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ANNO IX - NUMERO 17 - GIUGNO 2020

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Il Paese

Notiziario di Tavernerio

“Cuore” di Alcide Gallani

O tempora, o mores

Se chiedete ad un ultraottantenne di scrivere qualche considerazione sul tempo che passa, questi non potrà che lamentarsi che il tempo corra troppo veloce e che l’inesauribile tintinnio dei secondi scanditi dall’orologio assomiglino sempre più all’incedere inesorabile di una marcia funebre cui tutti dobbiamo sottostare. Credo che i momenti che ti si imprimano maggiormente nella memoria siano quelli bui che hanno segnato il tuo percorso. O può essere che la memoria si trasformi in una carrellata di fotogrammi, a formare il film della tua vita, con i momenti belli e quelli meno belli. Quando poi la vita incomincia a segnarti a sei anni, con la morte del papà, che cosa puoi scrivere del tempo? Che è tiranno, che è dispotico, che non c’è modo di correggerlo, di tirare neanche un po’ il freno a mano, quando si è oltre un certo limite. Eppure la mia vita, il mio tempo hanno avuto anche tanti momenti belli, ma non vorrei incominciare un poema... E hanno un bel dire quelli che pontificano che il tuo tempo è quello che tu ti stai creando giorno per giorno, fregandotene del tempo degli altri... Sinceramente, oggi mi sembra un ‘programma fuori del tempo’, visto come siamo interconnessi ormai col mondo intero. La qual cosa non è che sia un male, anzi credo che l’unione tra i popoli sarà il prossimo traguardo di questa terra, senza distinzione tra il colore della pelle, le credenze religiose, i programmi politici, tutte bazzecole di fronte al traguardo del bene comune, che a ben vedere è al centro di tutti i programmi dei politicanti circolanti in questi tempi. (Continua a pag. 3) Periodico distribuito gratuitamente - Anno IX - n. 17 - Giugno 2020

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Tempo per ogni cosa Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace …. Questo brano è tratto dall’Ecclesiaste. Come c’è il tempo per l’emergenza sanitaria Covid-19, per la sofferenza, il dolore, l’incertezza, c’è il tempo per la solidarietà, l’aiuto, la speranza, la rinascita. Ai medici, al personale sanitario, ai volontari, alle associazioni, alla protezione civile, ai privati, alle aziende, a tutti quelli che hanno contribuito e lavorato per superare “ il tempo del Coronavirus” va il nostro GRAZIE a nome di tutti i cittadini del Comune di Tavernerio Il direttore Sabrina Mantegazza e Il comitato di redazione spero tu ora stia finalmente bene. Nel corso degli ultimi infiniti mesi di malattia, ho cercato di tenerti la mano nel modo più responsabile, adulto, razionale ed energico possibile. Come mi hai insegnato tu, ti ho sostenuto con lucidità e freddezza, ingoiando le lacrime e disperandomi senza farmi vedere da te. Te ne sei andata in una domenica sera primaverile. Ma questa volta senza il tuo vocione e la tua energia. Ci hai salutato silenziosamente, abbandonandoti a quello hai sempre trasmesso alla tua famiglia: la fede. Dal giorno della mia nascita, sei stata un faro nella tempesta. Una mano che mi teneva stretta nei momenti di difficoltà, una guida che mi consigliava la strada più giusta da prendere, una voce che mi diceva tante volte “no” e altrettante volte “brava”. Le tue spalle grosse e le tue mani forti mi hanno trasmesso il senso della determinazione, della perseveranza, dell’educazione e della profonda umiltà. Mi dicevi: “Francesca, abbassa la testa e pedala…”. Quella che sono oggi è per gran parte merito tuo e per questo te ne sarò grata per sempre. La casa era già vuota da un po’, ma oggi ancora di più, oggi sembra che tutto ciò che più amavi (come i tappeti, le candele e i piatti in ceramica) urla la tua assenza. Il divano ora è libero, la tua giacca invernale è appesa e io stringo forte a me il tuo vestito per riuscire a prendere sonno. Sei ovunque mamma. Grazie Papà Franco per aver accompagnato Mamma nel corso di questo lungo e tortuoso cammino con sincero amore, dedizione, accondiscendenza e perseveranza. Grazie a mia sorella Paola per avermi dato la forza di affrontare ogni singolo momento. Sono sicura che entrambe porteremo nel cuore gli insegnamenti di mamma e li trasmetteremo con gratitudine e onore alle nostre famiglie. Grazie a mia nonna Rosanna e a mio zio Renzo per esserLe stati vicini con profondo rispetto e devozione. E grazie di cuore a tutti Voi, per l’affetto, la condivisione di questo dolore indescrivibile, per aver ricordato mamma Antonella per la sua solarità, gentilezza e spontaneità. Grazie per aver riempito il cuore della mia famiglia con la condivisione delle Vostre più intime esperienze vissute con Lei. Vi assicuro che ogni volta che rientrava in casa, dopo le abitudinarie attività di Paese, ci ha sempre raccontato di Voi. Francesca

Ciao Mamma,

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O tempora, o mores “O tempora, o mores” diceva Cicerone secoli fa, quando Roma dominava tutto il mondo conosciuto con la forza delle sue legioni. Oggi non ci sono più, per fortuna, le legioni, e neanche la leva militare obbligatoria, oggi ci sono le bombe atomiche e all’idrogeno comandate da un solo pulsante. Ma forse mi sono spinto troppo in là. “O tempora, o mores – Che tempi, che costumi”… Questi nostri! Poi è arrivato anche “ïl tempo in cui Berta filava, filava, filava ed il tempo passava”. Oggi non è più neanche quel tempo, rimasto solo in alcune canzoni soprattutto dialettali o paesane che dir si voglia. Oggi ci sono i computer, che hanno alleviato molto il duro lavoro manuale dell’uomo, ma non vorrei che alla fine sorgesse qualcuno che assoggettasse tutti ad un pensiero unico. Speriamo che ci sia il tempo in cui Berta trovi l’amore. Un’utopia? No, un augurio di un povero vecchietto che oggi passa il suo tempo rinchiuso in casa come o peggio che in caserma, per colpa di un vigliacco che non ha nemmeno il coraggio di farsi ve- Il magnifico orologio della piazza principale di Bergamo dere, talmente è piccolo. Però anche al tempo di oggi ci sono delle piccole soddisfazioni ad essere obbligati a stare in casa, quasi reclusi. Abbiamo ripreso in mano alcuni volumi di amici incontrati lungo il nostro tem- 1 O tempora, o mores po e ne abbiamo gustato maggiormente quelli da loro 2 Ciao Mamma scritti e da noi pubblicati. E stiamo ora riassaporando 4 Amministrare al tempo del Covid-19 tutte le delicatezze profuse dal Manzoni ne “I pro5 Il verbo piú bello di tutti: resistere messi sposi” e la fantasia illimitata di Dante Alighieri 6 La panchina rossa: risultato di belle intenzioni ne “La divina commedia”, di cui ricordo di averne e di buone prassi pubblicato una edizione in dialetto comasco, un’opeImmobilitá e speranza ra scritta da un sindaco di un paesino del lago e che 7 In questo tempo sospeso... allora ebbe un notevole successo. 8 Caro volontario... Bando alle ciance, questo è un augurio per le prossime 10 Tempo di pausa e di cambiamento generazioni: che il vostro tempo sia migliore di quello 11 Consulta Giovani Tavernerio al tempo che il destino ha riservato a noi, anche se mi viene un del Covid-19 nodo in gola, perché io non sarò presente a viverlo, 12 Poesia essendo ormai arrivato all’ultimo stadio, che spero sia 13 Scuola di italiano per stranieri sempre il penultimo. Romano Meroni Nati per leggere 16 Coronavirus... vivi la vita con amore, pazienza Sede: Comune di TaverIl Paese e positivitá Notiziario di Tavernerio nerio 17 Un viaggio verso... Anno IX - Numero 17 Registrato al Tribunale 18 Muri come il cielo di Como col n.6/2012 Giugno 2020 Alcide Gallani: una Nativitá speciale Stampa: GRAFFIETTI Direttore responsabile per Tavernerio STAMPATI S.n.c. Sabrina Mantegazza 20 L’importanza delle librerie S.S. Umbro CasentineSegretaria di redazione: 21 La Trota fario - Il balcone se Km 4,500 - S.S. 71 Angelica Maesani 22 Ultime dalla Commissione biblioteca - 01027 Montefiascone Comitato di Redazione: 24 Un incontro inconsueto Giusi Giuliani (Viterbo) - Italy dopo 78 anni di lontananza Distribuito gratuitamente Romano Meroni 25 Vicini anche a distanza in n. 3.200 copie. Giovanni Moiana 26 La scienza della vita In caso di mancato recaErmanno Trombetta 28 Che vuoi? Hashish, marijuana o amuchina pito segnalare al seguente Collaboratori esterni gel? indirizzo di posta elettroSara Di Stefano nica: Francesca Bianchi 29 Il Covid non ci ha colti impreparati redazione.il paese@comuStefania Riso 30 Dalla scuola :riflessioni sul tempo ne.tavernerio.co.it. Laura Tiburzi 33 Emergenze sanitarie a Tavernerio nel 1945 Sul sito internet del Comune è disponibile 35 Scuola di scacchi la versione in digitale. www.comune.tavernerio.co.it. 36 Un po’ di storia: la cooperativa di Ponzate Chiuso in redazione il 30/5/2020 38 C’era una volta... il derby

SOMMARIO

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AMMINISTRAZIONE

Amministrare al tempo del Covid 19 Guardavamo con un certo distacco quanto stava accadendo in Cina e, in seguito, con un po’ di preoccupazione l’istituzione delle prime zone rosse nella provincia di Lodi. Quando è arrivata la notizia della chiusura delle scuole in tutta la Lombardia era ormai chiaro che sarebbe stato l’inizio di un periodo che non dimenticheremo. Ricordo ancora i miei figli che gioivano per una inaspettata vacanza extra, mentre cercavo di mettere a fuoco le incombenze che da lì a poco si sarebbero materializzate. È stato tutto molto veloce, non c’è stato tempo di pianificare. I problemi si paravano davanti senza preavviso e bisognava risolverli trovando in fretta delle soluzioni. Per fare qualche esempio, si doveva supportare l’Istituto Comprensivo nell’organizzare la didattica a distanza per gli alunni che non potevano più frequentare le lezioni; era necessario erogare i servizi comunali senza la presenza dei dipendenti attivando il cosiddetto smart working; bisognava riorganizzare il poliambulatorio, il Centro Civico e far rispettare le ordinanze con le poche risorse a disposizione. La rete creata negli anni con gli altri amministratori della zona è stata sicuramente di grande aiuto per prendere delle decisioni coerenti e in tempi brevi. Ad un certo punto arrivò da ATS la notizia della prima persona di Tavernerio positiva al COVID-19. Ricordo l’ansia e la paura delle persone che avevano realizzato che ormai il virus era entrato nelle nostre case e non era più una notizia sentita alla televisione. Nei giorni seguenti iniziarono a pervenire i bollettini della prefettura con l’elenco delle persone positive e dei familiari messi in quarantena. Ogni bollettino di ATS portava con sé una serie di attività mai svolte prima: si doveva recuperare il recapito telefonico degli ammalati tramite i medici di famiglia, chiamare le persone per avere notizie sulla loro salute, capire come poterle aiutare e sostenerle psicologicamente. Perché in realtà nessuno conosceva questo virus, nemmeno gli operatori sanitari, e tutti avevano negli occhi le immagini strazianti trasmesse dai telegiornali dalle terapie intensive degli ospedali al collasso. E mentre arrivavano i dati ufficiali dall’ATS, i medici di base del territorio ci segnalavano le persone ammalate a casa a cui non era possibile fare il tampone perché gli ospedali non erano in grado di accoglierli. Queste persone e queste famiglie, anche se non finivano negli elenchi ufficiali, avevano le stesse difficoltà delle persone positive al COVID-19. Decidemmo quindi, supportati anche dal gruppo di Protezione Civile, di creare una rete di volontari per aiutare, nelle necessità quotidiane come la spesa e il reperimento dei medicinali, le persone ammalate, 4 Il Paese

quelle in quarantena, le persone fragili e gli anziani. Non volevamo che le persone anziane, quelle più a rischio, uscissero di casa, volevamo proteggerli da questo maledetto virus. La risposta della comunità di Tavernerio è stata straordinaria. Tanti volevano dare una mano mettendosi al servizio del prossimo. Avviammo anche il numero comunale dedicato all’emergenza COVID-19 che al momento in cui sto scrivendo è ancora attivo. Ha funzionato senza interruzioni dal 12 marzo al 8 maggio dalle 8.30 alle 18, tutti i giorni, compreso il giorno di Pasqua, il 25 Aprile e il Primo di Maggio. Fu attivato nel momento in cui i numeri nazionali dell’emergenza, il 112 e le sedi locali della Croce Rossa facevano fatica a rispondere alle richieste delle persone sempre più spaesate e in preda allo sconforto. Per molti giorni ha rappresentato un punto di riferimento a cui chiedere un aiuto o solamente una parola di conforto. E intanto, quasi ogni giorno, arrivavano le ordinanze, sempre più complesse, dal governo e dalla regione. Come Amministrazione Comunale dovevamo dare una comunicazione efficace ai cittadini, ma anche strumenti di protezione individuale, affinché si potessero rispettare le regole che imposte. Anche in questo caso la rete dei volontari ha gestito la distribuzione di migliaia di mascherine in modo impeccabile riuscendo a raggiungere tutta la popolazione. Poi, purtroppo, sono arrivati anche i decessi. Ed è stato il momento più triste. Soprattutto perché i parenti non hanno avuto la possibilità di stare vicino ai propri cari nell’ultima parte della loro vita. E anche in questo caso la nostra comunità si è stretta attorno a queste famiglie, in un momento così tragico, cercando di infondere quel calore che solo l’umanità delle persone può dare. Ricordi di questo periodo ce ne sono molti altri, ma non voglio dilungarmi ulteriormente se non per rivolgere un sincero ringraziamento a tutte le persone che si sono adoperate in questo periodo per rendere la vita della nostra comunità meno complicata. Mirko Paulon, Sindaco di Tavernerio


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Il verbo più bello di tutti? RESISTERE! Il verbo “resistere” esprime la volontà di non cedere alle incombenze negative. Da ogni resistenza nasce qualcosa, la resistenza apre possibilità, introduce speranza, apre spiragli di un futuro migliore. E in questi mesi si sono visti non solo spiragli, ma ampi squarci di azzurro sul nostro futuro. Penso a Tavernerio, alle numerose realtà commerciali e alle associazioni di promozione sociale e culturale che hanno dato un contributo prezioso nella gestione della crisi e un grande sostegno a chi, in questo drammatica emergenza, ha patito e sta patendo maggiormente. Dal mese di aprile si è aperta una panoramica molto ampia di bisogni nelle case di tutti noi, ma proporzionalmente si sono attivate anche le risorse per iniziare ad affrontarli: aziende, associazioni, cooperative, imprenditori o vicini di casa... ciascuno, in base alle specifiche professionalità e possibilità, ha messo a disposizione della comunità i propri beni e i propri servizi. Stefania ha cucito centinaia di mascherine con metri e metri di tessuto TNT messo a disposizione da Matteo e Cecilia e le ha regalate a chi non aveva la possibilità di acquistarle. Francesca ha incominciato a sostenere telefonicamente più volte alla settimana una signora anziana con disabilità psichica che non riesce più ad andare ai suoi appuntamenti con il gruppo di autoaiuto. Guido, vent’anni compiuti da poco, fa tre km a piedi quasi tutti i giorni per tenere puliti i vialetti del cimitero di Ponzate e si prende cura delle tombe dei cari estinti. Daniela, tutti i giorni, prima di chiudere la saracinesca della sua panetteria/pasticceria, chiama Cristian, gli consegna ciò che è rimasto invenduto e Cristian, a sua volta, porta pane fresco, focaccia o brioches a quattro/cinque famiglie. Alessandra, titolare di un centro estetico chiuso dai

primi di marzo, con le collaboratrici Simona e Ileana, ha deciso di regalare manicure, pedicure e massaggi rilassanti a fine emergenza a tutto il personale medico e infermieristico come gesto di riconoscenza per la loro incredibile devozione e sacrificio. Cristiano ha confezionato per Tavernerio trenta pacchi di generi alimentari di prima necessità e Stefano e Andrea li hanno consegnati ai volontari del Mantello di S. Martino, realtà che da qualche anno fornisce mensilmente pacchi alimentari alle famiglie più indigenti. Gabriele non spreca nulla dei deliziosi menù preparati tutti i giorni nelle cucine del suo ristorante, e, a fine giornata, si offre di consegnare alle famiglie segnalate i piatti del giorno in più porzioni e varietà. Anche Saimir partecipa a questa straordinaria catena di solidarietà e, per alleviare la tristezza di qualche famiglia, sforna pizze e focacce farcite, consegnandole 3 sere a settimana a domicilio alle famiglie indicate dal referente del COC. Poi c’è Mattia, 19 anni, con la testa – giustamente – presa dai tipici pensieri fissi da diciannovenne: le ragazze, la sua moto, il mood della musica trap... Eppure si occupa con puntualità e precisione, della pagina Facebook della Comunità Pastorale di Tavernerio, Solzago e Ponzate, caricando ogni settimana i file in pdf con i testi della Parola di Dio e i videomessaggi registrati da Don Giorgio. Il suo impegno ci ha fatto sentire sempre parte di una comunità, vicini anche se lontani. Daniela, alle ore dodici del 31 marzo, è uscita sul balcone di casa sua, distante cento metri in linea d’aria dal mio, ha fatto un minuto di silenzio e, dopo i rintocchi delle campane in onore dell’impegno e del sacrificio degli operatori sanitari, mi ha cercata con lo sguardo: insieme abbiamo applaudito forte, non senza commozione! Cecilia, Regina, Gianni e il resto della Commissione Biblioteca si sono invece occupati di “contrabbandare” cultura – come piace dire ad Elio – postando ogni giorno incipit di libri di tutti gli scrittori e gli artisti conosciuti e incontrati in questi quattro anni, aggiungendo video o riflessioni, senza dimenticare anche i più piccini del circuito “Nati per leggere”. In ultimo, non si possono escludere i dieci (e più) ragazzi della Consulta Giovani e gli altri dieci (e più) amici che, dal 12 marzo ad oggi, hanno effettuato in qualità di volontari decine e decine di consegne a domicilio, portando spese o farmaci o beni di prima necessità agli ultrasettantenni o alle famiglie in quarantena impossibilitate ad uscire di casa. Tante altre persone andrebbero citate e ringraziate per tutti i piccoli gesti e per tutte le attenzioni che hanno riservato ai loro vicini di casa, restando invisibili e senza pretendere fotografie sui giornali o riconoscimenti ufficiali. Anche a loro il mio personale GRAZIE! Questa esperienza ha portato sofferenza e dispiaceri in tante case, ha innegabilmente piegato le ginocchia di troppe persone, ma non possiamo non riconoscerle il merito di averci reso fieri ed orgogliosi di appartenere ad una comunità viva e capace di prendersi cura degli altri. Federica Trombetta Assessore alle politiche sociali e cultura Il Paese 5


modo ben visibile una postazione che occupi parte dello spazio pubblico o privato in rappresentanza di una donna vittima di femminicidio: una sedia in un teatro, una panchina in un parco, un posto in un consiglio comunale. Il Gruppo Civico “Progetto in comune” in occasione dell’8 marzo ha scelto di prendere posizione contro questo fenomeno sempre più incalzante e di dare visibilità a questa iniziativa donando alla collettività una panchina colorata con una scritta molto semplice ma di grande effetto, contro tutte le forme di violenza. Per valorizzare e offrire la giusta rilevanza a questo Il progetto “La Panchina rossa” è stato lanciato dagli generoso gesto, l’Amministrazione Comunale ha deStati Generali delle Donne e rivolto a tutte le comuni- ciso di posizionarla all’ingresso del Municipio, modità, alle associazioni e alle scuole come monito contro ficando anche la precedente disposizione delle aiuole, la violenza sulle donne e in favore di una cultura di con il preciso intento di rendere la panchina un bene parità. utilizzabile e non solo un’esposizione di arredo urbaDiversamente dalle altre iniziative che generalmente no. vengono proposte in occasione del 25 novembre, la Invitiamo con piacere tutti i cittadini ad utilizzarla Panchina Rossa è un’installazione permanente ed è nella ferma convinzione che “la non violenza, in diventata in questi anni il simbolo del “posto occupa- qualsiasi forma la si manifesti, è buona disposizioto”. ne per tutto ciò che si vive”. (Gandhi) L’idea di questo progetto internazionale nasce nel Federica Trombetta 2016 da un concetto molto semplice: collocare in Assessore alle politiche sociali e cultura

