RIFLETTORI SU... 26

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►Magazine di cultura e spettacolo diretto da silvia arosio

Riflettori su...

Anno IV - N. 26 ►Lug / Ago 2022◄ Seguici sui social Riflettori su...

►SELENE CALLONI WILLIAMS

I miti sono poiesi, creazioni dell’anima e poesia

►Graziosi - Piazza

Il mito è la migliore parabola dell’umanità

: i e l a i c e p S

►TAKAHIRO YOSHIKAWA

Il rigore del Sol Levante sposa l'eleganza di Chopin

Miti

figure e archetipi originari delle nostre esperienze

INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●cinema●musica



selene calloni williams

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SOMMARIO

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appia nel mito

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viola graziosi bettina baldassari & germano piazza gabrio gentilini

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ettore nicoletti il rito dionisiaco

Riflettori su...

Magazine di cultura e spettacolo Anno IV - Numero 26 - LUGLIO / AGOSTO 2022 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019)

• Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director & Redattore: Daniele Colzani • Contatti: riflettorisumagazine@gmail.com • Contributors: Christine Grimandi - Simon Lee - Massimiliano Fusco - Antonella

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milano off fringe festival

Lazzaretti - Antonello Risati - Claudia Rossi - Maurizio Tamellini - Angela Valentino - Luca Varani • Hanno collaborato: Emanuela Cattaneo - Tania Cefis - Myriam Dolce - Dario Duranti - Anica Academy ETS - Maria Chiara Salvanelli | Press Office & Communication - Zebaki Comunicazione • In copertina: Giove e Teti, Jean Auguste Dominique Ingres, 1811 Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

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Il magazine Riflettori su... è stampato su prodotti certificati FSC e PEFC

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lalo cibelli

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takahiro yoshikawa

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magnetic opera festival

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arena opera festival

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sanremo summer simphony

festival puccini estate in danza

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roberto bolle

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3 scenografi

Le rubriche dei "Contributors" 94 - il danzatore 96 - didattica 98 - la truccatrice 102 - lo scenografo

104 - parole d'artista 106 - INCONTRI RAVVICINATI 108 - RADIORAMA

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lunathica

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summer jamboree

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fulvia degl'innocenti

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alex aufderklamm

anica academy

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sandro gorra

medioevo a fumetti

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christian louboutin

the art of brick e ancora...

Buona 120 - movieland 122 - L’oro è dentro te lettura e... 124 - Sonar dischi arrivederci 126 - Hospitality a Settembre! 130 - libri 5


LA voce del direttore

Il mito e gli archetipi come chiavi per leggere l’oggi

“Ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini” (Italo Calvino)

C'

è una sottile linea, se volete rossa, che unisce il nostro presente, l’attualità, ma anche l’oggi di ognuno di noi, ai miti. Abbiamo tanto parlato, negli scorsi editoriali, di parola (logos) e di immagini. Quando noi pensiamo ad un oggetto, ad una cosa qualsiasi, prima di tutto, nella nostra mente appare un’immagine, che, solo successivamente, viene rivestita da un pensiero razionale, un ragionamento, dalla parola della mente. Se io vi dico «Non pensate a un elefante!», molto probabilmente nella vostra testa vedrete immediatamente un pachiderma, con tanto di zanne e di proboscide, come da piccoli abbiamo imparato a conoscere, magari nei film Sandokan o nei, defunti, zoo. La parola mito deriva dal greco mythos che significa parola, discorso, racconto. Ma il mito, in realtà, parla primieramente per immagini. Prima di Jung, non si parlava di inconscio collettivo, ma i miti archetipali, così uguali in tutte le regioni del mondo (non parlo di nazioni, perché non voglio mettere limiti politici, ma solo geofisici), sono venuti alla luce e poi

scritti alle origini del mondo stesso. «Infine i miti rappresentano le attività degli Dei, e anche il Mondo infatti può definirsi un mito, poiché in esso appaiono corpi e oggetti materiali mentre vi si celano anime ed essenze intellettuali.» (Saturnino Secondo Salustio, Gli Dei e il Mondo, III, 3) Il mito ci parla anche oggi e la sua vicinanza con la nostra vita è la vicinanza del mondo del teatro: ce ne hanno parlato Omero ed Esiodo, che si rivolgevano alle Muse, per capire il loro tempo. Il mito ci unisce tutti ed è alla base della comunità e leggerlo ed ascoltarlo insieme è creare civiltà. La filosofia, la psicologia, la sociologia, il teatro parlano attraverso i miti. La poesia, il teatro, la creazione artistica, come il mito, sono dei mezzi per

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narrare la realtà, per metterci davanti alle nostre emozioni, alla nostra anima ed, infine, al nostro modo di agire. Il mito di Perseo che affronta ed uccide Medusa, ne è l’esempio classico: per poterla affrontare, per poterla solo guardare, l’eroe si affida ad uno specchio, che è la rappresentazione mediata della realtà Ce lo descrive molto bene Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane, quella sulla Leggerezza (non a caso…): «L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo. …. Subito sento la tentazione di trovare in questo mito un’allegoria del rapporto del poeta col mondo, una lezione del metodo da seguire scrivendo. Ma so che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini. La lezione


di Silvia Arosio

che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori. … è sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo di mostri in cui gli è toccato di vivere, una realtà che egli porta con sé, che assume come proprio fardello» Tanto altro potremmo dire sul mito, ma non è tempo e luogo. Vi invito a fare un pensiero sul mito nella vostra vita. Che cos’è il mito per voi? Solo quelle favolette noiose che ci hanno obbligato a studiare a scuola? O qualcosa che in qualche modo fa parte della nostra esistenza? Preparando questo numero doppio di Riflettori su, quello estivo, inizialmente non avevo le idee ben chiare su dove indirizzarmi. Poi, per una serie di “casualità”, casi serviti dal Fato, mi sono imbattuta su un primo soggetto interessane, il libro Daimon, scritto da Selene Calloni Williams, che ho voluto incontrare ed intervistare. Per questi strani casi che la mia vita, ed anche la mia professione, mi mette a volte davanti, mi sono imbattuta sulla Rassegna Appia Nel Mito e la mia innata curiosità mi ha portato ad intervistare Viola Graziosi e Graziano Piazza, che in qualche modo ne fanno parte. Chiacchierando con l’illustratrice Bettina Baldassarri, i cui lavori avevano colpito la mia curiosità sui social, abbiamo parlato di miti, fino ad arrivare all’intervista shakespiriana di Gabrio Gentilini, che sarà in scena a Roma. Ho voluto dare voce a più interpreti del mito affinchè ognuno di voi trovasse il suo approccio, che può essere psi-

cologico, immaginale, poetico, teatrale, morale o privo di giudizio: chiaramente, la panoramica non è esaustiva, sono solo alcuni pareri ed opinioni, che potrete leggere e valutare. Ma alcuni spunti potranno interessarvi: capirete, quando leggerete un testo, o vedrete uno spettacolo a teatro sul mito o sui classici greci, che ci sono diversi modi di vivere il racconto, di farlo proprio, di intercettarlo, di assimilarlo e di superarlo. Attraversando le pagine di questo numero, vi balzeranno agli occhi tanti riferimenti ai miti, che vi lascio scovare da soli, come in una caccia al tesoro sotto l’ombrellone., come il Teatro Greco descritto da Antonello Risati o la presentazione di Dionisio, di Christine Grimandi. Leggerete voi stessi, vi riconoscerete, a tratti; troverete la vostra anima, il vostro modo di pensare ed agire, nel mito, e ritroverete tanti spunti su cui ragionare anche negli inserti dei nostri contributors, magistralmente messi in bella vista dalla grafica di Daniele Colzani, che non perde occasione per portarci anche contenuti. Troverete tante cose in questo numero, per un magazine che mi sta dando sempre più soddisfazioni, sia per la ricerca, sia per l’interesse che sta suscitando. Il mito riscritto nel teatro e nella danza e rappresentato (messo in scena e non), offerto a noi dall’arte e dagli artisti, ci spiega l’oggi con le immagini del passato. Perché il mito siamo tutti noi, che scriviamo qui, e voi che leggete. Perché davanti al vuoto della “cultura ignorante” di certi social e di certi in-

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fluencer, qualcosa dobbiamo fare Senza lettori il giornalismo non esisterebbe. Senza mito, la civiltà non esisterebbe. Riscriviamo il presente ed il futuro, grazie anche al passato. Leggete, immaginate, create. Noi, da qui, vi diamo spunti. Ci meritiamo tutti una anàbasi, una risalita dopo anni difficili ed insieme a voi ci proviamo. «Studiato dal vivo, il mito non è una spiegazione che soddisfi un interesse scientifico, ma la resurrezione in forma di narrazione primigenia, che viene raccontata per soddisfare profondi bisogni religiosi, esigenze morali, esso esprime, stimola e codifica la credenza; salvaguarda e rafforza la moralità; garantisce l'efficienza del rito e contiene regole pratiche per la condotta dell'uomo. Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo.» (Bronisław Malinowski, Myth in Primitive Psychcology, 1926, p. 101.) ►RS

Silvia Arosio


FOCUS

I miti sono poiesi, creazioni dell’anima e poesia

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Selene Calloni Williams ci porta per mano alla scoperta degli archetipi e dei miti in una chiacchierata a due sui Daimon “E allora dico: c’è, nella gente, un bisogno di spiritualità del quale i più non sono ancora consapevoli. Aspettiamo che venga alla luce”. (Franco Battiato)

© Servizio fotografico Adrian McCourt

on tutti i mali vengono per nuocere”. Anzi, e lo scopriremo in questa chiacchierata, spesso una “crisi” (etimologia: s. f. dal lat. crisis, gr. κρίσις “scelta, decisione, fase decisiva di una malattia”) risveglia nel singolo, ma anche nell’intera popolazione, una ricerca personale che è molto vicina alla spiritualità, intesa come qualcosa che va al di là delle religioni, ma che va a scavare ancora di più nella più pura anima. D’altronde, da Siddharta in poi, la ricerca è insita nell’uomo. L’Eudaimonia è la felicità, ma non intesa come felicità banale che molti life coach propongono da sempre, ma come il raggiungimento ed il ricongiungimento con la propria vocazione: ricominciare a sentire la voce del daimon, la nostra vocazione, quello per cui siamo venuti al mondo. I miti, racconti archetipici che parlano attraverso le im-

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di Silvia Arosio

magini, ci possono dare una mano in questo, ed il successo del libro di Selene Calloni WIlliams, dal titolo Daimon, scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti, di cui abbiamo già parlato sul quotidiano online, collegato a questo mensile, ne è un esempio (www.silviaarosio.com). Il MITO è una narrazione fantastica, con valore religioso o simbolico, di imprese compiute da figure divine o da antenati. “A me piace chiamare «mente poetica» il pensiero che è ispirato dal daimon e che proviene dalle profondità dell’essere, anziché dai modelli sociali che ci indirizzano verso una lettura utilitaristica delle cose, a seconda del vantaggio o dello svantaggio che ci procurano gli eventi. Si tratta di un pensiero che non giudica, ma include, che non analizza e non separa, ma unisce. La mente poetica è una overmind, una «sovramente», è quel «pensiero del cuore» a cui hanno fatto riferimento, con diversi nomi, tanti grandi illuminati nel corso della storia, come lo yogin indiano Sri Aurobindo e lo psicoanalista americano James Hillman, per citare due esempi moder-

IL VIDEO

Inquadra il QRcode per la video-intervista a Selene calloni Williams

ni: uno parte della cultura orientale e l’altro occidentale”. (Daimon, pag.8) Come ci dice Selene, i protagonisti del mito si ritrovano, con nomi diversi in tutte le tradizioni: se pensiamo al mito di Eteocle e Polinice, figli di Edipo, fratelli che si combattono tra loro, vediamo che li possiamo ritrovare in altre tradizioni. Secondo alcuni studiosi (a partire dall'ittitologo svizzero Emil Forrer nel 1924), la figura di Eteocle è stata accomunata a quella di Tawagalawa, un personaggio noto nelle fonti Ittite come sovrano degli Ahhiyawa, popolazione che si tende a identificare con gli Achei.

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Perché, quindi, parlare del mito, Selene? Il mito narra delle forme originarie delle nostre esperienze, gli archetipi. Noi non possiamo che fare nel tempo ciò che gli dei fanno nell’eternità. Il modo in cui interpretiamo i nostri comportamenti e ciò che ci accade è fondamentale per noi. Questo dipende dal modo in cui comprendiamo il mito. I miti sono poiesi, creazioni dell’anima e poesia. Se vengono interpretati e narrati in modo analitico, filtrandoli attraverso le categorie della morale, utilizzando un codice meramente mentale-razionale, i miti finiscono per divenire strumenti atti a controllare, go-


vernare, misurare, prevedere il comportamento umano, divengono strumenti del potere. Se, invece, li interpretiamo in una chiave puramente estetica ci permettono di conoscerci e di padroneggiare la nostra mente e il nostro destino, divenendo i co-creatori degli eventi che ci accadono, insieme all’anima, anziché le vittime designate di ciò che ci succede. Faccio un esempio. Il mito greco di Persefone che ci racconta di una ragazza che viene rapita dal Dio Ade, ha alle spalle un mito frigio in cui Persefone non viene affatto rapita, ma scende nell’infero alla ricerca del proprio sposo sotterraneo. Il mito subisce nel tempo una progressiva deformazione moralistica che lo allontana dai valori della bellezza originari. Ritrovare un’interpretazione estetica, poetica del mito, che io chiamo immaginale, ci aiuta a liberare la nostra esperienza di vita e a guarire i nostri mali. Tu sei prima di tutto psicologa: perché la psicologia pura non ti è bastata più? La psicologia scientifica parte da una prospettiva desacralizzata che dà per scontato il corpo come oggetto materiale, parte dall’Io e ha come fine il rinforzo delle categorie dell’Io;

inoltre filtra l’anima attraverso le categorie diagnostiche. Ho preferito una psicologia ad approccio spirituale e artistico che non ha carattere terapeutico. Il modello terapeutico propagandato ad oltranza ha finito per essere visto come il solo modo per affrontare disagi e problemi. L’esperienza estetica è la grande alternativa al paradigma terapeutico, che è anestetico. Il mito, quindi, non serve a descrivere la realtà, il mito porta in essere la realtà. In che senso? Non esiste una realtà oggettiva che non sia vacuità. Questo, oggi, ce lo dice anche la fisica quantistica. Le antiche tradizioni spirituali dei popoli ce lo indicano dall’origine del tempo. Un mondo è pura narrazione, noi siamo narrazione, siamo mito. Ogni mondo è

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portato in essere da una narrazione e nessun mondo è reale, ma ciascun mondo è solo come se fosse vero. Gli individui sono abituati a considerare vero il mondo che percepiscono con i sensi rivolti all’esterno e irreale il mondo onirico, che percepiscono con i sensi rivolti verso l’interno, ma in verità entrambi i mondi sono sogno. Comprendere lo stato di sogno è il fine dello yoga, della meditazione e della psicologia archetipica-immaginale. Alla luce di quello che abbiamo detto, il Mondo è quindi narrazione. La vita è quindi teatro e il teatro è vita? Il teatro è la vita. Ciascuno di noi vivendo mette sulla scena della vita un mito e ciascuno di noi si risolve, si riscatta, si libera quando “vede” il mito che sta mettendo sulla scena della vita vivendo. D’altronde, teatro è rappresentare (rappreṡentare v. tr. [dal lat. repraesentare, comp. di re- e praesentare «presentare»). Si parla spesso di “catarsi”, nel mondo


del teatro. Le tragedie greche, quindi, possono essere lette in maniera moralistica o immaginale. Nella lettura poetica o immaginale, la catarsi diventa ancora più evidente. Sei d’accordo? Come possiamo liberarci in questo senso? La catarsi è fondamentale e l’arte ce la fa vivere, così come la vita. Catarsi è il liberare l’emozione, che è energia. Gli individui sono abituati a pensare che le emozioni siano conseguenze dell’accadere degli eventi, ritengono che un dato evento scateni una data emozione. In verità l’emozione viene prima dell’evento. È la necessità dell’anima di “mettere in scena” una determinata emozione che scatena l’evento come luogo dell’emozione. L’anima ha necessità dell’emozione quale forza capace di portarci oltre i confini della mente e oltre le certezze razionali, verso un vero sapere. Cosa sono gli dei e le dee del mito se non le emozioni umane, le quali, a differenza degli individui, sono immortali?

IL SITO

Inquadra il QRcode per sito ufficiale di Selene Calloni Williams Quindi, quando assistiamo ad una tragedia greca, dovremmo leggerla in chiave immaginale e non “moralistica”, per trarne massimo beneficio e godimento? La chiave immaginale si fonda sulla de-letteralizzazione, la de-personalizzazione, la smaterializzazione degli eventi. Non-letterale significa che l’evento non è da prendersi alla lettera, è simbolo, sogno e non è accaduto “per davvero”. Non-personale vuole dire

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che l’evento è universale, non è un prodotto dell’Io, bensì della natura universale nel suo complesso, è una manifestazione dell’anima del mondo. Non-materiale indica la natura simbolica di tutte le cose e la loro fondamentale impermanenza o vacuità. Quando leggi una tragedia in chiave immaginale vieni condotto in un viaggio meraviglioso che ti porta dalla dimensione personale, storica e oggettiva delle cose, nella quale sei vittima degli eventi, alla dimensione universale, mitologica, simbolica, nella quale sei il co-creatore degli eventi, insieme all’anima del mondo. "Tutto accade adesso e tutto accade a me" (Jorge Luis Borges) Il tempo è circolare. La sensazione del tempo lineare è portata in essere dalla mente che vuole controllare tutto. Se tutto accade adesso l’immagine è infinita e la mente non la può controllare, essa, dunque, filtra la realtà a poco a poco attraverso la sensazione del tempo lineare perché così può avere l’impressione di poter esercitare un controllo sul divenire. Le immagini della nostra vita sono presenti simultaneamente nella nostra mente e fra queste vi sono le “immagini perturbate” che, se non pacificate, continuano a disturbare ed influenzare il nostro presente ed il nostro futuro. Pacificare le immagini è un’arte importantissima per chiunque voglia raggiungere la libertà. Pacificare le immagini significa accoglierle, amarle, trasformarle. E questo è possibile attraverso l’arte sciamanica e la pratica meditativa. Secondo le regole aristoteliche del teatro, il canone di narrazione deve rispettare le


unità di tempo, luogo e azione. Nel tuo libro, parli anche di questo dell’hic et nunc, del passato che è un eterno presente. Ci vuoi spiegare questo concetto? La mitopoiesi, cioè la creazione del mondo a mezzo del mito da parte dell’anima è simultanea, non ha un andamento temporale, è una creazione che parte dall’emozione, cioè dal dio che promana la creazione, irradiandola simultaneamente nel presente, nel passato e nel futuro. Come esempio di ciò posso raccontare la storia di una mia cliente, Luisa, la quale viveva un conflitto tra la voglia di divenire madre e la decisione che fin da piccola aveva preso di non essere mai madre. Ho condotto Luisa in una regressione nella quale lei si è sentita di essere una donna che stava morendo di parto, poi ho meditato insieme a lei sul suo genogramma, cioè la rappresentazione simbolica della sua stirpe. Lei si è soffermata sull’immagine di sua nonna che era morta di parto al terzo figlio. Poi l’ho invitata a rappresentare in chiave simbolica

all’interno di un mandala (un cerchio) le immagini più impressionanti dei suoi sogni onirici. Il simbolo più forte che Luisa ha rappresentato nel mandala faceva riferimento ad un sogno nel quale lei correva felice in un prato fino a che le urla di bambini appena nati la svegliavano facendole provare molta angoscia. Luisa ha collegato tutte queste immagini in chiave razionale, per mezzo di rapporti logici temporali di causa ed effetto, concludendo che la sua presa di risoluzione di non avere figli e i suoi incubi notturni e persino l’immagine nella quale si era vista in una epoca remota morire di parto, erano la conseguenza del fatto di avere una nonna morta di parto e del dolore che da questo evento era stato vissuto da sua madre e poi passato a lei. In verità tutte queste immagini sono simultanee, non accadono nel tempo, ma in un eterno presente, manifestate da un archetipo, un dio, che è emozione. Nel caso di Luisa si può pensare alla dea Artemide, la quale vede la propria madre partorire suo fratello Apollo tra mille difficoltà, per via di

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una maledizione della gelosissima Era, e, per conseguenza, prende ferma risoluzione di non avere mai figli. Artemide però, allo stesso tempo, è anche la dea dei parti. Dunque, Artemide incarna l’archetipo del conflitto con la maternità che molte donne vivono, avendo in sé sia l’istinto di divenire madre sia una profonda convinzione di non generare mai figli. La dea, che è archetipo, che è emozione, come un sole pulsante, irradia simultaneamente in tutte le direzioni dello spazio-tempo generando nella istantaneità tutte le immagini che la mente di Luisa colloca nel tempo. D’altronde, come hai detto anche tu in precedenza, anche la fisica quantistica, in linea con le antiche filosofie sapienziali, parla di energia e di vuoto. Tutto è vacuità. Forse, quindi, le emozioni che viviamo quando andiamo a teatro e vediamo una “messa in scena”, sono le stesse della nostra vita “reale”? Certo, le emozioni che ve-


diamo rappresentate a teatro sono le stesse della nostra vita perché la vita imita l’arte, imita il mito, in una parola è mitopoiesi. Ci dici che, nelle varie epoche della vita, “mettiamo in scena” i vari miti, che descrivi molto bene in prima persona nel tuo libro. è quindi possibile deprogrammare la psiche tramite la poesia, il mito e le grandi emozioni? La deprogrammazione avviene leggendo il libro perché i miti nelle pagine di questo libro sono descritti in chiave immaginale. Il lettore è preso per mano e condotto in una nuova interpretazione del mito, una interpretazione estetica che lo libera dai limiti imposti dalla morale utilitaristica attraverso la quale gli individui vengono resi misurabili, prevedibili, governabili. Ci hai spiegato che esistono miti sociali e miti naturali. Tutte le credenze sono prodotte e innestate nella mente degli individui attraverso narrazioni e attraverso le

medesime narrazioni è possibile risolverle. Ciascuno deve compiere il proprio destino nella grande rappresentazione messa in atto sul palcoscenico dell’esistenza. C’è un mito in particolare che si riferisce a questo ed è quello di Antigone. Ci sveli qualcosa a riguardo? Il mito di Antigone ci mostra come sia importante superare le credenze e quanto queste siano limitanti. Antigone muore, condannata a morte dal re, Creonte, per aver disobbedito all’editto che impediva a chiunque di seppellire Polinice, il fratello di Antigone. Quest’ultima, contravvenendo alla legge del re, decide di seppellire il fratello. Per questo viene ritenuta la prima anarchica della storia ed è un personaggio molto amato, simbolo di chi si ribella alla legge ingiusta in nome dell’amore. In verità, Antigone è vittima essa stessa di una credenza mentale che la governa dall’interno. Antigone, come tutti i greci di quell’epoca, credeva che se il cadavere insepolto fosse stato lasciato in pasto agli animali, l’anima non potesse entrare nell’Ade ma do-

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vesse vagare smarrita in eterno, senza pace. Ora, sappiamo del cosiddetto funerale celeste, che ancora oggi viene celebrato in certe regioni del Tibet e anche in India. In questo tipo di funerale il cadavere viene appositamente esposto ai corvi e agli avvoltoi affinché essi possano smembrarlo e portarlo in cielo. Si tratta di credenze religiose che, nel caso di Antigone, la hanno guidata alla morte. Il ribelle per amore non dovrebbe morire, dovrebbe, invece, vincere e trionfare per portare cambiamenti positivi nel mondo, ma a questo punto è necessario che egli sia libero da ogni credenza. Il primo vero atto di ribellione è sempre contro le credenze che abbiamo incorporato. Quando andiamo a teatro e ci prepariamo ad assistere ad una pièce, il palco e la platea sono divisi da un limite, un limen, che è rappresentato in modo tangibile dal sipario. Mi piace paragonare il sipario al “Velo di Maya”, un’espressione coniata dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, grande studioso delle filosofie induiste.


Secondo lui, il velo di Maya era l’illusione che impediva all’essere umano di fare esperienza della Verità, del principio assoluto di realtà. Nell’antica India, Māyā significava originariamente “creazione”. Nel Ṛgveda (VI, 47,18) si può leggere “Con i poteri della propria māyā Indra si presenta in differenti forme”. Maya rappresentava quindi il potere di dare una forma, dal quale proveniva il mondo materiale, plasmato dagli dei. Se pensiamo alla stessa “caverna di Platone”, possiamo richiamare il velo di Maya come quella cosa che ci separa dall’eterno Vero. Che ne pensi? Se dal mito orientale passiamo a quello occidentale, il velo di Maya può essere rappresentato dal lume di Psiche. Quest’ultima è una ragazza fortunatissima, è amata dal bellissimo dio Amore il quale le concede ogni cosa che lei desideri e di notta la ama. Amore ha posto a Psiche una sola condizione: la amerà solo di notte e solo al buio, e non lo potrà mai vedere.

Le sorelle di Psiche inducono in lei il dubbio, spingendola a pensare che colui che le dona ogni cosa possa essere un demonio, anziché un dio e insistendo affinchè lei possa vederlo. Così, una notte, Psiche accende un lume per vedere chi le dorme accanto. Vede il più bello di tutti gli dei e comprende la sua immensa fortuna, ma, in quello stesso istante, perde tutto. La luce del lume, infatti, porta in essere qualcosa che prima non c’era, l’ombra, il velo di Maya, nella cui oscurità Psiche smarrisce Amore. L’esistenza è la manifestazione della ricerca di Amore da parte di Psiche (“ψυχή”, era per i Greci il soffio vitale, l’anima). L’anima immagina infiniti eventi nella sua ricerca di Amore, perciò tutti gli eventi della nostra vita hanno in sé un senso di mancanza, e si-

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multaneamente la chiamata di Amore, la quale suona sempre come una sfida al nostro Io. Abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa. La seria, la civile, la pazza. Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile. (Luigi Pirandello, Il berretto a sonagli) Nel teatro, oltre ai miti greci, tanto sono gli esempi di “condanna” dei miti sociali: mi viene in mente Pirandello…


Grande Pirandello, lui aveva compreso che la vita imita l’arte. E non potrebbe essere differentemente, dal momento che la poesia è alla base della manifestazione dell’esistenza e crea l’esistenza. “Ora bisogna porsi bene in mente che l’arte, in qualunque sua forma (dico l’arte letteraria, di cui la drammatica è una delle tante forme) non è imitazione o riproduzione, ma creazione.” (Luigi Pirandello, Teatro e Letteratura, 1918). Il percorso che sto seguendo sul mio giornale, quello del benessere dell’uomo raggiunto attraverso le arti, il teatro, la danza, in una parola la Bellezza, diventa quindi davvero la chiave per “liberarci” e superare le credenze? L’arte, la creatività, la bellezza sono la chiave per la libertà delle credenze, le quali si esercitano sempre sulla base di un codice narrativo sociale, che è moralistico. Daimon è un libro che si legge molto facilmente: ha la profondità di un saggio e la leggerezza della novella ed è incredibilmente teatrale, non solo per quello che abbiano detto fino a qui, ma anche per la narrazione in prima persona. So che lo hai già portato sul palco, in a una serata speciale a Bellinzona, che ha unito la prosa alla ritualistica. Ci parli di questo progetto? è stato un momento bellissimo di intensa creatività in cui diversi artisti hanno unito le loro competenze per portare in scena il mio libro: una brava attrice di teatro, Lucilla Giagnoni, un grande violinista, Robert Kowalski, primo violino dell’orchestra della Svizzera italiana, Sebalter, cantautore molto apprezzato ed Emmanuel Pfirter, suonatore

di Handpan. Adesso abbiamo Daimon, il libro, e Daimon, lo spettacolo, che stiamo programmando di ripetere anche in Italia, dopo il successo che abbiamo avuto in Svizzera. Lasciaci, come sempre, con un OMI…. Vi descrivo l’OMI, cioè la breve meditazione (OMI sta per One Minute Immersion)

medita secondo il ritmo descritto qui di seguito. • Prendi tre respiri profondi, immagina tre onde potenti che attraversano il tuo corpo. • Trattieni il respiro a polmoni pieni, immagina un’onda potente che non sei tu, ma qualcosa che esiste dopo di te o al di là di te. • Prendi tre respiri profondi,

che ci aiuta a depersonalizzare, deletteralizzare e smaterializzare la nostra esperienza della realtà. È un OMI importante e semplice. Siediti comodamente in un luogo tranquillo e assumendo una postura che esprima un senso di dignità (a tal fine è fondamentale tenere dritta la schiena), porta l’attenzione al tuo respiro. Rendi la respirazione più profonda rispetto al respiro spontaneo. Immagina il tuo respiro come un’onda del mare che attraversa il tuo corpo. Quindi

immagina tre onde potenti che attraversano il tuo corpo. • Trattieni il respiro a polmoni vuoti, immagina un’onda potente che si produce al di là di te: tu sei completamente assente. A questo punto puoi decidere di fare un altro ciclo o puoi interrompere. Hai comunque attivato la tua consapevolezza e se, di giorno in giorno, continuerai a ritagliarti brevi istanti di pratica di OMI, la tua consapevolezza crescerà portandoti spontaneamente sulla via della vera libertà.►RS

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FOCUS

Il mito è la migliore

parabola dell’umanità

Il MITO è la dimensione in cui tutte le cose e le persone sono collegate, lo spazio dell’infinitamente piccolo, il nucleo da cui tutto ha origine e in cui tutto ritorna (GRAZIano Piazza)

V

iola Graziosi e Graziano Piazza sono una coppia nella vita e, spesso, anche in scena. Attrice ed attore e regista, da qui, a tutta la prossima stagione, porteranno in giro per l’Italia le migliori declinazioni dei miti, in scena nel modo classico o rivisitato. D’altronde, il mito è sempre presente, il mito è tutti noi e, grazie ad esso, riusciamo a vedere oltre il velo di Maya. Oltre il sipario, quello che ci svela le cose senza entrare nel giudizio. Il loro punto di vista sui miti è qui. Viola, hai alzato tu il sipario di Appia nel Mito, con Clitemnestra di Luciano Violante, ex Graziano Piazza

Presidente della Camera ed ex Magistrato, per la regia Giuseppe Dipasquale. Partiamo da qui. Che tipo di spettacolo è stato? V: È uno spettacolo che amo moltissimo, un monologo che però ha Viola poco di monologante, in Graziosi realtà è un dialogo che crea costante risonanza con il pubblico. Nato da un’idea di Pietrangelo Buttafuoco ha debuttato a luglio scorso ai Cantieri dell’immaginario a L’Aquila, prodotto dal TSA (Teatro Stabile d’Abruzzo) papà. Non poteva esserci occae da allora non si è più fermato. sione più bella. Lo porto in giro come una È proprio il viaggio di Clisemina nei siti ar- temnestra che si fa ogni volta cheologici, nei teatri testimone della sua storia, della all’aperto e al chiuso, sua “colpa” e della sua “scelnegli spazi teatrali e ta”. Queste sono le parole chianon, sono stata al tea- ve, quello a cui siamo chiamati tro antico di Morgan- oggi. Quello a cui sono chiamata tina, al Vittoriale de- come artista e anche come figlia, gli italiani a Gardone perché come mi ha detto proprio Riviera, al teatro So- il Presidente Luciano Violante: ciale di Brescia, al “dopo il padre ci siamo noi”. Teatro Zandonai di Qual è l’attualità di questo Rovereto tanto per ci- testo e quale quello della scrittarne alcuni …e per- tura di Luciano Violante? sino nell’aula magna V: Clitemnestra è tra le figudi un’università. re più malefiche del mito. La E pochi giorni “leonessa bipede”, viene così fa nella bellissima definita da Cassandra, regina di Chiesa di San Nico- Micene, moglie fedifraga, falsa la sull’Appia Antica e vendicatrice. O almeno queper inaugurare que- sto dice il mito. Ma all’epoca le sto nuovo e impor- donne non avevano parole, ed tante Festival Appia erano scritte da uomini. nel mito dedicato “Ho dimestichezza con l’oalla memoria di mio dore della morte e del sangue”,

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di Daniele Colzani

Insieme a Clitemnestra, Luciano Violante ha scritto una Medea, per il trentennale della strage di Capaci, ripresa da Rai5 e mandata in onda il 23 maggio. So che questi due spettacoli, e la Circe, che sta ancora scrivendo, saranno portati in tour anche in inverno. Medea è una figura davvero particolare. Molti giorna-

© Franco Centaro

inizia così il canto di dolore di una madre testimone di un torto incommensurabile: l’assassinio della figlia Ifigenia per mano del padre Agamennone, davanti ad una catasta di legna lì dove doveva esserci un altare nuziale. «L’equilibrio tra gli uomini impone il tirannicidio quando il calice della prepotenza si colma», continua. Lama per lama, morte per morte. C’è altro? Giuseppe Dipasquale mi ha condotta in un lavoro di cesello del testo e della possibilità interpretativa di questo personaggio, dandomi come punto di partenza il riferimento di una figura importante del nostro tempo, la poetessa Alda Merini, che è appunto “fuori” dal tempo: un po’ regina un po’ clocharde, una donna che conosce le cose del mondo e ce ne fa dono. Una donna che non cede al destino. Che sceglie altro. «Perché essere umani vuol dire costruirsi un destino». Le parole del Presidente Luciano Violante sono forma, sono suono, sono racconto, ci conducono e ci trasformano. Sono appunto semi, sono un atto di speranza e io sono onorata di essere chiamata a farli risuonare attraverso l’esperienza condivisa del Teatro!

