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Riflettori su... Anno III - N. 15 Aprile 2021

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO

Seguici sui social Riflettori su...

CORRADO TEDESCHI

Che bello stare sul palco con mia figlia Camilla

GIANMARIO CAVALLARO La vita da Maestro tra palco e organo a canne

ria e s i M o c Fran

DANILA SATRAGNO

Il vero angelo custode dei cantanti italiani

INTERVISTA ESCLUSIVA AL COREOGRAFO CHE RACCONTA LA SUA "FANTASTICA" CARRIERA

INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●TOURNÉE●LIBRI


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FRANCO MISERIA

SOMMARIO

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CORRADO TEDESCHI

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SERGIO AMMIRATA

GIANMARIO CAVALLARO

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ILARIA DRAGO

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ZI - ZHAO GUO

Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno 3 - Numero 15 - Aprile 2021 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019) • Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director: Daniele Colzani • Contatti: riflettorisumagazine@gmail.com • Contributors: Christine Grimandi - Simon Lee - Veronica Frasca - Antonello Risati - Agnese Omodei Salè - Filippo Sorcinelli - Maurizio Tamellini - Angela Valentino - Federico Veratti • Hanno collaborato: gipeto - Gabriella Bonomi - Emanuela Cattaneo - Angelica Jasmine Colombo - Andrea Iannuzzi - Luca Varani - 88 Studio / Ufficio Stampa e Pr - Biografieonline.it - Ella Studio - Manzo Piccirillo PR & Press - Maria Chiara Salvanelli Presso Office - Monferr'Autore Ufficio Stampa Parole & Dintorni Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

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IMMACULATA DE VIVO

42

SIMONE MICHELI

3


MONICA BONOMI

58

48

ELEONORA FRASCATI

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DANILA SATRAGNO

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BIG4BIP

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PROTOCOLLO #RICOMINCIAMO

su... Riflettori E SPETTAC OLO MAGAZINE DI CULTURA

I nostri

contributors

CHRISTINE GRIMANDI

N PRODUCTION ORGANIZATIO AND CASTING DIRECTOR

MAURIZIO TAMELLINI

SIMON LEE

L DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAE DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANT

MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA

AGNESE OMODEI SALÉ

STAY TUNED...

TA UN NUOVO PROFESSIONIS DELLA FOTOGRAFIA...

COSTUMISTA E COREOGRAFO

ANGELA VALENTINO MAKE UP ARTIST

FILIPPO SORCINELLI

ANTONELLO RISATI

PRODUCTION DESIGNER

ARTISTA, SARTO, E CREATORE DI PROFUMI

Quotidiano on line www.silviaarosio.com

#NOISIAMOPRONTI

ors t u b i r t n o I nostri c

80 - IL COMPOSITORE 92 - LA TRUCCATRICE

ICE COREOGRAFA E DIRETTR BALLETTO DI MILANO

FEDERICO VERATTI

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Digital Edition www.issuu.com/silviaarosio

84 - IL DANZATORE

94 - LO SCENOGRAFO

88 - IL COSTUMISTA

96 - PAROLE D'ARTISTA

90 - STUPORI E ODORI

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FRANCO BAGUTTI

LEGENDARY TICKET

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NEXO+ TV

FOCUS

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BUSSETO OUVERTURE BAREFOOTING

ORTOCOLTO

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ue Spassoad

gipeto INCONTRA

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37 - CINEMA

114 - OROSCOPO

70 - RADIORAMA

116 - LIBRERIA

102 - PRODUZIONI

118 - AUGURI A...

104 - SONAR DISCHI 12 - EDITORIA 5

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PETRA CONTI


LA VOCE DEL DIRETTORE

Signori, si cambia!

È GIUNTO IL MOMENTO DI PENSARE AD UN NUOVO MODO DI FARE TEATRO E DI RIPARTIRE CON NUOVI PARADIGMI «Solo un cambiamento dell'atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l'individuo» (Carl Gustav Jung)

L

o avevamo capito sin da subito, un anno fa, quando si parlava di “nuova normalità”: niente sarebbe stato più come prima. Lo stop forzato non solo alle attività, ma spesso anche alle menti, ha portato ad un’immobilità che ci ha ghiacciato per il primo periodo di lockdown, quando la prospettiva di una ripresa veloce ci ha fatto vivere le prime settimane come una sorta di “ferie”, di canti dal balcone, di “mani in pasta”, di intrattenimento leggerissimo. Con il fluire (parola non scelta a caso) del tempo, abbiamo compreso che non sarebbe stato tutto così facile e veloce: abbiamo dovuto accettare che ci sarebbero stati dei cambiamenti, nelle abitudini e nel nostro modo di vivere. Appesantiti dalle necessità quotidiane, dalle bollette e dalle tasse da pagare – che il governo ha spesso millantato di essere sospese -, abbiamo sentito il “cambiamento” come qualcosa di negativo. Beh, forse. Ma forse no. Sappiamo tutti che la vita è essa stessa cambiamento. Mentre scorrono queste parole sul foglio, io stessa non sono più quella che ero esattamente 15 secondi fa: il nostro corpo, con

l’aria che entra e che esce (che grande fortuna poterlo fare) è continuamente morte e rinascita, come la Pasqua da poco passata ci ha ricordato, come le foglie degli alberi, evidenziate da un bel verde brillante oggi, sottolineano ogni momento. Tutto è cambiamento. Il Teatro è la rappresentazione stessa del cambiamento (e della vita). Il testo portato in scena dagli attori si compone di una storia, con un inizio, uno svolgimento ed una fine, come in ogni “fabula” che si rispetti ed i personaggi meglio riusciti di una commedia o di un dramma evolvono in scena, mutano, anche nel rispetto delle unità di luogo, spazio e tempo. È il bello del teatro, l’hic et nunc che lo rende gemma unica e preziosa ad ogni alzata di sipario. Gli attori cambiano la loro interpretazione ogni sera, a seconda della giornata che hanno vissuto, del loro stato d’animo, degli incontri che hanno fatto, dei blocchi che hanno riscontrato, nel traffico e non, del loro stato di salute. Il pubblico cambia ogni sera e, a seconda del loro modo di reagire allo spettacolo, lo spettacolo stesso cambia sul palco. Gli attori stanno cam-

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di Silvia Arosio

biando, in questo stop forzato, crescono, si evolvono, invecchiano: anzi, alcuni sono stati costretti a cambiare momentaneamente mestiere. Chi insegna, certo, ma altri producono saponette, creano bigiotteria, lavorano come personal trainer. Alcune maestranze aiutano all’allestimento dei centri vaccinali, addirittura. Nel Virtual Summit dal titolo Change!, organizzato nel weekend dopo Pasqua da Daniel Lumera, e che ho seguito con interesse, sono stati lanciati delle suggestioni interessanti. È da lì che ho preso lo spunto per questa riflessione (arricchita anche dall’intervista a Ilaria Drago, che troverete su questo numero). Il teatro, a livello economico, era già in crisi prima della pandemia, non raccontiamoci frottole. Pochi erano gli Produzioni che potevano guadagnare in maniera significativa alla chiusura del sipario. Forse sarebbe ora il caso di un reset generale. So che alcune Produzioni hanno lavorato nell’ombra, in questo periodo, a distanza, ma in maniera molto creativa ed alcune sono pronte per ripartire, come nel caso di Accademia Ucraina di Balletto, che su queste pagine propone il video ispirato al Lago dei Cigni, girato, con il rispetto delle norme anticovid, al

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Teatro Arcimboldi di Milano. Forse. Sarebbe davvero il caso di rivedere tutto il comparto, lasciar andare le cose che non servono più e puntare sulle basi di successo, come la formazione dei giovani, ma anche del pubblico, che per primo deve “imparare” ad andare a teatro. Si dovrebbe approfittare di questo, si spera, ultimo periodo di chiusura per creare nuovi paradigmi dello spettacolo dal vivo e fare capire a chi ci governa che si potrebbe dar vita ad un TIL, un Teatro Interno Lordo, con meravigliose opere italiane da mettere in scena ed esportare all’estero, come si esporta il buon vino o la moda. Forse il pubblico, il governo ed il Teatro deve accogliere e vivere il cambiamento. Perché niente sarà più come prima ma anche dal Teatro e dallo spettacolo dal vivo si può e si deve ripartire. • RS

Silvia Arosio


INTERVISTA

Franco

Miseria: "i talent

non sostituiscono la gavetta!"

A TU PER TU CON IL COREOGRAFO UMBRO, CHE CI HA SVELATO IN ANTEPRIMA UN SUO PROGETTO TEATRALE PRONTO PER IL PALCO...

F

ranco Miseria, con i suoi lavori nei più importanti programmi televisivi, da Fantastico a Sanremo, ha contribuito a scrivere la storia della TV italiana. Abbiamo fatto una chiacchierata con il Maestro, parlando della sua carriera, ma anche dei talent, del ruolo della danza in tv ed in teatro…e di quella volta che suonando la batteria di rese conto che... Come immagina il suo primo il suo primo spettacolo dopo il lockdown? Il progetto è gia scritto, sto solo aspettando che riaprano i teatri. Il titolo sarà Franco Miseria: volevo essere Ringo Star e per la prima volta andrò in scena anche io. Lo spettacolo racconterà la mia vita, attraverso il suono della batteria: la batteria in scena sta a simboleggiare il tempo, non solo quello passato e che passa, ma il ritmo che serve per lavorare come coreografo. Qual è lo spettacolo che non ha mai realizzato e che vorrebbe mettere in scena e con quali interpreti? In primis, questo di cui vi ho già parlato, perché appunto racconta la mia vita e per la prima volta sarò in scena anche io, motivo per cui tengo molto a questo progetto… Durante il primo lockdown, inoltre, avevo pensato ad un altro spettacolo, che, tra l’altro, preve-

deva la partecipazione del Maestro Ezio Bosso…ma purtroppo è venuto a mancare prima del tempo. Qual è la sua opinione sui talent? I talent, purtroppo, hanno sostituito la gavetta ed

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io ritengo che la gavetta sia sempre molto importante per un artista che ami sognare e ami lo spettacolo di qualsiasi genere, danza, teatro, canto, ecc. Di conseguenza i talent servono, sì, perché sono ve-


di Angelica Jasmine Colombo

trine però a mio avviso poi a questi artisti viene a mancare la gavetta. Restando nell’ambito dei talent, cosa ne pensa della figura dell’insegnante di danza, in questo contesto? Questi insegnanti devono, purtroppo, seguire anche le regole degli ascolti: di conseguenza giocano anche un po’ a seconda di quello che gli viene richiesto dal programma, per tenere alto l’audience... Perchè purtroppo oggi viviamo in balia degli ascolti: se un programma fa ascolto può andare avanti, altrimenti viene chiuso. Questa è purtroppo la spada di Damocle che in-

ficia il lavoro degli insegnanti dei talent. Collegandoci al tema televisivo e agli ascolti, lei è d’accordo con quanto affermato da Bolle, e cioè che la danza debba un po’ sdoganarsi per avvicinarsi al pubblico? Sono d’accordissimo! Io sono stato uno dei primi che ha iniziato a

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© Diego D'Attilio

sdoganare la danza, portando in televisione quella classica, portata in televisione, che prima non c’era. O comunque ho portato balletti con ballerini e showgirl di formazione classica: c’erano cosa più frivole, più moderne, più leggere. Com’è cambiata, secondo lei, la figura della showgirl rispetto al tempo dei grandi spettacoli televisivi come Fantastico? Non c’è più. È una figura che è stata eliminata, perché troppo costosa. Non esiste nemmeno più una sigla di apertura con la showgirl, sono arrivati a toglierla completamente perchè la televisione è cambiata. Com’è cambiato il suo ruolo di coreografo in teatro, ma soprattutto in televisione? Il mio ruolo di coreografo è sempre lo stesso, perché io comunque ho una mia metodologia di lavoro che è sempre la stessa. Chiaramente, sto un po’ più attento ai tempi, ai rimti che sono più brevi, più corti… La metodologia di Creazione è però sempre la stessa. Io creo anche, e soprattutto, in base al materiale umano che ho:

per esempio, a Sanremo quest’anno ho dovuto fare le sigle d’apertura con Amadeus e Fiorello, nella prime d u e puntate, una con le piume e una con i bastoni. Ed ho dovuto adattarle a due uomini, degli showmen che non vengono dal mondo della danza, ma arrivano dal teatro; uno addirittura è dj e quindi ho dovuto adattare il lavoro su di loro. Quindi, secondo lei è una caratteristica fondamentale per un coreografo saper valorizzare le proprie ballerine e il proprio corpo di ballo? Assolutamente sì. Cosa ne pensa dell’esibizione esagerata del corpo,

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soprattutto femminile, e magari con richiami fortemente sessuali all’interno di una performance di danza? Un ballerino o una ballerina devono avere una grande preparazione di danza classica, perchè con quella si va ovunque e si può dare vita ad una danza sensuale, anche estrema, però di classe. E la classe e la postura, insieme a tutto il resto, vengono solo dalla danza classica. Io, infatti, ho sempre voluto ballerini che avevano una formazione classica, pur facendo moderno. Nei programmi telvisivi di oggi, le sembra che la cornice di spettacolarità abbia preso il sopravvento a discapito della tecnica? In un certo senso sì, anche i talent stessi: è più un apparire che essere, perché la televisione è una vetrina. Invece il teatro restituisce la giusta arte agli artisti, poiché non ha filtri. Delle persone con cui ha lavorato in passato, c’è qualcuno con cui le piacerebbe lavorare di nuovo, in una nuova produzione?


Si, con Lorella Cuccarini, perché ogni volta che ho lavorato con lei mi son trovato, non bene…di più. È una stacanovista, arriva prima di tutti sul lavoro ed è l’ultima ad andare via, ama il suo lavoro a 360° gradi. È sempre un piacere lavorare con lei perchè è un’artista principalmente umile, che si mette sempre in gioco in tutto quello chele viene suggerito. Un’artista completa, piacevole, la migliore con le quali abbia mai collaborato. Quando ha capito che il mondo della danza era quello giusto per intraprendere la propria carriera? Quando ho iniziato a suonare la batteria, ho capito che era molto faticoso e la danza era più facile per me (sic!), per cui ho mollato la batteria e mi sono dedicato alla danza: mi veniva più naturale! La musica, quindi, è stata la chiave per scoprire quest’attitudine alla danza? Assolutamente. La musica, la batteria in particolare che se-

gna il ritmo della vita, il ritmo per tenere insieme un’orchestra, il ritmo per creare: quello è stato fondamentale mi ha aiutato molto. Abbiamo già anticipato il suo lavoro a Sanremo… com’è stato lavorare in un’edizione così particolare?

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È la prima volta nella mia vita in cui ho lavorato con la paura, non era mai successo. Per me entrare in una sala prove, per fare un programma, è sempre stato motivo di gioia, di gioco, di divertimento, è la mia vita. Invece, questa edizione di Sanremo l’ho vissuta con


la paura, quella vera, come se stessi in guerra con un nemico che mi avrebbe potuto colpire da un momento all’altro, ma non sapevo dove stesse e da dove potesse arrivare l’assalto. Come temevo, alla quarta e quinta puntata ci hanno mandato a casa perchè una ballerina è risultata positiva. Secondo lei, il fatto che non ci fosse il pubblico, al di fuori di quello televisivo, ha influito sulla performance? Per me, Fiorello e Amadeus non ha influito più di tanto, perché comunque siamo abituati a lavorare e fare cose registrate senza pubblico. È ovvio che comunque il pubblico dal vivo avrebbe fatto la differenza per i cantanti in gara, perchè il cantante ha bisogno dell’applauso per testare la sua esibizione; non essendoci stato, per loro era un pochino più dura. Qual è la coreografia che le è piaciuta di più di questo Sanremo? Sono molto critico con me

stesso: quasi tutte le coreografie che ho fatto non mi sono mai piaciute, tranne forse uno o due casi. Io non mi piaccio mai perchè penso sempre, dopo che ho fatto il lavoro, che avrei potuto farlo meglio. Questo perchè quando lavori in televisione, ripeto, è diverso dal teatro: in TV, devi stare a dei ritmi, a dei tempi di produzione che sono quasi disumani. Di conseguenza in breve tempo devi saper realizzare un prodotto sempre accattivante, e questo è spesso penalizzante, almeno per me, abituato a lavorare con tempi più lunghi: con tempi dove avevo la possibilità di riflettere, come appunto le sigle dei Fantastico che ho fatto. Per preparare quelle sigle avevo due o tre mesi di tempo: sia per l’idea musicale della canzone, sia per il costume, sia per la scenografia, o per le luci…ed infine mettere insieme tutto. Stavo anche un mese dentro la sala prove a provare, provare, riprovare, cambiare, buttare via tutto, ricominciare

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IL SOCIAL

Inquadra il QRcode e visita il suo profilo Instagram ufficiale da capo e infatti quelle sigle credo che rimarranno nella storia. Quindi, per me sono fondamentali i tempi, avere dei tempi più lumghi come quelli del teatro, dove i ritmi sono più lenti e hai anche la possibilità di modificare qualche piccola cosa, ogni sera in cui va in scena lo spettacolo. Con anche la possibilità di migliorala di sera in sera. Maestro, la ringrazio per il suo tempo. Grazie a te Angelica. • RS


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PERSONAGGI L'ATTORE LIVORNESE SPIEGA COME È POSSIBILE FAR FUNZIONARE IL RAPPORTO TRA PADRE E FIGLIA... ANCHE A TEATRO

Che bello salire sul palco con mia figlia Camilla! 14


di Silvia Arosio

C

orrado Tedeschi, attore poliedrico e molto amato dal pubblico, anche televisivo, ha regalato ai lettori del nostro magazine una bella riflessione sul teatro. Il teatro che è vita e passione e che fortifica anche il suo rapporto con la figlia Camilla, che recita con lui in Partenza in salita. Perché il teatro fa bene, ai giovani e ai meno giovani. Un anno senza teatro, un anno senza lavoro e senza passione. Chi fa questo lavoro senza passione ha sbagliato tutto, a mio avviso, Solo con la tecnica, si ottiene un buon risultato ma se usi anche il cuore è la perfezione. Un periodo difficilissimo, è passato più di un anno dall’ultimo spettacolo: ho lasciato un teatro pieno ed un pubblico felice nell’assistere a La Coscienza di Zeno. Visto che non sono uno che ama piangersi addosso ho cercato di reagire, mi sono inventato una diretta Facebook, molto seguita, dove parlo molto di teatro, affinché questa parola non venga dimenticata.

Ho proposto ad Andree Shammah di girare un corto che raccontasse con gli occhi di un bambino la magia del teatro: serviva un bambino e d ecco mio nipote, 6 anni e nessuna esperienza del genere. Temo che anche lui sia stato contagiato... C’è un momento, bellissimo, in cui stiamo per La coscienza entrare in scena ed io di Zeno dico “Ecco, questo è il momento che preferisco, quando tutto sta per cominciare”...Adesso il momento più bello sarà quando staremo per Ricominciare... Il mo- prenderemo di sicuro: abbiamento in cui il sipario sta per mo già una data, dal 21 ottobre aprirsi e lo spettacolo sta per per tre settimane al teatro Mariniziare, col sottile terrore che tinitt a Milano. ti attanaglia e la tentazione di Lavorare con mia figlia è scappare. una esperienza meravigliosa, Quello è il momento che ti fa ogni sera riviviamo il nostro pensare che ogni sacrificio era rapporto, conflittuale, compligiustificato. È la vita, per chi cato, ma granitico per l’amore ama questo mestiere. che ha sempre guidato la noDa un anno faccio uno spet- stra storia . tacolo Partenza in salita con Facciamo ogni sera una semia figlia, spettacolo che ri- duti di psicoterapia, risparmiando i soldi dell’analista. Camilla sta mettendo in questo Le relazioni suo percorso una grinta che pericolose non ha avuto minimamente a scuola perché qui c’è la passione, c’è una scelta di vita e d’amore. Non so se vincerà l’Oscar, so che vincerà il suo Oscar, che è il più importante . Il teatro sarebbe fondamentale a scuola, darebbe ai ragazzi la possibilità di accrescere la loro autostima, far vincere le loro paure, allontanarli dal nulla pericoloso dei social, insegnare loro a parlare italiano. In questa ormai lunga carriera (più di 50 spettacoli), ho realizzato molti sogni: L’uomo dal fiore in bocca (15 anni di repliche!), Io l’erede di Eduardo de Filippo, Il sior Todero Brontolon, con Gianrico Tedeschi (immenso).

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PARTENZA IN SALITA • Per la prima volta Corrado Tedeschi salirà sul palcoscenico con una partner speciale, sua figlia Camilla. I due infatti fino ad ora non hanno mai recitato insieme e la commedia di Gianni Clementi, diretta dallo stesso Tedeschi insieme a Marco Rampoldi è l’occasione per padre e figlia di lavorare e calcare il palcoscenico per la prima volta insieme. • Chi, imparando a guidare, non ha mai provato difficoltà nella partenza in salita? Capire la giusta sincronia fra il rilascio del freno a mano, della frizione e la giusta dose di accelerazione, quando si è alle prime armi, non risulta semplice. Come non è semplice affrontare il mare magnum della “Vita” per una ragazza di 18 anni appena compiuti. E se alle difficoltà proprie di un’età si aggiungono le incertezze e l’immaturità di un padre Peter Pan, improvvisato ed impaziente istruttore di guida, allora la miscela può diventare davvero esplosiva! E l’ora di lezione può diventare l’occasione per conoscersi davvero, forse per la prima volta. Fra crisi adolescenziali, scoperte allarmanti, altarini svelati…telefonate di amanti, scatti d’ira, risse sfiorate, bugie colossali, ma anche complicità, risate, tenerezze, momenti di commozione. La P, incollata con lo scotch sul lunotto posteriore, iniziale di Principiante… o forse di Padre…. O magari proprio di Padre Principiante!

E poi, Neil Simon, Schmitt, Augusto Bianchi e tantissimi altri meravigliosi autori, perché tutti gli spettacoli sono figli tuoi, qualcuno riesce meglio, altri meno bene ma sono

tutti figli tuoi e li ami. Questo lavoro ha funzione terapeutica fortissima, ha aiutato Camilla in un momento difficile, sostituendo il lavoro dell’analista: la corrente d’amore che arriva

dalla platea dà risultati incredibili. Quindi riapriamo al più presto i teatri, luoghi più sicuri di altri e luoghi necessari per la salute di una parte importante del paese ì, anche perché è scandaloso vedere studi televisivi con pubblico e campionato di calcio con giocatori che si anche si abbracciano e sputano come cammelli... Interessi economici che in quel caso sono più importanti della salute... Concludendo questo mio monologo vi invito a teatro al più presto, chi viene a teatro è un mio amico anche perché mi regala la cosa più importante che ha, il suo tempo… VI ASPETTO ! Corrado • RS

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il trailer de IL SOGNO DEL TEATRO

Con Benedicta Boccoli in Vite private

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INTERVISTA

Ammirata: più di mezzo secolo di teatro nel cuore di Roma

“IL TEATRO È VITA E SPECCHIO DELLA VITA; VUOI CONOSCERE L’UOMO E LA VITA? LEGGI SHAKESPEARE, CI TROVI TUTTO. PROPRIO LA VITA È TEATRO”

L'

Anfiteatro della Quercia del Tasso ha portato per 50 anni spettacoli all’aperto: i romani al Gianicolo hanno assistito ad ogni forma di messa in scena, grazie al lavoro incessante di Sergio Ammirata e di sua moglie Patrizia Parisi, ora scomparsa. Maestro, avete attraversato con la vostra compagnia più di mezzo secolo di storia: come è cambiato il teatro da allora? E come è cambiata Roma? Non credo sia cambiato molto il teatro in questi ultimi anni, ora come allora continuano ad esistere lampi di genialità ed imbecillità, i giochi di riflessione all’infinito e in qualche esperimento di teatro di rottura; ora come allora la fanno sempre da protagonisti i vecchi testi classici e i nuovi bravi attori e prime donne; questi ultimi non credo lasceranno segni profondi di eleganza e di fascino, presi come sono a “smutandasse” nei salotti “chic” della nostra televisione, ma consoliamoci, esiste ancora il sipario, simbolo dell’eterna rappresentazione; esistono ancora le quinte ( un po’ meno gli abbracci e baci) ma sempre le invidie, le gelosie, scene madri e colpi di scena. Come quella dell’ultimo cretino con il suo teatro in streaming all‘avanguardia, ma anche becchino, qualora attecchisse: sarebbe l’inizio della fine del teatro dal vivo… ma non accadrà. In quanto alla vecchia Roma, trovo almeno un cambiamento: il modo di guardare. Un tempo si guardava nelle palle degli oc-

chi, oggi teniamo lo sguardo altrove, tanto che spesso andiamo a sbattere l’uno contro l’altro; persino gli autisti dei bus sbattono e salgono sui marciapiedi, i piloti degli aerei… contro i cucuzzoli…; eppure continuiamo a tenere gli occhi altrove; su quel “coso” com’è che si chiama?? Che genere di spettacoli avete proposto negli anni? Spettacoli di tutti i generi: dal

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classico al contemporaneo, argomenti anche drammatici, ma sempre con una vena ironica tra finzione e realtà, ovvero la realtà della finzione. Abbiamo allestito tutte le commedie di Plauto (nostro nume tutelare Plauto, ha dato il nome alla PLAUTINA); un autore originale Tito Maccio, salvo l’aver saccheggiato la casa del signor Menandro e gli altri greci; ma poi è accaduto che secoli dopo anche autori


© SRiccardo dell'Era (3)

di Silvia Arosio

come Shakespeare, Moliere, Machiavelli… hanno depredato Plauto; ma dopo in compenso hanno messo a sacco l’altro teatro sempre con il solito sistema. Volete sapere come si fa? Basterà prendere materiale vecchio e confezionare un abito nuovo. Semplice, no? Così fino ai tempi di Garinei e Giovannini, di Johnny Stecchino di Benigni che ha svaligiato i Menecmi… Attenzione, però, bisogna saper fare tabula rasa con genialità… così l’abito sembrerà ORIGINALE. Che tipo di pubblico avete avuto? Tutti i teatranti rispetto e questa domanda si affrettano a rispondere che loro hanno avuto un pubblico di giovani; noi, invece, un appuntamento con un pubblico eterogeneo… e alla Quercia del Tasso, malgrado il disinteresse dei politici, è stato un appuntamento estivo per decenni; frequentato da artisti e pubblico nazionale ed internazionale. Mi divertiva, talora, vedere spettatori stranieri seguire la commedia che si stava rappresentando, tenendo sot-

tocchio e seguendo il testo originale nella loro lingua; ma ben presto capivano che la traduzione e (soprattutto)l’elaborazione scantonavano (senza, tuttavia, tradire lo spirito dell’autore); e allora gli spettatori stranieri chiudevano il loro testo e seguivano la commedia divertendosi con più interesse; dopo lo spettacolo tantissimi spettatori venivano a salutarci e uno dei complimenti ricorrenti e che ri-

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corderò sempre diceva: “ Non sono mai stato a teatro, ma se il teatro è questo, ci andrò sempre.” Il teatro è la più antica forma di rappresentazione. Ha avuto dei periodi di crisi, ma quello attuale, di chiusura totale, è assolutamente il peggiore: il Teatro rinascerà? Come? Le chiese aperte e i teatri chiusi. Perché? Non è il teatro l’antica forma di somiglianza e rappresentazione religiosa?... e la crisi del teatro non è altrettanto antica?... precede il teatro stesso. Guai se non fosse così, cari miei: il teatro nasce dalle ferite, cambiamenti… anche radicali e quelli alla moda; ma il vero teatro è quello universale, dove i sentimenti umani sono quelli di sempre, assoluti; dopo le crisi ( o durante), il teatro rinasce e diventa anche ricerca e avanguardia e perfino teatro di strada. Ha sempre amato un grandissimo attore d’avanguardia: Totò Principe De Curtis discendente della Commedia dell’Arte, tragicomico/clown,… tutto.


