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Studente: Gemma Margherita Randazzo Relatore: Marco Lampugnani Abadir, Accademia di Design e Arti Visive Tesi di Master di Primo Livello in Relational Design a.a. 2014/2015


Introduzione____________________3 Inquadramento storico del campo d’azione______________6 • Borgo Vecchio

Indice

Coordinate progettuali_________8 • Abstract • Concept • Obiettivi • Parole chiave • Strumenti d’indagine on field Diario__________________________10 Conclusioni___________________105 Appendice_____________________107 Bibliografia___________________108 63 tesi per Borgo Vecchio_____111


Introduzione “Borgo Vecchio è un antico rione del centro palermitano abitato per la maggior parte da famiglie con gravi difficoltà economiche. Con un tasso di disoccupazione del 40%, un diffuso analfabetismo e un insufficiente livello di scolarizzazione, il quartiere vive un’evidente condizione di esclusione sociale causata dalla mancanza di servizi e un elevato tasso di criminalità. Uno dei problemi più grandi, da cui dipende il futuro del quartiere, è quello della dispersione scolastica”. Questa la descrizione di PUSH del contesto, questo il punto di partenza della mia ricerca. Decido, così, dopo dieci anni di tornare a Borgo Vecchio. La parola “tornare” è già indicativa dello stato di isolamento del quartiere, non è un caso se il linguaggio adoperato è quello prettamente utilizzato nella descrizione di un viaggio. La città di Palermo si è sviluppata, come molte città contemporanee, in modo da differenziare socialmente lo spazio urbano. La differenziazione sociale del territorio determina lo sviluppo di una periferia urbana fortemente selettiva. A distinguere Borgo Vecchio dagli altri quartieri considerati aree di “segregazione sociale” è la sua condizione di periferia non fisica ma esclusivamente sociale e morale. Gli abitanti di Borgo Vecchio per motivi storici e di sviluppo dell’assetto urbanistico si caratterizzano per un forte senso di identità e appartenenza. Questo senso di comunità, viene rafforzato negli anni dal processo di marginalizzazione del quartiere, innescato da dinamiche interne ed esterne ad esso. Borgo Vecchio risiede in un’area limitata da via Benedetto Gravina, piazza Luigi Sturzo, via Michele del Bono, via Ugo Bassi, via Archimede e via Francesco Crispi. Inoltre nei punti estremi della sua area si trovano tre dei luoghi di particolare interesse della città di Palermo: il Teatro Politeama, il carcere Ucciardone ed il Porto. Continuo il “viaggio” verso il borgo lasciandomi alle spalle il Teatro Politeama e poco dopo giungo nel cuore del borgo. La prima impressione è quella di trovarmi nella piazza principale di un quartiere popolare come tanti a Palermo. Questa l’idea che ho avuto del borgo da sempre, una piazza circondata e soffocata da palazzi con un’unica strada principale che conduce al porto.

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PUSH è un laboratorio di ricerca che studia le dinamiche urbane ed elabora azioni concrete per innescare un cambiamento sistemico. Attraverso le tecnologie dell’informazione progetta servizi in grado generare valore per la collettività. Uno dei lavori realizzati è Borgo Vecchio Factory , progetto di promozione sociale per la creazione di laboratori artistici per i bambini di Borgo Vecchio a Palermo incollaborazione con “Per Esempio Onlus” e l’artista Ema Jons.

Cfr. P. Giudici, Borgo e città, in T. Tentori, P. Giudicini, Borgo, quartiere, città , Milano 1972, pp. 3534.

Incuriosita dal progetto Borgo Vecchio Factory , per la prima volta mi addentro tra le strade invisibili del quartiere, ad un tratto, disorientata, scopro un’area della città inedita piena di contraddizioni, ma che come una calamita mi attrae fortemente a sé. In seguito alle prime osservazioni svolte all’interno del quartiere sono emersi immediatamente una serie di aspetti: il degrado architettonico e urbano, l’abbandono totale del borgo da parte delle amministrazioni locali, i disagi legati alle evidenti difficoltà economiche. Gli attori sociali che si muovono all’interno della comunità mi descrivono un contesto in cui la diffidenza verso chi varca i confini ben tracciati con il resto della città è ancora molto forte. In prima istanza mi chiedo come fare ad intervenire in un contesto colmo di criticità senza che questo venga spettacolarizzato o snaturato; come creare una base, un prototipo di ricerca che mappi la comunità di Borgo Vecchio su cui ripensare una rigenerazione urbana e sociale che sia inclusiva; che non travolga l’identità di un territorio ma ne valorizzi le individualità e ne disotterri le peculiarità.

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Come progettare azioni di riqualificazione che non trascurino tutto ciò? L’obiettivo della tesi è quello di creare una mappa che orienti possibili attori che vogliano operare all’interno di tali realtà ed in particolare di Borgo Vecchio. L’osservazione on filed delle dinamiche sociali mi ha permesso di redigere, in 30 giorni, un diario di bordo “Il decimo figlio” che raccoglie immagini, suoni, suggestioni, parole, vanniate , storie e odori, tale da creare un mosaico, composto da 50 tessere, che possa servire da incipit per chi voglia attivare dal basso processi di valorizzazione non istituzionali. Il metodo di indagine è quello della ordinata catalogazione di indizi, adoperando diverse modalità di mimesi in rapporto al modo d’agire di chi abita il quartiere. Per maggiore completezza, si specifica che il periodo d’osservazione del contesto si è svolto in un periodo di quattro mesi, riassunto in seguito, nell’arco di tempo tra l’ 1 e il 30 Aprile. L’output finale è il blog “Il decimo figlio” all’interno del quale si potranno percorrere i vicoli, non così distanti, del quartiere.

Cfr. G. E. Di Blasi, Storia cronologica dei vicerè, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, Palermo 1867, p. 235, cit. in R. La Duca, Sviluppo urbanistico dei quartieri esterni di Palermo, in Quaderno dell’Istituto di Elementi di architettura e rilievo dei Monumenti della Facoltà di Architettura di Palermo, n.4, Giugno 1966, p.10. R. La Duca, Sviluppo urbanistico…, op. cit., p.8.

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Inquadramento storico del campo d’azione Borgo Vecchio Nel 1556 il Senato di Palermo acquistò la tonnara di S. Giorgio e avviò la costruzione del nuovo porto. Per un lungo i pescatori di Palermo erano rimasti concentrati nel rione della Kalsa; poi avevano costituito una sorta di colonia nel rione della Loggia, frazione di S. Pietro. Infine incoraggiati dall’iniziativa del Presidente del regno D. Carlo D’Aragona andaro a stabilirsi nei pressi dell’antica chiesa di S. Lucia al Borgo. La separazione territoriale determinò lacerazioni e conflitti tra pescatori. In origine dunque il Borgo si estendeva fuori le mura della città, in’area compresa fra la porta di S. Giorgio e la chiesa di S. Lucia. Il nome più antico sembra sia stato quello di Barca , ma nel XV secolo era comunemente inteso con il nome di Borgo Fornajia o Borgo S. Lucia. Il borgo di S. Lucia presenta caratteristiche peculiari rispetto agli altri episodi di edilizia extraurbana. fino alla fine del XVIII secolo infatti la popolazione di Palermo rimase contratta all’interno dei quattro mandamenti urbani. Fuori dalle mura abbiamo fenomeni di edilizia limitati alla costruzione di conventi o ville nobili, unica eccezione per l’appunto il Borgo di S. Lucia, che si espande rapidamente grazie allo stimolo rappresentato dal nuovo porto di Palermo. La costruzione del porto inizia nel 1567 e viene ultimato nel 1590, fu un’opera grandiosa che richiese un notevole investimento finanziario. Nel Seicento il Borgo S. Lucia assunse la fisionomia che avrebbe mantenuto fino alla fine del XVIII secolo: il borgo dei pescatori divenne un distretto di grandi magazzini di grano e di vino, e trovò una chiara determinazione commerciale. Intorno al 1776 maturarono degli eventi che trasformarono radicalmente i rapporti tra il Borgo e la città. Proprio in quegli anni infatti venne pianificata l’espansione della città fuori dalle mura, e fu acquistato per iniziativa del pretore, marchese Regalmici, il terreno per costruire tre nuovi stradoni. Il primo (l’attuale via Ruggero Settimo) era la prosecuzione fuori le mura della Strada Nuova (Via Maqueda); il secondo, che interseca il primo nei Quattrocanti di Campagna, congiungeva il piano di S. Francesco di Paola con il mare e prese il nome di Stradone Ventimiglia o dei Capacioti (Via Mariano Stabile); ed infine

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l’ultimo, fra il piano di S. Oliva e il cosiddetto porto Pidocchio, prese il nome di Stradone del Mulino a Vento. I disegni del pretore però realizzarono pienamente. Si favorì, però, la costruzione di nuovi ed eleganti edifici, e attirarono quei nobili, vecchi e nuovi, che non trovarono all’interno della cinta muraria uno spazio sufficiente per i loro palazzi. Quando però alla possibilità di formare un nuovo sobborgo fuori le mura, tale da colmare lo spazio fra il Borgo e la città e da consentire l’alleggerimento della pressione demografica al suo interno, questa speranza in un primo momento andò delusa per motivi di ordine militare. I cittadini stessi preferirono non rischiare il loro denaro in un luogo che avrebbe potuto trasformarsi, in caso di assedio in un vero e proprio campo di battaglia. Infine, il terzo stradone, l’attuale via Domenico Scinà, non fu mai adornato come gli altri di file di pioppi e olmi, per la facile previsione che gli spazi non ancora occupati da case, presto lo sarebbero stati a causa dell’espansione del Borgo S. Lucia. Prima che avvenisse la saldatura tra città e antico borgo, questo ebbe il tempo comunque di espandersi autonomamente al di là della Via Scinà. Con la creazione di nuove strade e la successiva edificazione della zone infatti, già prima della fine dell’Ottocento, non esiste più soluzione di continuità fra la città e il Borgo. Ciò non impedisce però agli abitanti del Borgo, come osservato da Giuseppe Pitrè, di continuare a considerarsi un’entità a parte: “in un rione di Palermo, il Borgo, che fino a vent’anni addietro facea parte per se stesso, e si reputava, qual’era topograficamente diviso dalla città… Nel parlare e nelle abitudini dei Borghetani lo interno e le vie della città chiusa, da Porta S. Giogio a Porta Carini, sono tutt’ora lontani e divisi; e però comunissime le frasi loro: Vaju ‘n Palermu; trasu dintra Palermu; quasiché il Borgo non sia Palermo!” La borgata venne ulteriormente inglobata al resto della città da un’espansione edilizia dissennata e abnorme che avvenne negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo. Il contatto spaziale ha esaltato la distanza sociale, l’urbanizanizzazione del territorio circostante ha accelerato il processo di marginalizzazione del Borgo. Ibidem, pp. 15-16.

G. Pitrè, Usi e costumi. Credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Edizioni Clio, Palermo 1889, cit. in R. Rochefort, Le travail en Sicile, Paris 1961, p.19.

V. Guarrasi, La condizione marginale, Sellerio editore, Palermo 1978, p.43.

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Coordinate progettuali Abstract Il decimo figlio è un progetto di indagine on field che attraverso un diario di bordo racconta le dinamiche sociali e relazionali di una comunità specifica. Concepito per il quartiere di Borgo Vecchio di Palermo, il progetto è scalabile ad altri quartieri e/o contesti urbani. Concept Partendo dal concetto di rigerazione urbana, come tema rilevante nella pratica urbanistica che intende recuperare spazi abbandonati dai processi produttivi o restituire nuova qualità ambientale, economica e sociale a quartieri degradati, il mio progetto, in particolare punta l’attenzione sull’aspetto relativo alla costruzione di opportuni processi decisionali inclusivi. La partecipazione dei cittadini, soprattutto di chi è posto in una condizione marginale fisica e sociale, è sicuramente un elemento importante su due piani: da una parte per individuare, appoggiare, sviluppare e sostenere politiche di sostenibilità adeguate al contesto posto in esame, dall’altra come strumento per giungere a soluzioni condivise che rendano protagonista il quartiere restituendo così fierezza a chi lo abita. Elemento non trascurabile, come ci spiega Francesco Musco in Rigenerazione urbana e sostenibilità , è che la partecipazione per essere efficace ed efficiente ha necessità di essere una pratica continua e ricorrente. Obiettivi Obiettivo del progetto è quello di studiare una metodologia che mappi la comunità di Borgo Vecchio di Palermo evidenziando i movimenti di un sistema relazionale interno ed esterno ad esso, al fine di scoprire quale sia la sua vera natura, non attraverso dati ufficiali e convezionali ma vivendolo al suo interno attraverso gli occhi di chi lo abita. Il progetto di osservazione on field vuole essere progetto pilota che nel tempo, mediante forme spontanee di appropriazione possa implementarsi ed essere spunto di riflessione per chi progetta e disegna soluzioni sostenibili. Musco Francesco, Rigenerazione Urbana e Sostenibilità, FrancoAngeli, Milano 2009.