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La panchina rossa, risultato di belle intenzioni e di buone prassi

Immobilità e speranza

senso di calore. Tante persone si sono impegnate per far continuare la macchina dei lavori anche da casa, anche da lontano e, non appena possibile, lo hanno fatto fisicamente, tornando ad abbellire i “propri poIn questo tempo che oscilla fra immobilità e speran- sti” in vista della ripresa. za, dobbiamo approfittarne per fermarci a riflettere: Così, quando torneremo ad incontrarci, avremo già quella che sembra inattività è, invece, spunto, oppor- sistemato i nostri spazi, i nostri parchi, le nostre stratunità. Posso dire che in questo cambiamento della de, le nostre scuole e i nostri cimiteri. vita e delle nostre abitudini, abbiamo raccolto il frutto Così, quando torneremo ad incontrarci, avremo già del lavoro degli anni addietro, sia nel metodo che nei progettato un pezzo di futuro e la prossima opera perrapporti con le persone. Abbiamo cioè sperimentato ché tutti si sentano accolti e in cammino. che il metodo di lavoro impostato in questi anni ha Così, quando torneremo ad incontrarci, potremo avuto e sta avendo anche un effetto benefico sulle per- respirare la nostra aria e sentire che era come ce la sone, oltre che sul sistema di gestione della macchina ricordavamo, che è sempre quella e, per una volta, comunale. Nell’inquietudine di questi tempi, l’idea forse, lasceremo da parte le divisioni per concentrarci che c’è qualcuno che “ti aspetta”, qualcuno che tiene sull’unica cosa che conta, che si chiama Tavernerio. pulito per quando arriverai, che fa comunque bello Paolo Lazzaroni il paese e lo cura per quando tornerai, mantiene un Assessore all’Urbanistica 6 Il Paese


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In questo tempo sospeso... In questo tempo sospeso tra le certezze della vita frenetica di prima e le sconosciute conseguenze di una devastante pandemia, molte cose sono accadute e molte persone hanno donato in modo spontaneo e gratuito ciò che apparentemente sembrava essere privo di valore, ma che in realtà è stata una grande ricchezza per la nostra comunità, ovvero il loro tempo. Moltissimi volontari hanno infatti lavorato in modo silenzioso ed attento, sempre rispettosi delle regole imposte per evitare la diffusione del contagio, ma disponibili ad attendere ore per recuperare un farmaco o del pane. Accanto a loro, altrettanto disponibili ed efficienti operatori della Protezione Civile e della Croce Rossa, impiegati degli uffici, delle amministrazioni e della scuola hanno organizzato, coordinato e realizzato una sorprendente macchina della solidarietà che ha cercato di alleviare, consolare ed assistere i cittadini. Ogni giorno, a partire dalle prime ordinanze ministeriali, è stato necessario prendere decisioni ed assumersi responsabilità che hanno sempre trovato un conforto ed una soluzione nelle azioni dei volontari. Senza il tempo di ognuno di loro nulla di quello che si è fatto sarebbe stato possibile ed il tempo di tutti sarebbe stato certamente più vuoto. Grazie a tutti coloro che, cucendo una mascherina, rispondendo ad un numero verde, acquistando un prodotto da regalare a chi ne aveva necessità, attendendo in fila il proprio turno per portare aiuto a chi ne aveva bisogno, lavorando in smart working nelle proprie abitazioni, imbustando e distribuendo mascherine, organizzando momenti di riflessione via Internet o rinunciando a parte dei propri incassi, hanno dimostrato quanto sia vero che nei momenti difficili nascono le cose migliori. Tra le piccole e grandi attività di solidarietà nate in questi mesi, una ha riguardato la consegna ai ragazzi dell’Istituto Comprensivo dei dispositivi elettronici necessari a seguire le lezioni a distanza. Il nostro Istituto ha saputo organizzare in brevissimo tempo un sistema di video lezioni e di proposte didattiche a distanza, attivo dall’infanzia alla secondaria, veramente sorprendente. Molte famiglie, però, non disponevano dei mezzi tecnologici per garantire l’accesso alle lezioni, per cui la scuola si è rapidamente organizzata per reperire risorse e dispositivi e per individuare coloro che più necessitavano di un aiuto. All’amministrazione è stato chiesto di poter distribuire compiti e dispositivi alle famiglie individuate dai docenti. In brevissimo tempo, con la collaborazione indispensabile della Protezione Civile, degli uffici comunali e

di un piccolo manipolo di volontari, sono stati distribuiti una trentina di tablet e portatili e raggiunta una ventina di bambini che necessitavano di materiale cartaceo. Approfitto di questo spazio per riportare il racconto di uno dei volontari: trovo che possa far capire che spesso è molto più grande quello che riceviamo di quello che diamo. Tra le tante famiglie raggiunte dal servizio, una vive in una frazione del nostro paese in una piccola casa con poche finestre, una delle quali fronteggia la strada. Al momento della consegna, generalmente annunciata telefonicamente dagli uffici comunali, nessuno rispose al suono del campanello, tanto che il volontario dovette rivolgersi ad uno dei vicini per chiedere se effettivamente in casa ci fosse qualcuno. Dopo una telefonata da parte del vicino ecco che la porta si aprì e la madre, accompagnata da una bimba di pochi anni, fece capire al volontario che, essendo di nazionalità straniera, aveva difficoltà a comprendere quanto comunicato dagli uffici. Il volontario mostrò il tablet e disse: “Questo è per M.” Allora la mamma chiamò il figlio più grande che, silenziosamente e con grande gentilezza, arrivò all’uscio e fece un enorme sorriso nel vedere il mezzo attraverso il quale poteva tornare a vedere i propri compagni e, con loro e con gli insegnanti, tornare a fare lezione. Il ragazzino, che naturalmente parlava molto bene l’italiano, ringraziò il volontario e si assicurò di far capire alla mamma il valore di quel mezzo ed il modo con cui l’avrebbe utilizzato. Qualche giorno più tardi, in tarda mattinata, il volontario passò in prossimità della piccola casa e vide la finestra sulla strada socchiusa. Si avvicinò e sentì chiaramente la voce del ragazzino che rispondeva ad una domanda posta a distanza dall’insegnante tramite la piattaforma digitale di videoconferenza. Attese un attimo sotto la finestra: quando sentì l’insegnante dire un entusiasta “bravo” al ragazzino, provò una grande emozione e si commosse. Proseguì nel suo servizio con l’orgoglio di chi sa di aver fatto la cosa giusta. Alessandro Bianchi Assessore alla Pubblica Istruzione ed al Bilancio Il Paese 7


Caro volontario... Caro volontario, innanzitutto vorremmo ringraziarti moltissimo per il tuo operato nell’emergenza Covid-19. Ci piacerebbe che, attraverso questo notiziario comunale, tutti venissero a conoscenza della tua esperienza. Ti chiediamo di rispondere alle tre domande qui di seguito –: 1) perché hai deciso di prestare il tuo aiuto come volontario ? 2) qual è la tua mansione? 3) qual è stato il momento più bello della tua esperienza? E quello più difficile? Sabrina Mantegazza e tutto il comitato di redazione de “Il Paese” Alcuni volontari hanno deciso di raccontarsi Terenzio Casartelli Il pensiero di aiutare persone anziane, fragili e bisognose in questo momento mi è sembrato normale e doveroso, purtroppo i miei nonni sono venuti a mancare molto tempo fa e quindi aiutando un anziano mi è sembrato in un certo senso di aiutare qualcuno della mia famiglia Acquisto, ritiro e consegna medicinali e generi alimentari. Quello più bello non è uno ma è ogni volta che vengo salutato e ringraziato dopo la consegna sull’uscio di casa. Il più difficile è quando ho appreso che una persona che avevo conosciuto grazie a questa esperienza è venuta a mancare. Non lo dimenticherò mai. Doriana Ho deciso fin dai primi giorni dell’epidemia di rendermi disponibile perché ho pensato a chi era solo/ malato/anziano e non aveva la possibilità di uscire per i semplici bisogni quotidiani. Mi sono messa nei panni dei familiari di queste persone, magari lontani, impossibilitati a raggiungere i loro cari. L’aiuto dato consiste semplicemente nel recarsi al supermercato o farmacia per conto di queste persone. È stato davvero piacevole svolgere queste mansioni. Ho avuto la fortuna di conoscere e confrontarmi con ragazzi molto più giovani di me, ho collaborato con i volontari della Protezione Civile di Tavernerio, che reputo persone davvero in gamba e preziose per il nostro paese. È stato gratificante ricevere i ringraziamenti di chi abbiamo seguito, ringraziamenti sia verbali che scritti (siamo finiti anche sulle lettere de “La Provincia”. Questa esperienza mi ha confermato l’importanza del

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volontariato e confermato che nonostante i nostri difetti e la nostra apparente freddezza, noi Taverneriesi siamo persone di cuore. Giulio Mornati Essendo uno studente ho trovato nel volontariato un modo concreto per fare la mia parte nella battaglia collettiva contro il virus. La mia mansione principale è stata la consegna della spesa alle persone bisognose, ma mi è capitato anche di andare ad aiutare la Protezione Civile alla piattaforma ecologica. Senza dubbio il momento più bello è la consegna della spesa a casa, la riconoscenza delle persone mi ha trasmesso tutte le volte una grande soddisfazione per il gesto d’aiuto. Mentre il momento più difficile è stato quello iniziale, durante il quale c’era ancora molta incertezza sulla durata del lockdown e quindi le persone assistite erano più preoccupate. Carla Ho deciso di prestare il mio aiuto come volontario in quanto credo che la solidarietà sociale sia uno dei valori fondanti delle nostre comunità umane. Inoltre, ritengo che dovremmo essere proprio noi giovani a provare e a dimostrare di essere presenti e di poter dare un aiuto concreto. La mia mansione è stata quella di distribuire casa per casa, in un primo tempo agli over 65, un avviso del Comune recanti delle indicazioni per la loro sicurezza e un elenco dei servizi di volontariato messi in atto dal Comune stesso. In un secondo tempo, abbiamo consegnato, nella frazione di Ponzate, le mascherine chirurgiche prima agli over 65 e poi a tutta la popoazione. Il momento più bello è stato ogni volta in cui, anche da lontano, anche attraverso le mascherine, siamo stati in grado di cogliere, da uno sguardo, da una parola, un profondo senso di gratitudine e riconoscenza nelle persone che aiutavamo. Come Consulta Giovani abbiamo infatti ricevuto anche in seguito moltissimi messaggi di ringraziamento che ci hanno davvero scaldato il cuore. Il momento più difficile è stato sicuramente ogni volta che mi rendevo conto della quantità di avvisi, buste, lettere e mascherine che dovevamo consegnare. Ma dividendosi il lavoro, con l’aiuto di tanti, tutto è andato per il meglio. Andrea Trombetta Credo sia coerente con l’idea di comune che stiamo costruendo, fatta di cura e comprensione costante delle esigenze reciproche. In una prima fase la richiesta del servizio era notevole ed io potevo svolgerlo senza particolari impedimenti, quindi perché no? ‘Siete per sempre coinvolti’, si tratta di compiere una scelta.


Mi occupo di recupero e consegna di beni alimentari alle persone ritenute più fragili o impossibilitate a spostarsi in autonomia. Senza dubbio il momento più gratificante è stato notare come il senso di disponibilità e affetto circolasse, e circoli tutt’oggi, più sbrigliato e spontaneo: io portavo la spesa e, tra supermercato e consegna, mi vedevo offerto aiuto tecnico, anche nella ricerca di articoli talvolta, almeno ai miei occhi, quantomeno esotici, e prodotti ‘della casa’, o raccolti freschi da orti e frutteti. Il più difficile, forse, manovrare la prima retromarcia con guanti, mascherina e condensa sugli occhiali. Matteo Fin dall’inizio ho pensato che collaborare fosse la soluzione migliore per uscire da questa situazione; così, appena hanno presentato questa idea di volontariato, ho deciso di dare il mio contributo, perché non poteva che essere la scelta più utile aiutare le persone più vulnerabili. La mia mansione prevede la consegna a domicilio della spesa e dei medicinali e la distribuzione della mascherine chirurgiche per gli abitanti del comune I momenti più belli finora sono stati la dimostrazione di felicità e cortesia con cui le persone mi accolgono per quel che sto facendo per loro. Momenti difficili in sé non ce ne sono in realtà, a parte il dover risponder loro a domande tipo “quando finirà tutto questo”. Daniele Redenti Ho deciso di prestare il mio aiuto, perché in questa emergenza, mi sono sentito in dovere di dare il mio contributo al paese. Mi sono occupato di consegnare le mascherine. Il momento più bello è stato vedere tanti ragazzi, insieme per aiutare il proprio paese, di momenti difficili non ce ne sono stati! Laura Tutti un giorno o l’altro potremmo avere necessità di un aiuto e credo sia fondamentale all’interno di una comunità aiutarsi vicendevolmente.Durante la mia esperienza da volontaria è capitato di fare la spesa a delle coppie di anziani. Portare loro la spesa è stato per me come avere qui i miei di nonni e questo mi ha resa davvero molto felice. La mia mansione consiste nel portare la spesa a chi ne fa richiesta. Uno dei momenti più belli è stato quello di ricevere un biglietto con la scritta grazie ed un cuore da parte di una coppia di anziani. Il momento più difficile mi accompagna ogni volta che rientro a casa perché potrei rappresentare un veicolo di contagio per i miei cari. Giulia Ho deciso di prendere parte a questo servizio di volontariato perché, tramite i social, sono venuta a co-

noscenza di similari iniziative nel comune di Lipomo, dove veniva fatto appello proprio ai giovani. Riferendomi alla Consulta Giovani di Tavernerio ho scoperto che il Comune stava muovendosi nella medesima direzione. Ho dunque pensato fosse un bel modo di mettermi in gioco, quanto meno provandoci, oltre al fatto che, se mi mettessi nei panni di persone impossibilitate a rendersi indipendenti, sarei ben felice di ricevere altrettanto. Sapere di potersi muovere in una direzione ancor più solidale al giorno d’oggi, proprio e soprattutto in questa situazione per tutti destabilizzante, può risultare a mio avviso un ulteriore motivo per considerare le necessità dell’altro e mantenere alto l’umore. In tutto ciò mi sono resa disponibile per il duplice giro di distribuzione di mascherine presso la frazione di Ponzate e per qualche spesa/ritiro di medicinali entro il Comune di Tavernerio. Di certo l’episodio più bello è stato quello in cui sono venuta a contatto con una delle signore per cui ho fatto la spesa, in quanto, seppur nei brevi attimi trascorsi nel momento della consegna, tale parentesi è divenuta luogo di scambio di parole, di “confidenze” e anche di ricette del tutto originali. Ho apprezzato molto la volontà della signora di rivedermi a seguito di questa situazione di emergenza. È stata per me un’occasione per conoscere e legare con una nuova e ricca personalità, che ho idea abbia molto da rivelare. Il momento più difficile è onestamente per me quello che precede la decisione di dare una disponibilità per una spesa. Oltre a quel timore che aleggia da un po’ nell’aria, vi è una personale difficoltà a rinunciare ai propri tempi e ai propri impegni, che comunque continuano a sussistere, anche se fisicamente a casa. Credo che questa iniziativa sia stata capace di rimettere in discussione alcune comodità che, fino ad ora, ho dato per scontato, dovendo per una volta pensare anche a qualcun altro (non necessariamente facente parte del legame di parentela) oltre che a me stessa. Dario Conti Ho deciso di prestare aiuto in questo momento di difficoltà per fare una nuova esperienza personale e nel mio piccolo poter aiutare chi era in difficoltà. La mia mansione all’ interno del volontariato è stata quella di consegnare i buoni spesa. Per quanto riguarda il momento più bello non saprei dirne uno in particolare, ma sicuramente vedere l’espressione di felicità negli occhi dei nostri paesani alla consegna dei buoni spesa mi ha reso di conseguenza felice e poi il fatto di aver conosciuto persone nuove, tra cui Federica e Monica. È stata una bella esperienza e mi ha insegnato molto e direi che di momenti difficili non ce ne sono stati.