L’Anfiteatro della Quercia del Tasso ha portato per 50 anni spettacoli all’aperto: perchè, con tante belle location italiane, il governo non incentiva questo tipo di rappresentazioni? Potrebbe essere un bel modo per limitare i contagi. 50 anni di spettacoli all’Anfiteatro della Quercia del Tasso, al Gianicolo, hanno tanto infastidito alcuni governanti della Città Eterna… Nell’ultima stagione (2019) la 50° appunto, l’Assessorato alla cultura con gente che predica bene e razzola male, la Sindaca in primis ci hanno messo sempre i bastoni tra le ruote e anziché festeggiare mezzo secolo di teatro, hanno commesso gravi errori (dimostrabili) ed hanno agito all’uso dello scaricabarile, seguendo l’insegnamento del signor Ponzio Pilato l’unica mia colpa essere completamente libero ad avere una grande passione per il teatro. Lei ama tutto il Teatro, “purché sia allestito in buona fede”: quanto è importante l’unione tra palco e platea? La comunione tra palco e platea, è il vero fenomeno teatrale; emozioni e sentimenti diretti ed

immediati tra attore e spettatore. Ecco dove teatro e cinema divergono; il ciak cinematografico lo puoi battere 100 volte, ma alla fine salvi una sola scena e quella sarà per sempre, contrariamente, il teatro replicato 100 volte, ti offrirà100 sfumature diverse della medesima scena; una emozione diversa per ogni replica, l’attore, sensibile alle vibrazioni del pubblico, avvertirà assensi e dissensi che saltano dalla platea sul

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palco. Il pubblico non lo inganni, accetta tutto il pubblico, ma non il falso, …. esibizionismo. Lei ha insegnato tanto ai giovani: come, nell’era degli schermi e del virtuale, il teatro può aiutare i giovani? Il teatro è vita e specchio della vita; vuoi conoscere l’uomo e la vita? Leggi Shakespeare, ci trovi tutto. Proprio perché la vita è teatro. Figurarsi se il teatro non può aiutare i giovani. E’ un gio-


calarsi nel personaggio restando te stesso e possibilmente, dare una sbirciata al metodo Stanislavskij. Maestro, nella sua carriera Teatro, Cinema e Televisione: cosa pensa della tv attuale? E del cinema? So che molti attori, da Haber a Giallini, sono passati da voi… Trovo la televisione attuale,

© SRiccardo dell'Era (4)

co il teatro…il gioco della verità delle finzioni… perché nella finzione trovi la realtà. Si decideranno un giorno a far giocare i bambini, già dalle elementari? Qual è la qualità più grande deli attori? E quale il più grande difetto? Riuscire a fingere, è la qualità più grande; illudere il pubblico che sei (mettiamo) Otello, mandare a casa gli spettatori carichi di quell’ angoscia che si era accumulata dentro, prima di entrare in scena; poi via via, scena dopo scena te ne sei liberato travasando tutto il tuo travaglio. In platea, negli spettatori, e liberandotene fino al punto che al calato del sipario, sei completamente svuotato, rilassato e non aspetti altro che raggiungere la trattoria notturna dove ti attende una fantastica “amatriciana”. Naturalmente perché tutto questo avvenga è necessario infilarsi nella testa di Otello è necessario scrollarsi di dosso quello che sei, è necessario avere talento essere in stato di grazia (capita raramente), annullare la propria personalità, fingere di essere Otello tutte le sere come se fosse la prima volta, anche dopo la 100° o la 1000° replica,

sguaiata, sgridata e anche un po’ volgare: il salotto dei pettegoli di successo; tuttavia alcuni servizi di approfondimento li trovo culturalmente interessanti: Angela per esempio. Molti attori oggi famosi hanno recitato nella mia Compagnia. Sono felice per le loro carriere, sono tutti attori di talento e “CHE SANNO MENTIRE BENE”. Nonostante le chiusure, avete progetti per il prossimo futuro, per le Vostre produzioni? Nonostante la chiusura dei teatri noi stiamo provando e proveremo ad andare in scena non appena sarà possibile. Abbiamo saccheggiato alcuni autori di fine ‘800 e primi ‘900 per un programma di spettacoli dal titolo: Comico ma non troppo. Sarebbe piaciuto tanto a Patrizia Parisi, mia moglie. Fantastica, straordinaria attrice di grande talento che ha diviso con me gioie e dolori e successi di quasi 40 anni di vita in comune. Molto più giovane di me. A Lei dedico sempre tutto, e tutto quello che ancora farò. • RS

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INTERVISTA

Zi - Zhao Guo: il mio

Cavaradossi vi stupirà

IL TENORE È COSÌ AFFASCINATO DALLA FIGURA DEL PITTORE TANTO DA VOLERLO REINTERPRETARE APPENA POSSIBILE

A

bbiamo raggiunto il tenore Zi-Zhao Guo in Cina per poterlo intervistare e farci raccontare la sua esperienza nel mondo della lirica: dagli esordi di gioventù alla carriera sui palchi di tutto il mondo passando per la laurea al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Zi-Zhao, raccontaci come è nata la tua passione per la lirica. Quando ero giovane, sia ai miei nonni che ai miei genitori piaceva ascoltare l'opera dell'Henan e da quel momento mi sono interessato del dramma. Quando avevo diciotto anni, ho incontrato per la prima volta l'opera italiana a casa del mio

Carlo Bergonzi

insegnante di musica e me ne sono innamorato. A quanti anni hai iniziato a cantare? Che ricordi hai della tua prima esibizione su un palco? Ho studiato canto lirico con il maestro Ge Yi e la maestra Adelina Sca-

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rabelli per otto anni al Conservatorio di Musica di Shanghai e al Conservatorio G.Verdi di Musica di Milano. Mi hanno aiutato tante cose. Dopo di che comincio a provare di essere un cantante lirico professionale. Nel 2016, ho partecipato un concorso lirico, e ho vinto un premio interpretando il ruolo di Rodolfo ne La Bohème, esibendomi al Teatro Nuova di Montecatini. A quale tenore del passato ti ispiri nella tua vita?


di Daniele Colzani

PREMI CONSEGUITI • 28 agosto 2017 : Primo Premio Uzzano e Giacomo Puccini nel Concorso Lirico Internazionale Voci In-Canto terza edizione. • 25 settembre 2017 : Secondo classificato nel Concorso Lirico Internazionale Prima edizione del Rotary Club Val Ticino di Novara. • 13 maggio 2018 : Premio migliore esecuzione brano religioso nel Concorso Lirico Internazionale Santa Gianna Beretta Molla - Terza edizione. • 28 luglio 2018: Primo classificato – Tenori nel Primo Concorso Lirico Internazionale Città di Orte Lirica sul Tevere. • 28 giugno 2019: premio speciale nel Concorso PremioSpiros Argiris internazionale per cantanti lirici • 10 novembre 2019: premio DOSKY Risultato straordinario nel teatro.

Mi piace Carlo Bergonzi, secondo me, la sua tecnica è fantastica! Anche lui è un grande artista. Come hai vissuto il periodo di riposo "forzato" dovuto al lockdown senza poterti esibire? Ti manca il contatto con il pubblico? Prima del lockdown marzo 2020, ho debuttato nel ruolo di Don José al teatro Massimo Bellini di Catania. È una esperienza meravigliosa, ma tutti i sogni sono stati fermati da questo di-

sastro. Ma sono ancora pieno di speranza e credo che vinceremo. In questo periodo ho cantato qualche canzone lirica sul mio balcone, spero di portare forza ai vicini. Ho anche provato a

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il brano La donna è mobile tratto da Il Rigoletto 23

cantare sul live streaming. Ma mi manca tantissimo il pubblico, Molte volte ho "contattato" il pubblico nei miei sogni. Andrà tutto bene e presto ritorneremo nei te atri.


Hai un gesto scaramantico o un rito portafortuna prima di ogni esibizione? Non ho un gesto scaramantico o un rito portafortuna. prima dell'esibizione, devo studiare ed essere concentrato al cento per cento. Devo ricordare ogni parola del regista e del direttore d'orchestra. Dopo questi passaggi, mi sento molto fiducioso e pronto per affrontare il palco e... il pubblico. Su quale palco e con quale opera ti piacerebbe esibirti per il rientro sulle scene? Mi piace il ruolo Mario Cavaradossi dell’opera Tosca. Ho debuttato questo ruolo nel 2017 in Italia. Ma vorrei cantare di nuovo quest’opera. Secondo me Mario Cavaradossi è un uomo perfetto. Quale opera / personaggio che non hai ancora affrontato ti piacerebbe interpretare? Mi piace molto il ruolo di Edgar nell’opera Lucia di Lammer-

moor. Ho già studiato e spero di poter debuttare molto presto con questo personaggio.

BIOGRAFIA

• Nato a Luoyang (Cina), dal 2009 al 2014 ha studiato canto presso lo Shanghai Conservatory of Music con il maestro GeYi. Su incoraggiamento del maestro Ge, si è trasferito in Italia per proseguire e approfondire gli studi presso il Conservatorio G.Verdi di Milano con Adelina Scarabelli. Nel febbraio 2018, ha conseguito la laurea con 110 e lode. • Ha debuttato la prima volta allo Shanghai Concert Hall nell’ottobre del 2012. Nel settembre 2016 ha debuttato il ruolo di Rodolfo nella opera La Bohème al Teatro Verdi Montecatini Terme. Come tenore solista, ha cantato nei Carmina Burana di Carl Orff presso la Sala Verdi e poi al Teatro Civico di La Spezia nel 2016. Sempre presso il Teatro Verdi di Montecatini, l’8 settembre 2017 ha interpretato Mario Cavaradossi nella opera Tosca. • Nel dicembre 2018 ha debuttato il ruolo di Nemorino nell' opera L’elisir d’amore al Teatro Melfi Nel dicembre 2018 ha debuttato il ruolo di Mundus nella opera 68 A.D all’auditorium Gervasio di Matera. • Nel marzo 2019 ha debuttato il ruolo di Otello nell'Otello di Rossini in scena allo Statna Opera in Slovakia. • Nel maggio 2019 ha debuttato il ruolo di Don Ottavio nella opera Don Giovanni al Teatro Francesco Stabile di Potenza e nel ruolo di Mario nella opera Carillon al Teatro Filarmonica di Verona. • Nel agosto 2019 ha debuttato il ruolo di Duca di Mantova nella opera Rigoletto di Verdi al Teatro Romano di Benevento. • Nel marzo 2020 ha debuttato il ruolo di Don José nella opera Carmen al teatro Massimo Bellini di Catania. • Il 30 luglio ha partecipato al concerto Serenade di Benjamin Britten nel corso del XXVI Amfiteatrof Music Festival 2017. • Ha inoltre intrepretato come tenore solista il Requiem in D minor di Mozart; la Petite Messe Solennelle di Rossini, la Messe Solennelle nel Santa Cecilia di Charles Gounod e The Seven Last Words of Christ di Alfred Dubois. • È stato il protagonista di vari altri concerti in Cina, Italia, Giappone, Qatar.

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Che consiglio vuoi dare ai giovani che si avvicinano al mondo della lirica? Anch’io sono giovane ^_^, consiglierei ai giovani di non fermarsi mai nello studio, di non pensare solo alla tecnica di canto. Devono rivolgere la loro attenzione e studiare bene anche il fraseggio, la storia e la cultura. Che progetti hai per il futuro? Interpreterò il ruolo di Alfredo nell’opera La Traviata al teatro Trieste in giugno 2021. • RS


Frida – Viva La Vida

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INTERVISTA

Gianmario Cavallaro,

tra palco e organo a canne DAGLI ESORDI FINO ALLA CONSACRAZIONE, SENZA DIMENTICARE DI SPRONARE I GIOVANI ALLO STUDIO CON IMPEGNO E DEDIZIONE

I

l nostro viaggio all'interno del grande mondo della musica, questa volta ci porta a conoscere più da vicino la figura del Direttore d'Orchestra e abbiamo scambiato una piacevolissima chiacchierata con il Maestro Gianmario Cavallaro. Maestro Cavallaro, come è nata la sua passione per la musica? Da bambino, tra i 4 e i 5 anni, andavo in chiesa con i miei genitori ma la mia attenzione era catturata dal suono dell’organo a canne. Affascinato dalla maestosità dello strumento venivo spesso richiamato a voltarmi verso l’altare invece di

stare continuamente girato verso la cantoria. Poi giunto a casa provavo a riprodurre i canti che avevo ascoltato su una piccola tastiera da 15 tasti che mi era stata donata; Vedendo che i risultati, malgrado l’età erano favorevoli, decisero di farmi studiare. A quanti anni ha iniziato a prendere lezioni? Ci racconti il suo percorso... Come dicevo ho iniziato a studiare musica intorno ai 6 anni. Dopo alcuni anni dedicati ovviamente

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al pianoforte ho intrapreso anche lo studio dell’organo. Ancora studente, sono stato Assistente del M° Mauro Trombetta alla direzione del Coro S.Gregorio Magno: una bella esperienza durante la quale ho avuto modo di allestire opere e concerti. Da qui gli esami accademici fino al con-


di Daniele Colzani

seguimento del Diploma in Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio di Parma. In seguito mi sono perfezionato a Milano con il M° Romano Gandolfi. Nel 2001 l’incontro con il M° Carlo Pesta che mi affida l’incarico di Maestro del Coro e Coordinatore Musicale del Teatro Coccia di Novara; ruolo rivestito per 10 anni consecutivi. Nel frattempo ho continuato gli studi in dire-

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al canale Youtube del Maestro Cavallaro 27


zione d’orchestra con diversi insegnanti. Da qui le prime importanti direzioni e l’inizio della carriera. C’è un grande Maestro del passato al quale si ispira? Penso che ci sia da imparare un po’ da tutti i Grandi Maestri: ognuno ci insegna qualcosa di magico, di geniale, basta studiali con tanta attenzione. Che ricordi ha della Sua prima esibizione? Che rappresentazione era? Parlando di esibizioni fatte all’inizio di carriera sono diverse quelle che ricordo con grande piacere: su tutte però vi è l’esecuzione de Il Lago dei Cigni di Tchaicovsky realizzato in Versiliana con Il Balletto di Mosca: un’emozione grandissima! Come ha vissuto il periodo di riposo “forzato” dovuto al lockdown senza potersi esibire sul palco? Ho cercato di mantenere la calma e l’equilibrio. Dal punto di vista psicologico ho sempre cercato di vedere “l’uscita dal

tunnel”, sotto il profilo lavorativo è stata una catastrofe! Tantissimi lavori programmati sono stati annullati o in alcuni casi rinviati a data da definire; resta inteso che è una situazio-

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ne drammatica che coinvolge davvero tutti perché tocca il cosiddetto “indotto” quindi, fermando i Teatri si fermano anche gli hotel, i ristoranti, i bar ecc …


Le manca il contatto con il pubblico? Tantissimo! Per un Artista il contatto con il Pubblico è linfa vitale; non dimentichiamo che durante una rappresentazione avviene un vero e proprio scambio di emozioni tra la platea e il palcoscenico: senza il Pubblico tutto questo viene meno. Ha un gesto scaramantico, un rito che l'accompagna prima di ogni esibizione? Ogni volta prima di andare in scena e salire sul podio faccio il Segno della Croce. Su quale palco, con quale Orchestra e con quale opera / brano / balletto Le piacerebbe esibirsi per il rientro sulle scene? Sono tanti i luoghi nei quali mi piacerebbe esibirmi! Non ho una vera e propria preferenza tuttavia sarebbe bello poter girare il maggior numeri di Teatri in Italia e all’estero proprio per riscattare la grande voglia di tornare alla normalità. Con il Balletto di Milano, del quale sono direttore musicale vorrei

riprendere da dove ci siamo fermati a febbraio 2020…. Quale rappresentazione che non ha ancora affrontato Le piacerebbe dirigere? E perchè... Una composizione che vor-

rei dirigere in futuro è il Concerto n°2 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov; sono affascinato dalla Musica dei Compositori Russi per i toni nostalgici e di grande intensità; orchestrazioni stupende! Vi sono poi diversi titoli di Opera e Balletto ai quali stiamo lavorando con le nostre Fondazioni presiedute dal M°Pesta e coreografate dalla brava Agnese Omodei Salè, ma di questo preferisco non parlarne ora, per scaramanzia… Il mondo della direzione d’orchestra è appannaggio prevalentemente degli uomini... pensa che le donne (cito due nomi italiani tra i più famosi come Beatrice Venezi e Speranza Cappucci) possano avere lo stesso successo? Hanno anche in questo campo quella “famosa marcia in più”? Si è vero che la maggior parte dei direttori sono uomini ma ciò non toglie che l’arte della direzione è data da capacità tecniche ed espressive: pertanto ritengo che, una volta acqui-

WWW.GIANMARIOCAVALLARO.IT 29


site le nozioni necessarie, la differenza non è data dal sesso di chi sta sul podio bensì dalla sensibilità e dal carisma di cui questi è dotato/a. Che consiglio vuol dare ai giovani che si avvicinano al mondo della musica e della direzione d’orchestra in particolare? L’unico consiglio che mi sento di dare ai giovani è quello di inseguire sempre il proprio sogno con serietà e determinazione. Ciò che conta è studiare bene ed essere preparati: malgrado le difficoltà innegabili del settore, coloro che credono in quel che fanno e ci mettono impegno e dedizione vengono premiati! Forza ragazzi!!! Ci parli della sua passione per gli organi a canne... che sensazione prova quando li suona? Come ho accennato all’inizio dell’intervista l’organo è per me una sorta di “primo amore”. È lo strumento che prediligo, senza nulla togliere agli altri. Probabilmente lo amo perché da solo è in grado di riprodurre molti suoni diversi attraverso i suoi registri. Quando

siedo alla consolle è un po’ come dirigere l’Orchestra proprio grazie alle tante risorse timbriche di questa meravigliosa macchina non a caso definita:Re degli Strumenti. Che progetti ha per il futuro? Ha mai pensato di comporre un brano /opera? I progetti per il futuro ovviamente sono tanti: dobbiamo ripartire con la Stagione di Opera e Balletto al Teatro degli Arcimboldi, abbiamo in programma La Stagione estiva in diverse Città con Gala Lirici e Balletti, stiamo riprogrammando la Stagione 2021/22, inoltre tra i vari impegni ci sono anche le tournè all’estero. Per quanto riguarda la seconda domanda penso che ciascuno debba fare il proprio me-

stiere: tantissima Musica è già stata scritta. Bravi Compositori, anche oggi, scrivono pagine molto belle ed interessanti; non ho la presunzione di creare nulla di nuovo ma mi sforzo ogni giorno di svolgere con passione e decoro il mio ruolo, quello di Direttore che è già abbastanza complesso e che mi impegna totalmente. • RS

BIOGRAFIA

• Direttore Musicale di Opera & Ballet Swiss, Balletto di Milano, Arteatro e CalmaArt (Tallinn) delle quali è direttore artistico il M°Carlo Pesta.

• Dopo il Diploma in Musica Corale e Direzione di Coro conseguito presso il Conservatorio di Parma studia pianoforte, composizione, lettura della partitura, direzione d’orchestra sotto la guida di diversi insegnanti, perfezionandosi con il M°Romano Gandolfi. (già direttore del Coro della Scala) • Dopo una lunga esperienza come Maestro del Coro presso il Teatro Coccia di Novara inizia l’attività di Direttore d’Orchestra debuttando in prima nazionale ne “Il Lago dei Cigni” con il Balletto di Mosca. Da qui ha inizio un intensa attività che lo porta ad esibirsi con successo in tutta Italia, dove dirige in importanti Teatri quali: il Teatro degli Arcimboldi, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Bellini di Catania, il Gran Teatro Puccini di Torre del Lago, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro Capranica di Roma e molti altri. • Realizza eventi sacri anche in Basiliche come: il Duomo di Milano, la Cattedrale di S.Maria del Fiore a Firenze, la Basilica di S.Marco a Venezia, la Basilica di S.Pietro in Vaticano... • Da ricordare anche il concerto per EXPO 2015 con Andrea Bocelli e l’Orchestra RAI e l’Amadeus Kammerchor; la direzione dell’Inno Nazionale all’autodromo di Monza per il G.P. di F1 nel 2019 entrambi trasmessi in diretta Mondovisione. • All’estero si esibisce in: Francia, Germania, Austria, Svizzera, Turchia, Svezia, Estonia, Polonia, Russia, Canada, Brasile in occasione di prestigiosi Festivals internazionali della musica tra cui il Primtemps des Arts di Montecarlo, il Festival di Musica Sacra del Principato di Monaco, il Musikfestspiele di Dresda, il XXV festival internazionale di musica di Istanbul, Il Saaremaa Opera Festival, il Festival Cantelli di Novara, il festival Opera & Ballet di Locarno, il festival di Ginevra. • Partecipa a commissioni esaminatrici in Concorsi, audizioni teatrali per artisti del Coro, Cantanti solisti e Professori d’Orchestra. • Fondatore e Direttore dell’Orchestra Filarmonica Amadeus, dell’Amadeus Kammerchor, formazioni con le quali svolge intensa attività concertistica. Dal 2015 è anche direttore del Coro Città di Milano.

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INTERVISTA

La scena come uno spazio sacro, dove si esprime l’Essere

CON LA VIA DELL’ESSERE® ILARIA DRAGO SFIDA IL CAMBIAMENTO DELL’ATTUALE PARADIGMA DELLE RELAZIONI: NON PIÙ COMPETIZIONE, MA CONDIVISIONE E COLLABORAZIONE © Cristina Latini

I

laria Drago è attrice, autrice, regista, performer e pedagoga. L’ho virtualmente conosciuta al Virtual Summit Change!, organizzato nel weekend del 10 e 11 aprile da Daniel Lumera. Credo che il suo percorso artistico incarni perfettamente il focus che sto portando avanti da un anno, sul mio magazine, dedicato al benessere che viene dall’arte. Attualmente tiene seminari di teatro e crescita personale in tutta Italia.. Chi è Ilaria Drago? Quale il tuo percorso formativo ed artistico? Chi sono? Forse lo scoprirò alla fine della vita, chi sarò stata! Posso dire che sono una ricercatrice e che questa ricerca si sia poggiata con forza e delicatezza sull’arte. Una ricerca spirituale. Sono una delle poche allieve di Perla Peragallo, tempesta artistica degli anni ’70, e forgiata in una scuola che chiedeva di non nascondersi, ma di mostrare la verità. Una scuola dura, con una vera Maestra da cui imparare o scappare perché non faceva sconti. Ho creato subito dopo la scuola la mia Compagnia e contemporaneamente fatto esperienza nella Compagnia di Leo De Berardinis. Poi altre formazioni: due in Danza Sensibile®, (una pratica somatica che attraverso il movimento consapevole conduce ad una maggiore conoscenza di sé, del proprio corpo, delle proprie percezioni ed emozioni, creata dal danzatore coreografo Claude Coldy); l’incontro con la Roy

Tempo di fioritura

Hart e Kaya Anderson per la ricerca vocale, e dieci anni con la cantante Rosanna Rossoni. A fianco della formazione artistica ho portato e porto avanti la ricerca nel campo della crescita personale: diploma come counselor presso l’Istituto Gestalt di Lucca Arcobaleno; formazione in Riprogrammazione Esperienziale Sistemica con Giuliana Strauss; corso PSYCH-K® e la Scuola Internazionale del Perdono di Daniel Lumera con una formazione in My Life Design. Quando hai capito di voler essere un’attrice?

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In realtà non avrei mai voluto fare l’attrice! Da ragazza danzavo e volevo solo quello. Poi un giorno d’improvviso, parlando con mia madre: “parto e vado a studiare teatro a Roma!”. Non mi sento un’attrice tout court, mi sembra quasi limitante, mi sento di vivere la scena come uno spazio sacro dove l’Essere si esprime attraverso i personaggi che incontro o che mi abitano. Sono autrice di quasi tutti i miei lavori, per cui ogni cosa che riguardi la scena è parte di me dalla scrittura al gesto, dal suono alle luci, fino alla polve-


sapevolezza dell’istante che viviamo adesso, senza la trappola di un futuro irraggiungibile o la gogna di un passato che tarpa le ali. Consapevolezza è anche un atto di grande responsabilità. Nella presenza di quello che ci accade dentro, delle emozioni e delle sensazioni possiamo diventare attori e veri protagonisti della nostra vita, senza delegare a nessuno la nostra felicità, senza lasciarci manipolare o deturpare dalla confusione forsennata di ogni giorno. Sentire cosa ci tocca, contattare quella sapienza che non riguarda la mente, ma qualcosa di molto più grande e misterioso e che ci permette di vivere una profonda connessione con la Madre Terra e con tutti gli esseri, con quello che siamo davvero in questo attimo di vita terrestre! Consapevolezza è iniziare a smettere di credere al falso e tentare la strada del vero:

© Andrea Macchia

re e l’odore del palco! La scena intera diventa il mio corpo, ogni dettaglio è importante. Anche il vuoto. "Riconoscere le nostre emozioni senza giudicarle o respingerle, abbracciandole con consapevolezza, è un atto di ritorno a casa" Thich Nhat Hanh. Come il teatro può aiutarci a fare esperienza di noi stessi? Il teatro è capace di donare l’incontro con se stessi proprio perché grazie ai personaggi e alle loro storie si toccano emozioni che possiamo portare in luce. Per fare esperienza di noi stessi dobbiamo però uscire dai cliché e contattare la nostra autenticità; cogliere da noi, come da uno scrigno ricco del tesoro delle nostre memorie, quelle emozioni vive che tocchiamo o abbiamo toccato ogni giorno. La vita scenica quindi ci offre l’opportunità del coraggio: si fa esperienza di noi stessi estraendo da sé una verità che non teme la luce, l’essenza spoglia. Verità che nella vita spesso abbiamo paura di esprimere o anche solo accostare. Cosa significa “essere consapevoli”? Per me essere consapevoli ha a che fare con l’essere presenti. Presenti a se stessi… ora! Con-

Transhumance

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© Cristina Latini

di Silvia Arosio

Tempo di fioritura

arrendersi alla Vita, tagliare via le false credenze di cui siamo quasi totalmente impregnati, smettere di sognare i sogni degli altri e mettere a tacere l’infinita bagarre di pensieri fuorvianti che infesta la nostra testa. La Via dell’Essere® è un percorso rivolto a tutti coloro che desiderino fare un viaggio alla scoperta di sé e delle proprie emozioni. Di cosa si tratta? La Via dell’Essere® è una sinergia fra la mia ricerca artistica e quella spirituale e umana. È una sfida per il cambiamento dell’attuale paradigma delle relazioni umane e oserei dire che è un atto politico di felicità e di rigenerazione: non più competizione, ma condivisione e collaborazione; non più scontro, ma incontro con sé e gli altri. Per fare questo occorre il meraviglioso coraggio e il grande desiderio di prendere in mano la propria vita rinunciando ad una comoda schiavitù e anche al vittimismo che tante volte ci contraddistingue. Tutti noi siamo pieni di condizionamenti e rinunce, giudizi velenosi e paure (il peggiore dei giudizi lo riserviamo a noi stessi!).


© Antonio Ficai

Compassione Make Up Artist Anna Rita Mila Severini

Tutti noi nella vita recitiamo uno o più copioni, ruoli in ogni diversa occasione. Sotto questa tempesta di maschere e illusioni siamo spesso attanagliati da tristezza e paura, non riusciamo più ad esprimerci, perdiamo il contatto noi stessi e il nostro Essere diviene un lutto costante. Mentre in teatro quando scendiamo dal palco, lasciamo andare subito quel dato ruolo, nella vita ci identifichiamo a tale punto da credere di essere quello e non lo molliamo più. Per sopravvivenza? Per paura? Per essere riconosciuti e visti? Ne Via dell’Essere® non vogliamo più sopravvivere e vogliamo meravigliarci di ogni cosa! Andiamo a vedere con gentilezza, amorevolezza, collaborazione e forza cosa c’è dietro la maschera e come possiamo ricontattare noi stessi; come possiamo ricominciare ad accoglierci ed amarci. Come possiamo prenderci la responsabilità di tornare ad essere protagonisti e non comparse. Sperimentiamo cosa significhi onorare la nostra vita e quella degli altri in un abbraccio che

ci rende comunità poetica innamorata della vita! Quanto può essere importante fare teatro in questo periodo di pandemia? Quanto può essere considerato ”cura di sé”? È fondamentale! Se lo capisse chi di dovere saremmo a cavallo! Ho incontrato tante persone e la necessità vitale di ascoltarsi, sentirsi, mantenersi vivi, non crollare nell’isolamento. Abbiamo riso, pianto, aperto le braccia per fare danzare il cuore, chiuso i pugni come invettiva alle chiusure forzate, cantato. E siamo arrivati anche a comprendere come lo spazio apparentemente chiuso, potesse diventare invece uno spazio ampissimo e pieno di possibile libertà. Abbiamo gustato la gioia dell’altro, se pur virtuale, scoprendo che tutti siamo Uno e che l’altro è una par-

te di sé. Questo ha fatto unione, durante questa feroce distanza. Abbiamo fatto rinascere l’ascolto e l’incontro scoprendo che la misura della vicinanza non è data da etichette, carte di identità, curricula, status sociale, colori o generi, così come forse era prima, ma dal guardarsi davvero e oltre ogni pregiudizio. La capacità della solitudine è un conto, l’isolamento forzato un altro! Paradossalmente e seppure durissima, proprio questa chiusura ci ha portato a guardarci in faccia e soprattutto nel cuore. Il teatro è cura e resilienza pura. E quanto il teatro può essere fondamentale per i giovani? Il teatro, quello che è profondamente radicato nella sua origine di rito collettivo portatore di conoscenza di sé e catarsi è importantissimo. Ma è necessario praticarlo e trasmetterlo con l’attenzione e la consapevolezza di quello che si porta e si fa. Il teatro non è distrazione di massa, non è intrattenimento. È un percorso capace di aprire la mente e il cuore e soprattutto di accogliere e mostrare le necessità di ognuno. Non si può essere superficiali con i ragazzi, non lo si deve. È ascolto, prima di tutto, cosa di cui credo loro abbiano

Simone Weil

© Cristina Latini

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Compassione Make Up Artist Anna Rita Mila Severini

© Marco Marran

assolutamente bisogno, soprattutto adesso. Ho avuto modo di incontrare adolescenti che non avevano la minima coscienza del proprio corpo – pensa, oggi che c’è internet e che sembrano sapere tutto, avere tanta dimestichezza con i muscoli o con il sesso! - avevano paura anche solo di togliersi una scarpa, di sfiorarsi, figuriamoci di essere loro stessi! Erano spaventati, soli, senza direzione. E arrabbiati, molto arrabbiati! Non è stato facile, ma quello che hanno riconosciuto è stata la sincerità e l’autenticità e da lì è nato il rispetto e l’accoglienza. Da lì è nato anche il coraggio di dirsi, di rivelarsi. La lotta con un virtuale inconsapevole è titanica e adesso nella lontananza si rischia di creare fratture spaventose dentro questi ragazzi. Il corpo è fondamentale! Il tocco, il respiro, la socialità sono crescita, consapevolezza, evoluzione. So che anche tu stai portando avanti la formazione a distanza. Come si può declinare questo tipo di didattica, per essere davvero efficace? Efficace è sapere che ogni cosa che facciamo dipende dalla qualità con cui la facciamo, non dalla quantità! Soprattutto ades-

so la qualità è decisiva. Per me la trasmissione necessita prima di tutto della qualità dell’ascolto profondo. Nel virtuale manca l’elemento fondamentale del corpo e delle relazioni vive che ci nutrono e tante volte curano e questa mancanza adesso va colmata da una attenzione totale per chi abbiamo davanti. Occorre essere presenti all’intenzione di ogni nostra azione. Perché lo sto facendo? Qual è il senso? Quale Simone Weil

© Vittoria Fenati

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il vero obiettivo? Cosa porto e offro? Cosa ricevo? Il mio editoriale è dedicato al cambiamento. Cos’è per te e come il teatro può aiutarci questo? La vita ci insegna che il cambiamento avviene in ogni istante, ogni giorno dentro e fuori di noi. Ed è questa una grande bellezza. Solo che possiamo decidere noi quale lettura dare ad ogni cambiamento e poi in che direzione orientarlo. Decidere se esserne vittime oppure giocolieri e funamboli pronti alla sfida! Cambiare e riuscire a stare nel flusso della vita. Avere il coraggio di lasciare andare – così come si fa con un vecchio vestito che non ci sta più - e osare lo sconosciuto radicandosi nella verità del nostro sentire presente. Il teatro ci riconnette fortemente a questo sentire e alle emozioni. Ci permette di orientarle, trasformarle e non subirle. Non ci giudica! Non punta il dito! Nel momento in cui prendiamo coscienza di ciò che siamo possiamo offrirlo agli altri senza violenza. Con una dolcezza assertiva, centrata che parli delle nostre necessità ed esprima la


Viriditas Tornare Vivi

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Antigone Concert

© Giacomo Saviozzi

come mucche da consumo. Ho incontrato e incontro tanta gente e la gente ha fame di vita! Questo facciamo quando ci si vede: cerchiamo di nutrirci di vita! Non ci si può più aspettare che qualcuno educhi il pubblico se quel qualcuno non sa neppure di lontano cosa sia l’arte! Se quel qualcuno conosce tutt’al più gli abbonamenti ai noiosissimi spettacoli di cui non ricordano nulla se non l’etichetta dell’ultimo tailleur alla moda visto nel foyer. In teatro bisognerebbe venire nudi o almeno uscire come tali! Ma il potere economico è ben lontano dall’offrire questo ed è riuscito a contaminare anche troppi spazi artistici. Per me serve fare prima una grande pulizia fra chi dovrebbe educare il pubblico e anche fra quelli che si dichiarano artisti. Se i media volessero metterebbero in luce più il teatro che il calcio! Ma si sa, l’economia è la padrona.