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Strumenti d’indagine on field #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #record #talkingwithkids #shootavideo #walkingaround #flashing

Parole chiave #buonepraticherelazionali #borgovecchio #sonofpalermo #socialinclusion

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1 Aprile 2015

Il decimo figlio

Borgo Vecchio | Palermo

Sono stata straniera, osservatrice, invasore, ospite, turista fifona, confidente, ricercatrice indiscreta, borghese bigotta, trentenne altamente emotiva, amica “rispettata” ed infine io stessa decima figlia di Borgo Vecchio. “Il decimo figlio” esprime tutta la complessità e il senso del paradossale che caratterizza Borgo Vecchio, luogo del mio studio. “Il decimo figlio”, seppur in maniera metaforica, rimanda ad una realtà, legata prettamente al territorio preso in esame, colma di criticità. Al contempo, a mio avviso, ne evidenzia la forte identità che questo piccolo borgo nel tempo ha mantenuto. Palermo, madre dei suoi quartieri, per l’ennesima volta non si prende cura dei suoi figli in difficoltà. La madre gli ha voltato le spalle, costringendo Borgo Vecchio all’esilio pur essendo così vicino al suo cuore.

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1 Aprile 2015

Il quartiere ha risposto rendendo inaccessibili i propri luoghi, non permettendo “allo straniero” di attraversarlo neanche con lo sguardo. Ritornando così a ciò che avviene al suo interno, il tema de “Il decimo figlio” esaspera le condizioni precarie in cui versa il borgo reiterando all’infinito dinamiche sociali che, stratificandosi, rendono i comportamenti di questa comunità consolidati, inviolabili, impossibili da virare e per questo accettati passivamente dal senso comune dell’intera città e dalla stessa comunità. Frutto di una lunga e complessa ricerca on field questo studio intende offrire diversi livelli di lettura al fine di invitare il lettore a riappropriarsi della propria coscienza critica ma anche della dimensione del sogno e della fantasia come strumento che trovi la sua realizzazione nella visione collettiva e nei nuovi panorami urbani.

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1 Aprile 2015

Si è prosciugato il mare Dov’è finito il mercato?

Una mattina, dopo dieci anni, mi ritrovo a passeggiare a Borgo Vecchio colma d’entusiasmo. Guardo ogni cosa, scruto la gente, ascolto, sento l’odore del mare che si mescola a quello di frittura ma in realtà non vedo nulla. Scorgo solo la superficie di quello che scoprirò durante i giorni, le ore, il tempo trascorso in quel luogo ancora misterioso. Bivacco nella piazza principale ed ho la netta sensazione che manchi qualcosa, davanti agli occhi uno spazio metafisico urbano dechirichiano. Ovvio, si è prosciugato il mare! Tralasciando il fatto che non si ha la percezione del mare ad “un palmo di strada” dal borgo, in questo caso il mare è unità di misura del mercato rionale che negli ultimi anni si è contratto notevolmente. Ecco cosa mancava! La gente brulicante che dagli altri quartieri affollava le strade per comprare il pane appena sfornato, la carne, il pesce, i salumi e la frutta luccicanti sotto gli ombrelloni colorati. Adesso la piazza è deserta, rimangono poche attività commerciali sufficienti soddisfare il fabbisogno di chi abita il borgo.

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1 Aprile 2015

Il mercato rionale favoriva quelle dinamiche sociali ed economiche tali da evitare ulteriormente la chiusura del quartiere verso l’esterno e l’aumento della disoccupazione. “Quando c’era il mercato, Qui lavoràvamo tutti!” A questo punto entro in una piccola bottega e Lena, l’imbastitrice di bomboniere, mi spiega che a seguito di una sparatoria, la polizia ha fatto si che le botteghe ambulanti chiudessero in nome di scuse poco attendibili o comunque di regole che a Palermo non vengono rispettate per tacito accordo. La “militarizzazione” costante della piazza per lungo tempo ha comportato la fuga dei clienti, la chiusura delle botteghe ed infine la cementificazione sistematica. Continuo la mia “inchiesta” per diversi giorni, solo Lena mi racconterà dell’avvenimento sanguinoso. Gli altri abitanti del quartiere si limiteranno a descrivere il fasto di pochi anni addietro e a sognare un nuovo grande mercato barocco. Totò, che incontreremo in Cine sociale, mi racconta il mercato di Borgo Vecchio. On field: #record #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #flashing Indicazioni strategiche: Campagna promozionale che scardini il pregiudizio che Borgo Vecchio sia un quartiere pericoloso ed invogli quindi i potenziali clienti esterni a ritornare ad acquistare prodotti locali. Ciò potrebbe innescare un aumento delle vendite e delle botteghe. A Palermo c’è sempre maggiore richiesta di prodotti a Km Zero, l’idea che il mercato di Borgo Vecchio possa specializzarsi in questo settore può essere una buona occasione per attivare nuove dinamiche commerciali. #spaziometafisicourbanodechirichiano #cementificazionesistematica #imbastritricedibomboniere

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2 Aprile 2015

Soluzioni condivise

Carmelo mi chiede: “Ma tu da dove vieni?”, io stupita “da Palermo”, lui insistendo mi risponde “Noooo, che hai capito! Dove sei nata?”, “a Palermo! scusami e tu?” e Carmelo “al Borgo!!”. Questo il dialogo avuto con Carmelo, il primo bambino che ho incontrato e con cui mi sono confrontata.

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2 Aprile 2015

Subito mi pone di fronte al fatto che gli abitanti del quartiere siano una vera e propria comunità con una forte identità sociale. La prima domanda che mi viene posta all’inizio di una conversazione è sempre “Di dove sei?”, sia da parte degli adulti che dei più piccini. La famiglia si definisce, sotto l’aspetto sociologico e antropologico, come gruppo sociale caratterizzato dalla residenza comune, dalla cooperazione economica e dalla riproduzione. Questa la definizione che demarca il senso di comunità e appartenenza all’interno del quartiere. La famiglia, a Borgo Vecchio, è la comunità intera. Le dinamiche sociali che si sviluppano all’interno del gruppo familiare sono identiche a quelle esterne. Alle volte, purtroppo, questo concetto inclusivo ed esclusivo assume delle connotazioni negative, ma divengono potenziale se si inseriscono in un contesto più ampio di salvaguardia dell’identità e di costruzione di servizi progettati sulla base di esse. Parlando con gli attori sociali che si muovono all’interno del quartiere si evidenzia immediatamente che la partecipazione dei cittadini alla costruzione di opportuni processi decisionali inclusivi è importante per restituire dignità a chi è posto in una condizione marginale fisica e sociale. Noi futuri relational designer che studiamo il modo in cui “creare comunità” dovremmo osservare attentamente chi non ha mai perso questo senso di “famiglia collettiva” forse a discapito della propria individualità. On field: #interviews #observing #talkingwithpeople #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Comprensione e valorizzazione delle potenzialità individuali in relazione al contesto preso in esame. Costituzione di un “comitato di quartiere” organico che coinvolga attivamente tutti gli attori che si muovono all’interno della comunità di Borgo Vecchio. #noifuturirelationaldesigner

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2 Aprile 2015

In Nuce o nuance? Esperienza artigiana

Esperienza artigiana

“Posso fare una foto?”, un cenno verso sinistra del viso e gli angoli della sua bocca verso il basso mi fanno intuire la risposta implicita: “Fai come vuoi, ma cosa ci sarà di bello da fotografare! Bah!”. Un padre ed il figlio operosi, incidono o come si dice a Palermo sbucciano cavi elettrici, probabilmente per recuperare le parti metalliche in esse contenute. Ciò che mi colpisce è la cura e la manualità con cui lavorano, percepisco che nel tempo si è tramandata una certa “esperienza artigiana”, più legata al gesto che ad un’attività ben precisa.

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2 Aprile 2015

Più che legata al gesto all’arte di “arrangiarsi”. In ogni stradina del quartiere trovi sempre qualcuno che smonta, rimonta, assembla, non si ferma mai. Un caso particolare è stato quello della barca. Un pomeriggio in cui avevo particolarmente fretta, vedo il rudere di una barca tra le mura diroccate di un vecchio magazzino. Alcuni ragazzi mi raccontano che il peschereccio è stato “calato” dall’alto con delle fumi con il pericolo reale di travolgere i cavi della rete elettrica pubblica che sovrastavano l’isolato. A mano a mano, in poco più di una settimana la barca era stata rimessa a nuovo, utilizzando materiali riciclati e una sapienza dalle origini misteriose che si sarebbe interrotta alla chiusura dei lavori. Quindi un’esperienza sicuramente in nuce ma dalle mille sfumature. Sfumature date dalle poliedricità delle competenze di molti uomini “disoccupati” che abitano Borgo Vecchio. On field: #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Ideazione di un progetto sulle potenzialità individuali, al fine di restituire la fiducia a chi ha già una capacità pratica, in nuce, e non sa come fruttarla. Creazione di una mappa che localizzi i magazzini all’interno dell’area di Borgo Vecchio in modo da promuoverne il riuso, suggerendo modelli di possibile reimpiego. Come ad esempio “piccoli cantieri” che fungano da botteghe ma anche da luoghi dove puoi imparare un mestiere. Sistematizzazione dei saperi artigiani. #versolorizzonte #innuce #nuance #cinquante nuances de grey

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3 Aprile 2015

Cinema sociale

Art Direction: Totò Scavone

“Senti Totò, la Signorina vuole conoscere la storia di Borgo Vecchio, ci pensi tu?”, risposta secca: “E che problemi ci sono!” Questa mattina, la prima cosa che noto arrivata nella piazza principale di Borgo Vecchio è la piccola bottega che ancora oggi si dedica esclusivamente a duplicare chiavi. Entro, ad accogliermi trovo il proprietario che mi chiede con gentilezza cosa desidero. In realtà non lo so, farfuglio qualcosa e istintivamente gli chiedo se è nato e cresciuto a Borgo Vecchio. Vedo i suoi occhi azzurro mare che mi fissano perplessi, gli dico subito che vorrei conoscere meglio il quartiere per motivi di studio. Silenzio. Attesa. Terrore. Pensa. Penso che mi trascinerà fuori dicendomi di non fargli perder tempo, invece esclama “Ma tu lo conosci Totò!”, “Veramente no” rispondo, “Ora te lo presento io!”. Mi indica la strada e ci dirigiamo verso il bar Kentia, dove Totò sta giocando a carte con un gruppetto di “giovani rampolli” del quartiere, me lo presenta.