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listi l’hanno associata, come sindrome, al delitto orrendo e spaventoso, della mamma che ha recentemente ucciso la sua bambina di quasi 5 anni. Trovi sia corretto? E se no, perché? V: Violante aveva in progetto di scrivere una Medea ma pensava negli anni a venire, invece dopo aver visto Clitemnestra in scena ha scritto Medea in due mesi! Un grande orgoglio, una grande responsabilità, un grande onore per me. E ora sta scrivendo Circe che verrà a completare la trilogia sulle donne del mito affidata alla regia di Giuseppe Dipasquale e alla mia interpretazione. Naturalmente tutti gli spettacoli sono e saranno in tour in tutta Italia. Medea…è una deflagrazione. Le prove sono iniziate il giorno dopo la morte di mio papà e il debutto alla Chiesa di San Domenico a Palermo davanti alla tomba di Giovanni Falcone ha avuto luogo al quarantesimo giorno. Coincidenza? Qualcosa si trasforma. Sempre. È un grido di speranza, di vita. “Dimenticate le parole vuote di senso, non


Clitemnestra

Conoscendo la nostra forza, la nostra potenza anche distruttiva, possiamo anzi dobbiamo imparare ad orientarla. Altrimenti abbiamo in mano una bomba che può esplodere da un momento all’altro. E diremo anche di non essere responsabili dell’accaduto. Io ho bisogno di credere che ci sia una parte di responsabilità in tutto. Altrimenti saremmo morti. Perché quel tipo di linguaggio poetico è così in rapporto con il nostro presente?

© Franco Centaro

sprecate il tempo della giustizia. Dopo rimarrebbe solo dolore.” Queste tra le ultime parole di Medea che sceglie di voltarsi verso i giusti, appunto la tomba di Falcone. Violante ha scritto questo testo dedicandolo al trentennale delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, come se l’abominio commesso dalla regina di Colchide fosse motivato dalla necessità di rompere la catena dei crimini di mafia. Medea parla di «dignità di donna necessaria per non essere preda». Naturalmente questo non giustifica il crimine ma ci fa vedere la potenza che è contenuta in ciascuno di noi. Il “mostro” è in noi. Non possiamo continuare ad additare, io non c’ero, io non sapevo, io non lo avrei mai fatto…l’apocalisse è in noi. Il male è in noi. Ma c’è un grido di speranza, la possibilità di scegliere, di orientare la direzione. Mi fa molta impressione paragonare un fatto di cronaca così terribile al mito che in realtà è come una parabola, una favola, e tende verso il divino. Ma forse anche questo serve a farci comprendere di più. Il “male” non appartiene ad alcuni, agli altri, ai “cattivi”. Medea siamo noi. Tutte e tutti noi.

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V: La poesia, il teatro, ci permettono di guardare le cose senza entrare nel giudizio del fatto di cronaca, nell’identificazione, senza entrare nella paura. E così forse possiamo guardare, sentire di più. Fare esperienza di noi. Insieme. Perché siamo, solo insieme. Il teatro contiene in sé la catarsi. Dopo aver interpretato Elena, al teatro Antico di Siracusa, hai chiesto, insieme a tuo marito, che spesso lavora con te, all’autore Luca Cedrola di scrivere un testo sul personaggio di Elena. Da qui, ne è scaturito Elena tradita, con due personaggi in scena, uno spettacolo che continuerà nella prossima stagione. Ce ne parlate? G: Sentivamo che dall’esperienza delle Troiane al Teatro greco qualcosa ci sfuggiva. Che Elena aveva ancora qualcosa da dirci, da sviluppare, da ribadire nella sua verità. Parlandone con il nostro amico autore Luca Cedrola ne è nato un testo che apre interrogativi profondi sulla responsabilità di Elena come artefice e vittima di guerre nel suo nome. è l’incontro/scontro con Kairos, il Tempo che accade ora,


Medea

© Giulia La Rosa

cui, oltre alla descrizione della scena in cui si svolge il monologo, l’autore indica, come succede anche in altri monologhi della Quarta Dimensione con la traduzione di Nicola Crocetti, l’interlocutore a cui il protagonista parla. “Una donna sulla porta, di spalle, leggermente adirata” è come se dovesse definire precisamente il destinatario forse anche per motivare la densità poetica ed evocativa delle sue parole. Certo che quella donna

© Franco Centaro

è l’opportunità di dire tutto ciò che ci sembra sia rimasto tra le pieghe ambigue di Euripide, costretto a scrivere una Elena fatta di nuvole, una indagine leggera ma precisa su cosa direbbe Elena di se stessa e delle sue scelte, ribadendo la sua libertà di essere donna, la sua ribellione al mondo degli uomini che la usano e vogliono la guerra. Ci sembrava molto interessante. E il pubblico apprezza il modo in cui la narrazione si dipana, rivivendo, fra l’altro, anche delle voci che giungono direttamente dalla scena che insieme, io come Menelao, Viola come Elena, recitavamo al teatro greco, come se anche loro facessero parte di un mondo mitico con cui ancora si devono confrontare tutti i giorni del Tempo. Oltre a tutto questo, non dimentichiamo l’Aiace al femminile di Ghiannis Ritsos, con la regia di Graziano Piazza: vogliamo parlare anche di questo? G: L’Aiace era un testo straordinario che avevo avuto modo di recitare in reading anni fa per il “Teatro Aperto” del Teatro Stabile di Torino. Ero rimasto sempre molto affascinato dalla didascalia iniziale di Ritsos in

di spalle che ascolta Aiace potrebbe essere tante figure, dalla moglie Tecmessa, all’infermiera che si prendeva cura di Ritsos quando era in isolamento. Ho voluto spostare l’attenzione su di lei, su ciò che rimane del mito, sulla “testimonianza” che diventa quella donna, sul passaggio della parola incarnata, ri-citata. La memoria del mito ci appare più emozionale proprio per la mancanza dell’eroe, leggiamo tutto attraverso lo sguardo di chi rimane, in qualche modo noi tutti. È una “monoopera”, quindi una partitura di parole, musica e condizioni emotive su di una scenografia sonora importante scritta da Arturo Annecchino, il panorama evocativo in cui la parola galleggia come dentro un pozzo profondo. Infine, la versione classica della Fedra di Seneca, che riprendi quest’estate e che sarà anche al teatro Nazionale di Genova il prossimo anno… V: Interpreto Fedra nella sua versione classica scritta da Seneca e tradotta da Maurizio Bettini. La regia è di Manuel Giliberti e accanto a me ci sono Graziano (Piazza) in Teseo, Riccardo Livermore che interpreta il giova-

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Aiace

cente, e non così poetica come si crede, fatta di carne e sangue, di parole che sono pulsioni, istinti primari, quasi selvaggi. Eppure Fedra è “la luminosa”. Perché? Perché ci insegna, perché si è sacrificata per dare l’esempio. Potessimo conoscere di più noi stessi attraverso il mito, forse vivremmo meglio. Alla luce di quello che abbiamo detto, mi piacerebbe un vostro pensiero sui Miti, che sono il focus di questo numero. La psicologa Selene Calloni Williams li analizza dal punto di vista immaginale e poetico, valorizzando la loro funzione nel progetto animi-

co dell’uomo. Per voi, cos’è il mito? V: Il mito è la migliore parabola dell’umanità. Dentro ci sono le chiavi della nostra vita umana. Nel partecipare insieme alla tragedia e alla commedia della vita, avviene la catarsi che dà valore al nostro tempo e al nostro essere nel mondo. G: Il mito è la dimensione in cui tutte le cose e le persone sono collegate, lo spazio dell’infinitamente piccolo, il nucleo da cui tutto ha origine e in cui tutto ritorna. Noi nasciamo con la dimensione mitica, il nostro presente è il suo alfabeto, la grammatica del Ricordo Presente, Sarà, Sempre! Perché il mito è presente? V: Il mito è presente perché l’animo umano non evolve. A meno che non ci sia un grande lavoro su di sé per arrivare a quello che Battiato chiamava un “centro di gravità permanente”. È possibile? Neo (di Matrix) esiste? G: Perché siamo solo una piccola parte del Creato e ci domandiamo perché. In che modo, il mito cerca e raggiunge la catarsi?

Viola Graziosi e Graziano Piazza in Elena tradita al Teatro antico Segesta

©Francesco Fiorello

©Silvio Ottaviano

ne Ippolito, Doborah Lentini la nutrice e Liborio Natali il coro e il fatidico messaggero. Anche in questo caso la storia è vicinissima a noi, quasi banale, e il personaggio di Fedra modernissimo. A me ha fatto pensare a una sorta di Lady D. che viene abbandonata e tradita dal marito Teseo (il quale vaga nel mondo dei morti) e riscopre dentro di sé la fiamma della passione che brucia. È un monito e qualcosa di così vero e ancora così sconosciuto…e se ci pensi è stata scritta più di duemila anni fa. Fedra sceglie di conoscersi, di andare fino in fondo. Pensando che il marito non tornerà, consumata dalla passione al limite di togliersi la vita, si dichiara al giovane Ippolito di cui è matrigna. Lui la maledice e lei scopre in sé la doppiezza, la malvagità. Consigliata dalla nutrice, inscena di aver subito violenza e al ritorno del marito, padre del ragazzo, confessa lo stupro. Questi, abbagliato dalla rabbia, chiede a Nettuno di vendicarsi sul figlio, un mostro marino lo sfiderà in battaglia riducendo il puro Ippolito a brandelli. Una storia davvero avvin-

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Aiace

© Giovanna Mangiu

V: Chiamandoci ad un’esperienza collettiva, perché più che il mito in sé, è il teatro che ci fa giungere alla catarsi. Un rito magico laico in cui donne e uomini si incontrano anima e corpo e partecipano di una vibrazione comune, che abbatte i confini di spazio e di tempo. G: La catarsi chiede la nostra partecipazione emotiva: la compromissione con cui possiamo e scopriamo, di riconoscerci. La catarsi ci riguarda perché ristabilisce i contorni della nostra domanda di esistenza, oppure la nostra inconsapevole illusione di essere vicini agli dei. La catarsi ci indica con determinazione il nostro semplice “passaggio” su questa Terra. In questo il femminile ha ancora tante cose da dire, si dovrebbe riscrivere la storia, ma forse qualcosa sta già accadendo. Il femminile ci polarizza sulla creazione, sull’enigma stesso della creazione. Come si declina il mito al femminile? Come è vista la donna? Quali valori porta con sé? V: Ritorno ad Aiace, e al mito che oggi si sta trasformando nel femminile. Forse questa chiave di lettura può dare nuova linfa vitale al nostro tempo. G: Spesso i miti sembrano creati dall’uomo. Ne leggiamo tutte le tensioni, pulsioni, paure, domande che l’uomo si poneva rispetto al mondo femminile. Ancora oggi l’uomo sta cercando di trovare la sua posizione nei confronti della donna, anche se siamo ancora lontani dalla parità, e si pone domande diverse da un tempo. La lettura dei miti oggi ha occhi diversi, il mito cambia nei suoi effetti, nella risposta dell’essere umano al Tempo. Le donne, il valore di tante lotte, anche da parte degli uomini, per la libertà della propria consapevolezza, ci fa fare un salto quantico necessario sul valore del mito. La ribellione, l’atto di tracotanza, la sofferenza e lo

sforzo di superare le barriere imposte, spesso ingiustamente, è degli uomini e delle donne insieme, ma la donna oggi può aiutare l’uomo a scrollarsi di dosso millenni di rigidità razionale e disporsi con fiducia alla liquidità generante e creativa. Quanto sono importanti quindi, anche per i giovani? Perché portarli in teatro, nella loro forma classica o attualizzata? G: Perché la classicità è sempre contemporanea e quindi è fondamentale mettersi davanti a quella vibrazione fin da giovani, la consapevolezza che ne può scaturire può orientare il nostro presente, può rendere più sottile il velo di Maya. Guardando l’entusiasmo di tanti giovani che riempiono gli spalti dei teatri antichi ti illudi che qualcosa sta per cambiare. Ho molta fiducia nei giovani.

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Non sempre riesco a comprendere come facciano, ma ripongo molta fiducia nella loro capacità di stare nelle cose, a volte senza troppe strutture razionali, rigide e maschili, sono più fluidi e a volte percepiscono direttamente la parte di verità che ci è concessa. Ringrazio Viola e Graziano per questo splendido scambio che dedico a alla memoria di un attore straordinario scomparso da poco, a cui Appia in Mito, anche, è dedicata, Paolo Graziosi. Ma che dedico anche ad ogni teatrante, ad ogni spettatore; lo dedico a me ed alla mia passione per il teatro, che mi ha portato a scriverne su queste pagine; e lo dedico ad ognuno di noi ed a quello che portiamo, giorno per giorno, sulla scena della vita. ►RS


FOCUS

"Appia nel mito" nel segno della moderna epicità

al via la prima edizione della rassegna che offre Echi di voci e suoni dal passato per raccontare il presente

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na moderna epicità, una riscoperta dei classici che rivelano una dirompente contemporaneità, che ci parlano di oggi e ci spiegano il presente, un coro di echi, voci e suoni dal passato per raccontare il presente lungo il percorso della celebre via Appia: questo è il senso della prima edizione di Appia nel Mito, rassegna che dal 18 giugno al 30 luglio abiterà e popolerà la Chiesa di S.Nicola a Roma e Villa Torlonia a Frascati con 13 spettacoli, di cui 5 debutti assoluti, e circa 30 artisti, tra danza e teatro. Il progetto nato dall’idea di Alessandro Machìa e Fabrizio Federici della Compagnia teatrale Zerkalo, con il contributo della Regione Lazio, si pone l’obiettivo di riconnettere teatro e pubblico, artisti e comunità, dopo questo periodo di isolamento. Un incontro che è un prendersi cura, delle persone e dei luoghi, che rimette al centro i luoghi simbolo della via Appia, li abi-

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Appia nel mito

Massimo Popolizio

ta, li riattiva, li pensa ma come soggetti vivi, frammenti di una narrazione mitica che continua potente fino ai nostri giorni. «Abbiamo voluto intitolare questa prima stagione “RICORDARE IL PRESENTE”- annota il direttore artistico Alessandro Machìa. “ Questo ossimoro che contiene apparentemente un’impossibilità, una contraddizione, ci è sembrato risolvesse in sé non soltanto quella propria del mito, della tragedia antica e della nostra realtà – come capisce Shakespeare quando fa dire alle streghe del Macbeth “Il bello è il brutto e il brutto è il bello”; ovvero l’ambiguità, la duplicità della verità che il mito racconta, che è e non è. “RICORDARE IL PRESENTE” significa anche far emergere quella linea invisibile che connette il mito al nostro presente: al di sotto dei nostri progetti di razionalità, delle

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“magnifiche sorti e progressive”, agisce ancora potente il mito. E ci parla. Ci parla oggi. E dunque ricordare il presente è ricordare il mito nel presente, interrogarlo come facevano Omero e Esiodo, che chiedevano la parola alle Muse per comprendere il proprio tempo e l’enigma che siamo. In questi nostri tempi bui, in cui il pensiero sembra aver ceduto il passo al tifo e alla falsa contrapposizione delle opinioni dove tutto si annulla, abbiamo bisogno di parole autentiche, di parole che vengono da lontano, dal Mito. E di ascoltarle insieme, come comunità. Queste parole le chiediamo agli artisti presenti in questa prima edizione: se l’uomo, come dice Heidegger, è il parlante e il mortale perché ha la facoltà del linguaggio e fa esperienza personale della morte, l’artista è doppiamente


di Silvia Arosio

mortale e parlante perché può giocare la morte, nel teatro nella danza, reinventa la parola, ce la restituisce. E la parola dell’artista è sempre parola autentica. Dedichiamo, inoltre, la prima edizione di Appia nel mito alla memoria di un attore straordinario scomparso da poco, uno dei più grandi che abbiamo avuto e forse non sufficientemente omaggiato; col quale ho avuto l’onore di lavorare, di percorrere un piccolo tratto di strada al suo fianco: Paolo Graziosi. Paolo era un attore immenso, asciutto, modernissimo, generoso, che da attore straordinario conosceva bene quella ambiguità della parola che il mito ci porta ancora oggi. Vogliamo dunque dedicare questo festival a lui». Seguendo il fil rouge “RICORDARE IL PRESENTE”, la rassegna si snoda in un percorso di spettacoli site-specific che hanno al centro il Mito: una via nel mito che dal passato giunge fino a noi, attraverso il nostro modo di rappresentarci nel tempo e nella storia. Una anàbasi, una risalita da due anni drammatici che parte dall’origine della nostra civiltà: il mito, la classicità, il tragico; per come ci parlano oggi, nella nostra società complessa, attraverso le riscritture e le diverse modalità di rielaborazione nel teatro e nella danza. Melania Giglio

Appia nel mito è anche un ritorno all’origine della nostra civiltà con un nuovo modo di guardare all’antico e alla tragedia per come ci parlano oggi, attraverso le diverse modalità di rielaborazione del teatro e della danza. Grandi artisti e giovani compagnie si alterneranno per un mese e mezzo di programmazione, dal 18 giugno al 30 luglio, in diverse location immerse nella Storia e nel verde, tra Roma (Chiesa S. Nicola) e Frascati (Villa Torlonia), con spettacoli di teatro e danza, reading, laboratori gratuiti di teatro, danza e giocoleria. Tra gli artisti presenti: Massimo Popolizio, Vinicio Marchioni, Daniele Salvo, Viola Graziosi, Andrea Tidona, Melania Giglio e Roberta Caronia. Si è iniziato il 18 giugno alla Chiesa di San Nicola con Clitennestra di Luciano Violante interpretata da Viola Graziosi, la quale intesse un viaggio dal mito alla contemporaneità sorretta da un fraseggio tragico che scolpisce le parole sulla declinazione di una storia di un esilio perpetuo post mortem, e con Ifigenia In Cardiff (19 giugno) di Gary Owen con Roberta Caronia e la regia di Valter Malosti, un delirio monologante denso di lucidità che si rivela a poco a poco, ribaltando gli equilibri del senso comune e scardinando moralismi e perbenismi vari. Si è continuato il 24 giugno con Edipo...

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Alessandra Fallucchi

Seh! con Andrea Tidona e la regia di Carla Cassola, uno scherzo intelligente e raffinato per “raccontare” con leggerezza una delle più grandi tragedie della storia del teatro, e il 29 giugno con la danza di Aurelio Gatti, che traspone una sua versione del mito di Daphne. Il 30 giugno è stata la volta di Circe. Le Origini con Alessandra Fallucchi e la regia di Manuela Favilla a delineare il ritratto di una figura ambivalente: crudele ma anche pietosa, ostile ma anche amica. Circe è Donna, Ninfa, Maga, Amante ma anche Moglie, racchiude le molte potenzialità del femminile, mentre il 1 luglio Melania Giglio e Daniele Salvo hanno indagato la figura di Saffo, una delle poetesse più famose del mondo antico, con Inno ad Afrodite - Serata per Saffo, in prima nazionale. Vinicio Marchioni e il suo In Vino Veritas in scena il 2 luglio a Villa Torlonia (Frascati), un meraviglioso itinerario nella letteratura, nella musica e nell’umanità che si è sviluppata intorno al culto del vino e a tutto quello che il vino rappresenta: incontro, amicizia, andare oltre i limiti del concesso, creazione, disperazione e gioia di vivere; da Dioniso a Charles Bukowski, passando da Hemingway all’opera lirica,


Onisio Furioso

da Omero ad Alda Merini; mentre Giuseppe Pestillo il 10 luglio darà corpo e voce a Onisio Furioso, diretto da Luca Mazzone, il quale affronta il tema della modernità del mito e lo fa costruendo un personaggio che si muove a un ritmo sul crinale tra la poesia e l’epopea, tra la parola tragica e la quotidianità. Venerdì 15 luglio (Frascati) sarà la volta della nuovissima produzione Pasolini. una storia romana di e con Massimo Popolizio che intreccia il racconto biografico di Pasolini, dal suo arrivo nella città eterna nei primi anni cinquanta fino alla sua tragica morte nel 1975, con i più celebri testi dell’autore, accompagnato dalle melodie eseguite dal vivo di Giovanna Famulari. A seguire sabato 23 luglio appuntamento con Le donne di Samo di Menandro, rito teatrale in maschera che conserva tutto il suo fascino, diretto da Roberto Zorzut, e il 24 luglio con Mostellaria, una delle commedie più divertenti e significative di Plauto, con la regia di Vincenzo Zingaro. Il 26 luglio Ludovic Party tratteggia le coreografie di Prometheus, uno spettacolo tra danza e video mapping. Il mito di Prometeo da sempre ha affasci-

nato donne uomini, pensatori ed artisti di ogni secolo e di ogni disciplina, e questo probabilmente perché ha simboleggiato nel tempo la lotta delle forze amiche del progresso umano, e delle civiltà contro ogni forma di potere. Chiude la rassegna il 30 luglio (Villa Torlonia), Ifigenia in Aulide con Andrea Tidona tra i protagonisti e la regia di Alessandro Machìa, che offre una visione del tutto nuova dell’ultima tragedia di Euripide trasfigurandola in dramma borghese. Parallelamente agli spettacoli prenderanno vita una serie di laboratori come quello di giocoleria a cura di Leonardo Angelini, uno dei responsabili del settore circo e clowneria in Italia, che presenterà e racconterà la giocoleria come una tecnica a disposizione di tutti, per giocare e per migliorare il proprio benessere psicofisico., e quello su La pedagogia dell’espressione per

tutti condotto da Gilberto Scaramuzzo. Il lavoro prevede la presentazione teorica e la sperimentazione pratica degli elementi fondamentali della Pedagogia dell’Espressione e una applicazione di questi principi nell’ambito della relazione educativa, in qualunque contesto questa si trovi a essere sviluppata. Una introduzione al Teatro della relazione e al Metodo Mimico di Orazio Costa Giovangigli, così come sono stati sviluppati dall’attività di ricerca del MimesisLab – il Laboratorio di Pedagogia dell’Espressione del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università Roma Tre. Le attività della classe sono strutturate in maniera tale da poter essere fruite da ciascuno dei partecipanti in maniera organica al proprio livello di preparazione. ►RS

Prometheus In vino veritas

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INTERVISTA

Il mito risveglia la coscienza

G

abrio Gentilini di nuovo impegnato con Shakespeare: sarà infatti protagonista al Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti di Roma, dal 15 al 31 luglio, con La Commedia degli Errori. Abbiamo approfondito con lui i ruoli che interpreta, chiedendo all’attore perché, secondo lui, è così importante portare in scena oggi i miti e la classicità… e quale “favola” ritiene più vicina a sé…. Gabrio, si tratta della terza produzione a cui partecipi nel famoso teatro ora intitolato anche a Gigi Proietti: le prime furono La Bisbetica Domata nel 2018 e 2019 e La Dodice-

© Marco Borrelli

La bisbetica domata

sima Notte nel 2020 e 2021: come sei arrivato a queste produzioni? Conobbi Loredana Scaramella, la regista, grazie alla realtà del teatro Golden dove da qualche anno collabora come docente e come casting director. Feci prima un provino nel 2013 e poi una masterclass con lei nel 2017 e così mi vide all'opera, notando anche come fossi cresciuto attorialmente da un anno all'altro: avevo da poco messo da parte il musical per buttarmi appieno sulla recitazione ed ero appena tornato dagli studi di recitazione a New York. Poi è successo che le mancava un attore in La Bisbetica Domata che potesse ricoprire più ruoli fra cui uno particolarmente performativo (Curzio), in cui si ballava e cantava. Si è ricordata di me e da lì le mie ultime estati le ho passate in scena al Globe in compagnia della sua direzione e della sua presenza, e devo dire che è sempre un gran piacere. Provenendo dal musical, ti saresti mai aspettato di

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© Paolo Palmieri

“La cecità Autoreferenziale apre la porta al caos e alla confusione e la visione degli altri Si confonde mentre vacilla la percezione di sé. Nella commedia, una volta che il ritmo crescente, nutrito dalle passioni, Esplode, la crisi si risolve in un senso di riconciliazione”. (note di regia)

arrivare a diventare un attore shakespeariano? Sicuramente ero aperto all'idea, ma non pensavo di arrivare a questi livelli e in un teatro di prestigio come il Globe. Ora spero di continuare a crescere sia in questa che in altre realtà che raccontano Shakespeare e non solo. Quest'anno avrò l'onore di partecipare anche alla produzione di Macbeth diretta da Daniele Salvo e di tornare in scena al Teatro Olimpico di Roma il prossimo ottobre con La Dodicesima Notte (questa è la prima volta che il Teatro Globe porta uno dei suoi spettacoli fuori dalla sua struttura di Villa Borghese). Ormai in quel luogo mi sento a casa. È raro trovare produzioni così oneste dove si può lavorare in un clima così familiare. E questa è la grande eredità che ci ha lasciato Gigi Proietti e che ancora oggi le sue figlie e il resto della produzione difendono e portano avanti con grande integrità. E per questo hanno tutta la mia ammirazione. Perché non è né semplice e neppure scontato, dati i tempi che corrono. Molto spesso, purtroppo, la


di Silvia Arosio

i soldi del riscatto e provare così a salvarsi. Da questo momento parte la storia dello spettacolo che si svilupperà in un grande gioco di equivoci e terminerà con la sentenza su Egeone che porterà ad un grande finale di smascheramento tipico di Shakespeare! In questo numero, abbiamo analizzato l’importanza dei miti, non solo sulla scena, ma anche nella vita di tutti i giorni. Come vedi il tuo personaggio? Cosa incarna? Il mio personaggio incarna la figura dell'autorità ideale e virtuosa, che si contrappone al modello di autorità tiranna dei tempi di Shakespeare. La clemenza è la sua più grande virtù, che applica con grande scrupolo e discernimento. Per me è l'esempio dell'uomo ideale che agisce con coscienza a servizio della giustizia: non si fa trascinare dall'istinto e dalle pulsioni, né governa se stesso (e in questo caso la società) utilizzando solo il rigore della logica e del pensiero. È l'essere umano che attiva il

maestro del cuore, che canalizza il potere dello spirito scegliendo la strada della compassione, dell'amore e del bene superiore. Perché, secondo te, è così importante oggi riportare in scena i miti e la classicità? Perché, se rappresentati opportunamente, i miti non solo ci possono intrattenere meravigliosamente ma possono soprattutto far rifiorire in noi nuova coscienza, incentivando anche una nostra crescita spirituale. I miti hanno il potere di risvegliare uno sguardo interiore capace di liberarci dalle macchinazioni e dalle illusioni del nostro tempo. È questa per me è la funzione principale di ogni rappresentazione che si rispetti. Non solo intrattenere e far riflettere il pubblico, ma risvegliarne la coscienza. La regista è una donna, Loredana Scaramella, che ha curato anche la traduzione e l’adattamento. I valori del femminile, accoglienza, empatia, ascolto, possono a volte dare quel tocco in più alla messa in scena dei miti. Cosa

La bisbetica domata

© Marco Borrelli

La bisbetica domata

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recitazione nei musical è molto diversa da quella della prosa, tanto più in una produzione importante come questa. Quali sono le differenze e come ti sei preparato? Per me la recitazione è una. Ed è quella che ricerca una verità e un'autenticità in un contesto fittizio, inventato. Poi essa deve riuscire ad adattarsi al genere che incarna. Per questo spettacolo shakespeariano, in cui il testo è stato lasciato in versi come nell'originale, bisogna tenere conto prima di tutto di riuscire a restituire allo spettatore la sonorità del verso, poi di riuscire a dargli credibilità e autenticità. Per cui è necessario un forte lavoro di memoria, per poter aver così salde le battute del copione addosso e riuscire poi a liberare i vari aspetti interpretativi che la storia e il personaggio richiedono. Insomma, è un lavoro che va ben preparato e non si può improvvisare. Evidentemente, è andata benissimo, visto che ora sei stato scelto anche per interpretare il Duca Solino nella Commedia degli Errori. Chi è il tuo personaggio? Siamo ad Efeso e il Duca Solino è chiamato a governare la città. È un uomo giusto con una forte etica e moralità, sensibile, che sa ascoltare, dotato di un forte senso della giustizia e della clemenza. Solino entra in scena all'inizio, quando incontra la figura di Egeone, un cittadino di Siracusa. Efeso e Siracusa sono in forte contrasto in quel momento e una legge dichiara che se un siracusano viene trovato ad Efeso deve pagare un riscatto in denaro e che se non ha i soldi per pagarlo, viene condannato a morte. Egeone non è in possesso del denaro richiesto e il Duca Solino, mosso dalla compassione per la drammatica storia del povero siracusano, gli concede dodici ore di tempo per trovare

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ha messo del suo “sentire” in questa versione? Tanto, come sempre. Loredana ha un femminile bellissimo dotato di grande empatia e capacità di ascolto. Lavorare con lei è sempre un arricchimento. Inoltre è un'appassionata studiosa, ricercatrice insaziabile ed è quindi sempre molto preparata su tutti gli argomenti che sceglie di portare a rappresentazione. E il valore aggiunto che ha è quello di saper scegliere con cura i suoi talenti, pensando sempre con lungimiranza al tipo di umanità che portano in campo e nel gruppo. Non è una regista che decide e basta. Coinvolge tutti nel processo creativo. E questo è sempre un grande stimolo, perché tutti assumono una valenza e un peso specifico all'interno della narrazione e della compagnia. Come è stato attualizzato il testo?

Non c'è attualizzazione del testo perché, come ti dicevo, è stato lasciato in versi, secondo la versione originale. La città di Efeso è stata però ri-immaginata negli Anni '20 del'900. La scelta di questa epoca, con il suo predominio dell'apparenza sulla sostanza, non è casuale: è il perfetto sottofondo per il classico gioco degli equivoci di Shakespeare, dove ciò che appare non è mai ciò che è. La narrazione si svolge in un porto, ricreato dalle scenografie di Fabiana Di Marco, che con il suo incontro di culture diverse tra di loro favorisce la mescolanza di generi e stili, anche nella musica, nelle danze e nei movimenti. So che comunque ci saranno anche brani, originali, eseguiti dal vivo. Che genere di note sentiremo? Canterai anche tu? Canteremo e balleremo tutti quanti! Trasportati dal ritmo de-

La dodicesima notte

© Marco Borrelli (2)

La dodicesima notte

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gli Anni ’20 e del Charleston! E la musica sarà rigorosamente suonata dal vivo dal nostro Quartetto William Kemp. I brani, molti dei quali originali, sono scritti dalla talentuosissima Mimosa Campironi, le coreografie sono di Laura Ruocco e i movimenti scenici di Alberto Bellandi. C’è qualche mito o personaggio che senti tuo, che credi di mettere in scena oggi nella “commedia della tua vita”? La conosci la Favola del Colibrì? è arrivata nella mia vita in concomitanza con i grandi eventi che abbiamo incontrato negli ultimi due anni e che ci stanno mettendo ogni giorno sempre di più alla prova. Ecco, il mio mito, il mio esempio in questo periodo è questo piccolo colibrì che, mentre la giungla sta bruciando e tutti gli animali fuggono in preda al panico, invece di scappare e pensare solo a se stesso, cerca di spegnere le fiamme portando col suo piccolo becco qualche goccia d’acqua andando avanti e indietro dal fiume alle fiamme. Il leone che lo vede comincia a deriderlo «ma che fai? cosa pensi di fare tu, così piccolo!?» e lui risponde dicendo «cerco di spegnere l’incendio, faccio la mia parte!». E imperterrito continua questo suo avanti e indietro a portare gocce di acqua. Questa sua caparbietà ispira gli altri animali che assieme a lui raccolgono l’acqua del fiume, la gettano sulle fiamme e riescono così a fermare l’incendio, salvando tutti quanti. Ogni istante siamo chiamati a scegliere cosa fare e quale decisione prendere. Sta a noi decidere cosa scegliere, se il solo nostro interesse o quello del collettivo. Questa storia mi ricorda come tutti siamo importanti, essenziali l’uno per l’altro, come l’unione fa la forza e come un esempio agito, vale più di mille parole. ►RS


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FOCUS

D

io, spirito divino arcaico della vegetazione, dell'estasi, del vino, dell'ebbrezza, della liberazione dei sensi, definito “l'essenza del creato” con il suo perenne e selvaggio fluire, realtà smisurata, elemento primigenio del cosmo e irruzione spirituale della zoé greca” (esistenza intesa in senso assoluto e frenesia di vita che tutto pervade). Dioniso considerato l’ibrido dalla multiforme natura maschile e femminile, animalesca, divina, tragica e comica, incarna la scintilla primordiale e istintiva presente in ogni essere vivente che permane nell'uomo come sua parte originaria e insopprimibile e che può riemergere ed esplodere in maniera violenta se repressa e non elaborata correttamente. Spesso viene rappresentato vestito di pelle di leopardo o pantera (pardalide), trionfante su di un carro con la sua compagna Arian-

Bacco, Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1596-97, olio su tela, Galleria degli Uffizi, Firenze

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di Cristine Grimandi

Il

Baccanale, i

Misteri

e il rito dionisiaco

CONOSCIAMO MEGLIO IL DIO DELLA MITOLOGIA GRECA PIù RICERCATO NELLA CULTURA CONTEMPORANEA na, con un corteo (tiaso) di sacerdotesse (menadi o baccanti, donne in preda a frenesia estatica e invasate dal dio), bestie feroci, satiri, sileni, ornato con tralci di vite (legame col vino e la vendemmia) ed edera (alcune specie contengono sostanze psicotrope che venivano lasciate macerare nel vino), con il Tirso (bastone con attorcigliati pampini ed edera) e il kantharos (coppa caratterizzata da due anse che si estendono in altezza, oltre l'orlo). Considerato dai Romani il dio Bacco, dal

popolo Etrusco il Fufluns, con la divinità italica Liber Pater, soprannominato Lysios, colui che scioglie l'uomo dai vincoli dell'identità personale, nei Misteri Eleusini veniva identificato con Lacco. Euripide ne Le Baccanti, lo chiama Bromio da βρόμος, fragore, fremito perché, secondo il mito, generato tra i fragori del tuono dalla madre Semele colpita dal fulmine, ma anche, perché il vino e la sua ebbrezza, producono alterazioni imprevedibili. È il dio della

mitologia greca più ricercato nella cultura contemporanea, in particolare, dopo che il filosofo Friedrich Nietzsche, nella Nascita della tragedia, ha creato la categoria estetica del dionisiaco (da Dionisio) contrapponendola a quella dell'apollineo (da Apollo). ORIGINI L'origine del suo nome è suggerita dal genitivo Διός e da νῦσος (nysos di Zeus: il "giovane figlio di Zeus"). Per altri studiosi, l'etimologia è legata al Monte Nisa,

Dioniso a cavallo di un ghepardo, mosaico a Pella, Grecia, IV secolo a. C.