© Cristina Latini

nostra creatività. Il teatro ci ricorda che siamo molto, molto di più di quello che ci hanno fatto credere, quello che crediamo di essere. C’è una infinita bellezza in noi e la possiamo scoprire ed esprimere. Possiamo permetterci di scegliere da che parte stare, se nella disperazione o nell’amore concreto che si traduca in azione consapevole. Come “educare” il pubblico al teatro? Questa è una domanda che apre questioni parecchio intricate. Forse la prima domanda che dovrebbe essere fatta è se si voglia davvero educare il pubblico al teatro! Se si voglia davvero portarlo all’incontro con qualcosa che lo possa destare dal sonno quotidiano! Un pubblico addormentato, disinteressato, stressato e succube di tanta tv spazzatura è di certo più addomesticabile e manipolabile. Siamo produttori di prodotti e siamo prodotti di consumo! Siamo numeri, percentuali. Il teatro non richiede consumo, chiama alla veglia, urla perché le anime si destino e facciano continua vera esperienza di sé. Incita alla nascita della coscienza! Anela e si batte per la libertà. Prima di tutto libertà di essere umani e non replicanti, donne e uomini da rispettare e non da tatuare

Come sarà il Teatro del futuro? Se il teatro non riprende contatto con la sua anima, la sua centratura, oserei dire la sua missione vera, non ha neppure senso che continui! Era distrutto prima della pandemia, ora è raso al suolo. La dimostrazione che a ben pochi interessi è che ora non si faccia una rivoluzione per poterlo andare a vedere. Guardiamo chiese gremite, centri commerciali pieni e le porte dei teatri chiuse. Il teatro è noia, è lontanissimo, questo arriva a tanti. Più della cultura è meglio finanziare la guerra ed esaltare come eroi i calciatori! Servirebbero invece persone lungimiranti che puntino i riflettori sui teatranti, giornalisti e spazi di visibilità che coltivino e nutrano l’interesse e la relazione fra il pubblico e gli artisti. Non so come sarà in futuro e al momento non credo nel teatro in streaming (tra l’altro ci andrà solo quello finanziato, quello che gode di una grande forza economica), perché il teatro è uno scambio vero, un rito che si fa solo dal vivo! Il teatro è vita che incontra vita. • RS


CINEMA

di Emanuela Cattaneo

Profumo di Oscar per il

lungometraggio "

Baradar"

CON 58 NOMINATION A PREMI INTERNAZIONALI È TRATTO DAL LIBRO STANOTTE GUARDIAMO LE STELLE

S

tanotte guardiamo le stelle" racconta la storia vera di Alì Ehsani, autore del libro insieme a Francesco Casolo. Alì ha solo otto anni quando, di ritorno da scuola, scopre che una bomba ha distrutto la sua casa e ucciso i suoi genitori. Insieme al fratello maggiore Mohammed capisce che deve abbandonare Kabul in cerca di una nuova vita. Inizia così per i due fratelli una vera e propria odissea di cinque lunghi anni, che li porterà dall’Afghanistan al Pakistan, all’Iran, fino alla Turchia, alle porte dell’Europa. Ora c’è solo un piccolo lembo di mare che li separa dalla Grecia, ma, privi di soldi, l’unico modo per arrivarci è con un canotto di

gomma e Mohammed non vuole che il fratellino faccia quella traversata pericolosa. Il suo piano è arrivare in Grecia da solo e racimolare in poco tempo abbastanza soldi per pagare uno scafista che faccia attraversare Alì, così che si possano ritrovare. Il viaggio del fratello è la loro unica speranza per una nuova vita in Europa, ma Alì è ancora piccolo: come può sopravvivere tutto solo in una città grande come Istanbul, dove non ha nessuno su cui contare? Baradar, l’intenso cortometraggio di Beppe Tufarulo, fotografa proprio questo momento cruciale del viaggio di Alì e Mohammed. Quando i due fratelli sono costretti a separarsi,

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IL TRAILER

Inquadra il QRcode e guarda il promo del film Baradar Mohammed si prepara a intraprendere la pericolosa traversata in canotto e insegna ad Alì cosa fare per sopravvivere da solo in un Paese straniero. • RS


INTERVISTA

La musica ci aiuta ad essere felici e a stare meglio

LA PROF.SSA DE VIVO CI RACCONTA, IN QUESTA IMPORTANTE INTERVISTA, LE ULTIME SCOPERTE SULLE NEUROSCIENZE ED IL BENESSERE

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mmaculata De Vivo, scienziata di origini italiane, è fra le massime esperte mondiali nel settore dell'epidemiologia molecolare e della genetica del cancro. È docente di Medicina alla Harvard Medical School e professoressa di Epidemiologia alla Harvard School of Public Health. Ha scritto, insieme a Daniel Lumera, che abbiamo già intervistato a gennaio, il libro Biologia della Gentilezza, edito da Mondadori, che ha ottenuto il primo posto nell’Area B “Scienze della vita e della salute” del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica – Giancarlo Dosi, edizione 2020. Con l’intervista alla Professoressa De Vivo, proseguiamo nella ricerca sul benessere dell’uomo, non solo in questo periodo di pandemia, ma in linea generale. Professoressa, leggendo il suo libro, ma anche altri, come La Cura, del dr.Adelio Artesani, mi sto imbattendo spesso nei “telomeri”. Di cosa si tratta?

I telomeri sono degli ammassi di DNA che si trovano alle estremità dei cromosomi e hanno il compito di proteggerli da eventuali danni. Mentre il patrimonio genetico di una persona è immutabile nel tempo, i telomeri sono soggetti a un naturale processo di logoramento. Detto in termini semplici, a ogni divisione cellulare i telomeri diventano un po’ più corti e questo avviene in modo progressivo e irreversibile nel corso della vita. Telomeri più corti proteggono meno bene la cellula, che va incontro così a invecchiamento ed è più suscettibile alle malattie croniche. Se non possiamo fermare questo processo, possiamo però evitare che esso acceleri. Sappiamo infatti che fattori ambientali e stili di vita negativi - come cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo, stress, sonno insufficiente - possono rendere più veloce l’accorciamento dei telomeri e quindi contribuire a far invecchiare prima l’organismo. Al contrario, gli stili di vita sani possono evitare questa accelerazione, aiutandoci a mantenere il processo di invecchiamento entro ritmi naturali. Praticamente, secondo l’epigenetica, gli stati mentali, le disposizioni d’animo, la vita interiore possono modificare il nostro organismo?

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Sì, gli studi scientifici ci hanno permesso di osservare una correlazione fra gentilezza, ottimismo, gratitudine e un più attenuato logoramento del DNA, che significa abbassamento del rischio di sviluppare malattie croniche come cancro, diabete, disturbi cardiovascolari e renali, morbo di Alzheimer. Essere ben disposti verso gli altri fa bene anche a noi stessi, non solo sul piano psicologico e spirituale, ma anche su quello biologico. I telomeri ci consentono di misurare in modo oggettivo queste correlazioni e di comprendere quali sono gli stili di vita dannosi e quali quelli protettivi. Non solo alimentazione sana, attività fisica e sonno regolare favoriscono la longevità, ma anche l’altruismo, fare volontariato, avere una sana rete di relazioni sociali. Emiliano Toso ci aveva raccontato come tutti noi nascia-


di Silvia Arosio

IMMACULATA DE VIVO • Scienziata di origini italiane, classe 1964, è fra le massime esperte mondiali nel settore dell'epidemiologia molecolare e della genetica del cancro. • È docente di Medicina alla Harvard Medical School e professoressa di Epidemiologia alla Harvard School of Public Health.

Nel libro che ha scritto con Daniel Lumera, si parla di “gentilezza”. Cosa è “gentile” secondo lei? Il respiro può essere gentile? E un pensiero? Da un punto di vista scientifico, gentilezza è tutto ciò che è associato a uno stato di calma e di serenità, quindi l’opposto dello stress. Ed è per questo che la gentilezza è una potente arma contro lo stress, che io definisco il nemico numero uno dei telomeri perché è tra i principali responsabili del loro accorciamento accelerato. Tutto ciò che può disinnescare lo stress ha effetti positivi sulla nostra salute, quindi la gentilezza è l’antistress per eccellenza. Può essere gentile il respiro, come dimostrano gli studi sugli effetti calmanti degli esercizi di respirazione, può essere gentile

un pensiero, che attenua gli stati d’ansia e protegge da stress ossidativo e stati infiammatori. Come le neuroscienze stanno modificando la medicina e l’approccio con l’essere umano e la malattia? Le neuroscienze sono un importante alleato per ogni ambito della medicina, perché grazie alle scansioni cerebrali permettono ai medici di avere delle immagini oggettive dei processi biochimici che interessano il cervello. Siamo in grado di vedere quali zone cerebrali si attivano in conseguenza di vari stimoli, il che ci ha permesso di delineare una “mappa” del cervello che ci aiuta a capire dove e come intervenire. Grazie anche alle neuroscienze si sta andando sempre di più verso cure e trattamenti più personalizzati, che tengono conto delle specificità di ogni paziente e sono per questo più efficaci e con meno effetti collaterali. Nel libro, parla di gentilezza, attività fisica, dieta mediterranea ma anche di musica. Come la musica può aiutare l’uomo nella sua interezza? Quale tipo di musica consiglia e cosa pensa della frequenza a 432hz?

© PublicDomainPictures da Pixabay

mo con un DNA, che potrebbe essere paragonato ad uno spartito musicale: l’intenzione con cui viene eseguita una musica scritta determina la riuscita o meno dell’esecuzione. È d’accordo? Come si declina tutto questo con il nostro DNA? È un modo di dire molto comune fra noi scienziati quello per cui la genetica rappresenta lo spartito musicale, mentre l’epigenetica l’interpretazione. A partire da una stessa scrittura di note, che è un dato oggettivo, si può avere una resa musicale diversa a seconda di come la si suona: in epigenetica questa è l’azione dei fattori ambientali e degli stili di vita. I geni di per sé non possono essere modificati, ma il modo in cui questi si esprimono può essere influenzato anche dalle nostre abitudini. Si può avere una predisposizione genetica verso una determinata malattia, ma si possono ridurre drasticamente le possibilità che questa si sviluppi attraverso stili di vita protettivi. Dico spesso che il DNA non è il nostro destino, ma solo una parte di esso: il resto può essere determinato dalle scelte che facciamo.

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La musica ha dimostrato di poter modificare la plasticità del cervello umano, influenzandone la morfologia e le funzionalità. Ha straordinari effetti calmanti e curativi, è in grado di accelerare i processi di recupero di persone colpite da malattie cardiache o lesioni cerebrali. È indubbiamente un’arte che può avere un ruolo importante nel benessere delle persone, al punto che gli scienziati si stanno interessando sempre di più allo studio dei suoi meccanismi di interazione con l’uomo. Personalmente il mio consiglio è quello di ascoltare la musica che ci rende felici, qualunque essa sia, perché è attraverso le emozioni positive che si esercita la sua azione protettiva. Non esiste una musica curativa valida per tutti, esiste la musica che fa stare bene ciascuno di noi. Io ad esempio amo molto Rachmaninoff e mi emoziona ascoltare le sue opere, ma qualcun altro non ne ricaverà la stessa gioia e quindi non ne avrà nessun beneficio. Riguardo alla frequenza a 432hz, non è un argomento che conosco, quindi non posso esprimere un parere. Zygmunt Bauman ha lanciato il retrotopia, ovvero un’utopia rivolta al passato. Si tratta dell’incapacità di guardare al futuro con speranza e fiducia, preferendo rivolgere lo sguardo verso un passato idealizzato. Cos’è per lei l’ottimismo? Come lo possiamo “allenare” in periodi difficili? Per me l’ottimismo è un modo di guardare il mondo, uno sguardo positivo anche nei momenti in cui le cose vanno male, basato sulla consapevolezza che prima o poi il momento brutto passerà

e le cose andranno meglio. È in parte una condizione innata, ma può essere appreso o “allenato” nei momenti in cui sembra appannarsi un po’. Lo si può fare in tanti modi: attraverso atti di gentilezza, tenendo un diario o compilando “liste di gratitudine” in cui ringraziare le persone e le cose che ci fanno stare bene, facendo volontariato, dedicandosi a una causa, tenendosi attivi fisicamente, facendo meditazione. È importante allenare il proprio senso di scopo, trovare sempre

un obiettivo sul quale indirizzare le proprie energie, perché questo aiuta a vedere le cose al di fuori di sé, favorendo una visione positiva del futuro. Ha dichiarato che “Gli scienziati sono ottimisti per definizione!”: non sembra proprio, analizzando le uscite mediatiche di alcuni studiosi, pensando alla pandemia… Che ne pensa? Sono sempre convinta che gli scienziati siano ottimisti per definizione e la pandemia non ha cambiato questo mio modo di vedere. Chi non è ottimista tende a mollare alle prime diffi-

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coltà e difficilmente raggiunge il proprio obiettivo. Nella scienza questo vuol dire che se un esperimento va male, si avrà meno fiducia nel fatto che il prossimo possa andare bene e si rischia di abbandonare filoni di ricerca promettenti solo per un incidente di percorso. La mia carriera di ricercatrice mi ha insegnato a non demordere e a insistere anche quando i primi risultati non erano incoraggianti. Se non fossi stata ottimista avrei probabilmente mollato e questo non mi avrebbe portata molto lontano. Ai miei tirocinanti in laboratorio dico sempre: «Arrendersi non è un’opzione». La pandemia è stata un’esperienza drammatica, ma a noi scienziati ha insegnato tantissimo e tutte queste conoscenze saranno utilissime in futuro. Cosa pensa dello stop forzato dell’arte e degli eventi dal vivo? Come si può tornare a fruire della musica live? Penso che sia stato un colpo molto forte allo spirito umano e alla sua necessità di esprimersi. Abbiamo trovato altri modi di fruire la musica e le arti in genere, ma la musica dal vivo è tutta un’altra esperienza che non può essere ricreata in altro modo. Si stabilisce una connessione fortissima tra le persone, data dal fatto di condividere quell’esperienza di ascolto nello stesso luogo, tutti insieme. L’unico modo per poter tornare a gioire della musica live è aspettare di poterlo fare di nuovo in condizioni di sicurezza, perché naturalmente la salute e l’incolumità delle persone viene prima di tutto. Ma sono un’ottimista e per questo sono sicura che torneremo a vivere e condividere queste belle emozioni molto presto. • RS


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INTERVISTA

Gli ospedali come luoghi

di rigenerazione e rinascita

© Maurizio Marcato

“LA BELLEZZA HA INDUBITABILMENTE UN ELEVATO POTERE TERAPEUTICO. LA BELLEZZA CONTENUTISTICA E ESPRESSIVA RAPPRESENTA UN EFFERVESCENTE MOTORE PER VIVIFICARE LA VITA”

L'architetto Simone Micheli

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ella linea benessere ed arte, che sto seguendo dall’inizio della pandemia sul nostro magazine, ho intervistato Simone Micheli, architetto di fama internazionale, designer di interni e di prodotto, che, nel suo blog, ha lanciato qualche tempo fa la provocazione su quanto sarebbe importante lavorare sul design degli ospedali e sulle strutture a lunga degenza, per migliorare il benessere dei pazienti. Architetto, quando pensiamo agli ospedali abbiamo sempre un ricordo sgradevole legato ai sensi, una sinestesia di verde e bianco, di odori acri e di disinfettante che ci investe subito sulla soglia, di rumori di macchinari o di lamenti, quasi in un girone infernale. Abbiamo già analizzato su queste pagine come a livello uditivo,

l’utilizzo della musica stia sempre più entrando nelle sale operatorie o nei reparti. Qual è il problema di fondo di queste strutture? Il legame con un obsoleto stereotipo! La generalizzata negazione, da parte della classe dirigente di questo “mondo nel mondo”, di mutare prospettiva per dare un diverso valore alla vita.

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Questi ambiti spaziali dovrebbero essere concepiti come luoghi di rinascita, di rigenerazione, di ricostruzione. Dovrebbero rappresentare fulcri di positiva energia. Dovrebbero cambiare completamente senso e volto! Lei cita Monsignor Giuliano Agresti, caro amico di suo padre, ch’era solito dire “Attraverso la


di Silvia Arosio

LYFE Care - Homes & Clinics, Abu Dhabi Work in progress

bellezza, è possibile generare guarigione”. Forse bisognerebbe entrare nel mood di pensiero che gli ospedali sono luoghi di guarigione e non di sofferenza e morte... Proprio così! Dostoevskij scrive ne L’Idiota: “La bellezza salverà il mondo”. Ci credo! La bellezza ha indubitabilmente un elevato potere terapeutico. La bellezza

contenutistica e espressiva rappresenta un effervescente motore per vivificare la vita. La bellezza favorisce il sogno, la positività, il sorriso, la guarigione. Come annunciato negli anni '70, dalla neo disciplina Psicologia ambientale, l’ambiente dev’essere costruito sull’esigenza degli utenti e non su quelle del progettista. Ci sono secon-

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do lei, studi che avvalorano la teoria del benessere dato dall’ambiente? Infiniti sono gli studi compiuti nel tempo che non hanno però generato eccellenti concrete realizzazioni capaci di divenire manifesti per un possibile rinnovato fare. Le nuove frontiere sono ancora da tracciare, tutto è da rifondare, tutto è da ripensare attraverso un virtuoso


© Gianluigi Ceccarelli

Contemporary Room, Castello di Solfagnano, Perugia

Riflettere con inconscia attenzione, saltare lo stereotipo, trasformare pensieri omologati in nuove realtà. Bruno Munari amava ripetere che per generare straordinari e brillanti progetti, atti a soddisfare con forza e vigore nuovi bisogni e volontà, è necessario tentare di

© Jürgen Eheim

gioco di squadra tra più illuminati soggetti dalle differenti competenze professionali. Le tinteggiature sono fondamentali, ma anche le luci. Pensiamo alle gelide lampade al neon o alle finestre schermate o che si affacciano sul cemento. Cosa si potrebbe fare?

Lords Of Verona luxury apartments, Verona

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tornare fanciulli, allontanarsi dal reale conosciuto per aprirsi in modo completo e vero ad altri mondi possibili. Questa la strada da percorrere per generare nuovi percorsi all’interno di una dimensione da troppo tempo mal cristallizzata. I corridoi fatti di porte che si susseguono, a effetto Shining, con porte tutti uguali, rendono anche difficile l’orientamento... Giusta osservazione che condivido, ma la porta come elemento non è che un dettaglio. Il problema è più ampio, è sistemico ed endemico. È tutta la globalità della dimensione architettonica ospedaliera che dovrebbe essere alterata, epurata, innovata in termini contenutistici ed espressivi. Qualche tentativo per rendere più leggero l’ambiente ospedaliero è stato fatto nei reparti pediatrici, anche se spesso con risultati discutibili. Assolutamente! Spesso i progetti per reparti pediatrici


Oversea Building, Chioggia Italy

È possibile tramite mirati interventi scenotecnici facendo leva sui cinque sensi. Attraverso la generazione di un coro caratterizzato da profumi, colori, luci, suoni, forme connesso alla dimensione della sinestesia. E come progettare gli ospedali del futuro? Riportare in una posizione centrale l’uomo, con i suoi bisogni, esigenze, necessità. Immaginare luoghi performanti, funzionali, estremamente ergonomici, sostenibili ed eco compatibili ma concepiti come vere e proprie opere d’arte attraverso le quali trarre profonde stimolazioni per ritrovare naturali equilibri. Ha qualche progetto riguardo questo tema di cui può già parlare? © Jürgen Eheim

Come sensibilizzare la pubblica amministrazione in questo senso? Attraverso dibattiti, studi, riflessioni, positive esemplificazioni filo pionieristiche con la volontà di generare una nuova filosofia d’azione. Come è possibile intervenire sulle strutture già esistenti?

Aquatio Cave Luxury Hotel & SPA, Matera

© Jürgen Eheim

tendono ad apparire diversi ma sostanzialmente anch’essi rimangono imbrigliati in un passatista dedalo formale. Quanto è più importante l’ambiente per le lungo degenze e per le malattie degenerative? Nelle degenze di lungo periodo e nelle malattie degenerative è fondamentale. Molti studi scientifici hanno provato come l’assenza di stimoli, causi gravissimi quanto irreparabili danni. Uno spazio privo di energia, di vibrazioni positive, d’intelligenza, di unicità, di distintività ci influenza a tal punto da spingerci verso la sopravvivenza, non certo verso la qualificazione della vita, non certo verso la guarigione, verso il miglioramento di condizioni fisiche ed intellettuali.

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© Jürgen Eheim

LA BIOGRAFIA

• Simone Micheli fonda lo Studio

Atomic Spa, Milano

saranno? Belle e sostenibili? O solo pratiche? Le città del futuro saranno contaminate e contaminanti, ibride. Saranno lo specchio del malevolo utilizzo delle risorse terrestri da parte dell’uomo. Film come Blade Runner rappresentano i volti possibili e plausibili delle nostre dimensioni urbane. • RS

© Andrea Sarti

Si! Un compendio di 50 ville per lungo degenti, con una superficie di 1000 m quadrati cadauna ad Abu Dhabi create per dar valore alla vita, per ossigenare il corpo e la mente attraverso bellezza, straordinarietà, meravigliosa osmosi con il circostante, con il celo. Le città del domani come

d’Architettura nel 1990 e nel 2003, con Roberta Colla, la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero con sede a Firenze, Milano, Puntaldìa, Dubai, Rabat e Busan. La sua attività professionale si articola in plurime direzioni: dai master plan all’architettura e interior, dal design al visual passando per la grafica, la comunicazione e l’organizzazione di eventi. Le sue creazioni, sostenibili e sempre attente all’ambiente, sono connotate da una forte identità e unicità. Numerose sono le sue realizzazioni per le pubbliche amministrazioni e per importanti committenze private connesse al mondo residenziale e della collettività. • È curatore di mostre tematiche - contract e non solo - nell’ambito delle più importanti fiere internazionali di settore. In collaborazione con Roberta Colla ed il suo team di professionisti, tiene master, conferenze, workshop e lecture presso università, istituti di cultura, enti ed istituzioni di molte città del mondo. • I suoi lavori sono stati presentati nell’ambito delle più importanti rassegne espositive internazionali. Molte sono le pubblicazioni su riviste, magazine, quotidiani italiani ed internazionali.

Ausonia Hungaria, Expect the unexpected, Lido Venezia

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INTERVISTA

Danila Satragno, il vero angelo custode

dei cantanti

A TU PER TU CON LA JAZZ SINGER, VOCAL TRAINER E IDEATRICE DEL METODO VOCAL CARE® 48


di Andrea Iannuzzi

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essuno sa che i veri angeli custodi dei cantanti non sono i loro discografici o i loro manager. Esistono figure di riferimento importantissime, senza le quali ogni artista si sentirebbe perso. Danila Satragno è una di loro: vocal coach di professione, che non solo forma i nuovi talenti ma fornisce un supporto straordinario ed essenziale a ugole d’oro già famose, che hanno sempre bisogno di lei. Qualche nome? Ornella Vanoni, Irama, Annalisa, Jovanotti, Giuliano Sangiorgi. Danila, com’è cominciata la tua avventura nel mondo della musica? Molto presto, da bambina. Mia madre mi diceva che la fermavano per strada per chiederle se fossi io la bimba di un anno che cantava nelle pubblicità in tv! È stato il primo segnale, ecco perché poi ho deciso di intraprendere questa strada. Spiegaci in sintesi come si diventa una vocal coach? Non esiste un protocollo preciso e purtroppo in Italia non c’è un percorso

IL METODO

Inquadra il QRcode e visita il sito di VOCAL CARE®

Danila con Damiano David e Victoria De Angelis, due dei quattro componenti del gruppo musicale dei Måneskin

ufficiale. Perciò si è creata molta confusione attorno alla mia professione, per cui le persone possono incorrere in insegnanti senza la corretta preparazione.
Io personalmente ho preso alcuni diplomi in Conservatorio e poi tanta esperienza sul campo in Italia e all’estero mi hanno formata. Tu hai una tua accademia vera e propria. Chi si iscrive e perché? Fondamentalmente conoscono il VOCAL CARE® come una delle modalità più all’avanguardia per controllare la voce parlata e cantata, dal momento che costruiamo un percorso basato sul soggetto quindi estremamente personalizzato e seguiamo i percorsi artistici dei giovani

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talenti sin dall’inizio. Alcune persone inoltre arrivano in Vocal Care® per diventare a loro volta vocal coach dal momento che offriamo uno studio didattico ben strutturato a 360° che va dalla cura della postura, all’allenamento vocale per arrivare alla gestione delle emozioni. Gli esercizi per modulare la voce bastano o spesso occorre rendere le corde vocali più potenti con qualche prodotto? Usiamo diversi sistemi all’avanguardia testati accuratamente, macchine che usano i nostri fisioterapeuti, inoltre ho ideato uno spray e delle caramelle ideali per l’idratazione ed il benessere delle corde vocali. Sei partita da una piccola


Con Ornella Vanoni

località della provincia di Savona e oggi troneggi tra Milano e Roma. Come ti spieghi questo successo? Quando mi volto indietro mi sembra incredibile: penso di aver avuto tanta tenacia, disciplina e coraggio. Non è modestia è solo ciò che mi è accaduto. La mia strada tuttavia è sempre in continua crescita, non si finisce mai di imparare. Tanti artisti famosi sono fra i tuoi “allievi”: da Jovanotti a Giuliano Sangiorgi, da Ornella Vanoni ad Arisa. Con loro, che sono già nomi affermati, cosa fai esattamente? Li alleno con i moduli Vocal Care® che insegno quotidianamente ai ragazzi. Spesso le finalità sono più mirate ed esigono tempi più rapidi e quindi ho creato protocolli che soddisfino anche questo tipo di necessità. Annalisa deve gran parte del tuo successo proprio a te, cosa hai visto in questa ragazza di particolare? Ho sentito una voce da Ferrari Testarossa, forza di nervi e determinazione. Il suo successo mi ha dato ragione. Hai avuto anche diverse esperienze tv. Quali ricordi con maggiore affetto e simpatia?