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Tempo di pausa e di cambiamento

Tempus tantum nostrum est”. “Soltanto il tempo è nostro”. Secondo Seneca il tempo è l’unico bene di cui l’essere umano può davvero vantare il possesso: si è padroni del proprio tempo nella misura in cui si sceglie liberamente come utilizzarlo, come sfruttarlo al meglio, facendo delle proprie occupazioni opportunità sempre nuove per accrescere e maturare la propria esperienza di vita. Il tempo è un bene “pretiosissimum”, un dono gratuito della natura, ma è proprio questa gratuità a fare più nascosto il suo vero valore, perché all’uomo il tempo appare come un qualcosa di naturale, che c’è di per sé e sempre ci sarà. In questo senso si potrebbe dire che il tempo semplicemente “è”: è ciò che, nel proprio scorrere, garantisce l’esistere del genere umano in ogni istante presente e permette il cambiamento, la crescita. Non solo, il modo in cui si gestisce il tempo rivela molto del rapporto che ognuno di noi ha con la propria vita e con se stesso, tanto che potrei affermare, forse un po’ azzardatamente, che saper dare un senso al proprio tempo significa dare senso all’esistenza. In una società come questa, la quotidianità divora l’essere umano e lo bombarda attraverso una serie interminabile di proposte, stimoli, attività, tanto che, normalmente, lo scorrere del tempo diviene un qualcosa di impercettibile, e spesso si desidererebbe averne di più, si vorrebbe che i giorni fossero più lunghi, per poter adempiere ad ogni dovere in modo adeguato, senza rinunciare a qualche momento di riposo. Ma quando il mondo esterno, con tutte le sue proposte, viene tolto, non si sa più che farsene di tutte quelle ore che compongono la giornata. Ecco allora che, davanti al tempo preso nella sua più scarna essenzialità, come puro scorrere di istanti, come divenire ancora privo di finalità, l’essere umano sprofonda in un terribile senso di angoscia e di vuoto.

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Possibile che in questo periodo di “isolamento” non siano tanto gli anziani, ma i ragazzi e i bambini – nonostante non manchino loro stimoli quali compiti e studio, libri e tecnologie varie, anche per mantenere i contatti con gli amici – a rischiare di cadere in depressione a causa del distanziamento sociale? Premettendo che la situazione che siamo costretti a sopportare ora sia, senza dubbio, faticosa e innaturale, possibile che bastino due mesi a casa – provvisti di ogni comodità – per crollare? Possibile che tutto questo tempo, così tanto desiderato fino a qualche mese fa, ora venga visto solo come un enorme contenitore vuoto da riempire? È incredibile come, ossessionati da questo “horror vacui”, non si consideri questo momento di “pausa” come un’opportunità per riprendere fiato – non solo da un punto di vista concreto, ma direi, soprattutto, da un punto di vista interiore – e per pensare a tutte quelle attività edificanti per la persona, a cui magari la frenesia quotidiana non permette di dedicarsi. La tendenza non è sfruttare il tempo per fare qualcosa, ma fare qualcosa per impegnare il tempo… considerazione a dir poco inquietante, ma che può far emergere la condizione in cui si trova la società attuale: una società che ha impostato la propria “sopravvivenza” principalmente in funzione di una mondanità effimera, tanto piacevole e redditizia, quanto fragile e pronta a crollare in qualsiasi momento. È bastato un morbo invisibile per far collassare l’intero sistema economico mondiale! Così come l’acqua versata in un contenitore apparentemente intatto, infiltrandosi nelle fessure più piccole, fuoriesce, mettendo in luce la presenza di imperfezioni che a occhio nudo non si erano notate, anche questo virus sta testando la solidità del genere umano in tutti gli aspetti della vita, e da questa prova stanno emergendo non poche falle. Ma proprio qui sta la grande occasione che ci viene offerta: guai a voler tornare “come prima”, abbiamo l’opportunità di ricominciare tutto da zero, per fondare finalmente una società impostata su ciò che è davvero importante. Allora non sprechiamo questo tempo di “pausa” e permettiamo al senso di vuoto di lavorare dentro di noi, suscitando determinate domande per conoscere noi stessi, per capire cosa sia superfluo e cosa no, per ritornare all’essenziale e ritrovare la Sostanza. Angelica Maesani


associazioni Consulta Giovani Tavernerio al tempo del Covid-19 Quando, agli inizi di marzo, ci siamo resi conto che non avremmo più potuto incontrarci per le nostre riunioni settimanali, le reazioni sono state diverse: dal “forse possiamo vederci a due a due” al “magari riusciamo a fare riunioni online”; dal “probabilmente potremmo continuare tramite il nostro solito gruppo WhatsApp” al “occupiamo il Centro Civico?”. Dato per accertato che l’ultima alternativa non fosse la migliore e che trovarsi di persona non era possibile, abbiamo cercato di cambiare (temporaneamente) il modo in cui Consulta Giovani Tavernerio lavora. All’inizio dell’emergenza sanitaria abbiamo dovuto, a malincuore, rimandare a data da destinarsi la Cena con Delitto programmata per l’ultimo weekend di febbraio. Il morale a quel punto era decisamente sotto i piedi. La verità è che, quando tutto si è fermato, i nostri piani per la primavera e l’estate sono andati in pezzi. Fortunatamente, non basta una pandemia per fermare Consulta Giovani Tavernerio! Per prima cosa abbiamo aiutato la Protezione Civile e i volontari a consegnare spesa e medicinali a chi non poteva uscire di casa e a distribuire le mascherine sul territorio del Comune. Eppure, anche così eravamo consapevoli del fatto che non stessimo esprimendo al massimo il nostro potenziale. Così, abbiamo deciso che avremmo cambiato modo di lavorare e l’unico canale sicuro per arrivare a voi erano i social network. Quindi, generazione digitale sia. Come primo progetto abbiamo contattato la Federazione Giovanile Comasca, una realtà a cui partecipiamo con Consulta Giovani Brunate e Lipomo da qualche mese, e abbiamo lanciato la sfida Per combattere la noia…: una semplice sfida a mezzo Instagram. La Federazione avrebbe scelto un tema ogni due giorni e le tre Consulte avrebbero consigliato un libro, un

film e una canzone secondo il tema proposto. Abbiamo cominciato all’inizio di aprile, e continuiamo a farlo anche adesso, raccogliendo le proposte di chi ci segue e pubblicandole sul nostro profilo IG. La seconda idea che abbiamo sviluppato è partita da una collaborazione con l’Associazione sportiva Sportdinamic SSD. Abbiamo lanciato una raccolta fondi attraverso la piattaforma Gofundme per aiutare la terapia intensiva dell’ospedale “Sant’Antonio Abate” di Cantù. Ma il progetto più ambizioso che abbiamo immaginato – e che stiamo ancora immaginando – in collaborazione con la Federazione, è una serie di interviste a giovani del territorio circostante che, per ragioni legate all’emergenza, si ritrovano ad affrontare la loro giornata lavorativa in maniera diversa: infermieri, medici, assistenti sociali, educatori, membri della Protezione Civile, biotecnologi. Il progetto si basa su delle interviste a distanza, concentrandosi sul cambiamento di routine per questi giovani professionisti e su come stanno vivendo la situazione di emergenza in ambito lavorativo. La nostra speranza è di riuscire a raccontare la situazione dal loro punto di vista, di portare la loro testimonianza diretta fino a voi. Insomma, stiamo continuando a lavorare anche a distanza, anche con le complicazioni che questo comporta. Abbiamo scoperto che è possibile pensare a dei progetti per il Comune di Tavernerio anche senza trovarsi di persona. Abbiamo cambiato il nostro metodo di lavoro, ma speriamo sinceramente di potervi ritrovare presto e di riprendere da dove tutto si è fermato. Sara Gaffuri

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poesia Il tempo Guardo l’orologio, devo correre, è tardi, poi mi soffermo un attimo a pensare......... “al tempo”, più prezioso dell’oro e dell’argento. Penso al tempo che scorre inesorabilmente e non lo si può fermare assolutamente. Penso al tempo passato a rincorrere quella serenità mai raggiunta, se non in piccoli frammenti troppo presto dimenticati. Penso al tempo sprecato e non so ancora il perché, al tempo dei ricordi passati tristi e allegri, di rimpianti e occasioni mancate. Penso al tempo che passa ricordando chi non c’è più accanto e che non vorremmo mai dimenticare. Al tempo che passa troppo velocemente, per quel momento di felicità e di gioia che vorresti trattenere più a lungo o addirittura custodire per sempre. Penso al tempo trascorso insieme a te...... Al tempo che mi rimane non so ancora per quanto. Al tempo che ha lasciato sul viso la sua impronta, quella ruga profonda, quell’ espressione cupa, di esperienze vissute...... Penso al tempo spensierato dell’infanzia e della gioventù. Ed ora grazie alla mia età sono consapevole che il tempo, più prezioso dell’oro e dell’argento, non va sprecato inutilmente! ​Rosa B.

Il mio tempo Tempo, istante tra passato e futuro da vivere ora e qui. Momenti di gioia, emozione, consapevolezza, conoscenza, d’incanto e bellezza. Tempo, perle e oro, bene prezioso solo mio. Cederlo non ha prezzo, non potrei riaverlo. Posso donarlo per la gioia di vedere il tuo sorriso. Posso donarlo solo per amore.

Rosa Clerici

Chiusi in casa Chiusi in casa, ma con lo sguardo dalla finestra vedo i fiori che sbocciano, le piante, gli alberi, che si rinnovano, si svegliano… Chiusi in casa con la vitalità che ci manca, le nostre attività si sono fermate, ma la speranza non si spegne, rimane. Seduta sul divano, arriva mio figlio correndo e mi prende per mano: "Forza, mamma, usciamo!" Ma quando usciremo? A giocare con la bicicletta, insieme ai bambini, per sentire gli uccelli che cinguettano, per vedere le meraviglie della natura, per andare alla scuola di italiano… Mi sento annoiata. I miei pensieri sono accecati, tanti ricordi appaiono davanti ai miei occhi. Chiusi in casa, chissà per quanto tempo ancora? Come uccelli rinchiusi in una gabbia, con la speranza che un giorno, il prima possibile, si potrà volare più in alto, riprendere il ritmo della vita, come prima, ma senza dimenticare il passato, chi siamo e da dove veniamo…

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Adela


I giorni tristi

Il vento

Questi giorni tristi che non finiscono mai. Molti cuori spezzati e tante lacrime negli occhi innocenti. C'è molto lutto, dolore, preghiere e speranza che oggi andrà bene e domani sarà migliore.

Nel componimento intitolato “L’assiuolo”, Giovanni Pascoli fa della voce onomatopeica “chiù” non la semplice riproduzione del canto di questo uccello notturno, ma l’incarnazione di un messaggio esistenziale: il suono cupo e inquietante, acuito dall’accento posto sull’ultima vocale, che oltretutto è una vocale chiusa, vuole rendere “musicalmente” la sensazione di un’atmosfera lugubre, angosciante, che preannuncia la morte, di cui l’assiolo stesso è presagio nella credenza popolare. La poesia che segue ricalca esattamente la forma metrica e ritmica de “L’assiuolo” e ne riprende l’idea dell’onomatopea portatrice di un significato che va oltre la parola stessa. La “voce” che qui parla – resa con il versicolo onomatopeico “fii” – è quella del vento, l’unico vero testimone della tragedia di cui l’umanità è vittima, perché è l’unico a poter liberamente vagare da un posto all’altro, senza limiti, ascoltando e portando con sé le angosce, le preoccupazioni e le paure di tante persone costrette in casa. Non solo, oltre che testimone è anche mediatore: tra l’essere umano e la Natura, che è totalmente indifferente alla sofferenza che le sta attorno e, “intatta”, cioè incontaminata, prosegue il proprio corso – i fiori sbocciano come ogni anno, anche se non c’è nessuno ad ammirarli – e tra l’essere umano e il Cielo, con cui dialoga per avere qualche parola di conforto da trasmettere. E questa parola consiste sempre nell’onomatopea “fii”, che solo alla fine rivela il suo vero significato.

Per fare due passi: lavarsi le mani, mascherine, guanti, tenersi a distanza, coprirsi la bocca se starnutiamo… Verrà presto il giorno in cui usciremo, incontreremo i nostri cari, per abbracciarci, per giocare, per comprare di nuovo, per andare al lavoro, forse per dire tante cose che non abbiamo detto prima. Troppa paura ha messo in noi questo maledetto virus. Ha preso tante vite, ma noi torneremo più forti di prima, perché la vita non si ferma mai.

Adela Dov’era l’Umano? Serena Natura lasciava l’inverno intatta da un mal che avvelena, e, ignara, procede all’Eterno; il vento soltanto diffonde un senso di angoscia fin qui, e, solo, al silenzio risponde: “Fii…” E' difficile parlare del tempo ha mille sfaccettature. D’intorno le strade deserte, C'è quello che vorremmo passasse velocemente, claustrali edifici in cemento: o si fermasse un po’ di anime si odono incerte C'è quello dei tempi con le trecce, lamenti portati dal vento, il tempo delle mele. che bussa agli stipiti muti, Verranno tempi migliori si dice. sperando che si aprano un dì, Specialmente nel tempo che stiamo vivendo ora. Ma che tempo! Piove, ma che tempo, fa troppo caldo! del Cielo invoca gli aiuti: “Fii…” Non siamo mai contenti. Ognuno lo vorrebbe a modo suo E dentro le case dormienti, per il proprio comodo. un brivido di ansia e paura Il tempo potrebbe essere un bel signore trapassa i cuori dolenti, che comanda il tempo secondo i suoi capricci, custodi nutriti di Cura; oppure uno scapestrato giovanotto ma il vento riporta dal Cielo che gioca con le nostre vite. un canto profeta così: Ma che idea! carezza di serico velo… Io che ho un bel po' di anni ricordo spesso “Fii…” il tempo passato e cerco di rendermi simpatica al futuro. Profeta di ciò che sarà, Sicuramente ho tralasciato altre sfumature, sussurra: “Fii… finirà!” se vi piacesse cercatele voi con pazienza. Federica Frigerio

Parliamo del tempo.

Angelica Maesani Il Paese 13


realtá del territorio

Scuola di italiano per stranieri Ci siamo salutati venerdì 21 febbraio con un arrivederci al giovedì successivo; ci sarebbero stati due giorni di vacanza, era Carnevale e ognuno aveva raccontato qualcosa delle tradizioni del suo Paese. Eravamo particolarmente soddisfatti in quei giorni: il gruppo, che aveva stentato a formarsi tra arrivi e partenze, era ora davvero numeroso, vivace, rappresentanti di tanti Paesi, con storie diverse, ma tutti con una gran voglia di imparare la nostra lingua, ben sapendo che è il primo e più importante strumento per sentirsi parte di una comunità. Eravamo contenti per l'arrivo dei nuovi libri che avrebbero facilitato l'apprendimento (e a noi insegnanti l'insegnamento), visto che le frequenze nella nostra scuola sono open e non tutti frequentano tutti i giorni con le conseguenti difficoltà di organizzazione delle lezioni: i libri si sono fermati, ahimè, all'Unità 1. La sera dello stesso giorno il primo caso italiano di COVID-19 e la paura, l'isolamento, la noia. Si è formato un gruppo Whatsapp per tenerci uniti anche se a distanza: qualche compito, qualche verifica, ma soprattutto il piacere del 'Ciao, come state?' 'Bene, ma che brutto!' 'Domani riapre la scuola... Pesce d'aprile!'… un filo per non perderci. Adela, un'allieva albanese, giovanissima mamma di Donald, ha una vera passione per la scrittura e ha risposto all'invito della redazione. Vi consiglio di leggere con attenzione i suoi scritti, denotano una grande sensibilità e una buona competenza della lingua italiana.Anche un'insegnante, Rosa, ha voluto donarci una sua poesia, che trovate pubblicata qualche pagina prima. Uno spaccato della nostra scuola, che, anche se chiusa, esiste e continuerà appena possibile la sua azione. Regina 14 Il Paese

Carissimi bambini, questo virus ci ha costretti a lasciarvi senza le nostre letture per troppo tempo, ma ci ritroveremo. Non ci siamo dimenticate di voi, anzi, spesso pensiamo che avrete saputo trovare nuove attività per occupare il tempo ‘sospeso’ e pensiamo anche ai vostri genitori, che si inventano ogni giorno cose nuove per voi. Il tempo sembra non passare mai, vero? UFFA! Ma a volte vale la pena aspettare…. Ecco una bella lettura per voi, mamme e papà ve la leggeranno. A presto!


