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10 BOLOGNA ECONOMIA

MARTEDÌ 3 SETTEMBRE 2013

MORDANO Maurizio Venara, presidente della TracMec, che la tedesca Bauer ha comprato dalla Gallotti

L’AZIENDA

Frantoi, gru, trivelle, muletti: una clientela in movimento

IL PRODOTTO Un operaio lavora su un cingolato

«Assumere operai specializzati? Difficile: non ce ne sono più»

Maurizio Venara, presidente della Tracmec (cingolati) di SIMONE ARMINIO

PRODURRE a Mordano dei cingolati che, nel 75% dei casi, verranno montati su mezzi prodotti a Schrobenhausen, 675 chilometri da qui, in Baviera. L’azienda è la Tracmec, nata alle porte di Imola, da una costola della Gallotti. La casa madre è la tedesca Bauer, che l’ha acquistata nel 2005, quando tutti la davano per morta. «Ma non era morta — si inorgoglisce Maurizio Venara, l’attuale presidente —, solo male amministrata...». Venara, una domanda è lecita: se tutto il prodotto finisce a Monaco, che senso ha produrlo a Mordano?

«L’esperienza meccanica delle aziende bolognesi del nostro indotto, e quella dei nostri operai, sono insostituibili. Lo sanno anche i tedeschi». Brutalmente: quando vi presero i tedeschi eravate un ramo secco della Gallotti, che infatti senza di voi ha continuato col vento in poppa.

«Guardi, anche noi senza di loro abbiamo ripreso a veleggiare. Quando è nata la Tracmec, nel 2005, fatturava 4 milioni di euro. Nel 2008, soltanto tre anni dopo, ne fatturava già 17,5 milioni.

Il dubbio che fosse quella gestione a non andare è lecito». La prova del nove potrebbe essere questa: quanti dipendenti e dirigenti sono cambiati da allora?

«Pochissimi. Io stesso ero direttore della produzione già con i precedenti proprietari. Ed ero andato via per divergenze di vedute insanabili». I cingolati non sono un prodotto

IL PARADOSSO «Ma quale crisi. Avremmo un disperato bisogno di alesatori Pare che siano tutti spariti...» di largo consumo. Dove guarda il vostro mercato?

«La frontiera è il movimento terra, che si avvantaggia della spinta data dallo sviluppo della green economy». Voi come innovate il prodotto?

«Puntiamo sui cingolati estensibili, che consentono di avere mezzi più compatti durante il trasporto e, giunti sul punto di intervento, possono allargarsi e assicurare più stabilità». Il 75% del vostro prodotto serve la casa madre, la Bauer. Il resto?

«Va comunque all’estero, per il 80%». Un legame stretto con i padroni non rischia di limitare il vostro raggio di azione commerciale?

«La nostra indipendenza in questo senso è massima. Ed essere nel loro gruppo, per noi, significa in primo luogo avere una grande quantità di commesse assicurate. Il resto è il terreno sul quale allargarsi e crescere». Cioè?

«Tutto ciò che non diamo alla Bauer rappresenta il fulcro della nostra scommessa commerciale. Puntiamo ad allargare i proventi derivanti da quel 25% che vendiamo a terzi. Sarà lì il vero nostro margine di sviluppo». Dovrete assumere più operai.

«Sarà difficile, di questi tempi...». Per la crisi?

«No, perché non si trovano più operai specializzati. Le faccio un esempio: oggi avremmo un disperato bisogno di alesatori. Li abbiamo cercati dappertutto, pare non esistano più».

ECCO I NUMERI

9

MILIONI L’ultimo fatturato Nel 2008 era 17,5 milioni, nel 2005 soltanto 4 milioni

80

PER CENTO È il prodotto che finisce all’estero Nel 75% va alla casa madre Bauer

30

DIPENDENTI Molto basso il turnover. Quasi tutti lavoravano già alla Gallotti

Secondo lei, perché?

«Le scuole non li formano, o forse non ne hanno più voglia loro. I giovani puntanto tutto sulle nuove tecnologie. Nessuno ha voglia di diventare bravo, e magari ricercato, in un lavoro manuale. Eppure, con questa crisi...».

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QUANDO nel 2005 la storica azienda imolese Gallotti (fondata nel 1881 e tuttora esistente) decise di dismettere il proprio ramo di produzione di cingolati, per acquistarlo si fece avanti la Bauer Maschinen, azienda leader mondiale nella costruzione di macchine per la trivellazione. Basso il prezzo, alte le potenzialità di resa. Infatti, arrivati i tedeschi, dal 2005 al 2008 lo stabilimento passò da un fatturato di 4 milioni a uno di 17,5. OGGI la crisi ha limato i ricavi, portandoli attorno ai 9 milioni, ma l’azienda è sana e punta ad ampliare il proprio mercato anche al di là della Bauer, che oggi acquista gran parte del suo prodotto. L’azienda investe oggi fino al 4% del fatturato in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di migliorare il prodotto. Oggi il core business aziendale è costituito dai sottocarri a carreggiata variabile, che hanno lo scopo di allargare la propria base d’appoggio durante la fase di lavoro e ridurla durante il trasporto. MA A CHI serve un sottocarro cingolato? Non sembrerebbe vero ai non addetti, ma la lista è lunga: ci sono frantoi, gru, trivelle, trencher, pavimentatrici, finatrici stradali, caricatori, muletti e varie macchine speciali, fino a un peso di 430 tonnellate, per le quali la Tracmec produce cingolati su misura. La sede è da sempre sulla via Selice, subito dopo Imola ma già nel territorio del Comune di Mordano. Ci lavorano trenta dipendenti, diretti da Maurizio Venara, un ingegnere lombardo naturalizzato emiliano, che guidava lo stabilimento quando era ancora un ramo d’azienda della Gallotti. s. arm.

Premio Mascagni, la Tracmec  

Intervista a Maurizio Venara

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