non chiederti del tuo bisnonno Antonio... A cavallo tra l'800 e il 900 è stato un procapitalista lombardo, un Cavaliere del lavoro che aveva un cotonificio. Era originario della Valtellina e la sua passione era la montagna: arrivava in treno e in carrozza tra le Alpi Retiche e le Orobie ed è stato un esploratore, costruttore di rifugi nonchè presidente del Club Alpino Lombardo Valtellinese. Un personaggio molto conosciuto, rispettato e a cui si deve la costruzione di alcuni dei più bei rifugi della Valtellina. Devo ringraziarlo per questi "geni" montanari, ho praticato

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free climbing e scalato anche il monte Kenia, una delle più difficili dell'Africa e quindi mi trovo sdoppiato tra un bisnonno valtellinese, dei nonni e una madre sardi e io vivo a roma, quindi sono un terrone della Valtellina. ... senza dimenticare anche il tuo nonno paterno Giulio che ha fondato l'A.C. Milan. Questa è una cosa buffa, perchè in famiglia siamo tutti interisti! Mio nonno si trovò con un gruppo di altri amici giocatori e fondarono una squadra, il Milan appunto e questa cosa l'abbiamo scoperta su internet Pensa che negli anni Trenta mio padre andava con lui a vedere l'Ambrosiana. Era un bambino cagionevole di salute e molto emotivo, vedere Meazza all'Arena lo emozionava così tanto da fargli venire la febbre! • RS


COMPLEANNI

Teatro Arcimboldi:

"condannato" all 'eccellenza

VENT’ANNI DI ATTIVITÀ PER IL TEATRO PIÙ GRANDE D’ITALIA, NATO PER SOSTITUIRE LA SCALA, E CHE HA SAPUTO CREARSI UN’IDENTITÀ PERSONALE, BASATA SU PROPOSTE NAZIONALI ED INTERNAZIONALI CHE TROVANO POSTO SOLO QUI: LA GRANDEZZA È NEL SUO DNA Marzia Ginocchio e Gianmario Longoni in posa davanti al teatrio degli Arcimboldi

È

il 19 gennaio 2002 quando il sipario del TAM Teatro Arcimboldi, nato per accogliere le stagioni del Teatro alla Scala, si apre per la prima volta. In scena La traviata di Giuseppe Verdi, diretta dal Maestro Riccardo Muti. Sei minuti di applausi finali accolgono con successo il temporaneo trasferimento in Bicocca del teatro più famoso del mondo. Gli applausi e le emozioni non si fermano e sottolineano il legame profondo che unisce il teatro alla città di Milano e non solo. Ospitando in esclusiva i concerti dei grandi protagonisti della musica, le anteprime internazionali dei più importanti spettacoli teatrali e le popolari

puntate della trasmissione televisiva Zelig, Arcimboldi arriva al cuore di tutta Italia, diventando tempio dello spettacolo con una programmazione di prim’ordine. In questi anni TAM Teatro Arcimboldi ha visto calcare il proprio palcoscenico da migliaia di artisti straordinari, da Sylvie Guillem a Roberto Bolle; da Tom Waits a Liza Minnelli passando per Bob Dylan, Tom Jones, Diana Krall, Charles Aznavour, B.B. King, Go-

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ran Bregovich, Elton John, Sting, Ludovico Einaudi, David Gilmour, Burt Bacharach, Lang Lang, Ornella Vanoni, Franco Battiato, Paolo Conte, Fiorella Mannoia e tanti altri, senza dimenticare compagnie uniche come Ballet National de Marseille, Béjart Ballet Lausanne, gli spettacoli di Matthew Bourne, Akram Khan, Carolyn Carlson, Bob Wilson e i grandi musical come Notre Dame de Paris, Cats, The Beauty and the Beast, Ghost,


di Silvia Arosio

Priscilla. Oggi il TAM Teatro Arcimboldi festeggia 20 indimenticabili anni, durante i quali ha potuto condividere insieme al suo pubblico le emozioni regalate dai grandi artisti italiani e internazionali che scegliendolo ne hanno consolidato il prestigio a livello mondiale. “Con Marzia Ginocchio (Amministratore e Direzione generale), la mia socia di Show Bees, - dice Gianmario Longoni - abbiamo rilevato la gestione de teatro, con una puntualità sconvolgente, una settimana prima che entrassimo in lockdown, venerdì 17 febbraio 2020. Non solo eravamo chiusi, eravamo pure fuori dal teatro: in realtà, eravamo entrati la prima volta nel dicembre 2006, perché, uscita la Scala, c’era il problema di programmare gli spettacoli. La gestione era stata assunta dalla Fondazione I Pomeriggi Musicali, in coordinamento con il Comune, e noi abbiamo cominciato ad usarlo subito, in concomitanza con lo Smeraldo, che però era bloccato dal «posteggione». "Il Comune ci aveva invitato a portare dei contenuti all’Ar-

L'INTERVISTA

Inquadra il QRcode per l'intervista integrale a Gianmario Longoni cimboldi ed il primo su quel Peter Pan dì Maurizio Colombi, campione di incassi, che venne scritto e prodotto apposta per questo teatro: sei settimane di grande successo. Subito dopo, portammo Brachetti. Ora, ci troviamo a gestire un’eredità importante, che ha sempre ospitato l’eccellenza della proposta artistica italiana ed internazionale, un po’ per sua natura, essendo il teatro più grande d’Italia, soprattutto per il palcoscenico, che è il più grande della nostra nazione e non solo. Era “condannato” all’eccellenza, sebbene non ci fosse una

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direzione artistica rigorosa, ma non ne aveva bisogno perché la direzione si faceva da sola: non c’erano alternative per i grandi eventi”. Una struttura importante, in una zona decentrata di Milano, che oggi diventa un valore per la sua accessibilità. “Il Teatro Arcimboldi, per via delle sue doti “fisiche”, era un giovanotto che passava i primi anni della propria vita tra la Parigi degli anni ‘30 e la New York degli anni ‘60, un giovanotto talmente prestante che veniva conteso dall’eccellenza del mondo dello spettacolo e della cultura. Oggi, siamo alla maturità, soprattutto la maturità dopo la “guerra”: in questi ultimi due anni, si è rafforzato ulteriormente”. Ma non solo spettacoli in questi anni, vista anche la pandemia, quindi... “Qui dentro abbiamo dato vita ad un progetto formativo con la STM - con il riconoscimento del ministero dell’istruzione e dell’università -, per cui siamo sede universitaria e rilasciamo l’equivalente di una laurea triennale e con l’Accademia Ucraina di Balletto di Milano, che apprezziamo


moltissimo. Siamo inoltre sede dell’OFI, Orchestra Filarmonica Italiana: quindi, all’interno di uno stesso teatro, abbiamo una scuola di performing arts, una scuola di formazione per i tecnici, un’Accademia di danza, un’orchestra residente ed infine abbiamo aperto due ristoranti, l’italiano TAMO Bistrò, ed i sapori fusion preparati dallo chef Roberto Okabe nel nuovo Finger’s Arts, e siamo diventati una sede di congressi per Il Sole 24 Ore Cultura, per aver un rapporto poi diretto anche con l’università che è a pochi metri da noi. Abbiamo inoltre aperto un nostro sistema di biglietteria, Per avere un rapporto diretto con il pubblico, Non mediato dai grandi circuiti. Stiamo cercando quindi di crescere nella forma e nella sostanza, continuando ad essere frequentati comunque dai grandi artisti, visto che le grandi produzioni internazionali ed italiane continuano a sceglierci”. Una programmazione all’insegna della continuità...

“Certo, quest’anno è tornato Zelig, un marchio che rappresenta un grande segnale per il pubblico. E poi la Scala. Ogni teatro Lirico al Mondo ha una sede popolare più grande e normative. Don Chisciotte è stato un evento d’eccezione, che rappresenta il rinnovato incontro fra due importanti istituzioni culturali della no-

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stra città: TAM Teatro Arcimboldi Milano, il più grande teatro d’Italia e la Fondazione Teatro alla Scala, ente fondatore del sistema culturale italiano e internazionale. Avendo riportato Scala che mancava da più di 10 anni, la riapertura vede un segnale forte di speranza e prospettive per il futuro”.


Il camerino Diorama vincitore del progetto Vietato l'ingresso

Senza dimenticare le mostre e le esposizioni. “Nel foyer ci sono spesso mostre, come quelle di Brachetti o Monet, ed i camerini sono stato tutti rivisti con il progetto Vietato l’Ingresso, che ha poi riportato a nuova vita anche altri spazi comuni. Prima della fine della stagione apriremo un negozio nel foyer, aperto tutto il giorno, e ad aprile, nella seconda galleria, ci sarà una mostra su David Bowie. Infine, riqualificheremo il giardino su cui si affaccia il ristorante italiano. Abbiamo degli accordi con l’Orchestra Toscanini di Par-

ma, che si esibirà qui con una Quarta di Mahler. Il teatro deve essere piacevole anche senza uno spettacolo. Il teatro deve essere accoglienza”. Ed in epoca di pandemia, la sanificazione è un must fondamentale. “Chiaramente comporta costi molto elevati.Il fatto di essere il teatro più grande di Italia e d’Europa come volumi porta ad essere la platea alta 30 metri e noi dobbiamo cambiare l’aria almeno 6 volte all’ora: non possiamo riciclare nemmeno un litro d’aria. Tutto questo però ne fa un luogo molto sicuro: i

posti sono i più distanti d’Italia, pensato per dare grande confort. Anche il foyer è altrettanto grande e ci permette un’ottima gestione in ingresso ed uscita. Inoltre ci siamo attrezzati con molto più personale per i controlli e l’assistenza al pubblico prima che venga a teatro: abbiamo almeno 700 email al giorno di richieste di chiarimenti delle procedure. C’è un grande sforzo gestione dell'igienizzazione ma siamo più fortunati di altri per la struttura dell’edificio e la sensazione di sicurezza si percepisce. Il teatro è un luogo sicuro. La gente ha continuato a venire anche senza spettacoli… “Sì e di questo vorrei ringraziare il pubblico, che non ha mai smesso di seguirci con interesse: solo nel weekend del recente open day, sono venute 2000 persone a visitare il teatro e 10.000 sono passate a vedere i camerini per il progetto Vietato l’ingresso. Oltre al pubblico, il mio ringraziamento va ai Pomeriggi musicali ed a Beppe Manzoni che l’hanno tenuto in vita per quasi 15 anni. Il teatro deve essere un ponte tra l’arte ed il pubblico e in questo senso il TAM wTeatro Arcimboldi c’è”. • RS

© Fabio Bellinzoni

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito del Teatro Arcimboldi 19


INTERVISTA

Massimiliano

Pironti

un performer... ad arte!

DAI PALCHI TEATRALI A BUCKINGHAM PALACE: È ARTISTA A TUTTO TONDO

© Servizio fotografico di Verena Müller

M

assimiliano Pironti è noto in Italia come danzatore e performer di musical, ma non è solo questo, anche se dire “solo” è riduttivo. Grande talento nella pittura, tre anni fa, a Londra, decise di non rinnovare il contratto per il musical Tarzan e di prendersi una pausa. Da allora, un successo dopo l’altro nell’ambito delle arti figurative, fino ad un progetto su commissione del… Principe Carlo d’Inghilterra! Massimiliano, mi ricordo di te come Peter Pan, ma anche tanti altri ruoli nel musical italiano: ripercorriamo la tua carriera di performer in Italia e non? Quando ripenso al mio passato mi sembra quasi di aver vissuto 10 vite contemporaneamente. A partire dal primo amore per la pittura, poi la danza, il canto, il musical. Di ruoli ne ho interpretati veramente tanti, e li porto tutti nel cuore. Ricordo il mio primissimo musical, Bulli e pupe della compagnia della Rancia dove entrai per una sostituzione. Pollo in Tre metri sopra il cielo che mi ha dato la possibilità di esprimermi a pieno e di farmi conoscere nell’ambiente teatrale, Peter Pan primo ruolo da protagonista con relativa ansia da

prestazione annessa, soprattutto perché arrivavo dopo lo straordinario Manuel Frattini. Il bellissimo riallestimento di Cats della Rancia, Jimmy Kaminsky in Flashdance e poi gli anni meravigliosi al teatro nazionale di Milano dove mi sono sentito davvero in famiglia. Ricordo con grande affetto tutti i successivi ruoli: TJ in Sister Act, Bobby C ne

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di Silvia Arosio

La febbre del sabato sera, The best of musical tutti diretti o co-diretti dalla meravigliosa Chiara Noschese. Cito anche Omar di Come Erika e Omar è tutto uno show. Poi la svolta all’estero, in Germania, con il musical della Disney Tarzan e il meraviglioso ruolo di Terk! Quando hai capito che avresti anche potuto dipingere? In realtà è successo un po’ il contrario. Da pittore ho capito che avrei potuto anche ballare e cantare e sapevo che dovevo dare tempo alla pittura, non ero ancora pronto. La tua è un’arte davvero iperrealistica. Come ti definiresti? La mia è un’arte fatta sicuramente di tanti dettagli. Sinceramente non saprei come definirmi. Mi piace pensare che prima o poi il soggetto possa prendere vita. La cosa però che non deve mai mancare è l’emozione.

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Ti ispiri a qualche artista in particolare o ti sei sentito affascinato da qualche pittore? Da bambino ovviamente adoravo i grandi maestri del rinascimento, crescendo ho imparato ad apprezzare anche i moderni/contemporanei. Adoro Egon Schiele, così come Leonardo o Chuck Close. La scelta di dipingere si è rivelata vincente, anche se nessuno poteva immaginare quello che poi è successo con la pandemia… Quando quattro anni fa decisi di rifiutare il rinnovo di Tarzan non avevo assolutamente niente tra le mani, però sentivo con tutto me stesso che dovevo dedicarmi completamente alla

pittura. Ho seguito il cuore, poi un continuo escalation di soddisfazioni. Tra i tuoi lavori, voglio ricordare Quo vadis? Ritratto di tua nonna, dipinto che ha vinto il premio alla National Portrait Gallery di Londra nel 2019. Come hai realizzato il quadro? Lei che ne ha pensato? Il ritratto di mia nonna Quo vadis? nasce dalla volontà di bloccare il tempo. Provare a congelare un’immagine con l’aiuto della pittura e trattenere un pezzettino della sua anima. L’ho dipinto nel mio vecchio appartamento in Germania, in una stanza piccolissima, ed è come quasi tutti i miei lavo-

Quo Vadis?

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IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Massimiliano Pironti ri, un olio su alluminio. Ci ho messo 4/5 mesi per completarlo. Ho deciso con orgoglio di presentarlo al concorso della National Portrait Gallery di Londra dopo che l’anno precedente ero già stato selezionato per l’esposizione con un altro dipinto. Lei era davvero felice ed orgogliosa, soprattutto perché le avevo fatto indossare la collana di perle. La cosa più bella è stata quando la troupe televisiva della BBC è venuta a Gavignano, in provincia di Roma, il giorno del suo 95 esimo compleanno per registrare il documentario Portrait of an Artist. E stata una giornata indimenticabile. Purtroppo mia nonna è venuta a mancare proprio qualche mese fa. Il ritratto di Friedrich Hölderlin è davvero di una bellezza neoclassica evidente. So che ti sei ispirato a qualcuno in particolare! Il ritratto di Friedrich Hölderlin mi è stato commissionato per commemorare i 250 anni dalla morte del poeta tedesco per l’Hölderlin Museum di Lauffen in Germania. È stata una bellissima opportunità, volevo restituire alla gente un immagine realistica del poeta del quale sono rimaste soltanto pochissime testimonianze.. tutti sanno che Hölderlin da giovane


era un bellissimo ragazzo, poi leggendo le sue poesie a metà tra il neoclassico e il romantico ho deciso di creare la mia interpretazione del poeta. Volevo rappresentare una bellezza statuaria, un Apollo. Ho chiesto al mio caro amico nonché bravissimo performer Mirko Ranú di farmi da modello, e lui ha carinamente accettato. Mi sono cosi ispirato a lui per la creazione del ritratto cambiando soltanto alcuni tratti. In basso una citazione /motto che Hölderlin adorava e che apparteneva a Sant’Ignazio di Loyola. Citazione che anche Papa Francesco, amante delle poesie di Hölderlin, ha più volte menzionato. Così l’idea di spedire una riproduzione firmata del ritratto. Il papa ha espressamente voluto che la riproduzione venisse collocata nel dicastero per la cultura in Vaticano. Ricordiamo anche il ritratto della principessa Mafalda von Hessen (d’Assia), che è stato esposto alla Mall Gallery di Londra per la Royal Society of portrait painters annual exhibition nel 2020. Il ritratto di Mafalda mi è stato commissionato nel 2018 ma realizzato nel 2019. Mafalda oltre ad essere una bellissima donna è anche un’artista e designer. Ho voluto omaggiare il suo talento per la moda usando come sfondo del dipinto stoffe e abiti da lei stessa disegnati mettendoli in contrasto con la sedia barocca su cui è seduta. In questo caso ho cercato di

Ritratto di Friedrich Hölderlin

unire la figura della principessa a quella di una donna contemporanea. Quando sono stato invitato alla Royal Society of portrait painters nel 2020 ho pensato subito che sarebbe stato il ritratto perfetto da presentare. Ed infine il ritratto di Arek Hersh: parliamo di questo progetto. Quando ho ricevuto la prima telefonata da Londra quasi non riuscivo a crederci. Ero uno dei sette artisti selezionati dal principe Carlo per questo meraviglioso progetto sui sopravvissuti di Auschwitz e mi era stato assegnato il dolcissimo Arek Hersh. Ho pensato immediatamente alla grande responsabilità verso un tema così delicato ed ho sperato vivamente di essere

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all’altezza della commissione. Tra l’altro il dipinto è entrato a far parte della collezione reale. Il primo vero “incontro” con Arek è avvenuto leggendo il suo libro. Una storia che mi ha profondamente segnato, lasciandomi senza fiato, senza parole. La cosa che più mi ha commosso è stato leggere come quel ragazzino appena adolescente, durante un terribile periodo, si fosse innamorato per la prima volta. Di come fosse riuscito ad aggrapparsi con tutte le sue forze all’amore, alla vita, all’irrazionale, riuscendo così a sopravvivere nonostante gli fosse stato tolto tutto. Sono partito da quell’emozione per la concezione del ritratto. Nonostante gli incontri virtuali via Zoom, date le dif-


Il Principe Carlo d'Inghilterra con Arek Hersh

ficoltà a vedersi di persona dovute alla pandemia, attraverso lo scambio di semplici discorsi, accompagnati anche da tenere risate, sono riuscito immediatamente a percepire l’anima di Arek. Un’anima pura e limpida, che è riuscita ad oltrepassare lo schermo di un computer e a giungere fino a me. L’idea era quella di rappresentare Arek nel suo ambiente, in un momento di quotidianità e di intima riflessione, che potesse portare lo spettatore a fare un viaggio narrativo nella sua vita, attraverso alcuni punti focali. A sinistra la statuina lucida in porcellana del Mosè, figura cardine della religione ebraica ma anche simbolo di fiducia. Con una certa familiarità mi riporta indietro a tutta la tradizione degli ex voto e delle icone sacre in Italia, presenti anche a casa di mia nonna. Dall’altra parte sulla destra, poggiata alla parete, la foto di Arek adolescente, in una delle sue prime immagini in Inghilterra. Nella foto si trova da solo nel paesaggio inglese di Windermere, ma nel suo viso vedo la speranza nel futuro, il coraggio e la voglia di ricominciare una nuova vita. Quel futuro che si è concretizzato e che orgogliosamente ci mostra nel ritratto al centro

della composizione. La mano destra, che stringe delicatamente il braccio sinistro, sta ad indicare qualcosa. Il braccio, che nasconde il numero di Auschwitz, è coperto, come se quella manica celasse una ferita chiusa, rimarginata, ma pur sempre presente. L’incontro con il Principe Carlo per l’inaugurazione della mostra alla Queen’s Gallery di Buckingham Palace è stato semplicemente incredibile.