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Coronavirus... Vivi la vita con amore, pazienza e positività V’è un grande Paese che si chiama Cina. Da questo Paese inizia tutto e invade il mondo. Sapete che cosa inizia in un giorno di novembre o dicembre? Era stato un giorno normale per molte persone, come gli altri giorni, ma improvvisamente si sentono voci che una persona si è ammalata e non si sa di cosa soffre. Da allora ogni giorno sempre più persone vengono infettate da questo virus. Le analisi diagnostiche a un certo punto rivelano che l’infezione è causata da un coronavirus sconosciuto, non si capisce da dove viene e nemmeno perché si sta diffondendo così in fretta. I medici fin dall’inizio stanno cercando una cura che

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salverà la vita delle persone colpite dal virus, ma non c’è una risposta esatta e i tormenti sono molti. Se ne parla ovunque, discussioni, paure infinite, le notizie nei media, il titolo quotidiano: virus. Chi lo avrebbe pensato che il mondo intero sarebbe stato sopraffatto da questa epidemia?! C’erano persone in altri Paesi, in altri continenti che temevano che il virus potesse afferrarle. Siamo lasciati al destino. Speriamo che Dio abbia pietà di noi. Dopo la Cina il virus è entrato anche in Italia dove viviamo noi; tante persone muoiono ogni giorno con una velocità spaventosa. La regione Lombardia è la più colpita dal virus in Italia. Ecco qua, questa dannata epidemia che sta prendendo il sopravvento e vite ogni giorno. La situazione sta spaventando il mondo intero. Lutto, pianto, lacrime, dolori senza fine per i familiari che hanno perso i loro cari. Paura per tutti, per me che oggi mi sono svegliata e domani potrei essere infettata e nei giorni seguenti potrei non respirare, non esserci più… Temo che domani potremmo non sentire le voci dei nostri figli, le loro risate, potremmo non vederli mentre crescono, mentre fanno i primi passi, non sentire le loro prime parole, quando dicono: “Mamma, papà, vi amo tanto”. Paura di non vederli quando andranno all’asilo, il primo giorno di scuola, quando li aspetti a braccia aperte mentre ritornano a casa; applaudire a un successo di tuo figlio o nei giorni difficili dargli coraggio e consigli e abbracciarlo nel bene e nel male. Paura di essere separato da questo mondo lasciando il tuo angelo solo, senza il calore, senza il supporto di uno o di tutti e due i genitori. Paura che arrivi la notizia che anche i tuoi genitori sono infettati, e non riesci a credere che hanno lasciato questa vita, ieri hanno parlato, ho sentito le loro voci… vai a casa, guardi le loro foto con le lacrime agli occhi, vorresti poterli abbracciare oggi. La mente va ai ricordi dell’infanzia e più che mai ci si rende conto di quanto valore hanno i genitori, quelle mani che ci hanno abbracciato, nutrito e protetto. È possibile vivere la vita come prima, essere tranquilli? No, fino a quando questa malattia non sarà sconfitta, questa crisi attanaglierà il mondo. Quindi, forti di questa tragedia, dovremo poi essere gentili, fare buoni gesti, perdonare gli altri, aiutarci l’un l’altro, non provare rabbia, invidia, odio per nessuno, non gioire per le sventure di altri. Chiedere a Dio di perdonarci per i peccati commessi, ringraziarlo di essere ancora vivi e di avere il tempo di fare cose come non abbiamo fatto prima, di poter vedere i bambini mentre crescono, festeggiare i compleanni, godere degli abbracci dei genitori, cambiare il ritmo della nostra vita per meglio viverla, senza essere impantanati nello stress e nelle cattive abitudini che danneggiano la vita. Motto per questo tempo: vivi la vita con amore, pazienza e positività, come se ogni giorno fosse l’ultimo, perché non sai cosa riserva il futuro. Adela


Un VIAGGIO verso…

Anche quest’anno don Giorgio ha espresso il desiderio di poter donare a tutta la comunità, in una serata prima del Santo Natale, un momento di Elevazione Spirituale che potesse coinvolgere persone e gruppi della Comunità Cristiana di Tavernerio, Solzago e Ponzate. La proposta è stata di prendere spunto dalla narrazione di un’esperienza di volontariato, che potesse essere collegata anche alla presentazione e benedizione di una nuova opera, una tela rappresentante la Natività, all’interno della Chiesa di Tavernerio, aiutandoci così ad entrare nello spirito del Natale anche attraverso la musica e il canto. Un VIAGGIO breve, ma pur sempre un viaggio è il tempo di Avvento che, come ogni anno, ci accompagna e conduce al Santo Natale. È stato un viaggio tra musica, parole, immagini, un viaggio di ascolto. Un viaggio del CUORE, seguendo le armonie delle voci di piccoli e grandi, scoprendo l’interpretazione delle Sacre Scritture attraverso l’arte, espressione di un desiderio di vita, di amore e di speranza. Ma da dove partire? L’incipit è venuto così, scegliendo quattro concetti chiave che facessero da filo conduttore tra la narrazione tratta dal libro “Muri come il cielo”, il quadro che sarebbe stato svelato e il tempo liturgico che si stava vivendo, il tutto accomunato da ciò su cui si fonda la Parola di Dio, la quale è anima e ispiratrice di tutta l’esistenza cristiana: vita e missione sono testimonianza, in forma viva, delle Scritture. 1 L’incontro, “Ci sono persone che incontriamo e che cambiano il corso della nostra esistenza”; 2 il prendersi cura, “Accorgersi che c’è un altro davanti a noi che ci interpella e decidere di spenderci per lui”; 3 il cammino, “Non so dove vada la mia strada, ma cammino meglio quando la mia mano stringe la tua”; 4 il ritrovarsi, “Se hai cuore non puoi perdere niente, puoi solo ritrovare”. Crediamo che ognuno di noi possa affermare di aver sperimentato uno o tutti di questi quattro movimenti… Queste introduzioni, che hanno preceduto le quattro fasi della narrazione, hanno come comune denominatore il NOSTRO CUORE, quello da noi sentito come organo centrale della vita interiore, come fonte delle espressioni multiformi della vita spirituale, posto, per così dire, nell’’io profondo’. In contesti socio-culturali, quando si parla di cuore, si allude innanzitutto alla vita affettiva, alle emozioni, ai sentimenti che hanno nel cuore la loro sede. Nel linguaggio biblico, invece, il cuore ha un significato molto più esteso, perché designa tutta la persona nell’unità della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua libertà. Il cuore è la sede della memoria, è il centro dei progetti, delle scelte e delle azioni, dell’uomo. Cuori pulsanti, festosi,

diversi nella loro particolarità come le TRE CORALI e il CORO dei RAGAZZI che ci hanno regalato melodie inedite e popolari, proponendo canti della più classica tradizione natalizia, ma anche arrangiamenti poco conosciuti. Emozionante è stato il loro “fluire, convergere” verso l’altare a rappresentazione di quello che le nostre parrocchie stanno cercando di costruire: un cammino, seppur faticoso, verso una Comunità Pastorale che sia in grado di essere custode delle storie passate e testimone di una Chiesa nuova, soprattutto con relazioni nuove e sincere. La novità, che ha davvero riscaldato i cuori, è stata la presenza creativa, l’impegno e la vivacità della Consulta Giovani che si è resa disponibile nella preparazione e proiezioni delle immagini e nella lettura del racconto. Hanno portato una ventata di freschezza, che ci auguriamo possa continuare. Abbiamo respirato un clima di collaborazione e fraternità tra i tanti che si sono messi a servizio, da i maestri dei cori, ai tanti coristi, ai musicisti, ai giovani, ai volontari di oratorio, all’artista dell’opera, a padre Lino dei Saveriani e al gruppo di anziani che hanno innalzato la tela alla parete. Un ringraziamento va ancora a don Giorgio e ai suoi collaboratori, per averci dato l’occasione di creare e vivere in un’atmosfera di meditazione raccolta e sentita, un momento suggestivo e profondo; un grazie anche al nostro Vescovo Oscar, che ha accettato l’invito per la benedizione dell’opera e per essersi trattenuto per l’intera serata. Un grazie a Francesca Lironi, autrice del libro, e uno speciale a Fabio Vozzo, protagonista del racconto, che ha partecipato alla serata e ci ha coinvolto con il racconto della sua esperienza missionaria in India. Il VIAGGIO non si è fermato a conclusione della serata, ma continua nella nostra quotidianità ogni volta che ci mettiamo in viaggio dentro noi stessi, quando il nostro CUORE desidera il bene, quando Dio si fa presente, ci incontra nell’avventura del viaggio del nostro cuore. Gruppo Animatori Liturgici Il Paese 17


Muri come il cielo

Alcide Gallani: una Natività speciale per Tavernerio

La lettura che abbiamo scelto per il concerto di Natale è un racconto biografico intitolato “Muri come il cielo”, scritto da Francesca Lironi. Il libro, una raccolta di foto e testi su degli sfondi dello stesso colore del cielo, racconta di un missionario, Fabio Vozzo, che da 20 anni lavora come volontario a Calcutta con le suore Missionarie della Carità di Madre Teresa. La breve biografia di Fabio è raccontata, però, non dal punto di vista del volontario, ma da quello di una ragazza indiana, Hena, che Fabio ha incontrato in uno dei vuoi viaggi nel Paese. Abbiamo scelto questo racconto perché ci ha permesso di mettere in scena una sorta di ricostruzione teatrale, una piccola rappresentazione di quello che Lironi voleva raccontare. Come detto, la storia è raccontata in prima persona da Hena, che è uno dei personaggi principali del racconto. Insieme alla ragazza abbiamo conosciuto anche il fratello Sunny, la madre e un amico di Hena, Kaysar. La storia di queste persone si intreccia strettamente con quella di Fabio, che incontra Hena e suo fratello per strada e li ritrova successivamente, anni dopo. L’incontro è infatti uno dei temi principali della lettura, il pilastro portante che ha permesso a vite diverse di intrecciarsi e di continuare a crescere insieme. La vita dei due bambini prima di incontrare Fabio era segnata dalla povertà e dall’abbandono, il loro incontro è stato provvidenziale e ha rivelato quanto l’impegno per gli altri e la comprensione dell’animo umano possano rendere più semplici le vite altrui. Grazie a Fabio, Hena e Sunny hanno potuto vivere un riscatto sociale e personale pieno: entrambi sono diventati una madre e un padre con una grande famiglia serena. Le condizioni di vita in una città come Calcutta sono sicuramente peggiori di quelle che affrontiamo noi, ma i due ragazzi hanno comunque raggiunto obbiettivi di vita importanti e la loro serenità non sarebbe stata possibile senza quell’incontro provvidenziale con Fabio. La lettura ad alta voce della vicenda e il susseguirsi delle voci dei personaggi interpretati da lettori diversi ci hanno permesso di creare un’atmosfera coinvolgente. Abbiamo scelto la storia di Hena e Fabio perché ci è sembrato il modo migliore per parlare di valori come l’incontro, il prendersi cura degli altri, il cammino verso il proprio futuro e il ritrovarsi una volta raggiunto l’obiettivo. È stata una lettura semplice per guadagnare tutti insieme dei traguardi importanti. “Muri come il cielo” è una storia di riscatto e provvidenza, di amore e impegno, ma soprattutto è una storia di dedizione: la dedizione di due bambini per la loro famiglia, la dedizione di Fabio per i due bambini, la dedizione di persone buone nei confronti delle anime innocenti, e, soprattutto, la dedizione di una giovane ragazza che alla fine ha conquistato la sua vita in una piccola casetta con i muri blu come il cielo. Sara Gaffuri

In occasione dell’inaugurazione della mia ultima tela realizzata per la nuova chiesa parrocchiale di Tavernerio, ho ricevuto con piacere l’invito di Sabrina Mantegazza a far conoscere ai suoi concittadini la mia attività artistica. Circa vent’anni fa sono stato contattato dall’allora parroco don Silvio Bernasconi per arredare la parte superiore della pianta centrale della nuova chiesa. Nacque subito l’idea di grandi teleri colorati che narrassero simbolicamente e allegoricamente racconti biblici e che svolgessero al contempo una funzione di fonoassorbenza, problema non secondario vista la vastità della sala. Dopo l’inaugurazione nel 2002 delle prime due opere, “Il Mistero Eucaristico” e “La Creazione dell’Universo”, è seguita, fino al 2010, la realizzazione di altri tre teleri raffiguranti “I 10 Comandamenti”, “La parabola del seminatore” e “L’entrata in Gerusalemme”. Nel 2018, all’ingresso di don Giorgio Cristiani nella comunità religiosa, alcuni parrocchiani hanno sollecitato il completamento del ciclo con le due opere mancanti, “La Natività” e “Il Battesimo di Cristo”. Ho subito accettato con piacere e a titolo gratuito la richiesta di eseguire “La Natività”, concordando col

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nuovo parroco i tempi di consegna e alcune modifiche, in modo da rendere l’opera didascalica e di più facile lettura rispetto al progetto originario. La “Natività” è stata inaugurata dal vescovo di Como Mons. Oscar Cantoni nella serata del 22 dicembre dello scorso anno, alla presenza di altre autorità religiose e di molti parrocchiani. L’opera, lunga 9 metri e alta 3, è la più piccola delle sei finora allocate; nonostante ciò, la dimensione della tela assume come le altre una veste scenografica e determina il “luogo” del messaggio. La scena centrale è riempita dal Bambinello che sembra voler invitare a un grande abbraccio la comunità che si accinge a lasciare la sala. Per la trasposizione sulla tela del racconto della Natività è stata per me preziosa la lettura di alcuni testi di Erri De Luca, autore che, pur da un punto di vista laico, riserva profonda attenzione alle

tematiche religiose. Al completamento del ciclo dei racconti biblici manca “Il Battesimo di Cristo”, che spero di eseguire con il supporto di sponsor, per poter far fronte almeno alle spese vive. Nella realizzazione dei teleri ho avvertito la necessità di mediare fra il mio stile artistico, astratto e concettuale, e una pittura concreta e figurativa che consentisse una lettura di più ampia fruizione. Il tema approfondito in questo ultimo lavoro è quello dell’amore universale, un tema che ho sviluppato in tutto il mio percorso artistico ed è sempre stato al centro della mia ricerca. Amore che vorrebbe abbracciare tutte le esperienze della vita attraverso una narrazione espressiva fatta di segni. I simboli più ricorrenti nelle mie opere sono il cuore e il seme. Il cuore come centro vitale dell’universo e allo stesso tempo presente in ogni individuo, fulcro dinamico dell’esperienza umana. Il seme, che si propone come continuazione della vita, legame fra passato e futuro. Spesso i miei lavori sono accompagnati dalla parola scritta in corsivo che scorre sulla tela, sul foglio, su ceramica e anche nella scultura e che arricchisce e rinforza i concetti già rappresentati attraverso forme e colori. I valori presenti nel mio racconto artistico mi hanno portato a realizzare opere in tutto il mondo, permettendomi di seminare ottimismo e speranza, di cui abbiamo fortemente bisogno in questo periodo buio. Per ulteriori informazioni e contatti: www.alcidegallani.com gallanialcide@virgilio.it Alcide Gallani

Nelle foto alcune opere del Gallani che mettono in evidenza il suo eclettismo. Il Paese 19


L’importanza delle librerie Nei giorni che avete passato a casa, sicuramente vi sarà capitato di utilizzare un sistema di video conferenza o di guardare dei programmi televisivi in cui gli ospiti, non potendo andare di persona, apparivano in collegamento via web. Avrete notato che molto spesso sullo sfondo, alle spalle degli intervistati, sono apparse scaffalature contenenti libri. Un famoso imprenditore del mobile che conosco, una volta, mi aveva confidato che per lui il libro non è altro che un “complemento d’arredo”, un oggetto di puro piacere visivo che riempie armoniosamente gli spazi. Aveva persino creato dei finti libri in legno da mettere sui ripiani e ne aveva venduti anche parecchi. A me invece piace pensare che tutte le librerie notate nei collegamenti visivi contengano libri veri, vissuti, consultati, amati, letti. Ognuno ha le proprie teorie su come ordinare i libri sui ripiani: chi per autore, chi per argomento, chi per cronologia storica. Nella mia libreria c’è una sezione dedicata agli “stati d’animo”: libri da consultare quando si è tristi, arrabbiati, incerti sulle decisioni, ma anche quando si è di buon umore e si vuole ridere e sentirsi leggeri… Frequento la biblioteca comunale, ma spesso, se leggo un libro che mi piace particolarmente, lo compro per poterlo rileggere a casa, interamente o solo in parte. È difficile staccarsi dalle pagine, dal piacere sottile che deriva dal maneggiare un libro, dal saggiarne la copertina, dal profumo misterioso che solo la carta stampata può regalare. La libreria è il contenitore meraviglioso nel quale mettiamo ricordi di vita, appunti di scuola e cultura, diari di memorie

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ed emozioni, vocabolari e dizionari densi di parole e significati. Leggere è la chiave per aprire la porta di tanti mondi: dalla realtà alla fantasia, dalla storia all’attualità, dall’avventura al quotidiano; pagina dopo pagina, lo svolgersi della trama ci fa a volte sognare, a volte riflettere, a volte divertire, a volte intristire. Sicuramente ci fa provare dei sentimenti, ci apre la mente verso nuovi punti di vista, ci fa capire che gli argomenti possono essere affrontati da una prospettiva diversa dalla nostra. Possiamo anche non essere d’accordo con ciò che scrive l’autore, ma capirne le motivazioni ci aiuta a sviluppare senso critico. Viviamo in un mondo interamente influenzato da Internet, siamo multitasking. L’attenzione si sposta in tutte le direzioni possibili e, in soli cinque minuti di tempo, ognuno di noi svolge mille attività: invia mail, organizza il lavoro, messaggia con più persone. Quando si legge un libro tutta l’attenzione si riversa sulla storia. Grazie alla lettura ci isoliamo dal resto del mondo e ci ritroviamo immersi nei dettagli. È come prendersi una pausa dalla frenesia e dedicarsi completamente a sé stessi e alla propria interiorità. Il tempo utilizzato per leggere non è mai tempo sprecato. Scrive Daniel Pennac : ”Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore”. Sabrina Mantegazza


La Trota fario

Il balcone

Nome comune: Trota fario Nome scientifico: Salmo trutta

Il balcone: Fino a un mese fa uscivo sul balcone solo per buttare l’indifferenziata, ma, adesso ci vado per guardare il mondo esterno e per prendere un po’ di aria fresca. Quindi in questo momento è il mio mondo, anzi, non solo il mio anche quello delle mie “bimbe” (l’avevo già scritto in un mio racconto – le mie gatte). Ora capisco perché loro uscivano sempre sul balcone, si sentivano al sicuro, anche per me oggi il balcone è diventato un posto sicuro, un posto dove posso comunicare col mondo (a distanza) e sappiamo il perché. Ogni giorno dal mio balcone osservo: una continua fila di persone che aspettano il proprio turno per entrare in farmacia, indossano mascherina, guanti, mantenendo la distanza di sicurezza; si percepisce la tensione, perché la gente non parla, le persone non si guardano tra di loro; questo mi fa venire i brividi. Ho notato anche che sta arrivando la primavera. Pensate che il marciapiede che percorrevo per andare a catechismo è pieno di alberi fioriti. Nel giardino di fronte al mio balcone​c’è una pianta in fioritura, con fiori molto grandi! Mia mamma mi ha detto che è una Magnolia. Un’altra cosa che non avevo mai notato, anzi mai udito, sono i suoni circostanti. Il cinguettio interrotto degli uccellini, l’abbaiare di un cane o il parlare delle persone che si fermano sotto il mio balcone. É arrivata la sera… si accendono i lampioni e ne ho uno proprio fuori dalla mia finestra “che mi fa compagnia per tutta la notte”. Guardo la strada che porta a Solzago e vedo le strade deserte, davanti alla Coop non c’è più nessuno, vedo la cassiera uscire e anche lei stupita tra sé e sé dice: “Anche oggi ce l’abbiamo fatta!” Entro in casa, a domani Mondo! Ci vediamo sul Balcone! Maoret Martina - Classe 1A Media

