RIFLETTORI SU... 28

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►DONATELLA PANDIMIGLIO Franco Simone: è “la Signora che dà del “tu” all’arte” ►MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO Riflettori su... ►FILARMONICA SCALA Al via la stagione sinfonica firmata da Etienne Reymond ►GIANCARLO BIGAZZI L'omaggio degli artisti all'artigiano della musica Anno IV - N. 28 ►Ottobre 2022◄ Follow us Riflettori su... L'INDIMENTICATA ÉTOILE RIVIVE NEL METAVERSO GRAZIE AGLI NFT... INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●CINEMA●MUSICA Carla Fracci

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I.S.F.O.A HOCHSCHULE FÜR SOZIALWISSENSCHAFTEN UND MANAGEMENT TRASFORMA L’ESPERIENZA PROFESSIONALE IN LAUREA ► ISFOA CONFERISCE LEGALMENTE TITOLI ACCADEMICI IDONEI AI FINI DEL RICONOSCIMENTO AI SENSI DELLA CONVENZIONE DI LISBONA DEL 1997 DEL CONSIGLIO D’EUROPA RATIFICATA DALLA SVIZZERA IL 1 FEBBRAIO 1999 E DALL’ITALIA CON LA LEGGE N.148 DEL 11 LUGLIO 2002 ► IN ITALIA AI FINI DELLA PARTECIPAZIONE A PUBBLICI CONCORSI, ATTRIBUZIONI DI PUNTEGGIO , PROGRESSIONI DI CARRIERA, RISCATTO PERIODI DI STUDIO A FINI PREVIDENZIALI IL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO È DISCIPLINATO DALLA LEGGE N. 29 DEL 25 GENNAIO 2006 , DAL D.P.R. N. 382 DEL 11 LUGLIO 1980, DAL D.LGS N.165 DEL 30 MARZO 2001 ► IL TITOLO HA VALIDITÀ IN ITALIA ANCHE PER EFFETTO DELL’ACCORDO FIRMATO A BERNA IL 7 DICEMBRE 2000 TRA SVIZZERA E ITALIA: “ACCORDO SUL RECIPROCO RICONOSCIMENTO DELLE EQUIVALENZE NEL SETTORE UNIVERSITARIO” ► LIBERA E PRIVATA UNITELEMATICA DI DIRITTO SVIZZERO ► FONDAZIONE ED ENTE MORALE DI RICERCA SENZA SCOPO DI LUCRO E DI INTERESSE GENERALE HTTP://UNISFOA.CH - WWW.UNISFOA.EU WWW.ISFOA.CH - UNISFOA-CAMPUS.CH
► GRAPHIC DESIGNER: DANIELE COLZANI CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ ISO 9001 : 2015 IAS QMS F1258 24 MARZO 2021 - AREA PROGETTAZIONE ORGANIZZAZIONE ED EROGAZIONE DI CORSI DI LAUREA IN MODALITÀ TELEMATICA
IL
PROF.
STEFANO MASULLO E FEDERICA PANICUCCI
MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno IV - Numero 28 - OTTOBRE 2022 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019) • Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director & Redattore: Daniele Colzani • Contatti: riflettorisumagazine@gmail.com • Contributors: Christine Grimandi - Simon Lee - Massimiliano FuscoAntonella Lazzaretti - Antonello Risati - Claudia Rossi - Maurizio Tamellini - Angela Valentino - Luca Varani • Hanno collaborato: Emanuela Cattaneo - C.AT. Agency - CLP1968 - Davis & Co. - Ella Studio - Italy for MoviesParole & Dintorni - TAM Teatro Arcimboldi Milano Ufficio Stampa Kaufman - Verba Volant - Vertigo Syndrome • Foto di cover: Gianluca Balocco Riflettori su... Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu Facebook Riflettorisu Instagram Riflettorisu Il magazine Riflettori su... è stampato su prodotti certificati FSC e PEFC 8 OVER THE FUTURE TICK, TICK... BOOM! DECIMA 1948 PREMIO CERN 18 24 FRANCO SIMONE E DONATELLA PANDIMIGLIO 12 CARLA FRACCI E GLI NFT 16 22 3 SOMMARIO
FILARMONICA SCALA 28 4 Le rubriche dei "Contributors" 58 - IL DANZATORE 60 - DIDATTICA 62 - LA TRUCCATRICE 64 - LA COSTUMISTA 66 - IL FOTOGRAFO 68 - LO SCENOGRAFO 70 - PAROLE D'ARTISTA 34 48 40 44 MUSEO FELLINI DI RIMINI GIANCARLO BIGAZZI BOLOGNA JAZZ FESTIVAL FOCUS ALICE IN WONDERLAND Digital Edition www.issuu.com/silviaarosio Facebook Riflettorisu Quotidiano on line www.silviaarosio.com Riflettori su... MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO I nostri Contributors MAURIZIO TAMELLINI DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA SIMON LEE PRODUCTION ORGANIZATION AND CASTING DIRECTOR CHRISTINE GRIMANDI MASSIMILIANO FUSCO WEDDING & BALLET PHOTOGRAPHER DOCENTI FORMATRICI CLAUDIA ROSSI & ANTONELLA LAZZARETTI MAESTRO DI CORO E DIRETTORE D’ORCHESTRA GIANMARIO CAVALLARO LUCA VARANI GIORNALISTA MUSICALE E BLOGGER DI SONAR PRODUCTION DESIGNER ANTONELLO RISATI MAKE UP ARTISTANGELA VALENTINO
5 72 - CONCORSI 88 - MOVIELAND 90 - LIBRI e ancora... 56 52 78 86 82 74 SHREK PADOVA JAZZ FESTIVAL MOSTRA RICHARD AVEDON CINETREKKING CITTÀ D'ARTE E NATURA MOSTRA STREGHERIE Buona lettura e... arrivederci a Novembre!

Siamo tutti sottosopra

Realtà? Fantasia? Mon do tangibile o digita le? Se è vero che dopo il lockdown, lo smart-wor king e la tecnologia in ge nerale hanno avuto un boom senza precedenti (un tick, tick… BOOM!), oggi, quan do abbiamo ripreso ad usci re, seppur con attenzione, siamo ancora sommersi da una valanga di online, chat, Zoom, signal, Facebook, Linkedin, tik tok, Messen ger, Instagram… una realtà parallela che ci catapulta in un multiverso, in un univer so parallelo fatto di pixel, quark, e schermi.

Termini che le persone un po’ più avanti con l’età spesso non conoscono, tec nologie che vengono utiliz zate per vedere il nipotino in videochiamata o per cer care, spesso con esiti grotte

schi, di aprire uno Spid onli ne o controllare la pensione. Di universi paralleli si è sempre parlato: il multi verso, come termine, non è stato scoperto oggi, ma ha sempre indicato, in fisica teorica, un'idea che presup ponga l'esistenza di universi coesistenti fuori dal nostro spaziotempo, spesso deno minati dimensioni parallele.

Ne parlava Stephen Hawking, prima di morire, e molti lo hanno avvallato, altri lo hanno smentito.

Ma, senza scomodare la fisica quantistica, l’altrove ha sempre fatto parte del nostro dna, dalle favole che studiavamo da piccoli, alle leggende.

Nell’accezione “scura” del termine (non voglio dire “negativa”), possiamo pen sare all’inferno, al viaggio

ctonio, alla dolce tristezza di cui parlano alcuni, come la psicologa Selene Calloni Williams: da Dante ad Orfeo - se vogliamo citare i miti, protagonisti del numero di giugno di questo magazine, il viaggio nel “sottosopra” (a che vi fa pensare?), nella zona d’ombra, sul lato oscu ro della luna dei Pink Floyd, è necessario per la rinascita di ciascuno di noi.

Il “sogno” di Alice nel Pa ese delle Meraviglie, che di venta sogno lucido quando la protagonista afferma che quello è il suo sogno e d’ora in poi lo dirige lei, è l’em blema di una fuga della real tà che porta all’evoluzione, molto diversa da quella fuga dalla realtà ricercano oggi, con le dipendenze di ogni sorta, dalle droghe al cellu lare.

"PER IL MOMENTO, IL NOSTRO SGUARDO È RIVOLTO A INTERNET, AL VIRTUALE, MA BEN PRESTO SAREMO TUTTI PARTE DI UN'ESPERIENZA REALMENTE AUTENTICA", DICE MARK ZUCKERBERG. SARÀ DAVVERO COSÌ?
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LA VOCE DEL DIRETTORE

L’ultimo libro di Stephen King, Fairy Tales, - ma già l’autore aveva toccato que sto tema in altri best seller - narra di un mondo sotter raneo, che ne contiene, in fieri, molti altri, come due specchi che si contrappon gano.

Smombie (s. f. e m. inv.): Chi cammina per strada senza alzare lo sguardo dal lo smartphone, rischiando di inciampare, scontrarsi con altre persone, attraver sare la strada in modo peri coloso. (Treccani)

Potremmo scrivere tratta ti su questo tema, ma non sono la persona più adatta a farlo e non è questo il luo go: voglio solo darvi alcuni spunti di riflessione.

Il metaverso oggi è diven tato il simbolo del mondo virtuale, dove troviamo di tutto, come in un viaggio sciamanico, il positivo ed il negativo, quello che fa di ventare le persone di oggi “Smombie” (che brutta pa rola, ho preferito “petalo so”), termine da poco entra te nella Treccani.

Il metaverso può rende re “fungibile” (cioè unici e

non riproducibili) un’opera d’arte, come per gli NFT, di cui potrete leggere un eccellente caso in queste pagine, può avvicinare i ragazzi alla scienza, come per lo spetta colo degli studenti di Corsico, che, con la loro messa in scena, hanno guadagnato il Primo Premio del Cern di Ginevra, oppure può, passando al lato oscuro, esiliarci totalmente dalla realtà.

Se il “metaverso” anco ra non decolla, come dico no alcune ricerche, ancora non decolla, è pur vero che il “virtuale” allo stato puro sta sempre più prendendo piede. Anche troppo. Allo ra? Come in tutte le cose, in media stat virtus (eh no, non nei social media).

Datemi retta. Alzate gli occhi verso l’alto, ogni tan to: accorgetevi del miracolo che siete, del fatto che siete vivi, che state respirando.

Accogliete nei vostri oc chi (abbiamo già parlato dello sguardo, su queste pagine, tema che approfon diremo anche in futuro) la

bellezza che vi sta attorno, ma anche la bruttezza, per assimilarla e renderla conci me per la vostra crescita.

E se volete immergervi in altri mondi, reali o irreali, non fermatevi al virtuale: aprite un libro, visitate una mostra (un Direttore di una sala milanese mi racconta va che, secondo uno studio, una persona sta mediamente davanti ad un’opera d’arte solo 17 secondi), andate a teatro.

Niente come uno spetta colo dal vivo può traspor tarvi meglio in un universo parallelo, in una storia rac contata, messa in scena e vissuta da attori in carne ed ossa sopra un palco.

Cogliete il bello ed il buo no del metaverso, ma non perdete mai di vista che sia mo umani e fatti di cellule, che richiedono solo di inte ragire tra loro e con gli altri, per prosperare ed evolversi.

“Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, so stituisce lo sguardo dell’es sere umano” Paulo Coelho ►RS

Silvia Arosio

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di Silvia Arosio

Franco Simone: Donatella Pandimiglio, “la Signora che dà del “tu” all’arte”

UNA SERATA MAGICA CON UN DUETTO INEDITO, PER TIMELESS BARBRA IN SCENA AL TEATRO GHIONE DI ROMA A NOVEMBRE

Timeless Barbra (Happy 80 th) è il tributo a Bar bra Streisand che la can tante Donatella Pandimiglio ha dedicato alla star mondiale per i suoi 80 anni. Donatella ci ha già parlato dello spettacolo, che ha debuttato questa estate, sul nu mero di giugno di Riflettori su Magazine.

Uno spettacolo unico, ma gico, emozionante, in cui, già ad agosto, era stato inserito un brano, scritto appositamente per l’occasione dal cantautore Fran co Simone che ha speso per lei parole intense, colme di ammi razione: “La mia canzone - E Barbra cantava - nella quale ho immaginato un incontro armo nioso tra la vita della Streisand

e quella di Donatella, è nata di getto, scritta apposta per lei. Non c’è nulla di più gratificante per un autore del fatto di poter

affidare una propria creazione a qualcuno che si sa già che ne farà un ottimo uso artistico”.

La Pandimiglio, che ha esor

INTERVISTA
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dito negli anni ’80 al fianco di Gigi Proietti al Teatro Sistina di Roma ed è stata protagoni sta di numerosi successi anche con Vincenzo Cerami e Nicola Piovani con una lunga carriera che l’ha portata a solcare platee in tutto il mondo, propone nel lo show una bellissima scaletta con una visione personale della Streisand per come l’ha vissuta, amata e interpretata nel corso delle sue performance, ovvia mente senza perdere di vista la sua identità e quella capacità di giocare con le corde vocali, coinvolgere il pubblico con pro verbiale ironia e fascino.

Sull’onda del grande successo della data estiva, lo spettacolo viene riproposto il 5 Novembre al Teatro Ghione di Roma.

In questa occasione, cambie ranno due musicisti (ci saranno Valentina Ciccaglioni al piano forte e al Basso e contrabbasso Andrea Avena, col quale Dona tella ha fatto lunghe tournée col

Maestro N. Piovani; riconfer mati il batterista Luca Trolli e Luca Notari come partecipazio ne straordinaria), ma soprattut to guest star della serata sarà il cantautore Franco Simone.

I due artisti ci riserveranno una sorpresa, interpretando un brano storico di Franco, che è stato registrato a settembre. Un duetto inedito ed originale.

La prima domanda esige una risposta a due voci: come vi siete incontrati e come avete deciso di lavorare insieme?

Donatella: ci siamo cono sciuti tramite una mia collega Soprano del Teatro dell’Opera, Rita Cammarano, con la quale avevamo in comune la collabo razione col Maestro Piovani, e soprattutto una forte curiosità di fare qualcosa insieme.

Lo scorso anno la nostra ami cizia si è trasformata nella re alizzazione di uno spettacolo innovativo mettendo in scena Due signore del teatro musica

IL VIDEO

Inquadra il QRcode per il trailer di Timeless Barbra

le, che, miscelando i loro stili e repertori, hanno creato una no vità assoluta e in quella occasio ne si è presentato il desiderio di un brano inedito importante che suggellasse questo battesimo ar tistico.

Lavorando già con lei da anni, Franco Simone, sempre pronto a nuove scommesse stimolato da questa unione artistica partico lare, ci ha scritto un bellissimo brano Sabbia bianca per aprire lo spettacolo. Da allora la nostra conoscenza ci ha portato ad una reciproca scoperta artistica l’u no dell’altra che si è evoluta in modo sempre più coinvolgente.

Franco: ci ha presentati la no stra comune amica Rita Camm marano, quella signora che viene definita "il soprano degli Oscar", con la quale collaboro da più di dieci anni.

Mi ha subito impressionato la capacità di Rita e Donatella di lavorare insieme con passione e stima reciproca, senza alcuna ombra di antagonismo. Tra due primedonne succede molto di rado.

Franco, hai definito Dona tella “la Signora che dà del “tu” all’arte”. Come mai?

Franco: esiste la categoria di quelli che "fanno gli artisti" e quella di coloro che "sono arti sti". Donatella fa parte della se conda categoria.

L'arte la vive, la respira, la

di Silvia Arosio
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insegna, la conosce, le detta in modo naturale ogni pensiero, ogni gesto, ogni azione. Esatta mente come succede con quelle creature speciali, gli artisti veri, che, appunto, all'arte hanno il privilegio (e il dovere) di "dare del tu".

E tu, Donatella, come defini resti Franco?

Donatella: più che definirlo, io un giorno, ascoltando e sco prendo brani suoi sempre nuo vi per me e molto accattivanti, l’ho definito "una fonte di acqua pura di montagna che sgarga sempre fresca e copiosa"... que sta è la definizione di un artista come lui che è una “sorgente creativa” sempre aperta.

Franco Simone non è solo pop, anche se in Italia è fa moso soprattutto per i suoi splendidi brani degli anni ’70. So che hai scritto anche un Pater Noster e la monumenta le opera rock-sinfonica Stabat Mater.

Franco: il pubblico "che fa numero" mi ama soprattutto per le decine di milioni di dischi venduti dei mie brani pop, che mi stanno comunque a cuore (Tu... e così sia, Tentazione, Re spiro, A quest'ora, Cara droga, Fiume grande, La casa in via del campo, Pane, duetto con gli Inti

Illimani, Ritratto, Notte di S. Lorenzo, Tu per me, Ballando sul prato, duetto con Rita Pa vone, Sogno della galleria...), ma chi mi segue con attenzione ama soprattutto que ste mie composi zioni speciali, che per me sono la na turale conseguenza del mio percorso musicale ed umano. Ho fatto studi classici, adoro (e ho insegnato) il latino e scrivere delle musiche su testi latini è una cosa che mi esalta e mi permette di spaziare nel tempo, fino a sentirmi sen za età, né giovane, né adulto. Nulla di sorprendente: si tratta di un fatto normale quando ci si abbandona ai viaggi mentali permessi dalla musica!

Conoscevi il mondo teatrale di Donatella?

Franco: a grandi linee, ma, come tutti gli artisti che non sono abituati a sgomitare, cer cando facili scorciatoie verso il successo, Donatella è un'ar tista-capolavoro che ogni volta ti offre nuove sfaccettature. Sul

palcoscenico è capace di naufra gare e salvarsi mille volte, se guendo la meravigliosa partitura della vita.

Donatella, perché credi che le vostre due carriere si sposino così bene?

Donatella: sicuramente per ché abbiamo delle forti affinità emotive, amiamo emozionarci con la verità delle nostre anime, con il grande amore per la musi ca e il palcoscenico che ci acco muna; e poi trovo che le nostre voci così diverse insieme rag giungano un fascino veramente inusuale.

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Franco, parlami delle due
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Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Donatella Pandimiglio
L'omaggio di unfanclub di Franco Simone per celebrare il 50° della vittoria al festival di Castrocaro nel 1972

canzoni che hai dato a Dona tella.

Franco: in Sabbia bianca, che ho scritto per lo spettaco lo Anime allo specchio, in cui Donatella era in scena con Rita Cammarano, ho immaginato un rapporto sereno con lo scorrere del tempo e con la natura, di cui la sabbia rappresenta un ele mento-simbolo.

Nel brano E Barbra cantava ho raccontato il mio stupore da vanti alla capacità di Donatella di rimanere sé stessa pur senten dosi quasi gemellata artistica mente con la Streisand. In fon do anche lei, la diva americana, aveva vissuto qualcosa di simile calandosi nei panni di Fanny Brice, con il noto risultato di meritarsi un Oscar.

Per il resto, penso che le can zoni vadano ascoltate, con dei margini di mistero. Se diventa no troppo didascaliche, lasciano poco spazio alla fantasia.

Donatella, so che hai avuto un vero e proprio colpo di ful mine per Acqua e Luce…

Donatella: verissimo…appe na l’ho sentita cantata da Franco in un suo concerto gli ho scritto e gli ho detto che avrei forte mente amato interpretare quel brano e aspirato a farlo diventa re un nostro duetto... fortunata mente lui ha condiviso con gioia la mia richiesta e così il sogno è diventato Realtà.

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In pratica, cosa vedremo in scena il 5 novembre?

Donatella: beh... da regista non vorrei svelare troppo, ma la cosa certa è che presenteremo per la prima volta il nostro Ac qua e luce... per saperne di più dovrete affrettarvi a comprare i biglietti.

Franco: qualcosa di assolu tamente unico, per il semplice fatto che nel nostro paese esisto no tanti ottimi cantanti ed anche ottimi attori, ma non viene in mente nessuno che sia in grado di essere insieme grande cantan te e grande attore. Come sa fare Donatella!

Donatella, so che prima della data del 5 ci saranno due se rate di beneficenza. Ce ne vuoi parlare?

Donatella: confermo. Anche se sono una piccola artista di nicchia e non certo una artista di fama mondiale come Misses Streisand, amo l’idea di poter aiutare con la forza della mu sica e del teatro i più deboli; in particolare il 3 sera lo spettacolo sarà dedicato all’associazione Mango, di cui sono stata ma drina nell’anno della fondazio

ne, che sostiene i bambini del Paraguay costruendo loro case, scuole, aiutandoli ad uscire dal la grande povertà e in questa oc casione si raccoglieranno fondi per la scuola di musica e delle arti aperta in un villaggio molto povero. Nella sera del 4 cerche remo di fare il massimo per aiu tare l’associazione AISEA che è nata per sostenere la Ricerca per le malattie rarissime che per questo non rientrano nei piani di ricerca normali e quindi restano ancora più soli e isolati.

Perché il pubblico dovrebbe venire a vedervi?

Donatella: perché è una op portunità rara trovarci sul palco insieme con Franco Simone so prattutto in una occasione così speciale come questo mio Con certo Tributo a Barbra Streisand già applauditissimo al quale io sono molto legata.

Franco: perché non ricordo di aver mai visto da noi uno spet tacolo-concerto simile a questo, che offre la possibilità di rileg gere il sontuoso repertorio della Streisand, condito con la passio nalità tutta mediterranea di Do natella Pandimiglio. ►RS

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Carla Fracci rivive nel metaverso grazie agli NFT

Nelle sale del Museo Francesco Messina, da una mostra voluta dal Comune di Milano nel 2018, si trovano ancora oggi i ritratti di Carla Fracci, Luciana Savi gnano e Aida Accolla.

Diciotto opere realizzate da Gianluca Balocco, prodotte con un preciso concept foto grafico nelle sale storiche di Palazzo Reale per ritrarre tre famose danzatrici internazio nali, sono il risultato di un la voro in cui le tre donne vengo no alla luce per la loro forza, la loro esperienza e l’energia del loro corpo sottile e sinuoso che sembra una canna model

lata nel corso degli anni. Si tratta di un lavoro concettuale in cui l'abito indossato è con siderato un elemento posto tra la realtà e la dimensione astratta del tempo che assume un ruolo e un peso diverso per ogni danzatrice.

In questo lavoro Carla Frac ci indossa un abito pensa to e disegnato per le riprese dall'artista; un velo leggero di un raggio di 15 metri per rive lare la dimensione dilatata del tempo e il colore verde in sin tonia con la natura e la scultu ra policroma di Messina.

Gianluca Balocco, insieme ad Alessandro D'amato Ceo di

Musae.art, hanno voluto fare un passo in più e inserire nel Metaverso questa esposi zione, creando degli NFT. Alessandro, partiamo da te. Si parla tanto oggi di Metaverso e di arte Nft (comprando un Nft, acronimo di Non-Fungible Token, si entra in possesso di un certificato di proprietà registrato legato a una copia di un’opera digitale). Spie ghiamo in parole povere di cosa si tratta…

Alessandro: grazie, Sil via, per la domanda, che ci viene posta spesso. Quella degli NFT è una tecnologia

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NEW TECH
LE OPERE FOTOGRAFICHE DI GIANLUCA BALOCCO SI TROVANO IN VENDITA SUL SITO MUSAE.ART

che permette di verificare il possesso di un asset digitale, in questo caso uno scatto fo tografico di Gianluca Baloc co, in edizione limitata 1/1 senza diritti di stampa.

Il metaverso invece per mette di ricreare ambienti espositivi, mostre e più in generale qualsiasi altra espe rienza di business online, con la possibilità di effettuare pa gamenti. Il marketplace NFT e il metaverso di Musae sono stati progettati specificamen te per il mondo dell’arte e della cultura, e ha subito ri scosso grande interesse pres so la comunità dei creativi.

Gianluca, facciamo un passo indietro. Raccontami qualcosa di queste opere e dell’esposizione…

Gianluca: la mostra curata da Maria Fratelli e Francesca Bacci è nata dall'idea di porre i soggetti Fracci Accolla Sa vignano (tre ballerine stelle della Scala) come relazione con il tempo e le cose in evo luzione nel loro significato (da qui anche il titolo dell'o pera la vita delle cose)

Le "cose" entrate in gioco nel mio set sono stati i costu mi di scena, le foto documen tazioni e le opere scultoree di Messina che aveva ritratto le

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di Silvia Arosio
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tre ballerine storiche da giova ni in abiti colorati. Ho lavorato sulla testimonianza e trasforma zione del tempo su queste e sulla loro vita. La Savignano ha usato un abito storico suo cavallo di battaglia, Aida Accolla ha rea lizzato con le proprie mani un nuovo abito che la rappresentas se nel tempo, Carla ha indossato un abito opera da me realizzato.

Carla Fracci come si era preparata? Come aveva rea gito alla vista del lavoro fotografico?

Gianluca: Carla era entusia sta del progetto ed è stata una risorsa trainante e fondamenta le per la realizzazione di tutto il lavoro. Le avevo proposto di realizzare un abito di 15 metri in voile di seta verde che ho fatto confezionare come un'opera da me progettata su misura. Carla è come una pianta che negli anni ha esteso la sua chioma mante nendo la sua anima e figura di donna delicata ed elegante.

Questo stesso abito verde era ispirato a quello che indos sava nella scultura policroma del Messina. Il verde per Carla

è una novità in quanto amava com'è noto il bianco (in una mia foto indossa anche un corpetto bianco per sua richiesta sul set infatti).

Perché hai voluto proporre queste opere come NFT?