Credo che l’esperienza ad X-Factor, grazie anche ad un compagno di viaggio e mentore straordinario come Manuel Agnelli, sia stata la più completa ed entusiasmante; dove, tra l’altro, ho incontrato i Måneskin (attuali vincitori del Festival di Sanremo, con cui Danila collabora ndr). Cosa rappresentano davvero i talent, secondo te che sei un’esperta, per le nuove promesse della musica? Sicuramente una rampa di lancio straordinaria che va però usata con intelligenza e prepara-

zione altrimenti se ne può invalidare l’efficacia. Hai inciso un cd e hai scritto un libro. Cosa ti ha spinto a farlo? L’amore che ho per la musica (mia e degli altri) è il motore propulsore di ciò per cui vivo e lavoro. Ho avuto l’onore di registrare con colossi della musica jazz italiana ed internazionale, con un repertorio che arriva sino alle canzoni ri-arrangiate del Festival di Sanremo o ai brani di Natale, un cd realizzato per beneficienza e altre produzioni. I libri ho deciso di realizzarli perché volevo lasciare i miei studi a servizio degli altri. Ho trovato una editor straordinaria Elisabetta Albieri che mi ha portato a codificare chiaramente anni ed anni di lavoro sulla voce rendendo fruibili le mie tesi ed i miei esercizi. Fra i tuoi allievi giovani c’è una nuova Annalisa o un nuovo Irama, anche lui della tua scuderia? Più di uno. Li sto allenando e preparando accuratamente non solo musicalmente: anche emotivamente perché vorrei garantire loro un bel successo, ma soprattutto una vita serena ed entusiasmante. turale e di interscambio artistico. • RS

In compagnia di Michele Zarrillo

WWW.DANILASATRAGNO.COM 50


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INTERVISTA

L 'umana trasgressione dei

personaggi di Shakespeare MONICA BONOMI, ATTRICE E SCRITTRICE PARLA DEL SUO PERCORSO E DEI PROSSIMI CORSI DEDICATI AL POETA E DRAMMATURGO INGLESE

C

hi è Monica Bonomi? Si diploma all’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi e dal 2014 è l’attrice di alcune produzioni dirette da Lorenzo Loris al Teatro Out Off di Milano. Dal 2000, come autrice, interprete e regista, ha realizzato in collaborazione con il maestro compositore Andrea Parazzoli Il mulo che riconobbe una SS (Vincitore Expolis 2017 Teatro della Contraddizione), La via di una scimmia regia di Gaetano Sansone. Compositrice di Una stella (Progetto Santiago di Nicoletta Bernardi Definitely Banned Unisex), autrice del romanzo: Io non so fare niente. Ha collaborato con la Civica Scuola di Cinema di Milano e la Civica Scuola Paolo Grassi di Milano. Interprete de il cortometraggio Nel silenzio regia di Lorenzo Ferrante e Matteo Ricca, dal 1994, Monica, si dedica a progetti di teatro sociale, centri psicosociali, oltre a essere formatrice aziendale per interventi di public speaking. Monica Bonomi entra a far parte dell’Accademia Global Arts Online invitata da Christine Grimandi e offre interessanti progetti online per gli amanti del teatro e per gli allievi interessati a un programma di studio personalizzato di approfondimento su specifici argomenti e/o per allievi che vogliono prepararsi ad entrare nel mondo del lavoro. Monica, come ti sei avvicinata al teatro? Non ricordo nulla che non fosse connesso al teatro fin da

quando ero bambina. È sempre stato il gioco preferito, inizialmente con il travestimento, poi i burattini. Alle elementari scrissi un testo su Arlecchino, ispirato sostanzialmente alle botte che prendeva da tutti e la maestra, donna priva di qualsiasi sensibilità, mise in discussione la maternità del testo affermando che non era possibile l’avesse scritto una bambina di 9 anni. La figura che in particolar modo mi avvicinò maggiormente al teatro fu mia nonna, che quando avevo circa 4 anni, metteva in scena per me piccole recite e ritagliava figurine che proiettava nel buio su una scatola da scarpe creando il te-

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atro delle ombre, tutto solo per farmi bere il latte. Per questo ho sempre pensato il teatro avrebbe lenito qualsiasi forma di dolore, delusione ed elevato su un piano inattaccabile i miei gesti, pensieri ma soprattutto sentimenti. Naturalmente crescendo il percorso si è poi nutrito di tante delusioni, in mezzo a gratificazioni ma soprattutto gioie, perché recitare, esprimere, raccontare, inventare mondi per il pubblico è una piccola preghiera, un canto della vita, un rito sacro e profano e come la vogliamo mettere in fondo spiana le rughe, ci connette costantemente con quel mondo bambino e ci consola con buon bicchiere del latte del


di Christine Grimandi

mondo. Non è stato facile per me ammettere crescendo che non avrei avuto una vita felice privandomi del teatro. Anche se non sempre la strada è stata in discesa, ma piena di erte che mi hanno fatta scivolare. Eppure per me era necessario non perdere questo compagno a volte ingrato, a volte amabile, a volte indifferente ai miei sforzi. L’Italia non è un paese per attori. E questo lo dico in forza anche di quello che sta accadendo in questo periodo. Ma pur nell’insistenza a far sentire la categoria pressoché invisibile e cialtrona, l’utilità umana del teatro sta proprio, come diceva Pasolini, nella rappresentazione della verità. Una volta rappresentata ogni cosa acquisisce una comprensione differente e profonda agli occhi dello spettatore e rende il luogo stesso della rappresentazione uno spazio di condivisione e vicinanza. Un aneddoto che ha segnato profondamente il tuo percorso artistico L’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi è senza dubbio stato un momento di estasi, la realizzazione di un sogno enorme, quello di studiare ed essere, per otto ore e anche di più al giorno e per tre anni, in compagnia di insegnanti e compagni di corso che parlavano la lingua che io cercavo di masticare da tempo. Prima di quel tempo avevo lavorato in compagnie di teatro per ragazzi, un’esperienza forgiante, perché i bambini sono un pubblico difficilissimo da accontentare e tenere in ascolto, perché non fingono di essere interessati e questa esperienza mi ha regalato molto coscienza sulla capacità attiva del palcoscenico. L’incontro però con Gaetano Sansone, mio maestro alla Paolo Grassi e successivamente amico e regista di uno spettacolo, La via di una scimmia, che ancora oggi cerco di portare in scena,

è stato un grande regalo della vita professionale. Con lui ho capito in maniera lucida il percorso umano tecnico e artistico che devi fare. Il teatro spesso è attraversato dalla furia del fare, dell’essere bravi, del piacere al pubblico. Ma a volte manca l’esigenza più sottile, il sentire una connessione con il mondo profondo che lega noi stessi al personaggio che interpretiamo. Un mondo che emerge con naturalezza, con un impegno quotidiano ma non spasmodico, naturale come il respiro. Certo non sempre è possibile accostarsi a un lavoro con questa pace del lasciare andare il giudizio e abbandonarsi al lavoro del corpo che piano piano va a nutrirsi del personaggio, ma in quel caso è stato così. Un lavoro certosino, basato sulla sfumatura di un mondo nascosto dietro ogni parola, senza la fretta di formalizzare a tutti i costi e che mi regalò un momento magico, dopo diverse settimane di lavoro dove cercavo disperatamente di trovare la voce del personaggio, il corpo, l’immaginario. All’improvviso tutto si rivelò naturalmente. Non è facile descrivere quel momento che potrei sintetizzare con il salto che fece il regista dalla sedia urlando: -Ecco, ora è arrivato ciò che cercavamo-. E quella cosa si fissò dentro di me, in maniera indelebile, come parole scritte nel marmo. Noi siamo un libro, dentro di noi c’è tutto, ma quel tutto dentro di noi, bisogna libe-

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rarlo dalla sabbia che lo copre, soffiandoci sopra con grazia e con prepotenza d’onestà artistica. Non si può soffiare troppo forte altrimenti la sabbia entra negli occhi e perdiamo il senso. Tutto questo mi è stato regalato e lasciato in eredità da Gaetano Sansone, che oggi non c’è più e da sua moglie Luciana Melis, coreografa e mia maestra.” Cos’è importante per un giovane che vuole entrare in Accademia o entrare nel mondo del lavoro, sapere e apprendere? È importante non abbattersi. Non pensare che una sconfitta sia per sempre. Ci sono occa-

sioni che si perdono, altre che si cavalcano. Non è importante il successo, è importante sentirsi appagati e sapere che cosa vogliamo realizzare. Anche l’autonomia. È importante crearsi uno spazio proprio, un proprio spettacolo, una propria area di lavoro indipendente dagli altri, un posto che nessuno ci possa togliere. Esercitarsi in questo e non essere ostaggio degli altri, ma essere artefici delle proprie certezze.”


IL LIBRO

Inquadra il QRcode e acquista il volume Il continente di vetro su Amazon Il tuo libro, Il continente di vetro, è edito da Hortus Libri, parlacene brevemente Ho scritto questo testo teatrale in questi ultimi quindici mesi. La molla è stata un’immagine sul passante ferroviario: una fila di dieci persone sedute una vicina all’altra, lungo il corridoio del treno e ognuna aveva lo sguardo abbassato su uno schermo, un cellulare, un computer, un Ipad. Vedere in fila ordinata quella concentrazione solipsistica mi ha colpito, e ho scattato nella mia mente quel momento. Quella foto mentale e la pandemia, sono stati gli elementi che ho approfondito nel testo con una delle paure più profonde che ho nei confronti del futuro. L’adesione totale a un mondo privato di luoghi di condivisione e relegato sempre più a una solitudine di schermi. La fede nella tecnologia non produce felicità e la felicità non si autoproduce ma c’è, ogni cosa ne è attraversata, se solo non ce ne aspettassimo costantemente dell’altra inseguendo l’effimera popolarità di un mi piace, un post, un selfie e migliaia di faccette. Il testo è pubblicato da Hortus libri fondata da Andrea Lanza. Sei un’insegnante della Global Arts. Attualmente cosa proponi online? Insegnare teatro Online è mol-

to diverso e, ovviamente, per chi sa cosa significa lavorare in teatro, produce una certa sofferenza. Dal 27 Aprile partirà Il buio del lampo, sette incontri di gruppo di 2 ore ciascuno dedicati alle opere di William Shakespeare. Gli incontri sono volti ad analizzare e conoscere le sue opere anche attraverso ciò che sappiamo della sua vita, degli incontri e del contesto sociale e politico in cui visse. Shakespeare, un autore che ha dato voce a sentimenti di umana trasgressione. Attraverso la forza della metafora, il motore interno della natura shakespeariana, si indagheranno i caratteri dei personaggi, le trame e i disegni che in nome dell’umanità e della magia hanno influenzato nei secoli l’interpretazione e le sue vene di narrative. Per ogni incontro verrà analizzato un testo proposto dall’insegnante, che i partecipanti avranno modo di leggere nei giorni precedenti la lezione e su cui si baserà l’approfondimento. In questo modo si cercherà di

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scavare la miniera produttiva del Bardo, dalla commedia alla tragedia, di cui ogni opera cela tesori infiniti. L’analisi delle scene e delle tematiche coinvolgerà attivamente gli iscritti alla condivisione delle impressioni interpretative e poetiche. Attraverso questo processo, l’obiettivo sarà quello di fornire strumenti validi per la lettura teatrale, ma anche una conoscenza più approfondita del padre del teatro moderno. Infatti ogni sentimento tra le pagine di Shakespeare ha forza narrativa e scenica e abbraccia un viaggio tra leggerezza e pesantezza dove la sublimazione della realtà costruisce non solo un bagaglio emotivo, sensibile allo spirito della parola, ma anche lo specchio conoscitivo dell’indole sempiterna che accompagna l’umana debolezza. Come un brillante sulla sabbia, Shakespeare esalta i sentimenti umani, con la rapidità del lampo che svanisce prima di poterlo guardare, masticato per sempre dalle mascelle del buio. • RS


Guarda in faccia la tua vera Natura.

emozionati, impara, divertiti! 42 ettari di Collina Morenica, oltre 1.500 animali di 250 specie selvatiche provenienti da tutto il mondo, una serra tropicale, uno zoo safari e un percorso dedicato ai giganti del passato. Un grande Parco, vivo ed emozionante, dove conoscere il passato e il presente della Natura e capire come possiamo proteggerla per portarla con noi nel futuro.

55 B u s s o l e n g o Ve r o n a w w w. p a r c o n a t u ra v i va . i t


INTERVISTA

La danza contemporanea come interpretazione

LA COREOGRAFA, ASSISTENTE DI MOMMO SACCHETTA, RACCONTA LA SUA VISIONE DELLA DANZA E DEL PROGETTO BALÌ BATIQUE

E

leonora Frascati è coreografa per la televisione e per il teatro. Assistente di Franco Miseria e di Mommo Sacchetta, ci parla del suo modo di fare coreografia, dove la sperimentazione e la ricerca sono sempre al primo posto. Come si è avvicinata al mondo della danza? Ho iniziato fin da bambina, all’età di tre anni, perché mia mamma mi ha iscritta con la forza: io all’inizio non la voleva fare in realtà. Il primo anni facevo gioco danza; poi dopo qualche mese ho lasciato e a quattro anni sono ritornata ed ho scoperto che era la mia passione per la vita. Da allora, non ho mai smesso. Ed ovviamente ho iniziato con la danza classica. Pensa che la formazione classica sia fondamentale per una ballerina o un ballerino? Secondo me, è fondamentale per certe discipline, per altre meno: è fondamentale per tutto ciò che concerne il mondo moderno, cioè danza modern, lyri-

IL SOCIAL

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cal, contemporaneo. Per quanto riguarda l’hip hop, sono due discpline talmente agli antipodi, l’hip hop ha una tecnica tutta sua e quindi non credo sia necessario il classico. Quanto conta, per lei, la preprazione tecnica in una ballerina? Si può essere delle brave ballerine anche se non si ha una tecnica perfetta? Assolutamente sì! Se una ballerina dovesse avere dei difetti per cui la tecnica, purtroppo non riesce ad uscire fuori per bene, perché magari ci sono anche limiti fisici, questo non vuol dire

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che non possa essere una brava ballerina, danzatrice anzi. Soprattuto per quanto riguarda la danza contemporanea, mio settore principale, la tecnica è data per scontata: però c’è tutto un altro mondo a livello interpretativo, di movimento e di ricerca del movimento che ha bene poco a che fare con la tecnica. Avendo parlato di danza contemporanea, ne approfitto per chiederle in che modo è nata Balì Batique… È una storia un po’ lunga. È nato in un periodo dove sentivo che quello che stavo facendo


di Angelica Jasmine Colombo

professionalmente mi stava parecchio stretto e quindi ho capito che avrei dovuto buttarmi su qualcosa di più sperimentale, fuori da quegli schemi soliti che ormai conoscevo bene. Decisi quindi, ormai sei anni fa, di chiamare diverse ballerine che venivano da diversi background: danzatrici hip hop, danzatrici di danza contemporanea, modern. Insieme, andammo in una sala prove per vedere cosa poteva uscirne fuori. La svolta è stata quando ho creato anche un corso di formazione, dove c’era un contatto più stretto tra di noi ed è in quel frangente che è venuta fuori la compagnia e anche il nostro stile. Uno stile che è una continua ricerca, un contemporaneo a cui abbiamo tolto parecchie cose, un’evoluzione continua… Non ti saprei dire cosa faremo il prossimo anni, ti so dire però che quello che facevamo lo scorso anno che è totalmente diverso da quello che facciamo quest’anno.

Quindi lei cresce in contemporanea con Balì Batique? Esatto, cresco io, cresce Balì Batieu e crescono le danzatrici che diventano sempre più brave: è diventato un mondo prettamente contemporaneo sempre però molto sperimentale. Come immagina il suo primo spettacolo dopo il lockdown? E con quali interpreti? Ovviamente, avendo una compagnia, il mio primo spettacolo dopo il lockdown sarà sicuramente con la compagnia, già abbiamo in cantiere diversi progetti. Lo immagino diverso perchè questa pandemia ha cambiato proprio la mia visione artistica, un po’ per forza di cose, essendomi trovata a lavorare all’aperto con varie difficoltà, a partire dal terreno, che è diverso

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da quello dell sala, quindi a volte abbiamo ballato con le scarpe, che una cosa che solitamnte in danza contemporanea non si fa. Ci siamo ritrovate a cercare, grazie e a causa delle difficoltà, un nuovo modo di fare la nostra arte. Penso che, nel momento in cui torneremo in teatro, andremo a creare una cosa che forse stupirà anche me. Ancora non riesco ad immaginarla perchè siamo cambiate veramente tanto, ci siamo spinte parecchio oltre il limite di quello che si fa in sala, siamo andate proprio “fuori” e quindi non so cosa succederà, però non vedo l’ora. Vi siete adattate a 360 ° in pratica? Sì, perchè comunque se vuoi, puoi. Io personalmente non mi sono mai fermata, anzi, ho preso proprio questo periodo per studiare, per affinare le cose su cui peccavo perchè comunque è uno studio continuo, anche a 32 anni Mi sono presa questo tempo


per me e per le mei creazioni, la mia arte e quindi quando ho sentito di fermarmi, nella creazione, mi sono fermata perchè magari mi stavo facendo delle idee diverse e ci vuole tempo per svilupparle. Devo dire che a me ha fatto bene questa pandemia, per quanto riguarda il lato artistico, poi però arriva un momento dove bisogna tornare in sala. Un ospite speciale che le piacerebbe avere in un suo spettacolo? Ho stretto tantissimi rapporti con persone che vengono dall’estero, soprattutto ultimamente, perché ci siamo ritrovati magari a studiare le stesse cose e abbiamo stretto veramente tanti rapporti. Ho diversi amici a Londra, in Germania, ma soprattutto in Israele. Ho conosciuto tanta gente e sicuramnte mi piacerebeb lavorare con alcuni di loro. Comunque, anche qui in Italia abbiamo degli ottimi danzatori, magari anche non tanto conosciuti ma essere conosciuto non sempre vuol dire essere il più forte. Potrei nominarti delle persone, che sicuramente non conoscerete, ma che sono fenomenali Le piacerebbe, quindi, fare un po’ da “vetrina” per portare alla luce queste persone poco conosciute? In realtà penso che l’imporante sia come si fanno le cose. So

che il riscontro è fondamentale, però se tu fai una cosa fatta bene anche se ti conoscono tre persone, quelle tre persone che capiscono, lo sanno chi sei e va bene così. Io non ho bisogno di dare una vetrina, piuttosto mi piacerebbe offrire un viaggio insieme a me in una crerazione, in un qualcosa in cui ci possiamo capire, possiamo crescere insieme. Fra le sue coreografie qual è quella che le è rimasta più impressa? Tra le mie creazioni c’è sicuramente una parte di una produzione, che abbiamo fatto tre anni fa, Carmen Sui Generis: di questo spettacolo, stata una parte che mi rimarrà sempre nel cuore, perché è stata veramente la mia coreografia preferita. Io di solito non amo le mie coreografie, ma in quella veramente si

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è creato un qualcosa di magico sul palco ed è ricordata infatti da tutti, sia dal pubblico che dai danzatori, come un qualcosa di unico ed irripetibile. Anche se devo dire che in realtà anche adesso, siamo riusciti a creare delle situazioni all’aperto, perché abbiamo portato uno spettacolo outdoor a Villa Torlonia e anche lì, la creazione è stata veramente toccante per certi versi. È stato emozionante perché siamo riuscite a portare in scena qualcosa di totalmente diverso: considera che noi l’anno scorso a marzo stavamo portando in scena un’altra produzione per poi trovraci bloccate a casa, quindi venivamo da una creazione per il teatro, con luci, costumi, ecc, ad una nuova creazione che abbiamo fatto, appunto a Villa Torlonia grazie al Municipio di Roma, trovandoci “spogliate” nel senso che ervamo spogliate dai costumi, dalla scena, dalle luci. Era “nudo e crudo” ed è stato bello proprio per quello, emo-


zionante, poetico. Una bella emozione anche per il piccolo pubblico che si era creato, ovviamente in sicurezza, a partire anche dalle musiche classiche che abbiamo usato, una poesia in un posto molto romantico all’aperto. Una cornice importante, con le danzatrici non con i soliti costumi, che magari si usano in teatro, ma semplici... Quando si balla di fronte a un pubblico senza luci, senza schermi, senza filtri, si sta sperimentando cosa vuol dire ballare sui sassolini piuttosto che sull’erba con il fango. Si sente più ballerina o coreografa? Coreografa tutta la vita! Ho ballato finché ho dovuto farlo, le soddisfazioni le ho avute, sono molto contenta del percorso che ho fatto perchè è stato, in tanto, utilissimo perchè senza l’esperienza sul palco non puoi andare da nessuna parte. A ventott’anni non sono più salita su un palco. Mi piace di

più creare, più che altro perché quando danzo mi piace di fare qualcosa di imporante, cioè che abbia un senso, se non ha un senso non sono interessata. Com’e stato lavorare con Franco Miseria? È stato bellissimo! Noi ci siamo conosciuti bene, quando avevo ventiquattro anni, e ci siamo conosicuti perchè io insegnavo nella sua scuola. Da lì poi mi ha proposto di diventare sua assistente ed è stato il mio primo ingaggio da assistente in televisione, per l’età che avevo è stata una cosa mega, poi per Franco Miseria, era una cosa da non crederci. Ho imparato tanto da lui, proprio a livello coreografico e ho capito delle cose importanti che non vi posso dire, perché sono i segreti del mestiere, però lui è veramente un grandissimo maestro. Ci sono state altre persone, oltre a Franco Miseria, con cui ha avuto modo di lavorare a livello televisivo?

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Assolutamente sì, io collaboro con Mommo Sacchetta da ormai quattro anni, sono la sua assistente e abbiamo fatto davvero tantissime esperienze tra televisione, concerti, video clip, film. Ed è sempre un grandissimo piacere lavorare con lui perché è un grande professionista, ti mette sempre a tuo agio, Un progetto di quelli a cui ha lavorato con lui che le è piaciuto particolarmente? Sicuramente il tour di Laura Pausini al Circo Massimo, lì è stata veramente un’esperienza pazzesca. Sanremo 2019, con Claudio Baglioni, Virginia Raffaele, Claudio Bisio, anche lì è stato molto bello, ma ce ne sono state veramente tante… Cosa ne pensa dei talent? Io penso che da una parte facciano bene, nel senso che tante persone in Italia hanno scoperto la danza, grazie ai talent, si sono appassionati alla danza grazie a quello. Per quanto riguarda il resto, io credo che lo studio sia fondamentale: se un danzatore pensa di andare in televisione per diventare un professionista, ad un’età che non è consona per farlo, il mio consiglio e torna in sala a studiare ma studiare tanto. Il successo effimero che danno è totalmente sbagliato e diseducativo perchè spesso poi si ritrovano a tenere stage dei ragazzi di vent’anni usciti dai talent che non possono insegnare perché ancora devono studiare. Il talent può essere una scorciatoia solo se hai studiato. Cosa ne pensa dell’eccessiva ostentazione del corpo femminile in una coreografia? Penso che non serva. Quando una ragazza diventa donna può assolutamente utilizzare la sensualità, anzi deve, perchè arriva a un livello di maturità tale che essere sensuali diventa anche un gioco, diventa anche simpatico ma sempre con eleganza e con un grandissimo senso del pudore. Il resto per me non esiste. • RS


ATTUALITÀ

di Claudio Trotta*

Il protocollo #ricominciamo per gli spettacoli live

INDICAZIONI, SOLUZIONI E PROPOSTE NECESSARIE PER POTER RIAPRIRE IN TUTTA SICUREZZA

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n relazione alle dichiarazioni del Ministro Franceschini crediamo opportuno ribadire che: 1) Non vi è alcuna necessità di sperimentazioni relativamente alla organizzazione di eventi pubblici che rispettino protocolli di sicurezza. 2) Le capienze degli spazi dove si svolgono spettacoli ed eventi pubblici dovranno essere determinate localmente sulla base di dimensioni e caratteristiche degli stessi e conseguentemente alle diverse applicazioni delle modalità organizzative possibili indicate nel protocollo #ricominciamo. 3) Il nostro protocollo sottoscritto da più di 80 diverse sigle del mondo dello spettacolo è il frutto di 6 mesi di lavoro collettivo e condiviso di professionisti e medici del settore. 4) Oltre ai complimenti e a un parziale riconoscimento chiediamo al Ministro Franceschini di provare concretamente, finalmente, il riconoscimento del settore, ottenuto con tanta fatica attraverso proposte operative e perseveranza dialettica. 5) Vanno concepiti e applicati ristori "ad hoc" per chi riaprirà applicando il protocollo e, soprattutto, farà lavorare. Il ristoro dovrebbe essere parametrato all'effettivo lavoro creato nello spettacolo, non solo alla mera riapertura.

6) Andranno sostenuti alcuni comparti che non potranno ripartire neanche con parametri allargati (piccoli live club, dancing, piccoli teatri), che pur hanno dato lavoro da sempre a migliaia di lavoratori dello spettacolo e nutrito le anime di milioni di persone. 7) Sarà determinante il superamento del sistema dei colori che non può essere sostenuto da nessun tipo di spettacolo che necessita programmazione, produzione e promozione, attività incompatibili con una modalità

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di cambiamento settimanale o quindicinale della possibilità di lavorare. Questo sistema, inoltre, con la sua congenita precarietà, inibisce la potenzialità imprenditoriale e la necessità di poter vendere biglietti fuori dal proprio territorio regionale. Crediamo che il lavoro, il fare, sia l’unica azione possibile.. • RS * Claudio Trotta è Portavoce #ricominciamo Protocollo operativo per la riapertura di tutti gli spazi dello spettacolo dal vivo e degli eventi


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INIZIATIVE

Warner Chappell e Piazza presentano

Bauli In

Big4bip

GIANNA NANNINI, LUCIANO LIGABUE E PIERO PELÙ FIRMANO 3 T-SHIRT A SOSTEGNO DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO

B

IG4BIP è l’inedita iniziativa che vede insieme 3 grandi artisti del panorama italiano fare fronte comune per sostenere i lavoratori dello spettacolo, in questi giorni impegnati a preparare la loro seconda manifestazione nazionale che si terrà sabato 17 aprile 2021 in Piazza del Popolo a Roma. Con il patrocinio di Warner Chappell Music Italiana e la collaborazione di FanShopping, l’idea di BIG4BIP nasce per sostenere Bauli In Piazza, movimento dei professionisti e delle aziende che lavorano nel settore spettacolo ed eventi, e vede coinvolti 3 dei più importanti Artisti della scena rock italiana, che hanno scelto per l’occasione alcune parole si-

gnificative tratte da loro grandi successi. Le frasi individuate dagli Artisti sono le protagoniste di 3 modelli di t-shirt, felpe e shopper in vendita con lo scopo di raccogliere fondi destinati a sostenere le attività di Bauli in Piazza. Infatti l’utile delle vendite, tolti i costi di produzione, sarà interamente devoluto all’APS BIP. In calce alla citazione del loro brano, tutti e 3 gli Artisti hanno deciso di apporre la propria firma, quale ulteriore loro testimonianza di vicinanza e solidarietà. Sono frasi che lanciano dei messaggi importanti, scelte attentamente per rappresentare il mondo dei lavoratori dello spettacolo e sottolineare la terribile condizione che stanno affrontando, con

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l’obiettivo di motivare coloro che le indosseranno ad andare avanti e superare questo momento critico. «Warner Chappell ed io

IL SOSTEGNO

Inquadra il QRcode e accedi alla raccolta fondi di Bauli In Piazza


di Daniele Colzani

IL MERCHANDISE

Inquadra il QRcode visita la sezione Official Merchandise di NOIFACCIAMOEVENTI. Acquista il tuo capo e sostieni i lavoratori dello spettacolo personalmente siamo molto felici che alcuni degli Autori e degli Artisti che rappresentiamo, Gianna Nannini, Luciano Ligabue e Piero Pelù, abbiano aderito con entusiasmo a quest’iniziativa volta a supportare una delle colonne portanti del Sistema Musica, soprattutto nella sua declinazione più importante: quella dei concerti e degli eventi dal vivo – racconta Roberto Razzini, Managing Director di Warner Chappell Music Italiana – Il live, in tutte le sue diverse manifestazioni, credo che rappresenti lo zenit, il momento nel quale la musica esprime i suoi valori e le sue caratteristiche primarie: emozione, aggregazione, condivisione. Il periodo che stiamo vivendo sta mettendo a dura prova l’intero Sistema Musica, ma ancor di più questo comparto. BIP rappresenta un insieme di professionalità che devono essere ben evidenti al pubblico in modo da far emergere le loro fondamentali caratteristiche. L’auspicio è che si possa

WWW.BAULIINPIAZZA.IT

tornare tutti insieme e senza dimenticare nessuno, a produrre e realizzare concerti ed eventi live, nei club come negli stadi». «Nella mia esperienza non ho mai visto un’iniziativa prendere forma in modo così rapido ed efficace. Come BIP, siamo particolarmente felici di questo contributo - dichiara Maurizio Cappellini del direttivo Bauli In Piazza e prosegue - È un piccolo cerchio che si chiude: tre importanti musicisti mettono la propria arte a sostegno dei lavoratori dello spettacolo perché è anche grazie a coloro che si muovono dietro le quinte che gli spettacoli vengono realizzati. Apprezziamo sempre chi ci mette la faccia, a vario titolo, in questo caso anche le parole: è un sostegno concreto alle attività di un’associazione senza scopo di lucro, che lotta con tutte le forze per uscire dal dramma che stiamo vivendo». I PROTAGONISTI Warner Chappell Music Italiana, da più di trent’anni tra le aziende leader nel campo dell’editoria musicale globale. Divisione editoriale di Warner Music Group, Warner Chappell Music Italiana, operando in tutti i settori in cui è presente la musica, sviluppa attività di ricerca e formazione di Autori per la creazione di nuove composizioni musicali, offre servizi di gestione e tutela di repertori musicali esistenti, promuove collaborazioni con artisti e produttori per lo sviluppo di nuovi progetti. Sul fronte audiovisivo, collabora con case di produzione cinematografiche, televisive e

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agenzie di pubblicità, fornendo consulenze musicali in ambiti pubblicitari, televisivi e cinematografici. Bauli In Piazza - We Make Events Italia nasce il 10 ottobre 2020 in piazza Duomo a Milano in occasione di un evento storico: per la prima volta, i lavoratori insieme ai rappresentanti delle imprese del mondo dello spettacolo e degli eventi, hanno manifestato per chiedere alle istituzioni di essere ascoltati. 1300 operatori e 500 bauli schierati per denunciare la grave crisi che sta attraversando tutta l’industria dello spettacolo e una specifica categoria di professionisti: coloro senza i quali non esisterebbe nessuna forma di intrattenimento, celebrazione, traguardo. Con lo slogan “Un Unico Settore, Un Unico Futuro”, lavorando in rete con la realtà internazionale We Make Events, quel giorno è nato un movimento che sta cercando di rendere riconoscibile e codificabile un settore eterogeneo, composto da liberi professionisti, agenzie e società, tecnici audio, video e luci, direttori artistici, facchini, promoter, autori e tanti altri.• RS


SPASSOADUE

Pensieri, parole

opere e confessioni

BRANDELLI DI PENSIERO IN LIBERTÀ IN UN LIBERO PENSARE TRA PERSONE CHE SE SI FOSSERO CONOSCIUTE AVREBBERO FORSE VOLUTO CONOSCERSI MEGLIO

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o non so se a voi è mai capitato, in un tempo non previsto, in un posto qualunque, ascoltando una musica, annusando un profumo, leggendo due frasi di un libro aperto a caso o cedendo al fascino di un'immagine, di un oggetto... esprimere il desiderio: “mi piacerebbe fare uno Spassoadue con l’autore". gipeto incontra a distanza la danzatrice Petra Conti. Cos’è “naturale” in arte? gipeto: un’opera d’arte, in cui ti viene voglia di credere, nasce sempre da una fragilità, da una difficoltà, da un imprevedibile parto mentre stai cercando una via d’uscita. Un lavoro indomito, forsennato e appassionato, della marziale frequentazione dell’arte della ripetizione, che non porterà mai al “naturale” bensì, forse, al “credibile”, perché non esistono solo creativi figli della Dea Fortuna nati sotto buone o cattive stelle, ma anche uomini che sanno o meno leggerle le stelle. Per quanto riguarda il mio cammino, in arte ciò che sembra “naturale” è solo frutto di studiostudiostudiostudiostudio ∞ unito alla praticapraticapraticapratica ∞. Senza la struggente perseveranza non si raggiunge nulla che resti e che generi bellezza senza tempo. Perché per una persona libera il tempo è tutto ciò che è già stato e questa investirà solo sull’intensità di un presente fugace, in un “sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”.

