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MARZO-APRILE 2017

MusiCare 2017 - ANNO XIX - Numero 2 - Mensile in A.P. 70% C.P.O. Vicenza

GUARDARE OLTRE (LE ALPI) “Ho rinunciato all’Italia e ho scelto l’estero perché le condizioni sono migliori: bisogna andare dove si può lavorare meglio.” Parola di Andrea Marcon, musicista veneto dal curriculum internazionale, che invita i colleghi italiani ad una “rivoluzione culturale”. Prima di tutto nelle loro teste.

CLASSICI O ROMANTICI?

La OTO tra Beethoven e Schubert, condotta dalla bacchetta di Umberto Benedetti Michelangeli

LE PERLE DI SIR ANDRÁS

XX edizione di Omaggio a Palladio: rarità musicali, pubblico estero, orchestra in esclusiva italiana 1

ASCOLTARE PER SUONARE Nuovi e rinnovati progetti di didattica e formazione per il pubblico e gli artisti di domani


Sir András Schiff

Cappella Andrea Barca Festival Omaggio a Palladio xx edizione

27-30 aprile 2017

Teatro Olimpico Basilica dei Ss. Felice e Fortunato Giovedì 27 Aprile Teatro Olimpico ore 20:30

Sabato 29 Aprile Teatro Olimpico ore 20:30

Sir András Schiff pianoforte Werner Güra, Jan Petryka, Angelo Pollak, David Jagodic tenori Robert Holl, Georg Klimbacher, Clemens Kölbl, Yves Brühwiler bassi

Cappella Andrea Barca Sir András Schiff direttore e pianoforte

Mozart Serenata per fiati n. 11 in mi bem. magg. KV375 Bach Cantata “Ich habe genug” BWV 82 Schubert Lieder / Ständchen op. 135 D920 “Gesang der Geister über den Wassern“ D 714 Venerdì 28 Aprile Basilica dei Ss. Felice e Fortunato ore 20:30 Cappella Andrea Barca Sir András Schiff direttore Schola San Rocco coro Francesco Erle maestro del coro Ruth Ziesak soprano Britta Schwarz contralto Werner Güra tenore Robert Holl basso

Bach Ouverture in stile francese in si min. BWV 831 Mozart Sinfonia n. 39 in mi bem. magg. K 543 Schubert Sinfonia n. 8 in si min. D. 759 “Incompiuta”

Domenica 30 Aprile Teatro Olimpico ore 20:30 Cappella Andrea Barca Sir András Schiff direttore e clavicembalo Bach Concerto Brandeburghese n. 1 in fa magg. BWV 1046 Concerto Brandeburghese n. 3 in sol magg. BWV 1048 Concerto Brandeburghese n. 4 in sol magg. BWV 1049 Concerto Brandeburghese n. 5 in re magg. BWV 1050 Concerto Brandeburghese n. 6 in si bem. magg. BWV 1051 Concerto Brandeburghese n. 2 in fa magg. BWV 1047

Bach Magnificat in re magg. BWV 243 Mozart Ave verum corpus KV 618 Schubert “Intende voci“ D 963 biglietti in vendita presso la sede della Società del Quartetto di Vicenza (Vicolo Cieco Retrone, 24 / lun.-ven. dalle 9 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:30 / tel. 0444 543729 / info@quartettovicenza.org) 2 concertistica euro 60 /ridotto under30 euro 30 intero euro 70 / ridotto over65 e abbonati stagione


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a scorsa copertina di MusiCare aveva il titolo in tedesco, ma la ragazza-copertina – una radiosa Sol Gabetta – era una violoncellista argentina. Questo numero propone il volto di un musicista italiano, veneto addirittura (per gli interessati alla Indicaziona Geografica Tipica), ma dallo sguardo rivolto altrove: Svizzera, Germania, Austria, Francia... Non è tutto oro quel che luccica, per carità. Ma tra le pieghe degli spartiti, tra le righe dei programmi dei concerti, nei racconti dei musicisti preparati, c’è sempre un mondo non italiano che ne esce meglio. E, spesso, in questo mondo si parla il tedesco, l’olandese, il francese. Un esempio su tutti: è possibile che i musicisti italiani del Quartetto di Cremona debbano avere gli strumenti di pregiata liuteria italiana (Guadagnini, Testore, Torazzi, Amati) in prestito da una fondazione tedesca, il Kulturfond Peter Eckes?! E che incidano principalmente per un’etichetta discografica privata tedesca, la Audite di Ludger Böckenhoff?… La storia del violino Stradivari “Lady Inchiquin” che raccontiamo a pagina 8 di questo numero va nella stessa direzione: dopo cinque lustri passati tra le mani del violinista Frank Peter Zimmermann, il prezioso strumento rischiava di passare i prossimi anni a rimbalzare tra le case d’asta e le collezioni private. Il governo della Renania settentrionale-Vestfalia l’ha acquistato e l’assessore regionale alla cultura ha rassicurato il maestro Zimmermann e i suoi concittadini sul destino dello strumento. Sulla sponda meridionale del lago di Ossiach, a pochi chilometri dal passo di Tarvisio, la Regione Carinzia ha ristrutturato e interamente dedicato alla musica un monastero benedettino dell’XI secolo: sala concerti, sale prova e registrazione, camere, ristorante, bar, aule studio, sala giochi e lettura, chiesa per i concerti di musica sacra. Non è una scuola di musica e non è il conservatorio: è un centro culturale dedicato alla musica “classica”, che ospita stagioni concertistiche, masterclass, incisioni discografiche. Probabilmente – anzi quasi certamente – ha il bilancio in utile. A detta del maestro Andrea Marcon, a questo “mondo tedesco” manca una sola cosa: i musicisti italiani. Dice che i suoi allievi migliori sono italiani, quando non addirittura proprio veneti. Conoscendo l’uomo, c’è da credere non sia di parte. La domanda, a questo punto, è lecita e spontanea: perché questi “allievi italiani” non meritano dei governi che finiscano più spesso menzionati nei programmi di sala dei concerti anziché in cronaca giudiziaria? ●

IN COPERTINA Andrea Marcon clavicembalista, organista e direttore d’orchestra italiano essendo nato a Treviso 54 anni fa. Fondatore e direttore della Venice Baroque Orchestra, è docente a Basilea. Sarà a Vicenza il 10 aprile per dirigere la Messa in Si minore di Bach. Anno XIX - Numero 2 Marzo-Aprile 2017

coordinamento editoriale Giovanni Costantini collaboratori Marco Bellano Filippo Lovato Paolo Meneghini Alberto Schiavo impaginazione Alessandra Melison per le foto l’Editore è a disposizione di quanti provassero diritti di Copyright

ps. Il Kulturfond Peter Eckes è un’emanazione della Eckes-Granini Group. Producono e commerciano succhi di frutta. Giovanni Costantini di Gabriele Scotolati

cartaCanta SPIRITO ROMANTICO, DIVINA LUNGHEZZA F. SCHUBERT SINFONIA N. 5 IN SI BEMOLLE MAGGIORE D485 BÄRENREITER URTEXT (Urtext of the New Schubert Editions) Editato da Arnold Feil e Douglas Woodfull-Harris Publication 1997, terza ristampa 2005 disponibile presso la libreria Musica Musica

Periodico di cultura, musica e spettacolo di Società del Quartetto di Vicenza e Orchestra del Teatro Olimpico Direttore Resp.: Matteo Salin Editore: Società del Quartetto di Vicenza Redazione: vicolo cieco Retrone, 24 Vicenza Tel. 0444/543729 Fax 0444/543546 web www.quartettovicenza.org e-mail info@quartettovicenza.org Periodico iscritto al registro Stampa del Tribunale di Vicenza n. 977 Stampa: Tipolitografia Pavan snc su carta Passion 13 da 100 g/mq Tiratura 3000 copie

la carta di questa pubblicazione è gentilmente offerta da

L’opera sarà interpretata dall’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Umberto Benedetti Michelangeli lunedì 3 aprile 2017 al Teatro Comunale di Vicenza.

