NUMERO 27 . gen2021 . Ridere è una cosa seria

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RIDERE È UNA COSA SERIA

Saper ridere, pensiero positivo, auto-ironia, sono risorse sempre più importanti che ci aiutano a vivere e ad affrontare una realtà sempre più complessa e difficile. Sono un ottimo modo per far riaffiorare un ambiente interno fatto di vitalità, entusiasmo, un modo fresco di vivere la vita, una capacità di stupirsi delle cose, innescando così un circolo virtuoso che ci allontana dalle secche della depressione. Tirar fuori il lato brioso della vita può essere una mossa molto azzeccata che ci permette di

trovare nuove vie di uscita, soluzioni nuove a problemi vecchi. Noi di solito sorridiamo perché qualcosa di bello è successo, ma soprattutto qualcosa di bello succederà se noi sorridiamo. Perché ridere di cuore prepara un cuore che ride! Gianni Ferrario

N.27 GENNAIO 2021


PROGETTO Invitiamo i nostri lettori a

la nostra vita.Vedremo come

passeggiare insieme a noi

l’innovazione creativa concorra,

nel bosco della complessità

giorno dopo giorno, alla

e della positività. Vedremo

costruzione di nuovi modelli di

come la Ricerca - scientifica,

relazione economica, sociale,

sociopolitica, culturale, etica,

produttiva e organizzativa

economica e produttiva, insieme

procedendo instancabilmente,

all’Innovazione - tecnologica, di

in parallelo, alla distruzione di

metodo, di comportamento, di

quelli precedenti.

processo, di prodotto, cambia

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Molte grazie! 3


PERCORSO Un appuntamento mensile. Brevi articoli monotematici che rimandano ad approfondimenti, per chi desidera; repertori iconografici scelti in virtÚ di criteri estetici; l’impegno di affrontare e di interpretare in modo semplice, ma non semplicistico, la complessità ; il piacere della scoperta, dello scambio e della relazione positiva con i nostri Lettori. Benvenuti a bordo!

Il Comitato di Redazione: Fabrizio Favini Edoardo Boncinelli Roberto Cingolani Enrico Giovannini Gianni Ferrario

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INDICE

06 10 14 18 FABRIZIO FAVINI

GUIDO VISCONTI

FEDERICO FUBINI

VALERIA NEGRINI

Esperto di produttivitĂ

Professore di Fisica del

Giornalista, Vicedirettore

Vice Presidente Fondazione

aziendale e di innovazione

Sistema Terra

del Corriere della Sera

Cariplo

La connessione virus-ambiente

Sul vulcano

Intervista

del comportamento

Abbiamo bisogno di cambia-MENTI

Autori pg. 23 Manifesto pg. 28

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Abbiamo bisogno di cambia-MENTI (*) APPROFONDISCI

FABRIZIO FAVINI

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RIDERE È UNA COSA SERIA

Scoprire e applicare nuovi parametri di crescita e di sviluppo è possibile. A condizione però di un sostanziale cambio di mindset, ossia di mentalità e di cultura. Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La vera sfida di oggi è puntare alla realizzazione dell’essere umano, che è poi l’origine del benessere. È quindi necessario innovare la vecchia nozione di sviluppo, adottando nuovi parametri di ricchezza - il PIL della felicità? - che includano elementi che non possono più essere solo materiali e strettamente quantitativi. Ad esempio, la ricchezza delle relazioni interpersonali è uno di questi. Un concetto solo materiale e quantitativo di ricchezza è facile da misurare, è comodo e non richiede particolare impegno né intelligenza creativa. Anzi, è un incentivo alla piena conservazione e la stagnazione del pensiero nel tempo. In controtendenza incomincia a crescere la consapevolezza che il benessere e la felicità delle persone contino più della crescita del reddito. 7

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Valutiamo, ad esempio, il grado di percezione della bellezza, il rapporto con la natura, la capacità di immaginazione, la soddisfazione del rapporto umano gratificante. Se ci troviamo in Azienda, stiamo parlando di fiducia reciproca con il management, di sentimento di orgoglio per la squadra di cui si fa parte, di qualità delle relazioni interpersonali e di collaborazione con i colleghi, di soddisfazione per il lavoro che si svolge. La motivazione e la serenità dei Collaboratori sono asset fondamentali per raggiungere gli obiettivi aziendali. La felicità dei Collaboratori è un vantaggio strategico, è strategia d’impresa! Le persone soddisfatte e realizzate godono di una migliore salute sia fisica che mentale, incidendo a loro volta positivamente sul rapporto con colleghi e familiari. Si può così originare un circolo virtuoso di grande valore per tutti.