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CURIOSITà - 1

• Zeus, dopo avere raccolto ciò che rimaneva del corpicino del diletto figlio Zagreo, generato da Persefone e ucciso dai Titani, cucinò il cuore del fanciullo in un brodo che fece bere alla giovane Semele, sua amante. • Zeus, innamorato perdutamente di Semele, assunse l'aspetto di un mortale per unirsi a lei nel talamo. Questo tradimento irretì Era, unica sua moglie legittima che, infuriata e non potendo vendicarsi sul marito, fomentò invidia nelle tre sorelle di Semele, Agave, Ino e Autonoe, convincendole che, sebbene la sorella fosse ancora nubile, poteva già vantare di un amante e di una gravidanza. La povera Semele subì le crudeli beffe delle sorelle che continuava a non voler rendere noto il padre del bambino. Era, rabbiosa, si trasformò in Beroe, un’anziana nutrice di Semele, con lei dalla nascita: le si presentò quando era incinta di sei mesi e la mise in guardia, consigliandole di farsi rivelare dall’amante la sua vera identità. • Semele era a conoscenza dell'identità del suo amante. Irritata dal comportamento di Zeus lo volle punire così, quando tornò per godere le gioie del sesso, lei, memore delle parole della vecchia Beroe, lo pregò di rivelargli la sua vera identità. Zeus, per timore della gelosia della moglie Era, si rifiutò e lei si rifiutò di giacere con lui. Adirato le apparve tra folgori e fulmini e Semele venne incenerita. • Semele chiese a Zeus di manifestarsi in tutta la sua potenza. Lui, che aveva promesso di esaudirla, si mostrò e la giovane rimase uccisa. Per impedire che il bambino portato in grembo da Semele morisse, Gea (la Terra) fece crescere dell'edera fresca sul feto. Zeus incaricò Ermes di strappare il feto dal ventre materno e se lo fece cucire dentro la coscia. Dopo tre mesi, Zeus partorì il bambino e lo chiamò Dioniso, cioè "nato due volte" o "fanciullo dalla doppia porta". Il neonato aveva piccole corna con ricciolini serpentini e Zeus lo affidò a Ermes.

dove il dio venne allevato (theos-Nyses, il dio di Nisa) o anche "dio notturno" (theos-nykios). Il poeta Apollonio Rodio, propose "nato due volte" (di-genes) o "il fanciullo dalla doppia porta". Secondo Marcel Detienne (dotto grecista) proveniva dalla Tracia perché alcune ricerche hanno rilevato elementi comuni tra i culti greci e quelli

della Tracia. Euripide, invece, sosteneva che l’origine frigia di Dionisio si potesse accomunare con il dio Sabazio dell’Asia Minore dopo il ritrovamento di elementi con il suo nome scritto su tavolette dei culti di carattere orgiastico. Dioniso, il "toro", la sua nascita ha opinioni contrastanti. Sebbene il padre, Zeus, sia indiscusso, quello di sua madre

Dioniso che guarda frontalmente nel vaso François

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ha numerose interpretazioni. Alcuni dicono che il dio fosse frutto degli amori di Zeus con Demetra, sua sorella, oppure con Io, o con Lete, altri pensano sia figlio di Dione, o di Persefone, "la regina della morte": Zeus, innamoratosi di sua figlia, nascosta in una grotta per volere di Demetra, si tramutò in serpente e la raggiunse mentre era intenta a tessere, la fecondò e la fanciulla partorì due bambini, Zagreo e Dioniso. La versione più conosciuta identifica come madre Semele, “terra sotterranea” grembo oscuro e fecondo che sottrae la vita alla luce per riprodurla in un eterno ciclo di morti e resurrezioni, figlia di Armonia e di Cadmo, re di Tebe. il SIMBOLO DELLA MASCHERA L'avvento di Dioniso e la sua presenza sono simboleggiate dall'enigma della maschera, perché “contemplante”, il dio della più immediata presenza che si distingue da quella delle altre divinità perché evidenzia la duplicità, la contraddizione, lo spirito selvaggio e universale. Sul vaso François, Dioniso, nel corteo degli dei, si volge all'osservatore con il volto e i suoi occhi immensi.


LE BACCANTI DI EURIPIDE Dioniso la divinità enigmatica, ammaliante che si faceva beffe di ogni ordinamento e convenzione, sconvolgeva le coscienze, sgretolava regole e inibizioni riconducendo gli uomini, in un vortice delirante di purezza primordiale. Ai culti partecipavano le baccanti (menadi, lene, tiadi o bassaridi) che, in un corteo dionisiaco, si identificavano con il suo invasamento divino e ne acquisivano il “furore”, invocando e cantando tra sileni, satiri e ninfe. Le donne incoronate da frasche di alloro, tralci di vite e pampini e cinte da pelli di animali selvatici, reggevano il tirso, gli uomini e gli schiavi erano camuffati da satiri. Ebbro di vino, il corteo (tiaso), si abbandonava alla vorticosa suggestione musicale del

Baccante col caratteristico tirso ed un animale in spalla. Cratere attico a figure rosse, 480 a.C. circa

ditirambo, lirica corale e danza ritmica ossessiva ed estatica. Il rito dello Sparagmòs (σπαραγμός) consisteva nel dilaniare a mani nude e mangiare gli animali crudi, come descritto nella tragedia de Le Baccanti di Euripide. EURIPIDE e il suo messaggio d’attualità Euripide, dopo Eschilo e Sofocle, è considerato il ter-

zo grande tragediografo che ha evidenziato la crisi della ragione umana. La sua tragedia spiega la “progressiva sfiducia verso gli ideali della πόλις” e il “sapere” non è sempre sinonimo di “saggezza”. Forte fu il suo attacco alle speculazioni filosofiche razionalistiche contrapposte all’atteggiamento umile, ma saggio e consapevole delle persone semplici d’animo. L’originalità del suo teatro è l’attenzione che presta alla figura e alla sensibilità femminile, presente anche nelle opere da lui scritte di Medea, l’Alcesti e le Troiane. Le Baccanti sono l’unica tragedia greca in cui il protagonista è il dio stesso del teatro, Dioniso. ►RS

CURIOSITà - 2

• Dioniso appena nato venne affidato alle cure di Ino, sorella di Semele, e a suo marito Atamante. Era, moglie di Zeus, gelosa e furibonda, li fece impazzire, così Atamante uccise con una freccia il figlio Learco, credendolo un cervo e sua moglie Ino, si gettò in mare con il piccolo Melicerte. Dioniso venne prelevato da Ermes e lo portò in Asia minore dalle Ladi, le ninfe dei boschi, che lo crebbero amorevolmente fino al giorno in cui chiesero a Sileno, un anziano figlio di Pan e di una ninfa che possedeva una straordinaria saggezza e il dono della divinazione, di diventare suo precettore. • Secondo Toloneo Chennus, il giovane Dioniso era amato da Chirone e da lui apprese le arti del canto, della danza e le regole iniziatiche dei riti bacchici. • Ampelo è stato considerato il primo amore pederastico di Dioniso. L'adolescente con i piedi da capretto rimase ucciso cadendo dalla groppa di un toro impazzito per essere stato punto da un tafano inviatogli da Ate, la dea della malizia. Le Moire, supplicato da Dionisio, intercedette a favore dell'amante concedendo ad Ampelo una seconda vita come tralcio di vite. • Per riportare in vita la madre, Dionisio accettò di seguire Prosimno fin alle porte di Ade e in cambio si sarebbe fatto amare. Dioniso accettò, ma chiese di portare in salvo Semele. Al suo ritorno dagli inferi, il pastore Prosimno era morto. Direttosi al suo tumulo, Dioniso soddisfò comunque la promessa fatta: con un ramo di ulivo (o di fico) creò un Phallos di legno, vi si sedette sopra e pose la figura dell'amico tra le stelle del cielo. Questo è un racconto che ha fonti cristiane: l’obiettivo era screditare la religione pagana.

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HANNO SCRITTo

• Friedrich Nietzsche, ne La nascita della tragedia, affermò che la potenza dionisiaca induceva in uno stato di estasi ed ebbrezza infrangendo il cosiddetto "principio di individuazione" e li ha riconosciuti come la perfetta metafora dell'esistenza. Sosteneva inoltre che la vita è composta da istinto, sensualità, caos e irrazionalità e disse inoltre: “Ciò che infonde vita nelle arterie del mondo è fonte primeva e misteriosa che fluttua caotica nel corpo e nello spirito. è la tempesta primigenia del cosmo in eterno mutamento”. • George Wilhelm Friedrich Hegel nella Fenomenologia dello spirito, raffigurò il «vacillare della baccante, in cui non v'è membro che non sia ebbro». • Mircea Eliade ha scritto: «Il Mistero era costituito dalla partecipazione delle baccanti all'epifania totale di Dioniso. I riti vengono celebrati di notte, lontano dalla città, sui

monti e nelle foreste. La forza fisica, l'invulnerabilità al fuoco e alle armi, i prodigi, la dimestichezza con i serpenti e le bestie feroci, sono resi possibili dall'identificazione con il dio e l'estasi dionisiaca diventa la liberazione totale, il superamento della condizione umana e il raggiungimento della spontaneità inaccessibile ai mortali». • Walter Otto l’ha definito “lo spirito divino di una realtà smisurata”, manifestato in un eterno deflagrare di forze opposte dove estasi e terrore, vita e morte, creazione e distruzione, fragore e silenzio, diventano pulsione vitale dirompente e selvaggia che inquieta e affascina la sinfonia inebriante dell'universale realtà del cosmo. • Károly Kerényi ha detto che «dove regna Dioniso la vita si rivela irriducibile e senza confini». • Roberto Calasso ha puntualizzato che il dio ubriaco «travolgeva nell'ebbrezza e usava il sarcasmo verso chiunque gli si opponesse», «intensità allo stato puro». • Giorgio Colli ha definito Dioniso «il dio della contraddizione, di tutte le contraddizioni... è l'assurdo che si dimostra vero con la sua presenza». • Jeanne Roux ha affermato che è il dio della potenza provvidenziale e distruttiva.

The Youth of Bacchus, William-Adolphe Bouguereau, 1884

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• Henk S. Versnel l’ha definito «il dio dell'ambiguità», «il differente», che unisce le polarità contraddittorie dell'umano. • Claude Calame: “è il dio di una no man's land in cui gli opposti della saggezza e della follia si uniscono”. • Jean-Pierre Vernant: “E’ il dio che rappresenta quell'elemento di alterità che ogni essere umano porta dentro di sé”. • Dabdab Trabulsi ha dichiarato che non è una divinità greca come le altre. • Charles Segal: «Un'arborescwenza illimitata di doppie tensioni». • Albert Heinrichs ha ribadito che è un paradosso, «la somma di innumerevoli contraddizioni», «l’abisso e l’enigma»


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intervista

L’artista? Il " Puer

Aeternus" di Hillman

“La luce, offre un’ispirazione inesauribile, mutevole, inafferrabile… allo stesso tempo decisiva”. Bettina Baldassari e la sua caccia di “scorci di luce”

B

ettina Baldassari, classe 1968, è nata in Romagna. Oggi è illustratrice, oltre che insegnante, ma il suo passato, con un diploma in pianoforte ed alcune collaborazioni eccellenti, è legato anche al mondo della musica. Le sue immagini sono molto condivise sui social per la bellezza e per il carattere evocativo che emanano. Ne abbiamo parlato con lei. Bettina, chi sei oggi? Sono un’artista. Ho attraversato molte fasi esplorative. Ho cominciato con la musica, ma devo dire che sempre ho avvertito un curioso bisogno di “allargarmi”: con la musica cercavo le parole, poi con le parole l’im-

magine… ogni volta sospinta da una curiosità che mi toglieva il sonno e anche il senso del tempo

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Bettina Baldassari 36

che passa. James Hillman direbbe che sono governata dall’archetipo del Puer Aeternus, un po’ come tutti gli artisti. Ma non ho mai avuto un’indole trasgressiva, sia chiaro, il paradiso per me è una dispensa ben rifornita, una buona scorta di libri, due cuscini dietro la schiena e un quaderno per gli appunti. Sui social, sono stata molto colpita dalle tue illustrazioni, ma prima di questo sei stata musicista: ci ricordi qualche tuo lavoro nel campo della musica? Ho cominciato molto presto a fare i primi “esperimenti” di composizione, ero una ragazzina, volevo scrivere le canzoni.


di Silvia Arosio

Non mi interessava cantare o esibirmi sul palco, la parte che mi attirava di più era la possibilità di far nascere una storia. Nei tre minuti di una canzone che funziona veramente nasce, si consuma e finisce una storia. Chi ascolta entra in un mondo che esiste solo per la capacità evocativa di chi lo racconta… ecco, questo mi interessava: trovare le coordinate per quel mondo, abitarlo, e lasciare le porte aperte perché potesse essere abitato, perché no, da chi lo avesse scoperto, amato. Una volta ho letto una frase di Wallace Stevens che mi ha folgorato, perché spiegava qualcosa che ho sempre avvertito tremendamente vero: esiste un mondo al quale «ci volgiamo incessantemente e senza saperlo». Ecco, la mia ispirazione gira tutta intorno a questa frase. Come hai deciso, invece, di passare all’immagine? E quale tipo di immagine? Le canzoni che ho scritto erano tutte molto legate all’immagine. Se penso a Ballando al buio, degli Stadio, ricordo di averla costruita come se le parole cantate fossero colte in tempo reale dal pensiero dei due amanti

che si abbracciano e ballano in silenzio, come in un film. Riesci a immaginare? La colonna sonora funziona allo stesso modo… supporta l’immagine, col suono. Le parole in quel caso sono i dialoghi, che talvolta diventano memorabili. è incredibile la potenza che può avere l’immagine quando incontra il suono, o la parola. La potenza della sinestesia. Una potenza che nessun tipo di realtà virtuale potrà mai simulare. Tra l’altro hai pubblicato una pop-novel intitolata La ghenga del Barozio (Quarup) e nel 2010 il tuo primo libro di poesia illustrata, Alfabetiche stanze (Damocle), che ha vinto anche alcuni premi. Di che si tratta? “La ghenga del Barozio” è stata un laboratorio, un’officina narrativa. Poi ho aggiustato il tiro, “Alfabetiche stanze” è nato dalla curiosità legata al suono delle parole: rime, assonanze, morbidezze, spigolosità…dopo una lunga ricerca sul lessico, sull’etimologia, mi sono accorta che la lingua ha radici e fronde

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Bettina Baldassari

che escono da una struttura un po’ magica, troppo affascinante per non essere esplorata. Il libro ha preso la forma di un abbecedario, ad ogni lettera è dedicata una sezione di poche pagine, all’interno delle quali risuonano la A, la B, la C… ma è difficile da spiegare. Devi leggerlo! Anche perché le lettere illustrate sono le mie primissime illustrazioni serie. Praticamente, quello che oggi ti appassiona di più è unire la parola all’immagine dunque. D’altronde, l’emozio-


ne può essere amplificata da vibrazioni che arrivano da stimoli diversi… Che ne pensi? Assolutamente sì. Le nostre facoltà sono strutturate in modo da permetterci un approccio sinestetico già nella vita di tutti i giorni. Esco di casa una mattina di primavera, e mi godo la luce, sento il profumo dei fiori, il canto degli uccelli, l’aria frizzante sulla pelle più scoperta. Ognuno di questi dati passa per un canale sensoriale diverso, senza depotenziare, al contrario, amplificando il senso. Quale tecnica usi per le tue opere? Sono partita col disegno a penna e pastelli. Considero il disegno fondamentale. E lo impari con la matita e tanta passione, non si sono scorciatoie. Alfabetiche stanze”è illustrato così: matita, inchiostro nero, pastelli morbidi. Poi mi sono appassionata alla grafica, e ho provato ad applicare alle tavole su carta un rendering digitale. Cioè scansionare, e lavorare sopra l’im-

magine con delle applicazioni anche fotografiche. Il risultato ha incontrato un discreto successo. L’effetto finale ricorda vagamente le anime giapponesi. Un mio amico da Osaka ha detto che le mie illustrazioni gli sembrano anime “mediterranee”. Anime come effetto, ma la radice è sicuramente molto mediterranea.

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Infatti le tue immagini conducono verso il mare, a certi villaggi antichi, abitati da donne con lo sguardo che va oltre all'orizzonte. E i gatti, immancabili. Insomma, sono tanti piccoli dettagli che rendono la scena molto realistica e fiabesca allo stesso tempo... La luce, poi, sembra palpabile e allo stesso tempo rarefatta, dà l’impressione di essere la protagonista dell'opera. Vero. La luce. E’ l’idea centrale, è lì che si decide tutto, almeno per quanto mi riguarda. Molte delle mie immagini partono dall’idea di un particolare taglio di luce… Quella è l’ispirazione. A cui fanno seguito l’ambientazione, il paesaggio, i colori dominanti, gli accessori di contrasto, tutto è complementare alla partenza, che è la luce, sempre. Come ti viene l’ispirazione? Sono sempre a caccia di “scorci di luce”, ho un database di foto e appunti spaventoso. Ma col disegno ho l’abitudine di stare nella stagione vera. Se è estate disegno l’estate, perché lo faccio nella luce estiva. La luce, offre un’ispirazione inesauribile, mutevole, inafferrabile… allo stesso tempo decisiva. Credo che molti miei disegni possano restare in mente per


l’impressione della luminosità. Che dici? Le tue immagini sono decisamente evocative: a volte, sembra di odorare il bucato steso al sole o sentire sulla pelle la brezza che entra dalla finestra. Sono delle piccole storie già da sole. Come unisci la parola all’arte visiva? Cosa fa scattare in te la sinestesia? C’è sicuramente un lavoro da fare che va oltre la semplificazione dell’argomento “luce”. Le lenzuola al sole per esempio, ti danno l’idea di una sensazione forte, che sa di infanzia, di tranquillità, di brezza... Allo stesso tempo adoro lavorare con tipi di luminosità laterali o addirittura “controluce”. E tu capisci quanto può essere d’effetto un filo di lenzuola piene di luce contro un cielo nuvoloso squarciato dal sole dopo un temporale. Senti…? mentre le racconti queste sono immagini che prendono forma e ti scorrono davanti come in un film (ride). Quindi, un’idea di libro come oggetto totale, che apra accanto alla possibilità di seguire la "linea scritta" del testo, anche quella di entrare nei paesaggi visivi offerti dalle illustrazioni… Esattamente. Sono una collezionista di libri illustrati, ne possiedo tantissimi. E sai, mentre li sfoglio mi dico “è impossibile che un bambino possa amare questo libro più di me!” Non so, ma la possibilità di libro illustrato relegata al mondo dell’infanzia – uso delle parole grosse – mi sembra un po’ un’occasione sprecata. Vedi, quando pubblico le mie illustrazioni mi capita spesso di ricevere commenti del tipo: “grazie, mi sembra davvero di poter entrare in questo paesaggio, in questo momento di quiete.” E io penso ecco, la gente non lo sa, ma Stevens aveva ragione, esiste davvero un mondo verso il quale ci volgiamo senza

saperlo, e non è meno reale di questo in cui tutti ci muoviamo come pazzi e che corre sempre più in fretta. Forse è un mondo parallelo. Può l’immagine, la parola ed il loro insieme – come anche – la musica essere in qualche modo “terapeutico” per chi la fa e per chi ne usufruisce? Ne sono assolutamente convinta. Esistono studi che analizzano gli effetti prodotti sulla nostra psiche dai suoni, dalle frequenze – e sono conoscenze che vengono applicate anche alla riabilitazione post-trauma-

quest’ultima è una roba da specialisti, non è il caso di divagare troppo! Vedi, mi sto appassionando. So che hai appena terminato un nuovo progetto. Ce ne vuoi parlare? Sì, ho concluso da pochi giorni il mio Breviario alla luce. Un progetto completamente autoprodotto in cui ho raccolto le mie illustrazioni più belle, curando un formato particolare, un’impaginazione estremamente elegante, ogni illustrazione è accompagnata da un breve testo. Una grafica molto ariosa. è

tica (le frequenze “basse” inducono sollecitazione ai nostri arti inferiori, per questo in discoteca i bassi sono importanti, ma lo sono anche nella rieducazione motoria). Esiste la cromoterapia, anche i colori influiscono sul nostro stato mentale. E le parole anche. Sia per una componente sonora (il suono arrotondato, soffiato, pungente, giocoso) che per una radice etimologica legata alla nostra memoria collettiva. Ecco

un libro poetico illustrato. Molto poetico. Molto illustrato (77 tavole!). Quindi al momento le mie energie sono rivolte alla ricognizione editoriale: devo trovare una casa per questa creatura. Così poi chi vuole potrà tenerlo sul comodino e sfogliarlo per un volo ogni tanto. O nei momenti di sconforto trovare rifugio. Io vivo già così, con un piede di qua e uno di là. Come il Puer Aeternus di Hillman. ►RS

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INTERVISTA

Per recitare, occorre sospendere il giudizio

“La libera espressione delle proprie emozioni e della propria identità sono valori per cui è ancora necessario combattere”

E

ttore Nicoletti è attore di cinema e teatro, ma anche regista, autore, insegnante. In questa chiacchierata a cuore aperto ci racconta la sua esperienza trasversale nel mondo dello spettacolo. Ettore, ci siamo conosciuti nella pièce teatrale The Boys in The Band” Partiamo proprio da qui: come è stata questa esperienza e perché hai voluto partecipare? Chi c’era in scena con te? The Boys in The Band è uno spettacolo a cui sono molto legato, sia per la condivisione del palcoscenico con bravissimi attori e cari amici (Paolo Garghentino, Angelo Di Figlia, Gabrio Gentilini, Samuele Cavallo, Francesco Aricò, Jacopo Adolini, Federico Antonello, Alberto Malanchino) con i quali insieme al regista Giorgio Bozzo abbiamo creato una vera famiglia, sia per il personaggio che interpreto e per le tematiche affrontate dallo spettacolo. La libera espressione delle proprie emozioni e della propria identità sono valori per cui è ancora necessario combattere. Il nostro “The Boys In The Band” ha debuttato prima della pandemia e ha vissuto, come tanti altri spettacoli, un momento di pausa forzata, ma tutta la compagnia sentiva che l’energia e la sua forza erano ancora pienamente accese. Tra l’altro proprio nel 2020 è uscita una versione cinematografica su Netflix. Ora abbiamo ripreso la tournée tra San Marino, Roma e altre date in via di definizione.

Non solo teatro. Stai raccogliendo un grande successo, grazie alla serie Arthur in cui sei l’assoluto protagonista. Si tratta di una serie svizzera prodotta dalla RSI in cui interpreti un serial killer che decide di smettere di uccidere. Una black comedy di enorme successo che vince al Festival World Web Series Cup come migliore serie web del mondo e poi approda in Tv. Come sei arrivato a questo ruolo?

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Arthur è una serie strepitosa, mi sono divertito come un bambino al Luna Park a girare le prime due stagioni, in un Ticino notturno, on the road. Ringrazio il giorno in cui ho incontrato il regista a Milano nella stanza dell’audizione. Si è accesa subito una scintilla. Lui ha capito che io ero il suo Arthur e io ho capito che Arthur era parte di me e che affrontare quel personaggio sarebbe stato importante, necessario per me.


di Silvia Arosio

Già dal primo incontro di sguardi avevamo capito che avremmo fatto un ottimo lavoro insieme. Un personaggio non certamente facile. Come lo hai costruito? Arthur è un serial killer e la prima cosa da fare quando si affronta un personaggio del genere è sospendere il giudizio. Mi sono documentato molto sulle personalità di killer seriali cercando in quale parte di me poteva essere nascosta quella parte che tutti abbiamo ma che per natura non tiriamo fuori. Ho cercato di capire il bisogno che sta alla base della sua “cattiva abitudine” e la difficoltà nel sospendere ciò che ti fa apparentemente sentire meglio, come un vizio se vogliamo. Ma soprattutto, essendo la serie una “commedia" nera, ho cercato l’aspetto ironico in tutto questo. E devo dire che Arthur mi ha insegnato che c’è sempre una finestra da cui possiamo guardare e attraverso la quale si pone una luce più divertente e leggera sulla nostra vita. La cosa importante era tenere queste due componenti, una oscura, seria e drammatica, e una più luminosa e leggera, in un equilibro molto delicato per evitare il rischio di perdere credibilità e l’empatia del pubblico. Arthur è un anti-eroe, affascinante e divertente, fissato con la precisione, metodico e maniaco del controllo ma che non sa resistere al suo vizio e alla sua impulsività in alcuni momenti. So che sembra folle dirlo ma incarna nel suo cedere alla violenza, sempre con ironia, i pensieri che tutti abbiamo quando il mondo esterno si fa troppo assordante. Incarna le idiosincrasie che sono nascoste in tutti noi. Ecco Arthur in quei momenti agisce, senza giudizio. Ho cercato di portare il pubblico verso la sua emotività compressa che tiene nascosta al resto del mondo in maniera sot-

tile ma efficace. Ho lavorato sul togliere. E come animale ho scelto un lupo. Mi aiuta molto studiare la fisicità degli animali. Credo di esserci riuscito bene, grazie anche alla ottima scrittura di Cloe De Souza e all’attenta regia di Nick Rusconi, visto i tantissimi premi che la serie ha collezionato nei più importanti festival internazionali. Abbiamo infatti vinto, con la prima stagione, come migliore serie web del mondo! Devo essere sincero, già sul set si respirava che stavamo facendo una cosa davvero figa, avvincente. Il pubblico si è innamorato del personaggio di Arthur e mentre tifava perché riuscisse a trattenere la sua “abitudine” di uccidere, nello stesso

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momento desiderava che Arthur ci ricadesse ancora. Questo è il segreto del suo successo. Pensa che il direttore del Festival tedesco Die Seriale mi ha confessato che utilizza Arthur come strumento di insegnamento ai suoi allievi che studiano cinematografia e serialità Quali premi avete ottenuto con questa serie? I premi sono stati davvero tanti, nei festival di tutto il mondo, in tutte le categorie, come miglior serie, miglior regia, miglior colonna sonora (Elias Bertini) e io ho portato a casa 6 statuette come Miglior Attore Protagonista, da Roma a Bilbao a Rio a Los Angeles. Ogni volta che mi annunciavano un premio non ci credevo, sembrava di vincere in continua-


zione alla lotteria. Questo successo mi ha fatto capire quanto amore ho dato al mio personaggio, e quanto ne ho ricevuto.. Potremo vederla in Italia? Dove? Ora la serie è approdata nelle TV svizzere sul canale RSI e su PlaySuisse. Ci sono contatti con Amazon Prime per l’uscita nel resto del mondo e quindi anche in Italia. Al momento però è ancora possibile vedere le prime due stagioni intere su YouTube! (raggiungibili inquadrando il qrcode presente in questa pagina) A luglio, sarai al Festival Cesenatico Noir, il festival di letteratura noir con la direzione di Stefano Tura, inviato Rai a Londra e da poco direttore Rai3 sezione Emilia Romagna, dove ogni anno realizzi varie performance e letture di brani tratti dai libri degli scrittori invitati. Cosa porterai quest’anno? Al Festival Noir di Cesenatico mi sento come a casa, non è estate senza questo festival per me. Tura è un direttore molto creativo e preparato, un ottimo scrittore noir/thriller e ogni anno invita ospiti prestigiosi del panorama della letteratura Noir. Anche quest’anno ci sarà Carlo Lucarelli che mi darà un brano da leggere e da interpretare. Insieme al regista Francese Benoit Felix-Lombard creiamo per

ogni autore delle piccole performance utilizzando immagini, musica e un linguaggio teatrale e poetico dando così una forma vivida alle parole degli scrittori. Aiutiamo il pubblico a sentire, vedere, vivere i brani che vengono letti. E a comprendere l’universo delle opere e dei loro autori. Altri ospiti interessanti saranno i registi Manetti Bros e un nutrito gruppo di scrittori noir che hanno i libri in cima alle classifiche. è un festival in crescita che sta ottenendo un ottimo successo e che gode della splendida cornice estiva di Cesenatico con le sue spiagge, il suo portocanale e l’affascinante museo di barche all’aperto. A Settembre, uscirà il podcast Dreamscapes, basato sul libro Terror is our business di Joe & Kasey Lansdale. è un radio dramma prodotto da Kasey Lansdale, la figlia del famoso scrittore Lansdale, in cui dai la voce a 3 personaggi. Ci vuoi raccontare qualcosa? Joe Lansdale è uno degli scrittori che più apprezzo e quando sua figlia mi ha chiamato per chiedermi di interpretare tre dei personaggi di questo podcast pensavo fosse uno scherzo. Ero in Sicilia a Favignana e ho celebrato subito con un bellissimo bagno in mare. Poi è arrivato il lockdown ed

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era pazzesco connettersi con Los Angeles e dare vita a questi personaggi insieme a Kasey e la sua collega Brianna Kellum. Io da Cesena, sulla mia scrivania, e loro dall’altra parte del mondo nel loro studio. Fantastico. La puntata del podcast è ambientata a Roma e due investigatrici dell’occulto dovranno confrontarsi con un misterioso Carlo, il suo autista di poche parole Vito e uno scoppiettante gestore di negozio dell’occulto.

i VIDEO

Inquadra il QRcode per per vedere le due stagioni di Arthur Ho usato tre voci diverse lavorando su delle immagini mentali e concrete come il velluto, una grattugia per il formaggio e un campanello da condominio per trasformare la mia voce naturale in maniera credibile. è tutto recitato in inglese e a settembre verrà presentato anche in Italia per promuovere l’uscita del libro Terror is our business. Proprio qualche settimana fa Joe e Kasey sono venuti in Italia e abbiamo passato una giornata insieme a Ravenna, sembrava incredibile poterci incontrare dopo avere lavorato a distanza e durante la pandemia in un momento così difficile. Joe è un uomo divertentissimo e appena mi ha visto ha fatto l’imitazione del mio personaggio Carlo proprio come lo faccio io! Sei inoltre in due film di prossima uscita, Il Giardiniere


di Marco Santarelli, prodotto da Kavac Film e 99 l’altra anima del calcio per Oblivion Film con la regia di Rizzo Federico. Ce ne vuoi parlare? Il Giardiniere è l’ultimo film nel quale ho recitato, per la regia di Marco Santarelli. Non posso dire molto ancora, ma è una toccante e bellissima storia ambientata in carcere. Affronta temi come la religione, la libertà, l’identità. Sono felice di avere preso parte ad un progetto così importante. Abbiamo girato a Bologna, nel carcere di Piacenza, ed in parte anche a Roma. Girare il film nell’ambiente carcerario è stata una esperienza fortissima, mi ha fatto riflettere profondamente sulla libertà, sulla condizione dei carcerati e anche di chi sta dall’altra parte, le guardie e chi amministra la struttura. Sui diritti e doveri dell’uomo e della nostra società. C’è una energia stranissima nel carcere e me la sono sentita addosso tutti i giorni delle riprese, e credo che questo mi abbia aiutato molto. Ho lasciato che venisse fuori, che facesse parte della mia tensione, anche se il mio personaggio sta dall’altra parte e partecipa ad una lunga e

difficile negoziazione con alcuni detenuti. Dai, sto già dicendo troppo! Mi fermo qui che mi conosco e poi vi dico tutto! Mentre 999 è un film sul calcio giovanile, tratto dal libro omonimo. Una produzione bolognese. Recito accanto alla bravissima Anita Kravos, sono suo marito nel film, e ho imparato tantissimo da lei durante il set. Il film racconta la storia di un giovane adolescente che vuole diventare un campione nel mondo del calcio, con un padre (io) che invece non ce l’ha fatta a

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sfondare e che riversa su di lui le sue frustrazioni. Io non conosco bene il mondo del calcio, è uno sport che non ho mai seguito, e trovarmi dentro questo mondo mi ha subito acceso la curiosità. Ho cercato dei paralleli con la mia storia e l’amore per la mia arte per correlarli con le ambizioni, le delusioni e i sogni del mio personaggio. Il ragazzo, protagonista, è interpretato da Mattia Peren nella sua prima apparizione su grande schermo. Devo dire che la relazione con lui è scattata subito in maniera forte, durante il set mi sentivo davvero una figura paterna per lui... mi prendevo cura, mi preoccupavo, ci confidavamo e scherzavamo insieme. Io non sono un padre, per il momento, e questo film mi ha fatto riflettere su come potrei essere in questo ruolo. Oltre a tutto questo, porti avanti la tua Scuola e Compagnia di Improvvisazione Teatrale THEATRO, di cui sei Preside, Direttore Artistico e parte del corpo insegnante. Cosa significa insegnare oggi? I giovani sono motivati dopo la pandemia o la chiusura dei teatri ha scoraggiato qualcuno? Insegnare teatro oggi, per


me significa educare gli allievi allo “straordinario”, ad avere uno sguardo acceso e vivo sul mondo e sulla vita, stimolarli a sviluppare e coltivare la loro personale sensibilità e accompagnarli in una crescita emotiva e di consapevolezza in un mondo, quello del teatro e ancora di più dell’improvvisazione, dove non esiste “giusto o sbagliato” ma solo il lasciarsi andare al presente e connettersi con se stessi e gli altri. In un certo senso riappropriarsi della propria persona, dello spazio che occupiamo, che viviamo, nel quale ci muoviamo e della nostra emotività. Utile nella vita e anche per potere poi sfruttare tutte le potenzialità quando si affronta un personaggio. Sento che è un percorso molto utile per un allievo. Soprattutto nel campo dell’Improvvisazione, che richiede un grande lavoro, un'arte che stimola la creatività, la fantasia, la relazione e la spontaneità. La cosa che mi piace di più dell’insegnamento è che mi mette in una zona sconosciuta dove anche io imparo dai miei allievi, mi fa uscire dalla mia comfort zone e insieme a loro esploro nuove possibilità, seguendo il loro istinto e la loro creatività.