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3 Aprile 2015

“Senti Totò, la Signorina vuole conoscere la storia di Borgo Vecchio, ci pensi tu?”, risposta secca: “E che problemi ci sono!” Dopo pochi minuti scopro che Totò, oltre a conoscere ogni angolo del quartiere è un grande esperto di cinema. È lui che mi inseguirà per tutto il quartiere, per mostrarmi il vecchio cinema ormai in disuso, oggi trasformato in magazzino. Non conosco il contenuto di quel magazzino, ”Mi hanno detto che il cinema è diventato un magazzino?”, risposta: “ma chi quello? Noooo, ma che magazzino quello è il cinema chiuso!”, ovviamente non sono riuscita a scoprirlo, ma sono sicura che custodisca i sogni e i ricordi di chi ha avuto la fortuna di frequentare quel luogo. On field: #record #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Restituzione del cinema al quartiere. Organizzazione di rassegne cinematografiche pensate e realizzate dagli stessi abitanti di Borgo Vecchio e coordinate da Totò Scavone. Cinema all’aperto. Organizzazione di proiezioni cinematografiche in piazza, luogo di aggregazione degli abitanti di Borgo Vecchio. #special #cinema #dreamyeyes #record

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4 Aprile 2015

Se fosse nato in America Sarebbe Ryan Gosling

Se il piccolo Ryan “fosse nato in America” probabilmente avrebbe avuto l’opportunità di esibirsi in sella al suo cavallo come stuntman ad Hollywood. Se il quindicenne Antony “fosse nato in America” probabilmente avrebbe avuto l’opportunità di imparare ad usare una Blackmagic Cinema Camera invece di incollare il suo viso nel monitor cercando di attraversarlo. Se Salvo, posteggiatore dal volto che “buca lo schermo”, “fosse nato in America” avrebbe recitato in Drive e sposato Eva Mendes. Se Michele, invece di rischiare la cecità guardando le nuvole attraversare il sole, “fosse nato in America” sarebbe un direttore della fotografia di successo o comunque il suo aiuto (non vorrei esagerare!). Se Carmelo, al posto di strillare al vento, “fosse nato in America” starebbe urlando “Motoreeeee!” in un set cinematografico.

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4 Aprile 2015

Non sarà l’ultimo post in cui descriverò la vita dei bambini nati a Borgo Vecchio, saranno loro i protagonisti “del decimo figlio”. In realtà anche gli adulti o meglio i bambini che spesso, troppo velocemente, diventano adulti. Vivono per tutta la vita in un limbo per ritrovarsi improvvisamente anziani senza ancora esserlo. On field: #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Ideazione di piccoli workshop che testino gli intessi dei più piccoli. Organizzazione di laboratori artistici, culturali e creativi per insegnare le nuove tecniche in campo teatrale, cinematografico, grafico, fotografico e dello spettacolo in generale. In particolare, non limitandosi alle tecniche recitative ma allargando il campo ai ruoli che popolano il “dietro le quinte” di questi mestieri. Laboratorio “sull’uso della voce”, spiegando ai bambini come modulare la voce in ambito teatrale e cinematografico. Al fine di utilizzare queste modalità acquisite nella vita quotidiana. #ryan gosling #evamendes #hollywood #stars

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5 Aprile 2015

In Eternit

Finchè morte non ci separi

Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, un materiale che egli stesso chiamò Eternit – con riferimento al latino aeternitas, “eternità”, per rimarcarne la sua elevata resistenza. In greco la parola Amianto, insieme di minerali, significa immacolato e incorruttibile. Eternità - Immacolata - Incorruttibile. Entrando nel quartiere, la percezione che ho della quantità d’amianto è veramente limitata.

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5 Aprile 2015

In un primo momento ciò che attira la mia attenzione è la spazzatura sparsa lungo le strade, talmente omogenea con il contesto che sembra quasi natura selvaggia sbocciata in ogni crepa del quartiere. “Arrampicandomi” tra le vette più alte, lo scenario cambia velocemente e radicalmente. La concentrazione di Eternit è tale, soprattutto in una particolare area del quartiere, da destabilizzarti. Bambini, adulti e animali giocano, dormono, lavorano, mangiano sotto tetti di amianto spaccato e bevono acqua proveniente da recipienti screpolati. Del problema non se ne parla, è inesistente perché invisibile, per questo posto lontano da ogni priorità. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Campagna di sensibilizzazione, “In Eternit. Finchè morte non ci separi”, sui rischi sanitari dell’amianto. “Il picco di mesotelioma, il tumore da amianto – dicono i medici – è atteso tra il 2015 e il 2020”. Scrittura di una petizione che mobiliti le amministrazioni di riferimento al fine di rimuovere l’amianto dalle aree del quartiere particolarmente critiche senza adottare la metodologia “dell’esodo”. #eternit #eternity

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6 Aprile 2015

Saverio

Saverio è un ragazzo di circa trent’anni che non vive più a Borgo Vecchio ma che continua a trascorre l’intera giornata in quel quartiere. Spesso lo vedo bighellonare tra le stradine labirintiche del borgo mentre osserva il cielo. Una mattina, mentre scattavo alcune foto, si avvicina sorridente e mi chiede: “Mi fai vedere le foto?”, io rispondo di si. Saverio, dopo averle guardate, è perplesso.

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6 Aprile 2015

Con sincerità gli spiego il mio progetto nei minimi dettagli e lui guardandomi con aria furbetta mi dice: ”Ma un ti siddia?” (“Come hai voglia di farlo?”), ride. Aggiungo che, con altri ragazzi, avrei girato un documentario sul quartiere, a questo punto gli si illuminano gli occhi ed esclama: “Allora potete riprendere le mie colombe!!!”, indicando verso l’alto. Adesso capisco come trascorre le sue giornate. Saverio è il custode di circa cinquanta colombe. “Lo sai, Margherita…”, mi chiama con il mio secondo nome perché gli piace di più, “…una volta ho fatto volare le colombe per il matrimonio di una mia amica” , gli rispondo: “Allora, quando mi sposerò potrai farle volare anche al mio!”, “Non sei sposata? Scusa, quanti anni hai?”, “Trenta”, mi guarda stupito “E non hai neanche un figlio?, comunque si, faccio volare le colombe per il tuo matrimonio, tanto un marito lo trovi sicuro!”. Ridiamo, cambio discorso e gli chiedo perché alleva colombe. Saverio non mi risponde chiaramente, mi racconta con molta emozione, celata dall’aspetto un po’ rude, che ogni giorno alle 16 apre la voliera e le lascia libere di volare poi la sera tornano a “casa” e lui le guarda, le osserva, controlla che tutte le sue “piccole” stiano bene. Probabilmente è il modo in cui Saverio tenta di oltrepassare il vecchio bordo. On field: #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #shootavideo

#talkingwithkids

Indicazioni strategiche: Organizzazione di piccoli tour tenuti da un ornitologo che descriva le colombe sia da un punto di vista biologico-anatomico che da un punto di vista prettamente etologico, cioè dei loro comportamenti e abitudini in relazione all’ambiente che le circonda e agli altri animali della stessa specie, che di specie differenti. L’ornitologo potrebbe essere affiancato da Saverio, custode delle colombe, nell’esporre il legame emotivo stabilito negli anni con esse. Metafora anche del “levarsi in volo” per poi tornare. #birds

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7 Aprile 2015

Il ghiaccio sotto il sole non si scioglie!

La fabbrica del ghiaccio, che si trova a Borgo Vecchio, non solo rifornisce molte pescherie e bar di Palermo ma anche tutte quelle bancarelle dove puoi trovare la grattatella. La grattatella, definita “u gelato ri puvereddi� (il gelato dei poveri) veniva preparata alla fine dell’ottocento dal venditore

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7 Aprile 2015

di lastre di ghiaccio che era solito “vanniare” ossia gridare “accattàtivi lu jacciu” (“compratevi il ghiaccio”) rivolgendosi alle persone che ai tempi non possedevano la “ghiacciera”. La gente del popolo, infatti, comprava questo blocco di ghiaccio e lo sistemava in tinozze zincate dove, oltre alle bottiglie d’acqua si immergevano parti di anguria per tenerle al fresco. Le donne, per accontentare i propri figli, inventarono una nuova forma di gelato con scaglie di ghiaccio ottenute “grattugiando” la lastra di ghiaccio, a cui univano polpa di frutta per renderlo gustoso e simile al gelato. Fu così che i palermitani si inventarono un nuovo mestiere, ossia quello di girare per le strade della città con un banchetto ambulante, dove posto sopra di esso vi è la lastra di ghiaccio dalla quale ricavare le “schegge” con un apposito arnese dentato in cui versare succhi e sciroppi. Nella piazza principale del borgo, durante le ore del giorno in cui il sole è cocente, si vedono stuoli di “monelli” che grattano con solerzia il cubo di ghiaccio nell’attesa vorace di poterla gustare. On field: #record #observing #interviews #talkingwithpeople #talkingwithkids #takeapicture #walkingaround Indicazioni strategiche: Organizzazione di giochi urbani che hanno come tema il “ghiaccio”, così lontano dal punto di vista climatologico ma così vicino all’ambito culinario e del lavoro. #ice #icecream

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8 Aprile 2015

Rambo

In una stradina del quartiere, dove l’abbandono comincia ad avvertirsi in maniera presente, vive Rambo. Durante la giornata, sonnecchia immobile, custode silenzioso di una piccola taverna, “isola” in cui solamente uomini vanno a rilassarsi dopo una giornata di lavoro. Rambo è immobile ma attento, compie piccoli passi per inseguire l’ombra e il suo sguardo resta basso, come ha imparato a fare soprattutto in determinate situazioni. Chiedo hai proprietari del piccolo locale se posso fare delle fotografie, loro guardano Rambo e lo incitano a farsi fare una foto con me. Rambo gira il muso dall’altra parte e continua a dormire. Rambo ha diciassette anni. Il giorno dopo lo vedo zompettare con un fac-simile di una banconota da 500 euro e tutti i bambini che lo circondano, che si arrampicano aggrappandosi alla sua montagna di pelo riccio. Lui, fiero e spavaldo sta tornando verso la sua fedele postazione.

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8 Aprile 2015

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Attenta osservazione del rapporto tra abitanti del quartiere e animali. #animals #rambo

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9 Aprile 2015

#zeroper

On field: #observing #takeapicture Indicazioni strategiche: Osservazione attenta delle tracce lasciate sui muri che possono indicare contraddizioni sociali all’interno delle dinamiche del quartiere #zeroper #noifuturirelationaldesigner

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10 Aprile 2015

Paper

L(‘)oro della munnizza

Da diverse generazioni a Palermo come in tante altre città d’Italia esistono i cosiddetti Cenciaioli, “operatori ecologici” dediti alla raccolta differenziata, che basano la loro sopravvivenza su questo lavoro. Anche a Borgo Vecchio è una delle attività più diffuse. I Cenciaioli tolgono dalle strade o direttamente dai cassonetti tutti quei materiali, a volte anche pericolosi, di cui noi dobbiamo disfarci, rifiuti che altrimenti non sapremmo come smaltire. Le ultime ordinanze municipali, purtroppo, stanno portando questi lavoratori verso una sorta di “clandestinità”, oltre alle pene pecuniarie rischiano anche l’arresto ed il carcere. Gli abitanti del quartiere davanti alle loro “grotte”, operosi, separano ed imballano ferro, carta, rame, plastica. Come in un presepe, ognuno svolge alacremente il suo compito ed in poche ore recuperano, smontano, separano e rivendono.

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10 Aprile 2015

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaround Indicazioni strategiche: Trasformare i rifiuti in risorse si può fare! In Italia sono molto diffuse le postazioni di raccolta che smaltiscono e ridistribuiscono le materie che ritornano ad essere “prime”, in modo da incentivare i cittadini alle buone pratiche e ad evitare la scorretta tendenza all’accumulo di rifiuti lungo le strade ed in luoghi non preposti ad essi. Destinare alcuni magazzini di Borgo Vecchio come luogo deputato alla raccolta differenziata, permetterebbe ad essi di diventare punto di riferimento per l’intera città così da connettere in maniera diretta utenti e “operatori ecologici”. In questo modo fornirebbero un servizio fino ad oggi inesistente nella massima legalità. #special #cenciaioli #ferro #rame #paper #recycle

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11 Aprile 2015

La fontana d’argento

La leggenda che avvolge la fontana d’argento è un fiume in piena, un vortice, una clessidra senza tempo, una storia di sirene, di marinai, di giovani guerrieri. La leggenda della fontana d’argento ti strappa un sorriso che diventa dubbio, stupore, turbamento.