Gianluca- Gli Nft sono un nuovo canale indipendente del commercio dell'arte. Non credo che sostituiranno i canali tradi zionali ma sono convinto che possano essere una modalità al tamente divulgativa. Musae.art già interpreta questa modalità ibrida di offrire opere elettroni che digitali o stampate per gli artisti.

Chi sono i clienti tipo di queste opere?

Gianluca: sicuramente inter nazionali per la tipologia della piattaforma. Ma su questo lascio la parola ad Alessandro...

Alessandro: non esiste un vero e proprio “cliente tipo” per queste opere, lavoriamo sempre al fianco degli artisti e dei gal leristi per rendere accessibili le opere digitali ai circuiti tradi zionali dell’arte e avvicinare al tema anche la comunità cryp

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Inquadra il QRcode per la pagina di Gianluca Balocco

to, che non è necessariamente esperta d'arte. È quindi neces sario, se non stiamo parlando di collezioni di cui si è tanto par lato l’anno scorso, un lavoro di presentazione ed educazione del collezionista, come viene fatto con qualsiasi persona interessata al tema. Inoltre, per evitare qual siasi ostacolo al collezionismo, abbiamo sempre a catalogo ope re fisiche (in questo caso stampe di grande formato) e digitali dei nostri artisti.

Cosa frena le persone nell’avvicinarsi a questo set tore?

Gianluca: il nuovo frena ma stimola i cambiamenti sempre. Se pensiamo al dibattito del 1999 se vince la Tv o internet...

Oggi abbiamo la risposta: i ca nali si sono fusi e contaminati. La tv non è più indipendente dal web e la comunicazione è pre valentemente web. Così anche l'arte probabilmente si ibriderà in nuove vesti.

Alessandro: ci sono ancora alcune “barriere” tecnologiche di ingresso, che però vediamo scomparire molto velocemente con un minimo di formazione. Per questa ragione organizzia mo regolarmente dei workshop per chi vuole creare un wallet, accompagnamo il collezioni sta nel suo primo acquisto sulla piattaforma e forniamo nozioni di base di sicurezza, per proteg

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gere al meglio le proprie opere.

L’anno scorso, durante la fre nesia generale legata agli NFT e al metaverso, diversi soggetti di dubbia provenienza hanno perpetrato delle truffe, che han no avuto parecchia risonanza a livello mediatico, e questo ha sicuramente fatto desistere mol te persone dall’approfondire il tema. Ciononostante vi sono de gli attori seri nel settore, e non si può fare di tutta l’erba un fascio.

La mostra è visitabile anche oggi?

Gianluca: le 16 opere sono rimaste di proprietà del Comune di Milano - Museo Messina. So che vengono esposte negli spazi del museo a rotazione.

Alessandro: la collezione con gli scatti della Fracci di Gian luca Balocco è pubblicata sul marketplace di Musae: https:// www.musae.art/gianluca-baloc co/ dove è possibile consultar la e acquistare sia gli NFT che le stampe fine art, autenticate dall’artista.

Credete che il Metaverso possa aiutare l’arte e la cultura?

Gianluca: anche su questo lascio la parola ad Alessandro. Personalmente credo in questa possibilità come canale alterna tivo dell'esperienza artistica che avrà le sue regole e forse svilup perà nuovi linguaggi.

Su questo tema che richia mi con la tua domanda infatti ho sviluppato un'opera artistica

immersiva e sensoriale che è di prossima uscita che sta a caval lo tra realtà ed esperienza reale e NFT-Collectible + metaverso Alessandro: non è tanto il “metaverso” in se’ che può aiu tare l’arte e la cultura, quanto piuttosto l’arte e la cultura che devono comprendere appieno le potenzialità dello strumen to e applicarlo correttamente a progetti legati a un pubblico ben

NFT, QUESTI SCONOSCIUTI

• Un non-fungible token (NFT, in italiano gettone non fungibile o gettone non riproducibile) è un tipo speciale di token (oggetto fisico o logico necessario per le autenticazioni forti, dette a due fattori), che rappresenta l'atto di pro prietà ed il certificato di autenticità, scritto su catena di blocchi, di un bene unico (digitale o fisico).

• I gettoni non fungibili non sono quindi reciprocamente intercambiabili; sono perciò in contrasto con le criptovalute, come Bitcoin e molti gettoni di rete o di utilità, che sono per loro stessa natura fungibili, ovvero possono essere duplicati infinite volte in copie esattamente identiche ed interscambiabili (non è possibile dunque definire univocamente un'identità del singolo gettone che lo differenzi da tutti gli altri, rendendo perciò tutte le copie equivalenti ed identiche al gettone originale, ed anche in relazione agli usi e funzioni). (Fonte: Wipedia - https://it.wikipedia.org/wiki/Non-fungible_token)

definito. Questo vuol dire inseri re innanzitutto queste tecnologie in una visione strategica di me dio lungo, come abbiamo avuto modo ad esempio di spiegare ai musei che hanno partecipato l’anno scorso all’Osservatorio Culturale del Politecnico di Mi lano.

Vorrei citare un esempio in teressante di progetto portato avanti dal museo nazionale di Corea, che ha disegnato e alle stito una mostra ad hoc su Mine craft, appositamente concepita per i bambini.

Come raggiungervi?

Alessandro: la nostra azienda ha uffici in Svizzera a Lugano (sede principale), Zurigo e Lo sanna, in Giappone a Kyoto. Ecco le informazioni di contat to: Alsaro Sagl, Via la Santa 1, 6962 Lugano - Tel. +41 91 682 20 30 - Email: info@musae.art - https://www.musae.art/artists/ gianluca-balocco/. ►RS

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OVER THE FUTURE

(Messaggio dal futuro)

QUESTO È IL TITOLO DELLA FAVOLA IN MUSICA DELLA COMPAGNIA TEATRALE DI PORTO SAN GIORGIO

Scritta e musicata da Re ven, ex collaboratore di RaiUno, scrittore e uomo di spettacolo che ne cura anche la regia, l’Opera è un racconto fantasioso in musica. Una nuo va sfida per il gruppo di Porto San Giorgio, dopo il successo passato de I Promessi Sposi.

Un impegno notevole que sta volta che vede sul campo l’intero gruppo teatrale in una piece non facile, che ha per base un argomento distante da quello delle commedie mu sicali tradizionali che solita mente vengono rappresentate, vicende del passato, racconti tratti da antiche letture e solo raramente con soggetti di con temporaneità.

“La libertà di fantasticare è stata assoluta per immagi nare una storia ambientata in un lontano futuro del nostro Pianeta, all’interno di una co munità umana sopravvissuta alla catastro fica reazione della Natura, ribellatasi alle offese e agli oltraggi dell’u manità di oggi, organizzata in una struttura sociale molto, ma molto dif ferente dall’at tuale”. Reven annuncia così la sua Opera che sta già suscitan do una grande attesa nell’am biente dello spettacolo.

“Le favole, tutte le favole, hanno una morale di fondo, un messaggio da far arrivare. Anche Over the future ha il suo messaggio: “Attenzione! La salvezza del Pianeta Terra non può attendere”!

“Un richiamo, un grido for te percettibile in maniera più che accorata all’interno della commedia, lanciato nella scel ta di farlo giungere tramite il Teatro, il teatro in musica, ap punto” prosegue Reven e poi ancora: “Ho voluto proporre alla sensibilità del pubblico un argomento molto delicato che riguarda tutti noi in questo tempo così turbolento.

Da autore, amante dell’arte e della conoscenza, e da uomo, innamorato della vita e della bellezza, ossessionato dal pen

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Reven

IL SOCIAL

Per questa ragione infatti è stata approntata una versione in Inglese del Musical, asserisce Elisa Ravanesi, l’insegnante di recitazione che in questo lavoro si è messa al servizio di Reven come aiuto regista.

Il punto di forza dell’Opera risiede anche e soprattutto nella componente musicale, che ha comportato un notevole impe gno di creatività e di tempo, per essere alla portata dei vari gusti musicali del pubblico, afferma sempre il Direttore Artistico.

Mentre Elisa Ravanesi espri me la sua impazienza e quella dell’intera Compagnia, di ini

ziare l’allestimento teatrale, con l’entusiasmo alle stelle e la frenesia di vedere al più presto alzarsi il sipario e accendersi le luci di scena, le fa eco il Diret tore Marcantoni che confessa di contare nell’intervento delle Autorità Amministrative Locali per assicurare il debutto in uno dei Teatri più prestigiosi delle Marche, come lo Sferisterio di Macerata, e di girare poi nei maggiori Teatri della Regione, senza trascurare peraltro i Te atri delle città minori, dove è sicuro che il Musical Over the future, incontrerà il pieno con senso del pubblico. ►RS

di Silvia Arosio siero di immaginarle distrutte fra qualche anno, pur se è sicu ro che io non assisterò, volteg giando alla ricerca di una li berazione salvatrice da questo incubo, ho esposto nella favola musicale una soluzione.

Ideale, personale. Illusoria? Forse! Concepita realizzabile? Chissà! Unica certezza: desi derabile! Almeno per me, come il finale di tutte le favole.”

Il gruppo di Porto San Gior gio ha raccolto questa sfida, dopo l’incontro casuale del Di rettore Artistico Valerio Mar cantoni e lo stesso autore.

Insieme si sono messi al lavo ro per costruire le fondamenta di uno spettacolo ambizioso che guarda lontano, molto lontano. Uno spettacolo pieno di musica travolgente e di grande fascino popolare, assicura Valerio Mar cantoni, proiettato verso una messa in scena ricca di colori e di grandi effetti visivi per l’al lestimento scenografico e dei costumi, di coreografie e cori vocali dal forte impatto emoti vo, che ha coinvolto totalmente ogni partecipante della Compa gnia, giovane e non.

Un progetto futuristico che per l’ambientazione della sto ria e il tema trattato, che supera l’angusto confine Nazionale, vede la reale possibilità di esse re esportato in ogni altro Paese Europeo e non solo.

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tick, tick… BOOM!, per la prima volta in Italia

Èpartita la prima produzio ne italiana di tick, tick… BOOM!, il musical di Jo nathan Larson - autore e compo sitore di RENT - che ha debuttato al Teatro Coccia di Novara il 24 settembre 2022 e proseguirà il suo tour nei principali teatri ita liani.

L’edizione italiana di tick, tick… BOOM!, portata in scena da STM Live e Fondazione Te atro Coccia, con la regia di Mas similiano Perticari e Marco Iaco melli, vede una novità assoluta rispetto alle versioni internazio nali andate in scena finora perché la produzione ha eccezionalmen te ottenuto dalla Larson Estate l’autorizzazione a riorchestrare la partitura con l’aggiunta di un quartetto d’archi e ad allargare il cast da tre a sette interpreti. Il cast composto dai giovani talenti italiani, vede nel ruolo del prota gonista Jon, Nicolò Bertonelli, reduce dal successo televisivo di Braccialetti Rossi 3. Con lui sul

IL VIDEO

palco ci saranno Matteo Volpot ti, Federica Maria Stomati, Ele na Sisti, Alessia Genua, Jacopo Spunton, Matteo Giambiasi.

L’accompagnamento musicale dello spettacolo sarà totalmen te live con una band diretta da Walter Calafiore e che include musicisti di spessore come Stefa no Bacino, Fulvio Bellino, Alex Canella, Francesco Di Giacinto, Cecilia Drago, Alice Mana, Giu lio Molteni. Ne abbiamo parlato con i due registi, Massimiliano Perticari e Marco Iacomelli.

Per chi conosce Rent, tick, tick… BOOM! è un film imprescindibile. Perché avete deciso di portarlo in Italia?

Ci sono titoli più difficili di

altri da portare in scena per il mercato italiano, perché il no stro pubblico e la distribuzione spesso non sono preparati ad accogliere spettacoli conosciu ti principalmente nel repertorio americano. Certamente la traspo sizione cinematografica diretta da Lin Manuel Miranda ci ha aperto l’opportunità di produrre tick, tick… BOOM! che, seppur scritto dallo stesso compositore e autore di RENT, è decisamente meno popolare.

Nel 2018, per festeggiare i cin que anni della Scuola del Teatro Musicale, avevamo portato in scena RENT al Teatro Nazionale di Milano ed è da allora che spe ravamo si concretizzassero reali

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DOPO SUCCESSI COME NEXT TO NORMAL E GREEN DAY’S AMERICAN IDIOT, STM LIVE E FONDAZIONE TEATRO COCCIA PORTANO IN SCENA UN NUOVO MUSICAL
Inquadra il QRcode per il promo ufficiale di tick, tick… BOOM!
Da sx: Matteo Volpotti, Nicolò Bertonelli, Federica Maria Stomati nei ruoli rispettivamente di Michael, Jon, Susan © Alessandro Morino

possibilità produttive per il mo nologo rock di Jonathan Larson.

Siamo molto contenti che questo spettacolo sia il risultato della coproduzione tra STM e la Fondazione Teatro Coccia, e che veda la collaborazione di Show Bees Eventi e di tante istituzioni AFAM come la nostra: Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, CPM Music Institute, Accade mia di Belle Arti Santagiulia e SAE Institute di Milano.

Anche il nostro technical par tner CASIO Music ci ha aiutato notevolmente a realizzare in sce na il racconto che volevamo pre sentare al pubblico.

Ricordiamo la storia delle versioni teatrali del musical e del passaggio su pellicola… tick, tick… BOOM! è un mu sical quasi autobiografico di Jo nathan Larson. È andato in scena per la prima volta il 6 settembre 1990 al Second Stage Theatre di New York, con il titolo di BoHo Days, sotto forma di monologo rock; e lo stesso Jonathan Larson interpretava il ruolo di Jon.

Undici anni più tardi, con il permesso della famiglia di Lar son, venne commissionato a Da vid Auburn un adattamento a tre interpreti, sempre accompagnato da una band di quattro elemen ti e, fino alla nostra versione, è sempre stato rappresentato in questo modo.

La trasposizione cinematogra fica ha collazionato tutti i mate riali delle diverse versioni a cui Larson lavorò nel tempo e ne ha prodotto un ulteriore adattamen to, guidato da Steven Levenson, scegliendo anche di introdurre nuovi brani ed eliminarne altri.

Il nostro spettacolo presenta, in prima mondiale, un nuovo ap proccio allo spettacolo con sette interpreti e l’aggiunta di un quar tetto d’archi all’organico orche strale tradizionale.

Due registi che lavorano spalla a spalla: come avete organizzato il lavoro?

Lavorare insieme è molto

semplice, riusciamo a suddivi dere il lavoro senza necessità di programmare troppo i compiti di ciascuno. Una volta condivisa la visione d’insieme dello spetta colo e le scelte di stile, il rispetto del copione e della partitura ci permettono di restare entro i bi nari delle buone pratiche.

Se da una parte Massimiliano passa più tempo a lavorare con gli interpreti, dopo il trasferi mento in teatro a Marco piace la vorare insieme al light designer e al sound designer.

Come mai avete deciso di ap portare delle modifiche e come vi siete rapportati con la produzione originale?

La storia stessa dello spettaco lo non permette di poter definire l’esistenza di una “produzione originale”. Il nostro intento era quello di rispettare la volontà all’autore rivolgendoci però ad un pubblico contemporaneo.

Negli ultimi trent’anni, anche grazie a Larson, il teatro musica le è molto cambiato e ci è sem brato opportuno coinvolgere il M° Simone Manfredini per le or chestrazioni di un quartetto d’ar

chi da aggiungere alla rock band. Inoltre, abbiamo pensato di aumentare a sette il numero degli interpreti per darci più possibi lità all’interno della narrazione. Dobbiamo ringraziare molto il produttore Davide Ienco per aver condiviso queste due scel te perché solitamente avviene il contrario: per alleggerire il bud get di una produzione si chiede di ridurre l’organico orchestrale e quello degli interpreti. Credia mo però che il risultato artistico raggiunto valesse lo sforzo pro duttivo.

Quali sono le difficoltà, a li vello di diritti, di portare da noi uno spettacolo non italiano?

I diritti di rappresentazione di uno spettacolo si acquisiscono, solitamente, attraverso società apposite che hanno il compito di fare da intermediari tra produt tori e autori e di valutare le pro poste ricevute. Il nostro storico, a partire da Next to Normal pas sando da Green Day’s American Idiot, Oklahoma! e L’attimo fug gente ci permette di essere buoni interlocutori.

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di Silvia Arosio © Giovanna Morino

IL TOUR ITALIANO DI TICK, TICK... BOOM!

Dal 2 al 6 novembre | MILANO

Teatro Franco Parenti

11 novembre | BRESCIA

@Gran Teatro Morato

13 novembre | NICHELINO (TO)

@ Teatro Superga

26 novembre | PADOVA

@Gran Teatro Geox

1 dicembre | BEVAGNA (PG)

@Teatro Francesco Torti

3 dicembre | BERGAMO

@Creberg Teatro

E a livello di adattamento?

Benché la nostra mission pre veda il rispetto totale per il copio ne e la partitura gli adattamenti che abbiamo portato alla nostra versione di tick, tick… BOOM! hanno naturalmente necessita to dell’approvazione di tutti gli aventi diritto.

Grazie all’ottima collabora zione con l’MTI Europe, il nulla osta alle nostre richieste è arriva to molto in fretta permettendoci di lavorare fin dall’inizio all’alle stimento che ci immaginavamo.

Qual è il messaggio di questo spettacolo?

Nonostante apparteniamo a una generazione nuova di registi, facciamo nostro un pensiero da vecchia scuola: è compito dello spettatore decodificare lo spet tacolo e interpretarlo secondo il proprio portato individuale.

Benché ciascuno di noi abbia un proprio piano di interpreta zione preferito, cerchiamo di raccontare la storia senza che la nostra presenza o le nostre prefe renze risultino evidenti o, peggio ancora, invadenti. Naturalmente, come ogni spettacolo ben scrit to, anche tick, tick… BOOM! presenta diversi livelli di lettura possibili e temi universali.

Chi sono i protagonisti e come avete scelto il cast?

Come per ogni nostra produ zione abbiamo indetto delle au dizioni aperte a cui si sono iscritti più di mille candidati, alcuni dei

quali davvero molto valenti.

Abbiamo lasciato l’ultima scelta al M° Manfredini, che è anche supervisore musicale dello spettacolo, e siamo molto orgo gliosi della compagnia che si è creata. Jon è interpretato da Ni colò Bertonelli, al debutto nel te atro musicale ma con un passato di formazione in questo genere, Matteo Volpotti, che per la prima volta lavora con noi, interpreta Michael.

Susan e Karessa sono interpre tate rispettivamente da Federica Maria Stomati e da Elena Sisti, entrambe allieve attrici della Scuola del Teatro Musicale, e allievo attore è anche Jacopo Spunton che interpreta il ruolo del Commesso. Rosa e il Padre sono portati in scena da Alessia Genua e Matteo Giambiasi, due diplomati della STM.

Come hanno reagito i ragaz zi alla proposta?

Arriviamo da un momento storico molto particolare le cui difficoltà sono note a tutti. Rico minciare ad essere scritturati per degli spettacoli che prevedono una tournée significativa è una grande gioia per gli interpreti ma è un’importante soddisfazione per le produzioni.

In questo specifico caso, tre interpreti sono ancora studenti del Corso Triennale per Attori e quindi per loro alla felicità si è aggiunta la sorpresa dato che, tutti gli allievi attori partecipano ai casting per fare esperienza di audizioni ma non si aspettano re almente di essere scelti.

Dato che è sempre il M° Man fredini ad avere l’ultima parola, alla contentezza dei registi di avere un cast molto valido si è aggiunta in utero caso la soddi sfazione degli educatori di veder premiate le qualità dei propri stu denti.

Le canzoni sono tradotte?

Trasportare in un’altra lingua un genere musicale come il rock è sempre una sfida molto diffi cile da superare. Andrea Ascari

si è occupato della traduzione di testo e liriche, come già aveva fatto con Next to Normal e RENT coinvolgendo anche gli studenti del Corso Triennale per Attori in un percorso espressamente dedi cato alle trasposizioni dei musi cal da lingua inglese a italiana.

La prima lettura accompagna ta al pianoforte ci ha confortato rispetto alla bontà del lavoro svolto e alla fruibilità della nar razione per il pubblico del nostro paese.

Cosa vi aspettate da questo evento? Perché il pubblico do vrebbe venire a vederlo?

La realtà ha superato le aspet tative dato che la tournée di tick, tick… BOOM! tocca molte più piazze rispetto a quelle che ave vamo programmato per Next to Normal e Green Day’s American Idiot.

Il pubblico dovrebbe vederlo perché andare a teatro fa sem pre bene ma soprattutto perché in questo caso si può apprezzare l’opera prima di un fondamenta le protagonista del teatro musica le prematuramente scomparso.

A questo si aggiunge l’ecce zionalità di questa produzione rispetto a numero di interpreti e organico orchestrale. Certamente ci fa piacere invitare il pubblico in sala anche perché siamo mos si da sincero orgoglio rispetto ai nostri allievi e diplomati che por tano in scena lo spettacolo. ►RS

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Riflettori

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by Emanuela Cattaneo
-
Teatro del Serpente AureoOffida
(AP)

Docenti del Liceo Vico di Corsico premiati dal CERN di Ginevra

Che cos’è il teatro scien tifico? È raccontare un tema di scienza in modo creativo, originale, possibil mente divertente. Per noi del Liceo G.B. Vico di Corsico è anche rendere gli studenti pro tagonisti attivi del racconto: in questi mesi non abbiamo solo lavorato agli aspetti teatrali, da dilettanti, ma soprattutto ai contenuti: volevamo incurio sirli. Del resto, il percorso che porta a ogni scoperta scienti fica parte sempre da un’unica molla: la curiosità”.

Così era stato introdotto l’ultimo spettacolo di Tea tro Scientifico al Liceo “G.B. Vico” di Corsico, dal titolo “Alice nel paese dei quarkparticelle fantastiche e dove

trovarle”

Questo lavoro ha fruttato ai docenti Raffaella Brunetti e Andrea Roselli il Premio 2022

“ITP I vostri successi - Valo re sociale” istituito dal CERN di Ginevra, in ex aequo con i docenti del Liceo L. da Vinci di Crema, ideatori del progetto “Giornata della scienza".

Lo spettacolo, della durata di circa due ore, è andato in sce na nell’auditorium dell’Om nicomprensivo di Corsico, completamente rinnovato, il 27 maggio 2022. Hanno par tecipato studenti di età com presa tra i 14 e i 19 anni, ap partenenti a diverse classi del Liceo Scientifico e del Liceo delle Scienze Umane, docenti di varie discipline (matema

tica e fisica, lettere, inglese, arte), tecnici, e tre bambini di scuola primaria, per un totale di 53 persone. Erano presenti i sindaci di Corsico, Cesano Bo scone, Trezzano, Buccinasco e un pubblico entusiasta che ha esaurito tutti i posti dispo nibili e che non ha lesinato gli applausi, anche a scena aperta. Con la scenografia ideata dalla prof. Adelaide Muraca, studenti e docenti hanno mes so in scena in modo semplice e divertente i fondamenti della meccanica quantistica e della fisica delle particelle: Alice cade in uno smartphone, e un improbabile coniglio dal nome “Emmecidue” la accompagna in uno stranissimo viaggio tra quark, leptoni, gatti vivi e mor

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IL TITOLO DEL LORO SPETTACOLO È “ALICE NEL PAESE DEI QUARK - PARTICELLE FANTASTICHE E DOVE TROVARLE”
PREMI

ti contemporaneamente, elet troni che collassano, positroni, particelle alle prese col princi pio di indeterminazione e con la sovrapposizione quantistica e altre stranezze, per finire con l’incontrare la Regina del Mo dello Standard che non vuole sentire parlare di gravità, né di materia ed energia oscure.

“Anche così si può lavora re sulle materie scientifiche a scuola e fare buona divulga zione”, spiega la sceneggiatri ce e regista prof.ssa Brunetti, docente di matematica e fisica ora in pensione, al suo terzo spettacolo di teatro scientifico col Liceo Vico.

“Nessuna delle persone che hanno partecipato al progetto, inclusi i tre bambini, bravissi mi ed entusiasti, oggi ignora i

guardano il cosiddetto mondo dell’infinitamente piccolo. I ragazzi, anche di prima liceo, hanno posto domande, si sono documentati, hanno raccontato in famiglia”.

“Durante la preparazione del lo spettacolo i ragazzi hanno

vissuto in prima persona un processo di apprendimento at tivo e collaborativo. Se all’ini zio avevano trovato difficoltà a ripetere battute dal significato misterioso, con l’aiuto degli in segnanti sono riusciti a capire i concetti che stavano recitan do”, aggiunge il prof Andrea Roselli, docente di matematica e fisica e referente scolastico del progetto.

“Il primo successo”, continua il prof. Roselli, “è stato vede re crescere la consapevolezza degli studenti, perché capire quello che si dice è la premessa per risultare credibili davanti a chi ascolta”.

Notevole è anche l’impat to dell’iniziativa dal punto di vista educativo e sociale. “Il teatro è un’esperienza totaliz zante e indimenticabile per chi vi partecipa”, prosegue la prof. Brunetti; “Recitare, anche da dilettanti, è adrenalina pura, è mettersi in gioco, è sfidare se stessi; è imparare a stare in sieme e a fare squadra, perché solo collaborando con tutti si raggiunge un buon risultato. E la squadra ha lavorato in modo fantastico.