«Schubert, da spirito eminentemente romantico, non viene lasciato in pace dal tema una volta proposto: deve continuamente rivoltarlo e rimaneggiarlo, e può plasmare la sua opera d’arte solo dietro l’impulso di codesto gioco, non già in rapporto all’architettura musicale». Walter Dahms

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La libreria Musica Musica è un punto di riferimento per tutti coloro che suonano uno strumento, che insegnano, studiano, cantano, amano e coltivano la musica: dal ragazzino che sfoglia per la prima volta un pentagramma al musicista professionista, dal coro amatoriale all’orchestra sinfonica, dall’ensemble barocco alla band pop-rock. La libreria abbraccia tutti i generi e tutte le epoche. Nell’agosto 2015 il negozio è divenuto proprietà di Musica Variabile srl, unipersonale della Società del Quartetto di Vicenza con l’obiettivo di sostenerne l’attività. I NOSTRI SERVIZI – spedizioni nazionali ed internazionali; – ricerca e consulenza; – ordinazione su richiesta di titoli non presenti in catalogo reperibili da tutto il mondo; – valutazione e stima del materiale librario musicale: usato, raro, fuori catalogo o da collezione. NOVITÀ – corde per strumenti ad arco e chitarra: Dogal, Larsen, Thomastik, Pirastro; – ance Fiberreed; – accordatori, plettri, leggii. PROMOZIONI – convenzione speciale riservata ai Conservatori, alle Accademie e alle Scuole di Musica; – spedizione gratuita per ordini superiori ad 80 €. 18APP E CARTA DEL DOCENTE Musica Musica aderisce al bonus cultura di 500 € promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa è rivolta ai ragazzi nati nel 1998 e ai docenti di ruolo.

musica musica vicenza — orario di apertura: martedì – sabato 9 – 13 / 15 – 19

vicolo cieco retrone, 20 0444 327719 www.musicamusicavicenza.it info@musicamusicavicenza.it fb: musicamusicavicenza

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Indice

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La stecca «Nell’opera c’è sempre troppo canto.» (Claude Debussy, pianista e compositore francese, 1862-1918)

ilConcertoNONèMorto

UNA RIVOLUZIONE CULTURALE NELLA TESTA DEI MUSICISTI di Andrea Marcon

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musicaMese

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musicaMese

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musicaMese

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contr’appunti

BACH E ZIMMERMANN PER I 30 ANNI DELL’ACCADEMIA D’ARCHI DI BOLZANO di Paolo Meneghini

L’ENERGIA DEI GIOVANI DELLA OTO PER UN APPUNTAMENTO CON BRAHMS di Marco Bellano

IL PRIMO ROMANTICO, L’ULTIMO DEI CLASSICI di Marco Bellano

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echi

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musicaMese

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notEventi

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registri&note

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UN CAPOLAVORO ASSOLUTO PER CORO E ORCHESTRA, IN STILE di Enrico Zanovello

STRABILIANTE CARPENTER, PUBBLICO A BOCCA APERTA di Denis Zanotto

DALLA “PATETICA” AL PATHOS, LE SONATE MERITANO TUTTE di Marco Bellano

QUATTRO MAESTRI PER QUATTRO GIORNI: BACH, MOZART, SCHUBERT E...SCHIFF di Giovanni Costantini

DALLE FIABE AI CONCERTI, PERCORSI DI CRESCITA MUSICALE a cura della redazione

tracce

GIOCHI D’OMBRE DA BACH AL ‘900: IL DUO D’ARCHI NON DELUDE di Filippo Lovato

d’altro ouverture canto Del colpo di tosse si sa che interviene nel silenzio di un concerto senza preavviso, a volte uno scoppio secco, a volte in sequenze precipitose dal ritmo serrato. Arginarlo è impresa eroica, come resistere al prurito. L’ascoltatore informato, che conosce la musica, previene il colpo di tosse involontario. Lo annota nella partitura di studio che porta con sé al concerto. Quando l’orchestra si gonfia in un forte si dispone a una tosse preventiva. Chi medita controlla il respiro, il melomane controlla il colpo di tosse, in attesa che sia indicato tra le dinamiche (tossire piano, tossire fortissimo). Così il rumore sparisce in un trionfo di ottoni. Altri però non si confanno a una tale disciplina e seminano sbuffi di raucedine nei piano e nei pianissimo, assecondando il primo pizzicorio che vellica la laringe. D’altra parte non potrebbero scartare caramelle per prevenire lo sbocco, perché nei pianissimo ogni gesto furtivo si tradisce in un rumore molesto. “Estote parati” diceva ai suoi scout Baden Powell, citando i vangeli. Urge imporre la caramella preventiva, avvolta in brevettata carta che non crepiti, da distribuirsi alla sottoscrizione dell’abbonamento o all’acquisto del biglietto. Due per concerto meglio, una per la prima, una per la seconda parte. Alla menta: ché placa la gola e, col temperare l’alitosi eventuale, agevola le conversazioni che seguono agli applausi di congedo. Se poi la tosse emerge quale sintomo di noia, sarà il gesto semplice e antico dello scartare il bonbon un tuffo nell’infanzia dorata, un divagare alla ricerca del tempo perduto. E forse, cullati dalla musica, ci si dimenticherà che si doveva anche tossire. ●

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ouverture ilConcertoNONèMorto

di Andrea Marcon

UNA RIVOLUZIONE CULTURALE NELLA TESTA DEI MUSICISTI Il modo di fare musica, le differenze tra i Conservatori italiani e le istituzioni oltralpe, le condizioni della cultura musicale nel nostro Paese, e i musicisti che lo popolano... Il pensiero di Andrea Marcon, musicista veneto dal curriculum internazionale, fluisce libero come la sua persona. Ed è linfa vitale per il futuro del concerto. Venerdì 17 febbraio, nella chiesetta sconsacrata di San Domenico – meraviglioso spazio restaurato e dotato di un organo Zeni, che insieme a tutto il complesso conventuale ospita oggi il Conservatorio di Vicenza – il maestro Andrea Marcon ha “chiacchierato” pubblicamente con l’amico e collega Giancarlo Andretta, “padrone di casa” in qualità di titolare della cattedra di Direzione d’orchestra in seno al Conservatorio. Andrea Marcon è organista, clavicembalista e direttore d’orchestra dal curriculum internazionale, oltre che docente alla prestigiosa Schola Cantorum Basiliensis, in Svizzera; è anche il fondatore e direttore della Venice Baroque Orchestra, compagine tra le più affermate al mondo nell’interpretazione della musica barocca. Ma, prima di tutto, Andrea Marcon è un veneto ed un musicista, un ragazzo di questa terra che quarant’anni fa ha saputo guardare oltre certi confini culturali e politici. Ed è esattamente questa la sintesi del messaggio che, tra aneddoti, riflessioni e critiche, ha lasciato ai presenti alla conferenza, per lo più giovani studenti delle classi di Organo e composizione organistica, Clavicembalo e Direzione d’orchestra, oltre ad una manciata di persone tra docenti del Conservatorio ed esterni, musicisti e non. Il prossimo 10 aprile il maestro Marcon sarà a Vicenza per dirigere la Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach, ospite della stagione concertistica della Società del Quartetto di Vicenza. Anche per questo, ma non solo, MusiCare ha piacere di condividere con i propri lettori almeno una parte delle considerazioni svolte dal maestro in occasione dell’incontro al Conservatorio: un modo di presentare un artista prossimo ospite in palcoscenico, nonché un’opinione autorevole sul futuro della musica colta. Qui, o altrove. (gc)