Habitat: Vive in acque fredde, limpide e molto ossigenate, come quelle di torrenti e ruscelli di montagna. Non tollera temperature superiori ai 17 °C, ma si può dire che la temperatura ideale sia intorno ai 5/10 °C. Di giorno rimane nascosta nelle buche, disposta contro corrente, mentre di notte si sposta alla ricerca di nuove tane. Alimentazione: Ha una dieta tipicamente carnivora e si ciba di tutto ciò che cade in acqua: insetti, molluschi, vermi, ecc. Crescendo tende a predare piccoli pesci e anfibi, non disdegnando neanche gli esemplari della sua stessa specie. Riproduzione: Avviene nei mesi invernali. La femmina depone le uova sul fondo, poi in primavera nascono gli avannotti, che si nutrono di piccoli crostacei (dafnie), di piccoli vermi e altri microorganismi. Pesca: Nell’antichità solo i più ricchi potevano pescarlo in laghetti privati o ruscelli, ora, invece, è un animale molto ricercato, dato che può raggiungere dimensioni ragguardevoli per un pesce d’acqua dolce e ha delle carni pregiate. Viene catturato con la tecnica della mosca secca, con i cucchiaini, oppure con l’esca viva costituita da lombrichi, camole del miele o dalle tarme della farina (Tenebrio molitor). Curiosità: C’è un noto dibattito tra gli scienziati sulla sua classificazione, infatti, al momento, è classificata come una sottospecie, o meglio, una variazione cromatica della trota comune, anche se altri sostengono si tratti di una specie distaccata dalla trota comune. Carlo Scudeler

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Ultime dalla Commissione Biblioteca Dalla sera del 21 febbraio scorso abbiamo dovuto purtroppo interrompere i nostri incontri con l’autore. Abbiamo chiuso in bellezza parlando di Algoritmi con Chiara Spallino, già con un vago senso di preoccupazione per la notizia del primo contagiato da COVID 19 in Italia, ma nessuno avrebbe potuto immaginare quella sera come e per quanto tempo avremmo dovuto interrompere la normalità delle nostre vite e, come Commissione Biblioteca, gli interessanti incontri già programmati. Grazie a Cecilia per quaranta giorni vi abbiamo tenuto quotidianamente compagnia su Facebook con #iorestoinbiblioteca, presentando i libri incontrati nel corso di questi ultimi anni o qualche testo, poesia, video, canzone che ci hanno particolarmente colpiti. In attesa di rivederci, speriamo presto, invitiamo ad una riflessione sul mondo, che dopo questa pesante quarantena, desideriamo abitare e su quale stile di vita vorremo adottare. Regina Confalonieri José “Pepe” Mujica Un uomo, un’idea di vita perseguita con coerenza. Il periodo di pandemia ha cambiato le abitudini del nostro presente. Ha colpito le nostre libertà, ci ha toccati in modo più o meno diretto negli affetti. Ci ha fatto riscoprire l’insicurezza e la paura del domani. Ne sembravamo immuni, tutti immersi in una vita dal tempo infinito. Tuttavia, ha regalato la possibilità di accantonate pulizie casalinghe, di tornare a letture dimenticate, provare a fare il pane in casa, oppure approfondire qualche ricerca negli scaffali di Google. Ecco, “navigando” mi ricordo di un nome, “Pepe”. Un uomo dalla vita rischiosa e straordinaria, sostenuta da pensieri illuminati e illuminanti, tra sogno e utopia, che, come d’uso sui “SOCIAL”, vorrei condividere con Voi. Il “Discorso sulla felicità”, con cui José Mujica, allora Presidente dell’Uruguay, lasciò tutti a bocca aperta al summit Rio de Janeiro del 2012, è da considerare tra questi pensieri. Josè “Pepe” Mujica rappresenta un simbolo di un mondo tanto diverso quanto possibile. Da guerrigliero a Presidente del suo Uruguay. Un Presidente fuori dal comune, che del suo stipendio di 8mila euro tratteneva per sé solo 800 euro, che ha rifiutato di abitare nel palazzo presidenziale, che oggi vive una piccola fattoria alla periferia di Montevideo e che ha ancora come macchina un Maggiolino dell’87. Le parole di Pepe Mujica, la sua profonda diversità, la 22 Il Paese

sua dolce speranza e la sua forza, sono oggi una realtà che molti provano a far dimenticare. In questo discorso, c’è tutta la potenza di un messaggio semplice e rivoluzionario che fa sognare ancora e che potrebbe davvero salvare l’uomo, il pianeta e la società, riscoprendo l’umanità e la socialità come valori fondamentali per un sistema nuovo, più giusto, più libero e più felice. “Discorso sulla felicità” “Ringrazio gli organismi e le autorità provenienti da tutte le latitudini. Molte grazie anche al popolo brasiliano e alla sua Presidente, Dilma Rousseff. Ringrazio la buona fede che, sicuramente, hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Come governanti, siamo l’espressione dell’intima volontà di avallare tutti gli accordi che questa nostra, povera, umanità possa sottoscrivere. Tuttavia, permettiamo a noi stessi di farci qualche domanda a voce alta. Per tutto il pomeriggio si è parlato di sviluppo sostenibile, di togliere le immense masse dalla povertà. Ma cosa aleggia nelle nostre menti? Forse l’attuale modello di sviluppo e di consumo delle società ricche? Mi faccio questa domanda: che succederebbe a questo pianeta se gli indiani possedessero la stessa proporzione di automobili per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci rimarrebbe da respirare? Sarò più chiaro: il mondo ha oggi gli elementi naturali per fare in modo che sette o otto miliardi di persone possano avere lo stesso livello di consumo e di spreco che hanno le più opulente società occidentali? Sarà mai possibile? O dovremo forse, un giorno o l’altro, cambiare tipo di discussione? Perché abbiamo creato un civiltà, quella in cui viviamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza e che ha generato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma ciò che è nato come economia di mercato, è diventato società di mercato. E ci ha offerto questa globalizzazione, che significa doversi occupare


per tutto il pianeta. Stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione a governarci? È possibile parlare di solidarietà e di unione in un’economia basata su una concorrenza spietata? Fino a dove arriva la nostra fratellanza? Quello che dico non vuol negare l’importanza di questo evento. Al contrario: la sfida che abbiamo davanti è di una magnitudo di carattere colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica. Oggi l’uomo non governa le forze che ha scatenato, ma sono quelle forze che governano l’uomo e la nostra vita. Perché non siamo venuti al mondo per svilupparci soltanto, così, in termini generali, ma veniamo alla vita per cercare di essere felici. Perché la vita è corta e se ne va. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare! Però se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare di più, allora la società del consumo ne è il motore. Perché in definitiva, se il consumo si paralizza o si blocca, si rallenta l’economia, e se si rallenta l’economia appare il fantasma della stagnazione per ognuno di noi. Ma è proprio l’iperconsumo che sta aggredendo il pianeta, e quell’iperconsumo genera cose che durano poco, perché bisogna vendere molto. E allora una lampadina elettrica non può durare più di 1000 ore accesa, però esistono lampadine che possono durare 100mila–200mila ore accese! Però non si possono produrre perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e sostenere una civiltà dell’usa e getta, e così ci troviamo in un circolo vizioso. Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che è ora di iniziare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di voler ritornare all’uomo delle caverne, né di erigere un monumento al passato, e tuttavia non possiamo continuare ad essere indefinitamente governati dal mercato, ma dobbiamo governare noi il mercato. Per questo dico che il problema è di carattere politico. Gli antichi pensatori, Epicuro, Seneca, gli Aymara* dicevano: “Povero non è colui che possiede poco; povero è, in realtà, colui che ha infinitamente bisogno di molte cose, colui che desidera, desidera, desidera, ancora e ancora”. Questa è una chiave di lettura di

Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015

carattere culturale. Voglio dunque salutare lo sforzo, gli accordi che si stringono e, come Presidente, accompagnerò tutto questo. E li appoggerò, come governante. So che alcune delle cose che sto dicendo “stridono”, ma dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua e dell’aggressione all’ambiente non sono una causa. La causa è il modello di civiltà che abbiamo costruito e ciò che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere. Appartengo ad un piccolo paese molto ben dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese vivono poco più di 3 milioni di persone e ci sono 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E 10 milioni di capre stupende. Il mio paese è esportatore di cibo, latticini, carne. È un territorio pianeggiante con quasi il 90% del territorio fertile. I miei compagni lavoratori hanno lottato molto per le otto ore di lavoro e adesso stanno per ottenerne sei! Però chi ha le sei ore, si trova un altro lavoro, e quindi lavora più di prima. E perché? Perché deve pagare una serie di rate: per la moto, l’automobile. E così paga e paga rate finché si ritrova essere vecchio e reumatico, come me, a cui se ne è andata la vita. Allora viene da chiedersi: è questo il destino della vita umana? Queste cose che dico sono molto elementari. Lo sviluppo non può andare contro la felicità, ma deve essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, delle cure ai figli, dell’avere amici, dell’avere il necessario. Proprio così, perché il tesoro più importante che abbiamo è la felicità. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente naturale si chiama “felicità umana”. Grazie.” José Alberto Mujica Cordano (presidente Uruguay 2010-2015) (note e consigli) *Gli aymara o Aymarà sono una popolazione che vive prevalentemente nelle vicinanze del lago Titicaca tra Perù, Bolivia, il nord del Cile e il nordest dell’Argentina. In realtà non identifica un sottogruppo etnico vero e proprio, ma comprende l’insieme degli individui che, pur appartenendo a differenti sottogruppi etnici, hanno come lingua madre una lingua appartenente alla famiglia aymara. (Wikipedia) Pepe Mujica - Una vita suprema di Emir Kusturica (2018) film Ci piace ricordare: Quest’anno ricorre il 50° anniversario de La Giornata della Terra (Earth Day), il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa ricorrenza ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. I sottostanti film denunciano in maniera drammatica la differenza tra celebrazioni di facciata e comportamenti reali. Antropocene - L’epoca umana - di Jennifer Baichwal - Canada (2018) film Home – di Yann Arthus-Bertrand - Francia (2009) film Gianni Molteni Il Paese 23


Un incontro inconsueto dopo 78 anni di lontananza Dobbiamo andare, per raccontare questa storia, all’anno di grazia 1942, che tanto di grazia non fu in quanto infuriava la seconda guerra mondiale con tutti i suoi fatti nefasti di cui si è venuti a sapere al termine della stessa. Se poi si aggiunge che nell’ottobre di quell’anno moriva mio padre, lasciando mia madre e cinque figli di cui nessuno aveva l’età per lavorare, vi lascio immaginare quale ‘grazia’ sia stato per me quell’anno, in cui di anni ne compivo sei. Tornando alla storia di mio padre, poco prima del trapasso a mia madre venne consigliato di allontanare il più possibile i ragazzi da casa per evitare loro il travaglio insopportabile di gente che veniva e andava e poi tornava, incuriosita magari, più che commossa dalla tragedia che si andava compiendo. Io fui portato da una vecchia cugina di mia mamma ad Albavilla, di nome Regina, mai vista prima, che aveva tre figli poco più grandi di me. Con loro ho trascorso solo tre giorni, poi ritornai a casa per il funerale di mio padre. Ma sono stati sufficienti a incidere in modo indelebile nel mio cuore le loro sembianze e l’amore che mi trasmisero i loro nomi: Mina, la maggiore, una ragazza che oggi definiremmo ‘da copertina’, alta, bionda, dai capelli arricciati e folti e dallo stile sempre impeccabile; Roberto, il più serio e col piglio da capofamiglia che dà poca confidenza, ma di cui ti puoi sempre fidare, che mi aveva suggerito qualcosa per i compiti che la maestra, bontà sua, si era premunita di farmi avere a casa; Adelio, l’Adone di casa Cigardi, molto ricercato dal gentil sesso, di cui lui non ha mai rifiutato

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le offerte. Quest’ultimo è poi diventato il dirigente di un calzaturificio a Lugano, che sotto la sua direzione sfornava duemila paia di calzature al giorno, soprattutto, questo è ovvio, da donna. Questo lo si dice per la verità, non per piaggeria. Da allora solo sporadici incontri: una volta con Mina, quando, durante una passeggiata alla Capanna Mara, intravvedo davanti una coppia, la cui figura femminile mi sembrava mia cugina, e gridai “Mina” e lei si girò di scatto e mi presentò il fidanzato. Con Roberto ci incontrammo una volta al Gnocchetto, che era il punto di incontro di alcuni uomini per scambiarci qualche impressione su come andava il mondo e qualche disputa sulla politica comunale e nazionale. Adelio l’ho intravisto in una fiera della Madonna di Alzate, dove ero andato con le mie sorelle, che mi sconsigliarono di chiamarlo in quanto sembrava che stesse inseguendo una fanciulla. Capita che un giorno, andando a far spesa con mia moglie all’Eurospin — tanto per non far pubblicità — all’entrata vedo in fondo al corridoio una persona che si guardava intorno un po’ spaesata e mi sovviene un flash! E dico a mia moglie: “Ma quello mi sembra mio cugino di Albavilla!” E lei “Ma va là, ti sembrerà, ma figurati dopo oltre settant’anni!” E io, non contento “Scusi lei è di Albavilla?”. Lui mi guarda un po’ interdetto e mi risponde in dialetto: “No, mi sun de Bergum”. Per fortuna interviene la moglie sua, di cui poi saprò il bel nome di Rosanna, che mi avvicina e mi fa: “Ma lei chi è?” “Io sono Romano” E lui come colpito da un fulmine “Ul Romano da la Laurina?” e mi abbraccia con calore. Laura era il nome della mia ‘santa’ mamma, che io ritengo tale perché allevare cinque figli in quel tempo di guerra, senza alcun cespite in famiglia, credo che nessuno ai giorni nostri ne sarebbe capace. Quell’incontro casuale diventa un “arrivederci, a presto, ma mi raccomando non tardate, noi abitiamo ad Albavilla”. Quest’incontro casuale mi ha risollevato lo spirito e credo faccia parte dell’imponderabile mistero che la vita ti pone di fronte per ricordarci quant’è bella e quanto valga la pena di viverla fino in fondo e io dico fin che Dio vorrà. Romano Meroni


Vicini anche a distanza: come la riorganizzazione di Villa Santa Maria ha garantito assistenza e sostegno anche in tempo di Coronavirus

che il lancio di un nuovo Servizio di ascolto e sostegno psicologico per i dipendenti, e poi l’avvio di una Newsletter quotidiana per mantenere un contatto con i genitori dei bambini del Centro Diurno, con una serie di indicazioni pratiche, spunti e suggerimenti utili per affrontare l’emergenza Coronavirus e il periodo di isolamento con i propri figli; e, ancora, il rafforzamento della comunicazione attraverso i canali Social e l’adozione di diverse misure per prevenire e contenere la diffusione del Coronavirus, dalla limitazione degli accessi con la creazione di percorsi ad hoc, con Salvaguardare la salute dei propri operatori e dei tanti check point all’ingresso per il controllo della tempebambini che frequentano la struttura, supportare le fa- ratura corporea e la distribuzione di tutti i dispositivi miglie dei bambini che frequentano il Centro Diurno di protezione individuale (DPI), alla sorveglianza sadi Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, nitaria del personale dell’Istituto, fino all’attivazione garantendo la continuità delle prestazioni educative, di un Nuovo Comitato di Gestione dell’Emergenza riabilitative e di didattica specializzata anche durante Covid-19 per monitorare la situazione e condividere la fase di isolamento domestico, offrire un sostegno attività preventive. Dr.ssa Emanuela Aiani psicologico ai dipendenti, per affrontare attraverso Responsabile Ufficio Qualità l’impiego di tecniche EMDR le emozioni, le ansie e le Villa Santa Maria difficoltà che caratterizzano l’impegno degli operatori sanitari in questo periodo così particolare. Se dovessimo raccontare in poche righe come Villa Santa Maria ha riorganizzato i propri servizi e la gestione del tempo dedicato alle attività nella fase di emergenza Coronavirus, si potrebbe partire da qui. Ma il Centro Multiservizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di via IV Novembre ha fatto molto di più. Fin dagli esordi dell’emergenza Coronavirus (20 febbraio 2020) Villa Santa Maria ha infatti adottato una serie di precauzioni e misure grazie alle quali è stato possibile portare avanti le attività pur in un contesto fortemente mutato, garantendo anche la regolare apertura e il funzionamento del Centro Diurno di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (CDNPIA) e dei Servizi ambulatoriali, come da indicazioni di Regione Lombardia e ATS Insubria. Tra questi interventi, la riduzione o riorganizzazione di alcune attività per rispondere a un livello di sicurezza maggiore con la creazione di percorsi liberi dall’infezione e accessibili a tutti, la predisposizione di vie di accesso dedicate e distinte in modo da far fronte ad eventuali positività al virus dei più piccoli, l’adozione della modalità Smart Working per dipendenti e collaboratori, dove possibile, e molto altro. Il tutto mantenendo ferma la propria missione di mettersi a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie per migliorare il loro stato di salute psicofisica e la qualità della vita. Più nel dettaglio, per quanto riguarda il supporto alle famiglie dei pazienti del Centro Diurno e del Polo Territoriale che, nella fase di emergenza sanitaria, non hanno potuto accedere alla struttura, sono stati attivati due progetti in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Tavernerio: Smart School e Smart Rehabilitation. Entrambi coordinati dagli educatori e terapisti, questi strumenti si sono rivelati utili non solo per supportare un centinaio di bambini dal punto di vista educativo, didattico e riabilitativo, ma anche per dare un sostegno psicologico alle famiglie in una congiuntura particolarmente complicata. Non solo. La riorganizzazione del Centro ha visto anIl Paese 25