In un recente sondaggio il 46% degli intervistati ha affermato che una brutta giornata al lavoro influisce sulla propria vita privata. Allora perché tanta ostinazione nel restare ancorati a comportamenti tradizionali? Perché l’innovazione rappresenta una sfida alla nozione conservativa di sviluppo, un attentato alla nostra comodità, alla nostra pigrizia, alla nostra rassegnazione. Tutti atteggiamenti con cui facciamo quadrato per reagire a crisi come quella che stiamo vivendo, dove l’incertezza rischia di trasformarsi in angoscia. E per evitare l’angoscia erigiamo barricate per difendere certezze e valori che storicamente ci hanno abbondantemente gratificato in circostanze normali.

Ora la retorica del tornare a fare le cose normali è pericolosamente conservatrice. Pensare di ritornare a come eravamo ieri è mortifero. Non si esce dalla crisi salvaguardando l’esistente bensì adattandosi alla nuova realtà, sviluppando idee, iniziative, capitale umano. Serve quindi discontinuità di pensiero e di azione! La realizzazione personale e collettiva implica una sfida a trovare nuovi modelli. Si tratta di una scommessa difficile ma non impossibile. I modi ci sono. Scoprire un nuovo concetto di crescita è altamente possibile, ossia un Modello - finalmente qualitativo - che abbia cura dell’ambiente, della sostenibilità e del rispetto della dignità umana. L’obiettivo, dunque, è quella di mettere l’economia al servizio 8


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della felicità. Questo cambio di paradigma viene stimolato, in particolare, dalla nuove generazioni. Oggi una caratteristica crescentemente importante per l’azienda è essere Millennialfriendly, ossia aperta ed attraente per i Collaboratori nati tra il 1981 e 1996, coloro che hanno un’età compresa tra i 24 e 39 anni. Teniamo presente che sono proprio i Millennial a rappresentare attualmente il 35% della forza lavoro globale e si presume che entro i prossimi cinque anni – nel 2025 – potranno toccare la soglia del 75%. Un innesto di linfa vitale per l’intero nostro sistema produttivo ed economico!

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Ne deriva che saranno proprio i Millennial i propulsori della transizione dal modello tradizionale e conservativo a quello discontinuato basato sulla centralità dell’essere umano.

Fabrizio Favini (*) Espressione che ho preso a prestito dall’amico Pietro Ichino, che saluto con piacere.


La connessione virus-ambiente GUIDO VISCONTI

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RIDERE È UNA COSA SERIA

La pandemia covid ha una forte interazione con l’ambiente nel senso che è influenzata dai cambiamenti ambientali e a sua volta può influenzare l’ambiente. Si ritiene che il covid sia solo un esempio di quello che potrà succedere in futuro se non si pone un freno alla distruzione sistematica delle foreste o comunque degli ambienti selvatici. Alla deforestazione si accompagna un’estensione incontrollata delle aree coltivate, lo sfruttamento della fauna selvatica per usi medici tradizionali, per l’alimentazione o semplicemente per addomesticarla. La sola Cina ha un’industria di allevamento della fauna selvatica che impiega 15 milioni di persone per un fatturato annuo di 20 miliardi di dollari. Queste pratiche aumentano fortemente il rischio di spillover, cioè il passaggio degli agenti patogeni dagli animali all’uomo, come sembra sia successo con il Covid 19. Si valuta che circa un terzo delle malattie emergenti possano derivare da queste pratiche e si prevede che nei prossimi anni si possa assistere ad un aumento sensibile del numero annuale delle epidemie. Esempi di questo genere non mancano in passato. Ad esempio il virus HIV, che alla fine del secolo scorso, e i primi anni dell’attuale, passa dagli

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scimpanzé e gorilla (che venivano cacciati per la carne in Africa) all’uomo e causa circa 10 milioni di vittime. Caso analogo è il virus Ebola che passa dai pipistrelli, alle scimmie e all’uomo. Oppure l’influenza suina del 2009 che però ebbe effetti assai minori del covid. Quando inizia la deforestazione di un sito remoto, le persone che la praticano tendono a mangiare la carne di animali selvatici che trovano sul posto - ad esempio maiali - e questo è l’inizio della catastrofe. A volte invece la deforestazione procede a macchie e gli animali selvatici che abitano in quelle zone aumentano la loro interazione con gli insediamenti provvisori e in questo modo possono trasmettere gli agenti patogeni prima agli animali domestici e quindi all’uomo. Questo è tipico dei roditori. Ovviamente quelli che una volta potevano essere episodi sporadici oggi, con lo sviluppo soprattutto di viaggi aerei a basso costo, si propagano rapidamente in tutto il globo. L’ambiente apparentemente ha altri modi per influenzare gli effetti del covid. Il fattore più importante in questo caso sembra essere l’inquinamento dell’aria.