Abbiamo parlato molto, lui è stato davvero carinissimo. Un’esperienza che rimarrà indelebile nella mia mente. Da artista a tutto tondo, cos’è l’arte per te? L’arte è sicuramente la mia ragione di vita. Quali sono le sensazioni che provi in fase creativa quando dipingi? C’è qualche similitudine con quello che senti quando danzi? Quando si crea qualcosa, che sia un movimento, una nota, un dipinto, c’è sempre una parte di noi che vuole comunicare qualcosa. La danza e il canto lo fanno in modo più esteriore, fisico, la pittura è più meditativa ma sono comunque tutte espressioni dell’anima che partono da un’emozione. Perché l’arte è fondamentale per l’uomo L’arte è quel dono speciale che fa vivere meglio sia chi la fa sia chi la riceve. Quella ricchezza impalpabile e divina che ci contraddistingue dal resto delle creature viventi. • RS

Massimiliano Pironti e Arek Hersh posano con il ritratto di quest'ultimo

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INTERVISTA

Il cammino dell a ' nima

di

Angelo

Branduardi

© Giordano Azzimonti

L'ARTISTA RIPRENDE IL TOUR, ABBANDONATO PER LA PANDEMIA, E SARÀ IL 18 FEBBRAIO A ROMA ALL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE ED IL 21 A MILANO, AL TEATRO DAL VERME

diviso in due parti La prima parte, introdotta da Angelo Branduardi che è solo sul palco davanti ad un impalpabile velo bianco, è dedicata a Il Cammino dell’Anima che riprende alcuni temi dell’opera visionaria di Hildegard von Bingen, monaca, reclusa secondo la regola di San Benedetto, fin dall’età di otto anni e poi badessa di Bingen. Hildegard fu mistica e poeta, musicista, filologa ed erborista, era e rimane ammirata per avere esplorato senza paura il posto dell’anima nel Cosmo e per avergli dato voce con la sua visione musicale unica. Hildegard definì “Sinfonia” il ciclo lirico delle sue opere, per lei l’anima è “sinfonica” e trova la sua espressione

C

on il concerto del 13 novembre 2021 al Gran Teatro Geox di Padova è ripreso Il Cammino dell’Anima il tour di Angelo Branduardi interrotto dopo solo una data a febbraio 2020. Il concerto riprende interamente l’album omonimo pubblicato il 4 ottobre 2019, album Meraviglioso e di grandi suggestioni: così è stato sinteticamente il parere della critica che, all’unanimità ha apprezzato l’opera di Angelo Branduardi Il Cammino dell’Animaverrà ora eseguito interamente dal vivo in un tour che toccherà le principali città italiane recuperando le date rimandate. Il concerto, della durata di due ore circa, è idealmente

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di Silvia Arosio

nell’accordo segreto di anima e corpo nell’atto musicale, nell’armonia prodotta dal suono degli strumenti e dalla voce umana, nell’armonia celeste e nell’accordo misterioso che viene dal profondo dell’anima. Questo e molto altro racconterà Angelo per predisporre all’ascolto della lunga suite. Numerosi e visibili sono gli strumenti utilizzati da Angelo e dai suoi musicisti: Fabio Valdemarin (tastiere, chitarra, cori); Antonello D’Urso (chitarre, cori); Stefano

Olivato (basso elettrico, contrabbasso elettrico, chitarra, armonica, cori,) Davide Ragazzoni (batteria e percussioni). Nella seconda parte Angelo Branduardi, proporrà anche le due canzoni scritte durante la pandem i a Kirie

Eleison (Signore abbi pietà) una melodia inedita, nata dalla citazione del Kyrie della Missa Luba, di tradizione congolese e Piccolo David. Non mancheranno brani tratti da L’infinitamente piccolo album del 2000 realizzato sulle scritture di San Francesco d’Assisi e i successi storici, entrati nella memoria collettiva e nel cuore come, tra gli altri Cogli la prima mela e Alla fiera dell’est. L’impianto scenico è essenziale ed efficace. Tagli di luce teatrali e un tetto di lampadine dai toni caldi di luce. Nessun orpello tecnologico. Solo luce, nuvole bianche di fumo che fanno da discreto contorno alla musica di Angelo Branduardi.• RS

IL VIDEO

Inquadra il QRcode per l'intervista ad Angelo Branduardi 27


INTERVISTA

David Larible,

il clown dei clown

T

L'ARTISTA SI RACCONTA A 360°: DAI PRIMI PASSI NEL MONDO DEL CIRCO AL GRANDE SUCCESSO INTERNAZIONALE, SENZA MAI DIMENTICARE I SUOI MAESTRI. CON UN PREZIOSISSIMO CONSIGLIO PER I GIOVANI... 28

ra i suoi mille impegni, David Larible ha trovato il tempo di rispondere alle nostre domande: lo ha fatto direttamente da Las Vegas e di questo gliene siamo davvero grati. È stata una bellissima chiacchierata e abbiamo scoperto un personaggio davvero unico soprattutto a livello umano. Non vi resta che assistere ad un suo spetacolo per apprezzarne la bravura e la poliedricità. David, il tuo personaggio si ispira a Il Monello di Charlie Chaplin: che carat-


di Daniele Colzani

teristiche di questo personaggio hai preso e come lo hai personalizzato? Naturalmente sì... Il personaggio de Il Monello mi ha ispirato quando ho iniziato la mia carriera perchè ero affascinato da questo bambino, un misto di innocenza e furbizia, che aveva questa libertà di fare le cose che normalmente non si potevano fare. Il clown rappresenta un po' questo no?

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito ufficiale di David Larible

Io dico sempre che è il più anarchico di tutti gli artisti visuali come li chiamiamo. Poi, naturalmente il personaggio ha avuto un'evoluzione che andava di pari passo con l'età. Quando ho inziato io ero un giovanotto, adesso sono una persona "non voglio dire anziana", però matura e quindi è logico che il personaggio abbia avuto dei cambiamenti. Nell'immaginario collettivo esistono due tipi di clown: il pagliaccio protagonista del film It e quello che al circo ne combina di tutti i colori per la sua goffaggine. Il tuo personaggio come si presenta al pubblico? Innanzitutto non penso che il personaggio di It sia un clown: è un pagliaccio e non ha nulla a che vedere. È qualcuno che "è truccato da pagliaccio". Essere truccati da pagliaccio ed essere pagliaccio sono due cose diverse. È come essere vestito da dottore o essere dottore, o essere

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vestito da calciatore ed essere calciatore. Quindi non lo considero. Il mio personaggio è sì un personaggio che nel circo entra ogni due o tre numeri per "stemperare" un po' la tensione e l'emozione che alcuni numeri causano negli spettatori. Quindi diciamo che il clown (o pagliaccio che dir si voglia) nel circo sono un po' il sale e il pepe che si mettono un po' qua e un po' là per permettere allo spettacolo di essere comunque completo. Poi, naturalmente, quando il pagliaccio è bravo allora il suo ruolo aumenta e danno sempre più tempo a questo personaggio fino a che, molte volte, diventa l'assoluto protagonista dello spettacolo circense. Ne Il Clown dei Clown giochi con i grandi miti classici dell’italianità e mixi tantissimi elementi diversi tra loro: dalla tradizione circense del clown Augusto a Fellini passando per la com-


media dell'Arte... Come nasce un tuo spettacolo? Nasce da un'idea e da un desiderio di voler portare su un palcoscenico delle emozioni e voler comunque comunicare con il pubblico. Perchè non dimentichiamoci che il clown è un comunicatore e vorrebbe salire sul palco per sprigionare tutte le cose che ha dentro come il suo talento, la sua tecnica, la sua poesia, la sua malinconia a volte, la sua empatia con il pubblico e viceversa. Quindi uno spettacolo nasce proprio da un'idea e da un desiderio personale di poter esprimere e di voler più che altro dare, perchè sul palcoscenico si va per dre e non per ricevere. Poi l'applauso, l'ovazione che riceverai sono bellissimi ma è una conseguenza. Tu non vai sul palco per ricevere ma per dare... Dalla tua biografia sappiamo che la tua famiglia è stata ingaggiata dai più grandi circhi italiani (Medrano, Orfei e Togni) e stranieri (Nock, Bouglione, Krone, Tower Circus e Teatro Carré). Ci racconti qualche aneddoto? Beh... anedotti ce ne sarebbero tantissimi non saprei neanche da dove cominciare. Uno su tutti è questo: a Los Angeles tra due spettacoli e eronel mio camerino con mamma che mi stava pre-

parando un piatto di pasta su un fornello portatile. Ad un tratto bussarono alla porta e c'era una signora che mi voleva parlare. Parlammo e la salutai anche perchè è bello quando vengono a salutarti, ma io più che altro pensavo al piatto di pasta che stavo aspettando (!) e quindi sono stato gentile ma... non proprio "personale". Questa signora mi fece tantissimi complimenti, che era bello vedere finalmente un clown in America, ed era accompagnata da un signore che mi disse "Sai chi è questa signora"? E io risposi "no" perchè veramente non lo sapevo, non lo immaginavo. Al che lui mi rispose "Lei è Eleanor Keaton , la moglie di Buster Keaton". Immaginatevi il mio stato d'animo perchè Buster Keaton è stato un idolo per tutti noi che facciamo comicità "fisica".

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Sono veramente cascato dalle nuvole ed ero al settimo cielo. Ti posso assicurare che la signora è entrata nel mio camerino e ha mangiato un piatto di pasta con me! Da quel giorno è iniziata un'amicizia bellissima che è durata fino alla sua morte. Da Krone (uno dei più importanti circhi tedeschi) hai avuto modo di osservare da vicino due dei più grandi clown del secolo, Charlie Rivel e Oleg Popov. Cosa ti hanno insegnato? Beh... stiamo parlando di due mostri sacri: sia Rivel che Popov sono veramente nella storia e nell'Olimpo del clown. Posso dire che da Oleg, di cui poi sono diventato molto amico, ho imparato la professionalità e la meticolosità con le quali preparava i suoi numeri che erano studiati al 100%. Sapeva fare di tutto e lo ammiravo come artista perchè aveva un bagaglio tecnico incredibile. Mentre da Rivel, con il quale ho lavorato al Krone quando lui aveva 84 (!) anni e camminava appena, ho imparato che non


importa l'età: c'è sempre un sogno nel cassetto, un desiderio. Io penso che i clown siano come i poeti che amano esprimersi fino al loro ultimo respiro. Rivel mi ha insegnato quello. Vedere l'energia che entrava dentro quest'uomo malandato e che camminava male quando si apriva il sipario ed entrava in scena è stata una cosa che mi porterò dietro per tutta la vita Hai ricoperto vari ruoli all'interno del circo: trapezista, pattinatore, giocoliere, ballerino, acrobata a cavallo. Quando hai scoperto il clown che era in te? Nel circo ho fatto un po' di tutto ma il pensiero è sempre stato quello di diventare un clown fin da quando ero bambino. Tutti gli altri numeri che ho fatto sono serviti per imparare più cose possibili e perchè mio padre mi ha sempre detto che "il clown era un mestiere che includeva tutti gli altri nel circo" e quindi un clown doveva essere un buon trapezista, un buon acrobata, musicista, cantante, ballerino, cascatore. Ho iniziato con queste

discipline ma nella mia testa c'era sempre il desiderio di diventare clown. Dico sempre che "non è la persona che sceglie il clown ma il contrario, è il clown che sceglie la persona". Il ruolo del clown è solo quello di far divertire o può anche offrire spunti di riflessione per il pubblico? Il mio primo pensiero è di far divertire ed emozionare il pubblico. Poi se il pubblico può riflettere su quello cha faccio o se magari ne sorge un messaggio che il pubblico percepisce ben venga! Ma non è certo quello il mio primo scopo, io monto sul palco

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per divertire ed emozionare le persone che vengono a vedermi Qual è il tuo ultimo pensiero prima di salire sul palco? Ti emozioni ancora? Prima di salire sul palco penso "David, bisogna portarlo a casa perchè non c'è un piano B". Mi emoziono? Certo che mi emoziono, sempre! Il giorno in cui non mi emozionerò ad andare davanti al pubblico dovrò smettere perchè vuol dire che non me ne frega più niente, e se non te ne frega più niente non hai niente a che fare con il palcoscenico. Hai affermato che "il clown è uno spirito libero non solo nel circo, ma anche nel mondo dello spettacolo". Come è cambiato questo mondo? Il clown è uno spirito libero e lo è sempre stato: viene dalla commedia dell'arte che era una forma di teatro dove si lasciavano gli attori "liberi" di improvvisare sera dopo sera. è uno spirito libero nel modo di affrontare la scena, il personaggio, la situazione. Il mondo dello spettacoloè cambiato moltissimo e cambierà ancora, perchè rappresenta


la vita, rappresenta il mondo: il mondo sta cambiando e quindi il mondo dello spettacolo cambia di conseguenza Ci spieghi perché "L’augustus e il clown bianco sono la metafora della vita"? Sono la metafora della vita prchè io dico sempre che "non importa a quale livello arrivi nella scala sociale, avrai sempre un bianco sopra di te che cerca di renderti la vita miserabile". Il bianco e l'Augustus sono il padre e il figlio, sono la maestra e l'alunno, il datore di lavoro e l'operaio e rappresentano uno il potere e l'altro il popolo. Nella tua carriera hai ricevuto tanti premi. Ti senti realizzato o ti manca qualcosa? I premi sono un capitolo a parte. Sinceramente non penso che un premio possa determinare il valore di un artista. Sicuramente è un riconoscimento ad una carriera, ad una traiettoria. Se un artista comincia a pensare di essere nigliore degli altri perchè ha ricevuto più premi sbaglia nel modo più assoluto. Penso che i premi bisognereb-

I VIDEO

Inquadra il QRcode per canale Youtube di David Larible be riceverli, godersi il momento in cui te li consegnano, metterli nella bacheca in casa, lasciarli lì e dimenticarseli, perchè possono essere pericolosi. Possono "stravolgere" la realtà, potresti "montarti la testa" pensando che "se ho ricevuto così tanti premi è perchè sono bravo o addirittura (peggio ancora) sono il più bravo". Invece non è così, non esiste uno più bravo, esistono le persone che svolgono il loro mestiere e la loro arte con passione, con amore e tanta dedizione.

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Ai giovani che si avvicinano al magico mondo della clowneria cosa ti senti di consigliare? L'unica cosa che posso dire è seguire i propri sogni, ma anche di essere sicuri dei propri sogni. Di essere sicuri di volere quello che si sogna. Un sogno non deve essere un capriccio, ma qualcosa che ti senti dentro e che vorresti raggiungere attraverso un percorso. Poi magari potresti anche non raggiungerlo, però è bello il tragitto. E il il tragitto è bello solo se ci credi veramente, se è veramente quello che vuoi e non un capriccio passeggero. Quello che consiglio ai giovani è essere sinceri con sè stessi, è questa la cosa più importante. Onesti e sinceri con se stessi, guardarsi dentro e sapere veramente che cosa si vuole fare, cosa sarà quello "che un giorno potrà rendermi felice nel farlo". Una volta fatta chiarezza nella testa e nel cuore... mettercela tutta e dare un'accelerata per cercare di sfondare tutti i muri che piano piano si incontreranno nel cammino. • RS


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INTERVISTA

Alessandro Quarta, il violinista rocker

IL POLISTRUMENTISTA SALENTINO, IL SUO PERCORSO ARTISTICO E I TANTI PROGETTI A CUI STA LAVORANDO

L

a CNN lo ha acclamato come Musical genius, premiato Montecitorio come Miglior Eccellenza Italiana nel Mondo per la Musica ma lui, Alessandro Quarta, è rimasto sempre con i piedi per terra, con il suo Salento nel cuore e la voglia di far conoscere la cultura e la musica classica ai più giovani. E per questo lancia un appello ai mezzi informazione per aumentare l'offerta di "cultura" proprio tra i ragazzi. Leggendo la nostra intervista scoprirete un "rocker" dal cuore tenero, con tanti ricordi e aneddoti da raccontare.

L'INTERVISTA Alessandro, partiamo dalla strettissima attualità e dal tuo "Buon compleanno beddhru miu" dedicato a Giuliano Sangiorgi per il suo compleanno. Un regalo speciale per un amico che ha attraversato un brutto momento... Con Giuliano ci lega una grande amicizia e un’immensa stima reciproca, oltre che a vivere molto vicini nel centro storico di Lecce. Restiamo in terra salentina: che rapporto hai con la tua terra d'origine e quanto di lei ti porti nel cuore quando sei in giro per l'Italia e il mondo. Mi porto tutto della mia terra..il sole, il colore del mare, il cuore della mia gente, la

semplicità delle piccole cose, la sensualità della terra dal colore intenso e profondo. Poco meno di un mese fa ti abbiamo visto al fianco di Roberto Bolle nel suo show Danza con me. Che rapporto hai con Roberto e come è iniziato il vostro rapporto professionale? Anche con Roberto ci lega una profonda amicizia e un’immensa stima reciproca, del resto senza quest’ultima non potremmo eseguire il Dorian Gray in quel modo. La manager di Roberto contattó la mia manager perché voleva commissionarmi un brano sulla storia di Dorian Gray; ricordo ancora l’entusiasmo che provai quando Mariarita (la mia manager) mi chiamò per dirmelo. Ritieni anche tu (come Bolle lo dice per la danza) che la musica deve essere il più possibile vicino alle gente? Pensi che figure artistiche come la tua, quella di Roberto Bolle e di tanti altri

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di Daniele Colzani

vostri colleghi possano essere gli ambasciatori di una cultura meno "elitaria" e più "popolare"? Assolutamente!! Siamo noi Artisti e come dici tu “Ambasciatori della Cultura” a veicolare la cultu-

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come Carlos Santana, Lucio Dalla, Mark Knopfler, Boy George, Dionne Warwick, Lionel Richie, Celine Dion, Liza Minnelli, Joe Cocker, Lenny Kravitz, Jovanotti, Amy Stewart e molti altri.. Ci racconti un aneddoto legato a uno di loro che resterà indelebile nella tua memoria? Quando Dee Dee Bridgewater, dopo un concerto che facemmo insieme nel 2018, mi chiese di arrangiarle il suo prossimo disco: fu un emozione indescrivibile. Suoni un Alessandro Gagliano del 1723 "ex Principe della famiglia Clelia Biondi", un Giovanni Battista Guada-

IL VIDEO

Inquadra il QRcode per il video di Dorian Gray

© Francesco Prandoni

© Piergiorgio Conte

ra stessa ai ragazzi e non solo. Iniziamo a non obbligare il pubblico a vestirsi eleganti per andare in teatro in modo tale da andare incontro ai ragazzi che ovviamente usano jeans e maglietta (io li uso in concerto perché sto meglio e perché non è il frac a farti suonare meglio…!). Poi pregherei i media di aiutare la Cultura proponendo nei loro canali Tv e Radio la Grande Musica Classica, non per forza tutti i movimenti di una Sinfonia o Concerto, basterebbe un solo tempo. Molti giovani conoscono questi brani famosi perché li hanno ascoltati in molti film e le chiamano canzoni… Ecco, faccia-

mo conoscere loro chi ha scritto quei capolavori e faremo capire che la musica classica è molto più bella di quanto possano immaginare, e quanto possa essere davvero tanto Rock. Basti pensare al primo tempo de La quinta di Beethoven. Mamma mia… Come ti sei appassionato alla musica? Con il violino è stato subito un colpo di fulmine o sei "passato" attraverso altri strumenti? Sono il più piccolo di tre fratelli. Patrizia, la più grande pianista e Massimo violinista. Ci separano 12 anni. Quando mio fratello quattordicenne studiava io ne avevo appena 2 anni e mezzo, mi mettevo dietro la porta con il matterello della pasta di mia mamma e facevo finta di suonare il violino. A 3 anni iniziai lo studio del violino, quello vero però… oggi suono il violino e il pianoforte, adoro poi suonare la chitarra Blues e il basso. Ma prima di tutto mi piace comporre per orchestra, soprattutto colonne sonore. Hai collaborato con i più grandi musicisti del mondo

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IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Alessandro Quarta

© Marco Perulli

gnini del 1761 e 2 violini moderni di Ezia Di Labio. Come li hai scelti e che rapporto hai con loro? Il violino che suono di più è il meraviglioso Alessandro Gagliano con vernice Stradivari. Non sono io che li ho scelti, soprattutto il Gagliano, ma sono loro a scegliere chi li deve possedere e amare. Nel numero di ottobre del nostro magazine abbiamo dedicato la cover al Maestro Salvatore Accardo che sappiamo essere stato tuo insegnante. Raccontaci qualche episodio... Violinista che ha scritto la storia del violino. Immenso! Ricordo che avevo quattordici anni e quando andavo alla Stauffer a studiare mi tremavano le gambe e le mani, non era facile entrare in quell’accademia come non è facile tutt’oggi. Ricordo un livello di professionalità e meritocrazia che oggi è utopia. E poi si respirava tanta di quella musica e di tanto amore per il sacrificio e lo studio che oggi è più di un’utopia. Il maestro Accardo pretendeva la perfezione, non solo lui ma anche tanti maestri russi in quel periodo con cui studiavo, tanto sacrificio e perfezione. Tutte cose di cui oggi non potrei farne a meno, e che pretendo dai miei allievi e dai miei colleghi. Dopo aver riarrangiato ma-

gistralmente 16 brani di Astor Piazzola hai qualche altro progetto del genere in vista? Si Certo. A Marzo uscirà in tutto il mondo il disco Le 16 stagioni che ho registrato insieme alla direttrice Gianna Fratta. Io suono le stagioni di Vivaldi e Piazzolla, il violinista Dino de Palma le stagioni di Glass e Richter. Poi a fine anno il disco in duo con il favoloso pianista con cui suono da 12 anni Giuseppe Magagnino; l’anno prossimo, nel 2023, uscirà invece il mio album di inediti che sto finendo di scrivere in questo periodo, un album a cui sto dedicando ogni singolo momento di ogni giorno del-

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la mia vita. Potete immaginare cosa sia per me questo… Che consiglio ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere la carriera di violinista? Solo queste 2 cose: Studiate Scale e Arpeggi per ore! Ci vuole “un’Attenzione Maniacale nella Cura dei Dettagli”. Questa è una frase che ho coniato qualche anno fa e che grazie ad essa ho capito cosa significa avere risultati eccellenti. E poi non dimenticatevi di riempire ogni nota di emozioni, di lacrime, di gioia, perché se ciò che suonerete lo farete partendo dal cuore, allora arriverà al cuore di chi vi ascolta! • RS


INTERVISTA

La manager che ama la lettura e il teatro

© Servizio fotografico di Michele Monasta - Make Up by Silvia Gerzeli

ALL’INIZIO UN’INTUIZIONE NATA DALLA PROFONDA PASSIONE PER IL TEATRO E LA LETTURA. POI TUTTO È DIVENTATO REALTÀ

E

lena Marazzita, manager fiorentina dell'entertainment che ha abbracciato l’idea di un format molto efficace che si è rivelato vincente anche in tempi di pandemia, di restrizioni, di difficoltà economiche andando incontro alle richieste di teatri e festival, nella volontà comune di far ripartire la cultura. Iniziamo da te. Elena Marazzita, nel 2009 apre la società Aida Studio Produzioni gestendo il prestigioso marchio dell’Orchestra da Camera del Maggio Musicale Fiorentino, poi in breve tempo amplia il progetto musicale dirigendosi verso il mondo del teatro di prosa: inizia così a ideare artisticamente alcuni spettacoli di teatro musicale - oltre che

a produrli e distribuirli. Come eri partita? Dopo molti anni di lavoro nel settore musicale nacque in me il desiderio di recuperare la mia formazione, la mia prima vera passione: il teatro e la voglia di raccontare storie. Il mio primo progetto di reading musicale lo proposi a Luigi lo Cascio e da lì non mi sono più fermata. Da quei primi step, oggi produci reading musicali inediti con i grandi nomi del teatro, cinema, tv italiani per un nuovo modo di rileggere la narrativa tra musica e parole. È un'idea che ti è venuta in pandemia? L’idea di caratterizzare le mie produzioni percorrendo il format del reading musicale nasce molti anni prima della pandemia e si