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11 Aprile 2015

La fontana d’argento ha la pelle di paillettes e le ossa pesanti come un macigno. Per questo ho deciso che non la racconterò. Molte “dinamiche sociali” relative ad un contesto specifico possono essere mappate, descritte, studiate, altre devono essere vissute in prima persona. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaround Indicazioni strategiche: Ricerca on field dedicata esclusivamente alle storie di vita reale narrate dalla leggenda sulla fontana d’argento. #legend #observing #interviews

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12 Aprile 2015

Coiffure express

Spesso ho giocato con i bambini del quartiere. Quando ti abbracciano, esternano una voglia atavica d’affetto propria dell’esser piccini, controbilanciata da gesti e parole molto dure proprie dell’essere già “semi-adulti”. Il contesto familiare in cui vivono è spesso complicato, diversamente avvolgente e caotico. I genitori per mancanza di tempo e risorse non riescono a prendersi cura dei figli come vorrebbero.

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11 Aprile 2015

La comunità di Borgo Vecchio in questo senso sopperisce a tali mancanze vigilando i bambini che giocano nei cortili. Dopo un giorno passato a correre e divertirsi tra le strade del borgo, i piccoli avrebbero bisogno di mille bolle di sapone e di aver insegnato come prendersi cura al meglio della propria igiene. Carmela mi chiede: “Mi fai la treccia? Però forse non ci riesci perché ho i capelli troppo corti!”, io le rispondo “Certo che ti faccio la treccia!”, le faccio una foto, le faccio vedere il risultato, lei felice scappa sventolando il mio telefono ed urlando dice: “Ehi! Guardate come è bella la mia treccia! Guardate come sono bella!”. Carmela per un attimo ha provato la gioia di prendersi cura di sé On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Organizzazzione di laboratori per i più piccoli che li avvicini in maniera creativa al mondo dei saponi naturali. Elisa e Marco, fondatori dell’associazione “Laviamo le mani”, raccontano ai bambini come nascono i loro saponi naturali attraverso la storia della signorina Soda, del signor Olio e dei loro tanti amici che vengono dalla terra. “I nostri saponi si fanno anche storia da raccontare ai più piccoli: la magia del sapone naturale affascina tutti, fin dalla tenera età!” Organizzazione di laboratori che insegnino la produzione biologica ed artigianale dei saponi. #joy #coiffeur #express

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13 Aprile 2015

Cardume, Quarume o Caldume?

Una ragazza, nel tentativo di volermi spiegare cosa fosse “quella cosa” che bolliva in pentola, pensando che non fossi di Palermo, ha operato una sincresi linguistica tra il nome in dialetto e quello in italiano. “Signorina, questo piatto, tipico di Palermo, si chiama Cardume!”, io rispondo, “ma non si chiamava Quarume?” (nome siciliano).

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13 Aprile 2015

Io non lo sapevo quale fosse il nome in italiano, cioè, Caldume. Ho dovuto cercarlo. È interessante vedere come, all’arrivo di un “potenziale” turista il palerminato cerchi immediatamente di parlare l’italiano in maniera corretta, facendo un po’ ridere, ma provando comunque a “darsi un tono”. Nell’ultimo anno, o forse negli ultimi mesi, a Borgo Vecchio sono nate delle piccole attività, come bar e caffetterie, che accolgono i turisti e l’equipaggio delle navi da crociera. Ho visto, molti turisti, cominciare ad entrare ed addentrarsi a Borgo Vecchio e ad assaggiare, dai banchetti degli ambulanti, il cibo da strada. È molto bello vedere come si “annusano”, i proprietari delle attività del quartiere e gli “stranieri”. On field: #observing #interviews #shootavideo #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: È importante conoscere il dialetto e non scordarlo nel tempo ma è anche importante conoscere l’inglese. Workshop e lezioni d’inglese per chi vuole aprire un’attività e non. #streetfood #palermo

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14 Aprile 2015

La scaletta sociale

La “scaletta” è una forma di pane delle più comuni e diffuse a Palermo. Spesso è proprio la “scaletta” ad occupare un posto privilegiato sui banchetti ambulanti che offrono “cibo da strada”. Un giorno Rocky, chef del panino con la milza, mi chiese se volevo assaggiare un “dolcino”, ovviamente si riferiva a non so quale parte del polmone o della trachea appena cotti. Ma Rocky, come piatto d’argento dove provare le sue specialità mi diede proprio una “scaletta”. Questo episodio è avvenuto in Vucciria un altro quartiere popolare di Palermo ma sarebbe potuto accadere in egual modo a Borgo Vecchio. La “scaletta” è uguale per tutti, soprattutto se mangiata per strada e con qualunque tipo di contenuto. Essa pone tutti nella stessa condizione sociale almeno nel momento in cui la si addenta. Guarda un re che magia una “scaletta” con la milza o un principe o un dottore

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14 Aprile 2015

sarà identico al fruttivendolo, l’analfabeta, l’insegnante, il rigattiere, l’operatore ecologico, il pazzo, il filosofo ed il cantante. (La “scaletta” era considerato pane forte, in quanto una volta predisposta la forma sinuosa e mozzate le punte, per renderlo più cotto, si tagliava con la lametta la bordatura superiore). On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Studiare le dinamiche sociali di altri quartieri popolari e confrontarle con quelle del contesto preso in esame. #socialfood #scaletta #streetfood

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15 Aprile 2015

La tempesta di vento. Stop. Sono stata straniera, osservatrice, invasore, ospite, turista fifona, confidente, ricercatrice indiscreta, borghese bigotta, trentenne altamente emotiva, amica “rispettata” ed infine io stessa decima figlia di Borgo Vecchio. “Il decimo figlio” esprime tutta la complessità e il senso del paradossale che caratterizza Borgo Vecchio, luogo del mio studio. “Il decimo figlio”, seppur in maniera metaforica, rimanda ad una realtà, legata prettamente al territorio preso in esame, colma di criticità. Al contempo, a mio avviso, ne evidenzia la forte identità che questo piccolo borgo nel tempo ha mantenuto. Palermo, madre dei suoi quartieri, per l’ennesima volta non si prende cura dei suoi figli in difficoltà. La madre gli ha voltato le spalle, costringendo Borgo Vecchio all’esilio pur essendo così vicino al suo cuore. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Non pensare mai di portare lontano dai loro affetti e dalle loro abitudini ben radicate i bambini. Cercare piuttosto di migliorare le condizioni del contesto in cui vivono. #myselfincluded

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16 Aprile 2015

Pratiche relazionali

“Signor Mario, stiamo girando un documentario su Borgo Vecchio, posso farle un’intervista?”, risposta: “Noooo, io non ho niente da dire ma più tardi, se vuoi puoi riprendermi mentre cucino”. Così è cominciato lo scambio relazionale tra me ed il Signor Mario, proprietario di “Arrusti e Mancia” una “trattoria” situata al centro della piazza prin-

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16 Aprile 2015

cipale del quartiere. Verso le 19.00 mi dirigo verso i tavolini bianchi di plastica sparpagliati e posti vicino alla grande griglia. Il Signor Mario mi guarda sospettoso da lontano, non gli piace essere “spiato”. Ordino un piatto di “stigghiola” per fargli capire che non sto occupando un tavolo invano e per “onorare” la sua cucina. Sono buonissime! Continuo a lavorare ed a rivolgermi con gentilezza e discrezione all’aiuto cuoco, “Posso riprenderti mentre cucini?”. Dopo un’ora che sono seduta, tra una birra, uno schizzo di grasso, un pezzetto di “stigghiola” ed i miei fogli per prendere appunti, l’aiuto cuoco mi porge mezzo riccio di mare e mi dice, guardando in direzione del Signor Mario in lontananza: “Questo te lo offre il Signor Mario, buon appetito!” Da questo momento, sono sicura, il nostro “rapporto relazionale” sarebbe stato più che saldo! On field: #observing #shootapicture #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Stabilire sempre “contatti relazionali” nel rispetto dell’interlocutore che stai osservando. Organizzazione di workshop sul tema della comunicazione pubblicitaria. Come promuovere le attività commerciali del quartiere in modo innovativo. #arrustiemancia #stigghiola

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16 Aprile 2015

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16 Aprile 2015

Cementificazione sistematica

cementificazióne s. f. [der. di cemento]. – Termine usato spec. nel linguaggio giornalistico per indicare uno sviluppo edilizio incontrollato, per lo più legato a piani di incremento turistico, ma talora abusivo o con fini speculativi, che comunque altera il paesaggio naturale, spesso deturpandolo. sistemàtica s. f. [dal fr. systématique, femm. sostantivato dell’agg. systématique «sistematico»]. – Ramo delle scienze biologiche che si occupa dello studio e identificazione delle relazioni tra gli esseri viventi e i fossili e rappresenta tali relazioni in sistemi gerarchici che, a loro volta, ne costituiscono la classificazione. Quando il Comune di Palermo, deve estirpare situazioni scomode più che affrontare il problema lo cementifica in nome della riqualificazione di uno spazio. Trasformando, così, intere piazze in “cimiteri urbani”. Le panchine, ad esempio, sembrano una nuova frontiera del cosiddetto “loculo” cioè la bara e la lapide marmorea diventano un tutt’uno.

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16 Aprile 2015

Risultato: Gli abitanti di Borgo Vecchio circumnavigano quell’area grigia. Semplicemente perché non risponde più ai loro codici comportamentali. La piazza, primo luogo d’aggregazione del quartiere, adesso è vista come un campo minato. L’area a cui faccio riferimento è molto piccola ma è bastato per spostare il punto d’interesse in un altro luogo, a pochi metri ma che non risponde al concetto di piazza. Ma il Comune ha deciso che la sistematicità della cementificazione dovesse corrispondere al grado di relazione che c’è tra esseri viventi nati a Borgo Vecchio e i fossili contenuti nel travertino. On field: #record #interviews #observing #talkingwithpeople #takeapicture #flashing Indicazioni strategiche: Quando si pensa alla riqualificazione di uno spazio bisogna sempre tenere in mente chi abita e chi abiterà quel luogo. Osservando e analizzando le abitudini quotidiane dei futuri utenti di quel luogo. #cementificazionesistematica #socialinclusion #sièprosciugatoilmare

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17 Aprile 2015

Retro architecture o architetture retrò?

On field: #takeapicture #walkingaround Indicazioni strategiche: Mappa che localizzi le architetture da consolidare. #retroarchitecture

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17 Aprile 2015

Luigi

sei unico, sei grande

Luigi, ogni mattina si dirige verso il Teatro Politeama per mostrare i suoi pony ed offrire ai più piccoli un’esperienza esilarante. Luigi è un personaggio eccentrico, che decora le sue “carrozze” con qualunque oggetto possa ricordare la Sicilia e non.

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16 Aprile 2015

Luigi accompagna i turisti per le vie di Palermo ed intanto dalla sua carrozza proviene musica disco anni ‘90. Luigi ha una stalla a Borgo Vecchio, ci sono due pony e due cavalli, uno bianco ed uno nero. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Creare un percorso turistico a Borgo Vecchio da fare in calesse. #tour

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17 Aprile 2015

Dove vanno i marinai

Camminando tra le stradine, ho conosciuto un pensionato che nel suo magazzino realizza miniature di pescherecci e di navi da crociera. “Ma che modello di barche costruisce?”, risposta: “Quella di Schettino!” Vincenzo, si lamenta del fatto che nessuno comprenda il valore delle sue opere. Nel suo magazzino puoi trovare di tutto, dai libri di storia e tecnica della fotografia a tegole decorate con piccole finestre realizzate a mano. Con orgoglio mi mostra che le sue navi si illuminano, guardo da vicino e noto che le imbarcazioni sono fasciate da fili di luci a led. “Da quando è morta mia moglie, passo le mie giornate ad intagliare”. On field: #observing #record #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud

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17 Aprile 2015

Indicazioni strategiche: Vincenzo ha molte cose da raccontare, tra cui come costruire un piccolo peschereccio. Scambio di saperi tra giovani ed anziani. #costacrocere #artigianato

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18 Aprile 2015

Little women

Meg, Jo, Beth and Amy

Le bimbe scrutano dal buco della serratura, ciò che avviene nelle loro case, nella loro vita privata. Le bimbe, corrono, urlano, si rotolano a terra, giocano spensierate nei cortili fatiscenti del quartiere.