Andrea Marcon

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l rispetto della musica. Non dico di sì a tutti i contratti, bisogna anche saper dire di no. A volte è difficile non onorare una proposta che arriva, o perché da un’istituzione importante o perché c’è un legame particolare. Ma in base al programma richiesto, ci sono dei tempi di maturazione diversi, e bisogna rispettarli.

prima volta la Messa in Si minore ho aspettato vent’anni, per la Passione secondo San Matteo trenta. Filologia e innovazione. Ho sempre avuto una prospettiva storica nell’approccio alla musica. E credo che questa abbia un’origine profonda: da bambino ho avuto la possibilità di mettere le dita sui tasti di un organo storico, del 1700, e lì è successo qualcosa, è stata una folgorazione. Quei tasti erano così diversi da quelli in plastica del pianoforte che avevo a casa. Ricordo anche quando andai nell’allora unico negozio di musica e dischi di Treviso, Fusco si chiamava, e chiesi delle Invenzioni a due voci

“Non dico di sì a tutti i contratti, bisogna saper dire anche di no.” Il rispetto della partitura e delle indicazioni del compositore devono venire prima di tutto. Prima di eseguire per la

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di Bach, che allora stavo studiando: la signora mi allungò la copertina del long-playing e mi disse che era l’ultima uscita, ma che non era per pianoforte ma per clavicembalo. Io non sapevo nemmeno cosa fosse il clavicembalo, allora. Quando a casa lo ascoltai restai ancora una volta folgorato. Suonava un certo Gustav Leonhardt, ed era così diverso da come io stavo studiando al pianoforte quella stessa musica e da come mi stavano insegnando quegli stessi brani...non solo il suono, ma l’interpretazione tutta.

re in termini di acustica tra una sala da concerti e un teatro d’opera: l’hanno capito i cinesi, non l’abbiamo capito noi italiani che abbiamo “inventato” la musica. Un teatro d’opera non è una sala da concerti e, una sala conferenza, spesso chiamata auditorium, è ancora tutta un’altra cosa.

“Il Teatro Comunale di Vicenza è la cartina tornasole che ti fa capire a quale livello sia la considerazione della musica “classica” nel nostro Paese.”

“Bisogna avere il coraggio di innovare e applicare i propri studi.” Ora mi trovo che nel preparare una sinfonia di Beethoven, ascolto le interpretazioni dei grandi del passato e non sempre mi ritrovo con quello che ho studiato. Sto per scalare l’Everest e mi sembra di mancare di rispetto ai grandi che mi hanno preceduto. Ma bisogna avere il coraggio di innovare e applicare i propri studi.

Nel caso in specie, ha prevalso il piacere di collaborare con un mio ex allievo, il maestro Enrico Zanovello, e di onorare l’invito del direttore artistico Piergiorgio Meneghini. Anche perché mi hanno spiegato quanto sia burocraticamente difficile qui, oggi, fare un concerto a pagamento in una chiesa anziché in teatro, se così vogliamo chiamarlo. Un’altra delle tante cose che ci distinguono da altri Paesi.

Meno burocrazia, più musica. Ho rinunciato all’insegnamento in Italia e ho scelto di lavorare all’estero perché le condizioni sono migliori. Ricordo quando al primo concorso per i Conservatori italiani sono arrivato quinto e ho potuto scegliere la sede di Foggia, dove era stata attivata la cattedra di clavicembalo. Quando ho preso servizio ho scoperto che non c’era il clavicembalo. Mi dissero che per loro era importante aver creato un nuovo posto di lavoro; il resto si sarebbe fatto col tempo. Ma, pochi anni dopo, anche a Trento le cose non furono facili né felici. Così ho fatto la scelta di Basilea, e ho abbandonato i Conservatori italiani.

Come salvare il concerto? L’unica possibilità per cambiare è tornare a dare valore alla musica, all’esigenza di ascoltare musica. È stato già dimostrato che fa bene, ascoltarla e studiarla. Nei Paesi oltralpe è vissuta come una necessità, non come una moda o uno status.

“Servirebbe una rivoluzione culturale che partisse dai musicisti, perché i politici non sanno niente.” Servirebbe una rivoluzione culturale che partisse dai musicisti, perché i politici non sanno niente. Da parte di tutti i musicisti ci vorrebbe un’alleanza non piccole schermaglie, conflitti, rivalità. Invece molti colleghi italiani pensano per sé stessi: quell’interprete contro quell’altro. Si perdono in invidie e gelosie invece di lavorare per il Paese, per la musica di qualità. ●

“Ho rinunciato all’insegnamento in Italia e ho scelto di lavorare all’estero perché le condizioni sono migliori. Bisogna andare dove si può lavorare meglio, e così io ho fatto.” È un altro mondo: c’è un sistema di reclutamento completamente diverso – non contano le collezioni di titoli come in Italia, ma il reale valore del soggetto – e un’organizzazione del lavoro migliore, rigorosa ma flessibile. Ho la possibilità di organizzarmi le lezioni e di lavorare con gli studenti in modo più adeguato alle loro esigenze. È tutto talmente diverso: non ci sono registri e firme, gli orari di apertura sono molto più ampi, dalle sette di mattina a mezzanotte, gli studenti hanno le chiavi della biblioteca e delle chiese per studiare, l’organizzazione delle lezioni è libera... Non esistono i sindacati, ma perché non ce n’è di bisogno. Se non “funzioni” ti licenziano: non controllano registri o firme, ma se non lavori o se non produci bravi diplomati, sei fuori. Bisogna andare dove si può lavorare meglio, e così io ho fatto. Sala da concerti o teatro d’opera? Se avessi guardato alla sala in cui mi è stato chiesto di eseguire la Messa in Si minore di Bach a Vicenza avrei dovuto dire semplicemente: “no”. Il Teatro Comunale di Vicenza è la cartina tornasole che ti fa capire a quale livello sia la considerazione della musica “classica” nel nostro Paese. Infatti non è un teatro ma una sala conferenze. In Italia spesso non sappiamo nemmeno la differenza che ci deve esse-

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ouverture notEventi musicaMese

di di Paolo Meneghini Paolo Meneghini

BACH E ZIMMERMANN PER I 30 ANNI DELL’ACCADEMIA D’ARCHI DI BOLZANO Anniversario importante per la prestigiosa orchestra da camera sudtirolese, che affida l’interpretazione dei Concerti del genio di Lipsia al grande violinista tedesco. Zimmermann porta in regalo per l’occasione una buona notizia che arriva da oltralpe: il violino Stradivari “Lady Inchiquin”, che lo accompagna da più di 15 anni, sarà in buone mani...