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sviluppa dal desiderio di porgere allo spettatore una lettura ad alta voce che grazie all’interprete e al contrappunto musicale potesse offrire un’esperienza culturale nuova. Nelle mie produzioni la musica non è mai secondaria rispetto alla parola: accompagna, accarezza, supporta, e talvolta si contrappone alla meraviglia del testo. Che tipo di opere riesci a portare in questo formato? Faccio adattare opere teatrali, commedie, tragedie, opere letterarie, romanzi brevi, racconti lunghi, poesie, libretti tratti da opere liriche e testi originali che nascono su mia commissione. Ci fai qualche titolo e nome di attori che ne fanno parte? Alessio Boni è stato protago-


di Silvia Arosio

nista di molti progetti alcuni da me ideati, come Joyce Chamber Music, un programma dedicato a Joyce, che vede coinvolti i professori del Maggio Musicale Fiorentino, poi abbiamo Laura Morante che legge un monologo ispirato alla figura di Medea accompagnata da violino e pianoforte, Isabella Ferrari legge un copione dedicato a Fedra accompagnata da un violino solista, Vittoria Puccini ha letto Beatrice o de la donna nuova per le celebrazioni dantesche del 2021, accompagnata dai Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino, Alessandro Preziosi legge Otello dalla parte di Cassio accompagnato dal pianoforte, Francesco Montanari legge Processo a Shylock con sax e contrabbasso, Fabrizio Bentivoglio è protagonista di un recital al pianoforte che porta in scena il Così fan tutte di Mozart. Come vengono adattati i testi? Il più delle volte commissiono io testi che abbiano come obietti-

vo quello di fare luce su un personaggio specifico di un’opera o di rileggere l’opera da un particolare punto di vista, la voce recitante talvolta è un narratore esterno ma il più delle volte è la voce protagonista del testo che dunque legge e interpreta in prima persona, questo aiuta l’interprete ad immedesimarsi nel ruolo. La lettura a voce alta accompagnata da musica non prevede particolari cornici scenografiche per cui è molto importante creare una dimensione teatrale che sia in qualche modo contenuta nella parola letta e nel suo intreccio con la parte musicale. Nel tempo ho inoltre instaurato una preziosa collaborazione con la prestigiosa sartoria teatrale Officina Farani che ci fornisce costumi e abiti di scena per quelle letture in cui sento la necessità di costruire scenicamente il personaggio. Quanto è importante l'uso della musica? La musica è fondamentale, mai sterile. Potenzia la parola, le dà

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IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Elena Marazzita spessore, arricchisce, approfondisce, lavora sulle stesse emozioni della parola e la riporta al pubblico mutata, rendendola nuova. Credo che questo modulo sia davvero una carta vincente, per aiutare il teatro e gli artisti in questo momento. Come hanno reagito alle proposte? Ed il pubblico? Il pubblico accoglie sempre con entusiasmo questa formula che permette di approcciarsi alla musica a e alla lettura in un modo nuovo, ampliato, arricchito. Può cambiare la forma, il modo, il mezzo, ma l’atto di impersonare un personaggio per raccontare una storia agli altri non ci abbandonerà mai. Ogni volta che portiamo una storia su un palco ricreiamo la stessa identica dinamica che si ripete da migliaia di anni in ogni civiltà umana: chi racconta una storia e chi la ascolta. I protagonisti - attori, registi, autori e musicisti - trovano innumerevoli stimoli nella reciproca collaborazione che richiede una lettura con musica. Dove sono stati finora gli spettacoli e dove vorresti andare? Gli allestimenti flessibili e la mia scelta artistica che tende alla ricerca di dimensioni cameristiche mi permettono di andare incontro alle diverse esigenze delle direzioni artistiche che possono


offrire le mie produzioni non solo ai teatri in stagione invernale ma anche a rassegne culturali estive che si svolgono all’aperto, nelle piazze storiche, nei cortili dei castelli, nei palazzi antichi, nelle aree archeologiche. Le mie produzioni si adattano ai più svariati luoghi purché portatori di poesia, storia, raccoglimento. Pensi di fare anche dei podcast o comunque portare in video questi spettacoli? Nel periodo di maggiore emergenza ho instaurato collaborazioni per permettere anteprime nazionali in streaming di due titoli a cui tengo moltissimo: Anima Smarrita di e con Alessio Boni e Marcello Prayer in occasione delle celebrazioni dantesche del 2021 e Suite Francese con Laura Morante in occasione del Giorno della Memoria sempre nel 2021. Lo spettacolo dal vivo però richiede per sua natura presenza. Io credo questo. Quel pubblico che in pandemia ci è tanto mancato è davvero parte integrante del teatro, non esiste teatro senza un pubblico in platea. Va da sé che quella tecnologica sarà comunque una sfida da affrontare; la rivoluzione digitale, spinta anche dalle necessità della pandemia, ha comportato innovazioni sostanziali anche nel mondo dello spettacolo determinando la nascita di nuovi mercati ma anche la necessità di nuove professioni e la traformazione di quelle esistenti.

L’attivazione di piattaforme come ad esempio ITsART, di recente concezione, apre la strada a nuove collaborazioni sia sul versante artistico, sia su quello imprenditoriale. Percepisco chiaramente la necessità di adottare una visione sempre più interdisciplinare, di armonizzare più settori e di arricchire con competenze tecnico-scientifiche la mia formazione umanistica. Qual è la difficoltà di essere imprenditrice oggi nel campo teatrale – ed ovviamente non solo – ed essere donna? Non ho mai trovato difficoltà legate al mio essere donna in ambito lavorativo. Quando lavoro non penso mai al mio essere donna, mi propongo come professionista e come tale sono accolta. Ho però la sensazione che le donne in Italia rimangano ancora, in gran parte, prigioniere degli stereotipi e di iniziative e servizi che non sono sufficienti per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

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Il mio lavoro ha il vantaggio di essere flessibile e autogestito, una modalità lavorativa auspicata da molte donne che hanno l'ambizione di conciliare veramente la propria dimensione professionale con quella familiare, dimensioni che per me sono ugualmente preziose e imprescindibili. Mi entusiasma portare con me le mie figlie a vedere mostre di pittura, spettacoli di teatro, balletti classici, concerti. Trasmettere il senso della bellezza, la passione per ogni manifestazione artistica è il mio primo compito come mamma. Mi fa sentire estremamente creativa. Come evolverà la situazione dello spettacolo dal vivo secondo te? Terminerà l’emergenza e i teatri torneranno a compiere ciò che compiono da sempre. Gli attori sono angeli della parola, acrobati dello spirito, messaggeri di Dio: è per questo che hanno saputo resistere anche alle prove più dure imposte dalla pandemia, non moriranno mai. Il teatro non morirà mai • RS


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INTERVISTA

“La cultura è stata “stravolta”, ma abbiamo nuovi progetti

IL NOSTRO COLLABORATORE, IL MAESTRO MAURIZIO TAMELLINI, NONCHÉ DIRETTORE DEL FESTIVAL DEI DUE MARI, QUESTA VOLTA CI PARLA UN PO’ DI SÉ, DEI SUOI PROGETTI E DI TUTTO QUELLO CHE HA FATTO NEL PERIODO DI PANDEMIA

I

l nostro collaboratore, il Maestro Maurizio Tamellini, nonché Direttore del Festival dei Due Mari, questa volta ci parla un po’ di sé, dei suoi progetti e di tutto quello che ha fatto nel periodo di pandemia. Maurizio, nonostante le chiusure dei teatri, anche nel 2021 hai lavorato molto. Quali progetti hai portato avanti negli ultimi mesi? "La vita non fa sconti" diceva qualcuno e un evento storico come questo di dimensioni mondiali non si era mai visto. All'improvviso tutte le nostre convinzioni, i nostri progetti venivano infranti, o meglio stravolti. Oso il termine “stravolto” per la cultura soprattutto, che da decenni non ha più ossigeno, si è ritrovata ancor più indifesa e senza una guida. Coloro che potevano cambiarne le sorti, o meglio negoziare le chiusure, non si sono fatti sentire, se non tiepidamente dopo quasi 6 mesi di totali restrizioni di scuole, accademie e teatri. Personalmente io ho sempre dato lezioni tranne per qualche mese in cui eravamo in attesa di capire l'evoluzione di questa pandemia. Ho tenuto sempre i contatti con i miei amici e colleghi, ed è stato un bene; ho riallacciato i contatti con persone che non sentivo da diversi anni. Le lezioni on-line le ho fatte, ebbene sì, controvoglia e davvero senza convinzione. Capisco chi aveva allievi iscritti nelle proprie scuole e non potevano

Maurizio Tamellini e Guendalina Fazzini, Direttori Artistici del Festival dei 2 Mari

trovare una soluzione, ma non è mancato lo spirito di squadra per fortuna. Si sono formate nuove associazioni, nuove discipline di danza, maestri molto improvvisati a discapito purtroppo degli allievi desiderosi di studiare veramente in una struttura dove potersi inserire professionalmente. Tutto sommato si è perso molto e molto si perderà nei mesi a venire, ma io sono fiducioso e paziente. Sono riuscito a mettere in cantiere diversi progetti tra i quali un gemellaggio con Accademie dello Stato Russo e il mio Festival dei 2 mari già alla 5a edizione e come Direttore Artistico di alcuni grandi eventi che fioriranno a breve, Covid-19 permettendo.... So che hai lavorato anche con Christine Grimandi, altra

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collaboratrice del nostro magazine... Si certamente, è stata una bellissima esperienza. Christine è una persona sensibile, un vulcano di idee che spazia a tutto campo in diverse discipline artistiche. Ci siamo conosciuti praticamente per telefono e abbiamo scoperto di avere una moltitudine di colleghi in comune, di aver lavorato insieme qualche decennio fa e di prometterci di costruire qualcosa di interessante a breve. Infatti stiamo sperimentando dei progetti che in qualche modo ci avvicineranno e potremmo condividere le nostre idee con diversi artisti a livello mondiale nei prossimi mesi. Sei anche direttore artistico del Festival dei 2 mari di Sestri


di Silvia Arosio

Levante. Da quando ricopri questo ruolo? Dopo l'esperienza di oltre sei anni al Teatro V. Alfieri di Castelnuovo di Garfagnana (Lu), oggi sono Co/Direttore Artistico, insieme a Guendalina Fazzini, dal 2019 del Festival dei 2 mari, del Teatro Arena Conchiglia e dell'ex Convento dell'Annunziata di Sestri Levante e anche per la stagione di Danza per il 2022 che a breve dovrò promuove. Tutto è nato da uno stage che feci qui, a Sestri Levante 5 anni fa. Vidi una ridente location, pensai subito di fare qualche cosa per questo Comune; proposi il mio progetto, ebbi un riconoscimento dal Comune per i miei 45 anni di carriera e presi l'incarico a pieno titolo. Ogni anno questo Festival si arricchisce sempre più di importanti nomi di maestri e coreografi internazionali, grazie anche ad una delle più belle baie d'Europa e per la posizione strategica della struttura per il Festival a pochi passi dal mare. Quali sono gli incarichi che ti competono? Sono stato abbastanza libero di proporre Compagnie, di giovani leve e coreografi emergenti. Gli incarichi sono abbastanza semplici e ho carta bianca un po’ su

tutto. Molti progetti si sono volatilizzati per varie tematiche e problemi inerenti ai permessi. Un vero peccato! Mesi di duro lavoro persi e difficilmente recuperabili. Diciamo che in questi anni ho avviato una collaborazione con Morozko school di Yaroslavl (Russia). Da qualche anno partecipo personalmente come maestro invitato per master-class e Giurato al Concorso Internazionale che si svolge presso il Palazzo della Cultura Dobrynina a Yaroslavl, sotto la Direzione di Ekaterina Dalskaya. Una magnifica e unica esperienza di vita e di lavoro, davvero professionale. E poi, la Russia, questo grande paese, a parte la danza, lo trovo ancora tutto da scoprire, un paese con una grandissima storia, un posto dove ti senti protetto a mio avviso, ecco, questa è la mia sensazione ogni volta che ci metto piede da diversi anni come turista. Magari viverci sarà sicuramente diverso... Ci puoi descrivere i prossimi appuntamenti di Sestri? Già, i prossimi appuntamenti sono sulla carta per adesso, devo concretizzarli a breve, ma posso dire che a parte la 5a edizione del Festival dei 2 mari, l'appuntamento di danza più atteso della stagione estiva, avrò anche in cartellone una delle più belle compagnie emergenti sul panorama internazionale e una serata con una grande étoile che ha fatto la storia della danza. Come sta rispondendo il pubblico? Il pubblico è un po’ diviso sullo schierarsi e su e che cosa veramente vuole in fatto di spettacoli di danza. Si sa

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che per noi danzatori il contatto è alla base di tutto, dai pas de deux ai balli di gruppo, alle grandi masse nei balletti di repertorio ecc... Ecco, abbiamo perso una grande fetta di aficionados del Teatro, anche se la voglia di vedere e ritornare è grande, ma diversamente. Vedo tutti un po’ lontani, diffidenti e un po’ tristi diciamo… Prima era tutto un abbraccio, un saluto, una festa, i foyer dei teatri erano affollati, si parlava, ci si scambiavano i pareri...adesso tutto è molto soft e terribilmente compromesso. L'augurio è che si possa tornare alla massima capienza nei Teatri. La cosa più deprimente per un artista è vedere il teatro mezzo vuoto... Verranno comunque tempi migliori. O tempora o mores. Quali saranno invece i progetti per il 2022? Diciamo che i progetti in cantiere come dicevo prima, sono tutti a breve termine, entro aprile del prossimo anno. Il tempo è prezioso e devo affrettarmi a concludere. Ho inoltre un grande progetto insieme a un gruppo di musicisti e cantanti, dove ultimamente sono riuscito ad inserire la danza riscontrando un grande e meritato successo. Poi continuerò a scrivere sul mensile cartaceo e on-line di cultura e spettacolo " Riflettori su...." , su cui mi state leggendo, dove tengo una mia rubrica di danza, grazie alla Direttrice e ideatrice del magazine, Silvia Arosio, che ha avuto piena fiducia in questi mesi, nel mio scritto. Seguiranno master-class e Concorsi come da agenda e da marzo 2022 ho sancito un gemellaggio tra il Festival dei 2 mari e il San Marino Dance Festival, il primo appuntamento dedicato interamente alla danza. Mi sembra abbastanza e non vorrei andare troppo in là con i progetti, vorrei godermi un po' di tranquillità e pensare che il 2022 non mi riservi sorprese in tutti i sensi... • RS


MANIFESTAZIONI

Danza in Fiera con

tanta voglia di ripartire

LA SEDICESIMA EDIZIONE DEL PIÙ IMPORTANTE EVENTO EUROPEO DEDICATO ALLA DANZA SI TERRÀ DAL 25 AL 27 FEBBRAIO A FIRENZE, NELLA SPLENDIDA FORTEZZA DA BASSO

R

E-DANCE YOUR LIFE è lo slogan scelto per celebrare questa ripartenza, dopo un anno di fermo dovuto all’emergenza sanitaria tuttora in corso. Tornare a danzare e poterlo fare in sicurezza è il primo e più grande obiettivo della manifestazione, che in maniera scrupolosa ha predisposto una logistica ampia e contingentata, nel totale rispetto delle misure rafforzate, che obbligano all’uso di mascherina FFP2 all’interno del polo fieristico e all’accesso consentito con rilevamento della temperatura e mostrando green pass

rafforzato per chiunque, a partire dai 12 anni - o documentazione che attesti l’esenzione. Molti gli espositori storici sia tra i brand commerciali che nel mondo accademico, con importanti new entry internazionali: segnale che l’economia della danza, duramente messa alla prova, ha voglia di ripartire e soprattutto di non fermarsi più. Anticipiamo qui solo alcuni dei prodotti e delle tendenze

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2022 in anteprima a Dif: nell’area dedicata alle aziende Grishko presenta la collezione Bolshoi Stars Magnifique, dai toni primaverili e floreali, che promette di rivelare la dea che c’è in ogni ballerina, Merlet Dance presenta Lena, la scarpa da punta francese ecotecnologica, mentre Bloch ha ideato la punta Balance Lisse per permettere un lavoro prolungato sulle punte senza sforzo. Attenzione dunque non solo alla “divina” bellezza


ma anche all’ecologia e al rispetto della natura nei cicli produttivi, oltre massimo sviluppo della tecnologia a garanzia della protezione dagli infortuni sono le linee guida che hanno ispirato i produttori di centinaia di brand del settore. Un punto di ripartenza importante anche per il comparto formazione, con un programma di livello e ospiti internazionali, a partire dalle audizioni: i direttori Thelma Louise di Joffrey Ballet School, Tracy Inman di The Ailey School, Davis Robertson di New York Dance Project e Antonio Fini di Fini Dance New York (conosciuto al grande pubblico come giudice di Ballando on the Road) dall’America a Firenze in cerca dei migliori talenti, da inserire nei prestigiosi programmi di studio riservati a pochi fortunati e meritevoli, che a Dif avranno modo di poter sostenere audizioni anche per le mi-

gliori accademie professionali presenti in tutta Italian - dalla Lombardia A.U.B., ArteMente, Artichoke, Liceo Coreutico Giuditta Pasta, R.B.S., S.T.M., dal Veneto Dreaming Academy ed MM Eventi, dall’Emilia Romagna Professione Danza Parma, Professione Musical Italia, Dance Movement Ballet; dalla Toscana Centro Opus Ballet, Ateneo della danza, dal Lazio Balletto di Roma, Matrix legato ad AICS, R.I.D.A., dalla Campania realtà legate ad ACSI ed MSP. Anche il programma stage si fregia di artisti internazionali, affrontando nell’ambito del contemporaneo il tema del repertorio – rara ed esclusiva opportunità da cogliere al volo! - con compagnie internazionali come Akram Khan Company, una delle più innovative al mondo con una visione artistica che rispetta e sfida la forma kathak indiana contaminata con la danza contemporanea o come Les Ballets de Monte-Carlo diretta da Jean-Christophe Maillot, di ispirazione più NeoClassica, con particolare attenzione agli aspetti interpretativi. Altro focus è quello delle tecniche: per la prima volta a Danzainfiera il celebre Trinity Laban Conservatoire of Music and Dance di Londra presenta uno stage di tecnica Release e la scuola ufficiale della compagnia Alvin Ailey American Dance Theater di New York conduce uno sta-

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Danzainfiera 2022

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© Nicola Neri

di Silvia Arosio


FrancescoVantaggio Les Italiens de l'Opera

ge di tecnica Horton, repertorio Ailey. Non mancheranno momenti di formazione e approfondimento dedicate ai docenti, con un master sulla tecnica didattica modern contemporary, le presentazioni di nuovi metodi di approccio quali la Danzatricità® che sviluppa il ben-essere attraverso il gioco, la Ritmica Dalcroze o Metodo Jaques-Dalcroze che consente di avvicinarsi alla musica in modo creativo, il Metodo P.A.S.S. per le arti performative. Sempre per un pubblico di operatori del settore, nel weekend si terranno due convegni di interesse generale promossi da ADI, associazione di tutela e rappresentanza del mondo della Danza: Le Scuole di Danza verso il futuro e La qualifica professionale dell’insegnante di danza, tema quest’ultimo che verrà approfondito dall’Agenzia Formativa accreditata per la formazione professionale dalla Regione Piemonte in un momento di orientamento alla formazione e certificazione degli insegnanti di danza in Italia. A Dif c’è voglia di…mettersi alla prova: tornano a grande ri-

chiesta gli immancabili eventi coreografici, animando i palchi del prestigioso Concorso Internazionale Expression, organizzato da I.D.A e giunto alla 17a edizione, di Musical: il Concorso che festeggia il suo 10° compleanno con i direttori dei più importanti centri professionali in Italia e del più giovane Pop Tap Festival, che per la 6 a volta dà appuntamento agli amanti delle claquettes, in tutti gli stili di tap dance e clog dance…dunFrancesco Mariottini e Alessandra Tognoloni

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que spazio alle danze irlandesi e alle performance dei guest artist internazionali Ruben Sanchez e D’Angelo Bros, impegnati anche negli stage! Come sempre, c’è posto per tutti, anche per chi, fermo da tempo, non si sente pronto per competere ma non rinuncia a calcare le scene, trovando accoglienza nelle storiche rassegne Dance e Junior Parade, o all’interno di eventi organizzati da Associazioni ed Enti di Promozione del Coni e rivolti ai propri affiliati. Chi invece ha la sfida nel proprio DNA, non rinuncia a scendere in pista e farsi valere: gli amanti del freestyle si danno appuntamento alla all style battle Kidz Hip Hop Hurrah, dedicata ai minuscoli della cultura urbana e non solo – tra i giudici Sly e i docenti degli stage in tema “urban” Rada, una delle massime esponenti del Waacking in Italia e all’estero e il Bboy Roman Froz, campione italiano ed europeo di breakdance. Chi dice che i ballerini contemporanei non sappiano combattere?! Ne vedremo delle belle anche alla e alla Contemporary Battle, per aggiudicarsi un viaggio a New York! E poi c’è la Jam Dance Ses-


Raffaele Paganini

sion, per chi desidera solo ballare, senza pubblico, semplicemente per il piacere di lasciarsi andare sulle note della musica dal vivo dell’artista, performer e compositore Stefano Simmaco. Attesissimo momento di spettacolo, unico per grazia e bellezza è il Gala di questa edizione, previsto per domenica pomeriggio, che vede protagonisti Les Italiens de l’Opéra, i ballerini della compagnia fondata e diretta da Alessio Carbone che riunisce i danzatori italiani del Corpo di ballo dell’Opéra di Parigi: Bianca Scudamore, Bleuenn Battistoni, Francesco Mura, Andrea Sarri e Giorgio Foures si esibiranno in assoli e pas de deux alternando il repertorio classico a quello contemporaneo, da Nureyev fino a Bigonzetti. Guest artist i solisti principali della compagnia Les Ballets de Monte-Carlo Francesco Mariottini - ce lo ricordiamo bene anche per la partecipazione al programma tv Amici - e Alessandra Tognoloni. Gli artisti si esibiranno in due brani del repertorio della compagnia, si tratta del famoso passo a due di Cenerentola e il principe da Cendrillon - coreografia Jean-Christophe Maillot e di Hope Mountain” coreografia Evan McKei.