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18 Aprile 2015

Le bimbe immaginano la loro casa futura ed il bebè che porteranno in grembo. Le bimbe voglion farsi belle, essere delle principesse ma dai gesti duri e convulsi. Le bimbe vogliono carezze e coccole perché ancora desiderose di tenerezza infantile. Le bimbe sanno che tra pochi anni si sposeranno, le vedi camminare per le strade del quartiere in cerca di chi sarà il loro unico amore. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Organizzazione di attività solo per ragazze, al fine di restituirgli uno spazio tutto loro. Organizzazione di un cineforum, “Mona Lisa Smile”, dedicato alle ragazze o alle madri insieme alle figlie, per poter dare loro una possibile alternativa e scelta. #women #kids

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18 Aprile 2015

Va ora in onda

la storia di Borgo Vecchio

Nessuno conosce la storia di Borgo Vecchio, se non quella legata alla criminalità . Ad esempio pochi sanno che nasce come borgo abitato da pescatori fuori le mura di Palermo. Totò Scavone, durante le nostre lunghe conversazione, mi racconta e descrive ogni dettaglio del quartiere. Arrivati ai piedi di un palazzo, mi chiede di guardare verso l’alto e mi dice che

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18 Aprile 2015

in quella casa è nata e cresciuta Giuni Russo, mi racconta che ogni mattina la cantante da ragazza si dilettava ad intonare le canzoni di Caterina Caselli e tutto il quartiere la guardava a bocca aperta. Totò orgoglioso di quello che vuole mostrarmi, mi prende per mano e mi mostra una targa marmorea commemorativa dove c’è scritto che quella è stata l’abitazione di Giuseppe Pitrè. Potrei continuare a scrivere per ore ma sarebbe più interessante visitare il quartiere e scoprire con i propri occhi ciò che accade e ciò che è accaduto. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Organizzazione di tour culturali per le strade di Borgo Vecchio che narrino la storia e le curiosità del quartiere. Di conseguenza aumenterebbe il contatto tra “esterno” ed “interno”. #story #borgovecchio #giuseppepitrè #giunirusso

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19 Aprile 2015

La capra campa

Gli animali a Borgo Vecchio vivono assolutamente indisturbati, fanno parte del continuum quotidiano del quartiere. Girato l’angolo, in uno dei tanti percorsi labirintici, mi imbatto in una capretta che pascola indisturbata. Ogni mattina “un vicino di casa� le porta un sacchetto pieno di fave fresche.

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19 Aprile 2015

La capretta divideva “il suo angolo di paradiso” con tre galline e un gallo, ho chiesto informazioni sull’accaduto, mi è stato risposto che le avevano vendute. La capretta è l’attrazione indiscussa di chi va a Borgo Vecchio. Gli abitanti del quartiere non la degnano di uno sguardo perché lei è sempre stata li con loro. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Realizzazione di una piccola area recintata all’aperto dove gli animali possano crescere al meglio e interagire con i bambini anche per scopi didattici. #capretta #kids

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19 Aprile 2015

Coworking Ante litteram

Come ogni attivitĂ , anche chi ha una bottega lavora nella spazio subito adiacente alla porta della propria officina. Si crea cosĂŹ un vero e proprio coworking a cielo aperto. Tutti si scambiano le conoscenze, gli attrezzi, si aiutano e condividono degli spazi comuni e non. Quando qualcuno di loro riceve un lavoro che richiede diverse competenze, ogni bottega del vicinato svolge il proprio compito.

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19 Aprile 2015

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Osservare le dinamiche del loro concetto di coworking e trarne spunto. #coworking

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20 Aprile 2015

Panari

Storie di telecomunicazioni

I “panari” creano dinamiche molto interessanti, soprattutto quando sono le “donne di casa” ad utilizzarli. A Borgo Vecchio i “panari” sono ancora un mezzo di comunicazione anche più del telefono. Anche perché il gesto di “chiamare” viene sostituito da un nome urlato da un balcone all’altro. I “panari” servono per scambiarsi informazioni, per ricevere la spesa o come

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20 Aprile 2015

scusa per chiaccherare con l’amica, la vicina, il fruttivendolo o il panettiere. I “panari” a Borgo Vecchio, ancora oggi, servono alle donne per non sentirsi troppo sole e poter avere così un un contatto con l’esterno. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Le donne di Borgo Vecchio, spesso vivono chiuse dentro le loro abitazioni per svolgere le “mansioni di casa”. Anche loro avrebbero bisogno di uno spazio dedicato dove poter svolgere delle attività che soddisfino le loro curiosità. #panaro

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20 Aprile 2015

Immobilismo della vocazione

Le strade di Borgo Vecchio sono stracolme di contraddizioni. Una di queste è la poca cura degli spazi comuni che contrasta una forte attenzione dell’aspetto devozionale. Anche questo accostamento sembra forzato ma a mio avviso, non lo è. Il quartiere, come in tantissimi rioni popolare, è ricco di edicole votive estremamente curate. Anche quando passeggiamo tra i vicoli più dissestati troviamo icone religiose in punti dove meno te lo aspetti.

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20 Aprile 2015

Sembra quasi che, il popolo di Borgo Vecchio, all’inettitudine umana risponda con il potere salvifico della religione. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Recupero di una spiritualità interiore che possa scardinare l’inettitudine e favorire le “vocazioni” individuali del fare e del cambiare lo status quo. #vocazione #immobilismo

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21 Aprile 2015

Orienteering

All’inizio del mio percorso guardando Borgo Vecchio su Google Maps ho notato che in una circoscritta area del quartiere erano assenti i nomi delle strade. Sul momento non ho prestato molto attenzione a questo particolare e neanche quando girovagavo per le strade. Nell’ultimo periodo della mia permanenza ho cominciato a notare anche i minimi dettagli, soprattutto nel momento in cui qualcuno veniva a trovarmi ed io dovevo spiegargli dove fossi. L’area del quartiere di cui sto parlando è quella in condizioni di degrado maggiore. Chi abita il borgo ovviamente non dira mai: “Mi trovo in via x, all’incrocio con via y” ma dirà: “Mi trovo dove sta lo zio Totò all’incrocio con la taverna di Peppe”. Chi non conosce questi punti di riferimento e come se stesse partecipando ad una gara di orienteering. L’orienteering, consiste nell’effettuare un percorso predefinito caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” (i nostri Totò e Peppe) e con l’aiuto esclusivo di una bussola e di una cartina molto dettagliata che contiene particolari del luogo da percorrere. Questo l’unico modo per non perdersi o per trovarsi.

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21 Aprile 2015

Mi sono anche chiesta se non fosse un modo per non farsi trovare, ma per ridare “dignitĂ â€? ad un luogo e per sentirsi inclusi in un contesto sociale piĂš allargato, penso si potrebbe cominciare con il dare il nome alle strade. On field: #observing #interviews #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Organizzare una manifestazione simbolica dove gli stessi abitanti del quartiere attribuiscono il nome alle proprie strade. #special #orienteering

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22 Aprile 2015

La casa nel cortile

I bambini di Borgo Vecchio sono “autonomi”. Questa autonomia deve essere intesa non tanto come abilità a esercitare senza l’aiuto esterno una qualsiasi attività (anche se di fatto è così), quanto come abitudine nel trovarsi spesso a esplorare il mondo esterno ed a giocare autonomamente soli nei cortili del quartiere. Così da sviluppare in maniera esponeziale il movimento, l’esplorazione e la curiosità. Questo però comporta una bassissima concen-

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22 Aprile 2015

trazione nel momento in cui, i bambini, si ritrovano a dover seguire una lezione in una classe, intesa come luogo chiuso dove avviene l’apprendimento. Durante le ore del doposcuola, i piccoli, tendono a scappare verso l’esterno ed a prestare poca attenzione a ciò che stanno imparando. È frequente inoltre che non vadano a scuola. Mi chiedo se non sia opportuno variare il metodo di apprendimento almeno nelle ore extrascolastiche, assecondando così le loro attitudini già ben strutturate. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Attuazione di un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 6 anni che si propone di rispondere ai loro bisogni attraverso una quotidianità scolastica che si svolge quasi per intero all’aria aperta. La classe, intesa come spazio chiuso e sempre uguale, scompare e lascia il posto all’ambiente esterno ricco di stimoli. Così facendo i bambini ‘imparano facendo’ attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità, l’immaginazione, l’autonomia e la creatività. Inoltre, potrà essere insegnata l’educazione ambientale basata sul rispetto che il bambino avrà della natura e degli spazi comuni. #casanelbosco

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22 Aprile 2015

Bosco verticale

Tanto esteticamente interessante il balcone traboccante di natura quanto emblema della mancanza di aree verde pubbliche all’interno del quartiere. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Organizzazione di azioni di guerrilla gardening che restitiuscano aree verdi pubbliche al quartiere. #special #guerrillagardening

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23 Aprile 2015

La comunità in soccorso

Come ho già detto, le Istituzioni a Borgo Vecchio non sono presenti. Anzi tendono molto a sottolineare la differenza sociale, culturale e di potere che c’è tra loro e il quartiere. Con molta tristezza, ho potuto notare, in prima persona, come si tenda a voler lasciare che lo stato delle cose non cambi. Chi di potere, “spinge” il quartiere a restare nel suo stato di marginalità. Anche se paradossale, gli abitanti del borgo sentono fortemente questa pressione esterna che vuole ammansirli per relegarli all’interno della loro gabbia. Ciò a fatto si che la comunità di Borgo Vecchio cercasse conforto dentro di sé, sviluppando regole sociali esclusive di quel contesto, fino a sfociare in aberrazioni quale ad esempio “farsi giustizia da sé”. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Azioni, rivolte principalmente alle Istituzioni, che restituiscano dignità so

ciale al quartiere. #sonofpalermo 71


23 Aprile 2015

Neomelodica Vs rap

La passione dei palermitani per la musica neomelodica è nota, soprattutto nei quartieri popolari. Una mattina un operatore sociale mi racconta che, dopo un’esibizione di musica Rap svolta con i bambini in piazza a Borgo Vecchio, una signora del quartiere aveva interrotto le “faccende di casa” (dato non trascurabile perché le

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23 Aprile 2015

pulizie domestiche sono “sacre”) per andare a congratularsi con lui per la riuscita dello spettacolo. La signora continua il dialogo esclamando “Finalmente possiamo sentire un altro genere di musica!”. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Organizzazione di “concertini spontanei” in piazza il sabato mattina per favorire la diffusione di altri generi musicali e dell’arte in generale. #neomelodica rap

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24 Aprile 2015

Kill time

A Borgo Vecchio la scansione della giornata data dal tempo non esiste. Borgo Vecchio ha i suoi ritmi. Oggi, per la prima volta, sono rimasta tutto il giorno ad osservare le abitudini quotidiane di chi abita il borgo attraverso i movimenti che avvenivano lungo la via principale e la piazza. La mattina il quartiere è deserto, i bambini sono a scuola (o “nascosti” in casa), gli uomini lavorano o hanno lavorato la notte e quindi dormono, le donne si occupano di ordinare la casa. Si vedono i fattorini delle botteghe che portano la spesa alle donne anziane che calano giù dai loro balconi il “panaro” per ritirare le vivande. Nel primo pomeriggio, non si esce, il sole è cocente, “Mamma posso uscire?”, “No, Carmela, ti prendi un’insolazione!”. Il pomeriggio però si gioca a carte! Gli anziani del quartiere si riuniscono sotto gli ombrelloni e giocano, si sentono le loro risate ed anche gli insulti. Verso le 17.00, tutto cambia. Tutte le botteghe aprono, aumenta il numero dei banchetti di frutta e verdura. I bambini felici corrono da una parte all’altra, spesso si vedono con in mano gelati, granite, patatine fritte o “coppi” di patate lesse. Anche gli adulti, acquistano “cibo da strada” che consumano sul momento in convivialità, come se non

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24 Aprile 2015

avessero pranzato. Ho l’impressione che al borgo, l’atto del mangiare sia un momento che si condivide all’esterno con il resto della comunità. Esplode la musica proveniente dai grandi monitor posti sulle facciate delle case. Alle 20.30 circa tutti tornano a casa, chiudono le porte, pronti per l’inizio di una nuova giornata. On field: #observing #record #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Installazione artistica che prevede la realizzazione di un orologio, posto in piazza, che indichi e scandisca “il tempo di Borgo Vecchio”. #time #tempo #day

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24 Aprile 2015

La città vecchia “Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”. Fabrizio De Andrè On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.