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unedì 13 marzo torna a Vicenza l’Accademia d’Archi di Bolzano, rinomato ensemble di soli archi che il violinista Georg Egger fondò esattamente 30 anni fa nel capoluogo altoatesino. La serata – terzultimo appuntamento della stagione in abbonamento – è tutta dedicata al grande Bach con una selezione degli splendidi Concerti che Johann Sebastian compose fra gli anni Venti e Trenta del Settecento. Per il tour che celebra il trentennale del suo ensemble (le altre tappe sono Mantova, Verona, Selva di Val Gardena, Bolzano e Merano) Egger ha invitato nel doppio ruolo di solista e di direttore dell’Accademia uno dei più acclamati violinisti dei nostri giorni: Frank Peter Zimmermann. Nato a Duisburg nel 1965, Zimmermann è un artista che non ha bisogno di presentazioni, tanta è la solida fama di cui gode da anni in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, in Sud America e nella lontana Australia. Una fama costruita grazie al suo virtuosismo, ma che forse non avrebbe raggiunto livelli così alti senza un fedele compagno di lavoro che lo segue ovunque da tre lustri: lo Stradivari “Lady Inchiquin” del 1711. Le vicende legate a questo straordinario strumento arrivato nelle mani di Zimmermann nel 2001, per lunghi anni sono state avvolte da un alone di mistero. Fino a tempi recenti, infatti, il “Lady Inchiquin” fu spesso

confuso con uno Stradivari “gemello” costruito nello stesso anno, il “Parke”. Quello suonato da Zimmermann prende invece il nome da Ethel Jane Foster, una nobildonna inglese che probabilmente lo ebbe in dono quando, nel 1896, sposò William O’Brien barone di Inchiquin, discendente diretto di quel Brian Boru che fu sovrano supremo d’Irlanda intorno all’anno 1000. Alla morte di Lady Inchiquin, nel 1940, il prezioso violino fu custodito per qualche anno dal suo primogenito il quale, nel 1948, lo affida alla casa d’aste londinese Puttick & Simpson. L’acquirente svizzero che se lo aggiudicò lo vende dopo qualche tempo al noto collezionista Cho-Ming Sin di Hong Kong che a sua volta – siamo nei primi anni Settanta – lo mette all’asta insieme ad un altro Stradivari per poter comprare un Guarneri del Gesù. Il “Lady Inchiquin” passa dunque nelle mani della Ben & Fushi (una maison di Chicago specializzata nel restauro e nel commercio di strumenti ad arco antichi) che nel 1978 lo vende ad un violinista dei Berliner Philharmoniker. Frank Peter Zimmermann ascolta per la prima volta il magico suono di questo violino nei primi anni ‘80, al suo debutto con i Berliner, e se ne innamora. La sorte ha voluto che il “Lady Inchiquin” fosse poi acquistato da una banca di Düsseldorf (per poco meno di 3 milioni di dollari) che nel 2001 decise di darlo in uso proprio a Zimmermann. Il connubio fra lo Stradivari ed il violinista tedesco dura ininterrotto fino al 2015, quando la banca fallisce e Zimmermann è costretto a restituire quello strumento che tanta parte aveva avuto nella sua fortunata carriera. Il “Lady Inchiquin” rischia di andare di nuovo all’asta e di finire nelle mani di qualche collezionista cinese o russo, mercati che negli ultimi anni stanno facendo incetta di antichi e preziosissimi strumenti ad arco, soprattutto di scuola italiana. Del “caso Stradivari” che coinvolge in prima persona il violinista tedesco ne parlano giornali e televisioni creando un movimento d’opinione che alla fine contribuirà al lieto fine della favola. Lo scorso luglio il “Lady Inchiquin” è stato acquistato dal Governo della Renania Settentrionale-Vestfalia; Christina Kampmann, assessore alla cultura, ha già dichiarato ufficialmente che sarà di nuovo messo a disposizione del violinista Frank Peter Zimmermann e questa volta, si spera, fino a fine carriera. ●

lunedì 13 marzo ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

ACCADEMIA D’ARCHI DI BOLZANO FRANK PETER ZIMMERMANN violino e direttore musiche di Bach

8 Frank Peter Zimmermann


musicaMese ouverture

di Marco Bellano

L’ENERGIA DEI GIOVANI DELLA OTO PER UN APPUNTAMENTO CON BRAHMS Il Concerto per violino e la quarta Sinfonia rappresentano forse l’apice della produzione della terza grande B della storia della musica: dopo Bach e Beethoven, tocca a Johannes Brahms innovare le forme, stupire il pubblico e segnare il corso della storia della musica. Prova di carattere e livello per una formazione “giovane” e per il suo direttore principale.

Elio

Orchestra del Teatro Olimpico

U

n Concerto per violino ed orchestra, l’unico mai scritto da Johannes Brahms, separa cronologicamente le due coppie di Sinfonie uscite dalla penna del compositore. Dopo il malinconico corpus melodico della Seconda, Brahms si diede a uno spirito ottimista e maestoso: e con tali tratti, presagendo la Terza, scelse di delineare il carattere del Concerto op. 77. Brahms, esperto pianista, non era tuttavia un conoscitore altrettanto profondo della tecnica violinistica. Nondimeno, fu legato da una lunga amicizia al famoso violinista Joseph Joachim, assieme al quale tenne diversi concerti negli anni 60 dell’Ottocento. Joachim – a cui il Concerto fu dedicato – dovette correggere la scrittura solistica brahmsiana in più punti, essendo questa a tratti di una difficoltà che rasentava l’ineseguibile. Pur con questi aggiustamenti, accolti non senza qualche rimostranza dal compositore, il lavoro mantenne un virtuosismo di straordinario impatto. La Quarta, l’ultima sinfonia del compositore è invece lavoro di una compattezza schiacciante, che modella un panorama sonoro dai colori quasi autunnali, ma imponente e spazzato dalle prime luci del Ventesimo secolo. L’universo della Quarta è di una profondità sconcertante, che disorientò i primi ascoltatori. Elisabeth von Herzogenberg, prima destinataria della partitura, parlò di «un piccolo mondo per gli avveduti e i sapienti»; più coloritamente, il critico Eduard Hanslick arrivò ad affer-

mare: «Per tutto il tempo [del primo movimento] avevo l’impressione di essere bastonato da due persone terribilmente intelligenti». Culmine della Quarta, e forse di tutto Brahms, è il conclusivo Allegro energico e passionato, fondato su di una grandiosa tecnica musicale del Barocco: la variazione su tema ostinato, detta Passacaglia. Il tema, disegnato da otto granitiche note, è armonicamente ricchissimo e tratto dalla Cantata BWV 150 di Bach. La figurazione è ripetuta per trenta volte consecutive, in un susseguirsi incalzante di variazioni e fioriture, fino a ripresentarsi, inesorabile, al momento di introdurre la travolgente Coda. Tutto questo Brahms, o meglio questo tutto Brahms, sfocerà dalla giovanile energia degli orchestrali della OTO, dal genio musicale interpretativo di Alexander Lonquich e, nel Concerto per violino, dalle virtuosistiche dita di Alexander Janiczek. L’appuntamento con Brahms è per Orchestra del Teatro Olimpico lunedì 20 marzo al Teatro Comunale di Vicenza. ●

lunedì 20 marzo ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

OTO-ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO ALEXANDER LONQUICH direttore ALEXANDER JANICZEK violino musiche di Brahms

