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BACANAL DEL GNOCO (CARNIVAL PEOPLE)


FOTOGRAFIE DI

GABRIELE RODRIQUEZ


Il carnevale a Verona è una cosa seria, non fosse per la lunga tradizione ultracentenaria che lo contraddistingue e che lo pone fra i più antichi d’Italia. Certo non vanta lo sfarzo di altri carnevali più celebrati ma comunque la sua preparazione è cosa che impegna molte persone e molti gruppi tra Verona e la sua provincia. Tutto si concentra in un giorno, il più importante chiamato il “Venardì Gnocolar” che si svolge appunto sempre di venerdi con la sfilata dei carri allegorici per le vie della città. In realtà, mentre in provincia durante l’anno si preparano i grandi carri, nei vari quartieri storici della città, soprattutto in prossimità dell’evento, si preparano le elezioni delle maschere più importanti e più antiche. La più importante di tutte è senz’altro il Sire del Carnevale, Sua Maestà “Il Papà del Gnoco” che viene eletto circa un mese prima con plebiscito nel quartiere di San Zeno tra banchetti, dispute e querelle e tra una gnoccolata e l’altra. ll Papà del Gnoco viene rappresentato come un uomo anziano, rubicondo e con una lunga barba bianca, vestito di broccato nocciola e mantello, con una tuba rossa a cui sono attaccati dei sonagli. Poiché è considerato il re del Bacanal del Gnoco, ha come scettro una grande forchetta dorata, in cui è infilzato uno gnocco di patata. Si muove a cavallo di una mula (gli gnocchi vengono tradizionalmente mangiati conditi con la Pastissada, o stracotto di cavallo). Durante la sfilata, assieme ai suoi servitori (i gobeti o "macaroni") dispensa caramelle per i bambini e porzioni di gnocchi per gli adulti. Nato nell'antico quartiere di San Zeno, viene tradizionalmente eletto fra i suoi abitanti. Durante la domenica di elezione chiunque può partecipare alla votazione, ottenendo come ricompensa un piatto di gnocchi al pomodoro. Il Papà del Gnocco apre la sfilata il giorno di venerdi e a lui vanno gli omaggi di tutta la cittadinanza. Il corteo è poi seguito da tutti gli altri personaggi storici che condividono con il Sire del carnevale la sfilata. Naturalmente, al di là delle maschere, sono poi i bambini i veri e naturali protagonisti del carnevale che si assiepano ai bordi della sfilata tutti in maschera a chiedere caramelle e a tirare stelle filanti e coriandoli mentre gli adulti aspettano le serate per festeggiare in modo trasgressivo il periodo che precede la quaresima. Da qualche anno seguo un piccolo gruppo di quartiere che si esibisce con un proprio carro e un gruppo di ballerine con l’intento di divertire e di divertirsi. E’ bello passare in corteo e vedere questa grande folla di bambini che reclamano quanto loro dovuto.


Questo quaderno è una raccolta di immagini dall’edizione del 2008 ad oggi. Non ha la pretesa di essere una raccolta documentaristica in modo pedissequo ma più semplicemente una testimonianza vissuta nel modo più semplice e immediato con l’intenzione di lasciarsi trascinare dall’euforia e dal frastuono di uno dei carnevali più antichi del mondo. Gabriele Rodriquez