#lacittàvecchia

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24 Aprile 2015

Pallina La fuga

Dopo pranzo, con due amici, abbiamo notato un gruppo di ragazzi che chiacchierava allegramente sotto l’ombra di una palma. Ci avviciniamo, con discrezione ed anche un po’ d’imbarazzo e gli chiediamo di parlarci di Borgo Vecchio e di come trascorrono le giornate nel quartiere. Subito si stabilisce un rapporto amicale, ci offrono un bicchiere di vino (orario: 15.00 spaccate) ed anche altro… Ma chi emergere dal gruppo, molto eterogeneo, è Pallina. Pallina è una ragazza molto bella, furba ed ancora molto giovane se pur si atteggia come una donna vissuta. Si lamenta perché non c’è lavoro e perché lo Stato è inesistente. Spesso recita frasi liberamente tratte dal “Grande Fratello” (ovviamente non mi riferisco al romanzo di Orwell) ed ostenta i racconti dei suoi viaggi all’estero. Urla, da ogni parte del suo corpo, la voglia ed il desiderio di scappare da una

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24 Aprile 2015

gabbia che non è fatta solo dai limiti del quartiere. Il giorno dopo, mi racconteranno la sua storia. Stupita ma non sorpresa, capisco ora i suoi gesti, le sue piccole fughe ed il rifiuto verso l’autorità e le responsabilità. Anche lei “Se fosse nata in America” sarebbe Marilyn Monroe.

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Attenta osservazione del linguaggio del corpo dell’interlocutore con cui stai interagendo e constatazione dei fatti per una più chiara lettura del contesto. #marilynmonroe #pallinainfuga

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25 Aprile 2015

Verso l’orizzonte

Lo sguardo malinconico della “faccina”, su di un lato della barca, descrive perfettamente il legame sciolto da tempo tra il quartiere ed il mare. Sembra lo sguardo di un vecchio saggio, che guardandoti dritto negli occhi, ti chiede “Perché non sei uscito in barca, oggi?”. Questa domanda negli anni è rimasta sospesa, senza nessuna risposta. Ma il ragazzo che ha ridipinto quel peschereccio non ha fatto scivolare il pennello su quello sguardo, soffocandolo. Anzi, ha lasciato un piccolo spiraglio alla speranza di navigare verso l’orizzonte.

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Ricerca e proposta di nuovi mestieri attraverso l’osservazione delle attività svolte nel contesto preso in esame.

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25 Aprile 2015

#sea #boat #navigareversolorizzonte

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25 Aprile 2015

La Ciunga

Spesso, anzi, sempre i bambini di Borgo Vecchio confondono la dimensione del gioco con quella del lavoro. Quando nel post, “il ghiaccio sotto il sole non si scioglie”, descrivo i più piccoli nell’atto di “grattare il ghiaccio”, sto descrivendo una situazione in cui i ruoli si invertono. Gli adulti vengono sostituiti dai bambini non comprendendo che si tratta di un lavoro vero e proprio. Non è difficile assistere a capovolgimenti di scenario, proprio perché non vi è alcuna

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25 Aprile 2015

distinzione tra luogo deputato al lavoro, all’intimità familiare ed al divertimento. Ma ciò che stravolge questo mio punto di vista è la presenza, ancora viva, di botteghe dedicate esclusivamente alla vendita di tutte quelle “dolcezze” che da bambino ti illuminano gli occhi e da grande ti fanno ricordare quando “il nonno ti comprava lo zucchero filato”. Contraddizioni che evidenziano probabilmente quella non chiarezza nelle diverse fasi della crescita. On field: #observing #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Organizzazione di un evento in piazza, dove i bambini possano gustare dei momenti di vera dolcezza dal solo punto di vista dei bambini. #kids #sweety #candy

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25 Aprile 2015

Pinocchio e Geppetto

sono usciti dalla pancia della balena

Girare per le strade di Borgo Vecchio da quasi sconosciuti è già una bella esperienza ma girare un documentario rende questa esperienza ancora più estrema. Le sensazioni, i pregiudizi, i momenti di gioia, di affetto aumentano esponenzialmente di valore e grado. Continuamente cambi punto di vista, continuamente cambi ruolo, finché non trovi il tuo personaggio stabile da interpretare.

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25 Aprile 2015

Durante le riprese, vestivo, involontariamente, i panni del gatto e la volpe, di Pinocchio, di Geppetto, della Fata Turchina, del grillo parlante; in altri momenti mi sentivo spettatrice ed erano gli abitanti del quartiere a rivestire questi stessi ruoli. Forse è un ragionamento un po’ contorto ma rispecchia il caos sociale e di crescita individuale in cui è immerso Borgo Vecchio. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #shootapicture Indicazioni strategiche: Ricordarsi sempre di dover convivere con il caos, che non è sempre creativo. #caos #discordineindisciplinato #leavventuredipinocchio

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26 Aprile 2015

Il campetto di calcio

Riconoscere la sconfitta è la prima tappa della vittoria

Il campo di calcio è emblema dei cambiamenti graduali che stanno avvenendo all’interno del quartiere, grazie anche all’impegno degli attori sociali. I ragazzi, abituati a giocare e a vivere la propria quotidianità all’esterno delle case non hanno spazi sicuri per lo svolgimento delle loro attività. L’otto e il nove Maggio, Ema Jons, insieme agli operatori dell’associazione

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26 Aprile 2015

Per Esempio Onlus e i ragazzi del quartiere, riqualificheranno il campetto che sarà inaugurato per l’occasione. Nell’attesa che ciò avvenga i ragazzi del borgo, si allenano, si sfogano, sudano, comprendono le dinamiche del gioco e ne riportano gli insegnamenti nella vita quotidiana. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Riappropriazione di spazi esterni sicuri per lo svolgimento di attività all’aperto, tali da favorire le potenzialità, i desideri e le attitudini dei ragazzi. #calcio #mediterraneoantirazzista

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26 Aprile 2015

L’opera dei rigattieri

Avendo lavorato in diverse produzioni cinematografiche, spesso mi son ritrovata a dover recuperare oggetti di scena improbabili e soprattutto in poco tempo. Passeggiando, perdendomi e curiosando tra le strade del borgo, ho notato con gioia una grande quantitĂ di magazzini con dentro accatastati oggetti di tutti i tipi. Il paese dei balocchi per scenografi, attrezzisti, interior designer, chi si dedica al bricolage o semplici collezionisti. Ecco che ritorna il tema del recupero e del riuso. Ecco un altro mestiere, molto diffuso al borgo, che andrebbe valorizzato. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud

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26 Aprile 2015

Indicazioni strategiche: Creazione di una mappa che localizzi i punti dove trovare le botteghe dei rigattieri, ad uso dei potenziali utenti. Creare una rete che connetta le diverse botteghe. Realizzare un progetto che possa far capire ai rigattieri quali e quante siano le potenzialitĂ di questo lavoro. #rigattieririuniti

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27 Aprile 2015

Asilo per nidi

Per quel che riguarda il Comune di Palermo, Saverio potrebbe allevarci le sue colombe! Da molti anni, l’asilo nido, che sorge proprio nel cuore di Borgo Vecchio, è chiuso, sbarrato, sequestrato. Considerando che, ad occhio e croce, molte famiglie del quartiere sono composte almeno da cinque figli, l’amministrazione

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27 Aprile 2015

locale ha pensato bene di chiudere l’asilo e soprattutto non riaprirne un’altro. Gli operatori sociali dell’associazione Per Esempio, mi spiegano che i locali non sono più a norma perché seguono le nuove leggi che regolamentano la progettazione degli istituti per l’infanzia. Detto ciò, potrebbe essere un locale dove svolgere attività pomeridiane. Inoltre trovandosi in una delle strade principali del quartiere, “alla luce del sole”, ci sarebbe una maggiore affluenza e favorirebbe una più alta eterogeneità di utenti. L’associazione Per Esempio lotta ogni giorno per far restituire l’asilo al quartiere. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Scrittura di una petizione che mobiliti le amministrazioni di riferimento al fine di restituire uno spazio che appartiene di diritto al quartiere. #allalucedelsole #operspace

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27 Aprile 2015

‘U Santuzzu Ema Jons

Ema Jons intitola un post del suo blog “l’ascesa degli angeli ribelli” nel descrivere i suoi piccoli aiutanti. “Ema, Ema, Ema…” così, in coro, cercano d’attirare l’attenzione quei bambini che lo incontrano mentre attraversa in bicicletta le strade del borgo. Ema è un artista murale che in collaborazione con l’associazione Per Esempio ha condotto un laboratorio di disegno inserito in un progetto più ampio contro la dispersione scolastica a Borgo Vecchio.

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27 Aprile 2015

Ema, come molti altri operatori sociali, ha una funzione “salvifica” all’interno della comunità, nel senso che contribuisce “alla salvezza dell’anima”. Con il suo impegno, restituisce ai bambini quella bellezza artistica e culturale che fa emergere ed eleva la bellezza interiore spesso smorzata da una realtà ben più cruda. On field: #observing #interviews #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Attenta osservazione di chi già ha condotto progetti all’interno di un contesto altamente problematico. #’usantuzzu #saint

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27 Aprile 2015

Son stata straniera, osservatrice, invasore, ospite, turista fifona, confidente, ricercatrice indiscreta, borghese bigotta, trentenne altamente emotiva, amica “rispettata” ed infine io stessa decima figlia di Borgo Vecchio. On field: #observing #interviews #takeapicture #walkingaroud Indicazioni strategiche: Solo sviscerando, tagliuzzando, ricomponendo un luogo, lo si può capire. Solo dopo aver affrontato questo percorso complesso, anche a livello emotivo, si possono gettare le basi per comprendere quali siano gli strumenti più congrui per l’ideazione di progetti e soluzioni. #family

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28 Aprile 2015

Quanti amici hai?

“E quanti amici hai a Borgo Vecchio?” “Pochi…”, lungo silenzio, “…ne ho pochi” “E come mai?”

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28 Aprile 2015

Scuote la testa, “Non so rispondere” “Quanta strada devi fare per arrivare a Borgo Vecchio da casa tua?” “Dieci o Quindici metri” “E vai a scuola dove?” “Al Cesare Abba però mi sono trasferito al Marvuglia” “Descrivici una tua giornata” “Quando mi sveglio, di solito tutto assonnacchiato, mia madre mi sgrida perché devo andare a scuola. Sono un dormiglione mi sveglio tardi. Quando sono proprio obbligato ad andare a scuola, mi vesto, mi lavo i denti, mi metto il profumo, mi preparo lo zaino, faccio la colazione, prendo l’acqua e vado. Di pomeriggio, spesso mia madre mi viene a lasciare al borgo perché deve andare a lavorare, poi mia nonna mi da i soldi e mi vado a comprare un panino”. Questa intervista è stata realizzata in occasione delle riprese del documentario su Borgo Vecchio. Oggi è stato un giorno in cui la mia irrazionalità ha superato ogni forma di logica. On field: #observing #interviews #shootapicture #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Creare occasioni alternative in cui i bambini possano esprimere il proprio stato d’animo senza vincoli ed ostacoli. #kids #quantiamicihai #interviews

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28 Aprile 2015

Snza titolo

Spesso sotto le coperte troviamo un rifugio sicuro che ci protegge da ogni paura. Da piccola, mi nascondevo dai lupi al riparo nella mia grotta. Quella grotta era fatta di coperte, immaginazione e storie d’avventura.