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ouverture notEventi musicaMese

di Paolo Meneghini di Marco Bellano

IL PRIMO ROMANTICO, L’ULTIMO DEI CLASSICI È impresa ardua – e forse poco utile – dare collocazione di genere alla musica di due giganti come Schubert e Beethoven. La quinta sinfonia dell’austriaco è forse opera più classica della seconda sinfonia del tedesco. Ciò che conta è la ricchezza che entrambe le partiture sprigionano e che la bacchetta di Umberto Benedetti Michelangeli saprà indicare agli orchestrali della OTO.

Umberto Benedetti Michelangeli

L

’ultimo concerto della Stagione 2016/17 della OTO propone la bacchetta di Umberto Benedetti Michelangeli a dirigere due compositori tanto vicini quanto lontani, entrambi, a modo loro, rappresentanti di un periodo di passaggio della storia della musica. “Il primo dei Romantici”: chi sarà mai stato, costui? Franz Schubert, si dice talvolta: eppure, Alfred Einstein lo definì un «classicista romantico», e probabilmente aveva ragione. Prendiamo una Sinfonia scritta da Schubert a diciannove anni, la Quinta. In quest’opera di un maestro di scuola nella sua tarda adolescenza vi è un classicismo persino “arcaico”, figlio di Mozart e Haydn. Al tempo stesso, però, si avverte la fine di un’epoca; l’incipit dell’Allegro iniziale, un inedito “sipario” musicale di appena quattro battute, ha il sapore di un fantasma dell’antico trasformatosi in un piacevole e malinconico ricordo. D’altra parte il conclusivo Allegro vivace, che secondo Einstein è «puro Haydn», apre occasionalmente “varchi” sugli abissi schubertiani più profondi. Prima dell’apparizione del lirico secondo tema, l’orchestra pronuncia solenni arpeggi ascendenti dove la serenità gentile viene brutalmente spazzata via. I misteriosi e raggelanti accordi minori che lacerano l’Allegro moderato dell’Incompiuta non sembrano affatto lontani. Per inciso: seguendo ancora l’intreccio tra classicismo e romanticismo, pare che il primo “intermezzo” da Rosamunda principessa di Cipro lasci intravedere come sarebbe stato il mai scritto quarto movimento dell’Incompiuta. Il 3 aprile sarà tuttavia eseguito il secondo “intermezzo”, che presagisce il “coro degli spiriti”, numero d’accompagnamento alla preparazione del ve-

leno per Rosamunda da parte del perfido Fulvio, come si racconta nel “dramma romantico” di Helmina von Chezy, per cui Schubert scrisse le musiche di scena. Anche Beethoven, nonostante i luoghi comuni, non fu il primo dei romantici, ma forse, piuttosto, l’ultimo dei classici. Non c’è dubbio, tuttavia, che le sue sinfonie sapessero mettere a dura prova il senso musicale del “classico”, proiettandolo verso nuovi orizzonti. Non furono, per questo, sempre capite prontamente dal pubblico. È famosa, ad esempio, una stroncatura comminata alla seconda Sinfonia, che pure oggi ci suona come opera tra le più “classiche” di Beethoven, ancora al di qua della straordinaria svolta dell’Eroica. Nelle proporzioni e nelle idee ritmiche, però, vi era qualcosa di inaudito. Ecco, dunque, come reagì la Zeitung für die Elegente Welt, a Vienna, nel maggio 1804: «La seconda Sinfonia di Beethoven è una mostruosità grossolana. È come un drago ferito che si contorca orrendamente e non voglia spirare. Sanguina tuttavia (nel Finale) e batte tutt’intorno con furia la sua coda eretta». Paradossalmente, è proprio grazie alla grandezza della musica di Beethoven che ancora oggi si ricorda tale spropositato abbaglio, al fine di sorriderne. ●

lunedì 3 aprile ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

OTO-ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI direttore musiche di Mahler, Schubert e Beethoven

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contr’appunti ouverture

di Enrico Zanovello

UN CAPOLAVORO ASSOLUTO PER CORO E ORCHESTRA, IN STILE Il maestro Enrico Zanovello presenta l’allestimento della “gigantesca” Messa in Si minore di J. S. Bach: per il Coro e Orchestra Andrea Palladio, interprete dell’opera, è un’occasione di crescita e confronto con un grande musicista quale Andrea Marcon, oltre che di collaborazione con nuove e prestigiose figure professionali del territorio e non. dell’esecuzione di pagine sacre di un altro “gigante” del barocco, Georg Friedrich Händel. La distanze fra i due – Händel e Bach – sono però notevoli: l’uno, immerso nella contemporaneità e con una inclinazione al trionfalismo, l’altro indifferente nei confronti del nuovo corso della musica e poco propenso alla musica di consumo. Per l’allestimento della Messa in Si minore, il Coro e Orchestra Andrea Palladio, si avvale anche di musicisti con esperienza in prestigiose compagini strumentali: presso le fila dell’orchestra compariranno, tra gli altri, anche le trombe dello storico Concentus Musicus Wien, che fu diretto dal grande Harnoncourt. Anche il coro ha accolto, con selezione tramite audizione, nuove voci, alcune delle quali provenienti dai corsi superiori di musica antica del Conservatorio di Vicenza. Questo a suggellare ulteriormente la proficua collaborazione con l’istituzione cittadina, nell’ottica che il Coro e Orchestra Palladio sia anche opportunità privilegiata di studio, approfondimento ed occasione per sviluppare il proprio talento musicale. ●

Coro e Orchestra Barocca Andrea Palladio

è

con grande piacere che ho accolto l’invito da parte della Società del Quartetto a preparare l’esecuzione della Messa in Si minore di J. S. Bach, capolavoro assoluto della storia della musica sacra, con il Coro e Orchestra Andrea Palladio, sotto la direzione di Andrea Marcon. La collaborazione con il maestro Marcon è il frutto di una lunga amicizia nata all’inizio degli anni ‘90 durante il mio esame di diploma in Clavicembalo al Conservatorio di Vicenza. Lo studio della musica antica era l’occasione per approfondire gli aspetti riguardanti la prassi esecutiva storicamente informata attraverso l’analisi delle fonti come punto di partenza, ma soprattutto momento di confronto per un’interpretazione mai ingessata in stereotipi generalizzati. La volontà di una massima aderenza stilistica al repertorio dei secoli XVII e XVIII, anche con l’utilizzo di strumenti originali, ha ispirato il mio lavoro con il Coro e Orchestra Andrea Palladio, da diversi anni protagonista

Elio

lunedì 10 aprile ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

Coro e Orchestra Barocca Andrea Palladio ANDREA MARCON direttore ENRICO ZANOVELLO maestro del coro Johann Sebastian Bach: Messa in si minore

echiouverture

di Denis Zanotto

STRABILIANTE CARPENTER, PUBBLICO A BOCCA APERTA

Il concerto del rivoluzionario artista americano, a Vicenza col suo Touring Organ, ha fatto il sold out e aperto prospettive sul concertismo di domani.