La più grande soddisfazio ne è stata osservare tutti quei visi carichi e felici mentre prendevano i loro meritatissi mi applausi; erano finalmente insieme per qualcosa di bello e coinvolgente: un bel riscatto dopo l’orribile esperienza del lock-down causato dalla pan demia” ►RS

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di Silvia Arosio

Decima1948, costruttori di emozioni

Decima srl opera dal 1948 progetta, sviluppa e re alizza soluzioni tecno logiche per il teatro e gli spazi per lo spettacolo ed espositivi: si occupa, inoltre, della realiz zazione di auditorium, recupe ro e messa a norma dei teatri storici, sale polifunzionali e musei.

Offre la massima compe tenza ed esperienza dalla fase di consulenza e progettazione, alla realizzazione di soluzioni peculiari e fornitura di prodotti specifici, sviluppati all'interno dell'azienda, per la meccanica di scena, impianti speciali de dicati alle movimentazioni di palcoscenico, acustica architet tonica delle sale da spettacolo e tappezzerie per sipario e de corazioni.

Propongono soluzioni all'a vanguardia per la gestione e regolazione delle luci di scena, per le attrezzatture scenotecni

IL SITO

che e per la diffuzione sonora.

Nel rivestimento tessile, nei tendaggi di sala e di bocca scena, nelle lavorazioni spe ciali di decorazione, ricamo e passamaneria, l'azienda vanta uno specifico know-how che le consente di esprimere pro duzioni uniche, personalizzate e di rielaborazione filologica. Possiede a catalogo una gamma completa di poltrone e sedute anche in stile per l'arredamento di sala e per i musicisti-orche strali.

Per le esigenze degli audito rium e delle sale congressuali, Decima oltre alla già citata ca pacità di rispondere alle molte plici esigenze di arredamento, fornisce gli impianti e le attrez zature per la gestione tecnolo gica audio e video.

Decima srl opera in un set tore altamente specializzato, sia in Italia, sia all'estero, at traverso la vendita di prodotti specifici o la progettazione e la realizzazione in contract, con partners altamente qualificati e fidelizzati, in contesti storici e contemporanei, nuove realizza zioni e riqualificazioni di spazi esistenti, utilizzando personale e prodotti "made in Italy", sia in spazi per lo spettacolo chiu

si, che all'aperto. Garantiamo il rispetto delle norme di fabbri cazione per il settore specifico e siamo in grado di assicurare le assistenze post-vendita e gli interventi di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, an che con formule di contratto pluriennale.

LA STORIA

L’Azienda nasce nel 1948 come Ditta individuale “Ange lo Decima”, fondata da Angelo Decima, e ampliandosi poi in azienda s.r.l. amministrata pri ma dal figlio Giulio Decima e successivamente dai nipoti Paolo ed Enzo Trovato, man tenendo una caratteristica di “azienda familiare”.

La Decima ha promosso al principio la propria attività pre valentemente nel campo cine matografico, per poi orientarsi verso gli anni ’70 del 900, nel settore dell’arredamento, delle tecnologie teatrali e dell’alle stimento di teatri e auditorium, sia in Italia che all’estero.

Nel 1976 con la costituzione della “DECIMA S.R.L.”, il suo compito principale sarà quello di sviluppare la ricerca e la pro gettazione della tecnologia tea trale, avviando così nel 1979,

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DA PIÙ DI 70 ANNI L'AZIENDA PADOVANA PROGETTA, SVILUPPA E REALIZZA SOLUZIONI TECNOLOGICHE PER IL TEATRO E GLI SPAZI PER LO SPETTACOLO ED ESPOSITIVI.
ECCELLENZE
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definitivamente un più com plesso e operativo intervento nei vari settori specifici delle tecnologie e degli arredamenti per il teatro, lo spettacolo, la cultura, che comprendono: la meccanica di scena, l’illumi notecnica, i sussidi audiovisivi, l’acustica, le sedute per teatri e i sipari, continuando la propria attività nei settori sopra men zionati, rivolta a una clientela principalmente costituita da Enti Pubblici o da Imprese edi li.

Con l’intento di unire l’e sperienza e le conoscenze della Decima nel campo delle tecno

logie per lo spettacolo ad una maggiore flessibilità distribu tiva, la Società, ha sviluppato anche un settore di distribuzio ne in esclusiva di alcuni marchi internazionali di primario ordi ne nel capo delle attrezzature e materiali per gli spettacoli itineranti, attraverso la forma zione di proprio personale e rivenditori nei territori.

Nel 2016 viene sancita l’ac quisizione da parte di Decima del ramo “teatrale” di “Tecno logie Industriali”, che già da alcuni decenni collaboravano, con l’ingresso dei nuovi soci Lorenzo e Paolo Peruzzo. L’o

perazione ha consentito la na scita di un importante soggetto nel settore delle tecnologie te atrali, ampliando le molteplici specializzazioni del proprio personale e delle esperienze specifiche.

La Società si è rivolta sempre di più alla ricerca e allo svilup po della progettazione, produ zione, assemblaggio e installa zione della meccanica di scena, di particolari soluzioni acusti che e illuminotecniche, dei ten daggi di scena, dell’audio, del video e del conference System, sviluppando linee di prodotti, secondo gli standard interna

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di Daniele Colzani

zionali e le certificazioni che la peculiarità del mercato della meccanica di scena richiede.

Linee di prodotti standard e soluzioni adattabili ai diversi contesti e differenti situazioni, per meglio soddisfare le richie ste della clientela e mantenere contestualmente contenuto l’a spetto economico delle forni ture, unendo la qualità dell’in novazione delle tecnologie e la qualità della tradizione del “fatto a mano” delle finiture.

La Decima dispone di risorse umane e professionali interne quali ingegneri meccanici, elet tromeccanici, architetti, acusti ci, periti meccanici ed elettrici, assemblatori e installatori con le diverse competenze, oltre ovviamente al personale ammi nistrativo, avvalendosi anche di professionisti esterni specia lizzati.

Centinaia sono le realizzazio ni negli oltre 65 anni di attività sia in Italia che all’estero, ba sti citarne alcune come il Gran Teatro la Fenice di Venezia, gli interventi per la realizzazione di nuovi teatri e auditorium, ristrutturazione di teatri storici, sale polivalenti, sale conferen ze e musei, scenografie speciali come quelle per l’Arena di Ve rona per la quale ogni anno si realizzano le movimentazioni per le scenografie delle opere

di apertura (Madama Butterfly, Don Giovanni, Carmen) ed in particolare quelle per la presti giosa serata del Galà di Placido Domingo per i 40 anni di atti vità.

I PRODOTTI

Decima offre ai suoi Clienti un ventaglio di prodotti in gra do di coprire ogni richiesta.

• Rigging: La profonda pas sione nel costruire tutto ciò che definisce la macchina scenica ha fatto sì che Decima srl si sia altamente specializzata nella meccanica scenica, dalla tor re scenica, ai motori della serie LIFT di produzione propria, co struiti per garantire la sicurezza, l'affidabilità e la silenziosità che

l'ambiente teatrale richiede, alla graticcia EASYGRID realizzata sempre internamente che si con cretizza in una struttura solida perfettamente integrata al siste ma di tiri, per continuare con le più varie movimentazioni supe riori.

• Staging: così come per la meccanica superiore, anche per quella inferiore Decima propone soluzioni innovative, altamen te tecnologiche, su misura per soddisfare le esigenze più com plesse e garantire una notevole produttività e flessibilità dello spazio scenico, adattandolo e riconfigurandolo con molteplici risultati, affidabili, sicuri ed ef ficienti.

• Stage Control System: Cu rio System 4.0 è il nostro siste ma di controllo sviluppato per la gestione delle sicurezze e delle movimentazioni di macchine te atrali, giunto alla release 4.0 che combina innovazioni e 20 anni di esperienza nell'automazione del palcoscenico.

• Tendaggi di scena: Decima realizza nella propria tappezze ria tendaggi di scena classici e complessi secondo la tradizio ne storica della confezione tea trale ed artigianale, nelle varie tipologie di apertura, decorati nel rispetto della riproduzione come l'esistente oppure con in

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terventi atti ad attualizzare con disegni stilizzati e contempora nei. si confezionano blackbox e tendaggi scenografici, adatti per proiezione, stampati secon do disegno, rivestimenti tessili per pareti, tende di sala, man tovane,palchetti, poggiagomiti e quant'altro possa essere un prodotto tessile oggetto di lavo razione.

• Scenografie: specializzati nella progettazione e realizza zione di scenografie teatrali, destinate a palcoscenici e a spet tacoli artistici di diverso genere: dal teatro dell'opera, alla prosa, al balletto e a tutto ciò che ab braccia il mondo del teatro. Rendiamo realtà tutto ciò che la fantasia di una scena richiede, dando un volto tecnico a quello che si è immaginato per lo spet tacolo. Il nostro team di profes sionisti è in grado di progettare e realizzare impianti scenografici, completi di macchine per effet ti speciali, di varie tipologie, in supporto agli strumenti di scena che impreziosiscono lo spet tacolo, valorizzando i punti di forza del singolo progetto crea tivo. L'animo del palcoscenico prende vita in soluzioni creati ve e originali, che tecnicamente soddisfano inoltre i requisiti di praticità e di sicurezza per gli operatori tecnici e per gli artisti,

che hanno necessità di muoversi sul palco con facilità e libertà di movimento.

• Arredi speciali e sedute: Decima è sempre attenta alle esigenze del cliente nella pro gettazione e realizzazione di soluzioni esclusive in design e funzionalità di arredi per sale spettacolo e conferenze, come tavoli attrezzati per videoconfe renze, podi per relatori e sedute dalle linee moderne per gli au ditorium più all'avanguardia, come in stile per i teatri più an tichi

• Sistemi Audio & Video: con l’esperienza e le capacità ma turate nell’ambito dell’integra zione di soluzioni multimediali

e la partnership con produttori di sistemi audio e video di fa scia professionale, proponiamo la progettazione e realizzazione di: impianti audio e video per sale meeting e sale conferenze, sistemi di proiezione, monitor e videowall, sistemi e soluzioni per congressi e convention, PA per grandi live. Con soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate siamo in grado di pro gettare e realizzare il sistema più complesso, con integrazione tra audio, video e automazione.

• Lighting: la Per la sospen sione in quota dei proiettori di luce scenica, una serie di prese per l'alimentazione dei proiettori (circuiti di lce scenica) e per il segnale di controllo DMX, vie ne distribuita lungo la struttura di un'americana e numerata per una chiara definizione

• Acustica: le molteplici tipo logie di spettacolo e le diverse si tuazioni ambientali necessitano di adeguate caratteristiche acu stiche, secondo specifiche esi genze. Studiamo, progettiamo e realizziamo soluzioni acustiche per sale teatrali, sale conferenze e auditorium a cui possiamo af fiancare idonee soluzioni tecni che ed estetiche per controsoffit ti, rivestimenti, pavimentazioni e gradonate, consentendo così di correggere in maniera ottimale l'acustica della sala. ►RS

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Al via la stagione 2023 per la Filarmonica della Scala

La quarantaduesima stagione s’inaugurerà il prossimo lunedì 23 gennaio 2023 al Teatro alla Scala con il ritorno sul po dio di Lahav Shani, dopo il successo del debutto dello scorso maggio. Il trenta treenne direttore israeliano è il successore di Zubin Mehta alla guida della Isra el Philharmonic Orchestra e il più giovane direttore principale nella storia del la Rotterdam Philharmonic Orchestra.

Per il primo dei due con certi in programma (30 gennaio) il direttore prin cipale Riccardo Chailly è affiancato dal violinista Emmanuel Tjeknavorian, che il pubblico della Filar monica ha già avuto modo di apprezzare nelle recen ti stagioni. Il programma è interamente dedicato a Sergej Prokofiev: la prima

IL SITO

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Sinfonia in re maggiore e l’ultima in do diesis minore sono accostate al Concerto per violino op. 19

Ottavio Dantone torna a dirigere la Filarmonica (20 febbraio) con un program ma raffinato che accosta la Sinfonia n. 103 “col rullo di timpani” di Haydn alla

Praga di Mozart. Il concer to si conclude con la Can tata Berenice che fai?, pre sentata per la prima volta in stagione con la voce del giovane soprano Cecilia Molinari.

Il rituale e sempre molto atteso appuntamento con Myung-Whun Chung (13

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NEL NUOVO CARTELLONE, FIRMATO DA ETIENNE REYMOND, GIOVANI ARTISTI E GRANDI INTERPRETI SI SUSSEGUONO IN UNO STIMOLANTE CONFRONTO TRA GENERAZIONI
ORCHESTRE

marzo), tra i direttori più assidui al Teatro alla Scala e in tournée, porta sui leggii due capolavori del reperto rio sinfonico: l’Incompiuta di Schubert e la Quarta sin fonia di Brahms.

Gianandrea Noseda si conferma tra i diretto ri sempre più presenti sul

podio degli scaligeri, af fiancato in quest’occasione (27 marzo) dalla pianista portoghese Maria João Pi res, ospite in stagione dopo sette anni e interprete del Concerto n. 9 Jeunehomme di Mozart. Nella seconda parte del concerto Noseda dirige L’oiseau de feu di

Igor Stravinskij nella ver sione completa del balletto scritta tra il 1909 e il 1910.

L’orchestra ospite di questa stagione è la Czech Philharmonic (3 aprile), formazione tra le più vec chie d’Europa tenuta a bat tesimo nel 1896 da Antonín Dvorák. Arriva al Teatro alla Scala con il suo di rettore principale Semyon Bychkov, sui leggii la Sesta Sinfonia di Mahler.

Sotto la guida di Riccar do Chailly debutta per la prima volta al Teatro alla Scala Hilary Hahn (22 mag gio), superstar del violino vincitrice di tre Grammy Awards e nominata “Ame rica’s Best Young Classi cal Musician” dal Time nel 2001. Hahn interpreta il Concerto per violino e or chestra op. 77 di Brahms, seguito dalla Sinfonia n. 1 op. 68

Al debutto anche il di rettore spagnolo Pablo He ras-Casado (29 maggio), protagonista insieme al giovane pianista canadese Jan Lisiecki. Il concerto si

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di Daniele Colzani © Giovanni Hänninen © Silvia Lelli Riccardo Chailly

apre con il Concert Românesc in omaggio a György Ligeti nel centenario della nascita, seguono il Terzo Concerto per pianoforte di Beethoven e la Sinfonia n. 8 di Dvorák.

Finalmente al Teatro alla Scala il direttore colombiano Andrés Orozco-Estrada (1° ottobre), che ha diretto la Fi larmonica in tournée nel 2021 a Praga, Grafenegg, Bucarest, Dortmund, Lussemburgo, Es sen, Hannover e Monaco.

Il programma è tutto dedi cato a Hector Berlioz, con Le Carnaval romain, la raccolta di melodie Les nuits d’été in terpretata da Christiane Karg, e la celebre Symphonie fanta stique.

La stagione si chiude (20 novembre) con Vasily Petren

ko e un’altra grande violinista, Isabelle Faust, che affronta il Concerto n. 2 di Béla Bar tók. Petrenko presenta per la prima volta in stagione Short Ride in a Fast Machine di John Adams, e conclude con le Danze sinfoniche op. 45 di Sergej Rachmaninov.

I CONCERTI IN TOURNÉE

Anche per il 2023 l’or chestra ha in programma un ricco calendario di concerti all’estero. Prima tappa il 29 gennaio alla Philharmonie di Parigi, con Riccardo Chail ly e il violinista Emmanuel Tjeknavorian. La tournée pro segue a Colonia (3 febbraio), Monaco (4 febbraio), Essen (5 febbraio), Lussemburgo (6 febbraio), per concludersi il 7

febbraio al Concertgebouw di Amsterdam.

A maggio l’orchestra tor na in viaggio, sempre guida ta da Riccardo Chailly, con quattro date a Budapest (8 maggio), Vienna (9 maggio), Linz (10 maggio) e Amburgo (23 maggio). Gran finale alla Elbphilharmonie di Amburgo con la violinista Hilary Hahn.

LA FILARMONICA DIGITALE

In occasione del 40° anni versario della Filarmonica della Scala Musicom.it ha prodotto per Rai Cultura un documentario che sarà tra smesso in quattro episodi a

novembre su Rai5 e disponi bile su RaiPlay.

I quattro episodi, con la re gia di Andrea Franceschini, ripercorrono alcuni dei mo menti più significativi dell’or chestra, accostando riprese storiche a nuovi contributi realizzati per l’occasione con interviste a protagonisti della vita musicale, artistico-cultu rale e imprenditoriale di Mila no. Dal 1982 a oggi il racconto ripercorre la storia della Filar monica, dal fondatore Claudio Abbado al direttore principale Riccardo Chailly, passando

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© Silvia Lelli Gianandrea Noseda Semyon Bychkov Pablo Eras Casado

per i direttori più significativi per la storia dell’orchestra.

Tra i contributi quelli di Fe dele Confalonieri, Marcello Flores D’Arcais, Angelo Fo letto, Stefano Jacini, Silvia Lelli, Giuseppina Manin, Er nesto Schiavi, Gian Giacomo Schiavi e i professori d’orche stra della Filarmonica della Scala.

L'APP PLAYFILARMONICA

È disponibile l’App Play Filarmonica, realizzata da Musicom.it, per ascoltare i concerti della Filarmonica su smartphone e tablet. L’App è scaricabile gratuitamente per viene messa a disposizione nella sua versione Premium, così da consentire al pubblico l’utilizzo di tutte le funziona lità senza alcuna limitazione.

OPEN FILARMONICA

PROVE APERTE: UN IMPEGNO PER IL SOCIALE

Android e iOS (Playfilarmo nica.musicom.it) e raccoglie le registrazioni live dei con certi realizzate in oltre dieci anni di repertorio al Teatro alla Scala.

Sono inoltre a disposizio ne approfondimenti, percorsi tematici e guide introdutti ve all’ascolto. Si potranno ascoltare interi brani o singoli movimenti, scaricabili in-app anche quando non si è connes si alla rete. Download e iscri zione saranno sempre gratuiti, ma nella sua fase di lancio e fino agli inizi del 2023 l’App

Concerti in piazza, prove aperte, progetti didattici, bor se di studio, dischi: sono tante le iniziative per valorizzare e condividere il patrimonio mu sicale della Filarmonica della Scala coinvolgendo le asso ciazioni non profit, i bambini, le scuole e direttamente i cit tadini. Un modello avanzato d’interazione con il territorio e le istituzioni pubbliche, e il sostegno del Main Partner UniCredit, volto allo sviluppo della cultura musicale per un pubblico sempre più ampio.

Seguite da un pubblico sem pre più fedele che negli anni ne ha decretato il successo, le Prove Aperte hanno superato il traguardo dei dieci anni con oltre un milione e trecento mila euro raccolti e destinati allo sviluppo e alla promo zione sociale: un progetto che rappresenta un importante so stegno al mondo del non pro fit milanese e che permette a tutti gli appassionati maggiori possibilità di accesso al Tea tro alla Scala, grazie anche al sostegno di UniCredit Foun dation che individua l’area d’intervento, valuta i progetti delle organizzazioni non pro fit e garantisce la copertura dei costi organizzativi.

Lahav Shani Myung-Whun Chung © Giovanni Hänninen
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Andres Orozco Estrada © Silvia Lelli

nel cuore della città. In dieci edizioni vi hanno preso parte Esa-Pekka Salonen, Stefano Bollani, Lang Lang, David Garrett, Martha Argerich, Nikolaj Znaider, Denis Mat suev.

BORSE DI STUDIO: SOSTENERE IL TALENTO La Filarmonica sostiene giovani e talentuosi musicisti all’inizio della loro carriera con le Borse di studio “Maura

SOUND, MUSIC!

Anche quest’anno i bambini sono i protagonisti di Sound, Music!, il progetto didattico sulla musica sinfonica dedi cato ai più piccoli. Un pro gramma articolato con attività di approfondimento, fuori e dentro la classe, off line e on line, permette agli allievi del le scuole primarie milanesi di conoscere, divertendosi, il re pertorio dei grandi capolavori, prima di partecipare al concer to-spettacolo conclusivo: un percorso multidisciplinare te matico, attraverso brani celebri del repertorio sinfonico, in cui si impara da e con la musica.

CONCERTO PER MILANO: L’ABBRACCIO DELLA CITTÀ

Il concerto gratuito della Fi larmonica in Piazza Duomo è divenuto il più atteso appun tamento musicale cittadino

d’inizio estate e un importante avvenimento internazionale che Milano condivide con ca pitali come Vienna, Londra, Berlino. Diretto da Riccar do Chailly, e trasmesso ogni anno in diretta Tv su Rai5 e all’estero in oltre venti paesi, Concerto per Milano che por ta la musica e i suoi protago nisti fuori dai luoghi usuali,

Giorgetti”. Il bando annuale è stato istituito nel 2012 in oc casione del trentennale della Filarmonica. Il premio è pen sato per sostenere i musicisti più meritevoli in una fase par ticolarmente delicata del pro prio percorso di studio. Molti dei vincitori delle passate edi zioni sono avviati a importanti carriere professionali. ►RS

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Vasily Petrenko Ottavio Dantone © Giovanni Hänninen © Silvia Lelli © Giovanni Hänninen
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& C.

Rimini omaggia il "Maestro" con il Museo Fellini

UN LUOGO MAGICO DI SINTESI ARTISTICA TRA INNOVAZIONE, RICERCA, SPERIMENTAZIONE E CLASSICITÀ

Il Fellini Museum non inten de interpretare il cinema del regista riminese come opera in sé conclusa, come sacrario o omaggio alla memoria, ma esalta l’eredità culturale di uno dei più illustri registi della storia del cinema, che a Rimi ni ha avuto i natali nel 1920.

Il Fellini Museum è un museo del cinema che mette al cen tro di tutto l’opera del grande regista, la sua arte, con oltre cinque ore di estratti di film composti in un allestimento immersivo e partecipativo che rende il visitatore protagonista della sua stessa visita.

Un repertorio audiovisi vo unico, proposto come un percorso nel flusso creativo dell’opera di Fellini, cui si af

fianca una importante sezione documentale con i disegni di scena originali, gli abiti di Da nilo Donati, oggetti e fotogra fie, i taccuini di Nino Rota. Ma

IL SITO

il Fellini Museum è anche un “museo che esce dal museo”, agendo su più fronti e superan do i suoi stessi luoghi: accende la macchina dell’immagina zione e riunisce in un unicum concettuale e spaziale, con la Piazza Malatesta, dando vita a un percorso composito di narrazioni partecipate in una esperienza immersiva e diffu sa.

Il ‘dialogo’ tra spazi interni ed esterni che caratterizza il Fellini Museum è senza solu zione di continuità, in cui cre atività e immaginazione conta minano positivamente Rimini e il suo cammino nel presente e nel futuro, come chiave di accesso al mondo del «tutto si immagina». Il progetto è parte

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MUSEI
Inquadra il QRcode per il sito ufficiale del Fellini Museum

di una più ampia azione di rin novamento infrastrutturale e di valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico della città e del suo centro storico, che ha visto in precedenza altre realizzazioni importanti come il restauro del Teatro Galli, il PART - Palazzi dell’Arte di Rimini e porta a compimento una strategia complessiva di valorizzazione della città che ne sta ridisegnando l’immagi ne e il futuro.

LO SPAZIO ESPOSITIVO

Il Fellini Museum si dipa na lungo tre punti cardine del centro storico di Rimini, met tendo in connessione diverse realtà in un’unica vocazione di trasmissione del sapere e del la scintilla creativa che fu del grande regista italiano. I tre assi interessati sono: Castel Si smondo, la rocca del Quattro cento al cui progetto contribuì Filippo Brunelleschi; Palazzo del Fulgor, un edificio di origi ne settecentesca, dove a piano terra ha sede il Fulgor, leggen dario cinema immortalato in Amarcord e ora riallestito con le scenografie progettate dal tre volte Premio Oscar Dante Ferretti; e Piazza Malatesta, una grande area urbana, con porzioni a verde, arene per

spettacoli, installazioni artisti che, un immenso velo d’acqua a rievocare l’antico fossato del castello e una grande panca circolare che, come nel finale di 8½, vuole essere un inno alla vita, alla solidarietà, alla voglia di stare assieme.

Il Museo che la città di Ri mini dedica al suo genio si in serisce in un luogo magico e di sintesi artistica, che si dissolve nel tessuto urbano seguendo lo spirito del cinema felliniano: stupore, fantasia, divertimen to. Uno spazio che fabbrica emozioni e spettacolo in cui innovazione, ricerca e speri mentazione trovano casa nella classicità dell’arte.

Il Fellini Museum ha per Rimini lo stes so ruolo e centralità che il Museo Gug genheim ha per Bilbao. Un motore di cultura e d’arte, attivatore di una rigenerazione della città intera, che fa leva sulla forza at trattiva dell'arte come linguaggio universale e sulla bellezza come 'bene

pubblico' verso la creazione di una nuova via di sviluppo per un’intera comunità. Il Museo Fellini costruisce un ‘dialogo’ senza soluzione di continuità tra spazi interni ed esterni, tra museo e città e diviene fulcro di un rilancio territoriale, in cui la creatività e l’immaginazione possono contaminare positi vamente Rimini e il suo cam mino nel presente e nel futuro. Nel nome e nell’aura di Fede rico Fellini.