Credo che un bravo insegnante debba sempre avere questa attitudine senza pretendere di avere la verità in tasca. Si cresce insieme agli allievi. Il lockdown, la pandemia, sono stati duri colpi per scuole di Teatro che hanno dovuto sospendere le attività ma fortunatamente devo dire che l’entusiasmo dei giovani che si affacciano a questa arte è cresciuto e abbiamo riscontrato un aumento delle iscrizioni e della voglia di mettersi in gioco. Anche i teatri si stanno riempendo e questo è un segnale confortante che riporta alla cultura parte di quella funzione, utilità e responsabilità che le era sfuggita negli anni. Quali tra questi “ruoli”, fiction, teatro, insegnamento, senti più tuo?

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Ma dai! Ma questa è la domanda più difficile di sempre! Ti confesso che ci ragiono spesso e fatico a trovare una risposta. Ogni progetto ha sempre qualcosa di nuovo da scoprire e mi permette di crescere e conoscere meglio me stesso e l’universo umano. Certo, i miei primi passi sono stati sul palcoscenico e sento che non potrei fare a meno di esibirmi dal vivo con un pubblico. Se proprio devo scegliere, se proprio devo eh, se mi obblighi, direi il Teatro. E’ una esperienza immensa. Chi sarà Ettore tra 10 anni? Wow! Dieci anni? Ma sono tantissimi!! Mi spaventa pensare così lontano!Il mio lavoro è fatto di momenti presenti. Voglio godermi ogni singolo momento. Sicuramente sarò impegnato in mille progetti come sempre, tra una irrequietezza necessaria e tanta voglia di scoperta. Sempre prestando fede a chi sono, con onesta e sincerità. 10 anni... ecco vedi? Adesso mi ci fai pensare sul serio! ►RS


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INTERVISTA

Milano Off

Fringe

Festival... si fa in quattro!

Tutta la città sarà coinvolta, per dare spazio al teatro, alla danza, dalla musica al multidiscliplinare, alla prosa classica e contemporanea. Senza dimenticare i musical.

A

rriva a settembre la 4a edizione del Milano Off Fringe Festival, ideato e diretto dai fondatori dell’Associazione Milano Off: Renato Lombardo (presidente e direttore artistico) e Francesca Vitale Il Festival tornerà a coinvolgere la città di Milano e i suoi Municipi in teatri e spazi non convenzionali diffusi su tutto il territorio, creando una vera e propria mappa del Teatro OFF e delle arti performative grazie alle tante compagnie e artisti che hanno aderito al bando. Abbiamo rivolto qualche domanda a Francesca Vitale. Quando è nata la tua passione per i Fringe? è stato un vero colpo di fulmine. Mi trovavo ad Avignone per assistere a uno spettacolo della rassegna cosidetta “IN”. La mattina dopo la rappresentazione che si era svolta a Palazzo dei Papi mi accorsi che in ogni

il sito

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della manifestazione

angolo della città c’erano allestimenti di spettacoli: cominciai a entrare e uscire in continuazione da varie location e in un solo pomeriggio vidi quattro spettacoli. Mi sembrò una cosa bellissima, piena di vitalità e di energia. E poi? E poi Avignone è diventato per me un appuntamento fisso, la frequento da circa 20 anni e ho imparato da loro come si organizza un Fringe Festival. Non hai solo imparato, è successo qualcosa in più. Sì, insieme a Renato Lombardo ho fondato Milano OFF, un’associazione nata proprio per organizzare il primo Fringe milanese, e subito abbiamo stretto un accordo di partenariato con Avignone, che si è rinnovato e continua a rinnovarsi negli anni. Quando nel 2016 è nato il nostro primo Fringe Festival a Milano,

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lo abbiamo chiamato - e continuiamo a chiamarlo - Milano OFF proprio in virtù del rapporto che ci lega al Festival avignonese, che si chiama “Le OFF”. Altro momento importante è stato l’incontro con la comunità mondiale dei Fringe Sì, questo è avvenuto ad Adelaide, dove sono andata per il Festival 3 anni fa. Contemporaneamente lì si svolgeva il convegno della World Fringe Community, che si tiene ogni due anni in vari paesi del mondo che ospitano un Fringe. In quell’occasione conobbi tanti organizzatori ed entrai a fare parte della community. Cosa ti ha portato questo incontro? Anzitutto il confronto con i diversi modelli di Fringe: durante i convegni ci confrontiamo, verifichiamo le nostre scelte e quelle


della Redazione

diverse, ampliamo i nostri orizzonti. E poi le relazioni con gli operatori di tanti paesi, con cui siamo diventati partners. Sono tornata da poco da Orlando, dove quest’anno si è svolto il convegno, con tante nuove idee. Appunto, parlaci dei partners Oltre al Festival di Avignone, Milano Off è partner del Teatro americano Soho Playhouse diretto da Darren Lee Cole, e poi di Hollywood Fringe, Gothemburg Fringe, Praga Fringe, Stockholm Fringe, ed altri in via di definizione. Con loro interagiamo molto a livello di comunicazione ma soprattutto creiamo delle opportunità per gli spettacoli vincitori dei nostri Festival. A proposito di nostri, è vero che sogni una rete di Fringe? Non solo la sogno, ma sto lavorando per realizzarla. Dopo il Milano Off Fringe Festival che si svolgerà dal 18 settembre al 2 ottobre, stiamo organizzando il Catania Off Fringe Festival nel mese di ottobre e nel frattempo stiamo lavorando per realizzare un Fringe in Puglia il prossimo anno. Catania? Catania è la mia città e si presta molto, proprio da un punto di vista paesaggistico e di disponibilità degli abitanti al proget-

to Fringe. Questa sarà la prima edizione mentre a Milano siamo alla quarta, essendoci fermati per due anni a causa della pandemia. Sono tantissime le compagnie che si sono iscritte e altrettanto quelle che partecipano al Bando Corti teatrali 2022 in partenariato con il Teatro Stabile di Catania al quale è possibile iscriversi fino al 21 agosto. è riservato a giovani autori under 35 che potranno avere a disposizione per 15 minuti lo spazio performativo della Sala Futura di Catania per proporre dal vivo nuovi progetti in forma di corti teatrali. I migliori 3 corti si aggiudicheranno il premio PRODUZIONE TSC for CT OFF 22 e saranno prodotti dal TSC come spettacoli completi e programmati per 3 repliche nella stagione 2023 del Teatro Stabile di Catania. Cosa caratterizza questa edizione milanese? Il festival coinvolgerà quasi tutte le zone della città, e questa è per noi una vera sfida e un grande stimolo. Ogni luogo dove si terranno gli spettacoli ha una sua specificità e soprattutto gli spazi sono estremamente differenti tra loro. Abbiamo un museo, spazi non convenzionali, e naturalmente teatri in senso stretto. Il Villaggio Off è alla Fabbrica del Vapore. Dunque è davvero trasversale. Trasversale è una parola che utilizzi spesso per definire il Fringe Il Fringe comunica con tutti i linguaggi: dalla danza alla musica al multidiscliplinare, alla prosa classica e contemporanea. Avremo anche il musical oggi…

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E inoltre coinvolge tutti i tipi di pubblici possibili. Non conta l’età, tutti possono trovare un progetto di loro gradimento, una proposta che interessi. Questo differenzia il Fringe da altri Festival. Il vostro Fringe ha anche iniziative collaterali Molte. Te ne dico due. La prima sono i Focus, ovvero dei brevi convegni su tematiche attinenti ai temi degli spettacoli, su cui creiamo un’occasione di confronto con esperti alla presenza delle compagnie e del pubblico. La seconda è il progetto “lo studente in giuria”, che vede giovani in età scolare, ma anche universitari, formati attraverso un nostro mini corso presso le scuole, diventare una giuria specializzata che avrà il compito di assegnare il premio in denaro allo spettacolo che riterrà più meritevole. Ma poi presenteremo libri, ci saranno workshop e iniziative presso tutte le strutture che hanno aderito a questo progetto che cresce ogni giorno. Tanta roba. Sei preoccupata? Mi sento come se stessi facendo surf sull’oceano...►RS


INTERVISTA

Il rigore del Sol Levante

sposa l 'eleganza di Chopin Abbiamo incontrato il pianista nipponico takahiro yoshikawa, reduce dall'ultima edizione del festival musicale piano city milano

Photo Marco Brescia © Teatro alla Scala (2)

C

hissà se Bartolomeo Cristofori, padovano cittadino della Repubblica di Venezia alla corte fiorentina di Cosimo III de' Medici, che nel 1698 mise a punto il primo modello di pianoforte (che veniva chiamato "gravicembalo col piano e forte") aveva pensato che un giorno questo strumento potesse essere suonato da un musicista proveniente da quella lontana parte del mondo chiamata Sol Levante. Stiamo parlando di Takahiro Yoshikawa, pianista giapponese nato a Nishinomiya nel 1973.Si è laureato al dipartimento musicale della Università delle arti di Tokyo sotto la guida di Takako Horie. Durante la sua permanenza a Tokyo ha viaggiato spesso in Germania per completare un corso di specializzazione con il pianista tedesco Conrad Hansen. Dopo aver concluso il master a Tokyo nel 1999, ha vinto il premio del costruttore di pianoforti austriaco Bösendorfer e si è trasferito stabilmente in Italia. Negli anni successivi ha continuato la sua formazione in Italia con Anita Porrini (allieva di

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di Daniele Colzani

Alfred Cortot) e ha studiato composizione con Silvia Bianchera Bettinelli. Dal 2011 Yoshikawa ha acquisito notorietà per i suoi concerti come solista alla Scala di Milano e per concerti alla televisione pubblica giapponese NHK. Nel 2019, ha ricevuto la sua prima recensione nell'American Record Guide per la sua interpretazione di Liszt. Takahiro, hai partecipato all'ultima edizione di Piano City Milano: che esperienza è stata? Come hai vissuto il contatto con pubblico dopo tante restrizioni? In effetti questa edizione di Piano City Milano è stata particolarmente importante per me perché erano 2 anni che non suonavo a Milano in pubblico. In realtà in questi 2 anni ho suonato molto in Giappone perché i teatri non sono mai stati chiusi. Tornare a suonare a Milano con il pubblico caloroso tra le persone care è stata una bellissima esperienza. Il pianoforte viene spesso

definito lo "strumento completo" perchè riesce a regalare emozioni rispetto ad altri strumenti che danno il meglio di sé solo se abbinati ad altri. è davvero così? Non è esattamente così. Secondo me ogni strumento ha la sua completezza a modo suo.Il pianoforte è uno strumento che permette di armonizzare e suonare tante voci insieme. è spesso usato dai compositori e sono state scritte pagine molto importanti per il pianoforte. Ma a volte questo strumento tende ad avere un suono neutro. Noi pianisti dobbiamo evocare i suoni e i fraseggi anche degli altri strumenti. Come è nata la tua passione per la musica? Chi ti ha instradato allo studio del pianoforte? I miei genitori sono stati insegnanti di musica e hanno avuto una formazione sulla lirica italiana. Loro mi hanno trasmesso la passione per la musica e mi hanno avvicinato

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allo studio del pianoforte già da bambino. Nel 2009 hai pubblicato il tuo primo CD per l’etichetta discografica Limen music & arts, dedicato alle opere di Chopin. Perché proprio lui? Chopin è per me un compositore molto caro. La sua raffinatezza ed eleganza mi affascinano molto. Ammiro il suo vigore. Trovo sempre qualcosa di nuovo nella sua musica, da scoprire e da esplorare. Ho dedicato anche l’ultimo disco a lui dopo più di 10 anni e dopo tanti dischi proprio per questo motivo. Suoni in duo da più di 15 anni con il primo clarinettista solista del Teatro alla Scala Fabrizio Meloni con cui tieni anche varie Masterclass. Ci racconti questa esperienza? Fabrizio è stato per me inizialmente l'insegnante di musica da camera nel 2001 all’Accademia alla Scala. C’era ancora Riccardo Muti alla Scala. è stata una sorpre-


sa per me perché tutti i professori d’orchestra avevano un’idea unica del suono e del fraseggio trasmesso dal Maestro Muti. Ho imparato molto un certo modo di affrontare la musica, è stato molto importante. Dal 2003 ho iniziato a collaborare con Fabrizio

all'interno di corsi e masterclass e suoniamo insieme dal 2005. Abbiamo prodotto tanti dischi tra cui alcuni per Deutsche Grammophon. Ormai Fabrizio è diventato un grande amico, ma imparo sempre sia musicalmente che umanamente da lui. Il Giappone evoca rigore e dedizione, che differenze hai riscontrato tra il tuo paese di origine e l'Italia nel campo della formazione musicale? In Giappone ho avuto ottimi insegnanti e ho frequentato un'ottima Università di musica, però suonare era qualcosa di più per me, sentivo il bisogno di seguire qualche esempio europeo. In Europa ci si esprime con la musica. Si potrebbe dire che in Giappone mancavano le

ricerche, la ricerca del suono, di fraseggi e articolazioni, la ricerca di se stessi per poter esprimersi... Ma ora sono cambiate le generazioni e tutti gli insegnanti importanti hanno studiato, suonato e vissuto anche in Europa. Quindi anche la situazione della formazione musicale dovrebbe essere cambiata. Esistono differenze tra il pubblico giapponese e quello italiano? Quale dei due è il più "preparato" ed "esigente" dal punto di vista musicale? La preparazione del pubblico dipende soprattutto dal contesto in cui suoni, è molto diverso il pubblico di una sala da concerti all'interno di importanti stagione concertistiche di una grande città rispetto ai festival in qualche località turistica o concerti privati. Paragonare il pubblico dei due Paesi è difficile perché ci sono molte differenze anche all'interno del Paesi stessi. Il pubblico milanese è diverso da quello romano, come anche il pubblico di Tokyo è diverso da quello di Osaka. Potrei dire qualcosa di molto stereotipato, potrebbe essere più

Photo Marco Brescia © Teatro alla Scala (2)

Il Maestro Takahiro Yoshikawa sul palco del Teatro alla Scala

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Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Takahiro Yoshikawa preparato il pubblico giapponese dal punto di vista tecnico, ma per capire la musica non basta soltanto ascoltare le note ma sentire il discorso musicale. Sotto questo punto di vista il pubblico italiano essendo più emotivo e avendo più "storia" musicale potrebbe essere più sensibile. Gli italiani applaudono più forte! A febbraio del prossimo anno sappiamo che suonerai Valses poéticos di Granados al Teatro alla Scala per il balletto di Nacho Duato Remanso. Puoi anticiparci qualcosa su questa serata? Sei emozionato quando sali su palcoscenici importanti come quello della Scala? Ho suonato dal 2008 i concerti per pianoforte e orchestra di Mozart per il balletto del Teatro alla Scala. I concerti di Mozart sono stati composti nel 700 ma i coreografi, Jirí Kylián, Uwe Scholz e Angelin Preljocaj, sono contemporanei perciò sono creazioni artistiche di oggi. Sono state esperienze molto importanti per me grazie alla visione integrata tra il movimento dei ballerini che anima la musica e la musica che dà il senso alla coreografia. La danza è uno degli elementi fondamentali della musica e col ritmo nasce la musica. A febbraio 2023 suonerò un brano di Granados per il pianoforte solo. Questa volta sarà musica spagnola piena di sentimen-

to dalla sensibilità profonda del compositore Catalano. Sono entusiasta di poter collaborare con un altro coreografo importante, Nacho Duato. Per me suonare sul palcoscenico della Scala è qualcosa di magico. Ho iniziato a suonare in Teatro dal 2006, ho collaborato molto con il balletto e ho suonato tante volte anche nell’orchestra come pianista in orchestra. Ma non ho più suonato alla Scala dal gennaio 2020. Tornare alla Scala dopo 3 anni sarà un’esperienza unica. Per quanto riguarda l'emozionarmi sui palcoscenici importanti, sì sicuramente provo una grande emozione su palcoscenici importanti come quello alla Scala, emozioni uniche. Però ogni volta in cui mi esibisco, anche in palcoscenici di piccoli teatri o in una sala da concerto non impor-

tante, mi emoziono sempre perché mi emoziono per esprimermi. Emozionarsi non è una cosa negativa. Qualche emozione credo sia necessaria per trovare la massima concentrazione e per avere l’adrenalina che ti porta a esprimerti più profondamente. Come convinceresti un bambino a seguire le tue orme? Che consigli gli daresti? La professione di pianista, musicista, artista è un lavoro di passione. Non deve essere convinto da nessuno. Noi adulti possiamo trasmettere la passione, far capire che è qualcosa di straordinario. Nel mondo di oggi diventa sempre più difficile fare il lavoro di un artista, ma non è mai stato facile. Noi artisti dobbiamo rendere la musica o l'arte sempre più affascinanti e appassionare i bambini! ►RS

© Massimo Volta

IL SITO

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ritratti

Al

Dolce fresco delle siepi…

Lalo Cibelli ci parla di sé

Cantante, attore, musical-performer, a tu per tu con il poliedrico artistA

T

rent’anni di musica per une delle più belle voci del panorama musicale italiano, quella di Lalo Cibelli, che esordì nel 1991 al Cantagiro con Epic/ Sony Music, ma si affermò nel mond o del te-

atro, grazie alla sua indimenticabile interpretazione di Spoletta, in Tosca Amore Disperato di Lucio Dalla. Con Dalla, ci fu amicizia vera e Lalo, artista da sempre

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di Silvia Arosio

libero e coraggioso, ha voluto omaggiarlo portando il brano Futura, alle Blind Auditions della seconda edizione di The Voice Senior, il programma prodotto da Fremantle, andato in onda al venerdì in prima serata su Rai1, mettendo a nudo la sua vena intimista e la sua statura umana, senza veli o sovrastrutture, così da entrare nella squadra di Gigi D’Alessio e successivamente di accedere alla semifinale. Ho voluto chiacchierare con questo artista a cuore aperto, conoscendolo da molti anni, ed avendo per lui una stima professionale ed umana che è sempre stata molto forte. In questa nostra intervista, che potrete ascoltare inquadrando il QRCode in pagina, Lalo ci racconta tante cose. Partendo da come ha vissuto l a

sua partecipazione The Voice Senior, per arrivare al nuovo progetto discografico, il suo nuovo disco dal titolo Alibi Perfetto, arrangiato da Roberto Costa, storico collaboratore, produttore e bassista di Lucio Dalla, che contiene ben tre famosi brani Caruso, La casa in riva al mare e Tu parlavi una lingua meravigliosa sapientemente reinterpretati. Quest’estate, Lalo farà ripartire il progetto Al dolce fresco delle siepi, serate musicali dedicate a Lucio Dalla che nel corso di questi anni hanno visto la presenza di Cibelli in varie location di tutte Italia. Un progetto davvero particolare perché porterà in scena non solo le note di Lucio, che Cibelli interpreta con grande amore, ma anche la voce stessa del cantante Bolognese, di cui Lalo ricorderà momenti toccanti di amicizia condivisa. ALIBI PERFETTO Questo è il titolo dell'11° album di Lalo Cibelli. Un approdo faticoso in tempi difficili in cui tutto è continuo vociare, a volte smargiasso, altre invece grido, invocazione, bisogno esistenziale. Il cd è composto, come altri progetti di Lalo, da brani illustri e da inediti originali scritti da lui con collaborazioni speciali, quali il poeta Emilio Rentocchini (una lunga amicizia consolidata dal tempo), Tommy Togni (artista della parola cantata,

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il VIDEO

Inquadra il QRcode perl a video-intervista a Lalo Cibelli amico e compositore. Ha scritto anche per Irene Grandi), Anna Palumbo (pianista e compositrice), e Eugenio Chabaneau (grande talento chitarristico, compositore e poeta, argentino, da poco scomparso). Il disco è prodotto artisticamente da Bob Costa, bassista e fonico di Lucio Dalla, col quale realizzò i più famosi dischi di Lucio. La distribuzione e produzione esecutiva PMS STUDIO di Raffaele Montanari. Alibi perfetto è disponibile in tutti i Digital Stores , nei negozi di dischi e durante i concerti di Lalo. L'uscita è prevista per i primi giorni di Luglio e il primo estratto per le radio sarà un raffinato brano, teso e significante, spiazzante e suggestivo, di cui, però, ora non sveliamo il titolo. Ascoltando questa intervista, sentirete la passione vera e scoprirete un paio di chicche che, secondo me, vo faranno venire la voglia di ascoltarlo dal vivo, perché, vedete, il “live” è vita stessa per un cantante, è quel rapporto diretto con il pubblico che ci era stato portato via e che spero, non ci verrà negato più. ►RS


FESTIVAL

Tre serate di gala

all ' Arena Opera Festival non solo opere per l'edizione numero 99: previsti anche eventi che rimarranno nella storia

I

l 99° Arena di Verona Opera Festival 2022 presenta 46 serate uniche nel più grande teatro del mondo nel segno dell’opera con i suoi spettacoli grandiosi e le migliori voci internazionali. Lo scorso 17 giugno ha preso il via l’edizione numero 99 del più popolare Festival d’Opera al mondo, in un’Arena finalmente restituita ai suoi allestimenti unici che richiamano ogni sera un pubblico di oltre 13.000 spettatori, sempre più ricca dei maggiori artisti del panorama internazionale sul palcoscenico con Orchestra Coro Ballo e Tecnici, sempre più social con i suoi quasi 300 milioni di contatti solo nel 2021, ancora più solida grazie all’abbraccio dei mecenati con le 67 Colonne per l’Arena di Verona, progetto che alla sua prima edizione ha vinto il Premio del Ministero della Cultura come miglior iniziativa Art Bonus fra centinaia di progetti nazionali. Quello che animerà le notti sotto le stelle sarà

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della manifestazione

Placido Domingo

un Festival dal respiro più che mai ampio e cosmopolita, preparazione ideale del percorso che condurrà al traguardo dell’edizione numero 100, nell’estate del 2023. le serate di gala In aggiunta ai titoli "classici" per una manifestazione di alto livello come l'Arena di Verona Opera Festival 2022, il programma si completa con tre Gala: il primo è Roberto Bolle and Friends che il 20 luglio porterà all’Arena di Verona un

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atteso programma che unisce la danza classica, moderna e contemporanea eseguita dall’étoile “dei due mondi” insieme alle più acclamate stelle di oggi. Il 12 agosto, per una serata omaggio a Ezio Bosso, tornano i Carmina Burana di Orff in un memorabile e scenografico concerto con la partecipazione di Orchestra e Coro areniani al completo, due cori di voci bianche e dei solisti Lisette Oropesa, Filippo Mineccia e Mario Cassi. Il 25 agosto è la volta della Plácido Domingo in Verdi Ope-


ra Night con tre atti di opere verdiane in forma scenica completa insieme a Maria José Siri, Fabio Sartori, Clémentine Margaine e, per la prima volta in Arena, il basso Ildar Abdrazakov: oltre alle rare Macbeth e Don Carlo, per l'occasione Placido Domingo debutterà nel ruolo di Amonasro nella scena del Trionfo di Aida. Regia e scene della serata-evento sono firmate da Stefano Trespidi ed Ezio Antonelli, mentre la direzione dei complessi artistici areniani è affidata a Jordi Bernàcer.

Il Sovrintendente e Direttore Artistico La soprano Cecilia Gasdia (che dal gennaio 2018 ricopre il ruolo di sovraintendente della Fondazione Arena di Verona) commenta così quest'edizione tanto attesa: «Voglio innanzitutto ringraziare tutti i lavoratori e le maestranze della Fondazione: con la loro pluridecennale professionalità, uniti abbiamo mantenuto saldi il nostro Festival areniano e le stagioni al Teatro Filarmonico come

© Ennevi Foto

IL DIRETTORE MUSICALE Marco Armiliato è il Direttore Musicale del Festival 2022. La 99° edizione del Festival vedrà salire sul podio dell’immenso golfo mistico areniano per 24 serate uno dei maestri più amati dal pubblico dell’Arena di Verona. Genovese di nascita, internazionale per carriera e vocazione, è alfiere del melodramma italiano nel mondo, da Vienna a Tokyo, dalla Scala al Metropolitan di New York. «Sono onorato del nuovo incarico di Direttore Musicale dell’Arena Opera Festival conferitomi e orgoglioso di prendere parte al progetto dichiara il M° Marco Armiliato. - Mi rende in particolar modo felice la possibilità di collabo-

rare ancora con Cecilia Gasdia motore della Città, del Paese e e Stefano Trespidi, che si sono della Cultura. Voglio esprimere prodigati con passione ed ab- particolare gratitudine a tutti gli negazione per rendere possibile artisti che tornano in Arena con la Stagione Areniana anche in gioia e la sentono casa propria: questi tempi difficili. A nome di qui sono amati e attesi nello tutti gli artisti, li ringrazio per il loro lavoro e il loro impegno. Le masse artistiche areniane sono un patrimonio umano e artistico immenso e unico: vedo il ruolo del Direttore Musicale come quello di un primus inter pares, che lavora insieme agli altri alla sfida di unire Marco tutte le professionalità Armiliato nella creazione di uno spettacolo davvero unico come quello dell'opera. Porterò tutta la mia passione e il mio entusiasmo in questa nuova avventura».

Cecilia Gasdia

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scambio col pubblico di un rito unico e irripetibile. Ringrazio di cuore infine le Istituzioni, gli sponsor, le 67 colonne e i cittadini veronesi che si sono stretti attorno all’Arena, al nostro simbolo, contribuendo a mantenere salda la cultura nella nostra città, nei momenti così difficili del passato e del presente. Ho fatto quello era mio dovere istituzionale con entusiasmo, cercando di infonderlo a tutti nei momenti più difficili: li abbiamo affrontati con grande senso di responsabilità e, soprattutto, insieme, uniti dall’amore per l’Arena e per tutto ciò che essa rappresenta. Credo che dobbiamo tornare a vedere con entusiasmo, speranza, trepidazione, la luna che sorge sulle nostre guglie da fiaba, su tende gitane, piramidi dorate, mentre l’aria si riempie del canto e della musica universale dei nostri maestri fino all’ultimo degli spalti. Abbiamo voglia, anzi la necessità, di vivere appieno tutto questo, di tornare a respirare... e l’Arena è puro ossigeno».►RS

© Ifkovitz

di Daniele Colzani


MANIFESTAZIONI

Il Festival

Puccini

guarda al futuro

© Andreuccetti e Umicini

L'edizione 2022 celebra L’anno della gioventù e un italiano, Pasolini, che ai giovani ha parlato e a cui ha dedicato tanta della sua arte

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l Festival dedicato a Giacomo Puccini nel 2022 affigge una proposta artistica che guarda al futuro, celebrando con l’Europa l’anno della gioventù e un italiano, Pasolini, che ai giovani ha parlato e a cui ha dedicato tanta della sua arte. Quattro titoli del repertorio pucciniano, 2 opere contemporanee, 4 nuove commissioni, 2 concerti sinfonici e numerose proposte di spettacolo diffuse sul territorio.

“tradizionale” con la musica di Puccini diventa anche spazio di riflessione, contenitore culturale aperto al contemporaneo, in cui condividere esperienze e timori del tempo che viviamo, e del futuro che possiamo immaginare. Una prospettiva che, or-

Giacomo Puccini

IL TEMA del2022: la #gioventù Il tema guida del Festival Puccini 2022 sono i giovani ai quali il Festival guarda e per i quali ritiene opportuno rinnovare prospettive positive. L’appuntamento

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mai da qualche anno, sotto la guida di Giorgio Battistelli, direttore artistico della manifestazione, caratterizza la programmazione del Festival Puccini di Torre del Lago. LA LOCATION Il Gran Teatro all’aperto con lo sfondo suggestivo del Lago di Massaciuccoli nella sua naturale capienza di 3.400 posti sarà anche nel 2022 lo scenario naturale degli allestimenti delle opere pucciniane, a pochi passi dalla Villa Mausoleo, dove il maestro Giacomo Puccini visse e compose le sue opere immortali. Il Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini è ubicato nel Parco della Musica e della scultura Giacomo


di Daniele Colzani

Puccini la cui realizzazione (2008) rappresenta uno degli interventi più significativi nell’ambito della politica culturale in Toscana degli ultimi decenni. Il nuovo teatro, realizzato in cemento, legno e cristallo, sorge su di una superficie di 7.500 mq: l’Arena accoglie 3.370 spettatori mentre il sottostante auditorium ha una capienza di circa 400 posti. Il Festival Puccini di Torre del Lago si conferma così anche nel 2022 uno degli eventi più attesi dell’offerta culturale della Toscana e tra i più riconosciuti in ambito internazionale, l’unico Festival al mondo dedicato al compositore Giacomo Puccini che richiama ogni anno migliaia di spettatori proprio nei luoghi che ispirarono al maestro Puccini le sue immortali melodie. Le opere pucciniane Quattro i titoli in scena dal 15 luglio al 27 agosto per 13 magiche serate d’opera nello scenario unico del Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini, Torre del Lago Puccini: • Madama Butterfly: Giacomo Puccini si documentò per lunghi tre anni e studiò minuziosamente usi e costumi del Giappone per plasmare

Madama Butterfly

Cio Cio San, la sua eroina che a 117 anni dalla prima rappresentazione (Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904) conserva tutto il suo irresistibile fascino. La Stagione 2022 vedrà in scena l’allestimento green per la regia di Manu Lalli il cui messaggio ecologico quello lanciato da Manu Lalli visivamente reso con un bellissimo bosco di alberi veri in scena. Alberi verdi nel primo atto che diventano secchi e aridi nel secondo e nel terzo, chiaro messaggio di denuncia contro la violenza di genere e la violenza che l’uomo perpetua ogni giorno ai danni della natura. Sul podio alla testa

Tosca

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dell’Orchestra e del Coro del Festival Puccini Alberto Veronesi, affermato interprete dello stile “pucciniano”. Date: 15 e 30 Luglio/ 6 Agosto. • Tosca: certamente l’opera più drammatica di Puccini, crudeltà e sadismo fanno da sfondo alla storia d’amore e di morte ambientata a Roma nel 1800. Al Festival Puccini 2022 sarà presentata con l’allestimento che porta la firma di Pier Luigi Pizzi e che vedrà sul podio dell’Orchestra del Festival Puccini l’affidabile bacchetta di Enrico Calesso. Pizzi che firma anche scene e costumi compie uno spostamento temporale, per cui dalla Roma in età napoleonica si arriva all’Italia di fine anni Trenta. «Di questo momento storico ho sfruttato le tensioni politiche, l’arroganza del potere». Per la sua Tosca Pizzi, veste i personaggi con abiti anni Trenta e le guardie papaline con divise fasciste. Un approccio voluto da uno dei più grandi registi del melodramma per denunciare qualsiasi forma di totalitarismo che porta gli uomini al potere ad abusi verso il prossimo. Date: 16 e 29 Luglio/ 13 e 26 Agosto.