Le origini Risalente al tardo medioevo, il Carnevale di Verona (il nome originale è Bacanàl del Gnoco) affonda le sue radici ai tempi di Tommaso Da Vico, medico del XVI secolo che lasciò nel suo legato testamentario l’obbligo di distribuire annualmente alla popolazione del quartiere di San Zeno (dove si trova l’omonima Basilica) viveri ed alimenti. Nella “Istoria Veronese” scritta da Girolamo Dalla Corte si narra che, a causa di inondazioni devastanti dell’Adige (1520-1531) e delle incursioni dei Lanzichenecchi di Carlo V che combattevano Francesco I in Lombardia, la città di Verona era ridotta ad una carestia senza precedenti. Date le circostanze e la precarietà nel reperire le materie prime, i “pistori” (fornai) avevano cresciuto il loro calmiere per la produzione del pane. Essendoci scarsità di risorse monetarie per l’acquisto del pane da parte della popolazione e al tempo stesso scarso interesse a produrre quindi il pane, i fornai decisero di bloccare la produzione, non vendendo nemmeno quello già pronto. Ma il 18 giugno 1531 il popolo insorse in quel di San Zeno, dando l’assalto ai fornai e accaparrandosi pane e grano. La rivolta generale fu scongiurata grazie all’intervento di alcuni cittadini, che a proprie spese decisero di contribuire alla rifocillamento degli abitanti più poveri del quartiere, nel numero di dodici e su nomina. La tradizione dice che tra gli eletti ci fosse anche il Da Vico, indicato come “istruttore e restauratore” del “Baccanale del Gnocco”, avendo di sua volontà distribuito viveri (pane, vino, burro, ecc.) ai “sansenati”. Nella piazza San Zeno esiste un tavolo in pietra: è qui che venivano invitati i poveri nel venerdì precedente la quaresima, detto “Venardi Consolàr” (venerdì consolatore). Adiacente sorge il piccolo monumento del Da Vico (morto nel 1531), il cui epitaffio recita: “Thomas Vicus Philosoph, Medicus et inter rarissimos praeclarus, hic et in his se jussit claudi lapidibus hoc asserens si vixi, resurgam. anno MDXXXI”.

Il carnevale secondo Giambattista Da Persico Nella sua “Descrizione di Verona”, il Da Persico indica come anno di istituzione del “Venardi Casolàr” (dal latino “Caseum”: formaggio. Gli gnocchi erano infatti conditi tradizionalmente solo con burro e formaggio; non erano certo di patata dato che l’America ancora non era stata scoperta, ma erano fatti solo con farina e acqua; tutti prodotti che i veronesi potevano trovare nella loro tradizione alimentare contadina) il 1405, con l’ingresso della città nella Serenissima Repubblica come spontaneo omaggio dei veronesi alla Repubblica di Venezia. Secondo i racconti dello storico Zagata, venne così chiamato Venardi Gnocolàr”: ...una volta tornati i nostri ambasciatori, il Carroccio, dopo ben due secoli di dimenticanza, fu tirato fuori dall’Abbazia di san Zeno e recato in solenne processione nella grande piazza, mentre su di esso i capi dei magistrati inalberavano il glorioso stendardo di san Marco avuto in dono dal Doge della Serenissima”. Tale carro allegorico, detto “Carro dell’Abbondanza”, era un richiamo a quel carroccio veneziano, il bandierone di carta un’allusione allo stendardo ei putti...i 40 ambasciatori. Alla luce della grave carestia che attanagliò Verona nel 1406, pare possibile che il nuovo Governo Veneto abbia inteso accaparrarsi il consenso del popolo istituendo la “Festa dell’Abbondanza” con”...largizioni di commestibili e coll’apparato di quegli arredi, coi quali pochi mesi innanzi s’erano in trionfo portate e poste le insegne del nuovo dominio”.

Ricorsi storici Secondo un’altra fonte, le origini del Carnevale Veronese potrebbero avere inizio nella più antica “Festa di tutto il Popolo”, istituita nel 1208 dal famigerato Ezzelino da Romano per la vittoria Ghibellina sui Guelfi, condannata aspra


mente da San Bernardino durante la sua predicazione quaresimale a Verona. Più probabile una radice storica del Carnevale veronese che risalirebbe al tempo di Cangrande della Scala (il più grande signore di Verona) nel ‘300. Ogni anno, nel giorno dell’anniversario della traslazione del corpo di San Zeno, sul sagrato dell’omonima basilica avveniva una grande fiera che coinvolgenva mercanti (anche stranieri), e si svolgevano canti, balli e suonate di popolani, avventurieri e nobili tutti insieme. È quindi possibile che la tradizionale festa divenuta carnevale affondi le proprie origini in quel contesto, in quel periodo buio e al tempo stesso affascinante, dove una tale manifestazione poteva risollevare in parte la popolazione funestata dalla miserabile vita quotidiana, e poteva segnare una tregua nelle lotte intestine.