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28 Aprile 2015

On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture Indicazioni strategiche: Ideazione di un progetto che constati quali siano le reali condizioni in cui dormono le famiglie del quartiere e pensi e realizzi soluzioni per tale problema. #bedroom #blanket

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29 Aprile 2015

Lezioni di riuso senza sprechi

Per chi ama il concetto di riuso, Borgo Vecchio è una fonte inesauribile da cui trarre continua ispirazione. Nelle botteghe, nelle case in modo naturale e creativo, tutti riutilizzano gli oggetti dandogli sempre almeno una seconda chance. Da Michele, il proprietario di “Arrusti e mancia”, l’olio viene versato all’interno di ex bottiglie d’acqua fornite di “dosatore”. Questo permette al cuoco di condire non in modo

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11 Aprile 2015

eccessivo le pietanze e di riutilizzare un oggetto restituendogli una nuova funzione. On field: #observing #walkingaroud Indicazioni strategiche: Catalogazione delle soluzioni di riuso proposte dagli abitanti di Borgo Vecchio. #lezionidiriuso

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29 Aprile 2015

Tre cantoni

Vaju ‘n Palermu

Il teatro Politeama, il carcere Ucciardone e il Porto di Palermo sono i tre protagonisti di questa storia. I “tre cantoni” circondano Borgo Vecchio e con la loro maestosità ricordano e sottolineano con spudoratezza agli abitanti del quartiere la distanza sociale che c’è tra loro e il resto della città. Ognuno è simbolo della condizione marginale del borgo. Il teatro Politeama nega ad esso la cultura. Il carcere Ucciardone nega ad esso la possibilità di riscatto. Il porto nega ad esso la possibilità di “scorgere l’orizzonte”. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids

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29 Aprile 2015

Indicazioni strategiche: Gli abitanti del quartiere percepiscono l’andare oltre i confini del borgo come un viaggio, alcuni non sono mai “partiti”. Palermo non è la loro città ma un altra città. Per questo sarebbe molto importante organizzare dei tour culturali per ragazzi, che restituiscano l’idea e la percezione che quella città sia anche loro.

#discover #palermo #teatropoliteama #porto #carcere

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30 Aprile 2015

“Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi…” La Città Vecchia, F. De Andrè On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: I bambini di Borgo Vecchio devono arrivare a scorgere quei raggi. Molti dei palazzi del quartiere hanno la possibilità, nelle loro terrazze, di accogliere delle attività. Per guardare il mare, le montagne ed il resto della città. Per dar loro un’idea di oltre. #cittàvecchia

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30 Aprile 2015

Oltre il vecchio bordo

Ho trascorso le ultime settimane a Borgo Vecchio, vivendo momenti di gioia, commozione, paura, solititudine ed ho pensato spesso di andare a vivere in quel luogo così inclusivo. Si, perché nonostante le “distanze” tra chi è dentro e chi è fuori da quei limiti, se conosci il quartiere e lo frequenti ne diventi parte integrante. Per me è stato un rifugio, che mi ha curato, consolato e dato una visione altra della vita. A volte però resti imbrigliato dentro maglie troppo strette, soffocanti, cerchi di fuggire, scappare e dall’interno hai l’impressione che non riuscirai più a superare quel vecchio bordo tra te e il resto di Palermo. Durante le riprese del documentario abbiamo chiesto, fuori dal quartiere, di descriverci Borgo Vecchio, una delle risposte è stata questa: Se posteggi l’auto, “non è che non trovi la macchina, manco il pavimento trovi!”. Ovviamente non tutte le risposte erano cosi radicali e radicate ma sicuramente non sono così lontane da questa visione.

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30 Aprile 2015

Borgo Vecchio è ancora da scoprire ma non da colonizzare. Ha i suoi ritmi, le sue dinamiche, la sua comunità. Il quartiere ha ancora molto da nascondere e da non mostrare. Borgo Vecchio fortunatamente fa ancora paura, questo permetterà una lenta e graduale apertura che potrebbe servire a non snaturarne i suoi principi, la sua identità. È importante però, per chi abita il quartiere, scrutare oltre il “bordo” perché ciò può restituire un altro da sé irrinunciabile e fondamentale per la propria vita. On field: #observing #interviews #talkingwithpeople #takeapicture #walkingaroud #talkingwithkids Indicazioni strategiche: Organizzazione di eventi di inclusione sociale in cui “inconsapevolmente” esterno ed interno si ritrovino a dialogare ed a confrontarsi. #scrutareoltreilbordo

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Conclusioni Attraversare le strade di Borgo Vecchio da quasi sconosciuti è una esperienza straziante, estrema, affascinante, coinvolgente. Le sensazioni, i pregiudizi, i momenti di gioia e di affetto aumentano esponenzialmente di valore e grado. Continuamente cambi punto di vista, cambi ruolo, finché non trovi il tuo personaggio stabile da interpretare. I ruoli da me interpretati sono: straniera, osservatrice, invasore, ospite, turista fifona, confidente, ricercatrice indiscreta, borghese bigotta, trentenne altamente emotiva, amica “rispettata” ed infine, io stessa, decima figlia di Borgo Vecchio. Involontariamente, ho rivestito i panni del gatto e la volpe, di Pinocchio, di Geppetto, della Fata Turchina, del grillo parlante; in altri momenti mi sentivo spettatrice ed erano gli abitanti del quartiere a rivestire questi stessi ruoli. Tutto ciò, rispecchia il caos sociale e di crescita individuale in cui è immerso Borgo Vecchio. Borgo Vecchio, ti attira a sé come una famiglia nella quale vieni risucchiato ma spesso anche abbandonato al tuo destino. Questo è il turbinio di emozioni che ho provato durante la mia permanenza lunga quattro mesi. Tutte le volte che una giornata di ricerca era ultimata avevo un punto di vista sempre diverso. Le difficoltà che ho provato nel sistematizzare il mio progetto erano dovute al fatto che davanti ai miei occhi lo scenario del quale ero ricercatrice e spettatrice cambiava velocemente ed inaspettatamente. Inizialmente, mi sono posta nella condizione di osservatrice silenziosa, giravo per le strade, per i vicoli restando sempre in un angolo. Subito, ho percepito la condizione di marginalità rispetto al resto della città di Palermo. Come ho già detto, ciò che mi ha spinto fortemente a svolgere la mia ricerca è la condizione periferica del quartiere, non fisica ma morale e sociale. Ho potuto constatare io stessa attraverso un escamotage, come gli abitanti di Palermo, ancora oggi, non conoscano la storia del quartiere e soprattutto, come ancora persistino molti pregiudizi legati alla pericolosità dello stesso. La ragione di quanto precedentemente scritto, è insita nel fatto che molti di essi non lo hanno mai nemmeno attraversato. Tali dati da me rilevati, sono scaturiti attraverso delle interviste svolte a molti passanti inconsapevoli.

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Queste, somministrate in diversi punti della città, sono consistite nel chiedere indicazioni per Borgo Vecchio e se fosse sicuro per una ragazza sola attraversarlo. All’unanimità mi è stato risposto che non era il caso che io andassi lì, oppure, che non avrei trovato nulla di interessante da guardare. In quel momento mi sono resa conto che, anche io, avrei dovuto affrontare la ricerca scevra da ogni pregiudizio. Al termine del momento d’osservazione delle dinamiche del contesto, mi sono posta nella condizione di porre al centro dell’attenzione gli abitanti del quartiere stesso, seguendo dunque il processo descritto dagli insegnamenti del design thinking, secondo cui, il processo creativo risulta incentrato sulla persona, sui suoi bisogni e sulle soluzioni che vengono ideate. Sono passata quindi da una visione olistica ad una prettamente riduzionista. Ho osservato, chiaccherato, guardato ogni minimo dettaglio, ogni segno che mi potesse parlare del borgo come una scatola vuota da riempire. Questo puzzle, sarebbe diventato Borgo Vecchio. Il mio blog “Il decimo figlio” vuole restituire questo immaginario a chi è esterno, ma anche a chi, senza pregiudizi, vuole fare un viaggio all’interno del quartiere, per poi essere invogliato a percorre quelle strade piene di storia e storie. Viaggiando all’interno del blog si può subito notare il mio tentativo di esternalizzare il quartiere, avvicinandolo con diverse metodologie all’utente finale. I post, sono tematicamente relazionati attraverso dei link, l’utente può così decidere che tipo di percorso effettuare. La dinamicità dei post permette infatti una fruizione totalmente immersiva nel blog. Altri link, invece, conducono, inespettatamente, il fruitore a contenuti apparentemente sconnessi. Il mio scopo, infatti, è quello di far entrare Borgo Vecchio dentro il continuum quotidiano di ognuno di noi. Dopo aver scritto il blog, sono emersi in maniera preponderante macro temi riguardanti il contesto analizzato: le capacità artigianali in potenza, la solitudine dei bambini spesso celata dalla troppa libertà, l’urgente necessità di un intervento di riqualificazione ambientale e architettonica nonché la scarsa consapevolezza che le donne hanno di loro e delle possibili alternative. All’apparenza alcuni d’essi potrebbero non sembrare delle vere e proprie urgenze, ma penso, dopo aver studiato attentamente il territorio, che possano

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essere degli ottimi punti di partenza, anche e soprattutto, per gli abitanti del quartiere. È vero che c’è anche una notevole discrepanza tra le parole e le abitudini quotidiane di chi vive al borgo. Spesso tendono a sminuire alcune delle problematiche, se gli chiedi infatti0 cosa manca a Borgo Vecchio, rispondono istintivamente il campetto di calcio, che chiaramente sappiamo essere uno dei problemi meno rilevanti. Ho anche imparato però, che se scavi troppo in profondità, entri in un baratro che non ti permette di individuare una soluzione possibile. Da quanto detto nascono le “63 tesi per Borgo Vecchio”. Idee progettuali facilmente attuabili pensate per il quartiere, attraverso gli occhi del quartiere e che possano mettere in moto meccanismi tali da permetterne un cambiamento profondo. Concludo dicendo che, alla fine del mio percorso, sono io ad avere imparato dagli abitanti di Borgo Vecchio, a risolvere e soprattutto rivalutare molti problemi che affliggono il mio quotidiano e di chi come me vive le mie stesse conflittualità. È come se, in maniera inconsapevole, questa comunità nella quale ho vissuto per quattro mesi, mi avesse fatto riscoprire il significato, in loro mai perduto di comunità.

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Appendice

Pianta topografica della cittĂ di Palermo e suoi dintorni, rilevata da Domenico Gambino nel 1862 (particolare della zona del Borgo).

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Bibliografia Libri Bey H., T.A.Z. Temporary autonoumous zones, Paperback, 2011. Borriaud N., Estetica relazionale, Postmediabooks, Milano, 2010. Bown T., Change by Design: How Design Thinking Transforms Organizations and Inspires Innovation, Harper Collins Publisher, New York 2009. Darnton R., La dentiera di Washington. Considerazioni critiche a proposito di illuminismo e modernità, Donzelli 1997. Di Blasi G. E., Storia cronologica dei vicerè, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, Palermo 1867, cit. in La Duca R., Sviluppo urbanistico dei quartieri esterni di Palermo, in Quaderno dell’Istituto di Elementi di architettura e rilievo dei Monumenti della Facoltà di Architettura di Palermo, n.4, Giugno 1966. Giudici P., Borgo e città, in T. Tentori T., Giudicini P., Borgo, quartiere, città, Milano 1972. Guarrasi V., La condizione marginale, Sellerio editore, Palermo 1978. James D. Faubion, George E. Marcus, Fieldwork Is Not What It Used to Be Learning Anthropology’s Method in a Time of Transition, Cornell University Press Kelley T. with Kelley D., Creative Confidence: Unleashing the Creative Potential Within Us All , Cown Publishing Group, New York 2013. Kelley T. with Littman J., The Art of Innovation: Lessons in Creativity from IDEO, America’s Leading Design Firm, Doubleday, New York 2001. La Duca R., Sviluppo urbanistico dei quartieri esterni di Palermo, in Quaderno dell’Istituto di Elementi di architettura e rilievo dei Monumenti della Facoltà di Architettura di Palermo, n.4, Giugno 1966.