Il Fellini Museum è un luogo visionario in continuo diveni re, dove la ricerca, l’apporto incessante di arte e artisti si combina con l’innovazione, la tecnologia, per esaltare l’eredi tà poetica di Fellini. Un Museo che non intende interpretare il cinema di Fellini come ope ra conclusa da omaggiare, ma come chiave del “tutto si im magina”. Questo diceva Fel lini, e questa sarà la chiave di questo museo diffuso.

LE VISIONI IMMERSIVE

A CASTEL SISMONDO

Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita. Così, Il linguaggio immersivo messo

di Daniele Colzani
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in atto da Fellini Museum crea un angolo d’osservazione pro fondo dal quale tuffarsi nella cultura felliniana assaporan done le profondità. Le visioni proposte dal progetto espositi vo fanno entrare il visitatore in contatto con gli archetipi della fantasia che hanno edificato il mondo, condiviso attraverso la macchina del cinema, ide ato dalle visioni oniriche del suo creatore. Questa è la sen sazione trasmessa dalle sedici stanze di Castel Sismondo, che offrono una panoramica sugli aspetti più rilevanti dell’ope ra del regista, e dai palinsesti di Palazzo del Fulgor e Piazza Malatesta.

A Castel Sismondo il per corso espositivo inizia con una prima sala dedicata alla pro duzione del più giovane Fede rico Fellini, in veste di scrittore satirico, giornalista e disegna tore di vignette e caricature. La filza di fogli, sospesa al centro dello spazio, è il simbolo che evoca l’attività giovanile del Maestro ricordando l’archivia zione dei documenti cartacei che si otteneva “infilzando” con ago e filo una certa quan tità di fogli che si voleva con servare, e che diventava quindi una “filza”. Qui rivivono un

repertorio di personaggi e tro vate surreali come Pinocchio, Bibì e Bibò, Arcibaldo e Petro nilla e le tavole di Antonio Ru bino sul Corriere dei Piccoli È con lo sguardo a quel mon do, ma con una propria origi nale cifra, che Fellini disegna, prima per divertimento poi per lavoro, e comincia a scrivere per il cinema.

Presto arriva l’immagine iconica di Giulietta Masina alla quale è dedicata la seconda sala, che raccoglie in una sorta di fregio continuo e

animati i suoi primi piani, dal ruolo di Gelsomina ad altre in terpretazioni. Le strisce di juta sulle quali sono proiettate le immagini di Giulietta nascono da un motocarro Ercole-Guzzi, parcheggiato sul fondo della sala, che evoca quello di Zam panò, personaggio maschile de La Strada Nella terza sala è protagoni sta lo strumento cinematogra fico dell’espressività fellinia na: il braccio estensibile dolly. Dispositivo di trasmissione che esalta la mobilità della mac china da presa ampliandone la ricchezza espressiva, il dolly è anche traduttore delle cadute metafisiche dei protagonisti di Fellini, come l’incerto deam bulare dell’alter ego Marcello Mastroianni in film come La dolce vita o 8 e ½.

In questa sala il braccio mo bile è montato sul camioncino azzurro che ricorda la scena del Grande Raccordo Anulare in Roma, e alla sua sommità sono installati tre video-pro iettori che proiettano questa e altre sequenze in cui il regista utilizza il dolly.

Il percorso prosegue tra di versi artifici visivi e innova zioni di comunicazione che

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consentono di estrapolare gli elementi dell’arte di Fellini. Ad esempio le magiche pre senze di elementi della natura – il mare, la luna, ma anche le manine o le foglie caduche, il vento o la neve – che condu cono alla rarefazione del pen siero razionale, verso l’amplia mento di un visibile incerto ma che sembra quasi farsi tattile.

La quarta sala è dedicata, infatti, a Il mare a Rimini ed è composta da quattro allesti menti: il primo è Il pontile del porto, una passerella sulla qua le i visitatori attraversano un mare azzurro virtuale e dalla quale si aprono botole conce pite come portali temporali che mostrano film amatoriali del passato legati al mare e alla città, finché il pontile si tra sforma in una rampa di lancio verso l’orizzonte creativo del passato simboleggiato dal set dove s’incontrano i saperi arti giani di falegnami, scenografi e costumisti, oltre alle perso nalità più in vista del tempo; all’estremità del pontile un

megafono montato su una sedie da regi sta e un tripode da cinepresa ricordano che qual siasi film realizzato de Felli ni è nato in quella pento la ribol lente, in quell’am biente al tempo stesso caotico e silen zioso dei suoi set; questo secondo alle stimento, È tutto un set!, è seguito dal terzo Il nonno del la nebbia che evoca, su quattro schermi traslucidi, la sequenza di Amarcord nella quale il non no uscito dalla porta di casa si perde nella nebbia, a simbo leggiare l’esperienza del limite per liberare l’uomo dalla pau ra della morte; anche il mare nella sua simbologia rimanda

a questo sentimento panico di struggente malinconia e così il quarto intervento II mare a Rimini rappresenta un orizzon te lontano, fascinoso eppure temuto, nell’ondeggiare di un leggero tessuto che si esaurisce in prossimità del pontile Nella quinta sala è la vol ta di La dolce vita, film che riesce a cogliere la fragilità dell’apparente trionfo storico ed economico del boom italia no, illuminando la frattura tra ragione e desiderio, conven zioni sociali e impulsi umani.

Le immagini di Marcello Mastroianni e di Anita Ekberg, che qui rivivono in installazio ni audiovisive, diventano icone internazionali del grande cine ma italiano ma anche emblema dei moti più segreti e contrad dittori dell'animo umano.

Si prosegue con la sesta sala destinata ai provini e agli aspiranti attori che scrivono a Fellini candidandosi per i suoi film. Uno specchio magico dove il visitatore si riflette at tiva una galleria d’immagini delle mitiche “buste” dove il regista teneva le “facce” e la corrispondenza con le compar se, un viaggio nell’immagina

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rio e nelle aspirazioni segrete di molti, reso possibile grazie alla collaborazione con la Fon dation Fellini pour le Cinéma di Sion. Fellini schizza bozzet ti, tratteggia acconciature, im magina il maquillage dei suoi personaggi, offrendo potenti suggestioni visive ai grandi costumisti e scenografi che la vorano con lui.

Gli abiti da scena, come quelli de Il Casanova che fe cero vincere a Danilo Donati il suo secondo Oscar, sono i pro tagonisti della settima sala: come le tradizionali specchiere delle sartorie divise in modo prismatico, l’installazione pro pone tre monitor che riflettono in movimento ciò che è immo bile, il costume di scena.

Dalla moda ai media, l’ottava sala è quella delle pub blicità fantastiche, dove sono proiettati sia filmati commer ciali realizzati per aziende sia sequenze completamente in ventate per i film.

Il rapporto di Fellini con la “réclame” passa, infatti, dalla rivisitazione in chiave grottesca al rifiuto totale sino all’accettazione di celebri committenze. La nona sala è concepita come uno spazio di pausa lungo il percorso espo sitivo, dove la voce della po

etessa Rosita Copioli racconta l’interesse del Maestro per la letteratura e i fumetti, e la sua passione per le scienze occulte e l’esoterismo.

Deriva in parte da qui l’i dea di trascrivere e disegnare i propri sogni, suggerita al re gista dallo psicanalista Ernst Bernhard: la decima sala con sente di sfogliare virtualmente Il libro dei sogni, attraverso la leggerezza del soffio del visi tatore, suggerito dalla presen za di una piuma sospesa sulla bacheca con uno dei volumi originali.

C’è poi la camera della mu sica - undicesima sala - che esalta la connessione tra fil mografia e suono: un’enorme sfera di acciaio come nel film Prova d’orchestra è dedicata a compositori e musicisti, come il maestro Nino Rota che in canta Fellini nel 1952 ne Lo sceicco bianco e lo accompa gna fino al 1979.

Da qui, nella dodicesima sala, un confessionale creato da quattro strutture come quel le che si osservano in alcune scene di 8 e ½ raccolgono te stimonianze dei collaboratori e professionisti che hanno ac compagnato il regista durante la sua carriera: sceneggiatori,

scenografi, costumisti, diret tori della fotografia, aiutoregi sti, musicisti, montatori, e poi macchinisti ed elettricisti, fale gnami e stuccatori, decoratori e carpentieri.

Senza presupposti ideologici vincolanti, ma con la capaci tà di illuminare squarci sulla storia, sul costume, sulle aspi razioni dell’Italia contempora nea, lo sguardo di Fellini rein venta un’Italia resa florida dal boom economico ma attraver sata ancora da povertà e arcai ci retaggi culturali. Quest’idea del tempo che diventa storia è simboleggiata dal ritmo di

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un’altalena che, come un pen dolo o un metronomo, ondeg gia al centro della tredicesima sala.

Ed è sempre legata allo scor rere del tempo la quattordicesima sala dedicata al fondo fotografico felliniano che ri vive in raccolte virtuali: da un lato l’invenzione della figura del “paparazzo”, dall’altro gli scatti presi durante la realizza zione dei film o ancora foto grafie divenute icone mondial mente riconosciute, imitate, riprodotte.

Oltre che con le immagini, la memoria si conserva anche

nelle parole: i film e la figura di Fellini hanno, infatti, su scitato una mole immensa di riflessioni critiche, in tutto il mondo. Ai suoi scritti perso nali, alle interviste, ai testi per la radio, agli scritti umoristici, alla stesura delle sceneggiature dei suoi film, si sono affiancati negli anni migliaia di pubbli cazioni sul suo lavoro, in una profusione senza pari di rifles sioni storico-teoriche.

È questo mondo di libri a essere ricreato nella quindice sima sala dove sono mostrati virtualmente gli scritti sul regi sta e sulla sua attività cinema

tografica, come un’immagina ria biblioteca grande quanto il mondo. In un impatto psichico capace di scatenare dimensioni poetiche inaspettate, la voca zione all’atto creativo di Felli ni è attratta da processi formali lontani dall’idea di un sempli ce realismo. La materia filmica procede oltre l’apparenza delle cose, in un precipitato estetico privo di reti di protezione.

Dal vorticoso mélange di questo tsunami, dal mix fra scarti documentari e scene ma dri, emerge allora un richiamo a quella libertà scaturente dalla vita stessa delle immagini ri combinate. É in quell’acroba tico confine fra progettazione del film e ascolto dell’epifa nico che il respiro creativo di Fellini si plasma in una mesco lanza magica.

A evocare questo fenomeno, periodicamente, ma in modo aleatorio, le installazioni mul timediali in tutte le sale del Museo sono interessate dalla grande onda virtuale dello Tsu nami Fellini: il regista parla e commenta visioni, pensieri e momenti della sua vita. Nella sedicesima sala del Diario dello Tsunami Fellini, che conclude il percorso museale, sono rac colte in sequenza e in un solo sguardo tutte le “ondate”. ►RS

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“Siamo veramente come tanti Alice in Wonderland?”

Era la favola di Alice:

do di muoversi tra fantasia e realtà, raccontava storie di animali, figure inquie tanti e bizzarre. Ma noi siamo svegli, viviamo in uno stallo che crediamo provvisorio, lo definia mo “momento di rifles sione” e continuiamo ad illuderci, pensando che “quando il sogno si complicherà troppo, sarà sufficiente aprire gli occhi e tutto si inter romperà”. Ma non sarà così.

Stiamo vivendo un rapporto conflittuale che lotta con l’appiat timento generale. Ci stiamo trasforman do in “Cappel lai matti”, forse un po’ drogati dall’ipocrisia e la falsità, siamo stanchi, poco motivati e ab biamo perso la curiosità di ap prendere, agire, scoprire e speri mentare.

I giovani han no perso la fi ducia, si in teressano pochissi mo alla cultura, anche

STAVAMO RINCORRENDO IL BIANCONIGLIO E CI RITROVIAMO IN UN MONDO SOTTOSOPRA
FOCUS 40
se alcuni spiccano, emergo orecchie, con dolori causa una nuova identità. Ogni di Christine Grimandi
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CURIOSITÀ...

• Sono tanti i registi che si sono ispirati al libro Alice’s Adventures in Wonder land, titolo successivamente semplificato in Alice in Wonderland. Scritto da Charles Lutwidge Dodgson, conosciuto con lo pseudonimo Lewis Carroll, è stato un fotografo, un matematico, uno scrittore e un prete anglicano bri tannico vissuto nell’Ottocento. L’autore si è ispirato a una delle sorelle Liddell, da lui stesso fotografate all’età di 24 anni, la piccola Alice. La prima pellicola ispirata al libro, risale al 1903, ma sono state moltissime le rivisitazioni di registi che, con fervida immagina zione, hanno proposto nuove produzioni di Film, Musical e cartoni animati.

• Tra i più noti, tutti ricordiamo il film d’animazione diretto da Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wilfred Jackson del 1951, prodotto dalla Walt Disney. La pellicola si discosta legger mente dalle storie narrate nel libro e non sono stati inseriti la “Falsa Tartaruga”, la “Duchessa Brutta” e il “Grifone”, personaggi iconici che sono stati rimpianti dagli storici fan del libro di Carroll. La pellicola del 1951 non ha avuto suc cesso, ma è stata riscoperta e rivalutata negli anni Settanta.

• Nel 2010 è uscito il film fantasy dark Alice in Wonderland diretto dal regista Tim Burton, considerato un sequel della pel licola del 1951 che ha unito tecnologie “live action” e “motion capture”. Nel 2016 è uscito nelle sale cinematografiche Alice’ Throu gh the Locking Glass, il “sequel” diretto da James Bobin.

AIWS: LA SINDROME DI ALICE...

• AIWS è l'acronimo di Alice In Won derland Sindrome: il nome è stato dato dallo psichiatra John Todd nel 1955. Indica ed evidenzia sintomi associati a distorsioni percettive, sensoriali su se stessi e sul mondo che ci circonda.

• Definita anche Sindrome di Todd, ad oggi, non ha cura o trattamento specifico. Per i casi definiti più gra vi, vengono consigliati farmaci neu rolettici, antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore.

pippa il suo inseparabile nar ghilè e, tra una boccata e l’al tra, “vomita fiumi di parole”. E allora che facciamo? Ricomin ciamo a rincorrere il furbetto Bianconiglio, ma risvegliando ci, purtroppo, ci sorprendiamo e ripetiamo a noi stessi “Don’t worry! Un altro brutto so gno” È tutto paradossale, ma è la realtà. Vorremmo lottare e diventare “Regine di Cuori”, ma ripiombiamo tra le braccia dello Stregatto. Voglio prova re a incolpare il momento sto rico: prima la pandemia, ora la guerra e domani? “Andrà tutto bene!” hanno continuato a ri petere, ma rimaniamo tutti in apnea aspettando la prossima boccata di ossigeno. ►RS

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Issuu riflettori su Facebook Riflettorisu Instagram Riflettorisu Riflettori su... La nostra squadra è pronta E tu sei dei nostri? MAURIZIO TAMELLINI DirettoreArtisticoFestival dei2MariSestriLevante GIANMARIO CAVALLARO Maestri di Coro e Direttore d’Orchestra CLAUDIA ROSSI & ANTONELLA LAZZARETTI DocentiFormatrici ANGELA VALENTINO Make Up Artist in New York City SILVIA AROSIO Direttore Responsabile DANIELE COLZANI Art Director & Redattore CHRISTINE GRIMANDI Production Organization & Casting Director SIMON LEE Music Supervisor & Direttore d’Orchestra MYRIAM DOLCE Giornalista di Danza & Spettacolo LUCA VARANI Giornalista Musicale & Blogger di Sonar ANTONELLO RISATI Scenografo & Production Designer MASSIMILIANO FUSCO Wedding & Ballet Photographer

Giancarlo Bigazzi: un artigiano della musica che ha fatto cantare l’italia... e non solo

Dopo il grande succes so del concerto-spet tacolo Note d’Autore, andato in scena lo scorso 24 luglio a Marina di Pietrasanta (LU), proseguono le iniziati ve nell’ambito del decennale della scomparsa del Maestro Giancarlo Bigazzi, che si con cluderanno verso la fine di questo 2022 con la premiazio ne a Firenze del contest per giovani talenti a lui intitolato.

Attraverso una partnership fra GB Music e Radio Italia Anni 60, lo scorso 5 settembre è andato in onda uno speciale radiofonico con la partecipa zione di molti nomi tutelari

IL PODCAST

della musica italiana... e non solo. La data prescelta - quel la del 5 settembre - non è stata casuale. Infatti proprio in quel giorno, nel 1940 a Firenze, nasceva Giancarlo Bigazzi, l’autore più prolifico della musica italiana che ha fatto cantare l’Italia intera.

Nei suoi 45 anni di attività ha scritto circa 1500 canzo ni, molte delle quali divenute veri e propri evergreen. Tra i suoi innumerevoli successi internazionali Gloria (il suo

brano più ascoltato al mondo), Ti Amo (trasmessa ogni anno nelle radio di oltre 80 Paesi del globo) e Mediterraneo, colonna sonora dell’omoni mo film, scritta a 4 mani con Marco Falagiani, che vinse il Premio Oscar nel 1992.

Il 5 settembre, giorno in cui avrebbe festeggiato 82 anni, ha preso il via uno speciale a lui dedicato: 60 artisti per 60 settimane. Radio Italia Anni 60 racconta Giancarlo Bigaz zi, l’artigiano della musica.

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SI STANNO PER CONCLUDERE IN QUESTO 2022 UNA SERIE DI MANIFESTAZIONI PER RICORDARE IL LAVORO DEL GRANDE AUTORE E PRODUTTORE FIORENTINO, CON LA PRECISA
INTENZIONE DI CREARE UN PONTE VERSO IL FUTURO DELLA
SUA MUSICA. LA FAMIGLIA DELL’ARTISTA E IL SUO GRUPPO DI LAVORO È GIÀ IN AZIONE PER PROMUOVERE ALTRE INIZIATIVE IL PROSSIMO ANNO
INIZIATIVE
Inquadra il QRcode per lo speciale di Radio Italia Anni 60 Il M° Giancarlo Bigazzi

Tre appuntamenti al giorno per una settimana, con ospiti di grande rilevanza: musicisti, autori, familiari e collaborato ri.

Un appassionante viaggio alla scoperta dell’uomo schi vo e burbero oltre che dell’ar tista di enorme talento e senza filtri, costellato di curiosità e aneddoti, molti dei quali del tutto inediti. Organizzato dal press agent e giornalista Luca Varani, ai microfoni di Chiara Limelli si sono alter nati Francesca Alotta, Danilo Amerio, Gianna Albini Bigaz zi, Giovanni Gigazzi, Andrea Bocelli, Giovanni Caccamo, Red Canzian, Ciro Castal do, Cecille, Marco Falagia ni, Franco Fasano, Fellow, Marco Masini, Massimiliano Pani, Fabrizio Pausini, Marco Risi, Bobby Solo, Paolo Val lesi, Giorgio Verdelli, Franco Zanetti e Renato Zero. Inqua drando il qrcode della pagina a fianco potrete riascoltare le puntate dello speciale Di recente, per Edizioni Melagrana è uscito il libro

Giancarlo Bigazzi - L’artigia no della canzone, scritto dal giornalista e critico musicale Ciro Castal do, già autore dei volumi Martini Cocktail (dedica to a Mia Martini, che di Bigazzi nel 1992 inter pretò la leggen daria Gli uomini non cambiano, firmata con Marco Falagiani e Beppe Dati) e Tante facce nella memoria. Grande successo inol tre per l’ottava edizione del Mia Martini Festival, evento organizzato dall’associazione no profit Universo di Mimì col patrocinio della città di Napoli. L’appuntamento del lo scorso 1 ottobre è andato in scena al Teatro Summarte a Somma Vesuviana (NA). Tra le finalità da tempo consolida te del Mia Martini Festival il tributo alla grande interprete e cantautrice, mediante la rilet tura del suo luminoso e vasto

repertorio, anche da parte di artisti di fama nazionale.

In occasione del decennale della sua scomparsa, l’edizio ne di quest’anno è stata dedi cata a Giancarlo Bigazzi che, per la Martini, ha composto brani intensi e raffinati come Versilia, Raspodia, Lacrime, Fammi sentire bella e l’in tramontabile Gli uomini non cambiano.

In questi anni molti sono stati i cantanti che hanno ade rito all’evento organizzato ai piedi del Vesuvio per renderle omaggio, legatissima al pub blico napoletano e alle terre della provincia di Napoli.

Tra i tanti Grazia Di Miche le, Ivan Cattaneo, Aida Coo per, Mariella Nava e Serena Rossi.

Tra gli ospiti di questa edi zione 2022 si sono distinte le partecipazioni straordina rie dello storico gruppo de Il Giardino Dei Semplici, dei cantautori Franco Fasano, di Mimmo Cavallo e di France sca Alotta che, nella passata edizione di Tale e Quale Show ha colpito pubblico e critica televisiva per la sua straordi naria e viscerale interpreta zione di E non finisce mica il cielo.

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della Redazione Marco Falagiani

I GRANDI PARLANO DI LUI

• Andrea Bocelli: “I suoi te sti sono delle poesie. Io canta vo Ci vorrebbe il mare”quan do facevo il pianobar. L’ho sempre stimato come grande compositore. A lui avrei affi dato volentieri mio figlio Mat teo per forgiarlo come artista ma non ne abbiamo avuto il tempo. Lui toccava il cuore delle persone, aveva una dota naturale, un dono magnifico.

• Renato Zero: “Che tu sia benedetto Giancarlo, ovunque

ti trovi adesso. Adesso che ci tocca rimpiangerti per la poca autonomia che ci resta. Tu sì che hai volato, tu sì che lo hai insegnato a tanti”.

• Francesca Alotta: “Ho conosciuto Bigazzi grazie a Mario Ragni della Dischi Ri cordi. Loro si stimavano a vicenda in maniera incredibi le. In molti dicevano che una storia d’amore fra una donna e un disabile non era credibi le e non sarebbe mai stata un successo discografico. Invece

Giancarlo e Mario ne erano convinti e Non amarmi fu un successo epocale. Ancora oggi quella canzone viene cantata e per me questo rappresenta un onore”.

• Marco Masini: “Ho fatto il ragazzo di bottega nel suo studio agli inizi. A quei tem pi ce n’erano pochi della sua grandezza, lui riusciva a dare un’identità precisa a tutto quello che toccava. Personal mente gli devo molto”.

• Bobby Solo: “Ho un bel ricordo dei lui e del suo la voro, era una persona simpa ticissima. Ho avuto una sola esperienza con lui, per una canzone che portai a Sanremo con Little Tony. In mezz’o ra fece un testo molto bello. Avrei voluto avere più occa sioni di lavorare con lui ma il destino ci ga diviso”.

• Red Canzian: “Un profes sionista molto serio ma ipo condriaco, col terrore di avere sepre mille malattie. Quando volevi prenderlo in giro basta va che gli dicevi “Oggi ti vedo un po’ pallido stamattina” e gli rovinavi la giornata. Però era un uomo di una simpatia unica”. ►RS

Andrea Bocelli Gianna Albini, vedova del M° Bigazzi, abbraccia Giovanni Caccamo
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► Photo by Emanuela CattaneoTeatro PergolesiJesi (AN)

Riflettori su...

Tutto è pronto per andare in scena... Seguiteci e vivrete grandi emozioni!

Al Bologna Jazz Festival la musica è a 360°

AL BJF NON È SOLO SUONATA, MA ANCHE INSEGNATA E DISEGNATA: IN QUESTA EDIZIONE IL FESTIVAL MUSICALE OSPITA TANTE E IMPORTANTI INIZIATIVE DIDATTICHE

Solo a Bologna! L’edi zione 2022 del Bologna Jazz Festival brilla per le presenze in esclusiva nazionale del supergruppo jazz più atte so della stagione autunnale, il quartetto con Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian Mc Bride e Brian Blade, e di Edu Lobo, padre fondatore della música popular brasileira. In un vasto calendario che ab braccia ben 36 giorni, dal 27 ottobre all’1 dicembre, e nu merose location (raggiungen do anche i comuni dell’area metropolitana e le province di Ferrara e Forlì) troveranno spazio la Mingus Big Band e innumerevoli altri protagonisti di primo piano del jazz made in USA, una significativa rap presentanza del jazz nazionale e qualche proposta ‘esotica’.

Al BJF la musica non è solo suonata, ma anche insegnata

e disegnata: il festival ospita importanti iniziative didattiche e anche quest’anno affida la propria immagine coordinata alla fantasia di una nota firma del fumetto italiano: France sca Ghermandi. Le sue opere, ispirate al programma del BJF e rese possibili dalla colla

IL SITO

borazione con l’Associazio ne Hamelin, saranno esposte sull’Autobus del Jazz e nelle bacheche storiche di CHEAP on board.

Il Bologna Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Bologna in Musica con il con tributo di Regione Emilia-Ro magna, Comune di Bologna, Bologna Città della Musica UNESCO, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Carisbo, Gruppo Unipol, Coop Alleanza 3.0, TPER, Città Metropolitana di Bologna, del main partner Gruppo Hera e con il sostegno del Ministero della Cultura.