Petra:“Naturale” è fra i complimenti più belli che si possano fare ad un artista. “Naturale” è quando agli altri sembra che eseguire un determinato passo o compiere un determinato gesto sia facile, spontaneo, senza apparente fatica… Eppure di “naturale” in arte c’è ben poco! L’unica eccezione è il talento: o ce l’hai “naturale” o non ce l’hai. Mentre tutto quello che il pubblico percepisce come naturale è, in realtà, il risultato di ore ed ore di preparazione e di studio. Del resto, il fine ultimo di ogni artista è un’esecuzione che sembri il più naturale possibile. Eppure ogni artista sa che più l’esecuzione sembra naturale, più essa è stata lavorata nei minimi dettagli. Credo sia uno dei controsensi più affascinanti nella vita di un artista. Cosa sono per te i piedi? gipeto: sono il mio strumento e mezzo di conoscenza al servizio della mia curiosità... Perché reggono l’intero peso Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare Perché portano via Perché sono la parte più pri-

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gioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali Perché scalzi sono belli Perché sanno piantarsi nel mezzo della strada come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Puskin Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante Perché sanno pregare dondolandosi davanti


di gipeto

a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella Perché non sanno annusare e non impugnano armi Perché sono stati crocefissi Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio Perché come le capre amano il sale Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte

Perché i piedi non mentono Disse Erri errando, senza errore alcuno, nell’Elogio dei piedi. Petra: nel mio lavoro i piedi devono saper parlare, gesticolare, quasi cantare. I miei piedi e le mie punte sono le ruote della mia Ferrari, che è il mio corpo. Senza le ruote giuste non si vince una gara di Formula 1. Alla fine, io credo che quasi tutto dipenda dalle gomme “giuste”. Proprio per questo, durante uno spettacolo, tra un’entrata e l’altra in scena, spesso cambio punte (con la velocità di un pit stop!) o le sistemo cucendole per dar loro una specifica forma e qualità... I miei piedi hanno una grande responsabilità: mi definiscono come ballerina, sono il mio punto di forza, la mia bellezza più grande, il mio autografo.

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Cosa ti fa riconoscere un grande artista? gipeto: che reciti, suoni, canti, dipinga o giochi a pallone, le sue gesta mi fanno rigare dritto sul filo della creatività, perché egli possiede quella rarissima miscela di autorevolezza, umiltà, audacia e moderazione che, unite alla profondità dell’intuizione, sono ciò che rende un artista un virtuoso con l’umiltà di voler imparare da tutti, mettendosi a disposizione dis-positus per il loro piacere. La parola umiltà mi piace perché profuma di humus e rende fertile la terra. L’umiltà è di chi, quando non tocca a lui, sa vivere in disparte, per poi comparire mostrandomi una sua opera d’arte piena insieme di forza e vulnerabilità, come fosse albero o cane, riuscendo a farmici credere, facendosi strumento narrante, senza più voler controllare e prevedere, accettando con gratitudine i suoi errori, perché solo il sentirci a nostro agio con le nostre imperfezioni ci può dare il coraggio di osare, e osare è un modo di vivere verso il quale non nego una non trascurabile attrazione. Il successo poi non è necessariamente sinonimo di grandezza, spesso è solo il participio passato di un verbo che non è più presente e se il successo è successo, ma non hai idea di come sia potuto succedere, forse allora non è successo niente. Il successo della grandezza può essere solo nella consapevolezza di un artista che mi fa sentire le vertigini, di cui soffro, che mi mette l’ansia gradevole di chi partecipa del rischio altrui senza metterci il proprio, capace di inventare un evento a partire da una propria intima ossessione di ricerca paziente e devota del punto di equilibrio del gesto risolutivo, riuscendo a fare della propria solitudine un’arma formidabile che rimedi garbatamente alla solitudine


Studio preparatorio per ritratto di gipeto di Matteo Guarnaccia

degli altri. E nel caso in cui per seguire la via della grandezza servisse un atto di pirateria può darsi allora che la pirateria, in quel caso, sia la giusta rotta. Perché se è vero che un artista ruba, non lo fa per la ricchezza, ma per sete di bellezza e perfezione, sapendo che questa è come l’orizzonte mi avvicino si allontana. Petra: personalmente ho sempre riconosciuto i grandi artisti dalla loro umiltà. Più sono grandi e più sono umani, vulnerabili, spesso anche molto fragili e insicuri. “Geni” nel loro campo, spesso si perdono nelle cose più semplici. Sono persone che in un modo o nell’altro hanno sofferto e hanno usato la loro sofferenza per creare, sfruttando al massimo il proprio talento, immergendosi completamente nel proprio lavoro e regalandoci perle d’Arte che sono entrate nella Storia.

L’insegnamento primo del teatro? gipeto: un in-segnare, di quanto sia bello ricercare, ma soprattutto quanto sia necessario a un certo crocicchio trovare, perché il teatro è sì un perlustrare, ma è soprattutto un saper risolvere – errare – ripetere - errare e risolvere fino all’estasi necessaria, sublimando la ripetizione stessa in una rinascita di un in-segno dal quale non si può tornare indietro. Entrati in scena si può solo pro-cedere senza diritto di replica. Il teatro è come un classico: assolutamente inesauribile, che fortifica e consente di affrontare la tempesta senza perdere la testa e in memoria si evolve e in una “specie di magia” si risolve. Del resto un buon in-segnamento è per tre quarti preparazione e per un quarto teatro e quindi immaginazione. In me Mago agere = fare agire la magia che è in me.

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Petra: il teatro non perdona. Il teatro vede tutto. Legge i pensieri più profondi, smaschera ogni bugia. Lo spettacolo dal vivo insegna che la recita di oggi è l’unica cosa che conta. Buona la prima. The show must go on. Il tuo rapporto con l’incidente di percorso? gipeto: incidens, participio presente del verbo incidere “accadere, sopravvenire”. La vita è una serie di istanti senza un unico senso, una sequenza caotica di sensazioni e labili sensi, volubili, ed estranei fino a un istante prima. L’esperienza dell’incidente usala o la perderai. È come ritrovarti ai piedi della “grande piramide” a chiederti come sia stato possibile e perché proprio a te, e ti tremano le gambe. Ma se invece hai l’audacia di non fuggire, l’enorme piramide può essere allora pensata in termini di granelli di sabbia da affrontare uno alla volta e, in una presa di coscienza, ricordarsi che la realtà è nei nostri sogni. E se prima di morire vuoi capire chi sei, devi puntare a qualcosa più alto di te, perché se per una casualità – che non esiste – un giorno ti trovassi all’inferno, anche là – ricordalo - puoi avere di che vivere bene, anche se una linea inaspettatamente interseca in un punto il tuo cammino. Petra: l'incidente di percorso ha una funzione ben precisa: farti capire quanto ami ciò che fai. Io lo penso come uno stop a volte estremamente necessario per resettare la mente e il corpo... E anche per dare uno sguardo alla mappa della vita e della carriera, correggere la rotta e vedere se la destinazione finale è ancora quella... Non tutto il male viene per nuocere. Il mio incidente di percorso più grande mi ha salvato la vita. Come vivi il senso di responsabilità in un gruppo? gipeto: il gruppo è il luogo


dove l’umiltà è sentire di non avere un ruolo ma un compito in cui quando fallisce l’attacco frontale, vince il contagio. Responsabili come abili a dare un responso, come pietra angolare, la pietra più importante, quella che sorregge tutta la costruzione. E se responsabilità fosse il farsi esempio di appassionata leggerezza, dove il semaforo sempre giallo aumenti il senso di responsabilità di tutti, facendoci ciascuno È come essere e E che unisce e ascolta. E nel comprendere, prendere con sé, senza necessariamente vincere, ma per con-vincere con l’altro e insieme ex-cellere spingendoci fuori. E alla fin fine, nel tentativo sincero d’esser responsabile, non sarà importante cosa lascerò, ma se nel fare avrò lasciato più vita o più morte. E di questo renderò conto solo al cielo e oggi è il primo giorno del tempo che mi resta. Petra: mi ha sempre affascinato molto il concetto di leadership: pensa che il titolo della mia tesina all’esame di maturità era “La Massa” e il mio indirizzo di laurea è “Science of Leadership”. Ho imparato a vivere il senso di responsabilità in un gruppo come un dono. Sono una Prima Ballerina e la mia responsabilità più grande non è solo quella di ballare al meglio il ruolo principale durante lo spettacolo, ma soprattutto quella di essere d’esempio per il corpo di ballo, guidarlo e motivarlo ogni giorno in sala prove. Essere leader di una compagnia vuol dire curarne l’immagine, definirne i valori, stimolarne la crescita e la produttività, mettersi in gioco in prima persona, cercare di instaurare una comunicazione interpersonale e favorire un ambiente di lavoro sereno. Cos’è il sacrificio? gipeto: rendere sacro. Sacrifico tutto il mio tempo libero,

per il quale mi colgo spesso a non aver tempo, nell’esercizio della ripetizione fisica di attività artigiane che, se “incrociate” fra loro, portano all’estasi della visione di una nuova idea. Ad ispirarmi nei primi anni ’80 intorno ai miei 15 anni fu un libro, che ancora conservo gelosamente, del più grande maestro di contaminazione di arti, Bruce Lee: jeet kune do. Da allora considerai l’esercitare il corpo più spesso possibile non più un sacrificio. A volte per rompere la monotonia evito di tenere traccia del tempo, e quando mi do il tempo di eliminare il tempo mi sento pericolosamente libero, e quando mi sento libero il mio tempo è sacro. L’allenamento di ciò

che moltiplica la produzione di endorfina non sacrifica niente altro, anzi, rende sacro ciò che amo. E non è disciplina, ma una semplice pausa nel mio modo frenetico di divorare la giornata. Petra: il sacrificio è amore. Io credo che tutto quello che si fa perché si ama qualcuno o qualcosa non possa essere visto come un sacrificio, ma come un atto d’amore. Cos’è la leggerezza? gipeto: elegante sempre quanto basta per essere sobrio. La motivazione viene appesantita dal forse anche sano cinismo; invece la passione è leggera. La passione esplosiva è la colla rosso fuoco che tiene insieme i miei collage, il turbo delle mie azioni. Si nutre di

Holly Crocker Garcia Swan Queen

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impazienza, di urgenza, e mi è indispensabile perché esorta al miglioramento senza soluzione di continuità. Non conosce limiti, non può essere definita, giudicata: può essere solo smisurata, ed è leggerezza quando non ha niente a che vedere con la gratificazione del pubblico, anzi il pubblico vedrà un uomo o una donna prigionieri della propria passione... nuotare allo stremo delle forze verso un orizzonte rosso di tramonto. E in arteP, che è Petra allo specchio che scolpisce la sua pietra angolare eliminando il superfluo, a rivelare l’opera del suo prossimo personaggio, vi è la leggerezza della passione... La poesia. E la poesia è sempre Via.

Petra: la leggerezza è qualcosa di effimero, un ideale difficile da raggiungere, un po’ come l’essere “naturale”. “Hai un salto leggero”, “nelle braccia

Così, su due piedi ho visto un’ape rovinare un fiore e una farfalla librarsi in un vento leggero subito doppiata da una foglia sparsa che neanche sapeva di volare.

del partner sembri leggera come una farfalla” … sono bellissimi complimenti ai quali sorrido, sapendo che in realtà sono tutte illusioni ottiche molto ben studiate. C’è tanto sudore dietro quella apparente “leggerezza”. Gli scritti poetici nelle risposte di gipeto sono Elogio dei piedi di Erri De Luca e Così, su due piedi (inedito) di Gabriele Via. • RS

BIOGRAFIA • Dopo essere stata promossa Prima ballerina alla Scala di Milano a 23 anni, Petra Conti si unisce al Boston Ballet’s, sempre come Prima ballerina, nel 2013. Ora, guarita da una seria malattia, si è trasferita in California, danza con il Los Angeles Ballet, e lavora in tutto il mondo come free-lance. • È rapidamente diventata un’artista molto famosa sui social, inspirando migliaia di followers, con i suoi "ballet momentum". • Il nome di Petra Conte è diventato simbolo di forza, grazia, perseveranza, coraggio, passione e amore. • Oltre all’attività artistica Petra, dopo aver sconfitto un cancro al rene diagnosticatole nel 2016, dà vita al progetto POINTE SHOES for a CURE, raccolta fondi a favore dell’organizzazione non profit CURE Childhood Cancer di Atlanta (USA), volta a sostenere la ricerca per la cura del cancro infantile e a supportare i piccoli pazienti e le loro famiglie.

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PROGETTI

Pubbliredazionale

L ' Accademia Ucraina di

Balletto torna alla ribalta I MERAVIGLIOSI “CIGNI” DELLA SCUOLA SONO I PROTAGOBISTI DEL VIDEO NOI SIAMO PRONTI

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li allievi di Accademia Ucraina di Balletto di Milano, in questo nuovo confinamento, sono stati accolti, come in una grande famiglia, nel convitto, ampliato per l’occasione, della sede presso l’Istituto delle Marcelline di via Quadronno: come nei collegi tradizionali, i danzatori sono da qualche tempo isolati dal mondo esterno e studiano, senza mai tornare a casa, nemmeno durante i weekend. Accademia Ucraina di Balletto torna alla ribalta con un nuovo filmato, dedicato al Lago dei Cigni, e questa volta lo fa in presenza sul Palco del Teatro Arcimboldi, grazie alla gentile concessione degli spazi da parte del Direttore Artistico della sala, Gianmario Longoni. L’Accademia, scuola professionale per ballerini di danza classica (www.accademiaucraina.it), diretta da Caterina Calvino Prina, a partire da questo anno accademico, svolge infatti una parte della pro-

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il video NOI SIAMO PRONTI

pria attività didattica all’interno del Teatro degli Arcimboldi di Milano, nel pieno rispetto delle regole anti Covid. Alcune allieve dell'Accademia, si sono ritrovate sul palco del prestigioso teatro per dare vita ad un video, dedicato ad uno dei più famosi balletti di repertorio, il Lago dei Cigni di Pëtr Ilic Tchaikovsky. Lo spettacolo era pronto per debuttare a marzo del 2020 e sarebbe stato accompagnato dell’orchestra MUSICA IN SCENA diretta da Paolo Marchese, ma la chiusura dei teatri ha rimandato la data del debutto per ben sei volte, bloccando il desiderio di andare in scena degli alunni, che vedono la

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loro massima realizzazione e soddisfazione su un palcoscenico. La mancanza delle luci della ribalta ha portato alla realizzazione di questo video, dove i meravigliosi “cigni” della scuola possono finalmente esibirsi, anche se non con il pubblico dal vivo. La scelta dello spettacolo, tra i vari all’attivo dell’Accademia, non è casuale: questo breve film, realizzato seguendo strettamente i protocolli di sicurezza anti-contagio, vuole evidenziare la voglia di rinascita non sono della danza, ma di tutto il comparto degli eventi dal vivo, fermo da più di un anno, con gravi danni economici, ma anche morali. • RS


RADIORAMA

Come stanno le canzoni di Sanremo 2021?

SCOPRIAMO LO STATO DI SALUTE RADIOFONICO DEI BRANI DELL'ULTIMA EDIZIONE "DISTANZIATA"

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opo diverse settimane dalla conclusione del Festival di Sanremo 2021, il più anomalo della storia che ha costretto molti fra noi giornalista ad una forzata fruizione da casa (che nostalgia per il Roof Garden affollato e caciarone...), vediamo "se" e "come"e le sue canzoni ci stanno ancora facendo ballare e cantare. O per lo meno... alcune di loro, quelle che stanno conquistando i passaggi più frequenti sulle emittenti radio italiane. Con l'ausilio di Earone, il servizio di classifiche musicali che permette di conoscere in tempo reale quali sono i brani e gli artisti più trasmessi nell'airplay radio e tv italiano (nel periodo che va dal 12 al 18 marzo 2021), le prime 20 posizioni della classifica evidenziano un dato già abbastanza evidente sui social: la coppia Colapesce e Dimartino stanno letteralmente spopolando, sebbene sul palco dell’Ariston si siano classificati solo al 4° posto, sfiorando il podio. Una conferma positiva anche per il duo Fedez/Michielin, mentre i Maneskin - trionfatori

abbastanza a sorpresa della kermesse - si piazzano solamente alla 12esima posizione. Per loro probabilmente giocano a sfavoire le sonorità fragorose del loro rock (che piaccia o meno), in un panorama radiofonico di

LA RADIO CHE "MARCIA AL TUO FIANCO"

• Anche le nostre Forze Armate dispongono di una web radio dedicata. Si tratta di, Radio Esercito, ascoltabile online sul sito dell'Esercito Italiano http://www.esercito. difesa.it. Attiva 24 ore al giorno, offre musica, notiziari, intrattenimento e informazioni specifiche sul mondo militare. Nata dalla volontà del Capo di Stato Maggiore Salvatore Farina, è diretta dal Maggiore Alessandro Faraò. Contatto whatsapp al 3665756028.

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casa nostra dove, a parte qualche sparuto caso, questo genere di musica non è molto simpatico ai programmatori delle scalette. Infine le sorprese sono rappresentante da due presenze femminili giovani, Gaia e Madame, che trovano un loro spazio importante, rispettivamente all'11° e 12° posto. Max Gazzè e il suo brano, divertente al punto da promettere molto bene, si trova invece al 20° posto, abbastanza ignorato dai grandi network. In conclusione, si può affermare che l'edizione di Sanremo 2021 ha più che mai inglobato uno stile para-radiofonico, con ruoli definiti, strutturati ma anche conviviali, erogenei, spontanei... tipici della radiofonia. • RS


di Luca Varani

HEAVY ROTATION "Torni" di Luca e Luca

Un contest per

dimostrare chi sei IN ONDA SUL NETWORK NEW TIME MUSIC

• Luca e Luca, ovvero... Luca Giliberto e Luca Gurrieri, duo siciliano che tempo addietro si era ritagliata una considerevole fetta di ascolti sulle note della celebre The Sound of Silence”, scrivendo un testo in italiano sul covid che ha toccato il cuore di milioni di ascoltatori. Oggi il duo torna alla ribalta con il nuovo singolo Torni, un brano che rimane subito in testa con il dba di una canzone di successo. La canzone tratta di questioni di cuore, un "qualcuno" che ci ritorna sempre in mente e che non abbiamo mai smesso di amare. Musica scritta e arrangiata da Luca Giliberto, il testo è stato curato da entrambi. Il brano lo trovate su tutte le piattaforme digitali e il video ufficiale su YouTube.

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itagliarsi uno spazio nel settore musicale è il sogni di molti... ma spesso mancano le occasioni giuste per mettersi in mostra. L'etichetta Lion Music, in collaborazione con New Time Music, ha organizzato una bella manifestazione sui social che permette proprio questo: dare voce a chi non ce l'ha! Un'occasione per essere valutati sia dal pubblico di Instagram e Facebook e, parallelamente, da una giuria di addetti ai lavori. Per partecipare bisogna avere un'età minima di 16 anni e risultare autori o coautori del brano proposto. Occorre inviare a lionmusic.it una breve biografia, un file video contenente il brano e l'immagine dell'eventuale coper-

tina, possibilmente anche una performance in acustico per la pubblicazione sugli account ufficiali Instagram e Facebook della Lion Music, dove anche il popolo dei social - insieme alla giuria - potrà attribuire un like ai pezzi preferiti. Ogni brano sarà votabile per 30 giorni dalla data

di pubblicazione. In premio per il vincitore una promozione radiofonica del brano, con relativo monitoraggio dei passaggi nelle varie emittenti e un tour radiofonico di interviste. Se hai necessità di pianificare una promozione radio... Lion Music è il tuo partner ideale! • RS

DA ESPERIMENTI PIRATA A LEGGITIME REALTÀ • Questo libro racconta una storia straordinaria: quella di chi compì una grande impresa: trasformare le prime radio libere italiane in vere e proprie aziende! Dalle sperimentazioni pirata della prima metà degli anni '70 alla riforma RAI (la prima legge n.103 del 14 aprile 1975 che introduce nuove norme in materia radiotelevisiva), fino alla sentenza della Corte costituzionale del 1976 che dichiara il monopolio RAI ancora legittimo per le trasmissioni nazionali, ma afferma il principio della libertà d'impresa, che ha contribuito all'atuale etere radiofonico.

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PERSONAGGI

Franco

Bagutti, 50 anni

di musica e non sentirli...

INTERVISTA AL FONDATORE DELL'OMONIMA ORCHESTRA CON TANTE IDEE PER LA RIPARTENZA E PROGETTI IN CANTIERE

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saggiungere un traguardo così importante, come 50 anni di carriera, non è da tutti. Eppure lui, Franco Bagutti, maestro e direttore dell’omonima orchestra, ci è arrivato ancora più determinato e con la voglia di tornare sui palcoscenici. La pandemia non ha reso le cose facili, ma Bagutti è ottimista di natura. È sicuro che l’Italia tornerà a vivere presto, pare si stia preparando con un nuovo progetto che dovrebbe includere anche Sanremo (ma non si sbottona), e se la prende con i mass media che non sempre danno il giusto risalto al suo settore: sbagliano, dice, il nostro ambiente è un pezzo dell’Italia vera. Franco Bagutti, 50 anni in musica e non sentirli. Dove trova ancora la voglia di lavorare per il suo pubblico? È una questione di carattere, di personalità. Sono sempre stato appassionato del mio lavoro, ed è proprio facendo il mio lavoro che ho mantenuto alte le mie aspettative di vita. Posso dire che se tornassi indietro rifarei ogni cosa, perché sono fiero delle mie scelte e dei risultati che ho ottenuto. Credo che il pubblico abbia

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di Andrea Iannuzzi

ancora bisogno di noi, delle orchestre, oggi più che mai, visto il periodo storico che stiamo vivendo. Le orchestre oggi sono cambiate, si avvicinano sempre di più a formazioni di band moderne. Secondo lei è perché il liscio è sul viale del tramonto o perché in questo modo si accontenta una fascia più vasta di persone? Partiamo dal presupposto che il liscio non andrà mai in pensione. È un genere che resta e resiste nonostante gli anni che passano. Però è ovvio che parallelamente a questo genere, ci sono altri gusti, che forse un tempo non erano considerati. Ecco perché la nostra orchestra, per esempio, propone una scelta variegata di musica. Per cui c’è il momento in cui si ballano i lenti, altri in cui ci si scatena, altri in cui si volteggia romanticamente. La colonna sonora dell’Orchestra Franco Bagutti è una top list di successi di ieri e di oggi. Lei quando ha cominciato la sua carriera, come se la immaginava? Aveva intuito che Franco Bagutti sarebbe diventato il numero 1 delle orchestre italiane?

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito internet ufficiale della Franco Bagutti Band

Io non mi considero un numero. Ma un punto di riferimento per il mio pubblico che mi segue fin dai miei esordi e quello nuovo che si acquisisce strada facendo. Mi sono innamorato di questo lavoro da giovanissimo, osservando chi già suonava in scena. Nasce così la mia passione per la musica e la voglia di creare una formazione che negli anni si è trasformata in quello che attualmente è. Magari sotto sotto, all’inizio, ci speravo. Tuttavia la mia mission era fare musica dal vivo. E così è stato. Spesso vi definite “incompresi” sia dalla stampa che dalla tv. Ma in che cosa vi sentite non considerati? Proprio riallacciandomi alla seconda domanda. La stampa e la televisione ignorano totalmente che chi segue le orchestre come la nostra è un pubblico numerosissimo.

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Spesso forse più degli spettatori di un programma tv di successo. Non ci sono mai stati dati gli spazi adeguati, spesso i telegiornali si dimenticano di noi. Le faccio io una domanda. Per caso in questi mesi ha mai sentito qualche tg o letto su qualche giornale lo stato di crisi in cui riversano formazioni come la nostra? Delle discoteche si è detto poco, di noi assolutamente nulla. Questo perché ancora c’è una mentalità sbagliata, se solo dessero al nostro settore il giusto risalto scoprirebbero una parte del Paese che ignorano. Ha ragione. Allora ci dica, come ha vissuto questo anno di stop forzato? Crede che quando ritorneremo alla vita normale, tutto tornerà come prima o ci saranno dei cambiamenti? Questo non lo so, i tempi


cambiano, quindi sicuramente qualcosa cambierà. Ma qualcosa probabilmente sarebbe cambiato a prescindere, è il corso naturale della vita. La gente tornerà ad affollare locali, ristoranti, concerti, eventi di piazza. È possibile che per diverso tempo, sempre che in parallelo la crisi economica non inginocchi tut-

ti, che ci sia un po’ un effetto dolce vita in stile anni '60. Solo che allora c’era il boom economico a fare da leva, oggi sarà la voglia di lasciarsi tutto alle spalle divertendosi a più non posso. Uno dei settori più colpiti è il vostro. Assieme a quello dei locali da ballo. Quale sarà la ricetta per un vero rilancio? Non esiste una ricetta per il rilancio. Sarà un salto nel buio, perché purtroppo molti locali che hanno chiuso nel marzo del 2020 per effetto della pandemia, non riapriranno più. Questo glielo posso confermare io, in quanto con tanti gestori delle discoteche o dei disco club negli anni si è instaurato un rapporto di amici-

zia. E molti mi hanno già detto che si sono orientati verso altri lavori, altri business. Chi resisterà sicuramente vedrà tornare una florida economia, non ci sarà bisogno di un rilancio. Tutto il mondo è in attesa di tornare a vivere. E quindi anche a divertirsi. Sanremo si sta orientando sempre più a sonorità e a generi alternativi al classico pop italiano. Lei sarebbe pronto per affrontare un palco come quello del Festival della Canzone Italiana? Noi siamo sempre pronti. Le confido che c’è in realtà da tempo la volontà, e anche l’ideazione, di un progetto che potrebbe portarci in futuro all’Ariston durante il Festival. A noi piacerebbe una giusta commisurazione tra musica fatta dall’orchestra e la musica leggera italiana. È presto per parlarne, ma creda che siamo in grado di organizzarci da un giorno all’altro. Siamo o non siamo “animali” da palcoscenico? • RS

WWW.FRANCOBAGUTTIBAND.IT 74


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TELEVISIONE

NEXO+, la televisione

per un tempo libero di qualità UN LUOGO CHE PROMUOVE LA CURIOSITÀ, AMPLIFICA IL SAPERE, IL DIVERTIMENTO E L'EMOZIONE

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a appena compiuto un mese di vita Nexo+, la piattaforma di contenuti on demand per un tempo libero di qualità ideata da Nexo Digital, la casa di produzione e distribuzione italiana specializzata nell’ambito degli eventi al cinema. Con un abbonamento di 9,99 euro al mese, Nexo+ presenterà ai suoi spettatori, settimana dopo settimana, concerti, film d’autore, contenuti d’arte, documentari, musica, opera, balletto, teatro, approfondimenti culturali. L’IDEA Nexo+ è un'idea in continua evoluzione: l'idea di un luogo d'incontro, di condivisione, di costruzione. Un luogo che promuove la curiosità, tutela le differenze, amplifica il sapere, il divertimento, l'emozione. Un

luogo che vuole stimolare una partecipazione attiva, diversa da quella che può essere proposta da un algoritmo. L’obiettivo è infatti quello di offrire agli spettatori un approccio multidisciplinare nella scelta e nell’organizzazione e indicizzazione dei contenuti così da spaziare, come accade con gli eventi al cinema di Nexo Digital, dalla cultura all’educational, dal cinema ai concerti. Come in una piazza in cui ci si incontra più che in un rifugio esclusivo, Nexo+ si propone come un luogo in cui il proprio tempo diventa uno spazio per

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la mente, dove nutrire le proprie passioni e dove scoprirne di nuove. I CONTENUTI Tratto distintivo del progetto Nexo+, la nuova modalità distributiva targata Nexo Digital, è la presenza di una redazione che, mese dopo mese, andrà a definire le proposte per singole nicchie di riferimento, prediligendo l’inclusività e il desiderio di aprire spazi di confronto sempre diversi e variegati, a seconda dei pubblici con cui andrà a relazionarsi. Oltre alla categorizzazione in 9 MONDI,


di Daniele Colzani

Nexo+ offrirà 40 PLAYLIST ideate appositamente e costantemente rinnovate in cui approfondire le proprie passioni e scoprirne di nuove. Per esempio, nella playlist Le Signore delle Arti gli spettatori troveranno una selezione di documentari e film dedicati a grandi attrici, artiste e donne della cultura: una raccolta di contenuti che celebrano le donne, protagoniste anche della mostra Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra '500 e '600, ospitata a Palazzo Reale di Milano e attualmente fruibile online. Nella playlist Say it loud! I'm black and I’m proud verrà invece proposto un omaggio alla Black Music e ai suoi grandi interpreti (il tutto raccolto sotto l’egida della canzone di James Brown che divenne l’inno non ufficiale del movimento Black Power negli anni ’60). Grazie a un widget ad hoc, diversi titoli e playlist saranno via via arricchiti da un’apposita bibliografia, da una selezione musicale di riferimento e da podcast dedicati secondo il piano editoriale messo a punto dalla redazione di Nexo+ e dai suoi partner. Inoltre, la piattaforma vedrà la collaborazione con alcuni dei più importanti editori, produttori, scuole di scrittura,

IL SITO

Inquadra il QRcode e vai al sito NEXOPLUS festival. Si tratta della sezione denominata Costellazioni: mappe per orientarsi nel cielo, tra le stelle più luminose e i percorsi più preziosi, che spesso sono i meno battuti. Mappe che riportano a casa i naviganti, li guidano verso nuove scoperte, tracciano immagini che ispirano poesie, arte e letteratura. Al debutto, saranno 4 le Costellazioni presenti su Nexo+: quelle di Elisabetta Sgarbi, Far East Film Festival, Feltrinelli Real Cinema e Scuola Holden. LA SCUOLA HOLDEN Le migliori produzioni teatrali e le performance che, negli ultimi anni, sono emerse dall’universo di Scuola Holden. Un viaggio di ricerca nelle regioni più diverse del sapere umano, percorsi della mente

che aprono prospettive inedite sulla storia, l’arte, la letteratura e la musica. Si potranno vedere le Palladium e le Mantova Lectures di Alessandro Baricco, che toccano temi universali come la Narrazione, il Tempo, la Felicità. In Postcards to San Francisco si segue il flusso delle parole di Walt Whitman lette dallo scrittore Alessandro Mari e accompagnate dal pianoforte di Gloria Campaner, sulla scia del minimalismo americano e di sonorità vicine all’immaginario poetico dell’autore. Ci saranno inoltre Mario Brunello, che suona le Suite per violoncello di Bach in luoghi diversissimi accomunati da un particolare tipo di silenzio, e lo spettacolo Palamede, eroe greco cancellato dalla memoria collettiva da una resa dei conti tra due élite intellettuali. Per lasciarsi affascinare dalla visione di maestri che, anziché dare risposte, puntano a far risuonare nuove domande, o a pronunciare in modo diverso quel che pensavamo già di sapere. Ricordiamo che tutti gli utenti registrati riceveranno, con cademnza mensile, il Monthly Magazine di Nexo+ con tutte le indicazioni circa le novità della piattaforma.• RS

Alcuni dei balletti presenti nellal sezione Danza della piattaforma Nexo+

HTTPS://NEXOPLUS.IT 77


INIZIATIVE

Al

di Daniele Colzani

Maxxi di Roma arriva

il " Legendary Ticket "

IL BIGLIETTO È VALIDO PER UN INGRESSO ENTRO IL 2121

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ell’ultimo anno, come per tutti, la pandemia ha costretto anche il personale del Museo MAXXI di Roma ha cambiare i loro piani all’improvviso, rimandando progetti, ed esplorando nuovi modi per stare vicini. Mai, nemmeno un giorno, hanno smesso di lavorare per la riapertura del MAXXI e anche se oggi non possono accogliervi, sono speranzosi che potranno farlo presto. Per rendere tutto più reale, hanno creato un biglietto spe-

ciale, anzi leggendario, valido per un ingresso al MAXXI da qui al 2121! Un biglietto che vuole ispirare fiducia nel futuro, nel ritorno alla vita e a una nuova normalità. Un regalo speciale, per te o per qualcun altro, da tenere nel cassetto per quando si tornerà a viaggiare,

a scoprire il mondo, a incontrarsi nei musei e nei luoghi di cultura per rigenerare la mente e lo spirito con l’arte e la bellezza. Un biglietto che, come le monetine con la Fontana di Trevi, vi riporterà a Roma e al MAXXI, appena sarà possibile. Speriamo prestissimo! • RS

IL BIGLIETTO

Inquadra il QRcode e acquista il tuo Legendary Ticket

WWW.MAXXI.ART 78


Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO

I nostri

contributors

CHRISTINE GRIMANDI PRODUCTION ORGANIZATION AND CASTING DIRECTOR

SIMON LEE

MAURIZIO TAMELLINI

MUSIC SUPERVISOR E DIRETTORE D’ORCHESTRA

DIRETTORE ARTISTICO FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE

AGNESE OMODEI SALÉ COREOGRAFA E DIRETTRICE BALLETTO DI MILANO

FEDERICO VERATTI

STAY TUNED...