Noi tutti abbiamo notato l’evidente correlazione geografica fra le zone più colpite dal coronavirus e quelle maggiormente inquinate. A cominciare da Wuhan, in Cina, alla Pianura Padana, alla regione di Parigi o a quella di Madrid o Barcellona. É quindi naturale pensare a qualche tipo di influenza dell’inquinamento atmosferico incida sulla propagazione dell’epidemia. Un gruppo dell’Università di Harvard ha reso noto i risultati di una ricerca fatta su 3.000 contee degli Stati Uniti che raccolgono il 98% dell’intera popolazione. Le polveri sottili identificate come PM2.5 includono particelle di aerosol atmosferico di dimensioni inferiori a 2.5 millesimi di millimetro. Si tratta di particolato assai insidioso perché a differenza delle particelle di maggiori dimensioni (PM10) esse possono penetrare negli alveoli polmonari dove

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viene scambiato l’ossigeno e finiscono in circolo provocando quindi conseguenze non solo nei polmoni ma anche in altri organi vitali. Queste polveri sottili sono prodotte principalmente dall’uso di combustibili fossili come carbone e petrolio e quindi rappresentano un ovvio collegamento con il problema del riscaldamento globale. Lo studio in questione è la logica evoluzione del lavoro di ricerca che lo stesso gruppo ha condotto negli ultimi anni ed è quindi basato su un campione di circa 95 milioni di pazienti ultrasessantacinquenni che sono utenti del sistema assicurativo Medicare. Il principale risultato di questo studio è che per ogni microgrammo/metro cubo in più di PM2.5 c’è un aumento di circa l’8% di decessi all’anno con costi estremamente importanti per la comunità. Si tenga presente che negli Stati Uniti i limiti giornalieri da non superare per le PM2.5 sono 12 microgrammi/metro cubo mentre quelli annuali sono di 34 microgrammi/metro cubo. L’aumento di un solo microgrammo si verifica in media per circa 120 giorni all’anno per ogni regione del Paese. Lo studio di Harvard si sofferma perciò principalmente sugli aspetti statistici ma è evidente la sua applicabilità alla situazione europea e a quella italiana in particolare. La normativa europea prevede un limite annuale di 20 microgrammi/metro cubo ma non risultano limiti giornalieri. Di fatto è ben noto che questi valori vengono facilmente superati soprattutto in regioni quali la Lombardia, Piemonte e Veneto. Di fatto la Val Padana è fra le regioni più inquinate d’Europa e, mentre oggi si cerca di rientrare faticosamente nella norma, in passato ben pochi si preoccupavano di stabilire dei limiti 12


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di legge né tantomeno di farli osservare. Si può ritenere che soprattutto i più anziani siano stati esposti per anni a livelli d’inquinamento che hanno compromesso il loro sistema respiratorio. Oggi si stima che in Europa circa 450.000 persone all’anno siano vittime dell’inquinamenti da PM2.5. Paradossalmente i provvedimenti atti a limitare il covid (lockdown) possono avere un’influenza negativa sull’ambiente come ad esempio l’aumentato consumo di plastica usa e getta. Al contrario lo stesso lockdown ha ridotto sensibilmente la produzione di

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gas di serra e l’inquinamento atmosferico. Come si può correggere il problema? Un gruppo di studiosi nel luglio scorso ha pubblicato una proposta su Science in cui viene esposto un programma del costo di 20-30 miliardi di dollari all’anno che limiti la deforestazione, il commercio di animali selvatici, ecc. La stima di questi costi va vista a fronte dei danni economici che si prevedono per il covid che, nel solo 2020, potrebbero ammontare a circa 5.000 miliardi di dollari.

Guido Visconti


Sul vulcano Tratto dall’ultimo libro di Federico Fubini

FEDERICO FUBINI APPROFONDISCI

Nel palazzo dei miei suoceri ad Hanoi è comparso un cartello l’inverno scorso: “Vietato l’ingresso agli stranieri”. È un high rise all’americana, un monumento alla globalizzazione. Trentacinque piani, schermi video negli ascensori, palestra e asilo nido di condominio, a immagine e somiglianza di quel che potresti vedere a Tokio, a Seattle o a Toronto. I miei suoceri vengono dalla campagna. Ancora negli anni ’90 dove vivevano loro non arrivava l’elettricità e l’acqua si tirava su dal pozzo. Si mangiava quel che si coltivava e nel villaggio le donne erano autorizzate a entrare al mercato solo se riuscivano a leggere poche semplici parole su un cartello: era il modo del partito comunista per spingere tutti verso l’alfabetizzazione, e offriva dei corsi per gli adulti proprio lì, al mercato. Oggi se hai un tumore a Hanoi trovi le cure migliori, protocolli internazionali più avanzati, ma i farmaci te li devi pagare da solo, decine di migliaia di dollari. Chi si presenta senza denaro viene mandato via. Quando mia moglie con i genitori e i fratelli si trasferirono in città negli anni in cui il comunismo in Occidente si stava sfaldando, si erano dovuti far fare una complicata 14