Il carnevale nel ‘700 Gianalberto Tumermani (stampatore ed editore veronese), in uno scritto del 1759 racconta usi e costumi del tempo: animazione strepitosa di gente in maschera e cavalli con carrozze per le vie di Verona, le cerimonie dei nobili col magnifico convivio del Palazzo del Podestà, le compagnie di San Zeno accompagnate dalla musica, cavalieri che con spade in resta precedono il loro stendardo, l’omaggio di una corona di fiori sulla carrozza del Podestà al quale uno dei sazenati, salito a cavallo di un asino bardato in maniera colorita, rivolge un complimento ed un saluto. Descrive quindi una processione di centinaia di persone uscite dalla corte pretoriana mostrando cibi e vino, per unirsi in un corteo nell’antistante piazza a figura di “bogon” (lumaca), in una spirale a tre giri. Il corteo, scrive il Tumermani, prosegue poi verso piazza San Zeno, dove ci sono persone che impastano e cuociono gnocchi per tutti. Inoltre al tavolo in pietra vicino alla statua del Da Vico c’è imbandita la tavola per i dodici bisognosi che mangiano anch’essi gli gnocchi. La festa proseguiva fino al mattino al palazzo del Podestà, che i cittadini il giorno dopo tornavano a ringraziare. Questa tradizione, nel periodo di dominio veneziano, era a carico dell’erario.

Dal dominio francese al ‘900 Nemmeno l’invasione napoleonica riuscì ad estirpare la tradizionale festa. La festa continuò anche nel primo ‘800 e così durante la Repubblica Cisalpina, che anzi ne pagava le spese. Nel 1806 fu il viceré Principe Eugenio a formalizzare un contributo di 6.000 lire per la realizzazione del Baccanale, restando a spese dei veronesi i carri allegorici. Un decreto del Capitanio di Verona, Francesco Donato, consentiva per l’11 luglio 1779 la riunione a San Zeno per l’elezione delle 36 persone contradaiole che dovevano formare la mascherata, i quali, con successivo suffragio, eleggevano il loro Capo della Mascherata. Tutti gli atti erano sigillati dal Notaio della contrada e riposti nell’archivio del parroco di San Zeno, con la chiave conservata dal più anziano Deputato del rione. La festa, in mezzo a mille difficoltà, proseguì ininterrottamente fino al 1838 quando, per volontà del podestà Giovanni Orti Manara, riprese vigore e vennero introdotte novità essenziali come la Cavalcata di Tomaso da Vico, scortata da 24 cavalieri in costume del XVI secolo. Venne inoltre reintrodotto il Carro dell’Abbondanza, in ricordo del Carroccio veneziano. Il Baccanale ebbe vita florida fino al 1848, al crepuscolo della dominazione austriaca, quando quasi si interruppe e comunque perse ufficialità. Anche con l’unità d’Italia, pur riprendendo forma, non ci fu grande entusiasmo, tanto che nel 1900 venne sospeso.


Dalla ripresa ai giorni nostri Il 1923 fu l’anno in cui, per volontà di alcuni studenti, il Bacanàl del Gnoco riprese con tanto di elezione della “Reginetta di Verona”. Dopo la parentesi per la Seconda guerra mondiale, il carnevale è ripreso in tutti i suoi elementi e tradizioni secolari, con annessa l’istituzione (1949) del Papà del Gnoco, figura allegorica che dapprima era vitalizia e per successione, mentre poi fu trasformata in elettiva (all’inizio avevano potere di voto solo i cittadini del quartiere di San Zeno, ad oggi tutti i cittadini veronesi).