LE ‘SPECIALITÀ’ DEL BJF

Il 31 ottobre al Teatro Euro pAuditorium si assisterà a una rimpatriata di ‘vecchi amici’: Joshua Redman, Brad Mehl dau, Christian McBride e Brian

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Inquadra il QRcode per il sito ufficiale del BJF 2022 Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride e Brian Blade

Blade, nomi capaci di cataliz zare l’attenzione di tutta la co munità jazzistica. Questa line up fu creata da Redman nel 1994 per incidere il suo terzo album da leader: MoodSwing, uno dei dischi jazz fondamen tali degli anni Novanta, consa crazione del talento, dell’este tica musicale e della creatività di quattro musicisti allora agli esordi e oggi considerati tra i più importanti maestri del jazz internazionale. Nel riunirsi, per la pubblicazione del disco RoundAgain (2020), la lea dership è diventata collettiva: evoluzione inevitabile vista la maturazione delle personalità coinvolte.

La ricorrenza del centenario della nascita di Charles Min gus, figura tra le più debordan ti dell’intera storia del jazz per la forza interpretativa e la ric chezza delle composizioni che ci ha lasciato, ha portato sui palcoscenici italiani innume revoli omaggi. Ma la proposta del BJF è una delle pochissime occasioni per sentire all’opera la Mingus Big Band, forma zione che ne ha ufficialmente raccolto l’eredità musicale, sotto la gestione di Sue Min gus, vedova di Charles (16 no vembre, Teatro Duse).

Torna in Italia, dopo molti anni, uno dei massimi cantau tori brasiliani di sempre. Edu

Lobo sarà protagonista della serata del 24 novembre al Te atro Celebrazioni assieme a un quartetto col quale ripercor rerà sessant’anni di successi.

A lui si devono innumerevoli composizioni che hanno con tribuito all’affermazione pla netaria della música popular brasileira anche grazie alle interpretazioni di Sérgio Men des, Antônio Carlos Jobim, Milton Nascimento, Gilberto Gil, Caetano Veloso, Sarah Vaughan, Toots Thielemans, gli Earth, Wind & Fire...

le possibilità offerte dalla no tevole concentrazione di jazz club nel centro storico di Bo logna, coinvolgendoli in una fitta programmazione sapien temente intrecciata con i gran di live nei teatri.

Al centro di questa costella zione di locali si trova la Can tina Bentivoglio, il club citta dino dalla più lunga tradizione jazzistica. Per iniziare, sul suo palco arriverà Joey Baron, uno dei batteristi di culto del modern jazz, con il trio “Mix Monk” (28 ottobre). Swin gante e leggiadra è la musica del trio del pianista e cantante Johnny O’Neal (3 novembre), mentre un altro trio di caratura stellare con il pianista Kevin Hays, il contrabbassista Ben Street e il batterista Billy Hart completerà le proposte inter nazionali della Cantina (13 no vembre).

Sarà dedicata al jazz italiano la serata del 17, con il quartetto “Connection” che riunisce due solisti di punta come il trom bettista Fabrizio Bosso e il sas sofonista Rosario Giuliani.

Il Camera Jazz & Music Club conferma la predilezio ne per il jazz strettamente im parentato con il mainstream statunitense. Lo mettono in evidenza il trio del pianista Renato Chicco, completato dalla ritmica di Danny Zie mann e Chris Smith (il 28 e 29 ottobre); la pianista Francesca

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di Christine Grimandi
I JAZZ CLUB DI BOLOGNA Il BJF non si lascia sfuggire
Joel Ross

Tandoi (anche per lei una dop pia data: il 4 novembre in trio e il 5 con in aggiunta il chitarri sta Daniele Cordisco); il ‘robu sto’ quartetto guidato dal trom bettista Wallace Roney Jr. e il batterista Joris Dudli (9 e 10 novembre); la vocalità black della cantante Sharón Clark (il 12); l’omaggio alle musi che di Wayne Shorter servito dal quartetto del pianista Luca Mannutza (il 18).

Davvero ampie le prospet tive musicali esplorate dal Bravo Caffè e dal Locomotiv Club, che stanno predisponen do la loro programmazione con un occhio di riguardo ai fenomeni emergenti.

JAZZ FUORI PORTA

Il cartellone del BJF si dif fonde dalla città ai comuni dell’area metropolitana di Bo logna, per poi proseguire la sua ‘espansione’ sino a coinvolge re le province di Ferrara e For lì, grazie a un nutrito numero

di partnership con i principali operatori culturali del territo rio. Sul territorio bolognese ri salta l’originale concerto che si terrà a Castel Maggiore: un’e splorazione delle ancestrali so norità sarde con lo specialista delle launeddas Luigi Lai e i S’Ard (30 ottobre, Teatro Bia gi D’Antona).

JAZZ IN REGIONE

La più significativa tra le nu merose trasferte extra cittadi ne del BJF è quella che porta l’attività del festival bolognese al Torrione Jazz Club di Fer rara. Anche qui si ascolterà il fondamentale trio di Joey Ba ron (29 ottobre). Poi a seguire una vera antologia del modern jazz statunitense: l’astro na scente del vibrafono Joel Ross (4 novembre); il quartetto di Mark Turner, sassofonista che ha raggiunto la piena maturi tà creativa (il 5); il quartetto “Little Big” del pianista Aaron Parks (l’11); il trio all stars con Kevin Hays, Ben Street e Billy Hart (il 12).

Si continuerà quindi con molto jazz italiano e alcune proposte ‘esotiche’: il quartet to co-diretto da Rosario Giu liani e Fabrizio Bosso (il 18); il duo con Edmar Castañeda e Gregoire Maret, dall’insolita strumentazione (arpa elettrica e armonica cromatica; il 19); la Tower Jazz Composers Or chestra, formazione ‘padrona di casa’ (il 20); ancora un’im pressionante armonicista, la giovanissima israeliana Ariel Bart (il 25, in quintetto); il quartetto all stars Passport, che riunisce il sax di Pietro Tonolo, il contrabbasso di

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Edmar Castaneda & Gregoire Maret Edu Lobo

Marc Abrams e gli scambi percussivi di Joe Chambers e Jorge Rossy, che incarnano la storia e la modernità del drumming jazzistico (il 26).

Il BJF arriva sino alla Ro magna, dove ‘adotta’ i con certi principali di Jazz a Forlì, copromuovendoli nel proprio cartellone: appuntamenti di ri lievo come il trio di Joey Ba ron (30 ottobre, Teatro Mazzi ni); il duo formato da Enrico Rava e Fred Hersch (1 no vembre, Auditorium San Gia como); il quartetto di Mark Turner (4 novembre, Teatro Mazzini); il quartetto di Rosa rio Giuliani e Fabrizio Bosso (il 19, Teatro Mazzini).

ATTIVITÀ DIDATTICHE

E ALTRI EVENTI

Giunge alla decima edizione il Progetto Didattico “Massimo Mutti”, articolato in varie se zioni e dedicato al ricordo del fondatore del festival bolognese, realizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Sono previsti due seminari con altrettanti luminari del jazz statunitense, riservati agli stu denti del Conservatorio e del Li ceo Musicale “L. Dalla” di Bo logna. Il primo ‘ciclo’ didattico avrà per protagonista il batterista Joe Chambers, dal 28 novembre all’1 dicembre al Camera Jazz & Music Club. L’1 dicembre verrà

assegnato il “Premio Massimo Mutti”, consistente in quattro borse di studio che consentiran no agli studenti selezionati di partecipare ai corsi internazio nali di perfezionamento estivi 2023 della Fondazione Siena Jazz – Accademia Nazionale del Jazz e del Berklee College of Music at Umbria Jazz. Col legato al workshop, ma aperto al pubblico, sarà il concerto che Chambers terrà sempre al Ca mera il 27 novembre con i Pas sport.

In coda al festival salirà poi in cattedra il pianista Dave Kikoski (dal 18 al 21 dicembre, Camera Jazz & Music Club). Gli ormai storici e forti legami del BJF con il Conservatorio troveran no inoltre riscontro nel concerto che si terrà il 26 novembre alla Sala Bossi, con la Big Band del Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna assieme al chitarrista Domenico Caliri. È una novità la partnership con l’Orchestra Senzaspine, che si concretizzerà nel concerto dell’orchestra di retta da Tommaso Ussardi l’11 novembre al Teatro Manzoni: in programma la celebre Rhapsody in Blue di Gershwin, la monu mentale Sinfonia n. 5 di Šostak óvic e una nuova opera per sas sofono e orchestra del giovane Luigi Grasso, con l’autore anche in veste di solista. ►RS

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Mingus Big Band

Padova Jazz Festival, itinerante e internazionale

OGNI SETTIMANA UNA TRIPLETTA DI SERATE CONSECUTIVE, CARATTERIZZATE DA UNA FORTE COESIONE TRA DI LORO.

Il Padova Jazz Festival 2022 sarà un percorso a stile li bero attraverso le innume revoli possibilità estetiche del jazz: star internazionali (Dave Holland, Kenny Garrett) e nuovi talenti emergenti (Joey Alexander, Joel Ross), per corsi nel miglior jazz italiano (Enrico Rava con Danilo Rea, Dario Deidda e Roberto Gatto; Gegè Telesforo; Claudio Fa soli; Roberto Ottaviano; Rug gero Robin; Piero Principi) e nel sempre più rilevante jazz al femminile (Linda May Han Oh, Melissa Aldana, Rossana Casale, Silvia Bolognesi).

La ventiquattresima edizio ne del festival si svolgerà dal 3 al 26 novembre: ogni set timana una tripletta di serate consecutive, caratterizzate da una forte coesione tra di loro. Di settimana in settimana, il festival cambierà inoltre re sidenza, toccando i principali palcoscenici cittadini (Teatro Verdi, Multisala MPX, Centro

IL SITO

Culturale San Gaetano) e sedi inedite per la manifestazione (l’Aula Rostagni dell’Univer sità degli Studi di Padova e l’Auditorium La Casa della Musica di Pianiga).

Il Padova Jazz Festival è or ganizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, con il contributo dell’Asses sorato alla Cultura e al Turi smo del Comune di Padova e il sostegno del Ministero della Cultura.

PRIMO SET: NUOVI TALENTI

Il primo ‘turno’ del Padova Jazz Festival 2022 si svolgerà

dal 3 al 5 novembre, con fe nomeni emergenti della scena statunitense e italiana.

In questa prima sequenza di concerti spicca la presenza del vibrafonista Joel Ross (il 5 novembre, Aula Rostagni dell’Università degli Studi di Padova): gli sono bastati tre dischi, usciti su etichetta Blue Note a partire dal 2019, per far capire che l’albero genealogico dei grandi vibrafonisti jazz ha trovato il suo nuovo discen dente, un artista a tutto tondo, solista fluente, leader creativo, compositore di spessore. Per chi cerca di individuare i feno meni musicali dell’immediato futuro, Ross è un ‘sorvegliato

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Inquadra il QRcode per il sito ufficiale del BJF 2022 Rossana Casale

speciale’.Lykos (in program ma il 4 novembre all’Audito rium La Casa della Musica di Pianiga) è un quintetto lucano di recente formazione votato alla connessione tra i linguaggi sperimentali e le radici sonore della sua terra: suggestioni me diterranee, jazz afroamericano e improvvisazione pura. Si esi birà assieme alla contrabbas sista Silvia Bolognesi, figura già ampiamente affermata in questo stesso ‘terreno di gioco’ musicale.

Non propriamente un esor diente, ma sicuramente un ar tista che capita raramente di poter ascoltare dal vivo nei festival nazionali, è il batte rista Piero Principi, al quale è affidata la serata inaugurale, il 3 novembre (Auditorium La Casa della Musica di Pianiga). Uomo dalle forti passioni (è un affermato fotografo e anche pi lota di rally), ha dato vita a un brillante organ quartet.

SECONDO SET: STAR DI OGNI ETÀ

Il secondo round del Padova Jazz Festival si svolgerà dal 10 al 12 novembre al Multisala MPX, con artisti di assai diver sa estrazione, accomunati da un semplice elemento: lo status di musicisti di culto.

Il 10 novembre salirà sul

palco il quartetto Aziza, con il suo impressionante cast: una all stars con Dave Holland al contrabbasso, Chris Potter ai sax, Lionel Loueke alla chi tarra ed Eric Harland alla bat teria. Da un simile quartetto ci si può bene attendere un jazz moderno e vibrante, dal beat fisicamente ed emotivamente travolgente. E per quanto il su pergruppo si presenti come una formazione paritetica, la figura di Dave Holland risalta inequi vocabilmente come ‘maestro di cerimonie’.

La serata dell’11 novembre porterà una rivoluzione anagra fica, con il trio del pianista in donesiano Joey Alexander. Ha appena 19 anni eppure già una lunga carriera e molti successi alle spalle: parliamo infatti del più brillante bambino prodigio

apparso nel mondo del jazz nell’ultima decade. Nel 2013 (appena undicenne) Wynton Marsalis lo invitò a esibirsi al Jazz at Lincoln Center: un’ap parizione che lo trasformò di colpo nella nuova sensazione della scena newyorkese. Da al lora il suo talento non si è mai smentito e, anzi, ha continuato a strabiliare: Joey si sta rapida mente trasformando da giova ne prodigio ad artista maturo.

Il sassofonista Claudio Faso li, protagonista il 12 novembre con il suo Next Quartet, rap presenta il lato colto del jazz italiano. Con Next si è aggiu dicato il Top Jazz 2021 per il migliore disco dell’anno: ci troviamo di fronte a un artista in pieno fulgore creativo.

TERZO SET:

ABBINAMENTI A TEMA

Per le tre serate previste al Teatro Verdi dal 16 al 18 no vembre il Padova Jazz Festival porterà il suo motore ai mas simi giri: ogni appuntamento prevede l’esibizione di due gruppi, in abbinamenti per nul la casuali.

La sera del 16 sarà dedicata al grande jazz italiano. Si inizia con il quintetto di Gegè Tele sforo, cantante dalle incredibili risorse vocali, celebre anche come personalità radio-televi siva. La sua musica è un funk aggressivo e purissimo, in cui gli elementi jazzistici si sal

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di Christine Grimandi Aziza - Holland Potter Loueke Harland

dano a una concezione ritmi ca dominata da un vorticoso senso del groove. A seguire un’abbagliante all stars con Enrico Rava, Danilo Rea, Da rio Deidda e Roberto Gatto: un poker di jazzisti italiani tra i più noti a livello mondiale.

Jazz al femminile la sera del 17. La bassista Linda May Han Oh è una delle prime scelte nella comunità jazzistica newyorkese, contesa tra i più im portanti artisti (a par tire da Pat Metheny, che l’ha voluta per il suo quartetto). Tra gli innumerevoli ingaggi trova comunque il tem po per portare avanti le sue formazioni, come il quartetto con cui si pre senterà al Verdi.

Rossana Casale sarà la seconda protagonista della serata. La celebre cantante, a pochi gior ni dall’uscita del suo nuovo disco, ne porterà in scena il program ma musicale dedicato a Joni Mitchell, stella assoluta del cantauto rato americano, capace di fondere folk, jazz, pop e rock nelle strofe

Garrett, sassofonista la cui fama rimane legata indissolu bilmente alla sua partecipazione alla band di Miles Da vis. Il suo quintetto, decorato dal tocco latineggiante delle percussioni, sa tra scinare il pubblico verso finali da stan ding ovation.

QUARTO SET: L’ETÀ DELL’ESPERIENZA

di una canzone. Il 18 sarà l’a poteosi del sax. La serata sarà aperta dal quartetto di Melissa Aldana, sassofonista cilena or mai ‘adottata’ dalla scena ja zzistica newyorkese. Nel suo stile pare non esserci frattura tra la grande tradizione e la contemporaneità.

Le darà poi il cambio Kenny

Tre musicisti che hanno portato alla perfezione il lin guaggio dei loro strumenti calcheranno il palco del Centro Culturale San Ga etano per le serate conclusive del festival.

Gil Goldstein ha sempre frequentato i ‘piani alti’ del jazz internazionale sia come strumentista (alternandosi tra pianoforte e fisarmonica) che come compositore e arrangia tore. Lo si ascolterà il 24 novembre in compagnia del sax di Pietro Tonolo, il contrabbasso di Marc Abrams e la batteria di Jorge Rossy: un inedito quartetto all stars nato da un incrocio di amicizie artisti che.

Di chitarristi pro digiosi e versatili come Ruggero Ro bin se ne trovano davvero pochi. La profondità della sua formazione, la va stità degli interessi, la tecnica ineccepi bile lo rendono un artista completo, che ha lasciato una traccia memorabile nel grande pop na zionale ma che si

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Linda May Han Oh Kenny Garrett

è cimentato ai massimi livelli anche in campo jazzistico. Lo si ascolterà il 25 alla guida del suo trio. Le recenti vittorie del Top Jazz per il miglior disco dell’anno (nel 2017 con Side ralis e nel 2020 con Resonance & Rhapsodies) hanno riportato sotto i meritati riflettori il sas sofonista Roberto Ottaviano.

Traguardi raggiunti assieme al suo quintetto Eternal Love, col quale si esibirà in un omag gio a Charles Mingus il 26 no vembre come ultimo appunta mento del festival.

ANTEPRIMA

Una serata musicale d’an teprima contribuirà a riscal dare l’atmosfera in attesa del festival. Il 27 ottobre al Caf fè Pedrocchi, il vibrafonista Giovanni Perin si esibirà con il suo quintetto, artefice di imprevedibili mescolanze sti listiche.

JAZZ SUONATO, SCRITTO E FOTOGRAFATO

Come ormai da tradizione, i concerti principali del Padova Jazz Festival saranno affianca ti dagli appuntamenti di Jazz@ Bar, che porteranno la musica dal vivo in numerosi locali del centro e della prima periferia.

Diversi appuntamenti esplo reranno altre forme artistiche che si sono lasciate permeare

dal fascino della musica jazz, dalla letteratura alle arti visive. Le Scuderie di Palazzo Moroni dal 7 al 30 novembre ospite ranno una mostra del fotografo Mirko Boscolo. Un’esposi zione personale degli scatti di Luciano Rossetti sarà invece allestita al Caffè Pedrocchi dal 27 ottobre al 29 novembre.

Anna Piratti creerà per il festival un dipinto-installazio ne al Museo Giovanni Poleni presso il Dipartimento di Fisi ca e Astronomia dell’Universi tà di Padova (dal 21 ottobre al 19 novembre).

Il 19 novembre al Caffè Pe drocchi, Flavio Massarutto e l’illustratore Squaz presente ranno il loro libro Mingus, una biografia a fumetti pubblicata da Coconino Press. ►RS

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Melissa Aldana Joel Ross

Presentato il debutto nazionale di Shrek - Il Musical

UNA PRODUZIONE TUTTA PUGLIESE DEL RIADATTAMENTO DEL FILM DREAMWORKS CAMPIONE D'INCASSI DEL 2001

Shrek - Il Musical TYAsbarca in Italia con una produzione tutta pugliese firmata MAT Entertainment e AncheCinema che debutterà in anteprima nazio nale il 27 ottobre, per poi rimane re in scena fino al 30 dello stesso mese, al Teatro AncheCinema di Bari. Riadattamento dell’omoni mo film DreamWorks del 2001 vincitore del Premio Oscar come Miglior Film di Animazione a sua volta basato sul libro illustrato di William Steig; la versione musi cal di Shrek ha debuttato, nella sua produzione originale, a Broadway nel 2008 per poiandare in scena nei teatri di tutto il mondo.

Spettacolo tout public, questa produzione di Shrek - Il Musical TYA targata MAT Entertainment e AncheCinema si avvale della collaborazione di alcune delle più rinomate eccellenze del terri torio pugliese in ambito artistico. Le imponenti scenografie fisiche e digitali, queste ultime basate sull’engine di videogiochi UNI TY, riescono a ricreare perfetta mente tutte le varie ambientazioni del mondo di Shrek: la celebre pa lude, la città di Duloc, il castello della Dragona, la Torre della Prin cipessa Fiona ed oltre venti altri cambi scena.

Scenografie rese più spettaco lari dagli effetti spe ciali Olografici in Holo-3D

Projection

Mapping e dalla pre senza del la celebre Dragona della lun

ghezza di 7 metri (la più grande al mondo mai realizzata per ShrekIl Musical) creata dai sapienti ma estri cartapestai del Carnevale di Putignano (Marino Scenografie).

Diretto da Angelo Lucarella e Anna Lory Fullone, il musical vanta le coreografie di Debora Boccuni, performer tarantina già Capo Balletto del Teatro Sistina di Roma, e la presenza di Michele Savoia - versatile attore pugliese vincitore del David di Donatello dello Spettatore assieme ai Me ControTe per Il mistero della scuola incantata – nei panni del protagonista di questa favola con temporanea.

Con trucco e make-up prosteti co, Savoia sarà affiancato da alcu ni tra i più talentuosi performer del mondo del musical ita liano e dalle eccellenze proveniente dalle più prestigiose accade mie nazionali del te atro musicale come la Bernstein School of Musical Theatre (BSMT) di Bologna,

l’International College of Musi cal Theatre di Roma, la Scuola del Musical (SDM) di Milano e la MAT Academy of Musical Thea tre di Bari.

MAT Entertainment è una nuova società italiana con sede a Mola di Bari di produzioni e ser vizi, che in stretto contatto con il West End londinese, punta a rea lizzare in Italia i maggiori successi di Broadway e di Londra. Tra le recenti produzioni si annoverano Pinocchio a Teatro e “abularium.

AncheCinema è una società attiva dal 2001 nella produzione di cine ma, audiovisivi, letteratura, even ti e spettacoli. Le sue produzioni cinematografiche hanno ricevuto numerosi premi come Miglior soggetto originale ai Nastri D’Ar gento 2004; Menzione speciale ai Nastri D’Argento 2010 e Award of Merit Win in the Fall 2010 Los Angeles Cinema Festival of Hol lywood e sono state selezionate da festival come la 67ª Mostra Inter nazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e Sacher Festival di Nanni Moretti.

56 ANTEPRIMA
di Silvia Arosio Michele Savoia Shrek "abbraccia" il Teatro Petruzzelli di Bari © Mara Salcuni
Digital Edition www.issuu.com/silviaarosio Facebook Riflettorisu Quotidiano on line www.silviaarosio.com Riflettori su... MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO I nostri Contributors MAURIZIO TAMELLINI DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA SIMON LEE PRODUCTION ORGANIZATION AND CASTING DIRECTOR CHRISTINE GRIMANDI MASSIMILIANO FUSCO WEDDING & BALLET PHOTOGRAPHERDOCENTI FORMATRICI CLAUDIA ROSSI & ANTONELLA LAZZARETTI MAESTRO DI CORO E DIRETTORE D’ORCHESTRA GIANMARIO CAVALLARO LUCA VARANI GIORNALISTA MUSICALE E BLOGGER DI SONAR PRODUCTION DESIGNER ANTONELLO RISATI MAKE UP ARTIST ANGELA VALENTINO

Enrico, Elda e Fulvio, l 'artisticità degli Sportiello

Noi danzatori abbiamo alle spalle un bagaglio cultu rale ballettistico o di pa rentela con le arti; si inizia per caso, soprattutto chi intraprende l'arte tersicorea. Personalmente, ne so qualcosa, come molti altri miei colleghi che si sono trovati in sala ballo senza desiderare di fare il ballerino, ma catapultati in un mondo, a volte sconosciu

to, trovando la propria arte, iniziando a cono scere e scoprendo il pro prio talento e le proprie attitudini in questo nostro mondo, fatato per molti..., ma non per tutti.

Oggi vi parlo di Enrico Sportiello, milanese, classe 1931, che nel primo dopoguerra, tramite la conoscenza di un elet

tricista all'interno del Teatro alla Scala, fu invitato a presentarsi all'ammissione della rinomata scuola di ballo.

Iniziò così, nel lontano 1947, la sua lunga ed importante car riera artistica che, da Perito in dustriale, lo portò a trasformarsi in uno dei massimi esponenti del balletto italiano. Fu il coreografo Leonide Massine che valorizzò il suo talento e scoprì in Lui le doti di mimo e ripetitore dei suoi balletti.

Fu senza dubbio uno dei dan zatori più caratteriali del mo mento, amato in Italia e oltre confine. Primo ballerino nei più grandi Teatri Lirici italia ni; a Trieste e a Torino ebbe la nomina a coreografo negli anni 1963/'69 e poi al Teatro Carlo Felice di Genova e al Festival di Nervi.

Fu Assistente alla regia per molte principali opere con re gisti come S. Bolchi, M. Wal lman ecc..., maître du ballet e Direttore al Teatro Comunale di Firenze e poi al Comunale di Bologna fino agli anni '80. Inoltre, divenne Direttore Orga nizzativo dell'Aterballetto e con

58 IL DANZATORE
IL DIRETTORE ARTISTICO DEL "FESTIVAL DEI 2 MARI" E DEL " SAN MARINO DANCE FESTIVAL" SI RACCONTA

Susanna Della Pietra, Docente di Labanotation (la scrittura del la danza) ed ha fondato il Dance Center Studio di Torino.

Furono molti i grandi eventi che Lui organizzò e portò l'arte della danza oltre i confini na zionali con grande passione e dedizione. Ebbe moltissimi ri conoscimenti come: Premio di Chiara Fama all' Accademia Nazionale di Danza di Roma, Premio dal Comune di Milano per il suo 25° anno di attività (1985) e Onorificenza di Cava liere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 1988 e nel 1996 Premio L. Massine Arte Danza, Positano.

È inoltre annoverato nell'En ciclopedia dello Spettacolo, un vanto che pochi possiedono.