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autorizzazione all’immigrazione interna e all’inizio vivevano in cinque in un cortile, coperto da un telo, fra due stanze occupate da altre famiglie. Allevavano un maiale in uno spazio adiacente. I bagni erano in comune per centinaia di persone nel rione e un cerchione di bicicletta rappresentava un patrimonio: mio suocero, tornando da dieci anni di guerra nella giungla, ne aveva portato uno da Saigon, come suo unico bottino della vittoria. La loro, come quella di centinaia di milioni di persone nella loro parte del mondo, è la storia gloriosa di una emancipazione da condizioni di vita premoderne fino a portare i figli a diplomi di master in alcune delle migliori scuole di business del mondo. Fino all’avanguardia tecnologica e produttiva del pianeta. Il fratello di mia moglie è un designer di successo, ha creato la sua azienda che cresce e cresce; in quaranta giorni è in grado 15

di disegnare, costruire e consegnare ovunque in Asia del Sud-Est dei locali per ristorante o caffè che a downtown Manhattan, o a Brera, nel cuore di Milano, sarebbero fra i più trendy. È successo tutto nell’arco di meno di metà di una vita umana. In Occidente, forse, una simile transizione si era vista nell’arco di un secolo, ma i tempi ora sono più veloci. Il cambiamento corre sempre un passo avanti a noi. Per quanto mi riguarda, non posso che rispettare queste persone: per la forza e la costanza, per il senso della famiglia, per ciò che hanno realizzato con le proprie mani e con il proprio cervello e con la propria tenace disciplina. Hanno attraversato tutto questo sempre con il sorriso, il culto degli antenati e del cibo buono, come se quello che stava accadendo fosse la cosa più naturale del mondo. Quando cammini nelle periferie di una megalopoli asiatica oggi vedi esattamente questo tutto intorno a te: tenacia, voglia di realizzazione, due epoche a confronto che convivono e un’umanità allo specchio fra esse, perché le ha vissute entrambe. Oggi abitano in suburbi residenziali simili a quelli del ceto medio americano, con lo stesso disegno concepito per facilitare i consumi e la vita di chi lavora a ritmi svelti e ordinati. Ma se scendi in strada avverti ancora il tessuto della campagna nel cuore della metropoli. In Cina città del genere ospitano mercati primitivi con animali vivi che vengono sgozzati e scuoiati davanti ai clienti, i fluidi dei loro corpi che si mescolano e scorrono fra i piedi dei passanti, i loro parassiti che volano sulle nostre facce. È molto probabilmente in un luogo come questo che a Wuhan,


una città passata da due a undici milioni di abitanti in due decenni, un virus sia riuscito a compiere un doppio salto mortale. Il salto di specie dai pipistrelli, ad animali edibili come il pangolino, all’uomo, fino a innescare la peggiore epidemia che l’umanità ricordi da mezzo secolo e sicuramente una delle più rapide della storia. Non vale la pena di chiedersi se sia un bene o un male che l’Asia orientale sia emersa con questa forza negli equilibri del mondo. È un bene per loro, perché non tornerebbero indietro alla vita di prima e hanno lottato per conquistare ciò che hanno. Vogliono ciò che vogliamo noi: dignità, emancipazione, un futuro migliore per i figli e per i nipoti. Vale la pena invece di chiedersi se questo sia un mondo in equilibrio. Perché non lo è. Il coronavirus ci obbliga a prendere atto, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la globalizzazione costruita negli ultimi tre decenni è un corpo potente, integrato nelle sue parti, ma privo degli anticorpi necessari e così strettamente interconnesso nei suoi nodi anche distanti fra loro da essere più fragile di quanto sembri. Ce lo dicono i due decenni di questo secolo che hanno visto una successione di choc e tutti con sempre la stessa lezione poco ascoltata, poco capita: la rete globale è così interconnessa, così stretta dai suoi nodi, così fortemente in tensione per coprire il massimo dello spazio con il minimo possibile di materiale che ogni choc si propaga subito ovunque. In qualunque punto la si colpisca, anche nei più insignificanti, tutto il resto della struttura inizia a tremare e ondeggiare paurosamente. Può succedere, ed è successo, che questo tessuto così teso venga scosso in punti 16


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nevralgici deliberatamente. Proprio per trasmettere le onde sismiche dappertutto. Così fu per l’11 settembre, primo grande trauma globale del secolo. Poi, se ci pensiamo, è stata una successione di choc lontani e vicini che si sono rapidamente propagati fino a noi: ci rendemmo conto che lo tsunami dell’Indonesia e della Tailandia del 2004 era un evento destabilizzante, non solo perché i morti furono duecentotrentamila ma perché abbiamo dovuto prendere atto che erano anche morti nostri; in un mondo sempre più integrato il ceto medio europeo aveva compiuto il suo pellegrinaggio annuale verso lontane spiagge d’inverno. Poi venne Lehman, lasciata fallire perché non erano state viste e non erano state capite le reti sotterranee e capillari di interconnessioni che una banca del genere aveva con l’intero sistema finanziario internazionale. All’epoca ci furono gli applausi e le congratulazioni di alcuni dei nostri economisti. Alcuni fra loro – molti, non tutti – sono stati i cantori 17