realtà del territorio

dall’Ordine Nazionale degli psicologi e dalle associazioni che si occupano di traumi e situazioni complesse. Storia di un coronavirus di Francesca Dall’Ara, psicologa e psicoterapeuta, Neuropsichiatria infantile, Policlinico di Milano https://www.policlinico.mi.it/news/2020-0308/1510/storia-di-un-coronavirus. Il coronavirus in rima nella filastrocca di Piumini https://www.repubblica.it/scuola/2020/03/16/ Como, 19 marzo 2020 news/la_filastrocca_di_piumini_per_spiegare_in_ Un professore universitario in pensione in questi gior- versi_il_coronavirus_ai_bambini-251432467/ ni ha scritto: Di seguito vi riporto le indicazioni che forniamo nelle Care mamme, cari papà, cari insegnanti, cari amici, situazioni complesse per essere emotivamente vicini ai in questi giorni i vostri figli-scolari stanno imparando più piccoli, ma sempre utili anche per noi adulti. la SCIENZA DELLA VITA! -Stanno imparando ad affrontare le difficoltà impre- COSA FARE CON I NOSTRI FIGLI: viste, a rinunciare alla libertà dei movimenti e delle UN GIOCO DI EQUILIBRIO relazioni amicali per il bene comune. Dire la verità attenendosi ai fatti. Non cercare di far -A capire che la salute è un bene da salvaguardare an- finta che l’evento non sia accaduto, né cercare di bache se comporta tante rinunce e il ridimensionamento nalizzarlo. delle abitudini quotidiane. I bambini e i ragazzi sono osservatori attenti e si pre-Stanno imparando il valore dell'ATTESA e della occuperanno di più se percepiranno incongruenze. SPERANZA. Non alleggerire, né fare congetture su ciò che è acca-Stanno apprezzando tutto quello che ogni casa offre: duto e su ciò che sarebbe potuto accadere. Non dilunlibri, giocattoli, TV, cani, gatti, uccellini e altri animali garsi sulla dimensione o sulla portata della situazione, e cose. in particolare con i bambini piccoli. -Stanno imparando a pregare, a capire che l'umanità Usare parole semplici e adatte all’età, non sovraesporè un'unica grande famiglia che soffre e che spera, al di li a dettagli traumatici e lasciare molto spazio alle dolà dei confini geografici. mande. Se si è in difficoltà su una domanda si può -Stanno imparando l’importanza della solidarietà che prendere tempo dicendo: “La mamma non lo sa, si può essere rafforzata col sorriso, con la parola affet- informa e appena avrà informazioni più accurate ti tuosa, col ricordo... dirà tutto per bene, ok?” -Stanno sperimentando che i cellulari, i tablet e le al- Illustrare ai bambini che si trovano ora al sicuro e che tre tecnologie fanno sentire meno soli, a comunicare anche gli altri adulti importanti della loro vita lo sono. con gli amici vicini e lontani, a esprimere i nostri sen- Avere presente le informazioni che si devono dare, timenti e a volerci più bene. sempre attenendosi alla realtà e alla verità dei fatti. Gentili Genitori, Ricordare che ci sono persone fidate che si stanno in questo periodo difficile che tutti insieme stiamo occupando di risolvere le conseguenze dell’evento e attraversando, ho pensato di inviarvi suggerimenti, stanno lavorando per assicurare che non avvengano informazioni e consigli che spero dal punto di vista ulteriori problemi di questo genere (“Hai visto quanti psicologico, vi possano aiutare. dottori stanno intervenendo? Sono tutte persone braSicuramente avrete ricevuto un bombardamento di vissime che sanno aiutare i grandi e i bambini ancora notizie, video da vedere, link da aprire e vorrei con- in difficoltà”). dividere una selezione ad hoc per bambini, ragazzi e Dimostrare un atteggiamento di disponibilità, vicigenitori, facendo molta attenzione al tipo di informa- nanza fisica, cercando di parlare con voce rassicuranzione e allo scopo di queste condivisioni. te o far sapere ai bambini che sentirsi sconvolti, avere Vi scrivo di seguito alcuni link utili da visionare con i paura o essere preoccupati è normale. Spiegare che vostri figli e alcuni volantini preparati appositamente tutti i sentimenti vanno bene (normalizzazione e vali-

La scienza della vita

26 Il Paese


dazione delle reazioni). Non negare loro i propri sentimenti, spiegare che è normale che anche gli adulti abbiano delle reazioni emotive dopo un evento così inaspettato e che tutte le reazioni sono normali e gestibili. A creare disagio non è l'espressione delle emozioni, bensì la loro soppressione. In questo modo i bambini avranno un modello di riferimento, impareranno che possono fidarsi di voi è che potranno comunicarvi i loro stati emotivi. Lasciare parlare i bambini e i ragazzi dei loro sentimenti e rassicurarli che, anche se è tutto molto brutto, insieme le cose si possono affrontare. In questo modo per voi sarà più facile monitorare lo stato d'animo in cui si trovano e aiutarli in maniera più appropriata. O, se il bambino ha crisi di rabbia, esprimere a parole dei motivi della rabbia può aiutarlo ad acquisire un maggior controllo imparando a regolarla (Sei arrabbiato? Lo sai che anche la mamma è molto arrabbiata?) Se il bambino o il ragazzo manifesta sensi di colpa, è

importante rassicurarlo sulla sua completa estraneità agli eventi (Non è colpa tua se…) o non usate frasi come: ‘So come ti senti’; ‘Poteva andare peggio’; ‘Non ci pensare’; ‘Sarai più forte grazie a questo’. Queste espressioni che tutti noi adulti utilizziamo per rassicurarci e rassicurare possono ostacolare la manifestazione delle emozioni e dei vissuti dolorosi conseguenti ad un evento catastrofico. Non agite come se nulla stesse accadendo. Il ritorno alla routine è importante perché rassicurante. Meglio non fare troppi regali o attività extra, il ritorno alle proprie abitudini è quanto di più naturale e sano si possa fare, finché questo non avverrà occorre rassicurare e mantenere per quanto possibile la routine familiare. Non lasciate i bambini o i ragazzi da soli davanti alla TV o alla radio. Le persone esposte hanno il naturale bisogno di dare un significato all’accaduto e per questo passano molto tempo a ricercare notizie in TV, Internet e radio. È importante che i bambini non siano mai lasciati soli nei momenti in cui si vedono trasmissioni che riguardano l'evento. Non negare la possibilità di vedere le notizie, scegliere un momento durante il giorno o dieci minuti per consultare insieme (selezionando prima le notizie), stare accanto e spiegare esattamente cosa stanno ascoltando e le immagini. Concentrare l’attenzione sui dettagli più rassicuranti (ad esempio i medici che stanno aiutando) e dare, in seguito, tutto il tempo necessario affinché il bambino possa fare domande. Sperando di rivederci presto, nei ritmi di una routine che ora tanto ci manca, vi auguro di scoprire il piacere di un tempo lento, senza frenesia e corse. Dott.ssa Germaine Leo Psicologa - Psicoterapeuta Consultorio La Famiglia di Como Il Paese 27


Che vuoi? Hashish, marijuana o amuchina gel?

di, sapone 60 secondi, disinfettante, solvente per le unghie, vodka, sambuca, tè e biscotti.

SECONDA PROVA: IL LAVORO E LA SCUOLA No assembramenti, no ai parchi aperti, no al lavoro, sì allo smart working, però se vai sul posto ti do un premio, ma per pranzare come si fa? Bar e ristoranti aperti, chiusi, semiaperti, bar aperti e ristoranti chiusi, alla rovescia, ricambiamo, tiriamo i dadi, con un piede, con una mano, batti batti e giravolta. Ciao Maestra! Ti sento ma non ti vedo. Adesso sì, prima no. Non ti Tutti rimasero sorpresi quando, all’inizio di questo sento più ma ti vedo. Sei storta, dritta, di profilo. Giro 2020, gli oroscopi annunciarono: “State lontani dalle il tablet e non ti vedo più. Giralo tu che vai a scatti, persone positive”. Ma ben presto il mistero fu svelato: sistemalo, controllalo! Chiama il tecnico e l’assistenza il coronavirus è anche in Italia. Da noi. Fra noi. Con online e la guida interattiva… Oh! Adesso funziona… noi. ma è finita l’ora. “Mamme, cosa si deve fare nel comInizialmente tutti ottimisti: come tutte le cose cinesi, pito 4 a pagina 85 riga 6 del paragrafo 2.2 del capidurerà poco. Macché. È la cosa più solida e duratura tolo 8 del libro che mia figlia ha lasciato a scuola?” importata dalla Cina.E così ci siamo, prima un caso… Poi carico i compiti, li scarico, foto, video, memoria lontano. Due o tre, lontani… A Roma, vabbè… ma piena, rete bloccata. Riprovo, ricarico, riclicco, rifomica arriverà fin qui! E poi, così dal nulla, boom! to, rivideo, rimessaggio, ripubblico, richiamo, rivedo, Focolaio in Lombardia. Che sciocchi, che superficia- riprovo... Basta! Non ci riesco … vado a prendere un lità! po’ d’aria. Multa. Ho dimenticato il cane… Certo che un po’ di suspense, emozione, quello spauracchio da “oh cielo, siamo al centro dell’attenzione TERZA PROVA: LA CUCINA IN FAMIGLIA mondiale” non ci dispiaceva. Titoli su tutti i giornali, E quindi siamo chiusi in casa. Di cose ce ne sono per programmi interi alla tv, presentatori, radio, artico- non annoiarsi. Contare la quantità di spaghetti in una li… tutti a parlare di noi lombardi. Poveri infettati, confezione da 1kg o il numero di tempestine, 5 ore ma almeno famosi! Battute su battute, ma ride bene tutte. Puoi anche passare il tempo in fila al supermerchi ride ultimo. E in men che non si dica, ecco l’intera cato (3 ore) oppure a cercare di collegarti al sito della Italia al centro del ciclone. E fu così che iniziò la qua- spesa online (24 ore). Inventiamo nuove ricette! I birantena. Ma parliamone… Cos’è? Com’è? scotti “abbracci” sono fuori legge, si possono cucinare In linea generale sembra quasi un gioco divertente a i “saluti a distanza” ; anche con “ i baci di dama” chi l’azzecca nel momento giusto: rischi la denuncia. Abolite anche le patatine “Fonzies” perché se ti lecchi le dita sei praticamente spacciato. PRIMA PROVA: LE PROTEZIONI Al limite, alla fine metterai su una “quarantena”… di Metti la mascherina, metti i guanti, togli i guanti, chili! Tutto sommato, però, dobbiamo pensare posirimetti i guanti (puliti), togli la mascherina, lava le tivo! Andrà tutto… sui fianchi. Ma in questo periomani, butta la mascherina, rilava le mani… ancora… do abbiamo fatto anche nuove amicizie. Ogni marito ancora… ancora. 75€ di crema per le screpolature. ha fatto amicizia con la donna che dice di essere sua Mascherina sì, no, a volte, a metà, su e giù. La ma- moglie. Ciascun ragazzo sta conoscendo la coppia di scherina serve, non molto, forse, sicuramente, ma solo mezza età che vive con lui: sono i suoi genitori. Abbiase con il filtro, se con il filtro più potente del mondo. mo visto quanti bambini girano nella nostra casa… No, basta una sciarpa, un fazzolettino, un pezzo di “Cosa ci fate qui?” “Mamma, siamo i tuoi figli!” Ah… carta forno… cuoci a 180° ventilato. Tanti pensieri, ricordi e desideri affiorano nella mente Guanti sì, guanti no. Mettili, toglili e riprovali. Prendi ormai in clausura. l’alcool e lava le mani. Usa l’amuchina che un caro Chi l’avrebbe mai detto che un giorno ci avrebbero amico l’altro giorno ti ha consegnato: “Che vuoi? chiesto di rimanere sul divano in pigiama per il bene Hashish, marijuana o amuchina gel?”. Alcool 90 gra- del pianeta?! Chiara

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Il Covid-19 non ci ha colto impreparati A causa dell’emergenza virus Covid-19, e dei vari provvedimenti normativi che hanno disposto le misure di contenimento del contagio in Regione Lombardia, a partire dal 2 marzo scorso l’attività didattica ordinaria dell’Istituto Comprensivo di Tavernerio (ivi compresi i Laboratori pomeridiani della scuola secondaria) è stata sospesa ed i docenti hanno dato avvio alla didattica a distanza. Già a partire dallo scorso anno scolastico l’IC Tavernerio aveva attivato e messo a regime la piattaforma GOOGLE SUITE FOR EDUCATION ed aveva promosso attività di formazione per i docenti, nell’ambito del proprio Piano pluriennale di formazione. Pertanto, per una parte dei docenti il ricorso alla didattica online è stato facilitato dall’esperienza fatta in precedenza. Per altri si è trattato di familiarizzare con uno strumento nuovo, che richiede a monte una diversa progettazione didattica. Attraverso la piattaforma GOOGLE SUITE vengono trasmessi esclusivamente contenuti di natura didattica ed educativa, con l’uso di Classroom, lezioni tramite Meet, videolezioni, immagini, registrazioni audio, ed anche esercizi con la possibilità di correzioni e di feed back. Si sono attivate partnership con altri enti specializzati nella didattica a distanza e nel campo della formazione didattica per implementare le funzionalità della piattaforma GOOGLE SUITE a servizio dei docenti e alunni. Per motivi di sicurezza informatica (resi evidenti anche dagli attacchi informatici degli hacker) e come richiesto anche da una nota ministeriale tramite CERT-PA, per garantire l’accessibilità sicura della piattaforma Classroom, tutti gli alunni vi possono accedere solo con l’indirizzo personale fornito dalla scuola. Tutti gli alunni della scuola primaria hanno ricevuto durante l’emergenza, come i loro compagni della scuola secondaria, un proprio account @ictavernerio. edu.it. La scuola ha provveduto a fornire circa una trentina tra pc portatili e tablet agli alunni che ne erano sprovvisti, utilizzando i propri devices e impegnando anche i fondi ministeriali appositamente stanziati per l’acquisto di nuovi dispositivi, così da non essere impreparata. Si è cercato di non lasciare indietro nessuno, grazie all’impegno dei docenti, in particolare della Prof.ssa Tettamanti (Primo Collaboratore del Dirigente Scolastico e Referente di Istituto per l’inclusione), di tutti i Coordinatori di classe e delle Referenti di plesso, Ins. Cavadini e Ins. Semeraro, con la collaborazione della maestra Aiani e dei docenti del team digitale. Tutti i docenti, in particolare quelli di sostegno, da subito hanno cercato il modo per ristabilire una relazione educativa e didattica con i loro alunni.

Si è cercato in tutti i modi di raggiungere chi era in maggiori difficoltà, grazie ad una preziosa rete di rapporti. Fondamentale è stata la collaborazione con i Comuni di Albese e di Tavernerio; un ringraziamento particolare all’Assessore all’Istruzione di Tavernerio Bianchi e alla signora Camerin (su Albese), che si sono spesi per consegnare dispositivi, libri, e compiti cartacei alle famiglie. Un ringraziamento corale da parte mia e del corpo docente per tutti i rappresentanti dei genitori che tanto hanno collaborato in una rete virtuosa di solidarietà con i docenti e i genitori. Anche le maestre della scuola dell’infanzia si sono attivate. Dopo un iniziale disorientamento, si sono organizzate e hanno messo in campo capacità/abilità per organizzare un percorso COMUNE. L’invio delle attività tramite WhatsApp, mail, YouTube è preceduto da un messaggio vocale delle insegnanti di sezione che invitano/spiegano/accompagnano i bambini nelle diverse proposte e soprattutto cercano, mantengono e stimolano il “ricordo” con il contatto verbale/vocale. Anche nel plesso di Villa Santa Maria, primaria e secondaria in collaborazione con il Centro di Villa Santa Maria, si è cercato, pur nelle difficoltà, di avviare un percorso di didattica a distanza curato dalle docenti. Sono nati così due progetti distinti di Smart School e Smart Rehabilitation in cui docenti, educatori, personale scientifico collaborano a supporto degli alunni disabili per proseguire a distanza l’attività didattica e riabilitativa con la preziosa supervisione scientifica dell’equipe di Villa Santa Maria. Tutti docenti hanno mantenuto rapporti umani e professionali tra di loro utilizzando MEET per le riunioni di programmazione, interclasse, consigli di classe, collegi di segmento, incontri a gruppi, in modo da coordinare le attività, condividere i feed back, le difficoltà e gli aspetti anche positivi emersi durante l’attività della didattica a distanza. Anche la segreteria è stata riorganizzata con il cosiddetto “lavoro agile” o “a distanza”. Il personale ha proseguito il proprio lavoro da remoto grazie a un software specifico, implementando pratiche digitali che hanno permesso il regolare funzionamento organizzativo della nostra scuola dal momento della chiusura. Quindi, nonostante l’emergenza improvvisa Covid-19, la scuola – comunità educante – ha cercato di esserci e di essere un collante sul territorio, entrando ogni giorno nelle case di tanti cittadini di Albese e Tavernerio. Il motto è stato per tutti noi: ci siamo e siamo al fianco dei nostri alunni per fare scuola senza lasciare indietro nessuno. Il Dirigente Scolastico IC Tavernerio Prof. Flavio Pavoni Il Paese 29


realtà del territorio

Dalla scuola: riflessioni sul tempo: CLASSE 2A

Questa quarantena mi ha fatto capire che non si deve dare nulla per scontato, la mia quotidianità era normale, non facevo caso a come passavo il tempo, ma ora acquista importanza e quello a cui prima non facevo caso ora è essenziale. Arianna

difficile per la mia età stare isolata da tutti, anche se so che devo ritenermi fortunata a stare protetta tra le mura di casa. Da questa situazione ho imparato ad organizzarmi le giornate, perché il tempo passa inesorabile per tutti e non bisogna sprecarlo. Camilla Sto cercando di trovare un lato positivo, e di distrarmi il più possibile, perché usare bene il tempo significa fare qualcosa per noi, che ci piace, ci rende felici e rende le giornate meno pesanti, in questo caso io sto cercando di trascorrere il mio tempo parlando con i miei amici al telefono, leggendo libri, guardando la televisione ascoltando musica cucinando e disegnando. Evelina