• Turandot: l’incompiuta pucciniana, l’opera con cui Puccini indaga a fondo nell’animo umano, rimase incompiuta proprio perché il Maestro esitò a lungo su come rendere la trasformazione della principessa di gelo che dalla naturale predisposizione verso la morte, alla fine per amore si apre alla vita. Una produzione che porta la firma alla regia di Daniele Abbado che ha visto in Turandot, capolavoro del novecento, un’opera di straordinaria modernità. Un impianto scenico “contemporaneo” simbolico e minimale, per un’opera assolutamente moderna e in cui è evidente un importante approccio tecnologico grazie alle belle scene di Angelo Linzalata, corpi luminosi innovativi illuminano anche i colorati, moderni costumi di Giovanna Buzzi. Sul podio la prima volta a Torre del Lago Michele Gamba. Date: 23 Luglio / 5 - 12 e 20 Agosto. • La rondine: sarà presentata con un allestimento frutto di una collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino, l’opera che Puccini compose

Turandot

tra il maggio del 1914 e l’aprile del 1916 per il Carltheater di Vienna, ma che a causa della guerra non andò in scena a Vienna ma vide la sua prima a Montecarlo nel 1917. Dopo la tiepida accoglienza che l’opera ottenne a Bologna, in occasione della prima italiana, pochi mesi dopo il trionfo a Montecarlo del 27

La rondine

marzo 1917, Puccini ebbe a dire: «Vedranno i posteri che bijou!» La Rondine non è certo “opera minore” come in tanti hanno definito questo lavoro pucciniano che anzi appartiene alla piena maturità artistica del Maestro, con tanti riferimenti alla produzione d’opera e operette europee, e a musicisti quali Massenet, Léhar e Offenbach. Protagonista dell’opera, Magda, ama la vita mondana parigina e aspira a un amore romantico e passionale. L’allestimento presentato a Torre del Lago vede la regia di Denis Krief e la direzione di Robert Trevino. Date: 19 e 27 Agosto. La Meglio Gioventù […] vorrei essere scrittore di musica, vivere con degli strumenti dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare, nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto

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il sito

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della manifestazione sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà. Il Festival Puccini rende omaggio a Pier Paolo Pasolini scrittore, poeta, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista nell’anno in cui si celebra il Centenario della nascita di uno tra i maggiori intellettuali italiani degli anni Settanta.

Un omaggio reso attraverso l’iniziativa, La meglio Gioventù due serate di musica inedita che prende il titolo dalla raccolta di poesie dedicate ai giovani che Pasolini pubblicò nel 1954 e a cui sono ispirate le quattro nuove composizioni affidate ai musicisti Marcello Filotei, Salvatore Frega, Andrea Manzoli, Roberta Vacca che saranno eseguite in prima assoluta il 2 e 3 agosto sotto la direzione del Maestro Fabio Maestri. Le due serate in collaborazione con La Società Dante Alighieri saranno trasmesse in streaming in tutto il mondo attraverso le sedi della Dante. L’iniziativa gode del sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Struttura di Missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni. IL DIRETTORE ARTISTICO Giorgio Battistelli firma per il terzo anno consecutivo il cartellone del Festival Puccini; un cartellone che, all’in-

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terno di un percorso artistico a tappe si caratterizza per un orizzonte culturale che guarda ai giovani, alla creatività, a progetti registici per le opere del grande repertorio come sono quelle di Giacomo Puccini proiettati nel nostro tempo, ispirati anche alla creatività e ai linguaggi contemporanei.

Giorgio Battistelli

Per la programmazione completa dell'edizione 2022 potete visitare il sito ufficiale www.puccinifestival.it oppure inquadrare il qrcode presente in pagina con il vostro smartphone. ►RS


MANIFESTAZIONI

Al via il

Magnetic

Opera Festival

2022

un coinvolgente viaggio tra i generi musicali, dalla classica allo swing, alla scoperta dell’arte e cultura del territorio. Le star più attese José Carreras e Jakub Józef Orliński,

ph.Stefano Muti-Cosmomedia_© Magnetic Opera Festival

Concerto a Portoazzurro

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l Magnetic Opera Festival 2022, giunto alla sua ottava edizione, torna ad animare il cuore dell’estate dell’Isola d’Elba, dall’8 al 26 luglio, diffuso nelle suggestive località della nota isola toscana Portoferraio, Porto Azzurro e Capoliveri, con l’apprezzata formula della grande musica sotto le stelle in dialogo con la storia, l’arte e la cultura del territorio. Organizzato dall’Associazione Culturale Artistica Maggyart, il MOF 2022 presenta otto appuntamenti all’insegna della contaminazione tra i generi, dall’opera allo swing, dal repertorio barocco e cameristico alle pagine per organo. Giovani Eroi, Swinging Generation, ORGANic WOO-

DWINDs, Una serata con José Carreras, La Bohème e tre concerti Matinée sono i titoli da segnare in agenda, che vedono impegnate grandi voci in

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito del Magnetic Opera Festival 60

un dialogo tra generazioni. Dal giovane controtenore polacco Orlinski a Carreras, tenore fra i più illustri di tutti i tempi, gli artisti in programma sono impegnati in repertori coinvolgenti pensati per tutti i tipi di spettatore, dal melomane al neofita, dall’appassionato di musica al semplice curioso. il programma Il Magnetic Opera Festival 2022 inaugura venerdì 8 luglio alle ore 21.30 a Portoferraio presso l’area archeologica della Linguella con il concerto Giovani Eroi: amore, gelosia, guerra e intrighi sono gli ingredienti di un programma che ci accompagna nel più raffinato repertorio barocco. Un invi-


di Daniele Colzani

Josè Carreras

to nel mondo mitico ed eroico creato dalla musica di Georg Friedrich Händel e Antonio Vivaldi, fatto di incantesimi, battaglie e storie d’amore. La serata d’apertura è, quindi, affidata al controtenore polacco Jakub Józef Orlinski, vera e propria star contemporanea, tra gli artisti più vivaci della sua generazione nel panorama della musica classica internazionale con concerti e recital sold out tra Europa e

Jakub Józef Orliński

Stati Uniti, per la prima volta all’Isola d’Elba per il MOF 2022, e al mezzosoprano Natalia Kawałek, specialista indiscussa del repertorio e gradito ritorno per il pubblico del festival, protagonista con Orlinski del fortunato album Enemies In Love; le voci sono accompagnate dall’ensemble barocco Il Giardino d’Amore, diretto dal maestro Stefan Plewniak nel doppio ruolo di direttore e solista al violino. Il Festival prosegue poi lunedì 11 luglio alle ore 21.30 in Piazza Matteotti a Porto Azzurro con Swinging Generation, progetto crossover tra swing, musica classica e pop. Il concerto è una vivace celebrazione dello swing epico e delle composizioni pop classiche,

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arrangiate in modo sottile e raffinato. Regina della serata è la fusione di diversi stili musicali, concertata in una drammaturgia briosa, capace di trasmettere le più profonde emozioni e coinvolgere il pubblico in un crescendo appassionante e indimenticabile. Per la serata si riconferma protagonista la brillante voce di Natalia Kawałek accanto al timbro caldo ed emozionale di Stan Plewniak con la The FeelHarmony band guidata da Stefan Plewniak. Per il terzo appuntamento, il Magnetic Opera Festival quest’anno accoglie per la prima volta all’interno del suo programma un concerto per organo. Mercoledì 13 luglio, alle 11, nella raccolta cornice del Santuario della Madonna delle Grazie di Capoliveri, ORGANic WOODWINDs, concerto per organo e sassofono, vede lo strumento a fiato in un inedito dialogo con l’antico organo di Filippo Tronci, tornato solo di recente al suo originario splendore dopo il lungo e importante restauro voluto dall’associazione Maggyart


L'organo Fillippo Tronci

ph.Stefano Muti-Cosmomedia_© Magnetic Opera Festival (2)

Il pregevole organo, datato 1738, assolutamente innovativo dal punto di vista del modulo architettonico per il contesto organario dell’epoca in centro Italia, è conosciuto per essere il primo strumento realizzato dal maestro organaro Filippo Tronci alla giovane età di 21 anni. Per questo prezioso strumento e per il MOF 2022 il polistrumentista stiriano Georg Gratzer, impegnato al sassofono, e l’organista, improvvisatore e direttore d’orchestra austriaco Johannes Ebenbauer, indiscusso virtuoso dello strumento a tastiera, hanno ideato un progetto ad hoc con improvvisazioni su canti gregoriani e inni medievali, arrangiamenti del repertorio classico, ma anche composizioni proprie. Lunedì 18 luglio alle ore 21.30 si torna alla Linguella di Portoferraio per la serata evento culmine del Festival. Il programma, infatti, presenta Una serata con José Carreras, gala concerto con protagonista il grande tenore spagnolo, celebre nel panorama internazionale per la fulgida carriera solistica e per l’impegno nella diffusione dell’arte lirica a livello planetario grazie all’ensemble dei Tre Tenori accanto

a Luciano Pavarotti e Plácido Domingo. José Carreras regalerà al pubblico del MOF 2022 una serata unica all’insegna del più noto repertorio lirico e della sua voce leggendaria. Accanto a lui il pluripremiato soprano croato-sloveno Martina Zadro, presenza costante sulla scena operistica internazionale dall’Europa al Giappone, al Sud America. Sul palco per l’occasione l’Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane diretta dal M° David Giménez. Corona il Magnetic Ope-

Villa Romana della Linguella, Portoferraio

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ra Festival 2022, sempre alla Linguella di Portoferraio, martedì 26 luglio alle 21.30 La Bohème, opera lirica in quattro quadri su musica di Giacomo Puccini e libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, per la regia di Alessandro Brachetti, le scene e i costumi di Artemio Cabassi. Portano in scena lo struggente e giovanile amore di Mimì e Rodolfo, sullo sfondo della vita bohémien della Parigi del 1830, le voci soliste del soprano Renata Campanella e del tenore Diego Cavazzin, accompagnate dal Coro dell’Opera di Parma preparato dal maestro Emiliano Esposito e dall’Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane diretta dal maestro Stefano Giaroli. Completano, infine, il programma tre Matinée di musica da camera. I concerti sono proposti in Piazza Matteotti a Capoliveri alle ore 10 di domenica 10 luglio, domenica 17 luglio e martedì 26 luglio. In caso di maltempo il concerto Giovani Eroi si terrà sabato 9 luglio, Una serata con José Carreras si terrà martedì 19 luglio e La Bohème mercoledì 27 luglio.►RS


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festival

Sanremo Summer

Symphony for Family

Quest’estate tanti concerti pensati per le famiglie nel programma della rassegna estiva

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uest’estate Sanremo non sarà solo la città dei fiori e della musica, ma anche del divertimento pensato per i grandi e per i più piccoli! è partita lo scorso il 21 giugno Sanremo Summer Symphony 2022, la rassegna musicale dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, che insieme al Comune di Sanremo porta nella città ligure (e non solo) tantissimi appuntamenti live tra concerti, spettacoli e tanto altro. Il programma completo degli eventi di Sanremo Summer Symphony 2022 è online su www.sinfonicasanremo.it. Per l’occasione, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo si misurerà con generi diversi,

capaci di attrarre un pubblico curioso e variegato. Un cartellone ricco pensato per tutte le fasce di età, dai più grandi ai più piccini, con spettacoli

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale della manifestazione 64

e promozioni ad hoc per le famiglie e i bambini. GLI APPUNTAMENTI Il primo appuntamento pensato per le famiglie sarà il 12 luglio alle 21.30 all’Auditorium Franco Alfano, con Rocco Papaleo che reciterà la favola sinfonica Pierino e il Lupo scritta da Sergej Prokof'ev. Il trio formato da Massimo Cotto, Mauro Ermanno Giovanardi e Chiara Buratti porterà il 25 luglio alle 21.30 sempre all’Auditorium Franco Alfano lo spettacolo Decamerock. Il 2 agosto alle 21.30, invece, arriva all’Auditorium Franco Alfano l’attesissimo


concerto di Cristina D’Avena (direttore: Maestro Valeriano Chiaravalle), che celebra i suoi 40 anni di carriera (nuova data). Infine, lo spettacolo teatrale e musicale bislacco Concert Jouet, con Paola Lombardo e Paola Torsi, è in programma l’8 agosto alle 21.30 all’Auditorium Franco Alfano. LA MANIFESTAZIONE Sanremo Summer Symphony 2022è una manifestazione, frutto della collaborazione tra la Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo e Comune di Sanremo, gli operatori della musica, del turismo e le istituzioni, che vedrà artisti di fama nazionale e internazionale di musica

classica, jazz, pop e rock esibirsi al Teatro Ariston, simbolo per eccellenza della cultura musicale leggera italiana, e nella splendida cornice dell'AuRocco ditorium Papaleo F r a n c o Alfano, un vero e proprio teatro all'aperto con vista mare ripristinato al suo antico splendore. Grazie al ricco cartellone di eventi proposti, Sanremo per tutta l’estate offrirà ai turisti l’opportuni-

Cristina D'Avena

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© Beatrice Ciuca

di Daniele Colzani

tà di vivere esperienze immersive attraverso i concerti accompagnati dagli scorci e i tramonti indimenticabili dell’Auditorium Franco Alfano. E non solo, le note riecheggeranno in tutto il ponente ligure, nei luoghi che ospiteranno la rassegna Musica nei borghi nei mesi di luglio e agosto. I biglietti per i concerti della rassegna musicale estiva sono disponibili online al sito www.sinfonicasanremo. it e dal 16 giugno in prevendita presso il Cinema Centrale (Via Matteotti, 107) dal giovedì alla domenica dalle 16.00 alle 19.00. Sarà possibile acquistare i biglietti direttamente all’Auditorium Franco Alfano direttamente il giorno stesso del concerto dalle ore 16.00. I concerti di Ute Lemper e Fabrizio Bosso sono anche acquistabili alla biglietteria del Teatro Ariston di Sanremo (Via Matteotti, 212) tutti i giorni dalle 17.00 alle 21.00 (il sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 21.00). È possibile abbonarsi ai


© Alex Astegiano

Decamerock

concerti della stagione estiva che si terranno all’Auditorium Franco Alfano grazie ai vari pacchetti promozionali consultabili sul sito e pensati ad hoc per i nuovi abbonati, per i già abbonati, per gli over 70 e per le famiglie. Per tutti i concerti previsti all'Auditorium Franco Alfano i bambini under 10 anni entrano gratis.

Concert Jouer

L'orchestra sinfonica di sanremo è una delle più antiche e prestigiose realtà musicali italiane. Nata nel 1905,

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fa parte delle 12 Istituzioni Concertistico Orchestrali riconosciute dallo Stato ed è Istituzione Culturale di Interesse Regionale della Liguria. Dal 2003 ha acquisito la natura giuridica di Fondazione. Attenta alla valorizzazione dei giovani talenti, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo è dotata di una grande versatilità che le permette di eseguire, sempre con grandi riconoscimenti, sia il repertorio classico, che quelli romantico, moderno e contemporaneo. Dal 2015 Direttore Artistico e Stabile è il M° Giancarlo De Lorenzo. ►RS


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EVENTI

Roberto

Bolle: va in scena

il gladiatore della danza

"CON QUEL PRIMO SOLD OUT ALL’ARENA DI VERONA ABBIAMO DIMOSTRATO CHE LA DANZA CLASSICA PUO’ ESSERE POPOLARE, SENZA PERDERE LA SUA ECCELLENZA" (roberto bolle)

E

ra il 2012 quando Roberto Bolle portò per la prima volta il suo Gala Roberto Bolle and Friends - prodotto da Artedanza srl - all’Arena di Verona. Operazione non scontata: la danza non metteva piede nell’Anfiteatro da almeno vent’anni perché non si credeva che l’arte tersicorea potesse arrivare a riempire tutte le sue migliaia di posti. “Quando mi dissero che in Arena non erano previsti spettacoli di danza – ricorda Bolle - non ho avuto un attimo di esitazione e ho detto ‘allora affittiamola e prendiamoci noi il rischio!’. Sapevo che la danza avrebbe avuto la forza di riempire l’Arena e c’era bisogno di dimostrarlo.

Prima di uscire sul palco, il pubblico cominciò ad acclamarmi con una ola: un gesto di affetto e di entusiasmo impensabile per il nostro mon-

il sito

Inquadra il QRcode per il sito ufficlale di Roberto Bolle 68

do. Mi tremavano le gambe e senza neanche pensarci, prima di iniziare lo spettacolo sono uscito a ringraziarli a contraccambiare quell’onda di amore e di gioia che era quasi palpabile. Anche questo un gesto impensabile, un’altra cosa che non si fa mai. Ma valeva la pena di rompere il rito perché quel giorno avevamo insieme segnato un traguardo importante per la danza in Italia. Credo sia stato uno dei giorni più belli della mia vita. Da quell’anno la danza è tornata nella programmazione dell’Arena e di molti altri posti dove semplicemente non veniva più proposta. Essere popolari non vuol dire non


di Daniele Colzani

il sito

Inquadra il QRcode per il sito ufficlale di Ondance

© Laura Ferrari

essere eccellenti”. È proprio in questa occasione che è nato il secondo appellativo che ha accompagnato gli ultimi dieci anni della carriera di Roberto Bolle accanto a quello Étoile dei Due Mondi: Gladiatore della Danza. Dieci anni di spettacoli che hanno tutti fatto registrare sold out, di grandi serate all’Arena di Verona, nelle grandi piazze, in alcuni dei luoghi più belli del nostro Paese e non solo (l’ultima esibizione all’Expo di Dubai è rimbalzata in tutte le tv di tutto il mondo).

IL TOUR ESTIVO Anche quest’anno accanto alla data di Verona prevista per mercoledì 20 luglio, Roberto Bolle girerà per tutto il Paese con il suo Roberto Bolle and Friends per un lungo tour estivo che è iniziato con otto date nella sua città di adozione, Milano presso il Teatro degli Arcimboldi (dal 18 al 26 giugno). Subito dopo, il ritorno ormai tradizionale a Roma, alle Terme di Caracalla dal 12 al 14 luglio e un altro appuntamento consolidato con la città di Firenze il 16 luglio in Piazza della SS. Annunziata e infine due grandi novità: il 27 luglio Genova, presso i Parchi di Nervi e il 29 luglio al Teatro Antico di Taormina. Quindici date imperdibili per uno spettacolo che cambia ogni anno e raccoglie alcuni dei talenti più lucenti del panorama tersicoreo internazionale impegnati in un programma ogni volta inedito che alterna repertorio classico e contemporaneo pensato dallo stesso Roberto Bolle, il Gladiatore della Danza.

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IL WORKSHOP per ondance La settimana dal 20 al 26 giugno presso il Teatro degli Arcimboldi è stata all’insegna della grande danza con lezioni tenute da rinomati insegnanti e coreografi di fama internazionale e aperte da una lezione speciale dello stesso Roberto Bolle. Durante le lezioni gli allievi hanno imparato anche delle coreografie che faranno parte degli spettacoli previsti nella quinta edizione di OnDance prevista dall'1 al 5 settembre 2022.►RS


FESTIVAL

Un 'estate in danza

Al via il nostro viaggio danzante per vivere questa lunga stagione festivaliera

A

bbiamo attraversato per voi l’Italia da Nord a Sud e selezionato gli appuntamenti da non perdere, curiosando anche oltre confine.

© Buby Bode

NO limits, bolzano danza Partiamo da NO LIMITS, il festival di Bolzano Danza giunto alla 38esima edizione: dal 13 al 29 luglio corpi performanti, sportivi, acrobatici, danzanti non pongono limiti al pensiero sul corpo e al superamento delle proprie capacità artistiche. Il sipario del Teatro Comunale si alza su Corps Extrêmes, ultima creazione del coreografo francese Rachid Ouramdane con artisti aerei al confine tra arte e sport su una parete di arrampicata. Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2018, la coreografa americana Meg Stuart presenta Cascade con sette danzatori spinti all’eccesso per fermare il tempo. Ancora sport (il tennis) con Jeux di Susanna Egri. Torna Alessandro Sciarroni con Op.22 No.2, il ritratto femminile di una donna-cigno.

Cuba Vibra

Gran finale (28 e 29 luglio) con la Compagnia ospite principale, la Gauthier Dance/Dance CompanyTheaterhaus Stuttgart con Kamuyot di Ohad Naharin, The Seven Sins, sui sette peccati capitali e Moves for future della neonata Gauthier Junior. E ancora: una sezione Family per i più piccini dai 5 anni in su, film, workshop e quant’altro, visibile su www.bolzanodanza.it.

© Akihito Abe

Petrouchka, Saburo Teshigawara

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biennale danza, venezia L’excursus dei festival prosegue con la 16esima edizione della Biennale Danza di Venezia, diretta da Wayne McGregor. Dieci giorni dedicati alla danza contemporanea internazionale dal 22 al 31 luglio tra spettacoli dal vivo, installazioni, performance, mostre fotografiche, film conversazioni, masterclass. Il Leone d’oro 2022 sarà consegnato all’artista poliedrico giapponese Saburo Teshigawara che presenta in “prima” assoluta Petrouchka, la sua rivisitazione del capolavoro dei Ballet Russes; il Leone d’argento spetta alla giovane bailaora e coreografa spagnola Rocío Molina in scena, sempre in “prima” assoluta, con Carnación, una esplosione di energia fisica e creativa accanto a 5 musicisti dal vivo. In “prima” assoluta anche l’italiano Diego Tortelli, già vincitore del bando 2021 per una nuova coreografia italiana. Fo:NO, il suo immaginifico pro-


di Myriam Dolce Satiri

© Virgilio Sieni

© Pascale Cholette

Corps extrêmes, Rachid Ouramdane

getto coreografico, è un esperimento sonoro in cui la danza si mescola con la beat boxing e la politica identitaria. In chiusura il coreografo americano Kyle Abraham, in collaborazione con A.I.M., conferisce nuovo respiro al Requiem in re minore di Mozart con Requiem: Fire in the Air of the Earth. Dalla danza classica all’hip hop, dal modern alla street dance, Abraham accompagna il pubblico nell’esplorazione del tormento e della rinascita. Anche qui trovate tutto il programma su www.labiennale.org. nervi music ballet festival Dal Veneto alla Liguria per il Nervi Music Ballet Festival ai Parchi di Nervi. Realizzato dalla Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, lo storico festival - inauguratosi il 26 giugno con il gala dello Youth America Grand Prix - prosegue fino al 29 luglio. La compagnia Lizt Alfonso Dance Cuba, in unica data italiana, è di scena con Cuba Vibra!, un viaggio attraverso l’isola caraibica, una vibrazione dell’animo umano in un allestimento colorato e dinamico. Unica data italiana anche per il Béjart Ballet Lausanne che

presenta il trittico composto da t ‘M et variations… del direttore artistico Gil Roman, Béjart fete Maurice e Boléro su coreografie dello stesso Béjart. Degno di nota è Giulietta, lo spettacolo di Daniele Cipriani con protagonista l’étoile Eleonora Abbagnato (attuale direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma) accanto alla figlia di dieci anni Julia Balzaretti, su coreografie di Sasha Riva e Simone Repele, Uwe Scholz. Infine vediamo per la prima volta a Nervi il gala Roberto Bolle and Friends, uno spettacolo coinvolgente ed emozionante pensato dallo stesso Bolle. Info su www.nervimusicballetfestival.it. civitanova danza Attraversiamo l’Italia e ci fermiamo nelle Marche per il XXIXesimo festival Civitanova Danza in programma fino al 4 agosto. Nel nome di Enrico Cecchetti, troviamo Duets and Solos, “prima” assoluta a cura

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di Daniele Cipriani con Davide Dato & Sergio Bernal accanto a due grandi musicisti, il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa. Da non perdere Michele Abbondanza, Antonella Bertoni e Maurizio Lupinelli con Doppelgänger, uno spettacolo che parla dell’incontro tra i corpi di Francesco Mastrocinque, attore con disabilità, e il danzatore Filippo Porro. Con Satiri di Virgilio Sieni “la danza ancora una volta si presta a laboratorio della vita”. Doppio programma per il 25esimo compleanno di Spellbound Contemporary Ballet con l’onirico Marte di Marcos Morau e The real you di Mauro Astolfi. A conclusione il 4 agosto, Alessandra Ferri celebra i 40 anni di carriera con L’heure exquise di Maurice Béjart circondata da una montagna di vecchie scarpette da punta. Il programma su www.civitanovadanza.com ►RS

chi è myriam dolce • Da ballerina professionista a insegnante di danza classica. Da laureata al D.A.M.S. di Bologna approda al giornalismo di spettacolo con uno sguardo particolare alla danza, passione che fin dai primi passi in teatro non l’ha mai abbandonata. • Giornalista free-lance per scelta, scrive di danza, cultura, spettacolo, moda e lifestyle e sul web predilige le videointerviste. Negli anni ha collaborato con testate specializzate quali Danza & Danza, Sipario e Classic Voice, quotidiani (Libero), settimanali ( Pa n o r a m a , Diva e Donna) e radio (Fizz Show con la rubrica In Punta di Piedi).


eventi

di Daniele Colzani

L ' e ccellenza della danza

nella Sala dei Principi le tre rappresentazioni si ispirano al classico con uno sguardo alla contemporaneità

L

© Joris jan Bos

Claude Pascal

© Valinas

a serata 3 coreografi è il momento culminante di questa edizione de L'Été Danse e propone un panel delle opere più rilevanti della danza contemporanea. Riflette anche lo spirito che ha animato Jean-Christophe Maillot fin dalla sua nomina, 30 anni fa, a coreografo-direttore de Les Ballets de Monte-Carlo: invitare altri coreografi a sfruttare il formidabile strumento che è questa compagnia di 50 ballerini. Alcuni di loro sono diventati amici fedeli, come Jirí Kylián e Mats Ek. I Balletti di Monte-Carlo sono tra i migliori interpreti del loro repertorio. I tre coreografi presentati nel programma di questa sera hanno in comune l'attaccamento al vocabolario classico, di cui si sono appropriati, ciascuno a modo suo, per adeguarlo alle problematiche contemporanee.

Casi casa Back on track 61

© Alice Blangero

i ticket

Inquadra il QRcode per acquistare i biglietti per gli spettacoli

Ecco nel dettaglio i tre appuntamenti: • Jean-Christophe Maillot con Back on Track 61, • Jirí Kylián con Claude Pascal,

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• Mats Ek con Casi Casa, I balletti andranno in scena nelle serate del 14, 15, 16 e 17 luglio con inizio alle ore 19:30, presso la Sala dei Principi del Grimaldi Forum.►RS


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eventi

Chubby Cheker sulla pista del Summer Jamboree

la leggenda del Rock’n’Roll e padre del Twist in esclusiva nazionale per uno show unico il 3 agosto in piazza Garibaldi a Senigallia

Chubby Cheker

S

i iniziano a scaldare i motori a Senigallia (An) e si torna a celebrare l’energia del Rock’n’Roll grazie alla “Hottest rockin’ holiday on Earth”! Dal 30 luglio al 7 agosto 2022 si svolgerà la XXII edizione del Summer Jamboree, il Festival Internazionale di musica e cultura dell’America anni ’40 e ’50 più grande d’Europa. Dopo un anno di stop forzato (il 2020) e l’edizione 2021 con tante limitazioni e senza balli, ritornano finalmente al completo tutti gli ingredienti per ricreare quella magia festivaliera che caratterizza il Summer Jamboree. Ci saranno i grandi concerti ad ingresso gratuito con la partecipazione di artisti internazionali in esclusiva per una line up indimenticabile e finalmente il ritorno dei balli Swing e Rock’n’Roll in grandi spazi all’aperto allestiti per l’occasione. Main guest dell’edizione 2022 la leggenda del Rock’n’Roll e padre del twist Chubby Checker, protagonista il 3 agosto di un grande concerto in cui si potranno ritrovare i suoi brani più famosi tra cui Let’s twist again, The Twist e Limbo Rock.

E ancora tante esclusive nazionali e internazionali, irresistibili record hop, i tanto acclamati dopo festival alla Rotonda a mare. Sarà un programma ricco di iniziative in cui torneranno in grande stile gli appuntamenti tradizionali che costituiscono i

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must del Festival come Burlesque Cabaret, Music and Dance Show al Teatro La Fenice, Walkin Tattoo tatuaggi tradizionali non stop quest’anno nell’ex pescheria del Foro Annonario, Dance Camp e Dance Show con i migliori ballerini e inse-


di Daniele Colzani

gnanti della scena mondiale, la Rock’n’Roll Revue del sabato sera con la Big Band di 20 elementi, Oldtimers Park: Auto americane pre 1969, Rockin’ Village Vintage Market, in Piazza del Duca, Rocca Roveresca e Piazza Manni dove poter scovare l’abbigliamento vintage più ricercato, accurate riproduzioni, t-shirt e accessori ispirati agli anni ’40 e ’50, scarpe, cappelli, camicie, hawaiane, costumi da bagno, occhiali, ma anche strumenti musicali, vinili e oggettistica di ogni tipo, poster e cartoline vintage, targhe, gadget e tantissimi oggetti e memorabilia da collezione. L'evento speciale Per presentare questa XXII edizione che celebra il ritorno

agli abbracci, è stata scelta una delle foto più iconiche del fotografo statunitense Elliott Erwitt intitolata California kiss, la fotografia simbolo dell’amore senza tempo. Una coppia del 1956 che si bacia dentro un’automobile, la cui l’immagine viene riflessa dallo specchietto retrovisore, che diventa simbolo dell’amore eterno che irradia di luce il mondo circostante. Un istante di pura felicità catturato per sempre e reso così eterno ed immortale, al di là dello spazio e del tempo. Questa e altre settanta fotografie del maestro della fotografia del Novecento saranno le

© Matteo Crescentini

Peter & the Wolves

protagoniste della mostra Elliott Erwitt Icons, che darà il via alla programmazione del Summer Jamboree a partire dal 30 giugno e sarà ospitata nelle sale al primo piano di Palazzetto Baviera. La mostra a cura di Biba Giacchetti è organizzata dalla Summer Jamboree in collaborazione con SudEst57. Oltre settanta gli scatti in esposizione, tra i più celebri di Elliott Erwitt, che raccontano uno spaccato della storia e del costume del Novecento visto attraverso lo sguardo tipicamente ironico di quello che è considerato uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. ►RS

il sito

Inquadra il QRcode per sito ufficiale del Summer Jamboree 75


FESTIVAl

Lunathica compie vent a ' nni e regala grandi emozioni... La nuova formula del Festival Internazionale di Teatro di Strada diretto da Cristiano Falcomer propone oltre 70 spettacoli, eventi e spettacoli in 8 comuni a ingresso gratuito

© JC Chaudy

Bilbobasso, Amor

D

al 7 al 10 luglio, in provincia di Torino, torna Lunathica, il Festival Internazionale di Teatro di Strada diretto da Cristiano Falcomer che, in occasione della ventesima edizione, propone in quattro giorni (con orario mattutino, preserale e notturno) oltre

70 spettacoli di 13 compagnie internazionali nei comuni di Cirié, San Maurizio, Mathi, Nole, Fiano, Lanzo, Leinì e Villanova Canavese. Lunathica in venti edizioni ha proposto oltre 280 compagnie e si stima abbia registrato circa 170.000 presenze. «Quando nel 2002 abbiamo dato vita a Lunathica non avremmo pensato che vent’anni dopo sarebbe diventato un grande evento con decine di spettacoli, concerti, appuntamenti collaterali e migliaia di spettatori - ricorda Cristiano Cristiano Falcomer, fondatore di Falcomer Lunathica - Non perché non credessimo al progetto, ma perché la crescita esponenziale della manife-

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stazione non era prevedibile. Il Festival, anno dopo anno, è cresciuto molto, è evoluto, ha cambiato talvolta fisionomia per proporre sempre novità e mantenere in ogni edizione il gusto della sorpresa e della scoperta. Lavoriamo di concerto con le amministrazioni affinché Lunathica unisca sempre più il piacere dello show a esperienze di vario tipo da proporre prima e dopo lo spettacolo così da mantener vive le piazze e colorare i comuni nei giorni del Festival. E questa è la vocazione della ventesima edizione che intende creare per quattro giorni una grande festa all’insegna della condivisione e della voglia di tornare ad incontrarci senza limitazioni».


di Daniele Colzani

I protagonisti più attesi Tra le compagnie più attese, il ritorno dei francesi Bilbobasso con Amor, un mix esplosivo di danza e giochi col fuoco. Una suggestiva e intensa fusione di rock, swing ed effetti pirotecnici, un contrasto forte che esprime l’essenza di un rapporto di coppia, ruvidamente passionale e dolcemente conflittuale. Quello del circo è un linguaggio universale attraverso cui gli artisti osservano il mondo e lo riflettono a modo loro. A Lunathica si possono apprezzare diversi modi di declinare le estetiche più diverse del circo contemporaneo: Cirk Biz’art proporrà Boucan, un viaggio negli anni Novanta, tra danza, giocoleria, beatbox, strobosfere da discoteca e musica travolgente. Gli artisti catalani de La Finestra Nou Circ raccontano in Memphis Rock&Cirk una storia di incontri e scontri a ritmo di rock & roll (eseguito dal vivo) in un bar degli anni Cinquanta, tra giubbotti di pelle e brillantina. A tarda notte si potrà godere di Le Silence dans l’Echo proposto in prima nazionale da CirkVOST, compagnia francese specializzata nelle disci-

Pirouettes Ensemble, Approdi

pline aeree qui impegnata in un lavoro molto intimo, il viaggio in una bolla di silenzio, di due personaggi tra trapezi, curiosità ed effetti sonori. La compagnia spagnola Vaivén Circo in Esencial, si ispira all’arcobaleno steineriano, un imponente gioco composto da pilastri e archi che forniscono una scenografia spettacolare. Un’architettura mutevole capace di reinventarsi, come fa l’essere umano stesso nella ricerca della sua evoluzione. Sono la giocoleria e l’acrobatica gli ingredienti con cui il Collectif PourquoiPas gio-

Vaiven, Esencial

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ca in La Volonté des Cuisses cucendo le loro evoluzioni sorprendenti con il filo della musica che suonano dal vivo. le novità dell'edizione 2022 Nel cuore di Cirié approdano i Teatri Mobili un bus e un camion allestiti a teatri, che ospitano al loro interno spettacoli intimi e senza parole per un massimo di 35 spettatori alla volta. I due mezzi delimitano, inoltre, un’area foyer all’aperto, uno spazio conviviale con un palco per la musica dal vivo. In questo contesto unico è possibile godere di due deliziosi spettacoli di teatro di figura: Manoviva, di Girovago e Rondella e Antipodi della compagnia Dromosofista. Quest’ultima sempre a Cirié, ma al Parco di Villa Remmert, racconta in Historieta de un Abrazo l’incontro surreale di due giovani innamorati. Da 20 anni Lunathica scopre giovani compagnie dando loro l’opportunità di esibirsi davanti a un pubblico e farsi conoscere attraverso il Premio Gianni Damiano. La sezione giovani del Festival quest’anno propone il Circo Carpa


© Dragos Dumitru

Tac o Tac

Diem, il collettivo Pirouettes Ensemble e Nina Theatre. Lunathica quest’anno uscirà delle consuete piazze e dai tradizionali spazi scenici per invadere anche i centri storici con eventi itineranti a cui è chiamato a unirsi anche il pubblico. Protagonisti di questi momenti la marching band The Tamarros, che munita di grandi parrucche occhiali a specchio e pantaloni a zampa d’elefante sconvolgerà la quiete dei comuni con la sua travolgente disco music.