di questo trentennio di globalizzazione, ma hanno involontariamente contribuito con la loro arroganza alla perdita di rispetto verso gli esperti, quelli che pretendevano di conoscere l’inconoscibile – quanto crescerà un dato Paese tra un anno o due, al decimale dopo la virgola – e non erano abbastanza attenti a ciò che avrebbero potuto intuire. Fra loro in troppi hanno mancato di umiltà, parlando come se avessero avuto tutte le risposte, quando in molti casi non avevano neanche le domande giuste. Molti degli economisti hanno assunto in questi decenni atteggiamenti intellettualmente imperiali, dicendo la loro su tutto come degli oracoli, ma non sono stati buoni Ciceroni di questo fenomeno che chiamavamo globalizzazione. Hanno sempre valutato degli choc esterni come i virus, come fossero appunto choc esterni, non intrinseci all’incertezza del mondo che avevamo costruito e che come tale andava trattata.

Federico Fubini


Intervista a Valeria Negrini APPROFONDISCI

Vice Presidente Fondazione Cariplo

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RIDERE È UNA COSA SERIA

Fondazione Cariplo è il secondo più importante azionista di Banca Intesa Sanpaolo. Fondazione e Intesa circa 2 anni fa hanno dato vita al Circular Economy Lab (CE Lab). Dottoressa Negrini, quali sono i principali obiettivi che avete raggiunto? Molte sono le iniziative che Fondazione ha sostenuto attraverso bandi e progettualità promosse in modo trasversale dalle Aree Ricerca Scientifica e Ambiente. La nascita nel 2018 del Circular Economy Lab va letta nell’intenzione di coinvolgere sui temi legati all’Economia Circolare non solo gli enti non profit, le università, ma anche le aziende. Recentemente l’accordo tra Fondazione e Intesa è stato potenziato e il CE Lab amplia la propria offerta su tre aree d’azione: circular innovation - consulenza, accompagnamento e supporto nel passaggio al modello circolare; circular education - percorsi formativi dedicati in particolare alle PMI; circular connection - coinvolgimento di partner nazionali e internazionali per realizzare incontri, tavole rotonde, piattaforme di networking e paper tematici. Per consentire alle imprese italiane di ogni dimensione di poter contare su un’assistenza qualificata che le accompagni nel percorso di transizione verso l’economia circolare, abbiamo voluto dare nuovo slancio al CE Lab. La vision di Cariplo Factory è di generare crescita sociale ed economica nel nostro Paese facendo leva su talento e innovazione. Quali sono le vostre principali iniziative in questa direzione? Le faccio un esempio semplice ma efficace che lega la transizione digitale al problema dell’occupazione femminile. “99 e lode” è un’iniziativa che punta a sostenere un centinaio di donne di valore in un percorso di avvicinamento al lavoro che presuppone competenze digitali. Si tratta di donne laureate con grande merito, a cui mancano 19

quelle skills che oggi le aziende richiedono, soprattutto con l’accelerazione verso il digitale che la pandemia ha imposto. L’esempio serve per far capire che Cariplo Factory, che in 3 anni ha generato oltre 13mila job opportunities, opera con un doppio registro: da un lato lavora per migliorare le competenze delle persone, dall’altro presta attenzione alle categorie in difficoltà, come ad esempio quelle che partecipano al programma “Talenti Inauditi” dedicato a coloro che vogliono reinserirsi nel mondo del lavoro. La pandemia da Covid-19 come ha impattato sulla programmazione delle attività sociali 2020 della Fondazione? Le finalità sono rimaste le stesse: generare valore nelle comunità, rafforzare la coesione, prestare particolare attenzione alle persone più deboli, ma la drammaticità della situazione richiedeva un cambio di strategia. Per questo la CCB (Commissione Centrale di Beneficenza) già ad aprile ha deciso di riprogrammare le proprie attività. Abbiamo agito tenendo in considerazione due livelli: da un lato azioni immediate e concrete a sostegno delle necessità emerse durante il lockdown di marzo, dall’altro iniziative di contrasto alle conseguenze emerse nei mesi successivi, tra le quali un quadro di particolare sofferenza economico-finanziaria per gli Enti del Terzo Settore. Da qui l’iniziativa del bando straordinario “Let’s Go”, che, con l’erogazione di oltre 15 milioni ha consentito agli ETS (Enti Terzo Settore) di “sopravvivere” alla crisi; dall’altro l’iniziativa “Sostegno al Terzo settore” uno strumento articolato di garanzie per l’erogazione di finanziamenti a tassi agevolati per ETS più fragili o con maggiori difficoltà di accesso al credito. Sono state quindi riprogrammate attività per oltre 60 milioni attorno ai quali sono state riorientate le Aree Filantropiche della