U

degli spettatori, che reclamano l’artista americano per una serie di encore. Oltre alle eccezionali doti tecniche, si sono ammirate la coerenza nel fraseggio e la ricerca nelle scelte timbriche, Orchestra del Teatro Olimpico seppur molto personali. Interessanti ed efficaci alcuni registri del suo Touring Organ, soprattutto quelli solistici: spesso, chiudendo gli occhi, sembrava proprio di essere in una chiesa. Nei momenti di massima sonorità, tuttavia, il suono dell’organo a canne resta ancora qualcosa di inimitabile. L’artista americano ha coinvolto il pubblico, oltre che con la propria musica, con spiegazioni finalizzate ad illustrare le caratteristiche del proprio strumento e le sua concezione dell’organo in generale. Idee, forse, non tutte condivisibili, ma che possono aprire riflessioni e nuove prospettive sul concertismo di oggi e di domani. ●

na futuristica consolle d’organo al centro, poderosi altoparlanti tutt’intorno, luci colorate sullo sfondo: così si presenta il palco del Teatro comunale, tutto esaurito per il concerto di Cameron Carpenter. La prima parte è all’insegna di Bach e del virtuosismo: tocco impeccabile e tecnica del pedale sbalorditiva lasciano a bocca aperta il pubblico. Nella seconda parte – dedicata a trascrizioni e composizioni proprie – Carpenter trasforma lo strumento in un organo da teatro: timbri di percussioni, sonorità orchestrali ed effetti speciali scatenano l’entusiasmo

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ouverture musicaMese

di Marco Bellano

DALLA “PATETICA” AL PATHOS, LE SONATE MERITANO TUTTE Prosegue il viaggio nell’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, tutte e 32 per le mani del pianista Filippo Gamba. Il terzo concerto del ciclo ha in programma la celebre Sonata dall’appellativo romantico, ma non sono da meno le altre due opere, scritte da un giovane Beethoven, di lì a poco “Eroico”.

Filippo Gamba

L

a presenza della Sonata “Patetica”, cuore del trittico destinato ad essere eseguito da Filippo Gamba, attira inevitabilmente l’occhio di chi legge il programma del concerto del 20 aprile, ultimo appuntamento del cartellone 2016/2017 della Società del Quartetto di Vicenza. Ci sono, naturalmente, dei buoni motivi: si tratta innanzitutto di una di quelle sonate di Beethoven rese famose da titoli evocativi, benché di rado apposti dall’autore; la si può inoltre considerare, forse, il vertice della produzione del compositore prima dell’anno 1800, ovvero prima che questi compisse trent’anni. Si percepivano già i sintomi dell’ardente concisione che sarebbe arrivata nel successivo periodo, cosiddetto “Eroico”: non a caso, pare proprio che al giovane Beethoven l’appellativo spurio di “Patetica” piacesse molto. Al fervore drammatico della composizione contribuisce anche la tonalità di Do minore: quella a cui poi Beethoven avrebbe affidato la sua Quinta Sinfonia, nonché l’ultima delle sue trentadue Sonate. Sarebbe un peccato, però, ascoltare con meno attenzione le Sonate Op. 14 n. 1 e l’Op. 10 n. 3. Nella prima, com’è tipico di Beethoven, si incontra una composizione che fa da serena “risposta” a un tor-

mentato lavoro immediatamente precedente (proprio la “Patetica”, in questo caso); si veda, al proposito, il caso delle Sinfonie Quinta e Sesta. L’Op. 14 n. 1 recupera una dimensione più intima e forse “cameristica”, tanto che poi Beethoven stesso la arrangiò per quartetto d’archi. Monumentale è invece l’Op. 10 n. 3, completata forse nel tardo 1797; in certi momenti del suo movimento più impressionante, il Largo e mesto, essa esprime un pathos di intensità quasi schiacciante. Vent’anni e molti capolavori più tardi, Beethoven avrebbe rivolto ancora il pensiero a questa sua pagina giovanile ma già matura, commentando: «Ognuno avverte in questo Largo lo stato d’animo in preda alla malinconia, con differenti sfumature di luce e d’ombra». ●

giovedì 20 aprile ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

FILIPPO GAMBA pianoforte Integrale delle Sonate di Beethoven, terzo concerto

L’ANGOLO DI CESARE GALLA In occasione dei prossimi due concerti in stagione della Società del Quartetto, interamente dedicati a Johann Sebastian Bach (lunedì 13 marzo e lunedì 10 aprile), il critico musicale Cesare Galla terrà altrettante introduzioni all’ascolto nel foyer del Teatro Comunale. Gli incontri, ad ingresso libero, inizieranno alle ore 20. L’iniziativa continuerà anche nella prossima stagione concertistica con l’idea di offrire al nostro pubblico un’interessante occasione di approfondimento sugli autori e sui programmi proposti in cartellone.

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notEventi ouverture

di Giovanni Costantini

QUATTRO MAESTRI PER QUATTRO GIORNI: BACH, MOZART, SCHUBERT E… SCHIFF Omaggio a Palladio si conferma appuntamento imperdibile per un pubblico sempre più internazionale. Con il 2017 giunge alla XX edizione ed il programma compilato dal Sir del pianoforte alterna pagine celebri a perle di raro ascolto. La Cappella Andrea Barca si esibisce a Vicenza in esclusiva italiana e la Schola San Rocco rinnova la collaborazione.