Sono riuscito a conoscere Enrico, danzando, quando Egli rimontò per il Teatro alla Scala negli anni '90 il Tricorno, al Te atro Lirico di Milano con scene e costumi di Pablo Picasso.

In quei tempi il repertorio scaligero era all'avanguardia nelle produzioni ballettistiche, ma aveva un occhio di riguar do anche per tenere "in vita" un repertorio con balletti degli anni passati.

Enrico si sposò a Verona, mia città natale, nel 1956 con Elda, un soprano lirico conosciuta nell'ambito artistico dell' Are na di Verona. Enrico era solito nelle lezioni di danza osservare

sempre la dan zatrice dell'ul tima fila, era una sua prero gativa che lo portò insieme a Ugo Dell'A ra a scoprire il giovane talen to Carla Frac ci.

Divenne papà di Fulvio, un figlio d'arte che non seguì le orme dei ge nitori perché questi ultimi, gli impediro no di fare la sua carriera artistica; non volevano che il proprio fi glio intrapren desse la vita da girovago come avevano fatto loro. Gli anni trascor sero inesora bilmente, ma nel 2020, in pieno Lockdown, Fulvio, un po’ per scherzo e un po’ per riempire le noiose giornate chiusi in casa, mise on-line delle foto che ritra evano suo padre in attività nei vari Teatri.

In pochi giorni molte persone si riconobbero in quelle foto e iniziarono a mandargli del ma

MAURIZIO TAMELLINI

• Inizia i suoi studi accademici nel 1974 a Verona, sua città natale. Entra all'Ac cademia Nazionale di Danza di Roma, nel Gruppo Stabile A.N.D., nel Ballet Classique de Paris, Arena di Verona, Teatro Comunale di Firenze e nel 1980 nel corpo di ballo del Teatro alla Scala per quasi 30 anni.

• Solista del Ballet National de Marseille R.Petit. Direttore Artistico Danza del Balletto di Varese, del Teatro V.Alfieri di Cast./Garfagnana (Lu), Performing. A.A. Moveon di Milano e dal 2020 del Festival dei 2 mari di Sestri Levante (Ge).

• Firma per la danza, i costumi per Workshop con il Teatro alla Scala e una t-shirt per la linea Porselli" Prende parte a diversi programmi televisivi su RAI2 e a numerose altre interviste su varie piattaforme. Maitre de ballet e Presidente di Giuria in prestigiosi Concorsi di danza nazionali e internazionali.

• Nel 2019 pubblica il suo primo libro,Nonsola(mente)danza. Collabora con scuole e Accademie, promuove stage, rassegne, master-class, lezioni private e prepara allievi/e per audizioni e Concorsi.

teriale: a poco a poco si molti plicarono le richieste su FB di poter inserire anche loro delle foto e piccoli video. Fu un gran dissimo e inaspettato successo. Ad oggi si contano più di 2000 iscritti, tutti appassionati, com preso me.

Mimmo del Prete e il compo sitore Marco Schiavone posseg gono una infinità di foto e filmati che Enrico, gelosamente, ha ar chiviato per anni i suoi lavori.

Con questo espediente molti danzatori, registi, e molti altri addetti allo spettacolo hanno tro vato un modo per valorizzare e per non dimenticare quel mondo e quelle generazioni, che in que gli anni sono scomparsi e, grazie a Lui sono riusciti a rientrare in scena e di non essere dimenticati nei fasti e nei successi di una vita trascorsi sulle assi di molti palco scenici.

Grazie Enrico.►RS

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di Maurizio Tamellini

Arte per crescere: percorsi creativi multidisciplinari

UNO SGUARDO SULL'AZIONE FORMATIVA COME LABORATORIO DI RICERCA SPERIMENTAZIONE E PARTECIPAZIONE DIDATTICA

Nei nostri articoli prece denti abbiamo spesso posto l’accento sul ruo lo educativo della danza come strumento di conoscenza di sé e di relazione.

Più in generale possiamo parlare di Arte nelle sue più svariate espressioni (arti vi sive, danza, musica, teatro) come veicolo di crescita in dividuale ed evoluzione so ciale.

Toccare l’arte significa col tivare il senso della creatività, dell’iniziativa, conoscere e dialogare con le emozioni e sviluppare empatia, autono mia, sspirito critico e riflessi vo, qualità che si traducono in libertà di pensiero e azione,

Nella dimensione di dattica l’accento si pone sul valore del processo creativo e sull’interdisci plinarietà al fine di spe rimentare linguaggi diffe renti, mediazioni e punti di contatto, ma soprattutto di ar rivare a vedere da più prospet tive la medesima questione, integrandole poi in un unico progetto finale.

Educare alle arti è educare all’ascolto di sé e dell’altro, imparare a relazionarsi con l’umanità e la sua storia attra verso sensazioni ed emozioni, aiutare i bambini a trovare non un modo “giusto”, ma il pro prio modo per esprimersi e co municare.

Per approfondire questa vi sione pedagogica dell’arte, ab biamo pensato di intervistare due importanti artisti, Mario Piazza, coreografo internazio nale e docente di composizione presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, e Ludovic Party, coreografo e Maître de Ballet in prestigiose compa gnie in Italia e all’estero, ide atori e curatori del progetto Tikva, un interessante percor so educativo artistico multidi sciplinare per l’infanzia, che si svolge presso il Centro di Cultura Ebraica Il Pitigliani di Roma. Una ricerca che si avva le della collaborazione di più artisti, tra cui gli stessi Mario Piazza e Ludovic Party, insie me ad Antonella Lazzaretti, danzatrice e insegnante, e Mar co Schaufelberger, scenografo e docente di Spazio Scenico presso l’Accademia Nazionale di Danza.

Come nasce l’idea di que sto progetto?

MP: l’idea nasce dall’esi genza di creare un percorso didattico legato alla sensibiliz zazione dei bambini, attraver

60 DIDATTICA
Claudia Rossi Antonella Lazzaretti

so le arti performative, verso la conoscenza e l’interpreta zione del patrimonio culturale musicale, letterario ebraico. Interpretare le antiche favole ebraiche.

LP: il desiderio di condivi dere la mia esperienza artistica con i bambini è stato il motore per ideare questo progetto che vede coinvolti sia i bambini del Pitigliani che le loro edu catrici.

Come coreografo, cosa ritrovi del tuo processo creativo lavorando con i bambini e cosa hai dovuto modificare?

CLAUDIA ROSSI

• Danzatrice, assistente coreogra fa e coreografa per televisione, teatro e cinema. Laureata presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma per l’insegnamento delle di scipline coreutiche, indirizzo Danza Contemporanea.

• Grande è l’attenzione verso la Pe dagogia della Danza intesa come continua ricerca ed evoluzione del movimento e della sua trasmissione.

• Svolge una intensa attività di insegnamento con stage e corsi di formazione professionale e ag giornamento insegnanti su territorio Nazionale.

MP: i bambini insegnano ai creativi come improvvisare, e siamo partiti proprio dall’im provvisazione attraverso il gioco del teatro, il movimento creativo, colorare lo spazio, realizzare tele rappresentative dei racconti. Un processo cro mocoreografico , rappresen tare i colori significanti delle favole.

LP: trovo sia molto diverso l’approccio con i bambini, ri spetto ai danzatori adulti pro fessionisti. Con i bambini bi sogna andare un gradino alla volta e dare loro input molto chiari, seguendo allo stesso modo la loro evoluzione du rante la classe.

Quale strada state percor

rendo per dare unitarietà ad un progetto che coinvolge ar tisti di diverse discipline?

MP: il progetto prevede la

ANTONELLA

LAZZARETTI

• Danzatrice, insegnante, laureata presso l’Accademia Nazionale di Danza per l’insegnamento delle di scipline Coreutiche, indirizzo danza contemporanea.

• Dal 2017 è docente a contratto nel progetto EducANDo in Danza, Accademia Nazionale di Danza.

• È membro del consiglio direttivo della DES, Associazione Nazionale Danza Educazione Società.

• Svolge un’intensa attività di inse gnamento della danza in differenti contesti educativi e in numerosi corsi di formazione per insegnanti sul territorio nazionale.

collaborazione tra quattro pro fessori che, basandosi tutti su un unico processo creativo, lavorano con bambini che non hanno mai studiato danza o musica per portarli ad una idea di performance che possa farli esprimere, stimolando sogno e immaginazione. Torniamo al sogno creativo.

LP: si fonderanno le diverse discipline in un momento cre ativo e performativo che vedrà protagonisti i bambini stessi a fine anno al Centro Il Pitigliani.

Che cos’è per te la danza?

MP: la danza esprime il sen so delle cose , il senso stesso della vita.

LP: la danza è un insieme di ritmo, equilibrio, musicalità e respiro, in una parola Vita. ►RS

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di Claudia Rossi e Antonella Lazzaretti

Il jumpscare nell’horror

IN VIAGGIO CON LA MAKE UP ARTIST ANGELA VALENTINO NEL MONDO DEL TRUCCO ARTISTICO

La notte si avvicina e siamo davanti all’ennesimo film horror. Il silenzio si muove lento, tutto tace. A questo punto, un sottile presagio si insinua, il timore ci solletica, ma è anco ra insicuro. Nulla si manifesta, nulla accade... ma ecco che di colpo la musica irrompe vigoro samente sull’impeto terrificante di un’immagine ravvicinata, una sagoma sfocata, un’orrenda vi sione che si palesa davanti a noi, si butta a capofitto nei nostri oc chi, cogliendoci di sorpresa.

Tratteniamo il respiro, che tocca il nostro profondo, in un momentaneo impedimento. Il battito accelera, mentre affon diamo nel petto. Tremiamo. Un istante. Vorremmo urlare. Rea gire. Per un istante siamo assorti in questa sensazione, pregna di paura eccitata. Ebbene: abbiamo appena fatto un’esperienza di ciò che viene chiamato jumpsca re, letteralmente salto - spavento

o tradotto spavento di soprassalto.

Largamente utiliz zato nei videogiochi e nella cinematogra fia horror, si affida a una combinazione ipnotica di tensione e suggestione, che con ducono gradualmente verso una liberatoria e fulminea scarica di adrenalina. È come trovarsi in una giostra. Ognuno è seduto sul proprio seggiolino con le gambe a pen zoloni nel vuoto e lo sguardo rivolto verso una voragine sotto di sé.

Entro pochi secondi, la giostra continuerà la sua corsa, planan do nell’oblio, ma non si sa con certezza quando verrà. Ecco, il momento della partenza, lo stacco improvviso da una sen sazione di precedente sicurezza, attiva la tecnica del jumpscare. Ed è proprio qui che si crogiola

la tecnica fondativa del cinema horror.

Perché il jumpscare è immor tale? Un jumpscare non può essere un jumpscare senza un trucco cinematografico, ne per derebbe il sapore.

Un trucco cinematografico così longevo affida la sua im mortalità a una funzionalità sempre efficace.

Nei film horror, si usano spes so gli effetti “Estemporanei” ov vero tutti quegli effetti speciali che non si devono preparare in laboratorio, ma si creano e si applicano direttamente sul set. Sono effetti di veloce attuazio ne e non richiedono la presenza dell’attore in laboratorio. Tutti

IL SITO

62 LA TRUCCATRICE
Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Angela Valentino

questi effetti tridimensionali, non sono solo pittorici, ma l’uso del colore è comunque di vitale importanza, poiché con esso si può dare credibilità alla materia: una ferita, per esempio, è com pletata dal chiaroscuro pittorico, che ne garantirà la veridicità fotografica. Per questo è ne cessario che la valigia di trucco sia completa e che si disponga di una altrettanto completa do cumentazione fotografica (ad

ANGELA VALENTINO

• Angela Valentino una giovane Make up artist italiana con una forte inclinazione per le arti del makeup.

• La sua passione è iniziata con le arti dello spettacolo duran te il liceo artistico. Laureata in Scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e diplomata in Truccatore artistico alla BCM Cosmetics di Milano. Successivamente, ha lavorato per diversi teatri, televisione, ci nema e moda.

• Ha vinto due premi come miglior truccatrice a Los Angeles e a New York. Ora vive da sei anni a New York.

esempio un libro di medicina legale o di dermatologia).

Dal punto di vista della qua lità, questi effetti speciali ci permettono di ottenere grandi risultati: l’unico inconveniente è che non sono ripetibili, poiché la loro riuscita sul set è casuale: una ferita preparata con il latti ce, ossia il metodo estempora neo, sarà inevitabilmente diver sa ogni volta.

Questo pregiudica l’uso di questi effetti speciali, qualo ra fosse necessario ripetere la scena a giorni di distanza; in questo caso è sempre preferibile utilizzare una protesi.

Utile infine considerare che questi effetti non sono mai modellabili: per esempio, fosse richiesto un ta glio sotto al qua le sia visibile una struttura muscola re, si dovrà neces sariamente ricorrere a una protesi.

Il cinema lavora così

sulla mente e trasforma il suo immaginario in una contempla zione solo all’apparenza disinte ressata. Sicuramente il trucco ne fa la sua buona parte.

Ricordiamo sicuramente al cune delle famosissime scene come Venerdi 13(1980) di Sean S. Cunningham e all’immanca bile maschera bianca di Jason o infine la famosissima scena nella doccia in Psyco di Alfred Hitchcock del 1960. ►RS

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di Angela Valentino

Il costumista: artista o artigiano di livello?

DALL'IDEAZIONE ALLA REALIZZAZIONE DEI COSTUMI SCENA PER IL TEATRO

Il lavoro del costumista ha cer tamente molto fascino in tutti i suoi ambiti ma è bene inizia re a capire quanto studio e pre parazione siano necessari prima di decidere se intraprendere o meno questa strada.

Per cominciare farei una ri flessione sul fatto che questo lavoro è uno dei pochi rimasti che si evolve a livello estetico, seguendo i dettami delle epoche, ma resta un campo attualmente libero dall'uso della tecnologia. Ancora oggi, infatti, per rea lizzare i bozzetti, al costumista è permesso utilizzare carta e matita. Computer e programmi grafici sono una libera scelta. I bozzetti servono per mostrare al regista e alle sarte l'idea e uno dei momenti di massima espres sione creativa.

In questa rubrica dedicata al costume tratterò una delle prime fasi di questo lavoro, dal mo mento in cui si raccolgono tutte le informazioni necessarie, al momento dell'ideazione vera e propria. La figura del costumi

sta, nei secoli della sto ria del teatro, è sempre stata poco considerata e sottovalutata sebbene ol tre ad occuparsi di vestire i personaggi dando loro un colore, una connotazione e, oserei dire, anche un'idea del la loro psicologia, il costumista contribuisce in modo incisivo nell'estetica di tutto lo spettaco lo.

Il costume esprime la visione registica e la traduce in concreto, utilizzando le infinite possibilità che i suoi strumenti espressivi offrono: colore, tipo di tessuto o materiale e taglio. Inoltre, si as sume una grande responsabilità sia sul particolare, dando colore ad un personaggio, che sul ge nerale nell'impatto della visione scenica. Dunque, la domanda che spesso ci si pone è se un costume-designer sia un artista, un artigiano di alto livello o un semplice esecutore.

Il referente del costumista è il regista che possiamo immagi nare come un vero e proprio so

vrano. Egli è la mente di tutto e ha la visione d'insieme. Questo, però, non preclude ad un costu mista di proporre le proprie idee.

Un esempio che può rendere l'i dea è il mio personale approccio all'opera Il Rigoletto di G. Verdi.

Quando ho affrontato questo ca polavoro, che da libretto ha una precisa ambientazione storica, ho avuto indicazioni dal regista di attenermi ad essa. Pertanto dovevo “raccontare” i personag gi con abiti cinquecenteschi. Ma leggendo la storia, che è ambien tata in una corte di uomini perfi di, intriganti, maligni, meglio de finita “vil razza dannata”, il mio impulso è stato quello di dargli carattere rappresentandoli come

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale

64 LA COSTUMISTA

uccellacci, corvi, avvoltoi, senza però tradire l'epoca che il regista voleva rispettare. Dunque, ho gonfiato i petti dei farsetti, ho esasperato le linee dei pantaloni creando una similitudine ai pet ti di uccello e ho posto sui volti maschere con becchi arcuati e piumaggi. Anche il costumista quindi può dare un’impronta personale alla visione finale del lo spettacolo.

Danilo Donati, che è stato uno dei nostri grandi costumisti (l'I talia ha una ricca storia anche in quest'ambito di nicchia) reinven tava in modo totalmente perso nale le epoche utilizzando anche materiali diversi, quasi di riciclo. Ad esempio, nel film Medea di Pier Paolo Pasolini, La Callas nei panni di Medea è una maga coperta di ammennicoli che ri

chiamano qualcosa di ancestra le. Pendagli e amuleti di totale invenzione del costumista.

Un altro gigante del mondo del costume è stato Piero Tosi che ho personalmente conosciu to molti anni fa. Eravamo nella storica sartoria Tirelli e lui, ve dendomi ancora giovane e vo lenterosa, mi confessò che non ne poteva più di essere ricordato sempre per i costumi del Il Gat topardo di Luchino Visconti.

Diversamente da Donati, Tosi ha usato la sua arte per mo strarci una ricostruzione storica assolutamente fedele. La sua impronta è distinguibile dall'ele ganza, dall'uso del colore senza una reinterpretazione del taglio o delle forme. Certamente Vi sconti, con cui lui ha realizzato parecchi lavori, voleva darci uno

spaccato veritiero delle epoche. Ma Tosi, anche con questa “re strizione” è riuscito a rendere indimenticabili i suoi costumi nella mente dello spettatore tal mente tanto da doversene poi la mentare come nel caso del film

Il Gattopardo.

Abbiamo avuto costumi fir mati da Picasso, Guttuso, Balla; Depero e tanti altri, i quali hanno mostrato come anche il costume possa essere un'altra forma di espressione creativa e artistica. L'arte, è certo, trasmette bellez za ed emozione con qualsivoglia linguaggio quindi anche quello del costume che ci regala piace re visivo per un solo momento o per qualche ora, nascondendo, come spesso accade in tutte le forme artistiche, un lavoro dura to anche parecchi mesi. • RS

SONIA CAMMARATA

• Dopo essersi laureata all’Accademia di Belle Arti di Palermo, ha debut tato nel Pollicino di H. W. Henze al Teatro Massimo di Palermo a soli 23 anni. Inizia dunque un’intensa attività di costumista. Collabora per il cinema.

• Nel 2003, trasferitasi a Roma realizza i costumi per l’opera Candide di L. Bernstein, L’Impresario Teatrale di W.A.Mozart e tutte le opere messe in scena al Teatro Antico di Taormina realizzando per intero i bozzetti da lei disegnati: Medea di L. Cherubini, Tosca di G. Puccini, Aida, Nabucco e Rigoletto di G.Verdi, Norma di V. Bellini, Carmen di G.Bizet, Le Villi, Edga, Madama Butterfly, Turandot e La bohème di G.Puccini, Il Barbiere di Sivi glia di G. Rossini, Don Giovanni di W.A. Mozart, Cavalleria Rusticana di P. Mascagni e Pagliacci di R. Leoncavallo.

• Crea sin dal 2007 una sua sartoria a Roma. Ha lavorato nei teatri di Spagna, Brasile, Francia, Malta, Turchia, Cina.

• Numerose le critiche positive (L’Opera, Corriere della sera, Messaggero, la Sicilia, io Donna..)

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di Sonia Cammarata

Quando lo scatto diventa "spettacolare"!

UN TUFFO NEL MAGICO MONDO DELLA FOTOGRAFIA DI SCENA...

Il primo articolo che mi pia cerebbe presentarvi riguarda una parte importante del mio lavoro, ovvero la “fotografia di scena” da non confondersi con la “fotografia”, quella per capir ci dei “direttore della fotografia” che risulta estremamente impor tante per la riuscita di un film o di uno spettacolo teatrale, perché è colui che decide, attraverso la gestione delle luci, il mood di un film.

Il lavoro del fotografo di scena, si muove su due binari paralle li. Da un lato c’è la necessità di documentare ciò che accade in scena e nel backstage durante le riprese (anche come memoria storica) o uno spettacolo teatrale ma dall’altra parte c’è la necessi tà di fare tutto ciò senza che que sto porti ad intralciare il lavoro degli altri o disturbare il pubblico durante una rappresentazione te atrale.

Una volta per evitare il rumore dello scatto, venivano usate delle particolari protezioni per attenua re il rumore stesso, molto sco

mode da utilizzare, ora con la tecnologia a di sposizione tutto questo non è più necessario. Quindi tra le capacità del fotografo di scena, ol tre a quella di saper cogliere i momenti giusti, deve esser in grado di mimetizzarsi con l’am biente circostante.

Quindi il ruolo del fotografo di scena è molto particolare ed al contempo delicato ma tutto questo non è molto “racconta to”, ovvero non c’è una grossa considerazione di questo lavoro. Viene usato solo come un mero strumento di marketing non com prendendone la sua grande im portanza, anche per gli aspetti di comunicazione.

Da una parte abbiamo, come già scritto, documentare ciò che succede ma dall’altra deve ave re la capacità di dare un senso ed una propria interpretazione a ciò che accade in scena, cha sia un palco teatrale o un set cine matografico. Per esperienza per sonale, che riguarda il teatro, in

quanto non ho mai avuto l’oppor tunità di lavorare come fotografo di scena per produzioni cinema trografiche/televisive, gli scatti più intensi sono stati quelli del backstage o di uno spettacolo ma da dietro le quinte.

Scattando da dietro le quinte, durante la rappresentazione, si ri escono a produrre immagini che hanno una potenza incredibile, danno la possibilità allo spettato re che vedrà quel tipo di servizio, un secondo punto di vista, cose che non si riesce a vedere dalla platea, immagini che hanno la forza di emozionare molto di più rispetto a quelle fatte dal fondo sala.

Altra situazione, dove il lavoro

IL SOCIAL

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66 IL FOTOGRAFO

del fotografo di scena può esalta re la comunicazione visiva di uno spettacolo è poter fare il servizio dello spettacolo durante le prove generali, con la possibilità di po terlo fare da sopra il palco, poter girare tra attori e scenografie, es sere nel vivo dello spettacolo.

Nel mio lavoro ho la possibili tà di “interagire” con gli attori in scena durante le prove degli spet tacoli dell’accademia teatrale del Brancaccio, la Stap. Quei servizi hanno punti di vista che nessun servizio classico riesce a darti. Si vive all’interno dello spettacolo e questo nella fotografia emerge, perché lo scatto ha una vita tutta sua

Nel backstage invece ci si tra sforma in dei reporter, documen tando ciò che succede, dai mo menti di tensione piuttosto che svago, che servono a scaricare la

chiudono il senso del lavoro del fotografo di scena. Un jeté, una presa a due rimarrebbero solo ne gli occhi degli spettatori ma con la fotografia questi gesti vivranno per sempre.

Per concludere, il ruolo del fo tografo di scena è uno dei ruoli fondamentali e di supporto per

tutto quello che riguarda la parte visiva, comunicativa e di archi vio di uno spettacolo, sia esse cinematografico che teatrale. Da questi servizi alcuni volte posso no venire fuori anche scatti per la realizzazione dei manifesti o del le locandine. L’obiettivo finale è trovare il giusto equilibrio tra la creatività del fotografo stesso e il reportage, proprio per dare una panoramica complessiva della rappresentazione.

Ultimo pensiero personale, qualche tempo fa mi trovai a parlare con un light design che considerava il nostro lavoro “pa rassita”, perché sfruttavano il la voro altrui (ora tralasciando che ogni maestranza ha un ruolo ben specifico all’interno di una rap presentazione), la mia risposta fu abbastanza lapidaria: "Esaltiamo e rendiamo eterno il vostro lavo ro" • RS

tensione, gli attori che controlla no gli ultimi piccoli dettagli, i tec nici che finiscono di assemblare una scena tra un tempo e l’altro, i momenti di concentrazione o di riscaldamento, l’attesa dell’entra ta in scena, dove si percepisce la massima concentrazione dell’at tore.

Ricordo una foto di Gene Schiavone, un fotografo di dan za americano, che una volta uscì con un post sui social con una didascalia che recitava “Without the photographer, it never hap pened”, poche parole che rac

MASSIMILIANO FUSCO

• Mi chiamo Massimiliano, papà di due fantastici bimbi, appassionato di F1, bici e corsa, nella vita mi occupo anche di fotografia. Sempre appassiona di fotografia, nel 2015 ho cercato di trasformare questa passione anche in un lavoro.

• Contrariamente a molti colleghi, non ho una formazione “canonica”, niente scuole di fotografia, workshop o altro. Ho studiato da solo e con tinuo a farlo ed al contempo cerco di sperimentare il più possibile.

• Mi occupo, insieme ad Elisa, l’altra fotografa dello studio, principal mente di fotografia di scena, lavorando per il gruppo Brancaccio dal 2016, e di wedding, due ambiti che sembrano lontani tra loro ma hanno moltissime similitudini.

• Da qualche anno porto avanti un progetto che lega la danza classi ca, di cui sono un grande appassionato, alla mia città, Roma.

Un progetto che è cresciuto tanto nel tempo nonostante le grandi dif ficoltà incontrate nel poter scattare in strada, non sempre pulite, non sempre in ordine, come una capitale europea dovrebbe poter avere.