Il Gala Danzainfiera 2022 non è solo un grande spettacolo per il grande pubblico, ma è stato concepito come un momento speciale in cui culmina l’esperienza degli allievi che a Dif hanno colto l’occasione di studiare in sala con i protagonisti dello spettacolo, frequentando lo stage di repertorio con la coppia Mariottini-Tognoloni e lo stage classico avanzato con Les Italiens de L’Opéra e il Maître de ballet Francesco Vantaggio, dove l’obiettivo è far respirare l’atmosfera che si crea in scena. Altri special guest da segnalare in questa edizione: i ballerini Marcello Sacchetta e Santo Giuliano noti al pubblico per la partecipazione alla trasmissione Amici, étoile e artisti internazionali quali Monica Perego, Raffaele Paganini, Vladimir

Derevianko, oltre alla coppia “Madre e figlio” Paola Manghisi e Lorenzo Azzolini, 42 anni lei, 21 lui, il vero fenomeno social del momento, con centinaia di migliaia di follower a cui danno appuntamento nel loro speciale stage di Hip Hop! E ancora casting per agenzie di management o di animazione come PeterPan e per noti programmi televisivi, oltre a lezioni aperte a chiunque, dal tango argentino, alle danze dell’800 della Compagnia Nazionale Danza Storica, con borse di studio per eventi estivi tra mari e monti da TauriaDance a Pinzolo in Danza - e con una speciale area dedicata alle danze aeree dove grandi e piccini possono sperimentare tessuti e cerchio. Un programma variegato, approfondito e scrupolosamente sicuro quello di Dif 2022, perché chiunque possa partecipare con serenità alla manifestazione più attesa dell’anno! Scopri gli eventi sul sito www. danzainfiera.it e segui Danzainfiera sulle pagine social! • RS

La coppia “Madre e figlio” Paola Manghisi e Lorenzo Azzolini

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ISTITUZIONI

di Daniele Colzani

Nasce il tavolo permanente del mondo della danza CONVOCATI PROTAGONISTI E RAPPRESENTANTI DEL SETTORE A PARTIRE DA ROBERTO BOLLE

A

ccogliendo le richieste e i richiami giunti dai principali protagonisti del settore, il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha istituito presso la Direzione generale Spettacolo del MiC un tavolo permanente del settore, con il compito di approfondire le tematiche e le problematiche della danza in Italia e per formulare proposte in materia. Il tavolo opererà senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Non sono previsti compensi per i componenti, né gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti. “La danza è un'eccellenza della cultura italiana riconosciuta in tutto il mondo. Insieme alle fondazioni lirico-sinfoniche, come altri settori dello spettacolo dal vivo, ha sofferto in questo periodo di limitazioni ed è giusto che il Governo e le istituzioni siano vicine e lavorino al massimo per trovare delle soluzioni”, ha dichiarato il Ministro Franceschini. Dell’organismo, presieduto da Roberto Giovanardi, fanno parte: il Direttore generale Spettacolo; il Presidente dell’Associazione Nazionale Fondazioni Lirico Sinfoniche

(ANFOLS); il Presidente dell’Accademia Nazionale di danza; un rappresentante dell’Accademia di danza del Teatro alla Scala di Milano; un rappresentante dell’Accademia di danza dell'Opera di Roma; un rappresentante dell’Accademia di danza del Teatro San Carlo di Napoli; il Presidente dell’Associazione italiana danza attività di formazione (AIDAF); il Presidente dell’Associazione italiana danza attività di produzione (AIDAP); il Presidente dell’Associazione Danza Esercizio e Promozione (ADEP); il Presidente Associazione Italiana Teatri di Tradizione (ATIT); il Presidente di ItaliaFestival; il coordinatore del “Tavolo Danza” di C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea;

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Il nostro articolo sul n° 20

il direttore del ballo del Balletto del Teatro alla Scala di Milano; il direttore del ballo del Balletto dell’Opera di Roma; il direttore del ballo del Balletto del Teatro San Carlo di Napoli; il direttore del ballo del Balletto del Teatro Massimo di Palermo; il Sovrintendente del Teatro Carlo Felice di Genova; un rappresentante di NID-New Italian Dance Platform; un rappresentante del Liceo Coreutico Statale di Torino; il Presidente della Federazione nazionale danza sportiva (FIDS); Amedeo Amodio; Mauro Bigonzetti; Roberto Bolle; Vittoria Cappelli; Liliana Cosi; Donatella Ferrante. • RS


TUTTO MONDO Il nuovo album di figurine racconta la grande Bellezza del mondo attraverso l’Arte. Un fantastico viaggio alla scoperta dei capolavori realizzati da artisti di tutto il mondo, per raccontare le tradizioni, i miti e le leggende delle grandi civiltà, scoprendo come differenti culture hanno risposto alle grandi domande dell’uomo. 49 IN EDICOLA e su www.artonauti.it


ANTEPRIME

Duum, un salto

verso la bellezza

LA COMPAGNIA DI ACROBATI SONICS TORNA NEI TEATRI CON UNO SPETTACOLO COMPLETAMENTE RINNOVATO

I

l successo europeo dei Sonics, DUUM, torna nei teatri italiani e dopo le fortunate tappe di Roma, Mantova e Ferrara, prosegue il suo tour nazionale al Teatro Augusteo di Napoli in Febbraio e al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano in Marzo. Lo spet-

tacolo torna sulle scene completamente rinnovato e in una veste multidisciplinare, con nuove musiche, macchine sceniche, videoproiezioni in 3D e con nuovissime performance acrobatiche, marchio di fabbrica della compagnia definita dal Ministero della Cultura “eccellenza italiana nel mondo”. LO SPETTACOLO DUUM è un omaggio alla bellezza dei corpi e alla sintonia perfetta dell’ insieme che racconta una sottile quanto reale storia di consapevolezza sull’importanza della meraviglia che ci circonda e che dobbiamo preservare. È uno spettacolo

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dedicato alla ricerca della bellezza e del fare insieme. E’ ambientato in un luogo immaginifico del sottosuolo ispirato al mondo leggendario di Agharta, dove in un tempo non troppo lontano un gruppo di abitanti si sono rifugiati per sfuggire al mondo di sopra, che non riconoscevano più come luogo di pace e armonia: la bellezza era stata ormai soppiantata da sconvolgimenti che sembravano irreparabili. Ma l’Architetto Serafino, protagonista della storia, conserva ancora vivo il ricordo della bellezza perduta e tenta in ogni modo di far ritorno alla superficie: guida così i suoi compagni di avventura - interpretati dagli acrobati, ginnasti e ballerini della compagnia - nel SAL-


di Silvia Arosio

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il trailer ufficiale di Duum TO verso la luce. DUUM è proprio il rumore di quel SALTO, compiuto per ritrovare la bellezza perduta. La sua vibrazione racchiude in sè tutta la forza e l’energia del fare insieme, concetto mai così attuale dopo il periodo vissuto negli ultimi due anni. Una sfida alla legge di gravità unita all’armonia del movimento: Serafino e i suoi amici si muovono tra cunicoli, tunnel e grotte, il risultato è un un susseguirsi di quadri scenici dove acrobazie aeree mozzafiato, performance atletiche potenti e leggiadre, insieme giochi di luce, videoproiezioni ed effetti speciali, regalano al pubblico di tutte le età attimi di sogno e poesia. DUUM - produzione firmata Equipe Eventi - è creato e diretto da Alessandro Pietrolini, le coreografie sono a cura dei performer della compagnia con la supervisione di Alessandro Pietrolini e Federica Vaccaro, i costumi

sono di Ileana Prudente e Irene Chiarle. LA COMPAGNIA Definiti dal Ministero della Cultura “eccellenza italiana nel mondo”, i Sonics sono una compagnia di acrobati, ginnasti, atleti e creativi, nata e operante a Torino. L’avventura Sonics nasce nel 2001 da un’idea di Alessandro Pietrolini e Ileana Prudente tuttora, rispettivamente, direttore creativo della compagnia e regista degli spettacoli (Alessandro) e performer e coreografa (Ileana). Coniugano da sempre gesto atletico e arte, forza fisica e leggerezza, danza e acrobazie, creando spettacoli

dal forte impatto visivo. Disegnano coreografie calandosi e interagendo con macchine e attrezzi di scena di propria invenzio-

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ne, appesi ad autogru, americane o al graticcio di un teatro. Dopo i primi anni passati a sorvolare le piazze di mezzo mondo con i loro spettacoli all’aperto, nel 2010 la compagnia decide di intraprendere la sua prima tournée teatrale e da allora ha calcato i palchi di tutti i più importanti teatri d’Europa (oltre all’Italia, anche Scozia, Germania, Lussemburgo e Svizzera). Oltre ai teatri e ai festival, i Sonics hanno preso parte ad eventi mediatici di respiro internazionale come la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici di Torino 2006 e la Cerimonia di Inaugurazione dello Stadio Olimpico di Kiev per gli Europei di Calcio del 2012. Giorno per giorno, nel Sonics Creative Lab, situato a pochi chilometri da Torino, si costruisce, grazie ad un solido e affiatato gioco di

squadra fatto di passione, sacrifici e soddisfazioni, il sogno di un gruppo di persone e la solidità di un nome oramai apprezzato in tutto il mondo. • RS


ANTEPRIME

Tutti pazzi per

la Grease - mania!

© Giulia Marangoni

FINALMENTE IL MUSICAL DELLA COMPAGNIA DELLA RANCIA TORNA IN TOUR CON DATE IN TANTE CITTÀ

G

REASE Il Musical è una festa travolgente che dal 1997 accende le platee italiane, e ha dato il via alla musical-mania trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di costume “pop”, un cult intergenerazionale che non è mai stato così attuale ed è amatissimo

IL SITO

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anche dalle nuove generazioni. In oltre 20 anni di successi strabilianti in Italia, GREASE Il Musical si è trasformato in una macchina da applausi, cambiando il modo di vivere l’esperienza di andare a teatro. Oggi è una magia coloratissima e luminosa che si ripete ogni sera, una festa da condividere con amici e famiglie, senza riuscire a restare fermi sulle poltrone ma scatenarsi a ballare: un inno all'amicizia, agli amori indimenticabili e assoluti dell'adolescenza, oltre che a un'epoca - gli anni '50 - che oggi come allora rappresentano il simbolo di un mondo spensierato e di una fiducia incrollabile nel futuro. Si vedono tra il pubblico scatenarsi insieme almeno tre generazioni, ognuna innamorata di GREASE per un motivo differente: la nostalgia del mondo

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perfetto degli anni Cinquanta, i ricordi legati al film campione di incassi del 1978 con John Travolta e Olivia Newton-John e alle indimenticabili canzoni, l’immedesimazione in una storia d’amore senza tempo, tra ciuffi ribelli modellati con la brillantina, giubbotti di pelle e sbarazzine gonne a ruota. SANDY E DANNY Nella stagione 2022 i protagonisti di GREASE Il Musical sono due giovani e talentuosi interpreti: Danny Zuko ha il volto di Simone Sassudelli; classe 1995, formatosi alla SDM - Scuola del Musical di Milano. Si perfeziona negli Stati Uniti, dove frequenta alcune tra le migliori accademie teatrali e lavora in importanti produzioni come West Side Story, Victor Victoria, The Producers, Oliver.


di Dnaiele Colzani

Al suo fianco, nel ruolo di Sandy, Francesca Ciavaglia, diplomata alla Bernstein School of Musical Theatre di Bologna di Shawna Farrell, al suo primo ruolo da protagonista. GREASE, con la sua colonna sonora elettrizzante da Summer Nights a You're the One That I Want e le coreografie irresistibili, piene di ritmo ed energia, ha fatto innamorare (e ballare) intere generazioni, ed è stato capace di divenire fenomeno pop, sempre più vivo nella nostra estetica quotidiana, con personaggi diventati vere e proprie icone generazionali: un gruppo coinvolgente, capitanato da Danny Zuko, il leader dei T-Birds, innamorato di Sandy, la ragazza acqua e sapone come Sandra Dee e Doris Day, che arriva a Rydell e, per riconquistare Danny dopo un flirt

estivo, si trasforma diventando sexy e irresistibile. Insieme a loro, l’esplosivo Kenickie, (Giorgio Camandona) la ribelle e spigolosa Rizzo (Gea Andreotti), i T-Birds, le Pink Ladies, gli studenti dell’high school più celebre e un particolarissimo “angelo”. LA TOURNÉE IN ITALIA Il tour di GREASE Il musical parte il 12 febbraio (fino al 6

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marzo) dal Teatro Repower di Milano per poi toccare Varese (7 marzo), Monfalcone (6-7 aprile), Sacile (8-9 aprile), Torino (23 - 24 aprile), Villadossola (26 aprile), Genova (dal 28 al 30 aprile) e Firenze il 17 e 18 maggio. Buona GREASE - mania a tutti!". • RS


INTERVISTA

Non è mai troppo tardi per fare

la rivoluzione!

FRESCO VINCITORE DEL PREMIO TENCO ALLA CARRIERA, IL CANTAUTORE È PIÙ CHE MAI ATTIVO E DETERMINATO, NON SOLO NELLA MUSICA

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distanza di un anno dall’ultimo singolo “L'America (Canzone per Chico Forti)”, il cantautore milanese Enrico Ruggeri torna con il nuovo brano “La rivoluzione” (sulla sua etichetta Anyway Music), una canzone che anticipa l’omonimo album di inediti, in uscita più avanti, sul quale Ruggeri sta lavorando da ormai due anni. Il brano porta la firma anche di Massimo Bigi, che a 60 anni si trasforma in cantautore, dopo essere stato per molti anni, a partire dal 1995, il tour manager di Ruggeri. Come stai Enrico, come ti senti? L'uscita di un nuovo singolo lo vivo sempre come un momento particolare, un percorso di un anno di preparazione e di un altro anno, fatto di programmi partono da qui. Anche se è sempre di gran lunga meglio prima ascoltare le canzoni e poi, magari parlarne... potresti spiegare in sintesi "La rivoluzione"? E' una specie di manifesto generazionale, la summa delle esperienze, delle storie d’amore consumate, dei libri letti, delle preghiere pronunciate senza sapere a chi

rivolgerle. Una generazione che ha combattuto ma che non ha mai vinto veramente. Il testo percorre l’evoluzione di un’indole ribelle nelle varie fasi della vita tracciando una sorta di bilancio.Nel brano ho voluto sottolineare la differenza che esistetra i nostri sogni adolescenziali e quello che poi abbiamo realmente vissuto. Chiaramente la nostra vita è stata diversa da come ce l’immaginavamo, nel meglio o nel peggio ma comunque con grosse differenze. Ma chi è stata e chi è la tua generazione? Una generazione estremamente parti-

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di Luca Varani

colare. Nati tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60, per primi siamo stati investiti dal problema dell’eroina, siamo partiti dalle cabine telefoniche a gettoni per arrivare ad Internet. Abbiamo assistito alla lotta armata e, a questa generazione, appartengono gran parte delle persone che attualmente gestiscono il nostro paese. Il tuo bilancio, a questo punto della tua carriera e della tua vita,

come lo giudichi? Siccome da giovane speravo di fare musica, devo dire che il destino è stato dalla mia parte.

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Rimpianti? Beh, a tutti nella vita capita di fare scelte sbagliate, combinando anche qualche guai. Rimpianti ce li ho come tutti... ma quando mi esibivo le primissime volte avrei ringraziato il cielo sole per fare un disco. Poi ne ho fatti parecchi: 38! Se me l'avessero predetto non ci avrei creduto. Un passaggio della tua nuova canzone cita i “ricchi impoveriti dalla nostra stessa ricchezza”. Cosa senti di aver perduto a fronte del benessere che ti ha dato il successo artistico? Mettiamola così... l'ipotetico grafico della mia felicità e quello del mio conto in banca sono sempre andati in due direzioni differenti. Più che la ricchezza economica, il vero pericolo è quello di vivere una vita che si distacchi dalla realtà. Un pericolo comune a moltissimi che


fanno il mio mestiere: essere viziati e dare qualsiasi cosa per scontata e dovuta.. A questo proposito, la tua esperienza come calciatore nella Nazionale Cantanti, presumo significhi qualcosa di concreto, no? Certo, perchè mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con il disagio e col dolore, un'eserienza che non può che legarti con la realtà. Anche tu sei di recente sbarcato su Tik Tok che, per molti, viene giudicato un ambito molto distante dal tuo mondo. Come spieghi questa scelta? Ma, guarda... muovermi in contesti apparentemente lontanissimi è una cosa che a me piace da morire, fin da quando, nel 1980, mi presentai da esordiente coi Decibel a Sanremo, proponendo Contessa. Anche in quella occasione ero la classica mosca bianca! Per un

anno ho insegnato storia della musica contemporanea al Conservatorio Verdi di Milano e le mie lezioni erano molto seguite. Ai ragazzi nati negli anni 2000, che sicuramente rappresentavano un élite di studenti, mi trovavo a parlare per esempio degli Who. Un'esperienza che mi ha fatto capire che ad una fetta concreta di giovani interessa la storia del rock. L'idea con Tik Tok è stata proprio questa: andare nel posto più strano possibile dove imperano gag, battute, balletti, tette e culi... e provo ad aprire una finestra dalla quale racconto la musica. A molti è sembrato un azzardo... ma i riscontri sono stati positivi. Dobbiamo quindi aspettarci un Ruggeri influencer? Questo credo proprio di no! Tu che hai due figli molto giovani, cosa ti conforta ma anche cosa ti preoccupa di queste nuove generazioni? L'aspetto più preoccupante è il loro spasmodico desiderio di omologazione. Anche qui ritorna il concetto della mosca bianca: io a 15 anni, se la massa - per esempio - si vestiva in un certo modo, io facevo esattamente il contrario! Il desiderio più forte era

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quello di distinguersi. Oggi invece in molti hanno una fortissima paura di vivere da cani sciolti, il conforto arriva dal gruppo, omologandosi nei modi di vestirsi e nelle abitudini più diverse, anche nell'ascoltare la stessa musica. L'aspetto positivo è invece rappresentato dalle enormi risorse in fatto di conoscenza e tecnologie alla portata di tutti. Sono cose che, se utilizzate bene, possono renderti la vita migliore. Per tornare e concludere col tuo singolo... qual è il manifesto della rivoluzione "ruggeriana"? Direi esporsi in maniera anche dura e senza filtri sui social e sui media, parlando di temi e situazioni non necessariamene e solo musicali, rivendicando spesso l'aspetto di metterci la faccia. La cosa davvero incredibile è che c'è un sacco di gente, anche tra i miei colleghi che, in privato, si lamentano e invocano a gran voce il cambiamento. Poi vai a leggerti le loro interviste e sembra che abbiano paura di tutto. Personalmente credo che esistano molti personaggi pubblici che potrebbero utilizzare meglio la loro popolarità, quantomeno per dire quello che pensano. Il successo non serve solo per comprarti una bella automobile... ma va usato anche per rafforzare il tuo essere te stesso. • RS


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INTERVISTA

Il piccolo-grande mondo di Clerc, talento naïf

NELLO SPAZIO DI USCITA DI TRE SINGOLI È STATO IN GRADO DI MOSTRARE UN PROFILO DAVVERO FUORI DAL COMUNE

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volte non basta una vita per dimostrare quello che si è artisticamente capaci di fare. In altre occasioni anche uno spazio temporale ridotto può offrire agli ascoltatori un mondo sconosciuto e fascinoso, ricco di suggestioni, di idee, di colori e di fantasia. Il pianeta Clerc (al secolo Jan De Clercq, cantautore di origine fiamminga ma con base artistica e familiare in Italia), in sin-

tesi è proprio questo. Una specie di mondo a parte, il suo, intimo ed accogliente. Poi parli con lui - l'occasione è l'uscita del suo nuovo singolo So Cold - e ti accorgi che dietro a tutto questo si cela una bella persona, rigorosamente umile... di quella umiltà che è propria dei talentuosi. Come definiresti i tuo rapporto musicale con il tema "amore", fonte di ispirazione per milioni di canzoni? Ultimamente non affronto questo tema in modo diretto, mi dispiace dirlo proprio nel mese degli innamorati, certo ne ho scritto e ne scriverò, o r a

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di Luca Varani

in Belgio ogni bambino potevano scegliere un’attività sportiva ed una culturale. E così io a 6 anni scelsi la chitarra classica. Nella mia famiglia la musica non era coltivata da nessun’altro, rimane un mistero anche per me capire da dove abbia preso questa incredibile passione. Velocemente memorizzavo tante canzoni, classiche e moderne, poi le adattavo e le personalizzavo. In quel periodo ero particolarmente introverso e silenzioso, forse per questo, nell’arrangiamento dei pezzi vedevo un’altra lingua per esprimermi. Anche oggi per me la musica è una lingua efficace: ci sono soltanto 12 note, nell’alfabeto pero trovo l'argomento abbastanza scontato. Sono infatti convinto che esista un pubblico che si interessa anche ad altro. Reputo la vita un vero miracolo, le probabilità del suo sviluppo erano vicine a zero eppure siamo qui. A volte ci si perde in mezzo ai litigi condominiali o ai conflitti geopolitici... ma dobbiamo riconoscere di essere profondamente fortunati. Negli ultimi tre brani ho cercato di parlare di questo incredibile fatto, e in fondo, non è anche questa una forma di amore? Quali sono stati i tuoi inizi? A suo tempo da noi