L

a vendita dei biglietti è durata meno dei giorni di festival: al terzo giorno di prevendita, i tickets dei quattro concerti di Sir András Schiff a Vicenza erano già esauriti. Il ciclo “Omaggio a Palladio” con András Schiff e la Cappella Andrea Barca – che a Vicenza si esibisce in esclusiva per l’Italia – ha definitivamente conquistato il pubblico internazionale, che ogni primavera si dà appuntamento nella Città del Palladio per assistere ad un lungo week-end di musica nel teatro coperto più antico del mondo. András Schiff-Andrea Palladio: il connubio fra le linee disegnate dal sommo architetto veneto nel 1580 e la grande musica eseguita dal pianista e direttore ungherese dura ininterrottamente dal 1998, e con il 2017 giunge alla XX edizione. Da giovedì 27 a domenica 30 aprile, le tre serate al Teatro Olimpico e quella alla Basilica dei Santi Felice e Fortunato proporranno celebri opere e chicche meno note, come è abitudine del maestro “Sir” nel compilare il programma. Gli autori in cartellone sono tre, tutti rigorosamente di area tedesca, seppure inevitabilmente influenzati ora dalla polifonia ora dal canto dello stile italiano: Bach, Mozart e Schubert. Del primo, oltre alla celebre cantata “Ich habe genug” BWV 82 e all’Ouverture francese in Si minore BWV 831, sarà eseguito il maestoso Magnificat in Re maggiore BWV 243, con l’ensemble corale Schola San Rocco, formazione vicentina preparata dal maestro Francesco Erle alla quale Schiff non rinuncia. La serata conclusiva, inoltre, è un “tutto Bach” con l’integrale dei Concerti per vari strumenti dedicati dal genio di Lipsia a quel margravio del Brandeburgo a cui devono il nome (oltre al fatto di essere rimasti sepolti per decenni). Del genio di Salisburgo, invece, il pubblico potrà godere della Serenata per fiati n. 11 in Mi bemolle maggiore KV375 e dell’immortale terzultima Sinfonia, la n. 39 KV543, nella stessa tonalità della Serenata; dopo il Magnificat di Bach, inoltre, il celebre Ave Verum corpus KV618 suona come un omaggio nell’Omaggio. Le perle rare arrivano con Schubert, primo viennese nato a Vienna, romantico senza esserlo, o forse giovane erede di un classicismo già decisamente superato da Beethoven. Nella sua musica trionfa la melodia che ti aspetti, ma anche l’armonia che sa sorprendere. Se basta dire “Incompiuta” per pensare alla Sinfonia n. 8 in Si minore o “Ständchen” per sentire già il Lied op. 135, altrettanto non si può dire degli altri titoli in programma: “Gesang der Geister über den Wassern” D714, per ottetto vocale maschile e quintetto d’archi, e “Intende voci” D963, brano sacro del 1828 per tenore solo, coro e orchestra, in cui Schubert svela uno stile di musica da chiesa personale e libero dai retaggi del passato. ●

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ouverture registri&note

a cura della redazione

DALLE FIABE AI CONCERTI, PERCORSI DI CRESCITA MUSICALE Educazione all’ascolto in tutte le sue sfacettature: attori e musicisti a contatto con i più piccoli, a scuola e in teatro.

Studio e formazione per arrivare in orchestra: il progetto di Quartetto e Intesa Sanpaolo giunge alla sesta edizione

“UN, DUE, TRE TOCCA A ME!” è il titolo di un progetto musicale dedicato all’infanzia realizzato da Società del Quartetto di Vicenza e Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza su ideazione di Elena Fattambrini. Scopo dell’iniziativa è l’educazione all’ascolto (in tutte le sue sfaccettature: voce, suoni, rumori, ma anche l’ascolto dell’altro) e alla bellezza della musica. Le due fasi nelle quali si articola l’originale progetto prevedono 8 lezionilaboratorio in due scuole dell’infanzia del V Circolo di Vicenza (“Malfermoni” e “Stalli”) con il coinvolgimento di quasi 200 bimbi e 3 spettacoli al Teatro Comunale di Vicenza in programma la domenica pomeriggio, proprio perché bimbi e genitori possano vivere tutti assieme l’esperienza dei racconti in musica. L’educazione all’ascolto, alla percezione e alla distinzione fra suoni, rumori e timbri di varia natura sarà affiancata dalla scoperta della ritmica elementare, con l’utilizzo di piccoli strumenti a percussione ma attingendo anche ai suoni che possiamo emettere attraverso il nostro corpo, con la voce e con la gestualità. Nel corso di questa attività in classe, Elena Fattambrini sarà affiancata da alcuni musicisti (che presenteranno le caratteristiche principali dei loro strumenti) e da un’attrice professionista. Nelle tre fiabe musicali programmate in teatro, la musica eseguita dal vivo non fa da sottofondo, né segnerà semplicemente il passaggio da una scena all’altra, ma avrà un ruolo da protagonista facendo scoprire sensazioni e linguaggi che a volte possono sembrare lontani, ma che tutti abbiamo dentro di noi. ●

Ha preso il via a fine febbraio alle Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari, sede museale e culturale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, la sesta edizione di Progetto Orchestra, corso di formazione orchestrale a frequenza gratuita riservato a giovani strumentisti. Sono una settantina i giovani musicisti provenienti da varie regioni italiane che hanno sostenuto le audizioni per partecipare alla nuova edizione del corso organizzato dalla Società del Quartetto di Vicenza in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Giunto alla sua sesta edizione, Progetto Orchestra è un corso di formazione rivolto alle nuove generazioni di musicisti – già diplomati o in procinto di diplomarsi – che aspirano ad entrare in una compagine orchestrale stabile. Si tratta senza dubbio di uno sbocco professionale molto interessante, per chi ha dedicato anni della sua vita allo studio di uno strumento, e tuttavia anche in questo campo la selezione è molto severa e l’aver conseguito a pieni voti un diploma di Conservatorio non è un requisito sufficiente. In quest’ottica, l’iniziativa promossa vuole offrire ai giovani partecipanti un percorso di crescita e di maturazione artistica nella musica d’insieme che di fatto si traduce in una sorta di avviamento alla professione di maestro d’orchestra. Il corso ha la durata di tre settimane, distribuite tra febbraio e maggio, e quest’anno propone un duplice percorso formativo per musicisti ad arco e fiato, i primi seguiti come sempre dal carismatico maestro Leon Spierer, i secondi affidati a Davide Sanson, trombettista, compositore, docente al Conservatorio di Aosta e preparatore dei fiati dell’Orchestra del Teatro Olimpico. ●

UN, DUE, TRE...TOCCA A ME! Teatro Comunale di Vicenza, sala del Ridotto

PROGETTO ORCHESTRA Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Vicenza

domenica 12 marzo, ore 17 TOPO FEDERICO di e con Roberto Anglisani e Ensemble Ludus Musicae Un topo sognatore, mentre gli altri lavorano, raccoglie parole e ci ricorda l’importanza dei sogni e dell’arte...

sabato 25 marzo 2017 ore 16,30 domenica 26 marzo 2017 ore 16,30 Wolfgang Amadeus Mozart Ouverture e Arie Scelte “Don Giovanni” Fryderyk Chopin / Jean Françaix Trois Ecossaises Emmanuel Chabrier / Jean Françaix Huit pièces pittoresques

domenica 26 marzo, ore 17 ROSPI, PESCI E...FELICITà di e con UllalàTeatroAnimazione e Ensemble Ludus Musicae narratori Angela Graziani, Pippo Gentile C’era una volta una famiglia felice, un magico pesce ed un rospo assai permaloso… Tre simpatiche storie narrate attraverso la musica e la parola.

sabato 20 maggio ore 16,30 domenica 21 maggio 2017 ore 16,30 Gioachino Rossini Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia” Maurice Ravel Pavane pour une infante défunte Joseph Haydn Sinfonia n. 85 in si bemolle maggiore “La Reine” Davide Sanson Divertissement pour Soli et Orchestra (prima esecuzione assoluta)

domenica 9 aprile, ore 17 LA PRINCIPESSA DEI PAVONI di e con UllallàTeatroAnimazione e Ensemble Ludus Musicae Un concerto-narrazione con musiche di Henry Purcell che ci accompagneranno nel regno di Magnolia, la città dei Pavoni, per una sfida tra tante agguerrite principesse. Chi vincerà e diventerà la Regina? Tre simpatiche storie narrate attraverso la musica e la parola.

Biglietti: intero euro 5 / ridotto over65 euro 3 Per informazioni e prenotazioni: tel. 800578875

Biglietto unico: 4,50 euro in vendita presso la biglietteria del Teatro e la sede del Quartetto.