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di Massimiliano Fusco

L’antico teatro di Aspendos

IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA I "TESORI" TEATRALI

Continua il nostro viaggio nelle bellezze dei teatri dell’antichità, scopren do sempre delle nuove storie e degli interessanti luoghi, dove il tempo sembra fermo…

Ci troviamo nel sud della Tur chia, nella città di Aspendos, che fu fondata dal popolo degli Ittiti e portava il nome di Belkis, ma fu con il regno dell’impe ratore Marco Aurelio (161-180 d. C.) che divenne un centro di smistamento merci, vista la sua posizione strategica, testimonia ta anche dalla costruzione di un

importante teatro. Questa opera grandiosa fu volu ta proprio dall’imperato re ed ancora oggi fortu natamente viene usata per mettere in scena spettacoli.

Infatti, da metà giugno a metà agosto, in piena stagione estiva, si può godere della gran diosa manifestazione Aspendos Opera & Ballet Festival; ovvia mente, gli spettacoli si svolgono all’interno del meraviglioso te atro, rivivendo le antiche emo zioni di un tempo. Ma torniamo alle caratteristiche del teatro.

Fu costruito da Zenon, figlio di Teodoro di Aspendo, archi tetto locale, durante il regno dell’imperatore romano Marco Aurelio, come dicevamo all’i nizio; è uno dei teatri conservati meglio del mondo romano. Il suo muro e la sua cavea sono in condizioni a dir poco eccellenti come potete notare dalle fanta stiche immagini. Anche la galle ria superiore, con arcate, è prati camente intatta e ben conservata fino ad oggi.

Legata al teatro e al suo ar chitetto è nota una leggenda che

ANTONELLO RISATI

• Assistente Scenografo: 2000 teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 tea tro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi;

• Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney),

2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga

2021 Design Wellness Manini Group

2022 Design Themed Area Bosco delle Favole

68 LO SCENOGRAFO

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori

coinvolge il re di Aspendo e la sua incantevole figlia e l’amo re per il suo paese... Un giorno il re dichiarò al suo popolo che avrebbe dato in sposa sua figlia alla persona che avrebbe reso il servizio più vantaggioso alla cit tà. I pretendenti alla figlia del re cominciarono quindi a pensare ai possibili progetti interessanti.

A questo concorso partecipa rono anche due fratelli gemelli architetti, che realizzarono due opere architettoniche importan ti che ad oggi sono ancora in “competizione”, sia come splen dore sia come funzionalità: il te atro e l’acquedotto.

Il re per primo prese in esame l’acquedotto e ne rimase entu

siasta: grazie a quest’opera, si ri usciva a portare l’acqua da terre lontane e si soddisfaceva il biso gno d’acqua di tutta Aspendos.

Sembrava essere la scelta giusta, ma il re era noto per essere equo: quindi prima di prendere questa importante decisione, decise di visionare il teatro.

Il re fu affascinato anche dal teatro, era un capolavoro di ar chitettura: salì le scale dell’e dificio e cominciò a godersi la visione dell’intero teatro dall’al to… in quell’istante, un sussurro lo spaventò e udì una voce ben chiara che diceva: “Deve spo sare sua figlia con me”! Cercò

di capire da dove provenisse la voce e scorse un piccolo uomo al centro del palco sottostante.

Guardando bene era proprio l’architetto del teatro, che ag giunse: “Sono innamorato del la figlia del re, ispirato dal mio amore per lei, ho realizzato que sto teatro…”

Questa acustica fantastica, in anticipo sui tempi, influenzò la decisione del re: in questo modo Aspendos avrebbe potuto far sentire lontano la sua voce! Tut to ciò ebbe una grande influenza sul re che decise di far sposare la sua amata figlia all’architetto Zenon!Alla prossima! ►RS

69
di Antonello Risati
IL VIDEO

Sebastian Roberto Matta, la “vera pittura”

CON LA SUA OPERA, L'ARTISTA CILENO, INFLUENZÒ L’ESPRESSIONISMO ASTRATTO AMERICANO

Questo mese, torniamo al surrealismo e alla surrealtà, scopriremo un artista dalle mille sfaccetta ture che, tramite le sue parole ci porta al concetto di “vera pittura” e della parola arte... Protagonista del tardo surrea lismo, Sebastian Roberto Mat ta, influenzò con la sua opera l’espressionismo astratto ame ricano.

Ma tornando al concetto di opera d’arte e della funzione dell’artista, capiamo cosa ci vuol dire il nostro artista dal le sue parole: «Che significa la parola arte e la definizione di ''vera pittura"? Io so che all'origine di questa parola c’è stato il mondo, sì, la mia

fortuna di essere nato in Cile da una famiglia di baschi: gente che è sempre partita da qualche parte per andare altrove, più erran te che emigrante, e che non si identifica mai completamen te, e neanch'io, con una fauna, come fa quello che è vissu to per generazioni sulla stessa terra, e per lui un albero è quell'albero, le pietre sono quelle pietre, il mare quel mare. Per me tutto era un po' inco

70 PAROLE D'ARTISTA
Psychological morphology, 1938 Sebastian Roberto Matta

scientemente qualcosa che non era mio, era l'estraneità...

Ma lei capisce quello che sto dicendo? Perché quando dico che sono molto vecchio è perché io non uso le parole di oggi, questo linguaggio dei media; perché l'artista è uno che sempre cerca un linguag gio, non è uno che produce og getti d'arte ma vuole che cambi il concetto di arte».

L’artista che non si erige ad

artigiano ma a qualcosa di più è in questo passaggio Matta lo spiega molto bene, ma tor niamo a lui e alle sue parole. «Cerca l'estremo possibile di coscienza dell'universo nel quale siamo, e rifiuta di esse re come tutti. L'artista è un rivoluzionario. Io sono un ri voluzionario. La vera pittura ... Io per esempio non dipingo per gli uomini. Dipingo per la terra, per le rocce, per una

specie di idioma originale del le origini. Il mondo in cui mi è toccato di vivere è un mondo che parla, pieno di rumori, e allora che fa l'artista? Quello che fa il musicista con i rumo ri: ne trae dei suoni che soltan to se sono collocati in un certo modo possono diventare musi ca. Il pittore dovrebbe trarne delle forme che, piuttosto che raccontarti un fatto, cambiano la direzione che sta prendendo la tua coscienza. Se non influ isce sul come sta crescendo la tua coscienza dell'univer so non si può parlare di arte. L'arte è una cosa più profonda del divertimento».

L’arte è una cosa seria… non raccontare un fatto ma un qualcosa in più: è uno dei passi importanti del periodo storico vissuto dall’artista!

L’arte alcune volte sembra un labirinto da dove non è faci le uscire però trovando la stra da giusta tutto è possibile! Alla prossima! ►RS

The Earth is a man, 1942

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di Antonello Risati Blue composition,1937

Premio Riflettori su... Magazine: onore ai vincitori!

IL PRIMO CONCORSO ROBERTO FASCILLA HA VISTO, TRA I VARI RICONOSCIMENTI, UN PREMIO DELLA CRITICA TARGATO RIFLETTORI SU...

Il Maestro Maurizio Tamelli ni, contributor del giornale, nel corso del Primo Concorso Roberto Fascilla, che si è tenuto il 5 giugno a Genova, con la di rezione Artistica di Guendalina Fazzini e dello stesso Tamellini, ha voluto assegnare il Premio della Critica Riflettori su... a Celeste Vaccalluzzo, che studia presso Arti’s, scuola d’Arte e Spettacolo.

Lieti, tutti noi della Redazione del magazine mensile che state leggendo, di supportare l’arte e la cultura anche con queste ini ziative, volte a dare spazio ai nuovi talenti e dare voce agli artisti del futuro. Per questo, ol tre alla targa, abbiamo regalato un’intervista alla scuola vincitri ce, parlare del Premio.

Come siete venuti a cono scenza del Concorso?

Noi abbiamo delle persone nel nostro team che sono alla conti nua ricerca sul web dei concor si e manifestazioni per noi più interessanti e adatte allo spirito con cui ci approcciamo al mon do della danza.

Cosa avete deciso di portare in scena e perché?

Abbiamo deciso di portare in scena diverse coreografie fra assoli e pezzi di gruppo nella categoria contemporaneo e mo dern, che sono un po' la sintesi del lavoro svolto con gli allievi durante l'anno, sempre alla con tinua ricerca di nuovi movimenti che messi in scena riescano, in sieme alla musica, a comunicare sensazioni, emozioni e messaggi particolari.

Come nasce la Vostra scuola?

Arti’s, scuola d’Arte e Spetta

colo, nasce nel 2003 a Genova, con l’apertura della sede storica, in Via Palmaria 5, una parallela di Via XX Settembre, in pieno centro città e a pochi passi a pie di dalla stazione Brignole, una delle due principali stazioni fer roviarie della città.

La scuola nasce dall'amore per la danza, l'arte e le discipli ne artistiche in genere dei soci, amici d'infanzia con un grande amore per l'arte, che hanno deci so di aprire un centro dove le di scipline artistiche, e la danza in particolare, potessero essere alla portata di tutti, e hanno voluto creare nel loro centro un'oppor tunità per passare dalla discipli na a livello dilettantistico a quel lo agonistico e professionale.

Che realtà è oggi la Arti’s?

Oggi i centri Arti’s sono di ventati tre, alla sede storica si sono aggiunte altre due palestre, una in Via Cabella e l’altra nel quartiere di Sturla, per riuscire

a far fronte alle varie richieste e dare spazio alle molte discipline che vengono insegnate. Che cosa si insegna nella vostra scuola?

Come si può evincere dal suo nome, la scuola si propone come una vera officina di talenti in tut te le varie branchie dello spet tacolo: qui è possibile studiare musical, canto, strumenti, recita zione e, fiore all’occhiello della scuola, è l’insegnamento della danza di tutti i generi a livello dilettantistico e professionale.

Riassumendo, le discipline in segnate nella scuola per il setto re danza sono:

• Danza Classica (ins. France sca Frassinelli, Carola Roccata gliata, Martina Delucchi)

• Danza Contemporanea (ins. Elisabetta Bortolotto, Francesca Frassinelli)

• Danza Moderna (ins. Elisa betta Bortolotto, Francesco Ger bi, Martina Pozzo)

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CONCORSI

• Hip Hop (ins.Mattia Albri zio)

• Propedeutica danza (ins. Martina Pozzo)

• Sbarra a terra (ins. Elisabet ta Bortolotto)

Che tipo di allievi avete?

Proprio per il modo in cui la scuola è stata concepita fin dalla nascita e per come si propone, abbiamo allievi di tutti i tipi, dai bambini più piccoli a ragazzi di 20 anni, e anche adulti... tutti i nostri allievi si avvicinano al mondo della danza, del canto, della recitazione, per esplorar lo, come un gioco nuovo, e poi alcuni decidono di proseguire nella loro passione e portarla al livello successivo.

La nostra missione è proprio quella di dare le migliori op portunità a tutti, sia a coloro che vivono la disciplina prescelta come un momento di svago dal le fatiche quotidiane, sia a colo ro che vogliono far crescere la loro passione e magari farla di ventare una professione.

Parlando dell’insegnamento della danza a livello professionale, una menzione speciale merita Resilience, un progetto di educazione, training e formazione per l’avviamento alla professione di giovani danza tori, che è stato ideato e porta to avanti dalla scuola in collaborazione con il DAF – Dance Arts Faculty di Roma. Ci dite qualcosa di più?

Come avete detto, si tratta di

un progetto annuale di educa zione, training e formazione pre-professionale per giova ni danzatori dai 12 ai 20 anni. L'attività viene svolta diretta mente con artisti, coreografi e insegnanti che intendono con cretamente aiutare gli studenti a conoscere le proprie capacità, o superare criticità conducendo un percorso fortemente orientato agli obiettivi e ai risultati in tem pi brevi.

Abbiamo scelto la parola Re silienza per lavorare sulla capa cità di un futuro danzatore, per aiutarlo a generare fattori non solo tecnici e fisici, ma anche psicologici, che gli permettano di resistere, adattarsi e rafforzar si, a fronte di una attività che ri chiede l'utilizzo libero e comple to della propria forza, generando un risultato individuale e morale concreto. Quest'area di pensiero e di concept permette di focaliz zare il lato del potenziale perso nale che si connette alle compo nenti organiche, fisiche di forza, resistenza, flessibilità, benessere fisiologico, potere del corpo di compiere azione e prestazione.

Gli insegnanti sono: France sca Frassinelli (classico e con temporaneo) ed Elisabetta Bor tolotto (sbarra a terra). Durante l'anno i ragazzi hanno la possi bilità di studiare in workshop con insegnanti chiamati apposi tamente per loro. La verifica di fine anno si svolge davanti ad una commissione formata da

maestri/coreografi/danzatori in ternazionali chiamati a valutare i livelli raggiunti. La direzione ar tistica è di Francesca Frassinelli.

Il Premio è stato assegnato a Celeste Vaccalluzzo…Ci presentate la vincitrice?

Celeste è una ragazzina di 13 anni, che ha cominciato a fre quentare la nostra scuola quan do ne aveva 5. Dopo i primi 3 anni è stata scelta per far parte di un gruppo d'eccellenza, che sviluppasse le coreografie create dagli insegnanti per portarle sui palcoscenici dei teatri, parteci pando a concorsi di interesse per la scuola.

Ha già avuto diversi riconosci menti, sia in Italia che a livello internazionale, e ad oggi studia classico, contemporaneo e mo dern per 6 giorni alla settimana, e dall'anno scorso ha comincia to a frequentare anche le lezioni di resilience. Celeste ha scelto la danza come linguaggio per esprimere attraverso il corpo le proprie emozioni, per comunica re agli altri, senza parole, il suo mondo interiore, è molto espres siva, e questo rende il suo modo di ballare davvero speciale.

Cosa sogna Celeste per il suo futuro?

Celeste sogna di poter diven tare una ballerina professionista e poter calcare le scene dei tea tri di tutto il mondo, abbinando così le sue tre grandi passioni: ballare, viaggiare e conoscere culture diverse.

Che messaggio volete dare ai vostri allievi ed aspiranti tali?

Il messaggio che vogliamo dare? Beh, certamente quello di seguire sempre i propri sogni, e fare di tutto per realizzarli. Noi siamo qui per aiutarli a farlo...

Le riassumo il tutto con una fra se che abbiamo fatto dipingere su una delle pareti della nostra scuola affinchè sia di ispirazione per tutti i nostri allievi e anche per noi: "Un vincitore è un so gnatore che non si è mai arreso" (Nelson Mandela). ►RS

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di Silvia Arosio Celeste Vaccaluzzo

Stregherie: fatti, scandali e verità sulle sovversive della storia

Stampe antiche da una col lezione unica al mondo, con incisori dai toni cupi come Dürer o Goya e artisti dai colori morbidi come Delacroix, trattati maledetti cinquecente schi, manifesti cinematografici originali a tema, amuleti, feticci e altri strumenti rituali prove nienti dallo sperduto Museum of Witchcraft di Boscastle, in Cor novaglia.

Dal 29 ottobre 2022 al 26 febbraio 2023 il Belvedere del la Villa Reale di Monza ospiterà Stregherie. Fatti, scandali e ve rità sulle sovversive della storia, a cura di Luca Scarlini. La mo

stra, ideata e prodotta da Vertigo Syndrome, con il patrocinio del Comune di Monza, espone una collezione di stampe antiche unica al mondo, che mette insie me i maggiori incisori ed artisti degli ultimi due secoli con stra ordinari illustratori anonimi di menticati, presentando scene di malefici, torture, sabba osceni, crudi episodi di stregoneria ma anche scene luminose di streghe buone, zingare che guariscono bambini dalle malattie e simboli magici nascosti in quadri pasto rali. Il visitatore inizierà la sua visita vivendo su di sé la forte esperienza di un vero processo

per stregoneria tenuto da un tri bunale medievale del 1539.

In seguito sarà invitato a en trare nel mondo dell’Antica Religione della Grande Madre vivendone i luoghi, i riti, le azio ni e gli oggetti in un percorso che si articolerà in dieci stanze fortemente caratterizzate, dalla tradizione mitologica fino alla definizione della figura in epoca moderna.

DENTRO LA MOSTRA

La mostra rende giustizia al senso più pieno della parola “Strega”, dichiarando che in un mondo che apparentemente ha

UNA STORIA VECCHIA E NUOVA DI STREGHE, TRA CONOSCENZE ANTICHE, CERIMONIE NASCOSTE, SACRALITÀ ED EROTISMO PER RACCONTARE UNA FIGURA RIMOSSA DALLA CULTURA E DALLA VITA
MOSTRE / 1 74
Jean Veber, Streghe moderne litografia a colori, Collezione Invernizzi

rinunciato a ogni senso del sacro e a molti dei suoi antichi legami con la natura, esiste ancora, oggi come un tempo, una società di donne che si dedica all’occulto e che usa la magia per risolvere i problemi del quotidiano.

Si diventa streghe per affer mare la propria personalità, per sfuggire alle botte di un marito manesco, per insoddisfazione di sé, per impulsi erotici, per odio verso i propri nemici, perché at tratte dalla luna o dalla potenza delle piante.

L’elenco delle opere racchiu de circa cento incisioni originali antiche, scelte dal curatore Luca Scarlini all’interno della colle zione Guglielmo Invernizzi.

Sempre dalla collezione pro vengono alcuni trattati imman cabili in un percorso dedicato alla stregoneria, come il Malleus Maleficiarum, il più consultato manuale sulla caccia alle stre ghe, nella pregiata edizione del XVI secolo, dove sono indicati caso per caso i supplizi e le pene da fare soffrire a chi era accusa to di stregoneria. A fianco delle opere, la mostra presenta una selezione di manifesti, locandi ne e fotobuste a tema maligno, provenienti dalla sterminata col

IL SITO

Tapina, Strega herbaria, che vis se nel “Bosco Bello”, selva poi inglobata nel Parco di Monza.

La mostra Stregherie si com pleta con una sezione separata che racchiude sei illustrazioni originali inedite di Gloria Pizzil li, artista italiana di fama inter nazionale, già pubblicata dalle maggiori testate del mondo, tra cui The New Yorker, The New York Times, Scientific American, The Boston Globe, GQ Usa.

lezione di cimeli cinematografi ci di Alessandro Orsucci, ed una serie di oggetti originali, mai vi sti in Italia, legati al mondo della stregoneria – antichi calderoni, bacchette, feticci, amuleti e tali smani – prestati dal leggendario Museo specializzato in Strego neria di Boscastle, in Cornova glia.

Inoltre, una sezione di inte resse locale, è dedicata al raro romanzo storico La strega di Monza, scritto da Giuseppe Bertoldi da Vicenza nel 1861, proveniente dalla Biblioteca Ci vica Bertoliana di Vicenza, che racconta le vicende della Matta

Con uno stile tra il burlesque francese e le donne di Klimt le streghe di Gloria sono terrifican ti, nude e bellissime, con curve che sembrano abbracci, ma con una atrocità talmente palpabile e aggressiva da aver richiesto una sezione chiusa per non urtare la sensibilità dei visitatori meno preparati.

Le opere inedite di Gloria Piz zilli saranno pubblicate su un piccolo volume edito da Vertigo Syndrome e in 6 stampe d’arte firmate vendute in edizione li mitata esclusivamente nel book shop della mostra.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso, immaginato come un viaggio iniziatico per diven tare streghe, è liberamente ispi

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della mostra
di Daniele Colzani
75 Dipinto di Henry Fuseli, Incisione di I.P. Simon, Midsummer Nights Dream_Act IV – Scene I, acquaforte puntinata, 1776, Como, Collezione Invernizzi

rato al classico di Dario Argento Suspiria. Lungo il corridoio del percorso espositivo, che richia ma gli asfittici e terrorizzanti ambienti del film, come all’in terno del palco di un teatro si aprono dieci stanze, ciascuna delle quali mette in scena un diverso aspetto della vita della strega.

Di grande suggestione, l’e lemento sonoro, che accompa gna il visitatore lungo tutto il tragitto. Voci, sussurri e grida strazianti, evocano antichi ri tuali e, attraverso le parole della drammaturga Magdalena Barile, danno voce alle streghe stesse, che raccontano le proprie storie, dalla prima vocazione, sino alla piena realizzazione di sé, grazie all’uso della magia.

Alla fine della visita, giunti nella stanza finale, dopo aver acquisito consapevolezza della vera natura delle streghe e aver scoperto, attraverso di loro, la propria vocazione “per il mestie re”, benefica o malefica che sia, i visitatori saranno pronti a scri vere il loro scongiuro personale nel grande libro delle ombre.

La mostra è accompagnata da un volume di Luca Scarlini, edito da Skira, concepito come un racconto sulla strega, scan dito come l’esposizione in dieci capitoli, che ne affrontano tutti gli aspetti di maghe, veggenti, profetesse, pizie, accogliendo anche immagini della mitolo gia classica, rimanendo sempre decisamente nel mondo femmi nile e nelle sue rappresentazioni oscure, come il mito della strega propone nei secoli.

Tra le opere della collezione

Guglielmo Invernizzi, spicca no un bulino di Dürer del 1501 raffigurante La strega a rovescio sul caprone, le xilografie del Maestro del Virgilio di Grüning er del 1502, Il giovane principe impara la magia di Hans Burg mair, del 1515, e La strega e il palafreniere di Hans Baldung Grien del 1544/45, sino ad ar rivare alle incisioni moderne di Goya, tratte dalla serie dei ca pricci nell’edizione del 1886, e alle modernissime acqueforti di Joseph Apoux sulle streghe di Notre Dame del 1888, per finire con la litografia a colori di Leo nor Fini rappresentante una stre ga a cavallo della mitica scopa, opera della fine del ‘900.

LA STANZA DEL GENIUS LOCI

Una delle stanze del percorso darà voce alla Matta Tapina, la strega del Bosco Bello di Monza, che aveva fatto la sua residenza proprio dove ora sorge il parco della Villa Reale di Monza. La Matta Tapina, racconta la sua vi sione del mondo dopo la venuta degli spagnoli del XVII secolo, quando lei solcava le contrade col suo carro spargendo terrore tra gli abitanti, che però talvolta erano spinti a vincere la paura e a inoltrarsi nella selva buia dove abitava per chiedere il suo aiuto contro la persecuzione del pote re straniero.

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Gloria Pizzilli, Verso il giuoco, illustrazione vettoriale Joseph Apoux, Sorcières acquaforte e acquatinta, 1888, Collezione Invernizzi.

PERCHE’ SERVIVA UNA MOSTRA SULLE STREGHE

Con il marchio infame di “Strega” nei secoli, spesso si bollava una donna semplice mente più desiderabile delle altre, più libera, guerriera, col ta e riservata, portando a perse cuzioni ed esecuzioni violente di donne innocenti, roghi, im piccagioni, decapitazioni che servivano ad instaurare nel popolo una paura reverenziale della giustizia divina contro il paganesimo, il satanismo, il sesso ed eresie di vario genere.

Ma essere creduta una strega non è sempre stato un nome scomodo da portare cucito ad dosso. Infatti essere credute capaci di scatenare un potere arcano, sconosciuto, inspiega bile e terribile è stato talvolta un’efficace e modernissima strategia di branding per so pravvivere, essere temute e rispettate a uso e consumo di donne che altrimenti sarebbero state sopraffatte e sottomesse dal patriarcato dilagante del mondo antico.

Le streghe sono davvero sta te sempre tra noi? I racconti di donne sapienti e sagge, dalle infinite conoscenze della natu ra e con poteri capaci di aprire finestre sul futuro, affondano le radici nel nostro passato più lontano, eppure abbiamo sem pre cercato di rimuovere queste figure dal pensiero razionale, e considerarle un frutto dell’im maginazione, imbarazzante e da nascondere.

Le streghe non sono state perseguitate nel più cruento dei modi soltanto nei periodi più bui della nostra storia, in fatti ancora oggi, in molti paesi del mondo, l’accusa di strego neria è tristemente viva e miete ancora le sue vittime.

I social stessi testimonia no un ritorno massiccio ai riti della wicca e alla stregoneria bianca, anche se spesso vissuti superficialmente, sottovalutan

done i poteri antichi e potenti.

L’obiettivo della mostra vuole dunque essere quello di ricostruire una cultura disper sa e oppressa, ma che risorge continuamente, partendo dalle sue origini e raccontandone la storia attraverso una ricerca iconografica rigorosa, che ne attesti tutti gli aspetti.

STREGHERIE E GLI EVENTI COLLATERALI

Durante tutto il periodo espo sitivo, si terrà una ricca offerta

presentazioni di libri e graphic novel a tema streghesco.

UNA MOSTRA STREGATA ANCHE PER I BAMBINI E LE SCUOLE

Anche questa volta, come per la mostra Yokai, Vertigo Syndrome ha un occhio di ri guardo per le famiglie che visi teranno la mostra, di modo che nessuno debba annoiarsi.

I visitatori più piccoli saran no coinvolti in giochi e avven ture all’interno del percorso

di iniziative. Gli incontri sono studiati sia per un pubblico già abituato ad argomenti riguar danti il mistico e il misterioso, sia per chi invece partecipa a tali eventi perché non ne sa niente e vuole scoprirne di più ma senza annoiarsi mai.

Ci saranno laboratori chias sosi e colorati per i bambini, lectiones magistrales per gli studiosi, conferenze divulga tive per i curiosi, proiezioni di opere cinematografiche e

espositivo al termine dei qua li riceveranno in omaggio un premio “stregato” e avranno a loro disposizione un piccolo antro della strega dove prepa rare amuleti e pozioni magiche con ragni, serpenti e altro ma teriale misterioso.