E ancora la compagnia francese Tac o Tac che, rievocando un’atmosfera steampunk, tenterà di conquistare l’orbita celeste a bordo di trampoli pneumatici e una navicella decisamente fuori dal comune. Lunathica non è solo spettacoli e sempre più al fianco della programmazione tradizionale si colloca una ricca proposta di eventi collaterali e concerti. La festa infatti continua anche dopo la chiusura del sipario. A Villanova Canavese, al Parco Due Laghetti, in quello che ormai è diventato uno dei punti nevralgici delle serate del Festival si colloca l’area relax con un punto ristoro, sedute di massaggi e i concerti di The Booms, Ukulele Turin Orchestra e Let’s Beat (quest’ultimo a sostegno delle donne e dei bambini ucraini ospitati presso le famiglie del territorio). A Leinì i The Booms proporranno un Open Workshop a

I Teatri Mobili

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cui interverranno diversi artisti del territorio tra cui il rapper torinese Willie Peyote in veste di special guest; insieme comporranno una canzone direttamente sul palco. A Cirié si terrà il Workshop di social media storytelling per il circo condotto da Simone Pacini nell’ambito del progetto Quinta Parete. Un laboratorio teorico pratico che unisce la formazione sulle tecnologie digitali con il coinvolgimento degli spettatori partecipanti che potranno diventare social media reporter” dell’evento, anche attraverso un account Instagram dedicato. ►RS

IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di LUNATHICA


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INTERVISTA

Dai libri di greco e latino al Cirque du Soleil...

ALEX AUFDERKLAMM, giovanissimo altoatesino, ballerino e performer di pole sport ci accompagna nel suo magico mondo "aereo"

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ici Alto Adige e pensi a sport invernali come lo sci, il bob, lo short track, lo slittino, biathlon, hockey su ghiaccio e tutto ciò che fa "rima" con neve. Mai e poi mai avremmo pensato di trovare, un perfomer che fosse il protagonista assoluto di discipline "aeree" come la Pole Sport,

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l'Artistic Pole, l'Ultra Pole e l'Aereal Pole. Il suo nome è Alex Aufderklamm, originario di Bronzolo vicino Bolzano. Lo abbiamo intervistato chiedendogli per prima cosa di fare "luce" su queste meravigliose discipline. Alex, vieni definito come "uno dei migliori artisti di circo contemporaneo" e sappiamo che tutto è iniziato dalla pole dance... Apprezzo che mi abbiano lodato con una simile definizione, ma mi sento in dovere di specificare che è un’affermazione riferita al capoluogo Torinese. Negli ultimi anni ho avuto tanti riconoscimenti grazie alla danza e alla pole sport, ma sono solo al debutto della mia carriera di circo e


di Daniele Colzani

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IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Alex Aufderklamm nea con altri sport olimpici come la ginnastica. L'Artistic Pole incoraggia la creatività e la libertà di espressione dando maggiore importanza all'interpretazione artistica, mentre Ultra Pole è la variante freestyle che prevede sfide a round in cui i concorrenti eseguono le acrobazie più incredibili ed innovative. L'Aerial Pole è la disciplina più recente introdotta da IPSF: sul palo aereo, una pertica sospesa fissata in cima, si eseguono elementi acrobatici convenzionali e particolari accompagnati dal movimento del palo. È interessante notare che nel circo, a differenza del mondo sportivo, non c’è la necessità di categorizzare e regolamentare nel dettaglio le discipline, e ciò permette all’atleta di uscire dalla bolla tecnica e di diventare artista, sperimentando la magia che ogni specialità può offrire. Secondo la mia visione del circo, alla base di un buon numero ci deve essere una solida preparazione tecnica, un attento studio della scenografia e della drammaturgia, un messaggio (im-

© Stefano Antulov

riconosco quanta strada ho ancora da percorrere. Puoi spiegare ai nostri lettori cosa sono la Pole Sport, l'Artistic Pole, la Ultra Pole e l'ultimissima arrivata l'Aereal Pole? Che attrezzi vengono utilizzati? Come nascono le coreografie con cui vi esibite? La Pole Dance è una disciplina sportiva ed artistica eseguita su una pertica fissata al pavimento e al soffitto, sulla quale di eseguono elementi acrobatici di forza, flessibilità e rotazione. Pole Sport, Aerial Hoop, Aerial Pole e le rispettive sottocategorie sono denominazioni che IPSF - International Pole Sports Federation ha creato per classificare le competizioni agonistiche La Pole Sport è la disciplina di punta: si basa sul valore atletico e tecnico delle figure ed è giudicata mediante un regolamento in li-


© Elimora Photo

portante ma non necessario, purché tale scelta sia consapevole), ma prima di tutto la passione. Per creare un numero ci sono infiniti modi e molte premesse, ma l’intenzione per trasformare l’idea in una performance è la base di qualsiasi processo di creazione. Come ha affrontato il "salto" dai libri di greco e latino all'Accademia della Fondazione Cirko Vertigo? E' stato difficile o avevi già le idee ben precise? Io credo fermamente nel caso: a tale proposito posso dire che il circo non è mai stato nei miei programmi. Al liceo ho dovuto ripetere un anno perché lo studio era quasi inconciliabile con gli impegni sportivi. Nel 2019, se avessi già terminato il liceo, probabilmente non avrei avuto la possibilità di partecipare al campionato mondiale di pole sport proprio a Montréal,

© AM Ritratti

dove sono stato contattato da Saulo Sarmiento, un noto artista di palo aereo del Cirque du Soleil, che mi ha parlato del mondo circense, proponendomi di iscrivermi ad una scuola di circo per intraprendere il suo stesso percorso. Sono rimasto affascinato da quel mondo e nel 2020 ho pas-

sato le audizioni dell’Accademia Cirko Vertigo, dove mi diplomerò a luglio. Ora, da agosto avrò l’opportunità di studiare all’Ecole Nationale de Cirque de Montreal: una delle scuole di circo più prestigiose del mondo. Nell'immaginario collettivo, la parola circo fa rima con animali e clown, ma non è così. Puoi spiegarci cos'è il "circo contemporaneo" e in cosa si differenzia da quello "classico"? È spesso difficile definirsi solamente circensi tradizionali o contemporanei, questi due mondi sono tanto diversi quanto interconnessi, storicamente e scenicamente. Mi appoggio alla definizione dell’Associazione Italiana di Circo Contemporaneo (ACCI) per dare una visione chiara ed esplicativa dei due quadri. “Partendo dalle discipline classiche dell’arte circense (acrobazia, clownerie, funam-

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Inquadra il QRcode per vedere Eclipsis, the flying pole movie bolismo, giocoleria, tecniche aeree, tecniche equestri) il circo contemporaneo/circo teatro rompe con l’estetica tradizionale attraverso la rinuncia agli animali esotici e ai numeri classici intesi come capitoli a sé, susseguenti ma non conseguenti, inaugurando un’estetica multiforme con un approccio di tipo autoriale e sperimentale che vede l’introduzione di differenti linguaggi come la danza, la coreografia, le tecniche attoriali, le arti visive e la tecnologia, con il ruolo fondamentale della musica, in una visione drammaturgica e registica. [...] L’artista, in quanto autore-attore, pone al centro della scena la sua individualità e la sua tecnica virtuosistica non è più solo dimostrativa e attrattiva, bensì punta a essere interpretativa e intenzionale. È un nuovo modo di intendere e fare spettacolo: tutto contribuisce a valorizzare l’opera dando spessore alla storia che si racconta o alla tematica che si affronta. [...] Il circo contemporaneo nasce dalla tradizione ma segue un percorso autoriale – individuale e sperimentale – in un flusso continuo e variegato.” Come sono articolati i corsi dell'Accademia della Fondazione Cirko Vertigo? Il tuo

ciclo di studi si concluderà proprio questo mese... Che materie hai affrontato nel tuo "percorso scolastico"? Tra le materie insegnate nel Biennio di formazione 20202022 ho studiato anatomia, storia del circo, comunicazione, costume, deontologia professionale, sicurezza e tecniche per discipline circensi. Dopo due anni di formazione, sento di essere pronto per nuove esperienze, ma ho in programma di tornare: la Fondazione Cirko Vertigo è da poco diventata la prima Università DAMS in Italia di Circo Contemporaneo e voglio laurearmi al termine del percorso di formazione a Montréal, per essere parte anche io di questo incredibile risultato. Come ogni corso che si rispetti oltre alla parte teorica c'è anche quella pratica... In cosa consiste? La parte pratica è il cuore della nostra attività. Dietro alle quinte di un numero di circo ci sono anni di preparazione e di studio, non solo della disciplina di specialità, nel mio caso palo cinese e palo aereo, ma anche discipline complementari quali: acrobatica, preparazione fisica, flessibilità, danza classica e contemporanea, teatro e arti marziali. Sappiamo che hai già superato la selezione per entrare nella prestigiosa Ecole Nationale du Cirque a Montreàl in Canada... Che motivi ti hanno portato a scegliere questa istituzione? Il motivo in realtà è molto semplice: la vedo come la Harvard del circo. Studiare

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all’ENC è una grande opportunità per formarmi come artista di circo e un ottimo trampolino di lancio per la carriera. Sono orgoglioso di aver passato le audizioni perché i posti disponibili sono pochissimi e sono riconoscente a chi ha contribuito al mio percorso fino ad oggi e a chi continua a credere in me e nei miei obiettivi. Che obiettivi ti sei preposto di raggiungere una volta terminato questo ennesimo ciclo di studi? Il mio grande obiettivo nel circo è rivoluzionare l’idea del palo aereo, unendo le tec-

chi è alex aufderklamm • Alex Aufderklamm ha iniziato a ballare all'età di sei anni e presto ha iniziato a praticare i pole sport. • Nel 2018 ha vinto due medaglie d'oro ai campionati mondiali di pole sport IPSF e nello stesso anno ha partecipato alla trasmissione televisiva Amici di Maria de Filippi. • Nel 2020 scopre la passione per il circo che lo porta a studiare prima alla Cirko Vertigo Foundation e ora alla Scuola Nazionale di Circo di Montréal affiliata al Cirque du Soleil. • È istruttore certificato di pole sport e giudice IPSF di livello 2.

© Stefano Antulov

il VIDEO


© Elimora Photo

niche di quest’ultimo a quelle del palo cinese. Mi piacerebbe portare in scena numeri mozzafiato, con acrobazie e salti mortali sul palo aereo, per regalare emozioni forti e

scariche di adrenalina a chi assiste agli spettacoli. Possiamo intuire che il tuo sogno sarebbe quello di entrare nella compagnia del Cirque du Soleil... Abbiamo indovinato? Cosa comporterebbe per te far parte di una vera e propria istituzione come questa? Il mio percorso nel circo è iniziato grazie ai consigli di un artista del Cirque du Soleil e sono proprio gli spettacoli di questa straordinaria compagnia che mi hanno motivato ed ispirato ad intraprendere questa strada. Cirque du Soleil è sinonimo di grandezza: grandi palchi e piste, enormi piscine, effetti scenici straordinari, costumi autentici... non esiste idea folle che il Cirque non sia in grado di mettere in scena. Certo, mi si dirà che non è oro tutto quel che luccica: solo il tempo potrà dirlo. Hai messo in conto una vita

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di viaggi, duro allenamento e sacrifici... oppure la passione è talmente tanta che tutto passa in secondo piano? Nessun sacrificio: sono scelte. Non mi sono mai alzato la mattina dubitando del mio percorso e a oggi ne sono fermamente convinto: è il lavoro più bello del mondo. Miglioro le mie capacità fisiche con l’allenamento ogni giorno, amplio le mie conoscenze con lo studio, espando i miei orizzonti e conosco persone provenienti da tutto il mondo e quando sono sul palcoscenico posso decidere chi e dove essere. Sono felice, e nonostante io sia solo all’inizio della mia carriera, dentro di me sono già arrivato. Sei un punto di riferimento per tanti giovani che si avvicinano a questa disciplina: cosa ti senti di consigliare loro? Penso che ognuno debba trovare il suo posto nel mondo esterno e nel proprio. Non importa quale percorso si decida di intraprendere o quali obiettivi si decida di perseguire: quando passione e lavoro si fondono inizia il percorso verso la realizzazione. Rock&Roll! ►RS


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INTERVISTA

Bambini e ragazzi, fonte

inesauribile di ispirazione

La scrittrice e giornalista Fulvia Degl’Innocenti racconta il suo amore per le storie e la sua vita appassionata

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l mondo della scrittura per bambini/ragazzi/adolescenti per i "non addetti ai lavori", può sembrare fatto di unicorni, topi giornalisti e influencer. Ma vi assicuro che non è così. Dietro ad ogni rivista o libro dedicato a questa specifica fascia d'età, c'è un mare di professionisti e artisti che nemmeno immaginate. Nella prima tappa di questo nostro bellissimo viaggio, abbiamo incontrato Fulvia Degl'Innocenti, giornalista e scrittrice che ha al suo attivo oltre 130 libri tra albi illustrati, prime letture, riscritture di classici, biografie e romanzi per young adult. Ecco il resoconto della nostra piacevolissima chiacchierata. Fulvia, già dalla tua laurea in Pedagogia avevi capito che nel tuo “futuro” ci sarebbero stati i giovani… Perché hai scelto quella facoltà? Che obiettivi ti eri posta? In verità occorre fare un passo indietro, alle superiori: Istituto magistrale scelto un po’ per il desiderio comune allora a tante bambine di fare la maestra, un po’ perché durava 4 anni invece di 5. Avevo fretta di uscire di casa il prima possibile. Così, è stata una scelta quasi obbligata la facoltà di Magistero, e Pedagogia era il corso di laurea più vicino a quello in Filosofia, che allora era la mia vera passione. Poi ho iniziato a insegnare nelle scuole primarie mentre studiavo Giornalismo alla Cattolica di Milano. E mi sono guadagnata delle credenziali per essere assunta al settimanale per ragazzi Il Giornalino.

Fulvia Degl'innocenti con la sua adorata barboncina Sofia

E al Giornalino ci hai lavorato per oltre venti anni. Come è cambiata l’editoria periodica rivolta a questo specifico settore di pubblico? Il giornalismo per ragazzi si sta quasi estinguendo. Un po’ segue la generale disaffezione del pubblico verso le testate di informazione cartacee, un po’ i giornalini sono sommersi da molti competitor più appetibili per i bambini e i ragazzi: videogiochi, tablet, smartphone, canali Youtube, social. Resistono

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alcune testate ma sempre più di nicchia. Quando è nata la passione per la scrittura di libri dedicata ai più giovani? Mi dilettavo da sempre nello scrivere poesie e filastrocche. Poi a 23 anni rispondendo a un annuncio su un giornale ho scritto quattro libri per le vacanze delle primarie. Matematica, grammatica, ma anche storielle e filastrocche. Assunta a Il Giornalino nel 1994, ho conosciuto Lodovica Cima, che vi colla-


di Daniele Colzani

borava e che aveva iniziato a dirigere una collana di libri per ragazzi. E ho chiesto di provare a scrivere un libro. Mi sono accorta di avere una fantasia fervida, ed è uscito La danza delle carote: era il 1998 e da lì non ho più smesso tanto che oggi ho superato le 130 pubblicazioni. E proprio quest’anno ho ripubblicato quel libro, da tempo fuori catalogo, con un altro editore. I tuoi volumi abbracciano tutte le fasce d’età e temi molto “delicati” e di strettissima attualità come la violenza assistita, l’affido, il bullismo e l’identità di genere: come riesci ad essere così “poliedrica” nello scrivere? Credo che ai bambini si possa parlare di tutto, e che ogni aspetto della vita, anche il più delicato o doloroso, muova una storia. L’importante è calibrare la scrittura alle diverse età a cui mi rivolgo, evitare di essere esplicita, usare la metafora, l’elemento fiabesco. E poi sono molto curiosa, leggo, osservo, ascolto. E a volte mi imbatto in un particolare che accende in me la scintilla e provo l’insopprimibile desiderio di trasformare quel fatto,

quel personaggio, quell’idea in una storia. I personaggi dei tuoi libri sono di pura fantasia oppure si ispirano anche alla tua figura nelle varie fasi della vita? Dipende: possono essere animali, creature fantastiche, extraterrestri: ma anche bambini e ragazzi che portano in sé gli echi di persone familiari. A volte sono persone incontrate per caso che sembrano perfette per diventare dei personaggi. In qualità di Presidente di ICWA (Associazione Italiana degli Scrittori per ragazzi) che

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suggerimento ti senti di dare agli scrittori che dedicano la loro attività ai più giovani? Conoscere bene la letteratura contemporanea per l’infanzia è fondamentale. Quindi leggere tanto: albi illustrati, prime letture, romanzi, di autori italiani e stranieri. E poi un’ottima mossa e frequentare una scuola specifica per diventare scrittori per ragazzi. Ci sono anche alcuni manuali molto utili. Altro consiglio è far leggere le proprie opere a persone compenti, non basandosi solo sugli elogi di parenti e amici. E rileggere quello che si è scritto ad alta voce, la prova del nove per testare se un testo è buono. E alle case editrici? Alle case editrici vorrei dire di fare più scouting e tradurre di meno. Ancora troppi titoli pubblicati in Italia sono edizioni di libri stranieri. Sei giornalista per Famiglia Cristiana e allo stesso tempo scrittrice di libri per bambini e ragazzi: come fai a far convivere queste due “figure” apparentemente così diverse fra loro? Fare giornalismo è diverso dal narrare storie. In comune c’è la scrittura, ma riesco a distinguere i target di riferimento. Sono due aspetti della mia professionalità che si integrano alla perfezione. Entrambi continua-


In compagnia di Terence Hill incontrato per un'intervist per Famiglia Cristiana

no ad appassionarmi e a darmi gratificazioni. Il 15 luglio verrà ripubblicato La ragazza dell’Est” il tuo primo e più premiato romanzo per adolescenti... Emozionata come il primo giorno? Cosa significa questa riedizione? Sono trascorsi dodici anni dalla prima edizione, il romanzo ha viaggiato nelle mani di migliaia di ragazzi e la storia di Lilia, ragazza vittima della tratta delle prostitute, salvata da un ragazzino Roberto, incontrato per caso in treno, è ancora drammaticamente attuale. È bello quando una storia resiste al passare del tempo; la nuova copertina poi è strepitosa. Abbiamo scoperto di recente le tue doti “nascoste” di pianista e membro di un coro gospel: questa tua vena artistica è una “valvola di sfogo” o un input in più per la tua professione? La mia personalità non si

esaurisce nel mio lavoro che pure per me è fondamentale. Ho sempre avuto tanti interessi, tanta voglia di cimentarmi in molteplici attività. Il pianoforte lo suonavo già da ragazza e l’ho ripreso di recente. Cantare mi è sempre piaciuto, e due anni fa ho deciso di coronare questo sogno optando per il gospel, che è un genere che unisce una forte dimensione emozionale a quella spirituale. Se poi avessi giornate di 48 ore ne avrei tante altre di passioni da coltivare e di arti in cui cimentarmi.

A tutto ciò si aggiunge anche il ruolo di mamma… Come fai a far convivere tutte questi impegni? Ora i miei figli sono grandi, hanno 18 e 21 anni. La vera sfida è stata quando erano piccoli: li ho cresciuti da sola, con un lavoro a tempo pieno e la scrittura come seconda attività. Ma quando c’è la passione e la tenacia arriva anche una mano dal cielo. E poi ci sono i miei animali, due micie e una barboncina. Un altro impegno certo, ma anche una fonte di amore e tenerezza. ►RS

chi è fulvia degl'innocenti • Fulvia Degl'Innocenti è nata a La Spezia, e dopo la laurea in Pedagogia dal 1989 vive e lavora a Milano come giornalista, prima come free lance per testate come la Rai, il Corriere delle sera, Focus, Il Giorno, poi per oltre venti anni nella redazione del settimanale per ragazzi Il Giornalino, e dal 2016 a Famiglia Cristiana. • Dal 1998 si dedica anche alla narratva per bambini e ragazzi e ha al suo attivo oltre 130 libri tra albi illustrati, prime letture, riscritture di classici, biografie e romanzi per adolescenti, spaziando tra vari generi. Molti dei suoi libri sono stati tradotti all'estero e hanno vinto diversi premi tra cui il Bancarellino, l'Andersen, il premio Città di Como e il premio Un libro per l'ambiente di Legambeinte. • Dal 2005 dirige la collana di narrativa Il parco delle storie per edizioni Paoline. è presidente di Icwa, Associazione italiana degli scrittori per ragazzi

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CORSI

Anica Academy ETS

e il corso per "creare storie" La Fondazione, Ente del Terzo Settore, lancia il bando di partecipazione alla seconda edizione di CREARE STORIE

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i tratta di un corso di formazione interdisciplinare, che si rivolge a diplomati dai 18 ai 25 anni, per rispondere alla richiesta del mercato di giovani talenti capaci di pensare e sviluppare progetti audiovisivi in grado di innovare le forme del racconto contemporaneo. Il corso partirà il 21 novembre 2022 e potrete trovare tutte le

il VIDEO

Inquadra il QRcode per le informazioni sul corso Creare storie

informazioni inquadrando il qrcode presente nella pagina. Anica Academy ETS, creata nel 2020 da ANICA, Medusa Film, Netflix, Rai, Paramount e Vision Distribution con l’obiettivo primario di ideare, gestire e organizzare percorsi di formazione, di base e altamente specialistici, nelle professioni del cinema e dell’audiovisivo, si rivolge sia ai professionisti che vogliono perfezionare competenze già acquisite, sia ai giovani diplomati che guardano all’audiovisivo come settore che offre reale possibilità di occupazione qualificata, in linea con conoscenze e capacità. In coerenza con il suo DNA di matrice industriale, la scuola offre l’esperienza sul campo learning by doing - come uno degli elementi chiave di tutti i corsi, declinata sulle specificità di ognuno, con particolare attenzione all’orientamento e accompagnamento verso ulteriori

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specializzazioni o verso il mondo del lavoro per i più giovani. A SCUOLA DALL’INDUSTRY I percorsi formativi dell’Academy nascono da un forte legame con l’industria dell’audiovisivo italiana e internazionale. Tutti i corsi, infatti, puntano a trasmettere le dinamiche e le abilità nella loro forma effettiva, forniscono le competenze realmente utili e spendibili nella professione, dal momento che rispondono alla richiesta di figure specializzate da parte del mercato. L'edizione 2022 - 23 Creare storie, che avrà una durata di circa 8 mesi, da novembre 2022 a giugno 2023, è aperta ad un numero massimo di 25 studenti. Due le fasi della selezione: un primo test con un questionario a risposta multipla su argomenti di cultura generale e cultura audiovisiva,


di Daniele Colzani

seguito da colloqui individuali, condotti insieme alla Commissione Scientifica composta da esperti del settore, per coloro che lo avranno superato con un punteggio minimo previsto. Per avere tutte le informazioni su modalità, tempi e costi, o per compilare il form on-line necessario ai fini dell’iscrizione (entro e non oltre il 19 settembre 2022), vi rimandiamo al sito di Anica Academy ETS (vedi qrcode). Anica Academy è in Viale Regina Margherita, 286 a Roma. I TEMI SVILUPPATI Ecco in sintesi le "materie" che verranno trattate nel corso: • Sistema e Quadro Normativo: analisi del settore audiovisivo e cinematografico. Comprendere le coordinate per orientarsi nel mercato nazionale ed internazionale e le basi della legislazione di riferimento (Italiana e Europea). • Scrittura e Sviluppo Editoriale: l'ideazione di un progetto audiovisivo (film, serie, documentario). Come scrivere e sviluppare una propria idea. I nuovi formati e linguaggi: animazione, videogiochi, VR, Cross-media.

• Produzione: il processo produttivo all'interno della filiera. Il ruolo del produttore, il line-producer, il responsabile amministrativo. L’acquisizione di strumenti finanziari e organizzativi per guidare un processo. • Post-Produzione e VFX: le fasi della post produzione ed il ruolo del produttore e supervisore VFX. Tecnologiae multimedialità: animazione, effetti visivi e VR. • Distribuzione e Diffusione: come gestire il prodotto audiovisivo: analisi del mercato di riferimento, analisi del pubblico, targhettizzazione del prodotto. Il rapporto con la sala e i mercati internazionali. • Comunicazione e Marketing: comunicare con il pubblico. L'individuazione del target e del benchmark. Il piano di comunicazione: la scelta dei canali e le strategie di coinvolgimento.

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• Storia e Linguaggio: storia del cinema dalle origini ad oggi. Stili cinematografici e principi di estetica del cinema. Trasformazione e evoluzione del linguaggio in relazione alla trasformazione e evoluzione della tecnologia. ESPERIENZA FORMATIVA E LAVORATIVA In armonia con gli obiettivi di ANICA ACADEMY ETS e con la volontà di formare giovani professionisti dell’audiovisivo, il percorso includerà la possibilità di svolgere le selezioni per un’esperienza formativa presso aziende o società selezionate. Le aziende saranno scelte in modo da coprire tutti i comparti oggetto del corso (ideazione e sviluppo editoriale, produzione e post-produzione, distribuzione e diffusione, marketing e comunicazione), assecondando le attitudini e le aspirazioni dei singoli studenti. ►RS


Arte

di Silvia Arosio

Le giraffe di Gorra invadono Spoleto

FINO AL 27 luglio le opere dell’artista e creativo milanese impreziosiscono il centro storico: iniziativa cuturale promossa e sostenuta da monini

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al cuore dell’Umbria, le giraffe invadono pacificamente il centro storico di Spoleto: a ridisegnare il paesaggio cittadino è Monini, che promuove e sostiene la mostra a cielo aperto Sandro Gorra. L’arte dell’attimo. Per oltre un mese sculture ad altezza naturale del più sinuoso ed elegante abitante della savana doneranno un tocco esotico alla città, che “si fa bella” in vista dell’apertura della sessantacinquesima edizione del Festival dei Due Mondi (24 giugno - 10 luglio). La mostra rappresenta una nuova tappa dell’esposizione diffusa che da pochi giorni ha salutato Pietrasanta e la Toscana, pronta per portare l’arte dell’attimo di Sandro Gorra a Spoleto con opere appositamente selezionate per l’occasione. Delle venti opere dell’artista milanese esposte a Spoleto, due sculture monumentali e due di grande dimensione sono collocate tra Piazza del Duomo, Piazza del Comune, Largo Ferrer e Piazza della Libertà, punti nevralgici di una città che si prepaMaria Flora Monini e Sandro Gorra

A cavallo 2, 2019

ra ad accogliere nuovamente (e finalmente) artisti e turisti italiani e internazionali. Le altre opere si possono ammirare a Casa Menotti. «La mia Daily Art - spiega Gorra - è la fissazione di un attimo che appartiene alla nostra vita. Noi siamo l’idea, noi e le nostre fatiche di raggiungere obiettivi di crescita e la paura di perdere ciò che abbiamo conquistato». Nei lavori di Gorra poesia e ironia si intrecciano, così come parola e immagine, per raccontare il momento creativo che avviene ogni giorno in

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ciascuno di noi al fine di conquistare qualcosa di ambito, con il risultato tragicomico di un vero e proprio racconto dell’umanità nei suoi attimi esistenziali: la scalata verso l’alto e il timore di vedere allontanarsi i traguardi raggiunti, i “segni” che ci contraddistinguono, come le macchie che fanno della giraffa una giraffa, appunto. E noi uomini e donne siamo come giraffe, in balìa della possibilità di perdere da un momento all’altro il nostro segno, rimanendo nudi, sul filo dell’estinzione come il maestoso mammifero africano. ►RS


Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO

I nostri

contributors

CHRISTINE GRIMANDI PRODUCTION ORGANIZATION AND CASTING DIRECTOR

SIMON LEE

MAURIZIO TAMELLINI

MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA

DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE

GIANMARIO CAVALLARO MAESTRO DI CORO E DIRETTORE D’ORCHESTRA

CLAUDIA ROSSI & ANTONELLA LAZZARETTI

MASSIMILIANO FUSCO WEDDING & BALLET PHOTOGRAPHER

DOCENTI FORMATRICI

ANGELA VALENTINO MAKE UP ARTIST

ANTONELLO RISATI PRODUCTION DESIGNER

Quotidiano on line www.silviaarosio.com

LUCA VARANI GIORNALISTA MUSICALE E BLOGGER DI SONAR

Digital Edition 93 www.issuu.com/silviaarosio

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IL DANZATORE

E ' forse un caso la posizione delle dita della mano

nella danza classica?

Il Direttore Artistico del "Festival dei 2 mari" e del " San Marino Dance Festival" si racconta.

è

sicuramente Michelangelo che dà un senso dell'infinito nell'affresco della Cappella Sistina, dove Dio lascia ad Adamo la possibilità di entrare in contatto con Lui, ma sempre se esso lo voglia fare di sua spontanea volontà (e qui entra il libero arbitrio), toccandolo; ecco perchè le mani del Divino e del primo uomo creato non si toccano. Sappiamo che le mani sono un linguaggio universale per tutta la specie umana; basti pensare alla V di Vittoria, o il segno di OK, alle mani giunte per la preghiera, ad una stretta di mano con un amico, un parente o alla lingua dei segni. Con esse noi scopriamo il mondo, accarezziamo, formia-

mo, esprimiamo i nostri sentimenti; sono antenne che proiettano sentimenti verso il mondo esterno. Un grande Filosofo greco diceva che le mani erano diramazioni del cervello, e che con esse si realizza ciò che noi immaginiamo con la mente. Lo stesso vale per la danza, soprattutto per la danza; espressive, leggere, eteree, un particolare che fa una grande differenza, sanno essere protagoniste in un balletto, in una variazione... Diciamo piuttosto che se osserviamo attentamente ed appoggiamo la mano supina sul tavolo, notiamo subito che il pollice è proteso quasi a toc-

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care il dito medio. Se lasciamo cadere il braccio verso il basso, notiamo che è nella la stessa identica posizione. Perchè quella posizione? Quando si guarda una danzatrice si nota subito il portamento, le lunghe gambe sinuose, le braccia che fluttuano nell'aria, il collo del piede e la schiena, ma le mani? Non ho mai sen-


di Maurizio Tamellini

tito dire qualcosa a riguardo delle mani, anche se sono il prolungamento delle braccia, ma le mani sono importantissime per una danzatrice. Riescono nel repertorio romantico ad essere quasi protagoniste; pensiamo a La Sylphide, a Giselle, che nel primo atto della pazzia esprimono la tragedia. Se il Balletto nasce nel 1581 presso la corte di Enrico III° in Francia e molti studiosi considerano questa data come inizio del primo balletto della storia, sappiamo anche che la danza è nata in Italia nei primi anni del '400 da maestri, danzatori e coreografi italiani che ancora non si erano insidiati alla corte francese. Pensiamo un istante a Michelangelo che dipinse quel famoso affresco tra il 1535 e il 1541; la danza allora non era ancora codificata nelle posizioni e non poteva esserlo già nelle mani; qualcuno ha copiato nell' affresco quella innata posizione delle mani e le ha fatte sue? Tutte teorie, certo! Un caso? Possibile, ma io penso che niente sia dovuto al caso. La scuola francese è molto attenta su questo. Dalla posizione delle mani deriva l'espressività del corpo diceva qualcuno, ed io approvo. Considerando che la posizione delle dita delle mani sono differenti dalla

Carla Fracci con Elisa Fadini allieva diplomata AUB, Accademia Ucraina di Balletto

scuola Vaganova, dalla scuola Balanchiniana e dalla Royal Academy. Nella prima insegnano a pensare di avere tra il dito indice e medio un cerchio, nella seconda come se regges-

chi è maurizio tamellini...

• Inizia i suoi studi accademici nel 1974 a Verona, sua città natale. Entra all'Accademia Nazionale di Danza di Roma, nel Gruppo Stabile A.N.D., nel Ballet Classique de Paris, Arena di Verona, Teatro Comunale di Firenze e nel 1980 nel corpo di ballo del Teatro alla Scala per quasi 30 anni. • Solista del Ballet National de Marseille R.Petit. Direttore Artistico Danza del Balletto di Varese, del Teatro V.Alfieri di Cast./Garfagnana (Lu), Performing. A.A. Moveon di Milano e dal 2020 del Festival dei 2 mari di Sestri Levante (Ge). • Firma per la danza, i costumi per Workshop con il Teatro alla Scala e una t-shirt per la linea Porselli" Prende parte a diversi programmi televisivi su RAI2 e a numerose altre interviste su varie piattaforme. Maitre de ballet e Presidente di Giuria in prestigiosi Concorsi di danza nazionali e internazionali. • Nel 2019 pubblica il suo primo libro,Nonsola(mente)danza. Collabora con scuole e Accademie, promuove stage, rassegne, master-class, lezioni private e prepara allievi/e per audizioni e Concorsi.