Fondazione. Un’attenzione prioritaria è stata data al contrasto alle nuove povertà causate dalla crisi; all’individuazione di opportunità di sviluppo economico e di creazione di posti di lavoro, soprattutto in chiave green; al ripensamento del sistema culturale; al rilancio della ricerca. Nello specifico quali sono le vostre iniziative in corso tese a contrastare la povertà economica e la povertà educativa? E quelle mirate al rilancio della ricerca scientifica? Sono davvero tante. Sulla povertà economica ed educativa prosegue il progetto “Qu.Bì – quanto basta” che a Milano si occupa di 20mila minori che vivono in povertà, con 25 milioni di risorse e oltre 500 organizzazioni che agiscono nei quartieri; poi altri progetti nazionali e quelli con l’Impresa Sociale Con I Bambini; cito poi la terza edizione del bando “Doniamo Energia” in collaborazione con A2A. Abbiamo appena lanciato un’iniziativa che coinvolge le 16 fondazioni di comunità per l’avvio di altrettanti fondi territoriali di contrasto alla povertà per sostenere le

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famiglie in difficoltà. Anche per il 2021 una grande attenzione verrà data a questi temi e partiranno nuovi progetti, anche dedicati alla povertà digitale. Il diverso accesso agli strumenti digitali, la mancanza o insufficienza di connessioni di rete adeguate, sono fonte di ulteriori diseguaglianze, che creano disparità nell’accesso all’educazione e istruzione delle future generazioni, generando fin dalla giovane età un gap di opportunità che impedisce di fatto l’espressione di talenti e capacità e ingessa la mobilità sociale di molte persone e famiglie. Sul fronte della ricerca scientifica, stiamo lavorando sui temi Covid: con la Regione un bando a sostegno della ricerca; con Niguarda e San Matteo un primo studio sui ceppi del virus che ha fornito importantissimi dati per chi sta lavorando ai vaccini. E nel 2021, tra le altre cose, ci sarà attenzione anche verso le malattie rare, che non hanno cura, ma che colpiscono molte persone. Secondo lei cosa ci sta facendo capire il Coronavirus? Viviamo in un pianeta che sta soffrendo, che sta lanciando da tempi dei segnali, questo è solo l’ultimo e il più drammatico. Dobbiamo scuotere le nostre coscienze, cambiare i nostri stili di vita e modelli economici, adottare politiche inclusive. La pandemia ha reso evidente la fragilità di un sistema socio-economico globale che ha prodotto squilibri e forti diseguaglianze tra i diversi Paesi e all’interno degli stessi e ci invita a riflettere su strategie politiche per lo sviluppo che non possono più essere centrate solo su obiettivi di equilibrio finanziario e produttivo trascurando aspetti fondamentali del benessere collettivo e individuale: salute, rispetto dell’ambiente, cooperazione e solidarietà, fiducia negli altri e nelle istituzioni. L’altro aspetto chi mi pare altrettanto evidente è che non esiste né una 20


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ricetta unica per uscire dalla crisi, né che il compito spetti a qualcuno esentando altri; tutti, istituzioni e cittadini, siamo chiamati a una responsabilità. Con oltre 7 miliardi di euro, Fondazione Cariplo è nelle prime 10 Fondazioni al mondo per patrimonio. Con questa straordinaria dotazione, quale sarebbe il suo progettosogno da dedicare a chi ha bisogno? La crisi generata dalla pandemia ha reso più urgente, ad esempio, ripensare il mondo della tutela e della cura delle persone anziane che saranno in numero crescente nei prossimi anni. Altrettanto urgente è condividere quanto l’istruzione e l’educazione siano cruciali per assicurare la ripresa economica; va contrastato l’abbandono scolastico, il ritiro sociale dei giovani perché il nostro è un Paese che ha bisogno, come non mai, di risorse intelligenti e creative. Anziani, giovani e lavoro, queste mi sembrano non certo le uniche, ma tra le più urgenti sfide da affrontare anche con uno sguardo allo sviluppo di tecnologie innovative che possono essere strumento, se ben orientate, di forme avanzate di risposta a questi problemi. Fondazione Cariplo, sia come soggetto erogatore che finanziatore, ha la possibilità e capacità di orientare progetti ed investimenti per sperimentare nuove strade, sostenere nuovi approcci, costruire nuovi modelli di risposta che generino valore sociale per le comunità nelle quali si realizzano, con il coraggio di contemplare anche qualche insuccesso, mossi dalla volontà di ricercare la strada migliore nella soluzione ai problemi. Dottoressa Negrini, avendo lei dedicato la sua vita alla cooperazione e alla imprenditorialità sociale, che tesoro ha fatto di questa sua esperienza? Il mio impegno inizia nella cooperazione 21

