The Earth Colors

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Ogni volta che guardo gli spazi circostanti non posso dimenticare che siamo ospiti su un pianeta che probabilmente ci mal sopporta. Il merito, o meglio il demerito, è tutto nostro e tutto guadagnato. Facciamo del nostro peggio per essere considerati degli esseri infestanti, così è, e poco o nulla riusciamo nei nostri intenti di salvaguardare quanto ci è stato messo generosamente a disposizione. Un giorno mentre parlavo con un amico di massimi sistemi, così si dice, discutendo di risorse e utilizzi, materie e trasformazione, mi sono venute in mente le immagini che vi sto proponendo. Mi sono venuti in mente luoghi e fatiche, emozioni e stupore e ho ripercorso mentalmente tutte le terre che ho avuto la fortuna di vedere e fotografare e tutte quelle che non ho ancora visto, e che sono moltissime. Ho chiesto al mio interlocutore, interrompendolo, cosa pensasse del posto dove viveva e del futuro che lo aspettava, di che cosa era riuscito a vedere in tutti questi anni. Mi ha guardato con un certo sconcerto, sia per l’interruzione sia per il disagio provato di fronte ad una situazione che probabilmente fino a quel momento non aveva mai considerato. Muoversi per conoscere, muoversi per essere consapevoli. Questa riflessione comporta uno sforzo intellettuale, e non solo, apparentemente semplice e ordinario ma credo debba essere riconsiderato in virtù di un’idea che va oltre la nostra visione di umanità. E qui lascio ai filosofi sicuramente più titolati del sottoscritto a riconsiderare ciò. La nostra terra ci attrae e ci conforta ma allo stesso tempo spaventa gli animi dei più generosi. Nessun manifesto ecologista, per carità, ma solo alcune riflessioni in accompagnamento ad un piccolo lavoro fotografico che mi ha visto protagonista in tanti anni di viaggio in diversi luoghi della terra, pochi per la verità o molti meno di quelli che avrei voluto testimoniare con queste immagini.


Le immagini che propongo seguono una sequenza logica che comunque può essere completamente stravolta a seconda della visione particolare di ciascuno di noi. Si parte dai deserti della terra, il deserto del Thar in India, il deserto del Sahara con le grandi dune per finire nel deserto di Giordania attraverso i suoi Wadi. Dal deserto si raggiunge l’acqua attraverso mari, laghi e fiumi. L’acqua nel ciclo della vita irrora i nostri campi, le nostre pianure, alimenta i nostri raccolti nelle risaie o nei campi di mais e di grano. La terra sale e il verde della vegetazione diventa rarefatto offrendo spettacoli indicibili agli occhi del viaggiatore. Ecco allora le montagne sovrane che ci avvertono che il tempo in quei luoghi è sospeso e che noi siamo solo di passaggio. Il percorso si conclude con una riflessione o meglio con un ringraziamento nei confronti di chi con tanta generosità ci ospita. Gratias Manibus Matrique Terrae deberi. Gabriele Rodriquez














































































Every time I look at the surrounding areas can not forget that we are guests on a planet that probably can not stand. The credit, or rather demerit, is all ours and all earned. We do our worst beings to be considered pests, so it is, and little or nothing we can in our intent to safeguard what has been generously made available. One day while I was talking with a friend of the greatest systems, so it is said, discussing resources and uses, materials and transformation, came to my mind the images that I am proposing. I was reminded places and fatigue, excitement and wonder and I mentally retraced all lands that I was lucky enough to see and photograph, and all those who have not yet seen, and which are many. I asked my interlocutor, interrupting him, what he thought of the place where he lived and the future waiting for him, what he could see in all these years. He looked at me with some confusion, both for termination and for the discomfort felt when faced with a situation that probably until then he had never considered. Moving to learn, move to be aware. This reflection involves an intellectual effort, and not just seemingly simple and ordinary but I believe should be reconsidered on the basis of an idea that goes beyond our vision of humanity. And here I leave to philosophers surely the most titled of the undersigned to reconsider this. Our country attracts us and comforts us but at the same time frightening the minds of the most generous. No environmentalist manifesto, for charity, but only a few thoughts in accompaniment to a small photographic work that I saw him star in many years of traveling to different places of the earth, just for the truth or a lot less than I would have wanted to show with these images . The images suggest that they follow a logical sequence that still can be completely changed according to the particular vision of each of us. It starts from the deserts of the earth, the Thar Desert in India, the Sahara desert with the big dunes to finish in the desert of Jordan through its Wadi. From the desert you reach the water through the seas, lakes and rivers. The water in the cycle of life irrigates our fields, our plains, nourishes our crops in the rice fields or fields of corn and wheat. The land rises and green vegetation becomes rarefied offering untold shows the eyes of the traveler. Here then is the sovereign mountains that warn us that the time in those places is suspended and that we are just passing through. The tour ends with a reflection or rather with a thank-you to those who so generously hosting us. Gratias Manibus Matrique Terrae deberi. Gabriele Rodriquez


Gabriele Rodriquez (Verona 1960) Vive a Verona, Italia. Sposato con 3 figli. Docente di materie aziendali fino al 1997. Esercita la professione di Dottore Commercialista dal 1990. Prestato alla fotografia, fin da giovane questa è diventata un’attività che via via si è rivelata più che una passione, più che un semplice hobby. La fotografia ha riempito probabilmente un’area della sua vita culturale che gli studi seguiti hanno solo sfiorato. Nel corso della sua attività ha conseguito 52 primi premi in vari contest nelle varie piattaforme specialistiche di cui 2 internazionali, varie mostre singole e collettive, relatore in varie occasioni divulgative di incontri con l’autore. Amante di reportage in genere e di viaggio nello specifico. Gabriele Rodriquez (Verona 1960) He lives in Verona, Italy. Married with three children. Professor of business subjects until 1997. He practices as a chartered accountant since 1990. On loan to photography from a young age this has become an activity that gradually proved more than a passion, more than just a hobby. Photography has probably filled area of his life that cultural studies pursued have toed. During his career he earned 52 awards in various contests in the various specialized platforms including 2 international awards, individual and collective exhibitions, speaker at various occasions of outreach meetings with authors. Lover of reportage in general and travel in particular.




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