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sero un bicchiere e nell'ultima una forma morbida, senza avvicinare troppo le dita. Già dai primi giorni di scuola agli allievi si insegna la posizione delle mani, ma si inizia così, poi dalla posizione delle braccia, della schiena e per ultima dei piedi. Con questo mio articolo spero di poter dare una risposta esauriente e soddisfacente a tutte quelle persone che mi chiedono e mi hanno chiesto in passato " il perché ". Quante cose si possono scoprire facendo un movimento, un port de bras. Si creano un'infinità di emozioni, un'infinità di modi e la scoperta della propria personalità attraverso un gesto. ►RS


DIDATTICA

Corpi e materiali creativi

uno sguardo sull'azione formativa come laboratorio di ricerca sperimentazione e partecipazione didattica

L'

obiettivo di questo articolo è di continuare ad esplorare il concetto di “lavoro delle sensazioni” nell’arte della danza come esperienza e competenza unica sia nel percorso formativo che per il danzatore professionista. Un approccio al movimento che si manifesta e trova la sua profonda collocazione in diversi ambiti: nello spazio educativo, performativo e nella produzione artistica. Una delle opere coreografiche che a nostro avviso è l’emblema di questo concetto e che racchiude la sintesi

tra il sensibile ed il riflessivo è Projet de la Matière di Odile Duboc e Françoise Michel (1993), che occupa un posto specifico e straordinario nella storia della danza francese. La creazione è stata organizzata in due fasi: prima l’incontro dei danzatori con le creazioni tattili di Marie-José Pillet, poi l’esplorazione della memoria sensoriale di questa esperienza. Da questo processo nasce la partitura dell’opera, un amalgama di scrittura e improvvisazione, di materia, superfici e forme, coinvol-

Antonella Lazzaretti

Claudia Rossi

gendo gli interpreti in un processo di ricerca costante delle sensazioni. Il lavoro originale è stato riadattato da Anne-Karine Lescop, danzatrice di Projet de la matière, per bambini e adolescenti. “Trasmettere Projet de la matière ai bambini significa trasmettere un’esperienza sensibile e ludica di un sapere costituito, ma anche proporre di vivere un’esperienza fondante: quella di una comunità danzante e di una storia ancora viva della danza». Avviato nel novembre 2008 a Rennes, Petit Projet de la Matière ha riunito quattordici bambini della scuola Sonia Delaunay (nell’ambito della

LINK UTILE / 1

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di Claudia Rossi e Antonella Lazzaretti

residenza d’artista presso la scuola di Anne-Karine Lescop) e cinque studenti del Conservatorio di Rennes. Durante la creazione originale, i danzatori di Odile Duboc esplorano il movimento su cuscini d’aria, un materasso d’acqua, una lastra ondulata su molle, superfici elastiche, oggetti sui quali stare in equilibrio o rimbalzare, sperimentare nuovi appoggi, altre coordinazioni, nuove relazioni con lo spazio e il flusso del movimento.

chi è CLAUDIA ROSSI

• Danzatrice, assistente coreografa e coreografa per televisione, teatro e cinema. Laureata presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma per l’insegnamento delle discipline coreutiche, indirizzo Danza Contemporanea. • Grande è l’attenzione verso la Pedagogia della Danza intesa come continua ricerca ed evoluzione del movimento e della sua trasmissione. • Svolge una intensa attività di insegnamento con stage e corsi di formazione professionale e aggiornamento insegnanti su territorio Nazionale.

Attraverso l’improvvisazione con gli oggetti e i materiali, l’immaginario degli elementi cari a Odile, aria, acqua e fuoco, assume per i danzatori un senso e trova una corrispondenza con dinamiche di movimento precise. La realizzazione di Petit projet de la matière, ci rimanda ad una riflessione sulla questione della trasmissione della danza, sia nell’insegnamento che nella coreografia. A. K. Lescop non solo trasferisce un lavoro coreografico creato da danzatori professionisti adulti a dei bambini, ma lo fa attraverso la propria esperienza e le emozioni vissute nel processo di creazione dell’opera originale.

Si trasferisce un’esperienza adulta mettendosi in relazione con il mondo dell’infanzia, attraverso l’osservazione, la comprensione, adattando le sensazioni all’immaginario dei bambini per portarli a “stare” nella danza. Sicuramente un approccio complesso, ma non possiamo non soffermarci sul fatto evidente che ciò che regola il movimento danzato, che rende il nostro corpo una materia plasmabile e duttile, che crea spazio, energia, forma, è un qualcosa che trascende l’età e che appartiene ad ogni persona. Petit projet de la matière è un’esperienza che parte dal gioco per diventare una vera creazione artistica che porta i bambini ad “entrare nella danza” attraverso la memoria delle sensazioni. Il materiale coreografico plasmato sui corpi degli interpreti è frutto della trasmissione di un processo creativo dove l’improvvisazione che nasce dall’esperienza del sentire, è sia strumento di creazione che di conoscenza. Per i bambini, improvvisare sulle sensazioni è un modo di essere nel gioco attraverso la danza e nella danza attraverso il gioco. Per un danzatore è una strada per creare

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un corpo disponibile a modificarsi, adattarsi, plasmarsi ma anche ad essere pronto al nuovo, all’imprevisto, ai cambiamenti, alle relazioni, ad essere e stare consapevolmente e intenzionalmente nella danza.a.►RS

chi è ANTONELLA LAZZARETTI

• Danzatrice, insegnante, laureata presso l’Accademia Nazionale di Danza per l’insegnamento delle discipline Coreutiche, indirizzo danza contemporanea. • Dal 2017 è docente a contratto nel progetto EducANDo in Danza, Accademia Nazionale di Danza. • È membro del consiglio direttivo della DES, Associazione Nazionale Danza Educazione Società. • Svolge un’intensa attività di insegnamento della danza in differenti contesti educativi e in numerosi corsi di formazione per insegnanti sul territorio nazionale.


LA TRUCCATRICE

Il trucco e

la maschera teatrale

in viaggio con la make up artist angela valentino nel mondo del trucco artistico

I

n origine, la maschera ha funzione di vera e propria trasformazione dell’individuo e non di camuffamento. E’ la raffigurazione di un volto umano e animalesco, che un individuo impone al suo volto, cancellando e assumendone i caratteri. Questa trasformazione vuole essere interiore ed esteriore e, originariamente, ha carattere religioso: rende possibile la metamorfosi e conferisce dei poteri all’individuo. Tribù Mudman, Isola di Papua, Nuova Giunea, I Mudman sono gli uomini della maschera di fango. I guerrieri di questi clan indossano grandi maschere di argilla per terrorizzare gli avversari. L’uso della maschera fu inizialmente zoomorfo e si fa risalire alla preistoria. La tradizione di travestirsi con pelli e maschere di animali e di imitare le movenze è presente in tutte le culture umane. Parlando però dei significati della maschera è bene non procedere ad eccessive generalizzazioni in quanto questo

elemento, seppur presente in tutte le culture, non è riconducibile ad una categoria unitaria. Estremamente diverse sono le forme che questo oggetto ha assunto e altrettanto varie sono le funzioni ad esso attribuite. Caratteristica che però accomuna le diverse configurazioni della maschera è quella di essere un oggetto d’uso, uno strumento legato alla necessità della vita individuale e comu-

nitaria. Un esempio di questa sono i dischi solari e lunari dello Egitto, dell’Asia o dell’antica civiltà Inca. La maschera assume, invece, fattezze specificamente umane

nel rito funebre, dove la maschera mortuaria, largamente diffusa sia nella cultura egizia e micenea, rappresenta un mezzo per conservare attraverso le fattezze dell’individuo, le sue doti morali, oltre la consumazione della materia. La figurazione di maschere tragiche o comiche su vari supporti (figure come sarcofagi) può essere letta come un’allegoria di questa trasformazione

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di Angela Valentino

chi è angela valentino • Angela Valentino una giovane

Make up artist italiana con una forte inclinazione per le arti del makeup. • La sua passione è iniziata con le arti dello spettacolo durante il liceo artistico. Laureata in Scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e diplomata in Truccatore artistico alla BCM Cosmetics di Milano. Successivamente, ha lavorato per diversi teatri, televisione, cinema e moda. • Ha vinto due premi come miglior truccatrice a Los Angeles e a New York. Ora vive da sei anni a New York.

che è anche quella consentita in teatro. Per esempio, nell’ Antica Grecia, la maschera o il mascheramento costituiva un elemento di culto fondamentale nei riti dionisiaci, durante i quali si volgevano quelle processioni che, col tempo, avrebbero raccolto in sé quegli elementi rappresentativi dai quali doveva prendere vita la tragedia. I seguaci di Donisio si camuffavano comprendo il capo con foglie e imbrattandosi il viso con mosto, fuliggine o terra. Con la nascita della Tragedia, la maschera conserva la sua funzione di culto; inoltre

non è da escludere che l’attore che portava la maschera fosse determinato e percepito come il personaggio che interpretava. Famosissima la maschera veneziana nel XVIII sec., nota in tutto il mondo come le famose maschere di cartapesta. Le maschere veneziane erano quelle tipiche della Commedia dell’Arte, esse venivano usate durante il carnevale, ma non solo. Le maschere veneziane furono indossate in altri periodi dell’anno, in altre circostanze. e usate soprattutto nel ‘700 ma anche nei secoli precedenti. Naturalmente le maschere veneziane si usano nelle rappresentazioni teatrali, marcatamente nelle commedie di Carlo Goldoni che ha in grande parte contribuito a rendere famose non solo in Italia ma nel mondo intero. Tra le maschere veneziane più bizzarre, il Medico della peste è quella riconoscibile dal lungo naso simile al becco di una cicogna. In origine questa non era una maschera, bensì doveva servire da protezione ai cosiddetti

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Medici della Peste, che venivano a contatto con gli ammalati di questo terribile morbo. Invece la maschera Neutra ci porta nel mondo dell’equilibrio e del silenzio precedendo il movimento e la parola. Dall’impressione all’espressione, è il supporto di una esplorazione mimodinamica dello spazio corporale e delle passioni umane attraverso i ritmi e le forme della natura e del vivente... Già usata nei secoli scorsi dai Capocomici della Commedia dell’Arte per evidenziare l’espressività del proprio corpo, è stata sperimentata dal grande Maestro Jacques Lecoq nella sua scuola parigina, facendone uno dei punti fondamentali della propria pedagogia. Da uno stato neutro, uno stato di calma e di curiosità, inizia il viaggio verso la riscoperta delle dinamiche della natura. Elementi, materie, musica, suoni e parole vengono re-interpretati nel corpo mimante attraverso l’improvvisazione e l’analisi del movimento. Fino ad arrivare al trucco teatrale. Pensiamo ad una rappresentazione nello spazio teatrale tradizionale, con un palcoscenico, proiettori e un pubblico


disposto più in basso e ad una certa distanza. Il trucco dovrà necessariamente esserci, anche quando dare un’impressione di naturalezza. Questo perché la luce dei proiettori tende a sbiadire il colore dell’incarnato, e la di-

stanza del pubblico rende meno leggibile i tratti del volto. Inoltre, luci e ombre del palcoscenico producono delle falsificazioni dalle quali bisogna proteggere la propria personalità e l’interpretazione. L’interpretazione del personaggio può richiedere un transfert anche dei lineamenti del fisico. Il viso e il collo avranno bisogno di un trucco base per dare un colorito alla pelle e occorrerà studiare le ombreggiature da dare al volto per restituirli profondità, in base alla morfologia di ognuno. Le ombreggiature terranno conto

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IL SITO

Inquadra il QRcode per il sito ufficiale di Angela Valentino del fatto che il punto di vista del pubblico è in basso. Poi gli occhi andranno evidenziati e ingranditi, per accentuare l’espressione, e se occorre andrà marcato anche l’arco sopraciliare, per evidenziarlo o spostarne la distanza rispetto all’occhio. In alcuni casi si rende necessario l’invecchiamento, che si ottiene facilmente applicando il trucco base e poi accentuando le linee di espressione con una matita. ►RS


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LO SCENOGRAFo

L’antico teatro di Epidauro

il production designer e "architetto dell'effimero" racconta i "tesori" TEATRALI

N

ell’ultima puntata siamo approdati in Grecia. A questo punto, scopriamo un’altra bellezza dell’architettura teatrale greca, ovvero l’antico Teatro di Epidauro. Facciamo un passo indietro e capiamo meglio come venivano progettati i teatri dell’antica Grecia in generale: costruiti solitamente su un fianco di una collina, ovviamente per sfruttare la parte di pendio naturale - uno stratagemma semplice ma effica-

ce - alla base troviamo un terreno piuttosto ampio, denominato orchestra, da cui poi cominciavano da un lato i sedili per gli spettatori che potevano godere di una visuale dall’alto e dalla parte opposta veniva predisposta la scenografia quando era richiesta… non abbiano comunque la sicurezza che ci fosse un vero e proprio palco. Tornando al Teatro di Epidauro, che prende il nome dall’omonima città, la strut-

tura è stata costruita sul lato ovest del monte Cinortion. Costruito da Policleto, il giovane è considerato il miglior teatro greco per quanto riguarda l’acustica e la bellezza. Con una capacità che può arrivare fino a 15000 spettatori, una sua caratteristica è che la fila inferiore della cavea a ridosso dell’orchestra, presentava posti d’onore riservati. Edificato fra IV e il II secolo a.C. non ha subito modifiche durante il periodo romano. Nel teatro,

chi è antonello risati • Assistente Scenografo: 2000

teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga 2021 Design Wellness Manini Group 2022 Design Themed Area Bosco delle Favole

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di Antonello Risati

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori venivano rappresentati giochi drammatici del culto di Asclepio, dove nelle vicinanze si trova anche un santuario, ma veniva usato anche per canti e musica. L’orchestra ha una dimensione di ben 20 metri ed è la parte centrale del teatro, i gradini sono divisi in due parti e aventi pendenze diverse. Si sviluppano con 34 gradini prima e 21 gradini poi, per un totale di 55 gradini.Alcuni esperti hanno constatato

che facendo la divisione fra 34 e 21 il risultato è 1,619… e alla stessa maniera dividendo 55 e 34 il risultato 1,617… entrambi i risultati si avvicinano al numero della famosa sezione aurea 1,618… che è il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. La storia ci porta miti e leg-

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gende che noi cerchiamo di capire, ma non sempre purtroppo riusciamo ad arrivare alla verità assoluta, visto che stiamo parlando di più di 2000 anni di storia. Tutto ciò ci aiuta a sognare e, come le architetture, la vita e tutto quello che costituisce una grande civiltà, sono tessere di un mosaico ancora da finire in tutta la sua bellezza! Alla prossima! ►RS


PAROLE D'ARTISTA

Juan Gris:

il quadro come soggetto

il cubismo dell'artista è stato fonte d'ispirazione per molti artisti, tra i quali Dalí, Cornell e Rivera

Q

uesto mese nella rubrica Parole d’artista, andremo alla scoperta di uno spagnolo meno noto del grande Pablo Picasso, ma molto interessante dal punto di vista teorico e creativo. Stiamo parlando di Juan Gris: come capiremo direttamente dalle sue parole, partendo da forme geometriche, riusciva ad arrivare a forme naturali in una sintesi tutta sua che, data la sua prematura scomparsa, non riuscì a farci vedere tutta la sua essenza pittorica. Ecco la sua poetica; «Il quadro è una sintesi, come sintetica è ogni architettura. L'estetica ha già analizzato il mondo pittorico e ce ne ha fornito gli elementi. È evidente che questi elementi s'incarnano sostituendosi alle forme astratte che compongono il quadro (...) Fare il contrario sarebbe un non senso perché, in questo caso, si farebbe un'arte analitica. Ora, un'arte analitica è la negazione stessa dell'arte. (…)

Vìolino e scacchiera (1913)

L'architettura pittorica, la tecnica quindi, offre più possibilità di associare su di una superficie determinata e che ha una forma, dunque un colore, certe forme colorate che richiamano certi elementi x ricavati. dal mondo della pittura. Noi abbiamo delle possibilità tecniche squisitamente formali e

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un mondo estetico del tutto informe. Si tratta di far defluire in queste necessità formali questo mondo che tende all'informe. Un filosofo ha detto che «i sensi danno la materia della conoscenza, ma che è lo spirito a darne la forma». «Così è dell'estetica che è la materia e della tecnica che ne è il nome. Il tono e la tinta appartengono alla tecnica, il colore locale all'estetica. Non è la materia che deve diventare colore,


di Antonello Risati

to, manca ancora qualche conclusione (…) Un quadro senza un'idea rappresentativa, a mio parere, sarebbe soltanto uno studio tecnico incompleto, perché la sua unica meta è la rappresentazione. Ma un dipinto che sia la copia fedele di un oggetto, ugualmente non sarebbe un quadro, perché, anche supponendo che esaudisse le condizioni di un'architettura colorata, mancherebbe dei requisiti estetici, cioè di una scelta tra gli elementi della realtà che esprime. Sarebbe insomma la copia di un oggetto e in nessun modo un soggetto.» Per dare all’arte il suo giusto collocamento, deve diventare soggettiva; effettivamente ogni artista ha la sua soggettività ed è questo che deve emergere in ogni artista, ma alcune volte non è così semplice da esprimere! Alla prossima! ►RS

Chitarra e pipa (1913)

ma il colore che deve diventare materia. Lo stile non è che il perfetto equilibrio tra l'estetica e la tecnica. Talvolta degli artisti di grande talento non hanno avuto stile perché hanno scelto male il loro soggetto, mentre altri artisti più modesti ne hanno avuto.» L’arte e la scienza a volte si intrecciano in questo caso l’arte si accosta alla biologia: «In arte, come in biologia, esiste l'ereditarietà, ma non l'identità con gli ascendenti. I pittori ereditano dei caratteri acquisiti dai loro precursori. È per questo che ogni opera importante non può appartenere che all'epoca e al momento in cui è stata fatta. È necessariamente datata dal proprio aspetto. La volontà cosciente di un pittore non può riproporne i modi. Ogni aspetto volontario, creato per desiderio d'originalità, sarà sempre fittizio, ogni manifestazione voluta della personalità sarà sempre, infatti, la negazione stessa della personalità (…) Dopo tutto ciò che ho det-

Ritratto di Pablo Picasso (1912)

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INCONTRI RAVVICINATI

Un nuovo punto di vista da... dietro le quinte!

in cinque semplici domande ogni scenografo dovrà raccontare la propria esperienza sul campo

Q

uesto mese per la rubrica Incontri ravvicinati, incontreremo una scenografa dalle mille sfaccettature. La sua formazione sul campo viaggia su registri diversi, ma tutti legati alla creatività. Conosciamo meglio il percorso artistico della scenografa Cinzia Lo Fazio e il suo punto di vista sia in ambito teatrale che cinematografico, e i suoi progetti futuri. Da dove è partita la scintilla passione per il mondo dell’arte e specialmente nella scenografia? Sono nata ad Aprilia, dove tutt’ora nessuno conosce il significato della parola scenografia. Facevo da piccola dei modellini, con carta, spilli da sarta, lego, e pezzettini di legno. Costruivo soprattutto delle grandi scale ellittiche, difficili da costruire alletà di 6-7 anni. Poi avevo sempre 10 in disegno... ma non sapevo bene cosa poteva essere la scenografia… Giovanissima mi sono poi

trasferita a Roma, e sono stata fortunata ad incontrare un amico, Riccardo Buzzanca che mi ha fatto assumere come operaia nella scenografia del fratello. Li ho imparato tutto, poi è arrivato il cinema. Raccontaci la tua esperienza come assistente dello scenografo Luciano Ricceri: quanto è stato importante per la tua formazione scenografica? Il mio volontariato da Luciano è durato più di un anno e mezzo, a raccontarlo adesso sembra un fatto di un secolo fa… Mi ricordo che Luciano ogni tanto tentava di farmi lavorare come trovarobe, ma io volevo imparare a disegnare, a progettare… Portavo a casa i disegni dei miei colleghi e durante la notte li calcavo, per capire cosa fossero le sezioni, le piante, le scale. Posso dire orgogliosamente di essere un’autodidatta. E Luciano ne andava fiero. Nelle sue in-

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Cinzia Lo Fazio

terviste diceva sempre di questa mia incredibile determinazione. Con Luciano ho conosciuto la dedizione alla ricerca. Nessuno poteva disegnare anche solo una semplice cornice, senza avere una reference. Senza aver studiato quell’oggetto per il progetto a cui era destinato. La scenografia cinematografica e teatrale viaggiano su due binari diversi ma talvolta hanno la stessa essenza. Rac-


di Antonello Risati

contaci il tuo punto di vista. L’ essenza è proprio la stessa: interpretare un copione e renderlo fruibile al pubblico. Il teatro ha delle regole oceaniche, ha un respiro universale , ma molto tecnico. Il cinema ha più osservatori, ma molto meno tempo, per pensare, per gestire. Sei stata presidente dell’ASC (Associazione Scenografi, Costumisti e Arredatori) e tuttora nei fai parte: quanto è importante per gli scenografi avere un’associazione di riferimento? L’associazione è molto importante, dovrebbe essere la casa in cui trovi riparo. Una comunità che fa sistema, che cresce e che insieme a te, fa crescere la qualità della professione. Adesso c’è tanto lavoro ed è difficile controllare che tutto funzioni perfettamente. Che tutti i diritti deontologici e professionali vengano rispettati. Dopo due anni di pandemia, cominciano a vedersi i primi sussulti di un ritorno alla vita, legato agli eventi e all’intrattenimento: quali saranno i tuoi progetti futuri? Mi sto occupando del montaggio di un documentario che ho scritto, prodotto e diretto dal titolo Tutte le cose che restano. Studio E.L. a Cinecittà. È un documentario che parlerà dei miei maestri attraverso la storia degli

oggetti e del loro custode Ezio Di Monte che ha difeso questo spazio per 35 anni. Grazie al mio interessamento lo Studio E.L. diventerà il Museo Scola-Ricceri di Cinecittà Il mio è un inno ai numeri secondi, Ezio, io, gli artigiani del cinema, gli oggetti.

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Ho poi un Mayerling a Parigi regia di Lady Mac Millan e un film La festa del ritorno di Lorenzo Adorisio. Un anno pieno di progetti. Sono contenta anche per i miei giovani assistenti presenti nel mio reparto che saluto con amore. ►RS


RADIORAMA

Ciao ciao

Benedetta: ai

microfoni arriva

Ambra!

LE RADIO SI PREPARANO ALL'EStATE e COMINCIANO A ORGANIZzARSI SULLE NOVITa' DEI PALINSESTI AUTUNNALI

L

a notizia era già nell’aria da qualche tempo, ora è ufficiale: Benedetta Parodi, dopo un anno di conduzione nel mattino di Radio Capital, non sarà più in onda ogni giorno. Al suo posto, invece, arriva Ambra Angiolini, che condurrà la fascia dalle 11:00 alle 12:00, dopo Selvaggia Lucarelli e Daria Bignardi. La conferma arriva proprio dalla radio del gruppo GEDI, che sta trasmettendo degli spot promozionali dedicati alla novità. L’esperienza in radio dell’attrice e conduttrice romana è lunga e variegata: esordì nel 1997 a Radio 105, per poi passare a RTL 102.5, Radio Kiss Kiss, Play Radio e Rai Radio 2. Le mattine di Radio Capital torneranno quindi lunedì 6 settembre dalle 9:00 alle 12:00. Un'altra "vecchia conoscenza" della radiofonia di casa nostra, Fernando Proce, in onda su R101 dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:00 con il programma Procediamo, ha ricevuto di recente il premio Top Communicator of the Year. La cerimonia di premiazione si è svolta nell’Aula Magna dell’Università Meier a Milano, organizzata dal Club del Marke-

ting e della Comunicazione, associazione senza scopo di lucro che annovera tra i suoi iscritti più di 42.600 manager e consulenti di aziende. Il premio nasce dalla considerazione che la comunicazione è diventata centrale nella vita di tutti noi ed è cambiata molto nell’ultimo periodo a causa del-

DOVE C'è PIZZA C'E NAPOLI • La dinamica emittente partenopea OndaWebRadio è stata recentemente media partner di un grande evento giunto alla seconda edizione: la Notte Bianca della Pizza, con la direzione artistica di Francesco Palmieri. Una manifestazione che ha ricevuto il plauso del sindaco Manfredi, raccogliendo un numero enorme di presenze. Per il capoluogo partenopeo la pizza è un emblema, una sorta di sinfonia musicale. Poteva quindi mancare un'emittente di qualità come Onda Web Radio?

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la pandemia. Riveste un enorme rilievo, sia per quanto attiene la vita personale, sia per quanto riguarda il piano professionale. Oltre a Proce, hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento altri importanti volti italiani. Tra questi anche Paolo Liguori (direttore editoriale di Tgcom24), Luciano Fontana (direttore de Il Corriere della Sera), Paolo Mieli (apprezzato giornalista stampa e tv), Gianluigi Nuzzi (giornalista d’inchiesta e conduttore tv su Rete 4), Piero Chiambretti, Marino Bartoletti, Peppe Vessicchio, Biagio Maimone (amministratore delegato di Maimone Communication e direttore di Marketingjournal. it), l'ex bomber Bobo Vieri e molti altri.►RS


di Luca Varani

HEAVY ROTATION The Voice of a Child

Lunedì da KO per Naima

UN BEL SINGOLO ESTIVO CHE RIESCE A METTERE... AL TAPPETO!

• A soli 1300 chilometri da noi si sta consumando un tremendo conflitto. E la storia si ripete, fra orrori passate e presenti. Lo scorso aprile, infatti, si è celebrato il 107° Anniversario del Genocidio Armeno. Gabriel Wegner è un cantautore emergente, con rimandi ai miti del Rock e SynthPop anni '70/'80. Dal 2014 si è concentrato su questo progetto, componendo canzoni differenti dal suo repertorio abituale, allargandosi non solo su altri generi e stili musicali, ma anche su culture differenti. Ha rivisitato la vita di suo nonno Armin T. Wegner e i capitoli storici nel quale era coinvolto, mettendo in luce anche alcuni riflessi nella situazione attuale. Davvero un disco di pregio per un ascolto intenso.

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lscito di recente, Di lunedì rappresenta un ottimo esempio di brano pop, perfetto per un contesto estivo e radiofonico, in grado di mettere in risalto le indubbie qualità vocali dell’interprete, Naima (al secolo Silvia Pirani). Oltre all’apporto autorale da parte della Pirani, la canzone è stata firmata dall’esperto Valerio Carboni (che ne è anche il produttore artistico), da Matteo Tisato, autore in forze all’etichetta DigitalVip Records e dal giovane Kevin Ponticello. Il testo del brano è una celebrazione dell’alchimia che si genera fra due persone, un universo non sempre e soltanto guidato dalla razionalità, in grado di innescare sensazione fortemente emozionanti. Il sound è sinuosamente elettropop, accattivante e in gra-

do di far nascere in chi ascolta il desiderio di ballare. La ferrarese Silvia Pirani, vanta un curriculum importante, grazie anche alla vittoria di una borsa di studio in perfezionamento vocale aggiudicatasi con Radio Bruno nel 2004, la vittoria del Festival Show nel 2011 e il Festival del Garda l’an-

no successivo. Tutte affermazioni che le permettono, successivamente, di collaborare come speaker nelle radio del gruppo Klasse Uno e come vocalist, al fianco di affermati dj, tra i quali spicca Diego Broggio (dei DB Boulevard). Bello anche il clip, in stile Million Dollar Baby”. ►RS

FRA LE TRACCE DEL TEMA DI MATURITà • Musicofilia è un libro di Oliver Sacks, uscito per Adelphi nel 2010, che torna di attualità, avendo rappresentato una delle tracce della prima prova scritta alla maturità 2022. Si tratta di un'opera del medico e scrittore inglese scomparso nel 2015, che spiega il potere della musica sulla quasi totalità di noi, un'inclinazione che traspare già nella prima infanzia. Sacks dal 2012 è stato docente di neurologia alla New York University School of Medicine. Una lettura appassionante, dall'autore di Risvegli e di L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

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MOSTRE

Mattoncino dopo mattoncino... e la mostra è "assemblata"

Fino al 28 agosto la mostra di LEGO® Art sarà al RIDE Milano Urban Hub con le opere di Nathan Sawaya

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ette milioni di visitatori in tutto il mondo, 100 sculture e oltre un milione di mattoncini per realizzarle. The Art Of The Brick, la mostra itinerante di LEGO® Art più famosa al mondo, prodotta da Exhibition Hub e Fever, è allestita al RIDE - Milano Urban Hub di via Valenza 2, lo storico scalo merci di Porta Genova, nel cuore dei Navigli e sarà visitabile fino al prossimo 28 agosto. L’esposizione è stata definita dalla CNN come una delle dieci mostre imperdibili al mondo e presenta le più sorprendenti opere dell’artista contemporaneo Nathan Sawaya, acclamato per aver saputo creare una

dimensione nuova, unendo Pop Art e Surrealismo in modo innovativo. Non solo, i visitatori potranno infatti ammirare

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anche le sue famosissime rivisitazioni di capolavori dell’arte universale, come il David di Michelangelo, la Notte stellata di Van Gogh e la Gioconda di Leonardo daVinci. Il curatore della mostra Fabio Di Gioia sottolinea il valore di un’esposizione che si rivolge aun pubblico senza età: “Il lavoro di Nathan Sawaya colpisce immediatamente, forse anchpiù l’adulto che il bambino. Le opere infatti sembrano tutte facilmente realizzabili: bastaavere a disposizione un buon numero di mattoncini e unirli secondo uno schema. Ma in The Art Of The Brick c’è soprattutto l’elemento del genio, nascosto dal divertis-


di Daniele Colzani

and Build per grandi e piccoli, dove sarà possibile dare libero sfogo alla propria creatività. chi è Nathan Sawaya Nel luglio 2011 Sawaya ha vinto a New York, nella sezione Most Creative Unusual Art, l’Unique Art Awards 2011, premio conferito agli artisti di tutto il mondo che si contraddistinguono per le loro opere d'arte non tradizionali e non convenzionali. Le opere di Sawaya rappresentate in mostre itineranti in tutto il mondo sotto il titolo The Art Of The Brick, sono sculture di grandi dimensioni che utilizzano solo i comuni mattoncini giocattolo: i mattoncini LEGO® per l'esattezza. Il lavoro di Sawaya, bello, sement,che esprime sia l’arte, reinterpretandola, sia la condizione umana. E questo è piuttosto un gioco da adulti" Tra le opere esposte - oltre al David di Michelangelo, la Notte stellata di Van Gogh e laGioconda di Leonardo da Vinci - anche la Venere di Milo, il soffitto della Cappella Sistina, il ritratto di Warhol, l’Autoritratto di Rembrandt, il Pensatore di Rodin, L’urlo di Munch, SanGiorgio Maggiore al crepuscolo di Monet, la Ballerina di Degas, la Testa di Modigliani, Il Bacio di Klimt, il Partenone, o le enormi sculture, come lo scheletro lungo quasi 7 metri di un T- Rex, costruito con oltre 80.000 mattoncini. La mostra propone anche In Pieces, un’innovativa collezione multimediale di visioniprospettiche prodotte grazie a una particolare tecnica che mescola fotografie e mattoncini LEGO®. Il progetto è stato realizzato in tandem con il pluripremiato fotografo Dean West. Infine, la mostra ospita un’area Play

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mano. La sua arte consiste infatti nel saper giocare con la materia, con il colore, con il movimento, la luce e la prospettiva per creare emozioni che ci colgono e ci sorprendono, restituendoci come esseri umani, una caratteristica importantissima e qualificante come la creatività. ►RS

giocoso e divertente agli occhi del visitatore come un gioco da bambini, è frutto di un lavoro ossessivamente preciso e minuziosamente realizzato. Nathan Sawaya si è così guadagnato una posizione di spicco nel mondo dell'arte contemporanea e ha creato una nuova dimensione fondendo Pop Art e Surrealismo in un'atmosfera sbalorditiva e rivoluzionaria nella capacità di dare forma ai sentimenti con un gioco che abbiamo tutti a portata di

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MOSTRE

Medioevo. Storia, storie e mito a fumetti

un periodo storico raccontato attraverso tavole originali, riproduzioni di armi e armature e manifesti Il principe Vailant

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l Medioevo è un’età storica affascinante e misteriosa: la parola significa età di mezzo, e la definizione viene inventata nel Rinascimento. Agli occhi dei sapienti di quel periodo, il Medioevo era un lungo periodo di decadenza, tra le meraviglie dell’antichità e quelle nuove che sarebbero sicuramente arrivate. Ma non fu così! In un periodo di 1000 anni, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. alla scoperta dell’America nel 1492, è successo davvero di tutto, tantissimo è quello che forse non è nemmeno successo, ma che ha ispirato fumettisti, artisti, ma anche registi e scrittori, imponendosi come un tassello fondamentale del nostro immaginario e della nostra storia. Fumetto, illustrazione e cinema d’animazione hanno avuto un ruolo fondamentale in tutto questo parlando ai giovani letto-

ri, talvolta ingannandoli, talvolta istruendoli, ma sempre con grandi immagini magnifiche di castelli, dame, armi, qualche mago e strega di troppo, e cavalieri a catturare l’attenzione. il periodo storico La mostra Medioevo - Storia, storie e mito a fumetti (visitabile fino al 18 settembre al WOW SPAZIO FUMETTO Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano di Viale Campania, 12), racconta attraverso tavole originali a fumetti, riproduzioni di armi e armature, manifesti, e tanto altro un periodo storico fondamentale, sia attraverso i punti fondamentali che permettono di comprendere meglio un millennio di Storia, sia attraverso i miti e le leggende ancora amatissime ai giorni nostri, dal Sacro Graal a Re Artù fino a Robin Hood passando, ovviamente, per il