COSTUMISTA E COREOGRAFO

UN NUOVO PROFESSIONISTA DELLA FOTOGRAFIA...

ANGELA VALENTINO MAKE UP ARTIST

FILIPPO SORCINELLI

ANTONELLO RISATI

ARTISTA, SARTO, E CREATORE DI PROFUMI

Quotidiano on line www.silviaarosio.com

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Digital Edition www.issuu.com/silviaarosio 79

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IL COMPOSITORE

Il progetto "The new voice of

Musical Theatre”

UNA NUOVA RUBRICA CHE DÀ SPAZIO A VOCI AUTOREVOLI DEL PANORAMA INTERNAZIONALE DEL MUSICAL

P

ersonalmente ho iniziato a lavorare nel Musical Theatre per un incidente casuale. Fin da quando ero bambino avrei voluto diventare direttore d’orchestra, ma non c’erano corsi specifici per giovani studenti e quindi iniziai a studiare pianoforte. Ero il più giovane studente quando lasciai il college all’età di 18 anni e fui ammesso a un corso per conduttori d’orchestra graduati alla Julliard a New York. Ma quel corso di specifico indirizzo per la preparazione di direttori d’orchestra e opera era consentito unicamente astudenti a partire dai 30 anni di età. Per loro gentile concessione, mi avevano consentito l’accesso all’età di 28 anni! Avevo 18 anni, avrei dovuto attendere dieci anni prima di cominciare il corso a New York. Io non volevo attendere, perché ero impaziente di iniziare a dirigere! Quindi, continuai a studiare privatamente con Ali-

Christine Grimandi e il maestro Simon Lee

cia Kereradze e Ivo Pogorelich e per pagarmi le lezioni cominciai forzatamente a lavorare. Mio malgrado, accettai di lavorare come assistente del direttore musicale nel West End. Devo ammettere che fin dall’inizio ho odiato profondamente quel lavoro. Lo spettacolo era terribile, il mio direttore mi impediva di fare il mio lavoro, ero bullizzato perché voleva venire a letto con me e mi sentivo miserabile. Avevo giurato a me stesso che non avrei mai ripetuto l’errore di accettare un lavoro così deprecabile, ma andò bene comunque! Qualcun altro mi vide dirigere e mi invitò a condurre un altro spettacolo, poi un altro ancora e ogni spettacolo, devo ammettere, era meglio del precedente. Alla fine,

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dirigevo e suonavo contemporaneamente tutti gli spettacoli. Come musicista classico ero sprezzante di quel genere musicale popolare, ma ripensando agli insegnamenti dei miei “maestri classici” Mozart, Puccini e Wagner, ricordai: “Quello che ti viene chiesto, tu, come musicista, hai il dovere di farlo correttamente e soprattutto al meglio delle tue possibilità!”. Il teatro musicale era un nuovo genere che non aveva ancora raggiunto i suoi cent’anni di vita e, tra le migliaia di composizioni proposte, si poteva al massimo contare sulle dita di una o due mani le migliori creazioni di nuovi Musical a livello internazionale. Mi trovavo a Londra, lavoravo nel West End, in una specie di mondo di mezzo, dove potevo contemporaneamente lavorare sia con l’interpretazione che con la creazione, quindi pensai con l’arroganza della mia giovinezza che “QUELLA” era una nuova forma di arte che aveva bisogno


di Simon Lee

Porgy and Bess

di me! Ora, ripensandoci, anche se ho avuto l’onore di condurre grandi opere come Porgy and Bess e West Side Story, in quell’inizio di carriera e in quel periodo della mia vita, ogni nuova creazione suscitava in me profondo interesse, quindi, ogni nuovo lavoro musicale mi eccitava, come continua oggigiorno a eccitare il mio interesse. Avevo trovato la mia strada. Non mi dilungherò raccontandovi tutte le innumerevoli cose che ho fatto dal quel periodo iniziale e arriverò direttamente all’anno 1997, anno per me molto importante perché incontrai Andrew Lloyd Webber e diventai il suo Musical Supervisor. Sono ormai oltre venticinque anni che lavoro e collaboro con lui a tutte le sue nuove creazioni musicali. Durante questo periodo di tempo ho lavorato e condotto oltre 50 album con artisti di fama internazionale da Carreras a Byork, ho collaborato a moltissimi film, e sinceramente non ricordo quanti spettacoli ho supervisionato e diretto a Londra, New York e nel mondo. Devo ammettere di considerarmi un ragazzo fortunato! Ho già ribadito che questo genere musicale ha all’incirca cento anni di vita, ma le sue radici provengono e

nascono a metà del 19° secolo, quando i compositori iniziarono a spostarsi dall’opera classica verso una nuova drammaturgia musicale. I compositori iniziarono a scrivere storie che non avevano come interpreti God and Godesses, ma eroine, prostitute, ragazze che lavoravano in fabbrica di sigarette e ricordo volentieri opere come la Carmen di Bizet o la Traviata di Verdi.

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Queste nuove composizioni erano straordinariamente orecchiabili! Questi temi musicali sono stati ripresi anche dallo stesso Giacomo Puccini fino ad arrivare all’Operetta. Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Europa non sarebbe più potuta ritornare a quello che era stata e, per la mia personale opinione, sono stati due gli avvenimenti importanti che hanno contribuito al successo del musical. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il mondo della musica classica ha subito un profondo cambiamento. Il 12 tone della seconda scuola viennese, Schonberg, Berg, Webern, il nuovo brutalismo dei compositori come Stravinskij, tutto questo ha contribuito a portare la musica classica in nuove direzioni con alcune eccezioni, ma ha definitivamente gettato un incantesimo sulla morte della musica classica. Un altro evento importante dell’Europa centrale dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, è stata la diffusa povertà: il mondo si è dovuto forzatamente


Andrew Lloyd Webber

confrontare con il sopravvento del fascismo e, con esso, il crescente antisemitismo. Il risultato ha provocato una massiva emigrazione di giovani europei verso l’America. Tra loro, compositori come Korngold e Bernard Herman che andarono a Hollywood e Romberg e Kurt Weill che andarono a New York. Questo è stato il fertilizzante che ha unito la musica europea e il jazz della Black music e, a mio parere, ha dato il “bixth to the musical”. Da quel momento in poi i Musical hanno sempre più attinto dalla musica popolare anziché evolversi in un proprio stile musicale. Ricordo la viennese nostalgia di Rogers e Hammerstein, di Lerner e Loewe con My Fair Lady, il violento ritmo latino di West Side Story, l’heavy rock di Jesus Christ Superstar, l’Hip Hop di Hamilton. Tutto questo ha influito sull’evoluzione e al successo del Musical in America contrapponendosi al panorama musicale europeo che ha vissuto la distruzione e la povertà tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Il Musical è un “affare demo-

cratico”. Il Musical è per tutti e in questo mondo capitalistico è accessibile a un largo numero di persone. È meraviglioso, esotico, ti fa’ abbandonare brutti e cattivi pensieri della tua vita quotidiana per due o tre ore della tua giornata. Ma, soprattutto per me è importante che, le melodie musicali dei grandi successi si impadroniscono di te e si insediano nel tuo cuore. Infatti, quando Oscar Hammerstein ha aggiornato e ame-

My Fair Lady

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ricanizzato Carmen Jones, non è stato un caso. Nessuna delle note originariamente scritte da Bizet è stata modificata o cambiata per crearne un Musical! Quindi, riassumendo, cosa voglio dire parlando di The new voice of Musical Theatre? Credo di avere già asserito che ognuno può scrivere un Musical dal niente e può permettersi di usare qualunque genere musicale. Ma tutto questo dove può portare? Oggi siamo nella posizione di trovarci contemporaneamente nella posizione di fare e strafare e, in un qualche modo, stiamo assistendo quotidianamente a un estremo cannibalismo musicale. Le scene di New York e Londra hanno sempre vissuto e goduto di spettacoli che sono rimasti in scena per lunghi periodi, come Phantom of the Opera e Les Miserables che possono essere reputati Juke Bos Shows, ma abbiamo anche assistito a spettacoli di successo pop/rock come Mamma Mia! degli Abba o We will Rock you dei Queen ed anche a numerosi revival. La verità è che pochi spettacoli riescono ad arrivare al palcoscenico, ancora più difficile è riuscire ad arrivare al gradimento ed è quanto meno imprevedibile di chi e cosa riuscirà a conquistare il grande pubblico e il succes-


so. Nulla è scontato o garantito. Grazie anche ai film e alla televisione, ed ora anche a Internet e ai Social Media, i Musical, mai come ora sono riusciti a coinvolgere un numero crescente di persone nel mondo. Ma ancora ad oggi a New York non c’è un successore del grande compositore Stephen Sondheim, anche se hanno provato molti a detronizzarlo, come ad esempio Jason Robert Brown, tanto per fare un nome. E a Londra non c’è ancora un nuovo successore di Andrew Lloyd Webber. Quindi posso dire che il nuovo capitolo della storia del musical può letteralmente accadere da qualsiasi parte del pianeta! Quindi, vi chiederete, perché sto dicendo tutto questo? Negli ultimi anni sono venuto diverse volte in Italia, a Parma dove ho diretto il concerto di Bjork, a Roma dove ho assistito alla registrazione negli studi di Ennio Morricone del doppiaggio del film The Phantom of the Opera e, recentemente mi è capitato più volte di lavorare con interpreti e cantanti italiani in svariate occasioni. In Italia, posso confermarlo, non c’è assolutamente mancanza di talento! E che Dio voglia, non c’è mancanza di musica! Sono consapevole che qui in

Italia avete ormai costruito un profondo amore per il Musical e che il vostro crescente entusiasmo, è il vostro testimone per questo genere musicale. Ma voglio anche precisare che, e spero di non offendere nessuno, in Italia mancano ancora tecnica e alcune conoscenze specifiche. Vi ho raccontato che ho iniziato il mio percorso nel teatro musicale dopo aver conseguito una profonda preparazione nel mondo musicale classico e ho proseguito spiegandovi che sono arrivato, avendo successo nel Musical Theatre perché ho preso, per così dire “una curva” di quanto appreso nel panorama della musica classica in gioventù. Quindi, voglio precisare che sono arrivato a questo mondo musicale dopo aver lavorato approfonditamente e a lungo, ma soprattutto dopo aver compreso le richieste e le origini della perfetta esecuzione del mondo della musica classica. Grazie alla visione della mia grande e instancabile amica Christine Grimandi e all’accelerazione della pandemia globale, abbiajesus Christ Superstar

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Carmen jones

mo insieme creato una piattaforma popolata da alcuni tra i più grandi e importanti professionisti delle differenti discipline della musica, del teatro e del Musical che insegnano Online e coinvolgono i ragazzi e i giovani musicisti con Masterclass, Seminari e Workshop, dando consigli specifici con lezioni private di approfondimento. Questa è veramente un’occasione unica di apprendimento anche per gli studenti italiani che avranno possibilità in un prossimo futuro, ormai non troppo lontano, di prepararsi e di approfondire argomenti per poter ritornare alle scene più preparati e di accedere al mondo lavorativo internazionale. Penso quindi e concludo dicendo che, The new voice of Musical Theatre emergerà dall’Europa, dove ha avuto le sue origini e che il talento che ho trovato qui in Italia potrebbe avere una grande responsabilità di rinascita in tutto questo. Ritornerò sicuramente la prossima estate prima di affrontare il mio prossimo enorme lavoro come Supervisore mondiale musicale della nuova versione di Phantom of the Opera di Andrew Lloyd Webber di cui avrò l’onere e l’onore di dirigere la Premiere a Londra. Spero di incontrarvi presto prossimamente in Italia o alle prossime audizioni! • RS


IL DANZATORE

Come la danza spazia e coinvolge…

S

i può dire che la musica per il balletto non sia mai stata presa in considerazione all'interno di opere e grandi opere, ma inserita sempre come un intervallo, una pausa, una mera distrazione per il pubblico teatrale. Non è del tutto vero, come sembrerebbe, ma un pizzico di verità esiste. Parliamo di Wolfgang Amadeus Mozart, per esempio: chi

non lo conosce o non fischietta qualche suo motivetto o non ammira la sua fama e il suo indiscusso talento? Ecco, Lui scriveva le opere inserendo atti interi dedicati alla danza, pagine di cui poi non gli vennero mai attribuite e molte di queste furono soppresse prima delle rappreMaria Taglioni

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© Anna La Naia

IL DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE CI RACCONTA IL SUO MONDO

sentazioni a Vienna, per conto dell'Imperatore Giuseppe II° d' Asburgo- Lorena. Anche Giuseppe Verdi ebbe dei diverbi con i napoletani e anche con gli orchestrali che non volevano eseguire le pagine per il balletto in una sua opera nel gennaio 1871. Qualche mese più tardi scrisse all'amico De Sanctis: “Quando dite il balletto non ha interesse, rispondo: eseguitelo prima di giudicare”. Verdi amava comporre musiche per balletti? La risposta è più no che sì, in quanto il compositore bussetiano aveva altro a cui pensare. Se consideriamo la somma di tutti i balletti scritti per diverse sue opere, dal Macbeth al Don Carlos ecc.. scopriamo che la durata è di quasi 2 ore, poco più della lunghezza di un'opera intera. Possiamo dire allora che la danza era parte integrante nelle sue opere e non un 'appendice o un diversivo per mostrare le gambe o delle mosse delle ballerine e distrarre il pubblico dall'azione sul palcoscenico.


di Maurizio Tamellini

Anche se sono passati moltissimi anni, più di un secolo, molti rinomati direttori d'orchestra non vogliono e non sono propensi a dirigere balletti o concerti di danza; strano ma vero purtroppo. Verdi scrisse musiche sublimi ed intriganti ed invidiate dello stesso Tschaikowskj che gliele volle imitare nella danza dei Mirlitoni nel suo Schiaccianoci. Tornando a ritroso di parecchi anni alla Scala, l'orchestra si dette da fare per suonare delle serenate a favore delle due dive del momento, Maria Taglioni e la napoletana Fanny Cerrito. Tra le due dive non c'era mai stato un confronto diretto, anche se il pubblico milanese, grande intenditore di balletto, avevano decretato la palma della vittoria a Maria Taglioni nel 1841 con il bal-

letto la Silfide. Gli orchestrali al termine del balletto, invece di smontare, si recarono sotto le finestre dell'albergo Mari-

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no suonandole una serenata. I sostenitori della Cerrito però pretesero un confronto più ravvicinato tra le due dive e a marzo del 1843, in una serata che prevedeva una replica de I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi, le due rivali si esibirono sul palcoscenico una dopo l'altra. Alla fine della sfida uscirono alla ribalta assieme a Giuseppe Verdi e alla protagonista dell'opera. Ci furono fiori e corone per la Taglioni e gioielli per la Cerrito! Il successo non si fermò, l'orchestra e persino una parte del coro della Scala cantarono e suonarono delle serenate sotto i rispettivi balconi. Al termine di quella serata per le due ballerine segnò la fine della carriera dalle scene milanesi in quanto la Taglioni aveva già dato l'addio alle scene l'anno precedente a San Pietroburgo e tutte le sue cose vennero messe all'asta. Una cosa curiosa successe: un ammiraglio per un paio delle sue scarpette pagò 200 rubli, le fece cuocere e se le mangiò assieme ad altri amici che si erano inchinati ai piedi della diva. • RS


Riflettori LA COREOGRAFA

La nascita e lo sviluppo del Grand Opéra

MAGAZINE DI CULTURA E SP

I

Storie ed emozio n Francia, tra gli anni '20 e '80 dell’Ottocento accanto all’opéra-comique si può assistere alla nascita del cosiddetto grand-opéra, che deriva dalla tradizione della tragédie-lyrique settecentesca. Il termine ne faceva già capire il carattere grandioso ed opulento. Generalmente in cinque atti e comunque mai meno di quattro - il grand-opéra era quasi sempre collegato a vicende tratte dalla storia, ma con intrecci romanzati e complicati. Era caratterizzato dall’utilizzo di gran-

di masse artistiche, da scenografie sfarzose e dall’inserimento di veri e propri balletti. Si trattava di balletti sontuosi che, per favorire le esigenze dei ricchi ed aristocratici mecenati dell’Opéra che volevano consumare i loro pasti regolarmente ed erano più interessati ai danzatori che all’opera stessa, apparivano non prima del II° atto, se non addirittura tra III° e IV°. Questi balletti, anche se privi in

© Servizio fotografico di Carla Moro e Aurelio Dessì tratte dallo spettacolo Verdi in danza (2019)

salgono sul palco Alessandro Orlando e Angelica Gismondo ne Le quattro stagioni

linea di principio di qualsiasi attinenza tematica con l’azione dell’opera, assunsero rilevanza e divennero un elemento importante nel prestigio sociale dell’Opéra. Il librettista Eugène Scribe e il compositore Giacomo Meyerbeer furono gli autori più rappresentativi del grand-opéra, ma tra le opere che ne rivelano un forte influsso sono da annoverare anche Guglielmo Tell di Rossini e La Favorita di Donizetti. Anche l’opera italiana a fine Ottocento ricalca il modello grand-opéra e, per l’abbondante presenza di balli, venne talvolta designata col termine composto opera-ballo. Si pensi a La Gioconda di Ponchielli ma, soprattutto, alle opere di Giuseppe Verdi, la cui passione per il balletto è ben nota. Nel corso degli anni, in modo ad adeguare l’opera ai gusti di un pubblico che non era certamente abituato alla particolare drammaturgia e alla diversa concenzione del “tempo” delle azioni contenute, è diventato perfettamente normale eseguire importanti tagli alle partiture e, con grande gioia di molti me-

vivile con

Sfoglia i numeri del magazine al link W 86


su...

di Agnese Omodei Salè

BIOGRAFIA

• Dopo il diploma in danza classica presso Istituto Civico Musicale Brera e

si è perfezionata in varie tecniche con professeur di fama mondiale tra cui R. Hightower, C. Zingarelli, M. Popescu, E. Villella, M. Mattox, T. Beatty. Ha iniziato la carriera professionale nel 1978 e ha fatto parte di importanti corpi di ballo (Teatro alla Scala, Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna) dove ha ricoperto anche ruoli solistici e dove ha avuto modo di lavorare con grandi coreografi e interpreti. • Ha preso parte a numerose produzioni liriche nonché produzioni di danza contemporanea, trasmissioni televisive di successo, convention, pubblicità e sfilate per importanti aziende. Direttrice, maître e coreografa del Balletto di Milano per la Compagnia ha creato numerose coreografie tra cui i balletti Verdi in Danza, rappresentato con successo in Italia, Marocco, Estonia e Lettonia e Carmen. Ha inoltre al suo attivo numerose collaborazioni per i balletti in ambito lirico anche per importanti festival internazionali come La Perla (Pfäffikon, Svizzera), Saaremaa Opera Festival (Estonia), nonché per serate di gala, convention e spettacoli per ragazzi. • Nel 2017 ha firmato le coreografie per La Vedova Allegra prodotta dall’Orchestra Filarmonica del Marocco a Rabat. È spesso invitata in commissioni di concorsi di danza, giurie, incontri e convegni. è direttore di redazione del periodico tuttoDanza e cura progetti ed iniziative dedicate alla danza.

PETTACOLO

oni

o

lomani che poco apprezzano le parti danzate tanto da considerarle come “momenti noiosi in cui riposare gli occhi”, “vittime” di questi tagli sono proprio i balletti. Personalmente, e non perché sono di parte, ho sempre amato quelle pagine sublimi. Ho avuto la fortuna di danzare in molte opere, ma anche di coreografarne le danze collaborando con importanti registi in prestigiosi teatri e manifestazioni. L’occasione di creare un balletto a serata intera su quelle pagine mi è stata offerta nel 2013, anno delle celebrazioni verdiane. Il patrimonio di Ver-

IL VIDEO

di è immenso e tutti i ballabili sono qualcosa di straordinario: da Otello a Macbeth, ad Aida, Trovatore, Rigoletto, fino ai balletti Il Ballo della Regina, coreografato anche da Balanchine, dall’opera Don Carlos e Le quattro stagioni da I Vespri Siciliani. Viva Verdi, creato con Federico Veratti nel 2013 e ripreso nel 2019 come Verdi in Danza con l’aggiunta di nuove coreografie in una versione per il Teatro Antico di Taormina, ha fatto il giro del mondo in rappresentanza dell’Italia: dal Marocco all’Estonia, Lituania, Francia e molti

Giordana Roberto e Germano Trovato in Attila

altri Paesi. Nello sviluppare la coreografia, giocando tra gli stili, ho cercato di creare uno spettacolo basato su fondamenti culturali italiani e di valorizzare la perfezione delle partiture in cui si percepisce tutta la fantasia di Giuseppe Verdi e la sua capacità di scavare nel profondo dell’animo umano. Questa la linea artistica che sto seguendo anche per la nuova creazione Opera in Danza, selezionata dal bando NEXT di Regione Lombardia, che mette in relazione la danza con la pittura di Daniela Grifoni e, per i costumi, la creatività di Federico Veratti. Oltre alla maestosità verdiana, spazio anche alla giocosità rossiniana e alla passionalità

Giordana Roberto ne Le Quattro Stagioni

n noi! Inquadra il QRcode e guarda il video de I Vespri Siciliani con Fracci e Dupond

WWW.ISSUU.COM/SILVIAAROSIO 87


IL COSTUMISTA

Yves Saint Laurent e Zizi Jeanmarie

FEDERICO VERATTI RACCONTA LA STORIA E L'EVOLUZIONE DEL COSTUME TEATRALE

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o deciso di dedicare, da adesso in avanti. ogni articolo ad un famoso stilista che nel corso della sua carriera si sia legato all’ambito del teatro, arte e danza. Saint Laurent, credo a mio parere sia l’emblema che raggruppa tutti questi campi del “mondo creativo”. Nasce a Orano nell’ex Algeria francese, il primo agosto del 1936. Appassionato fin da piccolo al mondo del disegno e dell’arte, all’età di diciotto anni si trasferisce a Parigi, portando con sè i suoi meravigliosi disegni, che saranno per lui l’apripista nel mondo della moda, ammagliando l’allora editore di Vogue Francia; colui che lo presentò a Christian Dior. Al fianco del grande

couturier francese Saint Laurent crebbe in maniera esponenziale, fino ad eleggerlo direttore creativo della maison nel 1957, successivamente alla morte di Dior. Proprio in quegli anni avvenne il primo incontro tra Yves Saint Laurent e Zizi Jeanmarie, grande ballerina entrata a far parte della scuola dell’Operà di Parigi gia all’età di nove anni, abbandonandola in fine per una compagnia di balletto emergente creata da Roland Petit, che sposerà dieci anni dopo. Da questo primo incontro nacquero i primi abiti di scena realizzati con piume, marabù, tutù, ma anche abiti

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per la vita privata dell’artista, come giacche a doppio petto e sahariane. Nel 1960 con lo scoppio della guerra d’indipendenza algerina, Saint Laurent fu chiamato alle armi e proprio questo evento portò lo stilista ad un crollo psicologico, che lo portò ad un ricovero in un ospedale psichiatrico dove vennero attuate le procedure di


di Federico Veratti

IL SOCIAL

Yves Saint Laurent e Zizi Jeanmarie

Inquadra il QRcode e guarda il suo profilo Instagram cura dell’epoca, tra cui l’elettroshock. Episodio che segnò la fine della sua direzione a la maison Dior, causa licenziamento voluto dalla direzione amministrativa dell’epoca. Successivamente lo stilista fu dimesso dall’ospedale e riuscì a citare la casa di moda in tribunale, per non aver rispettato i termini contrattuali, vincendo la sua causa. Con i soldi del risarcimento Saint Laurent e il suo compagno, socio in affari Pierre Bergè riuscirono ad aprire la maison che ancora oggi porta il suo nome. L’apice della collaborazione tra i due grandi artisti, Saint Laurent e Zizi Jeanmarie si raggiunse nel 1961 con la creazione di Mon truc en plumes, e proprio in questa occasione l’abito disegnato dallo stilista, composto da un tubino tipo maglione, calze velate nere e ruota di piume di struzzo divenne un’icona. Il sodalizio tra i due artisti divenne sempre più assiduo e il tutto fu sempre controllato dal marito di Jeanmarie, Roland Petit, riuscendo a creare look che divennero leggenda. Yves Saint Laurent nelle sue creazione riusciva ad abbracciare tutte le forme d’arte, dalla pittura alla scultura. Abiti ispirati ai quadri di Mondrian, Matisse, Picasso, Warhol e

Braque. L’arte classica e la passione per la trasgressione, droga e sesso, tutti elementi delle sue collezioni. 1971 la collection du Scandale ispirata dalla sua cara amica Paloma Picasso, fu la sfilata più emblematica dello stilista. Questo perenne “métissage” tra arte, moda e teatro furono i punti di forza dello stilista , portandolo ad essere sempre in anticipo rispetto i suoi colleghi. Ma tornando a Zizi Jeanmarie, lo stilista disegnò per la grande artista tutto il suo guardaroba personale, che a differenza delle scene, si componeva di abiti molto sobri, dallo stile francese: chiffon, tailleur-pantalone, smoking e sahariane. Proprio quest’ultimo abito in satin fu indossato dall’artista nel 1981per il lancio del profumo Kouros, al fianco di Rudolf Nureyev. Dopo una lunga malattia Yves Saint Laurent si è spento il primo giugno del 2008 all’età

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di 71 anni, successivamente le sue ceneri sono state trasferite nei giardini Majorelle, in Marocco nella villa acquistata da Bergè e Saint Laurent. Di recente anche Zizi Jeanmarie, il 17 giugno 2020, ha raggiunto il cielo o meglio “ la terra degli artisti”. • RS

BIOGRAFIA

• Federico Veratti, ex primo ballerino del Balletto di Milano, insegnante e coreografo freelance, dopo diversi anni nel mondo della danza, decide di specializzarsi in costume e sartoria teatrale. • Ha sempre avuto una passione per la moda e la storia del costume:questa è stato il via che lo ha spinto ad aprire una sua sartoria/ atelier. • Grazie alla possibilità offertagli da Carlo Pesta e Agnese Omodei Salè nel 2016 ho intrapreso la carriera da costumista, disegnando e dirigendo la sartoria per il SAAREMA OPERA FESTIVAL in Estonia e successivamente lavorando per teatri, privati e case di moda.