Le maschere Le maschere tradizionali del carnevale veronese sono molte e rappresentano tutti i quartieri di Verona: • Papà del Gnoco (Quartiere San Zeno): nata nel 1531, è la maschera più antica d’Italia. È il Re del Carnevale Veronese e sfila anche in moltissimi carnevali della provincia. Il Venardi Gnocolàr è il suo giorno (e giorno della sfilata allegorica di Verona); • Duca della Pignata (Quartiere S. Stefano): dal 1884 ha la sua festa nell’ultimo lunedì di Carnevale (el Luni Pignatàr o lunedì grasso), che si svolge in Piazza S. Stefano (vicino a Ponte Pietra). Insieme con lui sfila El Dio de l’oro; • El Principe Reboano de la concordia (Quartiere Filippini): è la maschera del quartiere storico della città, lungo la riva destra dell’Adige. Il suo giorno è il sabato della settimana del Carnevale, giorno in cui si tiene anche la regata storica; • Re Saltucchio e la Regina Caterina (Quartiere Porto San Pancrazio): si festeggia il martedì grasso; • Re Teodorico (Quartiere Carega e Centro storico); • Il Barone Senzanetto e Cangrande della Scala (Quartiere San Zeno); • Simenón de l’Isolo (Quartiere Veronetta): rione storico sulla riva sinistra dell’Adige, si festeggia il lunedì grasso con sfilata attraverso il quartiere partendo da Piazza Santa Toscana; • El conte Polentón (Quartiere Borgo I Maggio); • Madonna Verona (Verona Centro): rappresenta il centro di Verona, dove nella famora Piazza Erbe insiste l’omonima statua con fontana; • Fedrigo dal porto (Quartiere San Zeno-Boscarèl); • La parona de Parona (Quartiere Parona): nata nel 1969 dal quartiere dove tradizionalmente il mercoledì delle ceneri si tiene la “Festa de la Renga”, con distribuzione di polenta e aringa alla griglia sotto sale; • Mastro mugnaio e la mugnaia (Quartiere Borgo Trento); • I Villotti lavandari (Quartiere Avesa); • Attila - El barossiér la so dona (Quartiere Quinzano): la maschera di Attila è nata nel 1982. El barossiér e la so dona rappresentano il lavoro più antico della zona, cioè il carrettiere, che trasportava i materiali estratti dalle cave di Quinzano; • L’Orlando Furioso e l’Angelica (Quartiere Borgo Roma); • Re Goloso e Miss Golosine (Quartiere Golosine); • Duca della Pearà e la Duchessa (Quartiere Indipendenza – Santa Lucia): la pearà è una salsa per bolliti tipica veronese fatta di pane raffermo, brodo e, appunto, pepe in quantità


• Castaldo de la Chioda (Quartiere La Chioda – Madonna di Dossobuono); • Re Sole (Quartiere Borgo Milano); • L’Aseneto (Quartiere Saval); • El sior della Spianà (Quartiere Stadio); • ‘Gian Burrasca’ (Quartiere Zona Bassón); • Re del magnarón (Quartiere Montorio); • La Bia, Bepo Patata e il Generale Radecio (Sei Borghi-Borgo Venezia); • Mastro Sogàr (Quartiere San Michele); • Re dela Stanga (Quartiere Croce Bianca); • Scciapasoche de Arbissàn (Arbizzano); • La Donzelletta (Quartiere Borgo Nuovo); • Duca della Seola (Quartiere Santa Croce): nella zona esisteva un’antica fattoria (la Ceolara o Seolara) attorno • alla quale si coltivavano cipolle. • (FONTI WEB - WIKIPEDIA)


Gabriele Rodriquez (Verona 1960) Vive a Verona, Italia. Sposato con 3 figli. Docente di materie aziendali fino al 1997. Esercita la professione di Dottore Commercialista dal 1990. Prestato alla fotografia, fin da giovane questa è diventata un’attività che via via si è rivelata più che una passione, più che un semplice hobby. La fotografia ha riempito probabilmente un’area della sua vita culturale che gli studi seguiti hanno solo sfiorato. Nel corso della sua attività ha conseguito 52 primi premi in vari contest nelle varie piattaforme specialistiche di cui 2 internazionali, varie mostre singole e collettive, relatore in varie occasioni divulgative di incontri con l’autore. Amante di reportage in genere e di viaggio nello specifico. Gabriel Rodriquez (Verona 1960) He lives in Verona, Italy. Married with three children. Teacher of business subjects until 1997. He practices as a chartered accountant since 1990. On loan to photography from a young age this has become an activity that gradually proved more than a passion, more than just a hobby. Photography has probably filled area of his life that cultural studies pursued have toed. During his career he earned 52 awards in various contests in the various specialized platforms including 2 international awards, individual and collective exhibitions, speaker at various occasions of outreach meetings with authors. Lover of reportage in general and travel in particular.


BACANAL DEL GNOCO (CARNIVAL PEOPLE)

Copyright 2016-02-11 Gabriele Rodriquez – Gierre Photobooks

* Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta In qualsiasi forma, sia meccanica che elettronica o altro, senza il permesso scritto dell’autore Contatti e-mail: rodriquez.gabriele@gmail.com https://issuu.com/rodriquezgabriele https://www.flickr.com/photos/gabriele_rodriquez/albums https://www.facebook.com/rodriquez.gabriele


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Bacanal del Gnoco - Carnival people  

Appunti fotografici sul Carnevale di Verona

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