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falso mito della Terra piatta. Nel 476 d.C. cade l’Impero Romano d’Occidente, un evento che è il culmine di una crisi durata secoli. Il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo, appena tredicenne, viene deposto dal re degli Eruli Odoacre. L’Impero Romano continua però a esistere a Oriente, con Costantinopoli

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di Daniele Colzani

come capitale. È con questa data fondamentale che si fa convenzionalmente iniziare il Medioevo, un’età storica durata un millennio che si conclude con il viaggio di Cristoforo Colombo in cerca di una via per le Indie, scoprendo invece un nuovo continente: l’America. La parola “Medioevo” significa età di mezzo, e nasce nel Rinascimento, per definire il periodo che corre tra gli splendori e le glorie dell’antichità e quelle ancora di là da venire. I mille anni del Medioevo non sono caratterizzati solo da importanti avvenimenti storici e personaggi fondamentali per la storia dell’umanità, ma anche da miti e leggende che ancora oggi sanno affascinare tutti, spesso al centro di tante storie a fumetti, ripercorse nella mostra Medioevo. LA MOSTRA Storia, storie e mito a fumetti che attraverso tavole originali a fumetti, riproduzioni di armi e armature, manifesti, e tanto altro racconta un periodo storico fondamentale visto attraverso la

Sergio Toppi, I re longobardi

Nona Arte e il mondo dell’immaginario. La mostra si apre con una timeline che permette di ripercorrere in un unico schema, illustrato da tavole e strisce tratte da importanti pubblicazioni a fumetti, le tappe storiche fondamentali di un millennio denso di grandi sconvolgimenti. Nel percorso sono poi presenti speciali approfondimenti dedicati ai concetti fondamentali per comprendere meglio quest’epoca, dallo scontro tra Impero e Papato alla nascita dei Comuni. Grazie alla collaborazione di importanti collezionisti e autori, nonché al materiale proveniente dal fondo della Fondazione Franco Fossati, sarà possibile ammirare una selezione di tavole originali di grandi autori

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del fumetto italiano, a cominciare da Sergio Toppi, artista dal tratteggio inconfondibile che ha firmato grandi pagine del racconto storico a fumetti, con particolare attenzione ad ogni dettaglio della rappresentazione di costumi e armature. Il suo Carlo Magno, realizzato per Il Giornalino nel 2009, è una testimonianza della sua capacità evocativa e narrativa, in mostra con 20 tavole originali. Sempre dedicato a Carlo Magno è la storia a fumetti di produzione inglese apparsa nel 1960 sulle pagine de Il Giorno dei Ragazzi e tratta dalla pubblicazione inglese Eagle. Tra le tematiche toccate nella mostra hanno poi particolare importanza i miti del Sacro Graal e di Re Artù, al centro di alcune storie a fumetti disegnate da Alessandro Chiarolla negli anni Novanta, immagini evocative che raccontano la storia di Excalibur, il mito dei cavalieri della Tavola Rotonda e la ricerca del Graal, la coppa dove, secondo la leggenda, venne raccolto il sn-


Giacinto Gaudenzi La partenza per le Crociate

gue di Cristo. Le Crociate sono invece il filo conduttore di storie a fumetti pubblicate su Il Giornalino e Il Vittorioso nei decenni passati. Il Corriere dei Piccoli e Il Vittorioso hanno dedicato storie a fumetti e inserti didattici al mondo medievale, che saranno in mostra grazie agli archivi della Fondazione Franco Fossati e all’Associazione Amici de Il Vittorioso. Si tratta però di un tema in grado di affascinare anche oggi, come dimostra il successo della serie Nero pubblicata da Bonelli. Un altro personaggio ancora amatissimo fino ai giorni nostri è Robin Hood: in mostra alcune tavole originali di Dino Battaglia realizzate dall’artista al principio della sua carriera per il mercato inglese. Sia Artù che Robin Hood sono così amati anche per merito dei film Disney La spada nella roccia e Robin Hood”in mostra con i manifesti originali d’epoca. In mostra anche manifesti e locandine dei film che più hanno raccontato il Medioevo, come Excalibur, Il nome dell rosa, Ivanhoe e Il principe coraggioso. Proprio quest’ultimo è l’adattamento cinematografico del fumetto statunitense forse più famoso ambientato nel Medioevo, Il Principe Valiant, in

mostra con una prezio- Marco Polo - La via della seta di sa vignetta originale. Marco Tabilio e i viaggi missioIl suo creatore Hal nari: Odorico da Pordenone. Le Foster, lavorava nuove e meravigliose cose strasu formati tal- niere di Luca Salvagno, Cirillo mente grandi e Metodio - i patroni d’Europa che una singola e Nel paese dei Tartari di Renzo vignetta è gran- Maggi, entrambi in mostra con de quanto una tavole originali. tavola originaSaranno poi esposte in mostra le! le riproduzioni di armi e armaIl Medioevo ture medievali prestate da La ha saputo ispira- Compagnia dei Viaggiatori in re anche tantissi- Arme e non mancheranno i cami autori umoristici: stelli in LEGO®, con modelli di Luciano Bottaro ha varie epoche chiamati a rappredisegnato nel corso della sentare l’evoluzione di questo sua carriera tantissime illu- tema e ad aiutarci a capire diverstrazioni chiamate Mattaglie, tendoci l’importanza della città spassose rappresentazioni di ris- fortificata in quegli anni pericose medievaleggianti, in mostra losi, con diorami esposti grazie con una selezione delle tavole alla collaborazione di Brianzapiù belle, e con due tavole della Lug e ItLUG. E siccome non c’è Medioevo storia Disney Paperino e Paperotta, ultimo episodio della saga senza un drago, ci sarà anche con protagonista Paperino nei una magnifica creatura alata panni di un improbabile paladi- realizzata dall’Associazione La Fortezza a fare la guardia alle tano. Non mancano poi le tavole di vole che ci spiegano come si sia Magnus per La compagnia della diffuso il mito dell’esistenza dei forca realizzate in collaborazio- draghi nel Medioevo ►RS ne con Giovanni Romanini e de Il mago Wiz serie statunitense di Johnny Hart e Brant Parker sulle vicende di un regno medievale guidato da un sovrano iracondo e dispotico, assistito dal mago che dà il titolo alla serie. Avvicinandosi cronologicamente verso la fine del Medioevo, assumono importanza sempre maggiore i viaggi, da quello celeberrimo di Marco Polo, attraverso i file digitali della storia Il Vittorioso, illustrazione di Arnaldo De Amicis

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EVENTI

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Principato di

Monaco

"ai piedi" di Louboutin

Le "opere" di uno degli stilisti più esclusivi ed ambiti del mondo dell'alta moda al centro dell'evento

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Image courtesy of Jean-Vincent Simonet for Christian Louboutin

l prossimo grande evento estivo del Grimaldi Forum Monaco (dal 9 luglio al 28 agosto) sarà dedicato all'opera e all'immaginario di Christian Louboutin, designer di scarpe e figura chiave nel mondo della moda, che ha tratto molte ispirazioni dal Principato. Christian Louboutin, L'Exhibition[niste], ridisegnata dal suo curatore Olivier Gabet (direttore del Musée des Arts Décoratifs), offrirà al pubblico una nuova prospettiva, dopo una prima esposizione al Palais de la Porte Dorée di Parigi nel 2020. La scenografia che si sta preparando per Monaco si estenderà su 2.000 metri quadrati e rivelerà nuove opere legate alle ispirazioni monegasche dello stilista e nuove collaborazioni, tra cui un progetto eccezionale attualmente in fase di sviluppo con l'artista britannico Allen Jones. Lungi dall'essere una classica retrospettiva, la mo-

il sito stra è stata concepita come una gioiosa odissea attraverso tre decenni di abbondante creatività, segnata dalla curiosità per tutte le culture e tutte le arti.

Inquadra il QRcode per il sito ufficlale del Grimaldi Forum

L'allestimento Cuore della mostra, la sala Musée Imaginaire riunirà oggetti del pantheon e del patrimonio personale di Christian Louboutin e opere artistiche

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prese in prestito da collezioni pubbliche e private, alcune delle quali provenienti dalle collezioni museali di Monaco. Verranno esplorati vari temi che attraversano il lavoro dello stilista, come il suo amore per la danza e l'eredità dei Balletti Russi, la sua passione per l'arte africana e l'Asia, l'influenza pop di Warhol, il genio fotografico di Helmut Newton e il


di Daniele Colzani

CURIOSITà... • Fece il suo primo praticantato nel famoso music-hall parigino Folies Bergère, dove si occupò dell'ideazione e della realizzazione dei costumi di scena, • Nel 2018 Christian Louboutin si è rivolto alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, per chiedere che la suola rossa, distintiva del suo brand, fosse un'esclusiva del suo marchio. Questa misura è stata intrapresa per contrapporsi alle numerosissime imitazioni del marchio francese di scarpe. • Il 10 dicembre 2015 Louboutin è stato insignito del titolo di cittadino onorario di Parabiago, comune della città metropolitana di Milano rinomato storicamente per la produzione di calzature, in cui lo stilista ha insediato un suo stabilimento produttivo.

suo fascino per il mondo oceanografico. Mentre le scarpe saranno sotto i riflettori, con una selezione di pezzi eccezionali, alcuni dei quali unici, l'obiettivo principale dello stilista è quello di rendere omaggio a coloro che lo ispirano e lo fanno sognare. La mostra presenterà collaborazioni esclusive di

L'iconico modello Pigalle

Christian Louboutin come le vetrate create dalla Maison du Vitrail, un palanchino d'argento sivigliano e un teatro scolpito in Bhutan. I visitatori potranno anche scoprire diversi progetti del designer con artisti come le fotografie del regista David Lynch, il lavoro video di Lisa Reihana, le sculture in pelle dei designer inglesi Whitaker Malem, le coreografie di Blan-

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ca Li, il lavoro dell'artista plastico Imran Qureshi, nonché uno spazio immersivo dedicato allo scultore e pittore Allen Jones creato appositamente con lui per questa mostra. Con questo tema, nuovo nella sua programmazione, il Grimaldi Forum offre una celebrazione dell'arte attraverso gli occhi di un creatore contemporaneo, quello di Christian Louboutin. ►RS


MOVIELAND

di Luca Varani

le ultime proposte in dvd e bluray per rivivere A casa il fascino del GRANDE cinema GREASE II

JACKASS FOREVER Si tratta del quarto capitolo del fortunato franchising, nato dalla serie tv cult in onda su MTV. Più vecchi ma non più saggi, Johnny Knoxville e compagni sono tornati per eleggere il più “jackass” di sempre. Preparatevi a nuovi, straordinari livelli di immaturità pura con l’aiuto di alcuni nuovi coraggiosi amici e guest star. I loro scherzi selvaggiamente oltraggiosi e le pericolose acrobazie sopra le righe vi faranno morire da rider! Gli extra abbondanti sono davvero imperdibile: guardare per credere.

Un'edizione limitata in bluray steelbook per celebrare i 40 anni di questo sequel. Siamo nel 1961, un nuovo gruppo di studenti dell’ultimo anno è pronto a governare la rockeggiante Rydell High, comprese le cricche più alla moda della scuola: le Pink Ladies e i T- Birds. Michael Carrington (Maxwell Caulfield) è appena arrivato in città, ma ha già la fama di essere un secchione. Riuscirà a conquistare il cuore della Pink Lady Stephanie Zinone (Michelle Pfeiffer)? Un film divertente e per tutti.

ZLATAN La storia di crescita e trasformazione di un uomo che è partito dai sobborghi fino ad arrivare al successo planetario. Per Zlatan Ibrahimovic il calcio ha rappresentato il riscatto da un ambiente difficile. Il suo notevole talento e la fiducia in se stesso lo hanno catapultato, contro ogni previsione, ai vertici del calcio internazionale, portandolo a giocare in squadre come l’Ajax Amsterdam, la Juventus, l’Inter, il Milan, il Barcellona, il Paris Saint-Germain e il Manchester United. Per calciofili convinti.

il titolo sotto i nostri riflettori... OCCHIALI NERI - L'attesissimo ritorno di Dario Argento esce finalmente anche in dvd e bluray! In una Roma torrida, resa irreale da un'eclissi, prende forma un presagio che avvolge Diana (la protagonista, interpretata da una brava Ilenia Pastorelli), quando viene presa di mira da un serial killer. Per sfuggirgli avrà un brutto incidente di macchina, perdendo la vista... ma dovendo sempre difendersi dal pericoloso assassino. Con tre alleati: un cane lupo tedesco e il piccolo Chin, sopravvissuto come lei all'incidente e l'amica Rira (interpretata da Asia Argento). A 10 anni dal suo precedente lavoro, questa pellicola segna il ritorno al thriller puro, genere che l'aveva contraddistinto agli ininzi della sua lunga carriera. La sceneggiatura di Occhiali neri era pronta dal 2002... ma era stata accantonata. Gli incassi al cinema sono stato piuttosto bassi, vedremo se la versione homevideo riuscirà a risollevare la situazione... • RS

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iniziative

Un "prezioso" video

contro una piaga sociale

L’oro è dentro te, nuovo progetto contro la violenza sulle donne

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e riprese del video clip, prodotto da Greys Productions, si sono svolte a Milano per il singolo di Erica Miccio L’oro è dentro te, scritto da Daniele Piovani e Greta

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Inquadra il QRcode per profilo Instagram della Greys Production

Ray. Protagonisti del video sono Javier Rojas, noto ballerino e vincitore di Amici 19 e Angelica Jasmine Colombo ballerina ed attrice impegnata in diverse cause sociali. I due performer vanno a raccontare una relazione violenta, in cui la ragazza non riesce a trovare il coraggio di denunciare ed andarsene, situazione che purtroppo degenera sempre di più fino al punto in cui non ci sarà più soluzione alcuna. La combinazione del singolo e del video vuole essere il mezzo con cui lanciare un messaggio di denuncia contro le persone violente, chiunque esse siano, a maggior ragione in una relazione sentimentale: se c’è violenza non può esserci amore.

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Dietro alla realizzazione del video vi è uno studio accurato di simbologie e messaggi nascosti, in primis l’ambientazione scelta per raccontare la storia è molto particolare, infatti, i ballerini hanno eseguito la coreografia completamente sotto la pioggia, condizione che ha reso le gestualità coreografiche ancora più intense. «Ballare sotto l’acqua è stata un‘esperienza a tratti difficoltosa ma molto bella» ci ha confessato Angelica. La scelta di colori scuri sia per l’ambientazione che per gli abiti indossati dai ballerini, ha reso poi ancora più evidente lo stato di pesantezza, di tristezza e di paura che una donna vive quando si trova ad affrontare questo tipo di situazioni, ed


di Daniele Colzani

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Inquadra il QRcode per profilo Instagram di Angelica infine non poteva mancare l’inserimento del simbolo per eccellenza ovvero una rosa rossa. «La parola chiave durante le risprese è stata sicuramente “emozione” - ci dice la ballerina - senza l’avvalersi di quest’ultima il risultato non sarebbe stato lo stesso, con un tema così delicato il riuscire a trasmettere emozioni al pubblico, creando un legame quasi empatico con esso, è stato fondamentale. In quanto donna è sicuramente una tematica che mi sta a cuore e immedesimarsi in certe situazioni poteva risultare mol-

to complicato dal punto di vista emotivo, ma fortunatamente il clima sul set mi ha permesso di esprimermi al meglio. Ho avuto la fortuna di lavorare con dei veri professionisti e tutto è stato assolutamente impeccabile, anzi ringrazio per l’opportunità datami per me è davvero importante far parte di un progetto con un messaggio sociale così attuale». Prosegue poi dicendo «Una particolarità è sicuramente quella che la storia viene raccontata, attraverso la canzone, da una persona esterna alla coppia,la quale continuava a spingere l’amica ha trovare il coraggio di denunciare. Quella descritta dal video è purtroppo una storia molto comune e sentita spesso anche fra i fatti di cronaca ed è anche per questo che secondo me è importante utilizzare l’arte per sensibilizzare le persone». Per Angelica non è una novità impegnarsi nella realizzazione di spettacoli e progetti a scopo sociale, infatti ha alle spalle già diversi video clip e spettacoli che trattano temi contro la violenza in ogni sua forma e genere.

CHI è ANGELICA JASMINE COLOMBO • Angelica, classe 1998, inizia lo studio della danza all’età di 3 anni frequentando un corso di propedeutica alla danza classica. Compiuti 5 anni inizia anche lo studio della danza moderna e queste discipline non verrannno mai abbandonate. Durante l’adolescenza inizia lo studio di altre discipline come la danza contemporanea, l’ hip hop, la video dance ed heels, frequenterà anche un’Accademia di formazione professionale. • Nel mondo della danza, è conosciuta come l’organizzatrice del concorso nazionale Mariano Danza che ha visto come giurati nomi di spicco nel settore; ad esempio Bruno Vescovo, Oriella Dorella, Franco Miseria, Eleonora Frascati, Mommo Sacchetta e tanti altri. Angelica si è sempre distinta per le sue capacità organizzative sin da piccola, motivo per cui è diventata la colonna portante della kermesse. • Negli ultimi anni si avvicina al mondo della recitazione cinetelevisiva frequentando un’Accademia di formazione professionale, diventando a tutti gli effetti un’attrice, cosa che le permette di prendere parte a diverse produzioni sia con ruoli minori, come piccoli camei, che con ruoli principali. I suoi due percorsi artistici si vanno ad intrecciare nell’ideazione di spettacoli e videoclip dove attraverso le sue due arti riesce a toccare tutti i temi riguardanti la donna, la violenza sulle donne e altre “categorie” altamente discriminate.

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«I social sono un mezzo potente e dovrebbero essere utilizzati per diffondere messaggi importanti come questo - dice Angelica - infatti, spero che questo video clip arrivi a più persone possibili e che possa essere magari anche di sprono a chi si trova in una situazione simile e non sa come uscirne». Un video intenso ed estremamente realistico, che mostra tutte le fasi di una relazione tossica e violenta in cui una donna non dovrebbe mai trovarsi. Seguite i protagonisti e la produzione sui social per la data di uscita. ►RS

CHI è javier rojas • Il ballerino nasce a Cuba nel 1997 la sua grande passione per la danza lo porterà allo studio di essa all’età di 10 anni presso la Scuola Nazionale del Balletto di Cuba dove si diplomerà nel 2015, in seguito lavorerà presso la compagnia di Carlos Acosta. • Nel 2018 si trasferirà a Stoccolma dove lavorerà per il Royal Swedish Ballet. Lo studio della disciplina lo porta a partecipare ,nel 2019, al noto programma televisivo Amici di Maria De Filippi”dove vincerà la categoria Danza. • Dopo la vittoria Javier entrerà a far parte del cast di un altro programma televisivo Mediaset ovvero Amici speciali” Attualmente lavora a Birmingham ma non hai mai nascosto il desiderio di voler tornare in Italia e magari, perchè no, proprio fra il corpo di ballo dei "professionisti" del programma che lo ha reso noto al pubblico italiano.


SONAR

di Luca Varani

SURFANDO NEL MARE MAGNUM DELLA MUSICA ALLA RICERCA DELL'ONDA PERFETTA Alan Parsons FROM THE NEW WORLD

Mask Of Confidence MASK OF CONFIDENCE

Il nuovo disco di un famosissimo artista, compositore e produttore, che ha segnato la musica inglese. Undici brani che ripropongono il suo inconfondibile suono, sempre in bilico fra pop e rock, con alcuni ospiti speciali come Joe Bonamassa e Tommy Shaw, cantante degli Styx. (Frontiers)

Cd di rara bellezza, dedicata alla figura del bassista Mick Karn, nato da un'idea del produttore Stefano Castagna insieme all'ottimo Fabio Trentini (ex Le Orme). Partecipano fra gli altri Markus Reuter, Pat Mastellotto e Jeff Collier. Una vera festa per le orecchie! (Ritmo & Blu - Moonjune)

Caravaggio CARAVAGGIO Disco che i conoscitori della band milanese aspettavano da tempo... e che finalmente è arrivato. Qualcuno li definisce prog... ma nella loro musica c'è di più: echi del passato e ponti sul futuro, con una cover sorprendente di "Fix You" dei Coldplay. (I Cuochi)

Forse non lo sai che...

Quisquilie semiserie e pinzillacchere rock

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isto in anteprima il film dei Foo Fighters Studio 666, un divertentissimo b-movie horror scritto dal loro leader Dave Grohl. La band americana, ignara, si trasferisce in una villa infestata per registrare il suo decimo album. Una volta in casa, Grohl si ritrova alle prese con forze soprannaturali che minacciano sia il completamento dell'album che la vita dei membri della band. Pieno di citazioni e di battute, se vi capita... non perdetelo! • Come era logico prevedere, trionfo dei Rolling Stones nel loro recente

concerto milanese. I tre Stones originali fanno 231 anni in tre (una media di 77 anni a testa) ma, dopo un'assenza da Milano durata 16 anni, hanno conquistato i 56.000 spettatori di San Siro. Difficilmente li rivedremo: grazie di tutto ragazzi! • Una statua raffigurante lo scomparso leader dei Motorhead Lemmy Kilmister è stata presentata al pubblico dagli organizzatori dell’Hellfest,

storico festival dedicato alla musica heavy e hard la cui edizione 2022 si è svolta - come di consueto a Clisson, in Francia - in giugno. L’opera, alta almeno una decina di metri, è opera della scultrice francese Caroline Brisset: realizzata in acciaio, la statua è stata commissionata all’artista lo scorso novembre dall’organizzatore della manifestazione, Ben Barbaud. • RS

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Natura, relax e inediti

percorsi enogastronomici

Il promontorio di Monte Argentario circonda questa struttura simbolo di soggiorni Ad Altissimo livello

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n origine l’isola dell’Argentario era completamente staccata dalla terra ferma, ma col passare del tempo e a causa dell’azione incessante delle correnti marine e dei depositi fluviali del fiume Albegna, si è unita alla penisola tramite due lunghi e stretti istmi di terra: il Tombolo della Giannella, la porzione più a nord - percorrendola tutta si raggiunge Porto Santo Stefano centro di rilevanza internazionale per la vela e la nautica da diporto -, e il Tombolo della Feniglia, che si trova più a sud, lungo circa 7 chilometri, caratterizzato da una splendida pineta a ridosso di una spiaggia dorata, è una Riserva Forestale completamente percorribile sia a piedi che in bicicletta.

Ed è proprio in questo contesto unico di infinita bellezza paesaggistica e naturalistica salvaguardata da secoli, che sorge il Mercure Argentario Hotel Filippo II la cui vista

IL SITO

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panoramica domina il paesaggio lasciando senza fiato per l’incanto, e che può vantare una piccola baia privata attrezzata per godere al meglio del sole e del relax, e da cui perdersi nell’azzurro del mare cristallino o dal cui pontile salpare alla volta di imperdibili immersioni in collaborazione con i diving locali. Altrettanto suggestiva l’ampia piscina da cui godere di una vista davvero ineguagliabile e da cui avere la sensazione di dominare l’arcipelago. L’atmosfera della location è calda e accogliente così come i toni e i colori delle 9 suite, raccolte ed eleganti, e dei 24 spaziosi appartamenti che richiamano quelle tipiche delle terre della Toscana e che ren-


della Redazione

dono ancora più piacevole il soggiorno in questo luogo. Le diverse tipologie di alloggio che permettono sistemazioni con ampi balconi o con giardini affacciati sul mare, soddisfano le varie esigenze degli ospiti e rendono indimenticabile il soggiorno di romantiche coppie desiderose di privacy, famiglie con bambini in cerca di ogni comfort, gruppi di amici curiosi e sportivi. Vivere il Filippo II significa anche calarsi in una esperienza autentica di gusto che lascerà una traccia indelebile persino nei gourmet più curiosi. La solida tradizione della cucina toscana - in particolare quella marinara -, la selezione di ingredienti freschissimi e di stagione, e la creatività rispettosa della storia e del territorio, condurranno lungo un viaggio che non riguarderà solo il cibo ma coinvolgerà identità e cultura e l’elegante ristorante La Terrazz” con uno spettacolare affaccio sul mare, diventerà così l’esclusivo punto di partenza di un itinerario imperdibile valorizzato al meglio da una carta dei vini altrettanto ricercata. Tra le tante proposte

Surf & Turf, filetto di scottona e astice al Cognac e aneto, servito con asparagi e carciofi di Gerusalemme. Tappa obbligata di questo viaggio dei sensi, la roof terrace per godere di un momento di suggestivo relax per gli occhi e l’anima accompagnato dal piacere di sorseggiare cocktails preparati nel rispetto della miglior tradizione del bere miscelato. Il Mercure Argentario Hotel Filippo II rappresenta la base ideale per escursioni alla scoperta di luoghi unici come le numerose baie e calette di Giannutri, l’isola più meridionale dell’Arcipelago toscano, nonché il punto più a sud della Toscana, o il fascino quasi primordiale dell’Isola del Giglio con i suoi vigneti che dai ripidi pendii si affacciano sul mare e la fitta rete di antichi sentieri immersi tra i profumi di macchia mediterranea e salsedine, percorribili a piedi o in bici-

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cletta. Non potrà mancare una visita a Porto Ercole dove, passeggiando lungo il porticciolo, è possibile incontrare i vecchi lupi di mare intenti a riparare le reti da pesca, e Capalbio per perdere la cognizione del tempo percorrendo antichi camminamenti. I più sportivi apprezzeranno una visita al Parco naturale della Maremma per scoprirne i tesori naturalistici e archeologici magari in canoa o a cavallo. ►RS


HOSPITALITY / 2

All ' Hotel Vis à Vis

ci si sente come a casa! il giusto mix tra panorama mozzafiato, servizi d'eccellenza e una calda accoglienza

S

ituato nel pieno centro di Sestri Levante, incantevole borgo ligure ricco di storia e di cultura, da sempre fonte d’ispirazione per poeti e scrittori, a ridosso del Golfo

IL SITO

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del Tigullio, in posizione strategica e vicinissimo al mare, gode di una vista spettacolare su due Baie: la Baia delle Favole (così soprannominata in onore dello scrittore Hans Christian Andersen che soggiornò a Sestri Levante nel 1833), e la Baia del Silenzio (chiamata così per la quiete e la tranquillità che regnano in questo luogo) il cui fascino indiscusso ne ha decretato la fama, tanto da diventare una delle prime 10 baie in Italia più votate su Tripadvisor. Le due Baie sono meravigliosamente divise da un istmo su cui sorgono le più belle e colorate ville storiche tipicamente Liguri, generando un effetto “specchio” per il quale i due mari si guardano faccia a

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faccia. Da qui il nome dell’Hotel: Vis à Vis, ad opera del suo fondatore, Giacomo De Nicolai. L’Hotel Vis à Vis riserva agli ospiti servizi caratterizzati dai più moderni standard internazionali di eccellenza in un contesto in cui la bellezza e l’incanto della natura fanno vivere una vera e propria esperienza unica e di ineguagliabile stupore. Le 45 tra camere e suite hanno una caratteristica particolare: non si distinguono soltanto per le dimensioni, che possono estendersi fino ai 40 metri per le suite più importanti, ma per l’eleganza degli arredi e per la sensazione che esprimono richiamando la dolce vita, con i colori tenui e solari, gli affacci


della Redazione

spettacolari sul panorama circostante, e per la “chicca” in più che offrono: una spaziosa terrazza, un balcone arredato, un giardino privato… Per momenti di autentico relax niente di meglio del verde degli ulivi che circondano la suggestiva piscina dove rilassarsi sorseggiando un esclusivo cocktail preparato dallo Sky Bar Zeus che gode di una delle terrazze panoramiche più belle d’Italia da cui godere di tramonti indimenticabili. E per chi desidera rigenerarsi, l’Area Benessere Giunone propone numerosi rituali per viso e corpo che utilizzano eccellenti prodotti naturali a base di olio EVO dalle spiccate proprietà nutrienti e restitutive. Il viaggio sensoriale che l’Hotel Vis à Vis permette di compiere, soddisfa anche le aspettative dei palati più curiosi sempre alla ricerca di suggestioni enogastronomiche di un certo spessore. Ad iniziare dalla prima colazione... con vista ovviamente, servita in prossimità delle grandi vetrate del Ristorante

Olimpo che permettono la visione fino al Promontorio di Portofino, o addirittura nelle giornate più limpide fino al confine con la Francia. Per chi desidera restare all’aria aperta, la colazione è servita anche nella terrazza adiacente Ponte Giunone, accarezzati dalla dolce brezza estiva: dolci della tradizione, pane e la tipica focaccia ligure, salumi e formaggi del territorio, uova, frutta di stagione sono solo alcuni dei prodotti freschissimi che vengono proposti per

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deliziare l’inizio di giornata. Grande attenzione è riservata anche alle richieste di vegetariani, vegani, di chi ha intolleranze o allergie, o esigenze dietetiche particolari. La medesima attenzione per la selezione e la scelta dell’ingrediente più fresco e la cura quasi maniacale del minimo dettaglio, caratterizzano il ristorante gourmet Olimpo capitanato dell’Executive Chef Mauro Manfredi e dalla sua appassionata curiosità, a garanzia di un’esperienza memorabile tra sapori originali e ricercati ma sempre rispettosi della tradizione del territorio. A far da cornice, un ambiente raffinato il cui design si rifà alle atmosfere dei ristoranti dei famosi transatlantici di inizio secolo a cui l’Hotel si ispira, tra luci soffuse che fanno capolino dal legno del soffitto e le enormi vetrate per godere della più bella vista di Sestri Levante degustando Tortelli di Acciughe con Coniglio alla Ligure e Olive Taggiasche e una sublime Pancia di vitello con cruditè di gambero viola e cremoso di zucca. Per chi desidera andare alla scoperta del suggestivo centro storico e terminare la giornata con una nota assolutamente romantica ecco la cucina casual chic del rinomato Ristorante Portobello, dalla stessa proprietà dell’Hotel Vis à Vis, dove sarà possibile cenare a due passi dal mare, sulla sabbia della Baia del Silenzio e riscoprire i sapori di terra e di mare della Liguria più autentica come quelli racchiusi nel Cappon Magro della Tradizione del Portobello o nel Tataky di Tonno in crosta di Erbe Mediterranee, Caponatina di Melanzane. ►RS


LIBRI

di Daniele Colzani

la nostra selezionE di titoli che omaggiano tutto ciò che fa spettacolo... gli ultimi giorni di marilyn

l'arte di essere raffaella carrà Raffaella che canta, balla e brilla. Che lotta, ride e si commuove. Che rischia, che sbaglia. Che sceglie, sempre. Ognuno ha la sua Carrà, un motivo per cui volerle bene. È l'eredità più grande di un'artista che, credendo fermamente in sé stessa, ha dato fiducia e ha liberato tutti quanti. Questo libro è un viaggio nella sua vita e nei suoi insegnamenti, affrontato anche attraverso i ricordi di chi ha lavorato con lei e le ha voluto bene. (Blackie - 240 pg. - € 20,00)

4 agosto 1962. Come morì Marilyn Monroe? Il giornalista e scrittore Keith Badman ha trascorso anni a compiere ricerche per ricostruire gli ultimi giorni della diva, riuscendo a illuminare quelle zone su cui si facevano solo ipotesi e congetture: l'infanzia negata, gli aborti, i tentativi di suicidio, i festini, i dimagrimenti improvvisi, la depressione e l'abuso di sostanze e alcol, fino alle frequentazioni con i boss mafiosi e con i fratelli Kennedy. (Rizzoli - 432 pg. - € 14,00)

ugo tognazzi Il volume rende omaggio ad uno dei più importanti attori del cinema, annoverato tra i "colonnelli della commedia all'italiana" affiancando attori del calibro di Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi. Ugo Tognazzi ha avuto una lunga carriera cinematografica, recitando in circa 150 film girati tra gli anni '60 e '80, molti da protagonista tra cui si annoverano la trilogia di Amici miei, La grande abbuffata o Il vizietto. (Ali ribelli - 156 pg. - € 15,00)

il titolo sotto i nostri riflettori... Una mamma per amica. Il ricettario ufficiale. Ediz. illustrata - L'imperdibile raccolta ufficiale di ricette ispirate al mondo delle ragazze Gilmore, l'amatissimo duo mamma e figlia dall'incredibile parlantina. Tra bellissime immagini e le citazioni più iconiche dell'acclamata serie tv, troverete tutti i migliori piatti di Sookie, Emily e naturalmente Luke in un volume divertente, spumeggiante e completo, perfetto per qualunque fan di Rory e Lorelai. Ricette di ogni genere, dai drink di Emily Gilmore ai dolci di Sookie, dagli hamburger di Luke all'amato caffè di Lordai e Rory, uscite direttamente dalla serie cult in tutto il mondo (Panini Comics - 176 pg. - € 29,00) ► RS

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