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ouverture tracce

di Filippo Lovato

GIOCHI D’OMBRE DA BACH AL ‘900: IL DUO D’ARCHI NON DELUDE

I BIS DEDICATI A BEETHOVEN DA SCHIFF MERITANO L’APPLAUSO: UN CD LI RACCOGLIE

autore AA. VV. titolo CD Shadows, Canons, Veils interpreti Frank Peter Zimmermann (violino) Heinrich Schiff (violoncello) etichetta CD ECM New Series 1912, DDD, 2006

autore AA. VV. titolo CD Encores after Beethoven interpreti András Schiff (piano) etichetta CD ECM New Series 1950, DDD, 2016

Non sarebbe stata una cattiva idea mettere in copertina il titolo del saggio scritto da Paul Griffiths per il booklet, “Ombre, Canoni, Veli”. Lo si è fatto nella scheda, anche se il CD un titolo non ce l’ha. Griffiths spiega che il contrappunto bachiano è stato recuperato nella prima parte del Novecento in un contesto armonico assai diverso. E il canone, l’esecuzione contemporanea di uno stesso tema ripetuta con qualche battuta di ritardo, viene brillantemente definito, “gioco d’ombre”, perché la musica è seguita da un simulacro di sé stessa. Così il disco ospita due canoni dall’Arte della Fuga, eseguiti da violino e violoncello, e tre applicazioni novecentesche di quelle tecniche in brani per i due archi, la Sonatina VI di Honegger, il Duo n. 1 di Martinu e la Sonata di Ravel. Completa la sofisticata tracklist Study I for “Treatise on the Veil” scritto nel 2004 dal quarantaseienne tedesco Matthias Pintscher, un brano che si ispira a un omonimo ciclo di lavori del pittore Cy Twombly e al “velo”, lo strumento inventato da Leonardo per l’analisi prospettica. Il violinista Frank Peter Zimmermann e il violoncellista Heinrich Schiff sono efficaci e rigorosi. Offrono una lettura spassionata e analitica, che fa bene intendere la tessitura contrappuntistica, e beneficia di un suono avvolgente e corposo. ●

Ecco i bis che András Schiff ha regalato al termine dei concerti alla Tonhalle di Zurigo dedicati alle 32 sonate di Beethoven. Nel booklet il pianista ungherese spiega che i suoi encore sono generati dal programma che li ha preceduti. E fa alcuni esempi: l’Allegro assai dai tre pezzi D946 di Schubert «è parente stretto del Trio del terzo movimento della Sonata op. 7 di Beethoven». Invece lo schubertiano Allegretto D915 è fratello del secondo tempo della Sonata op. 10/2 del tedesco. La Giga K 574 di Mozart va a braccetto col finale dell’op. 10/2. L’Andante di Beethoven doveva essere il tempo lento della Waldstein, mentre il preludio e fuga «senza alcuna licenza» BWV 867 di Bach viene dopo la fuga “con alcune licenze” dell’Hammerklavier. Fin qui le dichiarazioni dell’interprete. Su altri tre encore occorre speculare in proprio. La Sonata in Sol minore n. 44 di Haydn (sì, un’intera sonata per bis) si rapporta all’op. 49/1 di Beethoven: sempre due tempi, stessa tonalità. La Melodia ungherese D817 di Schubert perfeziona alcuni momenti schubertiani che Schiff rintraccia nell’op. 28. I Minuetti e la Giga dalla Partita BWV 825 di Bach si legano forse all’op. 54, che si apre proprio con un Minuetto. Letture scattanti e cristalline. E gli applausi che seguono le prese dal vivo sono più che meritati. ●

ouverture audioVisivi

di Marco Bellano

DAL SUONO ALL’IMMAGINE, ECO RECIPROCA DI TRAME MUSICALI https://www.youtube.com/watch?v=l2FcUbWeeoU La musica e l’immagine in movimento, si è visto in questa rubrica, sanno trovare molte vie per valorizzarsi a vicenda; sinora, tuttavia, non abbiamo mai incontrato un caso di eco reciproca tra il linguaggio audiovisivo e qualcosa di sfumato e complesso come uno stile musicale. Succede forse qualcosa del genere in un Frank Peter Zimmermann breve, insospettabile video dove protagonista è Frank Peter Zimmermann, prossimo ospite a Vicenza con l’Accademia d’Archi di Bolzano. Nel filmato promozionale, prodotto da EuroArts, si vede il violinista alle prese con il repertorio per solista e orchestra del classicismo (Mozart) e poi con la letteratura cameristica barocca (Bach); in mezzo sta un commento dell’artista stesso. La parte su Mozart viene raccontata con montaggio asciutto e precisissimo: si mostra solo il solista quando la sua parte è preminente, per staccare immediatamente sull’intera orchestra in occasione dei “tutti”. Se i corni “dicono” qualcosa di interessante, subito li si rende protagonisti dello schermo; e così via, in un rapido alternarsi di inquadrature fisse, dalle corrispondenze perfette, che paiono nascere dalle simmetrie equilibrate dello stile classico. In Bach, la situazione è ben diversa: quando la macchina da presa si avvicina al violinista o alle mani del pianista, essa indugia su un lento, avvolgente carrello laterale. Non c’è staticità simmetrica, ma senso della profondità spaziale e del divenire. Se fosse un modo per rendere omaggio alle trame polifoniche e alla continuità ritmica incessante di certo stile barocco? ●

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sabato 25 febbraio 2017 ore 16,30 domenica 26 febbraio 2017 ore 16,30 Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari Gustav Mahler (1860-1911) Adagietto per archi e arpa dalla Sinfonia n. 5 Luwig van Beethoven (1770-1827) Grande Fuga in si bemolle maggiore op. 133 Antonín Dvořák (1841-1904) Serenata per archi op. 22

Corso di Formazione Orchestrale 2017 VI edizione

sabato 25 marzo 2017 ore 16,30 domenica 26 marzo 2017 ore 16,30 Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Ouverture e Arie Scelte dal “Don Giovanni” Fryderyk Chopin (1810-1849) / Jean Françaix (1912-1997) Trois Ecossaises Emmanuel Chabrier (1841-1894) / Jean Françaix Huit pièces pittoresques

con Leon Spierer, archi e Davide Sanson, fiati Vicenza, febbraio-maggio 2017

sabato 20 maggio 2017 ore 16,30 domenica 21 maggio 2017 ore 16,30 Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari (cortile) Gioachino Rossini (1792-1868) Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia” Maurice Ravel (1875-1937) Pavane pour une infante défunte Joseph Haydn (1732-1809) Sinfonia n. 85 in si bemolle maggiore “La Reine” Davide Sanson (1974) Divertissement pour Soli et Orchestra (prima esecuzione assoluta)

La partecipazione ai concerti è riservata ai visitatori delle Gallerie. Il biglietto d’ingresso alle esposizioni permanenti (intero € 5,00 - ridotto € 3,00) consente di assistere ad uno dei concerti programmati. Per informazioni e prenotazioni: Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Vicenza Contra’ Santa Corona 25 - tel. 800.578875 (da martedì a domenica dalle 10 alle 18)

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Musicare 2/2017  

Musicare è il periodico di informazione della Società del Quartetto di Vicenza e dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza (OTO). Hanno...

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