sociale in un servizio rivolto alle persone senza fissa dimora e in grave stato di emarginazione. Persone che per molti, e così era allora anche per me, erano “invisibili” o guardate comunque con superficiale indifferenza. Ma sono proprio queste persone, così come quelle non raggiunte dalle reti di protezione sociale, che rendono evidente il fallimento di un modello di società e di sviluppo. Da lì ho cercato di portare un contributo attraverso l’impegno all’interno della mia cooperativa e poi nelle organizzazioni associative e di rappresentanza, cercando di operare per costruire, mai da sola, proposte che contribuissero a rendere meno faticosi i percorsi di vita delle persone fragili, che orientassero le imprese sociali ad un approccio collaborativo e non autoreferenziale, che fossero anche da stimolo alle istituzioni pubbliche. Cerco di non distanziarmi troppo da chi si trova in difficoltà, per non rischiare di agire con la presunzione di avere la risposta giusta ai loro problemi, invece che operare per ridare loro gli strumenti per tornare protagonisti della propria vita. Ognuno, nei propri ruoli, è chiamato a rendere disponibili le proprie competenze, saperi, opere perché a nessuna persona venga negata la speranza di una vita migliore e la possibilità di dare il proprio speciale contributo al mondo. Sono convinta della necessità di coltivare sempre la speranza, intesa non come un’utopia difficile se non impossibile da realizzare, ma nel senso di non rinunciare a lottare, a intraprendere, di non lasciarsi vincere dalla rassegnazione o peggio ancora da una cinica indifferenza; una speranza con la quale, con molto realismo, continuo a ricercare, anche nelle difficoltà, una via d’uscita.

A cura di Fabrizio Favini


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AUTORI FABRIZIO FAVINI Nel mondo del

di soddisfazione,

comportamenti non più

24ORE); Scuotiamo

rivoluzionepositiva.

management

motivazione, self-

funzionali alla crescita

l’Italia (Franco Angeli);

com, Magazine On

consulting da 45

engagement,

sia dell’Individuo che

Comportamenti

Line orientato al nuovo

anni. Consulente,

produttività.

dell’Azienda.

aziendali ad elevata

Umanesimo d’Impresa

facilitatore e formatore

Utilizza le

Oltre a numerosi

produttività –

per la sostenibilità

per lo sviluppo del

neuroscienze per

articoli, ha pubblicato

Integrazione tra

sociale, economica ed

talento in Azienda.

favorire l’acquisizione

i seguenti libri: La

stili di management

ambientale dell’Impresa

Migliora il rendimento

delle competenze

Vendita di Relazione

e neuroscienze

stessa.

del capitale umano

sociali indispensabili

(Sole 24ORE); La

(gueriniNext).

favorendo la crescita

a modificare i

vendita fa per te (Sole

Editore di

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GUIDO VISCONTI Professore Emerito

Lincei. I suoi interessi

composizione chimica

severi (CETEMPS).

sono concretizzati nella

di Fisica del sistema

di ricerca riguardano

dell’atmosfera. Nel

Oltre alle pubblicazioni

pubblicazione recente

Terra presso

la fisica del clima, la

2001 ha fondato il

scientifiche è autore di

di Problems, Philosophy

l’Università dell’Aquila

modellistica climatica

Centro di Eccellenza

libri di testo universitari.

and Politics of Climate

e socio nazionale

su scala regionale

per la previsione di

I suoi interessi nella

Science (Springer).

dell’Accademia dei

e lo studio della

fenomeni meteorologici

politica scientifica si

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AUTORI FEDERICO FUBINI Firenze, 1966. È

da Firenze a Bruxelles,

dedicandosi poi

Premio Capalbio e il

proprio. Perché l’Italia

inviato e editorialista

dove ha vissuto per

all’economia e alla

Premio Pisa con La

deve smettere di

di economia del

quasi dieci anni a

finanza. Ha vinto

maestra e la camorrista

odiare l’Europa (e

Corriere della Sera, di

partire dal 1994.

il Premio Estense

(2018). Con Longanesi

di vergognarsi di se

cui è vicedirettore ad

Ha studiato greco

con Noi siamo la

ha pubblicato, nel

stessa), con cui ha vinto

personam. È passato

antico all’università

rivoluzione (2012), il

2019, Per amor

il Premio Orsello.

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VALERIA NEGRINI VicePresidente della

vita dedicata alla

con le cooperative La

dell’orientamento e

Economia e gestione

Fondazione Cariplo.

cooperazione sociale

Rete e ArticoloUno

inserimento lavorativo,

delle cooperative e

Portavoce del Forum

con diversi ruoli, inizia

che, in provincia di

opera anche su temi

imprese sociali (ISFOR-

Terzo Settore della

la sua esperienza come

Brescia, operano con

come l’imprenditorialità

Università&Impresa-

Lombardia e presidente

coordinatrice del centro

diverse tipologie di

sociale, il mutualismo,

Brescia).

di Confcooperative-

diurno L’Angolo per

servizi nell’area del

l’innovazione nei

Federsolidarietà

i senza fissa dimora.

disagio adulto, della

sistemi di welfare.