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IL VIDEO

Inquadra il QRcode per il video ufficiale di So cold di lettere ce ne sono almeno 21. Credo che sia importante ascoltare al meglio i sogni dei bambini, perchè da quel momento si può cambiare la qualità di un’intera vita. Che cosa fa parte del mondo di Clerc, oltre alla musica? Io di giorno faccio l’architetto, ho fondato insieme a 4 colleghi lo studio NuvolaB a Firenze. Porto tantissima-


sperienza del mio lavoro nel mondo musicale: il processo creativo, la regola di non innamorarsi mai della prima idea, la cognizione che anche nell’ambito creativo esiste il lavoro sodo, l’occhio attento alla grafica e alla composizione che torna utile per l’imagine artistica e il video musicale. C’è però una differenza importante: l’architettura è suddita di un’infinità di obiettivi e normative. La scrittura musicale invece non ha vincoli stretti. Considera delle linee guida per una scrittura efficace, ma la genialità artistica dimostra sempre di saper trovare una nuova via di uscita. E proprio questo mi stuzzica e mi costringe a riscrivere la stessa canzone tante volte quanto basta per convincere il giudice più severo: me stesso. Come avviene il processo creativo che porta alla definizione di un tuo brano? Come per la maggior parte dei musicisti parto dalle melodie e dalle armonie, il testo viene dopo. La creazione poi è un processo del tutto irregolare, mi possono venire tre idee valide in un giorno come può passare un anno senza ispirazione. Ultimamente sto scoprendo che le idee nascano in particolare in quei momenti indaffarati, in quelle tipiche giornate

talmente piene che poi non mi rimane tempo per sviluppare l’idea, ahimè. E poi c’è lo sviluppo e l’arrangiamento del brano, vado volentieri alla ricerca di suoni insoliti e di input che sfuggano i generi: provo, riprovo, lascio perdere, riprendo. Per la scrittura del testo e la struttura musicale ho imparato la tecnica efficiente e meritevole dal maestro Marco Falagiani. Ovviamente una buona guida non risolve il problema dell’ispirazione ma una volta definito un tema adatto al brano, mi è d'aiuto a plasmare le parole in una metrica corretta e convincente. I tuoi videoclip sono contraddistinti da una qualità e da una fantasia piuttosto rara: che ruolo giocano all'interno del tuo progetto artistico? Inizialmente il video mi sembrava un accessorio d’obbligo. Il filmato però ha una forza espressiva tale da cambiare inevitabilmente il significato della canzone stessa. Tra musica e video c’è una simbiosi, è necessario che insieme raggiungano lo stesso colore Sono nato tra le fiabe fiamminghe, le follie di Hieronymus Bosch, il surre-

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alismo di René Magritte e ne traggo senz’altro ispirazione. Il "freddo" esistenziale che tutti avvertiamo in questo periodo - quello che tu canti nel tuo nuovo singolo So Cold - come si può sconfiggere? A volte basta un maglione di lana, a volte non si può sconfiggere il freddo. Siamo costretti ad accettare, una piega lunga e difficile. Io vedo il freddo come il buio, un’assenza di energia, nell’accettare ho compreso meglio l’immenso valore della vita e dell’energia dentro di noi. Nell’accettare il freddo a volte si sente il caldo. Cosa speri nel 2022 di Clerc? Il proseguimento del 2021, i primi brani hanno avuto un ottimo riscontro. Ora che la pasta è al dente aggiungerei giusto il sugo, il ritorno sul palco, nella speranza che signor Omicron ci lasci respirare un po’ da qui in avanti. Ce lo meritiamo tutti. • RS


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FOCUS

L ' a more e le sue

mille sfaccettature

IL PROGETTO HA VISTO COLLABORARE CON IL NOSTRO MAGAZINE UNA CLASSE DI STUDENTI DI CESENA

Clark Gable e Vivien Leigh in Via col Vento diretto da Victor Fleming (1939)

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uando Milano chiama Cesena e gli esperti del settore chiamano giovani menti, nascono le collaborazioni più belle! Per questo, quando la rivista Riflettori su... ha contattato la classe 3A, sezione ‘Cultura e Spettacolo dell'Istituto Professionale Versari Macrelli gli studenti hanno risposto con entusiasmo. I professori di Comunicazione Audiovisiva, Simone Pagliarani e Inessa Vassilieva, si sono subito attivati per cogliere l’opportunità di dare voce ai ragazzi di oggi. "Volevamo includere il punto di vista di ogni componente della classe, utilizzando con una comunicazione immediata, in modo da poter mostrare la visione dell’Amore dei gio-

vani digitali di oggi, ma ispirato allo stile dei giornalini come ‘cioè’ e ‘pop’ degli anni 90’. Un’impostazione semplice, ma efficace, che da’ l’opportunità

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il video del progetto 62

a ognuno di loro di contribuire al progetto ed allo stesso tempo evidenzia le similitudini e differenze, di come abbiamo vissuto amore noi da ragazzi e come lo vivono loro adesso’, ha spiegato Prof. Vassilieva. "In effetti, loro vivono l’amore in modo molto più libero, senza differenze tra i sessi o ostacoli… Quando da alunno, molti anni fa, frequentavo lo stesso istituto dove insegno oggi, eravamo spesso soggetti al pregiudizio, sia di coetanei che di adulti, e ci si sentiva molto limitati nell’esprimere noi stessi. Se oggi dovesse inserirsi in classe un nuovo alunno completamente blu dalla testa ai piedi, non desterebbe alcun giudizio e sono sicuro, che il giorno dopo molti


a cura di Simone Pagliarani e Inessa Vassilieva*

alunni si presenterebbero dipinti di blu perché hanno un senso di accoglienza e di accettazione davvero invidiabile. È una generazione accusata di aver perso padronanza lessicale e di essere dipendente dai social, ma sull’integrazione hanno qualcosa da insegnarci” spiega il Prof. Simone Pagliarani. Per raccontare l’amore i ragazzi hanno fatto il giro della scuola intervistando i loro compagni e domandando cos’è l’amore per loro. Ognuno aveva una risposta diversa per "L’Amore è…", una domanda semplice però anche molto complessa,

diretta però anche con tantissime sfumature, ma non vi anticipiamo niente, cliccate e guardate il video voi stessi. L’articolo è in stile ‘fotocard’, dove ogni ragazzo/a della 3 ACS ha il proprio spazio. Una foto- tessera con la foto identificativa (scattata da loro in laboratorio) e risposte a tre seguenti domande: indicare la canzone d’amore preferita, raccontare la scena d’amore più memorabile di un film e spiegare il significato de "L’Amore è...". Le risposte sono state varie, è interessante osservare che, tra i film indicati non ci sono sola-

mente i grandi classici come Titanic, Romeo e Giulietta o West Side Story, ma anche serie anime come Aggretsuko ed amore omosessuale in Chiamami col tuo nome, inoltre ritroviamo il loro animo inclusivo che vede l’amore non solamente romantico, ma tocca l’amore dei genitori ne Il Custode di mia Sorella e La Teoria del Tutto, o amore per il prossimo in Patch Adams. Ma cosa dobbiamo raccontarvi, leggeteli voi! • RS * docenti di laboratorio discipline audiovisive dell' IPS Versari Macrelli di Cesena

FEDERICO ARENA • SCENA D'AMORE: V per vendetta (2005), quando V rivede Evey dopo un mese e sentendo la sua canzone preferita si mettono a ballare per l'ultima volta prima dell'atto finale del piano di V. Qui pronuncia una delle più celebri frasi del film: "Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare!" • CANZONE D'AMORE: Guerriero di Marco Mengoni • L'AMORE È: Quando le persone sono a proprio agio uno con l'altro. Tutti hanno diritto di amare chiunque vogliano, senza pregiudizio e in piena libertà.

ANDREA BARDUCCI • SCENA D'AMORE: La La Land (2017), Scena finale nella quale i due protagonisti si guardano un ultima volta intensamente ricordando tutto quello che hanno passato insieme. • CANZONE D'AMORE: Heat Waves di Glass animals • L'AMORE È: L'amore è un' esperienza della quale non se ne può far a meno.

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FRANCESCA BRICCOLANI • SCENA D'AMORE: Romeo e Giulietta (1997) quando i due si incontrano alla festa dei Capuleti. Un amore che va oltre l'odio tra le famiglie. Una sera alla festa, Romeo incontra Giulietta e se ne innamora non sapendo che appartienne alla famiglia nemica. Quando i due scoprono la verità, rimangono scioccati, ma si amano follemente • CANZONE D'AMORE: Secret Love Song Little Mix • L'AMORE È: Per me amore è quando provi delle emozioni e dei sentimenti per una persona; quando ti senti persa tra le sue braccia. Quando ti senti al sicuro, spensierata con quella persona che ti fa stare bene. Quel momento in cui senti lo stomaco rivoltarsi come se ci fossero delle farfalle che ti girano dentro e non riesci a capire nulla.

MARIKA CALABRESE • SCENA D'AMORE: Chiamami col tuo nome (2017). Il monologo con il padre. In questa scena c'è il padre e il protagonista, di nome Elio, che stanno conversando. Il padre di Elio sembra dare voce alla alla confusione che sta provando il figlio. Il padre sprona il figlio a "vivere" pienamente il dolore del suo cuore lacerato, dovuto dalla separazione dal suo amore estivo. • CANZONE D'AMORE: Nothing Else Matters dei Metallica • L'AMORE È: Per me l'amore è quando una persona tiene a te e ogni giorno te lo dimostra con dei piccoli gesti; dandoti un bacio o semplicemente mandandoti un buongiorno la mattina.

SAMUELE CAPRELLI • SCENA D'AMORE: Patch Adams (1998) quando fa divertire i bambini malati di cancro • CANZONE D'AMORE: Ladro di fiori di Blanco • L'AMORE È: Per me l'amore è far parte della vita di una persona

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MATILDE CARESTIA • SCENA D'AMORE: La teoria del tutto (2014) dove il protagonista (Stephen) gioca con i figli • CANZONE D'AMORE: We fell in love in october di Girl in red • L'AMORE È: L'amore per me è qualcosa che ci fa stare bene con noi stessi; quando iniziamo a piacere a noi stessi, anche gli altri iniziano a vederci con occhi d'amore.

AURORA DEMARTIS •

SCENA D'AMORE: Il custode di mia sorella (2009). Kate, soffre di leucemia ed è costretta a rasarsi i capelli, perciò prova molta, vergogna dato che la prendono in giro tutti, così anche la sua mamma si rasa a zero insieme a lei. • CANZONE D'AMORE: Tutto per me di Michele Merlo • L'AMORE È: Per me l'amore è passare del tempo con la Tua persona; il piacere, il divertirsi insieme, le attenzioni e la spensieratezza.

ANDREA CASELLI • SCENA D'AMORE: Titanic (1997) quando Rose racconta la storia della tragedia. • CANZONE D'AMORE: Perfect Symphony di Andrea Boccelli e Ed Sheeran • L'AMORE È: Per me l'amore è una delle cose che ti fa stare molto bene e anche molto male. Spesso ci si innamora di una persona quando si va d'accordo e si sta molto tempo insieme.

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LUCA FORTI • SCENA D'AMORE: Aggretsuko (2018). Retsuko e le sue amiche dopo essere uscite dal ristorante, incontrano Haida, il ragazzo innamorato di Retsuko; la amica di Retsuko sapeva che Haida aveva una cotta per lui e finse un impegno per lasciarli soli. • CANZONE D'AMORE: Non Dirmi Addio (sigla anime Fary Tail) • L'AMORE È: Per me l'amore è ciò che ti rende felice, quel sentimento che ti permette di dare affetto alla persona a cui vuoi bene, che sia amico, parente o fidanzato\a.

GIULIA FUCCI • SCENA D'AMORE: A un metro da te (2019). La scena in cui Stella e Will sono nel corridoio e lei lo guarda porgendogli il bastone e gli dice: "...un passo. Solo un metro più vicini" • CANZONE D'AMORE: Don't give up on me di Andy Grammer • L'AMORE È: L'amore è quella parte di follia che rende fantastica la nostra realtà

DAVIDE GIUNCHI • SCENA D'AMORE: Qualcuno da amare (1993). La scena in cui Caroline parlando con la sua amica Cindy gli dice che stà con Adam perchè: " - io da sola non ho senso , lui da solo non ha senso , insieme invece si". • CANZONE D'AMORE: Mi manchi di Aka 7ven • L'AMORE È: L'amore è completarsi

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ALEX GRAZIANI •

SCENA D'AMORE: Click (2006). La morte di Michael Newman, che dimostra l'amore per la sua famiglia nei suoi ultimi momenti • CANZONE D'AMORE: Locked Out Of Heaven di Bruno Mars • L'AMORE È: L'amore è stare a fianco all'altro senza preoccuparsi degli sguardi

DIEGO GROSSI • SCENA D'AMORE: A un metro da te (2019) Will si butta in un lago ghiacciato per salvare Stella, la sua amata e la salva praticandole la respirazione bocca a bocca. • CANZONE D'AMORE: Maps dei Maroon 5

L'AMORE È: L'amore è una malattia mentale seria

FEDERICA LAMBERTI • SCENA D'AMORE: The Kissing Booth (2018) nella scena dove Elle e Noah si baciano la prima volta. • CANZONE D ' A M O R E: Mare di Michele Merlo • L'AMORE È: L'amore è un sentimento inaspettato.

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ANNA NOCERA • SCENA D'AMORE: Resta con me (2018), quando i due protagonisti attraversano le difficoltà in barca e si aiutano per sopravivere. • CANZONE D'AMORE: Sad song di We the Kings • L'AMORE È: S e n t i m e n t o, passione che unisce due persone e li conduce a investire del tempo e costruire qualcosa per stare insieme

EMILY PASSERI • SCENA D'AMORE: Titanic (1997), a ormai iconica scena dove, dopo il naufragio della nave, il protagonista Jack si sacfrifica lasciando a Rose l'unica possibilità di salvarsi dalle gelide acque dell'oceano galleggiando su un detrito dello scafo. • CANZONE D'AMORE: Favola dei Modà • L'AMORE È: L'amore è come il vento, non si sa da dove viene

MIRIAM RONCHI •

SCENA D'AMORE: Nuvole (2020). Scena in cui, i due protagonisti, registrano la loro canzone insieme • CANZONE D'AMORE: Sui muri di Psicologi • L'AMORE È: L'amore è un sentimento incontrollabile e indescrivibile. Non avendone il controllo può portarti a stati d'animo estremi: dalla felicità che ti fa volare al dolore più intenso dal quale è difficile nascondere le ferite.

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WEIDI SHERIFI • SCENA D'AMORE: La vita è bella (1997) dove Guido, un giovane padre, per amore paterno protegge il proprio figlio dagli orrori dello sterminio simulando un gioco a premi fantasioso per nascondere la crudele realtà. • CANZONE D'AMORE: Pardonne-moi di Sasso • L'AMORE È: Aiutare le persone che ti stanno vicine

CRISTIAN VALDINOCI • SCENA D'AMORE: Fantasma d'amore (1981). Nino Monti, un commercialista pavese, incontra in un autobus una donna amata nella giovinezza, Anna Brigatti, ormai sfiorita. La rivede in concomitanza con un efferato delitto. Intanto, da un amico dottore, viene a sapere che Anna è morta di cancro da tre anni, dopo aver sposato il Conte Zighi ed essersi trasferita a Sondrio. • CANZONE D'AMORE: Perso"di Sir Prodige • L'AMORE È: Comunque io penso che l'amore sia come una rosa, ti sembra bellissima ma non ti accorgi delle spine e del dolore che può causarti. Anche se una persona è fantastica e perfetta si deve sempre stare attenti perché può farti stare male con poco o vedendo che tu ti fidi inizia ad approfittare di ciò.

Una scena di West Side Story di Steven Spielberg (2021)

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ANTEPRIME

di Daniele Colzani

I sentimenti di Cyrano sbarcano al cinema

PETER DINKLAGE INCANTERÀ IL PUBBLICO DEL GRANDE SCHERMO CON UNA INTERPRETAZIONE MAGISTRALE

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rriverà al cinema il 3 marzo Cyrano, l’attesissimo film di Joe Wright (L’ora più buia, Anna Karenina, Pan Viaggio sull’isola che non c’è , Orgoglio e Pregiudizio) che trae ispirazione dal celebre testo teatrale di fine ‘800 scritto da Edmond Rostand. In questa versione sorprendente e inedita, il protagonista ha il volto di Peter Dinklage - pluripremiato attore, vincitore di quattro Emmy e un Golden Globe per Il Trono di Spade - mentre Haley Bennett (I magnifici 7, Le strade del male) veste i panni del suo amore inarrivabile, Rossana. Dopo il successo ottenuto alla Festa del Cinema di Roma ed in seguito alle quaranta nomination ricevute dai più prestigiosi premi cinematografici mondiali, Cyrano è pronto ad incantare il pubblico grazie alla magistrale prova attoriale dei suoi protagonisti; all’emozionante colonna sonora curata dalla band indie-rock americana The National; all’incanto di scenografie

IL TRAILER

Inquadra il QRcode e guarda il trailer di Cyrano

ricostruite alla perfezione ed infine all’ambientazione tutta italiana, più precisamente siciliana. “Avevo le idee chiare su come realizzare il film - spiega Wright - Bisognava creare la nostra ‘bolla’ sull'isola di Sicilia, girare i primi tre atti in una città barocca del tardo XVII secolo chiamata Noto, e sfruttare ogni angolo di quel posto incredibile”. Tra gli italiani che hanno preso parte alla lavorazione di Cyrano anche Massimo Cantini Parrini (nominato agli Oscar per il suo lavoro nel film Pinocchio), costume designer fiorentino in grado di dare “identità” e “voce” ad ogni singola veste, indumento o uniforme attraverso una selezione attenta, appassionata e minuziosa di ogni singolo tessuto". Completano il cast, Kelvin Harrison Jr. nella parte di Christian, Bashir Salahuddin nel ruo-

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lo di Le Bret e Ben Mendelsohn che presta il volto a De Guiche. SINOSSI Cyrano trascina gli spettatori in una sinfonia di emozioni attraverso la musica, il romanticismo e la bellezza, rileggendo in chiave cinematografica la storia senza tempo di uno dei più celebri e travolgenti triangoli amorosi di sempre. Un uomo all’avanguardia rispetto alla sua epoca, Cyrano de Bergerac incanta il pubblico sia con brillanti giochi di parole nelle sfide verbali che con la sua abilità con la spada nei duelli. Cyrano non ha avuto il coraggio di dichiarare i suoi sentimenti alla splendida Roxanne, convinto che il suo aspetto fisico non lo renda degno dell’amore della sua più cara amica. Lei, però, si è innamorata a prima vista di Christian... • RS


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AMARCORD

Tutti a bordo!

Salpa la nave dell ' a more

LA SERIE TV LOVE BOAT HA TENUTO COMPAGNIA AL PUBBLICO ITALIANO PER DIECI ANNI E QUASI 250 EPISODI

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di Daniele Colzani

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are profumo di mare... con l'amore io voglio giocare... Alzi la mano chi, leggendo queste parole ha iniziato a canricchiare il tema della serie tv Love Boat. Tranquilli non è successo nulla: la voglia di fare una crociera sulla nave dell'amore è un sogno che tutti accarezziamo e chissà che prima o poi si avveri... Nel numero di Riflettori su... di febbraio dedicato all'amore era impossibile non dedicare un articolo a quello che è stato un vero e proprio fenimeno di costume a cavallo tra gli anni 70 e 80. Stiamo parlando della serie tv Love Boat andata in onda in Italia dal 1977 al 1986 con quasi 250 episodi (249 per l'esattezza)! La serie si svolge usualmente sulla nave Pacific Princess, in cui i passeggeri e l'equipaggio hanno avventure romantiche e divertenti. In alcune puntate furono usate altre navi: la gemella Island Princess, la Stella Solaris (per una crociera nel Mediterraneo), la Pearl of Scandinavia (per una crociera cinese), la Royal Viking Sky (per crociere in Europa) e la Royal Princess (per una crociera ai Caraibi).

IL CAST I personaggi fissi della serie erano i membri dell'equipaggio, ossia il capitano Merrill Stubing, la direttrice di crociera Julie McCoy, sostituita nelle ul-

time stagioni da Judy McCoy, il barista Isaac Washington, la figlia del capitano Vicky Stubing, aggiuntasi successivamente, il dottor Adam Bricker e il commissario di bordo, Burl Gopher Smith. Questi personaggi fissi avevano ruoli e caratteri ben definiti. Il capitano, il barista e il dottore sono presenti in tutti i 249 episodi.