Dicono che il tempo passi più velocemente quando ci si diverte, infatti in questo periodo le giornate sembrano infinite e la mia percezione del tempo è cambiata Vorrei dire che questi giorni possono sembrare lunghi radicalmente: i minuti sembrano ore e le ore giorni! e noiosi, ma se si vivono con voglia e passione si pos- In questo periodo di quarantena ho iniziato ad apsono scoprire hobbies, che non avremmo mai consi- prezzare le piccole cose che solitamente non calcoderato nella vita normale. lavo per niente… come l’intervallo a scuola o anche Io ho imparato anche a valorizzare le persone, perché semplicemente uscire di casa a fare la spesa con mia non capisci il valore di qualcuno fino a quando non mamma (cosa che prima mi faceva annoiare tantissile perdi. In questo caso non lo perdi, ma il non poter mo!). Beatrice vederlo è quasi come se non esistesse. Mi mancano i miei amici, i miei nonni, i miei zii e anche i miei cu- Quest’anno è un anno molto strano, è iniziato come gini, ma, per riabbracciarci domani, dobbiamo stare tanti altri, ma ad un certo punto le cose sono molto lontani ora. Giovanni cambiate e abbiamo dovuto rivoluzionare tutte le nostre abitudini, dalla vita comune, a quella scolastica e Io sono molto lenta a fare le cose e infatti vorrei otti- al tempo libero. Restando sempre chiusi in casa, la mizzare il mio tempo. Questa attuale situazione non famiglia è diventata il mio rifugio e questa vicinanza mi angoscia, anzi, riesco a vedere positivo, perché tut- così stretta mi ha insegnato ad ascoltare di più i miei ti possano prendersi una pausa e accorgersi che nel genitori e ad essere più disponibile anche nelle faccenmondo non esistiamo solo noi, ma tante altre creatu- de di casa. Edoardo re stupende che dovrebbero essere ammirate e salvaguardate anche senza nessun tipo di emergenza. Ma- Solitamente noi abbiamo poco tempo, a causa della ria Elena nostra vita frenetica, per fermarci ed apprezzare veramente le cose di tutti i giorni, come il cibo; sotto queQuesta bruttissima emergenza del Coronavirus ha co- sto aspetto la pandemia ha portato un buon migliorastretto noi e tutte le nostre famiglie a cambiare abitu- mento, perché in questi giorni, in cui siamo confinati dini e modi di compiere azioni quotidiane. in casa, di tempo ne abbiamo talmente tanto, che non Durante questo periodo, in cui siamo costretti a stare nelle nostre case, il tempo sembra non passare mai: quando andavo a scuola non pensavo che le giornate potessero essere così lunghe ed invece ora mi trovo qui a pensare, mentre scrivo, quanto il tempo sia importante per una persona spesso indaffarata come me. Quanto a me, sono riuscita a capirmi un po’ di più, a conoscere alcuni lati del mio carattere che non sapevo esistessero, sono riuscita ad apprezzarmi di più di quanto lo facessi prima, a scoprire doti e capacità che prima non avevo il tempo per apprezzare. Ho capito tutto questo grazie a una cosa banale che spesso sottovalutavo: IL TEMPO, che mi ha permesso di ascoltare il mio cuore e capire chi sono veramente. Chiara G. Il tempo è un elemento importante per la mia vita, alcune volte sembra non passare mai, altre volte sembra volare. Quando andavo a scuola avevo poco tempo libero, perché troppo presa con le lezioni e i compiti. Ora la giornata mi sembra lunghissima. È molto 30 Il Paese


per scoprire e sperimentare cose nuove. Il tempo è qualcosa di speciale e prezioso e non andrebbe sprecato mai. Haroun Il tempo è molto importante per me, perché con il tempo si possono fare molte cose, come: giocare, parlare con familiari, amici, studiare. Ma se non ci fosse il tempo? non potremmo divertirc Dunque il tempo è molto importante, non bisogna sprecarlo in cose che non valgono, bisogna impegnarlo in cose importanti. Cielo Io trascorro la quarantena facendo lezioni online di mattina e il pomeriggio sto con la mia famiglia, che non avevo mai considerato così come ora, ho scoperto che è bello ridere tutti insieme guardando film seduti sul divano. Rebecca

sappiamo più cosa fare, se non sederci sul divano a guardare la televisione, spesso finendo per annoiarci. Ognuno, a casa propria, sta facendo del suo meglio per sconfiggere la noia, c’è chi pulisce, chi gioca con i videogiochi, chi fa esercizi fisici; personalmente non mi piace fare nessuna di queste cose, quindi leggo, perché, quando apro un buon libro e leggo la sua storia, il tempo passa più velocemente, non facendomi annoiare. Matteo

Il tempo per me ha un valore e un’importanza incredibile, però non so “maneggiarlo”. Come sappiamo, purtroppo, non si può uscire di casa in questo periodo, tanti solo adesso hanno capito l’importanza del tempo e anche di non sprecarlo in cose inutili. Riham

In questi giorni il tempo passa lento, siamo a casa da un bel po’, ma si trova sempre qualcosa da fare, almeno per me. Quando ritorneremo a vivere normalmente mi piacerebbe rifare le mie passeggiate abbastanza abitudinarie, andare a fare shopping con mia mamma, ritornare insomma alla vita semplice e normale com’è stata finora e a rivedere i miei amici, e A pensarci bene, questa quarantena mi sta regalan- non solo quelli di scuola. Victoria do del tempo per conoscere meglio mio fratello: lui ha dieci anni più di me e spesso ci incrociamo solo a Dopo quanto accaduto ho imparato che stare a casa ci fa stare più protetti, che stare con la famiglia ci fa cena, perché abbiamo impegni molto diversi. Adesso invece passiamo molto tempo insieme, faccia- stare più felici e ad organizzarmi di più. Aurora mo spesso la lotta, ma ci divertiamo un sacco! La quarantena però mi ha rubato una cosa importan- Abbiamo giornate lunghe da affrontare, ma non è te e per questo a volte sono triste: non posso ritrovar- così difficile, basta avere un po’ di creatività! mi con i miei amici, divertirci, parlare, scherzare con Io trascorro la mattinata seguendo le lezioni online, svolgo i compiti scolastici, arricchendo il pomeriggio loro. Certo, ci vediamo con WhatsApp, ma non è la con estenuanti esercizi fisici. Seguendo questa routine stessa cosa! Gabriele il tempo sembra passare velocemente, incurante del Un giorno, da un momento all’altro, tutto è cambiato. blocco totale che sta immobilizzando le famiglie di Ora ci sembra di avere tempo infinito, ed è giusto uti- tutto il mondo. Tommaso lizzarlo nel modo migliore, approfittando anche per Questa quarantena mi ha fatto capire e scoprire molte migliorare il proprio rendimento a scuola. Sono fortunata, perché passo le mie giornate con le cose di me che prima non ero riuscita a tirar fuori. persone a cui tengo di più e perché casa mia è un Alessia posto sicuro e pieno di amore. Arriverà presto una nuova normalità, a cui dovremo abituarci e un giorno potremo tornare ad abbracciarci, consapevoli dell’im- CLASSE 1A portanza di questi piccoli gesti. Chiara D. Io non sono sicura di sapere cosa sia il valore del temSi dice che quando ci si diverte il tempo passa come se po, non ho ancora ben capito come usarlo, ma sono fosse aria e infatti in questo periodo sembra che una sicura che, a volte, il tempo lo spreco. Ad esempio giornata di sole duri come un anno intero. Inoltre, quando guardo i video su YouTube. La maggior parte durante questo terribile cambiamento, ho iniziato a delle volte me ne pento, e non solo perché i miei gedesiderare anche un’uscita con gli amici, oppure una nitori me lo fanno notare... lo capisco da sola; avrei semplice camminata per raggiungere il pulmino della potuto fare qualcosa di meglio... Il tempo è una risorsa importante. Il tempo è come scuola che mi aspettava. Sonia l’acqua, non bisogna sprecarla. Per me il tempo è molto importante, perché mi per- In molti posti del mondo la gente, i bambini sopratmette di pensare e di far funzionare l’immaginazione tutto, muoiono perché non hanno l’acqua. Molti altri Il Paese 31


muoiono di malattie perché bevono acqua sporca. Il tempo è importante allo stesso modo, ti serve per vivere. Io il mio tempo lo uso per fare tante cose: per i compiti, per giocare, per disegnare, per prendere in braccio la mia cavia, per scherzare con la mia famiglia, per fare i mestieri in casa (raramente), per vedere la televisione. A volte vorrei avere più tempo per quando faccio le cose che mi piacciono, a volte vorrei che volasse! Ma, anche se sembra impossibile, il tempo fa esattamente il contrario: vola quando mi diverto e si dimentica di correre quando vorrei vederlo sparire alla velocità della luce. Il tempo è una cosa che non si può descrivere. In questi giorni di quarantena, anche se a volte non mi diverto, il tempo passa lo stesso. Lui non sa che esiste la quarantena, il coronavirus, che i nostri genitori non lavorano e che noi non stiamo andando a scuola. Per lui le giornate sono sempre le stesse, siamo noi che le dobbiamo organizzare diversamente. Io spero di poter tornare alla vita di prima, in cui si poteva andare in giro, si poteva andare a scuola, si poteva andare dagli amici. E, anche se sembra impossibile, a volte mi sono lamentata perché “dovevo” fare quelle cose che adesso vorrei tanto fare… Dicevo: “non mi va di andare a scuola oggi... non ho voglia di fare la passeggiata… uffa, non mi va di andare da quell’amica, meglio la TV…” Se avessi saputo… Il tempo è una risorsa che non bisogna sprecare, perché a volte non ci rendiamo conto del suo valore finché qualcuno decide come usare il tempo al posto nostro. Ecco, forse ora ho capito il valore del tempo e come usarlo in futuro… e di certo non lo sprecherò più. Marta Campora

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“Il tempo”: come uso o vorrei usare il mio tempo? Che valore gli do? Che importanza ha per me? Come passo il tempo in questa situazione così particolare? Quando ho letto questo titolo la prima cosa che mi è venuta in mente è che io MI FIDO DEL TEMPO: tante volte lascio che sia il tempo a decidere per me e non gli do troppa importanza. I miei genitori mi dicono sempre di non sprecare il mio tempo, ma a me piace farlo trascorrere come vuole lui, senza rincorrerlo. Il tempo per gli adulti sembra non bastare mai. Anche in quarantena c’è sempre qualcosa da fare. Svegliarsi, fare colazione, prepararsi per le lezioni, pranzare, fare i compiti, merenda, un po’ di svago, cena, tv e di nuovo a letto. Tutte le giornate sono uguali, ma per fortuna c’è sempre un po’ di tempo che avanza per fare andare avanti e indietro una macchinina, smontare e rimontare un oggetto qualsiasi, guardare i vecchietti che chiacchierano in piazza, litigare per un pezzo di divano con mia sorella, guardare la pagina bianca del quaderno di geometria, affettare la gomma, far girare il mappamondo o pensare a come sarà la mia vita quando sarò anziano. In questi giorni ho letto un libro illustrato che si intitola DA ZERO A CENTO. Racconta proprio che ogni attimo è da vivere. Ogni pagina corrisponde ad un anno di vita. Ecco qui sotto quelle che mi hanno colpito di più. Non so perché. Forse solo perché nei disegni ci sono un’auto, una bicicletta e un computer, che sono tra i miei oggetti preferiti. O forse no. Olmo Corti ITC “Don Milani” 1A Secondaria


radici

Emergenze sanitarie a Tavernerio nel 1945: urgenze per posti letto, commissari e commissioni L’emergenza COVID-19 ci ha costretti a vivere tempi difficili e a intraprendere misure che potessero in qualche modo risolvere almeno qualcuno dei problemi via via affioranti. La storia, a parere di chi scrive, non si ripete, è lineare, tuttavia è maestra di vita, in quanto circostanze analoghe possono manifestarsi a distanza di tempo. Quella dei nostri giorni è una pandemia, ma si sono verificate e si verificano epidemie locali che, pur su scala minore, presentano problematiche sovrapponibili. Nel 1945 l’Italia si trovò di fronte a uno stato di devastazione che, oltre agli altri danni, aveva progressivamente favorito lo svilupparsi di malattie infettive, quali il tifo, la malaria e la tubercolosi: gli ospedali erano al collasso e scarseggiavano i posti letto. In tali circostanze, il sanatorio di Villa dei Pini di Tavernerio avrebbe potuto essere un punto di riferimento per i tubercolotici. Fu però travolto, proprio in quell’anno, da

1945: Intestazione utilizzata da Villa dei Pini per la carta da lettere un’ondata di proteste legate alla sua cattiva gestione. I primi riscontri documentari sulla casa di cura privata “Villa dei Pini” di Urago risalgono al 1930. Secondo i dati ufficiali, nel 1938 contava 28 posti letto per le donne e 36 per gli uomini. Proprio in quell’anno era stato nominato cappellano il sacerdote don Rizzieri Giudici. Il vescovo Macchi, alla visita pastorale del 1943, gli raccomandò «di avere una speciale cura degli ammalati, di tenerli alti nello spirito e di educarli alla vita soprannaturale». La piccola chiesa annessa alla Villa era ben tenuta «per lo zelo delle buone suore francescane», a cui il vescovo diede il compito di redigere una cronistoria della casa.

1930: Veduta della facciata di Villa dei Pini Il Paese 33


Alla fine della guerra, nel contesto storico a cui abbiamo più sopra accennato, si creò nel sanatorio una grave situazione di carattere igienico-sanitario, sulla quale ci informano alcuni documenti conservati nel fondo “CLN Como” dell’Archivio di Stato di Como (bb. 7, 12, 46). Le circostanze ricalcano, per certi aspetti, alcune delle vicende attuali. Il 23 giugno 1945 i degenti del sanatorio inviarono al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Como, all’INPS e ad altri enti una denuncia circa l’inadeguatezza delle misure profilattiche adottate a Villa dei Pini, in merito a disinfezione, visite mediche, pulizia delle camere, lotta contro le mosche, lavaggio delle stoviglie e problemi nel trattamento alimentare. Il 6 luglio successivo i malati, al fine di tutelarsi, integrarono l’istanza chiedendo al CLN di poter comporre una commissione di sei ricoverati, specificando che costoro non avevano fatto parte del partito fascista e che godevano dell’approvazione della Direzione medica. La loro lettera venne contrassegnata in matita rossa con un chiaro «no», ma della situazione fu informata la Prefettura di Como, che l’8 luglio inviò una commissione ispettiva presso il sanatorio e l’11 luglio indirizzò al presidente del CLN una relazione, firmata dal medico provinciale Giorgio Muccio, dal delegato CLN per i servizi sanitari Alfiero Boncinelli e dal direttore del Consorzio Provinciale Antitubercolare (CPA) Riccardo Corbetta. Si comunicò che già il 7 febbraio precedente la Prefettura aveva diffidato il dottor Michele Molteni, proprietario del sanatorio, «ad eliminare le deficienze igieniche ed alimentari accertate dal direttore del Consorzio Antitubercolare», minacciandolo di gravi provvedimenti a suo carico in caso di inadempienza. Quanto alla situazione igienico-sanitaria corrente, si attestò che «per quanto riguarda l’alimentazione, si è verificato che dopo la diffida i quantitativi sono stati aumentati, salvo per il pane, […]. Gli ammalati si lamentano inoltre che il cibo, e particolarmente la carne, sono cucinati con poca cura. Lamentano ancora l’assoluta mancanza di distribuzione dello zucchero; il sale è scarso. L’acqua potabile non è sufficiente: l’erogazione viene sospesa più volte nella giornata. Gli ammalati, e particolarmente quelli a carico di enti, sono esasperati per il cattivo trattamento. Le condizioni igieniche del sanatorio sono deplorevoli. […] Nel complesso la distribuzione delle camere di degenza e dei servizi non è confacente alle necessità di un istituto di tipo sanatoriale. Manca la lavanderia; pur essendovi una stufa di disinfezione a vapore sotto pressione, questa non viene usata regolarmente. La macchina lavastoviglie non ha funzionato per parecchi mesi; la lavatura delle stoviglie è stata fatta a mano, con pericolo del personale addettovi. I malati asseriscono di riscontrare spesso residui di cibo dei pasti precedenti sui piatti. I bagni sono scarsi e funzionano irregolarmente per la mancanza di acqua. La pulizia è deficientissima: le mosche sono innumerevoli anche nella cucina, le cui aperture mancano di protezione meccanica. Il medico residente era assente, circa le ore 12, nell’ora cioè del pasto principale. Le visite mediche, a detta degli ammalati, vengono ef34 Il Paese

fettuate tre volte la settimana dal direttore dottor Decleva, il quale risiede a Milano e si reca nel sanatorio ogni volta solo per poche ore. […]. L’impianto radiologico è di tipo antiquato. Le aiutanti infermiere prestano servizio promiscuamente nei reparti ed in cucina». Stanti tali condizioni, la commissione concluse che vi erano tutti gli estremi per una revoca dell’autorizzazione, procedimento tuttavia inattuabile «data la scarsezza di posti letto per tubercolotici». Il proprietario dichiarò «di essere pronto ad apportare, entro due mesi al massimo, al sanatorio tutte le migliorie igieniche necessarie, di voler sostituire il personale medico e di rimediare alle manchevolezze constatate». Furono così fissati 15 punti specifici di intervento da mettere in atto però entro un mese. Pochi giorni dopo, in data 17 luglio, il vicecommissario all’Igiene e Sanità di Milano comunicò al CLN di Como di aver ricevuto una protesta dai malati di Villa dei Pini, i quali lamentavano che, nonostante i sopralluoghi delle autorità, nulla di concreto fosse stato definito. Sottolineò quindi la necessità che venisse eletto un commissario straordinario «che ne prendesse la direzione e svolgesse le indispensabili inchieste», il tutto con una certa solerzia giacché, aggiunse, «mai, come in questo momento, noi abbiamo bisogno di ricoverare ammalati affetti da tubercolosi e troviamo ovunque grandi difficoltà per la mancanza di posti letto». La relazione della Prefettura cominciò così a circolare fra i vari enti interessati. I tempi erano di fatto difficili. Per renderci conto della situazione, possiamo considerare una richiesta inviata dalla direzione di Villa dei Pini alla Prefettura il 4 agosto di quell’anno, nella quale si scrisse che: «da il giornale “Il Popolo Comasco” di ieri rileviamo che la Colonia Italiana del Canton Ticino tramite la Croce Rossa ha inviato un nuovo quantitativo di sale. Avendo completamente esaurito ogni scorta, ci permettiamo fare sommessa istanza per ottenere, se possibile, un’assegnazione per questa casa che attualmente ricovera circa 150 ammalati di TBC». L’istanza venne accolta e il prefetto scrisse al CLN Alta Italia affinché si disponesse la consegna del sale. Trascorsero i mesi e le condizioni igieniche e sanitarie del sanatorio non migliorarono. Così, su esempio di quanto era avvenuto presso il sanatorio di Camerlata, a novembre si costituì una Commissione Interna Degenti, ai membri della quale venne richiesta l’appartenenza politica, onde poter assegnare le tessere che l’avrebbero costituita in CLN interno. In data 26 novembre la commissione consegnò al CLN di Como e alla sede milanese dell’INPS un memoriale «sulle irregolarità riscontrate nell’andamento del sanatorio» denunciando che il proprietario «ha continuato a disinteressarsi dei suoi ammalati, lasciandoli in condizioni igienico-sanitarie precarie». Lo scritto contiene una puntuale disamina relativa all’assistenza sanitaria, all’igiene e all’alimentazione. Fra le varie carenze segnalate, si sottolineò che, su un centinaio di pazienti, era disponibile un solo medico, oberato di lavoro, che la fornitura di medicinali era insufficiente e che gli esami di routine non venivano eseguiti.