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Musco Francesco, Rigenerazione Urbana e Sostenibilità, FrancoAngeli, Milano 2009. Perec G., Specie di Spazi, Bollati Boringhieri, Torino 1989. Pitrè G., Usi e costumi. Credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Edizioni Clio, Palermo 1889, cit. in R. Rochefort, Le travail en Sicile, Paris 1961. Simon H. A., Le scienze dell’artificiale, traduzione di The sciences of the artificial, ISEDI, Milano 1973. Smith K., Come diventare un esploratore del mondo, Corraini Fonti Web An Incomplete Manifesto For Growth www.manifestoproject.it/bruce-mau Design Council www.designcouncil.org.uk/news-opinion/design-methods-step-1-discover Design for Learning ldt.stanford.edu/~gimiller/Scenario-Based/scenarioIndex2.htm Design Scenarios http://www.ld-grid.org/resources/representations-and-languages/designscenarios Enciclopedia Treccani www.treccani.it Five Reasons for Scenario-Based Design http://testingeducation.org/BBST/testdesign/CarrollScenarios.pdf IDEO www.IDEO.com

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Information & Design www.infodesign.com.au/usabilityresources/scenarios Keri Smith www.kerismith.com/blog/the-non-planner-datebook-2 Lateral thinkig factory www.lateralthinkingfactory.com Manifesto project www.manifestoproject.it Narrative Environments www.narrative-environments.com PUSH www.wepush.org Wikipedia www.wikipedia.org Youtube www.youtube.com

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“63 tesi per Borgo Vecchio” 1. Campagna promozionale che scardini il pregiudizio che Borgo Vecchio sia un quartiere pericoloso ed invogli quindi i potenziali clienti esterni a ritornare ad acquistare prodotti locali. Ciò potrebbe innescare un aumento delle vendite e delle botteghe. 2. A Palermo c’è sempre maggiore richiesta di prodotti a k m zero , l’idea che il mercato di Borgo Vecchio possa specializzarsi in questo settore può essere una buona occasione per attivare nuove dinamiche commerciali. 3. Comprensione e valorizzazione delle potenzialità individuali in relazione al contesto preso in esame. 4. Costituzione di un “comitato di quartiere” organico che coinvolga attivamente tutti gli attori che si muovono all’interno della comunità di Borgo Vecchio. 5. Ideazione di un progetto sulle potenzialità individuali, al fine di restituire la fiducia a chi ha già una capacità pratica, in nuce, e non sa come fruttarla. 6. Creazione di una mappa che localizzi i magazzini all’interno dell’area di Borgo Vecchio in modo da promuoverne il riuso, suggerendo modelli di possibile reimpiego. Come ad esempio “piccoli cantieri”che fungano da botteghe ma anche da luoghi dove puoi imparare un mestiere. 7. Sistematizzazione dei saperi artigiani. 8. Restituzione del cinema al quartiere. 9. Organizzazione di rassegne cinematografiche pensate e realizzate dagli stessi abitanti di Borgo Vecchio e coordinate da Totò Scavone. 10. Cinema all’aperto. Organizzazione di proiezioni cinematografiche in piazza, luogo di aggregazione degli abitanti di Borgo Vecchio. 11. Ideazione di piccoli workshop che testino gli intessi dei più piccoli. 12. Organizzazione di laboratori artistici, culturali e creativi per insegnare le nuove tecniche in campo teatrale, cinematografico, grafico, fotografico e dello spettacolo in generale. In particolare, non limitandosi alle tecniche recitative ma allargando il campo ai ruoli che popolano il “dietro le quinte” di questi mestieri. 13. Laboratorio “sull’uso della voce”, spiegando ai bambini come modulare la voce in ambito teatrale e cinematografico.

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Al fine di utilizzare queste modalità acquisite nella vita quotidiana. 14. Campagna di sensibilizzazione, “In Eternit. Finchè morte non ci separi”, sui rischi sanitari dell’amianto. “Il picco di mesotelioma, il tumore da amianto – dicono i medici – è atteso tra il 2015 e il 2020”. 15. Scrittura di una petizione che mobiliti le amministrazioni di riferimento al fine di rimuovere l’amianto dalle aree del quartiere particolarmente critiche senza adottare la metodologia “dell’esodo”. 16. Organizzazione di piccoli tour tenuti da un ornitologo che descriva le colombe sia da un punto di vista biologico-anatomico che da un punto di vista prettamente etologico, cioè dei loro comportamenti e abitudini in relazione all’ambiente che le circonda e agli altri animali della stessa specie, che di specie differenti. L’ornitologo potrebbe essere affiancato da Saverio, custode delle colombe, nell’esporre il legame emotivo stabilito negli anni con esse. Metafora anche del “levarsi in volo” per poi tornare. 17. Organizzazione di giochi urbani che hanno come tema il “ghiaccio”, così lontano dal punto di vista climatologico ma così vicino all’ambito culinario e del lavoro. 18. Attenta osservazione del rapporto tra abitanti del quartiere e animali. 19. Trasformare i rifiuti in risorse si può fare! In Italia sono molto diffuse le p ostazioni di raccolta c he smaltiscono e ridistribuiscono le materie che ritornano ad essere “prime”, in modo da incentivare i cittadini alle buone pratiche e ad evitare la scorretta tendenza all’accumulo di rifiuti lungo le strade ed in luoghi non preposti ad essi. Destinare alcuni magazzini di Borgo Vecchio come luogo deputato alla raccolta differenziata, permetterebbe ad essi di diventare punto di riferimento per l’intera città così da connettere in maniera diretta utenti e “operatori ecologici”. In questo modo fornirebbero un servizio fino ad oggi inesistente nella massima legalità. 20. Ricerca on field dedicata esclusivamente alle storie di vita reale narrate dalla leggenda sulla fontana d’argento. 21. Organizzazzione di laboratori per i più piccoli che li avvicini in maniera creativa al mondo dei saponi naturali. Elisa e Marco, fondatori dell’associazione “ Laviamo lemani”, raccontano ai bambini come nascono i loro saponi natu-

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rali attraverso la storia della signorina Soda, del signor Olio e dei loro tanti amici che vengono dalla terra. 22. “I nostri saponi si fanno anche storia da raccontare ai più piccoli: la magia del sapone naturale affascina tutti, fin dalla tenera età!” 23. Organizzazione di laboratori che insegnino la produzione biologica ed artigianale dei saponi. 24. È importante conoscere il dialetto e non scordarlo nel tempo ma è anche importante conoscere l’inglese. Workshop e lezioni d’inglese per chi vuole aprire un’attività e non. 25. Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo. 26. Attenta osservazione del linguaggio del corpo dell’interlocutore con cui stai interagendo e constatazione dei fatti per una più chiara lettura del contesto. 27. Ricerca e proposta di nuovi mestieri attraverso l’osservazione delle attività svolte nel contesto preso in esame. 28. Ricordarsi sempre di dover convivere con il caos, che non è sempre creativo. 29. Riappropriazione di spazi esterni sicuri per lo svolgimento di attività all’aperto, tali da favorire le potenzialità, i desideri e le attitudini dei ragazzi. 30. Creazione di una mappa che localizzi i punti dove trovare le botteghe dei rigattieri, ad uso dei potenziali utenti. 31. Creare una rete che connetta le diverse botteghe. 32. Realizzare un progetto che possa far capire ai rigattieri quali e quante siano le potenzialità di questo lavoro. 33. Scrittura di una petizione che mobiliti le amministrazioni di riferimento al fine di restituire uno spazio che appartiene di diritto al quartiere. 34. Attenta osservazione di chi già ha condotto progetti all’interno di un contesto altamente problematico. 35. Solo sviscerando, tagliuzzando, ricomponendo un luogo, lo si può capire. Solo dopo aver affrontato questo percorso complesso, anche a livello emotivo,

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si possono gettare le basi per comprendere quali siano gli strumenti più congrui per l’ideazione di progetti e soluzioni. 36. Creare occasioni alternative in cui i bambini possano esprimere il proprio stato d’animo senza vincoli ed ostacoli. 37. Creare occasioni alternative in cui i bambini possano esprimere il proprio stato d’animo senza vincoli ed ostacoli. 38. Catalogazione delle soluzioni di riuso proposte dagli abitanti di Borgo Vecchio. 39. Gli abitanti del quartiere percepiscono l’andare oltre i confini del borgo come un viaggio, alcuni non sono mai “partiti”. Palermo non è la loro città ma un altra città. Per questo sarebbe molto importante organizzare dei tour culturali per ragazzi, che restituiscano l’idea e la percezione che quella città sia anche loro . 40. I bambini di Borgo Vecchio devono arrivare a scorgere quei raggi. Molti dei palazzi del quartiere hanno la possibilità, nelle loro terrazze, di accogliere delle attività. Per guardare il mare, le montagne ed il resto della città. Per dar loro un’idea di oltre . 41. Organizzazione di eventi di inclusione sociale in cui “inconsapevolmente” esterno ed interno si ritrovino a dialogare ed a confrontarsi. 42. Studiare le dinamiche sociali di altri quartieri popolari e confrontarle con que quelle delcontesto preso in esame. 43. Non pensare mai di portare lontano dai loro affetti e dalle loro abitudini ben radicate i bambini. Cercare piuttosto di migliorare le condizioni del contesto in cui vivono. 44. Stabilire sempre “contatti relazionali” nel rispetto dell’interlocutore che stai osservando. 45. Organizzazione di workshop sul tema della comunicazione pubblicitaria. Come promuovere le attività commerciali del quartiere in modo innovativo. 46. Quando si pensa alla riqualificazione di uno spazio bisogna sempre tenere in mente chi abita e chi abiterà quel luogo. Osservando e analizzando le abitudini quotidiane degli futuri utenti di quel luogo. 47. Mappa che localizzi le architetture da consolidare.

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48. Creare un percorso turistico a Borgo Vecchio da fare in calesse. 49. Scambio di saperi tra giovani ed anziani. 50. Organizzazione di attività, solo per ragazze, al fine di restituirgli uno spazio tutto loro. 51. Organizzazione di un cineforum, “Mona Lisa Smile”, dedicato alle ragazze o alle madri insieme alle figlie, per poter dare loro una possibile alternativa e scelta. 52. Organizzazione di tour culturali per le strade di Borgo Vecchio che narrino la storia e le curiosità del quartiere. D i conseguenza aumenterebbe il contatto tra “esterno” ed “interno”. 53. Osservazione attenta delle tracce lasciate sui muri che possono indicare contraddizioni sociali all’interno delle dinamiche del quartiere. 54. Osservare le dinamiche del loro concetto di coworking e trarne spunto. 55. Realizzazione di una piccola area recintata all’aperto dove gli animali possano crescere al meglio e interagire con i bambini anche per scopi didattici. 56. Attuazione di un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 6 anni che si propone di rispondere ai loro bisogni attraverso una quotidianità scolastica che si svolge quasi per intero all’aria aperta. La classe, intesa come spazio chiuso e sempre uguale, scompare e lascia il posto all’ambiente esterno ricco di stimoli. Così facendo i bambini ‘imparano facendo’ attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità, l’immaginazione, l’autonomia e la creatività. Inoltre, potrà essere insegnata l’educazione ambientale basata sul rispetto che il bambino avrà della natura e degli spazi comuni. 57. Organizzare una manifestazione simbolica dove gli stessi abitanti del quartiere attribuiscono il nome alle proprie strade. 58. Recupero di una spiritualità interiore che possa scardinare l’inettitudine e favorire le “vocazioni” individuali del fare e del cambiare lo status quo. 59. Azioni, rivolte principalmente alle Istituzioni, che restituiscano dignità sociale al quartiere. 60. Organizzazione di azioni di g uerrilla gardening che restitiuscano aree verdi pubbliche al quartiere. 61. Organizzazione di “concertini spontanei” in piazza il sabato mattina per

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favorire la diffusione di altri generi musicali e dell’arte in generale. 62.Installazione artistica che prevede la realizzazione di un orologio, posto in piazza, che indichi e scandisca “il tempo di Borgo Vecchio�. 63.Ideazione di un progetto che constati quali siano le reali condizioni in cui dormono le famiglie del quartiere, pensando e realizzando soluzioni per tale problema.

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Gemma Randazzo (RD1)  

Il decimo figlio

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