LA SIGLA

GLI SPECIAL GUEST La particolarità della serie era costituita dal fatto che il cast dei passeggeri, che cambiava di puntata in puntata, era costituito da attori molto conosciuti, per la maggior parte negli Stati Uniti. Tanti gli attori ospiti che hanno interpretato il ruolo di passeggeri della nave, tra cui ricordiamo Janet Jackson, David Hasselhoff, Jamie Lee Curtis, Joan Collins, Mickey Rooney, Vincent Price, Michael J. Fox, Courteney Cox, Leslie Nielsen, Tom Hanks. Ed ancora Ursula Andress, Kathy Bates, Zsa Zsa Gábor, Lana Turner, Shelley Winters, Cab Calloway, Frankie Avalon, la nostra Gina Lollobrigida, Eleanor Parker, Lorenzo Lamas e persino gruppi musicali come i Temptations e i Village People. L'episodio numero 200, trasmesso per la prima volta il 12 ottobre del 1985, vede la partecipazione di Andy Warhol. Nello stesso episodio appaiono anche due personaggi di Hap-

Inquadra il QRcode e guarda la sigla di Love Boat py Days, ovvero Howard Cunningham (l'attore Tom Bosley) e sua moglie Marion (Marion Ross) nei panni di una casalinga del Midwest, che durante la crociera teme che il marito venga a conoscenza del suo passato come modella nella Factory di Warhol, che interpreta se stesso a New York, con lo pseudonimo di Marina del Rey. LA COLONNA SONORA In Italia il tema iniziale è stato sostituito, dopo alcuni episodi, dalla canzone The Love Boat (Profumo di mare) cantata da Little Tony ridotta a due passaggi del solo ritornello. Divenne tanto famosa da eclissare la popolare sigla originale cantata da Jack Jones, reintrodotta in Italia solo nelle ultime stagioni (l'ultima stagione è stata interpretata da Dionne Warwick). • RS La Pacific Princess

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TURISMO

Due è il numero perfetto (ma solo nella Spa)

A LUME DI CANDELA, LE COPPIE RITROVANO LA LORO ALCHIMIA CONCEDENDOSI LUSSUOSI TRATTAMENTI DI BENESSERE, DA VIVERE INSIEME

C

onquistare o riconquistare una perfetta intesa è il mantra delle raffinate Private SPA a misura di coppia, che propongono rituali di benessere da godersi insieme, in un'atmosfera intima e molto sensuale

AMORE DELUXE SUL LAGO La Ritual Suite della CXI SPA del 5 stelle Lido Palace di Riva del Garda (TN) è una location davvero suggestiva e sofisticata, dedicata alla coppia che desidera provare un'esperienza unica in un ambiente esclusivo. L'elegante suite è composta da più ambienti e dotata di un bagno Raxul, con percorsi di purificazione e rigenerazione, un idromassaggio e due lettini relax. Private Suite per la coppia è il rituale di benessere che comprende un bagno di vapore che avvolge i sensi in una calda nuvola. A seguire una delicata esfoliazione del corpo con lo scrub ai profumi del deserto e il bagno romantico nella grande vasca incorniciata da tante candele, accompagnato da un flûte di frutta, preparano la pelle. Poi, il massaggio di coppia con olio tiepido dal-

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di Daniele Colzani

le calde note rilassa e distende la muscolatura. • Per info: 0464 - 02.18.99 www.lido-palace.it DOLOMITES LOVE L'Excelsior Dolomites Life Resort di San Vigilio di Marebbe (BZ) fa sognare le coppie nella nuova Dolomites Sky Spa destinata soltanto agli adulti, dove ci si può immergere nella infinity pool sul rooftop (a 33°) con vista impareggiabile sulle Dolomiti, e nella raffinata atmosfera delle aree relax (indoor con vista sulle vette e spa lounge dove gustare tisane e frutta;

outdoor con altalene e caminetto) e delle saune panoramiche. Nella private spa del Castello di Dolasilla (il centro benessere disposto su 5 piani), ci si concedono esclusivi trattamenti di coppia come Dolomites Love. Il rituale inizia con un pediluvio ai fiori di montagna, prosegue con il massaggio con timbri caldi alle erbe e un bagno rilassante nella vasca idromassaggio panoramica, accompagnato da deliziose praline al cioccolato e due calici di spumante. Infine tempo per il relax sul letto ad acqua nella stanza

in cirmolo, legno dalle note proprietà rilassanti. • Per info: 0474 - 50.10.36 www.myexcelsior.com

Lido Palace

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relax per due sul letto di fieno e brindisi con un calice di Prosecco, succo d'arancia e tramezzini. • Per info: 0474-97.21.42 www.romantikhotels.com

Excelsior Dolomites Life Resort

PRIVATE SPA AL PROFUMO DI ROSA Tremila metri quadrati di puro benessere sono il nido di relax che accoglie le coppie a Dobbiaco (BZ). È qui che il Romantik Hotel Santer vizia gli innamorati nella sua Private Spa per due. Si tratta di una lussuosa cabina composta da due vasche di legno di larice

con idromassaggio a vibrazione sonora, un lettino di fieno con cuscini imbottiti da erbe profumate e una cabina a infrarossi, dove immergersi in un profumatissimo bagno alla rosa, proseguire con un massaggio alla schiena con olio aromatico mentre il partner può rilassarsi nella cabina a raggi infrarossi. Per concludere in bellezza

Romantik Hotel Santer

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YOU & ME TRA LE OPERE D'ARTE Il Romantik Hotel Turm di Fiè allo Sciliar (BZ) è un luogo unico in cui vivere esperienze personalizzate tra gastronomia d’autore, benessere ricercato ed emozioni nella magnificenza delle Dolomiti, collezione di opere d’arte di Picasso, Kokoschka, Dix ed altri artisti, da scoprire anche nelle esclusive suite con terrazzi. Nel giardino, una bellissima black pool panoramica e riscaldata è collegata alla piscina interna e al centro benessere dove rilassarsi tra le saune e la grotta di sale scavata nella roccia. You & Me è il rituale pensato per la coppia che include un rilassante peeling con sale e miele seguito da un massaggio speciale con un olio afrodisiaco di rosmarino e rose, da godersi


DUE CUORI E UNA SPA Nella magia del paesaggio disegnato dal Latemar e il Catinaccio, il Romantik Hotel Post Cavallino Bianco di Nova Levante (BZ), vicino allo splendido Lago di Carezza, brilla in Val d’Ega in un parco di 45mila mq con vista Dolomiti, da ammirare anche dalla piscina riscaldata all’aperto.

Romantik Hotel Turm

© Infraordinario

con un bicchiere di spumante e cioccolatini. Da non lasciarsi sfuggire il famoso Bagno alle vinacce su pietra calda, un’esperienza unica da condividere con il partner. Dopo un peeling enzimatico esfoliante con vinaccioli spremuti a freddo che rimuovono le cellule morte, grazie gli acidi della frutta, la pelle risulterà molto morbida. La pelle viene poi coccolata con un olio di semi d'uva massaggiati sul letto di pietra calda e ci si immerge in un bagno rigenerante accompagnato da un bicchiere di Lagrein dell’Alto Adige. • Per info: 0471 - 72.50.14 www.romantikhotels.com

Un hotel raffinato che fonde storia, tradizione e romanticismo, capace di stupire gli ospiti grazie ad attenzioni ricercate e servizi di qualità. Come il centro wellness di 1500 mq con 4 saune, piscina coperta, vasca idromassaggio, grotta salina, percorso Kneipp, docce rivitalizzanti e cabina infrarossi. Ma sono anche i trattamenti benessere, anche di coppia, a fare la

differenza, grazie alla linea cosmetica naturale Cavallinospa, prodotta con il latte delle cavalle dell'allevamento di famiglia. Due cuori e una spa comprende 1 bagno ai petali di rosa da fare insieme nella vasca dell’Imperatore, 1 massaggio corpo Vitalstone per lei e per lui e 1 CavallinoSpa Rasul. • Per info: 0471 - 61.31.13 www.romantikhotels.com • RS

Romantik Hotel Post

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ANNIVERSARI

Cent 'anni a suon di Baci

®

Perugina

L'ICONICO CIOCCOLATINO, CHE DAL 1922 "DÀ FORMA E VOCE ALLE NOSTRE EMOZIONI", TAGLIA UN TRAGUARDO PRESTIGIOSO E SI "VESTE" CON LO STILE DI DOLCE &GABBANA

I

Baci® Perugina compiono 100 anni. Era infatti il 1922 quando Luisa Spagnoli, creò quello che sarebbe diventato molto più che un semplice cioccolatino: un’icona dell’amore universale. Oggi Baci® Perugina celebra i suoi 100 Anni con la firma di Dolce&Gabbana e dedicando l’anno alle celebrazioni, che partiranno da Perugia, nella “Fabbrica dei Baci”. La storia di Baci® Perugina inizia nel 1922 a Perugia, grazie allo spirito imprenditoriale di Luisa Spagnoli, una delle più influenti figure italiane dell’inizio

del ventesimo secolo. Visionaria e genio creativo di Perugina, pensò ad un’idea innovativa per una nuova speciale ricetta di cioccolatini: ideò una combinazione di nocciola tritata, recuperata dagli avanzi, e cioccolato fuso per creare un ripieno cremoso, sormontato da una nocciola intera, perfettamente tostata, il tutto ricoperto con il cioccolato fondente Luisa. Il risultato fu un cioccolatino delizioso che ricordava le nocche di un pugno, da cui

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il nome originale, Cazzotto. Fu Giovanni Buitoni, eccezionale uomo d’affari e co-fondatore di Perugina, a pensare di cambiarne il nome. Riteneva infatti che fosse inadatto per la dolce creazione di Luisa: piuttosto che far chiedere un “cazzotto” alla commessa, sarebbe stato più appropriato che ricevesse dei Baci®. Diversi anni più avanti, l’Art Director di Perugina, Federico Seneca, e b b e l’idea di


di Daniele Colzani

Una pubblicità del 1956

avvolgere ogni Bacio® in un messaggio d’amore, inserendo frasi romantiche all’interno del leggendario involucro stellato, ispirato dall’amore segreto tra Luisa e Giovanni. Con l’aggiunta degli iconici cartigli, i Baci® Perugina smisero di essere semplici cioccolatini per diventare una leggenda senza tempo. Fu sempre Federico Seneca a ideare poi la scatola blu e argento raffigurante la coppia che si bacia sotto una pioggia di stelle, ispirato al quadro Il Bacio di Hayez. Da allora, ogni dettaglio è diventato iconico. Oggi quei cioccolatini compiono 100 anni, continuando ad innovarsi ed essere messaggeri di emozioni. Le stesse che gli stilisti d’alta moda, Dolce&Gabbana, hanno voluto interpretare ed imprimere nella grafica delle confezioni dedicate a questo centenario, celebrando l’italianità, l’amore e la passione che contraddistinguono i Baci® Perugina dalla loro nascita.

In 100 anni Baci® si è saputo evolvere mantenendo salda la sua essenza inconfondibile. Il centenario cioccolatino, è stato protagonista di campagne avanguardiste, è stato al fianco di artisti immensi - da Frank Sinatra a Vittorio Gassman -, si è evoluto in nuovi gusti, ha vinto guinness mondiali, è stato esportato in altri Paesi... ma non ha mai cessato di essere un messaggero di amore e di affetto e non ha mai smesso di soddisfare il gusto degli appassionati che ancora oggi possono assaporare il classico Bacio® realizzato con soli 8 ingredienti come nella sua ricetta originale. Una parabola da sempre in ascesa, quella di Baci®, che arriva fino ad oggi al fianco di Dolce&Gabbana per celebrare i suoi 100 anni di storia e di emozioni. Il celebre marchio di moda, anch’esso icona d’italianità e d’eccellenza, affianca Baci® Perugina nell’anno del suo Centenario. Le collezioni che faranno sognare ed emozionare avranno uno stile che mescola l’essenza di Baci® alla creatività inconfondibile

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di Dolce&Gabbana. La prima è la Collezione Celebrativa 100 Anni, ed è quella che veste Baci® Classico durante tutto l’anno. La seconda collezione protagonista sarà la Limited Edition, una ricetta nuova e sorprendente in edizione limitata, svelata per il San Valentino di Baci® nell’anno del Centenario. Quella dei Baci® è una storia imprenditoriale tipica italiana, fatta di amore, passione, impegno, creatività, cultura. Una storia legata alla città della sua origine: Perugia. Da un picco-

IL TRAILER

Inquadra il QRcode per il trailer sui 100 anni dei Baci Perugina


Luisa Spagnoli

lo laboratorio del cioccolato, i Baci® Perugina oggi sono una delle realtà industriali più importanti del Paese e considerati un’eccellenza in tutto il Mondo. Come tali sono stati in grado di generare valore e benessere economico per tutto il territorio umbro. La “Fabbrica dei Baci” fa parte della storia stessa della città di Perugia: generazioni di lavoratori si sono tramandati l’esperienza per la realizzazione di un prodotto rimasto inalterato fin dalla sua nascita. Un prodotto che è riuscito continuamente ad innovare, senza mai rinunciare alla ricetta dell’origine e alla magia dei suoi natali. La “Fabbrica dei Baci” è oggi un’eccellenza grazie anche all’esperienza di tutti i lavoratori, impegnati nella produzione di un prodotto unico e speciale. Ecco perché l’apertura delle celebrazioni del Centenario non può che iniziare da Perugia, mettendo al centro proprio i lavoratori dello stabilimento. Come una vera squadra, hanno indossato la maglia celebrativa dei 100 anni di Baci®per essere gli assoluti protagonisti di un grande ringraziamento e augurio d’amore, tramite una fotografia realizzata da un drone. Anche i Maestri della Scuola

del Cioccolato di Perugia parteciperanno alle celebrazioni, realizzando una speciale Torta celebrativa dei 100 anni di Baci® Un’opera di cioccolateria d’autore di grandi dimensioni, dedicata a tutti i lavoratori che hanno reso i Baci® un prodotto dal successo planetario. Lo stesso Stabilimento si farà portavoce delle celebrazioni, attraverso un’installazione luminosa che avvolgerà la “Fabbrica dei Baci” facendo arrivare simbolicamente a tutto il Mondo un messaggio di amore vero, universale. Una luce rivolta al futuro per indicare che la storia di Baci® durerà per sempre nel tempo. In occasione dei festeggiamenti, anche il Museo del Cioccolato Perugina, rinnovato con particolare attenzione alla storia centenaria Baci®, apre le porte al pubblico per far vivere un emozionante viaggio nel tempo alla scoperta di una storia aziendale che merita di essere conosciuta e condivisa.

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Quella dei Baci® Perugina è una storia di romanticismo, passione, imprenditorialità ed eccellenza tipicamente italiani e, soprattutto, un’opera d’arte riconosciuta in tutto il mondo come icona e simbolo di amore e affetto. Dall’incarto stellato, ai suoi ingredienti selezionati, agli emozionanti cartigli, i Baci® sono un’esperienza indimenticabile dall’irresistibile gusto italiano. QUALCHE CURIOSTÀ La pubblicità del 1927 recita: "in soli 5 anni la Perugina ha distribuito cento milioni di Baci® e continua tutt'oggi con foga giovanile"! Nel 1939 apre ilprimo negozio negli Stati Unit, sulla prestigiosa Fifth Avenue dove Baci® Perugina diventa una star. Durante l'edizione 2003 di Eurochocolate viene realizzato il cioccolatino di Baci® Perugina più grande, tale da entrare nel Guinness dei Primati: alto 2,15 m, largo 7,26 m per un peso di 5980 Kg, che ha richiesto l'impegno di un'equipe di pasticeri Perugina® per circa 1000 ore di lavorazione. • RS


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ANDAR PER MUSEI

Un luogo magico dove ritrovare l 'amore

IL MUSEO DELL’AMORE PERDUTO È CURA E, AL TEMPO STESSO, CONSAPEVOLEZZA DI POTER TORNARE AD INNAMORARSI ANCORA.

I

l Museo dell’Amore Perduto, inaugurato il 5 agosto 2019, prende vita all’interno di un vecchio magazzino in terra battuta, poi diventato laboratorio tessile e oggi trasformato in esposizione museale per raccontare l’amore, quello perduto

appunto, ma che vuole essere ricordato e rivive nelle foto, nelle canzoni, nei disegni, negli oggetti, anche quelli più piccoli e apparentemente insignificanti che, però, portano in sé una storia da rivelare. L’esposizione racchiude tutto questo e sorge nel cuore del centro storico di Aggius, a pochi passi dal Museo del banditismo e del Museo Etnografico MEOC, nel pieno del percorso del Museo AAAperto. Nasce come passo successivo alla pubblicazione “Tetralogia dell’amore perduto” da cui sono state tratte le 23 storie d’amore finite

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esposte sotto forma di pannelli fotografici all’interno dello spazio espositivo. L’intero ambiente è stato organizzato in maniera tale da diventare, per chiunque entri al suo interno, un luogo fuori dal tempo dove raccontare e ritrovare, almeno nel ricordo, il proprio amore perduto. Un’essenza creata apposta per questo museo accompagna i visitatori nel loro viaggio, immersi tra gli oggetti di un tempo ormai passato, migliaia di fiori e piante diverse e le trame di un telaio, collocato al centro della stanza, che fa da supporto alle foto scattate da chiunque voglia partecipare al museo, raccontando la propria storia. La presenza delle piante non è casuale, ma sta a simboleggiare l’attesa di un possibile ritorno,


di Daniele Colzani

IL SITO

Inquadra il QRcode per visita il sito del Museo dell'amore perduto

la presenza fedele, il ricordo che resta. Da esse si può tornare, o decidere di non tornare più, ma loro saranno sempre lì, ad attendere qualcuno, chiunque possa prendersi nuovamente cura di loro. Così molti visi-

DOVE TROVARLO • Museo dell'Amore perduto • via Guglielmo Marconi 07020 Aggius (SS)

tatori hanno lasciato una firma, come semplice segno del loro passaggio; altri hanno scritto del loro amore perduto; altri ancora hanno difeso il loro amore ancora vivo. Tanti sono passati, tanti altri sono tornati, in questo luogo che per il tempo di una visita ha rappresentato un momento di condivisione del proprio dolore con chi ha vissuto le stesse sensazioni ed emozioni. Il museo

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dell’amore perduto è cura e, al tempo stesso, consapevolezza di poter tornare ad innamorarsi ancora. Si tratta, quindi, di un museo-non museo fatto di ricordi e di sentimenti più che di oggetti, e che, al passo con i tempi, si estende anche virtualmente con una pagina Facebook e una pagina Instagram sulla quale ognuno può inviare la propria foto e diventare parte integrante di un vero e proprio percorso fotografico fatto di storie d’amore diverse tra di loro, ma che accomunano un po’ tutti. • RS


ATTUALITÀ

di Daniele Colzani

I lavoratori dello spettacolo hanno

la loro indennità di disoccupazione L’INPS HA PUBBLICATO LA CIRCOLARE PER RENDERE OPERATIVA LA ALAS PER I LAVORATORI AUTONOMI. APERTA LA PROCEDURA SUL SITO PER FARE DOMANDA

F

inalmente operativa l’indennità di disoccupazione per i lavoratori autonomi dello spettacolo. La cosiddetta Alas, attivata dall’Inps e per cui si può fare domanda sul suo sito, viene introdotta dal decreto sostegni-bis su sollecitazione dei ministeri della Cultura e del Lavoro per compensare parzialmente la disoccupazione involontaria di un settore molto colpito dalla pandemia, quello dello spettacolo. L’indennità di disoccupazione, erogata per 6 mensilità al massimo, ammonta al 75% del reddito medio mensile (calcolato dividendo il reddito imponibile dell’anno dell’ultimo rapporto di lavoro autonomo e dell’anno precedente per il numero di mesi di contribuzione nello stesso periodo). UNA COLLABORAZIONE TRA IL MINISTERO DELLA CULTURA, QUELLO DEL LAVORO E L’INPS “Ancora un passo avanti nell’attuazione del nuovo welfare dello spettacolo”, ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini. “Grazie all’impegno dell’Inps e del ministero del Lavoro entra finalmente in vigore l’Alas, la nuova indennità di assicurazione per la disoccupazione involontaria dei lavoratori autonomi dello spettacolo, definita dal ministero della Cultura dopo un attento lavoro di ascolto e confronto con i sindacati e le associazioni di categoria. Questa nuova misura è attesa da anni e colma un vuoto

per molte categorie dell’arte e dello spettacolo che sono state fortemente colpite dagli effetti della pandemia”, ha concluso. Gli ha fatto eco il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, che ha sottolineato come sia stato “raggiunto e implementato un ulteriore tassello per la tutela di categorie di lavoratori fino ad oggi non coperte da ammortizzatori sociali, in cui è stata determinante la forte collaborazione tra le istituzioni e le amministrazioni. Già da oggi è possibile presentare domanda per la tutela Alas sul nostro portale, dando un nuovo servizio a un settore di alto valore per la cultura e l’economia del nostro Paese”. I DESTINATARI DELL’ALAS Nello specifico, i destinatari dei sussidi sono i lavoratori autonomi che prestano a tempo

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determinato, attività artistica o tecnica, direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli, escluse determinate eccezioni secondo il decreto legislativo 182 del 1997 e i lavoratori autonomi “esercenti attività musicali” che non abbiano, alla data di presentazione della domanda, rapporti di lavoro attivi; non siano titolari, alla data di decorrenza della prestazione e durante l’intero periodo di percezione dell’indennità, di trattamenti pensionistici o di reddito di cittadinanza; che abbiano maturato, dal 1° gennaio dell’anno precedente all’ultimo rapporto di lavoro autonomo almeno quindici giorni di contributi versati o accreditati al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo; che abbiano un reddito annuo non superiore a 35mila euro. • RS


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I nostri

di Marina Gianarda

contributors

CHRISTINE GRIMANDI PRODUCTION ORGANIZATION AND CASTING DIRECTOR

SIMON LEE

MAURIZIO TAMELLINI

MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA

DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE

AGNESE OMODEI SALÉ COREOGRAFA E DIRETTRICE BALLETTO DI MILANO

FEDERICO VERATTI

FILIPPO SORCINELLI

COSTUMISTA E COREOGRAFO

ARTISTA, SARTO, E CREATORE DI PROFUMI

ANGELA VALENTINO MAKE UP ARTIST

ANTONELLO RISATI PRODUCTION DESIGNER

Quotidiano on line www.silviaarosio.com

LUCA VARANI GIORNALISTA MUSICALE E BLOGGER DI SONAR 85 Edition Digital www.issuu.com/silviaarosio

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LA TRUCCATRICE

Alto Medioevo e i segreti di bellezza di Giulietta

IN VIAGGIO CON LA MAKE UP ARTIST ANGELA VALENTINO NEL MONDO DEL TRUCCO ARTISTICO

L'

alto Medioevo è definito il periodo più buio della storia. “Medioevo” significa età di mezzo, infatti è la congiunzione tra la storia antica e la storia moderna. Dopo la caduta dell’Impero Bizantino e l’affermarsi del Cristianesimo, vediamo un grandissimo cambiamento a livello sociale di usi e costumi. Inoltre, questo periodo vede il delinearsi di una sorta di retro-tendenza rispetto a tutti i progressi e le scoperte fatte fino ad allora anche in campo farmacologico e cosmetico. Questo tornare indietro nelle abitudini della routine di bellezza quotidiana e nell’uso dell'erboristeria, lo si deve soprattutto all’influenza del Cristianesimo, che imponeva una visione del corpo e tutto ciò che ad esso era riconducibile, come qualcosa di

peccaminoso e diabolico. Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa accade al make up in quel periodo. Le sopracciglia venivano spesso rasate del tutto, così come la fronte che in questo modo risultava più ampia; il volto, le mani e i denti dovevano essere bianchissimi. Quanto agli occhi per avere uno sguardo il più seducente possibile, le donne più ardite si coloravano di blu o di verde le palpebre e usavano dei prodotti argillosi stemperati in acqua. I volti erano privi di intensità ed espressività, cosa che oggi si ricerca con il trucco e l’uso sapiente delle matite, essere attraenti allora era molto difficile, per cui le donne ricorrevano ad un velo di rosso sulle gote, mentre le sopracciglia depilate venivano ripassate con il nero, In occasioni speciali gli uomini e donne ingaggiavano addirittura pittori professionisti che Donna dipingeMedioevo, vano i loro esempio di volti con fronte rasata i colori ad olio o a tempera. Per quanto riguarda la donna

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doveva essere esile e dalla capigliatura dorata, chiamata bellezza nordica. Grazie alle Crociate si consolidò la pratica di rimuovere i peli superflui dal corpo della donna, che doveva essere pura, era conosciuta bene come pratica del peeling ma le cure maggiori erano dedicate al viso per esaltare il pallore, ai capelli che dovevano essere rigorosamente biondi e ai denti da tenere bianchissimi con l’uso della salvia. Chi aveva la pelle olivastra ricorreva alla biacca o maschere contenenti il limone, chiara d’uovo, aceto ecc.. per schiarirla; chi invece aveva già una carnagione pallida usava la cipria su cui si sovrapponeva il belletto in modo da far risaltare le gote sul pallore. I capelli, rigorosamente biondi, erano raccolti alla sommità del capo a mo’ di piramide, avvolti da reticelle o talvolta arricchiti con ciocche posticce, gemme, perle e oro. Ma questo periodo storico buio ci regala anche una delle storie d’amore più famose di tutta la storia quella di Romeo e Giulietta. Vediamo insieme i


di Angela Valentino

CHI È ANGELA VALENTINO

Interpretazione di Romeo e Giulietta al Teatro alla Scala

• Angela Valentino una giovane

Make up artist italiana con una forte inclinazione per le arti del makeup. • La sua passione è iniziata con le arti dello spettacolo durante il liceo artistico. Laureata in Scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e diplomata in Truccatore artistico alla BCM Cosmetics di Milano. Successivamente, ha lavorato per diversi teatri, televisione, cinema e moda. • Ha vinto due premi come miglior truccatrice a Los Angeles e a New York. Ora vive da sei anni a New York.

segreti di bellezza di una delle donne più belle del Medioevo. Ovviamente Giulietta non era diversa da tutte le altre donne ma la sua bellezza la distingueva. Amava molto avere una carnagione bianchissima, più del normale, la biacca all’epoca aiutava ma riusciva a dare lucentezza al viso quasi una trasparenza naturale, la cosiddetta pelle diafana, simbolo di nobiltà, con un po’ di rosso sulle gote, ma più che rosso erano rosate. Per quanto riguarda le labbra venivano colorate con la radice di noce. I suoi capelli erano di un fantastico dorato, usava lo zafferano per renderli ancora più dorati.