Lombardia. Una

Tuttora impegnata

salute mentale e

Ha un Master in

26


DIDA

La risata Umberto Boccioni 1911

img: arte.it

27


MANIFESTO Perché Rivoluzione

Con l’enorme

per cui il nostro

modo di pensare e,

meno concentrati

Positiva?

disponibilità di

cervello è meno

quindi, nel nostro

dei pesci rossi che

comportamento.

arrivano a 9, ci dicono

informazioni, resa

preciso, fatica di più a

Un nuovo Magazine

possibile dalla

concentrarsi. Perdiamo

On Line: conoscenza,

tecnologia, la nostra

il focus attentivo sui

Siamo passanti

diventati bulimici

innovazione,

vita è diventata molto

problemi, divaghiamo

frettolosi e distratti

di informazioni,

produttività.

più veloce e molto più

mentalmente, siamo

la cui soglia di

emozioni, immagini,

distratta. Abbiamo

intermittenti e

attenzione dura

collegamenti, suoni.

creato i presupposti

discontinui nel nostro

8 secondi; siamo

Divoriamo il tutto

gli esperti. Siamo

28


in superficie senza

Riscopriamo allora il

e complicato, e

virtuosa resa possibile

tempo, che hanno

gustare, approfondire,

piacere - o la necessitĂ

del nostro ruolo,

dalla combinazione

deciso di contribuire

riflettere.

- di riflettere, di

umano, sociale e

dei saperi e delle

a questo Progetto.

pensare, di soffermarci

professionale.

esperienze umane e

Ad essi si uniscono

Oggi chi non si ferma

per capire meglio

professionali di un

autorevoli Testimoni

a guardare non vede;

dove stiamo andando

Se condividete queste

manipolo di Pensatori

Positivi. A tutti loro

chi non si ferma a

per essere piĂš

nostre riflessioni, siete

Positivi, profondi,

il nostro grazie! di

pensare non pensa.

consapevoli del nostro

invitati a partecipare

competenti e sensibili

cuore.

tempo, complesso

ad una iniziativa

interpreti del nostro

Il Comitato di Redazione: Fabrizio Favini Edoardo Boncinelli Roberto Cingolani Enrico Giovannini Gianni Ferrario 29


CHI DESIDERA ISCRIVERSI AL MAGAZINE È PREGATO DI INVIARE UNA EMAIL A FABRIZIO.FAVINI@FASTWEBNET.IT

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Ci danno il loro supporto: Deltavalore Progetti per l’innovazione del comportamento mobile 335.6052212 fabrizio.favini@fastwebnet.it

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Tamberlow Applicazioni web based mobile 329-2115448 tommasocrippa@tamberlow.com


LA SFIDA INTERGENERAZIONALE WEBINAR INTERATTIVO DI 60 MINUTI / € 100,00 + IVA A CHI È RIVOLTO

I FONDAMENTALI DEL WEBINAR

• Manager funzionali • Responsabili del Capitale Umano • Manager della sostenibilità sociale

GENERAZIONI Come attribuire una valenza metaforica alle 4 generazioni presenti in Azienda?

In questo momento storico nelle aziende iniziano a convivere differenti generazioni di Manager e Collaboratori caratterizzate non solo da età anagraficamente diverse ma soprattutto da diversa formazione, cultura, esperienze, mentalità. Ogni generazione è portatrice di diversità. La nuova sfida è dunque rappresentata dalla riuscita della loro ottimale ibridazione e integrazione in grado di generare Opere Collettive inedite ad alto valore aggiunto. Il Modello da noi messo a punto, Bottega Intergenerazionale, si ispira al noto Modello di Bottega Rinascimentale che mette al centro gli esseri umani - con le loro diversità - per conseguire la realizzazione dei singoli e l’eccellenza prestazionale del gruppo.

OBIETTIVO DEL WEBINAR BOTTEGA INTERGENERAZIONALE

Instillare nel Management la vision e la consapevolezza propedeutiche alla costruzione creativa di ponti tra le diverse generazioni.

1. LA CARATTERIZZAZIONE DELLE

• I Saggi

Generazione dei Baby Boomer (1946-1960)

• Quelli a metà del guado Generazione X (1961-1979),

• I Portatori del Nuovo

Generazione Y - i Millenials (1980-1994)

• Gli Entusiasti

Generazione Z (1995-2005)

2. IMMAGINARE COME CREARE PONTI TRA LE DIVERSE GENERAZIONI

I RISULTATI ATTESI DEL WEBINAR

• Consolidare la consapevolezza che la diversity generazionale è un fattore critico di successo • Prime ipotesi di azioni per realizzare la Bottega Intergenerazionale nella propria Azienda.

RELATORI

• FABRIZIO FAVINI. Esperto di evoluzione del comportamento. → profilo • RAFFAELLA PEDERNESCHI. Consulente di processi creativi di innovazione. → profilo

COME ADERIRE AL WEBINAR Iscriviti mandando una mail a:

fabrizio.favini@fastwebnet.it oppure r.pederneschi@alice.it