Per tutte le scuole di ogni or dine e grado sono pensate delle visite guidate alla mostra e dei laboratori didattici da svolger si nelle giornate di giovedì, ve nerdì e sabato. ►RS

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John William Waterhouse, The magic circle (Il cerchio magico), fotoincisione, Collezione Invernizzi

A Milano vanno in mostra le Relationship di Richard Avedon

Dal 22 settembre 2022 al 29 gennaio 2023, Palaz zo Reale di Milano ce lebra Richard Avedon (19232004), uno dei maestri della fotografia del Novecento, con la mostra dal titolo Richard Avedon: Relationships che ne ripercorre gli oltre sessant’anni di carriera attraverso 106 im magini provenienti dalla col lezione del Center for Creative Photography (CCP) di Tucson (USA) e dalla Richard Avedon Foundation (USA).

La mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Pa lazzo Reale e Skira Editore in collaborazione con il Center for Creative Photography e la Richard Avedon Foundation è curata da Rebecca Senf, re sponsabile della collezione del Center for Creative Pho tography e vede come main partner Versace e media part

ner Vogue Italia. Il catalogo è pubblicato da SKIRA editore.

La rassegna consentirà di approfondire le caratteristiche innovative dell’arte di Avedon che ne hanno fatto uno degli autori più influenti del XX se colo; se da un lato, ha rivolu zionato il modo di fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici prota goniste del set, mostrando an che il loro lato umano, dall’al tro, i suoi sorprendenti ritratti di celebrità, in bianco e nero e spesso di grande formato, sono capaci di rivelare il lato psicologico più interiore della persona ritratta.

Una sezione è dedicata alla collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l’esordio dello stilista, fino a quella del la collezione primavera/estate

1998, la prima firmata da Do natella Versace.

Il lavoro di Avedon per Versace è la raffigurazione di come quel rapporto unico che a volte si crea tra designer e fo tografo possa produrre imma gini destinate a una zona fuori dal tempo, definitivamente al di là del racconto circoscritto cui erano in origine destinate, legato alla stagionalità della moda, per rivoluzionarne inve ce la narrazione globale.

Grazie al suo sguardo, Ave don è stato uno dei pochi fo tografi a interpretare l’avan guardia di Gianni Versace, illustrando lo stile e l’eleganza dello stilista italiano, nonché la radicalità della sua moda.

Il linguaggio astratto di Avedon agisce in uno spazio compresso che esalta le figure rendendole assolute e facendo esplodere le coreografie dei corpi di alcune delle top mo

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CENTOSEI IMMAGINI, CHE RACCONTANO OLTRE SESSANT’ANNI DI CARRIERA DI UNO DEI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA DEL NOVECENTO.
MOSTRE / 2
Richard Avedon, Nastassja Kinski, Los Angeles, California, June 14, 1981 © The Richard Avedon Foundation

del più celebrate dell’epoca, in movimenti convulsi, sincopati, che mettono in evidenza la for ma e la materialità degli abiti che indossano, come nel caso della campagna per la collezio ne primavera/estate 1993, che vede protagoniste Linda Evan gelista, Christy Turlington, Kate Moss, Aya Thorgren, Shalom Harlow.

LA MOSTRA

Il percorso espositivo, sud diviso in dieci sezioni - The Artist, The Premise of the show, Early Fashion, Actors and Directors, Visual Artists, Performing Artists / Musicians and writers / Poets, Avedon’s People, Politics, Late Fashion, Versace - si costruisce attorno alle due cifre più caratteristi che della sua ricerca: le foto grafie di moda e i ritratti.

Quelle di moda si possono raggruppare in due periodi principali. Le immagini giova nili, realizzate prima del 1960, sono scattate “on location” e mettono in scena modelle che impersonano un ruolo per evo care una narrazione.

Le opere successive, invece, si concentrano esclusivamente sulla modella e sui capi che indossa. In queste foto più tar de, Avedon utilizza spesso uno sfondo minimalista e unifor me, e ritrae il più delle volte il soggetto in pose dinamiche, utilizzando le forme fluide del corpo per rivelare la costruzio ne, il tessuto e il movimento dell’abito.

Le prime fotografie di moda scattate da Avedon (quelle an teriori al 1960) sono molto più che semplici rappresentazioni di abiti. Create per le pagine di riviste femminili come Har per’s Bazaar e Vogue, testata con cui lavorò fino al 1988, trasportano l’osservatore in un mondo di glamour e diverti mento in cui le donne si muo vono con disinvoltura in una

vita di svaghi. Queste immagini cinemato grafiche incoraggiano chi le guarda a creare una narrazione e a co struire una trama im maginaria.

Alcune delle scene presentano uno sfon do minimalista e pochi dettagli ambientali, mentre altre includo no location e diversi “attori”. In entrambi i casi, Avedon fa senti re chi le guarda, testi moni di una storia fatta di agi e piaceri più articolata, che il pubblico potrebbe anche vi vere in prima persona se solo possedesse l’abito giusto.

In queste fotografie “filmi che”, Avedon utilizza figure aggiuntive in chiave strategi ca. Come in Carmen, Omaggio a Munkácsi, Cappotto Cardin, Place François-Premier, Pari gi, 1957, dove il fotografo si concentra sulla modella che, sospesa a mezz’aria nel salto, è posta al centro dell’inquadra tura.

Alla semplicità della foto di Carmen fa da contraltare l’immagine di Suzy Parker con Robin Tattersall e Gar dner McKay, Abito da sera Lanvin-Castillo, Café des Be aux-Arts, Parigi, 1956, in cui la modella è piegata su un

IL SITO

Richard Avedon, Self-portrait, Provo, Utah, August 20, 1980

flipper nella sala a specchi del Café des Beaux-Arts di Parigi, la gonna a balze resa splen dente dalla retroilluminazione. Accanto a lei, due uomini in smoking, anch’essi appoggiati al flipper, aspettano che fini sca di giocare. Avedon utilizza “attori” aggiuntivi nella scena per arricchire l’atmosfera gla mour, far apparire la donna ancor più desiderabile e ag giungere complessità alla nar razione.

Molte sono le top model con cui Avedon lavorò intensa mente, da Dovima a China Ma chado, da Suzy Parker a Jean Shrimpton, da Penelope Tree a Twiggy, a Veruschka. Dalla straordinaria affinità che aveva con Dovima, ad esempio, sca turirono immagini spettacolari, come l’iconica Dovima con gli elefanti, Abito da sera Dior, Cirque d’Hiver, Parigi 1955.

Una serie di immagini raffi guranti Penelope Tree o Jean Shrimpton rivela come Avedon sapesse sfruttare le particolari qualità del volto o del corpo di una modella, e tre fotografie di Dorian Leigh risalenti al 1949 mostrano come potesse tra sformare il soggetto attraverso location e abiti diversi in modo da fargli impersonare ruoli e personaggi distinti.

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Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della mostra
di Daniele Colzani © The Richard Avedon Foundation

In Dorian Leigh, Cappotto Dior, Avenue Montaigne, Pari gi, ad esempio, la modella av volta in un soprabito con collo di pelliccia e maniche volumi nose è seduta sul sedile di una decapottabile con accanto una cappelliera, un mazzo di rose e un cagnolino acciambellato. La frangia morbida, l’espres sione gentile e l’aria distratta della donna suggeriscono un’i dea di innocenza e disponibili tà a dispetto della sua bellezza. Leigh si presenta invece come una figura altera e sde gnosa in Dorian Leigh, Abito da sera Piguet, Appartamen to di Helena Rubinstein, Île Saint-Louis, Parigi. Avedon ritrae la modella di profilo da vanti a uno specchio, assorta nell’osservazione della propria immagine. Mani sui fianchi, capelli, trucco e gioielli, tutto appare perfettamente studiato e collocato in un contesto che evoca alta classe, raffinatezza ed eleganza. Lo splendido abi

to scultoreo e la sicurezza che emana fanno di Leigh un’icona di stile.

La modella si trasforma nuo vamente di fronte all’obiettivo di Avedon in Dorian Leigh, Diamanti sintetici Schiaparel li, Pré-Catelan, Parigi, in un affollato evento serale. Il foto grafo la ritrae con i capelli scu ri accuratamente adornati da scintillanti gioielli, la mano sul bavero della giacca del suo ac compagnatore che sorride con aria di apprezzamento, la boc ca aperta in un’ampia e sincera risata. Dorian Leigh è espressi va, impegnata nella vita socia le, coinvolta in un’esperienza e profondamente legata all’uo mo che le sta accanto.

Per quanto riguarda i ritratti, Avedon è noto per il suo parti colare stile, sviluppato a parti re dal 1969. Fra i tratti salienti del suo approccio è da include re l’uso dello sfondo bianco, che gli consentiva di eliminare i potenziali elementi di distra

zione di un dato set fotografico per enfatizzare le qualità della posa, dei gesti e dell’espressio ne. Ne è un esempio la fotogra fia del 1981, scelta come im magine guida della mostra, che ritrae Nastassja Kinski, morbi damente distesa sul pavimento e abbracciata da un serpente.

Lavorando principalmente con una fotocamera di gran de formato, riprendeva i suoi soggetti abbastanza da vicino affinché occupassero un’am pia sezione dell’inquadratura, rafforzando nell’osservatore la consapevolezza dello spazio negativo tra la figura e il mar gine. L’interazione tra figura e vuoto, tra corpo e spazio, tra forma solida e potere definente del bordo è la chiave della po tenza delle sue immagini.

Il fascino di queste foto non è legato solo alla composizione, ma anche al senso di intimità che esse evocano. Avedon dà vita a ritratti potentemente de scrittivi che avvicinano l’os servatore ai soggetti effigiati.

La capacità di vedere i dettagli del volto, anche quelli minimi, pone l’osservatore a una di stanza generalmente riservata a coniugi, amanti, genitori o figli. Ad esempio, nella foto grafia La scultrice Louise Ne velson, New York, 13 maggio

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Richard Avedon, Dovima with elephants, evening dress by Dior, Cirque d’Hiver, Paris, August 1955 Richard Avedon, Truman Capote, writer, New York, October 10, 1955

1975, si può ammirare il taglio cortissimo dell’artista settanta cinquenne, il modo in cui i suoi occhi ci scrutano da dietro le ciglia pesantemente ricoperte di mascara, il sottile luccichio del lucidalabbra o le splendide applicazioni sulle maniche del suo soprabito.

Avedon ebbe modo di foto grafare molti dei suoi soggetti a distanza di anni. È questo il caso del pittore Jasper Johns nel 1965 e nel 1976, della scrittrice Carson McCullers nel 1956 e nel 1958, del politi co George Wallace nel 1963 e nel 1976, del poeta Allen Gin sberg nel 1963 e nel 1970.

Ma il caso più eclatante di relazione fotografica prolun gata nel tempo è forse quello che riguarda l’amico Truman Capote.

Avedon fotografò per la pri ma volta Capote nel 1949. Poi, nel 1959, i due collaboraro no al primo libro di Avedon, Observations, una raccolta di ritratti di personaggi celebri, tra cui la cantante lirica Ma rian Anderson, il pittore Pablo Picasso e lo scienziato marino ed esploratore Jacques Cou steau. Il volume era corredato da un saggio di Capote e da suoi commenti alle fotografie, mentre la grafica era curata da Aleksej Brodovic, il leggenda rio art director di Harper’s Ba

zaar. Capote e Avedon lavora rono di nuovo insieme l’anno seguente. Mentre lo scrittore si trovava a Garden City, in Kan sas, per la stesura di A sangue freddo, Avedon lo raggiunse in quattro diverse occasioni per fotografare i presunti assassini Perry Smith e Richard “Dick” Hickock, in attesa di giudizio. In Truman Capote, New York, 10 ottobre 1955, lo scrit tore aveva solo trentun anni. L’immagine lo mostra svesti to, gli occhi chiusi e le braccia dietro la schiena, il mento rasa to. La posa scelta dal fotografo sottolinea la vulnerabilità del giovane, messo a nudo di fron te allo sguardo indagatore e compiaciuto dell’osservatore.

L’ultimo ritratto di Capote, ormai cinquantenne, risale al 1974. La flessuosa sensualità della foto precedente è ormai scomparsa. Avedon si focaliz za ora sulla testa dello scrittore, che riempie gran parte dell’in quadratura ed è fuori centro.

Il percorso espositivo pro

pone inoltre una nutrita sele zione di ritratti di celebrità del mondo dello spettacolo, attori, ballerini, musicisti ma anche di attivisti per i diritti civili, politici e scrittori, tra cui quel li dei Beatles (John Lennon, Paul McCartney, George Har rison, Ringo Starr), ma anche di Bob Dylan, di Michelange lo Antonioni, Allen Ginsberg, Sofia Loren, Marylin Mon roe, del Dalai Lama e due di Andy Wahrol, dove il padre della Pop art americana deci de di mostrare la sua intimità a Richard Avedon esibendo le sue cicatrici da arma da fuoco, dopo essere sopravvissuto a un tentativo di omicidio.

Una sezione è dedicata ai ritratti degli esponenti dei mo vimenti americani per i diritti civili e ai membri del Con gresso americano, questi ulti mi confluiti nel portfolio The Family, realizzato nel 1976 per la rivista Rolling Stone, che documentava l’élite del potere politico statunitense. ►RS

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Richard Avedon, Carmen (homage to Munkácsi), coat by Cardin, Place François-Premier, Paris, August 1957 Richard Avedon, John Lennon, musician, The Beatles, London, England, August 11, 1967
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Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense
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gustai e non solo. Il suo centro storico è uno scrigno di arti, dalla Ghirlandina, per i mode nesi il campanile più bello del mondo, e il Duomo, Patrimo nio dell’Umanità UNESCO, Piazza Grande, la Galleria Estense e poi il Museo Ferrari e quello delle figurine.

C’è tanto da scoprire, sog giornando all’Executive Spa Hotel di Fiorano Modenese (MO), hotel esperienziale a pochi km da Modena e Ma ranello, con centro fitness di nuova concezione e un centro wellness di 400 mq. Il risto rante ALTO è il top e la cena è servita sul tetto con lo sguardo sugli Appennini.

• Tel. 0536 832010, www. executivespahotel.com

BRESCIA

Brescia è sorprendente, ricca di cultura, storia e arte, con gio ielli ancora poco conosciuti. Il Complesso di Santa Giulia è una rivelazione di tesori, il Castello offre un roman tico sguardo sulla città, il Parco Archeologico romano è Patrimo nio dell’UNESCO.

Ma sono tantissimi i luoghi d’arte, come Piazza Loggia e il Teatro Grande.

Un viaggio a Bre scia vale la pena sog giornando al Romantik Hotel Relais Mirabella Iseo (BS), piccolo borgo tra gli ulivi con vista sul Lago di Iseo e le montagne custode di

29 camere e suite, nel cuore della Franciacorta.

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TREVISO

Treviso si svela con tutto il suo fascino, lentamente, sco prendone vie ed angoli tra gli scorci disegnati dai fiumi Sile e Cagnan che rendono intri gante il centro storico racchiu so da antichissime mura.

Le case porticate con faccia te affrescate si riflettono sul canale dei Buranelli ed è un incanto passeggiare tra Piazza dei Signori con i suoi palazzi storici, il Duomo e scoprire mostre d’arte. Per il soggiorno,

esclusivo è il Romantik Relais d’Arfanta di Tarzo (TV) im merso nel cuore del Patrimo nio dell’Umanità UNESCO disegnato dai filari del Pro secco Superiore DOCG, con 7 suite ispirate alla natura, Spa, piscina panoramica e cantina privata.

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VENEZIA

Sognante, raffinata, miste riosa. Non esiste una città d’ar te come Venezia. Passeggiare o navigare tra i caratteristici

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Executive Spa Hotel a Fiorano Modenese Romantik Hotel Relais Mirabella Iseo Romantik Hotel Relais d'Arfanta

canali e calli della sua laguna è un viaggio nel meraviglioso.

Il Canal Grande con i palaz zi rinascimentali, la splendida Piazza San Marco con la Ba silica dai mosaici bizantini, l’armonia delle gondole e il la birinto dei vicoli che si aprono a scorci romantici sulle acque e sulle arti.

C’è tanto da vivere a Ve nezia e per farlo con roman ticismo ed originalità, si può partire dal Romantik Hotel Vil la Margherita di Mira Ponte (VE), una delle storiche Ville Palladiane Patrimonio dell’U manità UNESCO sulla Riviera del Brenta a 15 km dalla città. Nelle 19 camere e suite arreda te in stile veneziano, con stuc

la Rocca Albornoziana, il Museo Archeologico, e le arti romane, baroc che e medievali che si fondono in armo nia.

A pochi km c’è il borgo medievale di Campello Alto, dove soggiornare nelle antiche dimo re dei nobili e nelle celle dei monaci al Relais Borgo Campel lo, un luogo in riconnet tersi con la natura, rilassarsi nella private SPA e dedicarsi ad attività come la caccia al tartufo.

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RAGUSA

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Per immergersi nella sua cultura, la meta è Baglio Oc chipinti, nature retreat nel ver de cuore della campagna, con 12 camere con vista sui filari di vite e sui Monte Iblei, ful cro di attività come sedute di yoga, degustazioni di vini na turali, cene conviviali in giar dino, lezioni di cucina e tanto relax.

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chi e affreschi di pregio del 1600 hanno soggiornato grandi personaggi come Galileo, Na poleone, Byron e Casanova.

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SPOLETO

Circondata da uliveti, vigneti e da sinuose colline, Spoleto (PG) spicca come un gioiello antico e prezioso sul paesaggio umbro. La visione del Duomo dall’alto della sua particolare scalinata è un’emozione unica, che aumenta scoprendo le altre perle culturali della città, come

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Cinetrekking e movie tour: sul Gran Sasso alla scoperta dei luoghi dei film

GRAN SASSO GUIDES OFFRE UN SERVIZIO DI LOCATION SCOUT

A PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE E TELEVISIVE

Apiedi e sulla slitta trascinata dal ca vallo, proprio come quella di Terence Hill nella celebre saga Trinità

le del Gran Sasso e Monti della Laga si sono insedia te, negli anni, centinaia di produzioni cinematografi che, e sono stati girati film

gitte Nielsen, Il nome del la rosa con Sean Connery, King David con Richard Gere, Francesco di Liliana Cavani con Mickey Rourke

TURISMO / 2
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Tra canyon, ruderi, prate rie, borghi e castelli, degu stazione di prodotti tipici come i “fagioli alla Trinità”, professionisti qualificati racconteranno notizie, cu riosità, aneddoti e nozioni storiche, naturalistiche e pa esaggistiche, in una fusione perfetta di natura e cultura.

GRAN SASSO LOCATION SCOUTING

Gran Sasso Guides of fre un servizio di location scout a

produzioni cinematogra fiche e televisive fornen do un ausilio qualificato nell’individuazione, loca lizzazione, geolocalizza zione e ricerca di location e set per la realizzazione di prodotti audiovisivi, film, shooting, spot, videoclip, ecc. accompagnando in loco operatori, registi e lo cation manager e fornendo utili indicazioni e possibili suggerimenti anche trami te una fitta rete di contatti locali al fine di agevolare pratiche e servizi. ►RS

IL SITO

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di Daniele Colzani
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LE ULTIME PROPOSTE IN DVD E BLURAY PER RIVIVERE A CASA IL FASCINO DEL GRANDE CINEMA

UNA VITA IN FUGA

I protagonisti di questa esi larante e selvaggia avven tura sono Sandra Bullock, Channing Tatum, Daniel Ra dcliffe, Brad Pitt e Da'Vine Joy Randolph. I fan posso no godersi la pellicola como damente a casa in 4K Ul tra HD+Blu-ray, Blu-ray o DVD, con oltre 50 minuti di contenuti bonus aggiunti vi per fare il pieno di risate, tra cui: esilaranti papere, sce ne eliminate mai viste e mol teplici dietro le quinte. Tan ti colpi di scena per un film adatto a tutta la famiglia, da vedere dal divano di casa.

Il bravissimo Sean Penn è John Vogel, un padre an ticonformista che insegna a sua figlia Jennifer a vivere una vita di rischio e avven tura. Crescendo, la realtà ini zia a divorare l’immagine del suo eroe. Le sue storie inve rosimili non tornano più, ma le conseguenze sconsidera te sì. Jennifer costruisce una vita tutta sua, lontana dal la sua infanzia instabile. Ma mentre i piani folli di John continuano ad intensificarsi, non può fare a meno di esse re attratta da suo padre e dalla sua avventura più devastante.

Premio speciale della giu ria al Festival di Venezia 2021. Durante il boom eco nomico degli anni ‘60, l’edi ficio più alto d’Europa viene costruito nel prospero Nord Italia. All’altra estremità del paese nell’agosto del 1961 un gruppo di giovani spele ologi visita l’altopiano cala brese e il suo incontamina to entroterra immergendosi nel sottosuolo di un Meri dione che tutti stanno abban donando. Scoprono così una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto dell’altopiano del Pollino.

IL TITOLO SOTTO I NOSTRI RIFLETTORI...

ELIZABETH, A PORTRAIT IN PARTS - Il regista Roger Michell incanta nel suo ultimo film con veri e propri pezzi da collezione. Utilizzando immagini di repertorio che attraversano decenni, dagli anni ’30 al 2020, regala un ritratto celebrativo e irriverente della regina Eli sabetta, icona del nostro secolo. Il film racconta, con filmati d’archivio, il dietro le quinte della vita della grande Regina. Gli incontri con Nixon per il tè, mentre un principe Carlo di 8 anni le gira intorno in estasi; il momento successivo all’Incoronazione in cui, gio vane ed euforica, scendendo dalla carrozza fa quasi cadere la corona o un filmato dove, adolescente, balla libera e felice prima di assumersi la responsabilità che la consegnerà alla storia. Un tour cinematografico su e giù per i decenni. Giocoso, poetico, divertente, disobbediente, ingovernabile, affezionato, inappropriato e birichino. Una vera e propria celebrazione. ►RS

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di Luca Varani
MOVIELAND
MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Quanto è grande il tuo gusto per lo spettacolo? Per info e sottoscrizioni abbonamenti: riflettorisumagazine@gmail.com SCEGLI L’ABBONAMENTO “SU MISURA” E RICEVERAI IL MAGAZINE DIRETTAMENTE AL TUO DOMICILIO Facebook Riflettorisu Quotidiano on line www.silviaarosio.com 11 NUMERI M 6 NUMERI S 3 NUMERI Issuu On line Digital Edition Riflettori su...

LIKE A ROLLING STONE - INTERVISTE

Il libro raccoglie intervi ste e dichiarazioni, spesso inedite, che attraversano tut ta la carriera di Bob Dylan, dagli esordi al conferimen to del premio Nobel per la Letteratura. In queste pagi ne Dylan parla dei suoi inizi e dell'influenza di musicisti come Little Richard, Woo dy Guthrie e Doug Sahm; ri evoca le collaborazioni con Mike Bloomfield, Tom Petty e George Harrison e il modo in cui si è evoluta la sua tec nica compositiva, (Il Saggia tore - 592 pg. - € 25,00)

DEA. LE VITE SEGRETE DI MARILYN MONROE

Anthony Summers fa piazza pulita di tutte le voci e le storie e ci consegna la biografia definitiva dell'ulti ma grande diva dello scher mo, con sorprendenti rive lazioni sui suoi matrimoni e sulle relazioni con uomini famosi, tra cui il presidente John F. Kennedy e suo fra tello Robert. Un ritratto di Marilyn come realmente fu: vitale, ricca di contraddizio ni, debole, seducente, pa tetica e, infine, tragica. (La Nave di Teseo - 640 pg.€ 22,00)

PAUL NEWMAN - VITA STRORDINARIA DI UN UOMO STRAODINARIO

Nel 1986 Paul Newman dà inizio a un progetto unico e originale: raccogliere in volu me tutti i ricordi che su di lui conservavano familiari, amici, colleghi. Per ciascuno di essi, poi, lo stesso Paul Newman racconterà la propria versio ne della storia. L’unico rego la stabilita per tutti è l’assoluta sincerità. il risultato è questo racconto profondo e ricco di rivelazioni, distillato di mi gliaia di pagine di trascrizio ni. (Garzanti - 304 pg. - € 20,00)

IL TITOLO SOTTO I NOSTRI RIFLETTORI...

IL CUORE DENTRO LE SCARPE Tra gli infiniti modi in cui si può per lustrare e vivere Roma, prendere l'avvio dalle sessanta statue intorno allo stadio dei Marmi, al Foro Italico, è uno dei più inaspettati e felici. L'incon tro con ogni statua - il Tennista, il Pugilatore, il Maratoneta, il Calciatore, il Lanciatore di disco - spinge a indagare un luogo della città, un quartiere, un'impresa rimasta nella storia, un'emozione fissata nell'immaginario. E oggi? Dove giocare a rugby o a padel? Dove imparare l'arte dei tuffi? Dove assistere a una partita di cricket o di polo? Ex campioni di squadre leggen darie, allenatori, medaglie d'oro alle ultime Olimpiadi, atleti novantenni sono le voci che raccontano la vitalità e la molteplicità dello sport a Roma. ( 66th And 2nd - 288 pg. - € 16,00) ► RS

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di Daniele Colzani
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LIBRI