Sicuramente ricorda molto bene il make up di Giulietta una interpretazioni più belle di Romeo e Giulietta fatta al teatro alla Scala, l’interpretazione di Romeo di Roberto Bolle e Giulietta, interpretata da Alina Somova. I due amanti veronesi shakespeariani, nel balletto del

Dipinto raffigurante Romeo e Giulietta

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coreografo Kenneth MacMillian, hanno danzato sulle note di Sergej Prokofiev. Niente è stato lasciato al caso, ogni dettaglio è stato sicuramente considerato, come nello stile e il trucco non ha fatto eccezione. Per la protagonista femminile Alina Somova si è scelto un trucco modulato per armonizzare il colorito, scolpire i volumi e i contorni del viso, ravvivare l’incarnato. Infatti per raggiungere questi obiettivi la face chart del backstage ha fatto uso di fondotinta trasparente per neutralizzare le discromie, trio di polveri per il viso dall’effetto tridimensionale, ombretti in crema dal finish brillante dalle sfumature pesca/ rosate. In sintonia con il trucco della pelle e degli occhi, le labbra sono apparse di una brillantezza effetto specchio, visibile anche dalla platea. • RS


LO SCENOGRAFO

Teatro della Concordia: il teatro

all i ' taliana più piccolo al mondo

IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA I "TESORI" ITALIANI

D

opo un lungo gennaio pieno di limitazioni e con la nuova variante che ha imperversato in lungo e in largo, ci ritroviamo questo mese sulla consueta rubrica dedicata alla scenografia con una storia tutta nostrana: incontreremo il più piccolo teatro all’italiana al mondo. Immaginate che in 147 metri quadri trovate lo spazio per la sala la scena e l’atrio. I posti in totale arrivano a 99 divisi così: 37 in platea e 62 su ben 22 palchetti, ci sono teatri anche più piccoli ma non architettonicamente in questa maniera come

il piccolo teatro della concordia. Qui ritroviamo il teatro settecentesco in stile goldoniano: costituito da tre elementi essenziali ovvero palchi di legno, pianta a campana e plafone costruito con la tecnica della camorcanna che consisteva nell’uso di canne sia palustri che normali e intrecciate con giunchi. Le nove famiglie benestanti che hanno voluto la costruzione di questa preziosa miniatura dei grandi teatri, aprirono la stagione nel 1808 con questa frase: “La civiltà non si misura a me-

tri quadri e cubatura” In poche semplici parole un’esempio da tenere a mente anche oggi, sopratutto dopo questo periodo così difficile per la cultura. Tornando al nostro piccolo tesoro che si trova per la precisione a Montecastello di Vibio in provincia di Perugia come detto in antecedenza fu costruito all’inizio dell’Ottocento, nel periodo dell’occupazione napoleonica. Il teatro fu affrescato dal figlio di Cesare Agretti un certo Luigi che si trovava in vacanza nel piccolo paese Umbro.

CHI È ANTONELLO RISATI • Assistente Scenografo: 2000

teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga

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di Antonello Risati

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori Suo papà Cesare già si era occupato di realizzare telone, fondale e decorazioni del teatro. Il teatro della Concordia così denominato dai suoi costruttori che venne scelto proprio per ricordare e ispirarsi agli ideali della rivoluzione francese: libertà uguaglianza e fratellanza. Questo fantastico teatro imperniato di ideali e di pensieri progressisti, fa veramente pensare sull’importanza della cultura nel nostro paese, e che non c’è bisogno di grandi spazi per portare avanti tutto ciò; ed è bellissimo vedere che in uno spazio cosi dimensionato si possa creare quella magia che si chiama teatro. Al piccolo teatro in tempi recenti è stato dedicato un francobollo per celebrarlo in tutta la sua piccola magnificenza. Il teatro della Concordia è tutt’oggi visitabile e con la sua programmazione da poter godere con le limitazioni del periodo… È una tappa che vi consiglio di mettere in agenda per il prossimo viaggio nella nostra penisola. Le piccole cose rendono le persone straordinarie e questo teatro ne è la riprova. La cultura fa parte delle nostre origini e abbiamo molte gemme sparse in ogni città italiana da poter scoprire. Alla prossima! • RS

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PAROLE D'ARTISTA

Joan Mirò: «Trovo l’ispirazione nelle cose più semplici »

L'ESPONENTE SPAGNOLO DEL SURREALISMO PRENDEVA SPUNTO SIA DALLA NATURA CHE DALLA QUOTIDIANITÀ

"I

n gioventù ho attraversato periodi di profonda tristezza. Adesso ho raggiunto un certo equilibrio, ma tutto mi disgusta. La vita mi sembra assurda. Se vi è qualcosa di umoristico della mia pittura, non è il risultato di una ricerca cosciente. Questo senso dell’umorismo deriva forse dal fatto che provo il bisogno di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. E una reazione, ma del tutto involontaria.» Le emozioni degli artisti sono forti, passano dalla profonda tristezza all’umorismo, sfuggendo alle tragedie del loro inconscio; questo poi è in genere il meccanismo che alimenta la creatività. «Ciò che invece è volontario, in me, è la tensione dello spirito. L’atmosfera propizia a questa tensione io la trovo nella poesia, nella musica, nell’architettura Gaudì, per esempio, è straordinario nelle mie passeggiate quotidiane, in certi rumori: il rumore dei cavalli nei campi, lo scricchiolio delle ruote dei carri, i passi, le grida nella notte,

Interno olandese, 1928

i grilli. Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, una falce di luna o il sole.» La natura da sempre influenza l’arte, ma anche la quotidianità e le piccole cose fanno la loro parte, tutto può influenzare l’artista e la sua poetica. «Nei miei quadri, d’altronde, vi sono piccole, minuscole forme inscritte in grandi spazi vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote, tutto ciò che è spoglio mi ha sempre molto impressionato. Nel panorama contemporaneo mi piacciono le fabbriche, le luci notturne, il mondo visto dall’aereo. Trovo l’ispirazione nelle cose

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più semplici. Il piatto in cui un contadino mangia la minestra mi piace molto di più che non i piatti ridicolmente preziosi dei ricchi. All’inizio della mia carriera i pittori che mi hanno maggiormente colpito sono Van Gogh, Cézanne e il Doganiere Rousseau. Amando il Doganiere Rousseau amavo già l’arte popolare. E col passare degli anni quest’arte diventa sempre più importante per me. Per me, un oggetto è vivo. Quando vedo un albero provo una violenta emozione, come se fosse qualcosa che respira che parla. In un certo senso, anche un albero è umano. L’immobilità mi colpisce particolarmente. Questa bottiglia, questo bicchiere, un ciottolo su una spiaggia


di Antonello Risati

deserta sono cose immobili ma hanno potere di mettere in moto la mia mente e di commuovere il mio animo. L’immobilità mi fa pensare a grandi spazi percorsi da movimenti infiniti. Un ciottolo, che è un oggetto finito e immobile, mi suggerisce non solo dei movimenti, ma movimenti infiniti che, nei miei quadri, si traducono in forme simili a scintille che erompono dalla tela come da un vulcano. Se non sentisse questi movimenti nei miei quadri, lo spettatore sarebbe come un attore che legge una poesia per lui totalmente priva di senso. Quello che cerco, infatti, è un movimento immobile, qualcosa che sia l’equivalente di quella che viene definita l’eloquenza del silenzio. Nei miei quadri, le forme sono al tempo stesso immobili e mobili. Non essendoci né linea d’orizzonte né punti di riferimento in profondità esse si spostano in profondità. Si spostano anche in superficie, perché un colore o una linea determinano necessariamente uno spostamento dell’angolo visuale. All’interno delle forme grandi se ne muovono alcune più piccole. E quando si guarda il quadro nell’insieme, quelle grandi, a loro volta, diventano mobili.»

Campo arato 1923-24

Gli artisti tramite le loro parole ci offrono le chiavi per aprire le porte del loro mondo interiore che viene messo in mostra sulle loro tele che fungono da portali della loro arte e poetica. «Considero il mio studio come un orto. Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, per esempio, non l’ho certo scoperto di colpo. Si è formato quasi mio malgrado. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna innestare; bisogna irrigare, come per l’insalata. Maturano nel mio spirito. Per-

Figure di notte guidate da tracce fosforescenti di lumache, dalla serie Costellazioni 1940

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ciò lavoro sempre a moltissime cose contemporaneamente. E anche in campi diversi: pittura, incisione, litografia, scultura, ceramica.. Più che non il quadro stesso, quello che conta è ciò che da esso si sprigiona e si diffonde. Non importa che il quadro venga distrutto. L’arte può morire, ciò che conta è che abbia sparso dei semi sulla terra. Il surrealismo mi è piaciuto perché i surrealisti non consideravano la pittura fine a se stessa. La cosa importante, infatti non è che un dipinto rimanga tale e quale, ma che lasci dei germi, che sparga dei semi da cui nascano altre cose. Nel 1935 nei miei quadri lo spazio e le forme erano ancora modellati. Nella mia pittura c’era ancora il chiaroscuro. Ma a poco a poco tutto ciò è sparito. Intorno al 1940 il modellato e il chiaroscuro sono stati completamente eliminati. Una forma modellata colpisce meno di una forma piatta. Il modellato impedisce l’emozione di una visione brusca e immediata e limita il movimento alla profondità del campo visivo. Senza modellato né chiaroscuro la profondità non ha limiti: il movimento può estendersi all'infinito.» Alla prossima! • RS


INCONTRI RAVVICINATI

Un nuovo punto di vista da... dietro le quinte!

IN CINQUE SEMPLICI DOMANDE OGNI SCENOGRAFO DOVRÀ RACCONTARE LA PROPRIA ESPERIENZA SUL CAMPO

I

nauguriamo un nuovo spazio, dove avremo l’occasione di incontrare da vicino alcuni scenografi che ci racconteranno il loro lavoro e la loro poetica: e tutto questo in solo cinque domande. Scopriamo il protagonista di questo mese, il regista e scenografo Cristian Taraborrelli. Benvenuto, Cristian in questa nuova rubrica, che inaugureremo con te. Quale percorso ti ha portato ad arrivare al mondo della scenografia? Ho sempre avuto una passione per le materie artistiche sin dall’adolescenza. Non ancora maggiorenne, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con il mondo della scenografia, in occasione del montaggio di una gigantografia fotografica di Piazza di Spagna, per un set cinematografico. Ho quindi cominciato a lavorare con maggiore continuità come pittore per la realizzazione di molte scenografie televisive ed eventi. Iniziavo ad essere sempre più attratto da questo mondo:

Cristian Taraborrelli

Dal teatro tradizionale al cinema: Taraborrelli fa un viaggio nel tempo e nello sviluppo tecnologico dell'arte performativa, dal circo al video mapping, dal teatro di strada alla realtà aumentata. Bozzetto e messa in scena nel Teatro Carlo Felice. Figurini di Angela Buscemi

ogni nuovo impegno rappresentava per me l’occasione per immergermi in forme immaginarie e immaginifiche. Come sei arrivato alla scatola magica chiamata teatro? L’immagine di statue bianche che poeticamente cominciavano ad animarsi, è un quadro scenico che sicuramente mi ha segnato “dentro”: si tratta di Hommelette for Hamlet di Carmelo Bene, uno spettacolo che andai a vedere grazie alla scuola. Forse tutto ha avuto inizio in quel pomeriggio. Poi, il teatro contemporaneo, sperimentale, che ho fatto colla-

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borando con Giorgio Barberio Corsetti per più di vent’anni, ha incontrato la musica e, così, è nata la mia passione per l’opera lirica. Realtà aumentata e nuove tecnologie: spiegaci come trovano la loro sinergia con la scenografia. Rappresentare un immaginario attraverso ogni mezzo, dal fondale pittorico alla videoproiezione, dal led alla realtà aumentata. Lo spazio emozionale non ha confini. Sempre di più spazi scenici virtuali come nel tuo allestimento per I Pagliacci di Leoncavallo al Teatro Carlo Fe-


di Antonello Risati "Nel tuo fetido sangue, oh svergognata...": I Pagliacci di Cristian Taraborrelli è un'opera dove il pubblico può scegliere cosa vuol guardare. Nel palco reale, Canio (Fabio Sartori) e Nedda (Serena Gamberoni) si confrontano in un green set, mentre sullo schermo digitale la realtà aumentata immerge il pubblico nel "bosco emozionale" di Nedda.

lice di Genova: per la prima volta troviamo un impianto scenico virtuale… Il pubblico avrà la possibilità di vivere due racconti paralleli: quello agito dai cantanti sul palcoscenico, dove gli elementi scenografici sono essenziali all’azione, sono come le parole in un libro utilizzate per descrivere paesaggi, atmosfere, ambientazioni, la parola “bosco” diventa il bosco che ognuno immagina. Quello visibile nello schermo led, dove la realtà aumentata renderà visibili i sogni, le passioni, i tormenti dell’anima. Raccontaci lo sviluppo della realtà aumentata e del tuo lavoro di regia all’interno di quest’opera, in collaborazione con Rai5 e il Teatro Carlo Felice di Genova. Il concetto base della scenografia teatrale ha subito continui cambiamenti seguendo l'evoluzione dell'arte. Lo spazio scenico costruito, ha avuto negli ultimi anni un'importante trasformazione, avvalendosi sempre di più della video-arte che ha sostituito i fondali pittorici in schermi capaci di accogliere performance immaginifiche sempre più presenti e significanti al fine evocativo. La mia esperienza come scenografo, negli ultimi 25 anni, mi ha portato a vivere in prima persona questo viaggio nella messa in scena contemporanea. Oggi, accostandomi all'opera lirica come regista, lo spazio

scenografico rimane una chiave importante per raccontare la storia. Regia e scenografia, per me, sono un concetto unico. La realtà aumentata per definire lo spazio scenografico è stata una bella opportunità di espressione, uno strumento nuovo per far fruire l'opera al pubblico percorrendo uno spazio tridimensionale senza limiti. Con i cantanti abbiamo lavorato profondamente sulle personalità e sui sentimenti dei loro personaggi. Il loro canto doveva arrivare al pubblico con la forza della verità delle emozioni. Questo è stato possibile grazie al lavoro musicale, fatto insieme al direttore d'orchestra Andriy Yurkevych. La grande concentrazione espressiva degli artisti ha permesso che lo spettacolo funzionasse sempre. Abbiamo creato azioni sceniche per il palcoscenico reale ma che avevano anche una intera-

Sguardi di un orfano mondo: il linguaggio cinematografico irrompe nella messa in scena de I Pagliacci dalla regia di Cristian Taraborrelli Videoproiezioni di Luca Attilii

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zione nella rappresentazione con il virtuale, gli attori dovevano immaginare di perdersi in un bosco che non esisteva concretamente, muoversi in spazi architettonici che si aggiungevano virtualmente sullo schermo sovrastante il palcoscenico. Far funzionare questa macchina scenica ha richiesto enormi sforzi per il mio team tecnico ed artistico. Ognuno di loro mi ha seguito con entusiasmo e tenacia malgrado le difficoltà. Il Teatro Carlo Felice di Genova ha creduto nel progetto ed ha messo a disposizione le Sue maestranze; RAI 5 ha tenuto a battesimo questa sperimentazione, con piena partecipazione. La professionalità della troupe è stata fondamentale. Grazie al loro sostegno, questo Pagliacci è diventato il film-opera che racconta questa esperienza, svelando il gioco della realtà aumentata e in essa la meraviglia di questo viaggio. • RS


RADIORAMA

Il festival alla radio? Può essere divertente

GLI OCCHI SULLA TV MA CON RADIO RAI 2 IN CUFFIA: UN GIOCO CHE RISERVA ALCUNE SORPRESE

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on l'ho fatto apposta, è capitato per caso. Durante un tedioso siparietto di Checco Zalone ho abbassato l'audio del televisore ed ho infilato le cuffie in wireless con Radio 2, dove i conduttori erano - come di consueto - Gino Castaldo (che per anni, non faccio fatica ad ammetterlo, è stato uno dei miei illustri colleghi di riferimento, soprattutto quando lavorava in coppia con Andrea Assante) e Ema Stokholma. Per un po’ mi è sembrato di vivere Sanremo come lo si faceva un tempo: alla radio. In un contesto dove non c’erano look strampalati, performance preuso-trasgressive, capezzoli ribelli, cosce (più o meno belle) ma comuque esibite e altro. Le canzoni - è questo è il parallelismo più forte coi nostri tempi - parlavano quasi tutte di amore, con la differenza che la rima baciata ha - fortunatamente - perso gran parte del suo valore. In cuffia soprattutto una cosa mi ha colpito: la voce di Ema Stokholma, a mio personalissimo la vera vincitrice fuori gara di questa edizione 2022. Anni fa, nella divertente

cornice del Roof Garden, proprio sopra l'Ariston, in sala stampa un collega espresse un giudizio sul quale spesso ho riflettuto: "Per me le voci pop sono di gran lunga migliori di quelle liriche, a parte qualche raro caso. La voce lirica è fatta soprattutto di tecnica, la voce pop invece è un potente specchio dell'anima".

SANREMO2022? FORTEMENTE SOCIAL • Se c'è una cosa che il Festival di Sanremo è riuscita a fare (e bene) negli ultimi anni è un progressivo svecchiamento dell’audience, imponendosi – da qualche edizione a questa parte – come uno spettacolo fortemente gradito e seguito anche dai giovani. Un ruolo fondamentale in questo lifting è da attribuirsi certamente al ruolo dei social, in questa edizione 2022 rafforzato dal FantaSanremo a suon di "baudi", gioco che ha contagiato tutti, artisti compresi!

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Un concetto che il grande Franco Battiato precisò ulteriormente in una sua intervista, nella quale disse: "Il do di petto ha qualcosa di fascismo, di balcone... mentre un do sussurrato è fatto di vibrazione, ogni essere umano ha una sua vibrazione, la voce pop o ce l’hai o non ce l’hai, non puoi impararla". Splendida sintesi del Maestro (che non amava questo titolo): la voce della Stokholma è straordinariamente pop. Com'è pop, per esempio, quella di Michele Bravi. Avete presente quell'inconfondibile sound che gli amplificatori valvolari regalavano alle chitarre e ai bassi elettrici, gli stessi che poi ti giravano piacevolmente nella pancia durante l'ascolto? Ema Stokholma riesce ad essere così: straordinariamente vintage anche se modernissima. • RS


di Luca Varani

HEAVY ROTATION Sanremo 2022

Rifugium peccatorum

della canzonetta italica TUTTI VOGLIONO CANTARE PER LA REPUBBLICA DI SAN MARINO!

• Nonostante la musica sia attualmente più "liquida"... è sempre bello poter maneggiare fisicamente la rituale compilation ufficiale del festival. Tutte e 25 le canzoni in gara, riunite nel doppio cd "Sanremo Compilation 2022" su etichetta Warner, l’unica raccolta ufficiale del festival, in collaborazione con Radio Italia Solomusicaitaliana. La trovate in vendita in tutti i negozi di dischi (più che altro quelli rimasti aperti...), negli store digitali (potete collegarvi con il vostro iTunes e averla fisicamente sul dispositivo mobile o Pc oppure ascoltarla grazie all’account Spotify) e in edicola con la storica testata Sorrisi e Canzoni. Non sarebbe stata una brutta idea stamparla anche su vinile...