STUPORI E ODORI

I musei sono chiusi, ma l ’arte non è né muta né ferma

L'ARTISTA, SARTO E CREATORE DI PROFUMI CI ACCOMPAGNA IN UN VIAGGIO SENSORIALE

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essuno può entrare fisicamente, ma a nessuno va vietato il godimento emotivo e perché no, spirituale. Le contraddizioni sono continue, anche oggi, quasi quanto due millenni orsono, eppure la storia e le immagini di un tempo parlano ancora. E le contraddizioni hanno mutilato oggi i riti tradizionali, quasi come se allestimenti e processioni potessero diffondere un male incurabile e non più autentica bellezza e positività. Sì, perché lo spirito ha bisogno di essere coltivato,

alimentato, vissuto. Poche cose, eppure sono già contraddizioni, o in controtendenza, o sintomo di una fiducia che ormai arranca. Ma è l’Arte o la Chiesa che arranca? È l’uomo che arranca? “Ecce Homo!“, “Ecco l’uomo, quello che ho punito!” Con lui noi, puniti, dimenticati e singolarmente lasciati in silenzio come statue consumate dal tempo e dall’inutilizzo, la cui pelle dei sentimenti è ridotta ad

Cristo alla colonna Antonello da Messina 1476 - 1478

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un brandello da cui esce soltanto polvere e briciole. Noi però non possiamo, qui, al cospetto dell’Ecce Homo, o di noi stessi, assuefarci a questo avvilimento. Non possiamo decidere che l’anima è già perduta: l’intensità con la quale questo sguardo, unito a quello delle altri sguardi, resiste nondimeno sull’orlo del suo svuotamento, ce lo impedirebbe. Non possiamo neppure sottrarci al terribile impatto con la soglia di tale evento: e con la vertigine in cui essa ci attrae. Ce lo impone la struggente domanda\implorazione, denuncia\ provocazione, in cui questo stesso sguardo, a poco a poco, ci coinvolgono. Impossibile rimuovere devotamente la scandalosa durezza del limite umano che tocca persino il Figlio. Impossibile rimuovere l’evidenza di un domandare dell’Uomo che – persino in quel punto – non cede alla rassegnazione. Tuttavia tutto questo viaggio, seppur nell’angosciosa e diffusa percezione di incombente irreparabilità, ci parla e ci messaggia fiducia. Senza la fiducia, ovvero senza Fede – cattolica,


di Filippo Sorcinelli Incredulità di San Tommaso, Francesco Salviati 1543 - 47 ca.

IL SOCIAL

Inquadra il QRcode e guarda il suo profilo Instagram

radici che siano, valori, arte – senza passare dalla Passione vestita di rosso, il nostro mondo si riassume in qualche secondo di esistenza. Essere fedeli significa appassionarci in qualcosa che non tocchiamo realmente ma che l’arte dell’uomo, senza distinzioni tra minori o maggiori, ha mirabilmente voluto rappresentare, arrivando a levature emotivo-strutturali che in nessun altro settore si possono vedere e che persino fungono da fonte ispirativa costante in ogni spazio creativo e sociale. Ecco perché Passione e Resurrezione coinvolgono direttamente tutti, credenti o meno, ed è impensabile tenerli sopiti, convinti di saper vivere senza. Ecco perché radici e pensiero sociale, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, sono importanti e vanno poste al primo piano. Ecco perché l’Arte e il vedere portano a non essere impermeabili di fronte alla vita e a com-

battere contro il vero male oscuro di chi ci vuole soli, lontani ed inutili. L’esempio della sofferenza con il Mistero della rina-

scita, uniti alla potenza dell’Arte sono un vaccino emotivo capace di sconfiggere ogni paragrafo negativo delle nostre esistenze così messe alla prova e colmano quel vuoto miserabile che inevitabilmente si genera quando si è continuamente sollecitati da messaggi mediatici inutili o per certi versi incomprensibili. Possa questo piccolo messaggio essere il torrente rumoroso delle emozioni, unica via per ri-vedere, ri-vivere, ri-sognare, risorgere.• RS

BIOGRAFIA

• Pittore, musicista, direttore creativo, fotografo, grafico. Nato a Mondolfo nel 1975. Diplomato Maestro d'Arte presso l'Istituto d'Arte di Fano (Italia), inizia ben presto a lavorare negli atelier di artisti contemporanei. • Oltre all'arte ha compiuto studi musicali, presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. • Fin dall’età di tredici anni è stato organista a Rimini, Fano e San Benedetto del Tronto presso le Cattedrali del paese. È anche diventato direttore artistico di molti prestigiosi festival musicali in Italia. Ha partecipato a numerose mostre di pittura e installazioni d'arte in Italia e all'estero. • Nel 2001 ha creato LAVS, Atelier che realizza Paramenti Sacri per la liturgia del culto cattolico e che L'Atelier in breve temo un punto di riferimento degli ultimi due Papi: Benedetto XVI e Francesco. • Per la sua operosità, Filippo riceve richieste da musei che vogliono accogliere le sue opere; altre agenzie chiedono consigli d'arte. • Filippo è anche fondatore e art director di di un’omonima maison che produce profumi d’eccellenza. Le fragranze sono caratterizzate da rigorose ricerche che hanno le loro origini nella storia, nei viaggi, nell'arte di Filippo. È fondatore e direttore artistico di SYNESTHESIA Festival, unico in Italia dedicato ai cinque sensi. • È organista e direttore artistico della Chiesa della Croce di Senigallia, gioiello barocco tra i più importanti in Italia. • Nel 2015 riceve la Benemerenza Civica per i meriti artistici dal Comune di Santarcangelo di Romagna.

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LA TRUCCATRICE

Il trucco e la fotografia

IN VIAGGIO CON LA MAKE UP ARTIST ANGELA VALENTINO NEL MONDO DEL TRUCCO ARTISTICO

F

otografare significa scrivere con la luce, sia che siamo in un teatro, in uno studio fotografico o alla luce del sole, quindi luce naturale. La nascita della fotografia risale alla prima metà dell’Ottocento, quando si scoprì che era possibile riprodurre le immagini attraverso un procedimento chimico. Naturalmente dai giorni della scoperta ad oggi, la fotografia ha avuto un enorme sviluppo, ma le prime fotografie rimangono una testimonianza di come si possano, con pochi mezzi a disposizione, raggiungere risultati di alta qualità. Già i primi fotografi ritrattisti sentivano l’esigenza di modificare il volto del soggetto, idealizzandolo così come faceva il pittore nei suoi quadri: tutte le imperfezioni come oc-

chiaie, rughe, o altro venivano ritoccate o eliminate nella nuova immagine e forse questo rappresenta il primo passo del trucco nella fotografia. Lo scopo era quello di ottenere immagini evanescenti e a questo proposito venivano ricreati effetti pittorici, dove l’uso del fuoco morbido rendeva l’immagine flou. Più tardi nel 1920/30 si sentì l’esigenza di realizzare immagini più realistiche e la fotografia acquisto le caratteristiche di documento e di rappresentazione oggettiva di un’epoca. Ovviamente seguirono innumerevoli perfezionamenti della macchina fotografica, fino al grande fenomeno dei nostri anni: la foto di moda o la foto

di scena. Con l’esplosione della pubblicità, il trucco comincia ad essere utilizzato nella fotografia. I primi truccatori divengono protagonisti attivi intorno anni anni Sessanta, ma è tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta che il trucco assume una funzione essenziale in questo ambito. Il ruolo del truccatore che opera nel settore fotografico è complesso: esso collabora alla realizzazione di immagini che vengono a costruiti a tavolino Greta Garbo

Sophia Loren

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di Angela Valentino

BIOGRAFIA

• Angela Valentino una giovane Make up artist italiana con una forte inclinazione per le arti del makeup.   • La sua passione è iniziata con le arti dello spettacolo durante il liceo artistico. Laureata in Scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e diplomata in  Truccatore artistico alla BCM Cosmetics di Milano. Successivamente,  ha lavorato per diversi teatri, televisione , cinema e moda. • Ha vinto due premi come miglior truccatrice a Los Angeles e a New York. Ora vive da sei anni a New York.

Make up by Angela Valentino

e deve saper adattare la propria tecnica e la propria sensibilità alle evoluzioni della moda e alle nuove e diverse tecniche fotografiche. Ma ora vediamo un argomento molto interessante ovvero la fotografia in bianco e nero e il trucco. Una domanda frequente è come facevano le attrici degli anni ‘20/30 a far risaltare il trucco in foto. Nelle foto in bianco e nero i colori tenui appariranno un po’ più alleggeriti ed in particolar modo, i chiari o scuri correttivi tenderanno ad apparire come ombre reali non dipinte. Solo le tonalità particolarmente brillanti perderanno la loro intensità. Ad esempio, un rossetto arancione chiaro molto vivo, in bianco e nero si trasformerà in un grigio chiarissimo dando l’impressione di labbra naturali. Quindi, se vogliamo far risaltare le labbra bisognerà usare un rosso scuro o nero per far risultare il colore delle labbra scure. Lo stesso dicasi per i colori come il verde mela o il giallo limone, molto evidenti a colori, saranno notevolmente alleggeriti in bianco e nero. Quindi, se avete applicato il rossetto rosso “Marylin” e volete ottenere un effetto analogo

in bianco e nero, sostituendolo con un colore più cupo. In alcuni casi il fotografo sceglie un’immagine molto contrastata e sovrapposta. In questo caso è lui stesso a darvi dei suggerimenti per un trucco in linea col suo progetto e molto probabilmente, vi chiederà di schiarire la pelle e di caricare occhi e bocca. Non abbiate paura di eccedere: nel risultato finale il trucco sarà notevolmente alleggerito. Fondamentale sarà la scel-

Make up by Angela Valentino

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ta della carta fotografica sulla quale stampata l’immagine. Esistono diversi tipi di carta per questa tipologia di foto, da quella molto dura a quella molto morbida. Più la carta è dura, più l‘immagine risulterà contrastata , cioè con tonalità più vicine a nero ed al bianco escludendo i mezzi toni. Più la carta risulterà essere morbida, più saranno utilizzate le tonalità dei grigi intermedi a discapito dei neri e dei bianchi puri. • RS


LO SCENOGRAFO

Raggiungere con mezzi

realistici un effetto fantastico IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA JOSEPH SVOBODA

I

n questo ultimo anno purtroppo non riusciamo ancora a vedere la luce in fondo a questo tunnel di nome Covid, quest’ultima ondata ci ha travolto molto sopratutto psicologicamente e il non poter andare a teatro e nei luoghi dove ci si ritrova per intrattenere la nostra anima ci fa sentire le giornate più lunghe e difficili... Per quanto mi riguarda ricominciamo i primi squilli di programmazione di spettacoli, quindi la macchina sta per riaccendere i motori con nuova linfa e speranza!

Idomeneo di W.A. Mozart National Art’s Center Ottawa

Non ci perdiamo di animo e affidiamoci ai grandi maestri scenografi per ritrovare lo spirito giusto per ricominciare. Capiremo insieme come il grande artista della luce e nonché grande scenografo Joseph Svoboda ci racconta il suo approccio mentale al teatro e all’opera lirica: "Quando mi sono reso conto per la prima volta di voler fare teatro non ho pensato affatto all’opera. La consideravo un genere del passato (...) e io volevo fare teatro attuale, un teatro del futuro". Da queste poche righe si capisce che il futuro non sia l’opera lirica invece come scoprirà il nostro protagonista sarà tutto il contrario ma leggiamo le sue parole: " però i miei allestimenti al Teatro del 5 Maggio, furono proprio opere liriche,(…) in quel periodo tutto si tramutava in avventure che mi facevano girare la testa. Per me la maggior scoperta fu che bisognava soprattutto mettere in scena la musica". Infatti quando si mette in scena un’opera lirica la prima cosa da fare oltre a studiare il libretto bisogna ascoltare la musica dell’opera che influenza la scenografia e tutto lo spettacolo, fondamentale che tutto deve essere in armonia e funzionale all’opera. "Una qualità positiva dell’opera è che abolisce del tutto il tempo e lo spazio, dando a chi

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la mette in scena una insolita sensazione di libertà. (…) allo stesso modo l’opera tratta la morte. Muoiono Cavaradossi e Tosca, muore Mimì nella Boheme, Violetta nella Traviata, si muore senz’altro più spesso che nella prosa, a parte i drammi di Shakespeare. Il canto ci rende più accettabile questa idea (…)." Grazie anche a questo l’opera è molto amata, suscita in noi delle emozioni e delle speranze che ci aiutano a vivere e riflettere sulla quotidianità. Ma per uno scenografo l’ope-

TRA I SUOI LAVORI

• Assistente Scenografo: 2000 teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga


di Antonello Risati

IL VIDEO

Carmen di G. Bizet Theatre am Goethesplatz Brema

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori ra lirica è un punto d’arrivo e la massima espressione scenografica, in quanto la realizzazione prevede un’esperienza e una sensibilità che in pochi scenografi hanno nelle loro corde. Ma vediamo il maestro Svoboda come ci racconta dalle sue parole la sua visione: "Per uno scenografo l’opera è una grande occasione, ma al tempo stesso anche un grosso problema.

Egli deve sollecitare la fantasia dello spettatore, ma non soffocarla. (…) Si potrebbe dire che il suo compito consista nel raggiungere con mezzi realistici un effetto fantastico, l’opera è incredibilmente esigente con

tutti i professionisti coinvolti". Questa frase dice tutto sulla complessità dell’opera lirica e nell’allestirla. Questa bellezza tornerà presto davanti ai nostri occhi dal vivo, ne sono certo! Alla prossima! • RS

Le nozze di Figaro di W.A. Mozart Teatro Nazionale Praga Flauto magico di W.A. Mozart Chiostro di San Clemente Roma

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PAROLE D'ARTISTA

Max Ernst e

la scoperta del frottage

«BELLO COME L’INCONTRO CASUALE DI UNA MACCHINA PER CUCIRE E DI UN OMBRELLO SU DI UN TAVOLO OPERATORIO» Offerta tombale Tavola 28 di Storia Naturale frottage matita su carta

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artiamo da questa frase di un poeta francese Lautréaumont per capire come intendeva il surrealismo il nostro protagonista di questo mese: Max Ernst. Il suo commento a questa celebre enunciazione fu: "Una realtà compiuta, di cui la destinazione ha l’aria d’essere stata fissata (l’ombrello), trovandosi di colpo in presenza di un’altra realtà assai diversa e non meno assurda (una macchina per cucire), in un luogo dove tutte e due devono sentirsi estranee (un tavolo operatorio), sfuggirà per questo stesso fatto alla sua ingenua destinazione e alla sua identità: essa passerà dal suo falso assoluto a un assoluto nuovo, vero e poetico: l’ombrello e la macchina per cucire faranno l’amore. Il

meccanismo del procedimento surrealista mi sembra senz’altro svelato da questo semplicissimo esempio. La trasmutazione completa, seguita da un atto puro come quello dell’amore, si produrrà forzatamente tutte le volte che le condizioni saranno rese favorevoli dai fatti dati, cioè dall’accoppiamento di due re-

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altà in apparenza inconciliabili su di un piano che in apparenza non conviene a nessuna delle due". Quindi per arrivare al suo automatismo surrealista Max Ernst trova modi diversi, uno dei metodi fu il frottage, dal suo motto oltre la pittura il mito della nascita della tecnica del frottage: "Il 10 agosto del 1925 un intollerabile travaglio visivo mi ha portato a scoprire i mezzi tecnici che portavano ad una chiara realizzazione della lezione di Leonardo (le macchie sul muro che recitano la fantasia a inventare le più strane immagini). Ebbe inizio con ricordo di infanzia. Una pannellatura di finto mogano, che si trovava di fronte al mio letto assunse il ruolo di provocatore ottico facendo apparire nel dormiveglia una visione.


di Antonello Risati

Mi trovavo ora, in una sera di pioggia, in una pensione sul mare, lì fui tormentato da una visione imposta al mio sguardo affascinato al tavolato del pavimento, su cui migliaia di raschiature avevano lasciato le loro tracce. Decisi di indagare il contenuto simbolico di questa visione e, per aiutare le mie capacità meditative e allucinatorie, feci una serie di disegni del tavolato appoggiandovi sopra a caso fogli di carta e strofinandoli con una matita nera. Mentre osservavo intensamente quei disegni, punti chiari e le morbide penombre, venni sorpreso dall’improvviso rafforzamento delle mie capacità visionarie e dalla sequenza allucinatoria di immagini contrastanti e sovrapposte, con la penetrazione e rapidità che sono caratteristiche dei ricordi dell’amore. La mia curiosità si risvegliò e io cominciai a fare esperimenti, spensierato e pieno di aspettativa usai a questo scopo tutti i mezzi, tutti i tipi di materiali che mi cadevano sotto gli occhi: i fogli e le loro venature i bordi ruvidi

Eva la sola che ci resta Tavola 31 di Storia Naturale frottage matita su carta

di una pezzuola, le pennellate di un quadro moderno, il filo srotolato di un rocchetto cosi via… E allora comparvero davanti ai miei occhi: teste umane, animali, una battaglia terminata in un bacio, rocce, il mare, e la pioggia…» Sotto il nome di Storia naturale ha raccolto le sue tavole con i suoi primi risultati otte-

nuti con la tecnica del frottage Penso che ognuno di noi abbia usato questa tecnica per riprodurre una moneta su un foglio di carta tutto ciò ci lascia pensare che l’arte viaggia su registri molto semplici ma che in pochi trovano l’intuizione per farne una poetica su cui si basa la propria arte. Alla prossima! • RS

Comunicazioni riservate Tavola 17 di Storia Naturale frottage matita su carta

I diamanti coniugati da Storia Naturale frottage

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FOCUS

Grease è sessista? Analisi del film cult sui ruggenti anni americani LA NOSTRA TIROCINANTE ANALIZZA DAL SUO PUNTO DI VISTA IL FILM CULT ACCUSATO ULTIMAMENTE DI ESSERE SESSISTA E MISOGINO

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in da quando ero bambina ero affascinata dalla musica. Frequentavo la casa di una mia “amica ricca” e, avermi permesso di rimanere a guardarla mentre prendeva lezioni private di pianoforte, era stato per me un regalo infinito. Ricordo perfettamente quella felicità: ascoltavo le indicazioni e le correzioni sulla postura delle mani, prendevo appunti... Il significato di quei pallini e trattini disegnati sul rigo musicale, erano parte di un vocabolario, a me sconosciuto, che

volevo apprendere. A casa, sola nella mia cameretta, mi esercitavo suonando “il mio pianoforte di carta e cartone” disegnato in scala perfetta. Suonavo e mi sognavo interprete del mio film musicale. E anche se le mie dita non producevano reali note, ero felice. La musica era nella mia mente. Cantavo e danzavo le più belle musiche e coreografie. "Nel musical ogni danza e ogni canzone dovrebbero nascere spontaneamente da una situazione o da uno stato d’animo. Se no, è come rifare

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del music-hall”, diceva Fred Astaire che ricorderemo accanto a Cyd Charisse nel film Spettacolo di varietà del 1953 diretto da Vincente Minnelli. Questo film è stato l’essenza del musical e uno dei vertici del musical hollywoodiano. Ma il film musical cos’è? Non è la presenza del canto, della musica e della danza che rende un film un mu-


di Veronica Frasca

sical, bensì la drammaturgia e la scrittura che regalano emozioni. Precursore, quindi, è stato il teatro degli ultimi decenni del secolo 19° in Gran Bretagna che ha unito e miscelato le precedenti influenze delle opere, operette e dello stesso melodramma, aprendo la nuova strada. Successivamente, a breve distanza in America, il musical guadagnò

popolarità attraverso il cinema. È considerato The Jazz singer del 1927 diretto da Alan Crosland il primo film dove si canta e parla. Poi, negli ultimi cento anni di storia, tante altre drammaturgie musicali hanno rimbalzato dal teatro al cinema e viceversa diventando memorabili cult per il grande pubblico... Ringrazio

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sempre il caro vecchio, amato teatro, culla di cultura e ispirazione e la musica, millenaria sorella ispiratrice di vita! Christine Grimandi

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e qualcuno chiedesse di pensare ad un musical con canzoni rock n’roll, gare di automobili, giubbotti di pelle e acconciature da urlo, la maggior parte delle persone risponderebbe: Grease! Dopo il successo ottenuto a Broadway, il film è diventato un cult. Dopo 40 anni, una polemica si è scatenata sul web. Alcuni ragazzi hanno dichiarato che Grease non rispecchia la loro concezione di emancipazione perché considerato misogino e sessista: la visione della donna viene distorta mentre gli uomini si esaltano con arroganza giocando con un falso dominio. Ma nonostante quanto accaduto, dal suo lancio cinematografico nel 1978, il film ha riscosso moltissimo successo, in particolare tra i ragazzi. Una pellicola dedicata ai giovani che racconta la storia di due protagonisti, tratta le problematiche


adolescenziali e sul finale l’amore li riunisce con un corale “happy ending”. I critici del periodo, stroncarono a loro volta la storia, ma per altri motivi: sottolinearono che l’atmosfera anni ’50 rappresentata nella pellicola, non risultava autentica, in quanto macchiata dagli atteggiamenti volgari degli anni ’70 ed anche vennero sollevate critiche sull’età scenica degli attori, ritenuti troppo maturi per interpretare dei liceali, come Stockard Channing, 33 anni

(Rizzo) e Olivia Newton-John, 29 anni (Sandy). D’altra parte, è noto al mondo dello spettacolo, che una vocalità ed una consapevolezza adulta sono necessarie per trasmettere le emozioni e le sfaccettature anche di personaggi adolescenti. Il culmine di queste interpretazioni si ha nelle canzoni come accade in Hopelessly Devoted to You scritta per il film da John Farrar, dove Sandy esterna il suo profondo amore per Danny. I brani Sandy e There Are Worse Things I Could Do, composte da Jim Jacobs e Warren Casey, sono i punti di svolta che dichiarano la crescita di Danny e di Rizzo portandoli verso l’epilogo della storia. Analizziamo le location del film: la Rydell High School è un insieme di tre licei californiani: la facciata è quella della Venice High School, la famosa scalinata dove Danny e i Thunderbirds cantano Summer Nightfa parte della Huntington Park High

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School mentre i campi sportivi sono della John Marshall High School. La scena del drive-in con l’appuntamento tra Danny e Sandy era realmente un cinema all’aperto, ora demolito. Solamente alcuni ambienti sono stati ricostruiti, come la stanza dove le Pink Ladies si esibiscono in Look at me, I’m Sandra Deee l’officina dove i ragazzi costruiscono la macchina al ritmo di Greased Lightnin'. Nonostante le critiche, le canzoni e i luoghi del film ci permettono di avere una visione reale della vita di un adolescente negli anni ’50. Grease, famoso per i motori ruggenti e i capelli impomatati, comunica il messaggio di libertà che anche i giovani d’oggi ricercano: Sandy scopre una nuova parte di sé, Danny comprende l’amore senza aspettarsi nessuna ricompensa, Rizzo inizia a rispettarsi perdendo un po’ del suo cinismo e tutti i ragazzi lasciano nel finale la scuola per cercare un posto dove potere realizzare i propri sogni. • RS


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PRODUZIONI

Una business unit per

produzioni nello spazio

SOTTOSCRITTO UN CONTRATTO DI LICENZA D’USO DEL MARCHIO SPACE 11 E DI FORMAT PER LA REALIZZAZIONE DI PRODUZIONI TELEVISIVE NELLO SPAZIO

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ervolino Entertainment (“IE”), società di produzione di contenuti cinematografici e televisivi per il mercato internazionale quotata sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana, comunica di avere sottoscritto con la società Space 11 LLC USA, società controllata interamente da Andrea Iervolino, un contratto di licenza per l’utilizzo del marchio Space 11 e di format per la realizzazione di produzioni televisive.

LA MISSION DI SPACE 11 SPACE 11 nasce con l’obiettivo di spostare l’intrattenimento oltre i confini terrestri. Il comitato consultivo della società include professionisti che hanno lavorato come dipendenti presso la società Space-X di Elon Musk, e presso il Centro Internazionale di Scienze Astronomiche GAL Hassin. Unica e rivoluzionaria, la missione di SPACE 11 è quella di creare contenuti cinematografici, televisivi e web, così come eventi live (concerti, gare sportive, ecc.) realizzati nello spazio. SPACE 11 sarà la prima società dedicata completamente allo sviluppo di format di intrattenimento ed eventi a gravità zero. Andrea Iervolino, fondatore di Iervolino Entertainment, ha dichiarato: “Oggi pensare a un progetto di questa portata potrebbe sembrare troppo futuristico e poco pratico, ma il

progresso tecnologico sta evolvendo a una velocità tale da far credere che tutto sia già possibile nel medio termine. Infatti, menti imprenditoriali come Elon Musk e attori come Tom Cruise stanno già esplorando il territorio e gli strumenti di comunicazione nello spazio per iniziative singole e non solo. Prevedo che entro la prima metà del 2023 saremo già in grado di realizzare il primo evento live nello spazio." IERVOLINO ENTERTAINMENT Iervolino Entertainment S.p.A. (IE) è una global production company fondata da Andrea Iervolino attiva nella produzione di contenuti cinematografici e televisivi tra cui film, TV-show, web series e molto altro. Specializzata in cinema Made in Italy per il mercato internazionale, IE lavora sulla base del modello di business utilizzato dalle principali major hollywoodiane, e può vantare rapporti con partners internazionali di primario standing

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che, oltre a garantire ricavi provenienti dalla cessione delle licenze, consentono lo sfruttamento perpetuo di nuove ed esistenti intellectual properties per la produzione di contenuti esclusivi tramite diritti di remake, sequel e altri prodotti derivanti dal web. Dal 2019 Iervolino Entertainment ha impostato la sua produzione principalmente sulle web series animate in formato short content per dispositivi mobile, con episodi da 5 minuti l’uno, aprendo una nuova finestra sul mondo dell’entertainment e una visione avanguardista sul futuro della fruizione dei contenuti. La Società opera anche attraverso società controllate come Arte Video per la post produzione e Red Carpet per la divisione “celebrity management”. Quotata al mercato AIM Italia di Borsa Italiana ad agosto 2019, nel 2020 Iervolino Entertainment ha registrato ricavi consolidati pari a € 120,7 milioni, un EBIT pari a € 22,7 milioni e un risultato netto pari a € 19,5 milioni. • RS


DOVE LA NATURA È PROTAGONISTA

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UN’OASI DI 13 ETTARI, IMMERSA IN UN BOSCO DI 6000 PIANTE, DOVE CANALI D’ACQUA SORGIVA OSPITANO CIRCA 20 SPECIE DI PESCI D’ACQUA DOLCE CON OSSERVATORI SUBACQUEI PER AMMIRARLI NEL LORO HABITAT SENZA DISTURBARLI. MINIFATTORIA, RECINTO DEI DAINI IN SEMILIBERTÀ, VASCA SOPRAELEVATA PER TOCCARE I PESCI E LA GRANDE VOLIERA DELLE CICOGNE. A DISPOSIZIONE DEGLI OSPITI: PARCO GIOCHI GRATUITO, AMPIA ZONA PIC-NIC CON ANNESSO BAR - TAVOLA CALDA

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SONAR

di Luca Varani

SURFANDO NEL MARE MAGNUM DELLA MUSICA ALLA RICERCA DELL'ONDA PERFETTA Silvia Donati & Nova 40 VORTICE

Artisti Vari FANFARE FOR THE...