1937: Veduta della parte posteriore di Villa dei Pini Emerse che non si attuava nessuna delle precauzioni igieniche raccomandate in passato e si precisò inoltre che «l’impianto idrico è completamente insufficiente. L’acqua viene erogata soltanto di notte. Il personale è costretto a recarsi ai pozzi vicini per raccogliere l’acqua strettamente necessaria ai lavori di cucina». Lo stato delle cose era tale per cui, si osservò, il Consorzio Antitubercolare di Milano aveva allontanato dal sanatorio i propri assistiti. Si chiedeva pertanto un intervento tempestivo e risolutorio. In risposta, il giorno 11 dicembre 1945 il presidente del CLN di Como, Enrico Stella, nominò una commissione, formata da

Scuola di scacchi

due delegati del CLN e dal medico provinciale, che si attivasse per attuare i rimedi necessari e per prendere eventuali provvedimenti nei confronti dei responsabili. La documentazione fino ad ora consultata si chiude qui. Lasciamo ad ulteriori studi la ricerca relativa al proseguo della vicenda, che sicuramente, in qualche modo, si sarà aggiustata un po’ anche da sola, stante il progressivo miglioramento generale delle condizioni di vita e la diminuzione dei casi clinici legati alle malattie infettive. Rita Pellegrini turo, affiancare al circuito scolastico questa modalità di gioco. Un sentito ringraziamento al Circolo Scacchi Città di Como. Prof. F. Pavoni

Nonostante l’impossibilità di giocare in presenza, l’attività scacchistica è proseguita. In collaborazione con il Circolo Scacchi Città di Como, sono stati organizzati tornei dedicati agli alunni della scuola primaria e secondaria, con quasi 100 bambini partecipanti. Si svolgono due tornei a settimana per la scuola primaria (martedì e venerdì) ed uno per la secondaria. Al momento di scrivere, quello della primaria è giunto alla dodicesima edizione e quello della secondaria alla sesta. Questo ha un duplice obiettivo: far giocare i bambini e ragazzi costretti a casa; fare esperienza per eventualmente, nel prossimo fuIl Paese 35


realtà del territorio Un po’ di storia: La Cooperativa di Ponzate La Società, connotata da forti caratteristiche di cooperazione e di mutualità, nacque all’inizio del ‘900 e si sviluppò grazie alla partecipazione alle sue attività di tutte le famiglie del paese. Dagli elenchi del ‘dazio’ dell’antico Comune di Ponzate (autonomo fino al 1928) si rileva che in paese, già nel 1909, c’era uno spaccio di generi alimentari denominato ‘Cooperativa’: infatti la comunità aveva rilevato la gestione dell’unico negozio esistente (attuale Via Volta 4), che il proprietario, deciso a emigrare in Sud America, aveva ceduto. Nel 1911 Ponzate contava 350 abitanti, per la maggior parte dediti alla magra agricoltura della nostra zona. Un gruppo di 27 capifamiglia decise di formalizzare la costituzione di una società per gli acquisti e la vendita di prodotti alimentari, di generi vari necessari per il minuto lavoro agricolo e la gestione diretta dello spaccio vino. Nacque così la ‘Società Anonima Cooperativa di Consumo ed Agricola di Ponzate’ Anche allora c’erano i problemi presenti oggi: burocrazia, licenze, tasse, controlli, truffatori, ricerca dei

36 Il Paese

fornitori e trattative sui prezzi, difficoltà di finanziamento e iniziative per i soci/clienti con pochi mezzi e che non pagano regolarmente, ecc. Ma la Cooperativa era nata anche per questo! Il primo Presidente fu Trombetta Salvatore di Giovanni; il primo segretario/contabile il parroco protempore don Domenico Clerici. Nel 1914 l’assemblea dei soci decise di acquistare il terreno contraddistinto dai mappali 11 e 12 di mq. 380 (in piazza Garibaldi), al prezzo di lire 1850,00. Del 1915 è la costruzione della ‘Casa sociale della Cooperativa di Consumo di Ponzate’. Per il lavoro fu redatto un capitolato d’appalto a licitazione privata, molto dettagliato sia nelle modalità tecniche di esecuzione, sia nei prezzi dei materiali e delle prestazioni. I soci si occuparono direttamente dei lavori di manovalanza e di trasporto: fra altre clausole il capitolato prevedeva che: ‘… tutti i materiali verranno forniti dalla Cooperativa a piè d’opera, restando all’impresa la sola prestazione di mano d’opera’, e che ‘… restano a carico della Cooperativa l’esecuzione di tutti gli scavi e la demolizione della vecchia casa’, e ancora ‘…per quelli che lavorano per conto della Cooperativa, la Società pagherà all’impresa la percentuale di assicurazione sulla mano d’opera, restando a carico dell’impresa l’obbligo dell’assicurazione di tutti gli operai…’. L’appalto della costruzione fu aggiudicato al capomastro Trombetta Pompeo (nato a Ponzate e abitante a Solzago), con una scrittura privata sottoscritta il 14 febbraio 1915, per un importo di lire 3316,33. A completamento dei lavori, l’impresa richiese lire 470.00 per prestazioni extra preventivo. Lo stabile verrà poi ristrutturato e ampliato nel 1967. I verbali societari evidenziano le tante problematiche


La sede della cooperativa di gestione affrontate e superate con buona volontà e con la partecipazione dei soci, ad esempio: aiuti alle famiglie bisognose con congiunti emigrati o lontani per le guerre, nuove attività per le necessità della comunità... e ancora: nel 1915 l’acquisto di attrezzi agricoli, nel 1920 l’acquisto del torchio per la spremitura delle vinacce, nel 1922 il punto di conferimento per la vendita dei bozzoli del baco da seta prodotti in paese, ‘il ricavato della mediazione dei bozzoli di seta viene destinato per lire 100 all’asilo e il resto, per un terzo, alla cassa della Chiesa’, nel 1925 l’acquisto di un cavallo per il trasporto del latte dei soci a Como, nel 1929 la costruzione del locale per la macellazione dei suini, e ‘acquisto di una braga per le vacche pregne, di cui il paese è privo, (per i soci che ne hanno necessità)’, nel 1937 l’acquisto di un terreno contiguo (con prestito da due soci) e lo scavo di un cunicolo per lo scarico delle acque dalla cantina allagata, ecc... Accaddero anche fatti improvvisi e imprevedibili: un dipendente/dispensiere infedele causò un notevole disavanzo ed allora un socio (volontario… per un anno) dovette sostituirlo immediatamente (e gratuitamente); un creditore impaziente pretese il saldo istantaneo delle spettanze... e alcuni soci dovettero mettere mano al portafoglio.Passarono gli anni difficili della seconda guerra mondiale e del dopoguerra fra alterne vicende, tempi più o meno bui, nuove iniziative e carenze finanziarie ricorrenti (dovute anche alle difficoltà economiche delle famiglie clienti). Per le difficoltà finanziarie, nel 1952, il Consiglio della Società decise di affittare la gestione ad un privato, gestione che si protrasse fino al 1962. L’assemblea straordinaria dell’11 novembre 1961, presieduta dal Presidente della Federazione delle Cooperative di Como, aveva all’ordine del giorno la comunicazione ministeriale che richiedeva la ripresa dell’esercizio in gestione diretta o, in alternativa, lo scioglimento della Società. Alla riunione erano presenti 55 soci (votanti 53). Venne deciso di riprendere la gestione diretta sia dello spaccio alimentari sia dell’osteria, e di affiancare agli amministratori in carica un comitato di supporto per aiutare a organizzare in pochissimo tempo una “nuova avventura” (la ricerca del dispensiere, l’acquisto della merce, la sensibilizzazione e il coinvolgimento della popolazione, l’acquisizione di nuovi soci, la burocrazia infinita da affrontare, ecc.). Il primo gennaio 1962 lo spaccio alimentari e l’eser-

cizio di osteria furono nuovamente attivi in “gestione diretta” con un dipendente: il “dispensiere”, che era l’unico dipendente remunerato che si occupava della vendita sia di alimentari sia della gestione dell’osteria. Nell’assemblea del 10/3/1962 è stato evidenziato il lavoro fatto per organizzare il tutto e l’opera di sensibilizzazione della popolazione con interventi presso le famiglie di tutto il paese per la raccolta di un prestito fra i soci al 4% necessario per finanziare le attività della ‘nuova Cooperativa’. I principali lavori riguardavano il nuovo arredamento del negozio alimentari, la sistemazione del campo per il gioco delle bocce, l’acquisto della macchina per il caffè espresso al bar, l’acquisto di un apparecchio TV, il ripristino di un’antica usanza del ristorno ai soci dell’1% sugli acquisti annuali, il rinnovo del libro soci. Di quell’anno sono da ricordare anche il prezzo di vendita del vino (di 13° alcoolici) a Lire 180/litro per vendita al banco e lire 130/litro per quello venduto al sabato sera in cantina dal socio/cantiniere, e la partecipazione con una squadra al torneo di calcio estivo indetto fra i bar del nostro comune e l’organizzazione di una festa popolare del paese per il 19 agosto. Durante questo periodo di “rinascita”, grazie alla straordinaria partecipazione dei soci e di tutta la popolazione, fu ristrutturato e ampliato lo stabile con l’aggiunta del locale del negozio attuale e dei locali soprastanti. Passarono gli anni, cambiarono gli stili di vita e le abitudini, aumentarono i costi di gestione e nel 1976 il Consiglio di amministrazione decise di cedere in affitto a privati il comparto osteria/bar. Nel 1978 venne ceduto in affitto a privati anche il negozio alimentari. Scorrendo l’elenco delle persone che, dedicando tempo e capacità, hanno contribuito alla gestione della Coop è evidente la partecipazione, in tempi diversi, di tutte le famiglie del paese. È forse questo ‘vissuto diffuso’ di problematiche che ha permesso la sopravvivenza di questa realtà fino al 1994, anno della fusione della società con la “Cooperativa Unione di Tavernerio’, che ha ripreso la gestione diretta del negozio alimentari fino al 2005, quando anche quest’ultimo è stato affittato a privati. Siamo ai giorni attuali... Ermanno Trombetta Dall’atto Costitutivo della Società Il giorno 24 settembre 1911, domenica, nella casa di proprietà di Trombetta Giovanni in via per Como al n. 13 alla presenza del notaio Dott. Evangelista Binda e dei testimoni Casartelli Pietro di Tavernerio, fabbro e Pontiggia Basilio di Ponzate, agricoltore, è costituita la ‘Società Anonima Cooperativa di Consumo ed Agricola di Ponzate’. L’art. 2 dello statuto recita: ‘Essa ha per iscopo di acquistare all’ingrosso derrate alimentari ed agricole, vino, commestibili, combustibili ed altri generi ed arnesi di uso domestico ed agricolo per poi distribuirli ai soci ed al pubblico a prezzo minimo...’ Il Capitale Sociale, rappresentato da 65 quote del valore di Lire 10,00 cadauna, è sottoscritto dagli intervenuti, soci fondatori, tutti residenti a Ponzate. Il Paese 37


C’era una volta... il derby! No. Non mi riferisco certo al derby della Madonnina a San Siro, quando si scontrano Milan e Inter, neanche a quello della Mole, i cui protagonisti sono la Iuve e il Toro, e neppure a Genoa-Samp, o Roma-Lazio, o magari a ComoLecco, quando le due squadre lariane si trovavano, per caso, nella medesima serie. No! Mi riferisco al derby fra due delle frazioni che componevano e compongono il nostro amato (a volte magari poco) paese. Sì, perché c’è stato un tempo in cui le due frazioni di Solzago e Tavernerio (decisamente in ordine alfabetico) si gloriavano di avere ognuna una squadra di calcio, entrambe armate di sana e gloriosa rivalità, che tenevano vivace la vita tra le due frazioni, anche se talvolta sfociava in una incontrollata maleducazione, quando qualche compagnia di giovani si incrociava per caso sul ponte della Piattellina, che segnava lo spartiacque tra le due frazioni, e allora non si contavano gli epiteti, le invettive e le male parole. E ci scappava pure qualche sassa-

38 Il Paese

Nella foto qui sopra un’infuocata azione durante uno di quei derbies. Nelle altre foto alcune delle formazione che diedero vita alle partite seguite da un numeroso pubblico. iola (benevola, dicono adesso), solo che qualcuno ancora adesso si ricorda di qualche occhio nero. Erano gli anni spensierati del boom economico, ed allora si viveva una vita di maggiore serenità e di maggior solidarietà... nonostante gli occhi neri. Ma in campo era un’altra cosa, ci si batteva con grande ardore finoalla fine. Ma poi si ritornava negli spogliatoi amici come prima, a volte, più di prima, felici se le cose erano an-

date bene, o col broncio se erano andate male. Ed in questo caso la colpa ricadeva sempre sulle spalle dell’arbitro reo di non aver fischiato un rigore sacrosanto od una punizione su un fallo commesso dagli avversari, nell’azione in cui questi avevano segnato un goal. E le discussioni, a dire il vero poco serene, si protraevano fino alla domenica successiva, quando scoccava l’ora fatale dello scontro, in cui si riaccendevano le rivalità mai sopite, tranne l’aplomb dei due


presidenti, che, dall’alto delle loro cariche, si scambiavano gentilezze, forse poco sentite, tanto che quando arrivavano negli spogliatoi le incitazioni a ‘Stavolta “dovete fargliela ingoiare” non potevano mancare mai. Ma veniamo alla storia! Nel 1971 nasce l’U. S. Solzago, su ispirazione dell’indimenticato Mario Ganzetti, allenatore, factotum instancabile. Tra i cofondatori ricordiamo i fratelli Trombetta, Gianni, Vittorio, Mario e Giulio. Primo presidente fu Antonio Busnelli, primo segretario Renato

Pozzoli. La sede fu scelta al Ristorante Terme. Nel 1959 fu fondato il G. S. Tavernerio, il cui primo presidente fu Domenico Meroni. Due formazioni in uno stesso comune sono inevitabilmente alla base di un campanilismo sano (a volte mica troppo), ma comunque sfrenato. Il campo però è uno solo, il “Borella” di Solzago, inaugurato nel 1932 con la partita Como-Brescia (per la cronaca vinta dai lariani 1-0 e l’ingresso al costo di 5 lire). Alla presidenza del Solzago venne eletto successivamente il dottor

Carlo Bordoli, cui seguirà il dottor Pieradolfo Noseda e poi Giancarlo Livio. Alla presidenza del Tavernerio si susseguirono i presidenti Casati, Spinelli, Arturo Ceruti e Gildo Posca. Nella stagione 1963-64 il Tavernerio passò in Prima Categoria, mentre il Solzago venne promosso in Seconda Categoria. In questi anni capitò di giocare per due volte all’anno i famosi derby di cui parliamo. A questo punto viene alla memoria un sacco di gente che questi “derbyes” li ha vissuti sul campo o dalla tribuna e che comunque hanno caratterizzato questi momenti che ho potuto vivere in prima persona, avendo per alcuni anni giocato nel Solzago, dove ho trovato tante persone che ancora porto nel cuore. Tra quelli non citati sin qui viene poi alla memoria il signor Alfredo Sozzi, titolare del Ristorante Terme, che ogni domenica immancabilmente ci rifocillava durante l’intervallo con un tè impagabile. E poi il silenzioso e correttissimo segnalinee Giuseppe Ganzetti, sempre presente e preciso nelle sue decisioni. Non possiamo dimenticare le frotte di ragazzi che nei vari anni anno fatto parte delle formazioni che hanno costituito l’ossatura delle squadre qui riprodotte in varie fotografie dell’epoca. Romano Meroni

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La Direzione e la redazione de “Il Paese” augurano a tutti di cuore una serena vacanza

La direzione e la redazione de “Il Paese” augurano a tutti un sereno Natale ed un felice Anno Nuovo

FUMAGALLI INDUSTRIA ALIMENTARI Via Briantea 18 22038 Tavernerio (Como)

Jaguar Land Rover Kia Skoda Lurate Caccivio - Tavernerio - Novedrate - Olgiate Comasco - Varese - Saronno - Milano 40 Il Paese

NUMERI UTILI Uffici comunali 031.42.12.23 Ufficio Anagrafe int. 1 Area Affari Generali int.3 Area Finanziaria Tributaria int. 4 Area Sociale int.5 Manutentiva Lavori pubbliciint. 2 Area Tecnica Urbanistica Edilizia Privata Biblioteca 031.42.81.68 Polizia Locale 031.33.54.340-338.70.16.154 Protezione Civile int. 2 Segretario Comunale int. 3 Le Sante Messe Tavernerio Sabato 17.30 Domenica 8.30 – 10.30 – 17.30 Solzago Sabato 18.00 Domenica 11.00 Ponzate Sabato 17.00 Domenica 10.00 Padri Saveriani Domenica 7.30 – 9.00 Polo Sanitario Causa emergenza Covid-19, si consiglia di contattare prima il medico per eventuali cambi di orario. Punto Prilievi Per i prelievi è obbligatoria la prenotazione al num. 800638638 o da cellulare al num. 02/999599 Segreteria ambultatori Lunedì 8.30-11.30, martedì 8.309.45, mercoledì 17.00-18.30, giovedì 8.30-9.45 e 16.00-18-00, venerdì 8.30-9.45 Dott. Gatti Lunedì 8.30-12.30, martedì 14.30-18.45, mercoledì 8.3012.00, giovedì 14.30-18.45, venerdì 8.30-12.00. (su app.) Dott. Micieli Lunedì pomeriggio fino alle 19.00, martedì dalle 08.00, mercoledì pomeriggio fino alle 19.00, giovedì mattino dalle 08.00, venerdì mattino dalle 08.00. (su app.). Dott. Benzi Lunedì e mercoledì 14.00-17.00 Martedì, giovedì e venerdì 10.0013.00. Dott. Spagnoli Martedì 17,00-19,00 Venerdì 10,00-13,00 Dott. Maria Cristina Cristini Ambulatorio Via Risorgimento 2 Tavernerio Martedì e Giovedì : 10.00-13,00 Mercoledì : 17.00 -19.00 Venerdì : 14.00 - 17.00 Cellulare 3386529401 Dott. Incerrano Lunedì 14.30 – 16.00 su app. Giovedì 9.00 - 13.00 su app. Per appuntamenti telefonare dalle 9.00 alle 10.30 oppure dalle 14.00 alle 15.00 al numero 3714321127


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ANNO IX - NUMERO 17 - GIUGNO 2020 by Redazione ilPaese - Issuu