S

i terrà tra il e il 14 maggio a Torino... e fa fa gola a tanti, alla luce anche del successo mondiale che è seguito, l'anno scorso. al trionfo dei Måneskin. Ma prima di questo evento, tra i big che sabato 19 febbraio parteciperanno alla finalissima di Una voce per San Marino, manifestazione che assegna un posto per l'Eurovision Song Contest 2022, ci saranno parecchie "vecchie conoscenze" come Achille Lauro, Valerio Scanu, il rapper Blind, Matteo Faustini, Tony Cicco & Deshedus con Alberto Fortis, Ivana Spagna e Alessandro Coli. A loro si aggiungeranno anche 9 emergenti delle selezioni alle quali quali hanno partecipato 350 artisti. Non ci sarà, invece, La rappresentante di lista (la sua Ciao ciao"sarà uno dei tormento-

ni della prossima estate), che sui social aveva inizialmente annunciato di volersi candidare. Fuori tempo massimo. "In questi giorni stanno arrivando svariate richieste ed inviti, ma i tempi erano già scaduti", spiegano gli organizzatori. La kermesse, senza orchestra e sen-

za esibizioni dal vivo, che segue le regole dell'Eurovision Song Contest e quindi prevede in gara pezzi che possono già essere stati pubblicati negli scorsi mesi, sarà trasmessa dall'emittente sammarinese Rtv, visibile sul canale 831 del digitale terrestre e sul canale 520 della piattaforma Sky. • RS

NICO DONVITO RACCONTA IL FESTIVAL • Che piaccia o meno, è l'evento tv che catalizza davanti allo schermo per una settimana all'anno, uno psicodramma tragicomico collettivo, un carrozzone fiorito stracolmo di cantanti, presentatori e vallette. Vero e proprio fenomeno di costume, è lo specchio canterino del nostro Paese. L'obiettivo di questo libro è quello di raccontare questi anni di storia italiana, perché il Festival non è soltanto Modugno che allarga le braccia, il finto pancione di Loredana Bertè o Bugo che lascia Morgan da solo sul palco. Con la prefazione di Amadeus.

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SONAR

di Luca Varani

SURFANDO NEL MARE MAGNUM DELLA MUSICA ALLA RICERCA DELL'ONDA PERFETTA The Steve Rothery Band LIVE IN LONDON

IQ THE ARCHIVE COLLECTION

Un doppio cd + video, in versione dvd o bluray, da parte del chitarrista storico dei Marillion che, con la sua band, nella quale spicca il nostro Riccardo Romano alle tastiere (anche nelle RaneStrane) reinterpreta qualche hit del passato, insieme ai suoi lavori da solista. (Toward Infinity)

Cofanettone di 12 dischetti pieno di rarità, live e altre chicche da parte della band inglese, proposto insieme ad un booklet di 52 pagine. Lo si può acquistare solo sul loro sito ufficiale www.iqhq.co.uk, se vi interessa affrettatevi perchè si tratta di una limited edition...

Jethro Tull THE ZEALOT GENE Sono trascorsi oltre 18 anni dal precedente disco in studio ma il suono non è cambiato, forse l'umore. Questo è un disco oscuro, che torna ad affrontare temi biblici, come ai tempi del glorioso album Aqualung, a cavallo tra classico e contemporaneo. (Inside Out)

Forse non lo sai che,,,

QUISQUILIE SEMISERIE E PINZILLACCHERE ROCK

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organ, probabilmente avendo poco altro da fare, prosegue nella sua donchisciottesca battaglia personale contro il Festival di Sanremo. In maniera teatrale, stile che gli si addice, dichiara su Instagram: «Prima di morire curerò un'edizione del festival di Sanremo come direttore artistico, e quando succederà non solo si avrà la stessa sensazione di liberazione da una dominazione tirannica ma, e non ci si potrà quasi credere, tornerà la musica in questa po-

vera patria». Dopo aver scomodato la buonanima di Franco Battiato per questa dichiarazione ad effetto, speriamo che si concentri davvero sulla musica! • Secondo uno studio statistico dell’agenzia Viberate, i Queen sono la rock band più trasmessa dalle radio di tutto il mondo e il quarto nome in generale (considerando ogni genere musicale) dopo Ed Sheeran, Dua Lipa e The Weekend. La presenza della band

guidata da Freddie Mercury nella programmazione radiofonica dimostra - sempre secondo Viberate - che nel 2021 il rock è cresciuto nei gusti del pubblico e continuerà a farlo anche nel 2022: artisti non propriamente rock come Olivia Rodrigo o Machine Gun Kelly hanno scelto proprio il rock come genere musicale, mentre il punk rock è diventata la musica più gettonata dagli utenti di Tik Tok. • RS

HTTP://SONAR-MUSIC.BLOGSPOT.COM 96


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MOSTRE

Quando la moda è "alla carta"...

GLI ABITI DI CARTA DI CATERINA CREPAX ALLA FONDAZIONE FASHION RESEARCH ITALY DI BOLOGNA

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esterà aperta al pubblico anche a febbraio la mostra La Gentilezza della Carta. La sostenibilità è bellezza, ideata e realizzata da Caterina Crepax per la Fondazione Fashion Research Italy, che avrebbe dovuto chiudersi oggi. Il successo di pubblico ha spinto il Cavalier Alberto Masotti, in accordo con l’artista, a prorogare fino a domenica 27 febbraio l’esposizione che intende riflettere, attraverso la lente della bellezza, sul tema della sostenibilità. I 18 abiti-scultura, realizzati dalla Crepax in carta prodotta con il 100% di fibre riciclate dalla storica cartiera Cordenons, mettono in scena più di 60 soggetti grafici provenienti dal prezioso archivio di textile design che la Fondazione custodisce nei suoi caveaux e che mette a disposizione del mondo moda e interior design. Disegni tessili antichi e moderni di cui l’artista ha stravolto i connotati accostandoli in un equilibrio di forme e colori che dà vita al suo immaginario multiforme e onirico, dove decorativismi del mondo orientale sono accostati alle bellezze della natura o a grattacieli e mappe di città. Un universo senza fine di elementi d'ispirazione che, tra le mani della Crepax, si fondono per rinascere in forme nuove. La sua passione è infatti da sempre la carta, che, grazie alla fantasia e alla ma-

nualità ereditata dal padre - il celebre fumettista Guido Crepax - riesce a trasformare in vere e proprie opere d’arte. Una materia funzionale che, con le sue infinite vite, può diventare sempre altro da sé, fino a trasformarsi in sostanza di una immaginazione feconda. Esaltando il fascino dell’Italian style, “La Gentilezza della Carta” restituisce quindi anche una riflessione contro lo spreco. Anche i manichini su cui sono modellati gli abiti sono prodotti dall’azienda Bonaveri, in materiale da fonte rinnovabile e biodegradabile. La mostra è stata realizzata in occasione dell’inaugurazione di Punto Sostenibilità, il più completo archivio italiano, sia fisico che digitale, di materiali tessili, accessori e soluzioni di packaging sostenibili per la moda: l’ultimo progetto green della Fondazione ospita il meglio dell’innovazione nell’ambito della sostenibilità nel settore moda, dai tessuti riciclati e rigenerati ai com-

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di Dnaiele Colzani

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito della Fondazione plementi in alluminio riciclato, provenienti da un centinaio di aziende su tutto il territorio nazionale in grado di fornire materiali immediatamente disponibili per la produzione in piccola o larga scala. “Il tema della sostenibilità è da sempre centrale nel mio lavoro - dice Caterina Crepax - e la carta di riciclo e riuso è il materiale che più di altri diventa metafora della gentilezza che dovremmo usare nei confronti del nostro pianeta. Per questo progetto ho cambiato il mio usuale approccio creativo, che normalmente concepisce l’idea finale dell’opera, per realizzare la quale poi cerco carte di ogni tipo, dagli scarti tipografici ai vecchi libri ai pirottini per i dolci. In questa occasione invece il punto di partenza è stato il magnifico Fondo Brandone, e la sfida è stata quella di creare abiti che valorizzassero le splendide grafiche dell’archivio, mixandole per arrivare a un’armonia di colori e forme: in un certo senso per la prima volta mi sono improvvisata, per così dire, stilista, un approccio che mi ha stimolato e divertito moltissimo”.

LA FONDAZIONE FASHION RESEARCH ITALY Fondazione no-profit costituita nel 2015 a Bologna dal Cav. Alberto Masotti con la volontà di affiancare le manifatture moda attraverso attività di formazione e consulenza su temi strategici quali heritage, sostenibilità e innovazione digitale.

gestire e catalogare un patrimonio archivistico di settore. Due alle necessità operative cui far fronte nell’adozione di un piano di business sostenibile, approfondite durante il corso Green Fashion, per far luce sull’approvvigionamento delle risorse, sulle certificazioni fino al green marketing.

I PERCORSI FORMATIVI L’offerta formativa, erogata in e-learning così come in presenza dell'headquarter di 7.000 mq alle porte della città, è rivolta agli addetti ai lavori ma anche ai giovani che stanno studiando per intraprendere una carriera nella moda. Si articola in percorsi executive accomunati da un taglio pratico, garantito dalla docenza di professionisti che condividono know-how ed esperienze maturate quotidianamente sul campo. Sei appuntamenti sono dedicati agli Archivi della moda per trasmettere le competenze specifiche richieste a chi si appresta a

LA LIBRARY E L’ARCHIVIO Al comparto moda e design, FFRI propone inoltre un prezioso patrimonio di creatività: una library di 5.000 volumi e un archivio di textile design di 30.000 disegni su carta e tessuto. Pezzi unici antichi e moderni completamente digitalizzati a disposizione di uffici stile, designer e studiosi in cerca di ispirazione per le proprie collezioni. Un polo alla costante ricerca delle migliori soluzioni per sostenere la crescita dell’intera filiera grazie a consulenze mirate in base alle esigenze delle PMI: dalla valorizzazione della cultura d’impresa, alla svolta digital e green. • RS

CHI È CATERINA CREPAX • Nasce a Milano nel 1964 e cresce in un ambiente ricco di suggestioni, estro e creatività, fondamentale per la sua preparazione. Fin da bambina gira per casa munita di matite, forbici, fogli e cartoncini cercando di riprodurre la meraviglia dei libri pop up che riceve in regalo • La formazione di architetto influenza notevolmente il suo approccio alla tridimensionalità, all'attenzione e alla ricerca dell'equilibrio tra insieme e dettagli, tra struttura portante ed elementi decorativi, tra vuoti e pieni, ma si completa di una visionarietà che è tipica dell’artista. Il suo processo creativo parte da schizzi e bozzetti delle forme, poi arricchite di dettagli che, in relazione tra loro, riescono a evocare tutto il mondo che alimenta la sua ispirazione. • Caterina Crepax si dedica alla carriera artistica solo a partire dagli anni ‘90, grazie all’incontro con il designer Nicola Gallizia che, in occasione del Salone del Mobile, le permette di creare il suo primo grande allestimento, interamente realizzato con carta di recupero. • Da allora, porta la sua arte nelle scuole, nei musei e nelle aziende, collaborando con artisti e fotografi e realizza sfilate ed eventi in Italia e all'estero, affinando sempre più una visione sostenibile dell’arte e della vita.

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ANTEPRIME

di Daniele Colzani

Backstage: che la sfida abbia inizio!

IL FILM DI COSIMO ALEMÀ È LA STORIA DI GIOVANI ARTISTI CHE SI SFIDANO A COLPI DI CANTO E DANZA PER UN POSTO IN UN GRANDE SHOW

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ackstage - Dietro le quinte, film diretto da Cosimo Alemà, racconta la storia di un gruppo nutrito di ragazzi, ben 111, di età compresa tra i 16 e i 25 anni, tutti desiderosi di superare il casting di un nuovo spettacolo, che avrà la sua prima

IL TRAILER

Inquadra il QRcode per trailer di Backstage - Dietro le quinte

al Sistina di Roma. Condividono tutti lo stesso sogno, quello di avere successo con la loro arte, ma - nonostante a nessuno manchi il talento e la fermezza - solo nove passeranno la prima audizione. Questi nove a loro volta dovranno dare il meglio di loro per ottenere i ruoli, che sono solo quattro. Per i ragazzi ha inizio quindi una settima intensa, nella quale dovranno esibirsi, cantare e ballare davanti il regista James D'Onofrio, per convincerlo delle loro doti e della loro determinazione. Dovranno sfidarsi tra loro, sia con gli amici che con i nemici, in un'intensa settimana. Alla fine, però, la loro vita inevitabilmente cambierà: c'è chi coronerà il suo sogno e chi imparerà tanto da questa esperienza. Tra le peculiarità di questa produzione segnaliamo che:

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• il film, girato in sei settimane, è interamente ambientato a Roma e molte delle scene sono girate proprio al Teatro Sistina. • i protagonisti cantano realmente e non è stato impiegato alcun playback. • RS

GLI INTERPRETI • Giuseppe Futia - Tommaso • Jane Alexander - Serena • Beatrice Dellacasa - Gennifer • Riccardo Suarez - Giulio • Irene Ferri - Ginevra • Marta Paola Richeldi - Carla • Geneme Tonini - Sara • Aurora Moroni - Andrea • Giulio Pampiglione - James D'Onofrio • Adolfo Margiotta - Domenico • Ilaria Nestovito - Carmen • Gianmarco Galati - Flavio • Yuri Pascale - Rudy • Matteo Giunchi - Leonardo


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PERSONAGGI

Gianluca Mech e Flora Canto

Sogno un programma

"in linea" con i miei desideri

IL "GURU" DI TISANOREICA CI PARLA DEL SUO MOMENTO D'ORO CHE LO VEDE PROTAGONISTA SUL PICCOLO SCHERMO 102


di Andrea Iannuzzi

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n momento d’oro per l’imprenditore e conduttore Gianluca Mech. Oltre ad essere il protagonista di due trasmissioni di grande successo - “Fatto da mamma e da papà” su Rai2 con Flora Canto e “L’ingrediente perfetto” su La7 con Maria Grazia Cucinotta – il “guru” di Tisanoreica continua a dedicarsi con passione e dedizione alla sua dieta fitochetogenica dai molteplici benefici con un protocollo testato e supportato da molteplici studi scientifici. Gianluca, la nuova edizione di Fatto da mamma e da papà sta ottenendo un enorme riscontro da parte del pubblico: te lo aspettavi? È davvero gratificante il riscontro del pubblico nei confronti di questa novità. Ad alternarsi ai fornelli - accolti dalla padrona di casa Flora Canto - non sono più solo mamme ‘vip’ ma anche papà famosi che raccontano aneddoti della propria vita lavorativa e familiare mentre sono intenti a preparare ricette sfiziose, facendo conoscere al pubblico televisivo dei loro lati inediti. Per quanto concerne il mio spazio, fornisco consigli e suggerimenti per la preparazione di piatti semplici, gustosi e sani dedicati ai più piccoli. Ma non solo: insieme al Dott. Lorenzo Cenci critichiamo anche alcuni piatti, fornendo però delle alternative per correggerli e farne qualcosa di buono e di sano. Su La7, invece, la tua rubrica all’interno de L’ingrediente perfetto è diventato un appuntamento fisso per molti telespettatori… Esatto, mi fa davvero piacere! Mentre la mia compagna d’avventura Maria Grazia Cucinotta continua a cimentarsi nella preparazione di vere e proprie ricette della salute, io insieme al tecnico di pasticceria Giacomo Vitali dimostro che è possibile

preparare dei piatti gustosi e “senza peccato” per tenere sotto controllo la glicemia. È davvero difficile capire la differenza con quelli tradizionali! Oltre ai tuoi numerosi impegni televisivi, continui a dedicarti a Tisanoreica, dieta fitochetogenica dai molteplici benefici con un protocollo testato e supportato da molteplici studi scientifici… Tisanoreica ora è “Glycemic Friendly”. Non è quindi utile solo per chi vuole dimagrire ma anche per chi deve tenere sotto controllo la glicemia per vari motivi che vanno dal diabete di tipo due alla sindrome dell’ovaio policistico. Questo permette di poter seguire un’alimentazione equilibrata senza rinunciare al gusto. Mai come durante la stagione invernale, bisogna prendersi cura del nostro sistema

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immunitario: quali accorgimenti suggerisci a tavola? Sicuramente è meglio optare per un’alimentazione ricca di verdura e frutta, così come di prodotti freschi con elevato contenuto di vitamine e minerali e di legumi e cereali integrali. L’inverno è il periodo più giusto per portare sulle nostre tavole tante minestre con verdure di stagione, ma anche the e infusi per aumentare il calore interno che, come sappiamo, è uno dei più grandi nemici di virus e batteri. Un sogno nel cassetto? A livello televisivo, c’è da sempre quello di realizzare un programma televisivo che parli di arte, storia e alimentazione. Il mio obiettivo è rivolgere anche lo sguardo all’estero: ho già cominciato negli Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Romania e Moldavia. • RS


PROGETTI

Futura: italian music around the world

ARRIVA ONLINE L’ARCHIVIO DI VIDEO-CONCERTI DI MUSICA ITALIANA GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE TRA IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E ITALIA MUSIC LAB

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a promozione della musica italiana all’estero si digitalizza: su italiana.esteri.it è accessibile a livello globale l’archivio dei video concerti realizzati tra il 2020 e il 2021 da molti artisti italiani in occasione dei più importanti showcase festival internazionali. Futura è il nuovo progetto nato per sostenere la diffusione della musica italiana all’estero, frutto della collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e la Fondazione Italia Music Lab: si tratta di un prezioso video-archivio musicale che copre un’ampia gamma di generi, sonorità e sfumature, e che restituisce una fotografia della musica italiana più vivida e in fermento che mai, in grado di ampliare i propri orizzonti e sperimentare al di fuori dei propri confini geografici.

Nel video archivio sono presenti esibizioni di artisti italiani che nel corso degli ultimi due anni hanno suonato nelle edizioni digitali di moltissimi showcase festival in giro per il mondo, come ad esempio M¥SS KETA per Eurosonic (Paesi Bassi), Joan Thiele per The Great Esca-

I VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda i videoconcerti su Italiana 104

pe (Regno Unito), Melancholia e ELASI per LucFest (Taiwan), Ginevra Nervi e Emmanuelle per il Primavera Pro (Spagna), Kharfi per IMX (Cina) e molti altri ancora. Grazie al sostegno di Italia Music Export, l’ufficio per l’internazionalizzazione della musica italiana lanciato da SIAE nel 2017 e ora parte della Fondazione Italia Music Lab, e della Farnesina, sono stati coperti i costi per la registrazione dei concerti e per l’affitto di “palchi digitali” per permettere agli artisti italiani di esibirsi in showcase festival internazionali di rilievo nel corso dell’intero periodo pandemico, e continuare così a diffondere la propria musica all’estero anche senza la possibilità di viaggiare. Con il progetto Futura, voluto e promosso dal MAECI, tutte le esibizioni degli artisti e delle artiste saliti su questi pal-


di Daniele Colzani

chi digitali compongono ora un archivio musicale disponibile in esclusiva su italiana (italiana. esteri.it), il portale del Ministero degli Affari Esteri dedicato alla promozione della lingua, della cultura e della creatività italiane nel mondo. I video concerti saranno inoltre diffusi grazie alla rete diplomatico-consolare del Ministero e agli 82 Istituti Italiani di Cultura presenti in ogni continente, che promuoveranno la nuova scena musicale italiana a livello internazionale. In un momento storico incredibilmente delicato, in cui le conseguenze della pandemia continuano a ripercuotersi su scala globale e soprattutto nell’industria musicale, iniziative come Futura dimostrano che il mondo della musica non ha intenzione di fermarsi. Futura è inoltre la riprova che la musica italiana contemporanea è più attiva che mai e non guarda più solo al nostro Paese, ma a tutto il mondo.A partire da gennaio 2022, ogni mese verrà

M¥SS KETA

caricato sulla piattaforma italiana un video-concerto di un nuovo festival internazionale nel quale si sono esibiti artisti e artiste italiani. I primi video concerti disponibili saranno quelli di Joan Thiele, Lucifour M, New Candys e Qlowski a The Great Escape 2021, rinomato festival inglese che ogni anno attira appassionati e addetti ai lavori da tutto il mondo. • RS

Joan Thiele

Melancholia

New Candies

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BEAUTY

di Andrea Iannuzzi

Sognarsi belli è un obiettivo

PER IL DOTT. GARELLI "RICORRERE AL BISTURI VUOL DIRE SPESSO ANCHE RIACQUISTARE STIMA IN SE STESSI"

L

a chirurgia plastica non è esclusivamente sinonimo di ritocchini. Ricorrere al bisturi vuol dire spesso anche riacquistare stima in se stessi, ridare una dignità al paziente: lo sa bene il dottor Andrea Garelli, medico chirurgo specializzato in Chirurgia Plastica, Chirurgia Ricostruttiva ed Estetica. Tra i suoi pazienti, il nome di Garelli partito dall’hinterland romano si è fatto strada fino in Albania, ci sono ex obesi (che si rivolgono a lui per un intervento di Chirurgia Ricostruttiva), pazienti che necessitano di Chirurgia Maxillo Facciale, Otoplastica, Mastopessi, Blefaroplastica, Addominoplasti-

ca, oltre a più classici “ritocchi” che possano interessare viso, collo e corpo nella sua interezza per tornare a sentirsi bene nella propria pelle. Fiore all’occhiello dell’agenda di Garelli, la liposcultura (un trattamento che consiste nella definizione della massa corporea tramite l’eliminazione certosina dei residui di grasso) e il ricorso agli ultrasuoni, tecnica che negli ultimi tempi sta conoscendo uno sviluppo esponenziale. Garelli ha il suo studio a Roma, riceve previo appuntamento anche solo per una consulenza. Ciò che lo contraddistingue, oltre alle specializzazioni, è la cortesia, profes-

sionalità e l’etica. In questo modo ai pazienti viene spiegato con attenzione il percorso che affronteranno nel pre e post operatorio per arrivare al risultato finale. Il suo motto è "Vivi come se dovessi morire oggi, sogna come se dovessi vivere per sempre". Ecco perché Andrea Garelli è una garanzia nel suo settore: sognarsi belli è più un obbiettivo che una camminata in salita. L’effetto finale, una concreta realtà. Per informazioni: www.andreagarelli.it • RS

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