Un entusiasmante caleidoscopio di colori e suoni latin-jazz. dove la bella voce della Donati fa da sponda ai talentuosi strumentisti coinvolti nel progetto. Bossa nova e samba fra l'acustico e l'elettronico, con Massimo Greco come compositore e arrangiatore. (Irma Records)

Dopo una lunga attesa, esce la registrazione integrale del concerto-tributo a Keith Emerson, svoltosi a Los Angeles nel 2016. Due cd + due dvd nei quali sfilano ospiti di pregio come Steve Lukather, Eddie Jobson, Brian Auger, Steve Porcaro e tantissimi altri. (Cherry Red)

KAYAK OUT OF THIS WORLD 18° album per questa leggendaria band olandese di prog rock, che registra il ritorno del batterista Hans Eijkenaar. Il suond, potente e melodico, è sempre quello che li ha resi famosi, con le tastiere che regnano sovrane e gli inconfondibili cori made in Kayak. (Inside Out)

Forse non lo sai che,,,

QUISQUILIE SEMISERIE E PINZILLACCHERE ROCK

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n rete e sui giornali di gossip gira da tempo una storiella che avrebbe visto, tempo addietro, Paolo Bonolis oggetto di attenzioni particolari da parte addirittura di... Freddie Mercury! L'episodio risalirebbe al 1985, durante una cena a Londra. Il conduttore romano sarebbe stato avvicinato dal leader dei Queen e, dopo qualche chiacchiera di circostanza Bonolis, intuendo che la situazione si stava facendo piuttosto ardita... avrebbe detto a Freddie «Io adoro la sua musica, la

trovo fantastico. Ma davvero: non è robba pe’ me». Mah... peccato che Mercury non sia più fra noi per confermare o smentire. • È ufficiale, pandemia permettendo: i Guns N' Roses (band che personalmente digerisco come un piattone di peperonata per cena) torneranno in Italia per un concerto il prossimo 10 luglio 2022 allo Stadio San Siro di Milano. Sperando che, per quella data, i concer-

ti siano tornati al loro naturale svolgimento... fatemi sapere come sarà andata • È stata annunciata l'uscita di Elvis: The Graphic Novel, il romanzo a fumetti che racconterà la storia del Re del Rock and Roll dalle sue radici a Memphis fino ai trionfi e alle tragedie che hanno segnato la sua incredibile ascesa verso l'olimpo del rock. Uscita prevista per la fine dell'anno. RS

HTTP://SONAR-MUSIC.BLOGSPOT.COM/ 104


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ITINERARI

Busseto Ouverture,

viaggio tra i

Maestri

Photo di Lorenzo Moreni, credit Busseto Terra di Verdi

UN ANGOLO DI FOOD VALLEY CHE HA PARTORITO GIUSEPPE VERDI E ADOTTATO GIOVANNINO GUARESCHI

I palchi del Teatro Giuseppe Verdi

È

un luogo dell’anima, Busseto (PR). Uno di quei posti, per usare una terminologia familiare ai territori della Food Vally e nel cuore di Visit Emilia (www.visitemilia.com), che giustificano il detto secondo cui nella botte piccola c’è il vino buono. Una magia evocata dalla nebbia, un’aria sublime che emerge dalla partitura orchestrale, un dettaglio che è in grado di ispirare un’opera d’arte. Tutto, qui, parla di Giuseppe Verdi, illustre cittadino nato il 10 ottobre del 1813 in una casa rurale in frazione Roncole che oggi, affacciata sulla chiesa nella quale apprese i primi rudimenti d’organo, è il museo multimediale dal quale partire

per andare alla scoperta di una marcia trionfale nel mondo della musica. Il busto bronzeo che accoglie i visitatori sembra suggerire che c’è di più, che bisogna spostarsi a Busseto, dove un’altra statua del compositore veglia sulla piazza centrale. L’impressione di essere avvolti nel suono prodotto da un’orchestra si fa più forte volgendo lo sguardo verso Casa Barezzi, trasformata nel 1979 in museo verdiano ma un tempo dimora dell’imprenditore che scoprì il talento di quello che sarebbe diventato suo genero, sposandone la figlia Margherita. Queste stanze, che espongono cimeli, lettere autografe, ritratti, documenti e memorabilia, sono il laboratorio in cui

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vennero studiate e composte le sinfonie giovanili di Verdi, che nel Salone ottocentesco – allora sede della Filarmonica Bussetana e in seguito affidato alla cura dell’Associazione Amici di Verdi - tenne la sua prima esibizione pubblica. Il più bel salotto cittadino è però il Teatro Giuseppe Verdi, ricavato all’interno della Rocca (già Castello dei Pallavicino) di fondazione duecentesca e inaugurato nel 1868 con una rappresentazione del Rigoletto disertata dal suo stesso autore che, per qualche motivo, mai mise piede nell’edificio a lui dedicato. Anche i più grandi possono sbagliare, perché il gioiello lirico di Busseto, con una capienza di 300 spettatori,


Casa Barezzi

testi di Philippe Daverio, il Museo Nazionale Giuseppe Verdi che qui ha sede racconta la vita e l’arte del compositore lirico più rappresentato al mondo, mentre le scuderie accolgono il Museo Renata Tebaldi. Inaugurato nel 2014 e intitolato a una delle più famose interpreti delle opere del Maestro, lo spazio passa idealmente il testimone di una visita a Busseto, culla del melodramma ma an-

che incrocio di coordinate ricchissimo di spunti che non si fermano alla musica e alle sue straordinarie personalità. "Busseto è senza dubbio la terra di Verdi - commenta Marzia Marchesi, Assessore al Turismo del Comune di Busseto - ma bisogna sottolineare come il legame tra il Maestro e la sua città natale non sia che un punto di partenza per scoprire un luogo incredibilmente ricco di attrattive. Non dimentichiamo, ad esempio, Guareschi". Giovannino Guareschi, appunto. Proprio a pochi passi dalla casa natale di Giuseppe Verdi, questo figlio adottivo di Busseto volle aprire nel 1964 un bar con annesso ristorante, che oggi è sede dell’esposizione permanente dedicata allo scrittore. Nell’ex sala da pranzo di Casa Guareschi a Roncole Verdi, Il Club dei Ventitré ha curato l’allestimento della Mostra antologica permanente L'interno del Museo Renata Tebaldi

Photo di Lorenzo Moreni, credit Busseto Terra di Verdi

è considerato un simbolo della melodrammatica verdiana, frequentato negli anni da leggende come Arturo Toscanini, Franco Zeffirelli e Riccardo Muti. Alla mondanità delle esecuzioni in pompa magna, il Maestro avrebbe preferito probabilmente il silenzio del parco che circonda la cinquecentesca Villa Pallavicino, le sue sale affrescate da Evangelista Draghi, Ilario Spolverini e Pietro Rubini e decorate dagli stucchi di Carlo Bossi: anticamente denominata “Boffalora” e popolarmente Palazzo dei Marchesi, è tra le più splendide residenze nobiliari del Parmense, con pianta a cinque moduli a scacchiera che ricordano lo stemma dei Signori di Busseto. Attraverso le riproduzioni delle scenografie originali di Casa Ricordi, le luci teatrali, i costumi delle eroine verdiane, il salotto, la sala della musica, la sala della Messa da Requiem e le audioguide in 4 lingue con

Credit Busseto Terra di Verdi

di Daniele Colzani

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Giovannino nostro babbo, che raccoglie libri, numeri del Candido e del Bertoldo, appunti, disegni, vignette, lettere e molto altro ancora sulla vita e le opere dello scrittore di Fontanelle, creatore, tra le altre cose, della saga di Don Camillo e Peppone. Al piccolo Centro Studi del primo piano si aggiunge l’Archivio Guareschi, monumentale collezione di più di 200.000 documenti. Tornando a Busseto, è praticamente impossibile non rimanere conquistati dal Palazzo del Monte di Pietà, costruito intorno agli anni ’80 del 1600 su progetto di Domenico Valmagini, prestigiosa e fornitissima biblioteca con numerose cinquecentine e libri antichi di proprietà della Fondazione Cariparma. I grandi portici al piano terra, la facciata e le eleganti cornici delle finestre dai timpani alternati sono un significativo esempio di architettura farnesiana in epoca barocca. Se fosse finita qui sarebbe già moltissimo. E invece ci sono ancora le opere di straordinari artisti originari di o legati a Busseto - come Alberto Pasini,

Vincenzo Campi e Gioacchino Levi - e la cultura enogastronomica, con i famosi insaccati, decantati peraltro dallo stesso Giuseppe Verdi, grande amante di quella cucina schietta e genuina tipica di queste terre. C’è la tradizionale spongata, torta dalla forma piatta e rotonda, la cui ricetta - a base di pane abbrustolito, amaretti, noci, miele,

zucchero, pinoli, uva sultanina, chiodi di garofano, noce moscata, cannella, scorza d’arancia, vino bianco - è documentata fin dal ‘300. E ancora non è tutto, perché Busseto è anche cibo per gli occhi e per lo spirito, come dimostrano la quattrocentesca Collegiata di San Bartolomeo - costruita tra il 1437 al 1450 per volere di Orlando Pallavicino il Magnifico - l'adiacente piccola Chiesa della Santissima Trinità, dove il Maestro si sposò con Margherita Barezzi, e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, con la famosa rappresentazione scultorea del Compianto. "Forse chi la vive ogni giorno non si rende nemmeno conto di quanto Busseto abbia da offrire - riflette ancora l’Assessore Marzia Marchesi - Ma passeggiando per le strade si ha l’impressione di immergersi in un universo imprevedibile, che a ogni angolo può colpirti al cuore con una sorpresa, che sia essa un sapore, uno scorcio o il ricordo improvviso di un motivo immortale". • RS Credit Busseto Terra di Verdi

Photo di Lorenzo Moreni, credit Busseto Terra di Verdi

Monumento a Giuseppe Verdi

Chiesa di San Bartolomeo

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MANIFESTAZIONI

di Daniele Colzani

Ortocolto invade

Busseto

L’8 E IL 9 MAGGIO 2021, NEL GIARDINO DI VILLA PALLAVICINO E NEL PIAZZALE SCUDERIE

"Le due location della manifestazione sono rispettivamente sede del Museo Nazionale Giuseppe Verdi e di quello dedicato a Renata Tebaldi: sembra quasi che a Busseto ogni angolo sia legato all’opera", commenta Marzia Marchesi, Assessore al Turismo del Comune di Busseto. "Mi piace l’idea di un intreccio continuo tra l’ambiente e l’anima della nostra città, in cui la musica è nutrimento della

Photo Isabella Alfieri, credit Busseto Terra di Verdi (2)

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na festa, un’occasione per ascoltare conferenze sui temi del giardino e della cultura botanica, un luogo di ascolto con momenti musicali e racconti, un’opportunità per divertirsi e imparare dalle esperienze riportate da educatori, artigiani e appassionati del verde nelle splendide cornici del Giardino di Villa Pallavicino e del Piazzale Scuderie: l’8 e il 9 maggio 2021, Ortocolto torna a Busseto (PR). Dalla mattina al tramonto, l’ormai tradizionale festa dei giardini, degli orti e dei frutti chiama a raccolta un pubblico di curiosi e appassionati che dal 2014 partecipa all’antica pratica della condivisione, con lo scambio amatoriale di semi e talee, appuntamento imperdibile anche nell’edizione primaverile del 2021, che vedrà le produzioni biologiche stagionali, le manifatture artigianali di pregio, la creatività artistica e l’enogastronomia d’eccellenza colorare e profumare l’aria di uno dei luoghi verdiani per eccellenza.

terra e della tradizione". Mercato di passioni, dove la qualità umana si abbina a quella professionale di un lavoro che diventa una scelta responsabile e gratificante in virtù della cura e dell’attenzione con cui viene coltivato, Ortocolto è uno dei momenti clou dell’attività dell’omonima associazione, mossa dalla convinzione che una maggiore attenzione per l’ambiente e per la natura si convertano automaticamente in una migliore qualità della vita. Giardinieri e vivaisti impegnati nella ricerca dei metodi per rendere il giardino più sostenibile sul piano della manutenzione e del risparmio idrico e artigiani che conservano e tramandano le loro abilità pratiche e artistiche sono i protagonisti di una manifestazione che mira a valorizzarne il lavoro e a diffonderne la filosofia al più ampio pubblico possibile. I partecipanti all’evento, con ingresso a offerta libera, riceveranno in omaggio l’Ortoricettario 2021. • RS

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BENESSERE

Senza scarpe...

sulla strada del relax

SULLA SABBIA, TRA LE VIGNE O NEL PARCO... A PIEDI NUDI SI VIVONO EMOZIONI IN GRANDE LIBERTÀ

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© JACKSON FK da Pixabay

amminare a piedi nudi (il cosiddetto Barefooting) crea un contatto diretto con la natura, è un autentico toccasana per il corpo e la mente, soprattutto dopo tanti mesi trascorsi tra le mura di casa. La pratica rinforza i muscoli, i legamenti e le articolazioni; migliora la capacità motoria e la circolazione sanguigna e per la mente non c'è miglior relax di slacciarsi le scarpe e calpestare morbida erba, terra e sabbia. IN SARDEGNA La spiaggia di Su Giudeu, a Chia (CA), è tra le più belle d’Italia, complici la sabbia bianca, un mare cristallino dai riflessi color smeraldo, le alte dune e il profumo inebriante della macchia mediterranea che la circonda. A pochi passi sorge Aquadulci, un luogo creato per vivere vacanze di

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di Daniele Colzani

relax totale. Qui è naturale togliersi le scarpe e camminare sulla morbida erba del prato al'inglese del grande giardino punteggiato da bouganville e ulivi, uscire dal cancello per attraversare la passerella di legno che sovrasta lo stagno dove a mmirare i fenicotteri e raggiungere la bellissima spiaggia, dove passerella che attraversa lo stagno punteggiato da fenicotteri fino a giungere in spiaggia. Qui il contatto con la sabbia finissima rilassa e svolge al contempo un piacevole effetto esfoliante, e camminare nell'acqua tonifica le gambe e dona grande pace alla mente. • Per info: 070-92.30.555 - www.aquadulci.com IN EMILIA, SULLE RIVE DEL FIUME PO Un'esperienza bucolica, che mette in contatto con

la natura e con la storia del Po. L'Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR) - relais e ristorante stellato ricavati in un castello del 1300 sulla golena del Grande Fiume - ha preparato il percorso PO Forest, un itinerario di 2 km che a partire dalla corte, si snoda lungo l’argine del fiume, calpestando la vegetazione spontanea, il bosco fluviaAquadulci

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Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR)

le, le erbe ed entrando in un racconto storico-naturalistico che parla di coltivazioni in golena, delle vicende dei dazi lungo il fiume, del territorio bagnato dal grande corso d’acqua e scorgendo le tante specie di uccelli che sono tornate apopolare la vita della Bassa parmense. • Per info: 0524-93.65.39 www.anticacortepallavicinarelais.it

carsi alla ricerca della pace interiore, rilassandosi in giardino e nella piscina all’aperto vista vigna e lanciarsi in passeggiate tra i filari in uno scenario unico. • Per info: 0438-17.85.301 - www.romantikhotels.com Romantik Relais d’Arfanta a Tarzo (TV) - Prosecco con vista sulla vigna

TRA I VIGNETI DEL PROSECCO Aprire gli occhi e immergersi con lo sguardo e con tutti i sensi nel paesaggio verde delle dolci colline del Prosecco, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, dove la campagna si tinge dei vigneti del rinomato Prosecco Superiore D.O.C.G. In mezzo ai filari, una lussuosa e romantica casa di campagna, il Romantik Relais d’Arfanta a Tarzo (TV), è il luogo in cui dedi-

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IN UN VERDE GIARDINO SUL LAGO DI GARDA Una passeggiata a piedi scalzi con la vista che si perde sulle acque del Lago di Garda e le alte cime. Il giardino del Lido Palace di Riva del Garda (TN), elegante 5


stelle in cui si fondono l’anima della Bella Èpoque e il design contemporaneo, è una meraviglia e un ottimo punto di partenza per praticare Barefooting. Camminando tra l’erba, piante rigogliose e la piscina esterna di 30 metri, si raggiunge con pochi passi il cammino pedonale del lungolago e la riva del grande specchio d’acqua. Al ritorno, è d’obbligo una tappa nella CXI SPA di 1500 mq, in cui rilassarsi con un Foot Reflex Massage: un massaggio che agisce sulle zone riflesse dei piedi, donando leggerezza. • Per info: 0464-02.18.99 www.lido-palace.it AL COSPETTO DELLE DOLOMITI, DEL LATEMAR E DEL CATINACCIO Si trova in una posizione strategica, sulla strada delle Dolomiti, nel cuore della Val d'Ega, vicino allo scintillante Lago di Carezza e con una straordinaria vista sul paesaggio dominato dai monti Latemar e Catinaccio. Incanta d’estate il Romantik Hotel Post di Nova Levante (BZ), immerso in un

Lido Palace di Riva del Garda (TN)

parco privato di 45mila mq dove concedersi bagni di sole e nella piscina con vista panoramica sulle vette e passeggiate a piedi nudi sulla morbida erba, magari ammirando gli

Romantik Hotel Post a Nova Levante (BZ) - Panorama piscina e Yoga

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splendidi cavalli dell'allevamento di famiglia, che pascolano davanti all'antica chiesetta vicino all'hotel. • Per info: 0471-61.31.13 www.romantikhotels.com • RS


L'OROSCOPO TORO (21/4 - 20/5)

ARIETE (21/3 - 20/4) LAVORO: il cielo di questo mese promette bene e gli astri portano novità e cambiamenti attesi da tempo. Attenzione però agli eccessi di ottimismo, evitate di sopravvalutare le situazioni. AMORE: potrebbe succedere di chiudere rapporti problematici con la conseguenza di cattivo umore, ma non resterete soli a lungo. Sorprese dal passato. BENESSERE: problemi con allergie e raffreddori.

LAVORO: questo mese porta un grande recupero e anche parecchie novità, davvero noterete la differenza. Finalmente qualcosa si muove, per cui state pronti a cogliere l’occasione al volo. AMORE: la prima metà del mese non vede grandi cose, ma poi tutto cambia e arrivano nuove amicizie e nuovi amori. Alcuni metteranno le basi per lunghe storie d’amore. BENESSERE: Corpo e mente in grande ripresa.

GEMELLI (21/5 - 21/6) LAVORO: possibili piccoli guadagni straordinari e vincite. Non è ancora la situazione ottimale ma tutto lascia pensare che lo diventerà, potrete spingere nuovi progetti e iniziare ciò che era rimasto bloccato nei mesi precedenti. AMORE: nuovi incontri e colpi di fulmine. Amicizie che si riveleranno preziose con l’andare del tempo. Un invito a non essere dispersivi. BENESSERE: Disturbi da stress.

LEONE (23/7 - 23/8)

CANCRO (22/6 - 22/7) LAVORO: mesi di contrasti in ambito lavorativo. Difficoltà a creare una scala di priorità a causa di numerosi impegni che vi vedono coinvolti. Progetti molto ambiziosi per i quali farete fatica a prendere decisioni. Sarà comunque un grande successo. AMORE: in questo mese il cielo vi invita a non prendere decisioni. Periodo di transizione che vedrà una bella evoluzione in estate. BENESSERE: Riposo.

LAVORO: vi siete accollati troppe responsabilità per cui adesso faticate a tenere testa ai numerosi impegni, cercate di non farvi prendere dall’ansia e dal nervosismo. Non prendete decisioni affrettate. Attenzione a tutto ciò che riguarda la legge. Amore: mese favorevole e situazioni che si aggiustano dopo vari problemi. BENESSERE: da tempo non vi concedete cure e riposo. Fatelo ora.

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VERGINE (24/8 - 22/9) LAVORO: alti e bassi nel lavoro dovuti per lo più a sbalzi di umore derivanti da questioni personali. Per quanto riguarda le situazioni lavorative tutto procede come di consueto. AMORE: marzo ha visto delle chiusure che lasciano l’amaro in bocca e molte decisioni sbagliate. Dovreste fare chiarezza su ciò che davvero desiderate. BENESSERE: attenzione agli infortuni.


di Gabriella Bonomi

SCORPIONE (23/10 - 22/11)

BILANCIA (23/09- 22/10) LAVORO: mese che scorre all’insegna della quotidianità. Da molto tempo desiderate un cambiamento ed ora è il momento di smettere di pensare: agite! Quindi osate poiché il momento è estremamente favorevole. AMORE: la seconda parte migliorerà di molto la seconda parte che porterà incontri nuovi e ritorni di fiamma. BENESSERE: avete bisogno di evasione e di riposo.

LAVORO: cielo particole che vi riporta parecchi dubbi e ripensamenti, a volte avete l’impressione di aver sbagliato tutto ma si tratta solo di avere pazienza per vedere quei tanto desiderati riscontri. Questioni da risolvere a livello organizzativo. AMORE: molte discussioni e molte domande senza risposte, ripensamenti e gelosie. BENESSERE: pericolo di somatizzare il nervosismo in eccesso. Rilassatevi.

SAGITTARIO (23/11 - 21/12) LAVORO: continua il periodo in cui costa molta fatica portare a compimento qualsiasi cosa. Nonostante ciò potete contare in aiuti insperati, cercate di non essere eccessivamente esuberanti. AMORE: periodo molto più tranquillo, vanno bene sia le coppie già rodate che le nuove. Progetti a lungo termine riguardante casa, figli, etc. BENESSERE: periodo molto favorevole per i piani alimentari.

ACQUARIO (21/1 - 19/2)

CAPRICORNO (22/12 - 20/1) LAVORO: lenta ripresa ma costante e soddisfacente. Si comincia a ricostruire davvero e a mettere le basi per un solido futuro economico. Scelte importanti che daranno risultati nella seconda parte dell’anno. AMORE: i periodi burrascosi avranno termine anche perché le coppie che non funzionavano si sono separate, invece chi è solo potrà contare su nuove conoscenze. BENESSERE: Dormite.

LAVORO: è un periodo di cambiamenti grandi e piccoli in tutti i settori. Qualcuno di voi potrà davvero cambiare tutto, attuando scelte sorprendenti. Nuovo lavoro, nuove mansioni, insomma il mese è all’insegna del nuovo. AMORE: grandi rivoluzioni anche nei sentimenti, ciò che andava bene fino a poco tempo fa, non vi strarà più bene e cambierete tutto. BENESSERE: un po’ di riposo non guasta.

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PESCI (20/2 - 20/3) LAVORO: alti e bassi metteranno a dura prova il vostro umore, molti dubbi riguardo ai colleghi e ai collaboratori, dubbi anche sulle scelte fatte. Aspettate a cambiare o almeno aspettate di vedere le cose quando sarete più tranquilli. AMORE: il periodo è di ripresa, nonostante ciò, siete presi da dubbi anche in campo sentimentale. Il consiglio è di attendere. BENESSERE: pensate di meno.


LA LIBRERIA LE NOVITÀ DELLE CASE EDITRICI E I NOSTRI CONSIGLI PER SCEGLIERE IL TITOLO GIUSTO PER VOI Nick Bradley - PER LE STRADE DI TOKIO

A. Caprarica ELISABETTA Elisabetta salì al trono, nel 1952, Truman governava gli Usa e Stalin guidava l'Urss. Sette decenni più tardi, dopo la fine dell'Impero britannico, il crollo del comunismo, diverse tragedie collettive e da ultimo perfino la peggiore pandemia da un secolo in qua, lei è ancora al suo posto, anacronistica nei suoi completi pastello come nella sua rigida etichetta, impassibile di fronte alle tempeste e agli scandali che si sono accumulati nella vita della famiglia reale. (Sperling & Kupfer - 549 pg - € 19,50)

Nel laboratorio di un tatuatore si presenta una ragazza per farsi tatuare sulla schiena una fedele rappresentazione di Tokyo, senza nessuna presenza umana. Sorpreso da quella richiesta insolita che lo impegnerà per mesi, accetta. Ma, dopo qualche tempo, mentre sta tracciando l’incrocio di Shibuya, non resiste alla tentazione di disegnare una gattina calico proprio davanti alla statua di Hachiko. Alla seconda seduta, però, il tatuatore si accorge che la gatta è sparita. (Nord - 360 pg - € 18,00)

Molly Aitken - RITORNO ALL'ISOLA DELLE DONNE Al largo dell’Irlanda c’è un’isola dove soffia sempre il vento e la legge è dettata dagli uomini e alle donne è concesso solo di essere madri o figlie. Qui, in una notte di tempesta, Oona viene alla luce e il suo pianto sovrasta il ruggito delle onde Figlia della rabbia e del dolore, Oona è una ribelle, non le importa nulla della disciplina che la madre le impone, tentando di tarparle le ali. L’unica persona in grado di capirla è Aislinn che ha scelto la libertà e per questo è temuta e disprezzata.(Garzanti - 256 pg - € 16,90)

IL VOLUME SOTTO I RIFLETTORI... LA DANZA CLASSICA TRA ARTE E SCIENZA. - Il volume propone un originale approccio allo studio della danza che, rivolgendosi ai giovani ballerini così come agli allievi e agli insegnanti, gioca in modo innovativo sull'interazione tra testo e immagine. Concetti teorici, aspetti stilistici e problematiche tecniche sono affrontati utilizzando la metodologia didattica del learning by doing ("imparare facendo") e attraverso lo strumento della visualizzazione e della sintesi grafica. Le oltre 400 illustrazioni presenti, selezionate tra disegni, stampe d'epoca, immagini d'archivio e fotografie didattiche realizzate appositamente, accompagnano il lettore lungo uno stimolante percorso di conoscenza, indicandogli con un linguaggio vivo e diretto le modalità per sperimentare e interiorizzare sensazioni e movimenti sul proprio corpo. (Gremese - 240 pg - € 19,50)

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di Daniele Colzani

LE PAGINE CHE ACCAREZZANO IL CUORE IL CORAGGIO DI VIVERE QUANDO VINCE LA SPERANZA è il nuovo libro di Juri Moretti. Un’autobiografia piena di messaggi positivi e di speranza, indirizzati sopratutto ai giovani, che spesso si arrendano davanti alle piccole difficoltà e non sanno guardare oltre. Juri dichiara che nonostante la malattia e la sofferenza passata non si è mai arreso ed ha affrontato a testa alta tutti gli ostacoli. Juri Moretti è un ragazzo di 23 anni che affrontato la sofferenza come un guerriero ed ha sempre coltivato le sue passioni, come quella del teatro, del cinema, della musica e quella della scrittura. Vive la sua vita normalmente e nei sui libri lascia grandi messaggi di speranza ai più giovani e non solo. Ha partecipato al concorso di poesia di Zona Nove dove ha vinto il premio per la menzione speciale con la poesie Il sole. (Youcanprint - 92 pg - € 10,00) - I RICORDI CHE APRONO IL CUORE è il libro di Laura Cannas (nonna di Juri Moretti) che racconta la sua vita, tramite ricordi e poesie. La sua più grande passione è la poesia. Ha partecipato a diversi concorsi di poesia. La passione per la scrittura è stata trasmessa dal nipote Juri e spera che questa piccola opera arrivi al cuore di chi lo leggerà.

(Youcanprint - 54 pg - € 10,00)

P. Roversi - IL PREGIUDIZIO DELLA SOPRAVVIVENZA I vecchi incubi di Enrico Radeschi tornano a perseguitarlo, e lo fanno colpendolo negli affetti più cari: qualche giorno prima di San Valentino la sua ragazza Andrea, a Salisburgo per una conferenza, scompare nel nulla, e lui è l'unico in grado di scoprire cosa le sia capitato. Ben presto si rende conto che quel rapimento è solo un tassello di un piano più grande che lo costringerà a una spasmodica e angosciosa corsa contro il tempo. (Marsilio - 256 pg € 17,00)

Tracy Wolff CRUSH

Nicole Trope - CHI È IL RAGAZZO NELLA FOTO Megan sta aspettando fuori dai cancelli della scuola suo figlio Daniel. Ma quando il cortile comincia a svuotarsi, una sensazione di panico si impadronisce di lei. Daniel è scomparso. Dopo sei anni di notti insonni e un dolore straziante per l'assenza del figlio, Megan riceve la chiamata in cui non osava quasi più sperare: il figlio si trova in una stazione di polizia a qualche ora di macchina. Daniel sta finalmente tornando a casa. Ma c'è qualcosa di diverso in lui... (NewtonCompton 288 pg - € 12,90)

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Grace si fa strada fra streghe, vampiri, draghi e licantropi per andare a lezione. Eppure, poco dopo, si rende conto che i suoi compagni la fissano più del solito, che le occhiate insistenti la accompagnano in giro per la scuola a ogni passo. E nel giro di qualche istante scopre che quegli sguardi non sono dovuti solamente al fatto che è la ragazza di Jaxon, il principe dei vampiri: negli ultimi quattro mesi, a sua insaputa, è rimasta pietrificata in forma di gargoyle. (Sperling & Kupfer - 596 pg - € 17,90)


TANTI AUGURI A...

I compleanni di

Aprile

I VIP CHE COMPIONO GLI ANNI IN QUESTO MESE (NON CI STANNO TUTTI PERCHÈ SONO VERAMENTE TANTI...) 4 APRILE 1976 SERENA AUTIERI

2 APRILE 1954 GIULIANA DE SIO

3 APRILE 1945 CATHERINE SPAAK 9 APRILE 1969 GIOVANNI ALLEVI

10 APRILE 1946 CATERINA CASELLI

9 APRILE 1948 PATTY PRAVO 11 APRILE 1932 JOEL GREY

16 PARILE 1976 KELLI O'HARA

15 APRILE 1938 CLAUDIA CARDINALE 118


di Daniele Colzani

16 APRILE 1946 MONI OVADIA

19 APRILE 1973 ALESSANDRO PREZIOSI

19 PARILE 1951 MARISA LAURITO 21 APRILE 1949 PATTI LUPONE

24 APRILE 1934 SHIRLEY MACLAINE

23 APRILE 1935 MILENA VUKOTIC 29 APRILE 1936 ZUBIN METHA

24 APRILE 1942 BARBRA STREISAND

26 APRILE 1940 GIORGIO MORODER La scelta tra i personaggi è stata dura... non ce ne voglia nessuno degli esclusi...

Per l'elenco completo e le biografie HTTPS://BIOGRAFIEONLINE.IT 119


EDITORIA

di Luca Varani

Con Aenima i giovani

scrittori vanno in edicola

L'INIZIATIVA DI UNA CASA EDITRICE INDIPENDENTE CHE PROPONE UNA FORMULA REALMENTE INNOVATIVA

H

ai scritto un libro, l'hai inviato - carico di speranza, ad un sacco di case editrici ma non riesci ad avere nessuna manifestazione concreta d'interessa da parte loro? A Milano nasce Aenima, una nuova iniziativa di self publishing con quel "qualcosa in più", diversa dalle altre! Innanzitutto Aenima ti offre una consulenza gratuita sul tuo progetto editoriale, avvalendosi di professionisti del settore. Se deciderete insieme di pubblicare (a tue spese, con tariffe realmente imbattibili), ti verrà riconosciuto l'intero ricavo netto delle vendite al netto degli oneri distributivi, potendo mantenere (cosa che le case editrici tradizionali solitamente non accordano) la proprietà intellettuale della tua opera! La distribuzione del tuo libro avverrà presso l'innovativo scenario delle edicole italiane, scelte per diffondere non solo informazione ma anche cultura, sia che tu scelga una distribuzione su tutto il territorio nazionale o, se preferisci, su alcune specifiche piazze che deciderai strategicamente insieme con Aenima, garantendo una visibilità immediata ed efficace.

L'editore, se lo riterrai opportuno, si potrà occupare successivamente anche degli eventuali resi, da re-immettere nel circuito di vendita o da consegnarti per una vendita diretta sui tuoi contatti. Attraverso questo sistema distributivo l'aggiornamento dei dati di vendita sarà trasparente, costante e continuo. Con una serie di pacchetti aggiuntivi, sarai posto nelle migliori condizioni per far conoscere la tua opera al pubblico potenziale attraverso una vera e propria attività di ufficio stampa con la stesura di comunicati, organiz-

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zazione di vetrine stampa, recensioni su riviste, web-zine e partecipazione a programmi radio-tv, gestione dei social dedicati con la possibilità di presentazioni live in diretta su Facebook e YouTube, campagne online, sponsorizzate e banner, contatti con manifestazioni e agenzie editoriali. L'editing del tuo manoscritto, l'impaginazione e la selezione della grafica di copertina più adatta al tuo stile? Se ne occuperà sempre Aenima! Per tutte le info e preventivi scrivi a aenima@edizionibms.it • RS


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RIFLETTORI SU... 15  

Magazine di cultura e spettacolo diretto da Silvia Arosio - APR 2021

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